Quinto elemento

Liriche

di Nidia Robba
ed. La Mongolfiera libri, pagg.144, luglio 2010

Copertina del libro di poesie Quinto elemento di Nidia Robba tratta da dipinto di Helga Lumbar (Note dell'Autrice) - La parte iniziale di questo mio ottavo libro di liriche è recentissima. Amando e osservando da sempre la meraviglia che abbraccia il nostro bellissimo pianeta, cioè il cielo, mi è sorta questa considerazione viva nell'animo di coloro che si ispirano o si risollevano, guardando il suo dolcissimo colore: colore mutevole ma sempre incantevole! Esso permette al bianco raggio della luce, proveniente dal nero cosmo, filtrandolo, di farci vedere ogni colore sulla Terra. Tutti gli esseri umani, dall'antichità ad oggi, considerarono e forse ancora lo considerano "spiritualmente". Fu ed è sede religiosa, mistica, sede poetica e pittorica, sede dei sogni e delle speranze. E' pure miraggio scientifico e desiderio d'evasioni. Molti vedono nel cielo, per non dire nel cosmo, il futuro dell'umanità. La scienza fa di tutto per realizzare questo desiderio. Io trovo che l'uomo dovrebbe amare molto di più la sua vecchia culla. Lascerei il cielo intatto e freno a tutte le aspirazioni, tranne quelle religiose e poetiche.

Il libro è suddiviso in quattro gruppi di liriche. Il primo denominato "Il cielo" contiene liriche che a lui si riferiscono. Seguono liriche per i ben noti "Quattro elementi" cioè aria, acqua, terra e fuoco. Poi "Confronti" che si suddivide in "Angeli caduti" e "Angeli risorti per umana bontà". L'ultimo "Fra cielo e terra, fra lacrime e sorrisi", è formato da poesie di date più o meno lontane. Chiudo sperando d'esprimere la mia convinzione: quella cioè di dare alla metrica la totale importanza. Essa dona il "tempo" e la vita alla poesia. Se non esiste una regola, il tutto diventa prosa anche se bellissima. Si chiami quindi prosa poetica. Altrimenti ogni persona sensibile dovrebbe essere considerata poeta. In questo caso diventiamo enfatici con il linguaggio mussoliniano che vantava un popolo di "navigatori, poeti, musicisti e via dicendo...". La poesia è ispirazione! Ma questo non basta per essere tale.

Può essere bella, ma rimane sempre un "fuorigioco". Infatti, in tutti i miei libri ho ceduto alla sensazione di scrivere come si scrive oggi: cioè senza metrica o anche senza rima. Devo confessare che poi non rimango soddisfatta. Insisto nel dire che ogni disciplina ha e deve avere le sue regole. Oggi in tante cose non si accettano più. Questo per primo nell'educazione. Non vengono rispettate nell'arte, in ogni sua manifestazione, ma vengono rigidamente accettate in ogni "gioco" e soprattutto nello "sport". L'Italia è un paese innamorato del calcio. Ma ditemi voi, come agiscono negli stadi quando un giocatore non si attiene alle regole ed è un demerito per la squadra anche un solo fallo? Così si può continuare per ogni attività. La composizione metrica non è sempre facile, ma era assolutamente seguita dai nostri grandi poeti latini. Dante che ci ha donato l'attuale linguaggio, elevando il Volgare alla nobiltà della lingua, ci ha in poesia consegnato le regole metriche, trasportando l'esametro nel più nobile verso italiano: l'endecasillabo. Perché non tenere in nessun conto tutto questo?

Certo non esiste soltanto l'endecasillabo. Ci sono infinite varietà di versi, concessi alla metrica. Settenari, ottonari, decasillabi... oppure versi composti, molto interessanti pure, molto vari. La metrica ce li concede come concede la libertà di scelta delle strofe. Tutto va bene se... viene ripetuto lo schema iniziale! Forse con qualche variante negli ultimissimi versi, come ad esempio nel sonetto. La rima è bellissima, ma non è sempre necessaria, piuttosto che ricercarla a forza è meglio una rima sparsa, più o meno fitta, oppure casuale, ma la metrica deve sempre dare l'armonia del tempo rigidamente rispettato, come in uno spartito musicale. La metrica può dare anche qualche piccolo aiuto nell'elisione delle vocali evitando una sillaba in più. Le sillabe metriche non sempre corrispondono a quelle grammaticali. Ma doniamo una regola a quest'arte tanto antica: se non siete d'accordo, allora chiudo inneggiando alla "Superficialità".



Il cielo è il quinto elemento?

Forse il cielo è il primissimo elemento!
Perchè è il primo che s'apre all'Universo.
Formato o creante "dalla" o "la" Terra?

Questo pensier conduce il sentimento
che, sguardo ammirato, volge a lui terso.
Questa aerea fascia che tutti noi serra

aggiungerei ai quattro fondamentali:
sono forze universali e terrestri
che, assieme a lui, la Terra ebbe in retaggio.

Anche il più piccolo uomo fra i mortali
alzando gli occhi al Ciel, ebbe grand'estri.
Dal cosmo nero, della luce il raggio

portò tutti i colori sulla Terra.
La luce diede vita alle creature:
a tutti gli esseri animati... all'uomo!

Che superior si ritien ma forse erra:
non sempre giuste son le sue bravure
e non si può considerare buono!

Il Cielo azzurro, dolce e delicato,
seppe proteggere e far scaturire
tutti i sogni ed ogni fantasia.

In lui, sede d'Eroi ha immortalato!
Lassù l'anime non possono morire.
Lassù pose Divina Dinastia.

Ciel! Lucente sede di ignote soglie
che, forse, s'aprono nell'infinito.
Volontà Eterna i Misteri ci porge.

Grande smarrimento la mente coglie,
se mira di stelle il Campo Fiorito!
Alla tua immensità, la Fede sorge!

L'uomo lo amò e lo temette avversario.
A lui aspiran tutte le Religioni.
A lui salgono tutte le preghiere.

Sublime base per l'umanitario.
Sede di Dio, degli Angeli, dei Buoni!
Sede di tutte le Immortali Schiere!

Contemplato, ammirato, poi pregato,
il Ciel contien tutti i quattro elementi
avvolgendo la Sfera con sue trine.

Per noi: prima bellezza del Creato!
Ispiratore di tutte le menti.
Forza d'Amor d'inizio e nostra fine.

(13 maggio 2010)



Cambio di personalità

Può
così
accader,
che un uomo
d'intelligenza,
di superiorità,
di bravura e saggezza,
di cultura e di capacità,
artistiche ed originali,
realizzate ed apprezzate,
muti e rifiuti per seguir l'istinto
che come in ogni creata creatura
è sito nell'uomo e in sua natura.
Logico è questo mutamento:
in noi vive una dualità!
che dopo lunghi anni
prende il sopravvento
e fa mutare
il pensiero
la vita
in noi
mai!

(13 settembre 2006)



Il nostro confine

Non possiam conoscere le profondità
del nostro animo, sempre incongruente
e nemmeno possiamo scandagliarle.

Siam come naufraghi nell'oscurità
che affrontan l'onda e poi quella seguente,
nella vana speranza d'afferrarle.

Forse l'onde ci porteranno a riva.
Così a terra noi ci rinfrancheremo,
senza pretender di scalare montagne!

Perchè anche qui la fatica è eccessiva:
le alte pareti non le scaleremo.
Nel tentar noi vedremo le magagne!

Allora l'uomo si sente azzerato.
Ei si credeva di poter far tutto,
ma tutte le fatiche hanno un confine.

Oggi si sente padron del Creato!
Così ogni fede ha "convinto", distrutto
ma anche il più bravo si arrende a sua fine.

(13 dicembre 2009)




Visualizza ingrandimento copertina libro (dipinto di Helga Lumbar Robba)

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