Ungheria | Elezioni Legislative 2022

Dati elettorali, partiti politici, campagna elettorale

di Ninni Radicini
08 aprile 2022


Il 3 aprile 2022 le elezioni per il rinnovo dei 199 seggi dell'Assemblea Nazionale (il Parlamento monocamerale ungherese) hanno confermato la prevalenza della lista Fidesz-Kdnp, coalizione tra il partito del primo Ministro Viktor Orbán e il Partito Popolare Cristiano Democratico, con un margine molto ampio sulla lista Uniti per l'Ungheria, coalizione eterogenea di sei partiti di opposizione, che č valso il conseguimento di una maggioranza qualificata di 2/3 di seggi, attribuiti con un sistema misto: 106 in collegi uninominali a turno unico; 93 in modo proporzionale con uno sbarramento al 5%. L'affluenza č stata pari al 68.7%.

Le due liste hanno complessivamente totalizzato quasi il 90% dei consensi dei votanti. Nella prima fase dello scrutinio, Fidesz-Kdnp ha ottenuto il 53.5% e 135 seggi (+2 in confronto alle elezioni 2018), Uniti per l'Ungheria 34.6% e 56 seggi, Movimento Patria (Mi Hazánk) 6.2% e 7 seggi. Considerando i singoli partiti: Fidesz ha ottenuto 120 (+4), Kdnp 15 (-2); tra le formazioni di Uniti per l'Ungheria: Coalizione Democratica 17 (+8), Jobbik 9 (-17), Movimento Momentum 9 (non presente nel 2018), Partito Socialista Ungherese 8, Dialogo per l'Ungheria 7 (nel 2018 Socialisti e Dialogo per l'Ungheria si presentarono in una lista unitaria totalizzando 20 seggi), Partito Verde dell'Ungheria 4 (-4). Al di sotto della soglia di sbarramento, non ottengono seggi il Partito del Cane a due code, Movimento Soluzione, Partito per una Vita Normale. Erano presenti altre sette liste piů 12 in particolare rappresentative delle comunitŕ delle minoranze di vari altri stati europei in Ungheria, di cui una, quella dei tedeschi, ha ottenuto un seggio.

Una componente rilevante nello scrutunio delle schede elettorali si č dimostrata il voto postale dall'estero. Oltre 310mila schede inviate, che, in fase di conteggio, il 7 aprile hanno determinato una modifica all'attribuzione dei seggi: Fidesz-Kdnp ha incrementato di un seggio, passando da 135 a 136, mentre Uniti per l'Ungheria ha perso un seggio (da 56 a 55).

Fidesz - Alleanza Civica Ungherese (nel Parlamento Europeo nel gruppo dei Non Iscritti; dal 2004 al 2021 nel PPE Partito Popolare Europeo), presieduto da Viktor Orbán dal maggio 2003, e Kdnp (aderente al gruppo del PPE) parteciparono per la prima volta alleati alle elezioni Legislative del 2006; nel 2010 ottenero la maggioranza di governo, confermata nel 2014 e nel '18 (giŕ in ognuna delle tre legislature Fidesz-Kdnp ebbe una maggioranza qualificata di 2/3 nell'Assemblea Nazionale).

La lista unitaria di sei partiti di opposizione, denominata Uniti per l'Ungheria, la cui partecipazione alle Legislative č stata comunicata a fine dicembre 2021, č composta da: Partito Socialista Ungherese (MSZP aderente al gruppo dei Socialisti & Democratici nel Parlamento Europeo), Coalizione Democratica (Dk; el gruppo Socialisti & Democratici), Movimento per una Ungheria migliore (Jobbik, aderente al gruppo dei Non Iscritti), Lmp - Partito Verde dell'Ungheria, Dialogo per l'Ungheria, Movimento Momentum (nel gruppo europeo Renew Europe).

Altri partiti di opposizione in competizione sono stati il Mi Hazánk, partito di destra estrema fondato da una scissione a destra di Jobbik condotta dal vice presidente László Toroczkai, poi fondatore (con altri dissidenti di Jobbik) e presidente della nuova formazione; il Partito del Cane a due code (Mkkp), caratterizzato nel senso della satira politica, che ha partecipato per la prima volta alle elezioni legislative del 2018 ottenendo quasi centomila voti.

Una serie di rilevazioni pre-elettorali condotte tra gennaio e febbraio 2022 attribuivano alla lista unitaria dell'opposizione una quota quasi pari a quella di Fidesz, con i due schieramenti a totalizzare complessivamente circa 80% dell'elettorato, mentre le altre liste competevano per raggiungere la soglia di sbarramento del 5%. Tra le formazioni non collegate ai due blocchi, il Partito del Cane a due code e Mi Hazánk si attestavano fra il 2 e il 3%.

La decisione di formare la lista Uniti per l'Ungheria č stata motivata in riferimento alle precedenti elezioni laddove nella maggior parte collegi maggioritari Fidesz riusciva a prevalere per presenza di candidati di molteplici partiti di opposizione. Péter Márki-Zay, candidato Primo Ministro della opposizione unita, ha detto che nelle elezioni del 3 aprile gli elettori ungheresi avrebbero compiuto una scelta tra due visioni dell'Ungheria, ovvero quella di Viktor Orbán, che, secondo Márki-Zay, sta diventando il paese piů povero della Unione Europea e quella della Opposizione unitaria che vuole "costruire un paese ricco con valori Occidentali".

Fidesz ha iniziato la campagna elettorale a inizio febbraio e Viktor Orbán ha detto che bisogna ricordare le precarie condizioni economico-finanziarie dell'Ungheria nel 2010 (alla vigilia delle prime elezioni parlamentari in cui ha prevalso Fidesz-Kdnp) con le tasse a livelli particolarmente elevati e disoccupazione al 12% e confrontarle con quelle attuali, dopo dodici anni di governo da lui presieduto. Da cui la considerazione che una vittoria dell'Opposizione unita avrebbe riportato al potere coloro che hanno governato fino al 2010. Orban si č presentato alle elezioni evidenziando provvedimenti una serie di provvedimenti tra cui l'aumento del salario minimo e la pensione con 13 mensilitŕ, che non sono stati votati dai partiti di sinistra, i quali hanno anche contrastato la decisione del governo di stabilire un tetto ai prezzi dei generi alimentari, dei carburanti e agli interessi sui muti a tasso variabile.

Quando č iniziato il rientro dalla pandemia l'Ungheria ha segnato una serie di dati economici tali da porla tra i primi Stati della UE ad aver avviato la ripresa economica. Alla conclusione del 2021, il Prodotto interno lordo indicava una crescita tra il 6.5 e il 7% mentre la disoccupazione era ridotta al 3.7% (livello tra i piů bassi in Europa), con il salario minimo che ha superato il salario medio durante i precedenti governi socialisti dal 2002 al 2010.

Peter Marki-Zay ha svolto una campagna elettorale cercando di intaccare il profilo politico di Viktor Orban e del partito Fidesz provando a metterne in dubbio il patriottismo e la coerenza con i valori cristiani. Una manovra a cui Fidesz ha risposto cercando di sottostimarne la credibilitŕ di Marki-Zay, presentandolo nei manifesti elettorali e in video di promozione elettorale come condizionato dall'ex premier socialista Ferenc Gyurcsany (presidente di Coalizione Democratica, formata nel 2011 da una scissione del Partito Socialista), ed evidenziando sue dichiarazioni da cui si possono trarre passaggi che appiano come denigratori nei confronti delle donne, degli elettori di Fidesz e delle persone anziane.

Márki-Zay ha detto che la scelta č tra la collocazione dell'Ungheria in Occidente o in Oriente e che la coalizione Uniti per l'Ungheria, qualora al governo, avrebbe introdotto l'euro entro cinque anni. Ha inoltre avanzato una serie di promesse elettorali tra cui un incremento rilevante degli stipendi degli insegnanti; test sul coronavirus gratuiti; alloggi a prezzi accessibili per i giovani. Per vincere le elezioni ha detto che ogni sostenitore della lista unitaria dell'opposizione avrebbe dovuto convincere altre tre persone a votare per la stessa parte, in modo da ottenere il controllo di 2/3 del Parlamento. Per Viktor Orbán, la vittoria della sua coalizione nelle Legislative 2022 ha come conseguenza la permanenza al vertice del governo ungherese in una fase di ridefinizione del quadro politico europeo.



* Ninni Radicini ha pubblicato vari articoli sulla Germania e sulla Grecia (area politico-elettorale-storica). Articoli su altri argomenti sono stati pubblicati su vari periodici. Ha pubblicato inoltre recensioni e prefazioni a libri. Coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006).



Copertina del libro La Grecia contemporanea 1974-2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini       La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007


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