The Live Side of Rock
Celebrando un culto profano

di Stefania Mattana
ed. AltroMondo, pag.320, 2009

Recensione di Ninni Radicini

Copertina libro The Live Side of Rock di Stefania Mattana Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito. Sebbene il termine "rito" abbia origine nel contesto religioso, oggi l'uso è stato esteso a ogni attività abituale nel rapporto tra società e individuo. L'autrice ha sviluppato il suo studio suddividendo i concerti in tre tipologie - quelli organizzati in locali commerciali e club; i grandi concerti (in ampi spazi, per un giorno); i festival (raduni all'aperto, in più giorni) - concentrandosi sul significato di ogni momento del rituale, sia con riferimenti analitici sia con il supporto di dichiarazioni tratte da interviste realizzate durante numerosi concerti rock ed heavy metal e in negozi di musica a Roma, Bari, Milano, utilizzando anche commenti rilasciati in varie comunità musicali on line.

Il concerto assume la valenza propria del rito perché consolida il valore dell'appartenenza a una comunità che condivide una modalità espressiva (Emile Durkheim). Inoltre è un "rito di passaggio", che ridefinisce il rapporto con le strutture sociali (Van Gennep). E' "rito di passaggio" poiché è vissuto, quantomeno nelle prime occasioni, come momento di emancipazione dai propri genitori, il cui ruolo viene sostituito dall'adesione a un gruppo di individui con il denominatore comune del tipo di musica prescelta. Per trovarne le origini bisogna tornare all'inizio del Novecento, alle innovazioni occorse in quel periodo nell'ambito musicale, sia nella composizione sia nella tecnologia. E' in particolare negli Stati Uniti che la contaminazione di generi (es. il jazz e il country), lo sviluppo della radio come mass media e l'invenzione dell'altoparlante e dell'amplificazione, trasformarono la musica da arte fruibile in ambito circoscritto - di spazio e di ceto sociale - in espressione culturale senza confini.

Il culmine si avrà a metà degli anni Cinquanta quando dalla convergenza del folk del rhythm'n'blues e del pop sarà ideato il rock and roll, tuttora l'esempio più intenso di genere musicale in grado di catalizzare le trasformazioni sociali e culturali del mondo giovanile, al punto da segnare un distacco profondo dalla cultura dei padri. E' inoltre il primo genere che, oltre all'ascolto, si presta a danze e movimenti del corpo, sia da parte del pubblico sia dell'interprete del brano, fino ad allora inimmaginabili. Emerge la figura del fan, la cui dedizione al cantante o al gruppo musicale preferito è espressa attraverso il collezionismo di ogni tipo di materiale riconducibile all'"idolo", l'abbigliamento, fino a sentimenti di appartenenza ad un determinato gruppo di coetanei con cui condivide gli stessi riferimenti ("tribalizzazione").

A simboleggiare questa novità sarà Elvis Presley. I movimenti eseguiti mentre canta portano i fans al delirio, cambiando per sempre il rapporto tra spettatore-fan e rockstar, trasformando il concerto in spettacolo, in raduno con caratteristiche da rito profano. Questa svolta avrà effetto su tutti gli interpreti di musica rock del decennio successivo - Beatles e Rolling Stones innanzitutto - e sulla rilevanza del concerto come occasione per "ammirare" chi sta sul palco, trovandosi con altri a vivere le stesse emozioni, come avvenuto alla fine degli anni Sessanta ad esempio a Woodstock o nell'isola di Wight.

Le modalità di svolgimento del concerto da parte degli interpreti avrà una ulteriore innovazione negli anni '70, con rock progressivo (es. Pink Floyd, Genesis), quando le canzoni iniziano a essere sostenute da scenografie, immagini e giochi di luce. Tra la fine dei '60 e l'inizio dei '70, Deep Purple e Led Zeppelin portano l'hard rock, l'heavy metal, caratterizzato da un maggiore ricorso alla tecnologia (amplificazione, distorsione del suono, centralità della chitarra elettrica) e da tonalità oscure e decadenti, molto differenti da quelle più leggere del rock originario.

Se nella esibizione canora in un luogo dallo spazio ridotto mancano i presupposti per la definizione di rito, questi vi sono invece per il grande concerto e per festival, già a partire dalla ricerca del biglietto e dai contatti con amici e conoscenti per recarvisi in compagnia. L'attesa prima dell'apertura dei cancelli è un momento in cui si conversa su vari argomenti. C'è anche il lato negativo: l'attesa snervante e l'impossibilità di muoversi per chi si trova avanti, a seguito dei tentativi di avanzare da parte di coloro che stanno indietro. In queste situazioni il numero elevato di presenti, pone l'individuo nella condizione di acquisire un senso di invulnerabilità, lasciandosi andare a comportamenti impensabili in altro contesto (Gustave Le Bon).

Dopo l'ingresso, la scelta di stare in platea o in tribuna indica due filosofie differenti di accostarsi all'avvenimento. Sebbene i motivi possano essere svariati, è in genere l'età a determinarla, con il pubblico più adulto a optare per la tribuna, avendo già provato in passato gli effetti della presenza a ridosso del palco. L'arrivo della band - preceduto dall'esibizione di gruppi musicali emergenti - segna l'inizio dello spettacolo e, da questo momento, gli atteggiamenti e il carisma dei protagonisti sono determinanti, al punto da assumere per gli spettatori, o almeno per una parte di loro, un carattere di trascendenza (si pensi al passaggio di Jimi Hendrix a Woodstock).

Elementi essenziali per la riuscita di un concerto sono l'acustica e la scaletta dei brani. E' quest'ultima uno degli argomenti principali nelle discussioni precedenti l'ingresso. La sequenza delle canzoni varia in funzione del tipo di concerto (promozionale o tributo per una celebrazione) e la disposizione nell'ordine più appropriato incide in modo rilevante sull'andamento complessivo dell'esibizione, in virtù della tonalità emozionale e dell'effervescenza collettiva prodotta (Durkheim). Al rito, gli attori - gli spettatori - partecipano con applausi, sventolando bandiere, innalzando striscioni, in una coreografia simile a quella di uno stadio di calcio.

Durante il concerto non è inusuale che la rockstar o musicisti della band lancino verso il pubblico oggetti utilizzati, per esempio un plettro o una bacchetta, cimeli molto ambiti e contesi. Avviene anche il contrario, con i fans a lanciare verso il palco per esempio cd di gruppi emergenti (nella speranza siano poi ascoltati) o indumenti personali, a volte motivo di gag improvvisate. Considerando che in un rito vi sono pratiche che annullano l'Io (Victor Turner), in un concerto heavy metal ve sono alcune specifiche: il pogo (una danza composta da salti e spallate), l'headbanging (scuotere la testa con frenesia, seguendo la musica, per dimostrare partecipazione emotiva), lo stage diving (la rockstar si tuffa sul pubblico, che poi lo passa dandogli la sensazione di stare facendo surf).

Davanti ai fans, la rockstar è un idolo, uno sciamano. Verso di lui è orientata tutta l'energia emozionale e i suoi gesti diventano oggetto di imitazione. Questo avviene in particolare nei concerti che si svolgono in grandi spazi che accolgono migliaia persone, pronte a partecipare al rito per esempio cantando ad unica voce o battendo le mani seguendo il ritmo del brano. La prima pratica in voga, con risultati notevoli, soprattutto tra il pubblico dell'Europa centro-meridionale e del Sud e nel Centro America, a differenza della seconda più seguita in Giappone e Usa. La conclusione del concerto, preceduta dal bis, è il momento in cui si cerca di avere l'occasione di avvicinare il proprio idolo, della valutazione, delle sensazioni, della consapevolezza di essere parte di un mondo, confermato proprio dalla ritualità di quanto appena vissuto.

The Live Side of Rock tratta in modo articolato e professionale un fenomeno che, per la sua eccezionalità rituale, ha trovato nel cinema autori in grado di renderne le caratteristiche. Da Monterey Pop (di D.A. Pennebaker, 1968), grande raduno prima di Woodstook (anch'esso diventato documentario celeberrimo nel 1970), a Gimme Shelter (di Albert e David Maysles, Charlotte Zwerin, 1970), sul concerto ad Altamont in California, dei Rolling Stones e dei Jefferson Airplane, dai risvolti drammatici. E Martin Scorsese con The last waltz (1978), sull'ultima esibizione del gruppo The Band e Shine a light (2008), con protagonisti i Rolling Stones nella data newyorkese del '06. A dimostrazione del concerto rock come avvenimento di confine per l'individuo nella società del proprio tempo.

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