Ue/Grecia: riflessi nazionali e comunitari della crisi economica

di Ninni Radicini
Settembre 2011


A metà agosto, il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy hanno ribadito la determinazione a difendere l'Euro e l'intenzione di un maggiore coordinamento della politica economica dei 17 stati aderenti all'area della moneta unica, sebbene vi siano perplessità sulla ipotesi di emettere Eurobond, considerati come ultima risorsa per fronteggiare la crisi economica-finanziaria, condizione che ha trovato ampi consensi in Germania, sebbene a sinistra, Spd - Partito socialdemocratico e Verdi, si siano espressi in modo favorevole agli Eurobond e a una condivisione del debito comunitario.

Il 16 agosto Finlandia e Grecia hanno stabilito che la quota del bailout che Helsinki ha previsto per Atene - un miliardo di euro (il piano di salvataggio Ue/Fmi è di 110 miliardi) - sarà condizionato a garanzia da parte greca e dovrà essere restituito nei prossimi 25 anni. Questo accordo bilaterale è subordinato al via libera della Ue. A incidere sulla scelta finlandese, il contesto politico-elettorale locale che, non solo nello stato scandinavo, è caratterizzato da incertezze circa le prospettive economiche e finanziarie della Ue.

Dopo le Legislative di aprile '11, in Finlandia è stato formato un esecutivo di centro-sinistra con una maggioranza parlamentare di sei partiti (su otto presenti in Parlamento), per effetto dell'affermazione dal partito dei Veri Finlandesi, nazionalista e particolarmente critico nei confronti della Ue, sulla partecipazione ai bailout comunitari e contrario agli Eurobond. La decisione dell'esecutivo finnico - tendenzialmente europeista - di subordinare a garanzia la partecipazione al piano di salvataggio per la Grecia è anche determinata dalla opinione pubblica locale, in maggioranza scettica sulla condivisione del debito dei paesi della zona euro in crisi.

Nei giorni seguenti, Austria, Slovacchia e Olanda hanno chiesto che anche le loro quote di prestito alla Grecia abbiano garanzie. L'insieme delle quote dei tre stati rappresenta l'11% del totale del bailout. Nei Paesi Bassi l'esecutivo è formato dal Partito popolare per la libertà e la democrazia (di area liberal-conservatrice) e dai Cristiano-Democratici, con l'appoggio esterno del Partito della Libertà, di Geert Wilders, che ha annunciato l'intenzione di votare contro la partecipazione dell'Olanda al piano di salvataggio nel passaggio parlamentare in merito previsto a ottobre. Una settimana prima, Norvegia, Islanda e Liechtenstein - stati non aderenti alla Ue - hanno invece dato il via libera a un fondo di 32 milioni di euro per la Grecia, a seguito del miglioramento degli standard previsti per ottenere il fondo, dopo che era stato bloccato a maggio per il mancato riscontro di Atene sugli stessi standard.

Il governo ellenico, presieduto da George Papandreou (Pasok), ha avviato una serie di riforme, tra cui una riduzione di 28 miliardi di euro della spesa pubblica e una serie di privatizzazioni per un valore di 50 miliardi. L'opposizione, sia di centro-destra sia di sinistra, ritiene però che quanto finora realizzato su richiesta di Ue e Fmi non abbia cambiato la condizione della Grecia. In particolare Antonis Samaras, leader di Nuova Democrazia, ha detto che l'aumento delle tasse, i tagli ai salari e la riduzione delle pensioni, domandate alla Grecia da Ue e Fmi bloccano l'economia e peggiorano la crisi ("Si prevedeva che nel primo semestre '11 il deficit sarebbe stato ridotto del 4% in confronto al primo semestre '10. Invece è aumentato del 27.5%"). Tra gennaio e luglio '11, il deficit di bilancio si è ampliato a 15.5 miliardi di euro, al di sotto di quello previsto dal governo (16.4 miliardi). Nello stesso periodo del '10 era a 12.4 miliardi.

La condizione della Grecia ha effetto sulla Ue oltre che nel quadro economico-finanziario anche in ambito geopolitico: nell'area balcanica, per il negoziato sull'utilizzo del nome "Macedonia" da parte dell'attuale Fyrom (ex repubblica jugoslava di Macedonia); nel Mediterraneo orientale, per il confronto con la Turchia sulla sovranità nel Mar Egeo; nel contesto della questione Cipriota, in cui la Grecia, nella eventualità di un ulteriore indebolimento, si troverebbe ad avere un peso specifico pari a quello dell'agosto 1974. Le rilevazioni di inizio settembre indicano Nuova Democrazia come primo partito, con un vantaggio su Pasok - Movimento socialista panellenico intorno al 5%; Kke - Partito comunista, Laos - Partito popolare ortodosso, Syriza - Coalizione della sinistra radicale (gli altri partiti rappresentati nella legislatura corrente) stabili e Sinistra Democratica, Ecologisti-Verdi e Alleanza Democratica vicini alla soglia di sbarramento del 3%.



* Articolo pubblicato da Orizzonti Nuovi - Periodico di informazione e analisi di Italia dei Valori

* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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