Cipro: Protesta per la partnership turco-britannica

di Ninni Radicini
30 ottobre 2007


Il patto di cooperazione tra Gran Bretagna e Turchia firmato dai rispettivi primi ministri, Gordon Brown e Recep Tayyip Erdogan, ha suscitato non poche polemiche da parte di Cipro e Grecia. Il motivo è nella scelta da parte britannica di consentire il riferimento all'area settentrionale di Cipro, occupata dal 1974 dalla Turchia, con il nome di "Repubblica turca di Cipro Nord". Come noto l'Onu, con risoluzioni in merito approvate del Consiglio di Sicurezza, non riconosce alcuna sovranità a questo territorio, data la sua natura originaria di area invasa e occupata da una forza straniera. Decisione recepita da tutti gli stati della comunità internazionale, tranne dalla Turchia. L'accordo prevede il sostegno finanziario ai turco-ciprioti, lo sviluppo di relazioni commerciali e politiche tra Gran Bretagna e l'area occupata, e iniziative per ottenere la rappresentanza dei turco-ciprioti nel Parlamento europeo. Tassos Papadopoulos, presidente della Repubblica di Cipro, ha subito annunciato l'avvio di iniziative diplomatiche presso tutte le sedi internazionali a difesa della sovranità dell'Isola, evidenziando che il documento complica la ricerca di una soluzione condivisa per la riunificazione sulla base delle risoluzioni dell'Onu e del diritto internazionale.

Il documento infatti rafforza la componente turca intenzionata a ottenere un riconoscimento separato per l'entità occupata, in contrasto con il lavoro di implementazione del protocollo dell'8 luglio 2006 con cui la comunità greco-cipriota e quella turco-cipriota si prefiggono di trovare accordi su questioni comuni di tipo amministrativo, da utilizzare a sostegno del riavvio del negoziato, in stallo dal 2004, dopo i risultati del referendum sul piano presentato da Kofi Annan, ex segretario generale dell'Onu. Erato Marcoullis, ministro degli esteri cipriota, nell'ipotesi che l'intransigenza della Turchia possa prospettare per l'entità turco-cipriota uno scenario simile a quello del Kosovo, ha avanzato la protesta del governo a Peter Millet, Alto Commissario britannico per Cipro. Egli ha risposto che, in relazione alla situazione dell'isola, l'accordo "non contiene nulla di nuovo" e che la scelta del non riconoscimento della zona occupata rimane immutata. Quanto sottoscritto suscita però non poche preoccupazioni. Vassilis Palmas, portavoce dell'esecutivo di Cipro, ha sottolineato che il patto, promuovendo relazioni separate con l'entità turco-cipriota, appare "impregnato dalla logica del consolidamento della divisione di Cipro", al punto che la Gran Bretagna sembra "andare avanti con la linea della Turchia", nonostante, da componente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, abbia approvato le risoluzioni in materia.

Tra questa vi è la 550 del 1984 che dichiara illegali e nulle le decisioni prese nell'area occupata e chiama la comunità internazionale a non riconoscere l'autoproclamata "Repubblica turca di Cipro Nord" e non adoperarsi in alcuna forma di sostegno. Inoltre, Gran Bretagna e Turchia sono due dei quattro firmatari del Trattato di Garanzia della Repubblica di Cipro, con il quale, nel 1959, insieme alla Grecia si sono impegnati a garantirne l'indipendenza e l'integrità territoriale. Un passaggio storico, quest'ultimo, particolarmente rilevante, sul quale vale ricordare l'analisi che si trova nel libro "Greci e Turchi: Tra convivenza e scontro - Le relazioni greco-turche e la questione cipriota", di Vincenzo Greco, pubblicato quest'anno. Dora Bakoyannis, ministro degli Esteri della Grecia, ha chiesto che la parte del documento relativa a Cipro sia subito chiarita e corretta in base a quanto stabilito dal diritto internazionale: essendo stato firmato dalle massime autorità politiche e istituzionali non può prestarsi a equivoci o errori.

Anche la procedura seguita dalla Gran Bretagna è oggetto di critiche da parte di Cipro poiché considerata al di fuori di quanto previsto dal principio di cooperazione tra gli stati della Ue (Londra non ha informato Nicosia dell'intenzione di firmare tale documento) e del Memorandum of Understanding, protocollo bilaterale tra Gran Bretagna e Cipro ratificato nel 2005. Demetris Christofias, presidente della Camera dei Rappresentanti di Cipro, ha sottolinenato che se finora non è stata trovata una soluzione condivisa ciò è dovuto alla posizione intransigente della Turchia e che se i greco-ciprioti e i turco-ciprioti non fossero soggetti a interventi esterni sarebbero in grado di raggiungere un accordo. Tutti i partiti di Cipro, di governo e di opposizione, hanno manifestato contrarietà a quanto stabilito nel documento turco-britannico. In riferimento alla recente visita del presidente turco Abdullah Gul nell'entità turco-cipriota, nel corso della quale ha fatto riferimento all'esistenza di due stati nell'Isola, il deputato europeo di Cipro Yiannakis Matsis (Partito popolare europeo) ha chiesto alla Commissione di esprimersi in merito. La Commissione ha risposto ribadendo che l'Unione europea non riconosce l'autoproclamata "Repubblica turca di Cipro Nord".

Il 24 ottobre il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sui rapporti Ue/Turchia affidata alla relatrice olandese Ria Oomen-Ruijten del gruppo Ppe-De (Partito popolare europeo e democratici europei). Il testo arriva a pochi giorni dalla pubblicazione della relazione della Commissione sui progressi compiuti della Turchia nel quadro del negoziato di adesione. Sulla questione di Cipro è espresso il rammarico che non vi sia stato "alcun progresso sostanziale verso una soluzione globale", sottolineando che deve essere raggiunta con riferimento a quanto stabilito dall'Onu e ai principi costitutivi dell'Unione europea. In questo senso, il ritiro delle forze di occupazione di Ankara faciliterebbe la ricerca di un accordo. Inoltre l'inadempimento da parte della Turchia degli impegni assunti con il partenariato per l'adesione "continuerà ad influenzare negativamente il processo negoziale" (riferimento alla mancata estensione a Cipro del protocollo di unione doganale della Ue firmato nel 1995 da Ankara). Il Parlamento ha chiesto alla Commissione di stabilire quali sono i punti prioritari del negoziato sui quali la Ankara deve rispondere nei tempi previsti, considerando questo un importante parametro di credibilità nel prosieguo del percorso della Turchia verso gli standard dell'Unione Europea.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

* Articolo pubblicato nel sito di Eurasia - Rivista di studi geopolitici

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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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