Mostre sui Balcani
Storia | Popoli | Arte | Cinema
Newsletter Kritik di Ninni Radicini - Arte Cinema Libri
Prima del nuovo numero di Kritik



Argomenti delle rassegne presentate:

  • Premio Darko Bratina 2016
  • Immaginando i Balcani. Identità e memoria nel 19esimo secolo
  • Dan Oki: esplorazioni interiori e legami sociali
  • Tesori del patrimonio culturale albanese
  • Alija Akšamija, ritratti di Bosnia
  • Aftermath Changing cultural landscape. Tendenze della fotografia post-jugoslava 1991-2011
  • Balkan Florence Express
  • Iva Kontic: Mechanical Dream
  • Immagini di una cultura in viaggio. Incontri con il cinema croato
  • Ana Opalic: Afterwards
  • Genti di San Spiridione. Serbi a Trieste
  • Omaggio a Giulio Turci: Una storia adriatica
  • Trieste 1918: La prima redenzione novant'anni dopo
  • Sconfinamenti. Le chiavi della convivenza nelle opere di artisti serbi ed albanesi
  • Artisti sloveni
  • Cristiano Berti: The Legacy
  • C'è ancora il cielo sopra le città: Mostar e Sarajevo 12 anni dopo
  • Balkani: Antiche civiltà fra Danubio e Adriatico


  • Waterline XII
    Concorso internazionale di design - 12esima edizione
    Ena Priselec (Croazia) e Dominik Uhlír (Repubblica Ceca) vincono il Premio Gillo Dorfles 2016
    Presentazione




    Premio Darko Bratina. Omaggio a una visione Dalibor Matanic Premio Darko Bratina. Omaggio a una visione
    Sette giornate di proiezioni e incontri tra Italia e Slovenia dedicate all'opera del regista croato Dalibor Matanic


    22-29 novembre 2016
    www.kinoatelje.it

    Il "Premio Darko Bratina. Omaggio a una visione 2016", è un festival monografico interculturale e transfrontaliero, diffuso su un territorio a cavallo del confine italo-sloveno con tappe a Gorizia, Nova Gorica, Trieste, Lubiana, San Pietro al Natisone, Isola e Udine. Una manifestazione che insegue autori dall'occhio attento alla società, per comprenderla e comunicarla: negli anni passati sono stati premiati Maja Weiss, Srdjan Vuletic, Jan Cvitkovic, Aljoša Žerjal, Demetrio Volcic, Edi Šelhaus, Želimir Žilnik, Adela Peeva, Petra Seliškar, Harutyun Khachatryan, Laila Pakalnina e Villi Hermann.

    Come da tradizione, Premio Darko Bratina propone un evento di anteprima prima di iniziare una nuova edizione, quest'anno in calendario dal 22 al 29 novembre 2016. Si parte quindi con una serata che avrà come ospite d'onore Želimir Žilnik, regista serbo che nel 2006 ottenne il riconoscimento dedicato alla memoria del compianto sociologo goriziano. Il regista invitato dal Kinoatelje fin dagli anni Novanta è riconosciuto, nei Paesi della ex Jugoslavia, come un autore politicamente provocatorio e socialmente impegnato. Sarà un'occasione per conoscerlo meglio indagandone la filmografia e le sue ultime produzioni. In particolare al Kinemax si potranno apprezzare, a ingresso gratuito e sottotitolati in italiano, due dei suoi lavori.

    Il primo film, alle 18.00, Una donna - Un secolo (Serbia, 2011) ed è un ritratto del Novecento visto e vissuto da una donna centenaria. Basato su testimonianze, interviste e ricostruzioni, ha al centro la figura di Dragica Srzentic - ancora viva all'epoca delle riprese -, colei che nel lontano 1947 portò a Stalin a Mosca il "deciso no" di Tito. Attraverso la biografia della protagonista, si svelano lati inediti delle traiettorie intellettuali e ideologiche jugoslave, dall'Impero Austro-Ungarico all'odierna Serbia. Alle ore 20.30 si prosegue con la visione del docu-drama Destinazione Serbistan (Serbia, 2015), girato da Žilnik nel 2014. Il regista segue clandestini e richiedenti asilo scappati dalla povertà e dalle guerre in corso in Africa del Nord e in Medio Oriente in varie località del suo Paese. Attraverso le vicende personali di alcuni tra loro, il film svela il contesto socio-politico con cui i rifugiati si trovano a fare i conti.

    L'edizione 2016 è tutta dedicata al giovane, pluripremiato e prolifico regista croato Dalibor Matanic (Zagabria, 1975). In sette giornate si potranno scoprire i suoi film, tra incontri, dibattiti e proiezioni che si terranno tra Italia e Slovenia. Gorizia, Nova Gorica, Lubiana, Isola d'Istria, Udine, San Pietro al Natisone e Trieste sono le località interessate dal festival monografico itinerante proposto dal Kinoatelje in memoria del suo fondatore, il sociologo, politico e critico cinematografico Darko Bratina. L'associazione ha scelto di offrire il suo massimo riconoscimento, quest'anno, a un voce di spicco, singolare e originale, del cinema croato.

    I suoi film sono regolarmente presenti ai festival e ricevono numerosi premi. In patria ha totalizzato già tre Arene d'oro per la miglior regia e sei Premi della critica. Il suo nono lungometraggio, Zvizdan, prodotto da Kinorama in coproduzione con la slovena Gustv Film e la serba See Film, è stato distribuito anche in Italia dalla Tucker Film con il titolo Sole alto. Quest'opera ha ottenuto il premio della giuria nella sezione "Un certain regard" al Festival di Cannes. Il film è candidato all'Oscar, votato tra i 15 film europei dell'anno, riceve 28 premi internazionali e viene venduto in oltre 60 Paesi, tra cui l'Italia, dove è visto da più di 50.000 spettatori.

    Votato al presente, Matanic fa parte della prima vera generazione post jugoslava di registi la cui opera è svincolata dalle categorie tradizionali di autorialità e artisticità. La sua produzione, davvero cospicua nonostante la giovane età, è il risultato del tentativo di raccontare la Croazia degli anni 2000 senza farsi condizionare dal passato. Ma non è solo a Est che guardano le opere di questa rassegna. L'autore infatti si ispira più all'America che alla produzione regionale. Il suo film di debutto, ad esempio, deve molto al celebre Clerks - Commessi (1994) di Kevin Smith. Nel suo percorso ci sono soprattutto le relazioni, spesso con il rapporto tra genitori e figli, presente in quasi tutti i film. Per capire meglio le sue produzioni si parte da Udine, martedì 22 novembre al Cinema Visionario alle 19.

    Alla presenza dell'autore verranno proposti due suoi cortometraggi: Zabava - La festa (2009, 15') e Suša- Siccità (2002, 14'), seguiti dal lungometraggio Kino Lika (2008, 122'). Mercoledì 23 al Palazzo del cinema di Gorizia ci sarà un masterclass con l'autore e gli interventi di Nicola Falcinella e Denis Valic dalle 9 alle 18, dove i partecipanti potranno veder varie sue opere. Sempre qui ci sarà la serata d'onore con il regista, dove, dalle 20, si potrà visionare il suo apprezzato Sole alto, (2015, 123'), distribuito in Italia dalla Tuckerfilm. Giovedì 24 ci si muove tra Gorizia e Nova Gorica. Nella cittadina slovena ci sarà un proiezione per le scuole di Sole alto mentre al Trgovski dom di Gorizia, dalle 18, si terrà un interessante dibattito con il regista basato sulla sua serie tv Novine (2016) che analizza Il ruolo dei media nella società contemporanea e l'influenza della politica e del capitale.

    L'incontro sarà condotto dalla giornalista Vida Valencic. Venerdì 25 ci si sposta a Isola, all'Art Kino Odeon, dove dalle 20 si potranno vedere di nuovo il cortometraggio Suša seguito dal film Blagajnica hoce ici na more - La cassiera vuole andare al mare, (2000, 86'). Sabato 26 il Premio tocca Lubiana. Alla Slovenska kinoteka si potranno vedere dalle 18 i corti Sretno! - Buona fortuna (1999, 35'), Zabava- La festa, (2009, 15') e Mezanin - Mezzanino, (2011, 14') seguiti, dalle 20, dal film Fine mrtve djevojke - Belle ragazze morte (2002, 77').

    Ancora, domenica 27 novembre dalle 20 all'Istituto per la cultura slovena di San Pietro al Natisone si potranno apprezzare Sretno! (1999, 35') e Bag (1999, 20'). Il primo è ambientato nel 1998, quando le autorità decisero la chiusura definitiva dell'ultima miniera di carbone di Tupljak, ad Albona (Hr). Con questa mossa, trecento minatori rimangono senza lavoro. E' proprio in questo momento che nell'ormai ex miniera entrano in scena i membri del movimento artistico Labin Art Express. Nel 1999 questo film, presentato a diversi festival internazionali, ha ricevuto il Premio speciale per la fotografia alle Giornate del cinema croato e nello stesso anno anche il Premio Kodak al Festival di Montona. Il secondo lavoro, dal titolo Bag, è girato invece a Karlobag, una trafficata cittadina ai piedi dei Monti Velebiti con pochi abitanti ma molti camion, quasi sempre esposta a una Bora fortissima. Il documentario ha ottenuto il riconoscimento speciale della giuria per il direttore della fotografia al Festival Dani Hrvatskog Filma nel 1999 ed è stato presentato a prestigiose rassegne cinematografiche come il Festival cinematografico di Edimburgo.

    Il programma si chiude martedì 29 al teatro Miela di Trieste dove alle 18 verrà proposto di nuovo Kino Lika, film seguito, dalle 20.30, da Bag e Oce- Papà (2011, 70'), alla presenza dell'attrice Judita Frankovic. Il festival è organizzato con il contributo di Regione FVG, Fondazione Carigo, Palazzo del cinema e Slovenski filmski center e con la collaborazione di: Slovenska kinoteka Lubiana, Kulturni dom Nova Gorica, Palazzo del Cinema /Hiša filma, Dams Cinema - Università degli Studi di Udine, Akademija umetnosti Univerze di Novi Gorica, Corso di laurea Science politiche e diplomatiche di Trieste, Univerza na Primorskem - Fakulteta za humanisticne študije, Trgovski dom Gorizia, Slori, Transmedia, Isk, Smo - Krajinski pripovedni muzej, Zavod Otok, Art Kino Odeon Isola, Casa del cinema di Trieste, società cooperative Bonawentura e Anno uno, Centro Espressioni Cinematografiche di Udine, Tucker film. (Comunicato Ufficio stampa Emanuela Masseria)




    Immaginando i Balcani
    Identità e memoria nel 19esimo secolo


    08 aprile - 25 agosto 2013
    Museo Nazionale di Slovenia - Lubiana
    www.nms.si

    Per la prima volta i musei di Storia nazionale degli stati del Sud-Est europeo hanno messo insieme e a confronto le rispettive collezioni e le storie nazionali. La mostra è strutturata in dieci aree tematiche, invece che su parallele storie nazionali: Vivere nel mondo antico; Viaggiando, comunicando; Un nuovo ordine sociale: lo sviluppo della classe media; Creazione e diffusione del sapere; Mappatura; Usare la Storia, creare Eroi; Celebrazioni pubbliche; Immagine della Nazione. La mostra sarà poi allestita in Serbia (Belgrado) e in Romania (Bucarest) da settembre a dicembre 2013.

    Il progetto è coordinato dall'Unesco nel quadro della iniziativa "Cultura: un ponte per lo sviuppo". Partecipano i seguenti musei: Museo di Storia Nazionale (Albania), Museo della Repubblica Srpska (Bosnia-Erzegovina), Museo di Storia Nazionale (Bulgaria), Museo di Storia Croata (Croazia), Museo Municipale Leventis di Nicosia (Cipro), Museo Storico Tedesco (Germania), Museo Storico Nazionale (Grecia), Museo Nazionale del Montenegro (Montenegro), Museo Storico Nazionale di Romania (Romania), Museo Storico della Serbia (Serbia), Museum of Macedonia (Fyrom - Ex repubblica jugoslava di Macedonia), Museo Nazionale di Slovenia (Slovenia).




    Dan Oki: esplorazioni interiori e legami sociali
    Retrospettiva cinematografica


    25-26-27 gennaio 2013
    Cinema Filmstudio - Roma
    Presentazione rassegna




    Icona bizantina Tesori del patrimonio culturale albanese
    24 gennaio - 07 aprile 2013
    Palazzo Madama - Museo Civico d'Arte Antica - Torino
    www.palazzomadamatorino.it

    La mostra propone un itinerario attraverso il patrimonio storico-culturale dell'Albania dalla Preistoria al XVII secolo e consente di riscoprire le componenti europee di alcune delle civiltà formatesi sulla costa orientale del mare Adriatico. Le 150 opere raccolte nella mostra, organizzata per il centenario dell'indipendenza dell'Albania (1912), raccontano la millenaria vicenda della sedimentazione e della trasformazione della cultura di un popolo che affonda le sue radici nell'età preistorica per poi aprirsi alle influenze greco-ellenistiche, a quelle della Roma imperiale e, nel medioevo, accogliere i segni della civiltà dei comuni italiani, fino all'ingresso nell'orbita dell'impero ottomano (1479).

    Le tracce di questa lunga trama storica sono documentate da reperti archeologici di uso comune (vasellame, scultura, bronzi, gioielli) e da oggetti di culto (tra cui uno splendente nucleo di icone) che vanno dal neolitico al XVIII secolo. Se la mostra rappresenta, da un lato, un'occasione per riscoprire le radici europee dell'Albania, dall'altro intende delineare l'antico e profondo rapporto con l'Italia, che da secoli dialoga e collabora con l'Albania. Il percorso espositivo, organizzato cronologicamente e curato dal prof. Apollon Baçe, Direttore dell'Istituto dei Monumenti della Repubblica d'Albania, prende avvio dalla Preistoria, con oggetti in ceramica, gioielli, armi, statue dell'Antico Neolitico, dell'età del bronzo, dell'età del ferro e del periodo arcaico; vasi, manufatti, statue, ritratti, monete, stele istoriate illustrano l'Antichità, dal periodo ellenistico e romano, sino ad arrivare all'Alto Medioevo.

    Gran parte di questo tesoro è stato portato alla luce grazie all'opera di ricerca e scavo di archeologi albanesi ed europei, tra cui anche alcuni italiani, come Luigi Ugolini (1895–1936). Il percorso giunge infine all'epoca bizantina presentando al pubblico una selezione di oggetti della liturgia bizantina, molti dei quali esposti per la prima volta in Italia e realizzati tra il XII e il XVIII secolo: pur nella fissità dei modelli figurativi, le icone presenti in mostra illustrano la ricezione della pittura italiana del Trecento e le trasformazioni apportate dal maestro Onufri e dalla sua scuola, confermando l'estrema permeabilità della cultura albanese. Il catalogo, pubblicato da Gangemi Editore, oltre a uno studio inedito di Apollon Baçe sulle icone bizantine, include saggi di Neritan Ceka, Shpresa Gjongecaj e Sandro De Maria.




    Alija Akšamija, ritratti di Bosnia
    06 dicembre 2012 - 31 gennaio 2013
    Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste
    Ufficio promozione culturale: mariaangela.fantini@beniculturali.it

    Prosegue l'approfondimento e la valorizzazione della figura di Ivo Andric (1892-1975), iniziato nel 2011 in occasione del 50° anniversario dalla consegna del Premio Nobel per la letteratura nel 1961. Dopo la mostra storico documentaria realizzata in occasione del 120° anniversario della nascita e la presentazione della Bibliografia Generale delle sue opere, si vuole rendere omaggio a questo intellettuale europeo, che operò come funzionario diplomatico a Trieste, da sempre in rapporto con le terre nelle quali Ivo Andric è cresciuto. Le iniziative - a cura di Mila Lazic e Massimiliano Schiozzi, per l'associazione culturale Cizerouno - sono state ideate come elementi di un progetto biennale (2011-2012).

    Alija M. Akšamija (Rogatica, Bosnia Erzegovina, 1919), è il pioniere della fotografia nella Jugoslavia socialista. Vive a Sarajevo, ma ha trascorso la maggior parte della vita a Višegrad, la città di Ivo Andric, e nella Bosnia dell'est, che sono state per entrambi fonte di ispirazione. Si forma a Sarajevo, Belgrado e negli Stati Uniti. Dopo l'assegnazione del premio Nobel a Ivo Andric, nel 1961, Akšamija scatta tre ritratti dello scrittore accanto al ponte di Mehmed Paša Sokolovic, a Višegrad, il famoso ponte sulla Drina dell'omonimo romanzo. Queste fotografie saranno i ritratti più frequentemente utilizzati e diffusi, tanto da essere ancora oggi le prime immagini che si associano a Ivo Andric.

    La mostra documenta la creatività e lo sguardo sempre nuovo con il quale il fotografo ha guardato alla sua terra. La sua continua ricerca gli ha portato molti riconoscimenti e premi nazionali e internazionali (FIAP, EUROPHOT, USUF), e nel 2008 un premio alla carriera. Questa esposizione è la prima mostra personale in Italia di Alija M. Akšamija ed è realizzata in collaborazione con la Comunità Nazionale Bosniaca di Zagabria. Akšamija è un maestro della fotografia del '900. La sua opera documenta quasi tutti i campi nei quali un occhio come il suo può operare: dalla documentazione storica alla fotografia sociale, dal paesaggio al ritratto, fino alle più raffinate ricerche formali che sfiorano l'astrazione. In questa mostra antologica, le sue immagini in bianco e nero, misurate, pacate, "solide", ci faranno conoscere una Bosnia di Andric che forse pochi hanno saputo registrare con tale sapienza e poeticità.




    Aftermath Changing cultural landscape - Tendenze della fotografia post-jugoslava 1991-2011
    27 ottobre 2012 - 20 gennaio 2013
    Parco 2 - Pordenone
    www.artemodernapordenone.it

    La mostra, a cura di Dejan Sluga, intende esplorare la produzione fotografica dell'ex Jugoslavija, dagli anni '80 ad oggi. In questo intervallo temporale, radicali cambiamenti politici e sociali nella regione dei Balcani hanno profondamente trasformato anche la cultura della fotografia, condizionandone la successiva evoluzione espressiva. Agli anni '80 risale una forte e fervida tradizione fotoamatoriale e di club fotografici diffusi in tutte le Repubbliche che facevano parte della Ex Jugoslavija. Questa tradizione si è evoluta nell'attuale concezione della fotografia.

    Verranno esposte 150 opere di circa 40 fotografi in rappresentanza di tutte le Repubbliche incluse nella ex Jugoslavia. La dimensione documentaria della fotografia ha subito alcuni cambiamenti durante gli anni '90, con l'avvio di progetti visivi più concettualistici legati alla più complessiva evoluzione del sistema dell'informazione, della stampa e del giornalismo. Gli autori hanno superato il paradigma del bressoniano momento decisivo introducendo novità formali e iconografiche con la riscoperta dell' intimismo, illustrato da annotazioni giornaliere: queste tendenze sono state percepite in particolare nel lavoro dei giovani artisti che hanno studiato alla FAMU di Praga.

    Questo approccio, che impartisce una profondità metaforica agli oggetti documentati, è caratteristico della maggior parte delle serie prodotte nell'ultimo decennio. Dal tradizionale paesaggio naturale e urbano, nel passato esaltato in particolare dai pittorialisti, i fotografi contemporanei hanno sviluppato nuovi percorsi visivi più razionali e concettuali. La relazione fra oggetto e spazio genera a volte la costruzione di una nuova realtà in virtù di esperimenti, manipolazioni prospettiche, esplorazione di una natura digitale.




    Locandina Balkan Florence Express 2013 Balkan Florence Express
    1a edizione, 26-29 novembre 2012
    Cinema Odeon - Firenze
    www.balkanflorenceexpress.org - www.50giornidicinema.com

    Rassegna sulla cinematografia proveniente dalla penisola balcanica, vicina all'Italia, ma che ancora non ha molti scambi con il nostro paese, grazie a film provenienti dagli stati che la compongono: Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Albania. Organizzato in collaborazione con i maggiori festival dell'area - il Crnogorska Kinoteka (Montenegro), Sarajevo Film Festival e Association Film Makers of Bosnia Erzegovina, PriFilmFestival (Kosovo), Cinedays (Macedonia), Restart e Croatian National Cinema Archive (Croazia), Tirana Film Festival (Albania), FreeZoneFestival e Dokukino (Serbia). Il pubblico ha premiato due film dalla Bosnia Erzegovina e un di produzione Serba: 1° classificato Snow, di Ajda Begic; 2° Belvedere, di Ahmed Imamovic; 3° A letter to dad, di Srdjan Keca.

    Programma

    - 26 novembre

    .. ore 15.30, Perseverance... spirit... breath (Opstajanje... duh... dah)
    regia di Momir Matovic, Montenegro, 2011, 59'
    In Montenegro le esigenze della società moderna hanno cambiato radicalmente molte relazioni, trasformando le abitudini delle comunità tradizionali.

    .. ore 16.40, The albanian (Der albaner)
    regia di Johannes Naber, Germania/Albania, 2010, 105'
    Dopo una serie di drammatici eventi Arben decide di partire con la fidanzata Etleva per Berlino, rincorrendo il sogno di un nuovo inizio.

    .. ore 18.30, Cinema Komunisto
    regia di Mila Turajlic, Serbia, 2010, 100'
    Il documentario racconta la nascita e lo sviluppo dell'industria cinematografica jugoslava e la storia della casa di produzione Avala Film e della monumentale Filmski Grad. Film è stato premiato al Trieste Film Festival (2011).

    .. ore 20.30, Tilva RoŠ
    regia di Nikola Ležaic, Serbia, 2010, 99'
    Finite le scuole superiori, Toda e Stefan trascorrono l'estate girando videoclips e passando il tempo con una vecchia amica appena rientrata dalla Francia, Dunja. Sullo sfondo della cittadina mineraria di Bor.

    .. ore 22.00, Belvedere
    regia di Ahmed Imamovic, Bosnia Erzegovina, 2010, 90'
    Una famiglia di Srebrenica vive nel campo profughi Belvedere. Qui un giovane guarda al mondo del "Grande Fratello" rifiutandosi di restare ancorato al traumatico vissuto dei genitori.

    - 27 novembre

    16.00, Blue wall red door
    regia di Alban Muja e Yll Citaku, Kosovo, 2009, 33'
    Le vie di Pristina sono luogo d'incontro per i cittadini pur nell'assenza di una loro precisa denominazione.

    .. ore 16.45, The seamstress (Shivachkite)
    regia di Biljana Garvanlieva, Fyrom (ex Repubblica jugoslava di Macedonia), 2010, 26'
    Un documentario che racconta la fiorente produzione tessile in Macedonia, tutta al femminile.

    .. ore 17.30, Little love god (Mali Ljubavini bog)
    regia di Željko Sošic, Montenegro, 2011, 90'
    La vita di Nikola, medico macedone in Montenegro, viene sconvolta dall'improvvisa scomparsa della moglie Nina.

    .. ore 19.30, Family meals (Nije TiŽivot Pjesma Havaja)
    regia di Dana Budisavljevic, Croazia, 2012, 49'
    Una famiglia media croata durante una serie di colazioni e pranzi tenta di parlare di cose che realmente stanno loro a cuore.

    .. ore 20.35, Mother of asphalt (Majka ASfalta)
    regia di Dalibor Matanic, Croazia, 2010, 107'
    Mara trova il coraggio e la forza di lasciare il marito e tenta di ricostruirsi una vita.

    .. ore 22.40, Punk's not dead/Punkot ne e Mrtov
    regia di Vladimir Blaežvski, Macedonia, 2011, 104'
    Mirsa, ex star punk di Skopje, viaggia lungo la penisola balcanica per rimettere insieme la vecchia band e partecipare ad un importante evento musicale.

    - 28 novembre

    .. ore 16.00, Not a carwash (s'ËshtË Lavah)
    regia di Gentian Koçi, Albania, 2012, 49'
    L'unica sala cinematografica della capitale Tirana rischia di divenire uno spazio commerciale; studenti, professori, attivisti e amanti del cinema scendono in piazza per evitarne la chiusura.

    .. ore 17.00, The Blocake (Blokada) di Igor Bezinovic, Croazia, 2012, 93'
    Nel 2009 gli studenti della Facoltà di scienze umanistiche di Zagabria manifestano contro la privatizzazione del sistema educativo nazionale con il sostegno di parte del corpo docente, ben presto seguiti da numerose altre facoltà. Documentario sulla più lunga e significativa protesta avvenuta in Croazia dagli anni ‘70. .. ore 19.30, A letter to dad (Pismo Tati) regia di Srdjan Keca, Serbia, 2011, 48'
    Nel tentativo di dare un senso al suicidio del padre, il regista si serve di vecchie foto, video e lettere per ricostruire la storia della propria famiglia.

    .. ore 20.35, Amnesty
    regia di Bujar Alimani, Albania, 2011, 83'


    .. ore 22.10, Josef
    regia di Stanislav Tomic, Croazia, 2011, 90'
    Dopo la disfatta dell'esercito austroungarico in Galizia un soldato croato ruba la piastrina di un caduto assumendone l'identità. La piastrina, su cui è inciso un nome: Josef. Il film prende spunto dalle voci sull'incerto passato di Tito.

    - 29 novembre

    .. ore 16.00, Years eaten by lions (Godine kaje su pojeli lavovi)
    regia di Boro Kontic, Bosnia Erzegovina, 2010, 59'
    Il regista ripercorre le storie dei giornalisti che durante la guerra nella ex Yugoslavia utilizzarono i media per fomentare tensioni etniche.

    .. ore 17.20, Village without women (Selo bed ena)
    regia di Srdjan Šarenac, Bosnia Erzegonvia, 2010, 83'
    In Serbia, isolato sulla cima di una montagna, sorge il villaggio di Zabrdje abitato da quattro uomini. Uno di essi Zoran, ha 35 anni e si vuole sposare. L'unica soluzione sarebbe trovare una moglie in un villaggio a pochi chilometri in Albania.

    .. ore 19.00, premiazione concorso fotografico "I Balcani in Italia Oxfam Italia"

    .. ore 20.10, Sevdah
    regia di Marina Andree, Croazia/Bosnia Erzegovina, 2009, 66'
    Il documentario è un viaggio emotivo e personale attraverso le tradizioni musicali della Bosnia.

    .. ore 21.30, Snow (Snijeg)
    regia di Aida Begic, Bosnia Erzegovina, 2008, 99'
    Gli ultimi abitanti di Slavno, sopravvissuti alla devastazioni delle guerre, si ritrovano a dover far fronte al sopraggiungere dell'inverno ma anche all'arrivo di due uomini di affari che vogliono comprare il villaggio.

    - 30 novembre

    .. ore 18.00, Dimmi che destino avrò
    regia di Peter Marcias, Italia, 80' Anteprima per la Toscana all'Auditorium Stensen.




    Logo Beo Project Opera di Iva Kontic dalla mostra Mechanical Dream Iva Kontic: Mechanical Dream
    06 luglio - 01 settembre 2012
    Beo_Project - Belgrado
    www.beoproject.org

    Lo sviluppo dell'industria automobilistica in Jugoslavia ha avuto un ruolo fondamentale per la modernizzazione del paese, influendo notevolmente sulla quotidianità della popolazione. Fin dagli inizi degli anni '60, dapprima intesa come centro di assemblaggio per i produttori stranieri, e in seguito soprattutto con la produzione della Zastava 750 e 101, la fabbrica d'automobili Crvena Zastava ha contribuito alla creazione dell'identità nazionale Jugoslava.

    Seppur con i paradossi della società e del sistema che l'ha creata (es. la produzione automobilistica era maggiore alla domanda di acquisto), l'autovettura Zastava rappresentava una specie di sogno meccanico, sinonimo di un Occidente progressivo del 20esimo secolo. La disgregazione della Jugoslavia negli anni '90, e il conseguente collasso della sua economia, comprensivo del fallimento della fabbrica della Crvena Zastava, hanno hanno messo in discussione i valori di tale identità. Mechanical Dream è una installazione multimediale commissionata per il Premio Cairo 2011, presso il Museo della Permanente a Milano. La serie delle cinque fotografie reinterpretano vecchie pubblicità dei diversi modelli di automobili Zastava in differenti epoche.

    Ogni fotografia é un emblema delle strategie di marketing e dei valori del periodo: ingenui ed entusiasti della realtà consumistica, imitano i modelli occidentali con tutti i loro meccanismi di seduzione e di fabbricazione dei desideri. Una dicotomia narrativa è contenuta nella serie, infatti mentre gli automobili sono esposte in un contesto contemporaneo, l'artista ritrae se stessa come protagonista ricostruendo lo stile e i costumi delle pubblicità originali. Il video introduce lo spettatore direttamente nella realtà locale di Crvena Zastava. Il susseguirsi d'inquadrature statiche e in movimento mostrano l'attuale architettura della fabbrica e della città di Kragujevac dove il complesso industriale è situato.

    La narrazione è costituita dalle interviste con i dipendenti, ma la scelta da parte dell'artista di utilizzare una monotona lettura delle loro dichiarazioni ha neutralizzato il pathos derivante dalle paure e dalle aspettative in seguito al cambiamento. L'inserimento di vecchi filmati pubblicitari dell'azienda trovati su YouTube, interrompono ulteriormente la struttura narrativa arrichendo il video di una sfumatura ironica. L'installazione comprende anche un quadro di dimensioni panoramiche. Lo stile del dipinto ricorda il genere storico-fantasy della tradizione pittorica dell'Europa Occidentale, mentre contiene un patchwork composto da frammenti di giornali che documentano alcuni dei più recenti eventi economici e politici.

    Iva Kontic (1982, www.ivakontic.com) ha studiato pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, e ha ottenuto il suo MFA in Fine Art presso il Goldsmiths College di Londra. Attualmente svolge il dottorato in arte multimediale presso l'Università delle Arti di Belgrado. Ha partecipato a numerose rassegne internazionali, festival d'arte e video: MADATAC, EMAF, Espacioenter, Mikser Festival, Catodica, Videoart Yearbook, Biennial Tehran, etc. E' stata finalista in diversi premi d'arte e ha vinto CAC Trust Award nel 2009. 2010/11 studi residenza a Woodmill Project, Londra.

    Beo_Project, primo spazio espositivo italo-serbo a Belgrado, diretto da Zara Audiello in collaborazione con l'Associazione 22:37, situato nel centralissimo quartiere di Vracar, è una project room nata con l'intenzione di presentare progetti creativi con un prospettiva contemporanea. La scelta di aprire uno spazio a Belgrado è consequenziale alla ricerca, infatti da alcuni anni l'interesse curatoriale della direttrice è orientato ad Est, un mondo pieno di potenzialità ancora troppo poco discusso. Il suo obbiettivo principale è quello di creare uno spazio per artisti e curatori per teorizzare, condividere e realizzare idee. Questo può assumere molteplici forme, quali mostre, eventi, workshop, collaborazioni, e progetti d'arte basati sull'educazione e la partecipazione della cittadinanza. (Estratto da comunicato stampa)




    Immagini di una cultura in viaggio. Incontri con il cinema croato
    11-14 novembre 2010
    Cinema Trevi - Roma

    Rassegna cinematografica con film di Nikola Tanhofer, Ivan Livakovic, Vinko Bresan, Damir Cucic, Dalibor Matanic, Oktavijan Miletic, Zvonimir Berkovic, Zlatko Grgic, Boris Kolar, Ante Zaninovic, Arsen Anton Ostojic, Krsto Papic, Biljana Cakic Veselic, Zvonimir Juric, Goran Devic, Dusan Vukotic, Kreso Golik, Hrvoje Juvancic, Zoran Tadic, Snjetana Tribuson, Branko Schmidt.

    Presentazione rassegna




    Ana Opalic: Afterwards
    termina il 15 dicembre 2009
    Galleria Allegretti Contemporanea - Torino
    www.allegretticontemporanea.it

    Per la prima volta in Italia la personale di Ana Opalic (Dubrovnik, 1972), affermata fotografa e video artista croata. Gli scatti in bianco e nero (dimensioni cm40x50) sono stati realizzati nella primavera del 2006 sulle colline che circondano Dubrovnik, quindici anni dopo il termine del conflitto che segnò il territorio dal 1991 al 1995, dove si verificarono scontri diretti fra le forze croate e jugoslave. Saranno inoltre esposti i lavori appartenenti alle serie Self-portraits, Mine Fields (Croazia, primavera 2009), Mass execution sites (Bosnia, estate 2009), Mass grave sites (Croazia, Bosnia - primavera / estate 2009) e Untitled (Zagreb, primavera 2008).

    "Volevo sapere cos'avrei trovato sulle terre che, nella mia mente, fin dall'inizio della guerra, concepivo come scene del crimine. Il disagio che provavo nel percorrere i sentieri era generato dall'idea di quello che vi era successo, probabilmente esattamente in quel punto, o è possibile percepire il passato e la storia di un luogo? In Self-portraits, la melanconia diviene figura retorica e scaturisce dalla relazione fra la figura dell'autrice, il modo in cui si posiziona nello spazio, e il paesaggio. In ogni inquadratura si può spesso vedere qualcosa che, nella nostra cultura, rimanda a una scena melanconica, come, ad esempio, una figura solitaria posizionata in un paesaggio selvatico, roccioso e incolto. Le fotografie di Untitled nascono, invece, come risposte a domande mai pronunciate. Quando sembra che non ci sia nulla da trovare, che ogni oggetto concreto del mio interesse sia assente, esponendo la scena ritratta, voglio vedere ciò che sarà riflesso in un'immagine che non cerca nulla." (Ana Opalic).

    Difficile immaginare qualcosa di più lontano e di più difforme dai paesaggi da cartolina, dalle vedute panoramiche come anche dalle fotografie che si soffermano sui dettagli. Qui non c'è nulla da mostrare: nessuna "veduta" e nessun dettaglio. Ana Opalic ha creato le condizioni perchè fra il vedere e il sapere si interponga uno iato significativo, sulla base di una strategia già ampiamente sperimentata da diversi linguaggi artistici nel corso del Novecento. Il teatro, in altre parole, è fatto dallo spettatore mentre l'immagine se ne sottrae o perlomeno non lo conferma. "L'essere stato" si ribalta quindi sull'osservatore, su Ana Opalic fotografa e su noi stessi nel ruolo di spettatori chiamati a condividere il suo punto di vista. In queste immagini Ana Opalic ha dunque infatti realizzato in forme visibili qualcosa di assai prossimo al concetto di "Informe" elaborato da Rosalind Krauss e Yve-Alain Bois après Bataille. (Estratto da Between emptiness and in-form, di Martina Corgnati - Milano, luglio 2009)




    Giuseppe e Pompeo Bertini - Mosaico nella lunetta della porta principale della chiesa di San Spiridione - 1880 circa Genti di San Spiridione. Serbi a Trieste
    16 luglio (inaugurazione ore 19.00) - 04 novembre 2009
    Castello di San Giusto - Trieste
    www.studioesseci.net - www.triestecultura.it

    Con questa mostra il Comune di Trieste intende ripercorrere la storia della Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste, in occasione del 140esimo anniversario della consacrazione della chiesa di San Spiridione e del 240esimo anniversario della prima messa celebrata a Trieste in antico slavo ecclesiastico. I primi insediamenti serbi a Trieste risalgono al Settecento. Sono gli anni in cui la città, che l'Imperatore Carlo VI assurgeva a Porto Franco di un Adriatico in cui era finalmente permessa la libera navigazione, spiccava il volo verso la modernità, quale principale porto commerciale dell'Impero austriaco. Negli anni '70 del '700 approdavano annualmente a Trieste tra i 5 e i 6 mila bastimenti e le merci esportate superavano il valore di 6 milioni di fiorini. Numericamente la Comunità Serbo Ortodossa non raggiunse mai grandi numeri, da poche decine a poche centinaia di persone.

    Nel 1864, periodo particolarmente florido per Trieste, gli Illirici erano circa 500, i Protestanti di confessione augustana 850, di confessione elvetica 520, anglicana 350, i Greci ortodossi 1200 e gli Ebrei 4400. Eppure il ruolo dei Serbi fu significativo: l'attività marittima era di primaria importanza ma non esauriva gli interessi dei commercianti della comunità illirica, che preferivano investire gli ingenti capitali di cui disponevano in diversi settori di attività. Oltre all'acquisto e alla vendita di merci, provvedevano al loro trasporto con naviglio proprio. Per finanziare gli acquisti fondarono le prime banche private e per assicurare le merci le prime compagnie di assicurazione: alla fine del '700, su quattordici compagnie esistenti sulla piazza triestina, gli Illirici ne controllavano otto. Quando, il 20 febbraio del 1751, Maria Teresa emise la Patente di Riconoscimento in base alla quale a Greci e Illirici veniva riconosciuto il diritto di fondare una propria comunità religiosa e fondare una chiesa, la Comunità decise di innalzarne una dedicandola a San Spiridione.

    L'area scelta era nel cuore della nuova Trieste, accanto al Canal Grande. Un'area instabile, visto che un secolo dopo chiesa e campanili erano così lesionati da dover essere abbattuti. Il concorso per la nuova chiesa venne vinto da Carlo Maciachini: un edificio monumentale ispirato all'architettura bizantina sovrastato da una grande cupola centrale e attorniato da quattro campanili. A decorarlo furono chiamati insigni artisti lombardi, in un profluvio di mosaici e marmi preziosissimi che il restauro che si sta ora concludendo restituisce in tutta la loro bellezza e forza celebrativa. Il tempio doveva confermare a tutti il "peso" economico e culturale di una comunità piccola ma di grande prestigio e rilevanza. Una comunità i cui membri stavano innalzando anche alcuni dei più imponenti edifici privati della nuova Trieste.

    Attraverso diverse sezioni, una ricca documentazione dà risalto ai personaggi più rappresentativi che contribuirono alle fortune economiche di Trieste, attivi nel settore commerciale, marittimo, assicurativo e politico, nella beneficenza e nel collezionismo: le vicende biografiche, i volti, i palazzi, i velieri di famiglie e personaggi come i Gopcevich, i Popovich, gli Opuich o gli Skuljevich - solo per citarne alcuni - sono ricostruiti tramite ritratti, fotografie, progetti, libri, documenti d'archivio. Ampio spazio viene dedicato alle vicende architettoniche della chiesa di San Spiridione, a partire dall'originario edificio settecentesco sino ai restauri di oggi: gli acquerelli che testimoniano l'aspetto della chiesa settecentesca, i progetti chiamati a concorso nel 1859 per la realizzazione della nuova chiesa, la documentazione degli importanti lavori di restauro che hanno riguardato le facciate, i mosaici e la sostituzione del tetto della chiesa di San Spiridione e che si concluderanno alla fine di quest'anno.

    Accompagnano l'esposizione diversi manufatti liturgici: evangeliari ed oreficerie sette-ottocenteschi ed antiche e raffinate icone permettono di entrare virtualmente nella ritualità delle cerimonie religiose di confessione ortodossa. Due sezioni inoltre sono dedicate alla biblioteca ed alla scuola della Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste, importanti istituzioni culturali che hanno perpetuato il patrimonio culturale serbo in città con le loro raccolte di preziosi documenti e antichi volumi. Le opere esposte provengono prevalentemente dai Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, dalla Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste e dalla chiesa di San Spiridione, ma per garantire la completezza del percorso espositivo ci si è avvalsi delle opere d'arte di proprietà della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di diverse istituzioni museali, tra cui il Civico Museo Revoltella ed il Museo Etnografico di Servola a Trieste, ed i Musei Provinciali di Gorizia, fornendo così anche l'occasione per ammirare opere inedite o raramente visibili. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




    Omaggio a Giulio Turci: Una storia adriatica
    Monte di Pietà - Santarcangelo di Romagna
    02 novembre 2008 - 6 gennaio 2009
    www.iatsantarcangelo.com

    Giulio Turci, scomparso giusto trent'anni fa, a Mostar era di casa. L'antica città della Bosnia Erzegovina lo vide protagonista con numerose mostre e lo celebrò riconoscendolo come componente, a tutti gli effetti, di quella comunità di artisti. Di qui la scelta del Comune di Santarcangelo di Romagna, città natale dell'artista, e della Associazione a lui intitolata, di ricordare il trentennale della scomparsa con una mostra che documentasse questa "Storia adriatica" del pittore italiano. Il primo rapporto di Turci con l'arte e la cultura dell'altra sponda dell'Adriatico, all'epoca sotto il governo di Tito, risale al 1965. Da allora la frequentazione con Mostar fu continua. Gli artisti del luogo lo riconobbero come "fratello d'arte" e vollero ospitarlo con ogni onore anche a Pocitelj, città degli artisti e tesoro dell'Erzegovina. Sue mostre vennero presentate a Mostar, Sarajevo e Belgrado.

    La sua pittura veniva ravvisata come il "frutto arcano di una affine storia remota", "una storia adriatica", appunto. "Che con stupore e commozione sia Turci sia gli artisti slavi scoprirono d'impatto essere ad entrambi comune": una rivelazione che segnò la pittura del maestro romagnolo, connotandola di poesia, di sapori antichi, di atmosfere simboliche dall'apparente "facile" lettura. Negli oli di questi anni è evidente il connubio, felice, tra il richiamo simbolico e trascendente proprio della cultura orientale e l'inclinazione occidentale al naturalismo.

    Turci morì ben prima che la città e il territorio tanto amati venissero lacerati dalla guerra. Non ebbe il dolore di vedere nei sei mesi di continui bombardamenti del 1993 i croati distruggere gran parte della città antica e frantumare, la mattina del 9 novembre, il simbolo stesso di Mostar, lo Stari Most, il celebre ponte ad arco tra le due sponde del Narenta. Da eccellente fotografo, oltre che pittore, Turci colse, nella sua seconda passione, quella per la fotografia appunto, molti aspetti, l'anima vera di Mostar e di altri centri della Bosnia-Erzegovina. E la mostra, a cura di Gabriello Milantoni, con una trentina di dipinti, una intensa sequenza di disegni (quasi appunti di un viaggio negli spazi visitati ma soprattutto dentro se stesso ed i propri giocosi fantasmi), propone anche alcune simboliche vedute fotografiche tratte dagli album personali del maestro.

    Quella che Turci ci tramanda è una Mostar che nemmeno la ricostruzione ha effettivamente restituito: una città d'arte e di artisti, un mondo sospeso tra realtà, quotidianità e fantasia. Che è lo stesso che si ritrova in molta sua pittura. Come tra i palloncini racchiusi nell'armadio, quasi idee trattenute in attesa di volare via animando di colore e poesia un mondo troppo monocorde. Le tele e le immagini fotografiche di Turci sono commentate in mostra da testi letterari e poetici desunti dalle opere di autori bosniaci (da Ivo Andric a Aleksa Santic a Svetozar Corovic), a far rivivere quel milieu culturale in cui la pittura di Turci trovò linfa e confronto.




    Trieste 1918: La prima redenzione novant'anni dopo
    30 ottobre 2008 - 25 gennaio 2009
    Varie sedi - Trieste

    Trieste fu l'obiettivo non solo simbolico di una delle più cruente guerre di tutti i tempi, la Prima Guerra Mondiale. Una guerra che si concludeva giusto novant'anni fa conquistando all'Italia la capitale giuliana. Si compiva così la "prima redenzione"; la seconda sarà invece datata 1954, quando la città tornò nuovamente italiana. Trieste si prepara a ricordare quello storico momento a partire dall'esposizione, per la prima volta al pubblico, di un tesoro segreto custodito nelle casseforti dell'Archivio di Stato di Trieste quale eredità del governo austriaco. Un unicum nazionale, una scoperta clamorosa. L'eredità è costituita da tremila preziosi consegnati fin dal '700 al Tribunale di Trieste come depositi giudiziali - mai reclamati dai proprietari -, trasferiti dal governo austriaco a quello italiano, oggi custoditi nell'Archivio di Stato di Trieste. Uno spaccato di storia sociale, una originale occasione per ricostruire stili e gusti di epoche trascorse. Attraverso la schedatura di questo "tesoro" si è potuto ricostruire l'attività di alcune botteghe orafe triestine e regionali.

    Il percorso espositivo che si dipana in cinque diverse sedi e altrettante esposizioni. Si tratta di vere e proprie mostre monografiche, una delle quali - quella allestita nelle Pescheria - a sua volta articolata in sei sezioni. A completare il progetto, affidato ad una equipe di studiosi di numerose università italiana e europee, un fitto programma di dibattiti, letture, spettacoli, film e documentari d'autore. Tra gli appuntamenti, quello già citato e allestito nella sala Attilio Selva di palazzo Gopcevich: Il tesoro riscoperto. Una preziosa eredità austriaca nell'Archivio di Stato di Trieste. Con La posta degli irredenti. Documenti dei volontari giuliani e dalmati del Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa ci si addentra nel discorso letterario, ripercorrendo la vita di alcuni soldati insigniti della medaglia d'oro, tra cui noti scrittori giuliani - arruolati nell'esercito italiano durante la prima guerra mondiale -, anche attraverso le loro lettere spedite dal fronte.

    Sfilano nomi celebri come quelli di Slataper, Stuparich... Le giornate di fine ottobre e inizio novembre del 1918, giornate di entusiasmo popolare per il passaggio di Trieste all'Italia, giornate di manifestazioni e di atti simbolici - come la rimozione dell'aquila bicipite dal palazzo della Luogotenenza -, sono documentate dal corpus di immagini fotografiche esposto a palazzo Costanzi nella mostra Trieste liberata. La cronaca nelle immagini della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte. Il percorso si snoda poi attraverso l'esposizione Eroi in divisa. Uniformi dalle collezioni civiche, allestita nel Civico Museo del Risorgimento, dove vengono esposte per la prima volta otto divise del Regio Esercito Italiano. Lo stesso Museo, nel suo allestimento permanente, propone un itinerario per la comprensione dell'irredentismo giuliano, dai moti del 1848 alla prima guerra mondiale.

    Nel grande spazio dello splendido Salone degli Incanti (ex Pescheria centrale), affacciato sul golfo, 6 sezioni per un'unica grande mostra danno il titolo all'intera iniziativa: Trieste 1918. La prima redenzione novant'anni dopo. Reperti bellici appartenuti all'esercito italiano e a quello austriaco - provenienti dal Civico Museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez" e da collezioni private - danno il via alla visita, che prosegue attraverso la sezione dedicata alla rappresentazione della Grande Guerra nelle strisce dei fumettisti, nelle pagine di alcuni letterati giuliani, come Giani e Carlo Stuparich, Scipio Slataper, Giulio Camber Barni, Enrico Elia e Umberto Saba, inseriti nel più vasto contesto storico-letterario del primo Novecento.

    Ancora, nelle fotografie scattate da un ufficiale dell'esercito comune austro-ungarico, comandante dello squadrone di pionieri del reggimento, in vari teatri di guerra: fronte russo, fronte rumeno, fronte italiano. Per poi addentrarsi nei diversi aspetti della vita civile, economica e culturale di una città in guerra come Trieste durante il primo conflitto. Fino ad attraversare, come ideale conclusione del percorso, i "luoghi della memoria" disseminati sull'altopiano carsico, camminando tra croci, lapidi, plastici e riproduzioni fotografiche. All'interno del Salone degli Incanti, in un auditorium creato appositamente, si svolgeranno ogni giorno, per più di un mese, incontri e dibattiti con docenti universitari e studiosi sul tema della Grande Guerra, affrontata da diversi punti di vista. Verranno inoltre proiettati film e documentari di grandi autori della cinematografia internazionale.




    Sconfinamenti
    Le chiavi della convivenza nelle opere di artisti serbi ed albanesi


    termina il 15 novembre 2008
    Galleria Alexander Alvares Contemporary Art - Alessandria
    www.alexanderalvarez.it

    "Una nuova speranza animava l'Europa dopo la caduta del Muro di Berlino, tragico simbolo di separazione ed irriducibile alterità. La coscienza collettiva di un continente a lungo straziato dalle lotte fratricide s'illuminava in un rinnovato orizzonte di pace. Ma, presto, a raggelare le speranze, intervenne il tragico risveglio delle Guerre Balcaniche. La terra degli Slavi del Sud, magico caleidoscopio multiculturale di millenaria tradizione, subiva la dolorosa ferita della guerra civile. L'Italia, intanto, aveva conosciuto il biblico esodo dei fuggiaschi dall'arcaico regime comunista albanese. Fino a giungere alla stretta attualità di una dichiarazione unilaterale d'indipendenza che rischia di riaprire la ferita, non ancora del tutto sanata, di una terra di confine, il Kosovo, in cui due popoli, quello serbo e quello albanese, sembrano intrecciare i loro destini in una rinnovata sfida di convivenza, non esente dai cinici giochi della geopolitica globale ed inserita in una visione di tolleranza alla cui concretizzazione l'Arte, con il suo linguaggio universale, può offrire un contributo non indifferente.

    La collettiva prevede la partecipazione di un gruppo di giovani artisti serbi nati tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento ed accomunati dalla frequentazione, con risultati d'eccellenza, dei prestigiosi corsi dell'Università delle Arti di Belgrado, istituzione di riferimento nel panorama artistico dei territori della ex - Jugoslavia, e dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze. L'esposizione (patrocinata dalla Regione Piemonte, dalla Provincia di Alessandria e dal Comune di Alessandria), nel suo insieme, permetterà un'esauriente ricognizione nell'arte contemporanea balcanica, mettendo in evidenza le differenze di natura storica: un'arte albanese più legata, nella sua ispirazione di fondo, ad un realismo popolare ed intensamente lirico; un'arte serba tendenzialmente più concettuale e maggiormente attraversata, nella sua ininterrotta apertura esterna, dalle influenze delle avanguardie contemporanee.

    Ma, al di là di ogni differenza, vi è, da parte degli artisti ospiti, la ferma volontà di rivendicare, nell'attuale momento storico di destabilizzazione dei rapporti fra le diplomazie serbe ed albanesi per via della Dichiarazione di Indipendenza del Kosovo, il potere dell'arte, che permette di unire gli individui in un linguaggio universale, al di là di qualsivoglia conflitto politico e culturale." (Estratto dal testo di Emiliano Busselli, curatore - con Gian Luca Randazzo - della mostra)

    Artisti: Dragana Adamov, Nebojsa Bogdanovic, Olga Djurdjevic, Alfred -Milot- Mirashi, Alkan Nallbani, Biserka Petrovic, Parlind Prelashi, Artan Shabani, Tijana Stankovic.




    Artisti sloveni
    16-20 ottobre 2008
    ArtVerona Fiera Espositiva di Verona

    L'Europa dell'Est è stata negli untimi venti anni testimone di grandi cambiamenti a livello sociale, economico e politico. Eventi che hanno determinato un approccio diverso verso il mercato dell'arte da parte degli artisti ed un'apertura verso il panorama artistico internazionale. Gli artisti sloveni scelti per allestire la rassegna, appartengo a quella generazione che ha vissuto questo passaggio divenendo testimoni di una società in continuo mutamento e caratterizzata da molteplici contraddizioni.

    Nel particolare la Slovenia, si trova al centro di diverse realtà: germaniche-italiche e balcaniche, socialista e liberalista. La presenza di una politica culturale discontinua e i forti legami con le realtà internazionali percepite come le più affini, ha contribuito alla creazione di storie personali e ricerche artistiche eterogenee. La condizione degli operatori sloveni non differisce dalla condizione più generale del mercato dell'arte globale, che trova nello scarto tra margine e centro una forza importante. Queste esperienze trapelano nelle tele di Miha Štrukelj, che evidenziano il nostro vivere quotidiano; ma le possiamo ritrovare anche nelle grandi opere di Victor Bernik ed in quelle del duo Son:da; e nelle ossessioni fotografiche per gli edifici in rovina di Primož Bizjak.

    In modo ancora più evidente le scopriamo nelle performance della coppia Oblak-Novak, nelle istallazione di Sašo Sledacek, e nei pupazzi sonori di Tanja Vujinovic. Tobias Putrih mostra, invece, i legami concettuali e iconoclastici tra elementi del passato riproposti nel presente. Mentre, delle metafore tecnologiche del movimento delle informazioni e del loro valore sono una peculiarità delle opere del gruppo BridA. L'esposizione è stata curata dalla Galleria A+A, centro espositivo sloveno di Venezia, con il supporto del Ministero della Repubblica di Slovenia e delle Gallerie Costiere di Pirano.




    Cristiano Berti: The Legacy
    29 febbraio - 30 marzo 2008
    Spazio culturale Stanica - Zilina (Slovacchia)
    www.stanica.sk

    Cosa resta dei nazionalismi che hanno innervato, e distrutto, l'Europa del secolo scorso? In "The Legacy" l'artista italiano osserva le rappresentazioni simboliche dell'identità nazionale. Lo fa rivolgendo lo sguardo all'inizio del Novecento, secolo che ha visto nascere e scomparire l'entità nazionale chiamata Cecoslovacchia. A guidarlo è la figura leggendaria di Milan Ratislav Stefanik, generale e uomo politico, morto in un incidente aereo nel 1919. Un video in stile documentaristico ricostruisce il lato più intimo dell'eroe militare slovacco, intervistando il nipote di Giuliana Benzoni, sua promessa sposa. La vicenda umana, politica e militare del generale è poi proposta come soggetto per una serie di lavori, tra cui oggetti intagliati nel legno realizzati per l'artista da maestri artigiani della zona di Rajec. La figura del nazionalista Stefanik fa quindi da contraltare ad un presente fatto di erezione ed abbattimento di frontiere, in cui le logiche economiche hanno definitivamente sbaragliato le ideologie




    C'è ancora il cielo sopra le città: Mostar e Sarajevo 12 anni dopo
    termina il 30 dicembre 2007
    Klec Blazna - Torino

    Viaggiare in Bosnia, a dodici anni dagli accordi di Dayton, significa attraversare un paese normale e ormai tranquillo, con belle strade e panorami naturali quasi intatti, città bellissime, vive e vitali, piene di turisti, negozi, souvenir. Significa scorgere le bellezze di un territorio multiculturale, storicamente conflittuale, ma anche fecondo di positive contaminazioni. Però la Bosnia è anche e soprattutto un paese così recentemente ferito a morte, lacerato, un paese che cerca di ricucire nell'oggi le macerie delle proprie case con i nuovi edifici, la memoria dei morti con la voglia di vivere, gli sguardi annebbiati dal dolore, le troppe zone grigie del passato con i colori che raccontano il futuro. Mostar, Sarajevo e la Bosnia tutta sono oggi una terra spaccata a metà che le fotografie di questa mostra, catturate nell'agosto 2007, cercano di raccontare, senza proporre una conciliazione tra i contrasti, offrendo solo una prospettiva particolare, un diverso angolo di lettura e di interpretazione.




    Balkani: Antiche civiltà fra Danubio e Adriatico
    termina il 13 gennaio 2008
    Museo nazionale Archeologico - Adria (Rovigo)


    Oltre 200 capolavori d'arte che il Museo Nazionale di Belgrado offre per la prima e unica volta ai visitatori italiani. Non già oggetti recuperati dai depositi, ma i veri "gioielli" delle collezioni greche e romane del grande museo serbo, oggi chiuso per restauri, a documentare mille anni di storia degli antichi popoli balcanici, dall' VIII secolo a.C. fino alla prima età romana.
    Presentazione



    Puoi proseguire con la seguente recensione:
    Mondo ex e tempo del dopo (di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti, 2006)




    Libro sulla Grecia contemporanea dal 1974 al 2006 sulla storia politica, economica e sociale della Repubblica Ellenica La Grecia contemporanea (1974-2006)
    di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
    prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
    ed. Polistampa, 2007

    Presentazione | Articoli sulla Grecia




    Grecia e Mondo ellenico

    Mappa del sito www.ninniradicini.it

    Home page