Mostre sul Futurismo in Friuli Venezia Giulia

Futurismo Moda Design
La ricostruzione futurista dell'universo quotidiano


19 dicembre 2009 - 01 maggio 2010
Musei Provinciali - Gorizia

Se l'abito non fa il monaco, certo fa il Futurista. Ne era ben convinto Giacomo Balla: "si pensa e si agisce come si veste", scrisse nel suo Manifesto per il vestito antineutrale del 1914. Così giù picconate ai simboli stessi del decoro maschile: demolita la simmetria delle giacche, ficcati in un dimenticato cassetto i colori nero e marrone d'ordinanza, via libera a panciotti che sono un tripudio di colori a scarpe e sciarpe pluricolorate. La cravatta, aboliti i nodi scorsoi "da impiccato", diventa oggetto di un apposito Manifesto futurista sulla cravatta italiana. Intanto Thayaht inventa la "tuta", dall'aggettivo "tutta" cui viene tolta una T, lettera che rappresenta graficamente il semplice taglio bidimensionale di un nuovo capo di vestiario che si vuole alla portata di tutti, confezionabile in casa. Un abito universale in grado di sostituire un intero guardaroba, sia in versione maschile che femminile. Futuristi sono anche gli ombrelli (in mostra tre di rarissimi), le borsette, i cappelli, ma non la biancheria intima perché, costringendo il corpo, dai futuristi era aborrita.

Alla moda e alla "Ricostruzione futurista dell'universo quotidiano", meglio domestico, i Musei Provinciali di Gorizia dedicano una originalissima esposizione curata da Raffaella Sgubin e Carla Cerutti. Ad essere esposti saranno un centinaio di pezzi originali, alcuni dei capi in mostra sono concessi da coloro che oggi fanno la moda: Laura Biagiotti Cigna oppure Ottavio e Rosita Missoni, ad esempio, collezionisti di vestiti futuristi. Roberto Capucci, a conclusione della rassegna, è presente con un'anteprima del suo abito-omaggio al Futurismo. Ma la mostra, come indica il sottotitolo - che fa riferimento all'ennesimo "Manifesto" quello dedicato a "La ricostruzione futurista dell'universo" firmato nel 1915 da Balla e Depero - non si ferma alla moda. Indaga infatti anche il mondo delle cosiddette arti applicate, oggetti ed arredi della quotidianità.

Oggetti tutt'altro che secondari. "Quegli uomini - scrive Marinetti riferendosi alle esperienze moderniste internazionali - hanno finalmente la gioia di vivere fra pareti di ferro. Hanno mobili d'acciaio, venti volte più leggeri e meno costosi dei nostri. Sono finalmente liberati dall'esempio di fragilità e di mollezza debilitante che ci danno il legno e le stoffe coi loro ornamenti agresti". Non è un caso, infatti, che vi sia un gran proliferare di Case d'Arte, da nord a sud, negli anni Dieci, Venti e Trenta: da Balla a Prampolini, a Depero, a Giannattasio, a Diulgheroff. La loro produzione è vasta, varia e diversificata, per quanto omogenea nello stile: dal mobile al componente d'arredo, agli arazzi, alle stoffe, ai pannelli decorativi, ai tappeti, alle ceramiche, ai metalli, nel tentativo di ridare dignità artistica all'oggetto d'uso.

La trasposizione della dinamicità dalle arti figurative a quelle decorative investe sia le forme che le decorazioni, improntate su plastiche combinazioni astratte cinetiche. I risultati variano da tipologia a tipologia, a seconda dei materiali utilizzati e dell'artista stesso. Balla è, infatti, più dinamico, Depero apparentemente più statico ma comunque vitale grazie al suo colorismo rutilante, Prampolini più severo e modernista. Se la produzione ceramica, sviluppatasi soprattutto ad Albisola, grazie ai fratelli Torido e Tullio Mazzotti, è sicuramente quella più conosciuta e rappresentativa del movimento, con esempi calzantissimi come l'alzata destrutturata di Diulgheroff e Tullio d'Albisola, non sono da meno i mobili, per lo più in legno dipinto, dove la decorazione è solitamente più "futurista" della forma, fatta eccezione per qualche esempio di Balla e di Depero (si pensi alle seggioline rosse del Cabaret del Diavolo) e per il sorprendente tavolino readymade di Thayaht.

Interessante anche il capitolo delle stoffe e degli arazzi, dove la tecnica a tarsia di panno, diffusa da Depero e dalla sua Casa d'Arte in Rovereto, trova applicazioni mirabili in diversi artisti-artigiani, come la veneziana Bice Lazzari, pittrice e decoratrice, abilissima nella tessitura al telaio e nella realizzazione di arazzi e cuscini in panno Lenci tagliato e ricucito. La mostra rientra nel Progetto "Gorizia. Futurismi di Frontiera" congiuntamente promosso a Gorizia da Provincia, Comune e Fondazione Cassa di Risparmio. L'esposizione è stata promossa dalla Provincia di Gorizia con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e con il patrocinio del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del centenario del Manifesto futurista. (Ufficio stampa: Studio Esseci: www.studioesseci.net)




Futurismo Giuliano. Gli anni Trenta
Omaggio a Tullio Crali


28 novembre 2009 - 28 febbraio 2010
Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia / Castello di Gorizia,

Nella sala della Fondazione Carigo sarà allestita la prima sezione della rassegna, cioè quella dedicata alla figura di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore carismatico e capo storico del Futurismo, e ai suoi rapporti con l'avanguardia giuliana. Del geniale e generoso intellettuale e organizzatore culturale, noto, imitato e stimato nell'area delle avanguardie di tutto il mondo, sarà infatti possibile offrire una ricca, visibile e godibile documentazione, con materiali eccezionali per originalità, qualità e quantità: lettere in varie lingue, manoscritti autografi, cartoline che, da sole, costituiscono autentiche opere d'arte, bozze con correzioni e note autografe, riviste, libri in pregevoli edizioni italiane, francesi, russe, tedesche, inglesi, ceche, giapponesi e di vari paesi di lingua spagnola, fotografie, manifesti e dipinti opera di alcuni grandi artisti che ritraggono Marinetti e/o che testimoniano, per citazione, dipinti di alcuni tra i maggiori esponenti del cosiddetto primo Futurismo, o degli "anni eroici", antecedenti cioè lo scoppio della prima guerra mondiale (Boccioni, Severini, Russolo, Carà, Balla, Soffici, Depero).

La mostra, ideata e realizzata a Gorizia, al confine orientale d'Italia, intende infatti documentare, tra gli altri, un aspetto fondamentale del Futurismo, piuttosto trascurato nelle numerose e grandi rassegne allestite in Italia e all'estero: la grande battaglia interventista sostenuta dai futuristi che vide in Trieste, "rossa polveriera d'Italia", un fondamentale punto di riferimento. L'esposizione intende inoltre documentare e ricordare i rapporti di Marinetti con il mondo culturale giuliano, interrotti dalla Guerra Mondiale e che tuttavia ripresero con vigore, ancor prima a Gorizia che a Trieste, nel 1919, allorché l'intellettuale Sofronio Pocarini, dichiarò la propria adesione al Futurismo e al Partito Futurista nel n. 15 - 16 di "Roma Futurista", codiretto dal goriziano Enrico Rocca, e pubblicò su "La Voce dell'Isonzo", l'11 ottobre 1919, il "Manifesto di fondazione del Movimento Futurista per la Venezia Giulia.

In particolare, la mostra potrà giovarsi, per la prima volta, della totale disponibilità dell'eccezionale archivio di Bruno G. Sanzin, che fu il principale referente di Marinetti a Trieste. Sarà altresì documentata l'avventura fiumana di D'Annunzio e le esperienze di ogni genere che si consumarono nella città liburnica e che attirarono pure diversi goriziani e triestini, che poi guardarono con attenzione al Futurismo. Trieste e Gorizia furono importanti punti di riferimento dell'eccezionale fenomeno che ebbe, unico tra i grandi movimenti culturali italiani, autentica influenza e dimensione internazionale. Pure Lubiana e Zagabria ebbero rapporti con Marinetti e con l'avanguardia giuliana. Il 1924 fu l'anno più fertile per l'avanguardia giuliana e pure per la vita artistica del primo dopoguerra in queste terre e a Gorizia in particolare.

Si consumò infatti nel corso di quei dodici mesi l'eccezionale esperienza culturale de "L'Aurora", la splendida rivista d'avanguardia ideata e diretta da Sofronio Pocarini con la partecipazione del primo nucleo futurista triestino, che vedeva ancora uniti Giorgio Carmelich, Emilio Mario Dolfi, Nino Jablowski e Bruno Giordano Sanzin. A Trieste, negli stessi mesi, veniva pubblicata "Energie Futuriste", più dimessa nella veste tipografica ma non meno interessante de "L'Aurora"; i collaboratori erano gli stessi; notevoli erano pure i rapporti internazionali, testimoniati dagli scambi con alcune tra le più importanti riviste d'avanguardia europee. Tra il 13 e il 30 aprile a Gorizia si era tenuta la I esposizione goriziana di Belle Arti, che aveva offerto, auspici Pocarini e Antonio Morassi, un significativo segnale di ripresa della vita culturale cittadina dopo la tragedia della guerra. Fu un momento magico di confronto ma pure di unione tra artisti e intellettuali, giovani e giovanissimi, italiani e sloveni.

Negli anni successivi l'unità venne meno; vicende e contrasti personali, scelte diverse in campo artistico - culturale e/o anche politico, condizioni sociali e politiche mutate, determinarono una diaspora di non pochi protagonisti di quella formidabile stagione, anche se non mancarono momenti e spunti di grande interesse sia sul fronte goriziano che su quello triestino con una continuità di rapporti con Marinetti e i Futuristi italiani, garantita da Sanzin e, con uno speciale ruolo assunto da Giorgio Carmelich, sempre avanguardista ma ormai distante dal Futurismo, nonché da Augusto Cernigoj, che tentò una interessante quanto effimera esperienza costruttivista, assieme a Edvard Stepancic. Nello stesso periodo Pocarini volle cimentarsi pure nella pittura; qualche apprezzabile esito, inoltre, fornirono Bruno Ernesto Cossar e Luigi Fattorello.

Nel 1929, dopo cinque anni, si teneva la II esposizione goriziana di Belle Arti, promossa da Pocarini, che faceva registrare l'esordio di Tullio Crali, destinato a notevoli fortune come pittore, scenografo, progettista di architettura e animatore futurista; con lui l'amico Raoul Cenisi, avanguardista più sensibile alle influenze espressioniste. Nel 1931, al Circolo di Lettura di Gorizia, Pocarini organizzava e Marinetti "verniciava" la Mostra futurista, dedicata ai pittori futuristi giuliani. A Trieste continuava l'azione dello scrittore e poeta Bruno G. Sanzin, puntuale e fedele referente di Marinetti, instancabile animatore di iniziative editoriali ed espositive, quali la I mostra triestina di Pittura e Aeropittura futurista, 1931, e la Mostra nazionale di fotografia futurista, 1932, dotate di originali cataloghi e capaci di coinvolgere numerosi artisti, non solo locali.

In campo letterario a Trieste pubblicarono Vladimiro Miletti, Aristide Mattiussi, Carlo Luigi Cergoly (Sempresù). Artisti di area futurista furono Trisno (Tristano Pantaloni), Marcello Claris, Ugo Carà, Maria Lupieri, Ferruccio Demanis, Wanda Wulz e altri, meno noti quali futuristi, ma di certo influenzati dal movimento di Marinetti. Dopo la morte improvvisa di Pocarini (1934) Crali assunse a Gorizia pure l'impegno di organizzatore culturale e rappresentante del Futurismo, mentre a Trieste proseguì con continuità l'opera di Sanzin; entrambi mantennero stretti rapporti, fino alla fine, occorsa nel 1944, con il capo storico e fondatore del Futurismo, F.T. Marinetti.

Questa sezione della mostra testimonierà, attraverso l'uso combinato di materiale documentario, manoscritto e a stampa, libri, disegni e dipinti, l'evoluzione, le riprese e la conclusione del movimento futurista e dei contestuali momenti d'avanguardia nella Venezia Giulia. Uno speciale omaggio sarà offerto al grande artista Tullio Crali. Un particolare approfondimento la rassegna dedicherà al tema Il futurismo a Berlino, vivace luogo di incontro delle avanguardie europee, con le ricche testimonianze di rapporti tra gli ambienti d'avanguardia della metropoli tedesca, i futuristi italiani e gli avanguardisti sloveni. (Ufficio stampa: Studio Esseci: info@studioesseci.net)




Giorgio Carmelich. Futuristicherie
Viaggi d'arte fra Trieste, Roma e Praga


23 dicembre 2009 - 05 aprile 2010
Civico Museo Revoltella - Galleria d'arte moderna - Trieste

La celebrazione di Giorgio Carmelich (1907-1929), genio prematuramente scomparso all'età di ventidue anni, si situa a cavallo tra il 2009, anno del centenario del manifesto futurista di Marinetti, e il 2010, anno in cui, il 12 gennaio, si festeggerà il centenario dalla prima e memorabile serata futurista al Politeama Rossetti di Trieste. L'avventura artistica di Carmelich parte, infatti, dall'iniziale infatuazione per il Futurismo, per poi attraversare le suggestioni provenienti dall'avanguardia non solo italiana ma anche europea. Il giovane Carmelich si abbevera febbrilmente ad ogni fonte da cui possa trarre stimoli per la sua produzione artistico-editoriale: legge con avidità tutte le nuove pubblicazioni sull'arte contemporanea, interessandosi specialmente all'avanguardia e alla scenografia russa, frequenta assiduamente cinema e teatri e viaggia da una città all'altra, stringendo numerosi e importanti contatti, tra cui fondamentali, sul versante italiano, sono gli incontri con i futuristi italiani, in primis Enrico Prampolini e Fortunato Depero, che influenzano in maniera netta il suo fare artistico.

Successivamente entra in contatto con il mondo dell'avanguardia ceca, attraverso Artus Cernik, direttore della rivista Pásmo di Brno, e Karel Teige, che conosce a Praga nel 1929. La vita, l'opera e i gusti di Carmelich possono essere tracciati attraverso le sue fresche lettere, indirizzate all'amico e sodale Emilio Mario Dolfi e spesso ornate da spiritosi disegni, che costituiscono il Leitmotiv della mostra. Accanto a queste, più di 130 sono le opere presentate nella presente esposizione triestina, tra dipinti, collages, disegni, incisioni, periodici e monografie, tra cui le "edizioni" manoscritte o dattiloscritte de La bottega di Epeo, le creazioni più sorprendenti della coppia Carmelich-Dolfi. Da Il sindaco di Cork e il cane inglese, preziosa edizione manoscritta e decorata a mano del 1920, a due plaquettes del 1923 di Dolfi con illustrazioni di Carmelich: Ridolini e altri corridori, celebrante il mito inebriante della velocità futurista, e Il parco delle attrazioni.

Tra le numerose pubblicazioni periodiche futuriste spiccano in mostra Epeo, la rivista dattiloscritta e illustrata a mano, realizzata da Carmelich e Dolfi e uscita tra il 1922 e il 1923 in pochissimi esemplari, e L'Aurora (1923-1924), organo del futurismo giuliano, cui Carmelich partecipò con contributi critici e splendide incisioni. Per quanto riguarda la produzione figurativa di Carmelich si va dai disegni a matite colorate o a china del 1923, ai collages del 1924, passando attraverso la parentesi costruttivista, culminata nella realizzazione, assieme a Avgust Cernigoj, Edvard Stepancic e Giuseppe Vlah, della Sala costruttivista, allestita nel 1927 all'interno della I Esposizione del sindacato delle belle arti di Trieste, sino all'ultima fase, quella magica e chagalliana dell'ultimo periodo praghese.

Per contestualizzare l'opera di Carmelich all'interno di un più vasto panorama artistico, saranno esposte inoltre 11 opere di Fortunato Depero e 5 di Enrico Prampolini, suoi maestri spirituali soprattutto per quanto riguarda la scenografia e l'arte del manifesto, e punti di riferimento principali nell'elaborazione di un suo linguaggio futurista, mentre una sezione speciale sarà dedicata ad altri futuristi giuliani, Sofronio Pocarini, Bruno Cossar e Luigi Spazzapan (che lo fu per un periodo brevissimo ma intenso) e ai seguaci del Costruttivismo, Avgust Cernigoj ed Edvard Stepancic. L'allestimento della mostra, corredato da diversi interventi multimediali. mira a creare un ambiente di forte impatto, che permetta al visitatore di immergersi completamente nel linguaggio delle avanguardie degli anni Venti, in cui Carmelich visse, in un lampo, la sua breve parabola esistenziale ed artistica. (Ufficio stampa: Studio Esseci)

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