Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
Kritik
Newsletter Indipendente
di Ninni Radicini
Mostre d'arte, Iniziative culturali, Recensione Libri, Attualità
  freccia Per ricevere la newsletter Kritik, inviare una e-mail (senza testo) freccia  
Prima del nuovo numero di Kritik...
Mostre
  
Iniziative culturali
  
Libri
  
E-mail
Link Arte
   Numeri precedenti    Cataloghi da mostre

Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni, pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Giancarlo Bargoni - Nuova alba - cm.110x100 Nel segno del colore
termina il 19 aprile 2015
Libreria Galleria Einaudi - Mantova
www.libreriagalleriaeinaudi.it

Opere di Giancarlo Bargoni, Peter Casagrande, Marino Iotti, Augusto Morari, Aurelio Nordera, Claudio Olivieri, Errika Pontevichi, Mario Raciti, Piero Ruggeri, Renzo Schirolli, Sergio Sermidi, Luiso Sturla. Curata da Alberto Bernardelli, la mostra presenta venticinque dipinti ed una concisa selezione di sculture. Trait d'union - spiega il curatore - «il segno, il gesto, il colore, la materia: elementi costitutivi dell'arte informale, declinati da ogni artista in maniera personale».

Gli autori invitati, per lo più nati in Italia negli anni '30, già verso la fine degli anni '50 elaboravano forme di pittura astratta, vicine alle esperienze informali che maturavano in Europa e all'Action Painting americana. In esposizione, un certo numero di opere di grandi dimensioni realizzate tra il 1990 e il 2000, in un periodo in cui l'esperienza dei singoli era ampiamente collaudata da una lunga consuetudine di pittura di tipo astratto. Le scelte stilistiche degli artisti presenti segnano un passaggio da una rappresentazione che imita il mondo al di fuori di noi ad una rappresentazione del mondo dentro di noi, pur condizionato dalla natura che ci circonda.

Per raccontare gli umori del soggetto gli autori ricorrono a una pittura gestuale e di intensa improvvisazione del segno dipinto. Piero Ruggeri (Torino, 1930-2009) artista informale già presente nella Torino degli anni '50, ospitato con una sala personale alla Biennale del 1962. Giancarlo Bargoni (Genova, 1936), molto conosciuto in Francia, perennemente in ricerca di nuove spazialità e nuove espressioni del colore. Claudio Olivieri (Roma, 1934) artista raffinato che ha passato a Mantova la prima giovinezza. Luiso Sturla (Chiavari, 1930) presente con un'opera di grande formato con la forza espressiva degli azzurri e dei blu, echi ineludibili del mare della sua Liguria. Mario Raciti (Milano, 1934) in mostra con una preziosa opera su carta.

Peter Casagrande (Weilhem - Baviere, 1946), abituato a interventi pittorici di grandissima dimensione, qui presente con un'opera intima declinata sui grigi. Chiudono la carrellata quattro pittori mantovani: il compianto Sergio Sermidi (1937-2011), Augusto Morari (1938), più conosciuto come restauratore, ma che dagli anni '50 ha coltivato la pittura, Aurelio Nordera (Verona, 1933 - Mantova, 2012) e Renzo Schirolli (Mantova, 1935-2000) con uno dei suoi ultimi lavori dedicato alla moglie Mariarosa. Sono presenti anche due artisti emiliani, che si inseriscono nel grande solco della pittura informale storica con loro personali elaborati: Errika Pontevichi (Piacenza, 1979) e Marino Iotti (Reggio Emilia, 1954). (Comunicato Ufficio Stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Quadro di Gabriella Machne Glamour & colors
06 marzo (inaugurazione ore 17) - 21 marzo 2015
Bottega d'arte Amèbe - Trieste
www.amebe.com

Per questo inizio di marzo una collettiva "in rosa" - a cura di Gabriella Machne - in omaggio alle donne. Espongono otto pittrici che si distinguono per la loro creatività: Laura Carli, Susanna De Vito, Margherita Donnarumma, Mariagrazia Lazzari, Erika Musmeci, Maria Saule, Ines Tullio, Bruna Zazinovich.





Opera di Monica Bertoli Emanuele Biagioni - giornata nel traffico parigino - acrilico su tavola cm.35x50 2015 Opera di Bruno Carati Esposizione Internazionale d'Arte Contemporanea
03 marzo (inaugurazione dalle ore 18 alle 20) - 30 marzo 2015
Galleria Sabrina Falzone - Milano
www.galleriasabrinafalzone.com

I percorsi espositivi in programma sono i seguenti: "Universo femminile", "Visioni urbane", "Frammenti di luce" e "Geometrie dell'universo". Nella Saletta Guttuso saranno presentati i dipinti su cartone, appartenenti alla recente produzione artistica di Bruno Carati, che s'ispirano ad una frammentazione dell'unità visiva grazie ad una innata padronanza creativa. La mostra personale "Frammenti di luce" evidenzia significativamente la dominante luministica nelle ricerche pittoriche del maestro milanese, enfatizzata dal preliminare frazionamento della superficie dipinta e successivamente ricomposta in modo da ottenere la massima espressione della luce. Nello spazio Mirò si potranno ammirare le opere selezionate per il progetto "Geometrie dell'universo", accomunate da un efficace linguaggio cosmico e spirituale.

In evidenza, si segnalano le tele realizzate da Roberto Re (proveniente dalla provincia parmense di Casaltone), caratterizzate da una profondità etica e mentale che si dipana grazie ad un'accorata espressività interiore; inoltre, saranno visionabili i lavori eseguiti da Osvaldo Mariscotti residente a New York, dotati di grande temperamento e carisma. Nel lussuoso Salone Bernini si svolgerà una bi personale che vedrà confrontarsi due promesse della pittura contemporanea dagli stili ben distinti: Emanuele Biagioni e Monica Bertoli. Il nucleo di opere proposte da Biagioni, dedicato alle "Visioni urbane", indaga lo spazio della città immersa nella sua quotidianità contrassegnata da ritmi frenetici, dal caos metropolitano e dal traffico urbano.

L'artista toscano, originario della provincia di Lucca (Barga), riesce a cogliere le atmosfere della città in virtù non soltanto di un acuto spirito di osservazione ma anche in virtù di un'interiorizzazione pittorica del contesto circostante. Tale processo di interiorizzazione si evince prevalentemente dall'emozione della luce e dalle eleganti sfumature tonali. La raffinatezza prosegue nei raggianti volti femminili raffigurati da Monica Bertoli, pittrice autodidatta di origine veneziana attualmente residente a Marcon. Esposti in concomitanza con la Giornata internazionale della donna, i suoi quadri intendono rappresentare l'"Universo femminile" sotto una nuova luce moderna tra grazia, sensualità e bellezza. Attraverso la sua pittura figurativa quantomai dinamica Bertoli ci insegna che emancipazione ed eleganza possono viaggiare sullo stesso binario dell'odierna società. (Comunicato stampa)




Nicola Caredda - acrilico su tela 2014 cm.40x30 Paolo Pibi - Il quarto stato della materia - acrilico su tela cm.40x40 2014 Paolo Pibi - Nicola Caredda: "Filling in"
12 marzo (inaugurazione ore 18.00) - 14 aprile 2015
Galleria Studio d'Arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

La serie di opere che gli artisti presentano sono connotate da un intensa vena lirica ed evocativa che riflettono sul topos del rapporto uomo-natura nell'epoca contemporanea. Un cammino il loro che si tende tra affinità e opposizioni tematiche, prospettive difformi e approcci coincidenti. La peculiarità comune è la critica radicale alla razionalità cosciente, e l'emancipazione delle virtualità immaginative dell'inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo "oltre" la realtà. Le immagini che costruiscono le opere sono il risultato di un ripristino di dati, input, forme, conservate all'interno della memoria visiva,e che generalmente non vengono percepite dall'occhio, poiché situate in una zona di vuoto, priva di informazioni. Ma tuttavia attraverso un elaborato processo denominato filling in il cervello permette di configurare un'immagine.

Gli artisti utilizzano dunque la pittura per rendere visibile il pensiero e la loro memoria, creano immagini dalla forte carica emotiva, con soggetti autonomamente attendibili ma che nel contesto diventano scomposti, kafkiani. Condivisa anche la tecnica con la quale realizzano le loro opere, trattasi di acrilico su tela. In entrambi gli artisti è possibile evidenziare un uso analitico della luce atmosferica, che unifica i vari piani e i soggetti, come un connettivo dorato e avvolgente che le lega allo sfondo. I dipinti sono caratterizzate da un evidente tonalismo dato dalla progressiva sovrapposizione di velature a strati colorati che rendono il chiaroscuro morbido e avvolgente, e permette di ottenere tonalità intense e sature, tanto nelle zone a cromia brillante che in quelle più scure. Un automatismo dunque il loro, che li porta a trasfigurare la realtà ma, non negarla. (Comunicato stampa)




Sandy Skoglund: "Unpublished Works"
07 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 26 maggio 2015
Galleria Paci contemporary - Brescia
www.pacicontemporary.com

Solo Show dedicato alla fotografa americana Sandy Skoglund, artista di fama mondiale e pioniera della Staged Photography. La mostra presenterà in anteprima il ciclo di dodici lavori appartenenti alla serie Reflections in a Mobile Home (1977), attraverso il quale l'artista si focalizza sugli interni e i dettagli domestici della vita quotidiana di una casa mobile americana degli anni Settanta, dimostrando la sua formazione da autodidatta ed iniziando a sviluppare quell'interesse per la messa in opera di veri e propri set da cui trarre lo scatto fotografico che connoteranno le sue opere future. Le opere mostrano, infatti, l'uso non professionale ma piuttosto approssimativo delle tecniche fotografiche della profondita` di campo, della messa a fuoco e dell'illuminazione, poi raffinate nel corso degli anni Ottanta. Il processo di sviluppo dell'immaginario creativo, attraverso l'acquisto o la collezione di oggetti da utilizzare per la messa in opera di veri e propri set da cui trarre lo scatto fotografico, inizia a tutti gli effetti con questa serie.

Ai primi lavori realizzati da Sandy Skoglund è da riferirsi anche il ciclo American Vacation Motel Cabins: scatti realizzati dall'artista durante un viaggio compiuto nell'estate del 1974 guidando da Boston verso Portland, immortalando alcune pittoresche strutture da vacanza. La mostra sarà anche l'occasione per ammirare, in anteprima mondiale, il lavoro The Grey Foxes, originariamente esposto al Centre Pompidou di Parigi come parte integrante della mostra collettiva L'Invention d'un Art. L'installazione, invece, è tuttora parte della collezione permanente del Denver Art Museum.




Giornata nazionale dei Musei Ecclesiastici
3a edizione, 07-08 marzo 2015, in tutta Italia
www.amei.biz

Le due prime edizioni hanno ovunque fatto registrare presenze prima mai viste, facendo scoprire a migliaia di persone la ricchezza e l'interesse degli oltre mille Musei "ecclesiastici", ovvero Musei Diocesani, di Cattedrali, Chiese, Confraternite disseminati lungo l'intera Penisola, da Nord a Sud, Isole comprese; un immenso patrimonio che ai più è del tutto ignoto, scarsamente segnalato dalle guide turistiche delle città, "snobbato" da un certo ambiente culturale, soffocato da un'immagine di polverosità e noia che è assolutamente lontana dalla realtà di queste istituzioni.

La Giornata, sin dalla sua prima edizione, ha avuto il merito di cominciare a far riemergere quelli che apparivano come i "Musei cancellati", nonostante siano regolarmente aperti al pubblico, siano davvero tanti (più di mille), ricchissimi per patrimonio e per attività e siano ospitati in luoghi e monumenti tra i più belli delle città italiane. I più di 250 Musei Ecclesiastici aderenti all'Associazione (senza per altro escludere dall'iniziativa i Musei non ancora iscritti) apriranno le porte, proponendo, accanto al godimento delle loro diversissime collezioni, visite guidate, attività, incontri, musica. Molti hanno scelto di accogliere del tutto gratuitamente i loro ospiti, altri riservano loro ingressi a prezzo ridotto o simbolico. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Opera di Francesco Vanzaghi Francesco Vanzaghi: "Good Vibes"
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
termina il 12 marzo 2015
info@ariannasartori.191.it

Quindici tele di medie e grandi dimensioni compongono una rappresentazione corale delle good vibes (vibrazioni positive) che l'arte della musica, uno dei temi di ricerca prediletti da Vanzaghi, riesce a creare: atmosfere estatiche, sognanti e a volte sofferte, intensamente ricche di pathos. Vibrazioni che vengono espresse con forza in ogni nota pittorica, attraverso una tecnica precisa e impetuosa al tempo stesso, capace di esplodere nei dettagli cromatici e nelle espressioni dei personaggi rappresentatii. Dall'America degli Anni Ruggenti alla Francia di Josephine Baker, passando per gli primissimi ombrosi e suggestivi club di jazz.

Vanzaghi accompagna l'osservatore in un "tour" musicale e pittorico che attraversa i migliori decenni del Novecento e che ricollega molti personaggi divenuti famosi nel cosiddetto "secolo" breve a miti e leggende dell'antichità, quasi fosse consegnato a loro il compito di reinterpretare la modernità. In questo senso, i titoli delle opere forniscono una nuova chiave di lettura: Golia, Erodiade, I satiri, Demetra, Lete e via dicendo... La storia ritorna e si ripete nei secoli e nei millenni, acquistando nuovi significati e un nuovo corso grazie anche all'arte. D'altronde è una storia avvincente e vecchia come il mondo, è un bisogno dell'uomo e dell'artista di ieri, di oggi e di domani. La mostra è organizzata in collaborazione con la Galleria Magenta (Magenta - Milano).

Francesco Vanzaghi (Milano, 1979) si diploma all'Istituto di Grafica Pubblicitaria Galileo Galilei nel 1995 e, successivamente, frequenta la Scuola d'Arte del Castello Sforzesco, ottenendo segnalazioni di merito da parte dei docenti dei corsi. Nei primi anni Duemila collabora con alcuni progetti editoriali, occupandosi della realizzazione artistica di soggetti decorativi per riviste specializzate. Non abbandona però la pittura, anzi intensifica una ricerca artistica individuale che lo porterà a scegliere questa tecnica come la più congeniale alla sua indole.

Le tematiche pittoriche di Vanzaghi spesso sono riconducibili ai suoi interessi: la musica (in passato è stato anche batterista), il cinema noir e l'espressione corporea nelle sue diverse declinazioni. Con Galleria Magenta (realtà con cui collabora da diversi anni), sviluppa a fondo il tema della musica jazz e blues, dagli albori del rock'n'roll sino al tramonto della grande Hollywood, periodo per lui di estrema fascinazione. Vanzaghi, nella sua pratica pittorica, arriva a una composizione finale molto vicina al reale, passando però attraverso anatomie concettuali, personalizzate e a tratti "inattendibili".




Vincenzo Pellitta - Geometria spaziale 146 - 2014 Vincenzo Pellitta: Abitare gli universi
termina il 19 marzo 2015
Plus Florence - Firenze

"Il mix di sguardi plurimi e di affondi nella cultura del proprio tempo, di configurazione delle forme, di manipolazione e costruzione dello spazio, di declinazione dei segni, di griglia ipermodernista, di flessibilità degli universi, fa vivere il recente lavoro di Vincenzo Pellitta; e ancora, mimetizza e clona, duplica e libera, materializza e imita, esplora connessioni e riprogramma, associa immaginario e catena di montaggio, fa coabitare soggetto-forma e contesto. L'aggettivazione neoastratto-concreta serve a Pellitta a segnalare che l'arte è un metodo di conoscenza del mondo, a muoversi oltre il razionale facendo proprio l'irrazionale come sensazione/intuizione e avviando quella ispessita sperimentazione linguistico-geometrica che è fatta di ritagli di definizione spaziale.

La parabola artistica di Vincenzo Pellitta si conferma in un arco gestuale di lavoro in cui la monocromia-luce, o meglio lo specchio implorante, sente la consequenzialità scientifica, con l'incidenza delle particelle-materia, dei segni-disegni, e di ogni altro apporto percettivo che avvia relazioni col mondo del segno e della geometria cui da anni l'artista vigevanese ne ha sposato le idealità. Oltre questi capitoli di racconto geometrico e infinitesimale, partiture formali, architetture dello spazio, flussi e riflussi, rapporti, dissonanze, tracce e silenzi.

Tutta l'esistenza presente in queste opere è ricca di significati, di sensi profondi che guardano oltre i dati momentanei della percezione, scoprendo un altrove, uno specchiante, una realtà esterna e interna. Lo spazio non si identifica più totalmente con la superficie, ma si trasforma in un luogo di apparizioni ricche di rinvii analogici. Dentro le geometrie, l'immagine e il suo doppio. Privilegio di queste opere è il loro "esserci" catturate da un'astratta progressione storica. Ad ogni nuova occasione la loro lezione si rinfrange, si riaccende, vive una traduzione infinita, una infinita transizione di senso, di codificazione, di segmentazione, di slittamento, di tracce e percorsi che ritornano all'origine.

Queste opere, che compongono questo nuovo capitolo di Vincenzo Pellitta, da quelle costruite con materiali naturali a quelle specchianti e a quelle intervallate da tracce di colore, necessitano di un senso di durata che si attesta tra l'informalità assoluta e l'assoluto della forma, una lucecolore che si fa presenza-assenza, e addirittura filosofia di fondo dove galleggiano interne armonie. Vincenzo Pellitta annulla le capacità narrative dell'oggetto-opera, che porterebbero standardizzazione e controllabilità, per reintrodurre l'imprevedibilità, l'incertezza, il labirinto, il gioco. Strutture parallele, minimaliste, nate dall'utopia Bauhaus e dal costruttivismo, che oggi sforano in uno spazio "cinegenico", dove il visitatore diventa attore specchiandosi". (Carlo Franza - curatore della mostra)

Vincenzo Pellitta (Rotondella - Matera, 1948) comincia a dipingere nel 1970 ricevendo da artisti pavesi i primi insegnamenti e con gli stessi partecipa a concorsi di pittura estemporanea e dipingendo paesaggi en plein air. Frequenta il corso serale di disegno e pittura all'Istituto "Roncalli" di Vigevano. Diverse sono state le componenti formali che ha esaminato, dalle esperienze figurative veriste,chiariste e poi espressioniste, a quelle informali, e anche di tendenza surrealista. Dal 1992 inizia l'interesse estetico costruttivo. Il disegno ricavato dal pieno-vuoto è realizzato con la tecnica della tranciatura su metallo eseguita nei primi anni della ricerca facendo uso di trance meccaniche, poi di punzonatrici meccaniche computerizzate e di con macchine computerizzate a taglio laser. Dal 1992 al 2002 opera incollando le lastre di metallo " ritagliate", su tavola e sfondo con varie tonalità di grigio e nero.

Dal 2002 inserisce nelle strutture anche il colore. Dal 2007 usa anche incollare sullo sfondo pellicole specchianti, indagando sul tema specchio-luce. E' stato cofondatore di due Gruppi artistici, uno a Pavia "La nuova Dimensione" e uno a Vigevano "Tempo Zero". La prima personale risale al 1978. Dal 2000 collabora con la storica Galleria Arte Struktura, prima a Milano poi a Desenzano del Garda, come artista e come collaboratore per mostre e cataloghi, dove conosce i maestri dell'arte geometrica (Munari, Alviani, Morandini, Carmi, Edoardo Landi, Ludwig Wilding,ecc.). Ha collaborato con il prof. Marco Fraccaro rettore del "Collegio Universitario Cairoli di Pavia", ad allestire varie mostre di artisti contemporanei.

E' inserito in diversi cataloghi d'Arte tra cui il Catalogo dell'Arte Moderna di Giorgio Mondadori del 2006 e del 2007. Fa parte dei soci del Museo della Permanente di Milano. Negli anni 90 è stato socio della Casa della Cultura. Ha viaggiato in Italia e in Europa visitando diversi musei. Ha fatto parte del comitato scientifico dei musei di Vigevano ed è attualmente responsabile degli eventi artistici dello Spazio Rocco Scotellaro presso l'Associazione delle Genti Lucane di Vigevano. Ha allestito diverse personali in Italia e partecipato a numerose rassegne all'estero.




Daniela Caciagli - acrilico e olio su tela cm.80x120 Daniela Caciagli: "As you like it"
07 marzo (inaugurazione ore 17.00) - 06 aprile 2015
Concept store Vela Massimo Rebecchi - Lucca
www.mercurioviareggio.com

In esposizione un ciclo di recenti dipinti ad acrilico e olio su tela. Nelle opere di Daniela Caciagli si uniscono, con originalità, elementi di matrice Pop e Iperrealista, così come spunti tratti dall'illustrazione pubblicitaria e dal fumetto. L'artista crea immaginifiche associazioni di frammenti di vita quotidiana, sfumando i riferimenti spazio-temporali. Vibrante è l'uso dei cromatismi: il colore è l'autentico generatore della forma, la modella e la controlla per sviluppare una non banale riflessione sul destino, imperscrutabile, che caratterizza ogni essere umano.

Daniela Caciagli (Bibbona - Livorno, 1962) vanta un ampio curriculum espositivo, con numerose personali e collettive in Italia e all'estero. Nel 2007 e nel 2010 è finalista al Premio 'Arte Mondadori' di Milano. Nel 2012 viene selezionata dalla Public Enterprise 'Artkomas' di Vilnius per rappresentare l'arte italiana in Lituania, con una serie di mostre nei Musei delle principali città lituane. La mostra, organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio e con Lory Rose Eventi, è corredata di catalogo con testo critico di Chiara Di Cesare.




L'inconscio possibile. Parallelismi in movimento nell'arte fotografica
Andrea Good, Stefania Beretta, Dorothee von Rechenberg, Alessandra Spranzi, Annelies Štrba, Mark Yashaev


termina il 10 maggio 2015
Mact/Cact Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

Esposizione inaugurale della stagione 2015 del Mact/Cact, che vede protagonisti autori operanti prevalentemente con o attingendo dalla macchina fotografica, e rendendo tuttavia labili i confini tra il concetto di 'fotografia' e quello più generico e parallelo di 'arte'. Dagli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento si constata una fascinazione per la tecnologia, tale da concepire - a partire dagli anni Settanta - anche la Fotografia come espressione artistica. Gli influssi che ne derivano sono innumerevoli e sfaccettati: il film, il cinema, il videoclip, il linguaggio della grafica pubblicitaria, il fumetto e l'animazione, la performance, il documentario etc. Ecco che ciò che da un certo punto di vista aveva allora una sua forte identità (cioè lavorare sull'idea di 'fotografia pura'), da quegli anni in poi questo linguaggio perde la sua specifica connotazione per liberarsi e ibridarsi con altre forme produttive e parallele.

Nell'ambito dell'arte più tradizionale rispetto alla fotografia, invece, questo fenomeno si solidificherà più tardi, dando così forma conclamata a quella società artistica trans-mediale e post-contemporanea, meglio riconducibile a manifestazioni sempre più omogenee e unisessuali che hanno contribuito a delineare viepiù i contorni di una società debole e tribale come la nostra. Gli artisti che abbiamo analizzato e scelto si inseriscono a pieno titolo in quel gruppo di autori, che si sono chinati, agli albori di questo processo di rinnovamento all'interno del rapporto arte-tecnologia, sullo studio della macchina come fenomeno da esaminare in relazione a una società che cambia e che vede una pericolosa prevaricazione - anche dal punto di vista della comunicazione e della propaganda o proselitismo economico-politici - del 'mezzo' sul 'messaggio'. (...)

Ogni studio serio sull'estetica dell'arte passa inevitabilmente attraverso la critica e la rimessa in discussione dell'arte 'estetica'. Se nel Golden Age della fotografia, essa stessa assumeva il peso della propria responsabilità, oggi si discute di fotografia per vie bi- o polilaterali, laddove l'artista pone l'accento della sua ricerca sulla trans-medialità del mezzo di produzione, ossia la negazione di qualsivoglia sua predominanza. Così, gli artisti di questa mostra, pur utilizzando la macchina fotografia come il pittore il proprio pennello e la tavolozza, si allontanano dalla tradizione della Fotografia e superano anche l'imbarazzo della macchina come elemento pregnante e di fondamentale produzione estetica. (Mario Casanova, 2014)




Walter Bernardi - tecnica mista cm.90x100 2015 Alessandro Pedrini - Africa olio su tela - cm.90x70 2006 Koinè 2015
Per un linguaggio comune dell'arte contemporanea


termina il 12 marzo 2015
Spazio E | Spazio E2 | Spazio Libero 8 - Milano
www.zamenhofart.it

Mostra di una trentina di artisti selezionati e provenienti da tutta Italia, nell'intento di delineare le basi di un linguaggio comune dell'arte contemporanea. Sono ben tre le gallerie sui Navigli a Milano coinvolte in questo ambizioso progetto espositivo, a duecento metri di distanza l'uno dagli altri, in uno degli angoli più suggestivi della metropoli meneghina, tra la Darsena e l'imbocco dei due Navigli. Questa mostra è un appuntamento fisso ormai da molti anni per l'organizzazione Zamenhof Art, appuntamento che ogni anno offre l'occasione di fare una sorta di punto sullo stato e sulle linee di tendenza dell'arte attuale in Italia.

Dal 2009 ad oggi infatti ogni anno Valentina Carrera e Virgilio Patarini, che di Zamenhof Art sono i direttori artistici, hanno selezionato opere ed artisti ed allestito una mostra con questo titolo, allo scopo di definire, pazientemente, attraverso accostamenti e suggestioni visive le basi di un possibile linguaggio comune e condivisibile dell'arte contemporanea in Italia. E come accade già da qualche anno si tratterà di una mostra itinerante, che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi sarà portata in altre città: a Piacenza, a Ferrara e a Roma.

«In anni di sempre più rutilante trasformazione, sotto tutti i profili, da quello sociale e politico a quello scientifico e tecnologico, l'arte più che mai si deve interrogare su se stessa: sul proprio ruolo, sulla propria funzione, ma anche e soprattutto sul proprio linguaggio. (Ammesso che quello dell'arte sia un linguaggio). Poiché è proprio attraverso le sue forme, la sua estetica, la sua sintassi, i suoi stili e stilemi, che l'arte può entrare, più o meno, in rapporto con la realtà circostante, con la storia, con la vita degli uomini che la fanno e che ne fruiscono. Un rapporto che può (e forse deve) essere ambivalente: un viaggio di andata e ritorno.

L'arte deve subire l'influenza della realtà e del suo divenire, ma deve anche, al tempo stesso, influenzarla e influenzarne, in qualche modo, le trasformazioni. O almeno deve provarci. Non solo lavorando sulle idee, e dunque sulla percezione, sull'interpretazione della realtà, ma anche sulla sua progettazione. Ma perché questo possa accadere occorre che l'arte contemporanea diventi strumento più forte e più duttile al tempo stesso, da una parte recuperando e rinsaldando le proprie radici e dall'altra aprendosi alla molteplicità delle sue (quasi) infinite possibilità espressive ed altrettanto (quasi) infinite concezioni estetiche attuali. Solo così l'arte può entrare efficacemente in rapporto dialettico con una realtà così articolata, stratificata, sfaccettata e complessa come quella contemporanea.

Nel corso degli ultimi 150 anni il succedersi delle scoperte scientifiche e tecnologiche ha impresso alla storia dei mutamenti vertiginosamente rapidi e radicali. Allo stesso modo negli ultimi 150 anni il succedersi delle invenzioni e delle trasformazioni sul versante artistico, col succedersi inesorabile e travolgente delle Avanguardie, è stato altrettanto vertiginoso. Ed è ovvio che tra le due cose ci sia un rapporto più o meno diretto di causa-effetto, o per lo meno di osmosi o di contagio. Ora il mondo in cui oggi viviamo è l'inquieto, stratificato, caotico e contraddittorio risultato di tutte queste trasformazioni.

E l'arte che può entrare in rapporto con questo mondo non può che essere un'arte capace di raccogliere e sintetizzare l'inquieta, stratificata, caotica e contraddittoria eredità delle Avanguardie e degli ultimi 150 anni di arte contemporanea. E forse anche oltre, poiché in effetti negli ultimi 150 anni, tra un'Avanguardia e l'altra non sono mancati momenti di " Ritorno all'ordine" in cui si è guardato indietro con occhi nuovi alla tradizione pittorica più antica. E anche questi momenti fanno parte del retaggio della Contemporaneità e hanno contribuito a forgiarne le forme. E questa è la linea che abbiamo seguito in questi ultimi anni nel selezionare opere ed artisti: opere ed artisti che fossero in grado non solo di recuperare e reinventare il retaggio delle grandi Avanguardie storiche, ma anche e soprattutto di sintetizzare e contaminare stili e linguaggi, trovando punti di contatto inediti e suggestivi.» (Virgilio Patarini)

Opere di Stefano Accorsi, Anna Maria Angelini, Walter Bernardi, Alberto Besson, Pierangela Billotta, Fiorenzo Bordin, Anna Maria Bracci, Valentina Carrera, Raffaele De Francesco, Daniela Di Pasquale, Maria Grazia Ferraris, Ester Gambotto, Maria Franca Grisolia, Michelle Hold, Paolo Lo Giudice, Fiorella Manzini, Franco Maruotti, Moreno Panozzo, Virgilio Patarini, Rosanna Pressato, Alessandro Pedrini, Luigi Profeta, Francesco Rinaldi, Maria Luisa Ritorno, Gabriella Santuari, Giordano Ernesto Sala, Elena Schellino, Rosa Spina, Ivo Stazio, Edoardo Stramacchia, Roberto Tortelotti, Morgan Zangrossi.




Mario Schifano: Orizzonte Nr. 2
termina il 18 aprile 2015
Galleria Alessandro Bagnai - Firenze
www.galleriabagnai.it

Mostra di Mario Schifano (1934-1998), seconda di "Orizzonte", ciclo espositivo curato da Lorand Hegyi, che si prefigge di portare all'attenzione del pubblico alcune grandi figure della storia dell'arte degli ultimi decenni, che possano ancora essere un punto di riferimento per l'arte delle nuove generazioni. La prima mostra di questo ciclo (aprile-giugno 2012) è stata dedicata ad uno dei fondatori del Gruppo Zero, il tedesco Günther Uecker (Wendorf, Germania, 1939). In quella occasione, oltre alla proiezione di un film documentario di Michael Kluth sulla storia dell'artista, Uecker aveva esposto alcune opere storiche e aveva anche realizzato una serie di nuovi lavori appositamente per la galleria.

La mostra nasce dalla volontà di Alessandro Bagnai di rendere omaggio ad un pittore verso il quale, più con lo spirito del collezionista che del gallerista, ha sempre sentito una passionale attrazione. La galleria non intende presentare il complesso universo di questo celebre artista, né vuole ripercorrere la sua storia in maniera esaustiva. Grandi e belle mostre hanno tentato di farlo e altre ancora dovranno cercare di rappresentare la complessa e ricca umanità della sua figura.

La scelta delle opere nasce quindi, prima di tutto, dalla collezione del gallerista e, anche se solo con una selezione, rappresenta vari momenti storici dell'artista. Non solo i primi Sessanta, considerati gli anni importanti, ma anche i successivi anni '70, '80 e '90, volendo quindi porre l'accento sulla straordinaria capacità di Schifano di essere pittore, di rinascere sempre, con lo scatto del genio, in modo diverso; da non poter essere così facilmente incasellato, classificato e racchiuso in uno solo dei suoi numerosi periodi. Per l'occasione sarà pubblicato Il secondo volume di "Orizzonte" che conterrà un saggio di Lorand Hegyi, attualmente direttore del Museo di Saint-Étienne, Francia.

---

Galleria Alessandro Bagnai is pleased to announce an exhibition of the work of Mario Schifano (1934-1998), the second in the Orizzonte exhibition series under curator Lorand Hegyi. The series aims to spotlight some of the great figures from the history of art of the past few decades who are still points of reference for new generations of artists. The first exhibition in the series (April-June 2012) was dedicated to one of the founders of Group Zero, the German artist Günther Uecker, (Wendorf, Germany, 1939). On that occasion, the artist exhibited some of his historic works as well as a series of new works created especially for the gallery; a documentary film on his history by Michael Kluth was also shown.

The exhibition dedicated to Schifano, who died in 1998, springs from Alessandro Bagnai's desire to render homage to a painter whose work has always held a special attraction for him, more from the point of view of a collector than as a gallery owner. The gallery does not aim to present an overview of this celebrated artist's complex universe, nor to retrace his history in a comprehensive way; other, much larger exhibitions have attempted to do so, and still others may attempt to represent his rich and complex humanity in the future.

The selection of works shown here, then, is based first and foremost on the gallery owner's own collection, and although highlighting only a few works, represents various historical periods - not just what were considered the artist's "important years", the early 1960s, but also later ones, the '70s, '80s and '90s. The intention is to underscore Schifano's extraordinary capacity to be a painter, to constantly reinvent himself - with a spark of genius - in different ways, so as not to be easily labeled, classified or summed up in any one of his numerous periods. The occasion will be marked by the publication of the second volume of Orizzonte, which will contain an essay by Lorand Hegyi, current director of the Museum of Saint-Étienne, France.




Alpina Della Martina - Blu delle regine - acquarello su carta - cm.50x35 2014 Alpina Della Martina: Luce 2015
termina il 18 marzo 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra personale della pittrice Alpina Della Martina introdotta sul piano critico da Marianna Accerboni. In esposizione una serie di raffinati ed essenziali acquerelli realizzati di recente dall'artista prevalentemente sul tema del paesaggio e della natura morta.


Presentazione mostra




El Greco, architetto di altari
Fotografie di Joaquìn Bèrchez


termina il 14 giugno 2015
Palladio Museum - Vicenza

In occasione del quarto centenario dalla morte di Doménikos Theotokópoulos detto "El Greco" (Candía, Creta, 1541 - Toledo, 1614), questa esposizione fotografica restituisce un capitolo molto importante, ma altrettanto poco conosciuto, dell'attività artistica del grande pittore rinascimentale: il suo lavoro come architetto nell'arte del retablo, ovvero nella progettazione di altari. Una mostra in collaborazione con Istituto Cervantes, Real Academia de Bellas Artes de San Carlos Valencia, Municipality of Heraklion, Generalitat Valenciana, Culturartes IVC+R. El Greco, formatosi prima a Creta e poi a Venezia e Roma, nel 1577 si trasferì a Toledo.

Nella città spagnola il sistema di produzione delle immagini era ben diverso da quello italiano e l'artista realizzava non solo i dipinti ma anche i grandi altari che li incorniciavano, i retablos appunto. Insieme al figlio Manuel, si occupò dell'intaglio dell'assemblaggio e della doratura degli elementi architettonici per le pale. A Toledo, El Greco si fece notare per lo stile personale, per un particolare gusto nell'uso dell'oro brunito, eredità dei primi anni di formazione trascorsi a Creta. Le architetture di avanguardia conosciute durante i soggiorni a Venezia e Roma (in particolare quelle di Andrea Palladio e di Michelangelo) furono reinterpretate da El Greco e adattate agli usi e ai modi dell'architettura spagnola e soprattutto di Toledo.

El Greco architeto de retablos / architetto di altari vuole mostrare il ricco e complesso dialogo tra i dipinti di El Greco e le loro "cornici": da intendersi non limitatamente agli altari che li contenevano ma anche alle architetture in cui questi erano inseriti. Joaquín Bérchez, grazie alla sua peculiare strategia fotografica e a un uso sofisticato del particolare e del frammento, ci svela la profonda conoscenza del linguaggio architettonico utilizzato da El Greco nei suoi retablos e i valori plastici che lo definiscono. Aspetto, quest'ultimo, inedito e poco noto della poliedrica personalità artistica de El Greco. Joaquín Bérchez è uno dei più noti storici dell'architettura spagnoli ma da molti anni è anche un fotografo professionista.

I due aspetti si armonizzano: per Bérchez la fotografia è uno strumento di narrazione e di creazione visiva dell'architettura e del paesaggio. Le fotografie di Bérchez sono state esposte in numerose città spagnole e in diverse gallerie internazionali: New York (Queen Sofia Spanisu Institute), Messico (Colegio de Minería), Vicenza (Palladio Museum), Palermo (Università degli Studi di Palermo), Roma (Real Academia de España), Lisbona (Museu Arte Popular). Le sue fotografie sono presenti su riviste internazionali quali «FMR» di Franco Maria Ricci e da oltre dieci anni illustrano le copertine dei nostri «Annali di architettura». (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Giovanni Citro - Due figure Giovanni Citro: Essenzialismo astratto
termina il 10 marzo 2015
Galleria d'Arte Contemporanea Statuto13 - Milano
www.statuto13.it

L'essenza è quella componente che rende permanentemente unico qualcosa, grazie alla quale una cosa è ciò che è, superando i caratteri sensibili che, al contrario, mutano nel corso del tempo. Seguendo il pensiero di Aristotele, l'essenza, inoltre, appartiene all'interiorità della cosa sperimentabile, è un'astrazione allo stato potenziale fino a quando il pensiero non la attua. L'essenza è uno dei concetti filosofici più complessi da illustrare, in virtù dei suoi profondi significati, nonché affascinanti, oggetto di speculazioni fin dalle origini della filosofia; già lo stesso Platone prima di Aristotele ci illustrò l'indivisibilità delle idee che hanno permeato tutto la filosofia greca fina dalle sue origini.

Con la su arte, Giovanni Citro, riesce con grande abilità a contaminare i due concetti - astrazione ed essenzialità - che sono così collegabili tra loro nei contenuti. Riesce a disegnare amabilmente su tele bianche delle immagini elementari e semplici che, a parer mio, sono ampiamente riconducibili ai disegni primitivi (si pensi a quelli scoperti nelle note grotte di Lescaux, uno degli esempi più belli di arte preistorica). Denoto una ricerca nel profondo dell'essenza dell'essere umano grazie al "grafismo" volutamente elementare che ha deciso di utilizzare scientemente per condurci quasi per mano a ragionare - in modo aulico, mi sento di aggiungere - sulla cagionevolezza delle cose, sulla caducità della vita, sulle molteplicità di esseri e di caratteri.

"La sospensione del giudizio conduce comunque al silenzio", Citro scrive nei suoi versi (cit. pensieri e Disegni, Giovanni Citro, 2009, Ed. Eil). Quale pensiero o aforisma può spiegare meglio il senso del pensiero filosofico di quest' artista che dopo aver esposto a Milano, New York; Madrid, Basilea, Roma rimane in silenzio per lungo tempo e decide di presentarci i suoi lavori dopo tanti anni proprio in Galleria Statuto13, a Brera, nel cuore pulsante d'arte della città milanese. "Non c'è via giusta, se non saggia e giusta. Chiedere all'inconscio universale, per sapere se le azioni sono giuste. O vedere se sono belle e oneste" (cit. pensieri e Disegni, Giovanni Citro, 2009, Ed. Eil). L'astrazione è sicuramente un mezzo utile a esprimere queste riflessioni, con poche e decise linee, Citro, delinea con fermezza le sensazioni dettate dalla sua consapevolezza di uomo pensante.

Res cogitans e res extensa ci insegna Cartesio appunto: la realtà - giacché uomo pensante - si suddivide in consapevolezza (cogitans) e in realtà fisica (res extensa), cioè inconsapevole. Si può dunque essere certi solo delle informazioni dettate dallo spirito e non da quelle spesso dettate dal corpo - forse fasulle - del quale non si può essere certi. I disegni e i dipinti di Giovanni Citro sono, secondo la mia personale percezione artistica, frutto di quello spirito che parte da una profonda ricerca di purezza, di minimale, di esistenziale; di essenziale più che mai. Spesso non c'è bisogno di parlare o di pontificare con discorsi ampollosi o contorti; Citro questo l'ha compreso molto bene o probabilmente ha sempre fatto parte del suo Dna ma riesce a trasmetterlo con candore, sincerità e onestà intellettuale. (Testo critico per la mostra personale di pittura di Giovanni Citro a cura di Massimiliano Bisazza)




dyzerotre collective Antonio Giacomin - 80kmh Immaginario oltre la crisi
#1 come convivo io con la crisi
22 artisti / 14 associazioni


termina il 15 marzo 2015
Palazzo Costanzi - Trieste
www.casadellarte.it

La Casa dell'Arte di Trieste, dopo il successo di partecipazione delle maratone notturne di videoarte e fotografia VideoNotte e FotoNotte, nelle sedi storiche delle 14 associazioni aderenti disseminate per tutta la città, inaugura un evento espositivo e un dibattito, che tratterà i temi dell'oggi in uno degli spazi pubblici più significativi di Trieste. La mostra intende analizzare con esempi stimolanti dal mondo dell'arte contemporanea nazionale e internazionale, come in un periodo di crisi si debba porre l'attenzione sulla fragilità dei ruoli, sui meccanismi che determinano il processo di identificazione in modelli alternativi che non potrebbero esistere in un contesto non traumatico, e su una reale rilettura del tessuto sociale ed economico.

In un momento di depressione sociale e recessione economica, le ricerche dell'arte contemporanea rappresentano infatti un tangibile caso di studio in grado di riposizionare al centro della vita l'individuo, complice di una sharing economy, l'economia della condivisione, sempre più presente. Nello spirito della Casa dell'Arte si intende dunque parlare dell'oggi con l'arte di oggi, avvicinando il pubblico a opere capaci di suggerire e raccontare come sia possibile superare la crisi, non solo svelando i viziosi meccanismi che ci hanno incantati fino a ieri, ma immaginando nuovi orizzonti al di fuori delle dinamiche del mercato e della routine, e ipotizzando un rinnovato interesse per la persona nelle sue infinite declinazioni.

Un'occasione unica per mettere a confronto le esperienze di artisti italiani e di altri paesi europei, dando una panoramica sulla diversa percezione della crisi in Italia e in Europa, e sulle diverse strategie per superarla o conviverci. In mostra ricerche e indagini di artisti visivi che attraverso le azioni quotidiane della vita di tutti i giorni evidenziano processi e schemi alternativi, divisi in due sezioni; viaggio nella crisi, che racconta il muoversi ai tempi della crisi, dagli spostamenti low budget (a piedi, in bici, autostop, BlaBlaCar) all'ospitalità apparentemente di basso profilo (scambi di casa, CouchSurfing), in cui il viaggiare diventa sempre di più esperienza di relazione, e convivere con la crisi, in cui attraverso le situazioni della vita quotidiana, si sposta l'obiettivo dalla mera sopravvivenza di tutti i giorni alla ricerca di una totale realizzazione dell'individuo: sogni, prospettive, desideri e aspettative delle persone nei paesi depressi economicamente.

Si ricorda infine che durante tutto il corso dell'esposizione ci saranno anche occasioni di dialogo, confronto e dibattito con esperti del settore in collaborazione con Casa dei Teatri, Krisis Magazine e vicino/lontano, laboratori e workshop sul riciclo e la condivisione pensati per i più giovani in collaborazione con Gruppo Immagine, Fabiola Faidiga e Wendy D'Ercole, e visite guidate per la cittadinanza tutta con Massimo Premuda, Giuliana Carbi e Maria Campitelli. La Casa dell'Arte di Trieste, nata nel 2007 dalla volontà di 12 associazioni culturali attive nel campo dell'arte contemporanea e della cultura artistica, costituisce un gruppo di lavoro, con interessi comuni e competenze maturate nel tempo, volto a sviluppare progetti in sinergia mettendo assieme conoscenze e professionalità, creando una rete che oggi è un punto di riferimento in città e prendendo parte attiva nel dialogo sulla cultura a Trieste. (Comunicato stampa)




Alighiero Boetti - Ordine e disordine - tecnica mista su carta, cm.96x66 1983 Bruno Cassinari - Senza Titolo - olio su tela cm.40x105 1983 Ennio Morlotti - olio su cartone su tela cm.34x47 1967 Ordine e disordine
Astrazione e figurazione nell'arte del Novecento


termina il 19 aprile 2015
Galleria d'Arte 2000 & Novecento - Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

Esposizione collettiva con opere realizzate da alcuni protagonisti della scena artistica italiana, dagli anni '40 ad oggi. L'esposizione fa riferimento all'omonima serie di Alighiero Boetti, uno dei principali rappresentati dell'Arte Povera che nel 1972 decise di inserire una "e" fra il nome e il cognome, evidenziando così il dualismo della sua identità. Un titolo che rimanda anche ad un interessante saggio di Luciano De Crescenzo (Ordine e disordine, 1996) in cui lo scrittore, parlando d'arte, pone l'ordine a metà strada tra il realismo ingenuo e l'astrattismo più sofisticato, il disordine sulle ali piuttosto che al centro. In mostra, oltre a tre carte di Alighiero Boetti, un dipinto di Bruno Cassinari (Senza Titolo, 1958) ed Ennio Morlotti (Senza Titolo, 1967) - uniti nel "Fronte Nuovo delle Arti" -, le liriche astrazioni di Enrico Della Torre (Attenzione, 1980 e Senza tempo, 1986) e le composizioni ritmiche e modulari di Luciano Bartolini. Completano il percorso espositivo, opere di: Capogrossi, Galliani, Gastini, Griffa, Ghirri, Manfredi, Mattioli, Migliori, Morandi, Savelli, Schifano e Valentini, nonché un'incisione ad acquaforte e puntasecca di Antonio Ligabue del 1940 circa. (Comunicato Ufficio Stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Eugenio Tibaldi: Red Verona
termina il 30 aprile 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Per la prima volta a Verona, l'artista espone opere progettate e realizzate appositamente per gli spazi di Lungadige Galtarossa, con forti richiami al territorio veronese e alle sue contraddizioni. Di grande impatto e ricchi di suggestioni, i temi presi in esame dall'artista toccheranno aspetti sia sociali che economico-politici, trasformando Verona in una scenografia inconsapevole nel teatro di conflitti interni dell'animo umano. Le opere in galleria - a cura di Adele Cappelli - si offrono come la struttura di un intenso e sfaccettato racconto. L'artista traccia una linea sulla quale pone, attraverso il suo sguardo, conflitti mentali e politici legati alle trasformazioni in corso.

Sollecitazioni individuali e sociali causate da eventi recenti con un occhio alla storia del passato. Narrazioni letterarie, fantastiche capaci di dissolvere il rigore del vero e del falso per diventare feticci talmente reali da essere ricordati, celebrati, condivisi al pari di fatti accaduti. La linea di Eugenio Tibaldi segna, incrociando fatti e storia della città di Verona con altre realtà, confini geografici che s'incontrano e scontrano con i confini dell'esistenza. Ecco allora, tra le opere esposte, l'orizzonte urbano di Verona Landscape, imponente lavoro nel suo sviluppo lineare oltre 30 metri di lunghezza dove compaiono dipinti edifici trasfigurati e sospesi, isolati e ricontestualizzati, tra reale ed irreale.

Untitled 01, installazione composta da due giradischi che riprodurranno un brano musicale su vinile, appositamente scritto da Eugenio Tibaldi, libera interpretazione delle vicende shakespeariane di Romeo e Giulietta. Sul lato a, nell'adattamento lirico interpretato da un cantante del Conservatorio di Verona, sul lato b, nella versione di una ballata interpretata da un duo di musicisti rumeni. La riflessione sull'identità personale e sociale passa anche attraverso il gioco di finzione e dello stereotipo, nella rappresentazione del labile confine tra reale ed immaginario declinato nell' installazione Maps, ventiquattro opere realizzate con materiali industriali, imitazioni della tipica pietra marmo rosso di Verona, con la descrizione del perimetro urbano di tutte le altre città dal nome Verona sparse nel mondo.




Herbert Hamak: Point Alpha
termina il 30 aprile 2015
Studio la Città - Verona

Nel film La cosa da un altro mondo, del 1951, un essere proveniente dallo spazio resta imprigionato nel ghiaccio, e così viene ritrovato da una spedizione polare: l'essere si intravede nel blocco di ghiaccio, e ogni spettatore sa che sarebbe meglio lasciarlo lì dov'è, e nel contempo non vede l'ora che quella presenza si sveli per far finire la storia iniziata col ritrovamento. Ecco, di fronte a queste nuove opere di Herbert Hamak la nostra condizione - e il nostro sentimento - è quello di quegli spettatori, nel momento in cui intravedono qualcosa nel blocco (di ghiaccio nel film, di resina nel nostro caso): "dobbiamo sapere", e contemporaneamente sappiamo anche che ci affascina di più il mistero che non il suo svelamento, esattamente come nel film - e in tutte le narrazioni di questo tipo -, dove la manifestazione completa di ciò che è seminascosto e appena visibile è sostanzialmente deludente.

Hamak "costruisce" letteralmente il mistero e già in questo mette in atto una capacità che non è comune, perché a rigor di termini, un mistero non si costruisce, ma "è": invece, immergendo qualsiasi "cosa da questo mondo" nella resina, si stabilisce quella "lontananza" che nella realtà è costituita da appena qualche centimetro di resina semitrasparente, ma che nell'immaginario è costituita più dal tempo che dallo spazio e colloca l'oggetto in una regione fantastica.

La mancata identificazione subitanea della "cosa", infatti, consente alla fantasia di costruire più ipotesi sulla sua natura, e molteplici livelli di narrazione su di essa, proprio a partire dal suo stato fisico (...) Hamak ha titolato queste sue nuove opere Point Alpha, indicando così esplicitamente una sorta di "inizio" (Alfa è la prima lettera dell'alfabeto greco), che nel suo caso dovrebbe però essere un "nuovo inizio", vista la sua notevole attività precedente, per altro sempre interpretata - e non c'era motivo per non farlo - come un esempio di minimalismo astratto, concretizzato in una forma e in un colore.

Qui invece sembra tutto stravolto, per la presenza di un oggetto o di un'immagine che apparentemente diventano protagonisti dell'opera, e ciò giustificherebbe la novità di un titolo simile, a sottolineare la frattura con un periodo precedente della propria storia, ma una volta passato il primo momento di sgomento concettuale - che tutti noi, che conoscevamo la sua opera precedente, abbiamo sicuramente provato... -, che lo vedeva rinunciare ai concetti di forma, di colore, di geometria, in favore di immagini, metafore e narrazioni, la considerazione potrebbe andare al vero protagonista di tutto questo rinnovamento, che non è altro che il blocco di resina. E' questo infatti che innesca la metafora, che costruisce il tempo della narrazione, che mette in scena il mistero, molto di più dell'oggetto racchiuso al suo interno. Mostra a cura di Marco Meneguzzo. (Comunicato stampa)




Tommaso Cascella: Illuminato dall'inverno
termina lo 07 aprile 2015
Galleria ZetaEffe - Firenze
www.galleriazeteffe.com

"(...) La sua pittura è una superficie ideale che imprime fisionomia alla concretezza della tela, per mezzo di segni, piani prospettici (...) La coincidenza tra la forma e l'espressione è nell'opera di Tommaso Cascella la risultante di una osservazione introspettiva, che si esterna attraverso l'uso sinuoso di linee lanceolate che percepiamo al pari di suoni silenti, intesi come un profondo silenzio che riecheggia dentro di noi. (...) Per questo motivo la risultante estetica nell'opera d'arte è commisurata alla sua aderenza con i moti dettati dalla sensibilità dell'artista che imprime alla pittura azioni emotive, restituendo al dipinto la definizione ultima di un paesaggio interiore." (Sonia Zampini, curatrice della mostra)

Tommaso Cascella (Roma, 1951) si è anche occupato di una casa editrice e di una stamperia d'arte, in stretta collaborazione con artisti e poeti. Nel 1981 fonda la rivista di Arte e Poesia "Cervo Volante". Nel 1987 restaura un grande edificio cinquecentesco a Bomarzo (VI), dove impianta un nuovo studio. Nel 1995 viene nominato "accademico per la scultura" all'Accademia di S. Luca, e una sua opera in bronzo viene collocata nel quartiere Tachikawa City di Tokyo. E' presente con la scultura Cielo alla XII Quadriennale di Roma, e al Kaohsiung Museum of Fine Arts di Taiwan, con una selezione di opere grafiche.

Dal 1997 al 2011 è protagonista di diverse mostre retrospettive: a Ischia, al Palazzo dei Priori di Certaldo, al Palazzo Orsini di Bomarzo, al Museo Archeologico di Amela e al Consiglio di Stato a Roma. Negli stessi anni si susseguono importanti esposizioni personali all'estero in Svizzera, Germania, Slovacchia, Giappone e Cina. Tra le ultime mostre personali ricordiamo: Fiori d'Autore, nel 2014, presso la Galleria Miralli di Viterbo, nello stesso anno si allestisce la mostra Tommaso Cascella presso la Galleria Comunale di Marina di Ravenna. Nel 2015 la mostra La parola disegnata, presso Bibliothè Art Gallery di Roma, con un'intervento sonoro di Venera Maglia. Ad oggi, Tommaso Cascella, ha esposto con centoventi mostre personali.




Opera di Jorrit Tornquist Jorrit Tornquist
Traguardare il colore


termina il 15 marzo 2015
PoliArt Contemporary - Milano
www.galleriapoliart.com

Seconda personale di Jorrit Tornquist (Graz, 1937) negli spazi della galleria milanese. Sono colori in volo e l'ultimo ciclo di opere Colibrì, ispirato ai minuscoli quanto rapidissimi e coloratissimi uccelli, racchiude il senso di una ricerca che procede da più di cinquant'anni, fondata sulla convinzione (e sulla scoperta) che il colore sia un problema di spazio, di creazione di spazio. Se la ricerca degli anni Sessanta e Settanta aveva rappresentato per Tornquist - biologo di formazione - un lungo tirocinio di sperimentazioni timbriche e tonali, già dagli anni Ottanta l'artista si è allontanato da ogni speculazione sul colore, per "fenomenizzarlo" nello spazio reale, fisico e psicologico.

La profondissima conoscenza del colore, sia del colore-luce che del colore-pigmento, l'ha avviato verso una riscoperta della realtà, sulla quale l'arte è venuta sovrapponendosi modificandola. In questa direzione l'artista ha mescolato sempre più la sua inesauribile creazione di opere con gli interventi di design urbano e industriale (è a tutti noto l'inceneritore trasformato in una cangiante colonna di cielo, visibile sull'autostrada all'altezza dell'uscita Brescia Centro). Ma è questo anche il senso del ciclo delle Ombre (1980), dittici da allestire negli angoli delle stanze, nei quali il cambio tonale simula il differente gradiente luminoso. Le Pieghe, poi (dalla fine degli anni Ottanta), rivoluzionano il modo di concepire l'opera-oggetto, che si svela in un raffinato scambio di realtà e simulazione, nel quale un'imprevista cangianza cromatica arriccia la tela, spesso mostrando il telaio e il muro retrostante.

In queste opere diviene chiaro come per Tornquist il colore sia divenuto lo strumento per la creazione dello spazio, in una profonda riflessione sulla natura dell'opera e sulla natura di quell'inedito luogo percettivo che l'opera produce nel suo divenire fenomeno coeso alla realtà. Anche nei Tessuti e nelle Cartapeste l'artista rivolge la sua attenzione alla costruzione di un'inedita relazione tra i materiali tradizionali dell'arte (la tela e la carta, in rotoli assemblati la prima e in spessi fogli reticolati la seconda) e la percezione cromatica a seconda degli angoli di incidenza dello sguardo. Nel recente ciclo dei Riflessi, poi, grazie al supporto del computer, Tornquist giunge a modificare il luogo di accadimento dell'immagine, sovrapponendo una superficie curva e una piana, sulle quali la percezione visiva del colore si coglie in imprevedibili modificazioni.

Tuttavia è nell'ultimo ciclo Colibrì che il colore giunge a liberare il "quadrato" dell'arte da ogni vincolo spaziale e gravitazionale, emancipando le opere, in voli nei quali l'orizzonte è migrato all'interno delle immagini. Questa capacità di approfondimento di Jorrit Tornquist ne ha fatto uno tra i maggiori artisti della sua generazione, sia italiana, con gli "estroflessi" Bonalumi e Castellani, i "programmati" Biasi e Colombo, il "concettuale" Paolini, il "poverista" Pistoletto e il "solitario" Ormenese, sia internazionale, da Noland a Uecker a Julio Le Parc. Al finissage della mostra, verrà presentato il catalogo con le immagini dell'inaugurazione e si potrà assistere alla performance della danzatrice Serena Zardini con la musica di Paola Samoggia.




Tamas Jovanovics - Nonostante II - 28 pannelli ciascuno cm.20x20 2011 Tamas Jovanovics
termina il 15 aprile 2015
MAAB Gallery - Milano
www.artemaab.com

Il più recente ciclo di lavori dell'artista ungherese Tamas Jovanovics (1974) il cui leitmotiv è l'interazione e reciproca influenza tra luce e colore. Al fine di trasformare il colore in luce, ottenendo da esso il suo valore più puro, la ricerca artistica di Jovanovics si origina dal nero, il colore che racchiude tutti gli altri. Le linee geometriche, realizzate a pastello e disposte sulla tavola, seguendo un ordine composto e calibrato, acquistano una luminosità a loro intrinseca che tuttavia si manifesta attraverso il dialogo misurato con il nero, ossia l'assenza di luce. L'essenzialità astratta delle opere di Tamas Jovanovics, ove il tecnicismo e l'individualismo lasciano spazio al segno primario e alla geometria piana, giunge così all'estasi metamorfica e intangibile del colore che si tramuta in luce.

Tamàs Jovanovics (Budapest, 1974) ha ottenuto il dottorato di ricerca in Belle Arti, prima nel 2004 all'Accademia Ungherese di Belle Arti a Budapest, e in seguito all'Université de Provence Aix-Marseille ad Aix-en-Provence, in Francia. Dal 1999 inizia la sua attività grazie a numerose mostre in gallerie e musei, sia pubblici che privati, a Berlino, a Bruxelles, a Budapest, a Londra, a Milano, a Mosca e a New York. Nel 2007 ha vinto un concorso di arte pubblica, completando, nel 2008, l'installazione permanente e monumentale sulle tre facciate del Föiskola Nyíregyházi campus a Nyíregyháza, in Ungheria. Le strutture tridimensionali - in acciaio e alluminio con un peso di circa 14 tonnellate - sono applicate su facciate e soffitti dell'edificio, fino ad avere un'altezza massima di 23 metri.

La stessa realizzazione vince il Prix Award FIABCI d'Excellence nel 2009 come migliore sviluppo del settore pubblico dell'anno. Nel 2009 è stato selezionato per un "Artist in Residence" di tre mesi a New York (Usa) presso lo Studio Fellowship di Harlem MontrasioArte. Nello stesso anno ha ricevuto una menzione speciale da parte dei curatori della sede di Milano Premio Artivisive San Fedele. Nel 2014 ha avuto l'onore di ottenere una mostra personale nel monumentale Temple space del Kiscell Museum a Budapest. Vive e lavora in diverse città d'Europa, cambiando spesso residenza tra Milano, Budapest, Londra e Vienna. (Comunicato stampa)




Roberto Crippa - Geometrico - olio su tela cm.50x70 1950 Roberto Crippa - Landscape - sughero e collage su tavola cm 60x72 1970 Roberto Crippa - Totem - olio su masonite cm.65x36 1955 c. Roberto Crippa - Spirali - olio su tela cm.50x40 1952 Roberto Crippa: La volontà del fare
termina il 21 marzo 2015
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

La 700a mostra della Galleria Cortina, in 53 anni di storia doveva essere celebrata dall'artista che più di ogni altro ha rappresentato la sua storia, dagli esordi al presente, di padre in figlio da Renzo Cortina a Stefano, da Roberto Crippa a Roberto Jr. La scelta dell'artista, monzese di nascita ma milanese d'adozione e dalla storia e dal mondo altresì adottato era quasi obbligata. Roberto Crippa, uno dei più grandi artisti del dopoguerra, tra i primi firmatari del Manifesto Spazialista con Lucio Fontana nel 1950 viene presentato con un breve ma esauriente excursus della sua opera. Dai primigeni lavori geometrici, alle celebrate Spirali, ai Totem, ai Sugheri, alle Amiantiti.

Un percorso fecondo che in poco più (o dovremmo dire, ahimè, solamente) di un ventennio, ha consacrato Crippa come il maestro del segno, della ricerca materica, della composizione, dell'azione creativa. La mostra è supportata da un catalogo che si avvale del contributo critico di Nicoletta Colombo, da un'intervista al figlio Roberto Crippa Jr realizzata da Susanne Capolongo, da uno scritto dello stesso Roberto Crippa del 1970 e da un'interessante biografia composta da Veronica Riva. L'incondizionato accesso alla documentazione e la fattiva collaborazione di Roberto Jr ha permesso a Stefano Cortina di realizzare e curare il complesso di mostra e catalogo, dove sarà interessante trovare foto personali finora inedite nell'intento di mostrare l'uomo e le sue sfaccettature meno note accanto all'artista conclamato.




"Egitto dal cielo, 1914"
La riscoperta del fotografo Theodor Kofler pioniere, prigioniero, professionista


termina il 13 marzo 2015
Università degli Studi di Milano (Cortile Farmacia)

Dagli Archivi di Egittologia dell'Università degli Studi di Milano la riscoperta di un personaggio straordinario e della sua più importante realizzazione, la prima serie di foto archeologiche aeree mai documentata, scattate nel 1914 dal cielo sopra l'Egitto, dal Cairo a Luxor. Curiosità, infaticabile passione per la ricerca e un pizzico di fortuna, insieme allo straordinario valore storico e documentario degli Archivi di Egittologia dell'Università Statale di Milano: sono questi gli elementi alla base della scoperta fatta dall'egittologa della Statale Patrizia Piacentini e dal suo gruppo di ricerca che dopo uno studio decennale ha restituito alla Storia la vicenda umana e professionale di Theodor Kofler, pioniere della fotografia aerea.

Esaminando il fondo appartenuto ad Alexandre Varille, acquisito dall'Ateneo nel 2001 grazie a una generosa mecenate milanese, gli studiosi si sono imbattuti in un album di fotografie siglate /Kofler Cairo 1914/. Ventuno immagini eccezionali, scattate nella prima metà del 1914, che riproducono le piramidi, i templi di Karnak e Luxor e alcuni monumenti della riva occidentale tebana. Una raccolta unica, di grande valore per l'Egittologia, la Storia della fotografia e la Storia dell'aviazione, opera di un autore – Kofler - di cui tuttavia non si sapeva praticamente nulla, neppure il nome di battesimo.

La ricerca degli egittologi milanesi, svolta tra vari Paesi europei ed africani, ha consentito di ricostruire il profilo di un personaggio ricco di fascino e interessante, oltre che per la storia delle fotografia, anche per la microstoria della Grande Guerra. Si è individuato il suo nome, Theodor, e si è potuta tracciare la sua biografia, dalla nascita a Innsbruck alla morte sul lago Vittoria in Tanzania, passando per gli anni dell'Egitto e della Prima Guerra Mondiale quando, internato in un campo di prigionia inglese a Malta, ne divenne uno dei fotografi ufficiali, testimoniando vari aspetti della realtà dei campi di prigionia, fino alla fortunata carriera di fotografo professionista tra gli anni Venti e Cinquanta. Con la stessa precisione e il contributo di storici della fotografia si sono anche potuti identificare gli aerei e i piloti che accompagnavano Kofler nella sue missioni "dall'alto".

Le fotografie scattate dal cielo del Cairo e di Luxor nel 1914, probabilmente ad uso dei turisti e dei viaggiatori che solevano passare i mesi invernali in Egitto, rappresentano il capolavoro di Kofler e sono di importanza fondamentale per la storia della fotografia: rappresentano infatti le prime foto aeree di siti archeologici della storia, scattate ben sei anni prima della immagini della necropoli di Menfi riprese nel 1920 dall'archeologo statunitense James Henry Breasted e finora considerate le più antiche testimonianze di questo genere. La mostra esporrà tutte le fotografie aeree dell'album di Kofler nel quattrocentesco Cortile Farmacia, in un suggestivo allestimento scenografico nato da un'idea del designer Alessio Carpanelli.

Lungo i quattro lati della loggia saranno esposte in grandi dimensioni le fotografie dell'album a soggetto archeologico di Kofler, oltre a pannelli esplicativi del periodo storico, della vita e dell'attività di questo affascinante personaggio. Nell'installazione al centro del cortile, Carpanelli ha riprodotto su grandi pedane, disposte secondo l'orientamento e le proporzioni delle piramidi di Giza, tre fotografie aeree di Kofler scelte per la loro potenza evocativa, interpretandole e trasfigurandole con lo stesso stupore di chi, per la prima volta, poteva ammirare gli antichi monumenti dei faraoni dal cielo. La App per smartphone "Egitto a Milano", con tutte le fotografie esposte e molti contenuti aggiuntivi in italiano e in inglese, sarà disponibile a partire dall'11 febbraio. (Comunicato Ufficio Stampa Università degli Studi di Milano)




Francois Morellet - Contresens n.1 François Morellet
termina il 23 aprile 2015
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Nella prima sala del piano superiore della galleria sono esposte opere recenti, appartenenti alla serie 3D concertant e 3D Bandes décimées, realizzate sovrapponendo all'inteno dello spazio della tela tre differenti schemi in cui le rette tratteggiate si dispongono in modo univoco ma secondo angolature differenti, sino a creare l'illusione ottica della terza dimensione e della geometria del cubo. Nella seconda sala del piano superiore si trova 4 neons 0° - 4 neons 90° avec 2 rythmes interferents del 1972, lavoro in cui la ritmica alternanza dell'illuminazione al neon rosso suggerisce la visione di una griglia ortogonale. Al piano inferiore dello spazio espositivo si trovano opere recenti in cui i neon non si inseriscono ordinatamente all'interno del perimetro delimitato dalla tela - o dalle tele - ma assumono un potenziale costruttivo anche a livello formale. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere in mostra, un saggio introduttivo di Enrico Mascelloni, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Come scrive Enrico Mascelloni, "il percorso di Morellet, sebbene coerente con le proprie premesse, è di straordinaria varietà, (...) e l'ambiguità entra nell'opera come suo elemento costitutivo e con una radicalità che non cessa nemmeno nei lavori recentissimi. Nelle opere in cui compaiono i neon vi è come un allentamento dell'effetto-griglia, al punto che i neon stessi si piegano e diventano flessuosi, quasi danzando sopra la superficie dell'opera. I lavori coevi - organizzati in esili griglie segniche spezzate - suggeriscono un andamento musicale, simulando una dimensione di profondità e persino una sequenza di cubi per poi negarli allo sguardo successivo, riportandoci alla sostanza del lavoro di Morellet (...)". (Comunicato stampa)




Carlo Cane - Mutabile - olio su tela applicata su tavola cm.90x150 2014 Carlo Cane: Ancora possibile
termina lo 06 aprile 2015
Galleria RezArte Contemporanea - Reggio Emilia
www.galleriarezarte.it

Ventidue dipinti inediti, frutto di un'approfondita ricerca che, attraverso il progressivo recupero di paesaggi ideali, giunge ad immagini oniriche e surreali, dominate da una vegetazione rigogliosa e abitate da creature funzionali alla dimensione visionaria. «Una pittura calibratissima - scrive il curatore Alberto Agazzani - controllata sia pure nel saggio uso dell'apparente casualità delle colature e delle macchie, ordinate e ravvivate ed anzi vivificate, in passato più ancora che oggi, dall'ordine quasi matematico di architetture altrimenti possibili e razionali, sospese, appunto, su spazi aerei totalmente impossibili, e che oggi si arricchiscono sorprendentemente di colori tanto vivaci quanto seducenti». Opere ad olio e tecnica mista di nuova produzione nelle quali l'autore traduce la bellezza della natura, testimoniando che è "Ancora possibile" associare alla pittura una funzione estatica, magica, misteriosa, per farci sognare e lenire il malessere generato dalla società contemporanea. «Cos'é, dunque, il Paesaggio - conclude Alberto Agazzani - se non una proiezione. A volte è meglio vivere nei sogni che spegnersi lentamente nella realtà».

Carlo Cane (Valenza - Alessandria, 1951) si forma artisticamente alla scuola privata di Giulia Pace Zelaschi. Frequenta in seguito lo studio del pittore Gian Paolo Cavalli. Per diversi anni svolge attività di mignaturista e orafo. Prende parte a numerose esposizioni in Italia e all'estero, collaborando anche con la galleria Coates & Scarry di Bristol (Gran Bretagna). Tra le recenti personali, si segnalano "Ghiaccio nove" (Romberg Arte Contemporanea, Latina, 2011, a cura di Italo Bergantini e Gianluca Marziani), "Le città irreali" (Spazio Artè, Reggio Emilia, 2012, a cura di Alberto Agazzani), "Oltre il tangibile" (Palazzo della Cultura, Valenza, a cura di Roberto Milani) ed "Il futuro imminente" (Spazio La Skapigliatura, Trino, 2014, a cura di Alessandro Beluardo). Con la Galleria RezArte Contemporanea partecipa alle collettive "RezArte Estate" (2013) e "Tecniche miste" (2014). (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Immaginario negato - Jacob More - Mount Vesuvius in eruption L'immaginario negato della villa dei Vettii a Pompei
termina il 16 aprile 2015
Istituto Italiano di Cultura a Marsiglia

L'istituto Italiano di Cultura a Marsiglia presenta una serie di iniziative dedicate al sito archeologico di Pompei. Un percorso per far conoscere la fiorente città dell'Impero romano, fondata nel VI secolo a.C., che una terribile eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C., distrusse completamente. Il primo incontro sarà con Maria Teresa Caracciolo, storica dell'arte, ricercatrice al CNRS, specialista della pittura europea del XVIII e XIX secolo e delle relazioni franco-italiane all'epoca della Rivoluzione e dell'Impero. La storica parlerà su Pompei e l'Europa (1748-1943) anticipando il contenuto della mostra, che la stessa Caracciolo curerà, per il Museo Archeologico di Napoli alla fine del prossimo maggio.

Un racconto delle vicissitudini vissute da Pompei, dopo la scoperta del sito nel 1738. Avvenimenti strettamente legati anche ai mutamenti politici che visse l'Italia, ma Pompei è stata, come l'Araba Fenice, capace di rinascere non solo dalle ceneri, ma anche dall'oblio. Sarà l'occasione per conoscere Pompei: la grande città che gli archeologi piano piano hanno riportato alla luce, ma anche la città dell'immaginario, quella idealizzata e sognata da pittori, scrittori e musicisti. La rassegna, prodotta da Encloplus edizioni, presenta su cinque grandi pannelli, quasi in dimensione reale, accompagnati da nove ingrandimenti di particolari, alcune riproduzioni degli affreschi di eccezionale suggestione che decorano la Villa Vettii, oggi chiusa al pubblico.

Queste opere, realizzate con una tecnica straordinaria e grazie alla loro dimensione, daranno al visitatore l'illusione di passeggiare lungo le strade pompeiane e tra le meravigliose stanze delle ville che hanno ispirato per secoli viaggiatori, poeti ed artisti del mondo intero. Con l'occasione il pubblico potrà apprendere le tecniche di realizzazione, le tematiche scelte dai committenti e quali fossero gli artigiani scelti per realizzare gli affresci e i mosaici che decoravano e impreziosivano le ricche dimore dei Romani. (Comunicato stampa Roberta Lombardo Hurstel)




Alessandro Mazzoni | Federico Marchese: Mythos
termina lo 07 marzo 2015
Galleria Mosaico Arte Contemporanea - Chiasso (Svizzera)

Mostra a cura di Gianna Macconi e Barbara Paltenghi Malacrida. Vissuta come esperienza liberatoria e incontrollata del proprio inconscio, la pittura di Alessandro Mazzoni rimane nel contempo radicata ad una solida sperimentazione della materia, dove quest'ultima - dall'acquerello al carboncino, dall'olio all'acrilico - parte da una macchia e quasi condotta dal caso genera forme astratte e illusioni di mondi liberamente interpretabili e in continua mutazione. Accanto alle evocazioni paesaggistiche, in altri lavori, con una notevole padronanza dei mezzi espressivi e con un occhio rivolto alle stagioni del Romanticismo e del Simbolismo, Mazzoni dà vita ad ambientazioni senza tempo, sovente caratterizzate da sconvolgimenti e metamorfosi, perlopiù popolate da sorprendenti figure antropomorfe che da un lato rimandano ai miti e alle leggende, dall'altro testimoniano una personale e originale fantasia iconografica.

Alessandro Mazzoni (Locarno, 1987) si specializza nella decorazione per tessuto, conseguendo poi la maturità professionale artistica. Nel 2012 si laurea in pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera. Da settembre 2011 ad aprile 2014 lavora presso Lisson Gallery Milan in veste di assistente di galleria. Partecipa a mostre collettive dal 2009 a oggi ed espone regolarmente in diverse gallerie della scena milanese e ticinese. Nel 2011 consegue il 1° premio del concorso Premio Ricoh con il video Improvvisazione esponendo a Palazzo Oberdan di Milano. Nel 2013 partecipa alla IX edizione della Biennale d'arte di Firenze ottenendo il 3° posto nella categoria video art. Nel 2014 raggiunge il 2° posto al premio Ghiggini Arte, Varese.

Gli interessi plurimi di Federico Marchese si muovono su vari binari: da una parte la suggestione del testo poetico come spunto da cui partire con un'originale trasposizione in immagini che richiamano sia le miniature medievali che un complesso insieme di tradizioni iconiche legate alla favolistica e alla narrazione; dall'altra il riferimento ad elementi della natura continuamente trasformati attraverso un particolare procedimento tecnico - la serigrafia su vetro - che rende possibile la creazione di altri mondi sospesi tra gli aspetti vegetali, quelli animali e forse anche quelli minerali. Il ricordo e la rievocazione della mai sopita stagione del Surrealismo si materializzano nei suoi lavori per mezzo dell'esperienza del colore vissuto attraverso la sapienza del lavoro manuale, con degli inusuali effetti illusionistici che gli derivano dalla sua pratica di scenografo.

Federico Marchese (Catania, 1975) si diploma in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Lavora come scenografo al Rossini Opera Festival e con alcuni teatri d'opera, tra cui il Lirico di Cagliari. Dal 2003 al 2006 collabora sia con enti teatrali che per il cinema. Nello stesso periodo è assistente scenografo di Enrico Job per la Trilogia di De Filippo con la regia di Francesco Rosi. Nel 2009 a Dublino collabora con la compagnia Classic Stage Ireland per la tragedia shakespeariana The Winter's Tale al Project Arts Centre. In Italia realizza, insieme allo scrittore Stefano Maldini e al gruppo musicale dei Marcabru, gli spettacoli multimediali Foglie di luce dal mare (2009) e Padretempo (2014). Tiene corsi di "Educazione all'immagine" in istituti scolastici statali e dal 2007 collabora con studi di architettura per committenze pubbliche e private.




Tre oci tre mostre Tre oci tre mostre / Giudecca fotografia
termina il 12 aprile 2015
Casa dei Tre Oci - Venezia
www.treoci.org

Format di successo giunto alla terza edizione, inaugura la stagione espositiva 2015 della Casa dei Tre Oci. Rassegna fotografica capace di attraversare più linguaggi tra foto vintage ed inedite produzioni. Quasi un festival della fotografia, con piccoli saggi di bravura, l'incontro di molti maestri, una retrospettiva di Stefano Robino e una monografica di Francesco Maria Colombo. Un percorso di ricerca articolato su più livelli, che trasforma la Casa in una vera e propria Kunsthalle, proponendo anche quest'anno un percorso visivo di confronto tra i linguaggi contemporanei e la grande tradizione della fotografia veneziana. Tre proposte espositive differenti fra loro che cercano di interpretare l'essenza della fotografia di oggi in una logica che si muove verso il superamento dei generi e la trasversalità.

Al pianterreno: Sguardi privati. Sessanta ritratti italiani. Fotografie di Francesco Maria Colombo esito di un percorso di conoscenza che esplora l'universo culturale, della scienza e della ricerca attraverso l'arte del ritratto: attori, filosofi, musicisti, scrittori e scienziati, tutti colti nel proprio contesto, liberi di scegliere gli ambienti e gli attributi della propria raffigurazione, Toni Servillo, Dario Fo, Bernardo Bertolucci, Peppe Barra, Claudia Gerini, Margherita Hack, Gillo Dorfles, Valerio Mastandrea, Luciana Savignano... Al primo piano: Le gallerie veneziane e la fotografia. Bugno Art Gallery, Ikona Gallery, Giorgio Mastinu Fine Art, La Salizada Galleria, Michela Rizzo Galleria e Galleria Upp. Sei gallerie che mettono in scena ognuna una proprio mostra scegliendosi una stanza del piano nobile affacciato sul bacino di San Marco.

Al secondo piano il Circolo Fotografico La Gondola presenta tre mostre: Quel che resta del giorno, le fotografie di 31 soci del Circolo che si sono ispirati a questo tema. Poi, L'Italia positiva di Stefano Robino. Fotografie 1951-1969. Sessanta stampe originali, con alcuni inediti. La vicenda fotografica di Stefano Robino costituisce una sorta di trait d'union tra la produzione amatoriale dei primi anni '50 fortemente condizionata dalle ultime propaggini del neorealismo e le soluzioni più intimistiche affioranti man mano che si avvertono i primi segnali del boom economico. Infine, una stanza è dedicata a Momenti decisivi, le fotografie dei tre vincitori del Portfolio 2014. (Comunicato stampa)




A occhi spalancati
Capolavori dal Museo dell'Impressionismo Russo di Mosca


termina il 12 aprile 2015
Palazzo Franchetti - Venezia

"A occhi spalancati" è l'anticipazione, meglio l'anteprima di un nuovo grande museo di Mosca, quello dell'Impressionismo Russo che aprirà i battenti nella capitale russa nel prossimo autunno. Per annunciare e far conoscere quello che è destinato ad essere uno dei "musei imperdibili" per ogni turista che si recherà a Mosca, la direzione della futura istituzione ha deciso di anticipare l'apertura al pubblico con due importanti preview: la prima si è svolta in Russia, nel Museo di Ivanovo, all'inizio dell'autunno scorso e ora è la volta di Venezia, unica tappa estera. La rassegna veneziana è curata da Yulia Petrova, direttore del Museo dell'Impressionismo Russo, e da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, responsabili del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell'Università Ca' Foscari e di una serie di prestigiose e apprezzate attività espositive che dal 2010 hanno diffuso in Italia alcuni essenziali aspetti dell'arte russa degli ultimi due secoli.

E' un'indicazione interessante dell'originale politica culturale e della speciale mission dell'istituzione moscovita: favorire, attraverso esposizioni temporanee, in Russia e all'estero, la conoscenza di una rilevante tendenza dell'arte russa, in particolare quella che caratterizza l'epoca tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, una fase ancora poco conosciuta, a parte alcuni grandi nomi, della vicenda artistica e del ruolo internazionale della moderna arte russa. Le 50 opere sono esposte in un percorso che accosta tra loro soggetti tematicamente contigui (il paesaggio, la scena urbana, la figura in un interno), con una dovuta ma non sempre vincolante attenzione alla cronologia.

Il momento di maggior fioritura dell'Impressionismo in Russia è di qualche lustro successivo alla svolta dell'arte francese intervenuta tra settimo e ottavo decennio dell'Ottocento, e comprende soprattutto l'ultimo decennio del secolo e l'inizio di quello successivo. Ma questo non significa che possa essere considerato la variante provinciale di quello francese e nemmeno la sporadica scelta di maniera di qualche pittore. L'Impressionismo era già divenuto infatti il tempestivo punto di riferimento per l'opera di paesaggisti come Fedor Vasil'ev, aveva influenzato la ricerca di Polenov e di Repin, dopo un loro soggiorno in Francia e, grazie a questi maestri, era presto diventato oggetto di studio per gli studenti della Scuola di Pittura, Architettura e Scultura di Mosca, alcuni dei quali destinati - come Konstantin Juon, Petr Petrovicev e Stanislav Zukovskij, tutti presenti in mostra - a un ruolo di primaria importanza prima, durante e dopo l'avvento delle Avanguardie.

La tradizione di dipingere alla maniera impressionista continua poi per buona parte del Novecento, ed è documentata in mostra con opere di Koncalovskij, Grabar', Kustodiev, Baranov-Rossiné, con altri pittori insospettabili, come Sergej Gerasimov o Georgij Savickij, e persino con artisti molto legati al realismo socialista, come Aleksandr Gerasimov e Dmitrij Nalbandjan. D'altra parte l'immagine guida della mostra - i Manifesti sotto la pioggia di Pimenov (1973) - dimostra con ogni evidenza come la matrice impressionistica caratterizzi con un certo rilievo anche il periodo del disgelo post staliniano.

La mostra veneziana allinea insomma le prime esplicite rimeditazioni e rielaborazioni della rivoluzione artistica francese, evidenzia la tenace persistenza, per buona parte del Novecento, di questo approccio alla raffigurazione della vita individuale e dei suoi scenari e sottolinea la perdurante attualità di questa matrice. Per questo l'arco cronologico delle opere in mostra spazia da alcuni rari dipinti giovanili di Konstantin Korovin, il più famoso esponente dell'Impressionismo russo, e di Valentin Serov sino ad anni recentissimi, con pittori come Vladimir Rogozin e Valerij Kosljakov, che non si possono certo considerare "impressionisti" in senso stretto ma per i quali sono risultate fondamentali le ricerche dei loro predecessori alla fine del XIX secolo e che raccolgono oggi, idealmente ed efficacemente, in una chiave contemporanea, la loro eredità.

Il Museo dell'Impressionismo Russo di Mosca nasce dalla collezione privata di Boris Mints, avviata oltre dieci anni fa, anche mediante l'acquisto sul mercato occidentale di una serie di dipinti che sono tornati così in Russia e che tra poco saranno disponibili per i visitatori del Museo. Il Museo dell'Impressionismo non espone tuttavia solo una collezione privata. C'è la ferma volontà di creare, mediante l'impiego di nuove tecnologie (alcune delle quali saranno sperimentate per la prima volta proprio nella mostra di Venezia), uno spazio che coinvolga i visitatori di varie estrazioni e a diversi livelli.

Il museo è pensato insomma come uno spazio dinamico, interattivo, dove l'esposizione permanente verrà accompagnata da strutture e attività educational e di ricerca sulle raccolte del museo stesso. Sono previsti una sala cinema e uno spazio per mostre temporanee. Come abbiamo accennato, quella di "impressionismo russo" è una definizione che ha confini molto vasti. Il Museo raccoglie pertanto opere dei classici maestri del periodo più propriamente riferibile a questa tendenza storica, così come di pittori che hanno trovato nella matrice impressionista, anche solo per un tratto del loro percorso, una referenza insostituibile per la loro ricerca e la loro evoluzione.

Gli storici dell'arte hanno l'abitudine di far risalire al 1863 (l'anno de Le déjeuner sur l'herbe e de l'Olympia di Manet) l'apparizione della nuova arte in Russia. In quell'anno un gruppo di giovani pittori si ribellò all'autorità dell'Accademia delle Arti di Pietroburgo, fino ad allora indiscussa. La principale conseguenza di tale gesto fu la nascita di un secondo polo di influenza artistica, Mosca, dove, nel 1870, con l'aiuto di un mercante appassionato d'arte, Pavel Tret'jakov, si costituì la Società dei Pittori Ambulanti (Peredvizniki), per diffondere la conoscenza artistica al di fuori delle grandi città, con mostre itineranti. La Società rimase attiva fino al 1923, organizzò più di 50 rassegne ed ebbe un ruolo capitale nel dischiudersi di una nuova fase dell'arte russa.

L'estetica degli Ambulanti segnò la generazione successiva, ma provocò anche un completo riorientamento dell'arte russa che fino a quel momento aveva seguito le grandi scuole europee senza mostrare una vera e propria originalità. Gli Ambulanti puntavano decisamente sul realismo e sull'impegno nella vita sociale. Il loro maggiore punto di riferimento culturale era Lev Tolstoj, di cui condivisero le opinioni ben prima che egli le esponesse chiaramente in Cto takoe iskusstvo (Che cos'è l'arte, 1898).

A partire dal 1874 Savva e Elizaveta Mamontov cominciarono a riunire un gruppo più o meno permanente di artisti russi nella loro proprietà di Abramcevo. I fondatori di questo "gruppo" furono Repin, Polenov, e Valentina Serova, insieme al figlio Valentin, e più tardi si unirono a essi i fratelli Viktor e Apollinarij Vasnecov, Korovin e Vrubel'. Si discuteva, si lavorava e si parlava di arte medievale russa e popolare. Si praticavano pittura e scultura ma anche arti applicate (la chiesa di Abramcevo è opera collettiva dei Vasnecov, Polenov e Repin), c'era persino un teatro d'opera privato dove vennero allestiti molti spettacoli, come La fanciulla di neve di Rimskij-Korsakov.

La Corista (1883) di Konstantin Korovin (1861-1939) è probabilmente la prima opera impressionista russa: precorreva i tempi e non fu capita dai contemporanei. E tuttavia vi si percepiscono i due elementi tipici del suo approccio impressionistico: il decorativismo e la tendenza allo studio-bozzetto, evidenti nei suoi paesaggi parigini eseguiti a partire dal 1900. Sono scene serali, la città è inondata di luce, Korovin infonde vita negli episodi che si svolgono per strada, grazie a pennellate ampie, impulsive, quasi rozze. Nei suoi paesaggi si respira un'atmosfera teatrale, e ciò non deve stupire, dato che l'artista era anche un bravo scenografo teatrale, particolarmente famoso per le sue realizzazioni per opere liriche.

L'opera di Korovin occupa un posto centrale nella tradizione moscovita e costituisce un esempio efficace del desiderio dei pittori locali di raggiungere la spontaneità nella loro rappresentazione della vita e della bellezza. Con la fine del XIX secolo molti artisti avevano sviluppato a Mosca uno stile più o meno comune e tale evoluzione portò inevitabilmente alla formazione di un gruppo, l'"Unione dei Pittori russi" che per un breve periodo si unì al pietroburghese "Mir iskusstva" (Il mondo dell'arte), anche se tra i due gruppi esistevano differenze inconciliabili.

I moscoviti, pur in grado diverso, erano dominati dall'Impressionismo, dall'esigenza della rappresentazione della vita individuale e sociale, mentre i membri di "Mir iskusstva" tendevano già al modern (la variante russa dello Jugendstil, del liberty o dell'art noveau, in una sorta di "plurilinguismo stilistico"). In Russia è molto complesso distinguere tra questi orientamenti, in primo luogo perché i due termini sono strettamente collegati tra loro e inoltre perché manca quella forte tradizione romantica alla quale invece si erano potuti rifare gli artisti contemporanei europei. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Giovanni Pulze: "Angeli"
termina il 30 maggio 2015
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra composta da quattordici opere appositamente realizzate per l'occasione. L'appuntamento triestino segue l'esposizione realizzata l'estate scorsa presso il Centro Biblico "G.Vannucci" di Montefano e anticipa i due appuntamenti istituzionali che l'autore avrà nel corso del 2015. Nell'occasione, agli intervenuti, sarà dato in omaggio l'ultimo catalogo che Juliet Editrice ha dedicato al lavoro di questo mirabolante pittore. I lavori che qui vengono proposti ruotano attorno al tema di una figura angelica inondata di luce e che ritroviamo ambientata anche su fondali architettonici desunti dalla città di Trieste e pervasi da un pulviscolo o da un nevischio o da una pioviggine insistente, un po' come nel film di Blade Runner.

L'artista nei suoi quadri fissa un'istantanea trasognata della realtà, riprendendo le ombre taglienti e le luci artificiali, e creando un'atmosfera di esistenza provvisoria, quasi a partire da un filtro tecnologico, sia questo la memoria digitale di una macchina fotografica o sia questo il filtro pulviscolare dello schermo televisivo. E' un mondo che talvolta può richiamare in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre un'indole romantica, incline alla riflessione spirituale e al contrasto dialogico tra uomo e natura. (Comunicato stampa)




Mariana Ferratto - Esercizi per occhi pigri Mariana Ferratto: Esercizi per occhi pigri
termina l'11 aprile 2015
The Gallery Apart -Roma
www.thegalleryapart.it

La mostra inserisce un ulteriore tassello alla ricerca dell'artista italo-argentina, da sempre vocata, anche per motivi biografici, alla definizione dell'identità personale quale strumento di relazione sociale, una ricerca che affonda le sue motivazioni profonde nell'appartenenza a quelle seconde generazioni che in tutte le comunità statuali europee risultano spesso condizionate da vicende personali e fattori ambientali che rendono complessi i processi di integrazione. Concepito in un arco temporale che ha visto l'artista impegnata anche nella realizzazione del video Il capo sono io, presentato a fine gennaio a Milano negli spazi di Careof quale ultimo atto di un percorso creativo condiviso con Elena Bellantoni nel corso di una residenza nella struttura milanese, Esercizi per occhi pigri si presenta come una architettura concettuale che chiede allo spettatore una partecipazione attiva, sollecitata dapprima mediante meccanismi di spaesamento percettivo per poi transitare attraverso un vero e proprio sforzo fisico e mentale, seppure in termini giocosi.

Ferratto si affida in parte al suo medium tradizionale, dando vita a due opere video tra loro complementari. La galleria è invasa da sei proiezioni che mostrano una giovane figura femminile intenta ad eseguire identici gesti quotidiani e domestici. Solo dopo aver superato l'iniziale sgomento e focalizzando meglio le immagini ci si rende conto che si tratta di sei persone diverse seppure tra loro molto somiglianti, quasi sei sosia che ci ricordano la difficoltà di mantenere una propria e originale personalità in una società che, non foss'altro che per motivi di controllo del consenso e di orientamento massificato dei consumi, costringe invece a modelli sempre più spinti di omologazione culturale e comportamentale.

Se da una parte la contemporaneità trova utili alcuni modelli omologanti, dall'altra si affermano condizioni di precarietà esistenziali che impongono a ciascuno l'interpretazione di ruoli diversi, di volta in volta obbligando ad atteggiamenti diversificati secondo schemi multipolari. E' il tema dell'altra opera video che Ferratto propone in mostra, un polittico di ruoli interpretati questa volta da personaggi apparentemente diversi e che invece, ad una più attenta visione, si rivelano essere la multiforme rappresentazione di un'unica identità personale costretta ad un moderno quanto alienante multitasking. Per il secondo capitolo del progetto, Ferratto si affida invece al disegno, già praticato in passato per la realizzazione di animazioni video e che ora invece l'artista utilizza per rendere ancora più esplicito il suo invito a combattere la pigrizia dell'occhio.

La sindrome evocata dalla mostra richiama un disturbo della vista che è possibile correggere solo mediante specifici esercizi a cui l'artista si è ispirata nella realizzazione dei disegni. Già con le due opere video, l'artista richiama lo spettatore ad uno sforzo di attenzione per correggere la prima distorta impressione che può derivare da una visione distratta. I disegni di Ferratto ci appaiono a prima vista come la rappresentazione ravvicinata e accostata di immagini legate da intuitivi nessi di senso, ma ad una più attenta visione (ancora una volta) ci si accorge che il nesso più evidente consiste nel fatto che una immagine è chiaramente e naturalmente destinata ad accogliere l'altra.

Qui scatta il meccanismo relazionale e partecipativo del lavoro dell'artista che invoglia lo spettatore a forzare la propria pigrizia visuale incrociando la visione dei disegni fino a renderli l'uno il contenuto dell'altro. La responsabilità è uno sforzo, la capacità di ricongiungere parti in disgregazione è un requisito per poter contribuire a costruire con giustizia ed equità l'architettura sociale, la reductio ad unum è qui sinonimo di volontà di integrazione nel rispetto delle differenze, di ricerca dell'altro solidale a dispetto delle forze che spingono per la separazione, a dispetto di ogni possibile muro escludente che si riesca ad erigere. (Comunicato stampa)




Salvator Rosa (1615-1673) incisore
Trasformazioni tra alchimia, arte e poesia


termina il 12 aprile 2015
m.a.x. museo - Chiasso
www.maxmuseo.ch

In occasione dei 400 anni dalla nascita e nell'ambito del filone relativo alla "grafica storica", il m.a.x. museo propone una mostra dedicata al grande maestro del Barocco. Conosciuto soprattutto come pittore e poeta "filosofo", a Chiasso viene presentato il Salvator Rosa incisore grazie ai disegni preparatori, alle preziose matrici in rame e alle stampe corrispondenti. Personalità complessa, collerica e al tempo stesso geniale, Salvator Rosa esprime nelle sue pitture stoiche, mitologiche e filosofiche una continua curiosità e spirito di meraviglia che tocca anche l'aspetto esoterico, alchemico e magico fino a quello musicale e poetico. La mostra presenta 66 stampe, 3 matrici, 50 libri, 2 dipinti, 1 tarsia, 3 disegni riprodotti complessivamente. In mostra è inoltre messa in luce la risonanza che ha avuto negli ambienti culturalmente più vivaci in ambito europeo e in particolare la sua fortuna critica con il mondo del Nord (Germania e Inghilterra) tramite la diffusione delle sue stampe ieratiche con iconografie inconsuete e delle sue celebri "Satire" in terzine, pubblicate postume.

Apprezzato pittore dai circoli culturali più aggiornati, la produzione artistica di Salvator Rosa, pur ottenendo un significativo successo in vita, venne minata da forti critiche in concomitanza con il periodo più oscuro della Controriforma. Ciò contribuì a creare il fascino del "personaggio" mitizzato nella storiografia ufficiale tra fine Settecento e inizio Ottocento, in un crescente clima romantico legato anche all'estetica del sublime. Sarà in particolare la cultura mitteleuropea a rivalutarlo con importanti biografie e riproduzioni a stampa delle sue opere fino ad arrivare a Goya. Una sezione dell'esposizione è quindi specificamente dedicata a tale aspetto.

Fra le opere principali esposte: "Il genio di Salvator Rosa", "Alessandro Magno nello studio di Apelle", "Cerere e Fitalo", "Glauco e Scilla", "Apollo e la Sibilla Cumana", "La caduta dei giganti", "Il martirio di Attilio Regolo", "Il sogno di Enea", "Diogene che getta via la scodella", "Democrito in meditazione", "L'Accademia di Platone", "Combattimento di tritoni" e le enigmatiche figure di uomini e soldati da cui l'appellativo di "Salvator delle battaglie".

Il catalogo è a cura di Werner Oechslin e Nicoletta Ossanna Cavadini, con saggi dei curatori e di Claudio Bonvecchio, a corredo un'appendice documentaria con un ricco apparato iconografico (pubblicato da Silvana Editoriale, 2015, bilingue italiano/inglese, cm.24x24, p.196, tutte le immagini in mostra sono riprodotte). In occasione della mostra, come per tutte le esposizioni del m.a.x. museo, la redazione di Ultrafragola (3D Produzioni) ha realizzato un video, visibile in mostra a Chiasso e online sul sito di Ultrafragola (www.ultrafragola.tv). La mostra e il relativo catalogo hanno pertanto l'obiettivo di focalizzare la grandezza del maestro del Barocco, che sta nell'aver trasmesso ai suoi contemporanei, e a chi è venuto dopo di lui, uno spirito critico mosso da grande libertà di pensiero e di indipendenza rispetto a schemi prefissati: in questo si riscontra ancor oggi la sua forte modernità.

Nel 1621 Salvator Rosa rimane orfano di padre. Le condizioni economiche della famiglia, già precarie, precipitano. La madre si risposa quasi subito; con il fratello maggiore viene mandato in collegio, poi sceglie di andare a bottega presso il nonno e lo zio materni, Vito e Domenico Antonio Greco. Nel 1632 la sorella Giovanna sposa Francesco Fracanzano, pittore importante all'epoca in ambito napoletano. Testimone di nozze, Salvator Rosa già allora si dichiara "pittore" e dopo aver lavorato con il cognato, si sposta da Jusepe de Ribera (artista spagnolo, protagonista indiscusso dell'ambiente pittorico locale) di cui risentirà forti influenze.

Incomincia a dipingere le sue prime battaglie che gli varranno l'appellativo di "pittore battaglista". Dipinge anche raffigurazioni con figure in piccolo formato di soldati, pescatori, pezzenti. Dopo un breve soggiorno a Roma e il ritorno a Napoli, nel 1640 è a Firenze, chiamatovi in autunno dal Principe Giovan Carlo de' Medici, fratello del Granduca regnante Ferdinando II, grande collezionista e mecenate. Fra l'entourage mediceo, conoscerà Carlo Gerini, maggiordomo di Giovan Carlo, e Giovan Battista Ricciardi, più tardi lettore di Filosofia morale nello Studio di Pisa. A Firenze conosce anche Lucrezia, una donna fiorentina sposata, modella, musa e sua compagna per tutta la vita.

Salvator Rosa si identifica come pittore filosofo avvicinandosi allo stoicismo. La sua produzione inizialmente legata alle battaglie si sposta così verso la filosofia, con una visione etica della società del tempo e della missione dell'uomo di cultura. A Firenze inizia a incidere e fonda a casa sua l'"Accademia dei Percossi" di cui faranno parte i suoi amici. Nel 1650 si trasferisce a Roma, attirato dalla città santa, in occasione del Giubileo indetto da Papa Innocenzo X. E' ammesso all'Accademia di San Luca. A partire dal mese di novembre del 1660 si dedica con assiduità all'incisione con tecnica all'acquaforte ritoccata a puntasecca. Nel 1661 rifiuta un invito a trasferirsi presso la corte imperiale a Innsbruck. Scrive di aver venduto al Re di Danimarca due dipinti (ora a Copenaghen): il "Democrito" e la "Leggenda della fondazione di Tebe da parte di Cadmo". Ciò attesta il fatto che sia conosciuto in ambito europeo per il livello colto dell'aspetto simbolico che emerge nelle sue opere. Sempre nel 1661 inizia l'esecuzione dei suoi maggiori pezzi all'acquaforte.

Fra il 1661 e il 1662 esegue con certezza le incisioni "I cinque fiumi", "Democrito", "Diogene getta via la scodella", "Alessandro Magno nello studio di Apelle", "Cerere e Fitalo", "Apollo e la Sibilla Cumana", "Glauco e Scilla", "Il martirio di Policrate" e "Il martirio di Attilio Regolo". Sviluppa sempre più temi legati all'Arcadia e ai valori simbolici delle qualità dell'uomo. Se inizialmente incide ciò che aveva dipinto, inizia ora a incidere prima di dipingere, quasi come se la grafica diventasse un veicolo di promozione dell'arte. Nel 1670 disturbi di salute lo costringono sempre più a limitare la sua produzione artistica, nonostante le numerose richieste. Tre anni dopo si ammala gravemente. Prima di morire, benché riluttante, acconsente per l'insistenza di amici a sposare donna Lucrezia, rimasta vedova. (Estratto da comunicato Amanda Prada - Ufficio stampa m.a.x. museo - Svizzera, Como e Varese)




Boldini: Lo spettacolo della modernità
Musei San Domenico - Forlì
termina il 14 giugno 2015

"C'est un classique!". E' questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 - Parigi, 1931), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi a pochi mesi dalla morte. "Il classico di un genere di pittura", ribadì in quella occasione Filippo de Pisis. Dopo la rassegna dedicata nel 2012 a Wildt (che sarà protagonista nel 2015 di una mostra realizzata dal Musée d'Orsay all'Orangerie di Parigi), e le due successive sul Novecento ed il Liberty, la Fondazione e i Musei San Domenico di Forlì proseguono nella esplorazione, attraverso nuovi studi e la riscoperta di opere poco note, della cultura figurativa tra Otto e Novecento, proponendo per la stagione espositiva del 2015 una approfondita rivisitazione della vicenda di Giovanni Boldini certamente il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi. è in questo ideale spazio di rapporto tra Forlì e Parigi che si colloca la nostra nuova iniziativa.

Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia della prima Guerra Mondiale, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica ed il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato negli anni del maggiore successo dalla Parigi più sofisticata, quella dei fratelli Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell'esteta Montesquiou e della eccentrica Colette.

Rispetto alle recenti mostre sull'artista, questa rassegna si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, intendendo valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. Le ricerche più recenti di Francesca Dini (curatrice della mostra insieme a Fernando Mazzocca), consentono di arricchire il percorso con la presentazione di nuove opere, sia sul versante pittorico che, in particolare, su quello della grafica.

Uno dei punti di maggior forza, se non quello decisivo, della mostra sarà la riconsiderazione della prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze a stretto contatto con i Macchiaioli. Questa fase, caratterizzata da una produzione di piccoli dipinti (soprattutto ritratti) davvero straordinari per qualità e originalità, sarà vista in una nuova luce grazie alla possibilità di presentare parte del magnifico ciclo di dipinti murali realizzati tra il 1866 e il 1868 nella Villa detta la "Falconiera", a Collegigliato presso Pistoia, residenza della famiglia inglese dei Falconer. Si tratta di vasti paesaggi toscani e di scene di vita agreste che consentono di avere una visione più completa del Boldini macchiaiolo.

Le prime sezioni, nelle sequenza delle sale al piano terra, saranno dedicate alla immagine dell'artista rievocata attraverso autoritratti e ritratti; alla biografia per immagini (persone e luoghi frequentati); all'atelier; alla grafica così rivelatrice della sua incessante creatività. Le sezioni successive, al primo piano, dopo il ciclo della "Falconiera", ripercorreranno attraverso i ritratti di amici e collezionisti la grande stagione macchiaiola. Seguirà la prima fase successiva al definitivo trasferimento a Parigi, caratterizzata dalla produzione degli splendidi paesaggi e di dipinti di piccolo formato con scene di genere, legata al rapporto privilegiato con il celebre e potente mercante Goupil.

Avranno subito dopo un grande rilievo, anche per la possibilità di proporre confronti con gli altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomenenghi, le scene di vita moderna, esterni ed interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell'arte, della cultura e della mondanità. Seguiranno infine le sezioni dedicate alla grande ritrattistica che lo vedono diventare il protagonista in un genere, quello del ritratto mondano, destinato ad una straordinaria fortuna internazionale. A questo proposito costituirà una novità la possibilità di accostare per la prima volta ai suoi dipinti le sculture di Paolo Troubetzkoy in un confronto interessante sia sul piano iconografico che formale. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Arthur Elgort: The Big Picture
termina lo 06 aprile 2015
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

La Galleria Carla Sozzani, a distanza di 20 anni dalla prima mostra, dedica a Arthur Elgort un'antologica che raccoglie cinque decadi del suo lavoro e comprende molti originali snapshots, un nuovo stile che il fotografo americano introdusse nella fotografia di moda. Nel 1971, quando Elgort produsse il suo primo servizio su British Vogue, fu davvero una svolta sensazionale nel mondo della fotografia di moda. Una ventata di aria fresca con le modelle che si muovevano in assoluta libertà, luci naturali e un pizzico di influenza del reportage. Le sue modelle erano pochissimo truccate, si comportavano con vivacità e semplicità di fronte alla macchina fotografia e con naturalezza negli spazi aperti: strade urbane, piscine e spiagge, luoghi tipici che definirono il suo stile.

Elgort divenne ben presto uno dei più ammirati ed imitati dai fotografi. La sfida che lanciò con le sue innovative fotografie cambiò l'industria della moda. Le sue idee su ciò che una fotografia di moda fosse, schiuse altre prospettive su come avrebbe potuto essere la fotografia di moda per le generazioni future. Arthur Elgort pensa che il suo stile spontaneo derivi dalla passione di una vita per la musica e la danza, in particolare per il jazz e il balletto degli anni Trenta e Quaranta. "Alcune delle mie migliori immagini le ho riprese quando non stavo "lavorando": le modelle che si stavano preparando, la gente nelle strade... ", dichiarò. In mostra anche circa ottanta icone della fotografia di moda che saranno la prima generazione di supermodelle: Naomi Campbell, Kate Moss, Christy Turlington, Patti Hansen, Iman, Linda Evangelista e Karlie Kloss.

Arthur Elgort (New York, 1940) ha studiato pittura all'Hunter College e, quindi, si è interessato di fotografia. Nel corso della sua lunga carriera ha realizzato le più importante campagne pubblicitarie, anche per le case di moda Chanel, Valentino, Yves Saint Laurent. Ha collaborato, e continua a collaborare, per Vogue Francia, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il suo lavoro è parte delle collezioni permanenti dell'International Center of Photography di New York, del Victoria and Albert Museum di Londra e del Museum of Fine Arts di Houston, Texas. Elgort ha anche diretto il film Texas Tenor: The Illinois Jacquet Story (1992), e il documentario Colorado Cowboy (1993) che racconta la storia del leggendario cowboy Bruce Ford. Con questo documentario ha vinto il premio Best Cinematography at the Sundance Film Festival in 1994. Nel 2011, Elgort ha ricevuto il Board of Directors' Special Tribute Award del Council of Fashion Designers of America. Nel 2014, ha pubblicato con l'editore Steidl l'esaustiva monografia Arthur Elgort: The Big Picture. (Comunicato stampa)




Alan Gattamorta - opera dalla mostra Rossi 5 Alan Gattamorta: Rossi 5
termina il 29 marzo 2015
www.alangattamorta.it

Mostra in linea. Sul sito antologico il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 68 acrilici su carta.








Luca Maria Patella
Ambienti proiettivi animati 1964-1984


termina il 26 aprile 2015
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma

Il progetto espositivo - a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi - che prende il titolo della prima mostra personale di Patella tenutasi a Roma nel 1968 alla galleria l'Attico di Fabio Sargentini, intende offrire, attraverso una selezione di alcune tra le opere più significative dei primi due decenni della sua lunga carriera la possibilità di rileggere criticamente gli esordi del percorso dell'artista. In anticipo sulle tendenze artistiche e culturali che sarebbero emerse solo nei decenni successivi, Luca Maria Patella è stato nella prima metà degli anni Sessanta uno dei pionieri in Europa dell'uso artistico di fotografia e film, sovente posti in relazione con lo spazio naturale e l'architettura. Le sue sperimentazioni non solo sondano le nuove possibilità espressive di questi media ma ne esaltano le qualità concettuali e i potenziali allegorici, con la consapevolezza di avere a disposizione linguaggi da articolare e reinventare.

La mostra si snoda attraverso una serie di "ambienti" disposti in un percorso che mette in luce i peculiari procedimenti creativi della produzione degli anni Sessanta e Settanta dell'artista. Le installazioni, le azioni performative, le tele fotografiche, i film e i libri d'artista concorrono a delineare l'immagine di un artista "totale", creando inediti punti di vista da cui osservare i mutamenti del mondo circostante e le trasformazioni dei codici linguistici, in un periodo cruciale delle pratiche artistiche degli ultimi decenni. Per la prima volta dal 1971 vengono presentati al pubblico gli Alberi parlanti, elementi multisensoriali che formano un ambiente sonoro interattivo, simbolo, con il suo duplice valore, onirico e poetico da un lato, scientifico e filosofico dall'altro, del doppio orientamento del lavoro di Patella, culminato nella felice integrazione delle due polarità estetiche.

Mentre le tele fotografiche presentate in mostra dialogano con il cortometraggio Terra Animata, girato da Patella in 16mm nel 1967 (film che la critica ha accostato alle primissime esperienze concettuali e alla land art), la serie originale di oltre trecento diapositive che fanno da sfondo all'azione comportamentale Camminare dialoga con l'installazione Voulez-vous une Aubelière? in uno spazio dal forte impatto sinestetico. Concludono il percorso della mostra due importanti installazioni che compendiano le polarità complementari del lavoro di Patella: Id e Azione, del 1974, e Mysterium Coniunctionis, del 1983-84.

Parte integrante della mostra è il programma di proiezioni di film realizzati negli anni Sessanta, presentato in Sala Cinema. Le pellicole, recentemente restaurate dalla Cineteca Nazionale di Roma, dimostrano un uso sperimentale e proto-concettuale del medium cinematografico. La rassegna di film in mostra è realizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale. Il MACRO pubblicherà in occasione della mostra un catalogo nel quale una serie di testi critici, accompagnati da una ricca documentazione iconografica, compongono il primo studio sistematico sulla prima parte della carriera dell'artista.

Luca Maria Patella è uno dei maggiori protagonisti delle arti visive in Italia degli ultimi cinquant'anni. Svolge una ricerca che si serve di numerosi media espressivi e sperimentali (dalla pittura all'installazione, dalla fotografia al film, dal video al suono, dal libro al computer e alle reti telematiche), senza mai perdere il contatto con una profonda matrice estetica e poetica. Fortemente influenzato dalle nozioni di astronomia, chimica strutturale e psicologia analitica assimilate durante gli anni di formazione a Roma e a Parigi, Patella si è cimentato lungo il suo versatile itinerario artistico in un complesso confronto arte-scienza, che - in stretta connessione con la pratica artistica - implica teorizzazioni psicoanalitiche, filosofiche, linguistiche.

Per quanto concerne la fotografia e il film e più in generale l'ambito dei media, Patella è stato uno dei primi artisti ad affrontare strutturalmente e sperimentalmente questo campo già nei primi anni Sessanta. Le sue produzioni e invenzioni originali sono da intendere in senso "pre-concettuale", oltre che "comportamentale", in un articolato dialogo con la storia. La sua amplissima produzione fotografica comprende le diaproiezioni a colori e le grandi tele fotografiche dei primi anni '60; i Comportamenti (termine che introduce nel 1966), gli Ambienti Proiettivi Animati (sostanzialmente: multimediali, e interattivi), le Immaginazioni globali di Montefolle e più recenti esperienze virtuali e digitali.

Fra le grandi installazioni degli anni '80-'90 (oggettuali e video, spesso accompagnate da pubblicazioni), un posto d'onore occupano Mysterium Coniunctionis (1982-84), un complesso mitologico-cosmico costituito da 17 opere di grande formato e già esposto in importanti musei europei, DEN & DUCH dis-enameled (1982-86), (circa 300 opere e operazioni, riguardanti Diderot e Duchamp), e i Vasi fisiognomici (1982-99), vasi-ritratto torniti su profili di personaggi storici o viventi. (Comunicato stampa Fondazione Morra)




Dario Ballantini - Con me Dario Ballantini: Identità Artefatte
termina lo 07 marzo 2015
Galleria Ghiggini - Varese
www.ghiggini.it

L'esposizione, a cura di Massimo Licinio, conta una ventina di opere realizzate dal poliedrico artista livornese. Il volto, il corpo umano sono gli assoluti protagonisti dell'universo estetico di Dario Ballantini. Forme ed espressioni sottolineate con vigore, ma allo stesso tempo definite con estrema sensibilità e rappresentate attraverso una decisa carica coloristica.

Dario Ballantini (Livorno, 1964) ha i primi incontri con la pittura e il teatro già tra le mura di casa per la presenza di un padre che dipinge in stile neo-realista, di uno zio post-macchiaiolo, di un nonno attore di compagnie filodrammatiche e di un altro zio tenore mancato. E' colpito dalle riproduzioni delle opere di Guttuso e di Picasso ammirate nei volumi degli Editori Riuniti distribuiti dal padre. Si appassiona ai fumetti (Jacovitti e gli autori Marvel) tentando di realizzarne alcuni. Scopre le canzoni di Luigi Tenco la cui figura diventa il soggetto di molti ritratti e apre le porte alla passione musicale per i cantautori italiani come Guccini e Dalla. Dopo aver frequentato un corso di tratteggio tenuto da Giulio Guiggi, si iscrive all'indirizzo artistico del liceo scientifico sperimentale di Livorno dove è allievo di Giancarlo Cocchia. Visita al Museo d'Arte di Parigi la grande mostra su Amedeo Modigliani la cui opera influenzerà in parte la sua formazione.

Comincia a manifestarsi la sua febbre da palcoscenico e la sua passione per le figure di Totò, Petrolini e Alighiero Noschese. Finito il liceo propone le sue opere in ambito livornese e contemporaneamente prende forza la sua attività di trasformista che gli consentirà di approdare a "Striscia la notizia". La sua attività espositiva inizia nel 1986 partecipando sia a esposizioni collettive sia a mostre personali in Italia e all'estero. E' presente alla 54° Biennale d'Arte di Venezia. La più recente esperienza di Ballantini ha avuto luogo a Miami nell'ambito di "Italy-Miami, a friendship in art" momento in cui l'artista ha contribuito ad arricchire la parete d'ingresso della Metropolitan International School della città e realizzando anche una live perfomance al Wynwood&Walls dipingendo diciannove metri di parete. (Comunicato stampa)




Disegni dal Fronte - Soldato a cavallo Disegni dal Fronte - Soldato con elmo a punta Disegni dal Fronte - Soldato ungherese - 1915 Disegni dal Fronte
termina lo 03 marzo 2015
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

Proseguono al Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste le iniziative culturali dedicate al centenario della Prima Guerra Mondiale. Dopo la mostra dedicata alla partenza dei fanti triestini per la Galizia il 28 luglio del 1914 e l'organizzazione di una serie di conferenze sul tema, la rassegna curata da Antonio e Adelio Paladini in collaborazione con la direzione museale. Si tratta di una singolare raccolta di cartoline, circa un centinaio, realizzate prevalentemente dai soldati appartenenti alle diverse nazionalità raccolte sotto la bandiera Austroungarica.

Sono dei pezzi originali, unici e inediti, scritti e disegnati da soldati impegnati nel conflitto. Persone che dalla quotidianità di lavoro e pace vennero proiettate sui campi di battaglia europei. Le loro comunicazioni a parenti e amici narrano naturalmente delle tragedie vissute sul fronte, le sofferenze e i disagi, il desiderio di fare ritorno a casa, l'affetto per genitori e fidanzate. Accanto alla scrittura, i fanti hanno prodotto alcuni disegni riassumendo, con pochi tratti, situazioni, vicende e desideri, facendo di queste cartoline dei piccoli capolavori.

Ma anche coloro che non erano portati per l'arte figurativa sono riusciti a disegnare con felice sintesi, sul piccolo cartoncino pre stampato fornito loro dall'esercito, scenette e ritratti che i sinistri bagliori del terribile conflitto hanno reso assolutamente significativi e degni d'attenzione. Non è inutile evidenziare che grazie alle cartoline i poveri soldati riuscivano, magari per qualche attimo, a sfogare le tensioni e le angosce patite. I disegni bucolici, gli autoritratti, i volti delle persone amate traducevano sulla carta quel che le menti agognavano. (Estratto da comunicato Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste)

.. 29 gennaio, ore 17.00, Conferenza: "Ritorno in Galizia 2014"
Una sorta di racconto per immagini del viaggio di studio e ricerca, fatto dal 29 settembre al 5 ottobre 2014 nei luoghi ed nei cimiteri dell'ex Galizia Austriaca, attuale Polonia, curata dallo storico Roberto Todero




Joseph Beuys Salvatore Scarpitta - Icona per un transito
termina lo 03 aprile 2015
Galleria Montrasio Arte - Milano
www.studioesseci.net

Come per Joseph Beuys così per Salvatore Scarpitta determinante nella loro ricerca artistica è stata la loro biografia, soprattutto l'esperienza della Seconda guerra mondiale che li ha visti drammaticamente coinvolti, anche se su fronti e schieramenti opposti. Entrambi artisti energetici e multidisciplinari hanno in modo totale amalgamato l'arte con la vita nel tentativo di cambiare la società, cercando di andare, attraverso l'ispirazione artistica, oltre la materialità, in un mondo ricco di elevati valori spirituali. Li accomuna inoltre l'amore per la natura, l'uso di materiali organici nei loro lavori (grasso, legno, terra, pezzi di feltro, fasce di cotone), ma soprattutto l'energia creativa e la certezza che le esperienze realizzate attraverso l'arte creino qualcosa che sproni nuovamente ad innalzare in modo edificante il vivere umano.

Beuys e Scarpitta con l'insegnamento, le performance, le installazioni e l'impegno per la difesa dell'ambiente e della natura, hanno ideato un'arte fortemente connessa alla vita, un'arte esperienza, antropologica e sociale. Come per Beuys, per cui l'arte non è più un concetto museale, anche per Scarpitta l'arte è mezzo fondamentale di dialogo tra gli uomini; i due artisti-sciamani, spiriti liberi e anticonvenzionali, hanno portato l'arte al di fuori dalle gallerie e dai musei, per collocarla tra la natura, in un'isola lontana, in un parco di città, in un garage officina, su un circuito automobilistico dove scaturiscono nuove energie creative che permettono allo spettatore coinvolto di interagire con essa

Salvatore Scarpitta (New York, 1919-2007) cresce a Los Angeles dove rimane fino al 1936, anno in cui inizia i suoi studi presso l'accademia di Belle Arti di Roma. Durante il periodo italiano (1936-1958) si avvicina a Leo Castelli, che lo invita ad esporre nella sua galleria di New York; è il 1959 quando la Leo Castelli Gallery espone Extramurals la mostra che presenta le tele di Scarpitta, tra le più famose della sua produzione, realizzate con bende e fasce di tessuto; da quel momento fino al 1992 Scarpitta espone alla Leo Castelli Gallery in dieci personali e diverse collettive.

Qui presenta anche la sua ricerca sulle automobili, elemento ricorrente nella sua produzione scultorea, affascinato dall'idea del movimento come metafora dell'esistenza costruisce le sue sculture con automobili e parti di macchinari, sci, slittini. Si lega a personaggi quali De Kooning, Rothko and Kline, Harold Rosenberg. E' presente con sale personali alla Biennale di Venezia del 1972 e del 1993. Il suo lavoro è presentato nella collezione del Castello di Rivoli Museo d'Arte, Torino, il catalogo ragionato a cura di Luigi Sansone è stato pubblicato da Mazzotta, Milano.

Joseph Beuys (Germania - Krefeld, 1921 - Düsseldorf, 1986) durante la Seconda guerra mondiale si arruola come pilota nell'aviazione tedesca e nel 1943 partecipando all'offensiva nazista contro i russi  il suo aereo viene abbattuto in Crimea.  Beuys è trovato moribondo e semicongelato da un gruppo di tartari nomadi che lo curano avvolgendolo in grasso e feltro. Da questa esperienza Beuys trae i motivi di ispirazione che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua attività, condotta lungo un misterioso filo di rinascita spirituale, "sciamanica", che giunge all'armonia finale dell'uomo con se stesso e con la natura.

Finita la guerra studia arte diplomandosi nel 1952 alla Staatliche Kunstakademie di Düsseldorf dove agli inizi degli anni Sessanta ottiene la cattedra di scultura monumentale. Diventa uno dei membri piu` attivi di Fluxus, mosso dalla volontà di indagare il senso dell'arte in relazione alla sua fruizione sociale. Partecipa attivamente alla fondazione di  molti movimenti politico-sociali. Tra i suoi motti più famosi ricordiamo "La Rivoluzione siamo Noi"; "Difesa della Natura"; "Tutti gli uomini sono artisti"; "Kunst=Kapital". (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Ada Duker - Imprevedibili nature morte Imprevedibili nature morte - Ada Duker Ada Duker. Imprevedibili nature morte
termina il 22 marzo 2015
Casa Morandi - Bologna
www.mambo-bologna.org

Ada Duker (Hoogeveen, Olanda, 1955) dal 1979 al 1985 ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Groningen.. Da allora è attiva come pittrice. Imprevedibili nature morte è la sua prima mostra fotografica. Soggiornando a Bologna, Ada Duker ha esplorato i portici e le strade che Giorgio Morandi abitualmente percorreva, avventurandosi con la sua macchina fotografica in un percorso creativo che rende visibile l'invisibile di una realtà architettonica, le cui soluzioni interpretative possono essere molteplici.

Da via Fondazza, dove Morandi visse dal 1910 al 1964, e lungo quella strada che dalla sua abitazione lo conduceva all'Accademia di Belle Arti, l'artista olandese è andata in cerca delle probabili sensazioni e intuizioni che Morandi traeva da quel paesaggio urbano. Muovendosi lungo i muri "della Fondazza", sfruttando il potere mimetico della fotografia, superando un approccio puramente estetizzante, Duker riesce in modo acuto e raffinato a prelevare dettagli e particolari architettonici di Bologna e a restituirli distillati e amplificati, dopo averli setacciati attraverso i filtri del proprio sentire.

Ogni scatto è accuratamente costruito in modo da svelare alcuni particolari del paesaggio che assumono il significato metafisico di imprevedibili nature morte: inquadrature selettive isolano e valorizzano la qualità estetica e semantica di colonne, capitelli e volte, rendendo visibile all'osservatore disattento ciò che la sua capacità percettiva distrattamente ignora, ma che pure forma l'abito del luogo che vive. Il ritmico alternarsi dei piani, le sfumature dei colori, la composizione ortogonale che il pilastro crea quando incontra l'architrave rimandano immediatamente e in modo inequivocabile ad alcuni tratti distintivi dell'opera di Morandi, al suo rigore geometrico e alla sua costante ricerca di equilibrio e armonia compositiva.

Duker, con la sua indagine fotografica, rintraccia le forme protagoniste delle opere di Morandi, compreso il vuoto che diventa soggetto in sé, parte integrante e persino strutturale del suo essere. In questa continua dialettica tra luce e ombra, pieno e vuoto, chiaro e scuro si distende il suo personale e originale racconto per immagini, capace di creare una relazione strettissima tra i soggetti delle rappresentazioni di Morandi e Bologna. (Comunicato Ufficio Comunicazione/Stampa MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna)




Mostra MAB Mail Art Boxes - Scatole del tempo MAB Mail Art Boxes / Scatole del tempo
termina lo 05 marzo 2015
Galleria Il Gabbiano arte contemporanea - La Spezia
marioacom@libero.it

«Non avrebbe certamente potuto esserci canale comunicativo più idoneo della Mail Art (Arte Postale) ad accogliere l'interessante progetto di Alessio Guano, relativo alla realizzazione - da parte degli artisti/mailartisti/networkers invitati - di una piccola scatola definita del tempo o senza tempo. Sì, perché la scatola è contenitore di pensieri, messaggi e ricordi, è diario delle nostre emozioni, è scrigno prezioso di racconti di vita, di memorie, di speranze, così come la mail art è contenitore di un "mondo" artistico libero da condizionamenti di mercato e del suo sistema, di volontà di fare e trasmettere arte, di carica espressiva esaltante, di sensibili rapporti umani e sociali che superano qualsiasi frontiera geografica/culturale/ideologica, ma soprattutto contenitore di storia e memoria quale simbolo del tempo. Ogni artista ha interpretato la scatola con le proprie idee e i propri sentimenti, assumendo a volte il linguaggio della materia e del colore, a volte della poesia visiva e concreta dove le parole si intrecciano con le forme, i colori, i materiali, recando un personale, originale messaggio che sottolinea il tempo presente con lo sguardo al passato e al futuro...» (Anna Boschi)

Paesi partecipanti: Italia, Germania, Austria, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Bulgaria, Olanda, Argentina, Brasile, Messico, Canada, Stati Uniti.




Dalla Natura al Segno - From Nature To Sign
Harry Bertoia 1915-2015


termina il 29 marzo 2015
Galleria Harry Bertoia - Pordenone
Casa natale di Harry Bertoia - San Lorenzo di Arzene

Cent'anni fa, esattamente il 10 marzo 2015, a San Lorenzo di Arzene nasceva Arieto (Harry) Bertoia. Il territorio da cui egli partì con la valigia di cartone deciso a realizzare il suo Sogno Americano, ricorda ora coralmente l'importante centenario: il Comune di Pordenone, il Comune di Valvasone Arzene e la Pro Loco di San Lorenzo hanno voluto promuovere una mostra articolata in due sedi (Galleria Harry Bertoia, a Pordenone; Casa natale a San Lorenzo d'Arzene) che rende omaggio a questo artista il cui lavoro rappresenta ancora un'importante indicazione di metodo, di rigore, di costante dedizione alla ricerca.

Emigrato nel '30 verso gli Stati Uniti, Bertoia riuscì a conquistarsi il successo e a raggiungere notorietà internazionale con la linea di sedie Diamond (1952), un'icona del design mondiale. Ma più in generale con la sua multiforme produzione artistica (sculture, incisioni, disegni, gioielli, ecc.) egli seppe imporsi per la spiccata originalità unita ad un'attitudine sperimentale sia nel campo dei materiali che delle forme. Harry Bertoia appartiene alla schiera non foltissima degli artisti friulani del '900 che hanno saputo meritare davvero fama internazionale.

Fino a pochi anni fa era però poco conosciuto nella sua terra d'origine: tale lacuna è stata poi colmata da due mostre in successione (la prima presso la sua casa natale a San Lorenzo, nel 2008, e la seconda, più vasta e particolareggiata, a Pordenone nel 2009). Nel 2014 il Comune di Pordenone ha voluto rimarcare il riconoscimento dell'autorevolezza dell'artista intitolandogli il nuovo spazio espositivo di Palazzo Spelladi, divenuto dunque Galleria Harry Bertoia. Qui il percorso documentario già al centro delle due mostre precedenti è arricchito da materiali prima mai esposti, provenienti dalla collezione personale di Celia Bertoia, figlia del maestro. Si tratta di un importante nucleo di 30 monotipi, raffinate e rare stampe su carta, realizzate in unico esemplare tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '70.

Queste opere offriranno al visitatore l'opportunità di confrontarsi con una parte originale ma ancora poco nota della produzione di Bertoia e pure evidenzieranno i diversi apporti, anche europei, che confluirono nella sua arte, mai del tutto appagata dai risultati sia pure innovativi appena raggiunti. I monotipi in mostra, con il loro accostamento espositivo ad alcune sculture e ad alcune sedie Diamond, consentiranno infatti di ben percepire i molti rimandi e le suggestioni tra i diversi generi artisti praticati dall'artista. Un laboratorio didattico, organizzato per l'occasione, permetterà inoltre di analizzare anche le tecniche insolite e particolari con cui sono stati realizzati questi originali e preziosi lavori su carta che costituiscono una sorta di diario creativo dell'artista.

Una significativa sezione della mostra, grazie alla collaborazione della Knoll, sarà dedicata alla progettazione della celebre poltrona Diamond (1952) e alla sua produzione in serie (nello stabilimento di Foligno, in Italia). Materiali pubblicitari d'epoca metteranno pure in evidenza la qualità della comunicazione per immagini messa in campo negli anni '50 dall'azienda produttrice: e ne verrà ancora un utile suggerimento di metodo per l'oggi. Alcuni filmati d'epoca riprodotti sulle pareti del primo piano dello spazio espositivo accoglieranno il visitatore e lo faranno entrare, virtualmente, nello studio-fienile di Barto, in Pennsylvania, e si potrà vedere Harry Bertoia al lavoro con la saldatrice o mentre ci dimostra la naturale reattività delle sue sculture sonore.

La musicalità cosmica originata da queste celebri opere caratterizzerà comunque, con discrezione, gran parte dello spazio espositivo quasi fosse l'essenza ultima dell'arte di Arieto Bertoia. Nella casa natale di Harry Bertoia a San Lorenzo di Arzene (Pordenone) l'attenzione sarà innanzitutto incentrata su un altro ambito della produzione di Bertoia, quello dei gioielli. Tre di questi oggetti d'arte verranno posti sul tavolo della cucina quasi fossero appena stati portati da Arieto in dono ai suoi familiari. Le fotografie di 19 gioielli degli anni '40-'70 e di un disegno progettuale (appartenenti alla collezione Wrigth) troveranno invece collocazione in un'altra stanza della piccola casa in cornici retroilluminate: l'effetto sarà molto intenso e le opere potranno essere esaminate in tutti i loro più minuti particolari.

Infine nella vecchia stalla un giovane artista friulano, Michele Spanghero, riprodurrà il suo video, Translucide che idealmente recupera l'eredità del lavoro di Harry Bertoia e, in modi propri e originali, ne attualizza il messaggio collegato alla volontà di ricerca e di sperimentazione. Con la partecipazione in mostra di un giovane artista verrà dunque sottolineato un ideale passaggio di testimone tra generazioni: com'è sempre, o dovrebbe essere percepita, l'arte in generale.

Arieto (Harry) Bertoia (San Lorenzo d'Arzene (Pordenone), 1915 - Barto (Pennsylvania) 1978) ben presto rivela una particolare predisposizione al disegno e alla creatività. Tuttavia nel 1930 deve emigrare con il padre negli Stati Uniti e raggiungere a Detroit il fratello Oreste, operaio alla Ford. Grazie a una borsa di studio è ammesso alla Cass Technical High School, dove si diploma nel 1936. Contemporaneamente ha modo di seguire le lezioni della Detroit Society of Arts and Crafts, mettendosi in luce nella ristretta cerchia artistica della città. Nel 1937 viene così accolto alla Cranbrook Academy of Art di Bloomfield Hills, nel Michigan, una vera fucina di talenti: tra i suoi compagni di corso vi sono Charles Eames, Eero Saarinen e Florence Schust (che in seguito sposerà Hans Knoll, con cui darà origine alla Knoll Associates).

Grazie alle sue notevoli capacità, presso la Cranbrook Academy Harry Bertoia ottiene dapprima la responsabilità del Dipartimento di lavorazione dei metalli (1942) e poi la direzione del Laboratorio di stampa. Il 10 maggio 1943 si unisce in matrimonio con Brigitta, figlia dell'autorevole storico dell'arte Wilhelm Valentiner. Tra il 1943 e il 1946 lavora con Charles e Ray Eames in California, ma nel 1950 viene chiamato in Pennsylvania dalla Knoll per creare una nuova linea di sedie: la Bertoia Collection - a cui appartiene anche la poltrona Diamond (1952) - ottiene presto uno straordinario successo che continua tuttora. In seguito Bertoia si dedica prevalentemente alla scultura e alla stretta relazione di quest'ultima con gli spazi architettonici: in tal senso collabora con alcuni importanti progettisti, tra cui lo stesso Eero Saarinen. Nel 1960 inizia a realizzare le sue originali sculture sonore e nel 1968 restaura il fienile nei pressi della sua abitazione dove crea lo studio di registrazione in cui prendono forma gli undici LP intitolati Sonambient. (Comunicato Ufficio stampa nazionale Studio Esseci)




I mondi di Primo Levi I mondi di Primo Levi
Una strenua chiarezza


termina lo 06 aprile 2015
Palazzo Madama - Torino
www.fondazionetorinomusei.it

La mostra è promossa dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi in occasione del settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz. Centrale sarà dunque la descrizione del contributo straordinario che, da Se questo è un uomo a I sommersi e i salvati, lo scrittore ha dato alla conoscenza del Lager. Ma di rilievo eccezionale sono anche altre scoperte, offerte al visitatore: le idee di Levi a proposito della scrittura espresse direttamente attraverso la sua voce in numerose interviste spesso inedite; la sua attività di chimico, illustrata per mezzo di strumenti d'epoca concessi dal Museo dell'Università di Torino; le sue prove di scultore in filo di rame proposte per la prima volta al pubblico; l'intreccio fra i tanti aspetti di una personalità multiforme mostrati in una successione di momenti espositivi di impianto nuovo e originale.

Primo Levi (Torino, 1919-1987) ha esordito come scrittore con il racconto della propria esperienza di deportazione nel campo di sterminio di Auschwitz (Se questo è un uomo, 1947). Le successive opere di narrativa, saggistica e poesia, pubblicate in parallelo con il suo lavoro di chimico, ne hanno poi manifestato compiutamente l'originalitàdi pensiero, lo stile inconfondibile e la pluralitàdi interessi: fra questi, l'impegno prioritario a testimoniare e a ragionare, in particolare con i giovani, sulla Shoah e sui «vizi di forma» della realtà contemporanea; l'attenzione alle peculiarità e ai vari aspetti del mondo ebraico; l'amore per il lavoro ben fatto; la spiccata sensibilitàper il contributo offerto dalle scienze esatte alla conoscenza dell'uomo.

La mostra è stata concepita e pensata per tutti, ma in particolare per i più giovani, data l'importanza che Levi ha nella cultura e nella scuola del nostro e di altri paesi. L'allestimento, di forma del tutto inedita e - nella sua originale essenzialità - particolarmente curato sul piano estetico, è stato realizzato per rendere itinerante la mostra che farà tappa in numerose altre città italiane ed estere. Con "strenua chiarezza" - sono parole sue - Primo Levi ha raccontato la verità sul mondo capovolto del Lager.

Da grande scrittore qual era ha saputo offrire ai lettori di tutto il mondo storie straordinarie fra realtà e fantascienza, come l'avventurosa cavalcata nel tempo e nello spazio di un inafferrabile atomo di carbonio, o, attraverso un libro autobiografico come Il sistema periodico, ha intrecciato la sua esperienza di chimico montatore di molecole con quella dello scrittore che compone universi più o meno immaginari montando una sull'altra le parole. E ancora, nelle pagine de La chiave a stella, ha seguito le orme di Tino Faussone, costruttore di tralicci e di ponti in ferro in vari paesi del mondo di oggi, e ha mostrato ai suoi lettori quanto il lavoro, anche nella società contemporanea, possa costituire una risorsa decisiva per la felicitàdegli esseri umani.

La mostra offre al visitatore l'occasione di di conoscere la personalità multiforme di Levi: la sua inesauribile curiosità per l'animo umano, il suo sguardo spesso ironico e la sua inesausta ricerca del dialogo soprattutto con i più giovani. Illustrazioni inedite, videoinstallazioni, oggetti d'epoca, sculture, audiovisivi, pannelli esplicativi, esperienze di realtà aumentata rendono il percorso particolarmente ricco e interessante, offrendo innumerevoli occasioni per ragionare sulla letteratura e sulla vita.

A latere della mostra, e per una sua maggiore valorizzazione, è previsto un fitto programma di eventi e iniziative di diversa natura (una serata al Conservatorio G. Verdi di Torino, letture multilingue, convegni e dibattiti, presentazioni di libri, proiezione di filmati) rivolte a tutta la cittadinanza, mentre alcuni eventi mattutini saranno rivolti esplicitamente al pubblico delle scuole. A tal proposito, le scuole potranno usufruire di visite guidate condotte da personale specializzato e di percorsi didattici di approfondimento ospitati anche sul sito del Centro Internazionale di Studi Primo Levi. Nel 2015 uscirà a New York l'edizione completa in inglese delle opere dello scrittore torinese, piena e definitiva consacrazione a livello internazionale di Levi, unico autore italiano contemporaneo ad avere avuto un tale riconoscimento.

Il Centro Internazionale di Studi Primo Levi rivolge le sue attività di ricerca a tutti i lettori e studiosi dello scrittore torinese, presenti in ogni parte del mondo. Ha sede a Torino, lacittà dove Levi ha vissuto, e raccoglie le edizioni delle sue opere, le numerose traduzioni pubblicate in decine di lingue, la bibliografia critica e ogni forma di documentazione sulla sua figura e sulla ricezione dell'opera. Il Centro offre inoltre un sostegno alle ricerche degli studiosi e realizza proprie iniziative quali la Lezione Primo Levi, promossa ogni anno per alimentare il dibattito sui temi più cari allo scrittore e sui loro nessi con il mondo di oggi. (Comunicato Ufficio Stampa Fondazione Torino Musei)




Nanda Vigo - profili in ferro verniciato fosfò, vetri stampati, tubi fluorescenti e alogena - cm.290x80x45 Nanda Vigo: Mix Light
termina il 27 marzo 2015
Ca' di Fra' - Milano
gcomposti@gmail.com

All'epoca "lo Spirito del Tempo", ma stavano firmando la Storia dell'Arte. Il Gruppo Zero (1957-1966) teorizzava il superamento di ogni esperienza plastica artistica passata. Carica di significato e di conseguenze intellettuali - filosofiche era l'idea di "arte allargata". L'arte si appropriava dell'ambiente ed affiancava al colore, con pari dignità e potenzialità espressive, la luce e lo spazio percepito attraverso il movimento. Nanda Vigo, architetto - designer - artista, proprio rivendicando un'assoluta libertà da ogni corrente e filosofia creativa, incarna perfettamente l'artista che opera nella "Zero - Zone", insieme a Otto Piene, Heinz Mack, Guenther Uecker, Piero Manzoni, Lucio Fontana, Jean Tinguely, Yves Klein.

Luce e movimento i due fari da seguire; la luce come struttura portante del progetto, il movimento come scintilla per presentire, cogliere lo spazio; luogo fisico dove la percezione assume un'importanza maggiore della forma. Cronotopi, Light Project, Light Tree, Totem sono generatori di energia e di armonia. La smaterializzazione dell'oggetto, soprattutto nei Light Project, invece, una sottile operazione concettuale. Il progetto sostituisce la realizzazione diventando materializzazione dell'oggetto stesso. I Cronotopi, generatori di "vibrazioni" psicologiche, procedono alla smaterializzazione dell'immagine, quindi, dell'Io. La personale di Nanda Vigo scompone e ricompone l'ambiente tra Passato e Presente. Cronotopi, Light Tree, Light Project, ma anche Genesis, Totem "reinventano" lo spazio della galleria. (Manuela Composti)




Opera dalla mostra Off Loom II - Fiber Art Arte fuori dal telaio Off Loom II
Fiber Art / Arte fuori dal telaio


termina il 12 aprile 2015
Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari - Roma
info@scarlettmatassi.com

A quattordici anni dalla sua prima edizione ritorna a Roma Off Loom, antologia esaustiva della migliore produzione italiana di Fiber Art, uno scenario in cui si muovono personalità di caratura internazionale e giovani di scintillante talento da anni impegnati in una ricerca che porta lustro al nostro paese senza che esso se ne accorga. In mostra trentaquattro artisti, tra essi il gotha della fiber nazionale ma anche i migliori tra gli esordienti. Il risultato è una festa per gli occhi ed il tatto: sculture soffici, la tecnica tradizionale dell'arazzo condotta verso soluzioni imprevedibili, il gusto per il colore e la materia. Senza contare che gli ariosi spazi del MAT hanno stimolato alcuni dei protagonisti della rassegna a presentare opere monumentali con esiti altamente spettacolari.

Ma cos'è la Fiber Art? Pochi in Italia, soprattutto nell'area Centro Sud della nazione, sanno rispondere a questa domanda, anche tra gli appassionati e persino tra gli studiosi d'arte contemporanea. Eppure la Fiber Art - conosciuta anche come Textile Art, Fiber Work, Art Fabric, Nouvelle Tapisserie e Soft Sculpture - si segnala, a livello internazionale, per l'originalità e l'audacia autentiche della sua ricerca, tratti difficili da rintracciare in altre forme dell'odierna produzione artistica. Ora la rassegna presentata dal Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari offre al pubblico la duplice opportunità di conoscere un fenomeno artistico entusiasmante e una struttura museale tra le più affascinanti della capitale, il MAT dell'EUR, la Roma metafisica del Colosseo Quadrato progettata negli anni Trenta per ospitare un'Esposizione Universale mai svoltasi.

La visita alla mostra consentirà di comprendere la natura fluida del movimento Fiber, all'interno del quale opera una vasta e stilisticamente diversificata compagine di artisti portati a raccordo dall'utilizzo di un comune mezzo espressivo, la fibra. I fiber artisti lavorano con le fibre dell'antica e della moderna tradizione tessile: le lane, le sete, i cotoni, i filati sintetici, ma anche con carta, paglia e spago, con le fibre metalliche e con quelle plastiche, oppure con la lana di vetro e via così, sino ad arrivare al concetto immateriale di fibra ottica.

Prevalenti tra le tecniche applicate rimangono quelle tradizionali della tessilità, il telaio, insomma, anche se il Off Loom (fuori dal telaio) sottolinea come, nei suoi avanguardistici sviluppi di arte a forte vocazione sperimentale, la Fiber non sempre utilizzi quell'antico strumento. Infatti nella loro pratica di lavoro gli artisti della fiber concedono accoglienza ad ogni strumento in grado di soddisfare le esigenze di una creatività torrentizia, confrontandosi agevolmente tanto con il ricamo, il nodo, il cucito, i ferri e tutte le altre tecniche off loom impiegate nella lavorazione artigianale dei filati e dei tessuti, quanto con le tecniche proprie dell'arte contemporanea: collage, stampa, ready made e persino il video e il digitale.

L'esordio dell'arte tessile come movimento artistico si colloca all'inizio degli anni Sessanta del '900, il periodo delle prime importanti rassegne espositive, eventi che vanno intesi come atti finali e suggelli di un lungo processo di emancipazione dall'artigianalità. Un processo iniziato, nel segno di un generale sforzo di riqualificazione delle cosiddette arti applicate, già nella seconda metà dell'800 con il movimento inglese Arts and Crafts, proseguito con l'Art Noveau e, soprattutto, con le avanguardie del '900, Futurismo e Bauhaus in primis.

Momento cruciale della genesi del movimento fiber è però la Biennale Internationale de la Tapisserie Ancienne et Moderne di Losanna, un progetto del poliedrico artista-arazziere Jean Lurçat. Le prime tre edizioni della Biennale sono un compendio del processo di fondazione della Fiber Art. Si parte dall'edizione inaugurale del 1963, che espone solo arazzi progettati da artisti contemporanei ma eseguiti da tessitori, e si arriva all'edizione del 1967 con un regolamento che ammette solo opere ideate e realizzate dalla stessa persona e istituisce una sezione di ricerca aperta ad ogni tipo di sperimentazione.

Dal momento in cui ammette l'utilizzo di tecniche alternative al telaio, il nascente movimento fiber intraprende una vertiginosa parabola di ricerca esaltata dall'accoglienza riservata ai risultati delle ricerche promosse dall'industria tessile. Il progresso della Fiber Art appare legato a doppio filo a quello dell'industria tessile, un comparto delle moderne economie industriali che ha attribuito assoluta centralità all'innovazione tecnologica. Non casualmente la Fiber Art conosce il suo massimo radicamento e sviluppo nelle zone industriali. Nel nostro paese, ad esempio, è un fenomeno tendenzialmente legato alle regioni del nord produttivo.

In Italia la Fiber Art è stata sdoganata come forma d'arte solo alla fine degli anni Ottanta. Eppure, come ben evidenzia il percorso espositivo della mostra del MAT, i nostri fiber artisti hanno da subito ben meritato i riconoscimenti che, a livello internazionale, gli sono spesso stati tributati. A remare contro la loro affermazione in patria sono sicuramente state le condizioni socioculturali dell'Italia del dopoguerra: un paese contadino con tanta fretta di industrializzazione che viveva con imbarazzo la sua tradizione artigianale. Ora il clima è cambiato e le curatrici di Off Loom giurano che i tempi sono maturi per scommettere su un nuovo progetto, la Biennale Internazionale di Fiber Art di Roma. Qualcosa di più di una dichiarazione di intenti: una promessa.

Artisti in mostra: Enrico Accatino, Riccardo Ajossa, Giuliana Balbi, Marisa Bandiera Cerantola, Luciana Costa Gianello, Eva Basile, Paola Besana, Renata Bonfanti, Linda Caorlin, Vito Capone, Wanda Casaril, Ettore Consolazione, Elisabetta Diamanti, Laura Guerinoni, Maria Lai, Claudia Losi, Federica Luzzi, Roberto Mannino, Sandra Marconato, Noushin Moghtader, Gina Morandini, Anna Moro Lin, Lucia Pagliuca, Simona Paladino, Raffaele Penna, Lydia Predominato, Maria Savoldi, Marilena Scavizzi, Sarah Seidmann, Franca Sonnino, Maria Luisa Sponga, Mimmo Totaro, Mario Tudor, Roberto Zanello.

Catalogo a cura di Maura Picciau, Edizioni Corraini. Testi in catalogo di Bianca Cimiotta Lami e Lydia Predominato, Mariastella Margozzi, Gina Morandini, Silvana Nota, Maura Picciau, Renata Pompas, Vanna Romualdi, Stefania Severi, Beatrijis Sterk, Mimmo Totaro. (Comunicato Ufficio stampa Scarlett Matassi)




Emanuela Fiorelli - Architexture - tarlatana e filo di cotone su tela serigrafata cm.78,5x153x11,5 2015 Paolo Radi - Eco dentro Mutevole Struttura
Emanuela Fiorelli - Paolo Radi


termina il 14 marzo 2015
Galleria Spazia - Bologna
www.galleriaspazia.com

La mostra propone una importante serie di opere del loro recente percorso artistico, che si "incontra e si scontra" sulla superficie. Radi è quello dell'apparizione, dell'affioramento, Fiorelli quella della struttura e della costruzione. Fiorelli è razionale, Radi sensibilista. In Fiorelli e in Radi il mondo è suddiviso dalla superficie, quasi si fossero divisi l'ambito del visibile in modo da non darsi mai fastidio e da essere felici: è chiaro poi che questa divisione del mondo non è stata una decisione, ma una semplice constatazione, un risultato di fatto, ma non è criticamente indifferente (per tutto ciò che si è detto sulla contestualizzazione delle opere) che una coppia nella vita si trovi a condividere uno stesso mondo linguistico, ma al contempo si limiti - per così dire - a un luogo che non sarà mai - o che per lo meno non è mai stato sinora - il luogo dell'altro, pur essendo il luogo fondamentale per chi affronta il loro tipo di ricerca estetica.




Milena Meller: Vicino/Lontano
termina il 15 marzo 2015
Museo di Roma in Trastevere

Mostra dell'artista austriaca Milena Meller, curata dal Prof Weiermair. Fra pittura e fotografia vi è, fin dall'invenzione di quest'ultima, un dialogo differenziato e intenso, particolarmente nell'era moderna. Nel XIX secolo infatti la fotografia minacciava di rimpiazzare la pittura, grazie alla maggiore precisione nella restituzione della realtà. Gli artisti, ebbene i pittori, impiegavano le fotografie come modelli o passavano loro stessi alla macchina fotografica. All'inizio del XX secolo numerosi sono i talenti doppi che si dedicavano sia alla pittura, che alla fotografia. Milena Meller non è interessata esclusivamente alla rielaborazione delle fotografie, come operata da Arnulf Rainer, bensì a un dialogo fra pittura e fotografia, non ancora intrapreso, raffinato, innovativo, che ne esplori ogni possibile forma ibrida. Vi sono fotografie e dipinti puri, fotografie rielaborate con pittura, come anche dipinti fotografati.

Il suo lavoro si concentra sullo studio dei rispettivi strumenti in considerazione delle esigenze di verità e veridicità. L'osservatore viene stimolato dal diverso mezzo espressivo, in quanto esplora ciò che trova davanti ai propri occhi. Viene però anche coinvolto nel racconto fornito dalle immagini, che si svolge come un diario visivo labirintiforme, con molte immagini formattate in modo diverso. Questo diario comprende fermo immagini dai film western e della propria cultura locale, dettagli della realtà urbana, vedute aeree, come anche l'inserimento di bolle, che, come su un fondale, si trovano in un particolare rapporto di tensione verso lo sfondo fotografato o dipinto. "Vicino/Lontano" ha più significati. Si riferisce all'attitudine dell'artista verso le vedute aeree, significa però anche una confluenza della folta flotta di immagini sia dal suo luogo di origine, il Tirolo, come anche da Roma, la città eterna.

Milena Meller (1964) si concentra sull'interfaccia fra pittura e fotografia fin dagli anni novanta e vive vicino a Innsbruck, in Austria, dove lavora come artista. Laureata in Musicologia, ha pubblicato numerosi testi sulla musica del Novecento, arte e cultura, e occasionalmente si esibisce tutt'ora con interessanti improvvisazioni musicali. Nel suo operato artistico, che ha presentato in diverse esposizioni in Austria, spesso esamina la relazione di pittura e fotografia come medium, in opere che rispecchiano un determinato luogo, così come immagini cinematografiche o cartografiche. (Comunicato stampa Forum Austriaco di Cultura)




"Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento"
termina lo 02 giugno 2015
Basilica Palladiana - Vicenza

Una mostra, a cura di Marco Goldin, su una una vicenda antica, quella degli Egizi, ma soprattutto poi una seconda storia, dal Quattrocento al Novecento in pittura, lungo il suo versante struggentemente serale e notturno. Quella in cui alcuni artisti raffigurano una manciata di stelle o un chiaro di luna, come profonde corrispondenze dell'anima. Ma anche la notte come luogo nel quale si raccolgono alcuni grandi passaggi della storia dell'arte. Perché la notte in questa mostra non è solo fascino del naturalismo ottocentesco, da Turner e Friedrich fino agli impressionisti e poi Mondrian e Klee all'inizio del nuovo secolo. Non è solo il luogo in cui meravigliose storie sacre si raccontano, da Giorgione a Tiziano, da Caravaggio a El Greco. Ma è anche una notte fortemente spirituale, interiore, che giustifica così la presenza di straordinari pittori astratti da Rothko a De Staël, da Noland a Morris Louis.

Ben centotredici opere, spesso rare, divise in sei sezioni e provenienti da trenta musei e collezioni di tutto il mondo, musicano questo affascinante racconto sinfonico. Un poema che inizia lungo il Nilo, dove si sedimenta l'idea della notte del mondo oltre il mondo. E' la notte abitata nel ventre delle Piramidi. Raccontata in mostra da reperti che, da soli, valgono il viaggio a Vicenza. Dal Museum of Fine Arts di Boston giunge per la prima volta in Italia un nucleo di tesori egizi: dal volto del re Menkaura a quello, celeberrimo, di Tutankhamon re bambino sino ai ritratti del Fayum, quando Egitto e Roma si avvicinano, a partire dal I secolo d. C. Questo il grande prologo.

La seconda sezione, con molti capolavori da Giorgione a Caravaggio, da Tiziano a El Greco, da Tintoretto a Poussin, indugia sulla suggestiva atmosfera delle figure collocate in ambienti notturni, soprattutto seguendo la vita di Cristo dal momento della nascita fino alla crocifissione e alla deposizione nel sepolcro. Opere straordinarie soprattutto del Cinquecento e del Seicento sono al centro di questa parte. La terza sezione tocca alcuni dei vertici dell'incisione di tutti i tempi, in una sala nella quale, con sedici fogli in totale, si confrontano Rembrandt e Piranesi.

La quarta sezione si sofferma invece sul paesaggio, dal momento del tramonto fino a quello in cui nel cielo si levano la luna e le stelle. Ovviamente il secolo raccontato è il XIX, poiché, dal periodo romantico fino all'impressionismo, questo è stato il tempo della natura serale e notturna. Sfilano alcuni dipinti indimenticabili di Turner e Friedrich, di Corot e Millet, dei grandi americani da Church a Homer, fino a Whistler, Monet, Pissarro, Van Gogh e poi Mondrian, Klee e Hopper nella prima parte del Novecento, fino a Kiefer nella seconda.

La penultima sezione entra nel pieno Novecento, dove in due sale vengono disposti alcuni dei grandi della seconda parte del secolo, specialmente per quanto riguarda il versante astratto americano, da Morris Louis a Noland a Rothko. Ma anche pittori che si sono tenuti a cavallo tra figurazione e astrazione, come De Staël, fino a un altro grande americano come Andrew Wyeth, e poi López García e Guccione, per entrare nelle profondità della sera e della notte intesa come fatto soprattutto psicologico. Infine, la sesta e ultima sezione è un riassunto di tutti i temi affrontati e le opere indimenticabili si succedono, da Gauguin a Cézanne, da Caravaggio a Luca Giordano, da Van Gogh a Rothko ancora. Per una chiusura che lascia con il fiato sospeso, tra notti dello spirito, notti della vita e notti della natura. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Croce gemmata Museo San Fedele: Itinerari di arte e fede
Parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Presso alcuni spazi adiacenti alla chiesa di San Fedele, un piccolo «museo» che integra, in una continua dialettica tra antico e contemporaneo, il percorso tra arte e fede realizzato negli ultimi anni dai gesuiti dell'omonima Fondazione milanese. In alcuni spazi recentemente restaurati si sviluppa un itinerario artistico e religioso unico nel suo genere. L'arte cosiddetta «sacra» non è morta, come spesso si è detto nel Novecento, ma necessita di una «conversione» del linguaggio e un'attualizzazione del suo messaggio. Per questo motivo, nella chiesa di San Fedele progettata nel Cinquecento da Pellegrino Tibaldi, dopo che Lucio Fontana nel 1957 realizzò la pala del Sacro Cuore, artisti contemporanei del calibro di David Simpson, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sean Shanahan e Claudio Parmiggiani sono stati interpellati per riflettere su alcuni temi della fede.

Il nuovo percorso, oltre a comprendere la chiesa, si snoda tra alcuni ambienti già restaurati: la cripta secentesca, il sacello, la cappella delle Ballerine; e poi l'imponente sacrestia lignea del Seicento e l'antisacrestia con quadri di Ambrogio Figino e Bernardino Campi. A questi, si aggiungono da oggi tre nuovi spazi, dedicati ad antichi reliquiari, oggetti liturgici (secc. XVI-XIX) e dipinti: opere di Girolamo Romanino, Francesco Cairo, fratelli Procaccini, Giacomo Favretto sono esposte accanto a quelle di Mario Sironi, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Umberto Milani, Lawrence Carroll e altri, in un confronto tra antico e contemporaneo, in un dialogo tra le diverse arti, compresa la fotografia (Joel Meyerowitz).

L'inaugurazione dei nuovi locali espositivi, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, direttore della Galleria San Fedele, con l'allestimento dell'arch. Mario Broggi, segna una nuova tappa nel cammino compiuto dal San Fedele in più di mezzo secolo. Il nuovo itinerario tra arte e fede si caratterizza sia come luogo della memoria, sia come stimolo di riflessione per aprire un dialogo fecondo con la cultura e la spiritualità odierne. Per comprendere la fede tramandata dai nostri padri e consegnarla alle generazioni future. (Comunicato stampa)




Bramante a Milano
Le arti in Lombardia 1477-1499


termina il 22 marzo 2015
Pinacoteca di Brera - Milano

A cinquecento anni dalla morte di Donato Bramante (1443/44-1514), la Pinacoteca di Brera celebra l'artista con una mostra, curata da Sandrina Bandera, Matteo Ceriana, Emanuela Daffra, Mauro Natale e Cristina Quattrini, con Maria Cristina Passoni e Francesca Rossi, che nel tratteggiarne la poliedrica personalità ricostruisce il suo lungo soggiorno in Lombardia e a Milano (almeno dal 1477 fino al 1499), e l'impatto che la sua opera ha avuto sugli artisti lombardi.

Spirito inquieto e ingegnoso, Donato Bramante si è sicuramente educato alla corte dei Montefeltro a Urbino, dove è stato in contatto con gli architetti, gli scultori e i pittori attivi per il duca Federico. Piero della Francesca deve avere giocato un ruolo fondamentale nella sua formazione ma, rispetto all'impegno speculativo del pittore di San Sepolcro, in Donato ha prevalso un'attitudine pragmatica, una predisposizione ad essere "risoluto, presto e bonissimo inventore" (Vasari), da cui sono scaturite realizzazioni celeberrime, che hanno profondamente rinnovato il linguaggio architettonico in Italia tra Quattro e Cinquecento.

Malgrado la fama, i suoi primi anni di attività sono ancora avvolti nel mistero. Anche la prima testimonianza attendibile della sua presenza come pittore nella decorazione affrescata del Palazzo del Podestà a Bergamo (1477) non aiuta a ricostruirne la cultura, per la qualità disomogenea e la natura irrimediabilmente frammentaria degli elementi superstiti, e quando nel 1481 è attestato per la prima volta a Milano, Bramante è già un artista compiuto, capace di scardinare i parametri figurativi della tradizione locale.

Con straordinaria forza inventiva piega le regole della prospettiva e gli ordini dell'architettura classica in un linguaggio rigoroso, eloquente e coinvolgente, profondamente diverso dal classicismo erudito espresso da Andrea Mantegna nella vicina città di Mantova. Il rinnovamento di Bramante nel territorio lombardo, in un momento di straordinaria vitalità culturale della corte sforzesca (con la presenza tra gli altri di Leonardo da Vinci e del poeta fiorentino Bernardo Bellincioni) tocca non solo l'architettura, ma anche (e forse in modo più esteso) l'insieme delle arti figurative, ed è su queste che si incentra il percorso dell'esposizione.

Non si sottrarranno al suo fascino i protagonisti indiscussi della pittura rinascimentale in Lombardia: Vincenzo Foppa, Ambrogio Bergognone, Bartolomeo Suardi (che dal 1489 è noto con il soprannome di Bramantino) e poi Bernardo Zenale reagiscono, ognuno secondo il proprio registro espressivo, al modo "eroico" di occupare e di rappresentare lo spazio, in cui il riferimento all'antico è la chiave essenziale per rendere attuale la rappresentazione della realtà. Ma anche scultori, plasticatori, orafi e miniatori coglieranno tematiche, motivi, e suggestioni.

A sua volta Bramante è segnato dai materiali, dalle tecniche, dalle esigenze di prestigio di una corte per molti aspetti ancora legata al mondo tardogotico; saprà praticare un'architettura di mattoni e di materiali umili, destinata a occupare spazi ristretti e a soddisfare nello stesso tempo le ambizioni dei committenti. La tribuna di Santa Maria delle Grazie, innestata su di una struttura preesistente, è l'esempio migliore della stupefacente capacità dell'artista di conciliare il linguaggio "moderno" (e perciò all'antica) con quello delle epoche precedenti: una crescita espressiva che probabilmente poteva maturare solo in Lombardia, dove i modelli "classici" che Bramante ha guardato appartengono soprattutto ai secoli alti del medioevo. (Comunicato stampa Chiara Cereda)

---

Cesare Borgia. Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli




Steve Kaufman - James Dean cm.20x20 Ltd ed Steve Kaufman: Pop States of America
termina il 15 marzo 2015
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
www.barbarafrigeriogallery.it

Mostra dedicata a Steve Kaufman, uno dei maggiori esponenti della Pop Art. Allievo e assistente di Andy Warhol, Kaufman proseguì la linea del maestro nel raccontare il mondo contemporaneo attraverso le sue icone. Abbandonato però il lato critico e distaccato nei confronti della società, insito nel lavoro di Warhol, Kaufman si immerge nella vita, dipinta e vissuta, con entusiasmo e "joie de vivre". Il motto è "creare", in questo consiste la vera libertà, al di là di schemi o manifesti.

Utilizza stili e mezzi diversi: disegna, dipinge e crea serigrafie poi ritoccate a mano, per conferire un'unicità anche ad immagini ripetute. I soggetti presentati in questa mostra raccontano il suo paese natale, gli Stati Uniti, attraverso simboli e personaggi (da Marylin a Elvis), descritti con lo sguardo di chi ha sempre guardato il mondo esterno con passione e curiosità, alla stregua di un "giornalista artistico", come lui stesso amava definirsi. "Una simile vocazione alla felicità in un'epoca in cui tutto porta all'angoscia, è un esempio eroico di coraggio e di fede" Questa frase scritta da Laymarie, sull'arte di Henri Matisse, credo si adatti perfettamente all'opera di Steve Kaufman. (Comunicato stampa)




Opera di Vincenzo Parea dalla mostra Fenomenologia del colore Vincenzo Parea: Fenomenologia del colore
termina il 19 marzo 2015
Plus Florence - 50136 Firenze

"Quella di Vincenzo Parea è un'astrazione rigorosa, assoluta, unica, capace di trasmettere un ordine generale universale e armonico. Ciò che cerca non è il caos ma il suo contrario, un ordine in cui trovi spazio la mente umana. Astrae forme e composizioni, liquefacendo tutta la materia nel colore. Un colore monocromo che pulsa per le varianti minimali che accendono la struttura interna geometrica. Le opere svelano un tessuto, un'epidermide stesa e raggelata, resa astratta e solida, per cui la memoria della realtà è distillata in pura forma. Cromie vibranti, intersecanti, i cui valori sono leggeri ed esatti, dove tempo e movimento, variabilità e instabilità percettiva sono attivati dalla luce, tanto che gli spazi del campo visivo sono originati dalle proiezioni sui piani, lasciando leggere una geometria dello scarto,messa in relazione al luogo del suo possibile accadere nella percezione umana.

La sua è quindi sempre stata una forma di progettualità che ha continuamente assunto una forma elementare, geometrica, aperta, anomala, offerta ai possibili imprevisti della luce che radente batte sul colore, e questo scarto della casualità è componente intrinseca e non accidentale connaturata al farsi opera dell'idea generata dalla sensibilità. L'intervento spaziale del colore lungo i perimetri della geometria assume una dimensione ascensionale fatta di polarità bicrome vibranti. Leggerezza, esattezza, sovrapposizione, variabilità delle forme, addensamento, compressione, costruzione, articolazione, superfici generanti, e molto altro, spiegano l'attualità della sua opera cromo-spaziale, e ne fanno quel gran gioco di una geometria senza limiti,ormai divenuta immagine della luce". (Carlo Franza)

Vincenzo Parea (Vigevano, 1940), compiuti i primi studi artistici presso la Scuola per Pittori e Decoratori del Civico Istituto Roncalli di Vigevano, ha approfondito la sua formazione artistico-culturale in un costante rapporto dialettico e di studio con i maggiori artisti operanti nell'epoca contemporanea. Infatti l'interesse dell'artista, rivolto in un primo momento al valore emozionalmente puro del colore, viene ad approdare, in seguito all'arricchimento dell'indagine estetica, alle ricerche riguardanti i valori analitici del colore stesso. La sua prima opera inoggettiva è datata 1969. Ha tenuto prestigiose mostre personali in Italia e all'estero.




Andrea Branzi: Heretical Design
termina il 29 marzo 2015
MARCA - Catanzaro
www.museomarca.info

Dopo l'antologica dedicata a Agostino Bonalumi, viene proposto il percorso di un altro grande protagonista dell'arte italiana, il designer e architetto Andrea Branzi che proprio in questi giorni viene celebrato in Francia e nel 2015 approderà negli Stati Uniti all'Università di Harvard. A curare la rassegna è Alberto Fiz che, insieme allo Studio Branzi, ha selezionato 70 opere tra dipinti, disegni, installazioni, mobili, lampade, vasi e oggetti d'arredo datate tra il 1967 e il 2014.

"Quello proposto al MARCA è un percorso relazionale fortemente coinvolgente", afferma Alberto Fiz, "dove l'oggetto, senza mai perdere la propria funzione, diventa metafora del mondo, interprete di una società in profonda trasformazione." In quest'occasione viene presentato il prototipo inedito di una serie di sedute create da Branzi per il Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro che, per la prima volta, coinvolge un designer. Il progetto installativo, di carattere modulare, è concepito come luogo di incontro in stretta relazione sia con la scultura sia con l'architettura. Sono spazi attivi di forte evocazione ed espliciti rimandi all'oriente che interagiscono con l'ambiente assorbendolo e trasformandolo.

"Con il termine Heretical Design si desidera indicare una nuova e particolare categoria della cultura del progetto; una categoria che non fa riferimento né a una commitenza né a una specifica tecnologia. Essa risponde piuttosto all'urgenza di operare al di fuori delle normali pratiche professionali, vivendo direttamente una rifondazione radicale dei contenuti e delle ragioni del mio lavoro", afferma Branzi ribadendo i contenuti della mostra. In questo caso l'opera viene chiamata a confrontarsi con la cultura antropologica ponendosi in stretta relazione con i temi della vita, della psiche, del sacro, dell'eros, della morte e della poesia.

Il percorso si snoda attraverso le fasi cruciali di un'esperienza che si sviluppa a partire dagli anni Sessanta, come dimostrano due opere emblematiche del periodo di "Archizoom" come la "Lampada Sanremo" del 1968 e il divano "Superonda" dell'anno precedente. Proprio quest'ultimo, per la sua composizione variabile sovverte le norme standard dell'abitare borghese introducendo una forma che esprime il movimento, l'instabilità e la libertà del fruitore. La radicalità di oggetti che hanno contraddistinto un'epoca rimane, sia pure in maniera differente, una costante per Branzi anche negli anni successivi.

Se già nel 1985 con la serie degli "Animali Domestici" i tronchi d'albero e i rami nel loro aspetto naturale si innestavano sulle sedute producendo un linguaggio inedito fatto di ibridazioni, con i "Grandi Legni" del 2009 Branzi crea una dimensione archetipale ed enigmatica assemblando le antiche travi provenienti dalla Val Badia. Ne emergono strutture aperte che non rientrano in nessuna categoria prestabilita dove gli oggetti appartenenti a categorie e a epoche differenti trovano una loro collocazione. Come ci ricorda Branzi "è lo spessore oscuro del mondo materiale la cosa che m'interessa di più." Un'arte circolare, insomma, che assorbe il tempo, l'oblio e le continue amnesie dell'essere dove gli oggetti sono transfert, interlocutori dell'anima.

In questa direzione si colloca anche la recente serie dei Solid Dreams, luoghi onirici di contaminazione dove Rosso Fiorentino e Buddha vanno a braccetto, così come Picasso e Giotto. "I sogni solidi", scrive Branzi, "sono visioni di un presente continuo, profondo, inesplorato, ma più credibile delle illusioni della sola realtà materiale." Un design, il suo che lavora sul concetto d'infinito superando ogni vincolo di carattere stilistico o tematico. Non a caso la mostra è inframezzata dagli "Oggetti dell'Ospitalità" che appartengono alle forme architettoniche a scala domestica che vanno a qualificare l'architettura interiore, cristallizzando spazi immaginari.

Basti pensare agli Enzimi, vasi in plexiglass dove i luoghi interni sono diversi e autonomi dai luoghi esterni sviluppando un'energia silenziosa di trasformazione e di sviluppo. In contemporanea con la mostra del MARCA, il Museo di Arti Decorative e del Design di Bordeaux presenta, sino al 25 gennaio prossimo, un omaggio a Branzi attraverso cinquant'anni di creazione raccontando la sua esperienza di designer, architetto e teorico. In marzo, poi, partirà dall'Università di Harvard un'ampia ricognizione del suo lavoro da parte degli Stati Uniti, tanto che è previsto un tour in altre prestigiose sedi universitarie americane.

Andrea Branzi (Firenze, 1938), architetto e designer, dal 1964 al 1974 ha fatto parte del gruppo Archizoom Associati, primo gruppo di avanguardia noto in campo Internazionale. Si occupa di design industriale e sperimentale, architettura, progettazione urbana, didattica e promozione culturale. E' autore di molti libri sulla storia e la teoria della progettazione, pubblicati in molti paesi; negli ultimi anni importanti monografie sono state pubblicate sul suo lavoro. E' stato consulente responsabile del primo Centro Design e Servizi per un'industria di materie prime (Montefibre) dal 1974 al 1979. Nel 1982 ha co-fondato e diretto Domus Academy, prima scuola post-universitaria di design. E' stato direttore della rivista MODO dal 1982 al 1984. Come Professore Ordinario è stato Presidente del Corso di Studi in Design degli Interni alla Facoltà di Design del Politecnico di Milano, dove attualmente continua ad insegnare. Tra gli stati in cui ha tenuto conferenze: Francia, Belgio, Olanda, Germania, Inghilterra, Svizzera, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Giappone. I suoi progetti sono oggi conservati presso molti musei. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Dadamaino e Maria Papa
Pureté de la ligne - La purezza del segno


termina il 15 marzo 2015
Galerie Orenda Art - Parigi
www.orenda-art.com

La Galerie Orenda di Parigi e la Cortina Arte di Milano presentano questa particolare mostra - a cura di Nicolas Rostkowski e Stefano Cortina - dedicata a due artiste apparentemente lontane l'una dall'altra per il senso della propria ricerca artistica ma che presentano parecchi punti in comune. Innanzitutto un'amicizia, un sodalizio artistico al femminile nato alla fine degli anni '50 quando si conobbero alla mostra "La donna nell'arte contemporanea" alla Galleria Brera di Milano e suggellato nei primi anni '60 durante le vivaci estati passate ad Albisola, autentica capitale culturale "estiva" dell'Europa e fecondo centro di aggregazione culturale tra i massimi esponenti delle arti visive europee e non solo dell'epoca.

Il principale punto d'incontro tra Dadamaino e Maria Papa sta nel titolo della mostra, quella purezza del segno e della forma che ha caratterizzato la loro ricerca individuale. Dadamaino artista visiva, nata con Azimuth negli anni '50 e poi il gruppo Zero, anni '60, fino a Nouvelle Tendence, sperimentatrice di materiali e linguaggi, Maria Papa (Maria Barnowska Rostkowska) nata in Polonia che lascia la madre patria da artista affermata per approdare a Parigi, indiscussa capitale artistica mondiale, nel 1957 dove conosce e sposa Gualtieri di San Lazzaro, il cui vero nome è Giuseppe Papa.

Scultrice raffinata e potente, dalla terracotta e soprattutto la pietra e il marmo che esaltano la sua concezione plastica. Gualtieri di San Lazzaro fonda a Parigi la rivista XXeme Siecle e soprattutto l'omonima galleria dove Dadamaino espone, invitata da Maria Papa, nella mostra "Le relief" nel 1962. Le due artiste vengono riproposte insieme in questa mostra corredata da un catalogo ricco di immagini inedite, da un testo critico di Flaminio Gualdoni e da una memoria di Nicolas Rostkowski, figlio di Maria Papa. (Comunicato stampa Associazione Culturale Renzo Cortina)




Norma Picciotto- I due Soli Norma Picciotto riceve il 1° Premio "Fiorino d'oro" con l'opera "I due Soli"
Per la sezione Fotografia e Video del XXXII ed. "Premio Firenze" 2014
www.normapicciotto.it

La cerimonia di premiazione (06 dicembre 2014) si è svolta nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, dove sarà esposta l'opera. Norma Picciotto (Milano) nel 1973 diventa giornalista pubblicista e fonda insieme a Giancarlo De Bellis, l'agenzia De Bellis: una tra le più note agenzie fotogiornalistiche di Milano che realizzava foto di cronaca per i principali quotidiani e periodici italiani. Oltre al lavoro di fotogiornalista s'impegna a dare un'impronta internazionale all'Agenzia De Bellis e ottiene la rappresentanza in Italia di alcune tra le più importanti agenzie europee e americane, tra cui l'Agence France Press Photo, la più avanzata in campo tecnologico, con la quale importa dai primi anni '90 le fotografie d'attualità da tutto il mondo in formato digitale.

Dal 2000 decide di dedicarsi alla fotografia artistica e crea opere in digitale che rappresentano il suo mondo interiore e i legami con le sue radici. Si appassiona all'elaborazione digitale delle immagini di cui sperimenta e approfondisce le potenzialità espressive e nelle sue opere fonde in un'unica immagine vari scatti ripresi in luoghi e in tempi diversi, che plasmano un nuovo mondo visivo, spirituale e di sogno. Dal 2011 Norma Picciotto ha esposto in importanti gallerie e istituzioni pubbliche in Italia e all'estero. Oltre a questo, ha ricevuto 3 premi: finalista al Premio Firenze 2012 - Centro Culturale Europa Mario Conti; 2012 Premio Arts, Sciences, Lettres della Sociète Academique de Paris; 2013 Premio Genova Arte - V Biennale D'Arte Contemporanea - 2013. Dal 2013 è nella European Academy of Sciences, Arts and Literature per meriti artistici nel campo della fotografia. (Comunicato stampa)




Immagine dalla mostra Australian Colors Mostra Australian Colors - immagine Australian Colors - immagina dalla mostra a cura di Giovanna Repossi Australian Colors
termina il 27 aprile 2015 (previo appuntamento)
Studio F&C Associati - Milano
www.fc.it

Selezione di opere dell'arte aborigena contemporanea, a cura di Giovanna Repossi. Le opere provengono dalle varie comunità aborigene distribuite in tutta l'Australia in rappresentanza dell'immensa ricchezza delle diversità culturali di questa terra. Nell'antichità gli aborigeni decoravano i loro corpi, le cortecce dell'eucalipto o disegnavano sulla terra per narrare racconti o quale gesto per celebrare un rito cerimonioso, l'altra era un atto personale, rilegato nell'ambito della tribù e delle sue conoscenze.

Nel 1971 un insegnante di nome Geoffrey Bardon, coinvolse gli alunni e egli anziani di Papunya per dipingere i muri della scuola, riscosse un grande successo e consenso da parte degli abitanti, acquisirono così una nuova visione del "modo" di fare pittura, dalle pareti alla tela il passo fu breve, ebbe inizio così l'arte aborigena contemporanea. Nel 1980 gli artisti si appropriarono di uno stile singolare e individuale, mantenendosi sempre legati ai principi tradizionali e spirituali che sono fondamenta del loro operare, ma soprattutto della loro visione onirica. Le opere sono esplosioni di colori e di forme per diventare un tutt'uno in armonia con lo spazio, cromatismi accesi e caldi, espressione della terra, dei sogni, di credenze e nuove realtà. (Comunicato stampa Susanne Capolongo)




Due manifesti originali con immagini e testi sulle vicende dell'ufficio postale di Trieste 3 Ufficio postale di Trieste 3
La storia del capoluogo regionale attraverso le vicende di uno dei suoi uffici più antichi


Sono oltre 13.000 gli uffici postali che offrono i servizi di Poste Italiane in tutte le regioni del bel Paese. Alcuni di questi sono davvero interessanti da un punto di vista storico: per le loro ambientazioni, per l'architettura e gli arredi, per il ruolo svolto per lo sviluppo di ben determinate aree metropolitane, provinciali e regionali. L'ufficio postale di Trieste 3 di piazza Verdi è uno dei più antichi della regione, situato nel cuore del centro storico, voluto attorno alla fine del XIX secolo dall'allora amministrazione Austro Ungarica, conscia della necessità di potenziare i servizi postali cittadini a sostegno delle contigue istituzioni bancarie, della Camera di Commercio, della Luogotenenza e del Governo Centrale Marittimo. Fondato nel 1872, l'ufficio denominato "Trieste/Tergesteo" si pone immediatamente al servizio di enti e amministrazioni. Alla fine dell'Ottocento, secondo la nuova classificazione degli uffici voluta dal governo imperiale, l'ufficio cambia l'originale denominazione in quella di "Trieste 3", nome conservato a tutt'oggi da uno dei negozi postali più frequentati e apprezzati dai triestini. Attraverso documenti originali e immagini esclusive è possibile intendere come le vicende lavorative di Trieste 3 intersechino quelle cittadine.

Per consentire alla clientela, e non solo, di conoscere le tappe principali di una storia postale particolare che viaggia accanto alla "grande" storia del capoluogo, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, inserito nell'Ufficio Comunicazione Nord Est di Poste Italiane, ha predisposto due manifesti originali che ripercorrono con immagini e testi sintetici le vicende dell'ufficio tergestino. I due manifesti fanno parte del materiale informativo esposto in Trieste 3, a disposizione della clientela (ma anche di scuole e appassionati della Storia) durante gli orari di apertura dell'ufficio postale. L'iniziativa nasce dal progetto "L'ufficio postale di ieri, oggi e domani" ideato dall'Uff. Comunicazione Nord Est di Poste Italiane. Una iniziativa che potrà essere replicata in tutti quei negozi postali protagonisti di vicende e servizi utili alle rispettive comunità locali con le medesime modalità osservate per narrare la storia dell'ufficio tergestino. (Estratto da comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste, 29 luglio 2014)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




Conferenza di Salvatore Settis Cattedra Borromini 2014/15
Conferenza di Salvatore Settis

Confini difficili: patrimonio culturale, paesaggio, città

05 marzo 2015, ore 19.30
Aula magna Accademia di architettura USI (Palazzo Canavee) - Mendrisio (Svizzera)
www.arc.usi.ch

Con l'istituzione della Cattedra Borromini (un insegnamento annuale di alto livello nel campo degli studi umanistici assegnata per il secondo anno), l'Università della Svizzera italiana, l'Accademia di architettura e il suo Istituto di storia e teoria dell'arte e dell'architettura, intendono sottolineare il proprio impegno a favore delle scienze umane, intese in senso ampio, e a sostegno del ruolo integrante che esse hanno svolto e continuano a svolgere nella creazione artistica e architettonica. La Cattedra Borromini, intitolata all'architetto e intellettuale ticinese Francesco Borromini nato a Bissone, prevede in genere due seminari e una serie di conferenze pubbliche su un tema specifico.

Salvatore Settis ha diretto a Los Angeles il Getty Research Institute (1994-99) e a Pisa la Scuola Normale Superiore (1999-2010). E' stato presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali (2007-2009) e tra i founding members di European Research Council (2005-2011). Visiting Professor in varie università europee ed americane. I suoi interessi di ricerca includono temi di storia dell'arte antica e post-antica, nonché di orientamento e politica culturale. Il suo ultimo libro è Azione popolare. Cittadini per il bene comune, Torino 2012. Ha curato alcune opere collettive, fra cui Memoria dell'Antico nell'arte italiana, voll. 1-3, Torino 1984-86, I Greci. Storia, arte, cultura, società, voll. 1-6, Torino 1995-2002. Per l'editore Panini dirige la collana Mirabilia Italiae.E' nell'Accademia dei Lincei, dell'Accademia delle Scienze di Torino, dell'Istituto Veneto, dell'American Philosophical Society di Philadelphia, dell'American Academy of Arts and Sciences e delle Accademie di Francia, di Berlino, di Baviera e del Belgio.




Le maschere del potere tra teatro, cinema e politica
04 marzo 2015
Cinema Trevi - Roma
www.fondazionecsc.it

La presentazione del film di Flavio De Bernardinis, Maschere crude, offre l'occasione per riflettere sui rapporti tra teatro e cinema e tra teatro e politica. Come il cinema si è avvicinato al suo "fratello maggiore"? Le possibili risposte risiedono in due esempi curiosi e interessanti: Di padre in figlio (1982), ovvero quando il palcoscenico diventa il pretesto ideale per un confronto tra due generazioni (quella di Vittorio Gassman e quella di suo figlio Alessandro) in un braccio di ferro tra immagini non solo cinematografiche; Il principe di Homburg (1984), rappresentato con successo sulle scene teatrali da Gabriele Lavia, diventa l'occasione per esordio cinematografico del celebre regista e attore teatrale, ponendo notevole risalto espressivo da una parte alla cornice del dramma (ambienti, divise, accessori d'epoca...) e dall'altra a un'inedita dimensione onirica e fantasiosa. Il rapporto tra teatro e politica lo si può già ravvisare nel mondo antico: i Greci, infatti, consideravano il teatro non come una semplice occasione di divertimento e di evasione dalla quotidianità, ma come un luogo dove la polis si riuniva per celebrare le antiche storie del mito, patrimonio comune della cittadinanza.

.. ore 17.00, Di padre in figlio, di Alessandro e Vittorio Gassman (1982, 96')

La commedia della vita nel rapporto tra padri e figli. Dal 1974 Gassman filma suo figlio per realizzare in futuro una specie di riflessione sul complesso di Edipo. A questo intercala citazioni di vecchi successi (Kean, Il sorpasso, Brancaleone) e scene dalla propria messa in scena di Affabulazione, di Pasolini. Film di famiglia dove il teatro prevale sul cinema. Vi partecipano tutti i Gassman: accanto a Vittorio e Alessandro ci sono Diletta, Paola, Vittoria e Jacopo.

.. ore 19.00, Il principe di Homburg, di Gabriele Lavia (1984, 97')

Contravvenendo agli ordini stabiliti, un audace principe-generale (Lavia) ottiene la vittoria contro gli svedesi, ma viene condannato a morte per la sua disobbedienza dal Grande Elettore, che lo grazia in extremis. «Spettacolo adatto d'altronde anche al generoso attore che Lavia è: nella monumentale cornice colta tra Bracciano, Caprarola e Caserta dallo scenografo Giovanni Agostinelli e dal direttore della fotografia Tonino Nardi, il suo Homburg si muove con vibrante umanità dalle sue appassionate premesse amorose ed eroiche giù di colpo alla sconvolgente contemplazione della morte imminente e poi gradualmente di nuovo su verso l'estremo affinamento del senso del dovere e dello spirito di sacrificio. Ma non da meno, intorno al protagonista, sono Monica Guerritore, che dà alla principessa da lui amata un toccante equilibrio di dolcezza e forza d'animo, e Massimo Foschi, un Principe Elettore di prestanza e nobiltà assai notevoli» (Biraghi).

.. ore 21.00, incontro con Roberto Cicutto, Flavio De Bernardinis e Giuliano Ferrara

.. a seguire, Maschere crude, di Flavio De Bernardinis (2014, 63')

Un doppio ritratto della realtà italiana dagli anni Trenta agli anni Ottanta. Le maschere del Potere e le maschere di chi al Potere tenta di resistere. Il teatro italiano: i generi, le forme drammaturgiche, i registi, gli attori e le attrici, che mettono in scena il Potere e tutte le sue maschere. «Da Eduardo De Filippo a Vittorio Gassman, da Romolo Valli a Luigi Vannucchi, da Alberto Lionello a Giancarlo Sbragia, da Gianni Santuccio a Renato De Carmine, da Glauco Mauri a Pino Micol, da Lilla Brignone e Giuliana Lojodice, da Valeria Moriconi a Carla Gravina, da Luigi Proietti a Gabriele Lavia, da Carmelo Bene a Mariangela Melato, ai grandi attori italiani si sovrapponevano e intrecciavano gli uomini politici italiani.» (De Bernardinis). (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Iniziative alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste

.. 04 marzo, ore 17.00
Conferenza del prof. Giuseppe O. Longo - Farm Hall: gli scienziati tedeschi dopo l'apocalisse -, a cura del prof. Andrea Sgarro. Manifestazione organizzata dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste.

.. 05 marzo, ore 16.30
Nell'ambito degli incontri culturali organizzati dalla Società di Minerva il prof. Gianni Gori, scrittore e critico musicale, terrà la conversazione Senilità: fortuna, sfortuna, segreti di un film, riproponendo alcuni dei momenti più significativi della pellicola. Inoltre il Presidente Gino Pavan presenterà il programma del mese, proposto con la collaborazione del vicepresidente prof. Elvio Guagnini.




Profumo

Coreografia e Regia: Loredana Parrella
Disegno Luci: Gianni Melis
Organizzazione: Elisa Vago
Interpreti: Yoris Petrillo, Fernando Pasquini, Elisa Melis

05 marzo 2015, ore 21.00
Spazio Tadini - Milano
www.spaziotadini.it

In un'unica data Federicapaola Capecchi presenta la Cie Twain physical dance theatre, compagnia di danza contemporanea e teatro fisico nata dall'incontro tra la coreografa e regista italiana Loredana Parrella e il designer belga Roel Van Berckelaer. La Cie Twain physical dance theatre è in scena con Profumo. Ogni profumo ha una storia da raccontare, la sua presenza inebria e condiziona da sempre il respiro. Aromi intriganti che risvegliano memorie sopite e desideri dove il corpo è sia veicolo che metafora.

Patrick Suskind ne Il Profumo dice: "Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere (...) Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini." Una performance nella quale il corpo, unico protagonista, si rivela attraverso una tensione insolubile, per risalire a quello slancio vitale che oscilla tra l'affermazione dell'essere e il suo smarrimento. (Comunicato stampa)




Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria
3a edizione, 24-27 giugno 2015
Teatro Comunale Ramarini - Monterotondo (Roma)
www.concorsoliricojoledemaria.eu

Concorso dedicato a cantanti lirici di tutti i registri vocali - soprano, mezzosoprano/contralto, controtenore, tenore, baritono, basso - e di tutte le nazionalità. Il Concorso, a cura dell'Associazione Culturale Arcipelago, si articolerà in tre fasi: due giornate di eliminatorie, una semifinale e la finale e metterà a disposizione il pianista per l'accompagnamento dei partecipanti e due professionisti che si occuperanno delle acconciature e del trucco. Per chi attesti di aver vinto il Primo Premio di un Concorso Lirico internazionale, accederà direttamente alla prova semifinale. Termine di partecipazione 18 giugno 2015. (Comunicato stampa Carlo Dutto)




La grande musica per organo: due concerti al Duomo di Monfalcone
15 febbraio e 12 aprile 2015
www.teatromonfalcone.it

Ai quindici concerti della stagione musicale del Teatro Comunale di Monfalcone si affiancano, due appuntamenti dedicati alla musica per organo. Dopo il lungo e accurato lavoro di restauro dell'organo "Zanin", che è stato inaugurato lo scorso dicembre, i concerti offriranno al pubblico la possibilità di ammirare caratteristiche e potenzialità del rinnovato strumento. Il magnifico organo, costruito nel 1935 dalla Ditta Beniamino Zanin e Figli di Camino al Tagliamento, potrà nuovamente far risuonare le oltre 1500 canne di cui è composto.

- Concerto del M° Alessandro Bianchi
15 febbraio 2015, ore 16.00

Musiche di William Spence, Max Reger, Dan Miller, César Franck, Gaston Belier, Lionel Rogg, Gordon Balch Nevin e Max Drischner. Fra i più attivi e affermati organisti italiani, Alessandro Bianchi si è diplomato in Organo e Composizione Organistica al Conservatorio di Piacenza ed è oggi direttore artistico dell'Associazione "Amici dell'Organo di Cantù". Ha tenuto oltre 1800 concerti in 40 paesi diversi, suonando presso i più importanti festival organistici e nelle sale da concerto e cattedrali più prestigiose. Ha al suo attivo numerose incisioni in Europa, Stati Uniti e Brasile ed ha eseguito in prima assoluta diverse opere per organo a lui dedicate da compositori italiani e stranieri.

- Concerto del Coro Multifariam
12 aprile 2015, alle 16.00

Il Coro è diretto da Gianna Visintin, affiancati per l'occasione dal M° Beppino Delle Vedove all'organo e da Beatrice Grassi al flauto. Il Coro Femminile Multifariam (termine che, non a caso, significa "in molti luoghi e dai molteplici aspetti") si è esibito in numerosi concerti in Italia e all'estero e ha all'attivo molte collaborazioni con cori e formazioni strumentali e orchestrali; il Coro ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti anche internazionali (Concorso "Seghizzi" di Gorizia, Concorso "Città di Vittorio Veneto", Concorso di Giessen in Germania, Concorso di Calella-Barcellona in Spagna e altri ancora). Beppino Delle Vedove si è diplomato in Organo e Clavicembalo presso il Conservatorio "Tomadini" di Udine per poi perfezionarsi in Italia, Germania e Svizzera con alcune fra le più grandi personalità del mondo cembalo-organistico.

Già docente presso i Conservatori di Piacenza, Cagliari e Palermo, è titolare della cattedra di Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio di Udine e svolge un'intensa attività concertistica in Italia e all'estero. Beatrice Grassi (Monfalcone, 1973) si è diplomata presso il Conservatorio "Tartini" di Trieste e la sua attività concertistica, dedicata prevalentemente alla musica da camera, prevede anche numerose collaborazioni con cori e organisti. Dal 1992 è titolare della cattedra di Flauto Traverso e Dolce presso le scuole di musica di Latisana e dell'Associazione "Incontro" di Staranzano. Il programma del concerto di domenica 12 aprile prevede pagine di Felix Mendelssohn-Bartholdy, Gabriel Fauré e Jean Alain. (Comunicato stampa)




Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate
8a edizione, 08 marzo 2015
www.ferroviedimenticate.it

Evento dedicato alla valorizzazione delle ferrovie dimenticate ideato e organizzato dalla Confederazione Mobilità Dolce (Co.Mo.Do.), che ingloba le più importanti associazioni ambientaliste e molte altre ancora di mobilità dolce e sostenibile, affinché gli oltre 6400 km sul totale della rete di ferrovie dismesse in Italia vengano salvati. "Intere aree del nostro paese restano sfortunatamente fuori dall'asse ferroviario principale che va da nord a sud. Aree floride di eccellenze e cultura che resistono coraggiosamente allo spopolamento. Molte delle linee ferroviarie dismesse viaggiavano in quei territori e per un periodo più o meno lungo a seconda dei casi, li hanno tolti da quell'isolamento. Oggi, se ripristinate ove sia possibile, avrebbero un ruolo fondamentale per la rinascita di quei territori, esse infatti vanno considerate ciò che sono di natura, linee di comunicazione e in tal modo andrebbero usate.

Posizionate all'interno di un progetto di rigenerazione economica 'avvicinerebbero' le diverse attività che caratterizzano l'area mettendole in relazione sia tra esse che col resto del territorio. Piccole e medie eccellenze artigianali, agricole, culturali, industriali verrebbero finalmente tolte dall'isolamento e rese visibili, conoscibili, comunicate insomma. Co.Mo.Do. si rende disponibile a creare gruppi di lavoro in cui partecipino competenze diverse allo scopo di definire le modalità di intervento". Così Massimo Bottini, Presidente di Co.Mo.Do. Fra le tratte storiche che rivedranno il treno vi sarà la Sulmona-Carpinone e la Avezzano-Roccasecca eventi organizzati dalla Fondazione Fs. Il programma completo è in continuo divenire e lo si può leggere nel sito ufficiale. (Comunicato Ufficio Stampa Co.Mo.Do - OfficineKairos)




Storia della nostra Redenzione
Giustizia e perdono nei racconti evangelici


Primo ciclo, 03 febbraio - 03 marzo 2015, ore 18.30
Galleria San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Il Centro Culturale Protestante e Fondazione Culturale San Fedele promuovono e organizzano per il 2015 la dodicesima serie di "Incontri ecumenici sul Vangelo". Difficilmente riflettiamo sul senso più profondo dell'esistenza. Viviamo con preoccupazione e affanno lo scorrere del tempo, senza riconoscervi un'integrazione, un'unità di senso. La vita ci appare allora frammentata, liquida, presa da un persistente moto centrifugo. Sperimentiamo impotenza e fragilità. Ci sentiamo inermi e inerti di fronte alle difficoltà quotidiane. Ma come dare pienezza di senso a quanto ci appare drammaticamente privo di significato? I racconti evangelici mostrano la possibilità di una vita nuovamente ricca di senso, in un cammino di redenzione. Gesù infatti invita prima di tutto a volgere il nostro sguardo verso il Padre: un Dio che chiama a un'esistenza nuova proprio come risposta all'amore da Lui donato.

Ma Gesù ci aiuta anche a riconoscere, di fronte alle esigenze dell'amore, la nostra povertà e fragilità, in breve il nostro peccato. Non si tratta tuttavia di colpevolizzarci, di abbatterci, riconoscendoci impotenti nel confronto con un'ideale di inarrivabile perfezione. Al contrario, l'annuncio evangelico invita ad accettarci per quel che siamo, accolti da un Dio d'amore e di perdono. Con le nostre ferite, fallimenti, frustrazioni, ma anche con i nostri desideri di vivere la ricchezza di un'umanità che proprio Dio, attraverso la vita di Cristo, ha rivelato. Siamo chiamati insomma a entrare in una nuova libertà, che ci costituisce come figli appassionati, amanti della vita. (Comunicato stampa)

Programma

- 03 febbraio, All'inizio, l'amore di Dio (Giovanni 3, 16-17; Cantico dei Cantici 8, 6-7). Intervengono: Angelo Reginato e Andrea Dall'Asta SJ.
- 10 febbraio, Il peccato "fuori" di me (Luca 22, 1-6; Genesi 3, 1-13). Intervengono: Lidia Maggi e Silvano Petrosino.
- 17 febbraio, Il peccato "dentro" di me (Matteo 4, 1-11; 2 Samuele 11, 1-27). Intervengono: Giampiero Comolli e Gianfranco Fabi
- 03 marzo, Riconoscere il proprio peccato (Luca 19, 1-10; 2 Samuele 12, 1-14). Intervengono: Anne Zell e Giovanni Santambrogio.




Sezione Nazionale Scrittori Incontri Letterari della Sezione Nazionale Scrittori
gennaio-giugno 2015, ore 17.00-20.00
Sezione Nazionale Scrittori SLC - Roma
info@scrittori.slc-cgil.it


15 gennaio - Le filosofe Ipazia e Assiotea, la direttrice d'orchestra Antonia Brico, figure di donne "con il peccato originale della libertà" nei romanzi di Adriano Petta. Ne parlano, insieme all'autore, Tiziana Colusso e Diego Zandel.

22 gennaio - Luigi Peruzzi, Le mie memorie e diario di Berlino 1944-45, Edizioni Metauro. Intervengono Maria Luisa Caldognetto, Claudia Pagan Mauro Ponzi. In collaborazione con l'associazione culturale italo-lussemburghese Convivium e con il Centre de Documentation sur les Migrations Humaines

31 gennaio - "... si fa per dire, per indire e scandire...". Nella notte del passaggio tra il 2014 e il 2015 è venuto a mancare Stefano Docimo, narratore e critico romano, per oltre vent'anni dirigente del Sindacato Nazionale Scrittori (oggi diventato Sezione Nazionale Scrittori SLC-CGIL), nonché redattore della web review Le Reti di Dedalus. Per continuare a ricordare la sua opera sono in progetto alcune iniziative: anzitutto un incontro poetico-affettuoso. Si invitano amici, colleghi ed estimatori a leggere suoi testi o testi a lui dedicati, o a recare testimonianze critiche e personali. In tale occasione si decideranno anche i tempi e i modi per un convegno di studi più strutturato, da realizzare prima dell'estate; si valuterà inoltre la pubblicazione in e-book o volume cartaceo degli scritti di Stefano Docimo inediti o apparsi nella rivista.

12 febbraio - "Uscire nella rete", incontro con Michele Fianco, intervistato da Francesco Muzzioli. Interviene Franco Falasca

19 febbraio - Piero Gaffuri "Korallo", EIR. Intervengono Vittorio Castelnuovo, Ilaria Urbano

26 febbraio - Scrittrici italiane e scrittrici straniere di lingua italiana si confrontano sui temi del lavoro, delle politiche culturali e sociali, dei percorsi di genere, della rappresentanza. A cura di Emanuela Bizi e Tiziana Colusso (SLC) e di Daniela Finocchi (Concorso Letterario Internazionale Lingua Madre). Intervengono: Enisa Bukvic, Maria Ciminelli, Leyla Khalil, Stephanie Kunzemann, Hu Lanbo, Claudileia Lemes Dias, Sara Zuhra Lukanic, Dragana Nikolic, Rahma Nur, Renata Pepicelli, Elena Ribet, Maeve Rodgers.

05 marzo - "Orientamenti: scritture, meditazioni e altre visioni del mondo". Intervengono: Giulia Niccolai, Massimo Mori, Leda Palma, M° Mario Thanavaro, coordina Tiziana Colusso. Sarà esposta durante l'incontro un'opera dell'artista croata Mirjana Sara Sophia.

12 marzo - Presentazione dalla collana e-publishing Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono Marco Palladini, Marco Buzzi Maresca.

19 marzo - Mario Lunetta, Campo di carne. Poesie senza attenuanti, Oèdipus 2014. Ne parla con l'autore Tiziana Colusso. Letture di Giuliana Adezio.

26 marzo - Franca Battista, Seropirico e UpupAmica, Edizioni Tracce. Interviene Marcello Carlino.

16 aprile - "Che cos'è l'alternativa letteraria?" Incontro con Francesco Muzzioli. Intervengono Franco Falasca, Aldo Mastropasqua.

23 aprile - In occasione del trentennale della rivista Lettera Internazionale, si propone un percorso attraverso i contenuti e le battaglie culturali della rivista, e le prospettive per il futuro. Intervengono Biancamaria Bruno (direttrice della rivista), Dario Gentili (filosofo) e Aldo Iori (Accademia Belle Arti Perugia).

30 aprile - "L'avanguardia e i giovani", incontro con Giorgio Biferali. Intervengono Francesco Muzzioli e Franco Falasca.

07 maggio - Elda Torres, Lunario dell'anima e del tempo. Vagabondages, DitePars & Convergenze 2014. Intervengono Tiziana Colusso, Emma Ercoli, Elisabetta de Troja.

14 maggio - Anna Santoliquido racconta i Festival e gli incontri letterari nell'Europa dell'Est e in Oriente, in occasione dell'uscita del suo libro bilingue Casa de piatra / La casa di pietra, Editura Tracus Arte di Bucarest. Intervengono Tiziana Colusso e Franca Amendola.

21 maggio - In collaborazione con la Casa Totiana, TOTalità - Gianni Toti "Tutti i versi", Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono: Marco Palladini, Francesco Muzzioli, Marco Gazzano.

28 maggio - Gaetano Delli Santi, Il tramonto s'inferifoca, AbEditore. Si parlerà anche del volume Filippo Bettini - Roberto Di Marco Terza ondata. Il Nuovo Movimento della Scrittura in Italia, AbEditore, in occasione della ristampa dopo 20 anni. Intervengono: Gaetano Delli Santi, Franco Falasca, Francesco Muzzioli e Marcello Carlino.

11 giugno - "Gli scrittori con la valigia". Giornata seminariale sulle residenze letterarie e teatrali.Tiziana Colusso presenta il suo libro Autori in Tour. Writers Houses, Festival, occasioni e incontri per scrittori curiosi in Europa, Robin Ivana Conte (responsabile Sezione Toscana Sez Scrittori SLC) presenta le Residenze Teatrali in Toscana Nadia Nicoletti (resp. Sezione Veneto Sez Scrittori SLC) presenta il progetto della Residenza Road House di Verona.

25 giugno - Giorgio Patrizi, Gadda, Salerno Editrice. Intervengono: Mario Lunetta, Maurizio Barletta. (Comunicato stampa)




Helden wie wir / Eroi come noi
Vite straordinarie nel cinema tedesco


13 gennaio - 31 marzo 2015, ore 18.30
Goethe-Institut Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa)
www.goethe.de/palermo

Nuova rassegna del Goethe-Institut Palermo, per il consueto appuntamento con il cinema tedesco in lingua originale con sottotitoli in italiano e con il cineclub La deutsche vita. "Felice il paese che non ha bisogno di eroi", direbbe Brecht, ma al cinema come potremmo farne a meno? In questa prima rassegna cinematografica del 2015, dedicata agli eroi e agli anti-eroi, il Goethe-Institut Palermo propone una serie di titoli prevalentemente recenti per rivivere le gesta, grandi e piccole, di chi ha saputo combattere per i propri ideali, spesso riuscendo anche a cambiare il corso degli eventi e della Storia stessa. Proprio la Storia tedesca del Novecento offre spunti straordinari sui due fronti opposti dei regimi del Nazismo e della DDR, e, alternando dramma e ironia, ricostruzione documentale e invenzione, tanti film hanno raccontato la resistenza di uomini e donne capaci di fare la scelta giusta nei momenti più difficili.

Ma la rassegna esplora a fondo anche la società di oggi, nei suoi aspetti più quotidiani, perché non si può non considerare un eroe chi resta fedele alle proprie convinzioni combattendo il conformismo dilagante, anche quando in realtà si tratta di veri e propri "antieroi": quei looser ai margini della società che rispondono ai valori dominanti con la sola forza della loro umanità. In un'era sempre più globalizzata, poi, il cinema non dimentica le battaglie tuttora in corso per la democrazia in paesi che ci appaiono lontani e vicini al tempo stesso, dove anche una piccola scelta può essere rivoluzionaria. Perché, con buona pace di Brecht, di eroi ed eroine anche il mondo, oltre al cinema, ha ancora un grande bisogno. (Comunicato stampa)

Programma rassegna

- 13 gennaio, Helden wie wir (t.l. Eroi come noi)
Regia: Sebastian Peterson
Interpreti: Daniel Borgwardt, Adrian Heidenreich, Xenia Snagowski, Luca Lenz, Kirsten Block, Udo Kroschwald
Germania, 1999/2000, 98', v.o. con sott. in italiano

- 20 gennaio, Sein letztes Rennen (Back on track)
Regia: Kilian Riedhoff
Interpreti: Dieter Hallervorden, Tatja Seibt, Heike Makatsch, Frederick Lau, Katrin Sass, Otto Mellies, Reinhold Beckmann, Katharina Lorenz, Heinz W. Krückeberg
Germania, 2013, 110', v.o. con sott. in italiano

- 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, Esther che suonava la fisarmonica nell'orchestra di Auschwitz
Regia: Elena Valsania
Interpreti: Esther Béjarano, Edna Béjarano, Joram Béjarano, Rosario Pennino, Eloisa Perone, Kutlu Yurtseven
Italia, 2013, 44', documentario allegato al libro di Esther Béjarano, La ragazza con la fisarmonica. Dall'orchestra di Auschwitz alla musica Rap, Edizioni SEB27, Torino 2013, v.o. con sott. in italiano
Introduzione a cura della germanista Rita Calabrese

- 03 febbraio, Tore tanzt (Nothing Bad Can Happen)
Regia: Katrin Gebbe
Interpreti: Julius Feldmeier, Sascha Alexander Gersak, Annika Kuhl, Hartmut Lange, Nadine Boske, Christian Bergmann, Uwe Dag Berlin, Til-Niklas Theinert, Daniel Michel, Swantje Kohlhof
Germania, 2013, 110', v.o. con sott. in italiano

- 10 febbraio, Sturm (Storm)
Regia: Hans-Christian Schmid
Interpreti: Kerry Fox, Anamaria Marinca, Stephen Dillane, Rolf Lassgård, Alexander Fehling
Germania, 2009, 110', v. ted. con sott. in italiano

- 17 febbraio, Love Steaks
Regia: Jakob Lass
Interpreti: Lana Cooper, Franz Rogowski, Kerstin Abendroth, Eric Popp, Marcel Gronzka, Ralf Winter, Marcel Herbrich, Ev-Kathrin Weiß
Germania, 2013, 89', v.o. con sott. in italiano

- 24 febbraio, Kohlhaas oder die Verhältnismäßigkeit der Mittel (t.l.: Kohlhaas ovvero la proporzionalità dei mezzi)
Regia: Aron Lehmann
Interpreti: Robert Gwisdek, Jan Messutat, Rosalie Thomass, Thorsten Merten, Michael Fuith, Luise Lähnemann, Christian Lex, Heiko Pinkowski
Germania, 2012, 90', v.o. con sott. in italiano

- 03 marzo, Zwischen Welten (Tra due mondi)
Regia: Feo Aladag
Interpreti: Ronald Zehrfeld, Burghart Klaussner, Felix Kramer, Pit Bukowski, Tobias Schönenberg, Roman-Timothy Rien
Germania, 2014, 103', v.o. con sott. in italiano

- 10 marzo, Heute bin ich blond (La ragazza dalle nove parrucche)
Regia: Marc Rothemund
Interpreti: Lisa Tomaschewsky, Karoline Teska, David Rott, Peter Prager, Maike Bollow, Alice Dwyer, Alexander Held, Jasmin Gerat
Germania, 2000, 91', v.o. con sott. in italiano

- 17 marzo, Oh Boy (Oh Boy - Un caffè a Berlino)
Regia: Jan Ole Gerster
Interpreti: Tom Schilling, Marx Hosemann, Friederike Kempter, Justus von Dohnànyi, Michael Gwisdek
Germania, 2012, 82', b/n, v.o. con sott. in italiano

- 24 marzo, Hotel Lux
Regia: Leander Haußmann
Interpreti: Michael Herbig, Jürgen Vogel, Thekla Reuten, Alexander Senderovich, Valery Grishko, Juraj Kukura
Germania, 2011, 110', v.o. con sott. in italiano

- 31 marzo, John Rabe
Regia: Florian Gallenberger
Interpreti: Ulrich Tukur, Daniel Brühl, Anne Consigny, Dagmar Manzel, Gottfried John
Germania/ Cina/ Francia, 2009, 134', v.o. con sott. in italiano




Valdarno Cinema Fedic 2015 Iniziati i preparativi per la XXXIII edizione del Valdarno Cinema Fedic 2015
San Giovanni Valdarno (Arezzo), 06-09 maggio 2015
www.cinemafedic.it

Insediato il nuovo Comitato Organizzatore che avrà il compito di preparare la 33. Edizione del prestigioso festival, fra le più antiche rassegne italiane dedicate al cinema indipendente. Confermato Stefano Beccastrini Presidente del Comitato. Fabio Franchi e Angelo Tantaro Vice Presidenti. Simone Emiliani è il Direttore Artistico. Serena Ricci Responsabile Scuola del Festival. Tra i membri del comitato confermati Barbara Fabbri, Giacomo Bronzi, Daniele Corsi, Roberto Merlino, Antonio Tosi, Stefano Bonchi, Elisa Naldini, Stefano Pratesi, Giulio Soldani. Nuovi subentri Jacopo Fontanella e Carlo Menicatti. L'organizzazione continuerà ad essere curata da Silvio Del Riccio.

Nelle prossime settimane sarà pubblicato il bando per partecipare al concorso che assegnerà il Premio Marzocco "Marino Borgogni" per la migliore opera in assoluto e tanti altri riconoscimenti oltre all'importante premio alla carriera da sempre conferito a un autorevole personaggio del Cinema. Una giuria giovani affiancherà quella ufficiale e assegnerà anch'essa altri premi. Specifici momenti d'incontro sono previsti per tutti gli autori delle opere presentate. In particolare per gli autori iscritti ai Cineclub Fedic saranno disponibili spazi per discutere delle opere prodotte in ambito della Federazione. Una sezione è riservata agli autori Toscani in rappresentanza della rilevante produzione filmica della regione ospitante. (Comunicato stampa)




Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


Documentario prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano.

Presentazione documentario




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




Copertina album Parallel Dimensions Parallel Dimensions (serie Just Music vol 36)
di Mac of BIOnighT
Disponibile su Bandcamp (WAV, FLAC, MP3)

«Quest'album è stato ispirato dai dipinti "cosmici" di Sandro Bardelli (www.sandrobardelli.it); mi ci sono voluti anni per trovare i concetti giusti che mi guidassero attraverso la creazione di brani che rappresentassero realmente quello che sento guardando i suoi lavori sognanti ed emotivi. Infine, dopo molti anni e tentativi, ecco l'album dove esprimo esattamente le sensazioni che mi danno i suoi spazi interiori e pittorici. Ho immaginato un universo bianco - la carta - che si riempie di linee che danzano, un cancello che si apre su un viaggio fra dimensioni parallele di colori e forme... ed ho composto e registrato guardando le sue opere. Mille grazie a Sandro Bardelli per avermi permesso di registrare questo album e di usare i suoi dipinti come copertina.» (Mac of BIOnighT)




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Presentazione libro Massimo Girotti - Cronaca di un attore
di Roberto Liberatori

Questa monografia dedicata a Massimo Girotti restituisce un piccolo spazio nel cinema italiano a un attore caduto vittima di una cultura dell'oblio che governa il nostro tempo. La sua vicenda artistica si snoda nell'arco di oltre sessanta anni della nostra storia, a partire dal 1939 quando, da studente universitario proveniente da una famiglia borghese di origini marchigiane, Girotti si ritrova a godere da un giorno all'altro di una inaspettata popolarità. E' la bellezza che lo fa notare e lo impone all'attenzione del pubblico e di giovani cineasti. Ma questa magnifica presenza scenica, vissuta spesso come un ostacolo, sarà solo il punto di partenza per un lungo lavoro di crescita professionale e intellettuale. Complice l'incontro e il sodalizio umano e artistico con registi come Alessandro Blasetti, Giuseppe De Santis e Luchino Visconti, solo per citare quelli più vicini a lui per sensibilità e cultura.

Da loro imparerà tutto, facendo proprio un modello di professionismo basato sul rigore. Uomo schivo e riservato, non alla ricerca di facili successi, Girotti ha dato prova di carattere anticonvenzionale nel lavoro, ma nella vita privata ha mantenuto equilibrio e semplicità, incarnando una sorta di regolarità nell'arte. La passione di Roberto Liberatori (Roma) per il cinema ha origini lontane, davanti al piccolo schermo in bianco e nero. Laureato in Lettere, lavora in ambito televisivo dove si occupa anche di cinema. Questa è il suo primo libro. (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




«ich Nidia». Narrativa e poesia: dal Veneto alla Liguria, una serie di premi per Nidia Robba

Articolo, 01 ottobre 2014




Catalogo Nella Marchesini Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953)
www.fondazioneferrero.it

La cornice della mostra dedicata a Felice Casorati è l'occasione per conoscere la pittura di Nella Marchesini (1901-1953), sua prima allieva. In anteprima all'uscita del Catalogo generale - promosso dall'Archivi o Malvano - Marchesini ed edito da Silvana Editoriale - Giorgina Bertolino insieme ad Alessandro Botta e a Emanuela Genesio, illustreranno il ricco e singolare percorso dell'artista: dagli anni della scuola casoratiana e della frequentazione della cerchia gobettiana a quelli della seconda guerra mondiale. La pittura, i carteggi, gli scritti, le immagini delle opere e le fotografie d'epoca accompagneranno il pubblico nell'approfondimento dell'intreccio tra arte e vita che ha contraddistinto questa intensa e preziosa ricerca.

L'artista Nella Marchesini inizia a dipingere a vent'anni. Toscana di nascita (è nata a Marina di Massa nel 1901), si trasferisce a Torino con la famiglia intorno al 1916. Con le sorelle maggiori, Maria e Ada, frequenta la cerchia che Piero Gobetti raccoglie intorno alla rivista «Energie nove», un ambiente di giovani intellettuali, coetanei, di cui fanno parte Carlo Levi, Natalino Sapegno, Federico Chabod, Elena Valla, Ada Prospero, Edmondo Rho. È Gobetti a introdurla nello studio di Felice Casorati, di cui diventa la prima allieva, dando avvio a una scuola destinata a operare e ingrandirsi sino ai primi anni Trenta e di cui saranno allievi Marisa Mori, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Daphne Maugham, Riccardo Chicco, Lalla Romano.

L'apprendistato avviene in una cornice d'eccezione: la giovane artista frequenta le lezioni in atelier, entra in diretto contatto con la ricerca e l'ambiente di Casorati che, nel 1922, la fa posare per Silvana Cenni, la tempera nella quale appare seduta, come un'antica maestà, la fronte alta e gli occhi socchiusi Nella Marchesini - scriverà l'amico pittore Enrico Paulucci - sembra scesa da una tavola di Piero della Francesca. Assomiglia alle figure dell'Orcagna, suggerisce Edmondo Rho; dipinge sopra le porte e le pareti di casa «figure un po' piatte, allungate, leggermente e gentilmente falcate, di tipo 'senese'», come racconterà Lalla Romano nel romanzo Una giovinezza inventata. La prima fase pittorica è improntata allo studio dei maestri antichi, in un confronto vitale e operoso, nutrito dalle visite d'arte (a Firenze, Padova, Ferrara), in una passione condivisa con le sorelle e gli amici.

I costrutti neo quattrocenteschi e i riferimenti alla ritrattistica fiamminga servono a Nella Marchesini per impaginare figure amate e oggetti familiari. Sin dal principio la sua arte si configura come strumento per una meditata riflessione autobiografica, come attesta la frequenza dell'autoritratto, sfera della costruzione del sé, genere entro cui dichiarare le insegne del mestiere (il cavalletto, i pennelli, il camice da pittrice), tanto esibite poiché legate alla necessità di ribadire lo status professionale di un'artista donna. In questo periodo Nella Marchesini partecipa con Casorati e allievi al circuito artistico ufficiale, esponendo alla Promotrice torinese, alla Biennale di Venezia (1928, 1930, 1932) e a una sua selezione ad Atene (1931), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935), alle mostre della scuola, nella nuova sede in via Galliaria Torino e nelle gallerie di Milano, Genova, Firenze. Dal 1929 inizia a far visita all'atelier torinese di Ugo Malvano, che sposerà l'anno seguente.

La ricerca si arricchisce del confronto con il marito, appassionato d'arte francese e di impressionismo, e con il suo fraterno amico Cino Bozzetti. Nascono i figli, Laura, Renzo, Anna. Conciliata con le impegnative responsabilità familiari, la pratica pittorica mantiene costante centralità, intrecciata ai ritmi della vita quotidiana, strumento cerimoniale per annunciare gravidanze e celebrare nascite, utilizzata come potente dispositivo per richiamare come "ritornanti" i familiari scomparsi. Corre in parallelo all'intensa attività di scrittura, con i carteggi, gli appunti diaristici, la poesia. Lungo tutti gli anni Trenta, accanto alle composizioni con figura, l'artista si dedica al paesaggio e alla pittura en plein air, durante i soggiorni in montagna (in Val Pellice, Val Grande di Lanzo, Val d'Aosta), sull'esempio del marito. Il contatto ravvicinato con la natura, studiata dal vero, trasfonde alla sua pennellata già espressiva, nuova vitalità ed energia.

La seconda guerra mondiale allontana l'artista dalle esposizioni e dalla città. La famiglia si trasferisce a Drusacco, nel Canavese. Dopo la guerra avvia un capitolo di profonda autoriflessione, alimentata dal confronto con Matisse in particolare e singolarmente operante attraverso le forme dell'anacronismo, della riscrittura con i rifacimenti delle proprie opere, remote o più recenti. Nella Marchesini torna a esporre in Italia e all'estero, a Londra, dove nel 1950 partecipa alla Jubilee Exhibition 1900-1950 del Women's International Art Club. Nel 1946 ha esposto insieme al marito, avviando un rapporto intenso con la Galleria La Bussola di Torino appena aperta, sede di una prima personale condivisa e poi delle antologiche postume, quella di Malvano nel 1953, l'anno dopo la morte, e quella appena successiva dell'artistastessa, scomparsa a 52 anni.

L'edizione del Catalogo generale - a cura di Giorgina Bertolino con le schede scientifiche di Alessandro Botta - è l'esito di un lungo percorso promosso dai figli di Nella Marchesini, impegnati a diffonderne la conoscenza attraverso lo studio, la conservazione, le donazioni (alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), tramite una serie di personali (realizzate negli anni dalla Galleria Le Immagini e più di recente dalla Galleria Del Ponte di Torino) e dal prestito di opere per importanti rassegne in sedi pubbliche e museali.

Le iniziative che nel tempo hanno visti coinvolti critici e studiosi come Angelo Dragone, Rosanna Maggio Serra, Giovanni Romano, Francesco Poli, Pino Mantovani, Maria Mimita Lamberti, hanno garantito continuità d'attenzione alla ricerca di Nella Marchesini, preannunciando la fondazione dell'Archivio Ugo Malvano e Nella Marchesini, l'Associazione culturale nata nel 2011, dedicata all'arte dei due artisti. Promosso dall'Archivio, Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953), edito da Silvana Editoriale, raccoglie oltre 800 opere.

E' introdotto dai saggi dedicati al percorso di ricerca, alla scrittura e all'iconografia dell'artista, di cui sono autori Giorgina Bertolino, Emanuela Genesio (autrice dell'Inventario degli scritti e dei carteggi dell'artista e dell'archivio documentario) e Pino Mantovani. Corredato dalle schede storico - critiche delle opere di Alessandro Botta, dalla biografia e dall'ampia sezione degli Apparati, il volume ricostruisce filologicamente l'intero arco della sua attività. Basa to sulla ricerca e sullo studio dei materiali conservati, il Catalogo è accompagnato da un ricco apparato documentario che offre, anche sul piano visivo, uno spaccato fedele dell'ambiente intellettuale in cui Nella Marchesini ha operato per oltre trent'anni.




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015
225 artisti, pp.240, formato cm.30,5x21,5
info@ariannasartori.191.it

«Puntuali all'appuntamento annuale, salutiamo con soddisfazione l'uscita del terzo volume del Catalogo Sartori 2015 d'Arte Moderna e Contemporanea. Per coloro che possono provare piacere a sfogliare il nostro catalogo, nella concezione dell'opera si è pensato soprattutto ad un pubblico di neofiti, che in numero crescente si avvicina al mondo dell'arte. A loro è destinato questo catalogo e alle loro esigenze si è cercato di venire incontro soprattutto con la scelta degli artisti e con l'estensione delle informazioni fornite su ciascuno di loro. In secondo luogo con l'organizzazione delle singole schede si è cercato di rendere chiara e facilmente comprensibile l'attività artistica dei singoli artisti. Questo sforzo che va verso la chiarezza e la facilità di lettura non è stato spinto all'eccesso per evitare una semplificazione eccessiva.

Da sempre ci poniamo come obiettivo la divulgazione tramite stampa, dell'opera di tanti artisti italiani, noti o già riconosciuti, tutti egualmente impegnati nell'approfondimento di una propria identità artistica. Partendo dallo scorso catalogo, ci siamo nuovamente impegnati a concretizzare nuovi contatti, ad approfondire nuove conoscenze che ci hanno permesso di incontrare artisti ricchi di aspettative e di ispirazioni, capaci di raggiungere il successo e la notorietà. Questa selezione di artisti si aggiunge a quelle operate nelle due edizioni precedenti, cosicché il numero complessivo degli artisti presi in esame dal Catalogo Sartori è assolutamente rilevante e degno d'attenzione.

Riuscire a produrre un libro ricco di informazioni utili alla conoscenza o all'approfondimento dell'arte italiana contemporanea attraverso le schede dedicate ad ogni singolo artista: ogni singola scheda, è caratterizzata dalla biografia, da un aggiornato e preciso curricolo artistico con gli elenchi delle diverse rassegne, quindi i possibili contatti e poi le straordinarie immagini a colori delle opere. Per alcuni artisti sono state inserite alcune note critiche. Anche questo volume si presenta vario, pieno di spunti di riflessione; ciascun artista ci parla con la propria sensibilità e da protagonista, del proprio mondo, del proprio vissuto, di frammenti di storia che insieme concorrono, in una sorta di colorato e fantastico caleidoscopio a dare una complessa visione dell'arte italiana contemporanea.» (Arianna Sartori)

Artisti recensiti

Alborghetti Davide - Amato Maria Agata - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Baglieri Gino - Balansino Giancarlo - Balansino Giovanni - Baldassin Cesare - Baratella Paolo - Barbero Carlo - Barbieri Nicoletta - Bazzani Nilo - Bellardi Franco - Bellini Enzo - Bellini Maria Grazia - Belluti Gianfranco - Benetton Simon - Bertazzoni Bianca - Bertoni Antonella - Blandino Giovanni - Bobò Antonio - Bodini Floriano - Bonaccorsi Miro - Bonato Erika - Bongini Alberto - Borioli Adalberto - Bortoluzzi Milvia - Brizzolesi Sergio - Brozzi Mario - Callegari Daniela - Calvi Cesare - Campanella Antonia - Canestrari Fiorenza - Cannata Matteo - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Cardone Pietro - Cargnoni Giacinto - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cavicchini Arturo - Cazzaniga Giancarlo - Celi Francesco / Pilec - Celli Alfredo - Cerri Giancarlo - Cerri Giovanni - Cesana Angelo - Chillemi Venere

Cinaglia Bruno - Cipolla Salvatore - Cipolletta Pasquale - Coccia Renato - Cortemiglia Clelia - Cortese Franco - Costa Piero - Costanzo Nicola - Cottini Luciano - Crisanti Giulio - Cropelli Fausta - Dal Bò Katja - Daleffe Franco - De Luigi Giuseppe - De Marinis Fausto - De Monte Roberto - De Rossi Antonio - Diazzi Roberta - Difilippo Domenico - Di Giampaolo Roberto - Di Iorio Antonio - Docci Alessandro - Dovera Isabella Clara - Dudley Rod - Dugo Franco Fabri Otello - Falco Marina - Ferraj Victor - Ferraris Giancarlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fonsati Rodolfo - Fornarola Salvatore - Frappa Lucia - Fratantonio Salvatore - Frisinghelli Maurizio - Garuti Giordano - Gauli Piero - Gentile Alfredo - Ghidini Pier Luigi - Ghilarducci Paolo - Ghisi Barbara - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Graziani Alfio Paolo - Gribaudo Ezio - Guala Imer - Gualtieri Ulisse

Lelii Marisa - Lipreri Mario - Loi Di Campi (Invidia Lorenzo) - Lomasto Massimo - Lo Presti Giovanni - Luca (Vernizzi Luca) - Luchini Iacopo - Luchini Riccardo - Madoi Giovanna - Magnoli Domenico - Maiolino Enzo - Mantovani Gianni - Mantovani Licia - Margheri Raffaello - Margonari Renzo - Marini Aldo - Marino Gabriele - Marra Mino - Martino Gabriella - Maspoli Mimma - Masserini Patrizia - Mazzotta Alfredo - Melotto Vito - Menozzi Giuseppe - Merik (Eugenio Enrico Milanese) - Mesini Andrea - Messini Claudio - Miano Antonio - Michelotti Marcello - Migliorati Luciano - Molinari Mauro - Monaco Lucio - Morelli Guido - Moretti Nesticò Lina - Mori Giorgio - Mottinelli Giulio - Nagatani Kyoji - Nastasio Alessandro - Negri Sandro - Negri Simone - Neviani Maria Cristina - Nonfarmale Giordano - Ogata Yoshin - Orlandini Fabrizio - Ossola Giancarlo - Palazzetti Beatrice - Palma Mario - Pancheri Aldo - Pancheri Renato - Paolantonio Cesare - Paoli Piero

Paolucci Enrico - Paradiso Mario - Patriarca Riccardo Giovanni - Pedroli Gigi - Perbellini Flavio - Peretti Giorgio - Perini Sergio - Perone Gennaro - Pesce Antonio - Petros (Papavassiliou Petros) - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pinciroli Ezio - Pizzolante Antonio - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Poli Nino - Polpatelli Carlo - Polpatelli Mario - Pozzi Giancarlo - Previtali Carlo - Puppi Massimo - Raza Claudia - Regazzoni Maria - Reggiani Liberio - Rezzaghi Teresa - Rigato Carla - Ritorno Maria Luisa - Rizzardi Recchia Andrea - Romeo Jorge - Rossato Chiara - Rossi Gianni - Rossi Giorgio - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio -

Salvestrini Edoardo - Santoro Giusi - Sapuppo Umberto - Scandurra Placido - Scaranari Claudio - Sciavolino Enzo - Scotto Aniello - Sebaste Salvatore - Settembrini Marisa - Sfortuniano Antonio - Simeoni Cristina - Soddu Stefano - Somensari Anna - Somensari Giorgio - Somensari Luigi - Terreni Elio - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Titonel Angelo - Tonelli Antonio - Torcianti Franco - Trevisan Franco - Trubbiani Valeriano - Vaccaro Vito - Venditti Alberto - Verga Pierantonio - Viglianisi Dina - Vigliaturo Silvio - Villani Dino - Violi Donatella - Vitale Carlo - Vitale Mario - Vivian Claudia - Voglino Alice - Zanetti Enzo - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zazzeroni Gianfranco - Zelda (Elda Zanferli) - Zerlotti Natalina - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




La miniatura armena - Libro-calendario 2011 La miniatura armena
Libro-calendario 2011

a cura di Giovanna Parravicini, RC Edizioni «La Casa di Matriona», pagg.50, formato 31x44, Milano 2010, €15,00
Depliant

Per il 2011 il tradizionale libro-calendario di Russia Cristiana propone un tema di straordinario interesse, il mondo delle miniature armene, attraverso una selezione di opere dal VI al XVI secolo. L'opera, a cura di Giovanna Parravicini (ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana) costituisce infatti una raccolta di splendide miniature provenienti dalle collezioni dell'Istituto Matenadaran di Erevan e della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro a Venezia, riprodotte in grande formato.

Le miniature sono state realizzate da Sejranus Manukjan e Zaruhi Hakobjan (Istituto Matenadaran, Erevan, Armenia), Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum, Venezia). Ogni miniatura è corredata da una descrizione completa artistica e storica. L'opera è arricchita da un testo monografico (con immagini e foto) sulla storia della miniatura armena con approfondimenti sulle diverse scuole di miniatura, sulla Chiesa Armena, su alcuni tratti caratteristici della spiritualità.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina libro Guerra dei Pazzi Cacciate Lorenzo! La guerra dei Pazzi e l'assedio di Colle Val d'Elsa 1478-1479
di Marco Barsacchi, Protagon Editori, pagg.208, 24,00 euro

La guerra che seguì la congiura dei Pazzi, e che da questa prese il nome, è tipica espressione di quell'epoca inquieta, di cui evidenzia ambizioni, timori, debolezze, ipocrisie che contrassegnavano le relazioni politiche e diplomatiche, riflettendosi poi nella strategia e nella condotta delle operazioni militari. Dopo aver rapidamente delineato il contesto storico in cui nacque, il volume di Marco Barsacchi, segue le vicende del conflitto che ebbe luogo in Toscana ma che coinvolse tutte le potenze del periodo: il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli, Le repubbliche di Venezia, di Firenze e di Siena.

Si sofferma in particolare sull'assedio di Colle Val D'Elsa che, delle ostilità fu l'episodio culminante e decisivo, segnandone la fine. Tale assedio, durato 52 giorni, offre un quadro vivace di guerra quattrocentesca: con gli assalti alle mura, il fuoco terrificante delle bombarde e quello insidioso delle artiglierie minute, gli atti di eroismo, i rancori municipali, le inutili crudeltà, le distruzioni e le sofferenze degi abitanti. I fatti della guerra e dell'assedio sono raccontanti valendosi di documenti e testimonianze dell'epoca, il che conferisce al dettato un sapore di vicende lontane, in qualche nodo viste con gli occhi e rievocate con le parole di coloro che le vissero in prima persona.

Il volume è arricchito da una prefazione di Franco Cardini, numerose tavole a colori con gli alberi genealogici delle famiglie dei Medici, dei Pazzi, Aragona, e Della Rovere Riario, i disegni con i ritratti dei principali protagonisti storici l'elenco dei "Dramatis personae" e un'appendice documentaria che riproduce il Documento della resa di Colle Val d'Elsa e il Trattato di Pace stipulato a Napoli il 13 marzo 1480. E' il primo titolo a inaugurare la collana "Guerre e Cavalieri" diretta da Franco Cardini per Protagon Editori. Il volume sarà presentato mercoledì con gli interventi del sindaco Paolo Brogioni, dell'assessore alla Cultura Alessandra Topini, dell'autore Marco Barsacchi e dello storico Franco Cardini.




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. E' un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui Protagonisti. Arte e scienza a Trieste (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen (Isola d'Istria, oggi in Slovenia), triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

Newsletter Kritik di Ninni Radicini
freccia Per ricevere la newsletter Kritik, inviare una e-mail (senza testo) freccia


Home page

La newsletter Kritik non ha periodicità stabilita. Le immagini allegate ai testi di presentazione delle mostre, dei libri e delle iniziative culturali, sono inviate dalle rispettive redazioni e uffici stampa con l'autorizzazione alla pubblicazione.