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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Ultima cetra - libro di poesie di Nidia Robba «Ultima cetra»

Libro di poesie di Nidia Robba (Trieste, 2015)


Prefazione
 




Leonardo 1452-1519: Il disegno del mondo
termina il 19 luglio 2015
Palazzo Reale - Milano

L'esposizione presenta una visione di Leonardo non mitografica, né retorica né celebrativa, ma trasversale su tutta l'opera del poliedrico personaggio, considerato come artista e scienziato attraverso alcuni temi centrali individuati dai curatori: il disegno, fondamentale nell'opera di Leonardo; il continuo paragone tra le arti: disegno, pittura, scultura; il confronto con l'antico; la novità assoluta dei moti dell'animo; il suo tendere verso progetti utopistici, veri e propri sogni, come poter volare o camminare sull'acqua per cui sarà allestita in mostra una apposita sezione; l'automazione meccanica e così via, temi che lo hanno reso un alfiere dell'unità del sapere, con l'intrecciarsi continuo nella sua opera di scienze e arti.

Frutto di un intenso lavoro di cinque anni, l'esposizione curata da Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio, tra gli storici dell'arte più importanti per gli studi sul grande genio del Rinascimento, raccoglie oltre 200 opere da un centinaio di musei e istituzioni da tutto il mondo. Anche la Pinacoteca Ambrosiana, considerata la casa milanese di Leonardo, che presta il celebre Ritratto di Musico e ben trentotto disegni dal Codice Atlantico, è tra i principali protagonisti della mostra.

La straordinaria mostra illustra, attraverso dodici sezioni, le tematiche centrali nella carriera artistica e scientifica di Leonardo, venendo ad abbracciare non solo gli anni della sua formazione fiorentina, ma anche i due soggiorni milanesi, fino alla sua permanenza in Francia, sottolineando così alcune costanti della sua visione artistica e scientifica. Dal percorso espositivo risulta chiara anche la sua vocazione all'interdisciplinarietà e al continuo intrecciarsi di interessi, attraverso l'approccio analogico allo studio dei fenomeni e alla loro rappresentazione grafica, riassunti e culminanti nei suoi dipinti più tardi.

La sequenza del percorso espositivo presenta nelle varie sezioni opere autografe di Leonardo - dipinti, disegni e manoscritti -, introdotte dalle opere dei suoi predecessori - pittori, scultori, tecnici, teorici - che possano contestualizzare il contributo di Leonardo nella storia dell'arte, della scienza e della tecnica e offrire nel contempo una visione della figura di Leonardo artista e scienziato del suo tempo, senza concessioni alla mitografia e alla banalizzazione. Due sezioni finali, tuttavia, mostrano anche l'influenza di Leonardo pittore e teorico dell'arte in età moderna e la formazione del suo mito, incentrato sulla Gioconda.

La diffusione e la fortuna dell'arte e dei modelli di Leonardo è rappresentata in mostra da splendide opere di Giovanni Antonio Boltraffio, Marco d'Oggiono, Francesco Napoletano, Solario, Francesco Melzi, Giampietrino, Cesare da Sesto, Girolamo e Giovanni Ambrogio Figino e da altri importanti artisti. Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia intitolato al grande maestro presta inoltre due modelli storici di macchine - il carro automotore e il maglio battiloro - realizzati dall'interpretazione dei disegni di Leonardo.

Milano rende omaggio a Leonardo con tantissime iniziative, e sono dunque in programma una serie di approfondimenti fuori sede (oltre Palazzo Reale), che coinvolgeranno i luoghi di Leonardo nel territorio urbano e lombardo: la Sala delle Asse al Castello Sforzesco riaprirà al pubblico dopo un lavoro di restauro che ha riportato alla luce nuove strordinarie tracce della mano di Leonardo, che in quelle stanze lavorò per anni al servizio di Ludovico il Moro: una installazione multimediale racconterà ai visitatori la storia della Sala e il ruolo di Leonardo nella sua gigantesca decorazione; nella Sala della Balla, sempre al Castello Sforzesco, saranno disponibili due postazioni touchscreen per sfogliare, ingrandire, approfondire le pagine del Codice Trivulziano, il Libro d'appunti autografo del genio fiorentino: nella Pinacoteca Ambrosiana (Il Mondo di Leonardo), all'Acquario civico (Leonardo e l'acqua). La Cineteca Italiana promuove infine un programa di nove film su Leonardo che saranno proiettati al MIC-Museo interattivo del Cinema durante il mese di maggio.

Il catalogo che accompagna la mostra è, in realtà, ben più di un pur ponderoso catalogo: le oltre 600 pagine in grande formato ospitano, sotto la direzione di Marani e Fiorio, venti saggi di altrettanti grandi specialisti internazionali dell'opera di Leonardo, che analizzano le infinite sfaccettature del "disegno del mondo" del genio di Vinci. Il volume, disponibile in due edizioni, italiana e inglese, si pone di fatto come un'eccezionale ed aggiornatissima monografia, destinata a divenire un "reference book" per molti anni a venire. Accanto al grande catalogo, l'ampio e specializzato bookshop Skira proporrà ai visitatori una guida breve, anch'essa in due lingue, e uno straordinario corredo di altre pubblicazioni sull'opera di Leonardo.

Le dodici sezioni della mostra: 1. Il disegno come fondamento; 2. Natura e scienza della pittura; 3. Il paragone delle arti; 4. Il paragone con gli antichi; 5. Anatomia, fisiognomica e moti dell'animo; 6. Invenzione e meccanica; 7. Il sogno; 8. Realtà e utopia; 9. L'unità del sapere; 10. De coelo e mundo: immagini del divino; 11. I leonardeschi: la diffusione dei modelli di Leonardo e Trattato della Pittura; 12. Il mito di Leonardo. (Comunicato stampa Studio Lucia Crespi)




Astrid Nippoldt - Oakwood Astrid Nippoldt: Oakwood
23 aprile (inaugurazione ore 18.30) - 13 giugno 2015
The Gallery Apart - Roma
www.thegalleryapart.it

Terza personale in Galleria di Astrid Nippoldt (Gießen - Germania, 1973), artista di stanza a Berlino ma cosmopolita per vocazione, come si evince anche dal ciclo presentato per la prima volta in Italia. Se per il precedente progetto Pattern of Paradise (Cape Coral) la tappa romana aveva rappresentato il preludio alla immediatamente successiva presentazione in ambito museale, ora l'ordine dei fattori è invertito, giacché Oakwood è stato presentato per la prima volta al Museum Kurhaus Kleve in Germania, corredato anche di un catalogo ora disponibile in galleria.

Nippoldt orienta questa volta il suo obiettivo videofotografico verso la Cina, ma come sempre è un pretesto per inquadrare comportamenti umani specifici e transitori da cui trarre suggestioni universali. Incontrata per caso, grazie ad un'amica che stava vivendo l'esperienza, la catena di residenze Oakwood (oltre 25.000 alloggi nel mondo destinati a comunità temporanee di uomini e donne che si muovono per affari), Nippoldt ne rimane intrigata soprattutto per gli effetti collaterali sulla vita di mogli e mariti che di quegli uomini e donne d'affari sono solo accompagnatori.

Recatasi a Pechino in una delle residenze Oakwood, Nippoldt si immerge in una ricerca socio-psicologica che rifugge dalla tentazione meramente documentaristica o di reportage per privilegiare piuttosto una visione per metafore e trasformazioni visuali. Il frutto di questa impostazione sono i due video Oakwood Garden e My Day, il primo girato in notturna per restituire il senso di grottesco e nel contempo di seduzione che il luogo evoca, il secondo riprendendo l'esterno da un interno quale rappresentazione di un confine tra un dentro ovattato, lussuoso e sicuro e un fuori indeterminato.

I due video non intendono offrire due versioni diverse di uno stesso fenomeno. My Day, sobrio e laconico, e Oakwood Garden, immaginifico e colorato seppur nell'oscurità, danno luogo ad un'ambivalenza visiva in cui malinconia e bellezza vengono mescolate fino a farne una sintesi perturbante che lascia lo spettatore in preda ad un sentimento indefinito. Se My Day produce un tragicomico corto circuito, anche in virtù del genere maschile del protagonista che lo rende ancora più solo nello splendido isolamento della residenza, Oakwood Garden si nutre di antitesi, tra bellezza e fugacità, tra tentativi e fallimenti, tra tranelli e illusioni.

Come in tutti i progetti di Nippoldt, al versante video si accompagna una produzione fotografica in cui concetti, pensieri e obiettivi non cambiano, anzi si arricchiscono di immagini che il filtro dell'artista rende uniche pur restando di stretta derivazione dalla realtà. Al pari delle immagini, anche la colonna sonora dei video affonda le radici in situazioni reali, trattandosi di suoni e rumori che l'artista raccoglie, cataloga ed archivia. Astrid Nippoldt ha inoltre dato vita per l'occasione ad un blog che accompagnerà la mostra durante il periodo di apertura, una sorta di diario per appunti che consentirà di entrare ancora meglio nell'immaginario dell'artista e nelle sue modalità di ricerca. Sarà possibile visitare il blog dal sito di Cura Magazine (www.curamagazine.com) o andando direttamente all'indirizzo dailymorror.wordpress.com. (Comunicato stampa)




Wolfgang Stifter - Il tulipano d'argento - cm.120x155 2012 Wolfgang Stifter. Equilibrio magico. Pittura e grafica
18 aprile (inaugurazione ore 17.30) - 07 maggio 2015
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

L'esposizione, curata da Arianna Sartori, vede esposte una selezione di dipinti e grafiche realizzate da Wolfgang Stifter (Ottensheim - Alta Austria, 1946) negli ultimi anni. La mostra si inaugura con l'azione per il pubblico L'arte del giusto ritaglio alla presenza dell'artista. Wolfgang Stifter lavora come pittore, grafico, tipografo, autore di libri d'arte e come creativo in spazzi pubblici. «La sorprendente pluralità tematica è in Wolfgang Stifter il risultato di uno spirito aperto, di un occhio curioso e di una personalità artistica avida di sapere di fronte a tutti i possibili eventi e vicende o ai vari flussi di informazione che casualmente capitano in coincidenza temporale con l'atto del dipingere. Essi rappresentano fondamentali meccanismi d'innesco per il suo artistico "fiotto d'immagini", come egli stesso lo definisce...». (Carl Aigner)

«Wolfgang Stifter negli anni '60 studia all'Accademia di Belle Arti a Vienna sotto la guida di Max Melcher e dal 1989 è professore all'Università d'Arte a Linz, 1991-2000 rettore. La sua opera, resa nota al pubblico attraverso numerose esposizioni nazionali ed internazionali fin dagli anni '70, comprende accanto a pittura, grafica e serie grafiche, anche vari libri artistici e progetti architettonici. Ogni singolo dipinto rappresenta un sistema di ponderazioni differenziate tra piani grafici e pittorici, impulsi coloristici e contrasti bianco-nero, così come immanenti verità e spazio associativo di motivi. Nonostante la distanza temporale, tutti i dipinti si inseriscono - indipendentemente dalla data di realizzazione - in un processo di creazione di precisi impulsi pittorici, piuttosto che in una successione evolutiva.

Colori, materiali, bordi e considerazioni di forma, così come concetti contenutistici, riferimenti letterari, esperienze personali e di viaggio influenzano l'arte di Stifter. Questi impulsi si collocano come idee al centro delle serie che per permettono a Wolfgang Stifter fin dagli anni '60 la personale sperimentazione e l'artistica definizione di una formale ad iconografica definizione di centro di gravità. In molti dei suoi lavori sono rappresentati peculiari mondi immaginari che si possono riconoscere, parte come inspessimento di una composizione di superficie, parte come sovrapposizione di diversi livelli o strati. Stifter è un contemporaneo originale ed autonomo caratterizzato da un'alta intelligenza estetica. E questa gli permette di trasmettere in immagini ed in modo così persuasivo le conoscenze sensoriali». (Martin Hochleitner)




Aikaterini Gegisian - A Small Guide to the Invisible Seas - Collage on paper 28.5x22cm 2015 - © Aikaterini Gegisian - Courtesy Kalfayan Galleries, Athens-Thessaloniki 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia


06 maggio (inaugurazione ore 19.00-21.00)
Isola di San Lazzaro degli Armeni - Venezia

In quest'anno simbolico, 2015, il Padiglione dell'Armenia, a cura di Adelina Cüberyan v. Fürstenberg, partecipante alla 56. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, è dedicato agli artisti della diaspora armena.

Presentazione rassegna




Opera di Antonella Affronti Antonella Affronti
(Diario Segreto)


18 aprile (inaugurazione ore 18.00) - 08 maggio 2015
Galleria d'Arte Studio 71 - Palermo
www.studio71.it

Saranno presentate al pubblico per la prima volta 21 opere realizzate dall'artista in un momento di particolare creatività. L'arte si sa non ha regole prestabilite, spesso è frutto di intuizioni, di stati d'animo, di momentanee folgorazioni, di crisi e di periodi di esaltazione, di presa di conoscenza e coscienza; di incontri casuali ma anche cercati, di discussioni interminabili magari tra colleghi e operatori culturali. Ma l'arte è anche solitudine ed è forse quello il momento in cui la produttività costruttiva del pensiero si mette in moto.

Ti costruisci un mondo parallelo fatto di "cose e pensieri" tuoi ai quali a nessuno è permesso di entrare. Un diario segreto nel quale gli appunti sulle tue emozioni, incontri, sofferenze, amore e piacere sono i compagni della tua giornata. Un ruolo fondamentale assume in tale operazione il colore, incanalato attraverso larghe pennellate che strutturano una sorta di "matasse" policrome. Sono gli anni in cui il corpo assume un'importanza fondamentale. Il tratto è più vincolato e la figurazione anatomicamente più dettagliata. Le sue opere divengono un campo in cui far convivere due mondi, quello del reale e quello dello spirituale, in perenne scambio dialogico. Catalogo a cura di Francesco M. Scorsone con testi di Tommaso Romano, Vinny Scorsone, Aldo Gerbino, Maria Antonietta Spadaro ed. ISSPE. (Estratto da comunicato stampa)

- Antonella Affronti: Diario pittorico
Presentazione catalogo




Fotografie di Rita Cigolini e oggetti di design e artistici di aziende storiche della Zona 4 "Il design si fa in... Quattro"
Fotografie di Rita Cigolini e oggetti di design e artistici di aziende storiche della Zona 4


termina il 23 aprile 2015
Spazio Laboratorio Hajech - Milano

La mostra fotografica che viene qui presentata nasce come omaggio alle molte realtà industriali che hanno caratterizzato il panorama produttivo e urbano della zona Sud Est di Milano nei primi Settanta anni del secolo scorso. Un omaggio agli ingegni umani che le hanno create e a quanti vi hanno contribuito con il proprio lavoro e la propria dedizione. Le aziende presenti, due delle quali ancora in attività, hanno raggiunto alti livelli di qualità, tecnologia, design dei loro prodotti, che ne hanno fatto aziende leader a livello internazionale nel loro periodo di massimo sviluppo. Ecco il loro elenco: Berlini, Cinemeccanica, Elchim, Ferrania, Geloso, Lagomarsino, La Voce del Padrone, Lesa, Mivar, Motta.

Molti degli oggetti fotografati da Rita Cigolini per conto di Quattro (radio, giradischi, dischi, registratori, macchine fotografiche, piccoli elettrodomestici) erano ampiamente presenti nelle case degli Italiani negli anni del boom economico, simbolo di crescita e progresso. Chi non aveva un giradischi Lesa o un registratore Geloso? Alcuni di questi oggetti vengono anche esposti nello Spazio Laboratorio: esempi di storie gloriose, tecnologie avanzate (per quei tempi) e buon design industriale. Questa mostra è anche una naturale appendice del libro Storie industriali. Passato e presente nel Sud Est di Milano, edito da Quattro, che raccoglie le storie di 36 fabbriche e imprese che hanno costruito quel caratteristico tessuto produttivo e industriale diffuso del territorio della attuale zona 4 del decentramento cittadino, di cui troviamo ancora molte tracce e memorie. (Stefania Aleni - Presidente Associazione Quattro; Estratto da comunicato stampa)




Giovanni Drogo - Navigli Corsari 1 - acrilici su tela cm.150x100 2015 Virgilio Patarini - Navigli Corsari 1 - t.m. su tela cm.150x100 2015 Virgilio Patarini e Giovanni Drogo
Navigli Corsari e altre storie


18 aprile (inaugurazione ore 20.30) - 24 aprile 2015
Spazio Libero 8 - Milano
www.zamenhofart.it

Dopo aver a lungo sperimentato forme, tecniche e materiali, passando attraverso l'astrazione, le installazioni, la performance, Virgilio Patarini è approdato ad un recupero dell'immagine e di una forma d'arte definibile "figurativa", sia pure a tratti in una declinazione "citazionista", pescando spesso dal bagaglio della memoria collettiva immagini in bianco e nero che decontestualizza e inserisce in nuovi spazi, donando a queste "figure" nuovo senso. Patarini lavora spesso ultimamente su fotogrammi di vecchi films del Neo-Realismo o su foto in bianco e nero della Seconda Guerra Mondiale, collocando queste citazioni in contesti spiazzanti come superfici abrase che fanno pensare a vecchi muri calcinati solcati da scritte o grondanti ruggine e macchie di umidità, e giocando così in maniera sottile, ambigua e post-moderna tra recupero della memoria e oblìo. Con un gesto che è al tempo stesso restauro e cancellazione.

Quasi opposto è il percorso di Giovanni Drogo, da sempre fedele ad una figurazione che tra origine, giocosamente e con leggerezza, da reminiscenze tra Cezanne e Carlo Carrà, e che ha sempre privilegiato dipingere colline e paesaggi, con una pennellata quadrata e corsiva, senza troppo indulgere nel particolare anedottico, ma pur sempre restando fedele ad una rappresentazione realistica sia pure a tratti al limite del fiabesco.

In questa mostra i due percorsi, quello di Patarini e di Drogo, si sono incontrati sullo stesso terreno: a partire dagli stessi soggetti, dalla stessa identica "inquadratura" (nella fattispecie alcuni scorci dei Navigli di Milano e alcune vecchie foto della Seconda Guerra Mondiale), ciascuno dei due ha declinato il soggetto secondo la sua tecnica e la sua poetica, dando vita ad autentici "dittici a quattro mani". Poi, in alcuni casi, alcune opere di soggetto tipicamente "alla Drogo" sono state dipinte con tecnica "alla Patarini" e viceversa, dando vita ad una sintesi di un qualche interesse tra i due "Universi Paralleli". (Navigli Corsari: Giovanni Drogo e Virgilio Patarini a confronto - Ovvero: Tesi, antitesi e sintesi - di Guglielmo Nero)




Guttuso: Ritratti e autoritratti
18 aprile - 21 giugno 2015
Museo Guttuso - Bagheria (Palermo)

Il Museo Guttuso di Bagheria, ospitato nello straordinario complesso monumentale tardo barocco di Villa Cattolica, celebra l'artista con una grande mostra - curata da Fabio Carapezza Guttuso e Dora Favatella Lo Cascio - ripercorrendone l'intero arco creativo attraverso una prospettiva inedita. Grazie al lungo lavoro di ricerca compiuto dagli Archivi Guttuso, le opere sono state scelte tra quelle presenti nei più importanti musei, oltre che nelle collezioni private più rappresentative.

Sarà così possibile ammirare i ritratti di scrittori come Alberto Moravia, Michael Angel Asturias, Nino Savarese, Carlo Levi, critici come Natalino Sapegno, Santangelo, poeti come Montale, Neruda, attori come la Magnani, Zeudi Araja, intellettuali e politici come Amendola, Bufalini, Alicata artisti come Picasso, Turcato, Consagra, Leoncillo, Fontana, Manzù che al pittore ha dedicato il grande monumento funebre, posto nel giardino del museo Guttuso. Una galleria di personaggi che testimonia la straordinaria capacità dell'artista di intessere rapporti dai quali sarebbero nati sodalizi, e si sarebbero sviluppati movimenti artistici, come Corrente e il Fronte nuovo delle arti.

Bagheria, la città natale, e la Sicilia, riaffiorano nei numerosi ritratti dedicati al padre che culminano nel visionario Gioacchino Guttuso Agrimensore (1966), colto nell'esercizio della sua professione; nel Ritratto della madre (1940), Giuseppina d'Amico, emerge il dramma della recente scomparsa del marito e la tristezza per il figlio lontano. Attraverso l'esposizione degli autoritratti sarà possibile scrutare nell'animo dell'artista, seguirlo, dagli esordi fino alla maturità, nella costruzione della sua identità, vedere riflessa, nel suo bel volto, la condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni. Saranno inoltre esposte molte opere inedite, i preziosi disegni della sua collezione privata, che raffigurano amici ed artisti colti in momenti di rilassatezza amicale.

Gli studi romani di Guttuso rappresenteranno per artisti, intellettuali, politici un luogo dove incontrarsi ragionare d'arte e di politica, come si vede nel bellissimo Gente nello studio, 1938, dove Antonietta Raphael Mafai, Mario Mafai, Aldo Natoli, Armando Pizzinato e Mimise, seduti sul letto del pittore, conversano amabilmente. Nello studio frequente era la presenza di donne, modelle, amiche, che costituivano il suo immaginario femminile, evidente nell'ultima grande opera: Nella stanza le donne vanno e vengono (1986). Il grande quadro, che ha per titolo il distico di T.S.Eliot "Nella stanza le donne vanno e vengono/ parlando di Michelangelo", è una meditazione sull'eterno femminino, rappresentato da otto donne che con tacchi altissimi, abiti accesi si pettinano, parlano al telefono, si abbracciano, tra queste si riconosce Marta Marzotto.

Da segnalare anche l'importante inedito Ritratto di Giovanni Pirelli (1959), l'intellettuale che rinunziò ad assumere la guida dell'azienda di famiglia per seguire le proprie passioni intellettuali e politiche, che ebbe con Guttuso un forte legame ricostruito nel catalogo sulla base di documenti inediti. La presenza di Picasso nella vita di Guttuso è come una camera oscura nella quale l'uomo si sovrappone alle immagini più pregnanti delle sue opere, i quadri dedicati dall'artista all'amico, dopo la sua morte, sono come sogni dove si intersecano immagini e persone come nella Colazione con la Dama di Cranach (1973) o nello struggente Lamento per la morte di Picasso (1973).

A Mimise, la compagna della vita, che sposerà nel 1950, è dedicata una galleria di ritratti tra i quali Mimise con il cappello rosso (1938), e l'Autoritratto con Mimise (1966) nel quale l'artista si ritrae con la moglie, costruendo una composizione che, sul filo della autobiografia, unisce il suo Autoritratto del 1940 e il ritratto di Mimise, del 1947. I ritratti e gli autoritratti saranno contestualizzati in un allestimento che prevede la proiezione di filmati d'epoca, messi a disposizione dalla Rai e dall'Istituto Luce e l'utilizzo del prezioso materiale documentario, in gran parte inedito, fornito dagli Archivi Guttuso.

Nel catalogo sono pubblicati, oltre a quelli dei curatori, i testi del famoso filosofo francese Jean Luc Nancy, che affronta il tema del ritratto; di Salvatore Settis, che avanza un'ipotesi inedita sulla morte di Neruda attraverso i ritratti dedicatigli da Guttuso; di Sergio Troisi, dal titolo emblematico Guttuso Ritratto dell'artista come malinconico. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Loredana-Mueller-Donadini-129x130 Loredana Müller Donadini - opera dalla mostra Pagine incise tra segno e colore Loredana Müller Donadini
"Variazioni 1/1" - Pagine incise tra segno e colore


19 aprile (inaugurazione ore 11.00) - 17 maggio 2015
Spazio d'Arte Stellanove - Mendrisio
www.stellanove.ch

Esposte una serie di pagine incise e stampate a torchio dall'artista. La matrice di zinco (50x50cm), segnata a punta secca, viene inchiostrata in variazione di colore e stampata a più riprese e in rotazione della lastra, che essendo quadrata mantiene il registro fisso e muta ogni volta la direzione dei segni. La ricerca artistica di Loredana è "aperta", le tappe si susseguono nelle opere che tentano di liberarsi dalla forma per tuffarsi nella dimensione della commozione. Le pagine sono di cotone e raccordano una serie di varianti quasi "musicali" di rara intensità; segni sovrapposti creano un tessuto che l'occhio "legge" atmosferico e genera nuova adesione. I rapporti cromatici vengono accostati nella loro relazione caldo-freddo e divengono così vibrazione, spazio meditativo.

Loredana Müller Donadini è un incisore atipico, la sua espressione è rivolta a due tecniche che la sorreggono: la pittura e l'incisione (prediligendo sempre inchiostri magri e grassi su carta). Nella calcografia torna alla pittura, lì dove instaura un'adesione al inchiostro colore come forza emotiva primaria. E dove ogni opera avvalla la tensione e sceglie elementi della natura per avvicinarsene il più possibile. Materia per sciogliere sostanza, leggi misteriose che sottostanno alla vita. Come ha detto la critica d'arte Maria Will: "...la semplice, pura bellezza, davanti alla quale la parola tace e parla l'emozione."

Per l'occasione viene presentata La linaria di Philippe Jaccottet, Edizioni Quaderni di Orfeo, con un incisione di Loredana Müller. Nell'Atelier di Josef Weiss, a pochi passi dalla galleria, sono esposte alcune edizioni d'arte nate dalla collaborazione tra l'artista e l'editore. Inoltre si possono vedere altre incisioni della serie Maraviglia d'erbe di Loredana in Piazza del Ponte nelle vetrine dello stabile Ex-Jelmoli, sempre a Mendrisio.

Loredana Müller Donadini (Mendrisio, 1964) studia allo Csia e segue le lezioni di Massimo Cavalli e Max Huber, tra grafica e arti applicate, vincendo una borsa di studio. Si licenzia in pittura nel 1988 presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, dove frequenta i corsi di Enzo Brunori e Guido Strazza. Espone in Italia, in Francia, in Svezia, in Romania e in Svizzera. Rientra in Ticino nel 2000. Apre la Galleria Pangeart (2002-2006) a Bellinzona. Cura le cartelle calcografiche Omaggi e confronti contenenti lavori di trenta artisti. Avvia nel 2006 la Scuola Pangeart di Arti Applicate a Camorino attiva ancora oggi. Il Progetto Pangeart collabora con artisti, poeti e gallerie, creando piccole edizioni d'arte

Marco Rota (Lecco, 1962) ha tradotto, fra gli altri, testi di Alain Bosquet, René Char, Xavier Grall, Guillevic, Jean-Louis Giovannoni, Thierry Metz, Kenneth White e Philippe Jaccottet. Collabora con varie riviste letterarie, tra le quali Poeti e poesia, Testo a fronte, Resine, Poesia e Nuovi argomenti. Ha curato e tradotto La linaria di Philippe Jaccottet per le Edizioni "Quaderni di Orfeo" di Merate (Lecco).




From Ars to Mars - Domenico Orefice - StrawLandscape From Ars to Mars - Stefan Davidovici (From) Ars to Mars
termina lo 03 maggio 2015
Esh Gallery - Milano

In occasione dell'edizione 2015 del Salone Internazionale del Mobile, progetto in cui il designer Domenico Orefice e l'architetto Stefan Davidovici si confrontano relativamente ai concetti di natura e spazio, tematiche in linea con la ricerca della galleria. Con Cas(c)ina, Strawland, Domenico Orefice ci racconta la sua visione e il suo forte legame con la tradizione e la terra: un micropaesaggio dedicato a Milano, ai suoi dintorni e alla sua manifattura artigiana. L'ambiente rurale lombardo viene ricreato utilizzando un materiale naturale e tradizionale del luogo, quale la paglia, declinato in differenti texture atte ad esprimere le variazioni e le componenti del paesaggio.

Moduli rappresentanti un villaggio e diverse cascine, i cui disegni prendono spunto dalle tipologie planimetriche di cascine esistenti nel territorio, sono collocate negli spazi della galleria per raccontare una storia circa la tradizione ed il tema agricolo - così importante ed in linea con la mission dell'Expo - ripercorrendo i diversi passaggi dal processo produttivo a quello alimentare, dall'ambiente al materiale stesso di cui è fatto. In Mars Architecture, una serie di disegni, Stefan Davidovici ci introduce al tema dell'importanza dell'architettura come potente espressione artistica.

Si chiede l'architetto, cosa succederebbe se chi progetta si lasciasse andare alla sola immaginazione, senza pensare all'utilità e alla funzione della struttura? Stefan Davidovici immagina il pianeta Marte, "lontano, vuoto, libero, pulito e ventoso" come luogo perfetto per ideare un tipo di architettura completamente slegata dal ruolo. Un luogo così puro in cui è possibile intendere l'architettura come spazio di arte assoluta. Libertà di esplorare Marte come se esplorassimo il nostro spazio interiore; come definisce Davidovici stesso "entrambi sono sconosciuti, infiniti, pieni di sorprese, immensamente lontani e molto vicini". (Comunicato ufficio stampa ch2)




Luca Serra - Cuento Chino - calco in gomme e caucciu acrilici su tela cm.100x100 2015 Luca Serra: "Cuento Chino"
18 aprile (inaugurazione ore 18.00) - 14 maggio 2015
Galleria VV8artecontemporanea - Reggio Emilia
www.vv8artecontemporanea.it.

In esposizione, una selezione di opere inedite, alcune delle quali di grandi dimensioni, tutte realizzate nel 2015. Dipinti che nascono dall'assemblaggio di diversi materiali, sottoposti ad accadimenti fisici che ne modificano la struttura, lasciando ampi margini al caso. Particolarmente interessato alle reazioni suscitate dal legame di alcuni elementi che, invece di rimanere stabili, si trasformavano nel tempo, Luca Serra ha elaborato un procedimento personale che prevede l'applicazione del catrame su supporti temporanei, assemblati a formare la struttura, successivamente dipinta con pigmenti e polveri a base di gesso.

Attraverso strati di caucciù, la tela viene incollata sulla superficie e poi da essa separata per ottenere un vero e proprio calco. Un'opera finale - spiega l'artista - «diversa, nell'essenza, da ciò che è stato dipinto». L'autore diventa, dunque, primo spettatore del suo lavoro, di una gestazione alchemica che, esulando da forme di controllo, converte il quadro da composizione estetica a storia, successione temporale di eventi inaspettati. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opere pittoriche di Sergi Barnils e sculture di Lluis Cera "Aleph"
18 aprile (inaugurazione ore 18.00) - 25 maggio 2015
Galleria ZetaEffe - Firenze
www.galleriazetaeffe.com

Opere pittoriche di Sergi Barnils e sculture di Lluìs Cera. La mostra a cura di Sonia Zampini. "Il confronto visivo delle loro opere, poste in relazione in mostra, descrivono metaforicamente l'identificazione, mediante la scrittura, del principio ordinatore che attraverso la parola unisce opposte dualità: la terra, rappresentata dalla solidità del marmo, e la definizione aerea della pittura (...). La parola che emerge dalla scrittura contenuta nelle opere, al pari dell'Aleph, assurge al ruolo di elemento identitario ed unitario che contiene in sé tutte le diverse possibilità linguistiche."

Sergi Barnils (Bata - Guinea Equatoriale, 1954) attraverso un segno geometrico che si stempera nell'utilizzo dei colori, protagonisti assoluti della sua pittura - e senza dubbio anche della più recente produzione scultorea - Barnils è giunto a condensare nelle proprie immagini, sia pure astratte e dense di graffiti primordiali, le sue più intime riflessioni sulla condizione umana. Molto apprezzate dalla critica e dal pubblico internazionale, le sue opere sono state presentate in Italia nel 1996 a Milano con una mostra alla galleria Spirale Arte. Nello stesso anno Barnils ha vinto il Premio Internazionale di Pittura a Tossa de Mar (Girona).

Fra le esposizioni più prestigiose si ricordano nel 2007 le mostre personali a Vienna, alla Galleria Am Opernring, e al Palazzo Racani Arroni di Spoleto (La morada inmutable, a cura di Martina Corgnati). Nel 2009 viene accolto a Clusone al Museo del Complesso dei Disciplini e nel 2009 al Museo di Palazzo Principi di Correggio, con testi in catalogo di Vladek Cwalinski e Sandro Parmiggiani. Nel 2011 espone la mostra antologica Envers la Ciutat Esplendent alla Fondazione Caixa Terrassa di Barcellona e la personale Maragda alla galleria Marcorossi artecontemporanea, entrambe curate da Luca Beatrice. Nel 2012 ha esposto da Eventinove artecontemporanea a Torino e nella sede di Verona della Marcorossi artecontemporanea.

Lluís Cera (Barcellona, 1967) si è diplomato nel 1993 presso l'Accademia di Belle Arti di Barcellona specializzandosi in scultura. Tra i molteplici riconoscimenti che ha ricevuto ricordiamo: la selezione per il premio Miquel Casablanca nel 1987; il primo premio per la scultura Bancaja nel 2001, e sempre nello stesso anno il primo premio del Certamen Itinerario escultórico di Álava. Ha una profonda conoscenza ed esperienza della tecnica scultorea applicata al marmo e ai metalli, riuscendo a conferire a queste ultime una straordinaria ed inusuale condizione di morbidezza e flessibilità. Le prime sue incisioni sulle sculture avevano un impianto figurativo, per poi divenire sempre più astratte unendo partiture letterarie e musicali. Ha allestito molte mostre sia in Europa, Stati Uniti, in Asia e Oceania.




Le carte dei poeti
termina il 25 maggio 2015
Museo Civico Villa dei Cedri - Bellinzona
www.villacedri.ch

Dialogo tra letteratura e arti visive, accostando anime affini. Per l'occasione, l'immaginazione dei poeti e scrittori di lingua francese e italiana ha attinta alle collezioni del Museo per testi inediti. L'opera grafica costituisce uno degli aspetti fondamentali della raccolta di Villa dei Cedri e consente di delineare l'identità singolare del Museo. La collezione rispecchia la varietà delle espressioni artistiche accolte dal supporto cartaceo: lo schizzo, prima espressione di un'idea artistica, il disegno compiuto e autonomo, il collage, le sperimentazioni tridimensionali, ma anche i disegni multipli, le opere a stampa e per quest'occasione particolare, anche la scrittura.

L'opera su carta offre una relazione privilegiata con il processo e il pensiero creativo, una lettura consona agli spazi raccolti della Villa. Per l'esposizione Le Carte dei poeti quest'intimità diventa pure quella della lettura e di un rapporto inconsueto con la scrittura. Per tale dialogo tra letteratura e arti visive sono stati invitati poeti e scrittori di lingua italiana e francese a cercare spunti nella collezione per testi inediti e a farci da Cicerone attraverso una selezione di circa ottanta opere datate del secondo Novecento.




Matjaž Geder
termina il 15 maggio 2015
Spazio espositivo Mini mu (Parco di san Giovanni) - Trieste

Mostra di Matjaž Geder, presentata da Robert Inhof, direttore della Galerija Murska Sobota. Quale idea ci siamo fatti di un'enciclopedia? Pensiamo sia solo una raccolta ordinata delle conoscenze o è anche un insieme di illustrazioni che schematizzano queste conoscenze? Se andiamo con la mente all'immane lavoro dell'Enciclopedia storica (quella degli illuministi, quella alla quale si dedicarono Diderot e d'Alembert), allora comprendiamo che le immagini sono parte integrante del sapere: talvolta le parole impiegate per descrivere non chiariscono veramente e un'illustrazione è talvolta più comprensibile di mille parole. Ecco, i lavori qui esposti, da Matjaž Geder fanno pensare proprio a questa possibilità, ovvero che la parola possa essere succedanea all'immagine.

Per dirla in altro modo: tale è la varietà della composizione delle figure impiegate che viene da pensare a una grammatica visiva che si compone sulla base di regole in perenne sviluppo. La varietà della lingua parlata diviene in questo caso la varietà dell'immagine proposta. Varietà nella ripetizione, così come sappiamo che si ripetono gli articoli, i nomi e i verbi. Si tratta di una miscellanea di immagini comprensibili (diciamo pure riconoscibili): talvolta sono graficizzate come dei timbri o delle sigle, talaltra assumono una diversa veste colorata: si tratta della varianza ovvero delle infinite e mutevoli possibilità offerte dalla materia pittorica.

Quindi, non di pittura piatta e caratterizzata dal primo piano esasperato, dalla perdita del dettaglio e dell'aneddoto, bisogna parlare, bensì di una proposizione che si fa stratificazione di variegati cut up, di inserimenti incongrui, di eccitazioni paradossali. L'autore ragiona nei termini di un raptus ironico che conduce a una meta-stabilità ovvero a una multiformità di soggetti e immagini. In questo mondo, a tratti fumettistico a tratti illustrativo, non c'è traccia di vera carne, poiché le figure spesso scompaiono nella fluidità dello sfondo, irreali, in modo da isolare il soggetto dalla superficie che lo contiene.

Questi soggetti nascono lentamente da una particolare visione interiore: l'immaginazione trasferisce oggetti e situazioni da realtà e ambienti a essi congeniali ad altri surreali; corrispondenze a-logiche di vari ambienti e spazi, tanto che le naturali o convenzionali associazioni vengono trasfigurate, estrapolate dal loro piatto universo. E' un ordine inaspettato, insperato, a sorpresa dove tutto è possibile, dove tutto è passibile di trasfigurazione o di naturale contrapposizione, pur facendo parte in misura eguale della mente e dell'operatività dell'artista, proprio perché ognuno è ricco di innumerevoli significati intrinseci, che trovano realizzazione in alterità diverse. (Comunicato stampa)




Design - Manta render - Mast Elements Design - sgabello Staygreen Design - Bestianera - T-Red Design in fibra di carbonio: l'evoluzione dei materiali
termina il 23 aprile 2015

Arte al silicone di Luca Moretto
14 aprile - 05 maggio | 08-23 maggio 2015

Spazio Tadini - Milano
www.spaziotadini.com

Al piano inferiore un'esposizione monotematica su "Design in fibra di carbonio: l'evoluzione dei materiali " che vedrà la partecipazione di alcune aziende Made in Italy come la Mast Elements, la T°Red e la Hi-Tech Carbon Fashion Design dal 14 al 23 aprile. Al piano superiore, una mostra dell'arte al silicone di Luca Moretto che è intervenuto sulla lampada Marilyn di Staygreen e su altri prodotti dell'azienda che realizza arredi esclusivamente in cartone. L'esposizione delle opere dell'artista del silicone si articolerà in due mostre consecutive una a cura di Fortunato D'Amico e l'altra a cura di Rosanna Cotugno.

A Spazio Tadini sarà possibile osservare le applicazioni che oggi offre la fibra di carbonio dalle sedute ai gioielli dalle lampade agli orologi il tutto con momenti di approfondimento sull'uso di questo materiale e dimostrazioni sulla stampa in 3D del filamento di carbonio. Sempre nell'esplorazione sull'uso dei materiali si può osservare la straordinaria duttilità e potenza espressiva che può offrire il silicone, materiale principe del lavoro di Luca Moretto, artista veneto. Le sedute e le lampade di cartone, materiale ecologico e "povero" della Staygreen viene nobilitato attraverso l'intervento artistico con silicone di Luca Moretto che, nel suo lavoro di ricerca, interviene su oggetti di uso quotidiano divenuti, per ragioni diverse, icone del contemporaneo.




Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël
termina il 13 settembre 2015
Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)

Dal Musée d'Orsay di Parigi, grazie a un rapporto di collaborazione con la Magnani Rocca, arriva per la prima volta in Italia l'opera di Renoir La Seine à Champrosay: è l'occasione per un inedito percorso sulla figura di Luigi Magnani appassionato collezionista, tra i tanti interessi, anche di pittura di paesaggio. Lo splendido dipinto, realizzato en plein air nel 1876, viene esposto in un rinnovato allestimento al primo piano della Villa dei Capolavori insieme a Falaises à Pourville di Monet, Paysage de Cagnes e Les Poissons di Renoir, della collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca.

Nella stessa sala il pubblico può ammirare anche due opere di Matisse, tra cui Odalisque sur la terrasse, mai esposta in precedenza e restaurata per l'occasione, dove il fascino per l'Oriente viene unito all'incanto dei colori della Costa Azzurra. Il percorso prosegue con cinque acquerelli e un olio su tela di Cézanne - fra i quali due splendidi paesaggi della Provenza - tra le pochissime opere del maestro francese conservate nel nostro Paese. L'intensa, raffinata esposizione si conclude con un omaggio a Nicolas de Staël.». (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Enea Bolzoni Enea Bolzoni - Energia per la vita Energia per la vita
Enea Bolzoni - retrospettiva


termina il 30 settembre 2015
Spazio Arte Unipolsai - Varese
www.eneabolzoni.it

Potrebbe sembrare strano titolare una mostra retrospettiva Energia per la vita, ma, si sa, per l'Arte nulla è impossibile. Anzi. Visionarietà. Lungimiranza. Preveggenza quasi profetica. Quando Enea Bolzoni, prima di essere improvvisamente travolto da un male incurabile, creava nella sua ispirazione più alta le opere dedicate all'Evoluzione, non poteva immaginare che tale argomento sarebbe diventato il fulcro del grande evento internazionale Expo Milano 2015. Durante gli anni (1995-2014) di un intenso affascinante lavoro di ricerca formale e di pensiero, l'artista stesso chiariva la sua idea sulla "...dottrina dell'evoluzione, per la quale si passa dal semplice al complesso, dall'indeterminato al determinato...".

Da qui scaturisce l'esposizione attuale che parla di vita, di nascita e di rinascita nello scorrere infinito della temporalità cosmica, attraverso materia e colore di una sessantina di opere esposte. La mostra giunge dopo il successo dell'ultima grande antologica di Bolzoni nel 2014 al Chiostro di Voltorre. Fabrizia Buzio Negri, il critico d'arte che presenterà l'evento espositivo, così scriveva: "Pittore per interiore esigenza, Enea Bolzoni fa rinascere ogni soggetto in assemblaggi di natura vegetale e minerale, che si animano in un'atmosfera magica e inquietante, in un dialogo intimo con il colore che emerge tra screziature, accumuli, dissolvenze. La trama cromatica sostiene la percezione di un divenire lirico di Ere lontanissime o futuribili, dove tutto si modifica in evoluzioni di naturalità."




70 anni - Anniversario della Liberazione 70 anni - Anniversario della Liberazione
19 aprile (inaugurazione ore 10.00) - 05 maggio 2015
Cooperativa operai e contadini - Borghetto Lodigiano (Lodi)

Pace, Libertà, Uguaglianza... la Resistenza non è finita. Mai come in questi anni si rivela chiaro ai nostri occhi l'attualità dei valori della Resistenza e, mai come in questi anni, diventa imperativo Ricordare e continuare ad insegnare a Resistere. Uomini e donne che hanno combattuto e, spesso, dato la vita come un dono, un autentico atto d'amore perché i loro figli e nipoti potessero vivere in un mondo libero, tollerante ed in grado di perseguire il bene comune. La grande lezione della Resistenza splende assoluta ed è patrimonio di tutti in quanto uomini liberi. Ricordare significa capire la lezione della Storia, prendere la staffetta consegnataci e portare avanti quei valori, quei principi, quegli imperativi che valevano allora, come oggi. Grazie!

La mostra - con fotografie originali, giornali, francobolli ed avvisi, carta moneta ed abbigliamento - vuole essere un omaggio a quelle donne e uomini coraggiosi attraverso un percorso che vuole fornire uno spunto per la riflessione. Momento particolarmente sentito per tutti coloro che lo hanno conosciuto ed amato, sarà la commemorazione di Luigi Curti - Lupo, comandante partigiano. Inoltre, una conversazione sui temi della Resistenza attraverso la presentazione del libro Io, Partigiana - La mia Resistenza, tra Lidia Menapace, partigiana, femminista, Senatrice della Repubblica ed Isa Ottobelli - Presidente A.N.P.I. Lodi. Infine, per rivivere il clima e lo spirito nel quale nacque e si sviluppò la Resistenza, canti partigiani con Le voci di mezzo. (Estratto da comunicato stampa)




Opera di Peter Bartlett Peter Bartlett: "Places of the heart"
Pastelli 2014-2015


termina il 30 aprile 2015
Galleria Elle Arte - Palermo
www.ellearte.it

In esposizione trentacinque tra pastelli realizzati dall'artista inglese tra il 2014 e il 2015. Protagonisti della mostra sono "I luoghi del cuore": le memorie ed il presente; le radici affettive evocate in suggestivi interni inglesi e gli incantevoli paesaggi al confine tra Umbria e Toscana, dal 1998 suoi luoghi d'adozione. Scrive nel testo di presentazione della mostra Eleonora Chiavetta: (...) Places of the Heart (I luoghi del cuore) sottolinea sia il soggetto della pittura presentata - i luoghi - sia l'approccio con cui la dovremmo guardare che è poi l'approccio con cui è stata dipinta - lo sguardo amoroso. Perché in questa mostra, in cui con armoniosa coerenza si offrono ai nostri occhi un bilanciato numero di paesaggi e interni, Bartlett ci avvicina ai due mondi di cui fa parte: quello inglese, natio, e quello italiano, scelto per affinità di sentire.

I paesaggi prendono ispirazione dalle valli e colline al confine tra Toscana e Umbria, mentre gli interni ritraggono una casa londinese. Entrambi gli spazi appartengono al pittore e sono irrinunciabili; entrambi gli spazi rievocano legami affettivi ed emotivi; entrambi esprimono la sua arte e il suo vissuto. Le sue opere, dunque, narrano come lo stesso cuore possa ospitare i colori e le luci di due paesi, le atmosfere di due culture, tenendoli in perfetto equilibrio. Uno spazio integra l'altro, non lo esclude, ma lo arricchisce, diventato ormai un unico amalgama, humus fertile da cui fiorisce la ricerca pittorica e che sostiene nell'avventura della vita.

Cogliendo le traiettorie, le prospettive, le ombre o i bagliori di un paesaggio contemplato dalla propria casa toscana o di una stanza vista dall'interno in Inghilterra, Peter Bartlett ci mostra come una doppia appartenenza ai luoghi possa donare la capacità di osservare ogni luogo in cui si vive con occhi sempre nuovi e disposti a farsi stupire. Condizione necessaria, questa, perché la pittura diventi incomparabile strumento dialogico. Sia i paesaggi sia gli interni sono ritratti con la tecnica del pastello morbido, tecnica che Bartlett predilige per l'intensità dei colori che essa permette oltre che per l'immediatezza con cui l'urgenza dell'impeto creativo può trovare espressione. Scrive Bartlett del suo lavoro: (...) Credo che il mio essere pittore nasca dal desiderio di illuminare e di mostrare cose che invece sarebbero rimaste nascoste. Il mio "galleggiare" tra 'astrazione e figurazione scaturisce dal continuo entrare ed uscire dalla nebbia dei ricordi. (...)




Carlo Moretti - Le collezioni 2015 La luce di Carlo Moretti - I classici e i nuovi progetti La luce di Carlo Moretti - I classici e i nuovi progetti
Carlo Moretti - Le collezioni 2015


Duvetica showroom | Carlo Moretti store e showroom - Milano
14-19 aprile 2015
www.carlomoretti.com

La Carlo Moretti presenterà per la prima volta, in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2015 ed Euroluce 2015, un proprio catalogo dedicato all'illuminazione che comprende sia lampade classiche del suo repertorio, alcune delle quali inedite e ora riproposte, sia nuove realizzazioni dedicate al contract-lighting e al custom-project. Una selezione delle opere del Catalogo Luce verrà presentata al pubblico durante la Milan Design Week nello showroom Duvetica, inaugurato lo scorso anno come l'adiacente punto vendita Carlo Moretti che ospiteràtutte le nuove collezioni 2015. All'ingresso dello spazio Duvetica progettato dallo Studio Tadao Ando è allestito il progetto BOBLU, le cui inedite declinazioni sono state sviluppate dal design team della Carlo Moretti assieme a Diego Chilò - uno degli interpreti del lighting-design contemporaneo - nella tradizione della "fabbrica d'autore" voluta dai fratelli Carlo e Giovanni Moretti.

BOBLU ripropone il tema classico della "sfera di luce" reinterpretandolo. L'elemento singolo diventa parte di una composizione che crea una vera e propria architettura di luce, data anche dalle tre varianti dimensionali delle sfere (diametri di 10;14;18 cm) in vetro "bianco lattimo", illuminate con Led e dalle diverse colorazioni. Ogni sfera di BOBLU è unica e non seriale: come tutti i cristalli della Carlo Moretti viene soffiata e decorata a mano dai suoi maestri vetrai. Il progetto si presta per soluzioni che si sviluppano sia orizzontalmente sia verticalmente, occupando gli spazi con una originalissima eleganza scenografica che combina la lucentezza delle sfere con una sinuosa composizione di fili sospesi.

Nella seconda sala saranno esposte le cinque collezioni delle diverse lampade nate dalla ricerca di Carlo e Giovanni Moretti, in parte realizzate con interventi dell'artista Paolo Martinuzzi, alcune delle quali sconosciute al grande pubblico. Le collezioni Dune, Isole, Lumina, Maree e Mito comprendono una ventina di corpi illuminanti: accanto a quelli di ispirazione classica, come le lampada Bricola, vi sono Efra, Igra e Quati, dal design sorprendente ed originale fino ad arrivare all'imponente Drima, al confine con la scultura. (Comunicato Ufficio stampa Ilaria Gianoli)




Moirym - porticciolo Osvaldo Mariscotti - Untitled 1432 - olio e smalto su tela cm.762x6 Pier Luca Bencini: "A che le parole"
termina lo 07 maggio 2015
Galleria Sabrina Falzone - Milano
www.galleriasabrinafalzone.com

Mostra su un'arte intellettuale, arricchita da concitati temi letterari e poetici (come i soggetti danteschi di Paolo e Francesca): il titolo stesso della personale "A che le parole" è anche il titolo di un dipinto di Bencini, ispirato all'omonima poesia. Tra gli intenti dell'artista vi è la rivalutazione della grafite, la tecnica più antica che l'uomo conosca, alcune delle quali realizzate con le ostriche. Le sue grafiti, immerse nella solennità del regno del silenzio, raccontano la Genesi dell'uomo, la nascita, la maternità, la morte, l'eternità dell'anima e i momenti più significativi dell'esistenza umana.

Pier Luca Bencini, medico chirurgo e artista, allievo del pittore statunitense William Congdon, affascinato dai recenti esiti delle correnti americane e sedotto dal cromatismo della pittura toscana, individua un proprio modus operandi dotato di una profonda consapevolezza e di una spiccata cognizione introspettiva. Secondo la curatrice Sabrina Falzone l'artista affiderebbe all'impatto materico il torrente emozionale che lo agita e lo ispira; per questi motivi la riflessione troverebbe una sublime traduzione nel contenuto piuttosto che nella forma. Contestualmente al vernissage della personale si svolgeranno nelle altre sale percorsi espositivi che privilegiano il linguaggio artistico contemporaneo in concomitanza del Salone Internazionale del Mobile a Milano.

Una sezione significativa espositiva è, infatti, dedicata al "Fuori Salone" che ospiterà eccellenti nomi dell'arte internazionale come Osvaldo Mariscotti esponente di un'audace astrazione geometrica, Edyta Wachowicz rappresentante di un preziosismo pittorico al confine tra realtà e sogno, Bruno Carati ideatore di una nuova tecnica esecutiva fondata sul mosaico di frammenti in cartone e Moirym straordinaria interprete di un lirismo luministico. Nelle sale Guttuso, Mirò ed Europa saranno visionabili anche le opere d'arte eversive di Marco Ferrari, una novità assoluta, le dirompenti sculture di Paolo Pasini di elevata fattura, i particolari scatti fotografici di Antonella Bucci pregni di analogie e i disegni intellettuali di Francesco Salvia dal rilevante gusto umoristico. Si potranno altresì ammirare gli originali lavori di Carla Freddi, Joker e Bruno Carati, gli autori in permanenza presso la Galleria Sabrina Falzone di Milano.




Helmut Schober
Traccia di luce / Trail of Light / Lichtspur


termina lo 09 maggio 2015
Fondazione Mudima - Milano
www.mudima.net

Mostra personale dell'artista di origine austriaca, milanese di adozione, Helmut Schober. Compongono la mostra 14 tele di medio e grande formato, una serie di disegni, foto delle performance degli anni Settanta e alcune sculture. Traccia di luce sottolinea come dice Peter Anselm Riedl "ancora una volta l'ammirevole coerenza del percorso artistico di Helmut Schober. Dalle performance degli anni Settanta quando lavorava prevalentemente con tubi al neon e specchio, ovvero con strumenti che emettevano e riflettevano la luce, fino alle più recenti sperimentazioni pittoriche su tela, compiendo passi sempre nuovi che ci hanno mostrato quali possano essere le possibilità della pittura."

La mostra è un antologica che comprende alcuni fra i lavori più significativi della produzione dell'artista che vanno dal 1974 al 2013. Si apre con le foto delle performance e le sculture datate 1974 e prosegue con un'opera di grandi dimensioni risalente al suo periodo figurativo realizzata in occasione della sua partecipazione a documenta 8 a Kassel (Germania) nel 1987. L'esposizione continua con una delle prime opere non figurative in bianco e nero del 1988 nella quale viene trattato il tema della luce, per giungere poi al 1990, anno che segna l'introduzione del colore sulla tela, passando dai monocromi rossi, gialli e blu fino alla policromia. Conclude la mostra una serie di 6 disegni datati 1993 e 11 tele di medio e grande formato di recente produzione (2012/2013).

Da molti anni Schober esplora con risultati sempre nuovi le possibilità insite in queste sue tematiche e come scrive Manfred Schneckenburger "la sua pittura ha raggiunto una trasparenza dal respiro leggerissimo senza tradire la naturalezza fenomenale. La luce si diffonde con grande calma, possiede una pienezza e una mitezza che non abbaglia né ustiona anzi dispiega quel silente splendore descritto dai poeti della notte prima di iniziare a sognare". Durante l'inaugurazione sarà presentato un volume dedicato all'artista edito dalla Fondazione Mudima.




Sergio Budicin - Anatre allo stagno - olio su tela cm.60x90 2015 Sergio Budicin
termina il 17 aprile 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale del pittore triestino presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. Mentre prosegue all'estero, soprattutto in Germania, l'apprezzamento nei suoi confronti, l'artista espone ora una quarantina di opere realizzate a olio su tela e su tavola negli ultimi tre anni.


Presentazione mostra




Eugenio Carmi: Dalla carta al metallo
Opere 1956-1962


termina il 30 giugno 2015
Galleria Martini & Ronchetti - Genova
www.martini-ronchetti.com

In occasione della mostra antologica allestita a Palazzo Ducale, la galleria Martini & Ronchetti rende omaggio a Eugenio Carmi esponendo cinquanta opere inedite, di cui quaranta collages e dieci oggetti in ferro smaltato; la mostra vuole essere un complemento all'esposizione antologica allestita a Palazzo Ducale. Coerentemente con la linea di ricerca della Galleria, la mostra approfondisce un momento importante di sperimentazione nella produzione artistica di Carmi: le opere in mostra coprono un periodo, che va dal 1956 al 1962, in cui l'artista, come ha dichiarato Umberto Eco,"sovrappone una tendenza geometrica latente alle influenze dell'informale".

Questa tendenza si concretizza in una forma ovale, motivo che spesso ritorna nei disegni di Carmi, soprattutto in quelli del 1957 e rimanda alla forma che l'artista aveva scelto per realizzare il manifesto della XI Triennale di Milano dello stesso anno, uno dei primi esempi di manifesto astratto in Italia. In mostra i collages colloquiano con gli oggetti in acciaio smaltato che, sovente, ne ripropongono le forme. Piatti, vasi, vassoi, pentole diventano oggetti d'arte di gusto informale che entrano nella vita quotidiana e che dimostrano come Eugenio Carmi fosse proiettato, in quegli anni, verso il design, con lo studio e la progettazione di oggetti d'uso comune.

Come ha scritto Roberta Lucentini nel testo in catalogo "Eugenio Carmi (...) sovente ha misurato se stesso con svariati materiali; ne sono un bell'esempio le opere in mostra: collages le cui forme sono state poi trasportate su acciai smaltati per piatti, vasi e pentole che venivano realizzati a Milano presso la manifattura Moneta (...). Arte applicata dunque, nel solco di quell'atteggiamento nei confronti dell'arte che ha preso avvio a partire dal periodo Liberty e che ha portato cultura anche attraverso oggetti quotidiani, intendendo le arti decorative e, anni dopo il design, come veicolo importante delle novità culturali del tempo".

Gli interventi di Carmi sull'acciaio sono da ricondurre alla sua esperienza in fabbrica presso l'Italsider in qualità di consulente per l'immagine dal 1956 al 1965. Così come sottolinea Gillo Dorfles in un testo del 1958 che, per l'occasione, viene ripubblicato nel catalogo della mostra, "l'essersi imbattuto, ad una svolta del suo cammino artistico, nell'aspra - diciamo pure "ferrea" - struttura della lamiera metallica, ha fatto sì che Carmi avvertisse l'urgenza di inventare un nuovo sistema tecnico, tale che gli permettesse di sposare le esigenze estetiche con quelle offertegli da due "mezzi" estremamente insoliti come il colore a smalto e la lamiera d'acciaio".

Un ideale momento conclusivo della mostra può essere individuato in un grande pannello di acciaio smaltato, anch'esso realizzato presso la manifattura Moneta, che pare sintetizzare alcune delle più importanti caratteristiche del lavoro di Carmi sull'acciaio come descritto da Dorfles: "le vaste superfici monocrome, spesso rese preziose da complesse marezzature, da grumosità tattili, da rilievi e colate liquide, si stendono a coprire di spessori diversi lo stesso pannello, ora interrotte e segmentate, ora solo punteggiate di segni e gesti che contrastano per la loro irruenza e il loro nervoso grafismo con la limpida distesa smaltata che li circonda". In occasione della mostra è stata edita una pubblicazione monografica con la riproduzione delle opere esposte e testi critici di Gillo Dorfles e Roberta Lucentini.




Giovanni Cerri - Se il Duomo fosse rosso - olio cm.130x180 2014 Giovanni Cerri - Nuova Babilonia - olio cm.110x200 2015 Giovanni Cerri
Milano ieri e oggi. La città e i luoghi simbolo


05 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 27 maggio 2015
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Giovanni Cerri (Milano, 1969) dedica nell'anno di Expo 2015 una mostra alla sua città, con un percorso espositivo sviluppato in tre sedi. L'anteprima di questa rassegna è avvenuta negli scorsi mesi di luglio - settembre 2014 nelle sale della Unione del Commercio a Palazzo Bovara, in corso Venezia a Milano, con la mostra La città: le memorie del tempo, a cura di Stefano Crespi, che introduce in catalogo con un suo testo critico anche questa prosecuzione del ciclo milanese. In contemporanea con Cortina Arte ci sarà alla Galleria Palmieri di Busto Arsizio (www.galleriapalmieri.it) la mostra Viaggio in periferia (09 maggio - 10 giugno 2015).

La prima mostra, alla Cortina Arte di Milano, presenta le opere che Giovanni Cerri ha dedicato ai luoghi simbolo di Milano. Le immagini che caratterizzano la città dal punto di vista storico, con il Duomo, gli edifici storici, le chiese e i palazzi famosi, fino ad arrivare a un grande quadro che rappresenta il nuovo sky line di Milano nella zona di Porta Garibaldi. Luoghi riconoscibili, anche se interpretati dal linguaggio pittorico dell'artista milanese, che raffigurano scenari ancor oggi visibili (il Castello Sforzesco, Piazza della Scala) oppure molto cambiati (Piazza San Marco all'epoca del Naviglio scoperto) o non più esistenti ma presenti nella memoria meneghina (le Cinque Vie).

L'uso della tecnica ad olio su carta e poi applicata su tela rafforza - nelle sue visibili piegature e slavature - quella dimensione di ricordo e di memoria che caratterizza spesso il lavoro di Cerri. Catalogo in galleria con testi di Stefano Cortina, Stefano Crespi, Mauro Raimondi, Paola Ciccolella, Gaetano Incremona, con un'intervista a cura di Alberto Figliolia. La mostra proseguirà il suo viaggio presso l'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, dal 24 settembre al 17 ottobre 2015. (Comunicato stampa)




Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël
04 aprile - 13 settembre 2015
Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)
www.studioesseci.net

Dal Musée d'Orsay di Parigi, grazie a un rapporto di collaborazione con la Magnani Rocca, arriva per la prima volta in Italia l'opera di Renoir La Seine à Champrosay: è l'occasione per un inedito percorso sulla figura di Luigi Magnani appassionato collezionista, tra i tanti interessi, anche di pittura di paesaggio. Lo splendido dipinto, realizzato en plein air nel 1876, viene esposto in un rinnovato allestimento al primo piano della Villa dei Capolavori insieme a Falaises à Pourville di Monet, Paysage de Cagnes e Les Poissons di Renoir, della collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca.

Nella stessa sala il pubblico può ammirare anche due opere di Matisse, tra cui Odalisque sur la terrasse, mai esposta in precedenza e restaurata per l'occasione, dove il fascino per l'Oriente viene unito all'incanto dei colori della Costa Azzurra. Il percorso prosegue con cinque acquerelli e un olio su tela di Cézanne - fra i quali due splendidi paesaggi della Provenza - tra le pochissime opere del maestro francese conservate nel nostro Paese. L'intensa, raffinata, esposizione si conclude con un omaggio a Nicolas de Staël.». (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Antea Pirondini Antea Pirondini. Atmosfere del Purgatorio (dalle illustrazioni di Gustave Dorè per la Divina Commedia)
termina il 23 aprile 2015
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Antea Pirondini (Brusatasso di Suzzara - Mantova, 1951) alla pittura, intesa non solo come impegno professionale ma come scelta di vita, è approdata già verso la fine degli anni Settanta, per influsso di un pittore, Alfio Pasotti, al quale era legata da vincoli di parentela. Solo alla fine degli anni Ottanta la sua attività artistica è approdata a una dimensione pubblica. Nel 1988 una uscita impegnativa al "Cavallino Bianco" di Suzzara, culla del famoso Premio. Si aggiudica al XVIII Premio Intern. "Città di Parma" il terzo premio speciale intitolato a "Giovannino Guareschi". Da allora ad oggi le personali, le collettive, le rassegne e i concorsi sono stati più di cento e fra queste le più significative sono state due importanti collettive a Mantova: la rassegna Di segno in segno attraverso la Padania, a cura di Gianni Baldo, con presentazione di Benvenuto Guerra, e la "collettiva tutta al femminile" alla Galleria Lo Scalone. Alla attività espositiva, sempre più intensa si accompagna una costante evoluzione sul piano delle tecniche e della ricerca poetica.

«La Padania, terra feconda che ha dato buoni nomi all'arte e alla cultura e che, nel tempo, ha saputo imporsi all'attenzione del mondo intero per l'importanza dei suoi personaggi e il fervore creativo della gente. Qui, dove il grande fiume segna il passo e si allarga a vista d'occhio, dove i campi si distendono all'infinito disegnando una pianura ampia e sconfinata, Antea insegue i suoi sogni, accende la sua fantasia, inventa le sue opere. Opere intense e mai descrittive, che pur portano dentro, a ben guardare voci e sussulti di un mondo e di una cultura, quelli padani, che sembrano aver fortemente influito sulla sua formazione; a cominciare da quegli orizzonti bassi e dilatati, da quelle distese immense che aprono i primi piani dei suoi dipinti e che poi si distendono piane fino all'orizzonte o da certi arbusti cespugli che l'artista sovente inserisce come richiami simbolici delle sue complesse rappresentazioni. Opere non descrittive (...) ma piuttosto introspettiva e psicologica, proiettata verso le grandi problematici umane ed esistenziali dei nostri giorni. (...)

Pittura colta, quella della Pirondini, che molto spesso si avvale di altissimi riferimenti letterari come la Divina Commedia di Dante Alighieri o la straordinaria poetica di Giacomo Leopardi. A questi due grandi poeti la ns. artista ha rivolto tutta la sua attenzione, ne ha approfondito gli scritti e la relativa saggistica per cercare di entrare nel loro segreto mondo, per poter tradurre in immagine le loro straordinarie visioni. Nel Paradiso ha saputo cogliere luce, trasparenze, senso del divino e leggerezza attraverso una gamma cromatica chiara e delicata, giocata prevalentemente sui verdi teneri e gli azzurri con qualche "sciabolata" di giallo qua e là dove la grande energia della santità appare in tutto il suo splendente fulgore. Misteriosi, invece, i dipinti ispirati all'Inferno ma pieni di fascino e coinvolgenti.

Qui, a prevalere sono i rossi intensi e poi i neri e viola, un turbinio di forme e colori che supera il semplice "figurativo" per diventare espressionismo puro e, a volte, vera e propria espressione informale di una modernità assoluta. Non manca mai la luce in queste opere finissime, una luce intensa e avvolgente che irradia ogni dipinto creando atmosfere surreali, sospese tra sogno e realtà, tra simbolo e allusione. (...) Il dramma esistenziale appare poi in tutta la sua angosciante grandezza, quando l'artista emiliana si sofferma a illustrare L'infinito di G. Leopardi: un desolato paesaggio preso dall'alto, è sovrastato da nubi...

E' il cuore del poeta che piange sulla sua solitudine e sull'umana incomprensione, ma è anche il cuore dell'uomo contemporaneo che piange sulle sue angosce e i suoi conflitti, sul suo grande disagio esistenziale che non riesce più a trovare una via d'uscita. Di questa artista mi piace ancora rimarcare la sua bravura sull'utilizzo delle chine colorate si tela, tecnica a cui ricorre con una certa frequenza per tracciare bozzetti e studi che poi inserisce nei suoi quadri esempio di progettazione seria e meditata e di alto rigore professionale.» (Estratto da presentazione del Prof. Luciano Carini)




Štefan Galic: "Opera Grafica"
termina lo 07 maggio 2015
Palazzo Ragazzoni - Sacile (Pordenone)

Nonostante la morte prematura, il pittore e grafico Štefan Galic si era costruito una personalità eccezionalmente individuale, dedicando praticamente tutta la sua energia creativa alla grafica, cioè stampa di superficie, e soprattutto, all'antica tecnica della xilografia. La sua specialità erano colorate xilografie, in cui utilizzava un solo blocco, scolpito e lavorato su singole parti in modo che potesse stampare due o tre colori contemporaneamente. Quando aveva ripetuto questa procedura sei volte, aveva ottenuto un foglio grafico in quattordici colori.

La formazione presso l'Accademia d'Arte di Lubiana con gli specialisti grafici Marjan Pogacnik e Riko Debenjak, gli aveva fornito un'eccellente, forse la più moderna, visione della grafica come ramo indipendente dell'arte alla fine del modernismo. Era anche fedele alle sue posizioni ed essendo, per così dire, un osservatore diretto dello sviluppo della grafica slovena negli anni Sessanta e Settanta notò come la scuola grafica di Lubiana, che deriva essenzialmente dall'informale, aveva preso un percorso indipendente, dal realismo simbolico all'ultima tappa, una sorta di naturalismo astratto.

L'ambiente fondamentalmente lo ha segnato anche nella prima giovinezza: da un lato, le reliquie della Prekmurje rurale, preistorica, piene di architettura sacra indipendente e di medievali dipinti; e, dall'altro lato, rispetto della tradizione locale della famiglia. Realizzò uno studio nella piccola casa di legno di sua nonna a Lendava. Qui costituì la sua collezione di farfalle, e tutti i suoi fogli grafici furono effettivamente creati qui, lontano dai rumori della civiltà moderna. La sua opera consiste in un numero di cicli. Essi sono collegati tra loro da una risoluzione formale-artistico: in primo luogo, una doppia composizione; poi, dopo un decennio, una sorta di separazione di contenuto e forma; e, infine, nell'ultimo ciclo, sono presenti "processi immanenti, vale a dire fasi di costruzione, di scioglimento di fusione e di rinascita".

L'iniziale schematica creatività figurale passa, agli inizi degli anni Settanta, nel ciclo Violino: aperti da un movimento regionale definito elementare alla sensibile disposizione poetica delle persone di Prekmurian, i motivi della grafica vanno da violini spaccati, che portano la connotazione simbolica del nervosismo sfrenato di oggi (...) Il ciclo, Farfalle, da una parte deriva dalla passione di collettore di Galic; dall'altro lato, ha quindi iniziato lo studio della scala di colori e delle strutture geometriche. (...) L'approdo all'arte astratta, come la fase di sviluppo più importante della grafica di Galic, inizia nella prima metà degli anni Ottanta.

Cercare tutto ciò che può essere scoperto nella ricchezza della struttura naturale e nella consistenza del legno stesso, rappresenta in un certo senso il percorso di Galic dalla "tradizione informale" alla scuola di Grafica di Lubiana ramificata in direzione del naturalismo astratto. La serie, Iscrizioni, rimane un'allegoria unica di colore di un giardino recintato, un "cosmo" in miniatura, che vive di vita propria intoccabile. Il ciclo successivo, Fossili, che un critico (Mitja Visocnik) considerò come una visualizzazione delle concezioni soggettive dell'Autore, infine consegna Galic agli anni Novanta. Durante questo tempo, tutto lo spazio spirituale di Galic si compose e si formò nel suo lavoro.

L'autore stesso (in un colloquio con Janez Balažic) ha presentato gli eventi della sua opera così: "Decadenza, che passa via come una questione ontologica, è necessariamente confrontarsi con il problema della conservazione, della sopravvivenza come il sintagma di base del pensiero ecologico. L'idea è interessante proprio perché anche prima che ho programmato Fossili - forse vissuto in embrione - ho sostenuto un ulteriore campo di riflessione. Come se da qualche parte in me ci fosse la consapevolezza della questione della portata del cosmico. I risultati furono le forme galleggianti che collegano le forme della terra o le loro eventuali modifiche spaziali. In sostanza era la risoluzione del problema degli spazi o volumi. Presento queste cose in modo diverso nelle opere più recenti, dato che tendo allo studio dei rapporti tra il bidimensionale e tridimensionale".

Egli creò in quel periodo un numero eccezionalmente elevato di nuove stampe grafiche di grandi dimensioni, (dell'altezza di un metro) per le note minigraphic. Nel 1989 e poi di nuovo nel 1993, Galic ha ricevuto due dei suoi più alti riconoscimenti, il premio principale alla 1° Biennale slovena di Grafica presso Otocec e il premio principale alla 1° Mostra Internazionale, Miniprint, a Maribor. Inoltre, ha pubblicato sei fogli di grafica con quattro o tre fogli. Il ciclo Fossili, che suggerisce frammenti di reliquie, tavole di legno corroso e il rilievo palpabile della struttura di un tronco d'albero, crea un'atmosfera di poetica meditazione attraverso la simmetria, le tonalità selezionate di colore bianco, o lo spazio bianco vuoto su un blocco grafico; come se in Fossili, Galic avesse dedicato la sua ode finale all'eterno movimento "pantha rei" in natura.

Dopo la presentazione del suo ultimo, sesto foglio grafico, nel dicembre 1996, Galic si ammalò e in tre mesi morì. La chiarezza ricca, lento del contenuto dei dialoghi avverte che possiamo comunque non oltrepassare determinati limiti del comprensibile: il multiplo e, naturalmente, la stampa multi - caratteriale mediante per mezzo di parti coprenti della lastra di legno alla fine producono un'apertura di nuovi interrogativi intorno al "labirinto" dell'autore "condensazione magica del significato". Il suo spazio spirituale, mcome noi lo seguiamo nella sua costruzione individuale, era sia vicino sia distante da noi, nel contesto dell'arte contemporanea; e la grafica, in particolare, insostituibile e soprattutto equilibrato in sé: nel fascino di alchemico complessità tecnologica, una magica attrattiva di inconscio e di molti significati irriconoscibili. (Aleksander Bassin)




Opera di Alan Gattamorta Alan Gattamorta: Rossi 6
termina il 24 maggio 2015
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 36 acrilici su carta.







Massimiliano-Galliani Massimiliano Galliani - Le Strade del Tempo 4 - vernice e polvere di marmo su tela cm.90x152 Massimiliano Galliani - Le Strade del Tempo 1 - acrilico su tela cm.280x420 Massimiliano Galliani
Le Strade del Tempo


termina il 25 aprile 2015
Spazioborgogno - Milano
www.spazioborgogno.com

«Percorrere le strade del tempo nel campo dell'arte rende sempre più acuta la curiosità nel portare alla luce i percorsi più affascinanti». Con queste parole Massimiliano Galliani ha inteso presentare il progetto "Le Strade del Tempo" che consiste in un ciclo di opere inedite che l'artista ha realizzato dopo aver analizzato in modo lenticolare la "Gioconda" di Leonardo Da Vinci. L'intenzione di Galliani è quella di entrare direttamente nei casuali e contorti percorsi generati nel corso del tempo sull'epitelio della pittura; le infinite screpolature prodotte dal Craquelè hanno infatti creato un fitto reticolo di "segni-strade" sul capolavoro conservato al Louvre. Affascinato dal grado di casualità della screpolature, l'artista ha deciso di esplorare questo intrico di strade a ragnatela.

Usando percorsi tecnici che gli hanno consentito di avvalersi di differenti supporti e materiali, Massimiliano Galliani è riuscito a dare vita a forme e chiaroscuri che seguono lo spessore della materia pittorica; ricorrendo di volta in volta alla pittura ad olio o alla vernice, all'oro in foglia o alla polvere di marmo, alla carta bianca o al vetro opaco, l'artista si è addentrato in una dimensione nella quale lo spettatore - a seconda della distanza con cui fruisce l'opera - può spingersi da un'esplicita figurazione (gli occhi della Monnalisa) fino a una lirica astrazione (le linee involontarie cagionate dal Craquelè).

La mostra a Milano, curata da Alberto Zanchetta, che anticipa un'importante esposizione personale che l'artista inaugurerà il prossimo autunno, presenta un ristretto ma esaustivo nucleo di opere, tra cui il grande dipinto Le Strade del Tempo #1, una tempera su tela che misura 280x420 centimetri. Oltre a un filmato che racconta i dietro le quinte delle opere, l'allestimento comprende anche l'ausilio di videoriprese che consentono una visione micro e macroscopica dei dipinti. L'esposizione è accompagnata da un catalogo con testi dell'autore e del curatore.

Massimiliano Galliani (Montecchio Emilia - Reggio Emilia, 1983) si diploma in Scenografie per l'arte; nel 2008 si laurea in Nuove Tecnologie per l'Arte presso l'Accademia di Brera, Milano; nel 2010 si diploma in Regia Cinematografica presso NUCT, Nuova Università del Cinema e della Televisione di Roma. Pittore, fotografo e video maker, ha preso parte ad esposizioni personali e collettive. Ha realizzato videoinstallazioni ed installazioni interattive. Nel 2012 ha aperto CromaKinema, sala di posa video-fotografica con sede a Tortiano di Montechiarugolo (Parma). (Comunicato Ufficio stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Annarita Serra - Gheisha Annarita Serra - Frida Annarita Serra: Re-Creation
termina il 19 aprile 2015
Anteprima - Milano
www.anterpima.com

In occasione del Salone del Mobile 2015, Anteprima è lieta di ospitare nel proprio showroom le opere di Annarita Serra, artista sarda di nascita ma milanese d'adozione che trae ispirazione dalle icone contemporanee rielaborando materiali riciclati, sovente rifiuti in polipropilene spiaggiati che trasporta nel proprio studio, per poi rendere nuova vita a quella materia che in altro modo resterebbe solo un ingombrante rifiuto, ed ecco che nascono ritratti di personaggi, rappresentazioni iconografiche e status symbol. La maestria compositiva, la raffinata eleganza e l'acuta ironia sono le caratteristiche dell'opera di Annarita Serra ma l'elemento dominante è senza dubbio la volontà di denuncia verso l'umana incuria. (Presentazione di Susanne Capolongo; mostra a cura di Giovanna Repossi)




Esposizione della "Pietà" di Achille Funi
termina il 25 aprile 2015
Museo San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Opera unica e singolare nel contesto della poetica di Achille Funi (1890-1972), la Pietà (1920, olio su tavola, cm.36,1x31,9) testimonia il debito dell'artista verso le imagines pietatis di Giovanni Bellini (1433 c.-1516), di cui assimila il segno minerale e la traccia dolente evidenti nel Cristo morto sorretto da due angeli del Museo Correr di Venezia, nella Pietà del Museo Poldi Pezzoli di Milano e nel Cristo morto con quattro angeli del Museo di Rimini. L'opera, prestito di una collezione privata, è esposta negli spazi del Museo San Fedele - Itinerari di arte e fede, offrendo un'occasione per meditare sul mistero della morte e risurrezione di Cristo.




Valerio Melchiotti - The trap of the king - oil on canvas cm.30x40 2015 Annalisa Fulvi - Geometrie rurali n.7. - acrilico su tela 2014 Painting as a mindfield
Paolo De Biasi, Annalisa Fulvi, Dario Maglionico, Valerio Melchiotti


termina lo 05 maggio 2015
Galleria Area B - Milano

Per inaugurare gli spazi della sua nuova sede, la galleria Area B presenta una mostra a cura di Ivan Quaroni. Come spiega il curatore della mostra: "la pittura come campo mentale, per rimarcare che non si tratta più solo di rappresentare la realtà, ma il campo morfico della mente, cioè quella commistione di forme, immagini, concetti che non dipendono più unicamente dalle informazioni sensoriali, ma includono, invece, anche istanze psichiche, stratificazioni mnemoniche, intuizioni". Il campo mentale è quell'ambito che supera l'istanza individuale, per confluire attraverso una serie di interazioni sociali nella dimensione della memoria collettiva. E' anche il non-luogo in cui nascono le forme delle opere di molti artisti, non per forza legate alla realtà come la intendiamo strettamente, ma una zona a metà strada, in qualche luogo tra le forme reali e non.

In Painting as a mindfield, la pittura diventa quindi territorio di rappresentazioni incongrue, scissioni tra significante e significato, forzature di luoghi, tempo e spazio impresse sulla tela. Attraverso le opere esposte, Paolo De Biasi ci fa capire di intendere la pittura come una ricerca di senso, in cui figure, colori e immagini, si ritrovano riunite grazie a strumenti quali metafora, analogia e sineddoche. Si tratta di scene in cui i personaggi occupano uno spazio apparentemente casuale, lasciando perciò allo spettatore il compito di trovare un significato all'insieme. La ricerca dell'artista si muove in un presente caratterizzato da un uso della tecnologia che rende sempre più possibile la rappresentazione della soggettività di ognuno di noi, ma allo stesso tempo, produce una mole infinita di informazioni, che diventano la fonte principale per la scelta dei soggetti rappresentati.

E' così che anche il suo lavoro si inserisce nel flusso quotidiano di nuove immagini e l'attimo di condivisione e interpretazione dell'opera diviene il senso dell'opera stessa. Anche le opere di Annalisa Fulvi nascono dall'accostamento, solo apparentemente casuale, di elementi estranei tra loro; l'artista si basa sullo studio dell'ambiente e del territorio, sia naturale che artificiale, attraversati da cambiamenti sempre più repentini. Si tratta di un lavoro di accostamento di immagini e di forme suggerite dal paesaggio circostante, rappresentato in doppia veste: realtà e spazio virtuale, entrambi in continuo mutamento.

Dario Maglionico punta dritto all'obiettivo di captare l'intimità e la verità dell'individuo. In Painting as a mindfield presenta la serie Reificazioni in cui, nel tentativo di fermare lo scorrere del tempo, ritrae soggetti in contesti domestici, che seppur indaffarati in gesti abitudinari, compiono una ricerca verso il senso più profondo di loro stessi. Le sue opere sono costellate da figure ripetute più volte, ritratte in sequenze che rilasciano frammenti di vita nello scorrere temporale. Si concentra sul racconto per immagini Valerio Melchiotti, i cui lavori non descrivono, ma raccontano, arrivando a suggerire una storia, un prima e un dopo il momento ripreso, come graffianti corti cinematografici. (Estratto da comunicato Ufficio stampa ch2 comunicazione e progettazione eventi culturali)




0M/ no place to hide
termina lo 03 maggio 2015
Galleria Comunale di Arte Contemporanea - Monfalcone

0M/ no place to hide è costituito da un'esposizione collettiva composta da opere create site e time specific, 2015, degli artisti italiani Alterazioni Video, Lorenzo Commisso, Francesco Jodice, Masbedo, Marco Mendeni, Marotta & Russo, Ryts Monet, Maria Elisabetta Novello, Elisa Giardina Papa, Antonio Riello, Michele Spanghero, Giuseppe Stampone. La posizione curatoriale è quella di lavorare con artisti italiani per un atteggiamento intellettuale che intende valorizzare i talenti nazionali. 0M/ no place to hide è un dispositivo, una suggestione, uno stimolo di riflessione dei curatori Martina Cavallarin e Stefano Monti che coinvolgono un gruppo di artisti italiani chiedendo loro di muoversi nella cultura contemporanea che ha come mantra: "Produci, condividi, commenta".

Più è meglio, sempre e senza eccezioni. Facciamo di tutto per avere sempre più consenso, pensiamo che sia necessario averlo. Scegliamo la frase giusta, l'hashtag giusto, condividiamo articoli, immagini, rispondiamo ai sondaggi, li allarghiamo, pubblichiamo le nostre foto, la musica che ascoltiamo, le cose che abbiamo acquistato o che vorremmo acquistare, film che abbiamo visto o scaricato, serie TV. L'obiettivo è controllare like e fan. Siamo felici o delusi a seconda che i nostri post siano più o meno seguiti e condivisi. Vogliamo piacere, questo è insito nella natura umana, con la differenza che oggi abbiamo una metrica costante, in continuo aggiornamento di quanto vogliamo piacere e di come fare per ottenere di piacere.

Il meccanismo narcisistico trova nella contemporaneità canali di amplificazione a gettito illimitato. Questo continuo "aggiornamento" crea assuefazione, fino ad arrivare a un punto in cui ci rendiamo conto che avere tanti fan, tante persone che ci seguono, e che conseguentemente in qualche modo ci controllano, ci giudicano e che vogliamo/dobbiamo "accontentare"; spesso condiziona, seppur a livello di subconscio e involontariamente, le scelte che operiamo, portandole verso un processo di normalizzazione. "Siete in troppi". Su questa affermazione 0M/ no place to hide costruisce il suo scarto, afferma una necessità, attiva un'urgenza non ponendosi come una critica sociale, non negando il social, ma interrogandosi e proponendosi come analisi della coscienza individuale e dell'atteggiamento psicologico collettivo, come esercizio di ricerca delle modalità con le quali si abita il mondo e si attraversa la società contemporanea. (...)

Il problema non è quello di smettere di essere on-line, ma quello di esserci con maggiore consapevolezza e, soprattutto, quello di cercare, saper costruire, non aver paura di costruire uno spazio "altro", individuale, privato, una zona nella quale confrontarsi solo con se stessi, dove poter sperimentare in totale solitudine, esprimersi senza tenere in considerazione il giudizio dei "tanti", in cui sbagliare senza che l'errore sia assoggettato a un giudizio planetario. Uno spazio di erranza del fare e del pensare nel quale singolare e plurale possano trovare le contingenze atte ad attivare un più sincero e auspicabile umanesimo. L'impopolare, l'insuccesso, il fallimento, sono fondamentali nel processo creativo. 0M/ no place to hide è il tentativo responsabile dell'arte di attivare una rivalutazione del pensiero individuale, della necessità di ritrovare e costruire dei nuovi spazi di appartenenza, un luogo di libertà. (Estratto da comunicato stampa)




Opera di Laura Fo Laura Fo: La scatola magica
termina il 22 aprile 2015
Galleria Immaginaria - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

Musica e Poesia, Teatro e Letteratura, passano attraverso la rielaborazione di Laura Fo dalla pagina scritta, dal suono e dalla parola ad una visibilità piena e ultradimensionale, che allarga gli orizzonti e sprigiona sensazioni che denotano nell'artista padronanza del mezzo e una capacità di comunicazione diversa, che arriva contemporaneamente al cuore, agli occhi, alla mente e fino in fondo all'anima, dove trova motivazioni per un approfondimento tematico più consapevole da parte di chi guarda. Perché, certo, ogni pezzo ha una sua storia ed è una storia, un racconto che spiega e rielabora, che motiva origini e motivazioni, punti di partenza, segni e indicazioni d'arrivo come puntini sulla mappa di un tesoro.

Laura Fo (Legnano, 18 aprile 1956) deve la sua formazione tecnica alla grande attrice Edda Albertini. Oltre ad aver lavorato in numerose compagnie private, sotto la direzione di Aldo Trionfo e Maurizio Scaparro e insieme ad attori quali Luigi Vannucchi, Giancarlo Sbragia, Ottavia Piccolo, Andrea Giordana, Giancarlo Zanetti, Giuseppe Pambieri, ha condiviso per molti anni l'attività della cooperativa Gli Associati. Con essa, insieme a Giancarlo Sbragia, Sergio Fantoni, Paola Mannoni, Ivo Garrani, Paolo Giuranna, Virginio Puecher, Valentina Fortunato e molti altri, ha preso parte per lungo tempo alle stagioni dell'Ater (Associazione Teatri Emilia Romagna), oggi Ert.

In seguito ha recitato in una serie di spettacoli prodotti da Veneto Teatro dove ha incontrato il regista Sandro Sequi. Sotto la sua direzione ha preso parte a una serie di allestimenti per i teatri stabili di Catania e di Brescia. Ha lavorato anche per la televisione e per il cinema, ma la sua passione principale è sempre rimasta il teatro e di conseguenza, in età più matura, ha deciso di sperimentarsi come regista. Ha allestito il suo primo lavoro con gli allievi dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, elaborando uno spettacolo costruito con prose e poesie di Angelo Maria Ripellino, cucite da un tessuto d'immagini e filmati.

Ha lavorato sui poeti Anna Achmatova e Fernando Pessoa che ritroviamo nella serie di lavori Le finestre dei poeti a loro dedicati. Nel 2010 è cominciata la sua nuova avventura artistica con il collage debuttando con una mostra al Castello dei Pico a Mirandola. In seguito ha esposto a Roma. La sua prima personale La scatola magica per la galleria Baccina Techne. Ha preso parte a una collettiva per la galleria Tricromia Via di Panico, dal titolo Il teatro immaginato, piéce in cinque atti: Emanuele Luzzati, Laura Fo, Giosetta Fioroni, Tommaso Cascella, Roland Topor.




Opera di Sandro Vadim - cm.30x30 2014 Sandro Vadim: I colori della vita
termina il 30 aprile 2015
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Cortina Arte in collaborazione con Frankfurter Westend Galerie, ospita la mostra di Sandro Vadim - a cura di Stefano Cortina - avverandone il desiderio a lungo coltivato di presentare le sue opere in Italia. Sandro Vadim (Roma, 1964), tornato in Germania coi genitori da ragazzino, ha portato dall'Italia il piacere dei colori, fonte della sua pittura. «L'artista ci presenta paesaggi cromatici luminosi, nei quali il colore, come un tappeto di nuvole, si espande, scorre, fruscia, arde - vive. Vadim dipingendo non prende decisioni razionali, non riproduce, non costruisce forme, né comunica messaggi. Piuttosto da libero sfogo a forze inconsce, soggettive, emozionali. Nelle opere si rispecchiano stati interni e fenomeni esterni, calore, freschezza, allegria, una mattina di primavera, una giornata d'estate, un crepuscolo, però anche più concretamente, una superficie d'acqua, un cielo pieno di nuvole e piante mosse dal vento.

Il titolo Farbrauschen della recente mostra alla Frankfurter Westend Galerie è un gioco di parole (Farbe - colore, rauschen - frusciare) e allo stesso tempo un concetto romantico: il fruscio è legato all'acqua, al vento e alla foresta e ricorda le canzoni e le poesie del romanticismo tedesco. Nelle opere di Sandro Vadim ci attende una natura sconfinata e indefinita. Un tripudio di colori dove nessuno sembra mancare all'appello.» (Dal testo in catalogo di Barbara Thurau)




Trasformazioni di stato. La stampa calcografica
termina il 19 aprile 2015
Spazio Officina - Chiasso (Svizzera)
www.maxmuseo.ch

L'esposizione riprende il fil rouge delle mostre promosse nel corso della stagione 2014-2015 dal m.a.x. museo e dallo Spazio Officina di Chiasso all'insegna, appunto, delle "trasformazioni", laddove il significato etimologico invita a una riflessione che va al di là, oltre la forma per dare vita a nuove forme. In questo senso l'esposizione, in collaborazione con l'Associazione Amici dell'Atelier Calcografico (AAAC), valorizza il concetto delle variazioni e trasformazioni dei risultati calcografici ottenuti con i diversi passaggi di "stato" nell'esecuzione dell'incisione. Inoltre viene promossa in occasione dei trenta anni di attività dell'AAAC, che segna quindi una significativa presenza sul territorio ticinese.

Nella mostra sono esposte tutte le 93 stampe realizzate da 70 artisti nel corso dei 30 anni dell'Associazione Amici dell'Atelier Calcografico. In quest'ottica di divulgazione dell'antica arte calcografica, si inserisce, appunto, l'esposizione, poiché il m.a.x. museo e lo Spazio Officina hanno come missione quella di far conoscere l'arte grafica nelle sue diverse forme espressive, dall'informale all'astrattismo geometrico alla figurazione concreta fino alla contemporaneità più spinta.

Le 93 stampe sono affiancate a 15 matrici (quasi tutte in rame, una in cliché-verre e una in ottone), 25 variazioni di stato calcografico e 2 libri d'artista: Alberto Nessi, "Iris viola", Alberto Nessi: incisioni originali di Palézieux, Novazzano, Edizioni AAAC, 2003 (fogli sciolti in una custodia: ill. 24,5cm, tiratura di 30 esemplari numerati, 22 nominativi e alcune copie HC) e Ugo Petrini, "Risguardi", Ugo Petrini: incisioni originali di Pino Sacchi, Novazzano, Edizioni AAAC, 2008 (fogli sciolti in una custodia: ill. 29cm, tiratura di 25 esemplari numerati, 15 nominativi e alcune copie HC).

La collezione dell'AAAC consente di ritracciare un percorso attraverso tutte le tecniche dell'incisione calcografica, da quelle più frequentate come il bulino (e qui si ricordano Albert Flocon, uno dei maggiori incisori a bulino del secolo scorso, o Walter Dohmen, artista tedesco che anni or sono ebbe l'onore di una copertina di Nouvelles de l'estampe, la rivista del Comité national de la gravure française che ha sede nei prestigiosi spazi del Louvre), la puntasecca, l'acquaforte e l'acquatinta, a quelle pur tradizionali ma meno frequentate quali la maniera nera o la ceramolle, ma anche tecniche ormai abbandonate con la stampa eliografica o il cliché-verre.Il mondo della grafica d'arte che riguarda il settore della calcografia, ossia l'incisione effettuata su matrice di metallo, permette di realizzare "un'opera d'arte moltiplicata".

Questo aspetto, che accomuna tutto il settore della grafica d'arte, ne ha fatto la forza in virtù di una produzione di "serie", sia pure eseguita in quantità limitata riferita alla tiratura, inizialmente decisa dall'autore, ma in seguito condizionata dallarichiesta di mercato. L'ampia possibilità di fruizione e condivisione del manufatto artistico ne ha determinato la fortuna. La possibilità di divulgazione delle stampe, della veicolazione di queste in diversi ambiti culturali e l'apprendimento attraverso le stesse delle novità artistiche ne hanno fatto un settore di punta nel corso del XVIII e XIX secolo. La stampa d'arte ha avuto fortune alterne, ma ha da sempre affascinato collezionisti, studiosi, appassionati, disegnatori e artisti.

D'altronde la grafica accompagna le esperienze di sperimentazione artistica di moltissimi maestri dell'arte. L'incisione calcografica è il prodotto di un processo lento e lungo, che richiede grande attenzione e capacità in ogni specifica fase. L'etimologia dello stesso termine calcografia ci riconduce, infatti, a un atto ben definito: l'arte di incidere sopra una lastra di rame. Arte e tecnica sono quindi due fattori inscindibili nell'esecuzione della grafica, e dell'acquaforte in particolare. Se inizialmente si incideva su lastre di rame, oggi sono diffuse anche lastre di zinco, ottone, ferro, microzinco, vetro, benché il materiale più adatto, proprio per la sua duttilità, sia ancora il rame.

La conoscenza della tecnica rende maggiormente possibile la sperimentazione e il raggiungimento dell'idea artistica. In questo l'acquaforte offre uno spettro di possibilità incredibili, dalla battitura della lastra alla differenziazione del segno, dalle molteplici morsure (bagni a immersione in acido nitrico) all'inchiostratura. La scelta della tecnica usata è da intendersi quindi come ricerca, come espressione, nella consapevolezza che non tutte le tecniche sono adatte alla ricerca dello stesso artista. In questo l'acquaforte diventa avventura, scoperta.

L'AAAC riunisce artisti ticinesi o che risiedono in Ticino. Artisti dell'area romanda, in particolare quelli che gravitavano e gravitano attorno all'Atelier de Saint-Prex, sono pure stati una presenza costante nell'attività dell'Associazione. Un numero non irrilevante di artist proviene dall'Italia centro-settentrionale; diversi anche gli incisori provenienti o che risiedono nell'Italia settentrionale. L'AAAC segue sin dall'inizio con coerenza una propria via che privilegia incisori o artisti, indipendentemente dalla loro notorietà, che non praticano solo marginalmente, per non dire occasionalmente, l'incisione, ma che concepiscono e incidono essi stessi l'opera sulla lastra facendo uso dello specifico linguaggio incisorio e di tutte le potenzialità che solo questo linguaggio, e non un altro, può offrire, preferendo per altro opere monocrome, prevalentemente in bianco e nero.

La carta è rigorosamente carta al tino, espressamente fabbricata con procedimento manuale; ogni singolo foglio reca la filigrana dell'Associazione e ha il formato di un in-quarto del Grand Jésus (formato francese, 38x28cm), piccolo e particolarmente adatto alla conservazione in scatole, ma anche per essere incorniciato. L'AAAC decide inoltre di non riconoscere le incisioni, che recano allora solamente il numero di edizione; le lastre (che di regola restano di proprietà dell'Associazione) non sono biffate. La prima incisione viene pubblicata nel marzo 1985 dall'artista Albert Flocon (1909-1994).

Nel corso degli anni vengono promossi numerosi eventi: serate d'informazione sulla storia e le tecniche dell'incisione o su soggetti legati al mondo della stampa, visite ad atelier o a esposizioni e la pubblicazione di libri d'arte. L'AAAC ha anche costituito un importante fondo librario, specifico sull'arte dell'incisione, sulla storia e gli aspetti tecnici delle sue molteplici espressioni e sulle opere di artisti incisori. (Estratto da comunicato Amanda Prada - Ufficio stampa m.a.x. museo e Spazio Officina - Svizzera e Insubria (Como e Varese))




Donatello svelato. Capolavori a confronto
Il crocifisso della chiesa dei Servi a Padova, della Basilica del Santo e di Santa Croce a Firenze


termina il 26 luglio 2015
Museo Diocesano - Padova
www.museodiocesanopadova.it

Credenti o non, sarà difficile non emozionarsi di fronte ai tre Crocefissi di Donatello che verranno posti vis a vis nella mostra. Il termine "svelato" non è affatto casuale. Al centro dell'esposizione sarà infatti un Donatello che va ad aggiungersi al catalogo delle opere certe del maestro fiorentino, il Crocifisso dell'antica chiesa padovana di Santa Maria dei Servi. La mostra ospitata nella scenografica Salone dei Vescovi sarà così l'occasione, storica, di ammirare riuniti per la prima volta tutti e tre i Crocifissi che Donatello produsse nel corso della sua vita: quello realizzato per la chiesa di Santa Croce in Firenze (1406-08) - oggetto di una celebre gara con l'antagonista Filippo Brunelleschi raccontata da Giorgio Vasari nelle sue Vite -, quello dei Servi e quello bronzeo della Basilica di Sant'Antonio (1443-1449) a Padova.

Il Crocifisso ligneo di Santa Maria dei Servi in Padova è stato attribuito a Donatello alcuni anni fa da Francesco Caglioti, dell'Università di Napoli, che sulla scorta delle ricerche di Marco Ruffini ha restituito alla scultura la corretta paternità, attestata dalle fonti più antiche ma ben presto dimenticata. L'oblio del nome di Donatello si spiega con la particolare devozione di cui l'opera ha goduto, e tuttora gode, specialmente in seguito ai fatti miracolosi del 1512, quando l'immagine in più occasioni sudò sangue dal volto e dal costato. Con il passare dei secoli la memoria popolare trasferì la paternità donatelliana alla scultura gotica della Vergine conservata sempre nella chiesa, ma la speciale cura dei fedeli per il Crocifisso ne assicurò la conservazione, preservandolo dalla distruzione o dalla dispersione, sorte molto comune per questo tipo di immagini scolpite.

La rimozione della spessa ridipintura a finto bronzo rivela ora tutta la qualità dell'intaglio e della policromia originaria, in buona parte conservatasi, restituendo a Padova un capolavoro che va ad aggiungersi alle altre opere che Donatello ha lasciato durante la sua permanenza in città (1443-1453) - la statua equestre del Gattamelata, l'altare e il Crocifisso bronzeo per la Basilica di Sant'Antonio - aggiungendo un ulteriore tassello nella vicenda biografica dell'artista. Al termine del restauro, e prima di essere collocato nuovamente sull'altare dedicatogli nella chiesa dei Servi di Padova, il Crocifisso sarà esposto al Museo Diocesano di Padova, in modo da consentire al più vasto pubblico di ammirarla nelle migliori condizioni di osservazione possibili. L'opera restaurata sarà accompagnata da un'esaustiva documentazione attraverso la quale il pubblico avrà modo di avvicinarsi dettagliatamente alle varie fasi del restauro. (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Georgina Spengler - Taint rib.1 - olio su tela cm.150x100 2015 Georgina Spengler: Buone notizie
termina lo 09 maggio 2015
Galleria MAC Maja Arte Contemporanea - Roma
www.majartecontemporanea.com

Quindici dipinti inediti - di vario formato ed eseguiti tra il 2013 e il 2015 - della pittrice Georgina Spengler. Come afferma il critico Roberto Gramiccia nel testo che accompagna la mostra a cura di Daina Maja Titonel: "E' l'esistenza in vita della pittura la buona notizia che ci dà Georgina Spengler. La sua pittura. Che non è più, come accadeva fino a non molto tempo fa, una delle tante. Oggi i pittori che continuano a fare i pittori sono mosche bianche. A farlo come si dovrebbe - intendo - con determinazione radicale, impegno assoluto, direi quasi 'cattiveria', come si direbbe di quei giocatori che vogliono vincere a tutti i costi la partita. In questo caso la partita da vincere è quella di ricondurre la pittura al centro della scena. (...)

Il lavoro della Spengler è una buona notizia, è una novità positiva. E la novità è che lei continua a fare quello che fa da decenni. E lo fa sempre meglio. Dipingendo otto ore ogni giorno come un operaio. Con la stessa sistematicità certosina degli antichi. Alla ricerca della folgorazione ma anche dello scavo metodico che porta il mestiere a diventare arte. Stavolta Georgina va in profondità fermandosi alla superficie. La superficie dell'epidermide che è divenuta l'oggetto della sua ricerca è, infatti, insieme una realtà pellicolare e l'osservatorio attraverso il quale affacciarsi sul profondo. (...) La pelle è la linea di confine fra il fuori e il dentro. Fra il corpo e l'anima.

Laddove - ce lo ricorda Carmelo Bene in uno splendido monologo - l'anima è sempre l'anima 'del' corpo e non l'anima 'nel' corpo destinata a fuggire non appena si libera da esso. Corpo e anima sono inseparabili (...) E questa pittrice ce lo spiega senza parole. Attraverso le velature della sua pittura sistematica e cocciuta. L'occhio che dimostra di avere è clinico e poetico insieme. La clinica della conoscenza e la poesia della compassione che si intuisce muovere le dita abili della pittrice. Compassione per le vicende umane, gagliarde e misere, sempre. Non è la lusinga delle facili seduzioni della bellezza a tentare questa artista ma, al contrario, la riproposizione di un criterio. Il criterio che vede al primo posto l'affermazione della pittura in sé, della pittura in quanto tale. Sembrerebbe una presa di posizione ideologica. E invece no. Perché se ti fermi a osservare le sue tele con l'attenzione che meritano, anche se non ci trovi 'effetti speciali', senti battere il cuore."

Georgina Spengler (Atene, 1959) si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti e successivamente in Olanda dove, a contatto con le opere di Rembrandt, Ruisdael e Vermeer, ha inizio il suo interesse per la pittura. A Parigi frequenta per un anno l'Ecole des Beaux Arts. Tornata negli Stati Uniti studia alla School of Fine Arts della Boston University e alla Corcoran School of Art di Washington Dc dove completa gli studi accademici. Nel 1982 si trasferisce stabilmente a Roma. Da allora espone con continuità partecipando sia a mostre collettive che personali, in Italia e all'estero (Vienna, Lipsia, Monaco di Baviera,...).

Nel 2008 realizza una serie di opere ispirate all'ultimo viaggio di John Keats a Roma (1820). I lavori sono esposti al Museo Keats-Shelley Memorial House (Roma). Nel 2009 collabora con la pittrice Edith Urban e altri quattro poeti al progetto The Silent Space Between and Around Words che sarà presentato nello stesso anno alla Temple University Gallery di Roma e nel 2012 a Lipsia nella seconda edizione di Colonia 210. Nel 2012 fonda, insieme ad un gruppo di artisti, Casa con Vista. Quindici case private ospitano per due giorni il lavoro site-specific di un artista creando un itinerario espositivo - aperto al pubblico - che attraversa il quartiere di Trastevere a Roma. Nel 2014 espone a Roma con Myriam Laplante. Hanno scritto sul suo lavoro: Enrico Gallian, Roberto Gramiccia, Tiziana Musi, Rosa Pierno, Ivana Porcini, Ian Rosenfeld, Edith Schloss, Rachel Spence, Claudio Strinati, Enrica Torelli Landini, Shara Wasserman. (Comunicato stampa)




Le Isole incantate.
Il Grand Tour e la pittura di veduta nei Domini Borromeo: da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton


termina il 25 ottobre 2015
Palazzo dei Principi all'Isola Bella (Lago Maggiore)
www.studioesseci.net

La mostra curata da Alessandro Morandotti con la collaborazione di Fenisia Cennamo, Veronica Drago ed Elisabetta Silvello, è stata anche occasione per un importante intervento di restauro voluto dai Principi. Ne è stato oggetto il gruppo di Delizie, ovvero di vedute settecentesche dei Domini Borromeo di mano di Francesco Zuccarelli. Il restauro, da poco concluso, ha restituito la primitiva leggerezza alle sette tele del maestro, opere dove l'attenzione documentaria si coniuga mirabilmente con l'allegoria, secondo il gusto dell'epoca. Per la mostra il curatore ha scelto di presentare esclusivamente quelle che raffigurano i Domini Borromeo sul Lago Maggiore, in coerenza con il tema dell'esposizione.

A coniare la definizione di "Isola Incantata", riferendosi all'Isola Bella, fu Gilbert Burnet (1643-1715), un pastore anglicano che visitò l'Italia con un occhio molto critico nei confronti della censura ecclesiastica e delle forme di governo assolutista di molti stati italiani. Burnet fu uno dei primi viaggiatori a passare dall'Isola Bella, nel 1686, inaugurando idealmente la stagione delle immancabili tappe sul Lago Maggiore dei viaggiatori europei del Grand Tour. Un giudizio per certi versi premonitore, il suo, dato che il cantiere che trasformò alcuni scogli affioranti in quella meraviglia che è l'Isola Bella, era ancora all'inizio ma: "when all is finished, this place will look like an Inchanted Island", egli preconizzò.

Da allora e sino ai tempi moderni, lo stuolo dei viaggiatori, e con essi, degli artisti che scesero ad ammirare l'Isola Bella e i Domini dei Principi Borromeo sul Lago Maggiore, è diventato ininterrotto, creando la fama di cui le Isole Borromee godono ancora nel mondo anglosassone e nordico in generale. Come avviene nel resto d'Italia, alle testimonianze di viaggio corrisponde un'immediata fortuna visiva delle Isole, subito al centro degli interessi del moderno vedutismo, una seconda faccia della medaglia per seguire il gradimento delle bellezze artistiche e naturali italiane.

La mostra cercherà di restituire questo doppio registro della fortuna delle Isole Borromee, mettendo a confronto documenti figurativi (dipinti, disegni, incisioni, fotografie) e testimonianze letterarie tra la fine del XVII e l'inizio del XX secolo. Come testimonia il sottotitolo della rassegna, "Da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton", Morandotti e il suo gruppo di lavoro propongono un ampio ventaglio di opere e tra esse numerose sono le riscoperte, di opere oltre che di artisti specializzatisi nell'ambito del vedutismo, riscoperte che permettono di arricchire le nostre conoscenze su un capitolo della storia dell'arte in Italia settentrionale ancora molto trascurato dagli studi e dalle occasioni espositive.

L'inchanted Island era stata strategicamente concepita da Vitaliano VI Borromeo (1620-1690) perché "potesse servire alla casa per farsi amici e stima", come ricorda un passo del suo testamento, ed era per questo sempre aperta alle visite di ospiti illustri, per matrimoni e ricevimenti solenni, nonché per le pubbliche 'recensioni' dei forestieri illustri che percorrevano le strade d'Italia nell'età dell'obbligato viaggio di istruzione dei gentiluomini europei, tra Seicento e Settecento.

L'Isola dei viaggiatori è soprattutto quella degli spettacolari giardini che evocano paragoni storico-letterari (tra l'isola di Armida 'cantata' dal Tasso o i leggendari giardini della regina Semiramide) e talvolta stimolano metafore più fantasiose (al tedesco Keyssler sembrava una di "quelle guantiere foggiate a mo' di piramide in cui siamo soliti servire in tavola i dolciumi"); i giardini non lasciano mai indifferenti i visitatori, anche quando si tratta di criticarne l'artificiosa concezione negli anni della progressiva attenzione per il giardino paesaggistico. Secondo schemi consueti nei resoconti di viaggio, le testimonianze rimandano le une alle altre, sancendo convenzioni di lettura che diventano veri e propri 'stereotipi'.

Con la piacevole sorpresa di verificare che improvvisamente Milano, grazie alle bellezze naturali dell'Isola Bella e dell'Isola Madre, divenne la città dei giardini e dei giochi d'acqua, come non era mai stata prima, almeno agli occhi dei viaggiatori. Come naturale appendice della mostra, verranno prese in considerazione non solo le vedute delle altre residenze dei Borromeo sul Lago Maggiore (dalla Rocca di Angera ai Castelli di Cannero) ma anche le vedute di altre proprietà lombarde dei Borromeo (Cesano Maderno, Senago, Peschiera Borromeo) spesso nate in pendant o in serie con opere raffiguranti le Isole. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Mario Togliani - Pilota spaziale - olio su tela cm.70x80 1948 Mario Togliani - Figura in rosso - olio su tela cm.50x80 Mario Togliani - Cattedrale - olio su tela cm.70x80 Mario Togliani 1912-1978
termina lo 03 maggio 2015
MAM Museo d'Arte Moderna dell'Alto Mantovano - Gazoldo degli Ippoliti (Mantova)

Poche volte capita di poter comprendere appieno il legame fra un padre e un figlio, quando entrambi hanno dedicato la propria vita all'arte. Mario Togliani e il figlio Victor hanno il rarissimo dono di spingere chi guarda a cogliere il loro universo visionario fatto di immagini e sogni. In Funzioni non verbali (Gilgamesh Edizioni, 2012), Victor Togliani racconta il grande intreccio intellettuale e umano che ha sempre unito lui e suo padre: «... divideva il suo studio con me e passavamo le notti insieme a parlare come vecchi amici mentre lavoravamo». Oggi, a più di trent'anni dalla sua prematura scomparsa, il MAM Museo d'Arte Moderna dell'Alto Mantovano rende omaggio alla forza espressiva del trasgressivo e geniale Mario Togliani con una retrospettiva - a cura di Renzo Margonari e Gianfranco Ferlisi - in quarantacinque opere, un'inedita ricognizione su uno dei protagonisti meno conosciuti della pittura del '900 italiano.

Mario Togliani cresce con i nonni a Marmirolo in un ambiente di marmisti e decoratori. Alla fine degli anni '40 arriva a Milano, e precisamente a Brera in via Fiori Oscuri, dove entra inevitabilmente a contatto con il milieu artistico e letterario della città. Ma sono gli anni '50 che incidono sul percorso di Mario Togliani. Espone alla Biennale di Venezia e in alcune delle principali gallerie di tutta Europa. A Milano riceve l'Ambrogino d'oro, l'Archivio storico Luce si occuperà di lui nel 1962 nella rubrica "Nel mondo dell'Arte", così come alcuni fra i principali critici d'arte dell'epoca, tra i quali De Grada, Balestrieri, Mastrolonardo, Rasi, Millet, Radice, Zorzi, Borghese, Villani, Vargas, Kaisserlian, Ballo, Borgiotti, Hagebeuk, Lepore, Xavier, Munari, Patani, Portalupi, Sauvage, Somarè, Verdet.

Nella Milano dei gruppi e dei manifesti, MAC, Spazialismo, Nuclearismo, in contrasto con l'imperante Neorealismo dei molti, Mario Togliani mantenne una propria esemplare indipendenza. Nel 1963 espone prima a Parigi e poi a Montecarlo i suoi "Eroi viventi", ovvero i ritratti dei sette personaggi che l'artista considerava i più significativi dell'epoca: Picasso, Chaplin, Schweizer, Sartre, Stravinskij, Bertrand Russell e Churchill. Così come l'uomo, così era il tratto di Mario Togliani, che nella scomposizione della figura in piani tonali armonici e misteriosi la manteneva intatta invece di distruggerla. E poi c'è la luce. In opere come L'uomo dei colori, Modella alla stufa, Ricamatrici, così come i molti paesaggi che richiamano la sua Mantova, i giochi di luminosità in alternanza con le diffrazioni cromatiche diventano l'asse dell'impianto narrativo, tanto che non è facile capire quale sia il momento del giorno in cui è ambientata la scena perché vi si trovano tutte le situazioni di luce possibili. (Comunicato Ufficio stampa - Stefano De Angelis)




6 Scultori dalla Mitteleuropa
Scultori contemporanei in Centro Europa


termina il 28 maggio 2015
Associazione Lazzari - Treviso
www.laroggiapn.it

(...) Per questa mostra, per ogni nazione (Austria, Croazia, Italia, Polonia, Slovenia e Ungheria) è stato invitato uno scultore: Profunser, Bozic', Marzuttini, Puczynski, Mirt, e la scultrice Ledersberger-Lehoczky. Ognuno, parlando lingue diverse, si trova a dialogare con l'unico mezzo di comunicazione universale che non ha bisogno di interpreti o traduzioni: il linguaggio dell'arte. (...) Non mi avventuro in analisi critiche dei singoli artisti, lascio ai critici questo compito. Mi limito solo a una considerazione generale: forma, materia, colore, uniti ad una alta perizia tecnica mi sembrano le caratteristiche peculiari che, nella ovvia diversità, unisce questi artisti.

Artisti che, a dispetto delle mode e delle avanguardie concettuali, realizzano per intero le loro sculture. Infatti, altra cosa che li accomuna è che nelle loro opere si percepisce lo sforzo compiuto nel realizzarle. Nel percorso creativo degli artisti è evidente un'attenzione, un amore e un grande rispetto del materiale e della forma. Credo che la forma e la materia (bronzo, ferro, marmo, pietra, legno) finiscano, in questa esposizione, col ribadirci l'importanza e il senso millenario dell'arte, un senso tutto rinnovato e ricreato in una tensione emotiva di grande livello. (Mitteleuropa, di Francesco Stefanini)




Mario Alimede. Opere pittoriche
termina il 30 aprile 2015
Teatro Comunale Pier Paolo Pasolini - Casarsa della Delizia (Pordenone)
www.marioalimede.it

L'iniziativa è la nuova tappa del progetto "Arteatro", curata dal maestro Giuseppe Onesti, che vuole impreziosire gli spazi espositivi del teatro comunale con le opere più significative degli artisti del territorio. Mario Alimede (Riva del Garda - Trento, 1949) espone dal 1970. Dal 1968 e in anni successivi frequenta corsi di grafica sperimentale e grafica contemporanea alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. Aderisce nel 1998 al gruppo M.A.R.T. per esplorare in quegli anni con l'arte digitale, primi sul territorio friulano, nuove frontiere artistiche. E' socio del Club dell'Incisione Venezia Viva. Ha realizzato, su incarico di strutture pubbliche, progetti di allestimento per mostre ed eventi culturali.

Ha diretto corsi di disegno e d'incisione e, in qualità di curatore artistico, ha realizzato progetti di sensibilizzazione creativa all'interno di strutture riabilitative psichiatriche, organizzando eventi collettivi e coinvolgendo artisti del territorio friulano.E' membro del GISM, Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, Accademia di Arte e Cultura Alpina. Nel 2007 pubblica Diciassette passi, una plaquette con una raccolta di sue poesie e incisioni per la mostra omonima e nel 2011 il catalogo di poesie e opere La montagna parallela. Nel 2014 pubblica il suo primo libro di narrativa Racconti effimeri, (Ed. L'Omino Rosso). Alimede ha esposto in numerose mostre personali e rassegne artistiche collettive in Italia e all'estero. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.

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Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
Presentazione




Claudio Cintoli: "una stagione"
opere / works 1961-1963


termina il 20 aprile 2015
Galleria Peccolo - Livorno
mostre-e-dintorni.blogspot.it

Dopo la mostra retrospettiva dedicatagli da Giorgio Cortenova nel 1984 al Palazzo Forti di Verona, l'interesse per l'opera di Claudio Cintoli (Imola, 1935 - Roma, 1978) si è risvegliato recentemente con la mostre del 2010 al Centro Pescheria di Pesaro curata da Ludovico Pratesi e Daniela Ferraria e la recente del 2012 al Museo MACRO di Roma. Mostre in cui è stata riproposta all'attenzione della critica e del pubblico l'opera di questo poliedrico artista che appartenne alla giovane generazione romana di Piazza del Popolo. Insieme con i compagni di strada Ceroli, Pistoletto, Pascali e Kounellis, già dagli inizi degli anni Sessanta, espone i suoi lavori presso la Galleria Sperone a Torino e alla Galleria L'Attico di Fabio Sargentini.

In quegli stessi anni comincia a realizzare performance e installazioni esaltando il mezzo del video e del cinema con pellicole a 35 mm. prodotte dalla Corona Cinematografica. Sarà invitato a partecipare, nel 1967 alle mostre Lo spazio dell'immagine, a Foligno, e l'anno seguente, presso la Galleria L'Attico di Roma, Lo spazio degli elementi: Fuoco Immagine, Acqua, Terra. Mostre che saranno il prologo della famosa Arte Povera organizzata in seguito a Genova da Germano Celant. Nel 1965 una sua grande opera Giardino per Ursula, realizzata con pannelli dipinti e composti da assemblaggi di materiali vari, sarà installata coma decorazione della famosa discoteca Piper Club a Roma. (L'opera purtroppo è oggi perduta).

In mostra a Livorno sono esposti una serie di rari e bellissimi collage polimaterici del periodo 1961-1963, una ristretta "stagione" di intenso lavoro come la definisce Flaminio Gualdoni nella prefazione in catalogo, che ben rappresentano la raggiunta maturità di questo precoce artista. Nella serie dei collage si percepisce la sua personale interpretazione dell'utilizzo degli object trouvé, intrapreso dai suoi contemporanei francesi del Novo Realismo (Arman, Spoerri e gli altri) unita all'omaggio ai due "maestri romani già famosi" Burri e Rotella di poco più anziani e da lui amati. Nel catalogo che accompagna la mostra, a cura delle Edizioni Peccolo, nella prefazione Flaminio Gualdoni introduce alle tappe salienti delle opere di questa breve "stagione" e un testo di Daniela Ferraria che analizza i "collage polimaterici" realizzati da Cintoli tra il 1961 e il 1963.




Natura Oltre
Visioni di Mario Raciti sul paesaggio dell'Alto Garda


termina lo 01 novembre 2015
Museo di Riva del Garda
www.museoaltogarda.it

Dopo alcune esplorazioni del territorio dell'Alto Garda avvenute nel mese di novembre 2014, Mario Raciti (Milano, 1934) si è dedicato ad un ciclo di opere su carta che restituiscono all'osservatore differenti percorsi immaginativi intorno ai luoghi che lo hanno maggiormente sedotto, sia dal punto di vista naturalistico sia da quello più indeterminato e sfuggente che implica la possibilità di portarsi oltre il visibile, verso le zone instabili della visione sospesa, straniante, errante. Natura Oltre indica lo sconfinamento immaginativo che le morfologie paesaggio hanno suscitato tenendo aperto quel carattere di presenza-assenza dell'immagine che costituisce l'identità costante della sua ricerca, processo d'invenzione e rivelazione dell'invisibile.

Questo ciclo di opere è ancor più significativo in quanto - nel contesto di ricerca che Raciti conduce da diversi decenni intorno alle forme dell'ignoto - esso si pone come una felice digressione, un racconto di molteplici avvistamenti che si apre e si chiude in modo autonomo e compiuto, nel rispetto del referente naturalistico. Attraverso circa sessanta fogli di diversa dimensione (disegni, inchiostri, tempere, tecniche miste) la mostra raccoglie nuclei di immagini relative a luoghi, forme naturali, panorami che da minimi dettagli si aprono verso il respiro dell'altrove, con intuizioni spaziali che affermano l'oltrepassamento delle forme conosciute.

La svettante rocca di Arco, le rocce scoscese del Ponale, le gallerie della gardesana occidentale, la cascata del Varone, le trasfigurazioni del monte Brione, la riscoperta simbolica dei cimiteri, il panorama con le sponde del lago, i crinali dei monti visti da lontano, le vie e i camminamenti dentro le vegetazioni, il profilo degli uliveti e il ritmo spaziale dei cipressi. Sono questi i luoghi ricorrenti che hanno attirato l'artista nel suo viaggio tra le atmosfere evocative della natura gardesana, intuizioni figurali che esprimono lo stupore e l'incanto del paesaggio, ma anche quel senso di sottile smarrimento che Raciti coltiva come valore necessario al suo modo di creare segni e colori.

Si tratta di una sequenza di visioni poetiche che rimandano alle energie profonde dell'inconscio, agli impulsi inquieti dell'immaginazione, alle avventure grafico-cromatiche che sono una preziosa lezione di sguardo che privilegia il flusso della fantasia tra meditazione e trasfigurazione interiore. Per l'occasione verrà pubblicato il catalogo delle opere esposte introdotte da un saggio critico del curatore Claudio Cerritelli, docente di Storia dell'Arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Brera.

«(...) Inseguivo chimere altre, era un viaggio che svolgeva verso un non dove, in una atmosfera visionaria di tensione e dissipazione. Ho pensato sempre alla mia pittura, che viaggia e varia nella psiche profonda del viaggiatore, come a un romanzo di formazione, alla maniera di Enrico di Ofterdingen di cui Klaus Wolbert ha citato per il mio lavoro il fiore azzurro, che è simbolo romantico. (...) I fiori del profondo è l'ultima evoluzione della mia pittura. Dopo le figurazioni fantastiche degli anni '60, le Presenze assenze degli anni '70, le Mitologie degli anni '80, negli anni '90 nascono i Misteri, che evolvono nel 2000 nei Why (drammatico "perché" del Cristo sulla croce). Poi, rivivendo il mito di Proserpina, che, prigioniera nell'Ade, anela a comunicare sulla terra colla madre Demetra, dea delle messi, facendo nascere sul pianeta i fiori a primavera, apro il dramma alla speranza, Speranza, oggi velata dalla privazione di contatti veri, speranza di un nuovo vivere...» (Mario Raciti)

«Ho siglato con P.A.G. (Paesaggi dell'Alto Garda)le opere singolari che mi sono nate da quando ho accettato l'incarico di rappresentare questi bellissimi luoghi. Quest'esperienza,apparentemente fuorviante, mi ha rivelato la disponibilità e l'estensione del mio sentire. La forma è un po' cambiata, sono apparsi (ma un po' come fantasmi?) i referenti del lago,delle strade, delle montagne,ma anche dei romanzi, dei racconti,delle poesie dei grandi che frequentarono questi luoghi: Mann, Kafka, Rilke, assai stimolanti compagni. Lo stile (come a volte avviene nell'effimero di oggi) non deve essere determinato dalla forma, è invece un'ossessione che abbiamo dentro che si adatta coerentemente ad ogni forma che lo possa recepire. in questo caso, anche nei Paesaggi dell'Alto Garda,sono stato portato ad indagare quello che mi assilla da sempre: ciò che si nasconde "verso il dentro" e ciò che si nasconde "verso l'alto". Ritornerò poi ai temi e alle forme consuete (in questo momento a "Una o due figure", che vagano in spazi ignoti) sicuro, convinto, perchè ho sperimentato che, anche nel mondo visionario, tutto si tiene.» (R.)




Racconti privati. Interni 1967 - 1978
Fotografie di Mario Cresci dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea


termina lo 06 settembre 2015
Museo di Fotografia Contemporanea - Milano
www.mufoco.org

La mostra, a cura di Roberta Valtorta, presenta una selezione di fotografie realizzate da Mario Cresci tra Tricarico e Barbarano Romano nel periodo 1967-1978, quando viveva in Basilicata. Cresci (Chiavari, 1942) si forma al Corso Superiore di Industrial Design di Venezia. Tra il 1966 e il 1967 con il gruppo di urbanistica Il Politecnico, nato a Venezia intorno al sociologo Aldo Musacchio, scende a Tricarico, un paese in provincia di Matera. Il progetto è la realizzazione del piano regolatore del paese e il compito di Cresci è quello di occuparsi della grafica degli elaborati e del rilevamento fotografico degli ambienti, degli oggetti e di tutti gli aspetti della vita sociale e produttiva della comunità. E' il tempo in cui sociologi e intellettuali calano nel Mezzogiorno, riscoperto alla luce delle narrazioni di Carlo Levi e delle ricerche antropologiche di Ernesto De Martino.

Dopo questo primo viaggio e dopo alcuni spostamenti, tra 1968 e 1969, fra Roma, Parigi, Milano, Cresci torna in Basilicata e stabilisce la sua casa a Matera, fino al 1988, quando si trasferisce a Milano, e successivamente a Bergamo. La lunga permanenza in Basilicata gli permette di lavorare sui concetti di territorio, memoria, archivio, temi che intreccia in modo "naturale" alle questioni del progetto, dei linguaggi espressivi, della visione, centrali nella sua opera. Nel 1967 realizza la serie Ritratti mossi (ripresa poi nel 1974), figure in interni i cui volti cancella attraverso il mosso fotografico.

Mentre gli oggetti e i luoghi risultano a fuoco e quindi sono descrivibili, le persone si presentano illeggibili: Cresci, appena arrivato, tenta un racconto delle loro identità attraverso i dati fisici dell'ambiente. Tra il 1967 e il 1972 realizza la serie Ritratti reali, riprese di gruppi familiari che posano in interni tenendo in mano fotografie dei loro antenati. Il rapporto fra lo sguardo delle persone riprese e lo sguardo degli antenati rappresentati nelle fotografie crea un corto circuito tempo reale-memoria. Per Cresci Ritratti reali è un lavoro di "verifica" sul sociale e contemporaneamente su se stesso: infatti si autoritrae mentre tiene in mano le fotografie dei suoi antenati.

Fra il 1978 e il 1979 realizza un'ampia serie di ritratti in interni a Barbarano Romano, sempre annullando la fisionomia delle persone attraverso il mosso, e sempre comprendendo anche se stesso fra queste persone. Si tratta di lavori nei quali l'identità dell'individuo e della comunità viene letta attraverso gli oggetti e gli arredi della casa. Scrive: "Mi ha sempre affascinato il rapporto degli oggetti con le persone, soprattutto quelli d'uso, appartenenti alla cultura materiale dell'uomo, quelli della sua storia: dagli utensili più semplici a quelli più complessi, sino ad arrivare alle forme più evolute del design contemporaneo".

Mario Cresci è un indiscusso maestro della fotografia e del graphic design contemporaneo. La sua vasta opera, caratterizzata da una grande libertà di sperimentazione, vede intrecciarsi molti elementi: l'analisi della percezione visiva, la fotografia,il graphic design, il disegno, l'indagine antropologica, lo studio del paesaggio e dei luoghi dell'arte, l'installazione e l'opera site specific. Ha sempre mediato la sua attività artistica con l'impegno didattico. Cresci ha pubblicato innumerevoli libri. Il Museo di Fotografia Contemporanea conserva 280 fotografie dell'autore, che datano dalla metà degli anni Sessanta. Una parte delle opere in mostra è tratta dal Fondo Lanfranco Colombo (Regione Lombardia), una parte è stata gentilmente prestata dall'autore per questa occasione espositiva. (Comunicato stampa)




Modigliani e la Bohème di Parigi
termina il 12 luglio 2015
GAM Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino
www.gamtorino.it

Un itinerario che aiuta a scoprire l'opera di colui che forse più di tutti incarna la figura dell'"artista maledetto", ancora oggi considerato uno dei grandi interpreti della pittura europea del Novecento. Saranno esposte circa 90 opere, tra cui sessanta capolavori provenienti dal Musée National d'Art Moderne - Centre Pompidou di Parigi e da importanti collezioni pubbliche e private d'Europa. La mostra è promossa dalla GAM e prodotta da MondoMostre e Skira editore in collaborazione con il Musée National d'Art Moderne - Centre Pompidou di Parigi. La curatela scientifica è affidata a Jean-Michel Bouhours, accreditato studioso di Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou di Parigi. Catalogo Skira Editore.

Intorno alla figura centrale di Modigliani si presenta la straordinaria atmosfera culturale creata dalla "École de Paris", la corrente che ebbe protagonisti alcuni artisti attivi nel primo dopoguerra, spesso esuli ebrei perseguitati nel loro paese di origine, che si raccolsero intorno a Montmartre e Montparnasse uniti dal desiderio di vivere in pieno il clima artistico e culturale di Parigi, creando una completa simbiosi tra vita e arte e distinguendosi per uno stile personalissimo e una vita dissoluta e priva di regole. Si parte da un significativo corpus di opere del Centre Pompidou di Parigi, nelle cui collezioni Modigliani entrò a far parte già nella metà degli anni '30 del Novecento.

Tra questi gli splendidi ritratti dei suoi amici, delle sue amanti o dei suoi mercanti, affiancati a dipinti, disegni e sculture provenienti da altre prestigiose collezioni pubbliche e private e da un dipinto delle collezioni della GAM, la celebre Ragazza Rossa del 1915. In questi dipinti emerge il noto "Stile Modigliani" caratterizzato da una sintesi estrema, tanto che i personaggi ritratti non si rivelano nella loro identità, se non per alcuni dettagli, come i vestiti o le capigliature. La mostra è costruita in cinque sezioni, che analizzano la vitalità parigina del periodo, con uno sguardo non solo alla pittura, ma anche al disegno che ha dato origine ai capolavori, e con un occhio particolare alla scultura in cui il protagonista, insieme a Modigliani, è Costantin Brancusi, lo scultore nel cui atelier Amedeo lavorerà per molto tempo.

Tra le opere esposte in questa sezione le celebri Principessa X e Mademoiselle Pogany III, accanto a una serie di fotografie originali che Brancusi stesso scattò alle sue opere. Modigliani è raccontato in mostra come il principale testimone della realtà cosmopolita della Bohème parigina, che ha segnato la sua indipendenza dai movimenti ufficiali delle avanguardie artistiche. Un particolare momento storico in cui, alla creazione dei capolavori, si affianca un'esistenza fatta di alcool e miseria che, uniti alla morte prematura, hanno contribuito ad avvolgere il personaggio in un'aura di leggenda.

Le sezioni della mostra:

I - Amedeo Modigliani
I ritratti di Amedeo Modigliani (tra cui il Ritratto di Soutine, Jeanne Hebuterne) sono messi a confronto - in questa prima sezione dedicata alla figura e allo stile inconfondibile e ormai distante dall'espressionismo e dal simbolismo a cui Modigliani guardava nelle prime opere - con un Ritratto di Modigliani di Andrè Derain, e Gotine rosse di Giovanni Fattori che fa parte delle collezioni della GAM.

II - Modigliani/Brancusi e la scultura
Dal 1909 al 1914 Modigliani si dedicò quasi esclusivamente alla scultura applicando il suo modello di sintesi alle celebri teste dalle forme allungate, dai lunghi colli e dagli occhi senza pupille. La sezione analizza principalmente il confronto con le opere del suo grande amico Costantin Brancusi, con cui condivise lo studio e il medesimo interesse per le curve ampie e armoniose delle forme anatomiche.

III- La bohème parigina
Gli artisti che si incontravano nei café e tra le strade di Montmartre e Montparnasse sono rappresentati in questa sezione. Tre importanti opere di Chaim Soutine, un dipinto di Marc Chagall e due paesaggi di Maurice Utrillo sono esposti accanto a dipinti di altri protagonisti del fecondo ambiente parigino dell'epoca.

IV - Il cubismo
Pur restando relativamente distante dalla prorompente rivoluzione cubista introdotta da Picasso e accolta da un gran numero di artisti, Modigliani condivise con il movimento il processo di schematizzazione e lo sguardo rivolto all'arte primitiva e all'arte africana. Accanto a dipinti e disegni del maestro livornese due importanti dipinti di Gino Severini, tra cui Nord-Sud appartenente alle collezioni GAM; il Pane di Pablo Picasso, opere di Juan Gris, Louis Marcoussis e Léopold Survage, insieme ad altri testimoni della stagione cubista.

V - Il nuovo umanesimo della scuola di Parigi
Il meraviglioso Ritratto di Dédie del 1918, immagine guida della mostra è il capolavoro di Modigliani che introduce quest'ultima sezione, dedicata alla cerchia di artisti attratti dal fermento culturale e dalla libertà che Parigi garantiva nei primi anni del Novecento. Tra questi Marc Chagall, Max Jacob, Sonia Delaunay e Susanne Valadon, presenti in mostra con una serie di ritratti. (Comunicato Ufficio stampa Fondazione Torino Musei)




Pier Paolo Mazzon: Friuli Oltre il Muro
termina il 26 aprile 2015
Mont'Albano Agricola - Savorgnano al Torre (Povoletto - Udine)
www.raffaellaferrari.it

La mostra fotografica si concentra nella rivisitazione stagionale di luoghi e incantevoli particolari del territorio friulano estrapolando i colori di una natura madre incantevole, avvolgente ed incontaminata. Il fotografo immortala e insegue attimi in cui la natura e l'uomo trovano all'unisono un punto di contatto non invasivo e irrispettoso, ma sinergico e armonioso. (Comunicato Associazione Culturale QuadranteArte)




Rolf Meyer - Natura morta con pesce - 1963 Rolf Meyer - Natura morta sul tavolo rotondo - 1961 Rolf Meyer (1913-1990). Nature morte
termina il 25 aprile 2015
Galleria Mosaico - Chiasso

Retrospettiva dedicata all'artista svizzero Rolf Meyer (Basilea, 1913 - Besazio, 1990), uno tra i più interessanti pittori del panorama elvetico del Novecento. La mostra, a cura di Barbara Paltenghi Malacrida, intende proporre una visione complessiva ma al contempo specifica dell'evoluzione stilistica di Meyer attraverso un'attenta selezione delle opere più significative appartenenti alla collezione privata della famiglia, all'interno di quell'iconografia che più di tutte Meyer approfondì.

L'esposizione conta una quarantina di lavori (30 opere su tela e un nucleo di 12 acquerelli di cui molti mai presentati in precedenza) e costituisce dunque un punto di vista estremamente importante nell'interpretazione dell'arte meyeriana, ancora oggi in attesa di specifici studi e approfondimenti che ne possano valorizzare al meglio la straordinaria portata all'interno dello scenario della pittura ticinese e svizzera in generale. Fin dagli inizi Rolf Meyer si dedicò alla natura morta: inizialmente come terreno fertile per lo studio dei rapporti luce/ombra e campo perfetto di osservazione intima e lontana da influssi esterni. Durante la permanenza a Roma nel 1948 nascono le prime opere ibride: elementi quali bicchieri di vetro, ceramiche e frutta inseriti nel primo piano di dipinti d'ispirazione paesaggistico-architettonica.

Ma è soprattutto negli anni del successivo soggiorno a Firenze (un capitolo fondamentale per la sua crescita artistica, protrattosi dalla fine degli anni Quaranta alla metà degli anni Sessanta) che la natura morta assume un ruolo preponderante all'interno del suo procedere: gli oggetti, nella loro perfetta staticità e protagonisti di sempre nuovi accostamenti, gli consentono infatti di avviare una fase sostanziale di sperimentazione a livello formale, strutturale e cromatico. Le influenze dell'arte italiana antica e a lui contemporanea si traducono in una purezza tecnica e tonale fatta di pennellate uniformi, armonia compositiva, allungamento delle sagome e grande attenzione alla resa luministica. Suggestioni che, nel tempo, si uniscono a quelle per un certo gusto di stampo cubista che negli anni Sessanta lo portò a realizzare una serie di opere dal forte carattere geometrico.

Negli anni successivi al trasferimento definitivo in Svizzera (nel 1966 si stabilisce a Besazio, Canton Ticino, dove resterà fino alla morte) il tema subisce nuove trasformazioni: a una stagione post-cubista e transitoria succede nei primi anni Settanta una fase più minimalista: toni scuri, contorni nitidi e concentrazione nella definizione delle sfumature cromatiche. Anche le dimensioni delle tele subiscono sensibili variazioni attinenti al significato della rappresentazione: negli anni Ottanta piccoli dipinti dal soggetto rigoroso lasciano il posto agli ultimi grandi lavori, il riassunto di un intero percorso: forme dilatate, forti contrasti chiaroscurali, sostanza materica opaca e ombrosa quale sintomo dell'ineluttabilità di un'esistenza che stava giungendo alla sua conclusione.




Un amore asimmetrico - Ricerche per un'identità pittorica
Paola Angelini, Francesco De Grandi, Matteo Fato, Francesco Lauretta, Luigi Massari e Luigi Presicce


termina il 30 aprile 2015
Galleria Bianconi - Milano
www.galleriabianconi.com

Opere di sei artisti contemporanei italiani. Diverse generazioni, ma legate da intrecci biografici comuni e dalla stessa complessità e profondità nell'approccio alla ricerca artistica come identità e linguaggio. La mostra intende offrire uno spunto di riflessione intorno al ruolo della pittura quale recupero di un'identità culturale e di una sapienzialità del "fare arte", riletta e restituita attraverso uno sguardo contemporaneo che si fa carico di quella lezione che, dagli anni ‘50 in poi, supera i limiti di questo linguaggio affrontando nel territorio pittorico questioni proprie di linguaggi scultori o performativi.

Come scrive Andrea Bruciati, nel testo che accompagna la mostra, a proposito degli artisti invitati: "(...) tutti abbracciano l'intenzione di dare un nuovo significato a ciò che quella tradizione comporta: i loro lavori sono prodotti di un'attività scardinata che scompone all'infinito ciò che significa essere unquadro". E' cosi che in Il quadro ha bisogno di un pezzo di muro da difendere: Festa 1&2, di Francesco Lauretta, i dipinti raffiguranti i cavalieri di Scicli sono posti a difesa di un muro in mattoni forati e cemento a sottolineare il valore "struttivo" e fondante della pittura.

Allo stesso modo nelle opere di Paola Angelini e Francesco De Grandi la pittura non è più mezzo, ma scopo ultimo e primo, la tecnica non è più forma ma sostanza: l'immagine di San Giorgio della grande tela Drawing of St.George, di Paola Angelini, altri non è che il pretesto per rappresentare, attraverso una composizione frammentata e unitaria allo stesso tempo,l'universo dei diversi linguaggi espressivi della pittura, divenendo così luogo di ricerca d'identità. Ugualmente gli archetipici paesaggi di Francesco De Grandi divengono, come dice il pittore stesso, "le gemme base della conoscenza", del modo di porsi nel mondo, nonché finestra su quell'atto performativo e misterico che è il movimento che il pittore compie nel suo studio nel momento della creazione. Il ruolo esoterico e misterico della pittura e dell'artista raggiunge la sua sintesi massima nelle figure dei Maghi dipinti da Luigi Presicce.

Maghi questi che, come scrive Davide Ferri in un suo precedente testo al riguardo, "(...) appartengono ad una dimensione di pittura prenarrativa, disincarnata, come le immagini apotropaiche, le icone, o - direbbe l'artista - i dipinti di Malevic (di Malevic mi vengono in mente quegli ultimi, folli, ritratti di contadini. Come descriverli, classificarli?). I maghi di Presicce resistono alla possibilità di essere compresi fino in fondo. Esistono, indipendentemente dal controllo che si è in grado di esercitare su di loro. Emergendo dall'oscurità custodiscono qualcosa, guardano, respingono."

I confini spaziali e territoriali della pittura sono travalicati nei lavori di Matteo Fato e Luigi Massari. Nelle opere di Matteo Fato la pittura si sustanzia e si scompone, metamorfizzandosi, divenendo altro da sé, appropriandosi della terza dimensione: spazio e tela, contenuto e contenitore, pigmento e figura, concorrono tutti allo stesso modo per trovare una possibile risposta ad un'unica e fondamentale domanda "il perché dell'immagine" quale il suo significato ultimo? Quale la sua forma? Contrariamente in Luigi Massari l'immagine pittorica si disgrega, si liquefà, dando vita ad una visione della realtà rarefatta e frammnatria. L'artista trasporta attraverso immagini mitologiche, in una dimensione "ultrasensibile", sonora, della pittura, fino a dar vita, in opere come Vettore, a dispositivi pittorici in cui il suono, la vibrazione musicale diviene insieme strumento e d'immagine, forma e sostanza allo stesso tempo. (Comunicato Ufficio stampa Lara Facco)




Piero Guccione
Storie della luna e del mare


termina lo 02 giugno 2015
Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati - Vicenza

Due amici che si ritrovano, in occasione degli ottanta anni di uno dei due, per festeggiare, insieme anche al pubblico degli appassionati, e rivivere un sodalizio culturale, artistico e di comune sensibilità, che data da diversi decenni. I due amici sono Marco Goldin e Piero Guccione, che il 5 maggio festeggia appunto il suo ottantesimo compleanno. Goldin gli ha voluto dedicare una mostra fatta di poche, selezionatissime opere degli ultimi venticinque anni, sedici in tutto, molte tra esse di grande formato. Sintesi di un percorso che dal 1988 è stato camminato insieme. Ma soprattutto il desiderio di mostrare gli esiti, tesi all'assoluto dell'immagine, al suo quasi svuotamento, contenuti nelle opere dell'ultimo quinquennio, molte delle quali inedite e mai esposte.

E' del 1989 la prima mostra, una vasta antologica di 130 tra dipinti e pastelli, che Marco Goldin, all'epoca poco più che un ragazzo, dedicò a Piero Guccione. A ospitarla fu Palazzo Sarcinelli a Conegliano, dove Goldin in quindici anni, fino al 2002, ha dato vita a una lunghissima serie di esposizioni riservate alla migliore pittura italiana del secondo Novecento, sia figurativa, che astratta, che informale. Da allora le esposizioni e i cataloghi, o veri e propri libri, che Goldin ha dedicato al pittore, sono stati una ventina. E assieme a Guccione, Goldin ha fatto scoprire all'Italia gli altri esponenti di quella che è stata classificata come la "Scuola di Scicli", Franco Sarnari in testa.

In questi decenni, tra Goldin e Guccione si è andato consolidando un rapporto che travalica quello tra artista e critico, quasi filiale, di grande, reciproco affetto e rispetto. Fondato su una sensibilità comune che muove dalla descrizione del reale, con la parola e con la pittura, per dilagare nello spazio interiore. Non è quindi un caso se si incontrano ancora una volta, adesso a Vicenza, quasi a fare sintesi di un'amicizia che si è espressa nell'applicazione costante rispetto al proprio ambito di riflessione, pittorica e critica. In occasione delle mostra in Palazzo Chiericati, Goldin ha scelto di realizzare, per le sue edizioni di Linea d'ombra, la più ampia monografia mai dedicata a Guccione, di oltre 250 pagine complessive e comprendente oltre 130 opere illustrate a colori, dal 1957 al 2014.

Essa racchiude tutti i testi, alcuni anche ampi e di ricostruzione storica del percorso, che nei decenni Goldin ha pubblicato sul pittore. Con l'aggiunta di un saggio inedito, scritto per questa circostanza, e dedicato alla produzione degli ultimi cinque anni. Quadri che occuperanno la sala più ampia di Palazzo Chiericati. In chiusura del volume, di grande formato e che sarà il secondo numero della serie iniziata con la monografia recente dello stesso Goldin su Antonio López García, apparati bio-bibliografici daranno conto, in modo aggiornato, di tutte le esposizioni sia personali che collettive. Oltre a una ampia biografia critica. (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Massimo Antime Parietti - Ascoltando Bach - tecnica mista cm.58x78 1993 Massimo Antime Parietti - I nastrini rossi - olio su tela cm.33x24 1939 Massimo Antime Parietti - Ischia - olio su tavola cm.60x70 1976 Massimo "Antime" Parietti
Diario di luce e colori


termina lo 07 giugno 2015
Civico Museo Parisi-Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)
www.museoparisivalle.it

Mostra antologica di Massimo "Antime" Parietti, a cento anni dalla sua nascita, avvenuta nel borgo di Bosco nel Comune di Montegrino. "Diario di luce e colori" ripercorre il viaggio pittorico dell'artista, toccando le tappe fondamentali della sua vita e della sua arte. La mostra vuole sottolineare quelle doti del Parietti che ha saputo raccontare come in un diario il fascino della natura, la dolcezza dei volti delle persone amate e conosciute, i vari aspetti della realtà da lui intensamente vissuta. La luminosità che caratterizza le sue opere è il segno più evidente del suo animo ricco di valori positivi che attingeva alle sue umili radici mai dimenticate, e le infinite sfumature della tavolozza di mille colori personalizzano ogni suo dipinto, aggiungendo movimento e armonia alle composizioni.

La mostra è suddivisa in tre spazi espositivi che seguono a ritroso la sua evoluzione artistica. Si possono dapprima ammirare le opere più moderne, informali, nelle quali Antime ha realizzato, dopo il suo definitivo rientro in Italia alla fine degli anni '80, la sua aspirazione di trovare nuove astrazioni pittoriche, suggerite dalle diverse sensazioni provate nella nuova dimensione della vita quotidiana rinata nella sua amata Bosco come in un "sogno", nell'osservazione dei mutamenti della natura, o semplicemente nell'ascolto della musica che tanto prediligeva.

Una sala successiva è dedicata ai paesaggi e ai fiori, rappresentando al meglio la capacità dell'artista di narrare gli aspetti più piacevoli del suo diario, che ricordano viaggi in città affascinanti, l'amore per il giardino della casa di Bosco, l'incontro con le bellezze della natura che sempre ha saputo cogliere e talvolta amplificare, con un personale realismo. La terza sala raccoglie il diario dei luoghi significativi della sua vita, partendo da Bosco dove è nato e ritornato in età matura, Milano la città dei suoi primi approcci agli studi accademici, Parigi la capitale delle avanguardie artistiche, Solothurn dove ha vissuto a lungo con la prima moglie Marie Louise, che lo ha incoraggiato e aiutato nella sua passione per la pittura.

Il percorso si chiude con i ritratti di persone amate o fortemente stimate, come l'omaggio a Piccio, a Giacometti, a Cuno Amiet. Non manca un ritratto fotografico del Parietti scattato da Bruno Fasola, che ritrae l'artista per il suo ottantesimo compleanno, emblema dell'omaggio alla sua simpatia di uomo e alla inscindibile empatia di artista. Il catalogo della mostra, è stato curato dall'Associazione "Amici del Piccio".

E' Bosco di Montegrino Valtravaglia, la stessa patria di Giovanni Carnovali, detto il Piccio, a dare i natali, il 18 dicembre 1914, a Massimo Ercole Giuseppe Parietti. E' il settimo figlio di Romano Abele e di Melania, una Parietti anche lei. Nel piccolo paese arroccato sopra la valle, sposarsi tra consanguinei è quasi una regola imposta dall'esiguo numero dei suoi abitanti. L'unione, che porta ben otto figli, sarà funestata dalla morte di quattro di loro, tre femmine e un maschio. Il nome Antime, di cui l'artista farà orgoglioso uso nei suoi quadri, è in realtà preso a prestito dal fratellino Antime Giovanni, nato nel 1913, e deceduto due anni dopo. Anche papà Romano se ne andrà presto, vittima della Grande Guerra. Melania, amatissima dal figlio, riuscirà a trasmettere alla smarrita famiglia la serenità necessaria e una grande forza d'animo, rivelata in ogni momento della sua operosa esistenza.

L'amore di Antime per il disegno e i colori si manifesta in età precoce, quando mamma Melania scambia alcuni suoi piccoli quadri con l'ambulante del paese, ottenendone qualche scampolo di tessuto per cucire i grembiuli dei fratellini. In sesta elementare conquista un premio per un quadro a olio, che raffigura una donna intenta a lavorare all'arcolaio, uno dei tanti ritratti delle contadine della Valtravaglia, cariche di figli e di pensieri. E' forse anche questo precoce riconoscimento, unito alla giusta intuizione della madre sui suoi talenti di artista, a condurre Antime a Milano, dove fa apprendistato alla Cooperativa dei Pittori. Il suo maestro è Leonida Biraghi, da lui sempre ricordato quale severo, ma stimatissimo insegnante.

Lo accoglie, come fosse una famiglia, l'istituto per giovani operai di via Benvenuto Cellini, che lo ospita assieme a un centinaio di altri coetanei. Tra loro è anche un ragazzo gentile e timido, spesso impegnato nel cortile dell'istituto a tirar calci al pallone. "El Pepin al g'ha i pée d'or" diceva di lui un monsignore. Di cognome il giovane faceva Meazza. Antime frequenterà anche i corsi serali di Brera, allievo, negli ultimi due anni, di Aldo Carpi. Nel '35, terminati gli studi, è chiamato a lavorare col professor D'Andrea agli affreschi per la chiesa di santa Francesca Romana a Milano, e al Cimitero Monumentale. Qui dà egregia prova delle sue capacità. Nel '37 parte per la Costa Azzurra col professor De Liguori, ed esegue alcuni affreschi al Casinò di Nizza. Inizia contemporaneamente una più intensa pratica al cavalletto, che non smetterà mai più.

Dipinge ogni giorno e fissa sulla tela colori e atmosfere che la terra di Francia gli detta, avvicinandosi ai musei e alle opere degli amati impressionisti. Nature morte, paesaggi marini, scorci di mondi rurali o urbani, ritratti intensi, fiori (da lui stesso coltivati) sono, e saranno per sempre, i soggetti prediletti della sua pittura postimpressionista, che gli varrà l'appellativo di "pittore di luce". Terminato l'impegno con De Liguori, si trasferisce a Saint Raphal e collabora alla ditta di alcuni parenti decoratori. Col cugino Romano gira per la Costa Azzurra, di giorno lavora, di sera si esibisce nei café chantant: suona la chitarra e canta nell'orchestra dei Bluestar. Ne approfitta per spingersi spesso a Parigi, dove si sente subito a casa sua.

E' in questi anni che stringe amicizia con lo scultore Alberto Giacometti, un rapporto destinato a durare nel tempo, che gli consentirà di eseguire alcuni ritratti dell'artista, intento a dar forma alle sue filiformi creature nel famoso studio a Montparnasse. Nel '39 Parietti è richiamato in Italia, non ha la tessera del PNF come i colleghi artisti, e per questo si fa tre giorni di prigione. A toglierlo dai pasticci, sarà, per ironia della sorte, un imprenditore ben introdotto politicamente: Vito Baccarini. Artista a sua volta, prima che uomo d'azienda, il Baccarini ha alle sue dipendenze centoventi operai. E' persona d'onestà intellettuale e, nonostante le iniziali simpatie per il partito fascista, non vorrà aderire nel '43 alla Repubblica di Salò, cosa che gli costerà la deportazione in Polonia e la vita.

Baccarini ingaggia Parietti per alcuni lavori di affresco in San Sepolcro a Milano, poi per la colonia marina della provincia di Cervia. Nel '40 lo farà lavorare anche agli affreschi per il Teatro Impero a Varese con Giuseppe Montanari. "Mi pagarono finalmente e diedi tutto alla mamma. Saldò tutti i debiti e avanzò qualche lira da risparmiare". La guerra lo chiama in Albania. Dipinge a Tirana, nel palazzo di re Zog. Gli esiti tragici del conflitto bellico gli imporranno la quotidianità di momenti drammatici e il confronto con crude vicende umane della buona gente, là conosciuta e apprezzata, che faticherà a dimenticare.

Il rientro in Italia avviene a piedi nel 1942, dopo tre mesi di viaggio in compagnia dell'amico Francini. Ma dovrà riprendere presto la via della Svizzera. Rientra in Svizzera nel Canton di Berna, a Burgdorf, e di quel tempo ricorda quindici giorni di consegna in compagnia del tenore Di Stefano. Gli è concesso poi di cercarsi in territorio elvetico un lavoro di mezza giornata per mandare soldi a casa. Si reca anche nel cantone di Soletta, bussa alla porta di una casa: è la ditta di decoratori della famiglia Riva. Conosce così la giovane Marie Louise che diventerà sua moglie, lo sarà per trentotto anni. La sua seconda, felice vita nella ridente Solothurn, sulle rive del fiume Aar, dopo la triste parentesi della guerra, gli permette di lavorare e produrre intensamente, di stringere amicizie carissime e importanti.

Determinanti quelle con Hans Berger e Hans Müller. Quest'ultimo è imprenditore, ma anche collezionista e direttore del museo locale, colui che donò il principale nucleo delle sue opere, tra le quali dei preziosi Rouault e Renoir, al Kunsthaus Museum della città. Cuno Amiet, noto artista, fu a sua volta nella schiera degli amici di Parietti ed ebbe con lui un'intensa frequentazione. Sono anche queste amicizie ad aprirgli, per la stima meritata, molte porte. I quadri di Parietti vengono particolarmente richiesti; sia da collezionisti privati europei e americani, innamorati della sua eclettica e ricca produzione, sia dalle gallerie e istituzioni museali svizzere e francesi. Espone, oltre che al Kunsthaus Museum di Soletta, anche a Zurigo (Galleria Giacometti), a Berna (Galleria Dobiaschofsky) e Basilea (Basilea Art 83), a Lucerna e Parigi (Galleria Montenay, Pavillon des Arts, Beaubourg).

Il rientro definitivo in patria, alla fine degli anni Ottanta, nella bella villa di Bosco che guarda sulla valle, avviene solo dopo la morte di Marie Louise. E' in questo periodo di riflessione e dolore che concepisce la serie di opere informali, ispirate alla musica e ai sogni, intese forse come ricordo e adieux alla terra elvetica e insieme irresistibile desiderio di recuperare, prima della fine, gli antichi legami. Nel tempo l'amore per una nuova compagna, divenuta la sua seconda moglie, la gallerista luinese Gabriella Badi, gli ridarà la serenità e la voglia di lavorare ed esporre ancora le sue nuove opere in numerose collettive e personali in Italia. Ad Arcumeggia, nel 1996, aggiunge un suo affresco alla Galleria di dipinti all'aperto.

Dona con generosità molte sue opere a chiese del territorio e a istituzioni pubbliche e private. La città di Luino gli ha dedicato diverse mostre, tra le altre la ricca antologica del '94, in occasione dei suoi ottant' anni, a Palazzo Verbania. Massimo Antime Parietti muore nella sua piccola patria, dove è sepolto, il 23 giugno del 2002, dopo una vita tutta dedita all'arte. Una targa, apposta nel 2014 dall' Associazione culturale "Amici di Giovanni Carnovali detto il Piccio" sulla facciata della casa natale, nella sua Ca'd'Maté, a cento anni dalla nascita, lo ricorda al visitatore che transita per Bosco di Montegrino, unificandone la memoria a quella del grande collega Carnovali. (Estratto da presentazione di Luisa Negri)




Zero in the mirror 1
Christian Megert / Nanda Vigo
Berlino / Lugano


termina il 24 aprile 2015
Galleria Allegra Ravizza - Lugano
art@allegraravizza.com

Riferimento all'atmosfera artistica vitale creata dal Gruppo Zero negli anni Sessanta, e all'utilizzo dello specchio come strumento espressivo da parte di Christian Megert e di Nanda Vigo, entrambi partecipi riconosciuti di quell'esperienza, e tuttora legati a quello strumento come una delle principali peculiarità del proprio lavoro. Sia Christian Megert che Nanda Vigo, infatti, in maniera del tutto indipendente l'uno dall'altra - uno in Germania, l'altra in Italia -, hanno iniziato la loro attività matura utilizzando le proprietà dello specchio e dei suoi derivati: riflessione, trasparenza, luminosità, frammentazione dell'immagine, simmetria, sono solo alcuni elementi fisici legati allo specchio, che possono trasformarsi in elementi metaforici e addirittura etici, se si considera l'invito vitalistico - l'unica esortazione costante nel tempo, da parte di Zero e della sua multiforme attività - del Gruppo Zero a cambiare i modi della propria vita attraverso una nuova visione del mondo e viceversa.

Megert e Vigo hanno accolto quell'esortazione e l'hanno portata avanti, diffondendola attraverso il loro lavoro da allora ad oggi, e in questa "mission" hanno utilizzato lo specchio sperimentandone le molteplici possibilità, e contribuendo a fare delle superfici specchianti una presenza consueta e accettata nell'arte contemporanea internazionale. Non sono stati soli, ovviamente, ma sono stati coloro che all'interno della "galassia Zero" hanno scelto questa sorta di "virtualità" e di "moltiplicazione" che lo specchio consente, e che in questo modo si avvicina agli assunti libertari del gruppo, sempre in bilico tra azione e percezione, tra opera e comportamento.

Il pubblico di queste due mostre potrà confrontare i modi differenti con cui i due artisti hanno utilizzato questo strumento, e all'interno del percorso di ciascuno potrà notare le variazioni di ricerca intercorse durante la loro ormai lunga carriera: sono esposti infatti lavori che vanno dai primi, eroici e stoici anni Sessanta ad oggi, passando soprattutto per quel decennio dei Settanta, che andrà sicuramente rivalutato quanto a riflessione teorica e pratica sugli assunti ideali e ideologici intuiti nel decennio precedente.Edito un catalogo con una doppia intervista agli autori, da parte di Marco Meneguzzo, che evidenzierà ancor più affinità e singolarità dei due lavori, nel contesto dell'Europa delle neoavanguardie.

Nanda Vigo (Milano, 1936) dimostra interesse per l'arte fin da quando ha occasione di trascorrere del tempo in compagnia di Filippo de Pisis, amico di famiglia, e di osservare le architetture di Giuseppe Terragni da cui - si può azzardare a dire - ha imparato l'attenzione alla luce. Dopo essersi laureata all'Institut Polytechnique di Lausanne e un importante stage a San Francisco, nel 1959 Vigo apre il proprio studio a Milano. Da quel momento il tema essenziale della sua arte diventa il conflitto/armonia tra luce e spazio, che l'artista utilizza nel proprio lavoro, anche come architetto o designer. Dal 1959 frequenta lo studio di Lucio Fontana prima, e poi si avvicina agli artisti che avevano fondato la galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni ed Enrico Castellani.

In quel periodo tra i diversi viaggi per le mostre in tutta l'Europa (più di 400 mostre collettive e personali), Vigo conosce gli artisti e i luoghi del movimento ZERO in Germania, Olanda e Francia. Nel 1959 inizia la progettazione della ZERO house a Milano, terminata solo nel 1962. Tra il 1964 e il 1966 ha partecipato ad almeno tredici mostre ZERO, compresa NUL 65 allo Stedelijk Museum di Amsterdam e ZERO: An Exhibition of European Experimental Art alla Gallery of Modern Art di Washington D.C. Nel 1965 l'artista ha curato la leggendaria mostra ZERO avantgarde nello studio di Lucio Fontana a Milano, con la partecipazione di ben 28 artisti.

Tra il 1965 e il 1968 ha collaborato e creato con Gio' Ponti la Casa sotto la foglia, a Malo (Vicenza). Nel 1971 Vigo viene premiata con il New York Award for Industrial Design per il suo sviluppo delle lampade (Lampada Golden Gate) e nello stesso anno progetta e realizza uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo Remo Brindisi a Lido di Spina (Fe). Nella sua attività Vigo opera con un rapporto interdisciplinare tra arte, design, architettura, ambiente, è impegnata in molteplici progetti sia nella sua veste di architetto che di designer che di artista. Quello che contraddistingue la sua vivace carriera è l'attenzione e la ricerca dell'Arte, che la spinge ad aprire collaborazioni con i personaggi più significativi del nostro tempo ed a intraprendere sempre progetti volti alla valorizzazione dell'Arte.

Christian Megert (Berna, 1936) ha studiato presso la scuola d'arte Kunstgewerbeschule dal 1952 al 1956. Viaggiando tra la Svezia, la Germania e poi Parigi, Megert sperimenta il suo linguaggio artistico a cominciare dal primo monocromo e, più avanti attraverso le sue opere cinetiche del 1959. La ricerca artistica di Christian Megert si concentra sull'utilizzo della luce, del movimento e del riflesso luminoso, concretizzata nello specchio quale mezzo artistico primario con cui Megert realizza la sua prima opera a specchio nel 1960. Nel 1961 Megert scrive il suo Manifesto Ein Neuer Raum (Un nuovo spazio), sintesi della sua ricerca artistica. Gran parte delle opere di Christian Megert necessitano dell'interazione del pubblico e, similmente alla poetica degli altri del Gruppo Zero, il nesso tra arte, vita e realtà quotidiana, elementi fondanti il suo lavoro.

Kopke a Copenhagen nel 1959, alla Galerie Kaspar nel 1961 e ancora, a Losanna nel 1963. Megert ha preso parte ampiamente alle esposizioni del Gruppo Zero e quelle dell'Arte cinetica in Europa. Le sue opere si trovano oggi in numerose collezioni private e pubbliche, tra cui al Musée des Beaux Arts di Montreal, al Progressive Museum di Basilea e il Museum of Modern Art di New York. Dal 1973 Christian Megert si trasferisce a Düsseldorf, dove insegna fino al 2002 presso la Kunstakademie. In questi anni realizza sculture in pietra esposte ad Amsterdam, Maastricht e Vaduz. Attualmente Christian Megert vive e lavora tra Düsseldorf e Berna. Dal 2014/2015 il lavoro di Megert è presente al Guggenheim di New York e al Gropius-Bau di Berlino nell'ambito delle manifestazioni dedicate a ZERO.




Posta - dalla mostra Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale Lettera con ritratto a pastelli di Emilia cm.21x35 - dalla mostra Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale Portalettere di città - bozzetto dalla mostra Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale
termina l'11 maggio 2015
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

1914: gli uomini partono per il fronte, le donne rimangono sole a affrontare a casa la nuova, dura realtà, impegnandosi con forza e tenacia a reggere le sorti familiari. La rassegna organizzata al Museo Postale si pone l'obiettivo di far luce sul ruolo che la donna ha avuto durante l'immane conflitto, e per farlo utilizza alcune documentazioni inedite. Nella rassegna sarà possibile visionare un documento nel quale una donna racconta la partenza del coniuge dal binario n. 8 della Stazione Centrale triestina, un momento straziante. Esposto, poi, un epistolario originale tra una novella sposa e il marito impegnato al fronte - si tratta della famiglia Sevnik, leale all'Impero - che permette al lettore la percezione del clima incerto e teso verificatosi in città l'indomani lo scoppio del conflitto.

Nell'allestimento spicca anche la documentazione dello storico Lucio Fabi (Trieste 1914-1918, una città in guerra) ulteriore elemento per tentare di penetrare l'atmosfera di un periodo storico in cui la guerra, il grande male, viene logicamente percepita da regnicoli e lealisti con occhi diversi. La donna, in quel marasma, è moglie, madre, figlia, lavoratrice e tanto altro ancora. E' pure internata per le sue idee discordanti con il Governo nel campo di Katzenau, in Austria, dove addirittura è costretta a partorire. E soccorre i fanti caduti durante gli assalti in veste di crocerossina: qui i documenti originali raccontano l'esperienza umanitaria sul campo delle sorelle istriane Marinaz.

Le donne sostituiscono gli uomini, sono spazzine e anche postine, lavorano persino nei cantieri e, non poteva essere diversamente, dispensano amore a guerrieri e civili. Di meretricio si legge in una circolare del 1915 del Comando supremo del Regio Esercito Italiano e, stando a alcuni dati, le poverine venivano conosciute quotidianamente da una ottantina di uomini. Nella rassegna è compresa una interessante documentazione sulle donne di etnia slava con un omaggio alla poetessa Ludmilla Prunk. Oltre ai documenti postali, nell'allestimento della rassegna ha trovato posto una divisa di postina del Regno d'Italia degli inizi del Novecento assieme a altri interessanti reperti.

La rassegna coordinata dalla curatrice museale Chiara Simon in collaborazione con Ester Pacor, Rosalba Trevisani e Roberto Todero, rispettivamente per l'UDI, il Centro Unesco e l'Associazione Zenobi. Accanto alla mostra sono previste, nell'ambito museale, un ciclo di conferenze sul tema bellico che avranno luogo nelle date del 12, 19 e 26 marzo con inizio alle ore 17.00. L'iniziativa rientra nel programma di manifestazioni "Primavera di donne" organizzata dalla Provincia di Trieste. (Comunicato Ufficio Comunicazione Territoriale Veneto - Trentino A.A. - Friuli Venezia Giulia)




Giancarlo Bargoni - Nuova alba - cm.110x100 Nel segno del colore
termina il 19 aprile 2015
Libreria Galleria Einaudi - Mantova
www.libreriagalleriaeinaudi.it

Opere di Giancarlo Bargoni, Peter Casagrande, Marino Iotti, Augusto Morari, Aurelio Nordera, Claudio Olivieri, Errika Pontevichi, Mario Raciti, Piero Ruggeri, Renzo Schirolli, Sergio Sermidi, Luiso Sturla. Curata da Alberto Bernardelli, la mostra presenta venticinque dipinti ed una concisa selezione di sculture. Trait d'union - spiega il curatore - «il segno, il gesto, il colore, la materia: elementi costitutivi dell'arte informale, declinati da ogni artista in maniera personale».

Gli autori invitati, per lo più nati in Italia negli anni '30, già verso la fine degli anni '50 elaboravano forme di pittura astratta, vicine alle esperienze informali che maturavano in Europa e all'Action Painting americana. In esposizione, un certo numero di opere di grandi dimensioni realizzate tra il 1990 e il 2000, in un periodo in cui l'esperienza dei singoli era ampiamente collaudata da una lunga consuetudine di pittura di tipo astratto. Le scelte stilistiche degli artisti presenti segnano un passaggio da una rappresentazione che imita il mondo al di fuori di noi ad una rappresentazione del mondo dentro di noi, pur condizionato dalla natura che ci circonda.

Per raccontare gli umori del soggetto gli autori ricorrono a una pittura gestuale e di intensa improvvisazione del segno dipinto. Piero Ruggeri (Torino, 1930-2009) artista informale già presente nella Torino degli anni '50, ospitato con una sala personale alla Biennale del 1962. Giancarlo Bargoni (Genova, 1936), molto conosciuto in Francia, perennemente in ricerca di nuove spazialità e nuove espressioni del colore. Claudio Olivieri (Roma, 1934) artista raffinato che ha passato a Mantova la prima giovinezza. Luiso Sturla (Chiavari, 1930) presente con un'opera di grande formato con la forza espressiva degli azzurri e dei blu, echi ineludibili del mare della sua Liguria. Mario Raciti (Milano, 1934) in mostra con una preziosa opera su carta.

Peter Casagrande (Weilhem - Baviere, 1946), abituato a interventi pittorici di grandissima dimensione, qui presente con un'opera intima declinata sui grigi. Chiudono la carrellata quattro pittori mantovani: il compianto Sergio Sermidi (1937-2011), Augusto Morari (1938), più conosciuto come restauratore, ma che dagli anni '50 ha coltivato la pittura, Aurelio Nordera (Verona, 1933 - Mantova, 2012) e Renzo Schirolli (Mantova, 1935-2000) con uno dei suoi ultimi lavori dedicato alla moglie Mariarosa. Sono presenti anche due artisti emiliani, che si inseriscono nel grande solco della pittura informale storica con loro personali elaborati: Errika Pontevichi (Piacenza, 1979) e Marino Iotti (Reggio Emilia, 1954). (Comunicato Ufficio Stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Sandy Skoglund: "Unpublished Works"
termina il 26 maggio 2015
Galleria Paci contemporary - Brescia
www.pacicontemporary.com

Solo Show dedicato alla fotografa americana Sandy Skoglund, artista di fama mondiale e pioniera della Staged Photography. La mostra presenterà in anteprima il ciclo di dodici lavori appartenenti alla serie Reflections in a Mobile Home (1977), attraverso il quale l'artista si focalizza sugli interni e i dettagli domestici della vita quotidiana di una casa mobile americana degli anni Settanta, dimostrando la sua formazione da autodidatta ed iniziando a sviluppare quell'interesse per la messa in opera di veri e propri set da cui trarre lo scatto fotografico che connoteranno le sue opere future. Le opere mostrano, infatti, l'uso non professionale ma piuttosto approssimativo delle tecniche fotografiche della profondita` di campo, della messa a fuoco e dell'illuminazione, poi raffinate nel corso degli anni Ottanta. Il processo di sviluppo dell'immaginario creativo, attraverso l'acquisto o la collezione di oggetti da utilizzare per la messa in opera di veri e propri set da cui trarre lo scatto fotografico, inizia a tutti gli effetti con questa serie.

Ai primi lavori realizzati da Sandy Skoglund è da riferirsi anche il ciclo American Vacation Motel Cabins: scatti realizzati dall'artista durante un viaggio compiuto nell'estate del 1974 guidando da Boston verso Portland, immortalando alcune pittoresche strutture da vacanza. La mostra sarà anche l'occasione per ammirare, in anteprima mondiale, il lavoro The Grey Foxes, originariamente esposto al Centre Pompidou di Parigi come parte integrante della mostra collettiva L'Invention d'un Art. L'installazione, invece, è tuttora parte della collezione permanente del Denver Art Museum.




L'inconscio possibile. Parallelismi in movimento nell'arte fotografica
Andrea Good, Stefania Beretta, Dorothee von Rechenberg, Alessandra Spranzi, Annelies Štrba, Mark Yashaev


termina il 10 maggio 2015
Mact/Cact Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

Esposizione inaugurale della stagione 2015 del Mact/Cact, che vede protagonisti autori operanti prevalentemente con o attingendo dalla macchina fotografica, e rendendo tuttavia labili i confini tra il concetto di 'fotografia' e quello più generico e parallelo di 'arte'. Dagli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento si constata una fascinazione per la tecnologia, tale da concepire - a partire dagli anni Settanta - anche la Fotografia come espressione artistica. Gli influssi che ne derivano sono innumerevoli e sfaccettati: il film, il cinema, il videoclip, il linguaggio della grafica pubblicitaria, il fumetto e l'animazione, la performance, il documentario etc. Ecco che ciò che da un certo punto di vista aveva allora una sua forte identità (cioè lavorare sull'idea di 'fotografia pura'), da quegli anni in poi questo linguaggio perde la sua specifica connotazione per liberarsi e ibridarsi con altre forme produttive e parallele.

Nell'ambito dell'arte più tradizionale rispetto alla fotografia, invece, questo fenomeno si solidificherà più tardi, dando così forma conclamata a quella società artistica trans-mediale e post-contemporanea, meglio riconducibile a manifestazioni sempre più omogenee e unisessuali che hanno contribuito a delineare viepiù i contorni di una società debole e tribale come la nostra. Gli artisti che abbiamo analizzato e scelto si inseriscono a pieno titolo in quel gruppo di autori, che si sono chinati, agli albori di questo processo di rinnovamento all'interno del rapporto arte-tecnologia, sullo studio della macchina come fenomeno da esaminare in relazione a una società che cambia e che vede una pericolosa prevaricazione - anche dal punto di vista della comunicazione e della propaganda o proselitismo economico-politici - del 'mezzo' sul 'messaggio'. (...)

Ogni studio serio sull'estetica dell'arte passa inevitabilmente attraverso la critica e la rimessa in discussione dell'arte 'estetica'. Se nel Golden Age della fotografia, essa stessa assumeva il peso della propria responsabilità, oggi si discute di fotografia per vie bi- o polilaterali, laddove l'artista pone l'accento della sua ricerca sulla trans-medialità del mezzo di produzione, ossia la negazione di qualsivoglia sua predominanza. Così, gli artisti di questa mostra, pur utilizzando la macchina fotografia come il pittore il proprio pennello e la tavolozza, si allontanano dalla tradizione della Fotografia e superano anche l'imbarazzo della macchina come elemento pregnante e di fondamentale produzione estetica. (Mario Casanova, 2014)




Mario Schifano: Orizzonte Nr. 2
termina il 18 aprile 2015
Galleria Alessandro Bagnai - Firenze
www.galleriabagnai.it

Mostra di Mario Schifano (1934-1998), seconda di "Orizzonte", ciclo espositivo curato da Lorand Hegyi, che si prefigge di portare all'attenzione del pubblico alcune grandi figure della storia dell'arte degli ultimi decenni, che possano ancora essere un punto di riferimento per l'arte delle nuove generazioni. La prima mostra di questo ciclo (aprile-giugno 2012) è stata dedicata ad uno dei fondatori del Gruppo Zero, il tedesco Günther Uecker (Wendorf, Germania, 1939). In quella occasione, oltre alla proiezione di un film documentario di Michael Kluth sulla storia dell'artista, Uecker aveva esposto alcune opere storiche e aveva anche realizzato una serie di nuovi lavori appositamente per la galleria.

La mostra nasce dalla volontà di Alessandro Bagnai di rendere omaggio ad un pittore verso il quale, più con lo spirito del collezionista che del gallerista, ha sempre sentito una passionale attrazione. La galleria non intende presentare il complesso universo di questo celebre artista, né vuole ripercorrere la sua storia in maniera esaustiva. Grandi e belle mostre hanno tentato di farlo e altre ancora dovranno cercare di rappresentare la complessa e ricca umanità della sua figura.

La scelta delle opere nasce quindi, prima di tutto, dalla collezione del gallerista e, anche se solo con una selezione, rappresenta vari momenti storici dell'artista. Non solo i primi Sessanta, considerati gli anni importanti, ma anche i successivi anni '70, '80 e '90, volendo quindi porre l'accento sulla straordinaria capacità di Schifano di essere pittore, di rinascere sempre, con lo scatto del genio, in modo diverso; da non poter essere così facilmente incasellato, classificato e racchiuso in uno solo dei suoi numerosi periodi. Per l'occasione sarà pubblicato Il secondo volume di "Orizzonte" che conterrà un saggio di Lorand Hegyi, attualmente direttore del Museo di Saint-Étienne, Francia.

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Galleria Alessandro Bagnai is pleased to announce an exhibition of the work of Mario Schifano (1934-1998), the second in the Orizzonte exhibition series under curator Lorand Hegyi. The series aims to spotlight some of the great figures from the history of art of the past few decades who are still points of reference for new generations of artists. The first exhibition in the series (April-June 2012) was dedicated to one of the founders of Group Zero, the German artist Günther Uecker, (Wendorf, Germany, 1939). On that occasion, the artist exhibited some of his historic works as well as a series of new works created especially for the gallery; a documentary film on his history by Michael Kluth was also shown.

The exhibition dedicated to Schifano, who died in 1998, springs from Alessandro Bagnai's desire to render homage to a painter whose work has always held a special attraction for him, more from the point of view of a collector than as a gallery owner. The gallery does not aim to present an overview of this celebrated artist's complex universe, nor to retrace his history in a comprehensive way; other, much larger exhibitions have attempted to do so, and still others may attempt to represent his rich and complex humanity in the future.

The selection of works shown here, then, is based first and foremost on the gallery owner's own collection, and although highlighting only a few works, represents various historical periods - not just what were considered the artist's "important years", the early 1960s, but also later ones, the '70s, '80s and '90s. The intention is to underscore Schifano's extraordinary capacity to be a painter, to constantly reinvent himself - with a spark of genius - in different ways, so as not to be easily labeled, classified or summed up in any one of his numerous periods. The occasion will be marked by the publication of the second volume of Orizzonte, which will contain an essay by Lorand Hegyi, current director of the Museum of Saint-Étienne, France.




El Greco, architetto di altari
Fotografie di Joaquìn Bèrchez


termina il 14 giugno 2015
Palladio Museum - Vicenza

In occasione del quarto centenario dalla morte di Doménikos Theotokópoulos detto "El Greco" (Candía, Creta, 1541 - Toledo, 1614), questa esposizione fotografica restituisce un capitolo molto importante, ma altrettanto poco conosciuto, dell'attività artistica del grande pittore rinascimentale: il suo lavoro come architetto nell'arte del retablo, ovvero nella progettazione di altari. Una mostra in collaborazione con Istituto Cervantes, Real Academia de Bellas Artes de San Carlos Valencia, Municipality of Heraklion, Generalitat Valenciana, Culturartes IVC+R. El Greco, formatosi prima a Creta e poi a Venezia e Roma, nel 1577 si trasferì a Toledo.

Nella città spagnola il sistema di produzione delle immagini era ben diverso da quello italiano e l'artista realizzava non solo i dipinti ma anche i grandi altari che li incorniciavano, i retablos appunto. Insieme al figlio Manuel, si occupò dell'intaglio dell'assemblaggio e della doratura degli elementi architettonici per le pale. A Toledo, El Greco si fece notare per lo stile personale, per un particolare gusto nell'uso dell'oro brunito, eredità dei primi anni di formazione trascorsi a Creta. Le architetture di avanguardia conosciute durante i soggiorni a Venezia e Roma (in particolare quelle di Andrea Palladio e di Michelangelo) furono reinterpretate da El Greco e adattate agli usi e ai modi dell'architettura spagnola e soprattutto di Toledo.

El Greco architeto de retablos / architetto di altari vuole mostrare il ricco e complesso dialogo tra i dipinti di El Greco e le loro "cornici": da intendersi non limitatamente agli altari che li contenevano ma anche alle architetture in cui questi erano inseriti. Joaquín Bérchez, grazie alla sua peculiare strategia fotografica e a un uso sofisticato del particolare e del frammento, ci svela la profonda conoscenza del linguaggio architettonico utilizzato da El Greco nei suoi retablos e i valori plastici che lo definiscono. Aspetto, quest'ultimo, inedito e poco noto della poliedrica personalità artistica de El Greco. Joaquín Bérchez è uno dei più noti storici dell'architettura spagnoli ma da molti anni è anche un fotografo professionista.

I due aspetti si armonizzano: per Bérchez la fotografia è uno strumento di narrazione e di creazione visiva dell'architettura e del paesaggio. Le fotografie di Bérchez sono state esposte in numerose città spagnole e in diverse gallerie internazionali: New York (Queen Sofia Spanisu Institute), Messico (Colegio de Minería), Vicenza (Palladio Museum), Palermo (Università degli Studi di Palermo), Roma (Real Academia de España), Lisbona (Museu Arte Popular). Le sue fotografie sono presenti su riviste internazionali quali «FMR» di Franco Maria Ricci e da oltre dieci anni illustrano le copertine dei nostri «Annali di architettura». (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Alighiero Boetti - Ordine e disordine - tecnica mista su carta, cm.96x66 1983 Bruno Cassinari - Senza Titolo - olio su tela cm.40x105 1983 Ennio Morlotti - olio su cartone su tela cm.34x47 1967 Ordine e disordine
Astrazione e figurazione nell'arte del Novecento


termina il 19 aprile 2015
Galleria d'Arte 2000 & Novecento - Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

Esposizione collettiva con opere realizzate da alcuni protagonisti della scena artistica italiana, dagli anni '40 ad oggi. L'esposizione fa riferimento all'omonima serie di Alighiero Boetti, uno dei principali rappresentati dell'Arte Povera che nel 1972 decise di inserire una "e" fra il nome e il cognome, evidenziando così il dualismo della sua identità. Un titolo che rimanda anche ad un interessante saggio di Luciano De Crescenzo (Ordine e disordine, 1996) in cui lo scrittore, parlando d'arte, pone l'ordine a metà strada tra il realismo ingenuo e l'astrattismo più sofisticato, il disordine sulle ali piuttosto che al centro. In mostra, oltre a tre carte di Alighiero Boetti, un dipinto di Bruno Cassinari (Senza Titolo, 1958) ed Ennio Morlotti (Senza Titolo, 1967) - uniti nel "Fronte Nuovo delle Arti" -, le liriche astrazioni di Enrico Della Torre (Attenzione, 1980 e Senza tempo, 1986) e le composizioni ritmiche e modulari di Luciano Bartolini. Completano il percorso espositivo, opere di: Capogrossi, Galliani, Gastini, Griffa, Ghirri, Manfredi, Mattioli, Migliori, Morandi, Savelli, Schifano e Valentini, nonché un'incisione ad acquaforte e puntasecca di Antonio Ligabue del 1940 circa. (Comunicato Ufficio Stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Eugenio Tibaldi: Red Verona
termina il 30 aprile 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Per la prima volta a Verona, l'artista espone opere progettate e realizzate appositamente per gli spazi di Lungadige Galtarossa, con forti richiami al territorio veronese e alle sue contraddizioni. Di grande impatto e ricchi di suggestioni, i temi presi in esame dall'artista toccheranno aspetti sia sociali che economico-politici, trasformando Verona in una scenografia inconsapevole nel teatro di conflitti interni dell'animo umano. Le opere in galleria - a cura di Adele Cappelli - si offrono come la struttura di un intenso e sfaccettato racconto. L'artista traccia una linea sulla quale pone, attraverso il suo sguardo, conflitti mentali e politici legati alle trasformazioni in corso.

Sollecitazioni individuali e sociali causate da eventi recenti con un occhio alla storia del passato. Narrazioni letterarie, fantastiche capaci di dissolvere il rigore del vero e del falso per diventare feticci talmente reali da essere ricordati, celebrati, condivisi al pari di fatti accaduti. La linea di Eugenio Tibaldi segna, incrociando fatti e storia della città di Verona con altre realtà, confini geografici che s'incontrano e scontrano con i confini dell'esistenza. Ecco allora, tra le opere esposte, l'orizzonte urbano di Verona Landscape, imponente lavoro nel suo sviluppo lineare oltre 30 metri di lunghezza dove compaiono dipinti edifici trasfigurati e sospesi, isolati e ricontestualizzati, tra reale ed irreale.

Untitled 01, installazione composta da due giradischi che riprodurranno un brano musicale su vinile, appositamente scritto da Eugenio Tibaldi, libera interpretazione delle vicende shakespeariane di Romeo e Giulietta. Sul lato a, nell'adattamento lirico interpretato da un cantante del Conservatorio di Verona, sul lato b, nella versione di una ballata interpretata da un duo di musicisti rumeni. La riflessione sull'identità personale e sociale passa anche attraverso il gioco di finzione e dello stereotipo, nella rappresentazione del labile confine tra reale ed immaginario declinato nell' installazione Maps, ventiquattro opere realizzate con materiali industriali, imitazioni della tipica pietra marmo rosso di Verona, con la descrizione del perimetro urbano di tutte le altre città dal nome Verona sparse nel mondo.




Herbert Hamak: Point Alpha
termina il 30 aprile 2015
Studio la Città - Verona

Nel film La cosa da un altro mondo, del 1951, un essere proveniente dallo spazio resta imprigionato nel ghiaccio, e così viene ritrovato da una spedizione polare: l'essere si intravede nel blocco di ghiaccio, e ogni spettatore sa che sarebbe meglio lasciarlo lì dov'è, e nel contempo non vede l'ora che quella presenza si sveli per far finire la storia iniziata col ritrovamento. Ecco, di fronte a queste nuove opere di Herbert Hamak la nostra condizione - e il nostro sentimento - è quello di quegli spettatori, nel momento in cui intravedono qualcosa nel blocco (di ghiaccio nel film, di resina nel nostro caso): "dobbiamo sapere", e contemporaneamente sappiamo anche che ci affascina di più il mistero che non il suo svelamento, esattamente come nel film - e in tutte le narrazioni di questo tipo -, dove la manifestazione completa di ciò che è seminascosto e appena visibile è sostanzialmente deludente.

Hamak "costruisce" letteralmente il mistero e già in questo mette in atto una capacità che non è comune, perché a rigor di termini, un mistero non si costruisce, ma "è": invece, immergendo qualsiasi "cosa da questo mondo" nella resina, si stabilisce quella "lontananza" che nella realtà è costituita da appena qualche centimetro di resina semitrasparente, ma che nell'immaginario è costituita più dal tempo che dallo spazio e colloca l'oggetto in una regione fantastica.

La mancata identificazione subitanea della "cosa", infatti, consente alla fantasia di costruire più ipotesi sulla sua natura, e molteplici livelli di narrazione su di essa, proprio a partire dal suo stato fisico (...) Hamak ha titolato queste sue nuove opere Point Alpha, indicando così esplicitamente una sorta di "inizio" (Alfa è la prima lettera dell'alfabeto greco), che nel suo caso dovrebbe però essere un "nuovo inizio", vista la sua notevole attività precedente, per altro sempre interpretata - e non c'era motivo per non farlo - come un esempio di minimalismo astratto, concretizzato in una forma e in un colore.

Qui invece sembra tutto stravolto, per la presenza di un oggetto o di un'immagine che apparentemente diventano protagonisti dell'opera, e ciò giustificherebbe la novità di un titolo simile, a sottolineare la frattura con un periodo precedente della propria storia, ma una volta passato il primo momento di sgomento concettuale - che tutti noi, che conoscevamo la sua opera precedente, abbiamo sicuramente provato... -, che lo vedeva rinunciare ai concetti di forma, di colore, di geometria, in favore di immagini, metafore e narrazioni, la considerazione potrebbe andare al vero protagonista di tutto questo rinnovamento, che non è altro che il blocco di resina. E' questo infatti che innesca la metafora, che costruisce il tempo della narrazione, che mette in scena il mistero, molto di più dell'oggetto racchiuso al suo interno. Mostra a cura di Marco Meneguzzo. (Comunicato stampa)




Francois Morellet - Contresens n.1 François Morellet
termina il 23 aprile 2015
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Nella prima sala del piano superiore della galleria sono esposte opere recenti, appartenenti alla serie 3D concertant e 3D Bandes décimées, realizzate sovrapponendo all'inteno dello spazio della tela tre differenti schemi in cui le rette tratteggiate si dispongono in modo univoco ma secondo angolature differenti, sino a creare l'illusione ottica della terza dimensione e della geometria del cubo. Nella seconda sala del piano superiore si trova 4 neons 0° - 4 neons 90° avec 2 rythmes interferents del 1972, lavoro in cui la ritmica alternanza dell'illuminazione al neon rosso suggerisce la visione di una griglia ortogonale. Al piano inferiore dello spazio espositivo si trovano opere recenti in cui i neon non si inseriscono ordinatamente all'interno del perimetro delimitato dalla tela - o dalle tele - ma assumono un potenziale costruttivo anche a livello formale. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere in mostra, un saggio introduttivo di Enrico Mascelloni, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Come scrive Enrico Mascelloni, "il percorso di Morellet, sebbene coerente con le proprie premesse, è di straordinaria varietà, (...) e l'ambiguità entra nell'opera come suo elemento costitutivo e con una radicalità che non cessa nemmeno nei lavori recentissimi. Nelle opere in cui compaiono i neon vi è come un allentamento dell'effetto-griglia, al punto che i neon stessi si piegano e diventano flessuosi, quasi danzando sopra la superficie dell'opera. I lavori coevi - organizzati in esili griglie segniche spezzate - suggeriscono un andamento musicale, simulando una dimensione di profondità e persino una sequenza di cubi per poi negarli allo sguardo successivo, riportandoci alla sostanza del lavoro di Morellet (...)". (Comunicato stampa)




Giovanni Pulze: "Angeli"
termina il 30 maggio 2015
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra composta da quattordici opere appositamente realizzate per l'occasione. L'appuntamento triestino segue l'esposizione realizzata l'estate scorsa presso il Centro Biblico "G.Vannucci" di Montefano e anticipa i due appuntamenti istituzionali che l'autore avrà nel corso del 2015. Nell'occasione, agli intervenuti, sarà dato in omaggio l'ultimo catalogo che Juliet Editrice ha dedicato al lavoro di questo mirabolante pittore. I lavori che qui vengono proposti ruotano attorno al tema di una figura angelica inondata di luce e che ritroviamo ambientata anche su fondali architettonici desunti dalla città di Trieste e pervasi da un pulviscolo o da un nevischio o da una pioviggine insistente, un po' come nel film di Blade Runner.

L'artista nei suoi quadri fissa un'istantanea trasognata della realtà, riprendendo le ombre taglienti e le luci artificiali, e creando un'atmosfera di esistenza provvisoria, quasi a partire da un filtro tecnologico, sia questo la memoria digitale di una macchina fotografica o sia questo il filtro pulviscolare dello schermo televisivo. E' un mondo che talvolta può richiamare in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre un'indole romantica, incline alla riflessione spirituale e al contrasto dialogico tra uomo e natura. (Comunicato stampa)




Boldini: Lo spettacolo della modernità
Musei San Domenico - Forlì
termina il 14 giugno 2015

"C'est un classique!". E' questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 - Parigi, 1931), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi a pochi mesi dalla morte. "Il classico di un genere di pittura", ribadì in quella occasione Filippo de Pisis. Dopo la rassegna dedicata nel 2012 a Wildt (che sarà protagonista nel 2015 di una mostra realizzata dal Musée d'Orsay all'Orangerie di Parigi), e le due successive sul Novecento ed il Liberty, la Fondazione e i Musei San Domenico di Forlì proseguono nella esplorazione, attraverso nuovi studi e la riscoperta di opere poco note, della cultura figurativa tra Otto e Novecento, proponendo per la stagione espositiva del 2015 una approfondita rivisitazione della vicenda di Giovanni Boldini certamente il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi. è in questo ideale spazio di rapporto tra Forlì e Parigi che si colloca la nostra nuova iniziativa.

Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia della prima Guerra Mondiale, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica ed il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato negli anni del maggiore successo dalla Parigi più sofisticata, quella dei fratelli Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell'esteta Montesquiou e della eccentrica Colette.

Rispetto alle recenti mostre sull'artista, questa rassegna si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, intendendo valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. Le ricerche più recenti di Francesca Dini (curatrice della mostra insieme a Fernando Mazzocca), consentono di arricchire il percorso con la presentazione di nuove opere, sia sul versante pittorico che, in particolare, su quello della grafica.

Uno dei punti di maggior forza, se non quello decisivo, della mostra sarà la riconsiderazione della prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze a stretto contatto con i Macchiaioli. Questa fase, caratterizzata da una produzione di piccoli dipinti (soprattutto ritratti) davvero straordinari per qualità e originalità, sarà vista in una nuova luce grazie alla possibilità di presentare parte del magnifico ciclo di dipinti murali realizzati tra il 1866 e il 1868 nella Villa detta la "Falconiera", a Collegigliato presso Pistoia, residenza della famiglia inglese dei Falconer. Si tratta di vasti paesaggi toscani e di scene di vita agreste che consentono di avere una visione più completa del Boldini macchiaiolo.

Le prime sezioni, nelle sequenza delle sale al piano terra, saranno dedicate alla immagine dell'artista rievocata attraverso autoritratti e ritratti; alla biografia per immagini (persone e luoghi frequentati); all'atelier; alla grafica così rivelatrice della sua incessante creatività. Le sezioni successive, al primo piano, dopo il ciclo della "Falconiera", ripercorreranno attraverso i ritratti di amici e collezionisti la grande stagione macchiaiola. Seguirà la prima fase successiva al definitivo trasferimento a Parigi, caratterizzata dalla produzione degli splendidi paesaggi e di dipinti di piccolo formato con scene di genere, legata al rapporto privilegiato con il celebre e potente mercante Goupil.

Avranno subito dopo un grande rilievo, anche per la possibilità di proporre confronti con gli altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomenenghi, le scene di vita moderna, esterni ed interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell'arte, della cultura e della mondanità. Seguiranno infine le sezioni dedicate alla grande ritrattistica che lo vedono diventare il protagonista in un genere, quello del ritratto mondano, destinato ad una straordinaria fortuna internazionale. A questo proposito costituirà una novità la possibilità di accostare per la prima volta ai suoi dipinti le sculture di Paolo Troubetzkoy in un confronto interessante sia sul piano iconografico che formale. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Luca Maria Patella
Ambienti proiettivi animati 1964-1984


termina il 26 aprile 2015
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma

Il progetto espositivo - a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi - che prende il titolo della prima mostra personale di Patella tenutasi a Roma nel 1968 alla galleria l'Attico di Fabio Sargentini, intende offrire, attraverso una selezione di alcune tra le opere più significative dei primi due decenni della sua lunga carriera la possibilità di rileggere criticamente gli esordi del percorso dell'artista. In anticipo sulle tendenze artistiche e culturali che sarebbero emerse solo nei decenni successivi, Luca Maria Patella è stato nella prima metà degli anni Sessanta uno dei pionieri in Europa dell'uso artistico di fotografia e film, sovente posti in relazione con lo spazio naturale e l'architettura. Le sue sperimentazioni non solo sondano le nuove possibilità espressive di questi media ma ne esaltano le qualità concettuali e i potenziali allegorici, con la consapevolezza di avere a disposizione linguaggi da articolare e reinventare.

La mostra si snoda attraverso una serie di "ambienti" disposti in un percorso che mette in luce i peculiari procedimenti creativi della produzione degli anni Sessanta e Settanta dell'artista. Le installazioni, le azioni performative, le tele fotografiche, i film e i libri d'artista concorrono a delineare l'immagine di un artista "totale", creando inediti punti di vista da cui osservare i mutamenti del mondo circostante e le trasformazioni dei codici linguistici, in un periodo cruciale delle pratiche artistiche degli ultimi decenni. Per la prima volta dal 1971 vengono presentati al pubblico gli Alberi parlanti, elementi multisensoriali che formano un ambiente sonoro interattivo, simbolo, con il suo duplice valore, onirico e poetico da un lato, scientifico e filosofico dall'altro, del doppio orientamento del lavoro di Patella, culminato nella felice integrazione delle due polarità estetiche.

Mentre le tele fotografiche presentate in mostra dialogano con il cortometraggio Terra Animata, girato da Patella in 16mm nel 1967 (film che la critica ha accostato alle primissime esperienze concettuali e alla land art), la serie originale di oltre trecento diapositive che fanno da sfondo all'azione comportamentale Camminare dialoga con l'installazione Voulez-vous une Aubelière? in uno spazio dal forte impatto sinestetico. Concludono il percorso della mostra due importanti installazioni che compendiano le polarità complementari del lavoro di Patella: Id e Azione, del 1974, e Mysterium Coniunctionis, del 1983-84.

Parte integrante della mostra è il programma di proiezioni di film realizzati negli anni Sessanta, presentato in Sala Cinema. Le pellicole, recentemente restaurate dalla Cineteca Nazionale di Roma, dimostrano un uso sperimentale e proto-concettuale del medium cinematografico. La rassegna di film in mostra è realizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale. Il MACRO pubblicherà in occasione della mostra un catalogo nel quale una serie di testi critici, accompagnati da una ricca documentazione iconografica, compongono il primo studio sistematico sulla prima parte della carriera dell'artista.

Luca Maria Patella è uno dei maggiori protagonisti delle arti visive in Italia degli ultimi cinquant'anni. Svolge una ricerca che si serve di numerosi media espressivi e sperimentali (dalla pittura all'installazione, dalla fotografia al film, dal video al suono, dal libro al computer e alle reti telematiche), senza mai perdere il contatto con una profonda matrice estetica e poetica. Fortemente influenzato dalle nozioni di astronomia, chimica strutturale e psicologia analitica assimilate durante gli anni di formazione a Roma e a Parigi, Patella si è cimentato lungo il suo versatile itinerario artistico in un complesso confronto arte-scienza, che - in stretta connessione con la pratica artistica - implica teorizzazioni psicoanalitiche, filosofiche, linguistiche.

Per quanto concerne la fotografia e il film e più in generale l'ambito dei media, Patella è stato uno dei primi artisti ad affrontare strutturalmente e sperimentalmente questo campo già nei primi anni Sessanta. Le sue produzioni e invenzioni originali sono da intendere in senso "pre-concettuale", oltre che "comportamentale", in un articolato dialogo con la storia. La sua amplissima produzione fotografica comprende le diaproiezioni a colori e le grandi tele fotografiche dei primi anni '60; i Comportamenti (termine che introduce nel 1966), gli Ambienti Proiettivi Animati (sostanzialmente: multimediali, e interattivi), le Immaginazioni globali di Montefolle e più recenti esperienze virtuali e digitali.

Fra le grandi installazioni degli anni '80-'90 (oggettuali e video, spesso accompagnate da pubblicazioni), un posto d'onore occupano Mysterium Coniunctionis (1982-84), un complesso mitologico-cosmico costituito da 17 opere di grande formato e già esposto in importanti musei europei, DEN & DUCH dis-enameled (1982-86), (circa 300 opere e operazioni, riguardanti Diderot e Duchamp), e i Vasi fisiognomici (1982-99), vasi-ritratto torniti su profili di personaggi storici o viventi. (Comunicato stampa Fondazione Morra)




"Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento"
termina lo 02 giugno 2015
Basilica Palladiana - Vicenza

Una mostra, a cura di Marco Goldin, su una una vicenda antica, quella degli Egizi, ma soprattutto poi una seconda storia, dal Quattrocento al Novecento in pittura, lungo il suo versante struggentemente serale e notturno. Quella in cui alcuni artisti raffigurano una manciata di stelle o un chiaro di luna, come profonde corrispondenze dell'anima. Ma anche la notte come luogo nel quale si raccolgono alcuni grandi passaggi della storia dell'arte. Perché la notte in questa mostra non è solo fascino del naturalismo ottocentesco, da Turner e Friedrich fino agli impressionisti e poi Mondrian e Klee all'inizio del nuovo secolo. Non è solo il luogo in cui meravigliose storie sacre si raccontano, da Giorgione a Tiziano, da Caravaggio a El Greco. Ma è anche una notte fortemente spirituale, interiore, che giustifica così la presenza di straordinari pittori astratti da Rothko a De Staël, da Noland a Morris Louis.

Ben centotredici opere, spesso rare, divise in sei sezioni e provenienti da trenta musei e collezioni di tutto il mondo, musicano questo affascinante racconto sinfonico. Un poema che inizia lungo il Nilo, dove si sedimenta l'idea della notte del mondo oltre il mondo. E' la notte abitata nel ventre delle Piramidi. Raccontata in mostra da reperti che, da soli, valgono il viaggio a Vicenza. Dal Museum of Fine Arts di Boston giunge per la prima volta in Italia un nucleo di tesori egizi: dal volto del re Menkaura a quello, celeberrimo, di Tutankhamon re sino ai ritratti del Fayum, quando Egitto e Roma si avvicinano, a partire dal I secolo d. C. Questo il grande prologo.

La seconda sezione, con molti capolavori da Giorgione a Caravaggio, da Tiziano a El Greco, da Tintoretto a Poussin, indugia sulla suggestiva atmosfera delle figure collocate in ambienti notturni, soprattutto seguendo la vita di Cristo dal momento della nascita fino alla crocifissione e alla deposizione nel sepolcro. Opere straordinarie soprattutto del Cinquecento e del Seicento sono al centro di questa parte. La terza sezione tocca alcuni dei vertici dell'incisione di tutti i tempi, in una sala nella quale, con sedici fogli in totale, si confrontano Rembrandt e Piranesi.

La quarta sezione si sofferma invece sul paesaggio, dal momento del tramonto fino a quello in cui nel cielo si levano la luna e le stelle. Ovviamente il secolo raccontato è il XIX, poiché, dal periodo romantico fino all'impressionismo, questo è stato il tempo della natura serale e notturna. Sfilano alcuni dipinti indimenticabili di Turner e Friedrich, di Corot e Millet, dei grandi americani da Church a Homer, fino a Whistler, Monet, Pissarro, Van Gogh e poi Mondrian, Klee e Hopper nella prima parte del Novecento, fino a Kiefer nella seconda.

La penultima sezione entra nel pieno Novecento, dove in due sale vengono disposti alcuni dei grandi della seconda parte del secolo, specialmente per quanto riguarda il versante astratto americano, da Morris Louis a Noland a Rothko. Ma anche pittori che si sono tenuti a cavallo tra figurazione e astrazione, come De Staël, fino a un altro grande americano come Andrew Wyeth, e poi López García e Guccione, per entrare nelle profondità della sera e della notte intesa come fatto soprattutto psicologico. Infine, la sesta e ultima sezione è un riassunto di tutti i temi affrontati e le opere indimenticabili si succedono, da Gauguin a Cézanne, da Caravaggio a Luca Giordano, da Van Gogh a Rothko ancora. Per una chiusura che lascia con il fiato sospeso, tra notti dello spirito, notti della vita e notti della natura. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Croce gemmata Museo San Fedele: Itinerari di arte e fede
Parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Presso alcuni spazi adiacenti alla chiesa di San Fedele, un piccolo «museo» che integra, in una continua dialettica tra antico e contemporaneo, il percorso tra arte e fede realizzato negli ultimi anni dai gesuiti dell'omonima Fondazione milanese. In alcuni spazi recentemente restaurati si sviluppa un itinerario artistico e religioso unico nel suo genere. L'arte cosiddetta «sacra» non è morta, come spesso si è detto nel Novecento, ma necessita di una «conversione» del linguaggio e un'attualizzazione del suo messaggio. Per questo motivo, nella chiesa di San Fedele progettata nel Cinquecento da Pellegrino Tibaldi, dopo che Lucio Fontana nel 1957 realizzò la pala del Sacro Cuore, artisti contemporanei del calibro di David Simpson, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sean Shanahan e Claudio Parmiggiani sono stati interpellati per riflettere su alcuni temi della fede.

Il nuovo percorso, oltre a comprendere la chiesa, si snoda tra alcuni ambienti già restaurati: la cripta secentesca, il sacello, la cappella delle Ballerine; e poi l'imponente sacrestia lignea del Seicento e l'antisacrestia con quadri di Ambrogio Figino e Bernardino Campi. A questi, si aggiungono da oggi tre nuovi spazi, dedicati ad antichi reliquiari, oggetti liturgici (secc. XVI-XIX) e dipinti: opere di Girolamo Romanino, Francesco Cairo, fratelli Procaccini, Giacomo Favretto sono esposte accanto a quelle di Mario Sironi, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Umberto Milani, Lawrence Carroll e altri, in un confronto tra antico e contemporaneo, in un dialogo tra le diverse arti, compresa la fotografia (Joel Meyerowitz).

L'inaugurazione dei nuovi locali espositivi, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, direttore della Galleria San Fedele, con l'allestimento dell'arch. Mario Broggi, segna una nuova tappa nel cammino compiuto dal San Fedele in più di mezzo secolo. Il nuovo itinerario tra arte e fede si caratterizza sia come luogo della memoria, sia come stimolo di riflessione per aprire un dialogo fecondo con la cultura e la spiritualità odierne. Per comprendere la fede tramandata dai nostri padri e consegnarla alle generazioni future. (Comunicato stampa)




Immagine dalla mostra Australian Colors Mostra Australian Colors - immagine Australian Colors - immagina dalla mostra a cura di Giovanna Repossi Australian Colors
termina il 27 aprile 2015 (previo appuntamento)
Studio F&C Associati - Milano
www.fc.it

Selezione di opere dell'arte aborigena contemporanea, a cura di Giovanna Repossi. Le opere provengono dalle varie comunità aborigene distribuite in tutta l'Australia in rappresentanza dell'immensa ricchezza delle diversità culturali di questa terra. Nell'antichità gli aborigeni decoravano i loro corpi, le cortecce dell'eucalipto o disegnavano sulla terra per narrare racconti o quale gesto per celebrare un rito cerimonioso, l'altra era un atto personale, rilegato nell'ambito della tribù e delle sue conoscenze.

Nel 1971 un insegnante di nome Geoffrey Bardon, coinvolse gli alunni e egli anziani di Papunya per dipingere i muri della scuola, riscosse un grande successo e consenso da parte degli abitanti, acquisirono così una nuova visione del "modo" di fare pittura, dalle pareti alla tela il passo fu breve, ebbe inizio così l'arte aborigena contemporanea. Nel 1980 gli artisti si appropriarono di uno stile singolare e individuale, mantenendosi sempre legati ai principi tradizionali e spirituali che sono fondamenta del loro operare, ma soprattutto della loro visione onirica. Le opere sono esplosioni di colori e di forme per diventare un tutt'uno in armonia con lo spazio, cromatismi accesi e caldi, espressione della terra, dei sogni, di credenze e nuove realtà. (Comunicato stampa Susanne Capolongo)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




Concerto "Edvard Grieg, un grande romantico"
18 aprile 2015 ore 16.00
Museo Fondazione Luciana Matalon - Milano
www.fondazionematalon.org

Protagonista del settimo concerto della stagione MusicaPoesia è la musica del compositore Edvard Grieg nell'interpretazione del violinista norvegese Michael Süssmann e della pianista giapponese Mai Goto. L'attenzione dedicata da Michael Süssmann all'approfondimento della musica di Grieg è tale da averlo fatto eleggere direttore artistico del Festival Internazionale di Musica da Camera "Grieg in Bergen" dedicato al compositore norvegese nella sua città natale.

Edvard Grieg (1843- 1907) è stato il più importante compositore norvegese e la sua ispirazione è intimamente legata alla sua terra, alle canzoni popolari ed alle atmosfere magiche dei fiordi norvegesi. Compositore e pianista di grande successo, si dedicò completamente alla composizione ed ai concerti in cui eseguiva musiche proprie, spesso in compagnia della amatissima moglie Nina Hagerup, ottima cantante con cui si ritirò a vivere dal 1882 fino alla morte in una casa di campagna presso Bergen.

Michael Süssmann ha studiato con Ernst Glaser e Karsten Andersen, ed ha seguito le masterclass del Royal Conservatoir de Musique de Bruxelles , con Andrè Gertler e Leon Ara. Diplomatosi con il primo premio nel 1976, ha continuato a perfezionarsi con Ricardo Odnopossoff presso la Zürich Musikhochschule. Nel 1980 è divenuto primo violino della Tromsø Symphony Orchestra ed anche direttore della sezione degli archi della Tromsø Music School. Qualche anno più tardi gli sviluppi della propria carriera solistica gli hanno permesso di dedicarsi totalmente ad essa, unendo però all'attività concertistica quella didattica presso la Os School of Music vicino a Bergen.

Nel 1997 è divenuto direttore artistico di MusicaNord, una società di concerti che organizza numerosi concerti all'anno in diverse stagioni concertistiche. Süssmann ha suonato in oltre venticinque paesi fra Europa, Asia ed America del nord. Una significativa parte del suo tempo viene dedicata ad aiutare giovani artisti dotati di talento ad avere l'opportunità di suonare in un contesto professionale. Ha registrato diversi cd, l'ultimo dei quali comprende due Sonate di Grieg oggi in programma (la prima e la terza) e la favolosa Sonata in sol maggiore di Thomas Tellefsen

Mai Goto ha studiato in Giappone presso la Osaka University of Music con Atsuhiko Shimizu e in Ungheria presso la Liszt Academy of Music con Gyorge Nador, perfezionandosi poi alla Grieg Academy / University of Bergen, in Norvegia. Nel 2009 ha ricevuto il primo premio del concorso internazionale Rovere d'Oro in Italia. Mai Goto ha tenuto numerosi concerti, suonando anche musiche del compositore norvegese Harald Sæverud alla sua residenza Siljustøl; inoltre ha preso parte alla stagione di concerti di musica contemporanea Avgarde a Bergen. Le sue esecuzioni di Schubert e Mendelsshon sono state particolarmente apprezzate da pubblico e critica. Interessatasi anche alla prassi esecutiva su pianoforte originali dell'epoca a cavallo fra classicismo e romanticismo, Mai Goto ha partecipato ad un seminario tenuto da Malcolm Bilson alla Cornell University. (Comunicato stampa)




Il progetto del terzo giorno - Courtesy Emanuele Marcuccio Il progetto del terzo giorno
Laboratorio di produzione aperto al pubblico tra estetica industriale, arte e primitivismo


termina il 18 aprile 2015
Istituto Svizzero - Milano
www.istitutosvizzero.it

In occasione del Salone del Mobile 2015, l'Istituto Svizzero di Milano presenta il Progetto a cura di Emanuele Marcuccio in collaborazione con Timothée Calame e Yannic Joray, che vuole offrire al pubblico un'esperienza che si muove tra i territori di confine collettivamente riconosciuti come arte e design, in relazione alle diverse necessità economiche e culturali che stimolano e regolano la produzione e la diffusione, accogliendo così il pubblico in un luogo misterioso che non è più una galleria, una vetrina, un teatro, una bottega. Gli elementi formali e materiali presenti nello spazio, in particolare i tavoli e la scenografia, sono utilizzati come strumenti di creazione ed esecuzione di forme nuove, oltre ad essere rappresentativi delle diverse pratiche ed esperienze produttive dei tre artisti che animano il laboratorio.

I partecipanti sono invitati a realizzare oggetti inediti che prendono corpo dalla convergenza di forme tecniche, linguaggi estetici e modelli di utilizzo provenienti da ambiti produttivi e di distribuzione differenti tra loro e lo spazio espositivo è trasformato in un luogo poliedrico di produzione e partecipazione. Il Progetto del Terzo Giorno propone uno spazio e un tempo critico che precede la moderna differenziazione tra arte e design e che non ha la necessità di rimarcare la consueta distinzione fra la produzione dell'oggetto funzionale e quella dell'oggetto artistico. Il laboratorio, della durata di quattro giorni, si articola in diversi atti nei quali vengono proposte attività di produzione e interventi di discussione. (Comunicato Ufficio stampa Alessandra Santerini)




Caligola
di Albert Camus

Regia: Annig Raimondi
Con Maria Eugenia D'Aquino, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig Raimondi
Musiche originali Maurizio Pisati - Spazio scenico e Disegno luci Fulvio Michelazzi
Costumi: Nir Lagziel
assistente costumi e sartoria: Marlene Pisati
Produzione: PACTA. dei Teatri

11-26 aprile 2015 (in prima assoluta)
PACTA. dei Teatri - Teatro Oscar - Milano
www.pacta.org

"Il potere ce l'ho io", dice l'imperatore Caligola. Nel più bel testo teatrale di Albert Camus, concentrato sul delirio del potere, emerge il contrasto irrimediabile fra individuo e politica. Caligola, forse pazzo, forse geniale, comunque sconvolto dalla morte della sorella Drusilla, perde ogni controllo e fa decadere l'Impero.




V Premio Nazionale Vittorio Frosini in informatica giuridica e diritto dell'informatica

Fondazione Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei
Termine di partecipazione: 04 maggio 2015
www.fondazionecalamandrei.it

La Rivista Il diritto dell'informazione e dell'informatica, unitamente con la famiglia Frosini, promuove il quinto premio nazionale dedicato alla memoria di Vittorio Frosini e destinato a una tesi di dottorato in informatica giuridica e diritto dell'informatica. Il Premio intende rendere omaggio alla memoria di Vittorio Frosini, ricordando il Suo contributo di fondatore della informatica giuridica in Italia, attraverso la Sua pionieristica opera Cibernetica, diritto e società del 1968, e poi in numerosissimi studi nell'arco di oltre trent'anni.

Il Premio offre, inoltre, occasione per ulteriori riflessioni sul pensiero di Vittorio Frosini, quale straordinario divulgatore della materia, attraverso la Sua opera di Maestro, di docente universitario, di conferenziere e anche di coordinatore del primo dottorato di ricerca in informatica giuridica attivato nelle Università italiane. Il Premio Nazionale Vittorio Frosini è riservato ad una tesi di dottorato dedicata a un tema di informatica giuridica e/o diritto dell'informatica, già discussa, oppure presentata in via definitiva, negli anni 2013-2014-2015. Una parte della tesi premiata potrà essere pubblicata sulla Rivista Il diritto dell'informazione e dell'informatica. In occasione del conferimento del Premio Nazionale Vittorio Frosini, la Rivista Il diritto dell'informazione e dell'informatica promuoverà una giornata di studi in memoria di Vittorio Frosini su di un tema concernente l'informatica giuridica e il diritto dell'informatica.




CSCLAB
Centro Sperimentale di Cinematografia
www.fondazionecsc.it

Il Centro Sperimentale di Cinematografia prosegue con successo il progetto CSCLAB. Nato pochi anni fa con l'obiettivo di proporre l'Alta Formazione e Sperimentazione, si rivolge sia a giovani professionisti del cinema sia ad artisti e tecnici, che abbiano già maturato esperienze nei singoli ambiti professionali e che intendano approfondire e aggiornare la propria preparazione.

Presentazione




Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria
3a edizione, 24-27 giugno 2015
Teatro Comunale Ramarini - Monterotondo (Roma)
www.concorsoliricojoledemaria.eu

Concorso dedicato a cantanti lirici di tutti i registri vocali - soprano, mezzosoprano/contralto, controtenore, tenore, baritono, basso - e di tutte le nazionalità. Il Concorso, a cura dell'Associazione Culturale Arcipelago, si articolerà in tre fasi: due giornate di eliminatorie, una semifinale e la finale e metterà a disposizione il pianista per l'accompagnamento dei partecipanti e due professionisti che si occuperanno delle acconciature e del trucco. Per chi attesti di aver vinto il Primo Premio di un Concorso Lirico internazionale, accederà direttamente alla prova semifinale. Termine di partecipazione 18 giugno 2015. (Comunicato stampa Carlo Dutto)




Sezione Nazionale Scrittori Incontri Letterari della Sezione Nazionale Scrittori
gennaio-giugno 2015, ore 17.00-20.00
Sezione Nazionale Scrittori SLC - Roma
info@scrittori.slc-cgil.it


15 gennaio - Le filosofe Ipazia e Assiotea, la direttrice d'orchestra Antonia Brico, figure di donne "con il peccato originale della libertà" nei romanzi di Adriano Petta. Ne parlano, insieme all'autore, Tiziana Colusso e Diego Zandel.

22 gennaio - Luigi Peruzzi, Le mie memorie e diario di Berlino 1944-45, Edizioni Metauro. Intervengono Maria Luisa Caldognetto, Claudia Pagan Mauro Ponzi. In collaborazione con l'associazione culturale italo-lussemburghese Convivium e con il Centre de Documentation sur les Migrations Humaines

31 gennaio - "... si fa per dire, per indire e scandire...". Nella notte del passaggio tra il 2014 e il 2015 è venuto a mancare Stefano Docimo, narratore e critico romano, per oltre vent'anni dirigente del Sindacato Nazionale Scrittori (oggi diventato Sezione Nazionale Scrittori SLC-CGIL), nonché redattore della web review Le Reti di Dedalus. Per continuare a ricordare la sua opera sono in progetto alcune iniziative: anzitutto un incontro poetico-affettuoso. Si invitano amici, colleghi ed estimatori a leggere suoi testi o testi a lui dedicati, o a recare testimonianze critiche e personali. In tale occasione si decideranno anche i tempi e i modi per un convegno di studi più strutturato, da realizzare prima dell'estate; si valuterà inoltre la pubblicazione in e-book o volume cartaceo degli scritti di Stefano Docimo inediti o apparsi nella rivista.

12 febbraio - "Uscire nella rete", incontro con Michele Fianco, intervistato da Francesco Muzzioli. Interviene Franco Falasca

19 febbraio - Piero Gaffuri "Korallo", EIR. Intervengono Vittorio Castelnuovo, Ilaria Urbano

26 febbraio - Scrittrici italiane e scrittrici straniere di lingua italiana si confrontano sui temi del lavoro, delle politiche culturali e sociali, dei percorsi di genere, della rappresentanza. A cura di Emanuela Bizi e Tiziana Colusso (SLC) e di Daniela Finocchi (Concorso Letterario Internazionale Lingua Madre). Intervengono: Enisa Bukvic, Maria Ciminelli, Leyla Khalil, Stephanie Kunzemann, Hu Lanbo, Claudileia Lemes Dias, Sara Zuhra Lukanic, Dragana Nikolic, Rahma Nur, Renata Pepicelli, Elena Ribet, Maeve Rodgers.

05 marzo - "Orientamenti: scritture, meditazioni e altre visioni del mondo". Intervengono: Giulia Niccolai, Massimo Mori, Leda Palma, M° Mario Thanavaro, coordina Tiziana Colusso. Sarà esposta durante l'incontro un'opera dell'artista croata Mirjana Sara Sophia.

12 marzo - Presentazione dalla collana e-publishing Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono Marco Palladini, Marco Buzzi Maresca.

19 marzo - Mario Lunetta, Campo di carne. Poesie senza attenuanti, Oèdipus 2014. Ne parla con l'autore Tiziana Colusso. Letture di Giuliana Adezio.

26 marzo - Franca Battista, Seropirico e UpupAmica, Edizioni Tracce. Interviene Marcello Carlino.

16 aprile - "Che cos'è l'alternativa letteraria?" Incontro con Francesco Muzzioli. Intervengono Franco Falasca, Aldo Mastropasqua.

23 aprile - In occasione del trentennale della rivista Lettera Internazionale, si propone un percorso attraverso i contenuti e le battaglie culturali della rivista, e le prospettive per il futuro. Intervengono Biancamaria Bruno (direttrice della rivista), Dario Gentili (filosofo) e Aldo Iori (Accademia Belle Arti Perugia).

30 aprile - "L'avanguardia e i giovani", incontro con Giorgio Biferali. Intervengono Francesco Muzzioli e Franco Falasca.

07 maggio - Elda Torres, Lunario dell'anima e del tempo. Vagabondages, DitePars & Convergenze 2014. Intervengono Tiziana Colusso, Emma Ercoli, Elisabetta de Troja.

14 maggio - Anna Santoliquido racconta i Festival e gli incontri letterari nell'Europa dell'Est e in Oriente, in occasione dell'uscita del suo libro bilingue Casa de piatra / La casa di pietra, Editura Tracus Arte di Bucarest. Intervengono Tiziana Colusso e Franca Amendola.

21 maggio - In collaborazione con la Casa Totiana, TOTalità - Gianni Toti "Tutti i versi", Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono: Marco Palladini, Francesco Muzzioli, Marco Gazzano.

28 maggio - Gaetano Delli Santi, Il tramonto s'inferifoca, AbEditore. Si parlerà anche del volume Filippo Bettini - Roberto Di Marco Terza ondata. Il Nuovo Movimento della Scrittura in Italia, AbEditore, in occasione della ristampa dopo 20 anni. Intervengono: Gaetano Delli Santi, Franco Falasca, Francesco Muzzioli e Marcello Carlino.

11 giugno - "Gli scrittori con la valigia". Giornata seminariale sulle residenze letterarie e teatrali.Tiziana Colusso presenta il suo libro Autori in Tour. Writers Houses, Festival, occasioni e incontri per scrittori curiosi in Europa, Robin Ivana Conte (responsabile Sezione Toscana Sez Scrittori SLC) presenta le Residenze Teatrali in Toscana Nadia Nicoletti (resp. Sezione Veneto Sez Scrittori SLC) presenta il progetto della Residenza Road House di Verona.

25 giugno - Giorgio Patrizi, Gadda, Salerno Editrice. Intervengono: Mario Lunetta, Maurizio Barletta. (Comunicato stampa)




Valdarno Cinema Fedic 2015 Iniziati i preparativi per la XXXIII edizione del Valdarno Cinema Fedic 2015
San Giovanni Valdarno (Arezzo), 06-09 maggio 2015
www.cinemafedic.it

Insediato il nuovo Comitato Organizzatore che avrà il compito di preparare la 33. Edizione del prestigioso festival, fra le più antiche rassegne italiane dedicate al cinema indipendente. Confermato Stefano Beccastrini Presidente del Comitato. Fabio Franchi e Angelo Tantaro Vice Presidenti. Simone Emiliani è il Direttore Artistico. Serena Ricci Responsabile Scuola del Festival. Tra i membri del comitato confermati Barbara Fabbri, Giacomo Bronzi, Daniele Corsi, Roberto Merlino, Antonio Tosi, Stefano Bonchi, Elisa Naldini, Stefano Pratesi, Giulio Soldani. Nuovi subentri Jacopo Fontanella e Carlo Menicatti. L'organizzazione continuerà ad essere curata da Silvio Del Riccio.

Nelle prossime settimane sarà pubblicato il bando per partecipare al concorso che assegnerà il Premio Marzocco "Marino Borgogni" per la migliore opera in assoluto e tanti altri riconoscimenti oltre all'importante premio alla carriera da sempre conferito a un autorevole personaggio del Cinema. Una giuria giovani affiancherà quella ufficiale e assegnerà anch'essa altri premi. Specifici momenti d'incontro sono previsti per tutti gli autori delle opere presentate. In particolare per gli autori iscritti ai Cineclub Fedic saranno disponibili spazi per discutere delle opere prodotte in ambito della Federazione. Una sezione è riservata agli autori Toscani in rappresentanza della rilevante produzione filmica della regione ospitante. (Comunicato stampa)




Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


Documentario prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano.

Presentazione documentario




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Antonella Affronti - Diario pittorico Antonella Affronti
Diario pittorico

ed. ISSPE, pagg.148, a colori

Volume presentato il 16 aprile 2015
Galleria d'Arte Studio 71 - Palermo
www.studio71.it

Nel corso della presentazione della monografia verranno illustrati gli oltre trent'anni di lavoro dell'artista. La presentazione precede la mostra Diario Segreto a cura di Francesco Scorsone che verrà inaugurata il 18 aprile 2015 negli stessi locali. Antonella Affronti (Palermo, 1949) consegue la maturità artistica e l'abilitazione all'insegnamento; già studentessa partecipa a numerose mostre organizzate dagli insegnanti del suo corso, tra cui Disma Tumminello, Raffaele Piraino e Maurilio Catalano. Inizia la sua attività nel 1981, con impronta vagamente impressionista dalle tonalità accese tipiche dei Fauves per opere che si distinguono come "fluttuazioni dello spazio e della luce". Del 1982 è la sua prima mostra personale alla Galleria "Il Cenacolo" di Palermo curata da Giovanni Cappuzzo. Nello stesso anno viene invitata da Albano Rossi a Erice (Trapani) per partecipare alla Salerniana.

Da questa data all'1991 non ci sono riferimenti ufficiali di esposizione, ma la sua ricerca pittorica continua seppur nel silenzio. Nel 1991 viene invitata a Mantova alla Rassegna di Pittura, Scultura, Grafica e Poesia. Nello stesso anno è la seconda personale alla Galleria "Il Cenacolo" curata da Albano Rossi. Intanto conosce il gallerista palermitano Eduardo Lupo della galleria Lupo'Art di Palermo e negli anni 1994/95/96 espone il frutto della sua ricerca stilistica in proprie mostre personali denominate Trasparenze. Nel 1995 è a Malta, per la "Prima Biennale Internazionale" e a Ravenna per partecipare al "Premio Nazionale di Pittura". Fondamentale in questo periodo è la sua amicizia con Tecla Iraci, pittrice di talento prematuramente scomparsa. Nel 1995 è presente alla Iª Rassegna d'Arte Fiera di Palermo con la Galleria Lupo Art. Nel 1996 è a Roma per una mostra personale assieme a Marilù Fernandez (la Signora del corallo) e Tecla Iraci, alla "Ca D'Oro", qui conosce Bruno Caruso e lo scrittore Costanzo Costantini.

Nel ciclo "Trasparenze" (1994/1997) la sintesi coloristica si fa più consapevole, le pennellate si allungano il tratto si assottiglia indagando i soggetti più da vicino. nel 1995 In occasione del "Bicentenario dell'Orto Botanico" di Palermo, viene invitata Dal Prof. Francesco Maria Raimondo alla mostra collettiva "Le Palme tra Arte e Scienza". Dal 1999 al 2006 è il ciclo degli Spiragli, Abissi d'Energia, Pulsioni, Vibranti Policromie, in mostre esposte alla Galleria Studio 71 Palermo, al caffè letterario La Galleria di Cefalù, a Palazzo Chiaramonte Steri di Palermo; qui le pennellate si allargano, diventano nastri che avvolgono, il colore si fa corposo il soggetto pretesto per addentrarsi nella materia.

Dal 2001 invitata da Fabrizio Costanzo entra a far parte di "Graffiti & Addaura Art Artisti Contemporanei". E' Del 2003 una sua personale ad Abano Terme, e la partecipazione alle fiere d'Arte di Forlì e Cremona. Nel 2007-2014 vengono acquisite sue opere dalla pinacoteca del Castello di Carini (Palermo), da Chateau Des Réaux - Chouzè sur Loire (Francia), dalla Fondazione La Verde - La Malfa di San Giovanni La Punta (Catania), dal Museo Diocesano di Monreale (PA), dal Museo degli Angeli in Sant'Angelo di Brolo (Messina), dall'Associazione "Istituzione Francesco Carbone", Real Casina di Caccia di Ficuzza (Palermo).

Del 2009 è la sua partecipazione al "Graffiti Day con il totem Mutazione della pietra e alla performance alla Fondazione La Malfa La Verde (Catania) con l'opera solstizio d' estate cm.150x300 un'opera realizzata a più mani con Antonino G. Perricone e Giuseppa D'Agostino voluta da Marcello Scorsone e donata alla Fondazione. Nel 2011 Nicolò D'Alessandro la include in una rosa di centosettantasei artisti tutti siciliani per la mostra Made in Sicily curata da Nicolò D'Alessandro ed esposta a Catania presso "Le Ciminiere" e a Palermo presso il "Reale Albergo delle Povere". La sua produzione è documentata da molti siti d'arte. Al suo attivo sono numerose mostre in Italia e all'estero e sue opere sono in collezioni pubbliche e private. (Comunicato stampa Studio 71 - Palermo)

- Antonella Affronti
(Diario Segreto)


18 aprile (inaugurazione ore 18.00) - 08 maggio 2015
Presentazione mostra




Copertina libro Leonardo - Il genio che inventò Milano Leonardo - Il genio che inventò Milano
di Marina Migliavacca, ed. Garzanti, pagg.200, euro 16,90
In libreria dal 2 aprile

Nel 1482 Leonardo da Vinci entra per la prima volta a Milano. Ha trent'anni, poca esperienza del mondo e tra le mani solamente una spavalda lettera di presentazione per il signore della città, l'ambizioso Ludovico il Moro, in cui si descrive capace ed esperto in ogni campo, dall'arte della guerra all'edilizia. Vuole fare fortuna, è giovane e ha tanta voglia di mettersi gioco. Riuscirà perfettamente nel suo intento, perché quando partirà dopo quasi tre decenni alla volta della corte francese di Francesco i, lascerà una città profondamente mutata, una metropoli moderna e all'avanguardia, fiera delle proprie tradizioni ma già orientata verso l'Europa.

Gran parte di questa trasformazione è merito suo: alla corte sforzesca Leonardo ha infatti potuto sviluppare ed esercitare tutte le sue abilità, dall'architettura all'ingegneria idraulica, dalla pittura dei celeberrimi ritratti alla scenografia di spettacoli teatrali con effetti speciali mai visti prima. Milano, con la vivacità e lo spirito dinamico che la contraddistinguono, è il luogo perfetto per permettere al suo genio eclettico di spaziare senza limiti, lasciando segni che restano ancora visibili a distanza di cinque secoli.

In questo libro Marina Migliavacca accompagna il lettore in un itinerario avvincente tra luoghi ricchi di fascino e storia, raccontando con precisione e gusto l'avventuroso rapporto tra il più grande genio italiano e la città che gli ha dato la fama. Marina Migliavacca, ex manager editoriale, è giornalista pubblicista, traduttrice e sceneggiatrice, autrice di libri di narrativa per ragazzi, di biografie e di romanzi per adulti. Milanese, laurea a indirizzo storico e un grande interesse per il passato della sua città, ha recentemente pubblicato un romanzo di successo dedicato alla Monaca di Monza. (Comunicato Garzanti Libri - Ufficio Stampa)

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Cesare Borgia - Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Catalogo Nella Marchesini Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953)
www.fondazioneferrero.it

La cornice della mostra dedicata a Felice Casorati è l'occasione per conoscere la pittura di Nella Marchesini (1901-1953), sua prima allieva. In anteprima all'uscita del Catalogo generale - promosso dall'Archivi o Malvano - Marchesini ed edito da Silvana Editoriale - Giorgina Bertolino insieme ad Alessandro Botta e a Emanuela Genesio, illustreranno il ricco e singolare percorso dell'artista: dagli anni della scuola casoratiana e della frequentazione della cerchia gobettiana a quelli della seconda guerra mondiale. La pittura, i carteggi, gli scritti, le immagini delle opere e le fotografie d'epoca accompagneranno il pubblico nell'approfondimento dell'intreccio tra arte e vita che ha contraddistinto questa intensa e preziosa ricerca.

L'artista Nella Marchesini inizia a dipingere a vent'anni. Toscana di nascita (è nata a Marina di Massa nel 1901), si trasferisce a Torino con la famiglia intorno al 1916. Con le sorelle maggiori, Maria e Ada, frequenta la cerchia che Piero Gobetti raccoglie intorno alla rivista «Energie nove», un ambiente di giovani intellettuali, coetanei, di cui fanno parte Carlo Levi, Natalino Sapegno, Federico Chabod, Elena Valla, Ada Prospero, Edmondo Rho. E' Gobetti a introdurla nello studio di Felice Casorati, di cui diventa la prima allieva, dando avvio a una scuola destinata a operare e ingrandirsi sino ai primi anni Trenta e di cui saranno allievi Marisa Mori, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Daphne Maugham, Riccardo Chicco, Lalla Romano.

L'apprendistato avviene in una cornice d'eccezione: la giovane artista frequenta le lezioni in atelier, entra in diretto contatto con la ricerca e l'ambiente di Casorati che, nel 1922, la fa posare per Silvana Cenni, la tempera nella quale appare seduta, come un'antica maestà, la fronte alta e gli occhi socchiusi Nella Marchesini - scriverà l'amico pittore Enrico Paulucci - sembra scesa da una tavola di Piero della Francesca. Assomiglia alle figure dell'Orcagna, suggerisce Edmondo Rho; dipinge sopra le porte e le pareti di casa «figure un po' piatte, allungate, leggermente e gentilmente falcate, di tipo 'senese'», come racconterà Lalla Romano nel romanzo Una giovinezza inventata. La prima fase pittorica è improntata allo studio dei maestri antichi, in un confronto vitale e operoso, nutrito dalle visite d'arte (a Firenze, Padova, Ferrara), in una passione condivisa con le sorelle e gli amici.

I costrutti neo quattrocenteschi e i riferimenti alla ritrattistica fiamminga servono a Nella Marchesini per impaginare figure amate e oggetti familiari. Sin dal principio la sua arte si configura come strumento per una meditata riflessione autobiografica, come attesta la frequenza dell'autoritratto, sfera della costruzione del sé, genere entro cui dichiarare le insegne del mestiere (il cavalletto, i pennelli, il camice da pittrice), tanto esibite poiché legate alla necessità di ribadire lo status professionale di un'artista donna. In questo periodo Nella Marchesini partecipa con Casorati e allievi al circuito artistico ufficiale, esponendo alla Promotrice torinese, alla Biennale di Venezia (1928, 1930, 1932) e a una sua selezione ad Atene (1931), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935), alle mostre della scuola, nella nuova sede in via Galliaria Torino e nelle gallerie di Milano, Genova, Firenze. Dal 1929 inizia a far visita all'atelier torinese di Ugo Malvano, che sposerà l'anno seguente.

La ricerca si arricchisce del confronto con il marito, appassionato d'arte francese e di impressionismo, e con il suo fraterno amico Cino Bozzetti. Nascono i figli, Laura, Renzo, Anna. Conciliata con le impegnative responsabilità familiari, la pratica pittorica mantiene costante centralità, intrecciata ai ritmi della vita quotidiana, strumento cerimoniale per annunciare gravidanze e celebrare nascite, utilizzata come potente dispositivo per richiamare come "ritornanti" i familiari scomparsi. Corre in parallelo all'intensa attività di scrittura, con i carteggi, gli appunti diaristici, la poesia. Lungo tutti gli anni Trenta, accanto alle composizioni con figura, l'artista si dedica al paesaggio e alla pittura en plein air, durante i soggiorni in montagna (in Val Pellice, Val Grande di Lanzo, Val d'Aosta), sull'esempio del marito. Il contatto ravvicinato con la natura, studiata dal vero, trasfonde alla sua pennellata già espressiva, nuova vitalità ed energia.

La seconda guerra mondiale allontana l'artista dalle esposizioni e dalla città. La famiglia si trasferisce a Drusacco, nel Canavese. Dopo la guerra avvia un capitolo di profonda autoriflessione, alimentata dal confronto con Matisse in particolare e singolarmente operante attraverso le forme dell'anacronismo, della riscrittura con i rifacimenti delle proprie opere, remote o più recenti. Nella Marchesini torna a esporre in Italia e all'estero, a Londra, dove nel 1950 partecipa alla Jubilee Exhibition 1900-1950 del Women's International Art Club. Nel 1946 ha esposto insieme al marito, avviando un rapporto intenso con la Galleria La Bussola di Torino appena aperta, sede di una prima personale condivisa e poi delle antologiche postume, quella di Malvano nel 1953, l'anno dopo la morte, e quella appena successiva dell'artistastessa, scomparsa a 52 anni.

L'edizione del Catalogo generale - a cura di Giorgina Bertolino con le schede scientifiche di Alessandro Botta - è l'esito di un lungo percorso promosso dai figli di Nella Marchesini, impegnati a diffonderne la conoscenza attraverso lo studio, la conservazione, le donazioni (alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), tramite una serie di personali (realizzate negli anni dalla Galleria Le Immagini e più di recente dalla Galleria Del Ponte di Torino) e dal prestito di opere per importanti rassegne in sedi pubbliche e museali.

Le iniziative che nel tempo hanno visti coinvolti critici e studiosi come Angelo Dragone, Rosanna Maggio Serra, Giovanni Romano, Francesco Poli, Pino Mantovani, Maria Mimita Lamberti, hanno garantito continuità d'attenzione alla ricerca di Nella Marchesini, preannunciando la fondazione dell'Archivio Ugo Malvano e Nella Marchesini, l'Associazione culturale nata nel 2011, dedicata all'arte dei due artisti. Promosso dall'Archivio, Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953), edito da Silvana Editoriale, raccoglie oltre 800 opere.

E' introdotto dai saggi dedicati al percorso di ricerca, alla scrittura e all'iconografia dell'artista, di cui sono autori Giorgina Bertolino, Emanuela Genesio (autrice dell'Inventario degli scritti e dei carteggi dell'artista e dell'archivio documentario) e Pino Mantovani. Corredato dalle schede storico - critiche delle opere di Alessandro Botta, dalla biografia e dall'ampia sezione degli Apparati, il volume ricostruisce filologicamente l'intero arco della sua attività. Basa to sulla ricerca e sullo studio dei materiali conservati, il Catalogo è accompagnato da un ricco apparato documentario che offre, anche sul piano visivo, uno spaccato fedele dell'ambiente intellettuale in cui Nella Marchesini ha operato per oltre trent'anni.




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015
225 artisti, pp.240, formato cm.30,5x21,5
info@ariannasartori.191.it

«Puntuali all'appuntamento annuale, salutiamo con soddisfazione l'uscita del terzo volume del Catalogo Sartori 2015 d'Arte Moderna e Contemporanea. Per coloro che possono provare piacere a sfogliare il nostro catalogo, nella concezione dell'opera si è pensato soprattutto ad un pubblico di neofiti, che in numero crescente si avvicina al mondo dell'arte. A loro è destinato questo catalogo e alle loro esigenze si è cercato di venire incontro soprattutto con la scelta degli artisti e con l'estensione delle informazioni fornite su ciascuno di loro. In secondo luogo con l'organizzazione delle singole schede si è cercato di rendere chiara e facilmente comprensibile l'attività artistica dei singoli artisti. Questo sforzo che va verso la chiarezza e la facilità di lettura non è stato spinto all'eccesso per evitare una semplificazione eccessiva.

Da sempre ci poniamo come obiettivo la divulgazione tramite stampa, dell'opera di tanti artisti italiani, noti o già riconosciuti, tutti egualmente impegnati nell'approfondimento di una propria identità artistica. Partendo dallo scorso catalogo, ci siamo nuovamente impegnati a concretizzare nuovi contatti, ad approfondire nuove conoscenze che ci hanno permesso di incontrare artisti ricchi di aspettative e di ispirazioni, capaci di raggiungere il successo e la notorietà. Questa selezione di artisti si aggiunge a quelle operate nelle due edizioni precedenti, cosicché il numero complessivo degli artisti presi in esame dal Catalogo Sartori è assolutamente rilevante e degno d'attenzione.

Riuscire a produrre un libro ricco di informazioni utili alla conoscenza o all'approfondimento dell'arte italiana contemporanea attraverso le schede dedicate ad ogni singolo artista: ogni singola scheda, è caratterizzata dalla biografia, da un aggiornato e preciso curricolo artistico con gli elenchi delle diverse rassegne, quindi i possibili contatti e poi le straordinarie immagini a colori delle opere. Per alcuni artisti sono state inserite alcune note critiche. Anche questo volume si presenta vario, pieno di spunti di riflessione; ciascun artista ci parla con la propria sensibilità e da protagonista, del proprio mondo, del proprio vissuto, di frammenti di storia che insieme concorrono, in una sorta di colorato e fantastico caleidoscopio a dare una complessa visione dell'arte italiana contemporanea.» (Arianna Sartori)

Artisti recensiti

Alborghetti Davide - Amato Maria Agata - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Baglieri Gino - Balansino Giancarlo - Balansino Giovanni - Baldassin Cesare - Baratella Paolo - Barbero Carlo - Barbieri Nicoletta - Bazzani Nilo - Bellardi Franco - Bellini Enzo - Bellini Maria Grazia - Belluti Gianfranco - Benetton Simon - Bertazzoni Bianca - Bertoni Antonella - Blandino Giovanni - Bobò Antonio - Bodini Floriano - Bonaccorsi Miro - Bonato Erika - Bongini Alberto - Borioli Adalberto - Bortoluzzi Milvia - Brizzolesi Sergio - Brozzi Mario - Callegari Daniela - Calvi Cesare - Campanella Antonia - Canestrari Fiorenza - Cannata Matteo - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Cardone Pietro - Cargnoni Giacinto - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cavicchini Arturo - Cazzaniga Giancarlo - Celi Francesco / Pilec - Celli Alfredo - Cerri Giancarlo - Cerri Giovanni - Cesana Angelo - Chillemi Venere

Cinaglia Bruno - Cipolla Salvatore - Cipolletta Pasquale - Coccia Renato - Cortemiglia Clelia - Cortese Franco - Costa Piero - Costanzo Nicola - Cottini Luciano - Crisanti Giulio - Cropelli Fausta - Dal Bò Katja - Daleffe Franco - De Luigi Giuseppe - De Marinis Fausto - De Monte Roberto - De Rossi Antonio - Diazzi Roberta - Difilippo Domenico - Di Giampaolo Roberto - Di Iorio Antonio - Docci Alessandro - Dovera Isabella Clara - Dudley Rod - Dugo Franco Fabri Otello - Falco Marina - Ferraj Victor - Ferraris Giancarlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fonsati Rodolfo - Fornarola Salvatore - Frappa Lucia - Fratantonio Salvatore - Frisinghelli Maurizio - Garuti Giordano - Gauli Piero - Gentile Alfredo - Ghidini Pier Luigi - Ghilarducci Paolo - Ghisi Barbara - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Graziani Alfio Paolo - Gribaudo Ezio - Guala Imer - Gualtieri Ulisse

Lelii Marisa - Lipreri Mario - Loi Di Campi (Invidia Lorenzo) - Lomasto Massimo - Lo Presti Giovanni - Luca (Vernizzi Luca) - Luchini Iacopo - Luchini Riccardo - Madoi Giovanna - Magnoli Domenico - Maiolino Enzo - Mantovani Gianni - Mantovani Licia - Margheri Raffaello - Margonari Renzo - Marini Aldo - Marino Gabriele - Marra Mino - Martino Gabriella - Maspoli Mimma - Masserini Patrizia - Mazzotta Alfredo - Melotto Vito - Menozzi Giuseppe - Merik (Eugenio Enrico Milanese) - Mesini Andrea - Messini Claudio - Miano Antonio - Michelotti Marcello - Migliorati Luciano - Molinari Mauro - Monaco Lucio - Morelli Guido - Moretti Nesticò Lina - Mori Giorgio - Mottinelli Giulio - Nagatani Kyoji - Nastasio Alessandro - Negri Sandro - Negri Simone - Neviani Maria Cristina - Nonfarmale Giordano - Ogata Yoshin - Orlandini Fabrizio - Ossola Giancarlo - Palazzetti Beatrice - Palma Mario - Pancheri Aldo - Pancheri Renato - Paolantonio Cesare - Paoli Piero

Paolucci Enrico - Paradiso Mario - Patriarca Riccardo Giovanni - Pedroli Gigi - Perbellini Flavio - Peretti Giorgio - Perini Sergio - Perone Gennaro - Pesce Antonio - Petros (Papavassiliou Petros) - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pinciroli Ezio - Pizzolante Antonio - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Poli Nino - Polpatelli Carlo - Polpatelli Mario - Pozzi Giancarlo - Previtali Carlo - Puppi Massimo - Raza Claudia - Regazzoni Maria - Reggiani Liberio - Rezzaghi Teresa - Rigato Carla - Ritorno Maria Luisa - Rizzardi Recchia Andrea - Romeo Jorge - Rossato Chiara - Rossi Gianni - Rossi Giorgio - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio -

Salvestrini Edoardo - Santoro Giusi - Sapuppo Umberto - Scandurra Placido - Scaranari Claudio - Sciavolino Enzo - Scotto Aniello - Sebaste Salvatore - Settembrini Marisa - Sfortuniano Antonio - Simeoni Cristina - Soddu Stefano - Somensari Anna - Somensari Giorgio - Somensari Luigi - Terreni Elio - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Titonel Angelo - Tonelli Antonio - Torcianti Franco - Trevisan Franco - Trubbiani Valeriano - Vaccaro Vito - Venditti Alberto - Verga Pierantonio - Viglianisi Dina - Vigliaturo Silvio - Villani Dino - Violi Donatella - Vitale Carlo - Vitale Mario - Vivian Claudia - Voglino Alice - Zanetti Enzo - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zazzeroni Gianfranco - Zelda (Elda Zanferli) - Zerlotti Natalina - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. E' un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui Protagonisti. Arte e scienza a Trieste (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen (Isola d'Istria, oggi in Slovenia), triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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