Elezioni europee 2004
In Grecia l'onda lunga di Nuova Democrazia. A Cipro la vittoria dei partiti del "No"


di Ninni Radicini
18 luglio 2004


In Grecia, i risultati delle elezioni europee 2004 hanno confermato l'onda lunga della vittoria di Nuova Democrazia (43.06%, 11 seggi) e parallelamente la crisi del Pasok. Il partito del primo ministro Kostas Karamanlis distanzia ulteriormente - rispetto alle Legislative di marzo - il Pasok (34.03%, 8 seggi). La percentuale ottenuta da ND è la più alta tra quelle ottenute da un partito greco da quando (1981) la Grecia vota per l'Assemblea comunitaria. Avanza, in modo notevole, il partito comunista greco Kke (9.46%, 3 seggi). Al quarto posto la coalizione di sinistra Synaspismos (4.15%, 1 seggio), seguita a pochissima distanza dal movimento popolare ortodosso Laos di Giorgos Karadzaferis (4.11%, 1 seggio).

Nel Parlamento Europeo il gruppo più numeroso è quello Popolare (EPP-ED - Partito Popolare Europeo - Democratici Europei, di cui fa parte Nuova Democrazia). Fino ad alcuni anni fa era composto in gran parte da partiti di ispirazione cristiana, con la Dc italiana a la Cdu-Csu tedesca su tutti. Poi l'ingresso di formazioni politiche conservatrici ha finito per mutarne la natura. Il secondo gruppo è quello Socialista (PES - Partito dei Socialisti Europei, di cui fa parte il Pasok), il terzo è quello Liberale (ALDE - Alleanza di Liberali e Democratici per l'Europa), poi quello Verde (G-EFA Verdi - Alleanza Libera Europea), e della Sinistra Unita (EUL-NGL Sinistra Unita Europea - Sinistra Verde Nordica, di cui fanno parte Synaspismos e Kke). Poi c'è il gruppo dei partiti cosidetti "euroscettici" (IND/DEM Indipendenza / Democrazia in cui entrerà Laos) gruppo a cui fanno capo i deputati eletti in partiti autonomisti (UEN - Unione per l'Europa delle Nazioni) e il gruppo misto (NI - Non iscritti). Ma probabilmente questa composizione varierà, perchè si profila la formazione di un nuovo gruppo denominato "Democratico", composto da deputati provenienti da quello Liberale e da quello Popolare.

Anche in Grecia, la campagna elettorale per le Europee si è svolta in buona parte su questioni relative alla politica interna. Ma questo è un denominatore comune a molti stati. Si continua a ritenere che la politica interna determini la politica comunitaria. Invece, con il rafforzamento della Ue, è la politica comunitaria a incidere sempre di più su quella interna dei singoli stati. E' sintomatico di una generale ed errata sottovalutazione della Ue il fatto che si sia parlato poco di questioni molto rilevanti che determineranno il nostro futuro di cittadini europei: la costituzione, l'allargamento, la ripartizione dei fondi comunitari in virtù dell'ingresso dei nuovi stati, la definizione di una politica estera. Mentre i partiti euroscettici, o addirittura dichiaratamente contrari alla Unione, hanno fatto una campagna concentrata a contestare quanto si decide a Bruxelles, i partiti europeisti non sono sembrati altrettanto decisi nel sostenere i vantaggi del Superstato a 25. I partiti greci più grandi, ND e Pasok, sono europeisti, ma ciò non vuol dire che il popolo ellenico sia acritico nei confronti di Bruxelles.

Trent'anni fa il governo conservatore di Constantinos Karamanlis avviava la procedura di adesione della Grecia alla CEE. Una decisione di minoranza, dato che la sinistra - Pasok e Kke - non era affatto d'accordo e alle successive elezioni i due partiti in totale raggiunsero il 60% dei consensi. Poi il Pasok, dopo l'ingresso nel governo all'inizio degli anni Ottanta, ha rivisto le sue posizioni e si è trasformato in sostenitore della Unione europea, mentre il Kke è rimasto particolarmente critico. La conferma di ND come primo partito, dopo le elezioni di marzo, non era in discussione. Era invece da stabilire l'ordine di grandezza del vantaggio sul Pasok, soprattutto per i contraccolpi su quest'ultimo. Purtroppo per il partito socialista ellenico il distacco (9.03%) da ND è superiore a quanto si era immaginato nella più pessimistica delle ipotesi. Un elettore su tre (circa 950mila) tra quelli che a marzo aveva votato per il Pasok, alle Europee ha scelto un altro partito. Una vignetta di Ilias Makris, pubblicata nel quotidiano Kathimerini del 5 maggio scorso rappresentava il "pianeta" Papandreou oscurato dal "pianeta" Karamanlis, che si posizionava tra il primo e il sole (simbolo del Pasok), per evidenziare come la politica dell'attuale primo ministro stia avendo effetto anche sull'elettorato di centrosinistra.

Il Pasok, rimasto al governo quasi consecutivamente per venti anni, oggi affronta una fase difficile di ricerca di una nuova identità. Diventato, in modo quasi antropologico, partito di governo, adesso deve riabituarsi a svolgere un ruolo di opposizione, che per natura - essendo un movimento socialista - le era proprio, ma che adesso deve riacquisire. Non sarà un compito agevole per Papandreou, ex ministro degli esteri nel governo Simitis e candidato premier nelle scorse elezioni. La sua linea politica è incentrata sul rinnovamento del partito - sia politico sia di immagine -, opzione di salvataggio in casi simili ma non certo garanzia di sicuro successo.

In tal senso va letta la decisione di Papandreou di far convergere il gruppo parlamentare del Pasok verso l'approvazione della legge anticorruzione e contro il conflitto di interessi portata avanti da ND, che l'aveva presentata in campagna elettorale nel proprio programma di governo. Anche nelle liste elettorali, via i "vecchi" dirigenti e spazio per candidati giovani e non direttamente provenienti dall'interno del partito. Capolista per le Europee, Mary Matsouka (33 anni) segretario del sindacato dei lavoratori della CosmOte, la compagnia di telefonia mobile greca. Esclusi, al momento, sbandamenti e defezioni, il Pasok può almeno contare sulla fiducia del proprio elettorato verso l'attuale dirigenza.

A metà maggio, un sondaggio indicava che l'87% degli elettori socialisti sosteneva non necessari cambiamenti ai vertici del partito. Adesso attende il prossimo congresso per cercare di trovare le soluzioni più opportune per uscire dalla crisi. Un vantaggio è nel non dover fronteggiare concorrenze da parte di altri schieramenti politici della stessa area. Synaspismos tiene il proprio elettorato ma non sembra, in questo momento, in grado di rappresentare un'alternativa al Pasok. Il segretario di Synaspismos ha intanto annunciato di non essere certo della sua ricandidatura al congresso del partito, alimentando le voci di una sua possible candidatura alla presidenza della Repubblica nella prossima primavera, quando scadrà il mandato di Costis Stephanopoulos.

Synaspismos forse risente complessivamente della propria collocazione variabile tra la sinistra e il centrosinistra. Il movimento socialdemocratico Dikki, che alle ultime Legislative, non ha raggiunto il quorum, è stato dichiarato sciolto dal suo fondatore Dimitris Tsovolas. Il comitato amministrativo temporaneo del partito, contrario, si è opposto ma non è riuscito a ottenere il via libera della commissione elettorale per la presentazione del simbolo alle Europee. Di recente la Grecia è stata scossa da una polemica piuttosto aspra tra il patriarca ecumenico Vartholomaios e il capo della Chiesa Greca l'arcivescovo Christodoulos. Non si è trattato di una questione dottrinaria bensì amministrativa.

E' iniziato tutto la scorsa estate alla morte del vescovo di Thessaloniki, con la disputa su 36 vescovati in un territorio ritornato a far parte della Grecia dopo i conflitti balcanici del 1912-13, il cui controllo fu assegnato dal Patriacato di Costantinopoli alla Chiesa Greca nel 1928. Il nodo è la titolarità delle nomine dei relativi vescovi. La vicenda ha sorpreso l'opinione pubblica greca e ha indotto il governo a porsi come mediatore. Come sottolineato dal ministro della Istruzione e della Religione, Marietta Giannakou, al patriarca Vartholomaios, erano da evitare le conseguenze, comunque negative, che un ulteriore protrarsi della questione avrebbero arrecato.

Una legazione del patriarca Vartholomaios, guidata da Chrysostomos, vescovo di Efeso, si è incontrata ad Atene con il primo ministro Karamanlis, con il ministro degli Esteri Molyviatis, con il presidente Stephanopoulos, e con il ministro della Istruzione e della Religione. Con il vescovo di Efeso c'erano anche i vescovi Ioannis di Pergamo, Meliton di Philadelphia, Emmanuel di Francia. Un'assemblea di 80 vescovi -, con la quasi unanimità (solo il voto contrario di Amvrosios di Kalavryta) ha affermato di continuare a riconoscere valide le disposizioni in materia stabilite nel 1850 e nel 1928, che regolano le relazioni tra la Chiesa Greca e il Patriarcato. Il Patriarcato da parte sua ha riconosciuto i nuovi vescovi di Thessaloniki, Eleftheroupolis e Kozani, nominati da Christodoulos.

A Cipro, le elezioni europee hanno visto confermato il consenso per i partiti che hanno espresso il loro "no" alla ultima versione del piano per la riunificazione dell'isola proposto Annan, segretario dell'Onu. L'affluenza alle urne è stata del 70%, tra le più alte della Ue. Dei sei seggi da assegnare, due sono stati ottenuti dal partito comunista Akel (Anorthotiko Komma Ergazomenou Laou), uno dal partito democratico (Dimokratiko Komma) del presidente Papadopoulos. Due seggi sono stati assegnati al partito Disy (Dimocraticos Synagermos), dell'ex presidente della Repubblica Glafcos Clerides, che si era espresso, con un voto contrastato della direzione, a favore del piano Annan ma che aveva visto molti dei propri elettori schierarsi diversamente e alcuni suoi dirigenti, tra cui ex presidente Yiannakis Matsis, uscire dal partito e fondare una nuova formazione politica, "Per l'Europa", che si è presentata a queste elezioni e ha ottenuto un seggio. Anche in Grecia, i partiti che si erano mostrati più o meno sostenitori del "si" (Pasok e Synaspismos) non hanno avuto molto successo, invece quelli che si sono schierati per il "no" (Kke e Laos) o neutrali (ND) hanno ricevuto molti consensi dall'elettorato.

L'ingresso di Cipro nella UE non ha interrotto il lavoro diplomatico per la riunificazione dell'isola. Nel periodo successivo al voto sul piano Annan, il presidente Papadopoulos ha dovuto fronteggiare gli attacchi di coloro che avrebbero voluto da parte dei cittadini greco ciprioti una semplice ratifica di quanto deciso per il loro futuro. Così invece non è avvenuto e, a dispetto della realtà, si assistito a dichiarazioni sia in sede Onu sia UE a sostegno dei turco-ciprioti che auspicavano accordi relativi agli scambi commerciali o al turismo, avanzando proposte nel segno della fine dell'isolamento della autoproclamata repubblica turca di Cipro di Nord, che in sostanza rappresenterebbero il riconoscimento di fatto di questa parte del territorio di Cipro invaso e occupato dalle truppe turche nel 1974. A inizio giugno, Annan ha proposto all'Onu che gli stati avviino relazioni con lo stato separato turco-cipriota a livello internazionale e bilaterale. Papadopoulos ha esortato il segretario dell'Onu a considerare il merito di questa proposta, che andrebbe contro il diritto internazionale, aumentando ulteriormente la distanza venutasi a creare nel momento del "no" greco cipriota al piano per Cipro.

La versione del piano di riunificazione sottoposta a referendum era nettamente sbilanciata a favore dei turco-ciprioti, che ne avrebbero avuto ogni vantaggio, lasciando i disagi politici, amministrativi, finanziari ai greco ciprioti; senza dimenticare che dal punto di vista della effettiva applicazione non presentava - come sottolineato dal presidente Papadopolus - garanzie certe. In sostanza con questo piano i greco ciprioti avrebbero visto la trasformazione del loro stato in una confederazione di stati (quindi con l'implicito riconoscimento della sovranità dello stato separato turco-cipriota) con pochi poteri comuni e meccanismi di funzionamento del governo e del parlamento tutt'altro che certi.

Il "no" schiacciante dei greco ciprioti è stato quindi un voto sul contenuto del piano proposto. Come ha detto il presidente Papodopulos in uno dei sui interventi nel corso della campagna per il referedendum, non si può accettare di dissolvere la Repubblica di Cipro per la prospettiva di benefici, conseguibili in una arco di tempo da tre anni e mezzo a venti anni, dipendenti esclusivamente dalla buona volontà della Turchia. Un recente sondaggio per conto del giornale Politis, su un campione di 800 greco ciprioti, ha rilevato che soltanto poco più della metà degli intervistati (51%) vorrebbe un nuovo referendum sul piano di Annan, purchè comunque abbia sufficienti garanzie in merito alla applicazione.

Circa il 20% dice che il piano dovrebbe essere rinegoziato, mentre il 29% vorrebbe che fosse elaborato un nuovo piano per la riunificazione. Circa il 76% dei greco ciprioti ha respinto il piano di Annan nel referendum del 24 aprile. L'11 giugno il presidente Papadopolos ha detto che il piano di Annan, così come è, senza cambiamenti, non può essere sottoposto a un nuovo referendum, aggiungendo che il piano dell'Onu dovrebbe essere la base di nuovi colloqui e qualunque tentativo di riproporre a nuovo referendum il vecchio piano bocciato ad aprile sarebbe un insulto al popolo cipriota. I prossimi cinque anni saranno molto importanti per la Unione Europea e per la Grecia. In particolare si vedranno gli effetti dell'allargamento a Est, si dovrà decidere in merito alla candidatura della Turchia, e si proseguirà nel percorso per risolvere la questione della riunificazione di Cipro.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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Cipro: Passaggio all'Euro e sviluppi nel percorso per la riunificazione

Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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