Recensioni di Helene Paraskeva a mostre d'arte
Julianos Kattinis | Espressioni pittoriche dei paesi del Mediterraneo | Giorgio de Chirico | Herbert Achternbusch
Julianos Kattinis
23 ottobre - fine gennaio 2009
Art's Moment - Roma
Julianos Kattinis, Recensione di Helene Paraskeva
Dal mese di ottobre 2008, Julianos Kattinis espone le sue litografie nella nuova Galleria d'Arte e di eventi, "Art's Moment" di Massimiliano Callari, in via Belisario 11, nel quartiere sallustiano di Roma. L'arte di Julianos è come il mare, imprevedibile e travolgente, a volte familiare come il cortile dei primi giochi d'infanzia, a volte distante e misteriosa come un monumento etrusco, a volte sfidante come la teoria quantistica e gli spettri atomici. "Io sono un greco antico." Dichiara Kattinis e sicuramente non si riferisce ai suoi indomiti 74 anni, bensì all'antica tradizione trasmessa ai figli della diaspora ellenica nel Medio Oriente, come lui. Il pittore compie i primi studi a Damasco, Beirut e Gerusalemme e poco più che ventenne si stabilisce a Roma, dove frequenta l'Accademia delle Belle Arti.
In realtà, Kattinis non si stabilisce mai in nessun luogo e tempo, viaggia sempre sulla nave dove è nato. "Sono un viaggiatore cosmopolita." Si confessa. Nei suoi quadri si dischiudono la Storia, gli antichi miti, l'archetipo della Madre col Bambino, le Kore in un doppio inscindibile di Demetra e Persefone ma anche la tecnologia, dalla prima ruota all'elettronica, tutto passa davanti allo spettatore sulle onde dinamiche che attraversano la sua pittura. Infatti, il mare è dominante nell'arte di Kattinis. E qui, fra le ombre marine, c'è persino l'uovo cosmico, un mito antico proveniente dalla Mesopotamia, la culla di molte civiltà, che rappresenta il futuro dell'umanità.
Nell'arte di Julianos si concentrano la metafisica di De Chirico, la spontaneità di Theofilos Hadjimichael, pittore naif greco del primo Novecento, l'arte delle icone bizantine, gli impressionisti, e molto ancora. Kattinis è l'autore dell'opera monumentale Porte del Mediterraneo (1977, 4mx3,30m, olio su ferro) che si trova all'ingresso dello stadio della Vittoria di Bari e rappresenta la "porta" della Grecia nel mare Mediterraneo. Il pittore ha finora partecipato in più di 300 mostre nel mondo. "L'arte non è solo manualità, tecnica, esperienza. E' tutto questo ma anche molto di più, altrimenti sarebbe stata fotografia. L'arte è soprattutto intellettualità", afferma.
"Prospettiva spaziale" è stata definita l'arte di Kattinis: "Non é lo spettatore che entri nella mia pittura, bensì la pittura che entri nello spettatore." La religione, che occupa un posto particolare nella sua opera, assume una forma profondamente mistica. Per dipingere il viso severo di Gesù, Kattinis digiuna per giorni, come gli agiografi bizantini. Il pittore parla cinque lingue e si esprime in un linguaggio misto, un amalgama di lingue e culture differenti che lo hanno plasmato. E' multilingue anche la sua arte, "parla" in molti codici della sensibilità umana e li fonde in un insieme dall'impatto impetuoso e irresistibile.
Le espressioni pittoriche dei paesi del Mediterraneo
03-17 febbraio 2010
Biblioteca Valliceliana - Roma
Recensione di Helene Paraskeva
Le espressioni pittoriche dei paesi del Mediterraneo è una mostra che si è svolta nella severa biblioteca Valliceliana a Roma e comprende opere di più di trenta pittori provenienti da entrambe le sponde del Mediterraneo, dal Portogallo a Cipro e dal Marocco all'Israele e la striscia di Gaza. Sono opere che esprimono la Grande Thalassa (il grande Mare) e le sue inquietudini, tradizioni, miti, misteri, incubi ma anche le bellezze della materia, come i fiori dai colori sgargianti, la gioia degli agrumi e gli aromi delicati che giungono dal mare. Opere diverse fra di loro ma anche contrastanti nella scelta di temi e di tecniche, hanno in comune lo stesso respiro marino e l'orgogliosa espressività di chi sa di appartenere alla culla della civiltà.
Prendiamo le opere dei due pittori siciliani, Corrado Frateantonio e Angelo Cassia, che raccontano le due facce della stessa isola, l'irruenza e la contemplazione. Il mistero della donna mediterranea è un topos per artisti come l'algerino Brahim Achir e l'albanese Aghim Muka. Sorprendenti poi sono le ombre dell'artista bosniaca Ruza Gagulic, ombre dai dettagli più eloquenti degli stessi originali in plexiglass. I fiori e le conchiglie gigantesche della greca Lila Iatruli sostengono appassionatamente l'inaspettata sensualità della materia mentre i dipinti del greco cipriota Aristotelis Dimitriou narrano con nostalgia la bellezza delle coste che hanno partorito Venere.
Toccante è la valigia del turco Aykut Saribas che contiene la tazzina di caffè della madre, oracolo che lo proietta nel futuro ma lo tiene anche saldamente legato al passato. Infine, il grande dipinto di Julianos Kattinis, un quadro nel quadro, con le carte di una versione nuova di tarocchi che sono contemporaneamente un alfabeto magico di emozioni e memorie mediterranee. Julianos è greco di tradizione e italiano di adozione ma è anche letteralmente figlio del mar Mediterraneo, visto che è nato su una nave al largo di Damasco. La sua opera rappresenta questo mitico crocevia.
Giorgio de Chirico: Il sogno metafisico
18 febbraio - 30 aprile 2010
Shenker Culture Club - Roma
Il sogno del pictor optimus
Recensione di Helene Paraskeva
19 febbraio 2010
E' stata inaugurata ieri (18 febbraio) a Roma, presso lo Shenker Culture Club, la mostra con opere grafiche di Giorgio de Chirico intitolata Il sogno metafisico. Sono trenta litografie, acqueforti e incisioni colorate a mano e in bianco e nero, autentiche, che recano il titolo a pugno dell'autore e il timbro a secco di Casa de Chirico e appartengono alla collezione privata di Brasilia Pellegrinelli. Le litografie si riferiscono al periodo che va dal 1941 al 1976 e presentano i temi cari al pittore e a volte, sorprendentemente, anticipano soggetti che de Chirico elaborerà più tardi anche su tela.
Paesaggi contemporanei, piazze italiane frequentate da personaggi mitologici e ombre metafisiche, emozioni profonde filtrate dalla memoria-Mnemosine. Come è noto, de Chirico aveva trascorso l'infanzia a Volos, in Grecia e la sua pittura è permeata dalla luce accecante e le storie di quei luoghi. Lo Shenker Club ospita queste opere offrendo loro una cornice unica, non solo perché molto vicina alla casa del pittore e ai luoghi della sua maturità ma anche perché sono state mete del Gran Tour ottocentesco, quando scrittori, poeti, pittori, intellettuali e perfino avventurieri si fermavano qui provenienti dall'Europa e dall'America per incontrarsi e respirare le atmosfere del passato: il Caffè greco, il Museo Keats e Shelley, la Casa di Goethe e la stessa casa di Lord Byron, adesso sede dello Shenker Culture Club che celebra ogni anno il grande poeta romantico.
Sono posti reali che si incrociano con i paesi dell'anima. Ecco perché si può fermare davanti a Il ritorno di Ulisse per ore meditando sul viaggio dell'eroe omerico nel mare della stanza segreta della memoria di de Chirico.
La Grecia di Achternbusch
Recensione di Helene Paraskeva
L'esposizione dei quadri di Achternbusch a Sala Santa Rita a Roma, dal 19 giugno al 27 luglio 2007, rassomiglia ad una kermesse turistica, una delle tante che incontri per le strade della capitale. Solo che il poliedrico Achternbusch la comitiva di giudiziosi orientali capeggiati da un Mandarino che si chiama Ikkiru l'ha voluta fondere con una comitiva greca, indisciplinata e classicamente "caciarona", come si dice qui. Si portano dietro tanti zaini pieni di ossimori, di emozioni forti e parodie questi della banda indocile, il bagaglio necessario per sopravvivere dallo struggimento, come la malinconia del "nostos" sintetizzata in un tavolino tondo da Café all'aperto, due sedie di ferro, gli avventori, la solitudine affollata nello sfondo della luna blu.
Conduce il gruppo una mora misteriosa e seducente, che con la bacchetta da guida turistica a forma di civetta sparge un fascino fatale. Ma non è Cleopatra, si chiama Pallas Athena. L'animale aggressivo color mattone che accompagna la comitiva ha il titolo Caronte che passeggia sotto la strada, ma è il Cerbero in incognito. L'incontro invece con Thucidide dalla faccia livida risulta una rappresentazione impegnativa perché il famoso storico porta l'abito nero d'esilio, il saio dell'indipendenza pagata cara. Dentro un siparietto bianco sullo sfondo nero, cornice nella cornice, occulta la sua invadente teatralità un antico Ipocrita: più sfacciato di Karaghiozis dalle articolazioni spastiche questo protagonista del teatro delle ombre, più spudorato dei personaggi di Aristofane, non è altro che Zeus.
Quel vecchio pellegrino dell'umanità, che piange lacrime scure su un cuscino nero, ha anche lui i piedi gonfi come i pellegrini penitenti di Caravaggio, ma Edipo è senza riscatto. Il cuore della combriccola è un gruppetto gaio, una sconosciuta ragazza di colore verde che si chiama Noemi, Sokrates vestito di canovacci grezzi da cucina, Apollo, ben pettinato e malinconico, la giovane Su dagli occhi di velluto viola e infine Achille, glabro e rosso, contro uno sfondo di fiori blu.
Chiude il corteo Persefone, la Kore, nell'interpretazione doppia di madre e figlia, amalgama di un archetipo enigmatico ed eterno, intitolato Pecora nera. L'irruzione dei colori e l'imprevedibilità di materiali e accostamenti rendono tridimensionali queste figure che Achternbusch ha imprigionato nei suoi quadri. Sembrano figure moderne, hanno un'aria apparentemente distratta ma sono volti, forme e figure antiche, rappresentazioni mitologiche, che una volta incrociate non le perdi più di vista, vanno guardate e poi riconosciute e poi ricercate con gli occhi e la memoria e contemplate ancora.
Helene Paraskeva è autrice dei seguenti libri:
Nell'uovo cosmico (Recensione di Ninni Radicini al romanzo)
Meltèmi (Recensione alla raccolta di poesie)

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