La variabile Slovacchia
Socialdemocrazia come sinistra nazionalista, destra di governo cristiana-liberale-multietnica, rapporti con l'Ungheria

di Ninni Radicini
Luglio 2010


Le elezioni del 12 giugno in Slovacchia per il rinnovo dei 150 seggi del Consiglio Nazionale della Repubblica - il Parlamento monocamerale - sono state caratterizzate dalla vittoria dei socialdemocratici del primo ministro uscente Robert Fico e dalla impossibilità di poter proseguire l'esperienza di governo dati i risultati negativi dei potenziali alleati. Smer - Partito socialdemocratico ha ottenuto il 34.8% (ad. Pse, 62 seggi, +12); Sdku-Ds - Unione democratica e cristiana - Partito democratico 15.4% (ad. Ppe, 28 seg., -3); Sas - Movimento Libertà e Solidarietà 12.1% (22 seg., -); Kdh - Movimento cristiano democratico 8.5% (ad. Ppe, 15 seg, +1); Mh - Movimento Ponte 8.1% (14 seg., -); Sns - Partito nazionale 5.1% (ad. Efd, 9 seg., -11).

L'affluenza alle urne è stata del 58.8%, maggiore di quella del '06 (+4.1): i sondaggi pre-elettorali la prevedevano intorno al 50%. Si è votato con il sistema proporzionale e sbarramento al 5%. Entra per la prima volta in Parlamento Sas, fondato nel '09, con un programma liberale e la campagna elettorale svolta in modo consistente attraverso Internet. Rimangono fuori dalla nuova assemblea legislativa Mkp - Partito della coalizione ungherese 4.3% (ad. Ppe, -20 seg.); Ls-Hzds - Partito del popolo - Movimento per una Slovacchia Democratica 4.3% (ad. Alde, -15 seg.), di Vladimir Meciar, primo ministro negli anni '90 e, insieme a premier ceco Vaclav Klaus protagonista della separazione tra Repubblica Ceca e Slovacchia, prima insieme a formare la Cecoclovacchia. Mkp, finora sempre in Parlamento, nel '09 ha avuto una scissione, che ha portato l'ex leader Bela Bugar e altri deputati alla formazione del movimento Ponte, caratterizzato dalla convergenza tra slovacchi e la minoranza ungherese.

Oltre alla economia, tema rilevante in campagna elettorale è stata la legge sulla cittadinanza. Dopo la decisione dell'esecutivo ungherese di rendere più agevole l'acquisizione della cittadinanza per chi, di origine magiara, risiede in altri stati, in Slovacchia, dove sono presenti 520.000 cittadini di origine ungherese, è stato approvato un emendamento che prevede la eventualità di perdere la cittadinanza slovacca nel caso in cui un cittadino decida di acquisire anche quella di un altro stato e afferma che ogni impiego nella pubblica amministrazione è subordinato alla cittadinanza slovacca.

I rapporti tra Slovacchia e Ungheria hanno avuto un aumento di attrito nell'agosto '09, quando Bratislava ha negato a Laszlo Solyom - presidente della Repubblica ungherese - l'ingresso nel paese per la partecipazione alla inaugurazione di un monumento dedicato a Stefano I, il primo re dell'Ungheria all'inizio dell'XI secolo. L'Ungheria ha reclamato presso la Commissione Europa sostenendo la violazione da parte slovacca della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini nel territorio della Ue. Il 25 giugno la Commissione ha respinto il reclamo rilevando che gli stati comunitari hanno il controllo delle proprie relazioni bilaterali e le visite del capo di uno stato della Ue in un altro non sono regolate dalla normativa comunitaria.

La Slovacchia, aderente alla zona euro dal '09, dopo anni di crescita economica a livelli intorno al 10% sta affrontando l'aumento del deficit, al 35% del Pil nel '09, sebbene al di sotto del 60% previsto dalla Ue. Fico ha presieduto dal '06 un governo formato da Smer-Sd, con Sns e Ls-Hzds. L'alleanza in particolare con i nazionalisti di Sns ha però portato alla decisione del Partito socialista europeo di sospendere l'adesione di Smer, riammettendolo poi nel '08. Marcando in senso nazionale la propria linea ed escludendo accordi di governo con gli ungheresi di Mkp, si ritiene che Smer abbia visto confluire una quota significativa di ex elettori di Sns e Ls-Hzds.

Data la vittoria dei socialdemocratici, Ivan Gasparovic, presidente della Repubblica, ha affidato a Robert Fico il mandato per la formazione del nuovo governo. Il 23 giugno il premier uscente ha constatato l'impossibilità di formare un esecutivo in grado di avere la maggioranza, annunciando che si dimetterà dopo la seduta inaugurale del Parlamento. Il mandato è stato allora conferito a Iveta Radicova, leader di Sdku-Ds, che ha dichiarato esservi già un accordo sul programma di governo da parte dei quattro partiti di centrodestra - Sdku-Ds, Sas, Kdh, Mh - presenti nella nuova legislatura.



* Articolo pubblicato da Orizzonti Nuovi - Periodico di informazione e analisi di Italia dei Valori

* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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