Dedicato a...

Artisti del Friuli Venezia Giulia, alla pittrice Anita Anny Cossettini, alla pittura astratta...
ad Helga Lumbar, alla Venezia Giulia in particolare Pola, Grado e Trieste...

Poesie

di Nidia Robba
ed. La Mongolfiera libri, pagg.154, 2009

Poesie di Nidia Robba - Dedicato a - Copertina di Helga Lumbar (Nota dell'Autrice) - Ancora una volta, in questi miei scritti, mi rivolgo soprattutto alle persone che sono più di me tristi, depresse e deluse. Spero sempre di poter dare un conforto perché come loro sono triste, a volte depressa e soprattutto delusa. Tutti questi miei moti dell'anima hanno dato spazio agli ultimi due gridi di dolore. All'opposto, invece, come mi accade sempre, tutto il libro è in contrasto con me stessa ed è questo che tento di comunicare alle persone che hanno bisogno di credere nell'amore, nella sincerità, nell'amicizia e nel sostegno morale che il consorzio umano dovrebbe concedere. In tutta la vita trovai ostilità, invidia, tradimento e delusione. Tutto questo mi tappò la bocca: avevo paura di parlare; avevo paura di sbagliare; non ebbi mai certezza in tutto quello che facevo.

Io ho sempre lavorato senza compenso, temendo di non essere all'altezza del compito. Ho rifiutato offerte d'oro per questa insicurezza. Ma finalmente, quasi pronta a lasciar posto sulla Terra, mi sono accorta che in vecchiaia molte persone si sono rivolte a me offrendomi conforto. Allora mi è sorto il desiderio di ringraziale tutte mentre sono ancora in vita. E sbalorditivo che si possa trovare, magari in vecchiaia, amicizia. Questo è confortante: si può sperare nel prossimo. Io ero convinta che è tanto più facile amare i morti: questo perché (come dico nei miei versi parlando dei defunti) "non nuocciono più". Ora posso dirvi che questo mio libro, intitolato Dedicato a... contiene affetto, ammirazione, rispetto e gratitudine nonché Fede.

Contiene anche una buona dose di disapprovazione e condanna, ma questo soprattutto nel gruppo Dedicato alla nostra Regione mutilata e nel finale del libro. Spero di esprimere anche il mio amore verso tutto: oggetti (come la vecchia fontana alla quale devo un ricordo di vero aiuto nel tempo in cui non c'era più acqua in seguito ai bombardamenti), amore per le persone care perdute, considerazione e pietà per tutti i mortali che solo la Luce Eterna potrà consolare. Desidero dire qualcosa riguardo alla lirica per Peter Hofmann. Questo tenore tedesco è nato in Boemia, quindi appartenente al grande gruppo dei Sudeti, aspiranti ancora dopo il 1918 alla riunione con la Germania, che ho avuto la fortuna di applaudire ben quindici volte a Venezia, dove accorrevo ad ogni rappresentazione delle opere di Wagner.

Allora nel 1983 l'avevo sentito (e visto) in Parsifal ma anche rivisto a Bayreuth in Parsifal e Tristano e ancora in Lohengrin a Venezia. Questo Heldentenor di fama internazionale era anche un cantante rock applauditissimo e pure cantante folk; non solo una voce inimitabile e stupenda ma un giovane di grande fascino, sportivo e paracadutista, artista quindi di una capacità scenica unica. Io non avrei mai scritto per lui quand'era una star, ma saputo della sua malattia e del suo ritiro a soli 56 anni sentii l'impulso improvviso di scrivere per quest'uomo che tanto ha dato e continua a dare all'umanità con grandissimo finanziamento per la ricerca sul Parkinson.

Anticipando i tanti ringraziamenti agli amici liriche di amore e rispetto per la Divinità; due liriche, particolarmente sofferte per i cinque anni dalla scomparsa del mio indimenticabile Gerard. Ancora liriche per le terre perdute, per la mia città, con addolorata apprensione e le lodi per Grado, isola di sogno e benessere, che ha accolto me e mia figlia in vacanza per più di trent'anni felici.

Dopo i ringraziamenti libero le mie parole nei tre gruppi dedicato a tutti quelli che... avranno la compiacenza di leggermi: nel "Sentire" la mia commozione va al massimo (Vecchia fontana, Sorriso dell'anima, Il lungo pianto per Deborah...); nei Ricordi ritorno bambina sia negli eventi che nello svolgimento e nel verso. Infine in Considerazioni: vita e morte rivelo proprio i miei pensieri, la mia piccola filosofia. In queste liriche credo si senta il mio infinito amore per la Terra. Il nostro meraviglioso pianeta, la nostra "Gaia" sta andando alla rovina. L'uomo si sta dimostrando il più terribile animale, spregevole depredatore di tutto ed inventore di diavolerie letali.

Sta a tutti noi comprendere e tentare di frenarlo... e di non incensarlo. Anche in questo libro tento sempre di usare la metrica. I versi sono il più possibile diversi. Il preferito è sempre l'endecasillabo, ma spesso uso i versi composti: (tre/undici, quattro/nove, cinque/sette ecc.). La rima la considero la benvenuta, qualsiasi rima: baciata, alternata, rima d'arte, a schema, rovesciata o specchiata. Queste due ultime le amo moltissimo perchè evitano la cadenza un po' troppo noiosa. E con queste noiose precisazioni chiudo ringraziando tutti i lettori.




Alboino 2

Epico eroe del Nord-Ovest germano,
condottiero di stirpi bellicose,
si rivolse dapprima alla Pannonia,
da stenti spinto e convinto Ariano.
Poco dopo, le orde numerose,
sconfinarono nell'antica Ausonia.

Orma fonda segnò terren friulano!
Passò nel Veneto, in Lombardia,
scorrazzò a Sud, in italica terra.
A tanta furia l'impedir fu vano.
Ducati a Sud, ma capital Pavia
lo consacrò signore della Guerra.

Creò il pittor d'Alboin il ritratto.
La vision dell'eroe gli apparve rossa.
Il viso d'un santo o di un guerriero,
attrae, innamora al primo impatto.
Figura storica di grande possa.
Fosche leggende portano al pensiero

losca congiura, familiar misfatto:
vindici trame dalla moglie ordite.
A lungo durò ancor il predominio,
finché da Carlo Magno fu disfatto.
Ma l'opra del pittore da faesite
vitale rende l'eroe più carminio.
(12 luglio 2006)




Cannoni e campane

Ero una triestina ancor bambina,
quando udivo dal Castel di San Giusto,
il forte rombo d'una cannonata:

separava il dì dalla mattina!
L'eco del forte rombo mi arrivava
a confermar l'esatto mezzogiorno.

Si spandeva un po' pauroso intorno;
prima delle campane di chiesine
le quali, con il lieto scampanio

dei bronzi, rimandavan suon di Pace.
Esse fugavano ricordi di guerre,
da me lontane... ma presto vicine.

Allor ricordavo che a Rovereto,
anni prima col bronzo dei cannoni
avevan fuso una grande campana;

per rimembrar che due parole sole
inizio e fin son di vita umana.
Pace: ci dona vita laboriosa.
Guerra: compagna di morte luttuosa.

Cessò il rombo del Castel di San Giusto
Scoppi tonanti ferirono il mondo.
Sol le campane, col suono giocondo,
dovrebber benedir il nostro giorno!

(02 agosto 2005)



Visualizza ingrandimento copertina libro (dipinto di Helga Lumbar Robba)

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