Newsletter Kritik di Ninni Radicini - Arte Libri Festival del Cinema Convegni Prima del nuovo numero di Kritik
   
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Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni

Marianna Accerboni, scenografo e critico d'arte e d'architettura, già allieva e collaboratrice del grande scenografo Luciano Damiani, idea e organizza, in qualità di curatore e di progettista dell'allestimento e della linea grafica, mostre ed eventi d'arte in Italia e all'estero (Roma, Firenze, Trieste, Bruxelles, Austria, ecc.), in cui, alla competenza critica commistiona inediti interventi di luce, che realizza con l'ausilio delle più sofisticate tecnologie. Dalla metà degli anni Novanta lavora infatti sul tema della luce, nel cui ambito ha ideato scenografie d'avanguardia da realizzarsi attraverso raggi laser, allestimenti e scenografie di luce per concerti, spettacoli teatrali e mostre d'arte ed eventi multimediali e di luce per spazi urbani e musei. Ha esposto abiti-scultura e di luce, bozzetti per scene e costumi e installazioni luminose in gallerie d'arte e teatri in Italia e all'estero.
www.mariannaaccerboni.com

Le rassegne precedenti curate da Marianna Accerboni: 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08




Lista delle mostre e delle conferenze presentate:

- Silvano Clavora: Espressioni carsiche
- Inaugurazione dell'Atelier Dell'Arte
- "Essere Gillo Dorfles"
- Claudio Sivini. "La luce, l'ombra, il riflesso"
- Silvio Balestra. Oltre il reale. Flussi di pensiero
- Leopoldo Bon
- Nora Carella. Luce senza tempo
- Fabio Colussi: Incanto e luci dell'Adriatico
- Leonor Fini. Memorie triestine
- XVIII ed."La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita"
- Giorgetta Dorfles: Antinomie
- Il mare di Trieste
- Carolina Franza: "Angeli! Angeli! Agnui! Angels!"
- Livio Mozina: L'arte di insegnare l'arte
- Emmanuela Renzi: "Riflessi"
- Gillo 107 (Gorizia)
- Guido Percacci
- Mare Nordest - 6a edizione: Nello Pacchietto
- Livio Zoppolato: I muri raccontano
- Serena Boccanegra: Sotto al letto di mia nonna
- Fabio Colussi: "Tra cielo e mare"
- Gillo 107 (Trieste)
- Daniela Turk
- 27esima mostra del Piccolo formato
- Patrizia Schoss
- Sergio Budicin: Cavalli, cavalieri e battaglie




Silvano Clavora - Espressione carsica 02 - tecnica mista cm.80x50 2013-2016 Silvano Clavora - Espressione carsica 06 - tecnica mista cm.80x100 2013-2016 Silvano Clavora - Espressione carsica 05 - tecnica mista cm.150x120 2013-2016 Silvano Clavora: Espressioni carsiche
13 aprile - 18 maggio 2018
Palazzo del Consiglio Regionale - Trieste

Mostra personale del pittore Silvano Clavora introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna, corredata da un catalogo, propone più di una cinquantina di lavori, tra cui molti inediti, realizzati dall'artista secondo varie tecniche e dedicati esclusivamente al Carso: dal figurativo d'inclinazione tradizionale dipinto a olio su faesite negli anni Sessanta, al materico a tecnica mista degli anni Duemila, orientato sempre più verso l'informale. Pittore poliedrico e sperimentatore inesauribile, attraverso l'evoluzione del proprio linguaggio Clavora offre al fruitore in un percorso consequenziale e coerente, molteplici ed efficaci interpretazioni dell'essenza di questo paesaggio speciale, dalle energie segrete, che l'artista riesce efficacemente a tradurre nelle prove più mature in una sorta di bassorilievo.

"Il Carso con i suoi molteplici aspetti e umori, le sue brume e gli abissi di luce, il rosso brillante del sommaco e i toni verdi della bella stagione, le algide cave, le sue acque segrete," scrive Marianna Accerboni "ha rappresentato per anni, dagli esordi dell'artista ai nostri giorni, una delle tematiche predilette e più sentite da Silvano Clavora, pittore estremamente poliedrico e sperimentatore fantasioso e inesauribile. L'evoluzione del suo linguaggio, dal figurativo d'inclinazione tradizionale realizzato a olio su faesite negli anni Sessanta al materico a tecnica mista degli anni Duemila, orientato sempre più verso l'informale, ha abbracciato in modo continuativo il Carso, offrendo al fruitore molteplici interpretazioni dell'essenza di questo paesaggio speciale, dalle energie segrete e unico per certe caratteristiche della flora.

Specificità che l'artista, grazie al suo intuito e alla sua sensibilità, ha saputo cogliere brillantemente, ideando nel corso del tempo più versioni stilistiche e interpretative dei luoghi: visioni giovanili delicate e neoromantiche, che negli anni Settanta rammentano certe finezze dell'Art Nouveau o toccano varie corde dell'Espressionismo; o figurazioni oniriche come la splendida "Dama bianca" degli anni Ottanta oppure opere ad acrilico che negli anni Novanta testimoniano una molteplice sperimentazione in direzione del Divisionismo e che col passare del tempo si fanno a volte giocose e spesso ingegnose. Come quando, alla fine degli anni Novanta, dipinge ad acrilico su cristallo le forme carsiche, lasciando alcune zone prive di colore e quindi trasparenti, sì da poterle modificare a piacere del fruitore e con la sua interazione, grazie all'apposizione sul retro di cartoni colorati diversi…come dire, un quadro per ogni stagione e per ogni stato d'animo.

Sono opere sempre intense e luminose, che testimoniano la ricerca e il raggiungimento del traguardo della sintesi da parte di Clavora, che le ha volute raggruppare sotto il titolo di Espressioni carsiche. Attraverso una cinquantina di lavori, tra cui molti inediti, l'autore riesce a raccontare l'amato paesaggio carsico, traducendone infine, dopo il Duemila, la fisicità in una sorta di bassorilievo materico che interpreta e ci restituisce, mediante le sue aspre concrezioni, il concetto d'energia insito in queste terre. Clavora sottolinea inoltre con vigore le asperità e le specificità di questo altopiano speciale grazie alle rifrazioni di luce che dalla tridimensionalità di tali 'bassorilievi' contemporanei si dipartono, enfatizzate nelle prove più recenti anche dal rapporto tra bianco e nero, divenuto nel frattempo l'accostamento cromatico preferito dall'artista."




Inaugurazione dell'Atelier Dell'Arte
Mostra: "Tra il sogno e la realtà"


Trieste, 07 aprile (inaugurazione) - 14 aprile 2018

S'inaugura l'Atelier dell'arte, con una rassegna intitolata "Tra il sogno e la realtà", gestita dall'omonima associazione e introdotta da Marianna Accerboni. In mostra opere di Maria Rita Angelini, ideatrice dell'iniziativa, e di Ruggero Raimondi, artista triestino di qualità che ritorna alla ribalta dopo molti anni di silenzio. Espongono anche Fabrizio Brescia, Tiziana Ferrari, Ingrid Kuris, Linda Minossa e Ambra Sibilio.

"Trieste, città colta e sensibile all'arte" scrive Mraianna Accerboni "si arricchisce di un nuovo spazio espositivo, l'Atelier dell'arte: quattrocentottanta metri quadrati che nobilitano una strada, fino a pochi anni fa costellata da attività artigianali triestine, poi trasformatesi spesso in bar. Il coraggio dell'impresa è di Maria Rita Angelini, romana a Trieste da quarant'anni, pittrice e figlia d'arte, poiché la madre Elena De Simone era un architetto-artista che fin da giovanissima l'aveva iniziata a diverse discipline artistiche. (...) In mostra opere dell'Angelini stessa che, dopo un periodo ispirato allo spazialismo, propone ora dipinti di taglio figurativo. Testimoni del suo entusiasmo per la pittura a olio, svolta con un occhio attento alla tradizione ma anche alla Pop art e alla pittura, digitale che ritiene sarà il futuro dell'arte. Da menzionare altresì la sua passione per le grandi superfici telate, murali e lignee, dipinte con la consueta verve, e per il recupero architettonico.

Accanto al vivace cromatismo della pittrice romana, vengono presentate diverse prove dell'arte visionaria e fantastica di Ruggero Raimondi, artista triestino di qualità che ritorna alla ribalta dopo molti anni di silenzio e una intensa e qualificata attività giovanile internazionale. La nuova galleria, dove ha sede l'Associazione, il cui programma futuro sarà costellato di numerosi eventi e incontri culturali, è collocata in un palazzo Liberty di grande pregio, testimone di quella particolare accezione che tale stile assunse a Trieste, città in cui s'intrecciano molteplici culture. Progettato nel 1912 dall'architetto Franco Angeli, fu edificato due anni dopo con l'innovazione, sotto il profilo strutturale, del cemento armato. Lo spazio espositivo è un gioiello che Angelini acquistò 13 anni fa in stato di assoluto degrado e che ha restaurato con grande passione, mirando anche alla riqualificazione della via. Prossima tappa sarà la mostra in galleria di 170 opere di artisti romani."




"Essere Gillo Dorfles"
Celebrazione 'a più voci' per ricordare Gillo Dorfles


12 aprile 2018, ore 17.00-19.00
Museo Revoltella - Trieste

Per ricordare il 108° compleanno di Gillo Dorfles, a poco più di un mese dalla sua scomparsa, avrà luogo a Trieste, città, dove era nato il 12 aprile del 1910, un ricordo a più voci intitolato Essere Gillo Dorfles. "Un'iniziativa promossa dal Comune di Trieste - Servizio Musei e Biblioteche" - precisa la direttrice Laura Carlini Fanfogna. "Intendiamo celebrare la figura di Dorfles in quanto uno dei più significativi intellettuali triestini, ma di livello internazionale, a maggior ragione visto che il Museo nel 2007 gli aveva dedicato un'esposizione monografica per dar conto della sua attività di pittore e intellettuale. Lo spirito è quello di una celebrazione di carattere informale, non accademica e sarà accompagnata da un intermezzo musicale". L'incontro si aprirà con un video curato da Marianna Accerboni che riporta uno stralcio dell'ampia e articolata intervista rilasciatale da Dorfles nell'ottobre dello scorso nella sua casa-studio di Milano, con molte immagini dell'intellettuale e quelle inedite della sua abitazione.

Il critico approfondirà quindi il tema Dorfles artista a 360 gradi. Seguirà l'intervento di Lorenzo Michelli, che commenterà alcune frasi icastiche del grande intellettuale-artista racchiuse nel libro 99+1 risposte, realizzato dallo stesso Michelli. Elvio Guagnini, professore emerito di Letteratura italiana dell'Università di Trieste, che fu allievo del Professore, ne approfondirà l'esegesi estetica e Giuliana Carbi ricorderà la presenza del grande intellettuale a Trieste, con particolare riferimento al concorso internazionale di design Trieste Contemporanea, di cui lui fu per molti anni presidente di giuria. Concluderà l'incontro la nipote Giorgetta Dorfles, che porgerà dello zio un "ritratto in famiglia" anche attraverso la proiezione di tre video da lei realizzati: quello sulla presentazione del libro di Dorfles Horror pleni, curata da Accerboni nel 2008 a Gorizia e poi a Trieste e Bruxelles, quello dei disegni di animali fantastici realizzati dallo zio per lei e il fratello Piero, e un altro video da lei creato in occasione della mostra su Dorfles al Museo Revoltella.

Gillo Dorfles (Trieste, 1910 - Milano 2018), laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, critico d'arte, filosofo dell'Estetica e dei costumi e artista, già ordinario di Estetica alle Università di Trieste, Milano e Cagliari e visiting professor in alcune università americane, ha apportato un notevolissimo contributo allo sviluppo dell'estetica italiana del dopoguerra: a partire dal Discorso tecnico delle arti (1952) fino a Nuovi riti, nuovo miti (1965), Artificio e natura (1968), Le oscillazioni del gusto (2004), La (nuova) moda della moda (2007), Horror pleni. L'(in)civiltà del rumore (2008) e alla sua opera forse più celebre, Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto (1968). La sua bibliografia comprende oltre duemilacinquecento pubblicazioni tra monografie, contributi in volumi collettivi, articoli e saggi.

"Esegeta profondo e creativo sia come critico e filosofo che come artista" - scrive Marianna Accerboni - "è autore di un segno di originale introspezione anche attraverso la sua personalissima pittura, fiorita nel '34 a Dornach in Svizzera, dove seguiva delle conferenze steineriane al Goetheanum. Interessato all'esoterismo, aveva creato nel 2010 Vitriol, personaggio simbolo, a metà appunto tra ispirazione esoterica, ricerca artistica e filosofia, che ricalca l'acronimo alchimico: Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem, cioè "Visita l'interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta. Un soggetto, Vitriol, presente anche in una serie di disegni realizzati nel 2016 per la mostra alla Triennale del gennaio 2017.

L'attività critica e di filosofo da un canto e quella di artista, hanno sempre seguito in lui binari paralleli. Nel '48, in seguito anche agli stretti contatti con la Konkrete Kunst zurighese e gli svizzeri Lohse, Graeser e Roth, era addivenuto a una posizione estetica internazionale e aveva fondato con altri, tra cui Munari, il Movimento Arte Concreta, contrario a figurazione e astrazione lirica, facendosi contemporaneamente interprete sul piano critico ed estetico di astrattismo e concretismo. Nel '55 intraprese la carriera universitaria, che determinò una riduzione, in favore della grafica, dell'attività pittorica, ripresa verso la metà degli anni '80. E' del 2001 la prima grande mostra al PAC, seguita, tra le altre, da quelle a Palazzo Reale e allo Studio Marconi di Milano e, nel 2015, al MACRO di Roma e dalla pubblicazione di un catalogo ragionato di tutte le opere (Mazzotta). (Comunicato stampa)




Claudio Sivini - Quarta dimensione 1 - Specchi e vetri sabbiati cm.26x26x11 2012 Claudio Sivini fotografato accanto ad alcune opere recenti Claudio Sivini - Riflessi urbani - Specchio e vetri sabbiati cm.75x75 2017 Claudio Sivini
"La luce, l'ombra, il riflesso"


30 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 20 aprile 2018
Sala Comunale d'Arte di Trieste
www.artesivini.com

Mostra personale dell'artista triestino, introdotta dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra quasi una trentina di opere tra lavori tridimensionali e strutture ad assetto variabile, realizzate tra il 2010 e il 2018, usando materiali quali specchio, vari tipi di vetro, acciaio, parzialmente schermati e movimentati da sabbiature e pellicole plastiche e inseriti in supporti di marmo o lignei creati dall'artista stesso.

"Con grande coerenza ed eleganza" - scrive Marianna Accerboni - "Claudio Sivini approfondisce da più di mezzo secolo una sperimentazione incentrata sul tema della percezione, uno dei filoni della ricerca artistica che ha condeterminato, coinvolgendo ovviamente anche il fattore psicologico, l'arte moderna e contemporanea. Specchio, vetro trasparente, lattimo o "cattedrale", incolore o colorato, cristallo fumé, acciaio sagomato e rifinito a specchio, disposti su più piani paralleli e talvolta anche su piani a essi ortogonali, sono inseriti in supporti di marmo o in cornici lignee prodotte dall'artista stesso. Parzialmente schermati o sobriamente movimentati attraverso sabbiature e l'applicazione di pellicole plastiche colorate e colori acrilici, tali materiali caratterizzano il suo lavoro, che prende spunto inizialmente da soggetti e dettagli urbani.

Sivini ha saputo infatti declinare in modo sottilmente personale - attraverso una progettualità molto accurata e un'opera di grande precisione che dona un risultato piacevolmente nitido e unico - il gioco e il senso dell'optical art e dell'arte cinetica e programmata. Riuscendo a stabilire con il fruitore un'equilibrata interazione, che rimane fondamentale e che varia, naturalmente, dal punto di vista assunto da quest'ultimo. E ha saputo evolvere il proprio linguaggio, pervenendo negli ultimi tempi in modo come sempre più razionale che istintivo, a soluzioni che si differenziano dal passato: puntando per esempio sulla tecnologia del taglio laser, utilizzata per tagliare l'alluminio, successivamente trattato con smalti rifiniti a caldo, e approdando di recente ad altre soluzioni quasi monocromatiche, basate sul rapporto tra il nero, il grigio e l'assenza di altri cromatismi, che testimoniano un desiderio ancora più accentuato di tridimensionalità. Punto d'arrivo di questa mostra, che racconta la sua attività dal 2010 al 2018."

Claudio Sivini (Trieste, 1943) si è diplomato all'Istituto d'arte Nordio di Trieste nel 1961 e ha insegnato dal 1967 al '96 disegno tecnico, storia dell'arte ed educazione artistica. Nel triennio 1981-83 ha fatto parte del consiglio direttivo del Sindacato Autonomo Artisti di Trieste. È stato tra i fondatori e animatori del Gruppo 12 e del Gruppo 5. Dal 1983 al 2015 si è occupato dell'attività espositiva dello storico Caffè Stella Polare di Trieste, invitandovi oltre 300 artisti, tra pittori e fotografi, e allestendo più di 500 mostre. Dal 2000 fa parte del gruppo Arte Struktura di Milano, fondato da Anna Canali. Ha partecipato con successo a svariati concorsi per opere decorative in strutture pubbliche e private. Nel 1992, vinto un concorso nazionale, ha realizzato un pannello decorativo nel nuovo Stadio Nereo Rocco di Trieste. Nel 2003 ha ricevuto il Premio Trieste Arte&Cultura. Dal 1964 ha al suo attivo numerose mostre personali e la partecipazione a più di 400 eventi espositivi in Italia e all'estero, nel cui ambito ha conseguito prestigiosi premi e riconoscimenti.




Silvio Balestra - ciclo quasi Monocromi Charta - residui labirintici 1 - 2012 - incisioni su stampa fotografica Diasec Dibond 4mm - cm. 40x60, ediz unica Silvio Balestra - ciclo Concept-seeyoulaterBram 1246 - 2012 - inchiostri fotografici su carta fotografica - cm.29,7x21 ediz. unica Silvio Balestra
Oltre il reale. Flussi di pensiero


07 febbraio (inaugurazione ore 19) - 25 febbraio 2018
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra personale dell'artista triestino Silvio Balestra, introdotta dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una cinquantina di opere realizzate in edizione unica tra il 2012 e il 2016: fotografie digitali appartenenti alle serie Optical e Scritture del ciclo Confronti, eseguite senza interventi in fase di postproduzione, ma progettate e realizzate fin dall'inizio esclusivamente mediante la tecnica fotografica personalizzata, con effetti di modulazione che l'artista ottiene esclusivamente esplicando la fisicità della luce stessa, che rappresenta l'oggetto principe della sua ricerca, come appare evidente anche nelle immagini degli esordi intitolate Antitesi (2008). Esposti anche incisioni su carta fotografica appartenenti al ciclo Monocromi Charta e i Concept, inchiostri fotografici plasmati soprattutto a mano su carta fotografica, ambedue rappresentanti la sua sperimentazione più recente, che porta agli estremi e supera il concetto stesso di fotografia. Presente pure un'unica opera di una serie rarissima eseguita a computergrafica, utilizzando esclusivamente gli strumenti di base del software Microsoft Excel.

"Raffinatezza, rigore, calibrato estro fantastico caratterizzano" - scrive Marianna Accerboni - "l'opera concettuale di Silvio Balestra, artista triestino che da una decina d'anni sperimenta con - si potrebbe dire - controllato furore il mezzo fotografico, l'intuito o l'inclinazione o, ancora, la sensibilità pittorica, la computergrafica e la libertà. Quale libertà? Quella del gesto e del pensiero, che hanno guidato la grande svolta avanguardistica del Novecento, dalle ricerche sulla percezione di Vasarely, Albers, Riley, Escher, Alviani al dripping di Pollock, alle azioni performative di Christo. Nel tracciare la propria strada e il proprio linguaggio Balestra usa una tecnica molto personale e in tal senso inventa nuovi aforismi, si scaglia contro la materia, interviene e la aggredisce, la graffia ma la ama.

E ha in sé, possiede il dono della creatività assoluta, di quell'istinto appunto che fa della ricerca un metodo, ma che da questo sa e anela svincolarsi, agendo in più direzioni sperimentali. La prima in senso temporale che incontriamo in mostra è rappresentata dal ciclo degli Optical, in cui l'uso del mezzo digitale svolto sulla traccia dell'analogico, in modo indipendente rispetto ai canoni classici, una particolare abilità nel cogliere l'incidenza della luce e il rigore scientifico di chi è avezzo alla ricerca (per esempio nel campo della biologia) compongono gli stilemi di una tecnica segreta dagli esiti compositivi, formali e cromatici di notevole carisma.

Seguono i Monocromi Charta, in cui l'artista stravolge e interpreta la forma prescelta attraverso un iterato intervento manuale a graffio, che prende avvio da una superficie monocroma nera, la quale suggerisce l'esperienza di Vasarely e muta completamente la qualità e la valenza del supporto in modo dinamico, fino a giungere a una magnifica opera di grandi dimensioni che, attraverso l'iterazione quasi infinita del graffio, ci svela il concetto di sostanza. Per finire con i Concept di piccole dimensioni, nati inizialmente dal malfunzionamento di una stampante, che ha però condotto per gradi l'artista verso un intervento manuale quasi totale. La strada in direzione della pittura pura e delle sue suggestioni è forse aperta, nell'ambito di una ricerca il cui fil rouge rimane rappresentato da una valenza luministica e da una curiosità dalle variabili infinite."

Silvio Balestra (Trieste, 1969) utilizza nella sua continua sperimentazione il mezzo e i materiali fotografici, la computergrafica e l'incisione. Dal 2008 ha esposto in numerose collettive e personali di prestigio. Tra le prime, di particolare importanza la 54° e 56° Biennale di Venezia, il Milan Image Art Fair, quella nella sede della Fondazione De Nittis (Barletta) e l'Esposizione Triennale di Roma 2014, curata da Daniele Radini Tedeschi all'Università La Sapienza, con presentazione di Achille Bonito Oliva, e alla Biblioteca Nazionale di Roma di Castro Pretorio con presentazione di Philippe Daverio. Inoltre per la copertina del catalogo è stata scelta una sua opera. Collettive anche in Norvegia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna, Cina, Korea, Usa. Tra le personali, di particolare significato, la grande antologica al Chiostro del Bramante a Roma e l'esposizione alla Galleria Gora di Montreal (Canada). Per le sue ricerche innovative ha ricevuto numerosi premi fotografici internazionali da importanti realtà americane, tra cui lo Spotlight Award della rivista di settore Black and White Magazine e, ripetutamente, il Black and White Spider Award. Nel 2017 inizia la collaborazione con la Galleria Gallerique di Chicago e la KontemporaryArt di Calgary (Canada). Un'importante società americana di art advisor acquisisce un suo lavoro su commissione della Princess Cruise Ship Company per l'allestimento della Majestic.




Leopoldo Bon - Immaginare 59 - perspex stampa Fuji cm.50x70 2010-2013 (stampatore Eidos Modena) Leopoldo Bon - Percepire 22 - perspex stampa Fuji cm.50x70 2010-2013 (stampatore Eidos Modena) Leopoldo Bon - Riflettere 50 - perspex stampa Fuji cm.50x70 2010-2013 (stampatore Eidos Modena) Leopoldo Bon
11 gennaio (inaugurazione ore 19) - 04 febbraio 2018
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Mostra personale del fotografo-artista Leopoldo Bon, che sarà introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. "Cogliendo istintivamente le istanze più avanzate del linguaggio visivo contemporaneo," - scrive Marianna Accerboni - "Leopoldo Bon compone delle raffinate icone vibranti di luce che interpretano in modo molto personale il concetto di paesaggio fino a tradurlo in un'espressione informale di sapore lievemente lirico. Partendo dalle rifrazioni luminose sulla superficie dell'acqua - indipendentemente dal luogo prescelto, sia esso il mare di Croazia o il Canal grande di Trieste - il fotografo/artista approda poi a delle variazioni sul tema, che abbandonano la lettura narrativa del soggetto.

Sollecitata da tempi di esposizione molto lunghi, l'immagine si dilata, si rifrange, palpita, entra in un altrove lontano dalla sua origine. Affascinato dal dinamico destrutturarsi dei riflessi d'acqua, Bon osa poi un passaggio ulteriore che lo conduce alla percezione verso la luce pura. Una sorta di assoluto impalpabile, raggiunto attraverso il digitale, quasi completamente senza interventi di postproduzione, da un docente di Fisiologia che ha approfondito la ricerca sull'interazione viso motoria, - conclude Accerboni - ma che da artista è attratto dal mistero della scoperta e dall'imprevedibile evoluzione della percezione luce-forma-colore che ha affascinato il '900."




Nora Carella - Dripping - olio su tela cm.70x50 2007 - Marino Sterle Nora Carella ritratta a Trieste negli anni '90 da Fabio Rinaldi Nora Carella - Riflessi - olio su tela cm.70x100 2010, ph Marino Sterle Nora Carella. Luce senza tempo
13 gennaio (inaugurazione ore 19) - 12 febbraio 2018
Palazzo Costanzi - Trieste

Nel centenario della nascita della pittrice Nora Carella (Parenzo 1918 - Trieste 2015), un'importante retrospettiva dedicata all'artista istriana, realizzata con il contributo del Comune di Trieste, ideata e curata dall'architetto Marianna Accerboni, che si propone di testimoniare in modo esaustivo, attraverso oltre una cinquantina di opere a olio dedicate soprattutto alla sua maniera più recente ispirata al paesaggio e alla natura morta, e con l'ausilio di documenti e video, la vita e la creatività di una pittrice di talento, coraggiosa e intraprendente. La Carella infatti, rimasta vedova del gen. Ubaldo, conte del ramo cadetto dei principi Carella di Palermo, con tre figli, seppe mantenere con la sua attività artistica la propria famiglia, operando con grande successo a Roma, Trieste, in Europa e negli Stati Uniti, come ritrattista di successo dei personaggi famosi e, più tardi, autrice di apprezzati paesaggi e nature morte. Non a caso nel 2007 il Comune di Trieste, con la Commissione Pari Opportunità, le conferì la prima edizione del Premio di Vetro, istituito per valorizzare in particolare le donne triestine distintesi nel mondo del lavoro e per aver portato alto il nome della città nel mondo.

Nel corso della vernice sarà presentata un'esaustiva monografia a colori dedicata alla vita e alle opere della Carella, a cura di Accerboni con contributi del Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, del Presidente del Teatro Rossetti Sergio Pacor, del giornalista Ruggero Orlando, dei critici Rossana Bossaglia e Giulio Montenero, del figlio Raffaele e della curatrice e con le foto di Marino Sterle, Fabio Rinaldi e Franco Viezzoli. Nell'ambito della rassegna avranno luogo a Palazzo Costanzi quattro eventi collaterali condotti da Accerboni: domenica 21 gennaio e 4 febbraio, dalle 11 alle 13, visite guidate e laboratori di disegno e pittura ispirati alle opere della Carella e rivolti, in particolare, ai giovanissimi; il 27 gennaio alle ore 18.30 conversazione a più voci tra artisti, critici e gente comune che conobbero l'artista, in cui verranno approfonditi più aspetti della sua vita e del milieu culturale, sociale e artistico dell'epoca, con particolare riferimento alla condizione femminile nel '900; il 10 febbraio ore 21, concerto breve con l'esecuzione delle musiche predilette dalla pittrice e l'interpretazione, attraverso la musica, dei dipinti esposti.




Fabio Colussi - Momento magico - olio su tela cm.40x60 2015 Fabio Colussi - Verso sera - olio su tela cm.50x70 2016 Fabio Colussi - Tramonto - olio su tela cm.40x60 2014 Fabio Colussi
Incanto e luci dell'Adriatico


22 novembre (inaugur. ore 18.30) - 08 dicembre 2017
Ufficio di collegamento della Regione FVG - Bruxelles

02-31 dicembre 2017 (prorogata allo 06 febbraio 2018)
Salone d'Arte Contemporanea - Trieste

Mostra del pittore triestino Fabio Colussi. A presentarla la direttrice Raffaella Viviani, il presidente del Circolo di Bruxelles dell'Associazione Giuliani nel Mondo, Flavio Tossi, e la curatrice Marianna Accerboni. La rassegna, organizzata dall'Ufficio di collegamento e dall'AGM di Bruxelles e Trieste con il presidente Dario Locchi e il direttore Fabio Ziberna, propone quasi una trentina di dipinti a olio su tela e su tavola realizzati dall'artista dal 2015 a oggi, per la maggior parte inediti. I lavori sono dedicati alle vedute d'acqua, con particolare riferimento alla laguna di Trieste, ma anche di Grado e di Venezia.

"In questa rassegna" - scrive Marianna Accerboni - "Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena lirica il fascino del mare della sua città, Trieste, accostandolo a quello della laguna e di Venezia. La medesima, sottile inclinazione neoromantica, intrecciata a una personale e sensibilissima vena cromatica, caratterizzano tali vedute: con grande abilità tecnica e avvalendosi di infinite velature, Colussi cattura l'ineffabile luce del golfo di Trieste e quella magica della laguna, consegnandoci un angolo di mondo, in cui poter sognare ancora, grazie al prezioso virtuosismo di questo poeta del paesaggio. Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, l'artista prosegue in modo del tutto personale l'antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel '700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l'interpretazione più razionale dei luoghi.

Ma, agli esordi, Colussi ha guardato anche ad altri pittori e vedutisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell'altro legati alla grande tradizione pittorica e coloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo ottocento e nel primo novecento, accanto all'Accademia di Monaco, per gli artisti triestini. Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi compare spesso una luce azzurro-grigia, che più che un colore rappresenta un'atmosfera, una sorta di evocazione di quello sturm und drang (tempesta e impeto), che nel mondo germanico pose le basi del Romanticismo: punti di riferimento che costituiscono delle interessanti chiavi di lettura della pittura di Colussi, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione del tema della veduta marina, che l'artista rivisita attraverso intuizioni, luminosità e ispirazioni che alludono istintivamente anche alla cultura visiva mitteleuropea.

Pur affascinato dai grandi del passato, nel corso del tempo il pittore è riuscito tuttavia a comporre una propria maniera intensa e precisa, ma nel contempo sobria ed essenziale. Che fa vivere il paesaggio soprattutto della luce (diurna o notturna che essa sia), ottenuta attraverso ripetute e raffinate velature e un cromatismo deciso ma morbido. Equilibrio e sensibilità caratterizzano i suoi dipinti, nei quali Colussi sa legare molto armoniosamente il linguaggio del passato con le esigenze di linearità di quello moderno. Ne escono delle vedute marine spesso intrecciate a luminosi paesaggi urbani, composizioni che poggiano la loro veridicità sulla storia e sulla luce, in cui le antiche e raffinate architetture si fondono con un cielo e un mare intensamente azzurri, mentre le lagune riflettono, sempre attraverso la luce, la pace e l'atarassia che pervade quei luoghi."

Fabio Colussi (Trieste, 1957) è in un certo senso autodidatta, poiché si è formato studiando i grandi pittori triestini quali Barison, Zangrando, Flumiani e Grimani. I primi acquerelli sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera; più tardi approccia la tempera e l'acrilico, per poi passare nei primi anni novanta all'olio su tela e su tavola, tecnica ora prediletta, che non ha più abbandonato. Per realizzare i suoi dipinti, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici. Colussi è presente con le sue opere in collezioni private in Italia e all'estero (Stati Uniti, Germania, Spagna e Australia). Ha esposto a livello nazionale ed europeo.

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Fabio Colussi: "Tra cielo e mare"
Trieste, 20 aprile - 14 maggio 2017

Fabio Colussi: Light landscape
Venezia, 02-12 ottobre 2016

Fabio Colussi: Luce
Trieste, 05 dicembre 2015 - 31 gennaio 2016

Fabio Colussi: Da Trieste a Venezia
Trieste, 22 novembre 2014 - 28 febbraio 2015

Fabio Colussi: Light in Venice. La luce della Mitteleuropa a Venezia
Venezia, 07 settembre - 17 settembre 2014

Fabio Colussi. Luce. Marine e lagune
Trieste, 30 novembre - 31 dicembre 2013

Fabio Colussi
Trieste, 07 gennaio - 30 gennaio 2013




Leonor Fini - Parigi anni 50 - coll. Giulietta Frausin, Trieste Leonor Fini - Gatto seduto, s.d. - acquerello su carta cm.26x34 coll. Giorgio Cociani, Trieste Leonor Fini. Memorie triestine
16 novembre 2017 (inaugurazione ore 19.00) - 05 gennaio 2018
Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles

Inaugurata dal direttore dell'IIC Paolo Grossi e dalla curatrice Marianna Accerboni con uno speciale contributo video inedito di Gillo Dorfles, l'esposizione si propone di portare nel cuore d'Europa l'artista Leonor Fini, argentina di nascita e triestina d'adozione, riunendo per la prima volta un'ottantina di opere, molte delle quali inedite, espressione del suo personale lessico surrealista e della sua personalità. Bruxelles è la prima tappa di un ciclo espositivo che vedrà la mostra toccare, nel 2018, Parigi, Laveno Mombello (Varese) e infine Trieste, città dove la Fini crebbe e si formò, e da dove - idealmente - la mostra prende avvio. L'inaugurazione a Bruxelles sarà l'occasione per assistere a un'inedita performance multimediale di luce e musica ispirata alle sue opere: la facciata dell'antico e centralissimo palazzo che ospita l'Istituto Italiano di Cultura sarà illuminata per la prima volta da un colore azzurro-blu, a ricordare il mare di Trieste, che la Fini amava molto.

Il musicista italo-brasiliano Paolo Troni interpreterà dal vivo alcune sue composizioni inedite ispirate alla Fini e realizzate espressamente per la mostra. Tali brani continueranno a essere diffusi all'interno della rassegna, divenendone la colonna sonora per tutta la durata dell'esposizione. Anche nelle tappe successive l'inaugurazione sarà caratterizzata da una performance multimediale di luce e musica, realizzata site specific, in tema con la mostra. Attraverso una serie di testimonianze artistiche e culturali per la maggior parte inedite, l'esposizione si propone di mostrare il risvolto più intimo e privato della personalità di Leonor Fini, a 110 anni dalla nascita (Buenos Aires 1907 - Parigi 1996), tornando innanzitutto alle radici della sua formazione: Trieste, città fondamentale per lo sviluppo del suo linguaggio artistico, dove fu portata nel 1908 dalla madre, Malvina Braun, appartenente a una colta famiglia della borghesia intellettuale triestina, in fuga da Buenos Aires, e dal marito argentino di origini beneventane, dalla dubbia personalità.

Leonor crebbe nel particolare milieu d'avanguardia che all'epoca caratterizzava questa città - sospesa tra pensiero mitteleuropeo e suggestioni italiane, avanzatissima e cosmopolita - in contatto con la colta borghesia intellettuale. Arturo Nathan, Gillo Dorfles, Leo Castelli, Umberto Saba, Italo Svevo e Bobi Bazlen - il grande traghettatore in Italia della letteratura dell'Est europeo in lingua originale - sono solo alcuni degli artisti, letterati e intellettuali, che lei frequentò nei primi vent'anni della sua vita e che influirono molto sulla sua formazione concettuale ed estetica, oltre che sulla sua forma mentis internazionale. Negli anni Trenta, l'artista si trasferì a Parigi dove rimase fino alla morte. Qui "l'italienne de Paris" - come Leonor veniva chiamata in Francia - ebbe l'occasione di esporre assieme a celebri artisti, quali Salvador Dalì, Max Ernst, Meret Oppenheim e altri importanti surrealisti, alla mostra inaugurale della Galerie Drouin, che il gallerista Leo Castelli (triestino di origine ungherese) aveva appena aperto nella capitale francese con l'architetto Renè Drouin.

A Parigi tenne anche la sua prima personale: nel 1932, alla Galerie Jacques Bonjean, allora diretta da un giovane Christian Dior, non ancora couturier, che la consacrò nell'empireo dei grandi artisti del '900. Sempre a Parigi conobbe e frequentò personaggi storici quali il fotografo Henri Cartier-Bresson, lo scrittore e poeta Jules Supervielle e Max Jacob, pittore e critico amico di Picasso, Braque, Cocteau e Modigliani. Pur essendo rimasta sempre molto legata a Trieste, dopo la morte della madre, avvenuta molto tardi, non vi tornò più, non sopportando l'assenza della figura materna nella città che le aveva ospitate e accolte. In linea con le tendenze del linguaggio comunicativo contemporaneo, il percorso espositivo è concepito come un evento multimediale di pittura, musica e luce. Un'atmosfera misteriosa e introspettiva - spesso in penombra e tanto familiare alla sua personalità artistica - fa risaltare le opere nel buio della sala tramite fasci di luce, gli stessi che si ritrovano sulle tele dell'artista.

In mostra sono presenti un'ottantina di opere, tra cui: undici, quasi tutte inedite regalate alla cugina triestina Mary Frausin, persona alla quale Leonor era legatissima; una collezione di trentadue opere su carta, in buona parte inedite, fuori commercio o prove d'autore, donate all'amico triestino Giorgio Cociani, cui l'artista era unita dalla comune passione per i gatti, che considerava delle piccole magiche divinità e che furono primo motivo ispiratore delle sue opere. Con Cociani, Leonor intrattenne per quasi vent'anni una corrispondenza fatta di telefonate quotidiane, lettere e cartoline inedite, dedicate in particolare al tema dei gatti, alcune delle quali sono esposte in mostra accanto a fotografie, importanti e rari libri d'arte a lei dedicati e sei affiches di sue importanti mostre personali in Europa. Sono presenti inoltre lettere del grande artista Arturo Nathan e alcuni stralci di lettere di Gillo Dorfles.

Si potranno ammirare alcuni vestiti appartenuti all'artista, tra cui una preziosa cappa da sera in pelliccia molto evocativa della sua personalità, e infine, nel percorso espositivo sono messi in dialogo tre dipinti: uno suo, uno di Arturo Nathan e uno di Gillo Dorfles, a testimoniare simbolicamente la loro affinità elettive, la pittura introspettiva e visionaria che li accomunava e la loro grande amicizia, oltre a offrire un quadro dell'"intellighenzia" e dell'arte triestina che ruotavano intorno alla Fini in quegli anni di formazione, rimasti fondamentali nell'elaborazione del suo fare artistico. Nella stessa ottica di approfondimento e comparazione delle tre personalità, in mostra sarà presente una indagine grafologica e letteraria dei loro scritti.

A completare il percorso è un video realizzato dalla curatrice, che raccoglie una sintesi delle testimonianze e interviste inedite ad amici e conoscenti triestini dell'artista, tra i quali Gillo Dorfles, Daisy Nathan - sorella del pittore Arturo - Giorgio Cociani, Eligio Dercar (gallerista di riferimento di Leonor a Trieste). Il progetto espositivo prende il via da Bruxelles, dove la Fini è molto nota e apprezzata, essendo vissuta a Parigi e in Francia, e in virtù del suo legame con i Surrealisti francesi. Un linguaggio, quello del Surrealismo, che in Belgio vanta dei protagonisti internazionali quali Magritte e Delvaux. La rassegna si trasferirà successivamente a Parigi, dove Leonor arrivò nel 1931 e diede ufficialmente inizio alla sua carriera artistica, per poi essere ospitata a Laveno Mombello (Varese) nel Museo Internazionale del Design Ceramico in possesso di alcune porcellane decorate attraverso decalcomanie, tratte da disegni sul tema delle maschere di Leonor.

Esse vennero realizzate per la Società Ceramica Italiana di Laveno attorno al '51, periodo in cui era direttore di produzione l'architetto triestino Guido Andlovitz, grande innovatore del design ceramico europeo. Il ciclo espositivo si concluderà proprio a Trieste, dove la Fini crebbe e si formò e da dove, idealmente, la mostra prende il via. Nello spazio espositivo di Bruxelles verranno presentati i libri Bobi Bazlen. L'ombra di Trieste di Cristina Battocletti (ed. La nave di Teseo) e Paesaggi e personaggi di Gillo Dorfles (ed. Bompiani). Nell'ambito del progetto espositivo, verrà editato un volume curato da Accerboni con annesso il video delle interviste integrali sulla Fini (riprese e montaggio Barbara Mapelli) e un approfondimento ragionato dei temi sviluppati nell'esposizione.




Alda Baglioni - I ponti dove accorrono tutti i piedi stanchi - tecnica mista su tela cm.30x40 2005 Elsa Delise - Strutture - tecnica mista cm.70x50 2001 Carolina Franza - Madre di Dio della tenerezza - tecnica mista su legno (lino, alabastro, oro zecchino, tempera a uovo) cm.32x24 2016 Tullio Clamar - Segni e trasparenze - tecnica mista cm.50x60 2016 "La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita"
XVIII edizione


04 novembre (inaugur. ore 18) - 16 novembre 2017
Sala del Giubileo - Trieste

18-27 novembre 2017
Castello di Duino - Trieste

Mostra d'arte, organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole Onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, e curata dall'architetto Marianna Accerboni. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 25 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri.

"Bontà e bellezza" - scrive Marianna Accerboni - "s'intrecciano in questa iniziativa, che premia la generosità e l'altruismo nel ricordo di Hazel Marie Cole, straordinaria figura di mecenate inglese, la quale fece di tali doti il proprio stile di vita. Al di là del precipuo fine benefico, la rassegna, giunta quest'anno alla diciassettesima edizione, ha il pregio di riassumere attraverso le opere di 25 artisti, realizzate secondo tecniche diverse - dalla pittura a olio su tela o faesite, all'acrilico, alla tecnica mista, alla tempera su tavola, faesite, carta e tela; al collage, al gesso, all'acquarello, al pennarello, al pastello su carta; agli acrilici su tela, al disegno a matita - un panorama attraente e variegato del lessico artistico contemporaneo a Trieste, in Italia e all'estero. Gli artisti presenti seguono per la maggior parte due percorsi creativi: i più sono orientati a un'interpretazione della realtà arricchita sovente da suggestioni oniriche, fantastiche, simboliche, metafisiche e surreali, altri seguono invece il filone narrativo, legato alla figurazione tradizionale.

Al primo gruppo appartengono la coraggiosa, multiforme e variegata ricerca d'avanguardia di Erika Stocker Micheli, pittrice austriaca che vive e opera da molto tempo a Trieste, fungendo da raccordo con la migliore cultura artistica contemporanea del suo paese. Del filone dei sognatori fanno parte pure la pittura delicata, lirica e luminosa di Giulia Noliani Pacor e il ricco immaginario di Fulvio Dot che, nell'opera esposta, propone simbolicamente, con tratto elegante, una Venezia ferita. Visione architettonica, cui si può accostare la complessa e interessante sintesi urbana dipinta da Tullio Clamar. Alla figurazione fantastica e onirica fanno capo anche il pittore ucraino Svyatoslav Ryabkin, che raffigura e interpreta con morbida tenerezza secondo un linguaggio espressionista figurativo, un dolce mondo di favola popolato di animali ed esseri umani. Il viaggio nella poetica espressionista prosegue con la francese Valérie Brégaint, che con sensibilità concettuale dipinge elementi simbolici e allusivi all'immagine, come fossero sogni leggeri, sospesi tra gestualità, segno, materia e un delicato cromatismo.

Vi si possono accostare il raffinato e luminoso gesto espressionista astratto della friulana Paola Martinella e la complessa energia gestuale e cromatica che promana dalle opere informali di Elvio Zorzenon: una forza che, traslata nell'espressionismo figurativo, ritroviamo nei potenti fiori di Annamaria Ducaton. Al filone espressionista figurativo fanno riferimento pure l'intensa ricerca cromatica e luministica di Nora Carella, presente con un interessante paesaggio intriso di luce, e quella di Elsa Delise, espressionista di grande qualità, che partecipa con un dipinto di poetica suggestione in bilico tra razionalismo e cubismo. Di forte impatto emozionale e appartenente sempre al filone dell'espressionismo figurativo - questa volta virato verso l'opzione organica - è l'opera della pittrice Diana Bosnjak che, nata a Sarajevo e laureata in architettura a Zagabria, è pure una valente scrittrice.

Il pittore fiammingo François Piers testimonia invece con grande sensibilità e talento la luce del Mare del Nord, espressa con rara abilità attraverso l'acquerello, tecnica pittorica tra le più difficili. Il taglio narrativo è abbracciato dalla monfalconese Carla Fiocchi, che racconta con un taglio d'inclinazione lievemente neoromantica la sottile magia di un castello nel sole, mentre Gianna Lampe interpreta con un'inclinazione simile, il proprio racconto dedicato al mare. L'essenza del paesaggio è abilmente resa attraverso modulazioni sintoniche, accomunate da un luminoso linguaggio espressionista, dal pittore istriano Livio Zoppolato, dall'artista di origine cividalese Claudia Raza, dalla milanese Alda Baglioni e dalla pittrice triestina Marta Potenzieri Reale: un concetto di narrazione che sfuma nell'infinito nell'opera di Roberto Micol.

Secondo l'indirizzo figurativo si esprime pure Holly Furlanis, deliziosa autrice di una pittura di taglio decorativo dal delicato e divertito colorismo. Il rapporto di un artista con la narrazione scenica è invece espresso in modo divertito e originale da Ferruccio Bernini anche attraverso dettagli figurativi che rincontriamo nell'opera di Renata Di Palma. Last but not least, ecco l'icona contemporanea della pittrice triestina Carolina Franza, formatasi a Firenze alla scuola di Luisa del Campana e con Tommaso Palamidessi e Alessandro Benassai. Un'artista che sa introdurre con grande personalità nell'antico mondo dell'icona il concetto del contemporaneo, senza tuttavia tralasciare la tradizionale tecnica antica. Unico scultore presente è il siciliano Angelo Salemi che, formatosi direttamente nelle botteghe, getta con la sua arte metaforica, un ponte tra presente e futuro."

Espongono Alda Baglioni, Ferruccio Bernini, Diana Bosnjak, Valérie Brégaint, Nora Carella, Tullio Clamar, Elsa Delise, Renata Di Palma, Fulvio Dot, Annamaria Ducaton, Carla Fiocchi, Carolina Franza, Holly Furlanis, Giovanna Lampe, Paola Martinella, Roberto Micol, Giulia Noliani, François Piers, Marta Potenzieri, Claudia Raza, Svyatoslav Ryabkin, Angelo Salemi, Erika Stocker, Livio Zoppolato, Elvio Zorzenon.




Giorgetta Dorfles Periscopio - colore digitale cm.30x40 Giorgetta Dorfles - Spiraglio sul mondo delle idee - colore digitale cm.30x40 2014 Giorgetta Dorfles: Antinomie
19 ottobre (inaugurazione ore 19) - 12 novembre 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Mostra della fotografa-artista Giorgetta Dorfles, introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra più di una trentina d'immagini digitali realizzate negli ultimi due anni. "Una parte per il tutto, spesso in sottile contrappunto con il suo doppio ideale:" scrive Marianna Accerboni "prende il via da tale concetto il fil rouge che condetermina questa originale e raffinata sequenza di oltre trenta immagini digitali che Giorgetta Dorfles, poliedrica artista e acuta osservatrice, ha realizzato dal 2014 al 2016, sospesa tra razionalità, passione e imprevedibile estro creativo. Sono lavori che non si peritano di essere descrittivi o documentari, ma estrapolano dal reale un dettaglio significante, che spesso suggerisce un'intuizione astratta di ciò che appare, sottesa tra un sottile equilibrio segnico e una raffinata e inusitata opzione cromatica.

Straniamento, Relitti e Spunti concettuali sono le tre sezioni, in cui l'autrice ha voluto suddividere le proprie riflessioni che invitano esse stesse alla riflessione. Non prive di un sottile velo di malinconia, cifra che non abbandona quasi mai un'artista nel cui intimo, all'intensità e all'essenzialità, si coniugano introspezione e riservatezza, I titoli delle foto sottolineano i continui rimandi a qualcosa che va oltre l'oggetto percepito. Il loro ruolo diventa essenziale in quanto esplica l'interpretazione dell'autrice, che spesso esula dal mero contenuto: uno stretto collegamento fra parola e immagine, che la Dorfles ha già sperimentato con efficacia nell'arte delle videopoesie.

Una lettura non vincolante, nelle cui suggestioni, ricavate da una sorta d'indagine che scava nel mondo delle apparenze, s'insinua a volte il sapore dell'ironia e del paradosso, coniugate a un lieve divertissement, come accade nelle Matrioske in vacanza al lago o nella Gioconda ingabbiata da una ditta di depurazione; altrove si raggiunge invece una dimensione puramente fantastica, come in Minaccia al re degli Elfi o in Ala dell'angelo azzurro. La Dorfles usa lo scatto come un occhio che scruta il mondo esterno, cogliendone inedite sfumature. Le sue foto non usano particolari accorgimenti tecnici od operazioni di Photoshop, procedimento che potrebbe sembrare antiquato, ma che in realtà torna all'essenza primaria della fotografia, la quale rappresenta poi la capacità di catturare con uno sguardo gli aspetti iconici nascosti nelle pieghe del reale. Magico impegno che l'artista assolve con inedito talento.

Giorgetta Dorfles realizza in gioventù alcuni cortometraggi sperimentali - citati nel Catalogo Cinema Underground Oggi (Mastrogiacomo Editore, Padova) - che hanno vinto numerosi premi. Trasferitasi a Roma, negli anni '70 ha lavorato come fotografa per un'agenzia di pubblicità e come fotoreporter per Il giornale di Roma. Ha realizzato le foto di scena in alcune produzioni cinematografiche e televisive; fra l'altro ha seguito i Pooh ai Caraibi per documentare la registrazione e curare la promozione della compilation Tropico del Nord. Tornata a Trieste ha collaborato alle pagine culturali de il Meridiano', Trieste Oggi e Il Piccolo, corredando talvolta interviste ed inchieste con reportage fotografici. Negli anni 2000 ha ripreso l'attività di video-maker con una serie di videopoesie, Inclusioni, presentata nel 2007 in due rassegne nazionali: Videospritz 2, organizzata da Trieste Contemporanea, e Residenze estive 2007 dell' Almanacco del Ramo d'Oro. Nell'ambito di una più vasta attività letteraria, ha pubblicato il libro di poesie La linea del tempo, che include una videopoesia ed è illustrato da foto dell'autrice. Nel 2012 ha esposto alla sala Comunale d'Arte di Trieste con la mostra Controcanto. Nel 2013 una sua opera è stata esposta nell'ambito del Trofeo Andrea Pollitzer, indetto dal Circolo Fotografico Triestino, sul tema Omaggio alla donna.




Marta Potenzieri Reale - Mare con forte vento - acquerello cm.32x50 2017 Carolina Franza - Madre di Dio, Stella Matutina - realizzata nel tempo liturgico tra Pasqua e Pentecoste - - tecnica tradizionale dell'icona - legno, bisso di lino, oro zecchino, te - 2017 Paola Sbisa - Mare e Carso - acrilico materico cm.40x70 2017 Il mare di Trieste
26 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 06 novembre 2017
Caffè Eppinger - Trieste

Collettiva delle socie Fidapa Bpw Italy - Sezione Storica di Trieste. Partecipano, con più opere a testa, Carolina Franza, Monica Kirchmayr, Giuliana Griselli, Anna Negrelli, Marta Potenzieri Reale, Paola Sbisà. E' un'opera dedicata al mare di lieve sapore metafisico dipinta da Mirella Schott Sbisà - scrive Marianna Accerboni - l'immagine guida della rassegna che riunisce in un interessante e variegato microcosmo creativo sei artiste aderenti allo storico sodalizio. Carolina Franza è presente con due preziose icone, realizzate secondo la tecnica tradizionale, ma pervase dalla morbida leggerezza del pensiero contemporaneo; Monica Kirchmayr si esprime attraverso un linguaggio concettuale e simbolico di grande attualità e originalità; l'architetto Giuliana Griselli affronta il tema del mare con l'intensa passionalità che le è consueta, facendo scaturire dai flutti la luce; Anna Negrelli, architetto prestato all'arte e al design, sperimenta in modo molto personale e con eleganza la tecnica incisoria; Marta Potenzieri Reale ricerca a sua volta con abile virtuosismo nuove soluzioni estetiche per il difficile e amato linguaggio dell'acquerello; Paola Sbisà, figlia d'arte, sospesa tra razionalità e lirismo, racconta il mare in variegate accezioni luministiche e cromatiche.

Va sottolineato infine che Trieste, città colta e per molti aspetti all'avanguardia, è stata una delle prime in Italia in cui venne costituita una sezione Fidapa e nel suo nucleo fondatore, già negli anni Trenta, comparivano molte artiste. Un fil rouge lega infatti il mondo dell'arte triestina alla Fidapa, associazione femminile sorta negli Stati Uniti alla fine degli anni Venti per fronteggiare la crisi economica dell'epoca. Oggi la Sezione Italiana, con più di undicimila iscritte, è la più numerosa al mondo e quella triestina fu fondata 52 anni fa proprio da una pittrice, Giusy Bradaschia.




Carolina Franza - Salvatore tra le potenze - tecnica tradizionale dell'icona (legno, bisso di lino, oro zecchino, tempera all'uovo con pigmenti antichi) cm.40x30 2016 Carolina Franza - Icona dei volti della Santa Trinità - tecnica tradizionale dell'icona (legno, bisso di lino, oro zecchino, tempera all'uovo con pigmenti antichi) cm.50x70 2011 Carolina Franza - L'Arcangelo Michele e il drago - tecnica tradizionale dell'icona (legno, bisso di lino, oro zecchino, tempera all'uovo con pigmenti antichi) cm.50x40 2012 Carolina Franza: "Angeli! Angeli! Agnui! Angels!"
28 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 18 ottobre 2017
Sala Arturo Fittke - Trieste

Con l'introduzione critica dell'arch. Marianna Accerboni, un'affascinante personale dell'artista triestina Carolina Franza, che - annota il critico - con grande originalità sa introdurre nel complesso e antico mondo dell'icona, pur usando le accurate tecniche antiche, il concetto del contemporaneo, intrecciando il taglio filologico a una delicata interpretazione dei soggetti tradizionali e a una profonda cultura filosofico-religiosa. Nell'esposizione, intitolata Angeli! Angeli! Agnui! Angels!...! in riferimento alla pluralità linguistica del linguaggio iconografico, sono esposte una quarantina di opere realizzate dal 2011 a oggi, ma per lo più molto recenti.

Alcune rappresentano in particolare degli studi di icone, poiché l'artista presenta in tale arte una duplice attitudine, volta sia allo studio delle basi classiche da un punto di vista artistico, teologico e filosofico, che alla ricerca pura, la quale, senza mai travalicare la tradizione, si focalizza sui soggetti e le tematiche ma anche, per esempio, sulla produzione di colori nuovi. Che spesso Carolina crea da sé, polverizzando pietre come per esempio lapislazzuli, avorio e malachite, secondo appunto una secolare tradizione che la conduce anche all'impiego di legno, bisso di lino, oro zecchino e tempera all'uovo con pigmenti antichi. Sotto il profilo estetico, formale e concettuale - prosegue Accerboni - il risultato è profondo e lieve al tempo stesso.

La Franza ama molto approfondire il significato della Sofia (che in greco significa conoscenza) ed è proprio da questo fattore che, se recepito nell'accezione più ampia, scaturisce il valore intrinseco delle sue icone e dell'icona in generale. Come sempre e non dissimilmente da quanto accade anche nelle orazioni pastorali e liturgiche, il linguaggio di chi sa e vuol farsi comprendere, si fa naturalmente semplice e leggero, ammantando la profondità di comprensione. Luminose e intrise di serena bellezza, le icone di Carolina discendono dunque da una profonda cultura estetica, teologica e artistica e sono realizzate con molta coerenza dalla pittrice nei periodi liturgici consoni e impreziosite dalla capacità di fantasticare intrinseca al temperamento dell'autrice, pur nel profondo rispetto della tradizione.

Per realizzare per esempio i suoi delicati e poetici angeli vestiti d'azzurro, che sembrano quasi muoversi ascoltando una musica celeste, la pittrice trae ispirazione da varie fonti, ideando un'accurata traduzione iconografica, per quanto riguarda l'atmosfera che li avvolge, tratta dal grande pittore rinascimentale Melozzo da Forlì; per il cromatismo, dagli angeli dal manto azzurro degli angeli raffigurati in un Vangelo inglese del '300 e, per altri aspetti, da un'icona diaconale appartenente alla grande famiglia russa degli Stroganov. Curiosa, innovatrice e attraente è infine l'idea di accostare ai propri lavori il suggerimento di un attualissimo percorso di approfondimento attraverso l'inserimento sulla cornice di un QRCode, che attraverso una app, può condurre il fruitore a recepire l'universo di Carolina in profondità e in diretta dal web. Per aumentare e approfondire appunto la conoscenza di una sperimentatrice della tradizione che opera già avanti, nel futuro, al fine di conoscere meglio il passato e rendere più interessante il nostro presente anche attraverso la poesia e la forza dell'icona.

Carolina Franza, triestina, dà avvio alla propria ricerca artistica in Italia e all'estero, tesa a un'arte che coniughi la conoscenza dei colori della pittura su tavola nel loro aspetto pittorico e scientifico, la filosofia dei soggetti rappresentati e le sue misure, venendo a contatto con opere della tradizione di altri popoli. Segue le lezioni a Firenze della pittrice Luisa del Campana ed apprende la necessità d'impadronirsi di tutti gli stili. E' del 1981 l'incontro con gli insegnamenti di Tommaso Palamidessi e il 1989 vede a Firenze la realizzazione e l'esposizione delle prime icone che, come avviene tradizionalmente, prendono a modello l'iconografo russo S. Andrei Rublev, con la verifica e l'ispirazione costante del suo Maestro d'arte Alessandro Benassai. Le sue opere si trovano nei cinque continenti.




Yvonne Rowden - Omaggio a Sorolla - olio cm.45x35 2017 Chiara Verza - Lightning - olio cm.30x50 2017 Gabriella Pitacco - Aria di festa - olio cm.40x40 2017 Marinella Stuper - Riflessi - olio cm.50x70 2017.gif Livio Možina
L'arte di insegnare l'arte


VIII edizione, 26 agosto (inaugurazione ore 18) - 08 settembre 2017
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La mostra propone le opere realizzate nel 2016-2017 da 76 allievi del corso che il maestro Livio Možina tiene in Galleria. La rassegna, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone dipinti di gusto figurativo, tutti a olio su tela o su tavola, ognuno dei quali rappresenta il quadro simbolo tra i molti realizzati nel corso dell'anno da ciascun artista.

"Ritorna anche quest'anno quello che è ormai considerato un appuntamento artistico molto significativo per la nostra città: è la mostra" scrive Marianna Accerboni "degli allievi del maestro Livio Možina, pittore finissimo e insegnante molto valente, capace di trasferire ai propri discepoli, accanto alle tecniche pittoriche che ormai sono in genere sempre meno diffuse e conosciute, anche 'l'arte di stare insieme' e di lavorare uno accanto all'altro in armonia, scambiandosi suggerimenti e conoscenza. Quest'anno inoltre gli allievi sono ancor più numerosi delle stagioni passate, seguendo un concetto di crescita esponenziale, che aveva preso il via nel 2009, periodo in cui fu fondata la scuola, che cerca di sopperire all'assenza in ambito triestino e regionale di una accademia di belle arti istituzionale.

In un periodo come quello in cui viviamo, connotato, a differenza del passato, da un certo ritorno all'ordine per quanto riguarda la pittura - che si esplica attraverso una maggiore inclinazione allo stile figurativo, sempre più trionfante nelle gallerie e nelle aste di tutto il mondo - l'insegnamento paziente e attento di Možina è costantemente più apprezzato poiché affronta la formazione pittorica dalla base. Caratteristica che consentirà poi agli allievi, grazie alla padronanza tecnica acquisita, di ambire alle mete più alte. Con probabile nostalgia per quel clima di corrispondenza amicale, simile nella sostanza alle antiche accademie del pensiero classiche, in cui l'interesse e l'amabilità dell'uno verso l'altro rappresentavano un'autentica forza dell'intelligenza e del sapere.

Možina non delude mai. Attento alle esigenze di ognuno, pur nell'ambito di un insegnamento collettivo, segue ciascun allievo con molta attenzione, indirizzandolo verso l'obiettivo che più gli è consono e lasciandogli tutta la libertà di espressione e di scelta tematica possibile. Ed è forse per questo motivo che il suo atelier è sempre molto frequentato dai giovani. Vi fioriscono, partendo da un approccio comune che potremmo definire classico, in prevalenza lo stile narrativo e tradizionale, ma si fa strada anche qualche vena onirico-fantastica e surreale assieme a delle suggestioni iperrealiste, espressioniste, Fantasy, simboliste e neoromantiche. Costantemente pervase dalla luce e dalla joie de vivre, valenze fondamentali di una paideia, o insegnamento formativo, che lascerà certamente il segno nella storia artistica di Trieste."

Espongono: Gabrio Albrecht, Federica Anastasia, Mauro Anello, Piergiacomo Banda, Adriana Belle, Gabriella Belletti, Alice Bellettini, Claudia Benedetti, Liliana Biagi, Giosuè Bilardo, Giulia Bon, Michela Bottegaro, Francesco Brancaccio, Fulvio Caiulo, Alessia Casali, Adelaide Cellurale, Tina Cencic, Micol Ciacchi, Walter Colomban, Claudia Comuzzo, Nidia Cotic, Barbara Culinas, Noris Dagostini, Lara Dassi, Lilia Debiasi, Giuseppina Depase, Dorina Deste, Antonio Di Gregoli, Franca Di Lullo, Gabriella Dipietro, Gabriella Frandoli, Alessandra Gasperini, Flavio Giachelli, Mara Giorgini, Claudio Iurin, Isabella Iustulin, Karin Kosovel, Eros Lupi, Patrizia Lussetti, Claudio Maiola, Ida Marottoli, Nada Marsich, Luca Matteo, Mario Michelini, Rosanna Monaro, Dilva Musizza, Bruna Naldi, Rosaria Navarro, Majda Pertotti, Gabriella Pitacco, Diego Polli, Laura Rabbaioli, Giuseppe Razza, Sara Ribolli, Neva Riva, Mariateresa Rizzola, Fulvia Rovatti, Yvonne Rowden, Otilia Saldana, Diana Salvadori, Gioiana Salvaneschi, Renato Schiavon, Laura Schneider, Barbara Schreiber, Giuseppe Širca, Lili Soldatich, Carlo Staurini, Adriana Stor, Marinella Stuper, Luca Stuper, Chiara Verza, Serena Vivoda, Enrica Zanzottera, Viviana Zinetti, Mitja Zonta, Serena Zors.

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Ingrandimento immagine "Lightning", di Chiara Verza

Ingrandimento immagine "Riflessi", di Marinella Stuper




Emmanuela Renzi - Riflesso 08 - acrilico su tela cm.140x65 2016 Emmanuela Renzi - Riflesso 01 - acrilico su pannello cm.57x41 2016 Emmanuela Renzi: "Riflessi"
26 luglio (inaugurazione ore 18.30) - 20 agosto 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Mostra personale della pittrice Emmanuela Renzi, introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra più di una ventina di oli su tela recenti. "La luce" - scrive Marianna Accerboni - "rappresenta, accanto a un solare cromatismo, la cifra vincente di questa giovane artista, che compendia la sensibilità per il rapporto tra luce e colore, propria della pittura, con un dinamismo educato alla misura, più vicino al progettare in architettura. L'artista che è in lei completa l'architetto e viceversa, offrendo al fruitore una visione equilibrata e vitale, armonica e variegata dei volumi e delle forme, che si pongono in un rapporto biunivoco di sobria, convincente efficacia. Supportate anche dalla sensibilità della pittrice per la musica, che ascolta sempre mentre dipinge e che funge da sottile elemento ispiratore".

Emmanuela Renzi (Trieste, 1984), architetto e appassionata d'arte in tutte le sue accezioni si cimenta fin da piccola nel disegno e qualche tempo più tardi scopre l'amore per la pittura, grazie all'artista e suo mentore Antonio Sofianopulo, che le impartisce lezioni private di pittura e composizione. Successivamente inizia un'attività artistica più consapevole, partendo da un linguaggio accademico classico per sfociare in una pittura informale, che coniuga l'astratto a temi geometrici ricorrenti, naturale rimando all'architettura. Nel 2009, guidata dall'artista Claudio Sivini, espone una personale a Trieste per il centenario del Futurismo. Le sue opere fondono l'energia del colore e della musica, spesso base d'ispirazione, creando vortici plastici e visioni auliche. Attualmente sta sperimentando nuovi studi su luce ed acqua a tecnica mista. Nel 2009, guidata dall'artista Claudio Sivini, espone la sua prima personale a Trieste per il centenario del Futurismo, intitolando la mostra Vortici.

Attualmente è impegnata in un collettivo d'artisti. L'ispirazione, nasce osservando la natura. Essa suggerisce nei modi più disparati, come la costruzione base di tutti i processi e le strutture è in grande o in piccolo basata su una forma a vortice. Se guardiamo la nebbia a spirale delle galassie nell'universo, il movimento dell'acqua, i cicloni, la crescita delle piante, la forma delle corna negli animali, l'albume o la struttura del DNA, troviamo ovunque, quale principio base, la forma a spirale. L'intero universo è in movimento, vale a dire in un flusso aperto a spirale. Nell'universo vi sono due forze contrastanti: l'implosione, contraddistinta da un movimento spiraliforme centripeto, che caratterizza i fenomeni vitali, costruttivi, evolutivi. Mentre la forza complementare e opposta è quella dell'esplosione, che segue invece una spiralecentrifuga, tipica dei fenomeni di distruzione, disgregazione e involuzione.

In natura, ambo le forze sono presenti come espressione della bipolarità che regola un equilibrio perfetto. Esse interagiscono e si contaminano, dialogando attraverso unioni complesse di molecole tenute insieme da una sorta di mano invisibile, che le ricostruisce all'infinito, liberando energia. Le opere dell'artista, coniugano volutamente l'astratto quale personale interpretazione dei fenomeni naturali a temi geometrici ricorrenti, che evocano frammenti di un percorso personale orientato all'architettura. Una naturale contaminazione fra architettura ed arti figurative basato sul principio secondo cui: per l'artista puro, non è insolito cimentarsi nella progettazione dello spazio architettonico o urbano, come per l'architetto, essere coinvolto dalle indagini della ricerca artistica a lui contemporanea dalla quale trarre suggestioni culturali.

Le rappresentazioni dei linguaggi visivi sono il frutto di interazioni che avvengono su diversi livelli e in più direzioni. Storicamente le ricerche artistiche più significative hanno anticipato o influenzato il mondo del design, dell'architettura, della comunicazione. Spesso, arte e architettura sono state affiancate perché considerate espressioni strettamente relazionate di coevi fenomeni culturali. Parafrasando Richard Meier: "Quando mi chiedono in che cosa credo, rispondo che io credo nell'architettura. L'architettura è la madre delle arti. Mi piace credere che l'architettura collega il presente con il passato e il tangibile con l'intangibile". (Comunicato stampa)




Cover dvd La guerra del tempo Gillo Dorfles e Marianna Accerboni nella casa milanese dell'intellettuale-artista Copertina del libro Gillo Dorfles - Paesaggi e personaggi Gillo 107
30 giugno 2017, ore 18
Musei Provinciali di Gorizia

In occasione del 107° compleanno di Gillo Dorfles, avrà luogo la seconda tappa di Gillo 107: Raffaella Sgubin, direttore Servizio Musei e Archivi Storici dell'ERPAC - Ente regionale per il patrimonio culturale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, e Marianna Accerboni, ideatrice e curatrice dell'evento, ricorderanno il grande critico d'arte, filosofo dell'estetica e pittore con la presentazione del libro Gillo Dorfles. Paesaggi e personaggi (Bompiani) e con la proiezione del video dedicatogli dal regista Francesco Leprino.

Il progetto di Accerboni prevede infatti, dopo Trieste, dove Dorfles nacque nel 1910, una tappa a Gorizia, in quanto città d'origine della famiglia paterna del grande intellettuale-artista, presente sul territorio fin dal '700 con esponenti di grande prestigio. Tant'è che il nonno di Dorfles era presidente del Teatro Verdi e si chiamava Carlo come Michelstaedter, il giovane filosofo suicida, per la grande amicizia fra le due prestigiose famiglie. L'incontro sarà preceduto da un saluto di Dorfles e da un suo ricordo della città di Gorizia, che considera la sua seconda patria, raccolti in questi giorni nella sua casa di Milano. Il progetto si concluderà a Bruxelles, dove il video e il libro verranno presentati in considerazione dell'internazionalità del protagonista.

Nel volume Gillo Dorfles. Paesaggi e personaggi (pgg.318, €15,00) il grande intellettuale rievoca i luoghi e le persone frequentati in tutto il mondo nel corso della sua lunga vita. Il primo capitolo è dedicato a Gorizia, da cui prende il via l'itinerario, che prosegue a Trieste, in varie città italiane, come Lajatico e Paestum, cui il grande intellettuale è molto legato, e in diversi paesi d'Europa, nell'America del Sud e del Nord, in Russia, Hong Kong e Giappone.

Nel video La guerra del tempo (44') Dorfles viene ripreso nel 2016 mentre legge e commenta 16 sue poesie scritte a Lajatico in Toscana durante la seconda guerra mondiale. I versi sono accompagnati, lungo un affascinante percorso di gusto surreale, da suoi quadri in tema. Dal mese di settembre La guerra del tempo verrà trasmesso dall'emittente Sky Classica HD (Canale 138).

L'evento, realizzato con Il Piccolo media partner e il sostegno di Spaziocavana Zinelli&Perizzi, si colloca a quasi 10 anni di distanza dalla presentazione a Trieste, Gorizia e Bruxelles del video Attraverso il tempo attraversato dal tempo del regista Francesco Leprino e del volume Horror pleni, ideata e curata da Marianna Accerboni nel 2008, che riscosse grande successo nelle tre sedi europee, con ampia diffusione in università, sedi televisive, gallerie d'arte, musei, Istituiti Italiani di Cultura e varie istituzioni.

Il volume rappresenta un'antologia di appunti e ricordi. I viaggi di Gillo Dorfles raccolti capitolo dopo capitolo come un diario ordinato per città e paesi frequentati. In questo libro Dorfles racconta la sua storia dalla nascita a Trieste allo sfollamento in Toscana fino alla scelta di Milano come propria città elettiva perché la "più attiva d'Italia". Il "racconto" è composto da una selezione di suoi articoli e saggi di tema eterogeneo, già pubblicati dal dopoguerra su riviste di prestigio quali "L'Illustrazione Italiana", "Domus" o il "Corriere della Sera", e da scritti inediti raccolti nel corso di alcune chiacchierate da Enrico Rotelli, curatore della pubblicazione: "Seduti sul divano rosso scuro - ricorda - con in mano mezzo bicchiere di Cannonau, il fenomenologo del gusto internazionale mi ha parlato delle sue frequentazioni, delle sue amicizie e dei soggiorni di lavoro e di piacere, con una costanza di metodo unica".

Un viaggiare frequente, munito di bagaglio leggero, elegante ma anche sportivo, "perchè la mente deve essere leggera, capace di accogliere, senza pregiudizi, l'inaspettato" precisa Aldo Colonetti nell'introduzione. Nel testo Dorfles narra con semplicità e senza indulgere nei personalismi numerosi passaggi storici del Novecento come la fondazione di Brasilia nel 1960 o spaccati di vita quotidiana come la sua visita ad Harlem, quando i neri avevano fontanelle pubbliche diverse dai bianchi. Ogni pagina esprime amore per culture lontane come quella russa e giapponese o visite lampo in piccoli paesi vicini e remoti. Attraverso numerosi racconti inediti che percorrono per intero tutto il Secolo breve Gillo Dorfles narra le sue frequentazioni e amicizie con uomini come Toscanini e Montale e donne come Leonor Fini. Un libro prezioso che più di tanti trattati o testi accademici restituisce l'immagine vivida e potente di un uomo dalle molteplici esperienze.

Il video, di notevole fascino e interesse, propone un ritratto inedito di Dorfles, poiché le sedici poesie scelte per il filmato sono state composte durante il secondo conflitto mondiale, un decennio difficile e poco noto nella vita dell'intellettuale-artista, in cui Dorfles, sfollato in Maremma, si trovò costretto a tralasciare momentaneamente la medicina e la psichiatria, rimanendo pur sempre interessato alla musica e all'arte d'avanguardia: combattuto allora fra arte e teoria, ossia fra pittura da un lato e critica, estetica e filosofia dall'altro.

Di quelle poesie (pubblicate in volume nel 2012 da Campanotto Editore), colte, sagaci, ironiche, perfino felliniane ante litteram, Dorfles ci offre un commento e una lettura a prima vista, declinati con misura, grazia e precisione, senza tagli né incertezze. Nel video, alle letture si accompagnano i suoi dipinti di quel decennio, mentre le immagini sono sottolineate da brani tratti dall'Arte della fuga di Bach e rivisitati da Alessandro Solbiati e Ruggero Laganà, due tra i più importanti compositori contemporanei. Nel video compaiono anche le opinioni di un attento esegeta del grande intellettuale-artista, l'illuminato saggista e poeta Luca Cesari, titolare della cattedra di Estetica all'Accademia di Belle Arti di Urbino, supportate da una colonna sonora di rumori suggerite dalle letture di Dorfles. Una fuga a tre voci (poesia, pittura, musica), che rivela un aspetto inedito ai più di Gillo Dorfles, figura più sfaccettata di un diamante. I testi e i dialoghi presenti nel video sono sottotitolati in inglese. In particolare i versi di Dorfles sono stati tradotti da Graziella Sidoli, nota poetessa e docente di Letteratura americana negli Usa e in Italia.

Gillo Dorfles (Trieste, 1910), laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, critico d'arte, filosofo dell'Estetica e dei costumi e artista, già ordinario di Estetica alle Università di Trieste, Milano e Cagliari e visiting professor in alcune università americane, ha apportato un notevolissimo contributo allo sviluppo dell'estetica italiana del dopoguerra: a partire dal Discorso tecnico delle arti (1952) fino a Nuovi riti, nuovo miti (1965), Artificio e natura (1968), Le oscillazioni del gusto (2004), La (nuova) moda della moda (2007), Horror pleni. L'(in)civiltà del rumore (2008) e alla sua opera forse più celebre, Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto (1968). La sua bibliografia comprende oltre duemilacinquecento pubblicazioni tra monografie, contributi in volumi collettivi, articoli e saggi.

«Esegeta profondo e creativo sia come critico e filosofo che come artista - scrive Marianna Accerboni - è autore di un segno di originale introspezione anche attraverso la sua personalissima pittura, fiorita nel '34 a Dornach in Svizzera, dove seguiva delle conferenze steineriane al Goetheanum. Interessato all'esoterismo, aveva creato nel 2010 Vitriol, personaggio simbolo, a metà appunto tra ispirazione esoterica, ricerca artistica e filosofia, che ricalca l'acronimo alchimico: "Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem", cioè "Visita l'interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta". Un soggetto, Vitriol, presente anche in una serie di disegni realizzati nel 2016 per la mostra alla Triennale del gennaio 2017.

L'attività critica e di filosofo da un canto e quella di artista, hanno sempre seguito in lui binari paralleli. Nel '48, in seguito anche agli stretti contatti con la Konkrete Kunst zurighese e gli svizzeri Lohse, Graeser e Roth, era addivenuto a una posizione estetica internazionale e aveva fondato con altri, tra cui Munari, il Movimento Arte Concreta, contrario a figurazione e astrazione lirica, facendosi contemporaneamente interprete sul piano critico ed estetico di astrattismo e concretismo. Nel '55 intraprese la carriera universitaria, che determinò una riduzione, in favore della grafica, dell'attività pittorica, ripresa verso la metà degli anni '80. E' del 2001 la prima grande mostra al Pac, seguita, tra le altre, da quelle a Palazzo Reale e allo Studio Marconi di Milano e, lo scorso anno, al Macro di Roma e dalla pubblicazione di un catalogo ragionato di tutte le opere (Mazzotta)».

Francesco Leprino, musicista, musicologo, organizzatore musicale, ha pubblicato dischi, volumi e saggi musicologici. Dal 1995 si è occupato di audiovisione, tenendo corsi universitari, seminari e conferenze e soprattutto realizzando video antologici e sperimentali, documentari e film, in cui integra con grande sensibilità immagini e musica: opere quest'ultime che hanno incontrato lusinghieri successi di critica e sono state presentate in sedi prestigiose in Italia e all'estero.

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Gillo 107
Trieste, 12 aprile 2017, ore 18.30

Leinor Fini. Memorie triestine. Conferenza di Marianna Accerboni
Trieste, 24 settembre 2016

Silvano Clavora: Espressioni carsiche
Trieste, 09 marzo (inaugurazione) - 03 aprile 2016

Da Duchamp agli happening
Articoli pubblicati su «Il Mondo» di Pannunzio e altri scritti
di Paolo Barozzi, con prefazione di Gillo Dorfles
Presentazione libro
Milano, 15 dicembre 2015

Paolo Barozzi, una passione per l'arte
di Ottavio Pinarello, con una prefazione di Gillo Dorfles
Presentazione volume
Venezia, 13 maggio 2013

Gillo Dorfles presenta a Trieste il numero di settembre della rivista Ottagono
Dedicato all'architettura e al territorio di Trieste e del Friuli Venezia Giulia
Trieste, 27 ottobre 2009

Arturo Nathan: Silenzio e Luce
Trieste, 22 maggio (inaugurazione) - 05 giugno 2009
Deutsche Bank - Trieste




Guido Percacci - Trasognata - olio su cartone 1957 Guido Percacci - Fiori per un concerto - olio su tela cm.60x40 Guido Percacci - Cantiere a Helsinki - olio su tavola cm.50x65 Guido Percacci
07 giugno (inaugurazione ore 18.00) - 19 luglio 2017
Comunità Evangelica Luterana - Trieste

Mostra dei quadri del pittore triestino Guido Percacci, introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra quasi una sessantina di dipinti a olio realizzati dal 1952 al 1995 e dedicati al ritratto, al paesaggio e alla natura morta. Riccardo Percacci, nipote dell'artista, eseguirà alla chitarra alcune composizioni del nonno, che è stato anche valente musicista e compositore.

"Danzano le note nella vita di Guido Percacci" - scrive Marianna Accerboni - "accompagnate da tocchi di colore e di luce. La grande passione per la musica, ereditata dalla madre violinista, trova un contrappunto nella pittura, che si dilata nel momento in cui, a soli 43 anni, lascia la sua amata band di musica leggera, il "Carillon", di cui era il leader e con cui aveva girato per vent'anni l'Europa, per far ritorno a Trieste. La stessa finezza d'intenti e d'espressione che il musicista inserisce nelle sue composizioni e negli arrangiamenti della grande musica leggera italiana, spesso ispirati al jazz, compare anche nella sua pittura, tesa a raccontare e interpretare, vuoi il paesaggio o il ritratto così come la natura morta, con eleganza, proprietà e professionalità, senza mai salire di un tono sopra le righe.

Un talento naturale quello di Percacci, conscio della necessità di educarne gli esiti, così nella musica come in pittura. Le composizioni di fiori, frutta e pesci sono fini e felici, sia sul piano compositivo che cromatico, e altrettanto i paesaggi. L'Engadina ha la sua luce cristallina ma lievemente algida, vi si intuiscono i tramonti precoci; il Nord Europa, le sue brume e i suoi silenzi, il Carso, la sua solitaria riservatezza, Francavilla, la sua luce quasi mediterranea... ma il vero cavallo di battaglia è rappresentato dal ritratto, arte difficilissima e rara.

Percacci, temperamento umano ed esuberante, colloquia attraverso la pittura con le persone che ritrae, sa istintivamente aprire lo scrigno dei segreti che ognuno di noi cela. Ma lo fa con delicatezza. Come nel caso della moglie Vera, di cui descrive la riservatezza e la serietà con pochi ineccepibili tratti; mentre per Sepp, il restauratore austriaco di tetti - giunto a Trieste per sistemare quello della chiesa Evangelica Augustana, cui il pittore e la famiglia appartengono - che è anche un appassionato scalatore, tende con il pennello una corda tra due campanili a bulbo, su cui l'alpinista veleggia, appeso.

Simbolista, scherzoso, talvolta al limite dell'iperrealismo, l'artista ci dona in pittura e nelle composizioni musicali e negli arrangiamenti, la propria naturale inclinazione al sorriso, che convive però con il rigore. Attraverso il sorriso ha saputo mitigare nella sua vita anche qualche accenno di malinconia, come accade nei Menestrelli ciechi, dipinti nel '79 dopo l'abbandono delle sue tournée musicali in Europa. Un altro stile - l'espressionismo figurativo - si affaccia allora nella sua arte sempre solare e amabile, passione che lo ha accompagnato per tutta la vita, anche nei viaggi più lontani."

Guido Percacci (Trieste, 1928-2012), chitarrista, leader di un'orchestra da ballo e compositore di canzoni e brani per chitarra, si è dedicato con molta passione per tutta la vita anche alla pittura. All'inizio degli anni '50 aveva frequentato per un periodo a Trieste l'atelier del pittore verista Walter Falzari, friulano d'origine, che dal '41 al 1960 aveva affinato il talento di molti artisti triestini e goriziani nella scuola ereditata da Giovanni Zangrando. Falzari gli riconobbe subito uno spiccato talento ritrattistico. Gli impegni musicali tennero tuttavia Percacci lontano dalla città natale fino al 1971, ma l'artista continuò a dipingere intensamente anche nel corso delle sue tournée all'estero, testimoniandone i luoghi, soprattutto la Svizzera e la Scandinavia. Lasciato il proprio complesso musicale e ristabilitosi a Trieste all'inizio degli anni Settanta, continuò fino all'ultimo periodo della sua vita l'attività pittorica e musicale, dedicandosi alla didattica e alla liuteria, nel cui ambito costruì e restaurò diverse chitarre e mandolini.

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Ingrandimento immagine "Cantiere a Helsinki", di Guido Percacci




Nello Pacchietto - Pesca notturna - tecnica mista su incisione cm.50x40 1965 Nello Pacchietto - Calle istriana - disegno a carboncino cm.20x30 1946 Nello Pacchietto - Venezia San Marco - acquarello su carta cm.50x35 1963 Mare Nordest - 6a edizione

Nello Pacchietto

19 maggio (inaugurazione ore 19.30) - 21 maggio 2017
Molo IV -Trieste

Mostra dedicata al pittore adriatico Nello Pacchietto, curata da Giorgio Parovel (Lux Art Gallery, Trieste) e dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra un centinaio di opere ispirate al mare dell'Alto Adriatico, da Pola a Venezia, e il video della vernice multimediale ideata da Accerboni per l'inaugurazione della Lux Art Gallery dedicata a Pacchietto. Il pittore Nello Pacchietto (Capodistria, 1922 - Venezia, 2003) interpreta nel modo più completo il concetto di rappresentazione del mare del Nord Est Adriatico. Capodistria, ha dipinto tutte le "perle" della costa istriana, da Pola fino a Muggia, Trieste e Venezia, luoghi dove ha abitato e operato.

"Attraverso 100 disegni e alcuni acquerelli, realizzati soprattutto tra gli anni '70 e '90, la mostra - scrive Marianna Accerboni - testimonia il fascino delle coste, dei borghi e delle città che coronano l'alto Adriatico, rappresentando attraverso l'arte e la visione delle architetture dei centri costieri un'identità culturale che fa capo soprattutto a Venezia; ma racconta pure l'evoluzione del linguaggio dell'artista, dall'analisi verso la sintesi. Un cenno a parte meritano Storie di mare, acqueforti-acquetinte create nel '75 per illustrare l'omonima silloge in versi scritta con il poeta e amico Diego Valeri, soggetto di un video ideato da Accerboni, che verrà proiettato in mostra per consentire una fruizione multimediale - arte, musica, poesia e luce - dell'artista. Dipingere la poesia non è facile. Ma Pacchietto, finissimo disegnatore, pittore e incisore, lo ha fatto per tutta la vita, con passione, dal suo fascinoso studio alla Giudecca. Temperamento solare ed entusiasta ha saputo tradurre e intrecciare il paesaggio e l'animo dei suoi personaggi simbolo in un magma unico di sogno e bellezza ideale, ammantandoli spesso di colori altrettanto simbolici, declinati talvolta con sensibilità divisionista, sul filo di una concezione onirica e lievemente surreale del mondo."

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Omaggio a Nello Pacchietto nel decennale della morte
Trieste, 10 ottobre (inaugurazione) - 18 ottobre 2013

Nello Pacchietto. Dipingere la poesia
Trieste, 23 settembre - 30 novembre 2011

"Sognando Venezia. Viaggio in treno di un triestino"
di Enrico Fraulini, copertina libro di Nello Pacchietto




Livio Zoppolato - Ricerca interiore - tecnica mista su collage su faesite cm.40x60 2016 Livio Zoppolato - Degrado - tecnica mista a collage su faesite cm.40x50 2016 Livio Zoppolato
I muri raccontano


17 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 06 giugno 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Personale del pittore Livio Zoppolato, introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una trentina di dipinti realizzati a tecnica mista e collage dal 2001 a oggi, ma in prevalenza negli ultimi due anni. "L'Istria" - scrive Marianna Accerboni - "è protagonista da sempre della poliedrica pittura di Livio Zoppolato: una terra che gli è rimasta profondamente nel cuore da quando, fu costretto dagli eventi a lasciarla. Dei vari aspetti di questa affascinante regione, l'artista ci ha consegnato prove figurative che ci riconducono a una visione luminosa della campagna, del mare, delle case. Di queste, le pareti esterne sono poi divenute esse stesse quadri, opere d'arte. Una parte per il tutto, in linea con quell'urgenza di sintesi, che ha rappresentato e tutt'ora rappresenta un leitmotiv dell'arte contemporanea: una matericità ricca e implementata anche dal collage, per dirci che "anche i muri parlano".

Così l'Istria - attraverso la sintesi di un paesaggio urbano, che Zoppolato sa rendere con efficacia assai personale grazie anche a una tecnica molto accurata - svela - conclude il critico - la propria storia e l'abbandono. I cuori o la riproduzione di antiche frasi, trascritti sui vecchi muri delle case abbandonate, ci parlano d'amore e di dolore, di feste, di guerre, delle radici dimenticate, del tempo passato e delle cose perdute. L'astrazione è protagonista quasi assoluta di questa rassegna omogenea e coerente, attraverso la quale il pittore porge con calibrata energia un omaggio alla terra dei suoi avi, dove spesso ritorna per partecipare a kermesse artistiche di rilievo che lo hanno visto più volte protagonista e vincitore di prestigiosi premi."

Livio Zoppolato (Buie d'Istria, 1944) si è formato con il maestro Vittorio Cossutta e alla Scuola Libera dell'Acquaforte Carlo Sbisà di Trieste. Dipinge fin da giovanissimo e ha iniziato ufficialmente l'attività artistica nel 1967, esponendo di seguito in molte sedi qualificate in Italia e all'estero e partecipando a numerosi seminari in varie città italiane, in Slovenia, Austria e Croazia. Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero.

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___ Mostre sull'Istria

Daniela Turk
Trieste, 26 marzo (inaugurazione) - 16 aprile 2017

Livia Bussi: Visioni
Trieste, marzo-luglio 2012

Ferruccio Bernini - Livio Zoppolato: due linguaggi, uno stile
Trieste, 16 giugno (inaugurazione) - 29 giugno 2012

Furio Bomben
Trieste, 22 novembre (inaugurazione) - 12 dicembre 2011

Loredana Riavini: La soglia del tempo
Trieste, 27 gennaio (inaugurazione) - 16 febbraio 2011

Patrizia Bigarella / Barbara Mapelli: Borderline
Milano, 11 dicembre (inaugurazione) - 14 dicembre 2010

Aldo Bressanutti: Terra d'Istria
Trieste, 15 marzo (inaugurazione) - 31 marzo 2010

Fulvio Monai: Il paesaggio interiore
Gorizia, 09 novembre (inaugurazione) - 28 novembre 2009




Alvise - tecnica mista cm.19x13 2017 Ines (part.) - tecnica mista cm.44x27 2016 Serena Boccanegra: Sotto al letto di mia nonna
06 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 06 luglio 2017
Bottega d'arte Gibigiana - Venezia
www.gibigiana.com

In mostra - ideata e realizzata con la curatela di Marianna Accerboni - una trentina di assemblage inediti creati ad hoc dall'artista. La rassegna - annota la curatrice - si configura come un'installazione totale site specific: attraverso il filo di un'amorevole memoria, simbolizzata da una variegata sequenza di oggetti e micro mondi sognati dall'autrice, emerge in senso catartico l'importanza del rapporto di Serena con il proprio contesto famigliare.

Figura idealmente centrale della composizione - scrive Marianna Accerboni - è Rina Nono, la nonna, una forte personalità illuminata da intensi occhi verdi, che rappresenta una sorta di nume tutelare, che nel corso del tempo ha fermamente mantenuto la memoria della sua famiglia d'origine, conservandone gli oggetti più vari, che Serena implementa con altre testimonianze materiche, anche questa volta foto, oggetti, tessuti, pizzi, lettere, scarpe e scarpette, appartenute pure alla famiglia del padre, i Boccanegra. Simboli di una catena d'amore che l'artista - scenografa realizzatrice per il teatro e per il cinema, che ha sempre parallelamente condotto un proprio percorso di ricerca artistica personale - collega e ramifica come se il suo racconto per immagini - dedicato alla nonna Rina e al figlio Orlando - andasse a rappresentare in realtà l'albero della vita.

"Ho sentito la forte necessità di incontrare i miei antenati, di metterli tutti insieme e pacificarli, di farli incontrare di nuovo. - spiega Serena - Un piccolo atto psicomagico per dialogare con loro, un incontro tra morti e vivi". Artista, ma anche sapiente artigiana, la Boccanegra ospita ogni oggetto e ogni composizione in un altrettanto simbolico cassetto, che in un certo senso li cataloga ma nel contempo li incornicia in una sorta di boccascena, forse perché sono appartenuti al teatro della vita. E in ognuno di questi ambiti o contenitori c'è tutto un mondo, che si apre e si collega, secondo il concetto delle scatole cinesi, a un altro mondo.

Un work in progress, un lavoro in divenire: "Questo - afferma infatti Serena - è solo l'inizio di un cammino, nel tempo aggiungerò sempre altri cassetti". Molto spesso, nel rielaborare o fermare gli oggetti su un supporto, Serena usa la cera d'api, un materiale naturale come gli altri - legno, carta, stoffa, gesso e pelle - che compongono l'esposizione, perché le piace il suo profumo e perché "mettere la cera sopra gli oggetti è come fermarli, la cera è un materiale scultoreo, simbolico, può interpretare il concetto di "fermare l'attimo". Questa mostra appare dunque come una fascinazione simbolica che, snodandosi sul filo di un'intima ispirazione surreale, gioca, quasi inconsciamente, con l'object trouvé di duchampiana memoria, implementando l'emozione ch'esso suscita con l'emotività che rende vive e umane le tavole di un palcoscenico e coinvolgente, la finzione cinematografica.

L'universo di Serena si adagia - soffice - e dialoga inoltre in un contesto espositivo che è specchio, dilatazione e contrappunto della mostra stessa e si amplia in contaminazioni con altri due artisti. La Bottega d'arte Gibigiana è infatti fucina d'arte dove laboratorio e spazio espositivo convivono e dove s'incontrano artisti che operano sia nel mondo dell'arte sia nel campo dell'arredamento con i loro lavori handmade, generati dal recupero di materiali poveri e in disuso. E creano ambientazioni dalle interessanti connotazioni. La denominazione Gibigiana allude al gioco generato dal riverbero della luce solare che, incontrando uno specchio d'acqua, crea riflessi ritmici e sinuosi, facendo vibrare tutto ciò su cui si posa.

Fenomeno che ben simbolizza il comune intento delle personalità artistiche presenti. In quest'occasione, accanto alla mostra Sotto il letto di mia nonna, incontreremo anche le opere di Mirko Donati, anima portante della Bottega, e di Anna Scovacricchi, artista illustratrice ora qui in residenza, che presenteranno negli altri spazi del laboratorio/bottega nuove creature. Ogni stanza sarà un elemento: aria, acqua, fuoco e terra, questo il leitmotiv costante.

Serena Boccanegra si forma come pittrice e scenografa realizzatrice per il teatro, lavorando in diversi laboratori teatrali e compagnie, tra cui la compagnia Figli d'Arte Cuticchio. Opera al Teatro Massimo di Palermo, cura gli spazi scenici per ripetute edizioni del festival La Macchina dei Sogni; progetta e costruisce diverse marionette per l'Opernhaus di Zurigo. Incontra poi il cinema e si specializza come pittrice di scena: Garrone, Crialese, Moretti, Soldini e Wenders sono alcuni dei registi per i quali ha lavorato. Porta avanti da anni una personale ricerca artistica e sul teatro di figura.




Fabio Colussi - Canale - olio su tela cm.24x18 2015 Fabio Colussi - Sera sul mare - olio su tela cm.40x60 2015 Fabio Colussi: "Tra cielo e mare"
20 aprile (inaugurazione ore 19) - 14 maggio 2017
Sala Comunale d'Arte di Trieste

In mostra una trentina di oli su tela e su tavola inediti, realizzati da Fabio Colussi (Trieste, 1957) dal 2015 a oggi e dedicati alle vedute marine di Trieste e di Venezia. "Ho conosciuto Fabio Colussi molti anni fa" - scrive Marianna Accerboni - "e ho avuto modo di seguire poi nel tempo, con piacere, l'evoluzione coerente e appassionata del suo lavoro pittorico, che lo ha condotto, dalla narrazione attenta e delicata della veduta marina verso traguardi sempre più elevati, raggiunti attraverso un'interpretazione del paesaggio d'acqua sottilmente poetica e intrisa di molteplici valenze luministiche. Affascinato dal mare, ritratto sempre in momenti di quiete e perciò rasserenanti, l'artista ci offre con la sua pittura un idillio lieve e al contempo profondo con la natura, che si estrinseca nei notturni sull'acqua veneziani, in cui un sogno lieve solca la veduta, o nei tramonti infuocati che rendono l'orizzonte marino unico a Trieste, com'ebbe occasione di farmi notare alcuni anni fa, nel corso di un'intervista, il celebre architetto Richard Rogers.

Anche se il diapason emotivo più alto, quello che forse colpisce maggiormente l'emotività del fruitore, Colussi lo raggiunge in certe sue intense descrizioni, come accade per esempio nel Tramonto sulla rocca di Duino. Un dipinto che ci rende più agevole capire come mai quel luogo e quelle atmosfere furono così amate da un grande poeta come Rilke. Risuona in quei tocchi di pennello, in quelle meditate velature tutta la luce neoromantica che un attento sensore, qual è Colussi, della nostra cultura visiva e delle molteplici matrici culturali dell'estremo nord est italiano, intuisce ed esprime, assieme agli echi della grande tradizione pittorica e luministica veneziana."




Gillo Dorfles - 2007 - ph Giorgetta Dorfles Gillo Dorfles - Frame da video Gillo Dorfles con una sua opera Gillo 107
12 aprile 2017, ore 18.30
Auditorium del Civico Museo Revoltella - Trieste

Evento ideato e curato da Marianna Accerboni per festeggiare, nel giorno del suo 107° compleanno e nella sua città natale, Gillo Dorfles. Verrà proiettato in anteprima mondiale La guerra del tempo (44'), il video dedicato dal regista Francesco Leprino al grande critico, filosofo dell'Estetica e artista di fama internazionale, in cui quest'ultimo viene ripreso nel 2016 mentre legge e commenta le proprie poesie in un affascinante percorso di gusto surreale.

Il progetto di Marianna Accerboni proseguirà in sedi istituzionali a Gorizia, poiché la famiglia paterna di Dorfles fu presente in quella città fin dal '700 con esponenti di grande prestigio, e a Bruxelles, per l'internazionalità del protagonista. L'evento, realizzato con il sostegno di Spaziocavana Zinelli&Perizzi, si colloca a quasi 10 anni di distanza dalla presentazione a Trieste, Gorizia e Bruxelles del video Attraverso il tempo attraversato dal tempo del regista Francesco Leprino, ideata e curata da Marianna Accerboni nel 2008, che riscosse grande successo nelle tre sedi europee, con ampia diffusione in università, sedi televisive, gallerie d'arte, musei, Istituiti Italiani di Cultura e varie istituzioni.

Il video propone un ritratto inedito di Dorfles, poiché le sedici poesie scelte per il filmato sono state composte durante il Secondo conflitto mondiale, un decennio difficile e poco noto nella vita dell'intellettuale-artista, in cui Dorfles, sfollato in Maremma, si trovò costretto a tralasciare momentaneamente la medicina e la psichiatria, rimanendo pur sempre interessato alla musica e all'arte d'avanguardia: combattuto allora fra arte e teoria, ossia fra pittura da un lato e critica, estetica e filosofia dall'altro. Di quelle poesie (pubblicate in volume nel 2012 da Campanotto Editore), colte, sagaci, ironiche, perfino felliniane ante litteram, Dorfles ci offre un commento e una lettura a prima vista, declinati con misura, grazia e precisione, senza tagli né incertezze.

Nel video, alle letture si accompagnano i suoi dipinti di quel decennio, mentre le immagini sono sottolineate da brani tratti dall'Arte della fuga di Bach e rivisitati da Alessandro Solbiati e Ruggero Laganà, due tra i più importanti compositori contemporanei. Nel video compaiono anche le opinioni di un esegeta del grande intellettuale-artista, l'illuminato saggista e poeta Luca Cesari, titolare della cattedra di Estetica all'Accademia di Belle Arti di Urbino, supportate da una colonna sonora di rumori suggerite dalle letture di Dorfles. Una fuga a tre voci (poesia, pittura, musica), che rivela un aspetto inedito ai più di Gillo Dorfles, figura più sfaccettata di un diamante.

I testi e i dialoghi presenti nel video sono sottotitolati in inglese. In particolare i versi di Dorfles sono stati tradotti da Graziella Sidoli, nota poetessa e docente di Letteratura americana negli Usa e in Italia. Il video sarà presentato successivamente, con il patrocinio del Comune di Milano, in prestigiose sedi, tra cui la Triennale e il Conservatorio G. Verdi del capoluogo meneghino; e, ancora, alla Fondazione Ragghianti di Lucca, alla Villa Reale di Monza, alla Biblioteca Berio di Genova e al Festival Poetica di Alba.




Daniela Turk - Bosco - tecnica Tiffany cm.30x70 2003 Daniela Turk - Gesu - tecnica mista cm.51x38 2014 Daniela Turk - Mediterraneo - tecnica mista cm.60x60 2015 Daniela Turk - Sui gradini del cielo - tecnica mista cm.140x80 2016 Daniela Turk
26 marzo (inaugurazione ore 17) - 16 aprile 2017
Associazione delle Comunità Istriane - Trieste

In mostra una quarantina di opere in gran parte ispirate all'Istria e realizzate con grande perizia e fantasia prevalentemente negli ultimi anni, attraverso l'uso e l'accostamento di molteplici tecniche e materiali. Tra questi, l'arte della ceramica, del mosaico, della vetrata, la tecnica Tiffany, lo sbalzo su rame, l'aerografia, la pittura con diversi tipi di colori, l'iconografia, l'incisione e l'intreccio di tessere musive, perle, sassi, pietre, sabbie, terre, legno, paste polimeriche, gesso, semi, corda, quarzi, seta, madreperla, smalti, sughero. La sua opera "Sui gradini del cielo" è esposta in permanenza nella sala consigliare del primo Municipio di Roma Capitale.

"Eclettica e visionaria" - scrive Marianna Accerboni - "la Turk ripropone una reinterpretazione favolistica e ideale del mondo che ci circonda, resa con solare semplicità e, a volte, con un'inclinazione naïf che però non la induce a trascurare la precisione. Spirito duttile e curioso, si esprime con una grande ricchezza di dettagli, attraverso I quali ci conduce con dolcezza e misura in una sorta di personale emisfero neobarocco, in cui protagonisti sono la natura e l'essere umano."

Daniela Turk, triestina di madre istriana, appassionata all'arte fin da giovanissima, inizia nel 1988 a dipingere su seta. Negli anni '90 studia ceramica, mosaico, Tiffany e aerografia e successivamente gipsografia, sbalzo su rame e iconografia. Recentemente il suo percorso artistico è approdato a un itinerario mistico e religioso che abbraccia tutte le fedi. Ha esposto in varie sedi in Italia e all'estero.




Marcello Mascherini - Il seminatore - bronzo cm.30x15 1926 Marianna Accerboni - La donna Rondine - tecnica mista cm.30x20 1999 Serena Zors - Inseparabili - tecnica mista cm.30x19 2014 27esima mostra del Piccolo formato
25 marzo (inaugurazione ore 18) - 07 aprile 2017
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La rassegna - tradizionale appuntamento dell'arte triestina - propone più di 230 opere dei più significativi pittori, scultori e grafici triestini, della Regione Friuli - Venezia Giulia e di area mitteleuropea, attivi dal '900 a oggi. Ne esce un quadro esaustivo della creatività del Nord Est anche in senso transfrontaliero, con alcune eccellenze triestine quali Leonor Fini, Vito Timmel, Dyalma Stultus, Tullio Crali, Bruno Chersicla, Ugo Carà, Luigi Spacal, Marcello Mascherini, Livio Rosignano, Guido Antoni, Marianna Accerboni, Oreste Dequel, Livio Mozina, Renzo Kollmann, Elettra Metallinò, Annamaria Ducaton, Claudio Palcic, Tristano Alberti, Aldo Bressanutti, Silvia Osojnik, Gianni Brumatti, Bruno Ponte, Nino Perizi, Alice Psacaropulo, Mirella Schott, Nino Spagnoli, Villibossi, Serena Zors; e, tra gli altri, con i friulani Gianni Borta e Tranquillo Marangoni, la cecoslovacca Felicita Frai e l'inglese John Corbidge.

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Ingrandimento immagine "La donna Rondine" di Marianna Accerboni




Patrizia Schoss - Albero - tecnica mista cm.36x26 1978 Patrizia Schoss - Uovo azzurro - uovo vero e pietre cm.10x18x10 2016 Patrizia Schoss - Trasformazione - tecnica mista cm.68x47 2016 Patrizia Schoss
29 marzo (inaugurazione ore 19) - 18 aprile 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Personale della pittrice Patrizia Schoss, presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una trentina di opere su carta e tridimensionali che ripercorrono in una sorta di antologica la creatività della Schoss dal '77 a oggi. Patrizia Schoss, formatasi al liceo artistico e all'Accademia di Brera a Milano, espone dagli anni Settanta in sedi molto qualificate in diverse città italiane, tra cui la Fiera internazionale di grafica di Bologna e, a Milano, la Galleria Il Mercante e la Galleria Cortina.

"Immaginifica eppure analitica" - scrive Marianna Accerboni - "Patrizia Schoss è autrice di una pittura raffinata e molto personale. Inquietante e criptica, sospesa tra tenerezza e inquietudine, quest'artista di cultura e dna mitteleuropei (padre austriaco e madre triestina), ma lombarda di nascita, ora attiva a Trieste, traccia con tecnica eccellente una sorta di elegante bestiario dell'anima, disegnato o inciso senza esitazioni.

Nel grande panorama di possibilità espressive che la cultura del '900 ha offerto, l'artista ha attinto istintivamente, ritenendola consona con il proprio sentire, all'intonazione surrealista, che l'accompagna nel travalicare il reale verso una liberazione dell'inconscio dagli incubi e dai dubbi, un percorso condiviso da note sensuali e delicate al tempo stesso. Che ci rimanda agli antichi bestiari di ascendenza medievale, ma anche alle creature fantastiche dipinte fra il '400 e il '500 dal fiammingo Hieronymus Bosch, rivisitate con algida chiarezza. E alle immagini cinquecentesche, affastellate di dettagli, dell'aristocratico, ma più solare Arcimboldo.

Un mix, l'universo della Schoss, fra nitore, sofisticata freschezza e armonia tonale e cromatica, mistero, attaccamento e timore della maternità, fine segno grafico; paura della solitudine e intreccio, cioè abbraccio. Un'allusione continua alla natura, che prosegue nelle composizioni tridimensionali dell'artista, rielaborate a partire dalla forma archetipa e originaria dell'uovo. Intrecciato ad altri elementi naturali di piume e pietre, quest'ultimo rappresenta il fulcro di una mise-en-scène naturalistica ed enigmatica, attraverso cui accedere a un mondo 'razionalmente fantastico', sospeso tra allusioni e raffinatezze, in una sorta di bilico in magico, quasi irreale equilibrio. Oltrepassato il quale, tutto potrebbe accadere."




Sergio Budicin: Cavalli, cavalieri e battaglie
03 marzo (inaugurazione ore 18) - 26 marzo 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

In mostra, presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni, una ricca e avvincente sequenza di oli per lo più inediti, realizzati negli ultimi 5 anni. "Arte e storia" - scrive Marianna Accerboni - "s'intrecciano felicemente in questa mostra inedita, che potremmo definire 'coraggiosa' per il tema trattato, certamente non approcciato sovente nell'arte contemporanea. Sergio Budicin, pittore animalista e grande appassionato di cavalli (che dipinge solitamente a memoria), si perita in una sorta di prova di grande virtuosismo, sfoderando il talento e la competenza germinati nel corsi di una vita interamente dedicata all'esercizio della pittura, anche, assieme al figlio Roberto, come valente insegnante.

Con padronanza tecnica e compositiva, l'artista - tuttora molto apprezzato particolarmente all'estero e in Germania, per le sue doti narrative che prendono l'avvio da una carriera iniziata quale illustratore a Milano - ci conduce, come fossimo immersi in una sorta di film dai frame dipinti a mano, attraverso la grande storia, popolata di miti immortali. Tra questi, Alessandro il Grande, cui dedica un ciclo di cinque dipinti, Riccardo Cuor di Leone, Lancillotto, Carlo di Valois, ma anche Gengis Khan, il generale Custer sconfitto dalle tribù indiane e il visionario don Chisciotte.

Per non dimenticare Giovanna d'Arco e i charros, cavalieri messicani che catturano i giaguari con i lazos, o i mountain men, gli ultimi pionieri americani. Ma, oltre al talento e al grande impegno di documentazione storica che precede l'esecuzione di ognuno di tali dipinti, Budicin - che in questa ricca rassegna ci presenta una tematica per lui del tutto nuova, frutto di un lavoro quinquennale - dimostra di possedere l'ineffabile dono di saper rappresentare, al di là delle pure immagini, il concetto di epica, di coraggio e di tenzone, riuscendo a coinvolgere fortemente il fruitore sotto il profilo emotivo grazie anche al grande dinamismo che pervade le sue rappresentazioni (...). Una pittura colta ed efficace realizzata a olio su tela o su tavola e ricca di velature, che ci rimanda indietro nel tempo e sa farci sognare, scivolando infine nella purezza del mito di Apollo, che simbolizza il sole, di S. Giorgio che sconfigge il drago, cioè del bene che prevale sul male, e di Pegaso, il più famoso dei cavalli alati, nato, secondo la mitologia greca, dal terreno bagnato del sangue di Medusa, allorquando Perseo le tagliò il collo.

Sergio Budicin (Trieste, 1939) si forma con il maestro Walter Falzari, erede friulano della grande tradizione che nel XIX e XX secolo ha coniugato l'arte veneziana con quella austro-tedesca. Si dedica quindi con successo per diversi anni all'illustrazione di libri sulla natura e gli animali, contribuendo alla realizzazione della collana Guarda e scopri gli animali (AMZ editore). Nel 1970, su invito del grande e acclamato ritrattista di origine ungherese Lajos Markos, soggiorna per alcuni mesi negli Usa, dove sotto la sua guida affina il proprio linguaggio in particolare nella tecnica a olio.

Coniugando quest'ultima all'abilità d'illustratore, diventa pittore animalista, attività per la quale viene apprezzato in tutto il mondo e particolarmente in Germania, dove, dopo la prima personale del 1975 a Trieste, ha esposto in prestigiose gallerie, tra cui la Aukloster di Monschau, la Nürnberger Rachmenkunst Haus der Gemalde, la Galerie Vogel di Heidelberg, la Schoeninger, la Reith e la Galerie in der Prannerstrasse di Monaco e la Bilder im Hof di Flensburg. Ha viaggiato moltissimo in Europa, America e Africa per osservare la natura e gli animali nel loro habitat. Nel 1992 l'Akademie für Tierschutz di Monaco di Baviera lo premia con l'ambito Goldenen Elefanten, importante riconoscimento internazionale per il suo contributo alla diffusione della coscienza ecologista e alla conoscenza del mondo animale.

I suoi lavori si trovano in collezioni pubbliche e private di numerosi paesi del mondo. Nel tempo Budicin ha maturato una tecnica perfetta, che gli consente di "illuminare" le sue opere attraverso molteplici velature: fermamente convinto che gli studi di anatomia, delle svariate tecniche pittoriche e del disegno, assieme all'esercizio quotidiano dell'arte, rappresentino la via da seguire, la insegna, con il figlio Roberto, agli artisti-allievi che frequentano da anni il suo bellissimo studio, situato in posizione strategica poco sotto Opicina.




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