Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures

17 luglio - 09 novembre 2014
Palazzo del Governatore - Parma

Alfred Hitchcock dal set del film Psyco In occasione del 50° anniversario del film Marnie il maestro del brivido torna in scena con la mostra in una versione rinnovata e arricchita, dopo aver riscosso un grande successo nella sede di Palazzo Reale a Milano. La mostra, promossa dal Comune di Parma, è realizzata con la collaborazione speciale della Universal Pictures Italia divisione di Home Entertainment che vanta nella sua library quattordici dei capolavori di Alfred Hitchcock in DVD e Blu-ray. Durante la sua carriera Alfred Hitchcock ha girato oltre cinquanta film - dall'epoca del cinema muto agli anni Settanta - che, nel tempo, l'hanno reso uno dei più influenti e venerati innovatori cinematografici di tutti i tempi.

Il percorso espositivo racconta la figura di Alfred Hitchcock attraverso i principali capolavori firmati Universal Pictures, la celebre casa di produzione che, acquisendo la Paramount Pictures, ha prodotto i suoi film dal 1940 al 1976. Una collaborazione che ha portato sul grande schermo capolavori indimenticabili e inimitabili come Psyco, La finestra sul cortile, Gli Uccelli, La donna che visse due volte e molti altri. Nella storia del cinema, Hitchcock è infatti rinomato per il suo ingegno, le trame avvincenti, la pionieristica gestione delle camere da presa e l'originale stile di montaggio; la sua magistrale abilità nel tener viva la tensione in ogni singolo fotogramma è ancora studiata ed emulata dai film-makers di tutto il mondo. L'esposizione vuole cercare di ricreare quell'effetto di suspense hitchcockiano, quella combinazione perfetta di elementi che, nel corso degli anni, ha tenuto tantissimi spettatori con il fiato sospeso nella doccia di un motel, affacciati su un corti e...

La mostra presenta oltre settanta fotografie e contenuti speciali provenienti dagli archivi della major americana che, per preservare la qualità di queste opere, ha portato le quattordici pellicole originali in alta definizione su disco Blu-ray™ per la visione domestica. Il lavoro svolto per la riedizione di questi film e il materiale raccolto è la base su cui è stata strutturata la mostra. Il pubblico potrà immergersi nei backstage dei principali film di Hitchcock scoprendo particolari curiosi sulla realizzazione delle scene più celebri, sull'impiego dei primi effetti speciali, sugli attori e sulla vita privata di Alfred Hitchcock.

Il critico cinematografico Gianni Canova accompagnerà il visitatore, con una serie di approfondimenti video, lungo la mostra analizzando i principali capolavori del regista britannico firmati Universal Pictures. Primo fra tutti Psyco (1960), una delle sue opere più controverse e innovative. Una pietra miliare del cinema del brivido che, riuscì a battere tutti i record di incassi e fece fuggire il pubblico dalle sale in preda al panico. Un'occasione per vedere da dietro le quinte il metafisico motel Bates, il personaggio inquietante di Norman, la doppia personalità di Marion, la celebre scena della doccia e il ruolo fondamentale di Alma Reville, la moglie-consigliera del maestro del brivido.

Una sala del percorso sarà dedicata a Gli Uccelli (1963), uno sconvolgente capolavoro in cui il regista introdusse numerose innovazioni nel campo del suono e degli effetti speciali: con ben 370 trucchi di ripresa, il film richiese quasi tre anni di preparativi a causa della sua complessità tecnica. Il pubblico potrà scoprire dettagli curiosi sui geniali artifici utilizzati per la realizzazione delle scene più memorabili.

Il visitatore avrà inoltre la possibilità di rivivere l'esperienza voyeuristica di "Jeff" - intepretato da James Stewart - il protagonista de La finestra sul cortile (1954). Il film fu un grande successo, uscì nell'agosto 1954, e nel maggio 1956 aveva già incassato 10 milioni di dollari. Insoddisfatto delle prime riprese in esterni, Hitchcock decise di girare il film su un unico set, dando vita al più grande set cinematografico mai realizzato a quell'epoca.

Il pubblico potrà rivivere anche l'ambigua identità de La donna che visse due volte (1958), capolavoro divenuto oggetto di venerazione. Una delle storie d'amore più angoscianti del cinema, raccontata attraverso un numero infinito di angolazioni e riprese straordinarie nei luoghi più famosi di San Francisco. Un racconto attraverso le paure, l'ossessione e la psicologia dei personaggi arricchito dalle dichiarazioni dell'attrice Kim Novak, la bionda glaciale protagonista femminile del film.

Uno spazio speciale sarà inoltre riservato alla pellicola Marnie (1964), un implacabile thriller psicologico con una storia talmente stratificata e leggibile a diversi livelli che, inizialmente, non fu apprezzato dalla critica. Oggi, invece, è giudicato un classico da esperti del cinema a tal punto che alcune scene del film vengono citate tra i migliori esempi di cinema puro: un'altra testimonianza dello straordinario spirito audace e innovativo di Hitchcock.

Il visitatore avrà inoltre la possibilità di ammirare materiale fotografico degli altri celebri film hitchcockiani: Sabotatori (1942), L'ombra del dubbio (1943), Nodo alla gola (1948), La congiura degli innocenti (1955), L'uomo che sapeva troppo (1956), Il sipario strappato (1966), Topaz (1969), Frenzy (1972) e Complotto di famiglia (1976), suo ultimo film. Sebbene Hitchcock conferisca molta importanza al silenzio nelle scene di suspense, alcune delle sue sequenze più note non avrebbero ottenuto la stessa potenza drammatica che tutti riconoscono, se non fosse per l'apporto della musica.

La colonna sonora diventa quindi parte integrante e fondamentale per la costruzione del senso di attesa hitchcockiano. In una sala del percorso sarà possibile ascoltare le musiche che hanno fortemente connotato alcuni dei suoi film, tra cui quelle di Bernard Herrmann, compositore statunitense che ha scritto, tra le altre, le celebri soundtrack per La donna che visse due volte e il cult Psyco. Ci si potrà immergere nei suoni elettronici dei gabbiani che Hitchcock decise di usare nel film Gli Uccelli invece della musica: una tecnica altamente sperimentale per quei tempi che risultò essere molto efficace.

Lungo il percorso un divertente montaggio dei cammei mostrerà le celebri apparizioni di Hitchcock nei suoi film. Nati come simpatiche gag, i cammei divennero col tempo una vera e propria superstizione. Il pubblico iniziò ad attenderli con impazienza e per evitare che lo spettatore si distraesse troppo durante il film, il regista decise di anticiparli ai primissimi minuti dell'inizio. Un'altra caratteristica che contraddistingue le sue opere è quel mix ben riuscito tra commedia e suspense: battute brillanti e personaggi divertenti convivono in modo armonioso insieme alle scene di tensione. Un senso dell'umorismo sintetico e pungente che ritroviamo non solo nei suoi film ma anche nella sua vita privata. (Comunicato Uffici stampa Alef - cultural project management)

Curiosità in alcuni film di Alfred Hitchcock

- La finestra sul cortile (1954)

Il set fu costruito negli studi della Paramount e comprendeva il soggiorno dell'appartamento di Jeff - il protagonista interpretato da James Stewart - e il cortile su cui si affacciava. Per il cortile gli addetti ai lavori scavarono fondamenta così profonde che si trovarono di fronte a una falda acquifera. Ad accorgersene fu il direttore del suono che durante i dialoghi sentì dei "rumori strani". Venne utilizzata una pompa per eliminare l'acqua che si era accumulata durante le riprese. La scenografia contava 31 appartamenti di cui 12 completamente ammobiliati.

L'ispirazione deriva da alcuni cortili interni del Greenwich Village di New York. Furono installati mille lampioni ad arco che sostituivano la luce solare e duemila riflettori meno potenti, praticamente fu sfruttato tutto il materiale d'illuminazione della Paramount. Il calore sprigionato era quasi insopportabile: le lampadine degli appartamenti di fronte dei vicini di casa di Jeff scoppiavano quotidianamente e un giorno scattò l'antincendio per l'eccessivo calore.

Il capo operatore Robert Burks aveva elaborato un sistema: la macchina da presa munita di teleobiettivo era montata su una gru il cui braccio mobile le permetteva di attraversare il cortile per riprendere in dettaglio le scene che si svolgevano negli appartamenti di fronte a quelli di Jeff. Burks aveva anche il compito di regolare da una consolle l'illuminazione dei vari appartamenti e del cortile, mentre Hitchcock dava indicazioni via radio agli attori che lo ascoltavano attraverso degli auricolari. La consolle e l'attrezzatura radio erano state installate nel soggiorno di Jeff, dietro la macchina da presa, da dove Hitchcock dirigeva. Praticamente si trovava sopra le spalle del suo protagonista.

- La donna che visse due volte (1957)

Dichiarazioni di Kim Novak rilasciate al Festival di Cannes 2013 in occasione della presentazione della versione restaurata del film: "Non ho mai avuto alcun problema con Hitchcock, non l'ho mai visto comportarsi in modo improprio. Era una persona corretta, un gentleman. Alcuni dicono che fosse vendicativo e per certi versi sadico. Quando abbiamo girato la scena in cui Madeleine tenta il suicidio nelle acque della baia di San Francisco è stato comprensivo, non essendo capace di nuotare ricordo di aver fatto un solo ciak. Di certo sapeva benissimo quello che voleva, era categorico, sapeva esattamente cosa dovevi fare, dire e con quale ritmo, ma non cercava mai di offuscare i tuoi pensieri, ti lasciava libera di avere le tue interpretazioni attraverso la performance. Credo che i registi migliori siano proprio quelli che ti concedono questa libertà di espressione".

Un ruolo doppio (Judy e Madeleine) per una sola attrice (Kim Novak) Vertigo (titolo che Hitchcock volle a tutti i costi contro il parere degli Studios) è il film più importante della mia vita. Ero all'inizio della carriera, fu lui a lanciarmi nell'Olimpo di Hollywood. Il doppio ruolo di Judy e Madeleine era un'occasione da prendere al volo. Mi ha permesso di provare sentimenti opposti, è complicato raccontarlo: un giorno mi sentivo al settimo cielo, il giorno dopo ero depressa, perduta, vulnerabile, insomma si affastellavano dentro di me alti e bassi. E' stato straordinario provare una vasta gamma di sentimenti contrastanti concentrati in un medesimo personaggio (che si sdoppia ndr). Una cosa del genere di solito capita quando hai a che fare con ruoli differenti in progetti differenti. Sono stata fortunata".

- Psyco (1960)

Sicuramente casa Bates e il motel annesso, che sorge ai piedi della collina, hanno contribuito al successo del film. Oggi quella location, costruita negli Universal Studios nel 1959, che trasuda mistero, è entrata nell'immaginario collettivo. Un po' come l'Hotel Overlook di Shining. La sensazione di inquietudine scaturisce al semplice colpo d'occhio: guardando le finestre semi aperte, la struttura imponente che domina l'osservatore dall'alto verso il basso. Quest'idea dev'essere piaciuta subito ad Hitchcock, anche quando vide il quadro metafisico House By The Railroad di Edward Hopper, fonte di ispirazione della struttura esterna.

L'entità materiale palpita ancor più di orrore quando il maestro inizia ad inquadrarla, sempre dallo stesso lato, le facciate di destra infatti non sono mai state costruite. Il Bates Motel è stato più volte restaurato, spostato ed è anche diventato fonte di attrazione turistica negli Studi Universal. Il set è stato riscoperto quando il regista Gus Van Sant nel 1998 decise di realizzare il remake di Psycho. Voleva assolutamente che la casa e il motel fossero quelli utilizzati da Hitchcock.

Psycho, tratto dall'omonimo romanzo di Robert Bloch, rappresentò una sfida per Hitchcock. A sessant'anni e con 46 film alle spalle il maestro del brivido desiderava ancora mettersi in gioco. La Paramount non era entusiasta del progetto, prima cercò di dissuaderlo, poi ridusse di molto il budget e infine lo informò che i loro set non erano disponibili. Hitchcock non si diede per vinto: "Non c'è nulla che mi possa impedire di raccontare questa storia", disse secondo il New York Times. Così decise di utilizzare il bianco e nero, di rinunciare al suo compenso in cambio del 60% della proprietà del film, di appoggiarsi agli studi della Universal e alla troupe di tecnici della serie tv Alfred Hitchcock Presenta. Psycho fu girato in 36 giorni come se fosse un episodio lungo per la televisione.

- Gli Uccelli (1963)

Hitchcock non si era mai spinto fino a quel punto soprattutto nel campo degli effetti speciali. Delle 1400 inquadrature, circa 400 contengono trucchi. Gli addetti ai visual effects dedicarono alla post-produzione un anno intero, fu un vero e proprio unicum per quei tempi. Molti degli uccelli (di ogni specie) erano addomesticati da Ray Berwick, altri invece, pur avendo fattezze reali, si nascondevano dietro corpi meccanici (furono utilizzati soprattutto per la scena dell'assalto alla scuola). A Berwick venne l'idea di mettere dei magneti sulla grondaia del tetto (nella scena finale) per non far muovere i pennuti, alcuni però oscillavano e si ritrovavano ridicolmente a testa in giù. Hitch stravedeva.

In altri casi interveniva il disegno animato che si sovrapponeva alle immagini girate dal vero. A capitanare il reparto degli effetti visivi ci fu il veterano Ub Iwerks, che lavorò per molti film Disney (Cenerentola, Alice nel paese delle meraviglie). Per l'occasione ricevette anche una nomination all'Oscar. Tippi Hedren era semplicemente una modella quando il maestro del brivido la scritturò per la parte di Melanie, protagonista del film. "Mi ha insegnato tutto sulla recitazione", ha ammesso la futura attrice, che di certo non poteva immaginare quanto sarebbe stata traumatica la sua prima avventura cinematografica.

Dopo la scena del sottotetto fu ricoverata all'ospedale per alcune contusioni e un occhio ridotto male, Hitchcock aveva deciso di sostituire gli uccelli meccanici con uccelli veri che furono legati al vestito della Hedren con dei fili. L'attrice si sentì così spossata che non riuscì a girare la scena successiva in cui Mitch (Rod Taylor) le medica le ferite. Venne sostituita con una controfigura. Anche Taylor non uscì indenne. Uno dei corvi addestrati lo aveva preso di mira, per questo quando si presentava sul set chiedeva se l'uccello avrebbe "lavorato". Era come un incubo: ogni volta veniva attaccato e inseguito.

- Marnie (1964)

Era il 22 luglio 1964 quando Marnie uscì nelle sale cinematografiche americane. Sono trascorsi cinquant'anni da quel burrascoso progetto che si ispira a un romanzo di Winston Graham. Un film quasi impossibile. L'idea di Hitchcock era infatti di filmare il pensiero di una cleptomane. Ci furono detrattori e appassionati sostenitori del film: per la maggior parte dei critici era troppo verboso, psicoanalitico, lontano dalle corde del maestro («pateticamente datato e vergognosamente naïf»), mentre per altri, come il biografo Donald Spoto, «nonostante tutto, dopo tanti anni, ha un fascino intimo e particolare, unico nella produzione artistica di Hitchcock. La sua impostazione onirica, quasi allucinatoria, suscita nello spettatore una sorta di empatia con le sue emozioni».

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