Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni, pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Armando Orfeo - Consonances "Consonances"
10 gennaio (inaugurazione ore 16.30) - 25 gennaio 2015
Centro Culturale Villa Gori - Stiava (Lucca)
www.mercurioviareggio.com

Rassegna di pittura, curata da Gianni Costa, organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio. In esposizione dipinti di Daniela Caciagli, Riccardo Corti, Marco Manzella, Guido Morelli, Armando Orfeo e Valente Taddei. I 6 artisti - che vantano nutriti curricula, con mostre in tutta Italia e all'estero - seppur differenti tra loro per cifra stilistica e formazione estetica, sono uniti da un profondo spirito di ricerca nell'ambito della pittura figurativa contemporanea, oltre che da un rigore compositivo e da un'accuratezza formale che rendono armonioso l'accostamento dei rispettivi lavori in un progetto espositivo comune. In questa occasione verrà presentato il Calendario 2015 di Mercurio Arte Contemporanea: un elegante oggetto da tavolo, illustrato con le immagini delle opere esposte nella mostra, realizzato dalla tipografia S. Marco Litotipo di Badia di Cantignano.




Storie di segni Storie di segni
20 dicembre (inaugurazione ore 11.00) - 25 gennaio 2015
Museo Internazionale del Design Ceramico - Cerro di Laveno Mombello (Varese)
www.midec.org

Facendo seguito alla mostra allestita a Palazzo Perabò nel dicembre 2013, con la quale l'Amministrazione ha voluto rendere omaggio a tutti gli artisti che hanno vissuto o soggiornato a Laveno nel secolo scorso e che si sono dedicati all'arte dell'incisione a stampa, sono stati in questa occasione invitati 13 artisti lavenesi, per nascita o adozione, tra maestri riconosciuti e giovanissimi, che con oltre cinquanta opere testimoniano la ricchezza di possibilità espressive e soluzioni tecniche alla base dell'arte grafica contemporanea.

Nell'alternanza di tradizione e sperimentazione, di risultati grafico-pittorici ed altri più vicini al mondo della migliore tradizione calcografica, il percorso espositivo darà modo al visitatore di confrontarsi con una tra le più belle, antiche e variegate espressioni artistiche. Il segno è il protagonista di questa mostra, racconta storie diverse, anche se pur sempre unite da una poetica di base affine tra gli artisti espositori. Il museo di Laveno è un grande ed eccezionale contenitore culturale che conserva la tradizione ceramica lavenese e queste iniziative, soprattutto quando incarnano l'identità e la cultura locale, non fanno che valorizzarne il ruolo di grande centralità per la comunità. I 13 artisti in mostra: Gian Luigi Bellorini, Marilena Costantini, Luce Vera Ferrari, Luca Lischetti, Vincenzo Morlotti, Denis Musumeci, Massimo Passerella, Linda Pellegrini, Antonio Pizzolante, Matteo Pizzolante, Angela Reggiori, Silvano Sandini, Tiziano Sartorio. (Comunicato stampa)




Giuliana Storino - Radiante - terreno sedimentato e stagno su tela cm.80x85 2013 Giuliana Storino - Terra d'ombra - terreno sedimentato su tela cm.50x40 2013 Giuliana Storino: "Era"
20 dicembre (inaugurazione ore 17) - 22 febbraio 2015
Civico Museo Parisi-Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)
www.museoparisivalle.it

Omaggio alla vincitrice della quinta edizione 2013 del "Premio Maccagno". E' passato appena un anno e sembra trascorso un secolo. In dodici mesi è cambiato quasi tutto in paese, diventato nel frattempo "Maccagno con Pino e Veddasca", frutto della Fusione di tre Comuni fino a pochi mesi fa del tutto autonomi. Va quindi necessariamente in soffitta anche la formula fin qui conosciuta del Premio, che sarà riproposta in futuro secondo modalità del tutto innovative. Classe 1986, tarantina di Manduria, Giuliana Storino ha conseguito la laurea di I° e II° livello in Pittura con lode, all'Accademia di Belle Arti di Brera. Ha partecipato a numerose mostre e rassegne nazionali e internazionali, dove ha ottenuto diversi riconoscimenti.

Dopo tanto figurativo, torna quindi la ricerca astratta di un'artista capace di leggere forma e materia attraverso una sensibilità non comune, lasciando all'emotività del visitatore il compito di immaginare situazioni ed emozioni in movimento. Sono davvero tante innovazioni introdotte da quest'anno nella conduzione del Civico Museo, a partire da una tecnologia che ha finalmente liberato dal peso quasi "fisico" della carta a una gestione aperta al territorio e più vicina all'interesse di un pubblico che ha ripagato tangibilmente gli sforzi messi in campo dagli organizzatori. Si riparte da queste considerazioni, per un 2015 che saprà regalare nuove intuizioni e scoperte sempre nuove, partendo dalle esperienze positive fin qui accumulate, grazie a chi ha lavorato con pazienza ed entusiasmo. (Comunicato stampa)

Era attiene all'analisi delle dinamiche e degli equilibri comportamentali della materia; in particolar modo la dinamica gravitazionale, una condizione terrestre universale dell'esistenza umana, prima che del mio operare artistico. In Era, non intendo il senso cronologico di un tempo memorabile o storico o il calcolo di un tempo a partire da una data stabilita. Non vi è una narrazione o una rappresentazione di realtà; Era è l'immagine nel suo palesarsi, è la forza dell'apparizione messa in 'forma di esistenza'. (...) (Giuliana Storino)




Passione, gioco e agonismo. Immagini di sportivi fra Ottocento e Novecento.
23 dicembre (inaugurazione ore 17.00) - 07 febbraio 2015
Biblioteca civica Villa Amoretti - Torino

In mostra una selezione di circa settanta immagini rigorosamente vintage, realizzate fra il 1870 e il 1979 da vari autori tra cui: Allan, Cellini, De Sanctis, Gherlone, Le Lieure, Moncalvo, Moreschi, Ottolenghi, Quarone, Rognoni, Ronconi, Vanetti, Zilio. Abbracciando un arco temporale di un secolo emergono, e vengono mostrati allo spettatore in simultanea, tutti gli aspetti sociali e culturali che hanno accompagnato questa tematica nel corso del tempo. Lo sport inteso non solo dal punto di vista agonistico ma legato anche al gioco al divertimento e alla passione che porta a misurarci con le nostre forze. Ogni immagine racconta una storia e rievoca sia personaggi mitici per il loro tempo e ormai dimenticati, che figure di eroi minimi, marginali, ma di enorme impatto emotivo.

Le discipline da sempre considerate più elitarie, come la scherma e l'equitazione, colgono immagini di sportivi che ostentano tutta la sicurezza data loro dalla consapevolezza di appartenere ad un censo privilegiato ed è interessante vederle affiancate agli sguardi ingenui, timidi e speranzosi dei rappresentanti dell'atletica leggera e della marcia, in cui si legge lo spirito di sacrificio, la fatica e il desiderio di riscatto. La mostra non vuole essere un'interpretazione dello sport da nostalgici del passato, ma grazie alle immagini sollecitare un momento di riflessione sul presente e può farci anche bene ricordare che spesso i campioni, o coloro che stavano per diventarlo, salivano sul podio per ritirare un panettone o una scatola di dolciumi ed erano felici come ragazzini. L'Associazione per la Fotografia Storica e le Biblioteche civiche torinesi, con questa iniziativa vogliono inaugurare l'evento che vedrà Torino Capitale Europea dello Sport nel 2015. (Comunicato stampa)




Rosario Arizza Rosario Arizza: Another Word
termina lo 09 gennaio 2015
Galleria Carta Bianca fine arts - Catania
www.galleriacartabianca.it

Ritorna alla galleria Carta Bianca il maestro siciliano dell'Espressionismo astratto Rosario Arizza con una nuova serie di straordinari dipinti. Dopo sei anni dalla sua ultima personale in galleria (Life paiting), Arizza ci stupisce con lavori di eccezionale qualità che confermano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l'artista di Avola come uno dei più interessanti autori siciliani. (...) Una mostra questa che ci trasporta vorticosamente in another word, nel mondo e nella materia di un vero protagonista della pittura contemporanea.

Assolutamente contemporanea perchè anche se appunto definibile nell'alveo dell'Espressionismo astratto, questa definizione risulta stretta. Nei lavori di Rosario Arizza infatti tutto si mischia e si allarga a dismisura ed è impossibile trovare una collocazione canonica per questi dipinti che sono informali, ma come lui stesso afferma, anche figurativi; senza dimenticare l'importanza della trasformazione di materiali non conformi riutilizzati per divenire elementi portanti del concepimento e della creazione dell'opera stessa che, in buona sostanza, lo avvicinano, ma solo concettualmente, alle esperienze dell'Arte Povera. In verità Arizza ci spiazza e il pensiero cerca rifugio nel ricordo di Vedova, di Pollock, di Tapies, di De Kooning, ma è solo un riflesso che cerca ancore di salvezza per uscire dal vortice che ci assale, ma tutto è vano perchè la sua personalità è e rimane unica.

Così è scritto nel catalogo della sua ultima mostra a Palermo: "E' moderno Arizza, ed è un artista internazionale, e non solo perchè ha studiato ed esposto soprattutto a Parigi e in Germania dal 1992 al 1993, ed anche in Spagna, non solo perché ha conosciuto ed è diventato amico di personaggi come Pierre Restany, autore del famoso Manifesto del 1959, che ha curato una sua mostra nel 1991 a Noto, di Joseph Beuys, che per lui è il più grande artista del '900 (si ricordi che Beyus è a Gibellina nel 1981 con Schifano, Accardi, Afro e che a Gibellina di Arizza sono conservate dieci grandi opere al Museo d'Arte Contemporanea), di Jean Manuel Bonet, suo coetaneo, che di lui nel 2006 ha scritto che la materia è «elemento fondante della sua arte», del catalano Joan Abellò, amico anche a sua volta di Restany (...)" (Estratto da comunicato stampa)




Sonia Strukul - Radiante - acrilico su tela cm.60x100 2014 Sonia Strukul - Senza titolo - acrilico su tela cm.20x20 2014 Sonia Strukul: La pelle della pittura
termina il 10 gennaio 2015
Farmacia Meltias - Conselve (Padova)
www.farmaciemeltias.it

Come spiega la stessa artista, «Una pittura volutamente di superficie che ricopre quello che sta sotto; non ci sono volumi e non c'è prospettiva in senso classico, ma un susseguirsi di piani come quinte teatrali». In esposizione, una decina di opere ad acrilico su tela, alcune delle quali con cristalli Swarovski, realizzate dal 2010 al 2014. Animali e paesaggi accomunati dalla presenza di un fondo nero ricorrente, spazio creativo dal quale le immagini si formano ed emergono. Il percorso è completato dalla proiezione a ciclo continuo del video Animalia, realizzato da William Gemetti.

Sonia Strukul (Padova) dopo gli anni del Liceo Artistico, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia e prosegue la sua formazione all'Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts di Parigi. Ha esposto in Italia e all'estero. Tra le principali mostre: "Pittpannello" (Helium, Parigi, 1983), "Salone della giovane pittura" (Grand Palais, Parigi, 1987), "Biennale del Mediterraneo" (2010), "Personale" (Galleria Il Melone, Rovigo, 2011), "Oltre il paesaggio" (Galleria Govetosa, Padova, 2014) ed "Artefatti" (Galleria laRinascente, Padova, 2014). Vive e lavora a Conselve (PD).

- 19 dicembre 2014, ore 18.00, "L'arte di vedere l'arte"
Conferenza del Prof. Massimiliano Sabbion
Nel corso della serata, il critico offrirà un'interpretazione sulla lettura della storia dell'arte, anche in relazione alle opere esposte.




Giovanna Lionetti - Fiore di luce - gouache su carta cm.70x50 Giovanna Lionetti - Rosacanina - gouache su carta cm.20x30 Giovanna Lionetti: Fiori di luce. Il fervore dentro la solitudine
20 dicembre (inaugurazione ore 11.00) - 31 gennaio 2015
Galleria Parmeggiani - Reggio Emilia
www.musei.re.it

In mostra, a cura di Sandro Parmiggiani, una settantina di gouaches su carta, realizzati negli ultimi anni. Opere nelle quali, come spiega la stessa artista, «il fiore diventa macchia, creando un'immagine illusoria, quasi un'apparizione: nella natura si realizza un'armonia verso l'oceanico infinito». Nata come disegnatrice, l'artista sperimenta diverse tecniche, trovando nell'acquerello una dimensione poetica e spirituale. Nel suo percorso mantiene un costante rapporto con la natura in senso lato, alternando tecniche, supporti e materiali, dal catrame alla carta nepalese.

«Eventi pittorici - scrive il curatore - che spesso assumono il carattere di brividi, di apparizioni, di bagliori, di ombre, di visioni di qualcosa che si manifesta e subitamente si sottrae: specchio di una ritrosia, di un'ansia di intraprendere il viaggio e di un desiderio di fare ritorno a un luogo d'origine che non può essere dimenticato; consapevolezza che la felicità è un'illusione cui mai si può rinunciare, pur sapendo che spesso sarà breve come un respiro. Ciò che Giovanna Lionetti è venuta proponendoci, attraverso gli esiti di un fare dal carattere così intimamente "femminile" (...) è una sorta di diario in forma di pittura, nella quale la poesia diventa la "naturale" forma espressiva, inseguendo la possibilità di dire tutto attraverso una sola parola, di alludere a un sentimento con il brivido di un segno o l'alone vaporoso di un tono». Catalogo (Fina Estampa, 2014) in galleria.

Giovanna Lionetti (Roma, 1943) frequenta per alcuni anni l'Accademia di Belle Arti di Roma. Nei primi anni '70 prende parte ad alcune esposizioni collettive. Nel 1976 si trasferisce a Bologna, dove apprende le diverse tecniche calcografiche che, nel tempo, affiancheranno la ricerca pittorica. Nel 1980 tiene la prima mostra personale presso la Galleria Pietralata di Bologna. Nel 1983 riprende gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si diploma nel 1984. I dipinti, gli acquerelli e le incisioni sono presentati nell'ambito di numerose mostre e fiere d'arte, in Italia e all'estero.

Tra le recenti esposizioni personali, si segnalano "Pinakes" (Museo Etrusco, Marzabotto, Bologna, 2000), "Mantra Preghiera per la Pace" (Museo Bargellini, Pieve di Cento, Bologna, 2004) e "Fiori di luce - acquerelli" (Biblioteca Civica, Pioppe di Salvaro, Bologna, 2011 / Biblioteca Italiana delle donne, Convento di Santa Cristina, Bologna, 2011). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




 Marisa Settembrini Andreas Miggiano Chiara Silva Emanuela Pugliese Eugenia Serafini Nuove Stagioni
Andreas Miggiano, Emanuela Pugliese, Eugenia Serafini, Marisa Settembrini, Chiara Silva


termina il 25 gennaio 2015
ArteStudio 26 - Milano

La mostra riunisce opere e installazioni di cinque artisti italiani, che misurano la cronaca dell'esistere attraverso un registro stilistico vario eppur carico di simbologie, di storie, di letture, di emozioni e fantasie, e ogni cosa che possa muovere e smuovere lo scenario del presente. La presenza di artisti affermati e di altri più giovani nel panorama delle scelte che l'ArteStudio 26 propone lascia intendere la capacità di leggere la storicità, di scoprire il nuovo, di rompere con un passato troppo vischioso e riscrivere anche una sorta di taccuino del futuro.

Scrive Carlo Franza, Storico dell'Arte Contemporanea e curatore della mostra: "(...) Nel salone espositivo sono state realizzate diverse installazioni che declinano il cronos e il kairos, ovvero il tempo cronologico, quello delle stagioni e il kairos che è invece il tempo delle occasioni, degli eventi, ma tutto è nuova stagione, tutto è e diventa una grande mappa del mondo. Il giovane artista Andreas Miggiano nella scultura costruisce delle realtà. E costruisce modellando la cera, una cera di mille colori che amalgamata diventa "rilievo multicolore", portandosi verso una scultura assoluta, che si fonda con la pittura assoluta e con l'architettura assoluta.

Ed è così che fa nascere una plastica pura che dà rilievo a formulazioni artistiche intrise di chiara naturalezza, di mobili ondulazioni e piani, di principi fantastici e quasi astratti, dove linee, curve e ogni altro aspetto geometrico si articola in una sorta di "nouvelle cinetisme" con forme organizzate con solenne maestria compositiva, e una vitalità rara, specie nei quadri a parete, dove schegge di cere, appiumate le une alle altre, rendono compiutamente la dialettica naturale delle superfici intime. Emanuela Pugliese, pur giovane, si avvia con le sue varianti di forma-colore e ombra-luce a un recupero visivo che riporta le cose a una più limpida enucleazione formale.

E' il suo mondo quotidiano a rivivere nei lavori, pagine di diario, oggetti, figure e cose, ed anche animali, gatti, pesci, cani, un bestiario mitografico capace di assumere una valenza forte, dominante e assoluta di una finestra aperta sul mondo, un piccolo mondo antico che sale sull'altare della poesia. Persino l'oggettivare un'immagine fotografica diventa una finestra di poesia. La pittura di Eugenia Serafini si colloca in un'area astratto-informale che ancor oggi, pur vivendo la sua naturale riflessione in un clima colto di miti e leggende, di tracce e naturalità,si manifesta come propagazione di energie matericogestuali legate all'aspetto epidermico.

Si vedrà come sia la nostra artista capace di far lievitare condizioni pittoriche su carta, su tela, su installazioni, declinate certo all'espressionismo astratto europeo ma capaci anche di evidenziare un'indagine sulle radici profonde di questa pittura che progressivamente si allontana dalla spontaneità gestuale, per porgere occasioni, per verificare il fondo di quell'impulso pittorico che muove analogie e processi vitali. L'installazione di Marisa Settembrini ci mostra un albero, metafora della vita e del mondo, l'albero della vita, l'albero della bellezza, l'albero del mondo, l'albero delle idee, l'albero della matematica, l'albero della luce, l'albero genealogico, l'albero della famiglia, l'albero delle relazioni, l'albero del sacro, l'albero simbologico che si fa trait d'union fra terra e cielo, l'albero della manna... In questo caso per le feste natalizie 2014-2015 è anche icona di albero di natale, veicolo di augurio e di cittadinanza, albero stella.

Chiara Silva ci mostra nuvole, cieli, manifestazioni naturali, maree, vortici, esplosioni di materia, orizzonti, ecc., e i lavori evidenziano tracce dinamiche, serrate, monocrome, colorate, dispensate da un centro propulsore. La bellezza, oggi, di questa pittura di Chiara Silva è che ha finalmente raccolto ogni vibrazione dell'universo, perché ella ha cercato di renderne visibile l'architettura, e ne racconta il viaggio verso le sorgenti dell'essere. Ogni artista qui in mostra mette in luce un transito artistico che sa di storia, di filosofia, di bellezza e di attualità. E questa esposizione milanese coincidente anche con le prossime festività natalizie vuole articolare indicazioni precise al collezionismo d'arte, per ritrovare la passione di comprare ciò che piace, ciò che la storicità del nostro tempo motiva con la parola eccellenza, con il meglio dell'arte attuale". (Comunicato stampa)




Carla Villani - giostrina n.1 Carla Villani: Le giostrine del tempo
14-21 dicembre 2014 | 07-17 gennaio
Galleria Incorniciarte - Verona
www.incorniciarte.it

Carla Villani (Thiene, 1948), frequenta l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e negli anni '70 inizia la sua carriera artistica, proseguendo poi con numerose esposizioni personali in Italia e partecipando ad importanti manifestazioni artistiche all'estero. La sua opera è frutto di un lungo e avvincente percorso di ricerca nel mondo interiore, cosicché dalla riproposta delle forme della realtà approda all'invenzione di immagini semplificate e ricondotte alle superiori ragioni del costruire; un mondo che Carla Villani sa esprimere con un suo codice personale in un gioco di inserti colorati,di pittura-scrittura che traspone su tele a porzione di muro, un muro di graffiti.

La sua pittura è tessuta con i fili del tempo, attenta a cogliere il magico delle espressioni del primitivo, delle civiltà del passato, si riveste di una patina d'antico e con l'uso di oro, argento e rame la sua opera prende forma in uno spazio senza tempo. E' una pittura poetica, dove segni che sembrano ideogrammi, sparsi in una sospensione emotiva, creano una misteriosa forza evocativa. Al di là delle suggestioni derivanti dal gioco dei colori è comunque una poesia del segno a definire e materializzare l'idea o l'emozione. Attraverso una finestra magica Villani crea le sue "giostrine del tempo" o i suoi "giochi d'equilibrio",trasferendo sulla tela carrettini, teatrini, barche, giostrine, principi, principesse, damigelle, città, angeli...in un rincorrersi di melodie cromatiche, cariche del potere evocativo dei ricordi e dei sogni. In un'atmosfera gioiosa e magica, dove la poesia diventa gioco, Carla Villani appone nei suoi dipinti la firma dell'anima.




Giorgio Morandi
termina il 25 febbraio 2015
National Museum of Modern and Contemporary Art - Deoksugung (Seoul - Corea)
www.mambo-bologna.org

Mostra organizzata in collaborazione dal National Museum of Modern and Contemporary Art di Deoksugung e l'Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi. Per la prima volta un consistente numero di opere del maestro bolognese viene esposto nel paese asiatico, presentando i principali nuclei tematici delle raccolte del Museo Morandi, a conferma del forte interesse e dei continui studi che in tutto il mondo ruotano intorno alla figura di uno dei protagonisti più significativi dell'arte del XX secolo. Il progetto espositivo condiviso rientra in un programma di scambio culturale tra la città di Bologna e la città di Seoul, nell'ambito di una lunga tradizione di rapporti economici ed istituzionali e in occasione delle celebrazioni del 130° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Corea. Ricorrenza che il Comune di Bologna e la Città di Seoul hanno voluto celebrare con uno speciale protocollo d'intesa, impegnandosi a rafforzare sempre più i rapporti di scambio e cooperazione reciproca.

La selezione delle opere in mostra, ben lontana dal voler essere una antologica, non procede cronologicamente e non vuole esaminare rapporti e influenze nell'ambito della pittura europea del Novecento ponendo Morandi in una prospettiva storiografica. L'esposizione ambisce piuttosto a rendere evidente il peso di una ricerca artistica straordinariamente in grado, oggi, di dialogare con le istanze culturali di un mondo globalizzato, perché ha saputo interrogarsi incessantemente sul valore dell'opera e sull'atto stesso del dipingere. Dal Museo Morandi arrivano in Corea 6 dipinti, 5 acquerelli, 6 disegni, 5 incisioni, 4 opere di collezione privata in deposito di comodato e una serie di oggetti originali provenienti da Casa Morandi, tra i quali il foglio che ricopriva il tavolo di lavoro di Morandi e sul quale l'artista segnava le posizioni degli oggetti delle sue nature morte.

Il percorso espositivo coreano presenta alcuni capolavori della collezione bolognese e, attraverso felici accostamenti delle diverse tecniche sperimentate dall'artista, invita il visitatore a leggere le opere di Morandi nella loro unità e unicità, cogliendo lo spirito e la disciplina che le anima. Nature morte, fiori, paesaggi, conchiglie diventano agli occhi dello spettatore pure forme, oggetti privi di qualsiasi semantica, che l'artista trascende per coglierne l'essenza. La mostra comprende lavori di artisti coreani che a Morandi si sono ispirati. Un momento di ulteriore approfondimento della vita e della poetica del maestro bolognese è dato dalla proiezione del film La polvere di Morandi, un documentario del regista Mario Chemello, prodotto da Imago Orbis in collaborazione con il Museo Morandi e con il contributo della Film Commission dell'Emilia Romagna. (Comunicato Ufficio Stampa MAMbo)




Danilo Bucchi- Obsession Rouge - enamel on paper 61x46 2014 - Courtesy Galleria Poggiali e Forconi Luigi Ghirri - Modena - Still Life 30X44,8cm 1979 - Courtesy Galleria Poggiali e Forconi Luigi Ghirri: L'immagine impossibile
termina il 20 gennaio 2015
Galleria Poggiali e Forconi - Firenze

La mostra, a cura di Angela Madesani, propone un'antologia di oltre venti fotografie di uno dei più importanti maestri della fotografia del XX secolo: un artista, un teorico dell'arte, un organizzatore culturale, un editore, un protagonista fondamentale del panorama della fotografia e dell'arte in Italia a partire dagli anni Settanta. Le immagini selezionate per questa rassegna, datate fra gli anni Settanta e l'inizio degli anni Novanta, provengono da alcune serie dell'artista emiliano, in particolare da Piazza Betlemme, Il giardino di tutti, Paesaggio italiano; sono inoltre presenti alcune immagini provenienti da altri cicli di lavori come Topographie - Iconographie, Still Life, I Teatri di Reggio Emilia, Il Museo dell'Astronomia di Bologna.

Luigi Ghirri (1943-1992) ha iniziato a utilizzare la fotografia dalla fine degli anni Sessanta durante alcuni viaggi. Fortemente interessato al mondo dell'arte concettuale ha, ben presto, dato vita a un suo linguaggio, immediatamente riconoscibile, in cui, attraverso una sorta di presunta normalità, è riuscito a porre in luce le icone della contemporaneità, elementi portanti dell'immaginario collettivo. Nel corso degli anni, l'artista emiliano ha continuato ad approfondire in particolare i concetti legati al linguaggio stesso, per realizzare un corposo gruppo di immagini, poi confluite tra le altre nelle raccolte Still life e Topographie-Iconographie, di cui alcune opere sono presenti in mostra.

Protagonisti della personale dedicata all'artista emiliano, sono soprattutto i paesaggi e l'architettura, costanti dell'iconografia ghirriana in cui l'orizzonte è come ampliato. Le prospettive mostrate da Ghirri sono reali, ma anche artificiali, in una dimensione di apparente quanto gradevole semplicità, a cui tutti si possono accostare con facilità. La fotografia di Ghirri ha infatti, - come scrive Angela Madesani nel testo critico della mostra - il potere di variare i rapporti con il reale evocando una naturalità illusoria come ad esempio nella serie di Piazza Betlemme (documentazione di un ciclo pittorico costituito da una serie di tromphe-l'oeil eseguiti tra il 1990-1992 da Gino Pellegrini a San Giovanni in Persiceto).

Qui, in un ironico gioco percettivo, il vero protagonista per il fotografo di Scandiano, è il concetto stesso di riproduzione dell'immagine che porta Ghirri all'appropriazione dello spazio fino a metabolizzarlo e a renderlo proprio. Nelle fotografie presentate, centrale è la presenza di immagini dedicate ai giardini; specialmente a quelli di Reggio Emilia, di cui sono in mostra alcuni scatti, che funzionano come una sorta di inventario. Lo stesso Ghirri, infatti, definisce il giardino come "un enorme abbecedario della natura, come il luogo appartato, nelle città, dove si mescolano in una misteriosa sospensione tempo e spazio, organizzazione razionale e forme libere".

I suoi paesaggi superano gli stereotipi stilistici più comuni e l'identità della sua ricerca si pone in rapporto ai mutamenti radicali del mondo contemporaneo che Ghirri ha vissuto con grande intensità percependo con sottile intelligenza anche le trasformazioni che sarebbero avvenute dopo la sua scomparsa. In occasione della mostra verrà realizzato un catalogo con testi a cura di Angela Madesani edito dalla Galleria Poggiali e Forconi.

Luigi Ghirri (Scandiano - Reggio Emilia, 1943 - Roncocesi - Reggio Emilia, 1992), considerato tra gli autori più importanti e influenti nel panorama della fotografia contemporanea, inizia il suo lavoro nel 1970 sulla base di un approccio maturato nell'arte concettuale e le sue ricerche lo portano ben presto a essere noto sulla scena internazionale. Nel 1973 realizza "Atlante" e tiene la prima mostra personale a Modena. Nel 1975 è tra le "Discoveries" del Photography Year di "Time-Life" e partecipa all'esposizione Photography as Art di Kassel. Nel 1977 fonda insieme a Paola Borgonzoni e Giovanni Chiaramonte la casa editrice Punto e Virgola, per i tipi della quale pubblica, in Italia e in Francia, Kodachrome (1978) frutto di una ricerca intrapresa all'inizio del decennio.

Nel 1982 è invitato all'esposizione "Fotographie 1922-1982" alla Photokina di Colonia. Inizia ora un intenso lavoro finalizzato all'analisi dell'architettura e del paesaggio italiano realizzando volumi su Capri (1983), con Mimmo Jodice, l'Emilia Romagna (1985-1986), Aldo Rossi (1987); collabora inoltre stabilmente con la rivista "Lotus International". Svolge anche un'importante opera di organizzazione di progetti espositivi, tra cui "Iconicittà"(1980) al PAC di Ferrara, "Penisola"(1983) al Forum Stadtpark di Graz, "Viaggio in Italia" (1984), mostra itinerante, e "Descrittiva" (1984) per il Comune di Rimini. Nel 1985 porta a termine un lavoro sulla Città Universitaria di Piacentini, l'anno successivo intraprende il progetto di lettura del paesaggio padano "Esplorazioni lungo la via Emilia". Nel 1988 viene pubblicato il volume "Il Palazzo dell'Arte", di A.C. Quintavalle, corredato da una sua ricerca fotografica sui principali musei italiani e stranieri.

Nel 1989 concepisce il progetto "Paesaggio Italiano", una monografia, pubblicata in occasione della mostra tenuta a Reggio Emilia, portata poi a Mantova e quindi in 'America del Sud presso varie sedi dell'Istituto Italiano di Cultura. Il progetto, un vero e proprio libro d'artista, si propone come un momento fondamentale della poetica di Ghirri perchè definisce l'inscindibile connubio tra paesaggio esterno e paesaggio interno, esplicitando il meccanismo della visione su cui è basata la sua opera, in cui al sedimentarsi della memoria egli attinge per associazioni d'idee innescando così una nuova possibilità immaginativa per creare una sua personalissima "geografia sentimentale" del paesaggio. Nel 1991 conclude un lavoro su Giorgio Morandi, che lo aveva impegnato per due anni.

I suoi lavori sono conservati presso varie realtà museali nel mondo, tra cui: Stedelijk Museum (Amsterdam), Musée-Château (Annecy), Musée de la Photographie Réattu (Arles), Polaroid Collection (Cambridge, Massachusetts), Musée Nicéphore Niépce (Chalon-sur-Saòne), Museum of Fine Arts (Houston), Museo di Fotografia Contemporanea (Cinisello Balsamo, Milano), Archivio dello Spazio - Amministrazione Provinciale (Milano), Galleria Civica (Modena), Canadian Centre for Architecture - Centre Canadien d'Architecture (Montreal), Museum of Modern Art (New York), Cabinets des estampes - Bibliotèque Nationale (Paris), Fond National d'Art Contemporain (Paris), Collezione Fnac (Paris), Centro Studi e Archivio della Comunicazione (Parma), Biblioteca Panizzi -Fototeca (Reggio Emilia), Palazzo Braschi -Archivio Fotografico Comunale (Roma).

Danilo Bucchi: Monochrome

In contemporanea con la rassegna antologica dedicata a Ghirri, la galleria Poggiali e Forconi presenta, nel suggestivo spazio della sua project room, la personale dell'artista romano Danilo Bucchi (Roma, 1978) che espone per la prima volta a Firenze. La mostra presenta le ultime opere di Bucchi, realizzate appositamente per la galleria con la particolarissima tecnica di pittura che contraddistingue l'artista romano, resa attraverso un marcato segno grafico che resta inseparabilmente legato ad un'attenta ricerca formale e stilistica.

Le sue opere più note, sono infatti costituite da linee nere che vanno a costruire figure, pupazzi stilizzati, piccole case e segni. Per farlo utilizza non un pennello ma una siringa, dotata di aghi più o meno sottili che danno per Bucchi una maggiore precisione e continuità del tratto rispetto al pennello. La sua pittura appare, quindi, quasi come una sorta di scrittura, tanto che lui stesso afferma: "Mi viene naturale esprimermi attraverso un flusso di inchiostro, che corre sul foglio come se fosse una grafia".

E proprio per questa sua peculiare tecnica di pittura che Bucchi ha compiuto lunghe ricerche sui materiali per preparare le sue tele in modo far diventare la tessitura il più possibile simile alla texture di un foglio di carta: le rende bianche, pure, impenetrabili nella trama allo smalto, in modo che il tratto lasciato dalla siringa sia preciso e senza sbavature. Il segno per l'artista romano è, infatti, un elemento primario della sua ricerca che si contorna soltanto di pochi non colori: il bianco e il nero ai quali a volte aggiunge il rosso intenso e drammatico". In occasione della mostra verrà realizzato un catalogo con testi a cura di Angela Madesani edito dalla Galleria Poggiali e Forconi. (Comunicato stampa)




Mazzocca&Pony - Albero, Ecologia dell'Anima Mazzocca&Pony: Albero, Ecologia dell'Anima
18-21 dicembre 2014
via Browning 184 - Asolo (Treviso)
www.luiginamazzocca.it

Mazzocca&Pony recupera il rifiuto e lo nobilita a opera d'Arte. Vestiti usati, PVC e ferro divengono così i protagonisti della "materiamorfosi" in cui materiali inutili e da buttare acquistano nuovamente utilità. Non solo, il suo moto è un inno alla Bellezza, quindi immaginandosi un Giardino paradisiaco, crea alberi di svariate forme con frutti e fiori dai mille colori con struttura in ferro zincato o incisi su materiale plastico. L'abito vissuto è l'attore principale: lo spezzetta, lo compatta, lo resina e diviene la rappresentazione della nostra umanità in cammino.

E' una mostra di sculture di Arte contemporanea che si appendono al muro, in uno splendido contrasto con la cornice della galleria, appena restaurata, dal perfetto sapore Medioevale con afffeschi, pietre e sassi dell'epoca. Situata in Via Browning, prende il nome dal poeta inglese Robert Browning, che dopo aver scoperto Asolo all'età di 26 anni, dove aveva ambientato il suo poema intitolato Sordello, vi ritornò dopo 40 anni nel 1878.




Palazzo Coronini - Mostra Concorso Mulitsch 2010 Dario Mulitsch - ritratto da Juan Arias Gonano - foto di Ilaria Tassini Concorso internazionale di Pittura Dario Mulitsch - 5a edizione
Termine di partecipazione: 28 febbraio 2015

Quinta edizione del prestigioso Concorso internazionale, promosso dall'omonima associazione fondata da Caterina Trevisan Mulitsch, moglie dell'indimenticato e illuminato imprenditore goriziano.

Presentazione






José Ortega - Natività - cartapesta 1971-73 José Ortega José Ortega: Natività
termina l'11 gennaio 2015
MUSMA Museo della Scultura Contemporanea - Matera
www.musma.it

In occasione del Natale 2014 in esposizione Natività, uno dei bassorilievi del ciclo Morte e nascita degli innocenti, realizzato da José Ortega a Matera, il presepe di Salvatore Sava e gli alberi di Natale di Carlo Lorenzetti, Giuseppe Pirozzi, Salvatore Cuschera, Giuseppe Capitano, Salvatore Sava, Giovanna Bolognini ed Emmanuele De Ruvo. Natività, uno dei venti pannelli in cartapesta che compongono i due cicli Passarono e Morte e Nascita degli innocenti, prodotti, ciascuno in dieci esemplari, tra il 1971 e il 1974, i tre anni in cui Ortega visse a Matera.

Nella Natività Ortega rappresenta una Madonna che guarda e stringe forte a sé Gesù, lo accarezza e lo mostra ai pellegrini giunti a rendere omaggio al Salvatore, un San Giuseppe dallo sguardo commosso ma vigile. La tecnica della tempera all'uovo, stesa sulle forme plasmate con la cartapesta, conferisce all'opera una superficie ruvida, come se l'immagine fosse dipinta sul muro e sottoposta al logorio del tempo. I quadri del ciclo sembrano il risultato di un'arte popolare, quella degli antichi "frontali" d'altare dipinti su pietra con rilievi in legno e stucco.

Il bassorilievo si inserisce nel racconto che Ortega, esule dalla dittatura franchista, progetta e realizza per narrare i conflitti, il male e la dittatura che, in ogni Paese e in ogni epoca, schiacciano l'uomo, il cui riscatto avviene grazie alla passione e alla lotta, in una successione ininterrotta di cicli di morte e nascita. I travagliati anni di militanza antifranchista e l'esilio danno all'arte di Ortega un carattere spiccatamente sociale. "Un'opera", come scrive Pierre Gaudibert, "di sintesi al servizio del popolo, in cui gli apporti spagnoli, contadini, mediterranei, biblici, politici toccheranno un universale profondamente radicato nella terra e nell'uomo".

Il messaggio universale di pietà e immedesimazione con un'umanità sofferente e in cerca di salvezza, tanto più si avvertono in un bassorilievo come Natività, momento di religiosità pura e antica, la nascita simbolo che sprona l'uomo a lottare per il suo genetico bisogno di libertà. "L'artista", scrive Ortega, "ha sempre un contenuto da comunicare agli altri. (...) il suo lavoro consiste nel trovare la forma miglior e più universale per farlo". Nei cicli Passarono e Morte e Nascita, Ortega sceglie una pittura che diventa scultura tramite l'antica tecnica artigianale della cartapesta. Insieme ai maestri cartapestai materani il pittore castigliano crea bassorilievi in terracotta per poi procedere a calchi in gesso e, successivamente, a un minuzioso lavoro di produzione della cartapesta: carta, cartoni e tessuti vengono macerati e incollati.

Le stampe così modellate sono fissate su un'impalcatura di legno per, infine, procedere alla stesura dei colori, fondamentali protagonisti delle opere di Ortega. Colori vivi, netti, provenienti dalla terra, l'artista stesso li sbriciola con le mani fino a renderli pigmenti in polvere. "I colori parlano, ci parlano", scriveva Ortega, affermano sentimenti, stati d'animo, ogni colore con un suo proprio significato. L'opera di Ortega, pur risentendo dell'influenza dei suoi celebri conterranei, El Greco, Goya e Picasso, ichiama alla mente le miniature mozarabiche dell'arte romanica spagnola. Le esperienze dei pittori moderni e a lui contemporanei, in particolare le tecniche compositive di Munch, le linee di Mirò, i colori carichi di Van Gogh, nelle sue pitture si trasformano e acquistano una propria cifra stilistica, generando una perfetta fusione di forma e contenuto. "Il motivo conduttore della mia arte è semplice", scrive Ortega, "far conoscere agli altri quello che io ho capito ".

José Ortega (Arroba de Los Montes, 1921) si trasferisce a Madrid e nel 1936/37, gli anni guerra civile spagnola, dipinge murales con appelli di protesta sui marciapiedi e sui muri della città, solidale con le milizie popolari. Tra il '40 e il '45 lavora in un laboratorio di pittura e decorazione. Iscrittosi nel 1941 al Partito Comunista, nel 1947 viene accusato di attività contro il regime e condannato a dieci anni. Nel 1952 si iscrive alla Scuola Nazionale di arti grafiche di Madrid, diventando in quegli anni uno dei fondatori e animatori di Juglaria, gruppo di giovani intellettuali responsabili del primo programma di opposizione al regime franchista da parte del mondo della cultura. Nel 1953 riceve una borsa di studio dal governo francese per l'Ecole Estienne e L'Ecole des Beaux Arts di Parigi.

In Francia produce i due cicli Terrore Franchista e Libertà Parigi. Tornato in Spagna, partecipa attivamente alle lotte contro in governo franchista. Nel 1956 espone alla Galleria Alfil di Madrid, pubblicando, nello stesso anno, il Manifesto del Realismo Sociale. Nel 1957 i suoi quadri vengono esposti a Mosca al Festival internazionale della Gioventù. In Spagna continua però a vivere in clandestinità. In questo periodo il poeta italiano Velso Mucci inizia a far conoscere le sue opere in Italia. Nel 1960, esule in Francia, espone alla Librairie Espagnole di Parigi. Nello stesso anno una sua personale all'Associazione degli Artisti Baschi di Bilbao viene fatta chiudere.

Nel 1963 il Congresso internazionale dei Critici d'arte gli assegna la Medaglia d'Oro per la sua arte e per la sua lotta contro la dittatura. E' del 1964 la prima personale in Italia, organizzata da Antonello Trombadori alla galleria La Nuova Pesa di Roma. Tra il 1965 e il 1969 espone in diverse gallerie in giro per il mondo, Parigi, Filadelfia, Toronto, Zurigo, Bruxelles. Tra il '69 e il '70 si dedica alla composizione delle venti tavole dei Segadores (Mietitori), sulla dura vita degli agricoltori, esposte in Germania l'anno successivo. Nel 1971 lavora alle sessanta incisioni del ciclo su Dürer allestite per la prima volta nel 1973 a Norimberga. Nei primi anni '70 a Matera lavora ai venti pannelli di Morte e Nascita degli Innocenti e Passarono.

E' del 1974 la prima presentazione audiovisiva dei cicli al Castello Sforzesco di Milano. Dopo sedici anni di esilio, nel 1976, con un permesso di soli due mesi, torna in Spagna ed espone i due cicli realizzati a Matera. Sempre nel '76 a Bosco, nel salernitano, dove ha aperto uno studio, realizza un grande murale in ceramica. Nel 1980 torna in Spagna, ma ad Almagro, nella Mancha, il sindaco fa chiudere una sua mostra organizzata dal Partito Socialista spagnolo. Gli anni '80 sono di intensa attività espositiva: fiere, personali e collettive lo vedono impegnato soprattutto in Europa.

Nel 1990 un' antologica delle sue opere, dal 1968 al 1990, viene organizzata alla Galleria Appiani Arte 32 di Milano. Muore a Parigi il 24 dicembre dello stesso anno. Nel 1991 un gruppo di oltre cinquanta artisti spagnoli rende omaggio alla sua opera con una mostra alla Galleria Villanueva di Madrid. Nel 2002 viene inaugurato a Vasto (Ch) il Museo Civico d'Arte Moderna di Palazzo Avalos con una sala personale a lui dedicata. Nel 2014 la Fondazione Zetema di Matera inaugura, nei Rioni Sassi, la Casa di Ortega, risultato del minuzioso lavoro di maestranze e artigiani locali. Negli ambienti della Casa sono esposti i venti bassorilievi di Passarono e Morte e Nascita degli Innocenti. (Comunicato Ufficio stampa MUSMA)




Francesco Lauretta
termina il 31 gennaio 2015
il Laboratorio - Trieste
julietartmagazine.com

Mai, come in questo caso la parola "artista" assume un significato a trecentosessanta gradi, visto che sebbene la produzione che qui si propone è di tipo pittorico, l'autore ama sconfinare nel campo della fotografia e del video e dell'installazione. Con l'insieme delle sette opere qui proposte, l'autore ci indica la possibile soluzione di una pittura d'impostazione fotografica che scivola su un disegno corretto e prospetticamente congruente. La stranezza e la particolarità di questo suo lavoro non sta, quindi, nella deformazione espressiva, bensì nei temi trattati, che sono tutti di natura religiosa o popolare, come la processione del santo, gli ex voto, i flagellanti, i veglianti; temi che si rifanno alle tradizioni della sua calda e assolata terra d'origine: la Sicilia.

Inoltre, accanto ai profili tematici, non bisogna dimenticare l'uso macchiettato e stratigrafico del pigmento. Tuttavia, la complessità che l'autore ha raggiunto con le sue configurazioni pittoriche èil frutto di un lungo lavorìo di pulizia, operato sulla costruzione linguistica, stando ben attento non solo alle testimonianze offerte dalla contemporaneità, ma anche dagli esempi che dal passato possono ancora fornire un valido insegnamento, tanto che vien da pensare che l'arte sia davvero una continua, sublime ricapitolazione di esperienze già fatte da altri prima di noi, nel corso dei secoli. Allora, viene da tirare in ballo Segantini e Previati, proprio per quell'effetto di pastosità e di luminosità che per Lauretta è punto focale dell'intero discorso pittorico.

La figurazione, che in un primo momento può sembrare un'espressione immediata e spontanea, è pertanto una conquista di cui l'autore dispone grazie a una disincantata ironia. Quasi in differita, diremmo, dato che la si riscontra solo scavando al di là della superficie, magari nelle tracce di una foto che cita Duchamp o in un video che fa il verso al fenomeno Cattelan e che dobbiamo dirlo è davvero esilarente. Per Lauretta, andare a cercare le immagini attraverso le quali parlare dei sentimenti, ponendole in una luce forte e assoluta, suggerendo a noi che le si guarda la legge che le governa, significa spulciare nella memoria collettiva, quella attraverso la quale si è costruita la storia e la coscienza astrologica di un luogo, di un'area geografica, sottraendo l'immaginazione al nostro intelletto, calpestando senza pietà le parole di Freud e Jung, allo stesso modo in cui si può pensare di buttare un secchio d'acqua su di un formicaio. La serata, organizzata dall'Associazione Juliet, sarà presentata da Roberto Vidali.(Comunicato stampa)




Minoli: Un itinerario tra arte e scienza
termina lo 01 marzo 2015
Pinacoteca Civica - Como
www.uessearte.it

Mostra dedicata a Paolo Minoli, una delle figure più significative dell'arte comasca della seconda metà del '900. L'esposizione, a dieci anni dalla morte all'artista, vuole riproporre in una sintesi agile, ma esaustiva il complesso itinerario di una ricerca lucida e coerente, caratterizzata, nel corso di tre decenni da una profonda riflessione teorica e da una altrettanto sofisticata traduzione delle "idee" in una felice oggettivazione pratica: le une e l'altra toccando motivi nevralgici della ricerca figurale di fine Novecento.

Se le prove più personali del giovane artista, fra anni Sessanta e Settanta, erano su problemi soprattutto spaziali, con elementi tridimensionali proposti in rapporti serrati su curve dinamiche in un'atmosfera nitida sottolineando le strutture visive, più innanzi tale ricerca si arricchisce anche nella dimensione ambientale e urbanistica; più oltre saranno le potenzialità del colore a stimolare l'attenzione dell'artista, instaurando una dialettica stringente fra superficie ed ambiente, tra cromia e struttura e dunque stabilendo anche un dialogo stimolante fra pittura e scultura.

Oramai Minoli è avviato ad una laboriosa sperimentazione, fortemente innovativa sostenuta dalla padronanza di una speculazione filosofico-scientifica sul piano teorico, vera osmosi fra arte e scienza, che interpreta i processi visivi in prospettive inedite. Nello stesso contesto si va approfondendo il rapporto interiore con l'idea di tempo che si fa percepibile nella definizione spaziale sul piano dell'opera nel momento stesso della sua formulazione. D'ora in avanti il rapporto spazio-tempo alimenta continuamente le complesse variazioni sperimentate nell'incessante "laboratorio" di Minoli, approfondendo l'analisi fenomenologica del colore, in tutte le accezioni scientifiche e poetiche, passando dunque dall'analisi concettuale dell'opera all'incanto dell'abbandono poetico, della partecipazione emotiva, ma anche non disdegnando di tentare il mistero dell'ignoto e il confronto con gli eventi della vita, come noterà ben presto la critica più avveduta.

Gli sviluppi della poetica di Minoli dagli anni Novanta alla morte prematura (2004) si fa via via più complessa e articolata con dialoghi suggestivi e stimolanti con altri tramiti espressivi quali quelli con la musica e in forme non meno affascinanti con la poesia. Allora Minoli affronta anche il linguaggio della scultura con una determinazione sempre tesa, quasi aggressiva, che sembra voler sfidare più che la materia, la negatività e il vuoto, come prima la leggerezza del colore si era inventata la consistenza di strutture impensabili secondo logica, attraverso cesure squisitamente liriche. La mostra, curata da Carlo Pirovano e accompagnata da un catalogo che riproduce tutte le opere esposte e presenta testimonianze di Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Giuseppe Furlanis e Riccardo Zelatore. (Comunicato stampa UesseArte)




Clemen Parrocchetti - Io, Micol - tecnica mista su tela cm.100x75 1994 Clemen Parrocchetti - Luna interrotta dal fulmine - arazzo cm.67x62 1984 Clemen Parrocchetti - Tarma - tecnica mista cm.46x38x22 1999 Clemen Parrocchetti: Vivere la vita, sempre
13 gennaio (inaugurazione ore 18.30) - 31 gennaio 2015
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Clemen Parrocchetti, classe 1923, si presenta alla Galleria Cortina con una mostra - a cura di Stefano Cortina e Veronica Riva - che vede esposte opere che spaziano dagli anni '70 ad oggi; lei non ha mai smesso di dedicarsi all'arte perché è strettamente legata ad ogni istante della sua vita. Si è iscritta all'Accademia di Brera nel 1955 dopo essersi sposata ed aver avuto cinque figli, la sua prima esposizione personale con tele di stampo classico risale al 1957.

Dai primi anni '70, quando aderisce ai movimenti di contestazione per la liberazione della donna, c'è una svolta decisiva verso un'espressione artistica sempre figurativa ma più libera che la vede utilizzare materiali diversi dai canonici colori e pennelli: aghi, fili, rocchetti, lustrini e stoffe per dar vita ad opere - arazzi, sculture, quadri - i cui soggetti sono inesorabilmente intrecciati alla sua sfera personale, siano essi animali, persone, simboli e personaggi mitologici. Clemen Parrocchetti esprime con forte carica emotiva i suoi ideali, le sue passioni, i suoi dolori. Un'arte vibrante di sensibilità, di gioia di vivere, di voglia di ricordare... Tra gli altri hanno scritto di lei Dino Buzzati, Mario De Micheli, Rossana Bossaglia, Anty Pansera, Philippe Daverio, Jean Blanchaert. (Comunicato stampa)




Simona Caramelli - 'Untitled' (morning) - acrilico su carta cm.140x190 2014 Simona Caramelli. Until Next Morning
termina il 30 dicembre 2014
Fondazione Mudima - Milano

Le opere esposte, tutte inedite, ripercorrono la ricerca dell'artista negli ultimi due anni e sono principalmente tecniche miste su carte di grande formato in cui la matericità della carta e le sue caratteristiche evidenziano le dinamiche profonde da cui muove l'ispirazione al lavoro. Per Simona Caramelli (Pistoia, 1969) - in passato è stata attrice per il teatro ed il cinema collaborando con i più importanti registi italiani - il quadro diventa il luogo di un paesaggio interiore in cui il predominio del bianco e del nero è la traccia di una ricerca introspettiva portata avanti con determinazione e senza inibizioni.

Until Next Morning fa riferimento a quel senso di sospensione e di continua attesa che è presente nel lavoro dell'artista e ben rappresentato in mostra da opere come quelle del ciclo "I", che sta per insonnia, una condizione sofferta dall'artista e che ha dato origine alla produzione notturna di queste cinque grandi carte. Qui le piegature della carta, le sue lacerazioni e la sua "storia" diventano il simbolo delle dinamiche interiori che la pittura riesce a materializzare, mantenendo pur sempre una forma aperta, irrefrenabile e magmatica.

Come scrive Gianluca Ranzi, curatore della mostra: "In queste opere l'idea ricorrente di una finestra sbarrata che apre sulle dinamiche interiori e cerca di trattenere una nebulosa di pittura e energia allo stato puro (I #2, 2014, acrilico e collage su carta, 175x150cm.), assume una grande efficacia espressiva pur senza mai rinunciare a un sapiente controllo formale e a una caratteristica riduzione minimale della composizione". Il rapporto con lo spazio è quindi articolato e complesso, come avviene nelle ultime carte chiamate genericamente e programmaticamente Untitled, in cui la figura si allarga a macchia d'olio sul foglio lasciando margini di non-finito e vuoti d'immagine in cui la pittura galleggia, scorre in rivoli ed esplode nello spazio.

In queste recentissime opere (come nel caso di Untitled, 2014, acrilico su carta, 140x180cm.) la ricerca di Simona Caramelli assume la forza di un flusso inarrestabile che dal basso spinge verso l'alto il contenuto del suo inconscio (...) spingendolo fino alla soglia dell'evidenza formale e li trattenendolo come in una fugace apparizione restituita perennemente alla vista. In questo caso il "senza titolo" rimanda infatti a qualcosa che va oltre il quadro stesso e di cui ne costituisce la sorgente. Nel ciclo intitolato Hand l'immagine fotografica di una mano inguantata intrisa di pittura viene riprodotta in serie su lastre di ferro o sdoppiata e triplicata su carta: se arcaiche sono la temperatura del colore e la lontananza dell'immagine moltiplicata, attualissima è la conturbante efficacia del simbolo del fare e della poiesi, di quel gesto liberatorio e sfrontato che sottintende tutta la ricerca dell'artista. (Comunicato Ufficio stampa Irma Bianchi Comunicazione)




Trieste - Piazza Grande Immagine dalla mostra Storie e Immagini di una Trieste inedita Storie e Immagini di una Trieste inedita
termina il 19 gennaio 2015
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

Negli intenti dei curatori, in evidenza una Trieste dai tratti spesso sconosciuti, tanto sorprendenti quanto rivelatori, attraverso delle immagini antiche tratte da stampe, fotografie e cartoline antiche. Nella mostra sono esposte diverse medaglie originali coniate all'epoca per celebrare avvenimenti, personaggi e iniziative di una città in rapida e gloriosa espansione. L'allestimento particolarmente suggestivo e ricco di prospettive inusitate su porto e emporio, propone una sorta di "promenade" per immagini che parte dall'odierno Largo Roiano, dove nel 1769 venne inaugurato il Lazzaretto di Santa Teresa in quella che un tempo era l'estrema periferia della città.

La passeggiata per immagini si sofferma sulla vicina area della stazione, con foto e stampe dell'antica ferrovia meridionale austriaca per giungere a quella moderna. Per chi visiterà la mostra farà specie rendersi conto che un tempo il mare arrivava proprio di fronte all'attuale piazza della Libertà, quasi adiacente l'attuale stazione ferroviaria. E per molti versi inedite sono le foto che documentano la costruzione del Portovecchio con gru basculanti alimentate a vapore dalla centrale idroelettrica che oggi è diventata museo. Tra le immagini più singolari, l'attuale Banca d'Italia di corso Cavour, già Banca Austroungarica: un tempo l'entrata alla struttura non corrispondeva a quella attuale lungo il corso, ma il cliente entrava dalla via Galatti.

Ulteriore e fuorviante prospettiva quella che dal mare porta lungo il canale interno verso il tempio di Sant'Antonio nuovo. Chi osserva bene non si raccapezza: la visuale della facciata della chiesa infatti viene oscurata dalla presenza del Caffè "Stella Polare", successivamente trasferito al lato della piazza. Altre sorprese attendono il visitatore nell'osservazione dei diversi poster, dalla facciata del classico caffè Tommaseo, al tempo Tomaso dal nome del ristoratore, al Molo San Carlo costruito alla metà del Settecento sulla carcassa della nave omonima affondata nel 1737. Nel poster conclusivo, chiude la prima parte della rassegna una cartolina che presenta una piazza Unità ben diversa da quella odierna. La rassegna è stata realizzata dalla direzione museale in collaborazione con il Circolo Numismatico Triestino. La seconda parte della passeggiata sulla Trieste inedita è prevista per il 2015. (Comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto)




Claude Hesse - Random - Cubo di Rubik e specchi cm.24x24 2013 Eliseo Mattiacci - Corpi celesti - tecnica mista su carta su cartone 2008 Oltre la siepe
Omaggi a Giacomo Leopardi


termina il 13 gennaio 2015
Galleria Pio Monti Arte Contemporanea - Roma
www.piomonti.com

Il legame col poeta si sviluppa col ponte tra la galleria di Roma e il nuovo spazio aperto da Pio Monti a Recanati, attraverso la mostra, proposta nello spazio antistante la Fontana delle Tartarughe, nel palazzo Mattei dove Leopardi visse durante il suo soggiorno romano. L'associazione diretta tra una poesia e l'opera di un artista lascia emergere affinità elettive, interpretazioni o evocazioni inaspettate, capaci di aprire a ulteriori riflessioni che pure investono l'immortale rapporto tra arte e letteratura. La mostra - nata dalle suggestioni emerse dalla costante lettura del poeta e dalla visione che ha saputo darne il recente film Il Giovane Favoloso di Mario Martone - intende proprio sondare la vividezza della poetica leopardiana attraverso lo sguardo e la sensibilità degli artisti contemporanei.

La connessione tra versi e arte visiva, in un ambiente saturo di rimembranze tra antichi e vitalissimi testi e opere contemporanee, svela orizzonti nuovi. Come scrive Martone: "...vorrei citare ancora Pasolini, perché penso sia interessante in un discorso più ampio su Leopardi, per la capacità che ha avuto di penetrare la realtà. (...) difficile, se non impossibile, pur nella vastità degli studi leopardiani, dire parole definitive sulla sua parabola: questa si chiama la libertà".




C'era una volta la Russia
Lo sguardo di Ivan Glazunov


termina l'11 gennaio 2015
Fondazione Querini Stampalia - Venezia

Il progetto espositivo nasce dalla ricerca e dalla personale collezione del pittore Ivan Glazunov. La sua maniera pittorica è stata spesso associata alle grandi tradizioni delle scuole europee di pittura, e la tematica centrale del suo lavoro è dedicata alla progressiva scomparsa dei valori tradizionali che stanno alla base della cultura russa e di quella europea. Con questa esposizione Glazunov vuole condividere con il pubblico europeo una personale, ma in realtà sempre più diffusa, preoccupazione culturale, quella che origina dalla incessante distruzione dei nessi storici e culturali che hanno caratterizzato per lunghi secoli le nostre civiltà. Come molti altri artisti del suo Paese, Glazunov è interessato alle peculiarità delle culture nazionali, delle lingue e dei percorsi storici, a partire da quelli della sua terra.

"Tutto ciò che è stato creato fino a noi - osserva Glazunov - e che abbiamo ereditato, è la ricchezza e la diversità della nostra civiltà comune. Da sempre la Russia ha mantenuto la memoria del suo passato, e con questa capacità di rendere viva la propria tradizione il nostro popolo è arrivato ai tragici eventi del XX secolo. Ora, dopo essere sopravvissuti alla rivoluzione, alla guerra, al regime sovietico, stiamo cercando in noi la forza di continuare, ricordando il codice genetico culturale che ci sostiene da secoli. Proprio ora, quando il mondo sta cambiando impetuosamente e noi viviamo in un potente e aggressivo flusso di informazioni.

Abbiamo bisogno di preservare i nostri valori originari, che ci hanno sostenuto in ogni momento: sono il perno che ci ha permesso di non perderci, che ha conservato la nostra immagine come popolo. Voglio mostrare ciò che mi è caro della Russia, ciò che io amo. Durante tutta la mia vita, ho raccolto e studiato pezzi di antiquariato russo: ognuno di essi può raccontarci le persone che hanno vissuto secoli fa o più recentemente... Anche questi segni hanno creato l'immagine della Russia che amo, che mi è cara, che è importante per me. Che voglio conservare per i miei figli e condividere con il pubblico."

La mostra, curata da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, responsabili del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell'Università Ca' Foscari Venezia, allinea dipinti, antichi costumi russi di eccezionale fattura e preziosi oggetti di arte popolare che provengono dalla collezione dell'artista. La combinazione nello stesso spazio di dipinti, costumi e oggetti d'antiquariato, gli uni riflessi negli altri, restituisce, anche attraverso un allestimento non convenzionale e l'impiego di originali devices multimediali, la forza e la bellezza di un passato ancora presente, immergendo lo spettatore nella contemplazione a volte della maestosa intimità dei paesaggi russi oppure in una serie di coinvolgenti ritratti femminili.

Componente rilevante del progetto espositivo, nello sforzo di allestire una speciale partecipazione dello spettatore all'atmosfera della mostra, è la video installazione con riprese d'autore nel Nord della Russia (la regione di Archangel'sk) eseguite dall'artista e da sua moglie, la regista Julija Glazunova. La video installazione presenta una speciale e suggestiva struttura musicale realizzata con la collaborazione di Andrej Kotov, maestro di cappella, uno tra i massimi esperti nel campo dell'antica cultura musicale russa, direttore e maestro del coro dell'ensemble "Sirin". Il celebre ensemble e il pianista Petr Dmitriev, Artista Emerito della Federazione Russa, con la direzione di Andrej Kotov, caratterizzeranno i giorni inaugurali dell'esposizione, con concerti dal vivo. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Giuliana Susterini - pera cotogna con foglie - tecnica mista cm.34x28 2014 Giuliana Susterini: "energia della forma"
termina il 31 dicembre 2014
Libreria Bocca in Galleria - Milano

"... in particolare le sue nature morte, che all'impressione di straordinario svelamento di un archetipo assommano malie di velature, avvertiamo nella trasfigurazione plastica degli oggetti, sedotti dalla euritmia delle forme e delle cromie, l'irradiarsi di una segreta energia in curioso contrasto con la loro inerte, funerea accezione. "Pera cotogna", ben altro che algida riproduzione mimetica, è una delle opere che suscita tale straniamento emotivo..." (Giovanni Serafini - curatore della mostra con Mario Donizetti)





Norma Picciotto- I due Soli Norma Picciotto riceve il 1° Premio "Fiorino d'oro" con l'opera "I due Soli"
Per la sezione Fotografia e Video del XXXII ed. "Premio Firenze" 2014
www.normapicciotto.it

La cerimonia di premiazione (06 dicembre 2014) si è svolta nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, dove sarà esposta l'opera. Norma Picciotto (Milano) nel 1973 diventa giornalista pubblicista e fonda insieme a Giancarlo De Bellis, l'agenzia De Bellis: una tra le più note agenzie fotogiornalistiche di Milano che realizzava foto di cronaca per i principali quotidiani e periodici italiani. Oltre al lavoro di fotogiornalista s'impegna a dare un'impronta internazionale all'Agenzia De Bellis e ottiene la rappresentanza in Italia di alcune tra le più importanti agenzie europee e americane, tra cui l'Agence France Press Photo, la più avanzata in campo tecnologico, con la quale importa dai primi anni '90 le fotografie d'attualità da tutto il mondo in formato digitale.

Dal 2000 decide di dedicarsi alla fotografia artistica e crea opere in digitale che rappresentano il suo mondo interiore e i legami con le sue radici. Si appassiona all'elaborazione digitale delle immagini di cui sperimenta e approfondisce le potenzialità espressive e nelle sue opere fonde in un'unica immagine vari scatti ripresi in luoghi e in tempi diversi, che plasmano un nuovo mondo visivo, spirituale e di sogno. Dal 2011 Norma Picciotto ha esposto in importanti gallerie e istituzioni pubbliche in Italia e all'estero. Oltre a questo, ha ricevuto 3 premi: finalista al Premio Firenze 2012 - Centro Culturale Europa Mario Conti; 2012 Premio Arts, Sciences, Lettres della Sociète Academique de Paris; 2013 Premio Genova Arte - V Biennale D'Arte Contemporanea - 2013. Dal 2013 è nella European Academy of Sciences, Arts and Literature per meriti artistici nel campo della fotografia. (Comunicato stampa)




Opera di Iacopo Luchini Ran di Iacopo Luchini
termina il 23 dicembre 2014
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

"Iacopo possiede una tecnica complessa ed elaborata fondata più sulla frammentazione apparentemente disarticolata dell'immagine che non sull'accrescimento della struttura compositiva. Taglia, graffia, incide, offusca. Crea l'ultima essenza delle cose. Una sorta di archeologo di misteriose atmosfere. Non tuttavia un metodo puramente esornativo, ma frutto di un'attenta osservazione della realt e delle sue spesso incomprensibili regole. Tra gli ultimi lavori mi sembrato particolarmente suggestivo quello in cui in un fondo vespertino e aprospettico compare un bucranio (antropomorfo? maschera elmo? ex voto?) circondato quasi solennemente da una corona di fiori ambigua e sontuosa. Diviene emblema enigmatico, un ultimo simulacro della vita. Poi ci sarà soltanto la polvere". (Antonio Possenti, Lucca 18 luglio 2014)




Immagine dalla mostra Australian Colors Mostra Australian Colors - immagine Australian Colors - immagina dalla mostra a cura di Giovanna Repossi Australian Colors
termina il 27 aprile 2015 (previo appuntamento)
Studio F&C Associati - Milano
www.fc.it

Selezione di opere dell'arte aborigena contemporanea, a cura di Giovanna Repossi. Le opere provengono dalle varie comunità aborigene distribuite in tutta l'Australia in rappresentanza dell'immensa ricchezza delle diversità culturali di questa terra. Nell'antichità gli aborigeni decoravano i loro corpi, le cortecce dell' eucalipto o disegnavano sulla terra per narrare racconti o quale gesto per celebrare un rito cerimonioso, l'altra era un atto personale, rilegato nell'ambito della tribù e delle sue conoscenze.

Nel 1971 un insegnante di nome Geoffrey Bardon, coinvolse gli alunni e egli anziani di Papunya per dipingere i muri della scuola, riscosse un grande successo e consenso da parte degli abitanti, acquisirono così una nuova visione del "modo" di fare pittura, dalle pareti alla tela il passo fu breve, ebbe inizio così l'arte aborigena contemporanea. Nel 1980 gli artisti si appropriarono di uno stile singolare e individuale, mantenendosi sempre legati ai principi tradizionali e spirituali che sono fondamenta del loro operare, ma soprattutto della loro visione onirica. Le opere sono esplosioni di colori e di forme per diventare un tutt'uno in armonia con lo spazio, cromatismi accesi e caldi, espressione della terra, dei sogni, di credenze e nuove realtà. (Comunicato stampa Susanne Capolongo)




Alice Secci: "Non è come dirlo"
termina il 17 gennaio 2015
Galleria Ghiggini 1822 - Varese
www.ghiggini.it

Mostra-premio di Alice Secci (Mestre, 1987), in quanto la giovane artista si è aggiudicata la XIII edizione del Premio GhigginiArte 2014 ottenendo la possibilità di esporre le sue opere in galleria. Protagoniste dell'esposizione una serie di composizioni caratterizzate da tavole in legno dalle piccole dimensioni dipinte a olio. Alice Secci descrive in questo modo il suo progetto artistico: "I miei lavori sono stimolati direttamente da realtà cittadine, da prodotti umani, da ambienti naturali manipolati artificialmente, fino a spaziare alle immagini derivate dalle molteplici attività dell'ingegno umano. L'allestimento non seguirà solo una finalità formale e stilistica, ma la successione delle opere si baserà anche su un elemento comunicativo sottinteso del quale, una volta individuato, sarà possibile servirsene per costruire uno sguardo nuovo e alternativo nella valutazione delle opere stesse.

Il visitatore potrà comprendere i passaggi e i collegamenti che reggono la struttura e l'ordine dell'allestimento avvalendosi dei nessi logici che connettono tra loro le singole composizioni e innescando, per ognuna di esse, uno sviluppo potenziale di nuovi significati e interpretazioni". Contemporaneamente in Sala Rossa, al terzo piano della galleria, saranno protagonisti Alessandro Mazzoni (Locarno, 1987) ed Elisa Rossini (Busto Arsizio, 1986), rispettivamente secondo e terza classificata della XIII edizione del Premio. Le ricerche artistiche di entrambi i giovani artisti sono molto differenti, ma questo progetto è stato per loro un'occasione stimolante di confronto e collaborazione reciproca. Inoltre sul portale d'informazione artistico-culturale ArteVarese.com sarà possibile visionare i lavori fotografici di Loreno Molaschi (Cuggiono, 1980).




Codici Spaziali
termina il 24 dicembre 2014
Esh Gallery - Milano

Dal 27 novembre a Milano Esh Gallery, spazio dedicato all'arte e al design dall'originale vocazione: proporre e promuovere, in alternativa all'oggetto d'arte antico, il suo corrispondente contemporaneo, un oggetto, o meglio un'opera d'arte unica, realizzata con grande maestria e tecnica in cui tradizione e contemporaneità coesistano. Riccardo Sorani, esperto del mercato dell'arte, specializzato in antiquariato con particolare attenzione all'arte orientale, è l'ideatore e fondatore di Esh Gallery, galleria - showroom dal concept innovativo, in cui artisti contemporanei italiani e internazionali con grande affinità con il mondo delle arti decorative, si esprimono attraverso il confronto con materiali della tradizione, quali ceramica, vetro, metallo e materie di natura organica.

La mostra è dunque una sintesi dell'intuizione del gallerista e si svela nell'approfondimento di "art, craft e design", infatti sia il giapponese Kamei che l'italiano Marco Paghera, presentano opere che indagano il concetto dello spazio - visto da oriente e da occidente. Yoichiro Kamei, giapponese (1974) e vincitore del Grand Prize all'Asahi Ceramics Fair, presenta la sua serie "Ricettacoli" attraverso la quale offre, con la rigorosa padronanza della tecnica della produzione ceramica, una visione di ciò che ci circonda, espressa tramite la ripetizione e l'abbinamento di unità volte a creare un corpo che dialoga tra l'esterno e gli interni - vuoti - dell'opera stessa. Yoichiro Kamei combina, ad un personale e originale concetto di architettura, le straordinarie capacità tecniche usate per fondere complesse strutture di porcellana.

Accanto ai "Ricettacoli" saranno giustapposte le spettacolari lastre metalliche delle "Introspezioni" di Marco Paghera (Brescia, 1980), che giunge ad un risultato simile e complementare a quello di Kamei. Attraverso la passione per le contaminazioni materiche, infatti egli coniuga e mescola il ferro, materiale che predilige, a resine speciali, raggiungendo un perfetto equilibrio di forme. Grazie all'abilità tecnica appresa nell'attività artigiana di famiglia, Marco Paghera evoca paesaggi mentali che prendono vita in complesse strutture all'apparenza seriali.

Riccardo Sorani, ideatore e fondatore di Esh Gallery, è esperto del mercato dell'arte e specializzato in antiquariato con particolare attenzione all'arte orientale. Ha ricoperto a Londra il ruolo di Specialist presso il dipartimento di Arte Orientale della casa d'aste Sotheby's. Ha una significativa esperienza nel settore dell'informazione digitale per l'arte e l'analisi finanziaria legata al mondo dell'antiquariato, operando come consulente per primari gruppi bancari e assicurativi italiani ed esteri. Pubblica regolarmente articoli sull'antiquariato e sul mercato dell'arte.

E' co-fondatore e director di NTQ Data, azienda che realizza NTQ Price Database, la raccolta di dati online provenienti dai cataloghi delle case d'asta italiane e internazionali più importanti. Per NTQ ha ultimato recentemente una serie di ricerche sulla creazione di indici per la misurazione del ritorno d'investimento nei settori del vetro del '900, della maiolica italiana, della porcellana cinese e degli argenti italiani. E' co-autore della pubblicazione 1000 Tiles edita in diversi paesi del mondo tra cui Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti. (Estratto da comunicato Chiara Chiapparoli - Ufficio stampa ch2)




Affetti personali. Storie di donne e di moda
termina il 18 gennaio 2015
Palazzo Madama - Torino

Oltre 100 abiti, scarpe, guanti, cappelli, bijoux per raccontare la storia della moda dal 1920 al 1990. In mostra, insieme ai ricordi di tutti coloro che li hanno posseduti e donati al museo torinese per il progetto "Torino un secolo di moda". Lo Spazio Atelier del museo presenta una selezione di oltre cento oggetti ricevuti in dono da più di quarantacinque cittadini a partire da marzo 2014. Il percorso in mostra racconta l'evoluzione del costume dagli anni Venti agli anni Novanta del Novecento, attraverso le proporzioni degli abiti, la fortuna di nuovi materiali come il nylon, amatissimo per la lingerie, e la predilezione per alcuni colori. Insieme agli oggetti, particolarmente preziose sono le testimonianze raccolte: i racconti diretti di chi in quegli ambienti ha vissuto e lavorato, unitamente ad attrezzi e fotografie di atelier e laboratori, vetrine e sfilate.

Emergono nomi di sartorie torinesi - Pozzi, Badolato, Longo e Comollo -, milanesi e genovesi insieme alle grandi modisterie. I video delle testimonianze raccolte, presentati in mostra, saranno consultabili per intero sul canale youtube di Palazzo Madama. Spicca la vetrina dedicata alle scarpe: quelle in raso del 1923 di Beltrami, quelle di Bartolomeo Cavallera, autore nel 1954 delle calzature protagoniste del coup-de-théâtre nel film La contessa scalza, con Ava Gardner, e le calzature gioiello di Aldo Sacchetti, creatore di modelli impensabili, come le scarpe fatte solo di suola, con tacco alto, e calza da reggere con la giarrettiera. Abiti e accessori raccontano in modo discreto anche storie più intime e personali delle donne che li hanno indossati. (Comunicato stampa)




Vittorio Corsini: Reaching the Landscape
termina il 20 dicembre 2014
Galleria Alessandro Bagnai - Firenze
www.galleriabagnai.it

Il filo conduttore tra le sale della galleria è il paesaggio. Si tratta di un tema molto caro all'artista che inquadra un vasto gruppo delle sue opere e del suo pensiero. Il paesaggio è qui inteso come forma di conoscenza, come continuità tra mondo e mente, dove uno è contiguo all'altro. I materiali impiegati dall'artista nelle opere realizzate appositamente per la mostra, sono il vetro, l'acciaio inox, la luce, i colori. I soggetti sono una casa che scivola, quadri monocromi "tagliati" nel mezzo da una luce, un orto specchiante e una montagna bianca dalla quale sgorga inchiostro nero. Questo improbabile connubio di materiali per presentare un dato naturale, ci porta a quella che è una tra le chiavi di lettura della mostra.

Incipit della mostra è la casa che scivola verso l'altro, trovando il suo proseguimento ideale nell'orto in cui uomo e natura si incontrano, giungendo alla sua conclusione davanti alla montagna, dove sono finalmente tutt'uno, dove la montagna esiste perché l'uomo la descrive e dove l'uomo esiste perché grazie alla montagna può definirsi. L'inchiostro che riga le pareti della montagna è scrittura, segno ancora nella sua fase primigenia e intellegibile, che rende visibile il paesaggio. Vittorio Corsini è nato a Cecina (Li) nel 1956; vive e lavora tra Firenze e Milano. Ha compiuto studi storico-artistici presso la Facoltà di Lettere Moderne all'Università di Pisa. Corsini ha iniziato la sua attività espositiva alla fine degli anni '80 partecipando sin da allora a numerose mostre personali e collettive in musei e istituzioni pubbliche e private.




Catalogo in Mostra
termina il 10 gennaio 2015
Studio49 - Arte&Dintorni - Napoli
www.ilsemedinapoli.com

Protagonisti saranno non quadri, sculture, incinsioni bensì Cataloghi che si trasformeranno loro stessi in opere. Collezione nata dalla passione di Gaetano Sarnelli, proprietario della Galleria d'Arte Vittorio Colonna, che negli anni ha selezionato e conservato una serie di opere di artisti come Cammarano, Mancini, Villani, De Nittis e altri. Creando una importante eredità artistica per le future generazioni e offrendo, oggi, allo spazio Arte&Dintorni l'occasione di mostrarla ad un pubblico eterogeneo. (Comunicato stampa)




Giò Pomodoro - Cile - acquatinta cm.50x70 1975 Franco Grignani - Iperbolico - inchiostro di china cm.29x29 1990 "From a Collection"
Selezione di opere della collezione dell'artista Sergio Borrini


termina il 15 gennaio 2015
Galleria Il Gabbiano arte contemporanea - La Spezia
marioacom@libero.it

Opere in gran parte degli anni Settanta e Ottanta; tecniche varie e di vario formato; multipli e opere uniche. Un percorso originale di rapporti e collaborazioni nel mondo dell'arte contemporanea e del design in più di quarant'anni di attività. «Se collezionare vuol dire conoscere sicuramente vuol anche dire amare ciò che si raccoglie. Ed è con questo spirito che nel tempo ho messo assieme, senza rigore scientifico, lavori di artisti di diverse tendenze: per amore delle loro opere (ma con molto meno trasporto, salvo rare eccezioni, verso gli autori che le hanno prodotte). Per questa ragione non ho mai accettato richieste di fare scambi con "colleghi", perché ritengo che il solo modo per valorizzare e apprezzare l'opera sia quello di acquistarla». (Sergio Borrini)

Gli artisti in mostra: Vincenzo Agnetti, Gabriella Benedini, Mirella Bentivoglio, Hsiao Chin, Franco Grignani, Klaus Groh, Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Sebastian Matta, Ugo Nespolo, Armando Pizzinato, Giò Pomodoro, Concetto Pozzati, Emilio Scanavino, Michel Sephour, Emilio Tadini, Luigi Veronesi, Lorenzo Viani.




Opera di Giuseppe Denti Giuseppe Denti: Magia della carta
termina il 31 dicembre 2014
Galla Caffè - Vicenza
www.giuseppedenti.it

Nei suoi attuali paradigmi formali Giuseppe Denti ha messo in codice una sintesi figurale segnica caratterizzata nella pratica incisoria da geometrie costruttive molto armoniose e da una metrica che ben si confà ai molteplici messaggi affidati a questa mostra. Anzitutto mettere in luce la peculiarità di tale arte con le sue declinazioni e i diversi suoi volti poco conosciuti e talora sottaciuti pure dalla critica ufficiale; poi svelare la magia della carta che il lavoro incisorio accende unitamente agli impulsi percettivi generati dall'intervento dell'artista; infine indurre al coinvolgimento nell'opera suscitando in chi guarda le interferenza intuitive dell'immaginazione.

Sono le premesse di un transfert favorito dalla sede prescelta per la mostra. Uno spazio deputato al pensiero e alla riflessione sui significati delle ricorrenze allo stesso modo di come ora all'approssimarsi dell'anno nuovo l'impegno di Denti s'apre a più ampia dimensione quale auspicio dotato della profondità che l'arte incisoria sottende col sortilegio del segno. E se è vero come affermava Henry Miller che "L'arte non insegna nulla tranne il senso della vita", quanto saprà trasmetterci Giuseppe Denti in questa opera significativamente concepita col valore aggiunto del suo voto augurale natalizio? (Marica Rossi)




Chapter 1 - The Hierarchy of Images
Mishka Henner, Joachim Schmid, Tobias Zielony


termina il 24 gennaio 2015 (geschlossen | chiuso: 21 dicembre - 06 gennaio 2015)
Galerie | Galleria foto-forum - Bozen/Bolzano
www.foto-forum.it

La Galleria foto-forum intraprende con questa mostra una nuova serie di progetti che intendono proporre un confronto critico con la fotografia documentaria. L'iniziativa prevederà che, per un periodo di circa 2 anni, vengano invitati eccellenti esponenti della fotografia documentaria e presentata la loro opera su diversi temi e in diverse fasi. Le singole mostre verranno accompagnate da una collana di cataloghi che prevedanno un volume distinto per ogni singolo progetto. A conclusione dell'iniziativa tutti i singoli volumi verranno pubblicati in un libro comune. Autori internazionali parteciperanno con i loro testi sui singoli fotografi, in modo che si sviluppi un discorso contemporaneo critico sulla pratica della fotografia documentaria.

I libri verranno pubblicati dalla casa editrice Rorhof di Bolzano (Premio libro fotografico ad Arles 2014 e Deutscher Fotobuchpreis 2015) ed editi in una collaborazione-sponsoring con Longogroup. Per il numero attuale hanno contribuito Marco Bohr (GB), Garry Badger (GB) e Seraphine Meya (D). La mostra esplora, attraverso le opere fotografiche di Joachim Schmid (1955 a Balingen), Mishka Henner (1976 a Bruxelles) e Tobias Zielony (1973 a Wuppertal), interessanti strategie documentarie nella fotografia contemporanea ed esamina criticamente il tema delle gerarchie all'interno della pratica della fotografia documentaria.

La mostra propone inoltre libri degli artisti coinvolti, ritratti video e un catalogo. Partendo da queste tre posizioni fotografiche, si mostrano come possano essere affrontate e pensate, con un approccio critico e in parte sovversivo, e in tre modi molto diversi, le strutture gerarchiche inerenti ai sistemi dell'immagine fotografica. Si tratta di percepire le determinazioni storiche delle immagini fotografiche e di discutere la funzione del mezzo fotografico lungo il suo fragile confine tra autenticità e costruzione. Mishka Henner lavora con sistemi che producono immagini, come per esempio i sistemi di sorveglianza Google Street o Google Earth, le cui immagini vengono usate come materiale per la sua pratica documentaria.

In questo suo procedimento traccia parallelismi tra le pratiche documentarie e i presunti sistemi "oggettivi" di registrazione di immagini, per poi indagarli criticamente. Joachim Schmid, con la serie "Immagini dalle strade" - una serie di istantanee e di fotografie amatoriali che ha raccolto tra il 1982 e il 2007 nelle strade di diverse città - si muove in una direzione simile. Si chiede come le fotografie possano, non conoscendo né l'autore né la provenienza, essere inserite in un discorso classico sull'arte e in un sistema gerarchico di ordine e di significato. Tobias Zielony, invece, si occupa nei suoi lavori fotografici di situazioni quotidiane di giovani ai margini della nostra società.

Al contrario di Joachim Schmid e Mishka Henner percorre le strade con la sua macchina fotografica e riesce a coinvolgere attivamente come co-autori dei suoi progetti fotografici persone che vivono al di là delle norme sociali. Gli artisti visuali con un approccio critico aprono nuovi sentieri per quanto riguarda la pratica della fotografia documentaria, con l'obiettivo di cogliere le diverse realtà sociali in maniera adeguata e contemplativa. Si prendono il tempo di esplorare i retroscena, di criticare gli stereotipi e di provare modalità complesse di rappresentazione. Solo un atteggiamento critico verso i propri procedimenti artistici, infatti, rende possibile svelare il sistema di potere delle immagini e dei modelli narrativi inconsci, riflettendo sugli strumenti tecnici, discorsivi e narrativi con i quali si costruisce la realtà per mezzo delle immagini fotografiche. (Comunicato stampa)

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Die Galerie foto-forum startet mit dieser Ausstellung eine neue Projekt-Serie, die sich kritisch mit der Kulturtechnik der dokumentarischen Fotografie auseinandersetzt. Dabei werden über einen Zeitraum von ca. 2 Jahren in mehreren Etappen jeweils herausragende Vertreter dokumentarischer Fotografie zu verschiedenen Themen eingeladen und vorgestellt. Die einzelnen Ausstellungen werden von einer Katalogreihe begleitet, wobei von Projekt zu Projekt je ein neuer Band erstellt wird. Nach Abschluss des Projektes werden alle Einzelhefte in einem gemeinsamen Buch veröffentlicht. Internationale Autoren sind mit Texten zu den einzelnen Fotografen beteiligt, sodass ein aktueller Diskurs zur kritischen dokumentarischen Praxis entsteht.

Die Bücher erscheinen bei Rorhof Verlag Bozen (Fotobuchpreis in Arles, 2014 sowie deutscher Fotobuchpreis, 2015) und in einer Sponsoring- Kooperation mit Longogroup. Für die aktuelle Ausgabe haben Marco Bohr (GB), Garry Badger (GB) und Seraphine Meya (D) Texte beigetragen. Die Ausstellung lotet anhand der fotografischen Werke von Joachim Schmid (1955 in Balingen, lebt und arbeitet in Berlin), Mishka Henner (1976 in Brüssel, lebt und arbeitet in Manchester), und Tobias Zielony (1973 in Wuppertal, lebt und arbeitet in Berlin) spannende dokumentarische Strategien in der zeitgenössischen Fotografie aus, und durchleuchtet dabei kritisch das Thema von Hierarchien innerhalb der Praxis der dokumentarischen Fotografie.

Ergänzt wird die Ausstellung durch Künstlerbücher der drei beteiligten Künstler, durch Videoportraits und durch den Ausstellungskatalog. Am Beispiel der drei fotografischen Positionen zeigen wir auf, wie mit kritischen und teils subversiven Vorgangsweisen den fotografischen Bildsystemen inhärente hierarchische Strukturen auf je unterschiedliche Weise reflektiert werden können. Dabei geht es darum, die historischen Determinierungen von fotografischen Bildern wahrzunehmen, sowie die Funktion des Mediums an seiner brüchigen Grenze zwischen Authentizität und Konstruiertheit zu diskutieren. Mishka Henner arbeitet mit bildgebenden Systemen wie etwa den Überwachungssystemen von Google Street oder Google Earth, welche er als Bildmaterialien für seine dokumentarische Praxis verwendet.

In diesem Vorgehen zieht er Parallelen zwischen dokumentarischen Praktiken und vorgeblich "objektiven" Systemen der Bildaufzeichnung, um diese kritisch zu hinterfragen. Joachim Schmid zielt mit seiner Serie "Bilder von der Straße", einer Reihe von Amateurschnappschüssen sowie von Automatenfotos, welche er von 1982 bis 2007 in verschiedenen Städten auf der Straße zusammensammelte, in eine sehr ähnliche Richtung, nämlich hin zur Frage, wie Fotografien, deren Autoren und deren Herkunft nicht bekannt sind, in einen klassischen Kunstdiskurs und in ein hierarchisches System von Bedeutung und Zuordnung eingefügt werden können. Tobias Zielony hingegen beschäftigt sich in seinen fotografischen Arbeiten mit der Alltagssituation von Jugendlichen an Randbereichen unserer Gesellschaft.

Im Gegensatz zu Joachim Schmid und Mishka Henner bereist er die Straße mit seiner eigenen Kamera, wobei es ihm immer wieder gelingt, Menschen, welche jenseits gesellschaftlicher Normen leben, aktiv im Sinne einer Co-Autorenschaft in seine fotografischen Projekte zu involvieren. Fotokünstler mit einem kritischen Ansatz gehen in der Frage nach der dokumentarischen Praxis ganz neue Wege, mit dem Ziel, auf angemessene und kontemplative Weise gesellschaftliche Realitäten zu erfassen. Sie nehmen sich die Zeit, Hintergründe zu erschließen, Stereotypen zu kritisieren und komplexere Darstellungsmöglichkeiten auszutesten. Und letztlich ist es nur durch einen offensiven Umgang mit den eigenen künstlerischen Vorgangsweise möglich, das System der Macht der Bilder und der unbewussten Erzählmuster aufzudecken, indem die technischen, diskursiven und narrativen Werkzeuge reflektiert werden, mit denen die Realität anhand von fotografischen Bildern konstruiert wird.




Perfecto e Virtuale. L'Uomo Vitruviano di Leonardo
termina lo 06 gennaio 2015
Complesso rinascimentale di San Michele - Fano
www.centrostudivitruviani.org

Una innovativa riproduzione digitale dell'Uomo Vitruviano realizzata appositamente per la Mostra. A dare, per la prima volta, fattezze in tre dimensioni all'Uomo Vitruviano, disegno di culto di Leonardo,  è il Centro Studi Vitruviani di Fano (Pesaro e Urbino), in collaborazione con La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed etnoantropologico per il Polo Museale della Città di Venezia. I risultati di questa ricerca sono al centro della mostra, curata da Annalisa Perissa Torrini, direttrice del gabinetto dei disegni (dove il disegno è conservato) del Polo museale veneziano e ideata e coordinata da Paolo Clini, Coordinatore scientifico del Centro Studi Vitruviani.

Una veste esclusiva e senza precedenti, abbinata a un innovativo sistema touch screen di visualizzazione che consente di entrare nel disegno fino al centesimo di millimetro e cogliere ogni più incredibile dettaglio non visibile a occhio nudo, andando al di là di quello che forse lo stesso Leonardo da Vinci poteva vedere. Come il tratto della matita e delle punte a secco, i segni e le incisioni sul foglio, il colore e la consistenza della carta in una visione 3D navigabile interattivamente di recto e verso. L'applicazione è stata realizzata, in collaborazione con il Centro Studi Vitruviani di Fano e il Gabinetto dei disegni delle Gallerie dell'Accademia di Venezia diretto da Annalisa Perissa Torrini (curatrice della mostra) da Marco Gaiani e Fabrizio Ivan Apollonio (Alma Mater Studiorum Università di Bologna), Massimo Zancolich (TabulaRasa), Mirko Barone (3DXcite) con Paolo Clini e Gianni Plescia (Univpm Marche).

Il modello tridimensionale del foglio in particolare è stato realizzato da Marco Gaiani su uno dei più avanzati software di modellazione e visualizzazione (Deltagen) messo appositamente a disposizione da 3DXcite per questa applicazione. Il foglio è così navigabile in modo interattivo, senza alcuna limitazione dovuta alle necessità di conservazione. Tale applicazione può costituire una possibile risposta alle sempre crescenti difficoltà di circolazione e divulgazione di opere delicate e che, come nel caso dell'Uomo di Leonardo, possono essere esposte solo ogni 5 anni, a fronte di continue richieste di musei di tutto il mondo.

Tutto il contesto della mostra, allestita spazialmente ripercorrendo i segni principali del disegno leonardesco, scorre comunque sui binari della spettacolarizzazione, pur mantenendo la sua rigorosità scientifica. Superata la prima sala dell'esposizione - che ruota intorno al sofisticato touch screen per navigare il foglio dell'opera in 3D -, la piramide olografica dell'Uomo Vitruviano. Grazie a una tecnica teatrale chiamata Pepper's ghost (utilizzata per la prima volta nella serie di Star Wars), l'opera leonardesca ruota a 360°, proiettando il disegno a grandezza originale (34x24 centimetri circa) e muovendosi a mezz'aria all'interno di una piramide mostrando diversi angoli di visione.

Il divertimento e l'esplorazione delle proporzioni ideali continua con il mirroring interattivo, un gioco mimico che mette a confronto le forme di ogni visitatore con quelle dell'Uomo Vitruviano, con sistemi di natural interaction e computer vision appositamente sviluppati. Basterà salire su una pedana a pavimento per scoprire quanto ognuno di noi si avvicini alle misure della perfezione classica. Gli allestimenti tecnologici e le interfacce software per la piramide e il mirroring sono state realizzate da Eve spin off srl. L'uomo in 3d che fluttua nella campana è stato realizzato da Fabio Severini. Gli allestimenti sono stati curati dagli architetti Adriana Formatio e Anna Paola Pugnaloni. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Anna Paglia - Aries, Zodiaco - tecnica mista su tela con led, cm.80x100 2014 Anna Paglia - Acqua, Apéiron - oli acrilici e materia su tela cm.60x80 2011 Anna Paglia: L'universo e lo zodiaco
termina il 28 dicembre 2014
Palazzo Casotti - Reggio Emilia

In esposizione, a cura di Franco Canova, una trentina di opere realizzate dal 2011 al 2014, in gran parte riferibili alle serie "Zodiaco" (2014) ed "Apeiron" (2011). Completa la mostra, un trittico di grandi dimensioni, nel quale viene citato il Cristo della "Trasfigurazione" di Raffaello. La recente produzione dell'artista si caratterizza per una spiccata matericità, abbinata all'uso di Led luminosi che punteggiano la tela nella loro distribuzione sintagmatica. Opere che, come spiega l'artista, «accogliendo il passato nel presente, si proiettano al futuro».

Dopo la fondazione del Movimento Surrazionale (2010), la prima mostra a Palazzo Casotti (2011) e il convegno di studi all'Università di Modena e Reggio Emilia (2011), la personale di Anna Paglia segna un ulteriore passo avanti nell'approfondimento della poetica surrazionale, termine utilizzato dal filosofo francese Gaston Bachelard per indicare ciò che supera la ragione e la razionalità. Come scrive, infatti, Franco Canova «Il sogno, la rêverie (...) hanno dato impulso ad una creatività basata sull'annullamento dei principi acquisiti, su uno svuotamento dell'anima, l'azzeramento delle precedenti esperienze». «Opere impastate di terra e cielo - conclude Marzio Dall'Acqua - di un cielo così immenso da diventare fantastica atmosfera, umore, vapore e scintillanti presenze (...). Siamo librati in regioni inesplorate, percorse dalla fantasia dell'occhio e dell'animo, in una specie di ascesi, di salita laica, fatta di emozioni, di sensazioni, di un perdersi nell'infinito con ottimistica disponibilità e con totale abbandono».

Anna Paglia (Castelnovo ne' Monti - Reggio Emilia) nel 2002 incontra il poeta musicista Marcel Cadoni e inizia una collaborazione che porta alla fondazione della Galleria d'Arte Metamorfosi di Reggio Emilia. Nel 2004, assieme ad altri frequentatori della Galleria, riprende e rielabora il concetto filosofico del "Surrazionale". Nel 2010 fonda con Marcel Cadoni e Franco Canova il "Movimento Surrazionale", al quale aderiscono artisti di diversa estrazione. Anna Paglia ha al suo attivo numerose esposizioni in varie città italiane (Genova, Rimini, Torino, Roma, Pisa, Viterbo, Firenze, Reggio Emilia) e negli ultimi anni anche all'estero, in particolare a Vienna, Praga, Sofia, Londra, Parigi e Bruxelles. (Comunicato Ufficio stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Sandro Negri - Contrasto - olio cm.70x100 2011 Sandro Negri - Autunno rubino - olio cm.100x150 2000 Sandro Negri. Padre natura
termina il 23 dicembre 2014
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

La Natura è artista. Spinge alberi fuori dalla terra, colora di tramonto, bagna di pioggia e offusca di nebbia. Arrossisce di fuoco e sbianca di ghiaccio. La natura consuma montagne e scorre le acque, porta a vita nuova ed invecchia l'Uomo e le sue cose. Sandro Negri è artista fadele, curioso della Natura, caparbio nel voler cogliere. Energico nel suo dire, strappa colori da tubi e barattoli, li spande, li mescola, li gratta, li scava. Getta un ponte tra il tutto ed il tempo dell'Uomo, ricordandoci l'eterno ciclo del divenire. Un tramite tra l'Uomo e le Emozioni della Natura (o la natura delle emozioni?). La mostra è voluta e curata dai figli Fabio e Carolina Negri

Sandro Negri (Virgilio-Mantova, 1940 - Mantova, 2012) dipinge in solitudine e solo nel 1970 esordisce con una mostra personale a Luzzara (Reggio Emilia), dove incontra Cesare Zavattini che lo incoraggia a proseguire nell'attività artistica. La sua prima monografia a cura di Adalberto Sartori viene pubblicata nel 1976 con la prefazione di Dino Villani. Artista versatile, nel 1981 viene invitato dal comune di Virgilio (Mn) a partecipare ad una mostra celebrativa per il Bimillenario Virgiliano. Nel 1989 apre un atelier a Parigi. Nel 1991 riceve l'incarico di eseguire manifesti pubblicitari per il film Vincent e Theo di Robert Altmann sui due fratelli Van Gogh. Nel 1993 allestisce in Palazzo Ducale di Mantova una retrospettiva, accompagnata da catalogo edito da Electa, e l'anno seguente presso Rocca Normanna, in collaborazione con il Comune di Paterno (Catania).

Nel 1995 apre uno studio a Montanara di Curtatone (Mn), nel seicentesco Palazzo Cavalvabò. Dal 1997 due disegni di Negri entrano a far parte della collezione permanente "Vivian and Gordon Giikey" del Portland Art Museum. Nel 2002, in collaborazione con la londinese "Gagliardi Gallery", viene allestita una mostra al "Thè Lord Leighton House Museum" di Londra. Partecipa alla mostra itinerante in Spagna Pàginas desde Lombardia un Museo de Arte Contemporaneo. Nel 2004 inaugura un'altra sede a Portland (Usa). Nel 2008 Swatch Group, in collaborazione con la gioielleria Azzali 1881 di Mantova, sceglie Negri per celebrare i suoi venticinque anni di attività e consente all'Artista di personalizzare una serie di 299 orologi, pezzi unici presentati nel suo atelier in una giornata-evento dedicata ai collezionisti degli Swatch Club.

Nel 2010 una mostra allestita presso la "Brian Marki Fine Art" di Portland, negli Stati Uniti, e un catalogo monografico con interviste all'artista e testimonianze di collezionisti statunitensi hanno celebrato i suoi primi cinquant'anni di pittura. Nel 2011 è stato invitato a Mosca come protagonista assoluto di un evento a lui dedicato nella sede Mercedes e per allestire una personale nella galleria Bogolubov Art. All'inizio del 2012 con la sua mostra "Omaggio alla letteratura di Virgilio", esito di un laboratorio tenuto da Negri con seicento allievi dell'Istituto comprensivo di Virgilio, è stato riaperto al pubblico il restaurato Museo Virgiliano di Pietole (Mantova), luogo natale del poeta latino e dell'artista. Nello stesso anno il Centro Studi dell'Associazione Postumia ha accolto nella sede di Gazoldo degli Ippoliti una sua mostra dedicata alle opere degli anni Settanta e Ottanta intitolata Le origini e le radici. (Comunicato stampa)




Luigi Boccadamo - Respiro-Bianco-Nord Luigi Boccadamo
termina il 17 gennaio 2015
Galleria Mosaico Arte Contemporanea - Chiasso (Svizzera)

L'esposizione, a cura di Barbara Paltenghi Malacrida, intende presentare la più recente produzione di Luigi Boccadamo, pittore ticinese formatosi dapprima all'Istituto Statale sperimentale d'arte di Monza e in seguito diplomatosi a Brera, da molto tempo attivo sul territorio e che si presenta in quest'occasione al pubblico con un nucleo di lavori degli ultimi anni e una selezione di opere inedite create appositamente per la mostra negli spazi della Galleria, che si configura come una delle sue più importanti personali. Dipinti su tela, busti in gesso, lavori su plexiglas e su cartone intendono ricreare, anche grazie a un allestimento particolare e volutamente "intimista", le suggestioni profonde che contraddistinguono da sempre il suo percorso creativo.

Un'analisi complessa e profonda sull'uomo e la sua evoluzione, sul peso della sua presenza negli spazi in cui si muove, sul valore di una figura percepita sempre nel suo esserci stata: il tema dell'assenza ricostruito in composizioni in cui interni vuoti appaiono come appena liberati da un'apparenza. L'ambiente che li avvolge costituisce senza dubbio uno dei capitoli iconograficamente più significativi: paesaggi solitari, desertici, enigmatici, assetati. E la vita si rifugia indietro nel tempo, nella genesi del mondo, nella natura primordiale: la forma concentrica a racchiudere profili fetali in evoluzione, l'oscurità di un bozzolo nella serie più recente dedicata alla falena (Lepidoptera Linnaeus) e improntata all'evanescenza, al tremore di un battito d'ali come atto finale di un processo innato e ricco di rimandi ancestrali.




Angelo Titonel - Burrasca sul mare - mista su tavola cm.200x145 2014 Angelo Titonel
termina il 17 gennaio 2015
MAC Maja Arte Contemporanea - Roma
www.majartecontemporanea.com

Tra i protagonisti più importanti, negli anni Settanta, del Realismo magico italiano, Titonel racconta così l'origine di questo suo ultimo ciclo di lavori, di cui si espone una selezione di quindici dipinti inediti, tutti datati 2014: "Risale agli inizi degli anni Sessanta il mio interesse per la pittura dell'uomo primitivo il quale, attraverso il segno e la forma, esprime in maniera sintetica l'emozione del contatto con gli uomini e con la natura. Ho nel tempo sviluppato un mio linguaggio creativo che, pur antenendo questi requisiti sintetici, si è andato arricchendo - negli anni - di nuove problematiche col ricambio sociale e con i relativi sviluppi economico-culturali che ne sono seguiti. Questa grafia dei miei lavori recenti mi è stata suggerita dai nuovi primitivi che imbrattano i muri delle nostre città. Di questi gesti provocatori e incolti utilizzo ciò che mi serve per creare un'immagine colta in combinazione con la natura". La nuvola, nella sua continua trasformazione, suggerisce pensieri introspettivi che lentamente salgono alla superficie cosciente liberando la fantasia.

Angelo Titonel (Cornuda - Treviso, 1938) si trasferisce a Milano dove consegue il diploma alla Scuola Superiore d'Arte Applicata all'Industria del Castello Sforzesco. Opera a Milano in qualità di graphic-designer e art director in agenzie internazionali di pubblicità. Lasciata questa attività per dedicarsi totalmente alla pittura, espone per la prima volta nel 1964 a Velbert (Essen) in Germania. Trasferitosi a Roma, negli Anni Settanta è tra i protagonisti più importanti del Realismo «magico» italiano. Numerose sono le mostre realizzate in Europa, specialmente in Germania, e negli Stati Uniti (New York). Invitato a Biennali Internazionali e Quadriennali in Italia e all'Estero (Grand Palais, 1990) riceve numerosi premi e riconoscimenti. (Comunicato stampa)




Umberto Chiodi - Crossage XXXVI - mista su carta cm.140x110 2014 Umberto Chiodi: Crossage
termina il 10 gennaio 2015
Galleria Studio d'Arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

Le opere in mostra fanno parte di un ciclo di lavori dal medesimo titolo che l'artista ha realizzato fra il 2013 e il 2014. La prima parte del progetto è stata presentata in anteprima al Museo d'Arte Contemporanea di Lissone nel settembre 2013. Nella serie Crossage, il disegno, punto di partenza della ricerca espressiva di Chiodi, si fonde con altre tecniche (collage-intarsio-intaglio) dando vita a un linguaggio ibrido, collassato e dinamico allo stesso tempo. Gli elementi di recupero usati per il collage sono immagini tratte da riviste d'epoca, album di famiglia, carte geografiche o tappezzerie. Questi frammenti vengono impiegati alla maniera di campiture pittoriche che non si limitano ad accordare al soggetto dell'opera le sue cromie, ma contengono dati visivi in grado di conferirgli precisazioni semantiche.

Ogni elemento, ossessivamente, ha una sua funzione nel discorso e, attraverso la tecnica dell'intarsio, viene fatto collimare in modo da alludere ad una serie di "incidenti" letterali e figurati. Così che il mondo naturale, citato attraverso fotografie di recupero o carte marmorizzate che lo stesso artista realizza, è oppresso da elementi meccanici che lo blandiscono a guisa d'ornamento. Anche nel modo in cui viene trattato il disegno traspare la stessa ambiguità del collage: la forma racchiude contorsioni segniche simili a schiere di piccole croci o a cancellature usate per obliare un testo scritto. Il fondo di ogni opera viene intagliato per diventare segno, simile a un sistema arterioso di un corpo specchiante attraverso cui l'osservatore può confrontarsi.




Opera di Alan Gattamorta Alan Gattamorta: Rossi 4
Mostra in linea

termina il 25 gennaio 2015
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 65 acrilici su carta.






Gino Fossali - La presa del potere dell'Olimpo - trittico Gino Fossali
termina il 20 dicembre 2014
Spazio Tadini - Milano
www.spaziotadini.it

Tra gli artisti che hanno dato un contributo importante alla città di Milano tra gli anni 60 e gli anni 70 troviamo Gino Fossali, scomparso nel 2002. Nella sua pittura si individuano tutti gli elementi che hanno contraddistinto i cambiamenti culturali e tecnologici di quegli anni come per esempio l'uso della televisione. L'artista ha fatto del racconto della mitologia e dei falsi miti creati dall'uomo, della fragilità umana, della tragicità delle forze della Natura e della complessità dei poteri sociali gli argomenti principe dei suoi lavori artistici.

Temi importanti, a volte drammatici, come il ciclo di opere sul Vajont, eppure raccontati con una finezza di tratti e di colore capace di smorzare i toni dei contenuti. Con il passare degli anni, nei suoi lavori pittorici il tratto diventa sempre più rapido e le scene più movimentate, mentre la scelta dei colori diventa sempre più selettiva fino ad articolarsi in un dialogo perpetuo tra colori freddi e caldi. Il viola dello spirito tanto quanto il celeste e il blu del cielo o del mare si sposano sempre con i rosa che quasi mai arrivano al rosso, ma mettono in rilievo la fertilità dei giovani verdi pieni di freschezza primaverile a cantare un inno alla vita anche nella piena consapevolezza della morte.

Tanto che la sua ultima opera è Germinazione. L'arte di Gino Fossali, come hanno scritto i critici che più hanno seguito il suo lavoro, come Giorgio Seveso e Antonio D'Amico, è densa di significati allegorici, ma anche cronaca della realtà. Una pittura impegnata, tipica di quegli anni, ma in cui Fossali, non perde mai i riferimenti alla storia passata e utilizza la mitologia greca come metafora di questa continua ricerca del divino. (Comunicato Ufficio stampa - Melina Scalise)




Enrico Benaglia - La notte è pronta per uscire - serigrafia su tela cm.80x58 Mostra collettiva di fine anno 2014
termina il 31 dicembre 2014
Galleria d'arte contemporanea Edarcom Europa - Roma
www.edarcom.it

Come ogni anno, tutta la superficie espositiva sarà allestita al fine di poter dare la più ampia visibilità a ciascuno degli oltre trenta artisti con cui la galleria collabora. Oltre 200 le opere in mostra tra dipinti, opere grafiche e sculture di alcuni tra i più importanti artisti attivi dalla seconda metà del '900 a i giorni nostri. La mostra collettiva di fine anno durerà per tutto il periodo natalizio fino al 31 dicembre 2014.

Opere di: Ugo Attardi, Mauro Bellucci, Enrico Benaglia, Franz Borghese, Ennio Calabria, Angelo Camerino, Michele Cascella, Tommaso Cascella, Giuseppe Cesetti, Angelo Colagrossi, Roberta Correnti, Marta Czok, Mario Ferrante, Salvatore Fiume, Felicita Frai, Franco Gentilini, Gianpistone, Emilio Greco, Renato Guttuso, Ivan Jakhnagiev, Andrea Marcoccia, Franco Marzilli, Piero Mascetti, Maurizio Massi, Sebastian Matta, Francesco Messina, Mauro Molle, Norberto, Sigfrido Oliva, Ernesto Piccolo, Giorgio Prati, Salvatore Provino, Domenico Purificato, Aldo Riso, Carlo Roselli, Sebastiano Sanguigni, Aligi Sassu, Cynthia Segato, Mariarosaria Stigliano, Orfeo Tamburi, Lino Tardia, Renzo Vespignani.




L'arte rigenerata di Rocco Borella (1920-1994)
termina il 23 dicembre 2014
Satura art gallery - Genova
www.satura.it

Questa mostra commemorativa - a cura di Mario Napoli in collaborazione con l'Associazione Rocco Borella - vuole celebrare il grande artista genovese Rocco Borella a vent'anni dalla sua scomparsa, ripercorrendo alcune delle tappe più importanti della Sua carriera artistica. Il suo percorso si avvia negli anni Quaranta sulla esperienza degli artisti di Corrente verso una scelta figurativa, per poi volgere all'astrattismo geometrico sull'esempio di Klee e Mondrian, avvicinandosi al gruppo romano di Forma 1. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta si precisa una sua ricerca artistica individuale basata principalmente sul colore, supportata anche dalla sua attività didattica, che lo conduce ai grandi raggiungimenti degli anni Sessanta e Settanta, congiunti ad artisti americani e svizzeri, oltre che italiani.

Nei due decenni successivi ritorna a una pittura gestuale, legata ai suoi inizi in campo informale rinnovando anche il suo interesse per il disegno e la ceramica. La mostra, oltre che commemorarlo, vuole definire nel dettaglio il suo percorso artistico, ma anche sottolineare le correnti, i movimenti e gli artisti che hanno concorso alla sua evoluzione pittorica; in primo luogo demarcando i contatti stilistici con i gruppi creatisi nel dopoguerra in Italia e con le forme di promozione di questa arte innovativa; in secondo luogo ricercando i punti di contatto con l'arte internazionale senza omettere l'intensa volontà di sperimentazione che ha sempre caratterizzato la sua storia artistica.




MAD 14 Mostra sull'attività didattica dell'Accademia di architettura di Mendriso MAD'14: Mostra sull'attività didattica

termina il 20 dicembre 2014
Galleria dell'Accademia di architettura (Palazzo Canavee) - Mendrisio (Svizzera)
www.arc.usi.ch

MAD è una panoramica sulla ricerca e sui risultati degli insegnamenti dell'Accademia di architettura di Mendrisio, riferiti all'anno accademico 2013/2014 e mostrati attraverso i lavori degli studenti. La pratica del fare architettura viene esposta nella sua più ampia aspirazione. Emergono l'attenzione ai concetti di luogo e di contesto, e le implicazioni di ordine paesaggistico e territoriale; tematiche che, tutte e con approcci diversificati, vengono esplorate sia negli atelier di progettazione sia nell'ambito dei corsi teorici.




Giovanni Femia - DOTTOR JEKYLL - acrilico su tela Giovanni Femia - RAY CHARLES - plastico su legno "Personaggi, acrilico-plastico"
Opere di Giovanni Femia


termina il 20 dicembre 2014
Palazzo Comunale - Morazzone (Varese)

Dopo le esperienze internazionali l'artista di Castiglione Olona Giovanni Femia torna ad esporre nel Varesotto, precisamente a Morazzone nella bella Sala Mazzucchelli del Municipio. Femia è pittore, scenografo, autore di racconti e di poesie (ha pubblicato due libri di liriche, 16 luglio e Promenade). Classe 1982, della generazione per cui le frontiere sono solo quelle dello spirito, l'artista ha viaggiato in terre lontane, dove ha soggiornato ottenendo ovunque consensi con mostre personali, concretizzando così un curriculum molto interessante per la sua giovane età. A Morazzone, viene presentata una rassegna di opere recenti.

Scrive il critico d'arte Fabrizia Buzio Negri nel testo per la mostra: "Talento e un pizzico di follia contraddistinguono le opere in esposizione: un mondo visionario da cui escono "giganti" che catturano la fervida fantasia di Giovanni a suggerire metafore, simboli, analogie, esistenti tra vita vissuta e contemporaneità. Sono una dozzina le opere, tra grandi tele dipinte nella gestualità improvvisa dell'acrilico e piccole tavole in legno con tessere in acetato a taglio laser a formare un mosaico astratto, fermato nel fluire di energie segrete, senza principio né fine."

Un contrasto apparente tra impulso del gesto e astrazione: vortici espressionisti di un colore fortissimo evocano personaggi come il Dottor Jekyll o Sancho Panza e, accanto, la trascendenza delle composizioni astratte fissano in un ordine apparente lo schema allusivo a Ray Charles, Jimi Hendrix, Frida Kalho, Salvador Dalì. "Passaggi veloci/sguardi fugaci/rubo anime/cerco amore". (Settembre dalla raccolta di liriche Promenade).




Glitch: Interferenze tra arte e cinema in Italia
termina lo 06 gennaio 2015
PAC Padiglione d'Arte Contemporanea - Milano

Collettiva, a cura di Davide Giannella, che riunisce opere di artisti italiani delle ultime generazioni, volte a esplorare le relazioni di linguaggio e contesto tra due diversi mondi. La mostra è la più ampia panoramica dedicata finora in Italia ad uno dei temi centrali dell'arte contemporanea. Glitch presenta una selezione di opere tra film, installazioni, fotografia e performance, realizzate da artisti italiani negli ultimi quindici anni, dal 2000 al 2015, con pochissime eccezioni che suggeriscono antecedenti e contrappunti. Si rifà al linguaggio dell'elettronica e del digitale: il glitch è una distorsione, un'interferenza non prevista in una riproduzione audio o video, un'onda breve e improvvisa che dura un istante e poi si stabilizza.

Un momento inatteso che può diventare rivelatore, come possono esserlo le opere in mostra: tracce di un territorio i cui confini sono in costante via di definizione, tesi e sfumati tra diversi sistemi critici, di produzione, distribuzione e fruizione. Filo conduttore è l'idea di storytelling, di rifrazione tra narrativa lineare e non lineare, verità e finzione, ma anche di ricerca attorno all'atto di guardare e di montare storie: elementi fondanti del cinema e trame dell'arte recente, ma soprattutto strumenti nella creazione di miti e immaginari attraverso differenti linguaggi. Il passaggio definitivo al digitale ha portato allo snellimento degli strumenti e all'assottigliamento dei costi nella produzione e distribuzione di immagini in movimento.

Quelle che sino a pochi anni fa erano, per qualità formale e costi, produzioni esclusive dell'industria cinematografica, sono oggi alla portata di un sempre più ampio numero di autori. Sempre più artisti visivi - anche in Italia - si sono avvicinati alla sperimentazione nell'ambito delle immagini in movimento, superando o discostandosi della videoarte per avvicinarsi al linguaggio più narrativo del cinema e all'immediatezza di internet. Il risultato è l'allargamento di quell'area di confine in continua evoluzione, l'interstizio tra territori attigui, ma ancora distinti, chiamato Art Cinema. Glitch si sviluppa su tre piani principali, tre aree che si muovono intorno all'idea di opera filmica.

Il primo livello, quello cinematografico, trasforma il PAC in un multisala con un programma di film d'artista proiettati in veri e propri mini-cinema realizzati ad hoc per la mostra. Le opere, raccolte in serie e per temi, avranno soprattutto carattere narrativo: produzioni di artisti che lavorano nella cornice dell'arte contemporanea o meta-film, appartenenti all'ampia categoria del cinema sperimentale. Il secondo livello, quello delle installazioni, contiene opere che instaurano relazioni con il linguaggio e l'immaginario cinematografico e funzionano come declinazioni, traduzioni o presupposti dei lavori filmici. Il terzo livello, quello performativo, proporrà performance come dispositivi dal vivo di immagini in movimento, presentando progetti che sfondano la dimensione dello schermo, oppure creano relazioni multimediali o ancora analizzano e sottolineano, reinterpretandoli, elementi specifici del cinema.

L'allestimento dei mini-cinema sarà realizzato con materiale Alcantara prodotto in due speciali versioni. Seguendo una precisa volontà di collaborare con altri progetti e istituzioni attive sul territorio, il PAC in quest'occasione collabora con Careof DOCVA e Milano Film Festival, due realtà che da anni a Milano si occupano rispettivamente di arte e di cinema. Come di consueto, il PAC ha in programma una serie di attività per avvicinare il pubblico alle opere in mostra, insieme a serate di approfondimento con proiezioni dedicate a monografie d'autore e selezioni di carattere tematico.

Davide Giannella (1980) è curatore indipendente. La sua ricerca è incentrata principalmente sulle relazioni tra il sistema dell'arte e i differenti ambiti dell'orizzonte culturale contemporaneo. Ha lavorato parimenti per istituzioni pubbliche come la Triennale di Milano (Junkbuilding, 2008, collettiva) e il Museo Marino Marini di Firenze (Glaucocamaleo, 2014, Luca Trevisani) e per gallerie private e spazi indipendenti come Ramiken Cruicible (New York; Surfing With Satoshi, 2013, Alterazioni Video) e Le Dictateur (Milano; UV-Ultraviolento, 2012, collettiva).

Glitch trasforma invece il PAC in un multisala e in una fantasmagoria sul cinema, per esplorare il territorio di confine tra arte, film e immaginazione, con l'ambizione di diventare anche punto di partenza per una ricerca continua sulle produzioni e sui modi di diffusione di lavori che, anche in Italia, alimentano uno dei luoghi più densi dell'attuale scena artistica internazionale. Obiettivo del Comitato Scientifico del PAC è infatti quello di amplificare il ruolo storico del Padiglione come osservatorio sulle nuove tendenze nelle arti e nelle culture contemporanee, con un'enfasi particolare sul rapporto tra arti visive e altri campi della creatività e del pensiero. (Comunicato Uffici Stampa Civita)




Opera di Luciana Matalon - 2014 Luciana Matalon: Mondi interiori
termina il 23 dicembre 2014
Museo Fondazione Luciana Matalon - Milano
www.fondazionematalon.org

Selezione di opere che rappresentano e ripercorrono oltre cinquant'anni di intensa attività artistica di Luciana Matalon, veneta di nascita, milanese di adozione. Artista poliedrica, esordisce a Milano nel 1968, si dedica a scultura, pittura e creazione di gioielli. La sua riflessione sullo scorrere del tempo e la persistenza della memoria, l'anelito alla conoscenza dell'uomo e i significati celati dagli abissi stellari, cui inevitabilmente l'individuo tende dalla sua nascita, sia in senso storico che antropologico. Luciana Matalon è abile nel rendere visivamente questo "scavare" per allargare la polarità natura-cultura all'orizzonte atemporale di materia-memoria: "ritorni e recuperi, analogie e corrispondenze, riflessioni e interpretazioni sottendono all'intenzionalità di riattivare un processo ciclico che riguarda la natura umana in tutta la sua estensione spazio-temporale, dalle origini al presente", come scrisse della sua cifra stilistica Miklos N. Varga.

O ancora, nelle parole di Jolanda Pietrobelli, che annovera l'artista tra i "poeti incantatori": "attraverso le sue 'ruberie' di antiche radici, attraverso i suoi taccuini di viaggio, porta in superficie 'vite passate' dando corpo e materia a figure di ansietà impegnate in rigide mutazioni. (...) Quello di Luciana Matalon è un racconto di poeti incantatori, sensibili, attuali che fanno vibrare nella loro liricità i fantasmi della memoria".

Sarà anche eccezionalmente esposta la collezione permanente della Fondazione, con opere pittoriche e scultoree di artisti contemporanei e del Novecento, trai quali segnaliamo: Armodio, Balsamo, Butturini, Calabria, Carini, Castellani, Cejalvo, Cigoli, Circiello, Consoli, Costalonga, Dova, Fabiani, Koler, Levi Montalcini, Marioni, Molina, Rotella, Scaini, Scanavino, Starita, Tonello, Tornquist, Valentini, Zanierato.




Opera di Viviana Zinetti Colori in movimento
termina il 31 dicembre 2014
Europalace - Monfalcone
www.amebe.com

Doppio appuntamento per questa collettiva presentata dalla Bottega d'Arte "Amèbe" di Trieste: l'arte pittorica s'incontra con uno dei balli più avvolgenti e seducenti: il Tango. Mentre una sezione espositiva è dedicata ad un gruppo di pittori, nell'altra parte sono esposti i lavori dell'artista Viviana Zinetti che, in una personale, presenta una serie di quadri dedicati al Tango. E' interessante notare come anche la pittura, e non solo il ballo o la musica, abbia un suo "ritmo" che cambia a seconda dello stile del pittore. Affascinati dai tangueri dipinti e dai colori degli altri artisti in mostra, si rimane colpiti e ammirati da tutte queste opere dove il ritmo pittorico si fa musica e l'immagine, completata dal colore, si fa movimento. (Gabriella Machne - curatrice artistica)

- Alberto Crismani: dall'amore per l'Africa riporta sulle tele colori scintillanti e vivi.
- Susanna De Vito: colori studiati e intensi, creano un'atmosfera rarefatta e originale.
- Bruno Dalfiume: pittura cromatica possente e surreale, di forte impatto visivo.
- Sonia D'Alessandro: leggera e vibrante, esprime una poetica atmosfera coloristica.
- Margherita Donnarumma: si presenta con un pensiero pittorico veloce e dinamico.
- Pasquale D'Ambrosio: ogni suo quadro ha un bisogno primario di sfumature irripetibili.
- Gian Carlo Domeneghetti (Dom): l'iperrealismo minuzioso dalle trasparenze colorate.
- Marisa Ferluga: mosaicista, ricava un "ricamo di poesia e pietre" moderno e originale.
- Carla Fiocchi: con la pittura En plein air "cattura" tutte le sfumature della natura.
- Maurizio Leoni: paesaggista, interpreta la natura con tocco personalissimo, quasi naif.
- Erika Musmeci: si esprime con il disegno e predilige il carboncino e sanguigna.
- Fulvio Musina. Iperrealista, colorato e fantasioso. Minuzioso nei particolari.
- Claudio Martincic: con maestria e poesia rappresenta in modo reale paesaggi e scorci cittadini.
- Maria Saule: artista dallo stile figurativo, comunica l'arte con semplicità e intuito.
- Alvise Vendramin: surrealismo: ma i suoi lavori ama definirli "i miei pupoli".
- Bruna Zazinovich: con stile informale, crea uno shakj-dripping (sgocciolato-agitato) d'effetto.
- Viviana Zinetti: passione e ballo sono i due elementi che uniscono le sue opere pittoriche.




Lisandro Rota - Furto di nettare - acrilico su tela Lisandro Rota: "Boutades"
termina il 30 dicembre 2014
Galleria Mercurio Arte Contemporanea - Viareggio (Lucca)
www.mercurioviareggio.com

Lisandro Rota (Lucca, 1946) ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo: nella galleria viareggina, diretta da Gianni Costa, presenta un ciclo di recenti dipinti ad acrilico su tela. La sua pittura - collocabile nel filone del realismo fantastico toscano - ha nella figura femminile il suo elemento cardine. Le sue donne sovrabbondanti sono affini a certi personaggi dei film di Fellini per il taglio caricaturale, tanto caro al regista di Rimini, con cui Rota definisce le sagome e le psicologie, evidenziate con sottolineature sarcastiche e paradossali.

Figure debordanti ma al tempo stesso leggerissime, buffe ma aggraziate, si stagliano in composizioni sapientemente costruite e orchestrate, dando vita ad un'armoniosa sinfonia pittorica. In questo singolare caleidoscopio in cui gli spunti burleschi si combinano con quelli lirici, Rota sviluppa il proprio messaggio pittorico, che si pone l'obiettivo di far sorridere, riflettere ed emozionare lo spettatore, trasportandolo in una dimensione giocosa ma al contempo ricca di valenze simboliche. La mostra è corredata di catalogo con introduzione di Filippo Lotti.




Dominik Fras
termina il 22 dicembre 2014
Mini Mu (Parco di San Giovanni) - Trieste

I lavori qui esposti, sia per la tematica e sia per l'uso molto radicale del bianco e nero privilegiano un uso controllato e meditato di soggetti e materiali sensibili all'effetto monocromatico, volendo così prendere le distanze, da reportage o still life che privilegiano l'uso molto smaccato del colore. Il tema guida (i ponti, e più in generale i manufatti della grande archeologia industriale) permette all'autore di guardare alla realtà ritratta, con un certo disincanto, ma anche con una memoria storica che non si lascia scavalcare dal sentimento della pittura, per raggiungere variazioni che stanno al limite della riflessione interiore assai più che una registrazione di luoghi: in queste inquadrature troviamo il silenzio, l'orizzonte ampio, talvolta il dato storico, il manufatto umano, senza il dovere di riconoscersi in una inclinazione sentimentale per la propria terra, per l'aspetto sociale o simili.

Si tratta, allora, di immagini comprensibili (diciamo pure riconoscibili), eppure toccate dalla purificazione formale che sottotraccia le accompagna: là dove la forma conchiusa trova la sua ragione d'essere nell'iterazione del tema, la narrazione nel perdere il suo soggetto primo (l'uomo e la scansione temporale delle sue azioni), riconduce il tutto al bisogno di una scoperta continua: non più verità, bensì condizione soggettiva; e le impeccabili immagini di Dominik Fras ne divengono il segno incontrovertibile. La luce è cruciale per ogni fotografo, e l'autore non solo dimostra di saperla sfruttare, ma la trasforma conseguentemente al soggetto ripreso. Nei suoi rigorosi b/n le luci lampeggianti di una qualsiasi città rivelano le rigide strutture di ponti e di stazioni ferroviarie con violenti contrasti rispetto all'oscurità della notte. Potremmo quasi permetterci di affermare che ci fissano nella loro silenziosa astanza. Ma anche là dove l'autore tocca delle sequenze a colori, una luce diffusa e debordante stempera i soggetti nei tenui paesaggi che li contengono.




Marina Apollonio - Dinamica circolare - serigrafia su alluminio cm.50x50 Giulio Turcato - L'acropoli - olio e collage su tela cm.100x70 1971 Morandini - Marienza - plexiglass cm.25x25 2012 Roberto Crippa - Geometrico - olio su tela cm.50x70 1950 Offerta libera!
termina il 23 dicembre 2014
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Non è un'asta ma è come se lo fosse, è una proposizione di opere d'arte contemporanea con una base di partenza ma senza battitore né sessione di battuta. Una selezione di autori, dai protagonisti del mercato attuale ad artisti altrettanto storici e importanti, temporaneamente (o momentaneamente) snobbati dal collezionismo attuale ma pur sempre considerati "Maestri" dell'arte italiana del dopoguerra. Saranno presentate opere uniche su tela, su tavola, su carta, opere seriali, sculture in bronzo, in legno, in ceramica, in materiali sintetici quali il perpex. Oltre a questi, ci saranno opere di autori giovani o dalla carriera non conclamata ad allettanti quotazioni da outlet.

Alle pareti riccamente allestite si potranno trovare opere di: Dadamaino, Dino Buzzati, Maurice Henry, Lucio Fontana, Marina Apollonio, Giancarlo Cazzaniga, Roberto Crippa, Fortunato Depero, Tino Vaglieri, Giuseppe Banchieri, Lanfranco, Guy Harloff, Bruno Cassinari, Luciano Minguzzi, Augusto Murer, Marcello Morandini, Jorrit Tornquist, Remo Brindisi, Maria Papa, Giuseppe Migneco, Eugenio Carmi, Max Ernst, Giulio Turcato, Giovanni Cerri, Aldo Carpi, Giuseppe Mignozzi, Bice Lazzari, Bepi Romagnoni, Sebastian Matta, Maria Mulas, Contenotte, Elvio Becheroni, Giuseppe Chiari, Carlo Guarienti, Umberto Mastroianni, Ernesto Treccani, Jesus Rafael Soto.




Opera di Mariagrazia Pontorno Mariagrazia Pontorno: Tutto ciò che so
termina il 17 gennaio 2015
Galleria Passaggi - Pisa
www.passaggiartecontemporanea.it

Il progetto attorno a cui l'artista ha lavorato declina in maniera singolare la pulsione conoscitiva che è alla base sia della la ricerca artistica che di quella scientifica. Particolarmente sensibile al rapporto tra arte, natura e tecnologia, Pontorno ha realizzato un corpus di opere che si ispirano ad alcune vicende legate alla storia dell'Orto Botanico di Pisa, tra i più antichi orti botanici universitari del mondo, fondato nel 1543 da Luca Ghini. La stratificazione di eventi storici, come nei precedenti lavori dell'artista, è ancora una volta pretesto per raccordare tradizione e contemporaneità, cultura analogica e digitale, movimenti interiori e forme del pathos.

Proprio a partire dalle suggestioni di alcuni disegni di orchidee che Luca Ghini spedì a Leonhart Fuchs per il suo erbario, l'artista ha realizzato due sculture in cui bellezza formale e precisione scientifica trovano un punto di equilibrio e di incontro. Modellate in 3D e stampate attraverso la tecnica della stereolitografia, le immagini di sintesi hanno preso corpo in forme tridimensionali che restituiscono il fascino estetico e la valenza rigorosamente tassonomica degli antichi erbari. La dimensione perturbante e scientificamente ingovernabile delle forze naturali è messa in scena in un video di animazione riferito a un accadimento storico del 1935, quando un secolare cedro del libano venne sradicato da una tempesta: le radici e i cieli sono del resto immagini care all'artista, che ha accolto tale notizia quasi come un invito.

Un avventuroso viaggio in Brasile del naturalista Giuseppe Raddi nel 1817, al seguito dell'Arciduchessa Leopoldina d'Asburgo Lorena, ha ispirato invece la realizzazione di una serie di lightbox. Durante la permanenza in Brasile, durata circa un anno, Raddi raccolse e catalogò specie di felci sino ad allora sconosciute, oggi custodite presso l'Orto Botanico di Pisa e oggetto di dialogo e scambio tra scienziati a livello internazionale. I tre lightbox di Mariagrazia Pontorno collocano le felci nei paesaggi in cui sono state rinvenute, ma in maniera non naturalistica, quasi a voler evocare, tra le altre cose, quella condizione di meraviglia e sperdimento che anche lo scienziato si trova a esperire di fronte a una natura sconosciuta e misteriosa, utilizzando metodologie di indagine che coniugano rigore e immaginazione.

La dimensione perturbante e scientificamente ingovernabile delle forze naturali è messa in scena in un video di animazione riferito a un accadimento storico del 1935, quando un secolare cedro del libano venne sradicato da una tempesta: le radici e i cieli sono del resto immagini care all'artista, che ha accolto tale notizia quasi come un invito. Mariagrazia Pontorno ha inoltre realizzato quattro collage che documentano i molteplici aspetti di cui si è alimentato il progetto: letture, sopralluoghi all'Orto Botanico di Pisa, incontri e interviste con studiosi e addetti ai lavori. Una sorta di taccuino di viaggio per immagini, che visualizza i temi centrali della mostra: dalle modalità attraverso cui arte e scienza esplorano e ci restituiscono versioni del mondo, alle forme di solidarietà basate sugli scambi culturali, al viaggio come momento di conquista intellettuale e non territoriale.

Mariagrazia Pontorno (Catania, 1978) attualmente insegna Applicazioni digitali per le arti visive presso l'Accademia di Belle Arti di Catanzaro. La sua ricerca artistica è focalizzata sull'uso dell'animazione 3D, così da ri-creare immagini che rimandano alla vita quotidiana e allo scorrere del tempo. Il 3D è un linguaggio che le permette di evocare paradossi visivi: ciò che sembra familiare, sicuro e conosciuto improvvisamente appare distante, estraneo e perturbante. Grazie all'uso di sofisticati software di video-animazione, l'artista ricostruisce in modo realistico scene il cui confine tra realtà e finzione appare labile e immateriale, doppi artificiali il cui scarto con il corrispettivo analogico dà vita a cortocircuiti dello sguardo.

Il suo lavoro è stato esposto in musei italiani e internazionali tra cui: il MACRO di Roma, il Biedermann Museum di Donaueschingen, la Stadtgalerie di Kiel, il MLAC di Roma, il Museo di Castel Sant'Elmo di Napoli, l'Art Center di Thessaloniki, il Museo Riso di Palermo, il CIAC di Genazzano. E in gallerie private e spazi no profit come: Monitor, Roma; Lithium Project, Napoli; Murat 122, Bari; ISCP, New York; HSF, New York; casa Musumeci Greco, Roma. (Comunicato Ufficio Stampa Silvia Pichini - silviapichini@ngi.it)




Giovanni Cerri - La schiava turca (da Parmigianino) - olio cm.73x60 2014 Antonio Mignozzi - da Piero della Francesca, particolare della battaglia di Costantino e Massenzio - affresco su legno cm.35x40 Giovanni Cerri, Antonio Mignozzi, Karel Zlin
La Renaissance italienne revisitée


termina il 15 gennaio 2015
Galerie Orenda Art - Parigi
www.orenda-art.com

L'esposizione, che conferma il sodalizio tra la Galleria Cortina Arte di Milano con Orenda Art International, propone una rivisitazione di un periodo artistico tra i più importanti della storia dell'arte italiana moderna: il Rinascimento, filo conduttore che unisce i protagonisti di questa mostra a cura di Nicolas Rostkowski. Karel Zlin (Zlin, Repubblica Ceca, 1937), Antonio Mignozzi (Trebisacce, Cosenza, 1942), Giovanni Cerri (Milano, 1969). Tre figli d'arte, tre pittori figurativi, tre generazioni che esibiscono le loro opere profondamente legate al tema rinascimentale con rivisitazioni e ispirazioni mai banali, personalissime, sia tecnicamente che stilisticamente. Un salto in un'epoca d'oro del passato re-interpretata con sguardi contemporanei. (Comunicato Associazione Culturale Renzo Cortina)




Massimo Listri - Auditorium Ibirapuera - Oscar Niemeyer - Sao Paulo - Brasile Massimo Listri: Geometria della bellezza
termina il 20 dicembre 2014
Galleria Francesca Antonacci - Roma
www.francescaantonacci.com

Mostra dedicata a Massimo Listri, fotografo d'interni tra i più famosi del mondo. La mostra è concepita come un'appendice all'esposizione di cui Listri è in questi giorni protagonista ai Musei Vaticani con il suo ciclo di lavori sulle collezioni pontificie dei marmi antichi. Francesca Antonacci propone una selezione di scatti in cui ben si evidenziano quei valori formali di equilibrio e simmetria che sono da sempre al centro del mondo visivo dell'artista, inquadrature di ritmo armonico e geometria cristallina che fanno apparentare il suo linguaggio a quello della poesia.

Come scrive Giorgio Antei, Massimo Listri non parla in prosa "i suoi scatti sono rime". Chi ha imparato ad apprezzare Listri come narratore della tradizione culturale europea ben rappresentata dai suoi famosi ritratti di musei d'arte antica, palazzi nobiliari, biblioteche e archivi conventuali e palatini si farà certamente sorprendere da alcuni dei lavori in mostra, peraltro tra i più belli. Saranno infatti esposti anche i meno conosciuti scatti "neoplastici", quelli cioè dedicati alle architetture razionaliste di maestri della visione contemporanea dello spazio, scatti in alcuni casi inediti o mai esposti in Italia.

Scrive Camillo Langone, penna raffinata e spiritosa: "Oscar Wilde voleva vivere all'altezza delle sue porcellane, io voglio vivere all'altezza delle foto di Massimo Listri, il più grande fotografo italiano d'interni... Listri scatta foto bellissime in ambienti bellissimi, quindi è bellezza al quadrato, un fulgore che alle persone troppo sensibili potrebbe causare capogiro (la sindrome di Listri). Ma anche le persone di sensibilità media mentre si avvicinano alle sue grandi immagini sentono una voce oltremondana che domanda:" Ne sarai tu degno?". In un'epoca in cui l'azione dell'uomo viene soprattutto narrata come impatto distruttivo sull'ambiente, Listri ricorda in controtendenza che l'uomo non è soltanto il demolitore del mondo che lo ospita ma anche il creatore di ambienti che per grazia, fulgore ed eleganza competono orgogliosamente con la natura. (Comunicato stampa Scarlett Matassi)




Jeremy Mann- New York Jeremy Mann - Figure Jeremy Mann - Sunset Jeremy Mann
Impressions. Aujourd'hui


termina l'11 gennaio 2015
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
www.barbarafrigeriogallery.it

La Barbara Frigerio Contemporary Art è lieta di presentare, per la prima volta in Italia, una personale dell'artista statunitense Jeremy Mann, definito da molti un pittore impressionista dei nostri giorni. Nelle sue vedute cittadine, soprattutto San Francisco e New York, riesce ad afferrare l'atmosfera e il fermento della vita contemporanea, soffermandosi, con un dettaglio quasi fotografico, su alcuni elementi e suggerendone, con pennellate più veloci, altri. Il tutto viene descritto con una grande maestria pittorica ed un raffinato senso estetico. Elemento, quest'ultimo, che è ancora più evidenziato nei ritratti femminili. Le protagoniste di questi dipinti sono donne contemporanee, che vestono i panni di dame di altri tempi: creature neoboldiniane immerse in abiti da sera, che avvolgono non soltanto i loro corpi, ma l'intero scenario circostante, trasformandolo in un ambiente languido e sognante, degno di un vero esteta contemporaneo.

Jeremy Mann (Cleveland - Ohio, 1979) è un pittore realista, laureato presso la locale Università con una laurea con lode in "Fine Art-Painting" (Pittura). In seguito, si è avventurato in California dove ha conseguito il Master con lode alla Academy of Art University di San Francisco. Da allora, il nome di Jeremy Mann ha cominciato ad essere sempre più citato nel mondo dell'arte. Mann lavora su pannelli di legno ed utilizza varie tecniche. I suoi quadri sono realizzati macchiando le superfici delle tele, asciugando le vernici con solventi e applicando materiale verniciante granuloso con un diffusore. Vivendo nel centro di San Francisco, Mann dipinge le sue immediate vicinanze con un'espressione intima e dinamica. Lodato dai critici e collezionisti, i suoi lavori recenti hanno occupato spesso le copertine della riviste americane per collezionisti d'arte. Ha vinto numerosi premi fin da quando era un artista apprendista e si è aggiudicato trofei prestigiosi in più di una categoria. Collabora con una ventina di gallerie d'arte.




Opera di Franco Fontana Franco Fontana. Full Color
Palazzo Incontro - Roma
termina l'11 gennaio 2015
www.civita.it

Dopo il successo ottenuto a Venezia, dove la mostra è stata realizzata dalla Casa dei Tre Oci, Prima grande retrospettiva a Roma di Franco Fontana - curata da Denis Curti - con 130 fotografie che raccontano la sua lunghissima storia di fotografo conosciuto in tutto il mondo. Colori accesi, brillanti, talmente vibranti da apparire irreali. Composizioni ritmate da linee e piani sovrapposti, geometrie costruite sulla luce. Paesaggi iperreali, più veri del vero, surreali, sospesi, spesso impossibili.

Proporzioni ingannevoli in cui non c'è spazio per l'uomo. Figure umane svelate in negativo, sublimate in ombre lunghe. Presenza e assenza contemporaneamente. Corpi come paesaggi, e pianure e colline dai contorni antropomorfi. Questi sono i tratti distintivi che rimandano immediatamente ed in modo inequivocabile al linguaggio visivo di Franco Fontana. Suddivisa in diverse sezioni tematiche, la mostra propone i paesaggi degli esordi (anni '60) passando per le diverse ricerche dedicate ai paesaggi urbani, le piscine e il mare.




Gianluca Cavallo - Post it - inchiostro su carta - dimensioni variabili 2014 Gianluca Cavallo - Mèditation - olio su tela cm.60x50 2013 Gianluca Cavallo: La giostra di Ismaele
termina l'11 gennaio 2015
Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte - San Giovanni La Punta (Catania)
www.fondazionelaverdelamalfa.com

In occasione della Decima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte propone un doppio appuntamento con l'arte contemporanea: la personale di Gianluca Cavallo, a cura dell'architetto Giuseppe Ingaglio e un concerto di musica dotta contemporanea, "Musiche del XX secolo", dedicato al compositore austriaco Alban Berg a cura della professoressa Graziella Seminara. La mostra, organizzata in collaborazione con CreativeRoom Art Gallery di Roma, spazio espositivo dedicato alla promozione di giovani artisti nazionali e internazionali, fondato nel 2008 da Lorenzo Cantarella che sarà presente all'inaugurazione insieme all'artista.

Il curatore Giuseppe Ingaglio, a proposito del giovane artista, Gianluca Cavallo (Cava de' Tirreni, 1976) scrive: "Lo sguardo silente di Ismaele, voce narrante del celebre racconto di Melville, scivola sulle pagine e sopravvive al rovinoso disastro del Pequod, fissando nell'immensità dei marosi uomini, cose e situazioni. E' il silenzio il protagonista del percorso artistico di Gianluca Cavallo: forme, colori, sguardi s'inseguono e si susseguono senza produrre suoni, rumori o frastuoni. (...) I protagonisti, talvolta percepibili oltre veli di nebbie mal celanti, altre volte sintetizzati da volti, articolati da volumi geometrici e plasticamente organizzati, si muovono silenti, posizionandosi sulla scena secondo un ordine predeterminato dall'artista. (...) Non è più il singolo soggetto che caratterizza l'attenzione di Gianluca Cavallo, ma la composizione delle ombre segniche, non una sintesi di un gruppo ovvero un insieme, come se provenissero da un accumulo."

Echi letterari, musicali e sacri si nascondono dietro la ricerca dell'artista di cui sarà esposta anche l'opera pittorica composta da sei tele - Il Teatro del bailo, 2013 - con cui Gianluca Cavallo ha partecipato alla 55esima edizione della Biennale d'Arte di Venezia. A seguire (ore 19.00) presso la sala "Elena La Verde", avrà inizio "Musiche del XX secolo", concerto dedicato a una selezione di opere del compositore austriaco Alban Berg a cura di Graziella Seminara. Nello specifico, saranno eseguite la Sonata op. 1 per pianoforte da Graziella Concas e Vier Stucke, op. 5 per clarinetto e pianoforte da Carmelo Dell'Acqua (clarinetto) e Riccardo Insolia (pianoforte).

Interdisciplinarietà, sinergia, scambio, arte contemporanea, edutaintment sono le parole d'ordine della Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte e del Presidente Alfredo La Malfa che dal 2012, sulle orme della precedenza direzione, continua a fare della fondazione un luogo di scambio e d'incontro tra l'arte contemporanea e la società. La Fondazione anche questa volta, dopo l'appena conclusa collaborazione con la Galleria Michela Rizzo di Venezia, ha deciso di percorrere la via della cooperazione e del confronto con giovani realtà espositive come quella romana e con professionisti del mondo delle arti visive e della musica contemporanea. (Comunicato stampa)




Paesaggi e pittori siciliani Di là del faro. Paesaggi e pittori siciliani dell'Ottocento
termina lo 09 gennaio 2015
Villa Zito - Palermo
www.mostradiladelfaro.it

Oltre 100 opere di artisti siciliani o stabilmente attivi in Sicilia sul tema del paesaggio che rappresenta, nel corso dell'Ottocento, uno dei motivi fondamentali attraverso cui viene elaborata una rappresentazione specificamente identitaria dell'isola. La mostra, curata da Sergio Troisi e Paolo Nifosì, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo, ospitata dalla Fondazione Sicilia e organizzata da Civita Sicilia, sottolinea l'impegno della Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo per la valorizzazione della cultura siciliana e delle sue espressioni artistiche più alte. Sebbene nella tradizione artistica isolana il genere paesaggistico sia assente o del tutto minoritario sino a buona parte del XVIII secolo, la letteratura di viaggio del Grand Tour e la ricca produzione di stampe a corredo avevano già individuato un repertorio di luoghi e fissato una iconografia ampiamente diffusi presso il pubblico colto europeo.

Questa visione, nel corso dell'Ottocento, verrà assimilata dai pittori isolani, che la immetteranno in una nuova sensibilità moderna, tra Romanticismo e Positivismo, in accordo con le tendenze del gusto nazionale e internazionale del tempo. La mostra copre un arco temporale ampio, che va dalla costituzione del Regno delle Due Sicilie sino all'epilogo della Prima Guerra Mondiale, riconoscendo in questa vicenda artistica dei caratteri relativamente omogenei. Un secolo quindi, durante il quale gli artisti siciliani, partendo inizialmente dai topoi figurativi della cultura neoclassica e del primo Romanticismo, mettono progressivamente a fuoco una modalità immaginativa del paesaggio che, pur nel legame profondo con i modi della pittura europea, e tuttavia satura della percezione consapevole della natura e della storia siciliane, cosi come avveniva contemporaneamente in altri ambiti, primo tra tutti quello storiografico.

Alla costruzione ideologica e valoriale del paesaggio siciliano concorrono infatti diverse voci, anche contraddittorie: l'esaltazione di una coscienza nazionale di stampo romantico; il fitto scambio linguistico con la geografia artistica nazionale e internazionale, anche grazie al moderno sistema di mostre che mette in rete, soprattutto dopo l'Unità, Roma, Firenze, Napoli, Torino, Milano ma anche Parigi, Vienna e Monaco; l'attività degli ateliers fotografici; la grande stagione della letteratura siciliana di Verga, Capuana, De Roberto e, infine, Pirandello.

L'esposizione si articola in sei aree tematiche che presentano i luoghi che la pittura ottocentesca siciliana predilige, con particolare attenzione al paesaggio costiero e a quello interno. Ad esse, si affiancano una sezione dedicata ai disegni con un corpus proveniente dalla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis e una dedicata alla fotografia con opere della Fondazione Alinari e di collezioni private. Tra le opere in mostra, la grande tela di Francesco Lojacono Dall'Ospizio marino, in prestito dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, e Conca d'oro di Ettore De Maria Bergler, proveniente dalla veneziana Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro. Rappresentati inoltre quasi tutti gli autori importanti della pittura ottocentesca siciliana, con opere provenienti sia da collezioni pubbliche che private: Giuseppe Patania, Tommaso Riolo, Francesco Zerilli, Giuseppe Sciuti, Antonino Leto, Michele Catti. Il catalogo della mostra è edito da Silvana Editoriale.(Comunicato Ufficio stampa Civita)




L'Orlando Furioso: incantamenti, passioni e follie
L'Arte contemporanea legge l'Ariosto


termina l'11 gennaio 2015
Palazzo Magnani - Reggio Emilia
www.studioesseci.net

L'esposizione intende celebrare Ludovico Ariosto (Reggio Emilia, 1474 - Ferrara, 1533), celeberrimo autore dell'Orlando Furioso. E' noto che l'Orlando Furioso - se si considerano le varie edizioni, le traduzioni in lingua straniera, gli adattamenti teatrali (come non ricordare la memorabile messa in scena di Luca Ronconi e Sanguineti nel 1969, che sarà peraltro documentata da alcune fotografie di Franco Vaccari) - è una delle opere - pur con qualche periodo di oscuramento - di più vasta ammirazione e interesse, proprio per la sua intima, così "moderna" struttura, con il perenne incastro di trame, "in un mondo", come scrive Gianni Celati, "dove tutti agiscono in stati di incantamento o di fissazione, prodotti dal gioco della sorte", "con un'idea del mondo come pura meraviglia senza inizio e senza fine" - credo che questo sia alla radice della sintonia della cultura letteraria americana con l'Ariosto, in un Paese di perenne ricerca di una frontiera da raggiungere e valicare.

Anche in campo artistico, la fortuna dell'Ariosto e del suo poema cavalleresco è stata assai diffusa - tra i tanti nomi che potremmo citare ci sono quelli di Tiziano e Guido Reni, di Fragonard e di Doré, con le infinite metamorfosi nei secoli del personaggio di Angelica (tra le quali Ruggero che salva Angelica di Ingres, conservato al Louvre di Parigi), così come nell'illustrazione moderna e contemporanea e nel cinema. La mostra, a quarant'anni dalle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario, nel 1974, della nascita dell'Ariosto a Reggio Emilia - che produssero iniziative espositive varie, in particolare al Palazzo dei Diamanti di Ferrara - parte in un qualche modo da quelle premesse - non casualmente la mostra reggiana riproporrà l'Omaggio all'Ariosto di Franco Vaccari -, presenta alcune opere successive, quali ad esempio le immagini scattate da Luigi Ghirri nel Mauriziano, e poi si concentra sugli esiti del confronto tra pittori, scultori, illustratori, autori di fumetti e fotografi, italiani e stranieri, con la figura dell'Ariosto e il testo dell'Orlando Furioso, per verificare l'influenza sull'immaginario creativo di una visione del mondo e delle umane esistenze che non può essere consegnata agli archivi del passato.

L'esposizione rivisita sommariamente la fortuna dell'Ariosto nel passato, partendo dalla preziosa collezione delle edizioni del Furioso di proprietà della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, e intende proporre le suggestioni esercitate dalla sua figura e dall'atmosfera, e soprattutto da specifici episodi del poema su alcuni tra i più importanti artisti contemporanei, italiani e stranieri: pittori e scultori (tra cui Tullio Pericoli, Emilio Isgrò, Giulia Napoleone, Mimmo Palladino, Vladimir Velickovic, Manolo Valdés, Joe Tilson, Philippe Favier, James Nares, William Xerra), illustratori e autori di fumetti, quali Lorenzo Mattotti, Gianluigi Toccafondo, Giuseppe Camuncoli, Matteo Casali, Paolo Bacilieri, Tuono Pettinato, Francesca Ghermandi, e la proposizione di parte della saga di Alejandro Jodorowsky sui "metabaroni", i guerrieri perfetti, di alcune tavole di Guido Crepax, Sergio Toppi, Grazia Nidasio, fotografi come Marco Bolognesi (che produrrà alcune fotografie, con ricostruzioni attualizzate sulla base delle suggestioni del cinema contemporaneo, sull'episodio in cui Ariosto parla dell'assedio di Parigi, emblema del destino della città caduta, Costantinopoli), e come Nino Migliori e Vittore Fossati, che si stanno recando a visitare i luoghi ariosteschi - la casa natale di Reggio Emilia, la casa a Ferrara, la Garfagnana: Ariosto ebbe incarichi pubblici da parte degli Estensi. esistenze che non può essere consegnata agli archivi del passato.

Come si può intuire da queste prime indicazioni, la mostra intende verificare la persistenza della fortuna dell'Ariosto, e del suo Orlando Furioso, la capacità del poema di muovere l'immaginario, non solo nella letteratura (per limitarci a un solo esempio, Italo Calvino e l'attuale, crescente attenzione nelle Facoltà americane di Letteratura), ma in campi artistici quali la pittura, la scultura, l'illustrazione e il fumetto, la fotografia.

Il catalogo della mostra, edito da Silvana Editoriale, vuole essere un libro che vada ben al di là dell'occasione espositiva, diviso in una decina di capitoli, ciascuno con l'introduzione di alcuni importanti autori italiani e stranieri (Gianni Celati, Giulio Ferroni, Valerio Magrelli, Ermanno Cavazzoni, Lina Bolzoni, Gino Ruozzi, Franco Farinelli, Luigi Ballerini, Massimo Ciavolella, Dennis Looney, Jim Jarmusch), del curatore della mostra, di critici e storici dell'arte e dell'illustrazione, corredati dalle immagini delle opere esposte, così da farne un volume che resti nel tempo come documento prezioso sull'Ariosto e sulla fortuna dell'Orlando Furioso. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Opera di Roy Lichtenstein Roy Lichtenstein
Opera prima


termina il 25 gennaio 2015
GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea - Torino

Esposizione dedicata ai lavori su carta e a grandi dipinti di Roy Lichtenstein, maestro della Pop Art, (New York (1923-1997). Per la prima volta arrivano in Italia 234 opere, grazie alla stretta collaborazione con l'Estate e la Roy Lichtenstein Foundation, oltre a importanti prestiti provenienti da prestigiosi musei internazionali come la National Gallery di Washington, il Museum of Modern Art e il Whitney Museum di New York, l'Art Institute di Chicago e da collezioni pubbliche e private europee e italiane. Insieme ai disegni, che abbracciano un arco temporale che va dai primi anni Quaranta al 1997, GAM presenta anche alcuni strepitosi grandi dipinti e una documentazione fotografica, testimonianza dell'artista al lavoro.

In passato i disegni di Roy Lichtenstein sono stati esposti solo in alcune rare occasioni: al CNAC di Parigi nel 1975 la mostra Roy Lichtenstein: Dessins sans bande, in seguito proposta anche a Berlino e Aachen in Germania. Nel 1987 il MoMA ha organizzato l'esposizione The drawings of Roy Lichtenstein. Infine, un nucleo di opere su carta è stato esposto nel 2005 presso il Museo de Arte Abstracto Español nella mostra I>Lichtenstein: En proceso/In process, presentata in seguito anche in alcune sedi museali in Spagna, Francia e negli Stati Uniti.

La mostra è prodotta congiuntamente da Fondazione Torino Musei e Skira editore, a cura di Danilo Eccher, direttore GAM. L'esposizione si focalizza, infatti, sulle Prime Idee, ossia le idee primigenie, fonte di ispirazione di opere che in un secondo tempo sono divenute i grandi capolavori conosciuti nel mondo. Il progetto curatoriale è sia il lato linguistico delle variazioni stilistiche dell'opera su carta, sia il mondo letterario che alimenta l'immagine di Lichtenstein, il suo modello narrativo fatto di sorprendenti sovrapposizioni di racconti e immagini.

Il catalogo, edito da Skira, raccoglie importanti saggi critici a cura di Danilo Eccher, Andrea C. Theil (Manager del Catalogo Ragionato Roy Lichtenstein Foundation), Bernice Rose (già curatore presso Il Department of Drawings del Museum of Modern Art, New York e attualmente Direttore di The Menil Collection's New Drawing Center and Study Center), Thomas Zacharias (già professore alla Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, critico, storico dell'arte e studioso delle opere su carta di Roy Lichtenstein). Dorothy Lichtenstein (Presidente) e Jack Cowart (Direttore esecutivo) della Roy Lichtenstein Foundation contribuiscono con preziose testimonianze sul lavoro del grande artista.




La collezione Renato Bruson
termina il 25 gennaio 2015
Palazzo Bossi Bocchi - Parma
www.studioesseci.net

Settanta opere donate alla Fondazione Cariparma da Renato e Tita Bruson. ln Collezione: Boldini, Fattori, Lega, Segantini, Signorini e i vedutisti veneti dell'Ottocento. La collezione di Renato e Tita Bruson è il frutto di costante e appassionata ricerca che ha permesso di creare dal nulla un corpus che negli anni si è arricchito sempre più mediante acquisti mirati e selezionati secondo una precisa direzione di scelta nell'ambito dell'arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La donazione comprende settanta opere; vi figurano importanti firme, ad esempio Giovanni Boldini (ben quattordici sono le opere del maestro ferrarese in collezione), Francesco Paolo Michetti, Giovanni Segantini, Pompeo Mariani; figurano anche nella collezione grandi macchiaioli toscani (Giovanni Fattori è presente con quattro opere), poi Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Niccolò Cannicci e importanti vedutisti veneti: i fratelli Guglielmo e Beppe Ciardi, Pietro Galter e Pietro Fragiacomo, Leonardo Bazzaro, Italico Brass e Ettore Tito.

Perché Parma? Perché Parma per Renato e Tita Bruson è la città dove hanno trovato i loro migliori amici, perché Parma è la città del Teatro Regio dove Bruson, debuttando in una importante serata nella Forza del destino di Verdi, iniziò l'ascesa verso una grande carriera che lo avrebbe proiettato nei più importanti teatri italiani e stranieri e sotto la direzione dei più importanti direttori d'orchestra. Il legame con Parma si rinnoverà molte volte nel corso di una gloriosa ultracinquantennale carriera, suggellandosi tra l'altro nel 1985 con il conferimento della cittadinanza onoraria.

La critica nazionale e internazionale ha sempre riconosciuto a Bruson straordinarie doti di cantante attore, mentre importanti musicologi lo definiscono cantante di portata storica. Nel corso della sua carriera Bruson ha ricevuto riconoscimenti, attestati, premi, etc. I media si sono abbondantemente occupati di Renato Bruson, etichettandolo volta per volta come Verdiano, Donizettiano, etc. Ma qualsiasi etichetta sarebbe riduttiva per una personalità artistica considerata dalla critica musicale come una delle più importanti nella storia del melodramma. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Fotografia - Festival Internazionale di Roma
Bernhard Fuchs in mostra


termina l'11 gennaio 2015
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea di Roma
www.fotografiafestival.it

Il Festival è dedicato quest'anno al Ritratto. Il fotografo austriaco, selezionato insieme ad altri cinque artisti, è presente con dodici opere. Il tema del ritratto viene affrontato ricostruendone il percorso storico e il ruolo nell'arte come importante strumento d'analisi della società contemporanea. Attraverso le opere della collettiva internazionale, il festival si prepone quest'anno di ricercare nel ritratto i diversi significati della rappresentazione fotografica intesa come strumento di conoscenza dell'altro. I ritratti in mostra rappresentano una scelta della prima serie completa di Bernhard Fuchs in cui il fotografo austriaco si confronta con il suo territorio d'origine, il bacino del Mühl, un affluente del Danubio in Alta Austria.

Si tratta di un dialogo muto che Fuchs instaura con chi ha di fronte creando una vicinanza che riesce a raggiungere solo mantenendo la distanza. I ritratti mostrano un nuovo insieme dato dall'unione fra uomo e territorio. Sono immagini bloccate, ferme, la cui fissità trasmette l'intimità del soggetto. Bernhard Fuchs (Haslach an der Mühl, 1971), si diploma all'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf nel 1997. Dal 1997 al 1999 segue la masterclass di Timm Rautert all'Accademia di arti visive di Leipzig. (Comunicato da Forum Austriaco di Cultura Roma)




David Lynch - Untitled (Lodz) - 2000 David Lynch - Untitled (England) - late 1980s early 1990s David Lynch - Untitled - Lodz 2000 David Lynch: The Factory Photographs
termina il 31 dicembre 2014
MAST Photo Gallery - Bologna
www.mast.org

La mostra - a cura di Petra Giloy-Hirtz, in collaborazione con il MAST e la Photographers' Gallery di Londra - raccoglie 124 opere di David Lynch. MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) ha aperto la sua Gallery, dall'ottobre del 2013, esclusivamente per opere di fotografia industriale della propria collezione con la presentazione di tre mostre. L'esposizione delle opere fotografiche industriali di David Lynch, assieme a suoi video e filmati, dà il via alla prima collaborazione con artisti diversi da quelli rappresentati nella propria collezione.

Le fotografie in bianco e nero testimoniano la sua fascinazione per le fabbriche, la passione quasi ossessiva per comignoli, ciminiere e macchinari, per l'oscurità e il mistero. In un arco di tempo di oltre trent'anni ha fotografato i monumenti decadenti dell'industrializzazione, edifici in laterizio decorati con volte, cornicioni, finestre e portali imponenti, impressionanti nella loro somiglianza con le antiche cattedrali. Rovine di un mondo che va scomparendo, in cui le fabbriche erano pietre miliari di un orgoglioso progresso e non luoghi desolati, scenografie per storie cariche di quell'aura emozionale caratteristica di Lynch. Le fotografie sono state scattate tra il 1980 e il 2000 nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles.

E' come se la fuliggine, i vapori o le polveri sottili che avvolgevano quei luoghi si fossero posate sulla superficie della carta: ne risultano immagini di straordinaria potenza sensoriale, come disegni fatti a carboncino, in cui il nero carico delle linee nitide, grafiche, taglia il grigio scuro dei campi. L'inconfondibile cifra di Lynch si svela in modo suggestivo nei soggetti scelti, nelle atmosfere, nelle nuance di colore di mondi arcani e surreali, nelle sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film. La mostra comprende 124 scatti - alcuni dei quali inediti - realizzati in due diversi formati: 28x35,6cm e 100x150cm.

Fanno parte della mostra un'installazione sonora dell'artista ed una selezione dei suoi primi cortometraggi, meno noti al grande pubblico, che verranno proiettati a ciclo continuo nel percorso espositivo: Industrial Soundscape, Bug Crawls, Intervalometer: Steps. In occasione della mostra verrà stampato, a cura della Fondazione MAST, un catalogo contenente 34 immagini tratte dalla mostra Factory Photographs, 14 delle quali inedite, con testi di Petra Giloy-Hirtz e Urs Stahel. Il volume David Lynch: The Factory Photographs di Petra Giloy-Hirtz, pubblicato da Prestel Verlag, Munich-London-New York, 2014, sarà disponibile all'ingresso della Gallery.

David Lynch, regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo. La sua formazione accademica è nel campo della pittura: studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, realizza qui, nel 1966, il suo primo cortometraggio. Si trasferisce in seguito a Los Angeles; il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un "cult classic". Per The Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) ha ricevuto la nomination all'Oscar per la migliore regia. Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999), Inland Empire (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990-1991) hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il francese César pour le Meilleur Film Étranger, la Palme d'Or du Festival de Cannes e il Leone d'Oro alla carriera della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. (Comunicato Ufficio Stampa Lucia Crespi)




Pintoricchio
La Pala dell'Assunta di San Gimignano e gli anni senesi


termina lo 06 gennaio 2015
Pinacoteca civica di San Gimignano
www.civita.it

Mostra dedicata al pittore umbro Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio. La pala che raffigura ai lati della Madonna in gloria i santi Gregorio Magno e Benedetto, fu dipinta tra l'ottobre 1510 e il febbraio 1512 per il monastero olivetano di Santa Maria Assunta a Barbiano, a pochi chilometri da San Gimignano e rappresenta l'ultima opera documentata dell'artista che morì l'11 dicembre 1513 in Siena, ove è sepolto, nella chiesa di San Vincenzo in Camollia. L'ultima stagione di attività del pittore è documentata in mostra anche da altre opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena.

Come rileva Cristina Acidini nel catalogo della mostra, edito da Giunti Arte Mostre e Musei, «se fra le altre insigni opere d'arte rinascimentale il Museo Civico di San Gimignano può esporre l'ultima grande pala di Bernardino Betti detto il Pintoricchio, con la Madonna in gloria tra i santi Gregorio Magno e Benedetto (1510-1512), ciò dipende strettamente dalla convergenza per certi aspetti eccezionale dei percorsi di storie diverse - nella storia civile e nello sviluppo economico, così come nella religione e nella cultura secolare -, una convergenza che fece fiorire la stagione artistica rinascimentale in Firenze e in Siena, includendo in essa San Gimignano, che dalle due città era ed è geograficamente equidistante».

Don Andrea Bechi, responsabile dei Beni culturali per l'Arcidiocesi di Siena, Colle di val d'Elsa e Montalcino, ci offre una lettura del significato più profondo della pala dell'Assunta: «L'immagine dipinta da Pintoricchio trasmette un convinto invito al carisma monastico, quale possibilità di anticipare la condizione celeste già durante l'esistenza terrena. In effetti la Madonna, vera e propria Regina degli angeli, irrompe nel paesaggio e si staglia maestosa all'interno di una mandorla, assisa sulle nubi del cielo e circondata da creature angeliche, due delle quali addirittura si abbassano al ruolo di sgabello per i piedi della Vergine. La città, invece, con i suoi traffici, rimane lontana, sparisce sullo sfondo, oscurata dalla grande sagoma della Vergine in mandorla, e perde di qualsiasi interesse al cospetto della sua imponente e dolce persona».

Con questa iniziativa prende avvio un più ampio progetto che, con cadenza annuale, intende proporre un approfondimento critico e storico intorno ai capolavori e ai maestri presenti nelle collezioni civiche. La mostra è organizzata da Opera, società del Gruppo Civita, che dal 1° gennaio 2014 gestisce per l'Amministrazione Comunale i servizi di accoglienza e valorizzazione dei Musei civici di San Gimignano. (Comunicato Ufficio Stampa Opera - Gruppo Civita)




Locandina mostra Le dame del Pollaiolo Le dame del Pollaiolo
Una bottega fiorentina del Rinascimento


termina il 16 febbraio 2015
Museo Poldi Pezzoli - Milano

La mostra dedicata ai fratelli Pollaiolo, una delle più importanti mostre realizzate, con il sostegno di Fondazione Bracco, nella storia del Museo Poldi Pezzoli, vedrà riuniti e messi a confronto, per la prima volta nella loro storia, tutti i quattro bellissimi ritratti femminili riferibili alla mano di Antonio e di Piero del Pollaiolo. Protagonista, con quelli delle altre tre signore, il celebre e affascinante Ritratto di dama, fra i maggiori capolavori della ritrattistica fiorentina della seconda metà del Quattrocento e assurto a simbolo stesso del museo milanese. L'esposizione presenterà inoltre una serie di dipinti, sculture, disegni, incisioni, oreficerie e ricami di grande qualità, a testimonianza dell'ampiezza e della complessità del talento di Antonio del Pollaiolo e della sua bottega. (Comunicato stampa Studio Lucia Crespi - Ufficio Stampa Skira)




Due manifesti originali con immagini e testi sulle vicende dell'ufficio postale di Trieste 3 Ufficio postale di Trieste 3
La storia del capoluogo regionale attraverso le vicende di uno dei suoi uffici più antichi


Sono oltre 13.000 gli uffici postali che offrono i servizi di Poste Italiane in tutte le regioni del bel Paese. Alcuni di questi sono davvero interessanti da un punto di vista storico: per le loro ambientazioni, per l'architettura e gli arredi, per il ruolo svolto per lo sviluppo di ben determinate aree metropolitane, provinciali e regionali. L'ufficio postale di Trieste 3 di piazza Verdi è uno dei più antichi della regione, situato nel cuore del centro storico, voluto attorno alla fine del XIX secolo dall'allora amministrazione Austro Ungarica, conscia della necessità di potenziare i servizi postali cittadini a sostegno delle contigue istituzioni bancarie, della Camera di Commercio, della Luogotenenza e del Governo Centrale Marittimo. Fondato nel 1872, l'ufficio denominato "Trieste/Tergesteo" si pone immediatamente al servizio di enti e amministrazioni. Alla fine dell'Ottocento, secondo la nuova classificazione degli uffici voluta dal governo imperiale, l'ufficio cambia l'originale denominazione in quella di "Trieste 3", nome conservato a tutt'oggi da uno dei negozi postali più frequentati e apprezzati dai triestini. Attraverso documenti originali e immagini esclusive è possibile intendere come le vicende lavorative di Trieste 3 intersechino quelle cittadine.

Per consentire alla clientela, e non solo, di conoscere le tappe principali di una storia postale particolare che viaggia accanto alla "grande" storia del capoluogo, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, inserito nell'Ufficio Comunicazione Nord Est di Poste Italiane, ha predisposto due manifesti originali che ripercorrono con immagini e testi sintetici le vicende dell'ufficio tergestino. I due manifesti fanno parte del materiale informativo esposto in Trieste 3, a disposizione della clientela (ma anche di scuole e appassionati della Storia) durante gli orari di apertura dell'ufficio postale. L'iniziativa nasce dal progetto "L'ufficio postale di ieri, oggi e domani" ideato dall'Uff. Comunicazione Nord Est di Poste Italiane. Una iniziativa che potrà essere replicata in tutti quei negozi postali protagonisti di vicende e servizi utili alle rispettive comunità locali con le medesime modalità osservate per narrare la storia dell'ufficio tergestino. (Estratto da comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste, 29 luglio 2014)




Moses Levy. Luce Marina
Una vicenda dell'arte italiana 1915-1935


05 luglio - 19 ottobre 2014, Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
30 ottobre - 01 febbraio 2015, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron - Firenze

Selezione di opere degli anni 1915-'35 per rievocare la Viareggio cosmopolita, magica e gaia di quel ventennio, eletta a luogo d'ispirazione, di passatempi e svaghi dall'elite culturale. Ed è in questo scenario, dove tutto è armonia, bellezza e "joie de vivre", definito da D'Annunzio "il più bello dell'universo", che la fervida fantasia di Moses Levy si alimenta, facendo rivivere sulla tela le sfumature del mare, il bianco candente degli ombrelloni, e i costumi variopinti delle bagnanti. Analogamente a un Picasso e a un Matisse in Costa Azzurra, egli fissa così la luce di quel mondo, cogliendone con rara percezione gli effetti nel cielo, nelle vele ondeggianti, negli aquiloni attraverso una straordinaria fantasmagoria di riverberi che finisce col farsi stile.

Dal dialogo con Viareggio, città prediletta che più di ogni altra ne ha influenzato la sensibilità visiva, la Fondazione Matteucci ha maturato l'idea della mostra dedicata a quella lunga e felice stagione, durante la quale nessun altro meglio di Moses Levy è riuscito a tradurre l'immagine scintillante e ruggente di una società vacanziera e mondana, al passo con i tempi. Sono gli anni che vanno dal primo conflitto mondiale alla grande depressione, ma ad un quadro tanto drammatico la sua vena creativa reagisce decisamente controtendenza con opere fondamentali, destinate a definirne la fisionomia europea.

Moses Levy si forma nel clima fortemente creativo di una Versilia nella quale spiccano personalità di grande rilievo come Lorenzo Viani, Enrico Pea, Giacomo Puccini e Mario Tobino. Ed è in quel lembo di terra già conosciuto da Rainer Maria Rilke come luogo ideale di meditazione e ispirazione, che egli si afferma come raffinato interprete di una "poetica dell'intimismo" e della "vita vissuta", per riprendere due felici definizioni di Carlo Ludovico Ragghianti.

Mentre s'intensificano i contatti con alcune delle personalità più ricettive dell'ambiente toscano - Plinio Nomellini, Felice Carena, Alfredo Müller, Elisabetta Chaplin - Levy partecipa alle rassegne della Secessione Romana del 1913-'14, e la sua presenza a Viareggio diviene sempre più assidua. Qui è tra i sostenitori, con Carrà, de Chirico, Primo Conti, Depero e l'inseparabile Viani, delle prime esposizioni di "Arte d'Avanguardia". Proprio in occasione di tali manifestazioni e di altre allestite nelle sale del Kursaa l, presenta le radiose marine, caratterizzate da quell'inconfondibile luce e atmosfera d'iridescente fulgore destinata a segnarne la grande fortuna.

La mostra, secondo un disegno monotematico, si concentra in una mirata selezione di circa quaranta dipinti filologicamente affini sia per cronologia, sia per tratto interpretativo. L'obiettivo è collegarli in un intimo dialogo teso ad evidenziare l'eccentrico e ricercato linguaggio formale, prima di quella svolta cruciale che, dalla limpida poetica tra le due guerre, si apre all'inquieto sentimento visivo della metà del Novecento. Nelle sedi di Viareggio e Firenze potranno essere ammirate alcune tra le opere più celebri: Donna in blu (1917), L'ombrellone bianco (1919), Spiaggia (1918), Madre e figlia sulla spiaggia (1919), Anna e l'amica (1920), Spiaggia e figure a Viareggio (1921), Ritratto di Leonida Repaci (1935), nonché testimonianze inedite di collezioni internazionali. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)




Giovanni Cerri - L'Impero - olio cm.100x80 2014 Giovanni Cerri: The great country

Istituto Italiano di Cultura a Copenaghen, 14 maggio - 06 giugno 2014
Istituto Italiano di Cultura a Colonia, 04 settembre - 27 settembre 2014
Museo del Legno Riva 1920 - Cantù (Como), 22 novembre 2014 - 06 gennaio 2015

La mostra itinerante dell'artista milanese Giovanni Cerri (Milano, 1969) è dedicata allo scenario di crisi epocale che mette in rilievo difficoltà, contraddizioni e disorientamenti. La pittura qui rappresenta l'eredità classica di una civiltà che è stata grande in epoca lontana si è consumata e mostra il suo vissuto eroico e mitico nella condizione di degradata sopravvivenza. Frammenti di antiche statue greco-romane, colonne di tempi, resti di quella remota storia compaiono in lande periferiche, dove l'energia dell'epoca industriale funge da sfondo, a suggerire il nostro contesto contemporaneo. Una "Pompei industriale" potremmo definirla, per la mescolanza delle due archeologie, quella classica e quella delle fabbriche che hanno costruito il Novecento. Siamo ora a un punto di svolta e quella bellezza un po' decaduta, sopravvissuta alle intemperie e ai conflitti, è ancora lì ad imporci il coraggio di una risalita e di una rinascita, un impeto d'orgoglio per una nuova energia di riscatto. Catalogo con testi di: Fabio Ruggirello,Lucio Izzo, Flaminio Gualdoni. Intervista a cura di Paul Kroker.

«(...) Giovanni Cerri constata con occhio lucido il dilavarsi del paesaggio che abbiamo eretto a figura dell'anima e a genere pittorico duraturo, quello su cui far riposare, possibilmente, l'idea tutta di naturale. E' un perdersi fisico, storico. Ma per lui, artista di valori, un perdersi anche e soprattutto etico. Il "bel modo di far paesi" di cui ragionava secoli fa Marcantonio Michiel non ha più luogo, oggi. Il disagio estetico è, tout court, malessere esistenziale, metafora della condizione umana tutta. A partire da qui, Cerri implica nelle sue opere i segni illustri d'un'altra bellezza allarmata, statue e colonne antiche che appaiono anch'esse, in questi scenari, come residui morenici del ritrarsi d'una civiltà. Lavatrici e colonne, pali della luce e teste romane, statue imperiali e graffiti lordanti... non c'è estetica delle rovine possibile in grado di riscattare queste solitudini.» (Flaminio Gualdoni - dal testo in catalogo)

E si rimemora il Pasolini delle Poesie mondane:
"Un solo rudere, sogno di un arco,
di una volta romana o romanica,
in un prato dove schiumeggia un sole
il cui calore è calmo come un mare:
lì ridotto, il rudere è senza amore". (...)

Giovanni Cerri (Milano, 1969) dal 1987 espone in mostre personali e rassegne in Italia e all'estero (Canada, Cina, Croazia, Francia, Germania, USA, Romania, Bolivia). Tra le mostre più recenti citiamo la personale Voyage en Italie tenuta alla Orenda Art International di Parigi nel 2013 e, nello stesso anno Giancarlo e Giovanni Cerri. Due generazioni di artisti milanesi, insieme al padre Giancarlo, alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno. Inoltre è in preparazione un ciclo di dipinti che reinterpreteranno volti classici del Rinascimento Italiano e saranno esposti alla Orenda Art International di Parigi (novembre-dicembre). L'artista poi sarà presente nella rassegna dedicata a Michelangelo alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno (settembre-ottobre). In Germania ha inoltre esposto presso la Verein Berliner Kunstler (Berlino, 1998), la Die Ecke di Ausburg (2002) e la Kuhn&Partners di Berlino (2010). (Comunicato stampa)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




hBar - Alberto Novello (aka Jestern, audio/video processing), Paolo Pascolo (flauto) Performance del duo hBar
Alberto Novello (aka Jestern, audio/video processing), Paolo Pascolo (flauto)


19 dicembre 2014, ore 18.30
DoubleRoom arti visive - Trieste
doubleroomtrieste.wordpress.com

In occasione del finissage della mostra "Hipster Happiness", doppia personale di Alberto Canevali e Gašper Kunšic selezionati da Massimo Premuda nell'ambito di Artefatto Zoom organizzata dai Poli di Aggregazione Giovanile del Comune di Trieste, si terrà una suggestiva performance del duo hBar che fonde il suono acustico del flauto con le sonorità digitali del computer. L'ispirazione ai principi fisici della fisica quantistica è alla base del lavoro di programmazione del computer che converte il suono del flauto in visuals in tempo reale. Il duo hBar, nato nel 2011 dall'incontro di Alberto Novello aka Jestern all'audio/video processing e Paolo Pascolo al flauto, ha all'attivo l'omonimo disco uscito nel 2012 per l'etichetta Dobialabel e un tour in Europa, Stati Uniti, Russia e Corea del Sud, dove nell'ottobre 2014 ha partecipato al Seoul Computer Music Festival.

L'evento si inserisce nell'ambito della mostra "Hipster Happiness", curata da Massimo Premuda, che intende mettere in luce, attraverso un linguaggio fresco e leggero, i punti di vista e le aspettative dei giovani d'oggi, nutriti di pubblicità e social media. L'immaginario che ne emerge riflette il clima d'incertezza tipico dell'età, ma anche dei tempi di profonda crisi economica e di mancanza di prospettiva, andandosi a rifugiare in veri e propri paradisi artificiali mutuati da internet, social media, televisione, pubblicità, grande distribuzione e da tutti i brand che ci accompagnano alla ricerca della "vera felicità".

Nel lavoro di Alberto Canevali in particolare l'aspetto scanzonato e marcatamente hipster dei suoi scatti viene stemperato da una ricerca sulle nuove relazioni familiari, in cui la famiglia non viene più imposta, e non la si sceglie neanche, ma ce se la inventa con una tale disinvoltura che anche il tema della cura dell'altro viene gestito attraverso gruppi di persone che non necessariamente devono essere legate da vincoli familiari o sociali, in una sorta di effimero e casuale della relazione che cela però l'infinito e il definitivo proprio di un presente eterno; il caldo di casa si trova dunque unicamente nel momento dell'incontro con l'altro, chiunque esso sia.

La ricerca di Gašper Kunšic investiga invece con l'installazione pittorica, temi e stereotipi propri della società dei consumi, interventi che passano dalla bidimensionalità della pittura a collage, alla tridimensionalità dell'installazione scultorea attraverso immagini oniriche prese, ad esempio, da una popolare marca di latte slovena, che rappresenta proprio il simbolo dell'identità della Slovenia, l'evocativo monte Triglav. Lavori potenti che inebriano e stordiscono lo spettatore in un immaginario pop fashion kitsch, popolato di oggetti del desiderio, icone Disney, sogni di massa e improbabili prodotti di consumo, che innescano da subito un cortocircuito nello spettatore, trasformandolo in breve in un accanito consumatore, sedotto dal potere delle immagini e dei messaggi generati dall'artista.




La scrittura visuale / La parola totale
termina il 15 gennaio 2015
Museo Nitsch - Napoli
www.museonitsch.org

L'esplorazione della produzione artistica più recente, ancora discussa, non del tutto sedimentata, la ricerca dell'arte sperimentale più avanzata e il sostegno alle pratiche, ai discorsi e alle narrazioni dell'arte contemporanea: è tutto questo Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee che, quest'anno, si arricchisce di una nuova collaborazione, con la Fondazione Morra/Museo Nitsch. "La scrittura visuale/La parola totale", è un ampio programma di mostre e incontri, a cura di Giuseppe Morra, sulla storia della poesia visuale fra Napoli, Genova, Milano, Firenze, Roma. Il progetto comprende una sezione riservata ai giovani artisti, Pre Post Alphabet, a cura di Eva Fabbris e Gigiotto del Vecchio, concepita come avvicinamento tra le opere degli iniziatori e delle figure cardine della poesia visiva e il modo di operare di alcuni artisti di generazioni successive.

Da settembre 2014 proseguirà fino a gennaio 2015 proponendo molteplici livelli di interpretazione: quello della documentazione, cui alludono i materiali cartacei, pubblicazioni, libri oggetto, poemi visivi, disegni, fotografie, scritture, periodici, cataloghi, riviste; quello delle risonanze sincopate nella sezione dedicata al cinema, al video, alle partiture sonore e alla performance teatrale, a cui fa seguito l'ambito critico che si fa carico di un impegno epistemologico volto alla divulgazione, attraverso presentazione di libri, convegni e conferenze animate da artisti, storici ed esperti.

"Il senso della mostra, scandita lungo un ampio arco temporale e geografico, capace di riscrivere, agitandole, le stabili coordinate del tempo e dello spazio" - scrivono Giuseppe Morra e Loredana Troise - "non va rintracciato nelle singole opere, quanto nel gusto collettivo e universale delle possibilità espressive impiegate; intense e intessute di segni e linguaggi differenti, le parole/immagini confluiscono e si confondono tra desideri, interessi e passioni, prendono corpo e si distaccano dal testo classico e si fondono in un nuovo contesto, espandendo il proprio potere.

La forza di questa impostazione risiede nella peculiarità di una pluralità di situazioni che raccontano l'eclettismo degli artisti della poesia visiva, le loro affascinanti personalità, la loro produzione di cui si avvertono, sottesi, tracce, suggestioni e fascini inediti. Il movimento della Scrittura Visuale, opponendosi alla massificazione culturale, ha attivato nel pubblico la capacità critica, nella reinvenzione e liberazione della parola scritta, di opporsi al conformismo che indugiava esclusivamente sulla parola o sul segno privo di significato". Le mostre e gli eventi in programma saranno accompagnate da una selezione di materiali cartacei, quali riviste, pubblicazioni periodiche, cataloghi, a cura di Domenico Mennillo e da una selezione di film d'artista, a cura di Mario Franco.

- 19 dicembre 2014

.. ore 16.00, Sala conferenze, presentazione del libro Tomaso Binga Scritture Viventi, a cura di Antonello Tolve e Stefania Zuliani, con intervento di Angelo Trimarco.
.. ore 19.30, Sala conferenze, Giovanni Fontana (performer) | Massimiliano Cerroni (live electronics)

Poèsie Sonore
Henri Chopin, Les accidents de la glotte en mai 2004, 2004
François Dufrêne, Batteries vocales (crirythmes), 1958
Ilse Garnier, Poème action Nr. 1, 1963
Pierre Garnier, Yamamama, 1963
Bernard Heidsieck, Vaduz, 1974

Concretismo Internazionale
Haroldo De Campos, Nascemorre, 1958
Augusto De Campos, Uma vez, 1957
Decio Pignatari, Beba Coca Cola, 1957
Vaclav Havel, Estraniazione, 1964
Vaclav Havel, Vita culturale, 1964
Vaclav Havel, Situazione complicata, 1968
Bohumila Grögerova & Josef Hirsal, Lite, 1960
Bohumila Grögerova & Josef Hirsal, Egoismo, 1962

Giovanni Fontana, poliartista, performer, autore di "romanzi sonori" è intervenuto in centinaia di festival in Europa, in America, in Oriente. E' autore di numerose pubblicazioni in forma tradizionale e multimediale. Il suo primo libro è il testo-partitura Radio/Dramma (Geiger, 1977), l'ultimo Déchets (Dernier Télégramme, 2014). Con Questioni di scarti (Polìmata, 2012) ha vinto il Premio Feronia 2013. Teorico della poesia epigenetica, ha scritto numerosi saggi, tra i quali La voce in movimento (Harta performing, 2003 - con CD) e Poesia della voce e del gesto (Sometti, 2004).

Ha curato per la rivista "Il Verri" il CD Verbivocovisual. Antologia di poesia sonora 1964-2004. Ha fondato la rivista di poetiche intermediali "La Taverna di Auerbach" e l'audiorivista "Momo". Attualmente lavora nelle redazioni di "Doc(k)s" e di "Inter-Art actuel". E' direttore di "Territori", rivista di architettura e altri linguaggi. Ha al suo attivo oltre seicento mostre di poesia visuale. La sua attività creativa è ripercorsa nella monografia Testi e pre-testi (Fondazione Berardelli, Brescia, 2009). Ha scritto testi poetici per svariati musicisti, tra i quali Ennio Morricone e Roman Vlad.

La scrittura visuale/La parola totale è un evento esemplare perché salda rigore metodologico, originalità critica e capacità di coinvolgere il pubblico attraverso studi che analizzano le poetiche visuali dal punto di vista sia storico che delle ricerche artistiche di questi ultimi anni, per delinearne prospettive e sviluppi futuri. "Il senso della mostra, scandita lungo un ampio arco temporale e geografico, capace di riscrivere, agitandole, le stabili coordinate del tempo e dello spazio" - scrivono Giuseppe Morra e Loredana Troise - "non va rintracciato nelle singole opere, quanto nel gusto collettivo e universale delle possibilità espressive impiegate; intense e intessute di segni e linguaggi differenti, le parole/immagini confluiscono e si confondono tra desideri, interessi e passioni, prendono corpo e si distaccano dal testo classico e si fondono in un nuovo contesto, espandendo il proprio potere.

La forza di questa impostazione risiede nella peculiarità di una pluralità di situazioni che raccontano l'eclettismo degli artisti della poesia visiva, le loro affascinanti personalità, la loro produzione di cui si avvertono, sottesi, tracce, suggestioni e fascini inediti. Il movimento della Scrittura Visuale, opponendosi alla massificazione culturale, ha attivato nel pubblico la capacità critica, nella reinvenzione e liberazione della parola scritta, di opporsi al conformismo che indugiava esclusivamente sulla parola o sul segno privo di significato".

Elenco delle proiezioni (ore 17.00)

- 13 novembre 2014
Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, Verifica Incerta (1964, 30')
Mario Schifano, Reflex (1964, 8') Vietnam (1967, 3')
Luca Maria Patella, Terra animata (1968, 7'), SKPM2 (1967, 30'), Vedo Vado (1969, 20')

- 14 novembre
Tonino De Bernardi, A Patrizia: l'irrealtà ideale, l'oggetto d'amore (1967)

- 18 dicembre
Sarenco, Collage (1968-1984, 75')

- 08 gennaio 2015
Sarenco, In attesa della Terza guerra mondiale (1985, 75')

- 09 gennaio
Sarenco, Benvenuto grande cinema (1986 75')

- 13 gennaio
Sarenco, Pagana (1987-1988, 75')

- 14 gennaio
Sarenco, Safari (1990, 75')




David Hammings - Profondo Rosso XIX Roma Film Festival: Dario Argento
16-21 dicembre 2014
Cinema Trevi - Cineteca Nazionale
www.fondazionecsc.it

«Sono particolarmente contento quest'anno di poter dedicare la XIX edizione del Roma Film Festival a Dario Argento al quale mi lega una lunga amicizia, che è stata rafforzata da molteplici occasioni di lavoro e collaborazione insieme in circa cinquanta anni della nostra esistenza. Abbiamo attraversato insieme varie fasi della nostra vita professionale che ci ha visto, ciascuno nel suo ruolo, confrontarci in momenti speciali che hanno lasciato un segno. Dario inizia ad occuparsi di cinema come giornalista e sceneggiatore, mentre io entro a far parte del mondo degli uffici stampa delle grandi major americane nel periodo del massimo splendore. Ricordo che quando ero giovanissimo capoufficio stampa della United Artists invitavo Dario insieme ad altri storici critici alle anteprime che organizzavo prima delle uscite in sala di ciascun film.

Debbo dire che per noi vivere un momento magico del cinema come quello che stavo descrivendo è stato sicuramente un grande privilegio, basti pensare che Dario ha avuto la possibilità di scrivere insieme a Bernardo Bertolucci per Sergio Leone C'era una volta il West, uno dei capolavori più importanti della storia del cinema. Quando poi decide di scrivere e di dirigere lui stesso L'uccello dalle piume di cristallo, affrontando una serie di vicissitudini iniziali per produrre il film, si ritrova al suo fianco, oltre al supporto fondamentale del padre Salvatore uomo di grande esperienza e di grandi intuizioni, un giovane direttore della fotografia come Vittorio Storaro ed un musicista come Ennio Morricone che contribuiranno a creare con lui un film che sancisce una nuova epoca nella storia del "giallo all'italiana".

Quel ragazzo di ventinove anni, caparbio e deciso spinto da un'incredibile forza interiore, confeziona un gioiello con delle qualità registiche fuori dall'ordinario che imprimono un tocco tutto personale fin dalla sua opera prima e caratterizzeranno via via tutto il suo cinema. L'uccello dalle piume di cristallo diventa un punto di riferimento per gli studiosi di cinema italiani e non solo e segna il successo senza precedenti di un giovane autore esordiente in competizione con i mostri sacri del cinema degli anni '70. Arriviamo a Profondo rosso, altro capitolo fondamentale della filmografia di Dario che racconta nel suo libro Paura, uscito recentemente, e di come fosse rimasto colpito dalla interpretazione di David Hemmings nel film capolavoro di Michelangelo Antonioni Blow up, tanto da sceglierlo per il ruolo principale nel suo film.

Profondo rosso, presentato nella rassegna dedicata al regista in versione restaurata dalla Cineteca Nazionale, gli valse il titolo di "erede di Hitchcock" e rappresenta, in qualche modo, l'apice stilistico e creativo di Dario segnando la linea di confine tra l'iniziale fase thriller e quella più specificatamente horror che sarebbe stata da lui sviluppata in seguito. Come ho anticipato all'inizio è un grande privilegio poter assegnare a Dario quest'anno il Premio 2014 del XIX Roma Film Festival, da me creato per riportare alla luce il lavoro di alcuni dei nomi eccellenti del cinema italiano e consentire alle nuove generazioni di riscoprire il cinema che ha attraversato due secoli di storia del nostro paese. (...)» (Adriano Pintaldi, Presidente del Roma Film Festival).

Programma

- 16 dicembre

.. ore 17.00, L'uccello dalle piume di cristallo, di Dario Argento (1970, 96')
«Sam, scrittore americano venuto a Roma in cerca d'ispirazione, vi trova invece una spaventosa avventura. Chiuso tra le porte di vetro di una galleria d'arte, egli vede una bella donna colluttare con un individuo tutto vestito di nero... Qualcosa, in tale visione, non quadra. Ma che cosa?» (Biraghi). «Tutto lo sforzo del protagonista sarà quello di ricostruire, retrospettivamente, una scena cui ha assistito un'unica volta: la memoria, purtroppo, non è una moviola, e Argento ne mima l'impotenza continuando a mostrarci porzioni della sequenza senza mai svelarcene l'elemento decisivo, il tratto distintivo dove risiede la chiave dell'enigma.» (Pugliese)
* Versione ristampata dalla Cineteca Nazionale per gentile concessione di Titanus Film

.. ore 19.00, Il gatto a nove code, di Dario Argento (1971, 112')
«Un enigmista cieco, impersonato da Karl Malden, passeggiando in strada, con la nipotina ode i frammenti di una conversazione dalla quale arguisce trattarsi di un ricatto. Poco dopo un guardiano di un importante Istituto di Genetica, viene tramortito da uno sconosciuto... Il gatto a nove code è un film geometrico e lucido che ha dalla sua una notevole spettacolarità d'impianto e una forte, sia pur rozza, carica di suspense. L'ombra del dubbio cade di volta in volta sui principali personaggi del film, per arrivare infine a una soluzione ingegnosa alla quale nessuno ha certamente pensato. Così come è ingegnoso il movente in un certo senso scientifico dei cinque delitti» (Onorato Orsini). Volevo fare un film un po' diverso da L'uccello dalle piume di cristallo, non volevo ripetermi. Credo di aver fatto un film un po' all'americana, con attori protagonisti americani, ispirato a quei film di detection tipicamente americani. Forse proprio per questo motivo non ne rimasi molto soddisfatto, forse oggi ritornerei sul mio giudizio, ma penso che certi dialoghi e certi personaggi abbiano tradito un po' il mio stile.» (Argento)
* Versione ristampata dalla Cineteca Nazionale per gentile concessione di Titanus Film

.. ore 21.00, incontro con Dario Argento, moderato da Adriano Pintaldi

.. a seguire, Profondo rosso, di Dario Argento (1975, 130')
«Se l'estrema ambizione di Dario Argento è di restituire ai reduci dai suoi spettacoli il gaudio di sobbalzare a ogni scricchiolio, di guardare sotto il letto e raddoppiare la dose di tranquillante, il "terrorista" del cinema italiano può dirsi contento. Era infatti un bel po' che un film non prendeva altrettanto allo stomaco e popolava i nostri sonni di incubi così barbari. Perché Profondo rosso è malfermo e tutto epidermico, ma al traguardo della paura va molto vicino: la ragione scalpita, e indispettisce sentirsi coinvolti in un cervellotico congegno, e tuttavia il cuore batte più svelto. Mamma mia, che impressione. Il fattaccio comincia a una seduta di parapsicologia, dove una signora "sente" i pensieri cattivi di un criminale...» (Grazzini)
* Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale

- 17 dicembre

.. ore 17.00, Le cinque giornate, di Dario Argento (1973, 122')
Il film più anomalo nella filmografia argentiano. Un'incursione nella Storia, nella quale il regista non rinuncia a inscenare l'orrore e la crudeltà, in questo caso della guerra. Argento fu voluto dagli attori, a cominciare dal protagonista Adriano Celentano. Da riscoprire. «Le cinque giornate è un film crudele, assai poco allineato con i tempi: alla decostruzione della favolistica rivoluzionaria Argento non contribuisce con procedimenti contro storici alla Vancini o atteggiamenti stoici alla Leone ma, ancora una volta, indugiando nel massacro, nella carneficina, nella spendibilità dei corpi umani. Le numerose truculenze allineate nel film giocano così una funzione per la prima volta quasi romeriana...» (Pugliese)

.. ore 19.15, Suspiria, di Dario Argento (1977, 100')
«Una laurea honoris causa in tecnologia degli spaventi. Dario Argento non merita niente di meno per un film che probabilmente farà epoca nel cinema della pelle d'oca. Anche il pubblico più refrattario ai brividi del giallo suderà freddo, stavolta; e sarà difficile d'ora in poi non comprendere Dario Argento in quel pugno di registi che grazie all'eccellenza del mestiere tengono a galla il cinema italiano. I teorici dell'impegno politico e sociale non saranno d'accordo, ma poco male: Suspiria ritrova le radici fantastiche del cinema, facendo leva sul colore e sul sonoro, con una furbizia spettacolare cui si deve tanto di cappello. Naturalmente accadono cose da pazzi nella casa che si suppone essere stata di Erasmo, l'autore dell'elogio della pazzia. Siamo in Germania, a Friburgo, dove la giovane Susy, un'americana, è venuta a studiare in una famosa accademia di danza» (Grazzini). «Suspiria è nato dal mio desiderio di sganciarmi dalla realtà e di librarmi in un mondo assolutamente fantastico...» (Argento)

.. ore 21.00, Inferno, di Dario Argento (1980, 107')
L'inferno argentiano: "tre madri" nascoste nei sotterranei di tre palazzi a Roma, New York, Friburgo, costruiti per loro da un architetto-alchimista, autore di un libro maledetto. «E' una storia che si ispira all'alchimia moderna, alchimia di oggi, alchimia dei nostri giorni. Il mio film vuole esplorare e trovare le chiavi dei grandi segreti della vita e della morte» (Argento).

- 18 dicembre

.. ore 17.00, Tenebre, di Dario Argento (1982, 101')
Uno scrittore americano, a Roma per presentare il suo ultimo libro, si trova invischiato in un giallo. «Ho lavorato con il nostro grande direttore della fotografia Luciano Tovoli: abbiamo voluto una luce metallica, solare in una Roma moderna d'acciaio e cemento, per nulla barocca o decadente. La nostra è una Roma cattiva, con una luce fredda e totale contrapposta alle tenebre dell'anima, della mente. La città diventa un puzzle di immagini.» (Argento)

.. ore 19.00, Phenomena, di Dario Argento (1985, 109')
«C'è una sperduta regione della Svizzera infestata da un pazzo... C'è un collegio femminile dove arriva fresca fresca la protagonista, con il suo sonnambulismo e la sua misteriosa capacità di comunicare con gli insetti. C'è un entomologo paralitico (Donald Pleasence) con scimmietta-infermiera (determinante, come gli insetti, nella soluzione della vicenda). E soprattutto ci sono una serie di orrori insostenibili» (Ferzetti). «A sensazione, a pelle, in Phenomena ci trovo tante cose mie. Tanto mio cinema. Ma anche tante storie private. Tanti personaggi che ho conosciuto, che ho amato, che mi hanno amato, cui ho fatto del bene, che mi hanno fatto del male, che ho aiutato, che mi hanno tradito, che non conosco, che non conoscerò mai. Per me, samurai, è stato come un viaggio mistico quindi, quasi religioso, tra bellezze ed orrori, tra sensazioni tenere e terribili.» (Argento)

.. Fantafestival presenta: Tutto quel blu
Più nero del nero. Più rosso del rosso. Più blu del blu. Cristiana Astori prosegue nei suoi gialli cinefili e "cinetecari", basati su rulli mancanti di misteriosi film, enigmatici collezionisti di pellicole rare, strani riti esoterici, storie maledette di attori e registi del bel tempo che fu, terribili omicidi che emulano quelli sul grande schermo. Scrittrice e traduttrice, ha pubblicato per il Giallo Mondadori il romanzo Tutto quel nero, seguito nel 2012 da Tutto quel rosso (Giallo Mondadori) e dall'ebook Il buono, il bruto e la bionda (Milano Nera). Nel 2013 sul Dylan Dog Color Fest n. 11 esce la sua storia Per il verso sbagliato. Ha tradotto autori come Jeffery Deaver, Douglas Preston, Richard Stark e il ciclo di Dexter di Jeff Lindsay che ha ispirato l'omonima serie tv. Jess Franco, Soledad Miranda, Dario Argento sono attori "involontari" dei suoi gialli e non poteva mancare per chiudere la trilogia Tutto quel blu (Giallo Mondadori, dicembre 2014), dedicato a un altro film scomparso, L'autuomo (1984), di un misterioso regista, Marco Masi. Ma come in un giallo a scatole cinesi durante la presentazione di Tutto quel blu, riappariranno L'autuomo insieme al regista. Più vero del vero. Più falso del falso. Più giallo del giallo.

.. ore 21.00, incontro con Cristiana Astori, Marco Masi, Adriano Pintaldi, Alberto Ravaioli, moderato da Steve Della Casa. Nel corso dell'incontro sarà presentato il libro di Cristiana Astori Tutto quel blu.

.. a seguire, L'autuomo di Marco Masi (1984)
«In seguito ad una conferenza stampa, ove viene presentato al pubblico il prototipo degli Androidi "Drusilla", Abele comprende una grande verità: è inutile che gli uomini si affannino a costruire, progettare, immettere nel mondo dei consumi gli automi. Essi esistono già da più di mille anni: gli stessi uomini sono delle macchine!» (Anica). «Il film, citato erroneamente in qualche catalogo come L'autonomo, risulta inedito.» (Poppi)

- 19 dicembre

.. ore 17.00, Opera, di Dario Argento (1987, 105')
«Si comincia con il Macbeth di Verdi e con la curiosa diceria, diffusa degli ambienti lirici, che porti sfortuna...»(Rondi). «I corvi scritturati per il mio film Opera (...) sono stati bravissimi. Non soltanto si sono dimostrati "gli attori" migliori del cast, ma a un certo punto hanno anche organizzato un ammutinamento contro il regista e il sottoscritto si è ritrovato ferito alla bocca e «beccato» in più parti del corpo.(...) Così i corvi si sono ribellati: certo qualche corvo imperiale, nell'alto dei cieli, doveva aver raccontato loro la trama e le vendette degli Uccelli di Hitchcock!.» (Argento)

.. ore 19.00, Il gatto nero, di Dario Argento (ep. di Due occhi diabolici, 1990, 40')
«L'ossessione d'un fotografo di cronaca nera (ancora di Pittsburgh), tale Rod che di cognome, vedi caso, si chiama Usher, perseguitato dallo sguardo d'una gatta in cui legge una demoniaca aggressività. (...) Fedele alla propria vocazione, Dario Argento manovra la follia e il delirio con una forte fantasia visiva (...), e amministra gli effetti in modo giudizioso...» (Grazzini)

.. ore 20.00, Trauma, di Dario Argento (1993, 110')
Una ragazza anoressica, figlia di romeni immigrati in America, scappa dalla clinica psichiatrica a Minneapolis, mentre la città è sconvolta da una serie di delitti a catena. «Mentre giravo in America Due occhi diabolici, tre anni fa, scrissi un breve racconto intitolato L'enigma di Aura. Poi, mano a mano è nata la sceneggiatura. Ma non parla solo di amore: ci sono dentro la famiglia come luogo di disagio e malattia, il tema dell'emarginazione, le capacità medianiche, i disturbi psichici...» (Argento)

- 20 dicembre

.. ore 17.00, La sindrome di Stendhal, di Dario Argento (1996, 119')
«E' bellissima l'intuizione del soggetto, firmato da Dario Argento e Franco Ferrini: una specie di fermentazione diabolica dell'interessante e poco frequentato saggio di Graziella Magherini (...) che esplora in tutte le sue connessioni il quadro clinico della cosiddetta "sindrome di Stendhal". (...) Lo stordimento provocato dall'arte - soprattutto in relazione agli episodi di sofferenza mentale riscontrati nei turisti moderni, così in balia di emozioni precarie ed irregolari - è un geniale pretesto per l'atteso ritorno di Argento, cineasta prestidigitatore di inconsci (...) a lungo snobbato dalla mezzacultura cineclubistica.» (Caprara)

.. ore 19.15, Il fantasma dell'opera, di Dario Argento (1998, 106')
«Il film è una storia d'amore nera, con Christine divisa tra il richiamo e il cupo del Fantasma e il rapporto rassicurante con il giovane barone. Sono contento di aver recuperato un altro elemento, l'ironia, è grottesco l'ambiente dell'opera o la vicenda della soprano Nadia Rinaldi. C'era ironia nei miei primi film, fino al '74/'75, e poi l'ho persa, le storie sono diventate più furiose, incanaglite. In quegli anni guardandosi intorno c'era ben poco da ridere, ma mi dispiaceva, perché a me piace molto ridere.» (Argento)

.. ore 21.10, Non ho sonno, di Dario Argento (2001, 117')
«In Non ho sonno viene rappresentato questo contrasto tra il giovane, calcolato e razionale, e il vecchio, pensieroso e pieno di fantasia. Non ho sonno è così la storia di una doppia indagine che viaggia in parallelo.» (Argento)

- 21 dicembre

.. ore 17.00, Suspiria, di Dario Argento (replica)

.. ore 19.00, Inferno, di Dario Argento (replica)

.. ore 21.00, La terza madre, di Dario Argento (2007, 95')
«La scena si apre sul cimitero di Viterbo, su uno scavo, sul ritrovamento di una antica tomba e di un'urna. Un prete, una studiosa, una giovane ricercatrice (Sarah-Asia Argento), pagheranno ovviamente per la loro curiosità. A fare le spese del dissotterramento però non sono solo singoli, ma un'intera città, Roma, improvvisamente invasa da un nugolo di streghe pronte a far capitolare la caput mundi per la seconda volta. Questa la scarna, ma rigorosa trama de La terza madre. Gli elementi che gli appassionati del genere horror amano, ci sono tutti o quasi, enfatizzati dalla musica (anche questa scontata, nel miglior senso del termine. Firmata Simonetti).

Elementi a cui Argento aggiunge - coadiuvato pesantemente da due giovani sceneggiatori americani del genere zombie - una quantità insolita e appetitosa di morti splatter (alcune magistralmente realizzate negli effetti dal solito Stivaletti), un coté stregonesco a tinte darkpunk (la cosa meno riuscita del film, peccato), la scelta di una Roma più gotica che barocca, truculenta quanto tristemente verosimile nella sua violenza che le streghe diffondono come peste» (Ronconi). (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Valdarno Cinema Fedic 2015 Iniziati i preparativi per la XXXIII edizione del Valdarno Cinema Fedic 2015
San Giovanni Valdarno (Arezzo), 06-09 maggio 2015
www.cinemafedic.it

Insediato il nuovo Comitato Organizzatore che avrà il compito di preparare la 33. Edizione del prestigioso festival, fra le più antiche rassegne italiane dedicate al cinema indipendente. Confermato Stefano Beccastrini Presidente del Comitato. Fabio Franchi e Angelo Tantaro Vice Presidenti. Simone Emiliani è il Direttore Artistico. Serena Ricci Responsabile Scuola del Festival. Tra i membri del comitato confermati Barbara Fabbri, Giacomo Bronzi, Daniele Corsi, Roberto Merlino, Antonio Tosi, Stefano Bonchi, Elisa Naldini, Stefano Pratesi, Giulio Soldani. Nuovi subentri Jacopo Fontanella e Carlo Menicatti. L'organizzazione continuerà ad essere curata da Silvio Del Riccio.

Nelle prossime settimane sarà pubblicato il bando per partecipare al concorso che assegnerà il Premio Marzocco "Marino Borgogni" per la migliore opera in assoluto e tanti altri riconoscimenti oltre all'importante premio alla carriera da sempre conferito a un autorevole personaggio del Cinema. Una giuria giovani affiancherà quella ufficiale e assegnerà anch'essa altri premi. Specifici momenti d'incontro sono previsti per tutti gli autori delle opere presentate. In particolare per gli autori iscritti ai Cineclub Fedic saranno disponibili spazi per discutere delle opere prodotte in ambito della Federazione. Una sezione è riservata agli autori Toscani in rappresentanza della rilevante produzione filmica della regione ospitante. (Comunicato stampa)




Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


Documentario prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano.

Presentazione documentario




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




Copertina album Parallel Dimensions Parallel Dimensions (serie Just Music vol 36)
di Mac of BIOnighT
Disponibile su Bandcamp (WAV, FLAC, MP3)

«Quest'album è stato ispirato dai dipinti "cosmici" di Sandro Bardelli (www.sandrobardelli.it); mi ci sono voluti anni per trovare i concetti giusti che mi guidassero attraverso la creazione di brani che rappresentassero realmente quello che sento guardando i suoi lavori sognanti ed emotivi. Infine, dopo molti anni e tentativi, ecco l'album dove esprimo esattamente le sensazioni che mi danno i suoi spazi interiori e pittorici. Ho immaginato un universo bianco - la carta - che si riempie di linee che danzano, un cancello che si apre su un viaggio fra dimensioni parallele di colori e forme... ed ho composto e registrato guardando le sue opere. Mille grazie a Sandro Bardelli per avermi permesso di registrare questo album e di usare i suoi dipinti come copertina.» (Mac of BIOnighT)




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Agenda 2015 Sartori Agenda 2015 Sartori "Di-segno in-segno"
Opere su carta - Antologia

pagg.432, cm.24x17, legatura in cartonato, €25,00
info@ariannasartori.191.it

Alla sua quindicesima edizione, l'agenda, illustrata da 372 immagini, in una elegante veste editoriale, ha la peculiarità di presentare diverse personalità artistiche. Dodici artisti, scelti ed invitati uno per ogni mese. Sono riportate le dodici schede biografiche e per ciascuno sono riprodotte 31 opere su carta, spesso realizzate per l'occasione, che permettono di completare e approfondire la conoscenza del lavoro dell'artista.

Di seguito gli artisti pubblicati nell'Agenda 2015 Sartori:

- Alvaro: "...con la sua naturale disposizione al grafismo, racconta con i segni in luogo delle parole, in una sorta di personalissimo crogiuolo di Astrazione narrante..."
- Simon Benetton: "...la sua fama dilagante lo vede portare avanti il suo intimo dialogo dal ferro alla luce del cristallo e le sue sculture sono collocate in molte città italiane ed estere..."
- Michele Cannaò: "...dedica la sua attività allo studio dei miti, dei labirinti, delle figure della cultura come Federico II, Leonardo Sciascia, di Odisseo Scilla e Cariddi e delle forti dinamiche sociali..."
- Massimo Marchesotti: "...trascorre gran parte della sua vita dedicando grande impegno alla figura umana; riceve onorificenze dal Comune di Milano per la sua attività artistica nel campo dell'arte figurativa e in quella della musica..."
- Mauro Molinari: "...dalla iniziale rielaborazione pittorica dei motivi tessili, orditi e trame, prende avvio un ciclo pittorico che lo porta, come naturale evoluzione del suo percorso evolutivo, alla sua peculiare figurazione..."
- Sara Montani: "...da sempre impegnata nell'attività di curatela di manifestazioni a carattere socio-culturale, grazie alla sua intuizione su regole e trasgressioni riesce a dar vita a nuovi entusiasmanti progetti formativi di incisione..."
- Giorgio Peretti: "...è tra i firmatari del manifesto dell'importante movimento artistico Decostruttivismo (teorico Attilio Marcolli); scrive la sua importante dichiarazione di poetica sull'arte concreta e decostruttivista..."
- Flavio Roma: "...considerato tra i più rappresentativi e coerenti artisti contemporanei, trova un'efficace espressività soprattutto con la scultura e la ceramica..."
- Edoardo Salvestrini: "... attratto da sempre dalla pittura antica, dipinge i luoghi a lui cari come ambienti di sogno, di memoria, a volte inquietanti..."
- Luigi Timoncini: "...a Milano è tra i primi e tra i maggiori interpreti del movimento realismo esistenziale; direttore della Scuola d'Arti Applicate del Castello Sforzesco, la porta a livelli di fama internazionale..."
- Togo: "...sue opere sono presenti in numerosi luoghi pubblici e privati, recentemente una sua grande opera è esposta in maniera permanente nella grande sala della Stazione Centrale di Messina..."
- Galeazzo Viganò: "...la sua pittura è principalmente tesa a cogliere ogni possibile connessione storica, culturale, magico simbolica, addirittura rituale..."




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Terrazza. Artisti, storie, luoghi in Italia negli anni Zero
di Laura Barreca, Andrea Lissoni, Luca Lo Pinto, Costanza Paissan, Marsilio Editori, pagg.496 pp, €45
www.civita.it

Il primo atlante della giovane arte in Italia dopo il Duemila: le realtà culturali più dinamiche e gli artisti emergenti. Una miniera d'informazioni e d'immagini, con testi critici di quattro curatori di nuova generazione. Per provare a capire dove sta andando la nostra arte. Una visuale aperta, ampia sul panorama italiano dell'arte contemporanea, nel suo aggregato di realtà, iniziative, esperienze, protagonisti. Questo è il carattere principale del volume appena uscito per Marsilio Editori in una doppia edizione italiano inglese. "Terrazza" presenta gli esiti di due anni di lavoro, reso possibile grazie a una partnership di alto profilo istituzionale.

Il volume è un'iniziativa congiunta Quadriennale di Roma e Associazione Civita. Lo sguardo è affidato a quattro curatori di nuova generazione che, per formazione ed esperienza professionale, hanno contatto assiduo con le emergenze artistiche in ambiti istituzionali e in circuiti più indipendenti: Laura Barreca, Andrea Lissoni, Luca Lo Pinto, Costanza Paissan. Non un catalogo tradizionale di artisti e opere, selezionati secondo criteri di valore assoluti o con un approccio classificatorio. Piuttosto i nomi proposti scaturiscono da un'analisi del contesto della nostra scena artistica, che per gli autori è stato prioritario cercare di ricostruire nella sua trama diffusa, nonostante la ridotta prospettiva storica che li distanzia dal periodo di osservazione.

Dal Duemila in poi, quali sono stati gli spazi maggiormente catalizzatori di energia creativa? Com'è cambiato il percorso di formazione e accreditamento degli artisti? Chi sono oggi i nuovi committenti? Quali formule di produzione si sono rivelate più efficaci? Quali mostre collettive sono riuscite a proporre soluzioni narrative più innovative? Com'è cambiato il modo di informare e comunicare quando si parla e si scrive d'arte? Questi sono alcuni degli interrogativi di Barreca, Lissoni, Lo Pinto, Paissan nella loro conversazione iniziale, che offre le necessarie chiavi di lettura delle altre due sezioni del volume, visivamente distinte ma in realtà in fluida comunicazione tra loro.

La prima sezione, "Storie, luoghi", propone una carrellata scorrevole, in ordine cronologico, di oltre 150 realtà tra accademie, università, studi d'artista, archivi, artist run space, collettivi, associazioni, spazi non profit, borse e premi, case editrici, festival, fondazioni, gallerie, progetti d'arte pubblica, residenze, riviste e blog, mostre collettive, musei, che secondo gli autori hanno segnato un cambiamento di passo nel modo di produrre, creare, offrire arte. La seconda sezione restringe lo sguardo su 60 artisti che, pur nella loro individualità, sono apparsi, per continuità e qualità di proposte, emblematici di nuove inclinazioni, rotte, submovimenti della nostra giovane arte. Il loro lavoro è presentato attraverso la descrizione di alcuni interventi-chiave nel percorso di ricerca di ciascun artista, particolare, questo, che conferisce inusitata chiarezza e leggibilità ai testi pubblicati.




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




La miniatura armena - Libro-calendario 2011 La miniatura armena
Libro-calendario 2011

a cura di Giovanna Parravicini, RC Edizioni «La Casa di Matriona», pagg.50, formato 31x44, Milano 2010, €15,00
Depliant

Per il 2011 il tradizionale libro-calendario di Russia Cristiana propone un tema di straordinario interesse, il mondo delle miniature armene, attraverso una selezione di opere dal VI al XVI secolo. L'opera, a cura di Giovanna Parravicini (ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana) costituisce infatti una raccolta di splendide miniature provenienti dalle collezioni dell'Istituto Matenadaran di Erevan e della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro a Venezia, riprodotte in grande formato.

Le miniature sono state realizzate da Sejranus Manukjan e Zaruhi Hakobjan (Istituto Matenadaran, Erevan, Armenia), Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum, Venezia). Ogni miniatura è corredata da una descrizione completa artistica e storica. L'opera è arricchita da un testo monografico (con immagini e foto) sulla storia della miniatura armena con approfondimenti sulle diverse scuole di miniatura, sulla Chiesa Armena, su alcuni tratti caratteristici della spiritualità.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina libro Guerra dei Pazzi Cacciate Lorenzo! La guerra dei Pazzi e l'assedio di Colle Val d'Elsa 1478-1479
di Marco Barsacchi, Protagon Editori, pagg.208, 24,00 euro

La guerra che seguì la congiura dei Pazzi, e che da questa prese il nome, è tipica espressione di quell'epoca inquieta, di cui evidenzia ambizioni, timori, debolezze, ipocrisie che contrassegnavano le relazioni politiche e diplomatiche, riflettendosi poi nella strategia e nella condotta delle operazioni militari. Dopo aver rapidamente delineato il contesto storico in cui nacque, il volume di Marco Barsacchi, segue le vicende del conflitto che ebbe luogo in Toscana ma che coinvolse tutte le potenze del periodo: il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli, Le repubbliche di Venezia, di Firenze e di Siena.

Si sofferma in particolare sull'assedio di Colle Val D'Elsa che, delle ostilità fu l'episodio culminante e decisivo, segnandone la fine. Tale assedio, durato 52 giorni, offre un quadro vivace di guerra quattrocentesca: con gli assalti alle mura, il fuoco terrificante delle bombarde e quello insidioso delle artiglierie minute, gli atti di eroismo, i rancori municipali, le inutili crudeltà, le distruzioni e le sofferenze degi abitanti. I fatti della guerra e dell'assedio sono raccontanti valendosi di documenti e testimonianze dell'epoca, il che conferisce al dettato un sapore di vicende lontane, in qualche nodo viste con gli occhi e rievocate con le parole di coloro che le vissero in prima persona.

Il volume è arricchito da una prefazione di Franco Cardini, numerose tavole a colori con gli alberi genealogici delle famiglie dei Medici, dei Pazzi, Aragona, e Della Rovere Riario, i disegni con i ritratti dei principali protagonisti storici l'elenco dei "Dramatis personae" e un'appendice documentaria che riproduce il Documento della resa di Colle Val d'Elsa e il Trattato di Pace stipulato a Napoli il 13 marzo 1480. E' il primo titolo a inaugurare la collana "Guerre e Cavalieri" diretta da Franco Cardini per Protagon Editori. Il volume sarà presentato mercoledì con gli interventi del sindaco Paolo Brogioni, dell'assessore alla Cultura Alessandra Topini, dell'autore Marco Barsacchi e dello storico Franco Cardini.




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Federico II e gli Ebrei Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza
di Vincenzo Mercante, Edizioni Il Fiorino, pagg.135, €12,00

"Questo breve saggio" scrive Mercante nella prefazione "si presenta come logica conseguenza del mio precedente studio dedicato a I Sefarditi, Saggi Ministri di Califfi e Re, pubblicato recentemente da Alinari. L'Al-Andalus dei secoli X-XIII presentava infatti nella Spagna delle tre culture (musulmana, cristiana ed ebraica), eccettuato il periodo della dinastia degli Almohadi, un clima di tolleranza, floridezza e cultura tali da lasciare un segno perenne nel corso dei secoli. L'eredità non andò perduta per qualche centinaio di anni: infatti la "Reconquista", che si proponeva di riportare sotto le insegne del Cristianesimo la penisola iberica, s'imbattè in un sovrano quale Alfonso X di Castiglia (1221-1284), così illuminato da essere soprannominato "il Savio". Egli si distinse infatti per la sua opera di mecenate, rendendo la sua corte un centro di sapere aperto a ogni ramo scientifico, soprattutto quello giuridico.

Cronologicamente il suo operato si colloca alcuni anni dopo l'avventura di Federico di Svevia, ma i due sovrani presentano alcune caratteristiche comuni, prima fra tutte la tolleranza nei confronti di musulmani ed ebrei. Poco prima infatti nel centro del Mediterraneo la forte personalità dell'imperatore svevo" prosegue l'autore "aveva già instaurato una convivenza tra le tre culture e di conseguenza tra le tre religioni, che lascia ancor oggi stupiti per la modernità del concetto di tolleranza, che lungo i secoli ha tanto appassionato filosofi e saggisti, da John Locke (1632-1704), che scrisse la Lettera sulla tolleranza, a Voltaire (1694-1778), autore del Trattato sulla tolleranza. A tale moderno concetto di liberalità e all'implicito messaggio e invito alla pace contenuto nel libro, si accosta anche l'avanguardia architettonica presente a Castel del Monte in Puglia, trattato in appendice dall'architetto Marianna Accerboni.

Il maniero fu fatto erigere da Federico II tra il 1240 e il 1250 e fu straordinariamente dotato di servizi, quali latrine, camini, condotte idrauliche, e di agi e lussi, inusitati per l'epoca e inseriti in un'architettura densa di riferimenti simbolici, matematici e geometrici: "una dimora possente" - così Accerboni - "in cui s'incontrano il pensiero e l'azione, che sembra concepita, filosoficamente, quale luogo per meditare e non per combattere". Il volume si conclude con gli apporti in appendice di Giorgio Galazzi, che tratta della Scuola Medica Salernitana, e con un accenno al trattato sull'arte della caccia con gli uccelli, composto in latino da Federico II. Vincenzo Mercante, noto studioso, è insegnante, esperto di comunicazione massmediale e collaboratore, in qualità di pubblicista, di varie testate. Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza è il suo diciottesimo libro.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. è un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui "Protagonisti. Arte e scienza a Trieste" (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen, nata ad Isola d'Istria (oggi Slovenia) e triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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