Grecia: crisi economico-finanziaria e quadro politico-elettorale

di Ninni Radicini
Luglio 2011


Il 24 giugno, l'accordo tra Ue, Bce e Fmi con il governo ellenico, presieduto da George Papandreou, ha avviato un nuovo piano di aiuti alla Grecia, subordinato alla approvazione da parte del Parlamento nazionale di una serie di provvedimenti di austerità economico-finanziari, in particolare un programma fiscale a medio termine e la relativa legge di implementazione, che, nell'arco di cinque anni, prevedono aumenti delle tasse, tagli alla spesa pubblica e cessione di proprietà dello stato. In questa eventualità è previsto che la Grecia riceva 12 miliardi di euro, quinta parte del piano di salvataggio (bailout) di 110 miliardi stabilito nel '10. Partecipano al piano gli stati della zona euro, mentre non vi è obbligo per quelli aderenti alla Ue ma non ancora passati alla moneta unica.

Le nuove misure preannunciate hanno determinato scioperi e proteste in Grecia con ripercussioni sul quadro politico, sia elettorale sia di governo. Le contestazioni dei partiti di opposizione rappresentati nell'Assemblea nazionale, sia di centro-destra (Nuova Democrazia e Laos- Partito popolare ortodosso) sia di sinistra (Syriza - Coalizione della sinistra radicale, Kke - Partito comunista), come di quelli non presenti nella legislatura in corso (Sinistra Democratica, Ecologisti-Verdi, Alleanza Democratica) e le critiche nello stesso partito di governo, il Pasok - Movimento socialista panellenico (a metà giugno si sono dimessi tre deputati), hanno portato ad un rimpasto dell'Esecutivo, la cui fiducia è passata il 22 giugno con 155 favorevoli e 143 contrari (il Parlamento, monocamerale, è composto da 300 seggi).

Syriza ha annunciato che voterà contro il piano economico-finanziario presentato dal governo e, come Kke, ha chiesto elezioni anticipate. Nuova Democrazia considerava in modo più favorevole la possibilità di formare un governo di unità nazionale, presieduto da una personalità di alto profilo istituzionale. Favorevole ad un esecutivo di "emergenza e unità nazionale", anche Dora Bakoyannis, deputato indipendente (ex Nuova Democrazia), già ministro degli Esteri nel precedente governo Karamanlis, oggi presidente di Alleanza Democratica, che ha presentato un piano di provvedimenti finanziari ed economici alternativo a quello del governo. Così come favorevole, Laos, che ha considerato una occasione perduta la scelta di Pasok di un rimpasto incentrato sul partito.

A fine giugno una rilevazione indicava che Nuova Democrazia con il 21% ha superato il Pasok, a 20.1%. A seguire Kke al 9.2%, Laos al 6.5%, Syriza al 4%, Sinistra Democratica 3%, Ecologisti-Verdi 2.1%, Alleanza Democratica 2%. Alle elezioni del '09 ND e Pasok rappresentavano, insieme, il 77% dell'elettorato. La frammentazione del quadro politico-elettorale ha trovato corrispondenza nella crescita del movimento dei "Cittadini indignati", protagonista delle manifestazioni a piazza Sintagma, ad Atene, che, secondo una ricerca condotta a metà giugno dal dipartimento di statistiche economiche della Università di Atene, trova il consenso di 2/3 degli intervistati, la cui maggioranza (71%) ritiene possa avere effetto nelle scelte del governo e dei parlamentari. George Papandreou ha intanto annunciato l'intenzione di tenere un referendum in autunno su una serie di riforme tra cui quella sulla legge elettorale e sul numero dei deputati (materie che non richiedono modifiche costituzionali), parte di una più ampia riforma istituzionale da avviare non prima del '13.

In base alle previsioni del Fmi la contrazione del Pil della Grecia, iniziato nel '08, proseguirà fino alla fine dell'11, per ricominciare a crescere nel '12 al 2% all'anno e tornare nel '16 ai livelli del '08 (prima della crisi). Il tasso di disoccupazione è salito al 15.9% nel primo quarto del '11, dal 14.2% di fine '10. Le regioni con il livello più alto sono l'Egeo Meridionale (24%) e la Macedonia Occidentale (22%). Quelle con il più basso, il Peloponneso (12.4%) e l'Egeo Settentrionale (12.6%). La complessità della crisi finanziaria e gli effetti sulla economia hanno portato anche a dibattere sulla eventualità di una uscita dalla zona euro, con un ritorno alla dracma. L'eventualità è stata subito esclusa dal governo e dalle istituzioni comunitarie, poiché avrebbe ripercussioni sull'intero sistema europeo. Come confermato dal cancelliere tedesco Angela Merkel, che ha considerato il piano di aiuti alla Grecia una decisione importante anche per la stabilizzazione dell'Euro.



* Articolo pubblicato da Orizzonti Nuovi - Periodico di informazione e analisi di Italia dei Valori

* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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