(Note dell'Autrice) - La parte iniziale di questo mio ottavo libro di liriche è recentissima. Amando e osservando da sempre la meraviglia che abbraccia il nostro bellissimo pianeta, cioè il cielo, mi è sorta questa considerazione viva nell'animo di coloro che si ispirano o si risollevano, guardando il suo dolcissimo colore: colore mutevole ma sempre incantevole! Esso permette al bianco raggio della luce, proveniente dal nero cosmo, filtrandolo, di farci vedere ogni colore sulla Terra. Tutti gli esseri umani, dall'antichità ad oggi, considerarono e forse ancora lo considerano "spiritualmente". Fu ed è sede religiosa, mistica, sede poetica e pittorica, sede dei sogni e delle speranze. E' pure miraggio scientifico e desiderio d'evasioni. Molti vedono nel cielo, per non dire nel cosmo, il futuro dell'umanità. La scienza fa di tutto per realizzare questo desiderio. Io trovo che l'uomo dovrebbe amare molto di più la sua vecchia culla. Lascerei il cielo intatto e freno a tutte le aspirazioni, tranne quelle religiose e poetiche.
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