Il Vello d'Oro. Antichi tesori della Georgia

17 novembre 2011 - 05 febbraio 2012
Mercati di Traiano (Museo dei Fori Imperiali) - Roma
www.mercatiditraiano.it - Uff.Stampa Zètema Progetto Cultura: ufficiostampa@zetema.it

Esposizione che si ispira all'antico mito degli Argonauti e dei Paesi Caucasici come ponte culturale tra Europa e Asia, costituita da 185 preziosissimi pezzi, tutti provenienti dal Museo Nazionale Georgiano. Le molte versioni del mito degli Argonauti sono diverse ma tutte identificano nell'antica Colchide - oggi inclusa nei confini della Repubblica Georgiana - la terra lontana e fertile, ma soprattutto ricca di oro (estratto dal IV millennio a.C.), dove era custodito il leggendario vello. La mostra parte da reperti rarissimi in oro filigranato del III e II millennio a.C. emersi dai primi kurgan (tombe a tumulo) della cultura "Trialeti" (dal nome della località a sud di Tbilisi), la cultura preistorica locale, per proseguire con altrettanto rari esemplari in bronzo risalenti al II millennio a.C. e ai primi secoli del I millennio. A seguire, alcuni dei più significativi reperti d'oro dai siti archeologici di Vani e Sairkhe, i principali centri amministrativi e politici del regno della Colchide.

I reperti in bronzo provenienti da un santuario di Vani: piccole teste di satiri, menadi e un dio Pan testimoniano l'influenza delle colonie greche sul culto locale. Il percorso si conclude con alcuni straordinari esempi di gioielleria dell'antica Iberia, il regno "Kartli" della Georgia dell'est, per la prima volta in mostra in un museo straniero. L'antica Colchide raggiunse il momento di massima raffinatezza nella lavorazione dell'oro dall'VIII secolo a.C., in parallelo alla sua comparsa nelle fonti letterarie greche come la terra di Medea e del vello d'oro.

Dopo oltre quaranta anni di scavi a Vani, "la Pompei della Colchide", sono emersi oggetti risalenti al V e IV secolo a.C., periodo in cui la città e il regno giunsero al culmine della ricchezza e dello splendore, considerati la traccia più preziosa legata alla leggenda di Giasone e Medea. Gioielli in perfette condizioni di conservazione che testimoniano l'esistenza di una civiltà particolarmente sviluppata. La Georgia, come periferia estrema del mondo ellenistico, al crocevia di importanti culture come la Persia Achemenide, la Grecia delle colonie sul Mar Nero, gli Sciti cavalieri delle steppe, e l'Asia Minore, ha mantenuto una sua autonomia culturale e artistica restituendoci oggi un esempio unico di arte orafa e la preziosa testimonianza di una civiltà ancora tutta da scoprire.




Padiglione della Georgia alla Biennale di Venezia 2007

Eteri Chkadua, Tamara Kvesitadze con Paata Sanaia e Zura Gugulashvili, Sophia Tabatadze
a cura di Paolo De Grandis, Manana Muskhelishvili, Zviad Mchedlishvili


09 giugno - 21 novembre 2007
Arsenale - Campo della Tana - Venezia
www.artecommunications.com

Progetti e opere estremamente diversi non soltanto per il gusto artistico e la visione del mondo che caratterizzano i vari artisti esposti, ma anche per la serie di mezzi e supporti moderni e tradizionali utilizzati nelle loro esecuzioni. L'arte della Georgia, paese al confine tra Europa e Asia, all'incrocio tra le culture occidentali e orientali, si è sempre contraddistinta per la sua diversità e originalità, profondamente radicata nelle tradizioni locali e intrisa, in distinti momenti, di stili e movimenti stranieri in particolare quelli europeo occidentale, bizantino, orientale, avanguardistico e social-realistico. E' a partire dal XX secolo che l'arte georgiana si lega ai processi politici e sociali in atto nel paese e, se nel primo quarto di secolo, si sviluppa assorbendo tendenze e stili dell'avanguardia grazie a collaborazioni tra i suoi artisti e celebri esponenti dell'arte mondiale dell'epoca, è dopo la prima guerra mondiale, che famosi artisti russi eleggono la città di Tbilisi sede della loro attività, trasformandola in un centro pulsante del modernismo. Nonostante questo, l'isolamento dal mondo occidentale, così come la censura e la repressione praticate dal regime sovietico, hanno inciso profondamente sulla natura specifica della tendenza che la cultura georgiana doveva seguire nel suo sviluppo.

E' solo alla fine del XX secolo, grazie alle trasformazioni politiche e all'apertura delle frontiere, che si sono schiuse nuove opportunità di rinnovato scambio e rilancio della collaborazione culturale, processo ancora in corso e tutt'altro che scevro da difficoltà. Oggi in Georgia l'arte contemporanea tenta di affermarsi nella mappa internazionale dell'arte, e la comunità artistica del paese è sicuramente più "aperta" di quanto non lo sia stata negli scorsi decenni. Globalizzazione e mobilità hanno consentito contatti più intensi con il mondo occidentale, e l'attuale politica culturale nazionale presta un'attenzione crescente alla promozione dell'arte contemporanea, come dimostrano la ricerca e l'introduzione di nuove forme e mezzi, i frequenti casi di cieca imitazione, ma anche il desiderio di preservare valori e tradizioni locali costruendo su tali premesse nuove forme d'arte, in una regione in cui per secoli hanno coabitato differenti culture.

La situazione sociale e politica dell'area caucasica è complessa e tesa, e ovviamente gli artisti contemporanei rispondono in maniera assai diversa ai processi sociali, politici e culturali in atto nel paese, ciascuno rappresentando quello che a proprio giudizio è l'aspetto più vulnerabile. Le opere in mostra rispecchiano dunque solo in parte i processi creativi caratterizzanti l'odierna arte georgiana. Eteri Chkadua vive negli Stati Uniti dal 1980, anno in cui ha lasciato il suo paese. L'artista rimane fedele ai mezzi artistici tradizionali dipingendo con pennello e colori il suo supporto e grandi figure realistiche su tela utilizzando uno stile che attinge a piene mani dall'esperienza di artisti precedenti, modalità appresa nel percorso di studi presso l'Accademia di belle arti. Appassionata di viaggi, l'artista crea un ibrido di impressioni ispirate a New York, Giamaica, Miami, Georgia, per ritrarre il mondo femminile visto da una donna: una forma multistrato dalla superficie levigata oltre la quale si legge l'impulsività, che quasi sconfina nello stato primitivo, riecheggiando nella percezione allucinatoria le sue emozioni e i suoi slanci.

Il progetto "Re-turn" di Tamara Kvesitadze, nella cui realizzazione è stata coadiuvata da Paata Sanaia e Zura Gugulashvili, è composto da un'installazione con varie figure meccaniche realizzate in vetroresina, metallo e meccanismi. Le figure meccaniche rappresentano il moto di trasformazione che si rispecchia nel contesto in cui sono inserite. Il concetto dell'opera si basa sulla correlazione tra meccanico e organico. Sophia Tabatadze raffigura lo stato dell'essere umano attraverso forme architettoniche; la sua interpretazione dell'architettura va oltre la principale accezione del termine e rappresenta progettazione, struttura, comportamento di un corpo, paesaggio e città come organismo vivente con i suoi ordini e disordini. Nel suo progetto intitolato "Humancon", Sophia Tabatadze tenta di mostrare il tocco umano nell'aspro paesaggio realizzato dall'uomo, accentuando alcuni dettagli per sottolineare questo squilibrio, e lasciandone invece altri incompleti nell'intento di dimostrare la nostra incapacità di percepire le cose nella loro integrità, sia spaziale che temporale, il che può condurre anche ad uno stato di amnesia permanente.




Marika Asatiani: Achara

15 gennaio - 15 febbraio 2008
Galleria Annarumma 404 - Milano
www.annarumma404.com

Prima personale italiana della fotografa georgiana Marika Asatiani (Tiblisi, 1977). Per questa occasione la Asatiani presenta alcune foto tratte dalla serie denominata "Achara". Le foto riguardano gli abitanti di una particolare provincia della Georgia confinante a sud con la Turchia e ad ovest con il Mar Nero. Tale regione salì agli onori della cronaca negli anni '90 quando, l'allora vice primo ministro della Georgia Aslan Abashidze la dichiarò repubblica autonoma stabilendo un regime autocratico. La crisi politico-istituzionale rientrò solo dopo la cosiddetta "rivoluzione delle rose" del 2003, che vide la deposizione di Abashidze e l'elezione democratica a presidente del paese di Mikeheil Saakaschvili che successivamente favorì nel 2004 la riannessione della suddetta provincia alla Georgia.

Pochi anni dopo (nel 2006) la Asatiani si è recata in questi territori, ed in particolare tra le montagne di Zemo Achara, con lo spirito di chi va a scoprire un luogo sconosciuto, nonostante la piena consapevolezza di trovarsi in patria, osservando ogni cosa da una prospettiva non solo estetica, ma anche culturale e socio-economica. La Georgia è storicamente di fede cristiana ortodossa, tuttavia la popolazione di questa regione è per la maggior parte musulmana. Questa peculiarità ha fatto si che gli abitanti di Achara sviluppassero un proprio carattere ed una propria estetica.

Questa caratteristica, notata immediatamente dalla Asatiani, ha ispirato i suoi lavori in cui si esalta la semplice fierezza di un popolo, evidentemente orgoglioso della propria cultura e dei propri costumi. Il ciclo di foto è alla fine diventato una lunga sequenza di volti e di ritratti (tutti di dimensioni medio grandi) nei quali, con sorpresa, sono gli stessi abitanti di questa finora sconosciuta provincia orientale a guardare noi occidentali con occhi di sfida e di sottile ironia. Un sguardo di sfida capace di scrutarti dentro e che, inevitabilmente, provoca in noi osservatori un lieve disagio dovuto all'inaspettato ribaltamento di ruoli. Marika Asatiani è la vincitrice della edizione 2007 del prestigioso premio internazionale Camera Austria della città di Graz per la fotografia contemporanea. (Comunicato stampa)




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Georgia: quadro politico verso le Presidenziali '08

e le recensioni:
Breve Storia del Caucaso

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea



Verità e Bellezza: Realismo russo dal Museo Nazionale d'Arte Lettone di Riga
termine: 10 febbraio 2008
Galleria Civica di Palazzo Loffredo - Potenza

Presentazione

Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


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