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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni, pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Un Rumore Bianco. Frequenze e Visioni dalla Penisola Un Rumore Bianco. Frequenze e Visioni dalla Penisola
01 ottobre (inaugurazione ore 19.00) - 31 ottobre 2014
Assab One - Milano
www.assab-one.org

"Il rumore bianco è un particolare tipo di rumore caratterizzato dall'assenza di periodicità nel tempo e da ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze. E' chiamato bianco per analogia con il fatto che una radiazione elettromagnetica di simile spettro all'interno delle banda della luce visibile apparirebbe all'occhio umano come luce bianca". Nella realtà il rumore bianco non può essere visualizzato, non esiste. Il progetto della mostra parte dalla sua definizione ed è sulla produzione artistica italiana legata al suono e alle sue implicazioni sensoriali dell'ultimo decennio. Grazie alla presenza di un rilevante numero di opere si potrà cogliere l'articolazione e la ricchezza di una produzione artistica dalle caratteristiche morfologiche più disparate che rivela una vitalità di espressione non comune in altri ambiti.

Ipotizzando poi una matrice concettuale e neodadaista insieme, la mostra fa emergere il ruolo fondante di Milano quale laboratorio europeo, centrale nella sperimentazione e nella ricerca legate alle frequenze sensoriali nelle arti visive, come confermato dai numi tutelari della mostra Luigi Russolo, John Cage e Giuseppe Chiari che, a vario titolo, nel capoluogo lombardo trovarono un humus culturale favorevole all'elaborazione e alla diffusione delle loro prove più convincenti. Un Rumore Bianco. Frequenze e Visioni dalla Penisola partecipa a "Milano Cuore d'Europa", palinsesto culturale multidisciplinare dedicato all'identità europea della città di Milano anche attraverso le figure e i movimenti che, con la propria storia e la propria produzione artistica, hanno contribuito a costruirne la cittadinanza europea e la dimensione culturale.




Opera di Grazia Sernia Grazia Sernia: Inspiegabilmente aurea
30 settembre - 15 ottobre 2014
Centro Culturale Zerouno - Barletta
www.zero-uno.org

E' parere esteso che i numeri siano aridi e gelidi, che non si avvicinino né alla creatività né alla poesia e alla bellezza. Rendiamo loro giustizia e facciamolo con un campo noto come quello dell'arte, ignorato come quello delle incisioni e indefinibili come le creazioni ispirate a Fibonacci di Grazia Sernia. Inspiegabilmente aurea è la personale di Grazia Sernia dove le incisioni sono protagoniste 'uniche' di una ricerca nata per caso, inspiegabilmente appunto e che è legata alla matematica e alla sezione 'aurea' di Fibonacci rendendo le opere d'arte piccoli grandi capolavori, la sezione aurea di una donna artisticamente speciale.

Leonardo Fibonacci è stato un matematico del Duecento, la cosa più sorprendente e meravigliosa è la sua sezione aurea e di come essa detenga il dono dell'ubiquità in natura, ma anche in architettura, in natura, in botanica, in zoologia, in astronomia, musica sino alla spirale aurea. Ed è così che Fibonacci ha ispirato anche l'arte contemporanea lasciando che le incisioni lasciassero segni indelebili e linee astratte ora bianco, ora rosso ed ora blu, individuando un solco nel presente, identificando un rapporto con l'arte, come quello che Grazia Sernia ha con le sue creazioni, che è viscerale, intenso, intuitivo e per nulla sterile e futile. In fondo la magia delle incisioni sta in quel segno e in quel torchio che lo memorizza, lasciando loro poco scampo alla correzione e consentendo una sostenibilità duratura.

Ma le incisioni, la maggior parte delle incisioni, sono molteplici e ripetibili: non queste; l'artista non ripete mai i suoi capolavori perché ognuno è frutto di una tempistica lenta, definitiva ed unica. Ed ecco che i colori completano il quadro della straordinarietà poiché il bianco è il rapporto del tutto e del niente contemporaneamente dove prevale il niente perché è da conquistare e riempire; il blu è un colore mentale perché freddo e la musica porta calore, esaltazioni e spiritualità; il rosso è segno dell'elaborazione del pensiero e pertanto riporta al carnale e al fisico. La sezione aurea è forse il numero più affascinante della storia della matematica ed il suo charme, trasferito nell'irripetibilità delle incisioni, crea un'inspiegabile incantesimo in cui osservare, comprendere e dilettarsi divengono segrete azioni da godere in silenzio poiché la grandiosità di piccoli incisivi tratti e del loro senso profondo non si incontra ogni giorno ad ogni angolo. (Presentazione di Anna Soricaro, curatrice della mostra)




Opera di Giovanni Pulze Giovanni Pulze: Angeli
termina il 30 novembre 2014
il Laboratorio - Trieste
julietartmagazine.com

La mostra, coordinata dall'Associazione Juliet, si compone di dodici tele appositamente realizzate per l'occasione. L'appuntamento triestino segue i fasti della mostra realizzata quest'estate presso il Centro Biblico "G.Vannucci" di Montefano e nell'occasione sarà presentato il catalogo pubblicato dalla casa editrice Juliet. I lavori che qui vengono proposti ruotano attorno al tema di una figura angelica inondata di luce e che ritroviamo ambientata anche su fondali architettonici desunti dalla città di Trieste. Ovviamente la memoria corre subito a Wim Wenders e al suo Cielo sopra Berlino, ma anche alle creature alate dei Camuni, agli esseri a metà tra la terra e il cielo degli Assiri-Babilonesi e degli Egizi e via discorrendo fino alle esemplificazioni bibliche che tanta parte hanno avuto nella pittura della rinascenza italiana.

L'artista nel suoi quadri fissa un'istantanea trasognata della realtà, riprendendo le ombre taglienti e le luci artificiali, e creando un'atmosfera di esistenza provvisoria, quasi a partire da un filtro tecnologico, sai questo la memoria digitale di una macchina fotografica o sia questo il filtro pulviscolare dello schermo televisivo. E' un mondo che talvolta può richiamare in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre uno spirito romantico e spirituale. In qualche modo un messaggio di pace e di amore che si nasconde tra le righe della frenesia, della mancanza di dialogo, della distanza, della divergenza. (..) Una luce fredda e gassosa si irradia dalle cose raffigurate, per poi espandersi e abbracciare orizzonti lontani: disegna l'oscillazione di un crepuscolo sospeso fra il preludio di un giorno lontano e la vicinanza della notte: un mare tempestoso, una laguna rosso sangue sono i termini più semplici e comprensibili di una simbologia immediata e capace di smuovere l'animo a "egregie cose".




Lucio Perna - Confini incompiuti - cm.70x80 2014 Punti di vista
Fausta Dossi, Matteo Lausetti, Lucio Perna, Cinzia Venegoni Rocchi


termina lo 04 ottobre 2014
Società Umanitaria - Chiostro dei Glicini - Milano
ms@spaziotadini.it

Quattro artisti selezionati per raccontarsi al pubblico non solo attraverso il linguaggio dell'arte visiva, ma anche della parola, per offrire allo spettatore una chiave di lettura sul tema prescelto dall'artista e sul suo percorso di analisi. "Una mostra - sottolinea la curatrice, Vanna Mazzei, - concepita "dalla parte del pubblico" che verrà immediatamente informato, fin dall'inizio del percorso espositivo del " punto di vista " dell'artista sugli argomenti che le opere in mostra propongono e rappresentano. Un modo per superare quella troppo nota e diffusa diffidenza del grande pubblico di "non addetti ai lavori" verso l'arte contemporanea e la sua comprensione". Fausta Dossi, Matteo Lausetti, Lucio Perna e Cinzia Venegoni Rocchi, sono stati selezionati dalla curatrice perché hanno in comune il senso della sperimentazione e ciascuno segue percorsi diversi e si esprime con un linguaggio personalissimo. Ecco come si raccontano al pubblico.

Fausta Dossi: "...Ho il bisogno istintivo di poter agire sulla massa plastica realizzando parti mobili su perni, così da modificare i volumi, le prospettive, il gioco della luce sulla superficie... in modo da evidenziare l'articolazione ed un'eventuale rotazione che apra spazi... Le opere pittoriche (presentano parti) cucite su tela come fossero paesaggi dimenticati, il segno che nella scultura è mobile sulla tela l'ho voluto come fosse provvisorio…".

Matteo Lusetti: "Nelle mie opere emerge l'urgenza di sondare percorsi espressivi personali e intensi che parlano di quella parte di noi più intima e nascosta dove tutto diventa eccessivo, scomposto, frammentato, contrastato e contraddittorio... Sono opere da tastare, da sentire, con tutti i sensi per perdersi nei rilievi e nelle asperità delle tele alla ricerca del fragile ed effimero equilibrio che la vita ci permette nella speranza di una soluzione all'eterna domanda mai chiaramente espressa. Quale serenità è possibile per noi?"...

Lucio Perna: " Le opere che ho selezionato per questa mostra hanno tutte lo stesso titolo: Confini. Ma i miei 'confini' non rappresentano luoghi ricavati dalla geografia fisica o politica, sono piuttosto manifestazione e rappresentazione di un'idea. Il mio 'Punto di vista' è che l'arte sia allo stesso tempo strumento e luogo di libertà intellettuale. Strumento di conoscenza impiegata per individuare, di volta in volta, nuovi confini in una geografia non più e non solo fisica ma psicologicamente, culturalmente ed emozionalmente aderente all'esigenza di nuove libere spazialità"

Cinzia Venegoni Ronchi: "Ferro, rame, piombo sono materiali forti, pesanti, duri che, attraverso il mio lavoro si rivelano in tutta la loro morbidezza e precarietà. Il piombo si lascia modellare docilmente fino ad assumere un aspetto quasi liquido. Il ferro è saldato ma si muove, ondeggia. Il rame riflette e illumina nel suo ruolo cromatico. Infine il legno, vivo e pulsante di suo, si colora e si sfalda nella sua potenza. L'arte è comunicazione e l'artista, testimone del suo tempo, ne rivela i messaggi,i contenuti, i 'punti di vista'. Il senso di precarietà, instabilità e costrizione porta con sé' sempre e comunque una speranza di rinascita,una ricerca continua del bagliore della vita. (Comunicato stampa)




Opera di Anna Raglewska Anna Raglewska: Mediterraneo
termina lo 08 ottobre 2014
Galleria Incorniciarte - Verona
www.incorniciarte.it

Anna Raglewska (Poznan - Polonia, 1976) ha frequentato gli studi all'Accademia di Belle Arti alla Facoltà di Pittura. Nel 2001 si è laureata nelle due specialità di Pittura a olio e Pittura architettonica. Dal 2001 al 2006 ha ricoperto l'incarico di cultore della materia presso il Dipartimento di Pittura dell'Accademia di Belle Arti di Poznan. La sua pittura è una ricerca dell'equilibrio tra la forma e il colore. Attraverso la sintesi dell'immagine mira a definire l'emozione iniziale come pretesto e contesto del quadro. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Polonia e in Italia.




Opera di Francesco Tommasi dalla mostra Forme in movimento Francesco Tommasi. Forme in movimento
termina lo 02 ottobre 2014
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

La attuali strutture che Tommasi propone, come altre precedenti, sono ispirate al concetto di "Ordine Altro". Ordine altro è una ricerca che Tommasi porta avanti dal 2005. Tale concetto è sempre stato citato per l'evoluzione dell'ordine tradizionale, per gli inserti ludici, e per la libertà di espressione, ma poco è stato detto della connotazione delle forme, che in parte caratterizzano le strutture stesse. Tommasi afferma che tali forme, sono il risultato di impulsi che la mente trasmette alla mano. Inoltre, dette forme simbolicamente alludono alle crisalidi nel momento della mutazione, auspicando che questa trasformazione sia portatrice di eventi tangibili.




2014 Anno Internazionale della Cristallografia Francobollo della scienziata Dorothy Hodgkin 2014 Anno Internazionale della Cristallografia
termina il 30 settembre 2014
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

Perché il diamante ha una sorprendente durezza e la cera di una candela è molle? Perché l'acqua bolle a 100°C e l'acetone a 56°C? Perché il sangue è rosso e le foglie sono verdi? La risposta a queste domande è insita nella struttura delle sostanze! Conoscere la struttura vuol dire conoscere il numero e il tipo di atomi e la loro posizione relativa nello spazio, cioè come essi sono legati tra di loro. Gli scienziati sono particolarmente interessati alla conoscenza della struttura delle molecole e dei materiali perché da questa dipendono le loro proprietà. Ma come si determina la struttura? Principalmente attraverso la cristallografia, una tecnica sviluppatasi più di un secolo fa per studiare i cristalli, la loro morfologia e le loro proprietà fisiche. L'attuale comprensione e concezione della natura della materia nel mondo in cui viviamo è fortemente basata sulle conoscenze apportate dalla cristallografia.

Oggigiorno questa scienza si occupa dell'analisi e dell'interpretazione dei raggi X diffratti (deviati) dai cristalli per studiare il contenuto di atomi e molecole al loro interno. Infatti l'attuale comprensione e concezione della natura e della materia nel mondo in cui viviamo è fortemente basata sulle conoscenze apportate da questa tecnica, la cui storia è costellata da una trentina di premi Nobel collegati o che hanno implicato l'uso di metodi e tecniche cristallografiche. I materiali filatelici che sostanziano la rassegna partono ripercorrono alcune tappe significative nello sviluppo delle tecniche cristallografiche e delle discipline loro connesse. Francobolli che ricordano W.C. Rontgen, scopritore dei raggi X, oppure apparecchiature utilizzate nella ricerca, strutture di proteine e altro ancora. Con questa motivazione e per testimoniare il valore scientifico l'Unesco ha promosso il 2014 ad Anno Internazionale della Cristallografia. La mostra realizzata con francobolli e cartoline a tema, descrive la cristallografia, in considerazione dell'importanza della materia e la statura degli scienziati che l'hanno sviluppata. (Comunicato stampa)




Angelo De Boni - Signs and Tracks Angelo De Boni - Brain Art Angelo De Boni
Brain Art | Signs and tracks

a cura di Valentina Carrera

termina il 10 ottobre 2014
Spazio E2 - Milano
aestdelleden@libero.it

Da una rapida visita di queste due mostre personali di Angelo De Boni si potrebbe faticare a credere che i lavori presentati siano opera dello stesso artista. In effetti se da una parte dominano i monocromi bianchi su cui si stagliano poche linee o piccoli rilievi geometrici, esaltazione assoluta di un'Arte minimal, dall'altra vi è il dominio del colore, dell'intrusione materica di ogni forma e sostanza, sfumati, contrasti, sovrapposizioni e dripping, tutto il vocabolario informale di un pittore contemporaneo. Bisogna considerare non solo che le due mostre sono opera della stessa mano, ma anche che non si può cedere alla curiosità di sapere quale periodo viene prima e quale poi: si tratta di due produzioni parallele e costanti, sintomo di un'anima sensibile che vive in equilibrio tra lo Spirito e la Materia.

Angelo De Boni si presenta come un Giano bifronte. Forse avendone piena coscienza. Perché se si analizzano le caratteristiche dell'antico dio italico le analogie con la proposta artistica cui ci troviamo di fronte sono davvero molte. Giano era il dio dell'inizio, legato al concetto di porta; era il dio del movimento e del succedersi delle stagioni, capace di plasmare ogni cosa. Se si traduce questo linguaggio mitologico in termini di riflessioni plastiche si arriva al senso più vero dell'agire pittorico di De Boni.

L'utilizzo rigoroso del formato quadrato rimanda ai cicli naturali e all'equilibrio tra gli elementi, il ricorso ai materiali più diversi allude alla volontà di impossessarsi di ogni aspetto della vita materica, e poi le linee essenziali su campi monocromi bianchi indicano il passaggio iniziale, l'orizzonte primo oltre il quale si può giungere ovunque. Da una parte la materia dall'altra lo spirito. Due mondi non in contraddizione ma in perfetto equilibrio. Un dialogo tra le parti che determina l'essenza dell'anima umana. (Presentazione di Alessandro Baito)




Opera di Roy Lichtenstein Roy Lichtenstein
Opera prima


termina il 25 gennaio 2015
GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea - Torino

Esposizione dedicata ai lavori su carta e a grandi dipinti di Roy Lichtenstein, maestro della Pop Art, (New York (1923-1997). Per la prima volta arrivano in Italia 234 opere, grazie alla stretta collaborazione con l'Estate e la Roy Lichtenstein Foundation, oltre a importanti prestiti provenienti da prestigiosi musei internazionali come la National Gallery di Washington, il Museum of Modern Art e il Whitney Museum di New York, l'Art Institute di Chicago e da collezioni pubbliche e private europee e italiane. Insieme ai disegni, che abbracciano un arco temporale che va dai primi anni Quaranta al 1997, GAM presenta anche alcuni strepitosi grandi dipinti e una documentazione fotografica, testimonianza dell'artista al lavoro.

In passato i disegni di Roy Lichtenstein sono stati esposti solo in alcune rare occasioni: al CNAC di Parigi nel 1975 la mostra Roy Lichtenstein: Dessins sans bande, in seguito proposta anche a Berlino e Aachen in Germania. Nel 1987 il MoMA ha organizzato l'esposizione The drawings of Roy Lichtenstein. Infine, un nucleo di opere su carta è stato esposto nel 2005 presso il Museo de Arte Abstracto Español nella mostra I>Lichtenstein: En proceso/In process, presentata in seguito anche in alcune sedi museali in Spagna, Francia e negli Stati Uniti.

La mostra è prodotta congiuntamente da Fondazione Torino Musei e Skira editore, a cura di Danilo Eccher, direttore GAM. L'esposizione si focalizza, infatti, sulle Prime Idee, ossia le idee primigenie, fonte di ispirazione di opere che in un secondo tempo sono divenute i grandi capolavori conosciuti nel mondo. Il progetto curatoriale è sia il lato linguistico delle variazioni stilistiche dell'opera su carta, sia il mondo letterario che alimenta l'immagine di Lichtenstein, il suo modello narrativo fatto di sorprendenti sovrapposizioni di racconti e immagini.

Il catalogo, edito da Skira, raccoglie importanti saggi critici a cura di Danilo Eccher, Andrea C. Theil (Manager del Catalogo Ragionato Roy Lichtenstein Foundation), Bernice Rose (già curatore presso Il Department of Drawings del Museum of Modern Art, New York e attualmente Direttore di The Menil Collection's New Drawing Center and Study Center), Thomas Zacharias (già professore alla Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, critico, storico dell'arte e studioso delle opere su carta di Roy Lichtenstein). Dorothy Lichtenstein (Presidente) e Jack Cowart (Direttore esecutivo) della Roy Lichtenstein Foundation contribuiscono con preziose testimonianze sul lavoro del grande artista.




Marisa Zattini
"di - segni" o dell'indole della Res


termina lo 02 novembre 2014
Museo Interreligioso (Rocca Vescovile) - Bertinoro (Forlì Cesena)
www.ilvicolo.com

L'artista-architetto presenterà un corpus di opere recenti e inedito dedicato al tema fantastico/naturalistico delle mandragore, degli erbari-bestiari e delle grandi madri in dialogo con "controcanti" trasmutativi realizzati su lastre di alluminio trattate a specchio. Il materiale sul quale l'artista interviene con "china e pennino" è costituito da lettere originali antiche che vanno dal 1800 al 1833 circa. A ricomporre un dialogo identitario metastorico estremamente interessante. La mostra è corredata da un catalogo bilingue (italiano/inglese) - edito da Il Vicolo Editore (Collana Sfridi) - che documenta tutte le opere in mostra, con testo critico di Giovanni Ciucci ed un contributo di Veronica Crespi.

«(...) Nell'estensione di questo microcosmo fatto di immagini-calligrafie si sono alternate almeno due mani, due persone che pur non conoscendosi hanno congiuntamente resa manifesta la possibilità di leggere e vedere dimensioni dell'esistenza dissimili, ma non per questo inconciliabili. Da questa connivenza di stesure appartenenti a linguaggi eterogenei possiamo percepire il desiderio di ricerca di Marisa Zattini, affinché le difformità portate all'evidenza riconoscano tra loro un nesso di continuità, che rende tale incontro indicazione di un'attitudine autentica, la quale, per essere creativa, aspira a riconoscersi primariamente conoscitiva» (Giovanni Ciucci).

Marisa Zattini (Forlì, 1956) si laurea in Architettura nel 1981 e svolge la libera professione fino al 1993. Già artista - pittrice, ceramista, poeta - ha realizzato mostre personali, in spazi pubblici, in Italia e all'estero (Svezia e Inghilterra) a partire dal 1976 e pubblicato cataloghi monografici, con alcune sue poesie. Attualmente è Direttore Artistico de Il Vicolo Sezione Arte di Cesena (società di servizi culturali e progetti espositivi) già ideatrice e curatrice di oltre duecento rassegne di arte contemporanea. La sua direzione artistica della Galleria Comunale d'Arte di Cesena ha caratterizzato la proposta culturale del territorio dal 1993 al 2000. E' inoltre Art Director di 12 Collane per i tipi de Il Vicolo Editore, dedicate all'Arte contemporanea, saggistica, letteratura fantastica, poesia, storia del territorio, cucina e racconti di Natale. Realizza filmati e documentari - firmandone la regia e dirigendone il montaggio - per mostre da lei ideate e di artisti e poeti contemporanei.




La collezione Renato Bruson
termina il 25 gennaio 2015
Palazzo Bossi Bocchi - Parma
www.studioesseci.net

Settanta opere donate alla Fondazione Cariparma da Renato e Tita Bruson. ln Collezione: Boldini, Fattori, Lega, Segantini, Signorini e i vedutisti veneti dell'Ottocento. La collezione di Renato e Tita Bruson è il frutto di costante e appassionata ricerca che ha permesso di creare dal nulla un corpus che negli anni si è arricchito sempre più mediante acquisti mirati e selezionati secondo una precisa direzione di scelta nell'ambito dell'arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La donazione comprende settanta opere; vi figurano importanti firme, ad esempio Giovanni Boldini (ben quattordici sono le opere del maestro ferrarese in collezione), Francesco Paolo Michetti, Giovanni Segantini, Pompeo Mariani; figurano anche nella collezione grandi macchiaioli toscani (Giovanni Fattori è presente con quattro opere), poi Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Niccolò Cannicci e importanti vedutisti veneti: i fratelli Guglielmo e Beppe Ciardi, Pietro Galter e Pietro Fragiacomo, Leonardo Bazzaro, Italico Brass e Ettore Tito.

Perché Parma? Perché Parma per Renato e Tita Bruson è la città dove hanno trovato i loro migliori amici, perché Parma è la città del Teatro Regio dove Bruson, debuttando in una importante serata nella Forza del destino di Verdi, iniziò l'ascesa verso una grande carriera che lo avrebbe proiettato nei più importanti teatri italiani e stranieri e sotto la direzione dei più importanti direttori d'orchestra. Il legame con Parma si rinnoverà molte volte nel corso di una gloriosa ultracinquantennale carriera, suggellandosi tra l'altro nel 1985 con il conferimento della cittadinanza onoraria.

La critica nazionale e internazionale ha sempre riconosciuto a Bruson straordinarie doti di cantante attore, mentre importanti musicologi lo definiscono cantante di portata storica. Nel corso della sua carriera Bruson ha ricevuto riconoscimenti, attestati, premi, etc. I media si sono abbondantemente occupati di Renato Bruson, etichettandolo volta per volta come Verdiano, Donizettiano, etc. Ma qualsiasi etichetta sarebbe riduttiva per una personalità artistica considerata dalla critica musicale come una delle più importanti nella storia del melodramma. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Locandina mostra A proposito di A G Fronzoni A proposito di A G Fronzoni
termina il 26 ottobre 2014
Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce - Genova

«Dobbiamo puntare alle cose essenziali, eliminare ogni effetto ridondante, ogni inutile fioritura, per elaborare un concetto su basi matematiche, sulle idee fondamentali, sulle strutture elementari; abbiamo fortemente bisogno di evitare sprechi ed eccessi».

Designer abile nel trovare il giusto equilibrio tra vertiginosi spazi bianchi e la pesantezza del nero, AG Fronzoni è stato uno dei più grandi maestri della grafica, assoluto sostenitore del "less is more". Nella sua opera il bianco ed il nero assumono il ruolo di protagonisti assoluti, a cui viene affidato il compito di comunicare un messaggio creando suggestioni tridimensionali in un mondo che per antonomasia è bidimensionale, utilizzando quei semplici elementi che sono le lettere.

La mostra, a cura di Francesca Serrati e Nom de Plume, pensata espressamente per gli spazi del secondo piano del museo di Villa Croce, intende esplorare tramite la presentazione di progetti, documenti, foto, materiali d'archivio ed editoriali, la ricerca di AG Fronzoni, con particolare interesse per la sua attività a Genova, sia in ambito pubblico che privato, focalizzando l'attenzione sulla prolungata collaborazione che si instaurò con il Comune di Genova, per cui Fronzoni curò i progetti grafici di numerose mostre d'arte contemporanea dal 1978 al 1983, senza dimenticare la sua figura di progettista nazionale ed internazionale.

Verrà presentata una assortita raccolta di manifesti originali realizzati in occasione di diversi eventi che hanno caratterizzato la vita culturale genovese fino ai primi anni '80, tra gli altri Il segno urbano, Sapere e potere insieme al noto manifesto per la mostra di Lucio Fontana alla Polena, galleria per cui Fronzoni aveva progettato la nuova sede nel 1965, e altri provenienti dal fondo AG Fronzoni, come il manifesto per il Museo sperimentale di Torino del 1967 e il manifesto per la mostra di Gio Pomodoro, unitamente a materiali d'archivio ed editoriali, fra cui la serie della rivista "Casabella" dal 1965 al '67 e il numero di "Domus" del febbraio 1993.

I moduli scenici progettati da Fronzoni per il Teatro del Falcone di Genova guideranno il visitatore in un percorso quasi surreale in cui la sottrazione di elementi aggiunge senso e significato all'opera di una brillante mente creativa. Inviti e programmi studiati per spazi pubblici e privati saranno esposti non solo come prodotti grafici ma anche come testimonianza di un messaggio fondamentale nella filosofia fronzoniana: "Penso sia il compito di ognuno di noi portare la cultura non dove c'è già ma dove manca, in provincia, in periferia, ai più poveri, dove ci sono meno informazioni. (...) Compito e dovere di ogni persona è di fare pubblicità alla cultura." Con la collaborazione di Aiap - Associazione italiana design della comunicazione visiva di Milano e dell'Archivio Storico della Pubblicità di Genova.




Eric White: Down in Front
termina lo 08 novembre 2014
Antonio Colombo Arte Contemporanea - Milano
www.colomboarte.com

Eric White può essere considerato uno dei grandi pionieri del Realismo onirico che - traendo ispirazione dalla cultura cinematografica americana pre-bellica - riesce a creare inedite visioni psichedeliche nella più raffinata maniera pittorica che illudono la ricezione consueta dell'immaginario dell'America Dream. Le sue opere spesso appaiono celate dietro un velo sottilissimo, membrana esile che separa il mondo reale dal regno dei sogni, terra d'infiniti incontri, sensazioni, bizzarrie. White scavalca continuamente questa stretta linea di confine creando una nuova dimensione che corrisponde meglio alla fase di passaggio in cui la percezione è alterata: le scene si possono svolgere o al rallentatore o accelerate ad una velocità che non permette più la corretta individuazione dei soggetti, simile all'ebbrezza delle figure di Francis Bacon.

Il punto di vista dei quadri è dal sedile posteriore di una macchina, e, che sia ad un drive-in o davanti ad un cartellone pubblicitario, lo spettatore diventa passeggero, e noi, sostanzialmente, osserviamo lo spettatore osservare. White mantiene un claustrofobico senso dello spazio in un ambiente stilizzato e tuttavia realistico, e noi ci ritroviamo immersi in un déjà vu sconcertante che si trova al di là di un luogo e di un tempo precisi. Nei quadri è evidente la nostalgia per i bei tempi andati del Midwest americano degli anni Settanta. Nel contempo, White contempla una disconnessione dalla sua stessa cultura e gli effetti di essere cresciuto vicino a Detroit. Le opere accennano alla dipendenza dall'intrattenimento e al potere che hanno i media di controllare e di distrarre, e giocano con il linguaggio, con il cinema.

White pone in contrasto l'ottimismo della metà del Ventesimo secolo con l'attuale pessimismo dei 99%, indirizzando le preoccupazioni di una società dipendente da risorse sempre più in calo che sta diventando, figurativamente e letteralmente, paralizzata in un inesorabile stato di immobilità. In Little Circus, spazio nella galleria dedicato a progetti speciali, sarà presente 1/3-Scale Retrospective, un'installazione in process di lavori precedenti di White, riprodotti ad un terzo delle loro dimensioni originali da pittori cinesi. Esternalizzando la riproduzione di una selezione delle sue opere, White gioca con i concetti di appropriazione e di paternità, e lancia una scherzosa frecciata alle "retrospettive" di artisti affermati.




Opera di Alan Gattamorta Alan Gattamorta: "Rossi 3"
termina il 23 novembre 2014
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 72 acrilici su carta.








Marco Lodola - Il volto degli altri - Scultura luminosa, Neon e perspex cm.86x86x12 2014 Sericollages (e dintorni) di Marco Lodola
termina il 17 ottobre 2014
Deodato Arte - Milano
www.deodato-arte.it

Per la prima volta in mostra un nucleo inedito di sericollages - multipli rigorosamente assemblati a mano e firmati dall'artista - a cui si affiancano le famose sculture luminose a parete e alcune tele, tutte del 2014. I sericollages, numerati e a tiratura limitata, sono realizzati su un supporto in polivinile trasparente o in carta fatta a mano e presentano soggetti cari all'artista quali le pin up, le vespe, le auto, i temi del ballo e della musica. Per gli appassionati sono presenti inoltre 25 cartelle su polivinile trasparente e 100 su carta fatta a mano. Tutti i lavori esposti sono strettamente legati allo stile e alle tematiche approfondite da Marco Lodola, che unisce arte, letteratura, musica, cinema e design.

Le sue opere di forte impatto visivo, grazie alla scelta di colori vivaci e di sagome definite, mettono in evidenza l'aspetto ironico e giocoso della nostra società. Lo si osserva nelle ultime versioni delle scatole luminose: Pin Up in Vespa, Janis Joplin, Liam e nella Ballerina in smalto su juta o nel sericollage Il volto degli altri. Per l'occasione è esposta Shadow, la libreria montabile in bambù, realizzata con la supervisione artistica di Marco Lodola e selezionata dal MoMA design store per la sua collezione 2011.

Marco Lodola ha partecipato con la galleria Deodato Arte a importanti mostre e fiere nazionali e internazionali e sarà presente al Mia Fair Singapore 2014 e all'Asia Contemporary Art Show Hong Kong 2014. Deodato Arte è una galleria d'arte contemporanea con sedi a Milano, Hong Kong e Brusino Arsizio (Svizzera). Fondata nel 2010, Deodato Arte vanta una grande collezione di opere di artisti contemporanei e di artisti storicizzati. Dal 2013 la galleria, oltre a seguire mostre e progetti interni, si concentra sulla partecipazione di fiere nazionali e internazionali, soprattutto in Asia, dove è presente con una sede di rappresentanza. (Comunicato Ufficio stampa Irma Bianchi Comunicazione)




Fotografia - Festival Internazionale di Roma
Bernhard Fuchs in mostra


termina l'11 gennaio 2015
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea di Roma
www.fotografiafestival.it

Il Festival è dedicato quest'anno al Ritratto. Il fotografo austriaco, selezionato insieme ad altri cinque artisti, è presente con dodici opere. Il tema del ritratto viene affrontato ricostruendone il percorso storico e il ruolo nell'arte come importante strumento d'analisi della società contemporanea. Attraverso le opere della collettiva internazionale, il festival si prepone quest'anno di ricercare nel ritratto i diversi significati della rappresentazione fotografica intesa come strumento di conoscenza dell'altro. I ritratti in mostra rappresentano una scelta della prima serie completa di Bernhard Fuchs in cui il fotografo austriaco si confronta con il suo territorio d'origine, il bacino del Mühl, un affluente del Danubio in Alta Austria.

Si tratta di un dialogo muto che Fuchs instaura con chi ha di fronte creando una vicinanza che riesce a raggiungere solo mantenendo la distanza. I ritratti mostrano un nuovo insieme dato dall'unione fra uomo e territorio. Sono immagini bloccate, ferme, la cui fissità trasmette l'intimità del soggetto. Bernhard Fuchs (Haslach an der Mühl, 1971), si diploma all'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf nel 1997. Dal 1997 al 1999 segue la masterclass di Timm Rautert all'Accademia di arti visive di Leipzig. (Comunicato da Forum Austriaco di Cultura Roma)




Femi Vilardo - Blumen 7 - elaborazione digitale cm.145x145 2014 Femi Vilardo: Blumen mantra
termina il 18 ottobre 2014
Museo d'Arte Moderna Ugo Carà - Muggia (Trieste)

In mostra - con la presentazione critica della curatrice Marianna Accerboni - più di una ventina di opere scelte, tecniche miste e stampe artistiche digitali stampate in alta definizione su tela, per la maggior parte inedite e realizzate ad hoc nel 2014, in cui l'artista affronta maggiormente la grande dimensione.

Presentazione mostra




Opere di Grazia Varisco Grazia Varisco: Ventilati
termina lo 05 novembre 2014
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Il percorso espositivo, pensato dall'artista in relazione agli spazi della galleria, intende approfondire le tematiche affrontate dall'artista durante l'ultimo decennio, mettendole in dialogo con alcuni lavori realizzati all'inizio degli anni Ottanta. Al piano superiore della galleria saranno esposti lavori appartenenti ai cicli dei "Quadri comunicanti" e delle "Risonanze al tocco", che presentandosi come entità percettive intense e cariche di energia, invitano lo spettatore a farsi coinvolgere in un momento di interazione sensoriale che stimoli vista, tatto ed udito.

Questo gioco di rimandi e contrapposizioni, reiterato ed ironico, basato sull'utilizzo della "piegatura" della materia come momento di apertura verso la terza dimensione e come attimo di spaesamento sensoriale, si nota anche negli Gnomoni degli anni Ottanta, che si affacciano sulla parete delle scale ed uniscono idealmente gli spazi della galleria. Al piano inferiore si trovano opere recenti in cartone ed in metallo, esposte per la prima volta in questa personale, che ripropongono in immagine l'esperienza dell'allineamento ed il disagio percettivo della variabilità delle forme regolari, come se la materia di forma rettangolare fosse appesa ad un filo e mossa dal vento.

Negli altri spazi della galleria verrano presentati alcuni lavori dell'artista che ripercorrono il suo iter creativo a partire dalla fine degli anni Cinquanta. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere esposte, un saggio introduttivo di Francesca Pola, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.




La terra - cm.100x100 Il fuoco L'acqua - Nereide - cm.90x120 L'aria - cm.70x100 Aria, Acqua, Terra, Fuoco
termina l'11 ottobre 2014
Galleria e Biblioteca d'Arte Studio 71 - Palermo
www.studio71.it

Antonella Affronti, Maria Pia Lo Verso, Gilda Gubiotti e Franco Mineo sono gli artisti chiamati ad interpretare ognuno un elemento differente. Una mostra affascinante e coinvolgente in quanto tratta elementi con i quali veniamo in contatto momento dopo momento della nostra vita: l'aria che respiriamo senza la quale non potremmo vivere, l'acqua che ci disseta e consente agli alimenti di crescere, la terra sulla quale poggiamo i nostri piedi dandoci stabilità ed equilibrio, il fuoco per riscaldarci e senza il quale probabilmente non sopravviveremmo, sono tutti elementi magistralmente interpretati dai quattro autori.

Scrive Vinny Scorsone, curatrice della mostra, nel suo testo in catalogo: "(...) Per Antonella Affronti l'acqua è il mare con le sue maree, i suoi racconti, le sue devastazioni e la sua forza corrosiva e dirompente, ma è anche l'acqua della vita, quel liquido amniotico che ci ha sostenuto ed alimentato nei nostri primi mesi di vita... Opposta all'acqua troviamo l'aria di Maria Pia Lo Verso. Le sue opere ci rimandano a Fabrizio De Andrè e al suo album Le nuvole. 'Vanno, vengono, qualche volta si fermano...' ci racconta il cantautore genovese. Così fa la fotografa. La sua è l'aria di Anassimene, è il vento che sospinge le nuvole e le modella... Gilda Gubiotti, invece, affronta il fuoco, l'elemento caldo. Le tele si accendono.

Il suo è sia il fuoco naturale dei vulcani sia il fuoco provocato dall'uomo. La furia distruttiva del prodotto umano si scontra con quello della natura che se prima distrugge poi però nutre....Una visione dell'elemento Terra che si discosta molto dalla comune concezione viene offerta da Franco Mineo. La sua difatti non è la terra delle radici, della zolla, dei fiori, ma sostanzialmente quella umana. Non elemento attivo ma passivo. Nei suoi quadri, Terra e uomo divengono una sola cosa in una simbiosi che vede, però, prevalere quest'ultimo (...)" In una continua alternanza di colori freddi e colori caldi, questa mostra si pone come una ricerca continua del sé, delle nostre stesse radici in un viaggio a ritroso nel tempo e nello spirito.




Opere di Maria Kononov (Vita), Luca Tridente (Le mescolanze dell'Io), Fabio Dall'Olio (Pittura molecolare), Lucio Ranucci (La mia realtà) Maria Kononov | Luca Tridente | Fabio Dall'Olio | Lucio Ranucci
termina lo 02 ottobre 2014
Galleria d'arte contemporanea Wikiarte - Bologna
www.wikiarte.com

Non c'è molteplicità se non nell'Uno, non c'è Uno che non sia sfaccettato e molteplice: la dinamica dell'uomo e di tutto quanto informa la vita dell'universo - oppure, in maniera più appropriata, multiverso cosmico - potrebbe aggrapparsi alle fondamenta di tale principio basilare, tanto più vero quanto, spesso, inconciliabile con una nostra indotta volontà di semplificazione.

La prassi artistica di Luca Tridente pare non solo accettare l'idea del doppio e delle sue infinite, ipotetiche proiezioni, ma di questa servirsi per costruire un mondo visivo sostanziale all'essenza della vita stessa. Movimento e materia divengono il nucleo correlato, veicoli simbolici di corpo e anima, in un immaginario liquido, cangiante, sempre sul punto di essere qualcosa d'altro, sfuggente e non mai afferrabile. In questo le forme sono, letteralmente, biomorfe, poiché rincorrono l'incedere della vita complicato dal respiro dispiegato dello spirito.

Appena le figure si fanno più riconoscibili acquistano il piglio poderoso e leggero del Don Chisciotte di Picasso: l'immagine del toro resa a silhouette - o, forse, proiezione di sé medesima dalle pareti a specchio di chissà quale ideale labirinto - spicca la propria natura istintiva nel nero terroso della materia attraverso le increspature lattiginose della sostanza universale. Ancora antinomie, principi di contrapposizione ma, pure, di reciproca necessità tra more hominum e more ferarum, ad accorciare le distanze, infine, tra mente e cuore. Tutto pare trasfigurare nella dimensione di un sogno di cui si sia dispersa la narrazione, ma ne sia trattenuta la sostanza.

La pittura di Maria Kononov vive così di una propria mite follia, un gioco librato che oltrepassa, vincendole, forze di gravità e grevità, assecondando di volta in volta nuove e diverse visioni della vita. Animali reali o immaginati, personaggi strappati dall'abisso fantastico della favola o del racconto popolare danzano e si alternano nel vortice di un circo simbolico e allegorico, complicato da una confusione di grazia indifesa in cui tutto è motivo di ripensamento. Vicina, per diversi aspetti, alla leggerezza soprannaturale e miracolistica di Chagall, pare con lui condividere la ricerca dell'aspetto illogico della forma, senza cui la realtà risulterebbe incompleta di verità.

E' il fantastico che tenta di interpretare e praticare il lato invisibile. Ogni fenomeno, manifestazione della materia, per potere sopravvivere nell'infinito evolutivo cosmico è costretto a mutare di forma, di dimensione e di volume, a servirsi del proprio principio propulsivo per disciogliersi e continuamente rigenerarsi, in una sorta di eterno scontro di contrari germinante l'intera tessiture spaziale. Secondo tale principio il "kosmos" non è più ordinato o regolato del "kaos", né meno imprevedibile o apparentemente casuale: le strutture spaziali sono moderate da elementi primari che producono interferenze sul caso, guidando e - ad un medesimo tempo - liberando le forme in un'estetica universale.

I lavori di Fabio Dall'Olio paiono così come visualizzazioni pittoriche di differenti piani cromatici, coagulazioni spontanee di materia all'interno di un "caos controllato"che guida le forme attraverso un supposto reticolato cosmico. I colori vengono accostati e lasciati liberi di reagire tra loro, creando forme che restano sospese in una dimensione ambigua, duplice, tra volontà di volontà e volontà di potenza, intenzione e oggetto intenzionato. Il lavoro dell'artista si complica della naturale semplicità delle parti minime di cui il tutto si compone e nelle quali è contenuto, avvicinandosi alla visualizzazione di immagini prodotte secondo i principi della geometria frattale.

I colori si uniscono, si aggrovigliano, si distorcono come in presenza di un campo gravitazionale che agisca su di essi come una lente in movimento inesausto e continuato, simulando effetti di dilatazione, capovolgimento, cancellamento e moltiplicazione dell'immagine. Tale pittura molecolare - come l'artista stesso ama definirla - sarà allora la dimensione fenomenica del noumeno immanente al principio universale della materia, iperbole visiva dell'assoluto cosmico.

L'esperienza biografica intensa, avventurosa di Lucio Ranucci, vissuta attraverso Paesi che lo hanno visto occupato nei mestieri più disparati, ritrova il proprio naturale correlativo oggettivo nella sua pittura, estrema e rigorosa, dai tratti duri, spigolosi, ma così incisiva e icastica in una lettura che si spinga oltre e al di là della soglia del visibile. Sono i colori a determinare i movimenti dialettici del pensiero, ad espandere e spezzare le tensioni che creano le forme, i rapporti dimensionali nello spazio. Più volte, considerando le proprie opere cinematografiche, Michelangelo Antonioni diceva che la storia, la narrazione, non era altro che un fatto, un puro accadimento, mentre era il colore, nel suo rapporto con i vari tempi e dimensioni dell'immagine, a stabilirne la qualità.

Allo stesso modo, probabilmente, in Ranucci dove la reiterazione del soggetto ( la donna che legge, le varie scene di mercato ) è pretesto per una più ampia analisi dei rapporti e delle situazioni umane: la storia narrata diviene simbolo e referente di una Storia universale, visione e interpretazione di un'intera "commedia umana", per dirla con Balzac. L'accostamento ardito di colori, pieni, contribuisce a costruire uno speciale senso di saturazione dello spazio di ascendenza cubista, solidamente bilanciato in nuclei cromatici che articolano l'immagine scomponendola in piani animati progressivi.

Caratteristica fondamentale che riguarda ogni personaggio dipinto da Ranucci è la totale assenza di sguardo: attraverso due semplici cavità nere il volto si riappropria della maschera, recuperando il significato profondo che la parola "pròsopon" aveva nella civiltà classica: la persona, l'anima, la reale essenza dell'individuo. Il maestro produce così una sorta di umana archeologia contemporanea, una analisi storica che sorpassa il tempo sbriciolandolo nell'istante universale. (Presentazione di Alberto Gross)




Ettore Scola, Massimo Troisi e Marcello Mastroianni sul set del film Che ora è, Civitavecchia - courtesy Studio E.L Piacere, Ettore Scola
termina il 20 ottobre 2014
Abbazia del Goleto - Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino)

Prima mostra monografica dedicata a uno dei più grandi registi italiani. Per la prima volta in assoluto si racconta la vita privata e professionale di Ettore Scola (Trevico - Irpinia, 1931) fino alla sua ultima opera cinematografica Che strano chiamarsi Federico (omaggio all'amico e collega Federico Fellini). Tra questi due punti fermi si divaga sulla sua esperienza nella redazione del "Marc'Aurelio" e in Rai, sul suo periodo da sceneggiatore, sul rapporto con attori e collaboratori, nonché sul suo rapporto con la politica. Filo conduttore della mostra, a cura di Marco Dionisi e Nevio De Pascalis, è il disegno, grande passione ed elemento costante di tutta una vita: esposti vi sono sue vignette pubblicate sulla rivista "Marc'Aurelio" e disegni di personaggi le cui caratteristiche si ritrovano poi nei suoi film.

Ad alcuni carteggi con altri registi e sceneggiature originali, si aggiungono spezzoni di film, cinegiornali dell'Istituto Luce, interviste, programmi radiofonici ideati e sceneggiati da Scola. Tra le "chicche": i modellini scenografici del film Concorrenza sleale e Il viaggio di Capitan Fracassa, i premi ottenuti nella carriera, la lettera di Totò, Peppino e la Malafemmina alla cui stesura Scola prese parte, fotografie e oggetti personali. Una vita professionale intensa quella di Scola, iniziata come disegnatore e umorista nella redazione della gloriosa rivista del "Marc'Aurelio", da dove uscirono alcuni tra i migliori autori della commedia di costume quali Monicelli, Fellini, Steno. Una gavetta importante che lo vedrà impegnato anche come autore di programmi radiofonici e televisivi di successo (in Rai) e che gli permetterà di intraprendere la carriera di soggettista e sceneggiatore al fianco di autori del calibro di Ruggero Maccari, Age e Scarpelli e registi come Pietrangeli, Risi, Lizzani, Zampa, Loy, scrivendo alcune tra le più belle pagine di quella commedia all'italiana apprezzata dal pubblico e applaudita in tutto il mondo.

Da regista ha diretto - portandoli al successo - i maggiori attori del cinema nazionale e internazionale, realizzando autentici capolavori come C'eravamo tanto amati, Una giornata particolare e La famiglia, e ottenendo numerosi riconoscimenti: plurivincitore ai David di Donatello, più volte candidato agli Oscar, vincitore di importantissimi premi nei festival cinematografici internazionali (Berlino, Cannes, Mosca). Nella sua lunga carriera ha ricevuto attestati di stima da parte dei grandi maestri del cinema come Kubrick, Kurosawa e Bergman. Per i suoi meriti culturali è stato inoltre insignito della Medaglia d'oro dal Presidente della Repubblica Italiana e della Légion d'honneur in Francia, paese in cui è considerato, al pari di Jean Renoir, tra gli autori che hanno meglio rappresentato la storia del paese transalpino.

Importante icona del cinema italiano, Scola ha saputo rinnovarsi nel corso della sua carriera, passando dalla commedia di costume a una narrazione più amara e riflessiva e mantenendo una coerenza artistica sia sul piano linguistico che ideologico. Ideologie, come quella politica, che ha sempre manifestato liberamente, in un costante impegno civile e sociale evidenziato sia nei film che nel ruolo politico di Ministro del Governo Ombra nelle file del PCI, partito del quale è stato un importante punto di riferimento intellettuale. La mostra è organizzata in collaborazione con la famiglia Scola, lo Studio E.L. di Cinecittà, l'Istituto Luce, Rai Teche, l'Aamod, l'Archivio Antonio Pietrangeli, New Cinema Italiano. (Comunicato Ufficio stampa NORA comunicazione)




Copertina catalogo Tempo e Luogo. La realtà e il mistero Tempo e Luogo. La realtà e il mistero
termina il 12 ottobre 2014
Museo Civico Palazzo Branda Castiglioni - Castiglione Olona (Varese)

Pittura, scultura, fotografia, installazioni: saranno 56 le opere che, nelle diversità delle intenzioni creative di ciascun artista, nella varietà dei materiali utilizzati, richiameranno il tema proposto dal curatore, Fabrizia Buzio Negri. Pur nei linguaggi differenti, si coglierà una profonda attenzione al fascino e alla storia dell'antico luogo, che Gabriele D'Annunzio definì "L'isola di Toscana in Lombardia". Il borgo racchiude come uno scrigno i preziosi tesori quattrocenteschi, conservando sapori e sentimenti della cultura del Rinascimento. Ancora oggi, i monumenti, le ripide strade verso la Collegiata, i portali in pietra, i cortili eleganti custodiscono storia, religione, arte e si amalgamo nel paesaggio urbano nella stessa autentica atmosfera di "città ideale" creata dal nulla per volere del cardinale Branda Castiglioni, uno degli uomini più celebrati della sua epoca, cultore delle arti e grande diplomatico, uomo di fiducia di diversi papi e dell'Imperatore Sigismondo di Ungheria.

Nel suo testo critico in catalogo Ritornare a Castiglione Olona. Senza essersene mai andati, Fabrizia Buzio Negri narra come per ben tre volte negli anni passati, il Circolo degli Artisti di Varese ha allestito esposizioni importanti nello splendido Palazzo Branda, nel cuore del Borgo Antico e sempre con molto successo: nell'ottobre 1993 con la mostra di scultura "Nel segno di Tavernari. La sacralità del vivere"; nel marzo 1995 con la mostra di pittura e scultura "Sulle orme di Masolino".Ma ancora nel 2009 il Circolo è al Castello di Monteruzzo sovrastante Castiglione Olona con la mostra "Il pensiero / le immagini 50x50". I ritorni, sempre bellissimi, emozionanti. Ora, nel 2014, arriva "Tempo e Luogo. La realtà e il mistero".

Gli artisti hanno sentito vivamente, sia il fascino dell'antico Borgo, sia il confronto con la modernità. Una testimonianza creativa delle più recenti generazioni. Per volontà degli artisti, le opere a muro sono tutte realizzate su tondo ligneo del diametro di 60cm. La mostra. E' di grande interesse verificare l'attualità di tali coordinate spazio/tempo attraverso la testimonianza creativa degli artisti delle più recenti generazioni. Il cambiamento epocale in cui viviamo sembra consumare nella mediaticità anche l'arte. Così non è: la creatività ritorna in mille modi, anche i meno tradizionali, nelle acute singolarità delle espressioni artistiche con la Stimmung di un tempo interiore che accende non solo memorie, ma provoca riflessioni e confronti.

Ed è il Cardinale con l'immaginario che lo circonda a farla di padrone nelle opere pittoriche di Roberto Cozzi, Franco Mancuso, Michele Di Giovanni, Piera Limido, Flora Fumei, Liliana Farini, Nicoletta Fumagalli, mentre la chiave del Mistero che avvolge il Luogo è insita nei tondi di Gilberto Facchinetti, Franca Carra, 3RE (Trezza-Regidore), Mirko Cervini, Rita Bertrecchi, Giorgio Gessi, Giorgio Bongiorni, Milena Vanoli. Il paesaggio con il fiume, il vecchio ponte, la strada in salita verso l'affascinante profilo della Collegiata, i dettagli antichi dei palazzi entrano delicatamente nei dipinti di Nicoletta Magnani, Vanni Bellea, Laura Pasquetti, Fabio Saletta, Massimo Ciavarella, Paola Carabelli, Raffaello Giunti, Giuseppe Sassi, Alida Novelli Drovandi, Giorgio Colombo, Simona Zonca, Marco Saporiti. La simbologia religiosa o profana entra nelle opere scultoree o pittoriche di Raphael De Vittori Reizel, Antonio Franzetti, Elisabetta Pieroni, Gianpiero Castiglioni, Eduardo Brocca Toletti, Bruna Zanon, Agostina Carrara, Martina Goetze, Elio Rimoldi, Pierangela Cattini, Ernesto Saracchi.

Tra astrazione e figurazione allusiva con il colore a dominare la scena: Antonio Bandirali, Enrico Milesi, Alessia Tortoreto, Floriana Bolognese, Elsa Zantomio, Giulio Palamara, Giuseppe Orsenigo, Gladys Colmenares, mentre hanno sentito il fascino dei dipinti antichi Sergio Colombo, Alberto Nicora, Nicoletta Lunardi, Ezio Foglia, Patrizia Gosio. Gli outsider della situazione: Ruggero Marrani con il suo Cavaliere Errante, il verde dollaro Peter Hide, l'originale Silvana Feroldi, la 'carta' di Luca Ghielmi, il 'ferro' di Elda Francesca Genghini. Dunque: lavori artistici condotti in sottofondi ironici, in paradigmi esistenziali, su riflessioni letterarie, in dinamiche spazio-temporali che si dilatano o si contraggono, con forti interferenze di tecniche e di linguaggi, sul territorio dell'inaspettato, in indissolubili proiezioni verso l'imprevisto poetico. Quasi una forma di ridefinizione (im)possibile di una identità culturale più attuale.




Stéphane Zaech: Bellezza e Decostruzione
termina lo 09 novembre 2014
MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

Mostra di pittura dedicata all'artista svizzero Stéphane Zaech (1966). La genesi del suo lavoro corrisponde a un periodo storico particolare, di transizione da un'epoca, in cui gli stilemi erano sorretti da un'idea linguistica forte, a un'altra, ove i concetti transmediali applicati all'arte e alla società si fanno più evidenti e necessari nel verso della emancipazione da avanguardie e ideologie connotate spesso da una coerenza estenuante, ripetitiva e autoreferenziale, e laddove il ritorno a forme di accademismo è latente. Stéphane Zaech nasce, per casualità storica e vocazione interiore, sul crinale di questo difficile ma entusiasmante periodo di riassetto dei valori politici e sociali, ed economico-finanziari.

La sua arte si fonda - secondo noi - sui principi puri della pittura, ove egli approfondisce pochi temi come il ritratto e, parallelamente, il paesaggio. (...) La serie di ritratti dedicati a personaggi del mondo dell'arte sono caricaturali ed esilaranti, ma puntuali nel pittare il personaggio pubblico e privato, così come i riferimenti e il citazionismo linguistico 'à la manière de' sono frequenti nella sua ritrattistica, al cui interno il paesaggio ne fa immancabilmente da sfondo esotico, determinando talvolta il 'temperamento' e il 'clima' del quadro generale. Questo rimando all'esotismo della natura fa da eco a certi paesaggi ideali di matrice rinascimentale o più tardi a scenografie riportate sui primi libri di viaggio e mai viste prima dall'occhio umano. Sono fondamentalmente delle semplici messe in scena teatrali, dove il personaggio grottesco sembra posare entro una scenografia appositamente e semplicemente costruita all'uopo. (Mario Casanova, 2014)




Quadro di Pasquale D'Ambrosio Le magiche astrazioni di Pasquale D'Ambrosio
termina lo 02 ottobre 2014
Caffè Carducci - Monfalcone
www.amebe.com

Mostra a cura di Paolo Posarelli; curatrice artistica: Gabriella Machne. Pasquale D'Ambrosio, originario della Lucania, da molti anni a Trieste, ex funzionario direttivo della Corte dei Conti, sin da giovane si è dedicato con passione alla pittura, prediligendo l'olio. A Potenza e a Roma ha perfezionato il suo stile con alcuni maestri. Molte sue opere fanno parte di collezioni private a Roma, Firenze, Salerno ed in altri luoghi d'Italia. Dal 2009 al suo attivo: varie personali e collettive; numerosi premi e riconoscimenti, anche da parte della critica, che ha ricevuto nei concorsi ai quali ha partecipato. Tra i vari luoghi si ricorda che ha esposto a: Firenze, Venezia (due collettive, tra cui una presso le lo Storico "Palazzo delle prigioni"), Monfalcone, Grado, Trieste. Nel 2013 è presente, alla pag.della Bottega d'arte Amèbe, in un catalogo di un Evento collaterale alla 55esima edizione della Mostra Internazionale d'Arte "La Biennale di Venezia". E' del 2014 la stampa del suo primo catalogo, curato da Gabriella Machne. E' presente nel sito della Bottega d'Arte "Amèbe" nella sez."Artisti".

«Fin dai primi lavori figurativi il suo percorso artistico si è distinto per la ricerca basata sul colore. I soggetti scelti, uniti all'accuratezza dei tratti, alla profondità e alla luce, sostengono il colore: il vero protagonista dei suoi lavori. Un'esigenza che l'artista sente con forza: ogni suo quadro ha quasi un bisogno primario e recondito di queste sfumature irripetibili.» (Gabriella Machne - curatrice artistica)

«Una gestualità quella di Pasquale D'Ambrosio che spazia tra l'informale fino ad arrivare ai stretti confini dell'astrazione, dove le masse e i volumi coloristici creano una simbiosi che corre sulla superficie della tela, quasi a volerla segnare di diritto senza però tralasciare l'armonia compositiva, ricercando al tempo stesso una linea di pittura personale e raffinata.» (Diego Valentinuzzi - curatore d'arte e pittore)

«Pasquale D'Ambrosio da' la sua risposta con le accensioni di colori con gli sviluppi improvvisi di luci cui corrispondono quasi ritmicamente opposti silenzi, la sua pittura vuole essere anche sintesi di oggettualità, in questo senso mi pare un po' di confine con l'astrattismo perchè esso è sintesi, quasi raccolta riassuntiva di percezioni visive.» (Vito Sutto - critico d'arte e docente)

La Bottega d'Arte "Amèbe" promuove l'Arte pittorica con mostre, concorsi e corsi d'arte. La curatrice artistica, Gabriella Machne, è pittrice e si occupa attivamente di Arte. Al suo attivo vanta una lunga esperienza con serate, interventi dialettici, concorsi, mostre, presentazioni di libri ecc. Nel 2007 l'Ass.to alla Cultura del Comune di Trieste le ha conferito una targa per l'attività artistica. (Comunicato stampa)




David Lynch - Untitled (Lodz) - 2000 David Lynch - Untitled (England) - late 1980s early 1990s David Lynch - Untitled - Lodz 2000 David Lynch: The Factory Photographs
termina il 31 dicembre 2014
MAST Photo Gallery - Bologna
www.mast.org

La mostra - a cura di Petra Giloy-Hirtz, in collaborazione con il MAST e la Photographers' Gallery di Londra - raccoglie 124 opere di David Lynch. MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) ha aperto la sua Gallery, dall'ottobre del 2013, esclusivamente per opere di fotografia industriale della propria collezione con la presentazione di tre mostre. L'esposizione delle opere fotografiche industriali di David Lynch, assieme a suoi video e filmati, dà il via alla prima collaborazione con artisti diversi da quelli rappresentati nella propria collezione.

Le fotografie in bianco e nero testimoniano la sua fascinazione per le fabbriche, la passione quasi ossessiva per comignoli, ciminiere e macchinari, per l'oscurità e il mistero. In un arco di tempo di oltre trent'anni ha fotografato i monumenti decadenti dell'industrializzazione, edifici in laterizio decorati con volte, cornicioni, finestre e portali imponenti, impressionanti nella loro somiglianza con le antiche cattedrali. Rovine di un mondo che va scomparendo, in cui le fabbriche erano pietre miliari di un orgoglioso progresso e non luoghi desolati, scenografie per storie cariche di quell'aura emozionale caratteristica di Lynch. Le fotografie sono state scattate tra il 1980 e il 2000 nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles.

E' come se la fuliggine, i vapori o le polveri sottili che avvolgevano quei luoghi si fossero posate sulla superficie della carta: ne risultano immagini di straordinaria potenza sensoriale, come disegni fatti a carboncino, in cui il nero carico delle linee nitide, grafiche, taglia il grigio scuro dei campi. L'inconfondibile cifra di Lynch si svela in modo suggestivo nei soggetti scelti, nelle atmosfere, nelle nuance di colore di mondi arcani e surreali, nelle sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film. La mostra comprende 124 scatti - alcuni dei quali inediti - realizzati in due diversi formati: 28x35,6cm e 100x150cm.

Fanno parte della mostra un'installazione sonora dell'artista ed una selezione dei suoi primi cortometraggi, meno noti al grande pubblico, che verranno proiettati a ciclo continuo nel percorso espositivo: Industrial Soundscape, Bug Crawls, Intervalometer: Steps. In occasione della mostra verrà stampato, a cura della Fondazione MAST, un catalogo contenente 34 immagini tratte dalla mostra Factory Photographs, 14 delle quali inedite, con testi di Petra Giloy-Hirtz e Urs Stahel. Il volume David Lynch: The Factory Photographs di Petra Giloy-Hirtz, pubblicato da Prestel Verlag, Munich-London-New York, 2014, sarà disponibile all'ingresso della Gallery. La Cineteca di Bologna dal 27 al 30 Settembre dedicherà al regista David Lynch una retrospettiva dei suoi film.

David Lynch, regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo. La sua formazione accademica è nel campo della pittura: studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, realizza qui, nel 1966, il suo primo cortometraggio. Si trasferisce in seguito a Los Angeles; il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un "cult classic". Per The Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) ha ricevuto la nomination all'Oscar per la migliore regia. Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999), Inland Empire (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990-1991) hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il francese César pour le Meilleur Film Étranger, la Palme d'Or du Festival de Cannes e il Leone d'Oro alla carriera della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. (Comunicato Ufficio Stampa Lucia Crespi)




Opera di Maria Cristina Vimercati Maria Cristina Vimercati - Hurry up there is a party Maria Cristina Vimercati: Onnivora presenza
termina il 30 settembre 2014
Galleria d'Arte Contemporanea Statuto13 - Milano
www.statuto13.it

Maria Cristina Vimercati è fotografa, scenografa, regista e pittrice. Un'artista a 360° che ho avuto il piacere di conoscere sia sotto il profilo artistico che umano avendo così l'opportunità di comprendere la sua natura creativa che è senza dubbio un ricco connubio di tutte le specialità artistiche nelle quali si cimenta da molto tempo. Le sue tele sono territori introspettivi raccontati poeticamente con colori ad olio, pigmenti, terre, stucchi, stesi anche in modo molto materico. Tutto emerge dal profondo della sua emozionalità e del suo percepire il mondo circostante sia nel reale che nell'onirico/sensoriale. Proprio come si trattasse in una "onnivora presenza" che si ciba di tutto: di anima, amore, emozioni, ragione e respiro ma dove l'intento ultimo resta sempre quello di condividere una sana e gioiosa speranza. Anche di fronte al buio temporalesco più intenso del cielo o dell'anima. Mostra a cura di Massimiliano Bisazza.




Franziska Gilli - Passengers to nowhere Franziska Gilli: Passengers to nowhere
termina il 18 ottobre 2014
Galerie | Galleria foto-forum - Bozen / Bolzano
www.foto-forum.it

Mostra della fotografa altoatesina Franziska Gilli (Bolzano). Vengono presentate una serie di foto del cammino verso il rifugio più alto d'Europa e un ritratto della saltatrice con gli sci gardenese Elena Runggaldier. Entrambi i lavori riguardano la ricerca della quiete dei singoli protagonisti e la loro aspirazione a un isolamento fisico e mentale in sfere d'altitudine ariosa. Mentre la saltatrice con gli sci raggiunge questo traguardo solo per pochi istanti, l'escursionista si perde nell'ambiente e trova la sua quiete un po' qua, un po' là. Entrambi sono però accomunati dal fatto che non sanno mai prima quando riusciranno a raggiungere quello che cercano.

Il lavoro su Elena Runggaldier è stato fatto nell'inverno 2013/14 durante la preparazione per le Olimpiadi invernali di Sochi 2014 alle quali le saltatrici con gli sci, novant'anni dopo i maschi, hanno potuto partecipare per la prima volta. L'atleta 24enne fa parte da undici anni della nazionale italiana di saltatrici con gli sci e ha conquistato, con il secondo posto ai campionati mondiali di salto con gli sci nel 2011 a Oslo, la prima medaglia azzurra in assoluto in questa disciplina. "L'aquila azzurra" è presente nella mostra anche come reportage multimediale, nel quale Elena Runggaldier parla della paura, dei suoi sogni notturni e della sensazione che prova in aria durante un salto. Quattro secondi per il pubblico, per lei a volte durano un'eternità.

Nella serie della salita alla Capanna Regina Margherita, a 4.554 metri, sul massiccio del Monte Rosa, al confine tra Italia e Svizzera, ci sono anche fotografie del ghiacciaio Malavalle. La storia "Im weißen Rauschen" (Nel mormorio bianco, 2013) in collaborazione con il giornalista Tobias Oellig, che Franziska Gilli accompagna con la macchina fotografica nella sua ricerca della quiete in alta quota. Le immagini della mostra non seguono però nessuna cronologia o storia, ma, al di là del contesto giornalistico, parlano per sé e della sensazione di mettere un piede davanti all'altro, da qualche parte, in mezzo tra cielo e terra, in un silenzio indefinibile.

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Die Galerie foto-forum eröffnet die kommende Ausstellungssaison mit "Passengers to nowhere" der Südtiroler Fotografin Franziska Gilli (geboren in Bozen, lebt und arbeitet in Frankfurt und Hannover). Gezeigt werden eine Serie über den Weg zur höchstgelegenen Schutzhütte Europas sowie ein Portrait der Grödner Skispringerin Elena Runggaldier. Beide Arbeiten beschäftigen sich mit der Suche der einzelnen Protagonisten nach der Stille sowie deren Streben nach physischer wie mentaler Isolation in luftiger Höhe. Während die Skispringerin nur wenige Sekunden lang ihr Ziel erreicht und voll auskostet, irrt der Wanderer umher und findet mal hier, mal dort zur Ruhe. Beide vereint der Umstand, dass sie vorab selten wissen, wann genau sie erreichen, was sie suchen.

Die Arbeit über Elena Runggaldier entstand im Winter 2012/13 im Vorfeld zu den Olympischen Winterspielen in Sochi 2014, an denen die Skisprungdamen erstmals, 90 Jahre später als die Männer, teilnehmen durften. Die 24-Jährige ist seit elf Jahren Mitglied der Italienischen Skisprungnationalmannschaft und gewann 2011 mit einem zweiten Platz in Oslo die historische erste italienische Medaille bei einer Skisprung-WM. "L'aquila azzurra" ist in der Ausstellung auch als Multimediareportage zu sehen, in der Elena Runggaldier über Angst, ihre Träume in der Nacht und das Gefühl in der Luft während eines guten Sprunges spricht. Vier Sekunden für das Publikum werden für sie manchmal zur Ewigkeit.

In die Serie über den Aufstieg zur Capanna Regina Margherita auf 4554 m im Monte-Rosa-Massiv an der Grenze zwischen Italien und der Schweiz mischen sich Fotografien aus dem Übeltalferner Gletscher. Die Geschichte "Im weißen Rauschen" entstand 2013 in Zusammenarbeit mit dem Journalisten Tobias Oellig, den Franziska Gilli in beiden Gebieten auf der Suche nach der Stille in der Höhe mit der Kamera begleitete. Die Bilder in der Ausstellung folgen jedoch keiner Chronologie oder Erzählung, sondern stehen abseits des journalistischen Kontexts für sich und für das Gefühl, einen Fuß vor den anderen zu setzen, irgendwo zwischen Himmel und Erde, in einer undefinierbaren Stille, beruhigend einerseits, gebrochen durch das leise Knacken im Gletscher seltsam bedrohlich andererseits.




Amato Patriarca - Onda grigio Amato Patriarca: "Baci"
07 ottobre (inaugurazione ore 18.30) - 31 ottobre 2014
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Amato Patriarca è un'artista contemporaneo che trae ispirazione dal comune vivere, dalla contemporaneità delle azioni quotidiane a rappresentazione di attimi, sentimenti, manie e vizi. I suoi soggetti sono personaggi che incontriamo tutti i giorni sul tram, fermi al semaforo, al supermercato, per le strade, in viaggio, in ogni dove. Sono personaggi che ci rappresentano e che a nostra volta possiamo impersonare, grazie alle scelte cromatiche, di ispirazione Pop, sono personaggi dinamici, che vivono, in procinto di compiere azioni esistenziali, tra queste azioni vi è il bacio. In questa mostra, a cura di Stefano Cortina, l'artista, con la sua personale interpretazione, ci introduce nel poliedrico universo dei "baci".

Il bacio il più celebrato dei gesti, l'inizio di ogni cosa e come ci dichiara lo stesso Patriarca...- il bacio è legato indissolubilmente alla storia dell'umanità. Il bacio è in assoluto il fondamento dell'Eros, elemento primario delle relazioni, primo passo della conoscenza e del legame fisico...-. C'è bacio e bacio, i baci non sono tutti uguali, esistono molti "tipi di baci" e per ognuno un significato diverso, una storia diversa. Adorazione, Eros, amore, rispetto, affetto, fiducia, amicizia, inferiorità, fratellanza, fedeltà e molto altro ancora, con un gesto colto, raffinato analizza e interpreta la natura umana e il sublime "gesto". Patriarca con le sue opere qui esposte ci accompagna passo per passo nell'iconografia emozionale del semplice e naturale "atto" del bacio. Catalogo in galleria, con una introduzione di Flaminio Gualdoni e una intervista di Susanne Capolongo. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Stand Still di Costanza Mansueti Costanza Mansueti: Stand Still
termina lo 05 ottobre 2014
LABottega - Spazio per la Fotografia - Marina di Pietrasanta (Lucca)
www.labottegalab.com

Progetto maturato nel corso degli ultimi viaggi di Costanza Mansueti negli Stati Uniti e Canada. Si compone di 25 fotografie che rappresentano per lo più luoghi abitati e disabitati immersi nell'inverno americano, momenti bui e tetri ma anche attimi di luce in cui il sole arriva a sciogliere la neve, anche se per un solo momento. Le immagini di campagne si accostano a quelle di città affollate come New York seguendo un elemento comune, l'assenza di persone, rotto in un'unica fotografia in cui si intravedono delle sagome dietro una finestra di Philadelphia, in un ricordo vagamente hopperiano.

Dalla prefazione del catalogo scritto dalla giornalista Silvia Cavallini si legge: "Le sue immagini giustappongono il silenzio urlante di neve e ghiaccio con i fantasmi di persone. Non si vedono nei suoi scatti ma si percepiscono. Le foto sono di ghiaccio o neve, ma la mano di un uomo o di una donna è ovunque. Costanza ha un forte interesse per l'architettura, nelle forme degli edifici, la loro essenza, puntando la sua lente sulle linee principali che danno ciascuno il suo carattere. La buona architettura e la buona fotografia creano sentimento".




Leopoldo Giampaolo - Maccagno - Santuario della Madonnina - acquerello cm.30x40 1956 Leopoldo Giampaolo - Capolago di Varese - Settembre 1948 - acquerello cm.19x26 1948 Omaggio a Leopoldo Giampaolo
termina il 26 ottobre 2014
Civico Museo Parisi-Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)
www.museoparisivalle.it

Leopoldo Giampaolo (Maccagno, 1909 - Varese, 1983) è una delle figure più importanti nell'ambito dello studio e della valorizzazione della storia locale. Laureato nel 1942 a Torino, dal 1950 per un ventennio fu direttore della Biblioteca civica della Città di Varese e dal 1953 fino alla morte presidente della Società Storica Varesina. Nelle sale del Museo maccagnese saranno esposte circa 70 opere dello stesso Giampaolo che, tra i tanti interessi, coltivò anche quello della pittura.

L'intenzione degli organizzatori è di rileggere l'attività di studioso attraverso una luce diversa rispetto a quanto finora conosciuto, ma capace di dare un risalto ancora maggiore a chi interpreta la Cultura come un interesse non perfettamente perimetrato. Amò raffigurare Varese con il suo Lago, il Verbano con i suoi paesi, con Maccagno e le Valli circostanti come soggetti preferiti. Leopoldo Giampaolo seppe utilizzare tutte le tecniche pittoriche, ma diede nell'acquarello le prove migliori della sua arte. La mostra è realizzata in collaborazione con la Società Storica Varesina, che ha curato la parte bibliografica e documentale, vero cuore pulsante dell'attività dell'Autore. (Estratto da comunicato stampa)




Ideo Pantaleoni - EOS 5D Mark III Ideo Pantaleoni Opera di Ideo Pantaleoni Ideo Pantaleoni: Gli anni 50 e 70
11 ottobre (inaugurazione ore 18.00) - 15 novembre 2014
FerrarinArte - Legnago (Verona)
www.ferrarinarte.it

La Galleria Ferrarin, in collaborazione con L'Archivio Pantaleoni presenta una selezione di opere inedite provenienti direttamente dal lascito dell'artista nell'anno della commemorazione dei 110 anni dalla nascita nella sua cittadina natia. La proposta artistica è focalizzata sulle opere del periodo M.A.C. (1948-1958) e prosegue con le opere degli anni '50 e '70 i Rilievi, sculture bidimensionali realizzate in alluminio o legno, rimandi dell'arte programmata e costruttivista. Opere inedite per il mercato attuale, in particolare le opere in anticorodal anticipano di almeno dieci anni quei movimenti artistici che si sono venuti a formare sul finire degli anni '50, inizio anni '60.

Ideo Pantaleoni (Legnago, 1904-1993) è stato un artista che ha attraversato tutto il Novecento artistico, passando dal periodo figurativo all'astrattismo al costruttivismo. La sua pratica si è sempre contraddistinta per la costante e parsimoniosa ricerca, per la sua maestria compositiva e cromatica, arte rigorosa e raffinata. Si trasferisce prima a Ferrara poi a Bologna ed in fine a Milano, città di adozione, che in alternanza con Parigi saranno luoghi professionali e affettivi per tutta un'esistenza.

Ha costantemente partecipato a eventi pubblici, ha esposto in gallerie private sia in Italia che all'estero, è stato insignito di innumerevoli riconoscimenti e premi alla carriera. Per l'occasione è stato editato dalla galleria FerrarinArte un catalogo che raccoglie, oltre alle opere esposte, i testi critici di Marco Meneguzzo e Luigi Cavadini e le interviste di Susanne Capolongo a Paolo Berra e Marco Parini. (Estratto da comunicato stampa di Susanne Capolongo)




La scrittura visuale / La parola totale
termina il 15 gennaio 2015
Museo Nitsch - Napoli
www.museonitsch.org

L'esplorazione della produzione artistica più recente, ancora discussa, non del tutto sedimentata, la ricerca dell'arte sperimentale più avanzata e il sostegno alle pratiche, ai discorsi e alle narrazioni dell'arte contemporanea: è tutto questo Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee che, quest'anno, si arricchisce di una nuova collaborazione, con la Fondazione Morra/Museo Nitsch. "La scrittura visuale/La parola totale", è un ampio programma di mostre e incontri, a cura di Giuseppe Morra, sulla storia della poesia visuale fra Napoli, Genova, Milano, Firenze, Roma. Il progetto comprende una sezione riservata ai giovani artisti, Pre Post Alphabet, a cura di Eva Fabbris e Gigiotto del Vecchio, concepita come avvicinamento tra le opere degli iniziatori e delle figure cardine della poesia visiva e il modo di operare di alcuni artisti di generazioni successive.

Da settembre 2014 proseguirà fino a gennaio 2015 proponendo molteplici livelli di interpretazione: quello della documentazione, cui alludono i materiali cartacei, pubblicazioni, libri oggetto, poemi visivi, disegni, fotografie, scritture, periodici, cataloghi, riviste; quello delle risonanze sincopate nella sezione dedicata al cinema, al video, alle partiture sonore e alla performance teatrale, a cui fa seguito l'ambito critico che si fa carico di un impegno epistemologico volto alla divulgazione, attraverso presentazione di libri, convegni e conferenze animate da artisti, storici ed esperti.

"Il senso della mostra, scandita lungo un ampio arco temporale e geografico, capace di riscrivere, agitandole, le stabili coordinate del tempo e dello spazio" - scrivono Giuseppe Morra e Loredana Troise - "non va rintracciato nelle singole opere, quanto nel gusto collettivo e universale delle possibilità espressive impiegate; intense e intessute di segni e linguaggi differenti, le parole/immagini confluiscono e si confondono tra desideri, interessi e passioni, prendono corpo e si distaccano dal testo classico e si fondono in un nuovo contesto, espandendo il proprio potere.

La forza di questa impostazione risiede nella peculiarità di una pluralità di situazioni che raccontano l'eclettismo degli artisti della poesia visiva, le loro affascinanti personalità, la loro produzione di cui si avvertono, sottesi, tracce, suggestioni e fascini inediti. Il movimento della Scrittura Visuale, opponendosi alla massificazione culturale, ha attivato nel pubblico la capacità critica, nella reinvenzione e liberazione della parola scritta, di opporsi al conformismo che indugiava esclusivamente sulla parola o sul segno privo di significato".

Le mostre e gli eventi in programma saranno accompagnate da una selezione di materiali cartacei, quali riviste, pubblicazioni periodiche, cataloghi, a cura di Domenico Mennillo e da una selezione di film d'artista, a cura di Mario Franco. Questo l'elenco delle proiezioni (ore 17.00):

- 13 novembre 2014
Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, Verifica Incerta (1964, 30')
Mario Schifano, Reflex (1964, 8') Vietnam (1967, 3')
Luca Maria Patella, Terra animata (1968, 7'), SKPM2 (1967, 30'), Vedo Vado (1969, 20')

- 14 novembre
Tonino De Bernardi, A Patrizia: l'irrealtà ideale, l'oggetto d'amore (1967)

- 18 dicembre
Sarenco, Collage (1968-1984, 75')

- 08 gennaio 2015
Sarenco, In attesa della Terza guerra mondiale (1985, 75')

- 09 gennaio
Sarenco, Benvenuto grande cinema (1986 75')

- 13 gennaio
Sarenco, Pagana (1987-1988, 75')

- 14 gennaio
Sarenco, Safari (1990, 75')




Morterone: una soglia poetica
Natura Arte Poesia


termina lo 09 novembre 2014
Palazzo delle Paure - Lecco
Uff.Stampa: ale.valsecchi@gmail.com

La mostra ripercorre l'attività svolta dall'Associazione Culturale Amici di Morterone a partire dal 1986 e vuole testimoniare come Morterone, comune sito ai piedi del versante orientale del monte Resegone, sia divenuto un centro internazionale di poesia e arte grazie al progetto di Carlo Invernizzi e alla sua concezione della poetica della Natura Naturans, che vede nell'operare degli umani un'azione di conoscenza e non un'alterità operativa prevaricante. L'Associazione Culturale Amici di Morterone ha iniziato a operare a metà degli anni Ottanta del secolo scorso con l'intento di presentare mostre d'arte contemporanea pure creando un Museo all'Aperto, tuttora in progress, con l'installazione di oltre 30 opere di pittura e scultura di artisti italiani ed europei per abbellire il territorio nel rispetto della sua incontaminatezza e far rivivere la comunità sulle proprie radici, rendendo così Morterone un'autentica soglia poetica.

Come scrive la curatrice Francesca Pola, "l'autentico significato di questo progetto è solo in parte assimilabile alla ormai diffusa realtà dei cosiddetti parchi di scultura, che negli ultimi decenni sono sorti in tutto il mondo: l'esperienza di Morterone, di cui questa mostra costituisce un momento altamente indicativo, si pone in realtà un obiettivo completamente diverso, perché vuole affermare la possibilità e la volontà di una crescita armonica di uomo e ambiente. Gli interventi che decine di artisti hanno qui realizzato, rappresentativi di un'eccellenza creativa italiana e internazionale, si pongono come ipotesi e possibilità concrete di un fare dell'uomo che non sia prevaricatore o estraneo rispetto alla natura, più o meno antropizzata, ma in un dialogo con essa in grado di fornire inedite e significative direttrici interpretative a tutti coloro che la abitano e percorrono. (...)".

La mostra - suddivisa in sezioni - presenterà i vari aspetti dell'attività svolta nel corso di quasi trent'anni, che ha portato all'organizzazione di mostre, convegni letterari e pubblicazioni in Italia e all'estero, coinvolgendo personalità della cultura contemporanea nell'ambizioso intento di costituire anche un Museo degli Artisti inteso come luogo aperto alla progettazione e alla sperimentazione dell'arte nel rispetto della natura e dell'ambiente. Nel percorso espositivo vi saranno pertanto opere di artisti già presenti con installazioni permanenti sul territorio morteronese e di artisti che hanno partecipato alle mostre organizzate dall'Associazione nel corso degli anni, sia a Morterone sia in spazi pubblici in Italia e all'estero.

Nelle diverse sale si susseguiranno i lavori di maestri dell'arte contemporanea italiana e internazionale, attivisin dalla metà del XX secolo quali Rodolfo Aricò, Gianni Asdrubali, Francesco Candeloro, Nicola Carrino, Enrico Castellani, Lucilla Catania, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Gianni Colombo, Dadamaino, Riccardo De Marchi, Riccardo Guarneri, Lesley Foxcroft, Igino Legnaghi, François Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Bruno Querci, Ulrich Rückriem, Antonio Scaccabarozzi, Nelio Sonego, Mauro Staccioli, Niele Toroni, David Tremlett, Günter Umberg, Grazia Varisco, Elisabeth Vary, Michel Verjux e Rudi Wach in relazione alle poesie di Carlo Invernizzi.

Una sezione sarà dedicata a Carlo Invernizzi e alla sua concezione scientifico-filosofica della poetica della Natura Naturans, originata a Morterone, oltre ad alcuni libri da lui realizzati con gli artisti stessi. Sarà esposto anche parte del materiale riguardante il manifesto Tromboloide e disquarciata. Natura Naturans, redatto dal poeta insieme agli artisti Gianni Asdrubali, Bruno Querci, Nelio Sonego; verranno presentati modelli e immagini fotografiche delle opere installate permanentemente sul territorio morteronese.

Saranno esposte inoltre fotografie di Maria Mulas, Ri-tratti, relative ad alcuni protagonisti che hanno operato a Morterone ed immagini del fotografo Luigi Erba, Frasnida. Un'altra sezione approfondirà invece le attività svolte per il recupero della memoria storico-culturale di Morterone, con l'esposizione dei progetti-visione e sculture dell'artista Rudi Wach per il recupero della locale Chiesa Santa Maria Assunta. In occasione della mostra verrà pubblicato un libro riguardante i vari aspetti dell'attività dell'Associazione Culturale Amici di Morterone, attraverso studi realizzati per l'occasione, documenti storici e materiali fotografici e verrà realizzato un video documentario.




Memoria | Forma | Colore
Omaggio a Bruno Chersicla


termina lo 04 ottobre 2014
Galleria d'arte Ghiggini 1822 - Varese
www.ghiggini.it

Mostra dedicata all'artista triestino Bruno Chersicla, un percorso che si snoda tra i ricordi della collaborazione iniziata nel 1985 tra l'artista e Ghiggini, omaggio alle particolarità sia tecniche sia coloristiche che da sempre hanno caratterizzato l'espressività di Chersicla. La personale conta una decina di sculture: ritratti, figure allegoriche, forme geometriche, animali e strumenti; opere realizzate in legno okoumè dipinto che si contraddistinguono per la peculiare caratteristica della scomponibilità. Le sculture saranno affiancate da una serie d'incisioni e da una sequenza di acquerelli frutto dell'immaginario di Chersicla in cui sono rappresentate diverse personalità che hanno gravitato attorno alle vicende di Matilde di Canossa.

L'artista espone per la prima volta in galleria nel 1985 partecipando alla collettiva Per simpatia con Luca Alinari, Lucio Del Pezzo, Bruno Donzelli e Ugo Nespolo. L'anno seguente è presente con una mostra personale, Forme e colori, e nel 1989 le sue opere sono esposte nella sede Ghiggini Proposte. Non solo mostre: la maniglia in legno dell'ingresso della sede della galleria viene realizzata da Bruno Chersicla nel 1997 in occasione dell'apertura della nuova sede della galleria.

Bruno Chersicla (Trieste, 1937 - 2013), scultore, pittore, disegnatore, jazzista, si diploma all'istituto d'arte e al Conservatorio della sua città per poi trasferirsi a Milano dal 1966. Nella sua esperienza di artista ha sommato alle radici mitteleuropee una precisione di rapporti matematici, rigore intellettuale e pulizia del design. Dagli anni '70 tralascia progressivamente la scenografia, la pittura e l'insegnamento per dedicarsi quasi esclusivamente alla scultura lignea dando vita a forme ambigue e ambivalenti, sempre fedeli a una visione provocatoria e ironica dell'espressione figurativa. Bruno Chersicla nel 2001 ha ottenuto il Guinness dei Primati per il dipinto più grande del mondo nella Piazza Unità d'Italia di Trieste ideando un happening che ha coinvolto nell'esecuzione dell'opera oltre 4700 persone.




Pintoricchio
La Pala dell'Assunta di San Gimignano e gli anni senesi


termina lo 06 gennaio 2015
Pinacoteca civica di San Gimignano
www.civita.it

Mostra dedicata al pittore umbro Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio. La pala che raffigura ai lati della Madonna in gloria i santi Gregorio Magno e Benedetto, fu dipinta tra l'ottobre 1510 e il febbraio 1512 per il monastero olivetano di Santa Maria Assunta a Barbiano, a pochi chilometri da San Gimignano e rappresenta l'ultima opera documentata dell'artista che morì l'11 dicembre 1513 in Siena, ove è sepolto, nella chiesa di San Vincenzo in Camollia. L'ultima stagione di attività del pittore è documentata in mostra anche da altre opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena.

Come rileva Cristina Acidini nel catalogo della mostra, edito da Giunti Arte Mostre e Musei, «se fra le altre insigni opere d'arte rinascimentale il Museo Civico di San Gimignano può esporre l'ultima grande pala di Bernardino Betti detto il Pintoricchio, con la Madonna in gloria tra i santi Gregorio Magno e Benedetto (1510-1512), ciò dipende strettamente dalla convergenza per certi aspetti eccezionale dei percorsi di storie diverse - nella storia civile e nello sviluppo economico, così come nella religione e nella cultura secolare -, una convergenza che fece fiorire la stagione artistica rinascimentale in Firenze e in Siena, includendo in essa San Gimignano, che dalle due città era ed è geograficamente equidistante».

Don Andrea Bechi, responsabile dei Beni culturali per l'Arcidiocesi di Siena, Colle di val d'Elsa e Montalcino, ci offre una lettura del significato più profondo della pala dell'Assunta: «L'immagine dipinta da Pintoricchio trasmette un convinto invito al carisma monastico, quale possibilità di anticipare la condizione celeste già durante l'esistenza terrena. In effetti la Madonna, vera e propria Regina degli angeli, irrompe nel paesaggio e si staglia maestosa all'interno di una mandorla, assisa sulle nubi del cielo e circondata da creature angeliche, due delle quali addirittura si abbassano al ruolo di sgabello per i piedi della Vergine. La città, invece, con i suoi traffici, rimane lontana, sparisce sullo sfondo, oscurata dalla grande sagoma della Vergine in mandorla, e perde di qualsiasi interesse al cospetto della sua imponente e dolce persona».

Con questa iniziativa prende avvio un più ampio progetto che, con cadenza annuale, intende proporre un approfondimento critico e storico intorno ai capolavori e ai maestri presenti nelle collezioni civiche. La mostra è organizzata da Opera, società del Gruppo Civita, che dal 1° gennaio 2014 gestisce per l'Amministrazione Comunale i servizi di accoglienza e valorizzazione dei Musei civici di San Gimignano. (Comunicato Ufficio Stampa Opera - Gruppo Civita)




Tullio Pericoli - Pasolini Opera di Tullio Pericoli Tullio Pericoli Tullio Pericoli: Ritratti e paesaggi
termina il 20 ottobre 2014
Libreria Galleria Einaudi - Mantova
www.libreriagalleriaeinaudi.it

La mostra di Tullio Pericoli, pittore, disegnatore e scenografo, tra gli eventi del "Festivaletteratura", raccoglie alcuni selezionati dipinti ad olio, acquerelli e disegni a china su carta, realizzati negli ultimi dieci anni, unitamente ad una nuova serie di acqueforti-acquetinte. Tullio Pericoli (Colli del Tronto - Ascoli Piceno, 1936), collabora fin dagli anni Sessanta con importanti testate italiane, come "Il Giorno", "Linus", il "Corriere della Sera", "L'Espresso" e, negli ultimi anni, con "La Repubblica", esponendo le sue opere in tutta Italia.

La fama del suo lavoro travalica i confini nazionali attraverso pubblicazioni e mostre in varie nazioni europee e, nel 1995, viene invitato nella sede della Biblioteca dell'Accademia di Stoccolma per allestire una personale di ritratti in concomitanza con la cerimonia ufficiale di conferimento dei premi Nobel. Grande il suo interesse per la letteratura e la curiosità intorno alla vita degli scrittori i cui ritratti (da Virginia Woolf a Samuel Beckett, da Montale a Pasolini) hanno vivacizzato la lettura sulle pagine dei grandi quotidiani, sulle riviste e sulle copertine dei libri. Tra il divertito e il pensoso, il progetto intende condurre il visitatore alla scoperta della sensibilità e del talento di un artista vero, unico e indipendente. (Comunicato Ufficio Stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Fiorella Corsi - Il sogno ricorrente del giovane Andrea Giampiero Poggiali Berlinghier - Tempietto dell'arte Marta Luppi - Scenario Urbano Incontri d'Arte
06 settembre - 31 ottobre 2014
La Barbagianna: una casa per l'arte contemporanea - Pontassieve (Firenze)
www.multimedia91.it

Terza e ultima parte per il 2014della rassegna annuale giunta alla ventitreesima edizione, a cura di Alessandra Borsetti Venier. Il programma della serata prevede alle ore 18 l'inaugurazione della mostra "Dalle foglie alle geometrie organiche" di Stefano Turrini presentato dallo storico dell'arte Attilio Maltinti. "Per Turrini - scrive Maltinti - lo spazio/aria è funzionale alle sue opere non solo perché sembra sorreggerle, ma anche perché, in quelle che rimangono poggiate sulle loro basi, l'aria entra come componente della scultura, ci sta dentro, vi penetra e la percorre trapassandola come uno spirito alitante, leggero, impalpabile. Sono sculture che respirano nell'aria e nelle quali la composizione geometrica tende a creare organismi in linea con quanto avviene in natura.

Anche quando si liberano in tensione pura, hanno sempre una partenza razionale; pur aspirando a divenire organismi, esse rimangono geometrie di origine euclidea... Sembrano quasi'pitture tridimensionali' questi lavori suggestivi composti di reticolati trasparenti come tulle disposti in sequenza, ritmicamente distanziati, sospesi nelle loro geometrica archi/struttura, misuratrice perfetta di uno spazio, e cosparsi di colore che rimane intriso nelle maglie finissime del metallo reticolare... Il colore danza, il colore vibra dentro queste sculture fascinose e delicate, fa la parte del personaggio che appare deciso e si allontana come figura fantasmatica, che ti attrae e scompare in dissolvenza, ma non è un miraggio: ti dice dell'essere e dell'apparire delle cose, rimandandoti alla responsabilità dello sguardo..."

Segue la presentazione della mostra "La corrispondenza del tutto (dialogo con gli artisti)" a cura di Adolfina De Stefani e Gaetano Salerno, realizzata dalla 3D Gallery extraMOENIA project elements of architecture di Mestre-Venezia in collaborazione con Mismomatic, Segnoperenne, MultiMedia91 e La Barbagianna: una casa per l'arte contemporanea. Sono stati posti in dialogo un selezionato ed eterogeneo gruppo di artisti, cresciuto nel frattempo rispetto al nucleo iniziale dopo le sette esposizioni realizzate nel periodo compreso tra dicembre 2013 e agosto 2014, invitati dai curatori del progetto a confrontarsi tra loro.

Ciascuno si è espresso con le proprie tecniche e attraverso i propri linguaggi specifici (tuttavia in un medesimo e unificante formato realizzativo di cm.30x30) sul tema della geometria (triangolo, quadrato, cerchio) delle architetture classiche e a riconsiderare, usando le parole del curatore della 14ma Biennale di Architettura di Venezia, gli elementi che dovrebbero costituire i riferimenti per un rigenerato e attuale rapporto tra noi, la nostra civiltà e l'architettura. Intervento critico di Gaetano Salerno.

Segue la performance "Ameno paesaggio" di Gian Paolo Lucato, in rapporto alla sua opera palladiana La Rotonda. Alle 19 presentazione della rivista Edel, semestrale di pratica cristallina, manifesto-rivista di arte e letteratura contemporanee a cura di Roberta Bertozzi. L'obiettivo della rivista, edita a Cesena, è di far confluire sperimentazioni, progetti e ipotesi teoriche in un'unica sede, per dare origine a una nuova koinè artistica e letteraria. Intervento di Massimiliano Fabbri, artista che ha realizzato l'opera dell'ultimo numero.

Segue una lettura di poesie - in linea con le finalità dell'Archivio della Voce dei Poeti - di Alessandro Ceni, poeta, pittore e traduttore dall'inglese per le maggiori case editrici italiane, una delle figure più interessanti e delle più schive del panorama culturale nazionale, che ha collaborato con degli inediti all'ultimo numero di Edel. Dopo la cena, le performance di Daniele Torcellini, autore di un progetto collaterale alla rivista Edel dedicato alla pratica dei selfies e alla loro incidenza nella comunicazione con proiezione video commentata; URSOdadaperformanceNATE del Gruppo DADAENSAMBLE (Martin Bauer, Vera Bauer, Jens Buhmann) e Il corpo luogo di verità che trasforma la conoscenza in coscienza di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani, voce Elisa Rampon. (Comunicato stampa)




Locandina mostra Le dame del Pollaiolo Le dame del Pollaiolo
Una bottega fiorentina del Rinascimento


07 novembre 2014 - 16 febbraio 2015
Museo Poldi Pezzoli - Milano

La mostra dedicata ai fratelli Pollaiolo, una delle più importanti mostre realizzate, con il sostegno di Fondazione Bracco, nella storia del Museo Poldi Pezzoli, vedrà riuniti e messi a confronto, per la prima volta nella loro storia, tutti i quattro bellissimi ritratti femminili riferibili alla mano di Antonio e di Piero del Pollaiolo. Protagonista, con quelli delle altre tre signore, il celebre e affascinante Ritratto di dama, fra i maggiori capolavori della ritrattistica fiorentina della seconda metà del Quattrocento e assurto a simbolo stesso del museo milanese. L'esposizione presenterà inoltre una serie di dipinti, sculture, disegni, incisioni, oreficerie e ricami di grande qualità, a testimonianza dell'ampiezza e della complessità del talento di Antonio del Pollaiolo e della sua bottega. (Comunicato stampa Studio Lucia Crespi - Ufficio Stampa Skira)




Opera di Cinzia Fiaschi Opera di Tina Sgrò Spazi Variabili
Opere pittoriche di Cinzia Fiaschi e Tina Sgrò


termina lo 02 novembre 2014
Biblioteca Umanistica dell'Incoronata - Milano
www.cinziafiaschi.com

Due pittrici, due mondi poetici totalmente diversi. Un'astrattista dal temperamento teatrale e gestuale, una figurativa dai toni intimisti e sussurrati, per un racconto a due voci intenso, potente, tutto giocato sulla forza del colore e della luce, sull'energia della pennellata e sulla carica emozionale. A fare da corollario ai dipinti, la Biblioteca quattrocentesca della Chiesa di Santa Maria Incoronata - nella nevralgica area milanese di corso Como-Garibaldi - probabilmente l'unica affrescata esistente nel capoluogo lombardo, edificata dai frati agostiniani al primo piano del vasto complesso.

Tina Sgrò e Cinzia Fiaschi non sono solo due donne che dipingono. (...) Diversissime, apparentemente agli antipodi, Tina Sgrò e Cinzia Fiaschi si potrebbero definire entrambe in maniera completa e soddisfacente usando esclusivamente i criteri della luce e del colore. Una è convinta figurativa, l'altra una feroce astratta. Eppure luce e colore le sostanziano entrambe fino all'essenza. Il colore di Tina è modulato in tinte pastose, soffici, in cui si può avere la sensazione di affondare, mentre quello di Cinzia è nettissimo, graffiante, urlato. E - ancora - la luce di Tina è soffusa, lieve, pulviscolare, accogliente, mentre quella di Cinzia, abbacinante, ti inchioda davanti al quadro e ti chiede conto di te

E se traducessimo questi due parametri di luce e colore in musica, ci renderemmo subito conto che la musica di Tina è un sottofondo eseguito al pianoforte, una discreta colonna sonora per chiacchiere, memorie, pensieri. Mentre quella di Cinzia è un ritmo potente: un rullare di tamburi africani, ossessivo, meravigliosamente inesorabile. Diversissime, dunque? Inconciliabili? Assolutamente no. Perché sotteso a quelle stanze dense di penombre, così come a quelle unghiate di colore, c'è la medesima passione profonda per la pittura. Perché Tina, così come Cinzia, è sostanzialmente un'istintiva. E istinto, gesto, pulsione immediata, sono lì, riconoscibili e palpitanti, sulle tele di Tina come su quelle di Cinzia. (Estratto da Tina Sgrò, Cinzia Fiaschi. Le affinità elettive, di Alessandra Redaelli)

Cinzia Fiaschi, artista visiva e performer, allieva della scuola di Pittura del Maestro G. Giulietti all'Accademia di Belle Arti di Firenze, ha maturato il suo lavoro di forte impronta informale attraverso una costante ricerca personale della tecnica, ampliando la sua azione pittorica (action painting) in sinergia con altre forme d'arte, come la musica, la danza, il teatro, realizzando veri e propri "live art" in spazi anche alternativi al circuito artistico ufficiale, interagendo spesso con il pubblico, spesso parte integrante della performance. Presente da anni in selezionati eventi espositivi, personali e collettivi, in Italia e all'Estero, indica come suo stabile concept esecutivo la fermezza e la chiarezza dell'atto improvvisato (action-azione pittorica) all'unisono con il proprio corpo (gesto-movimento), necessario per intraprendere il suo personale viaggio estetico ed emotivo all'interno del colore.

Artista poliedrica, partecipa a workshop di teatro-danza e contact improvvisation, crea istallazioni scenografiche per festival e teatro danza e le sue opere sono presenti in set cinematografici e video-spot per la comunicazione pubblicitaria. Scrive, seleziona e collabora come performer con musicisti e vocalist danzatori attori, live-video, realizzando performance d'improvvisazione e veri e propri eventi musicali e coreografici.

In Spazi Variabili l'artista presenta una collezione di pezzi in tecnica mista su tela realizzati tra il 2012 e il 2013. La collezione è il risultato di una lunga ricerca artistica, letteraria e pittorica. Realizzate in Toscana, a Certaldo, paese del poeta Giovanni Boccaccio, a cui l'artista ha voluto rendere omaggio nel suo settimo centenario dalla nascita (1313), le opere nascono dallo studio di uno dei libri più importanti di Boccaccio, "Elegia di Madonna Fiammetta" (1342-44). L'artista ha voluto restituire alla contemporaneità, con la sua informe espressione pittorica, suggestioni ed emozioni tratte da ogni capitolo del libro. Un libro scritto in forma di diario dove Fiammetta, donna cortese e innamorata, descrive in prima persona i patimenti e le gioie per l'amato Panfilo, la disperazione della lontananza e l'amore accecante del loro incontro. (...) E' stato realizzato il catalogo monografico: Cinzia Fiaschi " Elegia di Madonna Fiammetta, viaggio pittorico fotografico performativo", ed. Pacini, 2013.

Tina Sgrò, artista, diplomata in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria nel 1997 con 110/110 e lode, svolge la sua attività tra Milano, Parigi e Londra. Ha partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali e ha all'attivo esposizioni collettive e personali. Nel 2003 è vincitrice di un lotto del concorso per l'acquisizione di opere d'arte per la sede della Corte dei Conti di Potenza. Ancora nel 2011, con un concorso nazionale, viene scelta una sua opera d'arte per l'Auditorium della sede della questura di Grosseto. Tra le esperienze più importanti si ricorda Il premio Arte Mondadori 2006, dove è vincitrice assoluta nella sezione pittura.

In Spazi Variabili l'artista presenta tele, oli ed acrilici in cui si sofferma entro spazi intimi, spesso venati di accenti retrò, come se si trattasse di pure evocazioni più che di luoghi fisici e reali, dalle atmosfere soffuse, fra tendaggi polverosi, divani e oggetti d'arredo che emanano odori stantii; oppure nature morte, povere cose in verità, aggredite con ferocia da un tracciato nervoso, a volte violento, ma sempre carico di intrinseche gentilezze ed eleganza. Sono immagini intense, ottenute per tramite di un impianto disegnativo e pittorico robusto, dove la pennellata viaggia sciolta, perentoria e aggressiva e si dispone in tutte le direzioni possibili con furore ed energia.

Talvolta è il paesaggio metropolitano a essere oggetto dell'opera, e qui l'artista elabora un'originale cifra stilistica ricostruendo una nuova urbanità, fatta di architetture, stazioni, caselli, ponti e stazioni di servizio, di periferie e di centri cittadini rivelati tramite una precisa e dettagliata iconografia estratta dalla contemporaneità e dal convulso modo di essere della città. Grazie a questa sua capacità, Sgrò ottiene degli effetti puramente emotivi, dove luce ed ombra si danno appuntamento per superare il confine della tela. (...) "La creatività è un viaggio in seggiovia. Guardo tutto ad una certa distanza dalla terra. E spero che ancora questo mi faccia meravigliare" (Tina Sgrò).




Bettina
termina lo 02 novembre 2014
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

Icona indiscussa, modella fra le più celebrate e ricercate da stilisti e fotografi degli anni Quaranta e Cinquanta, Bettina è un emblema della moda francese. Musa di Jacques Fath, è testimone privilegiata degli anni folgoranti che attraversano la moda a Parigi: da Jacques Costet a Lucien Lelong, da Hubert de Givenchy a Christian Dior fino a Coco Chanel. Bettina (1925), cresciuta in Normandia, sognava di diventare disegnatrice di moda e nel 1944 si trasferisce a Parigi, dove incontra Jacques Costet, giovane stilista che aveva appena aperto un piccolo atelier per presentare alcuni suoi bozzetti. Costet, affascinato dalla sua bellezza, termina l'incontro chiedendole di indossare un suo abito.

Inizia da quel momento una straordinaria carriera di musa e modella. Dopo Costet, Bettina lavora per un breve periodo con Lucien Lelong e nel 1947 si lega a Jacques Fath diventando la sua musa. Ammirato da Bettina, Fath disegna una collezione di abiti che "solo lei può indossare con naturalezza ed eleganza", creando un nuovo stile. Nasce così il fenomeno "Bettina " e il suo nome diventa sinonimo di modernità e stile. Contesa dalle più importanti riviste di moda, è in breve tempo "la francese più fotografata di Francia" (Paris Match).

Per strada, sulla spiaggia, nelle dimore più lussuose, tra i quadri di un atelier, nella semplice cornice di un fondale bianco, i più affermati fotografi realizzano immagini che hanno fatto la storia della fotografia di moda. Nel 1952 incontra Hubert de Givenchy e lo aiuta ad aprire la sua maison nel doppio ruolo di modella e responsabile delle relazioni pubbliche. Givenchy le dedica la blusa "Bettina" immortalata dal famoso disegno di René Gruau. In questi anni viaggia molto in Europa ma anche negli Stati Uniti, Brasile, Argentina e stringe amicizia con intellettuali, attori, registi e scrittori: Georges Simenon, Jean Genet, Jacques Prévert, Greta Garbo, Elizabeth Taylor, Gregory Peck, Ava Gardner, John Huston, Irving Shaw, Charlie Chaplin, Truman Capote and Gary Cooper.

Continua a posare per le riviste di moda con abiti di Christian Dior, Madame Grès, Balenciaga, Balmain e raggiunge l'apice della carriera nel 1955, anno in cui decide di allontanarsi dalla scena della moda. Nonostante il suo ritiro, Bettina continua a lavorare nella moda, nel 1963 è "ambasciatrice di charme" della rivista Elle, per essere fotografata con "gli abiti più belli di Parigi" in Africa, dalla Valle dei Templi, alle falde del Kilimangiaro. Nel 1967 torna a sfilare per la collezione di Coco Chanel a lei ispirata, in seguito è direttrice couture per Emanuel Ungaro e responsabile relazioni pubbliche per Valentino.

Nel 2010 è nominata Chevalier des Artres et des Lettres dall'allora ministro francese Frédéric Mitterrand. Bettina ama la moda, la segue e la precede, la sua figura e personalità è ancora oggi presente e influente fra gli stilisti e i fotografi contemporanei: Azzedine Alaia, Yohji Yamomoto, Pierre et Gilles, Mario Testino. La mostra ripercorre la sua carriera attraverso oltre cento immagini firmate dai più grandi fotografi di quegli anni: Erwin Blumenfeld, Henri Cartier-Bresson, Jean-Philippe Charbonnier, Jean Chevalier, Henry Clarke, Robert Doisneau, Martin Dutkovitch, Nat Farbman, Milton Green, Gordon Parks, Irving Penn, Willy Rizzo, Emile Savitry, Maurice Zalewski. Il catalogo della mostra è edito da Carla Sozzani Editore. (Comunicato stampa)




Maurizio Bottoni - Grande zolla - olio su tavola 2000-2014 cm.65x180 Maurizio Bottoni: Odori di un divino percepire...
02 ottobre (inaugurazione ore 18.00 - 21.00) - 21 novembre 2014
Galleria Ca' di Fra' - Milano
gcomposti@gmail.com

Maurizio Bottoni (Milano, 1950), un uomo tra passato e presente. In lui si sommano e convivono in piena armonia il passato dei grandi Maestri e la contemporaneità. Il suo lavoro denota in ogni pennellata, in ogni velatura, nella semplice tecnica scelta, una ricerca dell'ideale estetico della Tradizione ed insieme una lucida consapevolezza del presente vissuto, in una continua ed armonica rilettura e reinterpretazione della realtà, dello scorrere del tempo. Per la sua ricerca si è soliti parlare di realismo. Probabilmente questa categoria è riduttiva del suo lavoro, semplicistica.

Forse sarebbe più vicino al vero definirlo "ritrattista dell'Essenza" del Reale. Se guardiamo con occhio curioso e meravigliato la vita che ci circonda, ci rendiamo conto che ogni singola parte, per quanto microscopica, è perfetta in se' e funzionale al compito per cui è stata creata; Universale nel suo essere parte insostituibile del Tutto più esteso che è l'oggetto, l'animale, il paesaggio, la singola zolla di terra. Insomma, una "parte" perfetta di un "tutto" perfetto. Bottoni intuisce questo punto intimamente filosofico della vita e lo pone al centro della sua ricerca.

Riprendono vita così tecniche ormai lontane, quasi dimenticate nel "turbine" dell'oggi (tavola incamottata, tempera su tavola di legno, disegno con punta d'argento, uso di pigmenti naturali creati rigorosamente dall'artista). Abilità manuale e tecniche che erano parte integrante dell'opera d'arte del passato e costituivano una delle componenti essenziali del "fare pittura", della ricerca dell'espressione, rivivono rilette e filtrate da una nuova sensibilità contemporanea. "Consapevolezza dell'eredità del passato", come dice lo stesso Bottoni. Una ventina di opere trasformano la galleria in un portale per entrare in un altro tempo tenendo tra le dita il filo rosso del presente... (Manuela Composti)




Sergio Lombardo, Michelangelo Pistoletto, Chiara Dynys
termina il 30 settembre 2014
Eduardo Secci Contemporary - Pietrasanta (Lucca)
www.eduardosecci.com

Il terzo appuntamento della rassegna "3x3" mette in mostra tre artisti che lavorano sul concetto di visione del reale partendo da istanze diverse e raggiungendo esiti molto personali e caratterizzanti. Un reale storicizzato e cristallizzato nel gesto, un reale del quotidiano costantemente riattualizzato tramite la partecipazione attiva dello spettatore, e un reale costantemente duplicato, sono le diverse strade percorse da Sergio Lombardo, Michelangelo Pistoletto, Chiara Dynys e che trovano in mostra un territorio comune di scambio e riflessione.

Sergio Lombardo (Roma, 1939), artista romano del gruppo della Scuola di Piazza del Popolo, nei primi anni '60 realizzò i famosi Gesti tipici, ciclo di opere in cui egli ha dipinto i più importanti personaggi politici dell'epoca. La storia che si fa segno e viene innalzata al livello di icona ed allo stesso tempo ridotta a solo gesto. La politica mondiale contenuta in una silhouette nera su fondo bianco. Sagome eloquenti, visioni estremamente semplificate e riconoscibili di un reale storico, di un passato di cui siamo eredi.

Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), protagonista negli anni '60 dell'Arte Povera; molte le innovazioni artistiche che ha sperimentato negli anni. A partire dai celebri Quadri Specchianti egli ha ribaltato la concezione tradizionale di prospettiva finendo per includere lo spettatore nell'opera e rendendo costantemente reale e presente ciò che essa rappresenta. L'azione conclusa nella visione, un tempo chiusa in sé, si apre quindi ad infinite possibilità mettendosi in relazione con il suo pubblico che diventa esso stesso protagonista dell'opera.

Chiara Dynys (Mantova, 1958), artista poliedrica, ha incentrato la propria ricerca artistica sui processi cognitivi e le relazioni molteplici fra l'opera, l'ambiente e lo spettatore. Porta in mostra la serie di lavori Duale sul rapporto 'a due' tra lo spettatore e l'opera, tra il soggetto e l'oggetto, attraverso il tema del doppio. Due, infatti, sono sempre i soggetti fotografati dall'artista ed inseriti nella cornice aggettante in plexiglass ed essi si sfaccettano continuamente dietro ad una superficie lenticolare. Chiara Dynys ci presenta sempre una visione duplicata del reale, che scompare e ricompare a seconda del nostro sguardo, oppure che include in se' due concetti opposti, ancora con superfici lucide che ci offrono il nostro alter ego. (Comunicato stampa Ottavia Sartini)




Venezia si difende 1915-1918
termina lo 08 dicembre 2014
Casa dei Tre Oci - Venezia
www.treoci.org

A cento anni dall'inizio del primo conflitto mondiale, la mostra a cura di Claudio Franzini vuole raccontare con oltre 350 immagini originali, provenienti dall'Archivio Storico Fotografico della Fondazione Musei Civici di Venezia con sede a Palazzo Fortuny, l'insolita situazione della città all'epoca della Grande Guerra con l'intento di offrire un'esaustiva panoramica sulla drammaticità degli eventi accaduti e pertanto di non disperdere né la prospettiva storiografica né quella sedimentata nella nostra memoria collettiva. Se particolarmente drammatiche si rivelano, ai nostri occhi odierni, alcune immagini del tessuto urbano colpito dai bombardamenti, di grande impatto emotivo ci pare la documentazione relativa ad uno dei capolavori irrimediabilmente perduti che provocò una fortissima reazione internazionale: l'affresco del soffitto della chiesa degli Scalzi opera di Giambattista Tiepolo.

Primo progetto realizzato dopo il protocollo d'intesa tra la fondazione di Venezia e la fondazione Musei civici di Venezia. La fondazione di Venezia, proprietaria di una importante collezione di fotografie, suddivise in due fondi principali, il fondo de Maria e il fondo italo zannier, ha dato vita presso la casa dei Tre Oci, alla Giudecca, ad un spazio interamente dedicato alla valorizzazione e fruizione della fotografia, che ospita i due fondi fotografici ed è sede espositiva per importanti mostre e appuntamenti di approfondimento sulla tecnica e sulla storia fotografica. La mostra è prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie, e verrà corredata da un catalogo di Marsilio Editori, a cura di Claudio Franzini con saggi di Cesare De Michelis, Camillo Tonini e Claudio Franzini. (Estratto da comunicato stampa Civita Tre Venezie)




Due manifesti originali con immagini e testi sulle vicende dell'ufficio postale di Trieste 3 Ufficio postale di Trieste 3
La storia del capoluogo regionale attraverso le vicende di uno dei suoi uffici più antichi


Sono oltre 13.000 gli uffici postali che offrono i servizi di Poste Italiane in tutte le regioni del bel Paese. Alcuni di questi sono davvero interessanti da un punto di vista storico: per le loro ambientazioni, per l'architettura e gli arredi, per il ruolo svolto per lo sviluppo di ben determinate aree metropolitane, provinciali e regionali. L'ufficio postale di Trieste 3 di piazza Verdi è uno dei più antichi della regione, situato nel cuore del centro storico, voluto attorno alla fine del XIX secolo dall'allora amministrazione Austro Ungarica, conscia della necessità di potenziare i servizi postali cittadini a sostegno delle contigue istituzioni bancarie, della Camera di Commercio, della Luogotenenza e del Governo Centrale Marittimo. Fondato nel 1872, l'ufficio denominato "Trieste/Tergesteo" si pone immediatamente al servizio di enti e amministrazioni. Alla fine dell'Ottocento, secondo la nuova classificazione degli uffici voluta dal governo imperiale, l'ufficio cambia l'originale denominazione in quella di "Trieste 3", nome conservato a tutt'oggi da uno dei negozi postali più frequentati e apprezzati dai triestini. Attraverso documenti originali e immagini esclusive è possibile intendere come le vicende lavorative di Trieste 3 intersechino quelle cittadine.

Per consentire alla clientela, e non solo, di conoscere le tappe principali di una storia postale particolare che viaggia accanto alla "grande" storia del capoluogo, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, inserito nell'Ufficio Comunicazione Nord Est di Poste Italiane, ha predisposto due manifesti originali che ripercorrono con immagini e testi sintetici le vicende dell'ufficio tergestino. I due manifesti fanno parte del materiale informativo esposto in Trieste 3, a disposizione della clientela (ma anche di scuole e appassionati della Storia) durante gli orari di apertura dell'ufficio postale. L'iniziativa nasce dal progetto "L'ufficio postale di ieri, oggi e domani" ideato dall'Uff. Comunicazione Nord Est di Poste Italiane. Una iniziativa che potrà essere replicata in tutti quei negozi postali protagonisti di vicende e servizi utili alle rispettive comunità locali con le medesime modalità osservate per narrare la storia dell'ufficio tergestino. (Estratto da comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste, 29 luglio 2014)




Tazio Nuvolari Foto copertina Nuvolari "Artisti per NUVOLARI" 2014
termina il 26 ottobre 2014
Casa Museo Sartori - Castel d'Ario (Mantova)
www.artistipernuvolari.it

«In Italia, e nel mondo, Tazio Nuvolari, mantovano di Castel d'Ario, è stato modello assoluto, esempio di sportività, campione imbattuto, piegato solo dai gravi lutti famigliari. Proporlo oggi come idolo sportivo e non solo, potrebbe essere d'aiuto e di stimolo per una generazione che, priva di valori, potrebbe perdersi. Gli artisti selezionati e invitati, dalla curatrice Arianna Sartori, hanno aderito con entusiasmo producendo le opere presentate. Quello che, già l'anno scorso, ci eravamo proposti cioè, la rivisitazione del personaggio, è avvenuta ed è tuttora in atto. Dal punto di vista artistico le correnti sono tutte rappresentate ed anche la scultura grazie ad adesioni di rilievo, riesce a trovare importante spazio, cosicché il panorama estetico risulta essere quanto mai completo. Ci pregiamo, infatti, della presenza di artisti di fama internazionale che elevano la mostra ad un livello di grande risalto.» (Estratto da presentazione di Maria Gabriella Savoia)

In mostra - da un'idea e progetto di Adalberto Sartori - sono esposti 56 opere, tra dipinti e sculture, realizzate da: Paolo Baratella, Carlo Barbero, Nevio Bedeschi, Franco Bellardi, Simon Benetton, Antonio Bobò, Alberto Bongini, Marco Borgianni Sabina Capraro, Piero Costa, Nicola Costanzo, Diego D'Ambrosi Walter Davanzo, Paolo Del Giudice, Marcello Della Valle, Elio De Luca, Alessandro Docci, Rod Dudley, Giovanni Faccioli, Giancarlo Ferraris, Rodolfo Fonsati, Roberto Gaiezza, Barbara Galbiati, Renato Galbusera, Maurizio Galimberti, Alberto Gallerati, Paolo Giorgi, Francesco Giostrelli, Aurelio Gravina, Veronica Longo, Riccardo Luchini, Giacomo Lusso, Licia Mantovani, Patrizia Masserini, Vito Melotto, Antonio Miano Mauro Molinari, Lisa Nocentini, Claudio Olivotto, Fabrizio Orlandini, Aldo Pagliaro, Gigi Pedroli, Gennaro Perone, Brenno Pesci Paolo Petrò, Lorenzo Pietrogrande, Ylli Plaka, Gabriele Poli Carlo Previtali, Flavio Roma, Carlo Sipsz, Antonio Tonelli, Giuliano Trombini, Alberto Venditti, Silvio Vigliaturo, Carlo Zoli.

Il catalogo (pagg.144), curato da Arianna Sartori, con presentazione di Attilio Facconi e testo critico di Maria Gabriella Savoia, riproduce le 56 opere, le biografie degli artisti e riporta i contenuti in italiano ed inglese - Archivio Sartori Editore, Mantova. Nella mattinata dell'inaugurazione davanti alla Casa Museo Sartori passerà alle ore 10.00 la gara d'auto storiche, composta da una cinquantina di equipaggi, "Criterium 2013. Prove di abilità per auto di interesse storico. VI° Gran Premio del Polirone Memorial Donato Solieri San Benedetto Po" organizzata da AMAMS Tazio Nuvolari che ha patrocinato la rassegna. Dopo la sosta davanti al Castello di Castel d'Ario gli equipaggi visiteranno l'esposizione d'arte "Artisti per NUVOLARI".




Tiferno Comics 2014, Fumetto e Arte - 12a Mostra Nazionale

"Sorella Marilyn"

termina lo 09 novembre 2014
Palazzo Vitelli a Sant'Egidio - Città di Castello
www.tifernocomics.com

La mostra, con opere ispirate a Marilyn Monroe, ad oltre 50 anni dalla morte, celebra il mito con opere pittoriche, fotografiche, cinematografiche, poetiche e, in particolare con il fumetto. A proposito della scelta di una icona come l'attrice americana, per la mostra di Tiferno Comics, Vincenzo Mollica, Direttore Artistico della manifestazione dichiara: "Ancora Marilyn, sempre Marilyn! Nessuna attrice ha saputo creare un rapporto di così grande vicinanza con il pubblico come lei; nessuna ha saputo regalare come lei illusione e verità con la sua vita e la sua arte volate via troppo in fretta; nessuna come lei è sbocciata e mai sfiorita; nessuna come lei ha dato vita ad una bellezza eloquente e insieme misteriosa che non conosce la parola fine; nessuna come lei ha fatto della sua vita uno dei romanzi più intensi del novecento; nessuna come lei si è buttata nel mare della vita senza salvagente, navigando smarrita senza bussola la gioia e il dolore; nessuna come lei ha avuto un'immensa bellezza che prendeva la forma e l'anima della sua immensa fragilità; nessuna come lei da quando è apparsa su questa terra ha mai smesso di essere musa, fonte limpida di immaginazione, che si fa poesia, pittura, fumetto, illustrazione, fotografia, canzone, romanzo, favola, vita... cinema; nessuna come lei per Pasolini è stata sorella e per Alda Merini luce; nessuna come lei per tutti noi è stata un bel vento che soffia ancora".

Sono circa 120 le opere esposte, più 4 storie a fumetti con circa 60 tavole dei seguenti artisti: Fabiano Ambu, Roberto Baldazzini, Severino Baraldi, Giancarlo Berardi, Sergio Bonelli, Enrique Breccia, Bros, Guido Buzzelli, Silvano Nano Campeggi, Renato Casaro, Giovanna Casotto, Giorgio Cavazzano, Mauro Cicarè, Gianluigi Colin, Guido Crepax, Roberto De Angelis, Edgardo Dell'Acqua, Gianni De Luca, Aldo Di Gennaro, Pablo Echaurren, Paolo Garretto, Vittorio Giardino, Angela e Luciana Giussani, Giuliano Grittini, Carlo Jacono, Marco Lodola, Milo Manara, Alda Merini, Ivo Milazzo, Ugo Nespolo, Lucio Parrillo, Pier Paolo Pasolini, Andrea Pazienza, Federico Penco, Anna Pennati, Arturo Picca, Claudio Piccoli, Ferenc Pinter, Hugo Pratt, Nicolò Rossetto, Mimmo Rotella, Sergio Sarri Sesar, Marco Soldi, Gianpaolo Tomassetti, Sergio Toppi, Andy Warhol.

Quest'anno, il Premio alla Carriera di Tiferno Comics verrà conferito allo sceneggiatore Giancarlo Berardi (Ken Parker e Julia). L'Associazione Amici del Fumetto di Città di Castello e la sua Mostra "Tiferno Comics" nascono dalla volontà di un piccolo gruppo di amici di appassionati del genere che nel 2002 decisero di fare una mostra in omaggio del concittadino Fernando Fusco, storico disegnatore di Tex.

La buona riuscita di quella prima mostra accese il desiderio e la voglia di proseguire sulla strada intrapresa, con un susseguirsi di personaggi ed illustratori da Pratt a Manara, da Giardino a Cavazzano, Andrea Pazienza, passando per i principali comics italiani come Diabolik, Dylan Dog, Jacovitti, per arrivare a Lupo Alberto. Le mostre sono sempre state delle vere e proprie antologie di ogni personaggio o illustratore, uniche in Italia, con pezzi rari, unici e originali. Nell'ambito di Tiferno Comics, sempre a Città di Castello, il 18 e 19 ottobre 2014, si terrà anche la 12a Mostra Mercato del Fumetto. (Comunicato stampa Patrizia Cavalletti Comunicazione)




Maria Lai. Ricucire il mondo
Dagli anni Quaranta agli anni Ottanta


termina lo 02 novembre 2014
Palazzo di Città - Cagliari

La mostra, curata da Anna Maria Montaldo, è dedicata alla produzione di Maria Lai dagli anni Quaranta ai primi anni Ottanta del Novecento. Sono esplorati tutti i percorsi di ricerca che l'artista ha sviluppato nel corso della sua vita: alcuni, pienamente compiuti, altri, appena abbozzati, troveranno una dimensione più matura negli anni Novanta e 2000. La prima sezione della mostra è costituita dal cospicuo corpus di disegni, tecnica alla quale l'artista si dedica assiduamente dal 1941, fino alla metà degli anni Sessanta. Dai disegni degli anni Quaranta emerge chiara la lezione dei primi maestri e, soprattutto, l'insegnamento di Arturo Martini. Le matite e le chine si arricchiscono presto del colore di acquarelli e tempere.

Accanto ai ritratti, che Maria Lai continua a tracciare con segno sempre più asciutto, negli anni Cinquanta, si affiancano i disegni ispirati ai rituali del lavoro femminile. Al filo cucito è dedicata la successiva sezione della mostra. Straordinario e raffinatissimo strumento espressivo nelle mani dell'artista, sotto forma di Lavagne, Libri cuciti o Geografie, il filo crea rimandi immediati tra passato e presente, tradizione e innovazione, storia e mito, artigianalità e concettualità.

Il percorso espositivo continua nel secondo sottopiano. Qui trovano spazio due differenti nuclei di ricerca. Il primo esplora i paesaggi dipinti, nei quali, a partire dagli anni Cinquanta, l'artista porta avanti il discorso di sintesi, iniziato col disegno. Scenari, al limite dell'astrazione, sono suggeriti più che descritti dalla griglia grafica, mentre, nella confusione tra cielo e terra, gli animali e le greggi diventano quasi rocce. Poi il pane e la terracotta. Maria Lai plasma la terracotta come il pane, materiali che oltre alla gestualità condividono la commistione dei quatto elementi: acqua, aria, terra e fuoco.

A sorpresa, infine, l'omaggio sentito di Antonio Marras e Claudia Losi, Come piccole api operaie II (Cagliari), che, dipanandosi dal primo presepe realizzato da Maria Lai, con una teoria di fili rossi e bordeaux, collega il museo alle vie circostanti e, idealmente, le sedi di Cagliari e Nuoro. Il percorso si conclude simbolicamente con i Telai, fulcro della sua poetica, ai quali Maria Lai si dedica a partire dagli anni Sessanta, come il Telaio del 1965, recente acquisizione della Galleria Comunale d'Arte di Cagliari. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Opera di Laura Zeni Laura Zeni - Ritratti interiori - Ore16 Laura Zeni. Coltivare la mente
termina lo 04 ottobre 2014
Triennale di Milano - Spazio Material ConneXion

L'artista e designer Laura Zeni attraverso i lavori esposti - oggetti di design, opere pittoriche, e installazioni - approfondisce il tema della natura in relazione all'uomo contemporaneo ed esprime la necessità di intervenire a favore di un progresso dove tecnologia e mondo naturale sono in equilibrio. La sua opera è sul rapporto armonico tra uomo e natura in gran parte perduto, che nasce da un'esigenza personale e tende a sensibilizzare la società verso un'evoluzione positiva. Questi argomenti, da sempre caratterizzanti della espressione artistica di Laura Zeni, vengono sviluppati nelle sue opere attraverso la sperimentazione di tecniche e linguaggi diversi.

Le numerose "teste" create dall'artista rappresentano contenitori di pensieri, storie, memorie, stati d'animo, che raccontano e stimolano, attraverso elementi simbolici, riflessioni sulla condizione umana e sulla possibilità di miglioramento. Il medesimo profilo che ritorna nelle tele dalle differenti dimensioni, negli oggetti di design come nel set L'Ora del Tè e nelle installazioni, suggerisce di "coltivare la mente" per svolgere ogni azione, di avvicinarsi alla natura e alle origini. L'allestimento della mostra - a cura di Fortunato D'Amico - in linea con questo messaggio, offre al pubblico un'immersione nel verde grazie alla realizzazione di orti e giardini a parete e sui tavoli collocati all'interno dello spazio, che dialogano con le oltre 50 opere di Laura Zeni e accompagnano in percorso di nuovo risveglio interiore.

Laura Zeni, milanese, frequenta l'Accademia di Brera sotto la guida di Raffaele De Grada. Dagli anni '80 partecipa a diverse mostre personali e collettive in Italia. Nel 2008 è al Fuori Salone del Mobile con Jannelli & Volpi. Nel 2012 in occasione della fiera White alla MyOwnGallery di Superstudiopiù a Milano, inaugura la personale "Laura Zeni. Illuminazioni" a cura di Fortunato D'Amico, con catalogo Skira. Nel 2013 espone allo Spazio Tadini di Milano con la mostra "Laura Zeni. Indian Pattern" a cura di Fortunato D'Amico; partecipa ad una collettiva presso il Macs - Mazda Con-Temporary Space di Milano. E' presente al Fuori Salone presso Superstudio 13 e ad AAM - Arte Accessibile Milano. In occasione degli eventi collaterali della Fiera ArteCremona 2014 espone presso la prestigiosa Sala degli Alabardieri del Palazzo Comunale di Cremona. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Irma Bianchi Comunicazione)




Alfred Hitchcock dal set del film Psyco Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures
termina lo 09 novembre 2014
Palazzo del Governatore - Parma

In occasione del 50° anniversario del film Marnie, la mostra racconta la figura di Alfred Hitchcock attraverso i principali capolavori firmati dalla celebre casa di produzione che, acquisendo la Paramount Pictures, ha prodotto i suoi film dal 1940 al 1976.

Presentazione mostra




Opera di Michaele Brüll Opera di Rinetta Klinger Opera di Ulrike Stolte Michaele Brüll - Rinetta Klinger - Ulrike Stolte
Il principio parlante - Das redende Prinzip


termina lo 04 ottobre 2014
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Le artiste Michaele Brüll, Rinetta Klinger e Ulrike Stolte dedicano la loro opera all'arte tessile. E' vero che ognuna di loro segue un approccio del tutto individuale e singolare; ma nell'idea di una mostra collettiva, Das redende Prinzip (Il principio parlante) - ispirato dall'omonimo concetto di Carl Philipp Emanuel Bach - è incluso il confronto d'opinioni e specialmente il reciproco scambio artistico. Il principio parlante nell'opera musicale di Carl Philipp Emanuel Bach è inteso come una fitta rete di 'parole' e 'suoni' che costituisce l'interazione artistica. Si sa che Carl Philipp Emanuel Bach trasformò in composizioni le sue ricerche, i suoi riconoscimenti, i suoi dubbi discutendo con scienziati, teorici, poeti, musicisti di cui era circondato.

E proprio questo concetto è stato assunto da Michaele Brüll, Rinetta Klinger e Ulrike Stolte. Ciò sta a significare che le loro opere mostrano la fantasia e l'improvvisazione artistica del gruppo tanto quanto l'approccio individuale, aspetti che potranno essere discussi con i visitatori della mostra, realizzata in collaborazione con Galerie Kuhn & Partner (Berlino): quest'ultimo è un altro elemento che fa parte del concetto. Motivo principale di questa mostra, a cura di Andreas Kuhn, è l'anniversario dei 300 anni dalla nascita di Carl Philipp Emanuel Bach. In secondo luogo per la valenza del dialogo tra le tre artiste all'interno del gruppo ispirandosi e confrontandosi quindi a vicenda anche per quel che riguarda le loro scelte stilistiche e materiche.

Nasce così un insieme di allusioni ad argomenti di origine socio-politico ma anche di provenienza della storia del femminismo. Rotture, tensioni, esagerazioni sono voluti se non desiderati, visibili e completati poi nelle singole opere. Nella mostra sono esposti oggetti tessili di carattere spaziale, quadri e media arte. Comune a tutte è l'esigenza di una riflessione critica verso il contesto storico artistico e quello politico come l'immediata volontà di creare nuovi dimensioni formali rivelando sempre l'effetto particolare del materiale scelto.




Rinascimenti Eccentrici
Dosso Dossi al Castello del Buonconsiglio


termina lo 02 novembre 2014
Castello del Buonconsiglio - Trento

L'Ariosto, nel XXXIII canto dell'Orlando Furioso, cita i fratelli Dossi tra i pittori di quai la fama sempre starà fin che si legga e scriva al pari di Leonardo, Mantegna, Bellini, Michelangelo, Raffaello, Sebastiano del Piombo e Tiziano. Dosso, il più famoso dei fratelli Dossi, raggiunse gloria, fortuna ed ebbe commissioni dalle più importanti corti rinascimentali italiane. La mostra, allestita in quelle stesse sale che tra il 1531 ed il 1532 lo videro protagonista a Trento assieme al fratello Battista nella decorazione del Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio, racconterà lo straordinario percorso di questo eccentrico pittore del Rinascimento. La rassegna proporrà una trentina di dipinti che metteranno a confronto le opere di Dosso e Battista tracciando le tappe artistiche di Dosso alla corte di Alfonso d' Este a Ferrara, a Pesaro presso la duchessa Eleonora d'Urbino fino a Trento al servizio del principe vescovo Bernardo Cles.

Questi dipinti realizzati da Dosso nel corso della sua lunga e fortunata carriera dialogheranno con gli affreschi del castello. Il principe vescovo Bernardo Cles, consigliere degli imperatori Massimiliano I e Carlo V, grande umanista, amico di Erasmo da Rotterdam e cardinale che sfiorò l'elezione a pontefice, ha per Dosso parole di elogio e ammirazione. Del resto, Dosso arriva a Trento preceduto da grande fama tanto da essere pagato il doppio rispetto ai colleghi Fogolino e Romanino, anche loro impegnati a rendere magnifica la residenza principesca.

La rassegna sarà un modo per ricordare anche il legame che unì i Dossi alla città del Concilio: Trento fu infatti la città che diede i natali a Niccolò Lutteri il padre di Dosso e Battista, e dove visse prima di trasferirsi a Mirandola sul finire del Quattrocento. Verosimilmente Dosso iniziò da Mirandola un percorso formativo che lo portò a conoscere i più grandi maestri del Rinascimento. Nella complessa pittura di Dosso, originale, elegante ed allegorica, affiora costantemente l'influenza dei grandi maestri: da Venezia apprende la lezione di Giorgione (in mostra vi sarà il celebre Suonatore di flauto della Galleria Borghese), da Roma conobbe la maestria di Raffaello (in mostra alcune stampe da Raffaello di Marcantonio Raimondi), con Tiziano (in mostra vi sarà il ritratto di un cavaliere di Malta) vi fu un costante colloquio artistico, a Ferrara incontrò Michelangelo (in mostra due magnifici disegni di Casa Buonarroti).

Dagli inizi del Cinquecento divenne ben presto il pittore favorito dei duchi di Ferrara, abbandonando la corte soltanto in due occasioni, la prima a Pesaro al servizio della duchessa Eleonora di Urbino e la seconda a Trento quando affrescò diversi ambienti del Castello del Buonconsiglio. Vita di corte, la sua. Dalle vallate trentine alla corte degli Este a Ferrara, vale a dire in uno dei centri culturali più raffinati del mondo d'allora. La mostra, curata dallo storico dell'arte Vincenzo Farinella, porterà alla luce nuovi documenti e si potrà tracciare un inedito ritratto del grande pittore estense.

Sarà articolata in cinque sezioni, orientate a fare luce in particolare sull'attività svolta dai due fratelli pittori nel terzo e quarto decennio del Cinquecento, a monte e a valle dell'intervento nel Magno Palazzo di Bernardo Cles. Trai capolavori dosseschi ci sarà anche il magnifico dipinto Giove pittore di farfalle, quadro enigmatico quanto la Tempesta del Giorgione. La storia del dipinto, conservato fino a qualche anno fa al Kunsthistorisches Museum di Vienna ed ora custodito nel Castello del Wawel a Cracovia, ha affascinato gli studiosi per il messaggio che cela e per la straordinaria qualità esecutiva. (Estratto da comunicato stampa ufficio stampa Studio Esseci)

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Cesare Borgia
Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli

Articolo




Moses Levy. Luce Marina
Una vicenda dell'arte italiana 1915-1935


05 luglio - 19 ottobre 2014, Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
30 ottobre - 01 febbraio 2015, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron - Firenze

Selezione di opere degli anni 1915-'35 per rievocare la Viareggio cosmopolita, magica e gaia di quel ventennio, eletta a luogo d'ispirazione, di passatempi e svaghi dall'elite culturale. Ed è in questo scenario, dove tutto è armonia, bellezza e "joie de vivre", definito da D'Annunzio "il più bello dell'universo", che la fervida fantasia di Moses Levy si alimenta, facendo rivivere sulla tela le sfumature del mare, il bianco candente degli ombrelloni, e i costumi variopinti delle bagnanti. Analogamente a un Picasso e a un Matisse in Costa Azzurra, egli fissa così la luce di quel mondo, cogliendone con rara percezione gli effetti nel cielo, nelle vele ondeggianti, negli aquiloni attraverso una straordinaria fantasmagoria di riverberi che finisce col farsi stile.

Dal dialogo con Viareggio, città prediletta che più di ogni altra ne ha influenzato la sensibilità visiva, la Fondazione Matteucci ha maturato l'idea della mostra dedicata a quella lunga e felice stagione, durante la quale nessun altro meglio di Moses Levy è riuscito a tradurre l'immagine scintillante e ruggente di una società vacanziera e mondana, al passo con i tempi. Sono gli anni che vanno dal primo conflitto mondiale alla grande depressione, ma ad un quadro tanto drammatico la sua vena creativa reagisce decisamente controtendenza con opere fondamentali, destinate a definirne la fisionomia europea.

Moses Levy si forma nel clima fortemente creativo di una Versilia nella quale spiccano personalità di grande rilievo come Lorenzo Viani, Enrico Pea, Giacomo Puccini e Mario Tobino. Ed è in quel lembo di terra già conosciuto da Rainer Maria Rilke come luogo ideale di meditazione e ispirazione, che egli si afferma come raffinato interprete di una "poetica dell'intimismo" e della "vita vissuta", per riprendere due felici definizioni di Carlo Ludovico Ragghianti.

Mentre s'intensificano i contatti con alcune delle personalità più ricettive dell'ambiente toscano - Plinio Nomellini, Felice Carena, Alfredo Müller, Elisabetta Chaplin - Levy partecipa alle rassegne della Secessione Romana del 1913-'14, e la sua presenza a Viareggio diviene sempre più assidua. Qui è tra i sostenitori, con Carrà, de Chirico, Primo Conti, Depero e l'inseparabile Viani, delle prime esposizioni di "Arte d'Avanguardia". Proprio in occasione di tali manifestazioni e di altre allestite nelle sale del Kursaa l, presenta le radiose marine, caratterizzate da quell'inconfondibile luce e atmosfera d'iridescente fulgore destinata a segnarne la grande fortuna.

La mostra, secondo un disegno monotematico, si concentra in una mirata selezione di circa quaranta dipinti filologicamente affini sia per cronologia, sia per tratto interpretativo. L'obiettivo è collegarli in un intimo dialogo teso ad evidenziare l'eccentrico e ricercato linguaggio formale, prima di quella svolta cruciale che, dalla limpida poetica tra le due guerre, si apre all'inquieto sentimento visivo della metà del Novecento. Nelle sedi di Viareggio e Firenze potranno essere ammirate alcune tra le opere più celebri: Donna in blu (1917), L'ombrellone bianco (1919), Spiaggia (1918), Madre e figlia sulla spiaggia (1919), Anna e l'amica (1920), Spiaggia e figure a Viareggio (1921), Ritratto di Leonida Repaci (1935), nonché testimonianze inedite di collezioni internazionali. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Alice Secci vince il Premio GhigginiArte 2014
www.ghiggini.it

Con 39 voti Alice Secci vince il Premio GhigginiArte XIII edizione ottenendo la possibilità di esporre i propri lavori in una mostra personale presso la galleria Ghiggini. Secondo classificato Alessandro Mazzoni con 24 voti, terza con 23 voti Elisa Rossini. Loreno Molaschi invece si aggiudica la VI edizione del Premio ArteVarese e avrà l'opportunità di presentarsi al pubblico con una mostra on-line.




Marco Stefanucci - Santa-Vittoria - studio - acrilici, bitume su tavola di legno cm.40x40 Marco Stefanucci: Hic et Nunc
termina il 30 settembre 2014
Museo Civico di Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado (Roma)
info@scarlettmatassi.com

Conta solo mille anime il borgo di Anticoli Corrado, ma il suo Museo Civico vanta una collezione ragguardevole e le rare mostre temporanee dedicate ad artisti contemporanei si segnalano per qualità ed originalità. Quest'estate ad accogliere i visitatori in arrivo da ogni parte del mondo per conoscere il famoso borgo degli artisti e delle modelle saranno i ritratti di Marco Stefanucci, dipinti apparentemente all'antica ma in realtà moderne pittosculture risultato di una sperimentazione a tutto campo in cui si fondono tecniche e materiali antichi e moderni.

Alle porte di Roma, Anticoli venne infatti investito, sin dall'inizio dell'800, da un singolare fenomeno di transito di artisti e intellettuali provenienti da ogni parte del mondo. La lista dei pittori, degli scultori e dei letterati presenti nella cittadina laziale tra '800 e '900 è strabiliante: Oscar Kokoschka, Pablo Picasso, Luigi Pirandello, Auguste Rodin e via di questo passo. Non sorprende pertanto la notizia che, grazie ai lasciti di tutti quegli ospiti e dei loro eredi, il Museo di Anticoli compaia tra le prime dieci raccolte pubbliche d'arte contemporanea in Italia.

L'invito ad esporre nelle sale di questa speciale galleria è un riconoscimento ambito tributato con parsimonia dai curatori del Museo, artefici di esposizioni mai convenzionali e di gusto assai fine. Quest'anno la scelta è caduta su Marco Stefanucci, 44 anni, romano, un artista fuori dal coro che dipinge solo ritratti. "Ho provato a dipingere altro, ma quello che mi interessa veramente è il volto umano, lo sguardo in modo particolare". Per Anticoli ha selezionato una quindicina dei lavori più significativi realizzati nell'ultimo decennio: una singolare galleria di ritratti, monocromi e di rilevata matericità, abbigliati e acconciati all'antica, prevalentemente secondo fogge in uso in ambiente fiammingo durante il '600.

La sua attenzione è tutta protesa a cogliere l'espressività del volto e ad elaborare un personalissimo tarlo iconografico da sempre al centro della sua pittura, quello del Velo della Veronica, il ritratto acheropita del Cristo. (...) Certo, i soggetti rimandano ad altre epoche e i supporti sono quelli classici della tela e della tavola, che imprime con la colla di coniglio e le tecniche in uso qualche centinaio d'anni fa nelle botteghe dei pittori, ma agli osservatori più esperti non sfuggirà la circostanza che quello di Stefanucci è un lavoro di sperimentazione a tutto campo in cui materie e tecniche antiche si fondono con altre tipiche dell'arte contemporanea. Usa ad esempio solo colori acrilici, ricorre alle combustioni, soffre la bidimensionalità come una prigione e tende ad estroflettersi nello spazio in un amalgama felicemente equilibrato che interpreta alla perfezione lo spirito di fusione e contaminazione tipico del nostro tempo.

Nei suoi ritratti aggettanti, pittosculture la cui deformazione plastica si accentua nel progredire degli anni, prevale un effetto di pieghe, stropicciatura, accartocciamento. Per creare le sue suggestioni di sindoni tessili ha cominciato applicando sul supporto rigido fogli di carta bagnata e raggrinzita. Si è poi spinto oltre liberando la tela dipinta dal supporto ligneo, panneggiandola e cristallizzandola in quella postura con effetto di forte resa scultorea. Di recente per ottenere analogo effetto è ricorso al colore elaborando una tecnica di pittura su materia cromatica stratificata e fatta poi crollare ad arte. (Comunicato Ufficio stampa Scarlett Matassi)




Opera di Bruna Zazinovich Opera di Marco Castellarin Opera di Roberto Micol Opera di Alberto Schettino "Un mare di colori virtuali"
www.amebe.com

In occasione della mostra collettiva estiva presso la sala d'arte "Villa romana", a Grado, intitolata "Un mare di colori" e inaugurata al 25 giugno, la Bottega d'arte Amèbe (Trieste) presenta anche una collettiva virtuale nella pagina News del sito www.amebe.com a cura di Gabriella Machne. Presso la sala d'arte, potete trovare altro materiale sugli artisti.

Marco Castellarin, artista giovane che si presenta che una interessante creatività che spazia dalla pittura al materico, sfruttando con immaginazione e fantasia una tecnica partcolare. Colori tenui accompagnati da pennellate e spatolate esaltano il tratto. Roberto Micol, artista dalle sfumature delicate, lavora su cartoncino. Informale nello stile, crea effetti poeticie suggestivi. Prevalgono colori tenui, tra cui azzurri e rossi che, accompagnati da spolverature di bianco, che danno movimento all'insieme.

Colore e pensiero eologico: nei lavori di Alberto Schettino troviamo materiali riciclati quali plastica, metalli, cartoni ecc. Manipola la materia e materiali scartati ritrovano nuova vita nell'arte. L'artista è presente nel sito Amèbe alla pag. Artisti. Bruna Zazinovich presenta una serie di lavori eseguiti con una tecnica particolare fatta di smalti. Ne ricava un effetto "sgocciolato" da lei definito shakj dripping. (agitato-sgocciolato). L'artista è presente nel sito Amèbe alla pag. Artisti.




Mikhail Roginsky. Oltre la Porta rossa
termina il 23 novembre 2013
Università Ca' Foscari - Venezia

Prima mostra italiana di Mikhail Roginsky - il cosiddetto "padre della pop art russa" - sulle opere della maturità dell'artista (1978-2003). L'arco di anni in cui Mikhail Roginsky visse a Parigi, con un focus sulla pittura e sui concetti strutturali ad essa immanenti: colore, forma, costruzione. L'esposizione, e non è un caso, prende avvio da un'opera precedente alla stagione parigina. Con quella Porta rossa (1965) che appartiene al periodo sovietico dell'artista e che di lui è certamente una delle creazioni più famose ma anche una delle più ermetiche. La «porta» è idealmente quella che l'artista scavalca, abbandonando il cliché di artista politicizzato, dedito a concezioni complesse, per approdare appunto ai nuovi ambiti della pittura.

Spesso considerata dai critici come un oggetto del ready made, la "Porta" preconizza invece proprio il suo passaggio alla pittura: l'artista stesso sottolineava lo stretto legame di quest'opera con la pittura da cavalletto. Con La porta rossa Roginsky dichiara la volontà di superare ogni convenzionalità del linguaggio artistico dominante. L'opera rappresentò, nell'Unione Sovietica postbellica, uno dei primi tentativi di de-costruzione della bidimensionalità della superficie pittorica. Qui si trovano le premesse del suo manifesto antiestetismo, l'avversione dell'artista per la stessa parola «arte», da lui intesa come un complesso di cose create artificialmente, avvizzite dal secolare uso o oberate dal peso di una ipocrita ideologia. I curatori della mostra propongono di lasciare fuori dalla porta il cumulo delle erronee definizioni, di destituire gli stereotipi che hanno snaturato la percezione dell'opera, tornando alle sue origini.

La mostra si snoda come un racconto del complesso iter evolutivo dell'artista, per questo il motivo conduttore costitutivo è il viaggio come metafora del cammino creativo. Si tratta di un viaggio privo di uno schema consequenziale. L'artista è presentato in tutta la sua ampiezza creativa e l'unità del quadro generale non si basa sull'elemento cronologico ma sul materiale visivo della mostra. Dallo spazio con le nature morte semiastratte sugli scaffali, che superano la figuratività, lo spettatore passa verso una natura morta minimalista rappresentata da semplici «ritratti» di oggetti semplici, incrollabili nella loro plastica certezza, alla sala con i grandi lavori acrilici su carta, che simulano l'imperturbabilità della pittura «alta» e interpretano in modo ironico i suoi generi principali, lo spettatore entra nell'alterato, suggestivo mondo dell'espressionista.

Il tutto lungo 8 sezioni in cui le 120 opere sono presentate insieme ad un ampio corredo di immagini fotografiche e video (molti inediti). A documentare un percorso che prende avvio dal momento in cui l'artista fa nuovamente ricorso all'abc della pittura, ricercando i colori puri e mischiati, le correlazioni tra i volumi, il ritmo compositivo. Per approdare alla fase conclusiva della su ricerca e della sua stessa esistenza. Quando i frequenti rientri in patria stimolano un nuovo cambiamento nella sua pittura. La Mosca sovietica e post sovietica acquisisce lo stesso valore di fatto artistico che ebbe Parigi per gli Impressionisti o la profonda America per Edward Hopper.

La Mosca di Mikhail Roginsky, un mondo ispirato dalla sua memoria e immaginazione, spinge lo spettatore alla «riconoscibilità» di luoghi, situazioni e personaggi concreti. Stimolando chi guarda a percepire le tele bidimensionali come un corrispettivo della realtà. La mostra è organizzata dalla Fondazione Mikhail Roginsky in collaborazione con il Centro Studi sulle Arti della Russia CSAR dell'Ateneo veneziano nell'ambito della 14. Biennale d'Architettura di Venezia. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)




Storie dal Sud dell'Italia
dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea


termina il 12 ottobre 2014
Museo di Fotografia Contemporanea - Cinisello Balsamo (Milano)
www.mufoco.org

In occasione dei 10 anni di attività, il Museo di Fotografia Contemporanea propone una grande mostra - a cura di Arianna Bianchi e Roberta Valtorta - dedicata al Sud dell'Italia con opere dalle sue collezioni attraverso le immagini di importanti e noti autori che hanno costruito la storia della fotografia italiana. Le immagini coprono un arco storico di cinquant'anni, dal secondo dopoguerra ai primi anni Novanta, e toccano questioni profondamente legate all'identità economica e culturale delle aree meridionali. La mostra comprende 120 fotografie di Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna organizzate in 15 nuclei tematici. Questi gli autori rappresentati: Letizia Battaglia, Antonio Biasiucci, Carmelo Bongiorno, Mario Cattaneo, Mario Cresci, Luciano D'Alessandro, Mimmo Jodice, Uliano Lucas, Lello Mazzacane, Carmelo Nicosia, Federico Patellani, Tino Petrelli, Francesco Radino, Marialba Russo, Ferdinando Scianna.

Si tratta di una mostra intensa e ricca di spunti non solo sul piano informativo ma anche su quello emotivo. Al bianco e nero delle ricerche di questi grandi fotografi fanno da contrappunto gruppi di immagini a colori scelte dal fondo Grazia Neri che "illustrano" l'immaginario turistico del Meridione: spiagge, barche, piatti di cibi tipici, frutti, fiori, artigianato, costumi tradizionali, luoghi di vacanza, natura rigogliosa, le meravigliose cartoline quasi pop che ci fanno amare il Sud. Oltre che per l'importanza degli autori e della "questione meridionale" stessa, la scelta di questo tema è stata anche pensata in relazione alla città di Cinisello Balsamo.

Come è noto, Cinisello Balsamo, nell'hinterland milanese, è città di immigrazione: la sua popolazione, che contava soli 15 mila abitanti nei primi anni Cinquanta, arriva a più di 80 mila negli anni Settanta per l'arrivo massiccio di immigrati che, provenienti soprattutto dalle regioni meridionali, diventano i lavoratori delle grandi fabbriche del nord Milano, dunque gli attori fondamentali dell'economia di questa vasta area, e dell'economia italiana stessa. Accompagna le fotografie una serie di video-interviste a cittadini di Cinisello Balsamo, che tra ricordi, pensieri, saperi, raccontano le loro radici, i loro sogni, la loro attuale esistenza in un territorio diverso da quello che hanno lasciato. (Comunicato stampa)




Giovanni Cerri - L'Impero - olio cm.100x80 2014 Giovanni Cerri: The great country

Istituto Italiano di Cultura a Copenaghen, 14 maggio - 06 giugno 2014
Istituto Italiano di Cultura a Colonia, 04 settembre - 27 settembre 2014
Museo del Legno Riva 1920 - Cantù (Como), 22 novembre 2014 (inaugurazione ore 18) - 06 gennaio 2015

La mostra itinerante dell'artista milanese Giovanni Cerri (Milano, 1969) è dedicata allo scenario di crisi epocale che mette in rilievo difficoltà, contraddizioni e disorientamenti. La pittura qui rappresenta l'eredità classica di una civiltà che è stata grande in epoca lontana si è consumata e mostra il suo vissuto eroico e mitico nella condizione di degradata sopravvivenza. Frammenti di antiche statue greco-romane, colonne di tempi, resti di quella remota storia compaiono in lande periferiche, dove l'energia dell'epoca industriale funge da sfondo, a suggerire il nostro contesto contemporaneo. Una "Pompei industriale" potremmo definirla, per la mescolanza delle due archeologie, quella classica e quella delle fabbriche che hanno costruito il Novecento. Siamo ora a un punto di svolta e quella bellezza un po' decaduta, sopravvissuta alle intemperie e ai conflitti, è ancora lì ad imporci il coraggio di una risalita e di una rinascita, un impeto d'orgoglio per una nuova energia di riscatto. Catalogo con testi di: Fabio Ruggirello,Lucio Izzo, Flaminio Gualdoni. Intervista a cura di Paul Kroker.

«(...) Giovanni Cerri constata con occhio lucido il dilavarsi del paesaggio che abbiamo eretto a figura dell'anima e a genere pittorico duraturo, quello su cui far riposare, possibilmente, l'idea tutta di naturale. E' un perdersi fisico, storico. Ma per lui, artista di valori, un perdersi anche e soprattutto etico. Il "bel modo di far paesi" di cui ragionava secoli fa Marcantonio Michiel non ha più luogo, oggi. Il disagio estetico è, tout court, malessere esistenziale, metafora della condizione umana tutta. A partire da qui, Cerri implica nelle sue opere i segni illustri d'un'altra bellezza allarmata, statue e colonne antiche che appaiono anch'esse, in questi scenari, come residui morenici del ritrarsi d'una civiltà. Lavatrici e colonne, pali della luce e teste romane, statue imperiali e graffiti lordanti... non c'è estetica delle rovine possibile in grado di riscattare queste solitudini.» (Flaminio Gualdoni - dal testo in catalogo)

E si rimemora il Pasolini delle Poesie mondane:
"Un solo rudere, sogno di un arco,
di una volta romana o romanica,
in un prato dove schiumeggia un sole
il cui calore è calmo come un mare:
lì ridotto, il rudere è senza amore". (...)

Giovanni Cerri (Milano, 1969) dal 1987 espone in mostre personali e rassegne in Italia e all'estero (Canada, Cina, Croazia, Francia, Germania, USA, Romania, Bolivia). Tra le mostre più recenti citiamo la personale Voyage en Italie tenuta alla Orenda Art International di Parigi nel 2013 e, nello stesso anno Giancarlo e Giovanni Cerri. Due generazioni di artisti milanesi, insieme al padre Giancarlo, alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno. Inoltre è in preparazione un ciclo di dipinti che reinterpreteranno volti classici del Rinascimento Italiano e saranno esposti alla Orenda Art International di Parigi (novembre-dicembre). L'artista poi sarà presente nella rassegna dedicata a Michelangelo alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno (settembre-ottobre). In Germania ha inoltre esposto presso la Verein Berliner Kunstler (Berlino, 1998), la Die Ecke di Ausburg (2002) e la Kuhn&Partners di Berlino (2010). (Comunicato stampa)




Elettrice Palatina Arte e Politica
L' Elettrice Palatina e l'ultima stagione della committenza medicea in San Lorenzo


termina lo 02 novembre 2014
Museo delle Cappelle Medicee - Firenze

La mostra intende presentare la personalità della Elettrice Palatina, l'ultima discendente del ramo granducale mediceo (suo fratello fu l'ultimo granduca Medici Gian Gastone). L'esposizione vuole anche mettere in luce quanto Anna Maria Luisa fece per l'arte e la politica di Firenze dal 1737, ossia dalla morte del fratello Giangastone, al 1743, anno della sua stessa scomparsa, presentando novità e vere rarità emerse da nuovi studi e ricerche successi all'esposizione monografica dedicata all'Elettrice, a cura di Stefano Casciu nel 2006 (La principessa saggia. L'eredità di Anna Maria Luisa de' Medici Elettrice Palatina).

Si articola in cinque sezioni: gli anni giovanili, nella quale saranno brevemente illustrate l'educazione e la prima giovinezza di Anna Maria Luisa trascorsa alla villa medicea di Poggio Imperiale con i fratelli Ferdinando e Giangastone, con lo zio Francesco Maria e con la nonna Vittoria della Rovere; la giovinezza e il matrimonio che si apre con il ritratto di Anna Maria Luisa come Flora, opera di Antonio Franchi, e che illustrerà il matrimonio con l'Elettore Palatino del Reno Johann Wilhelm nel 1691, e il lungo soggiorno in Germania, dove la coppia svolse un intenso mecenatismo, ben rappresentato dalle commissioni a Bartolomeo Van Douven, autore della celebre Allegoria degli Elettori palatini come protettori delle Arti, presente in mostra.

La terza sezione, "Il rientro a Firenze e l'impegno per la chiesa di famiglia", rappresenta il nucleo centrale dell'esposizione e illustra gli anni immediatamente successivi al ritorno a Firenze dell'Elettrice dopo la morte del marito, avvenuta nel 1716. Sono anni che toccano da vicino il complesso di San Lorenzo con commissioni importanti e significative, volute dalla stessa Anna Maria Luisa, che saranno qui presentate alla luce di nuovi documenti "politici". Dopo il "Patto di famiglia", nello stesso 1737, la Principessa dette avvio all'ultima stagione della committenza medicea nella grande fabbrica laurenziana: "furono messe in moto da Anna Maria Luisa iniziative di mecenatismo di ampio respiro concentrate appunto in San Lorenzo: si trattava di tutta evidenza, da parte sua, di concludere un ampio ciclo di interventi avviato dal remoto avo collaterale Giovanni di Bicci tre secoli prima, al servizio della insigne basilica e della magnificenza pubblica della famiglia" (Cristina Acidini). Chiude la mostra la quinta sezione, "Gli epigoni", con la morte avvenuta il 18 febbraio 1743, nella quale incisioni e pubblicazioni dell'epoca illustreranno le cerimonie legate a quell'evento, i commenti e le reazioni della città. (Estratto da comunicato stampa Civita)




Grecia e Magna Grecia
Mostra di fotografi Greci e Italiani

febbraio-settembre 2014

Presentazione

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




Sabrina Bordin in Il Provino Vittoria Triglione Il provino | Come la neve di primavera
01 ottobre 2014, ore 21.30
Palazzo della Racchetta - Ferrara
ferraraartfestival.jimdo.com

Doppio appuntamento dedicato al Teatro, con due storie in cui protagoniste sono due donne che sulla scena si rivelano, nella finzione, attrici per gioco o per necessità. Sulla scena un atto unico ed un monologo: due vicende diverse ma entrambe legate al tema del teatro nel teatro e con un analogo colpo di scena finale, capace di rovesciare il punto di vista iniziale, rivelando la realtà essere finzione e viceversa. Si inizia con Il provino, atto unico di Maria Antonietta Fuiano per la regia di Catia Gianisella. Aiuto-regia: Linda Evangelisti. Sulla scena saranno protagonisti Sabrina Bordin e Marco Trippa, con Francesco Reitano e Sonia Giuri. Seguirà il monologo Come la neve di primavera, scritto dal giornalista e scrittore ferrarese Michele Govoni, vede la regia di Virgilio Patarini. Sul palcoscenico salirà l'attrice Vittoria Triglione.

Il provino narra la vicenda di una giovane donna che si presenta al posto di un'amica ad un provino cinematografico. Non ha molta esperienza e fatica a definirsi propriamente un'attrice, ma è rimasta folgorata dalla sceneggiatura e decide, anche se titubante, di provarci. Tra luci ed ombre del set, circondata da tecnici ed assistenti che la esaminano, viene fatta accomodare davanti a lui, il regista, che incredibilmente non le chiede di recitare una parte a memoria, cantare o ballare ma, per metterla a proprio agio, la invita semplicemente aprire la propria borsa e descrivere uno ad uno e nei minimi dettagli, gli oggetti che ella dentro vi trova.

D'altronde cos'è la borsa per una donna se non una rappresentazione del suo mondo e del suo modo di essere? La giovane donna visibilmente imbarazzata da questa intrusione nel suo privato, accetta questa strana richiesta ed inizia ad estrarre, come da un cappello magico, una serie di oggetti e descrivendo le emozioni e i ricordi che suscitano in lei.. Inizia così, quasi banalmente, un racconto pieno di magia e di emozioni che pian piano si trasforma in un dialogo a due sempre più intimo... sino ad un finale che sorprenderà tutti.

Come la neve di primavera racconta invece di Domitilla, una donna 39 anni, con un peso nel cuore e una certezza: la gioia che le dà il sabato. Proprio in un sabato qualunque, durante il rito del trucco prima di uscire, Domitilla si racconta attraverso frammenti della sua vita; i suoi ricordi divengono i nostri e lo strano stream of consciousness che viene delineandosi sembra farsi presente ai nostri occhi come fosse dipinto. Domitilla ci accompagna attraverso le sensazioni umane di una donna che, davanti allo specchio, sta guardando non solo se stessa, ma un pezzo di umanità. Tutto è avvolto da un'aria delicata e leggera che va facendosi più pesante man mano che il racconto procede. Come la neve di primavera, metafora non solo di un'esistenza ingannevole, ma anche del senso di tutto il monologo, rivela così, solo nel finale, la verità di questo sabato di confidenze solo apparentemente velate.




Vent'anni di ACMA
Milano, 25 ottobre 2014
paesaggio.it

ACMA Centro Italiano di Architettura è stata fondata a Milano il 25 ottobre 1994 ed ha operato per vent'anni nell'ambito dell'architettura con finalità sociali e culturali. In collaborazione con il Politecnico di Barcellona (Fondazione UPC) ha istituito il Master in Architettura del Paesaggio, offrendo uno dei più importanti e riconosciuti programmi di formazione europea, ha introdotto fin dagli anni'90 delle forme didattiche sperimentali quali workshop, seminari di progettazione, viaggi e itinerari culturali. ACMA in occasione del suo ventesimo anniversario, il 25 ottobre 2014 presenterà al pubblico "paesaggio.it", la nuova piattaforma editoriale web nata per condividere contenuti sul paesaggio. Attendiamo riscontri, apporti e partecipazione all'evento da parte di tutti coloro che a diverso titolo hanno condiviso in questi anni le finalità delle iniziative di ACMA. (Comunicato stampa)




Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


Documentario prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano.

Presentazione documentario




A Roma dal 10 al 18 aprile 2015 la XIV edizione Rome Independent Film Festival
Termine di partecipazione: 15 dicembre 2014
www.riff.it

Il RIFF offre ai filmakers di tutto il mondo l'occasione per presentare in Italia film originali in anteprima. In particolare, la sezione New Frontiers, che già da otto anni raccoglie e presenta opere prime e seconde, dà specifico rilievo alla produzione italiana e sarà occasione di incontro e scoperta di nuovi talenti cinematografici. Il festival, inoltre, prosegue nella mission di far conoscere e distribuire le pellicole in gara. Per i vincitori, infatti, è prevista una programmazione dedicata presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma. Novità dell'edizione 2015 il nuovo contest SOS (short online streaming), che si svolgerà esclusivamente sul web in simbiosi con il festival. Dedicato ai registi per opere di cortometraggio il contest verrà ospitato sul portale romefilmmarket.com: il cortometraggio più votato si aggiudicherà un contratto per la distribuzione VOD (video on demand).

Tutte le principali opere presentate al RIFF saranno, al termine del festival, visibili in modalità VOD sempre sul portale romefilmmarket.com. Le opere selezionate per il concorso saranno oltre 150. Nell'edizione 2014 sono state inviate al Festival oltre due mila tra pellicole, file e DVD, provenienti da più di 50 paesi. Il programma del RIFF 2015 sarà arricchito da retrospettive e seminari che affronteranno vari aspetti della cinematografia indie. Al termine del Festival verranno assegnati i RIFF Awards. Le sezioni in concorso sono 7: Feature Films (lungometraggio italiano e internazionale); New Frontiers (opera prima); Documentary Films (italiano e internazionale); Short Films (italiano e internazionale); International Student Films (scuole di cinema); Animation (animazione); Screenplays & Subject (sceneggiature & soggetti).




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




Ricordare per Vivere "Ricordare per Vivere"
Concorso di fotografia sui luoghi della Grande Guerra (1914-1918)

www.institutfrancais-italia.com

In occasione della ricorrenza del Centenario della Grande Guerra, l'Institut français Italia e il Goethe-Institut Italien lanciano il progetto «Luoghi di memoria, luoghi di vita», una serie di iniziative in cui le diverse arti - fotografia ma anche musica e cinema - ricordano la Grande Guerra mostrando come l'Europa, un tempo teatro di morte, sia diventata oggi luogo di vita e di convivenza pacifica.

In particolare, l'iniziativa "Ricordare per Vivere" è un concorso fotografico che invita a ritornare sui luoghi della memoria della Grande Guerra, in Italia o in Europa: campi di battaglia, città particolarmente provate dalla guerra, monumenti ai caduti, posti legati a eventi o personalità della guerra, eventi e personaggi del conflitto. Il candidato dovrà riuscire a mostrare come i luoghi rappresentati, un tempo teatri di guerra, siano oggi luoghi di vita. Il concorso prevede due categorie: categoria "reportage" - livello avanzato: presentazione di 8 foto; categoria "social": livello amatoriale, presentazione di una o più foto. Partecipazione: dal 20 maggio al 15 ottobre 2014.




Il punto sul paesaggio. Esperienze internazionali a confronto
Ciclo di conferenze 2014
Fondazione Falciola/Camplus Rubattino - Milano
www.acmaweb.com

Il paesaggio risulta sempre più essere tema d'attualità. Non solo perché la Convenzione Europea del Paesaggio sottoscritta oltre dieci anni fa a Firenze ha innescato nel nostro Paese una serie di norme di tutela e valorizzazione da parte degli enti pubblici ma perché ha costretto le università e gli ordini professionali a programmare nuove figure, a rivedere la cultura progettuale. Eppure la cultura stessa di un paese che enumera una invidiata densità di beni culturali nel territorio e una lunga storia di normative a loro tutela risulta paralizzata, pietrificata, di fronte alla sfida della modernità, alla proposta dello sviluppo e della relativa infrastrutturazione del territorio.

L'iniziativa comprende una serie di incontri aperti al pubblico con alcuni paesaggisti, docenti del Master in Architettura del Paesaggio UPC-ACMA, interpreti delle principali esperienze internazionali: momento di scambio e confronto su tematiche sempre più attuali, non solo per tecnici e professionisti del settore ma anche per la crescita di una consapevolezza diffusa nella società che necessariamente condivide il patrimonio comune del paesaggio. Le conferenze, ad ingresso libero, sono aperte al pubblico. Si richiede conferma di partecipazione via mail (acma@acmaweb.com)

27 marzo: Bart Brands (Hilversum)
08 maggio: Roger Narboni (Parigi)
05 giugno: Jean-Michel Landecy (Ginevra)
11 settembre: Victor Tenez Ybern (Barcellona)
09 ottobre: Michael Van Gessel (Amsterdam)
23 ottobre: Anna Zahonero Xifrè (Barcellona)




Copertina album Parallel Dimensions Parallel Dimensions (serie Just Music vol 36)
di Mac of BIOnighT
Disponibile su Bandcamp (WAV, FLAC, MP3)

«Quest'album è stato ispirato dai bellissimi dipinti "cosmici" di Sandro Bardelli (www.sandrobardelli.it); mi ci sono voluti anni per trovare i concetti giusti che mi guidassero attraverso la creazione di brani che rappresentassero realmente quello che sento guardando i suoi lavori sognanti ed emotivi. Infine, dopo molti anni e tentativi, ecco l'album dove esprimo esattamente le sensazioni che mi danno i suoi spazi interiori e pittorici. Ho immaginato un universo bianco - la carta - che si riempie di linee che danzano, un cancello che si apre su un viaggio fra dimensioni parallele di colori e forme... ed ho composto e registrato guardando le sue opere. Mille grazie a Sandro Bardelli per avermi permesso di registrare questo album e di usare i suoi dipinti come copertina.» (Mac of BIOnighT)




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Terrazza. Artisti, storie, luoghi in Italia negli anni Zero
di Laura Barreca, Andrea Lissoni, Luca Lo Pinto, Costanza Paissan, Marsilio Editori, pagg.496 pp, €45
www.civita.it

Il primo atlante della giovane arte in Italia dopo il Duemila: le realtà culturali più dinamiche e gli artisti emergenti. Una miniera d'informazioni e d'immagini, con testi critici di quattro curatori di nuova generazione. Per provare a capire dove sta andando la nostra arte. Una visuale aperta, ampia sul panorama italiano dell'arte contemporanea, nel suo aggregato di realtà, iniziative, esperienze, protagonisti. Questo è il carattere principale del volume appena uscito per Marsilio Editori in una doppia edizione italiano inglese. "Terrazza" presenta gli esiti di due anni di lavoro, reso possibile grazie a una partnership di alto profilo istituzionale.

Il volume è un'iniziativa congiunta Quadriennale di Roma e Associazione Civita. Lo sguardo è affidato a quattro curatori di nuova generazione che, per formazione ed esperienza professionale, hanno contatto assiduo con le emergenze artistiche in ambiti istituzionali e in circuiti più indipendenti: Laura Barreca, Andrea Lissoni, Luca Lo Pinto, Costanza Paissan. Non un catalogo tradizionale di artisti e opere, selezionati secondo criteri di valore assoluti o con un approccio classificatorio. Piuttosto i nomi proposti scaturiscono da un'analisi del contesto della nostra scena artistica, che per gli autori è stato prioritario cercare di ricostruire nella sua trama diffusa, nonostante la ridotta prospettiva storica che li distanzia dal periodo di osservazione.

Dal Duemila in poi, quali sono stati gli spazi maggiormente catalizzatori di energia creativa? Com'è cambiato il percorso di formazione e accreditamento degli artisti? Chi sono oggi i nuovi committenti? Quali formule di produzione si sono rivelate più efficaci? Quali mostre collettive sono riuscite a proporre soluzioni narrative più innovative? Com'è cambiato il modo di informare e comunicare quando si parla e si scrive d'arte? Questi sono alcuni degli interrogativi di Barreca, Lissoni, Lo Pinto, Paissan nella loro conversazione iniziale, che offre le necessarie chiavi di lettura delle altre due sezioni del volume, visivamente distinte ma in realtà in fluida comunicazione tra loro.

La prima sezione, "Storie, luoghi", propone una carrellata scorrevole, in ordine cronologico, di oltre 150 realtà tra accademie, università, studi d'artista, archivi, artist run space, collettivi, associazioni, spazi non profit, borse e premi, case editrici, festival, fondazioni, gallerie, progetti d'arte pubblica, residenze, riviste e blog, mostre collettive, musei, che secondo gli autori hanno segnato un cambiamento di passo nel modo di produrre, creare, offrire arte. La seconda sezione restringe lo sguardo su 60 artisti che, pur nella loro individualità, sono apparsi, per continuità e qualità di proposte, emblematici di nuove inclinazioni, rotte, submovimenti della nostra giovane arte. Il loro lavoro è presentato attraverso la descrizione di alcuni interventi-chiave nel percorso di ricerca di ciascun artista, particolare, questo, che conferisce inusitata chiarezza e leggibilità ai testi pubblicati.




Il Metodo Strasberg in dieci lezioni
Manualetto di recitazione per giovani attori


di Ombretta De Biase, Dino Audino Editore, pp.128, €.13.00, prezzo online €.11.70
www.audinoeditore.it

Il Metodo Strasberg in dieci lezioni si rivolge ai giovani aspiranti attori e a chiunque sia interessato a conoscere le linee formative del percorso attoriale attuato da Lee Strasberg all'Actors Studio di New York. Il Metodo ancora oggi è praticato in tutto il mondo occidentale, seppur con delle varianti, tranne che in Italia, dov'è avvolto da un alone di mistero e di diffidenza. Scritto in forma divulgativa e sintetica, il manuale illustra, attraverso esempi ed esercizi, la struttura pragmatica del Metodo Strasberg. Questo si fonda sul principio di causa ed effetto e ha come obiettivo far sì che l'allievo sia in grado di rendere credibile il personaggio.

Quindi di creare, controllare e riprodurre le emozioni come e quando vuole senza doversi affidare a manierismi o a momentanei slanci emotivi. Un libro per insegnare a diventare "attori di Metodo", cioè seri professionisti che non lasciano nulla al caso, proprio come hanno fatto tutti i grandi attori del passato e fanno i migliori contemporanei, da Al Pacino agli sconosciuti interpreti delle grandi serie televisive americane, passando per Gian Maria Volonté, universalmente riconosciuto come uno dei massimi attori di ogni tempo. Ombretta De Biase, drammaturga, regista e insegnante di recitazione. Ha ideato e diretto il Premio Fersen, dedicato alla drammaturgia e alla regia, e le rassegne teatrali Dopo Pirandello e Anima Mundi.




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole (ora esposte alla mostra "Footballspacegallery" a Casa Suardi ex Università di Bergamo fino al 31 ottobre) di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




La miniatura armena - Libro-calendario 2011 La miniatura armena
Libro-calendario 2011

a cura di Giovanna Parravicini, RC Edizioni «La Casa di Matriona», pagg.50, formato 31x44, Milano 2010, €15,00
Depliant

Per il 2011 il tradizionale libro-calendario di Russia Cristiana propone un tema di straordinario interesse, il mondo delle miniature armene, attraverso una selezione di opere dal VI al XVI secolo. L'opera, a cura di Giovanna Parravicini (ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana) costituisce infatti una raccolta di splendide miniature provenienti dalle collezioni dell'Istituto Matenadaran di Erevan e della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro a Venezia, riprodotte in grande formato.

Le miniature sono state realizzate da Sejranus Manukjan e Zaruhi Hakobjan (Istituto Matenadaran, Erevan, Armenia), Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum, Venezia). Ogni miniatura è corredata da una descrizione completa artistica e storica. L'opera è arricchita da un testo monografico (con immagini e foto) sulla storia della miniatura armena con approfondimenti sulle diverse scuole di miniatura, sulla Chiesa Armena, su alcuni tratti caratteristici della spiritualità.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina libro Guerra dei Pazzi Cacciate Lorenzo! La guerra dei Pazzi e l'assedio di Colle Val d'Elsa 1478-1479
di Marco Barsacchi, Protagon Editori, pagg.208, 24,00 euro

La guerra che seguì la congiura dei Pazzi, e che da questa prese il nome, è tipica espressione di quell'epoca inquieta, di cui evidenzia ambizioni, timori, debolezze, ipocrisie che contrassegnavano le relazioni politiche e diplomatiche, riflettendosi poi nella strategia e nella condotta delle operazioni militari. Dopo aver rapidamente delineato il contesto storico in cui nacque, il volume di Marco Barsacchi, segue le vicende del conflitto che ebbe luogo in Toscana ma che coinvolse tutte le potenze del periodo: il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli, Le repubbliche di Venezia, di Firenze e di Siena.

Si sofferma in particolare sull'assedio di Colle Val D'Elsa che, delle ostilità fu l'episodio culminante e decisivo, segnandone la fine. Tale assedio, durato 52 giorni, offre un quadro vivace di guerra quattrocentesca: con gli assalti alle mura, il fuoco terrificante delle bombarde e quello insidioso delle artiglierie minute, gli atti di eroismo, i rancori municipali, le inutili crudeltà, le distruzioni e le sofferenze degi abitanti. I fatti della guerra e dell'assedio sono raccontanti valendosi di documenti e testimonianze dell'epoca, il che conferisce al dettato un sapore di vicende lontane, in qualche nodo viste con gli occhi e rievocate con le parole di coloro che le vissero in prima persona.

Il volume è arricchito da una prefazione di Franco Cardini, numerose tavole a colori con gli alberi genealogici delle famiglie dei Medici, dei Pazzi, Aragona, e Della Rovere Riario, i disegni con i ritratti dei principali protagonisti storici l'elenco dei "Dramatis personae" e un'appendice documentaria che riproduce il Documento della resa di Colle Val d'Elsa e il Trattato di Pace stipulato a Napoli il 13 marzo 1480. E' il primo titolo a inaugurare la collana "Guerre e Cavalieri" diretta da Franco Cardini per Protagon Editori. Il volume sarà presentato mercoledì con gli interventi del sindaco Paolo Brogioni, dell'assessore alla Cultura Alessandra Topini, dell'autore Marco Barsacchi e dello storico Franco Cardini.




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Federico II e gli Ebrei Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza
di Vincenzo Mercante, Edizioni Il Fiorino, pagg.135, €12,00

"Questo breve saggio" scrive Mercante nella prefazione "si presenta come logica conseguenza del mio precedente studio dedicato a I Sefarditi, Saggi Ministri di Califfi e Re, pubblicato recentemente da Alinari. L'Al-Andalus dei secoli X-XIII presentava infatti nella Spagna delle tre culture (musulmana, cristiana ed ebraica), eccettuato il periodo della dinastia degli Almohadi, un clima di tolleranza, floridezza e cultura tali da lasciare un segno perenne nel corso dei secoli. L'eredità non andò perduta per qualche centinaio di anni: infatti la "Reconquista", che si proponeva di riportare sotto le insegne del Cristianesimo la penisola iberica, s'imbattè in un sovrano quale Alfonso X di Castiglia (1221-1284), così illuminato da essere soprannominato "il Savio". Egli si distinse infatti per la sua opera di mecenate, rendendo la sua corte un centro di sapere aperto a ogni ramo scientifico, soprattutto quello giuridico.

Cronologicamente il suo operato si colloca alcuni anni dopo l'avventura di Federico di Svevia, ma i due sovrani presentano alcune caratteristiche comuni, prima fra tutte la tolleranza nei confronti di musulmani ed ebrei. Poco prima infatti nel centro del Mediterraneo la forte personalità dell'imperatore svevo" prosegue l'autore "aveva già instaurato una convivenza tra le tre culture e di conseguenza tra le tre religioni, che lascia ancor oggi stupiti per la modernità del concetto di tolleranza, che lungo i secoli ha tanto appassionato filosofi e saggisti, da John Locke (1632-1704), che scrisse la Lettera sulla tolleranza, a Voltaire (1694-1778), autore del Trattato sulla tolleranza. A tale moderno concetto di liberalità e all'implicito messaggio e invito alla pace contenuto nel libro, si accosta anche l'avanguardia architettonica presente a Castel del Monte in Puglia, trattato in appendice dall'architetto Marianna Accerboni.

Il maniero fu fatto erigere da Federico II tra il 1240 e il 1250 e fu straordinariamente dotato di servizi, quali latrine, camini, condotte idrauliche, e di agi e lussi, inusitati per l'epoca e inseriti in un'architettura densa di riferimenti simbolici, matematici e geometrici: "una dimora possente" - così Accerboni - "in cui s'incontrano il pensiero e l'azione, che sembra concepita, filosoficamente, quale luogo per meditare e non per combattere". Il volume si conclude con gli apporti in appendice di Giorgio Galazzi, che tratta della Scuola Medica Salernitana, e con un accenno al trattato sull'arte della caccia con gli uccelli, composto in latino da Federico II. Vincenzo Mercante, noto studioso, è insegnante, esperto di comunicazione massmediale e collaboratore, in qualità di pubblicista, di varie testate. Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza è il suo diciottesimo libro.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. è un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui "Protagonisti. Arte e scienza a Trieste" (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen, nata ad Isola d'Istria (oggi Slovenia) e triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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