Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni, pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Opera di Cesare Lazzarini Cesare Lazzarini
Dipinti (1975-1995)


29 agosto (inaugurazione ore 18.00) - 18 settembre 2014
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

La retrospettiva propone uno spaccato particolare dell'universo artistico di Cesare Lazzarini, con una selezione di dipinti a olio su tavola, nella maggior parte mai esposti prima, che esplorano le infinite variazioni sul tema del rapporto fra lo spazio e l'uomo, fra la presenza e l'assenza. Così, alle vedute di una Mantova silente e deserta (già esposte al Palazzo della Ragione nel 1985) si affiancano paesaggi d'acque e di monti, e le composizioni floreali, intese come esplorazioni cromatiche e formali, fanno da controcanto a un ciclo di grandi dipinti risalenti all'ultima stagione figurativa del pittore e incentrati sul binomio città/donna nelle sue innumerevoli varianti di vita e di morte.

Le prime esperienze artistiche di Cesare Leonbruno Lazzarini (Mantova, 1931-2010) sono straordinariamente precoci: le prime opere datano degli anni 1948-1949 e mostrano l'indiscutibile originalità e l'autonomia da correnti e scuole che caratterizzano tutta la sua attività artistica. Negli anni Cinquanta insegna all'Istituto Statale d'Arte di Mantova, affacciandosi alla ribalta artistica nazionale e internazionale grazie alla partecipazione alla XXVIII Biennale di Venezia del 1956. Nel 1967 si diploma in scultura con Quinto Ghermandi all'Accademia di Belle Arti di Bologna, tornando poi a Mantova, dove si dedica all'insegnamento di discipline storico-artistiche nelle diverse scuole della città e della provincia, dalle medie inferiori ai licei, dalle scuole sperimentali agli istituti speciali, arricchendo in tal modo la propria esperienza artistica con sperimentazioni didattiche diverse.

Dagli anni Cinquanta le sue opere sono state esposte in rassegne personali e collettive italiane e straniere: nel 1956 partecipa alla XXVIII Biennale Internazionale di Venezia, nel 1957 alla Mostra Triennale di Milano, nel 1961 espone al Premio nazionale Marzabotto della Resistenza. Negli anni Sessanta collabora a Bologna con il Gruppo 63, pubblicando per Scheiwiller e Geiger. Impossibile elencare tutte le manifestazioni pure significative a cui Lazzarini è invitato dagli anni Settanta: basti rammentare che nel 1981 realizza interpretazioni artistiche dell'Eneide, delle Bucoliche e delle Georgiche nell'ambito del Bimillenario Virgiliano (esposte ed edite) e nel 1985 espone a Mantova (Palazzo della Ragione) la personale Mantova: una città e la sua memoria.

Sue sculture monumentali sono state realizzate per Mantova e provincia: fra esse, va ricordato almeno il Monumento al Vecchio, statua in bronzo realizzata nel 1990 per la Casa di riposo "Don Mazzali", a Mantova. A poco più di tre anni dalla scomparsa dell'artista, l'Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, con la collaborazione del Comune di Mantova e della Provincia di Mantova, e il patrocinio dell'Accademia Nazionale Virgiliana, ha presentato a cura di Renata Casarin e di Isabella Lazzarini la mostra antologica Cesare Lazzarini (1931-2010). Le sere i fantasmi gli strani pensieri (12 aprile-18 maggio 2014, S. Maria della Vittoria, Mantova).

Refrattario a scuole o appartenenze, nel corso della sua vita Lazzarini affianca costantemente la propria attività di scultore a quella di disegnatore e di pittore, ma anche la poesia e la letteratura sono per lui campi di esercizio e di ricerca artistica. La vasta gamma delle tecniche che Lazzarini padroneggia e la sua inesausta sperimentazione formale gli consentono di esplorare espressioni artistiche che spaziano dall'artigianato orafo all'arte sacra, dalla ricerca storica alla interpretazione esistenziale e poetica. (Estratto da presentazione di Isabella Lazzarini - curatrice della mostra)




Fanti triestini in marcia verso Lubiana 28 luglio 1914
Prima Guerra Mondiale - scena prima.
Balcani - Galizia: 100 anni


termina il 30 agosto 2014
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste
www.trieste.com/cultura/musei/museopostale.html

Nel 1914 scoppia il primo conflitto mondiale. Per i triestini e i giuliani, che sono cittadini dell'Impero Austro Ungarico, la tragedia inizia con un anno di anticipo rispetto l'entrata in guerra dell'Italia. La mostra ricorda non solo lo scoppio del conflitto ma approfondisce eventi, luoghi e episodi legati al fronte balcanico e a quello carpatico-galiziano. L'inedita rassegna curata dalla direttrice museale Chiara Simon e dallo storico Roberto Todero documenta la visione e il sentimento di coloro che dal Litorale Austriaco partirono per i fronti di guerra. Verranno esposte cartoline originali realizzate dai soldati, materiali propagandistici prodotti dai più noti illustratori del "Kriegspressquartier" (pittori di fama che lavorarono per la propaganda di regime), documenti che comunicano l'andamento della guerra, lo stato di salute, la richiesta di notizie sulla vita a casa, sugli arruolamenti e partenze per la guerra di amici e parenti.

Accanto alle cartoline esposte, la rassegna ospiterà una selezione di autentiche stampe d'epoca i cui temi sono legati agli eventi illustrati. Nelle teche centrali saranno esposti alcuni album dedicati a quei fronti di guerra, documenti realizzati da Karl Pippich, Ludwig Koch, Ernst Kutzer, volumi di memorie sugli eventi pubblicati durante il conflitto. Una seconda teca raccoglierà alcuni ricordi dalla città/fortezza di Przemysl. Il 29 settembre partirà poi da Trieste un viaggio per la Galizia polacca che toccherà alcuni cimiteri dove riposta i caduti del Reggimento 97, Przemysl e Cracovia.

Eventi collaterali legati alla mostra:

- 28 luglio
ore 11.30, Trieste, Stazione Centrale
Inaugurazione di una stele, dedicata ai cittadini soldati del Litorale Austriaco partiti per lontani campi di battaglia.

- 07 agosto
.. ore 16.30, Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa
Visite guidate alla mostra

.. ore 17.30, Palazzo delle Poste di Trieste
Presentazione del nuovo volume di Roberto Todero: I fanti del Litorale Austriaco al fronte orientale 1914 - 1918 Gaspari, Udine, 2014. Prefazione di Marina Rossi.

- 14 agosto
Apertura serale in orario 19-21 al Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa
Visite guidate alla mostra

- 21 agosto
ore 17.30, Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa
Presentazione a cura di Marina Rossi e Roberto Todero del libro di Bernardino De Hassek Dagli Asburgo ai Savoia storia di un ufficiale triestino dal KUK IR 97 alla Legione Italiana di Vladivostok, Gaspari, Udine, 2014

- 28 agosto
ore 17.30, Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa
Presentazione a cura di Marina Rossi del DVD Cinegiornali di guerra dai fronti galiziano e balcanico

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Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.





Tiferno Comics 2014, Fumetto e Arte - 12a Mostra Nazionale

"Sorella Marilyn"

28 settembre - 09 novembre 2014
Palazzo Vitelli a Sant'Egidio - Città di Castello
www.tifernocomics.com

La mostra, con opere ispirate a Marilyn Monroe, ad oltre 50 anni dalla morte, celebra il mito con opere pittoriche, fotografiche, cinematografiche, poetiche e, in particolare con il fumetto. A proposito della scelta di una icona come l'attrice americana, per la mostra di Tiferno Comics, Vincenzo Mollica, Direttore Artistico della manifestazione dichiara: "Ancora Marilyn, sempre Marilyn! Nessuna attrice ha saputo creare un rapporto di così grande vicinanza con il pubblico come lei; nessuna ha saputo regalare come lei illusione e verità con la sua vita e la sua arte volate via troppo in fretta; nessuna come lei è sbocciata e mai sfiorita; nessuna come lei ha dato vita ad una bellezza eloquente e insieme misteriosa che non conosce la parola fine; nessuna come lei ha fatto della sua vita uno dei romanzi più intensi del novecento; nessuna come lei si è buttata nel mare della vita senza salvagente, navigando smarrita senza bussola la gioia e il dolore; nessuna come lei ha avuto un'immensa bellezza che prendeva la forma e l'anima della sua immensa fragilità; nessuna come lei da quando è apparsa su questa terra ha mai smesso di essere musa, fonte limpida di immaginazione, che si fa poesia, pittura, fumetto, illustrazione, fotografia, canzone, romanzo, favola, vita... cinema; nessuna come lei per Pasolini è stata sorella e per Alda Merini luce; nessuna come lei per tutti noi è stata un bel vento che soffia ancora".

Sono circa 120 le opere esposte, più 4 storie a fumetti con circa 60 tavole dei seguenti artisti: Fabiano Ambu, Roberto Baldazzini, Severino Baraldi, Giancarlo Berardi, Sergio Bonelli, Enrique Breccia, Bros, Guido Buzzelli, Silvano Nano Campeggi, Renato Casaro, Giovanna Casotto, Giorgio Cavazzano, Mauro Cicarè, Gianluigi Colin, Guido Crepax, Roberto De Angelis, Edgardo Dell'Acqua, Gianni De Luca, Aldo Di Gennaro, Pablo Echaurren, Paolo Garretto, Vittorio Giardino, Angela e Luciana Giussani, Giuliano Grittini, Carlo Jacono, Marco Lodola, Milo Manara, Alda Merini, Ivo Milazzo, Ugo Nespolo, Lucio Parrillo, Pier Paolo Pasolini, Andrea Pazienza, Federico Penco, Anna Pennati, Arturo Picca, Claudio Piccoli, Ferenc Pinter, Hugo Pratt, Nicolò Rossetto, Mimmo Rotella, Sergio Sarri Sesar, Marco Soldi, Gianpaolo Tomassetti, Sergio Toppi, Andy Warhol.

Quest'anno, il Premio alla Carriera di Tiferno Comics verrà conferito allo sceneggiatore Giancarlo Berardi (Ken Parker e Julia). L'appuntamento è per il 27 settembre 2014, dalle ore 16.30, presso l'Auditorium di Sant'Antonio, durante la cerimonia di inaugurazione di Tiferno Comics 2014. L'Associazione Amici del Fumetto di Città di Castello e la sua Mostra "Tiferno Comics" nascono dalla volontà di un piccolo gruppo di amici di appassionati del genere che nel 2002 decisero di fare una mostra in omaggio del concittadino Fernando Fusco, storico disegnatore di Tex.

La buona riuscita di quella prima mostra accese il desiderio e la voglia di proseguire sulla strada intrapresa, con un susseguirsi di personaggi ed illustratori da Pratt a Manara, da Giardino a Cavazzano, Andrea Pazienza, passando per i principali comics italiani come Diabolik, Dylan Dog, Jacovitti, per arrivare a Lupo Alberto. Le mostre sono sempre state delle vere e proprie antologie di ogni personaggio o illustratore, uniche in Italia, con pezzi rari, unici e originali. Nell'ambito di Tiferno Comics, sempre a Città di Castello, il 18 e 19 ottobre 2014, si terrà anche la 12a Mostra Mercato del Fumetto. (Comunicato stampa Patrizia Cavalletti Comunicazione)




"La cultura europea all'epoca della Grande Guerra"
Poesia e Musica


termina lo 09 agosto 2014
Conestabo ArtGallery - Trieste
www.conestabo.it

- Piero Conestabo
"Invicti" ars dimicandi / arte del combattere
gladiatori di Roma, disegni a matita

- Mariko Masuda (violino), Nicola Siagri (violoncello)
Programma: Joseph-Maurice Ravel, Reinhold Moritzevic Glière, Johan Halvorsen.

- In mostra cimeli originali

- Letture di Liliana Saetti
Testi di Giulio Camber Barni, Umberto Saba, Giani Stuparich, Srecko Kosovel




Maria Lai. Ricucire il mondo
Dagli anni Quaranta agli anni Ottanta


termina lo 02 novembre 2014
Palazzo di Città - Cagliari

La mostra, curata da Anna Maria Montaldo, è dedicata alla produzione di Maria Lai dagli anni Quaranta ai primi anni Ottanta del Novecento. Sono esplorati tutti i percorsi di ricerca che l'artista ha sviluppato nel corso della sua vita: alcuni, pienamente compiuti, altri, appena abbozzati, troveranno una dimensione più matura negli anni Novanta e 2000. La prima sezione della mostra è costituita dal cospicuo corpus di disegni, tecnica alla quale l'artista si dedica assiduamente dal 1941, fino alla metà degli anni Sessanta. Dai disegni degli anni Quaranta emerge chiara la lezione dei primi maestri e, soprattutto, l'insegnamento di Arturo Martini. Le matite e le chine si arricchiscono presto del colore di acquarelli e tempere.

Accanto ai ritratti, che Maria Lai continua a tracciare con segno sempre più asciutto, negli anni Cinquanta, si affiancano i disegni ispirati ai rituali del lavoro femminile. Al filo cucito è dedicata la successiva sezione della mostra. Straordinario e raffinatissimo strumento espressivo nelle mani dell'artista, sotto forma di Lavagne, Libri cuciti o Geografie, il filo crea rimandi immediati tra passato e presente, tradizione e innovazione, storia e mito, artigianalità e concettualità.

Il percorso espositivo continua nel secondo sottopiano. Qui trovano spazio due differenti nuclei di ricerca. Il primo esplora i paesaggi dipinti, nei quali, a partire dagli anni Cinquanta, l'artista porta avanti il discorso di sintesi, iniziato col disegno. Scenari, al limite dell'astrazione, sono suggeriti più che descritti dalla griglia grafica, mentre, nella confusione tra cielo e terra, gli animali e le greggi diventano quasi rocce. Poi il pane e la terracotta. Maria Lai plasma la terracotta come il pane, materiali che oltre alla gestualità condividono la commistione dei quatto elementi: acqua, aria, terra e fuoco.

A sorpresa, infine, l'omaggio sentito di Antonio Marras e Claudia Losi, Come piccole api operaie II (Cagliari), che, dipanandosi dal primo presepe realizzato da Maria Lai, con una teoria di fili rossi e bordeaux, collega il museo alle vie circostanti e, idealmente, le sedi di Cagliari e Nuoro. Il percorso si conclude simbolicamente con i Telai, fulcro della sua poetica, ai quali Maria Lai si dedica a partire dagli anni Sessanta, come il Telaio del 1965, recente acquisizione della Galleria Comunale d'Arte di Cagliari. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Opera di Riccardo Franco Opera di Roberta Savani Dialoghi
Bipersonale di Roberta Savani e Riccardo Franco


Società Umanitaria (Chiostro delle Memorie e Cortile dei Platani) - Milano
17 settembre (inaugurazione ore 18.00) - 24 settembre 2014
www.fondazionedars.it

In mostra un singolare dialogo tra le sculture in legno di Riccardo Franco (Verona) e i disegni su carta di Roberta Savani (Modena). Entrambi hanno un approccio intimista, volto all'ascolto e al rapporto con il segno. Come scrive Grazia Chiesa, (...) Roberta Savani usa la matita come un rabdomante la sua bacchetta per 'sentire' l'acqua. Così la matita, nella mano di questa giovane artista, diventa il mezzo per dare forma e vita, con la sua mina di grafite, a immagini che, per la loro compostezza, equilibrio e originalità, invitano a momenti di meditazione e di ascolto del sè. Infatti quello che viene creato per mezzo della matita, ha una componente insolita e che affascina: una presenza medianica che ci rimanda ai valori spirituali delle architetture sacre del medioevo.(...)

Esiste, nei lavori della Savani, un criterio di bellezza interiore, espressa dai settori della simmetria dei segni nel cerchio e dalla mancanza del colore sostituito da varie sfumature di grigio e di nero, e un criterio di bellezza esteriore. Il lavoro di Riccardo Franco è stato magistralmente descritto da Pierre Restany in un testo del 1995 in cui sottolineava che (...) Il rapporto dell'artista con l'albero è un rapporto di globalità o perlomeno ne presenta le caratteristiche mediate e immediate, prima di tutto il piacere. La scelta, lo spaccato, la collocazione dei tronchi dimostrano non soltanto una cultura specifica della natura vegetale, ma anzitutto un amore profondo per un operato e un'operatività gestuale che è espressione stessa d'amore. (...)




Opera di Laura Zeni Laura Zeni - Ritratti interiori - Ore16 Laura Zeni. Coltivare la mente
04 settembre - 04 ottobre 2014
Triennale di Milano - Spazio Material ConneXion

L'artista e designer Laura Zeni attraverso i lavori esposti - oggetti di design, opere pittoriche, e installazioni - approfondisce il tema della natura in relazione all'uomo contemporaneo ed esprime la necessità di intervenire a favore di un progresso dove tecnologia e mondo naturale sono in equilibrio. La sua opera è sul rapporto armonico tra uomo e natura in gran parte perduto, che nasce da un'esigenza personale e tende a sensibilizzare la società verso un'evoluzione positiva. Questi argomenti, da sempre caratterizzanti della espressione artistica di Laura Zeni, vengono sviluppati nelle sue opere attraverso la sperimentazione di tecniche e linguaggi diversi.

Le numerose "teste" create dall'artista rappresentano contenitori di pensieri, storie, memorie, stati d'animo, che raccontano e stimolano, attraverso elementi simbolici, riflessioni sulla condizione umana e sulla possibilità di miglioramento. Il medesimo profilo che ritorna nelle tele dalle differenti dimensioni, negli oggetti di design come nel set L'Ora del Tè e nelle installazioni, suggerisce di "coltivare la mente" per svolgere ogni azione, di avvicinarsi alla natura e alle origini. L'allestimento della mostra - a cura di Fortunato D'Amico - in linea con questo messaggio, offre al pubblico un'immersione nel verde grazie alla realizzazione di orti e giardini a parete e sui tavoli collocati all'interno dello spazio, che dialogano con le oltre 50 opere di Laura Zeni e accompagnano in percorso di nuovo risveglio interiore.

Laura Zeni, milanese, frequenta l'Accademia di Brera sotto la guida di Raffaele De Grada. Dagli anni '80 partecipa a diverse mostre personali e collettive in Italia. Nel 2008 è al Fuori Salone del Mobile con Jannelli & Volpi. Nel 2012 in occasione della fiera White alla MyOwnGallery di Superstudiopiù a Milano, inaugura la personale "Laura Zeni. Illuminazioni" a cura di Fortunato D'Amico, con catalogo Skira. Nel 2013 espone allo Spazio Tadini di Milano con la mostra "Laura Zeni. Indian Pattern" a cura di Fortunato D'Amico; partecipa ad una collettiva presso il Macs - Mazda Con-Temporary Space di Milano. E' presente al Fuori Salone presso Superstudio 13 e ad AAM - Arte Accessibile Milano. In occasione degli eventi collaterali della Fiera ArteCremona 2014 espone presso la prestigiosa Sala degli Alabardieri del Palazzo Comunale di Cremona. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Irma Bianchi Comunicazione)




Opera di Alan Gattamorta Alan Gattamorta: Orme 2
Mostra in linea, 20 luglio - 21 settembre 2014
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenterà una rassegna di 63 acrilici su carta.







Alfred Hitchcock dal set del film Psyco Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures
termina lo 09 novembre 2014
Palazzo del Governatore - Parma

In occasione del 50° anniversario del film Marnie, la mostra racconta la figura di Alfred Hitchcock attraverso i principali capolavori firmati dalla celebre casa di produzione che, acquisendo la Paramount Pictures, ha prodotto i suoi film dal 1940 al 1976.

Presentazione mostra




Virgilio Patarini - La caduta di Berlino - t-m- e cemento su tela cm.100x100 2011 Opera di Luigi Profeta Memorie condivise
Opere di Virgilio Patarini e Luigi Profeta


termina lo 01 agosto 2014
Galleria Il Rivellino - Ferrara
www.zamenhofart.it

Dopo aver a lungo sperimentato forme, tecniche e materiali, passando entrambi, sia pure in tempi e modi diversi, attraverso l'astrazione, le installazioni, la performance, questi due artisti milanesi, quasi coetanei, sono approdati entrambi, più o meno nello stesso periodo, ad un recupero dell'immagine. Entrambi pescano dal bagaglio della memoria collettiva immagini in bianco e nero che decontestualizzano e inseriscono in nuovi spazi, donando a queste "figure" nuovo senso. Patarini lavora su fotogrammi di vecchi films del Neo-Realismo o su bozzetti tratti dagli studi preparatori del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Profeta su foto in bianco e nero di statue antiche o scorci architettonici. Entrambi collocano queste citazioni in contesti spiazzanti come superfici abrase che fanno pensare a vecchi muri calcinati solcati da scritte o grondanti ruggine e macchie di umidità, e giocano così in maniera sottile, ambigua e post-moderna tra recupero della memoria e oblìo.

Virgilio Patarini (Breno - Brescia, 1967), non solo artista ma anche critico e curatore, ha diretto a Milano l'Atelier Chagall dal 2003 al 2013 e la Galleria Zamenhof dal 2008 al 2013 e ha curato dal 1998 ad oggi oltre trecento mostre di arte contemporanea e più di cinquanta volumi. Dal 2010 ad oggi ha curato numerose pubblicazioni. Tra le più recenti: "La via italiana all'Informale. Da Afro, Vedova e Burri alle ultime tendenze", febbraio 2013, di cui è in preparazione il secondo volume, in uscita nel 2014, in collaborazione con l'Archivio Afro di Roma e la Fondazione Vedova di Venezia.

Tra i molti luoghi prestigiosi dove ha proposto le sue opere (quadri, sculture e soprattutto installazioni) ricordiamo: il Grand Palais di Parigi, Salon Comparaisons, nel 2010, 2011, 2012, 2013; Palazzo Zenobio a Venezia, nel 2012, il Castello di Carlo V a Lecce, nel 2010, 2011 e 2012, il Castello Estense di Ferrara. Luigi Profeta (Milano, 1969) ha effettuato numerose esperienze nel campo della fotografia e collaborato con laboratori privati e fotografi di livello nazionale. Tra le esperienze artistiche principali segnaliamo nel febbraio 2012 la personale "Post Scriptum" presso la galleria Zamenhof di Milano, e nel marzo 2008 la personale "I Paesaggi dell'Anima" all'Enterprise Art Gallery, Milano.

- 19 luglio, ore 21.30, Palazzo della Racchetta
Diario di un pazzo

Testo, regia e interpretazione di Virgilio Patarini
Musiche di Margaret Lee
Con la partecipazione di Mary Noise

Un mediocre e oscuro impiegatuccio della elefantiaca macchina burocratica dell'impero zarista si invaghisce perdutamente della giovane e frivola figlia del suo direttore. L'oscuro impiegatuccio legge molto e disordinatamente e nutre la sua fertile e sgangherata immaginazione di tutto quello che di più improbabile pubblicano i giornali moscoviti. (...) La figlia del Direttore ovviamente nemmeno sa che esiste, ma egli tuttavia coltiva ambizioni smisurate e mette in atto un piano a dir poco delirante... A distanza di quasi 15 anni dal suo debutto sulle scene milanesi (al Teatro Libero prima e poi al Teatro della Memoria) Virgilio Patarini rivisita suo spettacolo "storico", liberamente tratto dall'omonimo racconto di Gogol, presentandone una nuova versione, in un mix spiazzante tra spiccato realismo e atmosfere stranianti, passando dal tragico al grottesco, senza soluzione di continuità... (Estratto da comunicato stampa Zamenhof Art)




Opera di Michaele Brüll Opera di Rinetta Klinger Opera di Ulrike Stolte Michaele Brüll - Rinetta Klinger - Ulrike Stolte
Il principio parlante - Das redende Prinzip


09 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 04 ottobre 2014
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Le artiste Michaele Brüll, Rinetta Klinger e Ulrike Stolte dedicano la loro opera all'arte tessile. E' vero che ognuna di loro segue un approccio del tutto individuale e singolare; ma nell'idea di una mostra collettiva con il titolo Das redende Prinzip (Il principio parlante) - ispirato dall'omonimo concetto di Carl Philipp Emanuel Bach - è incluso il confronto d'opinioni e specialmente il reciproco scambio artistico. Il principio parlante nell'opera musicale di Carl Philipp Emanuel Bach è inteso come una fitta rete di 'parole' e 'suoni' che costituisce l'interazione artistica. Si sa che Carl Philipp Emanuel Bach trasformò in composizioni le sue ricerche, i suoi riconoscimenti, i suoi dubbi discutendo con scienziati, teorici, poeti, musicisti di cui era circondato.

E proprio questo concetto è stato assunto da Michaele Brüll, Rinetta Klinger e Ulrike Stolte. Ciò sta a significare che le loro opere mostrano la fantasia e l'improvvisazione artistica del gruppo tanto quanto l'approccio individuale, aspetti che potranno essere discussi con i visitatori della mostra, realizzata in collaborazione con Galerie Kuhn & Partner (Berlino): quest'ultimo è un altro elemento che fa parte del concetto. Motivo principale di questa mostra, a cura di Andreas Kuhn, è l'anniversario dei 300 anni dalla nascita di Carl Philipp Emanuel Bach. In secondo luogo per la valenza del dialogo tra le tre artiste all'interno del gruppo ispirandosi e confrontandosi quindi a vicenda anche per quel che riguarda le loro scelte stilistiche e materiche.

Nasce così un insieme di allusioni ad argomenti di origine socio-politico ma anche di provenienza della storia del femminismo. Rotture, tensioni, esagerazioni sono voluti se non desiderati, visibili e completati poi nelle singole opere. Nella mostra sono esposti oggetti tessili di carattere spaziale, quadri e media arte. Comune a tutte è l'esigenza di una riflessione critica verso il contesto storico artistico e quello politico come l'immediata volontà di creare nuovi dimensioni formali rivelando sempre l'effetto particolare del materiale scelto.




Segni di Memoria e Pace
termina il 27 settembre 2014
Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte - San Giovanni La Punta (Catania)
www.fondazionelaverdelamalfa.com

Il percorso espositivo attraverso il quale si sviluppa la dialettica e il dialogo ideale fra memoria e pace si articola in due spazi, due stanze d'arte - Stanza della Memoria e Stanza della Pace - per l'appunto: "L'ideazione e la creazione di due spazi d'arte, legati alla dimensione della memoria e della pace in quelli che furono i luoghi di lavoro dei miei genitori, hanno costituito, e costituiscono, un unico percorso esperienziale, ascrivibile alla fatica di 'attraversare' il tempo per ritornare a un passato oramai lontano" precisa il Presidente Alfredo La Malfa, nell'illustrare gli intenti e i moventi del progetto.

La Stanza della Memoria ospita il primo momento del percorso che prosegue e si conclude nella Stanza della Pace con l'intervento site specific dell'artista partenopeo Angelo Casciello. Ai lavori di Lawrence Carroll, Cristina Treppo, Lolita Timofeeva e Emily Joe, è affidata la costruzione di un viaggio, o meglio, di un attraversamento della memoria, scandito dalle opere degli artisti che rilanciano questa dimensione per trarne e restituire un'illuminata conciliazione interiore, la pace: "Ovunque è concentrazione e silenzio. La pace è in questo guardare oltre, avendo fissi gli occhi al presente, dove convergono memoria e attualità, sentimento della storia e sentimento del tempo", come spiega l'autore del contributo critico, il prof. Giorgio Agnisola. Le immagini della memoria, a cura della storica dell'arte Giuliana Albano, vede dialogare i lavori di Silvano Tessarollo, Cristina Treppo, Lolita Timofeeva e Emily Joe e sì concentra principalmente sulla tematica della memoria. (Estratto da comunicato stampa)

«(...) Emily Joe, Silvano Tessarollo, Lolita Timofeeva, Cristina Treppo. Artisti diversi, che presentano opere di tecnica, stile e materiale divergenti. Tutti però ispirati metaforicamente al tema, cogliendo le sottili e possibili declinazioni della memoria, voci e rumori del tempo e del ricordo. L'oggetto, ciò che fisicamente è rinvenibile nel presente e nella storia, rimanda al passato, diventa segno emblematico, pagina di diario, memoria incancellabile. Ciò accade nei dipinti come nelle installazioni assemblate e sedimentate con materiali di risulta, nelle composizioni a volte enigmatiche, a volte lampanti. (...)

Spesso il fine gusto decorativo e compositivo degli artisti si fa proiezione intimistica, avventura narrativa, suggerendo poetici viaggi metaforici, storie minime aperte al sogno, articolate nel rigore quasi astratto e sequenziale dei lavori. Emily Joe sembra entrare in contatto con "altre vite". Il suo non è il ricordo di qualcosa di ormai chiuso e definito, ma un'interazione con presenze vive che gli crescono e si evolvono nell'anima prima che nell'immagine; il suo è cioè un cammino di rimandi psicologici e percorsi interiori. Silvano Tessarollo utilizza terra, foglie, rami, interpretando il tema in chiave metaforica e fantastica, rilevando le suggestioni formali e il loro assetto precario.

Proprio in tale precarietà legge la fragilità del tempo, la leggerezza del ricordo. Lolita Timofeeva si esprime con una suggestiva impressione di segni lineari, come residui di un linguaggio criptico e di simboli accennati e rilevati cromaticamente su fondi luminosi. Cristina Treppo, infine, interpreta le conseguenze di un tempo non-lineare entro uno spazio quasi inquietante, fuori da ogni geografia temporale. Decontestualizza il tempo per contestualizzare la memoria. In tutte le opere si coglie un lento logorio dell'anima, un senso di spaesamento, spesso creato dal ricordo. Ma in tutte altresì si legge il bisogno di superare il tempo carico e inquieto della memoria e dare nel suo segno una nuova speranza al presente.» (Le immagini della memoria, di Giuliana Albano)




Meteorite in giardino 7
Art and Music Summer Program


termina il 29 luglio 2014
Fondazione Merz - Torino
www.fondazionemerz.org

Rassegna di arte visiva e musica contemporanea a cura di Maria Centonze e Willy Merz, giunge quest'anno alla settima edizione. Il ciclo di appuntamenti che prende nome dal titolo di un'opera di Mario Merz del 1976, comprende cinque serate che si svolgono a luglio nello spazio esterno della Fondazione Merz. La novità assoluta di questa edizione è l'ampliamento del progetto: il particolare programma Out coinvolge rispettivamente il Riso, Museo d'arte contemporanea della Sicilia, a Palermo e il Nuovo Spazio di Casso - Dolomiti Contemporanee a Erto e Casso (Pordenone) con due serate a settembre. Ogni appuntamento alla Fondazione Merz è costituito, come ormai di consueto, da un'opera d'arte visiva e da un concerto di musica classica contemporanea. Gli artisti visivi invitati sono: Botto&Bruno, Cecilie Hjelvik Andersen, Alessandro Piangiamore, Michael Fliri, Andrea Caretto e Raffaella Spagna.

Le opere, presentate di volta in volta nel corso delle serate, comporranno un unicum espositivo che sarà visitabile fino al 21 settembre 2014. La parte musicale vedrà la presenza di alcune eccellenze della musica classica - Maurice Bourgue, oboe; Giacomo Agazzini, violino; Alessandra Ammara, pianoforte; Diego Chenna, fagotto; Umberto Clerici, violoncello; Andrea Lanza, chitarra elettrica/live electronics; Claudio Lugo, saxes/oggetti sonori; Giampaolo Pretto, flauto - in dialogo con musicisti di altra estrazione come Luca Morino dei Mau-Mau, il dj Vaghe Stelle e Andrea Ceccon. Un panorama ricco di progettualità, sperimentazione e accostamenti inconsueti per un ascolto alla ricerca di inusuali emozioni: occasione irripetibile dovuta alla straordinaria e fortunata compresenza nello stesso programma di grandi interpreti del panorama internazionale impegnati in un progetto pensato esclusivamente per gli spazi della Fondazione.




Opera di Giovanni Pulze Giovanni Pulze: Angeli
02 agosto (inaugurazione ore 17.00) - 30 agosto 2014
Convento di San Filippo Benizi dei Servi di Maria - Montefano (Macerata)

La mostra, coordinata da Antonio Cattaruzza per conto dell'Associazione Juliet, si compone di venti tele appositamente realizzate per l'occasione". I lavori che qui vengono proposti ruotano attorno al tema di una figura angelica inondata di luce e che ritroviamo nei luoghi più impensati: sulla scogliera, sotto la pioggia battente, in mezzo al traffico caotico della città, ai binari della stazione, e così via. Ovviamente la memoria corre subito a Wim Wenders e al suo Cielo sopra Berlino, ma anche alle creature alate dei Camuni, agli esseri a metà tra la terra e il cielo degli Assiri-Babilonesi e degli Egizi e via discorrendo fino alle esemplificazioni bibliche che tanta parte hanno avuto nella pittura della rinascenza italiana.

Qui, però, nei quadri di Pulze, non c'è il deserto (con i suoi silenzi e il suo vento impetuoso) a far da fondale alla vicenda sacra; qui siamo in presenza di un mondo decaduto, talvolta abnorme, talvolta intriso di sconforto, di desolazione e di melanconia: qui siamo tra le mura alte e sordide della metroploli moderna, di una metropoli che non può più salire (secondo un ottimismo boccioniano), bensì può solo cadere, precipitare. Ecco, allora, l'Angelo che soccorre con la sua presenza, con la sua eccentricità. Pulze nel suoi quadri fissa un'istantanea trasognata della realtà, riprendendo le ombre taglienti e le luci artificiali, e creando un'atmosfera di esistenza provvisoria.

E' un mondo che talvolta può richiamare in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre uno spirito romantico e spirituale. Una luce fredda e gassosa si irradia dalle cose raffigurate, per poi espandersi e abbracciare orizzonti lontani: disegna l'oscillazione di un crepuscolo sospeso fra il preludio di un giorno lontano e la vicinanza della notte. Da corollario alla mostra un catalogo edito da Juliet con testi critici di Antonio Cattaruzza e Roberto Vidali. L'evento è stato realizzato con con il sostegno del Centro Studi Biblici G. Vannucci e con il patrocinio del Comune di Montefano.




Rinascimenti Eccentrici
Dosso Dossi al Castello del Buonconsiglio


termina lo 02 novembre 2014
Castello del Buonconsiglio - Trento

L'Ariosto, nel XXXIII canto dell'Orlando Furioso, cita i fratelli Dossi tra i pittori di quai la fama sempre starà fin che si legga e scriva al pari di Leonardo, Mantegna, Bellini, Michelangelo, Raffaello, Sebastiano del Piombo e Tiziano. Dosso, il più famoso dei fratelli Dossi, raggiunse gloria, fortuna ed ebbe commissioni dalle più importanti corti rinascimentali italiane. La mostra, allestita in quelle stesse sale che tra il 1531 ed il 1532 lo videro protagonista a Trento assieme al fratello Battista nella decorazione del Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio, racconterà lo straordinario percorso di questo eccentrico pittore del Rinascimento. La rassegna proporrà una trentina di dipinti che metteranno a confronto le opere di Dosso e Battista tracciando le tappe artistiche di Dosso alla corte di Alfonso d' Este a Ferrara, a Pesaro presso la duchessa Eleonora d'Urbino fino a Trento al servizio del principe vescovo Bernardo Cles.

Questi dipinti realizzati da Dosso nel corso della sua lunga e fortunata carriera dialogheranno con gli affreschi del castello. Il principe vescovo Bernardo Cles, consigliere degli imperatori Massimiliano I e Carlo V, grande umanista, amico di Erasmo da Rotterdam e cardinale che sfiorò l'elezione a pontefice, ha per Dosso parole di elogio e ammirazione. Del resto, Dosso arriva a Trento preceduto da grande fama tanto da essere pagato il doppio rispetto ai colleghi Fogolino e Romanino, anche loro impegnati a rendere magnifica la residenza principesca.

La rassegna sarà un modo per ricordare anche il legame che unì i Dossi alla città del Concilio: Trento fu infatti la città che diede i natali a Niccolò Lutteri il padre di Dosso e Battista, e dove visse prima di trasferirsi a Mirandola sul finire del Quattrocento. Verosimilmente Dosso iniziò da Mirandola un percorso formativo che lo portò a conoscere i più grandi maestri del Rinascimento. Nella complessa pittura di Dosso, originale, elegante ed allegorica, affiora costantemente l'influenza dei grandi maestri: da Venezia apprende la lezione di Giorgione (in mostra vi sarà il celebre Suonatore di flauto della Galleria Borghese), da Roma conobbe la maestria di Raffaello (in mostra alcune stampe da Raffaello di Marcantonio Raimondi), con Tiziano (in mostra vi sarà il ritratto di un cavaliere di Malta) vi fu un costante colloquio artistico, a Ferrara incontrò Michelangelo (in mostra due magnifici disegni di Casa Buonarroti).

Dagli inizi del Cinquecento divenne ben presto il pittore favorito dei duchi di Ferrara, abbandonando la corte soltanto in due occasioni, la prima a Pesaro al servizio della duchessa Eleonora di Urbino e la seconda a Trento quando affrescò diversi ambienti del Castello del Buonconsiglio. Vita di corte, la sua. Dalle vallate trentine alla corte degli Este a Ferrara, vale a dire in uno dei centri culturali più raffinati del mondo d'allora. La mostra, curata dallo storico dell'arte Vincenzo Farinella, porterà alla luce nuovi documenti e si potrà tracciare un inedito ritratto del grande pittore estense.

Sarà articolata in cinque sezioni, orientate a fare luce in particolare sull'attività svolta dai due fratelli pittori nel terzo e quarto decennio del Cinquecento, a monte e a valle dell'intervento nel Magno Palazzo di Bernardo Cles. Trai capolavori dosseschi ci sarà anche il magnifico dipinto Giove pittore di farfalle, quadro enigmatico quanto la Tempesta del Giorgione. La storia del dipinto, conservato fino a qualche anno fa al Kunsthistorisches Museum di Vienna ed ora custodito nel Castello del Wawel a Cracovia, ha affascinato gli studiosi per il messaggio che cela e per la straordinaria qualità esecutiva. (Estratto da comunicato stampa ufficio stampa Studio Esseci)

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Cesare Borgia
Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli

Articolo




Opera di Angela Chiti Angela Chiti: Sintesi
termina il 31 luglio 2014
Galleria Immaginaria - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

La mostra, a cura di Sonia Zampini, presenta l'ultimo ciclo di fotografie di Angela Chiti, completamente realizzate in bianco e nero, caratterizzate da uno sguardo in grado di cogliere la sintesi della visione che oltre si pone. "L'essenzialità, la sinottica delle parti, condensa la visione in un grande schema grafico, quasi a descriverne l'ossatura, che accoglie l'essenziale della forma e la vastità del contenuto che in essa risiede. Le fotografie designano una osservazione del reale in cui la congiunzione del molteplice si esprime per mezzo di dettagli spogli di ogni ridondanza estetica, di immagini che offrono alla vista la dialettica silente del vuoto e del pieno, come componenti che dialogano interagendo attraverso le pause che cingono la linea descrittiva delle ombre che il nostro occhio persegue. (...) Questa sintesi della visione pone il suo punto di vista al di sopra delle parti, in quanto l'analisi che la guida e la ridefinisce è stata in grado di assorbire l'entità ultima degli oggetti, e di ciò che ci circonda, e di distaccarsi da essi stessi, da quella notazione referente atta a definire, spesso in maniera sovrabbondante, la propria natura" (Sonia Zampini).

Angela Chiti dopo aver compiuto studi linguistici, si è diplomata alla Scuola Internazionale di Fotografia F64 di Luciano Ricci a Firenze. Ha lavorato per il teatro, realizzato diversi reportages in Italia e all'estero. Ha collaborato per molti anni con l'Istituto Ernesto de Martino, documentandone le numerose iniziative svolte nell'ambito della ricerca sulla musica e la cultura popolare. Le sue immagini sono state oggetto di una tesi realizzata nel 1996 da M. Teresa Giancoli all'Hunter College, Nyc (Usa) riguardante uno studio sui fotografi italiani contemporanei. Ha esposto sia in Italia che all'estero; le sue fotografie fanno parte di collezioni pubbliche e private.




Locandina mostra Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice
termina il 28 settembre 2014
ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica - Favignana

La mostra, da un'idea di Gianni Filippini, ripercorre la più importante produzione artistica siciliana di pittori, scultori, fotografi e documentaristi, a partire dagli anni '30 e fino ad oggi, con opere molte delle quali provenienti da importanti collezioni pubbliche e private. La mostra si svolge negli spazi espositivi dell'ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica, un tempo luogo di opulenza e sviluppo e oggi restaurato simbolo di archeologia industriale, perché qui la famiglia Florio, dal 1841 e fino ai primi decenni del '900, lavorava il tonno (oggi lo stabilimento ospita il Museo della antica tonnara di Favignana). In esposizione quasi 150 le opere esposte. Tra i capolavori anche «Vucciria» di Renato Guttuso (1974, olio su tela, cm.300x300, Palazzo Chiaramonte, Palermo), considerato il suo dipinto più celebre.




Moses Levy. Luce Marina
Una vicenda dell'arte italiana 1915-1935


05 luglio - 19 ottobre 2014, Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
30 ottobre - 01 febbraio 2015, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron - Firenze

Selezione di opere degli anni 1915-'35 per rievocare la Viareggio cosmopolita, magica e gaia di quel ventennio, eletta a luogo d'ispirazione, di passatempi e svaghi dall'elite culturale. Ed è in questo scenario, dove tutto è armonia, bellezza e "joie de vivre", definito da D'Annunzio "il più bello dell'universo", che la fervida fantasia di Moses Levy si alimenta, facendo rivivere sulla tela le sfumature del mare, il bianco candente degli ombrelloni, e i costumi variopinti delle bagnanti. Analogamente a un Picasso e a un Matisse in Costa Azzurra, egli fissa così la luce di quel mondo, cogliendone con rara percezione gli effetti nel cielo, nelle vele ondeggianti, negli aquiloni attraverso una straordinaria fantasmagoria di riverberi che finisce col farsi stile.

Dal dialogo con Viareggio, città prediletta che più di ogni altra ne ha influenzato la sensibilità visiva, la Fondazione Matteucci ha maturato l'idea della mostra dedicata a quella lunga e felice stagione, durante la quale nessun altro meglio di Moses Levy è riuscito a tradurre l'immagine scintillante e ruggente di una società vacanziera e mondana, al passo con i tempi. Sono gli anni che vanno dal primo conflitto mondiale alla grande depressione, ma ad un quadro tanto drammatico la sua vena creativa reagisce decisamente controtendenza con opere fondamentali, destinate a definirne la fisionomia europea.

Moses Levy si forma nel clima fortemente creativo di una Versilia nella quale spiccano personalità di grande rilievo come Lorenzo Viani, Enrico Pea, Giacomo Puccini e Mario Tobino. Ed è in quel lembo di terra già conosciuto da Rainer Maria Rilke come luogo ideale di meditazione e ispirazione, che egli si afferma come raffinato interprete di una "poetica dell'intimismo" e della "vita vissuta", per riprendere due felici definizioni di Carlo Ludovico Ragghianti.

Mentre s'intensificano i contatti con alcune delle personalità più ricettive dell'ambiente toscano - Plinio Nomellini, Felice Carena, Alfredo Müller, Elisabetta Chaplin - Levy partecipa alle rassegne della Secessione Romana del 1913-'14, e la sua presenza a Viareggio diviene sempre più assidua. Qui è tra i sostenitori, con Carrà, de Chirico, Primo Conti, Depero e l'inseparabile Viani, delle prime esposizioni di "Arte d'Avanguardia". Proprio in occasione di tali manifestazioni e di altre allestite nelle sale del Kursaa l, presenta le radiose marine, caratterizzate da quell'inconfondibile luce e atmosfera d'iridescente fulgore destinata a segnarne la grande fortuna.

La mostra, secondo un disegno monotematico, si concentra in una mirata selezione di circa quaranta dipinti filologicamente affini sia per cronologia, sia per tratto interpretativo. L'obiettivo è collegarli in un intimo dialogo teso ad evidenziare l'eccentrico e ricercato linguaggio formale, prima di quella svolta cruciale che, dalla limpida poetica tra le due guerre, si apre all'inquieto sentimento visivo della metà del Novecento. Nelle sedi di Viareggio e Firenze potranno essere ammirate alcune tra le opere più celebri: Donna in blu (1917), L'ombrellone bianco (1919), Spiaggia (1918), Madre e figlia sulla spiaggia (1919), Anna e l'amica (1920), Spiaggia e figure a Viareggio (1921), Ritratto di Leonida Repaci (1935), nonché testimonianze inedite di collezioni internazionali. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Opera di Zuzana Zabkova On the Stage
András Cséfalvay, Ilona Németh, Zuzana Žabková


termina il 18 settembre 2014
The Gallery Apart - Roma
www.thegalleryapart.it

La mostra, a cura di Lýdia Pribišová, presenta tre artisti slovacchi che focalizzano il tema della relazione tra la percezione di un'opera d'arte, lo spettatore e la scena, nel senso di rappresentazione e relative difficoltà. Il tema principale dei lavori di András Cséfalvay (Bratislava, 1986) include la presentazione delle ambizioni umane, la tendenza a voler salvare l'umanità, il messianismo, la caduta degli eroi, l'incapacità di conseguire le ambizioni e il vuoto delle gesta eroiche. Tali tematiche spesso appaiono nelle opere classiche. András Cséfalvay propone in mostra Maquette/Maketa, lavoro per il quale ha ricevuto il Premio Oskár Cepan 2009 e che è uno tra i suoi lavori più significativi. L'artista spesso utilizza la musica nei suoi lavori e ha recentemente pubblicato il suo primo album musicale.

Il protagonista principale dell'opera in mostra è lo stesso András Cséfalvay alle prese con l'ambizione di creare un'opera epica monumentale, con un'orchestra sinfonica, una scenografia epica e tutto il resto di cui vi può essere bisogno. Maquette/Maketa è un modello di un'opera consistente in tre videoproiezioni che evocano la scena di un'opera. Sui lati di un drappeggio scuro a forma di U, l'artista proietta immagini statiche di palchi di teatro vuoti, mentre il nucleo della proiezione - una scena di un'opera - avviene al centro. Il video, in cui l'artista assume il ruolo di principale autore, compositore, regista, musicista, cantante e attore, racconta diverse opere incompiute, attraverso l'illustrazione dei moventi musicali e visuali proposti.

La chiave di lettura del ciclo propone il protagonista principale al centro dell'attenzione. Nella sua storia, percepiamo i suoi costanti tentativi di avere successo e i suoi conseguenti fallimenti. András Cséfalvay è interessato all'opera come Gesamkunstwerk - e creandola suppone di dimostrare il suo successo, il raggiungimento dell'obiettivo di tutta una vita. Il lavoro è una maquette e anche se funziona da solo come autonoma opera d'arte, richiama l'attenzione sul fatto che l'opera in realtà non ha mai realmente bisogno di essere finita.

Ilona Németh (Dunajská Streda, 1963) presenta un'installazione monumentale site-specific, Auditorium/Hladisko che allude all'autoreferenzialità, sconvolgendo i ruoli di spettatore e attore. Una costruzione in metallo con sedie di plastica simili a uno stadio a cielo aperto. La struttura interna, simile ad un ponteggio, non costituisce una scultura indipendente ma si adegua di volta in volta agli spazi in cui viene esposta. Tra le altre cose, il progetto si riferisce anche agli attuali complicati rapporti di forza fra le istituzioni di arte contemporanea nell'area dell'Europa centrale. Analogamente all'opera di András Cséfalvay, il progetto di Ilona Németh attiene all'equilibrio precario tra successo e fallimento.

Il video Small Odyssey II (2011) di Zuzana Žabková (Košice, 1987) è una contemplazione introversa sui mezzi di espressione, sulla vacuità e, come per le altre opere in mostra, anche sul possibile fallimento. Il video mostra una persona che suona il pianoforte, ma lo strumento musicale non produce alcuna melodia; tutto ciò che sentiamo è il suono dolce delle dita che toccano i tasti. Il video è una coreografia specifica per le mani. Zuzana Žabková è nota in particolare per la capacità di unire coreografia contemporanea, danza e arti visive. La sua opera si concentra sulla videoarte, le performances video, la coreografia, il montaggio, la sound-art e loro derivati. Nelle sue opere spesso l'artista manipola le definizioni di "utopie quotidiane abituali". Attraverso degli esperimenti, fornisce una panoramica sulla variabilità delle definizioni date, imparando così insieme al pubblico dai suoi propri errori. Forse anche per un futuro migliore. (Comunicato stampa)




Opera di Paolo Galletti Extra moenia
termina il 30 luglio 2014
Galleria Europa - Lido di Camaiore (Lucca)
www.mercurioviareggio.com

In esposizione recenti dipinti di Annamaria Buonamici, Paolo Galletti, Michele Lovi, Pier Luigi Puccini, Lisandro Rota e Mirta Vignatti: 6 pittori lucchesi - di nascita o di adozione - diversi tra loro per formazione estetica e scelte stilistiche, ma accomunati da un profondo spirito di ricerca nell'ambito della figurazione contemporanea. Annamaria Buonamici (Lucca, 1954) dipinge lastre trasparenti di vetroresina con colori ad olio: attraverso continui giochi di sovrapposizione ed effetti di contrasto, rappresenta la natura con suggestive combinazioni cromatiche, nel tentativo di coglierne l'essenza più profonda.

Nelle tecniche miste di Paolo Galletti (Lucca, 1954) domina una sensazione di fissità: nei suoi dipinti, dalla spiccata impronta grafica, paesaggi urbani o naturali sono quasi cristallizzati in un istante senza tempo, lontano dal fluire del quotidiano. Le tecniche miste di Michele Lovi (Lucca, 1949) si distinguono per l'accurata elaborazione sul piano formale e per l'armonioso equilibrio compositivo. L'artista esplora la spontaneità biologica insita nell'accostamento degli elementi della natura, icone di un mondo in perenne trasformazione. Le esperienze nel settore della scenografia hanno lasciato un'evidente traccia nei dipinti di Pier Luigi Puccini (Lucca, 1948). I suoi oli, nei quali si individuano spunti espressionisti, hanno un forte taglio narrativo e affrontano spesso, nei contenuti, tematiche etiche e sociali.

Lisandro Rota (Lucca, 1946) si è ritagliato un proprio spazio nel settore della pittura fantastica. Nei suoi raffinati acrilici dà vita a un universo onirico e surreale: con sottile ironia e con leggerezza dissacrante, l'artista schernisce abitudini e vezzi umani. Mirta Vignatti (Rosario - RA, 1967), argentina da anni residente a Lucca, dipinge ad acrilico immaginifici giardini calati in un'atmosfera solo apparentemente fiabesca: le sue tele sono intense ed evocative, pervase da un senso di mistero e di inquietudine. La mostra, corredata di brochure con introduzione di Gianni Costa, è patrocinata dal Comune di Camaiore ed è organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio.




Il coccodrillo di S. Maria del Monte
Il mostro, un eroe e la Vergine


termina il 25 settembre 2014
Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese
www.museobaroffio.it

Esposizione temporanea dei resti del coccodrillo di S. Maria del Monte, ex voto molto caro alla devozione popolare, sia per soddisfare le continue richieste, sia per comunicare gli interessanti elementi di ricerca emersi di recente. Non possono essere relegate nell'ambito delle curiosità locali le vicende intorno a questo coccodrillo, dall'inizio del Settecento segnalato presso il Santuario e già allora definito "famoso". Il racconto leggendario narra un paese del Malcantone svizzero - Breno - nei cui boschi si aggirava il temibile coccodrillo, scappato da un serraglio presso Lugano. Un giovane di Breno con un tridente e tanta fede vinse la bestia; la portò quindi in Santuario per ringraziare la Madonna del Monte, alla quale si era affidato, e inaugurò la tradizione del pellegrinaggio annuale della comunità riconoscente. All'inizio del Novecento ciò che rimaneva del coccodrillo, ormai sfasciato, fu chiuso in una teca e ricoverato in Museo, dove fu esposto fino all'ultimo restauro e al conseguente riordino delle collezioni.

Accanto a ciò che resta del coccodrillo, alcuni pannelli, realizzati in collaborazione con il festival Tra Sacro e Sacro Monte, aiutano ora a comprendere il senso di tale curiosa esposizione. Si allarga lo sguardo su analoghe tradizioni legate ad altri santuari mariani (come S. Maria delle Grazie a Curtatone), dove coccodrilli fanno ancora mostra di sé incatenati alle volte. Si illustra il valore simbolico di tali ostensioni, non particolarmente rare se nel XVI secolo il naturalista Pierre Belon suggeriva di recarsi "in numerose chiese d'Europa" per vedere coccodrilli del Nilo: il coccodrillo diventa perfetto emblema del male più grande e inatteso che può essere vinto con l'aiuto della Madonna, lei che è stata capace di sottomettere il "serpente antico". È infine presentato il progetto di recupero del "mostro di Breno" steso da Ermano Bianchi, tassidermiologo del Museo di Storia Naturale di Milano. (Comunicato stampa Metamusa arte ed eventi culturali)




Alice Secci vince il Premio GhigginiArte 2014
www.ghiggini.it

Con 39 voti Alice Secci vince il Premio GhigginiArte XIII edizione ottenendo la possibilità di esporre i propri lavori in una mostra personale presso la galleria Ghiggini. Secondo classificato Alessandro Mazzoni con 24 voti, terza con 23 voti Elisa Rossini. Loreno Molaschi invece si aggiudica la VI edizione del Premio ArteVarese e avrà l'opportunità di presentarsi al pubblico con una mostra on-line.




Marco Stefanucci - Santa-Vittoria - studio - acrilici, bitume su tavola di legno cm.40x40 Marco Stefanucci: Hic et Nunc
termina il 30 settembre 2014
Museo Civico di Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado (Roma)
info@scarlettmatassi.com

Conta solo mille anime il borgo di Anticoli Corrado, ma il suo Museo Civico vanta una collezione ragguardevole e le rare mostre temporanee dedicate ad artisti contemporanei si segnalano per qualità ed originalità. Quest'estate ad accogliere i visitatori in arrivo da ogni parte del mondo per conoscere il famoso borgo degli artisti e delle modelle saranno i ritratti di Marco Stefanucci, dipinti apparentemente all'antica ma in realtà moderne pittosculture risultato di una sperimentazione a tutto campo in cui si fondono tecniche e materiali antichi e moderni.

Alle porte di Roma, Anticoli venne infatti investito, sin dall'inizio dell'800, da un singolare fenomeno di transito di artisti e intellettuali provenienti da ogni parte del mondo. La lista dei pittori, degli scultori e dei letterati presenti nella cittadina laziale tra '800 e '900 è strabiliante: Oscar Kokoschka, Pablo Picasso, Luigi Pirandello, Auguste Rodin e via di questo passo. Non sorprende pertanto la notizia che, grazie ai lasciti di tutti quegli ospiti e dei loro eredi, il Museo di Anticoli compaia tra le prime dieci raccolte pubbliche d'arte contemporanea in Italia.

L'invito ad esporre nelle sale di questa speciale galleria è un riconoscimento ambito tributato con parsimonia dai curatori del Museo, artefici di esposizioni mai convenzionali e di gusto assai fine. Quest'anno la scelta è caduta su Marco Stefanucci, 44 anni, romano, un artista fuori dal coro che dipinge solo ritratti. "Ho provato a dipingere altro, ma quello che mi interessa veramente è il volto umano, lo sguardo in modo particolare". Per Anticoli ha selezionato una quindicina dei lavori più significativi realizzati nell'ultimo decennio: una singolare galleria di ritratti, monocromi e di rilevata matericità, abbigliati e acconciati all'antica, prevalentemente secondo fogge in uso in ambiente fiammingo durante il '600.

La sua attenzione è tutta protesa a cogliere l'espressività del volto e ad elaborare un personalissimo tarlo iconografico da sempre al centro della sua pittura, quello del Velo della Veronica, il ritratto acheropita del Cristo. (...) Certo, i soggetti rimandano ad altre epoche e i supporti sono quelli classici della tela e della tavola, che imprime con la colla di coniglio e le tecniche in uso qualche centinaio d'anni fa nelle botteghe dei pittori, ma agli osservatori più esperti non sfuggirà la circostanza che quello di Stefanucci è un lavoro di sperimentazione a tutto campo in cui materie e tecniche antiche si fondono con altre tipiche dell'arte contemporanea. Usa ad esempio solo colori acrilici, ricorre alle combustioni, soffre la bidimensionalità come una prigione e tende ad estroflettersi nello spazio in un amalgama felicemente equilibrato che interpreta alla perfezione lo spirito di fusione e contaminazione tipico del nostro tempo.

Nei suoi ritratti aggettanti, pittosculture la cui deformazione plastica si accentua nel progredire degli anni, prevale un effetto di pieghe, stropicciatura, accartocciamento. Per creare le sue suggestioni di sindoni tessili ha cominciato applicando sul supporto rigido fogli di carta bagnata e raggrinzita. Si è poi spinto oltre liberando la tela dipinta dal supporto ligneo, panneggiandola e cristallizzandola in quella postura con effetto di forte resa scultorea. Di recente per ottenere analogo effetto è ricorso al colore elaborando una tecnica di pittura su materia cromatica stratificata e fatta poi crollare ad arte. (Comunicato Ufficio stampa Scarlett Matassi)




Locandina mostra Luciana Matalon Luciana Matalon: Tempi
termina lo 03 agosto 2014
Museo d'arte contemporanea "Giuseppe e Titina dal Verme" (Castello di Zavattarello) - Zavattarello (Pavia)
www.fondazionematalon.org

La retrospettiva curata da Nello Taietti, direttore del Museo Fondazione Luciana Matalon, comprende una selezione delle opere che più rappresentano gli oltre cinquant'anni della poliedrica produzione dell'artista. I dipinti e le sculture collocati nelle suggestive sale del Castello dal Verme condurranno lo spettatore alla scoperta di segni e linguaggi di un passato primordiale, realtà metafisiche e spirituali che sono autentiche costruzioni della soggettività di Luciana Matalon. Le opere rappresentano racconti estetici e cosmici sempre differenti che risalgono a una temporalità antica e indefinita. Uno spazio verrà interamente dedicato a inedite xilografie impresse su pregiata carta giapponese.




Matteo Giagnacovo - pastelli a olio su carta 2014 Bruno Marrapodi - Siamo rimasti soli - mista su tela cm.120x120 2014 Matteo Giagnacovo - Bruno Marrapodi
termina il 27 settembre 2014 (chiusa durante il mese di agosto)
Studio d'Arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

Mostra bi-personale dedicata a due artisti italiani, entrambi parte del Gruppo intitolato "Nuova Pittura Italiana", che si è costituito presso la Galleria. La creatività dell'artista si esprime nei soggetti del mondo animale. I lavori di Matteo Giagnacovo (Milano, 1986) mostrano un certo primitivismo nell'uso del colore, che richiama alla mente dello spettatore i graffiti che gli uomini incidevano sulle pareti delle caverne. Si tratta di rappresentazioni immediate e spontanee, che mantengono nella loro semplicità un contatto con il mondo reale. Allo stesso tempo, però, sono immagini nuove, fantastiche, che arrivano a creare un perfetto equilibrio tra materia e spirito. I soggetti non sono proiettati contro un fondo piatto, ma occupano uno spazio definito da elementi cromatici che contribuiscono ad accentuare la potenza espressiva delle figure. Le opere sono realizzate con i pastelli a olio, utilizzando come supporto la carta.

Alla base del lavoro di Bruno Marrapodi (Milano, 1982) vi è un forte intento narrativo e dietro ai suoi paesaggi, urbani e non, esiste sempre un racconto, derivante da situazioni reali o fittizie, da sogni o fatti di cronaca. Le sue composizioni sono spesso popolate da figure umane, di dimensioni ridotte rispetto al contesto, immerse in luoghi stravaganti e visionari nei quali convivono il reale e l'onirico. Si tratta di una pittura forte dal punto di vista cromatico, che colpisce sia a livello tematico che a livello stilistico e formale, grazie soprattutto alla potenza del segno. L'artista tende sempre a mantenere un buon equilibrio tra forma e contenuto, in modo che l'una non prevalga sull'altro. Nella sua fase più matura, Marrapodi amplia il territorio di ricerca, esplorando anche il mondo animale.




Rudi Wach: La porta delle mani
termina il 14 settembre 2014
Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali - Roma
www.mercatiditraiano.it

L'arte di Rudi Wach fonde in sé antico e contemporaneo, mito e filosofia, rivelando la sua essenza in una forma visionaria. Con i propri soggetti archetipici il maestro smaterializza la scultura rendendola al contempo impalpabile e pulsante. Con una selezione di disegni e sculture, la personale rivela l'ultima parte della sorprendente evoluzione artistica del maestro. Opere senz'altro uniche nel panorama dell'arte contemporanea che rappresentano in maniera evidente le tematiche fondamentali e correnti degli ultimi anni. Da una parte la sfida di trasporre elementi del disegno nella scultura gioca un ruolo essenziale nel programma estetico dell'artista, dall'altra la sua arte possiede qualcosa di antico e visionario, ispirato al mito e trattante questioni filosofiche. Nei lavori in mostra a Roma, il maestro realizza l'impresa utopica, fin dal principio suo ideale artistico, di trasporre l'immaterialità del disegno nella scultura. La persona è per lui al contempo essere naturale e spirituale.

Dopo la prima formazione in Tirolo, Rudi Wach (1934) si trasferisce a 21 anni a Milano, dove studia presso l'Accademia di Belle Arti di Brera sotto la guida di Marino Marini. Per quanto importante sia stato l'incontro con l'influente scultore austriaco Fritz Wotruba, che nutriva grande stima per Wach e l'avrebbe volentieri ammesso all'Accademia di Belle Arti di Vienna, la loro resta un'amicizia, mentre gli stimoli maggiori provengono principalmente da Italia e Francia. Non è, infatti, soltanto il concetto estetico, ma anche morale di Alberto Giacometti che affascina Wach. Nonostante i tanti legami con artisti e intellettuali, Wach resta tuttora un irriducibile solitario che non ha più abbandonato l'Italia. Wach cerca il dialogo con l'architettura sia in Italia che all'estero, come ad esempio con la sua mostra presso il Castel dell'Ovo di Napoli (2006) o negli spazi dell'abbazia austriaca di Melk (2005/2006). (Comunicato stampa Forum Austriaco di Cultura)




Opera di Max Serradifalco Max Serradifalco
Earth - Viaggio fotografico nel web


termina il 31 luglio 2014
Galleria Frammenti D'Arte - Roma
www.galleriaframmentidarte.com

«Alla ricerca di nuovi luoghi da visitare, con l'ausilio di Google Earth, Serradifalco inizia a osservare la Terra da un'altra prospettiva, con nuovi occhi, scoprendo scenari immaginari in deserti, baie, barriere coralline, catene montuose e valli sconfinate. Quasi per caso, Max scopre che la Terra osservata dal satellite può assumere nuove forme, come se la Natura magicamente desse vita a inaspettate e straordinarie opere d'arte, attraverso un "gioco" della vista che è un "ri-vedere" e un "ri-creare". Osservando le fotografie di Serradifalco, potrebbero venire in mente le teorie dello psicologo e critico d'arte Rudolf Arnheim (il procedimento visivo è un atto creativo, in cui l'osservatore è coinvolto nella "creazione" dell'opera d'arte, sulla quale proietta la propria immaginazione e le proprie emozioni). Quello di Serradifalco è certamente un occhio privilegiato, quello del grafico, del fotografo, ma soprattutto dell'artista dalla spiccata sensibilità, che ci guida alla scoperta di aspetti della realtà che travalicano addirittura la fantasia.

La "Web Landscape Photography" - nome che Serradifalco ha dato a questa nuova frontiera della fotografia paesaggistica - porta, naturalmente, a fare delle riflessioni sul concetto stesso di fotografia. Può essere considerata fotografia anche un'immagine acquisita attraverso il satellite, che non è stata realizzata, quindi, avvalendosi delle tradizionali attrezzature fotografiche? Per la risposta, ci avvaliamo delle parole del fotografo Ferdinando Scianna che, riguardo alle Web landscape photographies di Serradifalco, ha affermato: «A me le web immagini di Max Serradifalco sono piaciute. Ma sono fotografie? Certo che lo sono. In definitiva, anche la riproduzione fotografica di una fotografia è una fotografia».

L'aspetto peculiare evidenziato dalla fotografia di Serradifalco è la capacità ri-creativa coadiuvata dall'immaginazione (...). Quella di Max Serradifalco continua a essere fotografia paesaggistica, contraddistinta dalla ricerca e dall'osservazione della Natura, nell'attesa che la sua immaginazione "ri-crei" nuove forme e significati. E così, rimaniamo meravigliati dalle cromie dalla consistenza quasi materica di un fiume che scorre in Australia, dai fiordi canadesi che sembrano districarsi da un groviglio di rovi, dal movimento delle maree, dall'irregolare e mutevole andamento delle dune del deserto: elementi, questi, che ricreano effetti simili a vigorose pennellate, velature acquerellate, geometrie e astrattismi» (Estratto da presentazione di Desirée Maida - curatrice della mostra).

Max Serradifalco (Palermo, 1978). Grafico e fotografo paesaggista. La grande passione per la natura e per la sperimentazione lo hanno condotto in campo artistico ad ideare nel 2011 la "Web Landscape Photography". È stato il primo fotografo professionista ad avvalersi del satellite, attraverso il web, per realizzare originali e suggestivi reportage. Numerosi sono gli articoli su testate giornalistiche online e magazine che in questi anni stanno presentando in molte nazioni del mondo la sua arte come espressione tra le più creative della generazione digitale.




Opera di Bruna Zazinovich Opera di Marco Castellarin Opera di Roberto Micol Opera di Alberto Schettino "Un mare di colori virtuali"
www.amebe.com

In occasione della mostra collettiva estiva presso la sala d'arte "Villa romana", a Grado, intitolata "Un mare di colori" e inaugurata al 25 giugno, la Bottega d'arte Amèbe (Trieste) presenta anche una collettiva virtuale nella pagina News del sito www.amebe.com a cura di Gabriella Machne. Presso la sala d'arte, potete trovare altro materiale sugli artisti.

Marco Castellarin, artista giovane che si presenta che una interessante creatività che spazia dalla pittura al materico, sfruttando con immaginazione e fantasia una tecnica partcolare. Colori tenui accompagnati da pennellate e spatolate esaltano il tratto. Roberto Micol, artista dalle sfumature delicate, lavora su cartoncino. Informale nello stile, crea effetti poeticie suggestivi. Prevalgono colori tenui, tra cui azzurri e rossi che, accompagnati da spolverature di bianco, che danno movimento all'insieme.

Colore e pensiero eologico: nei lavori di Alberto Schettino troviamo materiali riciclati quali plastica, metalli, cartoni ecc. Manipola la materia e materiali scartati ritrovano nuova vita nell'arte. L'artista è presente nel sito Amèbe alla pag. Artisti. Bruna Zazinovich presenta una serie di lavori eseguiti con una tecnica particolare fatta di smalti. Ne ricava un effetto "sgocciolato" da lei definito shakj dripping. (agitato-sgocciolato). L'artista è presente nel sito Amèbe alla pag. Artisti.




Vincenzino Vanetti - Violinista - bronzo cm.48x20x10 1998 Vincenzino Vanetti - Concerto - acrilico su tela cm.105x125 2012 Vincenzino Vanetti - Norvegia fiordo - acrilico su tavola cm.66x88 2014 Vincenzino Vanetti
termina lo 07 settembre 2014
Civico Museo Parisi-Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)
www.museoparisivalle.it

Vincenzino Vanetti (1944), luinese di nascita e di formazione autodidatta, da sempre indirizza la sua opera e la sua ricerca in direzione dei valori umani e sociali. L'essere umano rappresenta per lui il tema centrale, che si muove attorno e in un caleidoscopio d'interpretazioni d'alto valore che dimostrano un'attività interiore attiva con una partecipazione intensa al mondo della fantasia. Vincenzino Vanetti ha alle spalle un copioso curriculum di mostre allestite lungo l'intero perimetro del Lago Maggiore, con frequenti presenze in vari luoghi d'Italia ma soprattutto in Svizzera, Francia, Germania. Nella esposizione sono raccolti 41 quadri e 13 sculture, che rappresentano una sorta di antologica che ripercorre il cammino che Vanetti ha condotto lungo una vita vissuta sempre con estrema intensità.




Georges Mathieu - Composizione - tecnica mista su cartone cm.48x64 1959 Giuseppe Capogrossi - Superficie G 127 mauroflage - tempera su carta intelata cm.88x88 1951 Hans Hartung - cm.26,5x34,7 1956 Roberto Crippa - Spirali - olio su tela cm.80x100 1951 Costruzioni: 20 artisti dagli anni '50 ai giorni nostri
termina il 14 settembre 2014
Galleria Bonioni Arte - Reggio Emilia
www.bonioniarte.it

Da una grande opera ad olio su tela di Emilio Scanavino (Costruzione), realizzata nel 1960. In mostra, a cura di Federico Bonioni, dipinti di Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Hans Hartung, Piero Manzoni, Mimmo Rotella e Giulio Turcato risalenti agli anni '50, una carrozza con cavalli di Antonio Ligabue del 1954, una tela di Bengt Lindström del 1960, un Paesaggio anemico di Mario Schifano, due quadri di Conrad Marca-Relli dei primi anni '70, Urvasi e Gilgamesh (1987) di Gino De Dominicis ed opere di Mattia Moreni ed Emilio Vedova della seconda metà degli anni '80.

A completare il percorso, i rossetti in ceramica di Giorgio Laveri e le maschere di Gianni Cella, oltre ad un'imponente scultura in omaggio al Tricolore. Presenti anche gli artisti più giovani, come Mirko Baricchi, Marco Bolognesi, Josè Demetrio, Pietro Iori, Vincenzo Marsiglia, Luca Moscariello e Simone Pellegrini, unitamente a due nuove proposte - Maurizio Cariati e Giacomo Cossio - al loro esordio in Galleria. Ogni mercoledì sera, dal 25 giugno al 23 luglio, l'allestimento sarà rinnovato.

Opere di Mirko Baricchi, Marco Bolognesi, Giuseppe Capogrossi, Maurizio Cariati, Gianni Cella, Giacomo Cossio, Roberto Crippa, Gino De Dominicis, Josè Demetrio, Hans Hartung, Pietro Iori, Giorgio Laveri, Antonio Ligabue, Bengt Lindström, Piero Manzoni, Conrad Marca-Relli, Vincenzo Marsiglia, Mattia Moreni, Luca Moscariello, Simone Pellegrini, Mimmo Rotella, Emilio Scanavino, Mario Schifano, Giulio Turcato, Emilio Vedova, a cura di Federico Bonioni. (Comunicato Ufficio Stampa CSArt Comunicazione per l'Arte)




Heinz Waibl (1931) graphic designer
Il viaggio creativo


termina il 21 settembre 2014 (con chiusura estiva del museo dal 28 luglio al 18 agosto)
m.a.x. museo - Chiasso (Svizzera)
www.maxmuseo.ch

Dopo l'esposizione dedicata nella primavera-estate 2013 a Lora Lamm (Arosa, Svizzera, 1928), il m.a.x. museo propone ora una mostra su Heinz Waibl, graphic designer annoverato dalla critica tra i più importanti protagonisti nel settore della comunicazione visiva del Novecento, per la messa a fuoco di un linguaggio creativo e innovativo che ancora oggi risulta incredibilmente attuale. In mostra 120 pezzi fra manifesti e locandine, bozzetti preparatori, studi di logo, grafiche, oggetti di design e packaging come bottiglie di profumo e puzzle, nonché una corrispondenza con Max Bill, Max Huber e Georges Vantongerloo. Una sezione fotografica raffigura Waibl negli anni '50 a Milano, con gli amici e Max Huber. Sono presenti inoltre alcuni lavori di Max Huber dedicati a Waibl, suo allievo prediletto.

Si tratta della prima antologica - inaugurata alla presenza di Heinz Waibl, il critico d'arte Gillo Dorfles e Mario Piazza, graphic designer - dedicata a Waibl che affronta tutto il suo articolato percorso mettendo in luce il doppio background che matura negli anni, ovvero fra l'Europa e la significativa esperienza negli Stati Uniti e a Johannesburg. Fra le sue più note collaborazioni quelle per la Rinascente, Atkinsons, Olivetti, ma anche per la Unimark International Design and Marketing Company. A differenza di altri, Waibl rientrerà nel 1971 nel vecchio continente, facendosi portatore della novità della corporate image acquisita a Chicago e nelle altre città americane in cui lavora alla fine degli anni '60.

In questo senso è finalizzato il taglio critico effettuato dai curatori: Alessandro Colizzi, professore all'École de design de l'Université du Québec à Montréal (Uqam) che in mostra e nel catalogo focalizza l'attenzione su quanto appreso negli Stati Uniti da Waibl ma anche dai suoi contemporanei - Massimo Vignelli, Piero Ottinetti, Giulio Cittato - e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio Officina, che si china, invece, sui primi anni d'attività di Waibl e sul suo ritorno in Italia. Se negli Stati Uniti viene riconosciuto come l'"europeo" dall'impronta umanistica ma pure pragmatica, l'esperienza americana e in seguito il periodo trascorso a Johannesburg porteranno Heinz Waibl a essere l'ideatore di importanti logotipi e a divenire, con il suo rientro in Italia, l'interprete europeo della corporate identity, ovvero della veste grafica declinata su tutti i supporti di importanti ditte e istituzioni culturali: loghi, buste, biglietti da visita, sacchetti, cartelline stampa, tute ecc.

In ragione del percorso di Waibl a cavallo fra il vecchio e il nuovo continente, l'esposizione sarà ospitata nel 2016 presso il Centre de design de l'Université du Québec à Montréal (02 giugno - 31 luglio). Il catalogo, a cura di Alessandro Colizzi e Nicoletta Ossanna Cavadini, con saggi (oltre ai curatori) di Mario Piazza e una corposa appendice documentaria, è pubblicato da Silvana Editoriale, 2014, bilingue italiano/inglese, 24x24, pp.216. Il volume contiene le testimonianze di colleghi e amici che, durante i suoi sessant'anni di attività professionale, hanno avuto modo di conoscere e apprezzare Heinz Waibl. (Estratto da comunicato Amanda Prada - Ufficio stampa m.a.x. museo Svizzera e Insubria (Como e Varese))




Marco Tirelli - carbone e tempera su carta 2009 - dalla mostra Osservatorio Marco Tirelli: Osservatorio
termina il 28 settembre 2014
Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive - Pesaro
www.centroartivisivepescheria.it

Mostra di Marco Tirelli (Roma, 1956), a cura di Ludovico Pratesi, che presenterà un lavoro inedito, realizzato appositamente per gli spazi del museo pesarese. La mostra si compone di una installazione site-specific nella navata a pianta centrale che caratterizza la Chiesa del Suffragio in cui ha sede il museo, trasformata dall'artista in una sorta di punto d'osservazione materiale e onirico di frammenti oggettuali e di segni-simbolo recuperati dall'astronomia e dalla geometria, dalle scienze e dalla natura. Marco Tirelli realizza un personale osservatorio d'immagini che riemerge dalla memoria personale per farsi visione nell'oscurità.

Grandi cerchi dipinti sulle alte mura della Chiesa, come fossero buchi neri di congiunzione tra la terra e l'universo, inteso non solo come macrocosmo, ma anche come microcosmo dell'interiorità, si vivificano rendendosi lente oculare attraverso cui osservare i luoghi dell' immaginario collezionato dalla memoria dell'artista. La mostra si attua attraverso un procedimento maieutico che dall'oscurità proietta il percepito oltre la luce, un orizzonte visivo strutturato come dispositivo visivo d'immagini e volumi recuperati dall'inconscio e dalla memoria e che fuoriescono, ritrovati dal pensiero di chi osserva.

L'archivio visivo di Marco Tirelli si formalizza infine sulle pareti del lungo Loggiato del museo, che ospita grandi dipinti e disegni, elaborando in questo modo una raccolta preziosa di immagini e forme, di figurazioni e rappresentazioni, ancora una volta mutuate dall'archivio iconografico materiale e mentale dell'artista, dall'accumulo di prospettive visive che compongono il patrimonio mnemonico di Marco Tirelli, rielaborate per evocare altro da sé, attraverso una dimensione immaginifica e concreta al contempo, riferibili ad una realtà sempre in bilico tra soggetto e oggetto, tra reminiscenza e percezione. Nel corso della mostra sarà realizzato un catalogo, contenente le immagini delle opere esposte, un testo e un'intervista di Ludovico Pratesi.




Siracusa 1880-1900
I fotografi dopo il Grand Tour


termina lo 03 agosto 2014
Fototeca Siracusana - Siracusa
www.galleriaroma.it

Apre i battenti la Fototeca Siracusana, uno spazio dedicato esclusivamente alla fotografia d'epoca e contemporanea nella più nota Galleria Roma. La Fototeca sarà curata da Salvatore Zito, già collezionista di fotografia e fotografo egli stesso. Un sito per la raccolta, lo studio e la mostra permanente di immagini fotografiche principalmente riferite alla Sicilia, Siracusa in particolare,ed ai suoi fotografi. L'inaugurazione avverrà con l'apertura della mostra di fotografia d'epoca intitolata

La mostra propone, sul tema della iconografia siracusana, una selezione di stampe fotografiche d'epoca e di stereoscopie di siti e monumenti realizzate dai maggiori fotografi professionisti di quel tempo: Giorgio Sommer, Giovanni Crupi, Edizioni Brogi, F.lli Alinari. Di particolare interesse la presenza di una antica stampa fotografica all'albumina raffigurante l'Orecchio di Dionisio, databile intorno al 1885/90, realizzata dal fotografo siracusano d'adozione Tommaso Leone, la cui peculiarità, sconosciuta a molti è quella di essere stato quasi certamente il primo fotografo professionista della nostra città, dove svolse la sua attività dal 1880 al 1915 circa. La mostra è completata dall'esposizione di apparecchi e oggetti fotografici d'epoca e inoltre il pubblico potrà anche visionare in 3D le immagini delle stereoscopie presenti in mostra. Un emozionante salto nel passato di Siracusa e nella storia della Fotografia. (Salvatore Zito per Fototeca Siracusana)




Mikhail Roginsky. Oltre la Porta rossa
termina il 23 novembre 2013
Università Ca' Foscari - Venezia

Prima mostra italiana di Mikhail Roginsky - il cosiddetto "padre della pop art russa" - sulle opere della maturità dell'artista (1978-2003). L'arco di anni in cui Mikhail Roginsky visse a Parigi, con un focus sulla pittura e sui concetti strutturali ad essa immanenti: colore, forma, costruzione. L'esposizione, e non è un caso, prende avvio da un'opera precedente alla stagione parigina. Con quella Porta rossa (1965) che appartiene al periodo sovietico dell'artista e che di lui è certamente una delle creazioni più famose ma anche una delle più ermetiche. La «porta» è idealmente quella che l'artista scavalca, abbandonando il cliché di artista politicizzato, dedito a concezioni complesse, per approdare appunto ai nuovi ambiti della pittura.

Spesso considerata dai critici come un oggetto del ready made, la "Porta" preconizza invece proprio il suo passaggio alla pittura: l'artista stesso sottolineava lo stretto legame di quest'opera con la pittura da cavalletto. Con La porta rossa Roginsky dichiara la volontà di superare ogni convenzionalità del linguaggio artistico dominante. L'opera rappresentò, nell'Unione Sovietica postbellica, uno dei primi tentativi di de-costruzione della bidimensionalità della superficie pittorica. Qui si trovano le premesse del suo manifesto antiestetismo, l'avversione dell'artista per la stessa parola «arte», da lui intesa come un complesso di cose create artificialmente, avvizzite dal secolare uso o oberate dal peso di una ipocrita ideologia. I curatori della mostra propongono di lasciare fuori dalla porta il cumulo delle erronee definizioni, di destituire gli stereotipi che hanno snaturato la percezione dell'opera, tornando alle sue origini.

La mostra si snoda come un racconto del complesso iter evolutivo dell'artista, per questo il motivo conduttore costitutivo è il viaggio come metafora del cammino creativo. Si tratta di un viaggio privo di uno schema consequenziale. L'artista è presentato in tutta la sua ampiezza creativa e l'unità del quadro generale non si basa sull'elemento cronologico ma sul materiale visivo della mostra. Dallo spazio con le nature morte semiastratte sugli scaffali, che superano la figuratività, lo spettatore passa verso una natura morta minimalista rappresentata da semplici «ritratti» di oggetti semplici, incrollabili nella loro plastica certezza, alla sala con i grandi lavori acrilici su carta, che simulano l'imperturbabilità della pittura «alta» e interpretano in modo ironico i suoi generi principali, lo spettatore entra nell'alterato, suggestivo mondo dell'espressionista.

Il tutto lungo 8 sezioni in cui le 120 opere sono presentate insieme ad un ampio corredo di immagini fotografiche e video (molti inediti). A documentare un percorso che prende avvio dal momento in cui l'artista fa nuovamente ricorso all'abc della pittura, ricercando i colori puri e mischiati, le correlazioni tra i volumi, il ritmo compositivo. Per approdare alla fase conclusiva della su ricerca e della sua stessa esistenza. Quando i frequenti rientri in patria stimolano un nuovo cambiamento nella sua pittura. La Mosca sovietica e post sovietica acquisisce lo stesso valore di fatto artistico che ebbe Parigi per gli Impressionisti o la profonda America per Edward Hopper.

La Mosca di Mikhail Roginsky, un mondo ispirato dalla sua memoria e immaginazione, spinge lo spettatore alla «riconoscibilità» di luoghi, situazioni e personaggi concreti. Stimolando chi guarda a percepire le tele bidimensionali come un corrispettivo della realtà. La mostra è organizzata dalla Fondazione Mikhail Roginsky in collaborazione con il Centro Studi sulle Arti della Russia CSAR dell'Ateneo veneziano nell'ambito della 14. Biennale d'Architettura di Venezia. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Enrico Fedrigoli: Objets à réaction poétique
termina lo 01 agosto 2014
Il Vicolo Galleria Arte Contemporanea - Cesena
www.ilvicolo.com

Mostra fotografica, a cura di Marisa Zattini, composta da un corpus di 53 opere di un "maestro del banco ottico", presentate dall'architetto Luigi Marastoni e dal regista Luigi De Angelis. Una raffinata raccolta di stampe fotografiche in bianco e nero, una ricerca condotta nell'ambito dello still life per suggerire un mondo dove originali nature morte si assemblano fra memoria e ricordo e personali oggetti dell'artista veneto. Va precisato che questa mostra si configura come la prima esposizione di lavori - tutti inediti - che esula dal precedente percorso dell'artista-fotografo legato all'ambito del teatro di ricerca contemporanea. La rassegna è accompagnata da un catalogo, edito da Il Vicolo Editore (Cesena, 2014, pp. 128, Euro 18,00), che documenta tutte le 53 opere in mostra, corredate da due testi critici a firma di Luigi Marastoni e Luigi De Angelis con una nota di Marisa Zattini.

Scrive l'architetto Luigi Marastoni: «53 immagini si susseguono seguendo un ordine cronologico. (...) Pur traendo linfa dal mondo del Novecento le immagini di objet à réaction poétique si innestano in un percorso senza tempo, smontano parte delle istanze moderne che ci hanno fino ad ora accompagnato e aprono le porte ad altre possibili combinazioni linguistiche». Prosegue poi il regista teatrale Luigi De Angelis: «Immaginiamo un'esposizione di stampe fotografiche in bianco e nero in una galleria d'arte o in un museo. Ognuna di queste fotografie è inquadrata da un elegante passepartout in cartoncino e da una cornice in legno dorata o di altro colore, barocca. Il formato di ogni fotografia è di circa 30x40cm, verticale o orizzontale. L'andamento delle opere disegna lungo le pareti delle linee intermittenti, larghe, delle bande che si contendono il primato del bianco o del nero».

Enrico Fedrigoli (Sant'Ambrogio della Valpolicella - Verona, 1953) a venticinque anni inizia come fotografo di architettura, ma presto affianca alla ricerca artistica l'attività di fotografo pubblicitario, in Italia e all'estero. Dall'architettura ai rapporti spaziali dei paesaggi e alla fotografia del territorio. Nel 1983 è in India con Milo Manara, per la documentazione fotografica del suo HP e Giuseppe Bergman. Da questo diario di viaggio nasce una pubblicazione che affianca l'albo a fumetti. Nel 1985 studia le tecniche di utilizzo del banco ottico all'Istituto del design di Milano. Nel 1988 compie il primo viaggio a Berlino, dove realizza il suo primo portfolio che ritraea la capitale tedesca fino al 1998. Risale ai primi anni '90 l'incontro con il teatro. Da sempre affianca l'attività di fotografo a quella di stampatore delle proprie lastre e pellicole. Parallelamente al lavoro di ricerca nell'ambito teatrale sviluppa un progetto legato allo studio del proprio territorio d'origine (Lo sguardo della pietra). Ha lavorato alla realizzazione di una sorta di atlante visivo, con la collaborazione dell'artista veronese Beatrice Pasquali. Oltre ad alcuni percorsi personali di still life, sta realizzando un lavoro sulla figura femminile nel teatro.




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)




Christopher Makos: Altered Images
termina lo 03 agosto 2014
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

Christopher Makos venne definito da Andy Warhol "il più moderno dei fotografi americani". Dopo un lungo soggiorno a Fregene e in Italia, trascorso in compagnia di Man Ray, Makos si trasferisce a New York dove inizia a documentare i fermenti di un epoca di grandi cambiamenti. Affascinato in particolar modo dall'emergente scena punk, il fotografo americano realizza una serie di ritratti che hanno fatto la storia della fotografia: Tennessee Williams, Halston, John Paul Getty III, David Bowie, Grace Jones, Patti Smith, Richard Hell, Tom Verlaine, Alice Cooper, Iggy Pop, Divine sono solo alcuni dei personaggi fotografati e raccolti nel suo libro d'esordio White Trash pubblicato nel 1977.

Incontra Andy Warhol che rimane molto colpito dalla sua pubblicazione, tanto da acquistarne mille copie. Warhol gli affida la direzione artistica del suo libro Exposure, che segnerà l'inizio della loro amicizia e sodalizio artistico. Tra le pareti d'argento nell'atelier del padre della Pop Art, gli eccessi, i retroscena e i tanti momenti di "straordinaria" vita quotidiana di Warhol assieme alle sue tante super-star come Mick Jagger, John Lennon e ai giovani e promettenti artisti come Keith Haring, Jean-Michel Basquiat. Makos ha collaborato con numerose riviste quali Interview, Rolling Stone, House & Garden, Connoisseur, New York Magazine, Esquire, Genre and People.

Il suo lavoro è stato esposto alla Tate Modern di Londra, al Whitney Museum of American Art di New York e al Museo Reina Sofia di Madrid. Fra i libri pubblicati Andy Warhol in China 1982 (2007), Warhol/Makos In Context (2007), Christopher Makos Polaroids (2009), LADY WARHOL (2010). La mostra, a cura di Gianni Mercurio, presenta una selezione di 62 fotografie che ripercorrono la scena artistica newyorkese degli anni '70 e '80, tra cui 8 opere di grandi dimensioni della serie "Altered Images" realizzate nel 1981, in cui Andy Warhol interpreta la mutevole identità dell'essere umano, un omaggio agli scatti firmati Man Ray di Marcel Duchamp nei panni del suo alter ego femminile Rrose Selavy.




Tatjana Valsang
termina il 27 settembre 2014
Galleria Alessandro Bagnai - Firenze
www.galleriabagnai.it

Prima mostra in Italia dell'artista tedesca Tatjana Valsang. La mostra presenta una selezione di lavori recenti dell'artista, principalmente tele di grandi dimensioni. Si tratta di lavori astratti, su cui i flussi di colore aprono squarci tra i vari strati, fondendosi e sublimandosi. Le tele esprimono anche una forte luminosità. Il colore rimanda alla organica bellezza della natura, come ingrandita al microscopio, ad ali di farfalla, allo scorrere schiumoso dell'acqua, talvolta ai colori quasi chimici e artificiali offerti dalle luci di un tramonto o da un'esperienza psicologica psichedelica. La totalità esasperata e tuttavia equilibrata della composizione crea un nuovo fenomeno naturale. Non vi è infatti riferimento alcuno all'origine o ad un soggetto.

Alcune opere di formato più piccolo qui esposte, rappresentano invece un gruppo più intimo e sottilmente poetico, in un linguaggio composto da percorsi di colori più scuri, principalmente nelle gamme del nero, grigio e marrone, che creano un effetto irrazionale di connotazione surreale. Tatjana Valsang (1963, St. Tönis, Germania) dopo aver terminato gli studi alla Kunstakademie di Düsseldorf, ha continuato la sua sperimentazione nel suo studio. Tra le mostre personali espone nel 2011 e 2012 da Konrad Fischer Galerie (Düsseldorf e Berlino, Germania), nel 2013 alla Kunsthalle di Wuppertal-Barmen (Germania) e nel 2014 alla Galleria Andersson/Sandström (Umeå, Svezia). Tatjana Valsang parteciperà alla mostra collettiva Icastica (14 giugno - 31 ottobre 2014) che occuperà diversi luoghi nella città di Arezzo.




Arte Itinerante - microcosmo duna lacrima Arte Itinerante - campagna francese - 50x40 Arte Itinerante - Rassegna d'arte internazionale
27 maggio - 24 giugno 2014, Galleria Sabrina Falzone - Milano
05-15 luglio 2014, Pinacoteca della Galleria Chiatamone - Napoli
04-14 settembre 2014, Galleria d'arte Anacapri - Capri
www.galleriasabrinafalzone.com

Nella raffinata cornice del palazzo novecentesco della galleria milanese il percorso di allestimento sarà dedicato al grande scenario delle arti visive. Tra gli artisti selezionati, espongono dalla Svizzera Claudio Marconato con una composizione astratta di grande effetto scenografico e Georgeta Stefanescu, artista dotata di singolare originalità tecnico esecutiva nella creazione pittorica su plastica. Dall'Italia, invece, provengono i lavori di Rosida Mandruzzato Vettori, efficaci per quel caratteristico dinamismo che li distingue. Il ritmo cambia osservando i quadri di Giovanni Bilo, dove traspare un solido equilibrio tra forma e colore.

Dall'armonia pittorica di Bilo si passa all'irruenza cromatica di Antonio Anastasìa, autorevole nella disquisizione dei colori, colmi d'energia cosmica. Elaborando profondi contenuti spirituali, l'artista Jole Caleffi mostra tutta la sua eleganza stilistica nel morbido flusso della sua stesura pittorica. Mentre la nobiltà grafica di Maria Luisa D'Asaro Biondo induce a soffermarsi sui dettagli, mettendo in luce una particolare delicatezza esecutiva. Dulcis in fundo, l'intramontabile figurativismo di Susanna Anna Redaelli restituisce un indissolubile legame con la tradizione storico-artistica omaggiando la bellezza della natura.




Riccardo Corti - olio su tela cm.70x90 - mostra ARTinCLUB 2 Riccardo Corti: "ARTinCLUB 2"
termina il 28 settembre 2014
Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini - Lido di Camaiore (Lucca)
www.clubipini.com/artinclub2

In esposizione una serie di recenti dipinti ad olio su tela dell'artista Riccardo Corti. L'iniziativa, giunta alla seconda edizione, nasce con l'intento di offrire al pubblico una proposta culturale che coniughi l'arte contemporanea con la raffinata atmosfera della villa in stile Liberty, fatta costruire dal pittore e ceramista Galileo Chini (Firenze, 1873-1956) agli inizi del '900 per crearvi la propria dimora nei periodi di vacanza. Completamente ristrutturata lasciando inalterato il fascino originario, la Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini accoglie ancora oggi numerose opere di Chini - dipinti, affreschi e oggetti d'arredamento - perfettamente conservate.

Riccardo Corti (Firenze, 1952) ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo, con personali e collettive in tutta Italia; alcune sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui quella della GAMC di Viareggio. Con la sua inconfondibile cifra stilistica, Corti raffigura pini elegiaci, policromi agrumi in sezione, immaginifiche marine e bastoncini sospesi nel vuoto: la raffinatezza delle sfumature si combina con l'eleganza dinamica delle forme, nell'ambito di una pittura poetica e incline alla sintesi. La mostra, curata da Gianni Costa, organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio, è patrocinata dal Comune di Camaiore ed è corredata di catalogo con testo critico di Marco Del Monte.




Storie dal Sud dell'Italia
dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea


termina il 12 ottobre 2014
Museo di Fotografia Contemporanea - Cinisello Balsamo (Milano)
www.mufoco.org

In occasione dei 10 anni di attività, il Museo di Fotografia Contemporanea propone una grande mostra - a cura di Arianna Bianchi e Roberta Valtorta - dedicata al Sud dell'Italia con opere dalle sue collezioni attraverso le immagini di importanti e noti autori che hanno costruito la storia della fotografia italiana. Le immagini coprono un arco storico di cinquant'anni, dal secondo dopoguerra ai primi anni Novanta, e toccano questioni profondamente legate all'identità economica e culturale delle aree meridionali. La mostra comprende 120 fotografie di Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna organizzate in 15 nuclei tematici. Questi gli autori rappresentati: Letizia Battaglia, Antonio Biasiucci, Carmelo Bongiorno, Mario Cattaneo, Mario Cresci, Luciano D'Alessandro, Mimmo Jodice, Uliano Lucas, Lello Mazzacane, Carmelo Nicosia, Federico Patellani, Tino Petrelli, Francesco Radino, Marialba Russo, Ferdinando Scianna.

Si tratta di una mostra intensa e ricca di spunti non solo sul piano informativo ma anche su quello emotivo. Al bianco e nero delle ricerche di questi grandi fotografi fanno da contrappunto gruppi di immagini a colori scelte dal fondo Grazia Neri che "illustrano" l'immaginario turistico del Meridione: spiagge, barche, piatti di cibi tipici, frutti, fiori, artigianato, costumi tradizionali, luoghi di vacanza, natura rigogliosa, le meravigliose cartoline quasi pop che ci fanno amare il Sud. Oltre che per l'importanza degli autori e della "questione meridionale" stessa, la scelta di questo tema è stata anche pensata in relazione alla città di Cinisello Balsamo.

Come è noto, Cinisello Balsamo, nell'hinterland milanese, è città di immigrazione: la sua popolazione, che contava soli 15 mila abitanti nei primi anni Cinquanta, arriva a più di 80 mila negli anni Settanta per l'arrivo massiccio di immigrati che, provenienti soprattutto dalle regioni meridionali, diventano i lavoratori delle grandi fabbriche del nord Milano, dunque gli attori fondamentali dell'economia di questa vasta area, e dell'economia italiana stessa. Accompagna le fotografie una serie di video-interviste a cittadini di Cinisello Balsamo, che tra ricordi, pensieri, saperi, raccontano le loro radici, i loro sogni, la loro attuale esistenza in un territorio diverso da quello che hanno lasciato. (Comunicato stampa)




De Rerum Natura
termina il 15 settembre 2014
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Mostra collettiva curata da Angela Madesani, con la collaborazione di Andrea Lerda. Il complesso rapporto fra arte contemporanea e natura attraverso alcune possibili declinazioni: natura naturans come oggetto e soggetto dell'arte attraverso la sua presentazione diretta, natura come entità portatrice di una sacralità laica e, infine, natura, etica ed ecologia. Una riflessione da parte di un selezionato gruppo di artisti italiani e stranieri, appartenenti a diverse generazioni, che si spinge ben oltre a una semplice mostra sul paesaggio, superando inevitabilmente anche la visione portata avanti tra gli anni Sessanta e Settanta dalla Land Art. In mostra, una quindicina di artisti, che operano con diversi linguaggi (dall'installazione alla fotografia al video al disegno), su alcune tematiche legate al rapporto uomo-ambiente-natura: dalla semplice osservazione del circostante, alla sacralizzazione della natura, dalla sua presenza fisica, sinonimo di bellezza e purezza, alla devastante realtà delle problematiche ambientali.

Tutto questo in un contesto, quello odierno, in cui la natura è oggetto quotidiano di discussione, di studio e di cronaca. Così come è avvenuto a partire dagli anni Sessanta con l'accentuarsi a livello internazionale del dibattito ecologico, anche in questo caso l'arte e il design diventano lo spunto per una serie di riflessioni che ci porteranno ad affrontare domande, senza la certezza di risposte ferme e univoche. Oltre alla prospettiva data dalle arti figurative, dalla scultura, dalla fotografia e dal video, la mostra proporrà allo spettatore anche il punto di vista del mondo del design. De Rerum Natura come il poema epico-didascalico sulla natura del poeta latino Lucrezio, nel I secolo d.C. La scelta non è stata casuale: se l'opera di Lucrezio era un richiamo alla responsabilità personale, un invito alla presa di coscienza sulla sfaccettata realtà del circostante, con tutti i suoi problemi, qui ci troviamo in una posizione assai vicina, in cui l'arte dovrebbe, potrebbe servire da monito all'uomo a porsi in maniera diversa all'interno del suo contesto vitale.

Artisti: Emanuele Becheri, Andrea Caretto | Raffaella Spagna, Lynn Davis, Mikala Dwyer, Studio Formafantasma, Herbert Hamak, Jacob Hashimoto, Esther Mathis, Laura Pugno, Luca Rento, Elisabeth Scherffig, Elisa Sighicelli, Eltjon Valle, Massimo Vitali, Andre Woodward.




Giovanni Cerri - L'Impero - olio cm.100x80 2014 Giovanni Cerri: The great country

Istituto Italiano di Cultura a Copenaghen, 14 maggio - 06 giugno 2014
Istituto Italiano di Cultura a Colonia, 04 settembre (inaugurazione ore 18) - 27 settembre 2014
Museo del Legno Riva 1920 - Cantù (Como), 22 novembre 2014 (inaugurazione ore 18) - 06 gennaio 2015

La mostra itinerante dell'artista milanese Giovanni Cerri (Milano, 1969) è dedicata allo scenario di crisi epocale che mette in rilievo difficoltà, contraddizioni e disorientamenti. La pittura qui rappresenta l'eredità classica di una civiltà che è stata grande in epoca lontana si è consumata e mostra il suo vissuto eroico e mitico nella condizione di degradata sopravvivenza. Frammenti di antiche statue greco-romane, colonne di tempi, resti di quella remota storia compaiono in lande periferiche, dove l'energia dell'epoca industriale funge da sfondo, a suggerire il nostro contesto contemporaneo. Una "Pompei industriale" potremmo definirla, per la mescolanza delle due archeologie, quella classica e quella delle fabbriche che hanno costruito il Novecento. Siamo ora a un punto di svolta e quella bellezza un po' decaduta, sopravvissuta alle intemperie e ai conflitti, è ancora lì ad imporci il coraggio di una risalita e di una rinascita, un impeto d'orgoglio per una nuova energia di riscatto. Catalogo con testi di: Fabio Ruggirello,Lucio Izzo, Flaminio Gualdoni. Intervista a cura di Paul Kroker.

«(...) Giovanni Cerri constata con occhio lucido il dilavarsi del paesaggio che abbiamo eretto a figura dell'anima e a genere pittorico duraturo, quello su cui far riposare, possibilmente, l'idea tutta di naturale. E' un perdersi fisico, storico. Ma per lui, artista di valori, un perdersi anche e soprattutto etico. Il "bel modo di far paesi" di cui ragionava secoli fa Marcantonio Michiel non ha più luogo, oggi. Il disagio estetico è, tout court, malessere esistenziale, metafora della condizione umana tutta. A partire da qui, Cerri implica nelle sue opere i segni illustri d'un'altra bellezza allarmata, statue e colonne antiche che appaiono anch'esse, in questi scenari, come residui morenici del ritrarsi d'una civiltà. Lavatrici e colonne, pali della luce e teste romane, statue imperiali e graffiti lordanti... non c'è estetica delle rovine possibile in grado di riscattare queste solitudini.» (Flaminio Gualdoni - dal testo in catalogo)

E si rimemora il Pasolini delle Poesie mondane:
"Un solo rudere, sogno di un arco,
di una volta romana o romanica,
in un prato dove schiumeggia un sole
il cui calore è calmo come un mare:
lì ridotto, il rudere è senza amore". (...)

Giovanni Cerri (Milano, 1969) dal 1987 espone in mostre personali e rassegne in Italia e all'estero (Canada, Cina, Croazia, Francia, Germania, USA, Romania, Bolivia). Tra le mostre più recenti citiamo la personale Voyage en Italie tenuta alla Orenda Art International di Parigi nel 2013 e, nello stesso anno Giancarlo e Giovanni Cerri. Due generazioni di artisti milanesi, insieme al padre Giancarlo, alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno. Inoltre è in preparazione un ciclo di dipinti che reinterpreteranno volti classici del Rinascimento Italiano e saranno esposti alla Orenda Art International di Parigi (novembre-dicembre). L'artista poi sarà presente nella rassegna dedicata a Michelangelo alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno (settembre-ottobre). In Germania ha inoltre esposto presso la Verein Berliner Kunstler (Berlino, 1998), la Die Ecke di Ausburg (2002) e la Kuhn&Partners di Berlino (2010). (Comunicato stampa)




And yet there was Art! Austria 1914-1918
termina il 15 settembre 2014
Leopold Museum - Vienna
www.albertopeola.com

Un ampia mostra dedicata agli artisti austriaci attivi tra il 1914 e il 1918 Egon Schiele, Albin Egger-Lienz, Anton Kolig, Koloman Moser, Gustav Klimt. A cento anni dall'inizio del Primo conflitto mondiale, il Museo ha inoltre invitato alcuni artisti contemporanei austriaci e d'Italia, Romania, Russia e Serbia, le nazioni sui fronti allora contrapposti all'Austria-Ungheria, le cui opere completano la visione creando una connessione con il presente. Per l'Italia Paola De Pietri è presente con le opere del ciclo To Face in cui racconta, con toni lirici ma rigorosi, la lenta riappropriazione da parte della natura dei luoghi che furono teatro di battaglia lungo il fronte italo-austriaco: trincee nel terreno, tunnel scavati nella roccia, rovine di rifugi. Elementi della storia che la natura ha riassorbito nel suo lento e perpetuo esistere. Con To Face, Paola De Pietri ha vinto il prestigioso premio Albert Renger-Patzsch conferito dalla Dietrich Oppenberg Stiftung per la pubblicazione del libro fotografico con l'editore Steidl.




Ceramiche italiane d'arte tra Liberty e Informale La fragile bellezza
Ceramiche italiane d'arte tra Liberty e Informale
Una collezione privata


termina il 17 agosto 2014
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst - Rancate (Mendrisio - Canton Ticino - Svizzera)

Un viaggio attraverso il Novecento, dalle sinuose forme Art Nouveau proposte da Galileo Chini e dalla manifattura della Ceramica Italiana di Laveno alle invenzioni informali di Antonia Campi, Carlo Zauli e Lucio Fontana, da un punto di vista del tutto nuovo e originale: la ceramica d'arte prodotta da designer, artisti e manifatture italiane tra gli ultimi anni dell'Ottocento e gli anni Cinquanta del Novecento. Elemento unificante tra le diverse opzioni stilistiche e le diverse strade del gusto che queste ceramiche esibiscono è la ricerca di una linea moderna del design italiano che, come una forza inarrestabile, a tratti impetuosa, a tratti sotterranea, a tratti sottile e silenziosa, attraversa le arti decorative italiane tra gli esordi degli anni Venti e i primissimi anni Cinquanta.

La storia è lunga e complessa, ma si può dire che la definizione moderna, e il concetto stesso, di arti decorative nasca a ridosso degli inizi del Novecento, in certa misura connessa con le elaborazioni teoriche nate sull'onda lunga dello stile modernista e con la necessità classificatoria delle dinamiche creative che tende, pur tra difficoltà di varia natura, a svincolare in modo definitivo l'oggetto decorativo, ma anche la decorazione tout court, dai legami con il fare artigianale, e squisitamente tecnico-materiale, per ancorarlo alla pura creazione artistica.

Nell'ambito della cultura tardo simbolista, e segnatamente con la codificazione degli stilemi modernisti, ma soprattutto con la teorizzazione che assegna all'arte il ruolo di motore per il mutamento della società, in altre parole di un'arte per tutti, dell'arte come sinonimo di vita, le arti decorative si avviano verso l'affrancamento dal puro prodotto artigianale per accedere alla produzione seriale, se non addirittura industriale, e per divenire modello dell'abitare moderno e dunque parametro del gusto e veicolo fondamentale per l'affermazione di uno stile. La mostra intende offrire al pubblico le diversità di approccio alla questione delle arti decorative e specificatamente alla ceramica, ossia intende evidenziare le diverse opzioni stilistiche che convivono in quegli anni rispetto al problema dell'oggetto, al suo valore formale e al suo valore d'uso.

In altre parole, si vuole rendere comprensibile la varietà di opzioni presenti sul campo operativo, dall'art nouveau, di Galileo Chini, all'art déco, con i capolavori della Richard-Ginori, dal secondo futurismo delle ceramiche Mazzotti di Albissola e della manifattura Rometti, all'informale, al gusto piccolo borghese della manifattura torinese Lenci. Il tema della mostra è appunto questo: ricostruire attraverso le ceramiche italiane, che un grande collezionista svizzero ha raccolto con intelligenza critica nel corso degli anni, i percorsi della modernità, intesa come spinta inarrestabile di ricerca e di innovazione, ma talvolta infarcita di nostalgie e ripensamenti del patrimonio classico, ma in un'ottica di trasformazione moderna dell'arte italiana, talaltra pronta ad abbracciare scelte più radicali, dalle ironiche e potenti sperimentazioni futuriste, alle scelte geometrico/monumentali di matrice novecentista fino all'esaltazione della materia ceramica come esplicito esito di una sensibilità informale.

Artisti: Galileo Chini; Domenico Baccarini; Giorgio Spertini; Pietro Melandri; Ivo Pacetti; Enrico Mazzolani; Duilio Cambellotti; Renato Bassanelli; Alfredo Biagini; Francesco Nonni; Gio Ponti; Guido Andlovitz; Giovanni Gariboldi; Dante Baldelli; Corrado Cagli; Tullio Mazzotti detto Tullio d'Albisola; Fillia; Nicolj Diulgheroff; Giovanni Acquaviva; Manlio Trucco; Arturo Martini; Abele Jacopi; Gigi Chessa; Mario Sturani; Elena König Scavini; Giulio da Milano; Giovanni Grande; Fausto Melotti; Angelo Biancini; Riccardo Gatti; Antonia Campi; Agenore Fabbri; Carlo Zauli; Lucio Fontana. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Sebastiao Salgado - Brest, France, 1990 - © Sebastiao Salgado / Amazonas Images / Contrasto "Capitale Umano" nell'industria
254 immagini raccontano le persone nei luoghi di lavoro


termina il 30 agosto 2014
MAST - Bologna
Uff.Stampa: chiara@luciacrespi.it

A partire dalla metà del XVIII secolo, l'avvento dell'industrializzazione in Europa e nel resto del mondo ha prodotto un mutamento così determinante nelle condizioni di vita delle persone da indurci a coniare il termine "rivoluzione industriale". Nel corso dei successivi 250 anni, le tradizionali forme del lavoro agricolo e artigianale sono state progressivamente soppiantante da procedimenti produttivi di carattere industriale. Nel frattempo, il processo di industrializzazione che aveva interessato il settore primario e secondario, il reperimento delle materie prime e la loro lavorazione, si è esteso anche al terziario, all'organizzazione del tempo libero, alla cultura e alla gestione dei rifiuti. L'industrializzazione ha condizionato l'intera società, le nostre conoscenze, il nostro pensiero, il commercio, in altre parole la nostra esistenza nella sua totalità.

Prima dell'avvento dell'industrializzazione, la vita e il lavoro seguivano il ciclo naturale e biologico: l'avvicendarsi delle stagioni, il sorgere e il tramontare del sole scandivano il ritmo della giornata e il corso dell'anno. Da un certo punto in poi, le esigenze della produzione hanno preso il sopravvento, hanno scandito il ritmo della giornata lavorativa, hanno stabilito a che ora il lavoratore dovesse puntare la sveglia per recarsi al lavoro. Ecco perché parliamo di "tempo della fabbrica". Mutando il modo di lavorare, è mutato di conseguenza il rapporto tra città e campagna. Tradizionalmente vita e lavoro erano parti integranti di una stessa unità: si abitava e lavorava nello stesso luogo o, perlomeno, nelle immediate vicinanze.

L'industrializzazione e le offerte di lavoro ad essa collegate hanno spinto le persone ad allontanarsi sempre più dal luogo d'origine, fino a spingerle ad emigrare. Gli equilibri di potere si sono spostati dalla campagna alla città. E' comunque innegabile che l'industrializzazione abbia avuto anche il merito di rendere liberi gli uomini - affrancando ad esempio gran parte dei contadini dal giogo della servitù della gleba - o di rendere più duttili i rigidi sistemi normativi delle corporazioni di mestieri. Per la prima volta, con l'avvento dell'industria, questioni importanti quali l'igiene ed il progresso sono diventate oggetto di riflessione profonda. Se da un lato l'industria ha stravolto radicalmente la vita delle persone, dall'altro, concepire l'industria senza persone né lavoratori è del tutto impensabile.

Fino a poco tempo fa, prima della recente svolta digitale nell'ambito dell'automazione industriale, uomini e macchine, industria e lavoratori costituivano una sola, grande entità, in cui il capo del personale era - come continua ad esserlo ancora - una figura chiave dell'azienda. Questa unità, questo vincolo, ha fatto sì che le grandi industrie - ad esempio quelle automobilistiche - siano strutturate come vere e proprie comunità operative, dove si esercitano 200, 250, talvolta fino a 300 diversi mestieri e si formano eserciti di apprendisti. Il vitto è offerto nelle mense o nei ristoranti aziendali. Risalgono all'inizio del XX secolo le prime Wohlfahrtshäuser, le case del popolo per il personale delle aziende, che offrivano ai lavoratori non solo docce e bagni, ma anche occasioni di svago, intrattenimento e formazione. Molte squadre di calcio portano il nome di un'azienda: il Bayer Leverkusen è solo un esempio tra tanti.

Il "Capitale Umano nell'Industria" espone una selezione di circa 254 fotografie tra opere su commissione, fotografie documentarie e scatti d'artista facenti parte della collezione della Fondazione MAST; opere che, nel loro insieme, testimoniano quella complessità che - oggi come un tempo - struttura i rapporti fra industria e operai, industria e impiegati, Risorse Umane e Capitale Umano. La mostra racconta il lavoro dell'uomo nelle miniere, nei grandi impianti delle industrie metallurgiche, meccaniche e nelle fabbriche tessili, ma anche nei cantieri stradali, ferroviari e navali e nelle centrali elettriche, mettendo a confronto strumenti, metodi e condizioni di lavoro dall'Ottocento ad oggi.

Il ritratto realistico che l'Occidente offre del mondo del lavoro si contrappone alla rappresentazione esaltante ed euforica che giunge dall'Unione Sovietica. L'obiettivo coglie l'aspetto gerarchico del lavoro, dai Colletti Blu e Bianchi, agli ingegneri, manager, direttori e imprenditori. Ma non è tutto: le fotografie in mostra ci parlano anche di pendolarismo, di salubrità e sicurezza nei luoghi di lavoro e di tempo del lavoro rigorosamente disciplinato dall'industria.

Alcuni autori delle immagini in mostra sono anonimi, di loro abbiamo perso le tracce, altri erano collaboratori delle fabbriche e delle imprese, ma con questi temi si sono cimentati anche fotografi famosi come ad esempio: Margarete Bourke-White, Robert Doisneau, David Goldblatt, Brian Griffin, Jacqueline Hassink, Erich Lessing, Jercy Lewczynski, Ugo Mulas, Jorge Ribalta, August Sander, Josef Sudek, Larry Sultan/Mike Mandel, Jakob Tuggener e molti altri ancora. (Estratto da Il Capitale Umano nell'Industria, di Urs Stahel)

In concomitanza con "Capitale Umano", la Fondazione Mast sarà presente a Fotografia Europea a Reggio Emilia, a partire dal 2 maggio, con la mostra "Erich Lessing - Il lavoro e i lavoratori dopo la guerra, dalla collezione della Fondazione Mast". Con i suoi scatti, Lessing ha saputo cogliere con grande sensibilità e acume la forza e l'energia con cui gli uomini del suo tempo furono in grado di ricostruire l'Europa dopo la seconda guerra mondiale, trasformandola in un continente prospero e fiorente.




Elettrice Palatina Arte e Politica
L' Elettrice Palatina e l'ultima stagione della committenza medicea in San Lorenzo


termina lo 02 novembre 2014
Museo delle Cappelle Medicee - Firenze

La mostra intende presentare la personalità della Elettrice Palatina, l'ultima discendente del ramo granducale mediceo (suo fratello fu l'ultimo granduca Medici Gian Gastone). L'esposizione vuole anche mettere in luce quanto Anna Maria Luisa fece per l'arte e la politica di Firenze dal 1737, ossia dalla morte del fratello Giangastone, al 1743, anno della sua stessa scomparsa, presentando novità e vere rarità emerse da nuovi studi e ricerche successi all'esposizione monografica dedicata all'Elettrice, a cura di Stefano Casciu nel 2006 (La principessa saggia. L'eredità di Anna Maria Luisa de' Medici Elettrice Palatina).

Si articola in cinque sezioni: gli anni giovanili, nella quale saranno brevemente illustrate l'educazione e la prima giovinezza di Anna Maria Luisa trascorsa alla villa medicea di Poggio Imperiale con i fratelli Ferdinando e Giangastone, con lo zio Francesco Maria e con la nonna Vittoria della Rovere; la giovinezza e il matrimonio che si apre con il ritratto di Anna Maria Luisa come Flora, opera di Antonio Franchi, e che illustrerà il matrimonio con l'Elettore Palatino del Reno Johann Wilhelm nel 1691, e il lungo soggiorno in Germania, dove la coppia svolse un intenso mecenatismo, ben rappresentato dalle commissioni a Bartolomeo Van Douven, autore della celebre Allegoria degli Elettori palatini come protettori delle Arti, presente in mostra.

La terza sezione, "Il rientro a Firenze e l'impegno per la chiesa di famiglia", rappresenta il nucleo centrale dell'esposizione e illustra gli anni immediatamente successivi al ritorno a Firenze dell'Elettrice dopo la morte del marito, avvenuta nel 1716. Sono anni che toccano da vicino il complesso di San Lorenzo con commissioni importanti e significative, volute dalla stessa Anna Maria Luisa, che saranno qui presentate alla luce di nuovi documenti "politici". Dopo il "Patto di famiglia", nello stesso 1737, la Principessa dette avvio all'ultima stagione della committenza medicea nella grande fabbrica laurenziana: "furono messe in moto da Anna Maria Luisa iniziative di mecenatismo di ampio respiro concentrate appunto in San Lorenzo: si trattava di tutta evidenza, da parte sua, di concludere un ampio ciclo di interventi avviato dal remoto avo collaterale Giovanni di Bicci tre secoli prima, al servizio della insigne basilica e della magnificenza pubblica della famiglia" (Cristina Acidini). Chiude la mostra la quinta sezione, "Gli epigoni", con la morte avvenuta il 18 febbraio 1743, nella quale incisioni e pubblicazioni dell'epoca illustreranno le cerimonie legate a quell'evento, i commenti e le reazioni della città. (Estratto da comunicato stampa Civita)




Lampade da viaggio Locandina Lampi di luce Lanterne appendibili Lampi di luce
Torce e lanterne fra Otto e Novecento dalla collezione Dal Prato


termina il 24 agosto 2014
Rocca Sforzesca - Dozza (Bologna)
www.fondazionedozza.it

Selezione di lanterne e torce elettriche di oltre 200 pezzi provenienti dalla Collezione Dal Prato. Oggetti ingegnosi ed estrosi che a partire dalla fine dell'Ottocento illuminarono la vita quotidiana dei nostri bisavoli offrendo una alternativa più sicura e funzionale alle candele e alle luci a petrolio. Sono gli anni incalzanti del progresso di fine Ottocento inizio Novecento, contrassegnati dal contagioso entusiasmo di inventori e imprenditori, quelli in cui gli sviluppi di due storiche invenzioni, la lampadina di Edison e la pila di Volta, condussero alla nascita della torcia elettrica portatile. E' nel 1896 a New York che l'inglese David Misell brevetta la prima lanterna elettrica portatile per poi migliorare l'idea iniziale fino ad inventare la prima torcia elettrica di forma tubolare, la Flash Light (ovvero "Lampo di Luce" poiché le batterie generavano bagliori di pochi secondi) prodotta nel 1898 dalla Ever Ready di Conrad Hubert. Uomo d'affari russo emigrato in America, Hubert all'epoca vendeva nel suo negozio oggetti alla moda come le spille da cravatta luminose che consentivano di leggere a teatro; erano piccole spiritose testine di animali, clown o anche teschi che si illuminavano grazie ad una pila azionata da un interruttore.

La mostra parte proprio da questi primi esemplari di luci portatili, una ottocentesca Flash Light (termine presto adottato dalla lingua inglese per indicare la torcia elettrica), una serie di spille luminose da cravatta e altri antichi modelli dei primi cataloghi della Eveready e di altri marchi storici come l'americana Yale. Un ricco assortimento di pile, lanterne, accumulatori che ci riporta agli anni pionieristici della torcia, in cui vi fu una vera e propria corsa al brevetto per accaparrarsi fette sempre più ampie della crescente domanda di questi nuovi oggetti del comfort. Le torce, come molti altri oggetti d'uso quotidiano rimodernati dalla rivoluzione industriale e resi desiderabili ad un sempre più vasto pubblico, furono un tema su cui molto si esercitarono le arti applicate studiando forme ricercate, ideando decorazioni alla moda e sperimentando materiali innovativi.

Alle decorazioni del Liberty seguirono le litografie geometriche dell'Art Déco tipiche degli anni '20-'30 cui succedettero i modelli in bachelite, una nuova resina impiegata negli anni '30-'50 con cui si simulava il marmo, la tartaruga, il corallo, la radica. Se il tema del design è una delle chiavi di lettura della mostra, l'altra è senz'altro quella della tecnologia indirizzata a migliorare la funzionalità della pila portatile. La pubblicità storica esalta la durata delle batterie, la potenza delle lampade, l'ingegnosità di asole che consentono di appendere la pila ad un bottone mantenendo libere le mani, di fasce da stringere attorno al capo permettendo alla luce di assecondare lo sguardo, di appositi ganci applicabili alla bicicletta rendendone possibile l'uso come fanale, di interruttori scorrevoli al posto di quelli a fermaglio, di pile segnaletiche, di torce, di lumi di cortesia applicati al rasoio da barba o alla penna.

Il racconto è reso più immediato da memorabilia, manifesti, locandine, cataloghi di vendita, inserti su riviste che con gusto pittorico ed efficaci slogan ci trasmettono l'entusiasmo che accompagnò la produzione di questo nuovo oggetto capace di migliorare in modo determinante il quotidiano. Una sezione introduttiva mostra sistemi di illuminazione precedenti con ottocentesche lanterne ad alcool, eleganti lumi a candela, lanterne a petrolio poi superate dalle lampade ad incandescenza. La mostra porta avanti il filone espositivo legato al collezionismo storico cui va ricondotta una ormai lunga serie di mostre (nove in tutto) tenute annualmente in Rocca a partire dal 2006 fra cui si ricordano quelle legate ad oggetti d'uso come " Storie di Bicicletti, Biciclette e affini" e "Moliendo Café", e a strumenti come "L'Ippocrate moderno" e "La musica automatica". Sul filo di una impostazione in cui le opere dialogano con la pubblicità storica, con memorie d'antiquariato, con oggetti delle arti applicate e del design vintage si può quasi dire di aver messo in campo un originale tipo di mostra che allarga gli orizzonti della creatività, narrando, istruendo e divertendo al tempo stesso.




Hans Erni
termina il 17 agosto 2014
Pinacoteca comunale Casa Rusca - Locarno (Svizzera)
www.locarno.ch

Personale dedicata a Hans Erni, oggi considerato uno degli artisti svizzeri più illustri ed eclettici di fama internazionale. A 105 anni si dedica tutt'ora al suo lavoro con impegno instancabile, ottimismo, chiarezza di pensiero e spirito combattivo. Nella sua lunga carriera artistica, Hans Erni ha frequentato i più grandi esponenti dell'arte del Novecento: Kandinskij, Mondrian, Gris, Brancusi, Calder, Moore, Arp, Hepworth, Braque e, soprattutto, Picasso che ha influenzato il suo tratto grafico al punto da meritarsi anche l'appellativo di "Picasso elvetico". Hans Erni, terzo di otto figli, dopo aver seguito apprendistati come topografo e disegnatore del genio civile, nel 1927 intraprende la sua formazione artistica e si iscrive alla Scuola di Arti e Mestieri di Lucerna. In seguito diventa allievo dell'Accademia Julian a Parigi e della Scuola di Arti Applicate a Berlino.

Tornato a Parigi frequenta molti artisti ed è coinvolto in prima linea nella nascita dell'arte astratta aderendo al gruppo di artisti costruttivisti e surrealisti "Abstraction-Création" e, nel 1937, è tra i cofondatori dell'associazione "Allianz". In breve tempo sviluppa un proprio stile originale, una sintesi fra l'astratto ed il figurativo con risultati non lontani dal surrealismo, di cui costituisce un esempio il manifesto murale "Die Schweiz, das Ferienland der Völker" (La Svizzera, terra di vacanza dei popoli). Eseguito per l'Esposizione nazionale svizzera del 1939, l'opera monumentale di 100 metri per 5 costituisce una svolta decisiva nella carriera dell'artista. Grazie ad essa Erni ottiene il primo riconoscimento ufficiale e diviene noto al grande pubblico. Dal dopoguerra in poi seguono un periodo di viaggi in Europa, Africa, Stati Uniti, India, Cina, una profusione di lavori su commissione ed esposizioni in Svizzera e all'estero che fanno conoscere il suo talento nel mondo.

In mostra una selezione di una settantina di opere presentate in ordine cronologico, dagli esordi degli anni Trenta fino ai giorni nostri, che testimoniano la ricchezza stilistica e la straordinaria prolificità artistica di questo grande visionario, decano dell'arte svizzera. Erni è passato da protagonista nel postcubismo (vedi opera n.1 "Stilleben mit Wasserkrug") e nel surrealismo (vedi opere n.2 "Komposition 15" e n.3 "Neue Satelliten"), prima di trovare la sua via in una sorta di realismo magico. Nel corso della sua lunga attività Erni ha creato migliaia di opere: dai quadri di cavalletto agli affreschi, dai manifesti alle litografie, dalle scenografie alle illustrazioni di libri specializzati, enciclopedie e opere letterarie, dalle ceramiche agli arazzi, alle sculture.

Artista poliedrico nonché abile comunicatore, Erni privilegia i mezzi espressivi che permettono la diffusione di massa, anzitutto, le arti grafiche e le realizzazioni monumentali. Ad interessarlo sono gli effetti del progresso sul nostro spazio vitale, con uno sguardo attento ai temi sociali e ambientali. Di qui la scelta delle tematiche predilette dall'artista: i miti classici, il corpo, lo sport, la musica, le scienze, i dualismi uomo-tecnica, tecnologia-natura, economia-ecologia. Con un messaggio chiaro: è possibile restare umani in un mondo di uomini. Pur non avendo mai fatto parte di un partito, Erni è sempre stato un artista politico. L'aver vissuto due guerre lo ha portato ad acquisire una peculiare sensibilità per i temi della pace e dei diritti sociali. Nel 1979 l'artista apre al pubblico un proprio museo - da lui stesso definito "luogo di riflessione" - nel Museo Svizzero dei Trasporti di Lucerna.

Il museo raccoglie più di 300 opere coronate dalla grande pittura murale "Panta Rhei" che decora l'auditorium, in cui sono raffigurati i principali scienziati e pensatori dell'Occidente. In occasione del suo centesimo compleanno, il Museo d'Arte di Lucerna e la Fondation Pierre Gianadda di Martigny gli hanno dedicato due importanti retrospettive che rendono omaggio a ottant'anni di inesauribile creatività. La mostra è curata da Rudy Chiappini con la collaborazione di Riccardo Carazzetti, direttore dei Servizi culturali della Città di Locarno, è accompagnato da un catalogo in italiano di 200 pagine, con immagini a colori di tutte le opere in mostra e contributi critici di Rudy Chiappini, Karl Bühlmann, Dora Imhof, Hans Ulrich Obrist. (Estratto da comunicato ufficio stampa: Sabina Bardelle von Boletzky)




Grecia e Magna Grecia
Mostra di fotografi Greci e Italiani

febbraio-settembre 2014

Presentazione

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




«Cercando Poesia»
Centro culturale «Sala Mirò» - Villafranca (Verona)
www.fondazionecis.com

Ciclo di incontri settimanali che la Fondazione CIS organizza a partire dal 19 settembre 2014. Coordinata dal professor Glauco Pretto, l'iniziativa rientra nel palinsesto culturale dei «Venerdì d'Autore». I partecipanti avranno la possibilità e il piacere di conoscere, ascoltare e dialogare con cinque Autori locali: Armando Lenotti, Rosa Pia Bonomi, Diana Maimeri Lugo, Maria Teresa Venturi e Claudia Modena Burattin. Nel corso delle cinque lezioni pomeridiane in programma, i partecipanti potranno inoltre apprendere i fondamentali dello scrivere in modo creativo e poetico. Al termine del «Laboratorio» verrà rilasciato ai partecipanti che hanno frequentato almeno 4 incontri sui 5 programmati, un Attestato di frequenza utile per l'eventuale riconoscimento di crediti formativi. (Comunicato stampa)




A Venezia cinque classici del cinema italiano restaurati da CSC - Cineteca Nazionale

Alla 71° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica saranno presentati film di De Sica, Lattuada, Manfredi, Montaldo, Scola. Anche quest'anno il CSC - Cineteca Nazionale contribuisce alla sezione Venezia Classici della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica che, con crescente successo, propone una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell'ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo, permettendo la riscoperta di opere del passato trascurate o sottovalutate. La scelta della Cineteca Nazionale è andata a tre lungometraggi e due cortometraggi tra i titoli più preziosi del nostro patrimonio.

Per gli 80 anni di Sophia Loren è stato restaurato uno dei film più importanti dell'attrice, che la vede al fianco di un altrettanto straordinario Marcello Mastroianni: Una giornata particolare (1977) di Ettore Scola. Il restauro digitale 4k permetterà di apprezzare al meglio il lavoro del direttore della fotografia Pasqualino De Santis, che per l'occasione inventò un colore desaturato, al confine con il bianco e nero. Uno dei classici del cinema italiano Umberto D. (1951) di Vittorio De Sica viene presentato con la collaborazione dell'Associazione Vittorio De Sica e della Cineteca di Bologna. Il film, apice del neorealismo e titolo leggendario per generazioni di cinefili e registi, è stato restaurato a partire dai negativi originali conservati in Cineteca Nazionale.

A cent'anni dalla nascita di Alberto Lattuada, sarà possibile ammirare il restauro di uno dei capolavori del regista, Senza pietà (1948), che mescola neorealismo, noir e melodramma in una sceneggiatura scritta, tra gli altri, da Federico Fellini. Viene pubblicato in questa occasione il libro intervista di Gianni Volpi Il cinema secondo Lattuada, CSC - Donzelli. Inoltre, nell'ambito della manifestazione "Nino! - Omaggio a Nino Manfredi" che celebra il decennale della morte dell'attore-autore, viene riproposta, in collaborazione con Erminia Manfredi, Dalia Events, Onni e Faso Film, la prima prova registica di Manfredi, L'avventura di un soldato, episodio del film L'amore difficile (1962). Tratto da un racconto di Italo Calvino e quasi privo di dialoghi, il cortometraggio è uno dei gioielli sconosciuti della commedia all'italiana. Infine, in collaborazione con Rai e Airsc, è stato effettuato il restauro di uno dei primi cortometraggi italiani in alta definizione, Arlecchino (1982) di Giuliano Montaldo.

- Lungometraggi

Una giornata particolare (A Special Day)
di Ettore Scola (Italia/Francia, 1977, 110', Colore)
restauro: CSC - Cineteca Nazionale di Roma, in collaborazione con Surf Film

Umberto D.
di Vittorio De Sica (Italia, 1952, 91', B/N)
restauro: CSC - Cineteca Nazionale di Roma, in collaborazione con Cineteca
di Bologna, l'Associazione Vittorio De Sica e RTI

Senza pietà (Without Pity)
di Alberto Lattuada (Italia, 1948, 89', B/N)
restauro: CSC - Cineteca Nazionale di Roma, in collaborazione con Cristaldi Film

- Cortometraggi

Arlecchino (Harlequin)
di Giuliano Montaldo (Italia, 1983, 8', Colore)
restauro: Rai Radiotelevisione Italiana e CSC-Cineteca Nazionale di Roma, in collaborazione con Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema

L'avventura di un soldato - episodio di L'amore difficile (The Adventure of a Soldier - episode from Of Wayward Love)
di Nino Manfredi (Italia/Germania, 1962, 25', Colore)
restauro: CSC-Cineteca Nazionale di Roma, con la collaborazione di Erminia Manfredi, Dalia Events, Onni e Faso Film




Universo Scaldati
Teatro Garibaldi di Palermo alla Kalsa / Unione dei Teatri d'Europa / Schauspielhaus Bochum / Goethe-Institut Palermo

Palermo, 02-10 agosto 2014
www.goethe.de/palermo

Aperte le iscrizioni al workshop di Roger Vontobel su Il pozzo dei pazzi di Franco Scaldati, nella traduzione in tedesco di Rita Seuss e Walter Kögler. Al laboratorio aperto a 20 attori parteciperanno Jana Schulz e Hans-Caspar Gattiker. Il 3 agosto, ore 21, Jana Schulz sarà protagonista di Filotas di Lessing, sempre per la regia di Roger Vontobel. Il laboratorio intende verificare e approfondire la possibilità di mettere in scena i testi del grande Scaldati anche in altre lingue o dialetti europei, come già tentato con l'incursione di Maurizio Donadoni nel "Pozzo dei pazzi" in bergamasco. Roger Vontobel è un giovane ma già affermato regista svizzero-tedesco. Ha diretto spettacoli nei più prestigiosi teatri europei, con attori di differenti estrazioni linguistiche oltre al tedesco. Il 10 agosto sarà presentato pubblicamente il lavoro sul Pozzo dei pazzi in forma di lettura scenica senza escludere la partecipazione degli attori italiani partecipanti.




A Roma dal 10 al 18 aprile 2015 la XIV edizione Rome Independent Film Festival
Termine di partecipazione: 15 dicembre 2014
www.riff.it

Il RIFF offre ai filmakers di tutto il mondo l'occasione per presentare in Italia film originali in anteprima. In particolare, la sezione New Frontiers, che già da otto anni raccoglie e presenta opere prime e seconde, dà specifico rilievo alla produzione italiana e sarà occasione di incontro e scoperta di nuovi talenti cinematografici. Il festival, inoltre, prosegue nella mission di far conoscere e distribuire le pellicole in gara. Per i vincitori, infatti, è prevista una programmazione dedicata presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma. Novità dell'edizione 2015 il nuovo contest SOS (short online streaming), che si svolgerà esclusivamente sul web in simbiosi con il festival. Dedicato ai registi per opere di cortometraggio il contest verrà ospitato sul portale romefilmmarket.com: il cortometraggio più votato si aggiudicherà un contratto per la distribuzione VOD (video on demand).

Tutte le principali opere presentate al RIFF saranno, al termine del festival, visibili in modalità VOD sempre sul portale romefilmmarket.com. Le opere selezionate per il concorso saranno oltre 150. Nell'edizione 2014 sono state inviate al Festival oltre due mila tra pellicole, file e DVD, provenienti da più di 50 paesi. Il programma del RIFF 2015 sarà arricchito da retrospettive e seminari che affronteranno vari aspetti della cinematografia indie. Al termine del Festival verranno assegnati i RIFF Awards. Le sezioni in concorso sono 7: Feature Films (lungometraggio italiano e internazionale); New Frontiers (opera prima); Documentary Films (italiano e internazionale); Short Films (italiano e internazionale); International Student Films (scuole di cinema); Animation (animazione); Screenplays & Subject (sceneggiature & soggetti).




Concerti d'organo
Chiesa di San Martino - Campagnano (Varese)
www.amicidicampagnano.it

Il Gruppo "Amici di Campagnano", in collaborazione con la Parrocchia di Maccagno e Valle e con il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca, organizza una stagione di concerti d'organo nella Chiesa di San Martino, a Campagnano.

- 12 luglio, ore 20.30, Organista: Nicola Bisotti
- 09 agosto, ore 20.30, Rassegna Antichi organi, Organista: Giacomo Mezzalira
- 30 agosto, ore 20.30, Organista: Sara Rapazzini
- 27 settembre, ore 20.30, concerto di fine estate con la partecipazione dellan "Corale di Maccagno e Valle" e del "Coro Atoutchoeur " (Isere, Francia), Organista: Andrea Gottardello




Visioni di Lisbona
Ciclo di conferenze streaming
22-31 luglio 2014, ore 18.00
Centro di Informazione Urbana di Lisbona
www.acmaweb.com

Quattro architetti e paesaggisti di Lisbona, titolari degli studi più noti a livello internazionale, sono stati chiamati da ACMA Centro Italiano di Architettura nel seminario "Rifare Paesaggi", a proporre in altrettante conferenze la loro idea di città attraverso la presentazione di progetti realizzati o semplici proposte progettuali. Le conferenze saranno introdotte dall'Arch. Antonio Angelillo, direttore del centro. Le conferenze sono aperte al pubblico previa conferma di partecipazione via mail ad acma@acmaweb.com e saranno trasmessea in diretta streaming sul sito www.paesaggio.it/webtv.

Programma

23 luglio: João Luís Carrilho Da Graça (Lisbona)
24 luglio: Gonçalo Byrne (Lisbona)
28 luglio: João Gomes Da Silva (Lisbona)
29 luglio: João Nunes (Lisbona)




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




4th International Masterclasses di Narni 2014
11-26 agosto 2014
www.austriacult.roma.it

Sono aperte le iscrizioni (termine 31 luglio 2014) per la 4th International Masterclasses di Narni, organizzata dall'Associazione Mozart Italia sede di Terni, affiliata con il Stiftung Mozarteum Salzburg, con la collaborazione del Comune di Narni e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni e della CCIAA Terni. Docenti, tutti di fama mondiale e attivi in campo concertistico, terranno le loro lezioni nella magica atmosfera del borgo medievale di Narni. I corsi previsti sono i seguenti: Canto lirico, Opera studio, Musical Theatre, Pianoforte, Arpa, Flauto, Oboe, Clarinetto, Fagotto, Corno, Tromba, Violino, Viola, Violoncello, Contrabbasso. Durante il periodo dei corsi, oltre le lezioni, sono previsti più di venti eventi, aperti al pubblico. Tra le novità di quest'anno, ci saranno le assegnazioni di numerose borse di studio. In particolare è stata istituita una prestigiosa borsa di studio dalla Society of Friends dell'Università Mozarteum di Salisburgo. (Comunicato stampa Forum Austriaco di Cultura Roma)




Locandina del Concerto da camera di autori giapponesi Concerto da camera di autori giapponesi
Rieko Onaka (Soprano); Sugiko Chinen e Luca A.M. Colombo (Pianoforte)


19 gugno 2014, ore 21.00
Museo Fondazione Luciana Matalon - Milano
www.fondazionematalon.org




Programma

- Le quattro stagioni del Giappone
Suite per pianoforte a quattro mani di Yoshinao Nakada

.. E' arrivata la Primavera ed i ciliegi sono fioriti
.. Un limpido cielo di maggio ed il monte Fuji
.. Dai primi giorni d'Autunno all'Autunno inoltrato
.. E' arrivato l'Inverno, la neve ha cominciato a cadere e tutto si gela; si avvicina il raggio della Primavera

- Matinée poétique
  Raccolta di quattro liriche per canto e pianoforte di Yoshinao Nakada

.. Sakurayoukochou - Il vicolo del ciliegio
.. Kami - Ciocche di Capelli
.. Mahiru no otometachi - Fanciulle nella luce del giorno
.. Hi no tori - L'uccello di fuoco

- Rain Tree Sketch II - In memoriam Olivier Messiaen
Brano per pianoforte di Toru Takemitsu

- Litany - In memory of Michael Vyner
Brano per pianoforte di Toru Takemitsu

- Tre liriche per canto e pianoforte di Toru Takemitu

.. Tsubasa - Ali
.. Chisana Sora - Piccolo cielo
.. Shinda otoko no nokoshita mono - Tutto ciò che resta dell'uomo dopo la morte




Locandina Travelling (in)to Fluxus Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


www.travellingintofluxus.com

Il documentario Travelling (in)to Fluxus... è stato prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano, e vede come curatore e conduttore delle interviste il critico Gianluca Ranzi. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano, per raccogliere le testimonianze del loro lavoro, passato e contemporaneo, e delle loro vite fluxus.

Da una parte il tentativo é quello di rendere omaggio a questo importante movimento artistico del XX secolo e ai suoi protagonisti, sottolineando la varietà di proposte, l'eclettismo artistico che include performance, happening, musica ed arti visive, e cercando di cogliere i sapori e i colori della vita artistica di queste persone, da sempre intrecciata alla loro vita quotidiana. Dall'altra, attraverso le voci dirette degli artisti, scoprire ed immaginare che cosa sia stato realmente Fluxus, e come abbia influito nella storia dell'arte degli ultimi cinquant'anni. Si tratta di un lavoro di inchiesta nel quale le interviste agli artisti si intrecciano ad un lavoro di documentazione e montaggio di materiale di repertorio video e fotografico. Il documentario vede la partecipazione e le testimonianze di Daniel Spoerri, Milan Knizak, Ben Vautier, Willem de Ridder, Eric Andersen, Shigeko Kubota, Alison Knowles, Larry Miller, Philip Corner, Ben Patterson, Geoffrey Hendricks, Sara Miller, Carolee Schneemann e Yoko Ono. L'intervista a Gino Di Maggio conduce lo spettatore fra le voci degli artisti, narrando la sua esperienza e la sua vita a stretto contatto con i protagonisti di Fluxus.

«1971. Un camper si aggira per l'Europa, alla guida Gino e al suo fianco la sua compagna Viviana, i miei genitori: l'obiettivo è andare a fare visita casa per casa, "bussando alle loro porte" come essi stessi affermano, agli artisti Fluxus che risiedono in Europa e non solo. Sono già trascorsi alcuni anni da quando, nel 1962, George Maciunas fondò quello che sarebbe stato un vero e proprio flusso di cambiamento e innovazione nel modo di concepire l'arte e il rapporto con il pubblico. Ciò che vorrei provare a raccontare per spiegare il progetto al quale abbiamo lavorato è il mio rapporto personale con Fluxus, e quindi con le persone che gli hanno dato vita. Tornando ai miei genitori in giro in camper, posso dire che erano spinti da una grande curiosità, sia a livello umano che artistico: una curiosità sempre appagata dall'incontro con queste persone straordinarie.

Divenne naturale a seguito di quei viaggi iniziare a promuovere la conoscenza di questi artisti in Italia con mostre, eventi, pubblicazioni, prima nella galleria Multhipla (1971-1976), poi nello spazio della Fondazione Mudima, entrambe a Milano ed entrambe aperte da Gino Di Maggio. Infatti, quando nel 1989 si costituì la Fondazione Mudima, le prime mostre furono proprio dedicate ai protagonisti di questo movimento: all'epoca avevo dieci anni e avevo già avuto la possibilità e la fortuna di conoscere e incontrare molti degli artisti fluxus, sia in Italia che in giro per l'Europa, viaggiando con i miei. Vorrei provare a descrivere a parole le sensazioni e il gioioso stupore nel trovarsi di fronte a performance e a opere d'arte che più assomigliavano a giochi e ad avventurosi percorsi da costruire: ho avuto la possibilità di vivere l'allestimento delle mostre e la costruzione di environment in prima persona, un'osservatrice privilegiata e spesso la prima fruitrice di azioni da compiere o di interazioni da tenersi con le opere stesse.

E così si susseguirono una grande gabbia di ferro al piano terra della Fondazione che conteneva rotoli di moquette e paglia, nella quale saltare con gli amici e dove spostare e ricomporre tutto, creando la tua opera (A. Kaprow); un negozio, con tendone e insegna dove "comprare" piccoli oggetti, fiori e gusci di frutta colorati da portare a casa firmati dall'artista (T. Saito), un'intera stanza nel seminterrato ricoperta di tessuto e a sua volta ricoperta di batuffoli di cotone, e alcuni aspirapolvere da azionare come happening con Allan Kaprow; un pianoforte in cortile che viene frantumato da Wolf Vostell con un martello pneumatico durante una performance notturna, robottini e sculture costruiti con vecchi televisori e materiale da riciclo (S. Kubota), il Colosseo, ricostruito inserendo monitor all'interno di involucri svuotati di vecchi televisori che ci proponevano la magia della prima videoarte (Nam June Paik), un intero piano della Fondazione ripensato come un labirinto delimitato da stoffe appese e porte in plastica trasparente dove perdersi e giocare con le mitiche Polaroid (A. Kaprow), e ancora un'intera parete ricoperta da scritte colorate (B. Vautier) e così via...

I ricordi si sovrappongono e si confondono, ciò che resta è una profonda convinzione che l'arte sia stata ripensata da questi artisti come qualcosa che dovesse unire, collegare mondi e culture diverse, far partecipare il pubblico e farlo interagire coinvolgendolo in un gioco che, non crea finzioni ma si realizza in una realtà spesso invisibile, in spazi veri ma completamente ripensati e investiti di una nuova funzione: durante le performance gli artisti Fluxus giocano davvero e ci raccontano una visione del mondo, e ne fanno quindi un'analisi, che attraverso l'ironia e l'atteggiamento apparentemente folle e scherzoso contiene profonde critiche ad una società e spesso ad un sistema dell'arte troppo legato ad individualismi e a sistemi elitari. Così l' idea di costruire un documentario e raccogliere oggi opinioni e pensieri di tanti di quelli che hanno "partecipato al gioco", a cinquant'anni dall'inizio di tutto, nasce qualche anno fa, da chiacchierate in famiglia riguardo al rapporto dei miei genitori e alla loro vita trascorsa a strettissimo contatto con i protagonisti di Fluxus.

Si tratta di un viaggio che abbiamo iniziato nella primavera 2012, sulle orme di quello intrapreso da Gino e Viviana per raggiungere gli artisti ed entrare così nelle loro case e nel loro mondo, intervistandoli e documentando il contesto e le opere. Consiste quindi in un lavoro di inchiesta da una parte, che vede le interviste agli artisti curate da un caro amico e profondo conoscitore di Fluxus, il critico Gianluca Ranzi, e di documentazione dall'altra, e comprende nel montaggio finale anche materiale di repertorio, documentazione video e fotografica che si è susseguita nel tempo e che abbiamo raccolto in questi due anni. Ci siamo così calati nel ruolo di viaggiatori e, una volta saliti in macchina in compagnia di una mini-troupe che lavorasse con me sulla parte tecnica, siamo partiti alla volta delle varie città europee, italiane e statunitensi dove gli artisti risiedono.

La scelta iniziale di recarci dagli artisti nelle loro case-studio è per me significativa per trasmettere, o almeno nel tentativo di trasmettere ai possibili spettatori quel lato di umanità profonda che contraddistingue queste persone, e di grande generosità nell'essere a disposizione e nel mettersi sempre in gioco: il fatto di raccontare il loro ambiente privato avvicina il pubblico alla comprensione di un'idea di arte che è fatta di tantissimi dettagli e sfumature, e come quasi sempre per ogni artista, di una scelta di vita. La particolarità in questo caso sta nel fatto che ognuno di loro, salvo pochissime eccezioni, possiede opere e documentazione di tutti gli altri artisti del gruppo, un collettivo che non ha mai smesso di crescere, benché ognuno poi abbia intrapreso anche percorsi individuali, sempre con la consapevolezza di appartenere ad un gruppo: quando internet era ancora un miraggio lontano, queste persone che risiedevano in continenti diversi hanno creato una rete di lavoro e di relazioni direi unica nel mondo dell'arte, considerando la data "di nascita" e i mezzi a disposizione.

Il messaggio che hanno lanciato ha resistito nel tempo ed è più che mai attuale, in termini di analisi del mondo contemporaneo e, perché no, di provocazione. Durante le interviste, Gianluca Ranzi ha ripercorso con ognuno di loro sia la parte di "vita Fluxus" che quella individuale, toccando sia le specificità del singolo sia l'inalterata idea di appartenenza: dopo cinquant'anni, si avverte ancora quanto Fluxus sia stato per molti di loro una ragione di vita che li spinge tuttora, a volte a discapito dell'età, a continuare con il sorriso a progettare e a realizzare. Sicuramente in questo caso si può dimostrare come la vecchia generazione attraverso l'arte possa e voglia avvicinare la giovane generazione, in un confronto vivo e frizzante e in una condivisione di intenti e di energia. Il film si propone di raccontare tutto questo, con lo sguardo ancora curioso della sottoscritta: per rendere omaggio ai protagonisti di questa straordinaria avventura artistica, testimoniando l'importanza delle loro idee nella cultura contemporanea e, personalmente, rappresenta un viaggio a ritroso nel tempo e nella vita della mia famiglia.» (Statement Travelling (in)to Fluxus..., di Irene Di Maggio)




Ricordare per Vivere "Ricordare per Vivere"
Concorso di fotografia sui luoghi della Grande Guerra (1914-1918)

www.institutfrancais-italia.com

In occasione della ricorrenza del Centenario della Grande Guerra, l'Institut français Italia e il Goethe-Institut Italien lanciano il progetto «Luoghi di memoria, luoghi di vita», una serie di iniziative in cui le diverse arti - fotografia ma anche musica e cinema - ricordano la Grande Guerra mostrando come l'Europa, un tempo teatro di morte, sia diventata oggi luogo di vita e di convivenza pacifica.

In particolare, l'iniziativa "Ricordare per Vivere" è un concorso fotografico che invita a ritornare sui luoghi della memoria della Grande Guerra, in Italia o in Europa: campi di battaglia, città particolarmente provate dalla guerra, monumenti ai caduti, posti legati a eventi o personalità della guerra, eventi e personaggi del conflitto. Il candidato dovrà riuscire a mostrare come i luoghi rappresentati, un tempo teatri di guerra, siano oggi luoghi di vita. Il concorso prevede due categorie: categoria "reportage" - livello avanzato: presentazione di 8 foto; categoria "social": livello amatoriale, presentazione di una o più foto. Partecipazione: dal 20 maggio al 15 ottobre 2014.




TrailersFilmFest I videogiochi protagonisti al TrailersFilmFest
Al via la selezione dei migliori videogame trailer


XII edizione, Catania, 24-27 settembre 2014
www.trailersfilmfest.com

Una grande e importante novità per la XII edizione del TrailersFilmFest, il festival dei trailer cinematografici diretto da Stefania Bianchi, giunto alla sua 12a edizione, che si terrà a Catania dal 24 al 27 settembre 2014: il videogioco, prodotto audiovisivo che maggiormente ha caratterizzato e influenzato la contemporaneità entra nel palinsesto dell'evento con una sezione dedicata ai trailer videoludici. Alla stregua del cinema, il videogioco trova nel trailer una delle principali forme di promozione e la qualità realizzativa dei trailer prodotti per titoli videoludici, complice anche l'evoluzione tecnica del medium, è ormai del tutto equiparabile a quella cinematografica. Da sempre sensibile ai mutamenti e alle evoluzioni del settore, in occasione della sua XII edizione, il TrailersFilmFest si apre ad un concorso dedicato ai trailer videoludici: saranno infatti selezionati dal comitato organizzativo del Festival 10 trailer, realizzati per altrettanti videogiochi nel corso del 2014.

Questi 10 trailer saranno ospitati sul sito e sul canale YouTube del Festival, dove il pubblico potrà visionarli ed esprimere la propria preferenza. Il trailer che riceverà più voti sarà eletto Miglior Videogame Trailer 2014. I 10 trailer finalisti saranno tutti presentati in una rassegna dedicata nel corso del festival, mentre, a completare con un approccio accademico la presenza del videogame-trailer nella manifestazione, Roberto Semprebene, Dottore di Ricerca dell'Università di Siena, terrà un workshop dedicato alla promozione audiovisiva del videogioco. Il 2014 segna un anno di svolta per il mercato dell'intrattenimento elettronico, dopo l'introduzione, alla fine dello scorso anno, di nuove piattaforme dalle strabilianti capacità tecniche, strumenti che fino a ieri erano davvero degni della cinematografia di fantascienza. (Comunicato Ufficio Stampa REGGI&SPIZZICHINO Communication)




Rassegna Il gusto della memoria Il gusto della memoria
Rassegna di film ispirati alle immagini d'archivio


3a edizione, 27 e 28 settembre 2014
Sala Cinema Trevi e su un battello sul Lago di Bracciano - Roma
comeeravamocontest2014.webnode.it

Il tema di quest'anno è: Ero quello che non sono più. Il cambiamento, un tema di certo non facile, lirico, filosofico che si pone una domanda esistenziale: Cosa vuol dire cambiare? Il festival, fondato e diretto dalla montatrice e regista Cecilia Pagliarani, è organizzato dall'Associazione per la salvaguardia della memoria filmica amatoriale Come Eravamo, in collaborazione con l'archivio di cinema amatoriale nosarchives.com e il portale di cinema cinemaitaliano.info.

Il contest è articolato in tre sezioni: Fiction, con cortometraggi della durata massima di 12 minuti; Documentari, per opere di reportage o di docufiction della durata massima di 30 minuti e infine la sezione Advertising dedicata a spot pubblicitari per prodotti attuali o vintage, della durata massima di 45 secondi. Tutti i lavori devono essere presentati entro il 15 agosto 2014 e devono contenere almeno il 60% di immagini di cinema amatoriale tratte nell'archivio nosarchieves.com che custodisce in full HD film realizzati tra il 1922 ed il 1984 girati in formato ridotto (8mm, 9,5mm, 16mm, 17,5mm e Super8). Oltre al materiale scaricabile dall'archivio, si potranno usare immagini vecchie e nuove girate con qualsiasi supporto tecnologico.




Il punto sul paesaggio. Esperienze internazionali a confronto
Ciclo di conferenze 2014
Fondazione Falciola/Camplus Rubattino - Milano
www.acmaweb.com

Il paesaggio risulta sempre più essere tema d'attualità. Non solo perché la Convenzione Europea del Paesaggio sottoscritta oltre dieci anni fa a Firenze ha innescato nel nostro Paese una serie di norme di tutela e valorizzazione da parte degli enti pubblici ma perché ha costretto le università e gli ordini professionali a programmare nuove figure, a rivedere la cultura progettuale. Eppure la cultura stessa di un paese che enumera una invidiata densità di beni culturali nel territorio e una lunga storia di normative a loro tutela risulta paralizzata, pietrificata, di fronte alla sfida della modernità, alla proposta dello sviluppo e della relativa infrastrutturazione del territorio.

L'iniziativa comprende una serie di incontri aperti al pubblico con alcuni paesaggisti, docenti del Master in Architettura del Paesaggio UPC-ACMA, interpreti delle principali esperienze internazionali: momento di scambio e confronto su tematiche sempre più attuali, non solo per tecnici e professionisti del settore ma anche per la crescita di una consapevolezza diffusa nella società che necessariamente condivide il patrimonio comune del paesaggio. Le conferenze, ad ingresso libero, sono aperte al pubblico. Si richiede conferma di partecipazione via mail (acma@acmaweb.com)

27 marzo: Bart Brands (Hilversum)
08 maggio: Roger Narboni (Parigi)
05 giugno: Jean-Michel Landecy (Ginevra)
11 settembre: Victor Tenez Ybern (Barcellona)
09 ottobre: Michael Van Gessel (Amsterdam)
23 ottobre: Anna Zahonero Xifrè (Barcellona)




Copertina album Parallel Dimensions Parallel Dimensions (serie Just Music vol 36)
di Mac of BIOnighT
Disponibile su Bandcamp (WAV, FLAC, MP3)

«Quest'album è stato ispirato dai bellissimi dipinti "cosmici" di Sandro Bardelli (www.sandrobardelli.it); mi ci sono voluti anni per trovare i concetti giusti che mi guidassero attraverso la creazione di brani che rappresentassero realmente quello che sento guardando i suoi lavori sognanti ed emotivi. Infine, dopo molti anni e tentativi, ecco l'album dove esprimo esattamente le sensazioni che mi danno i suoi spazi interiori e pittorici. Ho immaginato un universo bianco - la carta - che si riempie di linee che danzano, un cancello che si apre su un viaggio fra dimensioni parallele di colori e forme... ed ho composto e registrato guardando le sue opere. Mille grazie a Sandro Bardelli per avermi permesso di registrare questo album e di usare i suoi dipinti come copertina.» (Mac of BIOnighT)




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Da Duchamp agli happening
Articoli pubblicati su Il Mondo di Pannunzio e altri scritti


di Paolo Barozzi, prefazione di Gillo Dorfles

Presentazione libro
18 settembre 2014, ore 18.30
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Interverranno assieme all'autore Maria Mulas e Ottavio Pinarello.

«Gli articoli - ma sarà ben più giusto definirli "saggi" - che Paolo Barozzi scrisse per le pagine de «Il Mondo» e altre importanti riviste come «Comunità», «Nuovi Argomenti», «Domus», «L'illustrazione italiana», ecc. negli anni Sessanta e che sono ora raccolti in un volume, costituiscono oggi qualcosa di molto più impegnativo e stimolante di un semplice reportage artistico di quel periodo, perché ci offrono - ormai storicizzato dal tempo - un panorama davvero imprescindibile circa un periodo, soprattutto a me talmente denso di eventi culturali, da costituire una vera e propria sintesi di quell'epoca "eroica" per gli sviluppi dell'arte contemporanea.» (Gillo Dorfles, ottobre 2011)

Paolo Barozzi, nasce a Venezia da un'antica famiglia di antiquari. Negli anni Sessanta ha inizio la sua attività di gallerista, a Venezia e a Milano. E' scrittore, giornalista e traduttore. Ha pubblicato tra l'altro "Il Sogno Americano" (Marsilio), "Peggy Guggenheim. Una donna, una collezione, Venezia" (Rusconi), "Andy Warhol - Voglio esseare una macchina" e "Viaggio nell'arte contemporanea" (Scheiwiller), "Con Peggy Guggenheim - Tra storia e Memoria" e "Andy Wharol ed Io. Cartoline dal tempo della Pop Art" (Marinotti Ed.), "Peggy Guggenheim la collection" (in inglese e in francese, Assouline, Parigi), "Venezia Leggendaria" e "Venezia luogo della mente" (Campanotto Ed.). Di recente sono stati ripubblicati in versione aggiornata "Peggy Guggenheim. Una donna, una collezione, Venezia", "Andy Warhol - Voglio essere una macchina", "Viaggio nell'arte contemporanea" (Campanotto Ed.).




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.

Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.

Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole (ora esposte alla mostra "Footballspacegallery" a Casa Suardi ex Università di Bergamo fino al 31 ottobre) di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




La miniatura armena - Libro-calendario 2011 La miniatura armena
Libro-calendario 2011

a cura di Giovanna Parravicini, RC Edizioni «La Casa di Matriona», pagg.50, formato 31x44, Milano 2010, €15,00
Depliant

Per il 2011 il tradizionale libro-calendario di Russia Cristiana propone un tema di straordinario interesse, il mondo delle miniature armene, attraverso una selezione di opere dal VI al XVI secolo. L'opera, a cura di Giovanna Parravicini (ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana) costituisce infatti una raccolta di splendide miniature provenienti dalle collezioni dell'Istituto Matenadaran di Erevan e della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro a Venezia, riprodotte in grande formato.

Le miniature sono state realizzate da Sejranus Manukjan e Zaruhi Hakobjan (Istituto Matenadaran, Erevan, Armenia), Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum, Venezia). Ogni miniatura è corredata da una descrizione completa artistica e storica. L'opera è arricchita da un testo monografico (con immagini e foto) sulla storia della miniatura armena con approfondimenti sulle diverse scuole di miniatura, sulla Chiesa Armena, su alcuni tratti caratteristici della spiritualità.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina libro Guerra dei Pazzi Cacciate Lorenzo! La guerra dei Pazzi e l'assedio di Colle Val d'Elsa 1478-1479
di Marco Barsacchi, Protagon Editori, pagg.208, 24,00 euro

La guerra che seguì la congiura dei Pazzi, e che da questa prese il nome, è tipica espressione di quell'epoca inquieta, di cui evidenzia ambizioni, timori, debolezze, ipocrisie che contrassegnavano le relazioni politiche e diplomatiche, riflettendosi poi nella strategia e nella condotta delle operazioni militari. Dopo aver rapidamente delineato il contesto storico in cui nacque, il volume di Marco Barsacchi, segue le vicende del conflitto che ebbe luogo in Toscana ma che coinvolse tutte le potenze del periodo: il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli, Le repubbliche di Venezia, di Firenze e di Siena.

Si sofferma in particolare sull'assedio di Colle Val D'Elsa che, delle ostilità fu l'episodio culminante e decisivo, segnandone la fine. Tale assedio, durato 52 giorni, offre un quadro vivace di guerra quattrocentesca: con gli assalti alle mura, il fuoco terrificante delle bombarde e quello insidioso delle artiglierie minute, gli atti di eroismo, i rancori municipali, le inutili crudeltà, le distruzioni e le sofferenze degi abitanti. I fatti della guerra e dell'assedio sono raccontanti valendosi di documenti e testimonianze dell'epoca, il che conferisce al dettato un sapore di vicende lontane, in qualche nodo viste con gli occhi e rievocate con le parole di coloro che le vissero in prima persona.

Il volume è arricchito da una prefazione di Franco Cardini, numerose tavole a colori con gli alberi genealogici delle famiglie dei Medici, dei Pazzi, Aragona, e Della Rovere Riario, i disegni con i ritratti dei principali protagonisti storici l'elenco dei "Dramatis personae" e un'appendice documentaria che riproduce il Documento della resa di Colle Val d'Elsa e il Trattato di Pace stipulato a Napoli il 13 marzo 1480. E' il primo titolo a inaugurare la collana "Guerre e Cavalieri" diretta da Franco Cardini per Protagon Editori. Il volume sarà presentato mercoledì con gli interventi del sindaco Paolo Brogioni, dell'assessore alla Cultura Alessandra Topini, dell'autore Marco Barsacchi e dello storico Franco Cardini.




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Federico II e gli Ebrei Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza
di Vincenzo Mercante, Edizioni Il Fiorino, pagg.135, €12,00

"Questo breve saggio" scrive Mercante nella prefazione "si presenta come logica conseguenza del mio precedente studio dedicato a I Sefarditi, Saggi Ministri di Califfi e Re, pubblicato recentemente da Alinari. L'Al-Andalus dei secoli X-XIII presentava infatti nella Spagna delle tre culture (musulmana, cristiana ed ebraica), eccettuato il periodo della dinastia degli Almohadi, un clima di tolleranza, floridezza e cultura tali da lasciare un segno perenne nel corso dei secoli. L'eredità non andò perduta per qualche centinaio di anni: infatti la "Reconquista", che si proponeva di riportare sotto le insegne del Cristianesimo la penisola iberica, s'imbattè in un sovrano quale Alfonso X di Castiglia (1221-1284), così illuminato da essere soprannominato "il Savio". Egli si distinse infatti per la sua opera di mecenate, rendendo la sua corte un centro di sapere aperto a ogni ramo scientifico, soprattutto quello giuridico.

Cronologicamente il suo operato si colloca alcuni anni dopo l'avventura di Federico di Svevia, ma i due sovrani presentano alcune caratteristiche comuni, prima fra tutte la tolleranza nei confronti di musulmani ed ebrei. Poco prima infatti nel centro del Mediterraneo la forte personalità dell'imperatore svevo" prosegue l'autore "aveva già instaurato una convivenza tra le tre culture e di conseguenza tra le tre religioni, che lascia ancor oggi stupiti per la modernità del concetto di tolleranza, che lungo i secoli ha tanto appassionato filosofi e saggisti, da John Locke (1632-1704), che scrisse la Lettera sulla tolleranza, a Voltaire (1694-1778), autore del Trattato sulla tolleranza. A tale moderno concetto di liberalità e all'implicito messaggio e invito alla pace contenuto nel libro, si accosta anche l'avanguardia architettonica presente a Castel del Monte in Puglia, trattato in appendice dall'architetto Marianna Accerboni.

Il maniero fu fatto erigere da Federico II tra il 1240 e il 1250 e fu straordinariamente dotato di servizi, quali latrine, camini, condotte idrauliche, e di agi e lussi, inusitati per l'epoca e inseriti in un'architettura densa di riferimenti simbolici, matematici e geometrici: "una dimora possente" - così Accerboni - "in cui s'incontrano il pensiero e l'azione, che sembra concepita, filosoficamente, quale luogo per meditare e non per combattere". Il volume si conclude con gli apporti in appendice di Giorgio Galazzi, che tratta della Scuola Medica Salernitana, e con un accenno al trattato sull'arte della caccia con gli uccelli, composto in latino da Federico II. Vincenzo Mercante, noto studioso, è insegnante, esperto di comunicazione massmediale e collaboratore, in qualità di pubblicista, di varie testate. Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza è il suo diciottesimo libro.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. è un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui "Protagonisti. Arte e scienza a Trieste" (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen, nata ad Isola d'Istria (oggi Slovenia) e triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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