Elezioni legislative 2010 in Gran Bretagna
Economia, riforma elettorale e Ue al centro dell'alleanza di governo tra Conservatori e Liberaldemocratici

di Ninni Radicini
Giugno 2010


Le elezioni del 6 maggio per il rinnovo dei seggi alla Camera dei Comuni sono state caratterizzate dalla vittoria del Partito Conservatore senza raggiungimento della maggioranza assoluta e dalla conseguente incertezza sulla composizione del nuovo esecutivo. Sono stati necessari negoziati, conclusi con l'accordo tra i Conservatori, di David Cameron, e i Liberaldemocratici di Nick Clegg. Cinque giorni dopo le elezioni, Cameron, ha ricevuto dalla regina l'incarico di formare il governo, diventando a 43 anni il più giovane primo ministro dal 1812, avendo come vice il coetaneo Clegg. I Conservatori hanno ottenuto il 36,1% (306 seggi, +109). A seguire i Laburisti 29% (258 seg., -98); Liberaldemocratici 23% (57 seg., -5); Partito nazionale scozzese 1,7% (6 seg.); Partito Verde di Inghilterra e Galles 1% (1 seg.); Sinn Féin 0,6% (5 seg., -); Partito democratico unionista 0,6% (8 seg.; -1); Plaid Cymru - Partito del Galles 0,6% (3 seg., -); Partito socialdemocratico e laburista 0,4% (3 seg., -); Partito dell'alleanza dell'Irlanda del Nord 0,1% (1 seg.); Indipendenti / Altri 6.5% (1 seg., -1). Ha votato il 65.1% (+4% sul dato del '05).

I Laburisti hanno prevalso in Galles con il 65% (Conservatori 20%, Ld 8, Pc 8%), in Scozia con il 69% (Ld 19%, Snp 10%; Conservatori 2%), a Londra con il 52% (Conservatori 38%; Ld 10%), in North East, Yorkshire - Humberside e North West. I Conservatori hanno vinto nell'Eastern (90%), South East (88%) e in East Midlands, South West e West Midlands. Da notare che sette mesi fa i Conservatori avevano 19 punti di vantaggio sui Laburisti e a pochi giorni dalle elezioni ai Liberaldemocratici - alla ribalta mediatica per la vittoria di Clegg nel primo dibattito televisivo - i sondaggi assegnavano tra i 90 e i 100 seggi. La trattativa tra Laburisti e Liberaldemocratici prevedeva la formazione di un governo di "alleanza progressista" con la partecipazione dei nazionalisti scozzesi, del Partito del Galles, degli unionisti democratici dell'Irlanda del Nord e dei Verdi, che per la prima volte entrano alla Camera dei Comuni con Caroline Lucas, presidente del partito.

Nonostante la disponibilità del premier uscente laburista Gordon Brown alla riforma elettorale sostenuta dai Liberaldemocratici per il passaggio dall'attuale sistema maggioritario uninominale a uno di tipo proporzionale, e le sue dimissioni anche dalla segreteria del partito, l'ipotizzato inusuale numero di partiti di governo e l'eventuale conferimento dell'incarico di primo ministro al leader del partito sconfitto, hanno contribuito a rendere vana l'iniziativa, aprendo la strada all'accordo tra Conservatori e Liberaldemocratici, sebbene l'attuale maggioranza degli elettori liberaldemocratici sia orientata a sinistra. Il precedente governo di coalizione fu tra Conservatori e Laburisti dal 1940 al '45, mentre nel '74 si ebbe un governo di minoranza presieduto dal laburista Harold Wilson. Due nodi considerati decisivi nel nuovo esecutivo sono i provvedimenti economici e finanziari e il rapporto con l'Ue.

In campagna elettorale i Conservatori hanno sostenuto la necessità di ridurre in modo consistente la spesa pubblica per contrastare l'aumento del deficit. Sebbene i Liberaldemocratici (con un programma economico più complementare a quello laburista) si dichiarassero dichiaravano contrari, nei giorni successivi alla formazione del governo (in cui hanno quattro ministeri) hanno però accolto la linea dei Conservatori, motivando la decisione con la constatazione delle condizioni del bilancio statale e con gli effetti recenti della crisi greca sulla economica europea e sull'Euro. Fra i tre maggiori partiti britannici, i Liberaldemocratici sono i più europeisti mentre i Conservatori sono nell'insieme tra i più euroscettici, al punto da aver proposto un referendum sul Trattato di Lisbona e, dopo le elezioni europee del '09, aver lasciato il Partito popolare europeo, formando un nuovo gruppo, i Conservatori e Riformisti Europei, a cui hanno aderito partiti dell'Europa dell'Est.

Nel programma del nuovo governo è previsto un referendum, sostenuto dai Liberaldemocratici, per scegliere se passare a un sistema di volto alternativo (possibilità per gli elettori di indicare una lista in ordine di candidati; vittoria del candidato con maggioranza assoluta; altrimenti redistribuzione dei voti a partire da quelli del candidato che ne ha ottenuti meno). Un sistema però criticato da una parte ampia dei Conservatori, poiché determinerebbe condizioni tali da rendere pressochè certi governi di coalizione invece dei tradizioni monocolori: uno scenario a vantaggio dei partiti di centro-sinistra che, nelle varie articolazioni, rappresentano la maggioranza nel panorama politico-elettorale britannico.



* Articolo pubblicato da Orizzonti Nuovi - Periodico di informazione e analisi di Italia dei Valori

* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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ed. Polistampa, 2007

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