Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina Dialoghi - Libro di Nidia Robba pubblicato a Trieste nel marzo 2016 Dialoghi
di Nidia Robba, Trieste 2016


Prefazione
Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra

Recensione
Copertina catalogo mostra Dadamaino - Gli anni 80 e 90, l'infinito silenzio del segno Dadamaino
Gli anni '80 e '90


Catalogo della mostra

Presentazione
Copertina catalogo mostra Diario Pittorico di Antonella Affronti Antonella Affronti
Diario Pittorico


Catalogo della mostra

Presentazione


Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni: 2016-2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08



Francesco Caltagirone - Padre Messina - olio su tela cm.20x40 2013 Cristiano Guitarrini - Luce a Mondello - olio su tela cm.50x60 2016 Francesco Caltagirone - Padre Messina - olio su tela cm.20x40 201 Dalla riva all'orizzonte
Suggestioni marine


06 maggio (inaugurazione ore 18.00) - 30 maggio 2016
Galleria Elle Arte - Palermo
www.ellearte.it

Il comune denominatore è il mare, tema che trova forme di risoluzione eterogenee nelle pennellate diverse e contrastanti degli artisti in mostra. Visioni discrepanti e antitetiche dello stesso soggetto, attraverso cui i visitatori avranno la possibilità di immergersi in limpide e trasparenti suggestioni. Dalle prime luci dell'alba che accarezzano le onde di un mare quieto e calmo, allo sciabordio delle barche sull'acqua, attraccate ad un porto inspiegabilmente silente. O ancora distaccate visioni aeree in contrapposizione con percezioni quasi tangibili all'occhio e all'animo umano, scenari solitari di spiagge invernali opposte alla baraonda e al chiassoso vociare dei bagnanti nei lidi d'estate. La quiete e la tempesta, la riva e l'orizzonte, i paesi di mare e le spiagge. Un viaggio intorno ad un tema eterno, fonte di ispirazione artistica, letteraria ed epica, che si snoda tra infinite sfumature: dal blu notte al ceruleo, dal turchino al cobalto, dall'indaco al pervinca. (Comunicato stampa)




Opera di Nicoletta Salomon Nicoletta Salomon: Abisso
06 maggio (inaugurazione ore 18.00)
Galleria Immaginaria - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

"Il mio lavoro cerca la dimensione del sacro nel gesto del fare arte. Mentre dipingo esploro i miei rituali, quasi liturgie, a volte ordalie: studio i ritmi della pennellata, le fasi del processo compositivo, i momenti di vuoto e sottrazione, e li osservo ripetersi, interrogandomi sul significato delle loro forme. E' un lavoro che nutre uno sguardo filosofico rispetto al proprio fare. Le mie radici intellettuali doppie - nel pensiero platonico e nella meditazione cristiana - intuiscono la presenza di un oltre nell'ispirazione d'arte e rendono riflessiva l'apparente immediatezza del mio gesto pittorico. Abisso raccoglie tele, carte e foto frutto di un anno di contemplazione del blu come luogo in cui la domanda filosofica sul mio fare arte si acuisce e si perde: altezza del pensiero, profondità della nostalgia, l'esperienza della lontananza, una ricerca aperta alla comunicazione trascendente e un incolmabile silenzio."

Nicoletta Salomon, classicista di formazione, è pittrice e scrittrice. Dopo viaggi di ricerca in Europa e Stati Uniti, insegna pittura e scrittura creativa alla Florence University of the Arts. Le parole del suo lavoro sono memoria, trasformazione, emozione, silenzio. (Comunicato stampa)




Carlo Orsi - Berlino, omaggio a Beuys - Sali d'argento su carta baritata cm.50x40 1982 - Courtesy Archivio Carlo Orsi - Ca' di Fra' - Milano Carlo Orsi - Las Vegas - Sali d'argento su carta baritata cm.40x50 2005 - Courtesy Archivio Carlo Orsi - Ca' di Fra' - Milano Carlo Orsi: PresenzassenzA
05 maggio (inaugurazione ore 18.00-21.00) - 03 giugno 2016
Ca' di Fra' - Milano
gcomposti@gmail.com

Carlo Orsi (Milano, 1941) assistente di Ugo Mulas, già nei primi anni '60, realizzò reportage dall'Italia e dall'Estero per riviste come Panorama, Settimo Giorno, Il Mondo e Oggi. Il mondo della Moda e della Pubblicità aveva, però, già gettato le sue reti ammaliatrici... Sono anni nei quali Orsi, firmerà alcune delle immagini più intriganti e memorabili per testate italiane ed estere quali Vogue, Linea Italiana, Moda Donna e, ancora, per La Perla, Omsa, Swatch, American System, Marlboro e Ducati e nel campo del design: Alias, Nemo e Cassina, Catellani & Smith, Fontana Arte. Nonostante questo, sarebbe riduttivo, oltre che profondamente errato, relegare il suo lavoro alla sola fotografia di Moda.

L'amore per il reportage e per il mutare del territorio geografico e mentale dell'Uomo, non venne mai meno negli anni ed, anzi, affiancò sempre il tributo dato alla Dea Moda che esaurirà il suo ascendente nei primi anni '90. Da quel nuovo decennio riemerge sempre più insistentemente e, poi, "unico amore", l'interesse per il reportage. La poesia visiva e la profondità d'indagine sociale di questa parte del suo lavoro si riassumono molto bene nei cinque reportage ed in libri di "territorio umano" come: Milano, pubblicato nel 1965 con Giulia Pirelli con testi di Dino Buzzati; successo ribadito e rinnovato cinquant'anni dopo (2015) con un secondo libro, questa volta, con testi di Aldo Nove. Con questa seconda mostra a Ca' di Fra', intendiamo accostarci ai vari aspetti del suo essere fotografo. Un'antologia dei temi che lo hanno affascinato negli anni... la Moda, La Pubblicità, certo, ma anche il No-Profit ed il Reportage. (Estratto da presentazione di Manuela Composti)

Uomini e donne ai minimi termini, invisibili eppure decisivi. Tracce, gesti evocati, segni fissati dentro paesaggi solo all'apparenza spopolati. Questo abbiamo di fronte, osservando le fotografie da Carlo Orsi durante un viaggio dell'anima, dentro le fisicità dei suoi viaggi. Dunque, una sorta di straniamento. Perché ogni fotogramma offre uno scenario muto dominante, ma anche, nel contempo, una quantità di protagonisti umani, apparentemente ridotti a comparse. Il che determina una lettura in doppia fase. L'inquadratura colma di una naturale, particolare eccellenza, caratterizzata comunque da un intervento materiale non necessariamente decifrabile, non proprio esposto, ma decisivo. Distintivo.

Ciò che attribuisce ragione e poi senso allo scatto. Ipotesi certe di presenze, solo per qualche verso svanite. "Presenzassenza", dunque, giocando con le parole così come Carlo gioca con la sua Laica. Non solo. In queste fotografie c'è qualcosa che rappresenta al meglio il lavoro di Carlo Orsi, così connesso alla relazione tra luogo e uomo, tra uomo e luogo. Qui Carlo rinuncia al cinismo che fornisce l'accento da vecchio ragazzo al suo umorismo; rinuncia all'ammirazione per il talento ispirato, che pure l'ha spinto ad accompagnare molti artisti nel loro fare magnifico e silente; rinuncia all'immagine più cruda del reportage, per dare visione di un afflato romantico e spesso struggente. (...) (Giorgio Terruzzi)




Premiazione concorso pittorico Premiazioni del concorso pittorico "Colori e luci"
10^ Trofeo Electric Amèbe


24 aprile 2016
Villa Prinz - Trieste
www.amebe.com



I vincitori:
Trofeo: Salvatore Marchese
1° astratto: Gianfranco Donati | 2° astratto: Susanna De Vito | 3° astratto: non è stato assegnato
1° figurativo: Claudio Martincic | 2° figurativo: Carla Dovier | 3° figurativo: Franca Nordio

Opera segnalata: Marisa Ferluga
Menzione speciale della giuria a: Aldo De Vidali




Premiazioni del concorso pittorico-fotografico "Fashion & colors in Carnival"
24 aprile 2016
Villa Prinz - Trieste

Il concorso, che ha visto la collaborazione della Bottega d'arte Amèbe e di MC59 per la fotografia, si è svolto al 6 febbraio, nel periodo del carnevale, presso il centro commerciale Montedoro (Muggia-Trieste). La giuria ha premiato le foto migliori ma anche i quadri che compaiono nelle foto vincitrici.

I vincitori:

Trofeo per la foto: Manuel Sulli
Trofeo per il quadro: Franca Nordio

1° foto: Piero Zaccaria | 1° quadro: Aldo De Vidal 2° foto: Mauro Bernazza | 2° quadro: Dom 3° foto: Sergio Marsi | 3° quadro: Alberto Schettino




Opera di Noris Petretic Dipinti dell'anima
termina lo 05 maggio 2016
Bottega d'arte Amèbe - Trieste

Mostra personale di Noris Petretic. Pittrice dall'animo sensibile, vive in Croazia. Si esprime con l'acquarello e con lavori in vetro, ceramica ecc. Le tinte delicate esprimono in modo chiaro il soggetto scelto, mentre le decorazioni, che a volte compaiono nei suoi lavori, arricchiscono le composizioni dandone una luce particolare. (Gabriella Machne - curatrice artistica)






Sogni d'oro
termina il 22 luglio 2016
AlbumArte - Roma
www.albumarte.org

In questo momento storico, in cui la scienza invade e analizza tutti i campi, incluso quello delle arti visive, la curatrice francese Ariane C-Y ha manifestato la necessità di focalizzare l'attenzione su un fenomeno psicologico ammantato ancora dal mistero: la mente che sogna, il suo peregrinare inspiegato in dimensioni irreali e affascinanti, raro spazio di completa libertà. D'altro canto l'infinito immaginario della mente addormentata è una tematica che permea la storia dell'arte, della letteratura e della poesia da tempo immemore, fornendo risorse di espressione inesauribili. Cinque gli artisti internazionali, i francesi Guillaume Castel, Raphaël Thierry e Samuel Yal, lo spagnolo Ivan Cantos e l'inglese William Wright, selezionati per creare un percorso che si snoda nelle sale espositive dell'associazione, trasformando lo spazio in un territorio in cui esplorare la dimensione onirica.

Tele, disegni, ma soprattutto sculture e installazioni, per lo più create appositamente per la mostra, invitano lo spettatore a misurarsi con il proprio inconscio rappresentato dalle opere ideate per lasciare completamente libera l'immaginazione e l'introspezione. Lo studio e il confronto con le strutture della natura è fonte di suggestione per Guillaume Castel e Raphaël Thierry: il primo elabora una scultura monumentale in acciaio e oro che rappresenta il mondo del sogno, ispirandosi a motivi iconici naturali; il secondo usa materiali naturali, come il legno e l'oro, per esprimere la sua ricerca di luce e libertà, concependo installazioni e grandi disegni visionari.

Ancora la luce è al centro della poetica di Samuel Yal, artista in residenza quest'anno a Madrid, che utilizza una porcellana bianca luminosissima per le sue sculture, come nel lavoro Dissolution. Le sue sculture sospese suggeriscono vulnerabilità e potenziale instabilità, ponendo l'accento sul tema del sogno a occhi aperti e dell'attaccamento del corpo umano allo spazio. Ivan Cantos contribuisce alla collettiva con un ritratto in terracotta, mentre William Wright ricerca la serenità del sonno nella sua tela caratterizzata da uno stile naïve di nostalgico abbandono.

AlbumArte è un'associazione culturale indipendente e no-profit che dal 2010 propone un articolato programma di eventi per il sostegno e la diffusione dell'arte contemporanea e dal 2014 realizza i progetti nel suo spazio espositivo di Roma, una vecchia stalla restaurata di Villa Poniatowsky. (Comunicato stampa Ufficio stampa Maria Bonmassar)




Opera di Tranquillo Marangoni dalla locandina della mostra Agosto 1944: la Resistenza nelle incisioni di Tranquillo Marangoni
termina il 20 maggio 2016
Centro Visite - Panzano (Monfalcone)

In esposizione sono otto xilografie a tematica resistenziale, tutte inedite, ritrovate di recente da Aldo Marangoni, figlio di Tranquillo, e donate dalla Famiglia del grande xilografo al Comune di Monfalcone. Realizzate nell'agosto del 1944, esse appartengono alla prima fase di produzione di Marangoni, che nello stesso periodo si dedicava con coraggio alla creazione di timbri per i partigiani ed alla riproduzione di timbri dei comandi tedeschi. (Comunicato stampa)





Macchia - Hepl! Help! - tecnica mista cm.200x150 Locandina della mostra di Macchia Macchia - Il pavone della luna - tecnica mista cm.200x140 Macchia: Adorata
termina il 20 maggio 2016
Galleria Piomonti arte contemporanea - Roma
www.piomonti.com

In esposizione otto grandi tele che raccontano l'universo figurativo di Macchia, noto attore e pittore (da sempre amico intimo di Vettor Pisani, con il quale ha collaborato per molti anni). "Macchia sembra esplorare la sottile linea divisoria tra natura e intelletto nel suo lavoro, tra evocazione sensuale e il mondo astratto della suggestione" (Nigel Cameron). Come scrive John Hendrix nel suo testo Tradizioni filosofiche nella pittura italiana contemporanea, "i dipinti di Macchia solo lirici e pensati come un sogno, assemblages di figure mitologiche e teologiche, rimescolando figure classiche in composizioni surreali, intessendo insieme significati allegorici, così che le figure diventano allegorie simboliche, come per suggerire che gli esseri umani sono attori in un dramma universale di significato allegorico..." Ad impreziosire la serata d'inaugurazione, anche la presenza di 3 maestri della scuola di musica Neuma di Roma, Claudio Proietti (chitarra), Lorena Sarra (voce) e Raffaella Pescosolido (pianoforte), che eseguiranno un concerto creato ad hoc per l'occasione. (Comunicato stampa)




Umberto Mastroianni - Animale fantastico n2 Segnando il tempo
La grafica di Umberto Mastroianni


termina il 22 maggio 2016
Palazzo dei Consoli - Ferentino
www.fondazionemastroianni.it

L'esposizione promossa dalla Fondazione Umberto Mastroianni di Arpino, propone un percorso, curato da Loredana Rea, direttore artistico della Fondazione Umberto Mastroianni, che restituisce spessore e complessità a un aspetto meno conosciuto della ricerca artistica dello scultore, la sperimentazione grafica. Venti opere, anche di grandi dimensioni, realizzate con tecniche diverse e spesso con una sovrapposizione di tecniche, spaziano da soluzioni inequivocabilmente scultoree e impianti di sapore più pittorico, per suggerire una lettura multiforme, da cui emerge prepotente la maestria di un artista di profonda levatura creativa, capace di coniugare in maniera inconfondibile linguaggi diversi. I lavori selezionati, partono dagli anni '70 e arrivano agli anni '90, a dimostrazione di una vitalità sperimentale, che non si pone mai a latere della scultura, sebbene da essa parta e a essa spesso ritorni, intesa come occasione per esplorare altre possibilità espressive e plastiche.

Mastroianni considerava l'esperienza incisoria un'esigenza primaria e in uno scritto degli anni '60, infatti, affermava: "Essa è la matrice, l'ombelico della mia scultura. (...) L'incisione è una scoperta infinita, miriade di segni, coltellate sprofondano la lastra con la violenza per soluzioni improvvise. I tralicci, le linee di forza sono la quintessenza della teatralità scoperta, per me rappresentano le sensazioni-dimensioni della nascita di una nuova scultura. L'incisione è quindi il banco di prova dove le convinzioni, i segni rimangono esterni. (...)".

Molte dei fogli presenti in mostra non "semplici" incisioni calcografiche o serigrafiche, presentano anzi altri interventi: scavi, graffi, intagli, impronte a secco, rilievi, per restituire spessori inaspettati e richiamare una tridimensionalità che è profondamente radicata nel linguaggio di Mastroianni. Alcuni fogli invece presentano un impianto più pittorico, come se lo scultore si fosse abbandonato alla specificità delle tecniche incisorie, sia pure per tornare poi a ibridarle inevitabilmente con la scultura. L'artista, infatti, comprende presto che la grafica può essere intesa non semplicemente come occasionale appendice dell'attività scultorea, piuttosto come linguaggio autonomo, che gli permette sperimentazioni sempre differenti e nuove, legate al fatto che la reazione della materia dell'incisione alle sollecitazioni è completamente differente da quella della scultura. Quello che emerge è che Umberto Mastroianni è stato e rimane uno sperimentatore sempre pronto a mettersi alla prova e mai appagato dai risultati raggiunti, capace di rimettere ogni volta in gioco le proprie certezze. (Comunicato Andrea Chietini - Ufficio stampa Fondazione Umberto Mastroianni)




Behind the glass
Donato Amstutz & René Odermatt


termina lo 03 luglio 2016
Museo Civico di Villa dei Cedri - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

La mostra apre in concomitanza con Dimensione Disegnon. Posizioni Contemporanee, mostra che avrà luogo - per le cure di Carole Haensler Huguet - presso il Museo Civico di Villa dei Cedri di Bellinzona. Donato Amstutz (1969), di cui si ricorda tra l'altro la personale al MACT/CACT del 2011 con la pubblicazione monografica Apathia, è una sorta di pittore del ricamo, abilmente in bilico tra tradizione e contemporaneità, tra velocizzazione e annullamento del rapporto - tutto tecnologico - spazio/tempo e riappropriazione del decorrere temporale, che risulta essere un elemento fondamentale per la ridefinizione del suo lavoro e dell'approccio alla costruzione dell'immagine.

Il ricamo manuale e la sua estenuante lentezza esecutiva fanno riflettere e rimettono in discussione un'epoca, la nostra, fortemente connotata e marcata dalle tecnologie veloci e dagli apparati informativo-comunicazionisti, dai concetti di efficienza e ottimizzazione, di cui la produzione artistica del secondo 1900 si è fortemente intrisa fino ad arrivare al binomio arte/tecnologia, arte/scienza. Ecco che Donato Amstutz è come se recuperasse i reperti archeologici di una fotocopiatrice 'moderna' - ormai quasi interamente sostituita dallo scanner per la trasmissione telematica dei dati -, per conservarli nel suo archivio di 'prodotto' ormai inguardati, estetizzato e di consumo; consolatori quali sono gran parte delle immagini oggi. Amstutz si nutre di queste foto, di queste figure; le seleziona e le riproduce ricamandole a mano su tessuto.

Ed è proprio questa componente di lenta riscrittura dell'immagine, quasi uno stupidogramma artigianale di notevole durata esecutiva e gesto ripetitivo, che ridà all'arroganza del guardare il senso del vedere. Ricamare le riproduzioni di immagini informative quotidiane destinate fondamentalmente al macero, dopo essere state più volte riprodotte e fors'anche alterate dalla macchina, intende assumere quella capacità di sublimazione e restituzione alla rappresentazione il suo centro di gravità e la sua importanza iconologica e iconografica, spostando l'esperienza concettuale nuovamente nel verso di quella visuale. E' ironico quanto intelligente il suo modo di analizzare e disaminare il processo di costruzione e decostruzione del linguaggio visivo in rapporto a un'epoca connotata fondamentalmente dall'inibizione corale e modaiola, laddove tutti vorrebbero essere diversi ma finalmente uguali.

Parallelamente, René Odermatt (1972) fa della materia e dei materiali uno degli elementi costitutivi del suo lavoro: il legno, con qualche diversione. La sua abilità artigianale - non fine a se stessa - vanifica i troppi stereotipi à la mode e/o à la carte, che vediamo sempre più sovente all'interno del mercato dell'arte. La contemporaneità sta subendo i duri colpi dell'evoluzionismo e la post-contemporaneità avanza, trascinando con sé una maggiore consapevolezza della Storia passata. Odermatt opera proprio su e con la Storia, pensando in maniera linguistica all'iconologia.

Come Amstutz, anch'egli fa sua la bravura artigianale, da cui il pubblico si aspetta l'autenticità del gesto, come recupero di una qualità ormai scomparsa: forse è questo il nuovo senso da dare al concetto di contemporaneità, ossia il ritorno dell'umano entro le congetture di un universo possibilista, ma tutto prevalentemente virtuale e virtualmente sociale. Questi influssi sono egregiamente descritti da Odermatt, che - grazie all'impostazione della scultura lignea classica - mette ironicamente in discussione i loghi dell'immagine stereotipata. Anzi, è proprio la sua bravura tecnica a colpire nel segno, permettendogli di riprodurre con altri materiali luoghi comuni dal sapore 'pop', smascherandone spesso banalità e autoreferenzialismo. (Mario Casanova, 2016)




Aquaticus - mostra di Aldo Salucci Aldo Salucci: Aquaticus
termina il 17 maggio 2016
Galleria d'Arte Contemporanea Statuto13 - Milano

Il soggetto dell'acqua è ricorrente nella poetica di Salucci: decontestualizzata dal suo habitat primigenio, viene fotografata - l'idea del dagherrotipo è vincente in questo senso - e spostata in un ambiente privato, con la volontà di poterne godere i benefici visivi e cinestetici proprio al di fuori del suo ecosistema naturale. L'acqua è un elemento che offre una magia tutta sua; per immagini e per sensazioni, e Aldo Salucci prova quella felicità che, secondo il suo "sentire" di uomo e di artista, solo questo elemento vitale sa donare. Ciò che è in natura secondo l'artista è comunque associabile alla perfezione, anche se è allo stato grezzo o embrionale. Abbinando questo pensiero ad una fotografia tecnicamente impeccabile, sia per la risoluzione che per la scelta del supporto d-bond, stilisticamente "pulita", possiamo scorgere un paesaggio naturale che al contempo non è reale in quanto è idealizzato, interiorizzato, sensoriale... personalissimo.

Quando si osservano le opere di Aldo Salucci credo sia indispensabile approcciarsi alla poetica della bellezza con un atteggiamento ludico e mai troppo serioso. L'idea di fondo è quella filosofico-estetica dove la ricerca della perfezione ideale è portante tanto quanto l'intento che ne scaturisce è una sana sensazione di pace, di apprezzamento della Natura naturans (Giordano Bruno docet, ndr.), poiché perfetta in quanto tale e per sua entità. Gli scatti fotografici che per la prima volta sono esposti in Italia rappresentano la modalità espressiva alla quale l'artista connota una profonda esigenza di esprimersi attraverso la propria creatività. Mostra a cura di a cura di Massimiliano Bisazza. (Comunicato stampa)




Claudio Cattaneo - In Tavola Claudio Cattaneo: Il miracolo delle piccole cose
termina il 12 maggio 2016
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

In questi tempi si è fatta via via più intensa, nella raffigurazione artistica, una ripresa del naturalismo di matrice secentesca, o meglio ancora tardo-cinquecentesca: per intenderci ispirato al Caravaggio. Un naturalismo, dunque, che ha per oggetto il mondo vegetale, ma non tanto nella sua freschezza evolutiva, quanto piuttosto isolato dal contesto vitale e mostrato nella sua bellezza inerte; è quel che intende esprimere la definizione di "natura morta", anche se proprio questa definizione contraddice l'effetto comunicativo dell'immagine rappresentata. Per esibire il mondo naturale ancora nella sua fragranza, ma staccato dal rapporto con il nutrimento venuto dalla terra, esso è elegantemente raccolto in gruppi omogenei disposti su piatti, vassoi e così via; ancora denso di bellezza vitale, ma l'isolamento dal contesto dinamico degli eventi lo blocca e ne fa simbolo di sé.

Cattaneo riprende questa lettura caravaggesca, estrapolata in parte dal rapporto con i suoi modelli sopratutto per via del blocco scenografico dell'illuminazione - e qui parliamo in specie delle ultime opere da lui compiute. La sapienza della modellazione e il puntiglioso stretto rapporto con il realismo delle immagini sono, per così dire, trasfigurati dagli effetti teatrali della luce che in genere piove dall'alto; mentre essa conferisce una speciale tridimensionalità alle figure, dunque una corposità fisica, le isola dal contesto quotidiano. Va però precisato che, contemporaneamente a questi effetti, nella recente sequenza di dipinti l'artista tratta anche soggetti di esplicita e moderna fisionomia quotidiana, inserendosi nella tradizione novecentista o della "nuova oggettività". (...) (Rossana Bossaglia, Milano, 17 agosto 2005)

E' immediatamente lampante, già dal primo sguardo rivolto ai dipinti di Claudio Cattaneo, quanto il tema della pittura figurativa e soprattutto di un suo traslato liricamente conseguente, di una tradizione delle cose oggettive nel privato di una visione soggettiva, rappresenti la principale e appassionata tensione che ispira il suo lavoro. E risulta altrettanto lampante (soprattutto dopo averlo ascoltato parlare nel nitore del suo studio, davanti all'ordinatissima schiera delle tele e degli strumenti del suo lavoro) quanto tale tensione derivi più da una persuasione di natura filosofica che da una semplice scelta stilistica, permeandone dunque ogni enunciazione, ogni tratto di mestiere, ogni scelta d'espressione. (La commozione del vero, di Giorgio Seveso)

(...) Nel vedere i suoi quadri mi sono convinto: Cattaneo ha varcato il confine tra verità e illusione, tra vero e suggestione, tra fascino e incanto. E tutto appare più facile, più sereno. Questa serenità è una trasfigurazione del suo mondo. Sentimento, visione, nostalgia: tutto contribuisce a dare alle sue immagini una verità che è ricca e generosa di raro sentimento e di vera sostanza. (...) Sono immagini di grande spessore, di grande suggestione. Il colore è quasi superfluo: sentimenti e vibrazioni suppliscono ogni cosa. Solo l'immagine è sovrana". (L'ispirazione di Claudio Cattaneo, di Mario De Micheli)




Reinhold Pratschner - Tesi - olio su tela cm.200x200 2016 Reinhold Pratschner
termina il 27 maggio 2016
Forum Austriaco di Cultura - Roma
www.austriacult.roma.it

L'artista, per la prima volta a Roma, presenta la sua "pittura-materiale" fatta di paesaggi astratti in rosso, nero, giallo, verde e ocra. In esposizione tele a olio, disegni e alcuni quadri che con la propria tecnica si sviluppano nella terza dimensione. "Disegni, pitture e filo di ferro come mezzi espressivi", dunque. "Colore, linee e tracciati che con intensità e forza attraversano gli spazi. Un'esposizione che racconta il pensiero e la personalissima cifra stilistica dell'artista austriaco." Così Catia Aliberti, curatrice della mostra.

Reinhold Pratschner (Tirolo - Austria, 1966) già durante il periodo scolastico, riceve i primi sostegni da parte dell'artista Evi Fersterer. Alla maturità segue un primo lungo soggiorno a Parigi, nel 1986 inizia gli studi in architettura a Innsbruck, Tirolo. Durante il secondo soggiorno a Parigi, nel 1987, si dedica in particolar modo allo studio approfondito degli originali della pittura moderna. Tornato a Innsbruck avviene l'importante incontro con Inge C. Pohl, pittrice, professoressa e artista. Sarà soprattutto la correlazione fra pittura e architettura a indurlo al concreto confronto con la scultura. Seguono diverse esposizioni in Austria. (...) Nel settembre 2014 la Galleria Francesco Zanuso di Milano ospita la sua personale. (Comunicato stampa)




Daniele Aliffi: Fuori Orario
termina il 19 giugno 2016
Fototeca Siracusana - Siracusa
www.fototecasiracusana.com

Daniele Aliffi, fotografo siracusano, ha convissuto con la macchina fotografica gran parte della sua vita, reporter per varie testate giornalistiche locali già dagli anni 80 ha immortalato eventi e fatti di cronaca della città per più di vent'anni. Le foto in mostra non sono però quelle del professionista reporter, bensì quelle del fotografo appassionato del suo mestiere. Sono gli scatti che istintivamente un fotografo realizza quando l'attimo è stato già colto dal cervello prima ancora dell'apparecchio fotografico e a volte ancor prima che accada, in una sorta di visione premonitrice. Reporter per passione, si sceglie questo mestiere normalmente per caso. Un mestiere in cui ci si trova dentro quasi sempre a partire dall'entusiasmo consapevole di saper usare una macchina fotografica, per farne un lavoro, per tirarci fuori quei pochi soldi che poi finiranno in costosi obiettivi e corpi macchina tecnologicamente avanzati.

Gli anni '80, il periodo in cui sono state realizzate le foto in mostra, erano ancora gli anni dell'analogico e il fotografo di giornale doveva, allora obbligatoriamente, barcamenarsi tra gli sviluppi delle pellicole e le bacinelle della personale Camera Oscura. Non c'era allora tecnologie "smart" da utilizzare per inviare in redazione, in tempo reale, le immagini da pubblicare e non c'era soprattutto il computer per aggiustare, schiarire, scurire raddrizzare e rendere insomma accettabile una foto partita male. Negli anni '80 tutto questo era ancora pura fantascienza. O si era bravi o nisba. O si coglieva l'attimo (con cognizione di causa e riflessi prontissimi) o quell'attimo si era perso per sempre.

Soprattutto si era persa la possibilità di vendere la foto o le foto che per qualche motivo (fatalità) non erano "riuscite", vanificando spesso intere giornate di lavoro. Erano i rischi del mestiere, ma era soprattutto la sfida da affrontare giorno dopo giorno. Non solo per i fotoreporter. Tutti i fotografi si misuravano in questa sfida, da quelli che si dedicavano ai matrimoni a quelli che eseguivano ritratti in studio. Il controllo doveva essere totale e la concentrazione massima, guai se non si agganciava bene il rullino al caricatore e guai se non si avevano con sé rullini a sufficienza. Una lotta contro il tempo e l'imponderabile dove però qualcosa accadeva di tanto in tanto fuori dalla routine (...).

Sono queste le fotografie di Aliffi che Fototeca Siracusana propone in questa minima mostra di poesie visive, in cui il reporter narra la sua città con il linguaggio della fotografia e Aliffi lo fa con la chiara serenità che lo contraddistingue, senza artifici e fastosità, raccontando semplicemente la storia di una città come tante in cui persone come tante vivono la loro vita che proprio perchè come tante altre nessuno racconta, tranne il fotografo che ne sa cogliere il valore e l'importanza per mostrare al mondo (o a sé stesso) la meravigliosa esperienza della normalità. (Le fotografie fuori orario di Daniele Aliffi, di Gino Carpi)




Alberto Zilocchi - opera dalla mostra Rilievi e linee Opera di Alberto Zilocchi Alberto Zilocchi: Rilievi e linee
termina lo 02 luglio 2016
Galleria Spazio Testoni - Bologna
www.spaziotestoni.it

Prima mostra personale di Alberto Zilocchi dopo la sua scomparsa nel 1991.La riscoperta della sua opera artistica è stata possibile grazie al lavoro di ricerca di Maurizio de Palma, collezionista e appassionato dell'arte italiana degli anni '60 e '70, che attraverso le opere accompagnate dai materiali storici presentati in questa esposizione, ci racconta questa sua eccezionale esperienza: "Dopo anni di partecipazione come fruitore, e talvolta come collezionista, agli eventi d'arte contemporanea più rilevanti, ho acquisito contatti e ho avuto la possibilità di confrontarmi con diversi artisti e galleristi, iniziando  così una mia personale ricerca sull'espressività artistica italiana tra gli anni '60 e '70.

Circa due anni fa questa mia ricerca mi ha portato a conoscere il lavoro di Alberto Zilocchi e poi a ricostruire i vari passaggi della sua vita, che attraverso vari riferimenti, alla fine mi hanno messo in contatto con la sua famiglia. L'idea di realizzare un progetto di riscoperta e valorizzazione del lavoro di Alberto Zilocchi è venuto poi da sé, dopo lunghe conversazioni con la famiglia, che mi ha consentito di approfondire la conoscenza diretta delle sue opere. E' stato entusiasmante riscoprire i suoi scritti, ritrovare alcune sue immagini fotografiche degli anni milanesi '50, '60 e '70, ricordare con la famiglia quel clima che Alberto, ha vissuto appieno, con l'irrequietezza dei suoi anni giovanili (...)"

Dopo un'iniziale attività in ambito informale, Alberto Zilocchi crea i suoi inconfondibili Rilievi su tavole supportate da complessi telai rigidi, sempre in legno, che tengono perfettamente piane le superfici ad acrilico opaco rigorosamente bianche, come sintesi di tutti i colori, dove si stagliano con effetto quasi scultoreo i chiaro-scuri formati da rilievi  che si sollevano sulla tavola per poi sfumare sino ad annullarsi nella tavola stessa. Questa rigorosa scelta dell'uso del bianco, mai rinnegata, è una delle chiavi di lettura del suo lavoro.

Negli anni '70 e particolarmente poi negli anni '80 Zilocchi  realizza anche  le Linee eseguite su carta o su tela bianca poi applicata su tavola, tracciate con Graphos Rotring nero in base a formule matematiche complesse da lui individuate, dove la componente 'casuale' ha un peso determinante. Ad esempio, l'utilizzo dei dadi che gettava sul tavolo ed il cui risultato veniva inserito nelle sue formule, determinava la lunghezza delle linee, la loro inclinazione ed il loro spessore. Nel corso della sua vita, Alberto Zilocchi, oltre che in Italia, ha esposto in particolare in Paesi del Nord Europa: in Germania, Finlandia, Svezia, Polonia, Inghilterra, ecc., con più di 100 esposizioni nella sua biografia, ed ha inoltre aderito al Movimento Neocostruttivista Nord Europeo partecipando attivamente alle loro riunioni.

Alberto Zilocchi (Bergamo, 1931-1991), ha frequentato l'Avanguardia artistica di Milano a partire dalla metà degli anni '50. Ha conosciuto Lucio Fontana - con il quale ha anche esposto nel 1960 alla Galleria della Torre di Bergamo - Enrico Castellani, Agostino Bonalumi e soprattutto Piero Manzoni. Con Piero Manzoni ha firmato il Manifesto del Bar Jamaica nel 1957 insieme con altri frequentatori di quel famoso punto d'incontro artistico-culturale milanese, tra i quali Guido Biasi, Angelo Verga, Ettore Sordini, ed ha partecipato alla seconda mostra alla Galleria Azimut di Milano, dal 22 dicembre 1959 al 3 gennaio 1960, insieme con lo stesso Manzoni e con Anceschi, Boriani, Castellani, Colombo, Dadamaino, De Vecchi, Mari e Massironi.

Avvicinatosi verso la fine degli anni '60 anche alle Avanguardie del Gruppo Zero di Dusseldorf, Alberto Zilocchi in quegli anni inizia a realizzare i Rilievi. Grazie anche alle sue frequenti esposizioni in tutta Europa, l'evoluzione artistica di Alberto Zilocchi lo porta dalla metà degli anni '70 ad abbracciare il Movimento Nord Europeo dell'Arte Concettuale Costruttivista Concreta, divenendo membro attivo del Centro Internazionale di Studi d'Arte Costruttiva ed inizia a realizzare anche le Linee. L'attività artistica di Alberto Zilocchi con estensione in vari campi, come quello della scenografia per il Teatro Donizetti di Bergamo nei primi anni '60, lo ha visto protagonista in oltre 100 mostre personali e collettive in Italia e in gran parte nel Nord Europa tra il 1957 e il 1990. (Comunicato stampa)




Immagine dalla mostra Utopia urbana di Marco Citron Marco Citron. Utopia urbana
termina il 17 maggio 2016
Palazzo Costanzi, Sala Veruda - Trieste
www.utopiaurbana.it

La mostra, a cura di Daniele Capra, nasce da una scrupolosa analisi visiva dell'urbanistica e dell'architettonica sovietica che Citron conduce da una decina di anni, parte della quale è stata recentemente pubblicata nel libro Urbanism 1.01 che ha ricevuto grande attenzione dai media europei, ma non ancora esposta in Italia. Utopia urbana raccoglie quaranta foto della sua recente produzione e una decina di scatti inediti che spaziano dalla fotografia panoramica all'impiego di cartoline vintage dell'era comunista, che Citron ha ricondotto a nuova vita. La ricerca di Marco Citron è rivolta al paesaggio e al contesto cittadino, con particolare attenzione alle dinamiche di antropizzazione e agli sviluppi dei complessi urbani. Le sue immagini analizzano le volumetrie delle grandi strutture abitative e i particolari rapporti tra i pieni e vuoti che si innescano nella grande scala.

Gli scatti di Utopia urbana si misurano in particolare con l'edilizia popolare, le infrastrutture stradali e gli edifici pubblici costruiti, tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, in alcune città che costituivano le ex Repubbliche Sovietiche. Citron nei suoi scatti racconta un'architettura modernista e spigolosa, ritratta però a decenni di distanza dalle condizioni storico-sociali che l'hanno prodotta. Le sue immagini non indugiano in alcuna forma di malinconia per il passato o di rimpianto per l'utopia politica - ed estetica - dei paesi del socialismo reale. Riflettono invece sul Novecento e su come in sostanza sia stato fortemente caratterizzato dalle istanze di miglioramento e di rinnovamento sociale.

Ad una fotografia di architettura che è sovente costituita di narrazioni basate su elementi descrittivi concreti, egli sembra così contrapporre una visione teorica dell'urbanistica e degli spazi, che vengono quasi completamente privati dalle connotazioni accidentali, temporali e topologiche. Prive di ogni riferimento che ci consenta di identificare un luogo determinato, le viste di Citron (che appaiono realistiche benché spesso generino il sospetto di non essere compiutamente reali) sembrano città ideali, contraddistinte da una forte tensione filosofica e razionale, pur nella consapevolezza di un'utopia che è stata superata e forse dimenticata. Non sfugga però l'ironia delle sue immagini. Ludicamente chiamate Boring Landscapes, in un omaggio a Martin Parr e alle serie delle sue Boring Postcards, sono un conte philosophique in cui il passato, l'utopia novecentesca, il moderno (che è ormai pratica vintage) si misurano e discutono animosamente su quello che non è stato certo «il migliore dei mondi possibili».

Utopia urbana è un progetto dell' Associazione Culturale L'Officina di Trieste; si avvale del contributo del Comune di Trieste, della collaborazione di Trieste Contemporanea, dell'adesione della Casa dell'Arte di Trieste; è reso possibile grazie al generoso sostegno di tante persone che hanno contribuito alla sua realizzazione con una donazione ricevendo in cambio un'opera appositamente realizzata dall'artista. Una conversazione pubblica tra Marco Citron e il curatore è prevista il 14 maggio alle ore 18.30. In occasione di questo incontro una visita guidata della mostra sarà dedicata a tutti quelli che hanno contribuito alla sua realizzazione.

Marco Citron (Pordenone, 1974) ha esposto le sue fotografie in Italia, Austria, Francia, Germania, Lituania, Polonia, Slovenia, Spagna e Stati Uniti. Tra le personali: nel 2014 presso Izolyatsia Gallery a Kiev (Ucraina), nel 2008 alla DesignHaus di Darmstadt (Germania) e nel 2007 alla IX Biennale di Fotografia di Tenerife (Spagna). Nel 2014 ha pubblicato per Danilo Montanari il libro fotografico Urbanism 1.01. Nel 2011 è stato selezionato dalla Fondazione Izolyatsia in Ucraina per una residenza sotto la curatela di Boris Mikhailov e nel 2009 è tra i vincitori del Portfolio Review al 40° Rencontres di Arles. Tra gli altri, hanno scritto del suo lavoro Martin Parr, Gerry Badger ed Irina Tchmyreva. (Comunicato stampa)




Opera di Ezio Marrè Ezio Marrè - opera dalla mostra Nostalgia canaglia Nostalgia canaglia - opera di Ezio Marrè Ezio Marrè: "Nostalgia canaglia"
termina il 14 maggio 2016
Casa di Cura Privata Polispecialistica Villa Verde - Reggio Emilia
www.circolodegliartisti.re.it

Esposizione personale del medico ed artista genovese. In esposizione, una selezione di opere pittoriche, nate dal paziente "lavoro di commesso", come avrebbe detto Giorgio Vasari, ossia dall'accostamento di tasselli di legno con forme e colori diversi. «Nostalgia canaglia - scrive Giuseppe Berti - che riporta al palato un aroma che sa di New York, un sapore che ancora impasta il ricordo di nomi e di eventi: la Factory di Andy Wharol e delle sue invenzioni seriali, la pop art e i suoi miti, gli artisti che dipingono la bellezza, golosa e sfacciata, di un prodotto di largo consumo, che fanno il verso alle immagini glamour di una pubblicità in formato king size(...).

Ed eccoli sfilare pure davanti agli occhi e alle mani di Ezio Marrè quegli artisti che hanno fatto la storia del Pop; ecco riprendere forma e colore quelle loro opere, le loro still life fragranti di acrilico e nitro, i ritratti e i corpi scanditi da tavolozze brillanti; ecco riprendere forma quelle icone squadernate su grandi superfici pittoriche, e racchiuse nell'à plat delle due dimensioni. Ezio Marrè si"diverte" dunque a citarli, uno ad uno, quegli autori della nostra nostalgia, si "diverte" insomma a rifarne le opere, ad imitarne lo stile, mettendoci pure una dose q.b. - quanto basta, cioè - di arte italiana». La personale è accompagnata da un catalogo con testi di Giuseppe Berti, Fabrizio Franzini ed Enrico Manicardi.

Ezio Marrè (Lavagna - Genova, 1953) dopo l'ammissione al Collegio San Francesco di Rapallo, frequenta l'Università degli Studi di Genova, conseguendo la laurea in Medicina e Chirurgia. La vocazione per la pittura, sogno giovanile, si è mantenuta negli anni parallelamente all'attività professionale, attraverso la ricerca personale e la partecipazione a mostre collettive e personali. Si esprime usando legno e colori acrilici per trasformare visivamente le sensazioni che sono corpose e molto accentuate nell'esecuzione coloristica. (Comunicato CSArt - Comunicazione per l'Arte)




James Hoff - Skywiper No. 94 - Cromaluxe transfer in Aluminium cm.50,8x40,6 - Courtesy by the artist and Supportico Lopez, Berlin 2016 James Hoff: Black Box
13 maggio (inaugurazione ore 19.30) - 12 giugno 2016
BACO - Project Space - Bergamo
www.bacoartecontemporanea.it

Prima personale italiana dedicata all'artista statunitense James Hoff (Fort Wayne, 1975). La mostra, curata da Valentina Gervasoni, Stefano Raimondi e Mauro Zanchi, presenta i virus paintings della serie Skywiper, ossia dipinti realizzati infettando volontariamente immagini digitali attraverso l'innesto di un virus informatico il cui codice, comportandosi come un agente in grado di modificare il processo di composizione dell'opera, ne stravolge completamente l'aspetto, corrompendo e modificando le forme originarie. Il risultato visivo del contagio, successivamente stampato su di un foglio di alluminio, si presenta come una pittura astratta dal forte impatto espressivo, capace di estendere la definizione di arte concettuale verso i nuovi territori dell'interconnettività. (Comunicato stampa)

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First solo exhibition in Italy devoted to the American artist James Hoff (b. Fort Wayne, 1975). The exhibition, curated by Valentina Gervasoni, Stefano Raimondi and Mauro Zanchi, presents the "virus paintings" from the Skywiper series paintings created by intentionally infecting digital images with a computer virus whose code acts as an agent that can alter the composition process, completely changing the appearance of the work, and corrupting and modifying its original forms. The visual result of the contagion, which is then transferred to a sheet of aluminium, comes across as an abstract painting with a powerful expressive impact that extends the definition of conceptual art to the new realms of interconnectivity. (Press release)




Gioielli vertiginosi
Ada Minola e le avanguardie artistiche a Torino nel secondo dopoguerra


05 maggio (inaugurazione ore 18.00) - 12 settembre 2016
Palazzo Madama - Torino

La mostra, curata da Paola Stroppiana, si articola in cinque sezioni e presenta per la prima volta al pubblico 120 gioielli che delineano i principali caratteri della produzione orafa di Ada Minola (1912-1993), poliedrica scultrice, orafa, imprenditrice, gallerista, attiva a Torino nella seconda metà del '900, focalizzandosi sulle diverse aree di influenza stilistica: dall'Art Nouveau al gioiello d'artista, dai confronti con le sculture di Giò Pomodoro e Lucio Fontana al periodo neo-barocco, dai dialoghi con le opere di Umberto Mastroianni alle influenze dell'universo estetico del geniale architetto Carlo Mollino.

Ad arricchire l'esposizione anche un costante rimando a opere d'arte, disegni, libri, fotografie di repertorio che consentono una puntuale contestualizzazione storica e critica degli oggetti in mostra. Vivace protagonista della borghesia torinese, che nel secondo dopoguerra si apre alle novità culturali di respiro internazionale, Ada Minola vive un periodo felice d'incontri che segneranno profondamente la sua ricerca artistica. Amica di Mollino, al quale commissiona gli arredi dell'abitazione di famiglia nel 1944, frequenta gli artisti Lucio Fontana, Giò Pomodoro, Umberto Mastroianni e, alla fine degli anni '50, conosce l'affermato critico d'arte francese Michel Tapié, con il quale instaura una fruttuosa collaborazione e una solida amicizia. Tapié chiamerà Ada a dirigere l'International Center of Aesthetic Research da lui fondato a Torino nel 1960.

Figlia e nipote di orafi lombardi, dall'inizio degli anni Cinquanta Ada Minola realizza i primi manufatti in oro, argento e pietre preziose con la tecnica della fusione a cera persa. Piccoli capolavori caratterizzati da volumetrie fiammeggianti e da un ardito trattamento della materia. I suoi gioielli riscuotono da subito una buona fortuna critica tra i suoi contemporanei tanto che alcuni suoi esemplari - su invito di Arnaldo e Giò Pomodoro - vengono esposti alla Triennale del 1957. Nei due decenni successivi partecipa a numerose mostre collettive dedicate al gioiello d'autore in diverse gallerie in Italia e all'estero, e alcuni suoi gioielli entrano in prestigiose collezioni private italiane e internazionali come quella della gallerista americana Martha Jackson e del poeta francese Emmanuel Looten, che li definirà in una poesia a lei dedicata "gioielli vertiginosi".

Donna dal grande carisma, amatissima da artisti, poeti e intellettuali di cui fu musa e amica, Ada Minola trasferisce nei suoi gioielli il grande fervore creativo da cui era circondata, riuscendo a tradurre con originale creatività istanze e scelte formali. In particolare, in mostra sono proposti interessanti confronti con due bracciali disegnati dall'artista Afro, un fantasioso piatto con l'Arlecchino di Lucio Fontana e alcuni disegni - matita e china su carta - di Giò Pomodoro, del quale è presente anche la scultura in bronzo dorato intitolata Folla del 1962 già in collezione Minola. Le sculture in bronzo dorato di Umberto Mastroianni, amico di famiglia, costituiscono il riferimento stilistico per orecchini e pendagli riferibili alla sua produzione degli anni Settanta. Infine, eccezionale presenza in mostra, il tavolo disegnato espressamente per Ada da Carlo Mollino nel 1964. Realizzato dallo scultore Gianni Fenoglio, il tavolo sembra richiamare nelle pronunciate scanalature dell'intaglio ligneo alcuni tra i gioielli più elaborati in mostra. Accompagna la mostra un catalogo edito da Silvana Editoriale. (Comunicato stampa)




Mario D'Amico - The day after - olio su tela cm.50x70 2015 Mario D'Amico: L'Uomo e la Città
termina lo 06 maggio 2016
Spazio E - Milano
www.zamenhofart.it

In esposizione, a cura di Virgilio Patarini, una ventina di lavori dell'artista romano: quadri figurativi stilizzati d'ispirazione Metafisica, caratterizzati da una tavolozza tenue e poetica dai colori pastello e la capacità di affrontare con leggerezza al limite dell'elegia temi cruciali e tragici della nostra vita contemporanea come la solitudine, l'alienazione metropolitana, la cementificazione dilagante.

«Mario D'Amico fa una pittura senza tempo. Eppure con questa pittura è capace di raccontarci il nostro tempo con precisione algebrica e con toni di struggente elegia. Il rapporto tra l'Uomo e la Città è al centro della sua indagine paziente, minuziosa, precisa eppure mai ridondante, mai retorica, capace di invenzioni poetiche e metaforiche. Mario D'Amico fa una pittura che gioca col tempo: lo dilata, lo sospende. E in questo tempo sospeso, dilatato, l'Uomo e la Città affiorano alla luce tenue delle nostre coscienze per quello che sono oggi, tra solitudini e alienazioni, in un rapporto sempre in qualche modo sbilanciato. O l'Uomo è una minuscola, scialba figurina indistinta che a malapena si scorge tra i Palazzi squadrati e incombenti, e la Città regna sovrana e silenziosa, gigantesca e ineffabile.

Oppure viceversa, un Uomo enorme ma senza volto sovrasta i Palazzi per spostarli, sradicarli e trapiantarli altrove o per piantare sopra ognuno di essi un minuscolo scheletrico alberello, nel tentativo titanico e forse velleitario di dare vita ad una nuova più "umana", ragionevole piuttosto che razionale, urbanizzazione. Mario D'Amico fa una pittura d'altri tempi, anche tecnicamente. Piccoli formati. Olio su tela. Eppure ogni suo quadro è un'epifania di assoluta attualità. (...) E in tutto quel silenzio assordante, in tutti quegli uomini senza volto, manichini di spiccata umanità, in tutti quei palazzi squadrati, in tutte quelle città sospese, astratte eppure così concrete... in tutti quegli enigmi, in tutte quelle metafore poetiche, sfumate eppure così definite, non possiamo non scorgere con evidente ambiguità una diretta discendenza dalla Metafisica di De Chirico e di Carrà: De Chirico per i temi, Carrà per la tavolozza. Eppure non c'è nulla di anacronistico in questa pittura d'altri tempi. Forse potremmo chiamarla "Metafisica 2.0".» (L'Uomo e la Città, di Virgilio Patarini)

«Le architetture del Razionalismo Italiano assurgono a volumi dell'Inconscio, divenendo paradigma delle solitudini e delle incomunicabilità dell'uomo. Questi volumi (...) che D'Amico accostano sapientemente ricordano il silenzio delle sottese Piazze italiane di De Chirico, le tonalità di Piero della Francesca, le inquadrature prospettiche delle aree urbane dei film di Michelangelo Antonioni.» (Gianluigi Guarneri)

«Che il silenzio possa avere un colore o più colori, può sembrare un'aporia, quasi una difficoltà concettuale che urta il processo logico. Ma è proprio qui che il linguaggio di Mario D'Amico riesce ad attraversare ogni "obbligazione rituale", per consegnarsi alla sua personalissima poesia. (...) Il silenzio di D'Amico assomiglia più a quella pausa, a quell'intervallo perduto nella convulsa dinamica della nostra società che alcuni anni or sono il bravo Gillo Dorfles ci ricordava in un suo memorabile libro. Una pausa, una rarefazione riempita ed arricchita dalla sua non commensurabile fantasia. E la poetica di Mario sa volare così liberamente per l'etere da riuscire, appunto, a dare "i colori del silenzio.» (Massimo Scaringella)




Opera dalla mostra Landscape: Hide and Seek alla Barbara Frigerio Contemporary Art di Milano Landscape - Opera di Giuseppe Cavaliere 
Patricia Glee Smith - Blue Buoy - olio su tela cm.150x80 Landscape: Hide and Seek
(Un)Hidden Beauties


termina lo 02 luglio 2016
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
www.barbarafrigeriogallery.it

Quante volte ci è capitato di attraversare la via di casa ed accorgerci, per caso, di dettagli passati inosservati nella quotidianità? Alzare lo sguardo e notare particolari di un edificio davanti al quale passiamo tutti i giorni, stupendoci della loro esistenza ed impressionandoci per la loro silenziosa ed inosservata bellezza? O viaggiare in treno ed in macchina, su un tragitto familiare, e notare, grazie ad una particolare atmosfera, la peculiarità e la magia del paesaggio che ci circonda? (...) Come scriveva Goethe "la bellezza è negli occhi di chi guarda": attraverso lo sguardo attento, ma allo stesso tempo sognante, di artisti contemporanei che utilizzano tecniche diverse e hanno ispirazioni molto lontane tra loro, riscopriamo da "diverse angolazioni" il fascino nascosto di luoghi che normalmente osserveremmo con occhi distratti.

Intraprendiamo così un viaggio lasciandoci coinvolgere dagli artisti in una sorta di nascondino tra concreto e immaginario, tra familiare e sconosciuto: dai bucolici paesaggi toscani dell' americana Patricia Smith, ospite per la prima volta della galleria, passando poi per i paesaggi di montagna di Maurizio Bottoni e le fotografie, a tema naturalistico, di Giuseppe Cavaliere. Proseguendo poi per le strade misteriose e oniriche di Esther Nienhuis ci imbattiamo nel paesaggio urbano, vero protagonista della mostra: tra le opere esposte ricordiamo le città spettrali di Daniele Cestari, familiari ma stranianti, allo stesso tempo qui ma in nessun luogo, e le spettacolari vedute di New York di Valerio D'Ospina e di Eric Serafini. A questi si aggiungono i dipinti di Francesca Galliani e Dave Earle che danno vita a scorci di città con colori sgargianti. Massimiliano Muner propone una realtà scomposta mediante l'utilizzo di pellicole istantanee, ed Alberto Fanelli ci guida in una visione 3D di città italiane ed internazionali. (Alice Montani)




Duetto: Henri Chopin e Arrigo Lora-Totino (opere di poesia concreta e sonora a confronto)
termina il 27 maggio 2016
Galleria Peccolo - Livorno
mostre-e-dintorni.blogspot.it

Una mostra in cui sono confrontate opere su carta di poesia concreta realizzate da due tra i maggiori protagonisti della poesia sonora e verbo-visuale degli anni tra il 1970 e il 2000. Entrambi, sin dai primi anni '60, hanno espresso la loro arte in spettacoli e performance teatrali, che hanno segnato la storia delle Avanguardie Artistiche e Poetiche del secondo '900. Henri Chopin (Parigi 1922 - Norfolk 2008) contemporaneo dei Lettristi e Situazionisti francesi degli anni '50, aveva ripreso le loro sperimentazioni sulla Parola e la Poesia e quelle sul Teatro della crudeltà di Antonin Artaud. Utilizzando magnetofoni e microfoni manipolati impegnava la propria voce in lunghe performance traendo suoni articolati pronunciati con la laringe e scavati dalle profondità della gola. Una Poesia che sacrificava la parola per esaltare la "fisicità" dei suoni e le potenzialità della glottide.

Arrigo Lora-Totino (Torino 1928) ha ripreso la lezione delle Parole in libertà e del Teatro Futurista utilizzando la Parola frantumata e ricomposta, in assonanti nuovi sensi, per farla diventare il tramite, e il soggetto, in ardite performance vocali a volte ironiche a volte concrete: le verbostrutture. Come nel caso delle sue Poesie liquide, realizzate utilizzando il megafono di metallo creato in collaborazione con Piero Fogliati dentro il quale veniva versata dell'acqua prima della lettura; oppure nelle numerose serate di Teatro della parola in cui esaltava intonazioni e melodie della lingua parlata stravolgendo sensi e significati delle frasi. Ma, oltre ai loro spettacoli, entrambi hanno sempre realizzato oggetti e opere su carta su cui creavano idee e Poesie Concrete, sempre inerenti alla loro poetica.

Sono famosi i Dattilopoème di Chopin composti su grandi carte trasparenti utilizzando telescriventi. Oppure le Poesie concrete degli anni '70 realizzate da Lora-Totino o la sua recente serie di lavori Fiori della prosa. In mostra oltre ad alcuni multipli e video di performance storiche sono esposte opere su carta di Poesia Concreta realizzate negli anni dai due autori. Per l'occasione saranno anche esposti e in vendita i Libri d'Artista che i due artisti hanno realizzato per la collana "Pittura e Memoria" delle Edizioni Peccolo. Nel catalogo che accompagna la mostra sono riprodotti i lavori esposti e Sandro Ricaldone nella sua prefazione ci introduce al tema e all'opera dei due autori. (Comunicato stampa)




La storia della Querina - mostra di Franco Fortunato Franco Fortunato: La storia della Querina
termina il 15 maggio 2016
Palazzo della Cancelleria - Roma
www.edarcom.it

Franco Fortunato (Roma, 1946), grande appassionato di mare e storie di marineria, apprende le vicende della Gemma Querina e del suo equipaggio attraverso un libro edito dalla casa editrice Nutrimenti. Successivamente grazie al materiale documentale offertogli dai discendenti della famiglia Querini, approfondisce la conoscenza di quest'avventura dai diari di Pietro Querini, navigatore e mercante di nobile famiglia veneziana. Questi, partito da Creta per le Fiandre alla fine d'aprile del 1431 al comando della caracca Gemma Querina, costruita dai maestri d'ascia cretesi, con un carico di Malvasia, spezie, cotone e altre preziose mercanzie di provenienza mediorientale, dopo numerose peripezie, tra cui il danneggiamento della chiglia e del timone, fece naufragio e l'equipaggio, dopo una lunga navigazione alla deriva su un'imbarcazione di soccorso, raggiunse le acque delle isole Lofoten in Norvegia, duecento chilometri oltre il Circolo Polare Artico.

Tratti in salvo dai pescatori dell'isola di Røst, che nei diari vengono descritti come una comunità pura e generosa, Pietro Querini e i naufraghi superstiti furono loro ospiti per quelli che vengono definiti "100 giorni in paradiso", per poi rientrare, attraverso un lungo viaggio via terra, a Venezia nell'ottobre del 1432. A questa vicenda gli storici fanno risalire l'inizio del commercio dello stoccafisso e del baccalà dalla Norvegia all'Italia, paese a tutt'oggi consumatore di oltre il novanta per cento di questo specifico prodotto ittico.

Nelle oltre trenta opere tra dipinti, ceramiche e tecniche miste, realizzate per raccontare questa avventura, Franco Fortunato traduce le emozioni contenute nel racconto di un "uomo di mare" con la consueta sensibilità che contraddistingue la sua ricerca artistica, capace di scomporre la materia per ricomporla in un nuovo immaginario. L'esposizione è arricchita anche da un prezioso cortometraggio con la regia di Valentina Grossi, prodotto da CUT& - editing & more. Il video di circa venti minuti è stato costruito seguendo la cronologia della storia, utilizzando e rielaborando le immagini del Maestro con veri e propri movimenti di macchina, creando profondità e sfocature, tagli e sovrapposizioni che danno la possibilità ai vari elementi rappresentati di prendere vita fondendosi tra di loro in un'unica opera filmica.

Inoltre una selezione delle tavole realizzate saranno oggetto di un pregiato prodotto editoriale a cura di Il Mare Libreria Internazionale. La mostra a Palazzo della Cancelleria rappresenta la tappa inaugurale di un percorso che porterà l'esposizione anche in altre città toccate per mare e per terra dall'equipaggio della Querina fino a Venezia. La mostra, curata nell'organizzazione dalla Edarcom Europa Galleria d'Arte Contemporanea, è accompagnata da un catalogo edito da Acca Edizioni Roma. (Comunicato stampa)




Miroslav Tichý
termina il 28 agosto 2016
Rolla.info - Bruzella (Svizzera)
www.rolla.info

L'undicesima mostra organizzata dalla Fondazione Rolla sarà dedicata all'artista Miroslav Tichý, esponendo 40 fotografie e 5 lavori su carta appartenenti alla collezione di Philip e Rosella Rolla. Miroslav Tichý (Kyjov - Repubblica Ceca, 1926-2011), tra il 1960 e il 1985, con macchine fotografiche auto costruite utilizzando oggetti trovati come cartone, lattine e altri materiali, ha scattato migliaia di fotografie per lo più di donne nella sua città natale, Kyjov. Le fotografie sono rimaste in gran parte sconosciute fino al 2004 quando il curatore Harald Szeemann lo introduce nel mondo dell'arte presentandolo alla Biennale di Siviglia. Gli scorci fugaci, sfuocati, macchiati e stampati male - a causa delle limitazioni del suo equipaggiamento primitivo e una serie di errori di elaborazione intenzionali - raggiungono imperfezioni poetiche. In catalogo un testo di Francesco Zanot, curatore di Camera - Centro Italiano per la Fotografia, Torino. (Comunicato stampa)




Dimensione Disegno - Posizioni contemporanee Dimensione Disegno. Posizioni contemporanee
termina lo 07 agosto 2016
Museo Civico Villa dei Cedri - Bellinzona (Svizzera)
www.villacedri.ch

La mostra esplora la pratica del disegno contemporaneo, la sua materia, i suoi supporti e i suoi formati, la sua impermanenza e, a volte, la sua monumentalità. Un percorso insolito che riunisce una decina di giovani artisti provenienti da tutta la Svizzera: Manon Bellet, Sophie Bouvier Ausländer, Raffaella Chiara, Robert Estermann, Franziska Furter, Lang/Baumann, Zilla Leutenegger, Luca Mengoni, Valentina Pini, Didier Rittener, Denis Savary, Julia Steiner e Marie Velardi. "Il disegno si trova veramente fra le arti maggiori dei nostri tempi poiché offre questa possibilità semplice e immediata di essere spontaneo, ma soprattutto di essere concettuale allo stesso tempo. La contingenza tra caratteri intimi e movimenti di pensiero elaborati gli consente oggi di affermarsi. Atteggiamento, scrittura del tempo e dello spazio, il disegno tenta di cogliere senza bloccarla la definizione di questo momento contemporaneo che ci sfugge." (Karine Tissot nel catalogo della mostra)




Ricardo Ruberti - tempera e olio su tela Ricardo Ruberti: "Navigazione celeste"
Galleria Mercurio Arte Contemporanea - Viareggio (Lucca)
termina il 29 maggio 2016
www.mercurioviareggio.com

In esposizione un ciclo di recenti dipinti a tempera e olio su tela, nei quali Ruberti sviluppa il tema del viaggio in maniera personalissima: spazio e tempo sembrano congelati in una dimensione visionaria ed enigmatica, in cui il leitmotiv è il rapporto tra cielo e mare. Così osserva Luigi Bernardi nel testo critico del catalogo che correda la mostra: "Riccardo Ruberti risolve i cieli, le nubi, in bilico tra statica espansione di smaterializzato luminoso colore e un turbine dinamico di energia incorporea. Ci mette di fronte all'immensità dell'universo dissolvendo i fenomeni della natura in luce, colore, atmosfera.

Il paesaggio è rappresentato con panoramiche nelle quali si aggirano sperduti esseri umani traditi nella loro illusione di grandezza grazie a un rapporto di scala a loro sfavorevole. Tali soggetti funzionano come punti fermi in primo piano: sono la stazione di partenza da cui prendere le mosse per il 'grande viaggio'. Ruberti sa però che ciò che propone è a sua volta finzione: così inchioda lo spettatore al fatto che assiste ad una favola, ad un mondo possibile a cui non si può credere fino in fondo. Denunciano tutto ciò le colature di colore dichiarate, la zona bianca della tela che si affaccia, balza in primo piano, quando l'affastellarsi delle nubi dirada improvvisamente".

Ricardo Ruberti (Livorno, 1981) si è laureato in Discipline Pittoriche presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze. Dal 2007 al 2011 è stato docente di Disegno, Pittura e Tecniche dell'Incisione alla Libera Accademia Trossi Uberti di Livorno. Attualmente è docente dei corsi di Disegno e Pittura presso 'De pictura', Associazione Culturale a Livorno. Ha tenuto personali e collettive in tutta Italia e all'estero. Alcune sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private. (Comunicato stampa)




Opera di Michael Kenna Michael Kenna: Silenzi
termina lo 06 maggio 2016 2016
Associazione culturale Baricentro - Milano
www.associazionebaricentro.it

La mostra curata da Sandra Benvenuti, nella manifestazione Milano PhotoFestival, offre attraverso una selezione di 30 opere originali del fotografo inglese, un viaggio evocativo attraverso gli scatti di paesaggi internazionali scattate da Michael Kenna nel corso della sua carriera, nelle quali si sofferma sui paesaggi urbani e su quelli di campagna, che posseggono già alcuni caratteri che impregneranno il suo successivo modo di fotografare: un'atmosfera di nebbie e di fumi, catturati in quell'indefinibile momento del crepuscolo o dell'alba.

Questa sorta di respiro cosmico che fa vivere il mondo, caratterizza tutte le immagini di Kenna, e può essere soprattutto colto nelle fotografie scattate negli spazi aperti: sovente un mare di pece e un cielo di tempesta si contendono la scena, con la linea dell'orizzonte che a malapena riesce a dividere e distinguere le due insondabili profondità. Oppure, Kenna scruta la terra - le pianure, le colline, le montagne, i laghi, gli stagni, i fiumi e i canali - e si sofferma su isolate macchie di arbusti o di alberi, sugli steccati o sulle dune desertiche all'orizzonte, sui pali che emergono dall'acqua, sui riflessi che duplicano e capovolgono il reale, dentro un alone luminoso, che il lavoro in camera oscura accentua e esalta, che ci ricorda tanta grande pittura misuratasi con l'incanto della luce.

Dopo avere a lungo sognato di dedicarsi alla pittura, Michael Kenna (Widnes, Lancashire - Inghilterra, 1953) studia fotografia al London College of Printing. Nel 1975 la mostra "The Land", a cura di Bill Brandt, al Victoria and Albert Museum di Londra gli rivela le straordinarie possibilità della fotografia artistica; oltre a Brandt, Kenna riconosce di avere guardato con interesse a Atget, Emerson, Sudek, Bernhard, Callahan, Sheeler, Stieglitz. Alla fine degli anni Settanta, Michael si trasferisce negli Stati Uniti. A San Francisco incontra Ruth Bernhard (1905-2006) della quale diventa assistente, aiutandola nella stampa delle sue immagini e maturando una grande esperienza in camera oscura, che nitidamente si rivelerà nel tempo in tutto il lavoro di Kenna. Pressoché dagli esordi, Michael sceglie il paesaggio come tema elettivo delle sue fotografie, avviando una infaticabile ricognizione sugli infiniti volti del pianeta, e arrivandone a toccare tutti i continenti; gli esiti di questi viaggi e soggiorni, determinati da commissioni o da scelte personali, vengono documentati in alcune monografie specifiche e nei cataloghi delle mostre a lui dedicate. (Estratto da comunicato stampa)




Il segno inciso di Giorgio Morandi. Matrici e stampe a confronto
termina il 26 giugno 2016
Museo Morandi - Bologna
www.mambo-bologna.org

Ricostruire l'iter incisorio di Giorgio Morandi, attraverso un accurato e selezionato accostamento di matrici e delle corrispondenti stampe. L'incisione è un capitolo fondamentale dell'intera vicenda artistica di Giorgio Morandi che, sebbene sia più noto al grande pubblico per i dipinti, ne è stato un interprete straordinario, fra i più significativi di tutto il panorama europeo. E' proprio questa tecnica a offrirgli spunti fondamentali per lo sviluppo della sua pittura, come la possibilità di studiare e definire geometricamente lo spazio, traducendo la fluida pennellata in un tratteggio dove le diverse intensità del chiaroscuro, l'aggiunta o la sottrazione delle linee, la loro ragionata disposizione concorrono a realizzare una ritmica di segni che racchiude l'intero universo emotivo dell'autore.

In collaborazione con l'Istituto Nazionale della Grafica di Roma, la mostra presenta una selezione di quattordici matrici a cui vengono accostate le corrispondenti stampe in gran parte provenienti dalla collezione del Museo Morandi, a testimonianza dell'impegno con cui il maestro bolognese ha affrontato tale tecnica, che intendeva come ricerca artistica autonoma. Il percorso espositivo mostra principalmente lastre selezionate e donate dallo stesso Morandi quando era ancora in vita, alle quali se ne aggiungono alcune che Carlo Zucchini, garante della donazione Morandi al Comune di Bologna, ha voluto donare nel 2010 alla Calcografia, tra cui Natura morta in un tondo del 1942, eseguita per le edizioni della Galleria Il Milione di Milano, data per distrutta nel catalogo generale delle stampe.

Sono inoltre esposti in bacheca il registro autografo delle tirature di Giorgio Morandi, l'acquaforte Ritratto di Morandi realizzata da Carlo Alberto Petrucci (Direttore della Calcografia romana dal 1933 al 1953) e alcune lettere che i due, legati da una profonda stima e amicizia, si scambiarono in un arco di tempo che va dal 1932 al 1959. Nella sala espositiva è visibile per il pubblico anche il torchio calcografico originale di Giorgio Morandi.Il corpus incisorio morandiano è costituito da 144 matrici, quasi tutte conservate presso l'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma.

In mostra sono visibili anche quattro capolavori dell'artista, datati tra il 1913 e il 1915, appartenenti alla importante collezione d'arte milanese di Gianni Mattioli e provenienti dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Nelle sale del museo, in occasione della mostra di Edward Hopper (Palazzo Fava - Palazzo delle Esposizioni, Bologna, fino al 24 luglio) è visibile un focus di paesaggi morandiani che dialogano a distanza con i lavori dell'artista americano, mettendo in evidenza analogie e differenze e soffermandosi in particolare sullo studio della luce. L'esposizione si svolge nell'ambito di Concives 1116-2016 Nono centenario del Comune di Bologna, programma di appuntamenti che accompagna per tutto il 2016 le celebrazioni dei 900 anni dalla fondazione del Comune di Bologna. (Comunicato Ufficio stampa MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna)




Urlo di colori - ©Franco Donaggio 2003 Profilo di Palazzo - ©Franco Donaggio 2003 Franco Donaggio: Urbis
termina il 18 maggio 2016
Palazzo Castiglioni - Milano
www.associazionebaricentro.it

Nella rassegna "Milano Photofestival", l'associazione culturale Baricentro propone una mostra curata da Sandra Benvenuti. Quando la fotografia affronta il tema del paesaggio urbano, sembra quasi che voglia raccontare una città attraverso la descrizione minuziosa e realistica delle sue vie, delle sue piazze, dei suoi edifici. I due possibili risultati di questa visione portano a una sottolineatura di gusto romantica delle atmosfere oppure, sul versante opposto, a una ricerca rigorosa del senso architettonico che il fotografo sa cogliere. Ma le città sono ben più di quanto appaiono come sanno i poeti che le hanno cantate, i pittori che le hanno descritte, i progettisti che le hanno immaginate e, talvolta, gli stessi abitanti che le hanno vissute.

Tutto questo non è sfuggito a Franco Donaggio, un autore capace di usare la duttilità della fotografia per costruire un mondo diverso, ricco di fascino e di fantasia con evidenti e dichiarati richiami allo spirito innovativo delle Avanguardie Storiche, dal Futurismo al Costruttivismo passando per il Surrealismo. C'è un senso di leggerezza nel modo con cui il fotografo italiano si pone di fronte alla realtà confusa e rumorosa di una città ed è grazie a tale leggerezza che costruisce strutture articolate e complesse come pensieri, composizioni ardite come sogni. Il fotografo non si sofferma a descrivere la città ma ne indaga il carattere più nascosto che solo la fantasia può cogliere: è come se volesse prendere per mano l'osservatore per condurlo fino alle soglie della sua visione dove le impalcature dei lavori di restauro sono torri che svettano e i teli che coprono le facciate dei monumenti schermi su cui si proiettano le immagini di un passato che non possiamo dimenticare perché, sembra ricordarci Franco Donaggio, in una città ci sono sempre i segni della storia che è stata ma anche le anticipazioni di quella che sarà.

Franco Donaggio (Chioggia, 1958) si avvicina alla fotografia, incuriosito dalle potenzialità del mezzo come fonte di 'racconto'. Donaggio opera a Milano come fotografo e artista dal 1979. Fin dai primi anni della sua attività professionale privilegia e approfondisce la ricerca tecnica in ogni aspetto della fotografia; dalla camera oscura allo studio della luce nelle loro infinite possibilità estetiche, arrivando presto alla libertà espressiva che oggi più lo caratterizza nel panorama della fotografia contemporanea. Nel 1992 gli viene conferito il premio 'Pubblicità Italia' per la fotografia professionale di still life.

Nel 1995 Donaggio realizza il suo primo importante progetto fine art intitolato Metaritratti che lo vedrà vincitore nel 1996 del 'Kodak Gold Award' Italiano per la fotografia di ritratto. Dedica sempre maggiore attenzione alla fotografia d'autore e avvia rapporti di collaborazione con galleristi italiani, europei e americani che lo porteranno ad essere presente tra i più importanti eventi d'arte fotografica internazionali. Ha realizzato molti progetti, pubblicato in varie riviste, esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all'estero, tra le più recenti. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private. (Estratto da comunicato stampa)




Velocità e Colore
Alfonso Borghi interpreta Automobili Lamborghini


termina il 30 giugno 2016
Museo storico della Casa - Sant'Agata Bolognese

Automobili Lamborghini inaugura le celebrazioni del 50° Anniversario della Miura con una mostra d'arte. Ad interpretare la Miura e il marchio del Toro è stato chiamato un artista del territorio, Alfonso Borghi, di Campegine (Reggio Emilia), che nelle sue 10 opere esposte in mostra ne interpreta l'anima, l'essenza e i colori. Caratterizzata da un linguaggio informale e astratto, la pittura di Borghi è il risultato della rielaborazione inconscia delle forme dinamiche, degli stilemi del design e dell'innovazione nei colori che hanno da sempre contraddistinto le supersportive Lamborghini. Dieci tele di grandi dimensioni (8 da cm.200x150 e 2 da cm.180x180) a olio e tecnica mista svelano lentamente tra forti giochi di colore ad effetto tridimensionale alcuni particolari di Lamborghini di ieri e di oggi, dall'icononica Miura alla Reventón, dalla Sesto Elemento all'Aventador.

L'esposizione si inserisce naturalmente e nel rispetto della prestigiosa collezione del Museo Lamborghini di Sant'Agata Bolognese, inaugurato nel 2001. Un luogo unico frutto della volontà di Automobili Lamborghini di mettere in luce il suo importante patrimonio storico, che coniuga la migliore tradizione artigianale italiana con una costante innovazione tecnologica. Le più belle automobili progettate e costruite a Sant'Agata Bolognese - dal 1963 sino ad oggi - sono presentate agli occhi dei visitatori in una sequenza mozzafiato: percorrendo i due piani del Museo si possono ammirare sia vetture storiche come la 350 GT, la Miura, la Countach, l'LM 002 e la Diablo, sia concept e vetture in serie limitata come la Reventón, la Sesto Elemento e l'Urus, il concept del futuro SUV Lamborghini. L'esposizione, che ha visto la collaborazione di Automobili Lamborghini, Artioli 1899 (storico editore modenese e società di eventi culturali) e il Prof. Paolo Fontanesi, è accompagnata da un volume edito da Artioli 1899.

Alfonso Borghi (Campegine di Reggio Emilia, 1944), autodidatta, espone per la prima volta all'età di 18 anni. In oltre 50 anni ininterrotti di attività è passato attraverso l'espressionismo, il figurativismo morandiano, il surrealismo fino all'astrattismo di impronta futurista. Borghi è arrivato oggi a una sintesi, in cui un uso abilissimo della materia si associa a un senso del colore di estrema sensibilità. A partire dagli anni '70 le sue opere viaggiano nelle principali città europee e statunitensi (Barcellona, Berlino, Madrid, Vienna, Parigi, New York, Los Angeles). A partire dagli anni '80 un susseguirsi di mostre e di eventi importanti in Italia e all'estero costellano l'attività artistica del maestro. Non solo pittura però. Si dedica anche all'arte plastica, dando un senso tridimensionale a quelle opere che già vivono su tela. Lavora il vetro, la ceramica, ma si dedica anche alla scultura. Oggi le sue opere trovano spazio in collezioni pubbliche e private e in musei italiani ed europei.

La Miura, che quest'anno compie 50 anni, rappresenta un caso unico di automobile. Progettata nel 1965 dal team ingegneristico Lamborghini, sotto la guida di Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani e vestita da Marcello Gandini per la Carrozzeria Bertone, divenne immediatamente l'oggetto del desiderio per chi poteva permettersela. Dal design sinuoso, sensuale, è alta solamente 105 centimetri dal suolo, con una altezza minima da terra di 135 millimetri. Presentata al Salone di Ginevra del 1966, riscuote un immediato successo mondiale, polverizzando qualsiasi criterio di riferimento nel settore delle auto sportive. Motore centrale posteriore disposto in senso trasversale a 12 cilindri a V di sessanta gradi, quattro litri di cilindrata, unico blocco comprendente cambio e differenziale, sviluppa una potenza di 350 CV a 7000 giri e una velocità massima record per quei tempi di 280 km/h.

Un progetto raffinato e modernissimo, nettamente in anticipo sui tempi, certamente ispirato ai grandi prototipi da corsa che in quell'epoca si sfidavano nelle gare sulle lunghe distanze, e che solo dopo parecchi anni avrebbero generalizzato la tecnica del motore posteriore per le più raffinate sportive stradali. Con la Miura, che prendeva il nome di Edoardo Miura, grande amico del fondatore Ferruccio Lamborghini e famoso allevatore di tori, si inaugura la tradizione Lamborghini di dare alle proprie vetture nomi derivanti dal mondo della tauromachia. La Miuramania contagiò regnanti, cantanti, attori... Nel mondo ne vennero consegnati 763 esemplari in tre differenti versioni dal 1966 al 1972 e in ben 60 diversi colori.

La mostra fa parte di una serie di eventi e iniziative legate ai festeggiamenti dei 50 anni della Miura. (...) L'8 giugno il gruppo di Miura partirà da Bologna, passerà per la sede di Lamborghini a Sant'Agata Bolognese e per la Dallara Automobili a Varano de' Melegari (Parma) per un saluto a Gian Paolo Dallara, a cui si deve la progettazione della Miura nel 1965. Il viaggio, di oltre 500 km in 4 giorni, attraverserà Emilia, Liguria e Toscana e si concluderà a Firenze.

Fondata nel 1963, Automobili Lamborghini ha sede a Sant'Agata Bolognese. La Lamborghini Huracán LP 610-4, che ha festeggiato il proprio debutto mondiale al Salone di Ginevra 2014, la Huracán Spyder e la versione LP 580-2 a trazione posteriore del 2015 sono le eredi dell'iconica Gallardo e, grazie alla loro tecnologia innovativa e alle prestazioni eccezionali, ridefiniscono l'esperienza di guida delle supersportive di lusso. L'Aventador LP 700-4 e l'Aventador LP 750-4 Superveloce, nelle versioni Coupé e Roadster, rappresentano il nuovo punto di riferimento nel panorama delle supersportive di lusso con motore V12. Con 135 concessionari in tutto il mondo, in mezzo secolo di vita Automobili Lamborghini ha creato una serie ininterrotta di auto da sogno, che annovera 350 GT, Miura, Espada, Countach, Diablo, Murciélago, e serie limitate come Reventón, Sesto Elemento e Aventador J; Veneno Coupé, Egoista e Veneno Roadster sono state create per celebrare i 50 anni dell'azienda nel 2013, mentre la Centenario commemora i 100 anni dalla nascita del fondatore Ferruccio Lamborghini nel 2016. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Alberto Burri. Il trauma della pittura
termina lo 03 luglio 2016
Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen (Collezione d'arte del Nordreno-Vestfalia, NRW) - Düsseldorf

Con i suoi inconfondibili quadri realizzati in semplici materiali quali ferro, juta o plastica, Alberto Burri (1915-1995) è stato uno degli artisti più influenti del Secondo dopoguerra. Tuttavia la sua opera è ancora alquanto sconosciuta in Germania. In cooperazione con la Solomon R. Guggenheim Foundationdi New York, la Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen (Collezione d'arte del Nordreno-Vestfalia, NRW) di Dusseldorf ospiterà la grande retrospettiva di Alberto Burri con circa 70 opere provenienti dalla mostra di New York. Insieme a Lucio Fontana, Burri è l'artista italiano più importante del Novecento e ritenuto iniziatore dell'Arte Povera.

"Il sua forte interesse per tutto ciòche è fatto di materia, ricopre un grande ruolo anche nell'arte più recente", sostiene la direttrice della Kunstsammlung NRW, Marion Ackermann. La retrospettiva di Burri si terrà nei locali espositivi al livello interrato del museo K21 e sarà integrata dalle opere di artisti di quell' ambito internazionale nel quale operava l'artista umbro, quali Jannis Kounellis, Robert Rauschenberg o Cy Twombly. Tali opere, di proprietà della Kunstsammlung NRW, documentano la forte autorevolezza dell'arte di Burri.

La sua biografia esprime il trauma italiano alla fine del fascismo e rispecchia il turbolento nonché drammatico decorso del ventesimo secolo. Subito dopo la fine della guerra, l'artista autodidatta fece confluire la sua esperienza di ufficiale medico e quella della prigionia americana in un'arte potente, ma testimone di spaventosi ricordi. L'opera di Burri riveste una particolare importanza per la Kunstsammlung NRW e per il Museo Guggenheim: i rispettivi direttori ne riconobbero presto il valore promuovendo l'artista. Infatti già nel 1966 Werner Schmalenbach acquisisce per la Kunstsammlung NRW Grande Sacco BS (1956), una delle opere più significative dell'artista italiano.

Burri si distanzia presto dalla gestualità pittorica dell'espressionismo astratto di stampo americano e dall'arte informale europea tramite l'impiego di materiali insoliti, "poveri" e industriali, come non era mai stato fatto prima. Con la sua estensione in rilievo del dipinto bidimensionale nello spazio, Burri crea alla fine degli anni '40 quei "paesaggi del materiale" che condizioneranno profondamente gli artisti di diversi movimenti artistici e in particolare gli esponenti del Neo Dadaismo, dell' Arte Processuale e dell' Arte povera. Alberto Burri è conosciuto soprattutto per la serie dei "Sacchi", quadri realizzati con frammenti di sacchi di juta rattoppati e cuciti insieme, di frequente uniti a brandelli di vecchi abiti. In questa categoria rientra anche l'opera di proprietà della Kunstsammlung NRW.

La mostra, curata da Emily Braun, presenta tutti gli altri cicli di opere dell'artista che prendono nome dai più disparati materiali, colori e tecniche di lavoro: i Catrami, le Muffe, i Gobbi, i Bianchi, i Legni, i Ferri, le Combustioni Plastiche, i Cretti e i tardi lavori in Cellotex su pannelli di truciolato. Nel corso della sua vita artistica Burri si occupa ripetutamente di questioni essenziali per la pittura, come la monocromia. L'artista esamina infatti le qualità fisiche ed ottiche di un colore con un nuovo tipo di impiego monocromatico del materiale, un'innovazione che riceve visibilità tematica per la prima volta in questa mostra. Nella stessa è messo in risalto anche il dialogo di Burri con il Minimalismo americano, evidente soprattutto nei tardi cicli dei Cretti e dei Cellotex.

In occasione della sua prima mostra individuale tenutasi a Roma nel 1947, egli espone paesaggi e nature morte per poi prendere definitivamente le distanze dall'espressione figurativa. Colori ad olio e tele sono rimossi a favore di materiali e procedimenti inusuali. Inizialmente Burri effettua degli esperimenti impiegando polvere di pietra pomice, vernici industriali o tubi di metallo, distruggendo la superficie del quadro con sovrapposizione di materiali e convessità al di sotto della tela. Come Lucio Fontana, l'artista crea delle ferite sulla pittura rivelando e decostruendo il supporto dell'immagine.

Con l'opera-memoriale il Grande Cretto (1985-1989/2015), Burri estende queste ricerche dal dipinto su tavola al paesaggio. Questo monumentale progetto di Land Art realizzato sulle rovine delle mura di Gibellina, distrutta dal terremoto del 1968, determinerà più tardi l'incontro tra Alberto Burri e Joseph Beuys. Grazie al film realizzato dall'olandese Petra Noorkamp per la retrospettiva, questo insolito monumento sarà presente alla mostra. Grazie a James Johnson Sweeney che durante la sua direzione del museo Guggenheim redasse nel 1955 la prima biografia su Burri, l'artista realizzò numerose mostre in America dove visse periodicamente dal 1963. Burri partecipò più volte alla Biennale di Venezia e di San Paolo e alla Documenta di Kassel (1959,1964,1982). (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Elvio Milanese Elvio Milanese
termina il 15 maggio 2016
Galleria W. Meyer - Prata di Pordenone

Elvio Milanese (Maron di Brugnera - Pordenone, 1949), apprendista presso il decoratore Enzo Carniello di Brugnera, si dedica tra le altre cose a insegne pubblicitarie per camion e cartelloni pubblicitari. Nel 1968 inizia a operare con la ditta Favret di Fontanafredda che dal maggio 1970 lavora per il mobiliere Natale Tomasella. Questi ha commissionato il restauro della Villa di Mansuè (Treviso) al Pittore e Decoratore Aldo Brunello di Treviso. Elvio viene scelto da Aldo come persona che lo aiuti nel restauro e come primo lavoro gli commissiona la posa sul muro di una cornice in gesso ottagonale e rimane soddisfatto del lavoro svolto con passione e dedizione da Elvio.

I due collaboreranno per quattro mesi fino alla fine del restauro della villa. A questo punto Aldo Brunello offre l'opportunità a Elvio di recarsi a Treviso per poter apprendere le tecniche della Pittura e della Decorazione. Questi non si fa sfuggire l'occasione della sua vita e inizia 28 lunghi anni (fino al 1998, anno della morte di Aldo Brunello) di apprendistato e affiancamento all'opera dell'artista trevigiano, ogni sabato pomeriggio, continuando le sue attività di imbianchino e decoratore durante la settimana. Il suo primo quadro risale al 1974 e da allora ad oggi non ha mai smesso di potenziare le sue capacità affermandosi come artista poliedrico.

Elvio Milanese si rifà allo stile del '700 dedicandosi principalmente a vedute di Venezia, paesaggi in genere,composizioni floreali (con particolare attenzione alle rose) e nature morte. Dipinge con colori a olio e nonostante qualche quadro su commissione egli predilige scegliere autonomamente i suoi soggetti. Il suo bagaglio di esperienze e conoscenze è andato via via aumentando negli anni: ha fatto sua l'arte dell'imitazione del legno, della prospettiva, dei finti marmi, delle finti cornici, della posa della foglia d'oro e molto altro. Si occupa tutt'ora della decorazione di diverse statue sacre, di mobili, di esterni di abitazioni, ma la sua attività principale rimane quella della pittura con in media tre o quattro esposizioni all'anno. (Biografia a cura di Silvia Bruno)




Alla scoperta del Giappone "Alla scoperta del Giappone"
Felice Beato e la scuola fotografica di Yokohama 1860-1910


termina il 30 giugno 2016
Fondazione Luciana Matalon - Milano
www.fondazionematalon.org

La mostra presenta una documentazione fotografica, delle prime immagini scattate in Giappone, tra cui spicca il lavoro di uno dei maggiori fotografi dell'Ottocento: l'italiano Felice Beato. Questo materiale, proveniente dalle collezioni del Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari di Firenze, contribuisce ad esemplificare l'interesse e il fascino esercitato dal mondo orientale alla fine dell'Ottocento nella cultura europea. L'esposizione raccoglie 110 fotografie originali d'epoca (vintage-prints) colorate a mano con prodotti all'anilina, che ne caratterizzano inconfondibilmente la provenienza dall'atelier di Beato, oltre a tre preziosi album-souvenir con copertine originali, in lacca, madreperla e avorio, che testimoniano la moda orientalista largamente diffusa nell'Europa del XIX secolo.

L'iniziativa, curata da Emanuela Sesti, responsabile scientifica di Fratelli Alinari, è organizzata e prodotta da Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e Fondazione Luciana Matalon, fa parte del programma ufficiale delle celebrazioni del 150° anniversario della firma del Trattato di amicizia e commercio tra Italia e Giappone. Felice Beato (1832-1909), di origini veneziane naturalizzato inglese, nei suoi primi anni di attività lavora insieme al fratello Antonio e al fotografo inglese James Robertson a Costantinopoli durante gli anni della guerra di Crimea, della quale riportano alcune straordinarie immagini di documentazione.

Nel 1857, sempre accompagnato dal fratello e da Robertson, inizia il suo viaggio verso Oriente, raggiungendo l'India e nel 1860 la Cina. Nel 1863 arriva da solo in Giappone, dove rimane per oltre 15 anni e fonda la sua attività fotografica insieme al pittore Charles Wirgman, specializzato nella caratteristica coloritura delle stampe fotografiche di Beato. La mancanza di colore nelle fotografie ottocentesche era avvertita come un limite e la policromia di queste stampe, unite alla loro raffinatezza e esoticità, hanno contribuito al grande successo commerciale con cui furono accolte, tanto che Beato e Wirgman crearono una vera e propria scuola a Yokohama, alla quale collaborarono molti artisti locali.

Tale scuola proseguì la produzione delle fotografie 'alla maniera di Beato', anche molti anni dopo la partenza del fotografo italiano, creando uno stile e una moda che perdurò fino ai primi del Novecento. Per la colorazione di una buona fotografia occorreva quasi mezza giornata. I tempi erano così lunghi che vennero assunti sempre più artisti in un solo atelier, istituendo così una catena di montaggio che aveva una gerarchia produttiva ben precisa e che seguiva anche le inclinazioni e il grado di abilità di ciascun colorista. La Yokohama Shashin, ovvero la fotografia in stile Yokohama, acquisì notevole importanza grazie al turismo.

I viaggiatori compravano, come souvenir, gli album con una cinquantina di immagini circa, affascinati dal Giappone e dalle sue più antiche tradizioni di vita sociale e di costume, ma anche dalle atmosfere e dagli irripetibili paesaggi ricchi di fascino e spiritualità, cercando fotografie che confermassero l'immagine esotica che avevano del Giappone, in antitesi alla cultura del mondo occidentale. Attraverso le fotografie del XIX secolo realizzate in Giappone, si possono leggere i costumi, i paesaggi, la vita quotidiana giapponese: le geishe, i samurai, i lottatori, i monaci buddisti, i piccoli artigiani, i paesani, ma anche i paesaggi, i fiori e le scene di strada. Ogni immagine è una finestra aperta sul mondo orientale, su un lontano e sconosciuto Giappone che grazie alla fotografia si offriva alla curiosità del pubblico europeo del secolo scorso. (Estratto da comunicato stampa)




Opera dalla mostra di Peter Schuyff Peter Schuyff: The S.M.S. Gneisenau Drawings Suite and New Works
termina lo 05 giugno 2016
Studio d'Arte Raffaelli - Trento
www.studioraffaelli.com

Cosa succede quando Peter Schuyff (Baarn - Olanda, 1958) s'imbatte in una storia navale della Prima Guerra Mondiale? Cosa succede se questa storia fu originariamente disegnata da Fritz Ferschl, pittore ospite della corazzata tedesca S.M.S. Gneisenau nel 1909? Succede che, a distanza di oltre cento anni, i marinai e i luoghi che di questa nave hanno fatto la storia riprendono vita. Schuyff si lascia guidare dal fascino del passato, dagli incontri fortuiti e dalle contaminazioni pittoriche. Non a caso una parte importante della sua produzione è dedicata agli Overpainted Paintings, "dipinti sopra dipinti", in cui mondi sopiti si risvegliano per aggiunta di elementi e di geometrie brillanti, generando immagini ironiche e provocatorie e spesso attuando una vera e propria ricollocazione spazio-temporale.

Nello stesso modo Schuyff è intervenuto sui fogli del libro di schizzi di Fritz Ferschl, realizzando una serie di nuovi lavori a cui le vicende dell'incrociatore fanno da sfondo; la riedizione del libro di schizzi, dove sono pubblicate le opere di Schuyff, si potrà sfogliare in veste nuova, in un prezioso volume in 250 esemplari numerati e firmati dall'artista. Per l'occasione, in collaborazione con la galleria Luca Tommasi Arte Contemporanea di Milano, saranno esposte anche alcune opere su tela inedite le cui geometrie costituiscono il sorprendente risultato della più recente fase artistica di Schuyff. (Comunicato stampa)




Opera di Kai-Uwe Schulte-Bunert Kai-Uwe Schulte-Bunert: Via Emilia Souvenir Shop
termina lo 01 giugno 2016
Galleria 8,75 Artecontemporanea - Reggio Emilia
www.csart.it/875

Per l'occasione, la Galleria si trasforma in un inedito "Souvenir Shop", dove le memorie personali del fotografo, raccolte negli anni lungo la direttrice storica della via Emilia, si associano allo sguardo del visitatore, cha ha la possibilità di fare proprio il ricordo perfetto, l'immagine che meglio sintetizza il suo viaggio. In esposizione, a cura di Chiara Serri, un'ampia selezione di fotografie scattate negli ultimi dieci anni. Dalla serie "Passaggi" (2005-2006), che documenta il rapido cambiamento nei primi cantieri di Santiago Calatrava, a "Fondo vivo" (2009) e "Normale" (2012), che colgono istanti unici di banale quotidianità, fino all'anteprima del progetto "In between" (2014-2015), dedicato alle Officine Meccaniche Reggiane. La mostra si completa, inoltre, con "11x11" (2011) e "Baustelle" (2012), progetti dedicati allo scorrere del tempo, e con l'anteprima della serie "Colonia" (2014), incentrata sull'uso del colore da parte dell'architetto Edoardo Gellner nel Villaggio Eni di Borca di Cadore (Bellluno).

«Opere - scrive Chiara Serri - tra loro molto diverse, ma che presentano alcune costanti riferibili agli interessi dell'autore e alle scelte linguistiche maturate nel tempo. In primo luogo l'odore del cemento, il fermento del cantiere, la possibilità di rendere eterni attimi che non torneranno più, quindi l'idea stessa del muro, che si carica di ulteriori significati se associata alla storia di un fotografo nato in Germania Est. E poi la teatralità della scena, l'equilibrio compositivo, la visione ampia che dal particolare muove all'universale, alla società, al rapporto tra l'uomo (grande assente) e il paesaggio che porta le sue tracce».

Kai-Uwe Schulte-Bunert (Germania Est, 1969) studia storia dell'arte e pubblicità. Dal 1999 si dedica esclusivamente alla fotografia. Nel 2002 avvia una personale ricerca sulle relazioni tra uomo, architettura e paesaggio, prendendo parte a mostre personali, collettive e festival fotografici italiani ed internazionali. Pubblica diversi libri e cataloghi. (Comunicato stampa CSART)




Warped Passage - Stampa digitale su carta cotone Hahnemuehle montata su alluminio, cornice floccata cm. 100x123x8 2015 Aqua Aura: Dreamscape
termina il 10 luglio 2016
CSArt e ClubArt - Reggio Emilia
www.csart.it

Dalle finestre che si aprono sulla via Emilia, luogo di storie e memorie, un viaggio immaginario in una terra di confine, dove scenari primordiali diventano immagine di un possibile futuro. In mostra - a cura di Chiara Serri e Paolo Barilli - una selezione di fotografie delle serie Scintillation (2015-16) e Frozen Frames (2011-14). Paesaggi silenziosi, ipnotici, irreali ed allo stesso tempo estremamente verosimili. Composizioni nate dall'elaborazione digitale di ritagli fotografici autografi, attraverso una lenta costruzione dell'immagine.

Come spiegano Chiara Serri e Paolo Barilli, «Le opere della serie Scintillation, benché strettamente legate a Frozen Frames, presentano un carattere di sostanziale novità, ossia la riduzione delle componenti drammatiche, per lasciare campo ad atmosfere sospese, in cui la visione diviene stupore». Nella nuova produzione è stata, inoltre, riposta grande attenzione alla scelta della carte e degli inchiostri, nonché alle cornici floccate che, come spiega l'autore, presentano un'epidermide vellutata, anch'essa parte dell'opera. (Comunicato CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Spilla con girasole - Trifari, 1941, courtesy Patrizia Sandretto Re Rebaudengo Spilla a Corona - Adolph Katz per Coro, 1946 ca, courtesy Patrizia Sandretto Re Rebaudengo Spilla con airone in volo - Alfred Philippe per Trifari, 1950-1955, courtesy Patrizia Sandretto Re Rebaudengo Gioielli Fantasia. Sogni americani
termina lo 02 ottobre 2016
Palazzo Mazzetti - Asti
www.palazzomazzetti.it

Oltre 500 esemplari di Gioielli Fantasia provenienti dalla Collezione personale di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo: Collane, spille, orecchini e bracciali tracciano l'evoluzione della Costume Jewelry e raccontano una storia articolata e affascinante, dalle riproduzioni di gioielli classici alle creazioni pop degli anni '50 e '60, concepite ed elaborate dai più importanti designer, come Trifari, Marcel Boucher, Coro, De Rosa, Eisenberg, Miriam Haskell, Eugène Joseff, Kenneth J. Lane, Pennino, fino a Wendy Gell e Iradj Moini. La storica dimora astigiana, scrigno di raffinate raccolte di intagli, tessuti antichi e ceramiche, si offre come luogo ideale per un'esposizione dedicata ad un settore particolare delle arti decorative come quello del "gioiello fantasia".

Il percorso espositivo accompagna il visitatore alla riscoperta della produzione di costume jewelry, fenomeno socio-culturale nato negli Stati Uniti all'indomani della grande crisi del 1929-1939: con la drastica riduzione del mercato dei prodotti di lusso, la sperimentazione con materiali non preziosi diventa l'unica via di sopravvivenza per i gioiellieri, ma anche stimolo per la fantasia e per la messa a punto di nuove tecniche. Nascono ornamenti bellissimi e poco costosi che gli studi cinematografici di Hollywood non esitano ad adottare, facendoli diventare protagonisti della stagione d'oro del cinema americano. Nonostante l'utilizzo di pietre e leghe di costo contenuto, l'accuratezza delle finiture e il formato sorprendente sono il segno evidente delle straordinarie capacità creative dei designer dell'epoca e di una maggiore libertà di sperimentazione di nuovi materiali. (Estratto da comunicato CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Stefania Ruggiero - Senza titolo - spray, acrilico, pastello a olio e marker su tela cm.70x50 2016 Stefania Ruggiero - Giropizza - spray, acrilico, pastello a olio e marker su tela cm.70x100 2016 Stefania Ruggiero - Sottopasso - spray, acrilico, pastello a olio e marker su tela cm.50x70cm 2016 Stefania Ruggiero: Generica
11 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 08 giugno 2016
Circoloquadro - Milano
www.circoloquadro.com

Prima mostra personale di Stefania Ruggiero, a cura di Elisa Fusi, che ha ideato e realizzato un progetto site specific dal forte impatto visivo, che prosegue la linea progettuale sperimentale dello spazio non profit milanese. Ruggiero deforma la profondità di Circoloquadro, occupato dai suoi nuovi lavori: tele e carte di grandi dimensioni trattate con tecnica mista, in cui i colori a olio si affiancano all'uso dello spray, del pastello a olio e del marker, mentre alle grandi campiture cromatiche piatte si alterna una linea di matrice più grafica, segno tipico dell'artista.

Elemento portante della mostra è un grande tappeto in lana e seta, realizzato ad hoc, che contribuisce allo sfondamento spaziale della sala espositiva, rendendo evidente l'interesse dell'artista per il design. L'intero corpus dei lavori prende le mosse dall'interesse di Ruggiero per le situazioni quotidiane più semplici, dove uomini e donne, protagonisti dei suoi lavori, si muovono in modo meccanico e anonimo. In ogni inquadratura, infatti, la mancanza di espressioni dei volti e le pose innaturali lascia trapelare un'assenza di emozioni, una omogeneità disarmante che rende ogni situazione uguale alle altre per svelare la difficoltà del quotidiano e mostrare l'uniformità del vivere.

Stefania Ruggiero (Legnano - Milano, 1987), laureata in Design del Prodotto presso il Politecnico di Milano, frequenta nel 2010 due corsi di disegno al Saint Martins College of Art and Design di Londra. Attualmente lavora come disegnatrice tessile, designer di tappeti e accessori. E' stata finalista al Premio Griffin nel 2014 e ha partecipato a diverse mostre collettive. (Comunicato stampa)




Solar - tecnica mista su carta cm.76x56 2016 Utopie elettriche | Gulia e Karolina Lusikova
termina lo 06 maggio 2016
Spazio Menexa - Roma
www.spaziomenexa.it

Utopie elettriche: l'accostamento di parole, a orecchio, sembra uscire dalle pagine di un taccuino di Filippo Tommaso Marinetti. L'orecchio a volte inganna. E l'occhio? Proviamo a dirigerlo su uno degli acquerelli "scientifici" di Gulia e Karolina Lusikova: un diagramma di linee eleganti, sulle quali sono posati simboli di equazioni matematiche, al centro di una frastagliata nebulosa di colori, dal blu cosmico al viola profondo - si sarebbe tentati di dire ultravioletto se non fosse che questo non è percepibile dall'occhio umano. Le linee, dalle curve che fanno pensare a una fantastica voliera, sono la rappresentazione grafica di una delle equazioni di Maxwell sull'elettromagnetismo. In fisica, queste equazioni sono considerate un capolavoro di sintesi. Spiegano, in una formula unificata, l'elettricità e il magnetismo. Ispirarono Hertz, Righi, Marconi e Einstein. Furono il primo passo per capire la natura della luce. E aprirono a una nuova concezione dello spazio. E qui la connessione tra scienza e arte si fa più stretta.

Le equazioni di Maxwell sono del 1865, anche se la loro influenza perdura fino alla meccanica quantistica e al terzo millennio. Nel dipinto su carta, le due autrici, madre e figlia, hanno ritagliato spazi vuoti, segmentato i contorni, tracciato nervature linfatiche, tendini colorati che assomigliano molto ad alcune rappresentazioni dell'iperspazio viste nei film di fantascienza. Le loro composizioni fanno pensare a dei cristalli che contengono mondi. E ne suggeriscono altri. Siamo lontani anni luce dalla fiducia progressiva nella scienza dei futuristi. E' vero che le equazioni precedono il manifesto di Marinetti & Co. e che proprio nei primi anni del '900 rilasciavano i loro cerchi concentrici nella ricerca scientifica e nell'applicazione tecnologica.

In altre opere, i grafici, i diagrammi che Gulia (madre) e Karolina (figlia) mettono nelle loro opere come centri di gravità impermanente, sono ancora più vecchi. Addirittura antichi, come nel caso di un acrobatico ricciolo di Albrecht Durer, una misurazione, attorno a cui il colore si addensa. Ma il punto, ancora una volta, è nella percezione. Dalla pubblicazione del manifesto futurista - pieno di passione per elettricità, utopie e distopie - è passato più di un secolo. L'elettricità è diventata - o meglio è tornata - misteriosa. E l'avventura dell'arte nello spazio è un salto nell'ignoto.

Non si tratta solamente di spazi esterni, cosmici. Negli acquerelli dipinti a quattro mani da madre e figlia - e molto parlati, discussi durante l'esecuzione - ci sono spazi interiori. Anche questa volta scaturiti da suggestioni scientifiche. Così troviamo un altro diagramma, immerso nel verde e nel viola - un verde linfatico, un viola da valigia di trucchi di una fata dei boschi. Stavolta non ci parla di leggi fisiche, ma vuole disegnare l'inconscio. Il tentativo è reale, anche questo risale alla fine del 1800. E' stato fatto da uno psicologo neozelandese, Benjamin Betts. Il risultato ricorda la stilizzazione di fiori e piante. (....) Karolina e Gulia sono due artiste ispirate dall'utopia, forse più che dalla scienza.

O meglio dalla tensione verso l'utopia. Dall'energia che l'utopia mette in moto. La loro scienza è densa di particelle in movimento. (...) Se nella penna di Marinetti l'utopia elettrica poteva suonare come uno slogan provocatorio, le opere delle Lusikova in mostra allo spazio Menexa hanno il brivido dell'ossimoro: significati contrari che sprigionano illuminazioni. O almeno fanno scintille. Come è appunto il caso dell'elettricità. E per chiudere con un accenno a un altro spazio in voga, quello digitale, nessuna ricerca su Google con le parole Marinetti e utopia elettrica ha dato risultati. (Fabio Sindici)

Gulia e Karolina Lusikova sono un duo artistico di origine tartara. Dopo un'intensa attività artistica nell'ex Unione Sovietica, dove Gulia fa parte del gruppo d'avanguardia BLO di Minsk ed espone plurime volte alla galleria di San Pietroburgo Pushkinskaja 10, partecipa a esposizioni in Francia e in Germania. Si trasferisce a Roma nel 1993 e comincia a collaborare con le Gallerie Pio Monti, Nuova Pesa, Matteo Boetti e con vari critici. Contemporaneamente si crea un connubio con sua figlia Karolina, il lavoro diventa a quattro mani. Insieme partecipano a numerose mostre tra le quali la XIV Quadriennale di Roma, le loro opere sono presenti nelle importanti collezioni di Bulgari, Jacorossi, Franchetti e Odescalchi. L'interconnessione tra varie discipline, come arte, fisica, geologia e astronomia caratterizza la poetica delle loro ultime opere. La loro ricerca esplora parallelamente la fenomenologia dello spirito e le nuove realtà scientifiche, creando un collegamento attraverso il linguaggio unificatore dell'Arte. (Comunicato stampa)




Sandro Zendralli - Le rìve n.5 - acrilico su carta cm.100x70 2013 Sandro Zendralli: "Dipingere la pittura"
termina il 15 maggio 2016
Schola dei Tiraoro e Battioro - Venezia
www.zendralli.ch

Il progetto "Dipingere la pittura" presenta, a Venezia, la prima personale nella città dell'artista svizzero Sandro Zendralli. L'esposizione a cura dello storico e critico d'arte Enzo Di Martino, allinea 35 opere, oli su tela di medie e grandi dimensioni, realizzate negli ultimi cinque anni. "Dipingere la pittura" è già evocativo del concetto alla base del progetto espositivo e cioè l'affermazione del fatto che esistono ancora degli artisti che affidano alla pittura la manifestazione leggibile del loro personale mondo immaginativo e la descrizione visiva delle loro più riposte e segrete spinte emozionali ed è proprio questo che Sandro Zendralli, insieme con il curatore Enzo Di Martino, vogliono mettere in mostra nella città lagunare.

Quella dell'architetto e pittore svizzero Sandro Zendralli (Mendrisio - Canton Ticino, 1946) è decisamente una sorta di sfida (per alcuni, forse, ai limiti dell'utopia) sulle possibilità per la pittura di svolgere ancora un ruolo primario nel mare magnum del variegato panorama del "fare arte" contemporaneo. La sua ricerca e la sua produzione artistica stanno lì a dimostrare che quella che è la più antica forma di espressione creativa e artistica dell'uomo, che dalla preistoria ne accompagna il cammino e ne soddisfa la primordiale esigenza di "rappresentare", continua ad avere la sua estrema validità. Dalle sue opere si evince che dipingere per lui, oltre alla parallela avventura dell'invenzione architettonica, costituisca il "territorio" che gli consente di proiettarsi e immergersi in uno spazio immaginativo, sperimentale e creativo, nella dimensione forse più originale, rassicurante e insieme inquietante; tanto che ogni opera è per lui una nuova avventura esistenziale, culturale ed estetica. (...)

Ma perché, dipingere la pittura, come suggerisce il titolo della mostra? Lo spiega Di Martino quando scrive che "da quando la pittura è scesa dalle pareti dei palazzi nobili e delle chiese, cioè dagli affreschi e dai "teleri" che decoravano i muri delle grandi strutture architettoniche, per depositarsi infine nei dipinti pensati e realizzati nella solitudine ansiosa dello studio", il problema non è stato più quello della rappresentazione visiva dei grandi eventi storici e di dare volti credibili ai protagonisti di quelle storie ma di "dipingere la pittura", vale a dire di affidare cioè la sua sensibilità e la sua emotività al linguaggio della pittura, che viene così ad acquistare "una nuova centralità fatta di una inedita e sorprendente autosufficienza espressiva: appariva cioè, improvvisamente evidente, che la pittura non era più soltanto il linguaggio e lo strumento della rappresentazione, ma poteva essere, invece, la pura rappresentazione di se stessa.

L'opera pittorica di Sandro Zendralli si colloca con tutta evidenza in questa nuova storica condizione creativa con la quale egli si misura avendo però sempre ben chiara la consapevolezza che l'arte nasce solo e dalla storia dell'arte". Zendralli, dopo gli studi di architettura a Lugano e Zurigo, torna in Ticino e opera come architetto per circa quarant'anni, realizzando le più belle urbanizzazioni di Bellinzona, in uno sforzo continuo e appassionato di armonizzare l'architettura con il territorio. L'espressione pittorica è tuttavia la prima forma di creatività che nasce in lui e che lo accompagna fino ad oggi in un percorso che vede intrecciate e unite, in una sorta di simbiosi la pittura e l'architettura.

Per ancora meglio comprendere il mondo creativo di Zendralli, vale segnalare la bella monografia pubblicata da Electa nel 2014, The creative impulse, scritta da Alan Jones, scrittore, critico e curatore di mostre d'arte, da sempre uno dei massimi conoscitori della Pop Art. Per scriverla, Jones, si è trasferito a San Bernardino nella Valle dei Grigioni in Svizzera in un luogo magico in mezzo alle montagne, dove la natura è invasiva e avvolgente, ed è entrato in simbiosi con l'artista nella sua fucina/laboratorio: "Nel dipingere - gli ha detto Zendralli - proietto verso l'esterno tutto ciò che ho dentro, senza pensarci due volte, esattamente il contrario di quello che faccio con le mie architetture. Il mio modo di dipingere è spontaneo,mirato alla mia gioia personale".

Da parte sua Jones ha affermato: "La sua pittura costituisce pagine di un calendario di visione poetica senza secolo. Appartiene a coloro che, come diceva un grande poeta svizzero, Blaise Cendrars, vivono veramente / ma rimangono innamorati del modo". La trasfigurazione pittorica e poetica inseguita con spirito di ricerca e di inesauribile sperimentazione fa sì, come ci dice ancora Di Martino, che nelle sue opere "la natura assuma la connotazione di un particolare linguaggio, mentre la cultura visiva, cioè la pittura, diventi un elemento naturale della sua espressione." (Comunicato Ufficio Stampa Michele De Luca)




Immagine dalla locandina della mostra Inferno Astratto con opere di Katrin Grote-Baker Katrin Grote-Baker: "Inferno Astratto"
termina il 13 maggio 2016
Società Dante Alighieri - Comitato di Berlino e.V. - Berlino
www.danteberlin.com

L'artista tedesca Katrin Grote-Baker è rimasta "imprigionata" nei primi sei versi dell'Inferno dantesco da oltre dieci anni, durante i quali ha dato vita a una loro interpretazione grafica e pittorica. E' attraverso un metodo di scrittura insolito e originale che nascono i suoi lavori astratti su carta, nei quali sono presenti chiari riferimenti alla calligrafia rinascimentale. Grote-Baker è nata in un paese del Nord della Germania. Si reca in Italia per la prima volta a poco più che ventenne e si innamora subito di questa terra. L'Italia ispira enormemente il suo lavoro. Molte sue opere nascono infatti in Italia e vengono portate a termine nel suo atelier di Weissensee. (Comunicato stampa)

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«Dante»
Poesia di Nidia Robba




Da Lotto a Caravaggio
La collezione e le ricerche di Roberto Longhi


termina il 24 luglio 2016
Complesso Monumentale del Broletto - Novara

Roberto Longhi (1890 - 1970) ha contribuito in modo determinante alla conoscenza che oggi abbiamo dell'arte italiana, avendo dedicato la sua vita di studi e la sua passione intellettuale alla riscoperta del filone naturalistico che attraversa l'arte dei secoli passati, mettendo in evidenza tra gli altri la figura di Caravaggio, pressoché dimenticato nella storiografia Ottocentesca. La mostra è idealmente guidata da Roberto Longhi, dal suo sguardo di conoscitore e dalla sua passione di collezionista. Con Roberto Longhi la mostra attraversa due secoli di pittura e si sofferma sui periodi e sulle scuole dell'arte italiana più studiate e spesso riscoperte proprio dal grande critico.

Il percorso espositivo, organizzato in maniera cronologica e tematica, inizia con le opere del Cinquecento che sono riconducibili all'"Officina ferrarese" e prosegue con quelle di Lorenzo Lotto a cui sono accostati alcuni protagonisti del manierismo e della scuola veneta, per arrivare all'area prediletta - sia per gli studi di Longhi che per le opere della sua collezione presentate - quella del Caravaggio, dei suoi predecessori e dei suoi seguaci, per terminare infine con un gruppo di ritratti e mezze figure del Seicento tra le quali si nota una bellissima serie di Jusepe de Ribera. La scelta dei dipinti caravaggeschi mette in particolare evidenza l'importanza dei suoi precursori lombardi e veneti, tra i quali spicca la figura di Lorenzo Lotto.

Come precocemente scrisse Longhi: "Lotto è un luminista immenso, che va oltre Vermeer von Delft (...). Specie la prima maniera luministica di Caravaggio (...) può dirsi preparata, - certo oltrepassata - dal luminismo del Lotto. E' un luminismo che si serve di una caratteristica luce radente e pure essenzialmente fissatrice di movimenti non scompositrice di essi, tale insomma da preludere al luminismo statico di Caravaggio". (Longhi, Caravaggio, tesi di laurea, 1911, p. 30)

Per ricostruire il percorso critico di Roberto Longhi nella riscoperta della "pittura della realtà" sono state selezionate opere particolarmente significative che riflettono l'originalità del pensiero dello studioso. Oltre a Lotto, Caravaggio e Ribera saranno in mostra, tra le altre, opere di Dosso Dossi, Amico Aspertini, El Greco, Lambert Sustris, Romanino, Saraceni, Borgianni, Fetti, Battistello Caracciolo, Valentin de Boulogne, Stom, Van Honthorst, Lanfranco, Mattia Preti, il Morazzone e il Cerano, con la Deposizione di Cristo del Museo Civico di Novara. Oltre ad alcuni prestigiosi prestiti esterni, il nucleo portante è rappresentato da quasi 50 dipinti appartenuti al grande storico dell'arte. Dipinti che con la loro storia attribuzionistica e con i tempi del loro ingresso nella raccolta rappresentano una vicenda capitale di riferimento per la critica attuale.

"Da Lotto a Caravaggio. La collezione e le ricerche di Roberto Longhi" è curata da Mina Gregori e da Maria Cristina Bandera, Presidente e Direttore Scientifico della Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi ed è organizzata dalla società Civita Mostre. Il catalogo della mostra, edito da Marsilio, oltre alle schede critiche delle opere esposte, comprenderà alcuni saggi sulla personalità di Roberto Longhi e sugli artisti rappresentati in mostra, scritti dalle curatrici, da Cristina Acidini e Daniele Benati. La rassegna conterà infine su una audioguida messa a disposizione di tutti i visitatori e un suggestivo allestimento che valorizzerà la ricchezza delle opere esposte nel contesto dell'antico Broletto di Novara. (Comunicato Ufficio stampa Civita)




Opera di Giorgio Bevignani dalla mostra Monocromi Blu Monocromi Blu. L'invisibile diventato visibile
termina il 10 maggio 2016
Spazio Laboratorio Hajech - Milano

Opere di: Giorgio Bevignani, Loi di Campi, Paolo Gubinelli, Armando Marrocco, Andreas Miggiano, Davide Nido, Vincenzo Parea, Gioni David Parra, Tony Tedesco.

Scrive Emilia Ametrano: «Continuano al Liceo di Brera le mostre storiche su "I monocromi". Quest'anno il "BLU" viene declinato in tutte le sue variazioni (...), come il mare, come il cielo, come l'infinito! La mostra si inserisce nel quadro degli eventi di eccellenza storico-artistica che storicizzano il lavoro dei grandi artisti che hanno reso illustre il nostro liceo, suggerendo spunti significativi ai nostri allievi, per valorizzare il loro talento e la loro creatività. L'incanto e l'emozione si affiancheranno alla storia delle scelte dei colori che hanno prediletto per i loro lavori illustri artisti del Secondo Novecento, come Yves Klein, che a Milano trovò voce e ispirazione.»

Scrive Carlo Franza: «Tra tutti i colori usati in pittura, quello che sin dall'antichità ha suscitato maggiore interesse è stato il blu. Si tratta di una gamma cromatica rara in natura e non ottenibile dalla miscela di tonalità diverse, essendo il blu (insieme al rosso e al giallo) uno dei tre colori primari. Non è stato facile per noi studiosi rintracciare le prime fonti sul blu. Le prime civiltà disponevano di pigmenti azzurri, basti pensare all'indaco, all'azzurrite e alla fritta egizia, ed è proprio alla civiltà egizia che va fatto risalire il primo colore sintetico in assoluto, il Blu egizio. L'uso del blu egizio è documentato già dalla IV Dinastia (III millennio a.C.). Dall'Egitto il pigmento blu si espanse fino in Oriente giungendo poi a Creta e presso l'Antica Grecia, anche se presso i Greci il blu non fu molto apprezzato per la sua purezza e in diverso modo a loro questo colore rappresentava l'oscurità e non quindi un colore definito.

In seguito il blu si diffuse dall'Antica Grecia all'Impero Romano, e i Romani lo portarono dalla Gran Bretagna fino all'Africa settentrionale e all'Asia minore. Dopo la caduta dell'Impero romano il Blu egizio regredì ad eccezione di talune aree bizantine dove venne utilizzato per la decorazione di taluni manoscritti miniati. La scomparsa del blu dal mondo occidentale avvenne in un arco di tempo relativamente breve, ossia tra il V e il VI secolo dopo Cristo. Fu Vitruvio a descrivere la produzione del blu nel I secolo d.C... Arriviamo in epoca a noi vicina. Nel 1955 un artista francese Yves Klein (Nizza 1928-Parigi 1962) misurandosi con colori miscelati desiderava un colore che fosse "l'espressione più perfetta di blu".

"Diceva: "che cos'è il blu? E' l'invisibile diventato visibile... non ha dimensioni. E' "oltre" le dimensioni di cui sono partecipi gli altri colori". Questo divenne l'IKB l'espressione perfetta del blu cui dedicò gran parte della sua ricerca artistica. Basti pensare che Klein si orientò passo dopo passo verso l'arte monocroma, finì dal dedicarsi a sfumature e gradazioni, per mettere in luce e dare volto a un unico colore primario, il blu. Solo alla fine del 1956 Klein trovò quanto cercava e cioè un blu oltremare intenso, luminoso e avvolgente che lo portò a definire "l'espressione più perfetta di blu".

Tutto ciò avveniva dopo un anno di sperimentazioni dando così motivazione forte al senso della sua vita, a quella ricerca d'infinito, a quell'estasi di immaterialità, a quel mondo senza forme e senza dimensioni. Il blu come verità, come saggezza, come pace interiore, come elemento di unificazione tra mare e cielo, il colore dello spazio infinito, che in virtù del vasto contiene il tutto e oltre. Il blu è così "l'invisibile diventato visibile"... Ora questa mostra espone un ampio ventaglio di poetiche, in cui la forza espressiva del colore assume su di sé il compito di riassumere la memoria e il destino dell'arte in un costante dialogo con l'assoluto e l'utopia. (...)» (Comunicato stampa)




Immagine dalla locandina della mostra di Francois Morellet e Grazia Varisco Francois Morellet | Grazia Varisco
termina il 21 agosto 2016
Ghisla Art Collection - Locarno

La mostra che viene presentata alla Fondazione Ghisla Art Collection di Locarno intende proporre un dialogo tra questi due protagonisti dell'arte europea, che hanno esposto insieme in più occasioni dagli anni Sessanta. Il percorso vuole mettere in luce sia i parallelismi sia le diversità delle loro personalità poetiche, che in modi differenti hanno sempre cercato nel loro lavoro di mettersi in relazione con lo spettatore in un modo anticonvenzionale, per coinvolgerlo in un'esperienza artistica ogni volta inattesa e sorprendente. ra gli aspetti che più avvicinano questi due artisti c'è infatti proprio la volontà di contraddire continuamente le condizioni consuete delle convenzioni rappresentative e di relazione con l'opera artistica, sempre con ironia e leggerezza.

Agendo secondo modalità che si fondano sulla decostruzione della geometria, sull'attivazione dell'immagine attraverso la presenza luminosa, sulla movimentazione percettiva e talvolta interattiva della materialità dell'opera, e creando così una relazione insieme immediata e complessa tra opera e spettatore. Una prima sala propone una selezione di lavori storici di entrambi gli autori, degli anni Sessanta e Settanta, realizzati secondo coordinate di riduzione formale e materiale che intendono cancellare qualsiasi residuo di emotività negativa e di solipsismo espressivo, per dare vita invece a opere che sono veri e propri campi di esperienza, nelle quali a una estrema essenzialità corrisponde una profonda comunicatività.

A seguire, due sale monografiche, una dedicata a Morellet e l'altra a Varisco, presentano lavori di cronologia più recente e sono concepite insieme agli artisti stessi appositamente per l'occasione, in relazione agli spazi di Fondazione Ghisla Art Collection, per mostrare le reciproche specificità delle loro vitalità poetiche, e la persistente attualità delle loro ricerche. Alle opere in mostra, e al loro rapporto con questi spazi, sono dedicate le due interviste inedite, realizzate in questa circostanza. La mostra è presentata al terzo piano dell'edificio di Fondazione Ghisla Art Collection, a suggello e culmine del percorso espositivo della collezione permanente che viene presentata negli altri spazi: si pone infatti in una sorta di colloquio ideale con le altre opere della Collezione, che è stata in parte riallestita per l'occasione. (Comunicato stampa)

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The exhibition presented at the Ghisla Art Collection Foundation in Locarno intends to propose a dialogue between these two protagonists of European art who have exhibited together on various occasions since the 1960s. The itinerary of the exhibition wishes to evidence both the parallelisms and the differences of their poetic personalities which in different ways have in their work always tried to relate to the spectator in an anti-conventional way in order to involve him or her in an artistic experience which is every time unexpected and surprising. In fact, from among the aspects shared most by these artists is the wish to continually contradict the usual conditions of the representative conventions and the relation with the artistic work, always with irony and lightheartedness.

Acting according to modalities based on the deconstruction of geometry, on the activation of the image by means of the luminous presence, on the perceptive and sometimes interactive handling of the materiality of the work, in this way creating a relation that is both immediate and complex between the work and the spectator. The first room proposes a selection of historical works by the two artists that date to the 1960s and 1970s, created in accordance with coordinates of formal and material reduction that intend to cancel whatever residue of negative emotivity and expressive solipsism in order to instead give rise to works that are real fields of experience in which to an extreme essentiality there corresponds a profound form of communication. This room is followed by two monographic ones housing the works of each artist.

They present more recent works and were conceived together by the artists especially for this exhibition in relation to the spaces of the Ghisla Art Collection Foundation. The prime intention of these two rooms is to show the reciprocal specificity of their poetic vitality and the persistent actuality of their research. In addition to the works on exhibit and their relationship with the spaces of the Ghisla Art Collection Foundation, there are two interviews with the artists drawn up for this occasion. The exhibition is housed on the third floor of the Foundation's building as the formal ratification and culmination of the itinerary of the permanent collection which is presented in the other rooms. In fact, this exhibition is a sort of ideal 'conversation' with the other works of the Collection which has in part being reordered for the occasion. (Press release)




Ferrara nel mondo
E' già un successo il de Chirico ferrarese alla Staatsgalerie di Stoccarda


A pochi giorni dall'inaugurazione, il 18 marzo, l'esposizione allestita alla Staatsgalerie di Stoccarda si è già conquistata recensioni molto positive da diversi dei principali media ed è assolutamente notevole anche la risposta del pubblico. Cosa per nulla scontata, visto che de Chirico, pur noto e amato in Germania, vi è naturalmente meno di casa di quanto non lo sia in Italia. La mostra ferrarese resterà la vedette internazionale della Staatsgalerie sino al 3 luglio.

(...) A dimostrazione dell'attenzione che la Staatsgalerie riversa su questa mostra, un grande convegno internazionale incentrato proprio sull'artista (21 e 22 aprile) su un argomento di grande interesse artistico ma anche per il mercato dell'arte. Ovvero il tema delle repliche. Si tratta, si chiederanno gli esperti - di espressioni di esigenze artistiche o di risposte alle richieste del mercato, moto dell'anima dell'artista o precisa strategia economica?" Il caso da cui parte la due giorni di riflessione è proprio quello delle Muse di de Chirico, un tema i cui esordi sono ben documentati nella mostra proveniente dai Diamanti. Un tema sul quale de Chirico è tornato tutta la vita, sia in pittura che in scultura. Spinto esclusivamente dall'esigenza di cercare forme diverse alle sue "creature" o - questo è l'interrogativo degli esperti - strategia di mercato?".

Ad aprire i lavori, con una riflessione sul tema delle Muse dechirichiane, sarà il professor Paolo Baldacci, curatore dell'esposizione ferrarese. L'indomani il calendario delle Giornate di Studio è occupato dal meglio della critica d'arte tedesca e di altri Paesi. Per dibattere il tema delle repliche, delle proposte seriali, delle copie non solo in de Chirico ma in numerosissimi altri grandi artisti. A partire da Courbet, per passare alle celeberrime, ripetute Isole dei morti di Boecklin, alle diverse riprese dei temi polinesiani in Gauguin o alle riprese di spunti in Munch, indagando quindi le "versioni" ma anche le assonanze di tema e di opere tra Matisse e Picasso, poi le repliche in Max Beckmann, Max Ernst, o i ready made di Duchamp o i monocromi di Yves Klein.

Come a dire una indagine su una costante nell'arte di ogni tempo, incentrata però esclusivamente sull'Ottocento e Novecento. In tutto questo de Chirico viene indicato a paradigma, in un dibattito nel quale, assodato il valore assoluto dell'artista, gli esperti si interrogano su di lui, e sui molti suoi altrettanto illustri "Colleghi", circa il loro porsi al di sopra delle regole o, per de Chirico, nel suo essere "falsario di se stesso". Interrogativi molto stimolanti, affidati ad esperti di primo livello, ad indagare la complessa grandezza di de Chirico anche nel porsi a rifermento di modi controversi di intendere la produzione artistica. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Magdalo Mussio - Senza titolo (Calcolo sulla caduta della luna) - tecnica mista su carta cm.70x100 1965 La continuità dello sguardo artistico di Magdalo Mussio
termina lo 04 giugno 2016
Galleria Clivio e Osart Gallery - Milano
www.osartgallery.com

Galleria Clivio e Osart Gallery insieme per una nuova mostra interamente dedicata al lavoro di Magdalo Mussio, curata dalla nota critica d'arte Daniela Palazzoli. Contestualmente, le due gallerie pubblicheranno il libro che dà il titolo alla mostra, a cura di Daniela Palazzoli. Attraverso più di 50 opere che vanno dall'inizio degli anni '60 fino ai primi anni del 2000 e che coprono gran parte della sua produzione, la mostra vuole presentare al pubblico l'artista italiano ripercorrendone il cammino creativo da troppo dimenticato dalle scene dell'arte contemporanea.

Magdalo Mussio è stato un intellettuale a tutto tondo che ha lavorato in diversi campi artistici dando sempre un'impronta decisa e personale alle proprie attività. Per esempio, grazie ai suoi studi e alla sua vicinanza con McLaren, è stato autore, regista e scenografo di corti e lungometraggi e film d'animazione, oltre a ricoprire il ruolo di caporedattore e manager editoriale presso la casa editrice Lerici, per una delle più importanti testate di arte in Italia: Marcatrè. Queste attività non lo hanno distolto dal suo cammino artistico che ha avuto inizio addirittura negli anni '50 accanto a uno dei più grandi poeti italiani, Giuseppe Ungaretti. Da qui prosegue e si consolida la grande ricerca artistica verbo-visiva che lo accompagnerà per la sua intera vita.

Lo stesso Mussio dichiara che a spingerlo verso questo nuovo stile di stampo grafico-pittorico e letterario-diaristico è un impulso istintivo e incontrollabile che lui stesso sintetizza così: "Sul margine della carta cominciai a scrivere parole fitte e illeggibili, raschiavo e spennellavo per poi di nuovo ricoprire nascondendole. Sopra scrivevo segreto, ma anche per me era ignoto quello che sotto vi era scritto, tanto che slittavo in una ambiguità pittorica." - da Chiarevalli Monodico (1963-1986). Sebbene la sua ricerca sia basata anche sulla parola, le opere di Magdalo Mussio stupiscono soprattutto per la ricercatezza della struttura pittorica e contemporaneamente per l'utilizzo fantasioso, armonico e innovativo dei materiali. L'artista ha infatti sposato l'idea di Umberto Eco: la cosiddetta "opera aperta", estendendola poi fino al concettuale; ed è chiaro, guardando le sue opere, come esse generino sempre una storia diversa dall'altra. Questo ci fa capire come le tavole creative di Mussio non si limitano ad essere guardate ma trovano sempre la forza di evolversi e di sposare le immagini col pensiero. (Comunicato stampa)




Renzo Vespignani - Periferia - olio su tela cm.70x100 1964 Renzo Vespignani
Omaggio nel 15° anniversario della morte


termina lo 07 maggio 2016
Galleria Edarcom Europa - Roma
www.edarcom.it

Mostra di dipinti, litografie ed incisioni dell'illustre artista romano. Valerio Rivosecchi, nella premessa del catalogo ragionato presentato nel 2012 in occasione della mostra antologica, ha scritto: "L'intelligenza critica, la profondità intellettuale e la spinta etica che Vespignani mette in tutto quello che fa, costringono ad allargare il campo dell'indagine storico-artistica dalla pittura ai terreni insidiosi della sociologia e della politica, eppure aveva ragione Pasolini a dire che la motivazione più profonda di tutto il suo lavoro è in "un fantasma 'poetico' che l'ossessiona, e, come tale, tende a restare sempre uguale a se stesso, fuori dal moto della storia anche interiore".

Per tutta la vita Vespignani ha dipinto le molte apparizioni e travestimenti, spesso terrificanti, di quel fantasma, mettendoci di fronte a degli incubi di natura storica e sociale, che tuttavia appaiono come manifestazioni esteriori di un'unica ossessione di carattere psicologico, che potremmo definire, semplificando, come la presenza costante della Morte nella Vita". I cicli pittorici più significativi, tra i quali Imbarco per Citera, Album di famiglia, Tra due guerre, Come mosche nel miele, Manhattan Transfer, sono stati presentati in prestigiosi spazi espositivi, pubblici e privati, in Italia e all'estero. (Comunicato stampa)




Through the looking glass Through the looking glass
Opere di Martina della Valle, Annabel Elgar e Baerbel Reinhard


termina lo 04 giugno 2016
Metronom - Modena
www.metronom.it

Attraverso uno specchio mentale e ideale il lavoro delle tre artiste conduce a una osservazione della realtà attraverso una sovrapposizione di immagini, una specularità che si traduce in una molteplicità, in cui il visibile e il simbolico si mescolano e si confondono. La natura, intesa come ambiente nel quale viviamo, diventa il teatro in cui va in scena questo passaggio, questo attraversamento di luoghi fisici e mentali. Lontani dalla dimensione del sogno ma vicini all'immaginazione e alla fantasia, i lavori di della Valle, Elgar e Reinhard raccolgono la sfida di usare elementi naturali, luoghi e oggetti e trasformarli con una chiara qualità simbolica ma allo stesso tempo limpida e accessibile. (Comunicato stampa)




Gae Aulenti Omaggio a Gae Aulenti
termina il 28 agosto 2016
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli - Torino
www.pinacoteca-agnelli.it

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli presenta la mostra che racconta la vita straordinaria di una delle personalità di maggior rilievo della cultura architettonica italiana del XX secolo attraverso un percorso che tocca le sue opere più significative, strettamente collegate ai luoghi, ai tempi e alle persone che ha incontrato. Da architetto Gae Aulenti ha sviluppato il suo percorso professionale attraverso il design, l'architettura, gli allestimenti e la scenografia, costruendo la sua carriera in un costante dialogo tra le arti.

La mostra - a cura di Nina Artioli, nipote di Gae Aulenti - segna le tappe del suo ricco percorso culturale e professionale partendo dal luogo che più di ogni altro può raccontare la sua personalità: la casa studio di Milano, progettata nel 1974. Un grande spazio a doppia altezza pieno di libri, di oggetti, di ricordi di viaggi, di prototipi, di quadri dedicati, di modelli, ognuno testimone a modo suo delle numerose collaborazioni con artisti, registi, amici e intellettuali. Oggi questo luogo così ricco di memorie è la sede dell'Archivio Gae Aulenti, che si pone come obiettivo la conservazione e la promozione del patrimonio culturale che Gae Aulenti ci ha lasciato. (Comunicato Ufficio stampa Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli)

"Non sono una collezionista ma ho raccolto negli anni le cose che mi incuriosivano." (Gae Aulenti)




Enrico Iuliano - Comingoing Enrico Iuliano: Comingoing
termina il 20 maggio 2016
Castello di Rivara Museo d'Arte Contemporanea - Rivara (Torino)
www.castellodirivara.it

Iuliano mette in scena l'impercettibile movimento compiuto dalle opere esposte: una serie di lavori realizzati tra il 2005/08 in cui vespe e apecar diventano il tramite per lo scorrimento di un fluido rosso che prende le forme del metallo e dei vetri che lo contengono, in un gioco di contrasti cromatici e plastici di notevole impatto visivo. Una grande installazione di oltre sedici metri occupa la sala principale delle scuderie del castello (...). (Comunicato stampa)

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Iuliano sets up the slight movement of the artworks: in the series of work realized from 2005 to 2008, Vespas and apecars become the channel where a red liquid pours and takes the shape of the metals and glasses which contain it, creating impressive chromatic and plastic contrasts. A sixteen meters installation occupies the main space of the castle stables (...). (Press release)




Aleksey Kondratyev - Formations Aleksey Kondratyev: Formations
termina lo 06 maggio 2016
Galleria Foto Forum - Bozen/Bolzano
www.foto-forum.it

Kondratyev è un giovane fotografo kirgizo-americano che ha trascorso il periodo tra novembre 2014 e giugno 2015 viaggiando, su assignment di Fabrica, in Asia Centrale, e realizzando un racconto per immagini di questi luoghi distanti e poco conosciuti. Il risultato è Formations, il più recente libro fotografico prodotto da Fabrica. La definizione di Asia Centrale vuole mettere insieme le cinque repubbliche ex-sovietiche di Kazakistan, Kirgizistan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Nel suo viaggio, Kondratyev si è reso conto che questi Paesi rifuggono da una categorizzazione che li accomuni. Kazaki a nord, uzbechi, tagichi, turkmeni verso Sud, uiguri sul versante cinese: i circa 60 milioni di abitanti dell'Asia Centrale sono diversi per religione, lingua, per la maggior parte ceppi altaici, ed eredità storica, che mescola influenze persiane, mongole e russe.

E' stata l'Unione Sovietica a unire questi luoghi, creando l'Asia Centrale, disegnando i confini che esistono oggi e dividendo le popolazioni in rigidi gruppi etnici. Ora che l'Unione Sovietica non esiste più, questi Paesi vivono un processo di formazione. Formations mostra le vie che ognuno di loro sta percorrendo per re-inventarsi nel nuovo millennio. (...) Fabrica è il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, fondato nel 1994. Offre a un gruppo molto eterogeneo di giovani creativi da tutto il mondo una borsa di studio annuale per sviluppare progetti di ricerca nelle aree di design, grafica, fotografia, interaction, video e musica. (Comunicato stampa)

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Kondratyev ist ein junger, kirgisisch-amerikanischer Fotograf, der von November 2014 bis Juni 2015 im Auftrag von Fabrica durch Zentralasien gereist ist und dort eine Geschichte in Bildern über diese weit entfernten und wenig bekannten Orte erstellt hat. Das Ergebnis ist Formations, der neueste, von Fabrica herausgegebene, Bildband. Der Begriff "Zentralasien" will die fünf ehemaligen Sowjetrepubliken Kasachstan, Kirgisistan, Tadschikistan, Turkmenistan und Usbekistan verbinden. Auf seiner Reise ist sich Kondratyev jedoch bewusst geworden, dass diese Länder sich einer sie verbindenden Kategorisierung entziehen. Kasachen im Norden, Usbeken, Tadschiken, Turkmenen im Süden, Uiguren in Richtung China: Die etwa 60 Millionen Einwohner Zentralasiens unterscheiden sich in Religion, Sprache (meist altaischen Ursprung) und historischem Erbe, bei dem sich persische, mongolische und russische Einflüsse vermischen.

Es war die Sowjetunion, die diese Länder zu Zentralasien vereint hat. Sie hat die heute noch bestehenden Grenzen gezogen und die Völker streng nach ethnischen Gruppen getrennt. Heute, da die Sowjetunion nicht mehr existiert, durchleben diese Länder einen Formungsprozess. Formations zeigt die Wege, die jedes dieser Länder einschlägt, um sich im neuen Jahrtausend neu zu erfinden. (...) Fabrica ist das 1994 gegründete Zentrum für Kommunikationsforschung der Benetton Group. Es bietet einer sehr heterogenen Gruppe junger Kreativer aus der ganzen Welt ein einjähriges Stipendium, in dessen Rahmen Forschungsprojekte in den Bereichen Design, Grafik, Fotografie, Interaktion, Video und Musik entwickelt werden können.




Die unendliche Welt der Dadamaino Dadamaino
Die unendliche Welt der Dadamaino - Il mondo infinito di Dadamaino


termina il 27 maggio 2016
Frankfurter Westend Galerie - Francoforte sul Meno
www.div-web.de

La Frankfurter Westend Galerie, storica galleria che quest'anno compie 50 anni di attività, da sempre impegnata a promuovere l'arte contemporanea italiana in Germania, presenta un'interessante rassegna dedicata a Dadamaino (Emilia "Edoarda" Maino, in arte Dadamaino, Milano 1930-2004). L'artista italiana vanta già decine e decine di presenze in mostre personali e collettive in Germania sin dal 1962 (Stoccarda, personale e Arnhem, collettiva). La sua formazione dagli inizi figurativi volge in breve all'Informale, alla fine degli anni '50, sino all'incontro con Piero Manzoni e la sua adesione e frequentazione ad Azimut che sarà propedeutico per l'intero suo percorso futuro. Ciò favorirà infatti l'incontro e lo scambio con gli artisti europei che in quel fecondo periodo aderivano alle ricerche dell'arte Concreta e Programmata in vari gruppi come Grav, Nul e soprattutto Zero, il movimento nato in Germania che più di ogni altro darà una forte impronta e farà da volano alle esperienze artistiche dagli anni '50 agli anni '70 con alla nascita del movimento transnazionale Nove Tendencije a Zagabria nel 1961.

La mostra, affidata alla curatela di Stefano Cortina, presenta un excursus del lavoro di Dadamaino privilegiando le opere degli anni '60 denominate Ottico-dinamiche, la breve parentesi dedicata alla Ricerca del colore negli anni '70 e il consistente corpus dedicato al segno dagli Inconsci razionali, agli Alfabeti della mente, ai Movimenti delle cose. Per l'occasione sarà realizzato un catalogo con un esaustivo e interessante testo di Marco Meneguzzo. L'esposizione è organizzata in collaborazione con la Galleria Cortina Arte di Milano che storicamente segue l'opera di Dadamaino allestendone mostre in Italia e in Europa dal 2008. (Comunicato stampa Galleria Cortina Arte)




Alessandro Mendini - ST - cm.195x150 1986 Arduino Cantafora - Domenica Pomeriggio III - vinilico e olio su tavola cm.80x120 2016 Arduino Cantafora e Alessandro Mendini
Cose, Case, Città


termina il 19 maggio 2016
Antonio Colombo Arte Contemporanea - Milano
www.colomboarte.com

La mostra - doppia personale a cura di Ivan Quaroni - raccoglie opere di vari periodi, che incarnano aspetti diversi, e perfino contrapposti, della cultura visiva postmoderna al confine tra arte e architettura. Entrambi architetti, artisti e scrittori, ma anche raffinati intellettuali, Alessandro Mendini e Arduino Cantafora si cimentano, attraverso le loro opere, in un serrato confronto di stili, linguaggi e ossessioni antitetiche. Due anime del Postmoderno, quella post-avanguardista, neofuturista di Mendini e quella anacronista, retrospettiva, classica di Cantafora, il primo guarda avanti, inventa i concetti di "Cosmesi Universale" e il "Design Pittorico", il secondo torna al mestiere, al rapporto con la realtà ottica.

Due anime, la neomoderna e la classica che hanno convissuto nel Postmodernismo, così come fecero la Transavanguardia, gli Anacronisti, i Citazionisti e i Nuovi Nuovi, incarnando i vari aspetti di una medesima attitudine verso il ripescaggio e il ripensamento della storia dell'arte. In mostra, di Arduino Cantafora saranno esposti alcuni dipinti di vedute di città silenti della serie Domenica Pomeriggio accanto alle composizioni complesse dei Teatri di Città, e ad una selezione di opere più piccole dedicate a scorci di interni. Alessandro Mendini, invece, esporrà opere su tavola e tela, dipinte con una speciale vernice alla nitro, alcuni oggetti e prototipi oltre che una serie di disegni degli ultimi anni. Le sue opere saranno inserite in un wallpainting policromo site specific.

Allievo e collaboratore di Aldo Rossi fino al 1978, ma con un background che affonda le radici nell'interesse scientifico per una lucida e razionale riproduzione realistica, Arduino Cantafora ha dipinto opere in cui non solo l'architettura urbana, ma anche gli interni domestici, gli oggetti e i luoghi sono descritti con un impressionante rigore e una straordinaria acribia tecnica. Architetto, insegnante e scrittore - tra i suoi scritti vale la pena ricordare almeno Quindici stanze per una casa, pubblicato da Einaudi - Arduino Cantafora è autore di una pittura pulita, otticamente esatta, spesso imbevuta di umori mercuriali e malinconici. I suoi dipinti, che spaziano dalle vedute urbane alle allegorie architettoniche, dagli interni borghesi alle vecchie locomotive a vapore, mostrano che alla base del suo modus pingendi c'è sempre un profondo interesse umanistico per lo studio morfologico delle forme.

Influenzato da Caravaggio e dalla pittura lombarda del Cinque e Seicento, ma anche dal Divisionismo, dal Purismo e dalla Metafisica, il linguaggio figurativo di Arduino Cantafora si configura come l'esito di un personalissimo percorso memoriale, che parte da una sentita adesione al dato ottico per ricostruire l'identità storica individuale e collettiva. Un'attitudine, questa, che ha poi tradotto in una pratica didattica al Politecnico di Losanna e all'Accademia di Architettura di Mendrisio, dove ha affrontato i diversi temi legati al problema della rappresentazione. "Ho sempre sperato, durante gli anni di insegnamento", ha confessato l'artista, "di riuscire a contribuire al piacere di vedere le cose, allo stupore della visione come fattore di libertà inalienabile individuale, che nel sapere cogliere lungo l'arco del giorno e delle stagioni il rincorrersi della luce, possa incontrare la sempre identica a se stessa gioia dell'essere".

Architetto, designer, teorico e scrittore, Alessandro Mendini ha vissuto in una casa disegnata da Piero Portaluppi, circondato dalle opere dei maggiori artisti italiani del Novecento collezionate dai suoi parenti. A questo imprinting visivo, fondamentale per la sua formazione, si è unita poi una vivace passione per il disegno. Dopo la laurea in architettura, inizia a lavorare allo Studio Nizzoli, ma nel 1970 lascia la progettazione per dirigere le riviste "Casabella", "Modo" e "Domus", attraverso cui diffonde le sue idee di rinnovamento nel design.

Alla fine degli anni Settanta entra nello Studio Alchimia, il gruppo di design radicale che negli anni Ottanta riscrive le regole della progettazione in senso anti-funzionalista, puntando sulla produzione di oggetti di puro piacere, prototipi, mobili, ambienti, installazioni e arredi ispirati all'estetica kitsch e all'arte popolare. Nel design come nell'architettura, Mendini affronta il progetto come arte e l'arte come progetto, creando curiose contaminazioni tra pittura e architettura e inventando concetti provocatori come "Design Pittorico", "Artigianato Informatico" e "Architettura Ermafrodita". Seguendo una logica paradossale, infatti, Mendini trasferisce in pittura l'approccio ideativo del design e dell'architettura, mentre infonde in questi ultimi l'impulso emozionale dell'arte.

"Data l'insufficienza del progetto a fronteggiare il mondo", scrive nel 1986, "esso viene sostituito dal dipinto, che diventa un'opera senza principio, senza fine e senza giustificazione, una formalistica rete di stilemi e riferimenti visivi, simile al frangersi di un'onda". I suoi oggetti, così come i suoi dipinti sono contrassegnati dall'invenzione di un personale alfabeto di forme astratte, modellate sulla reinterpretazione dei linguaggi delle avanguardie moderniste e futuriste. Nei disegni, affiora, invece, l'anima più ironica e poetica di Mendini, incline alla creazione di racconti visivi sospesi tra il bozzetto e il progetto, eternamente in bilico tra il bisogno di costruire e il desiderio di sognare.

Arduino Cantafora (Milano, 1945), architetto, professore di architettura alla Scuola Politecnica Federale di Losanna e all'Accademia di Architettura di Mendrisio è uno tra i pochi italiani a essere stati invitati come "Visiting Professor" alla Yale University. La carriera di Cantafora ha pochi paragoni per l'eccellenza dei risultati conseguiti. Un elenco solo parziale comprende mostre personali alla Triennale di Milano, nel 1973 con il grande pannello "Città analoga", che divenne il manifesto di una nuova tendenza che recuperava gli elementi del razionalismo e dell'architettura europea del Novecento, e nuovamente nelle edizioni del 1980 e 1984. Nel 1980 partecipa alla Biennale di Venezia, sia nella sezione Architettura che in quella di Arti Visive, nel 1982 all'Alcazar di Siviglia, nel 1984 alla Martin Gropius Bau di Berlino, nel 1990 a Palazzo Reale di Milano e nel 1994 al Centro Pompidou di Parigi.

L'attività di Cantafora comprende anche numerose scenografie per la Scala e per altri prestigiosi teatri, una serie di pubblicazioni sul tema dell'architettura e dell'insegnamento e alcuni scritti di pura narrativa pubblicati da Einaudi. Il riconoscimento internazionale della qualità del suo lavoro è anche ben testimoniato dalla recente acquisizione da parte del Museo Nazionale d'Arte Moderna (MNAM) del Centre Pompidou di Parigi di una sessantina di opere per la collezione permanente.

Alessandro Mendini (Milano, 1931), laureatosi architetto, è professore onorario alla Accademic Council of Guangzhou Academy of fine Arts in Cina. I suoi lavori si trovano in vari musei e collezioni private nel mondo. Nel 1989 ha aperto assieme al fratello, architetto Francesco Mendini, l'Atelier Mendini a Milano. L'Atelier ha progettato tra l'altro il Museo del Casalingo a Omegna; la nuova piscina olimpionica a Trieste; una torre ad Hiroshima in Giappone; il Museo di Groningen in Olanda; un quartiere a Lugano in Svizzera; un palazzo Commerciale a Lörrach in Germania; la Torre Osservatorio nella città di Suncheon. (Comunicato stampa)




Opera di Jacob Hashimoto Jacob Hashimoto: Never comes tomorrow
termina il 15 maggio 2016
Studio la Città Temporary Space - Milano
www.studiolacitta.it

In occasione di Miart e in concomitanza con il Salone del Mobile, Studio la Città si trasferisce nel temporary space milanese di DoubleTrouble95 per proporre l'installazione di Jacob Hashimoto: Never Comes Tomorrow, esposta negli spazi della galleria a Verona con grande successo. L'allestimento metterà nuovamente alla prova il maniacale interesse di Hashimoto per l'architettura, lo spazio e il tempo, le dinamiche astrali legate ai pianeti e alle costellazioni. Proporzioni, relazioni, superfici saranno strettamente correlate con l'edificio che ospiterà la grande installazione, concretizzando così il sogno di DoubleTrouble95: accogliere nella propria sede l'opera site-specific di un importante artista internazionale.

Ispirata da una precedente installazione del 2012, super-elastic collisions and distant derivations, rivela quello che l'artista definisce un "oggetto spaziale feticizzato che, perlomeno a me, parla di ottimismo fantascientifico, magia, idealizzazione, e inesattezza". L'installazione della struttura a buco nero, filigranata con acciaio curvo ai margini prima di restringersi in quadrati di vetro piombato lungo l'imbuto, rivela tracce evidenti del periodo Arts and Crafts, una fantasmatica collisione tra telescopia digitale del XXI secolo e artigianato tardo ottocentesco. Lo spettatore viene immediatamente trasportato in un universo verniano. Quest'uso dell'anacronismo estetico, che ricorre in molte opere precedenti di Hashimoto, evidenzia il suo approccio cauto alla crescente digitalizzazione contemporanea dell'atmosfera, che vede la poetica dello spazio sostituita dalla scienza dello spazio. (Comunicato Ufficio Stampa Studio la Città)




Emilia Marasco: Incroci eterogenei
termina il 15 maggio 2016
Spazio espositivo del Mini mu - Trieste

Gli artisti che qui sono messi in dialogo parlano per mezzo di dettagli, con tinte squillanti o con la solidità cupa del bianco e nero, eppure tutti e sei propongono figure identificabili, convincenti e propositive. Ecco i loro nomi: Elisabetta Bacci, Carlo Fontana, Maurizio Morassutti, Annalisa Pisoni Cimelli, Giovanni Pulze, Antonio Sofianopulo. Il catalogo, pubblicato da Juliet editrice, sulla falsariga dei suoi consueti extra issues, contiene oltre a un saggio della curatrice, Emilia Marasco, le schede degli artisti firmate da Gianfranco Paliaga.

Le bottiglie in fila di Morandi sembrano raccontarci che l'arte è una cosa che si fa la sera, a casa, quando il caos del mondo esterno si ordina tra quelle quattro mura che sole conoscono il nostro abbandono. Bottiglie dipinte su una superficie più piccola di una finestrina, protette da una luce calda e calma: un velo di colore che accompagna il ripetersi delle forme in una pratica sincera e saggia, pari a quella del pregare o del camminare. L'arte così intesa forse non è stata mai alla ricerca frenetica della novità, elemento indispensabile oggi per poter avere diritto di parola, quasi che la frase "niente di nuovo" significasse "niente di buono" (o forse la forzatura di oggi serve solo a coprire una certa prigrizia, un senso di vuoto che prende nel girare in tondo alle grandi e piccole mostre, al disagio di una mancata percezione tra la propria realtà e quella che ci troviamo di fronte, talvolta brutta, cattiva, incomprensibile, abbandonandoci infine a fingere di comprendere quello che più va di moda).

Forse, ma non sempre è così, dato che questa mostra è testimonianza di sei modi diversi di confrontarsi con l'immagine e in maniera non eclatante. E allora, a fianco di tanta arte oggettuale da maceria, da accatastamento, da attraversamento sistematico dell'avanzo, dell'orpello, della denuncia, della solitudine, della casualità e della pubblicità, ancora, in silenzio, l'immagine rivive e si rinnovella. Essa procede per passi piccolissimi: nell'intera vita di un pittore la trasformazione di un piccolo segno, impercettibile ai più, può costituire il più grande tesoro.

E quando tanti piccoli segni maturano assieme, confluendo nell'unico flusso della storia, accade qualcosa e qualcuno raccoglie il messaggio, e infine lo crea. E' un lavoro corale, un amore smisurato per il ritorno a casa nell'ora serale, per questo ordinare meticolosamente i pensieri, per questo praticare con le mani e con il tempo, per questo guardare e riguardare, attendere, dormire, sognare, lavorare. Dal nulla nasce una forma, nasce un mondo nuovo, nasce un'idea della vita, piccola, tra lo studio, la cucina, il letto, lo squillo del telefono, il libro più caro.

Non c'è competizione tra coloro che dipingono mondi fantasiosi e quelli che assemblano frammenti di vita per salvarla dall'oblio: sono solo pratiche diverse che tentano comunque di svincolarsi dalle regole del mondo per ricavarsi una libertà di coscienza personale. Si tratta di un progetto che, nel suo insieme e nelle sue varie articolazioni, intende mettere a confronto il lavoro di più autori, di certo diversi per formazione, provenienza, poetica e frequentazioni, ma con opere che, sulla base di un tracciato coloristico e narrativo, possono offrire il destro a un confronto serrato e costruttivo, e divenire, allo stesso tempo, un punto di meditazione sui confini e le possibilità espressive e narrative dell'arte contemporanea. In conclusione possiamo dire di trovarci in presenza di svariate modalità narrative, ma anche di relazioni artistiche vissute come sperimentazione quotidiana. (Comunicato stampa)




Jorge Eielson - Disco terreste - acrilico e tela iuta su telaio cm.127x13,5 1989 Jorge Eielson: "Bridging the gap"
termina il 13 maggio 2016
MAAB Gallery - Milano
www.artemaab.com

Omaggio a uno dei più grandi artisti peruviani contemporanei, visionario e poliedrico, che è riuscito ad abbracciare i linguaggi e gli strumenti delle arti visive e della letteratura, spaziando dalla performance all'assemblage, dall'installazione alla fotografia, al cinema, per esprimere le moteplicità del mondo. Il progetto espositivo, a cura di Davide Sarchioni, è incentrato sull'immagine e il significato dei celebri "nodi" che egli introduce progressivamente nei suoi lavori a partire dal 1963, attraverso i quali approda a una vera e propria sintesi culturale, plastica, magica e simbolica. In mostra una scelta di lavori diversi per tipologia, forme e dimensioni, fra i quali Camicia del 1963, alcuni Quipus monocromi e colorati degli anni '60/'70, gli annodamenti della serie Amazzonia del 1978-79, fino al grande Disco Terrestre del 1989.

I nodi di Eielson, derivati da una personalissima elaborazione dell'antico linguaggio incaico dei quipus, costituiscono il punto di congiunzione fra la contemporaneità e il passato storico-artistico e antropologico precolombiano, diventando l'imprescindibile fondamento costitutivo del proprio sistema espressivo, quale nucleo estetico e semantico di un codice linguistico nuovo ed estremamente attuale. Essi sono il risultato di una torsione, del piegarsi della tela su se stessa, di una tensione fisica che è prodotta da un gesto esistenziale, dando luogo ad un complesso insieme di significati e di simbologie.

In ogni lavoro il "nodo" è formulato attraverso molteplici e sorprendenti variazioni che esercitano altrettante tensioni per descrivere possibili traiettorie e creare spazi dinamici ed estroflessioni, ora acquietati nella calma del monoscromo, ora più complicati e perturbati da una successione di annodamenti, con fasci di tessuti attorcigliati, che producono interessanti e vivaci giochi plastici e cromatici. Il "nodo", l'antico segno quechua, diventa così epicentro di energie e qualità differenti, struttura archetipica capace di suscitare forme spaziali in cui elementi diversi sono legati in un processo in continua evoluzione per congiungere gli opposti e colmare le distanze tra ambiti apparentemente inconciliabili, tra ricerca materiale e quella metafisica, ovvero tra la componente oggettuale e concreta del suo lavoro, che occupa lo spazio della superficie della tela, e quella mentale, metaforica e filosofica. Sarà disponibile una pubblicazione con testo Italiano / Inglese di Davide Sarchioni. (Comunicato stampa)




Shin il Kim - Belief - 2015 Shin il Kim: Observing That Gap
termina lo 07 maggio 2016
Galleria Riccardo Crespi - Milano
www.riccardocrespi.com

Terza personale dell'artista sudcoreano Shin il Kim (Seul - Corea del Sud, 1971). Partito da una riflessione sullo stato di passività, d'intorpidimento dei sensi, che caratterizza per molti aspetti la nostra vita quotidiana, Shin il Kim cerca di risvegliare una condizione attiva, un nostro sguardo sul mondo più consapevole e partecipato, recuperando l'influenza della filosofia buddista, in particolar modo nella pratica della meditazione analitica. L'invito dell'artista si concentra ad osservare lo spazio tra le cose, poiché "se le cose fossero state collegate l'una all'altra senza interruzioni, non avremmo potuto qualificarle, neppure nominarle. Le cose e gli spazi tra esse infatti coesistono, e il vuoto ha il suo proprio ruolo." In mostra una serie di disegni su policarbonato, alcune sculture e video installazioni il cui elemento principale è la luce che rivela e sostanzia le opere. (Comunicato stampa)

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Riccardo Crespi gallery presents the third solo show by the south Korean artist Shin il Kim. Starting out from a reflection on the state of passivity, of numbness of the senses, that in many ways characterizes our daily life, Shin Il Kim seeks to reawaken an active condition, to stimulate us to look at the world in a more conscious and participatory way, recovering the influence of Buddhist philosophy, particularly on the practice of analytical meditation. The artist focuses our attention to observe the gap between things, because "if things were connected to each other with no gap in between, we can neither tell something from others nor can we name anything. Things and gaps in between in fact exist together, and emptiness has its own role." On show, a series of new drawings on polycarbonate, some sculptures and video installations focused on light, the main element that reveals and gives substance to the works. (Press release)




Achille Perilli Achille Perilli
termina lo 07 maggio 2016
Galleria ZetaEffe Arte Contemporanea - Firenze
www.galleriazetaeffe.com

Una rassegna, a cura di Sonia Zampini, di opere su tela e su carta dalla fine degli anni Settanta ad oggi delinea il percorso espositivo; oltre alla presenza di un video in cui sono proiettate alcune istantanee inedite che il fotografo Carlo Cantini realizzò nel 1974 in occasione di una personale dell'artista a Firenze. La mostra intende costruire un percorso autobiografico e artistico che si articola attraverso le fotografie che ritraggono Achille Perilli, una selezione dei suoi scritti pubblicati nel catalogo presente in mostra e le sue opere esposte in galleria.

Achille Perilli (Roma 1927), allievo di Lionello Venturi, con il quale prepara la tesi di laurea sulla pittura metafisica, successivamente fonda il "Gruppo Arte Sociale" (GAS); allo stesso tempo collabora alla nascita e alla redazione delle riviste "Ariele" e La Fabbrica". Nel 1947 partecipa alla redazione del manifesto "Forma 1" (firmato oltre che da Perilli, da Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato) pubblicato sul primo numero della rivista omonima. Nell'anno seguente collabora con Sottsass jr all'organizzazione della prima mostra di arte astratta in Italia che si tiene alla Galleria di Roma. Presentato da Lionello Venturi, Perilli partecipa al "I Congresso Internazionale di Critici d'Arte" che si tiene a Parigi, presentando insieme a Dorazio una relazione sulla situazione della pittura italiana del '900.

Nel 1950 fonda, con Dorazio e Guerrini, la Libreria-Galleria "Age d'Or"; a cura dell'"Age d'Or" viene pubblicato il primo quaderno tecnico-informativo d'arte contemporanea Forma 2. L'artista, sempre assieme a Dorazio e Guerrini, realizza il numero 4 della rivista di architettura "Spazio", interamente dedicato all'arte astratta. Nello stesso anno Lucio Fontana invita l' "Age d'Or" a collaborare alla Triennale di Milano: Perilli, Dorazio e Guerrini realizzano in collaborazione due grandi pitture murali, premiate con medaglia d'argento. Nel 1957 gli viene dedicata una mostra personale allestita alla Galleria La Tartaruga mentre, cinque anni più tardi ha una sala personale alla Biennale di Venezia.

Nel 1963 partecipa a Palermo alle riunioni del "Gruppo 63". Contemporaneamente allestisce una personale a New York alla Galleria Bonino. All'inizio degli anni settanta espone un ciclo di opere datate dal 1961 al 1969 in una mostra personale che si tiene alla Galleria Nazionale di Praga e allestisce una serie di mostre personali in Italia e all'estero. Partecipa alla International Biennal Exhibition of Prints in Tokyo. Nel 1979 organizza e realizza per il comune di Roma la mostra "L'avanguardia polacca 1910-1978" che ha luogo al Palazzo delle Esposizioni. Negli anni Ottanta Perilli partecipa alla realizzazione di "Retina, Rivista degli artisti" dove pubblica il manifesto Teoria dell'irrazionale geometrico.

Una sua ampia mostra retrospettiva Achille Perilli, continuum 1947-1982 è allestita al Palazzo dei Congressi della Repubblica di San Marino. Successivamente viene allestita in una importante mostra retrospettiva, dagli anni 1969/1984, al Paris Center di Parigi, Achille Perilli. L'irrazionale geometrico. Nelle opere degli anni Novanta il linguaggio di Perilli si rafforza ulteriormente in un cromatismo acceso, ilare, vivace e brillante: le forme si sviluppano in condizione bidimensionale, espandendosi nello spazio della tela e acquistando strutture di grande eleganza e movimento plastico in grado di strutturare lo spazio visivo. (Comunicato stampa)




Loris Cecchini - Wallwave vibration (radially polarized zero azymuth) - resina poliestere, pittura cm.220x8 - Courtesy Galleria Continua - San Gimignano, Beijing, Les Moulins, Habana - photo by Loris Cecchini Sistemi di visione / Sistemi di realtà
Loris Cecchini, Giovanni Ozzola


- Villa Pacchiani Centro Espositivo - Santa Croce sull'Arno
termina lo 08 maggio 2016
www.villapacchiani.wordpress.com

- Centro Espositivo per le Arti Contemporanee SMS - Pisa
termina lo 08 maggio 2016

Progetto del Comune di Pisa e del Comune di Santa Croce sull'Arno a cura di Ilaria Mariotti. Il progetto propone di mettere in relazione la produzione di pensiero e cultura del presente con le realtà produttive dei territori coinvolti attraverso la costruzione di una rete tra Enti, territorio, specificità industriali e produttive ed artisti internazionali, nella convinzione che l'arte possa essere strumento d'azione e gli artisti possano essere attivatori di esperienze condivise, di relazioni - anche tra pubblico e privato - e rigeneratori delle identità dei luoghi. Pensiero condiviso in prima istanza da Galleria Continua e Associazione Arte Continua da sempre interessate alla relazione tra arte e territorio e fautrici della necessità di coinvolgere gli artisti in un percorso di riconsiderazione di questioni sociali.

Due gli artisti invitati a dar voce al progetto, Loris Cecchini e Giovanni Ozzola, Il primo interviene a Santa Croce sull'Arno, "capoluogo" del Distretto conciario, nota in tutto il mondo per le sue aziende e per la produzione e lavorazione di materiali. Il secondo a Pisa, città ricca di risorse immateriali incentrate sulla storica presenza di Università e Istituti di ricerca e aziende che esportano in tutto il mondo i loro prodotti e il loro know how.

Loris Cecchini (Milano, 1969) ha esposto il suo lavoro a livello internazionale, con mostre personali in prestigiosi musei; ha partecipato a numerose esposizioni internazionali. Inoltre ha preso parte a mostre collettive in tutto il mondo e ha realizzato istallazioni site-specific. Giovanni Ozzola (1982) ha esposto il suo lavoro a livello internazionale presso numerose istituzioni pubbliche e private. (Estratto da comunicato stampa Silvia Pichini)




Valente Taddei - Don Quijote - olio e china su carta cm.35x50 Valente Taddei: Carte 2015 - 2016
termina lo 08 maggio 2016
Il Posto wine & food - Pietrasanta (Lucca)
www.mercurioviareggio.com

Viareggino, classe 1964, Taddei vanta un nutrito curriculum espositivo, con numerose personali e collettive sia in Italia che all'estero. In questa personale viene esposta una serie di dipinti a olio e china su carta: sintetici lavori dal taglio narrativo, nei quali un minuscolo individuo - inconfondibile protagonista delle opere di Taddei - conduce una paradossale esistenza, sospesa in tempi e spazi indefiniti. L'artista offre una metafora dei limiti umani, sdrammatizzando, con sottile ironia, il senso di vuoto e di caducità che l'uomo può provare di fronte al proprio destino.

Valente Taddei (valentetaddei.blogspot.it) ha realizzato illustrazioni per copertine di libri (per i tipi di: Mauro Baroni Editore, Viareggio; Giulio Einaudi Editore, Torino; Alberto Gaffi Editore, Roma) e cd musicali, per riviste ('Notizie Lavazza'; 'Cfr:'), per siti Internet. Nel 2008 ha illustrato con 10 tavole inedite il saggio Pandora, la prima donna di Jean-Pierre Vernant, pubblicato da Einaudi nella collana 'L'Arcipelago'. E' stato l'autore del logo e del manifesto ufficiale dell'edizione 2013 di 'EuropaCinema', festival cinematografico internazionale con sede a Viareggio. Ha realizzato il manifesto ufficiale del Carnevale Pietrasantino 2014. La mostra è organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio. Nell'occasione verrà presentato il nuovo catalogo - dal titolo omonimo - dedicato alle recenti opere di Taddei, curato da Gianni Costa e corredato di testo critico di Marco Del Monte. (Comunicato stampa)




Opera di Cesare Ghiselli dalla mostra NATURAL-MENTE alla Galleria Lacerba di Ferrara Cesare Ghiselli
NATURAL-MENTE


termina il 31 maggio 2016
Mostra on-line nel sito della Galleria Lacerba (Ferrara)
www.lacerba.com

Osservando nel loro insieme tutte le opere artistiche di Cesare Ghiselli, a partire da quelle realizzate sul finire degli anni '60 fino a quelle create di recente, si nota prima di ogni altra cosa, una coerenza formale e di intenti comunicativi alquanto rari, se si considera che parliamo di un periodo temporale che supera il mezzo secolo. Queste opere non presentano elementi di ripetitività che di solito caratterizzano artisti che assumono un' identità artistica immediatamente riconoscibile con un'immagine (si pensi ad esempio ai volti di Ernesto Treccani), operazione quanto mai caldeggiata da galleristi per mere speculazioni mercantili; al contrario, Ghiselli, percorre la sua strada, applicando quelle variazioni stilistiche e formali che derivano dalla naturale evoluzione e maturazione delle idee.

Ogni artista avverte dentro di sè il bisogno di comunicare, la necessità di dare sfogo ad un istinto impellente che lo induce a liberare la propria anima da ciò che la opprime. Solo il gesto attuativo di un'opera d'arte e la sua realizzazione possono lenire, raramente soddisfare, questa necessità. In Ghiselli tale azione si traduce nel godimento di un'opera che racchiuda in sè il soggettivo senso di lirismo, equilibrio formale e cromatico. E' una ricerca che, come sa benissimo l'artista, non giungerà mai a compimento. Per ciò che concerne l'aspetto concettuale, emerge un pensiero che induce a riflessioni filosofiche. I frammenti lignei che l'artista isola dal loro contesto per applicarli su tavole o tele, sembrano metaforicamente posti sopra un vetrino di un laboratorio scientifico per essere analizzati al microscopio, in un'operazione di analisi sul particolare per individuare le leggi universali secondo teorie aristoteliche.

Questi materiali, talvolta disposti in schemi ordinati, nel loro insieme inducono altresì a pensare a una specie di codice, di nuovo alfabeto o ricordano gli ideogrammi orientali, formulando ipotesi di un linguaggio della natura nel quale bisogna individuare l'archè. Tutto ciò avrebbe senso se non fosse che talvolta questo linguaggio della natura è interrotto dalla presenza di manufatti creati dall'uomo, come ad esempio un bottone o un oggetto ferroso lavorato. Come se non bastasse ecco che una spruzzata di vernice di tipo industriale ci viene a ricordare la presenza ingombrante ed immanente dell'uomo nelle vicende di questo mondo.

Ecco allora che in alcune opere rimangono solo le tracce, le orme di una presenza contornate da vernice a spruzzo che mette in maggior risalto un'assenza. Non ci sono più bastoncini o legnetti, ma solo l'impronta del loro passaggio. Queste mie riflessioni sono solo alcune possibili chiavi di lettura, infatti tutta l'opera di Ghiselli si presta ad interpretazioni individuali differenti e soggettive, esaltando al massimo il carattere polisemico dell'opera d'arte. Il titolo stesso della mostra, "NATURAL-MENTE", gioca sul doppio senso della parola letta separatamente o continuativamente, per rappresentare la pluralità di interpretazioni dell'opera di Ghiselli. Alla mostra sono presentati 8 lavori scelti e significativi degli anni compresi tra il 1969 ed il 1980. (Alfredo Pini)




Opera di Gianfranco Bonomi dalla mostra Geometrie Costruttive Gianfranco Bonomi: Geometrie Costruttive
termina il 23 settembre 2016
Palazzo Borghese - Firenze

"... I moduli colorati curvilinei e ascensionali costituiscono una limpida testimonianza di come la lezione di Balla sia stata e continui ad essere illuminante ed ispirata per l'artista. La stagione creativa di Bonomi pulsa per le dinamiche forme e gli accesi cromatismi, ove l'alfabeto pittorico è scandito da espressioni simboliche e aforismi multicolori, immagini geometriche libere che si rincorrono e si intrecciano con la fresca purezza della poesia, un corollario di immagini in sequenza di natura astratto-geometrica fulgide come una rivelazione. E sorprende non poco la capacità sua di aprire sempre nuove finestre sullo spazio e l'infinito irrorando di poetica germinazione la tessitura avvolgente e festosa delle forme e dei colori.

La polarità strutturale del suo modo di procedere in termini di esuberanza cromatica e lirica sospensione emotiva, asseconda una tensione mentale e psicologica che defluisce in suggestiva e visionaria scenografia (le opere) pulsante di vitalità ed energia. Questo concreto astrattismo geometrico dopo aver assorbito la spazialità analitica, il dinamismo plastico e le forme di luce-colore, ritaglia la dinamica scomposizione della luce, trova congeniali soluzioni come la fantasia cromatica e il ritmo ludico del movimento. Spazi aperti e chiusi dove i colori, gli azzurri guizzanti, i blu profondi, i rossi fiamma, i gialli amplificati, i verdi smaglianti e i teneri viola recitano una ricircolante." (Carlo Franza - curatore della mostra)

Gianfranco Bonomi (Lumezzane S. Sebastiano, 1939) ha frequentato l'Istituto Tecnico Industriale Statale di Brescia. Nel 1960 all'età di 21 anni con il padre e i fratelli porta avanti una piccola attività industriale ereditata dal nonno Tobia. Nel 1964 con la famiglia trasferisce l'azienda a Concesio-Brescia, in un capannone costruito modernamente. E ' in questo periodo che va alla ricerca di prodotti nuovi che potevano rivestire grande interesse per le aziende dei fratelli; così ha fatto esperienza con diversi materiali di uso industriale, come l' acciaio al carbonio e inossidabili, leghe di rame, alluminio, e varie plastiche tecniche. Nel 1988, ha frequentato la galleria "Sincron" di Brescia.

successivamente inizia una importante collaborazione con la galleria "arte struktura" diretta da Anna Canali a Milano. Nel 1989 Anna Canali edita, grazie alla collaborazione di Gianfranco Bonomi, lo storico volume da titolo "arte costruita: incidenza italiana", sulle tendenze astratto-geometriche; presenta quattro opere per ciascuno dei cinquantun operatori estetici, fornendo una visione complessiva della situazione artistica di questa tendenza, anche se limitata al solo campo nazionale; quindi solo operatori della tendenza, solo opere quadrate e tutte di dimensione 50x50cm. Da allora Bonomi ha partecipato a tutte le vernici dei vari artisti che si sono succeduti nella galleria arte struktura.

Questa sua esperienza quindicinale è continuata anche quando la galleria milanese è stata chiusa e trasferita a Desenzano. Nel 1977 viene editato da arte struktura e con il supporto vivo di Bonomi un secondo volume storico dal titolo "costruttivismo, concretismo, cinevisualismo + Nuova Visualità Internazionale". Un successo editoriale con 4.000 copie, distribuite in tutto il mondo. In esso sono raccolte opere da 100x100 di 121 artisti sia nazionali che internazionali, della tendenza meglio specificata nel titolo, con l'aggiunta del progetto relativo usato per l'esecuzione dell'opera stessa. Nella parte iniziale del libro vi sono opere di 25 pionieri dell'arte costruttiva e, nella parte intermedia un tributo a due grandi artisti: Bruno Munari e Michel Seuphor.

La collezione delle 121 opere è tuttora nelle mani di Gianfranco Bonomi, anche se l'artista-collezionista vorrebbe la collezione inserita in un apparato museale italiano. Nel 2001 ha editato, assieme alla galleria arte struktura, con la collaborazione di Salvador Presta e il saggio critico di Dorfles, il volume Salvador Presta, artista con il quale intrattiene una fruttuosa amicizia e frequentazione. Nel 2002 ancora in collaborazione con la galleria arte struktura, edita il volume Arte Madì Italia, che è servito a far conoscere il gruppo Madì italiano, con una grande mostra a Madrid.

Nel 2002 con Anna Canali e l'artista Fabrizio Parachini edita Intorno al quadrato, testo sulla ricerca del quadrato, inteso come simbolo e come utilizzo da parte dei vari artisti del '900, di arte costruttiva e costruita, specie quella succedutasi ai quadrati assoluti di Malevic. Nel 2007 su suggerimento di Salvador Presta e con la messa a disposizione di molte opere, ha editato, il volume Salvador Presta presentato al Museum of Geometric & Madì Art di Dallas, corredato da uno scritto di Gillo Dorfles. Nel 2015 esce una prima monografia con buona parte della produzione artistica di Gianfranco Bonomi e nello stesso anno in novembre, in occasione della sua prima personale a Milano presso Artestudio 26. (Comunicato stampa)




Severini. L'emozione e la regola
termina lo 03 luglio 2016
Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)
www.studioesseci.net

Mostra monografica dedicata al pittore Gino Severini (Cortona, 1883 - Parigi, 1966) nel cinquantenario della morte, in 100 opere, 25 inedite in Italia, dal Divisionismo al Futurismo, dal Cubismo al Classicismo. La mostra, a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi, intende celebrare l'intera attività di Gino Severini - allievo di Giacomo Balla, al quale la Fondazione ha recentemente dedicato una mostra di grande successo - non concentrandosi esclusivamente sul suo periodo di adesione al Futurismo e al Cubismo, cui sarebbero seguite, secondo alcune interpretazioni della critica, fasi interessanti ma non capitali per il linguaggio artistico del secolo XX.

E' infatti maturata la consapevolezza che il suo percorso artistico rappresenta fino alla fine, proprio nella sua articolazione e nella sua inquieta ricerca di "perfezione nella contemporaneità", una perfetta parabola di protagonista del Novecento, attratto prima dalle rotture linguistiche dell'avanguardia e successivamente concentrato sulla ricerca di un equilibrio armonico, di ispirazione classica ma non vuotamente classicista, che caratterizzerà ogni successiva stagione, da quella, più rigorosa della misura aurea negli anni Venti e Trenta a quella pittoricamente più libera ed estroversa degli anni Quaranta, alle riprese neocubiste e neofuturiste dei Cinquanta e Sessanta.

L'esposizione prende spunto dalla presenza di due importanti opere di Severini nella collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca: la Danseuse articulée del 1915, capolavoro futurista, e la matissiana Natura morta con strumenti musicali, della prima metà degli anni quaranta, volute dal fondatore Luigi Magnani per il proprio tempio dell'Arte. Accanto a queste, vengono esposte circa cento opere, fra dipinti e lavori su carta di dimensioni importanti, fra cui alcuni studi preparatori che integrano significativamente la sequenza delle opere su tela o tavola. Sono ben venticinque le opere inedite, frutto di recenti scoperte, o mai esposte in Italia.

La pittura di Severini, pur nelle sue diverse stagioni espressive, contraddistinte nella maturità da varie riprese di tematiche affrontate nella giovinezza, è caratterizzata da una sostanziale fedeltà ad alcuni soggetti, che emergono nei suoi esordi e che - variamente declinati nelle epoche dello sperimentalismo linguistico dell'avanguardia o nelle riprese del naturalismo - definiscono la personalità della sua creazione artistica. Un'esposizione tematica, dunque, articolata non in successione cronologica ma nella rivisitazione del tema centrale delle varie Sale che, affrontato in chiave prima divisionista, poi futurista e cubista, non cessa di essere operativo anche nei decenni della maturità. Alcuni temi - che sono, significativamente, quelli caratteristici del Novecento pittorico italiano, sia sperimentalista che "classico" - sono stati così individuati:

- Il Ritratto / La Maschera

Il ritratto emerge subito agli inizi del secolo nella fase divisionista e resta un soggetto importante anche nel periodo futurista (ritratti della moglie, delle cantanti del Varietà, della famiglia) e, limitatamente, in quello cubista. Il suo "trionfo" avviene però nella splendida produzione dei secondi anni Trenta, con la rimeditazione della grande produzione del ritratto romano. In quest'ambito si iscrive anche la prolungata attenzione al tema delle Maschere italiane che dal 1915-16 arriva fino agli ultimi giorni, tema al centro di tutta la produzione per Léonce Rosenberg e della decorazione ad affresco del Salottino di Montegufoni (1921-22), che anticipa di dieci anni la riscoperta della "pittura murale".

- La Danza

E' il tema che più lo contraddistingue nella koiné futurista, e per il quale elabora decine di composizioni che dal primo carattere più descrittivo-cinetico (le ballerine dei café-chantant) approdano a una formulazione quasi astratta di natura cosmica, nelle serie splendida delle Espansioni della luce. Alla figura danzante, tuttavia impegnata nel balletto classico, ritornerà poi alla fine dei Quaranta, in opere neocubiste e neopuntiniste con le quali è sempre presente nelle Biennali veneziane del dopoguerra.

- Il Paesaggio e la Natura morta

Entrambi i temi sono presenti sia nella fase divisionista che in quelle futurista e cubista ma è soprattutto la natura morta che domina decenni di pittura fino agli anni Cinquanta e Sessanta, come un soggetto d'elezione attraverso il quale analizzare il suo stesso sguardo rispetto alla restituzione delle forme del mondo. La grande decorazione murale, di soggetto laico e religioso Viene presentato un approfondimento dedicato alla grande decorazione murale che, in diversi periodi della vita e in risposta a diverse esigenze di carattere privato o di pubblica committenza, occupò l'attività del pittore in modo esclusivo.

Della decorazione del Castello toscano di Montegufoni, che tuttora ospita l'incantevole Salottino delle Maschere musicanti (1921-1922), vengono proposti alcuni studi, come per la decorazione della Maison Rosenberg a Parigi (1928), oltre a studi e maquettes per le grandi commissioni degli anni Trenta/Quaranta. Severini è poi fra i pochissimi artisti europei che abbia - in diversi decenni d'intenso lavoro - consapevolmente affrontato e risolto il tema della decorazione religiosa contemporanea, sfuggendo alle secche dell'ottocentismo più trito e innestando nella figurazione sacra le conquiste più meditate della pittura del Novecento.

- Il Libro d'artista

Fleurs et masques del 1930 rappresenta il più alto contributo dato da Severini nel campo dell'arte del libro che proprio in quegli anni raggiungeva livelli ineguagliabili. Le tavole, splendidamente concepite e incise, ne fanno il più ammirato fra i libri d'artista del Novecento ed esemplificano il moto e l'arrivo della ricerca di Severini: è una suite musicale e teatrale, nella quale le geometrie delle nature morte sono accostate alle maschere della Commedia dell'arte, ai miti classici, alle rovine e alle maschere antiche, con l'altissimo risultato formale di una sorta di Déco metafisico. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Piero Cattaneo - Pagina aperta - 1974 Piero Cattaneo (1929-2003)
Riflessi materici


termina il 21 maggio 2016
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

L'Associazione Culturale Renzo Cortina - prosieguo naturale della storica Galleria Cortina - in collaborazione con l'Associazione Piero Cattaneo, presenta una mostra dedicata allo scultore Piero Cattaneo (Bergamo, 1929-2003). A quasi 50 anni di distanza dalla prima mostra nel capoluogo lombardo dello scultore Piero Cattaneo, presso la Galleria Cortina, l'associazione Culturale Renzo Cortina ripresenta alcuni bronzi esposti per la prima volta nell'esposizione del lontano 1969. Si tratta di alcune tra le prime opere che indagano lo spazio come possibili strutture fantastiche. Sono sculture in fusione unica che ripropongo un lessico architettonico classico ma che si dà in assemblaggi onirici, al punto da indurre un grande scrittore come Dino Buzzati a parlare di "cattedrali schizofreniche in rovina" (Corriere della Sera, 29 marzo 1969).

Partendo da queste prove della fine degli anni Sessanta, la mostra, a cura di Stefano Cortina, procede con alcuni bronzi di grande interesse per la ricerca dell'artista e che riflettono il ricchissimo e variegato clima culturale della scultura italiana nei decenni immediatamente successivi agli anni Cinquanta. Sono "costruzioni di sogni" archeologici, che hanno un potere magico, come pagine di ermetiche scritture come ebbe a definirle Giuseppe Marchiori in occasione della grande mostra personale tenuta al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica di Milano, nel 1976; esposizione che valse a Cattaneo un significativo riconoscimento da parte del Sindaco e della città di Milano.

Accompagnano le sculture alcune prove pittoriche, i polimaterici di gesso e acrilico su faesite; superfici segniche in cui il linguaggio dell'artista trova espressione e continuità con le opere plastiche, in quella sorta di vocabolario fantastico che si concretizza in lastre a "stiacciato". L'indagine artistica procede nei decenni con significative presenze in cui convivono, in un curioso equilibrio due materiali tra loro estremamente difformi e lontani, l'acciaio inox tirato a specchio e il bronzo. Ma l'indagine dell'artista non cambia direzione, caso mai, si spinge oltre, cercando nell'immagine riflessa degli andamenti del bronzo, una proiezione e una continuità in una dimensione nuova e altra, al di là della terza dimensione propria della scultura. Una ventina di opere che documentano con intensità l'iter dello scultore bergamasco Piero Cattaneo (1929-2003), una delle voci più originali della storia della scultura italiana della seconda metà del '900. (Comunicato stampa)




Opera di Roberto Rampinelli nella mostra La Linea d'ombra Roberto Rampinelli: La Linea d'ombra
termina il 22 maggio 2016
Associazione TheArtsBox -Vicenza
www.deangelispress.it

Anteprima della rassegna internazionale di poesia e musica "Poetry Vicenza 2016" (20 marzo - 1 giugno), ideata e diretta da Marco Fazzini con il supporto del Comune di Vicenza e delle Gallerie d'Italia - Palazzo Leoni Montanari, la personale di Roberto Rampinelli, curata dallo stesso Marco Fazzini, è un omaggio alla rappresentazione pittorica della natura morta e del paesaggio attraverso 30 opere di piccole e medie dimensioni, tutte realizzate con colori ad acqua su tavola, che dialogano con gli scritti di otto poeti nazionali e internazionali: Ryszard Krynicki (Polonia), Ana Luisa Amaral (Portogallo), Douglas Reid Skinner (Sud Africa), Douglas Dunn (Scozia), Julio Llamazares e David Jou (Spagna), Marco Fazzini e Valerio Magrelli (Italia). Ricerca, senso del rigore, simmetrie, solitudini, trasparenze, silenzio.

Roberto Rampinelli, artista bergamasco classe 1948, fra i maggiori interpreti contemporanei dello Still Life, tendenza maggiormente nota e diffusa in Nord Europa, da sempre concentrato su un doppio, parallelo binario, la pittura e l'incisione, ma che a Vicenza si focalizzerà sulla sola versione pittorica. Per Rampinelli, esteticamente ispirato da Piero Della Francesca e dalla pittura quattrocentesca italiana, ma anche dalla lirica di De Chirico, Carrà, Morandi, senza dimenticare Kiefer, l'incontro con "Poetry Vicenza 2016" è solo in parte casuale, perché la poesia è una delle matrici che ha sempre accompagnato l'artista nello sviluppo dei suoi dipinti. E' stato lo stesso Roberto Rampinelli, che da sempre si sente affine alle emotività di scrittori come Brecht, Gozzano, Pavese,Villon e Leopardi, ad aver scelto di far dialogare i versi dei poeti sopra citati, e che parteciperanno alla rassegna vicentina, con alcuni dei suoi dipinti, perché capaci della stessa sensibilità e atmosfera.

Conchiglie, tulipani, garofani, foglie di ginkgo, brocche, scodelle, scatole, pani, frutta, mestoli: sono questi i soggetti dei dipinti, ricchi in minuziosità e particolari, di Roberto Rampinelli, nonché il tradizionale repertorio di oggetti comuni al mondo della natura morta, pittura per la quale a volte manca la preparazione e la conoscenza per saperla leggere, interpretare ed apprezzare. In quella che è una perizia tecnica che sfiora spesso il virtuosismo, l'artista parte dall'elemento reale per sbocciare in una dimensione simbolica, dove la pittura rimane sospesa, nello spazio così come nel tempo.

E la "linea d'ombra" è l'esile "spaccatura" che permette la leggibilità dell'opera di Rampinelli da parte dell'osservatore nel momento in cui decide di cogliere la consistenza linguistica degli oggetti rappresentati, decisione fondamentale per chiarire la dimensione poetica della sua pittura: "Tutto è reale nella sua pittura, ma nulla rimanda al realismo, alla concretezza di elementi rinvenibili nella fisicità del quotidiano" scrive Giuseppe Ardrizzo nel testo in catalogo. Analoga intensità, sospensione e poesia affiora dall'altro soggetto che ritroviamo nelle opere di Roberto Rampinelli: i paesaggi brulli e senza piante, dove anche la presenza dell'uomo è quasi del tutto scomparsa.

Ma sia nelle nature morte sia nei paesaggi di Roberto Rampinelli ci si ritrova davanti a una intensa pittura d'emozione, non di soggetto, dove il metodo di realizzazione è - contrariamente alla fase di costruzione del dipinto - assolutamente libero, dove avviene la narrazione di una pittura e non il suo contrario, come ha giustamente precisato Giuseppe Ardrizzo adeguando una riflessione di Jean Ricardoual al lavoro di Rampinelli. E tutto questo accade grazie a quella dimensione straniante di solitudine nella quale l'artista si ritrova a meraviglia e si muove liberamente, unico spazio di ricerca non nostalgico della "memoria delle cose, memoria di una bellezza irrimediabilmente persa, che non c'è più, ma che credo possa rinascere nel filtro vitale del ricordo". (Comunicato ufficio stampa Studio De Angelis)

«Amo i colori stemperati di Piero della Francesca o di Morandi, il cromatismo sporco ma nitido di Giovanni Bellini, il monocolore straziante di Ferroni e la genialità d Kiefer» (Roberto Rampinelli)




Riviera
termina il 24 giugno 2016
Istituto Svizzero - Milano
www.istitutosvizzero.it

Per quattro mesi, lo spazio espositivo dell'Istituto Svizzero a Milano è abitato da una libreria temporanea: Riviera. Qui il tempo e lo spazio delle mostre e quello della lettura proveranno a incrociarsi, contaminarsi e disturbarsi a vicenda per divenire un luogo attraversato da traiettorie e storie possibili, declinate di volta in volta da una selezione di libri e da mostre di grafica, moda, design, arti visive. Riviera è un progetto ideato in collaborazione con Caterina Riva e Dallas, in cui il libro si fa protagonista: come oggetto, contenuto, forma, pretesto, ossessione, collezione o curiosità, specchio, ostacolo, miraggio. La libreria, curata in collaborazione con a+m bookstore ospiterà titoli che saranno incrementati, proponendosi come fulcro di una stagione trasversale costellata da diversi appuntamenti: presentazioni, interventi, performance, svendite, mostre.

L'allestimento di Matilde Cassani presenta una gradinata cordonata offrendo l'infrastruttura e lo scenario che si riempie e si svuota come una marea, per accogliere le pubblicazioni, le opere, così come i visitatori, e si trasforma ad ogni appuntamento, in equilibrio tra la funzione di platea e quella di palcoscenico. I due video ad alta definizione dell'artista Maria Taniguchi, Figure Study e I see, it feels (2015), in visione nello spazio per la prima settimana, suggeriscono un grado zero in cui degli strumenti (oggetti, colori, forme) sono inseriti nello spazio di Riviera. Momenti di approfondimento che riguardano l'editoria faranno da traino alla presentazione di nuovi libri a cadenza mensile. Un sito dedicato rivierabookshop.com è la piattaforma di comunicazione dell'intero programma e dove verranno annunciate in maniera puntuale tutte le nuove proposte e appuntamenti offerti da Riviera. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Da Poussin agli Impressionisti Da Poussin agli Impressionisti
Tre secoli di pittura francese


11 marzo - 04 luglio 2016
Palazzo Madama - Torino

Selezione di oltre 70 opere dalle collezioni del prestigioso Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo per una mostra che illustra la storia della pittura francese dal 1600 alla fine dell'Ottocento, dall'avvento delle accademie fino alla nuova libertà della pittura en plein air proposta dagli impressionisti. E ad accompagnare le opere, l'audioguida emozionale di Artune, con musiche di grandi artisti italiani. La mostra che getta uno sguardo sulla storia dell'arte francese come da tempo non succedeva in Italia. Capolavori straordinari che rispecchiano l'evolversi del gusto artistico in Russia e la passione per l'arte francese, e nel contempo testimoniano l'amore per l'Italia di molti dei pittori in mostra.

La mostra intreccia tutti i grandi temi della pittura moderna - dai soggetti sacri a quelli mitologici, dalla natura morta al ritratto, dal paesaggio alla scena di genere - e delinea la storia della fortuna dell'arte francese in Russia: le ragioni storiche e culturali del successo di alcuni generi accademici, rispetto all'impegno sociale delle correnti realiste; il gusto raffinato di Caterina II che nel 1772 si aggiudicò gran parte dei dipinti raccolti a Parigi dal celebre amateur francese Pierre Crozat negli anni a cavallo tra il Sei e il Settecento; gli acquisti alla moda dei ricchi aristocratici russi nell'Ottocento, le riorganizzazioni dei musei nel Novecento in seguito alla Rivoluzione d'Ottobre.

Il percorso in mostra, articolato in 12 sezioni per un totale di circa 50 artisti dei quali vengono esposti alcuni dei più noti ed emblematici lavori, si apre con le influenze caravaggesche di Simon Vouet, prosegue attraverso il destino dei grandi maestri del classicismo, da Philippe de Champaigne ai sommi Poussin e Lorrain; attraversa la nuova libertà della pittura di Watteau, Boucher e Fragonard, per approdare al ritorno all'antico di Greuze e alla poesia venata di Romanticismo di Vernet e Hubert Robert; il neoclassicismo di Ingres si intreccia al nuovo sentimento del paesaggio che si affaccia con Corot e all'affermazione dell'Impressionismo con Renoir, Sisley, Monet, Pissarro, fino all'apertura verso le avanguardie moderne con Cézanne e Matisse.

Dopo "Porcellane Imperiali. Dalle collezioni dell'Ermitage" e "Il Collezionista di Meraviglie. L'Ermitage di Basilewsky", questa nuova mostra, che Palazzo Madama presenta nella cornice unica di Sala del Senato, costituisce la terza tappa della collaborazione da tempo avviata da Città di Torino e Fondazione Torino Musei con il Museo Statale Ermitage e con Ermitage Italia per attività di studio e ricerca e per progetti culturali. Tutti questi eventi sono stati realizzati con il sostegno di Intesa Sanpaolo, che conferma anche in questa occasione il proprio impegno a favore della cultura e la vicinanza al territorio.

Le 75 opere in mostra, giunte a Torino dal museo russo, la cui collezione di pittura francese conta oltre duemila dipinti, la più vasta raccolta al di fuori della Francia, sono state selezionate dai curatori Clelia Arnaldi di Balme, Natalia Demina, Enrica Pagella con l'organizzazione generale della Fondazione Torino Musei e la collaborazione di Villaggio Globale International. Il catalogo della mostra è edito da Skira Editore e raccoglie scritti di Clelia Arnaldi di Balme, Natalia Demina, Aleksandr Babin, Ekaterina Derjabine, Albert Kostenevic e Natalia Serebryannaya. (Comunicato Ufficio Stampa Fondazione Torino Musei)




Domenico Rotella - Il re del rock (Elvis) - Décollage su tela, cm.196x140 2003 © Fondazione Mimmo Rotella Domenico Rotella - Cleopatra Liz - Décollage su tela cm.132x135 1963 © Fondazione Mimmo Rotella Rotella e il Cinema
termina il 14 agosto 2016
Pinacoteca Comunale Casa Rusca - Locarno

Con l'esposizione, a cura di Rudy Chiappini e Antonella Soldaini, la Città di Locarno celebra l'opera di una delle personalità più rappresentative e influenti dell'arte italiana del secolo scorso. Nel suo percorso di vita artistica Domenico Rotella (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006) si è sempre dimostrato un grande sperimentatore. La sua capacità di aprire uno spazio nuovo e di rivoluzionare i linguaggi artistici del dopoguerra lo ha fatto apprezzare nel mondo. Oltre a più di cento esposizioni personali in Italia e all'estero, l'artista ha partecipato anche a rassegne internazionali fra cui "Hall of Mirrors" al Museum of Contemporary Art di Los Angeles (1996) dove sono state affiancate le Marylin di Rotella e di Warhol, sino a culminare nella partecipazione in veste di maestro storico alla 49esima Biennale di Venezia (2001).

Inventore inesauribile, autore di poemi e di composizioni musicali, suonatore di strumenti a percussione, cantante, attore e viaggiatore instancabile. Rotella anticonformista lo era davvero tanto da essere l'ispiratore dell'esilarante personaggio di Un americano a Roma, di Nando Mericoni interpretato da Alberto Sordi. Nel 1952, tornato dagli Stati Uniti, Rotella attraversa una profonda crisi creativa e interrompe quasi del tutto la produzione pittorica. E' però in questa Roma degli anni Cinquanta in cui si respira un clima culturale effervescente concentrato sul dibattito tra astrattismo e arte figurativa, che l'artista ha improvvisamente quella che definisce "illuminazione Zen": la scoperta del manifesto pubblicitario come espressione artistica della città.

Sono le lacerazioni causate dalle intemperie e dai passanti a suggerirgli di strappare i manifesti affissi sui muri per poi collezionarli nel suo atelier. Nascono i primi décollages e i retro d'affiches costituiti da vari strati di manifesti incollati su una superficie di cartone o di tela, siano essi il recto o il verso, rielaborati nello studio tramite un raschietto con cui traccia dei ritagli sui lembi di carta. Un'invenzione in sé inevitabile, tanto che negli stessi anni altri artisti la sviluppano. Infatti Rotella condivide lo stesso interesse con Jacques Mahé de la Villeglé, Raymond Hains, François Dufrêne, Gérard Deschamps i quali, su invito del critico Pierre Restany nel 1960, confluiscono nel Nouveau Réalisme che riunisce, fra gli altri, Yves Klein, Arman, Jean Tinguely, Daniel Spoerri, César, Christo e Niki de Saint Phalle.

In occasione della 32esima Biennale di Venezia del 1964, a Rotella viene assegnata una sala dove trovano posto i grandi décollages realizzati negli anni precedenti tra cui Marilyn (1963), l'opera che ottiene più successo e Il grande circo (1963), presente in mostra. E' la consacrazione ufficiale. Il tema centrale su cui si focalizza la mostra riguarda lo stretto rapporto che ha caratterizzato l'intera attività di Rotella con il mondo del cinema: attraverso un percorso cronologico e tipologico, sono analizzate le molteplici tecniche utilizzate dall'artista per rappresentare il suo legame con il cinema italiano e internazionale. A partire dai primi décollages dell'inizio degli anni Sessanta - dove il soggetto cinematografico diventa man mano protagonista - il percorso prosegue focalizzandosi sulle tecniche fotomeccaniche del riporto fotografico e dell'artypos, sviluppate tra il 1963 e il 1980: se nei primi Rotella isola singoli fotogrammi riportandoli su una tela trattata con un'emulsione fotografica, negli artypos i manifesti diventano materia prima di una sovrapposizione di immagini e scritte.

Conclusa l'esperienza con la Mec-Art, negli anni Ottanta l'artista sceglie di ritornare al manifesto cartaceo, che diventa canovaccio per le sovrapitture realizzate apponendo un segno pittorico sulle affiches, dando così vita alle icone della cultura cinematografica, da Brigitte Bardot a James Dean. La centralità del manifesto porta Rotella a concentrare la sua produzione degli anni Novanta e dei primi anni duemila di nuovo sui décollages dove i miti del cinema "storico" come Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Sofia Loren, John Wayne e Elvis Presley si confrontano con i nuovi divi e registi di quello contemporaneo, come Keanu Reeves, George Clooney, Quentin Tarantino, Lana e Andy Wachowski, creando un dialogo sempre attuale con la cosiddetta "settima arte".

A sottolineare la centralità del cinema nella produzione dell'artista, sono presenti nella mostra dei monitor che proiettano - a fianco di alcuni dei lavori - degli spezzoni di quei film che hanno ispirato Rotella e la cui locandina è stata da lui utilizzata per la realizzazione delle opere. Una modalità espositiva che permette di percepire in maniera simultanea e per libera associazione, la fonte di ispirazione da cui l'artista ha tratto spunto creativo. La mostra, in collaborazione con la 69esima edizione del Festival del film di Locarno, è organizzata con il Mimmo Rotella Institute e la Fondazione Mimmo Rotella. (Comunicato Ufficio stampa Sabina Bardelle von Boletzky)




Botto e Bruno - Society, you're a crazy breed Immagine dalla mostra di Botto e Bruno Society, you're a crazy breed - mostra di Botto e Bruno alla Fondazione Merz Botto&Bruno: Society, you're a crazy breed
termina il 19 giugno 2016
Fondazione Merz - Torino
www.fondazionemerz.org

Progetto inedito degli artisti Botto&Bruno concepito come un'unica grande installazione che si relaziona al luogo che la ospita e in particolare si sofferma sul valore simbolico che esso rappresenta, nella sua trasformazione da edificio industriale dismesso a centro di cultura. La mostra, a cura di Beatrice Merz e Maria Centonze, a partire dal suo titolo, tratto dal brano Society di Eddie Vedder e colonna sonora del film Into the Wild, è una sorta di grido per riflettere sul futuro della nostra società e sulla follia contemporanea che tende ad azzerare la memoria per costruire su macerie un presente senza storia.

Citando Marc Augé "La storia futura non produrrà più rovine. Non ne ha il tempo" (Rovine e macerie. Il senso del tempo, Bollati Boringhieri, 2004). Entrando nella spazio espositivo si è avvolti da un paesaggio fotografico che ricopre quasi per intero le pareti perimetrali e la pavimentazione, un fitto intreccio di immagini stampate con inchiostri ecosostenibili cheriproducono generici scenari di margini urbani uguali e diversi, in tante parti del mondo. Sono le periferie di Botto&Bruno, lo spazio di accumulo di una sorta di degrado delle culture e dello spirito umano, il prezzo pagato nel passaggio dalle civiltà arcaiche e contadine a quelle del cosiddetto "benessere" della nostra contemporaneità.

Nello scenario degradato gli artisti individuano alcune pause, luoghi di riflessione; si tratta di tre strutture, un silos, un muro e un cinema concepiti dagli artisti come "ristori dell'anima". Il silos, simile per forma e dimensioni a quelli che occuparono lo spazio esterno della Fondazione, ex centrale termica delle Officine Lancia, è un luogo in cui la distruzione dell'uomo si è fermata. Le immagini che lo ricoprono internamente riproducono una natura che si rimpossessa delle rovine, un luogo dell'immaginazione onirico, che riporta all'antico rapporto con la terra e con la natura. Segue un secondo elemento particolarmente simbolico: una porzione di muro aggettante da cui escono frammenti di carta, parole e frasi che si disperdono sulle pareti; sono i messaggi, i sogni, le istanze che trapelano sui muri di ogni dove.

Proseguendo nel percorso ci si avvicina ad una terza struttura: una piccola sala cinematografica denominata Cinema Lancia, ricostruita sul disegno della facciata dell'ex edificio industriale e ora sede del museo, diventa un altro luogo dove l'immaginazione ha la possibilità di relazionarsi con il pubblico. Botto&Bruno, nati e vissuti sempre nei quartieri di una società operaia costantemente alla ricerca di una nuova identità, raccontano il mondo con lucido e duro realismo mettendo in relazione visione e realtà, inquietudine e sogni, incanto e macerie. Con questa mostra offrono molteplici letture: quello che resta di un mondo finito distrutto dalla mancanza di un progetto, un mondo sognato, uno sguardo sul futuro; una ipotesi di cosa avverrà se ognuno di noi non riprenderà a far dialogare la ragione con il sentimento e a ritrovare un intenso e rispettoso rapporto con i luoghi. (Comunicato stampa)




Opera di Laura Bisotti Laura Bisotti: "Quando scivolerà..."
termina lo 07 maggio 2016
Marignana Arte - Venezia
www.marignanaarte.it

Nella ricerca di Laura Bisotti la rappresentazione del paesaggio si accompagna all'idea di una sua costante trasformazione. Si potrebbe dire che nei suoi lavori il luogo si manifesta sempre dinamicamente. Che si tratti del profilo di un'isola, di una carta topografica o del disegno di una costellazione, l'artista individua la grammatica dei segni convenzionali che organizza queste raffigurazioni e la esplora nel suo rovescio, come fosse il retro di un ricamo. D'altra parte, i punti di riferimento di un territorio non esistono di per sé ma in riferimento alla cultura del tempo in cui vengono stabiliti, il loro significato è una questione di sguardi. Il genere pittorico del "paesaggio", inteso come una veduta della realtà naturale, sfuma quindi in un'operazione più concettuale che aggiunge all'immagine una serie di informazioni e suggestioni.

In questo senso Venezia è un materiale di lavoro quanto mai ammaliante: Venezia è il luogo che per eccellenza si colloca in bilico tra la realtà e la fantasia, una città che chiunque al mondo, almeno per una volta, ha percorso nei propri sogni e che per questo possiede al grado massimo un "retro", un'identità riflessa (se non altro nell'acqua...). Se altre volte, nel percorso di Laura Bisotti, il paesaggio si evolveva sconfinando in una narrazione cesellata con frammenti di testo, in questa occasione esso sembra invece assumere le sembianze di un tavolo da gioco in cui allestire scenari effimeri da proiettare in un tempo fantastico dove tutte le ipotesi possono essere verosimili. La delicata visionarietà dell'artista scompiglia i punti di riferimento che dovrebbero essere fissi e immutabili e immagina alcuni lenti, progressivi scivolamenti della città. Studi di una deriva lieve e serena dove piace abbandonarsi. (Comunicato stampa)

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In Laura Bisotti's work representing a landscape always involves the notion of its constant transformation. We might say that in her pieces a place is always expressed in motion. Whether the outline of an island, a topographical map or the drawing of a constellation, the artist identifies the grammar of conventional signs that organises these figurations and explores its reverse as if it were the back side of a lacework. Then again, points of reference of a territory do not exist as such but in connection with the culture of the period in which they are established: their meaning is a question of vision. Thus the pictorial genre of the "landscape", meant as a view of a natural reality, becomes a more conceptual operation, adding information and intimations to the image.

In this sense Venice is an extremely fascinating work material: Venice is par excellence the place poised between reality and fancy, a city where everyone in the world has been at least once in their dreams, so it possesses to the utmost a "back side", a reflected identity (if only in the water...). Whereas on other occasions in Laura Bisotti's career the landscape evolved by overflowing into a narrative inlaid with fragments of text, here instead it seems to assume the appearance of a play table on which ephemeral scenarios can be installed to be projected into a fabulous time where every hypothesis is plausible. The artist's delicate creative vision disarranges the points of reference that are supposed to be fixed and immutable, and imagines the city slowly and gradually sliding. Studies of a leisurely and serene drifting in which we enjoy letting ourselves go. (Press release)




Immagine dalla locandina della mostra Genesi di Sebastiao Salgado Sebastiao Salgado: Genesi
termina il 26 giugno 2016
Palazzo Ducale - Genova
www.civita.it

Genesi è l'ultimo grande lavoro di Sebastião Salgado, il più importante fotografo documentario del nostro tempo. Uno sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro. La mostra è nata da un viaggio alla scoperta della bellezza nei luoghi più remoti del Pianeta, durato 8 anni. Curata da Lélia Wanick Salgado e prodotta da Civita su progetto di Contrasto e Amazonas Images. (Comunicato Ufficio stampa Civita)




"Al primo sguardo"
Opere inedite della Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo


termina lo 05 giugno 2016
Palazzo Roverella e Palazzo Roncale - Rovigo
www.studioesseci.net

Le Collezioni d'arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ricche di più di mille pezzi, vengono per la prima volta svelate al pubblico a Rovigo. Per ospitare le circa duecento opere che rappresentano il fior fiore della imponente raccolta di pittura e scultura sono state scelte due diverse sedi, tra loro vicinissime: Palazzo Roverella e Palazzo Roncale. La prima è la sede della Pinacoteca dei Concordi e di tutte le grandi esposizione d'arte rodigine; il secondo, Palazzo Roncale, sorge dirimpetto al Roverella ed è un imponente palazzo nobiliare rinascimentale, patrimonio della Fondazione, che ha provveduto al suo completo restauro. Questa mostra offre quindi anche l'occasione per ammirare gli interni restaurati di questa nobile dimora.

La scelta della Fondazione è stata di privilegiare, per questa doppia mostra rodigina affidata alla curatela di Giandomenico Romanelli e di Alessia Vedova, l'ampio corpus di opere riguardanti i due più recenti secoli, l'Ottocento e il Novecento. Pur prevedendo alcune eccezioni, là dove questo risulti indispensabile per dare completezza ad alcuni nuclei della grande collezione della Fondazione. Per motivi storici e di appartenenza non c'è dubbio che l'interesse maggiore si concentrerà sulla presentazione di un nucleo ancora inedito della Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio. Si tratta dei dipinti riuniti nella collezione di Pietro Centanini, che recentemente l'ha voluta donare alla Fondazione affinché possa mantenersi integra e soprattutto possa essere goduta dalla collettività.

La sua è una raccolta d'arte che unisce ai molti acquisti, ben guidati, che il collezionista aveva fatto sul mercato, il patrimonio d'arte della sua antica famiglia. Com'è testimoniato dall'esposizione, Pietro Centanini indirizzava le sue scelte soprattutto sugli artisti veneti ma anche, in omaggio alla moglie di origine partenopea, alla scola napoletana. Pur senza chiusure aprioristiche. In collezione si trovano infatti opere di gradissimo interesse di Palizzi, De Nittis, Lega, Ghiglia, Boldini, Fattori, Soffici, Rosai, de Pisis, de Chirico, Guttuso De Chirico, insieme a Zandomeneghi, Milesi, Luigi Nono, Licata, Brass, Barbisan ma anche Utrillo e Chagall. La Famiglia invece collezionava i vedutisti e i pittori di interni, compresi alcuni magnifici Guardi.

Se la Collezione Centanini sarà una novità per tutti, il nucleo maggiore della Fondazione Cariparo non mancherà di stupire per ricchezza e varietà di contenuto. In esso sono testimoniati ben 5 secoli di storia dell'arte veneta e italiana. Si passa più puntualmente a Oreste Da Molin, Giuseppe Manzoni e al Cavaglieri, gloria rodigina. Il Futurismo è ben rappresentato da Tullio Crali, mentre il secondo dopoguerra è presente con una sequenza notevolissima di opere, a ricordare l'importanza del gruppo N e dell'optical, con Biasi, Landi, Chiggio Massironi e infine tre opere di Castellani. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Piero Gilardi - 1 maggio - Torino 1983 Piero Gilardi: May days in Turin
termina lo 02 giugno 2016
VideotecaGAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea - Torino
www.gamtorino.it

Piero Gilardi (Torino, 1942), dopo le prime ricerche vicine alla Post-Pop Art, partecipa alla nascita del Movimento Arte Povera. Si dedica negli anni '70 al fenomeno della creatività collettiva operando in vari ambiti sociali. Negli anni '80 sperimenta i nuovi linguaggi tecnologici e inizia a realizzare una serie di opere in "realtà virtuale". Dal 2002 lavora al progetto Parco d'Arte Vivente di Torino, dove attualmente sono in esposizione alcune sue opere storiche nel contesto della mostra Earthrise.

L'esposizione in VideotecaGAM è dedicata all'impegno dell'artista nel teatro politico di strada e presenta al pubblico una delle recenti acquisizioni della Fondazione CRT per l'Arte Moderna e Contemporanea in deposito al museo: il video May days in Turin 1981-2013 di Piero Gilardi, un montaggio delle registrazioni di diverse performance teatrali realizzate in occasione di alcuni cortei sindacali per la Festa del Lavoro del 1° maggio a partire dall'inizio degli anni Ottanta. Accanto al video saranno presentati materiali grafici di critica e propaganda politica realizzati dall'artista negli anni Settanta e alcuni vestiti-sculture usati nelle performance di strada.

L'attenzione che la VideotecaGAM ha recentemente dedicato alla produzione italiana di opere video degli anni Sessanta e Settanta trova un suo prolungamento in questa mostra, la cui poetica affonda le proprie radici in quegli anni che videro Gilardi tradurre in impegno politico diretto e militante il proprio agire artistico, ripudiando ogni coinvolgimento con le dinamiche commerciali del mondo dell'arte. May days in Turin 1981-2013 va ad arricchire il patrimonio di filmati della VideotecaGAM che documentano le ricerche artistiche contemporanee.

Nel percorso di Gilardi il linguaggio video non ha rilevanza in sé, se non come strumento di registrazione del vero cuore pulsante dell'opera, espresso nell'azione condivisa e la creatività allargata, ma il suo lavoro rappresenta un caso esemplare di uscita da alcune dinamiche tradizionali, tipiche dei linguaggi maturati all'interno degli studi d'artista e delle gallerie d'arte. La sua rinuncia agli spazi protetti di elaborazione artistica ebbe in Italia pochi paralleli, ma in campo internazionale scelte affini si nutrirono spesso di un utilizzo comunitario del video. (Comunicato stampa)




Imago Urbis - La memoria del luogo attraverso la cartografia dal Rinascimento al Romanticismo Imago Urbis
La memoria del luogo attraverso la cartografia dal Rinascimento al Romanticismo


termina lo 08 maggio 2016
m.a.x. museo e Spazio Officina - Chiasso (Svizzera)
www.centroculturalechiasso.ch

Carte geografiche, topografiche e vedute di città trovano divulgazione grazie all'invenzione della stampa, dalla xilografia all'incisione su lastre in rame con il bulino, all'acquaforte, alla litografia. Accanto alla consuetudine di esporre le piante di città che rappresentano mete predilette di viaggi - da Roma a Venezia, Parigi, Ginevra, Zurigo, Basilea, Berlino, Vienna, Londra, Copenaghen, San Pietroburgo, Gerusalemme e molte altre - si realizzano piante per mostrare i luoghi nevralgici delle movimentazioni mitteleuropee, ma anche per raccontare i nuovi sviluppi che conoscono le città. In mostra - a cura di Cesare de Seta, fra i massimi esperti dell'iconografia della città, e Nicoletta Ossanna Cavadini - disegni preparatori, acquerelli, xilografie, incisioni a bulino e all'acquaforte, litografie, stampe, matrici, libri, ma anche gli strumenti dei cartografi e un mappamondo. Una sezione particolare sarà dedicata al Canton Ticino e all'area insubrica. (Comunicato stampa Amanda Prada - Ufficio stampa m.a.x. museo e Spazio Officina Svizzera e Insubria)




Richard Long: River Avon Mud
20 February (Opening 18.30 - 20.30) - 30 April 2016
Galleria Lorcan O'Neill - Rome
www.lorcanoneill.com

Richard Long, an essential figure of the conceptual and land art movements, grew up near the River Avon in Bristol (Uk) and has been using the mud from its tidal banks since the 1970s. Using simple geometric forms - lines, circles and spirals - he applies the mud to paper, panels and walls with vigorous, fluid gestures, or with carefully placed fingerprints and handprints. This exhibition includes large panels, works on paper, as well as sculpture of basalt stone from the Italian Alps. Long (b. 1945) has had retrospectives at the Guggenheim Museum, New York; Musèe d'Art Moderne de la Ville de Paris; Philadelphia Museum of Art; The National Museum of Art, Kyoto; Scottish National Gallery of Modern Art, Edinburgh; San Francisco Museum of Modern Art; Tate Britain, London; Hamburger Bahnhof, Berlin; Arnolfini, Bristol. He represented Britain at the Venice Biennale in 1976; he was awarded the Turner Prize in 1989, and the Praemium Imperiale in Tokyo in 2009; he is Chevalier dans l'Ordre des Arts et des Lettres (1990), and was made a CBE in 2013.




Andrew Moore - Cash Meier Barn Andrew Moore: Dirt Meridian
termina il 22 luglio 2016
Spazio Damiani - Bologna
www.damianieditore.com

Selezione di circa venti fotografie che l'autore americano Andrew Moore ha scattato in oltre dieci anni in America lungo il centesimo meridiano. Gli scatti raccontano la regione delle grandi pianure che si estende lungo il centesimo meridiano, linea che divide l'America in due, marcando il confine tra il fertile e verde Est e l'arido Ovest. Gran parte di questo meridiano attraversa la cosiddetta "Flyover Country", quell'area degli Stati Uniti caratterizzata da paesaggi scarsamente popolati, da prolungate siccità e da una lunga serie di sogni infranti. Altre parti del meridiano, invece, intersecano luoghi in cui la presenza e l'attività umana è stata al centro di controversie ancora vive; è questo ad esempio il caso dell'area montuosa del Bakken, in Nord Dakota, pesantemente sfruttata dall'industria estrattivo mineraria.

Le fotografie di Andrew Moore descrivono quindi la vita e l'atmosfera di un'America sfuggente e remota combinando orizzonti sconfinati e cittadine rurali con ritratti intimi di una comunità legata ad un paesaggio aspro e non sempre ospitale, che corre lungo la zona ad ovest del centesimo meridiano nel Nord e Sud Dakota, Nebraska, Colorado, Texas e Nuovo Messico. Molte fotografie sono state scattate con una camera digitale appositamente modificata comandata dal computer di Andrew Moore e montata su un piccolo aereo dal quale il fotografo ha realizzato immagini che offrono allo spettatore una prospettiva unica di questo paesaggio.

I paesaggi di Moore raccontano temi di primaria importanza che riguardano la tutela dell'ambiente. In un momento in cui il cambiamento climatico, la siccità e l'esplorazione di energia sono sempre in prima linea delle preoccupazioni nazionali, gli scatti della serie Dirt Meridian descrivono una terra soggetta a condizioni atmosferiche estreme, dove l'acqua e le risorse sono sempre stati scarsi e quindi nel corso degli anni l'insediamento delle comunità ha sempre faticato ad avvenire. Damiani ha pubblicato un libro intitolato Dirt Meridian che raccoglie oltre settanta fotografie, una prefazione del noto autore americano Kent Haruf, un saggio del curatore Toby Jurovics e un testo di Inara Verzemnieks. Sarà pubblicata anche una speciale edizione limitata a 25 copie che includerà una fotografia firmata e numerata da Andrew Moore.

Andrew Moore è un fotografo e regista americano noto al grande pubblico soprattutto per le fotografie di grande formato realizzate a Detroit, a Cuba, in Russia, nelle grandi pianure americane e nei teatri di Times Square di New York. La fotografia di Moore se da un lato impiega il linguaggio formale della fotografia di architettura e paesaggio, dall'altro affronta i temi del cambiamento sociale in un'ottica documentaristica. I suoi lavori fotografici sono stati pubblicati in monografie, antologie e importanti testate tra cui The New York Times Magazine, Time, The New Yorker, National Geographic, Harper's Magazine, The New York Review of Books, Fortune, Wired e Art in America. Moore tiene un Master in Fine Art di Fotografia, Video e Media alla School of Visual Arts di New York. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra I Vivarini Lo splendore della pittura tra Gotico e Rinascimento I Vivarini
Lo splendore della pittura tra Gotico e Rinascimento


termina lo 05 giugno 2016
Palazzo Sarcinelli - Conegliano (Treviso)

In questa esposizione, la prima mai dedicata ai Vivarini, sarà presentato un prezioso nucleo di opere fortemente rappresentative del loro percorso artistico e della loro diffusione al di qua e al di là dell'Adriatico. Capolavori che testimoniano altresì i contatti e gli influssi di Antonio, Bartolomeo e Alvise con alcuni dei più importanti protagonisti della pittura del primo Rinascimento italiano, come Mantegna, Squarcione, Filippo Lippi, Andrea del Castagno, Paolo Uccello oltre ai pittori veneziani.

Si potranno ammirare, per la prima volta riuniti, dipinti eccezionalmente trasferiti dalle loro sedi naturali - come il polittico di Antonio dalla basilica Eufrasiana di Parenzo, prima opera firmata e datata dal capostipite della bottega - e tavole realizzate per committenti pugliesi, come la pala da Capodimonte e quella geniale dalla basilica di San Nicola di Bari, opere entrambe di Bartolomeo, tra o primissimi e più originali esempi di pala con Sacra Conversazione a spazio unificato. Prestiti, in generale, che si possono considerare eccezionali per la delicatezza e la qualità delle opere e per il significato che rivestono nell'excursus pittorico dei Vivarini e nel cruciale passaggio dal Gotico al Rinascimento.

Sovrastata da una lunetta con "Cristo in pietà tra San Girolamo e San Francesco" la monumentale opera che giunge da Bari, è una tempera su tavola del 1476, in legno di tiglio, che raggiunge complessivamente quasi 2 metri e mezzo di altezza. La scena è ambientata in uno spazio unico: un atrio recintato da alte mura merlate, ove la Madonna e i Santi figurano in un formato pittorico e in una scala di proporzioni unitari. Su un'elegante edicola Invece è dipinta un'iscrizione del 1737 che attribuisce la commissione di questa Sacra Conversazione al canonico veneziano Ludovico Caucho. Un esempio di pala d'altare "moderna" - cui Bartolomeo giunge guardando Mantegna - ove i personaggi non sono più isolati nei diversi scomparti ma collocati in un unico spazio, legati dal sottile rapporto di una comune malinconia.

Anche l'opera del Museo Nazionale di Capodimonte in origine era a Bari, presso il Convento degli Osservanti: soppresso nel 1813, la pala è stata trasferita a Napoli per entrare nelle raccolte borboniche prima del 1821. La Madonna in atto di preghiera guarda il figlio che dorme nel suo grembo. Il cielo s'intravede oltre la barriera vegetale in fiore, horto conlusus aperto verso l'osservatore che simboleggia la verginità di Maria. Di Antonio ci saranno molte delle celebri tavolette con le storie di Santa Monica e Santa Apollonia, realizzate dall'artista con la collaborazione del cognato, l'ancora misterioso Giovanni d'Alemagna e che rappresentano l'esatta linea di transizione tra le narrazioni gotiche e sensibilità già rinascimentali, con gustose citazioni dall'antichità classica.

Di Alvise si potrà ammirare il percorso tormentato dagli schemi del padre e dello zio fino a una pittura che risente delle vicine esperienze di Giovanni Bellini e Cima da Conegliano ma, soprattutto, del fondamentale passaggio per Venezia di Antonello da Messina. Così nella tavoletta francescana dall'Accademia Carrara di Bergamo ammiriamo uno dei vertici della poetica del più giovane dei Vivarini e nel Sant Antonio da Padova dei Musei Civici di Venezia uno dei rari esempi di ritrattistica vivariniana. Infine la Sacra Conversazione dal museo di Amiens, ultima problematicissima opera di Alvise datata 1500, capolavoro insolito mai veduto in Italia.

Un'opera sorprendente e anomala nel panorama della pittura veneziana di quegli anni ma fondamentale per tentare di capire l' inquieto sperimentalismo dell'ultimo periodo di Alvise. Oscura la sua genesi e il suo percorso storico, gli studi più recenti hanno provato che la tavola nel 1642 era entrata a far parte - per il tramite di Michelangelo Vanni, figlio del più noto pittore toscano - della prestigiosa raccolta dei principi piemontesi Dal Pozzo della Cisterna, una delle più belle collezioni europee. Tanto che nel primo inventario della raccolta essa viene descritta e attribuita al "Venetiano" Alvise Vivarini, pittore di "Morano" presentato addirittura come "maestro di Tisciano": un dato astorico che aumentava il prestigio dell'opera, ponendola affianco ai capolavori di Dürer, Veronese e Tiziano posseduti dal marchese Amedeo dal Pozzo. Alvise è ancora un enigma per gli storici dell'arte e la sua precoce scomparsa, senza eredi, interrompe un percorso di altissimo livello che poteva forse avere esiti dirompenti.

Una mostra dunque imperdibile che - negli ambienti contenuti ma affascinanti dello storico Palazzo Sarcinelli - avvia una prima importante e inedita riflessione su questi protagonisti del Quattrocento lagunare ancora tutti da studiare; una mostra-dossier che riunisce selezionate tavole, esemplari pale d'altare e polittici delicatissimi per trasporto e conservazione, squarciando con coraggio il velo sui Vivarini e suggerendo interrogativi e confronti. Un tassello mancante, nella lunga storia di mostre dedicate sin dagli anni '30 alla pittura veneta, ma anche un'esperienza inaspettata di grande arte, un emozionante percorso nella stagione più ricca e movimentata del processo di evoluzione dei linguaggi artistici nell'età dell'Umanesimo.

Saranno complessivamente sette decenni d'attività generosa di committenze e copiosa di risultati: polittici per chiese e confraternite e tavole per private devozioni, storie di santi e di miracoli, ricordi di antico e scene di toccante pietà ma anche di conclamata modernità; opere nelle quali i colori, dal rosa al turchino dai violetti cangianti al verde squillante, risaltano in tutta la loro forza accompagnandosi e poi liberandosi dai preziosi fondi oro per misurarsi con la natura e le atmosfere inpaesaggi delicati e magnifici. Sull'onda delle committenze degli ordini religiosi (francescani, domenicani, agostiniani) di parrocchie e scuole, le opere dei Vivarini giocano un ruolo di primo piano su un palcoscenico che è veneziano e veneto non meno che adriatico: Istria, Dalmazia, Marche e, soprattutto, le Puglie vedono giungere le tavole dei Vivarini, illustrando una chiesa, dando splendore dell'oro e dei colori laccati a un altare, illuminando una cappella.

La mostra segue i percorsi individuali e comuni dei tre protagonisti, ne indaga i caratteri e le peculiarità. Consente anche di capire che cosa essi abbiano lasciato in eredità alla cultura pittorica veneta del Cinquecento. Riprendendo una proposta che ha trovato nelle due mostre precedenti di questo ciclo un ampio consenso e un sincero apprezzamento dei visitatori, la mostra suggerisce di completare gli itinerari dentro le sale espositive con una fitta rete di affascinanti "scoperte" di capolavori sparsi sul territorio della Marca. Ecco allora un percorso seducente e gioioso tra le pale, gli affreschi, gli angeli e i santi lungo solchi d'arte che riconducono i Vivarini ai loro seguaci, ai loro piccoli e grandi contemporanei, da Lotto a Giorgione, da Andrea da Murano e Girolamo Strazzaroli, da Jacopo da Valenza a Cima da Conegliano: la più ricca e più raffinata delle possibili 'mostre' tra i capolavori che ancora oggi 'presidiano' i luoghi magici dove è fiorita una civiltà. (Comunicato stampa Giovanna Ambrosano - Civita Tre Venezie)




Piero della Francesca. Indagine su un mito
termina il 26 giugno 2016
Musei San Domenico - Forlì

Riunire un nucleo adeguato di opere di Piero, artista tanto sommo quanto "raro", è già operazione complessa. Riuscire poi a proporre un confronto di questo livello con i più grandi maestri del Rinascimento, da Domenico Veneziano, Beato Angelico, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi, Fra Carnevale a Francesco Laurana tra gli altri, è operazione non semplice. Così come è complesso il riuscire a documentare, riunendo sempre i veri capolavori, l'influsso di Piero sulla generazioni di artisti a lui successiva: Marco Zoppo, Francesco del Cossa, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e Bartolomeo della Gatta ma anche Giovanni Bellini.

Ma questa mostra, che già così sarebbe un evento storico, si spinge oltre, indagando il mito di Piero quando esso rinasce, dopo i secoli dell'oblio, nel moderno, nei Macchiaioli, Borrani, Lega, Signorini, ad esempio. Ma soprattutto per il fascino che la sua pittura ha su molti artisti europei: da Johann Anton Ramboux o Charles Loyeux, fino alla fondamentale riscoperta inglese del primo Novecento, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo di Bloomsbury. Poi gli echi pierfrancescani che risuonano in Degas e Seurat, nei percorsi del postimpressionismo, e tra gli ultimi bagliori puristi di Puvis de Chavannes.

La fortuna novecentesca dell'artista è affidata agli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, confrontati con fondamentali artisti stranieri come Balthus e Edward Hopper che hanno consegnato l'eredità di Piero alla piena e universale modernità. Lo stesso Paolucci cita nel catalogo ufficiale della mostra: "A un certo momento, nella storiografia critica del Novecento, Piero della Francesca è sembrato la dimostrazione perfetta, antica e perciò profetica, di una idea che ha dominato a lungo il nostro tempo; di come cioè la pittura, prima di essere discorso, sia armonia di colori e di superfici".

E' l'affascinante rispecchiamento tra critica e arte, tra ricerca storiografica e produzione artistica nell'arco di più di cinque secoli a costituire il filo conduttore della mostra. Dalla fortuna in vita - Luca Pacioli lo aveva definito "il monarca della pittura" - all'oblio, alla riscoperta. L'eterna immobilità dei solidi umani di Piero, di questi volti appena sfiorati da un'ombra di passione continua ad eternare le sue figure, innalzandole al di sopra del caos, della mediocrità, in una pace sovrannaturale che ce le mostra ancora oggi come rivelazioni. Catalogo Silvana Editoriale. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




"Mai stata così Reale!"
La Villa Reale di Monza diventa ancora più reale!


Dal 5 febbraio 2016 la visita degli Appartamenti Privati al Secondo Piano Nobile sarà arricchita con la cosiddetta "realtà aumentata". Senza alcun pagamento aggiuntivo rispetto al biglietto d'ingresso, tutti i visitatori potranno provare l'esperienza ARtGlass, grazie a occhiali speciali che, con una tecnologia dedicata, permettono di "fondere" la visione reale e virtuale di un ambiente o di un'opera d'arte. Grazie a una tecnologia dedicata, questi occhiali futuribili consentono al visitatore di muoversi liberamente negli ambienti della Villa Reale e di vivere un'esperienza immersiva arricchita di informazioni aggiuntive relative agli spazi, agli arredi e alle vicende storiche che li hanno caratterizzati, non rilevabili attraverso l'osservazione diretta.

Sarà possibile passeggiare nella camera da letto dell'imperatrice di Germania, Augusta Vittoria, così come era stata arredata in occasione delle sue visite alla fine del XIX secolo, o scoprire che cosa nascondono le boiseries della sala da bagno o ancora assistere al saluto di Umberto I e la Regina Margherita mentre salgono in carrozza. Grazie ad un peculiare mix d'immagini e racconti, indossando gli smartglass come un normale paio di occhiali, al Secondo Piano Nobile della Villa Reale sarà possibile visualizzare dei contenuti in 3D, rivelando particolari sconosciuti e proponendo un viaggio nel passato unico nel suo genere, anche perché mai realizzato in precedenza in una grande residenza reale.

Il visitatore potrà compiere un viaggio nel tempo e nello spazio diventando a sua volta attore-protagonista della storia della Villa Reale; in questo viaggio nel tempo sarà accompagnato da una voce in italiano e inglese, che fornirà ulteriori informazioni di carattere storico e artistico. ARtGlass usa una nuova tecnologia al servizio dell'arte e della storia: un mix di soluzioni informatiche integrate con calcoli di logistica e localizzazione del visitatore negli spazi, nel rispetto della più rigorosa ricostruzione storica e scientifica. (Comunicato stampa Ufficio Stampa Civita)




Nanda Vigo - Light Progressions - vetro laccato e satinato, neon blu, neon rosso - Omaggio a Fontana cm.140x110x18.5 1993 Affinità elette
La collezione di Nanda Vigo
Opere e relazioni tra i più importanti artisti europei degli anni Sessanta


termina lo 08 maggio 2016
Raccolta Lercaro - Bologna
www.raccoltalercaro.it

Mostra composta da un centinaio di opere, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, con testi storico critici di Marco Meneguzzo. Le Affinità elette infatti sono quelle personalità che la Vigo ha incontrato e appunto "eletto" a interlocutori del proprio lavoro e delle sue preferenze in campo artistico e, di converso, sono anche gli artisti che a loro volta hanno scelto Nanda Vigo come riferimento. E' per questo che in mostra verranno esposte, accanto alle opere della Vigo, parte delle sue "icone" che l'artista e designer ha raccolto nel corso di quei favolosi anni Sessanta, interfacciati con i maggiori movimenti artistici dell'epoca come il Movimento Zero.

Oltre alle numerose opere degli artisti in elenco saranno esposti alcuni lavori di una piccola cooperativa d'arte, appunto "cooperarte" fondata nel 1976 - e di cui Vigo è stata promotrice -, e alcune testimonianze particolari del lavoro di Piero Manzoni come uno dei rari quadri "nucleari" (occorre ricordare che Manzoni espose presso la galleria San Fedele di Milano "Movimento Arte Nucleare", nel 1957, e fu anche firmatario del Manifesto "Contro lo stile"). Infatti, il lavoro di Nanda Vigo è perfettamente coerente con l'atmosfera sperimentale che si respirava anche a Milano, in certi ambienti, e che di lì a poco avrebbe trovato tante consonanze con il Gruppo Zero: nel '59 progetta le Torri Cimiteriali per il Cimitero di Rozzano (coll. Ing. Giovanardi) e la Zero House, primo ambiente abitabile Zero, completamente bianco, se non per l'uso di effetti di luce verde o rosso, appunto in mutazione dal bianco/neon, e nel quale saranno integrate opere di Enrico Castellani e Lucio Fontana.

Tutto si fonda sull'assenza del colore, sostituito della luce naturale o artificiale, visibile nelle opere storiche, che affrontano il rapporto spazio-tempo, luce-trasparenza, da cui il nome dei lavori: Cronotopo (Chronos-Topos). Nanda Vigo sarà dunque presente con una selezione di importanti opere relative alla sua ricerca sulla luce. Per tutto ciò dalla mostra emergono i legami personali e lavorativi di Vigo, ma soprattutto il carattere del tutto innovativo e di ricerca di quel gruppo di artisti europei, legati da vincoli di amicizia e di comune sentimento dell'arte, con una curiosità animata da «un'energia liquida», che li spinge ad alcune indagini tra le più interessanti degli anni '50 e '60: una mostra corale, che testimonia un momento estremamente fecondo dell'arte continentale, da quella dimensione artistica che per quasi un decennio si è posta sempre nuovi problemi, per giungere a sempre nuove possibilità espressive.

Artisti: Accardi, Agnetti, Alviani, Armando, Aubertin, Beuys, Bischoffshausen, Brindisi, Bruno, Cappello, Carrega, Chin, Colombo, Corona, Dadamaino, Dangelo, Fabbri, Fabre, Fontana, Goepfert, Gruppo Ton Fan, Holweck, Isgrò, Leblanc, Mack, Manzoni, Megert, Mendini, Mesens, Nangeroni, Nigro, Oste, Patella, Peeters, Piene, Giò Pomodoro, Lisa Ponti, Radice, Rickey, Rotella, Sabatelli, Schifano, Schoonhoven, Sordini, Stefanoni, Tadini, Talman, Turcato, Uecker, Uriburu, Van den Branden, Vandercam, Verheyen, Vigo, Volpini, Yan. (Comunicato stampa)




"Il Magnifico Guerriero"
Bassano a Bassano


termina il 31 gennaio 2017
Civici Musei - Bassano del Grappa
www.museibassano.it

Di ritratti di Jacopo Bassano se ne conoscono pochi. Ne posseggono uno i Musei di Los Angeles, di Budapest e solo pochissimi altri. Bassano conservava solo un prezioso piccolo ritratto su rame del doge Sebastiano Venier, uno dei protagonisti della battaglia di Lepanto (1571). Una lacuna di un grande ritratto è colmata ora dall'arrivo di questa tela (cm.109x82) che i Civici Musei hanno ottenuto in comodato gratuito, omaggio del possessore al Museo che è il fulcro degli studi intorno a Jacopo e alla sua famiglia. Il Magnifico Guerriero, o più esattamente Il ritratto di uomo in armi rappresenta un affascinate nobiluomo dalla fulva, curatissima barba. Non un giovane ma un uomo maturo, certo aduso al comando ma soprattutto ad una vita raffinata lontano dai campi di battaglia. Indossa una preziosa corazza alla moda dell'epoca, che lo costringe, ma che non riesce ad ingabbiare la sua grazia e la sua flessibilità. Le lunghe dita, curate e perfette, non sembrano le più adatte a menar fendenti, così come il suo spadino di ferro e oro sembra più da parata che da battaglia.

Secondo Vittoria Romani dell'Università di Padova, che ha avuto il merito di ricondurre a Jacopo Bassano questo autentico capolavoro già attributo a Veronese e a Pordenone, il ritratto è databile agli anni immediatamente seguenti il 1550, ovvero al momento più altamente manierista del maestro. Che si tratti di un'opera altissima di Jacopo lo afferma anche Giuliana Ericani, già direttore dei Civici Musei di Bassano, che ha stimolato la concessione del Ritratto per la Sala dei Bassano. Il Magnifico Guerriero era finito all'estero. Lo si ritrova nel '700 a Melbury House nel Dorset. Va sul mercato da Christie's nel 1968 con l'attribuzione a Paolo Veronese, non condivisa da Giuseppe Fiocco che lo riconduce invece al Pordenone. E' un'opera sicuramente interessante, tant'è che di essa si occupa anche Federico Zeri.

Vittoria Romani, nello studio redatto intorno a questo capolavoro, rileva che "La condotta pittorica dell'uomo d'armi appare. in sintonia con il clima lagunare, e anzi qui Bassano, che nei ritratti giovanili condivide il registro obiettivo di Lotto e di Moretto mostrando una peculiare riservatezza di sguardo verso i ritrattati, raccoglie la sfida tutta lagunare, risalente al magistero di Giorgione, degli effetti di luce incidente e dei riflessi sulle superfici specchianti delle armature. Colate di materia accesa nei punti di massima luce si alternano a una scrittura in punta di pennello, volta a risaltare gli ornamenti con l'oro spento e a cogliere i bagliori dei profili e della cotta di maglia che luccicano nell'ombra. Il grigio del metallo vira in azzurro nell'ombra, si mescola a riflessi bruni e si accende sul fianco sinistro del rosso della camicia. Su questo brano di pittura balenante di luce si innesta con un peculiare contrasto il volto leggermente reclinato sulla spalla, che introduce una nota sentimentale inattesa, gli occhi rivolti altrove, sgranati e liquidi".

Questo rientro è festeggiato con una serie di iniziative di prestigio: l'uscita di tre volumi degli Atti del Convegno sui Bassano del 2011, la pubblicazione del catalogo completo delle opere dei Bassano patrimonio dei Civici Musei della Città, l'esposizione, a Palazzo Sturm, di una selezionata parte del poderoso corpus di incisioni tratte da Jacopo. (Comunicato stampa Studio Esseci)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Articoli di Ninni Radicini su festival del cinema in Grecia e Cipro




Conferenza di Dietmar Eberle
06 maggio 2016 / venerdì / ore 17.00
Università di Pisa - Polo Carmignani
www.austriacult.roma.it

Dietmar Eberle è fra i 5 architetti internazionali invitati a partecipare a un ciclo di conferenze sulla genesi del progetto architettonico. Carlo Baumschlager e Dietmar Eberle iniziano la loro collaborazione architettonica nel 1985 a Vorarlberg in Austria, dando vita a quello che oggi è conosciuto come il gruppo BE "Baumschlager Eberle". L'esperienza accumulata che, a oggi, vanta 300 edifici completati in tutto il mondo, e ha permesso loro di creare un patrimonio di conoscenza condivisa cui attingere per la progettazione futura.

La qualità del loro lavoro è confermata da una serie di premi, riconoscimenti e successi nel campo dell'architettura. Carlo Baumschlager lascia il gruppo nel 2010 e lo studio Baumschlager Eberle, ormai riconosciuto a livello internazionale, viene quindi portato avanti da Dietmar Eberle. Dietmar Eberle (1952) dopo aver insegnato in numerose università, dal 1999 Eberle è professore di Architettura al ETH di Zurigo dove dirige anche l'ETH Wohnforum (Laboratorio di Ricerca sull'Architettura e lo Spazio Abitato). Dietmar Eberle ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali ed è membro dell'Istituto Americano degli Architetti. (Comunicato stampa)




L'esperienza teatrale di Peter Brook
06 maggio 2016, ore 17.00
Teatro Argentina - Roma
www.audinoeditore.it

Peter Brook non è soltanto uno dei più grandi registi teatrali del Novecento, è anche uno dei più lucidi narratori di esperienze all'interno di quel mondo. La cosa che maggiormente colpisce all'interno del suo discorso sul teatro è la capacità di metabolizzare ogni vicenda vissuta per restituirla come riflessione alta sui più diversi aspetti della pratica registica e attoriale o come spunto critico sull'opera di un grande autore - con particolare attenzione a William Shakespeare, delle cui opere ha firmato numerosi allestimenti. Fabrizio Deriu, Maddalena Pennacchia e Pino Tierno si confronteranno sull'esperienza e il pensiero teatrale del regista inglese. Letture a cura di Ferdinando Ceriani, con Carla Ferraro e Ruben Rigillo. Durante l'incontro verranno presentati i due volumi editi da Dino Audino editore: La qualità del perdono e Il punto in movimento, saggi di Peter Brook.

Fabrizio Deriu insegna Discipline dello Spettacolo presso l'Università di Teramo. Si occupa prevalentemente di aspetti teorici del teatro e dello spettacolo contemporanei (con particolare attenzione ai cosiddetti Performance Studies) e di storia dell'attore nel Novecento tra teatro, cinema e audiovisivi. Maddalena Pennacchia insegna Letteratura inglese presso l'Università "Roma Tre". Si interessa di intermedialità letteraria, adattamento filmico della letteratura, la biopic, Shakespeare e Jane Austen al cinema e in televisione, le rappresentazioni audiovisive dello Shakespeare romano. Pino Tierno operatore culturale, ha tradotto opere teatrali dall'inglese, dallo spagnolo e dal francese. Collabora con la rivista specializzata «Hystrio». È direttore artistico del festival di drammaturgia internazionale contemporanea 'In altre parole'. (Comunicato stampa)




Musica per l'Europa
Marc Heredia Trechs - pianoforte


05 maggio 2015, ore 19
Instituto Cervantes - Palermo
www.goethe.de/palermo

Concerto nell'ambito del ciclo Musica per l'Europa in collaborazione con Instituto Cervantes Palermo, Curva minore e MCB - Concurs Internacional de Música Maria Canals. Marc Heredia Trechs, vincitore nel 2015 del Concorso Internazionale di Musica Maria Canals, è riconosciuto dalla critica come uno dei giovani talenti più famosi di Spagna. Ha iniziato lo studio del pianoforte all'età di tre anni e si è specializzato presso il Conservatorio Superiore di Musica del Liceo, con gli insegnanti Cecilio Tieles e Jose Enrique Bagaria. Tra il 2008 ed il 2012, ha continuato la sua formazione presso la Scuola Superiore di Musica Reina Sofía, con i professori Dimitri Bashkirov, Denis Lossev e Claudio Martínez Mehner. Successivamente, ha realizzato un Master concluso con il massimo dei voti presso la Hochschule für Musik di Basilea, Svizzera, con il professore Claudio Martínez Mehner. E' stato premiato con diverse borse di studio dall'AIE, Associazione di Interpreti ed Esecutori, dalla Fondazione Albéniz e dalla Generalitat della Catalogna. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)

Programma

- Sergei Rachmaninow (1873-1943), 13 Preludi op. 32, n. 5, 12 e 10; 10 Preludi op. 23, n. 7 - Federico Mompou (1893-1987), Paisajes (1942-1960): La Fuente y la campana; El lago; Carros de Galícia - Maurice Ravel (1875-1937), La valse - Enrique Granados (1867-1916), Allegro de Concierto, op. 46 - Salvador Brotons (1959), Tre notturni "alla Chopin" - Franz Liszt (1811-1886), Mephisto valzer n. 1 S. 514

- Prossimo concerto
.. 26 maggio, ore 19, Goethe-Institut, Goldmund Quartett quartetto d'archi, musiche di Franz Joseph Haydn, Alban Berg e Ludwig van Beethoven




La crisi greca a suon di rebetiko

Adattamento, regia, interpretazione di Angeroula Pitsaki
Aiuto regia Tommaso Sassi
Assistente alla regia Simone Caredda
Scenografie Artesceno srl - Massimo Sergianni
Video Alessio Rucchetta e Valerio Maggi
Luci Raoul Terilli
Consulenza Coreografica Paola Maffioletti
Organizzazione Annalisa Siciliano

10-11 maggio 2016, ore 20.30
Teatro Palladium - Roma
www.comunitaellenicaroma.it

Perfomance multimediale, tratta da Tefteri, il libro dei conti in sospeso (Ed. Il Saggiatore, 2013). Tefteri in greco è il libricino dei conti, quello su cui un tempo i negozianti di alimentari segnavano i conti in sospeso. Ma è anche il taccuino di viaggio di Vinicio Capossela. L'adattamento teatrale di Angeroula Pitsaki, attrice e regista greca, descrive gli effetti del terremoto finanziario, sociale ed economico che ha colpito la Grecia e l'Europa, ma narra anche il popolo ellenico, il suo carattere polivalente, la sua forza, la sua capacità di non abbattersi nella tragedia, ma di affrontarla e anzi trasformarla, ritrovando l'antropos. La musica rebetika è sfondo e personaggio del racconto, è il coro che rappresenta lo spirito greco. Una musica energica, dirompente, che potremmo definire il "punk" degli anni Venti/Trenta.

E' da qui che scaturiscono i due binari su cui su cui scorre la piece. Su un grande schermo, simbolo della crisi, la Grecia e il suo paesaggio che la crisi ha mutato. Karaghiozis, personaggio principale del teatro delle ombre, è il simbolo dell'uomo greco oppresso, ma intelligente, semplice, arguto, divertente. Rappresentato con un lungo braccio che gli fa affrontare e afferrare ogni giorno la vita nei suoi momenti belli e con una gobba su cui porta il peso dei problemi del popolo greco. In scena Angeroula Pitsaki recita e danza a passo di rebetiko, in un viaggio emotivo tra gioia, dolore, euforia, estasi, malinconia. Uno spettacolo creato da musica, danza, prosa, video e teatro delle ombre uniti in un incessante passaggio dall'euforia alla disperazione.

Krisis, in greco scegliere, cernere, più che evento nefasto, è opportunità per costruire sé stessi, per darsi un'etica che vada oltre ciò che si possiede, perché la soluzione è ricollocare l'uomo, l'antropos, al centro del mondo, della vita. Come nella antica tragedia greca Tefteri ha un prologo, un tema centrale, un finale e un epilogo. L'intento di Angeroula Pitsaki è di riparlare della crisi, risvegliare le coscienze, riportare l'attenzione sull'uomo. Ma è anche quello di raccontare la tragedia della crisi attraverso lo sguardo del vero spirito greco che il rebetiko rappresenta perfettamente. Anche per questo, la sera dell'11 maggio dopo lo spettacolo, si terrà un dibattito a cui parteciperanno, scrittori, studiosi, rappresentanti delle Comunita Elleniche in Italia, e altri personaggi che via via si stanno aggiungendo per portare il loro contributo di voci veritiere su una questione che riguarda tutti molto più da vicino di quanto forse riteniamo. Lo spettacolo è realizzato in coproduzione da Associazione Culturale da Roma a Kastellorizo e Fondamenta Teatro e Teatri. (Estratto da comunicato stampa)




Iniziativa alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste

- 05 maggio, ore 16.30 Nell'ambito degli incontri culturali organizzati dalla Società di Minerva, il presidente Gino Pavan presenterà il programma del mese, proposto dalle Soprintendenze e dal Polo Museale, che verte sulla "Tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali: attività delle Soprintendenze e del Polo museale in Friuli Venezia Giulia". Luca Caburlotto (Polo museale del Friuli Venezia Giulia), Katia Brugnolo (Accademia di Belle Arti di Verona), Maurizio Anselmi (Polo museale del Friuli Venezia Giulia) parleranno di: Scrigni di fiori e profumi. Le ceramiche di Nove: Capolavori tra natura e finzione. Una mostra nel Museo storico del Castello di Miramare. (Comunicato stampa)




Detour - Festival del Cinema di Viaggio
5a edizione, Padova, Cinema PortoAstra, 05-09 ottobre 2016
www.detourfilmfestival.com

Il Festival si struttura intorno a due sezioni principali: Concorso internazionale, Omaggio all'autore e una serie di eventi speciali. Possono essere ammessi al Concorso internazionale esclusivamente lungometraggi di finzione e documentari. Nei film deve essere presente il tema del viaggio nelle sue possibili declinazioni: la fuga, l'esilio, la migrazione, l'esplorazione. Sono ammessi film di generi diversi, dal dramma al road movie, dalla commedia al cinema di fantascienza che mettano in scena viaggi di ritorno, di scoperta, di formazione, o che affrontino temi come lo spaesamento, l'attraversamento, il confine.

I film devono essere di durata superiore ai 60 minuti per i lungometraggi di finzione e di durata superiore ai 50 minuti per i documentari. I film devono essere stati completati dopo il 31 dicembre 2014. Le opere non in lingua italiana devono avere i sottotitoli in italiano o in inglese. Per essere ammessi alla selezione per il Concorso Internazionale è necessario compilare la scheda di iscrizione presente sul sito. Una copia del film in DVD deve essere spedita entro e non oltre il 9 luglio 2016. (Estratto da comunicato stampa)




Damiani Happy Hour Damiani Happy Hour
25 febbraio - 14 luglio 2016
Spazio Damiani - Bologna
www.damianieditore.com

Ciclo di 6 incontri con la storia della fotografia organizzato da Spazio Damiani, dedicato alla fotografia di viaggio.

Programma a cura di Luca Capuano

- 25 febbraio | C'era una volta la Fotografia: 7 gennaio 1839
Con Pier Francesco Frillici

I pionieri della fotografia in Francia: Joseph-Nicéphore Niépce, Louis-Jacques Mandé Daguerre, Hippolyte Bayard. William Henry Fox Talbot e l'invenzione del calotipo in Inghilterra. I grandi ritrattisti del XIX secolo. L'alba del reportage: dalle campagne belliche alle spedizioni geografiche, da Roger Fenton a Timothy O'Sullivan. La nascita delle istantanee e l'inizio del nuovo secolo.

- 17 marzo | Obiettivi di viaggio. Esplorazioni fotografiche nel corso di due secoli
Con Pier Francesco Frillici

La fotografia, come il viaggio, è conoscenza e testimonianza. L'esotico e il diverso, l'altrove misterioso ma anche il banale quotidiano, il reale e l'immaginario diventano grazie alla fotografia materiali simbolici per l'archiviazione e la trasformazione del mondo. Viaggeremo nelle opere di Maxime Du Camp, Francis Frith, Felice Beato, Walker Evans, Robert Frank, Lee Friedlander, Henri Cartier-Bresson, Sebastião Salgado, Steve McCurry, Franco Vaccari, Luigi Ghirri e altri.

- 21 aprile | La fotografia e la moda. Dal Pittorialismo allo Snapshot Style
Con Federica Muzzarelli

Quando nasce la fotografia di moda, con quali obiettivi e grazie a quali vicende storiche, tecniche, culturali. I grandi autori della fotografia di moda dal pittorialismo di De Meyer allo Snapshot Style di Terry Richardson passando per altri grandi protagonisti attraverso stili, epoche e modelli femminili del Novecento: Edward Steichen, Richard Avedon, Helmut Newton.

- 12 maggio | Immaginando l'America. Luoghi, personaggi, eventi, tra arte e fotografia nel Primo Novecento
Con Pier Francesco Frillici

Nei primi decenni del XX secolo New York diventa la capitale culturale nonché economico-finanziaria dell'arte contemporanea nel segno della fotografia. Dalla galleria 291 e la rivista Camera Work alla nascita del Moma, dall'Armory Show, fiera delle avanguardie storiche, al New Deal e ai progetti di rinnovamento sociale e morale degli anni trenta-quaranta, attraverseremo le strade della "Grande Mela" insieme a Marcel Duchamp, Alfred Stieglitz, Paul Strand, Georgia O'Keeffe, Walker Evans, Berenice Abbott e tanti altri.

- 23 giugno | La scoperta dell'archivio. Origine di un nuovo linguaggio dagli anni '70 ad oggi
Con Luca Panaro

Migliaia di artisti in tutto il mondo prelevano fotografie e video e le riutilizzano per dare vita a nuove opere d'arte. Ma quando ha avuto origine questo fenomeno? Quali artisti nel secolo scorso hanno introdotto il prelievo di un oggetto oppure di un'immagine come atteggiamento artistico? In che modo questo può essere l'elemento che accomuna cento anni di storia dell'arte, dalle avanguardie d'inizio Novecento fino all'epoca attuale? Saranno messi in evidenza alcuni autori dagli anni Settanta ad oggi, scelti per l'anticipo sui tempi con cui hanno affermato il loro interesse per l'archivio, come luogo a cui attingere ma anche come atteggiamento per la produzione di un corpo d'immagini omogeneo (Bernd e Hilla Becher, Maurizio Cattelan, Candida Höfer, Thomas Ruff, Joachin Schmid, Franco Vaccari).

- 14 luglio | Finzione come realtà. La fotografia come "messa in scena" dagli anni '70 ad oggi
Con Luca Panaro

La fotografia ha sempre mentito e sempre lo farà. Ancora oggi però ci stupiamo quando accade, nonostante l'affermarsi delle tecnologie di matrice informatica lascerebbe pensare il contrario. Ma in che modo l'immagine mente? Ci sono tante occasioni per fingere utilizzando la fotografia. Sarà approfondita la conoscenza di quegli autori che dagli anni Settanta ad oggi hanno rivolto una particolare attenzione alla ricostruzione di ambienti architettonici, piuttosto che soggetti scultorei o paesaggi sintetici, ma anche ritratti ambientati. Situazioni che possiamo già considerare finzione prima ancora di essere trasformate in fotografia, ma che necessitano di quest'ultimo passaggio per divenire opera (Olivo Barbieri, James Casebere, Thomas Demand, Cindy Sherman, Hiroshi Sugimoto). (Comunicato stampa)




Immagine di presentazione del Seminario internazionale di progettazione di ACMA ACMA Centro di Architettura: Seminario internazionale di progettazione
Lisbona, 2016
www.acmaweb.com

ACMA rinnova l'appuntamento al Seminario Internazionale di Progettazione "Rifare Paesaggi" che si terrà a Lisbona nel mese di luglio 2016. Il seminario intende individuare una strategia di riqualificazione di alcune aree critiche della città, selezionate di anno in anno, attraverso una molteplicità di incontri, dibattiti e proposte progettuali. Lisbona presenta una delle più vaste aree metropolitane europee e rappresenta il paradigma della città contemporanea con le sue contraddizioni: da un lato l'espansione edilizia ed infrastrutturale e le relative conseguenze ambientali, economiche e sociali, dall'altro la necessità di ritrovare e conservare l'identità dei luoghi negli attuali e inarrestabili processi di trasformazione urbana e paesaggistica.

Attraverso l'esperienza e l'intensa attività di giovani e docenti internazionali provenienti da diversi ambiti culturali, l'obiettivo dell'iniziativa è quello di far emergere le problematiche che attraversano la città, riconoscere le aree sensibili alle modificazioni urbane, sottolineare le necessità e le modalità di possibili interventi. Il seminario di progettazione contempla una serie di apporti teorici giornalieri (lezioni dei docenti), una fase di esperienza del luogo, attività di laboratorio, ciclo di conferenze, dibattito e presentazione delle proposte.

Il seminario si configura come un corso intensivo di perfezionamento ed aggiornamento rivolto a diplomati, studenti e laureati nelle discipline di carattere tecnico-scientifico legate alla gestione del territorio (architettura, architettura del paesaggio, ingegneria, scienze ambientali, scienze naturali, scienze agrarie e forestali, beni culturali, antropologia, sociologia, urbanistica, scienze e politica del territorio) e nelle discipline di arti visive. Sono richieste basi tecniche medie sulla ripresa fotografica. Le iscrizioni verranno raccolte fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto. Il corso prevede 100 ore di didattica e la possibilità che vengano riconosciuti crediti universitari. (Comunicato stampa)




Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria
IV edizione, 23-25 giugno 2016
Teatro Comunale Ramarini - Monterotondo (Roma)
www.concorsoliricojoledemaria.eu

* Termine di partecipazione: 20 giugno 2016

Al via il bando 2016 della quarta edizione del Concorso Lirico dedicato a cantanti lirici di tutti i registri vocali - soprano, mezzosoprano/contralto, controtenore, tenore, baritono, basso - e di tutte le nazionalità. La Giuria è formata da 5 prestigiosi personalità del mondo musicale - il Presidente di giuria, Giuseppe Sabbatini, tenore e Direttore d'orchestra; il compositore e manager Tonino Carai; Florin Estefan, baritono e Direttore artistico del Teatro dell'Opera di Cluj-Napoca (Romania); il senior manager Marco Impallomeni e il giornalista e critico musicale Stefano Valanzuolo.

Il Concorso, a cura dell'Associazione Culturale Arcipelago, con la direzione artistica del mezzosoprano Irene Bottaro e l'organizzazione di Eleonora Vicario, si articolerà in tre fasi: il 23 giugno le prove eliminatorie, il 24 giugno la prova Semifinale, mentre il concerto Finale di Gala si terrà il 26 giugno. Chi attesti di aver vinto il Primo Premio di un Concorso Lirico internazionale, accederà direttamente alla prova semifinale. Il concorso metterà a disposizione il pianista per l'accompagnamento dei partecipanti e due professionisti che si occuperanno delle acconciature e del trucco: le concorrenti potranno infatti usufruire gratuitamente di eleganti acconciature: richiami al passato, code, chignon, trecce complicate, sperimentazioni eccentriche. (Estratto da comunicato ufficio stampa Carlo Dutto)




Premio Giulio Questi - 1a edizione
Termine di partecipazione: 15 maggio 2016

15 giugno 2016
Casa del Cinema - Roma
www.premioquesti.it

Al via le iscrizioni - gratuite - per partecipare alla prima edizione del Premio Giulio Questi, evento di cortometraggi che si terrà presso la Casa del Cinema di Roma il 15 giugno 2016. Il Premio, dedicato al regista, sceneggiatore e scrittore scomparso nel 2014, autore, tra gli altri di Se sei vivo spara - vero e proprio cult-movie del western all'italiana - e di La morte ha fatto l'uovo, nasce da un'idea della moglie Diana Donatelli, con l'intento di promuovere e sostenere opere di giovani autori e si rivolge ad autori italiani e stranieri maggiorenni che non abbiano superato i 27 anni di età alla data di scadenza del bando. Il bando è aperto a cortometraggi realizzati in digitale (sia con videocamere professionali che con cellulari e smartphone) della durata minima di 3 minuti e massima di 12 minuti. La documentazione per partecipare al festival è scaricabile esclusivamente attraverso la scheda presente sul sito ufficiale del Premio. (Comunicato Ufficio Stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Aqua Film Festival Aqua Film Festival
06-09 ottobre 2016
Casa del Cinema di Roma
www.aquafilmfestival.org

Prima edizione della rassegna di opere cinematografiche, dedicate al prezioso puro e limpido elemento e fonte di vita, ma anche ampio contenitore di simposi, workshop, seminari, talk, incontri, tavole rotonde, mostre, sfilate, rappresentazioni e corsi specialistici, anche per ragazzi, sul tema dell'Acqua, interpretato nelle sue nelle sue diverse forme e funzioni. Il progetto nasce da un'idea di Eleonora Vallone, attrice, giornalista ed esperta di metodiche in acqua. "L'Aqua Film Festival - nelle parole della direzione artistica - intende valorizzare l'elemento Acqua sul territorio, come fonte di vita, di energia, di salute, di memoria, da amare, rispettare, valorizzare e temere, attraverso l'immagine in movimento catturata dall'Uomo, sotto forma di messaggio sociale di libertà, di sport di arte, consapevolizzando chi ne ha in abbondanza e aiutando i Paesi che non ne hanno".

Il festival sarà suddiviso in aree tematiche quali sport, cultura e scienza, moda, arti e performance e promuove un concorso cinematografico con 3 temi che riguardano: l'Acqua Dolce, l'Acqua Mare e l'Acqua Terme, diviso in due sezioni: cortometraggi della durata massima di 25 minuti e "Cortini" della durata massima di 3 minuti, anche realizzati da cellulare. A partire dall'1 marzo 2016 sarà possibile inviare i propri lavori per partecipare al festival nelle due sezioni, "Corti" e "Cortini". (Comunicato Ufficio Stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Memorie di guerra di Biella e Vercelli nel centenario del Primo conflitto mondiale
memoriediguerrabivc.blogspot.it

Blog dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia (aderente all'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia "Ferruccio Parri"). Curato da Mattia Pesce e Maurizio Regis, racconterà settimana dopo settimana come biellesi e vercellesi vissero i terribili momenti della Prima guerra mondiale.




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)

Articolo




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Copertina libro Volpi e leoni - I Medici, Machiavelli e la rovina d'Italia Volpi e leoni. I Medici, Machiavelli e la rovina d'Italia
di Marcello Simonetta, edito da Bompiani

Il volume, ambientato nella Firenze rinascimentale degli intrighi di corte medicei, è lo spunto da cui si articola una chiacchierata sull'Italia eternamente corrotta ma creativa, sul modo di raccontare la storia in una società sempre più "smemorata". Le vicende del Rinascimento fiorentino, spesso salutato come novella età dell'oro, svelano gli ambienti e le realtà in cui si è sviluppata quella culla di vizi e virtù che distingue la storia della politica italiana ancora ai giorni nostri. Il romanzo racconta le vicende familiari della famiglia de' Medici dal 1492, morte di Lorenzo il Magnifico, al 1527, data del sacco di Roma, con un'attenzione per il susseguirsi degli eventi storici e ricostruzioni minuziose dove c'è niente di inventato.

I dettagli più inverosimili, gli avvenimenti più incredibili, le coincidenze più improbabili, i presagi più inverificabili sono tutti veri e comprovati. La domanda cardine della discussione rimane sempre la stessa: si può davvero imparare dalla Storia? Quella magistra vitae che insegnano fin dai primi anni di scuola è davvero foriera di un sapere evolutivo? Le analogie tra ora e allora sono innumerevoli. Il romanzo consente di cogliere un'inquietante somiglianza tra la «corte dei miracoli» di Leone X, il primo papa de' Medici e la Roma dell'ultimo ventennio.

Marcello Simonetta, laureato a Roma, ha conseguito un dottorato alla Yale University. E' stato documentarista, curatore di mostre e consulente di videogiochi di grande successo. Tra i suoi libri ricordiamo Rinascimento segreto. Il mondo del segretario da Petrarca a Machiavelli (2004), L'enigma Montefeltro (2008), tradotto in quattro lingue, Il fratello ribelle di Napoleone, scritto a quattro mani con Noga Arikha (Bompiani, 2011), La congiura della verità (2012). (Comunicato stampa Maria Bonmassar)

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Cesare Borgia - Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli




Copertina libro Torri d'avorio & autori in tour di Tiziana Colusso Torri d'avorio & autori in tour
di Tiziana Colusso, 2015
www.tizianacolusso.it

Dalla quarta di copertina: «Non è più il tempo del Grand Tour di Goethe, di Stendhal o dei narratori angloamericani affascinati dall'Europa, tra corride, vie de Bohème, isole greche ed etruscan places. (...) Ora è il tempo della sharing economy, nuova evoluzione socio-economica globale che costringe a ripensare tutte le categorie. Oggi il mecenatismo (...) può assumere per gli scrittori la forma di Writers Houses o di programmi di Residenze di Scrittura, forme peculiari di co-housing creativo, realizzate da istituzioni nazionali e sovranazionali, da Associazioni di autori (Writers' Unions o simili) o da coraggiose iniziative private. (...)

Per questa guida, la prima in lingua italiana, frutto di esperienze personali sviluppate lungo molti anni e chilometri, ho scelto un'originale formula interattiva, chiedendo anche ad autori e traduttori letterari di vari paesi di raccontare le loro esperienze di Residenze, e intervistando altresì alcuni responsabili di varie Writers Houses europee. (...) lo scrittore-viaggiatore può sentirsi a casa in ogni punto d'Europa, entrare subito in rete, in circolo, nel farsi stesso della scrittura come labor e come avventura.»

Interviste e testimonianze di: Estelle Arnould, Enrico Blasi, Enisa Bukvic, Iva Ciceran, Simona Cives, "Collettivo di scrittura Sparajurij", Ivana Conte, Andreina De Tomassi, David R Elliott, Davide Enia, Monica Lanfranco, Beatrice Monroy, Luigi Monteferrante, Gabriella Musetti, Giulia Niccolai, Nadia Concetta Nicoletti, Adrienne Nizet, Lena Pasternak, Daniele Petruccioli, Mauro Ponzi, Corrado Premuda, Marina Pugliano, Seni Seneviratne, Ida Travi, Miroslava Vallova, Mariolina Venezia, Alexandra Zambà, Cristina Zavloschi. (Comunicato stampa)




Copertina di Esaedro - raccolta di racconti di Ezio Solvesi - 2015 Esaedro
di Ezio Solvesi, ed. Talos Edizioni, pagg.88, 13euro, 2015

Sei racconti. Sei storie di ambientazione e genere differente, dalla commedia all'orrore, dalla Storia al surreale, con un denominatore comune: il finale a sorpresa che, dopo la lettura dei primi racconti, può essere preceduto, da parte del lettore, da una automatica sospensione d'animo, seppure variabile nell'intensità, nonostante l'apparante normalità iniziale delle avventure descritte.

Prefazione




Copertina libro Grecia - Dalla guerra civile ai colonnelli - di Pompeo Maritati Grecia
Dalla guerra civile ai colonnelli

di Pompeo Maritati, Edizioni Youcanprint s.r.l., 2015

«Perché parlare della Grecia dal 1949 al 1974? Queste due date per la storia greca contemporanea, rappresentano due punti d'arrivo, ovvero il termine di due drammatiche pagine della sua storia martoriata. Venticinque anni in cui il popolo greco, per certi aspetti, non è riuscito a riappropriarsi della propria storia, delineata come per il passato aldilà delle sue frontiere.» (Pompeo Maritati)

Presentazione




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh - di Franz Werfel I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a Nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna

- Recensioni a libri su Armenia e Caucaso




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Catalogo Nella Marchesini Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953)
www.fondazioneferrero.it

La cornice della mostra dedicata a Felice Casorati è l'occasione per conoscere la pittura di Nella Marchesini (1901-1953), sua prima allieva. In anteprima all'uscita del Catalogo generale - promosso dall'Archivi o Malvano - Marchesini ed edito da Silvana Editoriale - Giorgina Bertolino insieme ad Alessandro Botta e a Emanuela Genesio, illustreranno il ricco e singolare percorso dell'artista: dagli anni della scuola casoratiana e della frequentazione della cerchia gobettiana a quelli della seconda guerra mondiale. La pittura, i carteggi, gli scritti, le immagini delle opere e le fotografie d'epoca accompagneranno il pubblico nell'approfondimento dell'intreccio tra arte e vita che ha contraddistinto questa intensa e preziosa ricerca.

L'artista Nella Marchesini inizia a dipingere a vent'anni. Toscana di nascita (è nata a Marina di Massa nel 1901), si trasferisce a Torino con la famiglia intorno al 1916. Con le sorelle maggiori, Maria e Ada, frequenta la cerchia che Piero Gobetti raccoglie intorno alla rivista «Energie nove», un ambiente di giovani intellettuali, coetanei, di cui fanno parte Carlo Levi, Natalino Sapegno, Federico Chabod, Elena Valla, Ada Prospero, Edmondo Rho. E' Gobetti a introdurla nello studio di Felice Casorati, di cui diventa la prima allieva, dando avvio a una scuola destinata a operare e ingrandirsi sino ai primi anni Trenta e di cui saranno allievi Marisa Mori, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Daphne Maugham, Riccardo Chicco, Lalla Romano.

L'apprendistato avviene in una cornice d'eccezione: la giovane artista frequenta le lezioni in atelier, entra in diretto contatto con la ricerca e l'ambiente di Casorati che, nel 1922, la fa posare per Silvana Cenni, la tempera nella quale appare seduta, come un'antica maestà, la fronte alta e gli occhi socchiusi Nella Marchesini - scriverà l'amico pittore Enrico Paulucci - sembra scesa da una tavola di Piero della Francesca. Assomiglia alle figure dell'Orcagna, suggerisce Edmondo Rho; dipinge sopra le porte e le pareti di casa «figure un po' piatte, allungate, leggermente e gentilmente falcate, di tipo 'senese'», come racconterà Lalla Romano nel romanzo Una giovinezza inventata. La prima fase pittorica è improntata allo studio dei maestri antichi, in un confronto vitale e operoso, nutrito dalle visite d'arte (a Firenze, Padova, Ferrara), in una passione condivisa con le sorelle e gli amici.

I costrutti neo quattrocenteschi e i riferimenti alla ritrattistica fiamminga servono a Nella Marchesini per impaginare figure amate e oggetti familiari. Sin dal principio la sua arte si configura come strumento per una meditata riflessione autobiografica, come attesta la frequenza dell'autoritratto, sfera della costruzione del sé, genere entro cui dichiarare le insegne del mestiere (il cavalletto, i pennelli, il camice da pittrice), tanto esibite poiché legate alla necessità di ribadire lo status professionale di un'artista donna. In questo periodo Nella Marchesini partecipa con Casorati e allievi al circuito artistico ufficiale, esponendo alla Promotrice torinese, alla Biennale di Venezia (1928, 1930, 1932) e a una sua selezione ad Atene (1931), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935), alle mostre della scuola, nella nuova sede in via Galliaria Torino e nelle gallerie di Milano, Genova, Firenze. Dal 1929 inizia a far visita all'atelier torinese di Ugo Malvano, che sposerà l'anno seguente.

La ricerca si arricchisce del confronto con il marito, appassionato d'arte francese e di impressionismo, e con il suo fraterno amico Cino Bozzetti. Nascono i figli, Laura, Renzo, Anna. Conciliata con le impegnative responsabilità familiari, la pratica pittorica mantiene costante centralità, intrecciata ai ritmi della vita quotidiana, strumento cerimoniale per annunciare gravidanze e celebrare nascite, utilizzata come potente dispositivo per richiamare come "ritornanti" i familiari scomparsi. Corre in parallelo all'intensa attività di scrittura, con i carteggi, gli appunti diaristici, la poesia. Lungo tutti gli anni Trenta, accanto alle composizioni con figura, l'artista si dedica al paesaggio e alla pittura en plein air, durante i soggiorni in montagna (in Val Pellice, Val Grande di Lanzo, Val d'Aosta), sull'esempio del marito. Il contatto ravvicinato con la natura, studiata dal vero, trasfonde alla sua pennellata già espressiva, nuova vitalità ed energia.

La seconda guerra mondiale allontana l'artista dalle esposizioni e dalla città. La famiglia si trasferisce a Drusacco, nel Canavese. Dopo la guerra avvia un capitolo di profonda autoriflessione, alimentata dal confronto con Matisse in particolare e singolarmente operante attraverso le forme dell'anacronismo, della riscrittura con i rifacimenti delle proprie opere, remote o più recenti. Nella Marchesini torna a esporre in Italia e all'estero, a Londra, dove nel 1950 partecipa alla Jubilee Exhibition 1900-1950 del Women's International Art Club. Nel 1946 ha esposto insieme al marito, avviando un rapporto intenso con la Galleria La Bussola di Torino appena aperta, sede di una prima personale condivisa e poi delle antologiche postume, quella di Malvano nel 1953, l'anno dopo la morte, e quella appena successiva dell'artistastessa, scomparsa a 52 anni.

L'edizione del Catalogo generale - a cura di Giorgina Bertolino con le schede scientifiche di Alessandro Botta - è l'esito di un lungo percorso promosso dai figli di Nella Marchesini, impegnati a diffonderne la conoscenza attraverso lo studio, la conservazione, le donazioni (alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), tramite una serie di personali (realizzate negli anni dalla Galleria Le Immagini e più di recente dalla Galleria Del Ponte di Torino) e dal prestito di opere per importanti rassegne in sedi pubbliche e museali.

Le iniziative che nel tempo hanno visti coinvolti critici e studiosi come Angelo Dragone, Rosanna Maggio Serra, Giovanni Romano, Francesco Poli, Pino Mantovani, Maria Mimita Lamberti, hanno garantito continuità d'attenzione alla ricerca di Nella Marchesini, preannunciando la fondazione dell'Archivio Ugo Malvano e Nella Marchesini, l'Associazione culturale nata nel 2011, dedicata all'arte dei due artisti. Promosso dall'Archivio, Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953), edito da Silvana Editoriale, raccoglie oltre 800 opere.

E' introdotto dai saggi dedicati al percorso di ricerca, alla scrittura e all'iconografia dell'artista, di cui sono autori Giorgina Bertolino, Emanuela Genesio (autrice dell'Inventario degli scritti e dei carteggi dell'artista e dell'archivio documentario) e Pino Mantovani. Corredato dalle schede storico - critiche delle opere di Alessandro Botta, dalla biografia e dall'ampia sezione degli Apparati, il volume ricostruisce filologicamente l'intero arco della sua attività. Basa to sulla ricerca e sullo studio dei materiali conservati, il Catalogo è accompagnato da un ricco apparato documentario che offre, anche sul piano visivo, uno spaccato fedele dell'ambiente intellettuale in cui Nella Marchesini ha operato per oltre trent'anni.




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




L'ultima cetra - raccolta di poesie di Nidia Robba Ultima cetra
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2015

Nidia Robba ha iniziato a scrivere poesie già al tempo della scuola superiore. Il suo primo esercizio con parole e versi è stata la composizione di testi che applicava a brani musicali celebri durante recite improvvisate a casa con parenti e amici. Ma sebbene questo esercizio presupponesse un'assoluta libertà nel testo, Nidia fin da allora ha avuto ben in mente la distinzione tra la poesia e la prosa poetica.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.


Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.




Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




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