Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra

Recensione
Ultima cetra - libro di poesie di Nidia Robba «Ultima cetra»

Libro di poesie di Nidia Robba (Trieste, 2015)

Prefazione
Copertina catalogo mostra Dadamaino - Gli anni 80 e 90, l'infinito silenzio del segno Dadamaino
Gli anni '80 e '90


Catalogo della mostra

Presentazione
Copertina catalogo mostra Diario Pittorico di Antonella Affronti Antonella Affronti
Diario Pittorico


Catalogo della mostra

Presentazione




Luigi Tolotti: "Trieste > Parigi"
31 maggio (inaugurazione ore 19.00) - 30 settembre 2015
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra del fotografo Luigi Tolotti, composta da quattordici fotografie. Foto stenopeiche che l'autore, a dispetto della tecnologia più avanzata, realizza senza obiettivo e senza computer: è sufficiente una scatola con un buco, un tempo sufficiente di posa, della pellicola da impressionare e il gusto di inquadrare l'immagine che si vuole riprendere, prendendosi carico di un eventuale fluttuare del soggetto inquadrato. Si ottengono immagini dal sapore antico, un po' sfocate, ovviamente in bianco e nero: forme evanescenti (quasi dei fantasmi provenienti dal mondo reale) che ricordano il fluire del tempo. Si tratta di fotografie dedicate all'uomo e al suo ambiente, senza alcun artificio, senza nessuna voglia di modificare il reale, di celare per abbellire, essenziali già al momento della ripresa.

Non riprendono eventi eccezionali, né catastrofi, ma solo emozioni e sentimenti, su dettagli quotidiani, e proprio perché si soffermano sui piccoli eventi ci parlano in modo immediato del nostro eterno divenire. Queste immagini si definiscono per la loro precisa riconoscibilità, per il deciso understatement: non sono gigantesche, non sono colorate, non sono celebrative, non sono ossequienti, non sono modaiole. Tolotti, in questo modo, con sensibilità e pacata consapevolezza, ha fatto del sentimento di un istante la poetica sostanziale dell'immagine fotografica, perpetuando un attimo intenso, in un luogo pubblico. Se di persistenza della memoria si dovesse parlare, questa avrebbe le sfumature di un velario o di un raggio di luce che attraversa un chiostro attraverso il filtro di tende e imposte, quasi a definire non i contorni di una figura, ma l'insieme dell'intera scena. La serata, presentata dall'architettto Daniela Giacometti, è stata realizzata con il sostegno dell'Associazione Juliet. (Comunicato stampa)




Il giardino è aperto
La storia dei giardini dal '400 ad oggi


04 giugno (inaugurazione ore 18) - 27 giugno 2015
Biblioteca Nazionale Braidense - Milano

La Biblioteca Nazionale Braidense con l'Associazione i Cento Amici del Libro, propongono la mostra sulla storia dei giardini in Europa, dal '400 ad oggi. L'idea è stata data dal libro d'artista di Alessandra Angelini Il giardino è aperto che verrà presentato al pubblico all'inaugurazione dell'esposizione. Attingendo al ricco patrimonio bibliografico della Braidense, in particolare alla sezione di botanica del medico, naturalista e poeta svizzero Albrecht von Haller (1708-1777), vengono esposte un centinaio di opere. Di particolare rilievo si segnalano: la traduzione del Dioscoride del medico e naturalista trentino, Pietro Andrea Mattioli (1500-1577), edita nel 1554, e la probabile edizione del 1713 dell'opera Nürnbergische Hesperides, di Johann Christoph Volkamer (1644-1720), scrittore ed esperto di botanica.

Oltre ad esse trovano posto nella mostra altri libri di eguale importanza: il volume Ville di delizia o siano palaggi camparecci nello Stato di Milano dell'incisore Marc'Antonio Dal Re, i due volumi del romantico Herbarium Portatile del 1821 e la recente collana L'Ornitorinco dell'editore Rizzoli, curata da Ippolito Pizzetti. Il libro d'artista Il giardino è aperto, nato dall'incontro tra l'artista Alessandra Angelini con lo scrittore e storico dei giardini Paolo Cottini, racconta, attraverso la perfetta unione delle originali opere grafiche e dei testi inediti, il giardino di Vico Morcote nel Canton Ticino, che Sir Peter Smithers progettò, costruì e curò negli ultimi vent'anni della sua lunga e vivace esistenza.

Alessandra Angelini, a seguito di un'attenta analisi dei testi di Cottini - che ha avuto l'occasione di frequentare Sir Peter Smithers - e di numerose visite al giardino di Morcote in diversi periodi dell'anno, ha realizzato una serie di opere grafiche, disegni preparatori a inchiostro di china, fotografie ed elaborazioni al computer rappresentative delle fasi preparatorie ed esecutive, esplicative del percorso creativo del libro, esposti in mostra accanto al libro d'artista.

Per la creazione delle opere contenute nel libro Il giardino è aperto l'artista ha scelto l'incisione di matrici polimeriche e le xilografie a secco: tecniche e linguaggi grafici capaci di esprimere il personaggio di Sir Smithers e il suo stretto legame con il giardino, inteso come luogo naturale e metafora della vita, che Angelini ha saputo sapientemente interpretare attraverso il suo operato. L'incisione di matrici polimeriche grazie ai suoi aspetti tecnologici e al contempo profondamente creativi ha permesso di trasformare in segno grafico le fotografie e i disegni realizzati en plain air talvolta unendo immagine fotografica e disegno in un processo di ibridazione delle modalità espressive, estremamente coinvolgente. Le xilografie a secco, pensate come memoria della matericità della natura, accompagnano tutte le pagine del libro, dando ritmo alle immagini e agli scritti.

Il colore, bianco e verde delle pagine e dei testi, si illumina di passaggi talvolta lievemente iridescenti, che Alessandra Angelini percepisce come "in sospensione tra l'immaginario e il reale, come simbolo delle trasformazioni che avvengono in natura, dalla nascita di un germoglio alla sua fine; un percorso che non si limita alla vita del fiore o della pianta ma allude al viaggio dell'uomo sulla terra". La scelta del formato del libro, stampato da Daniela Lorenzi - Atelier 14 e legato a mano da CbdA di Cristina Balbiano d'Aramengo, corrisponde al rapporto aureo tra i lati ed è un omaggio alla lezione etica ed estetica che Sir Smithers ha trasmesso: Armonia e Bellezza, come le piante e i fiori, sono in grado di trasformare la quotidianità nel giardino aperto dei nostri sogni.

Nel periodo della sua piena fioritura, fine maggio-giugno 2015, è prevista una visita per il pubblico al "Giardino Smithers" di Vico Morcote nel Canton Ticino. Inoltre sono in via di definizione altre esposizioni del progetto in prestigiose sedi in Italia e all'estero. Parallelamente al libro d'artista è stata editata una plaquette bilingue italiano/inglese con testi di Alessandra Angelini, Francesca Porreca, Laura Tirelli, Patrizia Caccia, Cecilia Angeletti e il testo di Paolo Cottini con la traduzione inglese di Amelia Smithers, figlia del fondatore del giardino di Vico Morcote.

Alessandra Angelini (Parma, 1953), condotti gli studi classici, si diploma in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Da qui inizia il suo percorso artistico, dettato da un'estrema curiosità che la conduce verso la sperimentazione di tecniche e materiali, con una ricerca costante rivolta ai valori della luminosità cromatica, espressa attraverso l'uso dei pigmenti preparati personalmente, con lo stesso procedimento utilizzato per gli antichi dipinti su tavola. Il percorso formale intrapreso è sempre collegato all'espressione dell'interiorità, intesa come tessuto primo sul quale si costruisce il pensiero critico nei confronti del reale.

L'artista si dedica a diversi linguaggi espressivi: pittura, incisione, grafica, scultura, fotografia. Di ognuno approfondisce lo studio della tecnica e le possibili associazioni, creando contaminazioni tra procedimenti e opere ibride. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e nel mondo in quattro continenti, le sue opere sono presenti nelle collezioni di importanti musei nazionali e internazionali. Dal 2005 è titolare della cattedra di Grafica e Tecniche dell'Incisione all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Fa parte di Visarte società delle Arti Visive Svizzera. (Comunicato Ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Walter Bernardi - tecnica mista cm.90x100 2015 Alessandro Pedrini - Africa - olio su tela cm.90x70 2006 Koinè 2015
30 artisti per un linguaggio comune dell'arte contemporanea


06 giugno (inaugurazione ore 16.00) - 19 giugno 2015
Galleria del Rivellino - Ferrara
www.zamenhofart.it

In anni di sempre più rutilante trasformazione, sotto tutti i profili, da quello sociale e politico a quello scientifico e tecnologico, l'arte più che mai si deve interrogare su se stessa: sul proprio ruolo, sulla propria funzione, ma anche e soprattutto sul proprio linguaggio. (Ammesso che quello dell'arte sia un linguaggio). Poiché è proprio attraverso le sue forme, la sua estetica, la sua sintassi, i suoi stili e stilemi, che l'arte può entrare, più o meno, in rapporto con la realtà circostante, con la storia, con la vita degli uomini che la fanno e che ne fruiscono. Un rapporto che può (e forse deve) essere ambivalente: un viaggio di andata e ritorno.

L'arte deve subire l'influenza della realtà e del suo divenire, ma deve anche, al tempo stesso, influenzarla e influenzarne, in qualche modo, le trasformazioni. O almeno deve provarci. Non solo lavorando sulle idee, e dunque sulla percezione, sull'interpretazione della realtà, ma anche sulla sua progettazione. Ma perché questo possa accadere occorre che l'arte contemporanea diventi strumento più forte e più duttile al tempo stesso, da una parte recuperando e rinsaldando le proprie radici e dall'altra aprendosi alla molteplicità delle sue (quasi) infinite possibilità espressive ed altrettanto (quasi) infinite concezioni estetiche attuali. Solo così l'arte può entrare efficacemente in rapporto dialettico con una realtà così articolata, stratificata, sfaccettata e complessa come quella contemporanea.

Nel corso degli ultimi 150 anni il succedersi delle scoperte scientifiche e tecnologiche ha impresso alla storia dei mutamenti vertiginosamente rapidi e radicali. Allo stesso modo negli ultimi 150 anni il succedersi delle invenzioni e delle trasformazioni sul versante artistico, col succedersi inesorabile e travolgente delle Avanguardie, è stato altrettanto vertiginoso. Ed è ovvio che tra le due cose ci sia un rapporto più o meno diretto di causa-effetto, o per lo meno di osmosi o di contagio. Ora il mondo in cui oggi viviamo è l'inquieto, stratificato, caotico e contraddittorio risultato di tutte queste trasformazioni.

E l'arte che può entrare in rapporto con questo mondo non può che essere un'arte capace di raccogliere e sintetizzare l'inquieta, stratificata, caotica e contraddittoria eredità delle Avanguardie e degli ultimi 150 anni di arte contemporanea. E forse anche oltre, poiché in effetti, tra un'Avanguardia e l'altra non sono mancati momenti di "Ritorno all'ordine" in cui si è guardato indietro con occhi nuovi alla tradizione pittorica più antica. E anche questi momenti fanno parte del retaggio della Contemporaneità e hanno contribuito a forgiarne le forme. Questa è la linea che abbiamo seguito in questi ultimi anni nel selezionare opere ed artisti: opere ed artisti che fossero in grado non solo di recuperare e reinventare il retaggio delle grandi Avanguardie storiche, ma anche e soprattutto di sintetizzare e contaminare stili e linguaggi, trovando punti di contatto inediti e suggestivi. (Virgilio Patarini)

Opere di: Anna Maria Angelini, Walter Bernardi, Alberto Besson, Pierangela Bilotta, Fiorenzo Bordin, Anna Maria Bracci,, Raffaele De Francesco, Daniela Di Pasquale, Maria Grazia Ferraris, Ester Gambotto, Maria Franca Grisolia, Michelle Hold, Paolo Lo Giudice, Fiorella Manzini, Franco Maruotti, Alessandro Pedrini, Rosanna Pressato, Francesco Rinaldi, Maria Luisa Ritorno, Gabriella Santuari, Giordano Ernesto Sala, Elena Schellino, Rosa Spina, Ivo Stazio, Roberto Tortelotti, Morgan Zangrossi.




Stefano Benazzo - Ambassador - Estancia San Gregorio - Stretto di Magellano - Cile 2015 Stefano Benazzo. Luoghi di Abbandono
30 maggio (inaugurazione ore 18.00) - 11 giugno 2015
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Le mie immagini di relitti, edifici abbandonati, mezzi corazzati distrutti, treni in disuso, hanno un filo conduttore: esse esprimono l'angoscia di coloro che hanno navigato, vissuto, combattuto, viaggiato in tali circostanze. Queste immagini, scattate nei decenni, si sono consolidate in un ampio progetto intitolato Luoghi di Abbandono. La mia attrazione verso il mare, il deserto, le aree desolate, mi induce a calarmi nella pelle e nelle paure di coloro che hanno vissuto i momenti tragici evocati in questi scatti. Che si tratti di marinai, emigranti, soldati o resistenti, contadini, ferrovieri, raffiguro senza fronzoli il contesto che ha accompagnato gli attori durante la loro vita e al momento in cui si è interrotta: più ancora che se essi fossero ritratti con le loro sembianze, la presenza di queste persone è costante. La mia collezione di relitti, iniziata nel 1969 in Patagonia, e arricchita nei decenni nel corso dei miei numerosi soggiorni all'estero anche per lavoro, ha origini lontane: decenni di navigazione agonistica a vela, il fatto di avere vissuto in barca situazioni di grave pericolo, la maturazione raggiunta con l'esperienza, la consapevolezza di quello che dobbiamo ai naviganti di tutte le epoche e di tutti i paesi. (...)

Perché prediligo foto di relitti? La risposta è anche nella diversità delle discipline artistiche con le quali mi esprimo: oltre alla fotografia, la scultura (i relitti sono vere sculture, isolate e statuarie sulla costa), il modellismo navale (i relitti sono il simbolo della passione che mi ha spinto a ricreare modelli di navi antiche, gioielli dell'ingegno umano), il modellismo architettonico (perché le chiese antiche delle quali costruisco modelli sono vascelli cui l'uomo affida la propria anima; non a caso esiste il termine "navata", riferito alla parte centrale delle chiese). (...) Quanto agli altri Luoghi di Abbandono, la loro essenzialità mi ha indotto ad associarli alle immagini dei relitti: vi è poca differenza - dal punto di vista dell'emozione che può provare lo spettatore - fra una nave naufragata e un edificio abbandonato. Tutti rappresentano un'epoca tramontata e la rottura di una sequenza preordinata, gli eventi che i libri di storia non citano e non ricordano mai. (Stefano Benazzo - Presentazione del progetto Luoghi di Abbandono)




Marcello Reboani - Lettera 32 Olivetti - tecnica mista con materiali di recupero cm.62x62 2015, ph Giorgio Benni Marcello Reboani - Big Babol - tecnica mista con materiali di recupero cm.62x62 2015, ph Giorgio Benni MUST HAVE - Proud to be Italian
29 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 23 luglio 2015
Terrazza Aperol - Milano

Progetto ideato da Melissa Proietti e curato da Raffaella A. Caruso per Terrazza Aperol, in collaborazione con Listen Agency, presenta una nuova serie di MUST HAVE tutti italiani, simboli dell'Italia nel mondo, dell'ingegno e del buon gusto. Come spiega Melissa Proietti, «L'idea nasce nel 2007 all'aeroporto di Atene, sfogliando 101 Things To Buy Before You Die, di Charlotte Williamson e Maggie Davis, due giornaliste di costume. Da qui l'idea di fare una mostra sulle icone della contemporaneità». «I MUST HAVE di Reboani - prosegue Raffaella A. Caruso -, soprattutto nella nuova serie Proud to be Italian, parlano la lingua del sogno, che non è il vorrei ma non posso ma il vorrei e ce la faccio!».

Un nuovo concept di condivisione dell'arte dedicato ad un artista che, per scelta, espone alternativamente in location istituzionali e circuiti off. Nell'anno dell'Expo, Proud to be Italian significa non solo cibo, ma rispetto di tutte le risorse, a partire dal riciclo degli scarti della lavorazione aziendale con cui Marcello Reboani assembla le sue creazioni. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Cartolina Trieste 1915 con versi di Carducci 24 maggio 1915: Prima Guerra Mondiale, scena seconda. Isonz Front/Fronte dell'Isonzo: 100 anni
26 maggio (inaugurazione ore 11.00) - 06 luglio 2015
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

Nel 1915 il Regno d'Italia rompe gli indugi e dichiara guerra all'Impero Austro-Ungarico e ai suoi alleati. Il fronte sull'Isonzo sarà una delle aree dove si verificheranno tra i combattimenti più aspri e sanguinosi di un conflitto che cambierà le sorti dell'Europa. La nuova mostra ripropone i temi della Grande Guerra attraverso una serie di documenti inediti nel centenario dell'entrata nel conflitto del Regno d'Italia. La mostra segue a circa un anno di distanza la rassegna dedicata all'entrata in guerra dell'Austria Ungheria con la partenza dei fanti triestini per la Galizia. La nuova mostra è curata dallo storico Roberto Todero con il coordinamento della curatrice Chiara Simon.

L'obiettivo del curatore è puntato questa volta sul Fronte dell'Isonzo dove l'esercito austroungarico e quello italiano si combatterono aspramente. Grazie a una serie di documenti diversi, tra questi cartoline, proclami pubblicitari, giornali e riviste d'epoca, corrispondenze epistolari, vengono presi in esame i diversi punti di vista dei soldati che militavano sotto diverse bandiere. Nella prima vetrina dell'allestimento spicca un manifesto originale con il quale l'Imperatore Francesco Giuseppe annunciava lo scoppio della guerra, manifesto realizzato nelle tredici lingue parlate dai popoli appartenenti alla nazione austroungarica.

In un'altra teca il curatore ha posizionato alcuni libretti originali di riflessioni e proposte di Gaetano Salvemini sulla situazione italiana e sull'atteggiamento da prendere nei confronti di una guerra già iniziata. Tra i tanti documenti, tutti degni di nota, originali e inediti, una carta della zona di confine austro italiana di una serie dedicata ai diversi fronti di guerra. Diverse ancora le testimonianze dirette di chi visse in prima linea e comunicava ai propri cari situazioni, apprensioni, esperienze e combattimenti con lettere e altre comunicazioni epistolari. Ulteriori documenti consentono la conoscenza di un conflitto sviluppatosi pure sul mare Adriatico dalle avverse marine. (Comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste)

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Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.





Vivian Maier Vivian Maier: Street Photographer
10 luglio - 18 ottobre 2015
MAN Museum - Nuoro
www.museoman.it

Centoventi fotografie, dieci filmati e una serie inedita di provini realizzati da Vivian Maier. "Tata" per le famiglie benestanti di New York e Chicago sino dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, per oltre cinque decadi ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro. Mai una mostra, neppure marginale, mai una pubblicazione. Ciò che ha lasciato è un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, una miriade di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere che la tata "francese" (la madre era originaria delle Alpi provenzali) accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto con grande gelosia. Confinato infine in un magazzino, il materiale è stato confiscato nel 2007, per il mancato pagamento dell'affitto, e quindi scoperto dal giovane John Maloof in una casa d'aste di Chicago.

La mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, sarà la prima di Vivian Maier ospitata da un'Istituzione pubblica italiana. Partendo dai materiali raccolti da John Maloof, il progetto espositivo fornisce una visione d'insieme dell'attività di Vivian Maier ponendo l'accento su elementi chiave della sua poetica, come l'ossessione per la documentazione e l'accumulo, fondamentali per la costruzione di un corretto profilo artistico, oltre che biografico. Insieme a 120 fotografie tra le più importanti dell'archivio di Maloof, tra i primi anni Cinquanta e la fine dei Sessanta, la mostra presenta anche una serie di dieci filmati in super 8 e una selezione di immagini a colori realizzate a partire dalla metà degli anni Sessanta.

Privi di tessuto narrativo e senza movimenti di camera, i filmati fanno chiarezza sul suo modo di approcciare il soggetto, fornendo indizi utili per l'interpretazione del lavoro fotografico. Gli scatti degli anni Settanta raccontano invece il cambiamento di visione, dettato dal passaggio dalla Rolleiflex alla Leica, che obbligò Vivian Maier a trasferire la macchina dall'altezza del ventre a quella dell'occhio, offrendole nuove possibilità di visione e di racconto. La mostra sarà inoltre arricchita da una serie di provini a contatto, mai esposti in precedenza, utili per comprendere i processi di visione e sviluppo della fotografa americana.

A conquistare il pubblico, prima ancora delle fotografie, è la storia di "tata Vivian", perfetta per un romanzo esistenziale o come trama di una commedia agrodolce; talmente insolita, talmente affascinante, da non sembrare vera. Ma al di là del racconto, al di là delle note biografiche, al di là del suo ritratto di donna eccentrica e riservata, dura e curiosa come pochi altri, al di là di tutto c'è il grande lavoro fotografico di Vivian Maier, su cui molto rimane ancora da dire. Vivian Maier ha scattato perlopiù nel tempo libero e dati i risultati si può credere che, in quel tempo, non abbia fatto altro. I suoi soggetti prediletti sono stati le strade e le persone, più raramente le architetture, gli oggetti e i paesaggi. Fotografava ciò che improvvisamente le si presentava davanti, che fosse strano, insolito, degno di nota, o la più comune delle azioni quotidiane.

Il suo mondo erano "gli altri", gli sconosciuti, le persone anonime delle città, con cui entrava in contatto per brevi momenti, sempre mantenendo una certa distanza che le permetteva di fare dei soggetti ritratti i protagonisti inconsapevoli di piccole-grandi storie senza importanza. Ogni tanto però, in alcune composizioni più ardite, Vivian Maier si rendeva visibile, superava la soglia della scena per divenire lei stessa parte del suo racconto. Il riflesso del volto su un vetro, la proiezione dell'ombra sul terreno, la sua silhouette compaiono nel perimetro di molte immagini, quasi sempre spezzate da ombre o riflessi, con l'insistenza un po' ossessiva di chi, insieme a un'idea del mondo, è in cerca soprattutto di se stesso. A uno sguardo sensibile e benevolo per gli umili, gli emarginati, univa una vena sarcastica, che colpiva un po' tutti, dai ricchi borghesi dei quartieri alti agli sbandati delle periferie. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Opera di Giulio Picchi Giulio Picchi
Io manifesto, Città volanti e altre storie


28 maggio (inaugurazione ore 18) - 04 giugno 2015
INstudio - Milano
www.accadeinstudio.com

Giulio Picchi ci racconta con tratto leggero e intelligenza narrativa di città reali e immaginarie, di viaggi onirici e mondi sospesi dove la meraviglia è scoperta e la gravità è inesistente. E con i manifesti creati negli anni per L'Ambasciata Teatrale - mensile del Teatro del Sale di Firenze, luogo di famiglia - ci accompagna in un carosello colorato e nel suo universo personale, dove spensierato non significa senza pensiero. Le città volanti e le altre gioiose storie di Giulio Picchi approdano il 28 maggio a INstudio, nello studio milanese di Moreno Ferrari, spazio di lavoro e creatività nato nel cuore di un quartiere in pulsante divenire, dove gli edifici storici e il tessuto urbano si intrecciano al nuovo con intensa e vivace vitalità. (Comunicato stampa)




Frida Annarita Serra: "New Old"
11 giugno (inaugurazione ore 18.00-20.00) - 30 agosto 2015
Studio F&C - Milano
www.fcassociati.it

Lo studio legale, che si occupa prevalentemente di diritto tributario d'impresa nazionale e internazionale, mette a disposizione la sua sede per ospitare le opere di Annarita Serra, come dichiara il Dott. F.Fabbiani in un'intervista: "L'arte è entrata a far parte dei nostri spazi operativi grazie alle mostre che vengono qui organizzate. Ritengo che l'arte favorisca e realizzi la comunicazione e l'interazione di pensieri, sentimenti, ideologie e cultura: essere circondati dal "bello", tempera la tensione che il lavoro può indurre, concede distrazioni mentali rigeneranti, consente di comunicare con la nostra clientela in un modo più rilassato e confidenziale. L'arte rappresenta un valore aggiunto e migliorativo del nostro vivere quotidiano." (da un'intervista di Susanne Capolongo)

L'artista sarda di nascita ma milanese d'adozione trae ispirazione dalle icone contemporanee rielaborando materiali riciclati, sovente rifiuti in polipropilene "spiaggiati", per rendere nuova vita a quella materia che in altro modo resterebbe solo un ingombrante rifiuto. Così nascono i ritratti dei personaggi, rappresentazioni iconografiche e status symbol. La maestria compositiva, la raffinata eleganza e l'acuta ironia sono le caratteristiche dell'opera di Annarita Serra ma l'elemento dominante è senza dubbio la volontà di denuncia verso l'umana incuria. (Comunicato stampa Susanne Capolongo)




"Nazionali da Exportazione"
11 giugno (inaugurazione ore 18.00-21.00) - 31 luglio 2015
Ca' di Fra' Arte Contemporanea - Milano
gcomposti@gmail.com

Vincenzo Agnetti, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Mimmo Paladino, Gianni Piacentino. Per ognuno di loro si sono scritti fiumi di inchiostro e, ognuno di loro, ne meriterebbe altrettanti per cogliere ogni sfaccettatura e sfumatura filosofica-artistica. Noi ci limitiamo a proporre un percorso "altro", più difficile per certi versi perché presuppone l'essersi bagnati almeno una volta nel suddetto fiume, ma per altro verso più semplice perché richiede l'unico, semplice uso della personale sensibilità. Torniamo ad usare i nostri occhi e ad ascoltare le domande e le curiosità che pongono e ciò che queste opere suscitano in noi Opere come Fregio - Quando le parallele vanno ad incontrarsi, di Alighiero Boetti, o Dark Amaranth propeller wing with initialed, di Gianni Piacentino, o ancora Senza altri che i miei, di P.P. Calzolari, meritano di essere assaporate, vissute, comprese attraverso la propria personalità, aldilà ed oltre i filtri critici e, in ultima analisi, anche oltre l'artista stesso. Arriva un punto nel quale finiscono le parole e parlano le opere... (Estratto da presentazione di Manuela Composti)




Guardando all'URSS
Realismo socialista in Italia dal mito al mercato


Fruttiere Palazzo Te - Mantova
30 maggio - 04 ottobre 2015
www.studioesseci.net

Da una idea di Arturo Calzona, un progetto espositivo sulle relazioni, gli scambi, gli sguardi e i "fuochi incrociati" tra arte italiana del secondo dopoguerra e arte sovietica del realismo socialista, riflettendo su affinità elettive e divergenze culturali e linguistiche, in una mostra di grande respiro internazionale e ricca di documenti, video e fotografie, manifesti e libri, poco o per nulla conosciuti al pubblico. La mostra riconduce il visitatore agli anni della frontale contrapposizione politica tra comunisti e democristiani, quelli di don Camillo e Peppone, di Dio ti vede e Stalin no. Agli anni in cui per metà degli italiani l'URSS era il mito, il paradiso della giustizia sociale e il demonio per l'altra metà. Gli anni in cui grandi intellettuali italiani (Levi, Calvino, Moravia tra i tanti) compivano il loro pellegrinaggio laico a Mosca. Gli anni in cui lunghe code si formavano all'Hermitage per ammirare Guttuso.

Lo fa in modo del tutto originale: al centro di questa proposta è infatti la riflessione sull'immagine mitica dell'URSS nell'Italia del secondo dopoguerra e sul ruolo assunto dall'iconografia realista nella sua diffusione e veicolazione. Due gli ambiti scelti dal progetto per uesta vicenda ancora inedita e affascinante: da un lato l'iniziativa del Premio Suzzara, voluto da Dino Villani e dal sindaco comunista Tebe Mignoni con Cesare Zavattini e destinato, dal 1948 per quasi trent'anni, a far riflettere sul linguaggio realista e sul tema del lavoro. Gli artisti partecipanti e premiati (da Guttuso a Zigaina, da Gorni a Borgonzoni, da Mucchi a Pizzinato, da Fabbri a Sughi, solo per fare alcuni nomi) introducono il tema del ruolo dell'arte figurativa nella politica culturale del PCI.

Una seconda sezione della mostra si propone di ricostruire l'immagine dell'URSS in Italia nel secondo dopoguerra, con uno sguardo particolare rivolto alla ricostruzione delle opere e degli artisti proposti nei Padiglioni sovietici alle Biennali veneziane nel 1934 e dal 1956 agli anni Settanta. Grazie ai prestiti della Galleria Tret'jakov, in mostra saranno presenti opere di Nikolaj Andreev, Aleksandr Dejneka, Sergej Gerasimov, Vera Muchina, Pëtr Koncalovskij, Grigor'evic Nisskij, Viktor Popkov.

"Parlare del mito dell'URSS in Italia nel secondo dopoguerra significa sollevare il coperchio su un mondo complesso nei linguaggi e nei significati, impossibile da risolvere in una mostra e in una pubblicazione, ma al quale, finalmente e senza falsi miti o negazioni, si vuole guardare - puntualizza Vanja Strukelj, curatrice della mostra mantovana con Ilaria Bignotti e Francesca Zanella. "Innanzitutto abbiamo cercato di restringere il campo della nostra ricerca a un territorio rigorosamente storico artistico, focalizzando l'attenzione sulla ricezione del realismo socialista sovietico in Italia, inquadrandolo in un contesto di scambi e rapporti culturali. In questo quadro d'insieme un aspetto che è emerso in tutta la sua complessità è quello del viaggio in URSS e dei resoconti di viaggio, che nel corso degli anni Cinquanta costruiscono un'immagine mitica e allo stesso tempo fortemente stereotipata di luoghi, contesti sociali, linguistici, culturali...

Ci siamo chiesti: che cosa avevano visto gli artisti italiani nei loro viaggi in Unione Sovietica? Chi avevano incontrato, di cosa avevano dialogato, cosa avevano portato di sè, cosa avevano ritrovato? Abbiamo provato a rispondere attraverso il metodo del confronto interdisciplinare, con lo spoglio di archivi, la visione di film d'epoca, la rilettura di racconti e di resoconti di viaggio, guardando a manifesti, cartoline, sfogliando i rotocalchi. Poi il fenomeno collezionistico, qui documentato da prestiti privati: testimonianza di una cultura d'immagine, di una retorica visiva, di una modalità di racconto della realtà sovietica che rivela forti persistenze, un linguaggio fortemente codificato che viene riproposto, tra copie e riedizioni, per tutti gli anni Ottanta.

L'altro fronte su cui abbiamo lavorato è quello delle esposizioni: ripercorrendo le sale dei Premi suzzaresi e delle Biennali veneziane, certi del confronto fertile tra una manifestazione solo apparentemente di periferia e l'altra ufficiale e internazionalmente riconosciuta. Abbiamo lavorato alla ricerca di un filo rosso che si dipana e si ritrova nella consapevolezza che parlare di realismo socialista in Italia, dalla nostra prospettiva, significa rileggere la nostra cultura e anche metterla un po' in crisi. Ma non è forse questo il compito di una mostra e di una pubblicazione che vogliano dare un vero contributo all'oggi?".

La mostra è organizzata dal Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te. Per la realizzazione della mostra e del catalogo edito da Skira, le curatrici Ilaria Bignotti, Vanja Strukelj e Francesca Zanella sono state affiancate da ricercatori, dell'Università di Parma e di altri istituti di ricerca, esperti in differenti discipline. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Opera di Cvetka Hojnik I premiati Dlum 2014
Lucka Falk | Irena Gajser | Cvetka Hojnik | Ervin Kralj | Anka Krašna


06-27 giugno 2015
Associazione culturale "La roggia" - Pordenone
www.laroggiapn.it

Mostra realizzata in collaborazione con Galerija Dlum. Lucka Falk si è diplomata alla Accademia di Maribor. Lavorava come restauratrice nell'Istituto per i Beni Culturali e Naturali di Maribor. E' nell'Associazione Artisti di Belle Arti Maribor (DLUM), e dell'Associazione Artisti di Belle Arti di Slovenia (ZDSLU) e RULIK. Vari premi, mostre personali ed collettive in Slovenia ed all'estero. Irena Gajser si è diplomata alla Scuola del disegno e pittura a Lubiana (Arthouse - College of Visual Arts). Presidente dell'Associazione Artisti di Belle Arti Maribor (DLUM), è nell'Associazione Artisti di Belle Arti di Slovenia (ZDSLU). Vari premi, mostre personali e collettive in Slovenia ed all'estero.

Cvetka Hojnik si è diplomata alla Facoltà di scienze naturali e tecnica (Università di Lubiana), sezione design tessuti; ha continuato gli studi all'Accademia di Belle Arti di Lubiana, sezione pittura. E' nell'Associazione Artisti di Belle Arti Maribor (DLUM) e dell'Associazione Artisti di Belle Arti di Slovenia (ZDSLU). Vari premi, mostre personali e collettive in Slovenia ed all'estero. Ervin Kralj si è diplomato 1959 alla Scuola di Arte Applicativa a Lubiana, e nel 1966 si è diplomato all'Accademia di Maribor. Ha studiato grafica nel Centro di Grafica Internazionale di Lubiana e nello Studio di grafica della Galleria nazionale di Lubiana. E' nell'Associazione Artisti di Belle Arti Maribor (DLUM) e dell'Associazione artisti di belle arti di Slovenia (ZDSLU). Vari premi, mostre personali ed collettive in Slovenia ed all'estero.

Anka Krašna si è diplomata 1979 nella Sezione di Pittura all'Accademia di Belle Arti di Lubiana, poi si è specializzata nella pittura alla stessa Accademia. Insegna Pittura all'Università di Maribor. Nel 2004 è stata premiata col Listino Glazer per la cultura. E' della Associazione Artisti di Belle Arti Maribor (DLUM) e dell'Associazione Artisti di Belle Arti di Slovenia (ZDSLU). Vari premi, mostre personali e collettive in Slovenia ed all'estero. (Comunicato stampa)




Vincenzo Balsamo - Pensieri che vanno - Tempera acrilica cm.38,5x29 2008_09 - Cat. Chiostro del Bramante Vincenzo Balsamo - Ritmo in blues - olio su carta intelata cm.47,5x33 2012 Vincenzo Balsamo - Astratto 37 - olio su tela - cm.50x26,5 2014 Vincenzo Balsamo
"La poetica della Rèverie, tra segno e sogno"


termina il 20 giugno 2015
Castello di Postignano - Sellano (Perugia)
www.castellodipostignano.it

Vincenzo Balsamo (Brindisi, 1935) iniziò il suo percorso con opere figurative negli anni '50/'70: i paesaggi, le nature morte e studi di volti divengono intensi e interiori; la tecnica pittorica, consistente in vibranti pennellate, esalta un gioco di fantastiche tonalità. Nei primi anni '70 si immedesimò sempre più nella sintesi, verso l'astrazione, quasi geometrica. Si ricompongono le campiture dei paesaggi degli anni '60, senza nessun cenno di figurazione, divise, ognuna, da un segno nero che diventa filo della memoria. Alla metà del decennio cominciò le sperimentazioni Decomposizioni, opere informali, materiche, dure nella loro espressione pittorica, poi passa alle Nebulose, un "viaggio" mentale e interiore per ricercare il giusto equilibrio del segno sul e con il colore.

Il decennio si chiude con le Evocazioni, opere surreali dove il segno diviene un tutt'uno con il colore. I primi anni '80 sono un ritorno alla pittura con la 2a Astrazione: tornano, come icona della memoria, le esperienze passate e dipinge opere legate a un concetto astratto-cubista. Dal 1987 inizia l'Astrazione Lirica, il segno, il colore e la luce sono il mezzo per scrutare nel "io" umano. Balsamo ci invita, a non soffermarci al solo visibile che ogni sua opera può esprimere, ma a una lettura più profonda. E' un invito a fermarci e indirizzare "vedere" all'essenza del nostro pensiero. Tra essere ed esistere. I segni, la luce e i colori vanno visti non solo sotto un aspetto di mera pittura, ma soprattutto come analisi di quello che noi siamo. (Comunicato Patrizia Cavalletti Comunicazione)




Opera di Alessandro Liotta Alessandro Liotta. Fiori & Fiori
termina lo 04 giugno 2015
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Alessandro Liotta (...) dipinge fiori, anzi vasi di fiori, ma non applicando la classica tecnica figurativa, quanto piuttosto usando, cercando e migliorando uno stile personale. La necessità di trovare e inventare un proprio stilema, una propria caratterizzazione, un proprio linguaggio, è stato l'impegno che lo ha coinvolto in questi anni, e che lo ha via via portato alla conquista di quella sintesi formale particolarmente accentuata che già da anni ci dimostra. Così, se dipingere fiori, può sembrare una scelta anacronistica, è vero proprio il contrario, perché l'artista ha conquistato uno stile personalissimo, caratterizzato da una ottima gestualità. La mostra personale ci presenta opere di medie e grandi dimensioni (...) Sembra sia molto semplice dipingere questi fiori, così sintetizzati, così definiti e contornati nei particolari da grosse e grasse pennellate di colore, così semplice da spiazzare l'osservatore.

Altra caratteristica di Liotta è l'aver rifiutato il passato, con tutti i suoi orpelli, per confermare la ferma volontà di vivere la propria contemporaneità, cioè vivere con essenzialità il suo processo artistico. La sua non è sicuramente pittura ingenua, anzi in realtà, pittura colta, complessa, ove tutto è reinterpretato, ed i fiori, molto spesso in vaso, diventano l'icona della pittura dell'artista, autentico fulcro della sua produzione, grazie al quale il suo modo di confrontarsi con le realtà quotidiane della vita e di tutte le problematiche che ad essa sono legate. Il suo cromatismo si compone di una ricchissima tavolozza di colori puri intensi, che raggiungono punte di vera poesia e che trovano ulteriore conferma e rinforzo negli sfondi bianchi o neri che diventano anch'essi forti valori cromatici che grazie ad importanti pennellate, si espandono su tutta la superficie pittorica della tela. (Maria Gabriella Savoia - Mantova,15 maggio 2015)

La mostra «fiori» rappresenta un cosmo vegetale bizzarro e affascinante; le opere, dalle grandi dimensioni, attraggono per la semplicità dell'immagine, contornata, quasi imbozzolata nei suoi elementi (...) Un recupero delle forze e dei cromatismi che come un caleidoscopio raggiunge atmosfere surreali di grande sensibilità e poesia. Di due elementi importanti è fatta la pittura di Liotta, di segno e gestualità, di colore puro intenso. (...) Le sue forme sono semplici eppure coltissime, toccano il cuore e la mente, fiori venusiani approdati da un altro pianeta, eppure è lo stesso sguardo del poeta che li ha resi tal... (Ottaviana Foschini)




Antonio Perilli - olio su tela cm.80x80 2009 Mariangela Tirnetta - Armonia - cm.50x50 2011 Vie italiane all'Informale
termina lo 07 giugno 2015
Complesso museale "Ricci Oddi" - Piacenza

Progetto organizzato da Zamenhof Art di Milano, in collaborazione con gli Amici dell'Arte di Piacenza, a cura di Virgilio Patarini. Una selezione di opere di artisti presenti nel primo volume Mondadori La via italiana all'Informale. Da Afro, Vedova, Burri alle ultime tendenze uscito un paio d'anni orsono e del secondo volume, in uscita nei prossimi mesi, entrambi a cura di Patarini. Opere di Marta Belguardi, Maurizio Carpanelli, Antonio Cogliano, Dusap (Flavio Dusio), Serena Fauttilli, Feofeo (Federica Oddone), Caroline Gallois, Antonio Perilli, Mariangela Tirnetta, Marta Vezzoli, Maria Zimari, Flavio Zoner.

"C'è un rapporto diretto tra la precisione del gesto e la precisione del segno sulla tela. E un rapporto altrettanto diretto tra tale precisione e l'efficacia di quel segno sullo spettatore. Perché chi guarda un quadro in realtà non guarda solo con gli occhi, ma guarda con tutto il corpo. In ogni processo di fruizione c'è una fortissima componente di mimesis. Sì, la mimesi è di chi fruisce non di chi fa un'opera d'arte, con buona pace di Aristotele. Si tratta di un processo spontaneo: quando ascoltiamo una canzone ci viene spontaneo di cantarla (se ci piace). Quando leggiamo un libro ripetiamo con o senza voce le parole. E' stato provato che anche chi legge 'mentalmente' in realtà ha dei movimenti e delle contrazioni dell'epiglottide come se parlasse, come se ripetesse le parole che sta leggendo.

Quando guardiamo un danzatore il nostro corpo partecipa dell'azione sulla scena, con impercettibili micro-movimenti che assecondano, eseguono 'in potenza' la danza. E chi guarda un quadro? Chi guarda un quadro dipinge: e tutto il suo corpo esegue 'in nuce' la danza che ha generato quel dedalo di segni sulla tela. Per questo davanti ad un quadro di Vedova ci sentiamo squassati e in balia di una tempesta, mentre davanti ad un quadro di Afro un vago languore e una musica sospesa ci cullano. E davanti ad un taglio di Fontana un brivido ci corre lungo la schiena. E' il nostro corpo che rivive il ritmo dei gesti che hanno generato quello che abbiamo davanti. E dal moto del corpo scaturisce poi l'emozione..." (da La via italiana all'Informale, a cura di Virgilio Patarini, Ed. Giorgio Mondadori, 2012) (Comunicato stampa Zamenhof Art)




Opera di Antonio Rizzello La pittura di Antonio Rizzello fra impegno e memoria
termina il 30 maggio 2015
Spazio Laboratorio Hajech - Milano

Siamo al passaggio più avanzato della pittura e del percorso di Antonio Rizzello, un artista pugliese trapiantato a Milano dove ha costruito, senza sfoggio e senza indole decadentista, il dato più vero del suo nuovo realismo, argomentato su contenuti colti che riecheggiano i temi del mito ma offrono anche la poesia dell'impegno e della memoria. L'amorevole ricerca del tempo perduto, il vagheggiamento d'una storia antica che ci appartiene e base della nostra identità europea, affiora spesso in tanti dipinti del nostro autore. Non senza mistero diciamo che a Rizzello, il quale ha insegnato nel nobile Liceo Artistico di Brera a Milano dove è stato titolare di cattedra, preme garantire la conservazione di valori tradizionali dispersi o dimenticati.

Questa poesia pittorica della memoria non va confusa col vagheggiamento arcadico e antistoricistico di una realtà astratta. L'approdo a temi e tomi di biblica e arcaica solennità (vedi Susanna e i vecchioni nelle varie versioni), sono il segno di una professione di fede e l'esigenza disperata di un contatto umano, di una urgente immedesimazione con l'essenza della realtà. E' già superato in Rizzello il realismo tout court, c'è la necessità di aderire di nuovo alle cose con una visualizzazione più immediata. Ecco che in taluni lavori, specie su carta, il segno soprattutto a china cattura espressioni nuove, e la macchia sfora il privilegio borghese con esiti più austeri e raccolti. (...)

I contenuti d'immagine e il colorismo spesso solare e mediterraneo svelano le sue naturali origini, nonostante la vicenda pittorica si sia svolta per lo più a Milano; ma riflettere sull'aspetto delle cose e del mondo, sulla trasfigurazione lirico-fantastica dei miti, sugli affreschi di un vero che non tralascia lo stupore di vicende e figure, tutto porta ormai a far credere che la sua analisi visiva s'è fatta sintesi intuitiva, fino a caricare ogni evento di bozzettismo prima di giungere a finale esecuzione. Cronaca e verità, poesia dell'immagine severamente e smisuratamente espressionistica, civiltà greco-latina e tradizione, impegno etico e sensualismo del costume e del vivere d'oggi, tutto entra come ideale, sfondo e confine nella pittura segnica, disegnativa e coloristica di Antonio Rizzello, il cui linguaggio ormai si è fatto stile, e si adopera a lasciare la sua incisività. (Carlo Franza)

Antonio Rizzello (Cellino San Marco 1949) dopo la maturità artistica conseguita a Lecce, nel 1971 si trasferisce a Milano e frequenta il corso di decorazione dell'Accademia di Brera. Segue con interesse il corso di calcografia e sono suoi maestri Luciano De Vita, Pietro Diana e Gino Fersini. Dal 1975 espone in varie mostre a livello nazionale e in Germania. Negli anni successivi gestisce la "Stamperia del Riccio". E' esperto di tecniche pittoriche antiche (tempera all'uovo, affresco, encausto). Insegnante di discipline pittoriche presso il Liceo Artistico Statale di Brera dal 1976 al 2012.




Serodine nel Ticino
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst - Rancate (Mendrisio - Canton Ticino, Svizzera)
termina lo 06 settembre 2015
www.studioesseci.net

Il Canton Ticino è il luogo dove si conserva il maggior numero di opere di Giovanni Serodine, uno dei massimi artisti del Seicento europeo, morto intorno ai trent'anni, a Roma il 21 dicembre 1630. Di lui sono sopravvissuti soltanto una quindicina di dipinti: e le terre ticinesi hanno la fortuna di possederne, in sostanza, la metà. Dopo la morte di Serodine, alcuni quadri raggiungono il Canton Ticino per l'impegno dei famigliari, che spesso ricorrono come modelli nelle opere dell'artista. La parrocchiale di Ascona conserva, tra l'altro, l'ultimo dipinto di Serodine: l'Incoronazione della Vergine. Lo spostamento di questo capolavoro a Rancate, in concomitanza con i restauri della chiesa di Ascona, è all'origine dell'occasione espositiva nella Pinacoteca che ospita nelle sue collezioni, in permanenza, ben tre opere del pittore. Appartenente ad una famiglia di Ascona, trasferita a Roma già alla fine del Cinquecento, Giovanni si forma accanto al fratello maggiore Battista, scultore e stuccatore.

In poco tempo fa sua - senza i compromessi allora già correnti - la rivoluzione del Caravaggio, comprendendone persino la parte più ardua: la carica morale, non limitata alla semplice riproduzione della realtà o al perseguimento di inediti effetti di luce. All'artista ticinese, che risulta anche scultore e architetto, toccano occasioni lavorative di rilievo: dalle pale per San Lorenzo fuori le mura, San Pietro in Montorio e San Salvatore in Lauro ai quadri da stanza per il marchese Asdrubale Mattei. Tuttavia la critica del tempo non è tenera nei confronti di Giovanni, "assai bizzarro e fantastico, con poco disegno e con manco decoro"; di qui un precoce oblio. Bisognerà aspettare Roberto Longhi, il maggiore storico dell'arte del Novecento, perché il pittore conquisti il posto che gli spetta nel diagramma dell'arte italiana.

Non sono mancate, anche in tempi molto recenti e persino alla stessa Pinacoteca Züst, esposizioni dedicate a Giovanni Serodine, in cui si è affrontata la sua breve vicenda, calandola nel contesto romano che ha visto nascere i suoi capolavori, o esplorando possibili ampliamenti del suo ridottissimo catalogo. L'iniziativa del 2015, accompagnata da un volume con una nuova campagna fotografica di Roberto Pellegrini e da un allestimento dell'architetto Stefano Boeri (che per la prima volta si cimenta in una mostra d'arte antica) con la grafica e l'immagine coordinata di Francesco Dondina, è volta a una presentazione, piana ed elementare, del percorso del naturalista Giovanni Serodine, così da raccontare - attingendo unicamente alle opere ticinesi - la brevissima e bruciante parabola di un artista, eroicamente fedele al Caravaggio, con ben pochi confronti nel panorama europeo del suo tempo, tra Velázquez e Rembrandt. (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Gino Martori - Vicino al mare - gennaio 2014 I paesaggi di Gino Martori
termina il 28 maggio 2015
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Sono convinto che la rappresentazione dei sentimenti avrà sempre buone ragioni per esprimersi finché gli artisti saranno disposti a utilizzare i propri strumenti mentali e meccanici, restando alle categorie materiali e formali che distinguono la Pittura da altre forme d'espressione, poiché i tempi nostri le vanno modificando sostanzialmente. Purtroppo, accanto alla massima libertà dei linguaggi e l'utilizzo di nuove tecnologie, le immagini stanno perdendo ogni profondità poetica, lo dico senza intenzione polemica, ma per semplice constatazione. (...)

Per un vero paesaggista come Gino Martori, che vede quotidianamente i mutamenti della stagione misurandosi con uno tra i paesaggi più spettacolari del mondo - il Lago di Garda e i suoi rilievi marginali - si pone continuamente il problema di trascrivere la quotidianità della convivenza con quei colori che restano acquatici investendo anche i declivi collinari circostanti e quegli spazi la cui profondità prospettica, annullata dalle distanze, inganna anche lo sguardo pratico. Per Martori, sincero e colto pittore di paesaggio, si tratta di annullare la meraviglia, di attenuare la rutilante ricchezza cromatica (...).

Sulle acque del Lago di Garda, ho visto naufragare la valentia pittoricistica di tanti, sopraffatti dalla ricchezza paesaggistica che cercavano di riprodurre. Gino Martori, invece, elaborando in tanti anni di silenziosa e devota decantazione, l'emozionalità visiva, magari a costo di ritrarre il paesaggio nei suoi dettagli più comuni, meno gratificanti, meno pittoreschi, appunto, ha saputo restituire il vero incanto di questo paesaggio. (...) L'originalità del suo sguardo si determina considerando uno svolgimento verticalizzato dove l'immagine vorrebbe, invece, dipanarsi orizzontalmente, un aspetto che Martori ha ormai lasciato andare nella sua memoria.

Egli produce, invece, una pittura del presente, a volte dell'attimo poetico percepito attraverso un'esperienza diuturna del vedere che esclude la sorpresa e si traduce in un gesto apparentemente trascurato lasciando una traccia di quell'attimo emotivo. (...) Per un pittore è particolarmente giusto, soprattutto, accogliere e lasciare agire le suggestioni ricevute dai grandi maestri con i quali si riconosce un'affinità sensibilistica. Così, Martori ha composto la struttura dei suoi modi pittorici, aggiornandosi all'estremità più avanzata della paesaggistica contemporanea, mettendosi all'ombra della tradizione figurativa lombardo-veneta che nel suo caso non è solo un luogo culturale, ma anche esistenziale e filosofico. Ciò conferisce una forte distinzione antropologica alla sensualità segnica e cromatica dei suoi dipinti, pienamente percepibile, rafforzandone la verità.

L'appartenenza a un'enclave culturale è una difesa della personalità e un valore aggiunto all'esaltazione del gesto pittorico, a quella calligrafia dell'emozionalità che distingue gli artisti dai pittori dozzinali. Gino Martori è un pittore gestuale, tonale, espressionista. (...) I primi piani, in basso, sono nebbie impercettibili e consentono allo sguardo di risalire in prospettiva verso un'immagine affermata, segnata da una forte demarcazione spaziale. Così il paesaggio è raccontato con una vaga introduzione prima di definirsi nettamente. E' un percorso di avvicinamento.

Simile risoluzione prospettica rammenta la nobile pittura di Alberto Gianquinto e più lontani si colgono gl'influssi, ormai metabolizzati, di Renato Birolli e Afro Basaldella, e forse di Angelo Del Bon con i Chiaristi. Non per caso Martori godeva la stima severa di Oreste Marini che lo considerava un possibile prosecutore delle sue attenzioni gardesane. Insomma, ho detto di un artista consapevole e meditabondo, rivierasco e collinare disincantato, innamorato di un paesaggio mitico e vissuto che è la sua casa fisica e culturale. (Gino Martori, paesaggista - di Renzo Margonari, curatore della rassegna - dal catalogo della mostra)

«Sono nato a Peschiera del Garda nel 1951. Da sempre lavoro nel piccolo hotel che i miei genitori, con tenacia e umiltà, hanno costruito a partire dagli anni '50. Nel 1980 mi iscrivo e frequento con entusiasmo i corsi liberi di pittura tenuti dal professor Franco Patuzzi presso l'Accademia di Belle Arti 'G.B. Cignaroli' di Verona. La voglia di imparare e approfondire è intensa, supportata dalla fortuna di poter viaggiare e documentarmi. Sono di quegli anni gli incontri con alcune persone che con i loro preziosi consigli hanno contribuito largamente alla mia formazione artistica; ancora li ringrazio. Sono il professor Franz Grau di Monaco di Baviera ed il professor Oreste Marini di Castiglione delle Stiviere. Ringrazio anche la mia famiglia che, sostenendomi, mi ha dato in tutti questi anni la possibilità di poter vivere questa mia passione.» (G. M.)




Emanuela Sforza, fotografie
Io danzo tu vedi


termina il 28 maggio 2015
Galleria L'Ariete Arte contemporanea - Bologna
info@gabriellapapini.com

"Per Emanuela Sforza la fotografia è un atto d'amore, per lei fotografare la danza è cogliere l'essenza, la perfezione formale dell'azione, la comunicazione, è esternare il suo amore per l'arte e per chi la crea. La danza nasce da questo bisogno di dire l'indicibile, di conoscere l'ignoto, di essere in rapporto con l'altro. Con la sua macchina fotografica, quasi un terz'occhio per lei, ha iniziato a frequentare i più importanti teatri immortalando le grandi étoiles internazionali come Paolo Bortoluzzi, Luciana Savignano, Marga Nativo,Carla Fracci, Jorge Donn, Daniel Lommel, Carolyn Carlson, Rudolf Nureyev, Marcia Haydée, Antonio Gades. Protagonista della fotografia di danza, inizia a fotografare dal 1976. Sarà proprio Maurice Béjart, ballerino e coreografo, che riferendosi alla sua copiosa produzione artistica, le dirà questa frase emblematica: Io danzo tu vedi".

Così Mirta Carroli, curatrice della mostra, racconta le 25 fotografie della Sforza, tutte rigorosamente in bianco e nero. Un bianco e nero fortemente contrastato, con numerosissimi passaggi di gradazioni e di toni, che modulano le figure ed accentuano la plasticità ed il movimento. Il suo obiettivo privilegia e scruta a fondo la fase di costruzione del balletto per individuare lo spazio creativo dell'artista teso ad ottenere dal gesto e dal movimento il massimo della resa spettacolare. Si veda ad esempio il gesto plastico e l'intensa espressione di Luciana Savignano nel Bolero di Maurice Ravel, con la coreografia di Béjart.

La qualità delle fotografie va anche ricercata nell'uso di diverse macchine fotografiche analogiche e dei relativi obiettivi. Oltre alle lunghe ore trascorse da Emanuela nella camera oscura, vestale di quella fase importantissima dello sviluppo dei negativi e della stampa delle immagini fotografiche nell'acido delle bacinelle, in attesa del formarsi del bianco e nero perfetto. Fondamentale la scelta della carta sensibile ritenuta più idonea: tutta la sua produzione fotografica è stampate su carta baritata. (Comunicato Ufficio Stampa Gabriella Papini)




Logo della Bottega d'Arte Amebe di Trieste Collettiva - concorso "Beautiful colors" - Premio Speciale Amèbe 2015
termina lo 05 giugno 2015
Bottega d'arte Amèbe - Trieste
www.amebe.com

Artisti: Fabrizio Brescia, Renato Bari, Alberto Crismani, Susanna De Vito, Margherita Donnarumma, Patrizia Grubissa, Moreno Gerzeli (foto), Mirella Granduc, Maurizio Leoni, Mariagrazia Lazzari, Elisa Lenaz, Cristina Marussi, Nivea Mislei, Santina Mislei, Claudio Maiola, Claudio Martincic, Neva Riva, Sonia Trobez, Serena Vivoda, Annamaria Vidonis, Alvise Vendramin, Nives Vocchi

- I primi 8 riceveranno un buono per la partecipazione alla collettiva di Monfalcone dal 12 al 24 settembre 2015 presso lo Storico Caffè Carducci.
- Premio 1° assoluto: parteciperà alla collettiva di Monfalcone e riceverà il Premio Speciale Amèbe 2015.
- Premio "New entry": sarà estratto a sorte un buono tra tutti coloro che partecipato per la prima volta ad una iniziativa "Amèbe".
- Premio "Fedeltà": tra tutti i partecipanti non "New entry" e non premiati sarà estratto a sorte un buono per la partecipazione ad un a prossima iniziativa Amèbe.

L'idea di questa collettiva-concorso nasce in occasione del 15esimo anno della "Bottega d'arte Amèbe". Le opere saranno valutate da un'apposita giuria, ma anche il pubblico potrà votare il quadro preferito. I voti del pubblico e della giuria definiranno i vincitori. Con l'occasione si potranno visionare le foto e i filmanti delle varie mostre, sia del 2015 che degli anni passati. La Bottega d'Arte Amebe promuove l'arte pittorica con mostre, concorsi e corsi d'rte. Nel 2013 presente nel catalogo di un Evento collaterale alla 55esima edizione della Biennale di Venezia. La curatrice artistica, Gabriella Machne, è pittrice e si occupa attivamente di Arte. Al suo attivo vanta una lunga esperienza, anche in campo Associativo, con serate, interventi dialettici, concorsi (pittorico, poetico, fotografico), mostre, presentazioni di libri ecc. Nel 2007 l'Ass.to alla Cultura del Comune di Trieste le ha conferito una targa per l'attività artistica.




Adrianna Wallis
U, UV, WX, X


termina il 21 giugno 2015
Galleria 3D - Mestre
tredigallery@gmail.com

Terzo capitolo di un ciclo espositivo dedicato al tema della memoria, la mostra - curata da Giulia Bortoluzzi - presenta una riflessione delicata sull'universo intimo e sensibile dei ricordi familiari facendo uso dell'universo del sogno e dell'incosciente come di una materia e terreno fertili, e tessendo quindi le fila di una storia condivisa. Wallis, con sguardo attento, evoca allo stesso tempo la dimensione d'abisso e imprevedibilità sulla quale si tendono le nostre vite e la presenza di costanti ricorrenti nel tempo che diventano costellazioni rassicuranti. La precisione romantica e l'interesse per il dettaglio che caratterizzano la sua ricerca artistica, si concretizzano nello spazio espositivo in un'installazione onnicomprensiva, al tempo stesso delicata e monumentale.

Adrianna Wallis (Francia, 1981) si è diplomata all'Università di Barcellona. La sua pratica artistica si basa sul rapporto con gli oggetti di uso quotidiano: questi sono sia la forma, il materiale, la lingua e il simbolo del suo lavoro. Rimuovendoli dalla loro funzione primaria, gli oggetti vengono liberati dal loro statuto utilitario e acquistano una dimensione narrativa. L'opera presentata, Alphabet pour réécrire l'histoire des familles (incomplet) - Alfabeto per riscrivere la storia di famiglia (incompleto) - è un organismo in divenire, in attesa di essere ricevuto e accolto dal pubblico. L'opera funziona come una domanda sulla natura della storia attraverso l'utilizzo di oggetti di uso comunque e quotidiano, i quali a loro volta fanno eco all'universo domestico e familiare tradizionale.

Il passato è quindi riportato al presente da Wallis grazie a racconti di storie personali, a volte secondarie, ma nella loro essenza universali. Come scriveva Walter Benjamin, la storia non si costituisce esclusivamente nel discorso ufficiale ma anche e soprattutto in ciò che è stato dimenticato. Allo stesso modo, Adrianna Wallis ha cercato di riscotruire l'alfabeto attraverso le iniziali di famiglia ricamate sulle lenzuola di corredo. Appartenenti a famiglie di status eterogeneo o provenienti da diversi paesi, esse sono state recuperate dall'artista presso mercatini dell'antiquariato o su Internet.

Seppur segnate da ricordi lontani, queste lenzuola sono testimoni di una storia personale che trova compimento nella regolarità semantica dell'alfabeto. Lo spettatore, invitato a completare le lettere mancanti andando alla ricerca delle iniziali corrispondenti alle lettere o coppie di lettere U, UV, WX, X, partecipa alla ricostruzione di una memoria collettiva. Così facendo, la mostra U, UV, WX, X chiama in causa delle assenze, frammenti di una storia ancora da scrivere e pertanto già presente, invitando lo spettatore in un viaggio nel suo universo familiare. Il legame arcaico che si disegna al di là di qualsiasi limite, temporale o geografico, si apre verso una dimensione e uno spazio condivisi, da riscoprire e attualizzare. (Comunicato stampa)




Opera dalla mostra di Lamberto Pignotti e Antonino Bove Alla ricerca dei sogni perduti
Collage verbovisivi di Lamberto Pignotti e Antonino Bove


termina il 30 giugno 2015
Studio Gennai Arte Contemporanea - Pisa
www.studiogennai.it

Seduzioni e incantamenti, illogicità e paradossi, alterazioni e frammentazioni spazio-temporali secondo la grammatica allegorica e universale tipica dei sogni, è quanto traspare dalle composizioni verbovisuali realizzate a quattro mani, in collaborazione differita ma anche sincretica, da Lamberto Pignotti (Firenze, 1926), poeta e saggista, uno dei maggiori protagonisti dell'intensa stagione della Poesia Visiva, e Antonino Bove (Palermo, 1945), autore multimediale dedito al connubio tra arte e scienza, da decenni impegnato in una peculiare ricerca sulla materializzazione dei sogni.

Fondatore di una fantomatica Società degli Onironauti e inventore di apparecchiature improbabili quali l'Oniroscopio Fisicizzatore, Bove ha allestito un intrigante teatro onirico, combinando immagini enigmatiche estrapolate dalle proprie sperimentazioni e tracce di una memoria artistica comune e condivisa. Pignotti è quindi intervenuto sui collage, interagendo con notevole sintonia ed inserendovi suoi versi evocativi e pertinenti schegge di un poema concepito appositamente, in una perfetta fusione della poetica dei due autori. Dalla metà degli anni '50, Pignotti si è imposto, con ironia e arguzia, come uno dei più originali e graffianti studiosi del rapporto fra parola e immagine, soprattutto in relazione alla comunicazione visiva nella società di massa.

Tra i padri fondatori della Poesia Visiva, aderente al Gruppo '63, l'autore ha aperto nuove strade alla poesia sperimentale esaminando le più diverse dinamiche tra segni e codici linguistici nei diversi media. Dai '70, Bove si è occupato invece di fenomeni para-scientifici come la levitazione, la reificazione dei sogni e il mito dell'immortalità. (...) Forti di queste formidabili pratiche ed esperienze, Pignotti e Bove hanno dato forma nella serie di opere in mostra ad un clima fantastico e visionario, con ibridazioni inusitate e accostamenti sorprendenti in una recherche che non mira semplicemente ad esplicitare simbologie e associazioni oniriche, ma vuole spingersi piuttosto all'interno di aree inesplorate della dimensione sogno, per interiorizzarne l'energia, per liberare nuovi archetipi e figure chiave, per incontrare non tanto freudianamente se stessi bensì l'"altro", l'arcano e ineffabile, tra malinconiche fantasmagorie e incongrui ribaltamenti di senso (in una vita sempre più razionale e tecnologica). E se fossero i personaggi dell'arte, dipinti e scolpiti, a sognare la realtà di noi umani? (Vittore Baroni)




Andrea Mancini - Plastica - cm.50x50 Andrea Mancini: "Il mondo di mezzo"
termina lo 05 giugno 2015
Spazio espositivo Mini mu (Parco di San Giovanni) - Trieste

La ricerca pittorica di Andrea Mancini non si inserisce nel dibattito che, ancora oggi, dopo l'esuberanza trasgressiva delle neoavanguardie, continua a dominare le vicende dell'arte contemporanea; il che ci permette di buttare sul tavolo la domanda fatidica: gli extra media più consolidati (fotografia, tivù, cinema), unitamente ai principi dell'interattività e della pratica relazionale, debbono condurre un gioco di sponda o possono permettersi di puntare al predominio dell'intero mercato dell'arte? L'autore evita di rispondere, non per un ostinato voto del silenzio, ma per scelta ben precisa, ovvero per indifferenza verso codeste esperienze che, nostro malgrado, disegnano la vita moderna.

In questo modo, di fronte al lavoro ossessivo e da grande equipe di autori come Jeff Koons e Damien Hirst, ipercelebrati a livello globale, egli si permette di tirare diritto lungo una strada solitaria, e questo perché, secondo il suo assunto programmatico, la pittura è, ancora oggi, la tecnica più idonea a captare il reale e che ci impedisce di sfuggire al quesito "Chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo?" In questo modo la sua pittura, con la capacità di interrompere, in maniera spietata, grazie a inquadrature o a tagli arbitrari, la presa di possesso sulla realtà, risulta essere la tecnica ideale per ottenere una estesa frammentarietà iconica.

Ecco perché il Nostro, affascinato dalla capacità di produrre immagini variegate e potenzialmente estranee a qualunque sostanziale intreccio narrativo che veda nel punto "A" l'esordio della storia e nel punto "Z" il suo epilogo, si concentra su una ricerca che fonde la spazialità compressa propria delle neoavanguardie con una frontalità dell'orizzonte propria nella disposizione lineare egizia, in un accatastarsi di elementi che si compenetrano e si nutrono all'interno di un flusso percettivo, dove le emozioni sono un qualcosa che sta sulla superficie delle cose, e quindi in un'evocazione giocata su termini minimi o su riferimenti figurativi. In tale maniera, i riferimenti alla storia dell'arte (che vediamo affiorare tra i lacerti di questa pittura, come l'amore spassionato per la pastosità di Velasquez e Segantini) risultano essere solo accidenti di un discorso situato sullo sfondo, senza divenire per questo citazione ricercata: stanno lì perché sono elementi inevitabili dell'esperienza formale, e non perché aprono a sentimenti profondi e necessari o a scelte ideologiche di tipo deterministico.

Arrivati a questo punto, possiamo dire che negli intenti di Andrea Mancini c'è la ricerca dell'inquietudine come valore da assurgere al rango della pittura. Qui la luce è protagonista e l'uomo è assente. C'è la memoria, c'è la testimonianza, non più la vita. Questo almeno nelle opere del "riciclo" e degli "accumuli" (siano questi carte da macero, libri o copertoni). Il silenzio che aleggia su queste raffigurazioni appartiene alla categoria de "la quiete dopo la tempesta", e la qualità del gioco di luci e ombre (i toni in definitiva di ogni sua opera) vive su un insieme di colori spenti, come se la vita se ne fosse fuggita via da questi oggetti raffigurati. (Comunicato stampa)




Daniela Caciagli - acrilico e olio su tela cm.60x60 Daniela Caciagli: ARTinCLUB 3
30 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 30 settembre 2015
Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini - Lido di Camaiore (Lucca)
www.clubipini.com/artinclub3

Mostra di pittura organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio. In esposizione una serie di recenti dipinti dell'artista Daniela Caciagli. L'iniziativa ARTinCLUB, giunta alla terza edizione, nasce con l'intento di offrire al pubblico una proposta culturale che coniughi l'arte contemporanea con la raffinata atmosfera della villa in stile Liberty, fatta costruire dal pittore e ceramista Galileo Chini agli inizi del '900 per crearvi la propria dimora nei periodi di vacanza. Completamente ristrutturata lasciando inalterato il fascino originario, la Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini accoglie ancora oggi numerose opere di Chini - dipinti, affreschi e oggetti d'arredamento - perfettamente conservate. La mostra è corredata di catalogo con testo critico di Chiara Di Cesare.

Daniela Caciagli (Bibbona - Livorno, 1962) ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo, con numerose personali e collettive in Italia e all'estero. Nei suoi dipinti ad acrilico e olio su tela, l'artista crea immaginifiche associazioni di frammenti di vita quotidiana, sfumando i riferimenti spazio-temporali. Vibrante è l'uso dei cromatismi: il colore è l'autentico generatore della forma, la modella e la controlla per sviluppare una non banale riflessione sul destino, imperscrutabile, che contraddistingue ogni essere umano.




Romagnano: Voci della Grande Guerra
termina il 12 luglio 2015
Villa Caccia - Romagnano Sesia (Novara)
www.storia900bivc.it

La mostra intende raccontare la Prima guerra mondiale, attraverso le parole di chi l'ha vissuta, in una prospettiva diversa da quella dei libri di storia. L'iniziativa si inserisce nel programma di celebrazioni del centenario della "Grande guerra" promosso dal Comune di Romagnano Sesia in collaborazione con il Museo storico etnografico della Bassa Valsesia.




Inflected Objects - Philippe Decrauzat - A Square - 2006 Inflected Objects #1: Abstraction
Rising automated reasoning
Philippe Decrauzat, Harm van den Dorpel, Katharina Fengler, Femke Herregraven, Lars Holdhus, Pierre Lumineau


termina il 13 giugno 2015
Istituto Svizzero - Milano
www.istitutosvizzero.it

Mostra collettiva, primo capitolo di una riflessione sul digitale e le sue conseguenze sulla produzione artistica, a cura di Melanie Bühler, fondatrice e curatrice di Lunch Bytes, e Valerio Mannucci, co-fondatore e co-direttore di Nero. Si parte dall'assunto che non è più possibile parlare di un dominio digitale in quanto tale: the digital has escaped the box, per citare l'architetto e scrittore Keller Easterling. I processi computazionali, per loro natura astratti, penetrano in modo crescente nel tessuto sociale ed economico contemporaneo.

Il digitale non può più essere considerato un medium specifico, con i suoi meccanismi e la sua estetica, piuttosto è oggi una forza pervasiva che conforma la realtà materiale degli oggetti e la loro rappresentazione. Come risultato, molti degli artisti che riflettono sulla cultura digitale, si concentrano sempre più sugli oggetti fisici e sulla loro natura ibrida, come nel caso dei sei artisti in mostra: Philippe Decrauzat (Svizzera), Harm van den Dorpel (Olanda), Katharina Fengler (Germania/Svizzera), Femke Herregraven (Olanda), Lars Holdhus (Norvegia) e Pierre Lumineau (Svizzera).

Con la digitalizzazione dei sistemi, il mondo si dota di infrastrutture di calcolo che lavorano nell'ombra; dipendiamo da procedimenti astratti per far volare i nostri aerei, far funzionare i semafori e determinare il valore del denaro nei nostri conti bancari, in un tessuto iper-capitalista, controllato da poche corporations che capitalizzano i contenuti e i dati generati da chi usa i loro strumenti. In questo senso, il digitale e le sue espressioni artistiche presentano un alto livello di astrazione, che non è quindi di carattere formale, ma risultato di un più ampio processo economico, politico e tecnologico.

I sei artisti di "Inflected Objects #1: Abstraction" si cimentano con la digitalizzazione del sociale e l'impiego di algoritmi che si traducono in opere attraverso processi meccanici, matematici e installativi. La mostra nello spazio dell'Istituto Svizzero a Milano è accompagnata da un sito web che funziona come ideale estensione della mostra e che farà da piattaforma per i successivi capitoli del progetto. A partire dal giorno di inaugurazione saranno presentati online i lavori di Harm van den Dorpel, Lars Holdhus e Sophie Jung. Philippe Decrauzat (1974) dove insegna a l'Ecal a Losanna e nel 1999 ha fondato Circuit Centro per l'arte contemporanea. Realizza pittura, film, istallazioni, disegni e sculture che spesso includono composizioni geometriche e combinano influssi multidisciplinari.

Harm van den Dorpel (1981) è un artista il cui lavoro presenta informazioni autoprogrammate intuitivo-associative che riflettono sull'ordine algoritmico e di mercato dei social media più popolari. Katharina Fengler (1980) ha studiato fotografia all'Università delle Arti di Zurigo. Il suo lavoro si occupa di psicologia, percezione e astrazione. Femke Herregraven (1982) è un'artista la cui ricerca interseca la finanza globale, l'informazione e la geopolitica. Nei suoi lavori interroga quali basi materiali sono create dalle geografie e i sistemi di valore dettati dalle infrastrutture e tecnologie finanziarie di oggi.

Lars Holdhus (1986) ha studiato alla Städelschule di Francoforte e la Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam. Nel suo lavoro ha trattato di apprendimento dalle macchine, intelligenza artificiale e interazione umana chiedendosi come è possibile orientarsi in scenari tecnologici sempre nuovi e complessi. Pierre Lumineau (1986) è un artista svizzero di base a Zurigo il cui lavoro si muove tra la scrittura e l'illustrazione, riflettendo sui temi dell'anonimato creativo, dell'artificialità, dell'automazione e delle tecnologie ibride. Con Ivo Brenwald è fondatore di Digital Underrated un progetto di raccolta online di foto digitali amatoriali prese da siti d'asta. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Alessandra Santerini)




Vanni Cuoghi - Monolocale 12 (L'astice) - tecnica mista cm.21x30 2015 Vanni Cuoghi
Monolocali: tutte le mattine del mondo


termina il 23 luglio 2015
Galleria Area B - Milano
www.areab.org

L'interesse per una tipologia di abitazione con precise caratteristiche, appartiene alla biografia di Vanni Cuoghi, che ha vissuto per diversi anni in case molto piccole, in particolare, da studente, abitava in un monolocale a Milano. L'ottimizzazione e lo studio di ogni singolo spazio, il bisogno obbligato di ordine, ma anche i rapporti con i vicini e il cibo; questi temi hanno lasciato un'impronta importante nell'artista, che suggerisce come in uno spazio piccolo tutto possa paradossalmente amplificarsi, assumendo maggiore consistenza. In spazi ristretti, anche il rapporto con i vicini è oggetto di riflessioni e interrogativi: ci si domanda che tipo di persone siano, come passino il tempo, e li si può anche immaginare a compiere gli atti più assurdi, come per esempio far rotolare continuamente biglie di vetro sul tavolo, che immancabilmente cadono a terra, oppure ci si può chiedere che cosa stiano mangiando.

Da queste riflessioni nascono dei piccoli teatri, veri e propri diorami su cui si stagliano alcune figure, protagoniste fluttuanti in una realtà metafisica e surreale. Donne e uomini che compiono gesti all'apparenza comuni, come prendere la ciotola del gatto o spostare un vaso di fiori, o ancora danzare, ma che allo stesso tempo convivono con un'invasione visiva, qualcosa di non definito che sconvolge la scena, che non sempre appartiene al mondo reale. Potrebbe trattarsi anche solo di un rumore, o un odore; Vanni Cuoghi sottolinea infatti la proprietà evocativa del cibo, capace di suggerire immagini, racconti, fantasie, luoghi e momenti della memoria. Via libera allora ad evocazioni e ricordi di precisi momenti, fino a ricostruire episodi e luoghi passati che ancora vivono con forza.

Il 25 giugno, alle ore 18.30, prenderà vita Plan B, performance aperta al pubblico in cui Vanni Cuoghi utilizzerà i mobili e gli oggetti di design messi a disposizione da Carnet, realizzando una scenografia che ricorda i Monolocali in mostra. Tutti i partecipanti potranno prendere parte alla performance, entrando fisicamente nel teatrino e fotografandosi in uno mondo diverso di quello abituale, un vero e proprio Plan B, perchè chiunque, in caso di bisogno, può diventare qualcun altro. Ogni partecipante sarà invitato poi a postare gli scatti sui propri social, con l'hashtag #planb. (Comunicato stampa ch2 comunicazione e ideazione eventi culturali)




The Encyclopedia of Kurt Caviezel
termina il 20 giugno 2015
Galerie / Galleria foto-forum. Südtiroler Gesellschaft für Fotografie - Bozen | Bolzano
www.foto-forum.it

Per quindici anni Kurt Caviezel ha girovagato tra le webcam del mondo interconnesso di spazi pubblici e privati selezionando istantanee da quel flusso inarrestabile con un semplice clic del mouse. Il suo archivio annovera così un patrimonio di oltre tre milioni di immagini tratte dai più disparati momenti della vita. In The Encyclopedia of Kurt Caviezel sono classificate in ordine alfabetico tutte le sue serie nate dal materiale raccolto appunto negli ultimi quindici anni. La mostra sarà accompagnata dalla pubblicazione The Encyclopedia of Kurt Caviezel in collaborazione con Rorhof.

Dall'introduzione di Joachim Schmid: In anni di sorveglianza in linea l'artista ha raccolto una quantità pressoché incredibile di immagini, tutte catturate dalle webcam. Una massa di immagini che in questo caso è assolutamente rilevante perché, come succede per molte raccolte, anche nel suo caso la quantità diventa qualità. Solo la massa consente di identificare modelli ricorrenti. Se la singola immagine è solo divertente, banale o anonima, inserita in una serie di immagini simili diventa un tassello verso la conoscenza. Creando sequenze di istantanee assimilabili, Caviezel mette ordine nel flusso delle immagini. Le sue serie tipologiche strutturano gli eventi davanti alla telecamera.

Nella serie di singole immagini diventano riconoscibili dei modelli che emergono da uno scorrere amorfo e continuo; e questo avviene sia per ciò che succede dinanzi ad un'unica webcam, sia nel confronto tra le immagini di apparecchi che funzionano in modo totalmente indipendente gli uni dagli altri e che nessuno prima aveva mai pensato di accostare. Nessun gestore di webcam aveva mai previsto una cosa del genere, ci riescono solo soggetti di un'altra intelligenza. I ragni hanno ad esempio tutt'altro rapporto con le telecamere rispetto agli uomini: nel loro ambiente le webcam non sono che un supporto come tanti altri su cui è possibile tessere una tela. E così un ragno mette in scena davanti alla telecamera uno spaccato di realtà in modo del tutto casuale e spontaneo, che la telecamera trasmette grazie ai suoi automatismi sul nostro schermo.

Al ragno poco importa che la webcam sia stata collocata lì in origine per osservare gli elefanti al parco nazionale o per sorvegliare il vano scale al parcheggio. Anche gli uccelli svolazzano attorno, cercano il cibo e a volte si riposano, preferibilmente lì dove si sentono al sicuro. Un uccello si può posare anche su una webcam e se lo fa in una certa posizione, la sua coda comparirà davanti all'obiettivo. Situazioni non previste né pensate dagli sviluppatori delle webcam, eppure sono diventate usi frequenti di questi oggetti tecnologici. Mancava solo qualcuno che, stando appositamente a guardare, riconoscesse l'attimo favorevole e cogliesse l'immagine di quell'attimo decisivo.

Kurt Caviezel è quel qualcuno; nel suo archivio si trova tutto questo e molto di più. Qui possiamo studiare cosa fanno pioggia, neve o ghiaccio ad una lente esposta alle intemperie o quello degli abitanti di una città in attesa alla fermata del bus. Ogni webcam è stata installata seguendo una qualche idea; tutte queste idee, intenzioni, obiettivi diventano tuttavia secondari nel momento in cui si guardano le immagini prodotte dalle webcam nel loro insieme. L'enciclopedia della visione automatizzata, selezionata e organizzata con cura, svela un insospettato valore aggiunto visivo che Caviezel ha attinto dal flusso infinito delle immagini che si generano ininterrottamente e che immediatamente cadono nell'oblio.

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Seit fünfzehn Jahren flaniert Kurt Caviezel über Webcams in öffentlichen und privaten Räumen durch die vernetzte Welt und wählt per Mausklick Standbilder aus dem unablässigen Datenfluss aus. Mittlerweile umfasst Caviezels Archiv mehr als drei Millionen Aufnahmen aus sämtlichen Lebensbereichen. In "The Encyclopedia of Kurt Caviezel" sind alle seine Serien, die im Laufe der letzten fünfzehn Jahre entstanden sind, alphabetisch geordnet. Zur Ausstellung entsteht in Zusammenarbeit mit Rorhof die Publikation The Encyclopedia of Kurt Caviezel.

Aus der Einführung von Joachim Schmid: Der Künstler trug in jahrelanger Kamerüberwachung eine schier unglaubliche Menge von Bildern zusammen, die allesamt von Webcams abgegriffen wurden. Die Menge der Bilder ist dabei von ganz entscheidender Bedeutung, denn wie bei vielen Sammlungen schlägt auch hier Quantität in Qualität um. Erst die Menge erlaubt, wiederkehrende Muster zu erkennen. Ist das einzelne Bild nur lustig oder banal oder nichtssagend, wird es in der Reihe ähnlicher zum Baustein der Erkenntnis. In der Reihung verwandter Bilder bringt Caviezel Ordnung in die Bilderflut. Seine typologischen Reihen strukturieren die Ereignisse vor der Kamera. Aus einem fortlaufenden amorphen Strom werden in der Reihe der Einzelbilder Muster erkennbar, und zwar sowohl im Geschehen vor einer einzelnen Kamera als auch beim Vergleich völlig unabhängig voneinander operierender Geräte, die nie zuvor irgend jemand zusammenzubringen gedachte. Kein Betreiber der Kameras hatte so etwas vorgesehen, das schaffen nur Wesen von anderer Intelligenz.

Spinnen beispielsweise haben zu Webcams ein anderes Verhältnis als Menschen. Kameras sind ihnen Umgebung wie alles andere, woran sich ein Netz befestigen lässt. So inszeniert die Spinne vor der Kamera ganz beiläufig und ohne jede Absicht ein Stück Wirklichkeit, das diese in ihrem Automatismus auf unsere Monitore überträgt. Ob die Kamera nun ursprünglich im Nationalpark zur Beobachtung von Elefanten oder im Parkhaus zur Überwachung des Treppenhauses installiert war, ist der Spinne eins. Vögel wiederum schweifen umher, suchen Futter und gelegentlich ruhen sie, am liebsten dort, wo sie sicher sind. Auf einer Webcam kann sich der Vogel niederlassen, und wenn er sich entsprechend setzt, hängt des Vogels Schweif vor dem Objektiv.

Dies war von den Entwicklern der Webcam weder beabsichtigt noch bedacht, und doch wurde es eine häufige Nutzung dieser Technik. Jetzt fehlt nur noch jemand, der gerade zuschaut, die Gunst des Augenblicks erkennt und im entscheidenden Augenblick das Bild abgreift. Kurt Caviezel ist dieser Jemand, in seinem Archiv findet sich das alles und noch viel mehr. Jede Webcam wurde mit irgendeiner Idee aufgestellt, jemand verfolgt eine Absicht, manche dienen gar einem Zweck, doch werden all diese Ideen, Absichten und Zwecke sekundär, wenn man die von Webcams produzierten Bilder in der Zusammenschau sieht. Sorgfältig ausgewählt und arrangiert offenbart die Enzyklopädie des automatisierten Sehens einen ungeahnten visuellen Mehrwert, den Caviezel aus dem endlosen Strom der ununterbrochen entstehenden und umgehend wieder vergehenden Bilder schöpfte.




Copertina catalogo mostra Diego Valentinuzzi a Trieste Diego Valentinuzzi: Segni Sogni Colori
26 maggio - 19 giugno 2015
Palazzo della Regione - Trieste
www.diegovalentinuzzi.com

Realtà e visione onirica, concretezza ed evanescenza, vissuto e immaginato: da queste coordinate si sviluppa l'arte di Diego Valentinuzzi, artista visionario in possesso di un'innata abilità nel riuscire a fondere e mettere in scena tutti questi elementi antitetici in un'unica, complessa, rappresentazione libera ed anticonvenzionale. E' evidente che il surrealismo storico, la metafisica, il Dada hanno avuto un ruolo determinante per l'artista e la sua formazione, il sogno e l'inconscio si pongono come fondamenti della sua produzione pittorica, supportata però da un'immaginazione fervida e una capacità narrativa vivace e feconda ritrovabile in ogni suo dipinto. Molteplici sono inoltre i riferimenti intellettuali a cui Valentinuzzi attinge, dall'arte classica alla cartellonisitca, alla pop art, all'optical, all'arte cinetica.

Tutte relazioni che convivono nelle sue composizioni in singolare e felice armonia, dove il confronto non genera uno scontro ma piuttosto un dialogo costante e costruttivo tra immagini contrapposte. Dentro le tele di Valentinuzzi c'è tanto e di tutto. Simboli, allusioni, immagini, numeri, decori. Pur dipingendo oggetti e situazioni reali e riconoscibili, Valentinuzzi ne congela il senso comune, immergendoli in un'altra dimensione, del tutto nuova. Da attento osservatore e buon narratore di sogni qual è, Valentinuzzi crea un universo autonomo e personale, distante da tutto ciò che è vero e tangibile, dà forma e voce a pensieri che si dividono tra visioni oniriche e sogni metafisici, dove il rapporto tra consumismo e realtà si contrappone alla necessità del ritorno all'Eden.

Valentinuzzi auspica un progresso mediato dalla saggezza della tradizione, purtroppo non sempre attuabile, attraverso immagini iconograficamente distanti, originate in contesti completamente diversi, a volte opposti, che si incontrano nelle sue tele, in un continuo accostamento che diventa condizione essenziale, imprescindibile per qualsiasi riflessione sul suo lavoro. Il dualismo etico ed estetico di Valentinuzzi è audace, arguto, pervaso da una sottile ironia nella volontà di affiancare simboli riconosciuti e riconoscibili del passato e del presente con tale disinvoltura da creare un proprio lessico definito e immediatamente identificabile. In alcuni frangenti, all'osservatore può capitare di cercare una logica e una collocazione razionale a tutti gli elementi che Valentinuzzi predispone, individuare un significato e dare un ordine preciso a forma e contenuto.

Ma se ci si abbandona liberamente, si varca quella soglia che delimita il confine tra il visibile e quello che non lo è, e si va, in qualche modo, oltre la realtà conosciuta, la prospettiva cambia, ed inizia il viaggio all' interno dell'arte e del pensiero di Diego Valentinuzzi. Le donne raffigurate da Valentinuzzi, di una bellezza disarmante, perfetta e misteriosa allo stesso tempo, ispirate da artisti come Ingres, posano il loro sguardo sullo skyline di New York, mentre il volto enigmatico della Gioconda fa da supporto a scritte pubblicitarie, che scorrono come fossero attivate da tabelloni elettronici, o i paesaggi classicheggianti alla Poussin, che sembrano uscire dai taccuini di qualche Grand Tour, si adagiano sulle bottiglie sottostanti con la scritta love.

C'è spazio anche per citare Andy Warhol e la sua Marilyn, visione onirica ma non troppo, accostata a figure classiche. Nature morte morbide e voluttuose si tingono di colori improbabili sia nei dipinti, sia nei disegni, quest'ultimi resi con la leggerezza che le matite su carta concedono, mentre sullo sfondo si stagliano vedute urbane riconoscibili. Sogno e realtà si scambiano i ruoli e diventano i protagonisti di una serena commedia dell'inconscio, come lo stesso Valentinuzzi riferisce, tra gioco e provocazione, fantasie, illusioni, percezioni che raccontano di un mondo irreale e fantastico, dove possono convivere esperienze visive e sensoriali diverse e in cui trovare sempre nuovi stimoli.

Sotto il profilo tecnico Valentinuzzi si conferma un ottimo disegnatore, preciso ed attento, che si destreggia con sicura perizia attraverso le diverse tecniche, con una spiccata propensione per il colore, saturo e denso, reso brillante dall'utilizzo dell'olio. Spesso si avvale di campiture monocromatiche, virate sempre sui toni del blu di gradazioni diverse, che mettono in risalto al meglio i profili, le nature morte, i paesaggi. I colori fluorescenti, che sottolineano alcuni particolari mirati, e la morbida geometria, usata soprattutto negli sfondi, rimandano all'optical e danno profondo risalto all'intero impianto compositivo che restituisce opere di un'inaspettata armonia nonostante la ricchezza di elementi.

Diego Valentinuzzi riesce ad innestare il passato nel presente con assoluta naturalezza, a volte dividendo la composizione in due parti distinte e mettendo in relazione il mondo contemporaneo con l'antico, altre facendo coesistere i due ambiti su uno stesso piano. Dà così vita ad un'unica dimensione, che consente l'accesso a tutto ciò che sta oltre il visibile e il tangibile, pensieri e desideri, luci e ombre dell'inconscio, generati dall'esperienza, con autenticità e in totale autonomia. (Cristina Feresin)




Ottavio Troiano: "Libri d'ore"
termina il 29 maggio 2015
Galleria Immaginaria - Firenze

La mostra presenta gli ultimi lavori realizzati da Ottavio Troiano a Berlino nel corso del 2014. Si tratta di 10 antichi testi in lingua tedesca (messali, breviari, libri sacri), stampati in severi caratteri gotici, su cui l'artista ha inteso imprimere una traccia personale elaborandone le pagine con segni grafico-pittorici. Tutto si gioca tra queste pagine sottili, quasi impalpabili (circa 4.000). Qui ha luogo un anomalo processo a palinsesto in cui non si danno cancellazioni e ripristini ma piuttosto sovrapposizioni scriptorie e iconiche atte a rendere l'oggetto-libro così elaborato unico e, d'altro canto, inalienabile dal proprio status di opera nata senza reale collocabilità. Ottavio Troiano (Manfredonia - Puglia, 1947) pittore, scenografo, costumista, autore di installazioni, ha lavorato per alcune istituzioni pubbliche ed esposto sia in Italia che all'estero. (Comunicato stampa)




Kwong Kuen-Shan - The Cat Flap Kwong Kuen-Shan - The Secret Kwong Kuen-Shan - Salila Kwong Kuen-Shan: Cats
03 giugno (inaugurazione ore 18.30) - 19 giugno 2015
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Kwong Kuen-Shan (Hong Kong) è un'artista e scrittrice cinese che ha passato molti anni della sua formazione anche a Londra. Attualmente vive e lavora nel Galles dove dipinge, scrive e insegna arte cinese. Dipinge traendo ispirazione da ciò che la circonda. Come altri pittori cinesi, che si sono formati in maniera tradizionale, si sforza di trovare il Chi - la vitalità e lo spirito del soggetto. Il suo lavoro riflette spesso i sentimenti, i pensieri, l'umore del momento. Ogni dipinto, che abbia come soggetto animali domestici, selvatici, piuttosto che fiori e paesaggi, inizia con un'attenta osservazione dei soggetti, cercando di capirli, poi dipinge immagini che nascono dalle sue tecniche di pensiero e di pittura cinesi. Kuen-Shan cerca di coinvolgere gli spettatori nelle scene dei suoi quadri, cercando di costruire storie che si dispiegano al di là di quanto l'occhio può vedere sulla superficie pittorica.

Ha trascorso molti anni dipingendo paesaggi cinesi e occidentali ma mai ha ritratto gatti. E' anzi nata con una grande paura per questi felini e ha trascorso tutta la vita sua prima adulta fuggendo da loro. Tutto è cambiato quando lei e suo marito si sono trasferiti da Londra nella campagna gallese. Un gatto di nome Healey l'ha trovata, si è fatto adottare con forza, l'ha amata e ha cambiato la sua aspirazione pittorica. Era più di 15 anni fa, quando Healey entrò nella sua vita. Da allora non ha mai smesso di dipingere gatti. Mostra in collaborazione con Galerie Orenda Art International (Parigi), a cura di Veronica Riva e Stefano Cortina. In galleria anche i seguenti libri di Kwong Kuen-Shan: Il gatto e il tao e Il gatto filosofo (L'Ippocampo Edizioni). (Comunicato stampa Associazione Culturale Renzo Cortina)

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Giovanni Cerri
Milano ieri e oggi. La città e i luoghi simbolo

termina il 27 maggio 2015
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
Presentazione mostra




Locandina Castellano Arte - iniziative Iniziative della Galleria Castellano Arte Esposizione Internazionale di Milano
Iniziative della Galleria Castellano Arte Contemporanea

www.castellanoartecontemporanea.com

La Galleria Castellano Arte Contemporanea di Castelfranco Veneto (Treviso) ha coinvolto cinquantasei artisti per sei appuntamenti in successione da maggio a ottobre 2015. Sono cinque mostre più un evento musicale, patrocinati da Expo Veneto. L'ingresso è del tutto gratuito, perchè crediamo nella diffusione dell'arte, cibo dell'Anima.

Programma

- Nutrire l'anima
Exposizione 2015, 16 maggio - 06 giugno 2015

Riflettere e confrontarci sul problema cibo è l'argomento portante di Expo 2015, ma si vive solo di pane? Nutrire il fisico non basta! Abbiamo tutti un secondo corpo spirituale che va nutrito. L'arte è uno di questi alimenti. Artisti: Grazia Azzali, Mirco Bardi, Matteo Boato, Valter Caon, Isabel Carafi, Luigi Carletto, Igor Compagno, Giacomo Filippini, Fabiano Fiorin, Silvano Longo, Aldo Pallaro, Maria Carla Prevedello, Mario Tavernaro.

- Da Montmartre a Momart
Esposizione 2015, 13 giugno - 04 luglio

Dodici artisti che amano confrontarsi direttamente col pubblico esponendo nelle più belle piazze del Veneto, riuniti in galleria per essere "cibo di qualità" per lo spirito. Artisti: Alessandro Braggion, Luigi Carfì, Ezio Favrin, Antonio Gallina, Uber Gatti, Roberto Lando, Elena Sanzeri Marinato, Alessandro Stella, Gianfranco Scquizzato, Elena Tonellotto, Silvio Zago, Cristina Zucchi.

- ishaqband
Concerto, 27 giugno ore 21.00

Sette giovani musicisti italiani presentano il loro secondo album in Galleria Castellano Arte Contemporanea, circondati dalle opere degli artisti di "Piazza". Artisti: Isacco Zanon autore dei brani e batteria; Lisa Simonetto - voce e piano; Simone Zanon - chitarra; Roberto Bordin - basso; Sara Scalabrin - violoncello; Alessia Giusto - violino; Stefano Durighel - chitarra.

- Oniriche GenerAzioni
Exposizione 2015, 11 luglio - 08 agosto

Bipersonale di pittura e scultura. Stimolante interazione Maestro - allieva: due generazioni a confrono. Artisti: Giorgio Celiberti e Mazzocca&Pony.

- Arte, spiraglio di Luce
Exposizione 2015, 29 agosto - 19 settembre

Collettiva di pittura, scultura, fotografia e design. Undici artisti che analizzano e denunciano la contemporaneità. Artisti: Piero Conz, Alberto Cristini, Barbara Furlan, Luigi Geremia, Giuliana Geronazzo, Enzo Gobbo, Roberto Lucato, Miguel Miranda Quiñones,, Antonino Nigido, Carlo Rao, Toni Zarpellon.

- Il viaggio
Exposizione 2015, 03 ottobre - 24 ottobre

Undici artisti sono i compagni di viaggio di questa quinta ed ultima esposizione patrocinata dall'Expo Veneto 2015. E' un viaggio nella nostra interiorità con lo scopo di far riflettere sulla condizione umana. Artisti: Monica Campanelli, Mario Carlin, Alessia Francescato, Alessia Gatti, Roberto Marconato, Andrea Mazzucato, Irma Paulon, Monika Pirone, Lisa Perini, Rox Piridda, Giuseppe Toscano. (Comunicato stampa Galleria Castellano Arte Contemporanea)




Possessing Nature
Padiglione del Messico alla 56. Esposizione Internazionale d'Arte - la Biennale di Venezia


termina il 22 novembre 2015
Arsenale - Venezia

L'Istituto Nazionale di Belle Arti, Inba, presenta Possessing Nature degli artisti Tania Candiani e Luis Felipe Ortega, a cura di Karla Jasso, progetto selezionato per la coerenza concettuale, la risoluzione tecnica e la forza estetica a rappresentare il Messico alla 56.Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Possessing Nature si fonda sull'idea di giustapposizione fra Venezia e il Messico, "territori anfibi" che condividono la stessa origine e lo stesso legame con l'acqua, sebbene abbiano intrapreso cammini radicalmente differenti che ne hanno allontanato irrimediabilmente i destini. In linea di principio, l'immagine di una città fondata sull'acqua appartiene al regno del desiderio, della fantasia e dell'incanto.

Così Venezia, antica Repubblica Marinara, da sempre "sposa del mare", è stata costruita abbracciando la laguna secondo un impianto urbanistico di calli, callette, rii e canali, che le hanno permesso di mantenere la sua relazione con l'acqua e l'hanno resa la città del mare per eccellenza, la più romantica del mondo. Al contrario il Messico, insistendo e forzando l'espansione territoriale tramite sistemi di drenaggio, soprattutto in epoca coloniale, ha prosciugato laghi e fiumi per fondare città: il paesaggio messicano è stato stravolto, completamente distrutto dalla bramosia dell'impero spagnolo che ne ha inaridito la ricchezza idrica. Ancora oggi, più di quattrocento anni dopo, il Messico continua costantemente a controllare il sistema idraulico, nella pretesa di costruire "il migliore del mondo".

Qual è il rapporto tra il potere politico, la sovranità, l'economia e la forza sociale in questi due scenari in cui passato e presente si incontrano nello stesso viaggio? Si tratta di memoria liquida, l'utopia della colonizzazione, la sovranità e le logiche di una catastrofe nel presente. Seguendo le calli e i canali di Venezia è stato elaborato un disegno, una traccia, un percorso che collega le sedi del Padiglione messicano nelle ultime Biennali, una linea che, toccando alcuni palazzi storici, luoghi del potere nobiliare, mercantile, religioso per approdare all'Arsenale, rivela la relazione tra aspetto urbano, architettura, acqua e storia del potere dell'Occidente. I due artisti utilizzano linguaggi diversi: mentre la ricerca di Candiani riguarda per lo più la voce con le sue potenzialità narrative, linguistiche e musicali, Ortega lavora sull'immagine in movimento e lo scorrere del tempo, focalizzandosi sulla materia, sulla scultura e sullo spazio. (Comunicato Ufficio stampa Maria Bonmassar)




Carlo Vannini - Villaggio Asproni Cupi fantasmi di una vita perduta - Carlo Vannini - Villaggio Asproni - 2 Villaggio Asproni - Carlo Vannini - dalla mostra Cupi fantasmi di una vita perduta Carlo Vannini
Cupi fantasmi di una vita perduta


termina il 27 novembre 2015
BFMR & Partners Dottori Commercialisti - Reggio Emilia

Curata da Sandro Parmiggiani, la mostra presenta la nuova produzione del fotografo reggiano, dedicata ai villaggi, alle tonnare e ai complessi industriali abbandonati della Sardegna meridionale. Una cinquantina di fotografie di medie dimensioni, realizzate nel 2014 attraverso l'utilizzo di una tecnica personale. L'autore, infatti, procede alla de-saturazione dell'immagine, intervenendo successivamente solo su alcuni canali per ridare colore e modificare le tinte. Affermato nel campo dell'immagine pubblicitaria e della riproduzione di opere d'arte, Vannini lavora da alcuni anni anche nell'ambito della fotografia artistica, con progetti legati alle sculture della Cattedrale di Reggio Emilia e alle collezioni dei Musei Civici.

Come scrive il curatore, «Vannini coglie - secondo le antiche leggi della fotografia - l'arresto del tempo: restano, sui muri, le tracce del passaggio dell'uomo, ma la sua presenza fisica si è ormai dissolta. Eppure questi cupi fantasmi di architetture e geometrie, questi ritmici squarci di porte e di finestre, queste luci che accecano e queste ombre impenetrabili, non chiedono l'oblio, non sollecitano l'intervento di una mano pietosa che, cancellandole, ponga fine al degrado e alla solitudine, ma suscitano il desiderio di una conservazione e di un ritorno alla vita, che, nella vegetazione rigogliosa che continua a crescere e s'insinua dentro di loro, si esprime con la forza di ciò che è perenne».

Carlo Vannini é il fotografo di tutti gli oggetti che fanno cultura: opere d'arte, reperti archeologici, restauri, strutture architettoniche, scorci urbanistici, ma anche manufatti senza nobiltà, abitati da un forte senso della storia. Nasce a Reggio Emilia nel 1956, dove uno zio pittore e il padre decoratore lo avviano alla confidenza con i materiali artistici. Dopo una breve esperienza amatoriale, matura una forte passione per la riproduzione professionale di opere d'arte, che lo accompagna in coinvolgenti avventure di documentazione del restauro, con la progressiva acquisizione di tecniche fotografiche, quali ultravioletti, infrarossi, luce radente, luce trasmessa e luce a specchio. Dal 1983 realizza illustrazioni per cataloghi e fotografie pubblicitarie still life ed é riconosciuto come uno dei maggiori fotografi d'arte in Italia. Le sue fotografie sono esposte nell'ambito di diverse mostre. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opera Vincenzo Parea Vincenzo Parea: Passaggi per l'infinito
termina il 30 maggio 2015
Artestudio26 - Milano

"Per Vincenzo Parea e per il suo mirabile percorso tutto innestato nel tracciato della pittura analitica cresce da qualche tempo un interesse fuor dal comune, attestato già in un clima che dalla fine degli anni Sessanta Filiberto Menna mise in risalto su quella sponda dell'arte concettuale cui la pittura analitica si declinò con medesime affinità elettive. "Pittura-pittura" resa orchestra in senso minimalista, concreto o luministico-spaziale. E in un momento di tensiva scoperta esistenziale dell'intero pensiero occidentale, questa pittura di Vincenzo Parea, depurata da ogni costruzione, ricostruzione e decostruzione, pare vivere il ritmo poetico degli effetti visivi delle forme prescelte (quadrato, tondo, ecc.) quasi esasperando la coscienza della potenzialità creativa, verso un colore assoluto che oscilla tra atto e potenzialità, tra realizzazione e aspettazione, tra immanenza e memoria.

Questa pittura del Vincenzo Parea nella sua fisicità interna, ovvero sul filo dell'esserci e del non esserci, è per via dei ritmi dei piani cromatici, delle tonalità ascendenti e discendenti, diga alla razionalità, sicchè ogni opera monocroma, pur con tutte le sue varianti interne ed esterne, cresce verso un'assolutezza, verso un infinito, verso un ritmo universale, e si fa spazio di attraversamento, calmo orizzonte. Tutti gli spazi delle superfici riambientano una logica interna, in cui rispuntano le suggestioni per Malevic ma anche l' astrattismo e i successivi movimenti di forma e armonia, e la loro sintesi, l'essenza delle parti e del tutto, il flusso del colore e della luce come testimonianza dell'ordine e ancora l'intima coerenza.

La pazienza esecutiva e l'intonacatura delle forme ove aleggia poi la grammatura del colore, mette in scena la tensione spaziale che cresce in ogni angolo e in ogni centro, e il tutto si lascia percepire in una mitologia di ali ed orizzonti, di vuoti e di pieni, di strategie delle forme e liberazione da esse, di architetture e simmetrie, di ideologia interna del visivo e di esperienze percettive, di tracce e parti oblique, decise e nitide. Forme e perimetri entrano ed escono dalla luce che volge verso una vera e propria fenomenologia spaziale, che argomenta anche tracce di misticità, libertà e amore contemplativo, da vera e propria fabula optical. Vincenzo Parea insiste sugli spazi come tracciati di un divenire, sillabati tra movimenti e annunci della bellezza, ormai fermenti centrali di una lingua e di una sintassi inoggettiva, e recinti di quotidiana eternità a luce radente". (Carlo Franza - curatore della mostra)

Vincenzo Parea (Vigevano, 1940), compiuti i primi studi artistici presso la Scuola per Pittori e Decoratori del Civico Istituto Roncalli di Vigevano, ha approfondito la sua formazione artistico-culturale in un costante rapporto dialettico e di studio con i maggiori artisti operanti nell'epoca contemporanea. Infatti l'interesse dell'artista, rivolto in un primo momento al valore emozionalmente puro del colore, viene ad approdare, in seguito all'arricchimento dell'indagine estetica, alle ricerche riguardanti i valori analitici del colore stesso. La sua prima opera inoggettiva è datata 1969. Ha tenuto prestigiose mostre personali in Italia e all'estero.




Antonio Nunziante
termina lo 04 giugno 2015
Galleria d'Arte Contemporanea Wikiarte - Bologna
www.wikiarte.com

Se chiedessimo a una qualsiasi persona di mostrarci il suo ritratto siamo pur certi che la risposta, fornita a tempi record, rivelerebbe la forma estetica del selfie. Rappresentarsi è la leggerezza che rinvigorisce il narcisismo nascosto in ognuno di noi e si adatta a ogni età della vita; con la sua modalità usa e getta, l'autoritratto targato social media è figlio della velocità dello scatto pixel, vale a dire, è adatto a farsi riconoscere nel territorio dei network virtuali ma altresì incapace di riconoscere in sé stesso i segni e i simboli del tempo che attraversa e quindi di assurgere a icona del reale. La sua durata media è molto breve, destinato com'è a farsi sostituire da uno scatto analogo che, anche temporalmente, se ne presenta come il superamento continuo. Il selfie si lascia alle spalle l'insegnamento acquisito nei secoli: con scalpello o pennello, i predecessori della ritrattistica 2.0 registrarono infatti i canoni estetici dell'epoca cercando e poi trovando la forma dell'archetipo.

Per dirla con il teorico tedesco Winckelmann, era per gli antichi "la ricerca del bello ideale, la lontananza dallo sconvolgimento delle passioni e delle emozioni, la nobile semplicità e la quieta grandezza dei soggetti" invocata nella ritrattistica delle icone che diventava infine anche l'autoritratto dell'autore. L'universalità del classico è un tema rintracciabile nelle sale dei musei di antichità piene di busti e teste di uomini illustri e di tanti sconosciuti: nei volti e nelle sembianze arcaiche dei soggetti si scovano espressioni universali di estetiche e sociologie nelle quali ancora oggi possiamo trovare somiglianze e similitudini. Nel classico riconosciamo l'archivio del tempo ed è qui che gli artisti di oggi raccolgono forme e materiali, in un dialogo serrato e continuo tra passato e futuro.

Sono in molti a osservare che la cultura visiva nel terzo millennio rischia di scivolare in uno stile amatoriale perché troppo appiattita sulle regole del mezzo digitale: forse per reazione pittori e scultori avvertono il bisogno di rientrare nella categoria dell'autoritratto personale attraverso una nuova attitudine emotiva. Gli artisti guardano con piacere al passato e ai suoi stilemi, preferendo il mistero di simboli arcaici mixato a repertori contemporanei ai fini di descrivere il presente e in esso autorappresentarsi. I modelli greci, etruschi e romani, e ancor prima quelli egizi, tornano così ad abitare il perimetro del contemporaneo rivestendolo di una forza nuova, caricando la storia corrente della potenza dell'arcano.

Il lavoro di Antonio Nunziante è sempre stato pregno di tale tendenza a scavare nella classicità quando, già dagli anni Ottanta, ha avviato un suo personale percorso storico riferendosi ad alcuni maestri della cultura pittorica delle avanguardie, capaci di riconoscere nell'anacronismo semantico una palestra espressiva senza eguali, e ai modelli del Canova e della statuaria neoclassica. Se il programma iconografico presentato da Nunziante sembra un continuo omaggio al Novecento (solo per citare alcuni esempi, Atelier dei sogni in riferimento a René Magritte o Il tempo che vorrei, in memoria del genio di Salvador Dalì) in realtà, osservando l'intero suo corpus pittorico, si intravede un diverso e più maturo sentore. Di là del rimando al citazionismo della temperie postmoderna, la presenza stilistica di Nunziante è così sostanziale da far pensare ai suoi continui anagrammi pittorici come al collage di un unico grande disegno.

Un ritratto, o per meglio dire, l'autoritratto emotivo sia dell'uomo che dell'artista. In queste espressioni figurate del sé Nunziante distribuisce con la precisione che lo contraddistingue tutti gli archetipi del suo lessico oramai inconfondibile. Novità di quest'ultimo ciclo di opere è la forte componente concettuale nel costringersi al limite del formato, 18x24 centimetri, quasi a formare una mini collezione composta da tredici tavolette dipinte a olio, una sorta di inventario "tascabile" del proprio repertorio. In particolare, in Dream Garage i segni dello 'stile Nunziante'sono congelati dentro a bolle di cristallo che ricordano gli stratagemmi dei fiamminghi (Pieter Claesz, Jacques De Gheyn, Vincent Van Der Vinne) i quali portavano sulla superficie di specchi convessi ciò che abitualmente stava "al di là" della tela.

Così Nunziante porta "al di qua" della realtà, cioè sulla tavola e dentro le sfere trasparenti, le sue icone favorite: la rosa rossa (o Rosa meditativa, con riferimento ancora a Dalì), il busto virile marmoreo della cultura romana, il viso della Venus, la famosa isola di Boecklin, la Grecia e i suoi templi. Nel recinto costruito sul mare caro all'artista, quell'acqua onnipresente in moltissimi suoi quadri, è collocato quindi il Nunziante's Dream Garagee qui stipati i sogni, o forse anche gli incubi, i suoi più profondi desideri e le continue aporie che aspettano risposte e si congelano negli opposti. Amore e morte, passione e malinconia, Venere e Adone, tormento ed estasi, realtà e immaginazione, notte e giorno. Di fronte a noi c'è un mosaico dell'intelletto, un rebus della ragione e dei sentimenti, una lirica astrazione dell'inconscio e delle prospettive emozionali di natura innanzitutto umana oltre che artistica. La differenza tra un giovane pittore e un maestro sta tutta qui. Diventando bagaglio di una storia individuale, la maturità di Nunziante può compiere un passo importante, capace di spostare il piano di osservazione e critica del suo lavoro non più solo in riferimento a un passato lontano e altro da sé, ma piuttosto a un passato recente che è già storia personale. (Luca Beatrice)




Opera di Jacob Hashimoto Jacob Hashimoto
termina il 12 settembre 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Una importante personale che affiancherà alle già note opere a parete, lavori inediti site-specific in cui l'artista si cimenterà con materiali del tutto nuovi e inconsueti. Hashimoto, affascinato dalle correlazioni tra spazio, tempo e dinamiche astrali legate ai pianeti e alle costellazioni, dà vita alla sua nuova ricerca proprio negli ampi spazi di Studio la Città, proponendo installazioni interattive in grado di coinvolgere il pubblico a 360°. Presenti in mostra anche una nuova serie dei suoi più tradizionali "aquiloni" in cui, ancora una volta, l'artista esprime tridimensionalmente il suo profondo legame con la natura, qui riproposta in una sorta di paesaggio astratto, in bilico tra il reale e l'artificiale.

Come scrive il curatore Luca Massimo Barbero in un suo testo del 2010: "Nella sua dialettica complementare del vuoto e del pieno, Hashimoto intende quindi scoprire "cosa fa sentire la natura come natura": la sua profonda sintonia con la dimensione tecnologica tende proprio a recuperare questo dare forma allo spazio che si pone come una natura dai ritmi diversi e dalle forme determinate dalla propria artificialità. Ecco allora la dialettica tra unità e frammento, il tutto costituito di infinite parti accostate e moltiplicate senza soluzione di continuità: una ossessione di accumulo che è prima di tutto ritmo, vitale e continuo, di una formatività inesausta, di una esplorazione dei confini stessi dell'immagine.

E in questa ossessione, la relazione positiva, di continuità e ripensamento continuo, rispetto al passato, proprio e altrui. Dai grandi maestri delle avanguardie come Marcel Duchamp e Kazimir Maleevich, alla liberazione immaginifica di Alexander Calder, ai paesaggi interiori di Mark Rothko, ai bianchi vibranti di Robert Ryman e Agnes Martin, sino alle suggestioni di Richard Hamilton e Fred Sandback, tutto confluisce nei paesaggi della visione di Hashimoto. Per creare una natura che non sia copia dell'identico e dischiuderci così, sempre più illimitati eppure sensibilizzati, questi cieli d'artificio e luce, sino a fare della realtà tutta "una specie di gigantesco dipinto color-field".

La produzione artistica di Jacob Hashimoto (Greeley - Colorado, 1973) si basa sulla sua eredità giapponese: l'artista crea strutture tridimensionali di luce, come arazzi costituiti da migliaia di aquiloni in carta di bambù sospesi nello spazio con fili di nylon. Tra le sue principali mostre personali sono da ricordare: Armada (2012) presso Studio la Città di Verona, Gas Giant alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia in occasione della 55° Biennale d'Arte di Venezia (2013) e al MOCA Pacific Design Center (2014), Skyfarm Fortress (2014) presso la Mary Boone Gallery di New York. Le opere di Jacob Hashimoto sono parte di importanti collezioni private e pubbliche di tutto il mondo.




Madre Terra - Gladys Colmenares - Cellula Padre - tecnica mista, acrilico, filamenti metalici, gesso Madre Terra - Isabella Rigamonti - L'abbraccio della Natura - pigmenti con inserti su carta fotografica Madre Terra - Giuseppe Sassi - In fondo il 'Rosa' - olio su tela «Madre Terra»
Vanni Bellea, Pierangela Cattini, Mirko Cervini, Gladys Colmenares, Elda Francesca Genghini, Luca Ghielmi, Martina Goetze, Peter Hide 311065, Giordano Redaelli, Isabella Rigamonti, Giuseppe Sassi, Massimo Sesia, 3RE (Trezza-Regidore)


termina lo 05 giugno 2015
Spazio Espositivo PwC - Milano
fabuzio@tin.it

Progetto espositivo per Expo2015 a cura di Fabrizia Buzio Negri, la quale unisce in una grande collettiva con una trentina di opere gli artisti di Officina Lombarda, una factory di ultima generazione, nata tra Varese, Milano e la Svizzera. Le idee di ogni singolo artista convergono in un unico e vasto tema: la Terra, fonte di vita, di creatività, di benessere e di visione. Questo gruppo mobile, che ha esposto nelle città d'arte più celebri, come Parigi, Barcellona, Roma e Berlino, presenta il proprio progetto nello spazio espositivo PwC in uno degli edifici più belli e prestigiosi di Milano: Palazzo Renzo Piano, che ospita la sede del Sole 24 Ore, definito dallo stesso architetto "un edificio in ascolto". Attraverso lo Spazio Espositivo PwC, si entra in contatto con l'arte e la cultura, ospitando da sempre esposizioni artistiche e convegni.

In dettaglio: Vanni Bellea e il riuso artistico di migliaia di gabbiette dello spumante; Pierangela Cattini e l'immaginario femminile dedicato all'Acqua e alla Terra; la libertà di Mirko Cervini nell'assolutezza meditativa Zen. Gladys Colmenares con il colore nell'energia primaria del vivere; Elda Francesca Genghini tra materiali di recupero in progress; Luca Ghielmi e la carta per sfuggire la rappresentazione tradizionale. Martina Goetze con il simbolismo del collage; Peter Hide 311065 e l'ironia in scatole-vetrina; Giordano Redaelli con il packaging neo-pop del consumismo quotidiano; Isabella Rigamonti e la fotografia per luoghi e non-luoghi. Giuseppe Sassi e l'esaltazione della Natura più amata; Massimo Sesia nella metafisica del paesaggio umano;3RE (Trezza-Regidore) a quattro mani dentro la materia e il colore assoluto. (Comunicato stampa Fabrizia Buzio Negri)




Immagine dalla locandina della mostra Destinazione Palermo - La città riflessa Destinazione Palermo. La città riflessa
termina lo 04 giugno 2015
Galleria Elle Arte - Palermo
www.ellearte.it

La rassegna collettiva "Destinazione Palermo", promossa dalla Galleria Elle Arte in occasione del compimento del suo 17° anno di attività, si avvale del contributo pittorico di un variegato ventaglio di artisti italiani e stranieri, per proporre diversi "punti di vista" sulla città. Un viaggio metaforico compiuto dall'ispirazione di ogni autore, attraverso la propria cifra stilistica, con l'auspicio di un recupero dei valori sociali ed artistici di una storica realtà urbana. In tal senso ci si è preoccupati di rendere visibili, attraverso le indicazioni estetiche consegnate agli artisti, architetture e sogni civici a cui gli autori invitati a partecipare hanno dato consistenza; non soltanto pittori che operano nella Città, nella Regione, ma anche artisti extra insula, i quali vivono la dimensione della città fenicia al di là delle facili mitologie o luoghi comuni, ma nella consapevolezza che ad essa non possono essere espunte le funzioni e le alte "qualità culturali'" che le sono proprie. (Estratto da comunicato stampa)

In esposizione opere di: Barbara Arrigo, Peter Bartlett, Francesco Caltagirone, Massimo Campi, Pedro Cano, Salvatore Caputo, Pascal Catherine, Sergio Ceccotti, Franco Coppa, Cristiano Guittarrini, Anna Kennel, Giovanni La Cognata, Sarah Miatt, Antonio Miccichè, Giuseppe Modica, Vincenzo Nucci, Franco Polizzi, Luca Raimondi, Milvia Seidita, Tina Sgrò, Tino Signorini, Togo Bice Triolo. Catalogo Elledizioni (collana Lilium) in galleria con un testo di Aldo Gerbino.




Opera di Paolo Gubinelli Paolo Gubinelli - Rilievo su ceramica - acquerello 2010 Paolo Gubinelli
Opere su carta, su ceramica, su vetro, su plexiglas, su polistirolo


termina lo 06 giugno 2015
Museo del Vetro di Piegaro (Perugia)
www.museodelvetropiegaro.it

Nel continuare le sue sperimentazioni formali oscillando tra le materie preferite, la ceramica e la carta, Paolo Gubinelli raggiunge ancora una volta vette di espressività intensamente lirica. La già sommessa fisicità del supporto, la ricercatezza delle tecniche - pure presenti allo sguardo dei più avvertiti - sembrano farsi da parte come se i segni e le campiture cromatiche si creassero in aria, da sole e senza sforzo: tale è il rigore con il quale Gubinelli controlla la sua creatività, incanalando la sperimentazione entro moduli proporzionali e segrete armonie di geometrie e colori.

I contatti personali e professionali con tanti illustri colleghi, anche architetti, del Novecento si leggono in filigrana nell'opera di Gubinelli, e forse più di altre vicinanze ha contato e conta quella con Lucio Fontana, maestro come pochi altri dell'affondo nello spazio reale della materia, virtuale dell'illusione artistica. D'altronde, anche la vicinanza con i poeti del suo tempo introduce note più sonore e accordi più complessi nelle opere di Gubinelli nell'elaborazione di un'armonia formale, che egli raggiunge per sentieri suoi persino difficili da seguire.

La ricerca di Gubinelli ha nella ceramica un approdo felicissimo, come se quel materiale, duttile a modellarsi e ricettivo di cromie intense e delicate, ascoltasse e ricordasse la segreta vibrazione poetica oltre che visiva della sua creatività. E poi mi convince e mi affascina, delle opere grafiche di Gubinelli, quel suo modo di manipolare la carta assecondandone la naturale tridimensionalità e ottenendo effetti di sorprendente plasticità e di vibrazione chiaroscurale, per poi passare alla carta trasparente che accoglie e restituisce con leggerezza le incisioni e le stesure cromatiche.

La carta con le sue infinite potenzialità, il libro d'artista nelle sue variazioni appartengono alla identità profonda di marchigiano dell'artista, che né i passaggi per Milano, Roma, o Firenze, né la fama internazionale mettono in discussione. E' anche questo a mio avviso uno spunto che va controcorrente in un'epoca di valori globalizzati e intercambiabili, e merita dunque rispettosa riflessione da parte dell'osservatore e vivo apprezzamento, come esempio di sensibilità originale nel coniugare una materia tradizionale con usi innovativi. (Cristina Acidini, Firenze, Luglio 2008)

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While continuing his formal experiments, swinging between his preferred materials, the ceramics and the paper, Paolo Gubinelli once more reaches peaks of intensely lyrical expressiveness. The already soft physicality of support, the refinement of the techniques - also present to the glance of the most informed - seem moving aside as if the signs and the chromatic painted backgrounds created themselves in air, alone and without effort: this is the rigour which Gubinelli controls his creativity with, channeling the experimentation within proportional modules and secret harmonies of geometries and colours.

The personal and professional contacts with many renowned colleagues, architects too, of the twentieth century, can be read in filigree in the work of Gubinelli, and perhaps the closeness with Lucio Fontana, master like few others of the thrust in real space of the material and virtual of the artistic illusion, has counted more than other ones. On the other hand, the closeness with the poets of his time too introduces more sonorous notes and more complex arrangements in the works of Gubinelli: in the elaboration of a formal harmony that he reaches through his own paths even difficult to be followed.

The search of Gubinelli has a very successful achievement in the ceramics, as if that material, ductile to be modelled and receptive of delicate and vivid colours, could listen and remember the secret vibration, poetic and visual of his creativeness. About the graphic works of Gubinelli, his way to manipulate the paper convinces and fascinates me supporting the natural three-dimensional form and obtaining effects of surprising plasticity and chiaroscuro vibration and then moving to transparent paper that accepts and returns the cuts and chromatic drafts with lightness.

The paper with its infinite potentialities, the book of artist in its variations belong to the deep identity of the artist, inhabitant of the Marches, that neither his travels to Milan, Rome or Florence, nor the international fame can question. This is, I believe, one suggestion that goes against the general trend in an epoch of globalized and interchangeable values and it deserves respectful reflection as well as appreciation by the observer as an example of original sensitivity in combining a traditional material with innovative uses. (Cristina Acidini, Florence, July 2008)




Luigi Sacilotto
09-31 maggio 2015
Palazzo Cecchini - Cordovado (Pordenone)

La vicenda artistica di Sacilotto si sviluppa - in maniera lineare ma sofferta - lungo quasi mezzo secolo di vicende, sociali e artistiche; e segna puntualmente lo sviluppo della cultura, della storia e della sua personalità, attraverso le scelte che hanno caratterizzato la sua produzione. L'esordio è in delicato equilibrio tra una società civile ancora per molti aspetti legata ad una tradizione atavica di agricoltura e l'incipiente "miracolo del Nord Est" che a Pordenone trovava uno dei cardini. In perfetta adesione allo spirito neorealistico che ancora dominava la cultura visiva degli anni Settanta, lo sguardo si rivolse al quotidiano, agli oggetti di vita vissuta, soprattutto del mondo contadino. Ma l'industrializzazione dilagante poneva anche interrogativi ed ipotesi impossibili da ignorare.

Il primo approccio fu con l'ansia di metropoli tentacolari che occupassero tutti gli spazi utili per sottrarli alla vita dell'uomo: l'idea che l'urbanizzazione trasformasse radicalmente i territori (e, forse, principalmente il "suo" territorio atavico) si trasformò in composizioni surrealmente geometriche, invasive ed eleganti al tempo stesso. Ma soprattutto la paura inconscia di un "mondo di plastica" sollecitava molte soluzioni creative, tra cui l'utilizzo dei poliuretani nella scultura: in Sacilotto si manifestò addirittura come ipotesi di un "mondo di plastica" in cui, attraverso un processo di "catalizzazione", gli oggetti di ogni giorno si fissavano in una imperturbabilità di plastica bituminosa che creava angoscianti e suggestivi ambienti di vita, dall'attaccapanni con abiti veri resi impraticabili ed eterni - almeno quanto può esserlo un materiale che non si degrada dopo millenni - al televisore trasformato in blocco nero di plastica.

Le "colate" di poliuretano cominciarono a sgorgare quasi dal nulla in ogni angolo. Era evidente l'approccio naturale e corretto ad una certa visione dell'arte povera; ma era ancora più drammatico il suggerimento di una "non vita" soffocata dalla plastica. Nel corso degli anni, è sembrato che la sua visione andasse ammorbidendosi, quando si è registrato il passaggio da un "nero assoluto" verso un cromatismo più vario e leggero, quasi persino giocoso fino alle recenti composizioni che giocano sull'entusiasmo dei riflessi cromatici e sulla brillantezza degli argenti.

In realtà, il senso di angoscia rimane comunque nell'indefinita massa che deriva pari pari dalle prime "colate" e nei secchi colmi di poliuretani che li spiazzano dalla funzione per farli diventare pesanti ingombri nella vita. E non è molto più tranquillizzante - nonostante l'apparente levità - la scelta del modulo adottato per le composizioni, una sorta di rostro o di artiglio che diventa via via elemento di decorazione, più che oggetto identificabile o utile. Il territorio in cui vive in mezzo secolo ha visto compiersi una parabola che dalla civiltà contadina lo ha portato all'apice dell'industrializzazione e ora rischia di farlo ripiomba-re nel buio di una crisi di cui non si conoscono ancora i contorni.

In questa terra, Sacilotto continua a vivere una vita in bilico tra i campi e le esigenze dell'urbanizzazione cercando attraverso la creatività di esprimere il disagio suo e di quanti gli vivono intorno. E' naturale, quindi, che le sue composizioni, venate di una tristezza inguaribile per l'"umanesimo perduto" nelle fabbriche, cerchino comunque di recuperare una dignità dell'estetica affidandosi alla leggerezza dello spettro cromatico, alle trasparenze, all'ariosità delle composizioni. Anche se, alla fine, quell'artiglio teso nel vuoto non è meno angosciante delle "Città" tentacolari delle prime esperienze. (Una storia lunga quarant'anni, di Enzo di Grazia - Comunicato stampa Associazione culturale la roggia)




Opera di Mario Alimede Mario Alimede - opera dalla mostra Pagine sparse di un libro immaginato Mario Alimede
Pagine sparse di un libro immaginato


termina il 30 giugno 2015
Biblioteca Civica di Pordenone
www.marioalimede.it

Sempre pronto a nuove sfide artistiche, Mario Alimede presenta la sua ultima fatica, Pagine sparse di un libro immaginato, dedicata alla terra friulana, dove vive e lavora da molti anni, proponendo 17 opere su carta, ispirate dalla lettura di frammenti letterari di scrittori e poeti che hanno descritto luoghi e vicende del Friuli. Per la stesura di questo "libro" Alimede ha realizzato immagini su temi all'apparenza slegati tra loro, raggiungendo pienamente lo scopo di esaltare l'anima di questo territorio. Si tratta di lavori inediti di grandi dimensioni, sparsi senza un ordine prestabilito, ciascuno frutto di una genesi autonoma, di lettura non facile, come in fondo tutta la produzione di Alimede.

Scorrendoli nell'insieme, infatti, a esclusione della "pagina" pasoliniana con le due evidenti ciminiere e pochi altri dettagli, non si trovano elementi realistici, ma tutto è simbolico. L'artista si addentra in una dimensione che oltrepassa l'ambito del sensibile fino a raggiunge il livello dove il reale si dissolve e non vigono più le categorie logico-scientifiche, ma domina la pura intuizione. Le opere sembrano frutto di un viaggio dell'anima, sospinta dalla necessità creativa in uno spazio sovrasensibile dove l'artista-poeta percepisce visioni di una realtà immaginale, che, al rientro dalla sua temporanea esperienza, riproduce con un linguaggio espressivo necessariamente simbolico.

Si palesano, allora, enigmatiche composizioni in cui, e questa è l'essenza dell'estetica di Alimede, la traccia grafica predomina nettamente sulle contrastanti masse cromatiche con esiti di grande forza espressiva, in cui ricorrono inconfondibili tratti stilistici, testimoni della collaudata grammatica artistica dell'autore. Il quale si esprime assai bene anche con la parola, al punto da trarre legittimamente ispirazione da una sua intensa poesia dedicata alla Montagna, tema da lui molto sentito e proposto in altre due pagine del "libro", per un'opera che rivela la sua raffinata e profonda sensibilità. Alla fine si avverte che questo "libro immaginato" non è concluso e che Alimede, nel suo incessante sforzo di ricerca, vuole indicare nuovi approdi, nuove pagine che ciascuno di noi può immaginare nella libertà del proprio spirito creativo. (Carlo Scaramuzza)




Gianfranco Zappettini: Opere 1966-1971
28 maggio (inaugurazione ore 19.00) - 10 luglio 2015
Maab Gallery - Milano

Una selezione, a cura di Alberto Rigoni, delle opere che anticipano il periodo analitico, di cui il Maestro sarebbe stato protagonista in Italia e all'estero a metà anni Settanta. Saranno visibili alcuni lavori realizzati tra il 1966 e il 1971, che testimoniano l'attenta riflessione di Zappettini sulla struttura interna del quadro, sulla propria definizione di geometria e sui confini della percezione ottica. In questa rara scelta di opere, il Maestro italiano svela l'influsso che su di lui ebbe il lavoro a stretto contatto con l'architetto tedesco Konrad Wachsmann e l'elaborazione che fece delle frequentazioni giovanili degli studi di Max Bill e Sonia Delaunay.

Già in queste opere, l'apparenza estetica del quadro non è il fine, ma il risultato raggiunto al termine di un processo in cui vengono analizzati gli elementi portanti della superficie. Tale percorso condurrà Zappettini alle soglie delle possibilità percettive umane e lo accompagnerà nella svolta del 1973, quando la sua attenzione si concentrerà sugli elementi del linguaggio pittorico e l'artista si qualificherà subito tra i più rigorosi attori della Pittura Analitica. La mostra è accompagnata da un volume di 342 pagine in italiano, inglese e tedesco, con testi di Marco Meneguzzo e Alberto Zanchetta e soprattutto una ricca testimonianza storica della carriera del Maestro, con la riproduzione di cataloghi, riviste e documenti dell'epoca.

Gianfranco Zappettini (Genova, 1939) nel 1962 tiene la sua prima personale al Palazzetto Rosso di Genova ed entra nello studio genovese dell'architetto tedesco Konrad Wachsmann e, assieme al pittore tedesco Winfred Gaul, frequenta l'ambiente artistico in Germania e Olanda. Nel 1971 è invitato alla mostra "Arte concreta al Westfälischer Kunstverein di Münster, a cura di Klaus Honnef. Espone nelle principali mostre sulla situazione della Pittura di quegli anni: "Tempi di percezione" (Livorno, 1973), "Un futuro possibile. Nuova Pittura" (Ferrara, 1973), "Geplante Malerei" (Münster e Milano, 1974), "Analytische Malerei" (Düsseldorf, 1975), "Concerning Painting..." (itinerante in vari musei olandesi, 1975-1976). Nel 1977 è invitato a "Documenta 6" di Kassel e nel 1978 è presente nella mostra "Abstraction Analytique" al Museo d'Arte Moderna di Parigi. Di recente si è concentrato sul valore metafisico della trama e dell'ordito. Nel 2007, la Fondazione VAF-Stiftung di Francoforte gli ha dedicato un'imponente monografia a cura di Volker Feierabend e Marco Meneguzzo.

Tra le recenti mostre collettive vanno ricordate "Pittura analitica. I percorsi italiani. 1970-1980", Museo della Permanente (Milano, 2007), "Pittura aniconica", Casa del Mantegna (Mantova, 2008), "Analytica", Annotazioni d'Arte (Milano, 2008), "Pensare pittura", Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce (Genova, 2009), "Analytische Malerei", Forum Kunst (Rottweil, 2011). Tra le personali dedicategli in quasi cinquant'anni di attività da spazi pubblici e privati, vanno citate quelle tenute al Westfälischer Kunstverein (Münster, 1975), all'Internationaal Cultureel Centrum (Anversa, 1978), al Museo d'Arte Contemporanea Villa Croce (Genova, 1997), al CAMeC-Centro d'Arte Moderna e Contemporanea (La Spezia, 2007), al Forum Kunst (Rottweil, 2007, con Paolo Icaro), al Lucca Center of Contemporary Art (Lucca, 2012).




Hermann Hesse - Passioni d'Oro; il piacere della natura e del vino - mostra a Lugano "Passioni d'Oro; il piacere della natura e del vino"
termina a maggio inoltrato
Fattoria Moncucchetto - Lugano-Besso

Nell'esposizione del Museo Hermann Hesse di Montagnola viene sviluppato il tema "Collina d'Oro e la Natura" dove è possibile ammirare alcuni acquerelli di Hermann Hesse, ritraenti i magnifici paesaggi scovati e immortalati dall'esimio scrittore. Una trentina di stele informative e pannelli sinottici allineati su un ragionato percorso all'interno della moderna cantina - opera dell'architetto Mario Botta - propone la storia recente della fattoria, che ha origine settecentesche, affiancata da profondi pensieri e fotografie dell'illustre premio Nobel vissuto in Collina d'Oro. L'occasione è data dall'eccezionale apprezzamento internazionale ottenuto dalla Cantina Moncucchetto con un vino prodotto con uve del vigneto dell'ex sanatorio di Agra, luogo regolarmente ritratto da Hermann Hesse. Si tratta del Collina d'Oro Agra Rosso del Ticino che ha ottenuto la medaglia d'argento al Mondial du Merlot 2014 e il secondo posto nella categoria assemblaggi rossi al Grand Prix du Vin Suisse 2014. (Comunicato stampa)




Fotografia Futurista
10 giugno (inaugurazione dalle ore 18.00 alle 21.00) - 01 novembre 2015
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

Oltre cento fotografie originali provenienti da collezioni private e da fondi storici nazionali come i Fratelli Alinari, il Museo del Cinema e di Fotografia di Torino, il Museo Archivio di fotografia Storica di Roma e gli archivi del Mart di Trento e Rovereto. Attraverso l'arco di mezzo secolo, il modo in cui i futuristi si sono impossessati del linguaggio fotografico per fissare l'invisibile della pulsione vitale e per trascrivere la realtà come creazione e divenire. Articolata in quattro sezioni, dalla distruzione della mimesi come illusione naturalista, alle ricerche innovatrici degli anni Venti-Trenta, la mostra a cura di Giovanni Lista comprende il fotodinamismo formalizzato dei fratelli Bragaglia, gli autoritratti di Depero, i fotomontaggi di Tato, fino alle foto-perfomance, in sintonia con le migliori avanguardie europee.

La prima sezione documenta le direzioni intraprese all'inizio del XX secolo dalla fotografia per distruggere l'illusione di una mimesi naturalista e autorivelarsi come immagine artificiale, non più riflesso della realtà ma costruita in studio: la cosiddetta «foto spiritica» che spesso era volutamente ludica e ironica cioè scopertamente proposta come gioco; l'immagine doppia o sdoppiata; la ricerca di una scansione formale attraverso cui la realtà funzionale tende a diventare solo ritmo astratto di luce o di linee; il ritratto multiplo, effettuato con la camera a specchi: il fotomontaggio, con fini fantastici, umoristici o ludici, in cui Boccioni intravede subito una immagine della molteplicità ontologica e pirandelliana dell'essere. All'invenzione del «fotodinamismo», o fotografia del movimento come energia in atto ad opera dei fratelli Anton Giulio e Arturo Bragaglia è dedicata la seconda sezione, come uno dei contributi più significativi del Futurismo alla Storia della fotografia.

Esplorando la capacità fotografica di fissare un gesto repentino in termini di energia pura che trascende la massa corporea, i fratelli intuiscono la possibilità di coglierne solo la scia luminosa che interpretano come verifica di una realtà spirituale, come manifestazione della forza vitale che abita la materia. Il fotoritratto che i futuristi hanno usato come veicolo di comunicazione ma anche come possibilità di restituire l'immagine emblematica di se stessi come artisti d'avanguardia è il tema del terzo approfondimento. Compensando la registrazione passiva della realtà da parte dello strumento fotografico, hanno inventato la foto-performance in cui l'artista consegna all'obbiettivo un'immagine autoironica di sé come figura istrionica e clownesca.

La quarta sezione è dedicata alle ricerche degli anni Venti e Trenta in cui i futuristi, in totale sintonia con le migliori avanguardie europee e ponendosi come corpo estraneo alla cosiddetta «cultura fascista», hanno praticato il fotomontaggio, il foto-collage, la composizione d'oggetti, i giochi di luci o di specchi, il teatrino d'ombre, le simbologie magiche, misteriose o allusive delle cose sorprese in chiave di natura morta, la metafora dei valori luminosi, la posa in costume come paradosso allegorico, sguardi che si pongono al di fuori dell'iconografia del regime. Accompagna la mostra il catalogo Fotografia futurista a cura di Giovanni Lista e pubblicato da Carla Sozzani Editore, che raccoglie le testimonianze della ricerca fotografica futurista e dei suoi nuovi codici visivi.

In mostra, le foto scelte tra trentun autori dai primi del novecento fino alla fine degli anni Quaranta: Vittorio Alinari (Firenze,1859/Livorno, 1932); Mario Bellusi (Ferrara,1893/Roma,1955); Francesco Benvenuti (Firenze,1863/Viareggio, 1919); Italo Bertoglio (Torino,1871/1963), Piero Luigi Boccardi (Intra, 1890/Torino, 1971); Umberto Boccioni (Reggio di Calabria,1882/Verona, 1916); Gustavo Ettore Bonaventura (Verona,1882/Roma, 1966); Anton Giulio Bragaglia (Frosinone, 1890/Roma, 1962) e Arturo Bragaglia (Frosinone, 1893/Roma, 1962); Mario Castagneri (Alessandria,1892/ Milano, 1940); Gianni Croce (Lodi, 1896/Piacenza, 1981); Tito D'Alessandri (Roma,1864/1942); Ferruccio Antonio Demanins (Trieste,1903/1944); Fortunato Depero (Fondo, 1892/Rovereto, 1960); Mario Gabinio (Torino, 1871/1938); Maggiorino Gramaglia (Torino, 1895/1971); Giovanni Giuseppe Guarnieri (Locorotondo, 1892/Mendoza, 1976); Emanuele Lomiry (Ancona, 1902/Roma, 1988); Elio Luxardo (Sorocaba, 1908/Milano,1969); Carlo Maiorana; Filippo Masoero (Milano, 1894/Roma, 1969); Bruno Munari (Badia, 1907/ Milano, 1998); Francesco Negri (Tromello in Nomellina, 1841/Casale Monferrato, 1924); Mario Nunes Vais (Firenze 1856/1932); Ivo Pacetti (Figline 1901/Albissola, 1970); Giulio Parisio (Napoli, 1891/1967); Enrico Pedrotti (Trento, 1905/Bolzano, 1965); Guido Pellegrini (Milano, 1886/1955); Tato alias Guglielmo Sansoni (Bologna, 1896/Roma, 1974); Thayaht alias Ernesto Michahelles (Firenze, 1893/Marina di Pietrasanta, 1959; Enrico Unterveger (Trento, 1876/1959); Wanda Wulz (Trieste, 1903/1984).




Federico Patellani
Professione fotoreporter


Un racconto dell'Italia che rinasce dopo la guerra
Il Nord e il Sud, Miss Italia e il cinema, scrittori artisti e poeti


23 aprile - 13 settembre 2015
Palazzo Madama - Torino

Federico Patellani (Monza 1911 - Milano 1977) è stato il primo fotogiornalista italiano e uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo, la cui produzione - realizzata nella quasi totalità per i giornali - è oggi conservata presso il Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo. Da questo materiale sono state selezionate circa 90 fotografie in bianco e nero, individuando le immagini che meglio rappresentano le tappe fondamentali della carriera di Patellani dalla fine della Seconda guerra mondiale alla metà degli anni Sessanta, quando il fotografo si dedicò soprattutto alla fotografia di viaggio. L'esposizione, a cura di Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, rientra nel programma Neorealismo. Cinema, Fotografia, Letteratura, Musica, Teatro. Lo splendore del vero nell'Italia del dopoguerra 1945-1968, un progetto del Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Il percorso espositivo è suddiviso in cinque sezioni che rappresentano le tematiche più importanti della sua produzione: la distruzione delle città italiane alla fine della Seconda guerra mondiale, la ricostruzione e la ripresa economica, il Sud dell'Italia e la Sardegna, la nascita dei concorsi di bellezza e la ripresa del cinema italiano, i ritratti degli artisti e degli intellettuali. Patellani riunisce in sé la figura di giornalista e di fotografo. Si avvicina alla fotografia dopo la laurea in Legge. Nel 1939 collabora con "il Tempo" di Alberto Mondadori, settimanale che si rifaceva all'esperienza di "Life" adattandola alla realtà italiana, che allora costituiva un luogo di incontro di letterati e intellettuali fra cui Carlo Emilio Gadda ed Eugenio Montale.

Nel 1946 parte per un viaggio nel Sud - che ripeterà per diversi anni - con gli architetti Lina Bo e Giuseppe Pagani, verso le "gravissime rovine causate dalla disperazione tedesca e dalla lentezza alleata nella fase conclusiva della battaglia per la liberazione di Roma", come scriverà nel 1977. Realizza importanti reportage in varie zone d'Italia, fra cui Puglia e Sardegna, sede del famoso lavoro sui minatori di Carbonia, realizzato nel 1950. Federico Patellani racconta un'Italia che cerca di dimenticare il passato recente e di ritrovare le proprie radici, di costruire un senso di appartenenza e una capacità di partecipare alla vita civile in un Paese che sta cambiando pelle, da contadino sta diventando industriale. Oltre alla cronaca, con uguale curiosità si dedica al costume, celebri le sue fotografie sui concorsi di bellezza, scorciatoia di emancipazione e di speranza per molte giovani donne che desideravano lasciarsi alle spalle le miserie della guerra.

Cresciuto alla scuola del cinema (già nel 1941 aveva lavorato con Mario Soldati per il film Piccolo Mondo Antico), Patellani è amico di Carlo Ponti, Mario Soldati, Dino De Laurentiis, Alberto Lattuada e con loro stabilisce un sodalizio professionale che lo rende testimone privilegiato sul set di molti film girati in Italia. Ritrae così tutti i più importanti attori e registi, da Totò a Sofia Loren, da Ingrid Bergman a Gina Lollobrigida, da Silvana Mangano a Elsa Martinelli, da Anna Magnani a Giulietta Masina, da Fellini e Visconti a De Sica. Parallelamente frequenta artisti e letterati, salotti mondani e studi di pittori (Thomas Mann, Carlo Carrà, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Ardengo Soffici, Filippo de Pisis).

Le sue fotografie sono ancora oggi incredibilmente attuali perché prive di retorica; appare evidente come nel suo lavoro egli sia mosso da un sincero interesse documentario, gli stia a cuore solo la possibilità di documentare la realtà in modo sincero. Il suo lavoro conserva un incredibile sguardo attuale e testimonia, a posteriori, gli sforzi compiuti dagli italiani per la costruzione di un'identità comune, fatta di molti intrecci, di sfumature culturali e di costume. (Comunicato Ufficio stampa Museo di Fotografia Contemporanea)




Fotografia di Erich Lessing Erich Lessing: "Anderswo"
termina il 20 giugno 2015 (chiuso dal 26.04 al 12.05)
Galleria foto-forum Südtiroler Gesellschaft für Fotografie - Bozen | Bolzano
www.foto-forum.it

La mostra presenta una selezione di fotografie di Erich Lessing tratte dal volume di recente pubblicazione Anderswo (Altrove). Il film su Erich Lessing Der Fotograf vor der Kamera (Il fotografo dinanzi alla macchina) di Tizza Covi e Rainer Frimmel, che sarà presentato durante il festival Bozner Filmtage, documenta anche il processo di selezione delle immagini per questo progetto editoriale del celebre fotografo. «Non ho in realtà mai pensato a fare qualcosa che non fosse raccontare storie, e proprio la macchina fotografica è divenuta il mezzo con cui lo voglio fare. (...) Non interpreto nulla, non modifico nulla in camera oscura. Sono un fotografo realistico.» (Erich Lessing)

Erich Lessing (Vienna, 1923) inizia la sua attività come fotoreporter presso l'agenzia di stampa americana Associated Press e produce reportage tra gli altri per le testate Quick, Life, Paris Match, Epoca. Nel 1951 diviene socio dell'agenzia fotogiornalistica Magnum creata da fotografi in cooperativa. Nel 1956 documenta l'insurrezione in Ungheria; seguono numerosi altri grandi documentari fotografici. Dagli anni Sessanta del XX secolo realizza degli scatti per volumi illustrati di storia o di argomenti culturali sull'Odissea, sulla Bibbia, sulla storia dell'Austria e della Francia. Costituisce nel tempo un enorme archivio fotografico. Per la sua opera Erich Lessing è stato insignito di numerosi premi, tra cui recentemente della Croce di Prima classe per la scienza e l'arte della Repubblica d'Austria (2013). (Comunicato stampa)

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Die Ausstellung zeigt einige ausgewählte Fotografien aus dem vor kurzem erschienenen Bildband Anderswo. Der Film Der Fotograf vor der Kamera von Tizza Covi und Rainer Frimmel, der bei den Bozner Filmtagen präsentiert wird, dokumentiert unter anderem den Prozess der Bildauswahl für eben dieses Buchprojekt von Erich Lessing. «Ich habe eigentlich nie daran gedacht, etwas anderes zu tun als Geschichten zu erzählen, und es wurde eben die Kamera zu dem Medium, mit dem ich das machen will. (...) Ich interpretiere nicht, ich verändere nichts in der Dunkelkammer. Ich bin ein realistischer Photograph.» Erich Lessing

Erich Lessing, geboren 1923 in Wien, Beginn als Photoreporter bei der amerikanischen Nachrichtenagentur Associated Press, Reportagen u.a. für Quick, Life, Paris Match, Epoca. Seit 1951 Mitglied der Photographen-Kooperative Magnum. 1956 Dokumentation des Ungarn-Aufstands; zahlreiche weitere große Dokumentationen. Seit den 1960er Jahren Aufnahmen für kulturhistorische Bildbände zur Odyssee, zur Bibel, zur Geschichte von Österreich und Frankreich. Gründung eines umfangreichen Bildarchivs. Erich Lessing wurde für sein Werk mit zahlreichen Preisen ausgezeichnet, zuletzt mit dem Ehrenkreuz für Wissenschaft und Kunst 1. Klasse der Republik Österreich (2013).




Roberto Mucchiut - Muta-menti - Dirty light - 2015 Roberto Mucchiut. Muta-menti
termina il 13 giugno 2015
Galleria Mosaico - Chiasso (Svizzera)

Anche quest'anno la Galleria Mosaico partecipa a Chiasso Letteraria, manifestazione che nell'edizione 2015 sarà dedicata al tema del "cambiamento". Perfettamente coerente al soggetto scelto e concepita appositamente per l'evento è la mostra personale di Roberto Mucchiut, artista poliedrico e multimediale che in quest'occasione si presenta al pubblico con un'esposizione di stampo concettuale ispirata al Libro dei mutamenti dell'I-King, in un allestimento multisensoriale comprendente video, fotografie e sonorizzazioni specifiche. Il libro dell'I-King è uno tra i testi cinesi più conosciuti in Occidente, un volume di saggezza che è anche, e soprattutto, opera di riferimento in ambito divinatorio. La sua consultazione si basa sull'interpretazione di uno dei 64 esagrammi possibili, risultanti dalla combinazione di 8 trigrammi a cui è stata affidata un'immagine di riferimento: cielo, lago, fuoco, tuono, vento, acqua, monte e terra.

Da qui si sviluppa l'idea di Mucchiut di operare in senso artistico all'interno delle attinenti rappresentazioni canoniche, inserendole in una doppia concezione compositiva: a livello sia analogico/digitale che bidimensionale. Punto di partenza e convergenza dell'intero lavoro di Mucchiut è la luce, intesa come materiale creativo puro e plasmabile all'interno di un complesso ambito di sperimentazione. Le immagini risultanti sono il frutto straordinario di un continuo mutamento della fonte luminosa tra apparizione e scomparsa, costruzione e annullamento: attraverso trasparenze, filtri e riflessi la luce scolpisce la forma in percezioni raffinate e rarefatte, caratterizzate da un minimalismo stilistico particolarmente efficace. Nello spazio della galleria troveranno posto 3 diverse postazioni video: 3 binocoli attraverso cui entrare in relazione con la visione del mondo secondo il celebre libro dell'I-King.

Ogni postazione video mostrerà in maniera random 64 diversi filmati originali (ognuno con una sonorizzazione specifica) ispirati a ognuno degli esagrammi esistenti, consentendo così al visitatore di formulare la propria domanda e ricevere un responso "dinamico" ai propri interrogativi. L'allestimento si compone anche di frame desunti dagli stessi video e fotografie realizzate nelle fasi di studio e produzione del progetto. Così come il responso dell'oracolo dipende dalla personalità e dalla situazione in cui si trova l'individuo preso in esame, così il pubblico avrà punti d'osservazione specifici ed esclusivi di ciò che vedrà in mostra. Carl Gustav Jung, nella sua famosa introduzione al Libro dei mutamenti, scriveva nel 1949: «L'I-King non tralascia mai di insistere sulla conoscenza di sé stessi. (...) Esso è adatto solo a persone pensose e meditative, inclini a riflettere su ciò che fanno e su quel che accade loro».

Roberto Mucchiut (Morges - Svizzera, 1960) artista multimediale con formazioni in informatica, fotografia, video, musica e sound design predilige un approccio transmediale alla creazione, utilizzando gli strumenti digitali per integrare i vari linguaggi e livelli percettivi. Si interessa alla musica elettroacustica, alla video-arte e alle tecnologie per la realizzazione di installazioni artistiche ed allestimenti teatrali interattivi (in particolare con l'utilizzo di proiettori video). Collabora regolarmente con altri artisti per eventi teatrali, musicali e visuali, e sviluppa progetti personali che spaziano dalla realizzazione di installazioni (interattive/video/sonore) a progetti fotografici e multimediali. Roberto Mucchiut parteciperà al programma di ChiassoLetteraria 2015 anche come visual designer nello spettacolo Beckett Sounds: A visual study of S. Beckett's Words and Music previsto alla Sala Diego Chiesa di Chiasso (03 maggio, ore 16). (Comunicato stampa)




Antony Gormley - Critical Mass Antony Gormley: Human
termina il 27 settembre 2015
Forte di Belvedere - Firenze

La mostra di Antony Gormley (Londra, 1950), uno dei più apprezzati scultori viventi, curata da Sergio Risaliti e Arabella Natalini, vede riunite più di cento opere nelle sale interne della palazzina, sui bastioni, sulle scalinate e le terrazze, occupando ogni lato della fortezza cinquecentesca con le sue straordinarie viste sulla città e le colline circostanti. Tra le opere in mostra l'importante installazione Critical Mass, un "anti-monumento che evoca tutte le vittime del XX secolo". L'opera fu ideata originariamente nel 1995, per un vecchio deposito di trama Vienna, per "attivare l'intero edificio e farne un punto di riflessione su un momento buio della storia della Germania".

Le figure più naturalistiche di Critical Mass, derivate da modelli presi direttamente dal corpo dell'artista, sono in dialogo con le recenti opere conosciute come Blockworks, che restituiscono l'anatomia umana attraverso volumi architettonici mentre ogni scultura è posizionata per entrare in risonanza con la struttura del Forte. Come afferma l'artista: "Il Forte è un esemplare straordinario di trasformazione: una collina naturale trasformata in manufatto da Ferdinando de' Medici. Per lungo tempo è stato associato all'arte contemporanea, spesso usato come contesto monumentale per opere monumentali. Piuttosto che inserire altre opere il cui intento è di misurarsi con la spazialità del luogo, ho scelto di esporre opere a misura d'uomo che permettano alla forma e alla sostanza di questa notevole costruzione di esprimersi...".

La grande esposizione che vede la ridefinizione della figura umana, trova la sua collocazione "naturale" a Firenze, città nella quale, tra Quattrocento e Cinquecento, artisti come Donatello, Michelangelo, Bandinelli e Cellini si sono dedicati allo studio della rappresentazione dell'uomo "ideale" in rapporto all'architettura. Antony Gormley è ampiamente acclamato per le sue sculture, installazioni e opere d'arte pubblica. Il suo lavoro ha sviluppato il potenziale aperto dalla scultura a partire dagli anni sessanta del secolo scorso attraverso un impegno critico sia con il proprio corpo che con quello degli altri affrontando questioni fondamentali relative alla posizione degli esseri umani in rapporto con la natura e il cosmo. Gormley cerca continuamente di identificare lo spazio dell'arte come luogo del divenire in cui possono nascere nuovi comportamenti, pensieri e sentimenti.

I lavori di Gormley sono stati ampiamente esposti in tutto il Regno Unito e a livello internazionale con mostre: Zentrum Paul Klee, Berna (2014); Deichtorhallen, Hamburg (2012); Kunsthaus Bregenz, Austria (2010); Malmö Konsthall, Svezia (1993) e Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Danimarca (1989). Ha inoltre partecipato a importanti mostre collettive come la Biennale di Venezia (1982 e 1986) e Documenta 8, Kassel, Germania (1987). Opere pubbliche permanenti includono l'Angel of the North (Gateshead, Inghilterra), Another Place (Crosby Beach, Inghilterra), Dentro Australia (Lake Ballard, Western Australia) e Exposure (Lelystad, Olanda). Gormley è stato insignito del Turner Prize nel 1994, il South Bank Prize for Visual Art nel 1999, la Bernhard Heiliger Premio per la Scultura nel 2007, il Premio Obayashi nel 2012 e il Praemium Imperiale nel 2013. (Estratto da comunicato stampa Silvia Pichini - Responsabile comunicazione Galleria Continua)




Locandina L'arte italiana dalla terra alla tavola L'arte italiana dalla terra alla tavola
termina al 31 maggio 2015
Casa Museo Sartori - Castel d'Ario (Mantova)
info@ariannasartori.191.it

Da una idea e dal progetto di Adalberto Sartori, la mostra a cura di Arianna Sartori (curatrice anche del catalogo) espone 133 opere, tra dipinti, sculture, ceramiche, acquerelli e incisioni. Nel catalogo (pagg.304, Archivio Sartori Editore - Mantova), con presentazione di Maria Gabriella Savoia, sono riprodotte le 133 opere esposte e le biografie degli artisti invitati.

«E' stata l'occasione di Expo 2015 a Milano, a stimolarci ad organizzare una rassegna espositiva legata al tema dell'alimentazione. Abbiamo richiesto il patrocinio di Expo Milano 2015, e con grande soddisfazione lo abbiamo ottenuto nel contesto di Padiglione Italia; questo ci ha confermato l'interesse che la manifestazione avrebbe potuto manifestare. Così partendo dal titolo L'arte italiana dalla terra alla tavola, che ci è sembrato azzeccato, abbiamo cominciato ad invitare artisti di valore che già nella loro pittura o scultura, potevano aver trattato o avrebbero potuto trattare questo tema.

Il risultato, oggi, ci sembra raggiunto, oltre 130 artisti (o gli eredi per gli artisti scomparsi), hanno aderito consegnandoci significative opere per la realizzazione di questa rassegna. L'ambito preso in considerazione è molto esteso, e così abbiamo lasciato la massima libertà ai singoli artisti di realizzare espressamente o di scegliere tra le opere già eseguite, il dipinto o la scultura che meglio li potesse rappresentare nell'occasione della riflessione sulla problematica alimentare, ma sicuramente per noi motivo di festa.» (Maria Gabriella Savoia)

Artisti: Ernesto Achilli, Maria Agozzino, Cesare Baldassin, Paolo Baratella, Carlo Barbero, Nevio Bedeschi, Enzo Bellini, Federico Bellomi, Flavia Belò, Simon Benetton, Antonella Bertoni, Lino Bianco, Gino Bogoni, Marco Borgianni, Fabrizio Breschi, Tindaro Calia, Sabina Capraro, Pietro Cardone, Claudio Cattaneo, Manlio Chieppa, Stefano Ciaponi, Franco Cimardi, Pasquale Cipolletta, Renato Coccia, Giuseppe Coda Zabetta, Carla Collesei Billi, Vasco Corradelli, Beatrice Corradi Dell'Acqua, Simone Rossano Cortellazzi, Piero Costa, Nicola Costanzo, Teodoro Cotugno, Diego D'Ambrosi, Walter Davanzo, Marcello Della Valle, Giuseppe De Luigi, Gioxe De Micheli, Luigi Desiderati, Valerio Diani, Alessandro Docci, Gian Paolo Dulbecco, Otello Fabri, Giovanni Faccioli, Giuseppe Facciotto, Renzo Ferrarini, Massimo Ferri, Ilario Fioravanti, Rodolfo Fonsati, Memo Fornasari, Gino Forti, Ugo Frigo, Barbara Galbiati, Renato Galbusera, Alberto Gallerati, Anna Ghisleni, Roberto Giannotti, Aurelio Gravina, Alfio Paolo Graziani, Denis Guerrato, Salvatore Jemolo, Ernesto Lombardo, Enrico Longfils, Giovanni Lo Presti, Luca (Luca Vernizzi), Iacopo Luchini, Riccardo Luchini, Sonia Lunardelli, Rino Luppi, Elisa Macaluso, Andrej Maksimjuk, Gianni Mantovani, Licia Mantovani, Leopoldo Marciani, Renzo Margonari, Patrizia Masserini, Vito Melotto, Antonio Miano, Luciano Migliorati, Mario Minarini, Giovanni Minuti, Anna Moccia, Giulio Mottinelli, Roberta Musi, Ezio Mutti, Alessandro Nastasio, Sandro Negri, Impero Nigiani, Lisa Nocentini, Giordano Nonfarmale / Male, Fabrizio Orlandini, Goliardo Padova, Vilfrido Paggiaro, Ideo Pantaleoni, Piero Paoli, Enrico Paolucci, Mario Paradiso, Carlo Pescatori, Brenno Pesci, Paolo Petrò, Mariano Pieroni, Ylli Plaka, Carlo Previtali, Roberto Rampinelli, Laura Rebagliati, Liberio Reggiani, Lucilla Restelli, Teresa Rezzaghi, Maurizio Romani, Nicola Romilio, Chiara Rossato, Giorgio Rossi, Edoardo Salvestrini, Leonardo Santoli, Daniela Savini, Giorgio Scano, Giordano Scaravelli, Anna Somensari, Paolo Soragna, Franco Tarantino, Giuseppe Tecco, Togo, Eugenio Tomiolo, Antonio Tonelli, Natalino Tonelli, Vito Vaccaro, Diego Valentinuzzi, Alberto Venditti, Carlo Vitale, Marco Zambrelli, Enzo Zanetti, Domenico Zangrandi, Zelda (Elda Zanferli), Carlo Zoli.




Darren Harvey-Regan - The Erratics (exposure 3) Darren Harvey-Regan - The Erratics (wrest 4) Darren Harvey-Regan
The Erratics


termina il 27 giugno 2015
Galleria Passaggi - Pisa
www.passaggiartecontemporanea.it

Prima mostra personale in Italia del giovane artista inglese Darren Harvey-Regan. Laureatosi al Royal College of Art di Londra, nel giro di pochi anni l'artista conquista l'attenzione di pubblico e critica. Le sue opere entrano a far parte di collezioni internazionali, tra queste anche la collezione permanente del Victoria and Albert Museum di Londra. Sfumando i confini tra fotografia e scultura, al centro della sua ricerca, continui slittamenti di significato e di definizione tra "soggetto", un'entità nel mondo, "immagine" la sua rappresentazione fotografica, e "oggetto fotografico", la fotografia stessa nella sua materialità.

La mostra si compone di un nucleo di opere fotografiche inedite: The Erratics (exposure), che hanno come oggetto formazioni rocciose del deserto erose dal vento e dalla sabbia, e The Erratics (wrest), fotografie che ritraggono una serie di sculture realizzate dall'artista stesso, utilizzando massi di gesso raccolti lungo la costa meridionale dell'Inghilterra. In geologia il termine Erratics (erratiche) indica quelle rocce trasportate a fondovalle da un ghiacciaio. Una volta che il ghiaccio si è ritirato, queste grandi formazioni rocciose, lontane dal loro luogo di origine, si trovano a occupare un'insolita posizione in mezzo alla pianura.

Erratic, fa notare Harvey-Regan, è un termine che deriva dal latino "errare", i cui significati comprendono "vagare senza meta" e "deviare dal vero". Sono suggestioni che in maniera indiretta si riferiscono ad alcune motivazioni alla base del progetto, ideato durante una fase di impasse creativa, in cui l'artista ha sentito il bisogno di confrontarsi con la dimensione astratta, trovando nel celebre saggio di Wilhelm Worringer del 1906, Astrazione e empatia, una fonte di ispirazione. Secondo Worringer astrazione e empatia rappresentano due idee regolatrici che sottendono diverse forme di intenzionalità artistica e di figurazione: l'empatia risponde al bisogno di connettersi al mondo visibile immedesimandosi con esso e rappresentandolo, mentre l'impulso verso l'astrazione è sintomatico di un rapporto più distaccato dal mondo, del bisogno di distillare linee, forme e colori dal caos delle apparenze fenomeniche. Harvey-Regan spiega che la lettura del saggio di Worringer è strettamente legata all'evoluzione della sua pratica fotografica.

"Mi sentivo come se avessi raggiunto una forma di paralisi, qualsiasi soggetto, qualsiasi oggetto che poteva essere fotografato mi sembrava troppo carico di forma, troppo connesso a un flusso incessante di associazioni e di interpretazioni. Il bisogno di essere liberato da questo sovraccarico di significato e, in qualche modo, restare fedele rispetto all'essenza della fotografia, aveva determinato mesi di lavoro in studio fotografando blocchi e linee sempre più semplici; era la mia voglia di astrazione di fronte alla schiacciante complessità del mondo". Per rompere questa forma di stallo e soddisfare il suo bisogno di relazione e di contatto diretto con le forme naturali, l'artista si reca in Egitto, dove realizza una serie di fotografie dei monoliti gessosi del deserto occidentale.

Queste immagini, The Erratics (exposure), diventano punto di riferimento per la realizzazione di sculture realizzate in studio. "Ho cominciato gradualmente a scavare piani e forme in massi di gesso raccolti lungo la costa meridionale dell'Inghilterra, modellandoli verso il bidimensionale, verso la stampa fotografica, lavorando con le loro forme naturali e contro di esse". Questa ricerca dà vita al ciclo fotografico The Erratics (wrest), dove la parola wrest (togliere) indica proprio l'azione del portar via, sia in senso materico che figurato: portar via qualcosa da un luogo o un concetto da un contesto. "All'interno di questo gesto - e nell'interazione e sovrapposizione tra apparenze e processi, di cui si compongono le opere presenti in mostra - vedo una tendenza a tratti verso l'astrazione, a tratti verso l'empatia, dipende", chiosa l'artista.

Darren Harvey-Regan (Exeter, Inghilterra 1976) ha esposto in numerose mostre in spazi pubblici e privati. Tra le personali ricordiamo: A Shifting Sense of Things, Sumarria Lunn, Londra (2013), Phrasings, The Ravestijn Gallery, Amsterdam (2013), A Collection of Gaps, Phoenix, Exeter (2011) e Fact, Room Gallery, Londra (2011). Le mostre collettive includono A History of Photography, Victoria & Albert Museum, Londra (2014), GeoGráfica, Fototropia, Città del Guatemala, Guatemala (2013), Object Dada, Edel Assanti, Londra (2011). Nel 2009 riceve il premio Leverhulme Trust; l'artista fa parte del collettivo Hal Silver. (Comunicato stampa Silvia Pichini)




Leonardo 1452-1519: Il disegno del mondo
termina il 19 luglio 2015
Palazzo Reale - Milano

L'esposizione presenta una visione di Leonardo non mitografica, né retorica né celebrativa, ma trasversale su tutta l'opera del poliedrico personaggio, considerato come artista e scienziato attraverso alcuni temi centrali individuati dai curatori: il disegno, fondamentale nell'opera di Leonardo; il continuo paragone tra le arti: disegno, pittura, scultura; il confronto con l'antico; la novità assoluta dei moti dell'animo; il suo tendere verso progetti utopistici, veri e propri sogni, come poter volare o camminare sull'acqua per cui sarà allestita in mostra una apposita sezione; l'automazione meccanica e così via, temi che lo hanno reso un alfiere dell'unità del sapere, con l'intrecciarsi continuo nella sua opera di scienze e arti.

Frutto di un intenso lavoro di cinque anni, l'esposizione curata da Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio, tra gli storici dell'arte più importanti per gli studi sul grande genio del Rinascimento, raccoglie oltre 200 opere da un centinaio di musei e istituzioni da tutto il mondo. Anche la Pinacoteca Ambrosiana, considerata la casa milanese di Leonardo, che presta il celebre Ritratto di Musico e ben trentotto disegni dal Codice Atlantico, è tra i principali protagonisti della mostra.

La straordinaria mostra illustra, attraverso dodici sezioni, le tematiche centrali nella carriera artistica e scientifica di Leonardo, venendo ad abbracciare non solo gli anni della sua formazione fiorentina, ma anche i due soggiorni milanesi, fino alla sua permanenza in Francia, sottolineando così alcune costanti della sua visione artistica e scientifica. Dal percorso espositivo risulta chiara anche la sua vocazione all'interdisciplinarietà e al continuo intrecciarsi di interessi, attraverso l'approccio analogico allo studio dei fenomeni e alla loro rappresentazione grafica, riassunti e culminanti nei suoi dipinti più tardi.

La sequenza del percorso espositivo presenta nelle varie sezioni opere autografe di Leonardo - dipinti, disegni e manoscritti -, introdotte dalle opere dei suoi predecessori - pittori, scultori, tecnici, teorici - che possano contestualizzare il contributo di Leonardo nella storia dell'arte, della scienza e della tecnica e offrire nel contempo una visione della figura di Leonardo artista e scienziato del suo tempo, senza concessioni alla mitografia e alla banalizzazione. Due sezioni finali, tuttavia, mostrano anche l'influenza di Leonardo pittore e teorico dell'arte in età moderna e la formazione del suo mito, incentrato sulla Gioconda.

La diffusione e la fortuna dell'arte e dei modelli di Leonardo è rappresentata in mostra da splendide opere di Giovanni Antonio Boltraffio, Marco d'Oggiono, Francesco Napoletano, Solario, Francesco Melzi, Giampietrino, Cesare da Sesto, Girolamo e Giovanni Ambrogio Figino e da altri importanti artisti. Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia intitolato al grande maestro presta inoltre due modelli storici di macchine - il carro automotore e il maglio battiloro - realizzati dall'interpretazione dei disegni di Leonardo.

Milano rende omaggio a Leonardo con tantissime iniziative, e sono dunque in programma una serie di approfondimenti fuori sede (oltre Palazzo Reale), che coinvolgeranno i luoghi di Leonardo nel territorio urbano e lombardo: la Sala delle Asse al Castello Sforzesco riaprirà al pubblico dopo un lavoro di restauro che ha riportato alla luce nuove strordinarie tracce della mano di Leonardo, che in quelle stanze lavorò per anni al servizio di Ludovico il Moro: una installazione multimediale racconterà ai visitatori la storia della Sala e il ruolo di Leonardo nella sua gigantesca decorazione; nella Sala della Balla, sempre al Castello Sforzesco, saranno disponibili due postazioni touchscreen per sfogliare, ingrandire, approfondire le pagine del Codice Trivulziano, il Libro d'appunti autografo del genio fiorentino: nella Pinacoteca Ambrosiana (Il Mondo di Leonardo), all'Acquario civico (Leonardo e l'acqua). La Cineteca Italiana promuove infine un programa di nove film su Leonardo che saranno proiettati al MIC-Museo interattivo del Cinema durante il mese di maggio.

Il catalogo che accompagna la mostra è, in realtà, ben più di un pur ponderoso catalogo: le oltre 600 pagine in grande formato ospitano, sotto la direzione di Marani e Fiorio, venti saggi di altrettanti grandi specialisti internazionali dell'opera di Leonardo, che analizzano le infinite sfaccettature del "disegno del mondo" del genio di Vinci. Il volume, disponibile in due edizioni, italiana e inglese, si pone di fatto come un'eccezionale ed aggiornatissima monografia, destinata a divenire un reference book per molti anni a venire. Accanto al grande catalogo, l'ampio e specializzato bookshop Skira proporrà ai visitatori una guida breve, anch'essa in due lingue, e uno straordinario corredo di altre pubblicazioni sull'opera di Leonardo.

Le dodici sezioni della mostra: 1. Il disegno come fondamento; 2. Natura e scienza della pittura; 3. Il paragone delle arti; 4. Il paragone con gli antichi; 5. Anatomia, fisiognomica e moti dell'animo; 6. Invenzione e meccanica; 7. Il sogno; 8. Realtà e utopia; 9. L'unità del sapere; 10. De coelo e mundo: immagini del divino; 11. I leonardeschi: la diffusione dei modelli di Leonardo e Trattato della Pittura; 12. Il mito di Leonardo. (Comunicato stampa Studio Lucia Crespi)

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Cesare Borgia - Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli




Astrid Nippoldt - Oakwood Astrid Nippoldt: Oakwood
termina il 13 giugno 2015
The Gallery Apart - Roma
www.thegalleryapart.it

Terza personale in Galleria di Astrid Nippoldt (Gießen - Germania, 1973), artista di stanza a Berlino ma cosmopolita per vocazione, come si evince anche dal ciclo presentato per la prima volta in Italia. Se per il precedente progetto Pattern of Paradise (Cape Coral) la tappa romana aveva rappresentato il preludio alla immediatamente successiva presentazione in ambito museale, ora l'ordine dei fattori è invertito, giacché Oakwood è stato presentato per la prima volta al Museum Kurhaus Kleve in Germania, corredato anche di un catalogo ora disponibile in galleria.

Nippoldt orienta questa volta il suo obiettivo videofotografico verso la Cina, ma come sempre è un pretesto per inquadrare comportamenti umani specifici e transitori da cui trarre suggestioni universali. Incontrata per caso, grazie ad un'amica che stava vivendo l'esperienza, la catena di residenze Oakwood (oltre 25.000 alloggi nel mondo destinati a comunità temporanee di uomini e donne che si muovono per affari), Nippoldt ne rimane intrigata soprattutto per gli effetti collaterali sulla vita di mogli e mariti che di quegli uomini e donne d'affari sono solo accompagnatori.

Recatasi a Pechino in una delle residenze Oakwood, Nippoldt si immerge in una ricerca socio-psicologica che rifugge dalla tentazione meramente documentaristica o di reportage per privilegiare piuttosto una visione per metafore e trasformazioni visuali. Il frutto di questa impostazione sono i due video Oakwood Garden e My Day, il primo girato in notturna per restituire il senso di grottesco e nel contempo di seduzione che il luogo evoca, il secondo riprendendo l'esterno da un interno quale rappresentazione di un confine tra un dentro ovattato, lussuoso e sicuro e un fuori indeterminato.

I due video non intendono offrire due versioni diverse di uno stesso fenomeno. My Day, sobrio e laconico, e Oakwood Garden, immaginifico e colorato seppur nell'oscurità, danno luogo ad un'ambivalenza visiva in cui malinconia e bellezza vengono mescolate fino a farne una sintesi perturbante che lascia lo spettatore in preda ad un sentimento indefinito. Se My Day produce un tragicomico corto circuito, anche in virtù del genere maschile del protagonista che lo rende ancora più solo nello splendido isolamento della residenza, Oakwood Garden si nutre di antitesi, tra bellezza e fugacità, tra tentativi e fallimenti, tra tranelli e illusioni.

Come in tutti i progetti di Nippoldt, al versante video si accompagna una produzione fotografica in cui concetti, pensieri e obiettivi non cambiano, anzi si arricchiscono di immagini che il filtro dell'artista rende uniche pur restando di stretta derivazione dalla realtà. Al pari delle immagini, anche la colonna sonora dei video affonda le radici in situazioni reali, trattandosi di suoni e rumori che l'artista raccoglie, cataloga ed archivia. Astrid Nippoldt ha inoltre dato vita per l'occasione ad un blog che accompagnerà la mostra durante il periodo di apertura, una sorta di diario per appunti che consentirà di entrare ancora meglio nell'immaginario dell'artista e nelle sue modalità di ricerca. Sarà possibile visitare il blog dal sito di Cura Magazine (www.curamagazine.com) o andando direttamente all'indirizzo dailymorror.wordpress.com. (Comunicato stampa)




Aikaterini Gegisian - A Small Guide to the Invisible Seas - Collage on paper 28.5x22cm 2015 - © Aikaterini Gegisian - Courtesy Kalfayan Galleries, Athens-Thessaloniki 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Isola di San Lazzaro degli Armeni - Venezia

In quest'anno simbolico, 2015, il Padiglione dell'Armenia, a cura di Adelina Cüberyan v. Fürstenberg, partecipante alla 56. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, è dedicato agli artisti della diaspora armena.

Presentazione rassegna




Guttuso: Ritratti e autoritratti
termina il 21 giugno 2015
Museo Guttuso - Bagheria (Palermo)

Il Museo Guttuso di Bagheria, ospitato nello straordinario complesso monumentale tardo barocco di Villa Cattolica, celebra l'artista con una grande mostra - curata da Fabio Carapezza Guttuso e Dora Favatella Lo Cascio - ripercorrendone l'intero arco creativo attraverso una prospettiva inedita. Grazie al lungo lavoro di ricerca compiuto dagli Archivi Guttuso, le opere sono state scelte tra quelle presenti nei più importanti musei, oltre che nelle collezioni private più rappresentative.

Sarà così possibile ammirare i ritratti di scrittori come Alberto Moravia, Michael Angel Asturias, Nino Savarese, Carlo Levi, critici come Natalino Sapegno, Santangelo, poeti come Montale, Neruda, attori come la Magnani, Zeudi Araja, intellettuali e politici come Amendola, Bufalini, Alicata artisti come Picasso, Turcato, Consagra, Leoncillo, Fontana, Manzù che al pittore ha dedicato il grande monumento funebre, posto nel giardino del museo Guttuso. Una galleria di personaggi che testimonia la straordinaria capacità dell'artista di intessere rapporti dai quali sarebbero nati sodalizi, e si sarebbero sviluppati movimenti artistici, come Corrente e il Fronte nuovo delle arti.

Bagheria, la città natale, e la Sicilia, riaffiorano nei numerosi ritratti dedicati al padre che culminano nel visionario Gioacchino Guttuso Agrimensore (1966), colto nell'esercizio della sua professione; nel Ritratto della madre (1940), Giuseppina d'Amico, emerge il dramma della recente scomparsa del marito e la tristezza per il figlio lontano. Attraverso l'esposizione degli autoritratti sarà possibile scrutare nell'animo dell'artista, seguirlo, dagli esordi fino alla maturità, nella costruzione della sua identità, vedere riflessa, nel suo bel volto, la condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni. Saranno inoltre esposte molte opere inedite, i preziosi disegni della sua collezione privata, che raffigurano amici ed artisti colti in momenti di rilassatezza amicale.

Gli studi romani di Guttuso rappresenteranno per artisti, intellettuali, politici un luogo dove incontrarsi ragionare d'arte e di politica, come si vede nel bellissimo Gente nello studio, 1938, dove Antonietta Raphael Mafai, Mario Mafai, Aldo Natoli, Armando Pizzinato e Mimise, seduti sul letto del pittore, conversano amabilmente. Nello studio frequente era la presenza di donne, modelle, amiche, che costituivano il suo immaginario femminile, evidente nell'ultima grande opera: Nella stanza le donne vanno e vengono (1986). Il grande quadro, che ha per titolo il distico di T.S.Eliot "Nella stanza le donne vanno e vengono/ parlando di Michelangelo", è una meditazione sull'eterno femminino, rappresentato da otto donne che con tacchi altissimi, abiti accesi si pettinano, parlano al telefono, si abbracciano, tra queste si riconosce Marta Marzotto.

Da segnalare anche l'importante inedito Ritratto di Giovanni Pirelli (1959), l'intellettuale che rinunziò ad assumere la guida dell'azienda di famiglia per seguire le proprie passioni intellettuali e politiche, che ebbe con Guttuso un forte legame ricostruito nel catalogo sulla base di documenti inediti. La presenza di Picasso nella vita di Guttuso è come una camera oscura nella quale l'uomo si sovrappone alle immagini più pregnanti delle sue opere, i quadri dedicati dall'artista all'amico, dopo la sua morte, sono come sogni dove si intersecano immagini e persone come nella Colazione con la Dama di Cranach (1973) o nello struggente Lamento per la morte di Picasso (1973).

A Mimise, la compagna della vita, che sposerà nel 1950, è dedicata una galleria di ritratti tra i quali Mimise con il cappello rosso (1938), e l'Autoritratto con Mimise (1966) nel quale l'artista si ritrae con la moglie, costruendo una composizione che, sul filo della autobiografia, unisce il suo Autoritratto del 1940 e il ritratto di Mimise, del 1947. I ritratti e gli autoritratti saranno contestualizzati in un allestimento che prevede la proiezione di filmati d'epoca, messi a disposizione dalla Rai e dall'Istituto Luce e l'utilizzo del prezioso materiale documentario, in gran parte inedito, fornito dagli Archivi Guttuso.

Nel catalogo sono pubblicati, oltre a quelli dei curatori, i testi del famoso filosofo francese Jean Luc Nancy, che affronta il tema del ritratto; di Salvatore Settis, che avanza un'ipotesi inedita sulla morte di Neruda attraverso i ritratti dedicatigli da Guttuso; di Sergio Troisi, dal titolo emblematico Guttuso Ritratto dell'artista come malinconico. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël
termina il 13 settembre 2015
Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)

Dal Musée d'Orsay di Parigi, grazie a un rapporto di collaborazione con la Magnani Rocca, arriva per la prima volta in Italia l'opera di Renoir La Seine à Champrosay: è l'occasione per un inedito percorso sulla figura di Luigi Magnani appassionato collezionista, tra i tanti interessi, anche di pittura di paesaggio. Lo splendido dipinto, realizzato en plein air nel 1876, viene esposto in un rinnovato allestimento al primo piano della Villa dei Capolavori insieme a Falaises à Pourville di Monet, Paysage de Cagnes e Les Poissons di Renoir, della collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca.

Nella stessa sala il pubblico può ammirare anche due opere di Matisse, tra cui Odalisque sur la terrasse, mai esposta in precedenza e restaurata per l'occasione, dove il fascino per l'Oriente viene unito all'incanto dei colori della Costa Azzurra. Il percorso prosegue con cinque acquerelli e un olio su tela di Cézanne - fra i quali due splendidi paesaggi della Provenza - tra le pochissime opere del maestro francese conservate nel nostro Paese. L'intensa, raffinata esposizione si conclude con un omaggio a Nicolas de Staël.». (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Enea Bolzoni Enea Bolzoni - Energia per la vita Energia per la vita
Enea Bolzoni - retrospettiva


termina il 30 settembre 2015
Spazio Arte Unipolsai - Varese
www.eneabolzoni.it

Potrebbe sembrare strano titolare una mostra retrospettiva Energia per la vita, ma, si sa, per l'Arte nulla è impossibile. Anzi. Visionarietà. Lungimiranza. Preveggenza quasi profetica. Quando Enea Bolzoni, prima di essere improvvisamente travolto da un male incurabile, creava nella sua ispirazione più alta le opere dedicate all'Evoluzione, non poteva immaginare che tale argomento sarebbe diventato il fulcro del grande evento internazionale Expo Milano 2015. Durante gli anni (1995-2014) di un intenso affascinante lavoro di ricerca formale e di pensiero, l'artista stesso chiariva la sua idea sulla "...dottrina dell'evoluzione, per la quale si passa dal semplice al complesso, dall'indeterminato al determinato...".

Da qui scaturisce l'esposizione attuale che parla di vita, di nascita e di rinascita nello scorrere infinito della temporalità cosmica, attraverso materia e colore di una sessantina di opere esposte. La mostra giunge dopo il successo dell'ultima grande antologica di Bolzoni nel 2014 al Chiostro di Voltorre. Fabrizia Buzio Negri, il critico d'arte che presenterà l'evento espositivo, così scriveva: "Pittore per interiore esigenza, Enea Bolzoni fa rinascere ogni soggetto in assemblaggi di natura vegetale e minerale, che si animano in un'atmosfera magica e inquietante, in un dialogo intimo con il colore che emerge tra screziature, accumuli, dissolvenze. La trama cromatica sostiene la percezione di un divenire lirico di Ere lontanissime o futuribili, dove tutto si modifica in evoluzioni di naturalità."




Eugenio Carmi: Dalla carta al metallo
Opere 1956-1962


termina il 30 giugno 2015
Galleria Martini & Ronchetti - Genova
www.martini-ronchetti.com

In occasione della mostra antologica allestita a Palazzo Ducale, la galleria Martini & Ronchetti rende omaggio a Eugenio Carmi esponendo cinquanta opere inedite, di cui quaranta collages e dieci oggetti in ferro smaltato; la mostra vuole essere un complemento all'esposizione antologica allestita a Palazzo Ducale. Coerentemente con la linea di ricerca della Galleria, la mostra approfondisce un momento importante di sperimentazione nella produzione artistica di Carmi: le opere in mostra coprono un periodo, che va dal 1956 al 1962, in cui l'artista, come ha dichiarato Umberto Eco,"sovrappone una tendenza geometrica latente alle influenze dell'informale".

Questa tendenza si concretizza in una forma ovale, motivo che spesso ritorna nei disegni di Carmi, soprattutto in quelli del 1957 e rimanda alla forma che l'artista aveva scelto per realizzare il manifesto della XI Triennale di Milano dello stesso anno, uno dei primi esempi di manifesto astratto in Italia. In mostra i collages colloquiano con gli oggetti in acciaio smaltato che, sovente, ne ripropongono le forme. Piatti, vasi, vassoi, pentole diventano oggetti d'arte di gusto informale che entrano nella vita quotidiana e che dimostrano come Eugenio Carmi fosse proiettato, in quegli anni, verso il design, con lo studio e la progettazione di oggetti d'uso comune.

Come ha scritto Roberta Lucentini nel testo in catalogo "Eugenio Carmi (...) sovente ha misurato se stesso con svariati materiali; ne sono un bell'esempio le opere in mostra: collages le cui forme sono state poi trasportate su acciai smaltati per piatti, vasi e pentole che venivano realizzati a Milano presso la manifattura Moneta (...). Arte applicata dunque, nel solco di quell'atteggiamento nei confronti dell'arte che ha preso avvio a partire dal periodo Liberty e che ha portato cultura anche attraverso oggetti quotidiani, intendendo le arti decorative e, anni dopo il design, come veicolo importante delle novità culturali del tempo".

Gli interventi di Carmi sull'acciaio sono da ricondurre alla sua esperienza in fabbrica presso l'Italsider in qualità di consulente per l'immagine dal 1956 al 1965. Così come sottolinea Gillo Dorfles in un testo del 1958 che, per l'occasione, viene ripubblicato nel catalogo della mostra, "l'essersi imbattuto, ad una svolta del suo cammino artistico, nell'aspra - diciamo pure "ferrea" - struttura della lamiera metallica, ha fatto sì che Carmi avvertisse l'urgenza di inventare un nuovo sistema tecnico, tale che gli permettesse di sposare le esigenze estetiche con quelle offertegli da due "mezzi" estremamente insoliti come il colore a smalto e la lamiera d'acciaio".

Un ideale momento conclusivo della mostra può essere individuato in un grande pannello di acciaio smaltato, anch'esso realizzato presso la manifattura Moneta, che pare sintetizzare alcune delle più importanti caratteristiche del lavoro di Carmi sull'acciaio come descritto da Dorfles: "le vaste superfici monocrome, spesso rese preziose da complesse marezzature, da grumosità tattili, da rilievi e colate liquide, si stendono a coprire di spessori diversi lo stesso pannello, ora interrotte e segmentate, ora solo punteggiate di segni e gesti che contrastano per la loro irruenza e il loro nervoso grafismo con la limpida distesa smaltata che li circonda". In occasione della mostra è stata edita una pubblicazione monografica con la riproduzione delle opere esposte e testi critici di Gillo Dorfles e Roberta Lucentini.




Giovanni Cerri - Se il Duomo fosse rosso - olio cm.130x180 2014 Giovanni Cerri - Nuova Babilonia - olio cm.110x200 2015 Giovanni Cerri
Milano ieri e oggi. La città e i luoghi simbolo


termina il 27 maggio 2015
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Giovanni Cerri (Milano, 1969) dedica nell'anno di Expo 2015 una mostra alla sua città, con un percorso espositivo sviluppato in tre sedi. L'anteprima di questa rassegna è avvenuta negli scorsi mesi di luglio - settembre 2014 nelle sale della Unione del Commercio a Palazzo Bovara, in corso Venezia a Milano, con la mostra La città: le memorie del tempo, a cura di Stefano Crespi, che introduce in catalogo con un suo testo critico anche questa prosecuzione del ciclo milanese. In contemporanea con Cortina Arte ci sarà alla Galleria Palmieri di Busto Arsizio (www.galleriapalmieri.it) la mostra Viaggio in periferia (09 maggio - 10 giugno 2015).

La prima mostra, alla Cortina Arte di Milano, presenta le opere che Giovanni Cerri ha dedicato ai luoghi simbolo di Milano. Le immagini che caratterizzano la città dal punto di vista storico, con il Duomo, gli edifici storici, le chiese e i palazzi famosi, fino ad arrivare a un grande quadro che rappresenta il nuovo sky line di Milano nella zona di Porta Garibaldi. Luoghi riconoscibili, anche se interpretati dal linguaggio pittorico dell'artista milanese, che raffigurano scenari ancor oggi visibili (il Castello Sforzesco, Piazza della Scala) oppure molto cambiati (Piazza San Marco all'epoca del Naviglio scoperto) o non più esistenti ma presenti nella memoria meneghina (le Cinque Vie).

L'uso della tecnica ad olio su carta e poi applicata su tela rafforza - nelle sue visibili piegature e slavature - quella dimensione di ricordo e di memoria che caratterizza spesso il lavoro di Cerri. Catalogo in galleria con testi di Stefano Cortina, Stefano Crespi, Mauro Raimondi, Paola Ciccolella, Gaetano Incremona, con un'intervista a cura di Alberto Figliolia. La mostra proseguirà il suo viaggio presso l'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, dal 24 settembre al 17 ottobre 2015. (Comunicato stampa)




Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël
04 aprile - 13 settembre 2015
Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)
www.studioesseci.net

Dal Musée d'Orsay di Parigi, grazie a un rapporto di collaborazione con la Magnani Rocca, arriva per la prima volta in Italia l'opera di Renoir La Seine à Champrosay: è l'occasione per un inedito percorso sulla figura di Luigi Magnani appassionato collezionista, tra i tanti interessi, anche di pittura di paesaggio. Lo splendido dipinto, realizzato en plein air nel 1876, viene esposto in un rinnovato allestimento al primo piano della Villa dei Capolavori insieme a Falaises à Pourville di Monet, Paysage de Cagnes e Les Poissons di Renoir, della collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca.

Nella stessa sala il pubblico può ammirare anche due opere di Matisse, tra cui Odalisque sur la terrasse, mai esposta in precedenza e restaurata per l'occasione, dove il fascino per l'Oriente viene unito all'incanto dei colori della Costa Azzurra. Il percorso prosegue con cinque acquerelli e un olio su tela di Cézanne - fra i quali due splendidi paesaggi della Provenza - tra le pochissime opere del maestro francese conservate nel nostro Paese. L'intensa, raffinata, esposizione si conclude con un omaggio a Nicolas de Staël.». (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Donatello svelato. Capolavori a confronto
Il crocifisso della chiesa dei Servi a Padova, della Basilica del Santo e di Santa Croce a Firenze


termina il 26 luglio 2015
Museo Diocesano - Padova
www.museodiocesanopadova.it

Credenti o non, sarà difficile non emozionarsi di fronte ai tre Crocefissi di Donatello che verranno posti vis a vis nella mostra. Il termine "svelato" non è affatto casuale. Al centro dell'esposizione sarà infatti un Donatello che va ad aggiungersi al catalogo delle opere certe del maestro fiorentino, il Crocifisso dell'antica chiesa padovana di Santa Maria dei Servi. La mostra ospitata nella scenografica Salone dei Vescovi sarà così l'occasione, storica, di ammirare riuniti per la prima volta tutti e tre i Crocifissi che Donatello produsse nel corso della sua vita: quello realizzato per la chiesa di Santa Croce in Firenze (1406-08) - oggetto di una celebre gara con l'antagonista Filippo Brunelleschi raccontata da Giorgio Vasari nelle sue Vite -, quello dei Servi e quello bronzeo della Basilica di Sant'Antonio (1443-1449) a Padova.

Il Crocifisso ligneo di Santa Maria dei Servi in Padova è stato attribuito a Donatello alcuni anni fa da Francesco Caglioti, dell'Università di Napoli, che sulla scorta delle ricerche di Marco Ruffini ha restituito alla scultura la corretta paternità, attestata dalle fonti più antiche ma ben presto dimenticata. L'oblio del nome di Donatello si spiega con la particolare devozione di cui l'opera ha goduto, e tuttora gode, specialmente in seguito ai fatti miracolosi del 1512, quando l'immagine in più occasioni sudò sangue dal volto e dal costato. Con il passare dei secoli la memoria popolare trasferì la paternità donatelliana alla scultura gotica della Vergine conservata sempre nella chiesa, ma la speciale cura dei fedeli per il Crocifisso ne assicurò la conservazione, preservandolo dalla distruzione o dalla dispersione, sorte molto comune per questo tipo di immagini scolpite.

La rimozione della spessa ridipintura a finto bronzo rivela ora tutta la qualità dell'intaglio e della policromia originaria, in buona parte conservatasi, restituendo a Padova un capolavoro che va ad aggiungersi alle altre opere che Donatello ha lasciato durante la sua permanenza in città (1443-1453) - la statua equestre del Gattamelata, l'altare e il Crocifisso bronzeo per la Basilica di Sant'Antonio - aggiungendo un ulteriore tassello nella vicenda biografica dell'artista. Al termine del restauro, e prima di essere collocato nuovamente sull'altare dedicatogli nella chiesa dei Servi di Padova, il Crocifisso sarà esposto al Museo Diocesano di Padova, in modo da consentire al più vasto pubblico di ammirarla nelle migliori condizioni di osservazione possibili. L'opera restaurata sarà accompagnata da un'esaustiva documentazione attraverso la quale il pubblico avrà modo di avvicinarsi dettagliatamente alle varie fasi del restauro. (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Le Isole incantate.
Il Grand Tour e la pittura di veduta nei Domini Borromeo: da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton


termina il 25 ottobre 2015
Palazzo dei Principi all'Isola Bella (Lago Maggiore)
www.studioesseci.net

La mostra curata da Alessandro Morandotti con la collaborazione di Fenisia Cennamo, Veronica Drago ed Elisabetta Silvello, è stata anche occasione per un importante intervento di restauro voluto dai Principi. Ne è stato oggetto il gruppo di Delizie, ovvero di vedute settecentesche dei Domini Borromeo di mano di Francesco Zuccarelli. Il restauro, da poco concluso, ha restituito la primitiva leggerezza alle sette tele del maestro, opere dove l'attenzione documentaria si coniuga mirabilmente con l'allegoria, secondo il gusto dell'epoca. Per la mostra il curatore ha scelto di presentare esclusivamente quelle che raffigurano i Domini Borromeo sul Lago Maggiore, in coerenza con il tema dell'esposizione.

A coniare la definizione di "Isola Incantata", riferendosi all'Isola Bella, fu Gilbert Burnet (1643-1715), un pastore anglicano che visitò l'Italia con un occhio molto critico nei confronti della censura ecclesiastica e delle forme di governo assolutista di molti stati italiani. Burnet fu uno dei primi viaggiatori a passare dall'Isola Bella, nel 1686, inaugurando idealmente la stagione delle immancabili tappe sul Lago Maggiore dei viaggiatori europei del Grand Tour. Un giudizio per certi versi premonitore, il suo, dato che il cantiere che trasformò alcuni scogli affioranti in quella meraviglia che è l'Isola Bella, era ancora all'inizio ma: "when all is finished, this place will look like an Inchanted Island", egli preconizzò.

Da allora e sino ai tempi moderni, lo stuolo dei viaggiatori, e con essi, degli artisti che scesero ad ammirare l'Isola Bella e i Domini dei Principi Borromeo sul Lago Maggiore, è diventato ininterrotto, creando la fama di cui le Isole Borromee godono ancora nel mondo anglosassone e nordico in generale. Come avviene nel resto d'Italia, alle testimonianze di viaggio corrisponde un'immediata fortuna visiva delle Isole, subito al centro degli interessi del moderno vedutismo, una seconda faccia della medaglia per seguire il gradimento delle bellezze artistiche e naturali italiane.

La mostra cercherà di restituire questo doppio registro della fortuna delle Isole Borromee, mettendo a confronto documenti figurativi (dipinti, disegni, incisioni, fotografie) e testimonianze letterarie tra la fine del XVII e l'inizio del XX secolo. Come testimonia il sottotitolo della rassegna, "Da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton", Morandotti e il suo gruppo di lavoro propongono un ampio ventaglio di opere e tra esse numerose sono le riscoperte, di opere oltre che di artisti specializzatisi nell'ambito del vedutismo, riscoperte che permettono di arricchire le nostre conoscenze su un capitolo della storia dell'arte in Italia settentrionale ancora molto trascurato dagli studi e dalle occasioni espositive.

L'inchanted Island era stata strategicamente concepita da Vitaliano VI Borromeo (1620-1690) perché "potesse servire alla casa per farsi amici e stima", come ricorda un passo del suo testamento, ed era per questo sempre aperta alle visite di ospiti illustri, per matrimoni e ricevimenti solenni, nonché per le pubbliche 'recensioni' dei forestieri illustri che percorrevano le strade d'Italia nell'età dell'obbligato viaggio di istruzione dei gentiluomini europei, tra Seicento e Settecento.

L'Isola dei viaggiatori è soprattutto quella degli spettacolari giardini che evocano paragoni storico-letterari (tra l'isola di Armida 'cantata' dal Tasso o i leggendari giardini della regina Semiramide) e talvolta stimolano metafore più fantasiose (al tedesco Keyssler sembrava una di "quelle guantiere foggiate a mo' di piramide in cui siamo soliti servire in tavola i dolciumi"); i giardini non lasciano mai indifferenti i visitatori, anche quando si tratta di criticarne l'artificiosa concezione negli anni della progressiva attenzione per il giardino paesaggistico. Secondo schemi consueti nei resoconti di viaggio, le testimonianze rimandano le une alle altre, sancendo convenzioni di lettura che diventano veri e propri 'stereotipi'.

Con la piacevole sorpresa di verificare che improvvisamente Milano, grazie alle bellezze naturali dell'Isola Bella e dell'Isola Madre, divenne la città dei giardini e dei giochi d'acqua, come non era mai stata prima, almeno agli occhi dei viaggiatori. Come naturale appendice della mostra, verranno prese in considerazione non solo le vedute delle altre residenze dei Borromeo sul Lago Maggiore (dalla Rocca di Angera ai Castelli di Cannero) ma anche le vedute di altre proprietà lombarde dei Borromeo (Cesano Maderno, Senago, Peschiera Borromeo) spesso nate in pendant o in serie con opere raffiguranti le Isole. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




6 Scultori dalla Mitteleuropa
Scultori contemporanei in Centro Europa


termina il 28 maggio 2015
Associazione Lazzari - Treviso
www.laroggiapn.it

(...) Per questa mostra, per ogni nazione (Austria, Croazia, Italia, Polonia, Slovenia e Ungheria) è stato invitato uno scultore: Profunser, Bozic', Marzuttini, Puczynski, Mirt, e la scultrice Ledersberger-Lehoczky. Ognuno, parlando lingue diverse, si trova a dialogare con l'unico mezzo di comunicazione universale che non ha bisogno di interpreti o traduzioni: il linguaggio dell'arte. (...) Non mi avventuro in analisi critiche dei singoli artisti, lascio ai critici questo compito. Mi limito solo a una considerazione generale: forma, materia, colore, uniti ad una alta perizia tecnica mi sembrano le caratteristiche peculiari che, nella ovvia diversità, unisce questi artisti.

Artisti che, a dispetto delle mode e delle avanguardie concettuali, realizzano per intero le loro sculture. Infatti, altra cosa che li accomuna è che nelle loro opere si percepisce lo sforzo compiuto nel realizzarle. Nel percorso creativo degli artisti è evidente un'attenzione, un amore e un grande rispetto del materiale e della forma. Credo che la forma e la materia (bronzo, ferro, marmo, pietra, legno) finiscano, in questa esposizione, col ribadirci l'importanza e il senso millenario dell'arte, un senso tutto rinnovato e ricreato in una tensione emotiva di grande livello. (Mitteleuropa, di Francesco Stefanini)




Natura Oltre
Visioni di Mario Raciti sul paesaggio dell'Alto Garda


termina lo 01 novembre 2015
Museo di Riva del Garda
www.museoaltogarda.it

Dopo alcune esplorazioni del territorio dell'Alto Garda avvenute nel mese di novembre 2014, Mario Raciti (Milano, 1934) si è dedicato ad un ciclo di opere su carta che restituiscono all'osservatore differenti percorsi immaginativi intorno ai luoghi che lo hanno maggiormente sedotto, sia dal punto di vista naturalistico sia da quello più indeterminato e sfuggente che implica la possibilità di portarsi oltre il visibile, verso le zone instabili della visione sospesa, straniante, errante. Natura Oltre indica lo sconfinamento immaginativo che le morfologie paesaggio hanno suscitato tenendo aperto quel carattere di presenza-assenza dell'immagine che costituisce l'identità costante della sua ricerca, processo d'invenzione e rivelazione dell'invisibile.

Questo ciclo di opere è ancor più significativo in quanto - nel contesto di ricerca che Raciti conduce da diversi decenni intorno alle forme dell'ignoto - esso si pone come una felice digressione, un racconto di molteplici avvistamenti che si apre e si chiude in modo autonomo e compiuto, nel rispetto del referente naturalistico. Attraverso circa sessanta fogli di diversa dimensione (disegni, inchiostri, tempere, tecniche miste) la mostra raccoglie nuclei di immagini relative a luoghi, forme naturali, panorami che da minimi dettagli si aprono verso il respiro dell'altrove, con intuizioni spaziali che affermano l'oltrepassamento delle forme conosciute.

La svettante rocca di Arco, le rocce scoscese del Ponale, le gallerie della gardesana occidentale, la cascata del Varone, le trasfigurazioni del monte Brione, la riscoperta simbolica dei cimiteri, il panorama con le sponde del lago, i crinali dei monti visti da lontano, le vie e i camminamenti dentro le vegetazioni, il profilo degli uliveti e il ritmo spaziale dei cipressi. Sono questi i luoghi ricorrenti che hanno attirato l'artista nel suo viaggio tra le atmosfere evocative della natura gardesana, intuizioni figurali che esprimono lo stupore e l'incanto del paesaggio, ma anche quel senso di sottile smarrimento che Raciti coltiva come valore necessario al suo modo di creare segni e colori.

Si tratta di una sequenza di visioni poetiche che rimandano alle energie profonde dell'inconscio, agli impulsi inquieti dell'immaginazione, alle avventure grafico-cromatiche che sono una preziosa lezione di sguardo che privilegia il flusso della fantasia tra meditazione e trasfigurazione interiore. Per l'occasione verrà pubblicato il catalogo delle opere esposte introdotte da un saggio critico del curatore Claudio Cerritelli, docente di Storia dell'Arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Brera.

«(...) Inseguivo chimere altre, era un viaggio che svolgeva verso un non dove, in una atmosfera visionaria di tensione e dissipazione. Ho pensato sempre alla mia pittura, che viaggia e varia nella psiche profonda del viaggiatore, come a un romanzo di formazione, alla maniera di Enrico di Ofterdingen di cui Klaus Wolbert ha citato per il mio lavoro il fiore azzurro, che è simbolo romantico. (...) I fiori del profondo è l'ultima evoluzione della mia pittura. Dopo le figurazioni fantastiche degli anni '60, le Presenze assenze degli anni '70, le Mitologie degli anni '80, negli anni '90 nascono i Misteri, che evolvono nel 2000 nei Why (drammatico "perché" del Cristo sulla croce). Poi, rivivendo il mito di Proserpina, che, prigioniera nell'Ade, anela a comunicare sulla terra colla madre Demetra, dea delle messi, facendo nascere sul pianeta i fiori a primavera, apro il dramma alla speranza, Speranza, oggi velata dalla privazione di contatti veri, speranza di un nuovo vivere...» (Mario Raciti)

«Ho siglato con P.A.G. (Paesaggi dell'Alto Garda)le opere singolari che mi sono nate da quando ho accettato l'incarico di rappresentare questi bellissimi luoghi. Quest'esperienza,apparentemente fuorviante, mi ha rivelato la disponibilità e l'estensione del mio sentire. La forma è un po' cambiata, sono apparsi (ma un po' come fantasmi?) i referenti del lago,delle strade, delle montagne,ma anche dei romanzi, dei racconti,delle poesie dei grandi che frequentarono questi luoghi: Mann, Kafka, Rilke, assai stimolanti compagni. Lo stile (come a volte avviene nell'effimero di oggi) non deve essere determinato dalla forma, è invece un'ossessione che abbiamo dentro che si adatta coerentemente ad ogni forma che lo possa recepire. in questo caso, anche nei Paesaggi dell'Alto Garda,sono stato portato ad indagare quello che mi assilla da sempre: ciò che si nasconde "verso il dentro" e ciò che si nasconde "verso l'alto". Ritornerò poi ai temi e alle forme consuete (in questo momento a "Una o due figure", che vagano in spazi ignoti) sicuro, convinto, perchè ho sperimentato che, anche nel mondo visionario, tutto si tiene.» (R.)




Racconti privati. Interni 1967 - 1978
Fotografie di Mario Cresci dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea


termina lo 06 settembre 2015
Museo di Fotografia Contemporanea - Milano
www.mufoco.org

La mostra, a cura di Roberta Valtorta, presenta una selezione di fotografie realizzate da Mario Cresci tra Tricarico e Barbarano Romano nel periodo 1967-1978, quando viveva in Basilicata. Cresci (Chiavari, 1942) si forma al Corso Superiore di Industrial Design di Venezia. Tra il 1966 e il 1967 con il gruppo di urbanistica Il Politecnico, nato a Venezia intorno al sociologo Aldo Musacchio, scende a Tricarico, un paese in provincia di Matera. Il progetto è la realizzazione del piano regolatore del paese e il compito di Cresci è quello di occuparsi della grafica degli elaborati e del rilevamento fotografico degli ambienti, degli oggetti e di tutti gli aspetti della vita sociale e produttiva della comunità. E' il tempo in cui sociologi e intellettuali calano nel Mezzogiorno, riscoperto alla luce delle narrazioni di Carlo Levi e delle ricerche antropologiche di Ernesto De Martino.

Dopo questo primo viaggio e dopo alcuni spostamenti, tra 1968 e 1969, fra Roma, Parigi, Milano, Cresci torna in Basilicata e stabilisce la sua casa a Matera, fino al 1988, quando si trasferisce a Milano, e successivamente a Bergamo. La lunga permanenza in Basilicata gli permette di lavorare sui concetti di territorio, memoria, archivio, temi che intreccia in modo "naturale" alle questioni del progetto, dei linguaggi espressivi, della visione, centrali nella sua opera. Nel 1967 realizza la serie Ritratti mossi (ripresa poi nel 1974), figure in interni i cui volti cancella attraverso il mosso fotografico.

Mentre gli oggetti e i luoghi risultano a fuoco e quindi sono descrivibili, le persone si presentano illeggibili: Cresci, appena arrivato, tenta un racconto delle loro identità attraverso i dati fisici dell'ambiente. Tra il 1967 e il 1972 realizza la serie Ritratti reali, riprese di gruppi familiari che posano in interni tenendo in mano fotografie dei loro antenati. Il rapporto fra lo sguardo delle persone riprese e lo sguardo degli antenati rappresentati nelle fotografie crea un corto circuito tempo reale-memoria. Per Cresci Ritratti reali è un lavoro di "verifica" sul sociale e contemporaneamente su se stesso: infatti si autoritrae mentre tiene in mano le fotografie dei suoi antenati.

Fra il 1978 e il 1979 realizza un'ampia serie di ritratti in interni a Barbarano Romano, sempre annullando la fisionomia delle persone attraverso il mosso, e sempre comprendendo anche se stesso fra queste persone. Si tratta di lavori nei quali l'identità dell'individuo e della comunità viene letta attraverso gli oggetti e gli arredi della casa. Scrive: "Mi ha sempre affascinato il rapporto degli oggetti con le persone, soprattutto quelli d'uso, appartenenti alla cultura materiale dell'uomo, quelli della sua storia: dagli utensili più semplici a quelli più complessi, sino ad arrivare alle forme più evolute del design contemporaneo".

Mario Cresci è un indiscusso maestro della fotografia e del graphic design contemporaneo. La sua vasta opera, caratterizzata da una grande libertà di sperimentazione, vede intrecciarsi molti elementi: l'analisi della percezione visiva, la fotografia,il graphic design, il disegno, l'indagine antropologica, lo studio del paesaggio e dei luoghi dell'arte, l'installazione e l'opera site specific. Ha sempre mediato la sua attività artistica con l'impegno didattico. Cresci ha pubblicato innumerevoli libri. Il Museo di Fotografia Contemporanea conserva 280 fotografie dell'autore, che datano dalla metà degli anni Sessanta. Una parte delle opere in mostra è tratta dal Fondo Lanfranco Colombo (Regione Lombardia), una parte è stata gentilmente prestata dall'autore per questa occasione espositiva. (Comunicato stampa)




Modigliani e la Bohème di Parigi
termina il 12 luglio 2015
GAM Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino
www.gamtorino.it

Un itinerario che aiuta a scoprire l'opera di colui che forse più di tutti incarna la figura dell'"artista maledetto", ancora oggi considerato uno dei grandi interpreti della pittura europea del Novecento. Saranno esposte circa 90 opere, tra cui sessanta capolavori provenienti dal Musée National d'Art Moderne - Centre Pompidou di Parigi e da importanti collezioni pubbliche e private d'Europa. La mostra è promossa dalla GAM e prodotta da MondoMostre e Skira editore in collaborazione con il Musée National d'Art Moderne - Centre Pompidou di Parigi. La curatela scientifica è affidata a Jean-Michel Bouhours, accreditato studioso di Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou di Parigi. Catalogo Skira Editore.

Intorno alla figura centrale di Modigliani si presenta la straordinaria atmosfera culturale creata dalla "École de Paris", la corrente che ebbe protagonisti alcuni artisti attivi nel primo dopoguerra, spesso esuli ebrei perseguitati nel loro paese di origine, che si raccolsero intorno a Montmartre e Montparnasse uniti dal desiderio di vivere in pieno il clima artistico e culturale di Parigi, creando una completa simbiosi tra vita e arte e distinguendosi per uno stile personalissimo e una vita dissoluta e priva di regole. Si parte da un significativo corpus di opere del Centre Pompidou di Parigi, nelle cui collezioni Modigliani entrò a far parte già nella metà degli anni '30 del Novecento.

Tra questi gli splendidi ritratti dei suoi amici, delle sue amanti o dei suoi mercanti, affiancati a dipinti, disegni e sculture provenienti da altre prestigiose collezioni pubbliche e private e da un dipinto delle collezioni della GAM, la celebre Ragazza Rossa del 1915. In questi dipinti emerge il noto "Stile Modigliani" caratterizzato da una sintesi estrema, tanto che i personaggi ritratti non si rivelano nella loro identità, se non per alcuni dettagli, come i vestiti o le capigliature. La mostra è costruita in cinque sezioni, che analizzano la vitalità parigina del periodo, con uno sguardo non solo alla pittura, ma anche al disegno che ha dato origine ai capolavori, e con un occhio particolare alla scultura in cui il protagonista, insieme a Modigliani, è Costantin Brancusi, lo scultore nel cui atelier Amedeo lavorerà per molto tempo.

Tra le opere esposte in questa sezione le celebri Principessa X e Mademoiselle Pogany III, accanto a una serie di fotografie originali che Brancusi stesso scattò alle sue opere. Modigliani è raccontato in mostra come il principale testimone della realtà cosmopolita della Bohème parigina, che ha segnato la sua indipendenza dai movimenti ufficiali delle avanguardie artistiche. Un particolare momento storico in cui, alla creazione dei capolavori, si affianca un'esistenza fatta di alcool e miseria che, uniti alla morte prematura, hanno contribuito ad avvolgere il personaggio in un'aura di leggenda.

Le sezioni della mostra:

I - Amedeo Modigliani
I ritratti di Amedeo Modigliani (tra cui il Ritratto di Soutine, Jeanne Hebuterne) sono messi a confronto - in questa prima sezione dedicata alla figura e allo stile inconfondibile e ormai distante dall'espressionismo e dal simbolismo a cui Modigliani guardava nelle prime opere - con un Ritratto di Modigliani di Andrè Derain, e Gotine rosse di Giovanni Fattori che fa parte delle collezioni della GAM.

II - Modigliani/Brancusi e la scultura
Dal 1909 al 1914 Modigliani si dedicò quasi esclusivamente alla scultura applicando il suo modello di sintesi alle celebri teste dalle forme allungate, dai lunghi colli e dagli occhi senza pupille. La sezione analizza principalmente il confronto con le opere del suo grande amico Costantin Brancusi, con cui condivise lo studio e il medesimo interesse per le curve ampie e armoniose delle forme anatomiche.

III- La bohème parigina
Gli artisti che si incontravano nei café e tra le strade di Montmartre e Montparnasse sono rappresentati in questa sezione. Tre importanti opere di Chaim Soutine, un dipinto di Marc Chagall e due paesaggi di Maurice Utrillo sono esposti accanto a dipinti di altri protagonisti del fecondo ambiente parigino dell'epoca.

IV - Il cubismo
Pur restando relativamente distante dalla prorompente rivoluzione cubista introdotta da Picasso e accolta da un gran numero di artisti, Modigliani condivise con il movimento il processo di schematizzazione e lo sguardo rivolto all'arte primitiva e all'arte africana. Accanto a dipinti e disegni del maestro livornese due importanti dipinti di Gino Severini, tra cui Nord-Sud appartenente alle collezioni GAM; il Pane di Pablo Picasso, opere di Juan Gris, Louis Marcoussis e Léopold Survage, insieme ad altri testimoni della stagione cubista.

V - Il nuovo umanesimo della scuola di Parigi
Il meraviglioso Ritratto di Dédie del 1918, immagine guida della mostra è il capolavoro di Modigliani che introduce quest'ultima sezione, dedicata alla cerchia di artisti attratti dal fermento culturale e dalla libertà che Parigi garantiva nei primi anni del Novecento. Tra questi Marc Chagall, Max Jacob, Sonia Delaunay e Susanne Valadon, presenti in mostra con una serie di ritratti. (Comunicato Ufficio stampa Fondazione Torino Musei)




Piero Guccione
Storie della luna e del mare


termina lo 02 giugno 2015
Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati - Vicenza

Due amici che si ritrovano, in occasione degli ottanta anni di uno dei due, per festeggiare, insieme anche al pubblico degli appassionati, e rivivere un sodalizio culturale, artistico e di comune sensibilità, che data da diversi decenni. I due amici sono Marco Goldin e Piero Guccione, che il 5 maggio festeggia appunto il suo ottantesimo compleanno. Goldin gli ha voluto dedicare una mostra fatta di poche, selezionatissime opere degli ultimi venticinque anni, sedici in tutto, molte tra esse di grande formato. Sintesi di un percorso che dal 1988 è stato camminato insieme. Ma soprattutto il desiderio di mostrare gli esiti, tesi all'assoluto dell'immagine, al suo quasi svuotamento, contenuti nelle opere dell'ultimo quinquennio, molte delle quali inedite e mai esposte.

E' del 1989 la prima mostra, una vasta antologica di 130 tra dipinti e pastelli, che Marco Goldin, all'epoca poco più che un ragazzo, dedicò a Piero Guccione. A ospitarla fu Palazzo Sarcinelli a Conegliano, dove Goldin in quindici anni, fino al 2002, ha dato vita a una lunghissima serie di esposizioni riservate alla migliore pittura italiana del secondo Novecento, sia figurativa, che astratta, che informale. Da allora le esposizioni e i cataloghi, o veri e propri libri, che Goldin ha dedicato al pittore, sono stati una ventina. E assieme a Guccione, Goldin ha fatto scoprire all'Italia gli altri esponenti di quella che è stata classificata come la "Scuola di Scicli", Franco Sarnari in testa.

In questi decenni, tra Goldin e Guccione si è andato consolidando un rapporto che travalica quello tra artista e critico, quasi filiale, di grande, reciproco affetto e rispetto. Fondato su una sensibilità comune che muove dalla descrizione del reale, con la parola e con la pittura, per dilagare nello spazio interiore. Non è quindi un caso se si incontrano ancora una volta, adesso a Vicenza, quasi a fare sintesi di un'amicizia che si è espressa nell'applicazione costante rispetto al proprio ambito di riflessione, pittorica e critica. In occasione delle mostra in Palazzo Chiericati, Goldin ha scelto di realizzare, per le sue edizioni di Linea d'ombra, la più ampia monografia mai dedicata a Guccione, di oltre 250 pagine complessive e comprendente oltre 130 opere illustrate a colori, dal 1957 al 2014.

Essa racchiude tutti i testi, alcuni anche ampi e di ricostruzione storica del percorso, che nei decenni Goldin ha pubblicato sul pittore. Con l'aggiunta di un saggio inedito, scritto per questa circostanza, e dedicato alla produzione degli ultimi cinque anni. Quadri che occuperanno la sala più ampia di Palazzo Chiericati. In chiusura del volume, di grande formato e che sarà il secondo numero della serie iniziata con la monografia recente dello stesso Goldin su Antonio López García, apparati bio-bibliografici daranno conto, in modo aggiornato, di tutte le esposizioni sia personali che collettive. Oltre a una ampia biografia critica. (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Massimo Antime Parietti - Ascoltando Bach - tecnica mista cm.58x78 1993 Massimo Antime Parietti - I nastrini rossi - olio su tela cm.33x24 1939 Massimo Antime Parietti - Ischia - olio su tavola cm.60x70 1976 Massimo "Antime" Parietti
Diario di luce e colori


termina lo 07 giugno 2015
Civico Museo Parisi-Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)
www.museoparisivalle.it

Mostra antologica di Massimo "Antime" Parietti, a cento anni dalla sua nascita, avvenuta nel borgo di Bosco nel Comune di Montegrino. "Diario di luce e colori" ripercorre il viaggio pittorico dell'artista, toccando le tappe fondamentali della sua vita e della sua arte. La mostra vuole sottolineare quelle doti del Parietti che ha saputo raccontare come in un diario il fascino della natura, la dolcezza dei volti delle persone amate e conosciute, i vari aspetti della realtà da lui intensamente vissuta. La luminosità che caratterizza le sue opere è il segno più evidente del suo animo ricco di valori positivi che attingeva alle sue umili radici mai dimenticate, e le infinite sfumature della tavolozza di mille colori personalizzano ogni suo dipinto, aggiungendo movimento e armonia alle composizioni.

La mostra è suddivisa in tre spazi espositivi che seguono a ritroso la sua evoluzione artistica. Si possono dapprima ammirare le opere più moderne, informali, nelle quali Antime ha realizzato, dopo il suo definitivo rientro in Italia alla fine degli anni '80, la sua aspirazione di trovare nuove astrazioni pittoriche, suggerite dalle diverse sensazioni provate nella nuova dimensione della vita quotidiana rinata nella sua amata Bosco come in un "sogno", nell'osservazione dei mutamenti della natura, o semplicemente nell'ascolto della musica che tanto prediligeva.

Una sala successiva è dedicata ai paesaggi e ai fiori, rappresentando al meglio la capacità dell'artista di narrare gli aspetti più piacevoli del suo diario, che ricordano viaggi in città affascinanti, l'amore per il giardino della casa di Bosco, l'incontro con le bellezze della natura che sempre ha saputo cogliere e talvolta amplificare, con un personale realismo. La terza sala raccoglie il diario dei luoghi significativi della sua vita, partendo da Bosco dove è nato e ritornato in età matura, Milano la città dei suoi primi approcci agli studi accademici, Parigi la capitale delle avanguardie artistiche, Solothurn dove ha vissuto a lungo con la prima moglie Marie Louise, che lo ha incoraggiato e aiutato nella sua passione per la pittura.

Il percorso si chiude con i ritratti di persone amate o fortemente stimate, come l'omaggio a Piccio, a Giacometti, a Cuno Amiet. Non manca un ritratto fotografico del Parietti scattato da Bruno Fasola, che ritrae l'artista per il suo ottantesimo compleanno, emblema dell'omaggio alla sua simpatia di uomo e alla inscindibile empatia di artista. Il catalogo della mostra, è stato curato dall'Associazione "Amici del Piccio".

E' Bosco di Montegrino Valtravaglia, la stessa patria di Giovanni Carnovali, detto il Piccio, a dare i natali, il 18 dicembre 1914, a Massimo Ercole Giuseppe Parietti. E' il settimo figlio di Romano Abele e di Melania, una Parietti anche lei. Nel piccolo paese arroccato sopra la valle, sposarsi tra consanguinei è quasi una regola imposta dall'esiguo numero dei suoi abitanti. L'unione, che porta ben otto figli, sarà funestata dalla morte di quattro di loro, tre femmine e un maschio. Il nome Antime, di cui l'artista farà orgoglioso uso nei suoi quadri, è in realtà preso a prestito dal fratellino Antime Giovanni, nato nel 1913, e deceduto due anni dopo. Anche papà Romano se ne andrà presto, vittima della Grande Guerra. Melania, amatissima dal figlio, riuscirà a trasmettere alla smarrita famiglia la serenità necessaria e una grande forza d'animo, rivelata in ogni momento della sua operosa esistenza.

L'amore di Antime per il disegno e i colori si manifesta in età precoce, quando mamma Melania scambia alcuni suoi piccoli quadri con l'ambulante del paese, ottenendone qualche scampolo di tessuto per cucire i grembiuli dei fratellini. In sesta elementare conquista un premio per un quadro a olio, che raffigura una donna intenta a lavorare all'arcolaio, uno dei tanti ritratti delle contadine della Valtravaglia, cariche di figli e di pensieri. E' forse anche questo precoce riconoscimento, unito alla giusta intuizione della madre sui suoi talenti di artista, a condurre Antime a Milano, dove fa apprendistato alla Cooperativa dei Pittori. Il suo maestro è Leonida Biraghi, da lui sempre ricordato quale severo, ma stimatissimo insegnante.

Lo accoglie, come fosse una famiglia, l'istituto per giovani operai di via Benvenuto Cellini, che lo ospita assieme a un centinaio di altri coetanei. Tra loro è anche un ragazzo gentile e timido, spesso impegnato nel cortile dell'istituto a tirar calci al pallone. "El Pepin al g'ha i pée d'or" diceva di lui un monsignore. Di cognome il giovane faceva Meazza. Antime frequenterà anche i corsi serali di Brera, allievo, negli ultimi due anni, di Aldo Carpi. Nel '35, terminati gli studi, è chiamato a lavorare col professor D'Andrea agli affreschi per la chiesa di santa Francesca Romana a Milano, e al Cimitero Monumentale. Qui dà egregia prova delle sue capacità. Nel '37 parte per la Costa Azzurra col professor De Liguori, ed esegue alcuni affreschi al Casinò di Nizza. Inizia contemporaneamente una più intensa pratica al cavalletto, che non smetterà mai più.

Dipinge ogni giorno e fissa sulla tela colori e atmosfere che la terra di Francia gli detta, avvicinandosi ai musei e alle opere degli amati impressionisti. Nature morte, paesaggi marini, scorci di mondi rurali o urbani, ritratti intensi, fiori (da lui stesso coltivati) sono, e saranno per sempre, i soggetti prediletti della sua pittura postimpressionista, che gli varrà l'appellativo di "pittore di luce". Terminato l'impegno con De Liguori, si trasferisce a Saint Raphal e collabora alla ditta di alcuni parenti decoratori. Col cugino Romano gira per la Costa Azzurra, di giorno lavora, di sera si esibisce nei café chantant: suona la chitarra e canta nell'orchestra dei Bluestar. Ne approfitta per spingersi spesso a Parigi, dove si sente subito a casa sua.

E' in questi anni che stringe amicizia con lo scultore Alberto Giacometti, un rapporto destinato a durare nel tempo, che gli consentirà di eseguire alcuni ritratti dell'artista, intento a dar forma alle sue filiformi creature nel famoso studio a Montparnasse. Nel '39 Parietti è richiamato in Italia, non ha la tessera del PNF come i colleghi artisti, e per questo si fa tre giorni di prigione. A toglierlo dai pasticci, sarà, per ironia della sorte, un imprenditore ben introdotto politicamente: Vito Baccarini. Artista a sua volta, prima che uomo d'azienda, il Baccarini ha alle sue dipendenze centoventi operai. E' persona d'onestà intellettuale e, nonostante le iniziali simpatie per il partito fascista, non vorrà aderire nel '43 alla Repubblica di Salò, cosa che gli costerà la deportazione in Polonia e la vita.

Baccarini ingaggia Parietti per alcuni lavori di affresco in San Sepolcro a Milano, poi per la colonia marina della provincia di Cervia. Nel '40 lo farà lavorare anche agli affreschi per il Teatro Impero a Varese con Giuseppe Montanari. "Mi pagarono finalmente e diedi tutto alla mamma. Saldò tutti i debiti e avanzò qualche lira da risparmiare". La guerra lo chiama in Albania. Dipinge a Tirana, nel palazzo di re Zog. Gli esiti tragici del conflitto bellico gli imporranno la quotidianità di momenti drammatici e il confronto con crude vicende umane della buona gente, là conosciuta e apprezzata, che faticherà a dimenticare.

Il rientro in Italia avviene a piedi nel 1942, dopo tre mesi di viaggio in compagnia dell'amico Francini. Ma dovrà riprendere presto la via della Svizzera. Rientra in Svizzera nel Canton di Berna, a Burgdorf, e di quel tempo ricorda quindici giorni di consegna in compagnia del tenore Di Stefano. Gli è concesso poi di cercarsi in territorio elvetico un lavoro di mezza giornata per mandare soldi a casa. Si reca anche nel cantone di Soletta, bussa alla porta di una casa: è la ditta di decoratori della famiglia Riva. Conosce così la giovane Marie Louise che diventerà sua moglie, lo sarà per trentotto anni. La sua seconda, felice vita nella ridente Solothurn, sulle rive del fiume Aar, dopo la triste parentesi della guerra, gli permette di lavorare e produrre intensamente, di stringere amicizie carissime e importanti.

Determinanti quelle con Hans Berger e Hans Müller. Quest'ultimo è imprenditore, ma anche collezionista e direttore del museo locale, colui che donò il principale nucleo delle sue opere, tra le quali dei preziosi Rouault e Renoir, al Kunsthaus Museum della città. Cuno Amiet, noto artista, fu a sua volta nella schiera degli amici di Parietti ed ebbe con lui un'intensa frequentazione. Sono anche queste amicizie ad aprirgli, per la stima meritata, molte porte. I quadri di Parietti vengono particolarmente richiesti; sia da collezionisti privati europei e americani, innamorati della sua eclettica e ricca produzione, sia dalle gallerie e istituzioni museali svizzere e francesi. Espone, oltre che al Kunsthaus Museum di Soletta, anche a Zurigo (Galleria Giacometti), a Berna (Galleria Dobiaschofsky) e Basilea (Basilea Art 83), a Lucerna e Parigi (Galleria Montenay, Pavillon des Arts, Beaubourg).

Il rientro definitivo in patria, alla fine degli anni Ottanta, nella bella villa di Bosco che guarda sulla valle, avviene solo dopo la morte di Marie Louise. E' in questo periodo di riflessione e dolore che concepisce la serie di opere informali, ispirate alla musica e ai sogni, intese forse come ricordo e adieux alla terra elvetica e insieme irresistibile desiderio di recuperare, prima della fine, gli antichi legami. Nel tempo l'amore per una nuova compagna, divenuta la sua seconda moglie, la gallerista luinese Gabriella Badi, gli ridarà la serenità e la voglia di lavorare ed esporre ancora le sue nuove opere in numerose collettive e personali in Italia. Ad Arcumeggia, nel 1996, aggiunge un suo affresco alla Galleria di dipinti all'aperto.

Dona con generosità molte sue opere a chiese del territorio e a istituzioni pubbliche e private. La città di Luino gli ha dedicato diverse mostre, tra le altre la ricca antologica del '94, in occasione dei suoi ottant' anni, a Palazzo Verbania. Massimo Antime Parietti muore nella sua piccola patria, dove è sepolto, il 23 giugno del 2002, dopo una vita tutta dedita all'arte. Una targa, apposta nel 2014 dall' Associazione culturale "Amici di Giovanni Carnovali detto il Piccio" sulla facciata della casa natale, nella sua Ca'd'Maté, a cento anni dalla nascita, lo ricorda al visitatore che transita per Bosco di Montegrino, unificandone la memoria a quella del grande collega Carnovali. (Estratto da presentazione di Luisa Negri)




Sandy Skoglund: "Unpublished Works"
termina il 26 maggio 2015
Galleria Paci contemporary - Brescia
www.pacicontemporary.com

Solo Show dedicato alla fotografa americana Sandy Skoglund, artista di fama mondiale e pioniera della Staged Photography. La mostra presenterà in anteprima il ciclo di dodici lavori appartenenti alla serie Reflections in a Mobile Home (1977), attraverso il quale l'artista si focalizza sugli interni e i dettagli domestici della vita quotidiana di una casa mobile americana degli anni Settanta, dimostrando la sua formazione da autodidatta ed iniziando a sviluppare quell'interesse per la messa in opera di veri e propri set da cui trarre lo scatto fotografico che connoteranno le sue opere future. Le opere mostrano, infatti, l'uso non professionale ma piuttosto approssimativo delle tecniche fotografiche della profondita` di campo, della messa a fuoco e dell'illuminazione, poi raffinate nel corso degli anni Ottanta. Il processo di sviluppo dell'immaginario creativo, attraverso l'acquisto o la collezione di oggetti da utilizzare per la messa in opera di veri e propri set da cui trarre lo scatto fotografico, inizia a tutti gli effetti con questa serie.

Ai primi lavori realizzati da Sandy Skoglund è da riferirsi anche il ciclo American Vacation Motel Cabins: scatti realizzati dall'artista durante un viaggio compiuto nell'estate del 1974 guidando da Boston verso Portland, immortalando alcune pittoresche strutture da vacanza. La mostra sarà anche l'occasione per ammirare, in anteprima mondiale, il lavoro The Grey Foxes, originariamente esposto al Centre Pompidou di Parigi come parte integrante della mostra collettiva L'Invention d'un Art. L'installazione, invece, è tuttora parte della collezione permanente del Denver Art Museum.




El Greco, architetto di altari
Fotografie di Joaquìn Bèrchez


termina il 14 giugno 2015
Palladio Museum - Vicenza

In occasione del quarto centenario dalla morte di Doménikos Theotokópoulos detto "El Greco" (Candía, Creta, 1541 - Toledo, 1614), questa esposizione fotografica restituisce un capitolo molto importante, ma altrettanto poco conosciuto, dell'attività artistica del grande pittore rinascimentale: il suo lavoro come architetto nell'arte del retablo, ovvero nella progettazione di altari. Una mostra in collaborazione con Istituto Cervantes, Real Academia de Bellas Artes de San Carlos Valencia, Municipality of Heraklion, Generalitat Valenciana, Culturartes IVC+R. El Greco, formatosi prima a Creta e poi a Venezia e Roma, nel 1577 si trasferì a Toledo.

Nella città spagnola il sistema di produzione delle immagini era ben diverso da quello italiano e l'artista realizzava non solo i dipinti ma anche i grandi altari che li incorniciavano, i retablos appunto. Insieme al figlio Manuel, si occupò dell'intaglio dell'assemblaggio e della doratura degli elementi architettonici per le pale. A Toledo, El Greco si fece notare per lo stile personale, per un particolare gusto nell'uso dell'oro brunito, eredità dei primi anni di formazione trascorsi a Creta. Le architetture di avanguardia conosciute durante i soggiorni a Venezia e Roma (in particolare quelle di Andrea Palladio e di Michelangelo) furono reinterpretate da El Greco e adattate agli usi e ai modi dell'architettura spagnola e soprattutto di Toledo.

El Greco architeto de retablos / architetto di altari vuole mostrare il ricco e complesso dialogo tra i dipinti di El Greco e le loro "cornici": da intendersi non limitatamente agli altari che li contenevano ma anche alle architetture in cui questi erano inseriti. Joaquín Bérchez, grazie alla sua peculiare strategia fotografica e a un uso sofisticato del particolare e del frammento, ci svela la profonda conoscenza del linguaggio architettonico utilizzato da El Greco nei suoi retablos e i valori plastici che lo definiscono. Aspetto, quest'ultimo, inedito e poco noto della poliedrica personalità artistica de El Greco. Joaquín Bérchez è uno dei più noti storici dell'architettura spagnoli ma da molti anni è anche un fotografo professionista.

I due aspetti si armonizzano: per Bérchez la fotografia è uno strumento di narrazione e di creazione visiva dell'architettura e del paesaggio. Le fotografie di Bérchez sono state esposte in numerose città spagnole e in diverse gallerie internazionali: New York (Queen Sofia Spanisu Institute), Messico (Colegio de Minería), Vicenza (Palladio Museum), Palermo (Università degli Studi di Palermo), Roma (Real Academia de España), Lisbona (Museu Arte Popular). Le sue fotografie sono presenti su riviste internazionali quali «FMR» di Franco Maria Ricci e da oltre dieci anni illustrano le copertine dei nostri «Annali di architettura». (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Giovanni Pulze: "Angeli"
termina il 30 maggio 2015
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra composta da quattordici opere appositamente realizzate per l'occasione. L'appuntamento triestino segue l'esposizione realizzata l'estate scorsa presso il Centro Biblico "G.Vannucci" di Montefano e anticipa i due appuntamenti istituzionali che l'autore avrà nel corso del 2015. Nell'occasione, agli intervenuti, sarà dato in omaggio l'ultimo catalogo che Juliet Editrice ha dedicato al lavoro di questo mirabolante pittore. I lavori che qui vengono proposti ruotano attorno al tema di una figura angelica inondata di luce e che ritroviamo ambientata anche su fondali architettonici desunti dalla città di Trieste e pervasi da un pulviscolo o da un nevischio o da una pioviggine insistente, un po' come nel film di Blade Runner.

L'artista nei suoi quadri fissa un'istantanea trasognata della realtà, riprendendo le ombre taglienti e le luci artificiali, e creando un'atmosfera di esistenza provvisoria, quasi a partire da un filtro tecnologico, sia questo la memoria digitale di una macchina fotografica o sia questo il filtro pulviscolare dello schermo televisivo. E' un mondo che talvolta può richiamare in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre un'indole romantica, incline alla riflessione spirituale e al contrasto dialogico tra uomo e natura. (Comunicato stampa)




Boldini: Lo spettacolo della modernità
Musei San Domenico - Forlì
termina il 14 giugno 2015

"C'est un classique!". E' questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 - Parigi, 1931), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi a pochi mesi dalla morte. "Il classico di un genere di pittura", ribadì in quella occasione Filippo de Pisis. Dopo la rassegna dedicata nel 2012 a Wildt (che sarà protagonista nel 2015 di una mostra realizzata dal Musée d'Orsay all'Orangerie di Parigi), e le due successive sul Novecento ed il Liberty, la Fondazione e i Musei San Domenico di Forlì proseguono nella esplorazione, attraverso nuovi studi e la riscoperta di opere poco note, della cultura figurativa tra Otto e Novecento, proponendo per la stagione espositiva del 2015 una approfondita rivisitazione della vicenda di Giovanni Boldini certamente il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi. è in questo ideale spazio di rapporto tra Forlì e Parigi che si colloca la nostra nuova iniziativa.

Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia della prima Guerra Mondiale, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica ed il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato negli anni del maggiore successo dalla Parigi più sofisticata, quella dei fratelli Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell'esteta Montesquiou e della eccentrica Colette.

Rispetto alle recenti mostre sull'artista, questa rassegna si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, intendendo valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. Le ricerche più recenti di Francesca Dini (curatrice della mostra insieme a Fernando Mazzocca), consentono di arricchire il percorso con la presentazione di nuove opere, sia sul versante pittorico che, in particolare, su quello della grafica.

Uno dei punti di maggior forza, se non quello decisivo, della mostra sarà la riconsiderazione della prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze a stretto contatto con i Macchiaioli. Questa fase, caratterizzata da una produzione di piccoli dipinti (soprattutto ritratti) davvero straordinari per qualità e originalità, sarà vista in una nuova luce grazie alla possibilità di presentare parte del magnifico ciclo di dipinti murali realizzati tra il 1866 e il 1868 nella Villa detta la "Falconiera", a Collegigliato presso Pistoia, residenza della famiglia inglese dei Falconer. Si tratta di vasti paesaggi toscani e di scene di vita agreste che consentono di avere una visione più completa del Boldini macchiaiolo.

Le prime sezioni, nelle sequenza delle sale al piano terra, saranno dedicate alla immagine dell'artista rievocata attraverso autoritratti e ritratti; alla biografia per immagini (persone e luoghi frequentati); all'atelier; alla grafica così rivelatrice della sua incessante creatività. Le sezioni successive, al primo piano, dopo il ciclo della "Falconiera", ripercorreranno attraverso i ritratti di amici e collezionisti la grande stagione macchiaiola. Seguirà la prima fase successiva al definitivo trasferimento a Parigi, caratterizzata dalla produzione degli splendidi paesaggi e di dipinti di piccolo formato con scene di genere, legata al rapporto privilegiato con il celebre e potente mercante Goupil.

Avranno subito dopo un grande rilievo, anche per la possibilità di proporre confronti con gli altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomenenghi, le scene di vita moderna, esterni ed interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell'arte, della cultura e della mondanità. Seguiranno infine le sezioni dedicate alla grande ritrattistica che lo vedono diventare il protagonista in un genere, quello del ritratto mondano, destinato ad una straordinaria fortuna internazionale. A questo proposito costituirà una novità la possibilità di accostare per la prima volta ai suoi dipinti le sculture di Paolo Troubetzkoy in un confronto interessante sia sul piano iconografico che formale. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




"Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento"
termina lo 02 giugno 2015
Basilica Palladiana - Vicenza

Una mostra, a cura di Marco Goldin, su una una vicenda antica, quella degli Egizi, ma soprattutto poi una seconda storia, dal Quattrocento al Novecento in pittura, lungo il suo versante struggentemente serale e notturno. Quella in cui alcuni artisti raffigurano una manciata di stelle o un chiaro di luna, come profonde corrispondenze dell'anima. Ma anche la notte come luogo nel quale si raccolgono alcuni grandi passaggi della storia dell'arte. Perché la notte in questa mostra non è solo fascino del naturalismo ottocentesco, da Turner e Friedrich fino agli impressionisti e poi Mondrian e Klee all'inizio del nuovo secolo. Non è solo il luogo in cui meravigliose storie sacre si raccontano, da Giorgione a Tiziano, da Caravaggio a El Greco. Ma è anche una notte fortemente spirituale, interiore, che giustifica così la presenza di straordinari pittori astratti da Rothko a De Staël, da Noland a Morris Louis.

Ben centotredici opere, spesso rare, divise in sei sezioni e provenienti da trenta musei e collezioni di tutto il mondo, musicano questo affascinante racconto sinfonico. Un poema che inizia lungo il Nilo, dove si sedimenta l'idea della notte del mondo oltre il mondo. E' la notte abitata nel ventre delle Piramidi. Raccontata in mostra da reperti che, da soli, valgono il viaggio a Vicenza. Dal Museum of Fine Arts di Boston giunge per la prima volta in Italia un nucleo di tesori egizi: dal volto del re Menkaura a quello, celeberrimo, di Tutankhamon re sino ai ritratti del Fayum, quando Egitto e Roma si avvicinano, a partire dal I secolo d. C. Questo il grande prologo.

La seconda sezione, con molti capolavori da Giorgione a Caravaggio, da Tiziano a El Greco, da Tintoretto a Poussin, indugia sulla suggestiva atmosfera delle figure collocate in ambienti notturni, soprattutto seguendo la vita di Cristo dal momento della nascita fino alla crocifissione e alla deposizione nel sepolcro. Opere straordinarie soprattutto del Cinquecento e del Seicento sono al centro di questa parte. La terza sezione tocca alcuni dei vertici dell'incisione di tutti i tempi, in una sala nella quale, con sedici fogli in totale, si confrontano Rembrandt e Piranesi.

La quarta sezione si sofferma invece sul paesaggio, dal momento del tramonto fino a quello in cui nel cielo si levano la luna e le stelle. Ovviamente il secolo raccontato è il XIX, poiché, dal periodo romantico fino all'impressionismo, questo è stato il tempo della natura serale e notturna. Sfilano alcuni dipinti indimenticabili di Turner e Friedrich, di Corot e Millet, dei grandi americani da Church a Homer, fino a Whistler, Monet, Pissarro, Van Gogh e poi Mondrian, Klee e Hopper nella prima parte del Novecento, fino a Kiefer nella seconda.

La penultima sezione entra nel pieno Novecento, dove in due sale vengono disposti alcuni dei grandi della seconda parte del secolo, specialmente per quanto riguarda il versante astratto americano, da Morris Louis a Noland a Rothko. Ma anche pittori che si sono tenuti a cavallo tra figurazione e astrazione, come De Staël, fino a un altro grande americano come Andrew Wyeth, e poi López García e Guccione, per entrare nelle profondità della sera e della notte intesa come fatto soprattutto psicologico. Infine, la sesta e ultima sezione è un riassunto di tutti i temi affrontati e le opere indimenticabili si succedono, da Gauguin a Cézanne, da Caravaggio a Luca Giordano, da Van Gogh a Rothko ancora. Per una chiusura che lascia con il fiato sospeso, tra notti dello spirito, notti della vita e notti della natura. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Croce gemmata Museo San Fedele: Itinerari di arte e fede
Parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Presso alcuni spazi adiacenti alla chiesa di San Fedele, un piccolo «museo» che integra, in una continua dialettica tra antico e contemporaneo, il percorso tra arte e fede realizzato negli ultimi anni dai gesuiti dell'omonima Fondazione milanese. In alcuni spazi recentemente restaurati si sviluppa un itinerario artistico e religioso unico nel suo genere. L'arte cosiddetta «sacra» non è morta, come spesso si è detto nel Novecento, ma necessita di una «conversione» del linguaggio e un'attualizzazione del suo messaggio. Per questo motivo, nella chiesa di San Fedele progettata nel Cinquecento da Pellegrino Tibaldi, dopo che Lucio Fontana nel 1957 realizzò la pala del Sacro Cuore, artisti contemporanei del calibro di David Simpson, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sean Shanahan e Claudio Parmiggiani sono stati interpellati per riflettere su alcuni temi della fede.

Il nuovo percorso, oltre a comprendere la chiesa, si snoda tra alcuni ambienti già restaurati: la cripta secentesca, il sacello, la cappella delle Ballerine; e poi l'imponente sacrestia lignea del Seicento e l'antisacrestia con quadri di Ambrogio Figino e Bernardino Campi. A questi, si aggiungono da oggi tre nuovi spazi, dedicati ad antichi reliquiari, oggetti liturgici (secc. XVI-XIX) e dipinti: opere di Girolamo Romanino, Francesco Cairo, fratelli Procaccini, Giacomo Favretto sono esposte accanto a quelle di Mario Sironi, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Umberto Milani, Lawrence Carroll e altri, in un confronto tra antico e contemporaneo, in un dialogo tra le diverse arti, compresa la fotografia (Joel Meyerowitz).

L'inaugurazione dei nuovi locali espositivi, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, direttore della Galleria San Fedele, con l'allestimento dell'arch. Mario Broggi, segna una nuova tappa nel cammino compiuto dal San Fedele in più di mezzo secolo. Il nuovo itinerario tra arte e fede si caratterizza sia come luogo della memoria, sia come stimolo di riflessione per aprire un dialogo fecondo con la cultura e la spiritualità odierne. Per comprendere la fede tramandata dai nostri padri e consegnarla alle generazioni future. (Comunicato stampa)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




Ciclovia Adriatica Progetto Grecia - Italia "Cielo" - Ciclovia Adriatica

La Regione Puglia parteciperà per la prima volta alla conferenza internazionale sulla mobilità ciclistica "Velo-City" che si terrà a Nantes in Francia dal 2 al 5 giugno prossimi, per illustrare il road-book della ciclovia adriatica in Puglia, tratto regionale dell'itinerario ciclabile nazionale n. 6 della rete Bicitalia, e distribuirne un migliaio di copie ai partecipanti provenienti da tutto il mondo. La domanda di partecipazione della Regione Puglia è stata selezionata tra 750 richieste pervenute agli organizzatori.

L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto di cooperazione Grecia-Italia 2007-2013 "CiELo" (City-port Eco Logistics), cui aderiscono oltre alla stessa Regione i Comuni di Brindisi, Patrasso, Corfù e Bari, quest'ultimo nella veste di Lead Partner. Il progetto vuole dare attuazione a specifiche azioni finalizzate a promuovere l'uso della bicicletta come mezzo di locomozione nelle città portuali di Bari, Brindisi, Corfù e Patrasso, attraverso la realizzazione di infrastrutture e servizi per la mobilità urbana e turistica in bicicletta. Il road-book in italiano ed inglese, descrive il miglior percorso stradale esistente per pedalare, in direzione Nord-Sud, dal confine con il Molise a Santa Maria di Leuca.

Attraversando le città portuali di Bari e Brindisi la ciclovia adriatica mette in relazione la Puglia con le città greche di Corfù e Patrasso e con gli altri porti adriatici e, attraverso gli aeroporti, con gli altri scali internazionali. Di contro, tramite i rispettivi porti ed aeroporti, Bari e Brindisi diventano rispettivamente porte di accesso alla Ciclovia dei Borboni "Bari-Napoli" - itinerario n. 10 della rete nazionale Bicitalia, alla Ciclovia Romea-Frangicena "Brindisi-Londra" - itinerario n. 5 della rete transeuropea EuroVelo e, attraverso il trasporto integrato bici+treno, alla Ciclovia dell'Acquedotto, tratto pugliese del percorso n. 11 della citata rete Bicitalia, recentemente aperto al transito ciclistico tra Locorotondo e Ceglie Messapica.

La partecipazione della Regione Puglia alla Conferenza internazionale Velo-City è stata preventivamente autorizzata dall'Autorità di Gestione del Programma Grecia-Italia, in quanto ritenuta funzionale al progetto CiELo e alla diffusione della mobilità sostenibile tra Puglia e Grecia. La conferenza internazionale sulla mobilità ciclistica Velo-City, organizzata a partire dal 1980 dall'European Cyclists' Federation in Europa, Stati Uniti, Canada e Australia è considerato l'evento convegnistico più prestigioso al mondo. Partecipano i massimi addetti ai lavori provenienti dai cinque continenti. Per la Regione Puglia è motivo di orgoglio essere presente per la prima volta, per far conoscere le iniziative regionali di mobilità ciclistica, con particolare riferimento agli itinerari ciclabili di Bicitalia ed Eurovelo.

A partire dal progetto CYRONMED tali itinerari sono diventati assi portanti della costituenda rete ciclabile regionale prevista dalla L.R. n. 1/2013 e, adesso, sono entrati con pari dignità alle altre infrastrutture per la mobilità all'interno del Piano attuativo 2015-2019 del Piano regionale dei Trasporti che, per la prima volta, ha previsto un capitolo specifico sulla mobilità ciclistica. Individuati anche gli elementi puntuali di criticità della ciclovia adriatica pugliese da eliminare, per dare continuità e sicurezza, assegnando le relative risorse finanziarie. (Comunicato Raffaele Sforza - Responsabile A.P. "Mobility Manager Aziendale, Mobilità Sostenibile e Ciclabilità")




Caffè con la "K". Das Wiener Kaffeehaus
27 maggio 2015, ore 18.00
Forum Austriaco di Cultura - Roma
www.austriacult.roma.it

Il momento del caffè in Austria è paragonabile con il rito del tè in Inghilterra. Il requisito categorico, oltre il caffè, è il tempo. Il caffè in Austria non si beve di corsa la mattina, in piedi al bancone del bar, ma comodamente seduti a un tavolino del Kaffeehaus. A Vienna il primo Kaffeehaus viene aperto intorno al 1700, solo pochi anni dopo l'arrivo del caffè, e da allora è un luogo che fa da salotto. Chi vi ordina un caffè può trascorrervi giornate intere, di lavoro o di svago. Gli ospiti vi trovano gli ultimi giornali, carte da gioco e tavoli da biliardo, come anche gli interlocutori per intavolare ogni tipo di discussione, dalle più colte alle più triviali. Un luogo che ha preservato la propria essenza attraverso i secoli e che, oggi come allora, è la perfetta soluzione per prendersi una pausa dalla frenesia quotidiana.

Nasce così una manifestazione multisensoriale, che, così come i migliori aromi tostati, promette, fra letteratura e caffè, di imprimere il Forum Austriaco di Cultura dell'atmosfera tipica dei caffè viennesi, Robert Gruber, esperto viennese, svelerà i segreti del caffè, mentre Pietro Faiella ci condurrà attraverso la corrente letteraria che ha avuto vita proprio nei caffè di Vienna, la Kaffeehausliteratur. Fra una tazza di caffè e una Sachertorte, ascolteremo brani scelti di Arthur Schnitzler, Peter Altenberg, Alfred Polgar, Franz Kafka e Stefan Zweig, tutti autori che, all'inizio del Novecento, trascorrevano ore di fervente attività artistica seduti ai tavolini dei caffè. L'evento verrà ripetuto a Napoli (Spazio Nea, 28 maggio 2015, ore 17.00, in collaborazione con il Goethe Institut Napoli) con una scelta di brani austriaci e napoletani.

Robert Gruber è il titolare del Poc Cafè, una delle migliori caffetterie di Vienna, appartenente alla cosiddetta Third Wave, il movimento del caffè che parte dalla qualità della materia prima - il chicco. La sua passione per il caffè esplode circa cinque anni fa. Frequenta due corsi professionali da Johanna Wechselberger, il guru austriaco del caffè, e decide di aprire la propria caffetteria, che inaugura nel 2011. Nel 2012 si aggiudica il sesto posto ai campionati mondiali “World Barista Championship” nella categoria “Filterkaffee”, meglio conosciuto in Italia come caffè americano.

Pietro Faiella, attore e regista per cinema e teatro, Faiella ha lavorato con Massimo Castri, Roberto Guicciardini, Giorgio Albertazzi, Aureliano Amadei. Scrive e dirige per il teatro; attualmente è impegnato nella realizzazione del suo primo lungometraggio. (Comunicato Forum Austriaco di Cultura Roma)




Conservare e gestire la memoria per un sito Unesco
Il ruolo degli Archivi e dei Musei per la Candidatura di "Ivrea città industriale del XX secolo"

Primo incontro: "L'Associazione Archivio Storico Olivetti"

27 maggio 2015, ore 17.30
Villetta Casana - Ivrea
segreteria@arcoliv.org

Qual è il ruolo dell'archivio nel processo di candidatura dei siti Unesco? Quali obiettivi deve perseguire e con quali strumenti? A queste domande, che toccano direttamente la candidatura di “Ivrea, città industriale del XX secolo” per la Lista del Patrimonio Mondiale Unesco, è dedicato l'incontro che la Cabina di regia della Candidatura organizza in collaborazione con l'Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea, nell'ambito della V giornata nazionale degli Archivi di architettura contemporanea. L'incontro sarà preceduto e accompagnato dall'esposizione di una selezione di documenti e materiali dell'Archivio Storico Olivetti inerenti la candidatura, presentata in Villetta Casana dalle 10.00 alle 19.00.

La giornata nazionale degli archivi di architettura è promossa da AAA/Italia (Associazione nazionale Archivi di Architettura contemporanea) per aderire attraverso mostre e incontri all'International Museum Day ICOM/Giornata internazionale dei musei ICOM (International Council of Museums) ed è dedicata quest'anno al tema ‘Museum for a sustainable society/Musei per una società sostenibile'. (Comunicato Associazione Archivio Storico Olivetti)




Iniziative della Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste

- 27 maggio, ore 17.00
I tetti del Carso. Incontro organizzato dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste.

- 28 maggio, ore 16.30
Nell'ambito degli incontri culturali organizzati dalla Società di Minerva gli storici dell'arte Maria Concetta Di Micco e Paola Battistutta assieme all'architetto Silvo Stok illustreranno nel Progetto Grande Guerra di censimento e catalogazione dei monumenti ai caduti I nomi gloriosi scolpiti nel marmo. La schedatura dei monumenti della Prima Guerra Mondiale in Friuli Venezia Giulia.




Franco Vaccari
26 maggio (incontro con l'artista ore 18.30) - 27 settembre 2015
VideotecaGAM - Torino
www.gamtorino.it

Franco Vaccari in conversazione con Elena Volpato, curatrice della VideotecaGAM, analizza i suoi lavori girati in video dai primi anni '70 e presenta Esposizione in tempo reale n.6. - Il Mendicante elettronico, 1973. L'opera, acquisita dalla Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT per la collezione video della GAM, fu presentata per la prima volta a Graz nell'ambito di Trigon, Festival delle arti contemporanee. Nella piazza principale della città, accanto alla fermata del tram, Vaccari pose a terra un monitor sul quale appariva un cappello con all'interno un criceto e una scritta in sovra-impressione: Der Blinde kommt gleich (Il cieco torna subito). Le possibili inversioni dei codici di comunicazione furono parte dell'interesse che il video rivestì per Vaccari negli anni Settanta.

Anche per questa ragione, si è scelto tra la filmografia e videografia dell'artista, presente dal 1999 nella collezione della VideotecaGAM, di esporre, insieme con Il Mendicante elettronico, il suo primo video, Feed-back,1972, girato dopo alcune opere in pellicola, come Nei sotterranei, 1966-67 e Cani Lenti, 1971. Il nuovo linguaggio consentiva il circuito chiuso, il controllo in tempo reale delle immagini registrate, la possibilità di ribaltare l'obiettivo verso l'operatore e una ben più ampia possibilità che il pubblico entrasse nel processo creativo come Vaccari aveva già ottenuto grazie alle fotografie polaroid e alla Photomatic che, nello stesso anno di Feed-back, fu al centro della sua nota Esposizione in tempo reale n.4 per la Biennale di Venezia. Il resto della produzione filmica e video dell'artista è in consultazione sulle postazioni monitor della VidoetecaGAM. (Comunicato stampa)




Premio Internazionale Mario Merz per l'Arte e per la Musica
Fondazione Merz - Torino
www.mariomerzprize.org

Il Premio è indirizzato ad artisti e compositori di media carriera. Artisti e compositori non possono autonominarsi ma sono indicati attraverso un sistema di candidature via web da parte di curatori, direttori di museo, critici, galleristi, membri di altre associazioni culturali, istituzioni musicali, interpreti, critici e personalità del mondo della musica e dell'arte. Superata una fase eliminatoria, le composizioni dei concorrenti finalisti sono eseguite in un concerto e le opere degli artisti allestite in una mostra collettiva. Infine ai vincitori scelti dalle giurie internazionali e dal voto del pubblico, sono commissionate una produzione da presentare nell'ambito di una mostra personale e al compositore un brano per orchestra d'archi e un intervento musicale per uno spazio museale, legando in questo modo le diverse arti fra loro. I vincitori della Prima Edizione del Premio sono: Wael Shawky (sezione arte) e Cyrill Schürch (sezioni musica). Termine di partecipazione: 31 maggio 2015. (Comunicato stampa)

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Until May 31, 2015 open call of the International Mario Merz Prize for Art and Music's Second Edition. You can submit your nomination for an artist or composer logging onto www.mariomerzprize.org. The Prize is addressed to artists and composers in mid-career. There are no restrictions as to age, nationality, or media. Artists and composers may not nominate themselves, but become candidates through a system of nominations via Internet by curators, museum directors, critics, gallery owners, members of other cultural associations, musical institutions, performers, and other significant figures of the music and art worlds.

After the eliminatory stage, the compositions of the music finalists will be played in a concert and the works of the remaining artists will be displayed in a group exhibition. As far as the winners - chosen by the international jury and the public - are concerned, a production to be presented as part of a solo exhibition will be commissioned from the artist, while the composer will be commissioned to write a composition for string orchestra, as well as music to be performed in a museum setting, thus linking the different arts to one another. The winner of the First Edition of the Prize are: Wael Shawky (art section) e Cyrill Schürch (music section).




Maria Cristina Carlini - Vento - ©Mimmo Capurso Maria Cristina Carlini: "Vento"
18 giugno 2015, ore 18
Parco dell'Arte all'Idroscalo - Segrate (Milano)
www.irmabianchi.it

Performance musicale di fiati, percussioni e elettronica ispirata all'opera monumentale Vento dell'artista Maria Cristina Carlini installata in occasione di Expo su proposta di Martina Corgnati nel Parco dell'Arte dell'Idroscalo. Un inedito concerto di FasberDuo, con Claudio Fasoli al sax (tenore e soprano) e Gianni Bertoncini alla batteria e electronics, offre un originale omaggio alla scultura. I due musicisti propongono brani originali in cui la tradizione jazzistica si unisce alla ricerca sperimentale: sassofono e batteria sono infatti arricchiti da un terzo elemento espressivo, l'elettronica, che consente di dar vita a atmosfere suggestive e coinvolgenti.

L'evento ideato da Spazio Contempo ha come scenografia la scultura Vento in acciaio corten e legno di recupero, alta quattro metri, che spicca nel prato adiacente lo specchio d'acqua dell'Idroscalo e ben si inserisce nella cornice ricca di piante secolari e sculture del Parco dell'Arte. In caso di pioggia la performance musicale si terrà presso la Sala Torre. La scultrice Maria Cristina Carlini inizia a lavorare il grès a Palo Alto in California, per poi esprimersi con l'utilizzo di diversi materiali quali il ferro, l'acciaio corten, la resina e il legno di recupero. Il suo percorso artistico comprende importanti mostre personali e collettive in sedi pubbliche e private, nazionali e internazionali. Pubblicazioni di rilievo hanno punteggiato l'attività artistica di Maria Cristina Carlini negli anni, si ricordano le case editrici Mudima e Skira. (Comunicato Ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Cinque lezioni sulla musica del Novecento
a cura di Eutopia Ensemble

08 maggio - 03 luglio 2015
Museo d'Arte Contemporanea - Genova
www.eutopiaensemble.com

- 08 maggio 2015 - Cage il profeta. John l'uomo
Relatore: Stefano Guarnieri

Cage è una figura fondamentale del Novecento, con le sue opere ha aperto la porta al silenzio pieno, al suono nel suono, al suono per il suono, restituendo fertilità a un terreno che stava iniziando a indurirsi, semplicemente guardandolo da dentro. Di Cage si è parlato e si parla ancora tanto, puntando spesso l'attenzione sulla provocazione e sul pensiero filosofico e sociale piuttosto che sull'opera in sé. Ma è così vero che la sua creazione perda di interesse privandola del grande messaggio filosofico e sociale, diventando altrimenti una sterile provocazione o il gioco di un simpatico giullare?

- 15 maggio 2015 - Le lezioni americane di Igor Stravinsky
Relatore: Matteo Manzitti

Nel 1939-40, mentre in Europa scoppia la Seconda guerra mondiale, Igor Stravinsky, forse il più grande compositore del 900, tiene un ciclo di conferenze per gli studenti di Harvard negli Stati Uniti, poi trascritte e pubblicate con il titolo di Poetica della musica. In queste conferenze affronta i grandi temi della creazione artistica: la composizione e l'improvvisazione, il vecchio e il nuovo, la funzione della critica, le forme e i generi musicali, il ruolo della politica e dell'ideologia nell'arte ecc. Riflessioni generali, non rivolte quindi ad un pubblico specializzato, ma di grande intelligenza e acutezza e soprattutto applicabili anche ad altri ambiti oltre che a quello musicale. Leggeremo degli stralci di queste conferenze, commentandole e dibattendole insieme.

- 29 maggio 2015 - John Cage e Merce Cunningham: danzare il silenzio
Relatori: Valeria Chiara Puppo, Stefano Guarnieri

"Gli accadimenti e i suoni di questa danza ruotano intorno ad un centro statico, il quale, nonostante sia immobile e silenzioso, è l'origine da cui essi nascono". Attorno a questo concetto, espresso dallo stesso Cunningham in riferimento al proprio lavoro, ruotano l'idea, l'evoluzione e la forza creativa di una delle più sorprendenti e longeve collaborazione artistiche del Novcento, quella tra John Cage e Merce Cunningham. Insieme proposero un grande numero di innovazioni radicali che hanno rivoluzionato il modo di concepire l'arte e anche la società dentro la quale essa prende forma e tenta di esprimere sé stessa oltre la volontà della mano sua creatrice.

La più famosa e controversa di esse riguarda il rapporto tra danza e musica, create indipendentemente una dall'altra, senza alcun tipo di condizionamento o coinvolgimento tra i due artisti, ed eseguite poi nello stesso spazio e allo stesso tempo solo durante le performance. Dagli anni Cinquanta in poi iniziarono a fare uso del principio di casualità e possibilità, abbandonando gli aspetti narrativi e convenzionali tipici della composizione coreografica, in un'ottica di restituzione alla natura del rapporto coi sensi che la percepiscono. Attraverso esempi concreti sulla tecnica e la poetica di Cunningham la conferenza si tramuterà in un momento performativo di danza e musica.

- 05 giugno 2015 - L'invenzione della "Musica Contemporanea"
Relatore: Matteo Manzitti

La musica di ogni periodo storico è sempre stata, in senso lato, "contemporanea", ma sappiamo bene che con quest'espressione si indica una particolare esperienza storico-culturale che ha anche un suo preciso inizio, collocabile nel secondo dopoguerra in Germania: i corsi estivi di composizione per la Nuova Musica di Darmstadt. Creati nel 1946, i corsi estivi di composizione hanno visto gravitare tra le loro classi quelle che poi sarebbero diventate le principali personalità musicali del secondo Novecento: Boulez, Stockhausen, Ligeti, Nono, Varese, Maderna, Berio e Cage per citarne solo alcuni. Ognuno di questi grandi artisti imparò a suo modo la "lezione" impartita a Darmstadt, ma quale era esattamente questo "sapere", cosa stavano cercando e in cosa credevano i principali compositori di quest'incredibile esperienza storica? Cercheremo di capirlo dai documenti, dagli scritti e dalle testimonianze dei compositori stessi e dalle varie edizioni critiche, perché lì fu di fatto fondata la "musica contemporanea" e lì possiamo trovare le ragioni del suo fascino e le radici di alcuni suoi problemi.

- 03 luglio 2015 - Musica e tecnologia
Relatori: Emilio Pozzolini, Federico Bagnasco

Da sempre musica e tecnologia si tengono per mano, influenzandosi reciprocamente e permettendo una continua evoluzione timbrica, a partire dalla sapiente arte dei maestri liutai fino ad arrivare alla progettazione e realizzazione degli iper-strumenti digitali moderni. L'incontro esplorerà la storia più recente dell'unione tra tecnologia e musica attraverso la storia degli strumenti elettrici ed elettronici, fino ad arrivare alle più recenti sperimentazioni espressive e timbriche. Analizzeremo le problematiche che la tecnologia ha saputo risolvere e la seconda vita espressiva che la musica ha regalato a tecnologie originariamente pensate per altri scopi, attraverso immagini, ascolti, filmati e dimostrazioni con insoliti strumenti a disposizione del pubblico. (Comunicato stampa)




Locandina edizione 2015 Premio Internazionale alla Migliore Sceneggiatura Cinematografica Sergio Amidei Premio Internazionale alla Migliore Sceneggiatura Cinematografica Sergio Amidei
34esima edizione, 10-16 luglio 2015
Palazzo del Cinema - Hiša Filna e Parco Coronini Cronberg - Gorizia
www.amidei.com

Una edizione caleidoscopica che non poteva scegliere tema migliore de I colori del cinema per introdurre alcune delle sezioni 2015 quali la black comedy, le sfumature agrodolci del cinema di Alan Berliner o il nero per eccellenza di Álex de la Iglesia, autore spagnolo al quale il Premio Amidei ha deciso di attribuire il prestigioso Premio all'Opera d'Autore 2015. Un Premio avvalorato dalla coincidenza dell'arrivo nella sale italiane dal 30 aprile di Le Streghe son tornate, commedia picaresca di de la Iglesia, vincitrice di 8 Premi Goya, con Carmen Maura. Con l'occasione verrà proposta la retrospettiva di tutti i suoi lavori unitamente a tavole rotonde e incontri con il pubblico alla presenza dell'autore. (Estratto da comunicato ufficio stampa AtemporaryStudio)




Dante Alighieri Circolo Dantesco Berlinese / Berliner Dante-Kreis
Ciclo di 8 incontri: 8, 15, 22, 29 maggio e 5, 12, 19, 26 giugno 2015
Informazioni iscrizioni e programma: societadanteberlin@gmail.com
www.danteberlin.com

La Società Dante Alighieri di Berlino, in occasione dei 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta, è lieta di presentarvi le attività del Circolo Dantesco Berlinese / Berliner Dante-Kreis, ideato dal socio, fiorentino e berlinese, Giuliano Staccioli, docente di letteratura italiana e grande appassionato di Dante Alighieri. L'iniziativa consiste in un ciclo di incontri in cui i partecipanti saranno avvicinati alle opere poetiche italiane del Sommo Poeta e, in particolare, alla Divina Commedia. Nella prima serie di incontri si è parlato della vita e delle opere giovanili di Dante Alighieri (le prime liriche, poi raccolte nelle Rime e nella Vita Nova). La prossima in programma, a partire dal giorno 8 maggio, intitolata Primi anni d'esilio (1302-1309), tratterà altre liriche delle Rime e la I Cantica della Commedia (come indicato nel programma sotto). Infine, seguiranno altri due cicli di incontri di approfondimento della Divina Commedia.

- Primi anni d'esilio (1302-1309)

Altre liriche delle Rime (seguendo soprattutto l'edizione commentata in un volume di Domenica De Robertis, Firenze, ed. Galluzzo, 2005) e, probabilmente dal 1306(?)-1307, composizione ed ultimazione (entro il 1309) della I Cantica della Commedia. Lettura antologica della Cantica e, integrale, dei canti a struttura portante e/o più significativi e singolarmente noti nell'Inferno (servendoci soprattutto delle ed. commentate di Anna Maria Chiavacci Leonardi, Milano, ed. Mondadori, 1991 e, nel nostro caso, Milano, Mondadori, ed. Oscar classici, 2005 e dell'ultima ed. italiana, in ordine di tempo, di Saverio Bellomo, Torino, ed. Einaudi, 2013). (Comunicato stampa Società Dante Alighieri, Comitato di Berlino e.V.)




CSCLAB
Centro Sperimentale di Cinematografia
www.fondazionecsc.it

Il Centro Sperimentale di Cinematografia prosegue con successo il progetto CSCLAB. Nato pochi anni fa con l'obiettivo di proporre l'Alta Formazione e Sperimentazione, si rivolge sia a giovani professionisti del cinema sia ad artisti e tecnici, che abbiano già maturato esperienze nei singoli ambiti professionali e che intendano approfondire e aggiornare la propria preparazione.

Presentazione




Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria
3a edizione, 24-27 giugno 2015
Teatro Comunale Ramarini - Monterotondo (Roma)
www.concorsoliricojoledemaria.eu

Concorso dedicato a cantanti lirici di tutti i registri vocali - soprano, mezzosoprano/contralto, controtenore, tenore, baritono, basso - e di tutte le nazionalità. Il Concorso, a cura dell'Associazione Culturale Arcipelago, si articolerà in tre fasi: due giornate di eliminatorie, una semifinale e la finale e metterà a disposizione il pianista per l'accompagnamento dei partecipanti e due professionisti che si occuperanno delle acconciature e del trucco. Per chi attesti di aver vinto il Primo Premio di un Concorso Lirico internazionale, accederà direttamente alla prova semifinale. Termine di partecipazione 18 giugno 2015. (Comunicato stampa Carlo Dutto)




Sezione Nazionale Scrittori Incontri Letterari della Sezione Nazionale Scrittori
gennaio-giugno 2015, ore 17.00-20.00
Sezione Nazionale Scrittori SLC - Roma
info@scrittori.slc-cgil.it


15 gennaio - Le filosofe Ipazia e Assiotea, la direttrice d'orchestra Antonia Brico, figure di donne "con il peccato originale della libertà" nei romanzi di Adriano Petta. Ne parlano, insieme all'autore, Tiziana Colusso e Diego Zandel.

22 gennaio - Luigi Peruzzi, Le mie memorie e diario di Berlino 1944-45, Edizioni Metauro. Intervengono Maria Luisa Caldognetto, Claudia Pagan Mauro Ponzi. In collaborazione con l'associazione culturale italo-lussemburghese Convivium e con il Centre de Documentation sur les Migrations Humaines

31 gennaio - "... si fa per dire, per indire e scandire...". Nella notte del passaggio tra il 2014 e il 2015 è venuto a mancare Stefano Docimo, narratore e critico romano, per oltre vent'anni dirigente del Sindacato Nazionale Scrittori (oggi diventato Sezione Nazionale Scrittori SLC-CGIL), nonché redattore della web review Le Reti di Dedalus. Per continuare a ricordare la sua opera sono in progetto alcune iniziative: anzitutto un incontro poetico-affettuoso. Si invitano amici, colleghi ed estimatori a leggere suoi testi o testi a lui dedicati, o a recare testimonianze critiche e personali. In tale occasione si decideranno anche i tempi e i modi per un convegno di studi più strutturato, da realizzare prima dell'estate; si valuterà inoltre la pubblicazione in e-book o volume cartaceo degli scritti di Stefano Docimo inediti o apparsi nella rivista.

12 febbraio - "Uscire nella rete", incontro con Michele Fianco, intervistato da Francesco Muzzioli. Interviene Franco Falasca

19 febbraio - Piero Gaffuri "Korallo", EIR. Intervengono Vittorio Castelnuovo, Ilaria Urbano

26 febbraio - Scrittrici italiane e scrittrici straniere di lingua italiana si confrontano sui temi del lavoro, delle politiche culturali e sociali, dei percorsi di genere, della rappresentanza. A cura di Emanuela Bizi e Tiziana Colusso (SLC) e di Daniela Finocchi (Concorso Letterario Internazionale Lingua Madre). Intervengono: Enisa Bukvic, Maria Ciminelli, Leyla Khalil, Stephanie Kunzemann, Hu Lanbo, Claudileia Lemes Dias, Sara Zuhra Lukanic, Dragana Nikolic, Rahma Nur, Renata Pepicelli, Elena Ribet, Maeve Rodgers.

05 marzo - "Orientamenti: scritture, meditazioni e altre visioni del mondo". Intervengono: Giulia Niccolai, Massimo Mori, Leda Palma, M° Mario Thanavaro, coordina Tiziana Colusso. Sarà esposta durante l'incontro un'opera dell'artista croata Mirjana Sara Sophia.

12 marzo - Presentazione dalla collana e-publishing Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono Marco Palladini, Marco Buzzi Maresca.

19 marzo - Mario Lunetta, Campo di carne. Poesie senza attenuanti, Oèdipus 2014. Ne parla con l'autore Tiziana Colusso. Letture di Giuliana Adezio.

26 marzo - Franca Battista, Seropirico e UpupAmica, Edizioni Tracce. Interviene Marcello Carlino.

16 aprile - "Che cos'è l'alternativa letteraria?" Incontro con Francesco Muzzioli. Intervengono Franco Falasca, Aldo Mastropasqua.

23 aprile - In occasione del trentennale della rivista Lettera Internazionale, si propone un percorso attraverso i contenuti e le battaglie culturali della rivista, e le prospettive per il futuro. Intervengono Biancamaria Bruno (direttrice della rivista), Dario Gentili (filosofo) e Aldo Iori (Accademia Belle Arti Perugia).

30 aprile - "L'avanguardia e i giovani", incontro con Giorgio Biferali. Intervengono Francesco Muzzioli e Franco Falasca.

07 maggio - Elda Torres, Lunario dell'anima e del tempo. Vagabondages, DitePars & Convergenze 2014. Intervengono Tiziana Colusso, Emma Ercoli, Elisabetta de Troja.

14 maggio - Anna Santoliquido racconta i Festival e gli incontri letterari nell'Europa dell'Est e in Oriente, in occasione dell'uscita del suo libro bilingue Casa de piatra / La casa di pietra, Editura Tracus Arte di Bucarest. Intervengono Tiziana Colusso e Franca Amendola.

21 maggio - In collaborazione con la Casa Totiana, TOTalità - Gianni Toti "Tutti i versi", Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono: Marco Palladini, Francesco Muzzioli, Marco Gazzano.

28 maggio - Gaetano Delli Santi, Il tramonto s'inferifoca, AbEditore. Si parlerà anche del volume Filippo Bettini - Roberto Di Marco Terza ondata. Il Nuovo Movimento della Scrittura in Italia, AbEditore, in occasione della ristampa dopo 20 anni. Intervengono: Gaetano Delli Santi, Franco Falasca, Francesco Muzzioli e Marcello Carlino.

11 giugno - "Gli scrittori con la valigia". Giornata seminariale sulle residenze letterarie e teatrali.Tiziana Colusso presenta il suo libro Autori in Tour. Writers Houses, Festival, occasioni e incontri per scrittori curiosi in Europa, Robin Ivana Conte (responsabile Sezione Toscana Sez Scrittori SLC) presenta le Residenze Teatrali in Toscana Nadia Nicoletti (resp. Sezione Veneto Sez Scrittori SLC) presenta il progetto della Residenza Road House di Verona.

25 giugno - Giorgio Patrizi, Gadda, Salerno Editrice. Intervengono: Mario Lunetta, Maurizio Barletta. (Comunicato stampa)




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Copertina libro Là sul Baranca. Il comandante Pietro Rastelli e la brigata "Strisciante Musati"
di Alessandro Orsi ed Enrico Pagano, pp.125, euro 15,00

Presentazione volume
01 giugno 2015, ore 18
Cagafeuch Bistrot - Varallo (Vercelli)
www.storia900bivc.it

Pubblicazione dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, realizzata in occasione del 70° anniversario della Liberazione in collaborazione con l'Anpi sezione Varallo - Alta Valsesia e con la compartecipazione del Comitato della Regione Piemonte per l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana. Pietro Rastelli (Novara, 1919) durante la Seconda guerra mondiale fu sul fronte occidentale e poi in Albania e Grecia, prima di essere congedato provvisoriamente. Richiamato nel giugno 1943, al momento dell'armistizio tornò a Varallo da Casale Monferrato e si rifugiò all'alpe Piane di Cervarolo e poi a Camasco, dando vita al primo nucleo del gruppo che avrebbe fondato la brigata "Strisciante Musati". Nel 1944 Rastelli fu ferito per tre volte: la prima durante l'attacco al presidio di Pontegrande nel febbraio, la seconda all'alpe Grosso di Gavala nel mese di aprile, la terza nell'attacco al presidio di Valle Mosso nel mese di giugno.

Gli scritti di Rastelli sulla Resistenza raccolti in questa pubblicazione derivano dalle precedenti edizioni nella stampa locale, nella rivista dell'Istituto e in un volume edito nel 1998. I limiti cronologici dei racconti sono compresi tra l'8 settembre del '43 e l'estate del '44, prima del trasferimento del Comando di brigata a Lozzolo. Con il titolo Vita eroica della Strisciante Musati sono comparse in "Valsesia Libera", testata del Cln stampata al posto del "Corriere Valsesiano" dal 30 giugno 1945 al 12 aprile 1946, nove puntate in cui si ricostruisce la storia della banda partigiana nata alle Piane di Cervarolo, divenuta poi il gruppo di Camasco prima di fondersi con la formazione partigiana del Briasco e dare vita alla storia unitaria della Resistenza valsesiana.

«Nelle pagine del libro troverete questo: le radici lontane della scelta compiuta nel settembre del 1943, l'evoluzione di una banda di "ribelli" nata su una forte connotazione identitaria cresciuta fino a diventare brigata, guidata dallo stesso comandante ferito per tre volte in azioni di guerra, Pietro Rastelli, e la proposta di percorsi dedicati agli episodi più significativi della "Strisciante Musati" su cui svolgere i pellegrinaggi laici a cui ci richiamano le parole di Calamandrei, straordinarie nell'indicare i nessi insopprimibili tra la Resistenza, la carta costituzionale e il nostro presente. Un bel libro, quindi. Da leggere con piacere e che spero venga conosciuto anche da tanti giovani. Che è poi questo, in fondo, il nostro vero compito e la nostra speranza: fare della memoria di ieri uno stimolo per migliorare il nostro presente e costruire un futuro migliore per il nostro Paese.» (dalla prefazione di Carla Nespolo, vicepresidente nazionale dell'Anpi). (Comunicato stampa Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia)




Copertina libro Grecia - Dalla guerra civile ai colonnelli - di Pompeo Maritati Grecia
Dalla guerra civile ai colonnelli

di Pompeo Maritati, Edizioni Youcanprint s.r.l., 2015

«Perché parlare della Grecia dal 1949 al 1974? Queste due date per la storia greca contemporanea, rappresentano due punti d'arrivo, ovvero il termine di due drammatiche pagine della sua storia martoriata. Venticinque anni in cui il popolo greco, per certi aspetti, non è riuscito a riappropriarsi della propria storia, delineata come per il passato aldilà delle sue frontiere.» (Pompeo Maritati)

Presentazione




Copertina libro Lettere dei soldati della Wehrmacht 1939-1945 Lettere dei soldati della Wehrmacht 1939-1945
a cura di Marie Moutier, ed. Corbaccio, pagg. 340, €18,60
www.corbaccio.it

Nel settantesimo anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale, per la prima volta viene pubblicata in Italia una raccolta di lettere dei soldati della Wehrmacht. La selezione di lettere scritte dai soldati tedeschi durante la Seconda guerra mondiale conservate nel Museo della Comunicazione di Berlino ha uno straordinario valore storico, perché rappresenta una testimonianza immediata del conflitto da parte di chi l'ha quotidianamente vissuto, su tutti i fronti, dall'invasione della Polonia fino alla caduta di Berlino. I diciassette milioni di soldati della Wehrmacht, infatti, non hanno mai cessato di scrivere alle loro famiglie nel corso di tutta la guerra, dall'esaltazione delle iniziali vittorie folgoranti fino alla disperazione della sconfitta finale.

Se le lettere scritte durante la campagna di Francia del 1940 o all'inizio dell'operazione Barbarossa sono in genere piene di speranza nei confronti della nuova Grande Germania incarnata nel Terzo Reich, quelle successive, scritte durante l'assedio di Stalingrado e lo sbarco alleato in Normandia, si fanno via via più pessimiste. Una pagina dopo l'altra, il lettore assiste alle disillusioni dei soldati, alla stanchezza di fronte alla brutalità della guerra, al degrado delle condizioni. Ma poiché questi uomini sono gli alfieri del nazismo in guerra, leggiamo anche la fede esaltata nei confronti della Germania hitleriana, la partecipazione ai massacri delle popolazioni civili e la forza dell'ideologia nazionalsocialista nelle truppe del Terzo Reich.

Per la prima volta, attraverso lettere scritte ai famigliari, comprendiamo cosa veramente pensavano e credevano i soldati dell'esercito tedesco. Un quadro rivelatore e inedito. Marie Moutier, storica, è specializzata sul Terzo Reich e in particolare sulla Wehrmacht. Per prima ha potuto accedere ai dossier personali e quindi al patrimonio di più di sedicimila lettere dei soldati dell'esercito tedesco, conservati presso il Deutsche Dienststelle, il Museo della Comunicazione di Berlino. (Comunicato stampa)

«Hannah Arendt parlava della banalità del male. In queste lettere emerge il male della banalità. Leggendole riusciamo a comprendere la spaventosa dimensione totalizzante della quotidianità in guerra... Questa raccolta ha un grande valore: ci costringe a pensare alla seconda guerra mondiale in termini più universali di quanto non vorremmo.» (Dalla prefazione di Timothy Snyder)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh - di Franz Werfel I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna

- Recensioni a libri su Armenia e Caucaso




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Catalogo Nella Marchesini Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953)
www.fondazioneferrero.it

La cornice della mostra dedicata a Felice Casorati è l'occasione per conoscere la pittura di Nella Marchesini (1901-1953), sua prima allieva. In anteprima all'uscita del Catalogo generale - promosso dall'Archivi o Malvano - Marchesini ed edito da Silvana Editoriale - Giorgina Bertolino insieme ad Alessandro Botta e a Emanuela Genesio, illustreranno il ricco e singolare percorso dell'artista: dagli anni della scuola casoratiana e della frequentazione della cerchia gobettiana a quelli della seconda guerra mondiale. La pittura, i carteggi, gli scritti, le immagini delle opere e le fotografie d'epoca accompagneranno il pubblico nell'approfondimento dell'intreccio tra arte e vita che ha contraddistinto questa intensa e preziosa ricerca.

L'artista Nella Marchesini inizia a dipingere a vent'anni. Toscana di nascita (è nata a Marina di Massa nel 1901), si trasferisce a Torino con la famiglia intorno al 1916. Con le sorelle maggiori, Maria e Ada, frequenta la cerchia che Piero Gobetti raccoglie intorno alla rivista «Energie nove», un ambiente di giovani intellettuali, coetanei, di cui fanno parte Carlo Levi, Natalino Sapegno, Federico Chabod, Elena Valla, Ada Prospero, Edmondo Rho. E' Gobetti a introdurla nello studio di Felice Casorati, di cui diventa la prima allieva, dando avvio a una scuola destinata a operare e ingrandirsi sino ai primi anni Trenta e di cui saranno allievi Marisa Mori, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Daphne Maugham, Riccardo Chicco, Lalla Romano.

L'apprendistato avviene in una cornice d'eccezione: la giovane artista frequenta le lezioni in atelier, entra in diretto contatto con la ricerca e l'ambiente di Casorati che, nel 1922, la fa posare per Silvana Cenni, la tempera nella quale appare seduta, come un'antica maestà, la fronte alta e gli occhi socchiusi Nella Marchesini - scriverà l'amico pittore Enrico Paulucci - sembra scesa da una tavola di Piero della Francesca. Assomiglia alle figure dell'Orcagna, suggerisce Edmondo Rho; dipinge sopra le porte e le pareti di casa «figure un po' piatte, allungate, leggermente e gentilmente falcate, di tipo 'senese'», come racconterà Lalla Romano nel romanzo Una giovinezza inventata. La prima fase pittorica è improntata allo studio dei maestri antichi, in un confronto vitale e operoso, nutrito dalle visite d'arte (a Firenze, Padova, Ferrara), in una passione condivisa con le sorelle e gli amici.

I costrutti neo quattrocenteschi e i riferimenti alla ritrattistica fiamminga servono a Nella Marchesini per impaginare figure amate e oggetti familiari. Sin dal principio la sua arte si configura come strumento per una meditata riflessione autobiografica, come attesta la frequenza dell'autoritratto, sfera della costruzione del sé, genere entro cui dichiarare le insegne del mestiere (il cavalletto, i pennelli, il camice da pittrice), tanto esibite poiché legate alla necessità di ribadire lo status professionale di un'artista donna. In questo periodo Nella Marchesini partecipa con Casorati e allievi al circuito artistico ufficiale, esponendo alla Promotrice torinese, alla Biennale di Venezia (1928, 1930, 1932) e a una sua selezione ad Atene (1931), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935), alle mostre della scuola, nella nuova sede in via Galliaria Torino e nelle gallerie di Milano, Genova, Firenze. Dal 1929 inizia a far visita all'atelier torinese di Ugo Malvano, che sposerà l'anno seguente.

La ricerca si arricchisce del confronto con il marito, appassionato d'arte francese e di impressionismo, e con il suo fraterno amico Cino Bozzetti. Nascono i figli, Laura, Renzo, Anna. Conciliata con le impegnative responsabilità familiari, la pratica pittorica mantiene costante centralità, intrecciata ai ritmi della vita quotidiana, strumento cerimoniale per annunciare gravidanze e celebrare nascite, utilizzata come potente dispositivo per richiamare come "ritornanti" i familiari scomparsi. Corre in parallelo all'intensa attività di scrittura, con i carteggi, gli appunti diaristici, la poesia. Lungo tutti gli anni Trenta, accanto alle composizioni con figura, l'artista si dedica al paesaggio e alla pittura en plein air, durante i soggiorni in montagna (in Val Pellice, Val Grande di Lanzo, Val d'Aosta), sull'esempio del marito. Il contatto ravvicinato con la natura, studiata dal vero, trasfonde alla sua pennellata già espressiva, nuova vitalità ed energia.

La seconda guerra mondiale allontana l'artista dalle esposizioni e dalla città. La famiglia si trasferisce a Drusacco, nel Canavese. Dopo la guerra avvia un capitolo di profonda autoriflessione, alimentata dal confronto con Matisse in particolare e singolarmente operante attraverso le forme dell'anacronismo, della riscrittura con i rifacimenti delle proprie opere, remote o più recenti. Nella Marchesini torna a esporre in Italia e all'estero, a Londra, dove nel 1950 partecipa alla Jubilee Exhibition 1900-1950 del Women's International Art Club. Nel 1946 ha esposto insieme al marito, avviando un rapporto intenso con la Galleria La Bussola di Torino appena aperta, sede di una prima personale condivisa e poi delle antologiche postume, quella di Malvano nel 1953, l'anno dopo la morte, e quella appena successiva dell'artistastessa, scomparsa a 52 anni.

L'edizione del Catalogo generale - a cura di Giorgina Bertolino con le schede scientifiche di Alessandro Botta - è l'esito di un lungo percorso promosso dai figli di Nella Marchesini, impegnati a diffonderne la conoscenza attraverso lo studio, la conservazione, le donazioni (alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), tramite una serie di personali (realizzate negli anni dalla Galleria Le Immagini e più di recente dalla Galleria Del Ponte di Torino) e dal prestito di opere per importanti rassegne in sedi pubbliche e museali.

Le iniziative che nel tempo hanno visti coinvolti critici e studiosi come Angelo Dragone, Rosanna Maggio Serra, Giovanni Romano, Francesco Poli, Pino Mantovani, Maria Mimita Lamberti, hanno garantito continuità d'attenzione alla ricerca di Nella Marchesini, preannunciando la fondazione dell'Archivio Ugo Malvano e Nella Marchesini, l'Associazione culturale nata nel 2011, dedicata all'arte dei due artisti. Promosso dall'Archivio, Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953), edito da Silvana Editoriale, raccoglie oltre 800 opere.

E' introdotto dai saggi dedicati al percorso di ricerca, alla scrittura e all'iconografia dell'artista, di cui sono autori Giorgina Bertolino, Emanuela Genesio (autrice dell'Inventario degli scritti e dei carteggi dell'artista e dell'archivio documentario) e Pino Mantovani. Corredato dalle schede storico - critiche delle opere di Alessandro Botta, dalla biografia e dall'ampia sezione degli Apparati, il volume ricostruisce filologicamente l'intero arco della sua attività. Basa to sulla ricerca e sullo studio dei materiali conservati, il Catalogo è accompagnato da un ricco apparato documentario che offre, anche sul piano visivo, uno spaccato fedele dell'ambiente intellettuale in cui Nella Marchesini ha operato per oltre trent'anni.




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015
225 artisti, pp.240, formato cm.30,5x21,5
info@ariannasartori.191.it

«Puntuali all'appuntamento annuale, salutiamo con soddisfazione l'uscita del terzo volume del Catalogo Sartori 2015 d'Arte Moderna e Contemporanea. Per coloro che possono provare piacere a sfogliare il nostro catalogo, nella concezione dell'opera si è pensato soprattutto ad un pubblico di neofiti, che in numero crescente si avvicina al mondo dell'arte. A loro è destinato questo catalogo e alle loro esigenze si è cercato di venire incontro soprattutto con la scelta degli artisti e con l'estensione delle informazioni fornite su ciascuno di loro. In secondo luogo con l'organizzazione delle singole schede si è cercato di rendere chiara e facilmente comprensibile l'attività artistica dei singoli artisti. Questo sforzo che va verso la chiarezza e la facilità di lettura non è stato spinto all'eccesso per evitare una semplificazione eccessiva.

Da sempre ci poniamo come obiettivo la divulgazione tramite stampa, dell'opera di tanti artisti italiani, noti o già riconosciuti, tutti egualmente impegnati nell'approfondimento di una propria identità artistica. Partendo dallo scorso catalogo, ci siamo nuovamente impegnati a concretizzare nuovi contatti, ad approfondire nuove conoscenze che ci hanno permesso di incontrare artisti ricchi di aspettative e di ispirazioni, capaci di raggiungere il successo e la notorietà. Questa selezione di artisti si aggiunge a quelle operate nelle due edizioni precedenti, cosicché il numero complessivo degli artisti presi in esame dal Catalogo Sartori è assolutamente rilevante e degno d'attenzione.

Riuscire a produrre un libro ricco di informazioni utili alla conoscenza o all'approfondimento dell'arte italiana contemporanea attraverso le schede dedicate ad ogni singolo artista: ogni singola scheda, è caratterizzata dalla biografia, da un aggiornato e preciso curricolo artistico con gli elenchi delle diverse rassegne, quindi i possibili contatti e poi le straordinarie immagini a colori delle opere. Per alcuni artisti sono state inserite alcune note critiche. Anche questo volume si presenta vario, pieno di spunti di riflessione; ciascun artista ci parla con la propria sensibilità e da protagonista, del proprio mondo, del proprio vissuto, di frammenti di storia che insieme concorrono, in una sorta di colorato e fantastico caleidoscopio a dare una complessa visione dell'arte italiana contemporanea.» (Arianna Sartori)

Artisti recensiti

Alborghetti Davide - Amato Maria Agata - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Baglieri Gino - Balansino Giancarlo - Balansino Giovanni - Baldassin Cesare - Baratella Paolo - Barbero Carlo - Barbieri Nicoletta - Bazzani Nilo - Bellardi Franco - Bellini Enzo - Bellini Maria Grazia - Belluti Gianfranco - Benetton Simon - Bertazzoni Bianca - Bertoni Antonella - Blandino Giovanni - Bobò Antonio - Bodini Floriano - Bonaccorsi Miro - Bonato Erika - Bongini Alberto - Borioli Adalberto - Bortoluzzi Milvia - Brizzolesi Sergio - Brozzi Mario - Callegari Daniela - Calvi Cesare - Campanella Antonia - Canestrari Fiorenza - Cannata Matteo - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Cardone Pietro - Cargnoni Giacinto - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cavicchini Arturo - Cazzaniga Giancarlo - Celi Francesco / Pilec - Celli Alfredo - Cerri Giancarlo - Cerri Giovanni - Cesana Angelo - Chillemi Venere

Cinaglia Bruno - Cipolla Salvatore - Cipolletta Pasquale - Coccia Renato - Cortemiglia Clelia - Cortese Franco - Costa Piero - Costanzo Nicola - Cottini Luciano - Crisanti Giulio - Cropelli Fausta - Dal Bò Katja - Daleffe Franco - De Luigi Giuseppe - De Marinis Fausto - De Monte Roberto - De Rossi Antonio - Diazzi Roberta - Difilippo Domenico - Di Giampaolo Roberto - Di Iorio Antonio - Docci Alessandro - Dovera Isabella Clara - Dudley Rod - Dugo Franco Fabri Otello - Falco Marina - Ferraj Victor - Ferraris Giancarlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fonsati Rodolfo - Fornarola Salvatore - Frappa Lucia - Fratantonio Salvatore - Frisinghelli Maurizio - Garuti Giordano - Gauli Piero - Gentile Alfredo - Ghidini Pier Luigi - Ghilarducci Paolo - Ghisi Barbara - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Graziani Alfio Paolo - Gribaudo Ezio - Guala Imer - Gualtieri Ulisse

Lelii Marisa - Lipreri Mario - Loi Di Campi (Invidia Lorenzo) - Lomasto Massimo - Lo Presti Giovanni - Luca (Vernizzi Luca) - Luchini Iacopo - Luchini Riccardo - Madoi Giovanna - Magnoli Domenico - Maiolino Enzo - Mantovani Gianni - Mantovani Licia - Margheri Raffaello - Margonari Renzo - Marini Aldo - Marino Gabriele - Marra Mino - Martino Gabriella - Maspoli Mimma - Masserini Patrizia - Mazzotta Alfredo - Melotto Vito - Menozzi Giuseppe - Merik (Eugenio Enrico Milanese) - Mesini Andrea - Messini Claudio - Miano Antonio - Michelotti Marcello - Migliorati Luciano - Molinari Mauro - Monaco Lucio - Morelli Guido - Moretti Nesticò Lina - Mori Giorgio - Mottinelli Giulio - Nagatani Kyoji - Nastasio Alessandro - Negri Sandro - Negri Simone - Neviani Maria Cristina - Nonfarmale Giordano - Ogata Yoshin - Orlandini Fabrizio - Ossola Giancarlo - Palazzetti Beatrice - Palma Mario - Pancheri Aldo - Pancheri Renato - Paolantonio Cesare - Paoli Piero

Paolucci Enrico - Paradiso Mario - Patriarca Riccardo Giovanni - Pedroli Gigi - Perbellini Flavio - Peretti Giorgio - Perini Sergio - Perone Gennaro - Pesce Antonio - Petros (Papavassiliou Petros) - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pinciroli Ezio - Pizzolante Antonio - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Poli Nino - Polpatelli Carlo - Polpatelli Mario - Pozzi Giancarlo - Previtali Carlo - Puppi Massimo - Raza Claudia - Regazzoni Maria - Reggiani Liberio - Rezzaghi Teresa - Rigato Carla - Ritorno Maria Luisa - Rizzardi Recchia Andrea - Romeo Jorge - Rossato Chiara - Rossi Gianni - Rossi Giorgio - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio -

Salvestrini Edoardo - Santoro Giusi - Sapuppo Umberto - Scandurra Placido - Scaranari Claudio - Sciavolino Enzo - Scotto Aniello - Sebaste Salvatore - Settembrini Marisa - Sfortuniano Antonio - Simeoni Cristina - Soddu Stefano - Somensari Anna - Somensari Giorgio - Somensari Luigi - Terreni Elio - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Titonel Angelo - Tonelli Antonio - Torcianti Franco - Trevisan Franco - Trubbiani Valeriano - Vaccaro Vito - Venditti Alberto - Verga Pierantonio - Viglianisi Dina - Vigliaturo Silvio - Villani Dino - Violi Donatella - Vitale Carlo - Vitale Mario - Vivian Claudia - Voglino Alice - Zanetti Enzo - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zazzeroni Gianfranco - Zelda (Elda Zanferli) - Zerlotti Natalina - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




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