Newsletter Kritik di Ninni Radicini - Arte Libri Festival del Cinema Convegni Prima del nuovo numero di Kritik
   
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Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni

Marianna Accerboni, scenografo e critico d'arte e d'architettura, già allieva e collaboratrice del grande scenografo Luciano Damiani, idea e organizza, in qualità di curatore e di progettista dell'allestimento e della linea grafica, mostre ed eventi d'arte in Italia e all'estero (Roma, Firenze, Trieste, Bruxelles, Austria, ecc.), in cui, alla competenza critica commistiona inediti interventi di luce, che realizza con l'ausilio delle più sofisticate tecnologie. Dalla metà degli anni Novanta lavora infatti sul tema della luce, nel cui ambito ha ideato scenografie d'avanguardia da realizzarsi attraverso raggi laser, allestimenti e scenografie di luce per concerti, spettacoli teatrali e mostre d'arte ed eventi multimediali e di luce per spazi urbani e musei. Ha esposto abiti-scultura e di luce, bozzetti per scene e costumi e installazioni luminose in gallerie d'arte e teatri in Italia e all'estero.
www.mariannaaccerboni.com

Le rassegne precedenti curate da Marianna Accerboni: 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08




Nello Pacchietto - Pesca notturna - tecnica mista su incisione cm.50x40 1965 Nello Pacchietto - Calle istriana - disegno a carboncino cm.20x30 1946 Nello Pacchietto - Venezia San Marco - acquarello su carta cm.50x35 1963 Mare Nordest - 6a edizione

Nello Pacchietto

19 maggio (inaugurazione ore 19.30) - 21 maggio 2017
Molo IV -Trieste

Mostra dedicata al pittore adriatico Nello Pacchietto, curata da Giorgio Parovel (Lux Art Gallery, Trieste) e dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra un centinaio di opere ispirate al mare dell'Alto Adriatico, da Pola a Venezia, e il video della vernice multimediale ideata da Accerboni per l'inaugurazione della Lux Art Gallery dedicata a Pacchietto. Il pittore Nello Pacchietto (Capodistria, 1922 - Venezia, 2003) interpreta nel modo più completo il concetto di rappresentazione del mare del Nord Est Adriatico. Capodistria, ha dipinto tutte le "perle" della costa istriana, da Pola fino a Muggia, Trieste e Venezia, luoghi dove ha abitato e operato.

"Attraverso 100 disegni e alcuni acquerelli, realizzati soprattutto tra gli anni '70 e '90, la mostra - scrive Marianna Accerboni - testimonia il fascino delle coste, dei borghi e delle città che coronano l'alto Adriatico, rappresentando attraverso l'arte e la visione delle architetture dei centri costieri un'identità culturale che fa capo soprattutto a Venezia; ma racconta pure l'evoluzione del linguaggio dell'artista, dall'analisi verso la sintesi. Un cenno a parte meritano Storie di mare, acqueforti-acquetinte create nel '75 per illustrare l'omonima silloge in versi scritta con il poeta e amico Diego Valeri, soggetto di un video ideato da Accerboni, che verrà proiettato in mostra per consentire una fruizione multimediale - arte, musica, poesia e luce - dell'artista. Dipingere la poesia non è facile. Ma Pacchietto, finissimo disegnatore, pittore e incisore, lo ha fatto per tutta la vita, con passione, dal suo fascinoso studio alla Giudecca. Temperamento solare ed entusiasta ha saputo tradurre e intrecciare il paesaggio e l'animo dei suoi personaggi simbolo in un magma unico di sogno e bellezza ideale, ammantandoli spesso di colori altrettanto simbolici, declinati talvolta con sensibilità divisionista, sul filo di una concezione onirica e lievemente surreale del mondo."

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Omaggio a Nello Pacchietto nel decennale della morte
Trieste, 10 ottobre (inaugurazione) - 18 ottobre 2013

Nello Pacchietto. Dipingere la poesia
Trieste, 23 settembre - 30 novembre 2011

"Sognando Venezia. Viaggio in treno di un triestino"
di Enrico Fraulini, copertina libro di Nello Pacchietto




Livio Zoppolato - Ricerca interiore - tecnica mista su collage su faesite cm.40x60 2016 Livio Zoppolato - Degrado - tecnica mista a collage su faesite cm.40x50 2016 Livio Zoppolato
I muri raccontano


17 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 06 giugno 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Personale del pittore Livio Zoppolato, introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una trentina di dipinti realizzati a tecnica mista e collage dal 2001 a oggi, ma in prevalenza negli ultimi due anni. "L'Istria" - scrive Marianna Accerboni - "è protagonista da sempre della poliedrica pittura di Livio Zoppolato: una terra che gli è rimasta profondamente nel cuore da quando, fu costretto dagli eventi a lasciarla. Dei vari aspetti di questa affascinante regione, l'artista ci ha consegnato prove figurative che ci riconducono a una visione luminosa della campagna, del mare, delle case. Di queste, le pareti esterne sono poi divenute esse stesse quadri, opere d'arte. Una parte per il tutto, in linea con quell'urgenza di sintesi, che ha rappresentato e tutt'ora rappresenta un leitmotiv dell'arte contemporanea: una matericità ricca e implementata anche dal collage, per dirci che "anche i muri parlano".

Così l'Istria - attraverso la sintesi di un paesaggio urbano, che Zoppolato sa rendere con efficacia assai personale grazie anche a una tecnica molto accurata - svela - conclude il critico - la propria storia e l'abbandono. I cuori o la riproduzione di antiche frasi, trascritti sui vecchi muri delle case abbandonate, ci parlano d'amore e di dolore, di feste, di guerre, delle radici dimenticate, del tempo passato e delle cose perdute. L'astrazione è protagonista quasi assoluta di questa rassegna omogenea e coerente, attraverso la quale il pittore porge con calibrata energia un omaggio alla terra dei suoi avi, dove spesso ritorna per partecipare a kermesse artistiche di rilievo che lo hanno visto più volte protagonista e vincitore di prestigiosi premi."

Livio Zoppolato (Buie d'Istria, 1944) si è formato con il maestro Vittorio Cossutta e alla Scuola Libera dell'Acquaforte Carlo Sbisà di Trieste. Dipinge fin da giovanissimo e ha iniziato ufficialmente l'attività artistica nel 1967, esponendo di seguito in molte sedi qualificate in Italia e all'estero e partecipando a numerosi seminari in varie città italiane, in Slovenia, Austria e Croazia. Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero.

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___ Mostre sull'Istria

Daniela Turk
Trieste, 26 marzo (inaugurazione) - 16 aprile 2017

Livia Bussi: Visioni
Trieste, marzo-luglio 2012

Ferruccio Bernini - Livio Zoppolato: due linguaggi, uno stile
Trieste, 16 giugno (inaugurazione) - 29 giugno 2012

Furio Bomben
Trieste, 22 novembre (inaugurazione) - 12 dicembre 2011

Loredana Riavini: La soglia del tempo
Trieste, 27 gennaio (inaugurazione) - 16 febbraio 2011

Patrizia Bigarella / Barbara Mapelli: Borderline
Milano, 11 dicembre (inaugurazione) - 14 dicembre 2010

Aldo Bressanutti: Terra d'Istria
Trieste, 15 marzo (inaugurazione) - 31 marzo 2010

Fulvio Monai: Il paesaggio interiore
Gorizia, 09 novembre (inaugurazione) - 28 novembre 2009




Alvise - tecnica mista cm.19x13 2017 Ines (part.) - tecnica mista cm.44x27 2016 Serena Boccanegra: Sotto al letto di mia nonna
06 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 06 luglio 2017
Bottega d'arte Gibigiana - Venezia
www.gibigiana.com

In mostra - ideata e realizzata con la curatela di Marianna Accerboni - una trentina di assemblage inediti creati ad hoc dall'artista. La rassegna - annota la curatrice - si configura come un'installazione totale site specific: attraverso il filo di un'amorevole memoria, simbolizzata da una variegata sequenza di oggetti e micro mondi sognati dall'autrice, emerge in senso catartico l'importanza del rapporto di Serena con il proprio contesto famigliare.

Figura idealmente centrale della composizione - scrive Marianna Accerboni - è Rina Nono, la nonna, una forte personalità illuminata da intensi occhi verdi, che rappresenta una sorta di nume tutelare, che nel corso del tempo ha fermamente mantenuto la memoria della sua famiglia d'origine, conservandone gli oggetti più vari, che Serena implementa con altre testimonianze materiche, anche questa volta foto, oggetti, tessuti, pizzi, lettere, scarpe e scarpette, appartenute pure alla famiglia del padre, i Boccanegra. Simboli di una catena d'amore che l'artista - scenografa realizzatrice per il teatro e per il cinema, che ha sempre parallelamente condotto un proprio percorso di ricerca artistica personale - collega e ramifica come se il suo racconto per immagini - dedicato alla nonna Rina e al figlio Orlando - andasse a rappresentare in realtà l'albero della vita.

"Ho sentito la forte necessità di incontrare i miei antenati, di metterli tutti insieme e pacificarli, di farli incontrare di nuovo. - spiega Serena - Un piccolo atto psicomagico per dialogare con loro, un incontro tra morti e vivi". Artista, ma anche sapiente artigiana, la Boccanegra ospita ogni oggetto e ogni composizione in un altrettanto simbolico cassetto, che in un certo senso li cataloga ma nel contempo li incornicia in una sorta di boccascena, forse perché sono appartenuti al teatro della vita. E in ognuno di questi ambiti o contenitori c'è tutto un mondo, che si apre e si collega, secondo il concetto delle scatole cinesi, a un altro mondo.

Un work in progress, un lavoro in divenire: "Questo - afferma infatti Serena - è solo l'inizio di un cammino, nel tempo aggiungerò sempre altri cassetti". Molto spesso, nel rielaborare o fermare gli oggetti su un supporto, Serena usa la cera d'api, un materiale naturale come gli altri - legno, carta, stoffa, gesso e pelle - che compongono l'esposizione, perché le piace il suo profumo e perché "mettere la cera sopra gli oggetti è come fermarli, la cera è un materiale scultoreo, simbolico, può interpretare il concetto di "fermare l'attimo". Questa mostra appare dunque come una fascinazione simbolica che, snodandosi sul filo di un'intima ispirazione surreale, gioca, quasi inconsciamente, con l'object trouvé di duchampiana memoria, implementando l'emozione ch'esso suscita con l'emotività che rende vive e umane le tavole di un palcoscenico e coinvolgente, la finzione cinematografica.

L'universo di Serena si adagia - soffice - e dialoga inoltre in un contesto espositivo che è specchio, dilatazione e contrappunto della mostra stessa e si amplia in contaminazioni con altri due artisti. La Bottega d'arte Gibigiana è infatti fucina d'arte dove laboratorio e spazio espositivo convivono e dove s'incontrano artisti che operano sia nel mondo dell'arte sia nel campo dell'arredamento con i loro lavori handmade, generati dal recupero di materiali poveri e in disuso. E creano ambientazioni dalle interessanti connotazioni. La denominazione Gibigiana allude al gioco generato dal riverbero della luce solare che, incontrando uno specchio d'acqua, crea riflessi ritmici e sinuosi, facendo vibrare tutto ciò su cui si posa.

Fenomeno che ben simbolizza il comune intento delle personalità artistiche presenti. In quest'occasione, accanto alla mostra Sotto il letto di mia nonna, incontreremo anche le opere di Mirko Donati, anima portante della Bottega, e di Anna Scovacricchi, artista illustratrice ora qui in residenza, che presenteranno negli altri spazi del laboratorio/bottega nuove creature. Ogni stanza sarà un elemento: aria, acqua, fuoco e terra, questo il leitmotiv costante.

Serena Boccanegra si forma come pittrice e scenografa realizzatrice per il teatro, lavorando in diversi laboratori teatrali e compagnie, tra cui la compagnia Figli d'Arte Cuticchio. Opera al Teatro Massimo di Palermo, cura gli spazi scenici per ripetute edizioni del festival La Macchina dei Sogni; progetta e costruisce diverse marionette per l'Opernhaus di Zurigo. Incontra poi il cinema e si specializza come pittrice di scena: Garrone, Crialese, Moretti, Soldini e Wenders sono alcuni dei registi per i quali ha lavorato. Porta avanti da anni una personale ricerca artistica e sul teatro di figura.




Fabio Colussi - Canale - olio su tela cm.24x18 2015 Fabio Colussi - Sera sul mare - olio su tela cm.40x60 2015 Fabio Colussi: "Tra cielo e mare"
20 aprile (inaugurazione ore 19) - 14 maggio 2017
Sala Comunale d'Arte di Trieste

In mostra una trentina di oli su tela e su tavola inediti, realizzati da Fabio Colussi (Trieste, 1957) dal 2015 a oggi e dedicati alle vedute marine di Trieste e di Venezia. "Ho conosciuto Fabio Colussi molti anni fa" - scrive Marianna Accerboni - "e ho avuto modo di seguire poi nel tempo, con piacere, l'evoluzione coerente e appassionata del suo lavoro pittorico, che lo ha condotto, dalla narrazione attenta e delicata della veduta marina verso traguardi sempre più elevati, raggiunti attraverso un'interpretazione del paesaggio d'acqua sottilmente poetica e intrisa di molteplici valenze luministiche. Affascinato dal mare, ritratto sempre in momenti di quiete e perciò rasserenanti, l'artista ci offre con la sua pittura un idillio lieve e al contempo profondo con la natura, che si estrinseca nei notturni sull'acqua veneziani, in cui un sogno lieve solca la veduta, o nei tramonti infuocati che rendono l'orizzonte marino unico a Trieste, com'ebbe occasione di farmi notare alcuni anni fa, nel corso di un'intervista, il celebre architetto Richard Rogers.

Anche se il diapason emotivo più alto, quello che forse colpisce maggiormente l'emotività del fruitore, Colussi lo raggiunge in certe sue intense descrizioni, come accade per esempio nel Tramonto sulla rocca di Duino. Un dipinto che ci rende più agevole capire come mai quel luogo e quelle atmosfere furono così amate da un grande poeta come Rilke. Risuona in quei tocchi di pennello, in quelle meditate velature tutta la luce neoromantica che un attento sensore, qual è Colussi, della nostra cultura visiva e delle molteplici matrici culturali dell'estremo nord est italiano, intuisce ed esprime, assieme agli echi della grande tradizione pittorica e luministica veneziana."

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Fabio Colussi: Light landscape
Venezia, 02-12 ottobre 2016

Fabio Colussi: Luce
Trieste, 05 dicembre 2015 - 31 gennaio 2016

Fabio Colussi: Da Trieste a Venezia
Trieste, 22 novembre 2014 - 28 febbraio 2015

Fabio Colussi: Light in Venice. La luce della Mitteleuropa a Venezia
Venezia, 07 settembre - 17 settembre 2014

Fabio Colussi. Luce. Marine e lagune
Trieste, 30 novembre - 31 dicembre 2013

Fabio Colussi
Trieste, 07 gennaio - 30 gennaio 2013




Gillo Dorfles - 2007 - ph Giorgetta Dorfles Gillo Dorfles - Frame da video Gillo Dorfles con una sua opera "Gillo 107"
12 aprile 2017, ore 18.30
Auditorium del Civico Museo Revoltella - Trieste

Evento ideato e curato da Marianna Accerboni per festeggiare, nel giorno del suo 107° compleanno e nella sua città natale, Gillo Dorfles. Verrà proiettato in anteprima mondiale La guerra del tempo (44'), il video dedicato dal regista Francesco Leprino al grande critico, filosofo dell'Estetica e artista di fama internazionale, in cui quest'ultimo viene ripreso nel 2016 mentre legge e commenta le proprie poesie in un affascinante percorso di gusto surreale.

Il progetto di Marianna Accerboni proseguirà in sedi istituzionali a Gorizia, poiché la famiglia paterna di Dorfles fu presente in quella città fin dal '700 con esponenti di grande prestigio, e a Bruxelles, per l'internazionalità del protagonista. L'evento, realizzato con il sostegno di Spaziocavana Zinelli&Perizzi, si colloca a quasi 10 anni di distanza dalla presentazione a Trieste, Gorizia e Bruxelles del video Attraverso il tempo attraversato dal tempo del regista Francesco Leprino, ideata e curata da Marianna Accerboni nel 2008, che riscosse grande successo nelle tre sedi europee, con ampia diffusione in università, sedi televisive, gallerie d'arte, musei, Istituiti Italiani di Cultura e varie istituzioni.

Il video propone un ritratto inedito di Dorfles, poiché le sedici poesie scelte per il filmato sono state composte durante il Secondo conflitto mondiale, un decennio difficile e poco noto nella vita dell'intellettuale-artista, in cui Dorfles, sfollato in Maremma, si trovò costretto a tralasciare momentaneamente la medicina e la psichiatria, rimanendo pur sempre interessato alla musica e all'arte d'avanguardia: combattuto allora fra arte e teoria, ossia fra pittura da un lato e critica, estetica e filosofia dall'altro. Di quelle poesie (pubblicate in volume nel 2012 da Campanotto Editore), colte, sagaci, ironiche, perfino felliniane ante litteram, Dorfles ci offre un commento e una lettura a prima vista, declinati con misura, grazia e precisione, senza tagli né incertezze.

Nel video, alle letture si accompagnano i suoi dipinti di quel decennio, mentre le immagini sono sottolineate da brani tratti dall'Arte della fuga di Bach e rivisitati da Alessandro Solbiati e Ruggero Laganà, due tra i più importanti compositori contemporanei. Nel video compaiono anche le opinioni di un esegeta del grande intellettuale-artista, l'illuminato saggista e poeta Luca Cesari, titolare della cattedra di Estetica all'Accademia di Belle Arti di Urbino, supportate da una colonna sonora di rumori suggerite dalle letture di Dorfles. Una fuga a tre voci (poesia, pittura, musica), che rivela un aspetto inedito ai più di Gillo Dorfles, figura più sfaccettata di un diamante.

I testi e i dialoghi presenti nel video sono sottotitolati in inglese. In particolare i versi di Dorfles sono stati tradotti da Graziella Sidoli, nota poetessa e docente di Letteratura americana negli Usa e in Italia. Il video sarà presentato successivamente, con il patrocinio del Comune di Milano, in prestigiose sedi, tra cui la Triennale e il Conservatorio G. Verdi del capoluogo meneghino; e, ancora, alla Fondazione Ragghianti di Lucca, alla Villa Reale di Monza, alla Biblioteca Berio di Genova e al Festival Poetica di Alba.

Gillo Dorfles (Trieste, 1910), laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, critico d'arte, filosofo dell'Estetica e dei costumi e artista, già ordinario di Estetica alle Università di Trieste, Milano e Cagliari e visiting professor in alcune università americane, ha apportato un notevolissimo contributo allo sviluppo dell'estetica italiana del dopoguerra: a partire dal Discorso tecnico delle arti (1952) fino a Nuovi riti, nuovo miti (1965), Artificio e natura (1968), Le oscillazioni del gusto (2004), La (nuova) moda della moda (2007), Horror pleni. L'(in)civiltà del rumore (2008) e alla sua opera forse più celebre, Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto (1968). La sua bibliografia comprende oltre duemilacinquecento pubblicazioni tra monografie, contributi in volumi collettivi, articoli e saggi.

«Esegeta profondo e creativo sia come critico e filosofo che come artista - scrive Marianna Accerboni - è autore di un segno di originale introspezione anche attraverso la sua personalissima pittura, fiorita nel '34 a Dornach in Svizzera, dove seguiva delle conferenze steineriane al Goetheanum. Interessato all'esoterismo, aveva creato nel 2010 Vitriol, personaggio simbolo, a metà appunto tra ispirazione esoterica, ricerca artistica e filosofia, che ricalca l'acronimo alchimico: "Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem", cioè "Visita l'interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta". Un soggetto, Vitriol, presente anche in una serie di disegni realizzati nel 2016 per la mostra alla Triennale del gennaio 2017.

L'attività critica e di filosofo da un canto e quella di artista, hanno sempre seguito in lui binari paralleli. Nel '48, in seguito anche agli stretti contatti con la Konkrete Kunst zurighese e gli svizzeri Lohse, Graeser e Roth, era addivenuto a una posizione estetica internazionale e aveva fondato con altri, tra cui Munari, il Movimento Arte Concreta, contrario a figurazione e astrazione lirica, facendosi contemporaneamente interprete sul piano critico ed estetico di astrattismo e concretismo. Nel '55 intraprese la carriera universitaria, che determinò una riduzione, in favore della grafica, dell'attività pittorica, ripresa verso la metà degli anni '80. E' del 2001 la prima grande mostra al Pac, seguita, tra le altre, da quelle a Palazzo Reale e allo Studio Marconi di Milano e, lo scorso anno, al Macro di Roma e dalla pubblicazione di un catalogo ragionato di tutte le opere (Mazzotta)».

Francesco Leprino, musicista, musicologo, organizzatore musicale, ha pubblicato dischi, volumi e saggi musicologici. Dal 1995 si è occupato di audiovisione, tenendo corsi universitari, seminari e conferenze e soprattutto realizzando video antologici e sperimentali, documentari e film, in cui integra con grande sensibilità immagini e musica: opere quest'ultime che hanno incontrato lusinghieri successi di critica e sono state presentate in sedi prestigiose in Italia e all'estero.

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Leinor Fini. Memorie triestine. Conferenza di Marianna Accerboni
Trieste, 24 settembre 2016

Silvano Clavora: Espressioni carsiche
Trieste, 09 marzo (inaugurazione) - 03 aprile 2016

Da Duchamp agli happening
Articoli pubblicati su «Il Mondo» di Pannunzio e altri scritti
di Paolo Barozzi, con prefazione di Gillo Dorfles
Presentazione libro
Milano, 15 dicembre 2015

Paolo Barozzi, una passione per l'arte
di Ottavio Pinarello, con una prefazione di Gillo Dorfles
Presentazione volume
Venezia, 13 maggio 2013

Gillo Dorfles presenta a Trieste il numero di settembre della rivista Ottagono
Dedicato all'architettura e al territorio di Trieste e del Friuli Venezia Giulia
Trieste, 27 ottobre 2009

Arturo Nathan: Silenzio e Luce
Trieste, 22 maggio (inaugurazione) - 05 giugno 2009
Deutsche Bank - Trieste




Daniela Turk - Bosco - tecnica Tiffany cm.30x70 2003 Daniela Turk - Gesu - tecnica mista cm.51x38 2014 Daniela Turk - Mediterraneo - tecnica mista cm.60x60 2015 Daniela Turk - Sui gradini del cielo - tecnica mista cm.140x80 2016 Daniela Turk
26 marzo (inaugurazione ore 17) - 16 aprile 2017
Associazione delle Comunità Istriane - Trieste

In mostra una quarantina di opere in gran parte ispirate all'Istria e realizzate con grande perizia e fantasia prevalentemente negli ultimi anni, attraverso l'uso e l'accostamento di molteplici tecniche e materiali. Tra questi, l'arte della ceramica, del mosaico, della vetrata, la tecnica Tiffany, lo sbalzo su rame, l'aerografia, la pittura con diversi tipi di colori, l'iconografia, l'incisione e l'intreccio di tessere musive, perle, sassi, pietre, sabbie, terre, legno, paste polimeriche, gesso, semi, corda, quarzi, seta, madreperla, smalti, sughero. La sua opera "Sui gradini del cielo" è esposta in permanenza nella sala consigliare del primo Municipio di Roma Capitale.

"Eclettica e visionaria" - scrive Marianna Accerboni - "la Turk ripropone una reinterpretazione favolistica e ideale del mondo che ci circonda, resa con solare semplicità e, a volte, con un'inclinazione naïf che però non la induce a trascurare la precisione. Spirito duttile e curioso, si esprime con una grande ricchezza di dettagli, attraverso I quali ci conduce con dolcezza e misura in una sorta di personale emisfero neobarocco, in cui protagonisti sono la natura e l'essere umano."

Daniela Turk, triestina di madre istriana, appassionata all'arte fin da giovanissima, inizia nel 1988 a dipingere su seta. Negli anni '90 studia ceramica, mosaico, Tiffany e aerografia e successivamente gipsografia, sbalzo su rame e iconografia. Recentemente il suo percorso artistico è approdato a un itinerario mistico e religioso che abbraccia tutte le fedi. Ha esposto in varie sedi in Italia e all'estero.




Marcello Mascherini - Il seminatore - bronzo cm.30x15 1926 Marianna Accerboni - La donna Rondine - tecnica mista cm.30x20 1999 Serena Zors - Inseparabili - tecnica mista cm.30x19 2014 27esima mostra del Piccolo formato
25 marzo (inaugurazione ore 18) - 07 aprile 2017
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La rassegna - tradizionale appuntamento dell'arte triestina - propone più di 230 opere dei più significativi pittori, scultori e grafici triestini, della Regione Friuli - Venezia Giulia e di area mitteleuropea, attivi dal '900 a oggi. Ne esce un quadro esaustivo della creatività del Nord Est anche in senso transfrontaliero, con alcune eccellenze triestine quali Leonor Fini, Vito Timmel, Dyalma Stultus, Tullio Crali, Bruno Chersicla, Ugo Carà, Luigi Spacal, Marcello Mascherini, Livio Rosignano, Guido Antoni, Marianna Accerboni, Oreste Dequel, Livio Mozina, Renzo Kollmann, Elettra Metallinò, Annamaria Ducaton, Claudio Palcic, Tristano Alberti, Aldo Bressanutti, Silvia Osojnik, Gianni Brumatti, Bruno Ponte, Nino Perizi, Alice Psacaropulo, Mirella Schott, Nino Spagnoli, Villibossi, Serena Zors; e, tra gli altri, con i friulani Gianni Borta e Tranquillo Marangoni, la cecoslovacca Felicita Frai e l'inglese John Corbidge.

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Ingrandimento immagine "La donna Rondine" di Marianna Accerboni




Patrizia Schoss - Albero - tecnica mista cm.36x26 1978 Patrizia Schoss - Uovo azzurro - uovo vero e pietre cm.10x18x10 2016 Patrizia Schoss - Trasformazione - tecnica mista cm.68x47 2016 Patrizia Schoss
29 marzo (inaugurazione ore 19) - 18 aprile 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Personale della pittrice Patrizia Schoss, presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una trentina di opere su carta e tridimensionali che ripercorrono in una sorta di antologica la creatività della Schoss dal '77 a oggi. Patrizia Schoss, formatasi al liceo artistico e all'Accademia di Brera a Milano, espone dagli anni Settanta in sedi molto qualificate in diverse città italiane, tra cui la Fiera internazionale di grafica di Bologna e, a Milano, la Galleria Il Mercante e la Galleria Cortina.

"Immaginifica eppure analitica" - scrive Marianna Accerboni - "Patrizia Schoss è autrice di una pittura raffinata e molto personale. Inquietante e criptica, sospesa tra tenerezza e inquietudine, quest'artista di cultura e dna mitteleuropei (padre austriaco e madre triestina), ma lombarda di nascita, ora attiva a Trieste, traccia con tecnica eccellente una sorta di elegante bestiario dell'anima, disegnato o inciso senza esitazioni.

Nel grande panorama di possibilità espressive che la cultura del '900 ha offerto, l'artista ha attinto istintivamente, ritenendola consona con il proprio sentire, all'intonazione surrealista, che l'accompagna nel travalicare il reale verso una liberazione dell'inconscio dagli incubi e dai dubbi, un percorso condiviso da note sensuali e delicate al tempo stesso. Che ci rimanda agli antichi bestiari di ascendenza medievale, ma anche alle creature fantastiche dipinte fra il '400 e il '500 dal fiammingo Hieronymus Bosch, rivisitate con algida chiarezza. E alle immagini cinquecentesche, affastellate di dettagli, dell'aristocratico, ma più solare Arcimboldo.

Un mix, l'universo della Schoss, fra nitore, sofisticata freschezza e armonia tonale e cromatica, mistero, attaccamento e timore della maternità, fine segno grafico; paura della solitudine e intreccio, cioè abbraccio. Un'allusione continua alla natura, che prosegue nelle composizioni tridimensionali dell'artista, rielaborate a partire dalla forma archetipa e originaria dell'uovo. Intrecciato ad altri elementi naturali di piume e pietre, quest'ultimo rappresenta il fulcro di una mise-en-scène naturalistica ed enigmatica, attraverso cui accedere a un mondo 'razionalmente fantastico', sospeso tra allusioni e raffinatezze, in una sorta di bilico in magico, quasi irreale equilibrio. Oltrepassato il quale, tutto potrebbe accadere."




Sergio Budicin: Cavalli, cavalieri e battaglie
03 marzo (inaugurazione ore 18) - 26 marzo 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

In mostra, presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni, una ricca e avvincente sequenza di oli per lo più inediti, realizzati negli ultimi 5 anni. "Arte e storia" - scrive Marianna Accerboni - "s'intrecciano felicemente in questa mostra inedita, che potremmo definire 'coraggiosa' per il tema trattato, certamente non approcciato sovente nell'arte contemporanea. Sergio Budicin, pittore animalista e grande appassionato di cavalli (che dipinge solitamente a memoria), si perita in una sorta di prova di grande virtuosismo, sfoderando il talento e la competenza germinati nel corsi di una vita interamente dedicata all'esercizio della pittura, anche, assieme al figlio Roberto, come valente insegnante.

Con padronanza tecnica e compositiva, l'artista - tuttora molto apprezzato particolarmente all'estero e in Germania, per le sue doti narrative che prendono l'avvio da una carriera iniziata quale illustratore a Milano - ci conduce, come fossimo immersi in una sorta di film dai frame dipinti a mano, attraverso la grande storia, popolata di miti immortali. Tra questi, Alessandro il Grande, cui dedica un ciclo di cinque dipinti, Riccardo Cuor di Leone, Lancillotto, Carlo di Valois, ma anche Gengis Khan, il generale Custer sconfitto dalle tribù indiane e il visionario don Chisciotte.

Per non dimenticare Giovanna d'Arco e i charros, cavalieri messicani che catturano i giaguari con i lazos, o i mountain men, gli ultimi pionieri americani. Ma, oltre al talento e al grande impegno di documentazione storica che precede l'esecuzione di ognuno di tali dipinti, Budicin - che in questa ricca rassegna ci presenta una tematica per lui del tutto nuova, frutto di un lavoro quinquennale - dimostra di possedere l'ineffabile dono di saper rappresentare, al di là delle pure immagini, il concetto di epica, di coraggio e di tenzone, riuscendo a coinvolgere fortemente il fruitore sotto il profilo emotivo grazie anche al grande dinamismo che pervade le sue rappresentazioni (...). Una pittura colta ed efficace realizzata a olio su tela o su tavola e ricca di velature, che ci rimanda indietro nel tempo e sa farci sognare, scivolando infine nella purezza del mito di Apollo, che simbolizza il sole, di S. Giorgio che sconfigge il drago, cioè del bene che prevale sul male, e di Pegaso, il più famoso dei cavalli alati, nato, secondo la mitologia greca, dal terreno bagnato del sangue di Medusa, allorquando Perseo le tagliò il collo.

Sergio Budicin (Trieste, 1939) si forma con il maestro Walter Falzari, erede friulano della grande tradizione che nel XIX e XX secolo ha coniugato l'arte veneziana con quella austro-tedesca. Si dedica quindi con successo per diversi anni all'illustrazione di libri sulla natura e gli animali, contribuendo alla realizzazione della collana Guarda e scopri gli animali (AMZ editore). Nel 1970, su invito del grande e acclamato ritrattista di origine ungherese Lajos Markos, soggiorna per alcuni mesi negli Usa, dove sotto la sua guida affina il proprio linguaggio in particolare nella tecnica a olio.

Coniugando quest'ultima all'abilità d'illustratore, diventa pittore animalista, attività per la quale viene apprezzato in tutto il mondo e particolarmente in Germania, dove, dopo la prima personale del 1975 a Trieste, ha esposto in prestigiose gallerie, tra cui la Aukloster di Monschau, la Nürnberger Rachmenkunst Haus der Gemalde, la Galerie Vogel di Heidelberg, la Schoeninger, la Reith e la Galerie in der Prannerstrasse di Monaco e la Bilder im Hof di Flensburg. Ha viaggiato moltissimo in Europa, America e Africa per osservare la natura e gli animali nel loro habitat. Nel 1992 l'Akademie für Tierschutz di Monaco di Baviera lo premia con l'ambito Goldenen Elefanten, importante riconoscimento internazionale per il suo contributo alla diffusione della coscienza ecologista e alla conoscenza del mondo animale.

I suoi lavori si trovano in collezioni pubbliche e private di numerosi paesi del mondo. Nel tempo Budicin ha maturato una tecnica perfetta, che gli consente di "illuminare" le sue opere attraverso molteplici velature: fermamente convinto che gli studi di anatomia, delle svariate tecniche pittoriche e del disegno, assieme all'esercizio quotidiano dell'arte, rappresentino la via da seguire, la insegna, con il figlio Roberto, agli artisti-allievi che frequentano da anni il suo bellissimo studio, situato in posizione strategica poco sotto Opicina.




Opera di Francesco Modigo (Hrant Anmahian) in mostra a Trieste Francesco Modigo (Hrant Anmahian) - opera dalla mostra Musica e figure femminili Francesco Modigo: Musica e figure femminili
14 dicembre 2016 (inaugurazione ore 19) - 15 gennaio 2017
Caffè Eppinger - Trieste

Mostra di Francesco Modigo (al secolo Hrant Anmahian), presentata dai critici Marianna Accerboni e Umberto Miniussi. Avvalendosi di uno pseudonimo che coniuga i nomi di Modigliani e di Gauguin, Hrant Anmahian, in arte Francesco Modigo (Trieste, 1948), di madre veneta e padre armeno, propone una sintesi della sua produzione artistica realizzata nel 2015/2016. Francesco Modigo (Hrant Anmahian) ha iniziato a dipingere nel 1992 a New York, dove viveva dal 1980. Tra le attestazioni internazionali conseguite dall'artista, vanno ricordate l'Appreciation del Metropolitan Dade Conty di Miami e di New York. Molto apprezzati sono stati anche l'allestimento e la decorazione per la grande mostra-evento dedicata alla metà degli anni '90 al design della scarpa italiana a New York, San Francisco e Orlando.

"Formatosi attraverso studi scientifici, innamorato della matematica e della musica - scrive Accerboni - Modigo interpreta il mondo delle note, dalla musica classica a quella africana, al jazz e all'opera, e l'eterno femminino, con fine e personale intuito artistico. Riuscendo a trasporre nell'arte visiva, attraverso un'attenta e misurata composizione formale, segnica e cromatica, l'armonia, i fraseggi e i tempi delle composizioni musicali, che nel corso della sua avventurosa e ricca esistenza l'hanno appassionato negli Stati Uniti, a Santo Domingo e in Italia. Contesti nei quali ha esposto con grande successo in sedi molto qualificate, lasciando in quei luoghi lontani testimonianze importanti della propria creatività, che gli hanno meritato riconoscimenti internazionali."




Attacco alla trincea - computergrafica di Lily Bonner e foto d'epoca rappresentante soldato tedesco - rielaborazione di Alessandro Gualtieri Artisti in guerra
Incontro con Alessandro Gualtieri


19 dicembre 2016, ore 17.30
Biblioteca Isontina di Gorizia

L'ultima tappa del ciclo espositivo Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra. I giovani d'Europa cent'anni dopo, che presenta alla Biblioteca Statale Isontina di Gorizia interessanti opere sulla Grande Guerra di giovanissimi artisti europei raffrontate a quelle del grande architetto-artista. Alessandro Gualtieri, eminente esperto internazionale del Primo conflitto mondiale, introdotto dalla curatrice Marianna Accerboni, parlerà, anche attraverso interessati mixage di dipinti dei giovani contemporanei in mostra e di testimonianze fotografiche d'epoca, del tema Artisti in guerra e del rapporto fra il fronte dell'Isonzo e quello dell'Yser in Belgio.

I quattro anni della Grande Guerra - spiega Gualtieri - non sono esclusivamente caratterizzati da avvenimenti bellici epocali: tale periodo coincide anche con uno dei momenti più creativi della storia dell'arte. Pittori e scultori concretizzarono il bisogno di nuove forme visive attraverso opere rivoluzionarie. La città, ad esempio, diventò il fulcro della modernità, mentre i progressi tecnologici furono eletti a nuovi soggetti artistici, basti pensare a Filippo Tommaso Marinetti. L'orrore più cruento della guerra consegnò alle tele del pittore-soldato inglese Paul Nash anche l'angoscia e il mal de vivre dell'uomo comune, relegato al tragico ruolo di carne da cannone. Si trattò perlopiù di giovani artisti, prematuramente scomparsi durante il conflitto, che molto avrebbero ancora potuto regalare ai loro contemporanei e ai posteri. E' disponibile in mostra il video Ritratto inedito di Dominioni in otto interviste, curato da Marianna Accerboni.




Paolo Marani - Annunciazione - tecnica mista su tela cm.160x240 2016 Paolo Marani: Dittico sull'Annunciazione
19 novembre 2016, ore 11
Palazzo Vescovile di Trieste

Inaugurazione del Dittico dedicato al tema dell'Annunciazione, realizzato dall'artista Paolo Marani per il salone delle udienze. Commento critico di Marianna Accerboni e introduzione musicale di Ennio Guerrato alla chitarra e Aurora Roiaz all'arpa. "Le due opere create da Paolo Marani (Monfalcone 1946) per il Vescovado conciliano tradizione e modernità." - scrive Marianna Accerboni - "Le figure dell'Angelo annunciante e della Vergine Maria sono infatti delineate dall'artista seguendo i canoni della figurazione classica e simbolica che definiscono tale evento nell'iconografia storica.

L'autore tuttavia - polivalente di natura per essersi espresso nel corso della sua attività come scultore e vignettista-caricaturista di grande efficacia per le pagine de Il Piccolo di Trieste - ha saputo innescare sulla tela una sorta di emozionante coup de théâtre reso mediante il grande bagliore di luce che fa da sfondo intenso e coinvolgente alle due opere, rappresentandone pure il comun denominatore, ossia la presenza divina simbolizzata appunto dall'elemento luministico. Una tecnica ad acrilico, ammorbidita e implementata da tocchi di pastelli acquerellabili e velature, cattura il fruitore attraverso colori vivaci e gioiosi, ma declinati con discrezione.

Classici e misurati anch'essi, però freschi e non òvvi negli accostamenti eleganti e delicati. Per rappresentare la felicità di una nuova vita che nasce e che vita: Gesù! "Ho guardato agli antichi, rivisitandoli attravrso un lessico cntemporaneo" spiega Marani "e puntando soprattutto sul concetto di luce". Quanto alle mise dei protagonisti, solitamente abbigliati secondo la moda dell'epoca del dipinto, l'artista ha scelto una sobrietà molto vicina all'epoca di Cristo e un'ambientazione senza tempo, fatta appunto di luce e lontana dall'agiografia classica, che solitamente s'ispira al paesaggio o alla stanza della Madonna.

Nel dipinto è simboleggiata la Trinità: compare infatti una colomba, che universalmente rappresenta il simbolo dello Spirito Santo e la Madonna è ritratta mentre alza una mano e, chinando il capo, accetta il destino che le viene riservato. L'altra mano è invece stretta al seno, quasi a proteggere la nuova vita che è in lei, cioè il Cristo. Il padre onnipotente è invece rappresentato dal globo di luce. Una lama di luce percorre infine la parte inferiore delle due tele separando il terreno dall'ultraterreno, tant'è che la Madonna si appoggia sul terreno e crea un ombra, ma non così l'angelo, che è puro spirito."

Paolo Marani è presente dal 1966 a numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero. Ha esposto al Palazzo Nazionale delle Esposizioni di Roma, Museo Ricci Oddi di Piacenza, Museo Revoltella di Trieste e nelle Gallerie Nuovo Spazio di Venezia, Leonardo di Milano e Certaldo di Firenze. Una rassegna di sue opere, raccolte dall'Istituto Italiano di Cultura, è divenuta itinerante nei paesi dell'est Europa ed è stata allestita, tra l'altro, nelle capitali di Slovenia, Croazia, Ungheria e Romania. Presente in Austria con mostre a Vienna, Graz, Berchtesgaden e all' Interart di Salisburgo, ha esposto in Cina, Hong Kong, in Australia a Sydney, Melbourne e Adelaide, Miami e New York, California e opere sue si trovano a Danvile, Alamo e Rancho Santa Margarita, nel South Dakota a Belle Fourche e nel New Jersey alla Princeton University.

Nell'ambito del XX° Festival Internazionale del Film di Fantascienza di Trieste gli viene dedicata la rassegna Paolo Marani – Cento opere inedite. Alla fine degli anni ottanta realizza una serie di sculture in bronzo per la Cappella del Palazzo Arcivescovile di Trieste. Per molti anni nella commissione della Sala comunale d'arte, dal 1978 è componente del Curatorio del Civico Museo Revoltella e per oltre un decennio è stato presidente dell'Associazione Regionale Sindacato degli Artisti Pittori, Scultori ed Incisori. In occasione delle celebrazioni per il venticinquennale del San Giusto d'oro, l'Associazione Cronisti Giuliani gli ha conferito un riconoscimento per la sua attività artistica. Attualmente è il responsabile per le Arti Figurative della Fondazione Caraian. Si è occupato di satira politica e i suoi lavori sono stati pubblicati su riviste, e quotidiani nazionali. Nel 1990 il quotidiano Il Piccolo di Trieste inizia a pubblicare giornalmente le sue vignette di satira. Ha realizzato copertine per libri, disegnato cartoni animati e collaborato alla realizzazione di spot pubblicitari.




Donald Christos (Woluwe-St-Lambert, Bruxelles - Belgio) - Paesaggio - tecnica mista 2016 Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra
I giovani artisti d'Europa cent'anni dopo


Biblioteca Statale S. Crise di Trieste, 04 novembre (inaugurazione ore 17.30) - 30 novembre 2016
Biblioteca Statale Isontina di Gorizia, 05 dicembre 2016 - 05 gennaio 2017

.. 18 novembre, ore 17.30, incontro con Alessandro Gualtieri, grande esperto internazionale della Grande Guerra
.. 25 novembre, ore 17.30, visita guidata con la curatrice Marianna Accerboni

Mostra di opere di giovani artisti belgi e francesi, che rappresenta la tappa conclusiva del ciclo espositivo ideato e curato dall'arch. Marianna Accerboni e dedicato al grande architetto-artista-scrittore internazionale (Nerviano, Milano, 1896 - Roma, 1992), attivo negli ultimi trent'anni di vita nella regione Friuli - Venezia Giulia. Il ciclo espositivo ha avuto luogo con molto successo e divulgazione sulla stampa italiana ed estera tra il 2013 e il 2016 in tredici sedi istituzionali a Trieste, Gorizia e Bruxelles.

Ora il ciclo si conclude con l'esposizione di una cinquantina di opere - fumetti, disegni, dipinti e computergrafiche - realizzate da una ventina di giovanissimi artisti dell'Atelier di fumetto e dell'Atelier di arti plastiche del Comune di Woluwe-St-Lambert (Bruxelles - Belgio) e della città di Meudon (Parigi - Francia), proprio in funzione di questa esposizione, tutte ispirate al tema della Grande Guerra o più generalmente a quello della guerra. L'inaugurazione sarà sottolineata da un omaggio musicale a Belgio, Francia e italia dell'Ensemble Nova Academia di Trieste con il soprano Marianna Prizzon, Stefano Casaccia al flauto dolce, Ennio Guerrato al liuto e Claudio Gasparoni alla vila da gamba. Seguirà una degustazione di vini della Tenuta Baroni del Mestri di Cormons (Gorizia).

In mostra opere di 11 artisti di Woluwe-St-Lambert presenti con 26 lavori, tra fumetti, realizzati in seno a un Atelier appositamente dedicato a tale arte e disegnati da Adriano, Leo, Bélen Climent Pérez, Donald Christos e da un autore anonimo, e dipinti ad acrilico, talvolta mixato a pennarello Posca, realizzati nell'ambito dell'Atelier di arti plastiche da Vassilina Gorlenko, Olivia Dieudonne, Aleksandra Krynicka, Vaiva Mikenaite, Nada Saoudi Mans, Louise Vitolo. Sette sono invece gli artisti provenienti da Meudon, presenti con 22 lavori, tra fumetti e dipinti realizzati a computergrafica: Victor Abbe, Adel Bonner, Lily Bonner, Mateo Belchior, Guillame Durand, Salomé Danzer, Alice Dumenc - Peltekian.

Le opere in mostra sono create da giovani artisti belgi di Woluwe-Saint-Lambert, uno dei comuni più eleganti e colti tra le diciannove municipalità che compongono la regione di Bruxelles-Capitale, e da giovani studenti francesi della città gemellata di Meudon (Parigi). I lavori - fumetti o band dessinée, genere molto amato dagli artisti belgi, accanto a disegni e dipinti, alcuni dei quali realizzati a computer - sono stati eseguiti nell'ambito di atelier de band dessinée (laboratori di fumetto) e d'illustrazione, di arti plastiche e di pittura organizzati dal Comune di Woluwe e da quello gemellato di Meudon in Francia e sono tutti ispirati al tema della Grande Guerra o più generalmente a quello della guerra. A proposito di ciò va rammentato che, se in Italia ricordiamo, quale epicentro della prima guerra mondiale a noi prossimo, il fronte dell'Isonzo, in cui si registrò un numero altissimo di morti e feriti, ancor più duro fu il conflitto in Belgio nelle Fiandre, il cui epicentro era Ypres, città a 120 chilometri circa da Bruxelles.

Nella sala delle conferenze, a latere della mostra degli artisti belgi e francesi, è esposto anche un corpus di opere di giovani artisti triestini, goriziani, friulani, austriaci e sloveni sul tema della prima guerra mondiale, in parte costituito da lavori selezionati nell'ambito dell'ultima Biennale Internazionale d'arte Dario Mulitsch e presentate in precedenza da Marianna Accerboni a Trieste e a Bruxelles a corredo della mostra realizzata su Paolo Caccia Dominioni, che è dedicata in particolare alle nuove generazioni. In questa sezione espongono Chiara Bianco, Noa Salonicchio, Matteo Urbano, Ivan Santini, Gastone Bianchi, Delphi Morpurgo, Fabio Benatti, Giacomo Zorba, Carlo Nargiso, Anna Olivotto, Rossella D'Andrea, Audrey Di Fede, Margherita Avvisati, Ilaria Humar, Alessandra Tirel, Samuele Snidero, Alessia Zilli, Anna Ljubas, Florian Napetschnig, Nicole Quantschnig, Laura Legat, Luka Carlevaris, Matija Kos, Tami Kenda, Maja Koder.

Nelle bacheche invece la curatrice ha voluto esporre alcuni lavori creati da Dominioni prevalentemente sulla Grande Guerra, per un confronto con quelle dei giovani d'oggi. Combattente nella 1° e 2° guerra mondiale, egli è stato, tra l'altro, l'autore del Sacrario di El Alamein. Attivo come architetto e artista in tutto il mondo, ci ha lasciato, tra i molteplici soggetti da lui affrontati, dipinti stupendi (e libri di valore) sulla prima e la seconda guerra mondiale e su altri conflitti cui partecipò, realizzati per la maggior parte in diretta dal fronte: così efficaci da essere considerato dal famoso illustratore Hugo Pratt, reputato oggi uno dei migliori disegnatori al mondo, il suo grande maestro.

Attraverso le opere dei giovani, eseguite con molta delicatezza,passione, sentimento, partecipazione poetica e con grande spirito critico nei confronti dei conflitti e del dolore causato dall'uomo, la mostra vuole dunque rappresentare l'immaginario artistico contemporaneo relativo alla Grande Guerra (e alla guerra in generale) in rapporto a quello di un secolo fa e del passato, impersonato da Dominioni, dal momento che quest'ultimo combattè appena ventenne nel primo conflitto mondiale nella zona del Carso goriziano (allora Impero Austroungarico, oggi suddiviso tra Italia e Slovenia). L'intensità cromatica, l'incisività del segno e la capacità di fantasticare anche sulle brutalità estreme dei conflitti - scrive Accerboni - rappresentano dei comuni denominatori nell'arte di tutti i giovani presenti nell'esposizione.

Un velo di poesia rende infatti più accettabile l'orrore sia nei giovanissimi belgi e francesi che nei giovani triestini, goriziani, friulani, austriaci e sloveni, così come accadde nei dipinti del giovane e coraggioso Caccia Dominioni. L'esposizione - prosegue la curatrice - rappresenta altresì un'occasione d'incontro e uno scambio, nel segno della pace simbolizzata dall'arte, fra giovani di diversi paesi europei, che cent'anni fa combattevano l'uno contro l'altro, e costituisce un motivo di approfondimento della conoscenza tra diversi paesi d'Europa e di diffusione dell'immagine di Trieste nel cuore del continente. Il seguito del progetto prevede un ampliamento degli scambi in più ambiti artistico-culturali tra Trieste e Bruxelles, tema su cui sto lavorando già dalla fine degli anni Novanta, in buona parte assieme all'Associazione Giuliani nel Mondo, attraverso varie mostre di artisti triestini da me curate a Bruxelles e l'esposizione a Trieste del pittore belga François Piers.




Giovanni Duiz - Motivo carsico - serigrafia cm.62x46 1992 Alice Psacaropulo - Figura seduta - cm.54x39 anni '50 Francois Piers - Porto in Normandia - acquerello cm.27x35 2007 La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita - XVII edizione
Castello di Duino - Trieste, 29 ottobre (inaugurazione ore 11) - 13 novembre 2016
Sala del Giubileo - Trieste, 16-27 novembre 2016

Mostra d'arte organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole Onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, e curata dall'architetto Marianna Accerboni, che introdurrà l'esposizione. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 26 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri. Espongono: Paolo Barducci, Diana Bosnjak, Valérie Brégaint, Nora Carella, Bruna Daus, Elsa Delise, Fulvio Dot, Giovanni Duiz, Carla Fiocchi, Holly Furlanis, Paolo Guglielmo Giorio, Paola Martinella, Nadia Moncheri, Claudio Nevyjel, Giulia Noliani, Megi Pepeu, François Piers, Marta Potenzieri, Alice Psacaropulo, Svyatoslav Ryabkin, Carlo Sini, Erika Stocker, Roberto Tigelli, Fabio Vascotto, Livio Zoppolato, Serena Zors.

"Bontà e bellezza" - scrive Marianna Accerboni - "s'intrecciano in questa iniziativa, che premia la generosità e l'altruismo nel ricordo di Hazel Marie Cole, straordinaria figura di mecenate inglese, la quale fece di tali doti il proprio stile di vita. Al di là del precipuo fine benefico, la rassegna, giunta quest'anno alla diciassettesima edizione, ha il pregio di riassumere attraverso le opere di 26 artisti, realizzate secondo tecniche diverse - dalla pittura a olio su tela o faesite, all'acrilico, alla tecnica mista, alla tempera su tavola, faesite, carta e tela; al collage, al gesso, all'acquarello, al pennarello, al pastello su carta; all'acquaforte, agli acrilici su tela, al disegno a matita - un panorama attraente e variegato del lessico artistico contemporaneo a Trieste, in Italia e all'estero.

Inoltre, come in molte delle scorse edizioni, alla consueta e prestigiosa sede espositiva del Castello di Duino, si affianca anche quella della Sala del Giubileo. Gli artisti presenti seguono per la maggior parte due percorsi creativi: i più sono orientati a un'interpretazione della realtà arricchita sovente da suggestioni oniriche, fantastiche, simboliche, metafisiche e surreali, altri seguono invece il filone narrativo, legato alla figurazione tradizionale. Al primo gruppo appartengono la figurazione onirica e fortemente surreale di Serena Zors Breuer, affascinante e poliedrica artista triestina attiva da decenni a Monaco di Baviera, e la coraggiosa, multiforme e variegata ricerca d'avanguardia di Erika Stocker Micheli, pittrice austriaca che vive e opera da molto tempo a Trieste, fungendo da raccordo con la migliore cultura artistica contemporanea del suo paese, che presenta in quest'occasione la propria icona personale, in cui si collegano medicina e pittura.

Del filone dei sognatori fanno parte pure il ricco immaginario di Fulvio Dot che, nell'opera esposta, ci consegna una Venezia fragile, interpretata con misura ed eleganza secondo un lessico prettamente contemporaneo, e la pittura delicata, lirica e luminosa di Giulia Noliani Pacor; mentre appare molto personale ed evocativo il lavoro a tecnica mista di Megi Pepeu. Alla figurazione fantastica e onirica fanno capo anche Paolo Barducci che, attraverso una tecnica mista, ludicamente illuminata da elementi inseriti a collage, visualizza con un pizzico di delicata ironia il significato delle ore, "lunghe nel soffrir, brevi nel giorno", e il pittore ucraino Svyatoslav Ryabkin, che raffigura e interpreta con morbida tenerezza secondo un linguaggio espressionista figurativo, un dolce mondo di favola, popolato di nuvole, pesci e gatti, motivi ricorrenti del suo immaginario.

All'universo lirico di questi due artisti si può accostare quello, altrettanto poetico e quasi fantasmico del triestino Fabrizio Vascotto, che con sensibilità ed efficacia sa fissare sulla tela uno stato d'animo. Il viaggio nella poetica espressionista prosegue con la francese Valérie Brégaint, che dipinge elementi simbolici e allusivi all'immagine, come fossero sogni leggeri, sospesi tra gestualità, segno, materia e un delicato cromatismo. Vi si possono accostare l'intuizione pittorica originale e fantastica di Bruna Daus Medin, il gesto creativo vitale e luminoso della friulana Paola Martinella e l'affabulazione fantastica e materica di Paolo Guglielmo Giorio.

Al filone espressionista figurativo fanno riferimento pure l'intensa ricerca cromatica e luministica di Nora Carella, presente con un interessante vetro dai colori accesi, e quella di Elsa Delise, espressionista di grande qualità, al limitare dell'astrazione, la quale propone una composizione di delicata suggestione che lascia spazio a molteplici interpretazioni, mentre Roberto Tigelli dedica a Trieste un'intensa interpretazione implementata dal collage. Di forte impatto emozionale e sempre appartenente al filone dell'Espressionismo figurativo, è l'opera della pittrice Diana Bosnjak che, nata a Sarajevo e laureata in architettura a Zagabria, è pure una valente scrittrice.

Sempre nello stesso ambito stilistico Nadja Moncheri propone una pittura armonica e controllata, che interpreta con capacità di sintesi il respiro del mondo naturale. Autore di una figurazione del tutto personale è il triestino Claudio Nevyjel, nella cui pittura di gran qualità risuonano gli echi della forza segnica e cromatica, tesa all'affondo psicologico, propria dell'Espressionismo tedesco. François Piers dona invece con molta eleganza al paesaggio il proprio talento naturale, il sottile senso poetico che sottende la sua arte e la sua professionalità nel declinare l'acquerello, tecnica pittorica fra le più difficili poiché non ammette ripensamenti.

Al filone più propriamente narrativo e legato alla figurazione più tradizionale appartiene invece Alice Psacaropulo, presente con una delicata e intensa opera degli anni giovanili di gusto appunto prettamente figurativo, premessa alle molteplici sperimentazioni linguistiche perseguite dalla pittrice nel corso della sua lunga attività artistica. Il taglio narrativo è abbracciato anche dalla monfalconese Carla Fiocchi, che dipinge con delicato sentire delle luminose vele al vento, tematica abbracciata anche dal pittore istriano Livio Zoppolato, che le rappresenta con eleganza attraverso un lieve e luminoso colorismo.

Secondo l'indirizzo figurativo si esprimono pure Holly Furlanis, deliziosa autrice di una pittura di taglio decorativo dal vivo colorismo, e Marta Potenzieri Reale, che ci offre una puntuale e rasserenante interpretazione del paesaggio toscano, mentre Carlo Sini narra l'ambiente californiano attraverso un brillante cromatismo. Last but not least ritroviamo Giovanni Duiz, artista dai toni nitidi e luminosi, che dipinge un'interpretazione algida e razionale, ma al tempo stesso sognante, della casa carsica, secondo un esempio di pittura basata sulla precisione del disegno e sull'impiego sapiente e intimo del colore. (Comunicato stampa)




Livio Mozina - Atmosfera autunnale (S. Servolo, Slovenia) - olio su tavola cm.60x60 2015 Livio Mozina - More - olio su tavola cm.50x50 2015 Livio Mozina - Sera invernale (S. Servolo, Slovenia) - olio su tavola cm.37x80 Livio Možina: Natura e luce
08 ottobre (inaugurazione ore 18.00) - 21 ottobre 2016
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste

In mostra - introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni - quasi una cinquantina di oli su tavola, realizzati negli ultimi due anni e dedicati a un'interpretazione ideale della natura. "Sensibilità, tenacia, una tecnica finissima supportata dalla scelta dei materiali migliori" - scrive Marianna Accerboni - "un talento indiscusso e la capacità rara di fantasticare con misura, superando la realtà di quel tanto che basta per entrare in un mondo più affascinante del reale, ma a esso perfettamente aderente: sono queste, assieme alla chiarezza e all'intuizione, alcune delle doti principali, di Livio Možina, artista autodidatta, che espone dalla fine degli anni Sessanta, apprezzatissimo non solo in regione, ma anche a livello nazionale. Amato da collezionisti e appassionati d'arte e dai giovani, per la freschezza sempre rinnovata della sua pittura.

Ogni sua mostra è infatti una piacevole sorpresa, perché ogni volta c'è qualcosa di nuovo e di coerente da apprezzare nel linguaggio e nell'evoluzione dello stile del maestro. In quest'occasione, accanto alla consueta, magica consapevolezza della luce e alla delicata accentuazione del dato luministico in rapporto alla realtà, Možina riesce a sottolineare ancor di più l'effetto lievemente onirico e favolistico dei suoi dipinti attraverso la profondità sfumata dello sfondo, che caratterizza certe magnifiche nature morte, come per esempio le more o i candidi bucaneve, che nascono nei suoi boschi sottilmente fatati per la bellezza della luce che ne esalta i cromatismi.

Concentrando poi l'attenzione sulla sua evoluzione in ambito coloristico, va notato che l'artista propone in questa rassegna, che espone opere realizzate per la maggior parte negli ultimi due anni, anche una natura morta di pesci inattesa, luminosissima e colorata, secondo la sua predisposizione al racconto fantastico, espresso con intensità ma con grazia e con quell'attitudine neoromantica che rende senza tempo e sempre migliore la sua pittura. Un lieve realismo fantastico, quello di Možina che s'intreccia all'iperrealismo, di cui il pittore ci offre una lettura personale e sempre nuova, fissando sulla tavola dipinta a olio, attraverso l'interpretazione luministica della natura, un ricco mélange di sentimenti e di proposte che travalicano l'iperrealismo puro, come per esempio quello di Domenico Gnoli. In Možina l'algida accentuazione del dettaglio non è infatti mai motivo di straniamento per il fruitore, ma di sottile, intima coesione con quest'ultimo."

Livio Možina (Trieste, 1941) inizia a dipingere nel '69 e nel '71 ha luogo a Trieste la sua prima personale. Predilige i temi della natura morta e del paesaggio. La sua esperienza è personalissima e affonda le radici nell'iperrealismo. Da 4 anni tiene un affollatissimo corso di pittura alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste. Ha al suo attivo una trentina di mostre personali ordinate in sedi qualificate in Italia e all'estero: tra queste, la Sala Comunale d'Arte e la Galleria Rettori Tribbio di Trieste, la Galleria Ars Italica di Milano e la Hoefer Galerie di Sattendorf (Austria).




Fabio Colussi - Notturno - olio su tela cm.20x50 2015 Fabio Colussi: Light landscape
02 ottobre (inaugurazione ore 12) - 12 ottobre 2016
Galleria Melori & Rosenberg - Venezia
www.melori-rosenberg.com

Nella Galleria situata nella fascinosa storica cornice del Campo del Ghetto Novo (Cannaregio 2919), la personale del pittore triestino Fabio Colussi, introdotta sul piano critico dalla curatrice Marianna Accerboni. In mostra una ventina di oli inediti, realizzati nel 2014-2016. "In queste pagine pittoriche" - scrive Marianna Accerboni - "Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena poetica il fascino di Venezia e della laguna, raffinando con equilibrio e perizia il suo luminoso e vivido linguaggio attraverso un colorismo avvincente e reale, che lascia tuttavia spazio anche al sogno. Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, sua città d'origine, l'artista prosegue in modo del tutto personale l'antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel '700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l'interpretazione più razionale dei luoghi.

Agli esordi tuttavia Colussi ha guardato anche ad altri pittori e vedutisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell'altro legati alla grande tradizione pittorica e coloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo Ottocento e nel primo Novecento, accanto all'Accademia di Monaco, per gli artisti triestini. Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi compare spesso una luce azzurro-grigia, che più che un colore rappresenta un'atmosfera, una sorta di evocazione di quello sturm und drang (tempesta e impeto), che nel mondo germanico pose le basi del Romanticismo. Punti di riferimento che costituiscono delle interessanti chiavi di lettura della pittura di Colussi, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione di Venezia e della laguna, che l'artista rivisita attraverso intuizioni, luminosità e ispirazioni che alludono istintivamente, oltre che alla gaia solarità e al vivace e felice colorismo della pittura veneta, anche alla cultura visiva mitteleuropea.

Oggi poco più che cinquantenne, il pittore è riuscito così nel corso del tempo a comporre, nel delineare la veduta, una propria maniera intensa e precisa, ma nel contempo sobria ed essenziale. Che fa vivere il paesaggio soprattutto della luce (diurna o notturna che essa sia), ottenuta attraverso ripetute e raffinate velature e un cromatismo deciso ma morbido. Equilibrio e sensibilità caratterizzano i suoi dipinti, nei quali Colussi sa intrecciare molto armoniosamente il linguaggio del passato con le esigenze di linearità di quello moderno. Ne esce una Venezia luminosa e storica, in cui le antiche e raffinate architetture si fondono con un cielo e un mare intensamente azzurri, solcati da vividi contrappunti di luce, che ci consegnano una Venezia ideale e a volte magicamente un po' nordica, come forse la sognarono Goethe, il Winckelmann e Foscolo; mentre le lagune riflettono, sempre attraverso la luce, la pace e l'atarassia che pervade quei luoghi."

Fabio Colussi (Trieste, 1957), autodidatta, dipinge i primi acquerelli a 4 anni: i temi sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera. Più tardi approccia la tempera e l'acrilico, per poi passare nei primi anni Novanta all'olio su tela e su tavola, tecnica ora prediletta, che non ha più abbandonato. Per realizzare i suoi dipinti, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici. Colussi è presente con le sue opere in collezioni private in Italia e all'estero (Austria, Svezia, Germania, Spagna, Stati Uniti e Australia). Ha esposto a livello nazionale ed europeo.




Lorenzo Vale - Natura morta con toro e cavallo - olio su tavola cm.32x28 2013 Lorenzo Vale - Going to the city - olio su tela cm.89x99 2016 Lorenzo Vale - Composizione con candelabro - olio su tavola cm.42x42 2015 Lorenzo Vale: "Arte magica"
30 settembre (inaugurazione ore 13.30) - 24 ottobre 2016
Palazzo del Consiglio Regionale di Trieste

La rassegna, corredata da un catalogo, propone una settantina tra dipinti a olio su tavola e su tela preparata a gesso, e acqueforti, realizzati dall'artista di recente con interessanti incursioni nel passato. Vale prepara le proprie opere attraverso un'accurata pratica artigianale, che trae spunto dagli insegnamenti del pittore e scrittore d'arte Cennino Cennini (1370-1440), autore del primo trattato monografico sulle diverse tecniche artistiche.

"Lorenzo Vale" - scrive Marianna Accerboni - "compone simboliche e raffinate allegorie contemporanee: una pittura un po' illusionistica, fantastica e minuziosa, in cui ogni elemento è immobile e intatto, come se un immaginario ferma-immagine avesse bloccato la scena, hic et nunc, in un silenzio irreale, anzi iperreale. Crudeltà in agguato e bellezza sono due opposti che l'artista, colto e con un cursus honorum perfetto, riesce a simbolizzare con grande efficacia e finezza di segno, fondendo percezione sensoriale ed elementi spirituali. Mistero e atarassia, mondo animale e vegetale, apparente assenza della presenza umana in realtà latente in ogni dipinto, oggetti essenziali sono sospesi in un'atmosfera rarefatta e al tempo stesso intensa: ma cosa contengono quei vasi misteriosi? Il senso e i segreti della nostra vita, con i ricordi e il passato - e perché no? i desideri - che debordano dal contenitore, colorati e appena appena un po' agghiaccianti nella loro algida eppur coloratissima evidenza.

Una verve surreale di sapore quasi nordico - che reinterpreta in chiave personalissima e contemporanea il sapore della miniatura francese gotico-rinascimentale, il decorativismo tardo rinascimentale, il manierismo e l'allegoria tardo - cinquecenteschi e settecentesca - connota questi preziosi dipinti: in essi l'elemento onirico e il subconscio, concetti base della poetica del vate del Surrealismo André Breton e di Freud, padre della psicanalisi, sono i veri protagonisti, celati dietro alla rete di sottili allusioni che condeterminano le visioni e le intuizioni criptate da Vale all'interno della sua luminosa arte, connotata da una inquietante serenità. In una sorta di ricerca di sintesi tra il visibile e l'invisibile, il sogno e la vita, l'armonia e il dramma, narrati con raffinata e originale sensibilità pittorica e tecnica ineccepibile.

Lorenzo Vale, pittore e incisore, si è diplomato nel 1997 in pittura all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Angela Vettese e si è perfezionato in Storia dell'Arte all'Università Ca' Foscari di Venezia. Le sue opere sono state segnalate al concorso promosso dalla Galleria d'Arte Moderna di Udine e nel 2007 un suo polittico è stato selezionato e premiato alla 91° Edizione della Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 2010 ha partecipato con un'opera alla mostra itinerante “Collezione 7x11, la Poesia degli Artisti", che ha toccato Pordenone, Longiano e Milano. Ha esposto in selezionate colletive e personali.




Olga Micol - Barcolana 2014, partenza - rielaborazione fotografica cm.30x72.60 Olga Micol - Trieste, 2012 - rielaborazione fotografica - cm.30x75.45 Olga Micol: Azzurro
29 settembre (inaugurazione ore 19) - 23 ottobre 2016
Sala Comunale d'Arte - Trieste
www.olgamicol.com

Personale della fotografa-artista, che sarà presentata sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra un'affascinante serie di foto recenti, rielaborate in fase di post-produzione e dedicate al tema del mare e della Barcolana. "Azzurre, come un algido sogno, che t'invita a entrare in un territorio di mare e di Bora, di vento nordico e d'intuizioni fantastiche, che la fotografa-artista Olga Micol ti porge sempre con un sorriso. Così sono le sue foto, naturali e sofisticate al tempo stesso" - scrive Marianna Accerboni - "forse perché colgono con amore alcuni attimi di un territorio di grande bellezza e suggestione, come quello di Trieste. L'esperienza e l'abilità tecnica supportano da anni quella sua capacità innata di cogliere l'attimo e l'anima dei luoghi.

Inanimati perché vi è assente la presenza umana, ma animati invece da quel soffio di vita che intuisci in un'immagine quando chi la realizza vuole avvolgerti nelle proprie intuizioni di luce e di azzurro. Scenografie naturali, in cui la sensibilità del fotografo può aggiungere molto, un racconto nel racconto. Ed ecco il cerchio di barche che si raccolgono come petali di una margherita intorno a un mare circolare, lasciando intravedere il tappeto di verde che scendendo dal Carso tocca quasi i flutti. Oppure le montagne innevate, che in certe giornate limpide sembrano sprofondare nel mare, come enormi, inqueti o inquietanti iceberg, mentre la bora raggela le onde e sullo sfondo si protende sull'acqua, con la sua adamantina bellezza, la silhouette del Castello di Miramare. E poi c'è l'azzurro Barcolana.

Una visione raffinata e dinamica della regata più affollata del Mediterraneo, di cui la Micol offre al fruitore uno spettacolo di grande impatto, un esercito di vele bianche che iniziano ad avanzare compatte e all'unisono al segnale di partenza. Con grande eleganza e, a volte, l'uso audace di tecniche non diffuse l'artista interpreta in modo molto personale e accurato il territorio, dipingendo con l'obiettivo la luce fine e l'anima cromatica dei luoghi, traducendoli in effetti scenografici e coup de théâtre di sottile potenza, sottolineati da iperboli e controluce di grande bellezza".

Olga Micol è stata insignita dell'onorificenza A.F.I.A.P. Artiste de la Federation Internationale de l'Art Photographique, è stata invitata a partecipare alla 54° Biennale di Venezia Padiglione Italia Biennale Diffusa, con relativo catalogo ed è stata insignita del titolo di storico della fotografia da Silvano Bicocchi, direttore della rivista culturale Agorà di Cult della F.I.A.F. (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche). E' stata selezionata dalla F.I.A.F. per la manifestazione Tanto per Tutti, nel cui ambito ha partecipato, con la collaborazione dell'A.I.A.S. (Associazione Italiana Assistenza Spastici) a due personali itineranti e a una collettiva al Centro della fotografia d'autore di Bibbiena, corredate da due volumi fotografici, uno nazionale e uno regionale.

Ha partecipato a numerosissimi concorsi internazionali F.I.A.P., meritandosi tre medaglie d'oro in Italia, Serbia, Bulgaria, quattro menzioni d'onore in California, Serbia, Cina e Spagna e molti altri premi in Italia e all'estero. Nel 2015 ha vinto la Coppa Carmen Crepaz all'interno del 35° Trofeo Internazionale Andrea Pollitzer. Ha iniziato a fotografare in digitale ben 17 anni fa e ha al suo attivo più di 40 mostre personali, più di 20 volumi fotografici e numerose collettive, tra le quali due in Messico, dov'è stato proiettato un suo video sul Porto Vecchio di Trieste, e numerosi articoli su quotidiani e mensili. Grande viaggiatrice, nel 2010 ha passato tre mesi a fotografare in Australia, Nuova Zelanda e Cina. Ha realizzato video fotografici in tutto il mondo (Europa, Asia, Africa e Oceania).




Leonor Fini - Parigi - anni '50 (coll. privata) Leonor Fini - Gatto seduto - acquerello su carta - cm.26x34 (coll. privata) Leonor Fini - Visage - incisione - cm.18x24 (coll. privata) Leinor Fini. Memorie triestine
Conferenza di Marianna Accerboni


24 settembre 2016, ore 18.30
Biblioteca Statale S. Crise di Trieste

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio l'arch. Marianna Accerboni terrà una conversazione su Leonor Fini e presenterà, in occasione del ventennale della scomparsa della pittrice, un'anteprima del libro corredato da un video, ambedue di prossima pubblicazione, da lei ideati e curati sulla celebre artista di origini triestina. Interverrà Giorgio Cociani, grande amico e collezionista di Leonor, che dalla fine degli anni Settanta intrattenne con la pittrice (Buenos Aires, 1907 - Parigi, 1996), fino alla morte di quest'ultima, uno stretto rapporto quotidiano, telefonico ed epistolare, consolidato dalla loro grande passione per i gatti. Tale amicizia sarà documentata nel libro e nel video che lo accompagna, dalla pubblicazione di una selezione di una trentina di lettere della Fini a Cociani, scelte tra le più significative di un corpus più ampio e mai pubblicate, e da alcune opere, in gran parte inedite, donategli da Leonor.

Nel volume, compendiato da un testo di Accerboni, da uno scritto in cui Cociani ricostruisce il suo rapporto con la Fini e da altri documenti, saranno inoltre presenti una serie di lettere mai pubblicate del pittore Arturo Nathan a Gillo Dorfles, di proprietà di quest'ultimo, recentemente ritrovate, in cui Arturo parla di Leonor, di cui era molto amico; altre lettere inedite della Fini ad altri amici triestini e altre opere inedite dell'artista donate a questi ultimi. Il volume sarà corredato da un video con una serie di interviste inedite di Accerboni ad amici e conoscenti della Fini, tra i quali il famoso critico e pittore Gillo Dorfles (Trieste 1910), che le fu amico in gioventù, la sorella del grande pittore Arturo Nathan (Trieste, 1891 - Biberach, Germania 1944), che fu molto vicino a Leonor, Cociani ed altri personaggi significativi nella vita della grande artista. Nel corso dell'incontro verrà proiettato il trailer del video (curato da Accerboni, montaggio Barbara Mapelli).

Nel libro verranno inoltre pubblicate un'indagine letteraria, firmata da Cristina Benussi, professore ordinario di letteratura italiana contemporanea delegata del Rettore dell'Ateneo triestinoe, che compara il particolarissimo modo di scrivere della Fini ai modi di esprimersi, attraverso la scrittura, di Dorfles e di Nathan, e un'accurata indagine grafologica dell'Associazione Grafologica Italiana - Sezione di Trieste dei tre personaggi, amici nella Trieste d'oro degli anni venti e trenta. Da tutti questi documenti e approfondimenti, che saranno compendiati da note storiche e biografiche, esce un ritratto molto privato (e tutto triestino) della Fini, come mai non era stato fatto, e una ricostruzione speciale, attraverso questi artisti di alto livello, del particolare ed elevato clima culturale della città in quegli anni.

All'incontro parteciperanno Marina Tutta e Paola Sbisà, presidenti rispettivamente del Soroptimist Club e della Fidapa Storica di Trieste, che hanno sostenuto l'iniziativa. L'appuntamento si concluderà con la presentazione, da parte dell'esperto Alberto De Luca, della Bonarda vivace dell'Oltrepò pavese della cantina Piccolo Bacco dei Quaroni: un vino scelto pensando al temperamento di Leonor, effervescente, brillante, intenso ma al tempo stesso delicato.

"La pittrice Leonor Fini di madre triestina" - scrive Accerboni nella prefazione al volume - "fu molto legata a Trieste attraverso la figura materna, che adorava, e in questa città si formò fino all'età di circa 20 anni la sua personalità artistica e umana. In considerazione di ciò ho ideato questo libro corredato da un video, in cui, oltre alla serie di lettere di Leonor Fini a Cociani e a quelle di Nathan a Gillo Dorfles, che parlano della Fini, verranno pubblicate altre lettere dell'artista ad altri amici triestini, mentre nel video compaiono le mie interviste inedite a Dorfles e ad altri personaggi sulla grande pittrice.

Tutte le lettere sono inedite e svelano alcuni aspetti salienti del temperamento della Fini, donna dalla tempra dura ma sotto sotto fragile, molto attaccata agli affetti e assai amante dei gatti, che considerava delle piccole, magiche divinità e che furono primo motivo ispiratore delle sue opere, aspetto che la legava molto a Cociani, fondatore assieme all'astrofisica Margherita Hack, all'attrice Ariella Reggio e al pittore Marino Cassetti del Gattile, che da vent'anni si occupa di aiutare i gatti in difficoltà. Artista internazionale, cui fu assegnato il San Giusto d'oro, la Fini detestava viaggiare, odiava la decadenza fisica e la morte e a Trieste non venne più dopo la scomparsa della madre, avvenuta per altro molto tardi, perché la faceva soffrire l'assenza della figura materna.

Negli anni Venti una profonda amicizia e molte affinità legarono la pittrice, che fu anche illustratrice, costumista, scenografa scrittrice e disegnatrice, ad Arturo Nathan e a Gillo Dorfles e queste lettere rappresentano una testimonianza storicamente molto importante. La pubblicazione del volume sarà accompagnata da una mostra di opere su carta dell'artista, per la maggior parte inedite e donate dalla Fini ai destinatari triestini delle lettere, e alla proiezione delle videotestimonianze sulla pittrice. A corredo della rassegna saranno esposti un importante olio della Fini, uno di Dorfles e uno di Nathan, per testimoniare simbolicamente la loro affinità elettiva e la loro grande amicizia. Dopo Trieste il libro e il video, che sono trilingui (italiano, francese e inglese), e la mostra saranno presentati in alcune capitali estere."




Mirella e Carlo Sbisa, il giorno del loro matrimonio Mirella Schott Sbisà Mirella Schott Sbisà
Una vita di donna nell'arte e nella cultura di Trieste del Novecento

a cura di Paola Sbisà, ed. Vita Activa

Presentazione libro
13 settembre 2016, ore 18
Sede espositiva dell'Università Popolare di Trieste

Il volume, ricco di molte notizie e immagini inedite d'epoca, ripercorre, a un anno dalla scomparsa, la vita privata e artistica della pittrice Mirella Schott Sbisà, che fu anche valente incisore, giovane allieva e moglie del pittore, scultore, ceramista e incisore Carlo Sbisà. Introdurranno la pubblicazione Renzo Grigolon, Franco Vecchiet, Gabriella Musetti e Marianna Accerboni, autrice del testo critico presente nel libro.

La pubblicazione contiene la trascrizione delle memorie inedite della Schott Sbisà, raccolte dalla figlia Paola attraverso un lavoro certosino di grande impegno e accuratezza: un amarcord interessantissimo che prende il via, illustrato da numerose foto d'epoca inedite e da diverse opere dell'artista, che testimonia la sua attività pittorica, incisoria e di ceramista, lungo un itinerario di quasi un secolo, che inizia con la nascita di Mirella a Trieste nel 1921 e si conclude con la sua morte avvenuta nella città d'origine lo scorso anno. Il volume rappresenta anche un'interessante e dettagliata testimonianza e uno storico, inedito squarcio sulla vita e la cultura artistica cittadina e sui costumi e i rapporti sociali esistenti a Trieste dalla fine dell'Ottocento lungo tutto il "secolo breve".

Nel corso della sua lunga attività Mirella Schott Sbisà ha partecipato a esposizioni di grande prestigio come la Biennale di Venezia del '48 e del '64, la Quadriennale di Roma del '50, la IX e X Triveneta di Padova; a tutte le mostre del Sindacato Regionale Artisti di Trieste e alle più importanti rassegne in rappresentanza degli artisti triestini in Italia e all'estero. Di particolare rilievo appaiono la mostra antologica dedicatale nel 2004 a Palazzo Costanzi dal Comune e quella di sola grafica alla Biblioteca Statale nel 2006. Nel '65, tralasciata la pittura d'inclinazione postcubista, si è dedicata soprattutto alla calcografia, in cui si coglie, come nelle ultime opere pittoriche, la rappresentazione poetica, appassionata e nel contempo sobria, del mondo naturale e dei suoi segreti, svelati anche attraverso un'elevatissima capacità tecnica. Nel '60, quando Carlo Sbisà fondò la Scuola Libera dell'Acquaforte, lei gli fu accanto e successivamente alla sua morte, avvenuta tre anni dopo, prese in mano le redini dell'istituzione, che ha formato generazioni d'artisti nell'arte incisoria, conducendola e insegnandovi con fermezza, costanza e determinazione fino al 2003.




Gastone Bianchi - Piattaforma Social - cera molle su lastra di zinco cm.30x40 2016 Gastone Bianchi - Valori morali (Bushido) - cera molle su lastra di zinco cm.40x30 2016 Gastone Bianchi - Scala di raggi di luna (Kusatao) - cera molle su lastra di zinco cm.30x40 2016 Gastone Bianchi: Forma e sostanza
10 settembre (inaugurazione) - 23 settembre 2016
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Mostra di incisioni di Gastone Bianchi, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna propone 22 raffinate cere molli realizzate dall'autore nel 2016 su lastra di zinco con il proprio torchio. Bianchi, che, oltre che incisore, è anche pittore, scultore e designer, trasfonde nelle opere calcografiche, con sensibilità e un linguaggio sottilmente in bilico tra astrazione e figurazione magica, la propria visione del mondo, in una sorta di riflessione su alcuni aspetti del pensiero e della cultura dell'esistenza.

Dopo il grande successo della personale dedicata ai vetri realizzati a Lugano secondo la complessa tecnica delle murrine - scrive Marianna Accerboni - il giovane e poliedrico artista Gastone Bianchi presenta alla Galleria Rettori Tribbio una ventina di raffinate cere molli, apparentemente criptiche, realizzate di recente su lastra di zinco con il proprio torchio nel suo studio dall'atmosfera neoclassica eccezionalmente intatta. La rassegna, non a caso intitolata Forma e sostanza, rappresenta una sorta di riflessione su alcuni aspetti del pensiero e della cultura dell'esistenza, intesa e sceverata in una sorta di rapporto ravvicinato tra mondo occidentale e orientale, con particolare riferimento al prediletto Giappone, e tra uomo e natura.

Una meditazione, visualizzata con equilibrio in termini estetici, che oscillano tra una forma figurale spesso interiorizzata e la libertà del gesto che diventa atto simbolico. Una creatività molto personale, al di fuori degli schemi e imperniata sull'analisi del dualismo espresso dal titolo, che fa seguito al tema dell'indifferenza affrontato lo scorso anno da Bianchi nella stessa sede espositiva mediante un altro ciclo di incisioni. In mostra l'essenzialità del segno attualizza concetti eterni, suggerendo parimenti un'interpretazione della realtà contemporanea, mentre cromatismi diversi si palesano a volte quasi come una sorta di approfondimento e variazione musicale sul tema.

Sul piano pittorico e calcografico Bianchi sa intervenire istintivamente con appropriata incisività laddove occorre, alternando armonicamente silenzi meditativi a entusiasmi cromatici, allusioni aniconiche a segni precisi e decisi e componendo una sorta di rappresentazione organica del pensiero, che a volte scivola suadente e liberamente in una sorta di riflessione onirica, nell'esternazione di una parte per il tutto o in una concezione deterministica della realtà. Una riflessione filosofica che, attraverso una pittura dalla tensione simbolica e dalle suggestioni naturalistiche, cerca e spesso trova, con semplice profondità, l'essenza delle cose.

Gastone Bianchi (Trieste, 1986), pittore, scultore e designer, si forma alla Scuola Internazionale di grafica di Venezia con i maestri Davide Battistin e Takahiro Kishi. Nel 2005 frequenta diversi corsi e laboratori artistici alla Scuola del Vedere di Trieste con i maestri X.A. Polomar, R. Busdon, J.A. Gonano, C.M. Feruglio. Dopo studi specifici a Lugano, idea e realizza vasi in vetro colorato, gioielli e fumetti. Ha tenuto due personali: Gli occhi dell'anima nel 2011 nella Sala d'arte Centuria Centum Heredia di S. Martino di Terzo di Aquileia con installazioni, rielaborazioni e una scultura e La fatalità dell'indifferenza nel 2015 alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste con una serie di incisioni.

Ha partecipato alla mostra internazionale P.C. Dominioni. Cent'anni dopo in sedi istituzionali a Trieste e a Bruxelles, a rassegne e concorsi internazionali quali Trieste Contemporanea, Pittura e grafica di Agliano Terme, Grado Arte, XXII Concorso Lilian Caraian (segnalato) di Trieste, a varie edizioni di Opera XS e ad Artisti Contemporanei a Colonia, organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura della città tedesca, e a varie collettive. Nell'agosto 2016 ha tenuto alla Sala Comunale d'Arte di Trieste l'importante personale Frammenti nel vetro... riflessi in poliestere.




Bruna Naldi - Papaveri - olio 2016 Carlo Staurini - Do di petto - olio 2016 Noris Dagostini - Luna piena - olio 2016 "Un fiore con molti petali"
VII mostra degli allievi dell'Atelier Mozina


27 agosto (inaugurazione ore 18) - 09 settembre 2016
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La mostra, alla VII edizione, propone le opere realizzate nel 2015/2016 da 70 allievi del corso che il maestro tiene in Galleria. La rassegna, che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone dipinti di gusto figurativo, realizzati tutti a olio su tela o su tavola, ognuno dei quali rappresenta il quadro simbolo tra i molti realizzati nel corso dell'anno da ciascun artista.

"Fiorisce di sempre più numerosi adepti l'Atelier del pittore Livio Mozina, che inaugura la collettiva di fine d'anno con settanta allievi, sette di più della mostra del 2015" - scrive Marianna Accerboni - "mentre il corso si arricchisce continuamente di giovani e promettenti leve. In una città tradizionalmente amante della cultura e dell'arte come Trieste, la scuola fondata nel 2009 dall'artista triestino, sta riscuotendo sempre maggiore interesse anche perché sostituisce realtà e accademie d'arte istituzionali che purtroppo latitano sia in città che nella regione Friuli Venezia Giulia. Il successo della scuola parte dalla tenacia e dalla preparazione “classica" del Maestro, che con grande pazienza e dedizione riesce a coinvolgere i suoi allievi a percorre con sicurezza e in modo quasi corale, ma nello stesso tempo diversificato, la perigliosa strada dell'arte, perché i suoi insegnamenti sono chiari e basilari.

Si fondano cioè sull'apprendimento del disegno e delle varie tecniche pittoriche, ma anche sulla libertà di linguaggio, nel senso che, nel corso dell'apprendimento, l'allievo è libero di spaziare sia come tematica che come impostazione stilistica. Quindi ognuno viene sollecitato a trarre da se stesso il meglio, sorretto da una sincera e libera ispirazione. La copia dal vero e l'attenzione al figurativo sono, in questa scuola, step basilari per raggiungere l'obiettivo dell'apprendimento delle tecniche artistiche, di cui ognuno potrà poi fare libero impiego e da cui librarsi ed essere seguiti anche verso campi dell'immaginifico più alti.

E così, chi frequenta questo magico atelier, nel cuore antico della città e in uno storico luogo come la Galleria Rettori Tribbio, si entusiasma e, nonostante i molti impegni che costellano il nostro quotidiano, la passione per l'arte, così opportunamente educata, prevale su altre contingenze ed esigenze durante e anche dopo la frequentazione dei corsi, germogliando sempre più ed esprimendosi soprattutto attraverso la tecnica a olio secondo un linguaggio iperrealista, espressionista, Fantasy, neoromantico, surrealista, metafisico… E in linea con le ultime tendenze di una buona parte dell'emisfero artistico internazionale che vede nelle aste più importanti una costante riaffermazione del lessico figurativo in rapporto al passato."




Gastone Bianchi- Progetto Vaso Pause - tecnica mista su carta Fine art cm.40x40 2003 Gastone Bianchi - Pause - vetro soffiato cm.23x20 2003 Gastone Bianchi: Frammenti nel vetro... riflessi su poliestere
09 agosto (inaugurazione ore 19) - 28 agosto 2016
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Personale del pittore Gastone Bianchi presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra otto vasi di murrine realizzati dall'artista a Lugano nell'atelier di Diego Feurer tra il 2003 e il 2005 e accompagnati da otto bozzetti progettuali e da altrettante interpretazioni pittoriche dei vasi stessi, dipinte su poliestere. Al vernissage i fascinosi vetri di murrine saranno accompagnati da un brindisi speciale con la Vitovska spumantizzata dal giovane vignaiolo Daniele Odoni, squisitamente autoctona come l'artista, che sarà presentata da Alberto De Luca nell'ambito del progetto Arte&Vino di Benedetta Moro.

"A partire dai Fenici per arrivare, passando per le antiche fornaci di Murano, fino a Carlo Scarpa e all'arte contemporanea," - scrive Marianna Accerboni - "molti grandi artisti si sono dedicati alla fascinosa quanto complessa arte del vetro. Si mette alla prova in questo campo, raggiungendo esiti molto raffinati, anche il giovane pittore Gastone Bianchi, con la creazione di otto vasi realizzati mediante la tecnica delle murrine. Figlio d'arte, trae da un progetto di restauro per una magione triestina, firmato dal padre Edoardo, l'ispirazione per la scelta della gamma cromatica di queste opere, che in mostra trovano un coerente e interessante pendant nell'esposizione degli otto bozzetti del progetto, affiancati dalle murrine che li compongono.

Ma non solo, Gastone, che nasce pittore, espone anche otto interpretazioni pittoriche dei vasi stessi, realizzate su poliestere, per associazione di trasparenze. Puntando dunque a riproporre nella bidimensione una delle qualità principali del vetro, che è proprio la magica trasparenza e che l'artista raggiunge fornendo un'elegante rievocazione bidimensionale del vaso. Curiosità da non trascurare è il fatto che nel caso di Bianchi i vasi "costruiti" con le murrine non sono realizzati a Murano, uno dei luoghi cui per tradizione si associa il concetto di murrina: il termine fu infatti coniato proprio in quell'isola nel 1878 dall'abate Vincenzo Zanetti, dopo che in antico tale tecnica era pervenuta dai maestri alessandrini per mano di Pompeo a Roma, dov'era stata ripetutamente riprodotta per essere poi ripresa nel '500 dai vetrai muranesi.

Gastone invece realizza le sue creazioni nell'atelier di Diego Feurer a Lugano, dove ha lavorato per due anni assieme ai maestri Matthew Curtis di Sidney e a Thomas Blanck di Berna. E simbolici, curiosi e coinvolgenti sono anche i nomi come per esempio Wysteria (glicine), Lullaby (la canzone), Corbulino (il vino di Scarpa), ideati dall'autore per queste eleganti creazioni che, nella simmetrica armonia, nel cromatismo intenso ma delicato, nella varietà coerente delle forme, testimoniano la maturità creativa e l'intuito contemporaneo per la bellezza insiti in questo giovane e promettente artista."

Gastone Bianchi (Trieste, 1986), pittore, scultore e designer, si forma alla Scuola Internazionale di grafica di Venezia con i maestri Davide Battistin e Takahiro Kishi. Nel 2005 frequenta diversi corsi e laboratori artistici alla Scuola del Vedere di Trieste con i maestri X.A. Polomar, R. Busdon, J.A. Gonano, C.M. Feruglio. Dopo studi specifici a Lugano, idea e realizza vasi in vetro colorato, gioielli e fumetti. Ha tenuto due personali: Gli occhi dell'anima nel 2011 nella Sala d'arte Centuria Centum Heredia di S. Martino di Terzo di Aquileia con installazioni, rielaborazioni e una scultura e La fatalità dell'indifferenza nel 2015 alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste con una serie di incisioni. Ha partecipato alla mostra internazionale P.C. Dominioni. Cent'anni dopo in sedi istituzionali a Trieste e a Bruxelles, a rassegne e concorsi internazionali quali Trieste Contemporanea, Pittura e grafica di Agliano Terme, Grado Arte, XXII Concorso Lilian Caraian (segnalato) di Trieste, a varie edizioni di Opera XS e ad Artisti Contemporanei a Colonia, organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura della città tedesca, e a varie collettive.




Carlo Fontanella - Punto croce - carta, ferro e legno cm.80x90 2016 Carlo Fontanella - Origami 2 - acrilico su tavola cm.38,3x21,5 2015 
Carlo Fontanella - Senza titolo - acrilico su tela cm.80x80 2016 Carlo Fontanella: "Giochi di carte"
04 agosto (inaugurazione ore 19) - 21 agosto 2016
Museo d'Arte Moderna Ugo Carà - Muggia (Trieste)

Mostra personale del pittore Carlo Fontanella organizzata dal Comune di Muggia - Assessorato alla Cultura e introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni, propone una ventina tra dipinti, installazioni e video realizzati di recente dall'artista che, di origine campana, è attivo nel Friuli Venezia Giulia da più di quarant'anni. "Artista complesso ma essenziale - scrive Marianna Accerboni - Carlo Fontanella si esprime da sempre per cicli unitari, allusivi e simbolici, nel cui ambito la scelta estetica e linguistica dimostra sempre di appartenere a un ritmo consequenziale e logico in rapporto alle opere pregresse, anche molto lontane. E certamente sarà così pure in futuro.

Coerente, ma sempre capace d'innovazioni, l'artista immagina e costruisce ogni sua mostra come una sorta di opera totale, che compendia l'arte della pittura e della scultura accanto alla capacità d'interpretare lo spazio deputato anche attraverso installazioni che hanno il seme dell'originalità e nello stesso tempo della riconoscibilità. Ed esprimendosi attraverso moduli geometrici mediante i quali fantasticare. Notevole è pure la sua capacità, tutta partenopea, di divertirsi e divertire con stile mentre crea, donando spesso ai propri lavori una valenza lievemente ludica o ironica, anche se a suo modo rigorosa, che accentua le possibilità dell'artista di comunicare poeticamente con il fruitore.

Lo dimostrano opere dal taglio simbolico come per esempio Parole in libertà e Aria in scena, mentre in Messaggi dall'Alto Fontanella visualizza in modo concettuale la propria sensibile preoccupazione per il deterioramento dell'ecosistema. Un lavoro quest'ultimo di forte impatto, dal momento che ai piedi dell'opera l'artista depone dei messaggi ecologici, quasi si trattasse di un avvertimento dal cielo per dirci che siamo orientati verso una direzione sbagliata. E anche alcune delle videoinstallazioni e installazioni che l'autore ama spesso inserire quali cardini fortemente significativi della propria inventiva, come nel caso di No pleonexia (dal greco antico avidità insaziabile)...

L'attitudine filosofica propria della Magna Grecia, insita in Fontanella, testimonia così l'analisi di alcune problematiche contemporanee, visualizzate attraverso espressioni artistiche razionali e inattese: partendo dall'allusione al gioco delle carte, l'artista sviluppa, mediante suggestioni grafiche, cromatiche e tridimensionali, una riflessione su tali aspetti drammatici, che tuttavia sa stemperare avvalendosi a volte della leggerezza di un'azione ludica, che altrove si traduce invece in puro gioco. Così accade per esempio nel video intitolato Fogli viaggianti, che s'involano leggeri verso il cielo, quasi fossero dei sogni o delle idee, forse in cerca degli dei."

Carlo Fontanella (Torre del Greco - Napoli, 1948), diplomato in Scultura all'Istituto Statale d'Arte di Napoli. Partecipa a manifestazioni artistiche di livello in Italia e all'estero, tra cui nel 2007 la 52° Biennale di Venezia. Autore di sculture monumentali e affreschi, è da anni protagonista di prestigio del mondo artistico contemporaneo del Nord Est italiano, nel cui ambito ha tratto grande alimento dall'amicizia con il pittore Armando Pizzinato. Si esprime attraverso raffinati elementi geometrici, caratterizzati dall'eleganza del ritmo e da una calibrata modularità, declinata con sensibilità molto contemporanea, grazie all'uso di materiali vari e di recupero, dal significato concettuale e introspettivo.




Sergio Bastiani - Alberi di Cristallo - cm.40x50 Sergio Bastiani - Quadrati blu forati - olio su sette elementi di compensato intelato a dimensioni variabili 2009 Sergio Bastiani, 1999 - Alba Invernale - cm.25x45 Sergio Bastiani - Quadrati e ottagoni gialli - olio su sei elementi di compensato intelato a dimensioni variabili 2009 Sergio Bastiani
"Ieri, oggi, domani"


19 luglio (inaugur. ore 19) - 06 agosto 2016
Sala Comunale d'arte - Trieste

In mostra - presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni - una trentina di opere che riassumono la poliedrica sperimentazione svolta da Sergio Bastiani dagli anni Ottanta a oggi. "Appartato interprete di alcune delle istanze artistiche del secondo Novecento e solerte sperimentatore, Sergio Bastiani presenta in questa mostra una sintesi della propria creatività dalla fine degli anni Settanta a oggi - scrive Marianna Accerboni. L'itinerario prende il via da un'interpretazione figurativa della realtà, che il pittore approccia e persegue inizialmente a olio, dedicandosi in particolare al tema di Città Vecchia e ampliando poi la sua visione attraverso calibrati momenti lirici quali per esempio Alba invernale e Alberi di cristallo.

La ricerca prosegue quindi mediante lo sviluppo del concetto di matericità e di adesione al contingente e al quotidiano, simbolizzati per esempio dalla cerniera applicata sulla tela, che si apre verso i disabili nel 2003, proprio nell'anno a loro dedicato. In altri lavori, come per esempio Ecstasy ed Energia del 2003, Bastiani affronta invece in modo agile e originale e con naturalezza il versante concettuale. Ma nel frattempo, quasi fosse una scelta virtuosistica, si cimenta nel tema - difficile per ogni artista - del ritratto, in cui se la cava benissimo, donando l'anima al soggetto. Artista dotato di abilità e finezze artigianali, curioso della terza dimensione, verso il 2005 lavora il legno, curvandolo e intelaiandolo sì da farlo divenire supporto atto alla declinazione di originali paesaggi, appartenenti al ciclo delle Curvature, il cui fulcro è un colore emozionale che coglie per esempio in modo sintetico e non banale un momento icastico quale un tramonto infuocato.

E arriviamo ora ai Geometrici scomponibili del 2007 che, dipinti a olio e vicini alla poetica Optical, sezionano il reale in moduli connotati da intense interferenze cromatiche. Così scomposta e ricomposta, ogni sua opera appare unica, poiché, in tale processo di mutazione, assume di volta in volta una forma nuova. Sono geometrie variabili che suggeriscono al fruitore una visione dinamica e mutevole dell'oggetto, raggiunta attraverso un processo compositivo che tende alla semplificazione e potrebbe preludere a un interesse dell'artista all'astrazione. Sarà questa la nuova via che l'artista percorrerà domani?".

Sergio Bastiani (www.sergiobastiani.it), triestino, ha esposto in selezionate gallerie private e in sedi istituzionali in Italia (Roma, Milano, Padova, Udine ecc.) e all'estero (Slovenia, Croazia e Germania); nella città natale E' stato presente in particolare alla Sala Comunale d'arte e a Palazzo Costanzi. Delle sue opere hanno scritto, tra gli altri, Marianna Accerboni, Paolo Levi, Roberto Rocca, Anna Soricaro, Barbara Vincenzi. E' risultato finalista e premiato in vari concorsi nazionali e internazionali.




Mirella Schott Sbisà, una vita di donna nell'arte e nella cultura di Trieste del Novecento

Presentazione libro
16 giugno 2016, ore 18.30
Museo Sartorio - Trieste

Curato da Paola Sbisà ed edito da Vita Activa, il volume, ricco di molte notizie e immagini inedite d'epoca, ripercorre, a un anno dalla scomparsa, la vita privata e artistica della pittrice, che fu anche valente incisore, giovane allieva e moglie del pittore, scultore, ceramista e incisore Carlo Sbisà. Introdurranno la pubblicazione la presidente del Soroptimist Club di Trieste Marina Tutta, la direttrice dei Civici Musei Bianca Cuderi e l'arch. Marianna Accerboni, autrice del testo critico presente nel libro, con interventi di Paola e Marina Sbisà, figlie dell'artista. L'iniziativa rientra tra quelle promosse, organizzate e sostenute dal Soroptimist Club di Trieste nel 65° anniversario della fondazione, che vide Mirella tra le socie fondatrici.

La pubblicazione contiene la trascrizione delle memorie inedite della Schott Sbisà, raccolte dalla figlia Paola attraverso un lavoro certosino di grande impegno e accuratezza: un amarcord interessantissimo che prende il via, illustrato da numerose foto d'epoca inedite e da diverse opere dell'artista, che testimonia la sua attività pittorica, incisoria e di ceramista, lungo un itinerario di quasi un secolo, che inizia con la nascita di Mirella a Trieste nel 1921 e si conclude con la sua morte avvenuta nella città d'origine lo scorso anno.

Il volume rappresenta anche un'interessante e dettagliata testimonianza e uno storico, inedito squarcio sulla vita e la cultura artistica cittadina e sui costumi e i rapporti sociali esistenti a Trieste dalla fine dell'Ottocento lungo tutto il secolo breve. Nel corso della sua lunga attività Mirella Schott Sbisà ha partecipato a esposizioni di grande prestigio come la Biennale di Venezia del '48 e del '64, la Quadriennale di Roma del '50, la IX e X Triveneta di Padova; a tutte le mostre del Sindacato Regionale Artisti di Trieste e alle più importanti rassegne in rappresentanza degli artisti triestini in Italia e all'estero. Di particolare rilievo appaiono la mostra antologica dedicatale nel 2004 a Palazzo Costanzi dal Comune e quella di sola grafica alla Biblioteca Statale nel 2006.

Nel '65, tralasciata la pittura d'inclinazione postcubista, si è dedicata soprattutto alla calcografia, in cui si coglie, come nelle ultime opere pittoriche, la rappresentazione poetica, appassionata e nel contempo sobria, del mondo naturale e dei suoi segreti, svelati anche attraverso un'elevatissima capacità tecnica. Nel '60, quando Carlo Sbisà fondò la Scuola Libera dell'Acquaforte, lei gli fu accanto e successivamente alla sua morte, avvenuta tre anni dopo, prese in mano le redini dell'istituzione, che ha formato generazioni d'artisti nell'arte incisoria, conducendola e insegnandovi con fermezza, costanza e determinazione fino al 2003.

ll Soroptimist International Club è un'organizzazione mondiale di donne con elevata qualificazione, impegnate negli affari e nelle professioni che opera attraverso progetti per la promozione di azioni tese a creare opportunità per l'avanzamento della condizione femminile. I suoi valori etici principali sono sostenere i diritti umani per tutti, la pace nel mondo e il buonvolere internazionale, il potenziale delle donne, la trasparenza e il sistema democratico delle decisioni, il volontariato, l'accettazione delle diversità e l'amicizia.

Il Soroptimist International nasce nel 1921 a Oakland negli USA, il primo Club Europeo a Parigi nel 1924, la Federazione Europea nel 1930. Il primo Club in Italia è fondato a Milano nel 1928, l'Unione Italiana nel 1950: oggi conta quasi 147 Club con circa 5.500 Socie ed è in fase di espansione. Nel giugno 1951 si costituisce, per volere di 19 socie, il Soroptimist International Club di Trieste, sesto in Italia, che attualmente conta 43 socie. In questi 65 anni ha realizzato progetti di notevole livello nel settore culturale, ambiente, economia, salute, arte, rapporti sociali.




Maria Grazia Lazzari - Una giornata indaffarata - collage fotografico cm.40x100 Maria Grazia Lazzari: I papier collé
11 giugno (inaugurazione ore 18) - 24 giugno 2016
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La rassegna, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone più di una sessantina di opere realizzate a collage negli ultimi cinque anni, in cui, da acuta osservatrice e spiritosa interprete del reale, l'autrice adotta il modernissimo medium del riciclo per raccontare un'esperienza di vita al femminile. Per desiderio dell'artista tre dipinti contrassegnati dal bollino rosso verranno sorteggiati il giorno giovedì 23 giugno alle ore 18.30 tra tutti coloro che avranno la curiosità di assegnare un titolo alle opere stesse.

Il Novecento, in Arte, ha significato soprattutto libertà e innovazione. Da Braque a Picasso - scrive Accerboni - fino al taglio di Fontana e alle esperienze a lui successive, ogni tecnica, linguaggio e stile è stato ammesso tra i media che veicolano il verbo artistico. E' così che si palesa, a poco a poco, la brillante creatività di Maria Grazia Lazzari, figlia d'arte, adepta per motivi professionali della precisione ma, proprio per questo, istintivamente attratta dal libero agire. Ed è così che nasce la necessità di svelare i molteplici aspetti della vita - e anche i sentimenti - attraverso un collage di emozioni, tenacemente e accuratamente ritagliate dalle pagine di riviste e quotidiani.

A formare un caleidoscopio colorato, per raccontare il mondo, soprattutto al femminile. Ed è qui che, pur nella libertà del comporre, ritorna nell'autrice l'esigenza della precisione: dettagli in libertà, liberamente sì, ma attentamente accostati secondo parametri armonici intensi, però fantasticamente ordinati. Le storie raccontate da Maria Grazia sono tante: vicende d'amore e misteri della mente e dei sentimenti, lati oscuri o celestiali della nostra personalità di esseri umani. Molto spesso espresse con un pizzico d'ironia, come sottilmente ironico si palesa anche il surrealismo di André Breton, padre e teorico del movimento, quando Nadja, nel suo romanzo autobiografico, personaggio-tentazione e negazione stessa del concetto di realtà, cammina sulla neve senza lasciare tracce...

I collage o papier collé, tecnica ludica antichissima, rivisitata dalle avanguardie del primo Novecento e principalmente da esponenti del Cubismo, come in particolare dal 1912 Braque e Picasso, sono giunti fino a noi attraverso l'esperienza di Bauhaus, Futurismo, Dada, Astrattismo, Arte povera e New Dada, del Nouveau realisme e della Pop art, specialmente con i combines di Rauschenberg, tutti illustri predecessori o coevi delle Carte Costruite negli anni sessanta da Enrico Accatino. Secondo molti il primo in assoluto a trasformare questa tecnica in una forma d'arte e a presentarla al pubblico fu John Heratfield: «Quando Heartfield ed io inventammo il fotomontaggio, nel mio studio, alle cinque di una mattinata di maggio nel 1916" ricorda il pittore tedesco George Grosz "nessuno dei due aveva idea delle sue enormi potenzialità... Come spesso succede nella vita eravamo inciampati in un filone d'oro senza nemmeno accorgercene".




Elena Cipolato -Argento Roberto Intorre - Argento e Corallo Roberto Intorre e Elena Cipolato
Arte Orafa degli abissi


28 maggio (inaugurazione ore 18.00) - 30 giugno 2016
Bottega d'arte Gibigiana - Venezia
www.gibigiana.com

L'intenzione è quella di proseguire nel percorso intrapreso già con precedenti esposizioni, dando spazio e luce ad artisti che usano tecniche e mestieri antichi per esprimersi e creare le proprie opere. L'allestimento si articolerà tra il laboratorio e gli spazi espositivi della bottega cercando una forte relazione tra gli ospiti e gli ospitanti, che coabiteranno in un ambiente vivo in quotidiano divenire. Due saranno gli artisti ospiti, due orafi che forgiano preziosi micro mondi con tecniche distinte, ma in questo nuovo ciclo di lavoro, con l'immaginario volto per entrambi alle profondità del mare. Roberto Intorre orafo non convenzionale è siciliano (Canicattì), architetto di formazione ma fisiologicamente orafo, la sua passione estetica per il macro evolve rapidamente nel micro, attraversa con animo sanguigno diversi materiali e tecniche per trovare con il tempo un suo segno distintivo, una sua chiara e personalissima forma estetica.

Numerose sono negli anni le esperienze: la scuola di gioielleria contemporanea portoghese, la realizzazione di gioielli per spettacoli ed eventi di moda, le mostre e workshop. Ricordiamo le collaborazioni con la fondazione Teatro Massimo e Teatro di Verdura di Palermo e con la Triennale di Milano. Recentemente la sua collezione "Gocce di Magma" è stata scelta dal British Museum di Londra per rappresentare l'artigianato di eccellenza ispirato all'identità siciliana. Intorre inizia da autodidatta, la sua è una vera e propria fede, una ricerca inarrestabile di alchemico curioso che nei suoi monili insegue il carattere, la nobiltà e il potere dei metalli.

Elena Cipolato veneziana, respira già dalla tenera età il mestiere; il padre talentuoso orafo ha una bottega storica in città, non c'è confine tra vita e lavoro, spesso il lavoro entra anche tra le mura di casa e Cipolato cresce in un ambiente creativo e stimolante. Una paziente evoluzione personale la porta in laboratorio a fianco del padre solo dopo aver intrapreso strade e mestieri "altri". Di formazione teatrale lavora per molti anni come truccatrice nella lirica; allo Sferisterio di Macerata e alla Fenice di Venezia con maestri come Pier Luigi Pizzi e Hugo De Ana. Le sue mani preziose ed inquiete cercano nel mondo del teatro di figura spazio e poesia; frequenta la scuola di Cervia e crea diversi pupazzi e burattini per spettacoli. In laboratorio ormai da anni si dedica alla tecnica a cera persa creando gioielli dal sapore squisitamente antico ma allo stesso tempo fuori da ogni connotazione possibile.




Claudio Barberi disegni 1972-73
14 maggio (inaugurazione ore 18) - 20 maggio 2016
Museo Mini-Mu - Trieste

Marianna Accerboni e Maurizio Fanni presentano la mostra e il volume Claudio Barberi disegni 1972-73 (pgg. 104, edizione speciale di Juliet Editrice). Il libro, con testi di Roberto Vitale, Accerboni, Massimiliano Spanu e Barberi, propone più di un centinaio di disegni e fumetti inediti, realizzati dall'autore intorno ai vent'anni. Freschezza e talento caratterizzano le chine, le tecniche miste, i pastelli, i disegni a penna, le cere, interpretando brillantemente, da promettente allievo dell'Istituto d'arte Nordio gli anni Settanta, vissuti sul filo dell'ironia e dell'acuta osservazione del reale e della verità. A diciannove anni Claudio Barberi, autodidatta ma certamente più maturo rispetto alla sua età, sperimenta la propria capacità di espressione grafica attraverso vari media. Ognuno di questi rappresenta una scoperta preziosa e, spesso, la sintesi di più mezzi consente un chiaroscuro quasi pittorico, che spesso addolcisce sensibilmente il segno grafico.

Cosa voleva suggerirci questo giovane artista dall'aspetto sportivo ed essenziale? Con ironia e, qua e là, con qualche accenno graffiante, sembra stia a osservare, interpretandole, tutte le molteplici impressioni che l'universo circostante gli suggerisce, capace di librarsi in diverse evoluzioni del pensiero attraverso una forte propensione al concetto di libertà. Racconto, scherzo o divertissement? Di tutto un po'suggestioni, stili, spunti diversi affollano il suo block notes: un tenero quotidiano, con il gattone ammalato nel morbido lettuccio decorato da cuoricini, lascia il passo in Così fine alla visualizzazione di considerazioni socio-politiche molto efficaci e anche in un certo senso profonde, come talvolta quelle dedicate alle tematiche più aspre della vita. Notevole e variegata appare in diversi sketch la capacità di rappresentazione scenica e d'impostazione sintetica dei gesti e degli atteggiamenti.

Così accade per esempio nella sagace ed efficace ambientazione teatrale intitolata C'è chi pensa a farci divertire e nell'originale visualizzazione del rapporto fra Confinanti, forse allusiva o ispirata al contesto storico-politico della Trieste degli anni Settanta: una scenetta declinata attraverso un istintivo e dinamico equilibrio armonico delle parti, in cui il doppio segno che incornicia le silhouette dei protagonisti precisa senza appesantire. Altrettanto brillante e coinvolgente, il disegno a colori Alla vetrina, che ritrae un giovane negoziante dall'aria furbetta e vivace nell'atto di mostrare i propri prodotti. Incontriamo poi altre intuizioni compositive: sceniche e grafiche, originali e decise, in Società e Incendio, e ancora ironiche in Libertà di parola, in cui ritorna, tradotto in un linguaggio da cartone animato, un tema piuttosto scottante, nei confronti del quale l'autore appare molto sensibile, forse sull'onda di quegli anni in tal senso ruggenti.

Il dinamismo del volo in Uccelli e la prospettiva a volo d'uccello in Colori sui tetti, che coglie in modo surreale il gatto pittore sui tetti di una città, attraggono e talvolta sorprendono per la capacità creativa e, in fondo, colpiscono per la maturità di questo giovane autore, che in seguito abbandonerà il percorso amatoriale e le potenzialità offerte dal proprio talento artistico per dedicarsi professionalmente al mondo dell'arte. Certamente il mondo dell'illustrazione aveva in tal modo perduto, ma ora forse riacquisterà, un talento notevole: ce lo confermano alcune argute scenette di genere come Altri eroi, Simbiosi, Il faro, talvolta autobiografiche. In quei fogli Barberi, allora alla ricerca di un'espressione stilistica personale, sperimentava molteplici strade: sbocciava così quel fiore incantato che fa di un disegnatore, un autentico artista.

In tal senso Barberi si palesa più volte un analista in nuce dei costumi e dei sentimenti che, anche quando gioca con la penna in una scenetta di genere come Il Signore è servito!, appare sapido e perfettamente convincente. O decisamente originale e incline al nonsense come in Ombelico, quasi un virtuoso del segno invece nel descrivere l'Agguato e La scalata o i diversi stati d'animo, tra i quali Diffidenza, Delusione e Timidezza, che albergano nella mente umana e ne condizionano l'espressività. Perché un uomo giunto alla maturità, che nell'allure che lo circonda rassomiglia ai suoi personaggi freschi e un po' nervosi, decide ad un certo punto di tirar fuori dal cassetto i sogni più nascosti e forse più reali? Nostalgia o voglia di rimettersi in gioco? Propendiamo e auspichiamo vivamente la seconda ipotesi.

Claudio Barberi (Trieste, 1953) si appassiona al disegno e alla grafica fin dai primi anni giovanili, cioè dall'età dei fumetti. Ha organizzato numerosi convegni e mostre di pittura e di fotografia. Attualmente è storico dell'arte presso il Polo museale del Friuli Venezia Giulia. E' autore di saggi critici nel campo della miniatura medievale, con sortite sull'arte d'età moderna e contemporanea.




Calle delle Monache - foto Marisa Ulcigrai - Muggia, marzo 2016 Giardino Wanda e Marion Wulz - interpretato da Nadia Sirca - Trieste, luglio 2015 Mostra e volume dedicati alla Toponomastica femminile a Trieste e Provincia
Conferenza stampa, 11 maggio 2016, ore 11
Circolo della Stampa di Trieste

Il progetto intitolato Fuori dove la parità non esiste, è ideato e curato dalla presidente dell'Associazione Fotografaredonna, Marisa Ulcigrai, con la collaborazione di Sandra Grego per il coordinamento dei testi della pubblicazione, firmati da specialiste del settore. La mostra, intitolata Spazi ritrovati, compone, attraverso le immagini fotografiche realizzate da 16 socie di Fotografaredonna e da Paola Di Bello, fotografa e docente all'Accademia di Brera, un interessante e inedito itinerario nei luoghi intitolati alle donne: s'inaugura en plein air il 13 maggio nello spazio urbano compreso fra via Genova e via Bellini.

Il volume intitolato Fuori dove la parità non esiste rappresenta una libera interpretazione fotografica, che segue un'evoluzione cronologica, di spazi riscoperti e ritrovati e una riflessione storica sulla città e sulla vita delle donne, cui questi luoghi sono stati dedicati. E' una novità assoluta poichè, tra i molti libri sulla città di Trieste, propone per la prima volta uno sguardo e un approfondimento tutti al femminile e un percorso fotografico sulle vie, le strade e i giardini della parità, presentato dalle autrici Marisa Ulcigrai e Sandra Grego il 20 maggio nella Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich.

"La mostra e il volume dedicati alle vie al femminile da parte di sedici fotografe rappresentano il felice coronamento di un percorso creativo e di un approfondimento storico e artistico - scrive Marianna Accerboni - che per la prima volta prende in considerazione lo sbilanciamento fra le piazze, le vie e i luoghi dedicati agli uomini e quelli intitolati alle donne". Dall'ultimo censimento operato dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste si evince infatti che il rapporto è fra 1305 luoghi intitolati al maschile contro 43 dedicate a quello femminile. "Un problema attuale, e non solo quantitativo, avvertito in tutta Italia - spiega Marisa Ulcigrai - perché crea un immaginario collettivo composto solo da personaggi illustri maschili.

Focalizzare l'attenzione su questo aspetto, attraverso azioni positive quali la documentazione dell'esistente, la ricostruzione storica della vita delle donne, una mostra fotografica e un volume) significa anche proporre alle istituzioni l'invito a promuovere altri siti dedicati a figure femminili autorevoli per contrastare le discriminazioni e per far sì che non solo la storia, ma anche la toponomastica diventi maggiormente inclusiva nei confronti delle donne. Inoltre la rassegna e il libro valorizzano il lavoro di donne fotografe che diventano autrici delle immagini della città e della sua provincia, testimoniando la loro presenza eccellente e attiva sul territorio".

Il progetto, che ha preso il via poco più di un anno fa, si è avvalso, per raggiungere il traguardo della realizzazione della rassegna e della pubblicazione, di varie tappe e approfondimenti: dall'analisi del tessuto urbano e dallo studio sulle donne cui sono state intitolate strade, piazze e giardini, attraverso incontri con esperti di toponomastica e di urbanistica e con storici, alla preparazione tecnica mediante workshop di street photography, di fotografia del territorio, di fotografia digitale e di postproduzione, condotti da Marisa Ulcigrai e Paola Di Bello, al lavoro di documentazione, ripresa e interpretazione del territorio, alla scelta delle immagini e alla preparazione della mostra fotografica e del libro. L'Associazione Fotografaredonna opera da sei anni sul territorio provinciale, regionale, nazionale ed estero (progetto Femminilereale al Museo etnografico di Lubiana, 2013), collaborando con enti pubblici (Comune, Regione, Provincia, Commissioni Pari Opportunità - Università) e privati ed ha al suo attivo mostre fotografiche, pubblicazioni, conferenze, corsi di formazione e convegni.




Serena Zors Breuer - Aurora boreale - olio su tela cm.50x60 2015 Serena Zors Breuer - Oggetto luce - tecnica Tiffany e specchio anni '80 cm.32x26x10 Io cerco sempre. Opere scelte
Monografia della pittrice Serena Zors Breuer


Presentazione volume
28 aprile 2016, ore 17.30
Circolo della Stampa di Trieste

L'arch. Marianna Accerboni, curatrice della pubblicazione, presenta la monografia dedicata alla pittrice Serena Zors Breuer con l'introduzione del Presidente del Circolo Pierluigi Sabatti, scrittore e giornalista. Nel corso dell'incontro sarà proiettato il video dell'evento multimediale di luce, parole e musica, che ha sottolineato l'ultima esposizione dell'artista alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste. Il volume ripercorre - attraverso numerose immagini a colori e testi in italiano, tedesco e inglese - il poliedrico itinerario creativo della Zors, attiva da molti anni a Monaco di Baviera, nel campo della pittura, della scultura e del design, in particolare del vetro Tiffany, accostando ai suoi lavori anche diversi pensieri poetici dell'autrice.

Serena Zors Breuer si dedica sin da giovanissima al disegno e alla pittura. Nel 1980 è allieva a Monaco della Kunstgewerblerin Erika Liebl, da cui apprende l'arte del vetro secondo la famosa tecnica Tiffany. Dal 1985 realizza su proprio design oggetti, lampade e vetrate in questo stile: presentati in numerose mostre, riscuotono grande consenso e la portano a lavorare per arredamenti d'interni. Espone a Trieste, alla Scuola dei Mercanti della Madonna dell'Orto di Venezia e a Monaco, dove riceve la Medaglia al Merito per gli Italiani all'estero.

Alla fine degli anni '80, durante numerosi viaggi a New York e visite al Metropolitan Museum, scatta l'interesse per la scultura, che realizza in speckstein (steatite). Nel 2014 espone con molto successo alla Sala del Giubileo di Trieste. Nello stesso anno e nel 2015 è rispettivamente presente alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste e alla Melori & Rosenberg Art Gallery di Venezia con un evento multimediale di luce, parole e musica ideato da Accerboni. Al prestigioso Concorso Internazionale di pittura Dario Mulitsch 2015 ha ricevuto il premio della Regione FVG.




Opera di Maria Rosa Barut Costantini dalla mostra Metamorfosi a Muggia Maria Rosa Barut Costantini: Metamorfosi
14 aprile 2016 (inaugurazione ore 18.30) - 01 maggio 2016
Sala Comunale d'Arte "Giuseppe Negrisin" - Muggia (Trieste)
www.benvenutiamuggia.eu

Personale della pittrice muggesana Maria Rosa Barut Costantini. La mostra, organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia e presentata dal critico Marianna Accerboni, dal poeta Fulvio Segato e dal maestro Silvano Vidmar, presenta una cinquantina di opere recenti, tra stampe su carta di diverse dimensioni, quadri ad olio su tela e tecniche miste restituite anche interattivamente. Maria Rosa Barut Costantini sperimenta una metamorfosi delle immagini e gli attori principali sono proprio i suoi dipinti ad olio su tela che diventano stampe di diverse forme per esprimere la dissolvenza della visione che muta nella trasformazione e diventa ciò che prima non appariva, un reale in irreale, un vissuto che parte da un origine per divenire una cosa nuova.

Questa esigenza dell'artista nasce per esprimere una metafora; il cambiamento dell'immagine come necessità di trasformazione in una nuova realtà: "ciò che noi vediamo non è costante e definitivo, ma cambia e si muta per vari motivi e noi trasformiamo e siamo trasformati internamente/esternamente costantemente e ciclicamente." Partendo dai quadri originali, l'artista ha fotografato e modificato ciascuno in modo differente, creando così una visione completamente diversa e mutata da ciò che era in origine il dipinto.

Maria Rosa Barut Costantini (Trieste, 1966), di padre sloveno e madre calabrese emigrati entrambi ancora giovanissimi in Argentina e tornati in Italia nel 1966. Questo ambiente famigliare ha molto influito sulla formazione culturale e creativa dell'artista che da autodidatta ha dipinto in prevalenza quadri ad olio su tela utilizzando i contrasti dei chiaro/scuri e i colori caldi di quel mondo lontano e trasformato poi gli stessi in stampe di varie dimensioni e forme. I suoi quadri sono occasioni nella sua visione introspettiva di un incontro con quei paesaggi lontani e di emozioni interiori con delle visioni di metamorfosi provocate e osservate. Il suo percorso di crescita artistico/pittorica è volto a esplorare i mutamenti delle immagini come una metafora dei movimenti di cambiamento di orizzonti esteriori/interiori.




Copertina realizzata da Helga Lumbar per il libro Dialoghi di Nidia Robba pubblicato a Trieste nel 2016 Dialoghi
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera, pgg. 187, €13

Presentazione libro
24 marzo 2016, ore 11

Nella casa-studio della scrittrice e poetessa Nidia Robba, il critico Vito Sutto presenterà in un incontro aperto al pubblico, con la partecipazione dell'arch. Marianna Accerboni, il 22° libro dell'autrice, che il 25 marzo compie 92 anni. Intitolato Dialoghi e impreziosito dalla copertina disegnata dalla pittrice Helga Lumbar e da una prefazione del noto studioso e critico siciliano Ninni Radicini, il volume riporta dialoghi immaginari, a volte ispirati da sogni, tra la Robba e personaggi quali per esempio Atreo, mitico re di Micene, Agamennone, il nobile longobardo Paolo Diacono, l'archeologo Heinrich Schliemann, il predicatore Gerolamo Savonarola, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria, il grande aviatore Bruno Pascoletto fino a Domenico Modugno.

Dialoghi declinati sempre con la consueta chiarezza e personalità da una scrittrice di alto spessore. Coltissima, volitiva e istintivamente esoterica, costretta a casa da quasi vent'anni, la Robba, che è Accademica dei Micenei, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti sia per le poesie che per i romanzi, tra cui la targa al merito del Comune di Trieste e il premio Città di Venezia. Alla presentazione parteciperanno il presidente Vincenzo Rossi e alcuni letterati del Club Cortonesi e Toscani Amici del Friuli Venezia Giulia, giunti appositamente dalla Toscana.

Nidia Robba (Trieste, 1924) ha studiato alla Facoltà di Lettere dell'Università di Firenze, città dove ha risieduto per alcuni anni, e ha viaggiato moltissimo in Italia e all'estero. A diciotto anni ha scritto il primo romanzo. Numerosissime sono le sue poesie, ma per decenni, fino al '78, la scrittrice ha gettato nel fuoco le sue opere, a causa di una sorta d'intimo pudore, iniziando a pubblicare solo nel 2002 per l'interessamento della figlia.

«Conversazioni per il presente»
Prefazione di Ninni Radicini al libro di Nidia Robba




Silvano Clavora - Espressione carsica 01 - tecnica mista cm.50x50 2015 Silvano Clavora - Espressione carsica 02 - tecnica mista cm.80x50 2015 Silvano Clavora - Espressione carsica 06 - tecnica mista cm.80x100 2015 Silvano Clavora: Espressioni carsiche
09 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 03 aprile 2016
Sala Comunale d'arte di Trieste

Nella mostra introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni e dal prof. Sergio Brossi, il pittore festeggia sessant'anni di pittura con una quindicina di opere di grande formato realizzate negli ultimi anni a tecnica mista (cemento bianco e grigio e acrilico). Immaginifico autore dalla variegata produzione pittorica, instancabile operatore e organizzatore culturale e docente di discipline artistiche, Silvano Clavora si presenta ora con un tema che testimonia un vecchio amore: il Carso.

Espresso negli anni Settanta attraverso una fine visione pittorica e grafica delicatamente neoromantica, ricca di cromatismi aderenti al reale e sottolineata da un segno incisivo e preciso, negli anni Ottanta con atmosfere al limite dell'Informale e negli anni Novanta grazie a una sintesi segnica e cromatica di notevole originalità, il nostro altipiano è rivisitato in questa mostra da Clavora mediante una serie di concrezioni in cemento bianco e grigio e in acrilico, realizzate negli ultimi anni, che ci riconducono alla sassosità e alla pietrosità del Carso, evidenziandone le superfici scabre, aperte e lacerate spesso come ferite nella pietra e nella terra.

Sperimentatore inesauribile e appassionato in particolare del paesaggio, l'artista ha orientato infatti, fin dagli esordi, avvenuti nei primi anni Cinquanta, la propria ricerca verso la verifica di numerose tecniche e stili, espletandoli sempre in modo personale e coerente. Oggi il Carso, che, con le sue asprezze, le sue infinite sfumature e il suo fascino misterioso, ha rappresentato per Clavora il luogo e il momento fisico da cui partire per una complessa e variegata avventura creativa, viene espletato dall'autore come emozione pura, cromatica e materica, simbolizzando così uno degli approdi del suo lungo itinerario pittorico. Percorso che l'artista ha saputo sempre condurre con una sensibilità e una capacità fantastica in continua evoluzione, facendosi interprete dello spirito delle avanguardie del 2° Novecento e degli anni 2000.

Silvano Clavora (1932), inizialmente autodidatta e successivamente formatosi alla scuola del pittore triestino Saverio Sorbise e con i maestri Nino Perizi e Livio Franceschini, fin dagli esordi ha amato e praticato intensamente anche la musica, particolarmente la fisarmonica e i compositori classici, che ascolta sempre mentre dipinge. Tant'è che diverse sue tecniche miste portano titoli ispirati alle sette note. In particolare, negli anni giovanili aveva suonato in teatro, alla Rai e nel corso di concerti eseguiti in complessi assieme a Vittorio Carniel, figlio di Publio, celebre compositore e musicista triestino, autore di versi famosi quali "Trieste mia" e "Marinaresca".

Introdotto nell'ambiente artistico dalla moglie Livia Richermo, che, di origine torinese, aveva frequentato l'Accademia di Belle Arti di Lubiana e lo aveva incoraggiato a proseguire lungo la difficile strada dell'arte, Clavora era così venuto a contatto con le migliori avanguardie locali, rappresentate all'epoca da personalità tra cui Nino Perizi, Claudio Palcic, Lauro Crisman: una realtà particolare quella di Trieste, già di per sè in prima linea nella sperimentazione, poiché gli artisti della città erano tradizionalmente legati alla cultura centro-europea, grazie alla frequentazione delle Accademie di Monaco, Vienna e Berlino, culle delle grandi avanguardie del '900.

Non a caso infatti il celebre critico e pittore d'origine triestina Gillo Dorfles, riflettendo sul clima culturale della Trieste degli anni Venti e Trenta, definisce il capoluogo giuliano "una città che, anche se periferica, era decisamente più centrale rispetto all'Europa, di quanto non lo fosse allora il resto d'Italia": premesse culturali che hanno influenzato non poco l'ispirazione e condizionato positivamente sul piano concettuale una mente giovane e curiosa come quella di Clavora e la sua appassionata ricerca artistica.




Roberto Budicin - Dal sentiero di montagna - olio su tela cm.50x70 2015 Roberto Budicin - Ghiaccio sul Carso - olio su tavola cm.30x23 2015 Roberto Budicin
Opere scelte 2015-2016


20 febbraio (inaugurazione ore 18) - 04 marzo 2016
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale di Roberto Budicin, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna propone le opere realizzate dal giovane pittore triestino a olio su tela o su tavola nel 2015/ 2016. La neve diventa sempre più soffice - scrive Marianna Accerboni - nei paesaggi quasi incantati che il giovane artista triestino Roberto Budicin ha dipinto tra il 2015 e il 2016 per questa mostra, che ne rivela ancora una volta la sensibilità e il tenace lavoro alla scoperta di nuove mete. Come sempre la sua pittura prende avvio da un bagaglio tecnico-culturale non comune: essendo figlio d'arte, ha ricevuto dal padre Sergio, valente autore di quadri di tema animalista, preziose nozioni, poi ulteriormente affinate nell'assidua frequentazione dell'atelier di Walter Falzari, maestro friulano, alla cui scuola si sono formati molti dei migliori talenti artistici di Trieste e non solo.

Animo delicato, ma temperamento scrupoloso e attento, Budicin ha colto subito l'importanza, per un artista, della perizia e della competenza tecnica, proseguendo quindi da solo, con grande impegno e quasi con accanimento, una sperimentazione su pigmenti, solventi, colle, lacche, vernici finali, miscelati con altri ingredienti da lui scoperti e prescelti, la quale gli consente oggi di raccontare il proprio mondo, composto di luce, natura e sguardi sereni, attraverso una tecnica tradizionale, che tuttavia si avvale di alcuni segreti tali da consentirgli un gesto veloce ed efficace.

Una "libertà di parola", che è soltanto agli inizi perché sicuramente in futuro Budicin ci saprà offrire ulteriori spunti di riflessione. Finora - e così in questa rassegna - il percorso è orientato verso un'armonica interpretazione del reale, in cui l'equilibrio delle parti e il contrappunto che le raccorda ci rammentano anche la sua grande passione per la musica, che lo vede interpretare con successo brani antichi, ma dal ritmo incalzante. Un po' come accade nella sua squisita pittura di taglio espressionista, che attinge al passato, ora alla velocità del presente.

Roberto Budicin (Trieste, 1980) grazie all'influenza del padre, Sergio Budicin, pittore e illustratore affermato, coltiva la passione per il disegno. Inizia a frequentare l'atelier del pittore accademico Walter Falzari, dove studia i soggetti dal vero e si esercita nel ritratto; nel contempo approfondisce la prospettiva, la figura nelle tre dimensioni, la teoria dei colori e la composizione. Durante gli anni universitari partecipa, assieme al padre, a Udine, Tarvisio e Pordenone, ad alcune esposizioni collettive incentrate sull'arte naturalistica.

Nel 2006 espone al Palazzo della Borsa di Trieste disegni e tempere raffiguranti creature immaginarie e fantastiche, ispirate ai bestiari medievali. Nel 2007, conclusi gli studi universitari, decide di dedicarsi a tempo pieno alla pittura e intraprende un lungo cammino di sperimentazione di materiali e tecniche, guardando a maestri dell'ottocento quali J. Sargent, C. M. Russell, J. Sorolla, A. Zorn, J. Waterhouse e del seicento come Rembrandt e Velasquez. Ha esposto ripetutamente, tra l'altro, alla Galleria Tribbio di Trieste e alla Melori & Rosenberg Art Gallery di Venezia. Sue opere si trovano in permanenza alla National Wildlife Gallery di Fort Myers (Florida).




Copertina del cd musicale con Marco Santarelli e Margherita Hack I due volti di Margherita. Le stelle, i gatti
21-22 febbraio 2016
Teatro Miela - Trieste

Evento ideato e realizzato dal presidente del Gattile Cociani assieme al prof. Marco Santarelli, co-autore e collaboratore per molti anni di Margherita Hack, per sintetizzare i due interessi fondamentali della sua vita. Il Gattile, creato da Cociani nel '96 per combattere il randagismo e fare da supporto alle colonie di gatti liberi, vide infatti tra i soci fondatori la grande astrofisica, che volle fortemente la struttura, assieme alla giornalista de il Piccolo Miranda Rotteri, all'attrice Ariella Reggio e al pittore Marino Cassetti. Il 21 febbraio alle 18 si festeggerà Sua Maestà il Gatto, che la Hack amava tantissimo, in prossimità della Festa Nazionale del micio (17 febbraio), con uno spettacolo di video, danza, musica e poesia che, ogni anno diverso, fa sempre registrare il tutto esaurito.

Verranno proiettati video incentrati su Margherita, sulla Rotteri e su molti altri e si esibiranno Artefatto danza, EOS Arte in movimento, l'Associazione Viento Flamenco, I Tergestini, Elke Burul, Stefano Bartoli e Zita Fusco con la conduzione di Susanna Huckstep, già Miss Italia. "La Scienza In Valigia", progetto di divulgazione scientifica diretto da Marco Santarelli e dal suo staff, sarà invece il tema della seconda giornata, che lunedì 22 alle 21 approfondirà l'altro volto di Margherita, quello di appassionata astrofisica internazionale. Santarelli è direttore scientifico dell'Istituto di Ricerca e Sviluppo ReS On Network - Studies on Networks and Critical Infrastructure di Londra ed esperto in Analisi delle reti e tale progetto prese il via quando la Hack era ancora in vita.

Iniziò come cartone animato e si sviluppò poi attraverso varie modalità, dal format televisivo presentato da TV internazionali e nazionali (tra cui Leonardo TV e Marcopolo di Sky) a rappresentazioni teatrali, fino a giungere alla formula attuale, un cd di canzoni scritte e musicate da Santarelli. A tessere le fila dello spettacolo sarà un dialogo tra Valentina De Iuliis, voce narrante che personifica La Scienza e Santarelli, che prenderà forma attraverso il racconto della storia dell'universo, liberamente tratto dai libri scritti a quattro mani da quest'ultimo e dalla Hack.




Gabriella Pitacco Prestelli - Vergine della Tenerezza - tempera all'uovo su tavola cm.40x30 2009 Gabriella Pitacco Prestelli - Arcangelo Gabriele - tempera all'uovo su tavola cm.40x30 2015 Gabriella Pitacco Prestelli: La gioia del colore e del silenzio
10 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 05 marzo 2016
Sala Comunale d'arte di Trieste

La mostra presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni è composta da una sequenza di icone realizzate secondo la tecnica antica negli ultimi anni. A Trieste, in uno studio arroccato sul colle di San Vito, rutilante di colori, di smalti, polvere d'oro e d'argento - scrive Marianna Accerboni - lavora una pittrice dagli occhi azzurri e dal sorriso sempre pronto. Gabriella Pitacco Prestelli dipinge nel silenzio, con certosina pazienza, con molta tenacia, talento e accuratezza, immagini luminose e narrative, ricche di cromatismi brillanti ma spesso delicati, avvalendosi di una tecnica filologica e antica per quanto riguarda l'icona e interpretando in modo personale, ma aderente alla tradizione, quest'arte, che assume la propria fisionomia nel V secolo e si configura come una rappresentazione filosofica e squisitamente simbolica del Sacro.

Redatta per altro secondo rigidi canoni estetici e tecnici, millenari e ben precisi, che fanno riferimento alla teologia e al mondo naturale, da cui provengono tutti i materiali usati per la realizzazione dell'opera. Inoltre va tenuto presente che l'icona trasmette un particolare messaggio teologico per mezzo del linguaggio iconico espresso dai colori utilizzati dall'artista. Elementi culturali e tecnici questi, di cui uno spirito contemporaneo come quello della Pitacco Prestelli sa offrirci una versione nella quale s'intrecciano amore, dedizione e virtuosismo, determinanti per la riuscita dell'icona, "luogo in cui il mistero si fa presente". Va però sottolineato che lo spirito curioso ed eclettico della Pitacco ha travalicato più volte l'esperienza questa particolare esperienza tecnico-artistico-religiosa per approdare ad altre tematiche pittoriche come per esempio le nature morte di fiori, che nella loro elegante luminosità e negli accordi cromatici soavi ci riconducono ugualmente all'armonia del creato.

Gabriella Pitacco Prestelli, triestina, laureata in lingue e letterature straniere all'Università Ca' Foscari di Venezia, è iniziata alla pittura dal maestro Nino Perizi alla Scuola Libera di Figura del Museo Revoltella e in diversi stage en plein air. Si appassiona quindi alla complessa arte dell'icona, approfondendone lo studio con maestri di livello internazionale. Successivamente ritorna allo studio della pittura figurativa di tema libero con il pittore Livio Možina. Ha partecipato a numerose e qualificate mostre collettive e personali di prestigio. Tra queste ultime, ricordiamo il successo delle esposizioni alla Pinacoteca di Aquileia, al Chiostro quattrocentesco del Tempio di S. Lorenzo (Vicenza), Museo Haus Wassermann (Villabassa, Bolzano), Castello di Monguelfo (Bolzano), Sala del Giubileo (Trieste). Sue opere di tema sacro sono presenti nella chiesa Madonna del Mare di Trieste e nel refettorio del Convento Sacro Cuore di Saccolongo (Padova).




Delphi Morpurgo - Trieste (Italia) - Dispersi - olio su tela cm.100x100 2014 Florian Napetschnig - Liceo artistico BRG Viktring, Klagenfurt (Austria) - Non dimenticare - acrilico su tela cm.60x80 2015 Fabio Benatti - San Giovanni al Natisone, Udine (Italia) - Podgora - legno di noce cm.130x130 2014 Incontro sulla mostra "Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra"
11 gennaio 2016, ore 09.30
Associazione Giuliani del Mondo - Trieste

Vivace e articolato incontro nella sede dell'Associazione Giuliani nel Mondo a Trieste per fare il punto sulla mostra Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra, prorogata per il grande successo fino alla fine di gennaio all'Ufficio di collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles. Il Presidente Dario Locchi ha ricordato come il circolo della capitale belga sia uno dei più attivi e abbia trovato una formidabile alleata in Marianna Accerboni, ideatrice e curatrice della rassegna, che da anni collabora con l'Associazione.

"E' stato un piacere darle una mano per la mostra a Trieste, che è risultata un grandissimo successo di cui la ringraziamo molto" ha detto Locchi "Mi complimento anche per l'idea di unire alla mostra di Dominioni la presenza di giovani artisti italiani, austriaci e sloveni, cui farà seguito uno scambio con artisti belgi a Trieste e a Gorizia: un'iniziativa che s'incornicia non solo nell'ambito dell'attività dei Giuliani nel Mondo e del Circolo di Bruxelles, ma anche in quello dell'anniversario della Grande Guerra. E in tale contesto è stato fatto un interessante parallelo fra quanto accaduto sul fronte dell'Yser e sul fronte dell'Isonzo".

Nel ringraziare vivamente per la fiducia accordata e per il fondamentale sostegno il presidente, il direttore Fabio Ziberna e il Circolo di Bruxelles con il presidente Flavio Tossi, Accerboni ha ricordato che il progetto dedicato al grande architetto-artista-scrittore e combattente, si svolge in tre fasi: Gorizia, Trieste e Bruxelles, città in cui le tre tappe all'Istituto Italiano di Cultura, all'Ufficio di collegamento della Regione FVG e alla Maison de la Jeunesse di Woluwe-St-Lambert hanno riscontrato grande consenso presso un pubblico cosmopolita. Accerboni ha poi aggiunto di aver ideato tale progetto espositivo con lo specifico obiettivo di creare un ponte di conoscenza tra il fronte dell'Isonzo e quello dell'Yser, non molto noto ai più, nell'ambito del quale si pone anche l'installazione di luce, parole e musica, ispirata al fronte dell'Isonzo e presente sia nell'allestimento della mostra di Trieste che di Bruxelles.

"La mia idea" ha proseguito Accerboni "di agganciare la pittura di giovani triestini, friulani, austriaci e sloveni sulla Grande Guerra a quella di Dominioni che, ventenne, dipingeva dalle trincee del Carso, è stata un pensiero contemporaneo, perché l'arte va sempre attualizzata affinché l'evento risulti più interessante. Perciò ho invitato 24 giovani artisti, in parte selezionati all'ultima Biennale Internazionale d'arte del Nord Est europeo 'Dario Mulitsch', a comporre la Sezione Giovani intitolata Cent'anni dopo. "Tale mostra nella mostra troverà il suo seguito nello scambio con i coetanei belgi, ospitati nel 2016 alla Biblioteca Statale Isontina a Gorizia e nel Palazzo del Consiglio regionale di Trieste, identificandosi ancora una volta nell'attuazione di un ponte di conoscenza fra fronte isontino e fronte belga.

La mostra dei giovani" ha concluso l'architetto "è stata inaugurata alla Maison de la Jeunesse di Woluwe-St-Lambert a Bruxelles alla presenza delle aut orità belghe e poi trasferita nella sede della Regione FVG. L'entusiasmo per la figura di Dominioni ha poi suggerito alle istituzioni belghe di richiedermi la realizzazione di una mostra dedicata al tema 'Dominioni e la 2° guerra mondiale', per insegnare ai giovani, attraverso la figura di un grande italiano, la storia: evento da realizzarsi l'8 maggio prossimo, data in cui in Belgio si festeggia la fine del 2° conflitto. Una proposta che mi ha molto inorgoglita" ha concluso Accerboni "Ma non solo, in seguito alla mostra, è in via di composizione, con le istituzioni belghe e grazie all'instancabile attività di Flavio Tossi, un programma biunivoco di scambi artistico-culturali fra la nostra regione e il Belgio. Il ponte di conoscenza dunque continua".

Presenti all'incontro anche l'artista friulano Fabio Benatti e i triestini Noa Salonicchio e Matteo Urbano del Liceo artistico Nordio di Trieste, che assieme ai loro compagni Chiara Bianco e Ivan Santini espongono a Bruxelles e che hanno spiegato con profondità ed entusiasmo il significato delle loro opere. Espongono nella capitale belga anche i triestini Delphi Morpurgo e Gastone Bianchi, gli sloveni Luka Carlevaris, Matija Kos, Tami Kenda e Maja Koder (Gimnazija di Nova Gorica), i goriziani Giacomo Zorba, Carlo Nargiso, Anna Olivotto, Rossella D'Andrea, Audrey Di Fede, Margherita Avvisati, Ilaria Humar, Alessandra Tirel, Samuele Snidero, Alessia Zilli (Liceo artistico Max Fabiani) e gli austriaci Anna Ljubas, Florian Napetschnig, Nicole Quantschnig e Laura Legat (Liceo artistico BRG Viktring di Klagenfurt).

Nel ricordare gli ottimi rapporti che l'AGM intrattiene anche con le associazioni che si occupano degli immigrati friulani, Locchi ha concluso sottolineando il rapporto di collaborazione esistente tra l'AGM e l'Ufficio di collegamento della Regione FVG a Bruxelles in base a un accordo firmato a suo tempo con il Presidente della Regione Illy per l'utilizzo di tale sede. La mostra, organizzata dall'Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste e Bruxelles in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura della capitale belga e con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, rientra nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della prima Guerra mondiale.




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