Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni, pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Stéphane Zaech: Bellezza e Decostruzione
termina lo 09 novembre 2014
MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

Mostra di pittura dedicata all'artista svizzero Stéphane Zaech (1966). La genesi del suo lavoro corrisponde a un periodo storico particolare, di transizione da un'epoca, in cui gli stilemi erano sorretti da un'idea linguistica forte, a un'altra, ove i concetti transmediali applicati all'arte e alla società si fanno più evidenti e necessari nel verso della emancipazione da avanguardie e ideologie connotate spesso da una coerenza estenuante, ripetitiva e autoreferenziale, e laddove il ritorno a forme di accademismo è latente. Stéphane Zaech nasce, per casualità storica e vocazione interiore, sul crinale di questo difficile ma entusiasmante periodo di riassetto dei valori politici e sociali, ed economico-finanziari.

La sua arte si fonda - secondo noi - sui principi puri della pittura, ove egli approfondisce pochi temi come il ritratto e, parallelamente, il paesaggio. (...) La serie di ritratti dedicati a personaggi del mondo dell'arte sono caricaturali ed esilaranti, ma puntuali nel pittare il personaggio pubblico e privato, così come i riferimenti e il citazionismo linguistico 'à la manière de' sono frequenti nella sua ritrattistica, al cui interno il paesaggio ne fa immancabilmente da sfondo esotico, determinando talvolta il 'temperamento' e il 'clima' del quadro generale. Questo rimando all'esotismo della natura fa da eco a certi paesaggi ideali di matrice rinascimentale o più tardi a scenografie riportate sui primi libri di viaggio e mai viste prima dall'occhio umano. Sono fondamentalmente delle semplici messe in scena teatrali, dove il personaggio grottesco sembra posare entro una scenografia appositamente e semplicemente costruita all'uopo. (Mario Casanova, 2014)




Quadro di Pasquale D'Ambrosio Le magiche astrazioni di Pasquale D'Ambrosio
21 settembre - 02 ottobre 2014
Caffè Carducci - Monfalcone
www.amebe.com

Mostra a cura di Paolo Posarelli; curatrice artistica: Gabriella Machne. Pasquale D'Ambrosio, originario della Lucania, da molti anni a Trieste, ex funzionario direttivo della Corte dei Conti, sin da giovane si è dedicato con passione alla pittura, prediligendo l'olio. A Potenza e a Roma ha perfezionato il suo stile con alcuni maestri. Molte sue opere fanno parte di collezioni private a Roma, Firenze, Salerno ed in altri luoghi d'Italia. Dal 2009 al suo attivo: varie personali e collettive; numerosi premi e riconoscimenti, anche da parte della critica, che ha ricevuto nei concorsi ai quali ha partecipato. Tra i vari luoghi si ricorda che ha esposto a: Firenze, Venezia (due collettive, tra cui una presso le lo Storico "Palazzo delle prigioni"), Monfalcone, Grado, Trieste. Nel 2013 è presente, alla pag.della Bottega d'arte Amèbe, in un catalogo di un Evento collaterale alla 55esima edizione della Mostra Internazionale d'Arte "La Biennale di Venezia". E' del 2014 la stampa del suo primo catalogo, curato da Gabriella Machne. E' presente nel sito della Bottega d'Arte "Amèbe" nella sez."Artisti".

«Fin dai primi lavori figurativi il suo percorso artistico si è distinto per la ricerca basata sul colore. I soggetti scelti, uniti all'accuratezza dei tratti, alla profondità e alla luce, sostengono il colore: il vero protagonista dei suoi lavori. Un'esigenza che l'artista sente con forza: ogni suo quadro ha quasi un bisogno primario e recondito di queste sfumature irripetibili.» (Gabriella Machne - curatrice artistica)

«Una gestualità quella di Pasquale D'Ambrosio che spazia tra l'informale fino ad arrivare ai stretti confini dell'astrazione, dove le masse e i volumi coloristici creano una simbiosi che corre sulla superficie della tela, quasi a volerla segnare di diritto senza però tralasciare l'armonia compositiva, ricercando al tempo stesso una linea di pittura personale e raffinata.» (Diego Valentinuzzi - curatore d'arte e pittore)

«Pasquale D'Ambrosio da' la sua risposta con le accensioni di colori con gli sviluppi improvvisi di luci cui corrispondono quasi ritmicamente opposti silenzi, la sua pittura vuole essere anche sintesi di oggettualità, in questo senso mi pare un po' di confine con l'astrattismo perchè esso è sintesi, quasi raccolta riassuntiva di percezioni visive.» (Vito Sutto - critico d'arte e docente)

La Bottega d'Arte "Amèbe" promuove l'Arte pittorica con mostre, concorsi e corsi d'arte. La curatrice artistica, Gabriella Machne, è pittrice e si occupa attivamente di Arte. Al suo attivo vanta una lunga esperienza con serate, interventi dialettici, concorsi, mostre, presentazioni di libri ecc. Nel 2007 l'Ass.to alla Cultura del Comune di Trieste le ha conferito una targa per l'attività artistica. (Comunicato stampa)




David Lynch - Untitled (Lodz) - 2000 David Lynch - Untitled (England) - late 1980s early 1990s David Lynch - Untitled - Lodz 2000 David Lynch: The Factory Photographs
termina il 31 dicembre 2014
MAST Photo Gallery - Bologna
www.mast.org

La mostra - a cura di Petra Giloy-Hirtz, in collaborazione con il MAST e la Photographers' Gallery di Londra - raccoglie 124 opere di David Lynch. MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) ha aperto la sua Gallery, dall'ottobre del 2013, esclusivamente per opere di fotografia industriale della propria collezione con la presentazione di tre mostre. L'esposizione delle opere fotografiche industriali di David Lynch, assieme a suoi video e filmati, dà il via alla prima collaborazione con artisti diversi da quelli rappresentati nella propria collezione.

Le fotografie in bianco e nero testimoniano la sua fascinazione per le fabbriche, la passione quasi ossessiva per comignoli, ciminiere e macchinari, per l'oscurità e il mistero. In un arco di tempo di oltre trent'anni ha fotografato i monumenti decadenti dell'industrializzazione, edifici in laterizio decorati con volte, cornicioni, finestre e portali imponenti, impressionanti nella loro somiglianza con le antiche cattedrali. Rovine di un mondo che va scomparendo, in cui le fabbriche erano pietre miliari di un orgoglioso progresso e non luoghi desolati, scenografie per storie cariche di quell'aura emozionale caratteristica di Lynch. Le fotografie sono state scattate tra il 1980 e il 2000 nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles.

E' come se la fuliggine, i vapori o le polveri sottili che avvolgevano quei luoghi si fossero posate sulla superficie della carta: ne risultano immagini di straordinaria potenza sensoriale, come disegni fatti a carboncino, in cui il nero carico delle linee nitide, grafiche, taglia il grigio scuro dei campi. L'inconfondibile cifra di Lynch si svela in modo suggestivo nei soggetti scelti, nelle atmosfere, nelle nuance di colore di mondi arcani e surreali, nelle sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film. La mostra comprende 124 scatti - alcuni dei quali inediti - realizzati in due diversi formati: 28x35,6cm e 100x150cm.

Fanno parte della mostra un'installazione sonora dell'artista ed una selezione dei suoi primi cortometraggi, meno noti al grande pubblico, che verranno proiettati a ciclo continuo nel percorso espositivo: Industrial Soundscape, Bug Crawls, Intervalometer: Steps. In occasione della mostra verrà stampato, a cura della Fondazione MAST, un catalogo contenente 34 immagini tratte dalla mostra Factory Photographs, 14 delle quali inedite, con testi di Petra Giloy-Hirtz e Urs Stahel. Il volume David Lynch: The Factory Photographs di Petra Giloy-Hirtz, pubblicato da Prestel Verlag, Munich-London-New York, 2014, sarà disponibile all'ingresso della Gallery. La Cineteca di Bologna dal 27 al 30 Settembre dedicherà al regista David Lynch una retrospettiva dei suoi film.

David Lynch, regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo. La sua formazione accademica è nel campo della pittura: studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, realizza qui, nel 1966, il suo primo cortometraggio. Si trasferisce in seguito a Los Angeles; il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un "cult classic". Per The Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) ha ricevuto la nomination all'Oscar per la migliore regia. Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999), Inland Empire (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990-1991) hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il francese César pour le Meilleur Film Étranger, la Palme d'Or du Festival de Cannes e il Leone d'Oro alla carriera della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. (Comunicato Ufficio Stampa Lucia Crespi)




Opera di Maria Cristina Vimercati Maria Cristina Vimercati - Hurry up there is a party Maria Cristina Vimercati: Onnivora presenza
termina il 30 settembre 2014
Galleria d'Arte Contemporanea Statuto13 - Milano
www.statuto13.it

Maria Cristina Vimercati è fotografa, scenografa, regista e pittrice. Un'artista a 360° che ho avuto il piacere di conoscere sia sotto il profilo artistico che umano avendo così l'opportunità di comprendere la sua natura creativa che è senza dubbio un ricco connubio di tutte le specialità artistiche nelle quali si cimenta da molto tempo. Le sue tele sono territori introspettivi raccontati poeticamente con colori ad olio, pigmenti, terre, stucchi, stesi anche in modo molto materico. Tutto emerge dal profondo della sua emozionalità e del suo percepire il mondo circostante sia nel reale che nell'onirico/sensoriale. Proprio come si trattasse in una "onnivora presenza" che si ciba di tutto: di anima, amore, emozioni, ragione e respiro ma dove l'intento ultimo resta sempre quello di condividere una sana e gioiosa speranza. Anche di fronte al buio temporalesco più intenso del cielo o dell'anima. Mostra a cura di Massimiliano Bisazza.




Franziska Gilli - Passengers to nowhere Franziska Gilli: Passengers to nowhere
termina il 18 ottobre 2014
Galerie | Galleria foto-forum - Bozen / Bolzano
www.foto-forum.it

Mostra della fotografa altoatesina Franziska Gilli (Bolzano). Vengono presentate una serie di foto del cammino verso il rifugio più alto d'Europa e un ritratto della saltatrice con gli sci gardenese Elena Runggaldier. Entrambi i lavori riguardano la ricerca della quiete dei singoli protagonisti e la loro aspirazione a un isolamento fisico e mentale in sfere d'altitudine ariosa. Mentre la saltatrice con gli sci raggiunge questo traguardo solo per pochi istanti, l'escursionista si perde nell'ambiente e trova la sua quiete un po' qua, un po' là. Entrambi sono però accomunati dal fatto che non sanno mai prima quando riusciranno a raggiungere quello che cercano.

Il lavoro su Elena Runggaldier è stato fatto nell'inverno 2013/14 durante la preparazione per le Olimpiadi invernali di Sochi 2014 alle quali le saltatrici con gli sci, novant'anni dopo i maschi, hanno potuto partecipare per la prima volta. L'atleta 24enne fa parte da undici anni della nazionale italiana di saltatrici con gli sci e ha conquistato, con il secondo posto ai campionati mondiali di salto con gli sci nel 2011 a Oslo, la prima medaglia azzurra in assoluto in questa disciplina. "L'aquila azzurra" è presente nella mostra anche come reportage multimediale, nel quale Elena Runggaldier parla della paura, dei suoi sogni notturni e della sensazione che prova in aria durante un salto. Quattro secondi per il pubblico, per lei a volte durano un'eternità.

Nella serie della salita alla Capanna Regina Margherita, a 4.554 metri, sul massiccio del Monte Rosa, al confine tra Italia e Svizzera, ci sono anche fotografie del ghiacciaio Malavalle. La storia "Im weißen Rauschen" (Nel mormorio bianco, 2013) in collaborazione con il giornalista Tobias Oellig, che Franziska Gilli accompagna con la macchina fotografica nella sua ricerca della quiete in alta quota. Le immagini della mostra non seguono però nessuna cronologia o storia, ma, al di là del contesto giornalistico, parlano per sé e della sensazione di mettere un piede davanti all'altro, da qualche parte, in mezzo tra cielo e terra, in un silenzio indefinibile.

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Die Galerie foto-forum eröffnet die kommende Ausstellungssaison mit "Passengers to nowhere" der Südtiroler Fotografin Franziska Gilli (geboren in Bozen, lebt und arbeitet in Frankfurt und Hannover). Gezeigt werden eine Serie über den Weg zur höchstgelegenen Schutzhütte Europas sowie ein Portrait der Grödner Skispringerin Elena Runggaldier. Beide Arbeiten beschäftigen sich mit der Suche der einzelnen Protagonisten nach der Stille sowie deren Streben nach physischer wie mentaler Isolation in luftiger Höhe. Während die Skispringerin nur wenige Sekunden lang ihr Ziel erreicht und voll auskostet, irrt der Wanderer umher und findet mal hier, mal dort zur Ruhe. Beide vereint der Umstand, dass sie vorab selten wissen, wann genau sie erreichen, was sie suchen.

Die Arbeit über Elena Runggaldier entstand im Winter 2012/13 im Vorfeld zu den Olympischen Winterspielen in Sochi 2014, an denen die Skisprungdamen erstmals, 90 Jahre später als die Männer, teilnehmen durften. Die 24-Jährige ist seit elf Jahren Mitglied der Italienischen Skisprungnationalmannschaft und gewann 2011 mit einem zweiten Platz in Oslo die historische erste italienische Medaille bei einer Skisprung-WM. "L'aquila azzurra" ist in der Ausstellung auch als Multimediareportage zu sehen, in der Elena Runggaldier über Angst, ihre Träume in der Nacht und das Gefühl in der Luft während eines guten Sprunges spricht. Vier Sekunden für das Publikum werden für sie manchmal zur Ewigkeit.

In die Serie über den Aufstieg zur Capanna Regina Margherita auf 4554 m im Monte-Rosa-Massiv an der Grenze zwischen Italien und der Schweiz mischen sich Fotografien aus dem Übeltalferner Gletscher. Die Geschichte "Im weißen Rauschen" entstand 2013 in Zusammenarbeit mit dem Journalisten Tobias Oellig, den Franziska Gilli in beiden Gebieten auf der Suche nach der Stille in der Höhe mit der Kamera begleitete. Die Bilder in der Ausstellung folgen jedoch keiner Chronologie oder Erzählung, sondern stehen abseits des journalistischen Kontexts für sich und für das Gefühl, einen Fuß vor den anderen zu setzen, irgendwo zwischen Himmel und Erde, in einer undefinierbaren Stille, beruhigend einerseits, gebrochen durch das leise Knacken im Gletscher seltsam bedrohlich andererseits.




Amato Patriarca - Onda grigio Amato Patriarca: "Baci"
07 ottobre (inaugurazione ore 18.30) - 31 ottobre 2014
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Amato Patriarca è un'artista contemporaneo che trae ispirazione dal comune vivere, dalla contemporaneità delle azioni quotidiane a rappresentazione di attimi, sentimenti, manie e vizi. I suoi soggetti sono personaggi che incontriamo tutti i giorni sul tram, fermi al semaforo, al supermercato, per le strade, in viaggio, in ogni dove. Sono personaggi che ci rappresentano e che a nostra volta possiamo impersonare, grazie alle scelte cromatiche, di ispirazione Pop, sono personaggi dinamici, che vivono, in procinto di compiere azioni esistenziali, tra queste azioni vi è il bacio. In questa mostra, a cura di Stefano Cortina, l'artista, con la sua personale interpretazione, ci introduce nel poliedrico universo dei "baci".

Il bacio il più celebrato dei gesti, l'inizio di ogni cosa e come ci dichiara lo stesso Patriarca...- il bacio è legato indissolubilmente alla storia dell'umanità. Il bacio è in assoluto il fondamento dell'Eros, elemento primario delle relazioni, primo passo della conoscenza e del legame fisico...-. C'è bacio e bacio, i baci non sono tutti uguali, esistono molti "tipi di baci" e per ognuno un significato diverso, una storia diversa. Adorazione, Eros, amore, rispetto, affetto, fiducia, amicizia, inferiorità, fratellanza, fedeltà e molto altro ancora, con un gesto colto, raffinato analizza e interpreta la natura umana e il sublime "gesto". Patriarca con le sue opere qui esposte ci accompagna passo per passo nell'iconografia emozionale del semplice e naturale "atto" del bacio. Catalogo in galleria, con una introduzione di Flaminio Gualdoni e una intervista di Susanne Capolongo. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Stand Still di Costanza Mansueti Costanza Mansueti: Stand Still
termina lo 05 ottobre 2014
LABottega - Spazio per la Fotografia - Marina di Pietrasanta (Lucca)
www.labottegalab.com

Progetto maturato nel corso degli ultimi viaggi di Costanza Mansueti negli Stati Uniti e Canada. Si compone di 25 fotografie che rappresentano per lo più luoghi abitati e disabitati immersi nell'inverno americano, momenti bui e tetri ma anche attimi di luce in cui il sole arriva a sciogliere la neve, anche se per un solo momento. Le immagini di campagne si accostano a quelle di città affollate come New York seguendo un elemento comune, l'assenza di persone, rotto in un'unica fotografia in cui si intravedono delle sagome dietro una finestra di Philadelphia, in un ricordo vagamente hopperiano.

Dalla prefazione del catalogo scritto dalla giornalista Silvia Cavallini si legge: "Le sue immagini giustappongono il silenzio urlante di neve e ghiaccio con i fantasmi di persone. Non si vedono nei suoi scatti ma si percepiscono. Le foto sono di ghiaccio o neve, ma la mano di un uomo o di una donna è ovunque. Costanza ha un forte interesse per l'architettura, nelle forme degli edifici, la loro essenza, puntando la sua lente sulle linee principali che danno ciascuno il suo carattere. La buona architettura e la buona fotografia creano sentimento".




Tony Rappa - Timeless Tony Rappa: Timeless
termina il 26 settembre 2014
Multicenter Mondadori - Palermo
www.nonhosonno.com

La prima personale del fotografo Tony Rappa nasce dalla volontà dell'autore di cimentarsi in una nuova ricerca nei confronti della fotografia naturalistica, amplificando il concetto di movimento/staticità servendosi di un semplice filtro ND. Gli scatti sono stati realizzati nell'arco temporale di un anno e sono suddivisi in due categorie, bianco/nero e colore, in base al diverso approccio tecnico ed emotivo dell'autore (per interviste ed approfondimenti contattare l'Associazione Culturale Non Ho Sonno).

Tony Rappa (Palermo, 1974), figlio di fotografo professionista, manifesta fin dalla giovane età una spiccata propensione per la fotografia. Dopo il diploma, si dedica in modo professionale al lavoro di fotografo, intraprendendo un percorso di studio e di collaborazione con vari studi ed agenzie. Decide di specializzarsi in moda e beauty e si trasferisce a Milano, dove entra in contatto con affermati professionisti del settore. Tornato a Palermo mette a frutto le conoscenze acquisite, collaborando con riviste e agenzie per servizi e pubblicazioni e dedicandosi anche all'insegnamento. (Comunicato stampa)




Leopoldo Giampaolo - Maccagno - Santuario della Madonnina - acquerello cm.30x40 1956 Leopoldo Giampaolo - Capolago di Varese - Settembre 1948 - acquerello cm.19x26 1948 Omaggio a Leopoldo Giampaolo
termina il 26 ottobre 2014
Civico Museo Parisi-Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)
www.museoparisivalle.it

Leopoldo Giampaolo (Maccagno, 1909 - Varese, 1983) è una delle figure più importanti nell'ambito dello studio e della valorizzazione della storia locale. Laureato nel 1942 a Torino, dal 1950 per un ventennio fu direttore della Biblioteca civica della Città di Varese e dal 1953 fino alla morte presidente della Società Storica Varesina. Nelle sale del Museo maccagnese saranno esposte circa 70 opere dello stesso Giampaolo che, tra i tanti interessi, coltivò anche quello della pittura.

L'intenzione degli organizzatori è di rileggere l'attività di studioso attraverso una luce diversa rispetto a quanto finora conosciuto, ma capace di dare un risalto ancora maggiore a chi interpreta la Cultura come un interesse non perfettamente perimetrato. Amò raffigurare Varese con il suo Lago, il Verbano con i suoi paesi, con Maccagno e le Valli circostanti come soggetti preferiti. Leopoldo Giampaolo seppe utilizzare tutte le tecniche pittoriche, ma diede nell'acquarello le prove migliori della sua arte. La mostra è realizzata in collaborazione con la Società Storica Varesina, che ha curato la parte bibliografica e documentale, vero cuore pulsante dell'attività dell'Autore. (Estratto da comunicato stampa)




Ideo Pantaleoni - EOS 5D Mark III Ideo Pantaleoni Opera di Ideo Pantaleoni Ideo Pantaleoni: Gli anni 50 e 70
11 ottobre (inaugurazione ore 18.00) - 15 novembre 2014
FerrarinArte - Legnago (Verona)
www.ferrarinarte.it

La Galleria Ferrarin, in collaborazione con L'Archivio Pantaleoni presenta una selezione di opere inedite provenienti direttamente dal lascito dell'artista nell'anno della commemorazione dei 110 anni dalla nascita nella sua cittadina natia. La proposta artistica è focalizzata sulle opere del periodo M.A.C. (1948-1958) e prosegue con le opere degli anni '50 e '70 i Rilievi, sculture bidimensionali realizzate in alluminio o legno, rimandi dell'arte programmata e costruttivista. Opere inedite per il mercato attuale, in particolare le opere in anticorodal anticipano di almeno dieci anni quei movimenti artistici che si sono venuti a formare sul finire degli anni '50, inizio anni '60.

Ideo Pantaleoni (Legnago, 1904-1993) è stato un artista che ha attraversato tutto il Novecento artistico, passando dal periodo figurativo all'astrattismo al costruttivismo. La sua pratica si è sempre contraddistinta per la costante e parsimoniosa ricerca, per la sua maestria compositiva e cromatica, arte rigorosa e raffinata. Si trasferisce prima a Ferrara poi a Bologna ed in fine a Milano, città di adozione, che in alternanza con Parigi saranno luoghi professionali e affettivi per tutta un'esistenza.

Ha costantemente partecipato a eventi pubblici, ha esposto in gallerie private sia in Italia che all'estero, è stato insignito di innumerevoli riconoscimenti e premi alla carriera. Per l'occasione è stato editato dalla galleria FerrarinArte un catalogo che raccoglie, oltre alle opere esposte, i testi critici di Marco Meneguzzo e Luigi Cavadini e le interviste di Susanne Capolongo a Paolo Berra e Marco Parini. (Estratto da comunicato stampa di Susanne Capolongo)




Alvise Vendramin- Orologio Alvise Vendramin
12-22 settembre 2014
Bottega d'arte Amèbe - Trieste
www.amebe.com

Colori, ritmi, simbolismi e surrealismo, sono l'insieme dell'arte di questo artista. Una pittura di grande effetto visivo e creativo. Composti in vario modo, spesso su legno, (i lavori di falegnameria sono un suo hobby) hanno svariate forme: dal classico quadro alla lunga tavola. Interessanti gli oggetti d'arredo, quali gli orologi.





La scrittura visuale / La parola totale
termina il 15 gennaio 2015
Museo Nitsch - Napoli
www.museonitsch.org

L'esplorazione della produzione artistica più recente, ancora discussa, non del tutto sedimentata, la ricerca dell'arte sperimentale più avanzata e il sostegno alle pratiche, ai discorsi e alle narrazioni dell'arte contemporanea: è tutto questo Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee che, quest'anno, si arricchisce di una nuova collaborazione, con la Fondazione Morra/Museo Nitsch. "La scrittura visuale/La parola totale", è un ampio programma di mostre e incontri, a cura di Giuseppe Morra, sulla storia della poesia visuale fra Napoli, Genova, Milano, Firenze, Roma. Il progetto comprende una sezione riservata ai giovani artisti, Pre Post Alphabet, a cura di Eva Fabbris e Gigiotto del Vecchio, concepita come avvicinamento tra le opere degli iniziatori e delle figure cardine della poesia visiva e il modo di operare di alcuni artisti di generazioni successive.

Da settembre 2014 proseguirà fino a gennaio 2015 proponendo molteplici livelli di interpretazione: quello della documentazione, cui alludono i materiali cartacei, pubblicazioni, libri oggetto, poemi visivi, disegni, fotografie, scritture, periodici, cataloghi, riviste; quello delle risonanze sincopate nella sezione dedicata al cinema, al video, alle partiture sonore e alla performance teatrale, a cui fa seguito l'ambito critico che si fa carico di un impegno epistemologico volto alla divulgazione, attraverso presentazione di libri, convegni e conferenze animate da artisti, storici ed esperti.

"Il senso della mostra, scandita lungo un ampio arco temporale e geografico, capace di riscrivere, agitandole, le stabili coordinate del tempo e dello spazio" - scrivono Giuseppe Morra e Loredana Troise - "non va rintracciato nelle singole opere, quanto nel gusto collettivo e universale delle possibilità espressive impiegate; intense e intessute di segni e linguaggi differenti, le parole/immagini confluiscono e si confondono tra desideri, interessi e passioni, prendono corpo e si distaccano dal testo classico e si fondono in un nuovo contesto, espandendo il proprio potere.

La forza di questa impostazione risiede nella peculiarità di una pluralità di situazioni che raccontano l'eclettismo degli artisti della poesia visiva, le loro affascinanti personalità, la loro produzione di cui si avvertono, sottesi, tracce, suggestioni e fascini inediti. Il movimento della Scrittura Visuale, opponendosi alla massificazione culturale, ha attivato nel pubblico la capacità critica, nella reinvenzione e liberazione della parola scritta, di opporsi al conformismo che indugiava esclusivamente sulla parola o sul segno privo di significato".

Le mostre e gli eventi in programma saranno accompagnate da una selezione di materiali cartacei, quali riviste, pubblicazioni periodiche, cataloghi, a cura di Domenico Mennillo e da una selezione di film d'artista, a cura di Mario Franco. Questo l'elenco delle proiezioni (ore 17.00):

- 13 novembre 2014
Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, Verifica Incerta (1964, 30')
Mario Schifano, Reflex (1964, 8') Vietnam (1967, 3')
Luca Maria Patella, Terra animata (1968, 7'), SKPM2 (1967, 30'), Vedo Vado (1969, 20')

- 14 novembre
Tonino De Bernardi, A Patrizia: l'irrealtà ideale, l'oggetto d'amore (1967)

- 18 dicembre
Sarenco, Collage (1968-1984, 75')

- 08 gennaio 2015
Sarenco, In attesa della Terza guerra mondiale (1985, 75')

- 09 gennaio
Sarenco, Benvenuto grande cinema (1986 75')

- 13 gennaio
Sarenco, Pagana (1987-1988, 75')

- 14 gennaio
Sarenco, Safari (1990, 75')




Morterone: una soglia poetica
Natura Arte Poesia


termina lo 09 novembre 2014
Palazzo delle Paure - Lecco
Uff.Stampa: ale.valsecchi@gmail.com

La mostra ripercorre l'attività svolta dall'Associazione Culturale Amici di Morterone a partire dal 1986 e vuole testimoniare come Morterone, comune sito ai piedi del versante orientale del monte Resegone, sia divenuto un centro internazionale di poesia e arte grazie al progetto di Carlo Invernizzi e alla sua concezione della poetica della Natura Naturans, che vede nell'operare degli umani un'azione di conoscenza e non un'alterità operativa prevaricante. L'Associazione Culturale Amici di Morterone ha iniziato a operare a metà degli anni Ottanta del secolo scorso con l'intento di presentare mostre d'arte contemporanea pure creando un Museo all'Aperto, tuttora in progress, con l'installazione di oltre 30 opere di pittura e scultura di artisti italiani ed europei per abbellire il territorio nel rispetto della sua incontaminatezza e far rivivere la comunità sulle proprie radici, rendendo così Morterone un'autentica soglia poetica.

Come scrive la curatrice Francesca Pola, "l'autentico significato di questo progetto è solo in parte assimilabile alla ormai diffusa realtà dei cosiddetti parchi di scultura, che negli ultimi decenni sono sorti in tutto il mondo: l'esperienza di Morterone, di cui questa mostra costituisce un momento altamente indicativo, si pone in realtà un obiettivo completamente diverso, perché vuole affermare la possibilità e la volontà di una crescita armonica di uomo e ambiente. Gli interventi che decine di artisti hanno qui realizzato, rappresentativi di un'eccellenza creativa italiana e internazionale, si pongono come ipotesi e possibilità concrete di un fare dell'uomo che non sia prevaricatore o estraneo rispetto alla natura, più o meno antropizzata, ma in un dialogo con essa in grado di fornire inedite e significative direttrici interpretative a tutti coloro che la abitano e percorrono. (...)".

La mostra - suddivisa in sezioni - presenterà i vari aspetti dell'attività svolta nel corso di quasi trent'anni, che ha portato all'organizzazione di mostre, convegni letterari e pubblicazioni in Italia e all'estero, coinvolgendo personalità della cultura contemporanea nell'ambizioso intento di costituire anche un Museo degli Artisti inteso come luogo aperto alla progettazione e alla sperimentazione dell'arte nel rispetto della natura e dell'ambiente. Nel percorso espositivo vi saranno pertanto opere di artisti già presenti con installazioni permanenti sul territorio morteronese e di artisti che hanno partecipato alle mostre organizzate dall'Associazione nel corso degli anni, sia a Morterone sia in spazi pubblici in Italia e all'estero.

Nelle diverse sale si susseguiranno i lavori di maestri dell'arte contemporanea italiana e internazionale, attivisin dalla metà del XX secolo quali Rodolfo Aricò, Gianni Asdrubali, Francesco Candeloro, Nicola Carrino, Enrico Castellani, Lucilla Catania, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Gianni Colombo, Dadamaino, Riccardo De Marchi, Riccardo Guarneri, Lesley Foxcroft, Igino Legnaghi, François Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Bruno Querci, Ulrich Rückriem, Antonio Scaccabarozzi, Nelio Sonego, Mauro Staccioli, Niele Toroni, David Tremlett, Günter Umberg, Grazia Varisco, Elisabeth Vary, Michel Verjux e Rudi Wach in relazione alle poesie di Carlo Invernizzi.

Una sezione sarà dedicata a Carlo Invernizzi e alla sua concezione scientifico-filosofica della poetica della Natura Naturans, originata a Morterone, oltre ad alcuni libri da lui realizzati con gli artisti stessi. Sarà esposto anche parte del materiale riguardante il manifesto Tromboloide e disquarciata. Natura Naturans, redatto dal poeta insieme agli artisti Gianni Asdrubali, Bruno Querci, Nelio Sonego; verranno presentati modelli e immagini fotografiche delle opere installate permanentemente sul territorio morteronese.

Saranno esposte inoltre fotografie di Maria Mulas, Ri-tratti, relative ad alcuni protagonisti che hanno operato a Morterone ed immagini del fotografo Luigi Erba, Frasnida. Un'altra sezione approfondirà invece le attività svolte per il recupero della memoria storico-culturale di Morterone, con l'esposizione dei progetti-visione e sculture dell'artista Rudi Wach per il recupero della locale Chiesa Santa Maria Assunta. In occasione della mostra verrà pubblicato un libro riguardante i vari aspetti dell'attività dell'Associazione Culturale Amici di Morterone, attraverso studi realizzati per l'occasione, documenti storici e materiali fotografici e verrà realizzato un video documentario.




Memoria | Forma | Colore
Omaggio a Bruno Chersicla


termina lo 04 ottobre 2014
Galleria d'arte Ghiggini 1822 - Varese
www.ghiggini.it

Mostra dedicata all'artista triestino Bruno Chersicla, un percorso che si snoda tra i ricordi della collaborazione iniziata nel 1985 tra l'artista e Ghiggini, omaggio alle particolarità sia tecniche sia coloristiche che da sempre hanno caratterizzato l'espressività di Chersicla. La personale conta una decina di sculture: ritratti, figure allegoriche, forme geometriche, animali e strumenti; opere realizzate in legno okoumè dipinto che si contraddistinguono per la peculiare caratteristica della scomponibilità. Le sculture saranno affiancate da una serie d'incisioni e da una sequenza di acquerelli frutto dell'immaginario di Chersicla in cui sono rappresentate diverse personalità che hanno gravitato attorno alle vicende di Matilde di Canossa.

L'artista espone per la prima volta in galleria nel 1985 partecipando alla collettiva Per simpatia con Luca Alinari, Lucio Del Pezzo, Bruno Donzelli e Ugo Nespolo. L'anno seguente è presente con una mostra personale, Forme e colori, e nel 1989 le sue opere sono esposte nella sede Ghiggini Proposte. Non solo mostre: la maniglia in legno dell'ingresso della sede della galleria viene realizzata da Bruno Chersicla nel 1997 in occasione dell'apertura della nuova sede della galleria.

Bruno Chersicla (Trieste, 1937 - 2013), scultore, pittore, disegnatore, jazzista, si diploma all'istituto d'arte e al Conservatorio della sua città per poi trasferirsi a Milano dal 1966. Nella sua esperienza di artista ha sommato alle radici mitteleuropee una precisione di rapporti matematici, rigore intellettuale e pulizia del design. Dagli anni '70 tralascia progressivamente la scenografia, la pittura e l'insegnamento per dedicarsi quasi esclusivamente alla scultura lignea dando vita a forme ambigue e ambivalenti, sempre fedeli a una visione provocatoria e ironica dell'espressione figurativa. Bruno Chersicla nel 2001 ha ottenuto il Guinness dei Primati per il dipinto più grande del mondo nella Piazza Unità d'Italia di Trieste ideando un happening che ha coinvolto nell'esecuzione dell'opera oltre 4700 persone.




Locandina mostra Luca Guenci Luca Guenci
termina il 20 settembre 2014
Palazzo Ducale di Urbino
www.spaziotestoni.it

Le opere ell'artista pesarese, presentate per la prima volta in Urbino, costituiscono un corpus che mostrano l'eclettismo dell'artista, capace di raffigurare soggetti diversi tra loro. Si alternano, infatti, visioni di città antiche e moderne, a paesaggi naturali incontaminati e selvaggi, in cui il cielo e la terra si sfiorano all'orizzonte fino a rispecchiarsi, generando una mimesi in cui è talvolta difficile distinguere l'uno dall'altra.

La ricerca artistica di Guenci è basata sull'elaborazione e reinterpretazione di immagini contemplate nel corso dei suoi viaggi. La particolare materia pittorica su tavola, olio e idroclear (prodotto che illumina e rende nitide e brillanti le immagini) accompagna e inganna volutamente verso l'opera fotografica, ma le sapienti "infedeltà" nella distorsione della luce, delle ombre, e della prospettiva, creano uno spazio interpretativo che si pone tra reale ed irreale, tra composizione pittorica e immagine fotografica. Luca Guenci attualmente collabora con la galleria Spazio Testoni di Bologna.




Serena Zors Breuer - Albero in fiore - acrilico su carta cm.48x56 1987 Serena Zors Breuer
termina il 19 settembre 2014
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Dopo il grande successo della personale allestita alla Sala del Giubileo di Trieste, ritorna a esporre nella sua città la pittrice, designer e scultrice Serena Zors Breuer, attiva da decenni a Monaco di Baviera. La rassegna, che s'inaugura con una particolare performance multimediale di luce, parole e musica, curata dall'arch. Marianna Accerboni.

Presentazione mostra




Opera di Bruno Pighin Bruno Pighin: Colori d'autunno
termina il 21 settembre 2014
Galleria Comunale di Piazza Wanda Meyer - Prata di Pordenone

Nelle opere di Bruno Pighin (Zoppola, 1941), è racchiuso il Friuli, i suoi angoli più caratteristici e i prodotti della sua terra generosa. Pittore autodidatta, non mancano i premi e i riconoscimenti, a testimonianza di un talento vivo e di una profonda capacità di racchiudere in una tela un paesaggio, uno scorcio tipico o qualche elemento che meglio di altri testimonia i valori del Friuli e della sua gente. Caratteristiche, queste, che lo fanno apprezzare da molti appassionati e che lo portano a ritagliarsi uno spazio negli ambienti artistici non solo della provincia di Pordenone.

La produzione artistica di Pighin conosce varie fasi: pur mantenendo fede alla sua filosofia espressiva, l'artista di Zoppola non teme di apportare novità al suo stile, convinto che la pittura sia un' arte in continua evoluzione e che, per questo, chi dipinge debba avere la capacità e il coraggio di rischiare. Pighin ha realizzato diverse personali, venendo apprezzato per la schiettezza e la generosità della sua pittura. Uno stile che colpisce, uno stile capace di accendere emozioni in chi osserva le sue tele e di rimandare immediatamente al suo territorio. Il Friuli è la musa ispiratrice di Pighin, che può senz'ombra di dubbio essere definito un cantore della sua terra. (Comunicato stampa)




Pintoricchio
La Pala dell'Assunta di San Gimignano e gli anni senesi


termina lo 06 gennaio 2015
Pinacoteca civica di San Gimignano
www.civita.it

Mostra dedicata al pittore umbro Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio. La pala che raffigura ai lati della Madonna in gloria i santi Gregorio Magno e Benedetto, fu dipinta tra l'ottobre 1510 e il febbraio 1512 per il monastero olivetano di Santa Maria Assunta a Barbiano, a pochi chilometri da San Gimignano e rappresenta l'ultima opera documentata dell'artista che morì l'11 dicembre 1513 in Siena, ove è sepolto, nella chiesa di San Vincenzo in Camollia. L'ultima stagione di attività del pittore è documentata in mostra anche da altre opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena.

Come rileva Cristina Acidini nel catalogo della mostra, edito da Giunti Arte Mostre e Musei, «se fra le altre insigni opere d'arte rinascimentale il Museo Civico di San Gimignano può esporre l'ultima grande pala di Bernardino Betti detto il Pintoricchio, con la Madonna in gloria tra i santi Gregorio Magno e Benedetto (1510-1512), ciò dipende strettamente dalla convergenza per certi aspetti eccezionale dei percorsi di storie diverse - nella storia civile e nello sviluppo economico, così come nella religione e nella cultura secolare -, una convergenza che fece fiorire la stagione artistica rinascimentale in Firenze e in Siena, includendo in essa San Gimignano, che dalle due città era ed è geograficamente equidistante».

Don Andrea Bechi, responsabile dei Beni culturali per l'Arcidiocesi di Siena, Colle di val d'Elsa e Montalcino, ci offre una lettura del significato più profondo della pala dell'Assunta: «L'immagine dipinta da Pintoricchio trasmette un convinto invito al carisma monastico, quale possibilità di anticipare la condizione celeste già durante l'esistenza terrena. In effetti la Madonna, vera e propria Regina degli angeli, irrompe nel paesaggio e si staglia maestosa all'interno di una mandorla, assisa sulle nubi del cielo e circondata da creature angeliche, due delle quali addirittura si abbassano al ruolo di sgabello per i piedi della Vergine. La città, invece, con i suoi traffici, rimane lontana, sparisce sullo sfondo, oscurata dalla grande sagoma della Vergine in mandorla, e perde di qualsiasi interesse al cospetto della sua imponente e dolce persona».

Con questa iniziativa prende avvio un più ampio progetto che, con cadenza annuale, intende proporre un approfondimento critico e storico intorno ai capolavori e ai maestri presenti nelle collezioni civiche. La mostra è organizzata da Opera, società del Gruppo Civita, che dal 1° gennaio 2014 gestisce per l'Amministrazione Comunale i servizi di accoglienza e valorizzazione dei Musei civici di San Gimignano. (Comunicato Ufficio Stampa Opera - Gruppo Civita)




Dario Fo Dario Fo - Mistero Buffo 69 Dario Fo - Franca Rame Dario Fo: L'arte dell'ironia
termina il 24 settembre 2014
Milano Art Gallery - Spazio Culturale - Milano
www.milanoartgallery.it

La mostra vedrà esposte le tele che raccontano l'immensa passione di Dario Fo per la pittura, dagli esordi fino ai giorni nostri. Ma non solo. Assieme ai suoi dipinti, si potranno ammirare foto, materiale di scena e video tratti dalla sua brillante carriera teatrale. Tra oli, disegni, acquerelli, litografie, bozzetti di scena sono oltre ventimila i pezzi raccolti e conservati, frutto del geniale talento innato del Maestro, con una produzione davvero eterogenea e copiosissima, di alto livello.

"Dico sempre, che mi sento attore dilettante e pittore professionista" racconta sul suo variegato e prestigioso percorso nel mondo dell'arte, e sottolinea "I miei lavori teatrali nascono come immagini. Disegno prima di scrivere. Mi sono abituato piano piano a immaginare le commedie, i monologhi in un contesto visivo e solo in seguito in quello recitato. Inoltre, disegnare ha per me una preziosa, decisiva funzione di stimolo creativo. Se mi capita di essere 'smontato' è proprio disegnando, che mi vengono le idee". (Estratto da comunicato stampa Jasmine Smith - Agenziapromoter.it)




Tullio Pericoli - Pasolini Opera di Tullio Pericoli Tullio Pericoli Tullio Pericoli: Ritratti e paesaggi
termina il 20 ottobre 2014
Libreria Galleria Einaudi - Mantova
www.libreriagalleriaeinaudi.it

La mostra di Tullio Pericoli, pittore, disegnatore e scenografo, tra gli eventi del "Festivaletteratura", raccoglie alcuni selezionati dipinti ad olio, acquerelli e disegni a china su carta, realizzati negli ultimi dieci anni, unitamente ad una nuova serie di acqueforti-acquetinte. Tullio Pericoli (Colli del Tronto - Ascoli Piceno, 1936), collabora fin dagli anni Sessanta con importanti testate italiane, come "Il Giorno", "Linus", il "Corriere della Sera", "L'Espresso" e, negli ultimi anni, con "La Repubblica", esponendo le sue opere in tutta Italia.

La fama del suo lavoro travalica i confini nazionali attraverso pubblicazioni e mostre in varie nazioni europee e, nel 1995, viene invitato nella sede della Biblioteca dell'Accademia di Stoccolma per allestire una personale di ritratti in concomitanza con la cerimonia ufficiale di conferimento dei premi Nobel. Grande il suo interesse per la letteratura e la curiosità intorno alla vita degli scrittori i cui ritratti (da Virginia Woolf a Samuel Beckett, da Montale a Pasolini) hanno vivacizzato la lettura sulle pagine dei grandi quotidiani, sulle riviste e sulle copertine dei libri. Tra il divertito e il pensoso, il progetto intende condurre il visitatore alla scoperta della sensibilità e del talento di un artista vero, unico e indipendente. (Comunicato Ufficio Stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Fiorella Corsi - Il sogno ricorrente del giovane Andrea Giampiero Poggiali Berlinghier - Tempietto dell'arte Marta Luppi - Scenario Urbano Incontri d'Arte
06 settembre - 31 ottobre 2014
La Barbagianna: una casa per l'arte contemporanea - Pontassieve (Firenze)
www.multimedia91.it

Terza e ultima parte per il 2014della rassegna annuale giunta alla ventitreesima edizione, a cura di Alessandra Borsetti Venier. Il programma della serata prevede alle ore 18 l'inaugurazione della mostra "Dalle foglie alle geometrie organiche" di Stefano Turrini presentato dallo storico dell'arte Attilio Maltinti. "Per Turrini - scrive Maltinti - lo spazio/aria è funzionale alle sue opere non solo perché sembra sorreggerle, ma anche perché, in quelle che rimangono poggiate sulle loro basi, l'aria entra come componente della scultura, ci sta dentro, vi penetra e la percorre trapassandola come uno spirito alitante, leggero, impalpabile. Sono sculture che respirano nell'aria e nelle quali la composizione geometrica tende a creare organismi in linea con quanto avviene in natura.

Anche quando si liberano in tensione pura, hanno sempre una partenza razionale; pur aspirando a divenire organismi, esse rimangono geometrie di origine euclidea... Sembrano quasi'pitture tridimensionali' questi lavori suggestivi composti di reticolati trasparenti come tulle disposti in sequenza, ritmicamente distanziati, sospesi nelle loro geometrica archi/struttura, misuratrice perfetta di uno spazio, e cosparsi di colore che rimane intriso nelle maglie finissime del metallo reticolare... Il colore danza, il colore vibra dentro queste sculture fascinose e delicate, fa la parte del personaggio che appare deciso e si allontana come figura fantasmatica, che ti attrae e scompare in dissolvenza, ma non è un miraggio: ti dice dell'essere e dell'apparire delle cose, rimandandoti alla responsabilità dello sguardo..."

Segue la presentazione della mostra "La corrispondenza del tutto (dialogo con gli artisti)" a cura di Adolfina De Stefani e Gaetano Salerno, realizzata dalla 3D Gallery extraMOENIA project elements of architecture di Mestre-Venezia in collaborazione con Mismomatic, Segnoperenne, MultiMedia91 e La Barbagianna: una casa per l'arte contemporanea. Sono stati posti in dialogo un selezionato ed eterogeneo gruppo di artisti, cresciuto nel frattempo rispetto al nucleo iniziale dopo le sette esposizioni realizzate nel periodo compreso tra dicembre 2013 e agosto 2014, invitati dai curatori del progetto a confrontarsi tra loro.

Ciascuno si è espresso con le proprie tecniche e attraverso i propri linguaggi specifici (tuttavia in un medesimo e unificante formato realizzativo di cm.30x30) sul tema della geometria (triangolo, quadrato, cerchio) delle architetture classiche e a riconsiderare, usando le parole del curatore della 14ma Biennale di Architettura di Venezia, gli elementi che dovrebbero costituire i riferimenti per un rigenerato e attuale rapporto tra noi, la nostra civiltà e l'architettura. Intervento critico di Gaetano Salerno.

Segue la performance "Ameno paesaggio" di Gian Paolo Lucato, in rapporto alla sua opera palladiana La Rotonda. Alle 19 presentazione della rivista Edel, semestrale di pratica cristallina, manifesto-rivista di arte e letteratura contemporanee a cura di Roberta Bertozzi. L'obiettivo della rivista, edita a Cesena, è di far confluire sperimentazioni, progetti e ipotesi teoriche in un'unica sede, per dare origine a una nuova koinè artistica e letteraria. Intervento di Massimiliano Fabbri, artista che ha realizzato l'opera dell'ultimo numero.

Segue una lettura di poesie - in linea con le finalità dell'Archivio della Voce dei Poeti - di Alessandro Ceni, poeta, pittore e traduttore dall'inglese per le maggiori case editrici italiane, una delle figure più interessanti e delle più schive del panorama culturale nazionale, che ha collaborato con degli inediti all'ultimo numero di Edel. Dopo la cena, le performance di Daniele Torcellini, autore di un progetto collaterale alla rivista Edel dedicato alla pratica dei selfies e alla loro incidenza nella comunicazione con proiezione video commentata; URSOdadaperformanceNATE del Gruppo DADAENSAMBLE (Martin Bauer, Vera Bauer, Jens Buhmann) e Il corpo luogo di verità che trasforma la conoscenza in coscienza di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani, voce Elisa Rampon. (Comunicato stampa)




Simona Della Bella - Vertipolis - tecnica mista cm.100x100 Roberto Re - Gemelli diversi - dittico tecnica mista cm.2x50x70 Architetture Urbane
Alda Maria Bossi, Bruno Carati, Mario D'Amico, Piero De Macchi, Simona Della Bella, Roberto Re


termina il 29 settembre 2014
Galleria Sabrina Falzone - Milano
www.galleriasabrinafalzone.com

La galleria inaugurerà le sale Europa, Mirò e Guttuso con l'esposizione d'arte che vuole evidenziare la trasformazione della città e i suoi risvolti contemporanei. Il percorso si sviluppa attraverso l'allestimento di un suggestivo nucleo di opere selezionate su tutto il territorio nazionale e realizzate da sei artisti efficaci nella comunicazione artistica e particolarmente abili nella resa esecutiva. La nuova stagione espositiva dello spazio museale milanese apre i battenti con una rassegna di grande attualità: si passa dalla sapienza grafica del noto Piero De Macchi per arrivare alla dimensione mnemonica dei quadri lombardi firmati Bruno Carati fino alla raffinatezza esecutiva delle opere di Mario D'Amico. Originalità e audacia sono le parole chiave della ricerca artistica di Simona Della Bella, mentre estro e cromatismo contraddistinguono le ricerche pittoriche di Roberto Re, immediate ed innovative. Nel percorso della mostra si potrà ammirare un corpus di tele dipinte da Alda Maria Bossi, caratterizzato da un'inedita energia e da un aulico colorismo sconfinante nel brio della luce.




Mostra Arno di di Francesco Maria Testa Francesco Maria Testa: Arno
termina il 18 settembre 2014
Immaginaria arti visive gallery - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

Dopo Materie e territori del 2007 a cura di Lara Vinca Masini e Mirella Branca, incentrata sulle "Crete Senesi", espongo una seconda mostra monotematica dedicata al fiume Arno a Firenze. Rimango fedele al genere del paesaggio in quanto consente di esprimersi liberamente e senza palesi coinvolgimenti della figura umana se non in maniera impersonale, per conferire alla scena la stessa sensazione di distacco che conquista nell'opera di Edward Hopper. L'esigenza di esprimersi in una dimensione trascendente esiste già nella mostra del luglio 1999 a Cortona, La sospensione del tempo.

Essa nasceva da un sentire comune con Fernando Cucci, amico e professionista stimatissimo, che condivise il progetto affrontandolo lui con la tecnica dell'acquerello ed io con la foto da diapositiva stampata in cibachrome. Sempre sotto tale luce continuo ad oscillare tra il definito e l'indefinito tra cui non vedo barriere, come sottolinea Balthus quando afferma "Un pittore può essere un realista dell'irreale e un figurativo dell'invisibile". E' naturale che la frequentazione dell'arte contemporanea abitui alla lettura personale del soggetto liberato dalla rappresentazione tradizionale, ma, beninteso, non dell'atmosfera della composizione, ovvero della sensazione che travalica la realtà rappresentata, astraendosene.

Penso di avere assorbito il concetto della libertà di lettura a tal punto che le fotografie, in genere quadrangolari, possono essere orientate e sospese secondo ciascuno dei quattro lati. La mia formazione fotografica, sostanzialmente istintiva, mi ha consentito di sviluppare un linguaggio personale che ha prodotto una maturità espressiva non comune, libera dalle ambizioni di emergere nel settore. Fotografavo per me e per i miei attingendo liberamente dalle molteplici esperienze professionali e dai tanti stimoli culturali che connotano la mia esistenza quando, non molto tempo fa, Mirella Branca, storica dell'arte e funzionaria della Sovrintendenza fiorentina, mi segnalò a Lara Vinca Masini, per me un mito, senza avere avuto mai l'occasione di incontrarla prima.

Lara, occupandosi di me e della mia attività fotografica, afferma che non avendo potuto apprendere la tecnica del dipingere, lo faccio con la macchina fotografica, giudizio che riflette il mio coinvolgimento nell'arte contemporanea di cui sono divenuto collezionista sempre più attento. Di mestiere sono nato agronomo specializzandomi in produzione e merceologia dei tabacchi da fumo di tutto il mondo. Devo a tale professione la scoperta precoce del cambiamento del clima, la conferma della superiorità biologica della donna, l'approfondimento dell'antitesi qualità-quantità e delle conseguenze che ne derivano se si privilegia l'una o l'altra, positive nel primo caso, negative nel secondo, ponendomi gravi interrogativi. Grazie molte per la vostra presenza che mi auguro consistente e di piacevole intrattenimento. (Francesco Maria Testa)




Locandina mostra Le dame del Pollaiolo Le dame del Pollaiolo
Una bottega fiorentina del Rinascimento


07 novembre 2014 - 16 febbraio 2015
Museo Poldi Pezzoli - Milano

La mostra dedicata ai fratelli Pollaiolo, una delle più importanti mostre realizzate, con il sostegno di Fondazione Bracco, nella storia del Museo Poldi Pezzoli, vedrà riuniti e messi a confronto, per la prima volta nella loro storia, tutti i quattro bellissimi ritratti femminili riferibili alla mano di Antonio e di Piero del Pollaiolo. Protagonista, con quelli delle altre tre signore, il celebre e affascinante Ritratto di dama, fra i maggiori capolavori della ritrattistica fiorentina della seconda metà del Quattrocento e assurto a simbolo stesso del museo milanese. L'esposizione presenterà inoltre una serie di dipinti, sculture, disegni, incisioni, oreficerie e ricami di grande qualità, a testimonianza dell'ampiezza e della complessità del talento di Antonio del Pollaiolo e della sua bottega. (Comunicato stampa Studio Lucia Crespi - Ufficio Stampa Skira)




Concorso Fashion & colors 2104 Bottega d'arte Amèbe - Concorso Fashion & colors 2104 Concorso "Fashion & colors"
21 settembre 2014
ex Centrale sotto elettrica in Porto Vecchio - Trieste
www.amebe.com

Concorso di fine estate con quadri, modelle e fotografi. Dopo i suggestivi scenari degli anni passati (2011: storico pontone-gru Ursus; 2012: Museo Ferroviario di Trieste; 2013: l'ex Lavatoio di S.Giacomo (Trieste); quest'anno il concorso si ripropone in un luogo altrettanto storico della città di Trieste, della memoria e della realtà storica: la ex Centrale sotto elettrica in Porto Vecchio.

Tema pittorico: libero. Adesioni pittori: entro il 10 settembre presso la Bottega d'arte "Amèbe". Quota: E. 35 (anche con postapay) per rimborso spese (sala, modelle ecc.). Il concorso avrà luogo solo con un minimo di 20 adesioni. Quadri: da 1a 5 quadri. Dimensioni max consigliate: circa 60x80. Premi pittori: saranno premiati i quadri che compariranno nelle foto vincitrici.

Concorso: nel pomeriggio le modelle, che indosseranno capi d'abbigliamento e accessori decorati a mano firmati "Amèbe", sosteranno davanti ai quadri e saranno fotografate dai partecipanti al concorso fotografico.




Diego Valentinuzzi - Statue a Venezia - olio su tavola cm.59x70 Flogisto
termina il 23 settembre 2104
Museo "Magma" - Cosenza
www.diegovalentinuzzi.com

Mostra di pittura di undici artisti italiani. Tra i partecipanti, Diego Valentinuzzi, con tre opere (di cui una, Statue a Venezia, olio su tavola 59x70, nell'immagine).

«C'è un iniziale smarrimento, una sorta di disorientamento controllato quando s'incontrano le opere di Diego Valentinuzzi, in special modo la prima volta. Prevale la necessità, insita in ogni essere umano, di capire il perché di determinati accostamenti, trovare una logica e una collocazione razionale agli elementi, dare un significato, un ordine a forma e contenuto. Dentro le tele di Valentinuzzi c'è tanto. Simboli, allusioni, immagini, numeri, decori. Ma se ci si abbandona liberamente, senza nessun preconcetto e, soprattutto, senza voler dare una sistemazione precisa ad ogni cosa, all'azzurro che caratterizza la sua produzione da sempre, le cose cambiano, e l'incertezza iniziale si trasforma in punto di partenza per un viaggio all'interno dell'arte e del pensiero di Diego Valentinuzzi.

E' chiaro che il surrealismo storico ha avuto un ruolo determinante per l'artista e la sua formazione, il sogno e l'inconscio giocano un ruolo fondamentale nella sua produzione pittorica, supportata però da un'immaginazione fervida, una capacità narrativa vivace e feconda e ad una "civile ironia" (citando Paolo Levi) ritrovabile in ogni dipinto. Molteplici sono inoltre i riferimenti intellettuali a cui Valentinuzzi attinge, dall'arte classica alla cartellonisitca, alla pop art, all'optical, all'arte cinetica.

Tutte relazioni che convivono nelle sue composizioni con insolita e felice armonia, dove il confronto non genera uno scontro ma piuttosto un dialogo costante e costruttivo tra immagini antitetiche. Da attento osservatore e buon narratore di sogni qual è, Valentinuzzi crea un universo autonomo e personale, distante da tutto ciò che è vero e tangibile, dà forma e voce a pensieri che si dividono tra "visioni oniriche" e "sogni metafisici", dove il rapporto "tra consumismo e realtà" si contrappone alla necessità del "ritorno all'Eden". Valentinuzzi auspica un progresso mediato dalla saggezza della tradizione, purtroppo non sempre attuabile, attraverso immagini iconograficamente distanti, originate in contesti completamenti diversi, a volte opposti, che si incontrano sulle sue tele, in un continuo accostamento che diventa necessità, condizione imprescindibile per qualsiasi riflessione sul suo lavoro.

Le donne raffigurate, di una bellezza disarmante, classica e misteriosa allo stesso tempo, ispirate da artisti come Ingres, posano il loro sguardo sullo skyline di New York, mentre il volto enigmatico della Gioconda fa da supporto a scritte pubblicitarie, che scorrono come fossero attivate da tabelloni elettronici, o i paesaggi classicheggianti alla Poussin, che sembrano uscire dai taccuini di qualche Grand Tour, si adagiano sulle bottiglie sottostanti con la scritta "love". Sogno e realtà si scambiano i ruoli e diventano i protagonisti di una "serena commedia dell'inconscio", tra gioco e provocazione. Sotto il profilo tecnico Valentinuzzi si conferma un ottimo disegnatore, preciso ed attento, che si destreggia con sicura perizia attraverso le diverse tecniche, con una spiccata propensione per il colore, saturo e denso.

Si avvale di campiture monocromatiche, virate sempre sui toni del blu di gradazioni diverse, che mettono in risalto al meglio i profili, le nature morte, i paesaggi. I colori fluorescenti e la morbida geometria, usata soprattutto negli sfondi, rimandano all'optical e danno profondo risalto al valore visivo dell'opera. Diego Valentinuzzi innesta il passato nel presente, anche da un punto di vista visivo, dividendo spesso la composizione in due parti distinte e mettendo in relazione il mondo contemporaneo con l'antico. Dà così vita ad un'unica dimensione, che consente l'accesso a tutto ciò che sta oltre il visibile, pensieri e sogni, luci e ombre dell'inconscio, generati dall'esperienza del vissuto e dell'immaginario, con naturalezza e in totale libertà.» (Presentazione di Cristina Feresin - Gorizia, storico dell'arte)




Opera di Cinzia Fiaschi Opera di Tina Sgrò Spazi Variabili
Opere pittoriche di Cinzia Fiaschi e Tina Sgrò


25 settembre - 02 novembre 2014
Biblioteca Umanistica dell'Incoronata - Milano
www.cinziafiaschi.com

Due pittrici, due mondi poetici totalmente diversi. Un'astrattista dal temperamento teatrale e gestuale, una figurativa dai toni intimisti e sussurrati, per un racconto a due voci intenso, potente, tutto giocato sulla forza del colore e della luce, sull'energia della pennellata e sulla carica emozionale. A fare da corollario ai dipinti, la Biblioteca quattrocentesca della Chiesa di Santa Maria Incoronata - nella nevralgica area milanese di corso Como-Garibaldi - probabilmente l'unica affrescata esistente nel capoluogo lombardo, edificata dai frati agostiniani al primo piano del vasto complesso.

Tina Sgrò e Cinzia Fiaschi non sono solo due donne che dipingono. (...) Diversissime, apparentemente agli antipodi, Tina Sgrò e Cinzia Fiaschi si potrebbero definire entrambe in maniera completa e soddisfacente usando esclusivamente i criteri della luce e del colore. Una è convinta figurativa, l'altra una feroce astratta. Eppure luce e colore le sostanziano entrambe fino all'essenza. Il colore di Tina è modulato in tinte pastose, soffici, in cui si può avere la sensazione di affondare, mentre quello di Cinzia è nettissimo, graffiante, urlato. E - ancora - la luce di Tina è soffusa, lieve, pulviscolare, accogliente, mentre quella di Cinzia, abbacinante, ti inchioda davanti al quadro e ti chiede conto di te

E se traducessimo questi due parametri di luce e colore in musica, ci renderemmo subito conto che la musica di Tina è un sottofondo eseguito al pianoforte, una discreta colonna sonora per chiacchiere, memorie, pensieri. Mentre quella di Cinzia è un ritmo potente: un rullare di tamburi africani, ossessivo, meravigliosamente inesorabile. Diversissime, dunque? Inconciliabili? Assolutamente no. Perché sotteso a quelle stanze dense di penombre, così come a quelle unghiate di colore, c'è la medesima passione profonda per la pittura. Perché Tina, così come Cinzia, è sostanzialmente un'istintiva. E istinto, gesto, pulsione immediata, sono lì, riconoscibili e palpitanti, sulle tele di Tina come su quelle di Cinzia. (Estratto da Tina Sgrò, Cinzia Fiaschi. Le affinità elettive, di Alessandra Redaelli)

Cinzia Fiaschi, artista visiva e performer, allieva della scuola di Pittura del Maestro G. Giulietti all'Accademia di Belle Arti di Firenze, ha maturato il suo lavoro di forte impronta informale attraverso una costante ricerca personale della tecnica, ampliando la sua azione pittorica (action painting) in sinergia con altre forme d'arte, come la musica, la danza, il teatro, realizzando veri e propri "live art" in spazi anche alternativi al circuito artistico ufficiale, interagendo spesso con il pubblico, spesso parte integrante della performance. Presente da anni in selezionati eventi espositivi, personali e collettivi, in Italia e all'Estero, indica come suo stabile concept esecutivo la fermezza e la chiarezza dell'atto improvvisato (action-azione pittorica) all'unisono con il proprio corpo (gesto-movimento), necessario per intraprendere il suo personale viaggio estetico ed emotivo all'interno del colore.

Artista poliedrica, partecipa a workshop di teatro-danza e contact improvvisation, crea istallazioni scenografiche per festival e teatro danza e le sue opere sono presenti in set cinematografici e video-spot per la comunicazione pubblicitaria. Scrive, seleziona e collabora come performer con musicisti e vocalist danzatori attori, live-video, realizzando performance d'improvvisazione e veri e propri eventi musicali e coreografici.

In Spazi Variabili l'artista presenta una collezione di pezzi in tecnica mista su tela realizzati tra il 2012 e il 2013. La collezione è il risultato di una lunga ricerca artistica, letteraria e pittorica. Realizzate in Toscana, a Certaldo, paese del poeta Giovanni Boccaccio, a cui l'artista ha voluto rendere omaggio nel suo settimo centenario dalla nascita (1313), le opere nascono dallo studio di uno dei libri più importanti di Boccaccio, "Elegia di Madonna Fiammetta" (1342-44). L'artista ha voluto restituire alla contemporaneità, con la sua informe espressione pittorica, suggestioni ed emozioni tratte da ogni capitolo del libro. Un libro scritto in forma di diario dove Fiammetta, donna cortese e innamorata, descrive in prima persona i patimenti e le gioie per l'amato Panfilo, la disperazione della lontananza e l'amore accecante del loro incontro. (...) E' stato realizzato il catalogo monografico: Cinzia Fiaschi " Elegia di Madonna Fiammetta, viaggio pittorico fotografico performativo", ed. Pacini, 2013.

Tina Sgrò, artista, diplomata in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria nel 1997 con 110/110 e lode, svolge la sua attività tra Milano, Parigi e Londra. Ha partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali e ha all'attivo esposizioni collettive e personali. Nel 2003 è vincitrice di un lotto del concorso per l'acquisizione di opere d'arte per la sede della Corte dei Conti di Potenza. Ancora nel 2011, con un concorso nazionale, viene scelta una sua opera d'arte per l'Auditorium della sede della questura di Grosseto. Tra le esperienze più importanti si ricorda Il premio Arte Mondadori 2006, dove è vincitrice assoluta nella sezione pittura.

In Spazi Variabili l'artista presenta tele, oli ed acrilici in cui si sofferma entro spazi intimi, spesso venati di accenti retrò, come se si trattasse di pure evocazioni più che di luoghi fisici e reali, dalle atmosfere soffuse, fra tendaggi polverosi, divani e oggetti d'arredo che emanano odori stantii; oppure nature morte, povere cose in verità, aggredite con ferocia da un tracciato nervoso, a volte violento, ma sempre carico di intrinseche gentilezze ed eleganza. Sono immagini intense, ottenute per tramite di un impianto disegnativo e pittorico robusto, dove la pennellata viaggia sciolta, perentoria e aggressiva e si dispone in tutte le direzioni possibili con furore ed energia.

Talvolta è il paesaggio metropolitano a essere oggetto dell'opera, e qui l'artista elabora un'originale cifra stilistica ricostruendo una nuova urbanità, fatta di architetture, stazioni, caselli, ponti e stazioni di servizio, di periferie e di centri cittadini rivelati tramite una precisa e dettagliata iconografia estratta dalla contemporaneità e dal convulso modo di essere della città. Grazie a questa sua capacità, Sgrò ottiene degli effetti puramente emotivi, dove luce ed ombra si danno appuntamento per superare il confine della tela. (...) "La creatività è un viaggio in seggiovia. Guardo tutto ad una certa distanza dalla terra. E spero che ancora questo mi faccia meravigliare" (Tina Sgrò).




Bettina
termina lo 02 novembre 2014
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

Icona indiscussa, modella fra le più celebrate e ricercate da stilisti e fotografi degli anni Quaranta e Cinquanta, Bettina è un emblema della moda francese. Musa di Jacques Fath, è testimone privilegiata degli anni folgoranti che attraversano la moda a Parigi: da Jacques Costet a Lucien Lelong, da Hubert de Givenchy a Christian Dior fino a Coco Chanel. Bettina (1925), cresciuta in Normandia, sognava di diventare disegnatrice di moda e nel 1944 si trasferisce a Parigi, dove incontra Jacques Costet, giovane stilista che aveva appena aperto un piccolo atelier per presentare alcuni suoi bozzetti. Costet, affascinato dalla sua bellezza, termina l'incontro chiedendole di indossare un suo abito.

Inizia da quel momento una straordinaria carriera di musa e modella. Dopo Costet, Bettina lavora per un breve periodo con Lucien Lelong e nel 1947 si lega a Jacques Fath diventando la sua musa. Ammirato da Bettina, Fath disegna una collezione di abiti che "solo lei può indossare con naturalezza ed eleganza", creando un nuovo stile. Nasce così il fenomeno "Bettina " e il suo nome diventa sinonimo di modernità e stile. Contesa dalle più importanti riviste di moda, è in breve tempo "la francese più fotografata di Francia" (Paris Match).

Per strada, sulla spiaggia, nelle dimore più lussuose, tra i quadri di un atelier, nella semplice cornice di un fondale bianco, i più affermati fotografi realizzano immagini che hanno fatto la storia della fotografia di moda. Nel 1952 incontra Hubert de Givenchy e lo aiuta ad aprire la sua maison nel doppio ruolo di modella e responsabile delle relazioni pubbliche. Givenchy le dedica la blusa "Bettina" immortalata dal famoso disegno di René Gruau. In questi anni viaggia molto in Europa ma anche negli Stati Uniti, Brasile, Argentina e stringe amicizia con intellettuali, attori, registi e scrittori: Georges Simenon, Jean Genet, Jacques Prévert, Greta Garbo, Elizabeth Taylor, Gregory Peck, Ava Gardner, John Huston, Irving Shaw, Charlie Chaplin, Truman Capote and Gary Cooper.

Continua a posare per le riviste di moda con abiti di Christian Dior, Madame Grès, Balenciaga, Balmain e raggiunge l'apice della carriera nel 1955, anno in cui decide di allontanarsi dalla scena della moda. Nonostante il suo ritiro, Bettina continua a lavorare nella moda, nel 1963 è "ambasciatrice di charme" della rivista Elle, per essere fotografata con "gli abiti più belli di Parigi" in Africa, dalla Valle dei Templi, alle falde del Kilimangiaro. Nel 1967 torna a sfilare per la collezione di Coco Chanel a lei ispirata, in seguito è direttrice couture per Emanuel Ungaro e responsabile relazioni pubbliche per Valentino.

Nel 2010 è nominata Chevalier des Artres et des Lettres dall'allora ministro francese Frédéric Mitterrand. Bettina ama la moda, la segue e la precede, la sua figura e personalità è ancora oggi presente e influente fra gli stilisti e i fotografi contemporanei: Azzedine Alaia, Yohji Yamomoto, Pierre et Gilles, Mario Testino. La mostra ripercorre la sua carriera attraverso oltre cento immagini firmate dai più grandi fotografi di quegli anni: Erwin Blumenfeld, Henri Cartier-Bresson, Jean-Philippe Charbonnier, Jean Chevalier, Henry Clarke, Robert Doisneau, Martin Dutkovitch, Nat Farbman, Milton Green, Gordon Parks, Irving Penn, Willy Rizzo, Emile Savitry, Maurice Zalewski. Il catalogo della mostra è edito da Carla Sozzani Editore. (Comunicato stampa)




Maurizio Bottoni - Grande zolla - olio su tavola 2000-2014 cm.65x180 Maurizio Bottoni: Odori di un divino percepire...
02 ottobre (inaugurazione ore 18.00 - 21.00) - 21 novembre 2014
Galleria Ca' di Fra' - Milano
gcomposti@gmail.com

Maurizio Bottoni (Milano, 1950), un uomo tra passato e presente. In lui si sommano e convivono in piena armonia il passato dei grandi Maestri e la contemporaneità. Il suo lavoro denota in ogni pennellata, in ogni velatura, nella semplice tecnica scelta, una ricerca dell'ideale estetico della Tradizione ed insieme una lucida consapevolezza del presente vissuto, in una continua ed armonica rilettura e reinterpretazione della realtà, dello scorrere del tempo. Per la sua ricerca si è soliti parlare di realismo. Probabilmente questa categoria è riduttiva del suo lavoro, semplicistica.

Forse sarebbe più vicino al vero definirlo "ritrattista dell'Essenza" del Reale. Se guardiamo con occhio curioso e meravigliato la vita che ci circonda, ci rendiamo conto che ogni singola parte, per quanto microscopica, è perfetta in se' e funzionale al compito per cui è stata creata; Universale nel suo essere parte insostituibile del Tutto più esteso che è l'oggetto, l'animale, il paesaggio, la singola zolla di terra. Insomma, una "parte" perfetta di un "tutto" perfetto. Bottoni intuisce questo punto intimamente filosofico della vita e lo pone al centro della sua ricerca.

Riprendono vita così tecniche ormai lontane, quasi dimenticate nel "turbine" dell'oggi (tavola incamottata, tempera su tavola di legno, disegno con punta d'argento, uso di pigmenti naturali creati rigorosamente dall'artista). Abilità manuale e tecniche che erano parte integrante dell'opera d'arte del passato e costituivano una delle componenti essenziali del "fare pittura", della ricerca dell'espressione, rivivono rilette e filtrate da una nuova sensibilità contemporanea. "Consapevolezza dell'eredità del passato", come dice lo stesso Bottoni. Una ventina di opere trasformano la galleria in un portale per entrare in un altro tempo tenendo tra le dita il filo rosso del presente... (Manuela Composti)




Sergio Lombardo, Michelangelo Pistoletto, Chiara Dynys
termina il 30 settembre 2014
Eduardo Secci Contemporary - Pietrasanta (Lucca)
www.eduardosecci.com

Il terzo appuntamento della rassegna "3x3" mette in mostra tre artisti che lavorano sul concetto di visione del reale partendo da istanze diverse e raggiungendo esiti molto personali e caratterizzanti. Un reale storicizzato e cristallizzato nel gesto, un reale del quotidiano costantemente riattualizzato tramite la partecipazione attiva dello spettatore, e un reale costantemente duplicato, sono le diverse strade percorse da Sergio Lombardo, Michelangelo Pistoletto, Chiara Dynys e che trovano in mostra un territorio comune di scambio e riflessione.

Sergio Lombardo (Roma, 1939), artista romano del gruppo della Scuola di Piazza del Popolo, nei primi anni '60 realizzò i famosi Gesti tipici, ciclo di opere in cui egli ha dipinto i più importanti personaggi politici dell'epoca. La storia che si fa segno e viene innalzata al livello di icona ed allo stesso tempo ridotta a solo gesto. La politica mondiale contenuta in una silhouette nera su fondo bianco. Sagome eloquenti, visioni estremamente semplificate e riconoscibili di un reale storico, di un passato di cui siamo eredi.

Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), protagonista negli anni '60 dell'Arte Povera; molte le innovazioni artistiche che ha sperimentato negli anni. A partire dai celebri Quadri Specchianti egli ha ribaltato la concezione tradizionale di prospettiva finendo per includere lo spettatore nell'opera e rendendo costantemente reale e presente ciò che essa rappresenta. L'azione conclusa nella visione, un tempo chiusa in sé, si apre quindi ad infinite possibilità mettendosi in relazione con il suo pubblico che diventa esso stesso protagonista dell'opera.

Chiara Dynys (Mantova, 1958), artista poliedrica, ha incentrato la propria ricerca artistica sui processi cognitivi e le relazioni molteplici fra l'opera, l'ambiente e lo spettatore. Porta in mostra la serie di lavori Duale sul rapporto 'a due' tra lo spettatore e l'opera, tra il soggetto e l'oggetto, attraverso il tema del doppio. Due, infatti, sono sempre i soggetti fotografati dall'artista ed inseriti nella cornice aggettante in plexiglass ed essi si sfaccettano continuamente dietro ad una superficie lenticolare. Chiara Dynys ci presenta sempre una visione duplicata del reale, che scompare e ricompare a seconda del nostro sguardo, oppure che include in se' due concetti opposti, ancora con superfici lucide che ci offrono il nostro alter ego. (Comunicato stampa Ottavia Sartini)




Venezia si difende 1915-1918
termina lo 08 dicembre 2014
Casa dei Tre Oci - Venezia
www.treoci.org

A cento anni dall'inizio del primo conflitto mondiale, la mostra a cura di Claudio Franzini vuole raccontare con oltre 350 immagini originali, provenienti dall'Archivio Storico Fotografico della Fondazione Musei Civici di Venezia con sede a Palazzo Fortuny, l'insolita situazione della città all'epoca della Grande Guerra con l'intento di offrire un'esaustiva panoramica sulla drammaticità degli eventi accaduti e pertanto di non disperdere né la prospettiva storiografica né quella sedimentata nella nostra memoria collettiva. Se particolarmente drammatiche si rivelano, ai nostri occhi odierni, alcune immagini del tessuto urbano colpito dai bombardamenti, di grande impatto emotivo ci pare la documentazione relativa ad uno dei capolavori irrimediabilmente perduti che provocò una fortissima reazione internazionale: l'affresco del soffitto della chiesa degli Scalzi opera di Giambattista Tiepolo.

Primo progetto realizzato dopo il protocollo d'intesa tra la fondazione di Venezia e la fondazione Musei civici di Venezia. La fondazione di Venezia, proprietaria di una importante collezione di fotografie, suddivise in due fondi principali, il fondo de Maria e il fondo italo zannier, ha dato vita presso la casa dei Tre Oci, alla Giudecca, ad un spazio interamente dedicato alla valorizzazione e fruizione della fotografia, che ospita i due fondi fotografici ed è sede espositiva per importanti mostre e appuntamenti di approfondimento sulla tecnica e sulla storia fotografica. La mostra è prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie, e verrà corredata da un catalogo di Marsilio Editori, a cura di Claudio Franzini con saggi di Cesare De Michelis, Camillo Tonini e Claudio Franzini. (Estratto da comunicato stampa Civita Tre Venezie)




Due manifesti originali con immagini e testi sulle vicende dell'ufficio postale di Trieste 3 Ufficio postale di Trieste 3
La storia del capoluogo regionale attraverso le vicende di uno dei suoi uffici più antichi


Sono oltre 13.000 gli uffici postali che offrono i servizi di Poste Italiane in tutte le regioni del bel Paese. Alcuni di questi sono davvero interessanti da un punto di vista storico: per le loro ambientazioni, per l'architettura e gli arredi, per il ruolo svolto per lo sviluppo di ben determinate aree metropolitane, provinciali e regionali. L'ufficio postale di Trieste 3 di piazza Verdi è uno dei più antichi della regione, situato nel cuore del centro storico, voluto attorno alla fine del XIX secolo dall'allora amministrazione Austro Ungarica, conscia della necessità di potenziare i servizi postali cittadini a sostegno delle contigue istituzioni bancarie, della Camera di Commercio, della Luogotenenza e del Governo Centrale Marittimo. Fondato nel 1872, l'ufficio denominato "Trieste/Tergesteo" si pone immediatamente al servizio di enti e amministrazioni. Alla fine dell'Ottocento, secondo la nuova classificazione degli uffici voluta dal governo imperiale, l'ufficio cambia l'originale denominazione in quella di "Trieste 3", nome conservato a tutt'oggi da uno dei negozi postali più frequentati e apprezzati dai triestini. Attraverso documenti originali e immagini esclusive è possibile intendere come le vicende lavorative di Trieste 3 intersechino quelle cittadine.

Per consentire alla clientela, e non solo, di conoscere le tappe principali di una storia postale particolare che viaggia accanto alla "grande" storia del capoluogo, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, inserito nell'Ufficio Comunicazione Nord Est di Poste Italiane, ha predisposto due manifesti originali che ripercorrono con immagini e testi sintetici le vicende dell'ufficio tergestino. I due manifesti fanno parte del materiale informativo esposto in Trieste 3, a disposizione della clientela (ma anche di scuole e appassionati della Storia) durante gli orari di apertura dell'ufficio postale. L'iniziativa nasce dal progetto "L'ufficio postale di ieri, oggi e domani" ideato dall'Uff. Comunicazione Nord Est di Poste Italiane. Una iniziativa che potrà essere replicata in tutti quei negozi postali protagonisti di vicende e servizi utili alle rispettive comunità locali con le medesime modalità osservate per narrare la storia dell'ufficio tergestino. (Estratto da comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste, 29 luglio 2014)




Tazio Nuvolari Foto copertina Nuvolari "Artisti per NUVOLARI" 2014
termina il 26 ottobre 2014
Casa Museo Sartori - Castel d'Ario (Mantova)
www.artistipernuvolari.it

«In Italia, e nel mondo, Tazio Nuvolari, mantovano di Castel d'Ario, è stato modello assoluto, esempio di sportività, campione imbattuto, piegato solo dai gravi lutti famigliari. Proporlo oggi come idolo sportivo e non solo, potrebbe essere d'aiuto e di stimolo per una generazione che, priva di valori, potrebbe perdersi. Gli artisti selezionati e invitati, dalla curatrice Arianna Sartori, hanno aderito con entusiasmo producendo le opere presentate. Quello che, già l'anno scorso, ci eravamo proposti cioè, la rivisitazione del personaggio, è avvenuta ed è tuttora in atto. Dal punto di vista artistico le correnti sono tutte rappresentate ed anche la scultura grazie ad adesioni di rilievo, riesce a trovare importante spazio, cosicché il panorama estetico risulta essere quanto mai completo. Ci pregiamo, infatti, della presenza di artisti di fama internazionale che elevano la mostra ad un livello di grande risalto.» (Estratto da presentazione di Maria Gabriella Savoia)

In mostra - da un'idea e progetto di Adalberto Sartori - sono esposti 56 opere, tra dipinti e sculture, realizzate da: Paolo Baratella, Carlo Barbero, Nevio Bedeschi, Franco Bellardi, Simon Benetton, Antonio Bobò, Alberto Bongini, Marco Borgianni Sabina Capraro, Piero Costa, Nicola Costanzo, Diego D'Ambrosi Walter Davanzo, Paolo Del Giudice, Marcello Della Valle, Elio De Luca, Alessandro Docci, Rod Dudley, Giovanni Faccioli, Giancarlo Ferraris, Rodolfo Fonsati, Roberto Gaiezza, Barbara Galbiati, Renato Galbusera, Maurizio Galimberti, Alberto Gallerati, Paolo Giorgi, Francesco Giostrelli, Aurelio Gravina, Veronica Longo, Riccardo Luchini, Giacomo Lusso, Licia Mantovani, Patrizia Masserini, Vito Melotto, Antonio Miano Mauro Molinari, Lisa Nocentini, Claudio Olivotto, Fabrizio Orlandini, Aldo Pagliaro, Gigi Pedroli, Gennaro Perone, Brenno Pesci Paolo Petrò, Lorenzo Pietrogrande, Ylli Plaka, Gabriele Poli Carlo Previtali, Flavio Roma, Carlo Sipsz, Antonio Tonelli, Giuliano Trombini, Alberto Venditti, Silvio Vigliaturo, Carlo Zoli.

Il catalogo (pagg.144), curato da Arianna Sartori, con presentazione di Attilio Facconi e testo critico di Maria Gabriella Savoia, riproduce le 56 opere, le biografie degli artisti e riporta i contenuti in italiano ed inglese - Archivio Sartori Editore, Mantova. Nella mattinata dell'inaugurazione davanti alla Casa Museo Sartori passerà alle ore 10.00 la gara d'auto storiche, composta da una cinquantina di equipaggi, "Criterium 2013. Prove di abilità per auto di interesse storico. VI° Gran Premio del Polirone Memorial Donato Solieri San Benedetto Po" organizzata da AMAMS Tazio Nuvolari che ha patrocinato la rassegna. Dopo la sosta davanti al Castello di Castel d'Ario gli equipaggi visiteranno l'esposizione d'arte "Artisti per NUVOLARI".




Opera di Cesare Lazzarini Cesare Lazzarini
Dipinti (1975-1995)


termina il 18 settembre 2014
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

La retrospettiva propone uno spaccato particolare dell'universo artistico di Cesare Lazzarini, con una selezione di dipinti a olio su tavola, nella maggior parte mai esposti prima, che esplorano le infinite variazioni sul tema del rapporto fra lo spazio e l'uomo, fra la presenza e l'assenza. Così, alle vedute di una Mantova silente e deserta (già esposte al Palazzo della Ragione nel 1985) si affiancano paesaggi d'acque e di monti, e le composizioni floreali, intese come esplorazioni cromatiche e formali, fanno da controcanto a un ciclo di grandi dipinti risalenti all'ultima stagione figurativa del pittore e incentrati sul binomio città/donna nelle sue innumerevoli varianti di vita e di morte.

Le prime esperienze artistiche di Cesare Leonbruno Lazzarini (Mantova, 1931-2010) sono straordinariamente precoci: le prime opere datano degli anni 1948-1949 e mostrano l'indiscutibile originalità e l'autonomia da correnti e scuole che caratterizzano tutta la sua attività artistica. Negli anni Cinquanta insegna all'Istituto Statale d'Arte di Mantova, affacciandosi alla ribalta artistica nazionale e internazionale grazie alla partecipazione alla XXVIII Biennale di Venezia del 1956. Nel 1967 si diploma in scultura con Quinto Ghermandi all'Accademia di Belle Arti di Bologna, tornando poi a Mantova, dove si dedica all'insegnamento di discipline storico-artistiche nelle diverse scuole della città e della provincia, dalle medie inferiori ai licei, dalle scuole sperimentali agli istituti speciali, arricchendo in tal modo la propria esperienza artistica con sperimentazioni didattiche diverse.

Dagli anni Cinquanta le sue opere sono state esposte in rassegne personali e collettive italiane e straniere: nel 1956 partecipa alla XXVIII Biennale Internazionale di Venezia, nel 1957 alla Mostra Triennale di Milano, nel 1961 espone al Premio nazionale Marzabotto della Resistenza. Negli anni Sessanta collabora a Bologna con il Gruppo 63, pubblicando per Scheiwiller e Geiger. Impossibile elencare tutte le manifestazioni pure significative a cui Lazzarini è invitato dagli anni Settanta: basti rammentare che nel 1981 realizza interpretazioni artistiche dell'Eneide, delle Bucoliche e delle Georgiche nell'ambito del Bimillenario Virgiliano (esposte ed edite) e nel 1985 espone a Mantova (Palazzo della Ragione) la personale Mantova: una città e la sua memoria.

Sue sculture monumentali sono state realizzate per Mantova e provincia: fra esse, va ricordato almeno il Monumento al Vecchio, statua in bronzo realizzata nel 1990 per la Casa di riposo "Don Mazzali", a Mantova. A poco più di tre anni dalla scomparsa dell'artista, l'Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, con la collaborazione del Comune di Mantova e della Provincia di Mantova, e il patrocinio dell'Accademia Nazionale Virgiliana, ha presentato a cura di Renata Casarin e di Isabella Lazzarini la mostra antologica Cesare Lazzarini (1931-2010). Le sere i fantasmi gli strani pensieri (12 aprile-18 maggio 2014, S. Maria della Vittoria, Mantova).

Refrattario a scuole o appartenenze, nel corso della sua vita Lazzarini affianca costantemente la propria attività di scultore a quella di disegnatore e di pittore, ma anche la poesia e la letteratura sono per lui campi di esercizio e di ricerca artistica. La vasta gamma delle tecniche che Lazzarini padroneggia e la sua inesausta sperimentazione formale gli consentono di esplorare espressioni artistiche che spaziano dall'artigianato orafo all'arte sacra, dalla ricerca storica alla interpretazione esistenziale e poetica. (Estratto da presentazione di Isabella Lazzarini - curatrice della mostra)




Tiferno Comics 2014, Fumetto e Arte - 12a Mostra Nazionale

"Sorella Marilyn"

28 settembre - 09 novembre 2014
Palazzo Vitelli a Sant'Egidio - Città di Castello
www.tifernocomics.com

La mostra, con opere ispirate a Marilyn Monroe, ad oltre 50 anni dalla morte, celebra il mito con opere pittoriche, fotografiche, cinematografiche, poetiche e, in particolare con il fumetto. A proposito della scelta di una icona come l'attrice americana, per la mostra di Tiferno Comics, Vincenzo Mollica, Direttore Artistico della manifestazione dichiara: "Ancora Marilyn, sempre Marilyn! Nessuna attrice ha saputo creare un rapporto di così grande vicinanza con il pubblico come lei; nessuna ha saputo regalare come lei illusione e verità con la sua vita e la sua arte volate via troppo in fretta; nessuna come lei è sbocciata e mai sfiorita; nessuna come lei ha dato vita ad una bellezza eloquente e insieme misteriosa che non conosce la parola fine; nessuna come lei ha fatto della sua vita uno dei romanzi più intensi del novecento; nessuna come lei si è buttata nel mare della vita senza salvagente, navigando smarrita senza bussola la gioia e il dolore; nessuna come lei ha avuto un'immensa bellezza che prendeva la forma e l'anima della sua immensa fragilità; nessuna come lei da quando è apparsa su questa terra ha mai smesso di essere musa, fonte limpida di immaginazione, che si fa poesia, pittura, fumetto, illustrazione, fotografia, canzone, romanzo, favola, vita... cinema; nessuna come lei per Pasolini è stata sorella e per Alda Merini luce; nessuna come lei per tutti noi è stata un bel vento che soffia ancora".

Sono circa 120 le opere esposte, più 4 storie a fumetti con circa 60 tavole dei seguenti artisti: Fabiano Ambu, Roberto Baldazzini, Severino Baraldi, Giancarlo Berardi, Sergio Bonelli, Enrique Breccia, Bros, Guido Buzzelli, Silvano Nano Campeggi, Renato Casaro, Giovanna Casotto, Giorgio Cavazzano, Mauro Cicarè, Gianluigi Colin, Guido Crepax, Roberto De Angelis, Edgardo Dell'Acqua, Gianni De Luca, Aldo Di Gennaro, Pablo Echaurren, Paolo Garretto, Vittorio Giardino, Angela e Luciana Giussani, Giuliano Grittini, Carlo Jacono, Marco Lodola, Milo Manara, Alda Merini, Ivo Milazzo, Ugo Nespolo, Lucio Parrillo, Pier Paolo Pasolini, Andrea Pazienza, Federico Penco, Anna Pennati, Arturo Picca, Claudio Piccoli, Ferenc Pinter, Hugo Pratt, Nicolò Rossetto, Mimmo Rotella, Sergio Sarri Sesar, Marco Soldi, Gianpaolo Tomassetti, Sergio Toppi, Andy Warhol.

Quest'anno, il Premio alla Carriera di Tiferno Comics verrà conferito allo sceneggiatore Giancarlo Berardi (Ken Parker e Julia). L'appuntamento è per il 27 settembre 2014, dalle ore 16.30, presso l'Auditorium di Sant'Antonio, durante la cerimonia di inaugurazione di Tiferno Comics 2014. L'Associazione Amici del Fumetto di Città di Castello e la sua Mostra "Tiferno Comics" nascono dalla volontà di un piccolo gruppo di amici di appassionati del genere che nel 2002 decisero di fare una mostra in omaggio del concittadino Fernando Fusco, storico disegnatore di Tex.

La buona riuscita di quella prima mostra accese il desiderio e la voglia di proseguire sulla strada intrapresa, con un susseguirsi di personaggi ed illustratori da Pratt a Manara, da Giardino a Cavazzano, Andrea Pazienza, passando per i principali comics italiani come Diabolik, Dylan Dog, Jacovitti, per arrivare a Lupo Alberto. Le mostre sono sempre state delle vere e proprie antologie di ogni personaggio o illustratore, uniche in Italia, con pezzi rari, unici e originali. Nell'ambito di Tiferno Comics, sempre a Città di Castello, il 18 e 19 ottobre 2014, si terrà anche la 12a Mostra Mercato del Fumetto. (Comunicato stampa Patrizia Cavalletti Comunicazione)




Maria Lai. Ricucire il mondo
Dagli anni Quaranta agli anni Ottanta


termina lo 02 novembre 2014
Palazzo di Città - Cagliari

La mostra, curata da Anna Maria Montaldo, è dedicata alla produzione di Maria Lai dagli anni Quaranta ai primi anni Ottanta del Novecento. Sono esplorati tutti i percorsi di ricerca che l'artista ha sviluppato nel corso della sua vita: alcuni, pienamente compiuti, altri, appena abbozzati, troveranno una dimensione più matura negli anni Novanta e 2000. La prima sezione della mostra è costituita dal cospicuo corpus di disegni, tecnica alla quale l'artista si dedica assiduamente dal 1941, fino alla metà degli anni Sessanta. Dai disegni degli anni Quaranta emerge chiara la lezione dei primi maestri e, soprattutto, l'insegnamento di Arturo Martini. Le matite e le chine si arricchiscono presto del colore di acquarelli e tempere.

Accanto ai ritratti, che Maria Lai continua a tracciare con segno sempre più asciutto, negli anni Cinquanta, si affiancano i disegni ispirati ai rituali del lavoro femminile. Al filo cucito è dedicata la successiva sezione della mostra. Straordinario e raffinatissimo strumento espressivo nelle mani dell'artista, sotto forma di Lavagne, Libri cuciti o Geografie, il filo crea rimandi immediati tra passato e presente, tradizione e innovazione, storia e mito, artigianalità e concettualità.

Il percorso espositivo continua nel secondo sottopiano. Qui trovano spazio due differenti nuclei di ricerca. Il primo esplora i paesaggi dipinti, nei quali, a partire dagli anni Cinquanta, l'artista porta avanti il discorso di sintesi, iniziato col disegno. Scenari, al limite dell'astrazione, sono suggeriti più che descritti dalla griglia grafica, mentre, nella confusione tra cielo e terra, gli animali e le greggi diventano quasi rocce. Poi il pane e la terracotta. Maria Lai plasma la terracotta come il pane, materiali che oltre alla gestualità condividono la commistione dei quatto elementi: acqua, aria, terra e fuoco.

A sorpresa, infine, l'omaggio sentito di Antonio Marras e Claudia Losi, Come piccole api operaie II (Cagliari), che, dipanandosi dal primo presepe realizzato da Maria Lai, con una teoria di fili rossi e bordeaux, collega il museo alle vie circostanti e, idealmente, le sedi di Cagliari e Nuoro. Il percorso si conclude simbolicamente con i Telai, fulcro della sua poetica, ai quali Maria Lai si dedica a partire dagli anni Sessanta, come il Telaio del 1965, recente acquisizione della Galleria Comunale d'Arte di Cagliari. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Opera di Riccardo Franco Opera di Roberta Savani Dialoghi
Bipersonale di Roberta Savani e Riccardo Franco


Società Umanitaria (Chiostro delle Memorie e Cortile dei Platani) - Milano
termina il 24 settembre 2014
www.fondazionedars.it

In mostra un singolare dialogo tra le sculture in legno di Riccardo Franco (Verona) e i disegni su carta di Roberta Savani (Modena). Entrambi hanno un approccio intimista, volto all'ascolto e al rapporto con il segno. Come scrive Grazia Chiesa, (...) Roberta Savani usa la matita come un rabdomante la sua bacchetta per 'sentire' l'acqua. Così la matita, nella mano di questa giovane artista, diventa il mezzo per dare forma e vita, con la sua mina di grafite, a immagini che, per la loro compostezza, equilibrio e originalità, invitano a momenti di meditazione e di ascolto del sè. Infatti quello che viene creato per mezzo della matita, ha una componente insolita e che affascina: una presenza medianica che ci rimanda ai valori spirituali delle architetture sacre del medioevo.(...)

Esiste, nei lavori della Savani, un criterio di bellezza interiore, espressa dai settori della simmetria dei segni nel cerchio e dalla mancanza del colore sostituito da varie sfumature di grigio e di nero, e un criterio di bellezza esteriore. Il lavoro di Riccardo Franco è stato magistralmente descritto da Pierre Restany in un testo del 1995 in cui sottolineava che (...) Il rapporto dell'artista con l'albero è un rapporto di globalità o perlomeno ne presenta le caratteristiche mediate e immediate, prima di tutto il piacere. La scelta, lo spaccato, la collocazione dei tronchi dimostrano non soltanto una cultura specifica della natura vegetale, ma anzitutto un amore profondo per un operato e un'operatività gestuale che è espressione stessa d'amore. (...)




Opera di Laura Zeni Laura Zeni - Ritratti interiori - Ore16 Laura Zeni. Coltivare la mente
termina lo 04 ottobre 2014
Triennale di Milano - Spazio Material ConneXion

L'artista e designer Laura Zeni attraverso i lavori esposti - oggetti di design, opere pittoriche, e installazioni - approfondisce il tema della natura in relazione all'uomo contemporaneo ed esprime la necessità di intervenire a favore di un progresso dove tecnologia e mondo naturale sono in equilibrio. La sua opera è sul rapporto armonico tra uomo e natura in gran parte perduto, che nasce da un'esigenza personale e tende a sensibilizzare la società verso un'evoluzione positiva. Questi argomenti, da sempre caratterizzanti della espressione artistica di Laura Zeni, vengono sviluppati nelle sue opere attraverso la sperimentazione di tecniche e linguaggi diversi.

Le numerose "teste" create dall'artista rappresentano contenitori di pensieri, storie, memorie, stati d'animo, che raccontano e stimolano, attraverso elementi simbolici, riflessioni sulla condizione umana e sulla possibilità di miglioramento. Il medesimo profilo che ritorna nelle tele dalle differenti dimensioni, negli oggetti di design come nel set L'Ora del Tè e nelle installazioni, suggerisce di "coltivare la mente" per svolgere ogni azione, di avvicinarsi alla natura e alle origini. L'allestimento della mostra - a cura di Fortunato D'Amico - in linea con questo messaggio, offre al pubblico un'immersione nel verde grazie alla realizzazione di orti e giardini a parete e sui tavoli collocati all'interno dello spazio, che dialogano con le oltre 50 opere di Laura Zeni e accompagnano in percorso di nuovo risveglio interiore.

Laura Zeni, milanese, frequenta l'Accademia di Brera sotto la guida di Raffaele De Grada. Dagli anni '80 partecipa a diverse mostre personali e collettive in Italia. Nel 2008 è al Fuori Salone del Mobile con Jannelli & Volpi. Nel 2012 in occasione della fiera White alla MyOwnGallery di Superstudiopiù a Milano, inaugura la personale "Laura Zeni. Illuminazioni" a cura di Fortunato D'Amico, con catalogo Skira. Nel 2013 espone allo Spazio Tadini di Milano con la mostra "Laura Zeni. Indian Pattern" a cura di Fortunato D'Amico; partecipa ad una collettiva presso il Macs - Mazda Con-Temporary Space di Milano. E' presente al Fuori Salone presso Superstudio 13 e ad AAM - Arte Accessibile Milano. In occasione degli eventi collaterali della Fiera ArteCremona 2014 espone presso la prestigiosa Sala degli Alabardieri del Palazzo Comunale di Cremona. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Irma Bianchi Comunicazione)




Opera di Alan Gattamorta Alan Gattamorta: Orme 2
Mostra in linea, 20 luglio - 21 settembre 2014
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenterà una rassegna di 63 acrilici su carta.







Alfred Hitchcock dal set del film Psyco Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures
termina lo 09 novembre 2014
Palazzo del Governatore - Parma

In occasione del 50° anniversario del film Marnie, la mostra racconta la figura di Alfred Hitchcock attraverso i principali capolavori firmati dalla celebre casa di produzione che, acquisendo la Paramount Pictures, ha prodotto i suoi film dal 1940 al 1976.

Presentazione mostra




Opera di Michaele Brüll Opera di Rinetta Klinger Opera di Ulrike Stolte Michaele Brüll - Rinetta Klinger - Ulrike Stolte
Il principio parlante - Das redende Prinzip


termina lo 04 ottobre 2014
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Le artiste Michaele Brüll, Rinetta Klinger e Ulrike Stolte dedicano la loro opera all'arte tessile. E' vero che ognuna di loro segue un approccio del tutto individuale e singolare; ma nell'idea di una mostra collettiva, Das redende Prinzip (Il principio parlante) - ispirato dall'omonimo concetto di Carl Philipp Emanuel Bach - è incluso il confronto d'opinioni e specialmente il reciproco scambio artistico. Il principio parlante nell'opera musicale di Carl Philipp Emanuel Bach è inteso come una fitta rete di 'parole' e 'suoni' che costituisce l'interazione artistica. Si sa che Carl Philipp Emanuel Bach trasformò in composizioni le sue ricerche, i suoi riconoscimenti, i suoi dubbi discutendo con scienziati, teorici, poeti, musicisti di cui era circondato.

E proprio questo concetto è stato assunto da Michaele Brüll, Rinetta Klinger e Ulrike Stolte. Ciò sta a significare che le loro opere mostrano la fantasia e l'improvvisazione artistica del gruppo tanto quanto l'approccio individuale, aspetti che potranno essere discussi con i visitatori della mostra, realizzata in collaborazione con Galerie Kuhn & Partner (Berlino): quest'ultimo è un altro elemento che fa parte del concetto. Motivo principale di questa mostra, a cura di Andreas Kuhn, è l'anniversario dei 300 anni dalla nascita di Carl Philipp Emanuel Bach. In secondo luogo per la valenza del dialogo tra le tre artiste all'interno del gruppo ispirandosi e confrontandosi quindi a vicenda anche per quel che riguarda le loro scelte stilistiche e materiche.

Nasce così un insieme di allusioni ad argomenti di origine socio-politico ma anche di provenienza della storia del femminismo. Rotture, tensioni, esagerazioni sono voluti se non desiderati, visibili e completati poi nelle singole opere. Nella mostra sono esposti oggetti tessili di carattere spaziale, quadri e media arte. Comune a tutte è l'esigenza di una riflessione critica verso il contesto storico artistico e quello politico come l'immediata volontà di creare nuovi dimensioni formali rivelando sempre l'effetto particolare del materiale scelto.




Segni di Memoria e Pace
termina il 27 settembre 2014
Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte - San Giovanni La Punta (Catania)
www.fondazionelaverdelamalfa.com

Il percorso espositivo attraverso il quale si sviluppa la dialettica e il dialogo ideale fra memoria e pace si articola in due spazi, due stanze d'arte - Stanza della Memoria e Stanza della Pace - per l'appunto: "L'ideazione e la creazione di due spazi d'arte, legati alla dimensione della memoria e della pace in quelli che furono i luoghi di lavoro dei miei genitori, hanno costituito, e costituiscono, un unico percorso esperienziale, ascrivibile alla fatica di 'attraversare' il tempo per ritornare a un passato oramai lontano" precisa il Presidente Alfredo La Malfa, nell'illustrare gli intenti e i moventi del progetto.

La Stanza della Memoria ospita il primo momento del percorso che prosegue e si conclude nella Stanza della Pace con l'intervento site specific dell'artista partenopeo Angelo Casciello. Ai lavori di Lawrence Carroll, Cristina Treppo, Lolita Timofeeva e Emily Joe, è affidata la costruzione di un viaggio, o meglio, di un attraversamento della memoria, scandito dalle opere degli artisti che rilanciano questa dimensione per trarne e restituire un'illuminata conciliazione interiore, la pace: "Ovunque è concentrazione e silenzio. La pace è in questo guardare oltre, avendo fissi gli occhi al presente, dove convergono memoria e attualità, sentimento della storia e sentimento del tempo", come spiega l'autore del contributo critico, il prof. Giorgio Agnisola. Le immagini della memoria, a cura della storica dell'arte Giuliana Albano, vede dialogare i lavori di Silvano Tessarollo, Cristina Treppo, Lolita Timofeeva e Emily Joe e sì concentra principalmente sulla tematica della memoria. (Estratto da comunicato stampa)

«(...) Emily Joe, Silvano Tessarollo, Lolita Timofeeva, Cristina Treppo. Artisti diversi, che presentano opere di tecnica, stile e materiale divergenti. Tutti però ispirati metaforicamente al tema, cogliendo le sottili e possibili declinazioni della memoria, voci e rumori del tempo e del ricordo. L'oggetto, ciò che fisicamente è rinvenibile nel presente e nella storia, rimanda al passato, diventa segno emblematico, pagina di diario, memoria incancellabile. Ciò accade nei dipinti come nelle installazioni assemblate e sedimentate con materiali di risulta, nelle composizioni a volte enigmatiche, a volte lampanti. (...)

Spesso il fine gusto decorativo e compositivo degli artisti si fa proiezione intimistica, avventura narrativa, suggerendo poetici viaggi metaforici, storie minime aperte al sogno, articolate nel rigore quasi astratto e sequenziale dei lavori. Emily Joe sembra entrare in contatto con "altre vite". Il suo non è il ricordo di qualcosa di ormai chiuso e definito, ma un'interazione con presenze vive che gli crescono e si evolvono nell'anima prima che nell'immagine; il suo è cioè un cammino di rimandi psicologici e percorsi interiori. Silvano Tessarollo utilizza terra, foglie, rami, interpretando il tema in chiave metaforica e fantastica, rilevando le suggestioni formali e il loro assetto precario.

Proprio in tale precarietà legge la fragilità del tempo, la leggerezza del ricordo. Lolita Timofeeva si esprime con una suggestiva impressione di segni lineari, come residui di un linguaggio criptico e di simboli accennati e rilevati cromaticamente su fondi luminosi. Cristina Treppo, infine, interpreta le conseguenze di un tempo non-lineare entro uno spazio quasi inquietante, fuori da ogni geografia temporale. Decontestualizza il tempo per contestualizzare la memoria. In tutte le opere si coglie un lento logorio dell'anima, un senso di spaesamento, spesso creato dal ricordo. Ma in tutte altresì si legge il bisogno di superare il tempo carico e inquieto della memoria e dare nel suo segno una nuova speranza al presente.» (Le immagini della memoria, di Giuliana Albano)




Rinascimenti Eccentrici
Dosso Dossi al Castello del Buonconsiglio


termina lo 02 novembre 2014
Castello del Buonconsiglio - Trento

L'Ariosto, nel XXXIII canto dell'Orlando Furioso, cita i fratelli Dossi tra i pittori di quai la fama sempre starà fin che si legga e scriva al pari di Leonardo, Mantegna, Bellini, Michelangelo, Raffaello, Sebastiano del Piombo e Tiziano. Dosso, il più famoso dei fratelli Dossi, raggiunse gloria, fortuna ed ebbe commissioni dalle più importanti corti rinascimentali italiane. La mostra, allestita in quelle stesse sale che tra il 1531 ed il 1532 lo videro protagonista a Trento assieme al fratello Battista nella decorazione del Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio, racconterà lo straordinario percorso di questo eccentrico pittore del Rinascimento. La rassegna proporrà una trentina di dipinti che metteranno a confronto le opere di Dosso e Battista tracciando le tappe artistiche di Dosso alla corte di Alfonso d' Este a Ferrara, a Pesaro presso la duchessa Eleonora d'Urbino fino a Trento al servizio del principe vescovo Bernardo Cles.

Questi dipinti realizzati da Dosso nel corso della sua lunga e fortunata carriera dialogheranno con gli affreschi del castello. Il principe vescovo Bernardo Cles, consigliere degli imperatori Massimiliano I e Carlo V, grande umanista, amico di Erasmo da Rotterdam e cardinale che sfiorò l'elezione a pontefice, ha per Dosso parole di elogio e ammirazione. Del resto, Dosso arriva a Trento preceduto da grande fama tanto da essere pagato il doppio rispetto ai colleghi Fogolino e Romanino, anche loro impegnati a rendere magnifica la residenza principesca.

La rassegna sarà un modo per ricordare anche il legame che unì i Dossi alla città del Concilio: Trento fu infatti la città che diede i natali a Niccolò Lutteri il padre di Dosso e Battista, e dove visse prima di trasferirsi a Mirandola sul finire del Quattrocento. Verosimilmente Dosso iniziò da Mirandola un percorso formativo che lo portò a conoscere i più grandi maestri del Rinascimento. Nella complessa pittura di Dosso, originale, elegante ed allegorica, affiora costantemente l'influenza dei grandi maestri: da Venezia apprende la lezione di Giorgione (in mostra vi sarà il celebre Suonatore di flauto della Galleria Borghese), da Roma conobbe la maestria di Raffaello (in mostra alcune stampe da Raffaello di Marcantonio Raimondi), con Tiziano (in mostra vi sarà il ritratto di un cavaliere di Malta) vi fu un costante colloquio artistico, a Ferrara incontrò Michelangelo (in mostra due magnifici disegni di Casa Buonarroti).

Dagli inizi del Cinquecento divenne ben presto il pittore favorito dei duchi di Ferrara, abbandonando la corte soltanto in due occasioni, la prima a Pesaro al servizio della duchessa Eleonora di Urbino e la seconda a Trento quando affrescò diversi ambienti del Castello del Buonconsiglio. Vita di corte, la sua. Dalle vallate trentine alla corte degli Este a Ferrara, vale a dire in uno dei centri culturali più raffinati del mondo d'allora. La mostra, curata dallo storico dell'arte Vincenzo Farinella, porterà alla luce nuovi documenti e si potrà tracciare un inedito ritratto del grande pittore estense.

Sarà articolata in cinque sezioni, orientate a fare luce in particolare sull'attività svolta dai due fratelli pittori nel terzo e quarto decennio del Cinquecento, a monte e a valle dell'intervento nel Magno Palazzo di Bernardo Cles. Trai capolavori dosseschi ci sarà anche il magnifico dipinto Giove pittore di farfalle, quadro enigmatico quanto la Tempesta del Giorgione. La storia del dipinto, conservato fino a qualche anno fa al Kunsthistorisches Museum di Vienna ed ora custodito nel Castello del Wawel a Cracovia, ha affascinato gli studiosi per il messaggio che cela e per la straordinaria qualità esecutiva. (Estratto da comunicato stampa ufficio stampa Studio Esseci)

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Cesare Borgia
Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli

Articolo




Locandina mostra Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice
termina il 28 settembre 2014
ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica - Favignana

La mostra, da un'idea di Gianni Filippini, ripercorre la più importante produzione artistica siciliana di pittori, scultori, fotografi e documentaristi, a partire dagli anni '30 e fino ad oggi, con opere molte delle quali provenienti da importanti collezioni pubbliche e private. La mostra si svolge negli spazi espositivi dell'ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica, un tempo luogo di opulenza e sviluppo e oggi restaurato simbolo di archeologia industriale, perché qui la famiglia Florio, dal 1841 e fino ai primi decenni del '900, lavorava il tonno (oggi lo stabilimento ospita il Museo della antica tonnara di Favignana). In esposizione quasi 150 le opere esposte. Tra i capolavori anche «Vucciria» di Renato Guttuso (1974, olio su tela, cm.300x300, Palazzo Chiaramonte, Palermo), considerato il suo dipinto più celebre.




Moses Levy. Luce Marina
Una vicenda dell'arte italiana 1915-1935


05 luglio - 19 ottobre 2014, Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
30 ottobre - 01 febbraio 2015, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron - Firenze

Selezione di opere degli anni 1915-'35 per rievocare la Viareggio cosmopolita, magica e gaia di quel ventennio, eletta a luogo d'ispirazione, di passatempi e svaghi dall'elite culturale. Ed è in questo scenario, dove tutto è armonia, bellezza e "joie de vivre", definito da D'Annunzio "il più bello dell'universo", che la fervida fantasia di Moses Levy si alimenta, facendo rivivere sulla tela le sfumature del mare, il bianco candente degli ombrelloni, e i costumi variopinti delle bagnanti. Analogamente a un Picasso e a un Matisse in Costa Azzurra, egli fissa così la luce di quel mondo, cogliendone con rara percezione gli effetti nel cielo, nelle vele ondeggianti, negli aquiloni attraverso una straordinaria fantasmagoria di riverberi che finisce col farsi stile.

Dal dialogo con Viareggio, città prediletta che più di ogni altra ne ha influenzato la sensibilità visiva, la Fondazione Matteucci ha maturato l'idea della mostra dedicata a quella lunga e felice stagione, durante la quale nessun altro meglio di Moses Levy è riuscito a tradurre l'immagine scintillante e ruggente di una società vacanziera e mondana, al passo con i tempi. Sono gli anni che vanno dal primo conflitto mondiale alla grande depressione, ma ad un quadro tanto drammatico la sua vena creativa reagisce decisamente controtendenza con opere fondamentali, destinate a definirne la fisionomia europea.

Moses Levy si forma nel clima fortemente creativo di una Versilia nella quale spiccano personalità di grande rilievo come Lorenzo Viani, Enrico Pea, Giacomo Puccini e Mario Tobino. Ed è in quel lembo di terra già conosciuto da Rainer Maria Rilke come luogo ideale di meditazione e ispirazione, che egli si afferma come raffinato interprete di una "poetica dell'intimismo" e della "vita vissuta", per riprendere due felici definizioni di Carlo Ludovico Ragghianti.

Mentre s'intensificano i contatti con alcune delle personalità più ricettive dell'ambiente toscano - Plinio Nomellini, Felice Carena, Alfredo Müller, Elisabetta Chaplin - Levy partecipa alle rassegne della Secessione Romana del 1913-'14, e la sua presenza a Viareggio diviene sempre più assidua. Qui è tra i sostenitori, con Carrà, de Chirico, Primo Conti, Depero e l'inseparabile Viani, delle prime esposizioni di "Arte d'Avanguardia". Proprio in occasione di tali manifestazioni e di altre allestite nelle sale del Kursaa l, presenta le radiose marine, caratterizzate da quell'inconfondibile luce e atmosfera d'iridescente fulgore destinata a segnarne la grande fortuna.

La mostra, secondo un disegno monotematico, si concentra in una mirata selezione di circa quaranta dipinti filologicamente affini sia per cronologia, sia per tratto interpretativo. L'obiettivo è collegarli in un intimo dialogo teso ad evidenziare l'eccentrico e ricercato linguaggio formale, prima di quella svolta cruciale che, dalla limpida poetica tra le due guerre, si apre all'inquieto sentimento visivo della metà del Novecento. Nelle sedi di Viareggio e Firenze potranno essere ammirate alcune tra le opere più celebri: Donna in blu (1917), L'ombrellone bianco (1919), Spiaggia (1918), Madre e figlia sulla spiaggia (1919), Anna e l'amica (1920), Spiaggia e figure a Viareggio (1921), Ritratto di Leonida Repaci (1935), nonché testimonianze inedite di collezioni internazionali. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Opera di Zuzana Zabkova On the Stage
András Cséfalvay, Ilona Németh, Zuzana Žabková


termina il 18 settembre 2014
The Gallery Apart - Roma
www.thegalleryapart.it

La mostra, a cura di Lýdia Pribišová, presenta tre artisti slovacchi che focalizzano il tema della relazione tra la percezione di un'opera d'arte, lo spettatore e la scena, nel senso di rappresentazione e relative difficoltà. Il tema principale dei lavori di András Cséfalvay (Bratislava, 1986) include la presentazione delle ambizioni umane, la tendenza a voler salvare l'umanità, il messianismo, la caduta degli eroi, l'incapacità di conseguire le ambizioni e il vuoto delle gesta eroiche. Tali tematiche spesso appaiono nelle opere classiche. András Cséfalvay propone in mostra Maquette/Maketa, lavoro per il quale ha ricevuto il Premio Oskár Cepan 2009 e che è uno tra i suoi lavori più significativi. L'artista spesso utilizza la musica nei suoi lavori e ha recentemente pubblicato il suo primo album musicale.

Il protagonista principale dell'opera in mostra è lo stesso András Cséfalvay alle prese con l'ambizione di creare un'opera epica monumentale, con un'orchestra sinfonica, una scenografia epica e tutto il resto di cui vi può essere bisogno. Maquette/Maketa è un modello di un'opera consistente in tre videoproiezioni che evocano la scena di un'opera. Sui lati di un drappeggio scuro a forma di U, l'artista proietta immagini statiche di palchi di teatro vuoti, mentre il nucleo della proiezione - una scena di un'opera - avviene al centro. Il video, in cui l'artista assume il ruolo di principale autore, compositore, regista, musicista, cantante e attore, racconta diverse opere incompiute, attraverso l'illustrazione dei moventi musicali e visuali proposti.

La chiave di lettura del ciclo propone il protagonista principale al centro dell'attenzione. Nella sua storia, percepiamo i suoi costanti tentativi di avere successo e i suoi conseguenti fallimenti. András Cséfalvay è interessato all'opera come Gesamkunstwerk - e creandola suppone di dimostrare il suo successo, il raggiungimento dell'obiettivo di tutta una vita. Il lavoro è una maquette e anche se funziona da solo come autonoma opera d'arte, richiama l'attenzione sul fatto che l'opera in realtà non ha mai realmente bisogno di essere finita.

Ilona Németh (Dunajská Streda, 1963) presenta un'installazione monumentale site-specific, Auditorium/Hladisko che allude all'autoreferenzialità, sconvolgendo i ruoli di spettatore e attore. Una costruzione in metallo con sedie di plastica simili a uno stadio a cielo aperto. La struttura interna, simile ad un ponteggio, non costituisce una scultura indipendente ma si adegua di volta in volta agli spazi in cui viene esposta. Tra le altre cose, il progetto si riferisce anche agli attuali complicati rapporti di forza fra le istituzioni di arte contemporanea nell'area dell'Europa centrale. Analogamente all'opera di András Cséfalvay, il progetto di Ilona Németh attiene all'equilibrio precario tra successo e fallimento.

Il video Small Odyssey II (2011) di Zuzana Žabková (Košice, 1987) è una contemplazione introversa sui mezzi di espressione, sulla vacuità e, come per le altre opere in mostra, anche sul possibile fallimento. Il video mostra una persona che suona il pianoforte, ma lo strumento musicale non produce alcuna melodia; tutto ciò che sentiamo è il suono dolce delle dita che toccano i tasti. Il video è una coreografia specifica per le mani. Zuzana Žabková è nota in particolare per la capacità di unire coreografia contemporanea, danza e arti visive. La sua opera si concentra sulla videoarte, le performances video, la coreografia, il montaggio, la sound-art e loro derivati. Nelle sue opere spesso l'artista manipola le definizioni di "utopie quotidiane abituali". Attraverso degli esperimenti, fornisce una panoramica sulla variabilità delle definizioni date, imparando così insieme al pubblico dai suoi propri errori. Forse anche per un futuro migliore. (Comunicato stampa)




Il coccodrillo di S. Maria del Monte
Il mostro, un eroe e la Vergine


termina il 25 settembre 2014
Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese
www.museobaroffio.it

Esposizione temporanea dei resti del coccodrillo di S. Maria del Monte, ex voto molto caro alla devozione popolare, sia per soddisfare le continue richieste, sia per comunicare gli interessanti elementi di ricerca emersi di recente. Non possono essere relegate nell'ambito delle curiosità locali le vicende intorno a questo coccodrillo, dall'inizio del Settecento segnalato presso il Santuario e già allora definito "famoso". Il racconto leggendario narra un paese del Malcantone svizzero - Breno - nei cui boschi si aggirava il temibile coccodrillo, scappato da un serraglio presso Lugano. Un giovane di Breno con un tridente e tanta fede vinse la bestia; la portò quindi in Santuario per ringraziare la Madonna del Monte, alla quale si era affidato, e inaugurò la tradizione del pellegrinaggio annuale della comunità riconoscente. All'inizio del Novecento ciò che rimaneva del coccodrillo, ormai sfasciato, fu chiuso in una teca e ricoverato in Museo, dove fu esposto fino all'ultimo restauro e al conseguente riordino delle collezioni.

Accanto a ciò che resta del coccodrillo, alcuni pannelli, realizzati in collaborazione con il festival Tra Sacro e Sacro Monte, aiutano ora a comprendere il senso di tale curiosa esposizione. Si allarga lo sguardo su analoghe tradizioni legate ad altri santuari mariani (come S. Maria delle Grazie a Curtatone), dove coccodrilli fanno ancora mostra di sé incatenati alle volte. Si illustra il valore simbolico di tali ostensioni, non particolarmente rare se nel XVI secolo il naturalista Pierre Belon suggeriva di recarsi "in numerose chiese d'Europa" per vedere coccodrilli del Nilo: il coccodrillo diventa perfetto emblema del male più grande e inatteso che può essere vinto con l'aiuto della Madonna, lei che è stata capace di sottomettere il "serpente antico". È infine presentato il progetto di recupero del "mostro di Breno" steso da Ermano Bianchi, tassidermiologo del Museo di Storia Naturale di Milano. (Comunicato stampa Metamusa arte ed eventi culturali)




Alice Secci vince il Premio GhigginiArte 2014
www.ghiggini.it

Con 39 voti Alice Secci vince il Premio GhigginiArte XIII edizione ottenendo la possibilità di esporre i propri lavori in una mostra personale presso la galleria Ghiggini. Secondo classificato Alessandro Mazzoni con 24 voti, terza con 23 voti Elisa Rossini. Loreno Molaschi invece si aggiudica la VI edizione del Premio ArteVarese e avrà l'opportunità di presentarsi al pubblico con una mostra on-line.




Marco Stefanucci - Santa-Vittoria - studio - acrilici, bitume su tavola di legno cm.40x40 Marco Stefanucci: Hic et Nunc
termina il 30 settembre 2014
Museo Civico di Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado (Roma)
info@scarlettmatassi.com

Conta solo mille anime il borgo di Anticoli Corrado, ma il suo Museo Civico vanta una collezione ragguardevole e le rare mostre temporanee dedicate ad artisti contemporanei si segnalano per qualità ed originalità. Quest'estate ad accogliere i visitatori in arrivo da ogni parte del mondo per conoscere il famoso borgo degli artisti e delle modelle saranno i ritratti di Marco Stefanucci, dipinti apparentemente all'antica ma in realtà moderne pittosculture risultato di una sperimentazione a tutto campo in cui si fondono tecniche e materiali antichi e moderni.

Alle porte di Roma, Anticoli venne infatti investito, sin dall'inizio dell'800, da un singolare fenomeno di transito di artisti e intellettuali provenienti da ogni parte del mondo. La lista dei pittori, degli scultori e dei letterati presenti nella cittadina laziale tra '800 e '900 è strabiliante: Oscar Kokoschka, Pablo Picasso, Luigi Pirandello, Auguste Rodin e via di questo passo. Non sorprende pertanto la notizia che, grazie ai lasciti di tutti quegli ospiti e dei loro eredi, il Museo di Anticoli compaia tra le prime dieci raccolte pubbliche d'arte contemporanea in Italia.

L'invito ad esporre nelle sale di questa speciale galleria è un riconoscimento ambito tributato con parsimonia dai curatori del Museo, artefici di esposizioni mai convenzionali e di gusto assai fine. Quest'anno la scelta è caduta su Marco Stefanucci, 44 anni, romano, un artista fuori dal coro che dipinge solo ritratti. "Ho provato a dipingere altro, ma quello che mi interessa veramente è il volto umano, lo sguardo in modo particolare". Per Anticoli ha selezionato una quindicina dei lavori più significativi realizzati nell'ultimo decennio: una singolare galleria di ritratti, monocromi e di rilevata matericità, abbigliati e acconciati all'antica, prevalentemente secondo fogge in uso in ambiente fiammingo durante il '600.

La sua attenzione è tutta protesa a cogliere l'espressività del volto e ad elaborare un personalissimo tarlo iconografico da sempre al centro della sua pittura, quello del Velo della Veronica, il ritratto acheropita del Cristo. (...) Certo, i soggetti rimandano ad altre epoche e i supporti sono quelli classici della tela e della tavola, che imprime con la colla di coniglio e le tecniche in uso qualche centinaio d'anni fa nelle botteghe dei pittori, ma agli osservatori più esperti non sfuggirà la circostanza che quello di Stefanucci è un lavoro di sperimentazione a tutto campo in cui materie e tecniche antiche si fondono con altre tipiche dell'arte contemporanea. Usa ad esempio solo colori acrilici, ricorre alle combustioni, soffre la bidimensionalità come una prigione e tende ad estroflettersi nello spazio in un amalgama felicemente equilibrato che interpreta alla perfezione lo spirito di fusione e contaminazione tipico del nostro tempo.

Nei suoi ritratti aggettanti, pittosculture la cui deformazione plastica si accentua nel progredire degli anni, prevale un effetto di pieghe, stropicciatura, accartocciamento. Per creare le sue suggestioni di sindoni tessili ha cominciato applicando sul supporto rigido fogli di carta bagnata e raggrinzita. Si è poi spinto oltre liberando la tela dipinta dal supporto ligneo, panneggiandola e cristallizzandola in quella postura con effetto di forte resa scultorea. Di recente per ottenere analogo effetto è ricorso al colore elaborando una tecnica di pittura su materia cromatica stratificata e fatta poi crollare ad arte. (Comunicato Ufficio stampa Scarlett Matassi)




Matteo Giagnacovo - pastelli a olio su carta 2014 Bruno Marrapodi - Siamo rimasti soli - mista su tela cm.120x120 2014 Matteo Giagnacovo - Bruno Marrapodi
termina il 27 settembre 2014 (chiusa durante il mese di agosto)
Studio d'Arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

Mostra bi-personale dedicata a due artisti italiani, entrambi parte del Gruppo intitolato "Nuova Pittura Italiana", che si è costituito presso la Galleria. La creatività dell'artista si esprime nei soggetti del mondo animale. I lavori di Matteo Giagnacovo (Milano, 1986) mostrano un certo primitivismo nell'uso del colore, che richiama alla mente dello spettatore i graffiti che gli uomini incidevano sulle pareti delle caverne. Si tratta di rappresentazioni immediate e spontanee, che mantengono nella loro semplicità un contatto con il mondo reale. Allo stesso tempo, però, sono immagini nuove, fantastiche, che arrivano a creare un perfetto equilibrio tra materia e spirito. I soggetti non sono proiettati contro un fondo piatto, ma occupano uno spazio definito da elementi cromatici che contribuiscono ad accentuare la potenza espressiva delle figure. Le opere sono realizzate con i pastelli a olio, utilizzando come supporto la carta.

Alla base del lavoro di Bruno Marrapodi (Milano, 1982) vi è un forte intento narrativo e dietro ai suoi paesaggi, urbani e non, esiste sempre un racconto, derivante da situazioni reali o fittizie, da sogni o fatti di cronaca. Le sue composizioni sono spesso popolate da figure umane, di dimensioni ridotte rispetto al contesto, immerse in luoghi stravaganti e visionari nei quali convivono il reale e l'onirico. Si tratta di una pittura forte dal punto di vista cromatico, che colpisce sia a livello tematico che a livello stilistico e formale, grazie soprattutto alla potenza del segno. L'artista tende sempre a mantenere un buon equilibrio tra forma e contenuto, in modo che l'una non prevalga sull'altro. Nella sua fase più matura, Marrapodi amplia il territorio di ricerca, esplorando anche il mondo animale.




Opera di Bruna Zazinovich Opera di Marco Castellarin Opera di Roberto Micol Opera di Alberto Schettino "Un mare di colori virtuali"
www.amebe.com

In occasione della mostra collettiva estiva presso la sala d'arte "Villa romana", a Grado, intitolata "Un mare di colori" e inaugurata al 25 giugno, la Bottega d'arte Amèbe (Trieste) presenta anche una collettiva virtuale nella pagina News del sito www.amebe.com a cura di Gabriella Machne. Presso la sala d'arte, potete trovare altro materiale sugli artisti.

Marco Castellarin, artista giovane che si presenta che una interessante creatività che spazia dalla pittura al materico, sfruttando con immaginazione e fantasia una tecnica partcolare. Colori tenui accompagnati da pennellate e spatolate esaltano il tratto. Roberto Micol, artista dalle sfumature delicate, lavora su cartoncino. Informale nello stile, crea effetti poeticie suggestivi. Prevalgono colori tenui, tra cui azzurri e rossi che, accompagnati da spolverature di bianco, che danno movimento all'insieme.

Colore e pensiero eologico: nei lavori di Alberto Schettino troviamo materiali riciclati quali plastica, metalli, cartoni ecc. Manipola la materia e materiali scartati ritrovano nuova vita nell'arte. L'artista è presente nel sito Amèbe alla pag. Artisti. Bruna Zazinovich presenta una serie di lavori eseguiti con una tecnica particolare fatta di smalti. Ne ricava un effetto "sgocciolato" da lei definito shakj dripping. (agitato-sgocciolato). L'artista è presente nel sito Amèbe alla pag. Artisti.




Heinz Waibl (1931) graphic designer
Il viaggio creativo


termina il 21 settembre 2014
m.a.x. museo - Chiasso (Svizzera)
www.maxmuseo.ch

Dopo l'esposizione dedicata nella primavera-estate 2013 a Lora Lamm (Arosa, Svizzera, 1928), il m.a.x. museo propone ora una mostra su Heinz Waibl, graphic designer annoverato dalla critica tra i più importanti protagonisti nel settore della comunicazione visiva del Novecento, per la messa a fuoco di un linguaggio creativo e innovativo che ancora oggi risulta incredibilmente attuale. In mostra 120 pezzi fra manifesti e locandine, bozzetti preparatori, studi di logo, grafiche, oggetti di design e packaging come bottiglie di profumo e puzzle, nonché una corrispondenza con Max Bill, Max Huber e Georges Vantongerloo. Una sezione fotografica raffigura Waibl negli anni '50 a Milano, con gli amici e Max Huber. Sono presenti inoltre alcuni lavori di Max Huber dedicati a Waibl, suo allievo prediletto.

Si tratta della prima antologica - inaugurata alla presenza di Heinz Waibl, il critico d'arte Gillo Dorfles e Mario Piazza, graphic designer - dedicata a Waibl che affronta tutto il suo articolato percorso mettendo in luce il doppio background che matura negli anni, ovvero fra l'Europa e la significativa esperienza negli Stati Uniti e a Johannesburg. Fra le sue più note collaborazioni quelle per la Rinascente, Atkinsons, Olivetti, ma anche per la Unimark International Design and Marketing Company. A differenza di altri, Waibl rientrerà nel 1971 nel vecchio continente, facendosi portatore della novità della corporate image acquisita a Chicago e nelle altre città americane in cui lavora alla fine degli anni '60.

In questo senso è finalizzato il taglio critico effettuato dai curatori: Alessandro Colizzi, professore all'École de design de l'Université du Québec à Montréal (Uqam) che in mostra e nel catalogo focalizza l'attenzione su quanto appreso negli Stati Uniti da Waibl ma anche dai suoi contemporanei - Massimo Vignelli, Piero Ottinetti, Giulio Cittato - e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio Officina, che si china, invece, sui primi anni d'attività di Waibl e sul suo ritorno in Italia. Se negli Stati Uniti viene riconosciuto come l'"europeo" dall'impronta umanistica ma pure pragmatica, l'esperienza americana e in seguito il periodo trascorso a Johannesburg porteranno Heinz Waibl a essere l'ideatore di importanti logotipi e a divenire, con il suo rientro in Italia, l'interprete europeo della corporate identity, ovvero della veste grafica declinata su tutti i supporti di importanti ditte e istituzioni culturali: loghi, buste, biglietti da visita, sacchetti, cartelline stampa, tute ecc.

In ragione del percorso di Waibl a cavallo fra il vecchio e il nuovo continente, l'esposizione sarà ospitata nel 2016 presso il Centre de design de l'Université du Québec à Montréal (02 giugno - 31 luglio). Il catalogo, a cura di Alessandro Colizzi e Nicoletta Ossanna Cavadini, con saggi (oltre ai curatori) di Mario Piazza e una corposa appendice documentaria, è pubblicato da Silvana Editoriale, 2014, bilingue italiano/inglese, 24x24, pp.216. Il volume contiene le testimonianze di colleghi e amici che, durante i suoi sessant'anni di attività professionale, hanno avuto modo di conoscere e apprezzare Heinz Waibl. (Estratto da comunicato Amanda Prada - Ufficio stampa m.a.x. museo Svizzera e Insubria (Como e Varese))




Marco Tirelli - carbone e tempera su carta 2009 - dalla mostra Osservatorio Marco Tirelli: Osservatorio
termina il 28 settembre 2014
Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive - Pesaro
www.centroartivisivepescheria.it

Mostra di Marco Tirelli (Roma, 1956), a cura di Ludovico Pratesi, che presenterà un lavoro inedito, realizzato appositamente per gli spazi del museo pesarese. La mostra si compone di una installazione site-specific nella navata a pianta centrale che caratterizza la Chiesa del Suffragio in cui ha sede il museo, trasformata dall'artista in una sorta di punto d'osservazione materiale e onirico di frammenti oggettuali e di segni-simbolo recuperati dall'astronomia e dalla geometria, dalle scienze e dalla natura. Marco Tirelli realizza un personale osservatorio d'immagini che riemerge dalla memoria personale per farsi visione nell'oscurità.

Grandi cerchi dipinti sulle alte mura della Chiesa, come fossero buchi neri di congiunzione tra la terra e l'universo, inteso non solo come macrocosmo, ma anche come microcosmo dell'interiorità, si vivificano rendendosi lente oculare attraverso cui osservare i luoghi dell' immaginario collezionato dalla memoria dell'artista. La mostra si attua attraverso un procedimento maieutico che dall'oscurità proietta il percepito oltre la luce, un orizzonte visivo strutturato come dispositivo visivo d'immagini e volumi recuperati dall'inconscio e dalla memoria e che fuoriescono, ritrovati dal pensiero di chi osserva.

L'archivio visivo di Marco Tirelli si formalizza infine sulle pareti del lungo Loggiato del museo, che ospita grandi dipinti e disegni, elaborando in questo modo una raccolta preziosa di immagini e forme, di figurazioni e rappresentazioni, ancora una volta mutuate dall'archivio iconografico materiale e mentale dell'artista, dall'accumulo di prospettive visive che compongono il patrimonio mnemonico di Marco Tirelli, rielaborate per evocare altro da sé, attraverso una dimensione immaginifica e concreta al contempo, riferibili ad una realtà sempre in bilico tra soggetto e oggetto, tra reminiscenza e percezione. Nel corso della mostra sarà realizzato un catalogo, contenente le immagini delle opere esposte, un testo e un'intervista di Ludovico Pratesi.




Mikhail Roginsky. Oltre la Porta rossa
termina il 23 novembre 2013
Università Ca' Foscari - Venezia

Prima mostra italiana di Mikhail Roginsky - il cosiddetto "padre della pop art russa" - sulle opere della maturità dell'artista (1978-2003). L'arco di anni in cui Mikhail Roginsky visse a Parigi, con un focus sulla pittura e sui concetti strutturali ad essa immanenti: colore, forma, costruzione. L'esposizione, e non è un caso, prende avvio da un'opera precedente alla stagione parigina. Con quella Porta rossa (1965) che appartiene al periodo sovietico dell'artista e che di lui è certamente una delle creazioni più famose ma anche una delle più ermetiche. La «porta» è idealmente quella che l'artista scavalca, abbandonando il cliché di artista politicizzato, dedito a concezioni complesse, per approdare appunto ai nuovi ambiti della pittura.

Spesso considerata dai critici come un oggetto del ready made, la "Porta" preconizza invece proprio il suo passaggio alla pittura: l'artista stesso sottolineava lo stretto legame di quest'opera con la pittura da cavalletto. Con La porta rossa Roginsky dichiara la volontà di superare ogni convenzionalità del linguaggio artistico dominante. L'opera rappresentò, nell'Unione Sovietica postbellica, uno dei primi tentativi di de-costruzione della bidimensionalità della superficie pittorica. Qui si trovano le premesse del suo manifesto antiestetismo, l'avversione dell'artista per la stessa parola «arte», da lui intesa come un complesso di cose create artificialmente, avvizzite dal secolare uso o oberate dal peso di una ipocrita ideologia. I curatori della mostra propongono di lasciare fuori dalla porta il cumulo delle erronee definizioni, di destituire gli stereotipi che hanno snaturato la percezione dell'opera, tornando alle sue origini.

La mostra si snoda come un racconto del complesso iter evolutivo dell'artista, per questo il motivo conduttore costitutivo è il viaggio come metafora del cammino creativo. Si tratta di un viaggio privo di uno schema consequenziale. L'artista è presentato in tutta la sua ampiezza creativa e l'unità del quadro generale non si basa sull'elemento cronologico ma sul materiale visivo della mostra. Dallo spazio con le nature morte semiastratte sugli scaffali, che superano la figuratività, lo spettatore passa verso una natura morta minimalista rappresentata da semplici «ritratti» di oggetti semplici, incrollabili nella loro plastica certezza, alla sala con i grandi lavori acrilici su carta, che simulano l'imperturbabilità della pittura «alta» e interpretano in modo ironico i suoi generi principali, lo spettatore entra nell'alterato, suggestivo mondo dell'espressionista.

Il tutto lungo 8 sezioni in cui le 120 opere sono presentate insieme ad un ampio corredo di immagini fotografiche e video (molti inediti). A documentare un percorso che prende avvio dal momento in cui l'artista fa nuovamente ricorso all'abc della pittura, ricercando i colori puri e mischiati, le correlazioni tra i volumi, il ritmo compositivo. Per approdare alla fase conclusiva della su ricerca e della sua stessa esistenza. Quando i frequenti rientri in patria stimolano un nuovo cambiamento nella sua pittura. La Mosca sovietica e post sovietica acquisisce lo stesso valore di fatto artistico che ebbe Parigi per gli Impressionisti o la profonda America per Edward Hopper.

La Mosca di Mikhail Roginsky, un mondo ispirato dalla sua memoria e immaginazione, spinge lo spettatore alla «riconoscibilità» di luoghi, situazioni e personaggi concreti. Stimolando chi guarda a percepire le tele bidimensionali come un corrispettivo della realtà. La mostra è organizzata dalla Fondazione Mikhail Roginsky in collaborazione con il Centro Studi sulle Arti della Russia CSAR dell'Ateneo veneziano nell'ambito della 14. Biennale d'Architettura di Venezia. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)




Tatjana Valsang
termina il 27 settembre 2014
Galleria Alessandro Bagnai - Firenze
www.galleriabagnai.it

Prima mostra in Italia dell'artista tedesca Tatjana Valsang. La mostra presenta una selezione di lavori recenti dell'artista, principalmente tele di grandi dimensioni. Si tratta di lavori astratti, su cui i flussi di colore aprono squarci tra i vari strati, fondendosi e sublimandosi. Le tele esprimono anche una forte luminosità. Il colore rimanda alla organica bellezza della natura, come ingrandita al microscopio, ad ali di farfalla, allo scorrere schiumoso dell'acqua, talvolta ai colori quasi chimici e artificiali offerti dalle luci di un tramonto o da un'esperienza psicologica psichedelica. La totalità esasperata e tuttavia equilibrata della composizione crea un nuovo fenomeno naturale. Non vi è infatti riferimento alcuno all'origine o ad un soggetto.

Alcune opere di formato più piccolo qui esposte, rappresentano invece un gruppo più intimo e sottilmente poetico, in un linguaggio composto da percorsi di colori più scuri, principalmente nelle gamme del nero, grigio e marrone, che creano un effetto irrazionale di connotazione surreale. Tatjana Valsang (1963, St. Tönis, Germania) dopo aver terminato gli studi alla Kunstakademie di Düsseldorf, ha continuato la sua sperimentazione nel suo studio. Tra le mostre personali espone nel 2011 e 2012 da Konrad Fischer Galerie (Düsseldorf e Berlino, Germania), nel 2013 alla Kunsthalle di Wuppertal-Barmen (Germania) e nel 2014 alla Galleria Andersson/Sandström (Umeå, Svezia). Tatjana Valsang parteciperà alla mostra collettiva Icastica (14 giugno - 31 ottobre 2014) che occuperà diversi luoghi nella città di Arezzo.




Riccardo Corti - olio su tela cm.70x90 - mostra ARTinCLUB 2 Riccardo Corti: "ARTinCLUB 2"
termina il 28 settembre 2014
Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini - Lido di Camaiore (Lucca)
www.clubipini.com/artinclub2

In esposizione una serie di recenti dipinti ad olio su tela dell'artista Riccardo Corti. L'iniziativa, giunta alla seconda edizione, nasce con l'intento di offrire al pubblico una proposta culturale che coniughi l'arte contemporanea con la raffinata atmosfera della villa in stile Liberty, fatta costruire dal pittore e ceramista Galileo Chini (Firenze, 1873-1956) agli inizi del '900 per crearvi la propria dimora nei periodi di vacanza. Completamente ristrutturata lasciando inalterato il fascino originario, la Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini accoglie ancora oggi numerose opere di Chini - dipinti, affreschi e oggetti d'arredamento - perfettamente conservate.

Riccardo Corti (Firenze, 1952) ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo, con personali e collettive in tutta Italia; alcune sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui quella della GAMC di Viareggio. Con la sua inconfondibile cifra stilistica, Corti raffigura pini elegiaci, policromi agrumi in sezione, immaginifiche marine e bastoncini sospesi nel vuoto: la raffinatezza delle sfumature si combina con l'eleganza dinamica delle forme, nell'ambito di una pittura poetica e incline alla sintesi. La mostra, curata da Gianni Costa, organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio, è patrocinata dal Comune di Camaiore ed è corredata di catalogo con testo critico di Marco Del Monte.




Storie dal Sud dell'Italia
dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea


termina il 12 ottobre 2014
Museo di Fotografia Contemporanea - Cinisello Balsamo (Milano)
www.mufoco.org

In occasione dei 10 anni di attività, il Museo di Fotografia Contemporanea propone una grande mostra - a cura di Arianna Bianchi e Roberta Valtorta - dedicata al Sud dell'Italia con opere dalle sue collezioni attraverso le immagini di importanti e noti autori che hanno costruito la storia della fotografia italiana. Le immagini coprono un arco storico di cinquant'anni, dal secondo dopoguerra ai primi anni Novanta, e toccano questioni profondamente legate all'identità economica e culturale delle aree meridionali. La mostra comprende 120 fotografie di Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna organizzate in 15 nuclei tematici. Questi gli autori rappresentati: Letizia Battaglia, Antonio Biasiucci, Carmelo Bongiorno, Mario Cattaneo, Mario Cresci, Luciano D'Alessandro, Mimmo Jodice, Uliano Lucas, Lello Mazzacane, Carmelo Nicosia, Federico Patellani, Tino Petrelli, Francesco Radino, Marialba Russo, Ferdinando Scianna.

Si tratta di una mostra intensa e ricca di spunti non solo sul piano informativo ma anche su quello emotivo. Al bianco e nero delle ricerche di questi grandi fotografi fanno da contrappunto gruppi di immagini a colori scelte dal fondo Grazia Neri che "illustrano" l'immaginario turistico del Meridione: spiagge, barche, piatti di cibi tipici, frutti, fiori, artigianato, costumi tradizionali, luoghi di vacanza, natura rigogliosa, le meravigliose cartoline quasi pop che ci fanno amare il Sud. Oltre che per l'importanza degli autori e della "questione meridionale" stessa, la scelta di questo tema è stata anche pensata in relazione alla città di Cinisello Balsamo.

Come è noto, Cinisello Balsamo, nell'hinterland milanese, è città di immigrazione: la sua popolazione, che contava soli 15 mila abitanti nei primi anni Cinquanta, arriva a più di 80 mila negli anni Settanta per l'arrivo massiccio di immigrati che, provenienti soprattutto dalle regioni meridionali, diventano i lavoratori delle grandi fabbriche del nord Milano, dunque gli attori fondamentali dell'economia di questa vasta area, e dell'economia italiana stessa. Accompagna le fotografie una serie di video-interviste a cittadini di Cinisello Balsamo, che tra ricordi, pensieri, saperi, raccontano le loro radici, i loro sogni, la loro attuale esistenza in un territorio diverso da quello che hanno lasciato. (Comunicato stampa)




Giovanni Cerri - L'Impero - olio cm.100x80 2014 Giovanni Cerri: The great country

Istituto Italiano di Cultura a Copenaghen, 14 maggio - 06 giugno 2014
Istituto Italiano di Cultura a Colonia, 04 settembre - 27 settembre 2014
Museo del Legno Riva 1920 - Cantù (Como), 22 novembre 2014 (inaugurazione ore 18) - 06 gennaio 2015

La mostra itinerante dell'artista milanese Giovanni Cerri (Milano, 1969) è dedicata allo scenario di crisi epocale che mette in rilievo difficoltà, contraddizioni e disorientamenti. La pittura qui rappresenta l'eredità classica di una civiltà che è stata grande in epoca lontana si è consumata e mostra il suo vissuto eroico e mitico nella condizione di degradata sopravvivenza. Frammenti di antiche statue greco-romane, colonne di tempi, resti di quella remota storia compaiono in lande periferiche, dove l'energia dell'epoca industriale funge da sfondo, a suggerire il nostro contesto contemporaneo. Una "Pompei industriale" potremmo definirla, per la mescolanza delle due archeologie, quella classica e quella delle fabbriche che hanno costruito il Novecento. Siamo ora a un punto di svolta e quella bellezza un po' decaduta, sopravvissuta alle intemperie e ai conflitti, è ancora lì ad imporci il coraggio di una risalita e di una rinascita, un impeto d'orgoglio per una nuova energia di riscatto. Catalogo con testi di: Fabio Ruggirello,Lucio Izzo, Flaminio Gualdoni. Intervista a cura di Paul Kroker.

«(...) Giovanni Cerri constata con occhio lucido il dilavarsi del paesaggio che abbiamo eretto a figura dell'anima e a genere pittorico duraturo, quello su cui far riposare, possibilmente, l'idea tutta di naturale. E' un perdersi fisico, storico. Ma per lui, artista di valori, un perdersi anche e soprattutto etico. Il "bel modo di far paesi" di cui ragionava secoli fa Marcantonio Michiel non ha più luogo, oggi. Il disagio estetico è, tout court, malessere esistenziale, metafora della condizione umana tutta. A partire da qui, Cerri implica nelle sue opere i segni illustri d'un'altra bellezza allarmata, statue e colonne antiche che appaiono anch'esse, in questi scenari, come residui morenici del ritrarsi d'una civiltà. Lavatrici e colonne, pali della luce e teste romane, statue imperiali e graffiti lordanti... non c'è estetica delle rovine possibile in grado di riscattare queste solitudini.» (Flaminio Gualdoni - dal testo in catalogo)

E si rimemora il Pasolini delle Poesie mondane:
"Un solo rudere, sogno di un arco,
di una volta romana o romanica,
in un prato dove schiumeggia un sole
il cui calore è calmo come un mare:
lì ridotto, il rudere è senza amore". (...)

Giovanni Cerri (Milano, 1969) dal 1987 espone in mostre personali e rassegne in Italia e all'estero (Canada, Cina, Croazia, Francia, Germania, USA, Romania, Bolivia). Tra le mostre più recenti citiamo la personale Voyage en Italie tenuta alla Orenda Art International di Parigi nel 2013 e, nello stesso anno Giancarlo e Giovanni Cerri. Due generazioni di artisti milanesi, insieme al padre Giancarlo, alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno. Inoltre è in preparazione un ciclo di dipinti che reinterpreteranno volti classici del Rinascimento Italiano e saranno esposti alla Orenda Art International di Parigi (novembre-dicembre). L'artista poi sarà presente nella rassegna dedicata a Michelangelo alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno (settembre-ottobre). In Germania ha inoltre esposto presso la Verein Berliner Kunstler (Berlino, 1998), la Die Ecke di Ausburg (2002) e la Kuhn&Partners di Berlino (2010). (Comunicato stampa)




Elettrice Palatina Arte e Politica
L' Elettrice Palatina e l'ultima stagione della committenza medicea in San Lorenzo


termina lo 02 novembre 2014
Museo delle Cappelle Medicee - Firenze

La mostra intende presentare la personalità della Elettrice Palatina, l'ultima discendente del ramo granducale mediceo (suo fratello fu l'ultimo granduca Medici Gian Gastone). L'esposizione vuole anche mettere in luce quanto Anna Maria Luisa fece per l'arte e la politica di Firenze dal 1737, ossia dalla morte del fratello Giangastone, al 1743, anno della sua stessa scomparsa, presentando novità e vere rarità emerse da nuovi studi e ricerche successi all'esposizione monografica dedicata all'Elettrice, a cura di Stefano Casciu nel 2006 (La principessa saggia. L'eredità di Anna Maria Luisa de' Medici Elettrice Palatina).

Si articola in cinque sezioni: gli anni giovanili, nella quale saranno brevemente illustrate l'educazione e la prima giovinezza di Anna Maria Luisa trascorsa alla villa medicea di Poggio Imperiale con i fratelli Ferdinando e Giangastone, con lo zio Francesco Maria e con la nonna Vittoria della Rovere; la giovinezza e il matrimonio che si apre con il ritratto di Anna Maria Luisa come Flora, opera di Antonio Franchi, e che illustrerà il matrimonio con l'Elettore Palatino del Reno Johann Wilhelm nel 1691, e il lungo soggiorno in Germania, dove la coppia svolse un intenso mecenatismo, ben rappresentato dalle commissioni a Bartolomeo Van Douven, autore della celebre Allegoria degli Elettori palatini come protettori delle Arti, presente in mostra.

La terza sezione, "Il rientro a Firenze e l'impegno per la chiesa di famiglia", rappresenta il nucleo centrale dell'esposizione e illustra gli anni immediatamente successivi al ritorno a Firenze dell'Elettrice dopo la morte del marito, avvenuta nel 1716. Sono anni che toccano da vicino il complesso di San Lorenzo con commissioni importanti e significative, volute dalla stessa Anna Maria Luisa, che saranno qui presentate alla luce di nuovi documenti "politici". Dopo il "Patto di famiglia", nello stesso 1737, la Principessa dette avvio all'ultima stagione della committenza medicea nella grande fabbrica laurenziana: "furono messe in moto da Anna Maria Luisa iniziative di mecenatismo di ampio respiro concentrate appunto in San Lorenzo: si trattava di tutta evidenza, da parte sua, di concludere un ampio ciclo di interventi avviato dal remoto avo collaterale Giovanni di Bicci tre secoli prima, al servizio della insigne basilica e della magnificenza pubblica della famiglia" (Cristina Acidini). Chiude la mostra la quinta sezione, "Gli epigoni", con la morte avvenuta il 18 febbraio 1743, nella quale incisioni e pubblicazioni dell'epoca illustreranno le cerimonie legate a quell'evento, i commenti e le reazioni della città. (Estratto da comunicato stampa Civita)




Grecia e Magna Grecia
Mostra di fotografi Greci e Italiani

febbraio-settembre 2014

Presentazione

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




22° Premio Nazionale di Pittura, Grafica, Scultura, Giovanni Gronchi - Città di Pontedera
20 settembre 2014, ore 17.30
Centro per l'Arte Otello Cirri - Pontedera (Pisa)

Inaugurazione del Premio istituito nel 1991 per commemorare la memoria del Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi, illustre cittadino pontederese, grande estimatore delle arti. Si tratta di un concorso peculiare per i suoi fini e le sue modalità: gli artisti sono totalmente liberi di esprimersi con qualunque tecnica e su qualsiasi tema; al contempo gli organizzatori, si sono prefissi l'obiettivo di creare un luogo di incontro privilegiato fra il pubblico ed i giovani emergenti che non hanno ancora avuto modo di manifestare interamente le loro capacità. La cerimonia di premiazione, fissata per il 4 ottobre 2014 alle 17.30. (Comunicato stampa)




Locandina convegno I Canti Popolari Siciliani I Canti Popolari Siciliani
a cura di Corrado di Pietro

18 settembre 2014, ore 18.30
Galleria Roma - Siracusa
www.galleriaroma.it

L'amore viene cantato dai siciliani in tutti i suoi aspetti: dall'ardente desiderio per la donna vagheggiata al disperato sentimento della lontananza o della "spartenza", dallo sdegno e dallo sbeffeggio per la rottura d'un fidanzamento alla irrazionale gelosia. Il canto si fa dunque descrizione delle bellezze dell'amata, invocazione d'uno sguardo, serenata "purtata" sotto il balcone, racconto d'una pena e di una sofferenza, allusione, invettiva e magaria; diventa, il canto, paradigma del mondo popolare e del suo immaginario, fino ad accompagnare i contadini e i pescatori nei loro lavori e nelle loro fatiche.

Spesso, molto spesso, questi canti non hanno un intento d'arte; il poeta popolare non scrive per la gloria o per essere ricordato dai posteri. Le sue composizioni sono anonime e girano di paese in paese sulla bocca di carrettieri, cantastorie, jurnatari, e di quanti si spostano per necessità e per lavoro. Questi canti vengono storpiati, manipolati, variati e non di rado un'ottava che parte con immagini precise e versi perfetti, acquisisce a poco a poco altre metafore e rime incerte, tali da compromettere anche la struttura stessa del componimento.

La poesia popolare dei siciliani, e segnatamente il suo canzoniere amoroso, si sviluppa lungo un asse metaforico che va dalla meraviglia alla lode, motivate da una idealizzazione divina della donna e dall'apprezzamento della sua bellezza fisica e morale. La donna è dea, è angelo, è astro, è rosa e giglio, è tutto ciò che nella percezione dei contadini illetterati può esserci di bello e di fantastico; è la padrona dell'uomo e la regina del regno maschile; è buona e dolce (di la vucca vi spanni latti e meli), mansueta e gentile; insomma la donna cantata dai siciliani ha molto di innaturale e di fantastico. (Comunicato stampa)




Titanus. Cronaca familiare del cinema italiano
18-26 settembre 2014
Cinema Trevi - Roma
www.fondazionecsc.it

Dopo la retrospettiva che il Festival di Locarno dedica alla Titanus dal 6 al 16 agosto, a cura di Sergio M. Germani e Roberto Turigliatto, con la collaborazione della Cineteca Nazionale e della Cineteca Bologna e con la pubblicazione di una monografia edita dal CSC e da Edizioni Sabinae, il discorso sulla casa di produzione più longeva del cinema italiano resta più che mai aperto. Perciò in questa selezione ulteriore per il Trevi, comprendente sia alcuni film proiettati a Locarno che altri, i curatori rinunciano a qualsiasi scelta ipotizzante un sistema Titanus o a una proposta delle sue serie canoniche, ma cercano piuttosto i fili nascosti che rendono la vicenda Titanus un viaggio dentro l'organismo del cinema italiano.

Programma a cura di Sergio M. Germani e Roberto Turigliatto. Testi di Sergio M. Germani.

- 18 settembre

.. ore 17.00, I figli di nessuno: L'inferno bianco, di Ubaldo Maria Del Colle (1921, 74')
Il soggetto fondante della casa, nella versione muta (primo episodio) interpretata da Leda Gys, la diva che diverrà moglie di Gustavo Lombardo e madre di Goffredo.

.. ore 18.45, L'angelo bianco, di Giulio Antamoro, Federico Sinibaldi, (Ettore Giannini) (1943, 85')
Il rifacimento dello stesso soggetto in epoca bellica, film notevole di un periodo particolarmente degno di riscoperte nelle vicende della casa.

.. ore 20.30, incontro con Guido Lombardo

.. a seguire, Maria, figlia del suo figlio, di Fabrizio Costa (1999, 160')
Con un balzo a fine secolo, la realizzazione televisiva voluta da Goffredo Lombardo in omaggio a Leda Gys, notevole ricostruzione della vicenda evangelica della Passione che pone al centro la figura di Maria.

- 19 settembre

.. ore 17.00, Uno tra la folla, di Ennio Cerlesi, Piero Tellini (1946, 73')
Protagonista Eduardo De Filippo, in un film girato alla Fert di Torino, una delle opere più sorprendenti dell'epoca neorealistica.

.. ore 19.00, presentazione di Irela Nuñez

.. a seguire, La carne e l'anima, di Wladimiro Strichewsky (1943-1945, 83') Scritto da Emanuele Caracciolo, interpretato da una malinconica Isa Miranda, uno dei film "apolidi" della Titanus (che accolse anche Volkoff e Waszynski) su cui oggi ci sembra incredibile l'indifferenza con cui vennero accolti.

.. ore 21.00, incontro moderato da Emiliano Morreale con Sergio M. Germani, Simone Starace, Roberto Turigliatto. Nel corso dell'incontro verrà presentato il volume a cura di Sergio M. Germani, Simone Starace, Roberto Turigliatto, Titanus. Cronaca familiare del cinema italiano (Centro Sperimentale di Cinematografia, EdizioniSabinae, 2014).

.. a seguire, Maria Denis e le sue prigioni, di anonimo (Giorgio Bianchi) (1946, 9')

.. a seguire, Cronaca nera, di Giorgio Bianchi (1947, 84')
Il lungometraggio scritto da Aldo De Benedetti, restaurato per Locarno dalla Cineteca Nazionale con Filmferrania, si unisce al già restaurato cortometraggio che ne è il prologo di set, per un programma che rivela l'ampiezza di visione della Titanus di Gustavo Lombardo nel dopoguerra.

- 20 settembre

.. ore 17.00, Roma ore 11, di Giuseppe De Santis (1952, 107')
Tra i grandi autori italiani, De Santis si è incontrato con la Titanus anche per questo film, musicato da Mario Nascimbene (come poi tutti gli Zurlini) e che diventa un viaggio nella socialità urbana d'Italia.

.. ore 19.00, Il sole negli occhi, di Antonio Pietrangeli (1953, 101')
Il primo colpo di genio di una politica delle opere prime, è il film d'esordio di un grande regista, con protagonista Irene Galter, diva meteorica della casa che già compare tra le molteplici presenze femminili in De Santis.

.. ore 21.00, Rocco e i suoi fratelli, di Luchino Visconti (1960, 177')
Ben oltre quel "superspettacolo d'autore" che seppe diventare, un film di grande regia di Visconti, che unisce mirabilmente fuochi di passione e geli di sguardo.

- 21 settembre

.. ore 17.00, Viaggio in Italia, di Roberto Rossellini (1954, 82')
Come per gli incontri con Antonioni, Fellini, De Sica, Rosi, l'unico incontro della Titanus con Rossellini appare alla visione molto meno casuale di quanto non si pensasse, inserendo magnificamente uno dei capolavori del regista nell'universo melodrammatico e nelle matrici napoletane della casa.

.. ore 19.00, L'angelo bianco, di Raffaello Matarazzo (1955, 100')
Straordinario "rimontaggio" del canovaccio di Rindi già diretto dal regista in un primo film, è tra i più spinti dei magnifici sette con Nazzari-Sanson e riprende sorprendentemente l'immagine dei "corpi ritrovati in un ultimo abbraccio" che Rossellini filmò a Pompei.

.. ore 21.00, incontro moderato da Emiliano Morreale con Francesco Di Chiara. Nel corso dell'incontro verrà presentato il volume di Francesco Di Chiara Generi e industria cinematografica in Italia. Il caso Titanus (1949-1964) (Lindau, Torino, 2013).

..a seguire, Lazzarella, di Carlo Ludovico Bragaglia (1957, 96')
Sceneggiato da Riccardo Pazzaglia, primo tassello del trittico in cui alla fine degli anni '50 Bragaglia ricrea la propria sregolatezza sugli universi melodrammatici della casa, fino a riprendervi gli scavi archeologici rosselliniani.

- 23 settembre

.. ore 17.00, Café chantant, di Camillo Mastrocinque (1954, 84')
La vicenda della prima Ferraniacolor diventa particolarmente affascinante nell'universo Titanus: incrociatasi anche con l'opera di Lattuada e Matarazzo, trova nei film di varietà di Mastrocinque una reinvenzione molto divertita. Copia Ferraniacolor d'epoca, con qualche ferita ma dal colore intatto.

.. ore 19.00, Le vacanze del sor Clemente, di Camillo Mastrocinque (1954, 85')
Secondo tassello del fantasioso dittico sul varietà (ma anche sulla televisione) del regista, in copia Ferraniacolor d'epoca, anche qui con ferite ma in tutto lo splendore del colore.

.. ore 21.00, Attanasio cavallo vanesio, di Camillo Mastrocinque (1953, 96')
Preceduto dal trailer restaurato dall'odierna Ferrania, primo tassello di un dittico Ferraniacolor con Rascel da Garinei e Giovannini, film di tuttora incantevole fantasia. Il programma unisce una copia Ferraniacolor d'epoca seppur segnata e la presentazione stampata oggi dalla stessa Ferrania dal negativo conservato alla Cineteca Nazionale.

- 24 settembre

.. ore 17.00, Scuola elementare, di Alberto Lattuada (1954, 100')
Da un regista che ebbe molti felici incontri con la casa, uno dei suoi film più misconosciuti, con Billi e Riva.

.. ore 19.00, La compagna di banco, di Mariano Laurenti (1978, 95')
Nei periodi in cui la Titanus è solo distributrice e non produttrice nascono film di vari generi che ne prolungano l'impronta, come quest'opera capitale della commedia bassa all'epoca apprezzata con intelligenza da Giuseppe Turroni.

.. ore 21.00, Una spina nel cuore, di Alberto Lattuada (1986, 93')
Uno dei film tardi di grandi registi per i quali la casa ha una particolare sensibilità.

- 25 settembre

.. ore 17.00, W la foca, di Nando Cicero (1982, 92')
Tra le opere tarde c'è un film troppo rinchiuso (dalla casa stessa, dalle indignazioni critiche e da rivalutazioni non sempre perspicaci) nei recinti della "commediaccia". Ce ne colpisce di più la sorprendente presa diretta, e un universo di corpi e maschere di sempre viva invenzione.

.. ore 19.00, Non son degno di te, di Ettore Maria Fizzarotti (1965, 115')
Secondo musicarello con Morandi-Efrikian, prodotto dalla Ultra di Vasile per la Titanus, oggi se ne scopre la libertà nel reinventare l'universo melodrammatico abbinato alla commedia, con irruzione di presa diretta e di voci naturali nel magma del doppiaggio italiano. Grande foto documentaristica di Stelvio Massi e colonna sonora di Morricone.

.. ore 21.00, Mi permette babbo!, di Mario Bonnard (1956, 90') Uno dei Sordi più scatenati, il cui ruolo di cantante lirico che vuole diventare il vero protagonista della Traviata (già evocata dal film di Fizzarotti) è anche uno dei vertici della vocazione melodrammatica della Titanus. Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna.

- 26 settembre

.. ore 17.00 Buon Natale Buon Anno, di Luigi Comencini (1989, 105')
L'ultimo film per il cinema a cui Goffredo Lombardo (con accanto il figlio Giulio) credette appassionatamente, ma che nonostante la grande regia non incontrò subito un pubblico.

.. ore 19.00, La prima notte di quiete, di Valerio Zurlini (1972, 131')
Incontro ai livelli più alti tra un regista e un produttore, al punto da condividere la dedica finale ai genitori. Film di cui ritroviamo a ogni visione la vulnerabile, incancellabile passione.

.. ore 21.30, Amore mio, di Raffaello Matarazzo (1964, 95')
Ultimo film del regista, mal distribuito, pressoché non visto, mai riscoperto, ci si rivela oggi come uno dei vertici di cinema, film di lancinante bellezza e verità. Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna. (Comunicato Ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Croce e Delizia... Signora mia!
Storia di vita vissuta per pianoforte e voce recitata


22 settembre 2014, ore 21
Teatro Filarmonico - Verona
www.aslcverona.it

Voce recitante: Simona Marchini
Al pianoforte: Paolo Restani
Produzione: Simonpietro Cussino

Uno speciale omaggio a Giuseppe Verdi: la voce di Simona Marchini ci racconta tre storie appassionanti - Traviata, Rigoletto, Trovatore - la cosiddetta trilogia popolare - intercalata dalla maestria di Paolo Restani, interprete delle più celebri parafrasi di Liszt su temi verdiani. Lo spettacolo, che inaugura la seconda parte della stagione di appuntamenti promossi da ASLC progetti per l'arte, nasce dalla passione di Simona Marchini per l'opera. Come lei stessa racconta: eroi, drammi, passioni... tutto ha nutrito la mia vita, e quella della mia famiglia, da quando ho memoria condivisa con nonni e genitori. Spesso l'immedesimazione era fortemente emotiva, fino alle lacrime. Passavo tutto il repertorio, dal martirio d'amore alla malizia giocosa dell'intrigo sentimentale... Insomma ero totalmente immersa in un fantastico mondo pieno di suoni, costumi, luci e voci "miracolose"... Bene, tutto questo si è sedimentato, depositato, nei molti strati del mio patrimonio di vita e di esperienza ed è diventato "spettacolo".

L'esperienza artistica di Simona Marchini nell'ambito di un genere di teatro dedicato all'opera con spettacoli come Salotto Carmen (1986) e Dossier Trovatore (1990 Festival Verdiano, Parma), senza dimenticare i monologhi da personaggio di Quelli della notte con tutta l'ingenuità, la tenerezza, e l'immedesimazione di un'anima semplice, ha dato vita al progetto di raccontare tre storie appassionanti (Traviata, Rigoletto, Trovatore), la cosiddetta trilogia popolare accolti e nello spettacolo. L'interpretazione di Simona Marchini, fatta di ironia leggera e commozione allo stesso tempo, e il coinvolgendo dell'arte raffinatissima di Paolo Restani che descrive al pianoforte temi verdiani attraverso la parafrasi di Liszt, delinea i tratti di un "genere" di teatro che è denso di storia e di identità culturale. Marchini lo definisce un connubio audace, ma l'intenzione è un intrattenimento colto, gentile, e appassionato su una "materia" che risuona nel profondo di ciascuno di noi. Basta che abbia occhi sensibili e "sorridenti" per guardare il melodramma con l'amore dovuto.

Simona Marchini con Claudio Pallottini, Paolo Restani, e Simonpietro Cussino, che ha prodotto lo spettacolo, firmano un'esperienza artistica di grande originalità e, senza mai allontanarsi dal rispetto intellettuale, propongono un punto di vista "altro" della presenza del bel canto nel tessuto culturale italiano. Lo spettacolo è stato proposto in alcuni dei più importanti teatri italiani quali Teatro nazionale di Roma, Teatro La fenice e il Teatro Bibiena di Mantova ed è stato proposto ora a Verona grazie all'iniziativa di Giovanni Giusti del Giardino, socio ASLC e dell'Accademia Filarmonica di Verona. ASLC progetti per l'arte è un'associazione di promozione sociale costituitasi nell'autunno del 2011 a Verona con l'obiettivo di promuovere l'arte e la cultura contemporanea, interagendo con la città e con le sue istituzioni, ma anche offrendo occasioni a tutti coloro che vogliono condividere comprendere o anche solo avvicinarsi a forme d'arte del presente. (Comunicato stampa)




«Cercando Poesia»
Centro culturale «Sala Mirò» - Villafranca (Verona)
www.fondazionecis.com

Ciclo di incontri settimanali che la Fondazione CIS organizza a partire dal 19 settembre 2014. Coordinata dal professor Glauco Pretto, l'iniziativa rientra nel palinsesto culturale dei «Venerdì d'Autore». I partecipanti avranno la possibilità e il piacere di conoscere, ascoltare e dialogare con cinque Autori locali: Armando Lenotti, Rosa Pia Bonomi, Diana Maimeri Lugo, Maria Teresa Venturi e Claudia Modena Burattin. Nel corso delle cinque lezioni pomeridiane in programma, i partecipanti potranno inoltre apprendere i fondamentali dello scrivere in modo creativo e poetico. Al termine del «Laboratorio» verrà rilasciato ai partecipanti che hanno frequentato almeno 4 incontri sui 5 programmati, un Attestato di frequenza utile per l'eventuale riconoscimento di crediti formativi. (Comunicato stampa)




Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


Documentario prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano.

Presentazione documentario




A Roma dal 10 al 18 aprile 2015 la XIV edizione Rome Independent Film Festival
Termine di partecipazione: 15 dicembre 2014
www.riff.it

Il RIFF offre ai filmakers di tutto il mondo l'occasione per presentare in Italia film originali in anteprima. In particolare, la sezione New Frontiers, che già da otto anni raccoglie e presenta opere prime e seconde, dà specifico rilievo alla produzione italiana e sarà occasione di incontro e scoperta di nuovi talenti cinematografici. Il festival, inoltre, prosegue nella mission di far conoscere e distribuire le pellicole in gara. Per i vincitori, infatti, è prevista una programmazione dedicata presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma. Novità dell'edizione 2015 il nuovo contest SOS (short online streaming), che si svolgerà esclusivamente sul web in simbiosi con il festival. Dedicato ai registi per opere di cortometraggio il contest verrà ospitato sul portale romefilmmarket.com: il cortometraggio più votato si aggiudicherà un contratto per la distribuzione VOD (video on demand).

Tutte le principali opere presentate al RIFF saranno, al termine del festival, visibili in modalità VOD sempre sul portale romefilmmarket.com. Le opere selezionate per il concorso saranno oltre 150. Nell'edizione 2014 sono state inviate al Festival oltre due mila tra pellicole, file e DVD, provenienti da più di 50 paesi. Il programma del RIFF 2015 sarà arricchito da retrospettive e seminari che affronteranno vari aspetti della cinematografia indie. Al termine del Festival verranno assegnati i RIFF Awards. Le sezioni in concorso sono 7: Feature Films (lungometraggio italiano e internazionale); New Frontiers (opera prima); Documentary Films (italiano e internazionale); Short Films (italiano e internazionale); International Student Films (scuole di cinema); Animation (animazione); Screenplays & Subject (sceneggiature & soggetti).




Concerti d'organo
Chiesa di San Martino - Campagnano (Varese)
www.amicidicampagnano.it

Il Gruppo "Amici di Campagnano", in collaborazione con la Parrocchia di Maccagno e Valle e con il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca, organizza una stagione di concerti d'organo nella Chiesa di San Martino, a Campagnano.

- 12 luglio, ore 20.30, Organista: Nicola Bisotti
- 09 agosto, ore 20.30, Rassegna Antichi organi, Organista: Giacomo Mezzalira
- 30 agosto, ore 20.30, Organista: Sara Rapazzini
- 27 settembre, ore 20.30, concerto di fine estate con la partecipazione dellan "Corale di Maccagno e Valle" e del "Coro Atoutchoeur " (Isere, Francia), Organista: Andrea Gottardello




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




Ricordare per Vivere "Ricordare per Vivere"
Concorso di fotografia sui luoghi della Grande Guerra (1914-1918)

www.institutfrancais-italia.com

In occasione della ricorrenza del Centenario della Grande Guerra, l'Institut français Italia e il Goethe-Institut Italien lanciano il progetto «Luoghi di memoria, luoghi di vita», una serie di iniziative in cui le diverse arti - fotografia ma anche musica e cinema - ricordano la Grande Guerra mostrando come l'Europa, un tempo teatro di morte, sia diventata oggi luogo di vita e di convivenza pacifica.

In particolare, l'iniziativa "Ricordare per Vivere" è un concorso fotografico che invita a ritornare sui luoghi della memoria della Grande Guerra, in Italia o in Europa: campi di battaglia, città particolarmente provate dalla guerra, monumenti ai caduti, posti legati a eventi o personalità della guerra, eventi e personaggi del conflitto. Il candidato dovrà riuscire a mostrare come i luoghi rappresentati, un tempo teatri di guerra, siano oggi luoghi di vita. Il concorso prevede due categorie: categoria "reportage" - livello avanzato: presentazione di 8 foto; categoria "social": livello amatoriale, presentazione di una o più foto. Partecipazione: dal 20 maggio al 15 ottobre 2014.




TrailersFilmFest I videogiochi protagonisti al TrailersFilmFest
Al via la selezione dei migliori videogame trailer


XII edizione, Catania, 24-27 settembre 2014
www.trailersfilmfest.com

Una grande e importante novità per la XII edizione del TrailersFilmFest, il festival dei trailer cinematografici diretto da Stefania Bianchi, giunto alla sua 12a edizione, che si terrà a Catania dal 24 al 27 settembre 2014: il videogioco, prodotto audiovisivo che maggiormente ha caratterizzato e influenzato la contemporaneità entra nel palinsesto dell'evento con una sezione dedicata ai trailer videoludici. Alla stregua del cinema, il videogioco trova nel trailer una delle principali forme di promozione e la qualità realizzativa dei trailer prodotti per titoli videoludici, complice anche l'evoluzione tecnica del medium, è ormai del tutto equiparabile a quella cinematografica. Da sempre sensibile ai mutamenti e alle evoluzioni del settore, in occasione della sua XII edizione, il TrailersFilmFest si apre ad un concorso dedicato ai trailer videoludici: saranno infatti selezionati dal comitato organizzativo del Festival 10 trailer, realizzati per altrettanti videogiochi nel corso del 2014.

Questi 10 trailer saranno ospitati sul sito e sul canale YouTube del Festival, dove il pubblico potrà visionarli ed esprimere la propria preferenza. Il trailer che riceverà più voti sarà eletto Miglior Videogame Trailer 2014. I 10 trailer finalisti saranno tutti presentati in una rassegna dedicata nel corso del festival, mentre, a completare con un approccio accademico la presenza del videogame-trailer nella manifestazione, Roberto Semprebene, Dottore di Ricerca dell'Università di Siena, terrà un workshop dedicato alla promozione audiovisiva del videogioco. Il 2014 segna un anno di svolta per il mercato dell'intrattenimento elettronico, dopo l'introduzione, alla fine dello scorso anno, di nuove piattaforme dalle strabilianti capacità tecniche, strumenti che fino a ieri erano davvero degni della cinematografia di fantascienza. (Comunicato Ufficio Stampa REGGI&SPIZZICHINO Communication)




Rassegna Il gusto della memoria Il gusto della memoria
Rassegna di film ispirati alle immagini d'archivio


3a edizione, 27 e 28 settembre 2014
Sala Cinema Trevi e su un battello sul Lago di Bracciano - Roma
comeeravamocontest2014.webnode.it

Il tema di quest'anno è: Ero quello che non sono più. Il cambiamento, un tema di certo non facile, lirico, filosofico che si pone una domanda esistenziale: Cosa vuol dire cambiare? Il festival, fondato e diretto dalla montatrice e regista Cecilia Pagliarani, è organizzato dall'Associazione per la salvaguardia della memoria filmica amatoriale Come Eravamo, in collaborazione con l'archivio di cinema amatoriale nosarchives.com e il portale di cinema cinemaitaliano.info.

Il contest è articolato in tre sezioni: Fiction, con cortometraggi della durata massima di 12 minuti; Documentari, per opere di reportage o di docufiction della durata massima di 30 minuti e infine la sezione Advertising dedicata a spot pubblicitari per prodotti attuali o vintage, della durata massima di 45 secondi. Tutti i lavori devono essere presentati entro il 15 agosto 2014 e devono contenere almeno il 60% di immagini di cinema amatoriale tratte nell'archivio nosarchieves.com che custodisce in full HD film realizzati tra il 1922 ed il 1984 girati in formato ridotto (8mm, 9,5mm, 16mm, 17,5mm e Super8). Oltre al materiale scaricabile dall'archivio, si potranno usare immagini vecchie e nuove girate con qualsiasi supporto tecnologico.




Il punto sul paesaggio. Esperienze internazionali a confronto
Ciclo di conferenze 2014
Fondazione Falciola/Camplus Rubattino - Milano
www.acmaweb.com

Il paesaggio risulta sempre più essere tema d'attualità. Non solo perché la Convenzione Europea del Paesaggio sottoscritta oltre dieci anni fa a Firenze ha innescato nel nostro Paese una serie di norme di tutela e valorizzazione da parte degli enti pubblici ma perché ha costretto le università e gli ordini professionali a programmare nuove figure, a rivedere la cultura progettuale. Eppure la cultura stessa di un paese che enumera una invidiata densità di beni culturali nel territorio e una lunga storia di normative a loro tutela risulta paralizzata, pietrificata, di fronte alla sfida della modernità, alla proposta dello sviluppo e della relativa infrastrutturazione del territorio.

L'iniziativa comprende una serie di incontri aperti al pubblico con alcuni paesaggisti, docenti del Master in Architettura del Paesaggio UPC-ACMA, interpreti delle principali esperienze internazionali: momento di scambio e confronto su tematiche sempre più attuali, non solo per tecnici e professionisti del settore ma anche per la crescita di una consapevolezza diffusa nella società che necessariamente condivide il patrimonio comune del paesaggio. Le conferenze, ad ingresso libero, sono aperte al pubblico. Si richiede conferma di partecipazione via mail (acma@acmaweb.com)

27 marzo: Bart Brands (Hilversum)
08 maggio: Roger Narboni (Parigi)
05 giugno: Jean-Michel Landecy (Ginevra)
11 settembre: Victor Tenez Ybern (Barcellona)
09 ottobre: Michael Van Gessel (Amsterdam)
23 ottobre: Anna Zahonero Xifrè (Barcellona)




Copertina album Parallel Dimensions Parallel Dimensions (serie Just Music vol 36)
di Mac of BIOnighT
Disponibile su Bandcamp (WAV, FLAC, MP3)

«Quest'album è stato ispirato dai bellissimi dipinti "cosmici" di Sandro Bardelli (www.sandrobardelli.it); mi ci sono voluti anni per trovare i concetti giusti che mi guidassero attraverso la creazione di brani che rappresentassero realmente quello che sento guardando i suoi lavori sognanti ed emotivi. Infine, dopo molti anni e tentativi, ecco l'album dove esprimo esattamente le sensazioni che mi danno i suoi spazi interiori e pittorici. Ho immaginato un universo bianco - la carta - che si riempie di linee che danzano, un cancello che si apre su un viaggio fra dimensioni parallele di colori e forme... ed ho composto e registrato guardando le sue opere. Mille grazie a Sandro Bardelli per avermi permesso di registrare questo album e di usare i suoi dipinti come copertina.» (Mac of BIOnighT)




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Copertina volume Retorica e business. Intuire, ragionare, sedurre nell'era digitale Retorica e business. Intuire, ragionare, sedurre nell'era digitale
di Andrea Granelli e Flavia Trupia

Presentazione volume
22 settembre 2014, ore 18.00
Circolo dei Lettori - Torino
www.arcoliv.org

Ne discutono Gustavo Bracco, Andrea Granelli, Iolanda Romano e Flavia Trupia. Modera Guido Avigdor.




Ti mangio con gli occhi
di Ferdinando Scianna

Presentazione libro
21 settembre 2014, ore 18.00
LABottega - Spazio per la Fotografia - Marina di Pietrasanta (Lucca)
www.labottegalab.com

Un libro fuori dagli schemi, un viaggio che Ferdinando Scianna, con la sua prosa "saporita" e densa, con le sue immagini folgoranti, ci fa compiere nel territorio della memoria e dei sensi. Fotografo, scrittore, giornalista, coscienza critica della cultura visiva contemporanea. Ferdinando Scianna ha realizzato Ti mangio con gli occhi rintracciando nella sua memoria personale, nella sua vita professionale e nei suoi tanti incontri, la parte che il cibo - inteso come cultura del mangiare - ha avuto nell'elaborare ricordi, impressioni e idee.

Tutto ciò che ruota intorno alle tradizioni culinarie diventa così il pretesto per far riaffiorare immagini, sapori, luoghi, persone legati alle tradizioni culturali, alla storia di un popolo e di una regione insieme, alla piccola storia personale dello stesso autore. I panieri calati dalle donne della Sicilia, gli strilli dei venditori di pane e panelle, le foglie di limone, le granite di Acireale. Ma anche il latte appena munto, l'anatra gustata a Parigi, il cioccolato a Oaxaca, lo spuntino di Ferran Adrià e molto altro ancora: questi sono i veri protagonisti del volume. Per ognuno esiste un ricordo profondo, un gusto e spesso, un'immagine - nello stile classico e della grande fotografia di documentazione.

"Questo libro me lo porto dietro da molti anni. All'inizio non era nemmeno un progetto di libro. Faceva parte di quel gioco di specchi con la memoria che, da quando la scrittura è diventata per me più importante, sempre più si è andato dialetticamente affiancando alla mia attività di fotografo e ai lavori che costruisco con le molte immagini messe insieme in mezzo secolo di mestiere. Forse è stata anche colpa dei piedi, che da un po' di tempo non sono più molto disponibili a quella pratica peripatetica in cui consisteva il mio mestiere di fotografo. Ma in realtà, la mia radicata concezione narrativa della fotografia mi ha portato quasi naturalmente ad affiancare alle immagini dei testi scritti." (Ferdinando Scianna)

Ferdinando Scianna (Bagheria - Sicilia, 1943) comincia a fotografare negli anni '60, mentre frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia all' Università di Palermo. In questo periodo fotografa, in modo sistematico, la sua terra, la sua gente, le sue feste. Nel 1965 esce il volume Feste Religiose in Sicilia, con un saggio di Leonardo Sciascia: ha così inizio una lunga collaborazione e amicizia tra Scianna e lo scrittore siciliano. Pochi anni più tardi, nel 1967, si trasferisce a Milano, lavora per L'Europeo, e poi come corrispondente da Parigi, città in cui vivrà per dieci anni. Nel 1977 pubblica in Francia Les Siciliens (Denoel), con testi di Domenique Fernandez e Leonardo Sciascia, e in Italia La villa dei mostri, sempre con un'introduzione di Sciascia.

A Parigi scrive per Le Monde Diplomatique e La Quinzaine Litteraire e soprattutto conosce Henri Cartier-Bresson, le cui opere lo avevano influenzato fin dalla gioventù. Il grande fotografo lo introdurrà nel 1982, come primo italiano, nella prestigiosa agenzia Magnum. Dal 1987 alterna al reportage la fotografia di moda riscuotendo un successo internazionale. E' autore di numerosi libri fotografici e svolge da anni un'attività critica e giornalistica; ha pubblicato moltissimi articoli su temi relativi alla fotografia e alla comunicazione per immagini in generale. L'ultimo libro pubblicato è Visti&Scritti (Contrasto, 2014).

La relatrice Eleonora Cozzella, laureata in filosofia alla Sapienza di Roma e specializzata alla Scuola di giornalismo della Luiss, ha iniziato a collaborare come free lance con diverse testate e televisioni. Da sempre appassionata di enogastronomia e sommelier Fisar, è riuscita a coniugare questo amore con la professione di giornalista e dopo aver partecipato a diversi Master fin dal 2006 collabora con il Gruppo Espresso; coordina, infatti, il sito l'Espresso Food & Wine ed è tra i collaboratori della Guida ai ristoranti d'Italia L'Espresso. Collabora inoltre a diverse riviste di settore italiane ed estere, segue da anni il comitato organizzativo della Coppa del mondo della Gelateria che si svolge al Sigep di Rimini ed è coordinatrice per l'Italia del panel internazionale che ogni anno stila la classifica dei World 50 Best Restaurants. (Comunicato stampa)




Da Duchamp agli happening
Articoli pubblicati su Il Mondo di Pannunzio e altri scritti


di Paolo Barozzi, prefazione di Gillo Dorfles

Presentazione libro
18 settembre 2014, ore 18.30
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Interverranno assieme all'autore Maria Mulas e Ottavio Pinarello.

«Gli articoli - ma sarà ben più giusto definirli "saggi" - che Paolo Barozzi scrisse per le pagine de «Il Mondo» e altre importanti riviste come «Comunità», «Nuovi Argomenti», «Domus», «L'illustrazione italiana», ecc. negli anni Sessanta e che sono ora raccolti in un volume, costituiscono oggi qualcosa di molto più impegnativo e stimolante di un semplice reportage artistico di quel periodo, perché ci offrono - ormai storicizzato dal tempo - un panorama davvero imprescindibile circa un periodo, soprattutto a me talmente denso di eventi culturali, da costituire una vera e propria sintesi di quell'epoca "eroica" per gli sviluppi dell'arte contemporanea.» (Gillo Dorfles, ottobre 2011)

Paolo Barozzi, nasce a Venezia da un'antica famiglia di antiquari. Negli anni Sessanta ha inizio la sua attività di gallerista, a Venezia e a Milano. E' scrittore, giornalista e traduttore. Ha pubblicato tra l'altro "Il Sogno Americano" (Marsilio), "Peggy Guggenheim. Una donna, una collezione, Venezia" (Rusconi), "Andy Warhol - Voglio esseare una macchina" e "Viaggio nell'arte contemporanea" (Scheiwiller), "Con Peggy Guggenheim - Tra storia e Memoria" e "Andy Wharol ed Io. Cartoline dal tempo della Pop Art" (Marinotti Ed.), "Peggy Guggenheim la collection" (in inglese e in francese, Assouline, Parigi), "Venezia Leggendaria" e "Venezia luogo della mente" (Campanotto Ed.). Di recente sono stati ripubblicati in versione aggiornata "Peggy Guggenheim. Una donna, una collezione, Venezia", "Andy Warhol - Voglio essere una macchina", "Viaggio nell'arte contemporanea" (Campanotto Ed.).




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole (ora esposte alla mostra "Footballspacegallery" a Casa Suardi ex Università di Bergamo fino al 31 ottobre) di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




La miniatura armena - Libro-calendario 2011 La miniatura armena
Libro-calendario 2011

a cura di Giovanna Parravicini, RC Edizioni «La Casa di Matriona», pagg.50, formato 31x44, Milano 2010, €15,00
Depliant

Per il 2011 il tradizionale libro-calendario di Russia Cristiana propone un tema di straordinario interesse, il mondo delle miniature armene, attraverso una selezione di opere dal VI al XVI secolo. L'opera, a cura di Giovanna Parravicini (ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana) costituisce infatti una raccolta di splendide miniature provenienti dalle collezioni dell'Istituto Matenadaran di Erevan e della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro a Venezia, riprodotte in grande formato.

Le miniature sono state realizzate da Sejranus Manukjan e Zaruhi Hakobjan (Istituto Matenadaran, Erevan, Armenia), Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum, Venezia). Ogni miniatura è corredata da una descrizione completa artistica e storica. L'opera è arricchita da un testo monografico (con immagini e foto) sulla storia della miniatura armena con approfondimenti sulle diverse scuole di miniatura, sulla Chiesa Armena, su alcuni tratti caratteristici della spiritualità.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina libro Guerra dei Pazzi Cacciate Lorenzo! La guerra dei Pazzi e l'assedio di Colle Val d'Elsa 1478-1479
di Marco Barsacchi, Protagon Editori, pagg.208, 24,00 euro

La guerra che seguì la congiura dei Pazzi, e che da questa prese il nome, è tipica espressione di quell'epoca inquieta, di cui evidenzia ambizioni, timori, debolezze, ipocrisie che contrassegnavano le relazioni politiche e diplomatiche, riflettendosi poi nella strategia e nella condotta delle operazioni militari. Dopo aver rapidamente delineato il contesto storico in cui nacque, il volume di Marco Barsacchi, segue le vicende del conflitto che ebbe luogo in Toscana ma che coinvolse tutte le potenze del periodo: il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli, Le repubbliche di Venezia, di Firenze e di Siena.

Si sofferma in particolare sull'assedio di Colle Val D'Elsa che, delle ostilità fu l'episodio culminante e decisivo, segnandone la fine. Tale assedio, durato 52 giorni, offre un quadro vivace di guerra quattrocentesca: con gli assalti alle mura, il fuoco terrificante delle bombarde e quello insidioso delle artiglierie minute, gli atti di eroismo, i rancori municipali, le inutili crudeltà, le distruzioni e le sofferenze degi abitanti. I fatti della guerra e dell'assedio sono raccontanti valendosi di documenti e testimonianze dell'epoca, il che conferisce al dettato un sapore di vicende lontane, in qualche nodo viste con gli occhi e rievocate con le parole di coloro che le vissero in prima persona.

Il volume è arricchito da una prefazione di Franco Cardini, numerose tavole a colori con gli alberi genealogici delle famiglie dei Medici, dei Pazzi, Aragona, e Della Rovere Riario, i disegni con i ritratti dei principali protagonisti storici l'elenco dei "Dramatis personae" e un'appendice documentaria che riproduce il Documento della resa di Colle Val d'Elsa e il Trattato di Pace stipulato a Napoli il 13 marzo 1480. E' il primo titolo a inaugurare la collana "Guerre e Cavalieri" diretta da Franco Cardini per Protagon Editori. Il volume sarà presentato mercoledì con gli interventi del sindaco Paolo Brogioni, dell'assessore alla Cultura Alessandra Topini, dell'autore Marco Barsacchi e dello storico Franco Cardini.




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Federico II e gli Ebrei Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza
di Vincenzo Mercante, Edizioni Il Fiorino, pagg.135, €12,00

"Questo breve saggio" scrive Mercante nella prefazione "si presenta come logica conseguenza del mio precedente studio dedicato a I Sefarditi, Saggi Ministri di Califfi e Re, pubblicato recentemente da Alinari. L'Al-Andalus dei secoli X-XIII presentava infatti nella Spagna delle tre culture (musulmana, cristiana ed ebraica), eccettuato il periodo della dinastia degli Almohadi, un clima di tolleranza, floridezza e cultura tali da lasciare un segno perenne nel corso dei secoli. L'eredità non andò perduta per qualche centinaio di anni: infatti la "Reconquista", che si proponeva di riportare sotto le insegne del Cristianesimo la penisola iberica, s'imbattè in un sovrano quale Alfonso X di Castiglia (1221-1284), così illuminato da essere soprannominato "il Savio". Egli si distinse infatti per la sua opera di mecenate, rendendo la sua corte un centro di sapere aperto a ogni ramo scientifico, soprattutto quello giuridico.

Cronologicamente il suo operato si colloca alcuni anni dopo l'avventura di Federico di Svevia, ma i due sovrani presentano alcune caratteristiche comuni, prima fra tutte la tolleranza nei confronti di musulmani ed ebrei. Poco prima infatti nel centro del Mediterraneo la forte personalità dell'imperatore svevo" prosegue l'autore "aveva già instaurato una convivenza tra le tre culture e di conseguenza tra le tre religioni, che lascia ancor oggi stupiti per la modernità del concetto di tolleranza, che lungo i secoli ha tanto appassionato filosofi e saggisti, da John Locke (1632-1704), che scrisse la Lettera sulla tolleranza, a Voltaire (1694-1778), autore del Trattato sulla tolleranza. A tale moderno concetto di liberalità e all'implicito messaggio e invito alla pace contenuto nel libro, si accosta anche l'avanguardia architettonica presente a Castel del Monte in Puglia, trattato in appendice dall'architetto Marianna Accerboni.

Il maniero fu fatto erigere da Federico II tra il 1240 e il 1250 e fu straordinariamente dotato di servizi, quali latrine, camini, condotte idrauliche, e di agi e lussi, inusitati per l'epoca e inseriti in un'architettura densa di riferimenti simbolici, matematici e geometrici: "una dimora possente" - così Accerboni - "in cui s'incontrano il pensiero e l'azione, che sembra concepita, filosoficamente, quale luogo per meditare e non per combattere". Il volume si conclude con gli apporti in appendice di Giorgio Galazzi, che tratta della Scuola Medica Salernitana, e con un accenno al trattato sull'arte della caccia con gli uccelli, composto in latino da Federico II. Vincenzo Mercante, noto studioso, è insegnante, esperto di comunicazione massmediale e collaboratore, in qualità di pubblicista, di varie testate. Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza è il suo diciottesimo libro.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. è un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui "Protagonisti. Arte e scienza a Trieste" (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen, nata ad Isola d'Istria (oggi Slovenia) e triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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