Grecia / Eurozona 2016: sviluppi del terzo piano di salvataggio

di Ninni Radicini
28 giugno 2016


Nel quadro del terzo piano di salvataggio (bailout) per la Grecia, accordato ad Atene da Ue/Bce/Fmi nell'agosto 2015 (86 miliardi di euro), il 21 giugno 2016 Esm - Meccanismo Europeo di Stabilità ha pagato una rata di 7.5 miliardi di euro di aiuti ad Atene, a cui è previsto si aggiungano altri 2.8 miliardi il prossimo settembre. Per arrivare a questa decisione, il governo presieduto da Alexis Tsipras e il Parlamento ellenico hanno affrontato una serie di passaggi politico-legislativi dall'inizio di maggio, che hanno evidenziato da un lato la scelta dell'esecutivo, composto da Syriza - Coalizione della Sinistra Radicale e di Anel - Greci Indipendenti, di attuare le richieste dei creditori della Grecia in modo da ottenerne il sostegno finanziario e dall'altro lato la determinazione dei partiti di opposizione nel contestare la linea seguita dal governo.

L'8 maggio il Parlamento ellenico ha approvato la riforma del sistema pensionistico e contributivo, presentata dal governo, con il voto favorevole di 153 deputati della maggioranza su 300 componenti dell'Assemblea. Per Kyriakos Mitsotakis, Presidente di Nuova Democrazia - principale partito di opposizione - questa riforma non risolve alcuno dei problemi considerati mentre la Grecia ha invece bisogno di una più equa ripartizione degli oneri, di una riduzione delle tasse e di tagli al bilancio statale. Nuova Democrazia ha sottolineato che Syriza, arrivata al governo con un programma contro l'austerità, sta invece approvando provvedimenti che incidono in modo negativo sulla qualità della vita dei lavoratori e, in genere, sui settori meno privilegiati della popolazione.

Giorgos Koumoutsakos, portavoce di ND, ha inoltre sottolineato che, sebbene il governo abbia dichiarato che tale riforma porti a una riduzione di 3.6 miliardi di euro di spesa pubblica, in realtà il costo complessivo della manovra sarebbe di oltre 12 miliardi di euro. Kyriakos Mitsotakis considera la politica economica dell'Esecutivo finalizzata soltanto all'aumento delle tasse; ha definito il governo Syriza-Anel il più inadeguato dal ripristino del sistema democratico in Grecia (nel 1974) e Tsipras orientato alla conservazione esclusiva del potere raggiunto. Ha così reiterato la richiesta di elezioni anticipate.

Vasilis Leventis, presidente dell'Unione dei Centristi, ha invece ripetuto la sua richiesta di formare un governo di unità nazionale con la partecipazione di tecnici esterni ai partiti. Stavros Theodorakis, presidente de Il Fiume, ha detto che il governo sta portando al fallimento statale, muovendosi su una linea conservatrice, senza alcun piano per l'aumento della produzione e lo sviluppo economico, poichè, avendo poche disponibilità finanziarie, è determinato ad accettare ogni condizione presentata dai creditori. Altrettanto negativa verso l'operato del governo anche la valutazione di Evangelos Venizelos, già Presidente di Pasok - Movimento Socialista Panellenico (2012-15) e varie volte Ministro, per il quale il modo in cui il governo sta gestendo i negoziati con i creditori porterà la Grecia alla necessità di un quarto piano di salvataggio. Altrettanto negativa la valutazione di Dimitris Koutsoumpas, segretario generale di Kke - Partito Comunista che ritiene il governo guidato da Syriza il continuatore dei precedenti.

Mentre era in corso il dibattito parlamentare, all'esterno - a piazza Syntagma - si radunavano vari gruppi di manifestanti. A seguito dell'approvazione di questa normativa, Tsipras attendeva una decisione favorevole alla Grecia in occasione della riunione, il 24 maggio, dell'Eurogruppo (composto dai 19 Ministri delle Finanze degli Stati aderenti alla Eurozona), sia sulla rata prevista dal piano di salvataggio, sia su una eventuale riduzione del debito della Grecia (321 miliardi di euro, pari al 180% del Pil).

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, ha detto che la Grecia ha "fondamentalmente raggiunto" gli obiettivi delle riforme richieste dai suoi creditori e che l'Europa ha preso dalla Grecia molto più di quanto ha dato, aggiungendo che una riduzione del debito sarebbe necessaria. La tendenza nell'Eurogruppo è di considerare una eventuale ristrutturazione del debito dopo il completamento del terzo bailout, nel 2018. In Germania vi sono posizioni differenti nel governo di "Grande Coalizione" (formato da Spd - Partito Socialdemocratico Tedesco insieme con Cdu - Unione Cristiana Democratica e la bavarese Csu - Unione Cristiana Sociale). A favore si è espresso Sigmar Gabriel (Spd), Vice Cancelliere e Ministro dell'Economia, il quale ha detto che l'economia greca non può sopportare ulteriore austerità; contrario invece Wolfgang Schäuble (Cdu), Ministro delle Finanze, secondo cui non è necessaria alcuna riduzione del debito greco poiché è tuttora sostenibile.

A fine aprile, Oskar Lafontaine, una delle personalità di maggiore notorietà della Sinistra tedesca - già Presidente della SPD - Partito Socialdemocratico Tedesco, Ministro delle Finanze, e poi Co-Presidente del partito La Sinistra - ha considerato che la riduzione del debito sarebbe un passo necessario, sebbene non sufficiente, per porre la Grecia nella condizioni di riavviare la propria economia. Un ulteriore sostegno sarebbe, secondo Lafontaine, il ritorno al Sistema Monetario Europeo per permettere alla Grecia di deprezzare o rivalutare la moneta.

Il 3 maggio la Commissione Europea ha pubblicato le previsioni sull'andamento dell'economia in Grecia prospettando una ripresa dal 2017 con il 2.7% del Pil (per il 2016 il dato è stato aggiornato da -0.7% a -0.3%), una riduzione del debito pubblico (178.8% del Pil, dopo il 182.8% previsto per il 2016) e della disoccupazione (23.6%, contro il 24.7% per il 2016). Nel periodo gennaio-marzo 2016 l'Autorità statistica nazionale ellenica ha riscontrato che il tasso di disoccupazione in Grecia è risalito al 24.9% (era al 24.4% nell'ultimo quarto del 2015).

Per completare la serie di provvedimenti richiesti per ottenere la rata da 7.5 miliardi di euro, il 18 maggio è stato presentato al Parlamento ellenico un disegno di legge omnibus, con una procedura accelerata di approvazione sia in sede di commissione sia di Assemblea, in modo da essere votato il 22 maggio. In 465 pagine contiene diciassette provvedimenti tra cui un nuovo fondo per le privatizzazioni, vari aumenti delle tasse (tra cui quella sul caffè) e un nuovo regolamento sulla vendita di prestiti non performanti tenuti dalle banche greche.

In particolare da sottolineare la normativa sul Meccanismo di adeguamento fiscale che prevede tagli automatici alla spesa pubblica qualora la Grecia non raggiunga gli obiettivi di avanzo primario nei prossimi anni, previsto allo 0.5% del Pil nel 2016, 1.5% nel 2017 e 3.5% nel 2018. I parametri di riferimento sono quelli pubblicati da Eurostat ogni anno ad aprile. Qualora i parametri raggiunti da Atene fossero al di sotto di quelli previsti da Eurostat, allora dovrebbe essere promulgato un decreto presidenziale con una serie di tagli alla spesa pubblica la cui entità sarebbe da quantificare soltanto per colmare la distanza tra quanto raggiunto dalla Grecia e quanto stabilito dall'accordo per il terzo piano di salvataggio. Per questo motivo le opposizioni hanno definito tale meccanismo come "nuovo bailout".

Il 19 maggio il Ministero della Finanze della Repubblica Ellenica ha pubblicato i dati sul bilancio statale tra gennaio e aprile 2016: l'avanzo primario è pari a 2.376 miliardi di euro e supera di 560 milioni di euro quanto previsto; in crescita le entrate pari a 14.107 miliardi di euro (+325 milioni di euro sulla previsone) mentre risulta in diminuzione la spesa pubblica, a 16.167 miliardi di euro (-2.28 miliardi sulla previsione).

Il 20 maggio il disegno di legge omnibus è stato approvato dalla commissione parlamentare con il voto favorevole di Syriza e Anel e contrario di Nuova Democrazia, Alba Dorata, Kke, Pasok, Il Fiume, Unione dei Centristi. Il Meccanismo di adeguamento fiscale non è stato inserito nel disegno di legge ma è stato poi presentato con un emendamento specifico. Il valore complessivo delle tasse indirette previste è di 1.8 miliardi di euro. Sulle privatizzazioni, ND, in linea di principio favorevole, ha ritenuto però che quanto stabilito dal governo sia inefficiente e ha sottolineato la contrarietà al Meccanismo di adeguamento fiscale automatico poiché si configura come un bailout "perpetuo", che rende senza alcuna fine certa la politica di austerità richiesta alla Grecia. Il governo Tsipras invece ritiene che tale Meccanismo non sarà mai utilizzato dato che considera certo il raggiungimento dei parametri previsti dal bailout.

Il 22 maggio il disegno di legge è stato approvato dal Parlamento con 153 voti, 145 contrari (2 assenti). Vasiliki Katrivanou, deputato di Syriza, ha votato contro gli articoli sul Fondo di privatizzazione e sul Meccanismo di adeguamento fiscale; subito dopo si dimessa da parlamentare. Valutazioni molto negative da parte delle opposizioni: Vasilis Leventis dell'Unione dei Centristi ha considerato "vergognoso" che sia stato approvato un disegno di legge stabilito da Ue e Fmi e nel quale non sia stato modificato nemmeno un comma; per Dimitris Koutsoumpas (Kke) non si tratta nemmeno degli ultimi provvedimenti nel quadro del bailout, nonostante quel che dice l'Esecutivo. Per Fofi Gennimata, Presidente di Pasok da giugno 2015 e del gruppo parlamentare di Allineamento Democratico (formato da Pasok e Sinistra Democratica), si è trattato di "una pagina umiliante nella storia greca".

Il 25 maggio i ministri delle Finanze dell'Eurogruppo hanno dato il via libera ad una rata di 10.3 miliardi di euro per Atene suddivisa di un due parti: la prima di 7.5 miliardi a giugno, la seconda di 2.8 miliardi a settembre seguente. E' stato stabilito che qualora la Grecia raggiunga i parametri finanziari richiesti con il terzo bailout si porrebbero le condizioni per una riduzione del debito (tra i metodi ipotizzati anche una estensione delle scadenze di pagamento). Su questa posizione si è raggiunto un compromesso tra il Fmi, che per la partecipazione al prestito di 10.3 miliardi di euro ha chiesto la riduzione del debito greco da subito, e quella la Germania che, pur considerando determinante la partecipazione del Fmi al bailout, non ha voluto impegnarsi sulla richiesta di riduzione del debito da subito, data la prossimità delle elezioni legislative federali previste nella seconda metà del 2017.

Quando stabilito in sede di Eurogruppo è stato considerato in modo molto positivo dal governo Tsipras, che vi ha riscontrato le condizioni per l'inizio della ripresa economica-finanziaria. Di parere negativo invece Nuova Democrazia, secondo cui quanto stabilito in relazione alla riduzione del debito è vago mentre il governo ha fatto tutto ciò che gli era stato chiesto dai creditori senza ottenere nulla in cambio, dato che i 10.3 miliardi arriveranno in due quote e saranno condizionati a ulteriori provvedimenti legislativi. In effetti per ottenere la rata di 7.5miliardi di Euro è stata necessaria una serie di provvedimenti addizionali al disegno di legge approvato in precedenza, con cui è stato stabilito il quadro normativo per la privatizzazione del gestore della rete elettrica, l'abolizione delle restrizioni sulla vendita dei crediti in sofferenza garantiti dallo Stato e la cancellazione graduale dei benefici per coloro che hanno pensioni basse.

Il 2 giugno questo insieme di provvedimenti è stato approvato in Parlamento, con i voti della maggioranza di governo. Nei giorni seguenti è stata richiesta l'approvazione di ulteriori misure tecniche. Completata questa fase ad Atene, il 9 giugno il Gruppo di Lavoro della Eurozona riunito a Helsinki, e successivamente l'Esm - Meccanismo di Stabilità Europea - confermando l'approvazione da parte di Atene del quadro normativo richiesto per l'ottenimento del prestito - hanno dato il via libera al pagamento della rata di 7.5 miliardi euro alla Grecia. Il provvedimento è stato allora sottoposto ai Parlamenti dei 19 Stati della Eurozona. Da notare che in occasione del passaggio parlamentare in Germania, Wolfgang Schaeuble ha detto che la Grecia ha implementato la maggior parte delle riforme richieste. Il 21 giugno l'invio della rata del terzo piano di salvataggio ad Atene.



Questo articolo è stato pubblicato dal Centro di Documentazione Europea - Università degli Studi di Catania (www.cde.unict.it)

* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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