Dialoghi

di Nidia Robba
ed. La Mongolfiera libri, pagg. 187, Trieste, marzo 2016

«Conversazioni per il presente»
Prefazione di Ninni Radicini

Copertina del libro Dialoghi di Nidia Robba pubblicato a Trieste nel 2016 Nel suo 22esimo libro Nidia Robba sperimenta una struttura narrativa nuova nella sua bibliografia caratterizzata da romanzi e raccolte di poesie. Il libro è un mosaico di dialoghi metafisici tra la scrittrice e poetessa triestina e personalità storiche, alcune celebri altre meno ma meritevoli di essere evidenziate per gesta compiute e storia personale. Non sono ritratti storici (seppure dei protagonisti siano accennate alcune note personali) ma un confronto, un incontro, con personaggi verso cui l'autrice giuliana riversa da sempre ammirazione per ciò che hanno rappresentato e realizzato. Insieme ai dialoghi Nidia riporta la descrizione di alcuni suoi sogni.

Ordinati in senso cronologico, i dialoghi sono però stati realizzati senza una continuità temporale e alcuni sono stati ispirati da situazioni particolari, coincidenze temporali, ritorni di memoria personale. Il primo a essere scritto è stato quello con protagonista Vittorino da Feltre, la cui opera culturale è - come sottolinea l'autrice - spesso sottovalutata in confronto a quanto elaborato in seguito da Jean Jacques Rousseau. All'inizio questo dialogo fu considerato un testo senza alcuna prospettiva sistematica. Soltanto dopo il successivo - il dialogo con Savonarola - si è cominciato a ipotizzare uno sviluppo editoriale di questa ancora minima sequenza di testi. A sancire, in modo definitivo, la scelta di realizzare un nuovo libro è stato il terzo dialogo, quello con Domenico Modugno.

Alcuni di essi sono stati segnati, all'inizio o in fase di elaborazione, da circostanze occasionali che, dal lato dell'autrice, hanno amplificato la rilevanza del lavoro narrativo in fase di compimento. Ad esempio, ad un certo momento il dialogo con Savonarola è stato ripreso e aggiornato a seguito del ritrovamento da parte di Nidia di un foglio con una frase di suo nonno, che si ricollegava in modo sorprendente con il contesto culturale che ha caratterizzato la vita di Savonarola.

Altrettanto singolare l'ideazione del dialogo su Domenico Modugno, effetto dell'ascolto di alcune sue canzoni che hanno ravvivato la memoria sul celeberrimo cantautore e rinnovato l'interesse di Nidia nei suoi confronti. Se possibile ancora più curiosa l'origine del dialogo con Costanza d'Altavilla, ispirato dalla denominazione di un Premio letterario attribuito a Nidia qualche mese prima della pubblicazione di questo libro.

Una delle linee su cui si è sviluppato questo volume è l'ammirazione di Nidia Robba per la civiltà tedesca e per quella ellenica. Per la prima è da considerarsi un notevole esercizio letterario romantico il dialogo che ha per protagonista Arminio, il grande eroe germanico, che fermando i Romani a Teutoburgo, cambiò probabilmente il corso della Storia, dato che impedì all'impero di espandersi verso il Baltico mentre per le popolazioni germaniche rappresentò il primo passaggio verso l'acquisizione di una coscienza nazionale che avrebbe portato alla formazione di singoli regni e poi alla realizzazione di uno Stato. Nidia ascoltò per la prima volta il nome di Arminio da sua nonna paterna e questa circostanza si collega all'entusiasmo per Richard Wagner, che Nidia ritiene risalente a prima della sua nascita. Come ricorda, con orgoglio, lei è nata poco dopo che i suoi genitori avevano assistito alla rappresentazione di un opera di Wagner.

Il dialogo su Maria Teresa d'Austria è una occasione per sottolineare l'importanza della Mitteleuropa e in particolare dell'Austria e dell'Impero degli Asburgo nella storia di Trieste e nella formazione culturale di Nidia, alla quale va integrata l'altra grande componente, quella ellenica, anch'essa già presente in altri suoi scritti. In questo libro, fra Atreo - re di Micene - e Agamennone, i lettori apprendono di uno dei viaggi compiuti da Nidia alla scoperta della Classicità ellenica, sulle orme di Schliemann. A legare in modo ideale il mondo ellenico e quello mitteleuropeo, i dialoghi con protagonisti Manfredi e Corradino, eredi di Federico II Hohenstaufen, l'imperatore svevo-normanno definito "Stupor Mundi".

Le conversazioni con interlocutori idealmente presenti, la rilevanza personale di queste situazioni oltre la realtà e il contenuto storico di questo libro portano alla memoria la Lettera a Francesco Vettori, che Niccolò Machiavelli scrisse il 10 dicembre 1513, nella così scriveva: «Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio (...) rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente (...); dove io non mi vergogno parlare con loro e domandargli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi rispondono (...)» Da quelle conversazioni Machiavelli ha tratto ispirazione per la elaborazione de 'Il Principe'.

Come per tanti altri libri di Nidia Robba, anche per questo è da sottolineare quanto realizzato sul lato visivo da Helga Lumbar, autrice del disegno che compone la copertina. Per i lettori che prima d'ora non avessero mai letto nessuna delle oltre seicento poesie della scrittrice giuliana e nemmeno un rigo dei suoi romanzi, questo libro potrebbe apparire un singolare esercizio letterario, caratterizzato da una scrittura lineare e lodevolmente semplice. Per coloro che invece avessero già hanno avuto modo di conoscere la sua abilità narrativa, questo volume è un labirinto di suggerimenti sul sistema culturale che caratterizza tutta la sua produzione letteraria.

A differenza dei romanzi e delle raccolte di poesie, questo libro oltre ad essere di Nidia Robba è anche un libro su Nidia Robba. Ma è anche un libro di ricordi, anzi incentrato sulla importanza del ricordo, componente essenziale dell'esistenza individuale. Il ricordo è il passato e il passato è quanto l'individuo ha già realizzato. Rinunciare ai ricordi, ai sogni, alla memoria vuole dire accettare, in modo più o meno consapevole, di rinunciare alla propria unicità.



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