Magna Grecia | Una tomba principesca da Timmari | Alessandro I d'Epiro 'il Molosso'

Presentazione libro Una tomba principesca da Timmari - archeologia e storia di Alessandro I d'Epiro detto il Molosso Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa

Presentazione volume
02 ottobre 2012, ore 18
Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera
Uff.Stampa Fondazione Zètema: sissi.ruggi@gmail.com

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Pubblicato nel 2007 nella serie prestigiosa dei "Monumenti Antichi" della Accademia Nazionale dei Lincei per i tipi della Giorgio Bretschneider editore, il libro dell'archeologa Canosa (già direttrice del Museo Domenico Ridola negli anni '80) illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca, citando il volume, che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Ipotesi analizzata nell'incontro da esperti e qualificati relatori: Elisa Lissa Caronna, accademico dei Lincei, Lorenzo Braccesi direttore della rivista 'Hesperia' e fra i più grandi studiosi a livello mondiale della grecità in occidente, Maurizio Gualtieri, docente di archeologia dell'Università di Perugia, Claude Pouzadoux direttore del Centre Jean Bèrard di Napoli e i soprintendenti per i beni archeologici di Basilicata Antonio De Siena e di Calabria, Elena Lattanzi. Con il coordinamento dei lavori del presidente della Fondazione Zètema di Matera Raffaello de Ruggieri.

Sulla base anche delle raffigurazioni presenti sulle ceramiche rinvenute, si può supporre che si possa trattare della tomba di Alessandro I d'Epiro, fratello della principessa molossa Olimpia madre di Alessandro Magno. Alessandro "il Molosso" nel tentativo di creare uno stato unitario nel Meridione d'Italia venne sconfitto e morì in battaglia a Pandosia (un'antica città della Magna Grecia lucana, nei pressi dell'attuale Anglona, frazione di Tursi.) o a Pandosia Bruzia, presso Cosenza nel 330 a.C come scrive Tito Livio nel Libro VIII dell'opera Ab Urbe Condita, la storia di Roma.

Nel libro di Maria Giuseppina Canosa si analizza l'eccezionale ricchezza del corredo funerario (150 oggetti, di cui 103 vasi figurati, in maggioranza di prima qualità e di grandi dimensioni) della tomba 33. Uno studio di confronto fra i reperti trovati e altri ritrovamenti di corredi funerari, l'analisi delle fonti storiche durato oltre 14 anni è confluito nel volume Una tomba principesca da Timmari, dove viene avanzata l'ipotesi che si tratti di un personaggio eminente, individuabile, per le armi che lo accompagnano, come un nobile guerriero straniero macedone-epirota. Tale tesi è suffragata da altri elementi quali la struttura tombale, la zona in cui la tomba è collocata e la tipologia del rito funebre seguito (il defunto era stato incinerato, mentre il rito normale in questa zona ed in Magna Grecia era l'inumazione).

"Fortuita", come spesso accade in archeologia per i ritrovamenti più significativi, e "fortunata" perchè quasi totalmente integra, la tomba numero 33 è stata scoperta nell'agosto del 1984. «Ho consegnato il testo nel 2001 all'Accademia dei Lincei - prosegue Canosa - che per sei anni ha lavorato all'edizione del libro. Ad oggi, l'ipotesi che a Timmari sia stato sepolto Alessandro I d'Epiro "il Molosso" è suffragata da una serie di riscontri che vanno dal rito funebre eseguito - il corpo è stato prima cremato in una pira adiacente e poi inumato nella tomba - ai resti umani rinvenuti: solo il cranio e una costola. Resti minimi che non si devono alla cremazione - poichè le analisi degli esperti hanno appurato che è avvenuta a una temperatura troppo bassa perchè la cremazione fosse completa- ma che ben collimano con quanto raccontato dalle fonti storiche: il corpo de "il Molosso" fu smembrato dai suoi nemici e sepolto in varie zone dell'Italia meridionale».

E ancora i resti del legno usato per il rogo funebre, con un frutto di pero mandorlino selvatico maturo che riporta al periodo del tardo autunno in cui il re dell'Epiro morì nel 331 a.C. Fra le testimonianze più significative: i vasi a figure rosse prodotti fra il 340 e il 335 a.C. dall'officina del Pittore di Dario per il corredo funebre, la ricca armatura in bronzo in stile epirota-macedone e la presenza nel corredo di un rampino di ferro. Attrezzo che fa supporre alla dottoressa Canosa che il defunto fosse il comandante di un corpo speciale, quello degli scalatori "agriani", addestrato all'assalto delle mura delle città assediate. Corpo inserito da Filippo II nell'esercito macedone ed usato da Alessandro Magno durante la sua spedizione in Asia.

Seppur in presenza di queste ed altre importanti "indicazioni" che porterebbero all'identificazione della tomba 33 di Timmari con la sepoltura del re dell'Epiro, con onestà intellettuale nel volume Maria Giuseppina Canosa riconosce che il corredo - per quanto ricco - non è paragonabile a quelli delle tombe reali macedoni, e pertanto una simile identificazione non è "suffragata da elementi certi". (Estratto da comunicati Sissi Ruggi - addetto stampa per la Fondazione Zètema - Matera)



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