Newsletter Kritik di Ninni Radicini
Prima del nuovo numero di Kritik
      
linea verticale
      
Mostre e iniziative culturali
a cura di Marianna Accerboni
2011



Mostre e iniziative culturali curate da Marianna Accerboni: 2016-17 | 2015 | 2014 | 2013 |2012 | 2010 | 2009 | 2007-08




Lista delle mostre e delle conferenze presentate:

- Progetto "Fulcrum". Città della subacquea scientifica ideata dal pittore Gianfranco Bernardi
- Elisabetta Bolaffio: Uomini
- Edoardo Coral: Amico legno
- Arte al femminile. 50esima Mostra Collettiva delle Socie F.I.D.A.P.A
- Nora Carella. Luce senza tempo
- Furio Bomben
- Presentazione libro "Soledad, un enigma"
- Presentazione libro "Paolo Barozzi, una passione per l'arte"
- Nello Pacchietto. Dipingere la poesia
- Ieri e oggi: artisti in libreria
- Squarci svizzeri a Trieste. Pietro Nobile e Matteo Pertsch protagonisti del neoclassico triestino
- La bellezza per la bontà - l'arte aiuta la vita
- Presentazione calendario "Poveri ma belli 2012"
- Presentazione libro "Sognando Venezia. Viaggio in treno di un triestino"
- Livio Mozina: Il virtuosismo luministico e cromatico
- Gualtiero Cornachin. L'itinerario poetico tra natura e musica
- Otilia Saldana: Allegorie del mare
- Aldo Bressanutti: Tra ironia e metafisica
- Vele e Marine 2011. 4a edizione mostra-concorso dell'Associazione Artesette dedicata al mare - Gianni Borta
- Nel segno della luce
- Olga Micol: Emozioni e sensazioni della Vecchia Europa
- Dileto Dialeto. Presentazione libro di poesie di Nidia Robba
- Lorenzo Vale: Painting a secret. Pitture 2006 - 2010
- Alberto Zambelli: Il silenzio del senso
- Thangka, concretizzazione della spiritualità
- Cristina Trivulzio Belgiojoso
- Giovanna Ericani: Le forme dell'acqua
- Ivan Bidoli: Fiori d'oriente
- Donna oggi
- Nora = Luce
- Claudio Sivini
- Roberto del Frate
- Pino Callea: Questione di pelle
- Dyalma Stultus da Trieste a Firenze
- Nora Carella: Colore e Luce
- Presentazione romanzo "Lo Schiaffo"
- Roberto del Frate
- Gabriella Pitacco Prestelli: Icone
- Aldo Bressanutti: Surrealismo
- Furio Casali: Forme 010
- Olga Micol e Adriana De Caro: Attimi nel tempo
- Tullio Fantuzzi: Abitare il sogno
- Loredana Riavini: La soglia del tempo
- "Incanti di Natale". Festività all'insegna della luce a Muggia




Progetto Fulcrum - Trieste Fulcrum - Cittadella subacquea scientifica ideata dal pittore Gianfranco Bernardi Progetto "Fulcrum"
Città della subacquea scientifica ideata dal pittore Gianfranco Bernardi


19 dicembre 2011, ore 17.30
Sala Baroncini delle Assicurazioni Generali - Trieste

Conferenza di presentazione del progetto Fulcrum, la cittadella subacquea scientifica ideata sul fondale marino di Trieste dal pittore Gianfranco Bernardi. All'incontro, organizzato e coordinato dall'architetto Marianna Accerboni per i pomeriggi culturali della Fidapa, interverranno lo stesso Bernardi, l'architetto Diego Pertoldi, realizzatore del video e della presentazione virtuale, e l'ingegner Lucio Giaquinto, esperto d'ingegneria subacquea. Avrà luogo una anche una proiezione in 3D dell'interessante e innovativo progetto. Bernardi, noto e affermato pittore, già in passato ha stupito il pubblico con l'ideazione e la realizzazione sui fondali marini e in cavità sotterranee percorse dall'acqua in Italia e all'estero, di una fascinosa serie di mostre subacquee di dipinti resi waterproof attraverso tecniche inedite di sua invenzione e talvolta ambientate nella ricostruzione della città sommersa di Atlantide.

Il suo progetto "Fulcrum", pensato per il Porto Vecchio e la Diga Vecchia del nostro golfo, propone la costruzione di un complesso subacqueo unico al mondo dall'enorme potenzialità turistica, scientifica, ecologica, artistica e sportiva. La caratteristica principale è quella di comprendere ambienti situati a una profondità tra i 10 e i 14 metri, all'interno dei quali è possibile permanere anche per lunghi periodi senza l'utilizzo di autorespiratori e indossando normali abiti da superficie, muovendosi in un ambiente protetto, climatizzato e facilmente raggiungibile in ogni stagione e condizione meteorogica.

"Fulcrum" prevede anche la costruzione di una chiesa subacquea, luogo consacrato dedicato alla Madonna del Mare, dove si potranno svolgere funzioni, celebrare matrimoni ecc. La realizzazione di tale progetto, creerà un centro di attrazione turistica, che, per le sue caratteristiche di assoluta peculiarità, potrà essere frequentato da un elevatissimo numero di turisti di tutto il mondo, subacquei e non. Verranno inoltre messi a disposizione della ricerca scientifica laboratori climatizzati ad ambiente iperbarico naturale per esperimenti e studi su fisiologia, strumentazioni, materiali, medicina iperbarica, pneumatologia e ogni altro settore di ricerca che necessiti di un ambiente a pressione superiore a un'atmosfera.

Un aspetto del progetto che ha riscontrato grande interesse da parte della Libera Università di Bruxelles, e di quella di Praga e da parte della DAN research Usa, il importante organismo internazionale per la sicurezza e l'assistenza subacquea, che attualmente gestisce il più grande sistema di ricerca fisiologica d'immersione al mondo e ha già garantito la propria consulenza. Inoltre i monitoraggi eseguiti grazie a "Fulcrum" porteranno a importanti pubblicazioni non solo in ambito subacqueo ma anche medico-terapico.

Altro obiettivo, tra i molti proposti dal progetto, sarà poi la creazione di un ambiente sottomarino, che offrirà una nicchia ecologica per molte specie ittiche, introducendo nell'ecosistema subacqueo strutture architettoniche, attraverso le quali ricavare un habitat riproduttivo e abitativo ottimale. In tal modo inoltre il mare di Trieste verrà dotato di uno strumento didattico unico e preziosissimo per tutte le scuole di ogni ordine, specialmente l'istituto nautico, poiché visite guidate all'interno del "Fulcrum" aprirebbero agli studenti nuovi orizzonti intellettuali e nuove prospettive di studi.




Elisabetta Bolaffio - Uomini - olio su tela cm.70x120 2011 Elisabetta Bolaffio: Uomini
17 dicembre (inaugurazione ore 18.30) - 30 dicembre 2011
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La rassegna, che propone una quindicina di oli su tela realizzati dall'artista dal 2009 a oggi, sarà introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. "Esiste un'anima del nostro tempo" - scrive Marianna Accerboni - "che mira alla materialità dell'avere, l'altra all'essere. Su quest'ultimo concetto si sono focalizzate di recente l'attenzione e la visione pittorica di Elisabetta Bolaffio, triestina di ceppo ebraico e di madre milanese, che nei grandi occhi dei suoi modelli immaginari traduce, con intensa sensibilità estetica e narrativa, tutto il fascino e il dolore di un mondo che spesso, per fretta, egoismo e noncuranza, siamo usi tenere a distanza

Una umanità dolente, simbolica, spesso attonita, che il pennello fine dell'artista descrive nell'intimo, avvalendosi della grande dimensione per accentuare la pura, a volte inconsapevole, bellezza, la malinconia, la solitudine di quelle anime pensierose. Un'ispirazione non premeditata, che ha colto l'artista all'improvviso, dopo che per anni la passione per la pittura l'aveva condotta lungo un percorso, qualitativamente in salita, che prediligeva il tema del paesaggio: tendenzialmente narrativo all'inizio, espressionista e materico poi, ma sempre connotato da un fattore fondamentale nella pittura di tutti i tempi, la luce.

E di luce risplendono i grandi occhi scuri, straniati, che compongono la mostra, affondando in un'oscurità che assume valenza di scenario simbolico, secondo i parametri di un odierno naturalismo o verismo. Come se a narrare la loro storia fosse un moderno Emile Zola o un Victor Hugo o un Giovanni Verga del ventesimo secolo, pronti a rammentare all'Occidente vicende di dimenticato squallore... Cos'è che ha colpito d'improvviso e senza un movente razionale l'artista e hic et nunc l'ha condotta a descrivere attraverso i loro grandi occhi spesso feriti, l'animo e la vita di questi "uomini"?

C'è, secondo alcune teorie, una sorta di coscienza o conoscenza comune, al di là del reale, cui spesso i più sensibili tra i testimoni di ogni epoca attingono, per raccontare la verità della vita. Tra questi testimoni ci sono spesso, quasi a loro insaputa, artisti, pittori, poeti, menti immaginifiche capaci di intravvedere il reale al di là dello stesso e spesso di preannunciarlo, da acuti sensori del loro tempo e per questo spesso animi travagliati. Elisabetta Bolaffio ha iniziato ad affinare tecniche e linguaggi, frequentando i corsi di pittura tenuti da Carmelo Vranich nel suo atelier. Alla Scuola del Vedere - Libera Accademia di Belle Arti, diretta a Trieste da Donatella Surian, ha seguito gli insegnamenti di Marino Cassetti, Roberto Tigelli, Claudio Mario Feruglio, Christian Hache e Antonio Sofianopulo. Predilige, oltre all'olio, anche l'acrilico, l'olio ad acqua e il pastello secco.




Sacra Famiglia - intaglio a mano su legno (larice e cirmolo) cm.80x80 2011 Sacra Famiglia - intaglio a mano su legno (pino) cm.20x50 2011 Edoardo Coral: Amico legno
12 dicembre 2011 (inaugurazione ore 18.00) - 06 gennaio 2012
Sala Comunale d'Arte - Trieste

"L'esposizione" scrive Marianna Accerboni "propone una trentina di eleganti sculture in legno, realizzate dall'artista nel 2011 e del tutto inedite, che interpretano con delicatezza, poetica sensibilità, essenzialità e inclinazione molto personale, il tema sacro, nell'ambito del quale l'artista sa conferire grande umanità ai volti, la natura animale e la struttura del totem. Soggetti affrontati da Coral con amorosa attenzione, intagliando tutti i tipi di legno, ma prediligendo il profumato cirmolo o pino cembro, il tiglio e vecchi legni sottratti alla distruzione, cui l'intervento dell'artista dona nuova dignità. 'Quando si batte con il mazzuolo il legno' afferma lo scultore 'si crea un ritmo cadenzato che assomiglia alla musica'.

Arte da cui Coral è stato sempre fortemente affascinato tanto da dedicarvisi completamente per vent'anni, diplomandosi in corno al Conservatorio di Trieste, componendo e interpretando concerti di musica classica e poi leggera. In seguito ha iniziato a studiare disegno e pittura e nel 2000, da un giorno all'altro, ecco la svolta e l'inizio dell'attività scultorea, che ha approcciato inizialmente forgiando legni portati a riva dalle mareggiate, cui assiste in diretta dall'atelier sul lungomare di Barcola, a Trieste, dove opera. La sua cifra espressiva è la gentilezza che lo scultore svela nel tornire le forme con un approccio morbido, convincente, dotato di eleganza.

Interessante è anche la sua passione nel raccogliere, nei vecchi fienili e nei magazzini, antichi legni, assemblandoli ad altri nuovi, soprattutto per realizzare, oltre a originali "paesaggi lignei", dei totem di sapore tecnologico e quasi etnico, che rammentano le invenzioni di Brancusi e dell'arte africana. Per quanto riguarda invece il tema sacro, va ricordato che una sua Madonnina si trova nella Chiesa di S. Bartolomeo a Barcola (Trieste), altre nel refettorio del Convento della Chiesa di Gretta a Trieste e nel Convento di suore di clausura ad Attimis (Udine), mentre un suo crocifisso è stato posizionato davanti alla Chiesa di Conconello (Trieste).

A far scaturire nell'artista l'esigenza di scolpire fu l'emozionante incontro avvenuto a Sauris un po' di anni fa, con lo scultore Ermanno Plozer: da quel momento la vita creativa e artistica di Coral è cambiata, passando dalle note musicali all'amore per la forma e per il legno, che lo scultore lavora sempre e solo completamente a mano, anche là dove potrebbe servirsi di strumenti e tecnologie avanzate. Una o due settimane per realizzare un solo pezzo e 'vivere dall'inizio alla fine tutta la scultura manualmente'. Con purezza, davanti al mare."




Gabriella Giurovich - Omaggio a Mishima - 2011 - tecnica mista cm.64x49 Arte al femminile
50esima Mostra Collettiva delle Socie F.I.D.A.P.A


03 dicembre (inaugurazione ore 18.30) - 18 dicembre 2011
Sala "Arturo Fittke" - Trieste

La mostra, curata dall'architetto Marianna Accerboni, è organizzata dalla Sezione Storica di Trieste della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste. Protagoniste le socie artiste del sodalizio Nora Carella, Egle Ciacchi, Anna D'Amore, Gabriella Giurovich, Rossana Longo, Valdea Maniago Ravalico, Marta Potenzieri Reale, Edda Romanzin Starz. La rassegna propone quest'anno alcune novità poiché accosta ai dipinti, i preziosi lavori dedicati alla moda e al bijoux da due stiliste, la creatrice di moda di origine pugliese Nika Bianco e l'architetto triestino Giuliana Griselli, componendo, mediante tecniche, linguaggi e orientamenti di gusto diversi, un interessante e variegato microcosmo creativo.

"Va sottolineato che Trieste" scrive Marianna Accerboni "luogo colto e per molti aspetti all'avanguardia, è stata una delle prime città italiane in cui venne costituita una sezione F.I.D.A.P.A.; non solo, ma nel suo nucleo fondatore, già negli anni Trenta, comparivano molte artiste". Un fil rouge lega infatti il mondo dell'arte triestina alla F.I.D.A.P.A., associazione femminile sorta negli Stati Uniti alla fine degli anni Venti per fronteggiare la crisi economica dell'epoca. Oggi la Sezione Italiana, con più di undicimila iscritte, è la più numerosa al mondo e quella triestina fu fondata 52 anni fa proprio da una pittrice, Giusy Bradaschia.

Nora Carella, artista 93enne in piena attività, temperamento vivacissimo e profondo, durante la sua lunga carriera ha saputo sperimentare con successo in pittura i vari generi, dedicandosi con passione al ritratto, nel cui ambito è divenuta molto famosa e ricercata per la sua capacità di cogliere la fisionomia interiore del soggetto. In quest'occasione presenta un'onirica veduta lagunare intrisa di luce e fascino essenziale e di trasparenze d'inclinazione postimpressionista.

Egle Ciacchi, formatasi in particolare con i maestri Raffaella Busdon, Franco Chersicola, Paolo Cervi Kervischer, Franco Dugo e alla Scuola di acquaforte Carlo Sbisà, si esprime attraverso una stesura cromatica e compositiva di grande chiarezza e qualità, capace di selezionare i pieni e i vuoti, i chiaroscuri e gli addensamenti emozionali con equilibrio ed esiti di notevole eleganza: testimonia con originalità, supportata da un abile e istintivo gesto cromatico, il proprio pensiero pittorico teso all'astrazione e volto a decrittare con sensibile chiarezza il significato segreto e magico delle cose.

L'acquerello è una tra le tecniche predilette da Marta Potenzieri Reale, che si manifesta con vivace lirismo: la pittrice ha affinato il suo linguaggio in Inghilterra e ha esposto ripetutamente e con grande successo al Gran Palais di Parigi e a Venezia. Artista di talento, dai suoi viaggi trae spesso ispirazione per rappresentare freschi e fascinosi paesaggi, in cui il sogno, l'immaginazione e l'essenza dei luoghi s'intrecciano in un felice connubio cromatico e compositivo, come accade per le opere esposte in questa occasione.

L'acquerello è declinato con garbo ed estro fantastico, grazie anche all'approfondimento tecnico svolto nell'atelier del pittore triestino Lido Dambrosi e successivamente in prestigiose scuole inglesi di acquerello, in Spagna, in Toscana e a Venezia. Recentemente è stata invitata alla Biennale 2011 al Magazzino 26 del Portovecchio di Trieste così come Gabriella Giurovich, che reinterpreta in modo del tutto personale e avvincente il reale, sintetizzandolo attraverso un significativo processo di sintesi volto all'astrazione e intriso di un linguaggio intensamente espressionista, che l'artista declina con grande sensibilità e vigore, memore del messaggio intenso di Munch ma anche della magia chagalliana.

La pittrice muggesana Rossana Longo, molto ferrata nelle più svariate tecniche pittoriche antiche e contemporanee, pure presente alla Biennale 2011, propone un'ideale e raffinata rappresentazione della figura umana, intimamente legata al paesaggio e alla mitologia, accanto a un'interpretazione onirica e surreale del mondo animale. Valdea Maniago Ravalico, formatasi in particolare alla scuola del pittore triestino Ottavio Bomben e con i maestri Mario Rigoni, Walter Falzari, Paolo Cervi Kervischer e Vittorio Porro, reinterpreta con accurata grazia e ispirazione il tema del ritratto e della figura umana, addolcendolo con colori pastosi e seduttivi.

Anna D'Amore, iniziata alla pittura da Luciana Tiepolo e più tardi affinatasi nell'atelier di Walter Falzari, racconta attraverso un luminoso contrappunto cromatico l'atmosfera intensa del mare e del cielo. La pittrice si è successivamente affinata lavorando con i maestri della scuola di Boston e con Livio Rosignano nell'ambito della Scuola del Vedere. Al ritratto e alla natura morta si dedica Edda Romanzin Starz, interpretando tali temi con sensibile intensità per il dato luministico ed esprimendosi con delicatezza e serena aderenza alla realtà.

Dopo un primo periodo di formazione con il pittore Walter Falzari, la pittrice, che ama ritrarre dal vero i soggetti delle sue opere, ha preso parte a diverse rassegne nazionali e internazionali. Nika Bianco espone alcuni abiti da mezza sera e da sera in organza e Mikado di pura seta e in raso, corredati dai bozzetti e caratterizzati da una linea estremamente essenziale, che coniugano raffinatezza e fantasia. L'architetto Giuliana Griselli presenta un'ampia ed elegante selezione dei suoi originali bijoux d'arte realizzati con pietre dure, argenti lavorati, pietre di fiume e coltivate, radice di corallo, resine e cristalli."




Nora Carella - Laguna - 2011 Nora Carella. Luce senza tempo
06 dicembre 2011 (inaugurazione ore 18.00) - fine febbraio 2012
Ufficio di collegamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Bruxelles

Organizzata dall'Ufficio di collegamento della Regione nella capitale belga e dall'Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste, presieduta da Dario Locchi e diretta da Fabio Ziberna, e di Bruxelles, presieduta da Flavio Tossi, l'esposizione è curata dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra una trentina di oli su tela dipinti dall'artista dal 2003 a oggi, tra cui numerosi inediti. I lavori sono dedicati alle vedute d'acqua, con particolare riferimento alla laguna di Venezia e al tema della natura morta di vetri e di fiori. Nora Carella è (Pirano - Istria, 1918), è stata anche una famosa ritrattista di celebri personaggi, ha vissuto a lungo a Roma. Le sue opere sono conservate in prestigiose collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero.

"In questa mostra, che testimonia la sua produzione dal 2003 a oggi" scrive Marianna Accerboni "Nora Carella presenta paesaggi d'acqua, ispirati in prevalenza alle vedute lagunari e di Venezia, e nature morte di vetri e di fiori, che dipinge spesso a memoria, senza disegno preparatorio, usando, a volte, soltanto le dita. E cogliendone con tratto magistrale le trasparenze e, come nei suoi notissimi ritratti, la luce. Il magico scintillare di quest'ultima attraverso l'acqua della laguna e quella racchiusa entro eleganti forme di cristallo rappresenta infatti da alcuni anni la nuova maniera di Nora Carella, che, come ogni vero artista, è capace di rinnovare il proprio linguaggio e, in questo caso, di reinterpretare attraverso un segno luministico anche i colori e i temi di un raffinato quotidiano.

La pittrice sa racchiudere nel suo pennello, in modo del tutto personale, la grazia e il lirico sentire di De Pisis e il silenzio della pittura morandiana, arricchendo per altro spesso tali parametri di una veemenza fauve, che fa da contrappunto, come in un diagramma musicale, a momenti i delicato lirismo. Attraverso un lessico del tutto contemporaneo la Carella ripropone quella valenza luministica che, nel corso dei secoli, è stata l'arma vincente della grande pittura italiana ed europea, dimostrandosi una delle poche artiste capaci di imprimere nelle proprie opere un segno di luce, elemento fondamentale nella pittura di ogni tempo.

Basti ricordare le adamantine trasparenze di Vermeer, iperrealista ante litteram e artista molto amato dall'autrice; nonché i virtuosismi luministici della Scuola veneta e la pittura en plein air degli Impressionisti, che in tal modo coglievano dal vivo gli aspetti più magici e intensi del paesaggio. Per arrivare alle avanguardie del primo Novecento, da Picasso a Braque, all'Orfismo di Robert Delaunay, i quali, dalla frantumazione delle forme e dei volumi, facevano scaturire la valenza della luce e del colore. Mediante il sogno dei vetri e dei fiori e le trasparenti vedute della laguna veneta la Carella si palesa dunque come una tra le poche artiste capaci di trasfigurare l'oggetto e il tema dei suoi quadri in un pensiero di luce, offrendoci in tal modo un orizzonte pittorico di valenza speciale, intriso di poesia e di grande qualità".




Furio Bomben - Lussinpiccolo - 2011 - tecnica mista Furio Bomben - Sentiero Rilke - 2011 - tecnica mista Furio Bomben
22 novembre (inaugurazione ore 19.00) - 12 dicembre 2011
Antico Caffè Stella Polare - Trieste

In mostra saranno esposte una trentina di opere recentissime: nella sala principale i dipinti dedicati dall'artista al mare di Trieste e dell'Istria, nella saletta interna le illustrazioni realizzate a tecnica mista per il thriller di successo Il viaggiatore nel vento, scritto dalla moglie Mara Bomben, che sarà presente poiché l'esposizione festeggia anche la 3a edizione del romanzo. "Il ritmo incalzante di un thriller che non lascia tregua, ambientato dalla scrittrice Mara Bomben nella Trieste dei nostri giorni" scrive Marianna Accerboni, curatrice della rassegna "è l'intenso motivo ispiratore di una sezione della mostra, nella quale vengono esposti i disegni originali che illustrano Il viaggiatore nel vento, libro di successo, di cui l'esposizione festeggia la terza edizione.

Furio Bomben mitiga istintivamente la drammaticità del tema attraverso una sinfonia cromatica seducente e un segno che guarda alla marcata incisività di Jack Vettriano, artista scozzese di origine italiana senza pedigree, ma decorato da Elisabetta II per il suo valore artistico. Figlio d'arte, dal temperamento tendenzialmente mite, dolce e riflessivo, con solidi studi di disegno e grafica alle spalle, Bomben intride i suoi disegni di luce e stempera con grazia quanto di atroce si svolge intorno a lui attraverso il romanzo.

Se nel novel graphic noir il pittore esprime con chiarezza la sua vena e la sua capacità narrativa, nel paesaggio d'acqua, che ci restituisce Trieste e l'Istria trasfigurate nel respiro del passato e definite dalla patina del tempo, l'animo dell'artista, libero da parametri da rispettare, rivela un'inclinazione neoromantica soffusa di nostalgia, che scivola a volte in una malinconia lieve ma penetrante come una nebbia sottile. In queste immagini, le quali compongono la seconda sezione della mostra e in cui protagonista è il mare dell'alto Adriatico, il tempo si è fermato, ma non in modo didascalico: perseveranti e mobili tratti declinati con matite colorate, china e tempera, traducono in immagine l'affascinante sciabordio dell'acqua, eterno e rassicurante."

Furio Bomben, triestino, formatosi professionalmente come grafico e disegnatore, dipinge da sempre. Negli ultimi trent'anni ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti e il consenso di pubblico e critica nel corso delle numerose mostre personali e della partecipazione a collettive di prestigio. Già grafico e caricaturista per il settimanale "Trieste Sport", ha illustrato le liriche della moglie Mara raccolte nel volume Cittavecchia e nuovi amori.




Annamaria Ducaton - Affresco per la Cattedrale Nuestra Senora de la Soledad - 1984 Soledad, un enigma
di Annamaria Ducaton, Hammerle Editori, pagg.72, €15,00

Presentazione libro
21 novembre 2011, ore 17.30
Sala Baroncini delle Assicurazioni Generali di Trieste

La pittrice Annamaria Ducaton presenterà il suo libro con introduzione del prof. Elvio Guagnini. Interverranno lo scrittore Juan Octavio Prenz, l'architetto Marianna Accerboni e il direttore della rivista "Trieste Artecultura" Walter Chiereghin. L'attrice Ariella Reggio leggerà alcuni passi del libro. "Non è un viaggio nella memoria, ma piuttosto senza tempo, un'avventura incredibile e inspiegabile, avvenuta in un paese lontano dalla mia terra, saturo di bellezze, di armonie e misteri. Davvero un enigma affascinante afferma Annamaria Ducaton di questa straordinaria esperienza artistica e spirituale vissuta dalla pittrice nel 1984 in Venezuela, tra Soledad e Città Bolìvar, e riportata nel libro.

Un'avvenimento che" scrive Marianna Accerboni "corrisponde nell'intimo al mondo magico e fantastico della sua arte, di cui l'autrice ha lasciato un segno importante nella cattedrale di Nuestra Señora de la Soledad, dove ha realizzato un affresco di 20 metri quadrati in soli 5 giorni, da sola e con mezzi tecnici precari. Il libro ne racconta l'inusitata genesi, testimoniando un'esperienza realmente vissuta dalla pittrice: una narrazione che si lega alla scrittura e all'atmosfera fantastica e coinvolgente descritta da autori quali il colombiano Gabriel Garcia Marquez nel capolavoro ‘Cent'anni di solitudine' e dal grande argentino Lois Borges".

Annamaria Ducaton è nata a Trieste da una famiglia di origine ebraica. E' pittrice con all'attivo un'ottantina di mostre personali in Italia, Europa, Sud America e Stati Uniti. Importanti i cicli pittorici sulla vita di Anna Frank (un suo file è visibile al Museo Yad Vashem in Israele), sul fantastico mondo del grande Nord (Kalevala), sul dramma di Ibsen La donna del mare. Si è occupata della condizione sociale della donna in Venezuela con la mostra "Venezuela femmina, delle Magie spagnole (Lorca - De Falla)", del grande tema del Canto della Terra e della V Sinfonia di Gustav Mahler e della Metamorfosi di Kafka.




Copertina libro Ottavio Pinarello su Paolo Barozzi Paolo Barozzi, una passione per l'arte
di Ottavio Pinarello, prefazione di Gillo Dorfles, ed. Artecom

Presentazione libro
18 novembre 2011, ore 18
L'Ombra del Leone Ca' Giustinian (Sede della Biennale di Venezia)
www.labiennale.org

Alla presentazione del volume - nell'ambito degli incontri "Autori all'Ombra del Leone" - interverranno l'architetto e critico d'arte Marianna Accerboni, il critico e scrittore americano Alan Jones, il protagonista Paolo Barozzi, noto gallerista e promotore d'arte veneziano, e l'autore del libro Ottavio Pinarello, artista e scrittore. Il volume, grazie al gran numero di immagini fotografiche inedite tratte dal suo esteso archivio personale, illustra i passaggi salienti della lunga attività di Paolo Barozzi, già amico e assistente personale di Peggy Guggenheim negli anni sessanta, poi divenuto un noto gallerista e promotore d'arte tra Venezia e Milano.

Oltre ad aver esposto i più grandi nomi del panorama nazionale (da Rotella a Vedova, da Parmeggiani a Dorazio), Barozzi è stato uno dei primi a proporre ed esporre in Italia artisti come Jasper Johns, Dennis Hoppenheim, Lichtenstein, Rauschenberg, Allan Kaprow, Joseph Kossuth e soprattutto Andy Warhol, grazie anche alla sua conoscenza di Leo Castelli, il noto gallerista di New York. Barozzi è stato ed è tuttora uno dei personaggi più interessanti nell'ambiente dell'arte contemporanea: il libro di Pinarello ne illustra la originale esistenza attraverso le immagini e le testimonianze dei grandi personaggi che lo hanno frequentato e che hanno partecipato agli eventi e alle mostre da lui organizzati.




Nello Pacchietto. Dipingere la poesia
23 settembre - 30 novembre 2011
Lux Art Gallery - Trieste

Nel nuovo spazio, promosso da Giorgio Parovel, nipote dell'artista e appassionato custode della sua memoria, e da Manuel Levi, vivacemente attivo da anni nell'ambito della fotografia e dell'arte, sono esposti circa 160 lavori tra disegni a penna, oli, acqueforti, puntesecche, acquerelli, pastelli e tecniche miste. La rassegna su Pacchietto (Capodistria, 1922 - Venezia, 2003), che si svolge sotto il patrocinio del Comune di Trieste ed è curata da Marianna Accerboni, propone lavori in gran parte inediti e dedicati all'Istria, a Venezia e al mare, creati dal pittore, veneziano d'adozione, tra il 1945 e il 2000.

"Dipingere la poesia" scrive Marianna Accerboni "non è facile. Nello Pacchietto, finissimo disegnatore, pittore e incisore, lo ha fatto per tutta la vita, con passione, dal suo studio a due passi dall'acqua, situato in un palazzetto quattrocentesco della magica isola della Giudecca, quando ancora quest'ultima non era meta dei Vip. E a due passi dalla moglie Anita, che lo ha sempre accompagnato amorevolmente, da quando, nel '50, avevano lasciato l'amata Capodistria per Venezia. Nella città lagunare il pittore ebbe modo di conoscere e frequentare poeti, artisti, scrittori notissimi, tra cui il poeta Diego Valeri, con il quale nacque un'amicizia così intensa che la serie di liriche Storie di mare, che rappresenta il fulcro della mostra, fu scritta praticamente a quattro mani.

Non solo, ma Pacchietto illustrò pure i versi, traducendo nel suo segno perfetto, incisivo ma armonioso, l'amore per la vita e l'antica consuetudine per il mare. Temperamento solare ed entusiasta, l'artista ha saputo tradurre e intrecciare il paesaggio e l'animo dei suoi personaggi simbolo - la donna e il pescatore - in un magma unico di sogno e bellezza ideale, ammantandoli spesso di colori anch'essi simbolici, declinati talvolta con sensibilità divisionista, sul filo di una concezione onirica e lievemente surreale del mondo.

E componendo con maestria un'interpretazione positiva e ottimistica dell'universo, supportata da una fine capacità d'intuire, in una composizione, i pieni e i vuoti, le luci e le ombre, accostate in sapienti ed emozionanti chiaroscuri, come accade per esempio nella rappresentazione ineffabile della neve, delle viscere del Carso e del chiaro di luna. E facendo leva su un linguaggio espressionista di grande libertà e chiarezza, lontano dal significato introspettivo e drammatico, che tale movimento aveva assunto nella maggior parte d'Europa e particolarmente nei paesi di cultura austro-tedesca."

Nello Pacchietto, pittore e incisore, è vissuto a lungo a Venezia, dove si era trasferito nel dopoguerra, perfezionandosi all'Accademia di Belle Arti con Giovanni Giuliani nelle tecniche dell'incisione. Nella città lagunare ha svolto, nel suo fascinoso studio alla Giudecca, un'intensa e prolifica attività, per la quale è stato spesso premiato, a partire dal '54, quando ricevette il 1° premio per l'Incisione dalla Fondazione Bevilacqua La Masa. Ha iniziato a esporre negli anni cinquanta.

E' stato presente più volte su invito alla Quadriennale di Roma, alle Biennali dell'Incisione Italiana di Venezia, Pescia e Cittadella, all'Intergrafik di Berlino Est, all'Incisione Veneta di Praga e Bratislava e negli anni 2000 alla Biennale veneziana. Ha esposto con successo in più di 50 mostre personali di pittura e incisione in Italia, in Europa e in altri continenti. Nel 2008 dei suoi lavori sono stati esposti alla Casa dei Carraresi di Treviso nella rassegna I poeti di Venezia, collegata alla grande mostra veneziana dedicata al Canaletto.

Sue opere sono presenti nella Galleria d'Arte Moderna di Roma e di Venezia, nella Raccolta Bertarelli di Milano, nei Musei di Verona, Forlì, Vicenza e Trieste, al Museo Puskin di Mosca, all'Ermitage di S. Pietroburgo, a Vienna, nel Museo del Paesaggio di Torre di Mosto (Venezia) e in prestigiose collezioni, come per esempio quella di Mrs. Elisabeth E. Gardner, direttrice di una delle sezioni artistiche del Metropolitan Museum di New York. Attualmente due suoi lavori sono esposti alla Fine Art Gallery di New York. Nel 2004, un anno dopo la sua morte, Pacchietto è stato ricordato a Vienna con una mostra allestita nella Minoriten Kirche, la chiesa della comunità italiana della capitale austriaca, e con l'esecuzione del Requiem di Salieri, interpretato dalla Wiener Philharmoniker Orchestra di Vienna.

Una delle opere esposte, la Madonna degli Istriani, è stata quindi donata dalla famiglia al luogo di culto. Molto intensa è stata anche la sua attività d'illustratore per volumi propri e di altri autori e per cartelle d'incisioni dedicate all'Istria, al Carso, a Muggia, Capodistria, Venezia e alla Marca Trevigiana. La Galleria si propone come programma di creare un approfondito excursus nell'ambito dell'arte triestina, regionale e internazionale, che sarà svolto nell'attuale sede di via Rittmeyer e in uno spazio attiguo molto ampio, il quale sarà inaugurato a Natale. Interessante notare che la Galleria proporrà al pubblico anche delle riproduzioni certificate di altissima qualità, eseguite in tirature limitate con grande perfezione, secondo il metodo d'avanguardia della digigraphie e grazie alla sinergia con professionisti internazionali della stampa fine-art.




Opera di Nanay Szilamer Ieri e oggi: artisti in libreria
26 ottobre (inaugurazione ore 19.30) - 26 novembre 2011
Bookshop Magazzino 26 del Porto Vecchio - Trieste

Mostra presentata dalla Libreria Mondadori nell'ambito della 54esima Biennale di Venezia - Padiglione Friuli Venezia Giulia. Organizzata da Bruno Fadda e Franco Pascoli, a cura dell'architetto Marianna Accerboni, propone più di una sessantina di opere di una trentina di artisti particolarmente significativi nell'arte del nord-est transfrontaliero, provenienti principalmente da Trieste, dalla Regione FVG, dal Veneto, da Slovenia, Croazia, Austria e Ungheria. Il passato è rappresentato dalla raffinata ricerca spaziale e cromatica di Marino Cassetti e dal linguaggio criptico e simbolico di Dante Pisani, il presente si esprime attraverso le opere dei triestini Corrado Alzetta, Pino Callea, Piero Conestabo, Sara Conestabo, Paolo Guglielmo Giorio, Christian Fermo, Guido Zamattio e Robin Soave, presente in mostra con delle Polene lignee insieme a Gastone Ferraro, Claudio Mrakic, Stefano Comelli e Paolo Figar. Accanto a Massimiliano Busan, Sergio Davanzo, Fausto Deganutti, Fabrizio Di Luca, Alfredo Pecile, Athos Pericin, Paolo Sartori, Domenico Scolaro e Luca Zaro espongono l'ucraina Natalia Tsarkova, Fulvio Juricic, croato della comunità italiana, l'austriaco Franz Berger, lo sloveno Vojko Pogacar e gli ungheresi Márton Barabás e Nanay Szilamèr.




Copertina libro Squarci svizzeri a Trieste Il porto di Trieste sullo sfondo Palazzo Carciotti - Rivista delle Assicurazioni Generali - ottobre 1995 Squarci svizzeri a Trieste
Pietro Nobile e Matteo Pertsch protagonisti del neoclassico triestino

di Roberto Costa Longeri, ed. Ericlea, pagg.62, €13,00

Presentazione libro
25 ottobre 2011, ore 18.00
Scuola Superiore di Lingue Moderne - Trieste

Da più di 50 anni Roberto Costa Longeri - professore emerito della Facoltà di Architettura dell'Università dell'Università di Trieste - pubblica opere sulla sua città, Trieste: una continuità di studi e di ricerche assai significativa, che dà testimonianza certa di un rapporto umano privilegiato tra l'autore e la sua città. In questo nuovo volume ci narra della Trieste del Neoclassico, città cosmopolita, di confine, incrocio di culture diverse, "città senza territorio". Di quello che fu il grande porto dell'Impero asburgico e dell'area danubiana e balcanica, l'Autore approfondisce lo sviluppo urbanistico, con particolare riferimento alle trasformazioni dell'assetto economico, sociale, della configurazione funzionale e formale, a partire dagli anni trenta del '700 fino alla fine dell'800.

In questo periodo fanno capolino sulla variegata scena triestina due architetti elvetici: Matteo Pertsch e Pietro Nobile che, senza particolari clamori, ma con tanta tenacia e inventiva, progettano e costruiscono parecchi monumenti degni di nota. La loro storia s'intreccia con quella più conosciuta dei protagonisti della scena internazionale: Maria Teresa, Giuseppe II, Federico il Grande, Napoleone Bonaparte. E si aggiunge a quella di altri protagonisti del panorama triestino: armatori come i fratelli Cosulich o come il Barone Revoltella. Costa Longeri ci affascina con la narrazione e con le immagini di questo periodo storico che ha modificato per sempre la morfologia della città.

Un grazie particolare va all'architetto Ivana Golubovic, che, prodiga di consigli, ha contribuito con le sue ricerche e le sue critiche alla stesura del lavoro. L'incontro sarà presieduto dal prof. Paolo Alessi, presidente Centro Unesco di Trieste, relatore il Prof. Edino Valcovich, del Dipartimento di Ingegneria civile e Architettura dell'Ateneo triestino. Sarà presente Andreas Barella della casa editrice svizzera Ericlea, che pubblica il libro in un'elegante veste grafica nell'ambito di Imago, collana di immagini e testi che esplorano le bellezze del mondo e dell'ingegno umano.

Roberto Costa Longeri, Medaglia d'oro del Presidente della Repubblica ai benemeriti della scienza e della cultura, è il responsabile della cattedra UNESCO di Trieste per la tutela, la conservazione, la valorizzazione del patrimonio monumentale e architettonico delle grandi culture che hanno percorso la penisola Balcanica. Centinaia sono gli articoli, i saggi e i volumi da lui prodotti nel corso dei suoi 60 anni di attività scientifica. Ne ricordiamo alcuni, inerenti la pubblicazione con Ericlea: Un quartiere a Trieste 1700 - 1800, La Casa, n° 3 (1956); Una città che non deve morire (1969); e pubblicati presso la Ibiskos Risolo: Il gusto della vita (2007), Da archi e colonne all'architettura Moderna - La Trieste della ricostruzione (2008), Bruno Pincherle, oggi (2008), Dialoghi africani (2009).




Valerie Bregaint - Genesi - tecnica mista su carta cm.35x35 2002 Annamaria Ducaton - Alberi - tempera mista smalto cera cm.35x50 1994 La bellezza per la bontà - l'arte aiuta la vita
Sala del Giubileo - Trieste, 22 ottobre (inaugurazione ore 12.00) - 30 ottobre 2011
Castello di Duino - Trieste, 31 ottobre - 13 novembre 2011

Dodicesima edizione della mostra d'arte organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole Onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, e curata dall'architetto Marianna Accerboni. Partecipano 33 artisti triestini, provenienti da altre città italiane e stranieri. "Bontà e bellezza" - scrive Marianna Accerboni - "s'intrecciano in questa iniziativa, che premia la generosità e l'altruismo nel ricordo di Hazel Marie Cole, straordinaria figura di mecenate inglese, la quale fece di tali doti il proprio stile di vita.

Al di là del precipuo fine benefico, la rassegna ha il pregio di riassumere attraverso più di una trentina di opere, realizzate secondo tecniche diverse - dalla pittura a olio, acrilico, tecnica mista, stucco e gesso su tela, su tavola o su seta, alla gouache, al disegno a inchiostro e a gessetto, all'acquaforte e alla fotoriproduzione da lucido - un panorama attraente e variegato del lessico artistico contemporaneo a Trieste, in Italia e all'estero.

Inoltre, come in molte delle scorse edizioni, alla consueta e prestigiosa sede espositiva del Castello di Duino, si affianca anche quella della Sala del Giubileo. Gli artisti presenti seguono per la maggior parte due percorsi creativi: i più sono orientati a un'interpretazione essenziale della realtà, arricchita sovente di suggestioni oniriche, fantastiche, simboliche, metafisiche e surreali, altri seguono invece il filone narrativo.

Al primo gruppo, nell'accezione simbolista, appartiengono l'affascinante intuizione di Erika Stocker Micheli, il linguaggio criptico di Dante Pisani, la giocosa affabulazione di Ferruccio Bernini, che non manca mai di stupire, l'originale e raffinata ricerca di Mario Bessarione, l'arte fantastica di Bruna Daus Medin, l'immaginario magico e illimitato di Annamaria Ducaton, il fantasioso collage tessile di Laila Grison, il simbolismo spirituale della francese Valerie Bregaint, l'onirico sentire di Giancarlo Stacul; mentre Alice Psacaropulo è presente con una sorta di simbolismo arcaico intrecciato alla ricerca postcubista, che rappresenta una delle tante espressioni della sua ricerca.

Una lieve traccia neoromantica connota invece le opere d'inclinazione impressionista di Bruna Bertotti Frausin e di Antonietta Revere, che guardano alla natura con marcata sensibilità per la luce. Al filone neoromantico fanno riferimento anche la delicata ricerca cromatica e luministica, cifra prediletta della pittura evanescente di Giulia Noliani Pacor, e la passione per l'acquerello, espressa con naturale talento da Marta Potenzieri Reale. Il filone narrativo è abbracciato oltre che da quest'ultima, anche dalla pittrice d'origine istriana Maria Creglia, la cui ricerca postimpressionista appare ricca di luce e colore così come quella del milanese Carlo Sini. Il tema della natura compare pure nella variegata sperimentazione di Daniela Catalanotti, caratterizzata da un realismo essenziale, sostenuto da vigorosi e convincenti interventi a spatola, da cui scaturisce la luce.

D'inclinazione figurativa è pure, nell'opera esposta, la percezione di Adriana De Caro, che ha poi proseguito brillantemente la propria ricerca principalmente in ambito fotografico. Secondo l'indirizzo figurativo si esprimono anche Holly Furlanis, autrice di una pittura di taglio decorativo dal brillante cromatismo, e Luciano Modugno, liberamente e piacevolmente legato ai moduli impressionisti. D'inclinazione più squisitamente surreale e fantastica appaiono la complessa e significativa allusività di Fulvio Dot, intrisa di preziosi dettagli, mentre un personalissimo linguaggio espressionista caratterizza le opere di Megi Pepeu, Nelda Stravisi, Luciana Costa e di Livio Zoppolato, presenti con interessanti e valide sperimentazioni.

La ricerca espressionista si volge all'astrazione con Valentina Cosciani Bonivento, che sostiene il proprio linguaggio con allusioni alla natura essenzialmente simboliste e con i friulani Paola Martinella, dal deciso colorismo segnico, ed Elvio Zorzenon, dall'efficace incisività del segno. Appartengono infine a una figurazione personalissima Claudio Nevyjel, che firma una pittura vicina all'intensa forza dell'espressionismo tedesco, ricca di tensione segnica e cromatica e vivamente protesa all'affondo psicologico, e Tarcisio Postogna, che lega altrettanto profondamente la propria personale rilettura dell'espressionismo alla lezione quattrocentesca e alla moderna tradizione americana ispirata anche al tema sociale.

Accomunati da una viva sensibilità per il tema umano, i due pittori sono artisticamente legati a Megi Pepeu e ad Enzo Mari, con cui formano il Gruppo Quadra. A una particolare figurazione che guarda simbolicamente e con arguto divertimento al fumetto, all'illustrazione e al cartone animato è orientato Guido Zamattio, per anni molto legato alla musica d'avanguardia, mentre l'unica scultura in mostra è firmata dalla londinese Tudor Walters, fomatasi nella città natale e a Parigi: attiva a Roma, dove ha frequentato il capodistriano Oreste Dequel e molti altri prestigiosi scultori, è autrice di una maniera polita ed elegante, che in modo personale racconta l'umano sentire attraverso materiali naturali."




Presentazione calendario "Poveri ma belli 2012"
22 ottobre 2011, ore 16
Associazione Il Gattile - Trieste

Calendario dedicato quest'anno a quei gatti già ricoverati perchè in pericolo di sopravvivenza, che poi hanno trovato una casa. Le immagini, che scandiscono i mesi dell'anno, sono il risultato d'un concorso fotografico, che ha registrato l'invio di circa 300 foto, selezionate da una giuria composta dal'astrofisica Margherita Hack, dall'attrice Ariella Reggio, dall'architetto Marianna Accerboni e dal presidente de "Il Gattile" Giorgio Cociani.




Copertina libro Sognando Venezia. Viaggio in treno di un triestino Sognando Venezia. Viaggio in treno di un triestino
di Enrico Fraulini, Edizioni Italo Svevo, pagg.54, €10,00

Presentazione libro
14 ottobre 2011, ore 18.30
Lux Art Gallery - Trieste

L'architetto Marianna Accerboni, curatrice dell'incontro, presenta in anteprima l'ultimo romanzo dello scrittore e poeta Enrico Fraulini. La copertina riporta un'opera del pittore istriano Nello Pacchietto. L'iniziativa rappresenta il primo evento collaterale della mostra "Nello Pacchietto. Dipingere la poesia", dedicata all'artista (Capodistria 1922 - Venezia 2003) con il patrocinio del Comune di Trieste, promossa da Giorgio e Anita Parovel, rispettivamente moglie e nipote dell'artista, e curata da Accerboni. La rassegna rimarrà visitabile fino al 31 ottobre nel nuovo spazio espositivo istituito dallo stesso Parovel e da Manuel Levi e inauguratosi di recente davanti a più di 1200 persone con un'originale vernice multimediale ideata da Accerboni.

"Un triestino prende il treno per andare a Venezia dalla sua fidanzata. Ma il breve viaggio gli riserva un'incredibile sorpresa. Tra un evento misterioso che lo travolge improvvisamente e l'inaspettata incertezza del futuro che si presenta davanti, tra un passato che potrebbe ritornare e un avvenire insondabile, il viaggiatore si ritrova solo e pieno d'ansia in un mondo nuovo come potrebbe essere quello del domani..."

L'aristocratica Repubblica di Venezia è scomparsa da oltre duecento anni, ma il valore della sua eredità giacente di cultura, di arte e di storia non è stato ancora eguagliato. E' la città più conosciuta al mondo, quella che con i suoi commerci tra l'Europa e l'Oriente ha portato la conoscenza dell'Occidente sino in Cina molti secoli prima di altri. Una metropoli in fondo a quel canale che è il mare Adriatico e che penetra profondamente nel cuore del continente tra la penisola italiana e quella balcanica.

Una città dove milioni di visitatori vanno ad abbeverarsi di quella bellezza che è stata il frutto di una società civile straordinariamente accogliente. Una potenza multietnica riunita sotto il simbolo del leone di San Marco e governata da un doge e un patriarca che per secoli hanno rappresentato un immenso potere, gestito solamente per la grandezza di Venezia. Per la propria ambizione, invece, i veneziani, con il guadagno dei loro lucrosi commerci tra l'Oriente e l'Europa, hanno costruito le più belle chiese e i più bei palazzi del mondo, dentro e fuori dei quali avevano il piacere di organizzare stupende cerimonie e feste civili e religiose per i nobili e per il popolo.

Enrico Fraulini, triestino, è laureato in giurisprudenza. Dirigente bancario alla Cassa di Risparmio di Trieste, autore di articoli culturali per quotidiani e riviste locali, tra gli anni '60 e '70 è stato critico d'arte per Il Messaggero Veneto. Ha presentato nel 1962 per la SAL (Società Artistico Letteraria) di Trieste la 1° Mostra del Paesaggio, continuando a seguire la manifestazione sino ai nostri giorni (44esima Mostra del Paesaggio). E' stato presidente della SAL dal 1985 al 2003, organizzando conferenze, mostre, incontri teatrali e musicali e curando per quest'ultima due volumi dell'antologia Nella fucina delle parole (1993, 1997). Tra le opere edite, I muri di Cavana - Trieste anni Cinquanta (1978), I misteri dei mare (1979), Belgrado la città dai sette castelli (1999), Una festa improvvisa (2001), L'ultimo Doge (2006).




Livio Mozina - Chiaro di luna - olio su compensato marino di mogano cm.60x40 2010 Livio Možina: Il virtuosismo luministico e cromatico
08 ottobre (inaugurazione ore 18.00) - 21 ottobre 2011
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste

In mostra quasi una cinquantina di oli su compensato marino di mogano, realizzati negli ultimi tre anni e dedicati a un'interpretazione ideale della natura. "Autodidatta, e proprio per questo, nel suo caso, talento autentico, Mozina" scrive Marianna Accerboni "si è costruito da più di quarant'anni a questa parte (dipinge infatti dal '69), un linguaggio autonomo nell'ambito della pittura figurativa d'inclinazione narrativa, attingendo istintivamente, per certi versi, alla cultura dell'Est, cui in parte si possono ascrivere la sua ispirazione e la sua origine. Non a caso l'artista dipinge ascoltando incessantemente la musica romantica dei compositori russi dell'ottocento minore, da Kalinikov a Glazunov, da Balakiren a Rimski Korsakov; e, ineffabilmente, le sue composizioni - formalmente perfette, virtuosistiche anche sotto il profilo cromatico e nel contempo delicate - riflettono a volte la luce e l'atmosfera immobile eppure vitale, legata alla natura, tipica di molti pittori russi del XIX e del XX secolo.

E ogni tanto, come in un crescendo musicale, un colpo di pennello più ispirato e libero, porta Možina a interpretare con iperreale e un tantino surreale istintualità, il fragore delle onde del mare o la magia del chiaro di luna in un bosco carsico, addivenendo a una sorta di 'seconda maniera', che si eleva dalla rappresentazione iper-puntuale della realtà, finora condotta, per avvicinarsi al sogno. Se negli anni degli esordi, il pittore ha cercato la sua strada attraverso un'instancabile passione e un impegnativo esercizio pittorico, che lo portavano spesso all'iterazione del tema, da molto tempo l'acquisita padronanza del mezzo gli consente di librarsi con traccia più fantastica verso nuove mete. E, nell'ambito di tale percorso probabilmente questa rassegna rappresenta solo una tappa in salita verso traguardi sempre più elevati."

Livio Mozina (Trieste, 1941) è autodidatta. Inizia a dipingere nel '69 nel '71 ha luogo a Trieste la sua prima mostra personale. Predilige i temi della natura morta e del paesaggio. La sua esperienza è personalissima e affonda le radici nell'iperrealismo. Da 4 anni tiene un affollatissimo corso di pittura alla Galleria Rettori Tribbio 2 di Trieste. Ha al suo attivo 26 mostre personali ordinate in sedi qualificate in Italia e all'estero: tra queste, la Sala Comunale d'Arte e la Galleria Rettori Tribbio 2 di Trieste, la Galleria Ars Italica di Milano e la Hoefer Galerie di Sattendorf (Austria).




Gualtiero Cornachin - Composizione 3 - olio su tela cm.60x80 1980 Gualtiero Cornachin - Fioritura - acquaforte acquatinta cm.50x70 1981 Gualtiero Cornachin - Ireos - olio su tela cm.40x50_4c 1970 Gualtiero Cornachin. L'itinerario poetico tra natura e musica
07 ottobre (inaugurazione ore 17.30) - 07 novembre 2011
Sala Umberto Veruda di Palazzo Costanzi - Trieste

Promossa dal Movimento Donne Trieste e dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste e curata dall'architetto Marianna Accerboni, la mostra rappresenta la prima antologica dedicata al pittore dopo la retrospettiva organizzata dal Comune di Trieste nel 1989, a tre anni dalla sua morte, alla Sala Comunale d'Arte. La mostra propone una cinquantina di opere tra oli su tela e incisioni, realizzati da Cornachin dagli anni Sessanta agli anni Ottanta e dedicati al tema prediletto, l'interpretazione della natura. Il pittore si era trasferito a Trieste nel '38, dove si era inserito rapidamente nell'ambiente artistico-culturale della città. Appartenne, con alcuni dei più significativi pittori triestini, al Gruppo 12. Sabato 29 ottobre (ore 18.30) un incontro sul tema: Gualtiero Cornachin e la sua epoca nel ricordo degli amici artisti.

"L'amore per la natura, assieme a quello per la musica" scrive Marianna Accerboni "rappresentano il filo conduttore o meglio la griglia mentale, su cui Gualtiero Cornachin ha intessuto - nel corso di quasi un trentennio - il proprio linguaggio pittorico, sotteso tra tre parametri: colore, materia e luce. Figlio del suo tempo, dalla sua epoca ha tratto con immediatezza gli stilemi del gusto, seguendo in diretta l'evolversi di quest'ultimo, con una sensibilità speciale, che gli ha consentito di oscillare, all'inizio, tra le due tendenze, che nei suoi anni giovanili potevano essere oggetto di ricerca e sperimentazione.

Dapprima un figurativo, recepito e rielaborato alla fine degli anni '50, quando iniziò la sua ricerca pittorica, secondo i modi dell'impressionismo, nella sua accezione più tradizionale corrispondente al tema della veduta e del paesaggio. Quasi subito lasciati da parte, per passare alla figura umana, interpretando la temperie neorealista, avanguardia del momento, caratterizzata dall'attenzione al sociale e alla realtà della povera gente, attraverso un forte senso del colore e della matericità. L'incontro, verso il '65, con il pittore Edoardo Devetta, di un decennio più anziano di lui, fu fondamentale perché lo accostò ancor di più al linguaggio dell'avanguardia, cioè alla libertà del gesto e del sentire, alla matericità e a quel gusto per il colore, che da sempre albergavano nel suo animo.

Il colore-materia di morlottiana memoria e il concetto di astratto/concreto - che non rifiuta il rapporto con la natura e l'interiorità dell'artista, recepito nel più ampio raggio dell'esperienza del Gruppo degli Otto, sostenuto nel '52 dal critico Lionello Venturi e composto da 'giovani' artisti quarantenni tra cui Afro Basaldella, Birolli, Corpora, Santomaso, Turcato, Vedova - lo emozionarono certamente molto e in quest'ambito dipinse opere dal gusto informale e dalla decisa accentuazione cromatico-materica, sempre ispirati al contesto naturale, che vengono esposti in una piccola sezione di questa mostra, e avrebbero potuto rappresentare una cifra diuturna e molto valida per Cornachin, che si sentì tuttavia di dover elaborare un proprio, personalissimo linguaggio, che non consentisse l'accostamento dei suoi lavori a quelli di nessun altro.

Ed ecco che il temperamento forte, ma delicato e generosissimo del pittore, addotta a un certo punto la linea sinuosa e curva, quella che in natura trovi nei fiori, nei pistilli e nelle foglie che ispirarono il Liberty, primo momento di libertà creativa dopo il rigore dell'eclettismo ottocentesco: atmosfere di eleganza ispirate al dato naturale, nelle quali certamente Cornachin avrà vissuto nell'Istria d'ambiente alto borghese della sua famiglia ad Orsera, patria lasciata nel '38 e mai più ritrovata. La bellezza dunque, e l'armonia rappresentano i fattori propellenti della sua arte nella fase più matura, fra gli anni '70 e '80.

Cornachin raggiunge in questo periodo un felice equilibrio formale e cromatico, insistendo sull'invenzione di una propria cifra stilistico-decorativa: i grandi fiori e i ramages, i sottili e raffinati arabeschi, che nelle acqueforti si fanno segni preziosi, appena ispirati da un fantasticare orientaleggiante, e che rimarranno unici, solo suoi. Nel corso dl tempo la bellezza si acquieta in una serenità di elementi fitomorfi e naturalmente sensuali e, a metà degli anni Ottanta, la musica tace, con discrezione, sugli ultimi petali di luce."

Gualtiero Cornachin (Orsera d'Istria 1923 - Trieste 1986) artista autodidatta, formatosi anche grazie allo stretto rapporto amicale e professionale con il pittore Edoardo Devetta, dal 1975 ha fatto parte del Gruppo 12 assieme a Romolo Bertini, Ugo Carà, Girolamo Caramori, Lucio Giordani, Folco Iacobi, Claudio Moretti, Dante Pisani, Bruno Ponte, Claudio Sivini, Ennio Steidler e Franco Vecchiet. Dal '59 ha esposto in numerose rassegne personali e in qualificate collettive in Italia e all'estero.

Dalla Sala Comunale d'Arte di Trieste, in cui ha allestito una quindicina di mostre, a Palazzo Costanzi e al Centro Friulano d'Arti Plastiche di Udine, dall'Istituto Germanico di Cultura e dalla Galleria Tergeste alla Cartesius e alla Rettori Tribbio, alle rassegne di Arte fantastica, organizzate a Trieste nell'ambito del Festival Internazionale del Film di Fantascienza. Ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui sono particolarmente degni di menzione nel 1977 il 1° premio alla Mostra del Paesaggio della Regione e il 1° premio Motivi istriani e, rispettivamente nel 1978 e '79, il 1° premio all'ex tempore Carso ottobrino. Oltre che nella pittura, Cornachin si è espresso con prove particolarmente raffinate anche nell'ambito dell'incisione all'acquaforte-acquatinta.




Otilia Saldana - Cercando l'habitat - olio su tela 2011 Otilia Saldana - Vela - olio su tela 2011 Otilia Saldana - Vela al vento - olio su tela 2011 Otilia Saldana: Allegorie del mare
01 ottobre ore 18.00 - 22 ottobre 2011
Hotel Vis à Vis - Trieste

La rassegna, presentata dall'architetto Marianna Accerboni, propone una sequenza di oli su tela dipinti dall'artista nel 2011, dedicati alla Barcolana e del tutto inediti. "Otilia Saldana interpreta la Barcolana attraverso i colori e i motivi della sua cultura e della sua terra, Panama, e porta" scrive Marianna Accerboni "nella 'nordica' Trieste una versione nuova della famosa regata, in cui i moduli compositivi escono dal consueto trinomio di blu, bianchi e azzurri, per librarsi verso vivaci e per noi inconsuete allusioni alla natura e agli animali, come per esempio tartarughine e piccoli granchi. Incorniciati in un tripudio cromatico vivissimo, che fa della regata più affollata del mondo, una sorta di festa senza limiti nell'approccio poetico e libero al tema. Incontriamo così in mostra quasi una decina di grandi opere realizzate su tela con pigmenti oleosi preziosissimi, il cui uso la Saldana ha appreso nel corso della recente frequentazione dell'Atelier che il pittore Livio Mozina tiene alla Galleria Rettori Tribbio 2 di Trieste, dopo essersi affinata presso quello di Paolo Cervi Kervischer.

In questa rassegna la solare creatività della pittrice mostra di scandagliare istintivamente nuovi moduli e percorsi espressivi. Pur tenendo fermi certi importanti riferimenti culturali all'arte e alle tradizioni del Centro America, già presenti nella sua pittura e ammiccanti all'abitudine delle donne indios Kunas di decorare il proprio corpo con simboli coloratissimi, poi ripetuti anche in abiti e camicie di uso quotidiano detti mola, ed esprimendosi in divertenti iterazioni del segno, dell'immagine e del colore, l'artista intraprende una nuova via: quella di selezionare in chiave macro un particolare, per farlo poi divenire protagonista della tela, grazie anche a un'acquisita raffinatezza del segno pittorico.

Scelta linguistica che ricorda per altro la raffinatissima ricerca del pittore, illustratore e scenografo Domenico Gnoli (Roma 1933 - New York 1970), che operò in tal senso, dilatando oggetti di uso quotidiano secondo una figurazione neometafisica non lontana dalla cultura popolare. Fermo restando tuttavia che, nella pittura in evoluzione di Otilia, la cifra principale resta quella del simbolismo, corrente artistica che appare nella Francia di fine '800, fondendo elementi della percezione sensoriale con quelli spirituali in un unicum dal fascino vincente, che ispira molti artisti con linfa e vigore nuovi anche oggi.

Tale esprit si arricchisce nella Saldana, della memoria dell'elemento decorativo ancestrale, già preso come riferimento agli inizi del secolo dalle avanguardie europee e da lei trasposto nella modernità attraverso una sorta di naturalismo magico; mentre il cromatismo nei suoi lavori è così ricco che si può dire possieda l'energia dell'antica arte Incas, intrecciata a quella dei pittori Fauves (belve) della prima metà del novecento parigino e francese."




Aldo Bressanutti - La barchetta - olio su tavola cm.33x24 2011 Aldo Bressanutti - Vecchia Stufa - olio su tavola cm.40x52 2011 Aldo Bressanutti: Tra ironia e metafisica
24 settembre (inaugurazione) - 07 ottobre 2011
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste

La mostra, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, presenta più di una ventina di oli su tavola realizzati tra il 2010 e il 2011 e dedicati alla poetica surreale degli interni di Cittàvecchia. "Voce solista del panorama artistico triestino e regionale" scrive Marianna Accerboni "Bressanutti è capace di coniugare l'indagine del reale, attraverso cui ci dona una testimonianza preziosa e imperitura degli interni scomparsi di Cittàvecchia, con il sogno introverso e metafisico, eppure solare, e la tenerezza del ricordo, celata dietro cenni ludici e ironici. Nel ritrarre la realtà - in questo caso i memorabili luoghi autobiografici - il pennello si tinge sovente di una sfumatura poetica, non dichiarata ma latente, che si addolcisce in un originale racconto, declinato dal pittore come un apparente divertissement.

Asciutto, formalmente disincantato, in realtà sensibilissimo, il pittore traccia un velo costante d'intimismo, che rimane la sua cifra prima, donando nuova vita, attraverso il ricordo, ad ambienti in cui la realtà doveva apparire ben più cruda. E' come se Bressanutti vi ambientasse e cercasse di raccontare - a noi e a se stesso - una favola a lieto fine, in cui la matrice intimista, espressa attraverso la volontà di rendere intima una realtà dura, ben si sposa con la vena surreale, che negli interni rende, come nelle fiabe e nei cartoons, tutto possibile, al di là e al di fuori, al di sopra, appunto, del reale."




Associazione Artesette Vele e Marine 2011
4a edizione mostra-concorso dell'Associazione Artesette dedicata al mare


16 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 10 ottobre 2011
Sala Arturo Fittke - Trieste
Artesette_2007@libero.it

Rassegna di pittura, scultura, grafica, mosaico e fotografia, che propone le opere a tema marino nella composizione figurativa e astratta degli artisti selezionati nell'ambito dell'omonimo concorso. La rassegna è organizzata dall'Associazione Culturale Artesette in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste. La presentazione critica sarà a cura di Marianna Accerboni.

"Anche quest'anno in occasione della Barcolana" scrive Marianna Accerboni "l'arte dedicata al mare si svela in una significativa rassegna-concorso intitolata Vele e marine: una manifestazione che, giunta ora alla sua quarta edizione, nasce da un'idea dal pittore Bruno Dalfiume, presidente dell'Associazione Artesette. Dopo un'attenta selezione una giuria di esperti ha selezionato 28 artisti della Regione Friuli Venezia Giulia, che interpretano il fascino e la voce del mare mediante diverse tecniche, dalla pittura a olio, ad acrilico e a tecnica mista, al collage, alla scultura, alla grafica, alla fotografia e al mosaico.

In mostra sono presenti diversi linguaggi: dallo stile espressionista nella sua declinazione astratta e figurativa, al surrealismo, al simbolismo, al gioco dada e dell'object trouvé e alla tendenza neoromantica, con una tangibile inclinazione al figurativo, lessico di nuovo in auge nell'arte contemporanea degli anni duemila. Nel suo complesso, anche per le precipue caratteristiche del tema trattato l'esposizione testimonia grande vivacità e gioia di vivere, in un susseguirsi luminoso di scelte cromatiche dinamiche e attraenti che avvolgono il fruitore come in un'onda vitale".

Artisti partecipanti per la pittura: Nevio Arbanas, Vittorio Bertarelli, Susanna De Vito, Edmondo Dose, Graziella Felician, Aldo Fragiacomo, Paolo Gherbassi, Roberto Micol, Nadia Morgan, Eugenio Pancrazi, Claudio Pardini, Silvia Pavlidis, Laura Pescatori, Annalisa Rech, Roberto Sardo, Anna Maria Pockai, Luisa Raini, Valdea Ravalico, Giovanni Ulivello, Nives Vocchi, Bruna Zazinovich; per la scultura, Paolo Hrovatin, Serenella Turi; per il mosaico Marisa Ferluga e per la fotografia digitale Cristina Frezza, Moreno Gerzeli, Paolo Sartori e Bruna Zazinovich. Artisti ospiti: Bruno Dalfiume, Giuseppe Miraglia e Graziano Romio.




Gianni Borta - Bagan (Birmania) - olio su tela cm.120x120 2010 Gianni Borta
10 settembre (inaugurazione ore 18.00) - 23 settembre 2011
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste

Personale del pittore friulano Gianni Borta, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra più di una ventina di opere recenti tra oli, acqueforti, serigrafie materiche e un mosaico. Nel corso della vernice verrà proiettato il video Gesto, Natura, Azione, che testimonia un arco di vent'anni di attività dell'artista e le varie tecniche sperimentate da Borta, tra cui la ceramica e la pittura di grande formato, come per esempio la vela di 15 metri x 7 realizzata a Trieste per la Barcolana.

"Colori e un grande dinamismo" - scrive Marianna Accerboni - "caratterizzano la pittura vigorosa, strettamente legata alla natura, di Borta, che, dipinge en plein air come gli Impressionisti: il dato naturale viene brillantemente interpretato dall'artista in una chiave fauve, nella quale ritroviamo tutta la verve cromatica e vitale, che aveva caratterizzato in Francia, nella prima metà del '900, il Fauvisme. Un movimento d'avanguardia, nel cui ambito artisti come Matisse, Vlaminck, Derain, Dufy, Braque e altri, avevano dato libero sfogo alla passione selvaggia ("fauve" appunto) per il colore, accostando, anche con sottile valenza simbolica, colori puri, dai quali scaturiva la luce.

All'impeto dei Fauves Borta, partito dalla narrazione dei temi agresti del Neorealismo friulano, tratti da una campagna intensamente amata, unisce un trasporto gioioso e poetico che sfiora l'Informale, tendenza cui si era accostato nel corso di un viaggio negli Stati Uniti durante gli anni Settanta, senza tuttavia staccarsi completamente dalla realtà: "Dipingo" afferma l'artista, autore oggi di un nuovo Naturalismo "il sogno di chi vede i girasoli".

E alla ricerca di altri fiori, i fiori-simbolo di terre lontane, metafore della vita su cui costruire una storia, il pittore ha intrapreso viaggi affascinanti e un po' avventurosi, che lo hanno condotto in Giordania, dove ha approfondito la bellezza del fiore nazionale, l'Iris nero; in Sud Africa, dove ha dipinto la Protea o Fiore del Fuoco, bocciolo nazionale di quel paese; e in India, alla ricerca del Fior di loto, che spesso rappresenta secondo moduli di scomposizione formale e cromatica. All'inaugurazione verranno presentati anche 3 libri, editi da Campanotto, accompagnati da un dvd e contenenti i diari di tali recenti viaggi di approfondimento, con riprodotti disegni, fotografie e dipinti: testimonianze di itinerari, che non rappresentano un programma turistico, bensì un percorso riletto attraverso gli occhi di un artista che va direttamente all'anima delle cose.

Gianni Borta (Udine) ha iniziato a esporre nel 1961, ispirandosi ai temi neorealisti del mondo contadino friulano. Oggi è considerato uno dei più significativi artisti italiani della generazione di mezzo: ha al suo attivo 850 mostre e 165 personali allestite nelle principali città italiane e all'estero e 250 riconoscimenti, tra premi nazionali e internazionali, conseguiti in 50 anni di pittura. E' presente alle più importanti rassegne artistiche, dalla Quadriennale di Roma alla Biennale Internazionale della grafica di Lubiana, dall'Arte Fiera di Bologna all'Artexpo di New York e alla Kunstmesse di Basilea.

Numerose sue opere si trovano in edifici pubblici: mosaici realizzati per scuole, ospedali, impianti sportivi e edifici giudiziari, case circondariali e monumenti. Ha partecipato spesso a laboratori di ricerca internazionali e, quale relatore, a convegni culturali. Notevole è la sua attività anche come incisore, grafico e illustratore di libri, manifesti e riviste. Ha esposto recentemente a S. Pietroburgo e al Dan Huang Art Museum di Pechino. La sua attività è documentata all'Archivio Storico della Biennale di Venezia e all'archivio per l'Arte Italiana del '900 a Firenze. Le sue quotazioni sono presenti su Artprice, leader mondiale dell'informazione. Per la sua intensa attività artistica, i temi trattati e l'originale verve pittorica, inizia a essere considerato come un caposcuola.




Atelier Mozina 2011 Nel segno della luce
27 agosto (inaugurazione ore 18.00) - 09 settembre 2011
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste

Opere realizzate nell'anno accademico 2010/ 2011 dai 46 allievi dell'Atelier che il pittore iperrealista Walter Možina tiene in Galleria. La rassegna, che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone una cinquantina di opere realizzate quasi tutte a olio. "In una città come Trieste" scrive Marianna Accerboni "protesa da sempre all'interesse per le arti, in assenza di un'Accademia istituzionale, diverse sono le scuole dedite alle discipline artistiche. E tra queste, in ascesa per il numero di allievi e l'interesse che suscita, è quella tenuta il lunedì alla Galleria Rettori Tribbio 2 dal pittore iperrealista Livio Možina, che quest'anno propone nella collettiva finale le opere di 46 pittori, contro i 34 del 2010.

Aperto ad appassionati di tutte le età l'Atelier Možina educa l'artista con molta cura e attenzione, lasciandolo però libero d'agire per quanto riguarda il tema trattato, che in mostra oscilla dal paesaggio alla natura morta, dal ritratto e dall'autoritratto alla figura, alle scene di maniera e ai mestieri. Con un minimo comun denominatore, il quale, oltre alla passione e all'intuizione psicologica che caratterizza la natura dell'insegnante, è rappresentato dall'ineffabile capacità da parte di Možina di far scaturire nei dipinti dei propri proseliti la luce: elemento fondamentale nell'arte di ogni tempo, da quella del grande Vermeer ai virtuosismi luministici della Scuola veneta, alla pittura en plein air degli Impressionisti, per arrivare alle avanguardie del primo Novecento, da Picasso a Braque, all'Orfismo di Robert Delaunay, e al light design e alla Light Art contemporanei.

Ma la luce certamente scaturisce anche dalla predilezione del Maestro per l'iperrealismo, movimento vicino al linguaggio della Nuova Oggettività, che, dall'accentuazione dei contrasti cromatici e dall'analisi del particolare, fa nascere l'evidenza luministica; mentre un'altra caratteristica della didattica dell'Atelier Možina consiste nel cercare d'intuire immediatamente le singole personalità di ciascun allievo, riuscendo ad adattare un insegnamento fatto di precisione e fantasia a ognuno di essi, caso per caso, e invitandoli nel contempo a un utile, reciproco dialogo e confronto nell'ambito di un'atmosfera concentrata, distesa e - perché no? - spesso divertente.




Cracovia - piazza Mercato - Il Fondaco Varsavia - Parco Lazienki e Palazzo Lazienki Olga Micol: Emozioni e sensazioni della Vecchia Europa
01 agosto (inaugurazione ore 18.30) - 04 settembre 2011
Caffè Tommaseo - Trieste

Mostra della fotografa triestina Olga Micol dedicata alla Polonia, che sarà presentata dall'architetto Marianna Accerboni. L'esposizione proporrà una quindicina d'immagini fotografiche a colori realizzate dall'autrice in digitale nel corso di un viaggio organizzato dal Circolo Fotografico Fincantieri Wärtsilä e stampate da lei stessa. Una sintesi della mostra è già stata esposta in molte regioni italiane nell'ambito del circuito CIRMOF della F.I.A.F, che seleziona le immagini e gli autori migliori. Lunedì 22 agosto (alle 18.30) in sostituzione di quelle esposte, verranno presentate al pubblico altre foto di Olga Micol inerenti lo stesso tema e sarà proiettato il video Emozioni e sensazioni dalla vecchia Europa, della stessa autrice: reportage con testimonianze dei luoghi e degli aspetti più significativi delle città di Cracovia, Breslavia e Varsavia.

"Olga Micol, presente con una sua opera anche alla Biennale FVG 2011 al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste" scrive Marianna Accerboni "ha al suo attivo 25 mostre personali di successo, la partecipazione a numerose collettive e 12 volumi a tema fotografico, in cui immortala e trasmette le emozioni suscitate dai suoi frequenti viaggi in paesi lontani, quali lo Sri Lanka e l'India; l'Australia, la Nuova Zelanda e la Cina. Dal 2010 ha partecipato a 17 Concorsi Internazionali FIAP con 35 foto ammesse e molti riconoscimenti internazionali, tra cui 2 medaglie d'oro e una menzione d'Onore in California.

La prima parte della rassegna testimonierà il fascino di Cracovia con la piazza del Mercato, la più grande piazza medievale d'Europa, attorniata da bellissimi palazzi, tra i quali il grande Mercato dei Tessuti, la chiesa di Santa Maria del XIV secolo con l'altare ligneo e l'alta torre, da cui ogni ora viene diffusa la celebre "chiamata a raccolta". La mostra sarà completata da immagini di Varsavia con il Palazzo di Wilanòw e il suo parco e dalle foto di alcuni scorci di caffè storici molto particolari. Nella seconda parte si potrà ammirare Breslavia e il suo più grande complesso barocco rappresentato dall'Università di Wroclaw, di cui nel 2003 ricorreva il 300esimo anniversario. In mostra l'immagine dell'Aula Leopoldina, perla del Barocco della Bassa Slesia, scorci di un vivace mercatino e alcune vetrate molto particolari.

In questa mostra con il garbo e la sensibilità consueti, la Micol interpreta le atmosfere vivaci e intense di piccole città come Cracovia e Breslavia, sedi universitarie, pulsanti di vita studentesca, che sembrano non aver risentito del loro triste passato; riuscendo spesso a descrivere la grande dimensione attraverso una parte per il tutto. E anche Varsavia, che con le distruzioni, le tragiche vicende persecutorie della seconda Guerra Mondiale e il suo ghetto, rivela ancor oggi il peso delle dominazioni, delle guerre e della miseria tuttora presenti, viene interpretata dalla fotografa con un gusto per la bellezza, che nobilita la tragedia, trasferendola in una sorta di atarassia contemporanea, perché - sembra dire l'artista - la vita continua ancora. I suoi sono reportage densi appunto di vita e di colori, in cui storia, tradizione e arte rappresentano un ambito intreccio, cui attingono con forza le generazioni più recenti, desiderose di superare i drammi del passato con l'ottimismo e la freschezza della giovinezza."

"Guerre e dominazioni straniere hanno coinvolto tutta la Polonia, quale terra di conquista, fin dai tempi più antichi" scrive Olga Micol "ma, nonostante ciò, il paese si è rivelato una tra le presenze culturali più significative in Europa. In questo reportage ho cercato di trasmettere le mie sensazioni attraverso foto solari e allegre, che fanno vedere una Polonia vivace e splendida con i tipici mercatini, i locali di ritrovo più raffinati e le vetrate istoriate, testimoniandone l'antico splendore. Per contrastare con un'ottica ottimista le tristezze del passato, scegliendo di presentare gli aspetti più seducenti della contemporaneità con l'augurio che la Polonia, dal 2004 membro effettivo dell'Unione Europea, dopo tanti anni di sofferenza, possa trovare finalmente la serenità."




Copertina Dileto Dialeto - libro di poesie di Nidia Robba Dileto Dialeto
Presentazione libro di poesie di Nidia Robba


Giardino di Casa Robba - Trieste
19 luglio 2011, ore 18.30

Nella fascinosa cornice del giardino un po' fané di Casa Robba, la scrittrice e poetessa triestina Nidia Robba presenterà il suo nuovo libro di poesie in dialetto, Dileto Dialeto (pgg.115, €13,00) ed edito da La Mongolfiera Libri. Interverranno l'architetto Marianna Accerboni, Giancarlo Bonomo, Duilio Buzzi, Michele Galliussi, Maria Grazia Mora e Fausto Ranieri con il coordinamento della pittrice Helga Lumbar Robba, cui si deve la vivace e delicata illustrazione della copertina: un mazzo di fiori che sembrano fuochi d'artificio.

"La raccolta" scrive Marianna Accerboni "che, tra romanzi e volumi di liriche, rappresenta il 18° libro dell'autrice, è dedicata non a caso alla giornalista Liliana Bamboschek, esperta di dialetto e di tradizioni triestine. E propone una sessantina di poesie composte dalla Robba tra il 1946 e il 2011, che riassumono la filosofia di vita e la colta sensibilità dell'autrice in rapporto a molteplici temi dell'esistenza individuale e universale. Come di consueto la poetessa - che nel corso della sua attività ha ricevuto molti premi speciali, non ultimi il "Città di Venezia" e la "Targa al merito", di cui è stata insignita dal Comune di Trieste - coinvolge istintivamente il lettore, con la sua capacità di fantasticare e al tempo stesso di narrare, in una sorta di armonica espressione del temperamento intenso e appassionato che la anima, intrecciato però a una lieve ironia, che sale di quando in quando d'intensità e si fa umorismo e anche self humor.

Passano attraverso la sua penna le dolorose vicende dell'amata Trieste, città tanto attesa dall'Italia e poi trattata con indifferenza, l'amore per i gatti, dal cui fascino è impossibile non rimanere sedotti, sino ad apprezzare la "gatoterapia"; e poi il ricordo dell'amato cugino francese Gerard e la consapevolezza di non scrivere in un "Dialeto studià". Ma, afferma l'autrice «Xe quel che parlo: forsi ingentilido al confronto de quel de ani fa». E ancora il tema dell'emancipazione femminile e del conseguente ruolo perdente del maschio... Ricordi dolci e amari e "sogni di gloria", ossia le speranze della giovinezza, percorrono come un brivido d'energia le rime non dimentiche che la vita la xe un dono che va restituido; no ghe esisti condono o acordo patuido".

Presentazione libro




Lorenzo Vale - Natura morta con gerbere - olio su tela cm80x60 2010 Lorenzo Vale - Quadro che... - olio su tela cm80x60 2010 Lorenzo Vale: Painting a secret. Pitture 2006 - 2010
18 luglio (inaugurazione ore 18.30) - 07 agosto 2011
Sala Comunale d'Arte - Trieste

La rassegna, presentata dall'architetto Marianna Accerboni, propone una ventina di dipinti realizzati negli ultimi 5 anni di attività a olio su tavola e su tela preparata a gesso. Vale prepara le proprie opere attraverso un'accurata pratica artigianale, che trae spunto dagli insegnamenti del pittore e scrittore d'arte Cennino Cennini (1370-1440), autore del primo trattato monografico sulle diverse tecniche artistiche. La rassegna propone l'ultima maniera di Vale, che all'inizio dipingeva soprattutto ritratti e figure d'ispirazione rinascimentale, mentre più recentemente è passato a delle particolari e composite nature morte, still life che si possono definire animate. Pone particolare cura anche nella scelta delle cornici, che studia assieme a un artigiano in modo che si integrino e si armonizzino perfettamente con le opere.

"Moderno Arcimboldo" scrive Mariana Accerboni "Lorenzo Vale compone simboliche e raffinate allegorie contemporanee: una pittura un po' illusionistica, fantastica e minuziosa, in cui ogni elemento è immobile e intatto, come se un immaginario ferma-immagine avesse bloccato la scena, hic et nunc, in un silenzio irreale, anzi iperreale. Crudeltà in agguato e bellezza sono due opposti che l'artista, colto e con un cursus honorum perfetto, riesce a simbolizzare con grande efficacia e finezza di segno, fondendo percezione sensoriale ed elementi spirituali. Mistero e atarassia, mondo animale e vegetale, apparente assenza della presenza umana in realtà latente in ogni dipinto, oggetti essenziali sono sospesi in un'atmosfera rarefatta e al tempo stesso intensa.

Ma cosa contengono quei vasi misteriosi? Il senso e i segreti della nostra vita, con i ricordi e il passato - e perché no? i desideri - che debordano dal contenitore, colorati e appena appena un po' agghiaccianti nella loro algida eppur coloratissima evidenza. Una verve surreale di sapore quasi nordico - che reinterpreta in chiave personalissima e contemporanea il sapore della miniatura francese gotico-rinascimentale, il decorativismo tardo rinascimentale, il manierismo e l'allegoria tardo - cinquecenteschi e settecentesca - connota questi preziosi dipinti.

In essi l'elemento onirico e il subconscio, concetti base della poetica del vate del Surrealismo André Breton e di Freud, padre della psicanalisi, sono i veri protagonisti, celati dietro alla rete di sottili allusioni che condeterminano le visioni e le intuizioni criptate da Vale all'interno della sua luminosa arte, connotata da una inquietante serenità. In una sorta di ricerca di sintesi tra il visibile e l'invisibile, il sogno e la vita, l'armonia e il dramma, narrati con raffinata e originale sensibilità pittorica e tecnica ineccepibile."

Lorenzo Vale, pittore e incisore, si è diplomato nel 1997 in pittura all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Angela Vettese e si è perfezionato in Storia dell'Arte all'Università Ca' Foscari di Venezia. Le sue opere sono state segnalate al concorso promosso dalla Galleria d'Arte Moderna di Udine e nel 2007 un suo polittico è stato selezionato e premiato alla 91° Edizione della Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 2010 ha partecipato con un'opera alla mostra itinerante "Collezione 7 x 11, la Poesia degli Artisti", che ha toccato Pordenone, Longiano e Milano. Ha esposto in selezionate colletive e personali.




Alberto Zambelli - Terra senza cielo - olio su tela cm.70x90 2010 Alberto Zambelli: Il silenzio del senso
Galleria Melori & Rosenberg - Venezia
26 giugno (inaugurazione ore 18.00) - 06 luglio 2011

Mostra personale del giovane pittore veneziano Alberto Zambelli, introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni, curatrice dell'allestimento. La rassegna propone una ventina di opere quasi del tutto inedite, realizzate dall'artista soprattutto nell'ultimo anno: in mostra lavori a tecnica mista su tela e su tavola, vetri dipinti secondo una particolare tecnica, appresa dal nonno Giorgio, notissimo artista veneto e raffinati marmi incisi. "I grandi occhi azzurri del pittore Alberto Zambelli" scrive Marianna Accerboni "riflettono la consapevolezza di un mondo, come quello a noi contemporaneo, condizionato da scienza e tecnologia, discipline che inducono i giovani come lui a vivere una sorta di disagio culturale ed esistenziale, sulle orme del nichilismo di Nietzsche e, implicitamente, dell'esistenzialismo di Heidegger, di cui Nietzsche fu considerato l'antesignano, così come da alcuni è ritenuto precursore di Freud, perchè inseriva il concetto d'inconscio in tutta la sua filosofia.

In questi tre protagonisti del pensiero consequenziale di fine '800 e del Novecento affiorano infatti la testimonianza, l'analisi di un male di vivere crescente che, acuito dai pesanti conflitti mondiali del secolo breve, sarebbe sfociato, in ambito artistico, nell'esperienza emozionale dell'espressionismo, manifestatosi in Europa agli inizi del '900, quale risposta all'incrinarsi degli ideali umanitari e al conseguente disagio della civiltà. Ma come uscire dal disagio? Attraverso l'introspezione, l'analisi e il sogno... ed ecco la ricerca freudiana, il simbolismo, il surrealismo e l'accentuarsi dell'idea di vivere intensamente, hic et nunc, per non sentire il male. E in pittura?

Mediante il progressivo accentuarsi di una libertà gestuale e figurale, che avrebbe via via condotto all'astrazione e all'informale attraverso un linguaggio pittorico fuori dai canoni consueti. Zambelli, 31 anni, veneziano doc, sensibilissimo sensore del nostro tempo, è tutto ciò, come artista e come uomo. Ingegnere, pittore e compositore di musica, racconta nelle sue opere il disagio contemporaneo, ma con dolcezza e con speranza, come ci dicono anche i suoi occhi. nLa ricerca pittorica si svolge con gusto tonale in una sorta di crescendo pittorico verso la luce, che, dai turbamenti di composizioni quali L'ospite inquietante (il nichilismo, appunto), Il nulla nel deserto del senso, Sgretolamento dello spirito ed Exit zero, di valenza informale e materica, caratterizzati da una natura cromatica brillante ma in fondo cupa, si libra verso una sorta di cieli tiepoleschi di raggiunta felicità, quali Terra senza cielo e Nel giardino dei sogni.

In mezzo a tale pittura emozionale ed emozionante, simbolica e armonica, pur nella denuncia della disarmonia, come in un coup de théâtre, si svela la capacità dell'artista di esprimersi anche nell'ambito di una figurazione lievemente iperrealista - e con ciò coerente con l'indirizzo della Galleria ospitante - che dona un ulteriore momento poetico di riflessione. Ma le sorprese non finiscono qui: sperimentatore eclettico, sensibile, curioso, Zambelli opera anche nell'ambito dell'oggetto d'arte, creando vetri fascinosi e del tutto originali, secondo una tecnica che mixa diversi tipi di vernici ai metalli, appresa dal nonno paterno. Artista irrequieto e geniale Giorgio Zambelli, fu infatti apprezzatissimo da personaggi quali il grande pittore surrealista Salvador Dalì e il famoso scienziato spaziale Nasa Werner von Braun, per l'invenzione di impasti di colori e metalli trasformati attraverso un bagno chimico in fonti di sorgenti luminose.

Da lui, il nipote Alberto ha appreso anche l'antichissima pratica dell'incisione su marmo, alcuni esempi della quale, di grande eleganza formale e valenza tecnica, completano la rassegna, confermando il giovane artista quale uno dei pochi detentori al mondo di una preziosa conoscenza che parte dal sapere alchemico e, come tale, viene gelosamente custodita e tramandata da secoli.". La Galleria Melori&Rosenberg, prima galleria d'arte contemporanea del Campo del Ghetto Nuovo, espone arte contemporanea dal 1996: in oltre 15 anni di attività è stata visitata da migliaia di persone di tutto il mondo, tuttora in contatto anche attraverso la newsletter mensile, con cui la galleria divulga le novità e il lavoro dei suoi artisti.




Opera dalla mostra Thangka Thangka, concretizzazione della spiritualità
18 giugno - 02 luglio 2011
Lega Navale Italiana - Trieste

"Dipingono finemente su tela di cotone e talvolta su stoffa d'argento i simboli e il significato della loro religione, il buddismo" scrive Marianna Accerboni "istoriandola con fiori e immagini dai colori vivissimi e le loro stesse opere rappresentano un modo d'identificarsi con l'armonia dell'universo: sono i successori dei monaci tibetani esiliati a Leh e a Dharamsala in India, di cui alcuni sono autentici maestri in pittura. E ora i loro lavori, circa una trentina, realizzati con colori naturali come polvere di lapislazzuli, cinabro, oro e argento, vengono messi a confronto in una mostra allestita alla Lega Navale.

La rassegna, organizzata da Roberta Sponza e Gian Khan Kaur della San Sea Rai, che si occupa di aiutare le fasce più deboli della popolazione in India, rappresenta una sorta di percorso tra passato e presente e si pone il fine, da un canto, di far conoscere gli aspetti piu' affascinanti e antichi della storia millenaria del Tibet, di mantenerne le tradizioni e tramandare la conoscenza dell'arte religiosa, dall'altro di promuovere la ricostruzione della Tibetan School.

Nei loro monasteri, in cui aleggia un senso di pace assoluta, come per esempio in quello di Manali nello Himahal Pradesh o in quello della città di Leh nel Ladakh, i religiosi compongono da secoli le loro opere, i Thangka, che rappresentano il Buddismo attraverso un linguaggio comune a tutti, quello dell'immagine. Che disegnano e dipingono a partire dal centro e allargandosi verso l'esterno, sì da creare dei veri e propri mandala, parola che tradotta letteralmente dal Sanscrito significa "possedere l'essenza". A dimostrazione che, anche attraverso l'arte, emanazione del divino si può pregare."




Copertina libro Cristina Trivulzio Belgiojoso Cristina Trivulzio Belgiojoso
Ibiskos Editrice Risolo, collana Le protagoniste

Saggio della scrittrice, poetessa e giornalista, tra i primi iscritti all'albo regionale, Nora Poliaghi Franca (1900 - 2000). Poliaghi sottolinea nella Belgiojoso le doti di donna intelligente e dedita molto più agli studi di storia, filosofia e sociologia che ai coinvolgimenti amorosi e mondani per i quali la storia la ricorda: consapevole “Della condizione attuale della donna", che pubblicò nel 1868, si impegnò politicamente e finanziariamente per dell'unità d'Italia con una visione europea degli eventi, legata all'amicizia con Manzoni, Stendhal, De Musset e Balzac, fino a Heine e Tommaseo. Poliaghi, presidente del Soroptimist nel '68, ha iniziato l'attività di scrittrice, componendo versi, ben presto premiati in concorsi nazionali. Poligrafa e polemista, si specializzò sulla figura di Stendhal, partecipando a numerosi congressi in Italia e all'estero. (Estratto da presentazione di Marianna Accerboni)




Giovanna Ericani - Acque scure - acqarello su carta - cm.100x35 2010-2011 Giovanna Ericani: Le forme dell'acqua
18 giugno 2011 (inaugurazione ore 18.00) - 09 luglio 2011
Spazio espositivo dell'Hotel Vis a Vis - Trieste

La rassegna propone una sequenza di acquerelli e altorilievi in tela gessata e dipinta con acrilici, realizzati nel 2010/2011 e del tutto inediti. "Il segno felice e il fantastico sentire di Giovanna Ericani" scrive Marianna Accerboni, curatrice della mostra "sul piano dell'immagine bidimensionale e della tridimensionalità, rappresentano il filo sottile che sostiene questa rassegna, in cui l'artista, molto nota anche nell'ambito dell'illustrazione e della comunicazione pubblicitaria, dimostra di aver raggiunto un'ulteriore evoluzione, svolta nell'ambito di un linguaggio sottilmente affascinante, coinvolgente ed evocativo, come il rumore dell'acqua che infrange la riva o scorre lieve lungo anfratti di roccia; o si adagia, vitale, tra alte vette.

In queste "visioni" contemporanee, del tutto inedite e realizzate nel 2010/ 2011 con tratto magistrale e immediato ad acquerello o attraverso bassorilievi in tela gessata e dipinta con acrilici, l'artista ci conduce con grande sicurezza e veemenza creativa in una sorta di percorso naturalistico, in cui s'intuisce un invito implicito a guardare il reale con chiarezza, ma anche attraverso un velo delicatamente onirico, che ne svela e ne rende ancora più affascinante la vitale energia.

Sotto il profilo tecnico e stilistico Ericani, che non ha mancato di farsi notare grazie a numerose e qualificate esposizioni in Italia e all'estero, si mostra ineccepibile sia nella declinazione degli elementi materici, sia per l'accentuata sensibilità plastica che per l'affascinante capacità d'interpretare l'irruenza delle forze naturali e per il felice intuito luministico: doti che qualificano in modo fondamentale ed essenziale gli acquerelli e i bassorilievi dedicati ai paesaggi d'acqua incontrati nei viaggi in paesi anche lontani come l'Africa e l'Australia. E' un sensibilità tratta dall'antico lessico impressionista - conclude Accerboni - tradotta oggi dall'autrice in un felice esito riferibile in parte alla Nuova Figurazione e a un linguaggio anche postmoderno con allusioni neoclassiche. Che prosegue, trasfonde e tramuta il suo fine codice narrativo già dedicato alla illustrazione, in un'opera d'arte di pura, trasparente bellezza."




Ivan Bidoli - Zucche vuote - acrilici e smalti cm.110x95 Ivan Bidoli: Fiori d'oriente
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste
18 giugno (inaugurazione ore 19.00) - 01 luglio 2011

La rassegna, a cura di Marianna Accerboni, propone una trentina di opere del tutto inedite, realizzate dall'artista nell'ultimo anno mediante acrilici e smalti su tavola e acrilico, china e tempera su carta. E' stato l'unico allievo di Max Fabiani, uno dei più importanti e significativi architetti e urbanisti del "finis Austriae", e lo si vede. "Pittore di razza" scrive Marianna Accerboni "Ivan Bidoli, 78 anni a dicembre, presenta in questa mostra un'ampia sequenza di opere tutte inedite, che raccontano con taglio surreale, simbolico e spesso giocoso, l'epopea quotidiana degli umili, ma anche tematiche dal più ampio respiro come per esempio la lotta alle dipendenze, l'importanza e le sfumature del sentimento, il gioco rischioso dell'amore con le sue schermaglie e alcune sapide considerazioni sul rapporto uomo-donna.

Nell'esporre il proprio punto di vista, Bidoli dà spazio a tutta la sua inesauribile fantasia, di visionario profondo e semplice al tempo stesso e di elegante decoratore di favole contemporanee, che l'artista sa impreziosire attraverso finezze tecniche ed espressive di grande effetto, contrappunti di luce e superfici opache, colori simbolici come il rosa che caratterizza l'esistenza dei non fumatori o il decoro-tatuaggio-ricamo su pelle. Magico affabulatore e animo dolcissimo, Bidoli, il quale è anche molto abile nella decorazione e nell'arredamento d'interni, presenta in questa mostra la sua ultima espressione pittorica, che ha tratto nuova linfa anche da un recente viaggio in India, "dove" racconta l'artista "la gente è poverissima, ma molto più serena che in Occidente".

Tale esperienza, acquisita nel corso di un viaggio spirituale in un paese in cui è molto vivo il problema sociale, che coinvolge da sempre Bidoli, ha suscitato in lui un'"altra" pittura, ricca di colori e di grandi fiori e permeata idealmente dai profumi d'Oriente: una visione più rosea e luminosa, che guarda al nostro quotidiano e allude al nostro sentire con occhi diversi, esprimendoli con il consueto, originale virtuosismo tecnico, realizzato mediante acrilici e smalti su tavola e finissimi lavori ad acrilico, china e tempere su carta."

Ivan Bidoli (Fiumicello - Udine, 1933), formatosi al Liceo artistico di Venezia, viene a contatto, appena diciannovenne, con il grande architetto e urbanista Max Fabiani, allora residente a Gorizia. Riconosciute nel giovane pittore doti artistiche molto elevate, il geniale progettista e urbanista, che si era formato a Lubiana e a Vienna nel clima della Secessione e fu attento interprete della sensibilità mitteleuropea, si offre di dargli lezioni private di architettura. Ivan diviene così il suo unico allievo e per due anni frequenta il suo studio ma, per mancanza di mezzi economici, non può iscriversi all'università e realizzare il grande sogno di divenire architetto.

Inizia comunque in quegli anni l'attività di pittore e di arredatore ed espone a livello nazionale. Nel 1960 riceve la medaglia d'oro al Concorso Nazionale di Pittura di Belluno. Dal 1962 prende avvio una lunga serie di prestigiose mostre personali in Italia e all'estero, tra cui ricordiamo quelle allestite a New York, Barcellona, Siviglia, Hong Kong e Singapore. Negli anni Sessanta perfeziona l'arte incisoria nell'atelier dell'artista triestino Federico Righi. Nel 1970 riceve la medaglia d'oro alla 1° Quadriennale d'Arte Moderna di Roma, nel '75 espone alla Galleria La nuova Margutta della capitale e nel '78 al famoso Derby Club di Milano. Dal 1974 al 2007 è presente ripetutamente con una personale alla Polveriera Napoleonica di Palmanova. Riceve importanti premi e riconoscimenti, tra cui quelli conseguiti a Tokyo, Barcellona, all'Expò di Siviglia e a Pordenone.

Nel 1995 viene invitato dal Ministero della Cultura Romena a organizzare una mostra personale al Museo d'Arte Moderna di Bucarest, che riscuote grande successo. Nel 1983 progetta e realizza il Monumento ai Caduti di Fiumicello. Disegna numerosi arredamenti per caffè e ristoranti nella regione Friuli Venezia Giulia - tra cui la famosa discoteca Arenella di Fiumicello - per i quali idea ed esegue su materiali diversi anche preziose decorazioni e dipinti. Progetta e realizza in Italia e all'estero numerose vetrate artistiche dipinte a mano di grande dimensione.




Mirella Schott Sbisa - acquaforte e acquatinta su carta Alice Psacaropulo - Due figure - gouache su carta Donna oggi
Archivio di Stato di Trieste
15 giugno (inaugurazione ore 17.30) - 30 giugno 2011
as-ts@beniculturali.it

Mostra delle artiste socie del Soroptimist International d'Italia, realizzata in occasione del 60esimo anniversario della Unione Italiana (1950-2010). Una sezione della mostra sarà dedicata al 60esimo anniversario del Club di Trieste, che fu fondato il 20 giugno 1951, quando la città si trovava ancora sotto l'occupazione anglo-americana. Introduzione critica e allestimento dell'architetto Marianna Accerboni. Ospite d'eccezione Heidrun Konrad, già Presidente del Soroptimist Europa, socia del club austriaco di Spittal, fondato nel 1985 per iniziativa del Club di Trieste. La mostra si avvale del contributo della Provincia di Trieste e dell'Azienda agricola del Collio "Casa Delle Rose".

Interverranno la direttrice dell'Archivio di Stato Grazia Tatò, la presidente del Soroptimist Club di Trieste Franca Maselli Scotti, la presidente nazionale del Soroptimist Italia Wilma Malucelli, la vicepresidente nazionale Amanda Olivi del Club "Milano Fondatore", che, sorto nel 1928 e poi soppresso dalle leggi fasciste, fu ricostituito nel dopoguerra e promosse la fondazione del Club di Trieste, il quale si aggregò agli altri 5 club italiani allora esistenti (attualmente sono 141). La rassegna, che rappresenta l'ideale prosecuzione di quella dedicata all'arte al femminile, allestita nel 2009 all'Archivio di Stato e intitolata "Trieste. 26 donne 26 opere", propone le opere di una cinquantina di artiste provenienti da tutta Italia, realizzate secondo tecniche e stili diversi.

I lavori esposti esprimono finemente la poliedrica creatività muliebre nell'ambito di pittura, scultura, disegno, incisione, computergrafica, fotografia, ceramica, Fiber art e arte del gioiello. Vi s'intrecciano tendenze diverse: dal figurativo al surreale, dal simbolismo all'astrazione, dall'espressionismo alla Nuova figurazione, all'inclinazione neoromantica, espresse attraverso olio, acrilico, grafite, collage, tecnica mista e materiali preziosi come l'argento e l'oro. Trieste è rappresentata dalle pittrici Alice Psacaropulo e Mirella Schott Sbisà, che espongono rispettivamente una gouache e un'acquaforte e acquatinta su carta. Ma la rassegna presenta anche una sorpresa sul piano documentario.

Per ricordare il 60esimo della fondazione del Club di Trieste, affonda nella cultura giuliana al femminile, grazie all'esposizione di una parte del delicato e intenso carteggio tra il pittore triestino Dyalma Stultus e la moglie Norma Aquilani, testimone di un amore durato tutta una vita, ricordando anche il suo rapporto con le figlie e quello culturale con la poetessa e scrittrice Lina Galli e con la stilista e intellettuale Anita Pittoni. Un'altra bacheca è dedicata al rapporto intercorso fra lo scrittore Scipio Slataper, volontario morto da eroe sul Carso nella Prima guerra mondiale e le tre donne più significative della sua vita, ricordate comunemente come "le tre amiche": Anna Pulitzer detta Gioietta, Elody Oblath, futura moglie di Giani Stuparich, Luisa Carniel, detta Gigetta, futura moglie di Slataper. E due bacheche proporranno alcune testimonianze degli anni '50 tratte dall'Archivio del Soroptimist di Trieste, conservato dall'Archivio di Stato.

Per ricordare i 150 anni dell'Unità d'Italia nel medesimo anno in cui il Soroptimist celebra il suo sessantennale, avrà luogo la presentazione del libro intitolato Cristina Trivulzio di Belgiojoso (Ibiskos Editrice Risolo, collana "Le protagoniste") della scrittrice e giornalista Nora Poliaghi Franca (Trieste 1900 - 2000), socia e presidente del Soroptimist Club.

Espongono: Anna Addamiano, Vittoria Baldieri, Arianna Bechini, Anna Bini Rizzo, Marie Hélène Bonasso, Rosalba Caffo Dallari, Anna Maria Carloni, Livia Carta, Antonietta Casot Nilandi, Lea Contestabile, Liliana Conti Cammarata, Gabriella Corso, Maria Del Vecchio, Angela Bianca De Tommasi Melpignani, Anna Maria Cristina De Vincenzo, Francesca Di Carpinello, Marisa Egalini, Renata Emmolo, Helga Eysn Hasenjäger, Wanda Ferri, Olga Finzi Baldi, Michela Fornasari, Beate Gantz, Ida Gerosa, Marisa Lambertini, Chiara Luraghi Jeker, Renata Minuto, Renata Mosolo, Gabriella Muzio, Laura Nocco, Alessia Oliva, Raffaella Orazi, Oyrta Luciana Biz, Lina Passalacqua, Maria Luisa Passeri, Mariella Perino, Massimina Pesce, Elena Pongiglione, Oretta Rangoni Macchiavelli, Sandra Roca Rey, Elena Salvini Pierallini, Emanuela Sforza, Silvana Siclari, Bianca Maria Spironello, Marida Tagliabue, Amanda Tavagnacco.




Nora Carella - Vetri opalini - olio su tela cm.100x70 2007 Nora = Luce
11 giugno (inaugurazione ore 18.30) - 02 luglio 2011
Galleria La Loggia di Udine

Personale della pittrice triestina Nora Carella, curata e introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra sarà esposta una ventina di oli su tela dipinti dall'artista dal 2007 a oggi, tra cui numerosi inediti. I lavori sono dedicati alle vedute d'acqua, con particolare riferimento alla laguna di Venezia, e al tema della natura morta di vetri e di fiori. "In questa mostra, che testimonia la creatività di Nora Carella negli ultimi anni" scrive Marianna Accerboni "la pittrice presenta paesaggi d'acqua, ispirati in prevalenza alle vedute lagunari e di Venezia, e nature morte di vetri e di fiori, che dipinge spesso a memoria, senza disegno preparatorio, usando, a volte, soltanto le dita. E cogliendone con tratto magistrale le trasparenze e, come nei suoi notissimi ritratti, la luce.

Il magico scintillare di quest'ultima attraverso l'acqua della laguna e quella racchiusa entro eleganti forme di cristallo, rappresentano infatti da alcuni anni la sua nuova maniera. Che, come ogni vero artista, è capace di rinnovare il proprio linguaggio e, in questo caso, di reinterpretare attraverso un segno luministico anche i colori e i temi di un raffinato quotidiano. La pittrice sa racchiudere nel suo pennello, in modo del tutto personale, la grazia e il lirico sentire di De Pisis e il silenzio della pittura morandiana, arricchendo per altro spesso tali parametri di una veemenza fauve, che fa da contrappunto, come in un diagramma musicale, a momenti di delicato lirismo.

Quasi che il significato antico del suo nome - Nora presso i Fenici significava "luce" - fosse profetico,, attraverso un lessico del tutto contemporaneo la Carella ripropone quella valenza luministica che, nel corso dei secoli, è stata l'arma vincente della grande pittura italiana ed europea, dimostrandosi una delle poche artiste capaci di imprimere nelle proprie opere un segno di luce, che è stata elemento fondamentale nella pittura di ogni tempo. Basti ricordare le adamantine trasparenze di Vermeer, iperrealista ante litteram e artista molto amato dall'autrice; nonché i virtuosismi luministici della Scuola veneta e la pittura en plein air degli Impressionisti, che in tal modo coglievano dal vivo gli aspetti più magici e intensi del paesaggio.

Per arrivare alle avanguardie del primo Novecento, da Picasso a Braque, all'Orfismo di Robert Delaunay, i quali, dalla frantumazione delle forme e dei volumi, facevano scaturire la valenza della luce e del colore, fino al light design e alla Light Art contemporanei. Mediante il sogno dei vetri e dei fiori e le trasparenti vedute della laguna veneta la Carella si palesa dunque come una tra le poche artiste capaci di trasfigurare l'oggetto e il tema dei suoi quadri in un pensiero di luce, offrendoci in tal modo un orizzonte pittorico di valenza speciale, intriso di poesia e di grande qualità."




Claudio Sivini - Onda su onda - scultura ad assetto variabile in vetro e specchio sabbiato cm.35x31x16 2010 Claudio Sivini - Raggio verde - serigrafia a quattro colori su PVC cm.50x70 2010 Claudio Sivini
07 giugno (inaugurazione ore 18.30) - 26 giugno
Sala Comunale d'Arte di Trieste

La rassegna, presentata dall'architetto Marianna Accerboni, propone una trentina di opere degli ultimi 15 anni di attività del pittore, scultore e grafico Claudio Sivini, tra sculture, serigrafie su pvc e acridite e quadri realizzati su specchio. "Un universo riflesso nello specchio" scrive Marianna Accerboni "in cui vibra un mondo sintetico e brillante, razionale e simbolico, sotteso e sostenuto da una logica geometrica e da un vivace contrappunto cromatico, che spesso si fa tonale: su tali tracce si è evoluta, nel corso di quarant'anni, la ricerca tenace e luminosa di Claudio Sivini, pittore, scultore rigoroso e grafico dalla tecnica raffinata e innovativa.

La rassegna propone e riassume la creatività svolta dall'artista negli ultimi 15 anni, che lo hanno visto sperimentatore tenace e aggiornato, capace di soluzioni molto personali: in mostra, una serie di fascinose, calibrate e - a loro modo - fantastiche sculture, che si pongono quali opere tridimensionali in movimento, alcune serigrafie eseguite su PVC e su acridite e dei quadri realizzati su specchio. Ciò che caratterizza in particolare l'arte di Sivini è la capacità, tutta contemporanea, dell'autore di creare una sorta di muto e seducente colloquio con lo spettatore, coinvolgendolo e rendendolo in un certo senso attore nel contesto della fruizione dell'opera d'arte.

Un esito raggiunto da Sivini grazie all'impiego di materiali specchianti come il vetro, il cristallo, lo specchio stesso e il metallo, che consentono ai suoi essenziali lavori di essere recepiti secondo prospettive variabili, con un effetto cinetico in progress, in cui fondamentale è la funzione della luce, quale elemento scatenante di emozioni contenute e raffinate, che spaziano in un universo di eleganza, definito con rigore e senza troppo rumore.

Al coinvolgimento del fruitore legato ai parametri dell'arte cinetica si intrecciano strettamente le prospettive variabili dell'Optical Art, movimento artistico internazionale sorto alla fine degli anni Cinquanta, le cui premesse si trovano nella ricerca del Bauhaus, dei Futuristi e del Dada, filoni d'interesse cui si riferiscono per altro l'amore e la pratica di Sivini per il design, per la decorazione, l'arredamento, la progettazione di oggettistica e di gioielli e la grafica pubblicitaria: discipline artistiche, che trovarono nell'Istituto d'Arte Nordio di Trieste, in cui l'artista si formò nel secondo dopoguerra, ampio e qualificato spazio, nel contesto di una città dalla cultura europea".

Claudio Sivini (Trieste, 1943), nel 1961 ha portato a termine, presso l'Istituto d'Arte di Trieste, gli studi per Maestro d'Arte. Nel 1963 ha conseguito il Diploma di Magistero. Ottenuta l'abilitazione, dal 1967 al 1996, si è dedicato all'insegnamento del disegno, storia dell'arte ed educazione artistica. A tutt'oggi opera pure nel campo della grafica pubblicitaria, nella fotografia e nell'allestimento di mostre d'arte. E' stato tra i fondatori ed animatori del "Gruppo 12" e del "Gruppo 5" di Trieste. Dal 1983 si occupa dell'attività espositiva dello storico "Caffè Stella Polare". Nel 1992, vinto un concorso nazionale, ha realizzato un grande pannello decorativo nello stadio "Nereo Rocco" di Trieste. Dal 2000 fa parte del gruppo "Arte Struktura" di Milano. Nel 2003 ha ricevuto il premio "Trieste Arte&Cultura". Ha allestito numerose personali ed ha partecipato a più di 300 collettive in Italia e all'estero conseguendo premi e riconoscimenti.




Roberto del Frate- Udine piazza S. Giacomo 2011 - olio e tecnica mista su tavola cm.60x48 Roberto del Frate - Trieste Giardino Pubblico 2010 - olio e acrilico su faesite cm.93x75 Roberto del Frate
14 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 01 giugno 2011
Galleria La Loggia - Udine

04 giugno (inaugurazione 20.30) - 31 agosto 2011
Atelier del Frate - Trieste
www.atelierdelfrate.com

Un duplice evento espositivo, ideato e curato dall'architetto Marianna Accerboni, che vedrà protagonista il pittore Roberto del Frate con una personale, in cui sarà esposta una ventina di dipinti recenti, per lo più inediti, realizzati a olio e tecnica mista su tavola e dedicati al paesaggio urbano del capoluogo friulano, accanto a vedute di campagna e ad alcune marine. A Trieste, all'Atelier del Frate (che in questa occasione verrà inaugurato ufficialmente), la vernice sarà sottolineata da una sorpresa di luce e musica. In mostra, un'ampia sequenza di oli su tavola inediti dedicati ai luoghi urbani della città giuliana, accanto a una serie di delicate ma intense marine. Roberto del Frate, veneziano di nascita e attivo a Trieste dallo scorso anno, ha aperto infatti da poco nel cuore del centro storico della città un affascinante atelier, dove dipinge ed espone i suoi lavori.

"La doppia personale a Udine e a Trieste" scrive Marianna Accerboni "vuole presentare in particolare un nuovo filone d'interesse dell'artista, che nell'ultimo anno si è dedicato con grande entusiasmo alle vedute urbane, riuscendo a reinterpretare la città attraverso un cromatismo e una struttura compositiva a volte inattesi, che trae spunto dalla realtà per ammantarsi lievemente di sogno e di un'ispirazione neoromantica, mentre il segno felice del pittore esce dai contorni del dettaglio come un libero appunto. La serie degli scorci urbani rappresenta un'ulteriore tappa nell'evoluzione del linguaggio dell'artista, che in tali lavori affronta il soggetto con maggiore libertà e levità, alleggerendo un tema, quale quello urbano, di per sé più complesso del paesaggio naturale.

Pittore dal tratto veloce e dal temperamento sensibilissimo ed entusiasta, del Frate nasce a Venezia il 31 gennaio 1960 da madre veneziana di nobile origine polacca. Il padre, Enrico del Frate, nativo di Palmanova (1929 - Venezia 2006), è un pittore affermato a livello locale e nazionale, da cui il figlio apprende fin da piccolissimo il mestiere dell'arte. Carattere eclettico e curioso, Roberto è anche raffinato scrittore (ha pubblicato 3 romanzi) e compositore. E le sue musiche riflettono la stessa luce e la medesima brillante dolcezza, che incontriamo nei suoi fascinosi e suggestivi dipinti, nei quali il piacere della pittura en plein air, tipica dell'impressionismo, è trasposta, con suadente talento, nella realtà contemporanea: un contesto, in cui l'artista sa interpretare e rendere umane e quasi romantiche anche le vie del centro congestionate dal traffico, mentre una leggera nebbia di silenzio, luce e sogno lieve, ammanta l'atmosfera e attutisce il rumore dei clackson.

Dopo aver frequentato assiduamente e vivamente l'atelier veneziano del padre, sito nel palazzo delle Meravegie, a due passi dall'Accademia di Belle Arti di Venezia, del Frate ha girato spesso l'Europa, partecipando con le sue opere a mostre di prestigio in Italia e all'estero e riscuotendo ampio consenso per il suo raffinato cromatismo, dalla preziosa sensibilità tonale. Nell'agosto 2009 giunge a Trieste e, pur provenendo da Venezia, rimane folgorato dal fascino mitteleuropeo della città e dalla bora, decidendo di vivere e di operare nel capoluogo giuliano, prima in un camper, poi nel suo atelier.

Nei suoi dipinti del Frate è capace di cogliere con maestria l'attimo fuggente, la realtà in movimento di un cagnolino in corsa (ama molto gli animali e di cani ne possiede nove) e la trasparenza delle acque, resa pittoricamente attraverso sapienti velature realizzate a olio, ad acrilico e attraverso altri materiali; sa raccontare lo sciabordio della risacca e lo stormire del vento tra i cespugli di fiori di un giardino, traducendo la magia e la contemplazione vivace dell'impressionismo in una sorta di epidermica atarassia, che lo rende capace d'interpretare, con immediata aderenza e ritmo felice il genius loci, la bellezza e l'atmosfera più intima dei luoghi."




Pino Callea - Pensieri - tecnica mista 2010 Pino Callea: Questione di pelle
21 aprile 2011 (ore 18.30) - 11 maggio 2011
Sala Comunale d'Arte di Trieste

La mostra, che sarà presentata dall'architetto Marianna Accerboni, propone una trentina di quadri e alcune sculture in bronzo, quest'ultime a tema marino, realizzate dall'artista nell'ultimo anno attraverso originali assemblaggi e collage. In tali lavori Callea intreccia preziose pelli di vitello, di camoscio, di boa e di lucertola, fantasiosamente e finemente lavorate, dipinte o verniciate, spesso argentate o traforate. E le accosta a paillettes e a raffinati cristalli, in gran parte Swarovski, incorniciando felicemente tali creazioni all'interno di passe par tout traforati o dal bordo squarciato e riassumendo in modo contemporaneo, attraverso la composizione di un universo dal vivace e suadente cromatismo, ludico e surreale, la poetica dell'object trouvé di duchampiana memoria.

"Una mostra dal lessico giovane e spontaneo" scrive Marianna Accerboni "che cattura il fruitore grazie all'istintiva capacità dell'artista di usare materiali impegnativi come il piombo, il rame e lo stagno e mezzi quali la fiamma ossidrica e la saldatrice elettrica in modo libero e fantastico, accostandoli a materiali più frivoli e ricreando in tal modo un'arte simbolica ed evocativa del proprio vissuto, dell'universale e dell'attualità contemporanea: un linguaggio che strizza l'occhio con verve mediterranea al sofisticato gioco dada e new dada del Novecento, di cui la Pop art fece ampio uso.

Uno spirito anche sottilmente pop, quello di Pino Callea, intriso di una brillante valenza onirica, che talvolta ci fa ritrovare nelle sue forme danzanti e ammiccanti fra le onde del mare e dell'attualità, il ritmo del sogno chagalliano: esplicitato in questo caso, riproponendo in chiave fantastica il materiale “pelle", decontestualizzato, come insegna lo spirito dada, dalla sua funzione quotidiana, estetica e decorativa. In tale rassegna Callea ha saputo sciogliere la propria creatività in un flusso argenteo, colorato e trasparente di fantasia e di ottimistico sentire, dimostrando la propria capacità di rinnovarsi, propria di ogni vero artista, e raggiungendo, nella sua evoluzione, una felice semplificazione delle forme e una capacità compositiva di sempre maggiore freschezza".




Dyalma Stultus - Autoritratto - olio su tavola cm.68.6x58 1973 Dyalma Stultus - Case a Sable - olio su compensato cm.68x71.6 1933 Dyalma Stultus da Trieste a Firenze
14 aprile (inaugurazione ore 16.30) - 30 aprile 2011 (prorogata al 7 maggio 2011)
Archivio di Stato di Trieste
as-ts@beniculturali.it

La esposizione propone una selezione di un centinaio di preziosi documenti provenienti dall'Archivio fiorentino del pittore Dyalma Stultus (Trieste, 1901 - Darfo, Brescia, 1977), composto da circa 3.000 pezzi, per la maggior parte inediti, e recentemente acquisito dall'Archivio di Stato grazie alla disponibilità delle figlie Selma, Marina e Nada. A corredo dei documenti vengono presentati 15 importanti e significativi oli su tavola, già proposti in passato in prestigiose sedi espositive, 8 tra bozzetti e spolveri per affreschi di grande grazia e bellezza, del tutto inediti, e 3 raffinati e vivaci piatti in ceramica ideati e realizzati a Rodi nel '31. Opere eseguite tra il 1921 e gli anni Settanta, che rappresentano con la loro poetica bellezza, il talento e la grande abilità tecnica del Maestro, l'evoluzione del suo linguaggio e l'equilibrata ricerca artistica condotta da Stultus nel corso del Novecento.

Il materiale archivistico esposto è composto da documenti personali, lettere, fotografie, libri, cataloghi, riviste, manoscritti autobiografici e lettere autografe del pittore e di importanti personaggi, tra cui il Principe di Torre e Tasso, per il quale Dyalma arredò e decorò alcune parti del castello di Duino, i pittori Felice Carena, Edmondo Passauro e Gianni Brumatti, il celebre chirurgo triestino Pietro Valdoni, gli scultori Asco e Ugo Carà, il giornalista e scrittore Giulio Caprin, la poetessa Lina Galli e il germanista inglese e poeta Benjamin Joseph Morse; e da attestati che testimoniano la presenza di Stultus ad appuntamenti artistici internazionali, quali per esempio le Biennali veneziane e le Quadriennali di Roma, o il suo rapporto con istituzioni come il Circolo Artistico Triestino, di cui divenne socio onorario nel '53.

Tra le opere esposte compaiono alcuni oli di esemplare importanza per comprendere il suo itinerario artistico, come Case a Sable (1933), Castagnaccio (1943), Prova di canto (1946), Scampagnata (1952), Nada che scrive (1953), Scherzo in riva all'Arno (1954), Tronchi (1968) e L'autoritratto (1973), fino al preludio all'inclinazione di Stultus verso il linguaggio dell'astrazione fantastica, compendiato da cenni d'ispirazione surreale e metafisica ed evidenziato nel dipinto intitolato Pietre (1970).

"Simbolo della rassegna" scrive Marianna Accerboni "è il piccolo disegno del '76 stilato dall'artista a penna e matita su carta e intitolato Le nostre mani, che rappresenta la sua mano intrecciata a quella della bellissima moglie Norma Aquilani, la sua musa, cui fu profondamente legato per tutta la vita. In mostra la felice narrazione di Stultus si palesa in tutto il suo magico equilibrio fantastico, in cui la realtà tende, attraverso l'accentuarsi della luce e della bellezza del paesaggio, del ritratto e della natura morta, a un ideale di perfezione estetica e interiore, che traluce dalla serenità dei volti e dei luoghi e si collega alla purezza primitivista di Giotto e a quella rinascimentale del '300 e del '400.

Quasi che Firenze, città d'origine della moglie dove visse dal '41 in poi, e la sua cultura artistica fossero doppiamente nel suo destino, intrecciate anche alle istanze dell'arte nordica e del realismo magico o fantastico: i tratti pittorici si palesano precisi, curati nei particolari e definiti nello spazio, la scena è immobile, quasi incantata e sospesa, mentre i protagonisti vivono una situazione di classicità assorta, in Stultus però mai inquietante. In tali raffigurazioni l'artista, bellissimo d'aspetto e dolcissimo di natura, anche se di carattere fermo, permane raffinato autore di un lessico pittorico colto e venato di un delicato accento poetico, che trasfigura la realtà della cose nell'ambito di un ritorno all'ordine, in cui i motivi di un sobrio simbolismo si fondono con afflati e sospensioni lievemente metafisici in una poetica di sublimazione del quotidiano.

Diplomato in ornato e decorazione all'Accademia di Belle Arti di Venezia dove aveva studiato sotto la guida di Augusto Sezanne ed Ettore Tito, Stultus espose dal '22 in numerosissime città italiane e straniere, ottenendo largo consenso di pubblico e di critica. Tra i primi a promuoverne l'opera fu proprio il critico triestino Silvio Benco, che lo presentò nel '32 in una personale alla Galleria Milano del capoluogo lombardo e il cui scritto per il catalogo è esposto in forma autografa in mostra: "Amo molto Stultus per la sua ferma volontà, la sua probità, il suo coraggio di lavorare da solo, lontano dalle conventicole e sdegnoso delle cose troppo facili e troppo meschine - scriveva Benco -...solo all'aspetto il mingherlino Stultus sembra ancora un ragazzo, gentile e sorridente. In verità egli è uno degli uomini più energici tra i nostri artisti d'oggi. Avvezzo a proporre alla sua pittura toni ben definiti e difficili e a trovare una soluzione rapida e interessante mercè la pratica chiarezza che è nel suo spirito."

Altrettanto fiducioso nella sua pittura fu un critico di rilievo come Nino Barbantini, il quale lo appoggiò in occasione della prima personale, che egli tenne a soli 21 anni nella prestigiosa sede veneziana di Cà Pesaro. Dopo diciott'anni dall'ultima mostra istituzionale a Trieste, che vide Stultus protagonista nel 1993 di una personale alla Sala Comunale d'Arte, l'importante pittore triestino ritorna ora all'attenzione del pubblico grazie a un duplice evento che intreccia le tappe della sua ricca esistenza, scandite nei documenti recentemente acquisiti dal suo archivio personale, con la testimonianza della sua arte, che trovò sempre entusiasti assertori e mecenati, per la sua capacità di esprimersi con eleganza e in modo molto personale, intenso e delicato nell'ambito della poetica del Novecento italiano.

In virtù anche dell'ampio arco temporale affrontato dalla mostra quest'ultima offre altresì un'interessante testimonianza diretta della vivace e variegata temperie artistica, culturale e sociale del '900 triestino e italiano, offrendo nuovi spunti per decrittarne i rapporti con l'ambiente europeo e internazionale." La mostra è promossa dall'Archivio di Stato in occasione della XIII Settimana della Cultura. Introdurranno la rassegna il direttore dell'Archivio Grazia Tatò, coordinatrice scientifica della rassegna, Pierpaolo Dorsi, soprintendente archivistico per il Friuli Venezia Giulia, e Luca Caburlotto, soprintendente per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia. Presentazione critica dell'architetto Marianna Accerboni, curatrice della mostra per la parte artistica, ordinata per la parte archivistica da Chiara Artico. Sabato 30 aprile, la mostra chiude con una visita guidata, che avrà luogo alle ore 12. L'incontro sarà condotto da Grazia Tatò e da Marianna Accerboni.




Nora Carella - Laguna - olio su tela cm.50x70 2010 Nora Carella - Vetri - olio su tela cm.50x70 2010 Nora Carella: Colore e Luce
28 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 17 aprile 2011 (prorogata al 15 maggio 2011)
Palazzo Costanzi - Trieste

Rassegna dedicata alla pittrice Nora Carella, promossa dal Comune di Trieste - Assessorato alla Cultura e Direzione Area Cultura e curata dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra una cinquantina di oli su tela dipinti dall'artista dagli anni Novanta a oggi, tra cui numerosi inediti. I lavori sono dedicati alle vedute d'acqua, con particolare riferimento alla laguna di Venezia, e al tema della natura morta di vetri e di fiori.

"In questa mostra, che testimonia la sua produzione dagli anni Novanta a oggi" scrive Marianna Accerboni " Nora Carella presenta paesaggi d'acqua, ispirati in prevalenza alle vedute lagunari e di Venezia, e nature morte di vetri e di fiori, che dipinge spesso a memoria, senza disegno preparatorio, usando, a volte, soltanto le dita. E cogliendone con tratto magistrale le trasparenze e, come nei suoi notissimi ritratti, la luce. Il magico scintillare di quest'ultima attraverso l'acqua della laguna e quella racchiusa entro eleganti forme di cristallo rappresenta infatti da alcuni anni la nuova maniera di Nora Carella.

Che, come ogni vero artista, è capace di rinnovare il proprio linguaggio e, in questo caso, di reinterpretare attraverso un segno luministico anche i colori e i temi di un raffinato quotidiano. La pittrice sa racchiudere nel suo pennello, in modo del tutto personale, la grazia e il lirico sentire di De Pisis e il silenzio della pittura morandiana, arricchendo per altro spesso tali parametri di una veemenza fauve, che fa da contrappunto, come in un diagramma musicale, a momenti i delicato lirismo.

Attraverso un lessico del tutto contemporaneo la Carella ripropone quella valenza luministica che, nel corso dei secoli, è stata l'arma vincente della grande pittura italiana ed europea, dimostrandosi una delle poche artiste capaci di imprimere nelle proprie opere un segno di luce, che è stata elemento fondamentale nella pittura di ogni tempo. Basti ricordare le adamantine trasparenze di Vermeer, iperrealista ante litteram e artista molto amato dall'autrice; nonché i virtuosismi luministici della Scuola veneta e la pittura en plein air degli Impressionisti, che in tal modo coglievano dal vivo gli aspetti più magici e intensi del paesaggio.

Per arrivare alle avanguardie del primo Novecento, da Picasso a Braque, all'Orfismo di Robert Delaunay, i quali, dalla frantumazione delle forme e dei volumi, facevano scaturire la valenza della luce e del colore. Mediante il sogno dei vetri e dei fiori e le trasparenti vedute della laguna veneta la Carella si palesa dunque come una tra le poche artiste capaci di trasfigurare l'oggetto e il tema dei suoi quadri in un pensiero di luce, offrendoci in tal modo un orizzonte pittorico di valenza speciale, intriso di poesia e di grande qualità."




Copertina Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba Lo Schiaffo
pagg.202, ed. La Mongolfiera Libri, €13,00

Presentazione romanzo
26 marzo 2011, ore 17.30
Palazzo Gopcevich - Trieste

"Con quest'ultima fatica Nidia Robba, sensibile scrittrice ottantasettenne, premiata dal Comune di Trieste con una targa alla carriera" scrive Marianna Accerboni "giunge all'ottavo romanzo e al diciassettesimo libro, considerando anche i volumi di liriche. Il romanzo narra, con la consueta sensibilità, passione e competenza storica e di costume, l'incontro e il rapporto tra l'irredentista Ugo, triestino di idee mazziniane, che per il suo credo politico si trova al confino in Austria, Hilde, austriaca di Graz, e il torinese Ezio.

Tre mondi e tre culture s'intrecciano dunque a Trieste e a Graz, dove si svolge il racconto, ambientato tra il periodo della prima guerra mondiale e il decennio successivo: quella italiana e quella austriaca, ma anche quella ellenica, molto presente ieri e oggi nel capoluogo giuliano, cui è legata la protagonista femminile. In gioco ci sono sentimenti d'amore e d'amicizia, vissuti intensamente sullo sfondo di una Trieste di un secolo fa, nei cui luoghi più significativi l'autrice ci conduce quasi per mano: da viale XX Settembre (che lei chiama col vecchio nome di Acquedotto) a piazza Goldoni fino a piazza Unità, lungo il mare e nei luoghi della cultura, come il Caffè Tommaseo, il Teatro Verdi e il Rossetti, Miramare, l'ottocentesca Biblioteca Civica, permeando il racconto dell'amata cultura classica, dell'interesse per la mitologia e la storia e per la cultura, la musica e il Romanticismo tedesco.

Con una scrittura dal ritmo incalzante, sottolineata da numerosi coup de théâtre, lirico sentire e grande partecipazione ai sentimenti, come avviene in tutti i suoi appassionati scritti, Nidia Robba riesce ancora una volta a tenere il lettore appeso a un filo, grazie a una prosa avvincente, che non lascia respiro fino alla conclusione, a una scrittura essenziale e colta in modo lieve, la quale lascia trasparire un'istintiva vena esoterica. Nidia Robba, che ha ricevuto più volte premi speciali, tra cui il premio "Città di Venezia", ha studiato alla Facoltà di Lettere di Firenze, dove ha risieduto per alcuni anni, e ha viaggiato moltissimo in Italia e all'estero.

A diciott'anni ha scritto il primo romanzo. Numerosissime sono le sue poesie, ma per decenni, fino al '78, la scrittrice ha gettato nel fuoco le sue opere, a causa di una sorta di intimo pudore, iniziando a pubblicare solo nel 2002 per l'interessamento della figlia." Il volume - il diciassettesimo libro della scrittrice e poetessa triestina - sarà presentato dall'architetto Marianna Accerboni e dallo studioso Fausto Ranieri. L'incontro sarà coordinato da Helga Lumbar, che leggerà anche alcuni passi del romanzo.

Prefazione al romanzo Lo Schiaffo




Roberto del Frate - Mare d'inverno - olio e tecnica mista su tavola Roberto del Frate - Trieste - Bus 25 - olio e tecnica mista su faesite Roberto del Frate
15 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 31 marzo
negozio Godina - Trieste

Mostra personale del pittore Roberto del Frate, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. Saranno esposte una trentina di opere realizzate dall'artista ad acrilico con velature a olio dal 2000 a oggi e dedicate al tema del paesaggio naturale e agli spazi urbani di Trieste. La rassegna, che proporrà diversi oli inediti, inaugura la nuova presenza di Godina quale promotrice d'arte in città. L'artista ha aperto nel capoluogo giuliano un affascinante atelier nel cuore del centro storico, dove dipinge ed espone i suoi lavori. Dopo la mostra da Godina, l'atelier ospiterà ogni quaranta giorni una rassegna monotematica di Del Frate.

"Pittore dal tratto veloce e dal temperamento sensibilissimo ed entusiasta" scrive Marianna Accerboni "del Frate nasce a Venezia (1960) da madre veneziana di nobile origine polacca. Il padre, Enrico del Frate, nativo di Palmanova (1929 - Venezia 2006), è un pittore affermato a livello locale e nazionale, da cui il figlio apprende il mestiere dell'arte. Carattere eclettico e curioso, Roberto è anche raffinato scrittore (ha pubblicato 3 romanzi) e compositore. E le sue musiche riflettono la stessa luce e la medesima brillante dolcezza, che incontriamo nei suoi fascinosi e suggestivi dipinti, in cui il piacere della pittura en plein air, tipica dell'impressionismo, è trasposta, con suadente talento, nella realtà contemporanea, in cui l'artista sa interpretare e rendere umane e quasi romantiche anche le vie del centro congestionate dal traffico, mentre una leggera nebbia di silenzio, luce e sogno lieve, ammanta l'atmosfera e attutisce il rumore dei clackson.

Dopo aver frequentato assiduamente e vivamente l'atelier veneziano del padre, sito nel palazzo delle Meravegie, a due passi dall'Accademia di Belle Arti di Venezia, del Frate ha girato spesso l'Europa, partecipando con le sue opere a mostre di prestigio in Italia e all'estero e riscuotendo ampio consenso per il suo raffinato cromatismo, dalla preziosa sensibilità tonale. Nell'agosto 2009 giunge a Trieste e, pur provenendo da Venezia, rimane folgorato dal fascino mitteleuropeo della città e dalla bora, decidendo di vivere e di operare qui, prima in un camper, poi nel suo atelier.

Nei suoi dipinti è capace di cogliere con maestria l'attimo fuggente, la realtà in movimento di un cagnolino in corsa (ama molto gli animali e di cani ne possiede nove), la trasparenza delle acque, lo sciabordio della risacca e lo stormire del vento tra i cespugli di fiori di un giardino, traducendo la magia e la contemplazione vivace dell'impressionismo in una sorta di epidermica atarassia, che lo rende capace d'interpretare, con immediata aderenza e ritmo felice il genius loci, la bellezza e l'atmosfera più intima dei luoghi."




Gabriella Pitacco Prestelli - Angelo Custode - tempera all'uovo su tavola cm.24x46 2005 Gabriella Pitacco Prestelli - Vergine della Tenerezza - tempera all'uovo su tavola cm.36x46 2008 Gabriella Pitacco Prestelli: Icone
12 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 24 marzo 2011
Sala del Giubileo - Trieste

Mostra di icone realizzate dall'artista triestina Gabriella Pitacco Prestelli, curata dall'architetto Marianna Accerboni, che introdurrà l'esposizione. Presentate quasi una quarantina di opere create dall'artista dalla fine degli anni Novanta a oggi, operando alla maniera antica, secondo un metodo filologico, accanto a una piccola sezione dedicata alle committenze per luoghi sacri: un'attività molto laboriosa, quella dell'iconografia, che presuppone una conoscenza profonda della filosofia di vita e del credo religioso che sottende l'arte dell'icona.

Gabriella Pitacco Prestelli, formatasi alla Scuola di Figura e agli stages en plein air di Nino Perizi al Museo Revoltella di Trieste, ha approfondito per diversi anni l'arte dell'icona in scuole specializzate a Seriate (Bergamo), Milano, Maguzzano (Brescia), Torreglia (Padova) e Trento. Prestelli interpreta la complessa arte dell'icona con appassionata sensibilità e padronanza tecnica, partendo dalla tavola di tiglio, su cui viene incollata la tela di lino, che simbolizza la Sindone, sulla quale interviene successivamente con l'applicazione di una decina di stesure di gesso e con tutta una serie di velature leggerissime, tanto che per realizzare una sola icona l'artista impiega anche due mesi.

Prestelli ha tenuto più mostre personali nel Convento della Chiesa Madonna del Mare di Trieste. Ha esposto nella sede dell'Associazione Amici dei Musei del capoluogo giuliano, nella Pinacoteca di Aquileia, nel Chiostro quattrocentesco del Tempio di S. Lorenzo a Vicenza, al Museo Haus Wassermann di Villabassa (Bolzano) e nel Castello di Monguelfo (Bolzano), riscuotendo grande interesse. Per l'altare della Chiesa Madonna del Mare ha dipinto il Crocifisso di S. Damiano (h. cm.140) e due paliotti (cm.100x280 ciascuno); per il refettorio del Convento Sacro Cuore di Saccolongo (Padova) ha realizzato un importante trittico (cm.400x150).

"Partendo da approfonditi studi di disegno e pittura" scrive Marianna Accerboni "Gabriella Prestelli si è gradualmente appassionata all'arte dell'icona, raffigurazione sacra dipinta su tavola e prodotta nell'ambito della cultura bizantina e slava, che prese avvio attorno al V secolo, quale espressione grafica del messaggio cristiano affermato nel Vangelo attraverso le parole ed estrinsecato dalla teologia; per questa specularità e per il fedele immedesimarsi nel credo cristiano, si dice infatti che le icone non si dipingono, ma si scrivono. E per tale motivo il teologo Eudochimos affermava che quest'ultime non appartengono all'arte religiosa, bensì a quella teologica.

Affascinata dal significato profondo e dalla raffinata simbologia che sottendono l'icona (che in Russia assume un significato molto particolare, poiché simbolismo e tradizione non coinvolgono solo l'aspetto pittorico, ma anche quello relativo alla preparazione e al materiale utilizzato, oltre alla disposizione e al luogo entro il quale l'opera va collocata), con grande cura e passione la pittrice esegue scrupolosamente i dettami classici della realizzazione dell'icona, pervenendo a degli armonici dipinti, pervasi di rispettosa operosità e di un vivace, brillante senso del colore, per cui Prestelli era stata molto ammirata da Nino Perizi.

Sono icone ricche di luce, grazie anche all'uso di pigmenti e altri materiali naturali, che garantiscono inoltre la conservazione di tali opere nel corso del tempo Temi prediletti dell'artista sono la Vergine della Tenerezza, di cui la mostra propone diverse interpretazioni, gli elegantissimi Arcangeli Michele e Gabriele e il Salvatore, che fu, assieme alla Madre di Dio, la prima icona, essendo l'elemento fondante dell'iconografia cristiana l'incarnazione di Cristo."




Aldo Bressanutti - Piazza Barbacan - olio su tavola cm.200x140 2010 Aldo Bressanutti - Posto fisso - olio su tavola cm.40x50 2010 Aldo Bressanutti: Surrealismo
26 febbraio (inaugurazione ore 18.00) - 11 marzo 2011
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste

La rassegna del pittore Aldo Bressanutti propone una trentina di oli su tavola inediti, realizzati dall'artista nel 2010 e dedicati esclusivamente al tema surreale. "Dotato di grande talento e di una verve espressiva del tutto personale" - scrive Marianna Accerboni, curatrice della mostra - "Bressanutti ha creato nel corso della sua lunga attività pittorica un universo in bilico tra realtà autentica e onirica, mostrandosi capace di coniugare l'indagine del reale con il sogno metafisico e surreale e con la tenerezza del ricordo, celata dietro cenni ludici e ironici. Ogni sua opera è infatti venata di un'ironia più o meno accentuata, che accompagna soprattutto la produzione surreale, mentre, nel ritrarre la realtà - in questo caso i memorabili interni autobiografici - il pennello si tinge sovente di una sfumatura poetica, non dichiarata ma latente, che si addolcisce in un originale racconto declinato dal pittore come un apparente divertissement.

Pittore sensibilissimo, Bressanutti è molto noto per i suoi interni dedicati a Cittàvecchia, in cui traccia un velo costante d'intimismo e di gioco e testimonia un mondo che ormai non c'è più. In queste vedute è come se cercasse di raccontasse una favola a lieto fine, in cui la matrice intimista, espressa attraverso la volontà di rendere intima una realtà dura, ben si sposa con la vena surreale, che negli interni rende, come nelle fiabe e nei cartoons, tutto possibile, al di là e al di fuori del reale. Come scopersi anni fa - eravamo agli inizi del 2002 - quando l'artista mi fece vedere delle strabilianti opere di accentuata inclinazione surreale, che per la loro originalità mi fecero conoscere un Bressanutti inatteso.

L'aspetto surreale rappresenta una sezione interessantissima del lavoro dell'artista, che, autodidatta, lo intraprese negli anni cinquanta del secolo scorso, per poi abbandonarlo fino appunto ai primi del 2000, per il timore di essere accusato di aver copiato i grandi surrealisti belgi e francesi, la cui pittura non gli era in verità nota. Attraverso l'idioma surreale e secondo gli input di questa tendenza, che Bressanutti approccia a pelle, senza in realtà conoscere i dettami che lo scrittore André Breton, nella Parigi del 1924 stilò sul primo manifesto surrealista, il pittore libera le profondità più inaccessibili dell'inconscio, suscitando con il pennello atmosfere intense, imprevedibili e a volte drammatiche, in cui il tema ecologico s'intreccia con l'intimo dolore, con il gioco e con una sorta di violenza cosmica e ambientale di notevole impatto e valenza emotiva.

La pittura d'interni, venata di palpiti surreali, e quella più propriamente surrealista, ripresa da Bressanutti negli anni 2000, oltre a testimoniare la grande passione dell'artista per il colore e, nel caso dei numerosi disegni e incisioni, la dedizione al segno, sono riprodotte in una quantità vastissima di oli, disegni, incisioni, tempere, tecniche miste, pitture su ceramica e illustrazioni, che sottolineano l'intensa passione del pittore per il suo lavoro". Pittore e incisore, Aldo Bressanutti (Latisana, 1923), autodidatta, ha anche realizzato sei volumi dedicati a Trieste, Friuli Venezia Giulia, Istria e Muggia (quest'ultimo in collaborazione con Italico Stener) con testi, tra gli altri, di G. Bergamini, L. Lago, L. Padovese, A. Seri e S. Tavano, illustrando tali luoghi con oltre 1500 tra grafiche, disegni e dipinti e fermandone con taglio indelebile ed efficace la memoria.

Ha dipinto circa 1500 opere a olio. Nel 1998 la casa editrice Lint di Trieste ha pubblicato una monografia a compendio di cinquant'anni della sua attività artistica. E' autore di numerose copertine di libri di varia cultura, di riviste d'arte e di manifesti. Di particolare interesse appaiono le illustrazioni d'impronta surreale ideate nei primi anni settanta per le copertine di alcuni libri di fantascienza e la realizzazione, sempre in stile surrealista, del manifesto per la prima edizione del Festival della Fantascienza, svoltosi a Trieste nel 1972.




Furio Casali - La Defense di Parigi e il Palazzo della Marineria di Trieste - foto analogica e collage 2007 Furio Casali - Forme - foto analogica, collage e grafica 2007 Furio Casali: Forme 010
17 febbraio (inaugurazione ore 17.30) - 09 marzo 2011
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Mostra del fotografo Furio Casali, presentata dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna propone 25 opere fotografiche e 3 sculture composite, stampate da diapositiva, realizzati dal 2007 al 2010 e originalmente assemblate dall'autore anche nella terza dimensione con inediti e appropriati interventi grafici. "Una creatività razionale e nel contempo libera" scrive Marianna Accerboni "connota le opere del fotografo triestino Furio Casali, il cui interesse principale è rappresentato dall'architettura. In tale ambito l'autore, che ha al suo attivo più di trenta mostre personali e si è aggiudicato numerosi e prestigiosi premi, tra cui due Trofei Pollitzer, compone delle singolari ed equilibrate opere tridimensionali che, armoniche ed essenziali, pur nella complessità, sanno compendiare un equilibrato e originale rapporto tra pieni e vuoti, luci e ombre, volumi diversi e accesi cromatismi, scivolando in un linguaggio surreale, ma nel contempo ordinato, che reinterpreta grandi progetti architettonici, assemblandoli con scelte compositive inconsuete ed azzeccate.

Casali in sostanza "riprogetta il progetto", intrecciando per esempio parte dei volumi di un palazzo del complesso della Defense, nel circondario di Parigi, con le forme organiche del museo Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry o con quelli del palazzo della Marineria di Trieste, o ancora con le architetture postmoderne dello Stadio Rocco. Oppure svolgendo sul piano le forme architettoniche del Guggenheim, di altri edifici o addirittura di un TIR e "rallegrandone", nel primo caso, la cromia attraverso intersezioni dai colori vivaci.

O si diverte, facendo sorgere un palazzo su un prato o creando quattro racconti fotografici sulla pioggia. In tal modo Casali perviene a una sorta di Babele contemporanea, composta attraverso un elegante gioco creativo, in cui l'artista inserisce nell'opera anche la propria perizia artigianale, senza tuttavia intervenire mai con Photoshop. Parte invece dalla fotografia analogica, cioè dalla stampa di negativi e diapositive, assemblando successivamente sezioni d'immagini e intervenendo infine con intarsi di cartoncini ed elementi grafici di propria invenzione.




Foto di Adriana De Caro Foto di Olga Micol Olga Micol e Adriana De Caro: Attimi nel tempo
28 gennaio (inaugurazione ore 18.00) - 21 febbraio 2011
Antico Caffè Stella Polare - Trieste

Mostra personale di due fotografe, Olga Micol e Adriana De Caro, introdotta sul piano critico da Marianna Accerboni e curata da Claudio Sivini. Micol, che di recente ha ricevuto un importante riconoscimento artistico in California, propone una quindicina di immagini a colori realizzate con il metodo digitale, ma senza ritocchi, che narrano la realtà, la serenità e l'atarassia di un Oriente lontano, non molto frequentato e perciò sconosciuto ai più. De Caro, che si è formata in Australia e in Spagna e ha esposto in qualificate mostre collettive e personali, presenta invece una dozzina d'immagini fotografiche realizzate nel 2008 con il metodo digitale e ritoccate con Photoshop per quanto riguarda l'aspetto cromatico. La rassegna si svolge sotto il patrocinio della F.I.A.F. (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).

Il 4 febbraio, alle ore 17.30 al Salone degli Incontri del Circolo delle Generali di Trieste, Olga Micol proporrà - alla presenza del direttore di "Generali China Life Insurance Co. Ltd." Renzo Isler, che vive e lavora da anni in quel lontano paese e parlerà delle Agenzie Generali nella Repubblica Popolare - un video sulla Cina odierna. Saranno proiettate immagini di Pechino, Shangai, Chengdu, Xi'an e quelle delle agenzie Generali in Cina, abbinate alla storia racconto di un funzionario della Compagnia, che, tra il 1923 e il '24, cercò di aprirvi un'agenzia, senza riuscirci.




Tullio Fantuzzi - Parete d'angolo - tecnica mista ad affresco - cm93x81 Tullio Fantuzzi - Il pizzo e la serranda - tecnica mista ad affresco - cm102x158 Tullio Fantuzzi: Abitare il sogno
29 gennaio (inaugurazione ore 18.00) - 11 febbraio 2011
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste

Mostra personale del pittore Tullio Fantuzzi, a cura di Marianna Accerboni, con più di una ventina di opere realizzate ad affresco a tecnica mista. "Magistrale disegnatore d'interni" scrive Marianna Accerboni "Tullio Fantuzzi dipinge fin da giovanissimo, dai tempi in cui frequentava l'Istituto Statale d'Arte 'Nordio' di Trieste sotto la guida di maestri storici quali Riccardo Bastianutto per le tecniche pittoriche, Dino Predonzani per la progettazione decorativa delle navi, Girolamo Caramori per l'incisione, Ugo Carà per la plastica, Ladislao De Gauss per il disegno dal vero ecc.

Dopo questa fondamentale formazione, nel cui ambito si sono affinati i migliori artisti triestini, il pittore partecipa ai corsi della Scuola Libera di Figura tenuti da Nino Perizi al Museo Revoltella, componendo architetture figurative, in cui il corpo femminile si propone in tutta la sua rigogliosa bellezza. Ma in pittura, campo in cui l'autore ha meritato numerosissimi riconoscimenti, Fantuzzi approccia un altro genere: dipinge abitati silenti e luminosi, le cui forme, sottolineate da caldi cromatismi, proseguono armonicamente nello spazio della cornice. Una laboriosa tecnica ad affresco su intonaco, arricchita da inserzioni in cartone, connota i suoi lavori, in cui il soggetto prediletto, cioè i muri di vecchie case, trasmette al fruitore l'anima di chi vi ha vissuto.

Razionalità, buon gusto ed estro fantastico s'intrecciano in queste opere dal taglio inizialmente figurativo, di forte e raffinata valenza materica: seguendo un percorso di progressiva semplificazione, interpretano il tema e si accostano sempre di più a un contesto che guarda all'astrazione e attualmente si attesta sulla soglia di un armonico minimalismo, in cui l'equilibrio delle parti è spesso sotteso e compendiato da un filo reale, ma nel contempo simbolico, che collega le diverse componenti del quadro, bilanciandone il rapporto. Sono lavori fantasiosi, vivaci e delicati caratterizzati appunto da un simbolismo lieve e da colori accattivanti e coinvolgenti, in cui all'intonaco arricchito di pigmenti naturali, declinati generalmente su tela incollata su truciolare, Fantuzzi sa aggiungere la componente ineffabile del sogno."




Loredana Riavini - L'ombra del gelso - acrilico su tela 2010 Loredana Riavini - Ritorneremo - acrilico su tela cm.70x100 2008 Loredana Riavini: La soglia del tempo
27 gennaio (inaugurazione ore 18.00) - 16 febbraio 2011
Sala Comunale d'Arte - Trieste

La rassegna, presentata dall'architetto Marianna Accerboni, propone una ventina di opere in parte inedite, realizzate dall'artista ad acrilico su tavola e su tela dal 2005 a oggi. "C'è quasi sempre una porta socchiusa" scrive Marianna Accerboni "che conduce nel mondo magico, razionale e quasi senza tempo, o meglio antico, di Loredana Riavini. Attraverso una soglia, che è anche sommesso invito a entrare nel passato, si dipana una capacità compositiva e timbrica, cromatica e tonale, di grande professionalità e di semplice, ma non elementare, bellezza, coronata da equilibrio e sottesa da un velo di accentuata sensibilità poetica verso la vita e il mistero dei suoi accadimenti.

Una passione per la pittura, quella della Riavini, coltivata fin da giovanissima all'Istituto Statale d'Arte di Trieste, dove l'affascinante e sorridente pittrice dagli occhi grigio-verdi ebbe modo di sperimentare le diverse discipline sotto la guida dei maestri più prestigiosi e degli artisti più significativi dell'epoca (Riccardo Bastianutto per le tecniche pittoriche, Dino Predonzani per la progettazione decorativa delle navi, Girolamo Caramori per l'incisione, Ugo Carà per la plastica, Ladislao De Gauss per il disegno dal vero ecc.). Il risultato? Un talento autentico, educato finemente all'arte, teso a raccontare i segreti di case abbandonate dell'interno dell'Istria soprattutto e in parte del Carso...

Ora tutto questo non c'è più, ma le molteplici stratificazioni d'intonaco e di pittura che permangono sulle facciate e che incuriosiscono e affascinano particolarmente la pittrice, conservano la memoria di quell'attimo fuggente che è la nostra vita. Pur riandando indietro nel tempo, la Riavini si appropria di una tecnica contemporanea - l'acrilico su tavola, meno spesso su tela - eseguita con la paziente accuratezza dei modi antichi nel preparare il fondo (con gesso e colla caravella) e nello stendere alla fine la gommalacca.

E dall'amalgama di capacità tecnica e professionalità, curiosità per il mistero e amore per la naturalezza della vita, fuoriescono queste ineffabili tracce postimpressioniste, che l'artista ha sempre più sintetizzato nel corso del tempo e di cui, nella presente rassegna, ci offre le prove più recenti e mature, realizzate dal 2005 a oggi e intrise di luce e di profondità. Esterni sempre più minimalisti e scabri, che all'inizio, nei primi anni '90, l'autrice popolava di qualche anziano personaggio; poi non più - conclude il critico - solo muri, ricoperti di foglie quando il suo stato d'animo è più sereno, dipinti nell'ambito di una ricerca che l'artista intende ora estendere ad altri paesi dal mistero più recondito, quali per esempio India ed Egitto."




Incanti di Natale - Marianna Accerboni Progetto di Marianna Accerboni a Muggia 2010 Muggia - Incanti di Natale - Marianna Accerboni "Incanti di Natale"
Festività all'insegna della luce a Muggia

termina lo 08 gennaio 2011

Nell'ambito della tradizionale iniziativa organizzata dal Comune di Muggia (Trieste) per coinvolgere tutti i cittadini nel centro storico e valorizzarne le potenzialità artistiche e di sviluppo economico, richiamando visitatori da Trieste, ma anche dalla Regione e dai Paesi vicini, sorpresa e grande interesse hanno suscitato le inedite suggestioni di luce ideate da una nota artista quale Marianna Accerboni, invitata a creare delle installazioni site specific in linea con le più attuali concezioni dell'arte contemporanea e dell'urban art, che stanno caratterizzando le festività nelle capitali dell'arte e della cultura in Italia e all'estero.

Nel progetto, che rappresenta il primo passo verso una reinterpretazione sperimentale del sito attraverso suggestivi effetti illuminotecnici, l'architetto triestino, che lavora dal '95 in Italia e all'estero sul tema della luce, prende infatti spunto dall'intima bellezza del borgo antico di Muggia, caratterizzato da architetture e preesistenze rimaste intatte nel tempo, per sottolineare questa magica valenza attraverso un gioco di luci che accentua la possibilità di un'interpretazione fantastica del sito attraverso i suoi edifici più significativi: a partire dal nucleo principale di piazza Marconi con l'antico Palazzo Comunale, ricostruito dopo l'incendio del 1930, e la preziosa chiesa dalla facciata gotico-rinascimentale, trasformati dalla luce quasi facessero parte di un fantastico presepe; mentre un "incanto" di luce blù avvolge anche l'antica "losa", la "portizza" e la storica porta da cui si accede al litorale.

Per poi espandersi in tutto il centro storico con decorazioni natalizie, semplici ma suggestive, atte a sottolineare la vita quotidiana del borgo marinaro, arricchite di lievi dissolvenze cromatiche, che attraverso l'azzurro intenso alludono e richiamano magicamente la suggestione del mare. Intanto, secondo la migliore tradizione fiabesca, un festoso esercito di Babbi Natale, deliziosi nel loro fantasioso abito rosso, conducono nella piazza un luminoso, musicalissimo carretto chiamato grattin di Natale: un Natale per sognare, ma anche una sorta di progetto work in progress, che, già fin d'ora, ci dà appuntamento al 2011.




Home page