Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Opera di Antonio Mignozzi Antonio Mignozzi
L'esprit de la matière - Lo spirito della materia


16 aprile (inaugurazione ore 18.30) - 13 maggio 2014
Galerie Orenda Art - Parigi
www.orenda-art.com

Antonio Mignozzi (Trebisacce, Calabria 1942) nasce in una famiglia di artisti, il padre è musicista e pittore e lo introduce precocissimo alle arti visive. I suoi maestri spirituali sono i grandi del rinascimento italiano quali Piero della Francesca e più d'appresso gli esponenti del Novecento a cui lo lega la ricerca della materia e delle tematiche metafisiche. Pittore e artista coerente esprime nei suoi lavori un'intensa liricità poetica abbinata ad una potente forza espressiva. Pur usando tecniche desuete quali l'affresco le sue opere mantengono una vivace freschezza creativa, consegnandolo a pieno titolo alla pittura del '900 italiano. La mostra è curata da Stefano Cortina e Nicolas Rostkowski. Catalogo in lingua francese e italiana con testo di Stefano Cortina e un'intervista di Susanne Capolongo. (Comunicato stampa Associazione Culturale Renzo Cortina)




Giulio Minoletti
architetto, urbanista e designer


16 aprile (inaugurazione ore 19.00) - 01 giugno 2014
Galleria dell'Accademia di architettura (Palazzo Canavée) - Mendrisio (Svizzera)
www.arc.usi.ch

Giulio Minoletti (1910-1981), architetto milanese, si è profilato per la spiccata versatilità, l'inclinazione alla ricerca sperimentale di forme, materiali, policromie e alla contaminazione tra generi artistici che caratterizzano la sua variegata attività di architetto, designer, allestitore di interni, progettista di quartieri e spazi verdi. Il progetto espositivo è frutto dell'interazione fra attività didattica e ricerca d'archivio. La complessità dell'opera di Minoletti viene presentata nelle sezioni tematiche che rendono conto della vastità dell'esercizio della professione e della ricerca dell'architetto milanese: "i padiglioni espositivi"; "gli interventi sul già costruito"; "l'architettura di facciata" e "quartieri, spazio pubblico e mobilità", settori di intervento dove si riflette l'attività di animatore del Movimento Studi Architettura di cui Minoletti detiene la Presidenza dal 1953 al 1955; infine "costruire con il verde, l'acqua e la luce", "l'oggetto architettonico" e "l'oggetto di design".

La mostra è un progetto volto a presentare l'opera di Giulio Minoletti, muovendo dal vasto materiale originale conservato presso l'Archivio del Moderno di Mendrisio e dal lavoro di studio e rielaborazione compiuto dagli studenti dell'Atelier Burkhalter-Sumi dell'Accademia di architettura dell'Università della Svizzera italiana. Analisi, visualizzazioni grafiche, elaborati video e modelli sono stati tutti realizzati nei laboratori dell'Accademia di Mendrisio.




Opera di Franco Purini Immaginare l'architettura. 15 disegni di Franco Purini fra 19 progetti di linguaggio
termina il 10 maggio 2014
Palazzo Lucarini Contemporary - Trevi (Perugia)
info@officinedellumbria.it

La mostra nasce da una idea di Andrea Dragoni e Maurizio Coccia per restituire centralità alla disciplina architettonica puntando prevalentemente sulla sua componente immaginifica. Per dare forza a questo aspetto, i disegni di Franco Purini (Isola del Liri, 1941) - architetto, saggista, artista ed ex-docente universitario italiano - sono accompagnati, grazie alla intuizione di Paolo Belardi, ingegnere e direttore dell'Accademia di Belle Arti di Perugia, da selezionati progetti d'architettura (sotto forma di plastici) realizzati durante l'ultima esperienza accademica del Maestro romano e in parte presentati alla mostra "Tra tipo e modelli" curata nel 2013 da Enrico Ansaloni, Sara Petrolati e Patrizia Pescarolo e presentata nella sede della Facoltà di Architettura di Roma Fontanella Borghese.

La mostra vuole non solo celebrare la componente ideativa propria del disegno bidimensionale (vero campo di ricerca di Franco Purini da più di quattro decadi) - che qui si tenta di riassumere in soli quindici exempla ficta - ma anche riaffermare un'innata propensione all'intuizione conoscitiva che va al di là della pura e semplice abilità nel pensare un universo figurativo ben strutturato e che riesce costantemente a imporsi quale idea in grado di scavalcare l'effimero e ribadire la matrice compositiva del progetto. Gli stessi diciannove modelli da essa scaturiti e che ne fanno da contraltare, dimostrano la valenza del disegno in architettura prefigurando edifici o brani di città dalla forte carica utopica capace di esaltare il contesto in cui sono pensati.




Roberto Cascone: Vita Omnia
termina lo 03 maggio 2014
Spazio Ostrakon - Milano
www.artinitaly.it

Attraverso opere, video e materiali diversi la mostra ripercorre, a partire dai primi anni 80, l'intreccio di arte e vita nel lavoro di Roberto Cascone. Adottando comportamenti diversi, tra sperimentazione e ricerca, l'artista si è posto come obiettivi il tentativo di "fare tutto" e il recupero del negativo, operando con uno stile mirato a suscitare meraviglia, talvolta ambiguo e volutamente indecifrabile, talvolta ironico e provocatorio, ma sempre alimentato dal bisogno di relazione, necessità a cui l'opera è per certi versi subordinata. Per esempio il progetto relazionale RA First Agency, con il Cattelan Funs club, fondato nel 1994 assieme a Mari Iodice. Progetti, come sostiene l'artista, alimentati da esigenze psicologiche e relazionali, le stesse che fin dagli esordi hanno condizionato la sua ricerca, atti a trasformare problematiche esistenziali e nevrosi familiari in valore, coinvolgendo anche la madre, Maria Luisa Querci e il fratello Massimo.

Da segnalare che Roberto Cascone esporrà anche opere della collezione personale, come le Opere trovate, che hanno la funzione di stimolare una domanda di senso in amici e visitatori, o Wizard, opera dell'amico Carlo Buzzi, ospite della mostra. Inoltre il pubblico potrà contribuire alla stesura di un libro collettivo in cui l'artista sta raccogliendo racconti di fatti avvenuti nel mondo dell'arte purché negativi o divertenti. Nel corso del vernissage, infine, chi lo desidera potrà partecipare alla performance Ricapitolazione: scegliendo una delle stampe formato francobollo che riproducono i lavori in mostra, sarà possibile ascoltarne la descrizione per voce dell'artista stesso, e, se interessati, ricevere in dono l'immaginetta corrispondente. La mostra è curata da Hana Krenkova. Testi in catalogo di Hana Krenkova, Nadia Lenarduzzi e Luisa Perlo.




"Il garbo è tutto"
Segni e carte di Carol Rama


GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea - Torino
16 aprile (inaugurazione ore 18.30) - 15 giugno 2014
ufficio.stampa@fondazionetorinomusei.it

Una importante serie di carte di Carol Rama provenienti dalla collezione del museo. Carol Rama (Torino, 1918) è oggi un'artista nota sullo scenario artistico italiano e internazionale, nonostante il suo lavoro abbia avuto nel corso del Novecento fortune alterne. Riconoscimento universale nel 2003 alla Cinquantesima Biennale di Venezia col premio alla carriera. Andando a ritroso nel tempo, soltanto dal 1985 si succedono sue importanti mostre monografiche in spazi pubblici, in Italia e all'estero. Agli albori della sua carriera, tra gli anni Trenta e Quaranta, è apprezzata e sostenuta da Felice Casorati. In quel periodo realizza acquerelli straordinari, di cui vediamo in mostra esempi notevoli quali Nonna Carolina (1936, sua prima opera conosciuta) e Appassionata (1940). La rudezza di certa iconografia, che Carol Rama ricava da elaborazioni del proprio vissuto, è felicemente bilanciata dall'eleganza formale del segno e della composizione, che richiamano opere di Klimt e Schiele.

In seguito si rivolge all'astrattismo, caratterizzato prima dall'adesione al Mac torinese negli anni Cinquanta, poi connotato negli anni Sessanta dall'uso di oggetti sovrapposti a macchie informali di colore, in quadri che Edoardo Sanguineti ha denominato "bricolage". Lo stretto rapporto esistente tra Carol Rama e Sanguineti è ricordato in mostra da una cartella di incisioni, Idilli, completata da poesie del letterato. L'astrazione prosegue negli anni Settanta con una serie di quadri ottenuti applicando su superfici solitamente monocrome frammenti di camere d'aria usate, stese come pelle pittorica o lasciate nella loro evidenza tridimensionale, come accade nello splendido quadro esposto in mostra Movimento e immobilità di Birnam (1978). Del ritorno alla figurazione, a partire dagli anni Ottanta, parlano infine sia Seduzioni (1985) sia una cartella del 1993-1998 composta da venticinque incisioni, in cui la pittrice riprende temi e iconografie che le sono proprie. A curare la mostra, quindicesimo capitolo del progetto Wunderkammer, è stata invitata Maria Cristina Mundici, storica dell'arte e nel Comitato Scientifico dell'Archivio Carol Rama.




Surprise
Progetto della GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Plinio Martelli

16 aprile (inaugurazione ore 18.30) - 15 giugno 2014
ufficio.stampa@fondazionetorinomusei.it

Selezione di opere storiche dell'artista Plinio Martelli (Torino, 1945) nell'aprile del 1967 partecipò alla manifestazione Fluxus Les mots et les choses, mentre l'anno successivo avviava la produzione di film sperimentali aperti al confronto con il New American Cinema. Nel 1969 la galleria Christian Stein accolse una sua mostra personale, imperniata su una serie di oggetti in metallo e plexiglas illuminati da luci al neon, che contraddicevano con ironia l'austerità e il rigore minimalisti. A partire dagli anni Settanta l'artista ha concentrato la sua ricerca sul recupero di oggetti, sculture, indumenti, arredi di gusto aulico e storicista, decontestualizzati e caricati di riferimenti simbolici, e utilizzati per esplorare i territori a quel tempo poco frequentati della decorazione e della citazione.

La mostra si focalizza su una circoscritta serie di opere presentate tra fine anni Sessanta e inizio Settanta alle gallerie Christian Stein e LP220 di Torino, poste in dialogo con una selezione dei film sperimentali girati dall'artista negli stessi anni. Surprise è un ciclo annuale di appuntamenti dedicati ad aspetti specifici della ricerca artistica torinese tra anni Sessanta e Settanta. Questa serie di mostre è curata da Maria Teresa Roberto, docente di Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Accademia Albertina di Torino.




Erika Riehle - conFine - acrilico su tela -trittico tot cm.70x150 2011 Erika Riehle: Nocturna
13 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 17 maggio 2014
Galleria Cortina Arte - Milano
www.cortinaarte.it

Erika Riehle (Torino, 1983), vincitrice del Premio Selezione Speciale all'edizione 2013 di Artgallery, si presenta alla Cortina Arte con una sua mostra personale, a cura di Veronica Riva. Espone un ciclo di opere incentrate sul tema del paesaggio notturno. Visioni in equilibrio tra l'alternanza del bianco e del nero, della luce e dell'oscurità. Con personalissimi punti di vista coglie attimi di realtà rappresentati attraverso nitidezza fotografica. Sono paesaggi del quotidiano: profili di case che fanno da contraltare a cieli tormentati da nuvole, interni di fabbriche dismesse, arditi scorci di scale, finestre, particolari architettonici, dove l'elemento umano sembra solo un ricordo. Semmai la presenza fugace di un animale. Spaventato? Attonito? Sorpreso da Erika Riehle in un istante che ormai è passato e mai si ripeterà.

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50 e oltre
Storia di una Galleria d'Arte: la Galleria Cortina 1962-2013


Catalogo a cura di Susanne Capolongo, testi critici di Flaminio Gualdoni e Maria Teresa Ferrari
pag.167, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Remo Bianco: ricercatore solitario
termina il 28 giugno 2014
Galleria Blu - Milano
galleriablu@fastwebnet.it

Remo Bianchi, in arte Remo Bianco (Dergano - Milano, 1922 - Milano, 1988) nel 1937, dopo aver praticato diversi mestieri per mantenersi, si iscrive ai corsi serali di disegno all'Accademia di Brera. Qui, nel 1939, è notato da Filippo De Pisis, che diverrà il suo maestro. Durante la seconda guerra mondiale è arruolato nel 1941. Di nuovo a Milano nel 1944 riprende la scuola di disegno e i contatti con De Pisis. Il suo percorso artistico si muove da un postimpressionismo che risente di Rouault, del primo Cézanne e di Picasso, poi passa ad impronte in gesso (di oggetti d'uso, ma anche di segni e di tracce), sfiora lo Spazialismo e realizza opere che definisce "nucleari". Materiali diversi - dalle pietre alle plastiche - entrano nei suoi lavori e, passando attraverso vari Premi, approda con la sua prima personale alla Galleria del Cavallino di Venezia nel 1952. In questi anni si vanno sempre più qualificando le opere 3D, lavori a rilievo cui l'artista ha iniziato a lavorare negli anni Quaranta e che ora si complicano, con l'uso di materiali diversi, fino a collocarsi in una posizione di confine tra quadri e sculture.

Sostenuto da un collezionista nel 1955 va a New York (ma visita anche Chicago e la Florida) e ha incontri fondamentali con le opere di Burri, Marca-Relli, Kline e Pollock. Tornato a Milano riprende le sue Impronte e dopo aver sperimentato il Collage inaugura il ciclo dei Tableaux dorés su cui interviene con foglia d'oro. Sperimenta un gel particolare, il Sephadex, che userà a lungo. Studia anche delle sculture immateriali, delle sculture odorifere, delle sculture mosse dal vento o dai passi degli spettatori, e realizza le Sculture Instabili (1960), incentrate sul tema del movimento. E' una continua invenzione. Ecco le Opere condizionanti, poi le Impronte viventi, quindi le appropriazioni da cui vengono le Sculture Neve e le Sculture Calde. Dai "dipinti dorati" la foglia d'oro si espande andando a sovrapporsi, per frammenti quadrati, a foto tratte da giornali o riviste e a riproduzioni di opere. Dal 1970 ecco l'Arte elementare poi il ciclo della Gioia di Vivere, che si alterna a installazioni e a performance.

A Parigi nel 1974, la sua fama si consolida grazie ai contatti e ai buoni uffici di Pierre Restany e alle esposizioni presentate dalla Galerie Lara Vincy. Una mostra retrospettiva è proposta nel 1977 a Roma e più tardi, nel 1983, al Museo delle Albere di Trento è raccolta una antologia della sua produzione. La biografia di Remo Bianco illustra bene la sua vivacità creativa, una vivacità che lo porta a sperimentare in continuazione. In piena originalità: "sono un ricercatore solitario" dirà di sé. E mentre da una parte, attraverso le impronte, rilegge le forme per frammenti, dall'altra scopre l'assolutezza dell'oro, colore-non-colore che declinerà nei modi più diversi, ora come foglio che sottrae, nasconde e nello stesso tempo evidenzia, ora come superficie su cui scandire segni elementari che generano ritmi leggeri e musiche silenziose e suggestive. Rilevanti per comprendere il suo percorso sono le opere 3D in cui immagini sovrapposte (su supporti plastici trasparenti, su vetro, su legno, su lamiera e plexiglas) vanno a creare interessanti effetti tridimensionali. (Estratto da comunicato stampa UesseArte)




Franco Fontana: Full Color
termina il 18 maggio 2014
Palazzo Franchetti - Venezia

Oltre 130 fotografie che raccontano la sua lunghissima storia di fotografo conosciuto in tutto il mondo. La mostra, promossa dall'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti è curata da Denis Curti e prodotta da Civita Tre Venezie in collaborazione con Venezia Iniziative Culturali. Colori accesi, brillanti, talmente vibranti da apparire irreali. Composizioni ritmate da linee e piani sovrapposti, geometrie costruite sulla luce. Paesaggi iperreali, più veri del vero, surreali, sospesi, spesso impossibili. Proporzioni ingannevoli in cui non c'è spazio per l'uomo. Figure umane svelate in negativo, sublimate in ombre lunghe. Presenza e assenza contemporaneamente. Corpi come paesaggi, e pianure e colline dai contorni antropomorfi. Questi sono i tratti distintivi che rimandano immediatamente ed in modo inequivocabile al linguaggio visivo di Franco Fontana. Suddivisa in diverse sezioni tematiche, la mostra propone i paesaggi degli esordi (anni '60) passando per le diverse ricerche dedicate ai paesaggi urbani, le piscine e il mare.

Franco Fontana si avvicina alla fotografia nei primi anni Sessanta, secondo un percorso comune a molti della sua generazione, ossia dall'esperienza della fotografia amatoriale, ma in una città che è culturalmente molto attiva, animata da un gruppo di artisti di matrice concettuale, seppure ancora agli esordi, tra cui vi sono Franco Vaccari, Claudio Parmeggiani, Luigi Ghirri e Franco Guerzoni. Il lavoro di Franco Fontana condivide con questa corrente il bisogno di rinnovamento e di messa in discussione dei codici di rappresentazione ereditati, in campo fotografico, dal Neorealismo, ma pone particolare attenzione e cura anche agli esiti visivi e alla componente estetica. Nel 1963 avviene il suo esordio internazionale, alla 3a Biennale Internazionale del Colore di Vienna. Nelle fotografie di questo primo periodo si vedono in nuce alcuni di quelli che diverranno i suoi tratti distintivi.

Soprattutto, c'è una scelta di campo decisamente controcorrente rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi: è stato tra i primi in Italia a schierarsi con tanta convinzione e fermezza in favore del colore rendendolo protagonista, non come mezzo ma come messaggio, non come fatto accidentale, ma come attore. È attratto dalla superficie materica del tessuto urbano, da porzioni di muri, stratificazioni della storia, dettagli di vita scolpiti dalla luce. Come fosse un ritrattista, Fontana mette in posa il paesaggio. Nel 1978 Franco Fontana scatta un'immagine-simbolo del suo repertorio, a Baia delle Zagare, in Puglia: una composizione pulita, ritmata da fasce di colore, giocata su pochi toni cromatici, essenziale, sintetica, che sarà impiegata per una campagna del Ministero della Cultura Francese. "Questa foto rappresenta il mio modo di intendere la fotografia", afferma Fontana. "Io credo infatti che questa non debba documentare la realtà, ma interpretarla. La realtà ce l'abbiamo tutti intorno, ma è chi fa la foto che decide cosa vuole esprimere. La realtà è un po' come un blocco di marmo. Ci puoi tirar fuori un posacenere o la Pietà di Michelangelo."

Nel 1979 intraprende il primo di una lunga serie di viaggi negli Stati Uniti: Fontana non approda a nessuna rivelazione, bensì applica il suo codice linguistico, ormai consolidato, a un ambiente urbano altro, rispetto alla sua Modena, ma non per questo alieno o incomprensibile. Qualche anno dopo, nel 1984, inizia la serie Piscine. Nel 2000 inizia la serie dei Paesaggi Immaginari, in cui la prevalenza dell'invenzione sul reale arriva ai massimi livelli. In questo caso, il fotografo, che non disdegna la tecnologia digitale, riafferma la propria libertà interpretativa della realtà tramite l'immaginazione.

La sua lunga carriera è costellata di riconoscimenti, premi e onorificenze in tutto il mondo; sono più di quattrocento le mostre in cui sono state esposte le sue fotografie e più di quaranta i volumi pubblicati. Franco Fontana ha tenuto workshop e conferenze al Guggenheim Museum di New York, all'Institute of Technology di Tokyo, all'Académie Royale des Beaux Arts di Bruxelles, all'Università di Toronto e poi a Roma, Parigi, Arles, Rockport, Barcellona, Taipei e in molte altre città. Tiene annualmente corsi al Politecnico di Torino e all'Università Luiss di Roma. (Comunicato stampa Press Civita Tre Venezie)




Giulio Crisanti - collisioni inevitabili Opera di Giulio Crisanti Giulio Crisanti: Fuoco dentro
20 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 31 maggio 2014
Galleria Cortina Arte - Milano
www.cortinaarte.it

La mostra di Giulio Crisanti, a cura di Giovanni Cerri, presenta una selezione di opere recenti in cui si evidenzia la ricerca di carattere informale. L'uso di spessori di materia e di scritte intercalate alla campitura pittorica, contribuisce alla resa di taglio sperimentale di questo linguaggio. Evocazioni inconsce, stati d'animo, emotività espressa tra segno, gesto e calligrafia, dove il compimento del quadro arriva dopo sedimentazioni e stratificazioni di velature, tracce, impronte. Il "fuoco dentro" è appunto questa tensione continua verso la curiosità dell'agire, verso quella continua scoperta che è il viaggio dentro la pittura.

La formazione artistica di Giulio Crisanti (Frascati - Roma, 1932) si svolge negli anni '50 e '60, grazie anche alla conoscenza di artisti noti come Mattia Moreni, Franco Gentilini e Joan Mirò, che nel 1972 in Svizzera lo selezionò per l' XI Premi de Dibuix. Le sue opere sono presenti in diverse mostre a carattere nazionale e internazionale negli anni '70 e '80. Tra i critici che si sono occupati della sua ricerca figurano: Marina Pizziolo, Simona Bartolena, Giorgio Seveso, Donato Di Poce, Domenico Montalto, Alberto Veca.




Opera di Markus Mrugalla Markus Mrugalla: Abstract
16 aprile (inaugurazione ore 18.00-21.00) - 05 maggio 2014
Galleria BYCR - Milano
www.bycr.it

Prima personale in Italia dell'artista di origine polacca e tedesco di adozione Markus Mrugalla (1985 Lubliniec, Polonia). Acquisita la sua formazione in fotografia e design all'Università di Arte di Berlino, Mrugalla nella sua ricerca è andato oltre creando un corto circuito tra i codici formali dell'estetica 3D e quelli dell'arte contemporanea. "Mi interessa dimostrare come l'astrazione sia ancora possibile in un mondo dominato dalla comunicazione diretta. La mia opera (grafica) non richiede la mediazione di regole sociali. Prova a essere libera da convenzioni funzionali, come le indicazioni linguistiche di "questo" o di "quello". La mia priorità è creare una nuova comunicazione fondata su basi astratte". I lavori di Mrugalla sono lontani dagli stereotipi della pubblicita' contemporanea: le sue immagini non richiedono le alterazioni di photoshop o l'intervento di altri elementi propri del linguaggio commerciale e si impongono mediante una forza che coniuga immediatezza e complessità linguistica.

"Penso che la gente sia pronta per nuove esperienze visive. Nelle mie opere lavoro tramite dei programmi, come ogni altro designer: ma non realizzo delle immagini determinate, piuttosto lavoro con delle iterazioni di forme e colori. Sono opere che non esprimono solo la ricerca dell'essenza di un colore o di un'intuizione estetica; creano piuttosto un piacere emotivamente sensuale, stimolano l'intuito e si rivelano più veritiere di ogni immagine pubblicitaria". Per raggiungere il nitore formale dei suoi lavori l'artista si serve di uno dei primi software 3d - elaborato ormai più di dieci anni fa - riattivandolo mediante la tecnologia più avanzata oggi a disposizione sul mercato dei computer. L'esito è così una sintesi completamente personale di archeologia ed innovazione digitale. Nella mostra saranno presenti opere fotografiche di varie dimensione ed un video.




La Grande Guerra sul Garda. Riscoprire per conservare
termina l'11 maggio 2014
Sala espositiva ex Monte di Pietà a San Felice del Benaco (Brescia)
www.quofilm.it - www.disevelarte.net

Le Associazioni culturali Disvelarte e Quofilm organizzano una manifestazione dedicata al centenario della Grande Guerra in Europa. Il progetto è stato realizzato grazie al contributo e patrocinio dell'amministrazione comunale di San Felice del Benaco. Il confine tra Regno d'Italia e Impero austro-ungarico tagliava la parte sommitale del bacino gardesano per questo l'intera area fu interessata da un'intensa attività. Tra la fine del XIX secolo e la fine delle ostilità l'intera area fu dotata di forti, vie di comunicazioni e tutto ciò che entrambi i fronti consideravano necessario nell'imminenza di un conflitto poi divenuto mondiale.

Le tracce sono oggi ancora presenti e visibili nel territorio. Spesso si trovano in luoghi di altissimo pregio paesaggistico e panoramico in un raro connubio tra storia e territorio. Tutto questo patrimonio umano, storico ci ricorda il sacrificio dei nostri padri e ha segnato i luoghi in cui si è formato il sentimento della nostra nazione nei suoi primi decenni di vita. La mostra si prefigge il compito di divulgare la conoscenza di questi monumenti per sensibilizzare la popolazione e fare in modo che i cittadini per primi siano attenti al tema della conservazione. E' questa l'unica strada che potrà permettere di non cancellare le tracce della nostra storia e che impedirà al paese di sfaldarsi come un popolo senza passato e senza memoria. Il 26 aprile alle ore 18.00, proiezione de La grande illusione di Jean Renoir (versione restaurata).




Opera dalla mostra Riflessi "Riflessi"
termina il 25 aprile 2014
Spazio E - Milano
aestdelleden@libero.it





- Gruppo E Artisti

Opere di: Patrizia Agatensi, Marco Bellomi, Giulio Belloni, Fernanda Andrea Cabello, Valentina Carrera,Vito Carta, Angelo De Boni, Rossano Di Cicco Morra, Anna Epis, Zane Kokina, Paolo Lo Giudice,Giuseppe Orsenigo, Claudia Strà, Letizia Strigelli, Mariangela Tirnetta, Lyudmila Vasilieva, Marta Vezzoli.

Testi di: Alessandro Baito, Luigi Besana, Patrizia Burgatto, Andrea Fuso, Daniel Nevoso, Virgilio Patarini, Livia Perfetti, Giacomo Pinelli, Andrea Pistone e Maryem El Bachar.

- Gruppo E Fotografi, inaugurazione 19 aprile ore 17

Opere di: Marila Arces, Fiorenzo Bordin, Ivano Boselli, Valentina Carrera, Nicoletta Fabbri, Andrea Fuso, Paola Gatti, Daniele Gozzi, Serena Groppelli, Paul Helbling, Martina Massarente, Simone Menicacci, Gianfranco Rossi, Claudio Santambrogio, Susanna Serri, Pavel Vavilin.

Nell'atto produttivo di un'opera d'arte vengono a coincidere diversi fattori. Per quanto ci si sforzi di creare qualcosa di nuovo e indipendente da ogni altra cosa vista o realizzata in passato non si può evitare di riversare nel lavoro in atto il riflesso di ciò che si è, di ciò che si vorrebbe essere, di ciò che, coscientemente o meno, è il prodotto dell'arte che si è vissuta e delle tecniche che si sono viste utilizzate da altri artisti. Come in uno specchio grande quanto un'obiettivo o una tela il principio che regola l'individuazione di un'opera viene a costituirsi con l'ordo amoris di cui parlava Scheler: una prospettiva del mondo che si forma in famiglia, in società, nell'esperienza artistica di ogni ogni singolo uomo, unico e irripetibile, soprattutto inimitabile. Riflessi nello specchio, nel vetro, nell'acqua, riflessi di luce o semplicemente strutture affiancate che si ripetono e si completano.

I lavori presentati in questa mostra ricordano a volte il Narciso che ricerca la propria immagine amata nell'acqua, riflettono sulla deformazione del reale quando riflesso su superfici irregolari, sono nell'insieme un gioco simile a quello tanto famoso di Velàzquez nel dipinto Las Meninas, dove nello stesso dipinto c'è il pittore che ritrae, uno specchio, un'intera classe sociale rappresentata. L'opera d'arte è un riflesso della società, delle sue caratterisitiche e deformazioni. Rappresentare il riflesso non può che risultare quindi un modo di enfatizzare questa sua caratterisitica rendendo la fruizione più incisiva, in modo tale che lo spettatore possa sentirsi coinvolto e invitato a riflettere su come viene percepito dall'esterno, in un cammino catartico verso il riconoscimento di ciò che in ciascuno può essere migliorato. (Riflessi, di Alessandro Baito)




Giovanni Bellini
La nascita della pittura devozionale umanistica


termina il 13 luglio 2014
Pinacoteca di Brera

Il restauro della celebre Pietà di Giovanni Bellini, appartenente alla Pinacoteca di Brera, è l'occasione per ripercorrere la prima carriera del pittore veneziano, grande protagonista dell'arte rinascimentale italiana, attraverso il particolare angolo di visuale offerto dal suo modo di affrontare il tema del Cristo in pietà, che ricorre con frequenza nella produzione dell'artista e della sua efficientissima bottega. Giovanni Bellini sviluppa in senso moderno la tradizione iconografica bizantina, richiamata in mostra dalla piccola tavola con Cristo in pietà con la Vergine dolente del Museo Horne di Firenze (prima metà del XIV secolo). Da inventari superstiti sappiamo infatti che nella città lagunare le icone di Cristo erano una presenza familiare nelle case e nei conventi ed erano dunque parte integrante delle consuetudini visive degli artisti veneziani. Un importante codice della Biblioteca Trivulziana di Milano, l'Istrias, composizione poetica dell'umanista veneziano Raffaele Zovenzoni, che vi è ritratto in una miniatura (1474) attribuita allo stesso Giovanni Bellini, vuole documentare l'ambiente culturale veneziano nel quale si trovò ad operare il pittore.

Sono presentate la Pietà marmorea della chiesa di San Gaetano a Padova, attribuita all'ambito di Donatello, e quella di Andrea Mantegna dalla cimasa del polittico padovano di San Luca (Pinacoteca di Brera), riferimenti per le più antiche realizzazioni belliniane del tema, la lunetta con la Pietà di uno dei trittici di Santa Maria della Carità a Venezia (Gallerie dell'Accademia), la Pietà dell'Accademia Carrara di Bergamo e la Pietà del Museo Correr di Venezia. Dalla National Gallery di Londra arrivano due altre versioni del soggetto, che dobbiamo a Marco Zoppo e Giorgio Schiavone. Alcuni rarissimi e preziosi disegni, tra quelli attribuibili con certezza al Mantegna - Cristo in pietà tra Maria Maddalena, san Giovanni Battista e la Vergine dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia - e a Giovanni Bellini - le due Pietà dal British Museum di Londra e dal Musée des Beaux-Arts di Rennes - illustrano il lavorio concettuale e progettuale che sta dietro a queste immagini, e il 'dialogo' tra i due cognati tra sesto e settimo decennio del XV secolo.

La sezione centrale della mostra presenta la straordinaria Pietà di Brera, resa finalmente leggibile anche nei suoi valori cromatici dal recente, complesso restauro, terminato a fine 2012 e condotto dai restauratori del Laboratorio del museo: Paola Borghese, Andrea Carini e Sara Scatragli, con la direzione di Mariolina Olivari. Il tono freddo della tavolozza è il segno più immediatamente percepibile del distacco di quest'opera dalla tradizione pittorica lagunare, dal colore saturo e dorato delle icone così come da quello pieno e smaltato delle opere di Antonio Vivarini. Accanto a questo capolavoro della Pinacoteca di Brera viene posta, per la prima volta, l'intensissima, grande versione del soggetto di Palazzo Ducale a Venezia: la straordinaria occasione offerta da questo accostamento potrebbe suggerire qualche utile precisazione sulla difficile cronologia relativa alle due opere. Intorno a questo nucleo centrale sono esposte la Pietà del Museo Civico di Rimini e quella già alla sommità della Pala di Pesaro di Giovanni Bellini.

Questi due capisaldi dell'ottavo decennio del Quattrocento, che propongono in composizioni risolte diversamente il tema della morte salvifica di Cristo - Cristo in pietà tra angeli nella tavola riminese e Cristo tra la Maddalena, Nicodemo e san Giuseppe d'Arimatea -, furono un punto di riferimento ineludibile per molta pittura del tempo, e non solo veneziana, come dimostra la sofferta rimeditazione che ne trasse, decenni dopo, Carlo Crivelli nella lunetta che sovrasta l'Incoronazione della Vergine conservata a Brera. Al centro della Pietà braidense, proprio sotto la figura di Cristo, è la celebre iscrizione sul cartiglio della balaustra marmorea, che riprende un verso delle Elegie del poeta latino Properzio e con la quale il pittore si firma.

In relazione al distico è proposto in mostra un manoscritto dei Carmina di Properzio, datato 1453, in prestito dalla Biblioteca Marciana di Venezia. Tra i temi dominanti che come un fil rouge unisce tutte le opere della mostra - evidente nel distico di grande commozione della Pietà di Brera - vi è il legame dell'artista con gli ambienti umanistici veneziani, attraverso i quali egli conobbe e sviluppò gradualmente la sua propensione per la rappresentazione degli affetti, della natura, del sentimento, della devozione e della commozione. La mostra - a cura di Sandrina Bandera, Matteo Ceriana, Keith Christiansen, Emanuela Daffra, Andrea De Marchi e Mariolina Olivari - sarà accompagnata da un agile catalogo, cui seguirà un volume di studi, edito da Skira, a cura di Emanuela Daffra, con saggi di Matteo Ceriana, Marco Collareta, Andrea De Marchi e Mariolina Olivari, che presenta alcune novità sulla storia della Pietà braidense di Giovanni Bellini, alla quale è dedicata anche una sezione sul restauro. (Comunicato Ufficio Stampa Skira)




Artespressione - Maurizio Godot - LARDARELLO - diasec 100x150cm Maurizio Godot Villani: Antropologia Visiva
termina il 10 maggio 2014
Galleria Artespressione - Milano
Uff.Stampa: info@deangelispress.it

La mostra, inserita nell'ambito delle 140 esposizioni fotografiche di Photofestival 2014 (28 aprile - 16 giugno 2014, Milano sedi varie), riporta sulla scena l'artista toscano Maurizio Godot Villani, che riprende a comunicare con pure testimonianze fotografiche, in grado di esaltare il valore mentale del fermo immagine, che diventa così il vero evento artistico. Attraverso geometrie razionali e rigorose, Godot ordina lo spazio inquadrandolo: oggetti inanimati assumono significati nuovi, soddisfacendo la tendenza compulsiva dell'autore a cambiare la natura delle cose, scovandone l'ambiguità interpretativa a seconda del punto di vista dal quale le si osserva. Godot esalta i profili dei suoi soggetti, ritagliandone le forme e conferendo loro dignità estetica. I suoi racconti fotografici, pur sviluppandosi nella totale assenza fisica dell'uomo, si presentano come manifestazioni visive del comportamento umano richiamandone la costante presenza attraverso le azioni da esso compiute su ambiente e oggetti.




Opera di Margareth Dorigatti Margareth Dorigatti: "Il Re degli Elfi"
termina il 31 maggio 2014
MAC Maja Arte Contemporanea - Roma
www.majartecontemporanea.com

Selezione di venti dipinti dell'artista Margareth Dorigatti. Questo ciclo di opere (2011-2014) si ispira all'Erlkönig ("Il Re degli Elfi"), la ballata che Johann Wolfgang von Goethe compone nel 1782: nella notte un uomo a cavallo, stringendo a sé il figlio malato, si addentra nel bosco cercando di raggiungere un "luogo di salvezza". Durante il viaggio il figlio "vede" e "sente" la presenza del "Re degli Elfi" che tenta di attrarlo a sé come una sirena omerica, mentre il padre cerca di "razionalizzare la visione dell'impossibile".

Scrive Eva Clausen nel catalogo che accompagna la mostra: "La ballata è una delle opere liriche più note nell'area di lingua tedesca. (...) Quanto semplice, chiara e di facile orientamento può sembrare dal punto di vista della forma e del contenuto, tanto molteplice risulta essere dal punto di vista interpretativo. Di fatto offre spazio a le più svariate chiavi di lettura. (...) Le opere della Dorigatti sono finzione senza discorso narrativo, esse non descrivono la realtà, ma si sostituiscono ad essa, diventano una realtà altra, immaginaria e al tempo stesso profondamente vissuta. (...) La Ballata è un esempio paradigmatico del non-detto. Tuttavia, ciò che non viene detto è lì, è presente. Indicibile e incommensurabile. E così è la pittura della Dorigatti, astratta e figurativa al tempo stesso, materiale e spirituale, fluttuante e pastosa. Profondamente vissuta ed elaborata con rigore scientifico, alchemico."

Margareth Dorigatti (Bolzano, 1954) nel 1973 studia all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova. Nel 1975 si trasferisce a Berlino dove studia Pittura, Grafica e Fotografia presso la Hochschule der Künste. Nel 1977 fonda una Casa-atelier frequentata dai maggiori artisti e personaggi dello spettacolo presenti a Berlino. Nel 1980 inizia la sua attività espositiva in gallerie private di Berlino. Vince un concorso indetto dalla Internationalen Bauausstellung per la realizzazione di una facciata storica di un palazzo di Kreuzberg. Nel 1984 si trasferisce a Roma dove ha inizio la sua attività pittorica ininterrotta. Espone in Italia e all'estero presso gallerie private, luoghi pubblici e musei (Roma, Parigi, Milano, Pescara, Bolzano, Modena, Bologna, Berlino, Nimes, Lyon, Köln, Bonn, etc). Partecipa a mostre collettive in Italia e all'estero. E' titolare della cattedra di Decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Roma.




Massimo Lomasto - Diamante Massimo Lomasto - il museo ebraico Massimo Lomasto. Berlin - Milano
termina il 30 aprile 2014
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it






- Incisori contemporanei: Massimo Lomasto
Intervista a cura di Arianna Sartori


Quali sono le caratteristiche del suo libro di artista "Berlin" e della cartella "Milano" che lei presenta nella nostra galleria?

Il libro di artista "Berlin" è composto da un testo contenuto in quattro terzine rilegate e da quattro stampe originali; la cartella "Milano" è composta da un testo e da quattro stampe originali. Si tratta di una produzione che mi ha impegnato diversi anni, e che ho portato a termine con uno stretto lavoro di collaborazione con Giorgio Upiglio e con Daniele Upiglio. Le stampe originali derivano da lastre fotoincise, che ho elaborato con successivi passaggi in acquatinta e che sono state stampate da Daniele Upiglio con i torchi di Giorgio Upiglio.

Perché ha usato la tecnica della fotoincisione o meglio la elaborazione di lastre fotoincise?

Questa tecnica presenta indubbiamente alcuni punti di forza: unisce la freschezza, la immediatezza della immagine fotografica (l'attimo fuggente, l'attimo che non tornerà mai più, colto dalle mie fotografie) al lungo, meditato percorso dell'incisore. L'uso della acquatinta mi porta ad ottenere passaggi (dai bianchi più luminosi ai neri più cupi e profondi), che definiscono, delimitano oppure portano a uno stato di indeterminazione o mutazione dell'immagine. E' una elaborazione, al cui termine si incontra una nuova forma artistica, che non sarà ormai né fotografia né incisione. E' un passaggio comunque rischioso, non sempre coronato dal successo; quando però si arriva a un risultato, è come l'aprirsi di una nuova porta.

Perchè Berlin e Milano?

Sono città a cui sono molto legato. Berlin per i suoi eventi storici, il dramma spaventoso della Shoah con la feroce persecuzione e lo sterminio degli ebrei, la guerra, la distruzione della città; poi un anelito di riconciliazione, la rinascita. Milano è la mia città, una metropoli in mutazione, tra le memorie di un passato storicamente importante, il nostro passato, e "il nuovo che avanza" e nel suo cammino spiana, cancella, progetta, costruisce.

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Massimo Lomasto, pittore incisore, ha svolto la sua attività calcografica presso le stamperie di Giorgio e di Daniele Upiglio in Milano e presso il Centro Internazionale della Grafica in Venezia. Sue opere sono conservate presso: Civica Raccolta Bertarelli, in Milano, Biblioteca Marucelliana, in Firenze, Archivio Sartori, in Mantova, Gabinetto delle Stampe, in Bagnacavallo, Galleria Internazionale Ca' Pesaro, in Venezia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, tra cui si possono ricordare la II e la III biennale di incisione di Santo André in Brasile, Arte senza Confini a Vanzago nel 2001 e nel 2008 e a Kawasaki (Giappone) nel 2003, "Libro della Notte" alla Künsterhaus Bethanien in Berlino e Fiera del Libro a Lipsia nel 2012, progetto espositivo: Arte Italiana, Onishi gallery a New York nel 2009; Camden Gallery a Londra nel 2012.




Opera di Ralph Rumney Ralph Rumney
Un protagonista del Situazionismo
Retrospettiva - opere 1957/1995


termina il 20 maggio 2014
Galleria Peccolo - Livorno
galleriapeccolo@libero.it

Prima retrospettiva italiana di Ralph Rumney (Newcastle, Gran Bretagna 1934 - Manosque, Francia 2002), artista che ha operato gran parte della sua vita in Francia e lavorato a Parigi negli anni 1950/70; gli anni d'oro della Parigi dell'Esistenzialismo e dell'Ecole de Paris che dominava tutta la scena artistica francese ed europea. Ma erano anche gli anni in cui iniziava la ribellione dei giovani artisti emergenti e più sperimentali che si confrontavano tra loro e con il mondo: i Novo-Realisti di Pierre Restany con i pittori "autre" informali; i Situazionisti che si opponevano ai Lettristi di Isou, in una atmosfera di fermento creativo tipica delle giovani generazioni seriamente impegnate a voler cambiare lo stato delle cose, in campo artistico e non. Anni formativi in cui prendevano forza le idee e le teorie di Guy Debord con la sua interpretazione della nascente "Società dello Spettacolo" e della critica alla Società dei consumi.

Ralph Rumney aveva incontrato già prima del 1957 Guy Debord e condiviso con lui le idee e la fondazione del gruppo Situazionista. Il "Situazionismo" quale gruppo artistico e di pensiero fu fondato durante quella estate in Liguria a Cosio d'Arroscia, riunione a cui parteciparono, oltre a Debord e Rumney, Pinot-Gallizio, Piero Simondo, il musicista Walter Olmo, Michèle Bernstein e Asger Jorn. Se nel gruppo Situazionista Guy Debord era il Re-Imperatore Rumney ne fu considerato il "Console". In quegli stessi anni Rumney era spesso presente anche in Italia, a Venezia e a Milano. Aveva esposto con successo dipinti su tela (alcuni dei quali sono oggi in Collezione delle Civiche Raccolte del Comune di Milano) e le sue tavole di legno che ricopriva di foglia oro e argento nella Galleria Appollinaire e in altre gallerie milanesi e partecipato anche al Premio della città di Lissone per giovani artisti.

Terminata l'esperienza con il Situazionismo e dopo dolorose vicende personali si trasferisce a Manosque, nel sud della Francia (dove vivrà isolato fino alla morte, avvenuta nel 2002) continuando a lavorare alle sue opere della serie dei collages oppure continuando a ricoprire tavole di legno con foglia oro e argento a creare sontuose "icone" astratte colme di luce riflessa: tavole di meditazione dalla sacralità quasi religiosa. Nel catalogo, edito dalle Edizioni Peccolo, una prefazione dello specialista francese del Situazionismo Yan Ciret, del critico italiano Sandro Ricaldone e una scheda riguardante gli anni milanesi di Rumney a cura della D.ssa Renata Ghiazza, Conservatore della Casa-Museo Boschi Di Stefano di Milano. (Comunicato stampa)




Immagine dalla mostra Membrana alla Galleria foto-forum di Bolzano Membrana
Alessandro Calabrese, Simone Mizzotti, Milo Montelli


termina il 10 maggio 2014
Galerie | Galleria foto-forum - Bozen/Bolzano
www.foto-forum.it

La membrana cellulare è un sottile rivestimento che delimita la cellula in tutti gli organismi viventi, la separa dall'ambiente esterno e ne regola gli scambi con questo. Il collettivo Luoghicomuni sceglie di porre la propria attenzione su quella porzione di territorio dove giorno dopo giorno la città di Milano allunga i suoi tentacoli mentre la pianura lombarda viene lentamente divorata. Si attiva un'equazione apparentemente inconsapevole che vede il centro cittadino come una cellula e i limiti, tangenziali alla periferia, come la sua membrana. L'intento originario del lavoro non è descrittivo, né narrativo, ma nasce dall'esigenza degli autori di intraprendere un approfondimento della fotografia come linguaggio, in questo caso mediante l'attraversamento flaneuristico di un confine immaginario, tanto frammentato e impreciso, quanto carico di tensioni visive e quesiti legati alla fotogenia contemporanea; l'accento è posto sull'atto, quindi sul gesto del fotografo, che come il chimico, cerca attraverso il microscopio frammenti di una realtà più grande al fine di renderla in qualche modo conoscibile empiricamente.

Nel momento stesso in cui questo intento è dichiarato, si diventa inesorabilmente consapevoli del limite imposto dalla natura stessa dell' uomo al conoscibile, orientando così la ricerca verso l'esperienza conoscitiva stessa, piuttosto che verso il risultato. Luoghicomuni è un collettivo nato nel 2011, originariamente composto da 12 giovani fotografi italiani. Dopo un anno di sperimentazione che ha visto lo sviluppo di progetti tematici proposti sul web, il collettivo si concentra oggi sullo studio del linguaggio fotografico attraverso l'osservazione degli spazi. Luoghicomuni è attualmente composto da Alessandro Calabrese, Simone Mizzotti e Milo Montelli.

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Die Zellmembran ist eine dünne Hülle, die die Zelle in allen lebenden Organismen abgrenzt. Sie trennt sie von der Umwelt und reguliert und steuert den Austausch mit dieser. Das Künstlerkollektiv Luoghicomuni lenkt sein Augenmerk auf das Teilstück des Gebiets um das sich die Stadt Mailand mit seinen Tentakeln Tag für Tag erweitert, während die Lombardische Ebene langsam verschlungen wird. Dieser Prozess verursacht eine augenscheinlich unbewusste Gleichung, die das Stadtzentrum als eine Zelle ansieht und die Grenzen entlang der Peripherie als ihre Zellwand wahrnimmt. Die ursprüngliche Absicht der Arbeit ist weder beschreibend noch erzählerisch, sondern entspringt dem Bedürfnis der Autoren eine Vertiefung der Fotografie als Sprache zu unternehmen. In diesem Fall durch das Flanieren entlang einer imaginären Grenze, so fragmentiert und unpäzise wie visuell spannungsgeladen durch die zeitgenössische Fotogenität.

Der Akzent liegt auf dem Akt, also der Geste des Fotografen, der wie ein Chemiker durch mikroskopische Fragmente eine größere Realität sucht, um sie letztlich empirisch erkennbar zu machen. Luoghicomuni ist ein Kollektiv, das 2011 von zunächst zwölf jungen italienischen Fotografen ins Leben gerufen wurde. Nach einem Jahr des Experimpentierens hat es eine Entwicklung in Richtung thematischer Projekte festgestellt, die über das Web vorgeschlagen wurden. Heute konzentrieren sich Luoghicomuni auf die Untersuchung der fotografischen Bildsprache anhand des Beobachtens von Orten. Zur Zeit besteht das Kollektiv aus Alessandro Calabrese, Simone Mizzotti und Milo Montelli.




Ritratto di donna
termina lo 04 maggio 2014
Galleria Art&Co - Lecce
www.artcogallerie.it

Dopo aver accolto nelle proprie sale alcune opere di Andy Warhol, Emilio Tadini, Ugo Nespolo, Mark Kostabi, Steve Barney, Mimmo Rotella, Marta Bordonali, Valentino Marra la galleria ospiterà, tra le altre opere in mostra, "Ritratto femminile", un soggetto classico dipinto nel 1940 da Giorgio de Chirico, pubblicato nel primo volume del catalogo generale dell'artista. "Nel ritratto, soggetto in genere poco avventuroso, subentra il senso della sorpresa e della scoperta", sottolineava il grande maestro. "Ritratto femminile" è un'opera di importanza storica del periodo barocco, presentata da de Chirico alla biennale di Venezia suscitando le reazioni degli artisti astrattisti. L'opera - che insieme ad una serie di autoritratti, volutamente ironici, lasciò sbigottiti anche molti critici - segna il grande cambiamento pittorico del maestro, un ritorno all'arte antica e alle tradizioni.

La mostra è concentrata sul tema del ritratto femminile: pitture e sculture del '900 dove figure e forme mostreranno una visione più ampia del mondo femminile, andando ben oltre il tema tradizionale del ritratto e ponendo quesiti che avvicineranno i visitatori al grande mistero della femminilità. Accanto al capolavoro di de Chirico, altre grandi opere che dal '900 ad oggi hanno rappresentato con la loro arte la bellezza femminile. Tra gli artisti in mostra Mimmo Rotella, pittore calabrese scomparso nel 2006 che nella sua lunga carriera ha esposto anche al Guggenheim Museum di New York, al Centre Pompidou di Parigi e al Museum of Contemporary Art di Los Angeles; Aligi Sassu, artista, pittore, scultore, grafico, illustratore, ma anche ciclista, esploratore, scenografo e tanto tanto altro ancora: Renato Guttuso, tra gli intellettuali che contribuirono maggiormente alla straordinaria stagione creativa della cultura italiana nel secondo dopoguerra; Francesco Messina, scultore siciliano autore del celebre "Cavallo morente" esposto all'ingresso della sede principale della Rai, Giovan Francesco Gonzaga, artista milanese che si è espresso adoperando come tecniche principali l'olio, le matite, l'acquerello, la tempera, la litografia e la serigrafia su tela.

Salvatore Fiume, pittore, scultore, architetto, scrittore e scenografo siciliano scomparso nel 1997 le cui opere si trovano in alcuni dei più importanti musei del mondo; Valentino Marra, importante artista pugliese che propone una pittura fatta al modo degli antichi, per successive sottili velature di colore, ma sgargiante come nella migliore tradizione pop. Da una sua recente personale a Orta San Giulio, in provincia di Novara, la monografia Dreams on cavas prodotta da Silvana editoriale che racchiude circa 100 opere dell'artista; Marco Lodola, artista e scultore new pop italiano, maestro di luce e colore; Antonio Sirtori, autore di numerose sculture in bronzo realizzate col procedimento classico della cera persa e fuse in forme di ceramica per una resa ottima dei dettagli; Giuseppe Ajmone, artista scomparso nel 2005 che si è dedicato con eccellenti risultati anche alla grafica realizzando numerose acqueforti e serie litografiche; Claudio Parmiggiani, tra i maggiori protagonisti del panorama artistico internazionale.

"Ritratto di donna" ospiterà anche altri artisti e artiste pugliesi che rappresentano il nuovo dell'arte contemporanea come Aldo Bruno, Loredana Campa, Gianluca Piaccione, Eleonora Spanó, Antonella Zito. Nei circa 40 giorni della mostra si alterneranno incontri e presentazioni per raccontare che la prima figlia della bellezza umana e della bellezza divina è l'Arte. (Comunicato Ufficio stampa Coolclub)




Opera di Michele Ferri Michele Ferri: In forma di casa
termina il 23 aprile 2014
Galleria 8,75 Artecontemporanea - Reggio Emilia
www.csart.it/875

Personale di Michele Ferri, pittore, scultore ed illustratore originario di Fano. In esposizione, una quindicina di opere che analizzano il tema dell'abitare. Assemblaggi tridimensionali ed installazioni a parete realizzati dal 2008 al 2014 con diversi materiali, dal legno all'argilla, dalla stoffa alla cera. Accompagnata da un testo di Sandro Parmiggiani. Michele Ferri (Fano, 1963) pittore, scultore ed illustratore, dopo gli studi artistici a Pesaro e Urbino ha vissuto a Parigi dal 1993 al 2003 dove, oltre all'attività artistica, ha collaborato per diverse case editrici e studi di comunicazione grafica. Ha illustrato diversi libri in Francia e in Italia e le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive a Parigi, Francoforte, Tokyo, Lisbona, Bruxelles, Bratislava, Milano, Torino, Bologna, Venezia, Reggio Emilia, Pesaro. Tornato in Italia, ha insegnato "Iconografia e Illustrazione" all'ISIA di Urbino e tenuto workshop presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, i Musei d'Arte Moderna di Genova Nervi, i Musei Civici di Pesaro, l'ISIA di Urbino e di Firenze.




Italo Valenti - Maghe con barchetta - china su carta cm.37.5x30.5 Immagine di Italo Valenti (fotografia di Anne de Montet) ad Ascona nel 1978 Italo Valenti- Maga - china su carta cm.30x42 Italo Valenti: Nel mondo dell'insolito
termina il 18 aprile 2014
(dal 22 aprile all'11 maggio la mostra sarà visitabile su appuntamento)
Galleria d'arte Spazio78 - Lugano-Cassarate (Svizzera)
www.spazio78.ch

Personale dedicata al lavoro dell'artista Italo Valenti (1912 - 1995), a cura di Aymone Poletti. Per questa occasione è proposta una raccolta (arricchita da numerose opere mai esposte), che spazia dai dipinti ad olio agli acquerelli, come pure dalle incisioni alle chine su carta. La finezza del tratto di Italo Valenti racchiude una sensibilità unica, una recondita narrazione personale che nasce dall'attenzione per le piccole cose. Le carte esposte, si presentano come illustrazioni enigmatiche, nostalgiche e fiabesche. Le atmosfere si traducono in segno, mostrando attimi che si mutano in gesto: queste sono le sensazioni che Italo Valenti ci trasmette e che si trasformano in una pura lirica visiva.

Valenti si è sempre mosso tramite una poetica personale, dove le chine e gli inchiostri sono diventati segno e narrazione di un'impressione.Attento al dettaglio, egli ha condensato le sue conoscenze e le sue intuizioni in gesti, senza lasciarsi frenare dai supporti. Ogni forma d'arte lo ha interessato, ogni esperienza è diventata un frammento del suo slancio creativo. Personaggi, cieli e paesaggi si fondono in un tutt'uno. E il "tutt'uno" può anche estendersi, svilupparsi fino a diventare "scompiglio". L'artista può, per esempio, abbandonare un preciso filo narrativo per smarrirsi piacevolmente nella ricerca di nuovi gesti espressivi. Inoltre, i viaggi intrapresi gli permettono di riscoprire un'inedita sintassi pittorica, che definisce chiaramente un nuovo percorso verso l'astrazione.

Sovente i dialoghi si instaurano tra immagine e ricordo, e le sintesi di queste tracce si accumulano in stratificazioni emotive. Valenti trasporta, in visioni e racconti, le suggestioni che gli propongono sia la propria esperienza passata sia le metamorfosi del quotidiano, del ricordo tramutato in favola. Ed ecco riaffiorare dalla memoria le maghe, le lune, i "cervi volanti", le barche e le isole con le loro storie misteriose e i loro mondi immaginari. Quella di Italo Valenti è una delicatezza che vibra e che ci rende partecipi di un'emozione intima nella semplicità delle linee, un'emozione che affiora preziosa e palpabile di foglio in foglio.

«(...) I piccoli formati vivono in margine ai più grandi, anche se sovente anticipano le sorgenti archetipiche della memoria; queste immagini variano e si rinnovano continuamente. Questa dinamica naturale del divenire, specie nelle sue forme "agravitanti" nello spazio, resta una delle caratteristiche più evidenti del mio lavoro. Ed è probabilmente in questo abbandonarsi senza meta, in queste pause dei silenzi, che si ha la sensazione di essere più vicini a se stessi, cioè più spontanei. Nel vivere in questo mondo dell'insolito, dove le cose vivono spesso dissimulate o smarrite fuori e dentro di noi, viene forse naturale il fenomeno di dimenticarsi, lavorando quasi automaticamente. (...)» (Italo Valenti)

Italo Valenti (Milano, 1912 - Ascona, 1995), figlio di commercianti benestanti, rallegrato dai racconti di favole di nonna Emilia, che saranno per tutta la vita continua fonte d'ispirazione in campo artistico, si trasferisce a Vicenza dove frequenta la Scuola di Arti e Mestieri e comincia a lavorare presso un orefice. Particolarmente significative sono le amicizie con il futuro editore e scrittore Neri Pozza e con il teosofo Libero Augenti, grazie al quale scoprirà che tutte le arti sono in connessione fra loro. Nel 1932 tiene la sua prima mostra a Valdagno, con Giuseppe Marin. Si iscrive in seguito all'Accademia di Venezia e poi all'Accademia di Brera, dove è allievo di Aldo Carpi e di Eva Tea. A quell'epoca risalgono anche i primi viaggi a Parigi e in Belgio, alla scoperta di Cézanne e della pittura impressionista e post-impressionista.

Partecipa attivamente alla fondazione di Corrente (che conta nomi come Sassu, Luciano Anceschi, Guttuso, Fontana, Birolli, Cassinari, Raffaele De Grada, Treccani, Beniamino Joppolo, Salvatore Quasimodo, Migneco, Morlotti, Vittorio Sereni ed altri ) ed espone alle due collettive organizzate dalla rivista nel 1939. Il movimento fa riferimento all'impegno civile e sociale dell'arte espressionista per superare il provincialismo e la retorica dell'arte italiana. La partecipazione di Valenti all'attività del gruppo è intensa: il segno distintivo della sua pittura figurativa è da ritrovarsi, in quei tempi, nel trasognato e onirico lirismo che viene definito come un "primitivismo fantastico", già teso alla stilizzazione della figura, che approderà in seguito alle forme astratte.

Nel 1938 comincia la sua carriera d'insegnante a Brera, dove insegnerà fino al 1952. Nel 1942 sposa Angela Valdevit e va ad abitare in un appartamento che guarda sulla Stazione Centrale. La stazione e i treni entreranno da protagonisti nel suo immaginario. A partire dal 1946 la sua ricerca sarà solitaria, anche se non gli mancheranno amicizie significative come quella di Eugenio Montale, che nell'atelier di Valenti eseguirà perfino alcuni dipinti. Assieme ad altri artisti, Valenti sarà poi contattato dall'imprenditore Giuseppe Verzocchi, per la sua raccolta di opere sul tema del lavoro: tra il 1949 e il 1950, egli dunque realizzerà Le locomotive (1949-1950), quadro che insieme all'Autoritratto, è oggi conservato nella Collezione Verzocchi, presso la Pinacoteca Civica di Forlì. Datano invece del 1948 le partecipazioni alla 1a Mostra Nazionale d'Arte Contemporanea a Milano e alla XXIV Esposizione Biennale Internazionale d'Arte di Venezia (dove esporrà anche nel 1950 e nel 1958).

Nel 1950 dirige un corso estivo presso la galleria d'arte Kasper-Ansermet di Ascona. Qui conosce Anne de Montet, che diventerà in seguito sua moglie. Negli anni successivi abbandona l'insegnamento a Brera e si trasferisce a Locarno-Muralto. Qui entra in contatto con il gruppo di artisti che risiede in quel periodo ad Ascona (Jean Arp, Ben Nicholson, Remo Rossi e Julius Bissier) e ciò lo porterà ad un progressivo ripensamento della sua pittura: la dimensione narrativa, più propriamente figurativa, diminuirà progressivamente, mentre si affermerà sempre di più una ricerca sugli effetti cromatici e spaziali, che lo porterà ad una fase definita da Silvio Acatos come "astrazione lirico informale". I temi onirici del "primitivismo fantastico" rimangono ancora presenti - le maghe, la serie dei cerfs-volants, delle lune, dei teatrini, delle stazioni, dei battelli - ma lo stile è diverso: la composizione si frantuma in triangoli, trapezi, rombi, simboli primordiali ed enigmatici dotati di una propria "leggerezza pensosa"

La sua pittura è sempre più pura, pulita, composta di pochi elementi che galleggiano in un vuoto astratto. Così vengono creati i collages dell'ultima produzione artistica, in cui il fanciullesco, il fantastico, l'onirico trovano il loro definitivo equilibrio con il simbolico, l'enigmatico, l'astrazione, in una sintesi vitale e finale. Nel 1981, una mostra, "Peintres du silence", al Musée Jenisch di Vevey accosta, in un proficuo confronto, opere di Valenti, Nicholson, Morandi, Bissier, Rothko e Tobey. Nel 1985 Valenti viene colpito da ictus cerebrale, che lo priva della parola e dell'uso del braccio destro. Per questo motivo, i collages che seguiranno appartengono a quella che lui stesso chiama "epoca della mano sinistra".

Esposizioni personali e collettive (selezione): Biennale (Venezia), Kunstverein (Friburgo i. Br.), Carnegie Institute (Pittsburg), Osborne Gallery (New York), Eleanor Rigelhaupt Gallery (Boston), Kunstmuseum (San Gallo), Waddington Galleries (Londra), Galerie Kornfeld (Zurigo), Palazzo Reale (Napoli), Kunsthaus (Zurigo), Scottish National Gallery (Edimburgo), Musée Jenisch (Vevey), Museo Comunale (Ascona), Galleria Civica (Campione d'Italia), Palazzo Reale (Milano), Civica Galleria d'Arte Villa dei Cedri (Bellinzona), Fondazione Querini Stampalia (Venezia).

Numerose sue opere appartengono a collezioni pubbliche e private, svizzere e internazionali (selezione): Kunsthalle (Brema), Staatliche Kunsthalle (Karlsruhe), Tate Gallery (Londra), Kettle's Yard Collection - Cambridge University (Cambridge), Scottish National Gallery of Modern Art (Edimburgo), Museum of Fine Arts (Boston), Museo di Belle Arti - Szépmuvészeti Múzeum (Budapest), The Hugh Lane Municipal - Gallery of Modern Art (Dublino), Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi (Firenze), Galleria Nazionale d'Arte Moderna (Roma), Civica Galleria d'Arte Moderna (Collezione Boschi-di Stefano) e Raccolta delle Stampe Bertarelli, Castello Sforzesco (Milano), Museum Boijmans Van Beuningen (Rotterdam), Museo d'Arte Contemporanea, Castello Visconti, "Donazione Jean Arp" e Pinacoteca Casa Rusca (Locarno), Museo Cantonale d'Arte (Lugano), Musée Jenisch (Vevey), Kunstmuseum (Olten), Museo Comunale (Ascona), Aargauer Kunsthaus (Aarau), Kunsthaus (Zurigo).




Roberto Budicin - Tramonto sul Canal grande - olio su tela cm.50x70 2013 Roberto Budicin: Orizzonti di luce
termina il 18 aprile 2014
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La rassegna, presentata dall'architetto Marianna Accerboni, propone un'ampia sequenza di lavori per la maggior parte recentissimi e inediti, realizzati soprattutto tra il 2013 e il 2014.

Presentazione mostra




Pino Deodato - Pensierini - terracotta policroma 4x2mt. dett. 2012 Photocredit Tommaso Riva Pino Deodato. Senza parole
termina il 15 maggio 2014
Giuseppe Veniero Project - Palermo
www.noracomunicazione.it

Pittore e scultore, Pino Deodato si distingue per il suo modo semplice e diretto di arrivare alla sostanza delle questioni - etiche, estetiche, filosofiche - che stanno a cuore all'uomo contemporaneo. Il suo linguaggio fatto di estrema sintesi di forme e colori tenta di riappropriarsi dei valori profondi che la civiltà odierna sembra quotidianamente smarrire. "Cerco di affrontare temi complessi in modo semplice - dice l'artista - che è poi quello che l'arte dovrebbe fare: rendere accessibili a tutti argomenti difficili". Non è quindi un caso che le sue sculture siano perlopiù realizzate in terracotta, il più essenziale dei materiali. Il mondo di Deodato è fatto di piccoli oggetti e di gesti gentili che compongono una quotidianità in cui tutti possiamo riconoscerci, come se lui fosse in possesso della chiave per accedere a questa fonte comune di ricordi.

Il suo modo di procedere va dal particolare all'universale: partendo dalla propria biografia e da vicende semplici, l'artista ci racconta non solo la storia di "un" uomo, ma dell'Uomo. I soggetti di Deodato sono rappresentati in luoghi dedicati al sapere - come librerie, studi, biblioteche - che diventano spazi metaforici di ricerca della verità, come nell'altorilievo Senza parole: un uomo in una libreria, seduto su una montagna di libri, che non ha evidentemente ancora trovato le risposte che cerca e sulle quali si affanna. O, ancora, Mangiava le stelle per vederci meglio che descrive un uomo che vuole "cibarsi di sapienza", come lo stesso artista spiega. I suoi personaggi sono sempre affaccendati in qualcosa, senza mai sembrare fisicamente affaticati: il loro è più un lavoro della mente, come suggeriscono anche le opere, Pensatoio, Pensierini, Un mare di idee, Una piccola idea.

E l'idea - difficilissima da riprodurre non avendo forma, odore, colore - è perfettamente rappresentata dall'artista: i suoi lavori, infatti, si reggono su delicatissime tensioni reciproche, forze, equilibri. È in quegli spazi di energia invisibile che l'idea prende forma e l'osservatore si ritrova a guardarla, quasi come si guarda una messinscena teatrale. E a volte, infatti, soprattutto negli altorilievi, la sensazione è quella di osservare degli attori su un palcoscenico, che è forse il grande palcoscenico del mondo. Giuseppe Veniero Project, spazio polifunzionale dedicato alla cultura contemporanea, è nato nel dicembre 2013 dalla volontà di Giuseppe Veniero di creare un salotto culturale nel pieno centro di Palermo dove si parli di arte contemporanea non solo attraverso le mostre, ma anche con laboratori, workshop e lectures. (Comunicato Ufficio stampa NORA comunicazione)




Lampade da viaggio Locandina Lampi di luce Lanterne appendibili Lampi di luce
Torce e lanterne fra Otto e Novecento dalla collezione Dal Prato


termina il 24 agosto 2014
Rocca Sforzesca - Dozza (Bologna)
www.fondazionedozza.it

Selezione di lanterne e torce elettriche di oltre 200 pezzi provenienti dalla Collezione Dal Prato. Oggetti ingegnosi ed estrosi che a partire dalla fine dell'Ottocento illuminarono la vita quotidiana dei nostri bisavoli offrendo una alternativa più sicura e funzionale alle candele e alle luci a petrolio. Sono gli anni incalzanti del progresso di fine Ottocento inizio Novecento, contrassegnati dal contagioso entusiasmo di inventori e imprenditori, quelli in cui gli sviluppi di due storiche invenzioni, la lampadina di Edison e la pila di Volta, condussero alla nascita della torcia elettrica portatile. E' nel 1896 a New York che l'inglese David Misell brevetta la prima lanterna elettrica portatile per poi migliorare l'idea iniziale fino ad inventare la prima torcia elettrica di forma tubolare, la Flash Light (ovvero "Lampo di Luce" poiché le batterie generavano bagliori di pochi secondi) prodotta nel 1898 dalla Ever Ready di Conrad Hubert. Uomo d'affari russo emigrato in America, Hubert all'epoca vendeva nel suo negozio oggetti alla moda come le spille da cravatta luminose che consentivano di leggere a teatro; erano piccole spiritose testine di animali, clown o anche teschi che si illuminavano grazie ad una pila azionata da un interruttore.

La mostra parte proprio da questi primi esemplari di luci portatili, una ottocentesca Flash Light (termine presto adottato dalla lingua inglese per indicare la torcia elettrica), una serie di spille luminose da cravatta e altri antichi modelli dei primi cataloghi della Eveready e di altri marchi storici come l'americana Yale. Un ricco assortimento di pile, lanterne, accumulatori che ci riporta agli anni pionieristici della torcia, in cui vi fu una vera e propria corsa al brevetto per accaparrarsi fette sempre più ampie della crescente domanda di questi nuovi oggetti del comfort. Le torce, come molti altri oggetti d'uso quotidiano rimodernati dalla rivoluzione industriale e resi desiderabili ad un sempre più vasto pubblico, furono un tema su cui molto si esercitarono le arti applicate studiando forme ricercate, ideando decorazioni alla moda e sperimentando materiali innovativi.

Alle decorazioni del Liberty seguirono le litografie geometriche dell'Art Déco tipiche degli anni '20-'30 cui succedettero i modelli in bachelite, una nuova resina impiegata negli anni '30-'50 con cui si simulava il marmo, la tartaruga, il corallo, la radica. Se il tema del design è una delle chiavi di lettura della mostra, l'altra è senz'altro quella della tecnologia indirizzata a migliorare la funzionalità della pila portatile. La pubblicità storica esalta la durata delle batterie, la potenza delle lampade, l'ingegnosità di asole che consentono di appendere la pila ad un bottone mantenendo libere le mani, di fasce da stringere attorno al capo permettendo alla luce di assecondare lo sguardo, di appositi ganci applicabili alla bicicletta rendendone possibile l'uso come fanale, di interruttori scorrevoli al posto di quelli a fermaglio, di pile segnaletiche, di torce, di lumi di cortesia applicati al rasoio da barba o alla penna.

Il racconto è reso più immediato da memorabilia, manifesti, locandine, cataloghi di vendita, inserti su riviste che con gusto pittorico ed efficaci slogan ci trasmettono l'entusiasmo che accompagnò la produzione di questo nuovo oggetto capace di migliorare in modo determinante il quotidiano. Una sezione introduttiva mostra sistemi di illuminazione precedenti con ottocentesche lanterne ad alcool, eleganti lumi a candela, lanterne a petrolio poi superate dalle lampade ad incandescenza. La mostra porta avanti il filone espositivo legato al collezionismo storico cui va ricondotta una ormai lunga serie di mostre (nove in tutto) tenute annualmente in Rocca a partire dal 2006 fra cui si ricordano quelle legate ad oggetti d'uso come " Storie di Bicicletti, Biciclette e affini" e "Moliendo Café", e a strumenti come "L'Ippocrate moderno" e "La musica automatica". Sul filo di una impostazione in cui le opere dialogano con la pubblicità storica, con memorie d'antiquariato, con oggetti delle arti applicate e del design vintage si può quasi dire di aver messo in campo un originale tipo di mostra che allarga gli orizzonti della creatività, narrando, istruendo e divertendo al tempo stesso.




Opera di Mario Mattei dalla mostra L'Arte della Quarta Dimensione Mario Mattei. L'Arte della Quarta Dimensione
termina il 17 aprile 2014
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

«L'Artista Mario Mattei è un precursore dell'arte nella sua essenza cosmica senza alcuna collocazione contemporanea prendendo ispirazione e consapevolezza del Tempo-spazio dell'arte della quarta dimensione al fine di rivelare e testimoniare il Sesto Continente dell'Arte. L'accesso nel Sesto Continente dell'Arte passa attraverso la creatività del pensiero di Mattei che utilizza l'Arte della Quarta Dimensione come strumento per entrare e perdersi nell'universo cosmico percependo e trasferendo ogni forma di vita che così trova in ogni dove il suo habitat naturale e conforme al quotidiano reale. L'Arte della quarta dimensione ha origine dalla ricerca scientifica dell'arte e della relatività del pensiero poiché ogni opera di Mattei proviene dagli spazi ed oltre del Cosmo...

Con la nascita dell'arte della quarta dimensione il Maestro Mattei si dedica oltre che alla pittura ed alla scultura anche a delle creazioni grafiche uniche che hanno una chiave di lettura davvero straordinaria, ottenuta in trenta anni di ricerca filosofica ed artistica. Sono esattamente sei forme di espressione grafica che prendono vita da un incontro di luce con forme reali e quotidiane che mutano continuamente con la lettura e la posizione della luce stessa.» (Estratto da Il Pensarte Mario Mattei, di Patrizia Antonacci - Art Director)

L'arte della Quarta Dimensione è per sua natura e per sua diversità, arte grafica dalla quale sono nate le sei forme di arte grafica seguenti: La Mattoide grafica, La Trimmaginegrafia grafica, La Quadrimmaginegrafia stampata a colori dall'autore, La Grafica a Getto, Il Linguaggio degli Oggetti, la Grafica Fotografica e Luce; con la quale chiude un ciclo di 30 anni di ricerca grafica che incominciò nel 1969, e terminò nel 1997. L'arte della Quarta Dimensione è filosofia e linguaggio del colore, narrativa teorica sull'origine genetica dell'arte visiva.




Arte del '900 a Trieste
termina il 17 maggio 2014
Galleria One San Nicolò - Trieste

La mostra curata dall'arch. Marianna Accerboni propone, lungo un itinerario di qualità, importanti dipinti, disegni e grafiche di alcuni dei più significativi protagonisti del linguaggio artistico triestino del secolo scorso, presenti ciascuno con più opere. Dall'eclettismo in chiave verista e impressionista di Carlo Wostry all'impressionismo ricco di colore, luce e chiaroscuro di Giovanni Zangrando a quello fresco e genuino di Ugo Flumiani; dall'eccellente virtuosismo di Marcello Dudovich alla raffinatezza di Leonor Fini e di Gino Parin; dall'acceso cromatismo poetico di Vittorio Bergagna al lirismo di Gianni Brumatti e al novecentismo di Dyalma Stultus; dall'interessante sperimentazione di Augusto Cernigoj a quella di Bogdan Grom, Edoardo Devetta, Federico Righi e Luigi Spacal; dall'arcaismo epico e dalle forme incisive ed evocative di Oreste Dequel al segno essenziale di Marcello Mascherini; dal magistrale espressionismo di Livio Rosignano al segno poetico e intenso di Marino Sormani, la rassegna riassume i molteplici linguaggi artistici presenti nel recente passato di Trieste e la sua poliedrica anima dalle diverse e complesse matrici culturali.




Opera di Maurizio Piovan Maurizio Piovan - opera dalla mostra Maurizio Piovan: Euritmia
termina il 21 aprile 2014
Galleria Comunale - Prata di Pordenone

Maurizio Piovan dipinge per entare in contatto con se stesso e per liberare la propria energia, comunicando all'esterno tutta la forza che è racchiusa nella propria anima. Questo suo modo di essere ha consolidato negli anni la propensione verso il linguaggio astratto, che si è espresso mediante opere polimateriche il cui valore estetico risiede essenzialmente nel colore e nella sua suggestione musicale. Il lento digradare dei toni in una ricerca armonica, così come il suo opposto, cioè l'accostamento netto di cromie a contrasto, determina un senso di vitalità e movimento nell'opera, che difficilmente resta nei suoi stessi confini fisici per evadere "oltre" e suscitare la percezione di uno spazio infinito. Questo il motivo per cui l'artista preferisce le tele di grande formato. La sua ricerca nasce dallo scambio con la natura, trasfigurata, o meglio rastremata fino a diventare puro spirito, essenza cromatica.

Il desiderio di uscire fuori dai confini, di evadere dalla forma naturale si esprime nel libero addensarsi o rarefarsi del colore sulla tela, e nella sua capacità di custodire memorie e valori. Tracce appena percettibili attraversano la forte densità cromatica e ci lasciano "vedere" attraverso la memoria: ogni opera di Piovan chiede di essere guardata da lontano e di essere osservata da vicino, come se solo allo sguardo più attento fosse concesso di intuire il mistero che si cela sotto il manto di colore. Non ci può essere arte senza vita. La vita che c'è nel colore di Maurizio Piovan ci lascia sentire, come una brezza marina, la forza lieve e inebrante dello spirito che determina l'essenza dell'arte, il suo bisogno di unire e di comunicare insieme. Una ricerca, questa, che esprime il desiderio di raggiungere l'"Euritmia", l'armonia che scioglie ogni contraddizione e solleva la realtà ad una dimensione superiore. (Lucia Majer)




Dadamaino - L'alfabeto della mente lettera 15 - china su carta cm.49,5x34,4 1981 Dadamaino - Interludio - china su cartoncino cm.100,3x70 1981 Dadamaino, gli anni '80 e '90

L'infinito silenzio del segno
...tra questa immensità s'annega il pensier mio...
da «L'infinito» di Giacomo Leopardi


03 giugno (inaugurazione ore 18.30) - 18 luglio 2014
Galleria Cortina Arte - Milano
www.cortinaarte.it

Con questa rassegna si conclude il ciclo di mostre che la Galleria Cortina Arte ha dedicato a Emilia Maino detta Edoarda meglio conosciuta come Dadamaino (Milano, 1930-2004). La vita e la carriera dell'artista milanese è stata analizzata e studiata con una metodologia scientifica che difficilmente ha eguali nel panorama espositivo italiano sia pubblico che privato. Dopo l'iniziale antologica allestita nel 2008 hanno fatto seguito la mostra del 2010 dedicata agli anni '50 e '60 e quella del 2012 riguardante gli anni '70. Siamo giunti ora all'analisi degli anni '80 e '90 della produzione e della vita artistica di Dadamaino, ovvero gli anni che hanno portato alla fine della sua incessante ricerca quando il male di vivere la vinse definitivamente mettendo termine al suo lavoro con l'ultima opera firmata nel 2000 e alla sua vita, il 13 aprile del 2004.

In questi anni abbiamo affrontato sistematicamente non solo l'opera e il lavoro di Dada ma la sua vita, le sue amicizie, le sue relazioni oltre al suo pensiero artistico ed al suo credo politico. Tutto ciò attraverso le testimonianze di quanti la conobbero e l'apprezzarono. Personalità complessa e controversa capace di suscitare affetti ed ammirazione incondizionata come odi e repulsioni feroci che ancora oggi sopravvivono a 10 anni dalla sua scomparsa. Dagli inizi incerti, quando "folgorata" dall'opera di Fontana, abbandona il figurativo acerbo di matrice novecentista e complice la forte amicizia con Piero Manzoni comincia a frequentare gli ambienti delle avanguardie milanesi della fine degli anni '50 collaborando con la Galleria Azimut fondata da Manzoni ed Enrico Castellani.

Alle successive esperienze ottico-cinetiche stante la frequentazione con i corrispettivi gruppi sia italiani (Gruppo T e Gruppo N, Gruppo 63) che stranieri (Nül, Zero, Motus, Grav) sino alle rassegne di Nove Tendencije di Zagabria nonché agli stretti legami d'amicizia con autori come Françoise Morellet e Gianni Colombo, Dadamaino arriva negli anni '70 alla sperimentazione di un segno che, partendo dagli Incroci lineari/Inconscio razionale, giunge alla definizione di una nuova scrittura pittorica e poetica creando le lettere dell'Alfabeto della Mente, ciclo che perdura fino al 1980, anno della prima partecipazione alla Biennale di Venezia con la famosa installazione dei fogli non incorniciati delle varie lettere dell'Alfabeto della Mente appesi con due chiodini direttamente sulla parete.

Lo studio e l'evoluzione del segno caratterizza non solo la produzione di Dadamaino ma ne consegna l'opera alla storia rendendo la sua calligrafia pittorica unica e ineguagliata. Negli anni '80 e '90 le linee si rarefanno dapprima nella serie delle Costellazioni, successivamente nella serie Intervalli-Interludi, prodromi a quello straordinario corpus dei Movimenti delle cose che dal 1989 costituirà il centro esclusivo dell'operare di Dadamaino con le serie La malattia, Passo dopo Passo e Sein und Zeitung. Ricerca di certo non conclusa per la volontà dell'artista ma solo per le ineluttabili e ineludibili vicende della vita, la malattia, la morte.

Tutte le mostre sono state corredate da approfonditi cataloghi, completi ed esaustivi. Anche l'attuale rassegna, curata da Stefano Cortina con Susanne Capolongo, presenta una pubblicazione impreziosita dal testo critico di Elena Pontiggia e dai contributi di Lea Vergine, Flaminio Gualdoni, Angela Madesani, Tommaso Trini, Giovanni Anceschi, Volker Feierabend, Paola Lanzani, Giuseppe Spagnulo, Marco Gastini e quattro poesie di Miklos N. Varga composte per un progetto congiunto rimasto inedito sulle Costellazioni di Dadamaino dedicate alle Quattro Stagioni. Un'ultima annotazione, L'infinito silenzio del segno nasce da una citazione di Dadamaino stessa, durante un'intervista a Radio Popolare il 22 maggio 1997.




Mamma Roma
Visioni di Roma antica con Piranesi e Pasolini


termina il 18 maggio 2014
Palladio Museum - Vicenza

Il Palladio Museum ha prodotto una mostra dedicata alle visioni della Roma antica, mettendo in scena immagini dai film di Pier Paolo Pasolini accanto ad una donazione di preziosi libri, mappe e vedute di Roma antica riuniti in quarant'anni di ricerche da Alberto Caldana, una singolare figura di collezionista-studioso. In una lettera del 1343 Francesco Petrarca racconta di aver scalato le grandiose volte delle terme di Diocleziano, in cerca di silenzio e aria fresca, e per ammirare dall'alto le rovine di Roma. Esse testimoniavano la grandezza della città ma anche, paradossalmente, che era stata distrutta. Ciò faceva riflettere sulla fragilità delle realizzazioni umane, e insieme rafforzava il desiderio di recuperare ed emulare le opere degli antichi.

Un segno opposto hanno invece le rovine che fanno da sfondo ai ragazzi di vita dei film di Pasolini, ruderi muti che nessuno più capisce, soffocati dall'avanzare delle periferie senza memoria. Fra le opere esposte accanto agli sguardi pasoliniani di Mamma Roma (1962) e La ricotta (1963) una rarissima copia dell'Antiquae Urbis Romae, il primo testo a stampa che tenti una ricostruzione della Roma antica, concepito nell'ambiente intorno a Raffaello Sanzio. E ancora la celebre veduta di Roma di Pirro Ligorio del 1561, il Campo Marzio di Piranesi (1762) che diventerà una delle immagini chiave dell'immaginario del Postmoderno per Tafuri e Aldo Rossi, le piante topografiche ottocentesche di Roma e del Lazio di Luigi Canina (con esemplari postillati dall'autore) e la Forma Urbis Romae di Rodolfo Lanciani in ben 46 tavole (1893-1901).

La mostra è allestita nella galleria delle esposizioni temporanee del Palladio Museum concepito da Guido Beltramini, Howard Burns e Alessandro Scandurra come museo-laboratorio sulla cultura dell'architettura. Le opere in mostra potranno quindi essere confrontate con i disegni autografi di studio di monumenti antichi tracciati da Palladio nei suoi soggiorni a Roma, presenti in originale nelle altre sale del Palladio Museum. La mostra è accompagnata dall'uscita di un poderoso volume Roma antica. Piante topografiche e vedute generali frutto dell'erudizione dello stesso Alberto Caldana, affiancato da specialisti come Mario Bevilacqua (Università di Firenze), Marcello Fagiolo (Università di Roma La Sapienza) e Clemente Marigliani. I materiali in mostra sono stati donati da Alberto Caldana al Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio a costituire una raccolta intitolata al donatore e a suo fratello Luigi. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Gi Morandini: Neosemplicità
termina il 20 aprile 2014
Cucine della Rocca Sforzesca del Castello di Soncino (Cremona)
www.gimorandini.it




Hans Erni
termina il 17 agosto 2014
Pinacoteca comunale Casa Rusca - Locarno (Svizzera)
www.locarno.ch

Personale dedicata a Hans Erni, oggi considerato uno degli artisti svizzeri più illustri ed eclettici di fama internazionale. A 105 anni si dedica tutt'ora al suo lavoro con impegno instancabile, ottimismo, chiarezza di pensiero e spirito combattivo. Nella sua lunga carriera artistica, Hans Erni ha frequentato i più grandi esponenti dell'arte del Novecento: Kandinskij, Mondrian, Gris, Brancusi, Calder, Moore, Arp, Hepworth, Braque e, soprattutto, Picasso che ha influenzato il suo tratto grafico al punto da meritarsi anche l'appellativo di "Picasso elvetico". Hans Erni, terzo di otto figli, dopo aver seguito apprendistati come topografo e disegnatore del genio civile, nel 1927 intraprende la sua formazione artistica e si iscrive alla Scuola di Arti e Mestieri di Lucerna. In seguito diventa allievo dell'Accademia Julian a Parigi e della Scuola di Arti Applicate a Berlino.

Tornato a Parigi frequenta molti artisti ed è coinvolto in prima linea nella nascita dell'arte astratta aderendo al gruppo di artisti costruttivisti e surrealisti "Abstraction-Création" e, nel 1937, è tra i cofondatori dell'associazione "Allianz". In breve tempo sviluppa un proprio stile originale, una sintesi fra l'astratto ed il figurativo con risultati non lontani dal surrealismo, di cui costituisce un esempio il manifesto murale "Die Schweiz, das Ferienland der Völker" (La Svizzera, terra di vacanza dei popoli). Eseguito per l'Esposizione nazionale svizzera del 1939, l'opera monumentale di 100 metri per 5 costituisce una svolta decisiva nella carriera dell'artista. Grazie ad essa Erni ottiene il primo riconoscimento ufficiale e diviene noto al grande pubblico. Dal dopoguerra in poi seguono un periodo di viaggi in Europa, Africa, Stati Uniti, India, Cina, una profusione di lavori su commissione ed esposizioni in Svizzera e all'estero che fanno conoscere il suo talento nel mondo.

In mostra una selezione di una settantina di opere presentate in ordine cronologico, dagli esordi degli anni Trenta fino ai giorni nostri, che testimoniano la ricchezza stilistica e la straordinaria prolificità artistica di questo grande visionario, decano dell'arte svizzera. Erni è passato da protagonista nel postcubismo (vedi opera n.1 "Stilleben mit Wasserkrug") e nel surrealismo (vedi opere n.2 "Komposition 15" e n.3 "Neue Satelliten"), prima di trovare la sua via in una sorta di realismo magico. Nel corso della sua lunga attività Erni ha creato migliaia di opere: dai quadri di cavalletto agli affreschi, dai manifesti alle litografie, dalle scenografie alle illustrazioni di libri specializzati, enciclopedie e opere letterarie, dalle ceramiche agli arazzi, alle sculture.

Artista poliedrico nonché abile comunicatore, Erni privilegia i mezzi espressivi che permettono la diffusione di massa, anzitutto, le arti grafiche e le realizzazioni monumentali. Ad interessarlo sono gli effetti del progresso sul nostro spazio vitale, con uno sguardo attento ai temi sociali e ambientali. Di qui la scelta delle tematiche predilette dall'artista: i miti classici, il corpo, lo sport, la musica, le scienze, i dualismi uomo-tecnica, tecnologia-natura, economia-ecologia. Con un messaggio chiaro: è possibile restare umani in un mondo di uomini. Pur non avendo mai fatto parte di un partito, Erni è sempre stato un artista politico. L'aver vissuto due guerre lo ha portato ad acquisire una peculiare sensibilità per i temi della pace e dei diritti sociali. Nel 1979 l'artista apre al pubblico un proprio museo - da lui stesso definito "luogo di riflessione" - nel Museo Svizzero dei Trasporti di Lucerna.

Il museo raccoglie più di 300 opere coronate dalla grande pittura murale "Panta Rhei" che decora l'auditorium, in cui sono raffigurati i principali scienziati e pensatori dell'Occidente. In occasione del suo centesimo compleanno, il Museo d'Arte di Lucerna e la Fondation Pierre Gianadda di Martigny gli hanno dedicato due importanti retrospettive che rendono omaggio a ottant'anni di inesauribile creatività. La mostra è curata da Rudy Chiappini con la collaborazione di Riccardo Carazzetti, direttore dei Servizi culturali della Città di Locarno, è accompagnato da un catalogo in italiano di 200 pagine, con immagini a colori di tutte le opere in mostra e contributi critici di Rudy Chiappini, Karl Bühlmann, Dora Imhof, Hans Ulrich Obrist. (Estratto da comunicato ufficio stampa: Sabina Bardelle von Boletzky)




Opera di Emiliano Scatarzi Instant Words
Opere di Emiliano Scatarzi


termina il 18 aprile 2014
Casa Museo Spazio Tadini - Milano
www.spaziotadini.it

Emiliano Scatarzi è un "poeta in lingua Polaroid". L'ampia esposizione personale, a cura di Paola Riccardi, interessa tutto il piano superiore di Spazio Tadini e raccoglie opere significative estratte da un percorso artistico di oltre quindici anni. Dopo una serie di sperimentazioni con tecnica mista Polaroid e pexiglass, Emiliano Scatarzi inizia una lunga ricerca - prima "Tela-Visione" (fino al 2005) e successivamente "Media-Evo" - lavoro sulla quella percezione quasi subliminale che, messa in gioco dal potere mediatico, scaturisce dal rapporto con il mezzo televisivo.

Un lavoro che prende avvio da una ricerca personale concepita in modo libero e vissuta quasi come momento "terapeutico" in una carriera drasticamente scissa tra fotografia pubblicitaria e reportage antropologico. Le opere sono realizzate a partire da scatti fotografici Polaroid ripresi dallo schermo televisivo e realizzati con una tecnica di manipolazione del supporto, successivamente riprodotto e stampato su carta, tela, o inglobato in materiali sintetici. Le immagini sono evocative, suggeriscono più di quanto vogliano descrivere, lasciano lo spettatore del tutto libero nel gioco interpretativo ma al tempo stesso, attraverso titoli ironici e sempre giocati sul doppio senso, lo guidano inesorabilmente e sapientemente nella linea interpretativa voluta. Una critica irriverente della società contemporanea.

Emiliano Scatarzi (Firenze, 1973) si è occupato per diversi anni di fotografia pubblicitaria e commerciale, di ritrattistica, di reportage geografico e sociale. Ha contemporaneamente sviluppato un proprio lavoro artistico e creativo, realizzato prevalentemente in Polaroid, ma sperimentando anche altre tecniche come il cross-processing o tecniche miste, fino all'oggetto tridimensionale (in mostra allo Spazio Tadini alcuni esemplari). Ha lavorato come assistente alla regia con Francesco Fei, realizzando 40 video-clip per la scena musicale italiana. Come regista ha realizzato il video per il gruppo musicale Spazio 17. Ha pubblicato servizi sulle maggiori testate italiane tra cui Max, Carnet, Digital Lifestyle, Gq, e su diverse testate di settore (Fotocult, Fotografia Reflex)




Opera dalla mostra dedicata a Fernando Andolcetti Fernando Andolcetti: Poesia
termina il 24 aprile 2014
Galleria Il Gabbiano arte contemporanea - La Spezia
marioacom@libero.it

Una nuova mostra personale di Fernando Andolcetti, uno dei soci fondatori della galleria nel 1968 e suo attuale Presidente. L'artista, nonché musicista e concertista, non è nuovo a cambiamenti nel suo linguaggio artistico, pur restando fedele alla interazione tra immagini, parole e scrittura musicale; dove le prime in questa serie di lavori tendono praticamente quasi a scomparire, lasciando campo quindi ad un linguaggio quasi del tutto 'concreto' musicale. In esergo a un suo significativo libro di vent'anni fa Giorgio Manacorda sceglie una citazione di Gottfried Benn: «Per colui che si sforza di dare espressione alla propria interiorità, l'arte non è qualcosa che attenga alle scienze umane, bensì qualcosa di fisico, come un'impronta digitale». Per la poesia. Manifesto del Pensiero Emotivo è quel libro, edito nel 1993 da Editori Riuniti.

Poesia - latino poesis - deriva dal termine greco poièsis, che attiene a poiéo, inventare, comporre, fare, produrre; la poesia con l'accezione quindi di "creazione", "costruzione", comunica un messaggio, il significato semantico delle parole insieme al suono e al ritmo che queste impongono alle frasi; la poesia ha quindi in sé alcuni requisiti della musica, particolare che in questa sede, viste le pratiche e la produzione plurima dell'autore, ci interessa molto. Le immagini poetiche visive di Fernando Andolcetti, anche se propriamente tali non sono - siamo, in effetti, nei pressi della poesia concreta, ma avremo modo di accennarne -, alludono a pensieri, significati precisi; intuizioni.

Vocalises-tu? (Fai i vocalizzi?), "pagina" nella quale compare solo questa domanda, figurata da una font senza grazie, "ritagliata" nero su bianco, dove però le vocali sono in bold rispetto al resto del testo e come note musicali sono ripetute al di sopra o al di sotto della linea di scrittura, come seguendo le altre righe parallele di un pentagramma immaginario, contiene tutte e cinque le vocali; la tecnica del vocalizzo è usata dai cantanti per modulare la voce proprio sulle cinque vocali. Un gioco tautologico oltre che onomatopeico e ripetitivo. Il suo lavoro da decenni è "radicato" nell'humus di tutte le correnti artistiche variamente denominate e geograficamente collocate che vanno dalla poesia concreta alla poesia visiva, in una parola sperimentale, con le diverse accezioni che ciascuna denominazione comporta, ma con la comune inequivocabile genesi riconducibile alle avanguardie storiche.

Non a caso però dal titolo che identifica questa serie di nuovi lavori cadono gli eventuali aggettivi descrittivi, mostrando la volontà dell'autore di aprirsi alle varie interpretazioni possibili, un'opera aperta, incondizionata. In particolare ci interessa porre però l'accento in questo nuovo capitolo del lavoro visuale del nostro artista musicista, la tangenza con la poesia concreta, quale esercizio rigoroso di ricostruzione della struttura poetica con il mezzo tipico del carattere tipografico (leggasi in questa sede collage), tipico di questa poetica senza concessione alcuna alla figura. (Estratto da presentazione di Mario Commone)




Immagine dalla locandina della mostra Trieste 3 Un ufficio postale e la sua storia Trieste 3. Un ufficio postale e la sua storia "ultracentenaria"
termina il 20 maggio 2014
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

I documenti postali rappresentano delle significative fonti storiche, e gli uffici postali stessi, presenti in modo capillare lungo la penisola italiana, testimoniano laboriosamente l'evolversi della storia nazionale sin dalla costituzione del Regno d'Italia. A Trieste, dove sino al 1918 il governo della città è Austro Ungarico, il ruolo dell'ufficio postale è sin dal Diciannovesimo secolo strategico e fondamentale per i traffici del fiorente emporio. Tra gli uffici postali più antichi c'è quello di piazza Verdi, il mitico Trieste 3, a cui il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa dedica una mostra esclusiva e inedita, curata da Chiara Simon e Corrado Carli, con documenti postali, timbri, bollature, raccomandate e altri materiali che ripercorrono la storia di uno degli uffici postali più frequentati dai triestini.

A metà dell'Ottocento, Trieste è..."un emporio colossale e un prodigioso banco di commercio, porto franco privilegiato, felicemente situato al punto di partenza della via d'acqua che conduce dalla Germania in Oriente." Così Giulio Verne descrive l'attuale capoluogo del Friuli Venezia Giulia in un suo diario, un centro ove l'aumento demografico era costante e dovuto ai continui flussi migratori provenienti dalle altre regioni dell'Impero e dall'estero. Ciononostante nel 1870 sono solo due gli uffici postali cittadini che devono sostenere una mole di lavoro in continuo aumento. Per migliorare il servizio, nel giugno del 1872 la Camera di Commercio e Industria propone di istituire nei locali della Borsa triestina una succursale della posta centrale. Il nuovo ufficio, denominato "Tergesteo", viene inaugurato il 15 novembre dello stesso anno, situato nel cuore della vita commerciale e finanziaria cittadina.

Qualche anno più tardi, nel 1881, nello stesso palazzo verrà aperta la Filiale Telegrafi Borsa, due anni più tardi ampliata con il servizio telefonico. I documenti di Corrado Carli raccontano storia e lavoro di uno dei più frequentati negozi postali cittadini, ufficio che nel 1972 ha festeggiato cent'anni con una medaglia dedicata, e che nel gennaio 2009 è stato presentato alla cittadinanza completamente rinnovato secondo il moderno layout architettonico di Poste Italiane. Nel terzo millennio l'ufficio postale di Trieste 3 continua a rappresentare per i triestini un punto di riferimento nel centro cittadino, con i suoi servizi postali e finanziari rappresenta la continuità nelle vicende di un porto e di un emporio che tentano, tra mille difficoltà, di rialzare la testa e tornare agli antichi splendori. (Comunicato stampa)




Opera di Alan Gattamorta Alan Gattamorta: Orme
termina il 25 maggio 2014
www.alangattamorta.it

Mostra in linea sul sito antologico. Il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 66 acrilici su carta.







Andres Waissman - noche de la ciudad desierto - oleo s tela 50x160cms 2001-2008 Trame
Carolina Magnin, Silvia Rivas, Maxi Rossini, Andres Waissman, Viviana Zargon


termina lo 04 maggio 2014
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
www.barbarafrigeriogallery.it

La galleria Barbara Frigerio, in collaborazione con la Gachi Prieto Gallery di Buenos Aires, presenta una mostra di artisti argentini. Si tratta di cinque autori contemporanei accomunati, in questo progetto, dall'idea della fragilità e della memoria, espressa attraverso tecniche e forme differenti, per lasciare una traccia, un segno di ciò che vediamo e di ciò che è stato: utilizzare un intenso intreccio di trame per costruire ed esprimere la propria identità. Le foto provenienti dal passato hanno sempre un fascino particolare e non solo per ciò che rappresentano ma anche come oggetti in sé; Carolina Magnin ha ridato vita a delle vecchie diapositive; scannerizzandole ed ingrandendole sono, infatti, emersi in superficie tutti i segni del passare del tempo. Il risultato è una serie di immagini del tutto nuove, di grande fascino e poesia.

Silvia Rivas attraverso la video installazione Zumbido (ronzio) segnala e riflette sulle conseguenze delle azioni umane, sul principio di causa ed effetto, e della loro possibile reversibilità. In mostra fotogrammi del video, disposti a formare dei dittici, sottolineano situazioni ed elementi contrastanti. I disegni realizzati a china da Maxi Rossini rappresentano una versione moderna degli antichi erbari: una registrazione e catalogazione di ogni singolo elemento, quasi per sfuggire al veloce scorrere del tempo. Ogni singola foglia o fiore o pistillo viene, infatti, descritto nei più piccoli dettagli con grande perizia e maestria.

L'opera pittorica di Andres Waissman esprime al meglio quest'idea di traccia e di memoria, anche nelle sue opere più liriche, come i paesaggi, con l'utilizzo di una materia pittorica ricca di gestualità, sembra raccontarci il passaggio degli uomini e ciò che resta a testimoniare il tempo passato. Viviana Zargon esplora, nella sua opera pittorica, il mondo delle fabbriche ed edifici abbandonati, che, venuta a mancare la febbrile attività dell'uomo, si mostrano all'occhio di guarda nella loro essenzialità strutturale. I giochi di luce e i chiaroscuri sembrano sottolineare il carattere quasi sacrale, di queste "moderne cattedrali".




Florian Neufeldt - Soliloquy (black table) - 2013 Florian Neufeldt: Soliloqui
termina il 17 maggio 2014
The Gallery Apart - Roma
www.thegalleryapart.it

Seconda personale in galleria di Florian Neufeldt. L'artista tedesco elegge la pratica scultorea a proprio mezzo espressivo prediletto, spingendosi oltre la lezione postmodernista che ha tolto la scultura dal piedistallo per proporla come uno degli elementi che determinano uno spazio. Neufeldt infatti tratta l'oggetto e lo spazio come fattori complementari ma distinti. Gli oggetti e lo spazio non sono mai soltanto materiale da utilizzare, sono materia che si trasforma in qualcosa d'altro. Neufeldt utilizza oggetti di scarto o tratti dagli stessi luoghi in cui realizza le sue installazioni. Spesso aggiunge altro materiale, ma il suo intervento è soprattutto volto a rielaborare, sezionare, frammentare e cambiare l'oggetto di partenza senza volersene completamente liberare, mantenendone l'anima oltre che il ricordo della funzione originaria. Ciascun oggetto dunque narra la sua storia, la sua metamorfosi, e lo stesso fa lo spazio a cui l'artista assegna pari dignità e soprattutto autonomia di presenza.

E' un confronto di soliloqui fra cose e spazi e, naturalmente, anche il modo con cui l'artista parla a se stesso. Esemplare è l'intervento che Neufeldt realizza nella parte d'ingresso della galleria. Utilizzando gli infissi e i vetri delle finestre che danno sulla strada, l'artista crea una sorta di piccolo rifugio stufa a disposizione degli spettatori, costruendo una gabbia trasparente nel quale colloca un radiatore, anch'esso sradicato dal muro e di cui viene mantenuta la funzione. Il tutto posizionato sul lucernaio che stabilmente pone in contatto visivo il pian terreno della galleria con il piano interrato sottostante. A complemento di tale intervento, Neufeldt propone una serie di sculture di piccole dimensioni disposte nei grandi spazi della galleria in modo da creare un rapporto e un'influenza concettuali oltre che visivi fondati sull'evidente contrasto dimensionale.




Serena Zors Breuer - La torre impossibile - acrilico cm.56x44 2013 Serena Zors Breuer
termina il 17 aprile 2014
Sala del Giubileo - Trieste

Mostra personale della pittrice triestina Serena Zors Breuer, attiva da decenni a Monaco di Baviera. La rassegna, curata dall'architetto Marianna Accerboni, che introdurrà l'esposizione, e realizzata con il patrocinio dell'Associazione Culturale L'Officina, ricostruisce attraverso una sessantina di affascinanti lavori, il percorso creativo dell'artista dagli anni '80 a oggi

Presentazione mostra




Opera di Vincenzo Nucci Vincenzo Nucci: Attorno a Vermeer
termina il 17 aprile 2014
Galleria Elle Arte - Palermo
www.ellearte.it

La personale raccoglie quattordici pastelli e due oli, realizzati dall'artista siciliano in occasione della grande mostra "Attorno a Vermeer", a cura di Marco Goldin, presente dall'8 febbraio nelle sale di Palazzo Fava a Bologna. Scrive in catalogo Marco Goldin: (...) Un poco del suo tempo, Vincenzo Nucci lo ha dedicato a dipingere attorno a Vermeer. Nei suoi pressi, in vicinanze che sono state subito piene d'amore. E come per un miracolo che egli ha certamente desiderato creare, ha riempito Vermeer del suo azzurro mediterraneo. Ha riscritto il sublime pittore di Delft nella grammatica di una luce ammantata, e tutta dolcemente avvolta, proprio dell'azzurro. Il suo colore, ma anche il colore della nostalgia, della lontananza, così come un mare, nella distanza, sfuma ancora di più dentro l'azzurro.

I canali olandesi sono diventati il bordo del mare, le donne nelle stanze suonano o scrivono accanto a una finestra che si affaccia su una palma o su una fioritura rossa di buganvillee. I cieli attraversati da nuvole, che erano stati quelli di Jacob van Ruisdael nel Seicento, Nucci li ha fatti diventare l'azzurro tonante del mezzogiorno a Sciacca. Ciò che si conosce, e si vive. Così, questa non è pittura di d'après, non è una copia o una riproposizione. Ha a che fare piuttosto con il suo sentimento del mondo, con il suo desiderio di ascoltare un profumo, di vedere sollevarsi un silenzio. E' la commozione dello stare al mondo, dell'esserci, del raccontare questo consistere, facendolo con figure che diventano pittura. Nucci si è collegato a Vermeer per la via del silenzio assoluto, modulandolo però nelle opere e nei giorni. Perché tutto, sembra dire il pittore, deve stare riflesso nella vita e non essere un'astrazione. (...)




Opera di Ruggero Alfredo Michahelles RAM. La realtà metafisica
termina lo 02 giugno 2014
Fondazione Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
www.centromatteucciartemoderna.it

Mostra dedicata a Ruggero Alfredo Michahelles (RAM), incentrata su opere riferite alla sua esperienza metafisica, gran parte delle quali non più viste dopo la presentazione, nel 1936, alla Galleria "Le Niveau" di Parigi. Ruggero Alfredo Michahelles (1898-1976), in arte RAM, è principalmente noto come protagonista del futurismo toscano, nonché interprete, assieme al fratello maggiore Thayaht, delle grandi avanguardie dell'epoca. La sua personalità singolare e polimorfa nasconde, però, un'altra faccia non meno vivida e suggestiva di quella che lo annovera fra i sostenitori del movimento fondato da Marinetti, del quale fu amico: quella di pittore metafisico, interprete del silenzio, con la mente aperta sull'immaginario e su un mondo dagli spazi vuoti ed irreali.

Sebbene la sua visione di un quotidiano fermo e immutabile esprima le sensazioni di un tempo perduto e inaspettato, in realtà essa rivela una grande sensibilità e serenità interiore, condizione ideale per un'ispirazione improntata alla ricerca di una bellezza che, pur nell'evidente riferimento alle forme classiche, non nasconde le tensioni dei tempi moderni. Proveniente da un'agiata famiglia cosmopolita, impiantata a Firenze dalla metà dell'Ottocento, Ram cresce in un ambiente aggiornato e internazionale, esordendo come illustratore e perfezionandosi, poi, nella scenografia, come attesta il premio conferitogli nel 1924 per l'allestimento di Aida, realizzato insieme a Thayaht. Il suo raffinato senso estetico, oltre che dalla vita, attinge anche dalla moda e dall'industria, attraverso una progressiva decantazione visiva nella struttura dell'immagine e della luce.

Si aggiunga a questa, l'ammirazione per la linea morbida e sensuale degli autori del Seicento fiorentino, ammirati alla grande mostra del 1922. L'esperienza "neometafisica" compiutasi a partire dal 1930, rappresenta una vera e propria svolta nella ricerca pittorica di RAM, maturata nel corso dei ripetuti soggiorni parigini. L'artista appare molto vicino agli "Italiens de Paris" - soprattutto a Magnelli, Tozzi, Paresce e de Chirico - con i quali condivide molti aspetti della ricerca visiva. A Parigi, nella galleria "Le Niveau", terrà nel 1936 una memorabile personale in occasione della quale de Chirico scriverà: "Se l'intenzione dell'artista è creare cose belle, Micaelles ci riesce attraverso tele che sanno ingrandire le mura, abbellire le stanze e, senza dimenticare la più grande delle prove: sa darci delle opere con le quali ci piacerebbe vivere".

I dipinti presentati al Centro Matteucci per l'Arte Moderna, in gran parte selezionati tra quelli proposti o eseguiti nel medesimo giro d'anni, esprimono compiutamente il ventaglio delle predilezioni poetico-espressive dell'artista: vi si trova il tema dell'isola senza ombre (L'île sans ombres) che sembra rovesciare, attualizzandolo con riferimenti all'amato razionalismo architettonico, il significato boeckliniano de L'isola dei morti, e costruendo al suo posto un'edenica isola dei vivi. Identica tensione appare nel rapporto figure/architetture/luce de Gli sposi, ambientato nell'arenile abbagliante di Viareggio. In altre opere, come ne Les mannequins senza volto sulla riva del mare, il tono si fa sottilmente intrigante ed enigmatico, fino a sfiorare l'inquietudine in Cataclysme o in Bouquet préhistorique.

In questo genere di raffigurazioni, l'evocazione di rovine, carica di sentori romantici, si tinge di visionario riferimento al paesaggio dell'epoca terziaria - come in Savinio - ma anche dell'immaginazione di un ipotetico futuro in assenza dell'uomo, ormai destituito dal ruolo di protagonista assoluto. La mostra di Viareggio dà, altresì, la misura della fertile vena di RAM anche in veste di scultore. Oltre a lavori quali Madre natura e Il costruttore, spicca la celebre Quadriga, definita da Marinetti "potente forza cavalli motore". Realizzata da RAM nel 1929 per il concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer in occasione del lancio cinematografico della prima versione di Ben Hur, impose il nome dell'artista alla Biennale veneziana del 1932. (Comunicato stampa Studio Esseci)




TRIBU architecture
troppo cittadino? (trop urbain?)


termina il 30 aprile 2014
i2a istituto internazionale di architettura - Vico Morcote
www.i2a.ch

Installazione del collettivo TRIBU Architecture di Losanna, a cura di Oscar Gential, architetto e urbanista membro dei TRIBU. E' il 19° appuntamento del programma positions in space. Fin dalla loro nascita, i TRIBU Architecture sono stati affascinati dal tema dell'ambiente urbano. La città, e tutto quello che genera, è così divenuto il loro campo di ricerca e allo stesso tempo il loro terreno di sperimentazione privilegiato. Questa ossessione permanente si traduce anche nel loro modo di fare architettura, nel loro impegno, nelle loro azioni, nella loro comunicazione, nelle loro prese di posizione. La città è innanzitutto lo spazio dell'incrocio, dello scambio, dell'incontro - del vivere insieme; ma a volte diventa anche quello della distanza, della divergenza, della separazione. E' il luogo di tutti i desideri e di tutte le illusioni, dei sogni più belli come delle grida più forti; per sua stessa essenza agglomera a sé gli eccessi.

E se la definizione di questi eccessi, e cioè di cosa sia troppo cittadino, permettesse di stabilire le qualità primarie della città, quelle del vivere insieme? E se fosse attraverso la definizione di questi eccessi, e cioè di cosa sia troppo cittadino, che riuscissimo a ristabilire le qualità primarie della citta, quelle del vivere insieme? Il vernissage sarà preceduto (alle ore 17.30) da una tavola rotonda sul tema della mediazione culturale dove, oltre ai TRIBU Architecture, prenderanno parte Victoria Diaz Saravia, Silvia Ducart, Morena Ricci (del programma i2a crescere con l'architettura), Patrizia Berera e altri. In questo scambio con il pubblico, i TRIBU si concentreranno soprattutto sul lavoro di mediazione culturale che sin dagli inizi li caratterizza. Si tratta del punto di forza del loro metodo, che mette al centro del loro modo di concepire l'architettura concetti come inclusione, partecipazione e sviluppo sostenibile.

TRIBU architecture è uno studio basato a Losanna, attivo nel campo dell'architettura e dell'urbanismo. Si caratterizza anche per la sua importante attività di sensibilizzazione per l'ambiente costruito e per i suoi differenti impegni associativi. In 14 anni, TRIBU architecture è inoltre divenuto un attore del paesaggio architetturale e urbanistico svizzero romando, premiato in diversi premi e concorsi. (Estratto da comunicato stampa Luca Crosta - comunicazione i2a istituto internazionale di architettura)




Opera di Pino Ninfa Pino Ninfa: 'Round About Jazz
termina il 16 aprile 2014
Galleria Carta Bianca fine arts - Catania
info@galleriacartabianca.it

La mostra di Pino Ninfa è la prima personale del fotografo nella città natale. Le immagini sono state selezionate tra le migliaia che Ninfa ha realizzato nel corso del suo lavoro sulla musica che, insieme al reportage e al sociale, rimane sicuramente il tema centrale dei suoi scatti. Pino Ninfa ha al suo attivo moltissime esposizioni personali sia in Italia che all'estero. Fra tante, l'antologica al Palazzo Ducale di Genova nel 2013 e la mostra al Teatro La Fenice di Venezia nel 2010. E' stato il fotografo ufficiale dell'Heineken Jammin Festival dal 1998 al 2012 e per Heineken Italia, ha seguito i maggiori eventi musicali. E' stato anche il fotografo ufficiale di vari festival jazz italiani. Sue pubblicazioni riguardano tra l'altro il mondo del tango argentino, le township da Johannesburg a Città del Capo, la foresta amazzonica e tanti altri paesi del mondo.

Ivo Serafino Fenu nel testo, Il suono dell'ombra, scrive "quella di Pino Ninfa può definirsi, a tutti gli effetti, una "poetica dell'ombra". Ombre lunghe sugli spartiti, ombre di musicisti e ombre di strumenti, ombre che evocano e che suonano: note di tango, note di jazz, note di vite vissute oltre le luci del palcoscenico. Saranno le sue origini catanesi, sarà il ricordo di quella città in bianco e nero, barocca e matafisica al contempo con i suoi funerei intonaci lavici e i suoi candidi bugnati, saranno la luce abbacinante e le ombre profonde di un Sud mai dimenticato nonostante una vita professionale esperita in una Milano brumosa, sarà tutto questo o, sicuramente, sarà molto altro ancora che fa di Pino Ninfa uno dei fotografi più acclamati (...)"




Costa Azzurra, Bassa Stagione
Fotografie di Marco Rigamonti


termina il 18 aprile 2014
Galleria Spaziofarini6 - Milano
www.spaziofarini6.com

Il mare porta i sogni di tutti... Il mare dei sogni non ha confini perché sfuma là dove mare e cielo si confondono... Il mare dei sogni è il mare d'inverno - queste frasi tratte dal testo critico di Silvana Turzio riassumono l'essenza della mostra. Una raccolta di scatti contemplativi, poetici ma talvolta anche ironici, tratti dai tre lavori di Rigamonti realizzati in Costa Azzurra: "Promenade", "Stessa spiaggia stesso mare" e "Balsamic Polaroid". In Promenade (fotografie realizzate in anni diversi ma sempre e solo l'ultima settimana dell'anno), la Promenade des Anglais di Nizza, il famoso lungomare cittadino, diviene una sorta di palcoscenico in cui le persone si muovono come attori di teatro illuminati dai riflettori su un'unica scena che ha come fondale l'azzurro profondo del mare.

E' la luce riflessa, calda e intensa ma assolutamente naturale che diviene protagonista. Le foto selezionate da "Stessa spiaggia, stesso mare" descrivono una Costa Azzurra invernale, deserta, senza persone, con quelle nuvole e quelle evanescenti tonalità pastello che caratterizzano questo litorale. Il lavoro è stato completato l'estate successiva fotografando gli stessi luoghi con luci, colori e contesti completamente diversi. "Rigamonti realizza delle fotografie che hanno a che fare con il tempo, con la malinconia. Rifiuta lo struggimento e lo si sente sorridere, convinto che il futuro è destinato a restare una dimensione imperfetta." (Denis Curti)

Viene esposta anche una selezione di Polaroid professionali trattate con uno speciale procedimento all'aceto, che le rende pezzi unici, veramente speciali. Le stampe fine art, in edizione limitata di 10 in vari formati, provengono da negativi 6 x 6, nessun tipo di manipolazione digitale è stata utilizzata, le polaroid sono pezzi unici. Dal significativo curriculum di Marco Rigamonti emerge l'ormai più che trentennale passione per la fotografia, sfociata dal 1995 nell'attività professionale.




Ilaria Del Monte - Notturno - olio su tela cm.60x70 2014 Ilaria Del Monte: Out of this World
termina il 30 aprile 2014
Antonio Colombo Arte Contemporanea - Milano
www.colomboarte.com

"La pittura di Ilaria Del Monte si muove nell'atemporalità data dall'accumulazione di riferimenti. Non si tratta della riproposizione fedele di singoli elementi, quanto della resa di un'atmosfera. Dettagli apparentemente stridenti diventano stranianti e trovano armonia nelle composizioni in cui l'artista inserisce personaggi femminili assorti in azioni che evocano riti incomprensibili Indifferenti allo sguardo altrui, con una concentrazione che rivela un'autoreferenzialità turbata solo, per un attimo, dalla citazione dell'oggi. Gli interni dalle tappezzerie liberty, con la natura altrettanto lussureggiante che si intravede dalle finestre, sono un'ulteriore proiezione che unisce la descrizione e la riproduzione dei particolari più trascurabili alla sensazione di distanza onirica, che proprio la resa pittorica accurata accentua.

Ilaria Del Monte racconta l'impossibile, ciò che nella realtà non potrebbe succedere e che invece assume una dimensione quotidiana, liberata dall'edulcorazione della fiaba, proprio per quella tonalità malinconica persistente che costituisce il sottofondo sempre presente, gli accordi di base dei suoi dipinti. Caratteristica esasperata dalle tappezzerie a brandelli, dai divani logori in queste case che non riescono a nascondere i segni del tempo, nonostante le tonalità pastello. La natura ne sta riprendendo possesso: un albero cresce in una stanza e i rami bussano alle finestre. L'aria che si respira è quella sospesa, ma non stantia, del realismo magico, del simbolismo". (Marta Cereda)




Opera di Giorgio Dua Dua | Camera chiara
termina il 17 aprile 2014
Phlibero - Torino
www.phlibero.it

Frammenti di paesaggio naturale o antropizzato sono la materia prima che Giorgio Dua tramuta in texture, composizioni anche astratte, talora minimaliste, che stimolano i sensi e suscitano memoria di sentimenti universali. Per la prima volta, la mostra monografica riunisce gli esiti del personale percorso di Dua verso la ricerca di un autentico linguaggio artistico. A partire dallo studio e dalla sperimentazione delle tecniche di sviluppo in "camera chiara", nell'opera di Dua si riconosce una vera e propria esplorazione delle valenze pittoriche, ma anche grafiche che la fotografia può assumere.

Nel percorso creativo di Dua arte e tecnica sussistono in un rapporto simbiotico. Il Raw è per l'artista materia grezza da plasmare mediante creativa e accurata manipolazione digitale. Tecniche di fusione, layer, texture, sovrapposizioni di immagini o segni grafici tendono a un unico fine: rendere visibile l'invisibile. Giorgio Dua (Torino, 1961), tecnico di formazione, trova nel passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale un filone di ricerca che continua a perseguire anche attraverso la sperimentazione delle tecniche di sviluppo in "camera chiara". Dopo aver frequentato i corsi di Phlibero, Dua ha esposto progetti fotografici e singole opere in diverse mostre.




Opera di Francesca Bianchi Lurati Francesca Bianchi Lurati: Stagioni
termina il 25 aprile 2014
Galleria Mosaico Arte Contemporanea - Chiasso (Svizzera)

L'esposizione intende presentare l'ultimo e suggestivo capitolo della produzione di Francesca Bianchi Lurati, pittrice ticinese formatasi all'Accademia Galli di Como e attiva da molti anni sul territorio, che in quest'occasione torna a proporsi al pubblico con una serie di dipinti legati alla rappresentazione della natura: un tema e un'impostazione mai affrontati in precedenza dopo gli ultimi anni dedicati allo studio esclusivo della figura umana. La mostra, che riunisce una trentina di lavori inediti, si configura come un omaggio al ciclo delle stagioni, concepito soprattutto come metamorfosi naturale del paesaggio. Il percorso espositivo, composto da carte di medio formato e alcune tele di grandi dimensioni, vede le opere principali raccolte secondo una cadenza ciclica, così da mettere in particolare evidenza i quattro capitoli temporali.

Primavera, Estate, Autunno e Inverno sono concepiti come episodi netti, distinti e distinguibili. Il punto di vista di Francesca Bianchi Lurati parte da una visione reale, la finestra del suo atelier immerso nel bosco. Questa costante panoramica su ciò che la circonda le consente di cogliere, giorno dopo giorno, le più piccole variazioni cromatiche, formali e strutturali di un ambiente naturale che è parte integrante di un vissuto quotidiano. Gli alberi sono i soggetti attraverso cui l'artista illustra l'evoluzione del tempo: spogli tra mucchi di foglie, immersi in bufere di neve, rivolti al cielo nelle prime gemme, carichi di fiori e frutti nelle stellate notti d'estate. Lo scandire dei mesi è percepito con una notevole abilità nella resa del colore, distribuito gradualmente e con stesure sovrapposte. Le opere di Francesca Bianchi Lurati sono il riassunto raffinato di un messaggio esistenziale mai ridondante.




Valente Taddei - Cuoremuro - olio e china su carta cm.35x50 Valente Taddei: Minima maxima sunt
24 aprile (inaugurazione ore 16.30) - 11 maggio 2014
Sala delle Grasce - Pietrasanta (Lucca)
valentetaddei.blogspot.it

In questa personale viene esposta una serie di recenti dipinti ad olio e china su carta: sintetici lavori dal taglio narrativo, nei quali un minuscolo individuo - inconfondibile protagonista delle opere di Taddei - conduce una paradossale esistenza, sospesa in tempi e spazi indefiniti. L'artista offre una metafora dei limiti umani, sdrammatizzando, con sottile ironia, il senso di vuoto e di caducità che l'uomo può provare di fronte al proprio destino. La mostra, patrocinata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta, è curata da Gianni Costa ed è organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio. E' corredata di catalogo con introduzione di Fabrizio Brancoli.

Valente Taddei (Viareggio, 1964) vanta un nutrito curriculum espositivo, con numerose personali e collettive sia in Italia che all'estero. Ha realizzato illustrazioni per copertine di libri (per i tipi di: Mauro Baroni Editore, Viareggio; Giulio Einaudi Editore, Torino; Alberto Gaffi Editore, Roma) e cd musicali, per riviste ('Notizie Lavazza'; 'Cfr:'), per siti Internet. Nel 2008 ha illustrato con 10 tavole inedite il saggio Pandora, la prima donna di Jean-Pierre Vernant, pubblicato da Einaudi nella collana 'L'Arcipelago'. E' stato l'autore del logo e del manifesto ufficiale dell'edizione 2013 di 'EuropaCinema', festival cinematografico internazionale con sede a Viareggio. Ha realizzato il manifesto ufficiale del Carnevale Pietrasantino 2014.




Opera di Gloria Tronkar Gloria Tronkar: Rocaille
termina il 30 maggio 2014
Impresa Sociale Ad Formandum - Trieste
www.adformandum.org

La mostra firmata da Elisabetta Bacci si compone di venti opere di grandi e piccole dimensioni (realizzate sul tema degli organismi microscopici e delle concrezioni naturali) che rimescolano, per mezzo di un contrasto molto appariscente il rapporto biunivoco tra citazione storica (la cornice rococò o il fregio pompeiano) che si aggrega sull'argomento argomento canonico della natura morta. La ricerca pittorica di Gloria Tronkar si pone perciò in posizione defilata, quasi a sostenere una ricerca silente, fatta di piccoli messaggi e di meticolose ricostruzioni e non pretende di inserirsi con forza nel dibattito che, ancora oggi, dopo l'esuberanza trasgressiva delle neoavanguardie, opera, in massima parte, sull'estroversione e sulla stravaganza del linguaggio espressivo, optando, all'opposto, per una continuità di cifra pittorica, nuova nella proposta, ma antica nella sostanza.

Ecco perché Gloria Tronkar, affascinata dalla capacità di produrre immagini variegate e potenzialmente estranee a qualunque sostanziale intreccio narrativo, si concentra su una ricerca binaria, dove gli elementi del discorso si riducono a un dialogo tra il profilo della siluetta, il campo cromatico che la sostiene, e il suo appiattimento su detto campo cromatico. Questi lacerti di pittura possono in buona sostanza rinviare alle istanze spirituali e teoriche di Kandinsky, a quel procedere lungo uno cammino che doveva portare la pittura sulla strana della non riconoscibilità: pittura musicale, quindi, più che narrativa. E questo nel senso che tutto quello che della grande storia doveva essere narrato è già accaduto a suo tempo: oggi, per non tramutare il tutto in farsa o in tragedia, l'artista ha di fronte a sé l'unica opzione della superficie decorativa.




Ariel Soulé - La visita - olio su tela - cm.100x72 2013 Ariel Soulé: La visita
termina il 10 maggio 2014
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Così come la potenza delle parole fa essere le cose (Heidegger), la potenza delle immagini fa essere il visibile. Visibile che non sempre è solo ciò che vediamo, ma è anche un in-visibile celato dentro di sé e che ha a che fare con il nostro sentire, intuire, prevedere, paventare, temere, desiderare. E' questa la tematica sviluppata da Ariel Soulé nella mostra, ideata espressamente per la Galleria Cortina, a cura di Stefano Cortina. Un'operazione filosofica oltre che artistica. Tredici tele che insieme a tredici piccole foto interpretano un "fatto", una visita appunto e documentano la parte non visibile della realtà. Percorsi per capire, non per spiegare. Inviti a scoprire le mille altre facce della realtà.

Ariel Soulé (Buenos Aires) da anni porta avanti con grande coerenza un lavoro approfondito sulla rappresentazione della Realtà in-visibile. Dopo le iniziale ricerche dove le sue tele dotate dalla massima capacità d'astrazione sprigionavano al tempo stesso il proprio potere evocativo (mostra Paradigma 1992), (mostra Labyrinthos 2001), Soulé concepisce (con lo scultore Simon Toparowsky) a Los Angeles installazioni dove il fatto storico (A Letter from Renaissance al Getty Museum e UCLA 2010), (La Colonna Infame 2011) o l'evento sociale (Qui del Dicibile 2007) agiscono come meccanismo di interazione tra una realtà vissuta e un confine rappresentato. La mostra alla Galleria Cortina è il tentativo più recente dell'artista per svelarci quella parte della realtà che non possiamo vedere solo con i nostri occhi. Catalogo Cortina Arte Edizioni con testo critico Giovanni Leghissa (Professore presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione dell'Università di Torino) e un'intervista di Susanne Capolongo.




Opera di Luigi Rossini Luigi Rossini (1790-1857) incisore
Il viaggio segreto


termina lo 04 maggio 2014
m.a.x. museo - Chiasso
ufficio.stampa@maxmuseo.ch

Luigi Rossini, maestro dell'arte incisoria, è riconosciuto dalla critica come l'ultimo grande illustratore delle meraviglie di Roma dopo Giuseppe Vasi e Giovan Battista Piranesi, prima dell'avvento della fotografia. Cugino del compositore Gioachino, caro amico e collega dello scultore Adamo Tadolini, per tutta la vita collaborò con Bartolomeo Pinelli beneficiando della stima e protezione di Antonio Canova e Vincenzo Camuccini.

In mostra viene presentata la grande produzione di Luigi Rossini proveniente da istituzioni pubbliche e da archivi privati, produzione che svela suggestivi e inediti disegni acquerellati preparatori alle incisioni, rare matrici in rame, schizzi, stampe, come anche le sue passioni per l'arte e l'archeologia. I preziosi "rami" e alcune delle incisioni provengono dalla ricca collezione dell'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, una delle tre principali raccolte pubbliche di matrici al mondo. Le rare incisioni di prima tiratura provengono, invece, dalla Collezione Lanciani presso la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte di Roma e dalla Civica Raccolta di Stampe "Achille Bertarelli" del Castello Sforzesco di Milano. (Comunicato stampa Amanda Prada - Ufficio stampa per la Svizzera e l'Insubria (Como e Varese) m.a.x.museo e SpazioOfficina)




Marco Ferri - Avevamo gli occhi belli - tecnica mista su cartone, poliuretano e legno cm.65x65 2012 Luca Moscariello - Deriva - tecnica mista su tavola cm.150x100 2014 L'eterno ritorno
Baricchi | Cremonini | Ferri | Gori | Moscariello | Pellegrini


termina il 13 aprile 2014
Galleria Bonioni Arte - Reggio Emilia
www.bonioniarte.it

Interrogandosi sul ruolo dell'artista nella realtà contemporanea, la mostra - curata da Niccolò Bonechi - propone un parallelismo tra l'Oltreuomo di Nietzsche, che supera l'ipocrisia della società attraverso l'affermazione delle proprie passioni, e l'artista, figura super partes, evocatrice e conduttrice di nuove possibilità. Come scrive Niccolò Bonechi, «Sono stati selezionati sei autori, ognuno dei quali guarda al proprio tempo, si relaziona con esso secondo precise coordinate, ne fa strumento per misurarsi in un processo sociologico e culturale in continuo fermento».

Rudy Cremonini (Bologna, 1981) presenta tre opere ad olio su tela in cui sagome umane e farfalle, metafora di trasformazione e rinascita, si sollevano da densità magmatiche. Federico Gori (Prato, 1977) focalizza la sua attenzione sull'elemento naturale, al tempo stesso soggetto dell'opera e risorsa tecnica, in quanto le sue lastre sono ottenute per ossidazione naturale. Simone Pellegrini (Ancona, 1972) espone alcune composizioni con figure antropomorfe, labirinti e soggetti in trasformazione, riportati sul supporto definitivo a partire da numerose matrici cartacee.

Mirko Baricchi (La Spezia, 1970) propone una selezione di opere su tela, esito di un armonico bilanciamento tra disegno e pittura. Luca Moscariello (San Giovanni in Persiceto, Bologna, 1980), reduce da una mostra personale in galleria, presenta opere recenti in cui elementi della quotidianità si stratificano sulla tavola, generando una sensazione di generale straniamento. Marco Ferri (Tarquinia, Viterbo, 1968), per finire, si confronta con l'essenza della materia attraverso strutture tridimensionali: partiture geometriche, talvolta modulari, dettate dallo scorrere del tempo. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Haris Epaminonda. Chapter IV
Prima mostra in Italia dell'artista di Cipro


termina il 18 maggio 2014
Fondazione Querini Stampalia - Venezia
www.querinistampalia.org

La Fondazione Querini Stampalia propone la prima mostra personale in un'istituzione italiana dell'artista cipriota Haris Epaminonda (1980). Haris Epaminonda si è affermata negli ultimi anni come una delle figure centrali nel panorama artistico della sua generazione a livello internazionale.

Presentazione mostra




Un Cinquecento inquieto
termina lo 08 giugno 2014
Palazzo Sarcinelli - Conegliano (Treviso)
www.uncinquecentoinquieto.it

Primo appuntamento di un ciclo di tre mostre che Palazzo Sarcinelli, con il nuovo partner Civita Tre Venezie, ha concepito e voluto come uno strumento di comunicazione di una forte identità culturale del proprio territorio che ha profondamente inciso nella cultura artistica e storica nazionale. Conegliano nel Cinquecento vive un'eccezionale esperienza di cultura, è stato uno dei cuori più dinamici culturalmente, del territorio veneto. La città con i suoi immediati dintorni, da Serravalle a Montello fino ad Asolo, per una serie di circostanze storiche e territoriali, è stata un centro di interessi culturali e testimonianze artistiche e letterarie di singolare ricchezza e interesse, luogo di incontri e convergenze dei protagonisti della storia dell'arte: da Cima a Pordenone, da Lotto a Tiziano.

La mostra, a cura di Giandomenico Romanelli e Giorgio Fossaluzza, è costituita da circa 100 opere in mostra (dipinti, pale d'altare e oggetti, documenti, libri, incisioni di Albrecht Dürer), e circa venticinque distribuite tra Conegliano e dintorni (10 tappe) opportunamente segnalate in loco di modo da costruire un itinerario tematico che ha come fulcro Palazzo Sarcinelli, ma coinvolge l'intero territorio in un nuovo e suggestivo percorso culturale e turistico: Scuola dei Battuti, Monte di Pietà, Oratorio della Madonna della Neve, Palazzo Sbarra, Porta Monticano, chiesa parrocchiale di Campolongo, chiesa di San Pietro a Castello Roganzuolo, Susegana, Vittorio Veneto e altri. Tra i pittori, oltre a Cima, Francesco Beccaruzzi, Marco Basaiti, Ludovico Fiumicelli, Sebastiano Florigerio, Paris Bordon, Giovanni Antonio Pordenone, Francesco da Milano, Giovanni Agostino da Lodi, Antonio Solario, Andrea Previtali, Palma il Vecchio, Giovanni e Bernardino da Asola, Girolamo Denti, Giampietro Silvio, Pomponio Amalteo, Riccardo Perucolo.

Da un altro punto di vista, la presenza attiva anche culturalmente dei conti di Collalto, famiglia feudale imperiale, e del loro castello a Susegana, è una calamita e ragione di attrattiva per personalità quali Aretino e Monsignor Della Casa, con ulteriore estensione a Gaspara Stampa, oltre che a Elisabetta Querini, quindi al fior fiore dell'impegno letterario "al femminile". Infine, ma non per minore importanza, attorno a Conegliano si registra un fiorire di presenze "riformate" ben incardinate nelle parrocchie, nei conventi e tra gli occasionali predicatori, che avrà un suo risvolto anche nell'ordine dei segni e dei simboli di una iconografia religiosa inquieta e talvolta di rottura.

Se Conegliano divenne uno dei primari palcoscenici di queste dispute, il riferimento forse più clamoroso è apparso di recente essere, dal punto di vista dell'ordine costituito, la macchina dell'Inquisizione messa in piedi da monsignor Della Casa, nunzio a Venezia e poi in volontario esilio a Nervesa; e, all'altro capo, il vescovo istriano Pier Paolo Vergerio sommo "eresiarca" in fuga verso la Svizzera, non prima di aver efficacemente seminato anche a Conegliano e dintorni il verbo della sua appassionata dottrina antisimoniaca dai rigorosi risvolti iconoclasti.

Di questo affascinante e appunto inquieto momento storico si vuole percorrere i tratti salienti, soprattutto negli esiti pittorici che essa ebbe a vivere, documentando la presenza e gli influssi da alcuni dei protagonisti di una stagione d'arte manifestata in dipinti di ufficiale e di pubblica devozione (pale d'altare e testi di grande impegno), ovvero in opere più sommesse e private, in decorazioni e prodotti d'arte applicata, in stoffe e suppellettili religiose e profane. Saranno presenti ancora documenti manoscritti (le carte del processo Perucolo, ad esempio), xilografie e incunaboli. (Estratto da comunicato stampa Civita Tre Venezie)




Giancarlo Cazzaniga - Jazz man - tempera su cartoncino 2003 Trento Longaretti - Madre su fondi rossovenezia - olio su tela 2007 FIGURE dalla Collezione del Museo
termina lo 02 giugno 2014
Civico Museo Parisi Valle - Maccagno (Varese)
www.museoparisivalle.it

Cinquantatre avori appartenenti al filone figurativo, con 42 quadri e 11 sculture. Opere che fanno parte della Collezione museale, raccolte durante sei edizioni di "Acquisizioni" (2006 - 2011) volute dal Direttore Artistico Claudio Rizzi e che hanno arricchito di ben 326 lavori il già cospicuo Corpus di opere facenti parte della Donazione Parisi-Valle. Si è voluto scegliere l'immagine come simbolo di un rinnovato interesse verso l'istituzione culturale maccagnese, capace di avvicinare una tipologia di pubblico magari poco avvezzo a confrontarsi con i temi astratti dell'Arte Contemporanea.

La capacità di emozionare e di creare nuovi stimoli alla ricerca del "bello" dovrebbe essere uno dei vettori per rompere diaframmi che spesso si antepongono alla fruizione dell'attività artistica. Il lungo lavoro iniziato fin dall'inaugurazione avvenuta nel maggio del 1998, permette oggi al Museo maccagnese di poter attingere direttamente dal proprio patrimonio le risorse per collettive di grande spessore, attraverso un viaggio lungo generazioni di interpreti che attraversano l'intera seconda metà del Novecento. Non mancano nell'esposizione forti richiami anche ad artisti locali, che proprio dalle rive dalle tre sponde del Lago Maggiore hanno colto ispirazione ed energia per collocarsi in un panorama assai più prestigioso.

Le opere in mostra sono di Samuele Arcangioli, Franco Baia, Marco Bergamaschi, Giovanni Blandino, Giuseppe Bombaci, Giampiero Bonomi, Angelo Bordiga, Giacinto Bosco, Gianni Brusamolino, Erica Campanella, Michele Cannaò, Walter Capelli, Giancarlo Cazzaniga, Franco Chiarani, Vittorio D'Ambros, Michele Delisi, Alessandro Docci, Marina Falco, Veronica Fonzo, Antonio Franzetti, Renato Galbusera, Maurizio Galimberti, Mirella Gerosa, Giovanfrancesco Gonzaga, Carmelo Grasso, Giuliano Grittini, Linda Grittini, Maria Jannelli, Fazio Lauria, Trento Longaretti, MaGo, Ettore Moschetti, Giovanni Paganin, Bernardo Peruta, Massimo Piazza, Lorenzo Pietrogrande, Chiara Pirito, Jonas Pitscheider, Dolores Previtali, Stella Ranza, Clotilde Rinella, Flavia Robalo, Franco Rognoni, Mario Salina, Vanni Saltarelli, Pietro Scampini, Giorgio Sovana, Luiso Sturla, Emilio Tadini, Vania Elettra Tam, Giacomo Vanetti, Vincenzino Vanetti, Marco Massimo Verzasconi.




25 anni dopo la caduta del Muro (1989-2014)
Dialogo tra due città: Palermo - Berlino, attraverso l'occhio di quattro fotografi palermitani


Goethe-Institut Palermo
www.goethe.de/palermo

Dal 20 febbraio al 4 marzo il fotografo palermitano Pietro Motisi a Berlino per una residenza artistica e per realizzare il lavoro che farà parte della mostra fotografica collettiva promossa e curata dal Goethe-Institut Palermo, in programma a Palermo in autunno. Un diario di viaggio fotografico online per documentare il soggiorno del fotografo nella capitale tedesca. 25 anni dopo l'evento che ha cambiato radicalmente la fisionomia dell'Europa, congelata da una Guerra Fredda durata quasi un trentennio, il Goethe-Institut Palermo diretto da Heidi Sciacchitano torna a ricordare la Caduta del Muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre del 1989, e le ripercussioni di questo evento storico sulla Germania e sul mondo intero.

Berlino - città simbolo della riunificazione tedesca ma anche luogo di profondi mutamenti storici, urbanistici, architettonici, politici e sociali - al centro di una serie di iniziative che non mancheranno di dialogare con Palermo, luogo per certi versi speculare alla "tormentata" capitale tedesca. Il Goethe-Institut Palermo presenterà, nell'autunno di quest'anno, una mostra fotografica frutto di un lavoro collettivo di quattro artisti siciliani che di Berlino hanno subìto il fascino di una città sospesa, come poche, tra un passato carico di storia e un futuro di metropoli in perenne trasformazione. I fotografi coinvolti nel progetto sono: Domenico Aronica, Valerio Bellone, Antonio Calabrese e Pietro Motisi. Quattro rappresentanti della nuova generazione di fotografi che in Sicilia ha radici profonde e illustri. (Estratto da comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Roberto Pugliese
Concerto per natura morta


termina il 24 aprile 2014
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

La tecnologia per Roberto Pugliese non è mai stata fine a se stessa. Il sound artist che da alcuni anni collabora con Studio la Città, pone sempre in primo piano il flusso vitale, il suono e la tecnica come componenti di un'interazione felice tra il naturale e l'artificiale. Le grandi installazioni, caratterizzate non solo dalla raffinatezza concettuale, ma anche dalle visualità dei cavi e dei diffusori acustici quasi fossero elementi organici, lo hanno contraddistinto nel panorama della ricerca artistico-sonora mondiale. Nei lavori che vengono presentati per la prima volta con la mostra, il percorso del giovane artista si arricchisce di nuove idee e assume un'estetica in cui la tecnologia e il suono interagiscono con materiali naturali.

La grande installazione è costituita da 13 grandi tronchi di alberi di castagno, precedentemente svuotati con una macchina. Le piante adoperate erano già morte per cause inerenti lo sviluppo del bosco che formavano. L'artista ha creato così dei diffusori naturali che trasmettono i suoni elaborati, a partire proprio da rumori e frequenze generate meccanicamente dall'operazione di preparazione dei tronchi stessi. Si può quindi dire che il "Concerto per natura morta" rivitalizzi gli alberi e che la musica diventi la loro nuova linfa. In un altro lavoro il medium diventa la ceramica. "Risonanti pressioni materiche" è un'opera a parete in cui il suono composto da Pugliese viene emesso da una serie di piccole "trombe" poste una accanto all'altra.

Anche in questo caso l'elettronica viene messa a confronto con un materiale naturale, l'acustica che ne segue nasce da questo rapporto. Lo stesso nell'opera "Fluide propagazioni alchemiche", dove gli speakers sono immersi nei diversi liquidi contenuti in una serie di grandi bottiglie di vetro (come quelle per contenere l'olio o il vino). L'installazione, posta a terra, genera così suoni diversi non solo per le qualità compositive, ma anche per la diversa resistenza e propagazione delle onde sonore attraverso le differenti densità.

Inoltre, come sempre nel lavoro di Roberto Pugliese, il suono che l'artista realizza ha origine nei materiali che adopera, nei parametri che gli elementi delle opere contengono e che vengono sviluppati secondo formule matematiche. Il suono diventa così realmente e totalmente organico e la percezione visiva si accresce di un'estetica della complessità che è polisensoriale oltre che multimediale. Probabilmente questi ultimi lavori sono un nuovo punto di arrivo del percorso dell'artista, sempre teso alla ricerca di esperienze di ricerca tra arte, suono e natura. (Valerio Dehò, 2014)




Gianni Colombo - Spazio curvo L'occhio musicale
termina il 17 aprile 2014
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Mostra, a cura del pianista e musicologo Alfonso Alberti, sul rapporto fra arte visiva e musica. Questa relazione è vasta e dalle molteplici implicazioni: affinità costitutive delle due discipline, parallelismi storici, dialogo fra gli artisti. L'attenzione si è centrata sulla presenza, nella creatività artistica contemporanea, di due temi - a cui corrispondono le due sezioni della mostra - che mettono particolarmente in evidenza il procedere congiunto delle due discipline. La prima tematica è quella del "tempo", elemento specifico della musica, senza il quale l'opera musicale semplicemente non esiste, ed analogamente, anche in ambito visivo, dimensione del fare e dell'esistere, sfida perenne a una rappresentazione e spiegazione possibile.

Niele Toroni esprime questa dimensione nella maniera più essenziale, lasciando impronte di pennello che scandiscono contemporaneamente il tempo del creare e quello dell'esserci. Anche Dadamaino ripete un unico gesto, un breve tratto, che nella sua infinita iterazione va a comporre linee che sono «fatti della vita», unione inscindibile di essere e tempo, "Sein und Zeit". Nelle opere di Riccardo De Marchi, la ripetizione di un elemento costitutivo si configura esplicitamente come linguaggio, che si mostra, tuttavia, privo di un codice di decrittazione e perciò diviene pura presenza di segni nel tempo. François Morellet, poi, va a coinvolgere quel rapporto matematico senza il quale non si dà oscillazione né evento sonoro.

Nell'opera di Gianni Colombo, il tempo diviene la condizione stessa dell'esistenza, esattamente come accade per l'opera musicale. Il lavoro di Mario Nigro conduce, quindi, idealmente verso la seconda sezione della mostra: nel suo "Tempo totale" il succedersi dei gesti e degli istanti viene declinato attraverso l'uso del colore e delle sue variazioni che appaiono talvolta scandite, talvolta infinitesime. Il secondo tema è quello dell'armonia. Nelle opere di Carlo Ciussi consonanze e dissonanze possibili si inseguono in forme curvilinee che, alla musicalità dell'esito armonico, aggiungono la musicalità della linea. Günter Umberg sulla superficie monocroma e la sua imprendibile concretezza e fisicità e nei "Territorium" sceglie di ampliare questa ricerca mettendo a confronto superfici diverse, mondi diversi.

Nell'opera di David Tremlett la creatività armonica si connota in maniera unica attraverso il rapporto diretto delle mani dell'artista con il pigmento e con la superficie, scandita da colori che si mettono in rapporto specifico con luoghi e situazioni. In Rodolfo Aricò l'elemento dissonante, eterodosso, è una preoccupazione poetica costante intesa come rottura dell'armonia non sanata, e tanto meno compresa, ma nel contempo unica armonia reale e possibile. Nel lavoro di Bruno Querci, infine, la ricerca armonica si riduce singolarmente alla premessa di due soli colori: il bianco ed il nero, dalle cui consonanze e dissonanze nascono spazi da percorrere con occhio musicale. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere esposte, un saggio introduttivo di Alfonso Alberti, una poesia di Carlo Invernizzi e un apparato biografico.




Grecia e Magna Grecia
Mostra di fotografi Greci e Italiani

febbraio-settembre 2014

Presentazione




Nebojsa Despotovic - salone di mia madre - acrilico su tela cm.140x180 2013 Nebojša Despotovic: Silent fracture
termina il 10 maggio 2014
Galleria Boccanera - Trento
www.arteboccanera.com

La mostra è contemporaneamente una prosecuzione e una frattura della ricerca sugli aspetti formali e concettuali della pittura su cui l'autore si è concentrato durante il suo percorso artistico. Silent Fracture presenta una maggiore maturità, con tutte le contraddizioni che essa implica. Una riflessione sulla sua esperienza personale, oltre che una ricerca sulla forma per il raggiungimento di soluzioni più astratte nella sua ricerca visuale. Può essere interpretata come una metafora degli aspetti culturali dell'identità artistica di Despotovic - un artista che è stato, a causa delle sue origini, etichettato come Est Europeo, ma che ha effettivamente acquisito la sua educazione formale in Italia ed attualmente risiede a Berlino. Essendo distaccato dal contesto culturale della sua formazione. (Estratto dal testo di Maja Ciric).

Nebojša Despotovic attinge a piene mani dal patrimonio iconografico collettivo recuperando vecchie fotografie e immagini, ritagli di giornali, libri, manuali e riviste, dalle quali l'artista parte per costruire le proprie opere pittoriche. La ricerca di Despotovic sottrae solo apparentemente le immagini all'oblio del tempo: ricoperte e alterate con la pittura esse acquisiscono un carattere indefinito e inattuale che le riconduce, infatti, ad un tempo remoto. Nei ritratti e dipinti dai colori cupi e dalla pennellata corposa, i lineamenti dei protagonisti, così come i dettagli dei paesaggi e delle ambientazioni, sono solo accennati.

L'attenzione non si concentrata sul particolare, quanto piuttosto sulle atmosfere evocate, capaci di richiamare un'epoca, vite, storie e situazioni che non sono più e delle quali lo spettatore può percepire la distanza e la perdita definitive. Correda l'esposizione un catalogo trilingue (ita/eng/srb) con il testo della curatrice Maja Ciric e le immagini dei lavori esposti. Nebojša Despotovic (Belgrado, 1982) nel 2006 si diploma in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 2011, presso lo stesso istituto, si laurea in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo. Nel 2011 è stato in residenza presso la Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia ed è stato invitato alla 54. Biennale di Venezia presso la sezione dell'Arsenale dedicata alle Accademie.




Liberty. Uno stile per l'Italia moderna
termina il 15 giugno 2014
Musei San Domenico - Forlì
www.mostraliberty.it - www.studioesseci.net

La stagione del Liberty, altrimenti denominato Art Nouveau in Francia, Jugendstil in area tedesca e mitteleuropea e Modern Style nei paesi anglosassoni, ha visto tra Otto e Novecento l'ampia diffusione a livello internazionale di un nuovo stile e di un gusto intesi a superare lo storicismo e il naturalismo che avevano dominato gran parte del XIX secolo. Nell'Italia da poco unificata, questo movimento, volto a superare le ancora troppo presenti identità regionali, si fa interprete dell'aspirazione al raggiungimento di un linguaggio artistico nazionale comune e adeguato a rappresentare il progresso e la modernità. Il sogno di una bellezza che fosse in grado di interpretare il mondo trasformato dal progresso scientifico e tecnologico venne celebrato dalle grandi Esposizioni, come quella nazionale di Palermo nel 1891-1892, quelle dell'arte decorativa moderna di Torino nel 1902, e di Milano nel 1906, che celebrava il traforo del Sempione.

Analogamente, quel sogno voleva far rivivere l'antico splendore culturale, rideclinando con una sensibilità tutta attuale, definita dall'Estetismo e dall'eredità dei Preraffaelliti inglesi, un Rinascimento identificato tra la linearità sentimentale e femminile di Botticelli e la tensione eroica di Michelangelo. E' per questo che la mostra intende identificare, per la prima volta rispetto alle diverse rassegne dedicate nel passato al Liberty, le specificità di uno stile attraverso una serie di capolavori della pittura e della scultura, che, seppur di artisti di formazione, poetica e linguaggio diversi, come Segantini, Previati, Boldini, Sartorio, De Carolis, Nomellini, Kienerk, Chini, Casorati, etc. rivelano contenuti e messaggi comuni, con i quali sono scandite le sezioni dedicate al mito, all'allegoria, al paesaggio declinato tra tensioni simboliste e una ricerca dell'assoluto che ci farà incantare davanti ai dipinti dedicati alla rappresentazione dei ghiacciai, visti come l'immagine della "montagna incantata" di Thomas Mann.

Il rilievo dato alle arti maggiori, che non ha escluso anche confronti con modelli ed interlocutori stranieri come Klinger, Klimt, von Stuck, Beardsley, Burne-Jones, ha voluto favorire un dialogo nuovo con le altre tecniche ed espressioni artistiche in una identificazione di quei valori decorativi che vengono confrontati con quelli pittorici e plastici nelle sezioni dedicate alla grafica, all'illustrazione, ai manifesti pubblicitari e alle infinite manifestazioni dell'architettura e delle arti applicate. Così i ferri battuti di Mazzucotelli e Bellotto; le ceramiche di Chini, Baccarini, Cambellotti, Spertini, Calzi; i manifesti di Dudovich, Hohenstein, Boccioni, Terzi, Mataloni, Palanti; i mobili di Zen, Issel, Basile, Bugatti, Fontana; i vestiti di Eleonora Duse, i merletti di Aemilia Ars e gli arazzi di Zecchin vivono di nuovi confronti.

Ne emerge una figura del Liberty che è nella sostanza uno stile della vita. La sua rappresentazione è la linea sinuosa, fluttuante, che rispecchia nel segno, nel suo stesso divenire, il movimento in atto. Protagonista indiscussa è la donna, figura ad un tempo fragile, superba e carnale, immagine del piacere e della libertà. Una mostra originale, intessuta di incontri e relazioni inattese, per raccontare in maniera avvincente l'idea di un'arte totale che ha trionfato in quella stagione dell'ottimismo e di incondizionata fiducia nel progresso e che va sotto il nome universale di Belle Èpoque.

Come confermano le relazioni con la letteratura, il teatro e la musica, evocate attraverso la grafica e i libri illustrati, ma anche attraverso gli stessi dipinti e le sculture, nell'esperienza artistica del Liberty serpeggiava sotto quell'incontenibile slancio vitale un'inquietudine e un malessere sociale ed esistenziale che di lì a poco si sarebbero manifestati tragicamente. Il sogno progressista e la magnifica utopia di una bellezza che avrebbe dovuto cambiare il mondo erano destinati a infrangersi simbolicamente, una prima volta, nella tragedia del Titanic nel 1912 e, definitivamente, due anni dopo, nella Grande Guerra. Prima di abbracciare i miti avanguardistici, la borghesia italiana compirà il più grande tentativo storico per identificare un proprio, unitario linguaggio, una epifania della forma, tale da evocare sentimenti, libertà e bellezza, giorni felici. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Simona Morgantini - Il signore delle perle Sinthomo
08-16 febbraio 2014, Centro Culturale Gabriella Ferri - Roma
08-16 marzo, Centro Culturale Aldo Fabrizi - Roma
07-15 giugno, Centro Culturale Elsa Morante - Roma

L'opera d'arte come metafora del disagio dell'uomo contemporaneo è il tema complesso della mostra, a cura di Klaus Mondrian Suite. Quindici gli artisti, molteplici i linguaggi che spaziano dalla pittura all'installazione dalla scultura alla performance. Il discorso ruota attorno al "sinthomo" inteso come l'indizio, il segno, la spia della complessità esistenziale dell'uomo contemporaneo, che dolorosamente, in esso si palesa. Il termine deriva dal greco (evenienza). Ed è, appunto, questa evenienza che gli artisti in mostra colgono e restituiscono ciascuno nella sua essenza particolarissima. Evenienza, quale metafora della verità nella sua sintesi estrema, si manifesta come effetto finale, non standardizzato, di un convergere di molteplici azioni e reazioni.

Chiamiamo sintomo qualcosa che «parla», che vuole esprimersi, e parla innanzitutto in modo autoreferenziale all'individuo e dell'individuo che lo manifesta. E' il messaggero di un "significante muto" per molti sconosciuto, che l'artista sublima fino a restituire nell'immediatezza visiva dell'opera d'arte. Si presenta come una metafora del soggetto, ossia come un suo significante privilegiato, costituito da un nucleo simbolico. "Sinthomo" insiste sulle immagini del mondo dell'inconscio e dell'onirico e apre all'osservatore il sentiero della scoperta del proprio universo esistenziale.

Arti visive, arti plastiche, video, performance con: Marta Alessio, Sergio Baldassini, Stefano Bolcato, Paola Brancaleoni, Alessandro Crapanzano, Simona Di Lascio, Luciano Fabale, Diana Kirova, Letizia Marabottini, Simona Morgantini, Chris Nix, Ivan Paduano, Valeria Patrizi, Maria Manuela Pochetti.




Il Cappello fra arte e stravaganza Il Cappello fra arte e stravaganza
termina il 18 maggio 2014
Galleria del Costume di Palazzo Pitti - Firenze
www.cappelloinmostra.it

La Galleria del Costume apre le porte ad un accessorio destinato a non passare inosservato. Si tratta della prima mostra monografica dedicata al cappello, le cui collezioni, patrimonio del museo - ascrivibili alla generosità di molti donatori - ammontano a oltre mille unità custodite solitamente nei depositi, di cui soltanto una parte sarà destinata alla mostra. Pur prevalendo esemplari di note firme di casa di moda fra cui Christian Dior, Givenchy, Chanel, Yves Saint Laurent, John Rocha, Prada, Gianfranco Ferré e celebri modisti internazionali del presente e del passato come Philip Treacy, Stephen Jones, Caroline Reboux, Claude Saint-Cyr, Paulette, è anche la prima volta che sono presenti in esposizione manufatti di modisterie italiane e fiorentine, di alcune delle quali si conosceva appena l'esistenza.

Ed ecco che il cappello diviene "opera" d'arte, con una sua armonia estetica cui contribuiscono la conformazione 'scultorea', la componente cromatica e la raffinatezza ornamentale. La mostra annovera importanti prestiti di Cecilia Matteucci Lavarini, collezionista privata di haute couture nonché illustre donatrice della Galleria del Costume, che si caratterizzano nel percorso per valore, gusto e stile. Questa è anche l'occasione per esporre gli straordinari bozzetti realizzati appositamente dal Maestro Alberto Lattuada e per riproporre all'attenzione gli esemplari creati da Clemente Cartoni, celebre modista romano degli anni Cinquanta-Sessanta. Il catalogo, edito da Sillabe, è corredato dalle schede storico-scientifiche di Simona Fulceri e da testi di Katia Sanchioni, Aurora Fiorentini, Dora Liscia Bemporad, Nicola Squicciarino. (Comunicato stampa Civita)




winogrond e schweingruber zulauf
architetti paesaggisti
in wildwood 1


termina il 23 maggio 2014
i2a istituto internazionale di architettura - Vico Morcote
www.i2a.ch

Installazione, frutto di una collaborazione fra due studi zurighesi: quello della paesaggista americana Robin Winogrond e Schweingruber Zulauf. L'installazione In Wildwood 1 gioca con il concetto del passare del tempo, del carattere effimero della natura, delle sue trasformazioni attraverso le stagioni, del suo assopirsi per poi risvegliarsi in primavera, per offrire al pubblico un nuovo sguardo sul paesaggio. Si tratta del 3° appuntamento della serie "positions out of space": in quanto forum di architettura, i2a allarga, infatti, lo sguardo alle discipline affini e complementari, ospitando non solo architetti e artisti (le cui installazioni prendono possesso della galleria dell'istituto), ma anche paesaggisti che, invece, riflettono sulle tematiche territoriali e ambientali occupando il giardino.

Nel giardino dell'istituto di i2a sarà ricreata una scena di bosco, una sorta di grande collage di frammenti di natura, fra cui giovani pioppi, tronchi d'albero vecchi 12.000 anni recentemente rinvenuti a Zurigo - vera e propria immagine di atemporalità -, tronchi di cartapesta e progetti dei due studi Winogrond e Schweingruber Zulauf, nella loro interpretazione del giardino e dello spazio. L'approccio di Robin Winogrond riflette la sua formazione in paesaggio, urban design e arte. Robin Winogrond Landschaftsarchitekten opera in Svizzera, Germania e Spagna; nel corso degli anni i suoi lavori hanno ricevuto numerosi premi e sono stati ampiamenti pubblicati.

Fra i progetti realizzati citiamo la piazza per il Municipio di Regensdorf (Zurigo), la piazza centrale per il Katzenbach Housing Estate (Zurigo) e la Scuola cantonale di Wil (San Gallo). Fra quelli in corso, il Museo di storia naturale di San Gallo. Vincitore di numerosi premi fra cui, nel 2011, l'Hase in Gold (categoria paesaggio) assegnato dalla Radio e Televisione Svizzera e dalla prestigiosa rivista Hochparterre per il Fuss- und Radweg Lettenviadukt di Zurigo, lo studio Schweingruber Zulauf si occupa di progetti in Svizzera e all'estero. Fra le principali aree di interesse segnaliamo piazze, parchi, cimiteri, ma anche abitazioni, spazi industriali, uffici, masterplans con contesti urbani o paesaggistici, e interventi temporanei. (Comunicato stampa Amanda Prada)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




TrailersFilmFest I videogiochi protagonisti al TrailersFilmFest
Al via la selezione dei migliori videogame trailer


XII edizione, Catania, 24-27 settembre 2014
www.trailersfilmfest.com

Una grande e importante novità per la XII edizione del TrailersFilmFest, il festival dei trailer cinematografici diretto da Stefania Bianchi, giunto alla sua 12a edizione, che si terrà a Catania dal 24 al 27 settembre 2014: il videogioco, prodotto audiovisivo che maggiormente ha caratterizzato e influenzato la contemporaneità entra nel palinsesto dell'evento con una sezione dedicata ai trailer videoludici. Alla stregua del cinema, il videogioco trova nel trailer una delle principali forme di promozione e la qualità realizzativa dei trailer prodotti per titoli videoludici, complice anche l'evoluzione tecnica del medium, è ormai del tutto equiparabile a quella cinematografica. Da sempre sensibile ai mutamenti e alle evoluzioni del settore, in occasione della sua XII edizione, il TrailersFilmFest si apre ad un concorso dedicato ai trailer videoludici: saranno infatti selezionati dal comitato organizzativo del Festival 10 trailer, realizzati per altrettanti videogiochi nel corso del 2014.

Questi 10 trailer saranno ospitati sul sito e sul canale YouTube del Festival, dove il pubblico potrà visionarli ed esprimere la propria preferenza. Il trailer che riceverà più voti sarà eletto Miglior Videogame Trailer 2014. I 10 trailer finalisti saranno tutti presentati in una rassegna dedicata nel corso del festival, mentre, a completare con un approccio accademico la presenza del videogame-trailer nella manifestazione, Roberto Semprebene, Dottore di Ricerca dell'Università di Siena, terrà un workshop dedicato alla promozione audiovisiva del videogioco. Il 2014 segna un anno di svolta per il mercato dell'intrattenimento elettronico, dopo l'introduzione, alla fine dello scorso anno, di nuove piattaforme dalle strabilianti capacità tecniche, strumenti che fino a ieri erano davvero degni della cinematografia di fantascienza. (Comunicato Ufficio Stampa REGGI&SPIZZICHINO Communication)




Iniziative alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste

- 16 aprile, ore 16.00

Nell'ambito della mostra Espansioni 2014, le fotografe Cristina Acquafresca, Alida Cartagine, Daria Cragnolin, Estella Levi, Laura Poretti Rizman, Rina Rossetto; e le poetesse Antonella Barina, Barbara Grubissa, Nuria Kanzian, Ester Pacor, Melita Richter e Graziella Valeria Rota presenteranno le loro opere, mentre le attrici dell'Associazione Culturale "La Bussola dell'Attore" leggeranno i loro testi. Alle 16.30 avverrà la presentazione del catalogo Espansioni 2012&Art Watching, seguita alle 17.00 dall'introduzione alle opere degli allievi del Liceo Artistico e dell'Istituto Statale d'Arte "Enrico e Umberto Nordio" di Trieste, a cura delle docenti Manuela Cerebuch e Patrizia De Angelici. Alle 17.30 sarà possibile visitare la sezione Visual Art della mostra e, infine, alle 18.00 avverrà la cerimonia di consegna della targa dell'Associazione Culturale Premio Centro (Soriano nel Cimino - VT) – PremioCentro 2014, a Barbara Romani. Seguirà la consegna delle targhe del sodalizio Gente Adriatica e della Regione Friuli Venezia Giulia.

- 17 aprile, ore 16.00

Visita guidata condotta dalla pittrice Adriana Rigonat alla mostra personale Una stagione difficile, curata da Isabella Bembo. L'esposizione commemora il Primo conflitto mondiale con un occhio di riguardo per i "rimasti": l'attenzione dell'artista va, infatti, a coloro che non parteciparono direttamente alle operazioni belliche ma, in assenza dei loro cari impegnati al fronte, combatterono l'aspra guerra per la sopravvivenza quotidiana. La mostra sarà visitabile fino al 26 aprile.

.. ore 17.00

Nell'ambito degli incontri culturali promossi dalla Società di Minerva di Trieste, la dott.ssa Giuliana Ferrisi illustrerà L'opera del pittore Goriziano Giorgio Liberale. All'incontro interverrà la prof.ssa Nicoletta Zanni (Università di Trieste).




Incontro
videodanza
Conversazione con Francesca Debelli e (elisa)Betta Porro


16 aprile 2014, ore 18.30
DoubleRoom arti visive - Trieste
doubleroomtrieste.wordpress.com

Incontro di approfondimento sull'interazione fra danza e video con le performer Francesca Debelli e (elisa)Betta Porro nell'ambito della rassegna "SOFA CHATS videoarte da salotto" introdotto da Massimo Premuda. L'incontro, che verrà riproposto su Radio Fragola la domenica successiva alle 11.30, intende analizzare il rapporto fra performing arts e pratiche video, spaziando dalle coreografie pensate per il video fino ad esempi di design danza e di videoperformance interattive con lo strumento video. Le esperienze e i lavori delle due performer verranno messi a confronto in un dialogo in bilico fra arti visive, danza e nuovi media.

La danzatrice Francesca Debelli focalizzerà il discorso sull'apporto del video nella danza, sull'incontro fra danza, tecniche video e nuove tecnologie, e in particolare sul successo e la sempre più ampia diffusione della videodanza dovuti non solo alle molteplici possibilità coreografiche, anche poeticamente surreali, che offrono la ripresa e il montaggio rispetto alla performance dal vivo, ma anche alla possibilità di far viaggiare virtualmente il proprio prodotto artistico sia in rete che nei festival dedicati. La sperimentazione nell'ambito della danza della Debelli è stata infatti supportata negli anni dai video realizzati in collaborazione con l'artista multimediale Antonio Giacomin e dal lavoro di ricerca nelle realizzazione delle diverse edizioni di "Wallpaper Dance", rassegna internazionale interamente dedicata proprio alla videodanza organizzata a Trieste dall'associazione Coreofficina.

Su un altro versante si muovono invece le azioni performative di (elisa)Betta Porro, architetto e coreografa, che prendono in esame la relazione fra movimento, corpo e spazio urbano. La ricerca della Porro parte infatti nel 1983 in occasione del primo evento multimediale del Gruppo78 "impara l'arte e mettila da party", con una storica performance nata dall'incontro con il pittore Paolo Cervi Kervischer e il gruppo delle Look'n'Roll, di cui faceva parte con Ariella Perentin e Marzia Nordio. In seguito, passando fra esperienze di teatrodanza e improvvisazione di danza, giunge infine agli ultimi lavori live sull'interazione fra visual, suono e site specific, realizzando diverse performance in collaborazione con l'artista multimediale Cecilia Donaggio e il musicista Max Jurcev, e ai recenti risultati del laboratorio permanente DULab (Designdanza&Urbano Lab), con il quale restituisce in video il primo prodotto del work in progress con il corto IN-BETWEEN: stream of (body) consciuousness, proiettato alla serata inaugurale del Dance Project Festival 2012 di Trieste, e il cui secondo episodio IN-BETWEEN II vedrà la sua prima presentazione pubblica proprio al DoubleRoom nel corso dell'incontro.




"Cave Cave"
Musica in grotta


19-20-21 aprile 2014
Casa Studio Morosin - Calcata (Vitebo)

Il nome della rassegna si lega al contesto col quale i musicisti sono chiamati a confrontarsi. Un ambiente ipogeo di origine preistorica, galleria d'arte e luogo di innesti culturali, un "ambiente scultura", un'acustica del tutto particolare. Calcata, borgo rinato d'origine preistorica, perla nel verde della Valle del Treja, dai primi anni Ottanta acquisisce fama internazionale per la presenza, la qualità del lavoro e le manifestazioni organizzate dagli artisti che la abitano. Questo evento è organizzato da Fonte Sonora Fest nella Casa Studio Morosin in collaborazione con l'Associazione Artisti Storici di Calcata. Affianca momenti di esibizione di alcuni significativi artisti della scena musicale contemporanea al dibattito e riflessione sull'evoluzione della musica in relazione alla nascita e agli sviluppi di nuovi strumenti, all'interazione tra suono e spazio e tra arti visive e musicali.

Entropia e Mauro Tiberi mettono in scena il connubio fra il canto armonico e diplofonico e la sintesi analogica, viene riproposto lo spettacolo in cui vocalità primordiali e suoni elettronici si fondono. Un viaggio fra canti primordiali e il flusso sonoro dei sintetizzatori classici degli anni 70, in una tessitura musicale piena di ambienti suggestivi e riferimenti psichedelici. Mauro Tiberi, musicista, ricercatore vocale, studioso di fenomenologia del suono, di psicoacustica, e di comunicazione intuitiva, conduce su queste tematiche, seminari, concerti, corsi di alta formazione, gruppi di studio, lezioni e conferenze in istituti, università e centri di studio in Italia e in Europa. Entropia, gruppo di interazioni fra diverse discipline artistiche e di contaminazione fra musica elettronica ed altri stili musicali è attivo dal 1996.

Il progetto ruota attorno al tastierista compositore Dr.Lops e al chitarrista dj Alex Marenga aka Amptek, autore radiofonico (attualmente collabora con Musica Machina su Radio Città Aperta) e sound designer. Ivan Macera, percussionista e batterista, di Entropia, focalizza il suo percorso verso la naturale sperimentazione della percussione, esprimendosi soprattutto nell'ambito dell'improvvisazione e della musica contemporanea. Insieme alla vocalist Marilena Paradisi ha recentemente presentato il suggestivo progetto "The Cave", lavoro di ricerca sul rapporto tra l'uomo e il suono in una grotta paleolitica. La tessitura dei vari elementi, musicali e culturali, è stato un lavoro raffinato che ha dato vita a un prodotto difficilmente inquadrabile con un'etichetta sola: "Non chiamatelo jazz", scherza la band. Ma neanche troppo: molte orecchie all'ascolto hanno assimilato Polemonta a un lavoro di classica contemporanea, per la commistione di suoni che difficilmente lo rende riconducibile a un genere soltanto. Una fitta tessitura di virtuosismo e passione, è il risultato di un album studiato nei minimi dettagli.

Con i Luz, niente è lasciato al caso: non una citazione, non una nota. I riferimenti sono tanti, a partire dalla title track: Polemonta, è un termine di origine grika (lingua di derivazione greca parlata nel Salento) usato dal regista greco Dimitris Mavrikios come titolo per un suo documentario del 1975 sulla cultura grecanica: la traduzione è doppia, e può significare "lavorando" e "combattendo". Il nome della band, "Luz", rimanda a un passo del romanzo Che tu sia per me il coltello, di David Grossman. Polemonta è stato registrato nell'aprile 2013 presso gli studi Entropya Ballabio di Perugia, da Roberto Lioli. Il missaggio è stato affidato ad Antonio Castiello e il mastering a Valerio Daniele che ha esaltato la profondità dinamica della musica dei LUZ usando criteri non usuali nel jazz o nel rock contemporaneo ma più vicini ai mastering usati in ambito classico.

Il duo composto da Giovanni Di Cosimo alla Tromba e le batterie elettroniche e samplers di Spectrex offre una musica elettronica energetica che confina con l'Ambient, Minimal e Abstract. Tutti e due gli artisti sono di nascita jazzistica e con gli anni hanno ricercato e sviluppato nuove sonorità nell'ambito della musica elettronica. John B Arnold "Spectrex" è attivo da anni nella scena jazz internazionale con ben quattro CD a suo nome e una lunga lista di artisti con cui ha diviso palchi e contribuito come ospite nelle loro registrazioni. Giovanni Di Cosimo attivo nella scena Internazionale del jazz, attualmente curatore artistico e musicista del programma televisivo Gazebo su Rai 3. (Comunicato stampa)




Musiche di Britten, Mozart, Mahler e Beethoven
Archi De Sono e Gabriele Carcano al pianoforte


16 aprile 2014, ore 20.30
Auditorium Parco della Musica - Roma
www.austriacult.roma.it

L'orchestra Archi De Sono e il promettente pianista torinese Gabriele Carcano in un concerto esuberante e pieno di energia che attraversa a ritroso due secoli di storia della musica. Young Apollo è un brano trascinante, ispirato ai versi di John Keats, scritto per la CBC nel 1939, durante il primo anno americano del compositore. Ci riconduce agli anni in cui Britten, spinto dal suo atteggiamento pacifista lasciò l'amata Inghilterra a ridosso della seconda guerra mondiale. Il trasferimento in America insieme al compagno di vita, il tenore Peter Pears e a un gruppo di altri intellettuali lo portò a contatto con un'atmosfera vivace e bohémien che ispirò molte sue pagine memorabili, prima del rientro in Patria nel 1942.

La freschezza e l'attualità della musica di Mozart, che si sprigiona cristallina dai tasti del pianoforte, voce solista nel Concerto K 414 in un dialogo con l'orchestra, ci riporta invece al soggiorno viennese, forse il più spensierato, durante il quale Wolfgang conobbe l'apprezzamento del pubblico che seguiva i suoi concerti con adorazione. Con l'Adagetto dalla Sinfonia n. 5 di Mahler entriamo in contatto con un altro mondo, quello interiore, riscoprendo il nostro rapporto con la Natura e con Dio. Personalità complessa, uomo schivo, Mahler cercava di affrontare con la propria musica molte questioni esistenziali.

Il senso della vita, del nostro percorso terreno, sono "programmi interiori" soggiacenti alle sue composizioni che per questo motivo ci appaiono dense di significati. Solidità e forza. Questo ci trasmette la musica di Beethoven anche al primo ascolto. Nel Quartetto op. 95 (eseguito nella trascrizione per archi che ne fece Mahler) spiccano i giochi timbrici, gli strumenti sono, infatti, utilizzati come un pennelli, per affreschi di grande impatto emotivo ai quali tutti si possono avvicinare senza timore di poter fraintendere.




L'Europa arriva in Emilia Romagna
A Reggio Emilia il dibattito sul futuro dell'Unione e il punto sulle opportunità offerte dall'UE sul territorio

www.europedirect-emilia.eu

L'Europa arriva in Emilia Romagna per avviare il dibattito sul futuro dell'Europa in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo, presentare le opportunità delle politiche e dei programmi del nuovo quadro finanziario 2014-2020 e la nuova generazione dei centri Europe Direct e delle altre reti tematiche dell'Unione europea. Questi gli obiettivi dell'evento svoltosi il 9 aprile 2014 a Reggio Emilia presso la Sala delle conferenze del Tecnopolo di Reggio Emilia, con il responsabile stampa e media della Commissione europea in Italia Ewelina Jelenkowska-Luca', il responsabile comunicazione Alessandro Giordani e il Direttore alla programmazione e alle relazioni europee della Regione Emilia Romagna Enrico Cocchi.

L'iniziativa è stata promossa dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea e dai centri d'informazione "Europe Direct" dell'Emilia Romagna.

Contesto: qualche esempio dell'Europa in Emilia Romagna

1 - Reggio Emilia e Cesena capofila di progetti per lo sviluppo urbano

Urbact II è un Programma europeo di scambio e apprendimento che promuove lo sviluppo urbano sostenibile ed è co-finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) nell'ambito della Politica di Coesione Europea. Il FESR mira a consolidare la coesione economica e sociale dell'Unione europea correggendo gli squilibri fra le regioni, in particolare finanziando le imprese che investono nella creazione di posti di lavoro sostenibili; le infrastrutture legate alla ricerca e all'innovazione, e sostenendo la cooperazione fra città e regioni.

Urbact consente alle città europee di lavorare insieme per sviluppare soluzioni comuni per affrontare le più importanti sfide urbane, sviluppando soluzioni concrete innovative e sostenibili che tengano insieme la dimensione economica, sociale e ambientale. Urbact riunisce 500 città e 29 paesi europei. In Italia sono 14 le città coinvolte, di cui tre sono in Emilia Romagna: Bologna, Reggio Emilia e Cesena. Queste ultime due sono anche capofila di due progetti specifici.

Reggio Emilia guida il progetto EnterHub nato per promuovere il ruolo dei nodi ferroviari e intermodali di rilevanza regionale nelle città di medie dimensioni, come motore dello sviluppo delle realtà coinvolte. Obiettivo del progetto è rendere competitivo il territorio che gravita intorno a questi nodi regionali (come la nuova stazione Mediopadana dell'Alta Velocità) e avviare reti di relazioni a livello Europeo. I gruppi di supporto locale, nati nel progetto EnterHub, riuniscono istituzioni e professionisti locali per la creazione e lo scambio di buone pratiche tra le realtà coinvolte.

Cesena è invece alla guida di Jobtown, incentrato sullo sviluppo di iniziative per la creazione di opportunità lavorative e formative per i giovani. Il progetto mira a far incontrare domanda e offerte di lavoro, individuare e adottare buone pratiche a livello locale e sviluppare insieme agli altri partner una rete di iniziative e attività volte ad incrementare le opportunità per i giovani del territorio.

2. - Spinner, un sostegno all'occupazione regionale

Spinner 2013 è un programma del Programma Operativo Regionale (POR) 2007-2013 del Fondo Sociale Europeo (FSE), attivo sin dal 2009, dedicato alle persone ad alta qualificazione per lo sviluppo di ideee progetti innovativi e la valorizzazione dei talenti. Il Fondo sociale europeo (FSE) è il principale strumento utilizzato dall'UE per sostenere l'occupazione, aiutare i cittadini a trovare posti di lavoro migliori e assicurare opportunità lavorative più eque per tutti. A questo fine, l'FSE investe nel capitale umano dell'Europa: i lavoratori, i giovani e chi è alla ricerca di un lavoro. Grazie ad una dotazione di 10 miliardi di euro l'anno, l'FSE aumenta le prospettive occupazionali di milioni di cittadini europei, prestando particolare attenzione a chi incontra maggiori difficoltà a trovare lavoro.

Spinner viene realizzato in collaborazione con università, centri di ricerca e imprese dell'Emilia Romagna. Sostiene le persone per la realizzazione di progetti di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e trasferimento tecnologico e di know-how anche a livello internazionale. Offre borse di ricerca e incentivi economici per la formazione avanzata e specialista e incentiva la realizzazione di percorsi di ricerca e di alta formazione. E' rivolto ai domiciliati della Regione, in particolare a laureandi, laureati e dottori di ricerca. Il programma conta inoltre su una rete di sportelli localizzati presso università e centri di ricerca di tutta la regione.

3. - Ravenna 2019 - L'Emilia Romagna al centro della cultura europea

L'Italia insieme alla Bulgaria avrà il ruolo di capitale europea della cultura nel 2019. Molte città italiane hanno proposto la propria candidatura per diventare per un anno il centro della cultura europea, valorizzare il proprio territorio e rafforzare le attività culturali. Ravenna e l'Emilia Romagna insieme a Cagliari, Lecce, Perugia-Assisi, Matera e Siena sono le sei finaliste tra le quali sarà scelta la capitale europea del 2019. A scegliere la vincitrice sarà un gruppo di esperti italiani ed europei. Una volta designata ufficialmente, la futura capitale della cultura potrà ottenere, a seguito di due incontri di monitoraggio, 1,5 milioni di euro che l'Europa destina alle capitali europee della cultura, attraverso il programma Europa Creativa, per sostenere le relative attività.

Diventare capitale europea della cultura ha un forte impatto, come dimostrano le precedenti esperienze. Rigenera di fatto la città, ne aumenta il profilo internazionale e l'interesse turistico, con tutte le relative ricadute positive sull'economia della città. Il programma Europa Creativa, che sostiene le attività culturali e cinematografiche europee, nasce sulla scia dei programmi Media, Media Mundus e Cultura che negli scorsi anni hanno finanziato le iniziative culturali europee. L'Assessorato regionale alla Cultura dell'Emilia Romagna, in collaborazione con Ervet e Ater-Associazione Tetrale Emilia Romagna, ha attivato uno Sportello per la cultura e la creatività che approfondisce e aiuta gli operatori regionali della cultura a cogliere le opportunità offerte dal Sottoprogramma Cultura di Europa creativa e a fornire informazioni sui bandi esistenti e le procedure per accedervi.




Concerti dell'Associazione Chamber Music di Trieste
www.acmtrioditrieste.it

- In ricordo di Dario De Rosa
16 aprile, alle 20.30, Ridotto del Teatro Verdi

Protagonisti musicali il Trio Debussy e l'Ars Trio che, tra i tanti allievi del Trio di Trieste, hanno vinto il nostro "Premio Trio di Trieste" rispettivamente nel 1997 e nel 2001. Accanto alle suggestive musiche di Ravel e di Beethoven, un ritratto affettuoso del M.° De Rosa sarà disegnato da Giorgio Pestelli, Massimo Parovel e Fedra Florit. Il concerto si attua in collaborazione con il Conservatorio di Trieste e con la sponsorizzazione di Suono Vivo - Padova ed è a ingresso libero.

- "Il 18 alle ore 18"
18 aprile, Palazzo del Governo

Con il pluripremiato Coro Sinfonico di Ruda diretto da Fabiana Noro, al pianoforte Matteo Andri e al violoncello Antonio Merici. In programma pagine di Schubert, R. Strauss e Mendelssohn.




Operette morali © Simona Cagnasso LuganoInScena

"Operette Morali"
di Giacomo Leopardi, adattamento e regia di Mario Martone con la Compagnia del Teatro Stabile di Torino


15-16 aprile 2014, ore 20.30
Teatro Cittadella - Lugano
www.luganoinscena.ch

Messa in scena teatrale dei racconti e dei dialoghi a cui Giacomo Leopardi ha affidato le proprie satiriche e provocatorie riflessioni sull'uomo, il rapporto con i suoi simili, con la storia e la natura, il progresso, la ricerca della felicità, il confronto tra i valori del passato e la decadenza del presente, la potenza delle illusioni e della fama, le assurdità della politica. Un Leopardi arguto e sorprendentemente contemporaneo. Scritte tra il 1824 e il 1832, le "Operette morali" non si possono definire "teatrali" in senso classico, ma sono state pensate come una commedia, cioè in una lingua e con una struttura così vive e moderne da far saltare i riferimenti al secolo XIX in cui è stata scritta per approdare a una profonda sintonia con esperienze fondamentali del teatro e della vita del nostro tempo. Lo spettacolo ha vinto il Premio Ubu 2012 per la regia e il Premio La Ginestra 2011.




Logo rassegna cinematografica Berlino tra Muro e multiculturalismo Berlino tra Muro e multiculturalismo
Rassegna cinematografica


termina il 24 giugno 2014 (ogni martedì ore 18.30, ad esclusione del 22 aprile)
Goethe-Institut Palermo
www.goethe.de/palermo

La rassegna cinematografica si inserisce nell'ambito delle iniziative che l'istituto culturale tedesco operante in Sicilia dedica quest'anno alla ricorrenza del 25° anniversario della Caduta del Muro di Berlino (1989-2014). Il fulcro della rassegna è la città di Berlino, metropoli in continuo movimento, simbolo della riunificazione delle due Germanie, divise per quasi trent'anni da un Muro che ha condizionato e lacerato rapporti umani, coscienze, vite. In una selezione di undici film, prevalentemente di recente produzione, saranno ripercorsi momenti cruciali della storia tedesca degli ultimi decenni.

Film come Sonnenallee, Nachtgestalten, This Ain't California, Herr Lehmann ci raccontano - anche a tratti divertendoci - la Berlino degli anni del Muro, altri come Berlin is in Germany e Berlin Babylon offrono uno spaccato sulla repentina trasformazione di questa metropoli all'indomani della caduta del Muro. Ma Berlino è oggi anche punto di riferimento e di incontro - spesso anche di scontro - di razze, culture, religioni. In film come Kaddisch für einen Freund, Die Fremde, Neukölln Unlimited, Prinzessinenbad, ma anche in Dicke Mädchen, sono proprio le minoranze ad essere al centro delle storie; integrate, respinte, in ogni caso in dialogo stretto con una città complessa e ammaliante. Tutti i film sono in versione originale con sottotitoli italiani.

- Programma

08 aprile, Herr Lehmann (Il signor Lehmann), regia di Leander Haußmann, Germania, 2003
15 aprile, Nachtgestalten (Personaggi notturni), regia di Andreas Dresen, Germania/Ungheria, 1999
22 aprile, Chiusura pasquale
29 aprile, This Ain't California (Questa non è la California), regia di Marten Persiel, Germania/Olanda, 2012
06 maggio, Neukölln Unlimited, regia di Agostino Imondi, Dietmar Ratsch, Germania, 2010
13 maggio, Sonnenallee, regia di Leander Haußmann, Germania, 1999
20 maggio, Kaddisch für einen Freund (Kaddisch per un amico), regia di Leo Khasin, Germania, 2012
27 maggio, Die Fremde (La straniera), regia di Feo Aladag, Germania, 2010
03 giugno, Berlin Babylon, regia di Hubertus Siegert, Germania, 2001
10 giugno, Dicke Mädchen, regia di Axel Ranisch, Germania, 2012
17 giugno, Prinzessinnenbad, regia di Bettina Blümner, Germania, 2007
24 giugno, Berlin is in Germany, regia di Hannes Stöhr, Germania, 2001




Festival del Cinema Spagnolo - 7a edizione

08-14 maggio 2014, Cinema Farnese Persol di Campo de' Fiori - Roma
15-18 maggio, Apollo SpazioCinema, Cinema Palestrina e il Beltrade - Milano
www.cinemaspagna.org

La Nueva Ola, sezione principale del festival, fondato e diretto da Iris Martín-Peralta e Federico Sartori, presenterà come di consueto le migliori pellicole iberiche dell'ultima stagione tra cui il film di apertura in entrambe le città: Vivir es fácil con los ojos cerrados (Vivere è facile ad occhi chiusi), di David Trueba, trionfatore ai Premi Goya 2014 con 6 statuette (tra cui Miglior Film, Miglior regista, Miglior attore, Miglior colonna sonora a Pat Metheny). Il film, che sarà distribuito in Italia da EXITmed!a dal prossimo 16 ottobre, è ambientato nella Spagna del 1966, precisamente nell'Almeria, luogo di riprese degli "spaghetti western".

Racconta il viaggio di un insegnante di inglese (interpretato da Javier Cámara) verso il sud, dove John Lennon sta girando il film Come ho vinto la guerra, di Richard Lester. Per lui, che usa le canzoni dei Beatles nelle lezioni in classe, è l'occasione per incontrare il proprio idolo e proporgli un'idea che resterà nella storia della musica: che sulle copertine dei dischi compaiano i testi delle canzoni. Vivir es fácil con los ojos cerrados è la traduzione di Living is easy with eyes closed, uno dei versi della canzone Strawberry fields forever che Lennon stava componendo proprio in quel periodo. A Milano, inoltre, il Festival verrà accompagnato dalla mostra fotografica Cineastas Contados, di Oscar Orengo e da una speciale sezione dedicata al Cinema Argentino. (Comunicato Ufficio stampa REGGI&SPIZZICHINO Communication)




La Stagione del Raccolto
La maturità della vita nel cinema
Rassegna cinematografica per imparare a invecchiare bene


09 marzo - 13 aprile, ore 16.30
Teatro Miela - Trieste
www.associazionearis.com

- 09 marzo
Il matrimonio che vorrei, di David Frankel (Usa 2012)

- 16 marzo
Il vecchio e il mare, di Iohn Sturges (Usa 1958)

- 23 marzo
Buon Natale... Buon Anno, di Luigi Comencini (Italia, Francia 1989)

- 30 marzo
A Lady in Paris, di Ilman Raag (Francia, Belgio, Estonia 2012)

- 06 aprile
Quartet, di Dustin Hoffman (Gran Bretagna 2012)

- 13 aprile
E se vivessimo tutti insieme?, di Stephane Robelin (Francia, Germania 2011)




Rassegna Il gusto della memoria Il gusto della memoria
Rassegna di film ispirati alle immagini d'archivio


3a edizione, 27 e 28 settembre 2014
Sala Cinema Trevi e su un battello sul Lago di Bracciano - Roma
comeeravamocontest2014.webnode.it

Il tema di quest'anno è: Ero quello che non sono più. Il cambiamento, un tema di certo non facile, lirico, filosofico che si pone una domanda esistenziale: Cosa vuol dire cambiare? Il festival, fondato e diretto dalla montatrice e regista Cecilia Pagliarani, è organizzato dall'Associazione per la salvaguardia della memoria filmica amatoriale Come Eravamo, in collaborazione con l'archivio di cinema amatoriale nosarchives.com e il portale di cinema cinemaitaliano.info.

Il contest è articolato in tre sezioni: Fiction, con cortometraggi della durata massima di 12 minuti; Documentari, per opere di reportage o di docufiction della durata massima di 30 minuti e infine la sezione Advertising dedicata a spot pubblicitari per prodotti attuali o vintage, della durata massima di 45 secondi. Tutti i lavori devono essere presentati entro il 15 agosto 2014 e devono contenere almeno il 60% di immagini di cinema amatoriale tratte nell'archivio nosarchieves.com che custodisce in full HD film realizzati tra il 1922 ed il 1984 girati in formato ridotto (8mm, 9,5mm, 16mm, 17,5mm e Super8). Oltre al materiale scaricabile dall'archivio, si potranno usare immagini vecchie e nuove girate con qualsiasi supporto tecnologico.




Ettore Frani - Terra Latte Luce III «Coraggio, sono Io!»
In che modo Dio si prende cura di noi?
Lettura ecumenica a due voci proposta dalla Fondazione Culturale San Fedele e dal Centro Culturale Protestante


07-28 maggio 2014 (di mercoledì, ore 18.30)
Libreria Claudiana - Milano
www.centrosanfedele.net - www.centroculturaleprotestante.info

Inquietudini, o angosce indefinibili, legate al male di vivere, all'assenza di un senso per la nostra vita. Smarriti in questa età del rischio, come ritrovare il coraggio di agire e liberarci della paura? Gesù ci insegna che c'è una via per il sollievo dalle preoccupazioni quotidiane o dal panico più incontrollabile. Questa via si trova nella fede in Lui e nel Padre che l'ha inviato fra noi. Perché fin dai primi libri delle Scritture il Signore si presenta come Colui che ci dà serenità, dissipando le paure più devastanti: quella della morte e quella del Tremendo, del Sacro.




Il punto sul paesaggio. Esperienze internazionali a confronto
Ciclo di conferenze 2014
Fondazione Falciola/Camplus Rubattino - Milano
www.acmaweb.com

Il paesaggio risulta sempre più essere tema d'attualità. Non solo perché la Convenzione Europea del Paesaggio sottoscritta oltre dieci anni fa a Firenze ha innescato nel nostro Paese una serie di norme di tutela e valorizzazione da parte degli enti pubblici ma perché ha costretto le università e gli ordini professionali a programmare nuove figure, a rivedere la cultura progettuale. Eppure la cultura stessa di un paese che enumera una invidiata densità di beni culturali nel territorio e una lunga storia di normative a loro tutela risulta paralizzata, pietrificata, di fronte alla sfida della modernità, alla proposta dello sviluppo e della relativa infrastrutturazione del territorio.

L'iniziativa comprende una serie di incontri aperti al pubblico con alcuni paesaggisti, docenti del Master in Architettura del Paesaggio UPC-ACMA, interpreti delle principali esperienze internazionali: momento di scambio e confronto su tematiche sempre più attuali, non solo per tecnici e professionisti del settore ma anche per la crescita di una consapevolezza diffusa nella società che necessariamente condivide il patrimonio comune del paesaggio. Le conferenze, ad ingresso libero, sono aperte al pubblico. Si richiede conferma di partecipazione via mail (acma@acmaweb.com)

27 marzo: Bart Brands (Hilversum)
08 maggio: Roger Narboni (Parigi)
05 giugno: Jean-Michel Landecy (Ginevra)
11 settembre: Victor Tenez Ybern (Barcellona)
09 ottobre: Michael Van Gessel (Amsterdam)
23 ottobre: Anna Zahonero Xifrè (Barcellona)




Copertina album Parallel Dimensions Parallel Dimensions (serie Just Music vol 36)
di Mac of BIOnighT
Disponibile su Bandcamp (WAV, FLAC, MP3)

«Quest'album è stato ispirato dai bellissimi dipinti "cosmici" di Sandro Bardelli (www.sandrobardelli.it); mi ci sono voluti anni per trovare i concetti giusti che mi guidassero attraverso la creazione di brani che rappresentassero realmente quello che sento guardando i suoi lavori sognanti ed emotivi. Infine, dopo molti anni e tentativi, ecco l'album dove esprimo esattamente le sensazioni che mi danno i suoi spazi interiori e pittorici. Ho immaginato un universo bianco - la carta - che si riempie di linee che danzano, un cancello che si apre su un viaggio fra dimensioni parallele di colori e forme... ed ho composto e registrato guardando le sue opere. Mille grazie a Sandro Bardelli per avermi permesso di registrare questo album e di usare i suoi dipinti come copertina.» (Mac of BIOnighT)




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.

Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.

Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole (ora esposte alla mostra "Footballspacegallery" a Casa Suardi ex Università di Bergamo fino al 31 ottobre) di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




La miniatura armena - Libro-calendario 2011 La miniatura armena
Libro-calendario 2011

a cura di Giovanna Parravicini, RC Edizioni «La Casa di Matriona», pagg.50, formato 31x44, Milano 2010, €15,00
Depliant

Per il 2011 il tradizionale libro-calendario di Russia Cristiana propone un tema di straordinario interesse, il mondo delle miniature armene, attraverso una selezione di opere dal VI al XVI secolo. L'opera, a cura di Giovanna Parravicini (ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana) costituisce infatti una raccolta di splendide miniature provenienti dalle collezioni dell'Istituto Matenadaran di Erevan e della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro a Venezia, riprodotte in grande formato.

Le miniature sono state realizzate da Sejranus Manukjan e Zaruhi Hakobjan (Istituto Matenadaran, Erevan, Armenia), Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum, Venezia). Ogni miniatura è corredata da una descrizione completa artistica e storica. L'opera è arricchita da un testo monografico (con immagini e foto) sulla storia della miniatura armena con approfondimenti sulle diverse scuole di miniatura, sulla Chiesa Armena, su alcuni tratti caratteristici della spiritualità.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non investiti da indagini sistematiche: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume indaga il tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina libro Guerra dei Pazzi Cacciate Lorenzo! La guerra dei Pazzi e l'assedio di Colle Val d'Elsa 1478-1479
di Marco Barsacchi, Protagon Editori, pagg.208, 24,00 euro

La guerra che seguì la congiura dei Pazzi, e che da questa prese il nome, è tipica espressione di quell'epoca inquieta, di cui evidenzia ambizioni, timori, debolezze, ipocrisie che contrassegnavano le relazioni politiche e diplomatiche, riflettendosi poi nella strategia e nella condotta delle operazioni militari. Dopo aver rapidamente delineato il contesto storico in cui nacque, il volume di Marco Barsacchi, segue le vicende del conflitto che ebbe luogo in Toscana ma che coinvolse tutte le potenze del periodo: il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli, Le repubbliche di Venezia, di Firenze e di Siena.

Si sofferma in particolare sull'assedio di Colle Val D'Elsa che, delle ostilità fu l'episodio culminante e decisivo, segnandone la fine. Tale assedio, durato 52 giorni, offre un quadro vivace di guerra quattrocentesca: con gli assalti alle mura, il fuoco terrificante delle bombarde e quello insidioso delle artiglierie minute, gli atti di eroismo, i rancori municipali, le inutili crudeltà, le distruzioni e le sofferenze degi abitanti. I fatti della guerra e dell'assedio sono raccontanti valendosi di documenti e testimonianze dell'epoca, il che conferisce al dettato un sapore di vicende lontane, in qualche nodo viste con gli occhi e rievocate con le parole di coloro che le vissero in prima persona.

Il volume è arricchito da una prefazione di Franco Cardini, numerose tavole a colori con gli alberi genealogici delle famiglie dei Medici, dei Pazzi, Aragona, e Della Rovere Riario, i disegni con i ritratti dei principali protagonisti storici l'elenco dei "Dramatis personae" e un'appendice documentaria che riproduce il Documento della resa di Colle Val d'Elsa e il Trattato di Pace stipulato a Napoli il 13 marzo 1480. E' il primo titolo a inaugurare la collana "Guerre e Cavalieri" diretta da Franco Cardini per Protagon Editori. Il volume sarà presentato mercoledì con gli interventi del sindaco Paolo Brogioni, dell'assessore alla Cultura Alessandra Topini, dell'autore Marco Barsacchi e dello storico Franco Cardini.




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Federico II e gli Ebrei Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza
di Vincenzo Mercante, Edizioni Il Fiorino, pagg.135, €12,00

"Questo breve saggio" scrive Mercante nella prefazione "si presenta come logica conseguenza del mio precedente studio dedicato a I Sefarditi, Saggi Ministri di Califfi e Re, pubblicato recentemente da Alinari. L'Al-Andalus dei secoli X-XIII presentava infatti nella Spagna delle tre culture (musulmana, cristiana ed ebraica), eccettuato il periodo della dinastia degli Almohadi, un clima di tolleranza, floridezza e cultura tali da lasciare un segno perenne nel corso dei secoli. L'eredità non andò perduta per qualche centinaio di anni: infatti la "Reconquista", che si proponeva di riportare sotto le insegne del Cristianesimo la penisola iberica, s'imbattè in un sovrano quale Alfonso X di Castiglia (1221-1284), così illuminato da essere soprannominato "il Savio". Egli si distinse infatti per la sua opera di mecenate, rendendo la sua corte un centro di sapere aperto a ogni ramo scientifico, soprattutto quello giuridico.

Cronologicamente il suo operato si colloca alcuni anni dopo l'avventura di Federico di Svevia, ma i due sovrani presentano alcune caratteristiche comuni, prima fra tutte la tolleranza nei confronti di musulmani ed ebrei. Poco prima infatti nel centro del Mediterraneo la forte personalità dell'imperatore svevo" prosegue l'autore "aveva già instaurato una convivenza tra le tre culture e di conseguenza tra le tre religioni, che lascia ancor oggi stupiti per la modernità del concetto di tolleranza, che lungo i secoli ha tanto appassionato filosofi e saggisti, da John Locke (1632-1704), che scrisse la Lettera sulla tolleranza, a Voltaire (1694-1778), autore del Trattato sulla tolleranza. A tale moderno concetto di liberalità e all'implicito messaggio e invito alla pace contenuto nel libro, si accosta anche l'avanguardia architettonica presente a Castel del Monte in Puglia, trattato in appendice dall'architetto Marianna Accerboni.

Il maniero fu fatto erigere da Federico II tra il 1240 e il 1250 e fu straordinariamente dotato di servizi, quali latrine, camini, condotte idrauliche, e di agi e lussi, inusitati per l'epoca e inseriti in un'architettura densa di riferimenti simbolici, matematici e geometrici: "una dimora possente" - così Accerboni - "in cui s'incontrano il pensiero e l'azione, che sembra concepita, filosoficamente, quale luogo per meditare e non per combattere". Il volume si conclude con gli apporti in appendice di Giorgio Galazzi, che tratta della Scuola Medica Salernitana, e con un accenno al trattato sull'arte della caccia con gli uccelli, composto in latino da Federico II. Vincenzo Mercante, noto studioso, è insegnante, esperto di comunicazione massmediale e collaboratore, in qualità di pubblicista, di varie testate. Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza è il suo diciottesimo libro.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. è un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui "Protagonisti. Arte e scienza a Trieste" (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen, nata ad Isola d'Istria (oggi Slovenia) e triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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