Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina Dialoghi - Libro di Nidia Robba pubblicato a Trieste nel marzo 2016 Dialoghi
di Nidia Robba, Trieste 2016


Prefazione
Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra

Recensione
Copertina catalogo mostra Diario Pittorico di Antonella Affronti Antonella Affronti
Diario Pittorico


Catalogo della mostra

Presentazione


Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni: 2016-17 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08


Francesca Vivenza - Who is in / Who is out? (Chi è Dentro, chi è Fuori?) - acrylic on paper - acrilico su carta, 55,5x14, 26,5x14 cm each - ciascuno 2014 Francesca Vivenza: "Tentative Language"
termina il 30 marzo 2017
Galleria Il Gabbiano - La Spezia

«Da anni, nella mia attività artistica, gioco con le due lingue che uso quotidianamente, inglese e italiano: i loro intrecci sono la forza che guida i concetti con cui costruisco i miei lavori. Preparando questa mostra, Tentativi di linguaggio, mi sono incuriosita dei meccanismi neuro-cerebrali che muovono questo mio metodo e ho deciso di affrontare la scienza che studia il bilinguismo. (...) Dopo le mie ricerche sul cervello bilingue, posso considerare i miei lavori non solo un viaggio nel mondo bilingue, ma anche in parte il risultato di un'esperienza spiegabile in chiave scientifica, in quanto la struttura e la funzione del mio cervello sono modificate da più di quarant'anni di intensa attività dall'uso dell'alternanza linguistica. Comunicare con due lingue quotidianamente aiuta a partecipare, ma forse non ad appartenere, sia al luogo d'origine che a quello acquisito con la nuova residenza. (...)» (Francesca Vivenza)

Il lavoro di Francesca Vivenza (Roma, 1941) si esprime in forme diverse, da libri d'artista a istallazioni site-specific - che chiama Tentativi di Itinerari - su temi di viaggio, distanza e disorientamento, mettendo in discussione la stabilità di concetti d'identità come comunità, nazione e lingua d'origine. Ha studiato all'Accademia di Brera a Milano e partecipa a mostre internazionali dal 1971. Nel 2011 è stata invitata al Padiglione Italia nel mondo, Biennale di Venezia, Toronto-Venezia. (Comunicato stampa)




Edoardo Franceschini - Linee in fuga - acrilico su tela Alfabeti contemporanei
Aspetti e tendenze dell'arte italiana


27 febbraio (inaugurazione ore 18.00) - 25 marzo 2017
Spazio Hajech - Milano

(...) Una mostra che campiona artisti che hanno caratterizzato il loro lavoro all'interno di movimenti, tecniche e metodologie significative come lo spazialismo (Remo Bianco), il concettuale (Bruno Mangiaterra), l'informale (Edoardo Franceschini), il nuovo fantastico (Vanni Viviani), la pittura analitica (Claudio D'Angelo e Riccardo Guarneri), l'arte estroflessa (Loi di Campi), la poesia visuale (Giorgio Milani), la clonart e la cracker art (Giuliano Grittini), il nuovo-nuovo futurismo (Antonio Fiore), la scultura informale (Giuliano Giuliani), la fotografia (Giorgio Cutini). E' uno sguardo, certo non totale, ma certamente ampio, di talune filosofie, di nuovi sviluppi e occasioni in cui l'arte contemporanea ha trovato iniziatori e adepti. (...) (Emilia Ametrano)




Opera di Franco Russo dalla mostra Forma e Colore alla Galleria Studio 71 di Palermo Franco Russo: Forma e Colore
termina l'11 marzo 2017
Galleria Studio 71 - Palermo
www.studio71.it

La mostra comprende dipinti di grandi dimensioni dell'artista realizzati nel corso degli anni dal 1998 al 2000, alcuni orologi da muro e una serie di piccole opere. Franco Russo, un artista che non si piegò mai agli schemi del mercato coniando nel tempo una sua specifica cifra pittorica alla quale lavorò per anni avendo come punti di riferimento i grandi maestri dell'astrattismo concreto.

La mostra a cura di Vinny Scorsone che scrive dell'artista nella sua presentazione: "Nel vasto ambito della percezione visiva, le opere di Franco Russo sfruttano un continuo e inevitabile rimando agli spartiti musicali (...) I suoi quadri sono emozioni musicali, perfette creazioni ritmiche dove tutto è accuratamente soppesato; non colore esploso, ma esplosivo, frenato da forme tracciate su superfici monotonali. In un universo abiologico, "fredde" geometrie giocano tra loro.(...) Il rapporto tra forma e colore, negli anni, nella pittura di Russo ha visto un continuo alternarsi di preponderanza dell'uno sull'altro, ma mantenendo una stessa idea di fondo: ogni cosa (forma o colore) di per sé è mondo unico; Armonia è il luogo in cui nessuno perde il proprio carattere, il luogo in cui ci si incontra e mai ci si fonde in tutto e per tutto e dove ogni singolo elemento deve essere forte affinché, al momento della congiunzione tutto il quadro risulti bilanciato: una collaborazione per un unico fine. (...)

In questa partitura di emozioni forti e divertite, le opere di Franco Russo racchiudono in sé la magia della scomposizione prospettica. Infatti, pur avvalendosi della geometria piana pura, i quadri di questo artista risultano avere una intensa profondità scandita da direttrici di forza e punti di fuga cromatici: una sorta di prospettiva tonale che si compone seguendo il sottile (ma mai fragile) filo di un brano musicale." (Comunicato stampa)




Opera di Filippo La Vaccara Filippo La Vaccara - opera pittorica Filippo La Vaccara
termina il 31 marzo 2017
Carta Bianca fine arts - Catania
www.galleriacartabianca.it

Selezione di nuove opere pittoriche di Filippo La Vaccara ed una serie inedita di sculture in ceramica ed engobbio, frutto della sua produzione più recente. Per lo spazio catanese La Vaccara ha ideato un allestimento in cui le pareti di un colore blu intenso, anziché il più utilizzato bianco, sono un ritaglio di cielo, abisso di fondo, con l'idea di stimolare la concentrazione dell'osservatore all'interno dello spazio dipinto, sull'icona che ne emerge, quel luogo dove tutto avviene e il suo lavoro agisce. Il tentativo è quello di creare un silenzio attorno all'opera, ricostruire in piccolo l'atmosfera di un museo, dove lo spettatore è invitato a contemplare.

Mai come in questo periodo la capacità di concentrazione è stata messa a repentaglio dalla grande quantità di immagini alle quali siamo sottoposti. Osservare un'opera di La Vaccara è, più che uno stimolo, un momento di rallentamento dello sguardo che predispone ad una visione più totale, intensa, vera. "Gli artifici e il candore dell'uomo non hanno mai fine", alcuni versi del Golem di J.L.Borges, sono citati nel testo del recente libro monografico sull'artista dall'autrice. Mercedes Auteri (Allemandi e Pollock - Krasner Foundation di New York) che racchiude una sintesi del lavoro ventennale di Filippo La Vaccara e della sua poetica vivida e delicata.

Il dialogo onirico dell'artista con i suoi soggetti, in pittura e scultura, si è fatto negli anni sempre più sintetico, a tratti surreale, primigenio, fedele alla visione, all'idea, alla suggestione. Nella sua tensione a rappresentare con semplicità aspetti comuni della vita quotidiana, questa si trasforma in ritratto poetico e magico della realtà, a volte sogno, a volte incubo, fatta di bellezze e inquietudini. Le sue teste in terracotta, come il Golem, come Adamo, vengono biblicamente plasmate per venire alla luce, per raccontare un altro specchio del mondo. Così le sue opere, sono esercizi per lo sguardo: dettagli perfetti dentro paesaggi sognati ma solo a metà, figure riconoscibili però evanescenti, sfuggenti e palpabili allo stesso tempo.

Filippo La Vaccara (Catania, 1972) si diploma in Scultura all'Accademia di Catania nel 1994 e inizia la sua carriera artistica nel 1998, con la personale a cura di Francesca Pasini in Viafarini a Milano. Nel 1999 è scelto da Angela Vettese e Giacinto di Pietrantonio per il Corso Superiore d’Arti Visive alla Fondazione Antonio Ratti di Como e segue uno stage con Haim Steinbach. Nel 2002 è Artist in Residence presso la Fondazione Orestiadi di Gibellina, dove esegue 5 grandi dipinti poi esposti nella mostra Laboratorio a cura di Achille Bonito Oliva.

Tra le altre mostre: Filippo La Vaccara (2000 e 2001), entrambe a cura di Francesca Pasini, presso la Galleria Salvatore+Caroline Ala, Milano; La trama invisibile (2009) Galleria Claudia Gian Ferrari e Galleria The Flat – Massimo Carasi, Milano (con testi di Laura Cherubini e Marco Meneguzzo); Ritratto di L. R. (2010) per Riso Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia (Palermo) e Fondazione Brodbeck (Catania); La Scultura Italiana del XXI secolo, Fondazione Pomodoro Milano (2011), a cura di Marco Meneguzzo; La Vaccara / Maillet (2012) a cura di Marco Meneguzzo, presso il Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio e alla Galleria Credito Siciliano di Acireale. Nel 2015 due sue opere, proprietà della collezione di Mario e Bianca Bertolini, vengono acquisite dal Museo del 900 di Milano. Nel 2016 riceve la menzione d'onore al Premio Fondazione Focus Abengoa di Siviglia. Lo stesso anno, viene pubblicato il libro monografico sull'artista edito da Allemandi e prodotto dalla Pollock-Krasner Foundation, di New York. (Comunicato stampa)




Maria Papa - La pureté - marmo bianco di Altissimo h 60cm 1989 Maria Papa Rostkowska (1923-2008)
Le opere, gli amici, i luoghi


11 marzo (inaugurazione ore 18) - 30 aprile 2017
Galleria d'Arte Contemporanea Virgilio Guidi - San Donato Milanese

Maria Baranowska (Varsavia, 1923 - Pietrasanta, 2008), di padre polacco e madre russa, nel 1943 sposa Ludwik Rostkowski Jr, importante esponente della social-democrazia polacca, con il quale partecipa al salvataggio di numerosi ebrei del Ghetto di Varsavia. Durante l'insurrezione di Varsavia, nel 1944, è attiva nella lotta contro l'armata tedesca ottenendo, dopo la liberazione, la medaglia "Virtuti Militari" nel frattempo studia architettura e belle arti. Rimasta vedova nel 1950 inizia a partecipare come pittrice, a varie esposizioni in Polonia. Nel 1957, su invito del pittore Edouard Pignon si trasferisce a Parigi dove conosce l'editore, scrittore e critico d'arte Gualtieri di San Lazzaro (al secolo Giuseppe Papa), fondatore della rivista d'arte "XXe Siècle" e dell'omonima galleria, che sposerà nel 1958.

Maria si trova subito al centro della vita artistica parigina, conosce gli artisti più importanti come Serge Poliakoff, Joan Mirò, Ésteve, diventa amica di scrittori, critici e personalità della cultura come Eugene Ionesco, André Pieyre de Mandiargues, Pierre Volboudt, André Verdet, Robert Lebel, Jacques Lassaigne, Beniamino Joppolo, Vittorio De Sica, Cesare Zavattini. Ma anche Nina Kandinsky e scultori come Emile Gilioli, Marino Marini, Lucio Fontana e Carlo Sergio Signori. Sono questi gli anni in cui, passando le estati ad Albisola (Savona), scopre la ceramica e la terracotta e comincia a dedicarsi principalmente alla scultura.

Lavora nei laboratori di Tullio d'Albisola e passa il tempo in compagnia di Carlo Cardazzo e degli amici artisti che gravitano intorno alla Galleria del Naviglio come Capogrossi, Crippa, Fabbri, Manzoni, Scanavino, Milena Milani, Sassu, Wifredo Lam e Asger Jorn. Il risultato di quel lavoro febbrile e intenso sarà presentato per la prima volta alla Galleria del Naviglio, nel 1960, con una presentazione di André Verdet. Seguiranno altre importanti rassegne, in cui Maria Papa si trova in un importante circuito internazionale, che vede la partecipazione di artisti delle avanguardie storiche, come Hans Arp, Marc Chagall, Alberto Magnelli, Massimo Campigli e Sonia Delaunay, e artisti della seconda École de Paris, o italiani come Alberto Burri, Agenore Fabbri, Giuseppe Capogrossi e Lucio Fontana.

Nel 1966 è invitata da Giuseppe Marchiori a partecipare al Symposium del Marmo organizzato dalla ditta Henraux di Querceta, in Versilia, dove scopre il marmo, che diventerà il suo materiale d'elezione. Da allora, e fino al 1999, la sua vita si dividerà fra la Versilia e Parigi. Nell'aprile 2009 la città di Pietrasanta le dedica un'importante retrospettiva, rendendo omaggio a una delle rare donne scultrici che si siano dedicate alla "taglia diretta". Esposizioni commemorative si sono tenute a Parigi, a Varsavia e a Milano. In anni recenti alcune sue grandi opere sono state collocate in luoghi pubblici a Milano (Centro Apice, Università di Milano), Varsavia (Museo di Scultura, Museo Nazionale e due nel Palazzo Presidenziale della Repubblica Polacca), Mentone, Pietrasanta.

A Parigi, al Palais Bourbon, proprio davanti alla sala dei deputati del Parlamento Francese, è stata collocata nella primavera del 2011 la scultura monumentale "Promesse de Bonheur", alta più di 3 metri, in marmo bianco di Altissimo. Maria Papa è la sola artista non-francese ad avere un' opera al Palais Bourbon. La mostra Maria Papa Rostkowska (1923-2008) - Le opere, gli amici, i luoghi è a cura di Stefano Cortina. L'inaugurazione della mostra sarà preceduta alle ore 17 dal concerto della pianista Magdalena Zuk Musicality of sculpture, su musiche di Frederic Chopin, Karol Szymanowski e Domenico Scarlatti. (Comunicato stampa Associazione Culturale Renzo Cortina)




Roberto Crippa
04 marzo - 09 aprile 2017
Sala Lucio Fontana - Comabbio (Varese)

Mostra di Roberto Crippa (1921-1972), monzese di nascita e milanese d'adozione, uno dei più grandi artisti del dopoguerra. Tra i primi firmatari del Manifesto Spazialista con Lucio Fontana nel 1951, viene presentato con un breve ma esauriente excursus della sua opera. Dai primigeni lavori geometrici, alle celebrate Spirali, ai Totem, ai Sugheri, alle Amiantiti. Un percorso fecondo che in poco più (o dovremmo dire, ahimè, solamente) di un ventennio, ha consacrato Crippa come il maestro del segno, della ricerca materica, della composizione, dell'azione creativa.

Lo si è visto partecipe di mostre personali in tutto il mondo, di sei partecipazioni alla Biennale di Venezia e quattro alla Triennale di Milano. Uomo di forte personalità e di profonda cultura è stato protagonista partecipe della stagione della ricostruzione artistica e culturale italiana degli anni 50, amico e sodale di Lucio Fontana e Gianni Dova, come di tanti altri artisti non necessariamente legati alla medesima ricerca. Questa mostra a cura di Nicoletta Colombo e Stefano Cortina ne celebra il genio creativo nel segno di continuità delle proposte culturali del Paese che vide tra i suoi illustri cittadini Lucio Fontana, maestro di tutti.

Roberto Crippa, laureato in architettura, si dedica alla pittura dal 1943. Nel 1948 conclude l'Accademia di Brera a Milano, allievo di Carpi, Funi e Carrà. Nel 1951 firma il manifesto dello Spazialismo e si avvicina al MAC. Espone alla Biennale di Venezia nel 1950, 1952, 1954, 1958, 1964, 1968. Partecipa alla Triennale di Milano nel 1948, 1951, 1954, 1957, 1960, anno in cui gli viene assegnato il Gran Premio XIII Triennale di Milano. Partecipa alla Documenta di Kassel nel 1955 e nel 1961 alla Biennale di San Paolo. Tra i suoi cicli più noti ricordiamo quelli deli "Sugheri" e delle "Spirali". Dal 1956 si dedica anche alla scultura, per la quale riceverà il Premio Città di Carrara. Dai primi anni Cinquanta espone anche negli Usa. Muore durante un volo sul campo dell'aeroporto di Bresso nel 1972. (Comunicato stampa Associazione Culturale Renzo Cortina)




Opera di Henri Cartier Bresson Henri Cartier Bresson: Fotografo
11 marzo - 11 giugno 2017
Palazzo Ducale - Genova

Centoquaranta scatti di Henri Cartier Bresson, dedicati al grande maestro, per immergerci nel suo mondo, per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine, testimonianza di un uomo consapevole, dal lucido pensiero, verso la realtà storica e sociologica. Quando scatta l'immagine guida che è stata scelta per questa sua nuova rassegna monografica, Henri Cartier-Bresson ha appena 24 anni. Ha comprato la sua prima Leica da appena due anni, ma è ancora alla ricerca del suo futuro professionale. E' incerto e tentato da molte strade: dalla pittura, dal cinema. "Sono solo un tipo nervoso, e amo la pittura."... "Per quanto riguarda la fotografia, non ci capisco nulla" affermava. Non capire nulla di fotografia significa, tra l'altro, non sviluppare personalmente i propri scatti: è un lavoro che lascia agli specialisti del settore. Non vuole apportare alcun miglioramento al negativo, non vuole rivedere le inquadrature, perché lo scatto deve essere giudicato secondo quanto fatto nel qui e ora, nella risposta immediata del soggetto.

Per Cartier-Bresson la tecnica rappresenta solo un mezzo che non deve prevaricare e sconvolgere l'esperienza iniziale, reale momento in cui si decide il significato e la qualità di un'opera. "Per me, la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a supporto dell'intuito e della spontaneità, il padrone del momento che, in termini visivi, domanda e decide nello stesso tempo. Per 'dare un senso' al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra. Tale atteggiamento richiede concentrazione, disciplina mentale, sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione". Henri Cartier-Bresson non torna mai ad inquadrare le sue fotografie, non opera alcuna scelta, le accetta o le scarta. Nient'altro. Ha quindi pienamente ragione nell'affermare di non capire nulla di fotografia, in un mondo, invece, che ha elevato quest'arte a strumento dell'illusione per eccellenza. Lo scatto è per lui il passaggio dall'immaginario al reale.

Un passaggio "nervoso", nel senso di lucido, rapido, caratterizzato dalla padronanza con la quale si lavora, senza farsi travolgere e stravolgere. "Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell'istante, la cattura dell'immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale". I suoi scatti colgono la contemporaneità delle cose e della vita. Le sue fotografie testimoniano la nitidezza e la precisione della sua percezione e l'ordine delle forme. Egli compone geometricamente solo però nel breve istante tra la sorpresa e lo scatto. La composizione deriva da una percezione subitanea e afferrata al volo, priva di qualsiasi analisi. La composizione di Henri Cartier-Bresson è il riflesso che gli consente di cogliere appieno quel che viene offerto dalle cose esistenti, che non sempre e non da tutti vengono accolte, se non da un occhio disponibile come il suo.

"Fotografare, è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. E' mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore". Per parlare di Henri Cartier-Bresson - afferma Denis Curti, curator per la Villa Reale - è bene tenere in vista la sua biografia. La sua esperienza in campo fotografico si fonde totalmente con la sua vita privata. Due episodi la dicono lunga sul personaggio: nel 1946 viene a sapere che il MOMA di New York intende dedicargli una mostra "postuma", credendolo morto in guerra e quando si mette in contatto con i curatori, per chiarire la situazione, con immensa ironia dedica oltre un anno alla preparazione dell'esposizione, inaugurata nel 1947.

Sempre nello stesso anno fonda, insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour, e William Vandivert la famosa agenzia Magnum Photos. Insomma, Cartier-Bresson è un fotografo destinato a restare immortale, capace di riscrivere il vocabolario della fotografia moderna e di influenzare intere generazioni di fotografi a venire. A proposito della creazione Magnum Photos, ancora oggi fondamentale punto di riferimento per il fotogiornalismo, Ferdinando Scianna, per molti anni unico italiano ha scritto: "Magnum continua a sopravvivere secondo l'utopia egualitaria dei suoi fondatori. In modo misterioso è riuscita finora a fare convivere le più violente contraddizioni. Questa è la cosa che più mi appassiona. Per quanto mi riguarda, sicilianissimo individualista, ho difficoltà a sentirmi parte di qualunque tipo di gruppo, ma so che se devo riferirmi a una appartenenza culturale è in quella tradizione che mi riconosco."

La mostra Henri Cartier Bresson Fotografo è una selezione curata in origine dall'amico ed editore Robert Delpire e realizzata in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson, istituzione creata nel 2000 assieme alla moglie Martine Franck ed alla figlia Mélanie e che ha come scopo principale la raccolta delle sue opere e la creazione di uno spazio espositivo aperto ad altri artisti. Obiettivo della rassegna è far conoscere e capire il modus operandi di Henri Cartier-Bresson, la sua ricerca del contatto con gli altri, nei luoghi e nelle situazioni più diverse, alla ricerca della sorpresa che rompe le nostre abitudini, la meraviglia che libererà le nostre menti, grazie alla fotocamera che ci aiuta ad essere pronti a coglierne e ad immortalarne il contenuto. (Comunicato Ufficio Stampa Civita)




Our Place in Space
10 Artists inspired by Hubble Space Telescope images


termina il 17 aprile 2017
Palazzo Cavalli Franchetti - Venezia

Astronomia e Arte a colloquio nell'esposizione ispirata alle immagini di Hubble Space Telescope. Per 26 anni il telescopio spaziale Hubble - missione congiunta Nasa ed Esa - ha espanso i nostri orizzonti cosmici. Grazie alle sue innumerevoli immagini, Hubble ha svelato nel dettaglio la bellezza, la meraviglia e la complessità dell'Universo, mettendole a disposizione del grande pubblico. Our Place in Space, a cura di Antonella Nota e Anna Caterina Bellati, propone un viaggio visivo mozzafiato attraverso il nostro Sistema Solare fino ai confini dell'Universo conosciuto, sottolineato dalla percezione interpretativa di 10 artisti italiani che hanno tratto ispirazione dagli scatti di Hubble Space Telescope. Grazie all'integrazione tra le diverse prospettive offerte da artisti e astronomi, la mostra invita a riflettere sul posto occupato dall'umanità nel grande schema dell'Universo.

Fin dall'alba della civiltà gli uomini hanno alzato gli occhi al cielo per provare a dare un senso a cio` che vedevano e si sono posti le domande fondamentali: Da dove veniamo? Qual è il nostro posto nell'Universo? Siamo soli nello spazio? Oggi ci poniamo ancora questi stessi quesiti e anche se la tecnologia permette di espandere sempre più i nostri orizzonti nello spazio, la brama di trovare risposte cresce. A partire dal suo lancio avvenuto nel 1990, il Telescopio Spaziale Hubble ha dato il suo contributo decisivo nel ricercare risposte, orbitando attorno alla Terra ogni 90 minuti.

Hubble simboleggia appieno il desiderio umano di esplorare. Possiede strumentazioni avanzate costruite per osservare zone inesplorate dell'Universo ed è stato progettato per essere riparato in orbita da astronauti esperti che negli anni lo hanno fatto ripartire e migliorato. Hubble non ha solo compiuto innumerevoli scoperte astronomiche, ha anche avvicinato l'astronomia al grande pubblico soddisfacendo la curiosità, accendendo l'immaginazione e producendo un forte impatto su cultura, società, arte.

Our Place in Space offre l'opportunità di ammirare alcune celebri immagini scattate da Hubble, a partire da quelle del nostro vicinato cosmico - le Facce di Marte, la Grande Macchia Rossa di Giove, le intense Aurore di Saturno - fino a una strabiliante selezione di vastissime Galassie, affascinanti Nebulose e particolari fenomeni astronomici. Oltre a questa esibizione scientifica dell'Universo, la mostra propone le installazioni di alcuni noti artisti italiani che hanno realizzato dipinti, sculture e installazioni site specific, ispirandosi alle meraviglie viste dagli occhi di Hubble. La fusione di scienza e arte propone all'osservatore una visione diversificata dello spazio intorno a noi e della sua comprensione.

L'Istituto Veneto ha già ospitato nel 2010 la mostra The Hubble Space Telescope: Twenty Years at the Frontier of Science (Il telescopio spaziale Hubble, alle frontiere dell'Universo). Visitata da 12000 persone in un solo mese, ha segnato l'inizio di una collaborazione tra l'Istituto Veneto, l'Agenzia Spaziale Europea e lo Space Telescope Science Institute Dopo questa prima tappa a Venezia, Our Place in Space sarà trasferita nell'antica cittadina di Chiavenna (SO), dove si svilupperà in numerose sedi, tra le quali Palazzo Vertemate, dal 6 maggio al 27 agosto 2017. In seguito sarà ospitata presso l'Eso Supernova Planetarium & Visitor Centre di Garching, Monaco di Baviera, Germania. Ulteriori tappe sono previste in altre città europee, negli Stati Uniti d'America e in Australia.

Artisti: Antonio Abbatepaolo, Marco Bolognesi, Paola Giordano, Ettore Greco, Mario Paschetta, Alessandro Spadari, Marialuisa Tadei, Sara Teresano, Mario Vespasiani, Dania Zanotto. (Comunicato stampa)




Imer Guala - Il felice ritorno - tela cm.80x100 1998 Mariano Pieroni - Mandrillo - 2009 Giulio Mottinelli - Il bosco delle fate - acrilico su tela cm.40x40 Animalia. Natura & Arte
05 marzo (inaugurazione ore 11.00) - 09 aprile 2017
Casa Museo Sartori - Castel d'Ario (Mantova)

La mostra - a cura di Arianna Sartori - nasce da un'idea e progetto di Adalberto Sartori. In mostra sono esposte 99 opere, tra dipinti e sculture. Con i patrocini di Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Comune di Castel d'Ario, Fondo Ambiente Italiano Delegazione di Mantova, WWF Mantovano, Parco del Mincio, Pro Loco di Castel d'Ario e Rotary Club Mantova Est Nuvolari Castel d'Ario. Nel catalogo, a cura di Arianna Sartori, sono riprodotte tutte le 99 opere a colori, con le biografie degli artisti (Archivio Sartori Editore, Mantova, 216 pagine, € 25,00)

Durante la mostra è possibile visitare il Museo d'Arte Ceramica "Terra Crea - Sartori". Nel Museo, ancora in divenire, è presentato il primo nucleo della raccolta di Opere ceramiche, collocate in modo permanente negli spazi predisposti nel cortile interno del palazzo. Oltre 100 è il numero delle piastre ceramiche che, modellate ed elaborate secondo le varie tecniche e ispirazioni dagli artisti, sono fissate alle pareti.

«(...) Oggi sono sempre più numerosi gli animali a rischio di estinzione nel mondo a causa del bracconaggio, della deforestazione e dei cambiamenti climatici. Il bracconaggio riguarda soprattutto specie come gli elefanti e i rinoceronti, che vengono cacciati alla ricerca di materiali considerati preziosi come l'avorio. Anche nella pratica industriale degli allevamenti intensivi, dove l'oggetto prodotto À carne, spesso gli animali vengono più che maltrattati. E non allarghiamo il discorso alle cavie... Questa e molte altre vicende ci portano a riflettere sull'egocentrismo dell'uomo che oltre a considerarsi padrone della Terra, continua a esercitare assurde violenze verso il mondo animale. Non dimentichiamo, peraltro, che molti animali oggi vengono allevati esclusivamente per l'uomo, per colmare la sua inappagata necessitá d'affetto.

Dipinti, sculture e disegni, uniti in un'unica mostra, per celebrare, davvero sœ, celebrare, il mondo degli "animali". Questa l'idea - tema, che ha mosso la curatrice Arianna Sartori, per coinvolgere gli artisti in questo singolare percorso. Cento artisti, di fama nazionale, provenienti dalle varie provincie italiane, si sono quindi dati appuntamento, presso la Casa Museo Sartori, di Castel d'Ario, per esporre il loro lavoro, ogni artista figura con un'opera, realizzata con la propria tecnica, con i propri materiali, con i propri rapporti psicologici, di affetto, di simpatia, di amore, di paura, verso il mondo animale che ha sempre accompagnato le varie attivitá dell'uomo, dalla preistoria ai nostri giorni. (...)» (Maria Gabriella Savoia, autrice del testo critico in catalogo)

Artisti presenti in mostra: Baldassin Cesare, Barbero Carlo, Bedeschi Nevio, Bertazzoni Bianca, Bianco Lino, Billia Giorgio, Bonaccorsi Miro, Bongini Alberto, Borsacchi Cesare, Busdon Duilio, Calabr/ Vico, Campanella Antonia, Capellini Sergio, Capraro Sabina, Castagna Angelo, Castaldi Domenico, Cattaneo Claudio, Cervini Milena, Ciaponi Stefano, Coccia, Renato, Crescini Giovanna, Cropelli Fausta, Dalla Fini Mario, Davanzo Walter, De Luigi Giuseppe, Desiderati, Luigi, Erioli Giorgio, Fabri Otello, Faccioli Giovanni, Falco Marina, Ferraris Giancarlo, Ferri Massimo, Ferro Davide, Fonsati Rodolfo, Fortuna Alfonso, Gambino Debora, Gauli Piero, Gheller Monica, Giussani Lino, Grasselli Stefano, Gravina Aurelio, Guala Imer, Jemolo Salvatore, Joyce Nigel, Lombardo Ernesto, Lucchi Bruno, Luchini Riccardo, Macaluso Elisa, Mantovani Gianni, Margonari Renzo, Massa Caterina, Mattei Mario, Miano Antonio, Moccia Palvarini Anna, Molinari Mauro, Monaco Maria Elena, Mottinelli Giulio, Musi Roberta, Nastasio Alessandro, Nonfarmale Giordano, Origlia Agnese, Orlandini Fabrizio, Pallotta Caterina, Paoli Piero, Paolini Parlagreco Graziella, Paolucci Enrico, Paradiso Mario, Pascoli Gianni, Pedroli Gigi, Pedullá Gianni, Pesci Brenno, Petr/ Paolo, Piazza Massimo, Picciolini Francesco, Pieroni Mariano, Pirondini Antea, Plaka Ylli, Poggiali Berlinghieri Giampiero, Previtali Carlo, Rampinelli Roberto, Romani Maurizio, Ronchi Cesare, Rossato Kiara, Rovati Rolando, Santoli Leonardo, Sciutto Renza Laura, Sironi Fabio, Spaggiari Rita, Staccioli Paola, Tambara Germana, Tecco Giuseppe, Tonelli Natalino, Venditti Alberto, Vigliaturo Silvio, Zanetti Enzo, Zangrandi Domenico, Zarpellon Toni, Zoli Carlo, Zuppelli Massimo. (Comunicato stampa)

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Catalogo Sartori d'arte moderna contemporanea 2017

Riccardo Luchini. La città tentacolare
termina lo 09 marzo 2017
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
Presentazione

Nicola Zamboni & Sara Bolzani
termina lo 01 marzo 2017
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
Presentazione

"Terra crea - Sartori" | Museo di scultura ceramica




Quadro di Franca Nordio dalla mostra alla Bottega d'arte Amèbe DI Trieste Franca Nordio: "Re Carnevale"
termina lo 02 marzo 2017
Bottega d'arte Amèbe - Trieste
www.amebe.com

Raccontare l'arte di Franca Nordio significa entrare in un mondo parallelo e colorato, dove segni e colori sono la parte più incisiva della sua arte. Pittrice dotata di un forte carattere creativo, si riflette nelle sue opere che si realizzano in un figurativo leggero e fluttuante. La pittura moderna e quella classica s'abbracciano l'altra all'altra, sorprendendo positivamente con figure vive e brillanti. I vari soggetti sono supportati dai colori vivaci e dall'intuizione dei tratti veloci, quasi dei guizzi, che incuriosiscono e affascinano il fruitore. (Gabriella Machne - curatrice artistica)




Opera di Bruna Zazinovich Bruna Zazinovich
04 marzo (inaugurazione ore 18) - 31 marzo 2017
Europalace Hotel - Monfalcone

Bruna Zazinovich ha al suo attivo numerose mostre collettive (in Italia e all'estero) ed ha partecipato a vari concorsi artistici (pittorici e poetici) piazzandosi spesso ai primi posti. Si presenta in questa mostra con tutto il suo ricco e variegato bagaglio artistico. Parte dal figurativo classico, passa attraverso le effimeri e fantasiose nuvole, per arrivare al lato più creativo: quello informale. Spazia dall'olio all'acrilico agli smalti. E sono proprio gli smalti che lei usa per creare i sui "informali". In questi lavori la tecnica usata è particolare, lei la definisce shakj dripping ossia "sgocciolato agitato-sceccherato". Ne ricava un informale fluttuante, dove i colori scivolano sulla tela creando fantasiose sfumature e ritmici movimenti.

Inoltre, gli smalti, rendono i dipinti particolarmente brillante i e vivi. Un mondo pittorico particolare quindi, dove la sua creatività s'illumina di "Fantasia": Ed è proprio così che lei ama definire questa serie di quadri: "Guardare con fantasia". In questo modo lascia che il fruitore entri liberamente nell'opera, senza vincoli che possano derivare da titoli o altre indicazioni. In questi lavori, con la quale ha ottenuto numerosi riconoscimenti, il risultato è di grande effetto visivo, con una pittura basata sul colore che si sposa con tratti casuali e veloci.

Non da meno però sono i sui lavori figurativi, frutto del suo lavoro svolto sotto la guida esperta del Maestro C. Cosmini (scomparso anni fa) che per lei è stato un punto fermo per molti anni. Quindi, pur rimando sempre fedele al figurativo più classico, ogni tanto sperimenta tecniche e tematiche diverse. Ciò per poter esprimere al meglio la sua interiorità, regalandoci quadri ricchi di pathos dove nulla è disegnato ma tutto s'intravede. (Gabriella Machne - Curatrice artistica)




Riccardo Luchini - La mia citta' - olio su tela cm.100x120 2016 Riccardo Luchini. La città tentacolare
termina lo 09 marzo 2017
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

La città, che Riccardo Luchini ossessivamente scruta e definisce nelle sue infrastrutture storiche e nuove, è a un tempo realtà urbana in continua trasformazione e metafora di un intricato recinto che esseri viventi e natura animata e inanimata include e accomuna nell'uguale destino di esilio, perdita e rimpianto. Mutevole la città cantata da Riccardo Luchini, e labirintica - "La forme d'une ville / change plus vite, helas! Que le coeur d'un mortel" (Baudelaire) - luogo dello spaesamento, dell'indigenza e della ricchezza... Solidale, l'artista, per indole e formazione con Charles Baudelaire cantore della modernità, nel momento della germinazione e resa dell'apparenza urbana che di continuo gli sfugge, sembra far proprio lo stesso grido dell'incipit de Le cygne: "Andromaque, je pense à vous".

Dove Andromaque, privata del suo Ettore e alla mercé del vincitore, è tutte le donne offese che nella città tentacolare patiscono odiose subalternità. (...) La metropoli che Baudelaire profeticamente canta con la parola che si fa musica e poesia e Luchini sublima con la parola, di cui dispone: la pittura. (...) Ma, quale il logos proprio di Luchini per darci la sua idea di città? Artista colto e largamente dotato di un ricco repertorio di mezzi espressivi, scansa le secche della pura e semplice descrizione o illustrazione per restituirci sulla tela l'oltre dell'apparenza fenomenica. Se la città moderna si connota per la monumentalità delle sue emergenze volumetriche che si stagliano solenni sulla linea d'orizzonte, ecco che, per esempio, tre silos, banali manufatti di consueta funzionalità industriale, assumono, per forza di segno e colore, valenza metafisica e portanza poetica. Ancora.

Se la città si appalesa come scenario in continua evoluzione attraversato da linee e suoni intersecantisi, ecco che tangenziali, scali ferroviari, cavalcavia e strade non sono motivo di esercizio tautologico, ma discorso segnico a evidenza della velocità e del dinamismo del nostro tempo, quindi linguaggio pittorico identitario, stigma luchiniano. Mira l'artista, con il suo sistema compositivo e di segni, a "intensificare la qualità illusoria (dell'opera d'arte) per creare il più possibile l'effetto della vita" (Alberto Giacometti). Vita e arte vivono in rapporto dialettico per trarre l'eterno dal transitorio e dall'effimero, di cui si nutre il grande ventre della metropoli, dove non resta che "consumare il tempo attraverso il lavoro e il piacere" (Gesualdo Bufalino) nel vano tentativo di sfuggire a un destino irredimibile. (...) (La città tentacolare di Riccardo Luchini, di Giovanni Stella)

Riccardo Luchini (Milano, 1949) ha svolto il ruolo di docente presso l'Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), l'Accademia di Belle Arti di Roma e l'Accademia di Belle Arti di Carrara. Attualmente è docente presso l'Accademia di Belle Arti di Urbino. (Comunicato stampa)

Ingrandimento immagine del dipinto di Riccardo Luchini in mostra




Mostra di Luisa Modoni, Gian Luca Galavotti e Luca Boatta Luisa Modoni | Gian Luca Galavotti | Luca Boatta
Galleria d'Arte Contemporanea Wikiarte - Bologna
termina lo 09 marzo 2017
www.wikiarte.com

La naturalezza dell'arte di Luisa Modoni non è legata alla sua tecnica esecutiva, a una specifica cifra stilistica, a una narrazione complessa. Le sue forme sono semplici, i colori sono essenziali, il linguaggio chiaro e fatto di poche parole. L'artista percorre giardini vergini nel silenzio della sera e replica più e più volte quest'esperienza intima in opere quasi ritrattistiche. Pochi piani raffigurativi, un profondo sfondo scuro, qualche tratto di dinamismo e l'elemento ritratto partecipano a un meccanismo di astrazione figurativa che non priva la forma del suo contenitore fisico ma stravolge il suo contenuto semantico.

Prima o poi capita a tutti di incontrare un segnale stradale che non riesce a decifrare perchè non lo conosce o non lo ricorda e prima o poi capita a tutti di perdersi per questa ragione Gian Luca Galavotti, invece, non conosce la frustrazione dell'incomprensione, non teme i sistemi linguistici strutturati e codificati. L'artista approccia il mondo innaturale dei segni con lo sguardo del bambino: ogni cosa è interessante, ogni cosa va vista a sé e conosciuta per quello che è ora e per quello che è stata o potrà essere. La raffinata geometria delle forme, la limpidezza dei colori e la sterilità dell'ambientazione aiutano lo sguardo a concentrarsi e la mente ad estrarsi dai propri standard lessicali.

Un lavoro intenso è incessante, legato ad alti e bassi, a cadute e riprese, a lesioni e costruzioni è quello che anima i lavori di Luca Boatta. Il violento astrattismo geometrico dell'artista propone un gioco di elementi sospesi, che l'occhio consuma e la mente restituisce in interpretazioni metafisiche o, meglio, tecnomorfe. Il corpo umano non attrae più, deve essere superato o almeno migliorato con le sue protesi tecnologiche che lo rendono sempre meno morbido, sempre meno biomorfo, sempre meno vivo. La materia subisce una cristallizzazione che rende il colore traslucido e la forma minerale. Il gesto tagliente dell'artista esplora questa morfologia acuta, acuminata, attualizzata e la lacera il più possibile, la frammenta e la frastaglia, nella ricerca di darle una nuova forma, forse non umana, forse non gradita ma almeno viva... Spazio e tempo non determinano questa esistenza neonata che gravita in un orizzonte infinito, in un contatto interminabile tra natura ed artificio. (Presentazione critica a cura di: Denitza Nedkova; Curatrice mostra: Deborah Petroni)




Opera dalla mostra Miller & Maranta all'Accademia di architettura di Mendrisio Miller & Maranta
termina lo 02 aprile 2017
Accademia di architettura (Palazzo Canavée) - Mendrisio (Svizzera)
www.arc.usi.ch

La mostra è un'occasione per avvicinarsi al processo ideativo e al pensiero che sta alla base del lavoro dell'omonimo studio basilese, fondato nel 1994 da Paola Maranta (1959) e Quintus Miller (1961) e di cui Jean-Luc von Aarburg (1975) è partner dal 2013. Nell'ambito della ricerca tipologica così come nell'uso dei materiali e di pratiche costruttive contemporanee, lo studio Miller & Maranta ha sviluppato modalità di lavoro inedite posizionando il loro operato nelle prime file dello scenario culturale nazionale. Il percorso espositivo, grazie ai piani, ai modelli e alla raccolta di frammenti evocativi racconta il metodo maturato durante più di vent'anni di lavoro, offrendo soluzioni architettoniche e urbane sempre e comunque differenziate in base ai contesti di riferimento.

In particolare, tra le opere in mostra, ci preme ricordare l'edificio per appartamenti Schwarzpark a Basilea (2004), il restauro e ampliamento della Villa Garbald di Gottfried Semper a Castasegna (2004), l'estensione del Vecchio Ospizio sul Passo del San Gottardo (2010), gli edifici nella Sempacherstrasse a Basilea (2015), gli uffici della società Ernst Basler+Partner nel Kunstcampus di Berlino (2016) e le opere portate avanti negli anni per la riqualificazione dell'Hotel Waldhaus a Sils-Maria (1994-2016) che sono terminati con la realizzazione del nuovo centro benessere. (Comunicato stampa)

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The Miller & Maranta exhibit is an opportunity to approach the creative process as well the thinking underpins the work of the Basel based studio founded in 1994 by Paola Maranta (1959) and Quintus Miller (1961) and of which Jean-Luc von Aarburg (1975) has been partner since 2013. Explorating typological aspects as well as the use of materials and contemporary construction techniques, Miller & Maranta Studio gained unconventional practices, reflecting their militant position and a prominent role within the Swiss cultural scene. The exhibition, thanks to drawings, models and to a collection of evocative and emotional objects, aims to shows a design method developed during more than twenty years of work, offering in any case different architectural and urban solutions according to the various contexts. Among the remarkable shown projects it is worth mentioning the apartment building Schwarzpark in Basel (2004), the restoration and addition to Gottfried Semper's Villa Garbald in Castasegna (2004), the extension of the Old Hospice on the Gotthard Pass (2010), the Sempacherstrasse buildings in Basel (2015), the Ernst Basler+Partner offices in the Berlin Kunstcampus and the Hotel Waldhaus facilities (1994-2016) whit the new wellness center in Sils-Maria. (Press release)




Opera di Pietro De Marco dalla mostra Des Jardins et des bateaux Des Jardins et des bateaux
Opere di Pietro De Marco


termina il 15 marzo 2017
Galleria Immaginaria - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

(...) In effetti le composizioni o costruzioni, che io chiamo anche sculturine, nascono nel 2011-2012 nella disponibilità di quei materiali che si accumulano facendo lavori in casa: ritagli di legno, filo elettrico, ferramenta, congegni rotti o smontati, residui in plastica o polistirolo (imballaggi, che spesso mi stupiscono). Ho una particolare vibrazione di fronte agli oggetti nati dal design e dalla pratica tecnica. Oltre alla fascinazione dell'oggetto (parziale e/o scartato; è il titolo di una lontana mostra viennese del 1980), va sottolineato che nelle sculturine, come degli smalti, agisce la casualità. Uso quello che è disponibile nel momento dato, deliberatamente.

Se non c'è un colore, un altro; se cerco una vite e trovo un bullone uso il bullone; se manca il filo di zinco, dispongo diversamente i pezzi ecc. Le cose in legno dipesero da avanzi del mio falegname di Tosi; a Firenze non li avrò più. Quello che è a portata è dunque vincolo e chance, la quota di casualità che porge l'imprevisto e decide della tua decisione. Aggiungo: nelle mie cose iniziali le memorie costruttivistiche (il polistirolo nero) sono evidenti. Nelle successive sono state mascherate, non so se sostituite, dagli universi proliferanti e colorati dei giardini e dei battelli, dei totem e degli uccelli mitici, variegate metamorfosi di oggetti comuni. Troppo pittoricismo, direte; troppi ‘riconoscimenti' di realtà, con ma anzitutto contro gli orientamenti e le pratiche dell'Arte povera, cui rinvio ogni tanto per semplicità. Un costruttivismo perenne tra Arte povera e post-pop Art? (...)

Pietro De Marco (Genova, 1941) si è trasferito in Toscana nel 1949 e presto a Firenze. Laureato in filosofia, ha sviluppato ricerche religionistiche, tra filosofia e storia, etnologia e sociologia. Ha insegnato in diversi ruoli e su diverse discipline, storiche e sociologiche, dal 1971, presso le Facoltà di Lettere e Filosofia, di Magistero (poi Scienze della Formazione) e di Scienze Politiche dell'Università di Firenze, e presso l'ISSR della Facoltà Teologica fiorentina. Ha collaborato, in sede accademica, con storici dell'arte e ha seguito da vicino l'opera di Quinto Martini. Svolge dal 2002 attività di saggista e opinionista sulla stampa nazionale e su siti specializzati, occupandosi anche di arte e architettura sacra contemporanea (critica e teoria). Ha ripreso con continuità dal 2011 a sperimentare in ambito artistico. Parte della produzione 2011-2016 è presentata in questa mostra. (Comunicato stampa)




Opera di Giancarlo Montuschi dalla mostra Voli Astrali Giancarlo Montuschi: "Voli Astrali"
termina il 25 marzo 2017
Il Vicolo Galleria Arte Contemporanea | Il Vicolo Interior Design - Cesena
www.ilvicolo.com

Mostra dedicata all'artista romagnolo, aretino d'adozione, Giancarlo Montuschi (Faenza, 1952). Oltre 50 opere - fra dipinti e ceramiche - a cura degli architetti Augusto Pompili e Marisa Zattini. L'arte è un luogo privilegiato del simbolo e Giancarlo Montuschi ne rende testimonianza. A partire dalla via iniziatica del sentiero dei 22 Arcani Maggiori (o Lame o Trionfi) dei Tarocchi, l'artista ci traduce la sua "visione danzante" attraverso spazi utopici e irreali, oppure in coloratissime e gioiose tavole iconografiche mediante l'interpretazione di simboli che ridisegnano un universo fantastico dove l'uomo/manichino (sempre senza volto), il mondo vegetale e quello animale si fondono e si con-fondono. Un simbolismo onirico straripante e alluvionale che si iscrive nell'armonia celeste dove i Tarocchi sono uno dei giochi di carte più antico, «formato da 56 carte numerali dette "a semi italiani" e da 22 immagini chiamate Trionfi ideate agli inizi del Quattrocento, in Italia» (A. Vitali).

Martin Heidegger scriveva: «Alla cosa fabbricata l'opera d'arte riunisce anche qualcos'altro. Riunire si dice in greco syn-bàllein. L'opera d'arte è simbolo». Una narrazione per immagini dal forte accento poetico e musicale, quella di Giancarlo Montuschi, che traccia percorsi fantastici anche nell'interpretazione dei segni zodiacali per nuovi paesaggi interiori. Così, scene ludiche e magicamente profetiche ci riportano alla mente l'ironia funambolica di un futurista quale Fortunato Depero e dei suoi proseliti quali Ugo Nespolo e Mark Kostabi. Qui, ogni elemento sembra ritagliato, definito esattamente nei suoi precisi contorni - sia che si tratti di pittura o di preziose tavole in ceramica raku -, congiungendo colore a colore, come fossero perfette tarsie di panno, a incastro con gli altri elementi della composizione immaginale. E un intero mondo fiabesco e incantato sembra animarsi a emblema per il nostro sguardo. Schelling sosteneva che l'arte fosse «rivelazione, filosofia, religione, mito». (Comunicato stampa)




Made in Usa by Andy Warhol
termina il 26 marzo 2017
Fondazione Sassi - Matera
www.fondazionesassi.org

Nel trentennale della morte, la Fondazione Sassi organizza una mostra dedicata al grande artista della Pop Art americana. Oltre 30 opere in esposizione, a cura di Graziano Menolascina. Il suo nome è sinonimo di una corrente artistica, la Popular o Pop Art, la sua arte ha posto l'accento sulla fase creativa. Mettendo in secondo piano la creazione originale, ha reso popolare, di largo consumo e alla portata di tutti, l'Arte. A Andy Warhol (Pittsurgh, 6 agosto 1928 - New York, 22 febbraio 1987), il maggior esponente della Pop Art americana, a trent'anni dalla morte la Fondazione Sassi dedica una mostra di oltre 30 opere, realizzata in collaborazione con le gallerie d'arte Formaquattro di Bari e Restelliartco di Roma e la Iemme Edizioni.

"La retrospettiva presenta un percorso completo di tutto il lavoro svolto nella carriera dell'artista - spiega il critico d'arte Graziano Menolascina - che va dalla serie delle polaroid, alla serie delle icone e i ritratti, tutti gli oggetti e i manifesti pubblicitari, la serie degli strumenti musicali e i vinili utilizzati e realizzati per e dalle grandi Pop Star come Michael Jackson, Rolling Stones e Liza Minnelli. La coloratissima serie dei Flowers e degli Space Fruit, la fantomatica serie di personaggi dei fumetti I Myths, sino agli intramontabili Self Portrait. L'utilizzo di colori accesi e contrapposti, l'esaltazione di idoli rappresentativi in uno schema che si può riassumere nei concetti base di bellezza-potere-moda, il consumismo, la ripetitività, l'arte di Andy Warhol è insomma la raffigurazione di un'epoca attraverso le sue immagini chiave. Andy Warhol, con la sua personalità e con la sua immagine, rifletteva i desideri della cultura consumistica americana e la sua opera non è altro che un prolungamento coerente con tutto questo. Le sue serigrafie in serie di personaggi famosi o di prodotti di largo consumo diventano il manifesto di un'attenzione maniacale all'immagine, all'apparenza, e soprattutto sfidano sfacciatamente il mondo dell'arte tradizionalmente intesa". (Estratto da comunicato stampa)

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Fink on Warhol - New York Photographs of the 1960s
Spazio Damiani - Bologna, termina il 30 aprile 2017
Presentazione




Expansion of the Universe Cube | Ars Electronica Festival 2016 © Andreas Pikal Expansion of the Universe
termina il 23 marzo 2017
Le Murate - Firenze
www.expansionoftheuniverse.net

Rivivere 13,8 miliardi di anni in 13,8 minuti? Ora è possibile grazie a Expansion of the Universe, l'installazione dell'austriaco Rudolf Wakolbinger, che rappresenta acusticamente l'evoluzione dell'universo. Dall'inaugurazione nella chiesa barocca di St. Andrä di Graz (09 ottobre 2014), l'installazione sonora è stata presentata a Vienna in occasione del "Campus Festival" dell'Università di Vienna (2015) e a Linz durante il "Ars Electronica Festival" (2016), per poi giungere a Madrid, dove nell'ambito del Medialab Prado ne è stata addirittura costruita una copia. Prima che l'opera torni in Austria, dove rimarrà esposta presso il museo di storia naturale di Vienna, il Forum Austriaco di Cultura Roma la porta in Italia in due tappe: Firenze e Palermo (28 aprile - 08 maggio 2017).

Con Expansion of the Universe il compositore Rudolf Wakolbinger crea un'opera a rappresentare acusticamente l'evoluzione dell'universo. Punto di partenza sono le cosiddette scansioni a microonde dell'universo eseguite dalla società aerospaziale statunitense Nasa. Le informazioni ivi contenute, come ad esempio i processi di formazione delle galassie, o la distribuzione della materia nell'universo, sono state adattate al tracciato della velocità di espansione, rimanendo fedeli alla consecutio temporale, e, in tre anni di lavoro, trasposte in un innovativo linguaggio musicale. Il brano ha una durata di 13,8 minuti, che corrispondono ai 13,8 miliardi di anni dal big bang fino all'era contemporanea. La partitura dell'opera comprende 1.036 voci. Ha un'altezza di 12 metri e una lunghezza di 24 metri. L'opera viene eseguita da un'installazione sonora che conta 216 altoparlanti.

Nel 2014 il MIT con il progetto "Illustris" pone una pietra miliare nell'astrofisica. L'evoluzione di ca. 50.000 galassie viene rappresentata attraverso una simulazione al computer di un cubo il cui lato misura 350 milioni di anni luce. "Illustris" copre un lasso temporale di 0,9 miliardi di anni dopo il big bang fino all'era contemporanea. Ispirato a "Illustris", "Expansion of the Universe Cube" sfrutta il cubo come forma rappresentativa per rendere acusticamente la storia dell'universo.

Rudolf Wakolbinger (Braunau am Inn, 1983) inizia a comporre già in giovane età, trovando ispirazione in musicisti eterogenei come Frank Zappa, il gruppo di musica industriale "Einstürzende Neubauten", o anche Johann Sebastian Bach e Anton Webern. (Comunicato stampa Forum Austriaco di Cultura Roma)




Immagine dalla locandina della mostra Strutture, di Cesare Leonardi Cesare Leonardi: Strutture
termina il 17 aprile 2017
Museo d'Arte Contemporanea Villa Croce - Genova
www.villacroce.org

La prima mostra comprensiva sul lavoro di Cesare Leonardi. Architetto e fotografo, nel corso di una carriera professionale durata più di quarant'anni Leonardi ha continuamente messo in discussione il confine tra progettazione e pratica artistica. Nonostante il successo dei primi oggetti di design (come la poltrona Dondolo disegnata con Franca Stagi nel 1967, selezionata per la celebre esposizione Italy: The New Domestic Landscape al MoMA) la maggior parte dell'opera di Leonardi è ancora poco conosciuta. La mostra, organizzata in stretto contatto con l'Archivio Leonardi, mette in luce la dimensione personale e allo stesso tempo poliedrica della sua produzione.

Il percorso espositivo sfrutta la cornice storica di Villa Croce per tre macro campi - sedie, ombre, alberi - che Leonardi ha affrontato in scale molto diverse a distanza di anni. In parallelo ai noti lavori di design in vetroresina, negli anni Sessanta Leonardi e Stagi iniziano un progetto ventennale dedicato al disegno degli alberi, pubblicato nel volume L'Architettura degli Alberi (1982). Il risultato, poetico e ossessivo, comprende oltre 360 tavole a china e va molto oltre l'intenzione iniziale. Punto focale della mostra - a cura di Joseph Grima e Andrea Bagnato - è una serie di oltre cinquanta di questi disegni originali.

Lo studio sistematico degli alberi, attraverso una vastissima indagine fotografica che Leonardi ha condotto viaggiando in tutto il mondo, è propedeutico ad una serie di progetti per il paesaggio basati sull'idea di una struttura non gerarchica (e potenzialmente infinita) che regola la posizione di ogni elemento nello spazio. A partire dagli anni Ottanta, in risposta alla crisi petrolifera che rende insostenibile la produzione in vetroresina, Leonardi inizia a lavorare con il legno usando semplici tavole gialle da cantiere. Decontestualizzati e scomposti secondo schemi sempre più complessi, questi pannelli danno origine ai pezzi di arredamento della serie Solidi, vere e proprie sculture in cui Leonardi manifesta il tema dell'infinita variazione delle parti.

Similmente, la fotografia informa e accompagna l'intera carriera di Leonardi, riflettendo sia il suo interesse per la forma astratta che il modo di lavorare analogico, basato sull'iterazione e sulla sequenza. Mantenendo sempre un linguaggio fortemente originale, Leonardi ha avuto numerosi rapporti con figure importanti della scena culturale emiliana e modenese (come Luigi Ghirri e Claudio Parmiggiani) scegliendo però di restare lontano dalla notorietà. Cesare Leonardi: Strutture è un percorso intimo attraverso lo straordinario corpus di Leonardi, nel quale, nonostante le applicazioni più varie, emerge costantemente la tensione tra opera d'arte e prodotto artigianale, così come tra elemento singolo e struttura. La mostra a Villa Croce sarà seguita da una retrospettiva presso la Galleria Civica di Modena, che si terrà da settembre 2017 a gennaio 2018.

Cesare Leonardi (Modena, 1935) dopo la laurea in architettura a Firenze nel 1970, apre a Modenauno studio di progettazione insieme a Franca Stagi. Lo studio realizza diversi progetti di interni, architettonici, e paesaggistici, ad esempio il Centro Nuoto di Vignola (1975) e la Città degli Alberi di Bosco Albergati (1998). In parallelo Leonardi continua a sperimentare con la fotografia e la stampa in camera oscura. Tra i suoi libri, Il Duomo di Modena. Atlante fotografico (Panini, Modena 1985) e Solidi/Solids (Logos, Modena 1995). Le opere di Leonardi sono nella collezione permanente di diverse istituzioni internazionali tra cui il Museum of Modern Art di New York e il Victoria and Albert Museum di Londra. (Comunicato stampa)

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The Villa Croce Museum of Contemporary Art presents the first comprehensive exhibition on the work of Cesare Leonardi (b. 1935, Modena, Italy). An architect and photographer, in the course of a career that spanned more than four decades Leonardi has continuously challenged the boundary between design and artistic practice. In spite of the recognition gained by his early furniture design - such as the Rocking chair, designed with Franca Stagi in 1967 and featured in the foundational MoMA exhibition Italy: The New Domestic Landscape - most of Leonardi's oeuvre has remained little known, even within Italy. The exhibition Cesare Leonardi: Strutture, organized in close cooperation with Leonardi's archive, sheds light on a body of work that is at once intimate and multifaceted.

The exhibition uses the historical backdrop of Villa Croce to explore three broad topics - chairs, shadows, trees - which preoccupied Leonardi throughout his career, and on which he worked across very different scales. In parallel with the acclaimed work on fiberglass furniture, in the 1960s Leonardi and Stagi embarked on a twenty-year-long project to redraw common trees in order to provide a missing tool for landscape designers. The result, is a group of more than 360 hand-inked scale drawings, published in the book L'Architettura degli Alberi (1982) that is now out of print; poetic and obsessive, it goes far beyond its original intentions. A focal point of the exhibition is a series of more than fifty original drawings.

The systematic study of trees, conducted through a large photographic survey that took Leonardi to travel around the world, was propaedeutic to a series of landscape projects based on the idea of a non-hierarchic network. The structure, potentially endless, regulates the position of each element in space. In the 1980s, as a reaction to the oil crisis that made fiberglass no longer sustainable, Leonardi began working with simple timber formwork. Decontextualized and combined according to increasingly complex patterns, the yellow boards became a series of furniture termed Solidi.

These are veritable sculptures in which Leonardi explores the idea of an infinite permutation of the same element. Similarly, photography informed and played along Leonardi's entire career, reflecting both his interest for abstract form and his analogic working method, which was always based on iterations and sequences. While retaining a highly original language, Leonardi entertained productive exchanges with important figures in the regional scene, such as photographer Luigi Ghirri and artist Claudio Parmiggiani; nonetheless, he always chose to shy away from publicity. (Press release)




Florian Neufeldt: Stray Currents
24 february 2017 (vernissage h 18.00) - 29 april 2017
The Gallery Apart - Roma
www.thegalleryapart.it

The Gallery Apart is proud to present Stray Currents, the third solo show hosted in the Gallery's spaces by Florian Neufeldt, German artist based in Berlin. Neufeldt carries on his research on the relationships between architectures, objects and matter, a path based on the idea of space, particularly with regard to mental space. The works by Neufeldt, indeed, are the result of a process of deconstruction and reconstruction which mostly takes place at thought level, starting from the evocative impressions offered to the artist by the expressive potential he himself sees in imagining the transformations to which he submits the objects used as starting points for his sculptures. The objets trouvés that make up the artist's imaginary are not collected, selected and used as found objects, but as matter capable of being transformed.

Neufeldt is interested in the identity of the selected object and in the identity of the new shape he donates to that object, identities that are linked by a line differential which saves the memory of the previous object and, at the same time, creates a new shape provided with a strong power of abstraction. They are two halves of the same whole that finds its completion first in the visual and then in the mental perception. And this creates a vicious circle: the work comes to life in the artist's mind and passes through the transformation of the matter, it is captured by the beholders' eye to end its journey in their mind.

Stray Currents deals indeed with the way everyday use objects are perceived, particularly exploring their relationship with energy, in the form of electric energy, when they are processed and modified so as to become conductor devices throughout which current flows, and which partly is dispersed into the environment. The works on display are connected with the Gallery's electrical system, so that the activation or deactivation of the electrical current directly influences their essence as inert objects, that is their being conductors. The work is therefore activated in this function of energy conduction, in a symbolic and also material sense. Alongside the sculptures, Neufeldt arranges a series of black and white photographic images originated from the transformation of objects (chairs) and from their use as conductors of energy.

The artist, in this case as well, starts from the sculptures through which electricity flows, electricity that goes to the projector in order to throw the image on the wall. After having photographed the sculptures, these are given back to their original shape and function as chairs. At this point the photo captures the sculptures to which the artist assigns an ephemeral destiny, although renewed by using seats and seatbacks created with insulating material. The outcome is a hybrid artwork, since each picture contributes to compose along with the chair a complete work that involves and includes in itself sculpture, photography and video. A practice that highlights the importance of the art-making process to the artist in order to underline the element that characterizes its genesis: thought. (Press release)




Cristiano Guitarrini - Nessuna lontananza - olio su tela cm.30x40 2017 Cristiano Guitarrini - Gli Oleandri - olio su tela cm.35x50 Cristiano Guitarrini - Luce a Mondello - olio su tela cm.50x60 Cristiano Guitarrini - Prima dell'orizzonte - olio su tela cm.25x40 Cristiano Guitarrini
La città vagheggiata. Viaggio nella memoria panormita


termina l'11 marzo 2017
Galleria Elle Arte - Palermo
www.ellearte.it

La mostra raccoglie diciotto oli e sei acquarelli realizzati tra il 2015 e il 2017 dal pittore romano Cristiano Guitarrini, che attinge alla memoria dei suoi soggiorni palermitani, evocando una città vista attraverso il filtro di una struggente nostalgia. Palermo, da alcuni anni divenuta per l'autore soggetto di elezione al centro di una ricorrente ricerca di luce e sfumature cromatiche, diviene nelle sue opere, come la definisce Piero Longo, "città vagheggiata". Il percorso espositivo offre un suggestivo viaggio emozionale attraverso alcuni tra i più suggestivi scorci cittadini.

«Guitarrini è pittore romano e i paesaggi urbani monumentali e fascinosi li vive nel suo quotidiano di artista. Se dunque le immagini di strade e monumenti palermitani lo abbiano attratto ed egli se ne sia invaghito tanto da farne soggetto delle sue opere e in particolare di questa nuova mostra, vorrà dire che Palermo, ex antica capitale di un regno, sa mostrare ancora la sua monumentalità e offrirla, con le sue straordinarie stratificazioni, anche agli occhi di chi vive entro paesaggi urbani di raffinata qualità estetica e di grande spessore storico. Non è sfuggito alla sensibile gallerista di Elle Arte questo aspetto culturale delle opere di Guitarrini e così gli oli e gli acquarelli che rappresentano luoghi e monumenti panormiti sono oggi offerti alla nostra memoria urbana con accenti sicuramente alieni da nostalgie e da ogni presunzione che li vanti, secondo l'opinione diffusa tra i palermitani, come di assoluta bellezza.

Si tratta di immagini nelle quali la città viene vagheggiata nella sua bellezza d'altro tempo ma mostrata nella sua condizione attuale, nella sua realtà contraddittoria e attraente dove si può ritrovare ogni intelligente fruitore dallo sguardo spregiudicato come quello del nostro autore. In queste tele e carte sembra infatti scritta una storia cromatica urbana vista con lo sguardo compiaciuto di chi sottolinea una bellezza che si impone senza dare spettacolo, ma restando scena consapevole di far parte di una più grandiosa scenografia smontata e lasciata sull'enorme palcoscenico della svogliatezza e delle astuzie del caso.

Dico astuzie proprio perché luce, mare, cielo, monti e natura circostante fanno da involontario sfondo a squarci prospettici che solo un visitatore attento sa cogliere in un contesto nel quale appunto la luce e la scienza dell'immaginazione suggeriscono l'antica atmosfera. Servendosi della memoria immaginaria e del richiamo alla ruota della fortuna che conserva o lascia al caso distruzioni e sopravvivenze, tritando e frantumando ciò che il tempo onnivoro travolge, il pittore continua il suo gioco che muta le prospettive ma non può ignorare ciò che ancora resta e resiste anche contro la volontà degli uomini. E certo non è poco quel che offre ancora alla vista, anche la più distratta, questa Palermo tornata ultimamente a far parlare di sé per la sua peculiarità, oggi indicata come patrimonio dell'umanità.

Cristiano Guitarrini percorre la città riscoprendone strade e piazze, palazzi e monumenti non con l'intenzione di offrire belle illustrazioni per un futuro libro di memorie o souvenir turistici ma con la gioia di cogliere e vivere l'emozione degli squarci improvvisi, delle prospettive che si aprono là dove non ci si aspettava un teatro o una cattedrale, un giardino nascosto tra anonimi caseggiati, un porticciolo con barche o un arsenale, chiese ricamate nella pietra e calotte rosse che echeggiano d'oriente tra fontane monumentali, statue, antiche mura e solenni porte urbane.

La città "tutto porto", i terrapieni ricavati per sottrazione nell'antico impianto di altimetrie variabili, le piante esotiche, le antiche carrozze e i cavalli col cappello parasole tra le automobili e i panni stesi ad asciugare secondo l'uso isolano, il marmoreo palchetto della musica, i Cantoni sontuosi della piazza del sole e i lampioni, candelabri giganti dell' arredo urbano, si fanno epifanie cromatiche di luce respirata con la gioia del vedere. La baia di Mondello o il Monte Pellegrino, sia nella trasparenza degli acquarelli che nella corposa leggerezza degli oli, sono sostanza cromatica e luce variegata d'ombre e nuvole vaghe o, come nel suggestivo interno della Cattedrale, silenzio luminoso che le bianche statue ascoltano nella loro immobile sequenza. Passato e presente sono colti in un palpito visivo che affascina e incanta.

Ecco, queste immagini, fatte le dovute differenze e considerate le intenzioni diverse, nella loro visionarietà rapsodica e nella vaga impaginazione che isola i contesti o i monumenti della città, ricordano quelle del pittore acquarellista francese René Oghia (Carnet de Paris: de l'Operà à Montmartre, Carrés de Paris 2006) che ha illustrato i quartieri e i monumenti di Parigi aggirandosi negli arrondissements con incantato sguardo e spregiudicato senso descrittivo che sottolinea l'uso dei luoghi e l'indifferenza di chi vive in quel contesto senza più vedere i monumenti e gli squarci che si mostrano invece a colui che li vede per la prima volta.

Ed è questa la sensazione più eclatante che questa mostra ci regala: anche per noi che li viviamo e conosciamo luoghi e monumenti della nostra città sembrano mostrarsi per la prima volta, sanno di nuovo e di antico e restituiscono alla nostra memoria particolari dimenticati e l'intensa emozione della riscoperta. Dal lago di Bracciano, ma passando da Roma, Cristiano Guitarrini, giunge a Palermo e ogni volta la descrive e la vagheggia come il pittore fa con la modella che ama.» (La Città vagheggiata, di Piero Longo)




Opera di Cristina Migliorini dalla mostra Memorie Cristina Migliorini: "Memorie"
termina lo 07 marzo 2017
Galleria d'Arte Contemporanea Statuto13 - Milano

L'artista Migliorini presenta i suoi ultimi lavori e per la prima volta in Brera a Milano nei quali possiamo già scorgere la connotazione di un profondo mutamento sia interiore che tecnico che si è dipanato nel corso degli anni: da una figurazione iniziale a un espressionismo astratto attuale; entrambi molto personali e ricchi di profondità. (...) Qualcuno ama affermare che "il destino governa le nostre vite" e la mancanza di colore attribuibile alle recenti opere dell'artista sembra voglia confermare questa momentanea verità. I lavori esposti sono pregni di un potente simbolismo. Ci regalano attimi intensi con "paesaggi dello spirito", delicati - con possibili riferimenti ai moti dell'anima - e sublimi, in cui la vena lirica ha modo di manifestarsi con accenti delicati e sorprendenti.

Compostezza nelle forme e lirismo poetico accompagnano le opere di quest'artista che sembra volerci svelare un codice del tutto personale, contemplativo, fatto di ricordi che vanno ben al di là dell'intento della mimesi naturalistica. La concezione è bidimensionale il colore è usato come massima espressione psicologica, libero, con variazioni che possono essere cupe, con movimenti della pennellata che sono liberi da ogni matrice preimpostata; dunque spontanei, impulsivi e dediti all'introiezione più sincera. Le opere di Cristina Migliorini sono ricche di allegorie, il cui monito nacque molti anni or sono con l'esplicita volontà di superare la pura visione; cercando dunque di trovare delle corrispondenze tra mondo oggettivo e sensazioni soggettive più vicine alla propria spiritualità. Mostra a cura di Massimiliano Bisazza. (Comunicato stampa)




Opera di Fabio Carmignani Opera di Romain Mayoulou Interni ed Esterni: Paesaggi e scene d'interno
termina lo 01 aprile 2017
Liconi Arte - Torino
www.liconiarte.com

Come già consolidato nei mesi precedenti, gli artisti della Liconi Arte presentano una nuova collettiva, esponendo oggi opere incentrate sul paesaggio e nature morte, perché il linguaggio pittorico è nato per rappresentare, dare testimonianza del mondo che ci circonda. Alessandra Carloni crea paesaggi dove abita la sua fantasia fiabesca unita a una sensibilità tutta femminile. Le scene raffigurate sono la rappresentazione dei sentimenti. La tecnica della Carloni nasce dalla studio dell'illustrazione, del fumetto e della Street Art. Fabio Carmignani concepisce i paesaggi che rappresenta come uno specchio dell'animo dei suoi personaggi, tanto che in una delle opere presentate il fiume e le sue rive vestono la protagonista dell'opera.

Romain Mayoulou presenta in mostra le suggestioni della sua terra natia, l'Africa, giocando su forme che tendono all'astrazione e colori vivaci. Daniele Mini per questa collettiva presenta tre città, tre opere che con differenti "tagli prospettici" raffigurano tre paesaggi urbani. La quinta strada di New York ripresa in un momento del tutto particolare con la luce del mattino o del tramonto; Milano,vista sotto la pioggia, opera che si distanzia dall'iperrealismo puro che caratterizza l'artista e crea l'atmosfera proprio grazie alle pennellate fratte. Infine in questa mostra viene presentata un'opera che è la prima di una serie che Mini intende eseguire, aventi come soggetto Torino e le sue atmosfere. I caffè tipici della città vengono riproposti con la tecnica iperrealista, soffermandosi sui riflessi delle vetrine, gli arredi d'epoca e gli avventori del locale.

Marina Tabacco concepisce il paesaggio come un pattern. L'immagine di un villaggio africano, è rappresentato attraverso la raffigurazione di un corteo presso alcune capanne, gli abitanti del villaggio sono puramente delle silhouette monocrome e leggere, ma la drammaticità del momento è rappresentata da una linea rossa che attraversa la scena. La natura, gli alberi stilizzati di Marina diventano un tessuto di colori scanditi da un ritmo costante, come la vegetazione delle boscaglie del continente africano.

Per la prima volta presso Liconi Arte espone Luisa Albert, artista torinese, formatasi all'Istituto Europeo del Design di Milano. Per la sua formazione artistica di certo è stata rilevante anche l'esperienza presso lo studio del pittore Ottavio Mazzonis. Sin dal 1998 l'artista ha iniziato l'attività espositiva presso importanti gallerie della città e anche di altre regioni. Luisa Albert predilige l'esecuzione di nature morte, paesaggi e ritratti, le sue opere sono entrate a far parte di importanti collezioni istituzionali. (Comunicato stampa)




Immagine dalla locandina per la conferenza Collezionare Fotografia Collezionare Fotografia: In Italia e/o all'estero?
Clelia Belgrado incontra Denis Curti


28 febbraio 2017, ore 18.00
Spazio46 (Palazzo Ducale) - Genova
www.visionquest.it

Orientarsi nel mondo nel mercato delle immagini, tra fotografia e arte contemporanea? La situazione sul mercato delle opere fotografiche - in espansione e crescita - a partire dall'Italia. "Un punto di vista non particolarmente agiato data la scarsa esperienza maturata in Italia in questo specifico settore» - come afferma Denis Curti - e proprio per questo, terreno fertile per chi appassionato non solo di fotografia, cova l'ambizione e la voglia di iniziare a collezionare e conoscere meglio le regole di un mercato che giorno dopo giorno trova una sua precisa definizione».

Una chiacchierata fra domande e risposte sul collezionismo fotografico cercando di rintracciare le ragioni storiche ed estetiche della presenza, all'interno del mercato dell'arte contemporanea, della fotografia vissuta come parte integrante dell'offerta e quindi del mercato dell'arte. Sul tema quanto mai controverso, del "valore della fotografia": cosa lo determini e da cosa dipenda. La tiratura di un'opera, l'importanza del percorso artistico dell'autore, il valore e il ruolo sul mercato delle opere "vintage" e delle stampe contemporanee.

Denis Curti, Direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia, Il Fotografo, Festival di Fotografia di Capri. Curatore di mostre e rassegne fotografiche e autore di diversi libri sulla fotografia, fra questi, Collezionare fotografia del 2010 (con nuova edizione del 2013) per le edizioni Contrasto. Clelia Belgrado si avvicina alla fotografia nel 1997 frequentando corsi e workshops in Italia e all'estero. Oltre alle varie pubblicazioni di cataloghi, le sue foto sono state pubblicate in varie riviste e quotidiani. Dal 2009, anno della sua fondazione, dirige la VisionQuesT contemporary photography. Oltre a mostre personali e collettive, partecipazione a Fiere, lo Studio pubblica cataloghi, organizza conferenze, incontri con fotografi, curatori, critici, scrittori, presentazione libri, Workshops, e collabora con diverse Istituzioni come Musei e Gallerie Nazionali. (Estratto da comunicato stampa)

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__ Presentazioni di altre mostre di fotografia in questa pagina __

Gabriele Basilico: Dancing in Emilia
Spazio NonostanteMarras - Milano, termina il 26 marzo 2017
Presentazione

Fink on Warhol - New York Photographs of the 1960s
Spazio Damiani - Bologna, termina il 30 aprile 2017
Presentazione

La Stampa fotografa un'epoca
Palazzo Madama - Corte Medievale - Torino, termina il 22 maggio 2017
Presentazione

Vittorio Pigazzini - La natura nella mia fotocamera
Associazione Renzo Cortina - Milano, termina l'11 marzo 2017
Presentazione

Eric Rondepierre: "C'era una volta il cinema..."
Galleria Paci contemporary - Brescia, 07 marzo (inaugurazione ore 18.30-23.00) - 30 settembre 2017
Presentazione

Enrico Pedrotti
foto-forum Südtiroler Gesellschaft für Fotografie - Bolzano / Bozen, termina l'11 marzo 2017
Presentazione

Brescia Photo Festival
07-12 marzo 2017
Presentazione

Mostre su Vivian Maier in Italia
Presentazione

Elliott Erwitt: Kolor
Palazzo Ducale - Genova, 11 febbraio - 16 luglio 2017
Presentazione

Gianni Berengo Gardin - Vera fotografia con testi d'autore
CAOS (Centro Arti Opificio Siri) - Terni, termina il 30 aprile 2017
Presentazione

La guerra è finita. Nasce la Repubblica.
Milano 1945-1946. Fotografie di Federico Patellani

Museo di Fotografia Contemporanea - Milano, termina il 30 aprile 2017
Presentazione

Artico: Ultima frontiera
Casa dei Tre Oci - Venezia, termina lo 02 aprile 2017
Presentazione

ProtoBalla: La Torino del giovane Balla
Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, termina il 27 febbraio 2017
Presentazione

Henri Cartier Bresson: Fotografo
Palazzo Ducale - Genova, 11 marzo - 11 giugno 2017
Presentazione




Gabriele Basilico - Dancing in Emilia Gabriele Basilico: Dancing in Emilia
termina il 26 marzo 2017
Spazio NonostanteMarras - Milano
www.antoniomarras.com

La mostra - a cura di Francesca Alfano Miglietti con la collaborazione dello Studio Gabriele Basilico - presenta le immagini che il grande fotografo Gabriele Basilico ha realizzato nel 1978 nei dancing in Emilia Romagna per incarico del mensile di architettura e design "Modo". Alla fine degli anni Settanta il boom del liscio di Raoul Casadei e degli scatenati ritmi di John Travolta, sostenuti dall'intraprendenza di alcuni mecenati dell'evasione musicale di massa, avevano popolato la zona fra Parma e Ravenna di una miriade di discoteche frequentate da un pubblico numeroso e indifferenziato.

In un turbinio di minigonne, luci stroboscopiche, abiti eleganti e papillon, Gabriele Basilico cerca di svelare il successo che accompagna l'avvento della musica di rottura che va imponendosi sulla scena italiana ma che convive ancora con i ritmi della tradizione. La sua ricerca non si limita, però, a una campionatura di tipo sociologico, ma interviene in modo frontale e partecipe: Basilico utilizza il flash quale strumento principe della sua indagine, come un riflettore teatrale che isola e seleziona i personaggi su un palcoscenico.

Come scrive Giovanna Calvenzi in Dancing in Emilia (Silvana Editoriale, 2013), "Basilico ricerca con i suoi soggetti un rapporto recitato, dove le immagini nascono dalla performance collettiva e dall'interazione fotografo-fotografato. La sua comprensione e la sua partecipazione, inizialmente solo parziali, si ampliano nello svolgersi del lavoro. Indirizza dapprima la sua analisi critica verso gli spazi, gli imbottiti di plastica, il plexiglass, i neon e i finti ori, gli oblò e il peluche. Poi, con un deciso slittamento dall'incombenza professionale, passa dagli arredi e dai decori al pubblico, alla ricerca di momenti emblematici, di volti, di situazioni. Gente che balla, ritratti, il flash scava nel buio e ferma momenti, gesti, sorrisi, presenze e assenze, è strumento di indagine ma anche e soprattutto segno di riconoscimento, l'avvertimento dell'operazione in corso, un "memento" per chi vuole sfuggirgli e un punto di riferimento per chi, in processione spontanea, vuole essere parte della rappresentazione che il fotografo sta mettendo in scena".

Una lettura attenta dei nuovi spazi del divertimento ma anche dei comportamenti, dei trasformismi, dei rapporti generazionali, dell'evolversi del costume e della moda. Una selezione di cento immagini è stata presentata per la prima volta nel 1980 alla Galleria Civica di Modena dove è stata riproposta nel 2013 a cura di Silvia Ferrari. Il volume Dancing in Emilia ospita testi di Silvia Ferrari, Gustavo Pietropolli Charmet, Gabriele Basilico, Giovanna Calvenzi e una conversazione del 2007 tra Gabriele Basilico e Massimo Vitali.

Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013), dopo la laurea in architettura (1973), si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l'identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio postindustriale sono da sempre i suoi ambiti di ricerca privilegiati. Considerato uno dei maestri della fotografia contemporanea, ha ricevuto molti premi e le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. Milano. Ritratti di fabbriche (1978-80) è il primo lungo lavoro che ha come soggetto la periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra presentata in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Partecipa alla XIII Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (2012) con il progetto Common Pavilions, su progetto di Adele Re Rebaudengo e realizzato in collaborazione con Diener & Diener Architekten, Basilea, pubblicato nel 2013. (Comunicato stampa Ufficio stampa Maria Bonmassar)




Alexandere Dellantonio - Alto Adige Cassia Raad - Trentino Artisti a Statuto Speciale - particolare dalla locandina della mostra Roberto Floris - Sardegna Artisti a Statuto Speciale
- 24 febbraio - 10 marzo 2017
Sale di Torre Mirana, Sala Thun e Cantine in via Belenzani - Trento
- 31 marzo - 18 aprile 2017
Galleria Civica - Bolzano
- Sardegna e Friuli - Venezia Giulia (date da definire)
www.fida-trento.com

Progetto artistico di Antonello Serra e Paolo Sirena in collaborazione con FIDA Trento - Federazione Italiana Degli Artisti Trento. L'idea di partenza vede il coinvolgimento di due regioni italiane: Sardegna e Trentino. Questo pensiero ha come fulcro, l'obbiettivo di mettere in dialogo, attraverso l'arte e la cultura, due territori italiani siti geograficamente opposti, ma che si accomunano attraverso alcune forme speciali di cui godono dal primo dopo guerra, ovvero Autonomia a Statuto Speciale concessa dopo la seconda Guerra Mondiale, articolo 116 della Costituzione Italiana.

Nel 2015, dunque, la realizzazione di questo progetto, avvenne con l'esposizione di opere d'arte di Artisti sardi e trentini. La prima mostra venne ospitata presso Torre Mirana a Trento e la seconda presso il Museo di Sa Corona Arubbia (Cagliari). Con l'evento di queste esposizioni, furono create intorno ad esse una serie di eventi, riportanti usi, costumi, letteratura, musica, enogastronomia, i quali coronarono, ricamarono, divulgarono ciò che da queste terre proviene, mettendo a confronto due popoli regionali, affinché l'accrescimento culturale di entrambi potesse davvero toccarsi con mano, pertanto apprendere tutto quello che altrimenti potrebbe essere alieno solamente per distanza geografica.

Da tale evento, l'idea è progredita, per il 2017, con la progettazione di coinvolgere altre Regioni a Statuto Speciale. Nella fattispecie il Friuli-Venezia-Giulia e l'Alto Adige. Rammento che se Trentino Alto Adige è considerata una Regione a Statuto Speciale, di fatto la Regione è divisa in due Province, che unitariamente godono di Autonomia separata. E, l'ambizione maggiore, sarà quella, di coinvolgere tra due anni, con l'avvento della Terza Biennale a tema anche la Regione Sicilia e Valle D'Aosta.

La motivazione di espandere il progetto è una conseguenza naturale al fatto che questi territori, posti tutti sui confini dell'Italia, sia montani che marini, hanno sempre subìto il passaggio di svariate culture, se non ché il tentativo di essere piegati o addirittura sottomessi dalle genti che nella storia hanno transitato, e, per più o meno tempo stazionato sulle loro terre. Questo aspetto, chiamiamolo di relazione osmotica tra genti, ha portato ad una formazione identitaria di carattere particolare e molto ben definito e distinto dal resto dell'identità italiana, nonché una inclinazione caratteriale unica, riconoscibile soprattutto per la tenacia di temperamento, che se pur diversa tra queste regioni, ne accomuna il segno geroglifico che è forgiato dalle esperienze storiche scritte nei loro DNA.

Identità culturale e identità linguistica - ogni di queste terre porta una lingua propria - identità enologica e identità gastronomica. Questi i punti centrali su cui il progetto fissa il proprio obbiettivo, affinché la divulgazione e la conoscenza di essi non si perda, ma si valorizzi attraverso questo importante evento artistico, il quale spalanca le porte di chiusura circondariale dei confini regionali politici, aprendoli alla geografia della conoscenza, e, se come scrive Magris, illustre di terra friulana, "Un'onesta e fedele divulgazione è a base di ogni cultura", che questi attributi divengano dunque le basi per lo sviluppo culturale futuro, che in questo caso ha una genesi macro territoriale, ma in futuro potrebbe espandersi al mondo.

Sorge spontanea la concreta necessità di indire la specifica richiesta da parte di Artisti A Statuto Speciale, ai rappresentanti delle Istituzione Regionali e Provinciali relative allo Statuto Speciale, che le rappresentano, la programmazione di una conferenza a tema (come evento correlato di primaria importanza), ove attraverso il ponte di aggancio artistico, si articoli una conversazione in cui raccontare le peculiarità delle Regioni a Statuto Speciale. Peculiarità non solamente di origine politica e statutaria, bensì mettendo in evidenza i caratteri storici, culturali ed artistici così ben definiti e distinti tra loro, facendo in modo che questi temi divengano un grande punto di forza per le Terre di confine italiano.

Tale conferenza, potrebbe essere a Trento durante il periodo espositivo, non necessariamente nelle sale di Torre Mirana, bensì in un altro luogo significativo della città. Il fatto di fare una conferenza con questo tema così poco conosciuto ai più e, talvolta quasi tenuto a distanza, come al contempo invidiato, sarà per certo una occasione di avvicinamento tra le varie Regioni che ne fanno parte, tra i cittadini, tutti, e un abbattimento di quella membrana invisibile che spesso toglie tridimensionalità alle parole di un articolo Costituzionale, dando forma appunto a ciò che è necessario conoscere attraverso la divulgazione culturale. Interessante e soprattutto arricchente potrebbe essere anche la materiale idea di invitare i rappresentanti relativi ad Alto Adige, Friuli-Venezia-Giulia e Sardegna, oltre ai presenti del Trentino.

Durante i periodi espositivi vi saranno degli eventi correlati, ovvero la programmazione di incontri di confronto culturale basato sulla letteratura - identità linguistica- che prevede di ospitare poeti provenienti da ognuna delle regioni, i quali reciteranno in versi della propria terra; enogastronomia - identità culturale attraverso il cibo ed il vino -, che prevede la presenza di prodotti enologici e gastronomici; musica, che vuole la presenza di musicisti di folklore per divulgare l'identità di costume. La presenza dell'arte, come linguaggio di comunicazione e divulgazione, oggi, più che mai e importante, affinché non si perdano le identità territoriali, le quali saranno per il futuro il punto di forza per una evoluzione collettiva. (Barbara Cappello - Presidente FIDA Trento)

Artisti partecipanti

Trento: Antonello Serra, Lome Lorenzo Menguzzato, Barbara Cappello, Claudio Cavalieri, Stefano Benedetti, Matteo Boato, Cassia Raad, Nadia Cultrera.

Bolzano: Renato Sclaunich, Mike Fedrizzi, Marzio Ghiotto, Lucia Nardelli, Alma Olivotto, Stephan Fish, Andrea Pozza, Alexander Dellantonio.

Friuli - Venezia Giulia: Elena Budai, Sonia Passoni, Edo Vincent, Luciano Lunazzi, Arianna Ellero, Carlo Stragapede, Giovanni Di Benedetto, Enzo Valentinuzzi.

Sardegna: Marco Pili, Silvano Caria, Antonio Ledda, Dina Montesu, Gisella Mura, Giuseppe Bosich, Roberto Floris, Marina Desogus.




Silver Surfer - Signed Stan Lee only on front Steve Kaufman - Elvis Le cinéma de Steve Kaufman
02 marzo (inaugurazione ore 18) - 06 maggio 2017
Barbara Frigerio Contemporary Arts - Milano
www.barbarafrigeriogallery.it

"Non c'è fine. Non c'è inizio. C'è solo l'infinita passione per la vita." Questa frase di Federico Fellini può descrivere al meglio lo spirito di Steve Kaufman e del suo lavoro, volto a descrivere persone ed oggetti del mondo contemporaneo con fare ironico e sognante. E lo scintillante mondo del cinema è sicuramente una buona fonte d'ispirazione per le sue opere: tra star, locandine e fotogrammi. Una per tutti l'intramontabile Marylin, icona per eccellenza, da Kaufman ritratta innumerevoli volte, ma sempre con una nuova veste. Lo stesso può dirsi per Elvis Presley e James Dean, volti intramontabili della nostra storia, qui presenti accanto, tra gli altri, ad una bellissima ed elegante Grace Kelly. Lo sguardo divertito dell'artista pop non poteva non prendere in considerazione anche il mondo delle fiabe, dei cartoni animati e dei supereroi: un modo sapiente di farci continuare a sognare. (Comunicato stampa)




Jean Blanchaert - Santa Rosalia Jean Blanchaert - Senza titolo - inchiostro su carta cm.29,7x21 "Finalmente la mostra personale di Jean Blanchaert"
termina lo 05 marzo 2017
Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti - Milano
www.bagnimisteriosi.com

La mostra a cura della Fondazione Pier Lombardo - incipit di un ciclo di esposizioni dedicate all'arte contemporanea - illustra l'universo creativo di Blanchaert caratterizzato da influenze dada, fascinazioni surrealiste, contrattempi espressionistici, assonanze comiche, contraltari semantici, caotiche casistiche umane. Spiccano i ritratti a inchiostro che disvelano le fisionomie ignote dei Santi e dei Giusti, le sculture in vetro e i lavori su carta in cui è possibile rintracciare parole in libertà intrecciate a tratteggi del reale, tanto più vero quanto più inverosimile.

Nel suo fare arte Jean Blanchaert crea una linea continua che scivola lungo le figure, trasmuta le forme conosciute in sconosciute associazioni e metamorfosi. (...) Senza sollevarsi mai dalla carta la linea ha disegnato negli anni un ritratto che è la somma di tutti i ritratti: quello dell'artista, ben rappresentato in questa mostra. Una videoinstallazione fa da contrappunto al ritmo delle opere, in cui l'artista appare nelle sue molteplici identità: da scultore del vetro a maestro calligrafo, da antiquario a gallerista, da critico d'arte a illustratore. (Comunicato IBC Irma Bianchi Communication)




Giuliana Cunéaz - Matter waves chrome - animazione 3D videoinstallazione 2014-2016 Giuliana Cunéaz: La grammatica delle forme
termina il 28 febbraio 2017
Studio Museo Francesco Messina - Milano

L'esposizione, a cura di Angela Madesani, ideata specificatamente per gli spazi del museo, è un omaggio alla poesia di Francesco Messina. La scrittura, del resto, ha sempre accompagnato il percorso plastico dello scultore siciliano le cui liriche I tigli del parco, pubblicate nel 1965, si avvalsero di una introduzione redatta dall'amico Salvatore Quasimodo. Giuliana Cunéaz spiega: "Nei versi di Messina ho trovato motivi di profonda aderenza con la mia ricerca intrisa di forme mutevoli e cangianti, di immagini in continuo divenire dove il complesso mondo della materia si intreccia alla sua stessa sublimazione". Da questa sintonia sono nati i tre interventi inediti dell'artista, ognuno ispirato ad una poesia del grande artista e dedicato ai luoghi che ne raccontano il vissuto.

Nei lavori di Giuliana Cunéaz l'uso del 3D e della tecnologia più sofisticata si armonizzano con i temi trattati nelle liriche di Messina, creando un dialogo inedito tra parola e forma. Ne scaturisce una visione intima, che consente a ciascuno di entrare in contatto con l'aspetto imperscrutabile delle cose. A tale proposito Angela Madesani scrive nel testo in catalogo: "L'incontro tra la tecnologia, utilizzata da Cunéaz, e la poesia di Messina parrebbe un ossimoro. In realtà il dialogo è perfettamente equilibrato, riferimento ad una dimensione che va oltre un preciso tempo storico, a una localizzazione realmente geografica. Il rimando è, infatti, a una presunta quanto auspicata classicità".

Questa considerazione trova conferma nella videoinstallazione in 3D Matter waves chrome nella quale le onde, con il loro respiro, sembrano depositare sul terreno oggetti misteriosi o reperti archeologici dai colori vivaci e in continua metamorfosi. Perfetto appare il contrappunto di Messina che scriveva "...dagli scogli il mare esplode...oltre le case, oltre la notte un sepolcro di reliquie affiora". La poesia Linguaglossa ha ispirato invece la realizzazione di un lavoro sulla genesi delle forme, mentre una delle liriche più famose di Messina, I tigli del parco, ha mosso Giuliana Cunéaz verso la progettazione di un'installazione alta oltre nove metri, collocata sulla vetrata principale dell'antica chiesa dove attraverso un materiale traslucido, rievocazione della pittura monumentale, l'artista ha ideato una sequenza di nanostrutture nella quale si potrebbero riconoscere i tigli descritti da Messina.

Giuliana Cunéaz (Aosta, 1959) utilizza tutti i media artistici, dalla videoinstallazione alla scultura, dalla fotografia alla pittura sino agli schermi dipinti. Dall'inizio degli anni Novanta inizia un'indagine dove la ricerca plastica si coniuga con le sperimentazioni video. Nel 2004 il 3D entra, a pieno titolo, a far parte della sua indagine e l'artista acquisisce gli elementi tratti dal mondo della scienza e della nanoscienza per modificarli sino a creare un paesaggio virtuale che interagisce con i dati naturali. Giuliana Cunéaz ha iniziato ad esporre in importanti spazi pubblici e privati italiani e stranieri dall'inizio degli anni Novanta. Molti sono i luoghi che hanno ospitato le sue opere, dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, al museo Pecci di Prato, dal Castello Gamba, a Gallerie d'Italia, sino alla Fondazione Burri di Città di Castello e al museo Marino Marini di Pistoia. (Comunicato stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Particolare dalla locandina della mostra I Meta-Networker in Spirit, di Ruggero Maggi Ruggero Maggi: I Meta-Networker in Spirit
termina il 17 marzo 2017
Showcases Gallery - Varese

Ruggero Maggi è un artista poliedrico che dagli anni '70, utilizzando materiali eterogenei, si è occupato prima di "Poesia Visiva", "Mail Art", di "Copy Art" e successivamente di "Laser Art". Ha ravvivato in continuazione la sua poetica espressiva attraverso una dinamica e fertile sperimentazione e da figura cosmopolita, ha saputo proporre un ironico stravolgimento della realtà emozionante e poetica. Nei suoi quadri riproduce con precisione, non l'oggetto fine a sé stesso, ma la sua immagine e in un universo quasi reale e palpabile, inserisce l'elemento "diatonico" e "significante", permeato da uno sguardo ironico e distaccato. Mantenendo ferma ed incisiva la carica critica e riflessiva delle sue opere, dà forma ad un dinamismo capace di conciliare la dimensione spaziale con quella temporale.

Anche lo schema dimensionale dell'oggetto, che altro non fa che enfatizzare la solitudine dell'uomo, gioca con la scala dei valori; ciò che "micro" diventa "significante" di una visione assoluta, e ciò che è "macro" perde la sua forza iconografica. Le composizioni di Ruggero Maggi sono equilibrate e fluide, hanno la leggerezza e l'incisività della musica e riescono attraverso il tratto elegante a sfumare le angosce e i timori in un clima di ironica tensione, nel quale il capovolgimento della normalità non è che il volto nascosto della realtà del quotidiano. Nelle sue composizioni organizzate, in cui i ritmi sono lineari, il colore viene quasi annullato e gli spazi incongrui in cui sono inserite "le immagini del reale" sono evocativi della profondità dell'inconscio e dello sguardo dell'artista, che contempla le angosce del nostro tempo con un'accorata comprensione. (Comunicato stampa)




Fink on Warhol
New York Photographs of the 1960s


termina il 30 aprile 2017
Spazio Damiani - Bologna
www.damianieditore.com

In mostra 15 opere fotografiche in bianco e nero che costruiscono un dialogo tra il fervore sociale e politico della New York degli anni '60 e la figura artistica e nichilista di Andy Warhol e dei personaggi della Factory. Le fotografie che ritraggono Andy Warhol ed alcuni dei più celebri esponenti della Factory, tra cui Lou Reed e i Velvet Underground, Ingrid Superstar, Susanna Campbell e Gerard Malanga, sono state scattate nell'arco di tre giorni della primavera del 1966, quando Larry Fink fu incaricato di realizzare un servizio per l'East Side Review. Coprono invece un arco temporale più esteso, dal 1964 al 1968, gli scatti che documentano un'America percorsa dalle tensioni politiche e sociali. Le immagini in mostra, così come l'intero corpus fotografico da cui provengono, tornano ora per la prima volta alla luce.

Dall'accostamento di questi due volti della New York degli anni '60 emerge potente il ritratto di una società in pieno movimento. Da un lato Andy Warhol e i personaggi della Silver Factory caratterizzati da un atteggiamento di studiato distacco sociale, disimpegno politico e profonda conoscenza dell'intreccio tra logiche commerciali, arte e comunicazione di massa; dall'altro un giovane Larry Fink totalmente coinvolto nei rivolgimenti della società civile, strenuo sostenitore della partecipazione politica e convinto detrattore dell'arte asservita alle logiche di mercato. Kevin Moore, autore del testo critico che accompagna questo progetto dai risvolti quanto mai attuali, scrive: "in un certo senso, semplificando le cose, si potrebbe asserire che Fink e Warhol fossero entrambi interessati alla politica, così come lo erano all'arte, semplicemente lo facevano partendo da presupposti non solo diversi, ma agli antipodi".

Le fotografie in mostra restituiscono il linguaggio di Larry Fink: prospettive inconsuete, eloquenza della composizione e profondità di narrazione. L'individuo è sempre al centro della scena, anche quando questo individuo è Andy Warhol: nessun accorgimento tecnico o stilistico viene utilizzato per conferire una luce particolare ai più celebri rispetto all'uomo comune. Al contrario, negli scatti di Larry Fink ogni mezzo scenico è evocato per sottolineare l'umanità del soggetto fotografato. Il re è nudo e il mito è a portata di mano. Fink on Warhol: New York Photographs of the 1960s è anche il titolo del volume pubblicato da Damiani tra le novità editoriali della primavera 2017 che presenta la serie completa degli 80 scatti inediti da cui è stata tratta questa mostra.

Nel leggendario libro fotografico Social Graces (pubblicato nel 1984), Fink Larry Fink (Brooklyn, 1941) mette a confronto due mondi: uno proletario e quotidiano che trova le sue radici nella Pennsylvania rurale, l'altro ricco e festaiolo che anima la vita dell'alta classe cittadina di Manhattan. Le sue fotografie sono state esposte in numerose mostre personali presso il Museum of Modern Art, LACMA, San Francisco Museum of Modern Art, il Whitney Museum of American Art, al Musée de l'Elysée in Svizzera, al Musée de la Photographie a Charleroi in Belgio, al Centro Andaluz de la Fotografia in Spagna e più recentemente al Museo de Arte Contemporaneo di Panama. Fink ha insegnato fotografia presso altre istituzioni tra cui la Yale University School of Art e al Cooper Union School of Art. Attualmente è professore di fotografia al Bard College, Annandale-On-Hudson, NY. (Comunicato stampa)




Opera di Wolfgang Bender Wolfgang Bender
termina il 24 marzo 2017
Forum Austriaco di Cultura - Roma

Tagebuch (diario) è il titolo con cui Wolfgang Bender (1960) si presenta per la prima volta in Italia. Una mostra in cui l'artista austriaco si racconta attraverso lastre retrodipinte atte a ricreare il proprio spazio creativo. Un diario fatto di fogli di vetro, che possono apparire causali, ma che in realtà, proprio attraverso strappi e imprecisioni, riflettono l'esperienza quotidiana di un processo artistico in continuo divenire. "L'arte di Bender", spiega il curatore della mostra, Claudio Libero Pisano, "è un continuo cercare letture della realtà fuori da schemi prefissati.

La sostanza delle cose è possibile scorgerla anche solo invertendo il punto di vista e riconoscere per vero anche ciò che all'apparenza sembra artefatto. Il segno quando è esile e rarefatto si annulla nella trasparenza della materia, in altri frammenti il colore a olio copre totalmente la superficie, che resta visibile attraverso minime lesioni di luce tra le stesure. Che si presenti come una linea sottile o una vasta zona di colore, il segno circonda lo spazio e se ne appropria".

Agli studi presso l‘università Mozarteum di Salisburgo e l‘Accademia di Belle Arti di Brera, si aggiungono numerosi borse di studio, fra cui quella dello stato federale austriaco (Österreichisches Staatsstipendium für bildende Kunst), che lo portano anche in Italia (Milano, Civitella d'Agliano, Paliano/Roma). I suoi lavori sono già stati in mostra a Graz (Neue Galerie) e a Budapesto (Kunsthalle Mücsarnok) nell'ambito di "pittura/immedia" (a cura di Peter Weibel), a Vienna (Augarten Contemporary/Obere Galerie Belvedere) e a New York City (Forum Austriaco di Cultura). Per questo autunno è in lavorazione una grande personale presso il Künstlerhaus Bregenz (Austria) dal titolo Ghost. (Comunicato stampa)




SISA Torino Trieste - Immagine dalla mostra Bruno Reiter - La corsa nello Spazio Zeppelin NT di Bruno Reiter Bruno Reiter
La corsa nello Spazio


termina il 27 febbraio 2017
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa | Spazio Filatelia delle Poste Centrali - Trieste

Mostra per rivisitare collezioni e materiali filatelici e, nel contempo, ricordare, il lavoro e la figura del filatelico triestino recentemente scomparso. Per oltre cinquant'anni Bruno Reiter ha collezionato francobolli curando, con particolare predilezione, i temi legati all'Areofilatelia. Oltre a frequentare le diverse associazioni filateliche del capoluogo regionale, Reiter si è rivolto a circoli e organizzazione di altre città, un tanto a allargare le sue conoscenze e collezioni. E' del 1974 la sua iscrizione all'Associazione Italiana di Aerofilatelia e, nel 2003, viene inserito nell'elenco dei Veterani della Federazione tra le società filateliche italiane.

Nel corso della sua attività Reiter ha esposto le sue collezioni in 169 spazi espositivi, alcuni dei quali all'estero, collezionando numerosi riconoscimenti. La sua prima esposizione in ambito Aerofilatelico avviene nel 1973 alla Fiera del Levante di Bari, mentre debutta all'estero l'anno successivo in quel di Budapest con la collezione "Voli e spedizioni con aereo, elicottero e pallone" premiata con una medaglia di bronzo. Negli spazi del Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa e nell'adiacente Spazio Filatelia verrà allestita la collezione "La corsa nello spazio" che comprende 170 interi postali di vario tipo e nazioni, oltre a foglietti e valori postali di diverse nazioni in tema di esplorazioni postali, oltre a foto e autografi degli astronauti di varie nazionalità.

Verrà presentata pure la rassegna "Lo Zeppelin NT", ben 180 interi postali variegati e di diverse provenienze, oltre a foglietti dei bolli usati per la corrispondenza trasportata con i dirigibili Zeppelin. Durante la mostra saranno visibili dei modelli di mezzi astronautici in diverse scale, realizzati in cartoncino da Giovanni Chelleri, responsabile della sezione austroungarica del Centro Regionale Studi di Storia Militare antica e moderna di Trieste. (Comunicato stampa)




Immagine dalla mostra La Stampa fotografa un'epoca La Stampa fotografa un'epoca
termina il 22 maggio 2017
Palazzo Madama - Corte Medievale - Torino

Il 9 febbraio 2017 La Stampa compie 150 anni. La mostra documenta con quasi 500 fotografie la nascita e l'evoluzione del quotidiano nazionale di Torino che dal 1867 ha accompagnagnato i propri lettori in un viaggio con gli occhi aperti sul mondo e la mente rivolta al futuro, mantenendo al contempo uno strettissimo legame con il proprio territorio. Attraverso fotografie e documenti provenienti dall'archivio storico del giornale sarà possibile rivivere temi sociali, costumi e personaggi che hanno caratterizzato un secolo e mezzo di storia, testimoniando al contempo l'importanza fondamentale che la documentazione iconografica riveste nella vita di un giornale.

Le tante testimonianze in mostra - selezionate dall'Art Director de La Stampa e curatrice dell'esposizione Cynthia Sgarallino - comprendono fotografie originali e documenti dell'archivio storico: alcune con annotazioni storiche, altre ritoccate a tempera e matita, come si faceva prima di Photoshop, altre ancora sgualcite o incurvate. Tutte sono state selezionate perché "hanno addosso" il lavoro di questi 150 anni in cui sono passate di mano tra fotografi, archivisti e giornalisti. La mostra si articola in 13 sezioni, seguendo un ordine tematico che prende le mosse dalla Redazione, a testimonianza dei veri protagonisti che hanno fatto la storia del quotidiano. Le fotografie presentate, in bianco e nero e a colori, costituiscono una testimonianza dell'immenso materiale presente nell'archivio fotografico del giornale, che conta ad oggi oltre 5 milioni di immagini.

Attraverso di esse sarà possibile compiere un viaggio alla scoperta di come La Stampa sia stata e continui ad essere testimone importante non solo per la storia del territorio e dell'Italia, ma anche per i fatti internazionali, grazie ad una chiara connotazione "glocal". Ad accompagnare le immagini in mostra, un'ampia selezione di prime pagine del giornale, ben 47 per ricordare gli avvenimenti più importanti accaduti in Italia e nel mondo nel corso degli ultimi 150 anni. Al centro della mostra Il mondo della Stampa, opera d'arte contemporanea in carta di giornale pressata di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), realizzata appositamente per l'occasione.

Il celebre artista ne ha sintetizzato il significato con questa frase: "Quanti frammenti di memorie compongono la sfera di giornali che celebra La Stampa nel mondo!". Il percorso di visita prevede anche numerosi apparati multimediali. Innanzitutto gli audio di alcuni eventi chiave della storia italiana: dalla canzone del Piave, all'ultimo discorso di Matteotti alla Camera, ma anche il popolare Lascia o raddoppia?! di Mike Bongiorno. Un touch screen consentirà di selezionare e ascoltare le interviste a otto direttori de La Stampa. (Estratto da comunicato stampa)




Opera di Antonino G. Perricone Antonino G. Perricone
Opere della collezione del Museo


termina lo 04 marzo 2017
Museo degli Angeli - Sant'Angelo di Brolo (Messina)

Una tranche della collezione museale delle opere dell'artista Antonino G. Perricone. Le opere come si ricorda vennero donate dall'artista nel corso del 2015 al Comune di Sant'Angelo di Brolo, affinché fossero acquisite al patrimonio inalienabile del Museo degli Angeli. Le opere in mostra rappresentano una piccolissima parte dell'intera donazione costituita da un numero considerevole di opere. Sull'attività di Perricone artista si è detto molto, un'attività durata oltre 50 anni che lo condusse a stringere amicizie in ogni campo dell'arte. Disegnatore, incisore, scultore e pittore, si "nutre" costantemente fin da giovanissimo dei colori e della solarità mediterranea, prediligendo il blu, il rosso, il giallo, il verde realizzando opere soventemente monocromatiche.

Personalità forte e intraprendente è grande amante dell'arte contemporanea. La sua passione per questo mondo in forte evoluzione lo porta ad aprire una galleria d'arte a Palermo: "El Harca", un'esperienza che durerà dal 1963 al 1968. In quegli anni si rende promotore di una borsa di studio per giovani diplomandi del Liceo Artistico e dell'Istituto d'Arte di Palermo. Sono anni di grande fermento nel mondo dell'arte siciliana e la sua galleria diventa punto di incontro e di riferimento di critici d'arte, intellettuali, giornalisti, artisti che in quegli anni frequentavano la sua galleria si annoverano parecchi autori, oggi molto celebrati dalla critica d'arte e dal collezionismo. Nel 1965 costituisce la scuola pittorica dei matecromatici (una "scuola" di studi polimaterici del ciclo informale ispirati alla disgregazione del mondo ad opera dell'uomo). Nel corso della sua vita artistica, le sue collaborazioni furono tantissime sia con riviste che con galleria private. (Comunicato stampa Francesco M. Scorsone)




Opera di Silvio D'Antonio Silvio D'Antonio
Variazioni: continuità della trama


termina il 10 marzo 2017
Studio Arte Fuori Centro - Roma
www.artefuoricentro.it

La rassegna "Corrispondenze assonanti", curata da Massimo Bignardi, propone le esperienze di quattro artisti italiani che da tempo, in piena autonomia, lavorano sul valore di piano e di superfice che a volte diviene anche quella del frammento. Si tratta di Silvio D'Antonio che propone le sue Variazioni rilevando in esse corrispondenze con le liriche geometrie che cifravano le sue opere dei primi anni settanta; di Angela Rapio, la più giovane che con le sue 'Scritture strappate' tratte dal ciclo carte fossili propone il rapporto tra superfice e frammento, tra scrittura e immagine.

Seguono le città di Giuseppe di Muro: le sue lastre in ceramica raku parlano di progetti di una terra archetipa, nascosta nel nostro desiderio di città. Infine le trasparenti sequenze pittoriche di Mario Lanzione che, con la mostra dal titolo Carte, trasparenti filtri delle emozioni ci riporta al piano, alla sua capacità di farsi, attraverso la trasparenza di carte veline, spazio dell'inesprimibile. «Una rassegna, avverte Bignardi, che non ha margini di chiusura, comparti stagni dove ciascun artista conserva il suo 'monologo'. Anzi spinge verso i margini di un contatto, di un corto circuito tale da rendere l'assonanza un vero accordo, cioè la misura di un dialogo».

«In questa mostra romana, Silvio D'Antonio propone un rapido percorso della sua esperienza artistica. Riprende, osserva Massimo Bignardi, la trama di quelle geometrie che furono alla base delle sue 'smarginazioni' pittoriche, chiamando in campo altri materiali nonché il 'corpo' dell'oggetto. In quei primi anni Settanta la pittura accoglieva il vitalismo che l'onda 'concettuale' trasmetteva, consentendo diversi approcci a quello che restava dell'immagine sul foglio o sulla tela. Nel tempo D'Antonio ha insistito su tale trama compositiva, depurandola di ogni residuo formale per assumere, come testimoniano le opere realizzate in questi ultimi anni, il carattere di composizioni che, se pur nutrite dalla geometria, trovano nei vari e molteplici materiali una rinnovata vitalità 'espressiva'.

I materiali sono quelli che popolano la sfera industriale, soprattutto plexiglass, lastre di acciaio, legni trattati con i quali l'artista apre un dialogo, o meglio riapre la trama di uno spazio che ora è articolato da piani invasi da riflessi della realtà. D'Antonio, come ho avuto già modo di rilevare, nelle opere di questi anni ha messo da parte la fredda distanza 'concettuale': ora fa spazio al desiderio di far emergere la propria personalità dalla omologante 'molteplicità' che connota l'attuale scena dell'arte». (Comunicato stampa)




E wide shut - Selezione internazionale dal Video Art Miden Festival di Kalamata in Grecia E wide shut
Selezione internazionale dal Video Art Miden Festival, Kalamata (Grecia)


termina il 25 febbraio 2017
[.BOX] - Milano
www.dotbox.it

Festival Miden (Miden in greco significa "zero"), a cura di Giorgos Dimitrakopoulos, è uno dei primi festival di video arte in Grecia e di un'organizzazione che mira ad espandere la ricerca sulla video arte e nuovi media. Si tratta di un'organizzazione indipendente fondata, organizzata e curata da un team di artisti greci contemporanei, con sede a Kalamata. Dal 2005 si è gradualmente affermato come uno dei festival di video arte più riusciti e interessanti in Grecia e all'estero ed è stato un importante punto di scambio culturale per il video arte greca e internazionale, la creazione di una alternativa, punto di incontro per artisti emergenti e video artisti affermati. Dal 2015, Miden continua il suo lavoro con una programmazione di eventi più flessibile ed ampia, con l' obiettivio base di stimolare la creazione di video arte originali e contribuire a diffondere e sviluppare la ricerca in materia.

Attraverso collaborazioni e scambi con importanti festival e organizzazioni internazionali, Miden è stato riconosciuto come una delle piattaforme di video arte di maggior successo e interessanti a livello internazionale e come un importante punto di scambio culturale per la video arte greca e internazionale. Inoltre fornisce anche un punto di incontro alternativo per emergenti e affermati artisti e un hub di comunicazione tra gli artisti, le organizzazioni, i festival e gli spazi d'arte di tutto il mondo. I programmi di screening del Miden Festival hanno viaggiato in molte città della Grecia e in tutto il mondo, e sono ospitati da festival importanti, i musei e le istituzioni a livello globale. (Comunicato stampa [.BOX] Videoart Project Space)




Immagine dalla locandina della mostra di Fausta Squatriti Fausta Squatriti
Se il mondo fosse quadro, saprei dove andare...


Triennale di Milano, 10 febbraio - 05 marzo 2017
Gallerie d'Italia, 10 febbraio - 02 aprile 2017
Nuova Galleria Morone, 10 febbraio - 02 aprile 2017

La città di Milano rende omaggio all'artista Fausta Squatriti (Milano, 1941) con Se il mondo fosse quadro, saprei dove andare..., un progetto a cura di Elisabetta Longari articolato in tre mostre parallele. Alla Triennale di Milano, una selezione di venti opere ripercorre la ricerca dell'artista dai lavori di esordio - ancora sedicenne - fino ai recentissimi polittici polimaterici; alle Gallerie d'Italia - Piazza Scala, con la co-curatela di Francesco Tedeschi, prendendo spunto dalle opere di Fausta Squatriti nella collezione Intesa Sanpaolo, saranno esposte alcune grandi Sculture nere realizzate tra il 1972 e il 1985 e un nucleo di lavori degli anni '80 mai esposti in Italia, a sintesi della sua ricerca sulla Fisiologia del quadrato; alla Nuova Galleria Morone, con la co-curatela di Susanne Capolongo, una ventina di sculture degli anni '60, anch'esse inedite in Italia, connotate da una vivace componente cromatica.

Ognuna delle tre mostre è un unicum, legata alle altre da un filo conduttore che connette tra loro le opere realizzate in diversi periodi dall'artista durante la sua articolata ricerca, a partire dal 1957 fino al 2017. Pur non volendo essere una retrospettiva esauriente della vasta e differenziata ricerca condotta in oltre sessant'anni di lavoro, grazie ai suoi tre focus il progetto permette di entrare in contatto con modalità e processi creativi di un'artista molto speciale, capace di intuizioni anticipatrici di successive tendenze e a suo agio nell'utilizzo, sempre profondo e originale, di molteplici linguaggi, dalle arti visive, alla poesia, alla narrazione fino alla saggistica. Lo stesso titolo Se il mondo fosse quadro, saprei dove andare... è tratto da una poesia di Fausta Squatriti ed è sintesi del suo sistematico ispezionare il mondo della percezione e della riflessione, raggiungendo esiti decisamente atipici.

La mostra allestita nell'Impluvium della Triennale di Milano presenta le tappe fondamentali del percorso logico e poetico della Squatriti, a partire da due calligrammi di grandi dimensioni del 1957, tracciati con parole e segni da una Fausta sedicenne, nelle cui precoci scelte e interessi si delinea già la complessità che la sua ricerca affronterà negli anni a venire. A soffitto, un "cielo", dipinto nel 1966 con colori da affresco in chiave giocosa e caramellata, per restituire un volo (o una caduta?) ispirato a Giovanbattista Tiepolo, il cui senso dello spazio è qui rivisitato in modo da spezzare le figure rendendole inafferrabili in una superficie immateriale e colorata. Al centro del salone, una scultura di acciaio e lamina d'oro del 1972, un mazzo di frecce. Ma il clou è rappresentato dai lavori del nuovo millennio, trittici polimaterici e una grande scultura del 2008, tutti connotati dall'idea della morte e del dolore, in cui il linguaggio si avvale di oggetti recuperati dalla realtà e rivisitati nella loro forma di "resto". Domina lo spazio, sia dal punto di vista scenografico che da quello del pathos, il grande Polittico dell'eclissi (2015).

Le Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo ospitano tre grandi Sculture nere realizzate tra il 1972 e il 1985. Al centro della ricerca dell'artista sta in questo caso la precarietà dell'equilibrio, attraverso inquietanti spostamenti di pesi e volumi. Negli anni '80, Fausta Squatriti si dedica all'indagine del rapporto tra la superficie e il volume, realizzando grandi dipinti - sia all'acquerello sia con altre tecniche - messi in relazione progettuale con piccoli cubi di marmo o ferro, ma anche con croci, stelle e altri sviluppi geometrici derivati dalle misure delle forme geometriche dipinte. A partire da Fisiologia del quadrato, realizzata tra il 1985 e il 1986, viene definita l'idea di un progetto razionale, in cui la geometria e l'aritmetica sono usate in un insolito ruolo, quello di dimostrare il valore dell'assurdo.

Le sculture e dipinti generano enigmi complessi nei quali, con forme elementari composte sul piano, si vanno sviluppando ipotesi di crescita e di trasformazione attraverso le equivalenze tra pieno e vuoto, a significare che ogni possibile costruzione ha un destino imprevedibile. Il percorso alle Gallerie si completa con alcune opere del ciclo In segno di natura, realizzate tra il 1986 e il 1989 e mai esposte prima in Italia. Qui l'artista si serve dei grandi temi della decorazione, prelevando motivi classici romani e orientali ed elaborandoli graficamente con la stampa serigrafica per metterli a confronto con un loro doppio creato secondo un ragionamento logico e matematico che ricorda il precedente ciclo, Fisiologia del quadrato. La mostra si inserisce nelle attività espositive della sede museale delle Gallerie d'Italia - Piazza Scala, le cui collezioni riuniscono un patrimonio di opere di grande rilievo, in un percorso che copre tutto il secolo corso.

Le Gallerie d'Italia dedicano inoltre un omaggio all'impegno letterario di Fausta Squatriti con la lettura del monologo Benvenuti!! (istruzioni per l'uso), costruito sul filo dell'ironia, quando non del sarcasmo, messo in scena per l'occasione dall'attore e autore teatrale francese di origine italiana Alberto Lombardo. In scena, il solo attore con una vecchia valigia racconta, con un accento divertente, le istruzioni per l'uso che l'autrice ha scritto a una coppia di giovani amici ai quali presta il proprio appartamentino a Parigi per aiutarli a orientarsi nel loro primo viaggio all'estero.

Infine, negli spazi della Nuova Galleria Morone vengono presentate una ventina di sculture degli anni '60, anch'esse inedite in Italia, connotate da una vivace componente cromatica: forme elementari, cubi, piramidi, coni, parallelepipedi, in plexiglas, acciaio speculare, o laccato, o in ferro ossidato. Volumi tagliati, spostati, messi in disequilibrio, ma anche corrotti da sovrapposizioni, escrescenze, figure improprie che mettono in dubbio la semplicità e la purezza delle forme cui si aggrappano. Un ragionamento critico sulla precarietà, che mette in allarme riguardo all'entusiastica posizione condivisa in quegli anni a proposito di un incipiente mondo tecnologico. In questi lavori si unisce l'ammirazione di Squatriti per l'arte essenziale delle Avanguardie suprematiste e costruttiviste, con lo spirito dissacrante di matrice Pop che si respirava in quegli anni, da lei interpretato in modo personale, senza rifarsi a nessuno degli stilemi correnti, precorrendo di quasi cinquant'anni alcune ricerche internazionali successive.

Dopo il diploma all'Accademia di Brera di Milano nel 1960, Fausta Squatriti tiene la sua prima personale alla Galleria del Disegno di Milano, e nel 1964 vince il Premio San Fedele, all'epoca il più prestigioso riconoscimento italiano per i giovani artisti, raramente assegnato a una donna. Nel 1968 il mercante d'arte svedese Pierre Lundholm, si interessa alla sua ricerca, e la espone nella sua galleria di Stoccolma, punto di partenza per la carriera internazionale dell'artista. Un altro incontro cruciale è quello con il gallerista Alexander Iolas, uno dei più importanti mercanti d'arte degli anni Settanta, che espone il lavoro di Squatriti nella sua galleria di Ginevra e la coinvolge anche in qualità di art director, facendole realizzare cataloghi, libri e manifesti per gli artisti che espone nelle sue gallerie di Parigi, New York, Milano, Ginevra, Roma, Madrid e Atene.

A Milano nel 1979 Squatriti tiene una personale alla Galleria del Naviglio, e nel 1980, sempre a Milano presenta allo Studio Marconi, le sculture di ferro nero, di grandi dimensioni, saranno apprezzate anche da Denise Renè, che nell'82 le espone in una personale a Parigi, e in alcune mostre di tendenza. Espone a Milano da Bianca Pilat nel 1995, alla Fondazione Mudima nel 2001, al Museum am Ostwald, a Dortmund, a cura di Ingo Bartsh, nel 2001, al Museum of Modern Art di Mosca, a cura di Evelina Schatz, nel 2009, da Assab One, Milano, nel 2012.

Esperta di editoria d'arte, grafica, e multipli, Squatriti ha insegnato all'Accademia di Belle Arti di Carrara, Venezia e Milano, ed è stata due volte visiting professor alla University at Manoa di Honolulu e all'Académie des Beaux-Arts di Mons. Ha tenuto conferenze sul proprio lavoro e su altri argomenti. All'attività come artista, editore e docente si aggiunge, a partire dal 1986, quella di saggista. In quell'anno è una dei tre curatori di ''Arte e scienza: colore'' alla Biennale di Venezia, con saggi pubblicati in catalogo.

In occasione del progetto Se il mondo fosse quadro, saprei dove andare... verrà prodotto un volume bilingue, in italiano e inglese, con testi di Elisabetta Longari, Jacqueline Ceresoli, Claudio Cerritelli, Martina Corgnati, Michel Gauthier e Francesco Tedeschi, una conversazione di Susanne Capolongo con l'artista e una biografia ragionata a cura di Ornella Mignone. Il volume sarà edito da Mandragora. (Comunicato stampa)




Vittorio Pigazzini - Alghe dell'Oceano Atlantico Vittorio Pigazzini
La natura nella mia fotocamera


termina l'11 marzo 2017
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Vittorio Pigazzini (Monza, 1929) si è laureato in chimica pura nel 1954. Appassionato di fotografia, ha iniziato soltanto nel 1975 l'attività di fotografo professionista e giornalista indipendente, occupandosi in particolare di natura, ecologia, problemi ambientali, parchi nazionali ed aree protette. Fotografa inoltre il paesaggio, l'architettura, i giardini, i fiori, le sue amate rose antiche. Amico di molti importanti personaggi del mondo dell'arte, per più di vent'anni ha fotografato opere pittoriche e scultoree, ritratti d'artisti e, in collaborazione con gallerie d'arte di Milano, ha documentato grandi esposizioni e incontri d'arte. Dagli anni '80 ha iniziato ad esporre in sedi civiche e private.

Ha fornito articoli e immagini a riviste come Airone, Oasis, Scienza e Vita nuova, Arte, Gardenia, Giardini, Tutti Fotografi, Qui Touring, Vie del mondo e a case editrici per libri ed enciclopedie. Sue immagini sono nelle collezioni della Bibliothéque Nationale de France e del Musées des Arts et Traditions Populaires a Parigi. Pigazzini presenta in questa personale alcuni tra i suoi ultimi soggetti che lui chiama "Astrazioni nella natura": focus su particolari di cui nessuno si accorge mai, macroscopie che elevano a rango di protagonisti foglie morte, gelide acque di torrenti, alghe, licheni, minuscole forme di vita imprigionate nei ghiacci. L'amore per la natura è palpabile così come la raffinata sensibilità di un grande professionista che ha saputo cimentarsi in molteplici ambiti sapendo cogliere col suo obiettivo straordinari spettacoli umani e ambientali, e che in questa mostra offre la possibilità di osservare prospettive vibranti e inconsuete. Mostra a cura di Stefano Cortina e Veronica Riva. (Comunicato stampa)

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Dadamaino - Gli anni '80 e '90, l'infinito silenzio del segno
Catalogo a cura di Stefano Cortina con Susanne Capolongo, testo critico di Elena Pontiggia
Presentazione

Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni
Presentazione

50 e oltre - Storia di una Galleria d'Arte: la Galleria Cortina 1962-2013
Catalogo a cura di Susanne Capolongo, testi critici di Flaminio Gualdoni e Maria Teresa Ferrari
Presentazione




Eric Rondepierre: "C'era una volta il cinema..."
07 marzo (inaugurazione ore 18.30-23.00) - 30 settembre 2017
Galleria Paci contemporary - Brescia
www.pacicontemporary.com

Ventun anni dopo la grande esposizione al Moma, che l'aveva inserito tra i fotografi sperimentatori più all'avanguardia nella scena artistica del momento, un anno dopo la grande antologica a lui dedicata dalla Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il Solo Show avrà come oggetto gli storici bianchi e neri delle serie Annonces e Précis de décomposition, testimonianza di una fotografia cinematografica che ricerca nel dinamismo dei rapporti tra fotografia e cinema la sua fonte di ispirazione. Il lavoro di Rondepierre, infatti, mette in gioco poesia, pittura, cinema e fotografia offrendo una visione enigmatica della realtà che, per quanto segnata da una grande forza sperimentatrice, sembra rievocare continuamente il fascino di epoche passate.

Non solo. I segni del tempo che affligono e deformano la pellicola donano all'immagine un fascino e un potere inatteso, suggerendo quella condizione di instabilità che stimola l'immaginazione dello spettatore. In mostra saranno inoltre visibili anche alcuni dei suoi lavori più noti (Champs-Elysées, Confidence, Cent Titres...) per la prima volta in grande formato, insieme alla celebre installazione Les 30 Etreintes. Nel caso della serie Annonces (1991-...) le fotografie sono tratte dalle pellicole di film francesi o americani risalenti agli anni 1930-1960, facendo particolarmente attenzione alla componente testuale che si insinua sullo schermo (nomi di attori, slogan generici, commenti...). L'artista visiona le varie pellicole in slow motion tramite un videoregistratore o direttamente al tavolo di montaggio, in modo da isolare e selezionare un fotogramma in cui il testo definitivo (come apparirà allo spettatore) non sia ancora totalmente leggibile.

La serie si articola in 25 scatti, suddivisi nelle varie categorie Annonces vidéo, Annonces peinture e Annonces film. Précis de décomposition (1993-1995) sancisce, invece, l'uso sistematico degli archivi cinematografici come punto di partenza del processo creativo di Eric Rondepierre. Consultando archivi americani, l'artista ha avuto modo di visionare frammenti di anonimi film muti che hanno subito l'azione del tempo, dell'ambiente o di cattive condizioni di conservazione e si presentano, quindi, corrosi e rovinati. Proprio queste anomalie sono diventate il soggetto centrale dei suoi scatti: cancellazioni, deformazioni, macchie... I 30 pezzi complessivi della serie si articolano in tre ambiti: Scènes mostra personaggi in azione, Masques si focalizza su volti in primo piano e Cartons invece evidenzia la corrosione dei cartelli testuali dei vecchi film muti. (Comunicato stampa)

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Almost twenty years after the great exhibition at Moma that celebrated him as one of the most talented experimenter photographers in the artistic scene of that time; a year after the great retrospective hold at the Maison Européenne de la Photographie in Paris, Paci contemporary gallery is pleased to announce Eric Rondepierre's Solo Show "C'era una volta il cinema...". The exhibition will feature the famous black and white images from the series "Annonces" and "Précis de décomposition", proof of a cinematographic photography that has its source of inspiration in the dynamism of the relationship between photography and cinema. Rondepierre's production involves poetry, painting, cinema and photography giving back an enigmatic vision of reality that, even if characterized by a great experimental attitude, is able to recall the fascination for ancient times.

Moreover, the signs of the time that distort and disfigure the film give an unexpected power to the image, suggesting a condition of instability able to inspire people's imagination. On view there will also be other famous works (Champs-Elysées, Confidence, Cent Titres...) for the first time visible in larger format, together with the great installation "Les 30 Etreintes". In the series "Annonces" (1991-...), the photographs are taken from trailers to French or American films from the period 1930-1960, in which particular attention has been paid to their special textual effects (actors' names, slogans, comments...). Films have been viewed in slow motion using a video player or an editing table, so that it could be possible to isolate a frame in which the graphics (as they will be viewed by the audience) are still being formed.

The series contains 25 shots articulated in different categories "Annonces vidéo", "Annonces peinture" and "Annonces film". "Précis de décomposition" (1993-1995) mirrors the systematic use of cinematographic archives as starting point of Eric Rondepierre's creative process. While consulting American collections, he came across some reels of unknown silent films that have been subjected to the passing of time, to the action of the environment or bad stocking conditions and show themselves as damaged and corroded. Exactly these anomalies have become the main subject in his photographs: erasures, deformations or stains. The 30 works of the series are subdivided in three main fileds: "Scènes" shows characters in action, "Masques" focuses on faces in close-up and "Cartons" contains texts of the intertitle cards of silent movies that have been corroded. (Press release)




Franco Fortunato - Ouverture - olio su tela cm.80x80 Franco Fortunato - Le inquietudini di Pietro - olio su tavol cm.40x35 Franco Fortunato - Imbarco - olio su tela cm.60x80 Franco Fortunato
La Storia della Querina


termina lo 03 marzo 2017
Palazzo Ferro Fini - Venezia
www.edarcom.it

Franco Fortunato (Roma, 1946), grande appassionato di mare e storie di marineria, apprende le vicende della Gemma Querina e del suo equipaggio attraverso un libro edito dalla casa editrice Nutrimenti. Successivamente grazie al materiale documentale offertogli dai discendenti della famiglia Querini, approfondisce la conoscenza di quest'avventura dai diari di Pietro Querini, navigatore e mercante di nobile famiglia veneziana. Questi, partito da Creta per le Fiandre alla fine d'aprile del 1431 al comando della caracca Gemma Querina, costruita dai maestri d'ascia cretesi, con un carico di Malvasia, spezie, cotone e altre preziose mercanzie di provenienza mediorientale, dopo numerose peripezie, tra cui il danneggiamento della chiglia e del timone, fece naufragio e l'equipaggio, dopo una lunga navigazione alla deriva su un'imbarcazione di soccorso, raggiunse le acque delle isole Lofoten in Norvegia, duecento chilometri oltre il Circolo Polare Artico.

Tratti in salvo dai pescatori dell'isola di Røst, che nei diari vengono descritti come una comunità pura e generosa, Pietro Querini e i naufraghi superstiti furono loro ospiti per quelli che vengono definiti "100 giorni in paradiso", per poi rientrare, attraverso un lungo viaggio via terra, a Venezia nell'ottobre del 1432. A questa vicenda gli storici fanno risalire l'inizio del commercio dello stoccafisso e del baccalà dalla Norvegia all'Italia, paese a tutt'oggi consumatore di oltre il novanta per cento di questo specifico prodotto ittico. Nelle circa quaranta opere tra dipinti, ceramiche e tecniche miste, realizzate per raccontare questa avventura, Franco Fortunato traduce le emozioni contenute nel racconto di un "uomo di mare" con la consueta sensibilità che contraddistingue la sua ricerca artistica, capace di scomporre la materia per ricomporla in un nuovo immaginario.

L'esposizione è arricchita anche da un prezioso cortometraggio con la regia di Valentina Grossi, prodotto da Cut& Editing & More. Il video di circa venti minuti è stato costruito seguendo la cronologia della storia, utilizzando e rielaborando le immagini del Maestro con veri e propri movimenti di macchina, creando profondità e sfocature, tagli e sovrapposizioni che danno la possibilità ai vari elementi rappresentati di prendere vita fondendosi tra di loro in un'unica opera filmica. Inoltre una selezione delle tavole realizzate hanno reso possibile la pubblicazione di un pregiato prodotto editoriale a cura di Il Mare Libreria Internazionale, punto di riferimento unico e luogo di "approdo" per tutti gli amanti della nautica da diporto e da competizione, per i patiti dell'esplorazione sottomarina, per i ricercatori di storie e di notizie riguardanti la cultura del mare in tutti i suoi aspetti. La mostra, organizzata dalla Edarcom Europa Galleria d'Arte Contemporanea, è accompagnata da un catalogo edito da Acca Edizioni. (Comunicato stampa)

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Artico: Ultima frontiera
termina lo 02 aprile 2017
Casa dei Tre Oci - Venezia
Presentazione




Sara Bolzani - Falconiera - rame, h cm.190 Nicola Zamboni - Poeta - rame h cm.185 Nicola Zamboni & Sara Bolzani
termina lo 01 marzo 2017
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Dopo la mostra Cavalieri, viandanti e chimere, lo scorso settembre, a Vignola (Modena), dove le sculture in rame di Sara Bolzani e Nicola Zamboni, ispirate alle poetiche energie vitali dell'Orlando Furioso e alla pittura italiana del Quattrocento sono state esposte nella Rocca, nel Palazzo Contrari Boncompagni e nella Piazza dei Contrari, e hanno fatto da sfondo ai numerosissimi scatti fotografici con cui i visitatori si autocelebrano, rinverdendo i ricordi e i tempi del nostro Rinascimento, una selezione di queste sculture in rame è alla Galleria Arianna Sartori.

Nicola Zamboni (Bologna, 1943), dopo aver frequentato l'atelier di Henry Moore, nel 1975 inizia ad insegnare all'Accademia di Belle Arti di Bologna come assistente dello scultore Quinto Ghermandi. Dal 1997 fino al 2004 fu docente di indirizzo all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano dove incontra Sara Bolzani. Nella sua vita si è dedicato prevalentemente ad opere pubbliche ma ha lavorato anche per privati e collezionisti. Disegni, bozzetti e sculture si trovano in collezioni private in Italia e all'estero.

Sara Bolzani (Monza, 1976) si diploma all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e incontra Nicola Zamboni. Ha lavorato molto nell'ambito delle opere pubbliche sia in Lombardia che in Emilia Romagna, spesso affiancata al Maestro Zamboni. Da sola ha realizzato numerose opere d'arte, soprattutto in rame, spesso per importanti collezioni private. Sue opere si trovano in Inghilterra, Spagna, Francia e Creta. (Comunicato stampa)




J.J. Winckelmann
I "Monumenti antichi inediti"
Storia di un opera illustata


termina lo 07 maggio 2017
m.a.x. museo - Chiasso (Svizzera)
www.centroculturalechiasso.ch

Nell'ambito del filone dedicato alla "grafica storica", per i trecento anni dalla nascita di Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), erudito raffinato e innovativo, fra i più grandi studiosi della cultura classica, teorico e padre della moderna disciplina della storia dell'arte, l'esposizione rende omaggio a uno fra i più raffinati studiosi della cultura classica, riscoprendo la sua fondamentale opera a stampa dal titolo "Monumenti antichi inediti" e presentando tutte le 208 splendide grafiche contenute nell'editio princeps in 2 volumi del 1767. In mostra anche i 2 manoscritti preparatori, 20 matrici in rame, 14 prove di stampa, 5 ritratti incisi e 2 dipinti a olio, 1 quadro inedito, 46 libri antichi e 3 preziosi reperti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli: una gemma, un bassorilievo e un affresco di Pompei. La mostra è stata inserita dalla prestigiosa Winckelmann-Gesellschaft di Stendal (città natale dell'autore) nel calendario del Giubileo 2017 per il terzo centenario della nascita di Winckelmann.

La mostra - a cura di Stefano Ferrari, vice presidente dell'Accademia Roveretana degli Agiati e uno dei massimi esperti del transfer culturale di Winckelmann, e di Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo di Chiasso - è incentrata sui "Monumenti antichi inediti": un'opera fondamentale dell'autore (la penultima che scrive e l'unica in lingua italiana), ma poco nota e poco studiata finora, perché considerata incompiuta. E' essenziale, però, per la sua influenza sul mondo del Neoclassicismo e ben oltre: l'autore, infatti, per la prima volta in maniera così rilevante accompagna le descrizioni dei "Monumenti" con le grafiche degli stessi in una visione assolutamente innovativa per l'epoca.

Si tratta di ben 208 splendide tavole incise, tutte siglate, affidate ad artisti che Winckelmann sceglie e paga di tasca propria, convinto della bontà culturale dell'operazione, senz'altro titanica a quei tempi. I "Monumenti antichi inediti" (1767) descritti da Winckelmann e raffigurati nelle 208 grafiche sono "oggetti dell'antico", ovvero sculture, bassorilievi, gemme, candelabri, scarabei, busti, vasi, mosaici, suppellettili e edifici all'attenzione di Winckelmann durante i suoi meticolosi studi delle antichità che ha occasione di ammirare nelle collezioni del suo entourage - prima fra tutte, quella del Cardinale Alessandro Albani di cui è bibliotecario e stretto collaboratore dal 1758 e cui dedica i "Monumenti" -, ma anche nel corso di numerosi viaggi (rari a quei tempi) che intraprende.

Si tratta quindi di una pubblicazione che non solo riunisce opere d'arte e oggetti che costituiscono veri e propri capolavori di bellezza, ma che presenta anche un metodo di studio e una visione fortemente innovativa del comunicare l'arte, abbinando al testo l'immagine di riferimento e potenziandone il messaggio; un'opera, quindi, che pone tra i suoi obiettivi fondamentali la ricerca del "bello ideale" in arte e la descrizione delle antiche opere attraverso l'iconografia, considerata soprattutto come la rappresentazione dei miti greci narrati dai maggiori poeti classici.

La mostra presenta tutte le 208 grafiche dei "Monumenti" esposte in folio, i 2 volumi dell'editio princeps, i 2 relativi manoscritti preparatori, 20 preziose matrici in rame restaurate per l'occasione, 14 prove di stampa (ossia incisioni all'acquaforte ritoccate a bulino e a puntasecca), 5 ritratti incisi e 2 dipinti a olio che raffigurano Winckelmann, 46 libri antichi e rari (dalla fine del 1700 alla prima metà dell'800), nonché 3 preziosi reperti archeologici provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli: 1 gemma con Giove che fulmina i giganti (cammeo in agata onice), 1 bassorilievo del I secolo a.C. in marmo bianco con Paride e Afrodite e 1 affresco rinvenuto a Pompei nella casa di Cipius Pamphilus (quest'ultimo citato, ma non raffigurato nei "Monumenti") con il cavallo di Troia.

E' inoltre presentato per la prima volta al pubblico 1 quadro inedito (1798-1799) conservato in una collezione privata francese: il ritratto di Henri Reboul ad opera di Angelika Kauffmann, pittrice svizzera che nel corso della sua carriera ha raffigurato tutto l'entourage del mondo neoclassico a Roma e in patria. A Henri Reboul, intellettuale e fervente promulgatore dei principi estetici di Winckelmann, va il merito di aver acquistato il manoscritto del terzo volume dei "Monumenti antichi inediti". Tutte le 208 grafiche dei "Monumenti" (appartenenti alla collezione d'arte del m.a.x. museo) sono esposte "in folio" alle pareti, e possono essere apprezzate con la lente d'ingrandimento che verrà fornita a ogni visitatore, confrontate con le matrici di riferimento.

In mostra le prime due edizioni italiane dell'opera: l'editio princeps del 1767 in 2 volumi e quella successiva napoletana del 1820, con l'addenda di Stefano Raffei del 1823, prestate dalla Biblioteca Nazionale "Vittorio Emanuele III" di Napoli e da un collezionista privato. I 2 volumi manoscritti sono, invece, un prestito reso possibile dalla Bibliothèque Universitaire de Médecine di Montpellier: per la prima volta escono dalla Bibliothèque per essere presentati nell'ambito di un'esposizione. Le matrici in rame vengono prestate dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e sono state restaurate per l'occasione dall'Accademia di Belle Arti della stessa città (Sezione restauro e oggetti antichi).

Una specifica sezione è dedicata a 5 ritratti incisi e 2 quadri a olio che ritraggono Winckelmann; in pratica l'intera iconografia dedicata all'erudito tedesco. Uno dei quadri presenta Winckelmann in pelliccia di lupo e taffetas rosso, con turbante e i "Monumenti antichi inediti" poggiati sul suo scrittoio: un ritratto di grande effetto, prestato dalla Winckelmann-Gesellschaft di Stendal (copia del celebre ritratto ad opera di Anton von Maron). Gli altri provengono dalla Biblioteca Comunale "A. Saffi", Fondi Antichi, Manoscritti e Raccolte Piancastelli di Forlì, mentre una copia coeva dell'atelier della pittrice svizzera Angelika Kauffmann è in prestito dalla Kunsthaus di Zurigo.

Un'altra sezione della mostra è consacrata alla fortuna critica dei "Monumenti antichi inediti", attraverso ben 46 volumi rari dalla fine del 1700 alla prima metà dell'800. I "Monumenti" s'inseriscono in effetti in una lunga tradizione di raccolte di antichità illustrate che hanno il loro avvio con il Rinascimento. Ma se Winckelmann manifesta, all'inizio della sua carriera, una certa riserva nei confronti dei cosiddetti "musei di carta", con i "Monumenti antichi inediti" si assiste a una completa riabilitazione di questo genere editoriale e all'avvio di un nuovo metodo di studio, in cui narrazione e illustrazione godono di un rapporto del tutto paritario.

Sebbene la morte prematura abbia impedito a Winckelmann di completare lo sviluppo dei "Monumenti", i suoi principali continuatori, da Seroux d'Agincourt (1730-1814) a Leopoldo Cicognara (1767-1834) a Luigi Rossini (1790-1857) a Giovanni Volpato (1735-1803), considerano i "Monumenti" un modello di "raccolta" per la storia dell'arte, che combina appunto testi e raffigurazioni. La Zentralbibliothek di Zurigo presta dunque l'editio princeps del celebre "Geschichte der Kunst des Alterthums" ("Storia dell'arte nell'antichità") del 1764 che precede i "Monumenti". Altri volumi e edizioni provengono dalla Biblioteca cantonale di Lugano, dalla Biblioteca dell'Accademia di architettura di Mendrisio e da preziose collezioni private.

Catalogo bilingue (Italiano/Inglese) J.J. Winckelmann (1717-1768). Monumenti antichi inediti. Storia di un'opera illustrata. History of an Illustrated work, a cura di Stefano Ferrari e Nicoletta Ossanna Cavadini, con saggi dei curatori e di Maria Rosaria Esposito, Valeria Sampaolo, Lorenzo Lattanzi, Massimiliano Massera, a corredo una ricca sezione iconografica, apparati a cura di Gianmarco Raffaelli e Stefano Ferrari, Skira editore, Ginevra-Milano, 2017, cm.24x24, p. 336, CHF 35.- / Euro 35. Come per tutte le mostre del m.a.x. museo, la redazione di Ultrafragola (3D Produzioni) realizza un video, visibile in mostra a Chiasso e online sul sito di Ultrafragola (www.ultrafragola.tv), con interviste ai curatori. Il filmato sarà trasmesso anche su ArtBox-Sky Arte durante il periodo espositivo. (Comunicato Amanda Prada - Ufficio stampa m.a.x. museo)




Enrico Benaglia - Luna piena - olio su tela cm.100x100 Franco Fortunato - Voltare pagina - tempere e olio su tavola cm.40x50 Mario Ferrante - Il mare dagli occhi - olio su tela cm.200x170.gif Carlo Roselli - Viale - acrilico su tela cm.25x50 Urban feelings
La città nelle opere di dieci artisti


termina lo 04 marzo 2017
Galleria Edarcom Europa - Roma
www.edarcom.it

Collettiva di circa trenta opere dedicata al tema della città attraverso la selezione, curata da Francesco Ciaffi, di opere di dieci artisti. Mauro Bellucci (Roma 1963) richiama l'attenzione sul tema dell'inquinamento aggredendo lo spettatore con le sue ciminiere, attraenti negli effetti cromatici ottenuti dal sapiente impiego dei colori ad olio e delle resine industriali. Enrico Benaglia (Roma 1938) ci accompagna in ambientazioni surreali dove i palazzi, delicatamente appoggiati su spiagge deserte, fanno da quinta a romantiche fughe di esili figure di carta. Mario Ferrante (Roma 1957) utilizza un registro impressionista contemporaneo per raccontare il continuo movimento di malinconici paesaggi e di persone in cerca di ascolto.

Franco Fortunato (Roma 1946) collega la sua seducente tavolozza alle raffinate architetture rinascimentali di città calate in atmosfere metafisiche. Franco Marzilli (Roma 1934 - Poggio Mirteto 2010) impasta le sue morbide vernici per creare superfici ruvide dove ferma scorci fuori da ogni tempo. Piero Mascetti (Roma 1963), per mezzo di una partitura pittorica di forte impianto gestuale e informale, si concentra sulle sensazioni suggerite da situazioni, per i più quasi invisibili ed insignificanti, in un continuo e rapido evolvere. Sigfrido Oliva (Messina 1942) dichiara il suo amore per Roma con opere dove sembra voglia dipingere l'aria tanto sono leggere e impalpabili le velature di colore che sceglie.

Carlo Roselli (Milano 1939) crea città ideali dove la struttura del paesaggio, ritratto in una sorta di visione aerea, rimanda ad una dimensione onirica i diversi elementi dei luoghi vissuti. Cynthia Segato (Roma 1958) porta la città in un infinito gioco dove sirene e ranocchi, fiabe e filastrocche rivivono negli spazi astronomici che le sono cari. Mariarosaria Stigliano (Taranto 1973) dipinge città dove non c'è la ricerca di una sicurezza ma la presa di coscienza della vita come scoperta di momenti in grado di riscaldarci e ricondurci alla comprensione del nostro essere più profondo. (Comunicato stampa)




Fotografia dalla rassegna d'arte dedicata ad Enrico Pedrotti Immagine dalla mostra su Enrico Pedrotti Mostra alla Galleria foto-forum di Bolzano su Enrico Pedrotti Enrico Pedrotti
termina l'11 marzo 2017
foto-forum Südtiroler Gesellschaft für Fotografie - Bolzano / Bozen
www.foto-forum.it

La mostra si compone di 63 immagini, una pellicola ed alcuni materiali stampa di Enrico Pedrotti, fotografo attivo tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Novecento in Trentino Alto Adige. Si tratta di uno sguardo inedito e integrale sulla produzione di Pedrotti fino ad ora "osservata" solamente per paragrafi ristretti e singole immagini (montagna, ritratti, futurismo). La volontà è quella di dare significato, nell'intero percorso di Enrico Pedrotti, ai punti di partenza, ai legami, ai tentativi, agli errori, alle ispirazioni e alle circostanze che lo hanno portato a creare immagini vicine - per tecnica e stile - alle sperimentazioni fotografiche italiane del futurismo da Wulz a Parisio, da Castagneri a Tato ma influenzate anche dal mondo tedesco.

E' nelle ricerche della Neue Sachlickeit e nell'aspirazione ad una fotografia specifica, fatta di immagini nitide e attenzione per il dettaglio infatti che il fotografo trova importanti stimoli. Fonte delle immagini è l'archivio bolzanino del figlio di Enrico, Luca Pedrotti, che comprende negativi e foto fra cui la maggior parte dei ritratti e dei fotomontaggi esistenti e la serie completa dei fotocollage, creati in collaborazione con Fortunato Depero. La selezione in mostra si sofferma sui risultati artistici ottenuti e sulla capacità del fotografo di far convivere il lavoro di "bottega" - per cui tutta Bolzano lo conosceva - con la sperimentazione in campo avanguardistico - rimasta perlopiù un'attività privata.

E' quest'ultimo aspetto quello che permette di annoverare Enrico Pedrotti fra i fotografi protagonisti del clima di rinnovamento in atto in Italia e all'estero negli anni Trenta. Con l'avanguardia futurista non esiste una relazione documentata ma si ritrovano perfettamente, nella ricerca del fotografo, le principali tecniche e tematiche trattate dal gruppo: movimento, macchine e industria, giochi di ombre, fotomontaggio e fotocollage. Nei fotomontaggi è poi la particolare tecnica adottata da Enrico Pedrotti che emerge, consistente nella giustapposizione di ritagli fotografici. Ciò rivela possibili influenze dadaiste e surrealiste e si distanzia dalla più utilizzata sovrimpressione di due o più negativi introdotta dai noti F.lli Bragaglia.

Ci sono, nell'archivio del figlio Luca Pedrotti, molti esempi di questo tipo di immagini fra i quali Metropolis (1928), Salto triplo (1936), le composizioni pubblicitarie per la Gioventù italiana del Littorio del 1938 e Scalata alle Dolomiti (1938). Nella collaborazione con l'artista Fortunato Depero per i fotocollage della rivista "Enrosadira. Dolomiti Trento Garda: pubblicazione semestrale del Comitato provinciale per il turismo di Trento", il fotografo raggiunge la vera "vetta" della sua carriera artistica: 4 tavole pubblicate dal rinomato periodico nel numero estivo del 1939 e soprattutto un'opera originale (fotografia di Pedrotti con intervento di Depero) probabilmente rimasta nell'archivio familiare perché non pubblicata in quell'occasione.

Ed ecco - in un'evoluzione percorsa volutamente all'incontrario rispetto alla solita biografia - qui è il momento legittimo per guardare alla produzione più classica e conosciuta di Enrico Pedrotti con l'occhio abituato al nuovo di chi ha già sbirciato il contenuto del retrobottega. I ritratti e le fotografie di montagna e industriali, normalmente punti di partenza del Pedrotti fotografo, risultano ora - e ne è chiara la ragione - quasi contemporanee, con una distanza sostanziale dalla semplice fotografia documentaria dell'epoca. L'high key - il tono alto - è protagonista incontrastato: l'utilizzo di questa tecnica, la luminosità, l'uso della luce, le immagini bianchissime e senza ombre, i contorni appena accennati compaiono quasi da subito nell'esperienza fotografica di Pedrotti fino a diventare tipici, segno riconoscibile del suo stile personale anche nella produzione più commerciale.

La tematica dell'arrampicata e la codificazione dello sport alpino sono anch'essi una peculiarità degli anni Trenta del Novecento e Pedrotti segue da vicino questo progresso documentandolo non solo con la fotografia - spesso lo sportivo in azione è fissato sul negativo - ma anche con la pellicola cinematografica. In mostra, nell'unica versione rimasta in bianco e nero, Monologo sul sesto grado del 1953, girata in 35 mm ed ora parte dell'Archivio della cineteca del Cai di Milano, con la quale ha vinto il Rododendro d'argento al Filmfestival della Montagna di Trento del 1954. Il punto di partenza per il film - bisogna tornarereader.com alla storia della fotografia europea - è dato, in questo caso, dalle famose pellicole degli anni Venti di Arnold Fanck e Luis Trenker.

Questo lavoro su Enrico Pedrotti è un tentativo di individuare la posizione - spesso pionieristica - del fotografo rispetto alla situazione fotografica in Italia di quell'epoca. Il colore, il tono alto, il legame fra fotografia ed editoria, fra fotografia e pubblicità e soprattutto l'uso del fotomontaggio e del fotocollage, ripercorsi nelle foto selezionate in mostra, sono tutti temi e tecniche d'avanguardia nel panorama fotografico, ancora in formazione, della prima metà del Novecento. Anche se non si riconosce effettivamente parte di una corrente o di un gruppo ufficiale - e per questo motivo non va inserito a forza in uno di quelli emersi - è stato in grado di percorrere le innovazioni e i linguaggi che gli anni Trenta affrontano in maniera personale ma non banale, portando avanti uno stile identificabile rispetto al territorio ed agli anni della sua produzione e, a ben guardare, anche oltre quei confini. (Valentina Cramerotti)

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_ Pressemitteilung der Kunstausstellung - Fotografie

Die Ausstellung zeigt 63 Bilder, einen Film und ausgewähltes Pressematerial des zwischen 1920 und 1960 in der Region Trentino Südtirol arbeitenden Fotografen Enrico Pedrotti. Es ist dies die erste umfassende Gelegenheit, das Werk Pedrottis, das bislang nur in spezifischen Kontexten (Berg, Porträt, Futurismus) und anhand einzelner Fotografien bekannt war, in seiner Gesamtheit darzustellen. Im Fokus der Ausstellung steht Enrico Pedrottis Verhältnis zu den Arbeitsweisen der italienischen Fotografen unter den Futuristen von Wulz zu Parisio und von Castagneri zu Tato wie auch zur deutschen Szene der Neuen Sachlichkeit mit ihrer Aufmerksamkeit für klare Formen und Details, woher Pedrotti wichtige Impulse erfuhr.

Pedrottis gesamter künstlerischer Verlauf wird in der Ausstellung entsprechend auf seine technischen und stilistischen Anleihen und Annäherungen hin untersucht und es werden die Anlässe und Umstände, die Anregungen und Abgrenzungen aufgezeigt, die ihn dazu geführt haben, seine persönliche Arbeitsweise zu entwickeln. Die Fotografien stammen aus dem Bozner Archiv des Sohnes Luca Pedrotti. Es umfasst neben den Fotos und Negativen auch den Großteil der bestehenden Porträts und Fotomontagen, sowie die komplette Serie der in Zusammenarbeit mit Fortunato Depero entstandenen "fotocollage".

Die Auswahl der Ausstellung hebt neben den künstlerischen Erfolgen die besondere Fähigkeit des Fotografen hervor, seine Tätigkeit als Betreiber eines Fotoateliers, wofür ihn ganz Bozen kannte, mit seinen avantgardistischen Recherchen in Einklang zu bringen, die der Öffentlichkeit weitgehend verborgen blieben. Letztere sind es, die Enrico Pedrotti als Fotografen zu einem jener Protagonisten machen, die in Italien und im Ausland der 30er Jahre eine Welle der Erneuerung lostraten. Es existieren zwar keine Dokumente, die eine Beziehung zur futuristischen Avantgarde belegen könnten, dennoch finden sich im Werk des Fotografen immer wieder die von dieser Gruppe behandelten Themen und Techniken: Bewegung, Autos, Industrie, Schattenspiele, Fotomontage und -collage.

Herausragend ist die von Pedrotti angewandte Technik der Aneinanderreihung von Ausschnitten aus Fotografien in seinen Fotomontagen. Hier kommen dadaistische und surrealistische Einflüsse zum Tragen, jedenfalls eine Abgrenzung zu der häufiger angewandten Überlagerung mehrerer Negative, wie sie von den bekannten F.lli Bragaglia eingeführt wurde. Im Archiv des Sohnes Luca Pedrotti finden sich eine ganze Reihe von Beispielen für diese Technik, u.a. Metropolis (1928), Salto triplo (1936), die Gestaltung der Werbung für die Gioventù italiana del Littorio von 1938 und Scalata alle Dolomiti (1938).

In der Zusammenarbeit mit dem Künstler Fortunato Depero für die Serie fotocollage der Zeitschrift "Enrosadira. Dolomiti Trento Garda: pubblicazione semestrale del Comitato provinciale per il turismo di Trento" erreicht der Fotograf den Höhepunkt seiner künstlerischen Laufbahn: 4 Seiten in der Sommerausgabe des Jahres 1939 des renommierten Magazins und vor allem ein gemeinsames Original (Fotografie von Pedrotti, bearbeitet von Depero), das wahrscheinich deshalb im Familienarchiv verblieb, weil es zum damaligen Anlass nicht publiziert wurde. Nun, vor dem Hintergrund dieses neuen und unbekannten Pedrotti, mit dem Wissen desjenigen, der bereits einen Blick in die hintersten Winkel der Werkstatt werfen durfte, ist der Moment gekommen, auf die klassischere und bekanntere Produktion von Enrico Pedrotti zu schauen.

Die Porträts, die Berg- und die Industriefotografie, normalerweise die Ausgangspunkte der Fotografie Pedrottis, erscheinen nun, aus nachvollziehbaren Gründen, als geradezu zeitgenössische Werke, jedenfalls weit entfernt von der gewöhnlichen Dokumentarfotografie jener Zeit. Der Schlüssel dazu ist, nomen est omen, der High Key: Die Verwendung dieser Technik, die Helligkeit, der Einsatz des Lichtes, die extrem weißen, schattenlosen Bilder, die nur angedeuteten Konturen sind in den Arbeiten Pedrottis beinah von Anfang an vorhanden, jedenfalls lang bevor sie zu einem Markenzeichen seines persönlichen Stils werden und seine Arbeit einschließlich der kommerziellen Produktion prägen werden.

Das Thema Bergsteigen und die zunehmende Popularität des Wintersports sind für die 30er Jahre des zwanzigsten Jahrhunderts kennzeichnend. Pedrotti verfolgt diese Entwicklung aus der Nähe und dokumentiert sie nicht nur mit dem Fotoapparat - viele Skiläufer in Aktion wurden derart ins Negativ gebannt -, sondern auch mit der Filmkamera. In der Ausstellung zu sehen ist der Film Monologo sul sesto grado von 1953 in einer letzten verbliebenen s/w Fassung im Format 35mm, heute im Besitz des Filmarchivs des Mailänder CAI. Dieser Film gewann 1954 den "Rododendro d'argento" beim "Filmfestival della Montagna di Trento". Angeregt wurde dieser Streifen durch die berühmt gewordenen Filme der zwanziger Jahre von Arnold Fanck und Luis Trenker, womit wir wieder bei der Geschichte der europäischen Fotografie angelangt sind.

Dieses Projekt zu Enrico Pedrotti ist der Versuch, seine oftmals als Vorreiter eingenommene Position innerhalb der damaligen italienischen Fotografie auszumachen. Die für die Auswahl der Ausstellung maßgeblichen Themen und Techniken Pedrottis, die Farbe, der High Key, die Verbindung von Fotografie und Druckmedien, von Fotografie und Werbung und vor allem die Verwendung der Fotomontage und der Fotocollage, sind durchwegs auch die Themen und Techniken der Avantgarde innerhalb des sich in der ersten Hälfte des 20. Jahrhunderts herausbildenden Panoramas der Fotografie. Erkennt sich Pedrotti auch nicht eindeutig zu einer Strömung oder Bewegung zugehörig - man sollte ihn also auch nicht zwingend einer der damals aufkommenden zuordnen -, ist es ihm gelungen, die maßgeblichen Neuerungen und Diskurse der 30er Jahren in seinem Werk auf persönliche, niemals oberflächliche Weise zu berücksichtigen und seine eigene Handschrift im Kontext seiner unmittelbaren Umgebung und der Zeit seines Wirkens, und eigentlich darüber hinaus zu entwickeln. (Valentina Cramerotti)

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__ Press release of the art exibithion - Photography

The exhibition shows 63 photos, one film and selected press material from the photographer Enrico Pedrotti, who worked in the Trentino South Tyrol region between 1920 and 1960. It is the first extensive opportunity to present Pedrotti's oeuvre in its entirety. Till now, his work has been known only in specific contexts (mountain, portrait, futurism) and with individual photographs. The focus of the exhibition is Enrico Pedrotti's relationship to the ways of working of Italian photographers among the futurists - from Wulz to Parisio, from Castagneri to Tato - as well as to the German New Objectivity scene with its attention to clear forms and details; Pedrotti experienced important impulses from all of them.

Accordingly, Pedrotti's entire artistic development is examined in this exhibition for technical and stylistic borrowings and approaches; events and circumstances, inspirations and boundaries are shown that led him to develop his own personal way of working. The photographs are from his son Luca Pedrotti's Bolzano archive, which comprises, besides photos and negatives, the majority of the existing portraits and photomontages, as well as the complete fotocollage series that originated in collaboration with Fortunato Depero. The selection of the exhibition highlights, besides his artistic successes, the photographer's particular skill in reconciling his work as the operator of a photo studio for which all Bolzano knew him with his avant-garde research, which remained largely unnoticed by the public.

The latter is what made Enrico Pedrotti as photographer one of the protagonists unleashing a wave of innovation in Italy and abroad in the 1930s. There are no documents documenting a relationship to the futuristic avant-garde, but the photographer's oeuvre repeatedly includes topics and techniques that were dealt with by this group: movement, cars, industry, play of shadows, photomontage and photo collage. Noteworthy is the technique applied by Pedrotti of stringing together details of photographs in his photomontages. Here, Dadaist and surrealist influences are brought to bear; it is in any case a distinction as compared to the more frequently applied overlapping of several negatives introduced by the well-known Bragaglia brothers.

There is a whole series of examples of this technique in the archive of his son Luca Pedrotti, including Metropolis (1928), Salto triplo (1936), the design of advertising for Gioventù italiana del Littorio from 1938, and Scalata alle Dolomiti (1938). In his collaboration with the artist Fortunato Depero for the fotocollage series in the magazine "Enrosadira. Dolomiti Trento Garda: pubblicazione semestrale del Comitato provinciale per il turismo di Trento", the photographer reached the zenith of his artistic career: 4 pages in the summer issue of 1939 of the renowned magazine, and above all a joint original (photography by Pedrotti, edited by Depero) that probably remained in the family archive because it was not published on that occasion.

Now - against the backdrop of this new and unknown Pedrotti, with the knowledge of one who has already been able to cast a glance at the most remote corner of the workshop - the moment has come to take a look at the more classical, better-known production of Enrico Pedrotti. The portraits, the mountain and industry photography, normally the starting points for Pedrotti's photography, now appear, for understandable reasons, virtually contemporary works, in any case a far cry from the usual documentary photography of that time. The key is - nomen est omen - the high key: the use of this technique, the brightness, the use of light, the extremely white, shadowless photos, the contours only hinted at are in Pedrotti's works almost from the start, at any rate long before they became a hallmark of his personal style, and would characterise his work, including the commercial production.

Mountain climbing as a topic and the increasing popularity of winter sports are typical for the 1930s. Pedrotti followed this evolution closely and documented it not only with a camera - many skiers in action ended up on negatives this way - but also with a film camera. The film Monologo sul sesto grado from 1953 can be seen in the exhibition in a last remaining b/w version in 35mm format, owned today by the Film Archive of the Club Alpino Italiano in Milan. In 1954, this film won the "Rododendro d'argento" at the "Film Festivaldella Montagna di Trento". This film was inspired by the films of Arnold Fanck and Luis Trenker from the twenties, which have become famous - bringing us once again to the history of European photography.

This project on Enrico Pedrotti is the attempt to account for the position as pioneer that he often occupied in Italian photography of the time. The topics and techniques of Pedrotti that are significant for the selection of the exhibition, the colour, the high key, the link between photography and print media, between photography and advertising, and particularly the use of photomontage and photo collage, are consistently the topics and techniques of the avant-garde within the panorama of photography developing in the first half of the 20th century. Even if Pedrotti did not clearly identify with a direction or movement - one should not necessarily assign him to one of the movements emerging at that time - he succeeded in taking into account the significant innovations and discourses of the 1930s in his work in a personal way that was never superficial, developing his own signature style in the context of his immediate surroundings and the time he was active - and in fact beyond that. (Valentina Cramerotti)

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Mostre relative alla Storia del Lago di Garda e del Trentino - Alto Adige / Südtirol




Phillip Martin - The Secret - 1961 Phillip Martin
"Affiche-Collage" opere 1951/1981


termina lo 07 marzo 2017
Galleria Peccolo - Livorno
mostre-e-dintorni.blogspot.it

La Galleria Peccolo continua la stagione espositiva 2017/2018 con la serie di personali dedicate ad artisti contemporanei "Grandi isolati". Artisti che pur operando in sintonia con l'arte del loro tempo, ad un certo punto hanno deciso di ritirarsi dalla scena artistica, per continuare il proprio lavoro lontano dai clamori e non subire pressioni dal mercato. Vano solipsismo, oppure onesta reazione ad un ambiente artistico che sentivano soffocante ad ogni loro tentativo di sincera creatività? Dopo la recente mostra dedicata al francese Michel Macréau, per questa seconda occasione la Galleria ha scelto di esporre le opere di Phillip Martin (Cork, Irlanda 1927 - Sydney 2014) definito dal noto critico francese Alain Jouffroy: "il Gandhi della pittura moderna". Un artista giramondo, hippie che dipingeva quadri "spirituali" colmi di simbologie ed effigi con decorazioni a evocare paramenti sacri o addobbi di templi orientali.

Phillip Martin aveva cominciato a dipingere a Londra nel 1948 incoraggiato anche dall'amico pittore Alan Davie, poco più anziano di lui. In seguito ha iniziato con sua moglie irlandese Helen Marshall a viaggiare e dipingere in tutta Europa; in Austria, a Vienna, principia la serie di opere sul tema "Affiche-Collage", un tema che lo accompagnerà per tutta la sua vita artistica. Ha soggiornato e esposto i dipinti a Parigi, in Irlanda, Italia, Belgio, Spagna ha soggiornato a lungo in India del sud e, a partire dagli anni '80, si è stabilito in Australia nei pressi di Sidney. La prima personale italiana è stata a Firenze nel 1951 presso la Galleria di Fiamma Vigo. Le sue opere sono esposte in collezioni pubbliche, istituzionali e private, di tutto il mondo.

Phillip Martin è deceduto nel suo ritiro di Sidney nel 2014 all'età di 87 anni, dipingendo l'ininterrotta serie di "Affiche/Collage" fino agli ultimi giorni di vita. Oggi, a tre anni dalla scomparsa e in occasione della ricorrenza dei 90 anni dalla nascita la Galleria Peccolo gli dedica questo "omaggio postumo" in cui sono esposti suoi lavori su tela e su carta degli anni tra il 1951 e il 1981. L'esposizione è accompagnata dal catalogo bilingue italiano/inglese edito dalle Edizioni Peccolo contenente le immagini delle opere esposte con prefazione del critico Valerio Dehò e una acuta testimonianza, sul personaggio e sull'artista Phillip Martin, del noto artista/collezionista Guglielmo Achille Cavellini, che era stato suo mecenate ed estimatore sin dagli anni '60. (Comunicato stampa)




Locandina mostra Magnum 70 anni Magnum 70 anni
da marzo 2017
Torino, Cremona, Brescia
www.studioesseci.net

Proprio 70 anni fa - si era nel 1947 - sulla terrazza del Museo d'Arte Moderna di New York, nacque l'agenzia fotografia Magnum. Si andava così concretizzando il progetto messo a punto da Robert Capa durante la guerra civile spagnola e discusso con altri fotografi come Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert. L'esigenza era quella di salvaguardare il lavoro del fotografo, rispettandone dignità professionale, sia dal punto di vista etico che da quello economico. Attraverso la formula della cooperativa, i fotografi diventavano così proprietari del loro lavoro, prendevano decisioni collettivamente, proponevano autonomamente alle testate i propri servizi e mantenevano i diritti sui negativi, garantendo così una corretta diffusione delle loro immagini.

Alcuni dei protagonisti individuarono specifiche aree geopolitiche e culturali di interesse: Cartier-Bresson sceglierà l'Asia (una scelta che lo porterà a compiere diversi viaggi in Cina, India, Birmania e Indonesia), Seymour si concentrerà sull'Europa, Rodger sull'Africa, mentre Capa, dall'America, sarà pronto a partire per ogni dove. L'impegno in prima linea ha portato alla tragica scomparsa di due dei soci fondatori, Robert Capa e David Seymour, oltre che di un altro dei soci della prima ora, lo svizzero Werner Bischof, tutti vittime dei teatri di guerra degli anni Cinquanta. Da quel giorno del 1947, le immagini di Magnum hanno connotato e cambiato la percezione della cronaca e della storia del mondo, narrando i grandi e i piccoli eventi dell'umanità per un settantennio. E ancora oggi Magnum, con sedi a New York, Parigi, Londra e Tokyo resta, nonostante le innovazioni del mondo dell'informazione, la fonte più autorevole di immagini del mondo.

Numerose le iniziative nel mondo in occasione del settantesimo anniversario di Magnum Photos, e anche in Italia, ben tre città - Torino, Cremona e Brescia - renderanno omaggio alla più storica e autorevole agenzia fotografica internazionale. A Torino, Camera - Centro Italiano per la Fotografia, festeggia la ricorrenza con la mostra L'Italia di Magnum. Da Cartier-Bresson a Pellegrin (2 marzo - 21 maggio 2017), a cura di Walter Guadagnini con la collaborazione di Arianna Visani. Venti sono gli autori (tra cui Robert Capa, David Seymour, Elliott Erwitt, Herbert List, Ferdinando Scianna, Martin Parr) chiamati a raccontare eventi grandi e piccoli, personaggi e luoghi dell'Italia dal dopoguerra a oggi, in un affascinante intreccio di fotografie iconiche e di altre meno note.

Al Museo del Violino di Cremona, a cura di Marco Minuz, i 70 anni di Magnum danno vita a "Life - Magnum. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia" (4 Marzo - 11 Giugno 2017). In mostra fotografie di Eve Arnold, Werner Bischof, Bruno Barbey, Cornell Capa, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Bruce Davidson, Elliott Erwitt, Ernst Haas, Philippe Halsman, Inge Morath, Dennis Stock. Terzo appuntamento a Brescia, dove, dal 7 marzo, prenderà vita la prima edizione di "Brescia Photo Festival 2017" dove Magnum sarà raccontata da tre mostre: "Magnum First", al Santa Giulia e sino al 3 settembre, ripropone, per la prima in Italia, le 83 stampe vintage in bianco e nero di Henri Cartier-Bresson, Marc Riboud, Inge Morath, Jean Marquis, Werner Bischof, Ernst Haas, Robert Capa e Erich Lessing. Sempre a Santa Giulia ci sarà anche "Magnum - La première fois" con i servizi che hanno reso celebri 20 grandissimi fotografi Magnum, tramite proiezioni e stampe originali. Inoltre, nella sede della Camera di Commercio di Brescia, per la prima volte le proiezioni di Brescia Photos, tre reportage su Brescia ed il suo territorio realizzati nel 2003 da tre celeberrimi reporter Magnum: Harry Gruyaert, Alex Majoli e Chris Steele-Perkins. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Locandina mostra Art Deco' Art Déco
Gli anni ruggenti in Italia


termina il 18 giugno 2017
Musei San Domenico - Forlì

Un gusto, una fascinazione, un linguaggio che ha caratterizzato la produzione artistica italiana ed europea negli anni Venti, con esiti soprattutto americani dopo il 1929. Ciò che per tutti corrisponde alla definizione Art Déco fu uno stile di vita eclettico, mondano, internazionale. Il successo di questo momento del gusto va riconosciuto nella ricerca del lusso e di una piacevolezza del vivere, tanto più intensi quanto effimeri, messa in campo dalla borghesia europea dopo la dissoluzione, nella Grande guerra, degli ultimi miti ottocenteschi e la mimesi della realtà industriale, con la logica dei suoi processi produttivi. Dieci anni sfrenati, "ruggenti" come si disse, della grande borghesia internazionale, mentre la storia disegnava, tra guerra, rivoluzioni e inflazione, l'orizzonte cupo dei totalitarismi.

Dopo le grandi mostre dedicate a Novecento e al Liberty, nel 2017 Forlì dedica una grande esposizione all'Art Déco italiana. La relazione con il Liberty, che lo precede cronologicamente, fu dapprima di continuità, poi di superamento, fino alla contrapposizione. La differenza tra l'idealismo dell'Art Nouveau e il razionalismo del Déco appare sostanziale. L'idea stessa di modernità, la produzione industriale dell'oggetto artistico, il concetto di bellezza nella quotidianità mutano radicalmente: con il superamento della linea flessuosa, serpentina e asimmetrica legata ad una concezione simbolista che vedeva nella natura vegetale e animale le leggi fondamentali dell'universo, nasce un nuovo linguaggio artistico.

La spinta vitalistica delle avanguardie storiche, la rivoluzione industriale sostituiscono al mito della natura, lo spirito della macchina, le geometrie degli ingranaggi, le forme prismatiche dei grattaceli, le luci artificiali della città. Nell'ambito di una riscoperta recente della cultura e dell'arte negli anni Venti e, segnatamente, di quel particolare gusto definito "Stile 1925", dall'anno della nota Esposizione universale di Parigi dedicata alle Arts Decoratifs, da cui la fortunata formula Art Déco, che ne sancì morfologie e modelli, nasce l'idea di una mostra che proponga immagini e riletture di una serie di avvenimenti storico-culturali e di fenomeni artistici che hanno attraversato l'Italia e l'Europa nel periodo compreso tra il primo dopoguerra e la crisi mondiale del 1929, assumendo via via declinazioni e caratteristiche nazionali, come mostrano non solo le numerosissime opere architettoniche, pittoriche e scultoree, ma soprattutto la straordinaria produzione di arti decorative.

Il gusto Déco fu lo stile delle sale cinematografiche, delle stazioni ferroviarie, dei teatri, dei transatlantici, dei palazzi pubblici, delle grandi residenze borghesi: si trattò, soprattutto, di un formulario stilistico, dai tratti chiaramente riconoscibili, che ha influenzato a livelli diversi tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall'oreficeria ai tessuti alla moda negli anni Venti e nei primissimi anni Trenta, così come la forma delle automobili, la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura in funzione decorativa. Le ragioni di questo nuovo sistema espressivo e di gusto si riconoscono in diversi movimenti di avanguardia (le Secessioni mitteleuropee, il Cubismo e il Fauvismo, il Futurismo) cui partecipano diversi artisti quali Picasso, Matisse, Lhote, Schad, mentre tra i protagonisti internazionali del gusto vanno menzionati almeno i nomi di Ruhlmann, Lalique, Brandt, Dupas, Cartier, così come la ritrattistica aristocratica e mondana di Tamara de Lempicka e le sculture di Chiparus, che alimenta il mito della danzatrice Isadora Duncan.

Ma la mostra avrà soprattutto una declinazione italiana, dando ragione delle biennali internazionali di arti decorative di Monza del 1923, del 1925, del 1927 e del 1930, oltre naturalmente dell'expo di Parigi 1925 e 1930 e di Barcellona 1929. Il fenomeno Déco attraversò con una forza dirompente il decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti impersonando il vigore dell'alta produzione artigianale e proto industriale e contribuendo alla nascita del design e del "Made in Italy".

La richiesta di un mercato sempre più assetato di novità, ma allo stesso tempo nostalgico della tradizione dell'artigianato artistico italiano, aveva fatto letteralmente esplodere negli anni Venti una produzione straordinaria di oggetti e di forme decorative: dagli impianti di illuminazione di Martinuzzi, di Venini e della Fontana Arte di Pietro Chiesa, alle ceramiche di Gio Ponti, Giovanni Gariboldi, Guido Andloviz, dalle sculture di Adolfo Wildt, Arturo Martini, alle statuine Lenci o alle originalissime sculture di Sirio Tofanari, dalle bizantine oreficerie di Ravasco agli argenti dei Finzi, dagli arredi di Ponti, Lancia, Portaluppi alle sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny, come agli arazzi in panno di Depero.

Obiettivo dell'esposizione è mostrare al pubblico il livello qualitativo, l'originalità e l'importanza che le arti decorative moderne hanno avuto nella cultura artistica italiana connotando profondamente i caratteri del Déco anche in relazione alle arti figurative: la grande pittura e la grande scultura. Sono qui essenziali i racconti delle opere di Galileo Chini, pittore e ceramista, affiancato da grandi maestri, come Vittorio Zecchin e Guido Andloviz, che guardarono a Klimt e alla Secessione viennese; dei maestri faentini Domenico Rambelli, Francesco Nonni e Pietro Melandri; le invenzioni del secondo futurismo di Fortunato Depero e Tullio Mazzotti; i dipinti, tra gli altri, di Severini, Casorati, Martini, Cagnaccio di San Pietro, Bocchi, Bonazza, Timmel, Bucci, Marchig, Oppi, il tutto accompagnato dalla straordinaria produzione della Richard-Ginori ideata dall'architetto Gio Ponti e da emblematici esempi francesi, austriaci e tedeschi fino ad arrivare al passaggio di testimone, agli esordi degli anni Trenta, agli Stati Uniti e al Déco americano.

Non si è mai allestita in Italia una mostra completa dedicata a questo variegato mondo di invenzioni, che non solo produce affascinanti contaminazioni con il gusto moderno - si pensi per esempio al quartiere Coppedè a Roma o al Vittoriale degli Italiani, ultima residenza di Gabriele d'Annunzio - ma evoca atmosfere dal mondo mediterraneo della classicità, così come la scoperta nel 1922 della tomba di Tutankhamon rilanciò in Europa la moda dell'Egitto. E poi echi persiani, giapponesi, africani a suggerire lontananze e alterità, sogni e fughe dal quotidiano, in un continuo e illusorio andirivieni dalla modernità alla storia.

Trattandosi di un gusto e di uno stile di vita non mancarono influenze e corrispondenze col cinema, il teatro, la letteratura, le riviste, la moda, la musica. Da Hollywood (con le Parade di Lloyd Bacon o le dive, come Greta Garbo e Marlene Dietrich o divi come Rodolfo Valentino) alle pagine indimenticabili de Il grande Gatsby (1925), di Francis Scott Fitzgerald, ad Agata Christie, a Oscar Wilde, a Gabriele D'Annunzio. La mostra è curata da Valerio Terraroli, con la collaborazione di Claudia Casali e Stefania Cretella, ed è diretta da Gianfranco Brunelli. Il prestigioso comitato scientifico è presieduto da Antonio Paolucci. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Robert Lemay Dipinto di Robert Lemay alla Barbara Frigerio Gallery Vintage Vogue By Robert Lemay
04-28 febbraio 2017
Barbara Frigerio Gallery - Milano
www.barbarafrigeriogallery.it

Per la prima volta in Italia due dipinti di Robert Lemay, pittore canadese, che reinterpreta le copertine dei giornali, con l'intento di unire la tradizione di Holbein e Rembrandt con la cultura odierna della moda e delle celebrities. (Comunicato stampa)

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For the first time in Italy, two paintings by Robert Lemay, canadian painter who looks at magazine covers, trying to unite the tradition of Holbein and Rembrandt with an exploration of the fashion and celebrity culture of today. (Press release)




Brescia Photo Festival
07-12 marzo 2017

Il Festival sarà connotato da un tema di carattere generale - quest'anno individuato in "People" - che muterà anno dopo anno. Il Festival è promosso e organizzato da Fondazione Brescia Musei e dal Macof-Centro della fotografia italiana - con il sostegno di Comune di Brescia, MO.CA. e della Fondazione ASM - e la collaborazione di Silvana Editoriale e LABA, alla cui creatività si deve il logo e l'immagine coordinata del festival. Il festival prevede due sedi principali, il Museo di Santa Giulia e il MA.CO, dove saranno radunate le principali esposizioni. Un ruolo importante avrà anche il "fuori festival" con un ricco programma di mostre nelle gallerie e in altri spazi privati della città, mentre al Cinema Eden sarà proietto un ciclo di film documentari con le biografie dei grandi fotografi.

"People", il tema di questa prima edizione, permetterà un focus sulla rappresentazione della comunità umana in ogni sua forma e in un momento di particolare complessità come quello che stiamo vivendo. Dato il tema, grande spazio sarà dedicato al fotogiornalismo. Per la prima di Brescia Photo Festival si aprirà la prima mondiale di "Leggere", inedita produzione made in Brescia, del mitico Steve McCurry Luigi Di Corato non nasconde la soddisfazione per essere riuscito a portare a Brescia il grande fotografo statunitense con una mostra in prima assoluta al Santa Giulia, un evento che sicuramente poi girerà il mondo.

La mostra è collegata alla fortunata serie di immagini che Mc Curry ha riunito in un magnifico volume, che è anche un best seller del settore a livello mondiale. Ma quelle pubblicate nel volume saranno solo alcune delle foto che popoleranno la più ampia mostra che McCurry proporrà a Brescia sul tema della lettura curata da Biba Giacchetti e, per i contributi letterari, da Roberto Cotroneo. Un'imperdibile produzione di Fondazione Brescia Musei e Civita Mostre, realizzata in collaborazione con SudEst57 e con un progetto di allestimento dello scenografo Peter Bottazzi.

Ma a connotare l'edizione 2017 sarà anche la concomitanza con un anniversario di rilievo nella storia della fotografia. Il riferimento è ai 70 anni della agenzia internazionale di fotogiornalismo Magnum Photo, che vede al suo interno alcuni tra i più grandi fotografi del mondo. "Brescia Photo Festival" sarà uno dei luoghi ufficiali per la celebrazione dell'anniversario in Italia, un evento internazionale di forte valenza culturale che coinvolgerà, oltre al Museo di Santa Giulia a Brescia, Camera - Centro Italiano della Fotografia di Torino e il Museo del Violino di Cremona. I 70 anni di Magnum saranno ricordati con tre diverse mostre, oltre che con incontri, proiezioni ed eventi. La durata di questi tre gradi eventi Magnum traguarderà le date del Festival. Resteranno infatti aperti, in Santa Giulia e presso la sede della Camera di Commercio, sino al 3 settembre. Si tratta di tre mostre che a pieno titolo meritano l'appellativo di evento.

"Magnum First", al Santa Giulia e sino al 3 settembre, ripropone, per la prima in Italia, le 83 stampe vintage in bianco e nero di Henri Cartier-Bresson, Marc Riboud, Inge Morath, Jean Marquis, Werner Bischof, Ernst Haas, Robert Capa e Erich Lessing accompagnate da alcuni scritti degli autori. Questa mostra è stata fortunosamente ritrovata nel 2006, ancora chiusa nelle sue casse, dopo essere stata dimenticata in una cantina di Innsbruck nel lontano 1956. Ora quell'autentico tesoro, restaurato, riemerge a Brescia per la gioia del pubblico. "Magnum - La première fois" - stessa sede e medesime date - presenta i servizi che hanno reso celebri 20 grandissimi fotografi Magnum, con proiezioni e stampe originali. Curata da François Hébel, è stata presentata una sola volta al Festival di Arles nl 2012 dove ha ottenuto un grande successo.

Infine, presso la sede della Camera di Commercio di Brescia, sarà possibile ammirare per la prima volte le proiezioni di Brescia Photos, i tre reportage proprio su Brescia ed il suo territorio realizzati nel 2003 da tre celeberrimi reporter Magnum: Harry Gruyaert, Alex Majoli e Chris Steele-Perkins. Non meno affascinanti le numerose proposte espositive del Ma.Co.f (Centro Italiano di Fotografia) il cui comitato scientifico, presieduto da Gianni Berengo Gardin, ha voluto, coerentemente con il percorso finora individuato: privilegiare la Fotografia Italiana. Due le produzioni del Brescia Photo Festival per due novità assolute: la prima antologia mai realizzata sul lavoro di Caio Mario Garrubba, un omaggio doveroso ad un indiscusso maestro del fotogiornalismo italiano ed internazionale, che non ha avuto ancora riscontri e riconoscimenti adeguati, nonostante le prestigiose collaborazioni con Life e Der Spiegel.

Inoltre, sarà anche presentata un'antologica di circa 200 immagini di Uliano Lucas, sicuramente uno dei testimoni più attenti degli ultimi 50 anni della storia della fotografia. Brescia Photo Festival esordisce anche dando vita anche ad un nuovo Premio Internazionale per la fotografia intitolato a Mario Dondero. E' riservato ai reportage inediti a tema sociale "dalla parte dell'uomo". La giuria che esaminerà le opere è composta da Gianni Berengo Gardin, Uliano Lucas, Maddalena Dondero, Renato Corsini, Walter Guadagnini e Gianluigi Colin "Brescia - chiosa Massimo Minini, presidente della Fondazione Brescia Musei - è sempre più città d'arte e cultura, dopo importanti investimenti per la valorizzazione del suo patrimonio museale, ora si concentra sulla contemporaneità, di cui la fotografia è un segno ineffabile e imprescindibile". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Mario Nigro dalla mostra Dai Ritmi Obliqui allo Spazio Totale Mario Nigro. Dai "Ritmi Obliqui" allo "Spazio Totale"
termina il 21 aprile 2017
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Una mostra personale di Mario Nigro (Pistoia, 1917 - Livorno, 1992) che, in occasione del centenario dalla sua nascita, ripercorre il momento germinale di tutta la sua esperienza artistica, il ventennio che va dal 1948 al 1968. L'esposizione presenta il percorso fondamentale dell'artista, dai suoi "Ritmi obliqui" del 1948 fino alle opere esposte alla XXXIV Biennale Internazionale d'Arte di Venezia del 1968. Nella prima sala del piano superiore della galleria sono esposte opere realizzate a partire dal 1950. Questi lavori, dal ciclo "Scacchi", testimoniano un momento di maturazione del linguaggio dell'artista, già orientato verso un interesse percettivo più dinamico e penetrante, che prelude, con l'accentuazione dell'elemento diagonale nel 1952, alla serie dello "Spazio totale".

Negli ambienti successivi dello stesso piano si trovano opere che ripercorrono l'evoluzione creativa di Mario Nigro a partire dai "Ritmi obliqui" del 1948, che elaborano e analizzano le sue prime suggestioni astratto-costruttive, fino al superamento della bidimensionalità del quadro in una nuova tensione tra spazio e forma che si risolve nell'intrecciarsi e accavallarsi dei piani negli "Spazi totali" del 1954. All'ingresso della galleria è esposta "Tempo e spazio: tensioni reticolari: simultaneità di elementi in lotta" del 1954. Si tratta di un'opera fondamentale per comprendere i successivi sviluppi della pittura di Mario Nigro in relazione all'approfondimento dei concetti di tempo, simultaneità e progressività che diventeranno essenziali nelle opere degli anni seguenti. Un'attenzione particolare viene inoltre riservata a un nucleo di opere del 1956.

In seguito all'invasione sovietica dell'Ungheria in quell'anno, tutte le certezze politiche e ideologiche dell'artista vengono improvvisamente infrante. Con il crollo dell'utopia sociale che animava il suo lavoro, anche la fiducia nella purezza assoluta della geometria viene meno, lasciando il posto ad un progressivo accentuarsi e poi disgregarsi delle griglie spaziali, fino allo loro totale dissoluzione. Il percorso espositivo si conclude al piano inferiore dove vengono presentate le opere esposte nella sala personale dell'artista alla XXXIV Biennale Internazionale d'Arte di Venezia del 1968.

L'abisso prospettico delle opere precedenti esce dalla bidimensionalità della tela per diffondersi nello spazio, assumendo una dimensione ambientale nell'accumularsi in colonne o nel dispiegarsi lungo le pareti. Questo luogo vivo e pulsante si completa poi nel ritmo musicale sviluppato dal ripetersi dei piccoli tratti di colore che percorrono l'opera a terra dal titolo Le stagioni o dall'infinita tensione espansiva dei "Tralicci". E' in questa rinnovata sinergia tra spazio e tempo che le opere di Nigro raggiungono una totalità immersiva assoluta, nella quale, e durante la quale, lo spettatore si trova calato non tanto in una rappresentazione dell'esistenza ma in una sua concreta e drammatica manifestazione. In occasione della mostra verrà pubblicato un volume bilingue con la riproduzione delle opere in mostra, un saggio introduttivo di Luca Massimo Barbero e un aggiornato apparato bio-bibliografico. La mostra viene realizzata in collaborazione con l'Archivio Mario Nigro. (Comunicato stampa)

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The A arte Invernizzi gallery will open on Thursday, 23 February 2017 at 6.30 p.m. a solo exhibition of works by Mario Nigro (Pistoia, 1917 - Livorno, 1992). Celebrating the centenary of the artist's birth, the show retraces the seminal moment of his entire artistic career - the two decades from 1948 to 1968. The exhibition shows the artist's fundamental process, which led from his "Ritmi obliqui [Oblique Rhythms]" of 1948 through to the works shown at the 24th Venice Biennale in 1968. Works made from 1950 onwards are on show in the first room on the upper floor of the gallery. Starting with the "Scacchi [Chess]" series, they reveal much about a moment of development in the artist's visual language.

He was already moving towards a more dynamic and penetrating approach to perception, and the accentuation of the diagonal in 1952 already foreshadowed the "Spazio totale [Total Space]" series. The works in the following rooms on the same floor retrace Mario Nigro's development from the Ritmi obliqui of 1948, which further develop and analyse his initial abstract-constructive works, through to the overcoming of the two-dimensional plane. He also introduced a new tension between space and form, which led to an interweaving and overlapping of planes, as we see in the "Spazi totali" of 1954. On show at the entrance to the gallery is Tempo e spazio: tensioni reticolari: simultaneità di elementi in lotta [Time and Space: Reticular Tensions: Simultaneities of Elements in Conflict] of 1954.

This work is key to understanding the later developments of Mario Nigro's work in relation to his investigation of the concepts of time, simultaneity and progressivity that were to become so much a part of his works in later years. Particular attention is also paid to a group of works from 1956. After the Soviet invasion of Hungary that year, all the artist's political and ideological certainties were shattered. When the social utopia that underpinned his work collapsed, also his faith in the absolute purity of geometry was lost, making way for a gradual intensification and then disintegration of his spatial grids, until they disappeared altogether.

The exhibition ends on the lower floor, with the works that were shown in the artist's personal room at the 24th Venice Biennale in 1968. The perspective depth of his previous works emerges from the two-dimensionality of the canvas and spreads out through space, acquiring an environmental dimension in its accumulation in columns and in its unravelling along the walls. This living, pulsating place is then completed in the musical rhythm brought about by a repetition of little traces of colour that run through Le stagioni [The Seasons], the work shown on the ground, or by the infinite, expansive tension of the "Tralicci [Trellises]".

It is in this new synergy between time and space that Nigro's works achieve their absolute immersiveness, in which, and during which, the viewer is plunged not so much into a representation of existence as into its concrete and dramatic manifestation. On the occasion of the exhibition, a bilingual volume will be published with reproductions of the works on display, an introductory essay by Luca Massimo Barbero and updated bio-bibliographical notes. The exhibition is being held in collaboration with the Archivio Mario Nigro. (Press release)




Opera di Nanni Balestrini dalla mostra La Tempesta Perfetta Nanni Balestrini. La Tempesta Perfetta
termina il 17 aprile 2017
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma

Nanni Balestrini realizza una mostra-concept che prende spunto iconografico dal famosissimo quadro de "La Tempesta" di Giorgione per confrontarsi però con la nostra situazione contemporanea: culturale, sociale, economica ma anche psicologica, con all'interno appunto lo sguardo "dal passato" di Giorgione, destrutturato tramite patchwork, scomposizioni, implosioni e sovrascritture. Parole dello stesso Balestrini che non sono però commento all'immagine ma struttura stessa dell'opera, della nuova opera, così come del resto l'autore ci ha abituato fin dagli anni Sessanta. E le sue parole s'intrecciano ai personaggi dipinti da Giorgione ma anche alle parole della Genesi, così come a quelle di Shakespeare e/o del Canto XLV di Ezra Pound. Durante il periodo della mostra verrà presentato il catalogo che conterrà le foto dell'allestimento, studiato insieme all'artista, saggi critici di Achille Bonito Oliva, Michele Emmer, Patrizio Paterlini e una intervista inedita allo stesso Balestrini a cura di Claudio Crescentini e Federica Pirani.

Come scrive Achille Bonito Oliva in catalogo: "L'opera di Nanni Balestrini è un'epica lotta contro la resistenza dell'arte. Ha trovato nella contaminazione tra parola e immagine un armistizio, matrimonio morganatico tra la parola scritta o stampata e l'elemento iconico. Ecco allora che Balestrini parte all'attacco e si confronta con la Tempesta del Giorgione. (...) L'arte è sempre una catastrofe, una catastrofe linguistica, è la rottura dell'equilibrio tettonico del linguaggio della comunicazione corrente, il precipitato in una sorta di spazio aperto per combattere l'entropia, il progressivo silenzio verso cui si avvia il linguaggio. (...)". (Comunicato stampa)




Locandina mostra Clorofilla Clorofilla - natura e dintorni
dal 28 gennaio 2017 alle 19.30
Salotto dell'Arte - Cagliari
www.salottodellarte.it

Rigenerazione ambiental culturale. Creare una parte di "Esterno" dentro un "Interno", far riposare l'occhio umano dentro esercizi di stile e angoli di natura. Partendo dalle suggestioni di alcune delle opere presenti in galleria, alle quali si aggiungono opere private di pittori, scultori e artisti sui generis, la mostra vuole accompagnare il visitatore lungo un percorso libero, eterogeneo e non dogmatico su uno dei leitmotiv del dibattito contemporaneo: Un richiamo naturalistico nella vita di tutti i giorni. Nulla di meglio che creare delle finestre artificiali attraverso l'arte, e il Salotto dell'Arte sarà la parte promotrice di questo concetto.

Artisti: Maria Cecilia Angioni, Silvana Belvisi, Andrea Brundu, Franca Formis, Maria Rita Mainas, Sandro Masala, Alessandro Melis, Anna Montalto, Sara e Stefania Pedoni, Sergio Stara, Lorenzo Stea, Cristina Zara. (Comunicato stampa)




Elliott Erwitt: Kolor
termina il 16 luglio 2017
Palazzo Ducale - Genova

Prima grande retrospettiva di immagini a colori del celebre fotografo Elliott Erwitt (Parigi, 1928). Se i lavori in bianco e nero sono stati esposti in numerose mostre di grande successo all'estero e in Italia, la sua produzione a colori, invece, è completamente inedita. Solo in tempi molto recenti Erwitt ha infatti deciso di affrontare, come un vero e proprio viaggio durato lunghi mesi, il suo immenso archivio a colori; una tecnica che aveva scelto di dedicare solo ai suoi lavori editoriali, istituzionali e pubblicitari: dalla politica al sociale, dall'architettura al cinema e alla moda. Immagini dunque sostanzialmente diverse, immagini sulle quali ha posato uno sguardo critico e contemporaneo a distanza di decenni, che ci fanno conoscere un mondo parallelo altrettanto straordinario.

La mostra comprende circa 135 scatti, che Elliott Erwitt ha selezionato personalmente, traendoli dai suoi due grandi progetti a colori, Kolor e The Art of André S. Solidor. Kolor è il titolo del grande volume retrospettivo per realizzare il quale Erwitt ha rivisitato tutto il suo archivio, con un impegno imponente che attraversa tutta la sua produzione a colori. The Art of André S. Solidor è invece l'esilarante e sottile parodia del mondo dell'arte contemporanea con i suoi controsensi e con le sue assurdità. Mentre il primo progetto vive di scoperte dei vecchi negativi Kodak, in cui si ritrova il tipico linguaggio di Erwitt, dai ritratti di personaggi famosi alle immagini più ironiche e talvolta irriverenti, nella sezione di André S. Solidor, invece, egli crea un vero e proprio alter ego del maestro, con tanto di autoritratti, che si esprime in una produzione che non lascia più niente al caso o all'intuizione, come emerge anche in un breve ed esilarante filmato.

Dal 1953 della storica agenzia Magnum, fondata tra gli altri da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, Erwitt ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sessant'anni di storia e di civiltà contemporanea, cogliendo gli aspetti più drammatici ma anche quelli più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo. "Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l'aspetto delle cose, il tuo stato d'animo. Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l'istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla". Non a caso è considerato il fotografo della commedia umana. Con lo stesso atteggiamento d'altra parte Erwitt riserva la sua attenzione a qualsiasi altro soggetto, portando all'estremo la qualità democratica che è tipica del suo mezzo.

Il suo immaginario è infatti popolato in prevalenza da persone comuni, uomini e donne, colte nel mezzo della normalità delle loro vite. Il percorso espositivo si conclude con una sezione multimediale che comprende la proiezione di due filmati che documentano la sua lunga carriera di autore e regista televisivo e una video collezione di alcune delle sue più significative fotografie in bianco e nero. La visita è corredata da una audioguida inclusa nel biglietto, che fornisce al visitatore il racconto di quanto accade nelle immagini di Erwitt. Un testo prezioso, frutto di una documentazione ricostruita dalla curatrice con l'autore, e mai pubblicato in precedenza. La mostra è curata da Biba Giacchetti, con il progetto grafico e di allestimento di Fabrizio Confalonieri. Prodotta da Civita Mostre con la collaborazione di SudEst57. (Comunicato stampa)




Devenir II - carboncino su carta cm.76x80 2014 - Courtesy: Galleria Continua, San Gimignano | Beijing | Les Moulins | Habana Photo by ©Yaque Locandina della mostra Agujero de gusano - scala, utensili cm.130x31x5 2016 - Courtesy: the artist and Galleria Continua - Photo by: Paola Martinez Fiterre José Yaque | Alluvione d'Arno
Know-how / Show-how, una geografia di relazioni per Sistemi di visione / Sistemi di realtà


termina lo 02 aprile 2017
Villa Pacchiani Centro Espositivo - Santa Croce sull'Arno
www.villapacchiani.wordpress.com

La mostra - a cura di Ilaria Mariotti - esprime la volontà di riflettere sui temi della sostenibilità delle operazioni nel mondo contemporaneo: sulla vita di oggetti e materiali, sull'idea di recupero, sull'idea dei rifiuti come rappresentanti dell'identità dei nostri territori e su questi processi in atto. Portavoce della produzione creativa cubana a livello internazionale, José Yaque sarà uno degli artisti chiamati ad esporre all'interno del Padiglione di Cuba alla prossima Biennale di Venezia.

A Villa Pacchiani l'artista presenta due grandi installazioni pensate appositamente per gli interni e gli esterni del centro espositivo, una serie di dipinti e disegni realizzati nell'arco degli ultimi anni e un nucleo di disegni inediti legati a questo progetto. Know-how / Show-how, una geografia di relazioni per Sistemi di visione / Sistemi di realtà è il proseguimento di un percorso fortemente condiviso dalle amministrazioni comunali di Pisa e Santa Croce sull'Arno - e, in prima istanza, da Galleria Continua e Associazione Arte Continua da sempre interessate alla relazione tra arte e territorio e fautrici della necessità di coinvolgere gli artisti in un percorso di riconsiderazione di questioni sociali - iniziato nel 2013 e teso alla costruzione di un modello d'intervento e di messa in relazione tra territori ed artisti internazionali.

Quest'anno il progetto sviluppa alcune sue caratteristiche per favorire percorsi formativi, costruire occasioni d'incontro e scambio tra studenti delle Accademie di Belle Arti toscane e José Yaque artista dal curriculum consolidato, con l'obbiettivo di costruire un sistema integrato tra artista e giovani in formazione per l'approfondimento di tematiche quali, in primis, l'identità dei territori, declinata attraverso eccellenze produttive e artistiche, produzione, risorse, operatività, collaborazioni tra pubblico e privato. Per questa edizione il focus del progetto si concentra sulla zona di Santa Croce sull'Arno: l'azienda d'eccellenza, con la quale José Yaque si trova a dialogare e a lavorare a stretto contatto per questo progetto, è la Waste Recycling, società del Gruppo Hera.

Durante la permanenza a Santa Croce sull'Arno l'attenzione e la sensibilità di José Yaque sono state catturate da una serie di elementi che declinano in vario modo alcune tematiche sostanziali e che, al tempo stesso, rimandano alla ricerca dell'artista. Innanzi tutto la presenza del fiume: uguale a se stesso come entità ma sempre mutevole per via del fluire incessante verso il mare. Nel fiume Yaque legge la grande metafora che informa tutto il suo lavoro ma che, prima di tutto, è la chiave filosofica attraverso la quale legge i fatti della vita degli uomini: non ci si bagna mai nella solita acqua dei fiumi perché l'acqua è sempre diversa ma anche perché i momenti diversi in cui ci bagnamo ci vedono in continua evoluzione e cambiamento.

Per l'artista l'unico elemento di continuità nella storia delle civiltà è il fluire continuo e incessante di vite, sempre diverse e che sono lette nel loro essere popolo, essere esistenza, essere parte di un tutto che lentamente, come il fiume, scorre. Per Yaque la mutevolezza è l'elemento fenomenologico che vale la pena di essere studiato, analizzato, rappresentato. Perché tutto cambia ma l'aspetto mutevole è, paradossalmente, ciò che rimane caratteristica costante. In questa chiave di lettura l'esperienza alla Waste Recycling è stata fondamentale per costruire, attraverso l'attività umana, la tecnologia, la ricerca, la visualizzazione di questa metafora: cumuli di rifiuti industriali divisi per materiale che permangono negli spazi di stoccaggio per breve tempo per essere continuamente smantellati e ricomposti dai nuovi arrivi.

Ciò che è il residuo delle attività umane viene letto, nel suo continuo scomporsi e ricomporsi, come il fluire incessante del fiume, che parla, al contempo, delle attività dell'uomo, dei suoi consumi, dei suoi scarti. La visita all'impianto di depurazione Aquarno e il ciclo del trattamento che restituisce al canale Usciana e poi, bonificata, al fiume, l'acqua utilizzata dal settore conciario, hanno costituito per l'artista un tassello ulteriore nella costruzione e verifica di un immaginario incentrato sulla circolarità del movimento di cose, acque, materiali, energia. Così come ulteriori spunti di riflessione, poi coagulatisi attorno all'immagine del "divenire" sono stati gli incontri con alcuni rappresentati delle comunità di migranti che costituiscono un'importante percentuale della popolazione di Santa Croce sull'Arno, la storia del paese, l'incontro con un'azienda di eccellenza che lavora pellami destinati al mondo del lusso e della moda.

Le due grandi installazioni pensate da José Yaque appositamente per Villa Pacchiani, l'una all'esterno, all'ingresso della Villa, l'altra per la sala centrale dello spazio espositivo, inglobano tutte queste suggestioni insieme. L'idea del fluire, del detrito, del perenne cambiamento, dell'evento catastrofico che genera una nuova forma di bellezza - tutti concetti che tornano nella ricerca dell'artista - si concretizzano nelle due installazioni che inglobano la vita del fiume, la vita e le cose degli uomini. Una serie di dipinti e di disegni realizzati nell'arco di alcuni anni e frutto di esperienze diverse si dispongono all'interno dello spazio espositivo occupandone un'ala. Si tratta di disegni e di dipinti appartenenti a due serie diverse: l'una si incentra su alcuni ritratti di ponti di città diverse, l'altra riguarda la visione del ruolo dell'arte e della sua esposizione.

La serie di dipinti e di disegni che ha come tema i ponti è stata realizzata nel 2013 durante residenze a Londra e Varsavia. Due città attraversate da fiumi. I ponti che collegano le due diverse sponde, costituiscono punti privilegiati per registrare il fluire continuo di persone parallelo a quello dei fiumi. Osservatori efficaci per la visualizzazione di metafore sul movimento e sull'evoluzione degli uomini e delle civiltà. Sempre nella medesima ala di Villa Pacchiani una serie di disegni (Devenir, tutti del 2014) mostra gallerie di dipinti, musei, dove le strutture espositive sono trattate come sorta di piloni di ponti attorno ai quali si accumulano detriti, rami, oggetti trasportati durante una piena e qui incagliatisi.

Questa serie di dipinti e disegni si specchia, in un segno di continuità delle ricerche e di azioni dell'artista, in un flusso costante di pensiero e visualizzazioni, in un nuovo nucleo di disegni incentrati sulle immagini fotografiche raccolte a Santa Croce sull'Arno durante il soggiorno dell'artista che viene esposta nell'altra ala dello spazio espositivo. José Yaque, Alluvione d'Arno per Know-how / Show-how, una geografia di relazioni per Sistemi di visione / Sistemi di realtà vedrà la sua conclusione con la realizzazione di una pubblicazione a documentare l'esperienza.

José Eduardo Yaque Llorente (Manzanillo - Cuba, 1985) dal 2004 fino al 2009 espone in numerose mostre collettive e personali all'Avana, nel 2010 partecipa alla prima Biennale di Arte Contemporanea del Portogallo ed espone al Wasps Artists' Studios, a Glasgow in Scozia. L'anno successivo prende parte ad una mostra collettiva a Madrid, nel 2012 è nuovamente a Glasgow per il Festival Internazionale di Arte Visiva. Nello stesso anno vince una residenza a Varsavia; in Polonia l'artista espone all'interno della Zacheta Project Room della Galleria Nazionale d'Arte di Varsavia nella mostra collettiva "Fragmentos" e realizza, presso la Galleria Nazionale d'Arte Zacheta, la sua prima personale fuori dai confini nazionali. (Estratto da comunicato ufficio stampa Silvia Pichini)




Opera dalla mostra Dalì - La Divina Commedia Dalì - La Divina Commedia
termina lo 05 marzo 2017

Inferno, Acquaviva delle Fonti, Palazzo de' Mari
Purgatorio, Sammichele di Bari, Castello Caracciolo
Paradiso Turi, Chiesa di Sant'Oronzo

Cento xilografie di Salvador Dalì raccontano il viaggio metaforico di Dante nei regni ultraterreni. L'opera è una delle maggiori espressioni del metodo pittorico "paranoico-critico" dell'artista surrealista. La mostra prende il nome dall'omonima serie di xilografie nate dal genio dell'estroso artista spagnolo e ispirate al capolavoro dantesco. Composta da cento opere a colori, firmate, numerate e pubblicate da Les Heures Claires a Parigi nel 1960, La Divina Commedia riunisce trentatre trittici, ognuno dei quali è composto di tre tavole riferite rispettivamente al Paradiso, al Purgatorio e all'Inferno danteschi.

L'opera fonde simboli, allusioni, magia e allegorie in un connubio perfetto, diventando una delle maggiori espressioni del metodo pittorico "paranoico-critico" caratteristico dell'artista surrealista. Dalì creò questi capolavori nel suo periodo illustrativo migliore e lavorò per quasi nove anni alla realizzazione dei cento acquerelli. In seguito all'esposizione al Musée Galliera di Parigi nel 1960, furono trasposti in altrettante xilografie, dopo quattro anni di assiduo lavoro con il maestro stampatore Raymond Jacquet. Il risultato è eccellente, sia dal punto di vista tecnico che artistico.

Il soggetto della Divina Commedia, illustrato in precedenza da Botticelli, Blake, Bocklin e Doré, diventa per Dalì un viaggio nella memoria della sua poliedrica sperimentazione e rappresenta una summa della propria arte. Il maestro spagnolo ha raggruppato qui vari aspetti della sua ricerca stilistica, dalla cosiddetta "estetica del molle" alla curiosità verso i miti classici, dall'interesse per la costruzione michelangiolesca delle figure al gusto per l'incisione circolare che dona loro una forma dinamica. Nell'uso del colore ci si trova davanti ad una vera e propria antologia di modi, dal tratto fragile e guizzante all'uso plastico, come nei panneggi pesanti e materici. Come nella Divina Commedia anche nell'opera di Dalì si respira un'atmosfera di grandezza, di ostentazione consapevole del sublime. (Comunicato stampa)




Utagawa Kunisada - Con l'ombrello sotto la neve - Xilografia, Giappone 1828-30 Il giovane Kunisada e la scuola di Osaka
termina il 28 maggio 2017
MAO Museo d'Arte Orientale - Torino

A partire dal 24 gennaio il percorso espositivo delle stampe sarà completamente rinnovato: a quelle attualmente esposte subentreranno xilografie che raffigurano scene del teatro kabuki nel ventennio 1815-1835, periodo di affermazione della grande scuola Utagawa di Edo (Tokyo) in questo filone dell'ukiyo-e, attraverso le opere di uno dei suoi maggiori esponenti, Kunisada (1786-1864). Il suo stile eclettico, profondamente influenzato dal caposcuola Toyokuni (1769-1825), viene messo a confronto con le produzioni coeve degli artisti operanti nel Kansai, raggruppati sotto la dicitura "Scuola di Osaka": essi diedero vita a uno stile regionale piuttosto uniforme, caratterizzato da una certa spigolosità delle figure che le rende quasi monumentali.

Oltre al corpus principale delle stampe kabuki, verrà trattato il tema del paesaggio attraverso alcune composizioni in formato verticale tratte da serie famose di Utagawa Hiroshige (1797-1858). Nella sala principale al secondo piano saranno invece riproposti otto kakemono (dipinti in formato verticale) che forniscono un assaggio della variegata produzione pittorica nipponica tra la fine del XVI e la seconda metà del XIX secolo. Di questa rotazione particolarmente preziosa si segnalano dei dipinti a inchiostro monocromo, su seta o su carta: un etereo paesaggio nello stile del grande maestro di scuola Kano, Tan'yu (1602-1674); il tema Zen del "Gibbone che afferra il riflesso della luna nell'acqua", dipinto da Kaiho Yusho (1533-1615), e un piccolo fugu (pesce palla) che reca la firma del famoso Katsushika Hokusai (1760-1849). (Comunicato stampa Raffaella Bassi - Fondazione Torino Musei)




Opera di Laura Allegro Laura Allegro
termina il 18 marzo 2017
Associazione culturale la roggia - Pordenone
www.laroggiapn.it

Nel corso della sua esperienza artistica Laura Allegro ha elaborato un proprio linguaggio espressivo attraverso il disegno, la pittura e l'incisione calcografica. Laura crea una propria enciclopedia di forme legate all'idea paradossale di "essere all'interno" ma allo stesso tempo di essere in uno spazio infinito e senza confini; una sorta di maternità in continua evoluzione e avanzamento. Molto presente nel suo agire è la volontà di custodire e accudire un qualcosa di molto intimo e prezioso, elaborato soggetti-oggetti estrapolati dai luoghi del suo quotidiano e fondendoli con un immaginario astratto, che spesso richiama l'ambiente marino e l'acqua come elemento primario fonte di vita. "L'immersione interiore di ogni individuo / Il silenzio, l'acqua, la materia, il luogo la nascita. / Custodire e accudire preziosa intimità / Sentirsi avvolti in una vasca sicura." (Laura Allegro)

Laura Allegro (Camposampiero - Padova, 1992) nel 2014 consegue il diploma accademico di I livello e nel 2016 di II livello, indirizzo Decorazione all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel suo percorso Laura espone in numerose mostre collettive ed ottiene diversi riconoscimenti nell'ambito dell'incisione contemporanea. A partire da dicembre 2015 Laura fonda insieme ad altri 11 giovani artisti il Collettivo Barnum, con il quale espone alla mostra "Entropia", presso Spazio Exworks Zerogloss (VI, 2016) e presso Cantieri Toffolo (Giudecca, Venezia, 2016); "The Elephant in the room", s.a.L.e. Docks (Venezia, 2016). Ha inoltre l'occasione di collaborare alle performance "Il terzo paradiso" dell'artista Michelangelo Pistoletto (2013, Venezia); e "The Probable Trust Registry" dell'artista Adrian Piper, (56 Biennale di Venezia, 2015, Leone d'Oro). (Comunicato stampa)




Thomas Ruff - Substrat 16 I - stampa cromogenica / chromogenic print cm.287x186 2002 Vassily Kandinsky - Impression Sonntag (Impression Sunday) - Städische Galerie im Lenbachhaus und Kunstbau München 1911 L'emozione dei colori nell'arte
Klee | Kandinsky | Munch | Matisse | Delaunay | Warhol | Fontana | Boetti | Paolini | Hirst


Torino, 14 marzo - 23 luglio 2017
Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea | GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea
www.castellodirivoli.org - www.gamtorino.it

Esposizione di una raccolta di 400 opere d'arte realizzate da oltre 125 artisti provenienti da tutto il mondo che datano dalla fine del Settecento al presente. La mostra collettiva ripercorre la storia, le invenzioni, l'esperienza e l'uso del colore nell'arte moderna e contemporanea occidentale, nelle culture non occidentali e nelle culture indigene presenti nel mondo oggi. Attraverso una molteplicità di racconti e presentazioni di opere d'arte importanti, si affronta l'uso del colore da svariati punti di vista, tra i quali quello filosofico, biologico, quello antropologico e quello neuroscientifico.

"Durante il secolo scorso sono state organizzate numerose mostre sul colore a partire dalle teorie della percezione divenute popolari negli anni Sessanta. Quel tipo di approccio discende da una nozione universalistica della percezione e da una sua pretesa valenza oggettiva, molto distante dalla consapevolezza odierna della complessità di significati racchiusa nel colore", afferma Carolyn Christov-Bakargiev, curatrice della mostra. La mostra indaga l'utilizzo del colore nell'arte dando conto di movimenti e ricerche artistiche che si discostano dalle storie canoniche sul colore e l'astrazione, attraverso molteplici narrazioni che si ricollegano alla memoria, alla spiritualità, alla politica, alla psicologia e alla sinestesia.

I precedenti dell'arte astratta moderna sono indagati attraverso opere dei seguaci Hindu Tantra (XVIII secolo) e dei Teosofisti (XIX secolo) che utilizzavano le forme-colore come fonti per la meditazione e la trasmissione immateriale del pensiero. Il punto di avvio nell'astrazione teosofica è legato alle ricerche di Annie Besant (1847-1933), la quale scrisse attorno al 1904, "dipingere le forme vestite dalla luce di altri mondi con i colori ottusi della terra è un compito arduo; esprimiamo gratitudine a chi ha tentato di farlo. Avrebbero bisogno di fuoco colorato, ma hanno solo pigmenti e terre a disposizione". Alla fine del Settecento, Isaac Newton scopre che i colori che vediamo corrispondono a specifiche e oggettive onde elettromagnetiche non assorbite da materiali.

Johann Wolfgang von Goethe, che pubblica nel 1810 la sua Zur Farbenlehre (La teoria dei colori) si oppone a Newton, affermando che i colori sono prodotti dalla mente e non oggettivi. Goethe scopre il fenomeno degli Afterimage colors (il fatto che l'occhio umano percepisce come immagine residua il colore complementare a un colore osservato con persistenza su di una superficie bianca). All'epoca prevalse la teoria di Newton. L'Ottocento è anche il secolo del grande sviluppo della chimica e della scoperta dei colori sintetici derivati dal catrame di carbone. Nell'Ottocento e Novecento si sviluppa la standardizzazione industriale dei colori con i vari codici RAL e Pantone.

Gli artisti reagiscono con sfumature, esperienze sinestetiche, spirituali e psichedeliche del colore, oppure ironizzano sui codici e gli standard. Con il relativismo culturale che caratterizza l'epoca attuale e attraverso le recenti ricerche neuroscientifiche, si torna alla visione di Goethe, attribuendovi un valore nuovo. L'emozione dei Colori nell'arte riflette sul tema da un punto di vista che tiene conto della luce, delle vibrazioni e del mondo affettivo. Si pone in discussione la standardizzazione nell'uso del colore nell'era digitale, standardizzazione che riduce sensibilmente le nostre capacità di distinguere i colori nel mondo reale. Nel corso della mostra, il neuroscienziato Vittorio Gallese - che insieme a Giacomo Rizzolati ha scoperto i neuroni specchio - dirigerà, per la prima volta a livello mondiale, un laboratorio di studio neuroscientifico incentrato sull'esperienza del pubblico di fronte a opere d'arte.

Le opere in mostra includono alcuni lavori di Henri Matisse (1869, Le Cateau Cambrésis, Francia - 1954, Nizza, Francia), Wassily Kandinsky (1866, Mosca, Russia - 1944, Neuilly sur Seine, Francia), Paul Klee (1879, Münchenbuchsee - 1940, Muralto, Svizzera), Giacomo Balla (1871, Torino - 1958, Roma), Edvard Munch (1863, Løten, Norvegia - 1944, Oslo, Norvegia), Luigi Russolo (1885, Portogruaro - 1947, Laveno-Mombello, Italia), Andy Warhol (1928, Pittsburgh, Pennsylvania, Usa - 1987, Manhattan, New York, Usa), Katharina Fritsch (1956, Essen, Germania), Gerhard Richter (1932, Dresda, Germania), Carlos Cruz-Diez (1923, Caracas, Venezuela), Gilberto Zorio (1944, Andorno Micca, Biella, Italia), Alighiero Boetti (1940, Torino - 1994, Roma), Gustav Metzger (1926, Norimberga, Germania), fino a lavori recenti di artisti contemporanei. (Comunicato stampa)




Cosimo Veneziano - Giorni di un futuro passato - carboncino su tela cm.100x200 2017 Cosimo Veneziano: Petrolio/Appunti
termina lo 01 aprile 2017
Galleria Alberto Peola | MEF Museo Ettore Fico - Torino
www.albertopeola.com

Le opere inedite presentate concludono la ricerca di Cosimo Veneziano (Moncalieri - Torino, 1983) sul ruolo della scultura nello spazio pubblico nella società contemporanea, e sul valore iconografico e simbolico che le immagini assumono nel processo di creazione della propaganda politica. In particolare il suo interesse si rivolge al processo di selezione di fatti e personaggi e scarto di altri, che viene messo in atto nella costruzione di un'iconografia da parte di una comunità, prima che il simbolo sia collocato nello spazio pubblico, fisico o virtuale.

Nelle due opere della serie Petrolio i disegni su tela della scultura di un toro androcefalo e di una scultura religiosa, originarie dell'epoca assiro-babilonese, sono parzialmente coperti dal feltro per evidenziare la recente distruzione nei conflitti in Medio-Oriente. L'opera invita a riflettere sul peso e sugli effetti che ha sull' immaginario la perdita di un patrimonio culturale riconosciuto come collettivo. Il gruppo di sculture in ceramica dal titolo Membrana è composto da riproduzioni di parti di statue greche e romane sulle quali Veneziano ha operato una deformazione attraverso un processo di stratificazione materica, contrapponendo l'originaria fisionomia frontale della statua a quello che doveva essere l'aspetto della parte esterna del calco. Anche in questo caso l'occultamento della visione corrisponde all'idea della perdita di un'identità culturale avvenuta nel tempo.

Monochrome II lavora sulla capacità percettiva graduale dell'osservatore. La serie di colature di gomma siliconica è realizzata partendo da una matrice di dipinti su tela, che raffigurano simboli iconografici propri delle culture occidentale e orientale, che si sono succeduti nel tempo. Nell'ultima sala della galleria sono esposte quattro tele di grandi dimensioni sulle quali Veneziano ha disegnato figure umane armate di martello. Per questo ultimo lavoro dal titolo Giorni di un futuro passato, l'artista riprende immagini usate dalla propaganda delle rivoluzioni politiche del passato, e le mette in dialogo tra loro per evidenziare l'enfasi posta sull'atto di distruzione che sottende ai processi di rottura e cambiamento avvenuti nella storia umana. La forza dirompente dell'atto e la monumentalità della rappresentazione rimandano a un intento celebrativo, in contrapposizione al processo di censura che avviene anche durante i periodi di continuità politica. (Comunicato stampa)




Prime anticipazioni per Be Comics!
Padova, 17-19 marzo 2017
www.becomics.it

Un'immagine in bianco e nero, in cui spiccano alcuni dettagli marcati da un tocco di rosso, uno dei colori ufficiali di Be Comics!; una ragazza immersa nella lettura, scossa dall'energia del fumetto e sovrastata da decine di balloon, simbolo della ricchezza di storie e immaginari. Il manifesto della prima edizione della manifestazione patavina è una vera e propria affermazione sulla vitalità del mondo dei comics, cuore pulsante dell'evento. Uno straordinario disegno creato da uno degli autori più prestigiosi del panorama fumettistico italiano, Lorenzo 'LRNZ' Ceccotti.

Lorenzo 'LRNZ' Ceccotti opera in diversi settori dell'arte visuale: graphic design, motion graphics, animazione, illustrazione e fumetto. Fondatore del collettivo Superamici e dello studio Brutus/Chimp Co. Fra i principali lavori legati al disegno: la regia dell'animazione del documentario The Dark Side Of The Sun, i libri a fumetti Golem e Astrogamma, illustrazioni e copertina per La Strana Biblioteca di Haruki Murakami. Sta ultimando il progetto Monolith per Sergio Bonelli Editore (film live action e fumetto a colori) e lavora al suo artbook Viewpoint per Magnetic Press/Lion Forge.

Il Premio Fumetto25 è un concorso rivolto a giovani fumettisti fino ai 25 anni che abbiano realizzato una pubblicazione a fumetti nel biennio 2015/2016. Il Premio Fumetto Cover Design selezionerà, invece, l'autore della migliore copertina tra le opere a fumetti italiane pubblicate nel corso del 2016. «L'obiettivo dei due Premi che abbiamo ideato - spiega Matteo Crosera, organizzatore di Be Comics! - è di portare all'attenzione del grande pubblico sia i giovani autori che, con il loro lavoro, stanno arricchendo il panorama nazionale di opere di grande valore creativo, sia gli autori delle copertine, primo strumento che permette ai lettori di scoprire e conoscere il fumetto presente sugli scaffali di librerie e fumetterie. Vogliamo dare un segnale tangibile - da qui la scelta di premi in denaro - del nostro appoggio al lavoro quotidiano degli illustratori e fumettisti del nostro Paese.» (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé
termina il 19 marzo 2017
La Triennale di Milano

Giuseppe Iannaccone inizia a collezionare alla fine degli anni Ottanta, per passione e curiosità. Il suo interesse si concentra subito sull'arte italiana tra le due guerre degli artisti "non allineati". Gli artisti - Birolli, Guttuso, Mafai, Pirandello, Scipione, Vedova... - e le loro opere diventano così compagni di viaggio, le loro biografie e le loro vicende umane e professionali diventano stimolo per continui studi e ricerche, nel tentativo di ricostruire un percorso non ancora così esplorato dalla storia dell'arte ufficiale, ma senza nessuna pretesa di completezza o esaustività. L'incontro con alcune personalità influenti, come Elena Pontiggia, Claudia Gian Ferrari o Zeno Birolli, con cui negli anni inizia a confrontarsi, lo convincono sempre di più dell'importanza di perseguire la strada dettata dal proprio istinto, alla ricerca non tanto di grandi nomi da aggiungere alla propria collezione, ma di grandi opere di quegli artisti nella cui umanità si rispecchia.

La mostra si apre con un'opera del 1920 di Ottone Rosai, L'Attesa. Crollato il mito metropolitano futurista della 'città che sale', Rosai si volge verso un arcaismo della forma, di retaggio masaccesco, riletto nella semplificazione volumetrica di Cézanne. L'artista ritrae quartieri popolari abitati da figure il cui verismo fisiognomico è sublimato partendo dal dato di natura per poi superarlo, indagandone pittoricamente la sostanza interiore e spirituale. Il percorso espositivo si articola poi in nuclei tematici che raggruppano opere di artisti che hanno gravitato attorno a scuole e movimenti o che semplicemente hanno condiviso momenti ed esperienze, accomunati da affini sensibilità.

Si comincia con la Scuola di via Cavour - uno dei numerosi gruppi sorti tra il 1925 e il 1945 in opposizione al cosiddetto 'ritorno all'ordine' promosso dal gruppo "Novecento Italiano" di Margherita Sarfatti - che con il suo rifiuto dell'astrazione e dell'eroismo littorio ricolloca al centro della propria ricerca l'uomo, annullato nel manichino postmetafisico o nel 'mito della stirpe' della classicità monumentale novecentista. Le opere esposte di Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione, reali promotori del gruppo romano, sono accomunate da un linguaggio in opposizione al conformismo ufficiale, un linguaggio prevalentemente espressionista che troverà presto evoluzione nella pittura tonalista di artisti come Fausto Pirandello, Renato Guttuso e Alberto Ziveri, compagni di strada degli artisti della Scuola di Via Cavour e insieme a loro originali protagonisti del rinnovamento pittorico tra le due guerre.

Dalla seconda metà degli anni Venti, la ricerca di una pittura giocata su essenziali stesure cromatiche sarà superata dai tre artisti per intraprendere, ciascuno sulla base della propria inclinazione e sensibilità, un più diretto e intenso lavoro di scavo nel reale. Il percorso prosegue con un'opera di Tullio Garbari del 1931, che apre a una selezione di opere dei Sei di Torino - Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio - gruppo formatosi alla fine degli anni Venti presso lo studio di pittura di Felice Casorati. Le fonti e le predilezioni visive condivise dai Sei proiettano il gruppo verso una modernità pittorica di respiro europeo, soprattutto francese, con schemi compositivi semplici ed essenziali ma dal ritmo chiaro e vivace, anti-monumentale e intimista, che prendono definitivamente le distanze dalla retorica dell'arte di regime.

I soggetti ritratti rivelano una predilezione per la sfera quotidiana e per il mondo degli affetti. Le stesse istanze post-impressioniste sostenute dai Sei di Torino vengono abbracciate anche dai Chiaristi lombardi, un gruppo di artisti che gravita attorno alla galleria Il Milione di Milano: Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Umberto Lilloni, con Adriano di Spilimbergo e, successivamente, Cristoforo De Amicis difendono una comune tendenza pittorica caratterizzata dall'uso di colori chiari, stesi in punta di pennello, giocata su gamme delicate per soggetti paesistici, volutamente antiplastico, memore del primitivismo teorizzato da Leonello Venturi nell'omonimo testo del 1926.

Un'intera sala dedicata alle opere di Renato Birolli è lo snodo successivo, che anticipa l'esperienza di Corrente, rivista quindicinale fondata a Milano dall'allora diciassettenne Ernesto Treccani nel gennaio del 1938, alle soglie del secondo conflitto mondiale. Attorno al periodico si costituisce l'omonimo movimento artistico e intellettuale di poeti e scrittori (Nino Savarese, Vittorio Sereni, Elio Vittorini), critici (Sandro Bini, Raffaele De Grada, Umberto Silva) e filosofi (Luciano Anceschi, Enzo Paci, Luigi Preti).

Luogo di confronto e dibattito, in cui una comune coscienza di libertà e di azione culturale è attenta alle tendenze più aggiornate della cultura artistica europea contemporanea, Corrente si oppone all'autarchia e all'isolamento nazionalista delle politiche culturali fasciste. Contrario alla pittura retorica e celebrativa sostenuta dal Premio Cremona, istituito nel 1939 dal gerarca Roberto Farinacci, il gruppo riunisce le forze innovatrici di giovani pittori e scultori di tendenze figurative tra le più eterogenee, il cui principale punto di riferimento è Guernica di Pablo Picasso: l'opera del 1937, ispirata ai fatti della guerra civile spagnola, diventa il simbolo di un'arte dell'impegno etico e civile in chiave risolutamente antifascista.

Una mostra organizzata presso la Galleria Il Milione nel 1933 anticipa il clima di opposizione al regime che contraddistinguerà poi il gruppo e vede la partecipazione di Aligi Sassu, Renato Birolli, Giacomo Manzù e Luigi Grosso. Anche Renato Guttuso ha nel frattempo instaurato intensi rapporti con Milano, a seguito anche della collettiva di pittori siciliani ospitata sempre alla Galleria Il Milione. Tre anni più tardi il gruppo si amplia, con l'adesione di Giuseppe Migneco, Arnaldo Badodi e Italo Valenti. Dopo il 1940 si uniranno al movimento anche Bruno Cassinari, Ennio Morlotti e, qualche tempo dopo, Emilio Vedova. Nel giugno del 1940 la rivista è soppressa dalle autorità fasciste, ma Corrente continua la sua attività come spazio espositivo (la Bottega degli Artisti di Corrente), presieduta da Duilio Morosini, sostenuta e promossa dal collezionista sorrentino, ma genovese d'adozione, Alberto Della Ragione.

Il percorso prosegue con un focus su Filippo De Pisis. Lontano, come Rosai, dai canoni artistici ufficiali, De Pisis avvia il suo percorso artistico nella nativa Ferrara, dove conosce i fratelli De Chirico e Carlo Carrà, rimanendo suggestionato dall'atmosfera di enigmatica e intensa sospensione della loro pittura. Trasferitosi a Roma, segue dapprima la sua inclinazione letteraria, ma i nuovi stimoli pittorici recepiti durante il soggiorno romano (quando matura la decisione di dedicarsi alla pittura) si fanno ancora più intensi a seguito del trasferimento a Parigi nel 1925, attraverso l'elaborazione di uno stile personale e moderno in cui confluiscono con originalità suggestioni visive della grande tradizione colorista italiana, della pittura impressionista e della tavolozza di Soutine, di Matisse e dei Fauves, alle quali si aggiungerà poi la lezione di Turner (appresa direttamente durante i suoi soggiorni londinesi degli anni Trenta).

I soggetti prediletti da De Pisis sono i fiori e le nature morte, in cui riesce a fissare, con immediatezza, le emozioni che gli trasmettono gli oggetti, anche quelli più umili e fragili, cui affida la sua viva e intima visione esistenzialista della realtà. Rientrato in Italia a causa della guerra, De Pisis si stabilisce a Milano: la sua casa, come lo erano state in precedenza quelle di Roma e Parigi, diventa un punto di ritrovo per amici, poeti, letterati e pittori. A chiudere la mostra l'opera del 1942 di Emilio Vedova Il Caffeuccio Veneziano, che con la sua fattura ruvida e l'atmosfera irrespirabile segna un punto di non ritorno. Il quadro esposto all'ultima edizione del Premio Bergamo, è sembrato ai giovani del gruppo di Corrente un vero e proprio detonatore anticlassico: non si poteva costruire, in piena guerra, una pittura nuova, "moderna", se non prima distruggendo i valori di quella che era andata di moda per vent'anni.

Accompagna la mostra il volume Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé, un ricchissimo catalogo ragionato, edito da Skira, dedicato alla parte della Collezione Giuseppe Iannaccone riguardante le opere realizzate dal 1920 al 1945 e acquistate dal collezionista fino alla data del 30 novembre 2016. Il volume ricostruisce per ogni opera dettagli interessanti e talvolta inediti, grazie all'ampia raccolta e schedatura scientifica realizzata fin dal primo acquisto nel 1992. La prima parte del libro - con una prefazione di Giuseppe Iannaccone, un'intervista di Alberto Salvadori al collezionista e un testo di Rischa Paterlini, curatrice della collezione - è dedicata al collezionista, alla sua personale visione della storia dell'arte che ha prodotto un racconto il più fedele possibile della vita e delle scelte che hanno caratterizzato questa collezione.

A seguire, Flavio Fergonzi introduce allo scorcio storico dei venticinque anni che interessano questo periodo della collezione con un testo che propone e analizza dodici temi critici per l'arte italiana; seguono i saggi di Fabio Benzi, Giorgina Bertolino, Paola Bonani, Fabrizio D'Amico, Lorella Giudici, Mattia Patti, Elena Pontiggia e Carlo Sisi, studiosi che hanno letto, studiato e indagato la collezione analizzando minuziosamente le vicende culturali e storico-artistiche degli anni dal 1920 al 1945. Corredano il volume le schede delle opere, in ordine alfabetico, intervallate da testi nei quali è narrata la storia che ha portato le opere in collezione o il rapporto del collezionista con gli artisti e con persone che sono state fondamentali nella costruzione della raccolta.

Segue infine una ricca sezione di apparati, composta da un Regesto delle opere con tutti i dati tecnici necessari al fine di una ricostruzione storico-scientifica; da una Cronologia storico-critica, riferita all'arco temporale 1920-1945, nella quale sono riportati avvenimenti della storia politica e sociale italiana, dati biografici, mostre, premi e pubblicazioni riguardanti gli artisti della collezione e un'antologia critica per ciascuna opera; da un Regesto delle mostre, dove sono state ordinate per data le mostre a cui le opere hanno partecipato; e infine dalla Bibliografia, in ordine alfabetico per autore, che raccoglie, oltre ai volumi, la stampa quotidiana, quella periodica e i cataloghi delle mostre.

La mostra, a cura di Alberto Salvadori e Rischa Paterlini - curatrice della Collezione Giuseppe Iannaccone - promossa dalla Fondazione Triennale di Milano e da Giuseppe Iannaccone, parte del programma del Settore Arti Visive della Triennale diretto da Edoardo Bonaspetti.Durante il periodo di apertura al pubblico, una serie di attività arricchiranno il percorso di visita, offrendo ai visitatori interessanti occasioni di approfondimento. Un ciclo di tavole rotonde con gli autori dei saggi in catalogo e i più importanti studiosi d'arte del periodo storico tra le due guerre verrà organizzato con appuntamenti a cadenza settimanale. Nelle sale verrà proiettato un docu-film che racconterà i diversi aspetti del periodo artistico tra le due guerre. (Comunicato stampa Lara Facco)




Liberty in Italia: Artisti alla ricerca del Moderno
termina lo 02 aprile 2017
Palazzo Magnani - Reggio Emilia

Un ampia e raffinata indagine sul Liberty in Italia. Sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, illustrazioni, progetti architettonici, manifesti, ceramiche, incisioni. Selezionatissimi i prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie Collezioni private, e molti dei quali, oggetto di recenti studi, vengono presentati al grande pubblico per la prima volta. Ogni sezione della mostra - dedicata al dialogo tra le diverse arti - mette in luce l'alternanza tra le due "anime" del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella "modernista", più inquieta, stilizzata ed essenziale e che precederà le ricerche delle avanguardie, in primis il Futurismo.

"All'interno di una idea più ampia e generale di Liberty italiano - anticipano i Curatori Francesco Parisi e Anna Villari - abbiamo voluto porre a confronto le due diverse tendenze; cercando di assecondare in questo modo il dibattito storico artistico dell'epoca che individuava, come vera essenza del Liberty, la linea fluente, floreale e decorativa e, d'altra parte, recuperando il modello critico della letteratura coeva che identificava nel Liberty tutto ciò che era considerato moderno e di rottura, includendo quindi anche quelle esperienze non propriamente classificabili in Italia come floreali ma piuttosto moderniste o secessioniste".

Il percorso della mostra si sviluppa secondo una scansione per sezioni "tradizionali": pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d'artista (come chiave nuova per entrare nell'idea progettuale dell'architetto che lavora, eccezionalmente e con la massima libertà espressiva, per se stesso), manifesti, illustrazione e incisione. Filo rosso che collega tutte le sezioni di mostra è lo stretto dialogo tra opera e processo creativo, che si manifesta attraverso la pratica del disegno e l'esercizio sulla linea grafica: alle pitture, sculture, ceramiche, ai progetti decorativi e ai manifesti sono stati infatti accostati bozzetti preparatori, cartoni, i disegni relativi a vasi, piatti e oggetti, in un continuo scambio tra arti e campi di ricerca.

Si potrà così anche scoprire che lo scultore Arturo Martini ha disegnato vasi in ceramica, Felice Casorati ha progettato una fontana, Vittorio Corcos è stato anche cartellonista. Che risale insomma proprio al Liberty la ricerca di una bellezza applicata, grazie alla firma di un "autore", a tutte le forme del vivere quotidiano. Una chiave inconsueta che rivela, entrando nel vivo del "fare" e nella mente dell'artista, la vera essenza concettuale e espressiva del Liberty, un movimento, una tendenza e una moda che, a distanza di più di cento anni, non ha ancora esaurito il suo potere seduttivo. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Gianni Berengo Gardin
Vera fotografia con testi d'autore


termina il 30 aprile 2017
CAOS (Centro Arti Opificio Siri) - Terni
www.caos.museum

Le fotografie di Gianni Berengo Gardin hanno raccontato un'epoca, accompagnato e a volte costruito una visione. Si tratta di uno tra i più grandi maestri della fotografia italiana perché possiede il dono di riuscire sempre a sorprendere per la sua capacità di raccontare il nostro paese e il nostro tempo. Nessuno come lui è stato un vero interprete, un artigiano devoto, un compagno, un amante della fotografia intesa come documentazione attenta e mai banale della realtà. In sessanta anni di carriera, la vita del fotografo è stata caratterizzata anche da molti incontri, che in un certo senso sono all'origine di questa mostra.

Ciascuna delle foto esposte in mostra è infatti presentata da un protagonista dell'arte e della cultura, che ha commentato uno degli scatti scelti nell'immenso corpus fotografico di Berengo Gardin: amici, intellettuali, colleghi, artisti, giornalisti, registi, architetti. I loro testi, accostati a ciascuna delle 24 foto selezionate, permettono ancor di più di ragionare sul valore di testimonianza sociale ed estetica delle immagini.L'esposizione è inoltre arricchita da una proiezione di immagini tratte dall'archivio del fotografo. L'intera produzione e l'archivio di Gianni Berengo Gardin sono gestiti da Fondazione Forma per la Fotografia di Milano. Accompagna la mostra il libro Vera fotografia pubblicato da Contrasto.

Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930) dopo essersi trasferito a Milano si è dedicato principalmente alla fotografia di reportage, all'indagine sociale, alla documentazione di architettura e alla descrizione ambientale. Nel 1979 ha iniziato la collaborazione con Renzo Piano, per il quale ha documentato le fasi di realizzazione dei progetti architettonici. Nel 1995 ha vinto il Leica Oskar Barnack Award. E' molto impegnato nella pubblicazione di libri (oltre 250) e nel settore delle mostre (oltre 200 individuali). L'intera produzione e l'archivio di Gianni Berengo Gardin sono gestiti da Fondazione Forma per la Fotografia di Milano. (Comunicato stampa)




Opera dalla mostra La guerra è finita. Nasce la Repubblica La guerra è finita. Nasce la Repubblica.
Milano 1945-1946. Fotografie di Federico Patellani


termina il 30 aprile 2017
Museo di Fotografia Contemporanea - Milano
www.mufoco.org

Il Museo di Fotografia Contemporanea celebra i 70 anni della Repubblica Italiana e del voto alle donne con una mostra dedicata a Federico Patellani: 70 immagini che raccontano la distruzione e la rinascita di Milano dopo la Seconda Guerra Mondiale e la vittoria della Repubblica nel referendum del 2 giugno 1946. La mostra, a cura di Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, intende offrire una occasione di conoscenza e di riflessione su un periodo cruciale della storia dell'Italia del Novecento: i momenti immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il referendum Monarchia-Repubblica e l'elezione dei rappresentanti all'Assemblea Costituente, che ebbero luogo il 2 giugno 1946, una data fondamentale della quale quest'anno ricorre il settantesimo anniversario.

Immagini celeberrime e meno note, stampate in grande formato, accompagnano il visitatore all'interno di un percorso nella storia. Un primo corpus di fotografie mostra la vita nella città di Milano nell'immediato dopoguerra: case distrutte e macerie, in uno scenario di povertà e di disagio sociale che rimanda a un'Italia molto lontana, ferita e disorientata all'indomani del ventennio fascista. Il secondo corpus di immagini si riferisce specificatamente al referendum Monarchia-Repubblica e all'elezione dell'Assemblea Costituente. Un momento di enorme rilievo storico, nel quale, per la prima volta in Italia, le donne sono ammesse al voto.

Federico Patellani documenta questi passaggi con il consueto sguardo attento e amorevole, celebrando la vittoria della Repubblica con un'immagine divenuta icona: la cosiddetta "donna della Repubblica". All'interno del percorso espositivo saranno mostrati anche i provini realizzati dall'autore, che testimoniano il processo di costruzione della celeberrima fotografia. Il Museo conserva l'intero archivio di Federico Patellani, costituito da 690 mila pezzi tra stampe originali, provini e negativi, oltre alla fedele ricostruzione del suo studio. Gli eredi hanno depositato il Fondo fotografico presso Regione Lombardia, che l'ha affidato alle cure, alla gestione e alla valorizzazione del Museo di Fotografia Contemporanea.

Federico Patellani (Monza, 1911 - Milano, 1977) è uno dei maestri del fotogiornalismo italiano riconosciuto a livello europeo. Colto e sensibile narratore, testimone puntuale della società italiana, ha raccontato il paese nel dopoguerra, la ripresa economica, le industrie, la moda, il costume, la vita culturale. Ha affiancato all'attività fotogiornalistica la frequentazione del mezzo cinematografico e televisivo. Negli ultimi anni della sua attività si è dedicato a viaggi in tutto il mondo. Patellani realizza un reportage rigoroso, privo di retorica, attento a restituire all'osservatore gli elementi essenziali della narrazione, secondo lo stile di quello che egli stesso nel 1943 definì "giornalista nuova formula": chiarezza, comunicatività, rapidità, gusto nell'inquadratura, esclusione di luoghi comuni, così che le immagini "appaiano viventi, attuali, palpitanti, come lo sono di solito i fotogrammi di un film". (Comunicato stampa)




Francesco del Drago: Parlare con il colore
termina il 26 marzo 2017
Museo Carlo Bilotti - Roma
www.museocarlobilotti.it

«Fino al tempo di Matisse e Picasso, i pittori creavano quadri che servivano per essere visti dall'occhio. Oggi cerchiamo di agire direttamente sulla trasmissione dalla retina all'area cerebrale, ed io personalmente sull'area gratificante delle sinapsi edoniche». Ad esprimersi così è stato Francesco del Drago, l'artista di cui il Museo Carlo Bilotti annuncia la prima retrospettiva per l'inizio dell'anno, a cura di Pietro Ruffo, con la consulenza scientifica di Elena del Drago.

Francesco del Drago (Roma, 1920-2011) ha percorso quasi un secolo di storia da protagonista, partecipando attivamente e con passione tanto alle trasformazioni artistiche che si sono susseguite nel Novecento, quanto ai cambiamenti politici. Ha tenuto numerose mostre a partire dalla partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1954, ed è presente in molte collezioni pubbliche e private soprattutto europee e statunitensi. La mostra pensata da Pietro Ruffo per il Museo Bilotti presenterà una selezione di opere astratte fondamentali, che consentiranno di entrare nel pensiero e nella pratica artistica di Francesco del Drago. Seguendo un percorso a ritroso, la mostra all'Aranciera comincerà con le ultime opere realizzate dall'artista, commoventi nello sforzo di ampliare ulteriormente la gamma cromatica, per poi concentrarsi sugli imponenti polittici astratti, summa dell'intera ricerca di Del Drago.

Di del Drago, sarà evidenziata anche la statura di teorico, i suoi studi sul colore strettamente connessi alle più recenti scoperte matematiche attraverso una ricca selezione di documenti, filmati ed esperimenti. Particolarmente interessante è infatti la possibilità di passare dai risultati estetici alle premesse teoriche in un processo che consente di approfondire le problematiche dell'arte astratta de Novecento e, segnatamente, quelle riguardanti il colore. Non a caso la ricerca di Francesco del Drago ha influenzato profondamente l'utilizzo cromatico delle generazioni successive, ma anche nel mondo della grafica, della pubblicità e del cinema.

Intellettuale rigoroso e straordinario artista, indagò a lungo la fenomenologia del colore giungendo all'elaborazione del "Nuovo Cerchio Cromatico". I contrasti cromatici e la giustapposizione di determinate forme concorrono nel creare uno stato di eccitazione nelle aree cerebrali deputate alla visione. Le sue ricerche teoriche sono state oggetto di conferenze in molte università del mondo, ma anche di scambio con i numerosi amici artisti: tra gli altri Guttuso e Birolli in Italia, Picasso, Pignon, Matta e i maestri del colore francese come Herbin e Dewasne a Parigi, dove si trasferì nel 1951. Esperienza francese particolarmente rilevante nel suo percorso, tanto che lo storico dell'arte Nello Ponente scrisse: "Del Drago porta aventi tutti gli sviluppi della pittura contemporanea e in modo particolare quelli della tradizione francese." (Comunicato ufficio Stampa Studio Esseci)




Opera di Andy Warhol in mostra alla Galleria Allegra Ravizza di Lugano Andy Warhol
termina il 17 marzo 2017
Galleria Allegra Ravizza - Lugano
www.allegraravizza.com

Una quindicina di opere che hanno caratterizzato il lavoro della "Pop star" americana Andy Warhol. Le opere intendono esplorare la relazione tra cultura commerciale ed espressione artistica utilizzando pubblicità, lusso e moda come oggetti per prodotti artistici. L'idea di elevare un prodotto ordinario verso una luce più glamour fino a diventare oggetto d'arte è alla base del lavoro artistico di Warhol e trova la sua piena espressione nella Shoes Series. Le scarpe hanno svolto un ruolo di primo piano nella carriera iniziale di Warhol come artista commerciale: i suoi annunci del 1950 calzature da donna e i suoi disegni di scarpe stravaganti erano molto famosi tanto che lui stesso aveva creato una serie di disegni in cui ogni scarpa aveva il nome di una celebrità.

In mostra alcuni lavori degli anni '80 in cui Warhol ritorna al soggetto come fonte di ispirazione per una serie di serigrafie dove le scarpe raffigurate in gruppi diventano reminiscenze di nature morte. Tutte le opere in mostra riflettono sull'idea di bellezza e di glamour che ha influenzato gran parte della produzione artistica di Warhol e presentano una dimensione autobiografica rivelando il suo amore per le cose femminili, la fascinazione per il denaro e le cose preziose. In mostra, infine, opere rappresentative della produzione di Warhol come Campbell's, Jackie e Fish.

Andy Warhol è stato un vero e proprio fenomeno culturale: grande artista e leader del movimento americano Pop art è diventato una figura influente nel mondo dell'arte utilizzando molteplici tecniche espressive: pittura, serigrafia incisione, fotografia, disegno, scultura, film, happening e performance. Ossessionato dalla celebrità, dalla cultura del consumo e dalla riproduzione seriale Andy Warhol ha creato alcune tra le immagini più iconiche del ventesimo secolo.

Andy Warhol (Pittsburgh, Pennsylvania, 1928 - New York, 1987) ha studiato grafica pubblicitaria presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh. La sua prima mostra importante è stata presso Ferus Gallery di Los Angeles nel 1962. Da allora, il suo lavoro è stato oggetto di innumerevoli mostre in musei e gallerie in tutto il mondo dalla famosa retrospettiva al Pasadena Art Museum, alle personali al MoMa di NY, alla Nationalgalerie di Berlino alla Tate Modern di Londra. Il Museo Andy Warhol nella sua città natale contiene una vasta collezione permanente di arte e di archivi ed è il più grande museo degli Stati Uniti dedicato ad un singolo artista. (Comunicato stampa)




Opera di Alexandre Hollan Opera di Wayne Thiebaud Attualità di Morandi. Opere donate al Museo dal 1999 ad oggi
termina il 19 marzo 2017
Museo Morandi - Bologna
www.mambo-bologna.org/museomorandi

In occasione di Art City Bologna, il Museo Morandi dedica una intera sala del proprio percorso all'esposizione di una serie di opere che dal 1999 a oggi sono entrate a far parte della collezione a seguito di generose donazioni da parte di artisti che, nel loro percorso di ricerca estetica, hanno dichiaratamente guardato all'opera di Giorgio Morandi. Il Museo lavora da sempre a mettere in relazione la poetica di Morandi e la produzione di artisti che da lui hanno tratto ispirazione, ne hanno colto l'inattesa contemporaneità e hanno trovato nel suo linguaggio risposte alle domande del nostro tempo, portando alla luce nuove possibilità espressive.

Questa vocazione, oltre a promuovere inediti accostamenti nel percorso permanente - ad esempio con Eroded Landscape di Tony Cragg - e a dar vita a una serie di mostre personali temporanee - ultima in ordine di tempo quella di Ennio Morlotti - ha fatto sì che con Attualità di Morandi. Opere donate al Museo dal 1999 ad oggi vengano per la prima volta esposte in un'unica sala le opere acquisite tramite donazioni recenti. David Adika, Julius Bissier, Ada Duker, Alexandre Hollan, Joel Meyerowitz, Zoran Music, Wayne Thiebaud e Marco Maria Zanin sono gli autori dei 19 lavori esposti, diversi per tecnica e soggetto. Attraverso un confronto dialettico con le opere di Morandi si intende offrire al visitatore una nuova chiave di lettura e interpretazione del suo universo artistico, nonché ribadirne la forte presenza nell'immaginario culturale globale e la sua influenza sulla cultura visiva internazionale.

L'isolamento estetico dell'oggetto o dei gruppi di oggetti e l'apparente ripetitività della rappresentazione, che ritroviamo nelle opere di Thiebaud; la costruzione volumetrica e architettonica dello spazio dove anche il vuoto si fa forma nelle foto di Ada Duker; la dimensione atemporale e metafisica dell'oggetto nelle foto di Adika, Meyerowitz e Zanin; "i silenzi colorati" degli acquerelli di Hollan; la pulizia dell'immagine e il tono cromatico degli acquerelli di Music e Bissier; tutto ciò rimanda al rigoroso atteggiamento di Morandi nei confronti della pratica artistica, intesa come momento di indagine euristica, ovvero occasione per un'analisi obiettiva del dato naturale, territorio dove si celano incanto poetico ed emozione lirica. Comprendere questo aspetto della ricerca morandiana significa ricondurre la sua esperienza estetica ad un atteggiamento fenomenologico che si esplica nella sua affermazione dell'essere e dell'esistere e nella sua intuizione eidetica che consente di cogliere l'essenza delle cose. (Comunicato stampa)




Opera di Giammarco Roccagli dalla mostra a Cordovado in provincia di Pordenone Opera di Flavio Val dalla rassegna Percorsi di vecchi compagni di viaggio Percorsi di vecchi compagni di viaggio
Antonio Crivellari | Giuseppe Onesti | Gianni Pasotti | Giammarco Roccagli | Flavio Val

termina il 28 febbraio 2017
Palazzo Cecchini - Cordovado (Pordenone)

Come è naturale in tutte le cose umane, la vicenda dell'evoluzione della cultura di un territorio è legata quasi sempre ad un gruppo di persone che si pone di fronte all'esistente con spirito di forte rinnovamento e persegue questo obiettivo fino a coinvolgere tutto l'ambiente. Ciò è ancora più vero quando ad essere interessato all'evoluzione sia un territorio, in qualche modo, "difficile" per radicate convinzioni, per repentini cambiamenti o per naturale costituzione. Il rapporto tra le arti visive ed una regione "di frontiera" come è sempre stato il Friuli Venezia Giulia è stato sempre difficile ed articolato, per le enormi pressioni che venivano sia dall'Italia che dalla Mitteleuropa in cui la regione è integrata quasi per costituzione geografica.

Il territorio occidentale, poi, è stato sempre "chiuso a tenaglia" tra il Friuli storico e il Veneto incalzante; e la provincia di Pordenone, ultima nata, ha registrato in ogni settore impulsi e pressioni che hanno accelerato notevolmente il processo di evoluzione. Nel campo delle arti Visive, l'impulso è venuto anche, a partire dai primi anni Ottanta del Novecento, da un gruppo di operatori che si era accostato ai linguaggi nuovi dell'Arte e li aveva fatti propri. Il riferimento quasi naturale per Antonio Crivellari, Giuseppe Onesti, Gianni Pasotti, Giammarco Roccagli, Flavio Val fu l'Associazione Culturale "la roggia" che da oltre un decennio si proponeva come spazio privilegiato di sperimentazione artistica.

Dalla convergenza nacquero proposte, iniziative e impulsi che avrebbero inciso profondamente nella storia della Cultura del territorio, non solo provinciale ma anche regionale e nazionale. Dopo una lunga vicenda di collaborazione, hanno intrapreso altre esperienze, sia sul piano individuale che su quello collettivo, senza perdere lo spirito innovativo che avevano sin dagli esordi; ed hanno dato vita ad altre iniziative altrettanto importanti. Ripresentarli insieme in una Mostra Collettiva già prevista come transnazionale, significa per molti aspetti "andare alle radici" di questa vicenda per contribuire in qualche modo alla "scrittura" di una storia delle Arti Visive a Pordenone e sottolineare, per quanto possibile, il ruolo e il senso della loro attività. (Enzo di Grazia, curatore della mostra)




Bellini e i belliniani
Dall'Accademia dei Concordi di Rovigo


termina il 18 giugno 2017
Palazzo Sarcinelli - Conegliano

La mostra prosegue le esplorazioni sulle trasformazioni dei linguaggi della pittura veneziana e veneta negli anni tra Quattro e Cinquecento. Dopo Un Cinquecento Inquieto nel 2014, seguito dal Carpaccio, Vittore e Benedetto nel 2015 e, nel 2016 da I Vivarini, l'indagine approda alla figura imprescindibile di Giovanni Bellini, scelta tanto più opportuna nel quinto centenario della morte del maestro. Chi sono, quindi, i giovani artisti e collaboratori del grande Giambellino? Come si formarono, quale posto avevano nella produzione dell'atelier, della bottega, come si diceva allora? Che cosa trassero e che cosa a loro volta tramandarono dalla frequentazione e dalla stessa collaborazione con un artista-intellettuale tanto sublime per pensiero e per invenzione, per tecnica e non meno che per precisione formale?

La mostra prende le mosse proprio da queste domande e trova nella raffinata collezione dell'antica e prestigiosa Accademia dei Concordi di Rovigo lo spunto per tracciare una sorta di mappa (ipotetica e virtuale, ma supportata da una eletta serie di dipinti) del milieu belliniano o, almeno, di una parte significativa e originale di tale universo d'uomini e di capolavori. Bellini ha lasciato indubbiamente il segno inconfondibile del suo passaggio, ha creato punti di riferimento che hanno fatto scuola per un consistente numero di pittori, stilemi di cui possiamo riconoscere gli elementi costitutivi: semplici contorni di un volto, la postura e la struttura delle mani femminili, ma anche straordinari paesaggi incantati, spalle di colline scoscese e alberate, città murate e fortificazioni, il profilo lontano di catene alpine.

C'è tuttavia qualche cosa che è più difficile descrivere e definire del mondo belliniano: quell'estasi muta e pensosa, quell'essere amorevolmente assorti in insondabili pensieri virtuosi, quella mitezza e quasi pudore degli sguardi che è un'attitudine che parte dal Maestro e viene gelosamente conservata e tramandata dai seguaci. Quindi la 'svolta' atmosferica e tonale della sua pittura, nello sfumato in cui svanisce la percezione dei contorni e dei profili, dove i protagonisti sono avvolti e immersi in una luce dorata che nessuno però saprà più eguagliare.

In tale trama narrativa ed espositiva si vengono a collocare nomi e personalità molto diverse, tutte accumunate da una più o meno intensa frequentazione di Giovanni Bellini e del suo atelier: assistenti che hanno lavorato al suo fianco nelle grandi imprese decorative di Palazzo Ducale o nelle sale delle Scuole di San Marco e di San Giovanni Evangelista; aiuti che hanno replicato le più fortunate tavole destinate alla devozione privata; artisti partiti da cartoni della bottega, che hanno poi continuato la loro ricerca in autonomia di ispirazione e di linguaggio, dichiarando però il loro legame profondo e irrinunciabile con la pittura del maestro. Marco Bello, Andrea Previtali, i Santacroce, Luca Antonio Busati, Pasqualino Veneto, Jacopo da Valenza, Nicolò Rondinelli...

Non più fantasmi: nella mostra prendono corpo e fisionomia nelle loro Madonnine, nelle loro Conversazioni, nei paesaggi di una idealizzata pedemontana, nella ragnatela di sguardi inquieti e nostalgici. Talvolta permeati di una ingenua naïveté, tal altra attenti a recuperare tradizioni e caratteri derivati dal genius loci di periferie fiere e felici. Alcuni di questi maestri hanno segnato anche il territorio coneglianese, tanto che, una volta ancora, sarà possibile costruire una sorta di mappa-itinerario del loro passaggio tra Conegliano e Asolo, tra Serravalle e la trevigiana, riprendendo una proposta che ha trovato nelle due mostre precedenti di questo ciclo un ampio consenso e un sincero apprezzamento dei visitatori: completare l'itinerario compiuto dentro le sale espositive con una fitta rete di affascinanti "scoperte" di capolavori sparsi sul territorio, per conoscere lo straordinario museo diffuso che caratterizza il nostro Paese.

La mostra è, dunque, un'occasione per interrogarsi sull'eredità belliniana, ricostruendo con originalità una rete di rapporti e connessioni, mettendo in luce il raffronto possibile tra storie e opere, protagonisti e comprimari su palcoscenici diversi e alternativi e tuttavia legati da analogie e contiguità logiche e strutturali. Accompagnerà la mostra un catalogo edito da Marsilio Editori. (Comunicato Giovanna Ambrosano - ufficio stampa Civita Tre Venezie)




Opera di Mikhail Opera di Andrey Buryak Andrey Buryak | Michael Inkov: Impronte e la materia
11 gennaio (inaugurazione)
Galleria Immaginaria - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

Mostra dedicata a due artisti bielorussi: il pittore Andrey Buryak e lo scultore Michael Inkov. L'arte bielorussa nasce in seno al conflitto fra la tradizione culturale dell'Europa Occidentale e quella dell'Europa Orientale: da una parte l'influenza dell'ideologia sovietica, dall'altra la Sots-art, un movimento di artisti contemporanei che, nel periodo post-sovietico, danno vita ad un arte nuova. Dall'esperienza di Marc Chagall fino ad oggi, lo spazio artistico bielorusso si è sviluppato in varie direzioni, secondo le linee di scuole diverse fra loro.

Andrey Buryak (Minsk, 1965) ha compiuto gli studi, all'Art College e presso l'Accademia delle Arti bielorussa. Ha studiato con artisti bielorussi del calibro di Algerd Maliszewski e Gabriel Vashchenko. Tuttavia l'artista non ritiene che questi maestri abbiano inciso profondamente sulla sua personale visione artistica. Osservando le sue opere, si può notare che Buryak ricerca sempre nuovi metodi tecnici. I dettagli sono semplici e alludono alle idee principali del simbolismo concettuale; sebbene percorsa da sfumature surreali, la sua creatività non sconfina mai nel surrealismo tout court.

Mikhail Inkov (Zelva, 1954) si è laureato presso la Facoltà di Architettura del Politecnico bielorusso. Non soddisfatto dell'architettura circostante, insofferente del divieto di creare qualcosa di diverso, si dedica alla scultura astratta. Il suo linguaggio creativo si pone dunque in contraddizione con l'ideologia sovietica. Inkov, scultore e architetto, realizza opere monumentali - quali bassorilievi e busti - commissionategli dallo Stato e dalla Chiesa ortodossa; e tuttavia crea queste opere combinando lo stile monumentale con la concezione plastica. In esse si estrinseca uno stato d'animo: più che la ricerca intellettuale è un'esigenza espressiva che muove dall'interno verso l'esterno a informarle. Dal 1995 Inkov è nella Unione degli Artisti bielorussi. (Comunicato stampa)




Opera di Grazia Varisco dalla mostra Extrapagine - Anni '70 alla Cà di Frà di Milano Grazia Varisco: Extrapagine - Anni '70
termina il 24 marzo 2017
Cà di Frà - Milano
gcomposti@gmail.com

Dopo la personale "Apparenze" (Novembre 2013 - Gennaio 2014), Grazia Varisco con questa mostra pone attenzione alla lettura di un'ampia pagina dell'attività che si snoda nel decennio successivo alle sperimentazioni cinetiche degli anni Sessanta, di cui l'artista è stata protagonista come membro del Gruppo T. E' un'esperienza nella quale Grazia Varisco, tiene fermo l'interesse per il coinvolgimento personale e del pubblico. Conferma il confronto fra caso e programma, ma tende alla leggerezza sostituendo l'uso di materiali industriali con la scelta della carta come "strumento adatto ad accogliere, raccogliere in pagine e quaderni d'arte, compiti e riflessioni, quasi diari della perplessità e del dubbio".

Il "Se..." di cui Grazia Varisco è interprete in tutte le sue esperienze, come informa nel testo che accompagna la mostra monotematica su una ricerca affascinante ma, troppo spesso, rimasta in ombra. Pagine nate da un occasionale errore tipografico, che neppure ha un nome tecnico. Una piega fuori registro che permette di entrare in un campo di ricerca nuovo, uno spazio creativo fatto di stimolanti possibilità di scomposizione e ricomposizione, di effetti ottici e di percezioni sensoriali. Una piega che perentoria s'impone ed in crescendo piega di tutto... carta, cartone, metallo... "Extrapagine". (Comunicato stampa)




Luisa Lambri - Maureen Gallace
termina il 12 marzo 2017
Fondazione Rolla - Bruzella (Svizzera)
www.rolla.info

Le opere appartengono alla collezione privata di Rosella e Philip Rolla che presentano in questa occasione quattro fotografie di Luisa Lambri, quattro dipinti e un disegno di Maureen Gallace. Luisa Lambri, fotografa, e Maureen Gallace, pittrice, entrambe figure di spicco a livello internazionale nei rispettivi settori, entrambe con un nuovo e caratteristico approccio all'arte visiva, sono presentate insieme per la prima volta. Philip Rolla: "Quando Luisa ha visto le opere di Maureen Gallace a casa nostra ci ha rivelato che è una delle sue artiste preferite. Ho immediatamente pensato che uno spazio con le fotografie di Luisa Lambri e i dipinti di Maureen Gallace, e nient'altro, sarebbe stato un paradiso". (Comunicato stampa)




Opera di Bernard Frize dalla mostra Northern Lights, Waterfalls and Oceans Bernard Frize
Northern Lights, Waterfalls and Oceans


termina l'11 marzo 2017
Galleria Gentili - Firenze

Bernard Frize (Saint-Mandé - Parigi, 1954) lavora a Parigi e Berlino, dove si trovano i suoi atelier e dove ha realizzato i dipinti di questa mostra. Nonostante il vasto riconoscimento ottenuto a livello internazionale, le sue opere sono state raramente esposte in Italia; con questa mostra, vengono presentate per la prima volta nella città di Firenze. La pittura di Bernard Frize non finisce di stupirci per le sempre nuove modalità di rappresentazione; nonostante la bellezza sensuale del cromatismo, dai suoi quadri emerge una vigorosa impostazione concettuale. Oltre il velo della composizione pittorica dell'immagine, simile per leggerezza alla luce evanescente di un'aurora boreale, domina il quadro una struttura chiaramente e precisamente studiata, proprio come, oltre il velo delicato di una cascata d'acqua, si intravede la struttura rigida del bordo di una piscina.

Frize presenta i suoi ultimi lavori, che somigliano a trame intessute di delicati fili colorati. Una superficie filigranata, cangiante come seta, realizzata con tratti paralleli di pennello che, tracciati ora in verticale, ora in orizzontale, si compenetrano fino a formare un reticolo di iridescente cromatismo. Il colore, steso con diversi pennelli, sembra riversarsi contemporaneamente sulla tela, laddove è praticamente impossibile riconoscere se la stesura più vigorosa rappresenti l'inizio o la fine della pennellata. Dove il tratto del pennello procede in verticale, nasce l'immagine di un leggero tendaggio, che vibra delicatamente davanti allo sguardo dell'osservatore. Nei quadri in cui la tessitura cromatica è condotta in direzione ortogonale, il velo sembra ispessirsi e assumere maggiore sostanza. (Comunicato stampa)

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Bernard Frize, born in Saint-Mandé near Paris in 1954, created the paintings for this exhibition at his studios in Paris and Berlin. His work has rarely been shown in Italy until now; this is the first exhibition by this internationally renowned artist in Florence. Frize's paintings continually surprise the viewer with their new modes of presentation. Beyond the allure and beauty of his use of colour, the conceptual foundations of the works resonate powerfully. Behind the veil of the image compositions, which resemble the incredible lightness and luminescence of polar light, reigns the clarity of planned structure - just as the gentle cascades of a waterfall result from the stone structure at the edge of a pool.

For this exhibition, the artist presents his latest works, which resemble woven fabrics of fine bright threads. Delicate, shimmering, silken surfaces are formed from parallel vertical and perpendicular brush strokes to create a quadratic grids of iridescent colour. The colour seems to flow onto the canvas, issuing from several brushes simultaneously. It is almost impossible to tell whether the denser application of colour represents the start or the end of each stroke. The vertical brush strokes produce the image of a curtain gently vibrating before the eyes of the viewer; In the case of the images that are woven through orthogonally, the veil appears to become denser and more substantial. (Press release)




Sabina Mirri - Cromoterapia Sabina Mirri - Immagine opera dalla locandina della mostra Sabina Mirri
Inventario (provvisorio) dello studio d'artista


termina lo 04 marzo del 2017
Galleria Passaggi - Pisa
www.passaggiartecontemporanea.it

Personale di Sabina Mirri basata sulla sua produzione più recente. Tra le protagoniste di spicco a livello nazionale e internazionale della stagione artistica degli anni '80 e '90, ha sempre utilizzato nel suo lavoro mezzi espressivi diversi - pittura, disegno scultura - per trascrivere un immaginario che si alimenta sia di ossessioni e memorie personali che di visioni trasfigurate di oggetti della quotidianità, con un'attitudine in cui si intrecciano introspezione, sentimento e ironia. La mostra consiste in una serie di lavori inediti, alcuni dei quali inseriti in una grande installazione architettonica incentrata sull'idea dello "studio" quale metafora del processo creativo, spazio intimo dedicato alla riflessione e alla realizzazione di opere, contenitore di oggetti d'affezione legati alle esperienze di vita e di lavoro.

Dagli studioli rinascimentali alle wunderkammer agli studi di artisti e scrittori contemporanei, questi luoghi hanno sempre esercitato un fascino particolare, per la possibilità di leggervi in filigrana i percorsi mentali, più o meno tortuosi, caotici, rigorosi, di chi li abita e vi lavora. La mostra intende restituire l'atmosfera di uno studio, con l'accumulo di oggetti, opere e materiali disparati in esso contenuti, configurandosi come una sorta di "inventario", per dare luce alla costellazione di senso che essi vanno a comporre. Lo spazio espositivo, luogo "pubblico" temporaneamente adibito a studio privato, "intimo" si configura come un inventario provvisorio di opere, oggetti, memorie, pensieri ed emozioni.

I lavori di Sabina Mirri esposti testimoniano i variegati ambiti di ricerca del suo percorso artistico. Tra i disegni e gli acquerelli innumerevoli sono gli omaggi ad artisti e a personaggi letterari che hanno segnato la storia del suo percorso formativo; altri invece hanno una connotazione più autobiografica; una serie di dipinti, dal titolo Cromo, rappresentano gli esiti più attuali del suo lavoro, tendente verso una ricerca cromatica sganciata da qualsiasi connotazione figurativa, all'insegna del piacere dell'accostamento del puro colore. In occasione della mostra verrà realizzato un catalogo che sarà presentato in galleria durante il finissage.

Sabina Mirri (Roma, 1957) ha studiato pittura al Liceo Artistico di Roma con il maestro Giulio Turcato. Nel 1976 esordisce con una personale alla Galleria "La Margherita" di Roma. Negli anni '80 ha partecipato alle prime rassegne dedicate da Achille Bonito Oliva alla post Transavanguardia; i compagni dell'avventura artistica romana sono i pittori del gruppo di San Lorenzo, Marco Tirelli, Giuseppe Gallo, Gianni Dessì. Si è poi trasferita a New York, dove ha esposto in mostre personali e collettive alla Annina Nosei Gallery. Tra gli anni '80 e '90 ha partecipato a importanti mostre internazionali e ha preso parte a numerose Biennali. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni di arte contemporanea. Hanno scritto di lei, tra gli altri: A. B. Oliva, P. Balmas, E. Crispolti, T. Lichtenstein, F. Moschini, M. Quesada, G. Soave, L. Laureati, E. Kontova, L. Cherubini, L. Pratesi. (Comunicato Ufficio stampa Alessandra Puglese)




Artico: Ultima frontiera
termina lo 02 aprile 2017
Casa dei Tre Oci - Venezia
www.civitatrevenezie.it

La difesa di uno degli ultimi ambienti naturali non ancora sfruttati dall'uomo, il pericolo imminente del riscaldamento globale, la sensibilizzazione verso i temi della sostenibilità ambientale e del cambiamento climatico, la dialettica tra natura e civiltà. L'esposizione, curata da Denis Curti, presenta 120 immagini, rigorosamente in bianco e nero, di tre maestri della fotografia di reportage, quali Paolo Solari Bozzi (Roma, 1957), Ragnar Axelsson (Kopavogur, Islanda, 1958) e Carsten Egevang (Taastrup, Danimarca, 1969). La rassegna è un'indagine approfondita, attraverso tre angolazioni diverse, di un'ampia regione del pianeta che comprende la Groenlandia, la Siberia, l'Alaska, l'Islanda, e della vita della popolazione Inuit, di soli 150.000 individui, costretti a gestire, nella loro esistenza quotidiana, la difficoltà di un ambiente ostile.

La lotta con le difficoltà dell'ambiente, il passaggio, lento ma inesorabile, dallo stile di vita di una cultura millenaria a quella della civilizzazione contemporanea, cui si aggiunge il drammatico scenario del cambiamento climatico, figlio del surriscaldamento ambientale, sono i punti su cui s'incentrano le esplorazioni dei tre fotografi. Per questo appuntamento alla Casa dei Tre Oci, Paolo Solari Bozzi presenta il progetto inedito, frutto del suo viaggio, tra febbraio e aprile di quest'anno, sulla costa orientale della Groenlandia, nel quale ha visitato numerosi villaggi, riportando la quotidianità di una popolazione che ha scelto di vivere in un ambiente difficile.

Il reportage di Paolo Solari Bozzi sarà pubblicato nel volume, in edizione inglese, Greenland Into White (Electa Mondadori). Proprio le popolazioni Inuit sono al centro della ricerca di Ragnar Axelsson che, fin dai primi anni Ottanta, ha viaggiato nelle ultime propaggini del mondo abitato per documentare e condividere le vite dei cacciatori nell'estremo nord del Canada e della Groenlandia, degli agricoltori e dei pescatori della regione dell'Atlantico del nord e degli indigeni della Scandinavia del Nord e della Siberia.

Ragnar Axelsson racconta di villaggi ormai scomparsi, di intere comunità ridotte a due soli anziani che resistono in una grande casa scaldando una sola stanza; racconta di mestieri che nessuno fa più e di uomini che lottano per la sopravvivenza quotidiana. Ma dalle stampe di Axelsson emerge soprattutto l'umanità che ha incontrato sulle lunghe piste delle regioni artiche. Dal canto suo, Carsten Egevang, partendo da una formazione accademica in biologia, che lo ha portato dal 2002 al 2008 a vivere in Groenlandia e a studiare la fauna ovipara della regione artica, ha saputo documentare con la sua macchina fotografica la natura selvaggia e la tradizionale vita delle popolazioni Inuit.

Accanto alle potenti immagini di una natura infranta e al contempo affascinante, tre documentari arricchiscono la narrazione delle regioni del Nord: Sila and the Gatekeepers of the Arctic, realizzato dalla regista e fotografa svizzera Corina Gamma; Chasing Ice, diretto dal giovane film-maker americano, Jeff Orlowski; The Last Ice Hunters, un documentario dei registi della Repubblica Ceca Jure Breceljnik & Rožle Bregar. (Comunicato stampa)




Dominik Uhlír - Inspired by the contours of lake and mountain, Flip is silicone bowl/container which can be easily reshaped with simply flipping its edge or top. Customise to your current need in the kitchen and create bowl to serve soups, sauces, desserts and fruits or use it as a lid covering food to prevent spoiling. Keep it in room as container for things you need around - keys, glasses, USB, pencils and hide those you don't. Flip its edge and use it as a phone, tablet or book holder. Possible to flatpack, it doesn't take nearly any space. Light weighted, you can take it wherever you want. Eco-friendly, food-grade silicone object is easy and cheap to produce by moulding into form. Flip is an original piece of tableware you will be proud to have on your shelf. Opera di Ena Priselec Waterline XII
Concorso internazionale di design - 12esima edizione
Ena Priselec (Croazia) e Dominik Uhlír (Repubblica Ceca) vincono il Premio Gillo Dorfles 2016

www.triestecontemporanea.it

Vittoria ex aequo del Primo Premio Gillo Dorfles da parte di Ena Priselec e Dominik Uhlír. Waterline è stata la terza ideale tappa di una serie di edizioni di questo concorso biennale accomunate da un particolare tipo di ricerca legata alla storia e al territorio. Con Double Track nel 2012 era iniziata una staordinaria mappatura di oggetti del recente passato, di uso quotidiano, di design anonimo del Centro Est Europa, dai quali i progettisti sono partiti per disegnare un nuovo oggetto (o dare nuova vita a quello vecchio). Due anni dopo con Map Pin la mappatura è continuata, con le puntine sulla carta geografica a segnalare beni culturali, artistici, materiali o immateriali, per i quali i partecipanti hanno realizzato kit turistici d'autore. E per finire nel 2016, con Waterline, l'attenzione è stata dedicata a una nuova idea e un oggetto sulla vita, il lavoro e lo svago sull'acqua in Europa.

L'acqua è una risorsa fondamentale. Una vasta serie di attività umana - riguardanti sia il lavoro che lo svago - coinvolgono l'acqua. L'Europa è circondata dal mare ed è disseminata di fiumi e laghi. Questo elemento naturale è inestricabilmente legato alla vita dell'uomo europea ed ha un ruolo sia di unione che di separazione economica e geopolitica. I mezzi di navigazione commerciale e di diporto, gli strumenti e le costruzioni utilizzate per svolgere attività che coinvolgono l'acqua, fanno parte di un importante comparto produttivo che, sempre più, deve rispondere in maniera specializzata alle vecchie e nuove richieste di questo settore.

La giovane designer croata sceglie di partire dalla šterna, una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana, molto diffusa nelle città costiere e insulari della Croazia. Situate nella piazza principale, le cisterne sono state il luogo simbolico della vita sociale di questi piccoli centri, punto di effettivo risparmio e condivisione di una risorsa vitale e preziosa come l'acqua. Da questa antica usanza la Priselec disegna un oggetto per la casa, che nella forma ricorda un tradizionale secchio. Il progetto vincitore aggiunge alla funzione di raccogliere l'acqua quella di purificarla con uno speciale filtro. Radicato nella tradizione, è dunque un invito al risparmio e alla consapevolezza delle limitate risorse naturali, al riuso intelligente e alla condivisione.

Il progettista ceco individua come punto di partenza del suo progetto l'impianto idroelettrico di Dlouhe Strane, in Moravia: una centrale con sistema di pompaggio e un lago artificiale di 15 ettari situato a 1.350 metri sul livello del mare. Il luogo è una straordinaria commistione di bellezza naturale e archeologia industriale ed è la fonte di ispirazione "acquatica" per l'oggetto finale che ha vinto il Premio Dorfles. La forma del lago, con i contorni delineati sulla cima tronca della montagna, molto caratteristica e facilmente riconoscibile, si presta come originale ispirazione per un oggetto d'uso contemporaneo. Una ciotola/contenitore in silicone che si può facilmente adattare a diversi usi capovolgendone la base o la punta. (Comunicato stampa)

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Mostre sui Balcani




La Raccolta Salce
www.studioesseci.net

La più importante raccolta del settore in Italia e in Europa, che divide il primato con il parigino Musée de la Publicité (oggi Museé des arts décoratives), ha trovato collocazione in due antichi spazi nel cuore di Treviso. Si tratta della medievale Chiesa di Santa Margherita e dell'edificio comunicante con la Chiesa di San Gaetano. Nella prima delle due, la chiesa di Santa Margherita, stanno trovando collocazione, in grandi cassettiere tecnologiche, i 24.580 manifesti raccolti da Nando Salce e dalla moglie Regina Gregory. E, accanto ad essi, i laboratori scientifici indispensabili per garantire la loro perfetta conservazione e manutenzione.

"Naturalmente questi ambienti sono stati pensati per la conservazione e non per una fruizione pubblica allargata, chiarisce Marta Mazza, direttore del nuovo Museo Statale Collezione Salce. "Per ovvi motivi di conservazione e gestione l'accesso diretto a questo grande deposito sarà limitato agli studiosi. Tuttavia ciò che non può essere fisicamente messo a disposizione del pubblico, viene integralmente posto a disposizione di tutti, accedendo al sito www.collezionesalce.beniculturali.it dove vengono proposte le immagini di tutti i 24.580 nostri manifesti. A regime, a fine 2018, in Santa Margherita potrà essere ricavato anche uno spazio ulteriore per esposizioni dedicate."

Dall'8 aprile sarà invece aperto al pubblico l'importate spazio per mostre temporanee del Museo Salce, ricavato dallo storico immobile annesso alla Chiesa di San Gaetano, già Chiesa dei Cavalieri Templari con il titolo di San Giovanni al Tempio. Questi ambienti sono pronti ad accogliere mostre dedicate alla Collezione che, con ogni 4 mesi ne illustreranno una sezione, un tema o un autore. I 4 mesi previsti per ciascuna mostra costituiscono il tempo massimo previsto dai protocolli di conservazione di questi preziosi e fragili materiali cartacei.

Per l'apertura degli spazi museali di San Gaetano prevista la prima di tre successive mostre di un ciclo denominato "Illustri persuasioni. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce". La mostra di apertura darà conto, per capolavori assoluti, della parte più antica della Raccolta, quella dedicata alla "La Belle Epoque". Le mostre successive riguarderanno i manifesti del periodo "Tra le due guerre" e, infine, "Dal secondo dopoguerra al 1962". In modo da offrire, nell'arco di un anno, un excursus, sia pure di estrema sintesi, nel percorso temporale della magnifica Collezione che accoglie manifesti datati tra il 1885 e il 1962.

Nel 1895, fu l'immagine di una procace donnina che campeggiava, per opera di Giovanni Maria Mataloni, nel manifesto della "Società Anonima Incandescenza a Gas" a colpire Nando. Che, al prezzo di una lira, riuscì ad ottenere dall'attacchino comunale l'agognata immagine. Era l'inizio di una passione che lo avrebbe portato, anche con l'aiuto della moglie Regina Gregory, ad accumulare nella loro casa migliaia di manifesti. Nemmeno Nando riusciva a conoscere il numero dei pezzi da lui raccolti, tanto che l'inventario effettuato dopo il suo lascito della Collezione al Ministero li ha quantificati in poco meno di 25 mila, il doppio di quanto il collezionista supponesse. Ma a colpire della Collezione Salce non è solo il dato quantitativo, oggettivamente strabiliante per una singola collezione privata, bensì sopratutto quello qualitativo.

Per questa sua passione Nando volle essere affiancato anche di esperti al massimo livello, creando una rete di rapporti che gli garantirono il meglio di quanto veniva proposto in Italia (ma non solo) nel settore della grafica pubblicitaria. Così come riuscì a intessere rapporti di collaborazione con editori e tipografi specializzati nel ramo pubblicitario (Wild e Tensi di Milano, Alessandro Marzi di Roma, Salomone di Roma, Chappuis di Bologna, Ricordi di Milano, Cassan di Tolosa, Hirth's Verlag e Bruckmann di Monaco di Baviera), con le ditte e le aziende committenti, con gli stessi cartellonisti (del Mataloni, l'autore del primo manifesto collezionato, rimase ammiratore fedele, al punto da commissionargli il disegno della sua carta intestata), con gallerie specializzate (Sagot di Parigi).

A 55 anni dalla scomparsa del collezionista e dal sua lascito, la Collezione ha trovato una collocazione consona, dopo essere stata ospitata in modo provvisorio in diverse sedi, tra cui i Civici Musei di Treviso. Tutti i 24580 manifesti Salce sono stati catalogati e fotografati e, con l'apertura del Museo, saranno disponibili anche on line. Tappe di un progetto organico che ha consentito di assicurare loro una "casa" definita e che segna un momento importante per la valorizzazione pubblica di questo immenso, affascinate patrimonio. Che non riguarda solo la storia della comunicazione ma anche quasi un secolo di storia del costume dell'Italia e degli italiani". (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Immagine dalla mostra Origines - Made in Mel - Dai Veneti Antichi a Enrico T. De Paris Origines - Made in Mel
Dai Veneti Antichi a Enrico T. De Paris


termina il 12 marzo 2017
Palazzo delle Contesse - Mel (Belluno)

La mostra, curata da Paola Brunello, responsabile del Museo Civico Archeologico di Mel e da Andrea Robassa, presidente dell'associazione "Il Feudo", presenta un percorso storico-artistico che parte - come una sorta di "macchina del tempo" - dalle antiche popolazioni venete per arrivare sino all'artista contemporaneo Enrico T. De Paris (Mel, 1960; vive e lavora Torino) attraverso reperti archeologici, documenti, fotografie, dipinti e installazioni.

Il titolo esprime il dinamismo di un percorso, dall'antico al futuro, a partire dalle lingue utilizzate: il latino, passato ma base della nostra civiltà e del nostro idioma e l'inglese, presente, futuro e globale. Mel contiene entrambi gli elementi con la sua storia che viaggia dai Veneti Antichi, passato ma di assoluta attualità con il nuovo museo che parte proprio dall'antico utilizzando le tecnologie moderne, fino a Enrico T. De Paris, artista internazionale partito proprio da Mel, che fa della multimedialità e della tecnologia il veicolo della propria creatività. In mezzo, in un cerchio, più che in una linea, tutti gli zumellesi che nei secoli, con le loro opere, hanno creato l'orgoglio di appartenere a questo paese incastonato nella valle del Piave e colmo di storia anche nei suoi edifici.

La mostra vuole essere un palcoscenico aperto nel tempo, i cui protagonisti possono essere scomparsi da anni, secoli o millenni o assolutamente attuali e futuri, ma con un unico fine, a volte palese, altre nascosto, altre ancora scoperto dallo spettatore: valorizzare un paese attraverso i propri manufatti, i propri quadri, le proprie opere, a volte inedite, che proprio in questa mostra stupiranno il visitatore che scopre Mel per la prima volta e riempiranno di orgoglio il cittadino zumellese. Orgoglio, ma non autocelebrazione. Mostrare, ma non esibire. "Si usano gli specchi per guardarsi il viso e si usa l'arte per guardarsi l'anima" (G.B. Shaw). Un percorso interiore da cui uscire più ricchi, nutriti da quanto il passato, anche recente, ci ha dato, attraverso la personalità, l'arte, la creatività, il genio dei cittadini zumellesi nel tempo.

Una mostra nata per celebrare i venti anni del Museo Civico Archeologico, che, nato in punta di piedi proprio nell'ottica di aprire un porta verso il passato e valorizzare quei piccoli tesori che la storia ha saputo conservare dall'epoca dei Veneti Antichi, ha saputo con la modestia dei piccoli passi ma con l'orgoglio e l'impegno di tutte le persone che vi hanno dedicato il loro tempo, arrivare fino ad oggi, arricchendo il paese di Mel con manifestazioni, mostre e conferenze e lanciare il nuovo allestimento per le generazioni future. (Comunicato stampa)




Immagina dalla locandina della mostra La forza delle cose con opere di Renato Guttuso Guttuso. La forza delle cose
termina il 26 marzo 2017
Villa Zito - Palermo

In occasione dei venticinque anni dalla sua nascita, la Fondazione Sicilia, con Sicily Art Culture e in collaborazione con gli Archivi Guttuso e il Comune di Pavia - Assessorato alla Cultura e Turismo, promuove una importante esposizione, curata da Fabio Carapezza Guttuso e Susanna Zatti, direttrice dei Musei Civici di Pavia. Il progetto espositivo nato da una preziosa collaborazione tra i Musei Civici di Pavia con gli Archivi Guttuso da cui la realizzazione della prima tappa della mostra, da settembre a dicembre 2016, ospitata presso le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia. La mostra si avvale inoltre del patrocinio della Regione Sicilia, dell'Assemblea Regionale Siciliana e dell'Assessorato alla cultura della Città di Palermo.

Sono esposte 47 nature morte, genere che Renato Guttuso ha praticato nell'intero arco della sua attività e che costituiscono, dalla fine degli anni Trenta, una componente essenziale della sua produzione. L'artista indaga ossessivamente una serie di oggetti che si animano nelle tele e che diventano i protagonisti indiscussi delle opere grazie alla straordinaria forza espressiva e alla potenza cromatica. Scrive egli stesso in un articolo del 1933: "Se la pittura non penetra l'oggetto e non ne svela le vibrazioni, se non arriva partendo dall'oggetto e dall'osservazione sentimentale di esso alla creazione di un equivalente plastico dell'oggetto non si perviene alla poesia, ma si precipita nella fotografia."

Le opere esposte - che provengono da prestigiose sedi espositive tra le quali il Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, la Fondazione Magnani Rocca, i Civici Musei di Udine, il Museo Guttuso, la Fondazione Pelline alcune importanti collezioni private offrono al pubblico una prospettiva inedita e di grande fascino sul percorso artistico del maestro siciliano, studiando la forza delle cose rappresentata nelle opere.

La mostra presenta opere degli anni Trenta e degli anni Quaranta, che documentano l'impegno dell'artista a testimoniare la drammatica condizione esistenziale, imposta dalla dittatura e dalla tragedia della guerra. Nel dopoguerra, con Finestra (1947) o Bottiglia e barattolo (1948), il crescente interesse verso la sintesi post-cubista picassiana rivela il profondo impegno dell'artista nel recupero della cultura artistica europea per arrivare, negli anni Sessanta, a una nuova fase che rivela una dimensione più meditativa, derivante anche dalla elaborazione, nei suoi scritti, dei temi del Realismo e dell'Informale, visibile ne Il Cestello (1959), La Ciotola (1960) e Natura morta con fornello elettrico (1961).

L'esposizione si conclude con una selezione di dipinti della fine degli anni Settanta - inizio anni Ottanta, periodo in cui la continua ricerca del reale di Guttuso si accentua per dare vita a celebri dipinti come Cimitero di macchine (1978), Teschio e cravatte, Bucranio, mandibola e pescecane (1984) che diventano metafore e allegorie del reale. Il percorso della mostra arricchito da fotografie in parte inedite concesse dagli Archivi Guttuso e da frammenti video messi a disposizione da Rai Teche che raccontano la vita, intima e pubblica, dellartista mostrando anche i luoghi del suo lavoro e delle sue relazioni con importanti scrittori come Moravia, Vittorini, Saba e Levi, scultori come Manz e Moore, poeti come Pasolini e Neruda, registi come De Sica e Visconti, musicisti come Nono e artisti come Picasso; rapporti che influenzeranno i suoi lavori e ispireranno non solo dipinti, ma anche illustrazioni per libri, scenografie teatrali, collaborazioni cinematografiche, sodalizi letterari e politici. (Comunicato stampa Ufficio Stampa Civita)




Nanda Vigo - Exoteric Gate Nanda Vigo: Exoteric Gate
termina l'11 marzo 2017
Università degli Studi di Milano - Cortile della Ca' Granda

E' Nanda Vigo, artista milanese di respiro internazionale, la protagonista della seconda edizione de "La Statale Arte", il progetto che apre l'Ateneo all'arte contemporanea, ospitando mostre personali di artisti italiani e stranieri chiamati a dialogare, con lavori e installazioni site-specific, con la suggestiva architettura storica degli spazi seicenteschi della sede centrale. Per il nuovo appuntamento con "La Statale Arte", Nanda Vigo ha ideato Exoteric gate, un imponente progetto-luce, la prima installazione realizzata dalla Vigo per uno spazio esterno. Nanda Vigo appartiene a quella generazione di personaggi che hanno reso Milano una delle capitali dell'arte mondiale, a partire dagli anni Sessanta: la città di Fontana, Manzoni, Gio Ponti.

La sua continua indagine sulla luce ha fatto di lei un'interlocutrice imprescindibile per le neoavanguardie italiane. "La Statale Arte" rende dunque omaggio a un'artista il cui lavoro ha attraversato l'arte italiana degli ultimi decenni con una cifra stilistica riconoscibile e costante, capace di anticipare la trasversalità dei saperi e dei linguaggi nella fermezza di un'identica ricerca. Artista, architetto, designer, Nanda Vigo si è infatti sempre mossa in territori distinti, consapevole che l'arte e l'architettura da sole non potessero esaurire la complessità del suo lavoro e che, dunque, fosse necessario elaborare un linguaggio transdisciplinare.

Exoteric gate, oltre a una forte esperienza sensoriale in cui la luce in movimento definisce una nuova dimensione spazio/temporale, è un'installazione - la prima realizzata dalla Vigo per uno spazio esterno - che si pone come sintesi di una lunga ricerca avviata con i cronotopi negli anni Sessanta, ambienti o oggetti in cui la luce indiretta filtrata da materiali riflettenti e rifrangenti - vetri stampati, acciai, specchi - genera impressioni incerte che dilatano i concetti di spazio e tempo. Il ritmo di Exoteric Gate è quello scandito dalla luce prodotta dai 400 metri di led, mentre il movimento non programmabile è quello dato dalle superfici riflettenti che rendono lo spazio fluido stimolando imprevedibili percezioni.

Le forme dell'installazione creata per il cortile del Richini sono quadrati, cerchi e triangoli, forme primordiali e transculturali che Nanda Vigo considera il vocabolario di base per la costruzione di un linguaggio in cui il codice dei segni muta nell'interazione con la luce. Le otto piramidi di altezze diverse sono riconducibili sia ai lavori degli anni Settanta, definiti "Stimolatori di spazio", sia ai più recenti Deep Space: i primi sono piramidi-specchio in grado di attrarre lo spazio, le architetture circostanti e lo spettatore per restituire una visione multipla e smaterializzata della realtà; quelle del secondo tipo sono invece strutture dalle triangolazioni acute e direzionali, che suggeriscono uno spostamento ascensionale.

Il cilindro centrale si inserisce nella serie dei Totem creati dal 2005, e fa riferimento in particolare a quella dei Neverending Light, strutture verticali che, dalla terra, si prolungano in alto verso lo spazio. Il titolo Exoteric Gate, già utilizzato in lavori diversi dal '76, traduce quel "passaggio esoterico" e quel viaggio filosofico che Nanda Vigo ha intrapreso già negli anni Sessanta alla ricerca di una sapienza umana. Si tratta dunque di un esoterismo umanista, che sta a fondamento dei diversi piani in cui la sua indagine si è sempre mossa: i piani del reale, dell'irreale e della trascendenza, tradotti in materia luminosa. Exoteric Gate, a cura di Donatella Volonté, è il secondo appuntamento del progetto "La Statale Arte", un'iniziativa promossa dall'Università degli Studi di Milano, con il coordinamento del Professor Luca Clerici. Ogni appuntamento è accompagnato da una pubblicazione edita da Skira.

Nanda Vigo (Milano, 1936) dimostra interesse per l'arte fin dalla tenera età, quando ha occasione di osservare le architetture di Giuseppe Terragni da cui assimila l'attenzione alla luce. Dopo la laurea all'Institut Polytechnique di Lausanne e un importante stage a San Francisco, nel 1959 apre il proprio studio a Milano. Da quel momento il tema essenziale della sua arte diventa il conflitto/armonia tra luce e spazio, che l'artista utilizza nel proprio lavoro, anche come architetto e designer. Dal 1959 frequenta lo studio di Lucio Fontana prima, e poi si avvicina agli artisti che avevano fondato la galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. In quel periodo, viaggiando per le mostre in tutta l'Europa, conosce gli artisti e i luoghi del movimento Zero in Germania, Olanda e Francia.

Nel 1959 inizia la progettazione della Zero House a Milano, terminata solo nel 1962. Tra il 1964 e il 1966 partecipa a molte mostre Zero in Europea, compresa NUL 65 allo Stedelijk Museum di Amsterdam e Zero: An Exhibition of European Experimental Art alla Gallery of Modern Art di Washington. Nel 1965 l'artista cura la leggendaria mostra Zero avantgarde nello studio di Lucio Fontana a Milano, con la partecipazione di ben 28 artisti. Tra il 1965 e il 1968 collabora e crea con Gio Ponti la Casa sotto la foglia, a Malo (Vicenza), e nel 1971 viene premiata con il New York Award for Industrial Design per la Lampada Golden Gate. Nello stesso anno realizza uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo Remo Brindisi a Lido di Spina (Ferrara). Nel 1976 vince il 1° Premio St. Gobain per il design del vetro e nel 1982 partecipa alla 40a Biennale di Venezia.

Nel 1997 l'artista cura l'allestimento della mostra Piero Manzoni - Milano et Mitologia a Palazzo Reale a Milano. I lavori di Nanda Vigo sono presenti in permanenza al Museo del Design della Triennale. Nella sua attività opera con un rapporto interdisciplinare tra arte, design, architettura, ambiente, ed è impegnata in molteplici progetti sia nella sua veste non solo di architetto ma anche di designer e di artista. Quello che contraddistingue la sua vivace carriera è la ricerca dell'Arte, che la spinge ad aprire collaborazioni con i personaggi più significativi del nostro tempo e a intraprendere progetti sempre volti alla sua valorizzazione, come la mostra Italian Zero & avantgarde 60's al Mamm Museum di Mosca.

Nel 2014 espone al Guggenheim Museum di New York nella retrospettiva dedicata a Zero e nel 2015 all'interno del programma della mostra Zero Die Internationale Kunstbewegung der 50er & 60er jahare, espone al Martin-Gropius-Bau di Berlino e allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Nel 2015 realizza diverse personali: Affinità elette al Centro San Fedele di Milano, Zero in the mirror alla Galleria Volker Dhiel di Berlino e al MAC di Lissone, oltre a quella più recente nella galleria Sperone Westwater di New York. (Comunicato ufficio stampa)




Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana
termina lo 05 marzo 2017
Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo - Roma
Museo Giacomo Manzù di Ardea - Ardea (Roma)

All'indomani del Secondo dopoguerra il tema dell'arte sacra appare tanto ampio quanto spesso venato di ambiguità. Giacomo Manzù (Bergamo, 1908 - Roma, 1991) rappresenta in tale contesto un punto fermo. Specie in questo periodo egli prova difatti a stabilire un dialogo vivo e fruttuoso con l'arte contemporanea. Nello stesso periodo un secondo, grande maestro, Lucio Fontana (Rosario, 1899 - Comabbio, 1968) tenta di rispondere a interrogativi molto simili, ad esempio partecipando al concorso per le porte del Duomo di Milano del 1950. Stabilire un ponte, un dialogo fra Manzù e Fontana significa dunque riportare alla luce una linea essenziale dell'arte - italiana e non solo - fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Il catalogo della mostra Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana è pubblicato dalla casa editrice Electa. (Comunicato stampa)




Opera di Fosco Bertani dalla mostra Le stagioni del paesaggio all'Anfiteatro della Cultura del Teatro Riccardi di Roma Fosco Bertani: Le stagioni del paesaggio
termina il 19 maggio 2017
Anfiteatro della Cultura del Teatro Riccardi - Roma

"Artista lombardo già conosciuto dal pubblico per le sue forti indagini sul colore, sulle tecniche e sulle riflessioni di fondo cui poggiano tutti i suoi dipinti; riflessioni di ordine filosofico dettate sia dalle letture dei grandi della letteratura antica ma anche contemporanea. Ecco allora che qualsiasi visione, oggetti, piante, figure, paesaggio, appunti religiosi, diventa per l'artista lombardo esercizio di comunicazione, quasi di evangelizzazione, di canto novello del mondo intero. Nei paesaggi dove l'accensione dei colori e dei toni è tutto di impianto mistico, Fosco Bertani lascia leggere un rimando tutto francescano, dove pezzature di cielo e terre, colline, luoghi di preghiera e riflessione, terre d'Italia, si accertano come la parte migliore della sua produzione. E' una pittura ossificata, essenziale, che non vive di decorazioni, coglie il cuore di ogni cosa, sicchè quest'ultimo capitolo artistico di Fosco Bertani è una piccola storia del paesaggio italiano e lombardo". (Carlo Franza)

Fosco Bertani (Asola - Mantova, 1951), ammira la pittura di Chagall e di El Greco, e compiuti gli studi classici a Monza, frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia a Milano fino alla scelta per la pittura nel '73, quando si iscrive alla Accademia di Brera, e poi a quella di Firenze, dove si diploma nel ‘78, con una tesi finale sul Beato Angelico. Nel '79 a Parigi studia la pittura degli ultimi anni di Cezanne. Nel frattempo ha conosciuto l'arte di William Congdon e ne rimane profondamente colpito. A Milano incontra e segue l'attività teatrale e critica di Giovanni Testori. Dopo il matrimonio si trasferisce nella campagna mantovana, per studiarne meglio il paesaggio. Nell'89 esegue un grande dipinto murale commissionato dall'architetto Sandro Benedetti a Roma nella chiesa di Sant'Alberto Magno. Nel '96 torna in Brianza e da allora insegna discipline pittoriche stabilmente al liceo artistico statale "Fausto Melotti" di Cantù. Alterna la pittura di paesaggio al ritratto. (Comunicato stampa)




Giacomo Balla - Studio libero per il ritratto Giacomo Balla e amici ProtoBalla: La Torino del giovane Balla
termina il 27 febbraio 2017
GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino

L'intento dell'esposizione è raccontare il legame del pittore con Torino, dove Giacomo Balla visse fino al 1895. A partire dalla documentazione del poverissimo Borgo del Rubatto, dove nacque nel 1871, si seguono le amicizie e la complessa formazione dell'artista. Un dialogo con la pittura piemontese che giunge fino al 1907, anno in cui Balla realizza lo straordinario Ritratto di Clelia Ghedini Marani, conservato alla GAM, e anno in cui si tolse la vita Giuseppe Pellizza da Volpedo, le cui ricerche sul fronte divisionista e simbolista furono un punto di riferimento cruciale per la ricerca giovanile di Balla. Realizzata con il generoso contributo della Fondazione Ferrero, la mostra è pensata come approfondimento di uno dei capitoli ancora poco indagati della vita di Giacomo Balla: un ideale complemento alla mostra FuturBalla alla Fondazione Ferrero di Alba.

Curata dal Conservatore capo della GAM Virginia Bertone e da Filippo Bosco, allievo della Normale di Pisa, la mostra offre un ritratto della scena artistica torinese fin de siècle in relazione alla formazione e alle amicizie di Giacomo Balla, che sotto il profilo professionale si affermerà poi a Roma all'inizio del Novecento. In mostra sono esposte per la prima volta le rare fotografie di Mario Gabinio che documentano la realtà povera dei sobborghi torinesi, e in particolare del quartiere Rubatto, accanto al grande dipinto di Giacomo Grosso, il Ritratto di Olimpia Oytana Barucchi e allo studio di Balla per il Ritratto di Clelia Ghedini Marani, oltre a opere di Federico Boccardo, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Pilade Bertieri, Felice Carena e Antonio Maria Mucchi. In mostra anche diverse riproduzioni di documenti di Giacomo Balla conservati all'Accademia Albertina.

Il percorso espositivo prende avvio dalla sua frequentazione dei corsi all'Accademia Albertina (1886-1891), scelta che appare decisiva per un artista che sarà sempre consapevole dei suoi mezzi tecnici e non secondario in tal senso è l'autorevole insegnamento di Giacomo Grosso, che si afferma in quegli anni come figura centrale della scena accademica torinese. La difficile situazione famigliare ed economica impone al giovane Balla esperienze lavorative nel mondo della tecnica, che saranno importanti tanto quanto l'educazione artistica: dapprima presso il litografo Pietro Cassina e poi presso l'importante studio di Paolo (Pietro) Bertieri; qui Balla approfondisce la pratica della fotografia cui lo aveva già avviato la passione autodidatta del padre.

L'amicizia con il figlio di Bertieri, Pilade, lo introduce nell'ambiente dei giovani artisti torinesi, che si individuano proprio come la generazione degli "allievi di Grosso". Ricerche pittoriche isolate e singolari di coetanei di Balla, come gli interni intimisti di Federico Boccardo e soprattutto le analitiche vedute urbane di Francesco Garrone, sono esempi utili ad arricchire il panorama torinese. Questo era caratterizzato dalla pittura di paesaggio e da quella accademica: un particolare rilievo per Balla assume la conoscenza di Giuseppe Pellizza da Volpedo, importante riferimento per il divisionismo che poi adotterà a Roma.

Il trasferimento a Roma nel 1895 non gli consente che una prima timida apparizione pubblica, con un acquerello non identificato, all'Esposizione della Promotrice di Belle Arti nel 1891. Non partecipa dunque alle grandi rassegne nazionali di fine secolo, nelle quali si profila la nuova generazione dei "giovani" torinesi, anch'essi allievi di Giacomo Grosso. E' con questi artisti che può essere confrontata la prima produzione romana di Balla, che nel 1902 mandava da Roma un'opera alla Prima Quadriennale. Oltre a Pilade Bertieri, si tratta di Felice Carena, Antonio Maria Mucchi, Luigi Onetti, Mario Reviglione, Domenico Buratti. Il fondamentale incontro con l'arte internazionale a Parigi nel 1900, la vivace ricerca di una modernità della pittura, la forte istanza sociale nelle opere di questi artisti, l'impatto positivo della torinese Esposizione d'Arte Decorativa Moderna del 1902 sono tutti elementi presenti nel Giacomo Balla pre-futurista. (Comunicato stampa)




La famiglia Papafava dei Carraresi dona una eccezionale raccolta di disegni di architettura al Palladio Museum
www.studioesseci.net

Una eccezionale raccolta di disegni e stampe di architettura è stata donata dalla famiglia Papafava dei Carraresi al Centro Internazionale di Studi di Architettura di Vicenza perché siano conservati al Palladio Museum. Si tratta di 50 disegni di grande formato ed un volume di stampe opera di celebri architetti del Settecento, da Giacomo Quarenghi a John Michael Gandy, raccolti da Alessandro Papafava trasferitosi a Roma per studiare architettura presso l'Accademia di San Luca tra il 1803 e il 1807, su consiglio di Antonio Canova.

La famiglia detta dei Papafava è l'unico ramo superstite dell'antica linea dei da Carrara, che divennero Signori di Padova dal 1318 al 1405. Inizialmente era un soprannome riferito a un Giacomo (che fu chiamato come podestà a Vicenza nel 1269) e poi adottato come cognome dopo la fine della Signoria. Le vicende della famiglia Papafava sono costantemente documentate e intrecciate agli eventi della storia di Padova fino ad oggi. Nel recente passato, merita di essere ricordato lo storico Novello Papafava (1899-1973), qui sopra nominato, noto anche per essere stato presidente della Rai nei primi anni Sessanta.

La collezione donata al CISA Andrea Palladio fu formata da Alessandro Papafava, giovane ed entusiasta studioso d'arte, che oltre all' Accademia frequentava gli atéliers degli artisti, il laboratorio del Canova e quello della pittrice Angelika Kauffmann, e anche quelli degli architetti Giuseppe Camporesi, Vincenzo Balestra, Mario Asprucci, acquistando da loro le stampe e i bellissimi disegni acquerellati, insieme a quelli dell'inglese John Michael Gandy, l'autore delle immaginifiche vedute dei progetti di Sir John Soane e di Giacomo Quarenghi (di cui nel 2017 ricorre il bicentenario della morte).

Tornato a Padova, Alessandro Papafava utilizzò quanto imparato a Roma quando progettò e arredò l'appartamento in stile neoclassico, in tutti i dettagli, nel palazzo Papafava di Padova e anche nel rinnovare nello stesso stile l'austera villa di famiglia di Frassanelle nei Colli Euganei. In questo modo, mettendosi in contatto con l'ambiente artistico veneto, fra cui certamente Giuseppe Jappelli, condividendo i suoi studi, i "suoi disegni " e la sua esperienza, Alessandro contribuì concretamente all'affermazione e alla diffusione dello stile Neoclassico nel Veneto. Continuò negli anni successivi a coltivare gli stessi interessi, ricoprendo numerosi incarichi civici ed essendo nominato Membro dell'Accademia di Belle Arti di Venezia e Deputato della Congregazione Provinciale di Padova.

La raccolta, conservata integra dalla famiglia Papafava per oltre due secoli, è costituita da materiali di altissima qualità grafico-pittorica, e riveste un valore storico enorme: essa ci restituisce infatti un rara istantanea del mondo di interessi di un giovane studente di architettura fra Sette e Ottocento, che si immerge nella cultura architettonica negli anni in cui i modelli del Neoclassicismo romano arrivano nel Veneto, rivoluzionandone il gusto.

Desiderio della famiglia Papafava è che la raccolta costituita dal loro antenato sia mantenuta integra, e i suoi materiali studiati, catalogati e resi disponibili ai ricercatori. Il luogo della loro conservazione e valorizzazione è stato individuato nel Palladio Museum creato dal CISA Andrea Palladio, l'istituto internazionale con storiche radici nella cultura veneta, espressamente dedicato allo studio dell'architettura. La donazione è stata fatta in memoria del conte Novello Papafava dei Carraresi e di sua moglie Bianca Emo Capodilista per volontà dei loro figli Benedetta, Alberto, Fina, Marsilio, Alessandro, Donata, nonché degli eredi dei non più viventi Lieta e Francesco.

Alla collezione e al mondo di Alessandro Papafava sarà dedicata una grande mostra già in calendario al Palladio Museum per l'autunno 2017. La cura della mostra è stata affidata al celebre studioso irlandese Alistair Rowan, già presidente del Society of Architectural Historians of Great Britain, profondo conoscitore della raccolta, e a Susanna Pasquali, docente alla Sapienza di Roma e componente il consiglio scientifico del CISA Andrea Palladio, curatrice, fra l'altro, del volume dedicato al Settecento nella Storia dell'architettura nel Veneto (Marsilio 2012). (Comunicato stampa Studio Esseci)




Le architetture di Vincenzo Scamozzi
www.palladiomuseum.org

Da oggi dallo smartphone potete accedere gratuitamente al primo itinerario completo fra 25 capolavori dell'architetto Vincenzo Scamozzi nel Veneto e in Lombardia: palazzi pubblici e privati, chiese, cappelle, ville, teatri. E' sufficiente connettersi a www.palladiomuseum.org/scamozzi. Per ogni edificio sono disponibili agili descrizioni, in italiano e inglese, splendide fotografie d'autore, e tutto ciò che serve per raggiungerli: mappe interattive e informazioni sulla loro accessibilità. Alcuni edifici sono strutturati per la visita di interni ed esterni.

In altri l'intervento scamozziano si limita agli esterni, di alcuni ancora - soprattutto fra le residenze private - gli interni non sono accessibili se non su richiesta. Tutte queste diverse opzioni sono espresse con chiarezza sul sito, e comunque l'itinerario rende possibile godere uno degli elementi chiave della poetica di Scamozzi, vale a dire l'inserimento dell'edificio nel contesto e nel paesaggio. L'iniziativa vuole essere un omaggio al grande studioso Franco Barbieri (1922-2016), anima del Consiglio scientifico del Centro palladiano per oltre quarant'anni e fondatore del campo di studi sull'architettura di Vincenzo Scamozzi.

Pur mantenendo un taglio divulgativo, questa guida digitale raccoglie gli esiti degli oltre sessant'anni di ricerca che il professor Barbieri ha dedicato a Scamozzi (la sua storica monografia sull'architetto vicentino risale al 1952) e va ad integrare le novità emerse nella mostra tuttora in corso Nella mente di Vincenzo Scamozzi. Un intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento, l'ultimo progetto espositivo curato da Franco Barbieri per il Palladio Museum, insieme a Guido Beltramini (CISA Andrea Palladio), Katherine Isard (Università di Cambridge, UK) e Werner Oechslin (Politecnico di Zurigo). I suggestivi ritratti in bianco e nero delle architetture sono frutto di una campagna fotografica di Václav Sedy, mentre i testi sono stati messi a punto da Guido Beltramini. Elisabetta Michelato e Simone Baldissini (Cisa Andrea Palladio) hanno curato il database online.

Lista delle architetture consultabili:

Vicenza e provincia: portale del giardino Valmarana, palazzo Trissino al Duomo, palazzo Trissino al Corso, palazzo Valmarana Salvi, Teatro Olimpico, chiesa di Santa Maria della Misericordia, villa Ferramosca a Barbano, oratorio di San Carlo Borromeo a Lisiera, villa Verlato a Villaverla, villa Pisani (la Rocca) a Lonigo, villa Priuli del Ferro a San Germano dei Berici, villa Dolfin Campolongo a san Germano dei Berici, villa Godi a Sarmego di Grumolo delle Abbadesse; Venezia e provincia: Procuratie Nuove, atrio della Zecca, Statuario della Repubblica, chiesa dei Tolentini, cappella ducale, palazzo Contarini agli Scrigni, villa Ferretti a Dolo; Padova e provincia: chiesa di San Gaetano, villa Molin alla Mandria, complesso di villa Duodo a Monselice, villa Priuli a Due Carrare; Mantova: Teatro Ducale a Sabbioneta. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Opera di Paolo Ghilarducci Paolo Ghilarducci: Il codice della bellezza
termina il 24 marzo 2017
Otel Ristotheatre - Firenze
www.otelvariete.com

"C'è uno schema classico alla base del percorso pittorico di Paolo Ghilarducci, alla base del suo racconto per immagini, giacchè esse esprimono una modernità dell'ispirazione e si accompagnano a una sorta di riecheggiamento favolistico, gravate da un senso incantato di lezione novecentesca, di ricerca decorativa e neoromantica, che vivacemente circola e avvolge tutte le figure, quel mondo rappresentato con mirabile miracolo, quel mondo quotidiano che Ghilarducci ci racconta come vissuto e desiderato compreso quel contatto fra uomo e natura.

Ghilarducci superbamente fa rivivere miti del presente e del passato, miracolose zoomate, immagine che una volta figurali poi via via si sono come alleggerite in una fasciolata geometrizzazione, in una magica danza di parti in libertà, fatta di accensioni, di toni a volte accesissimi e a volte acquerellati, e di classica nostalgia per un eden, un paradiso perduto e insieme ritrovato. Per tutto ciò, per l'impianto scenografico, per i toni di colore, e per la luce che in ogni tela si scioglie, tutto svela quell'esuberante personalità del Ghilarducci artista e poeta. (...)". (Carlo Franza - curatore della mostra)




Museo di scultura ceramica a Castel d'Ario, Mantova "Terra crea - Sartori"
Museo di scultura ceramica


Castel d'Ario (Mantova)

Inaugurato il Museo d'Arte Ceramica "Terra Crea - Sartori", primo Museo dedicato all'arte ceramica della provincia di Mantova ed il secondo in Lombardia dopo il MIDeC Museo Internazionale Design Ceramico, Cerro di Laveno Mombello (Varese). Dopo più di un anno di lavoro, di contatti, di rapporti, di incontri con gli amici scultori-ceramisti, finalmente Casa Museo Sartori è in grado di aprire al pubblico il "Museo della Ceramica". Nel Museo, ancora in divenire, viene presentato il primo nucleo della raccolta di Opere ceramiche, collocate in modo permanente negli spazi predisposti. Oltre 100 è il numero delle piastre ceramiche che, modellate ed elaborate secondo le varie tecniche e ispirazioni dagli artisti, sono fissate alle pareti. Altre opere sono attese e non appena ultimate dai vari maestri ceramisti invitati, verranno poste negli spazi per loro previsti. (Comunicato stampa)

Artisti che al momento figurano con le loro sculture nel Museo:

Accarini Riccardo (Savona), Angiuoni Enzo (Atripalda - AV), Barbagallo Orazio (Milano), Bartoletti Patrizia (Casalfiumanese - BO), Bertorelli Luciana (Savona), Bianco Lino (Sassuolo - MO), Blandino Giovanni (Milano), Bonechi Marco (Figline Valdarno - FI), Calzavacca Claudio (Gallarate - VA), Cannata Matteo (Cavenago Brianza - MI), Castagna Pino (Costermano - VR), Castaldi Domenico (Portogruaro - VE), Cattani Silvio (Rovereto - TN), Chiarcos Giorgio (Trento), Cicala Licia (Milano), Cipolla Salvatore (Mirabella Imbaccari 1933 - Sesto Fiorentino 2006), Confortini Elisa (Genova), Corsucci Umberto (Montefiore Conca - RN), Cropelli Fausta (Pontoglio - BS), D'Agostini Maurizio (Costozza di Longare - VI), De Mori Ferruccio (Tezze sul Brenta - VI), Desiderati Luigi (Mantova), De Zan Guido (Milano)

Difilippo Domenico (San Felice sul Panaro - MO), Di Giosaffatte Vincenzo (Penne /PE 1935 - Castelli /TE 2006), Ellen G. (Napoli), Ekman Yvonne (Roma), Ferraj Victor (Savona), Fioravanti Ilario (Cesena 1922 - Savignano sul Rubicone 2012), Flores Ilaria (Milano), Fonsati Rodolfo (Ferrara), Forgione Pompeo (Milano), Frisinghelli Maurizio (Rovereto - TN), Gaeta Goffredo (Faenza - RA), Gaiezza Roberto (Cairo Montenotte - SV), Garesio Clara (Napoli), Gerosa Mirella (Milano), Gerull Martin (Milano), Gheller Monica (Seregno - MB), Gheno Floriano (Nove - VI), Gorreri Isa Palvarini (Suzzara - MN), Jori Andrea (Mantova), Laghi Luciano (Fognano - RA), Lanfredini Italo (Commessaggio - MN), Lazzari Isaia (Scandolara Ravara - CR), Leverone Adriano (Ferrada - Moconesi - GE), Lucchi Bruno (Levico - TN), Lucietti Antonio (Bassano del Grappa - VI)

Lucietti Giuseppe (Bassano del Grappa - VI), Ludovici Vincenzo (Ferentino - FR), Lunetta Silvana (Brescia), Madoi Giovanna (Milano), Mair Zischg Ingrid (Modena), Marchetti Massimiliano (Savona), Marchetti Sandro (Savona), Marrani Ruggero (Barasso - VA), Mazzotta Alfredo (Milano), Morini Gianfranco (Faenza - RA), Musi Roberta (Milano), Pancheri Aldo (Milano), Pedroli Gigi (Milano), Pesci Brenno (Castellamonte - TO), Pianezzola Pompeo (Nove 1925 - 2012), Pietrobono Fiorello (Alatri - FR), Pirozzi Giuseppe (Napoli), Plaka Ylli (Savona), Pompei Paolo (Belforte all'Isauro - PU), Pompili Graziano (Montecchio Emilia - RE), Previtali Carlo (Grumello Al Monte - BG), Provasi Germana (Mantova)

Quadrini Achille (Frosinone), Rea Fernando (Frosinone), Rebagliati Laura (Cesena - FC), Reggiori Albino (Laveno VA 1933 - 2006), Renzini Gianfranco (Gargnano - BS), Repulino Giulio (Roma), Restelli Lucilla (Rho - MI), Rigon Roberto (Pozzo Leone - VI), Roma Flavio (Albisola Superiore - SV), Ronchi Cesare (Castel Bolognese - RA), Rontini Aldo (Faenza - RA), Rossato Kiara (Mantova), Sabbadini Selvino (Roncoferraro 1912 - Mantova 1986), Sartori Cesare (Nove - VI), Sassi Ivo (Faenza - RA), Sciacca Giuseppe (Nicolosi di Catania), Sciannella Giancarlo (Roma), Sebaste Salvatore (Bernalda - MT), Soravia Sandro (Albisola Superiore - SV), Staccioli Paola (Scandicci - FI), Staccioli Paolo (Scandicci - FI), Torcianti Franco (Osimo - AN), Valenti Massimiliano (Casalmaggiore - CR), Van Wees Mara (Roma), Vasconi Franco (Spigno Monferrato 1920 - Milano 2014), Vitale Francesco (Casalmaggiore - CR), Volontè Lionella (Milano), Zago Paola (Campagna Lupia - VE), Zanetti Maria (Modena), Zitti Vittorio (Acqui Terme - AL), Zoli Carlo (Faenza - RA).




Teelgramma per Pia Punter Pia Punter Poster dedicato alla cestista triestina Pia Punter e telegrammi originali
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

Da una serie di telegrammi originali rinvenuti, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa dedica un poster a una cestista triestina che attorno alla fine degli anni Quaranta del Novecento fu pure capitana della nazionale italiana di "palla al cesto", quella Pia Punter che con la squadra del dopolavoro del Pubblico Impiego Ilva di Trieste vinse il campionato italiano 1939-1940. "Infinite congratulazioni al misterioso ma grande tesoro della Pallacanestro Italiana nonché capitana delle campioni d'Italia con orgoglio stringoti la mano abbraccioti" scrive in un telegramma tale Itala Soave riferendosi alla vittoria della Puntar e delle sue compagne sulle milanesi.

Erano tempi, quelli, in cui il basket veniva giocato sulla terra battuta, signore e signorine calzavano divise con le gonne ben sotto il ginocchio, i punteggi erano ben lontani da quelli odierni. Infatti l'Ilva Trieste di Pia Punter conquistò lo scudetto in una finale giocata contro l'Ambrosiana Inter di Milano, regolando le meneghine con un sofferto ma sufficiente 23 a 22. Da un dirigente nazionale del Dopolavoro un altro telegramma esprime "a Voi e camerate vivissimi rallegramenti per vittoria campionato nazionale palla canestro sicura promessa per altre future affermazioni nostra squadra". Era il ventennio fascista, e le compagne di squadra, erano, per l'appunto, "camerate".

Campionato dopo campionato gli scenari cambiano. "Juventus e Genova disposte ingaggiarti - riceverai offerte squadre - segue lettera", si legge in un altro telegramma che fa intendere come l'atleta fosse richiesta da tante altre squadre e fosse pronta a lasciare Trieste. Non per niente fu capitana della squadra nazionale che nel 1938 vinse il campionato europeo. Ne aveva fatta di strada da quel ricreatorio sangiacomino Riccardo Pitteri in cui iniziò a praticare da ragazzina il basket, la pallavolo e il tennis. Scomparsa nel 1984, appartiene meritatamente al novero di quelle azzurre triestine che hanno portato alto il nome della propria città nel Paese e all'estero. Il poster a Lei dedicato, con i telegrammi originali, sarà presentato alla presenza di alcuni familiari dell'atleta azzurra. Il poster arricchirà in modo permanente la collezione telegrafica della struttura museale. (Comunicato stampa)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Articoli di Ninni Radicini su festival del cinema in Grecia e Cipro




Architetture militari. Tabor e le fortificazioni di rifugio nel territorio goriziano e nella Valle del Vipacco
02 marzo 2016, ore 16.30
Biblioteca Stelio Crise - Trieste

Conferenza a cura dell'architetto Carlo Nicotra, studioso di storia dell'architettura. L'appuntamento rientra nel calendario di incontri culturali organizzati dalla Società di Minerva di Trieste. (Comunicato stampa)




Presentazione racconto di Sasha Marianna Salzmann «In bocca al lupo»
Racconto di Sasha Marianna Salzmann ispirato alla città di Palermo


"Hausbesuch - Ospiti a casa", progetto del Goethe-Institut, ha portato la scrittrice, curatrice e drammaturga tedesca Sasha Marianna Salzmann a Palermo, ospite in casa dei palermitani. Da questa esperienza è nato il racconto ispirato al capoluogo siciliano In bocca al lupo.

Sasha Marianna Salzmann (Volgograd - ex Unione Sovietica, 1985) attualmente è autrice in residenza del teatro Maxim Gorki di Berlino, ben noto per le sue messe in scena dedicate alla post-migrazione. La sua pièce teatrale Muttermale Fenster blau ha vinto nel 2012 il Kleist Förderpreis. Nel 2013 il premio del pubblico delle Giornate Teatrali di Mülheim (Mülheimer Theatertage) è stato assegnato all’opera teatrale Muttersprache Mameloschn che affronta tre generazioni di tedeschi ebrei. Sasha Marianna Salzmann è famosa per i suoi ritratti umoristici dedicati a tematiche politiche. Il suo racconto In bocca al lupo è stato scritto durante il suo soggiorno nel capoluogo siciliano nel luglio 2016 per il progetto "Hausbesuch - Ospiti a casa" del Goethe-Institut. Tradotto in cinque lingue, farà parte di un e-book che uscirà in primavera e che il Goethe-Institut presenterà alla Fiera del Libro di Lipsia. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)

Racconto scaricabile alla pagina seguente

Pagina dedicata al soggiorno palermitano di Sasha Marianna Salzmann, con videointervista

"7 domande a Sasha Marianna Salzmann e Tucké Royale"

Informazioni sul progetto "Ospiti a casa" e sugli altri "ospiti"




Mondo di carta
Gli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia leggono Pirandello


17 febbraio, 07 aprile, 26 maggio, 23 giugno, 06 ottobre, 03 novembre, 01 dicembre 2017
Istituto di Studi Pirandelliani e sul teatro Contemporaneo - Studio di Luigi Pirandello - Roma
www.fondazionecsc.it

A partire da venerdì 17 febbraio ogni mese per tutta la durata del 2017 l'Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo ospiterà nella celebre casa studio dello scrittore l'evento "Mondo di carta": lettura delle Novelle per un anno di Luigi Pirandello da parte degli allievi attori del Centro Sperimentale di Cinematografia. Un'occasione per celebrare il grande scrittore nei 150 anni dalla sua nascita in un percorso che vedrà riunite le novelle in una costruzione a più voci. La drammatizzazione è a cura dei docenti della Scuola Nazionale di Cinema Adriano De Santis e Roberto Antonelli.

Novelle per un anno è una raccolta pubblicata in 15 volumi editi tra il 1922 e il 1937: Luigi Pirandello tenterà l'impresa di comporne 365, una per ogni giorno dell'anno ma arriverà a 241 nel 1922 e 15 saranno pubblicate postume. I suoi protagonisti sono tormentati dal pensiero della morte, dal fato, dal male di vivere. Sono esseri semplici la cui esistenza è spesso sconvolta da drammi interiori e familiari che li condannano a crisi profonde. Gli allievi della Scuola nazionale di Cinema cercheranno di restituire l'essenza profonda di questi caratteri tracciati dallo scrittore siciliano che più di altri ha saputo interpretare la natura contraddittoria dell'uomo.

Il 17 marzo, a partire dalle 21.00, si svolgeranno le letture tratte da: Il vecchio Dio, con Iacopo Ricciotti, Ludovico Succio, Maria Chiara Vinci; Certi obblighi, con Nicole Petrelli, Riccardo Maria Manera, Lisa Granuzza Di Vita; Una giornata, con Maria Elena Matteucci, Raffaele Taddei; Mondo di carta, con Rossella Caggia, Haroun Fall, Noemi Guglietta. (Comunicato Ufficio Stampa Susanna Zirizzotti - Centro Sperimentale di Cinematografia (Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale))

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«Pirandello»
di Nidia Robba
Poesia




Cinema Trevi - Roma
Programma febbraio 2017


- 01 febbraio
C'era una volta la Documento Film (parte seconda)
Presentazione di Dalle parti di Astrid

- 02 febbraio
Satellite - Visioni per il cinema futuro

- 03-07 febbraio
Piccolo schermo, grande scherno. Come il cinema italiano ha raccontato la televisione

- 08-09 febbraio
Cosimo Damiano Damato: Visioni, fantasie, sogni, rivoluzioni, poesie e follie

- 10-12 febbraio
Storie di ordinaria follia. I film di Marco Ferreri (parte seconda)

- 14-16 febbraio
I protagonisti del cinema italiano: Venantino Venantini

- 16 febbraio
Toni Bertorelli. L'inferno dentro

- 17 febbraio
Dal buio alla luce. Il restauro e la conservazione del cinema italiano

- 18-19 febbraio
Visioni Sociali: It's a Free World

- 21 febbraio
Gianfranco Pannone, tra miti e santi

- 22-23 febbraio
Luchino Visconti (quarta parte)
Il cinema secondo Corman

- 24-25 febbraio
La mia vita? Un atto unico molto lungo. Lydia Biondi nel cinema, televisione e teatro

- 26 febbraio
L'altra faccia della Luna. Omaggio a Lorenzo Pellizzari

- 28 febbraio
Presentazione di Bianco e Nero: Alida Valli

- 28 febbraio
Presentazione di Bianco e Nero: Alida Valli

Il numero 586 di «Bianco e Nero» è dedicato alla figura di Alida Valli, «l'attrice più amata dagli italiani», come ricordò Dino Risi. «Negli anni Quaranta in Italia scoppia la "vallifilia" (...). Una carriera straordinaria, dall'Italia a Hollywood e poi attraverso l'Europa, all'insegna della ecletticità e della disponibilità al cambiamento: da "fidanzatina degli italiani" a protagonista del cinema d'autore, a sorprendente perfida maliarda nelle performance di genere degli ultimi anni», come ha scritto Oriana Fallaci, «la sua storia è in fondo la nostra storia: fascismo e telefoni bianchi, dopoguerra e processo Montesi, sconfitte e fughe in America a cercar nuova vita».

Dunque occuparci di Alida Valli significa in un certo senso ripensare la nostra storia, esplorare le molteplici forme delle identità sue e nostre, cercando di districarsi nel garbuglio dei fili simbolici della matassa storica. La sua vicenda, inoltre, si intreccia con quella del Centro Sperimentale di Cinematografia: l'attrice infatti entrò al (neonato) Csc ottant'anni or sono. E proprio alla Biblioteca Chiarini del Centro Sperimentale è stato affidato l'archivio privato dell'attrice. Il Fondo Alida Valli rappresenta per gli storici un'occasione eccezionale, perché permette di recuperare e di incrociare una grande quantità e qualità di fonti per rivisitare la carriera di Valli e studiare per la prima volta aspetti della sua vita e del suo divismo, che finora erano rimasti sconosciuti o inaccessibili ai ricercatori: la corrispondenza degli ammiratori costituisce una fonte straordinaria che di nessun'altra attrice italiana è attualmente disponibile. Il numero è a cura di Mariapia Comand e Stephen Gundle.

.. ore 17.00, Piccolo mondo antico, di Mario Soldati (1941, 107')

«Nella Lombardia austriaca, Franco (Serato) sposa la figlia (Valli) di un modesto funzionario senza il consenso della nonna aristocratica (Dondini): inizia una persecuzione familiare che si concluderà solo dopo la morte della piccola Ombretta, figlia della sfortunata coppia. E' uno dei risultati migliori della cosiddetta tendenza calligrafica, che reagì al clima fascista rivolgendosi alla letteratura nazionale ottocentesca ed esplorando con attenzione le possibilità formali del mezzo cinematografico. (...) In perfetta sintonia con l'idea di "realismo storico" propugnata dal regista, si muovono gli operatori Montuori e Gallea, ai quali va il merito delle splendide riprese in esterni (il paesaggio lombardo avvolto nella nebbia e immerso in luci sfumate, in cui giocano un ruolo fondamentale le evanescenti superficie acquatiche)» (Mereghetti).

.. ore 19.00, Siamo donne, di Alfredo Guarini, Gianni Franciolini, Roberto Rossellini, Luigi Zampa, Luchino Visconti (1953, 101')
Primo episodio: Prologo - 4 attrici, una speranza - E' la cronaca di un concorso tra aspiranti attrici, delle quali il film descrive ansie, delusioni, speranze: il concorso si conclude con l'assegnazione del premio alle due migliori.
Secondo episodio: Alida Valli - Un'attrice, invitata dalla cameriera che festeggia il proprio fidanzamento, tenta di far innamorare di sé il fidanzato di questa, ma, resasi conto della cattiveria che sta per commettere, tronca in tempo l'avventura.
Terzo episodio: Ingrid Bergman - E' la storia delle preoccupazioni suscitate dalla devastazione di un roseto provocata da un pollo e dei conseguenti tentativi per impedirgli di fare altri danni.
Quarto episodio: Isa Miranda - Un'attrice che, per amore della carriera ha rinunciato ad avere figli, racconta di aver capito di aver commesso un errore.
Quinto episodio: Anna Magnani - Un'attrice ha un violento litigio con un autista di piazza che le ha chiesto un supplemento per il trasporto del suo cane, che, invece, secondo lei, è da grembo.

.. ore 20.45, Incontro moderato da Alfredo Baldi con Lucia Cardone, Mariapia Comand, Pierpaolo De Mejo. Nel corso dell'incontro sarà presentato il numero 586 di «Bianco e Nero». (Comunicato stampa Susanna Zirizzotti - Ufficio Stampa Centro Sperimentale di Cinematografia (Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale))




Incontro con Christian Fennesz
27 febbraio 2017, ore 20.00-21.30
Forum Austriaco di Cultura - Roma

In occasione della presentazione a Roma di Mahler Remixed, Simone Caputo incontra il musicista austriaco Christian Fennesz (1962), artista austriaco di grande spessore nella scena elettroacustica contemporanea. Con composizioni proprie, eseguite combinando chitarra e computer, diventa presto figura chiave della musica glitch, che a partire dalla metà degli anni '90 riformula secondo una propria estetica. Fennesz sviluppa così nuovi linguaggi sonori che influenzano il lavoro di musicisti anche al di fuori della musica elettronica. Oltre a numerosi album, EP e colonne sonore, vanta collaborazioni con artisti del calibro di Ryuichi Sakamoto, Mark Linkous degli Sparklehorse e Mike Patton. Di ultima uscita (2014) è Mahler Remix, la registrazione live di una performance basata sulle sinfonie di Mahler (2011, Vienna - RadioKulturhaus). (Comunicato stampa)




Cinema sperimentale italiano anni '60 e '70

Il mostro verde
di Tonino De Bernardi e Paolo Menzio
16mm, col. suono, 24', split screen., 1967

termina lo 05 marzo 2017
VideotecaGAM - Torino
www.gamtorino.it

Nell'ambito del ciclo di presentazioni e mostre dedicate al cinema sperimentale italiano degli anni '60 e '70, la VideotecaGAM presenta Il mostro verde, 1967, di Tonino De Bernardi e Paolo Menzio. I due autori hanno donato una copia dell'opera alla collezione del museo. Con Il mostro verde, Paolo Menzio e Tonino De Bernardi offrirono alla scena underground italiana un manifesto delle migliori energie che si andavano sprigionando a Torino in concomitanza con la scoperta di quanto si andava facendo negli ambienti dell'avanguardia internazionale. Il film fu realizzato lo stesso anno delle prime proiezioni torinesi del New American Cinema presentate da Jonas Mekas. Nasce dall'occasione d'incontro con Taylor Mead, invitato a tenere una conferenza presso la Galleria Civica d'Arte Moderna di Torino, che accettò di prendere parte alle riprese. Allen Ginsberg, del quale risuonano le parole di Howl nella scena finale del film, vi riconobbe il miglior risultato dell'Underground europeo.

Il mostro verde è un tributo allo spirito di condivisione creativa proprio di una stagione fulminea e irripetibile che vide le ricerche di artisti, cineasti e scrittori, fondersi in una comune atmosfera di liberazione del pensiero e dell'inventiva. L'incontro con Paolo Menzio e Tonino De Bernardi offrirà il modo di ripercorrere alcuni degli aspetti fondamentali della produzione filmica indipendente di quegli anni, attraverso la lettura dell'opera. Alle amiche e agli amici, sempre è la dedica che appare all'inizio del film e sembra trovare un'eco nei titoli di coda, dove l'esplicito omaggio agli artisti da cui i due autori trassero ispirazione sembra rilanciare sul piano internazionale quel senso di comunanza d'intenti che si esprimeva a Torino nella quotidianità dell'ambiente artistico.

Non a caso, tra gli interpreti, oltre a Paolo Menzio, Tonino De Bernardi e Taylor Mead compaiono, tra gli altri, compagni di strada come Pia Epremian, cineasta indipendente e Adriano e Maurizio Spatola, poeti concreti. Altrettanto importante è il legame con le esperienze dell'arte contemporanea. L'intero film vede la luce nello studio d'artista di Paolo Menzio, si alimenta dell'atmosfera di quello spazio e nel girato compaiono parti di sue sculture. Tra le suggestioni visive del film, molte provengono dalla pittura della Pop Art italiana e di Andy Warhol, ma grande rilevanza assumono le sculture in alluminio di Marisa Merz che riempivano con i propri volumi la casa dell'artista. In concomitanza con la proiezione del film presso la VideotecaGAM, l'opera Living Sculpture, 1966, di Marisa Merz, appartenente alla collezione della GAM e della stessa serie di quelle utilizzate nel film, sarà esposta presso il MET Breuer di New York in occasione della mostra antologica tributata all'artista The Sky is a Great Space.

Tonino De Bernardi (Chivasso 1937) si laurea in Lettere con Massimo Mila su Igor Strawinsky, insegna lettere alla Media di Casalborgone. Fa cinema underground da Il mostro verde, con l'amico Paolo Menzio e in seguito da solo (ma con amici e Mariella Navale) sino a Donne, 1982, super8 di 12 ore. Il primo lungometraggio "regolare" Elettra, 1987, Rai 3 Piemonte. Da allora fa cinema in ogni forma possibile.

Paolo Menzio (Torino, 1938) pittore, incontra Tonino De Bernardi nei primi anni '60 all'Università. Nasce un'amicizia che diventa presto un sodalizio intellettuale e creativo. Nel 1966 espone tele fotografiche negli spazi della galleria Il Punto (Torino) e Piramide Azzurra (Roma). Nello studio di via Oropa, dove ha costruito le sculture Piramidi, 1966, gira con De Bernardi gli interni de Il mostro verde. Terminata la loro collaborazione realizza Frankenstein Prossimamente con Michelangelo Pistoletto e Corollario. Negli anni successivi lavora come operatore cinematografico e si occupa di disegno nelle scuole. Nel 1991 realizza l'installazione Deutsches Museum - Le 800 parole di Guido Cavalcanti ai Docks Dora a Torino (video di Barberi-Di Castri). (Comunicato stampa)




Locandina della rassegna cinematografica La Stagione del Raccolto La Stagione del Raccolto
Rassegna cinematografica per imparare a invecchiare bene

Realizzata in collaborazione tra A.R.I.S,, Asp ITIS e Cooperativa Bonawentura

05 febbraio - 26 marzo 2017
Teatro Miela - Trieste




Programma

.. 05 febbraio 2017, ore 16.30, Lo stagista inaspettato
Di Nancy Meyers; Con Robert De Niro, Anne Hathaway, Rene Russo, Anders Holm
Usa, 2015, 121'

Ben, pensionato settantenne e vedovo, le ha provate tutte per ingannare il tempo, ma non riesce a rimanere senza amore né lavoro. Decide così di ripartire dalla gavetta, approfittando di un insolito programma di stagisti senior promosso dalla start-up About the fit, un e-commerce di abbigliamento. A ben viene assegnato il ruolo di assistente della fondatrice dell'azienda, Jules, più giovane di lui di 40 anni. Jules è un control freak perfezionista, incapace di rimanere con le mani in mano, ma la sua vita privata ne risente; intanto la sua iniziale diffidenza verso ben si tramuta gradualmente in rispetto e ammirazione.

.. 12 febbraio 2017, ore 16.30, Di nuovo in gioco
Di Robert Lorenz; Con con Clint Eastwood, Chelcie Ross, Ed Lauter, Amy Adams, Raymond Anthony Thomas
Usa, 2012, 111'

Gus è uno dei migliori scout nel mondo del baseball, da decenni. Con l'avanzare dell'età, però, sta perdendo la vista e facilitando il compito di chi, sul lavoro, vorrebbe fargli le scarpe. Sua figlia Mickey, convinta da un amico di famiglia, si offre di accompagnarlo nel Nord Carolina, per aiutarlo a decidere se un giovane battitore è davvero la promessa che sembra. Da parte sua, però, Gus non ha mai fatto altrettanto per stare vicino alla figlia e la trasferta si rivela per la ragazza l'occasione di mettere il padre alle strette ed esigere una spiegazione

.. 26 febbraio 2017, ore 16.30, Almanya (La mia famiglia va in Germania)
Di Yasemin Samdereli; Germania, 2011, 101'

Dopo aver lavorato per 45 anni come operaio ospite (gastarbeiter) Hüseyin annuncia alla sua vasta famiglia di aver deciso di acquistare una casetta da ristrutturare in Turchia. Vuole che tutti partano con lui per aiutarlo a sistemarla. Le reazioni però non sono delle più entusiaste. La nipote Canan poi è incinta, anche se non lo ha ancora detto a nessuno, e ha altri problemi per la testa. sarà però lei a raccontare al più piccolo della famiglia, Cenk, come il nonno e la nonna si conobbero e poi decisero di emigrare in Germania dall'Anatolia.

.. 05 marzo 2017, ore 16.30, Mister Morgan
Di Sandra Nettelbeck; Con Michael Caine, Clémence Poésy, Justin Kirk, Michelle Goddet, Jane Alexander
Fra, Ger, Bel, Usa, 2013, 116'

Matthew Morgan è americano e vive a Parigi. Tre anni fa ha perso la moglie e da allora si trascina per la città e nella vita, aspettando soltanto il momento giusto per farla finita. Matthew incontra Pauline Laubie, giovane insegnante di cha cha cha orfana di padre. La distanza anagrafica viene riempita molto presto da un affetto sincero, lunghe promenade, pranzi in panchina e cene solenni, in cui Matthew e Pauline aprono i loro cuori e confrontano le rispettive paure. Ma a Pauline non riesce il miracolo di ‘trattenere' Matthew, che sprofondato dal dolore cerca riparo nella morte.

. 19 marzo 2017, ore 16.30, Florida
Di Philippe Le Guay; Con Jean Rochefort, Sandrine Kiberlain, Anamaria Marinca
Francia, 2015, 110'

Claude Lherminier è stato proprietario e dirigente di un'importante cartiera di Annecy ed è ora un ottantenne che inizia a sentire, senza volerli ammettere, i primi importanti segni della demenza senile. La figlia Carole, che lo ha sostituito nella direzione aziendale, cerca di occuparsene affidandolo a badanti che lui mette, più o meno scientemente, in difficoltà. C'è poi un suo desiderio ricorrente al quale non vuole rinunciare: rivedere l'altra figlia, Alice, che vive in Florida.

.. 26 marzo 2017, ore 16.30, Philomena
Di Stephen Frears; Con Judi Dench, Steve Coogan, Sophie Kennedy Clark
Gb, Usa, Fra 2013, 98'

Irlanda, 1952. Philomena resta incinta, la famiglia la ripudia e la chiude in un convento di suore a Roscrea. La ragazza partorirà e dopo pochi anni il figlio le verrà sottratto e dato in adozione. 2002. Philomena non ha ancora rinunciato all'idea di ritrovare il figlio per sapere almeno che ne è stato di lui. Troverà aiuto in un giornalista che è stato silurato dall'establishment di Blair. (Comunicato Associazione A.R.I.S)




Workshop di "Street Photography"
18-19 marzo 2017
Centro Universitario - Padova
www.mignon.it

Il corso è aperto a tutti sia principianti che esperti e con qualsiasi apparecchio fotografico. E' un corso intensivo nel quale vengono suggerite, attraverso la storia della Street Photography e la conoscenza dei grandi fotografi che l'hanno fatta, chiavi interpretative per un corretto approccio al genere, e nuovi stimoli per chi già lo conosce. Ponendo l'attenzione a quello che si fotografa e imparando ad essere più selettivi, si avrà modo di individuare più chiaramente il proprio percorso fotografico, per chi è alla ricerca di uno stile personale in fotografia. Mignon è un'associazione nata per realizzare un progetto fotografico finalizzato alla ricerca dell'uomo e del suo ambiente. Il successo di critica e l'interesse per le esposizioni del Gruppo hanno portato Mignon a occuparsi anche della promozione di manifestazioni, serate, incontri e mostre di altri fotografi. (Estratto da comunicato stampa)




Immagine di presentazione della serie di conferenze sulla Storia della Moda del Novecento Quattro conferenze sulla Storia della Moda del '900 con qualche excursus sull'Arte
Palazzo Caetani Lovatelli - Roma
Biglietto: €12 - Studenti €10 - Abbonamento all'intero ciclo di incontri €40
www.bertolamifinearts.com

Ritornano gli incontri culturali di Palazzo Caetani Lovatelli con un ciclo di conversazioni che Mariastella Margozzi dedicherà alla storia della moda del '900. Gli incontri, quattro in tutto che si terranno con cadenza mensile, tratteranno i seguenti argomenti:

Programma

.. 31 gennaio, ore 18.30, La moda nella modernità
Prima parte: tra Ottocento e Novecento - Dalla nascita dell'Haute Couture e dalla moda dettata dalle corti europee, alla Belle Epoque e al gusto charmeuse della borghesia. Focus su Frederick Worth. Seconda parte: il cambio di passo. Prima e dopo la Grande Guerra - La consapevolezza della donna moderna nella moda del secondo e terzo decennio del novecento. Focus su Paul Poiret.

.. 23 febbraio, ore 18.30, Tra le due Guerre. Moda e Costume
Il gusto decò contagia la moda negli anni venti e fino a metà dei trenta. L'emancipazione femminile nella società si riflette nel modo di vestire. Il fascismo detta nuove regole allo stile italiano. Da John Guida a Schuberth A Parigi: Cristobal Balenciaga, Madeleine Vionnet e Elsa Schiaparelli. Focus su Coco Chanel.

.. 30 marzo, ore 18.30, L'alta moda italiana degli anni Cinquanta. Le sartorie diventano maisons
La Sala Bianca di Palazzo Pitti e G.B. Giorgini. Walter Albini, Carosa, Maria Antonelli, Jole Veneziani, Sorelle Fontana, Germana Marucelli, Fernanda Gattinoni, Irene Galitzine, Salvatore Ferragamo. Nasce l'Alta moda italiana e si diffonde nel mondo. A Parigi: Dior e il primo Yves Saint Laurent. Focus su Sorelle Fontana.

.. 27 aprile, ore 18.30, Alta moda e non solo. Dagli anni Sessanta agli anni Novanta: trenta anni di fashion style made in Italy
La moda diventa comunicazione e recepisce tutte le novità sociali e culturali del momento. Il genere pop contagia la produzione per i giovani. Nasce il pret-à-porter. L'alta moda italiana si confronta con quella francese: da Capucci a Valentino, da Ferrè ad Armani, da Fendi a Sarli a Versace, i brands italiani vincenti. Focus su Capucci e Fendi. (Comunicato stampa Scarlett Matassi)




Logo 90 Volte Tor Pignattara Torpignattara - vecchia stazione 90 Volte Tor Pignattara
www.90voltetorpigna.it

Si terranno a partire dal 12 gennaio 2017 le celebrazioni e iniziative organizzate dal Comitato di Quartiere Tor Pignattara, dall'Associazione per Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros, dalla Scuola Popolare di Tor Pignattara e dall'Associazione culturale Bianco e Nero (organizzatrice del KarawanFest) per celebrare i 90 anni del quartiere romano del Municipio Roma 5. Sebbene l'insediamento dell'abitato risalga alla costituzione della stazione sanitaria nel 1882, la notte fra il 17 e il 18 luglio 1927 segna un momento storico: l'atto di inclusione dell'area urbana nel territorio amministrativo interno al Comune di Roma. Quella notte, infatti, divenne esecutivo il provvedimento che impose lo spostamento della cinta daziaria comunale oltre via dell'aeroporto di Centocelle: un atto amministrativo che trasformò Tor Pignattara da borgo rurale della campagna romana in 'uno dei centri abitati compresi nel comune chiuso' di Roma.

Il progetto '90 Volte Tor Pignattara' intende costruire un programma annuale di manifestazioni attraverso la diretta partecipazione delle tante realtà sociali e culturali operanti nel territorio. Numerosi eventi condivisi, per costruire un'offerta culturale plurale, in cui ogni realtà possa dare il proprio contributo. Il calendario delle celebrazioni prenderà avvio giovedì 12 gennaio 2017 alle ore 9:00 con un evento di straordinaria importanza: la posa di 6 pietre d'inciampo (Stolpersteine) in memoria dei partigiani del quartiere trucidati alle Fosse Ardeatine.

L'iniziativa è parte dell'ottava edizione di 'Memorie d'inciampo a Roma', organizzata dall'Associazione ArteInMemoria, a cura di Adachiara Zevi. Il 15 gennaio, invece, prenderanno avvio le Domeniche dell'Ecomuseo Casilino 2017, con una passeggiata storica che avrà come filo narrativo le vicende vissute dal quartiere nei nove mesi di lotta per la liberazione di Roma dal nazi-fascismo. Il ciclo di trekking urbani proseguirà quindi nei mesi successivi per accompagnare i cittadini alla scoperta del patrimonio storico, archeologico, antropologico, artistico e paesaggistico del territorio.

Ad aprile 2017, invece, verrà presentato il primo fumetto sulla vita del partigiano Giordano Sangalli realizzato grazie al laboratorio tenuto da Alessio Spataro per la Scuola Popolare di Tor Pignattara. Il 25 aprile, invece, spazio alla tradizionale Festa della Liberazione, che si terrà, come da tradizione, al Parco Giordano Sangalli. "Questo è solo un assaggio - sottolineano gli organizzatori - delle tantissime manifestazioni che comporranno il calendario delle celebrazioni. Stanno arrivando infatti tantissime adesioni che sono al vaglio del comitato promotore. Una partecipazione straordinaria che ancora una volta testimonia la vitalità di un quartiere che, attraverso il suo straordinario tessuto associativo, respinge l'immagine mediatica di periferia degradata e rivendica il suo ruolo centrale nel panorama sociale e culturale romano".

Per sostenere questo obiettivo è stato realizzato un logo celebrativo, necessario per "segnalare" l'adesione del singolo evento all'iniziativa e un sito internet - www.90voltetorpigna.it - con fini informativi e promozionali. Le realtà associative che intendono aderire all'iniziativa - purché non affiliate a partiti politici e operanti senza scopo di lucro - non dovranno far altro che proporre la propria adesione compilando il formulario presente sul sito. (Comunicato Ufficio Stampa Carlo Dutto)




Locandina presentazione rassegna Hollywood è lontana al Goethe-Institut Palermo Hollywood è lontana
Film, storie e protagonisti sotto il cielo europeo


11 ottobre 2016 - 21 marzo 2017 (martedì, ore 18.30 - ingresso libero)
Sala Wenders del Goethe-Institut Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa)
www.goethe.de/palermo

Riparte il consueto appuntamento con il cinema tedesco e con il cineclub la deutsche vita. Questa volta la rassegna del Goethe-Institut Palermo presenterà 26 titoli per comporre l'affresco di un'epoca di incertezza ma anche di grandi opportunità, in cui i temi chiave dell'immigrazione e della società multietnica sono i protagonisti del cinema europeo. Si dice che la Hollywood classica sia stata inventata dagli europei, ma il cinema del vecchio continente e quello del nuovo sembrano ora più distanti che mai. Raccontare la realtà nelle sue tante sfaccettature e senza ipocrisie resta la forza del cinema al centro della rassegna. Per le scuole interessate (gruppi di minimo 30, massimo 100 partecipanti), sono previste proiezioni di mattina, in giorni e orari da concordare. I film sono tutti in versione originale con sottotitoli italiani. (Comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)

Programma

11.10. Wir sind jung. Wir sind stark (We Are Young. We Are Strong)
18.10. 300 Worte Deutsch (300 parole in tedesco)
25.10. Mitfahrer (Il passeggero)
08.11. Lampedusa im Winter (Lampedusa d'inverno)
15.11. Atlantic.
22.11. Land in Sicht (Terra in vista)
29.11. Frankfurt Coincidences
06.12. Der Albaner The Albanian
13.12. Highway to Hellas
17.01. Lampedusa Mirrors, alla presenza della regista Micaela Casalboni
24.01. Weil ich schöner bin (Perché sono più bella)
31.01. Geboren in Absurdistan (Nati in Assurdistan)
07.02. Just Get Married (Spòsati); Die Sprachschule (La scuola di lingue); Schwarzfahrer; Welcome to Bavaria (Benvenuti in Baviera)
14.02. Das Wetter in geschlossenen Räumen (Il meteo nei luoghi chiusi)
21.02. Adopted (Adottati)
28.02. Ummah - Unter Freunden (Ummah - Tra amici)
07.03. Die Farbe des Ozeans (Il colore dell'oceano)
14.03. Café Waldluft
21.03. Er ist wieder (da Lui è tornato!)




Pubblicato il bando di gara per il X Filmfestival del Garda
San Felice del Benaco (Brescia), 20 maggio - 04 giugno 2017
www.filmfestivaldelgarda.it

Il bando di gara del concorso del FFG17 è rivolto a lungometraggi opere prime e seconde di autori italiani e stranieri, le domande potranno essere presentate fino al 3 marzo. Oltre a quello della critica cinematografica, ogni anno presente in forza, un premio sarà assegnato anche dal pubblico attraverso schede di voto consegnate a ogni singola proiezione. La manifestazione, ideata e organizzata dall'Associazione culturale Cineforum Feliciano, presenta ogni anno dal 2007, quando si svolgeva a dicembre, opere che rappresentano le tendenze cinematografiche dei giovani autori del panorama internazionale e organizza eventi artistici, mostre e concerti ispirati all'arte cinematografica. Tra le novità dell'edizione la sezione dedicata agli istituti scolastici della prima infanzi, primari e secondari con laboratori e proiezioni accompagnate da professionisti.

"La prossima edizione - dice Veronica Maffizzoli, direttrice artistica del FFG - sarà un importante traguardo: dieci anni di Filmfestival del Garda sono una grandiosa soddisfazione per un evento che negli anni è riuscito a maturare e crescere. Il FFG17 si svolgerà ancora nel periodo estivo, avendo riscontrato con soddisfazione un interesse anche turistico oltre che culturale, e soprattutto con grande soddisfazione confermiamo la storica formula delle sezioni che, tornate lo scorso anno dopo un variante nel format, si divideranno tra Concorso lungometraggi, Retrospettive, Omaggi ed eventi speciali". (Comunicato stampa)




No Go?
La stigmatizzazione della periferia

www.goethe.de/italia/nogo

"Focolai sociali", "ghetti", "aree no go": a determinate zone urbane viene impresso il marchio di quartiere difficile. Ma come nasce lo stigma e come lo affronta chi ci abita? Quali sono le iniziative cittadine che contrastano la stigmatizzazione nel quotidiano? Esame di casi di alcuni quartieri sensibili in Italia, Germania, Francia e Belgio e pubblicazione nel Magazine del Goethe-Institut di un dossier dedicato a cause e meccanismi del fenomeno, bandendo le generalizzazioni e focalizzandoci su fatti concreti ed esperienze positive raccontate direttamente degli abitanti. (Comunicato Goethe-Institut)




Memorie di guerra di Biella e Vercelli nel centenario del Primo conflitto mondiale
memoriediguerrabivc.blogspot.it

Blog dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia (aderente all'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia "Ferruccio Parri"). Curato da Mattia Pesce e Maurizio Regis, racconterà settimana dopo settimana come biellesi e vercellesi vissero i terribili momenti della Prima guerra mondiale.




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)

Articolo




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050


Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Prefazioni e recensioni di Ninni Radicini




Presentazione libri da Comunicato case editrici / autori




Copertina libro Dove nascono le perle, di Veronica Pellicano Dove nascono le perle
di Veronica Pellicano, ed. Gruppo Albatros il Filo, collana: Nuove Voci (Narrativa), € 15,00

Presentazione libro
01 marzo 2017, ore 19.00
Società Dante Alighieri - Comitato di Berlino e.V.
www.danteberlin.com

Una classe vivace, una professoressa di Lettere naif e una preside con un segreto da nascondere: in un Liceo nella provincia barese si legano le vite di ragazzi "difficili" e di una donna con un peso troppo grande sul cuore che nel suo lavoro di insegnante trova una finestra aperta, in cui far defluire il fiume impetuoso di emozioni che la abita; su tutti, l'occhio impietoso della dirigente, a caccia di un capro espiatorio che si faccia carico dei suoi peccati. L'arrivo della Morgone, la nuova supplente di Italiano, desta grande ilarità nell'istituto: le sue frequenti astrazioni nel vuoto, i silenzi, gli sbalzi di voce e di umore e i suoi metodi didattici fanno della prof un fenomeno da baraccone.

Ma la personalità complessa della donna si rivela presto in tutta la sua profondità e la sua stranezza agli occhi dei ragazzi, dapprima carichi di spietata ironia, volge in un'aurea magica di poesia. Con l'emergere della verità che si nasconde dietro le facili apparenze, l'intreccio della storia si fa sempre più complicato, e il romanzo si instrada in un percorso inatteso, conducendo a un finale catartico. Un'opera ricca di sfaccettature, ora densa di inquietudine, ora piena di luce, ora aggrappata a un nodo di rabbia, ora libera di sciogliersi in un pianto commosso. Una lettura raffinata dove decantano sapori e odori intensi, destinati a crescere anche dopo averla terminata.

Veronica Pellicano (Monopoli - Bari) studia Lingue e Letterature straniere all'Università di Urbino (1994-1999), dove si laurea in Letterature Comparate (2005). Dal 2005 a Berlino, ha pubblicato: Il Demone e il Barbiere (Meidenbauer Verlag, München 2008) e Il Calendario dell'Avvento. Aspettando Natale in 24 Racconti (Edicolors, Genova 2014). (Comunicato stampa)




Copertina del Catalogo Sartori d'arte moderna contemporanea 2017 Catalogo Sartori d'arte moderna contemporanea 2017
info@ariannasartori.191.it

Artisti

Accarini Riccardo, Alborghetti Davide, Andreani Celso Maggio, Andreani Franco, Baldassin Cesare, Begotti Andrea, Bellini Enzo, Bellini Maria Grazia, Benetton Simon, Bertorelli Luciana, Bianco Lino, Bobò Antonio, Bocelli Giuseppe -  <>Bodini Floriano, Bonaccorsi Miro, Bongini Alberto, Borioli Adalberto, Brunelli Clara, Caccaro Mirta, Calvi Cesare, Campanella Antonia, Campitelli Maurizio, Capelli Francesca, Capodiferro Gabriella, Carbonati Antonio, Cargnoni Giacinto, Carnevali Vittorio, Castagna Angelo, Castaldi Domenico, Castellani Claudio, Castellani Leonardo, Cattaneo Claudio, Cavallero Antonietta, Cazzaniga Giancarlo, Cermaria Claudio, Cerri Giovanni, Chinellato Sandro, Ciaccheri Paolo, Cipolla Salvatore, Cocchi Pierluigi, Coccia Renato, Colombi Riccardo, Cordani Sereno, Costantini Carla, Costanzo Nicola, Cottini Luciano, Cristini Filippo

De Luigi Giuseppe, Desiderati Luigi, Diazzi Roberta, Di Fusco Anna, Di Venere Giorgio, Fabri Otello, Facciotto Giuseppe, Fastosi Gabriella, Ferraj Victor, Fioravanti Ilario, Folloni Luciano, Fornasari Memo, Fortuna Alfonso, Fratantonio Salvatore, Frisinghelli Maurizio, Gaeta Goffredo, Galante Sabino, Gaudio Lucia, Gauli Piero, Ghisi Barbara, Ghisleni Anna, Giacobbe Luca, Gi Morandini, Giunti Raffaello, Gnocchi Alberico, Grasselli Stefano, Gutris Anna Francesca, Ianni Stefano, Lelii Marisa, Lomasto Massimo, Lo Presti Giovanni, Mantovani Gianni, Margonari Renzo, Martino Gabriella, Matsuyama Shuhei, Mattei Mario, Melli Ivonne, Melotti Enrica, Merik (Eugenio Enrico Milanese), Mignosa Lucia, Molinari Mauro, Montanari Roberto, Morelli Guido, Morselli Gino

Mottinelli Giulio, Nagatani Kyoji, Negri Sandro, Nonfarmale Giordano / Male, Ogata Yoshin, Ossola Giancarlo, Palazzetti Beatrice, Pancheri Aldo, Pancheri Renato, Pantaleoni Ideo, Paolantonio Cesare, Paolini Parlagreco Graziella, Parmiggiani Alessandra, Pavan Adriano, Pellicari Anna Maria, Perbellini Flavio, Perini Sergio, Piovosi Oscar, Piras Enrico, Pirondini Antea, Po Massimo, Polpatelli Carlo, Polpatelli Mario, Pozzi Rinaldi Laura, Puppi Massimo, Raza Claudia, Reami Rossella, Reggiani Liberio, Restelli Lucilla, Rigato Carla

Ritorno Maria Luisa, Robustelli Raffaella, Rossato Kiara, Rossi Giorgio, Rossi Laura, Rossi Lorenza, Rovati Rolando, Santoro Giusi, Sauvage Max, Scandurra Placido - Scimeca Filippo, Settembrini Marisa, Solimini Renata, Somensari Anna, Somensari Giorgio, Somensari Luigi, Spaggiari Franco, Spaggiari Rita, Spazzini Severino, Spennati Silvana, Terruso Saverio, Tommasini Barbara, Trubbiani Valeriano, Vanetti Tiziana, Vigliaturo Silvio, Villani Dino, Vivian Claudia, Zangrandi Domenico, Zarpellon Toni, Zitti Vittorio, Zoli Carlo, Zotti Carmelo.

Artisti Madi: Cortese Franco, Frangi Reale F., Fulchignoni Aldo, Luggi Gino, Mancino Enea, Mascia Vincenzo, Milo Renato, Nicolato Gianfranco, Novaco Carmen, Pilone Marta, Rosa Giuseppe, Zangara Piergiorgio. (Comunicato stampa)




Copertina libro Parole e Cartoons - Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione - di Maddalena Menza Parole e Cartoons - Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione
di Maddalena Menza, ed. Arbor Sapientiae

Il volume Parole e Cartoons - Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione è un viaggio nel mondo poco conosciuto del cartoon italiano. Un cinema che ha dato ottimi frutti tra cui i capolavori di Bruno Bozzetto, primo fra tutti Allegro non troppo, che negli Usa è un cult-movie, e i lavori di Enzo D'Alò, da La Freccia azzurra, tratto da Rodari a Momo, al grande successo de La gabbianella e il gatto. Il libro contiene una intervista all'illustratore proprio de La Freccia azzurra, Paolo Cardoni, ma grande spazio è dato anche al dimenticato pioniere dell'animazione, Stelio Passacantando, scomparso nel 2010, e creatore di personaggi ribelli quali Alice e Gian Burrasca, che ha lavorato con i grandi dell'animazione come George Dunning (collaborando al film sui Beatles Yellow submarine). Completano il volume le schede dei film e numerose interviste.

"Lo spunto del libro - sottolinea l'autrice, Maddalena Menza - arriva dal ricordo delle fiabe raccontate da mia madre napoletana, unita al mio personale vissuto di madre e maestra. Questo mi ha spinta a indagare la forza inalterata che conserva ancora oggi la fiaba (...) La sua magia non sta tanto nel trasportarci in mondi lontani quanto di mostrarci la verità sulla vita, come diceva Schiller, più di quanto lo facciano le 'verità' apprese da grandi".

Maddalena Menza, giornalista, scrittrice e docente, è laureata in Storia dello Spettacolo e dottore di ricerca in Pedagogia. Ha preso parte alla scuola drammaturgia di Eduardo De Filippo e ha lavorato con Federico Fellini nel film La voce della luna e con diverse produzioni teatrali. Redattrice di Pepe verde, Teatro Cult e Campo dè Fiori, per i suoi libri ha ricevuto riconoscimenti tra cui il Premio "Ricomincio da Roma" del 2013 e il Trofeo "Penna d'autore" di Torino. (Comunicato ufficio stampa Carlo Dutto)




Il gioco dell'arte
di Agata Boetti, Edizioni Electa

"Non mi ricordo di aver mai visto mio padre uscire per andare al lavoro. Non si rasava, non metteva la cravatta. Non parlava mai di colleghi e di stipendio. A volte dormiva tutto il giorno, altre volte spariva per giorni, settimane, addirittura mesi ". Alighiero Boetti, raccontato da sua figlia Agata nel libro Il gioco dell'arte, un libro spiazzante e delicato, pieno di immagini quasi completamente inedite. Scrive Deleuze in 'Conversazioni': "Il giusto modo di leggere oggi, è quello di porsi di fronte a un libro così come si ascolta un disco, come si guarda un film, come si sente una canzone: ogni atteggiamento di fronte a un libro che richieda per esso un rispetto speciale, un'attenzione di altra sorta, è qualcosa che giunge da un'altra epoca e che condanna definitivamente il libro".

Agata Boetti (Torino, 1972), direttrice dell'Archivio Boetti, a diciotto anni, lascia Roma per studiare psicologia a Parigi. Nel 1995, dopo la scomparsa di suo padre, Agata si dedica all'Archivio Alighiero Boetti insieme a tutta la famiglia, senza però abbandonare le sue altre attività a Parigi. Dal 2014, si dedica esclusivamente alla direzione dell'Archivio. (Comunicato stampa ufficio stampa Maria Bonmassar)




Opera di Gianni Maria Tessari Copertina rassegna d'arte Stappiamolarte Stappiamolarte

www.al-cantara.it/news/stappiamo-larte

La pubblicazione realizzata con le opere di 68 artisti provenienti dalle diverse parti d'Italia è costituita da immagini di istallazioni e/o dipinti realizzati servendosi dei tappi dell'azienda. All'artista, infatti, è stata data ampia libertà di esecuzione e, ove lo avesse ritenuto utile, ha utilizzato, assieme ai tappi, altro materiale quale legno, vetro, stoffe o pietre ma anche materiali di riciclo. Nel sito di Al-Cantara, si può sfogliare il catalogo con i diversi autori e le relative opere. Nel corso della giornata sarà possibile visitare i vigneti, la cantina dell'azienda Al-Cantàra ed il " piccolo museo" che accoglie le opere realizzate.

Scrive nel suo testo in catalogo Vinny Scorsone: "...L'approccio è stato ora gioioso ora riflessivo e malinconico; sensuale o enigmatico; elaborato o semplice. Su esso gli artisti hanno riversato sensazioni e pensieri. A volte esso è rimasto tale anche nel suo ruolo mentre altre la crisalide è divenuta farfalla varcando la soglia della meraviglia. Non c'è un filo comune che leghi i lavori, se non il fatto che contengano dei tappi ed è proprio questa eterogeneità a rendere le opere realizzate interessanti. Da mano a semplice cornice, da corona a bottiglia, da schiuma a poemetto esso è stato la fonte, molto spesso, di intuizioni artistiche singolari ed intriganti. Il rosso del vino è stato sostituito col colore dell'acrilico, dell'olio. Il tappo inerte, destinato a perdersi, in questo modo, è stato elevato ad oggetto perenne, soggetto d'arte in grado di valicare i confini della sua natura deperibile...". (Comunicato stampa)

Visualizza versione ingrandita della locandina della presentazione del volume




Immagine di presentazione del libro Stelle in silenzio di Annapaola Prestia Stelle in silenzio
di Annapaola Prestia, Europa Edizioni, 2016, euro 15,90

Millecinquecento chilometri da percorrere in automobile in tre giorni, dove ritornano alcuni luoghi cari all'autrice, già presenti in altri suoi lavori. La Sicilia e l'Istria fanno così da sfondo ad alcune tematiche forti che il romanzo solleva. Quante è importante l'influenza di familiari che non si hanno mai visto? Che valore può avere un amore di breve durata, se è capace di cambiare un destino? Che peso hanno gli affetti che nel quotidiano diventano tenui, o magari odiosi? In generale l'amore è ciò che lega i personaggi anche quando sembra non esserci, in un percorso che è una ricerca di verità tenute a lungo nascoste.

Prestia torna quindi alla narrativa dopo il suo Caro agli dei" (edito da "Il Filo", giugno 2008), che ha meritato il terzo premio al "Concorso nazionale di narrativa e poesia F. Bargagna" e una medaglia al premio letterario nazionale "L'iride" di Cava de'Tirreni, sempre nel 2009. Il romanzo è stato presentato dal giornalista Nino Casamento a Catania, dallo scrittore Paolo Maurensig a Udine, dallo psicologo Marco Rossi di Loveline a Milano. Anche il suo Ewas romanzo edito in ebook dalla casa editrice Abel Books nel febbraio 2016, è arrivato semifinalista al concorso nazionale premio Rai eri "La Giara" edizione 2016 (finalista per la regione Friuli Venezia Giulia) mentre Stelle in silenzio, come inedito, è arrivato semifinalista all'edizione del 2015 del medesimo concorso.

Annapaola Prestia (Gorizia, 1979), Siculo-Istriana di origine e Monfalconese di adozione, lavora dividendosi tra la sede della cooperativa per cui collabora a Pordenone e Trieste, città in cui gestisce il proprio studio psicologico. Ama scrivere. Dal primo racconto ai romanzi a puntate e alle novelle pubblicati su riviste a tiratura nazionale, passando per oltre venti pubblicazioni in lingua inglese su altrettante riviste scientifiche specializzate in neurologia e psicologia fino al suo primo romanzo edito Caro agli dei... la strada è ancora tutta in salita ma piena di promesse.

Oltre a diverse fan-fiction pubblicate su vari siti internet, ha partecipato alla prima edizione del premio letterario "Star Trek" organizzato dallo STIC - Star Trek Italian Club, ottenendo il massimo riconoscimento. Con suo fratello Andrea ha fondato la U.S.S. Julia, un fan club dedicato a Star Trek e alla fantascienza. Con suo marito Michele e il suo migliore amico Stefano, ha aperto una gelateria a Gradisca d'Isonzo, interamente dedicata alla fantascienza e al fantasy, nella quale tenere vive le tradizioni gastronomiche della Sicilia sposandole amabilmente con quelle del Nord Est d'Italia. (Comunicato Ufficio stampa Emanuela Masseria)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh - di Franz Werfel I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a Nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




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