Quando spararono al Giro d'Italia
di di Paolo Facchinetti
ed. Limina, pagg.121, 2005
Recensione di Ninni Radicini
La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario. Giornali e aziende - quelle salvatisi dal disastro o appena riavviate - mettono in palio premi sostanziosi, soprattutto per le tasche vuote dell'epoca. L'ultima volta si era corso sei anni prima. Una generazione di ciclisti aveva visto passare gli anni migliori. Uno tra tutti, Gino Bartali.
Partenza il 15 giugno da Milano (il 2 c'è il referendum monarchia/repubblica). Si scende fino a Napoli, poi si risale. Partecipano 70 ciclisti. E' la prima delle grandi corse a tappe a ricominciare (il Tour nel '47). Nel programma c'è la Rovigo-Trieste. Non è come le altre. A Trieste, nel '45, i partigiani di Tito entrano prima di un reparto neozelandese degli Alleati e ne approfittano per dichiarare la città annessa alla Jugoslavia. Un mese dopo gli anglo-americani ne prendono il controllo, in attesa di un accordo internazionale tra Roma e Belgrado e sullo sfondo tra Usa e Urss. E' una delle tante prove di forza che caratterizzeranno la "guerra fredda".
La tensione è alta e poco prima della partenza il comando alleato invita gli organizzatori del Giro ad annullare quella tappa. L'arrivo a Trieste era un modo per affermarne la italianità. La parte jugoslava temeva l'avvenimento ed era pressoché certo che avrebbe fatto qualcosa contro. Ad alimentare la passione c'era la presenza della Wilier Triestina tra le squadre al via. E' una formazione con ciclisti delle tre Venezie e maglia rosso alabardata, nata su iniziativa di Mario Dal Molin, proprietario della azienda Wilier di Bassano del Grappa. Tra loro il triestino Giordano Cottur, passista scalatore, con molte vittorie da dilettante poi professionista dal '38. Al Giro partecipano "squadre" e "gruppi". Le prime sono quelle delle aziende che producono biciclette, le altre sono formate da società sportive e associazioni riconosciute. Tra loro: la Campari, il Centro sportivo italiano (area cattolica), la Milan-Gazzetta, messa su dalla Gazzetta e dalla squadra di calcio rossonera, il Fronte della Gioventù (del Pci).
La prima tappa, Milano-Torino, la vince Cottur. Al secondo posto il compagno di squadra Toni Bevilacqua (che vincerà quella del giorno dopo). Sui giornali è il tripudio. Intanto si ripropone la questione della Rovigo-Trieste. Annullarla potrebbe determinare proteste da parte italiana. Si decide di tentare il tutto per tutto e la tappa viene reintegrata. Però, come suggeriscono le autorità, è bene tenere un basso profilo. La Gazzetta pubblica la notizia senza troppa enfasi e il suo editorialista, Bruno Roghi, mette da parte la prosa appassionatamente patriottica. A Trieste, la sera prima della tappa, ci sono incidenti e scontri. Domenica 30 giugno si parte da Rovigo alle 6.25 del mattino. A mezzogiorno si entra nella Zona A (controllata dagli Alleati). Da quel momento, ogni metro di strada deve essere percorso con attenzione. I primi problemi cominciano a Bigliano, poco prima di Pieris. Ai bordi delle strade non c'è nessuno, ma ad un certo punto, come ricorda Alfredo Martini, sui ciclisti arrivano fiori e pietre. Si pensa a qualche imbecille. Pochi metri dopo un ragazzo lancia un grosso sasso in mezzo alla strada. Alcuni sbandano e cadono, qualcuno rimane ferito, qualche altro con la bicicletta danneggiata. Non si tratta di gesti isolati.
Cento metri più avanti, dopo una curva, la strada è bloccata da pietre, bidoni di catrame, pezzi di filo spinato. I ciclisti e le auto al seguito devono fermarsi. In quel momento scatta l'agguato. Dai lati arrivano pietre. Alcuni ciclisti sono feriti, quello più grave è Marangoni, colpito alla testa e svenuto. Non è finita. Mentre si prestano i soccorsi, inizia una sparatoria che dura 4-5 minuti. In molti non se la sentono di rischiare la pelle e i dirigenti del Giro decidono di finirla lì: tappa conclusa e stesso tempo per tutti. Per la sera ognuno si arrangi. In molti si dirigono verso Udine.
C'è però uno che continua a ripetere: "Io a Trieste in un modo o nell'altro ci voglio arrivare". E' Cottur. Si capisce che è disposto a continuare anche da solo. Allora si cerca di creare una specie di rappresentanza della corsa, anche perché se nessuno fosse arrivato a Trieste le conseguenze sarebbero state imprevedibili. Mancano 38Km all'arrivo. Per un tratto i ciclisti sono a bordo delle camionette americane. Seguono una strada differente da quella prevista, eppure è piena di chiodi e pezzi di vetro. A Grignano-Miramare tornano in sella. L'arrivo non fa classifica ma vale per i premi di tappa. Non è un finale di cortesia. Si corre sul serio. Cottur non può lasciarsi sfuggire l'occasione e vince. Ai primi tre posti tre della Wilier Triestina.
Per effetto di quell'agguato vi sono una serie di gravi incidenti tra opposte fazioni. Quando si riparte da Udine, inizia un altro Giro. Arrivano le Dolomiti, con i favoriti a darsi battaglia. Nella classifica finale, la maglia rosa è Gino Bartali, secondo Fausto Coppi, terzo Vito Ortelli. Giordano Cottur è all'ottavo posto ma è lui l'eroe all'arrivo nell'Arena di Milano. Il suo gesto aveva avuto un enorme valore. Srisse Bruno Roghi: "Il Giro d'Italia ha fatto il suo dovere. E' andato a trovare gli italiani. E' andato a dire che bisogna stare uniti e bisogna volersi bene. Il Giro doveva andare a Trieste, proprio nei giorni estremi di un dolore estremo, per recare alla sorella in pericolo la prova della solidarietà disperata di tutti i fratelli italiani. E' andato a Trieste."
Giordano Cottur è scomparso l'8 marzo 2006, a quasi 92 anni. Fino all'ultimo non ha mai mollato. Nulla di strano per uno che sfidò la storia quel 30 giugno di sessanta anni fa. Il merito di questo libro è nella descrizione di quell'episodio del Giro del '46 attraverso un meccanismo narrativo chiaro e scorrevole, adatto ad ogni tipo di lettore. Si tratta del primo di una serie, dello stesso autore, per la sottocollana "Storie dal Giro", che prosegue fino al 2009, centenario del Giro. Non è mai facile sincronizzare sport, cronaca e storia. Paolo Facchinetti, come sempre, ci riesce con naturalezza. Per la felicità di noi che crediamo nella cultura dello sport.
www.liminaedizioni.it
Mostre
Artisti in bicicletta
termina lo 01 settembre 2010
Studio Gennai Arte Contemporanea - Pisa
Presentazione mostra
Biciclette ritrovate
15 aprile 2010, ore 12.00-00.00
corso Garibaldi 71 - Milano
www.rossignoli.it
Ci saranno biciclette da corsa, da città, con le ruotone, con le ruotine, con le rotelle, di carta, di legno, di Coppi, di Bartali, di oggi e di ieri, e molto altro ancora, tra cui fotografie e filmati d'altri tempi, un magazzino pieno di bici (dall'odore inconfondibile), letture sul ciclismo epico, libri e musica.
L'Italia di Coppi
Fotografie dall'archivio Omega Fotocronache di Vito Liverani
termina il 20 febbraio 2010
Polifemo fotografia | La Fabbrica del Vapore - Milano
www.polifemo.org
Immagini storiche, preziose, quasi tutte edite, che sono anche un omaggio a chi ha saputo vedere lungo conservando negativi e lastre originali di un'epoca altra anche riguardo al mezzo fotografico. Nel 2010 saranno passati 50 anni dalla morte di Fausto Coppi (gennaio 1960), a seguito di un attacco di malaria. Coppi tutt'oggi è uno dei personaggi italiani più popolari: alcuni dicono per come correva, altri per come vinceva, altri ancora per come è morto. Ma in realtà sembra che il suo mito sia soprattutto dovuto alla sua comparsa in un momento storico in cui l'Italia aveva bisogno di risollevarsi dal dramma della guerra, aveva bisogno di personaggi che riportassero un'immagine positiva del paese a livello internazionale.
Le immagini dell'archivio di Vito Liverani mostrano Coppi protagonista e circondato da un paese che gli si è stretto intorno non soltanto per le sue imprese sportive ma per quello che esse simboleggiavano. Fotografie realizzate da grandi nomi della fotografia italiana degli anni '40 e '50, come Carlo Martini (autore della celebre immagine del passaggio della borraccia tra Bartali e Coppi), Luigi Bertazzini (che ha ritratto in studio un Fausto Coppi in posa con le sue maglie più prestigiose) e lo stesso Vito Liverani (che ha seguito moltissime delle corse grazie alle quali Coppi ha costruito il suo mito).
Biciclette ritrovate
3a ed., 22 aprile 2009 (ore 12.00 - 00.00)
Cortile di corso Garibaldi 71 - Milano
www.rossignoli.it
Rossignoli rinnova la mostra di biciclette d'epoca con pezzi di grande pregio e interesse: velocipedi dell'Ottocento, le biciclette dei lavori (ricordate la bici del lattaio?) e le indimenticabili due ruote di Binda, Coppi e Merckx. E ci saranno molti altri pezzi da novanta: bici curiose, bici eleganti, bici che hanno scritto la nostra storia. Ma anche fotografie, quadri, cimeli e accessori. Cicli Rossignoli è nel cuore di Milano dal 1900. L'attuale sede di corso Garibaldi risale al 1953, quando Sergio Rossignoli decise di traslocare definitivamente l'attività che dal Dopoguerra si svolgeva al numero 16 della stessa via. Primo negozio di biciclette all'interno delle Mura Spagnole, Rossignoli deve la sua fama alla cura dei dettagli, a un'anima artigianale e alla grande passione dei proprietari. La bicicletta non è il mezzo di trasporto del passato, ma del futuro: è amica delle tasche e amica dell'ambiente.
Nell'arco della giornata si terranno tre appuntamenti culturali dedicati alle biciclette:
.. ore 18.00 l'attore Matteo Caccia interpreta la storia della leggendaria figura di Malabrocca, indimenticabile maglia nera del Giro d'Italia.
.. ore 19.30 l'Associazione Parole Sonore presenta le Letture in corsa, alla ricerca della bicicletta nella grande letteratura.
.. ore 21.00 Paolo Colombo e Gioachino Lanotte presentano il libro La corsa del secolo (Mondadori) sulla grande storia del Giro d'Italia che festeggia quest'anno il Centenario.
Ciclomundi
Festival nazionale del viaggio in bicicletta
12-14 settembre 2008
Portogruaro (Venezia)
Mostra: Biciclette ritrovate
17 aprile 2008, ore 16.30-23.00
Cortile di Corso Garibaldi,71 - Milano
www.rossignoli.it
Dopo il successo dell'anno scorso, Cicli Rossignoli ripropone, con il Patrocinio del Comune di Milano e la sponsorizzazione di Credito Artigiano, la mostra di biciclette d'epoca che vanta tra i pezzi di maggior pregio alcuni velocipedi dell'Ottocento, le biciclette dei lavori (dalla bici del lattaio a quella dell'arrotino e del pompiere) e le due ruote di Coppi e Merckx. I cimeli sono presentati al pubblico insieme a quadri della Galleria d'Arte Ciovasso e a una serie di fotografie, cartoline e accessori d'epoca. Nell'arco della giornata si terranno tre appuntamenti culturali dedicati alle biciclette:
.. ore 18.00, Marco Pastonesi, giornalista della Gazzetta dello Sport, presenta La corsa più pazza del mondo: dal Giro del Burkina Faso a una corsa in Mali, il diario di un viaggio compiuto all'interno del continente africano, tra i suoi personaggi e le sue usanze.
.. ore 19.30 i professori Paolo Colombo e Gioachino Lanotte raccontano gli anni del dopoguerra e della ricostruzione dell'Italia attraverso la storia personale di Sergio Rossignoli, accompagnato da musica e immagini suggestive.
.. ore 21.00 l'Associazione Parole Sonore presenta Letture in corsa: sulle note di musica Jazz, gli attori si esibiscono in un reading sul tema della bicicletta e del ciclismo, alla ricerca del segno che la bicicletta ha lasciato nella letteratura.
Cicli Rossignoli è nel cuore di Milano dal 1900. L'attuale sede di corso Garibaldi risale al 1953, quando Sergio Rossignoli decise di traslocare definitivamente l'attività che dal dopoguerra si svolgeva al numero 16 della stessa via. Primo negozio di biciclette all'interno delle Mura Spagnole, Rossignoli deve la sua fama alla cura dei dettagli, a un'anima artigianale e alla grande passione dei proprietari. Pedalano su biciclette Rossignoli clienti venuti dal Giappone, dalle Americhe, dall'Oceania. Dopo decenni di felice conduzione, Sergio Rossignoli ha passato il testimone ai figli Giovanna e Renato, che si occupano dell'area biciclette, e a Giorgio, che gestisce il settore accessori e abbigliamento bici e moto.
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