Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra

Recensione
Copertina catalogo mostra Dadamaino - Gli anni 80 e 90, l'infinito silenzio del segno Dadamaino
Gli anni '80 e '90


Catalogo della mostra

Presentazione
Copertina catalogo mostra Diario Pittorico di Antonella Affronti Antonella Affronti
Diario Pittorico


Catalogo della mostra

Presentazione
Copertina Esaedro - libro di Ezio Solvesi Esaedro
di Ezio Solvesi, 2015


Raccolta di racconti


Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni: 2016-2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08



Peter Bartlett - Studiolo - pastello cm.65x50 2015 Salvo Catania Zingali - Interno 1 - olio su multistrato cm.54x41 2016 Tino Signorini - La cucina di Iatì a Montenegro - cm.23x27 2008 Oltre la soglia
Interni e nature morte


12 febbraio (inaugurazione ore 18.00) - 01 marzo 2016
Galleria Elle Arte - Palermo
www.ellearte.it

La rassegna raccoglie oli e tecniche miste di artisti italiani e stranieri, presenti in permanenza in galleria, che propongono personali interpretazioni intorno al tema della natura morta e degli interni. Un percorso tra suggestioni di forme e colori che denotano le diverse cifre stilistiche del linguaggio pittorico degli autori. I visitatori della mostra potranno inoltre prendere visione delle opere di tutti gli artisti che collaborano con la galleria. (Comunicato stampa)




Salvatore Scarpitta - Senza Titolo - olio su tela cm.100x75 1949 Umberto Mariani - Piombo viola - tecnica mista cm.54.5x74 2006 Achille Perilli - Provocators - olio su tela cm.114x146 1953 Antonio Sanfilippo - Senza titolo - olio su tela cm.60x80 1948 Provocators
Capolavori dell'astrazione italiana


Galleria de' Bonis - Reggio Emilia
13 febbraio - 03 marzo 2016
www.galleriadebonis.com

Opere di Salvatore Scarpitta, Piero Dorazio, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Giuseppe Amadio, Umberto Mariani e Getulio Alviani. L'esposizione, che prende il nome da un capolavoro di Achille Perilli (Provocators, 1957), propone un'interessante incursione nel panorama dell'astrazione italiana, dallo storicizzato ai giorni nostri, attraverso alcuni nomi-chiave. Una mostra essenziale con opere selezionate di autori che hanno fatto la storia dell'arte contemporanea italiana. Accanto a questi, anche i lavori di alcuni artisti che si stanno imponendo all'attenzione del grande pubblico e che la Galleria de' Bonis ha già trattato, come Giuseppe Amadio e Umberto Mariani. Storia e contemporaneità si affiancano in un discorso per immagini.

Salvatore Scarpitta, genio dell'astrazione italiana, scoperto nientemeno che da Leo Castelli, che sarà a lungo il suo gallerista di riferimento e che gli organizzerà una decina di personali, è presente in mostra con un'opera pittorica del 1949 sui toni del grigio e del nero. Piero Dorazio che, fin dal 1945, ha contribuito all'affermazione dell'astrattismo in Italia benché in una prima fase avesse aderito al realismo socialista e fosse uno dei frequentatori dello studio di Guttuso. Nel 1947 è fra i firmatari del manifesto del gruppo Forma 1. In mostra, una tecnica mista su carta intelata del 1957. Achille Perilli, un altro dei fondatori del gruppo Forma 1.

L'artista è presente in mostra con un'interessante opera di grande formato del 1957, che presta il nome alla mostra stessa e fa parte della serie "Fumetti" nella quale le rigorose geometrie che lo caratterizzano si stemperano in forme morbide e colori più tenui. Antonio Sanfilippo, uno degli artisti più importanti dell'arte italiana ed europea del secondo dopoguerra, partecipa alla Biennale del 48 e a quelle del 1954 e del 1964. Anch'egli aderisce al formalismo e firma il manifesto del gruppo Forma 1. In mostra, una delle prime opere del gruppo: un pezzo del 1948. La Galleria de' Bonis, che identifica le proprie scelte artistiche nella figurazione italiana, non è nuova ad aperture ad altri ambiti di ricerca.

Accanto ai "mostri sacri" dell'astrazione italiana - Scarpitta, Dorazio, Perilli, Sanfilippo - sono stati accostati tre artisti contemporanei sulla cresta dell'onda: Giuseppe Amadio, Umberto Mariani e, a sorpresa, Getulio Alviani, presente con due piccoli "gioielli" che brillano fra tutti come scelta inconsueta. I tre rappresentano la nuova frontiera dell'astrazione e sviluppano il discorso pittorico dei loro predecessori attraverso le estroflessioni (Amadio) e i nuovi materiali come il piombo (Mariani) e l'alluminio (Alviani). (Comunicato CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Fabia Brugnaro - La sirena e il gabbiano Fabia Brugnaro: "Sirene"
13 febbraio (inaugurazione ore 17) - 29 febbraio 2015
Bottega d'arte Amebe - Trieste
www.amebe.com

L'artista, nata ad Asiago e veneziana d'origine, ha frequentato l'Accademia di Belle Arti a Venezia, successivamente si trasferisce a Londra, dove vive e lavora da 20 anni. Per presentare una sua antologica, che racchiude la sua produzione artistica a cavallo tra gli anni '90 e alcuni dei suoi ultimi lavori, ha scelto l'Italia, e in particolar modo Trieste. Un'occasione unica per scoprire da vicino questa artista che, nel movimentato ambiente artistico londinese, ha saputo trovare la sua identità creativa staccandosi dai canoni usuali della pittura. Presentazione e curazione artistica: Gabriella Machne; Commento alle opere: Arch. Carla Pangrazio.

«E' nell'Espressionismo più moderno che si può ritrovare la pittura di Fabia Brugnaro, artista italiana che vive da vari anni a Londra. La sua pittura, dalle tinte forti e dai tratti possenti e cupi, mette in risalto l'animo tormentato del suo lato più oscuro. Se da un lato le opere le appartengono proprio per questo, dall'altro la fa incontrare con le problematiche dell'Essere Umano e la identifica in un percorso di ricerca interiore. I tratti corrono veloci e sinuosi fino a creare creature inquiete inserite in un ambiente che a stento si può riconoscere. Visioni e riflussi di momenti dell'anima alla ricerca di quel quid imponderabile che scacci l'opprimente buio.

Un percorso che, nonostante la pesantezza dell'immagine, lascia trasparire il pensiero ecologico, l'amore per gli animali, il dialogo. Di particolare interesse sono le sue Sirene. Una fra tutte rappresenta una sirena mutante che parla ad un gabbiano: è la Natura calpestata dall'Uomo che poeticamente si ripresenta nonostante tutto. Da questi lavori in poi l'artista realizza una pittura meno aggressiva, più proiettata verso nuove aperture. Quindi, nuove possibilità non solo per la Natura e per l'Uomo, ma anche per lei, che prende vita e respiro vitale tra le pennellate della sua arte.» (L'Espressionismo moderno di Fabia Brugnaro, di Gabriella Machne)




Joshua Nathanson: Froth
12 febbraio - 25 marzo 2016
Luce Gallery - Torino
www.lucegallery.com

Joshua Nathanson nell'interpretazione di una favola di Henri Bergson che compara la schiuma delle onde al sorriso dell'oceano, porta il pubblico, nella sua prima mostra personale europea, attraverso il sogno ad occhi aperti dell'artista che dipinge scene del quotidiano ludico visibile nelle spiagge californiane - piene di colori, con elementi che in qualche misura si elevano a simboli di spensieratezza o felicità, come il drink con la cannuccia o gli occhiali da sole - in una visione surreale di scene d'ogni giorno e movimenti in riva al mare. In una nuova definizione dello spirito che animava i dipinti di Philip Guston, ogni lavoro è come una vignetta, densa di elementi allegorici. L'artista sembra immergersi in felici paradossi "saltellando" da un dipinto all'altro e richiamandone vicendevolmente i contenuti con la ripetizione di alcuni elementi. (Comunicato stampa Ufficio stampa Emanuela Bernascone)




Riccardo Guarneri: "Leggerissima e insieme forte"
Cinquanta anni di pittura


13 febbraio (inaugurazione ore 12.00) - 02 aprile 2016
Galleria Michela Rizzo - Venezia
www.galleriamichelarizzo.net

Maturato nell'arco di oltre cinque decadi, l'astrattismo di Guarneri si concentra su un selezionato repertorio di forme ogni volta assortito in modo diverso. Geometria, segno, ritmo, trasparenza, impronta, sfumatura: sono termini chiave per avvicinare dipinti dove il colore si scorpora per diventare pura vibrazione di luce. Su superfici dominate dal bianco, organizzate in composizioni sempre asimmetriche, si alternano bande, strisce, rombi, quadrati. E poi tracciati a matita che ricordano la scrittura ma in realtà non assumono mai un valore referenziale. Nel corso degli anni le rigorose partiture geometriche dei primi tempi hanno iniziato a convivere con stesure sempre più libere e aperte.

Per quanto luminose, le opere di Guarneri rimangono presenze cariche di mistero. Cercano la complicità dello spettatore: lo invitano a uno sguardo prolungato per stabilire una forma di intimità, e quindi scoprirne profili, segni, accordi tonali non immediatamente intuibili. Lavori del genere esprimono un ideale di quiete e serena concentrazione. Al contempo però emanano un senso di energia: nella dialettica tra segni e forme, nella tensione tra la nettezza di un profilo e l'evanescenza della macchia. Quella di Guarneri, insomma, è una pittura dal carattere anche evocativo: per dirla con le parole dell'artista stesso, "una pittura che può essere leggerissima e insieme forte". (Fabio Belloni, curatore della mostra, gennaio 2016)




Giancarlo Cerri - Sequenza nera verticale - olio su tela cm.100x80 1999 Giancarlo Cerri - Per amore del paesaggio - olio su tela cm.80x100 1995 Giancarlo Cerri - Sequenza verticale - olio su tela cm.80x60 2005 Giancarlo Cerri
Dal paesaggio reinventato all'astrattismo concreto
Dipinti 1995-2005


Villa Pomini - Castellanza (Varese)
termina il 28 febbraio 2016

L'arte di Giancarlo Cerri, pittore milanese classe 1938, è sempre stata caratterizzata da due aspetti: in primo luogo il forte impatto visivo dei suoi dipinti in un rinnovarsi continuo di forme e sintesi; quindi l'inesauribile impegno che lo ha portato a una stimolante operatività creativa, interrotta solo nel 2005, quando gli occhi gli hanno impedito di continuare a fare ciò che ama di più nella sua vita: la Pittura. Ma l'attività espositiva di Giancarlo Cerri non si è mai fermata. Almeno sino ad ora, perché la mostra a Castellanza è, per volontà stessa dell'artista, l'ultimo capitolo di un lungo percorso che lo ha visto esporre in Italia e all'estero.

Ideata e curata da Franco Azimonti insieme allo stesso Giancarlo Cerri, è un'ampia antologica sull'ultimo decennio di attività del pittore (1995-2005) con circa 50 opere, molte delle quali mai esposte, come la serie Per amore del paesaggio (1995) e la serie delle Sequenze nere (1999), a inquadrare in particolare due periodi del maestro lombardo quasi completamente sconosciuti. Ma è tutta la pittura di Giancarlo Cerri che testimonia come la stretta connessione fra pensiero e opera d'arte sia stato l'asse intorno al quale è ruotata la sua intera crescita artistica, durante la quale è sempre rimasto fedele a un concetto essenziale: «Sono un pittore che ama la Pittura Pura, quella che sta dentro la punta del pennello, che scaturisce dal colore».

Motivo per il quale la mostra - per permettere di cogliere l'importanza del decennio 1995-2005 - viene introdotta da quattro opere precedenti: Marina a Imperia (1971), facente parte della sua prima figurazione, oltre a tre grandi dipinti della serie Grandi Foreste, tutti realizzati tra il 1988 e il 1991 e riguardanti la seconda stagione dell'artista milanese, quella del naturalismo materico informale. La mostra segna dunque il passaggio da una pittura densa e materica dalla grande forza vitale, che aveva le sue radici nella tradizione naturalistica lombarda con opere costruite per masse cromatiche compatte (vedi la serie delle Grandi foreste), alla stagione dell'"Astrattismo Concreto" con dipinti dove i colori si dilatano, si appiattiscono e si semplificano: sono le serie delle Sequenze - orizzontali, verticali e controluce - e delle Grandi Sequenze.

Ma in tutte queste fasi, caratterizzate dalla capacità dell'artista di mantenere sempre una salda autonomia espressiva, due dati emergono prepotentemente e svelano la forza e la genialità dell'opera di Giancarlo Cerri: In primis la presenza decisa del colore nero, protagonista assoluto con i colori primari dei suoi quadri, prendendo poco alla volta sempre più spazio, dettando i tempi alle altre tinte, generando forme, semplificando le trame: una crescita che di fatto trasforma l'Astrattismo di Giancarlo Cerri in "Astrattismo Concreto" così come l'ha giustamente definito Emma Zanella presentando la mostra La pittura dipinta alla Galleria d'Arte Moderna di Gallarate nel 2005.

In secondo luogo, l'approccio gestuale di Giancarlo Cerri alla pittura che gli ha permesso di non rinchiuderla in una gabbia soffocandone l'impatto emotivo, su cui invece si gioca tutta la forza dei suoi quadri. L'esposizione si chiude con quattro opere dell'ultimissima fase artistica di Giancarlo Cerri, contraddistinta da una serie di dipinti di arte sacra. Il catalogo della mostra presenta, oltre alla prefazione di Franco Azimonti, testi critici antologici di Tino Gipponi, Rossana Bossaglia, Emma Zanella, Luca Pietro Nicoletti, Gian Marco Walch, Elisabetta Muritti. (Comunicato Ufficio stampa Studio De Angelis)

«Prima la carta, poi la tela, così è iniziata la mia vicenda artistica» (Giancarlo Cerri)




Opera di Umberto Verdoliva dalla mostra An ordinary day Umberto Verdoliva: "An ordinary day"
27 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 13 marzo 2016
Villa Roberto Bassi Rathgeb - Abano Terme (Padova)
www.mignon.it

Nel panorama odierno, nel quale la Street Photography viene largamente apprezzata, ci sembra che l'approccio al genere stia mutando rapidamente, distanziandosi notevolmente dalle sue origini. Quando abbiamo cominciato ad occuparci di fotografia di strada, negli anni Novanta, abbiamo dovuto trovare i nostri riferimenti nella storia della fotografia nazionale e soprattutto internazionale. E abbiamo scoperto che esiste una tradizione colta e, al di sopra di tutto, che questa tradizione è caratterizzata da valori condivisi. La recente moda che sta avvicinando sempre più persone a questo genere, punta invece agli aspetti più "d'effetto", superficiali e immediati. A volte non sembra che si basi su una vera e propria ricerca.

L'esperienza di Umberto Verdoliva, invece, ci appare come un caso fuori dal comune, quasi inaspettatamente positivo considerato il panorama attuale, e ci fa ben sperare per il futuro della Street Photography. E' per questo che il gruppo Mignon ha deciso di promuovere il suo lavoro, attingendo liberamente dal suo archivio e articolando il lavoro secondo uno schema che potremmo definire "emotivo". Nella visione fotografica di Umberto ritroviamo quella curiosità propria di chi sente, nell'assecondare il proprio impulso creativo, di doversi comunque confrontare con chi lo ha preceduto (...) Nel suo prolifico rapporto con la storia e gli autori del passato, cogliamo quell'indagine della luce, nel buio della produzione fotografica contemporanea, che fa ben sperare. Il gruppo Mignon presenta questa mostra e il relativo primo libro fotografico di Umberto Verdoliva.

Mignon è un'associazione nata per realizzare un progetto fotografico finalizzato alla ricerca dell'uomo e del suo ambiente. Il successo di critica e l'interesse per le esposizioni del Gruppo hanno portato Mignon a occuparsi anche della promozione di manifestazioni, serate, incontri e mostre di altri fotografi. Sin dall'inizio il Gruppo ha sentito un profondo interesse nei confronti delle storiche testimonianze della fotografia con vocazione sociale. Alcuni incontri con fotografi "umanisti" hanno contribuito a fornire gran vigore ed entusiasmo al progetto. Le frequentazioni con Giovanni Umicini e Walter Rosenblum hanno influenzato la poetica del Gruppo determinando un'attenzione particolare alla Street Photography e agli strumenti operativi da utilizzare: un bianconero essenziale, seguito dalla ripresa fino alla stampa finale. (Estratto da comunicato stampa Associazione culturale Mignon)




High Dynamic Range Photography
12-26 febbraio 2016
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

Conferenza di presentazione del progetto (12 febbario, ore 11) con dibattito in ambito alla ricerca/sperimentazione della tecnica fotografica digitale HDR. A seguire, inaugurazione della mostra. Sessanta opere fotografiche realizzate da 30 fotografi europei, con presentazione del catalogo omonimo. Degna di nota è la partecipazione dell'Ente portoghese che ha proposto a Lisbona un progetto con un gruppo di giovani disabili; grazie a questa iniziativa Carina Rocha, Diogo Sousa Martins, Hugo Lopez, Joao Cruz, Joao Pedro Farinha e Victor Gouveia hanno avuto un approccio particolarmente espressivo alla street-photography per mezzo della tecnica digitale Hdr. I fotografi tedeschi, capitanati da Matthias Gessler e Ruth Schmelzer, promotori del progetto europeo, con Eckhard Dahms, Helge Lehsten, Katrin Weber, Lilly Rausch, MaRy Stamm, Peter Wiederstein, Sebastian Elsäßer e Steffen Klingenfuß hanno spaziato tra paesaggi ed architetture.

Due fotografe a rappresentanza del team della Repubblica Ceca hanno applicato l'HDR al ritratto femminile (Irma Kanova) ed a suggestivi paesaggi degli Stati Uniti (Dagmar Pokorná). A rappresentare il lavoro fotografico del team ungherese i fotografi Gabor Kohlrusz, che si è concentrato sul paesaggio ungherese raffigurato anche nei dettagli, Szalai Viktor e Szalainé Szeili Katalin con fotografie di viaggio in paesi europei. Il fotografo inglese Richard Jack ha realizzato un significativo reportage a Birmingham, nella storica fabbrica di bare Newman Brothers', dismessa, ed oggi divenuta museo. Sette bacheche raccolgono materiali descrittivi ed approfondimenti riguardanti il progetto Vir2Cope.eu, gli enti di formazione europei e la tecnica fotografica utilizzata. La manifestazione è curata dall'Associazione culturale Acquamarina, che ha già promosso a Trieste ed a Cortina d'Ampezzo due iniziative fotografiche nell'ambito di questo progetto. (Comunicato stampa)




Elliott Erwitt / Icons
05 febbraio - 30 aprile 2016
Caos centro arti opificio siri - Terni
www.caos.museum

La mostra ripercorre la carriera e i temi principali della poetica del grande fotografo e artista americano Elliott Erwitt (1928), attraverso 42 scatti da lui stesso selezionati come i più rappresentativi della sua produzione artistica. Sarà esposta inoltre una serie di 9 autoritratti, esclusivi di questa mostra. Tra gli autoritratti esposti anche quelli a colori in cui l'artista veste i panni di André S. Solidor, alter ego inventato per ironizzare sul mondo dell'arte contemporanea e sui suoi stereotipi. Andrè S. Solidor (si noti l'acronimo irriverente) ed Elliott Erwitt saranno anche protagonisti del film I Bark At Dogs che sarà proiettato in mostra.

Grande autore Magnum, reclutato nel 1953 nella celebre agenzia direttamente da Robert Capa, Elliott Erwitt ha firmato immagini diventate icone del Novecento. Tra queste, in mostra a Terni alcune delle più celebri e gli scatti che Erwitt, reporter sempre in viaggio, ha raccolto per il mondo, a contatto con i grandi del Novecento ma anche con la gente comune. E i paesaggi, le metropoli. La mostra sarà corredata da una esclusiva pubblicazione curata da Erwitt stesso in collaborazione con Sudest57 e disegnata da Anders Weinar. Una collezione di stampe rilegate ed amovibili, ciascuna con testi inediti di backstage, scritti da Biba Giacchetti che collabora con Erwitt da circa 20 anni.

Elliott Erwitt, originario della Francia da una famiglia di emigrati russi nel 1928, passa i suoi primi anni in Italia. Si trasferisce con la famiglia in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939, stabilendosi dapprima a New York, poi, dopo due anni, a Los Angeles. Nei primi anni '50, Erwitt dopo aver soggiornato a Pittsburg, in Germania e in Francia, si stabilisce a New York. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe "firmate" per i fan delle star di Hollywood. Nel 1949 torna in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l'inizio della sua carriera di fotografo professionista. La grande opportunità gli viene offerta dall'incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che amano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori.

Oggi Erwitt è riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi. I suoi libri, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant'anni. Pur continuando il suo lavoro di fotografo Elliot Erwitt negli anni '70 comincia a girare dei film. Tra i suoi documentari si ricordano Beauty Knows No Pain (1971)e Red White and Blue Glass (1973). Negli anni '80 Elliott Erwitt produce 17 commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office. Dagli anni '90 fino ad oggi continua a svolgere un'intensa vita professionale che tocca gli aspetti più disparati della fotografia. Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori: The Museum of Modern Art a New York, The Museum of Modern Art di Parigi (Palais de Tokyo), The Kunsthaus a Zurigo, The Museum of Art del New South Wales a Sydney. Attualmente i libri pubblicati da Erwitt sono più di 45.

In occasione della mostra, le proposte didattiche del Caos - a cura di Coopsociale ACTL, Coopsociale ALIS e Indisciplinarte SRL - sono un'occasione di riflessione e approfondimento sulla teoria e sulla pratica fotografica di un artista che, attraverso la rappresentazione del quotidiano, ha attribuito valore e riconosciuto importanza all'ironia come chiave interpretativa delle cose della vita. (Comunicato Ufficio stampa Civita)




Gabriella Pitacco Prestelli - Arcangelo Gabriele - tempera all'uovo su tavola cm.40x30 2015 Gabriella Pitacco Prestelli: La gioia del colore e del silenzio
termina lo 05 marzo 2016
Sala Comunale d'arte di Trieste

La mostra presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni è composta da una sequenza di icone realizzate secondo la tecnica antica negli ultimi anni.

Presentazione mostra




Nadia Nava - Virginia - 2012 Nadia Nava - Consolle - 2015 Nadia Nava - A Room of One's Own - mostra alla Galleria Il Gabbiano Nadia Nava - To the Lighthouse - 2012 Nadia Nava: A Room of One's Own
termina il 10 marzo 2016
20 febbraio, ore 18.30, presentazione del catalogo
Galleria Il Gabbiano arte contemporanea - La Spezia
marioacom@gmail.com

Nadia Nava (Arese - Milano, 1948) dopo gli studi in filosofia presso l'Università Statale di Milano e quelli artistici a Brera, compie numerosi viaggi e soggiorni studio all'estero. Inizia l'attività artistica nel 1980. Numerosissime le mostre in Italia e all'estero. Nei lavori più recenti realizza installazioni che diventano racconti descrittivi di vari temi; ad esempio il teatro o il tema letterario, protagonista della mostra A Room of One's Own, dedicata a Virginia Woolf. I lavori sono "sculture bidimensionali", in ardesia o in legno, supporti ritagliati e ricoperti con un sottile strato di cellulosa sul quale disegna con pastelli, giocando ironicamente sul contrasto tra realtà e apparenza. Da anni è inoltre impegnata in un percorso di sperimentazione e studio sulla decorazione dei tessuti. Collabora, in qualità di textile designer, con importanti stilisti, tra i quali Romeo Gigli, Prada, John Galliano, Stephan Janson, Jil Sander, Joseph Altuzarra, Donna Karan, Louis Vuitton.

Francesca Cattoi in catalogo: «Nadia Nava, artista milanese, ha studiato per anni l'opera di Virginia Woolf. Ha imparato ad amare questa scrittrice che nella fragilità nervosa del suo essere è riuscita ad analizzare e descrivere il flusso di pensieri che permea costantemente la nostra vita e dentro il quale si formano le idee, le storie, i gesti, che si cristallizzano in un romanzo, in un quadro, in una scena cinematografica o teatrale. (...) L'interesse dell'artista è rivolto al dialogo continuo tra i vari elementi, dove l'iperrealismo non è perseguito in sé, ma solo in funzione del racconto, cosicché l'occhio dell'osservatore è intrigato sia dalla sapienza della riproduzione realistica dell'oggetto, sia dalla preziosità della manualità e gestualità della stesura del segno sulla carta.» (Comunicato stampa)




Cartolina dalla mostra Da Grande a Unità d'Italia a Trieste Immagina di Piazza Unità d'Italia a Trieste Trieste - Piazza Unità d'Italia Da "Grande" a "Unità d'Italia"
termina lo 01 marzo 2016
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

Spesso si da per scontata la conoscenza di luoghi e ambienti che fanno parte della propria città. In realtà il volto odierno di un quartiere o di un particolare spazio urbano sono il risultato di scelte edilizie e architettoniche concretizzatesi attraverso lunghi periodi di tempo. Per "leggere" dunque a fondo piazze e strade e conoscerne l'evoluzione che le ha portate al volto attuale, si rendono necessari documenti e immagini che aiutano nella ricerca e regalano sorprese, spigolature, curiosità.

Nella serie "Trieste inedita" proposta e realizzata dalla direzione del Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa in collaborazione con il Circolo Numismatico Triestino e i collezionisti Adelio e Antonio Paladini, un nuovo capitolo viene dedicato a piazza Unità d'Italia, alla riscoperta di uno degli spazi pubblici più importanti del capoluogo regionale. Dopo la rassegna dedicata al Borgo Teresiano dello scorso anno, la nuova mostra indaga con immagini inedite e scorci singolari la ricca e complessa storia di Piazza dell'Unità d'Italia, già piazza Grande.

La spettacolare piazza che si affaccia sul golfo triestino dal cuore della città ha una lunga storia. Della sua esistenza vi sono notizie già nel Tredicesimo secolo, quando prendeva il nome di piazza San Pietro dalla chiesa ivi eretta. Ma sino al 1916 sarà sempre e meglio conosciuta come "piazza Grande". I grandi cambiamenti iniziano soprattutto agli albori del Settecento e, talvolta, sono inevitabilmente frutto della necessità. Il vecchio municipio, per esempio, era stato distrutto da un incendio, pertanto si dovette provvedere alla costruzione del nuovo palazzo Comunale, edificazione completata nel 1707. I disegni, le foto, le tante e rare cartoline d'epoca, i medaglioni originali commemorativi che sostanziano la mostra documentano i tanti cambiamenti che riguardano l'area.

Palazzo per palazzo, le documentazioni allestite consentono la comprensione di come ogni angolo dell'odierna Piazza dell'Unità si sia sviluppato con precise finalità, tassello di una concezione architettonica e edilizia complessiva volta a far crescere, in quel preciso punto della Trieste emporiale, una vera e propria immagine monumentale volta a dare prestigio e potenza a una delle città più importanti dell'Impero Austroungarico e del successivo Regno d'Italia. Per il visitatore, i reperti forniti dai collezionisti, riuniti in una logica quanto leggibile cartellonistica, sono una chiave sintetica ma esaustiva per conoscere la storia della grande piazza nel contesto della crescita esplosiva del porto più a Nord di tutto il mar Mediterraneo. (Comunicato stampa)

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Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.





Kiki Franceschi: Sotto mentite spoglie
termina il 24 febbraio 2016
Immaginaria arti visive gallery - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

«L'opera visiva, pittura, scultura, poesia richiede un tempo di circumnavigazione, poiché esse tutte nascono dall'abisso di una sapienza sconosciuta, da un'inattingibile lontananza, dal luogo della passione e delle memorie. Quelle memorie che costruiscono il presente. Nel 1979 mi avvicino al gruppo Lettrista, iniziando la sperimentazione sulla lettera, le calligrafie e invento alfabeti immaginari. Dal 1970 ad oggi faccio oltre trenta mostre tra personali e collettive in gallerie italiane e in musei italiani e esteri (...). Nel 1990 e nel 1991 la Radio Nacional de Espana Rete 2 trasmette alcune mie poesie sonore. Dal 2000 scrivo opere teatrali, tutte rappresentate in teatri italiani (...). Con Andrea Chiarantini nel 1997 fondo il gruppo AXTEV, e costruisco dodici monumenti in Toscana in piazze e giardini pubblici.» (Comunicato stampa)




Absolute - Proposte d'arte Boscolo
Carlo Merello: Reliquiari d'architettura


termina il 16 febbraio 2016
Boscolo - Milano
www.satura.it

Absolute - Proposte d'arte Boscolo, ispirandosi al taglio di design e di alto profilo che connota l'hotel, vuole presentare una serie di esposizioni temporanee dedicate ad artisti che sappiano rispecchiare il carattere originale ed audace della struttura. Vernissage d'arte, incontri tra il ruolo ricettivo ed internazionale della struttura e la grande arte contemporanea di proposta, che vedono protagoniste questa volta le opere di Carlo Merello. In questa occasione, la partecipazione di esponenti della cultura, dello spettacolo e soprattutto la presenza dei media più attivi nel mondo dell'on-line e dei social, ha dimostrato nuovamente che l'attenzione del pubblico verso eventi artistici di questo livello aumenta sempre più e consente di immaginare nuove prospettive di sviluppo per il prossimo futuro.

In particolare nell'operato di Carlo Merello è presente una memoria antica, ma allo stesso tempo una mente moderna e razionale; la consapevolezza di una temporalità tutta umana contrapposta al perdurare di schemi e leggi che sovrastano la vita degli uomini e dei suoi manufatti e che in questo li accomunano. L'essere architetto ha influenzato, sia nel procedimento sia nelle modalità espressive, il suo approccio con l'arte visuale in cui è sempre presente lo studio delle relazioni tra i valori estetici dell'architettura, quelli contenutistici dell'arte e le loro reciproche modalità rappresentative. Bene riassume la sua poetica il ciclo dei Reliquiari d'architettura che coniugano scultura, pittura e design: opere tridimensionali basate sulle forme primarie di rettangolo, ovale, tondo e triangolo costruite in MDF.

Sulle superfici interamente giocate sul binomio nero-argento, con motivi a meandro e ad ellissi, le teche lasciano apparire su un fondo oro, riprodotti in grafite su acetato, occhi e mani tratti anche dall'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert. I Reliquiari ripropongono la dialettica tra significato e significante. Il termine in sé indica i contenitori adibiti alla custodia per la conservazione e l'esposizione di resti sacri. L'attenzione dell'autore, come di consueto, si focalizza sul contenitore, trasposizione architettonica della casa anch'essa contenitore di elementi sacri come la vita. Il reliquiario diventa così elemento di un'architettura concettuale: al suo interno Merello custodisce, non qualcosa di materiale, bensì l'idea della pittura, rappresentata attraverso tre simboli: la luce, le mani e l'occhio.

La luce è raffigurata dall'oro, la mani sono l'operosità che costruisce, crea e l'occhio è la percezione, ricorda il senso che ci permette di ammirare la pittura, di introitarla. L'occhio riporta anche ad un senso di memoria, aggiungendo un'ulteriore suggestione emotiva a questa serie di opere e riallacciandosi alla funzione reale insita nel fenomeno della venerazione delle reliquie e cioè la credenza in una vita ulteriore e in una continuità di azione del defunto. Così come culturalmente, le reliquie possono essere considerate il più antico oggetto di rilevanza antropologica, ancora prima dell'immagine, della parola e della scrittura, così l'opera di Merello si può considerare in sé perfetta espressione di un'arte complessa e autonoma che ridefinisce il rapporto tra l'arte e la comunicazione contemporanea, in cui il significato e la parvenza trovano un perfetto equilibrio armonico. (Comunicato Ufficio Stampa Satura art gallery)




Opera di Marina Ziggiotti dalla mostra Nel Gioco dei Ritmi Marina Ziggiotti - Il mare mette le ali e gioca Marina Ziggiotti: Nel Gioco dei Ritmi
termina il 20 febbraio 2016
Studio d'Arte GS - Lendinara (Rovigo)
www.studiodartegs.it

Carta come frammento ludico che amplifica forme dal segno elaborato quanto elegante, nelle incisioni all'acquaforte, per svilupparsi in minimi dettagli nei dipinti ad olio. Le favole di Marina Ziggiotti, ma è senz'altro più indicato definirle metafore o lezioni di vita, scandagliano il sottobosco di una figurazione che esplode in cromatismi tenui, in manifestazioni scenografiche, quasi teatrali, che si identificano nella visibilità di un testo, a volte segnato da lettere, a volte trasformato in ideogrammi di piccoli animaletti. Le sue sono storie aperte, con diversi inizi e molteplici finali. Sono raggi di sole che illuminano anche il minimo particolare di una luce incandescente. La linea è sempre dinamica anche nella sua apparente staticità formale.

Nelle sue composizioni regna un silenzio parlante, un riflesso che si espande in ogni centimetro del foglio e della tela. In un suo lavoro denominato Nel gioco dei ritmi, eseguito sia ad olio che ad incisione, si identificano, a prima vista, quelle tracce semantiche suddivise in oggetti: le scale, i libri, che si mischiano a persone e animali identificati da leggeri contorni di ombre che si stagliano in un paesaggio natural-surreale privo, come si diceva precedentemente, di quel finale di scena che qui è rappresentato in progressione, alla maniera del fumetto, della successione narrativa. Il sole riflesso nella parte inferiore del dipinto, se di sole si tratta o piuttosto di magica intuizione sferica, riporta piacevolmente alle Impressioni del Sol levante di Monet.

Gli alberi, spogli, diventano alter ego di un percorso il cui intreccio è legato alla doppia simbologia dell'ascesa/discesa, contrastata dalle impressioni estetiche di alba/tramonto, che permettono una libera quanto immaginativa lettura dell'opera. Nell'incisione omonima le differenze compositive sono minime, e si notano per lo più negli animaletti e nella scrittura che diventa marcata simbologia. I cani, i gatti, le ombre, le stesse frasi riportate sulle pagine di libri aperti a fisarmonica, rammentano e ci riportano all'atmosfera delle Sessantanove stazioni di Hiroshige, donandoci quasi due secoli dopo, quella poesia visiva tipica dell'arte giapponese. Ancora ritorna il sole, un doppio sole che si riflette nell'immaginazione quasi surreale del sogno in Il mare mette le ali e gioca.

Qui l'abilità artistica si espande in un gioco scenografico dove i fili, esili e colorati, tracciano il corrispondente percorso fiabesco. Costruzione schematica, quasi geometrica, nell'acquaforte Torneranno a fiorire i mandorli, giocata sull'ambiguità tanto cara a Kandisky della vita verso la morte e viceversa, lettura semiotica che nella Ziggiotti è palesemente orientata verso il ritorno alla vita, verso quella fioritura primaverile auspicio di speranza. E' un percorso, quello di questi ultimi lavori, orientato alla riflessione, alla bellezza della pura forma, all'incanto di colori dosati ma incisivi. E'un dialogo aperto che si tramuta, di volta in volta, in stimolo visivo ed emozione, in entusiasmo ed appagamento. (Guido Signorini)

Marina Ziggiotti (Roncade - Treviso, 1945) inizia ad esporre come pittrice nel 1972 sentendo e vivendo la pittura come visione intima e impegnata lettura della condizione umana, delle sue difficoltà e lacerazioni. Nel 1976 esegue la sua prima acquaforte che segna nell'autrice un interesse che diventa vera passione e ricerca per una tecnica carica di sfide e di suggestioni magiche e alchemiche. Negli anni Ottanta le sue opere, di incisione e pittura, perché sempre ha praticato entrambe, hanno trovato una sua libera espressione in un mondo di carta ritagliata e spiegazzata, sagome di svariate sembianze, teatrini fragili tenuti insieme da fili-racconto, che nell'apparenza ludica sottendono l'idea di una realtà effimera e illusoria. All'intensa e costante attività espositiva in Italia e all'estero si affianca la partecipazione ad associazioni artistiche. Sue opere sono pubblicate e recensite in cataloghi e riviste nazionali e internazionali e fanno parte di collezioni pubbliche e private. (Comunicato stampa)




"Mai stata così Reale!"
La Villa Reale di Monza diventa ancora più reale!


Dal 5 febbraio 2016 la visita degli Appartamenti Privati al Secondo Piano Nobile sarà arricchita con la cosiddetta "realtà aumentata". Senza alcun pagamento aggiuntivo rispetto al biglietto d'ingresso, tutti i visitatori potranno provare l'esperienza ARtGlass, grazie a occhiali speciali che, con una tecnologia dedicata, permettono di "fondere" la visione reale e virtuale di un ambiente o di un'opera d'arte. Grazie a una tecnologia dedicata, questi occhiali futuribili consentono al visitatore di muoversi liberamente negli ambienti della Villa Reale e di vivere un'esperienza immersiva arricchita di informazioni aggiuntive relative agli spazi, agli arredi e alle vicende storiche che li hanno caratterizzati, non rilevabili attraverso l'osservazione diretta.

Sarà possibile passeggiare nella camera da letto dell'imperatrice di Germania, Augusta Vittoria, così come era stata arredata in occasione delle sue visite alla fine del XIX secolo, o scoprire che cosa nascondono le boiseries della sala da bagno o ancora assistere al saluto di Umberto I e la Regina Margherita mentre salgono in carrozza. Grazie ad un peculiare mix d'immagini e racconti, indossando gli smartglass come un normale paio di occhiali, al Secondo Piano Nobile della Villa Reale sarà possibile visualizzare dei contenuti in 3D, rivelando particolari sconosciuti e proponendo un viaggio nel passato unico nel suo genere, anche perché mai realizzato in precedenza in una grande residenza reale.

Il visitatore potrà compiere un viaggio nel tempo e nello spazio diventando a sua volta attore-protagonista della storia della Villa Reale; in questo viaggio nel tempo sarà accompagnato da una voce in italiano e inglese, che fornirà ulteriori informazioni di carattere storico e artistico. ARtGlass usa una nuova tecnologia al servizio dell'arte e della storia: un mix di soluzioni informatiche integrate con calcoli di logistica e localizzazione del visitatore negli spazi, nel rispetto della più rigorosa ricostruzione storica e scientifica. (Comunicato stampa Ufficio Stampa Civita)




Ebe Poli - Un angolo del Mincio - 1946 Ebe Poli - Canale a Burano - 1939 Ebe Poli - Porticciolo sul Garda - 1948 Ebe Poli - Autoritratto - 1922 Ebe Poli. Le Esigenze dell'Anima
termina il 25 febbraio 2016
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Ebe Poli (San Giovanni Lupatoto, 1901 - Verona, 1993), pittrice e grafica, compiuti gli studi umanistici, si è dedicata totalmente, per naturale vocazione, all'arte. Le affermazioni a Venezia "Ca Pesaro, Bevilacqua la Masa", la collocano sul piano Nazionale ed Internazionale e all'attenzione della Critica più qualificata. E' presente a tutte le Quadriennali di Roma dal 1939: III, IV, V, VI, VII, VIII, IX. Ha partecipato ininterrottamente alle più importanti Esposizioni Nazionali ed Internazionali e all'Estero dove ha conseguito significativi premi, che confermano la sua maturità e personalità d'artista, realizzato più di 300 mostre collettive e personali. Sue opere spresso Musei e Collezioni di Stato in Italia e all'Estero e presso raccolte private. Le è stata dedicata una vasta e qualificata bibliografia con saggi, recensioni, enciclopedie e pubblicazioni d'arte a carattere nazionale ed internazionale. La documentazione completa dell'attività dell'artista è presso l'Archivio Storico della Biennale Internazionale di Venezia.

«Non sono un critico per commentare l'interpretazione dei miei paesaggi, dei ritratti e delle composizioni. Dirò solo che la pittura per me non è mai stato il mio "hobby", ma la mia vita, che partecipo alla pittura del mio tempo con indipendenza e libertà». (Ebe Poli)

«Da tanti anni conosco Ebe Poli e debbo dire subito che la conosco come "pittrice". Pittrice, pittore - sembra pleonastico il termine, ma non tanto se si pensa a tutte le trasformazioni subite da chi ha operato in questi anni, stando al corrente di ciò che è avvenuto. Ebe Poli è passata anche per una fase astratta, ma la struttura della sua opera non ha mai abbandonato i termini della pittura, cosicché nel suo iter non abbiamo assistito a scoperte e ritorni. La sua costante è sempre stata la pittura, pittura come pittura, non programmata, non cinetica; perciò non ha fatto parte di alcun gruppo, di alcuna tendenza. E' stata quel che si dice, una "solitaria". Orio Vergani, che ai suoi tempi veniva preso per un giornalista che si interessava ogni tanto di pittura, vide il temperamento "drammatico" della Poli.

Così ne scrisse nel periodo in cui Jackson Pollock versava il suo Espressionismo Astratto nella pittura. Individuare allora, come fece Vergani, una continuità tra processo contenutista e il risultato formale dei quadri della Poli, non era cosa da poco. Dobbiamo essere grati a questi critici di avere salvato le cose che contavano dal mare magnum della produzione del tempo. (...) Vergani, come tutti quelli che hanno conosciuto Ebe Poli come pittrice della terra veneta, con frequenti rapporti con quella che è stata detta la "scuola di Burano", non avrebbe potuto essere d'accordo con il richiamo a Pollock (che c'entra?) e all'Espressionismo Astratto.

Ma oggi questo richiamo è possibile, perché sono più di quindici anni che i dipinti di terre e marine della Poli hanno abbandonato la stretta figuratività per un'evasione linea che è il mezzo per riunirsi al mondo sconfiggendo le scorie di un naturalismo inerte. (...) La natura di terra e di mare è per Ebe Poli come un grande teatro sul quale la sua avventurosa esperienza ha alzato il sipario, in una scoperta continua. Questi archetipi appaiono come uno scheletro sotto i raggi X, nuovi, insoliti alla pittura di paesaggio. Si può pensare a Sironi, ma il chiarore dei fondi non suggerisce tanto masse intrinseche al paesaggio medesimo; proprio come in una radiografia, ossature corpose dell'anima della terra o del profondo del mare. (...)

I valori che la Poli cerca sono invece quelli antichi della formazione primordiale del paesaggio, in un'idea esteticamente attiva della sua qualità primaria, della sua essenza oltre il godimento impressionistico della luminosità. (...) Quanto ho detto prima sulla qualità di "pittura - pittura" della Poli mi permette di evitare l'equivoco che la nostra artista possa in qualche modo passare per una seguace di quel tipo di "modernità" strutturalistica che è stato detta "concettuale". La Poli è un'artista di buona cultura e si rammenta tra l'altro una sua originale partecipazione a un Congresso veronese di Urbanistica (1968). Disegna molto per organizzare l'immagine e dal disegno è passata già da quarant'anni a un'intensa attività incisoria, che le permette una definizione ancor più strutturata dell'immagine del suo comporsi.

Il motore di tutta questa operazione di passaggi dal disegno alla pittura è ancora l'emozione visuale e non soltanto concettuale. Tant'è vero che in gran parte della sua grafica, come il ciclo delle Regate veneziane (che è un inno all'antica festa della città veneta), Ebe Poli non è mai estemporanea o effimera. La gondola e la barca non sono descritte, ma tratteggiate in una composizione fantastica. Ma il trasporto lirico così felice non distrae la Poli dallo studio della struttura che si attua nella stessa arte incisoria, come si vede anche nel ciclo che fu commentato dal grande Renato Simoni.

Quando di recente ho visitato lo studio della Poli per rendermi definitivamente conto dei suoi passaggi, sempre accorti, dai paesaggi buranelli alle "terre" degli anni Sessanta, ai "personaggi marini", alle "cattedrali" dolomitiche, in questo avvicendarsi di cicli e di strutture pittoriche in cui il dolore diventa naturalmente forma senza perdere la sua qualità di materia e dove un forte disegno salva l'immagine dal disfacimento informale, mi sono domandato, qual è l'effettiva posizione di quest'artista che certo ha sofferto della condizione femminile sulla quale ancora, nell'arte, grava un pregiudizio. Perché non dire che la veronese è stata un "maestro" originale, indipendente, del nostro tempo, tanto forte da non essere rimasta vittima dei concetti prima novecenteschi, poi post impressionisti, poi ancora "moderni" e, perché no?, oggi addirittura "post moderni"? (...)» (Una mostra di pittura: Ebe Poli, di Raffaele De Grada)

«Mostre antologiche come questa dedicata a Ebe Poli confermano il fatto che la pittura, e più in generale l'arte, sono un'avventura umana profonda che di per sé simbolizza i fermenti, le crisi, gli entusiasmi di più generazioni che proprio nell'arte, nel lavoro, nell'impegno quotidiano sappiano riconoscersi e riflettere. Non è stata certo cosa facile per Ebe Poli tenere fede al proprio "giuramento" d'artista, tradurvi con ostinata perseveranza il senso della propria vita e il sentimento di un'epoca che, ancor più delle altre, si presenta conturbante ed enigmatica.

L'enigma dell'arte, della vita e della storia, coincidono nella sua pittura formando un tessuto organico di percezioni vissute radicalmente e di esperienze condotte fino alle estreme conseguenze, senza soste e senza flessioni. La cronaca del secolo è stata spesso un po' avara per artisti come Ebe Poli, sono stati avari perfino i luoghi comuni e i modelli culturali che difficilmente hanno saputo e voluto coniugarsi al femminile. Grandi catastrofi storiche (vedi la seconda guerra mondiale), fatti contingenti e nebbie della provincia non hanno placato l'impulso alla ricerca di Ebe, lo slancio creativo, l'orgogliosa resistenza davanti a difficoltà oggettive o ambientali. (...)» (Giorgio Cortenova - Presentazione mostra antologica, Verona)




Opera di Ulderica Da Pozzo Oltre le Stanze - mostra di Ulderica Da Pozzo Ulderica Da Pozzo: Oltre le Stanze
13 febbraio (inaugurazione ore 11.30) - 10 marzo 2016
Associazione culturale La roggia - Pordenone
www.laroggiapn.it

Questo lavoro di Ulderica Da Pozzo si configura come una profonda ricerca, che l'artista svolge ormai da anni, nel territorio della memoria. All'interno della ricerca le sue "stanze" possono essere considerate come uno sguardo sul passato, inteso come vite vissute da persone a noi sconosciute e oggetti ormai solitari che, in spazi sospesi e silenti, sono sopravvissuti al tempo trascorso e inviano messaggi su una frequenza tutta particolare. Un colore impolverato e una luce speciale, vicina a quella di Vermeer, vestono atmosfere di grande equilibrio e intensità. Ma soprattutto, oltre al valore formale, questa fotografia sa parlare al cuore. (Guido Cecere)

Ulderica Da Pozzo (Ravascletto - Udine, 1957) inizia a fotografare nel 1976 e dal 1980 è fotografa professionista. Ha approfondito lo studio del linguaggio fotografico con Ferdinando Scianna, Gabriele Basilico, Oliviero Toscani, Franco Fontana. Dai suoi lavori di ricerca sono nate numerose mostre. (Comunicato stampa)




Opera di Giorgio Cutini Tra Tempo e Racconto - Mostra di Giorgio Cutini presso ArteStudio 26 di Milano Giorgio Cutini: Tra Tempo e Racconto
termina lo 03 marzo 2016
ArteStudio 26- Milano

"Con Giorgio Cutini, che da anni compone capitoli fotografici di svelante spessore, l'immagine della fotografia si pone particolarmente rilevante, perché trasforma l'esperienza, la vita, in un susseguirsi di istanti isolati e discontinui fra loro, suggerendo una nuova percezione dell'esistenza, e una ridefinizione del senso e del funzionamento della storia. (...) Alla luce dello sguardo fotografico l'esistenza appare segnata continuamente dalla fine, in una successione di immersione e ritorno (...). D'altronde elementi costituitivi della storia sono le abitudini, la distrazione, il medium, la natura, la morte e il piacere; su tutto gravita il tempo. I panorami anticipano la fotografia.

Il giorno e la notte, la luce e il buio, il sorgere della luna, lo scorrere dell'acqua, tutto sotto lo sguardo nostro, e del fotografo in questo caso, si muove in tempi e momenti "già stati". (...) Nelle immagini o meglio negli scatti d'autore di Giorgio Cutini emerge la potenzialità narrativa, avvolta in un tempo senza tempo. Natura, paesaggi, architetture, il mondo e la storia esibiscono un tempo circolare estensibile all'infinito. Gli scatti di Cutini sono frammenti del tempo, sono un momento originario e creativo, infrangono il corso del tempo, spaziano fra tempo biologico e tempo della storia; tempo dell'io e tempo dell'opera coincidono ed è qui che le circostanze aprono gli spazi dell'immaginazione, il racconto dello scorrere inesorabile". (Carlo Franza - curatore della mostra)

Giorgio Cutini (Perugia, 1947) svolge attività di chirurgo e per vocazione fotografo. Fondamentale per la sua formazione fotografica l'incontro con Ugo Mulas e Mario Giacomelli. Si è inoltre dedicato alla fotografia scientifica nell'ambito della sua attività chirurgica. Ha tenuto numerose personali sia in Italia che all'estero, partecipando anche a varie rassegne di spessore come "Nuovi Scenari" a Teglio nel 2009. E' stato fondatore del Manifesto passaggio di frontiera del 1995 e tra gli ideatori della galleria Kn di Ancona. Ha curato e pubblicato libri d'arte e cartelle di incisioni e fotografie con artisti e poeti contemporanei. Ha vinto nella XX edizione 2008 il Premio delle Arti Premio della Cultura per la Fotografia, con una giuria internazionale presieduta dal Prof Carlo Franza.




Locandina mostra Modellismo Ferroviario alla Galleria Roma di Siracusa "Piccoli sbuffi"
termina il 15 febbraio 2016
Galleria Roma - Siracusa

La particolarità di questa esposizione di maquette, rese vive dal movimento dei treni che le percorrono, sta nelle scenografie adottate dai singoli modellisti. I piccoli treni si muovono infatti nei suggestivi scenari del nostro territorio, percorrono tratti di ferrovia delimitati da muri a secco, fichi d'india e strade polverose. Una dettagliata e romantica, oserei dire senza timore di esagerare, ricostruzione iconica del territorio degli Iblei, compreso, addirittura, un sorprendente rifacimento in scala del tratto ferroviario che attraversa la zona industriale alle porte di Siracusa, con tanto di serbatoi e torri fumanti.

La mostra, che conta l'esposizione di diversi plastici ferroviari, di cui molti collegati fra loro per favorire la godibilità del movimento dei fedelissimi modelli di treni, conta anche su un nutrito numero di oggetti, reperti, e fotografie naturalmente in tema con la ferrovia ed in particolare la ferrovia siracusana. La stazione di Siracusa, l'antica ferrovia Siracusa-Vizzini, le locomotive a vapore, le carrozze di terza classe interamente di legno, oggetti e reperti della nostra storia. Una mostra per provare ancora l'emozione del gioco o il piacere dei ricordi che in questa occasione si potranno rivivere. La mostra è curata e allestita dal Gruppo Fermodellistico Siracusano. (Comunicato stampa)




Opera di Domenico Acerbo Opera di Giancarlo Businelli Opera di Angelo Castagna Domenico Acerbo | Giancarlo Businelli | Angelo Castagna
Tre artisti figurativi mantovani


termina il 18 febbraio 2016
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Domenico Acerbo. Pittore autodidatta, inizia da ragazzo a mostrare passione per la pittura, ma è solo a metà degli anni ‘80 che prende in mano i pennelli in modo continuativo. Agli inizi degli anni ‘90 si aggrega al Gruppo Artisti Virgiliani, assieme ai quali partecipa a diverse mostre collettive in città e provincia. I suoi soggetti preferiti sono le nature morte e i paesaggi lacustri mantovani.

«La luce, nelle opere di Domenico Acerbo è forte, ferma e radente. Non è luce di sole, né di luna, e nemmeno artificiale: è solo il contrario dell'ombra fitta, fondale di oggetti e di figure, che emergono lentamente e si offrono alla chiarità in primo piano. Ciò provoca una metafisica, inspiegabile tensione: tutto è immobile e il silenzio diventa tangibile.» (Anna Moccia)

«Domenico Acerbo presenta delle nature morte, che altro non sono che nitide speculazioni sullo spazio svolto dalla luce. Lontana dalla pittura di genere e da quella secentesca, lontana dalla pittura pura di Caravaggio e dal genere settecentesco di Crespi di Chardin o Goya, la pittura di Domenico Acerbo nasce come pittura moderna, sperimentata dai Delacroix, dai Cézanne e dai Manet, come pura espressione pittorica. Il suo maestro ideale è il punto di partenza per la sua cultura formale è Giorgio Morandi. A volte sono colori densi, a volte la tramatura cromatica si stempera in un aria metafisica e delicata, come in alcune natura morte quasi monocromatiche. Gli oggetti rappresentati sono quelli di uso quotidiano, bottiglie e vasetti che evidenziano costante volontà verso un'evoluzione pittorica sempre meglio definita anche nel suo tono intimistico.» (Rosaria Guadagno)

«Acerbo ha saputo realizzare quadri secondo una sua personale elaborazione, osservando attentamente il mondo che lo circonda, mettendo alla prova le sue capacità e le sue intuizioni, fino a raggiungere modi espressivi con una loro originalità artistica. I soggetti dei suoi quadri sono vasi, tazze, caraffe, bicchieri. Ma ci sono anche i paesaggi e gli scorci caratteristici, le nature morte, le vedute e tant'altro ancora, sempre reso leggibile, facendo buon uso dei colori, collocandoli al posto giusto, in modo che risultino in armonia tra di loro; sempre con uno stile originale, da pittore figurativo nel vero senso della parola, che rispetta spazi e dimensioni, profondità e primi piani, non senza un pizzico di poesia. Il tutto in grado di catalizzare emozioni e stati d'animo in positivo, sia quando le opere sono realizzate con l'uso della spatola, sia quando sono realizzate con l'uso del pennello.» (Vittorio Montanari)

«Acerbo è pittore figurativo, sì, ma non solo. La profonda e sincera ammirazione di Acerbo per Giorgio Morandi (non soltanto come pittore, ma anche come uomo) si riflette nelle raccolte ed armoniose composi/ioni di bottiglie, vasi, bricchi, negli oggetti di sapore domestico, contemplativo, esulando tuttavia da una pedissequa emulazione delle opere del maestro, e traducendo con una poetica espressiva e pittorica interamente personale affascinanti e suggestive nature morte. Sedotto dal lascino dei paesaggi bucolici e della pace delle acque, Acerbo traspone la realtà visibile con una particolare sensibilità per l'equilibrio e l'armonia, con il preciso desiderio di racchiudere in pochi centimetri quadrati quanti più dettagli l'occhio riesca a cogliere, tanto da reinterpretare gli scorci prescelti in funzione della propria visione ideale delle cose.» (Giorgia Ravenoldi)

«Con piacere ci si avvicina alle opere di Domenico. Si riconoscono gli oggetti e i luoghi, ma si capisce anche la sua partecipazione. Il suo affetto, la sua presenza, è nella scelta dei colori, delle pennellate sobrie o piene, ma soprattutto nelle variazioni. Una sfida al banale con citazioni colte e amore per il visibile. Dunque nella mente di chi vede si creano confronti e si comprendono i sentimenti: il riscatto del vuoto è dato dai fondi calibrati; il senso dell'esserci dalla scelta delle costruzioni; la voglia di condividere dalla scelta dell'arte. Pertanto un riconoscimento felice a Domenico che è disposto a pensare nuovi mondi.» (Prof. Franco Negri)

Giancarlo Businelli (Borgoforte - Mantova, 1940) si è diplomato all'Accademia di Belle Arti "Cignaroli" di Verona e, dopo alcune esperienze nel campo della grafica pubblicitaria, si è sempre dedicato alla pittura. L'artista ha sperimentato tutti i vari generi caratterizzandoli con uno stile personale e sempre riconoscibile e una pennellata che non indugia sui particolari preferendo accennarli con rapidi colpi di pennello o di spatola per dare dinamicità alle figure e ai paesaggi. Proprio nei paesaggi Giancarlo Businelli cerca la verosimiglianza filtrandola attraverso la sua particolare sensibilità per i colori e i volumi che aggiungono profondità alle tele e le trasformano in squarci aperti su una realtà sempre mutevole ma caratterizzata da serenità e bellezza.

L'artista ha approfondito inoltre il genere della natura morta con composizioni dove ogni oggetto mantiene una sua compiuta individualità pur in una relazione armoniosa con l'insieme degli altri elementi. Lungi dall'essere dei memento mori dovremmo piuttosto parlare di still life, utilizzando il termine inglese, a significare l'atto di cogliere l'attimo, un momento di irripetibile serenità, fissato per sempre per la gioia degli occhi e la calma del cuore. Giancarlo Businelli ha anche affrontato con coraggio il genere del ritratto dove la sua felicità espressiva rappresenta a pieno tutte le sfumature di espressione dei volti. I soggetti ritratti emergono dalla loro quotidianità presentando all'osservatore il loro carattere che l'artista evidenzia con un uso sapiente delle pennellata.

Sguardi assorti o immersi in pensieri profondi che a volte si sciolgono in sorrisi o sembrano interrogare il loro interlocutore cercando un dialogo che invita l'osservatore a sentirsi parte dell'opera. Dal carboncino all'olio, passando per l'acquerello la sua pittura è sempre efficace e suggestiva. Le sue opere interpretano a pieno la sprezzatura descritta da Baldassar Castiglione, la capacità di far apparire facili e leggere opere che nascondono invece una assoluta padronanza della tecnica e un controllo incredibile della pennellata pur lasciandola a volte sfuggire in rapidi colpi e guizzi che rendono vivace e sempre inaspettata la resa finale. Giancarlo Businelli predilige i paesaggi cittadini e gli scorci urbani, animati da figure che passeggiano, conversano, in altre parole fanno vivere la scena con quel carattere tipicamente italiano fatto di quotidianità e bellezza.

La gestione sicura della struttura prospettica è addolcita e sfumata grazie ad una pennellata libera ed evocativa. L'artista insegue un suo personale ideale di bellezza: un mondo fatto di colori e di luce, mai uguale a se stesso, sempre in mutamento ma che vede al suo centro l'uomo, immutabile nelle sue emozioni e nelle sue passioni. Il mondo di Giancarlo Businelli vive nei suoi occhi e nelle sue mani, nella capacità di dare vita sulla tela a immagini e scene mai banali e tutte da esplorare. Con le sue opere ha partecipato a molte esposizioni e i suoi lavori sono stati esibiti in numerose gallerie.

«L'ultima mostra in ordine di tempo è quella che lo ha visto protagonista al Museo Virgiliano di Pietole in un'ideale continuità con la poetica agreste di Virgilio che rivive nei paesaggi di pianura con distese di grano e nei cieli azzurri solcati da nuvole capricciose e impertinenti che si rispecchiano nell'acqua dei laghi. Recensito su giornali, riviste e cataloghi d'arte, sue opere figurano in diverse collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero.» (Giacomo Cecchin)

Angelo Castagna (Cesole di Marcaria - Mantova, 1939), caricaturista, illustratore, pittore, ha partecipato a importanti manifestazioni artistiche collezionando premi, riconoscimenti, lusinghiere critiche e recensioni su quotidiani, giornali e riviste d'arte. La sua prima formazione artistica è quella della pittura e della grafica. Successivamente, in collaborazione con la "Gazzetta di Mantova" sviluppa, per dieci anni, il percorso storico intrecciato alle vicende della squadra biancorossa, con vignette caricaturali. Nel 2014 tiene una mostra personale di pittura alla Galleria Arianna Sartori di Mantova e partecipa alla rassegna "Cento anni di arte mantovana dal secolo breve ai nostri giorni" alla Casa Museo Sartori di Castel d'Ario (Mantova). Nel 2015 ordina, con altri due artisti, una mostra personale alla Galleria Arianna Sartori di Mantova e partecipa alla rassegna "Mantova in Arte 2015" alla Casa Museo Sartori di Castel d'Ario (Mn).




Opera dalla mostra Gruppo MID 1965 2015 Gruppo MID 1965 / 2015
Antonio Barrese | Alberto Marangoni


february 13th (vernissage 6.30 p.m.) - april 30th 2016
Kanalidarte Gallery - Brescia
www.kanalidarte.com

With its exhibition dedicated to the Milanese MID Group, the Kanalidarte gallery reconfirms its attention to the fundamental protagonists of Kinetic and Programmed art, who by now generally are recognized as one of the most significant episodes of Italian culture and artistic avant-garde of those years. The MID Group is considered an unquestionable foundation of the most current trends, those of New Media and of the rediscovered unity of Art and Design.

MID is the acronym for Mutamento Immagine Dimensione: Mutation, Image, Dimension. Mutation: change, innovation, predisposition to the avant-garde. Image: visuality, the area in which the group works. Dimension: involvement with the temporal dimension, that of multimedia and synesthesia. Antonio Barrese, Alfonso Grassi, Gianfranco Laminarca and Alberto Marangoni founded the MID Group in Milan in 1964. Definitely sharing many of the guidelines that characterize kinetic art in its genre the singularity of the MID Group lies predominantly in the poetry tied to Mutation: it is not a change tied to the movement of the art object in its becoming, but a true effort that, through the movement, leads to its total Transformation.

MID's activity is rich and extensive. It includes the realization of objects and structures, interactive installations and large exhibitions, experimental photographs and films, visual-acoustic synesthetic performance and environmental projects, all conceived with a strong orientation toward the definition of languages. In 1965, the group became part of the Nova Tendencija movement, participating in Nova Tendencija 3 in Zagreb.It was followed by more than four hundred personal and group exhibitions in galleries and museum both in Italy and abroad until 1972, when MID dissolved. (Afra Canali)




Alfredo Pini - Ombroso - olio su tela cm.40x40 2015 Alfredo Pini: Sopralluogo
termina lo 05 marzo 2016
Galleria 8,75 Artecontemporanea - Reggio Emilia
www.csart.it/875

In esposizione, una selezione di dipinti ad olio su tela, molti dei quali inediti, che hanno come protagonista il paesaggio metropolitano. Immagini riprese da un punto di vista ravvicinato che permette di vedere la scena nella sua interezza, senza annullare, tuttavia, quella sana distanza che consente di interpretarla, decifrarla, ascoltarla. «La ricerca di Alfredo Pini - scrive Chiara Serri, curatrice della mostra - non mira alla riproduzione della realtà, quantomeno non alla riproduzione della realtà nella sua interezza, ma attraverso un filtro individuale che, sorvolando sui dettagli, coglie l'essenza della scena, condensando in una sola istantanea diversi fotogrammi di uno stesso film.

Ecco allora l'idea di movimento, il continuo mutamento, le strade che si sollevano e le scie di colore lasciate dalle fronde scosse dal vento. Tracce di una contemporaneità senza limiti e senza tempo, avvolta da un grigiore diffuso interrotto solo da scritte strappate ai muri della città e da mirate accensioni cromatiche nei toni del turchese, del fucsia e del porpora». Una stesura pittorica caratterizzata da pennellate veloci che corrono lungo la tela, abbozzano le figure e muovono le auto, lasciando segni indelebili di un presente ormai passato.

Alfredo Pini (Mirandola - Modena, 1958) si diploma all'Istituto Commerciale G. Luosi di Mirandola nel 1977. Per sei anni lavora presso banche ed aziende private. Nel 1985 abbandona l'attività professionale per dedicarsi alla pittura, sua autentica passione. Nel 1986 si trasferisce a Ferrara dove apre la galleria Lacerba, che tuttora gestisce. Nel 1987 si iscrive al DAMS di Bologna, dove segue i corsi di pittura di Gianni Guidi. Dal 1990 si dedica anche alla tecnica della litografia e della serigrafia. Dal 1993 inizia la collaborazione con diverse gallerie d'arte e la partecipazione a fiere di settore. Nel 2001 collabora, in qualità di illustratore, con la casa Editrice Rainermann con sede a Bielefeld, in Germania.

Da segnalare la mostra personale allestita nel 2004 a Villa Colombaia ad Ischia, residenza di Luchino Visconti, dedicata alla cinematografia del regista. Nel 2010 tiene una mostra personale al Museo Magi900 di Pieve di Cento (Ferrara), curata da Vittoria Coen. Nel 2011, in occasione di una grande manifestazione Jazz, presenta una mostra al Museo Bellini di Comacchio (Ferrara). Nel 2015 si segnalano, infine, due importanti mostre personali a Palazzo Scroffa (Ferrara) e al Castello di Nervi (Genova). (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Genova 1965
La poesia visiva di Francesco Vaccarone


termina lo 06 marzo 2016
Museo d'Arte Contemporanea Villa Croce - Genova
www.villacroce.org

Il museo di Villa Croce presenta una mostra monografica dedicata alle sperimentazioni degli anni Sessanta nelle opere di Francesco Vaccarone. L'artista negli anni Sessanta, dopo un periodo dedicato alla pittura, si avvicina a un linguaggio più sperimentale e alle ricerche visuali. Tali ricerche nascono in risposta alle ricerche delle avanguardie storiche che a Genova costituivano una polifonia di linguaggi, con la volontà di affrancare la parola e il linguaggio dalla mera dimensione semantica. Nei primi anni Sessanta l'artista si unisce al gruppo genovese Studio, insieme a Zivieri, Tola e Guala, tra gli altri, radunati intorno alla galleria La Carabaga, e sperimenta giocando con il linguaggio contemporaneo utilizzando i media classici delle ricerche pop. La sperimentazione di Vaccarone di questi anni attinge a diverse contaminazioni estrapolate dal mondo della parola e degli oggetti quotidiani; realizza opere costituite da ritagli di parole e frasi estratte da riviste e giornali, montate con accostamenti forti, carichi di messaggi politici e poetici.

Sul versante più figurativo e pittorico presenta una produzione caratterizzata dall'assemblaggio di immagini e oggetti a metà strada tra Pop Art e Nouveau Réalisme. Lavorare in dialogo con le ricerche di molti artisti permetta a Vaccarone di usare Il linguaggio della poesia visiva come risposta alla proliferazione di immagini tipiche della società dei consumi, utilizzando i suoi stessi mezzi, manipolandoli e decodificandoli. L'artista si concentra sulle ricerche verbo visive che prendono le mosse da un'analisi del linguaggio dei mass-media e delle tecnologie che lo supportano, per assumerlo come linguaggio artistico, stravolgendone il significato per rovesciare i rapporti sociali in una sorta di giocosa rivoluzione. L'intervista del curatore Valerio Dehò con l'artista racconta lo sviluppo artistico degli anni Settanta.

Francesco Vaccarone (La Spezia, 1940) si dedica alla pittura, dedicandosi contemporaneamente a studi classici e filosofici. Dal 1957 al 1964 presenta le sue prime mostre personali e prende parte a numerose mostre collettive in molte città italiane, utilizzando un linguaggio creativo figurativo che guarda con attenzione all'espressionismo tedesco. Dal 1965 incomincia ad interessarsi alle ricerche verbo visive in stretto contatto con artisti e poeti attivi in quel periodo (Gruppo 63, Tre Rosso, il Gruppo 70 di Firenze, LineaSud di Napoli), e fa parte del Gruppo Studio di Genova.

Il Gruppo partecipa all'aggiornamento culturale della città con la fondazione delle riviste "Marcatrè" e "Tre Rosso" ed è sostenuto dalla galleria-club La Carabaga che tra il 1963 e il 1965 realizza una serie di esposizioni dedicate alla poesia visiva. Nel 1970 si sposta a Roma dove perfeziona le sue conoscenze delle tecniche calcografiche presso la stamperia il Cigno e frequenta vari artisti tra cui Marini, Gentilini, Raphael Mafai, Zancanaro, Guttuso, Fieschi. Sono degli anni Settanta due dei suoi più importanti cicli i "Gabbiani" e i "Clochards". Nel 1973 viene pubblicata la prima monografia dedicata al suo lavoro, con prefazione di Enzo Carli e del poeta Dino Carlesi, a cura della Galleria d'Arte Macchi di Pisa. Numerose sue mostre sono state allestite in Italia ed in Svizzera e negli anni ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti.

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Pop e Poesia Visiva

Da cosa è nata la tua partecipazione alla Prima Mostra Nazionale della Poesia Visiva?

«Facevo parte da un paio d'anni del Gruppo Studio di Genova con Tola, Ziveri, Vitone, Guala e altri. Il nostro Gruppo, nato dalle ceneri del Marcatre, lavorava in stretto collegamento con altre realtà dell'avanguardia sperimentale italiana di Firenze, Roma, Napoli, Torino, e aveva frequentazioni assidue con avanguardie letterarie e musicali. Nella Galleria La Carabaga si diede vita, nel 1965, a questo primo importante incontro attorno alla Poesia Visiva. Con noi esponevano molti autori tra cui Balestrini, Bonito Oliva, Bueno, Castellano, Giuliani, Isgrò, Jiri Kolar, Miccini, Pignotti, Spatola».

La poesia visiva è un linguaggio legato all'attualità, alla possibilità di creare delle opere d'arte con ritagli di giornale e con oggetti del quotidiano: che cosa ti aveva affascinato maggiormente?

«La sperimentazione di altre modalità linguistiche che mettevano in predicato l'uso delle categorie tradizionali. Il bombardamento progressivo della civiltà delle immagini, della pubblicità ossessionante a cui oggi, pare, siamo assuefatti, pretendevano una risposta che tentavamo di dare utilizzando i loro stessi mezzi, manipolandoli e decodificandoli. Era un tentativo di rimandare le merci ai mittenti utilizzando il loro stesso linguaggio».

E' stato difficile abbandonare, anche se temporaneamente, la pittura?

«No, vivevo con interesse queste divertenti contaminazioni; pur avendone avvertito immediatamente i limiti: molti di questi lavori sono appunto intitolati "divertissement". Il clima culturale, politico e le inevitabili ipoteche sociologiche miravano a condizionare ogni officina del pensiero. Dalle università agli ambienti artistici era andato rapidamente affermandosi, accanto agli aspetti divertenti di una diffusa e provocatoria ironia, non di rado un po' goliardica, un procedere ideologico integralista, tutto proteso alla messa in discussione, quando non al bando, di ogni categoria linguistica consegnata dalla tradizione.».

Questo tipo di esperienza ha avuto delle conseguenze nel tuo modo di dipingere? Ci sono state in generale delle interazioni tra la pittura, la poesia visiva e gli assemblaggi?

«Sicuramente sì, ne ho tratto un arricchimento culturale anche sul piano creativo, trovando conferma i valori ispirativi da cui, giovanissimo, avevo iniziato il mio percorso, accanto a una crescente e convinta apertura di fronte alla pluralità dei linguaggi. Si potrebbe dire che questa esperienza ha rappresentato una forte vaccinazione, che mi avrebbe reso immune da ogni influenza futura, rendendomi più certo di me medesimo e del mio linguaggio. E' stata una parentesi che mi è molto cara e a cui ripenso con affetto; ha giovato allo sviluppo della mia avventura creativa e ha migliorato la mia naturale propensione a guardare e ad apprezzare il lavoro degli altri, maturando la convinzione che, anche in arte, è il risultato che conta».

Quali sono stati i personaggi con cui sei entrato in contatto in quel periodo e che ti hanno maggiormente colpito e/o influenzato?

«Edoardo Sanguineti, Luigi Tola, i compositori Luigi Nono e Luciano Berio, molti scrittori del Gruppo '63. Questi personaggi, questi maestri, si facevano amare non solo per la profondità del loro pensiero, ma anche per la capacità di saperlo porgere con autentica umiltà, confrontandosi continuamente con ogni tipo di pubblico, dalle università ai circoli più sperduti delle periferie. Erano quasi dei missionari di un nuovo pensiero, che pretendeva una diversa capacità di ascolto e di interlocuzione con gli "altri" e che comunque ha gettato i semi per una nuova concezione del ruolo dell'arte e della cultura». (Comunicato stampa Museo d'Arte Contemporanea Villa Croce)




Opera di Alessandro Vicario dalla mostra Le ultime capanne Alessandro Vicario: Le ultime capanne
termina lo 04 marzo 2016
Galleria SpazioFarini6 - Milano
www.spaziofarini6.com

Selezione di opere tratte dall'ultimo libro di Alessandro Vicario, appena pubblicato dall'editore Graphot di Torino Le ultime capanne. Borgate abbandonate della Valle Stura. Alessandro Vicario col suo sguardo essenziale, scava nella memoria e nelle tracce rimaste di borgate montane ormai spopolate e abbandonate. Le sue fotografie, poetiche e al contempo documentarie, ci mostrano case abbandonate e svuotate, diroccate, prive di vita da decenni, tetti sfasciati, porte chiuse che non proteggono più niente e nessuno. Un lavoro che percorre le diverse stagioni e momenti diversi della giornata, che evoca vite e memorie rimaste lassù nel silenzio, e in cui Vicario enfatizza anche come il trascorrere del tempo abbia aiutato la natura a riprendere possesso delle cose abbandonate dall'uomo.

Scrive Gigliola Foschi, curatrice della mostra: "Ma c'è dell'altro. Qualcosa infatti si cela sotto l'apparente semplicità e sobrietà delle sue inquadrature, che volutamente rifiutano l'estetica romantica delle rovine, ogni bellezza appariscente e i colori saturi e brillanti tipici delle fotografie che vogliono sollecitare l'immaginario dei turisti. Rispettose e antiretoriche queste immagini sono infatti protese a dare un volto e una voce alle rovine che ancora resistono contro le intemperie e le ingiurie del tempo che passa. Per questo, accanto a immagini più descrittive, con precise vedute d'insieme, Vicario si avvicina fino a "prelevare" frammenti di mura e di vecchie travi rugose segnate dal lavoro dell'uomo e dalla loro relazione con la natura; poi entra nelle case abbandonate per mostrare pareti scrostate e vecchi forni, che sembrano voler raccontare le storie di chi vi aveva vissuto.

Come già in varie altre sue ricerche, Alessandro Vicario cerca di raccogliere con tenacia una serie di segni e tracce concrete, anche se magari sommesse, ma capaci di sollevare interrogativi ed evocare il passato, i gesti e i vissuti di chi per anni aveva abitato quei luoghi." Le opere in mostra sono stampe giclée su carta fine art in edizione limitata di 8 esemplari + 3PdA in vari formati, realizzate dallo Studio Berné Stampe d'Arte. (Comunicato stampa)




Opera di Barbara Falletta dalla mostra Zerodue Barbara Falletta: Zerodue
termina lo 04 marzo 2016
Galleria Spaziofarini6 - Milano

Zerodue è il prefisso telefonico per identificare l'area urbana di Milano, ed è anche il titolo della recente ricerca su Milano della fotografa Barbara Falletta. Una visione intima di Milano, immagini in bianco e nero dai toni scuri e contrastati o in movimento, una città interpretata dalla particolare sensibilità della giovane autrice con uno stile personale, lontano da immagini patinate, al di fuori degli stereotipi della fotografia urbana contemporanea. Zerodue è uno zero più una coppia, una dualità che simbolicamente ci rimanda ad una metropoli per sua natura ambigua, contraddittoria, unicamente costante nella sua doppia natura tellurica ed effimera. Le immagini diventano ambigue, perse in una doppia lettura tra l'istintivo e il ponderato, tra la vita che scorre veloce e la vita che si racconta.

Sono immagini che parlano di cambiamenti e di trasformazioni, raccontano il movimento della città. Spesso caratterizzate dalla presenza di palazzi in costruzione, cantieri in opera, strade e ponti in cambiamento, linee e prospettive profonde, tempi di posa lunghi, sono immagini mai ferme, perché Milano non è mai ferma, non è mai la stessa. Questa città fatta di novità e movimento è rappresentata utilizzando un bianco e nero denso, contrastato, a volte cupo, magari con una luce filtrata da un cielo grigio pieno di pioggia. E' proprio per questo contrasto tra l'idea di città in rinnovamento, in movimento e l'atmosfera cupa, a volte noir, che le immagini di Falletta rivelano un'originalità e un'intensità particolare. Le stampe in mostra sono a getto d'inchiostro su carta fine art Epson Mat Museum in edizione limitata di 10 esemplari + 3PdA in vari formati. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Aspetti Gradesi Aspetti Gradesi
termina lo 07 marzo 2016
Associazione Culturale QuadranteArte - Terenzano Pozzuolo del Friuli (Udine)

Mostra dedicata a Grado, città ricca di storia e suggestioni, in cui i tratti architettonici e urbanistici si fondono meravigliosamente con un ambiente naturale unico, dal fascino straordinario. La rassegna artistica omaggia una città con meno di diecimila abitanti dal forte richiamo turistico, centro di cura per la salute, ma anche polo culturale con un proprio dialetto venetizzante, che trova espressione nel teatro e nel festival della canzone gradese. Da Città Giardino a Porto San Vito all'isola della Schiusa, la città di Biagio Marin, che ha ispirato poeti e musicisti ben oltre i propri confini, non poteva fare a meno d'intrigare gli artisti del pennello e dello scatto, che hanno ripercorso le tracce di diverse epoche storiche: romana, longobarda, veneta, austriaca ed infine italiana.

Grado vecchia e Grado nuova, i mille volti della città lagunare, dall'archeologia alla cucina, ma anche i balconi, le chiese, le calli, il mercato, la vita del porto, i pescatori, la fauna e poi la spiaggia, gli scogli, il mare, i tramonti, le vele e perfino i gradesi hanno ispirato oltre quaranta artisti, di cui più di venti fotografi ed altrettanti pittori. Tra questi ultimi alcuni habitués delle rassegne come Gianpaola Roia, Ivana Guerra, Avelino De Sabbata (maestro della tecnica mista Digital art), Erna Vukmanic, ma anche tanti altri nuovi espositori.

Tra i fotografi spiccano i nomi di Pier Paolo Mazzon e Pierluigi Micelli, presidenti rispettivamente dell'associazione culturale "Quadrante Arte" e del circolo fotografico "Il Grandangolo", che curano stabilmente da più di dieci anni l'allestimento delle mostre con diverse esposizioni ogni anno. Le opere esposte, ad eccezione della pittura su legno a quattro mani di Fiorella e Matteo Cosma, hanno tutte le stesse dimensioni, al fine di consentire una visione d'insieme armonica, cogliendo la bellezza di Grado a 360°, l'incanto del paesaggio e la meraviglia dei dettagli, che si compenetrano mirabilmente in tutte le stagioni. Dalle tele e dai pannelli sembra sprigionarsi l'intensità dei sapori, la fragranza dei profumi, che quasi si percepiscono realmente, proiettando il visitatore in un'esperienza multisensoriale come un viaggio tra le emozioni. (Comunicato stampa)




Opera di Alissa Grun - brume Opera di Moirym - Il cerchio e l'onda Opera di Stefanescu - Remous Opera di Susann McCollough Innsbruck in Arte 2016
termina il 18 febbraio 2016
Galleria Artinnovation - Innsbruck (Austria)
www.sabrinafalzone.info

Progetto espositivo internazionale curato dallo storico dell'arte italiano Sabrina Falzone in collaborazione con il movimento artistico spagnolo Art Nou. La curatrice ha selezionato artisti in tutto il mondo. Per questa occasione sono stati selezionati per eccelse qualità artistiche artisti italiani come Davide Prudenza, Moirym, Paolo Gasparini (in arte Gaspa), Roberto Re, Alce e Luigi Tosti, oltre al noto fotografo Luca Marchetti L M Art e alla scultrice Monica Folegatti. Non poteva mancare una rappresentanza spagnola con il movimento artistico Art Nou che è rappresentato, invece, dagli artisti spagnoli di grande talento. (Comunicato stampa)




Opera dalla mostra Superficial allo Studio la Città a Verona Superficial
Tiziano Martini | Alberto Scodro | Eugenia Vanni


termina il 26 marzo 2016
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Mostra sulle potenzialità espressive e concettuali della superficie dell'opera attraverso i lavori di Tiziano Martini, Alberto Scodro ed Eugenia Vanni, tre dei più interessanti giovani artisti del panorama italiano. Il progetto, curato da Daniele Capra, è mirato a ribaltare la lettura filosofica stereotipata che vede nella superficie esclusivamente lo strato esteriore ed apparente di un elemento, la pellicola epidermica di un fenomeno la cui forza giace ed agisce altrove. Al contrario, Superficial evidenzia come invece la superficie sia essa stessa la ragione d'essere della ricerca artistica, il centro di un'azione che produce e registra un accadimento, uno spostamento, un trapasso. La mostra è costituita da una decina di opere, tra tele e sculture in materiali compositi.

Siamo soliti considerare la superficie in opposizione alla sostanza, a ciò che realmente caratterizza un oggetto, come se, in ultima istanza, quella esterna fosse la parte meno importante e nobile di un manufatto o la meno stimolante di un processo. Frequentemente la superficie viene letta come tentativo furbesco di catturare l'attenzione e lo sguardo di chi non è nella condizione di possedere gli strumenti per leggere un fenomeno, per entrarne realmente in profondità. Tale approccio conduce a considerare la superficie come area non degna di interesse, poiché parte di rilevanza esclusivamente cosmetica, incapace cioè di andare oltre una ricercata, ruffiana, piacevolezza: per incapacità di portare significati più alti.

Superficial capovolge tale approccio manicheo. Grazie a modalità processuali e pittoriche, grazie a dinamiche di ordine concettuale, all'azione chimica, cromatica, termica, la superficie diventa infatti essa stessa medium, poiché può assurgere nel contempo ad essere obbiettivo e metafora della pratica artistica, ma anche meta-narrazione che ne spiega ed argomenta le ragioni. Il vitale e incessante lavoro sulla/della superficie è così il diario ultimo di una metamorfosi che avviene grazie al pensiero e alla mano dell'artista, capace di proporre vie alternative per superare l'impasse, di controllare le variabili ambientali, di sfruttare a proprio vantaggio casualità imprevedibili.

I lavori Untitled presentati in galleria di Tiziano Martini (Soltau, D, 1983) sono caratterizzati da un continuo e rigoroso aspetto processuale. L'artista sovrappone sulla tela differenti livelli di pigmenti acrilici, direttamente con il pennello o più frequentemente attraverso l'uso di monotipi, di matrici che, opportunamente colorate, consentono alla materia pittorica di stratificarsi come successive impronte. La tela trattiene così elementi casuali, lo sporco dello studio o i residui di opere precedenti, che diventano variabili aleatorie che l'artista usa/dispone liberamente, in una continua improvvisazione jazzistica.

Nella serie Autumn Alberto Scodro (Bassano del Grappa, 1984) sviluppa una ricerca in cui vengono analizzate le capacità generative che nascono dalla combinazione di elementi differenti, quali sabbia, vetro, ossidi. L'artista indaga infatti le possibilità combinatorie della materia cuocendo ad elevata temperatura in forno industriale materie prime di diversa origine, che subiscono un processo chimico-fisico simile alla vetrificazione. Scodro realizza così delle sculture alchemiche da parete, lastre in cui la superficie è ruvida come la roccia, ma fragile e colorata come la porcellana.

Nei dittici Ritratto l'uno dell'altro, Eugenia Vanni (Siena, 1980) esplora concettualmente le potenzialità mimetiche della pittura fino a giungere agli esiti più estremi. Grazie all'utilizzo dell'olio e di differenti ricette di imprimitura della tela, l'artista arriva a ritrarre su lino l'immagine del tessuto di cotone e viceversa. Ne esce così un doppio ritratto, essenzialmente meta-pittorico, in cui il soggetto è la pittura nella sua essenza materiale/materica, il suo essere palinsesto che accoglie l'immagine potenziale dell'altro. In un chiasmo logico ciascun elemento del dittico è così negazione della propria identità e nel contempo rappresentazione del suo contrario. (Comunicato Ufficio Stampa Studio la Città)




Jeanne Fredac - Gymnase Jeanne Fredac -Attrappe Jeanne Fredac
Luoghi sospesi. Germania 2006-2014


termina il 12 febbraio 2016
Goethe-Institut Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa)
Presentazione mostra e intervista alla fotografa francese






Nanda Vigo - Light Progressions - vetro laccato e satinato, neon blu, neon rosso - Omaggio a Fontana cm.140x110x18.5 1993 Affinità elette
La collezione di Nanda Vigo
Opere e relazioni tra i più importanti artisti europei degli anni Sessanta


termina lo 08 maggio 2016
Raccolta Lercaro - Bologna
www.raccoltalercaro.it

Mostra composta da un centinaio di opere, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, con testi storico critici di Marco Meneguzzo. Le Affinità elette infatti sono quelle personalità che la Vigo ha incontrato e appunto "eletto" a interlocutori del proprio lavoro e delle sue preferenze in campo artistico e, di converso, sono anche gli artisti che a loro volta hanno scelto Nanda Vigo come riferimento. E' per questo che in mostra verranno esposte, accanto alle opere della Vigo, parte delle sue "icone" che l'artista e designer ha raccolto nel corso di quei favolosi anni Sessanta, interfacciati con i maggiori movimenti artistici dell'epoca come il Movimento Zero.

Oltre alle numerose opere degli artisti in elenco saranno esposti alcuni lavori di una piccola cooperativa d'arte, appunto "cooperarte" fondata nel 1976 - e di cui Vigo è stata promotrice -, e alcune testimonianze particolari del lavoro di Piero Manzoni come uno dei rari quadri "nucleari" (occorre ricordare che Manzoni espose presso la galleria San Fedele di Milano "Movimento Arte Nucleare", nel 1957, e fu anche firmatario del Manifesto "Contro lo stile"). Infatti, il lavoro di Nanda Vigo è perfettamente coerente con l'atmosfera sperimentale che si respirava anche a Milano, in certi ambienti, e che di lì a poco avrebbe trovato tante consonanze con il Gruppo Zero: nel '59 progetta le Torri Cimiteriali per il Cimitero di Rozzano (coll. Ing. Giovanardi) e la Zero House, primo ambiente abitabile Zero, completamente bianco, se non per l'uso di effetti di luce verde o rosso, appunto in mutazione dal bianco/neon, e nel quale saranno integrate opere di Enrico Castellani e Lucio Fontana.

Tutto si fonda sull'assenza del colore, sostituito della luce naturale o artificiale, visibile nelle opere storiche, che affrontano il rapporto spazio-tempo, luce-trasparenza, da cui il nome dei lavori: Cronotopo (Chronos-Topos). Nanda Vigo sarà dunque presente con una selezione di importanti opere relative alla sua ricerca sulla luce. Per tutto ciò dalla mostra emergono i legami personali e lavorativi di Vigo, ma soprattutto il carattere del tutto innovativo e di ricerca di quel gruppo di artisti europei, legati da vincoli di amicizia e di comune sentimento dell'arte, con una curiosità animata da «un'energia liquida», che li spinge ad alcune indagini tra le più interessanti degli anni '50 e '60: una mostra corale, che testimonia un momento estremamente fecondo dell'arte continentale, da quella dimensione artistica che per quasi un decennio si è posta sempre nuovi problemi, per giungere a sempre nuove possibilità espressive.

Artisti: Accardi, Agnetti, Alviani, Armando, Aubertin, Beuys, Bischoffshausen, Brindisi, Bruno, Cappello, Carrega, Chin, Colombo, Corona, Dadamaino, Dangelo, Fabbri, Fabre, Fontana, Goepfert, Gruppo Ton Fan, Holweck, Isgrò, Leblanc, Mack, Manzoni, Megert, Mendini, Mesens, Nangeroni, Nigro, Oste, Patella, Peeters, Piene, Giò Pomodoro, Lisa Ponti, Radice, Rickey, Rotella, Sabatelli, Schifano, Schoonhoven, Sordini, Stefanoni, Tadini, Talman, Turcato, Uecker, Uriburu, Van den Branden, Vandercam, Verheyen, Vigo, Volpini, Yan. (Comunicato stampa)




Aurelio Caruso - Periferia - opera dalla mostra Novecento e altro alla Galleria d'Arte Studio 71 di Palermo Ibrahim Kodra - Omaggio ai pesci blu - acrilico cm.24x30 Novecento e altro
termina il 27 febbraio 2016
Galleria d'Arte Studio 71 - Palermo
www.studio71.it

La mostra tende a mettere in evidenza presentandoli ad un pubblico di appassionati e di collezionisti autori, in questo caso pittori i quali nel corso del secolo scorso hanno bene impressionato la critica d'arte con articoli su quotidiani e riviste specializzate. Scrive nel suo testo di presentazione Francesco Scorsone: "Non sempre ad un ottima critica ha corrisposto poi un successo individuale tale da consentire all'artista di vivere di "rendita", come si dice in gergo. E se ciò in qualche modo fu possibile fino alla fine degli anni Sessanta, con l'avvento del boom economico - in particolare in Italia - e il fiorire di gallerie d'arte e di luoghi dove esponevano pittori improvvisati, ma soprattutto con l'esplosione della pittura informale quando artisti dalle dubbie capacità creative trovarono modo di sbarcare il lunario realizzando opere molto mediocri vendendole, a carissimo prezzo."

Gli autori: Ugo Attardi, Matteo Barretta, Enrico Benaglia, Remo Brindisi, Sebastiano Carta, Aurelio Caruso, Bruno Caruso, Antonio Corpora, Bruno Fael, Renato Guttuso, Ibrahim Kodra, Nino La Barbera, Mino Maccari, Paolo Malfanti, Alberto Moretti, Franco Mulas, Franco Nocera, Antonino G. Perricone, Salvatore Provino, Pupino Samonà, Paolo Schiavocampo, Tino Signorini, Turi Sottile, Lino Tardia, Togo e Aldo Turchiaro. (Comunicato stampa)




Mostra Postwar Era Omaggi a Jack Tworkov e Claire Falkenstein Postwar Era
Una storia recente. Omaggi a Jack Tworkov e Claire Falkenstein


termina lo 04 aprile 2016
Collezione Peggy Guggenheim - Venezia

La mostra, a cura di Luca Massimo Barbero, offre una innovativa prospettiva riguardante l'arte americana ed europea durante il periodo compreso tra il Secondo dopoguerra e il 1979. Selezionati dalla collezione di Peggy Guggenheim o acquisiti dalla Fondazione dopo la sua morte, le opere saranno esposte in base a tematiche, stile, affinità. L'esposizione mette in scena un sentire che va al di là dei movimenti e delle tendenze artistiche, quella stessa raffinata sensibilità che Peggy seppe cogliere così bene con la sua attività di collezionista lungimirante e all'avanguardia.

Il percorso offre inoltre l'opportunità di approfondire l'opera di due artisti della Collezione: Jack Tworkov (1900-1982), artista di origini polacche ma naturalizzato americano che aderì all'Espressionismo astratto, e Claire Falkenstein (1908-1997), quest'ultima conosciuta per la creazione del cancello della Collezione Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni, commissionato nel 1960 da Peggy stessa e che sarà restaurato in occasione della mostra. Nell'ambito della mostra, una sala è dedicata all'artista Carlo Ciussi (Udine, 1930-2012) con una selezione di opere rappresentative della sua personale pittura astratta realizzate nel 1965, anno che seguì la sua prima partecipazione alla Biennale Internazionale d'Arte di Venezia.

Nel suo lavoro, figure geometriche elementari come il quadrato o il triangolo sono combinate e variate, a creare una visione dinamica ed emotiva dello spazio. La pittura di Ciussi ci invita a guardare oltre le coordinate convenzionali del vedere, attraverso sfasamenti percettivi e sorprese compositive di straordinaria intensità. E' come se l'artista avesse interiorizzato la geometria stessa, e la riportasse sulla tela quale espressione delle proprie emozioni umane, attraverso la stesura dinamica e profonda del colore. La riduzione espressiva della pittura di Ciussi è solo in parte accostabile all'essenzialità di tendenze a lui coeve quali il Minimalismo o l'arte Optical: non si riduce infatti a una immagine puramente visiva, ma si arricchisce invece di uno spessore umano ed emotivo di grande intensità.

Con questa mostra, l'opera di Carlo Ciussi fa ritorno a Venezia rinnovando il suo appuntamento ricorrente con una città che in più occasioni lo ha accompagnato nelle fasi cruciali del suo percorso a partire dalla prima mostra personale alla Galleria d'Arte "Il Traghetto" (1961), alla Galleria del Cavallino (1968) e alle partecipazioni alla Biennale Internazionale d'Arte di Venezia (1964, 1986). In occasione della mostra verrà pubblicata una monografia bilingue, in italiano e in inglese, che presenta il percorso storico-artistico di Carlo Ciussi dal 1964 al 1975 corredato dai saggi introduttivi di Luca Massimo Barbero e di Francesca Pola. La sala dedicata a Carlo Ciussi è stata realizzata in collaborazione con l'Archivio Carlo Ciussi. (Comunicato stampa)




Deep down inside the color - mostra di Ingeborg zu Schlesiwg-Holstein e Ester Grossi alla Galleria Spazio Testoni di Bologna Ingeborg zu Schlesiwg-Holstein e Ester Grossi
Deep down inside the color


termina il 26 marzo 2016
Galleria Spazio Testoni - Bologna
www.spaziotestoni.it

Doppia personale di Ingeborg zu Schlesiwg-Holstein e Ester Grossi realizzata in collaborazione con la Werkstattgalerie di Berlino, che fa parte del circuito Art City - White Night in occasione di Arte Fiera 2016. A seguito di un periodo di collaborazione all'interno della Factory di Andy Warhol, Ingeborg zu Schleswig-Holstein inizia ad esporre a New York nei primi anni '80 e poi seguono numerose altre mostre in America e in Europa e recentemente in Cina.

Ora torna a Bologna ad un anno dall'esposizione al Cubo Unipol. Fatta di getti e colate di colore ad olio su tela, la sua pittura gestuale in questa mostra dialoga con i rigorosi interventi pittorico-grafici realizzati direttamente sulle pareti della galleria da Ester Grossi, finalista al Premio Cairo 2012 ed alle cui opere presentate da Spazio Testoni in Arte Fiera 2015 la stilista Giulia Marani si è ispirata per la sua ultima collezione primavera-estate 2016. L'esposizione si concentra sul potere emozionale del colore escludendo la figurazione, creando nelle quattro sale della galleria una diversa armonia cromatica.

- Sala Grigia

In questa prima sala le due artiste dialogano sulle tonalità del grigio, colore al quale alcune teorie psicologiche attribuiscono il significato di neutralità, terra di confine, momento di passaggio, che Ingeborg esalta con due grandi tele dipinte utilizzando il colore "Swarovski", soltanto a lei concesso dalla famosa casa creatrice di gioielli per la realizzazione delle sue opere, che alla luce dei fari della galleria evidenzia la brillantezza della polvere di cristallo contenuta nell'amalgama del pigmento argentato, sul quale il potente gesto pittorico dell'artista ha creato grandi getti di colore magenta-rosato che appaiono come fluidi in inarrestabile movimento. Sulla grande parete di fronte alle tele di Ingeborg, il rigore del segno e l'armonia delle forme create da Ester in diverse tonalità di grigio, con innumerevoli passate e con la sua inconfondibile perfezione stilistica, generano un dialogo fortemente dinamico con le opere dell'artista tedesca.

- Sala Rossa

Nella seconda sala, le due artiste si confrontano utilizzando il rosso, il colore della passione e dell'energia vitale. L'intervento di Ester crea al centro della parete forme geometriche che si intersecano tra morbide figure curvilinee rosso magenta e triangoli perfetti rosso fluo, con ai lati due grandi opere di Ingeborg di colore rosso fuoco con profonde luci bianche sapientemente create dall'artista lasciando scoperte sezioni di tela tra sue gettate di colore.

- Sala Bianca

Nella terza sala domina il bianco, la fusione di tutti i colori dello spettro. La più preziosa e la più pura delle pietre è il diamante, che con la sua splendente luce irradia tutta la sala dalla parete centrale di fondo sulla quale Ester lo ha dipinto in avorio e argento con a fianco una candida tela di Ingeborg sulla quale appare, come dal nulla, una profondità blu come acqua parlante, ispirata alla sua recente collaborazione con il poeta giapponese Tanikawa Shuntaro.

- Sala Blu

Ed infine, l'ultima sala esalta il blu, il colore della mediazione, delle sensazioni, del cielo, della trascendenza, dell'eterno, dell'infinito impenetrabile e misterioso. Cinque tele di Ingeborg ravvicinate tra loro formano come un immaginario spartito musicale fatto di piccole e grandi macchie e segni blu, che con la loro melodia accompagnano l'intervento pittorico di Ester sulla parete opposta, dove una grande goccia blu colta nell'attimo di cadere evoca un suono limpido e vitale tuffandosi nell'immensità dell'oceano. (Comunicato stampa)

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Deep down inside the color, a double-feature personal exhibit with works by Ingeborg zu Schleswig-Holstein and Ester Grossi. With collaboration Berlin Werkstattgalerie, this exhibition is part of the Art City-White Night circuit, ArteFiera 2016 Edition. Following a partnership with Andy Warhol's Factory, in the early 80's Ingeborg zu Schleswig-Holstein began exhibiting her own works in New York. Many other exhibits followed - America, Europe and, in more recent times, China.

One year after her Cubo Unipol exhibit Schleswig-Holstein is back in Bologna. Oil on canvas color gushes and spurts, in this exhibit her powerful gestural painting interacts with the pictorial and graphic works Ester Grossi created on the gallery walls. A finalist at Premio Cairo, 2012 edition, Grossi exhibited her works with Spazio Testoni Art Gallery at 2015 Arte Fiera. Giulia Marani, a celebrated stylist, took inspiration from Ester's works for her own 2016 Spring-Summer collection. The exhibit focuses on the emotional power of the color above and beyond form, so creating a different chromatic balance in each of the gallery four rooms.

- The Gray Room

In the first room the two artists elaborate on the theme of Gray, a color Psychology tends to identify with the neutral, a borderland or a transition territory. Such a vision is rendered by Ingeborg through two big canvases where the Swarovsky color - an exclusive license granted to her by the famous jewelry company - was used. Highlighted by the gallery spotlights, the crystal powder within the silver pigment is crossed by large pink-magenta color gushes incisively created by the Artist in the evocation of restlessly moving fluids. Right across the room, Ester's rigorous trait and formal balance are rendered through various shades and many layers of gray. Together with her unique stylistic perfection, a strong, dynamic interaction with the works of her German colleague is created.

- The Red Room

In the second room the two artists deal with Red, the color of passion and vital energy. Ester's contribution is at the center of the wall and consists of some geometrical forms intersecting with magenta-red bowed shapes and iridescent red triangles. Two large works by Ingeborg are on the side - fire-red, with deep white lights that cleverly leave parts of the canvas uncased between color gushes.

- The White Room

A fusion of all the colors in the spectrum, White rules the third room. The diamond is the most precious and purest stone of all. Its shining light radiates all throughout the room from the central wall where Ester painted one in silver and ivory. Next to it a snow-white canvas by Ingeborg - a blue deepness that seems to be emerging from nowhere - talking water, after her recent collaboration with the Japanese poet Tanikawa Shuntaro.

- The Blue Room

Finally, the last room celebrates Blue, the color of meditation, feelings, heaven; the transcendent, the eternal, the inscrutable and mysterious infinite. Next to each other and grouped together, five works by Ingeborg turn into an imaginary musical score made of small and large spots, blue marks. A melody accompanying Ester's pictorial contribution situated on the opposite wall - a large blue drop just about to fall in the immensity of the ocean, the invocation of a vital, crystal clear sound.

Ester Grossi, born in 1981 in Avezzano (AQ). In 2000 she got a high school diploma of Fashion, Design and Decor. She earned a bachelor's degree of Television and Cinema at the DAMS in Bologna, where she lives and works as painter and illustrator. She's the winner of the Italian Factory Prize 2010 and one of the finalists of the Cairo Prize 2012. She often illustrates promotional posters for film festivals and music festivals (Imaginaria Film Festival, MIAMI, Teatro Lirico Sperimentale in Spoleto) and album covers for music groups (A Classic Education, LIFE&LIMB). In 2015 creates in collaboration with the fashion designer Giulia Marani, the SS 2016 collection "Sunrise", inspired by her project Lumen.

Ingeborg zu Schleswig-Holstein, born 1956 in Bienebek, Schleswig-Holstein. M:A. at Fachhochschule für Gestaltung in Hamburg in 1981 with Prof. Manfried Grossmann. She was Andy Warhol's artistic assistant at the Factory before she opened her own atelier in New York until 1984. She lives and works in Hamburg.




Locandina Artefatto - Trieste Artefatto
Trieste, termine di partecipazione: 21 marzo 2016
www.artefatto.info - www.retecivica.trieste.it

Il Comune di Trieste - Area Educazione, Università, Ricerca, Cultura e Sport - organizza per il 2016 l'undicesima edizione di Artefatto, progetto curato dai Poli di Aggregazione Giovanile del Comune di Trieste, finalizzato alla valorizzazione, al sostegno e allo sviluppo della creatività dei giovani attraverso azioni che promuovono il confronto tra gli artisti emergenti, la città e il mondo dell'arte. Si avvale per la sua promozione dei network BJCEM - Association Internationale pour la Biennale des Jeunes Créateurs d'Europe et de la Méditerranée e Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani. Si articola in una mostra collettiva, in programma nel maggio 2016, e in una serie di eventi collaterali volti al coinvolgimento dei giovani partecipanti e all'approfondimento di temi inerenti l'ambito artistico.

Il bando è rivolto a giovani artisti (singoli o gruppi) italiani o provenienti da altri paesi, di età compresa tra i 18 e i 30 anni (compiuti nel corso del 2016). Gli interessati devono presentare un'opera nell'ambito delle arti visive quali pittura, illustrazione, scultura, fotografia, installazione, videoart che interpreti il tema assegnato. La partecipazione è gratuita.

Il titolo assegnato all'undicesima edizione di Artefatto è: It's Me. Nel 2013 il termine selfie entra nell'Oxford Dictionary che elegge questo neologismo parola dell'anno. Mentre scriviamo 302.599.174 self portrait sono pubblicati con l'hashtag #me e anche in questo gesto prende forma la nostra ormai naturale condizione di essere connessi attraverso interfacce social. It's me invita invece a indagare in termini più generali (non solo attraverso media digitali ma utilizzando tutti i linguaggi ammessi dal bando) la necessità dell'uomo di presentarsi all'esterno, di auto-rappresentarsi e di relazionarsi con gli altri in epoca contemporanea. (Comunicato stampa DoubleRoom arti visive)




Klaus Munch - Senza titolo - plexiglass serigrafato cm.212x124x50 2008 Klaus Münch. Gocce di spazi paralleli
16 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 23 marzo 2016
Fabbrica del Vapore - Milano

La significativa mostra personale di Klaus Münch, a cura di Pietro Bellasi e Bruno Corà, presenta, attraverso opere inedite e degli ultimi anni, l'originale universo creativo dell'artista, caratterizzato da sculture policrome semisferiche, realizzate in plexiglass, che evocano la formazione della vita nel cosmo e nel microcosmo in una concezione spaziale in divenire. Il disegno accompagna da sempre il lavoro scultoreo di Münch che in questa occasione presenta alcune grandi opere su carta a grafite e cera realizzate ad hoc, dove micro e macro cosmo si riflettono continuamente l'uno nell'altro. Completa la mostra un catalogo di Magonza editore con testi dei curatori e del critico Aldo Iori. (Comunicato Ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Opera di Silvana Leonardi dalla mostra Metaritratti in forma di Beatles Silvana Leonardi: Metaritratti in forma di Beatles
termina il 19 febbraio 2016
Studio Arte Fuori Centro - Roma
www.artefuoricentro.it

Primo appuntamento di "Osservazione 2016", ciclo di cinque mostre con cui gli artisti dall'Associazione culturale Fuori Centro documentano percorsi, obiettivi ed esiti della propria ricerca nei diversi e multiformi ambiti linguistico/concettuali della sperimentazione contemporanea. Silvana Leonardi espone 5 opere recenti (2014/15) dipinte a olio su tela.

«In linea di massima il pittore impegnato in un ritratto tratta il volto e la postura del modello come qualcosa di analogo a una mappa geologica, fin quasi a riflettere su di essi una sorta di stream of consciousness che abbia il potere di avvolgere il soggetto in un'aura di almeno relativa unicità. Altra operazione che compie sul ritrattato un artista fortemente consapevole, il quale mira a intrattenere col soggetto un rapporto dialettico che finisce con l'interrogare l'immagine come un'entità non passiva, qualcosa insomma di molto simile a ciò che Lacan chiama stade du miroir, grazie al quale l'artista scopre man mano che avanza nella sua esplorazione un modo di riscoprire se stesso.

Per Silvana Leonardi, che fa perentoriamente parte di questa seconda fascia di artisti, il punto di vista è necessariamente ancora diverso. Per il suo lavoro, che da tempo si accentra su certi volti-icone emblematici del successo di massa tra modernità e postmodernità, si potrebbe addirittura parlare di pratica del metaritratto allegorico. L'artista romana, segnata in positivo da tutta una serie di esperienze internazionali, non è quindi interessata a intrattenere con l'immagine-mito un rapporto di intesa, ma soprattutto a leggere nei volti presi in considerazione attrattivo-critica certe possibili somiglianze col proprio volto, in una sfida sempre ad alto rischio. Somiglianze interrogative, ovviamente. Somiglianze destinate a produrre altre catene di enigmi solo in piccola parte risolvibili nel cerchio stretto di un'esecuzione infallibilmente magistrale in cui il côté figurativo è invaso da una sorta di astrazione non detta, fatta di magnetismo chimerico.

(...) In questo quartetto di icone dei Beatles a loro modo iconoclaste, la strategia di Leonardi è straniante e ambigua, dal momento che la sua immagine (che sembra fare il verso alle icone di John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr almeno a livello dell'acconciatura) appare dalla parete di fondo della galleria come la vera coscienza critica dei quattro musicisti che si presentano come portatori di uno stupore irrisolto. Un ritratto "falsato" dell'artista? Una serie di ritratti in absentia per interposta persona? Piuttosto, si direbbe, uno sguardo rivolto allo spettatore con severità non priva di calore anche per sottolineare - oltre al fenomeno socio-consumistico costituito per l'intero decennio Sessanta del secolo scorso dal quartetto di Liverpool - il carattere fascinoso eppure sostanzialmente conservatore del loro fare melodico.

Fatto è che in queste straordinarie tele a olio di Leonardi il ruolo giocato dagli occhi e dalle labbra, nei volti sempre in close up fino a occupare tutto lo spazio, è decisivo. I volti guardano sapendo di essere guardati, e in questo rapporto c'è qualcosa di aggressivo (e insieme di funereo) nei confronti del riguardante. Ecco allora che la forza degli occhi, che sono il fulcro pittorico di una sola immagine moltiplicata per quattro, diventa centrale e - nel suo vuoto - carico di un senso in cerca di se stesso. Queste icone, nella loro fermezza, sembrano avere fame di se stesse. Silvana segna senza rispetto i loro volti e quello di sé medesima non della banalità delle rughe, ma della precarietà della materia pittorica - quasi che si trattasse di reperti sottratti alla distruzione del tempo. Un'operazione metafisica applicata alla postmodernità, di questo alla fine viene a trattarsi.

L'energia di un'intelligenza professionale altissima applicata à toujours alla fragilità del corpo umano e del corpo della pittura. La qualità dell'esecuzione è semplicemente eccezionale, proprio in virtù della sua allure fermissima di "non finito" definitivo. La capacità introspettiva dell'artista procede con la libertà di una percezione profonda della rumorosa banalità dell'epoca che è ancora nostra e lo è sempre meno, e il suo fissaggio intransigente è al contempo capace di duttilità strepitose, di accensioni di stile che annullando tutto lo scenario precedente hanno la forza di prefigurare il successivo, bloccandolo in uno statuto cinetico che dilata lo stesso spazio fisico della tela. Tutto ciò sta a significare come - per una vitalità che contiene la propria estasi e la propria estinzione - l'eccellenza antiaccademica dell'esecuzione sia anche un'esecuzione metaforica sì, ma mortale.

E' questo un carattere della grande pittura, che ha sempre la forza di creare tutta una rete di contraddizioni interne che coincidono con la sua complessità. Quanta curiosità in quegli sguardi. Quanta avidità di vita truccata da stupore. Silvana risponde con un gioco cromatico che si stende per dilatazione misteriosa tra vigore materico e fermezza esecutiva: un gioco al tempo stesso spigoloso e ricco di sfumature significanti, anche al di là delle crepe sottili (quando non aspre come ferite) che danno sapore di antichità contemporanea a quei volti-icone, in una forte prevalenza dei toni scuri sui toni chiari.

Come ho poco sopra accennato, il rito involontario dell'ambiguità, che è da sempre uno degli stemmi centrali di Silvana e caratterizza tante notevolissime riuscite di anni ormai lontani (Mozart, Greta Garbo, Marlene Dietrich, e via e via), torna ancora in questa serie di opere recenti cm.100x100 (2014-15) anche nel valore dei dettagli che non funzionano come aggiunte decorative o momenti di alleggerimento rispetto all'ossessività dell'immagine, ma ne sono parte assolutamente costitutiva. Chi sono allora questi ritratti dell'assenza tremendamente sonora? Queste, si direbbe,figurazioni Fayyum rimesse in pista nel nostro oggi che ha altre mitologie e insegue altre magie non meno bugiarde di quelle tolemaiche? Icone pop del consumo di massa? Luoghi del rimorso? Fantasmi della rimozione? (...)» (Silvana Leonardi: quando il tempo è un'icona mobile, di Mario Lunetta - Accademia Platonica, 11 novembre 2015)




Riccardo Gusmaroli: In principio era un segno
termina il 25 marzo 2016
Ca' di Fra' - Milano
gcomposti@gmail.com

Riccardo Gusmaroli (Verona, 1963), fotografo, dopo aver collaborato con Studio Azzurro, nel 1992 arriva alla prima mostra personale presso la Galleria Toselli di Milano e nel 1998 partecipa ad una collettiva a Ca' di Fra' accanto ad artisti come Damien Hirst, Konrad Klapheck, Tano Festa. Così nacque un'amicizia... Il suo essere fotografo influenza il suo sguardo artistico. La sua anima "fotografica" emerge infatti in ogni sua opera, dai francobolli alle cartine geografiche, dai vortici monocromatici di barche ai più antichi lavori sui quotidiani. Questi ultimi, i più "antichi" (1990-92), i meno conosciuti, saranno i protagonisti della mostra a Ca' di Fra', con al centro di questa ricerca artistica il momento di passaggio da romanziere-fotografo della Realtà, a poeta visivo.

Un lavoro di poesia visiva su un supporto contemporaneo come il quotidiano, per ragionare insieme sull' idea di Presente e di Testimonianza. L'essenza stessa del giornale, il suo essere attuale e "vivo solo per un giorno", come una farfalla, il suo trasformarsi in eterna Testimonianza il giorno dopo, ne fanno il supporto ideale per questo dialogo. L'intervento pittorico sull'immagine rimanda in modo diretto alla problematica della manipolazione della fotografia che assume significati altri rispetto al motivo dello scatto, quando non alla volontà dello stesso autore. Tema quanto mai attuale. Quaranta quotidiani lo testimonieranno... (Manuela Composti)




"Il Magnifico Guerriero"
Bassano a Bassano


termina il 31 gennaio 2017
Civici Musei - Bassano del Grappa
www.museibassano.it

Di ritratti di Jacopo Bassano se ne conoscono pochi. Ne posseggono uno i Musei di Los Angeles, di Budapest e solo pochissimi altri. Bassano conservava solo un prezioso piccolo ritratto su rame del doge Sebastiano Venier, uno dei protagonisti della battaglia di Lepanto (1571). Una lacuna di un grande ritratto è colmata ora dall'arrivo di questa tela (cm.109x82) che i Civici Musei hanno ottenuto in comodato gratuito, omaggio del possessore al Museo che è il fulcro degli studi intorno a Jacopo e alla sua famiglia. Il Magnifico Guerriero, o più esattamente Il ritratto di uomo in armi rappresenta un affascinate nobiluomo dalla fulva, curatissima barba. Non un giovane ma un uomo maturo, certo aduso al comando ma soprattutto ad una vita raffinata lontano dai campi di battaglia. Indossa una preziosa corazza alla moda dell'epoca, che lo costringe, ma che non riesce ad ingabbiare la sua grazia e la sua flessibilità. Le lunghe dita, curate e perfette, non sembrano le più adatte a menar fendenti, così come il suo spadino di ferro e oro sembra più da parata che da battaglia.

Secondo Vittoria Romani dell'Università di Padova, che ha avuto il merito di ricondurre a Jacopo Bassano questo autentico capolavoro già attributo a Veronese e a Pordenone, il ritratto è databile agli anni immediatamente seguenti il 1550, ovvero al momento più altamente manierista del maestro. Che si tratti di un'opera altissima di Jacopo lo afferma anche Giuliana Ericani, già direttore dei Civici Musei di Bassano, che ha stimolato la concessione del Ritratto per la Sala dei Bassano. Il Magnifico Guerriero era finito all'estero. Lo si ritrova nel '700 a Melbury House nel Dorset. Va sul mercato da Christie's nel 1968 con l'attribuzione a Paolo Veronese, non condivisa da Giuseppe Fiocco che lo riconduce invece al Pordenone. E' un'opera sicuramente interessante, tant'è che di essa si occupa anche Federico Zeri.

Vittoria Romani, nello studio redatto intorno a questo capolavoro, rileva che "La condotta pittorica dell'uomo d'armi appare. in sintonia con il clima lagunare, e anzi qui Bassano, che nei ritratti giovanili condivide il registro obiettivo di Lotto e di Moretto mostrando una peculiare riservatezza di sguardo verso i ritrattati, raccoglie la sfida tutta lagunare, risalente al magistero di Giorgione, degli effetti di luce incidente e dei riflessi sulle superfici specchianti delle armature. Colate di materia accesa nei punti di massima luce si alternano a una scrittura in punta di pennello, volta a risaltare gli ornamenti con l'oro spento e a cogliere i bagliori dei profili e della cotta di maglia che luccicano nell'ombra. Il grigio del metallo vira in azzurro nell'ombra, si mescola a riflessi bruni e si accende sul fianco sinistro del rosso della camicia. Su questo brano di pittura balenante di luce si innesta con un peculiare contrasto il volto leggermente reclinato sulla spalla, che introduce una nota sentimentale inattesa, gli occhi rivolti altrove, sgranati e liquidi".

Questo rientro è festeggiato con una serie di iniziative di prestigio: l'uscita di tre volumi degli Atti del Convegno sui Bassano del 2011, la pubblicazione del catalogo completo delle opere dei Bassano patrimonio dei Civici Musei della Città, l'esposizione, a Palazzo Sturm, di una selezionata parte del poderoso corpus di incisioni tratte da Jacopo. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Opera di René Laubiès del 1972 dalla mostra aforismi e acquarelli alla Galleria Peccolo di Livorno René Laubiès: "aforismi e acquarelli"
termina il 20 febbraio 2016
Galleria Peccolo - Livorno

René Laubiès, (Saigon 1922 - Mangalore 2006) pittore francese della Ecole de Paris. Tra Haiphong e Saigon (la penisola vietnamita era ancora una colonia francese) compie gli studi liceali e inizia a dipingere. Nel 1949 si stabilisce a Parigi dove organizza la prima personale. Per un editore francese traduce nel 1950 il Trattato sulla Pittura di Khuo-Chi, pittore cinese del dodicesimo secolo. In quegli anni comincia la sua lunga collaborazione di mostre e lavoro con la Galerie Paul Facchetti di Parigi. Laubiès non dipinge mai a Parigi dove soggiorna soltanto qualche mese l'anno durante la buona stagione. Ogni inverno si trasferisce in Asia, dove si isola completamente in meditazione per ritrovare quel clima spirituale a lui più consono per dipingere.

La Galleria Peccolo aveva già esposto con la personale dell'aprile 1996 gli ampi acquarelli su carta realizzati dall'artista nel 1989-90. In questo odierno omaggio postumo che gli dedica, sono esposti una serie di delicati, sognanti acquarelli e gestuali chine realizzati dall'artista durante gli anni ‘80/90 su speciali carte dalle minuscole dimensioni. L'esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/francese contenente le immagini delle opere esposte e dove sono riproposti alcuni aforismi sull'arte scritti da Laubiès in occasione del suo Libro d'Artista edito nel 2001 dalla Morgana Edizioni di Firenze, nella collana Pittura e Memoria. (Comunicato stampa)




Sandra Vasquez de la Horra - La Florecida - 2015 Sandra Vásquez de la Horra: El Canto del Desierto
termina il 10 marzo 2016
Prometeogallery - Milano
www.prometeogallery.com

Le opere, disegni e sculture di Sandra Vasquez de la Horra rievocano miti e leggende popolari che provengono dalla tradizione afro-latinoamericana della mitologia Yoruba e attingono al repertorio personale delle memorie e del vissuto dell'artista, in un alternarsi continuo di citazioni ed elementi che richiamano alla cultura europea da una parte e a quella latinoamericana dall'altra. Nonostante abbia scelto l'Europa come sua patria elettiva l' opera di Sandra Vasquez de la Horra è profondamente legata alla cultura e all'iconografia della sua terra di origine, il Cile.

Con la sua opera l' artista intende superare il concetto di testimonianza storica e antropologica: esprime graficamente la complessità del proprio intimo, il senso di ambiguità, disegnando figure la cui identità resta intrappolata in una sorta di incompiutezza; esseri morfologicamente e intimamente destabilizzanti all'occhio dello spettatore, situati tra il sogno e la visione, il sacro e il profano, a volte grotteschi e caricaturali, altre volte leggiadri e delicati. Il processo di produzione dei suoi disegni è esso stesso molto suggestivo. L'artista immerge infatti i fogli di carta nella cera d'api, come fosse un rituale magico che rafforza il potere evocativo di ciò che è rappresentato, e conferisce all'immagine la sostanza materiale e il valore simbolico della reliquia e allo stesso tempo cristallizza il sentimento da cui scaturisce l'opera stessa. La proiezione di un'immagine mentale, di un luogo dello spirito, diviene icona, capace di trascendere il sentimento individuale della sua indefinitezza sostanziale. (Comunicato stampa)

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Prometeogallery is pleased to present the first solo exhibition in Italy by Sandra Vasquez de la Horra: El canto del desierto. The works, drawings and sculptures evoke popular myths and legends rooted in Afro-Latin American tradition of Yoruba mythology and draw from her personal repertoire of memories and experiences, in a continuous alternating of quotes and elements that recall European culture on one side and Latin American culture on the other. Despite choosing Europe as her adoptive home (she lives and works in Berlin), her work is deeply tied to the culture and to the iconographies of her land of origin, Chile.

Through her work, the artist intends overcoming the concept of historical and anthropological testimony, graphically expressing the complexity of her inner self, her sense of ambiguity, by drawing figures whose identity remains trapped in a sort of incompleteness; creatures morphologically and intimately destabilizing to the eye of the spectator, located somewhere between dream and vision, sacred and profane. Characters that are sometimes grotesque and caricatured, other times graceful and delicate. The production process of her drawings is in itself very suggestive.

The artist dips the sheets of paper inside bees' wax as if it were a magical ritual that strengthens the evocative power of what is depicted and confers to the image the material substance and symbolic value of a relic while at the same time crystallizing the sentiment from which the work itself is born. The projection of a mental image, of a place in the spirit, become icon capable of transcending individual sentiment and, through a universal language, speaks to man about his substantial indefiniteness.




Opera di Antonio Calderara Antonio Calderara
termina il 20 febbraio 2016
Studio Gariboldi- Milano
www.studiogariboldi.com

Mostra retrospettiva dedicata al Maestro lombardo. Quindici opere eseguite tra il 1959 e la fine degli anni Settanta, superfici astratte dove lo spazio assume il niente a tutto. Nel 1958 col disegno dedicato a mia madre traccio la mia ultima linea curva, scrive nella sua breve autobiografia Antonio Calderara (1903-1978). Da questo momento in poi l'artista oltrepassa i limiti dell'orizzonte, facendolo scomparire. La terza dimensione prospettica diventa per lui, una immaginata realtà che trova il suo esistere nelle sovrapposte velature di colore. Pittore autodidatta, Antonio Calderara trascorre la sua esistenza concentrato in un isolamento di pittura e ricerca, tra Milano e il lago d'Orta. La sua intera esistenza è incentrata sul tentativo di capire cosa fosse la pittura, di coglierne l'essenza ultima.

Passa alcuni decenni dipingendo soggetti figurativi, ispirandosi ad artisti come Piero Della Francesca, Seurat e Vermeer. Raffigura i luoghi dell'anima, paesaggi, ritratti delle sue donne (moglie e figlia) e nature morte, mettendo in evidenza la luce come elemento primario, fino a farne l'unica cosciente protagonista. Il passaggio all'astratto è necessità di rendere essenziale la forma degli oggetti nella purezza cromatica e compositiva, liberando la composizione pittorica, passo dopo passo, dall'oggetto stesso. I suoi quadri diventano nel corso degli anni puri spazi di luce, dove la costante ricerca di un ordine spirituale si traduce in armonia, misura e numero. Il tempo si ferma, la luce non ha sorgenti, il silenzio assorda. Rettangoli, quadrati, linee orizzontali e verticali arrivano a una sintesi armonica capace di raccontare la più pura espressione della realtà. (Comunicato stampa)





Margareth Dorigatti - Luna/Mond - tecnica mista su tela cm.120x80 2015 Margareth Dorigatti: Luna/Mond (2014-2015)
termina il 12 marzo 2016
Galleria MAC Maja Arte Contemporanea - Roma
www.majartecontemporanea.com

Se nelle passate mostre (Lago/See, Rubra, Erlkönig) la pittrice ha indagato mondi referenziali molto personali, condividendone sensazioni e sentori attraverso l'evocazione di archetipi riconoscibili anche per chi non ha avuto, o voluto avere, diretta percezione di quelle realtà, con Luna/Mond - a cura di Daina Maja Titonel - rivolge invece l'attenzione a qualcosa che esercita una primordiale e ineluttabile influenza su ognuno di noi durante l'intero percorso della vita; anzi, dalla fase che precede la nascita agli instabili stati che seguono alla morte. "Nell'aprirsi alla Luna si è coinvolti in un processo alchemico in costante evoluzione. Come ben sapevano le più varie culture antiche, chi non bada alla Luna rinuncia alla coscienza, alla lettura delle cause rarefatte, all'intendimento", scrive Kate Singleton nel testo critico che accompagna la mostra.

"Ognuno - e specialmente ognuna - ha le proprie lune. Laune in tedesco significa non solo indole e atmosfera, ma anche fantasia e capriccio; ossia creatività. Margareth Dorigatti è nata sulla scia del plenilunio, poche ore dopo un'eclisse lunare. Nel suo destino ci sono pertanto allineamenti non comuni, congiunzioni significative, un elemento di sizigia, ossia la ricomposizione dei contrari inseguito dagli alchimisti. Non a caso i suoi dipinti ci tirano dentro a un firmamento potente, a un universo onirico ma anche drammaticamente reale, fonte e crogiolo di memorie intime e sfuggevoli tutt'altro che estranee." Con la pittura Margareth Dorigatti palesa l'esperienza profonda e ce ne rende partecipi. Adopera e manipola gli strati di colore per svelare gli aspetti più elusivi del vissuto, per richiamare una distante risonanza, un eco labile e vago. E noi, osservatrici e osservatori, nei nostri diversi modi seguiamo il suggerimento, l'invito a scavare tra gli anfratti più nascosti della coscienza. Tale è l'archeologia dell'anima.

Margareth Dorigatti (Bolzano, nel 1954) Nel 1973 studia all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova. Nel 1975 si trasferisce a Berlino dove studia Pittura, Grafica e Fotografia presso la Hochschule der Künste. Nel 1977 fonda una Casa-atelier frequentata dai maggiori artisti e personaggi dello spettacolo presenti a Berlino. Nel 1980 inizia la sua attività espositiva in gallerie private di Berlino. Nel 1983, insieme a Joachim Szymzcak, realizza un progetto di vaste proporzioni nella rete metropolitana berlinese: 75 dipinti in 8 stazioni. Vince un concorso indetto dalla Internationalen Bauausstellung per la realizzazione di una facciata storica di un palazzo di Kreuzberg. Nel 1984 si trasferisce a Roma dove ha inizio la sua attività pittorica ininterrotta. Espone in Italia e all'estero presso gallerie private, luoghi pubblici e musei. Partecipa a mostre collettive in Italia e all'estero. E' titolare della cattedra di Decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Roma. (Comunicato stampa)




Opera di Alberta Zallone dalla mostra Quelle stanze Alberta Zallone: "Quelle stanze"
termina il 15 febbraio 2016
Museo Nuova Era - Bari
www.museonuovaera.it

Le "stanze " della mostra sono per Alberta Zallone quelle ormai vuote della casa dei suoi genitori, in seguito a lungo abitata dalla sorella ("inquilina e centro della famiglia", secondo l'autrice) a sua volta scomparsa. Gli ambienti sono fotografati nel loro insieme e nei dettagli, cercando di ricostruire attraverso gli spazi e gli oggetti, l'immagine della sorella e quella stratificata più in profondità della vita passata in quelle stanze con genitori, fratello e sorelle.

Le immagini raccontano di oggetti importanti e meno, di ambienti "pubblici" come uno studio legale e di altri privati e intimi, carichi di fotografie, immagini nell'immagine, che fanno rimbalzare indietro nel tempo la memoria. Nel catalogo che accompagna la mostra, corredato da due brevi testi di Roberta Valtorta e di Carlo Garzia, c'è una citazione da Spiragli di Vincenzo Cardarelli "...le cose non stanno che a ricordare / piano piano i minuti vissuti / fedelmente li ritroveremo...", con questo spirito gli oggetti sono stati guardati, fotografati con nostalgia, rivivendo attraverso di essi frammenti di vita e memorie personali.

Alberta Zallone ha svolto una lunga attività professionale come docente nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bari. Si è formata scientificamente negli Stati Uniti, dove ha anche maturato un forte interesse per la fotografia ed ha potuto approfondire la conoscenza dei grandi fotografi americani. Ha esposto per la prima volta nel 2012 una selezione di paesaggi naturali e metropolitani degli Usa, Cieli americani, per la Corte, Fotografia e Ricerca a cura di Marilena Bonomo nella cappella del Castello Svevo di Bari. (Comunicato stampa)




Esposizione della Madonna della Cintola di Benozzo Gozzoli al Complesso museale di San Francesco di Montefalco (Perugia) Dettaglio della Pala Madonna della Cintola di Benozzo Gozzoli Benozzo Gozzoli
La Madonna della Cintola


termina il 30 aprile 2016
Complesso museale di San Francesco - Montefalco (Perugia)
www.museodimontefalco.it

La esposizione della Madonna della Cintola permette di assistere all'incontro emozionante tra la Pala dipinta per la chiesa di San Fortunato e gli affreschi commissionati sempre a Benozzo per la chiesa di San Francesco. Bellezza, armonia spirituale e mistica poesia regnano sovrane nelle sue opere. La Pala, dipinta intorno al 1450 e custodita oggi nella Pinacoteca Vaticana, fu donata a Pio IX dalla comunità di Montefalco nel 1848, in occasione della concessione al borgo umbro del titolo di città. Oggi torna a Montefalco dopo 167 anni. Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, è a cura di Adele Breda, in italiano e inglese. Il volume presenta il restauro della magnifica Pala d'altare ed è completato da un accurato apparato fotografico che ne illustra le fasi e i dettagli artistici, oltre a notizie biografiche e una bibliografia essenziale. (Estratto da comunicato Ufficio stampa Sistema Museo - Sara Stangoni)




Aldo Palazzolo e Fabio Iemmi - Patti Smith - stampa UV su intonaco con interventi cm.140x110 2014 Aldo Palazzolo e Fabio Iemmi
I Santissimi
Adonis, Julian Beck, Manlio Sgalambro, Allegra Chang, Gesualdo Bufalino, Gina Lagorio, Philip Glass, Rudolf Nureyev, Giuseppe Sinopoli, Patti Smith


termina il 19 febbraio 2016
"Workout Pasubio" (Temporary) (Padiglione Nervi) - Parma
www.leovanmoric.it

Progetto nel quale l'arte incontra la tecnologia attraverso la fusione di fotografia, pittura e 3D projection mapping. In mostra, una decina di tavole di grandi dimensioni che rendono omaggio ad importanti testimoni della cultura e dell'arte internazionale dalla seconda metà del XX secolo ad oggi. Le opere esposte nascono dalle fotografie analogiche trattate da Aldo Palazzolo, ritrattista e sperimentatore, stampate su carta con una personalissima tecnica denominata "Liquid Light", «capace di riflettere sullo sgomento della creatività delle origini» (Henry Favrod).

Il percorso espositivo, ideato da Studio GAAU, prevede la suddivisione dell'aula unica del Padiglione Nervi in una ritmata sequenza di cappelle laterali che culminano in una sorta di abside, nella quale è collocata l'opera transustanziale di Luigi Bertogalli. Per 3D projection mapping s'intende una tecnica di proiezione su superfici non convenzionali, nello specifico una scultura pensile polimaterica creata da Fabio Iemmi. Luigi Bertogalli, applicando le ultime tecnologie al mondo dell'arte, ha prodotto una sintesi rielaborata dei ritratti, degli intonaci e dei pattern.

Come spiega il critico d'arte Sandro Parmiggiani, «Aldo Palazzolo ha fissato, a suo tempo, i ritratti di dieci personaggi che non potrebbero mai definirsi "in cerca d'autore" (...); Fabio Iemmi ha riprodotto queste immagini, ampliandone le dimensioni e ricorrendo all'impressione con gli UV, su una superficie di tela di juta, sopra la quale aveva incollato tessuti con trame damascate, tracciato linee diagonali e forme geometriche, e steso intonaci, associati a cere e a spellature che ne esaltano il carattere di reperto, tecnica che, da sempre, caratterizza la sua ricerca pittorica, in cui antichi colori sono ibridati con minuscoli frammenti di minerali (...).

In queste opere il labile, residuo confine tra fotografia e pittura viene definitivamente valicato e cancellato, attraverso un'osmosi, una compenetrazione, un'ibridazione di mezzi». «Succede - spiega Fabio Iemmi - che certi incontri abbiamo del miracoloso. Piccoli prodigi non casuali imputabili ad un destino che strizza l'occhio a ignari passanti, scuotendone l'esistenza». «I Santissimi - aggiunge Rolando Gualerzi, letterato - fanno parte di quelle persone che ci si rammarica di incontrare troppo raramente, ma alle quali non si smette di pensare: poiché la vita non è qualcosa di personale». (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Il mercante di nuvole: Studio65 cinquant'anni di futuro
termina il 28 febbraio 2016
GAM - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea - Torino
www.gamtorino.it

Prima tappa in Italia della mostra che celebra i 50 anni di attività di Studio65, uno dei protagonisti del Pop Design italiano, fondato a Torino nel 1965 da un collettivo di futuri architetti riuniti attorno alla figura di Franco Audrito, nel nome di un cosiddetto design radicale. La mostra raccoglie per la prima volta insieme progetti e oggetti di Studio65, molti dei quali prodotti da sempre da Gufram, lo storico marchio che, a partire dagli anni Sessanta, ha dato un importante contributo alla creatività del design italiano e che, proprio per lo stretto legame con lo studio torinese, preannuncia in questa occasione i festeggiamenti per il suo cinquantesimo compleanno, in programma nel 2016.

Gufram presenta in anteprima per la mostra una nuova edizione speciale limitata del divano Bocca, in versione oro, progetto emblematico della collaborazione tra lo studio e il brand. In mostra saranno esposti anche la prima edizione di Bocca, del 1970, insieme alla seduta Capitello, alla poltroncina Attica e al tavolino Attica TL, progettati nel 1972, frutto della sperimentazione che ha contraddistinto Gufram e Studio65. Accanto a questi oggetti sono presentati altri pezzi meno noti al grande pubblico ma dal profondo significato concettuale, come il divano Leonardo, il mobile-contenitore Colonna Sonora, la seduta Mela del Peccato. Oggetti che parlano della storia di una generazione, che ha conosciuto la trasformazione del mondo da industriale a post-industriale, per continuare a vivere come simboli contemporanei.

L'intento è stato quello di raccogliere il vasto repertorio progettuale di Studio65 e riorganizzarlo in modo da narrare non solo il percorso del gruppo di artisti e architetti che vi hanno fatto parte, ma le vicende di una generazione, caratterizzata dalla forte valenza dell'esperienza collettiva, in grado di incidere sui mutamenti storici. Gli oggetti posizionati a terra nel percorso espositivo, potranno essere fruiti direttamente quale invito al visitatore ad entrare e liberare la propria fantasia. Si potrà vivere ad esempio un attimo di celebrità da star hollywoodiana facendosi fotografare sul divano Bocca.

Ci si può addirittura far fotografare sulla maxi poltrona Mickey (1972), che rivestita con un tessuto a pois giganti si trasforma nella poltrona di Topolino, in fumetto calato nella quotidianità domestica. O ancora sdraiarsi e sedersi sul lungo divano a forma di Bruco (1970), su Chiocciola (1970) divano dalla forma a foglia d'acanto arrotolata su se stessa, o sulla poltrona Money Money (2013). Per terminare il percorso nella stanza del Mercante di nuvole, sdraiandosi sul Tappeto di nuvole (2015) a faccia in su e riscoprire, grazie a questo viaggio fantastico, la capacità di sognare e meravigliarsi ancora. Catalogo Skira a cura di Maria Cristina Didero e Franco Audrito, con contributi di esponenti del mondo del design internazionale. (Comunicato stampa)




Opera dalla mostra BUS STOP Krumbach a cura di Architekturzentrum Vienna Dietmar Steiner BUS STOP Krumbach mostra di i2a istituto internazionale di architettura BUS:STOP Krumbach
termina il 16 febbraio 2016
Limonaia di Villa Saroli - Lugano
www.i2a.ch

Il coinvolgimento dei cittadini nella pianificazione e progettazione di un territorio è uno dei valori fondanti di i2a istituto internazionale di architettura in qualità di forum d'architettura e cultura urbana. Anche la mostra proveniente dall'Architekturzentrum di Vienna è frutto di questo principio: di come il progetto per una serie di pensiline per autobus si sia trasformata in un'occasione per mettere a confronto sette studi di architettura di caratura internazionale, le eccellenze di una regione e i cittadini di un piccolo abitato austriaco. Un'occasione per riflettere anche sul territorio al quale si collega una serata della serie Dialoghi sulla mutazione del territorio prevista per il 26 gennaio con protagonista un dibattito aperto alla popolazione sul futuro tram luganese

Durante il 2014 quella che è partita come una stravagante idea da parte dell'associazione Kultur Krumbach, si è trasformata di seguito in un fenomeno che ha attirato su di sé l'attenzione di tutto il mondo. Sette studi di architettura acclamati a livello internazionale hanno disegnato sette pensiline per autobus per Krumbach, un piccolo paese nel Bregenzerwald, regione occidentale dell'Austria, dove queste nuove strutture sono oggi messe in dialogo con gli abitanti del luogo, il paesaggio e la tradizione. Grazie all'apporto di architetti provenienti dalla regione ed esperti artigiani locali, nello spazio pubblico sono così stati edificati questi piccoli edifici funzionali, a volte simili a sculture.

Il progetto ha preso il via nel 2012, in seguito alla necessità di rinnovamento di alcune pensiline per bus. Ne è subito risultata una sorprendente collaborazione tra esperti internazionali e locali, alla quale hanno preso parte volontariamente circa 300 persone del posto. Sette architetti di fama internazionale, ricompensati con una settimana di vacanza nel Bregenzerwald, hanno presentato progetti sintesi di un'approfondita lettura del paesaggio, dell'architettura e del qualificato artigianato locale.

BUS:STOP Krumbach mostra attraverso modelli, fotografie e film il modo in cui una comunità può confrontarsi in maniera responsabile con le problematiche legate al disegno dello spazio pubblico e la forza di un'azione che nasce da questa stessa comunità. La cultura del costruito è infatti un processo che può continuare a svilupparsi se vengono combinati determinati parametri, primo su tutti il coinvolgimento e l'impegno dei cittadini. In questo specifico caso il sostegno di un'architettura contemporanea di grande qualità ha avuto la stessa importanza della coltivazione dell'eredità architettonica e dell'ulteriore sviluppo di una tradizione artigianale ancora vitale.

La perfezione e la maestria nell'uso e nel dettaglio di materiali differenti - quali legno, vetro e metallo - utilizzati per la costruzione delle pensiline, hanno riconfermato l'alto standard, d'altronde già riconosciuto, della regione austriaca. Gli architetti coinvolti, di provenienza internazionale, sono il russo Alexander Brodsky, i norvegesi Rintala Eggertsson Architects, i belgi Architecten de Vylder Vinck Taillieu, gli spagnoli Ensamble Studio/Antón García-Abril e Débora Mesa, il cileno Smiljan Radic, i cinesi Amateur Architecture Studio/Wang Shu eLu Wenyu ed il giapponese Sou Fujimoto.

L'Architekturzentrum di Vienna è il Museo Austriaco di Architettura in cui hanno luogo mostre, eventi e vengono sviluppate ricerche incentrate sul tema dell'architettura e della cultura del costruire. i2a: forum di architettura, dal 1983 sede europea dello SCI-Arc Southern California Institute di Architecture, è oggi in Svizzera il solo forum di architettura e cultura urbana a sud delle Alpi.

L'architetto Dietmar Steiner (Vienna, 1951) è il direttore dell'Architekturzentrum di Vienna dal 1993. Fino al 198o ha tenuto un corso in Storia e teoria dell'architettura presso la Hochschule für Angewandte Kunst nella capitale austriaca. Nel 2002 ha curato il cotributo austriaco alla Biennale di Venezia. E' nel comitato per il Premio dell'Unione Europea all'Architettura Contemporanea - Mies van der Rohe Award, e presidente dell'nternational Confederation of Architectural Museums (ICAM). I suoi numersi anni di esperienza editoriale per il giornale italiano Domus e i molti articoli pubblicati attorno al tema dell'architettura e dello sviluppo urbano sono tra le sue attivtà più importanti da segnalare. (Comunicato stampa Luca Crosta - i2a istituto internazionale di architettura)




Kengiro Azuma - MU-27 - bronzo cm.63x59x2 1961 foto Osamu Murai Kengiro Azuma Opera di Kengiro Azuma Kengiro Azuma
MU YU: il vuoto e il pieno


termina il 12 marzo 2016
Galleria Cortina Arte - Milano
www.cortinaarte.it

Cortina Arte celebra l'artista Kengiro Azuma nell'anno del suo 90° compleanno dedicandogli una mostra, a cura di Susanne Capolongo e Stefano Cortina, che riassume in sé il pensiero di tutta la ricerca di Azuma basata fondamentalmente sulla sua personale filosofia riconducibile i principi dello Zen, sia in arte che nella vita. Kengiro Azuma (Yamagata, 1926), da una famiglia di artigiani del bronzo, a 17 anni abbandona gli studi per arruolarsi nell'esercito giapponese e combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Persa la guerra, caduto il mito del Dio-Imperatore segue un periodo di profonda sofferenza per il giovane Azuma che ha termine quando decide di approciarsi alle arti figurative per colmare il vuoto lasciato dalla perdita della fede nel suo imperatore.

Dopo la laurea in scultura all'Università di Tokyo, con una borsa di studio giunge a Milano nel 1956, dove a Brera diventa prima allievo e poi assistente del suo più grande mito artistico: Marino Marini. E' dal 1961 con la creazione della prima opera MU (in giapponese "vuoto", con cui intitolerà tutte le opere successive) che Azuma giunge ad una completa autonomia artistica avvicinandosi all'espressione astratta e imperniata indistricabilmente alla cultura giapponese, dove gli opposti come il pieno e il vuoto hanno lo stesso valore e che da ora in poi saranno i due elementi caratterizzanti i suoi lavori.

Nella sua scultura questi due opposti sono sempre presenti come lo sono la Natura - maestra di vita di cui seguire i ritmi senza forzarli - e l'impegno di riuscire a trasmettere emozioni invisibili (come quelle stimolate dalla musica) trasformandole in percezioni scultoree visibili alla sensibilità dell'osservatore, perché come disse una volta lo stesso Azuma: «Immaginare senza avere la possibilità di vedere e toccare è meraviglioso. Da qui nasce l'arte». Catalogo Cortina Arte Edizioni con una introduzione di Stefano Cortina e un'intervista di Susanne Capolongo. (Comunicato stampa)

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Copertina catalogo mostra su storia della Galleria Cortina di Milano 50 e oltre
Storia di una Galleria d'Arte: la Galleria Cortina 1962-2013


Catalogo a cura di Susanne Capolongo, testi critici di Flaminio Gualdoni e Maria Teresa Ferrari
pag.167, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione







Heinz Hajek-Halke
termina lo 03 aprile 2016
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

La Galleria Carla Sozzani, in collaborazione con l'Archiv der Akademie der Künste di Berlino e con Eric Franck Fine Art di Londra, presenta per la prima volta in Italia una mostra di Heinz Hajek-Halke. Una selezione delle sue più straordinarie fotografie vintage, manipolazioni di forma, luce e movimento stampate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. "Due aspetti difficili hanno sempre dominato il mio carattere: provocazione e curiosità; in termini più raffinati: una sete di conoscenza. E così sono diventato un fotografo a dispetto della pittura accademica, ma sono rimasto un pittore a dispetto della fotografia."

Heinz Hajek-Halke (Berlino, 1898-1983), poco conosciuto al grande pubblico, è tra i pionieri della fotografia del XX secolo che hanno marcato con una forte personalità la trama del secolo scorso. Dall'Argentina, nel 1911 torna nella sua città natale dove si ricongiunge con il padre Paul Halke, pittore e vignettista, suo primo maestro di disegno, e inizia a studiare arte presso l'Accademia di Belle Arti. Costretto a lasciare gli studi per arruolarsi nel 1916 nella Prima guerra mondiale, li riprende dopo due anni frequentando prima i corsi del pittore Emil Orlik e quindi le lezioni di Hans Baluschek, da lui ritenute più progressiste e meno convenzionali. Dal 1923 lavora come fotoreporter per l'agenzia di stampa Press-Photo, sperimentando, fin dai suoi esordi, diverse tecniche: fotomontaggi, doppie esposizioni, collage. Il fotomontaggio fu per lui soprattutto un mezzo per aprire alla tecnica fotografica "un'immensa possibilità di espandere i suoi mezzi di espressione artistica".

Collabora con i grandi fotografi Willi Ruge e Else Neulander (Yva) allo sviluppo di immagini sempre più complesse. I suoi lavori saranno richiesti dalle riviste più note della Repubblica di Weimar. Durante la Seconda guerra mondiale si ritira sul Lago di Costanza in Svizzera, dove inizia a occuparsi di fotografia scientifica nel campo della biologia degli insetti. Attraverso un grande banco ottico esplora diverse tecniche di manipolazione chimica, di distorsione della luce e di ingrandimento. Nel 1949 diventa membro di "Fotoform", gruppo preminente d'avanguardia dei fotografi della Germania occidentale fondato da Otto Steinert; sei anni più tardi inizia a insegnare fotografia e grafica presso l'Università delle Arti di Berlino. Tra i suoi studenti si contano personalità che hanno segnato la storia della fotografia come Dieter Appelt e Floris Neussus.

La necessità di sperimentare, di ricercare nuove forme ricreando macrocosmi attraverso ingrandimenti di microcosmi, spinge Heinz Hajek-Halke a metà degli anni '50 ad abbandonare la macchina fotografica e a concentrare il suo lavoro in camera oscura, seguendo le orme di Man Ray e László Moholy Nagy, dimostrando la validità della fotografia come mezzo espressivo nello sviluppo su carta di immaginari astratti. Con una serie di "incidenti guidati" attraverso reazioni chimiche di acidi, solventi o vernici su oggetti come vetri, stoffe, liquidi e plastiche, produce direttamente i negativi su vetro. Studia inoltre il movimento di strutture costruite con fili flessibili e il loro gioco di luci, attraverso il quale dà forma a figure, definite Lichtgrafik (grafiche di luce) dal critico e storico dell'arte tedesco Franz Roh. Questi numerosi esperimenti rientrano, in termini di lavorazioni fisico-chimiche, in una ricerca alchemica sperimentale, una sorta di zona grigia tra arte e scienza dove Heinz Hajek-Halke muove e guida con tecnica e rigore il suo immaginario.

Il suo è un lavoro sistematico, costituito da disegni preparatori, temi ricorrenti e soluzioni precedenti rivalutate e riviste nel tempo per confermarne la validità. In questo processo Heinz Hajek-Halke è sempre rimasto un fotografo e i suoi studi preparatori hanno trasformato le sue stampe fotografiche in immagini. Dieci anni prima della sua morte, Heinz Hajek-Halke, senza eredi, consegna la sua opera completa al fotografo e amico Michael Ruetz, che dopo una precisa archiviazione, l'ha donata all'Archiv der Akademie der Künste di Berlino. Due i libri pubblicati in vita: Experimentelle photographie nel 1955 e Lichtgraphik nel 1964. Nel 2002 il Centre Pompidou di Parigi ha dedicato a Heinz Hajek-Halke la prima grande retrospettiva a cura di Alain Sayag e nel 2012 l'Akademie der Künste di Berlino un' importante antologica curata da Michael Ruetz. (Comunicato stampa)

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Quando Roma era un paradiso
di Stefano Malatesta, Skira Editore
18 febbraio 2016
Galleria Carla Sozzani
Presentazione libro




Gio Ponti - Urna Archi e corde, 1926 (decoro) 1924 (forma), porcellana dipinta a mano, altezza cm.49,9 ©Associazione Amici di Doccia/Arrigo Coppitz Gio Ponti e la Richard-Ginori: L'eleganza della modernità
termina il 29 febbraio 2016
Palazzo Madama - Torino

La mostra, dopo due fortunate tappe a Firenze e Milano, approda ora a Torino consentendo al pubblico di ammirare per la prima volta da vicino le straordinarie invenzioni che Gio Ponti creò nel decennio 1923-1933 per Richard-Ginori, la fabbrica di Sesto Fiorentino di cui divenne direttore artistico all'età di 32 anni, chiamato da Augusto Richard. In mostra settantacinque opere in porcellana e maiolica e un'ampia selezione di lettere e disegni di Ponti, tutti provenienti dal Museo Richard-Ginori di Sesto Fiorentino. Tra le opere esposte alcuni dei più alti capolavori creati da Gio Ponti come il vaso Delle donne e delle architetture, la bomboniera Omaggio agli snob, il vaso L'Edile, la Mano della Fattucchiera, il disco Esorcismo, la Cista con il Trionfo dell'Amore e della Morte, nonché le porcellane celadon, gli oggetti con decoro Labirintesca, Circo e Jungla, che evidenziano la profondità del linguaggio pontiano e la complessità delle sue rielaborazioni, le sue riflessioni sulla classicità e sul contemporaneo, i riferimenti al movimento futurista e all'art decò.

Rispetto alle precedenti tappe della mostra, a Torino vengono presentate alcune prestigiose novità come le urne Grottesca e Archi e corde, la coppa Funérailles de Thaïs (riprodotta sul manifesto), il piatto Pontesca, l'alzata con le Attività Gentili, il Bolo Ostiense, la Coppa Fantini e il Grande Vaso con reticolo in rilievo. Il Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, attualmente chiuso al pubblico, documenta quasi tre secoli di storia di una delle manifatture più longeve d'Europa grazie a un cospicuo archivio cartaceo, a una straordinaria raccolta di più di diecimila opere tra ceramiche e modelli in gesso, terracotta, cera e a un corpus di più di 460 opere di Gio Ponti: un insieme unico al mondo per qualità e consistenza. In attesa dell'auspicata riapertura del museo, l'Associazione Amici di Doccia ha promosso la mostra itinerante dedicata a Gio Ponti con il duplice obiettivo di far conoscere una realtà museale di rilievo internazionale e di rendere omaggio a un maestro del design italiano.

Convinto che il legame fra Arte e Industria fosse una condizione imprescindibile per la creazione di uno stile e di un gusto veramente moderni, Gio Ponti rinnovò profondamente la produzione della manifattura Richard-Ginori, fino a quel momento ancorata ad un gusto storicistico legato alle forme e ai decori in uso nella manifattura nel Settecento e nell'Ottocento. Ponti, con un'intelligente scelta di modernità, impose temi nuovi che riportarono nuovamente la fabbrica all'attenzione del mercato internazionale. Di grande interesse quanto emerge dalla corrispondenza con cui Ponti, dalla sua residenza milanese, seguiva a distanza ogni fase del processo produttivo della Richard Ginori.

Le lettere scambiate con Luigi Tazzini, direttore esecutivo, getta luce sulla genesi di opere, forme e decori e sul modo di operare del geniale architetto: dalla prima idea, spesso presentata sotto forma di schizzo, al suo sviluppo. Il suo intervento si spingeva fino a progettare gli annunci pubblicitari, le confezioni, le etichette per i prezzi da applicare agli oggetti, i marchi da apporvi. La rete delle sue committenze e i legami con i critici Ugo Ojetti e Margherita Sarfatti, con esponenti dell'alta borghesia finanziaria e industriale milanese, ci restituiscono inoltre uno spaccato dell'élite intellettuale ed economica italiana del tempo.

Ad arricchire il percorso in mostra anche la proiezione di Amare Gio Ponti, il primo film documentario sul maestro del '900. Presentato in anteprima quest'anno al Milano Design Film Festival, il film si basa sulla ricerca di materiali storici, le fonti iconografiche degli Archivi Ponti e delle Teche Rai, con un'intervista a Gio Ponti nel suo studio di via Dezza, le architetture e gli arredi progettati ad hoc, da Villa Planchart al Palazzo Montecatini, fino al grattacielo Pirelli. Amare Gio Ponti raccoglie le testimonianze degli eredi e le interviste ai protagonisti di oggi: Vittorio Gregotti, Fulvio Irace, Enzo Mari, Giovanna e Maria Grazia Mazzocchi, Sandro Mendini, Nanda Vigo, Bob Wilson. Il film è curato da Francesca Molteni e prodotto da Muse, in collaborazione con Gio Ponti Archives e promosso da Molteni&C. (Comunicato stampa Ufficio Stampa Fondazione Torino Musei)




Dadamaino: Opere 1958-2000
termina il 17 febbraio 2016
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Una mostra personale di Dadamaino (Milano, 1930-2004) che ripercorre i diversi momenti della ricerca dell'artista attraverso opere emblematiche. Nella prima sala del piano superiore della galleria sono esposti lavori appartenenti alla serie dei Volumi, realizzati a partire dal 1958 e declinati in diverse tipologie in relazione al numero dei fori praticati sulla tela sino a giungere ai Volumi a moduli sfasati del 1960, esposti nella seconda sala, in cui una densa successione di forature regolari, praticate su fogli di materiale plastico sovrapposti, movimentano le superfici in dissimili trasparenze.

Negli ambienti successivi dello stesso piano si trovano le opere Oggetto ottico dinamico (1961) in cui le forme geometriche di alluminio applicate su una tavola nera a formare delle "scacchiere" variabili definiscono, a seconda della disposizione e dei movimenti dell'osservatore, una successione eterogenea di forme geometriche; La ricerca del colore (1966-68) che coinvolge il visitatore in una relazione diretta e fisica con il variare tonale delle cromie; Cromorilievo (1974) in cui la disposizione ritmica degli elementi geometrici monocromi dona l'illusione di un movimento aggettante trompe-l'oeil e L'inconscio razionale (1977), il cui intreccio di linee orizzontali e verticali segna l'abbandono dei criteri analitici e razionalisti in favore di una caratterizzazione irrazionale e inconscia.

Al piano inferiore dello spazio espositivo sono esposte anche opere - già presentate nella sala personale della Biennale di Venezia del 1980 - del ciclo Alfabeto della mente, Lettere I, 6, 10, 11, 12, 13, 15, i cui segni-lettere tracciati con china vengono elaborati in tratti verticali, orizzontali e diagonali sviluppando nello spazio della superficie pause e concatenazioni dissimili. L'espressione attraverso una nuova forma di scrittura nasce da un episodio personale che, come racconta Dadamaino stessa, porta l'artista a tracciare ossessivamente sulla sabbia un segno muto, simile ad una "H". La necessità di veicolare significati intrinseci e radicati del pensiero porta successivamente all'elaborazione di un segno maggiormente libero che si dispone nello spazio amalgamandosi in addensamenti e pause, concentrandosi progressivamente su aspetti esistenziali, come è visibile nelle opere esposte appartenenti agli Interludi (1981).

In lavori successivi del ciclo Costellazioni quali Ennetto (1986) e Costellazioni (Quartetto) (1987), Dadamaino acuisce la propria ricerca e mette in atto un'identificazione del tratto come pura energia che si sprigiona, e della quale non si riesce ad individuare un inizio e una fine. Il percorso espositivo si conclude con l'opera Sein und Zeit (1997), le cui tracce si fanno ancor più minute e costanti e l'artista le delinea sulla superficie trasparente del poliestere facendole divenire il mezzo per esprimere il rapporto tra l'infinitamente piccolo del gesto tracciato e l'infinitamente grande del tempo, racchiudendo in esse l'ambivalenza dei significati universali dell'esistenza. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere in mostra, un saggio introduttivo di Francesco Tedeschi, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico. (Comunicato stampa)




Gabriella Ventavoli - Il viola nella luce Gabriella Ventavoli
Tra mare e cielo. Bagliori tra cieli imperfetti


termina il 18 marzo 2016
Palazzo Borghese - Firenze

"Da sempre il percorso artistico di Gabriella Ventavoli, artista di chiara fama, si connatura nel sentire l'arte come impegno civile e morale, spaziando su tematiche legate all'ambiente, alla vita, alla salvaguardia del mondo e delle sue risorse naturali, a significare attraverso un piano via via ideale e colto i quattro elementi che da sempre hanno portato filosofi, poeti e pittori a scrivere, riflettere e dipingere, ovvero l'aria, l'acqua, la terra e fuoco. Oggi la tematica di grande fascino presentata dall'artista, toscana di origine ma milanese di adozione, è il mare. Grandi teleri che ci parlano delle acque del mondo, degli oceani della terra, del mare in quiete e in tempesta. La sua pittura programma archetipi della cultura e della vita quotidiana, secondo un'iconografia evocativa e simbolica.

Ma anche la sua pittura torna ad essere aristocratica, sociale, di sintesi, dove i colori del mare si orchestrano in un panteismo della luce, e questo crescere della natura porta l'artista in un clima di mitologia fermata nell'attimo dell'impressione. Le enormi doti della pittrice Gabriella Ventavoli sono tutte visibili in queste scene di mare con il suo originale colorismo, impressioni che hanno del miracoloso e tendono a ridiventare deliziosa accademia sia pure in una tecnica del tutto rinnovata... Ora in tutto questo contesto storico rientra la complessità contenutistica di questo capitolo sul mare di Gabriella Ventavoli, un'occasione motivata dalla salvaguardia ambientale che non è certa inferiore a quella stilistica.

Sensibilità e cultura ci sono consegnati dalla Ventavoli attraverso una quadreria che si pone come una lezione colta e responsabile. Il mare infatti è in moto perpetuo, non ha punti fissi, non ha forma definita, nulla di solido, se non riva e scogli, non ha un preciso colore ma assume tutte le tonalità circostanti, non ha un profilo costante, nessun' onda è uguale all'altra. E rendere tutto ciò su tela non è sempre facile. Una sfida che soltanto artisti convinti dell'alta dignità della pittura di paesaggio hanno potuto raccogliere, ovvero in un momento in cui la concezione della Natura è passata da funzionale e meccanicistica, a mistica e vitale. Ma l'importanza del mare per l'Occidente è cosa nota, il mare come fonte di sostentamento; come principale via di comunicazione, di scambi commerciali e culturali; il mare come risorsa di cui non si può fare a meno.

Vi leggiamo in questo suo capitolo visivo sul mare un estro eccitato e visionario, Gabriella Ventavoli diventa così maestra di una natura spiritualizzata che anima i suoi paesaggi marini di un'oscura carica patetica attraverso la quale si manifestano sentimenti e angosce dell'artista e dell'uomo in generale, a sottolineare quel panico legame di rispondenza o di opposizione fra natura e individuo. Una sorta di pittura neoromantica va letta in queste folate di colore che toccano le corde del sentimento e dell'esaltazione della malinconia. Veri capolavori queste varianti del mare, per il raggiunto equilibrio fra intellettualismo e sentimento della natura… Non basta, perché in mostra ci sono pure taluni teleri sul tema della luce, qui presentati per la prima volta, e che troveranno poi una solida apparizione in una grande mostra a Praga". (Carlo Franza - curatore della mostra)

Gabriella Ventavoli (Piombino), medico psicanalista, scrittrice, poetessa e pittrice, opera in pittura dal 1976 con collettive e personali in più città italiane, affrontando tematiche sociali e ambientali di grande impegno civile e morale. La sua attività artistica si misura anche nello spazio culturale qual'è "La Porta verde" a Milano. (Comunicato stampa)




"Dramatis Personae"
Il volto e la figura nell'arte italiana contemporanea


termina il 14 febbraio 2016
Castel dell'Ovo - Napoli
www.zamenhofart.it

Dopo essere stato presentato con successo di pubblico e di stampa a Ferrara, Torino, Piacenza e Milano, in spazi pubblici e privati il progetto editoriale ed espositivo intitolato approda a Napoli. La mostra, curata da Virgilio Patarini e corredata da un corposo catalogo dell'Editoriale Giorgio Mondadori, presenta in maniera articolata una trentina di artisti italiani contemporanei che affrontano in chiave moderna il più classico dei topoi dell'arte di tutti i tempi, ovvero il volto e la figura umana, con forza espressiva e originalità, in un alternarsi tra recupero di tecniche tradizionali (olio su tela, disegno a pastelli su carta, sculture in terracotta, ecc.) e utilizzo di tecniche del tutto "inventate" e innovative (collage di fumetti o materiali vari, computer-grafica, fotomontaggi, assemblaggi di materiali di recupero).

In mostra quadri, sculture e fotografie di Anna Maria Artegiani, Marino Benigna, Alberto Besson, Simone Boscolo, Anna Maria Bracci, Vito Carta, Angelo Conte, Fabio Cuman, Daniela Da Riva, Daniela Doni, Bruno De Santi, Paolo Lo Giudice, Laura Longhitano Ruffilli, Nino Ninotti, Antonio Presti, Maria Luisa Ritorno, Gabriella Santuari, Roberto Tortelotti. E con approfondimenti della pittura di Silvio Natali, Giuseppe Orsenigo, Virgilio Patarini (anche curatore), Marilena Rango, Edoardo Stramacchia, e dell'arte fotografica di Ivano Boselli, Valentina Carrera, Marco Lombardo e Monica Mietitore.

Ospiti d'onore i tre vincitori del Premio Dramatis Personae 2016, con le tre opere vincitrici (selezionate tra quelle dei 17 finalisti in mostra allo Spazio E di Milano, dal 26 al 30 dicembre 2015). Nel corpo centrale della mostra di ogni artista selezionato vengono presentate mediamente due opere, mentre negli "approfondimenti" delle vere e proprie personali di una decina di opere per ciascuno dei nove artisti interessati (cinque pittori e quattro fotografi)

Nel corso della mostra sarà presentata la seconda edizione aggiornata e ampliata dell'omonimo volume Dramatis Personae - Il volto e la figura nell'arte italiana contemporanea, Editoriale Giorgio Mondadori (prima edizione, Milano, 2013), realizzata proprio in occasione dell'esposizione partenopea (Napoli, 2016). Questa seconda edizione presenta -nella prima parte- un vero e proprio saggio critico sulla situazione della figurazione e della rappresentazione della figura umana nell'arte italiana contemporanea, passando in rassegna i principali protagonisti e varie "correnti" riconoscibili nel panorama attuale, e con l'approfondimento -nella seconda parte- di ben 70 artisti, attraverso specifiche schede biografiche, foto di opere e stralci di note critiche (tra questi una decina non presenti nella prima edizione). Una selezione di 30 di questi 70 artisti sono quelli presentati nella mostra a Castel dell'Ovo.

«Dietro ogni volto una storia: dietro ogni figura ritratta in un quadro, in una foto o in una scultura si nasconde una storia. Ciascuna di queste presenze umane evoca un mondo, richiama alla memoria, o alla immaginazione, una possibile narrazione. Non è solo figura, dunque, ma anche e soprattutto personaggio. Nel pieno rispetto del titolo: Dramatis personae, infatti, in latino significa semplicemente, "personaggi". I colori, le forme, le espressioni, i gesti, i contesti che caratterizzanole figure rappresentate hanno la forza, di volta in volta, di alludere a intrecci, situazioni, vicende, di cui quello che vediamo immortalato sulla tela, fissato sulla pellicola o plasmato nello spazio è solo un istante, un fotogramma, un momento forte in cui si condensano, in potenza, tutti i momenti futuri e si concentrano, come in una sorta di precipitato, tutti i momenti passati. Carpe diem, insegna Orazio: cogli l'attimo.

Anzi, non "cogli", ma "afferra", "ghermisci", per fare una traduzione più puntuale. Ed è questo che fanno gli artisti di questa mostra, in ogni opera, ed è questo che a loro volta devono fare gli spettatori davanti a ciascuna opera, usando l'immaginazione... Poi certo le modalità con cui i vari artisti selezionati "strappano l'attimo" sono molto diverse tra loro: diverse le poetiche, diversi gli stili. Ma comune è la capacità (e la volontà, più o meno consapevole) di condensare storie, emozioni, vicende nello spazio circoscritto di una singola opera, passando dalla dimensione "diacronica" della narrazione a quella "sincronica" dell'opera d'arte.

E facendo di un quadro, una foto o una scultura un crocevia di situazioni. Un crogiolo. Volendo poi seguire il filo rosso di una interpretazione in chiave teatrale delle diversità stilistiche e di poetica tra tutti questi autori, si evince che la parata di personaggi che attraversa questa mostra e ancor di più l'omonima pubblicazione è decisamente variegata: si va dalle presenze tragiche di Benigna, Boscolo, Patarini e Orsenigo alle figure da teatrini metafisici di Conte, Besson, Bracci, Vito Carta o Stramacchia, figure che per lo più galleggiano in uno spazio astratto e rarefatto; dalle figurine da commedia ottocentesca della Artegiani o della Longhitano Ruffilli alle maschere comiche, giocose e post-moderne della Ritorno, di Lo Giudice, Natali; dalle dive da rotocalchi degli anni Sessanta di Marilena Rango ai personaggi immersi in un'aura di poesia o di fiaba come quelli di Ninotti e Presti, che paiono affiorare da un dramma di Strindberg o di Garcia Lorca, dalle citazioni-tableaux vivantes tratte da quadri famosi di Tortelotti alle sequenze pseudo-cinematografiche delle foto della Carrera e di Boselli, dalle silhouettes femminili sbirciate dietro un fondale di tulle di Lombardo, alle scene di vita quotidiana della Da Riva, della Doni e della Mietitore, o alle sacre rappresentazioni laiche delle Sindoni di De Santi... e così via.

Personaggi drammatici accanto ad altri comici o grotteschi, evanescenti figure poetiche accanto a solide presenze carnali, in una ridda di stili teatrali mischiati tra loro che forse assomiglia alla tragicomica varietà di questi nostri tempi confusi. Tempi in cui facilmente la tragedia si risolve in farsa. E viceversa.» (Nota critica introduttiva di Virgilio Patarini)




Opera di Eugenia Serafini dalla mostra Gli occhi della poesia sulla commedia del mondo Opera di Giuliano Grittini dalla mostra Bellezze e miti del nostro tempo Opera di Fosco Bertani dalla mostra Cielo e Terra tra palpiti e filosofie Opera di Nino Attinà dalla mostra Tra bellezze e graffianti atmosfere Strade d'Europa
Eugenia Serafini | Giuliano Grittini | Fosco Bertani | Nino Attinà


termina il 28 aprile 2016
www.plusberlin.com




Eugenia Serafini: Gli occhi della poesia sulla commedia del mondo
Plus Berlin - Piano grigioperla

Scrive Carlo Franza (curatore della mostra) nel testo: "Eugenia Serafini legge e vive la Commedia del nostro tempo, e fa vivere con questo nutrito gruppo di opere un Omaggio a Dante Alighieri 1315-2015 Commedia in occasione dei 700 anni del doloroso rifiuto dell'amnistia che gli avrebbe permesso di tornare a Firenze dall'esilio (...). Eugenia Serafini lascia leggere e vedere segnali di un mondo nuovo, con carte e sculture che sono polvere di stelle e stelle del firmamento, ma anche ventagli, arie, mappe stellari, forme nello spazio, costellazioni, segmenti di diurno/notturno, trappole visive, nuvole, eppoi maripose, ovvero nugoli di farfalle in volo che sono seta e segni di bellezza... La Serafini non è solo artista di chiara fama ma intellettuale che fa vivere il suo pensiero creativo nel vento della poesia.

Eugenia Serafini (Tolfa - Roma, 1946), docente universitaria, artista e scrittrice/performer, giornalista, si è laureata in Lettere Classiche all'Università La Sapienza di Roma ed è stata allieva del grande Natalino Sapegno. Figura complessa e interessante, è stata Docente di Storia dell'Arte dell'Accademia di Belle Arti di Carrara e dell'Accademia dell'Illustrazione e della Comunicazione Visiva di Roma, e dal 1999 Docente di Disegno dell'Università della Calabria. Il suo percorso culturale l'ha portata a diventare artista di spicco nell'arte contemporanea internazionale. Poeta performer e installazionista, lavora da anni alla contaminazione intermediale e all'arte totale, utilizzando e fondendo gli apporti di diversi rami creativi: da quello visivo-digitale a quello teatrale, poetico e musicale che utilizza nella creazione delle sue installazioni performative.

Direttrice editoriale dell'Artecom-onlus, ne ha ideato e dirige la Collana di Libri d'Artista e la Sezione per l'Ex-libris ed è responsabile delle rubriche di Arte e Letteratura Contemporanea della rivista FOLIVM. Numerose le sue pubblicazioni di saggi e monografie di artisti moderni e contemporanei.Vanta una vasta produzione di scrittura creativa e libri d'artista. Realizza da anni eventi di Cultura sul Territorio nella città di Roma ed eventi multimediali con partecipazioni internazionali di altissimo livello. E' stata invitata a stages, Simposi e Installazioni performative e ha fondato nel 1998 il Museo di Arte contemporanea "Micu Klein" di Blaj, in Romania. Sue opere si trovano nei Musei di questi paesi e in Collezioni private.

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Giuliano Grittini: Bellezze e miti del nostro tempo
Plus Berlin - Piano fucsia

Scrive Carlo Franza nel testo: "Il recente lavoro di Giuliano Grittini affonda ancora oggi attraverso nitide radiografie di esistenze, nel senso e nel significato storico delle innumerevoli personalità vissute tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento,come ad esempio Elton e Madonna. Classiche icone del nostro tempo che il fotografo Giuliano Grittini ripropone artisticamente in un clima di collage-colore e scrittura... E l'opera, ogni opera, a questo punto, oltre all'immagine salvata con un collage, ritrova nel colore-macchia e nella scrittura, un gioco di forze, una tensione argomentativa, una poesia del tempo, un coinvolgimento altissimo.

L'artista affonda lo sguardo nella grande scuola del mondo, in quelle tracce scrittorie e in quelle icone che sono memoria e stratificazione storica, riproponendo non copie colorite, ma esemplari di grande disciplina, carichi di umana verità, di ricerca sul vero, ed anche di misteriose azioni visive concitate e drammatiche, di epica grandezza. Dei e dee del nostro tempo, donne e madonne come Alda Merini la più significativa e sorprendente poetessa italiana e Marilyn Monroe, ma anche icone della musica mondiale e del rock come i "Beatles" o i "Queen", tutto porta lungo i sentieri della memoria e intorno a geografie mentali, ricostruendo di fatto il senso delle esperienze e degli oggetti, riprendendone così possesso di quanto viene normalmente portato verso la banalizzazione e l'oblio.

Giuliano Grittini (Milano) ha frequentato la scuola di Disegno Grafico e alcuni studi di importanti artisti, lavorando e realizzando libri d'artista e approfondisce l'arte della stampa. Realizza opere con artisti tra cui: Baj, Fiume, Sassu, Guttuso, Scanavino, Tadini, Warhol, Vasarely, Rotella, Ugo Nespolo e altri. Appassionato di fotografia, frequentando studi di artisti li fotografa in varie fasi del loro lavoro e durante le mostre in gallerie d'Arte. Con il critico e scrittore Luciano Prada pubblica il Volume "44 facce d'Autore" Fotografie e aforismi di artisti e personaggi del mondo dell'arte. Ha tenuto numerose mostre personali e collettive e ha partecipato a fiere nazionali e internazionali.

Autore insieme al regista Cosimo Damiano Damato del Film "una donna sul Palcoscenico" con foto e video su Alda Merini e testimonianza di Mariangela Melato. Presentato nel 2009 al festival del cinema di Venezia. Dal Dicembre 2010 a Palazzo Reale di Milano presenta una serie di immagini dedicati ad Alda Merini con la regia di Pier Paolo Venier nella mostra "Ultimo atto d'Amore" con Mimmo Rotella e una serie di opere dedicate a Marilyn.Nel 2015 a Milano lavora con l'Amiga di Andy Wharol per Deodato Arte, dopo aver realizzato cartelle di opere per Missoni e Fiorucci.

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Fosco Bertani: Cielo e Terra tra palpiti e filosofie
Plus Berlin - Piano lilla

Scrive Carlo Franza nel testo: Artista lombardo già conosciuto dal pubblico per le sue forti indagini sul colore, sulle tecniche e sulle riflessioni di fondo cui poggiano tutti i suoi dipinti; riflessioni di ordine filosofico dettate sia dalle letture dei grandi della letteratura antica ma anche contemporanea. Ecco allora che qualsiasi visione, oggetti, piante, figure, paesaggio, appunti religiosi, diventa per l'artista lombardo esercizio di comunicazione, quasi di evangelizzazione, di canto novello del mondo intero, strutturato fra spatola e pennello, che è il suo modo forte di tessere pittura. Nei paesaggi dove l'accensione dei colori e dei toni è tutto di impianto mistico, Fosco Bertani lascia leggere un rimando tutto francescano, dove pezzature di cielo e terre, colline, luoghi di preghiera e riflessione, terre d'Italia, si accertano come la parte migliore della sua produzione. E' una pittura ossificata, essenziale, che non vive di decorazioni, coglie il cuore di ogni cosa, sicchè quest'ultimo capitolo artistico di Fosco Bertani è una piccola storia del paesaggio italiano e lombardo".

Fosco Bertani (Asola - Mantova, 1951) frequenta la scuola di pittura di Vittorio Viviani a Nova Milanese. Ammira la pittura di Chagall e di El Greco. Compiuti gli studi classici a Monza, frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia a Milano fino alla scelta per la pittura nel '73, quando si iscrive alla Accademia di Brera e poi, a quella di Firenze, dove si diploma nel '78, con una tesi finale sul Beato Angelico. Nel '79 a Parigi studia la pittura degli ultimi anni di Cezanne. Nel frattempo ha conosciuto l'arte di William Congdon e ne rimane profondamente colpito. A Milano incontra e segue l'attività teatrale e critica di Giovanni Testori. Dopo il matrimonio si trasferisce nella campagna mantovana, per studiarne meglio il paesaggio. Nell'89 esegue un grande dipinto murale commissionato dall'architetto Sandro Benedetti a Roma nella chiesa di Sant'Alberto Magno. Nel '96 torna in Brianza e da allora insegna discipline pittoriche stabilmente al liceo artistico statale "Fausto Melotti" di Cantù. Alterna la pittura di paesaggio al ritratto. Ha tenuto mostre personali in più città italiane.

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Nino Attinà: Tra bellezze e graffianti atmosfere
Plus Berlin - Piano viola

Scrive Carlo Franza nel testo: "La grande professionalità di stringere le immagini in una assoluta sintesi della visione, è strategia e stile proprio di Nino Attinà, che declina un universo pittorico tutto mediterraneo, e i colori carichi di forza e passione infuocano paesaggi, scene e figure. Artista capace di evidenziare la grande arte figurale italiana, attiva nel secondo dopoguerra ad opera già di Renato Guttuso, e da questi Attinà cattura la magia del vivere, quell'espressionismo malinconico che si fa struggente realismo, filosofia della storia, scenario del mondo.

L'impianto iconografico è certamente essenziale, immagine e forma salutano la scenografia dell'impianto creativo, poi scivola su ogni tessera la felicità del colore che sorprende non poco, e si fa gioia ma anche tristezza, sorpresa e svelamento. Attinà ha alle spalle una storia pittorica che aleggia di mistero e di riflessione, di umori e di divertita riscrittura del presente, e si è sempre incorniciata di supporto significativo che ha radice nella sua terra d'origine, volgendo così ogni suo capitolo verso una neofigurazione di avvolgente bellezza, di inauditi bagliori".

Antonio Attinà (detto Nino - Reggio Calabria, 1953) dopo la maturità artistica si iscrive e consegue il diploma di pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Nel 1976 consegue il "Premio Incisione" Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e l'anno successivo si trasferisce a Milano. Nel 1985 insieme ai pittori Carlo Filosa, Antonio Bolignano, Beniamino Minnella, Antonio Giulietti, Maurizio Martino e lo scultore Nuccio Schepis dà vita al gruppo dei "Mediterranei", dopo le mostre italiane di Milano e Roma, nel 1988 il gruppo viene invitato ad esporre nella prestigiosa sede dellaVerband Bildender Kunstler Wuttemberg. Ha esposto in numerose mostre personali e in prestigiose collettive in Italia e all'estero.




VX30 | Chaotic Passion
termina il 20 marzo 2016
Museo d'Arte contemporanea Villa Croce - Genova

Se, come sostiene Walter Benjamin, nel collezionismo "tutte le passioni sconfinano nel caos" in una continua tensione tra i due poli di ordine e disordine, si può dire lo stesso della collezione di un museo? La mostra Chaotic Passion, ideata in occasione del trentennale del Museo di Villa Croce, intende esplorare questa relazione dialettica innescando un dialogo fra le opere storiche della collezione e quelle prodotte nel corso degli ultimi dieci anni da una nuova generazione di artisti.

Ospitato negli ambienti della omonima villa, il Museo di Villa Croce inaugura nel 1985 come spazio espositivo destinato principalmente ad accogliere mostre di arte contemporanea. Con l'acquisizione della raccolta Cernuschi Ghiringhelli da parte del Comune di Genova nel 1990, si dà inizio alla creazione di una collezione permanente che viene incrementata nei decenni successivi soprattutto attraverso lasciti e donazioni. Il suo nucleo storico riflette la passione di Maria Cernuschi Ghiringhelli per le ricerche legate agli sviluppi dell'astrattismo italiano.

Chaotic Passion procede dall'ipotesi che la collezione permanente di un museo non debba necessariamente cristallizzarsi in un canone estetico immobile e definitivo, specchio di un passato più o meno remoto rispetto al tempo in cui viviamo. Messe in discussione e ri-posizionate nel presente, le opere della collezione possono essere l'occasione di continue rivisitazioni e negoziazioni di senso che destabilizzano le aspettative del pubblico approfondendo diversi aspetti della loro rilevanza nel momento attuale. Partendo da una lettura trasversale della collezione sono state individuate due linee di ricerca che appaiono significative alla luce dei processi artistici contemporanei: l'astrazione e la ricerca verbo-visiva.

Nella sua espressione pittorica, l'astrazione costituisce la parte più importante della collezione del museo di Villa Croce. In questa occasione viene messa in relazione con pratiche contemporanee che declinano le forme astratte nelle modalità più diverse per sollevare questioni di natura economica, geopolitica, ed emozionale. Allo stesso modo, indagando le molteplici ricorrenze della scrittura come gesto estetico e del linguaggio come materiale di creazione artistica, le opere storiche diventano il punto di partenza per una riflessione sulla scomposizione del linguaggio e sulla articolazione del segno linguistico, al di là della sua valenza comunicativa, secondo nuovi parametri di leggibilità e rappresentazione.

Orchestrando l'incontro fra sensibilità appartenenti a epoche diverse, la mostra esplora traiettorie centrifughe e convergenze inattese, rinuncia ad una narrazione storicistica per sperimentare accostamenti tra opere che invitano a una percezione più fluida della ricerca artistica. Chaotic Passion intende coinvolgere il pubblico in un percorso non lineare lungo il quale il passato e il recente si mescolano e generano un ecosistema abitato da temporalità multiple, dissonanze e riverberi: uno spazio nel quale le opere stabiliscono relazioni misteriose e innesti sperimentali suggerendo nuove possibilità di interpretazione dell'astrazione e del linguaggio come campi di indagine estetica.

Opere di: Vincenzo Agnetti, Meris Angioletti, Chiara Camoni, Antonio Calderara, Alice Cattaneo, Cristian Chironi, Ettore Colla, Gianni Colombo, Pietro Consagra, Danilo Correale, Dadamaino, Corrado D'Ottavi, Claire Fontaine, Lucio Fontana, Silvia Giambrone, Alice Guareschi, Virginio Ghiringhelli, Piero Manzoni, Jacopo Miliani, Margherita Morgantin, Rebecca Moccia, Bruno Munari, Andrea Nacciarriti, Anna Oberto, Pennacchio Argentato, Serena Porrati, Maria Domenica Rapicavoli, Mauro Reggiani, Regina, The Cool Couple, Giuseppe Uncini, Ben Vautier, Serena Vestrucci, Void. (Comunicato stampa)




Opera di Elisabetta Bacci dalla mostra Tebah a Trieste Elisabetta Bacci: "Tebah"
termina il 30 marzo 2016
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra dell'artista Elisabetta Bacci, composta da quattordici opere appartenenti al ciclo della "Tebah". Nelle sue opere non troviamo veri aneddoti o spunti di tipo naturalistico, tanto è vero che si può far riferimento alla fisicità di un oggetto solo se la parola viene virgoletta: poche righe essenziali a far da tracciato di un pensiero non possono ritenersi una vera chiave descrittiva, mentre il colore ha il sopravvento sull'intera estensione della tela: striature e accostamenti di pigmento che rinviano a una poetica intimista e che trova le sue radici nella poetica di Goethe e Steiner. In particolare nel ciclo della "Tebah", qui presentato, l'oro del rettangolo centrale diviene centro emanatore di una luce e di un'energia che non è solo fisica, ma in qualche modo soprannaturale.

Ecco la frase che riportiamo come architrave del pensiero dell'autrice: "Occorre cercare un rapporto interiore fra tutto quello che viene creato nel nostro àmbito, in quanto a forme e colori, e le conoscenze spirituali che commuovono la nostra mente nella sua più profonda interiorità e vivono nella profondità del nostro essere", perché si tratta di cose che non si percepiscono nell'iterazione dei cinque sensi, ma unicamente nella mente, quando l'uomo si impone il silenzio per accogliere visioni e riflessi interiori. C'è, infine, il desiderio di rappresentare lo spazio in maniera fluttuante, al di fuori delle griglie consolidate, con campiture fluenti e striate, con un rimescolio del colore operato direttamente sulla tela e non sulla tavolozza, in modo che l'essenza della trama emerga in positivo, come fonte di energia, e non dentro una costrizione, in un rapporto continuo tra fattore di "visibilità" e di "invisibilità". (Comunicato stampa)




Opera di Thomas Koener Thomas Köner
lux 02: Topografia Del Vuoto


termina il 20 febbraio 2016
Museolaboratorio Ex Manifattura Tabacchi - Città Sant'Angelo (Pescara)
www.museolaboratorio.org

Topografia del Vuoto. Siamo esseri convenzionalizzati alla scrittura, alla semiotica sovrastrutturale delle nostre civiltà, al suo regolamentarsi e codificarsi, al semplificarsi e rivelarsi. Persone, che per indolenza e superficialità hanno rifiutato il proprio sguardo, rimettendosi a più confortanti percezioni collettive. Siamo paure dell'ignoto, della coscienza del non essere. Ora, neghiamolo. Navigare l'opera di Thomas Köner richiede pacificazione ed auto-coscienza, una forte volontà di perdersi in uno spazio altrui, esperienziato e vissuto, interpretato in visioni riemergenti dal vuoto, quasi come proustiane memorie nel trascorrere di un infinito tempo interiore. Le epifanie di Topografia del Vuoto sono echi dal profondo, rifrazioni di risonanze umane ed artistiche, ritrovamenti di un esploratore in viaggio, dentro se stesso, verso mete incognite.

Il lavoro dell'artista tedesco è appunto topografico nella sua negazione, un atto di rimozione del confini fra l'Io e lo spazio dell'opera, di ricerca di una non-geografia dove lo spettatore è evento metafisico nel non-luogo dell'arte. Il Museolaboratorio, attraverso Köner, diviene connessione di percorsi sensoriali, di relazioni 'armoniche' fra vissuto e non-vissuto. Paesaggio mentale, dove il tempo verticale dell'opera interseca quello orizzontale della fruizione, dove lo spettatore, solo, nel vuoto, esplora memorie indelebili. C'è continuità fra sale e spettatore, fra realtà ed artista, fra ambiente, interpretazione ed espressione: Topografia del Vuoto è rilucenze circolare, radiante testimonianza di vita, un grande mandala percettivo che dipinge sentieri ai limiti di territori inesplorati. (Marco Marzuoli - curatore della mostra)

Il suo maggiore interesse di Thomas Köner (Bochum, 1965) consiste nel combinare esperienze visive e uditive. E' divenuto noto per l'utilizzo delle frequenze basse nella sua musica. Nella sua carriera ha esposto nelle più prestigiose gallerie del mondo (vincendo importantissimi premi come: IFFR Rotterdam FilmFestival 2005, International Media Art Festival Berlin 2005, Golden Nica Prix Ars Electronica Linz 2004, Filmwinter Stuttgart 2004). Se c'è un musicista che più di ogni altro ha elevato la contemplazione a verbo sonoro, quello è Thomas Köner. Campione della drone music in senso totale e fra i primi capiscuola dell'ambient come forma di sound art (e non più, dunque, di "musica" in senso stretto), il veterano tedesco ha festeggiato il traguardo dei venticinque anni di carriera.

Un'avventura nel corso della quale ha affinato e aggiornato costantemente il suo concetto di sonorizzazione: l'elaborazione di un suono che sia in grado di descrivere nella maniera più fedele e veritiera possibile un paesaggio, le sue componenti spaziali e temporali e le sensazioni da esso evocate. Il tutto passando dalle meravigliose istantanee prolungate dei primi anni - saggi indelebili di purezza sonora che rispondono ai nomi di Teimo e Permafrost - alle sperimentazioni, in solitaria e in vari side-project, a cavallo fra i due millenni, per arrivare alla manciata di gemme regalata dai Duemila in poi. Proprio queste ultime rappresentano un capitolo particolare della carriera di Köner, dedicato interamente alla ricerca sul vuoto: temporale (nella crociera indefinita di La Barca), fisico (nelle field recordings post-atomiche di Novaya Zemlya) o vitale (come nell'inchino organico dell'ultimo, splendido Tiento De Las Nieves), ma mai emotivo o sensoriale. (Matteo Meda)




 Luigi Ontani - Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro Luigi Ontani
Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro


termina il 14 febbraio 2016
VideotecaGAM - Torino
www.gamtorino.it

In mostra sono visibili in proiezione anche le prime opere girate da Luigi Ontani con una cinepresa Super8 presso lo Studio Bentivoglio di Bologna nel 1969 e sette stampe fotografiche realizzate dall'artista negli stessi anni, composte da alcune sequenze tratte dalle foto di scena. Luigi Ontani è fra gli artisti che più hanno utilizzato il film e il video in Italia. Le sue numerose opere in Super8 e in video sono conservate nella raccolta della VideotecaGAM sin dall'anno della sua istituzione, nel 1999, all'ampio catalogo mancava però un'opera girata a Palazzo Taverna a Roma, in occasione degli Incontri Internazionali d'Arte: Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro. Finalmente è stato possibile riversare il contenuto del master, un nastro mezzo pollice Sony V-32, e restituirne a distanza di alcuni decenni la visione e garantire la certezza della sua futura preservazione.

L'opera mostra il giovane Ontani ripreso di spalle, col volto contro il muro, nella tipica posizione di chi, nel gioco del nascondino, conta a voce alta prima di andare in cerca dei compagni. Se nel gioco i bambini sono soliti contare sino a trenta o poco più, Ontani sceglie di contare fino a 1972, anno di realizzazione del video. Soltanto dopo una puntuale elencazione degli anni trascorsi tra la nascita di Cristo e il 1972, l'artista, come risvegliatosi al presente, si gira verso il pubblico e dichiara: Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro, facendo così coincidere la fine della sua azione con l'annuncio sotteso di un inizio.

Numerosi artisti utilizzavano in quegli anni la durata del nastro per mettere in scena un'azione ripetitiva che potesse distendersi monotona, senza cesure o variazioni narrative, per l'intera durata del video, facendo del tempo contenuto nel nastro un tempo solido, fattuale, concretizzato da un unico gesto ripetuto, secondo uno schema compositivo lineare che molto doveva alla musica minimalista. Apparentemente Ontani fa qualcosa di simile, ma è ancor più radicale nel suo far coincidere la durata temporale con un atto che è l'enunciazione stessa del passare del tempo.

Nondimeno lo scarto immaginifico, che è proprio del suo lavoro sin dagli esordi, trova voce in quel sovrapposi dello scorrere del tempo quotidiano, con il tempo storico e cosmico degli anni che divengono nel gioco dell'artista brevi come secondi, ma pur sempre evocativi di avvenimenti, fatti storici, epoche, culture che inevitabilmente sfilano veloci nella nostra memoria ascoltando la galoppante concatenazione dei numeri pronunciati. E' come se l'artista, con la leggerezza di un bambino, avanzasse rapido attraverso il tempo, come un nuovo angelo della storia, ma volto verso il futuro, come rapito dal desiderio d'incominciare a giocare e agire sotto il segno dell'arte, in quel presente la cui soglia si apre al numero 1972. (Comunicato stampa)




MultiploUnico mostra allo Spazio 28 di Torino MultiploUnico - Palavela incisione Rosso MultiploUnico
Spazio 28 - Torino
termina a fine gennaio 2016
www.multiplounico.com

La stamperia calcografica MultiploUnico compie il suo ingresso ufficiale nel mondo delle arti contemporanee. Il progetto è il frutto di una collaborazione pluriennale tra Federica Rosso ed Andrea Chidichimo, dove le competenze espositive, curatoriali e artistiche di Federica Rosso si integrano con le consolidate esperienze nel campo delle arti visive di Andrea Chidichimo. La mostra presenta alcune delle incisioni che il laboratorio calcografico ha prodotto negli anni, quando il torchio simboleggiava nella galleria di Federica Rosso il continuo lavoro di scambio culturale con gli artisti. Le opere di piccolo formato appartengono ad artisti del panorama torinese e non solo, da Mainolfi a Berruti, da Gastini a Migliore, piccoli gioielli accessibili a tutti, questa continua ad essere la filosofia dei prodotti di MultiploUnico.

Sono anche esposte opere inedite di Andrea Chidichimo e una serie di stampe realizzate da Federica Rosso a partire dal 1999. L'interesse per lo studio del segno, l'incisione e la pittura, caratterizzano il progetto: il segno come precisione di un pensiero, come forma di un'idea, come realizzazione di un fatto interiore in un'esperienza estetica, in un prodotto, in un oggetto. I multipli, derivanti dalle incisioni ad acquaforte, acquatinta e cera molle sono successivamente ritoccati a mano come nel caso dei lavori di Andrea Chidichimo che così facendo rende viva l'idea della molteplicità che tenta, attraverso lo strumento dell'arte l'unicità del segno proprio all'interno del multiplo.

MultiploUnico realizza incisioni artistiche, stampe in serie numerate e pezzi unici. La qualità raffinata e l'esecuzione artigianale, sono ideali per la promozione di nuovi prodotti, per regali aziendali, anniversari ed altri eventi. Il laboratorio è al servizio delle aziende, delle gallerie e degli artisti per la produzione delle loro creazioni. MultiploUnico è un laboratorio calcografico al servizio di artisti professionisti e al contempo una società di servizi di comunicazione dell'arte. (Comunicato stampa)




Marc Chagall. Anni russi 1907-1924
Con un racconto per immagini di Dario Fo


termina il 15 febbraio 2016
Museo di Santa Giulia - Brescia

Il grande artista con i suoi capolavori degli anni russi, arricchiti da un racconto d'eccezione, come può essere solo l'omaggio di un premio Nobel come Dario Fo. A pieno titolo è lecito parlare di un incontro tra due geni. Da un lato Marc Chagall, pittore lirico e surreale protagonista dell'arte del XX secolo, dall'altro Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, commediografo, scrittore, ma anche pittore innamorato di Chagall. Cui Fo si sente particolarmente vicino, per il gusto del fantastico, del paradossale, del surreale e dell'impossibile.

Il dialogo si concretizza in due esposizioni distinte, poste in stretta relazione tra loro: nella prima sono esposte le opere di Marc Chagall raccontate dall'artista stesso attraverso una serie di stralci tratti dalla sua autobiografia Ma Vie, scritta tra il 1921 e il 1922; nella seconda Dario Fo racconta le opere di Chagall attraverso i sui testi, illustrati da preziosi disegni e dipinti, creati appositamente in occasione dell'esposizione a Brescia. La mostra, curata da Eugenia Petrova, direttrice del Museo di Stato Russo, si sviluppa seguendo il percorso del pittore dalla sua formazione sino ai primi anni della maturità, immediatamente precedenti la diaspora a Parigi.

La mostra propone 33 opere, 17 dipinti e 16 disegni oltre a due taccuini - con disegni e poesie recentemente ritrovati ed esposti per la prima volta al pubblico - che vanno dal 1907 al 1924: viene indagato il periodo durante il quale Chagall da Vitebsk, paese di nascita e vero protagonista delle prime opere, si trasferisce prima a San Pietroburgo, dove studia presso l'Accademia Russa di Belle Arti, e poi a Parigi, dove viene in contatto con la comunità di artisti di Montparnasse e dove si trasferirà definitivamente con la moglie Bella a partire dal 1924.

Il pubblico potrà ammirare alcuni dei più importanti capolavori di Marc Chagall, opere di fondamentale importanza per capire il percorso artistico del maestro russo, come la veduta dalla finestra a Vitebsk del 1908, Gli Amanti in blu del 1914, la Passeggiata del 1917-1918 e molti altri. Accanto alla mostra di Chagall, il Premio Nobel Dario Fo ha realizzato ben 20 dipinti accompagnati da 15 bozzetti preparatori e da un racconto sulla vita e l'opera di Marc Chagall. Nell'occasione la casa editrice Gamm Giunti pubblica due volumi catalogo, ciascuno comprendente tutte le opere esposte e testi di Marc Chagall, Eugenia Petrova, Dario Fo. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Carissimo Pinocchio. Le illustrazioni di Attilio Mussino
termina il 14 febbraio 2016
Chiesa e Sala di Cuorgné del Borgo Medievale - Torino

La mostra rende omaggio al capolavoro di Carlo Collodi, a 125 anni dalla sua morte, con un percorso dedicato al torinese Attilio Mussino (1878-1954), uno dei suoi principali illustratori. Un libro universalmente noto, tradotto in più di 260 lingue, che fin dalla prima edizione nel 1883, la storia del burattino fu accompagnata da immagini. Per la terza edizione del 1911, prima a colori e con legatura di lusso, le illustrazioni furono affidate ad Attilio Mussino. Le figure di "Attilio" (come si firmava), ancora oggi sono nella memoria di tutti. In mostra è possibile conoscere il personaggio "Attilio" nella sua vita personale e professionale attraverso schizzi, cartoline e disegni.

Dalla grande produzione dell'artista torinese si presentano diverse edizioni di Pinocchio, tra cui quella autografa e di sua proprietà, oltre ai principali lavori nell'ambito dell'illustrazione per ragazzi: dai fumetti ai grandi classici della letteratura, sino ai sussidiari e ai libri di testo. In mostra anche uno spazio dedicato all'oggettistica legata al burattino, che si sviluppò già nei primi anni del Novecento: libri animati e pop-up, registrazione su vinile, album di figurine, puzzle. Un'occasione per avvicinare il pubblico alla genialità, allo stile, al tratto netto e chiaro di un grande illustratore del Novecento italiano. Il lavoro di Mussino vinse, nel 1911, la medaglia d'oro all'Esposizione internazionale di Torino che si svolse proprio nel parco del Valentino dove oggi sorge il Borgo Medievale.

L'edizione mussiniana di Pinocchio ebbe un successo enorme e conobbe un'infinità di riduzioni e adattamenti. E' stata, da allora, pubblicata in varie edizioni: di lusso, economica, cartonata, in brossura e può, per tutta la serie di significati che ha assunto negli anni, essere considerata l'edizione principe de Le avventure di Pinocchio. A testimoniare, oltre Mussino, il successo e la diffusione del romanzo dalla nascita fino ad oggi, una sala del Borgo è dedicata alle riproduzioni delle immagini che, dall'edizione del Mazzanti nel 1883, hanno corredato le diverse edizioni del capolavoro collodiano: Chiostri, Tofano, Disney, Porcheddu, Faorzi, Jacovitti, Accornero, Topor, Luzzati e molti altri.

Un nuovo modo di leggere Pinocchio, viaggiando attraverso 130 anni di storia della grafica e dell'illustrazione. Una sala del museo è inoltre dedicata ai manufatti degli artigiani del legno della Valstrona (Verbano Cusio Ossola), specializzati da decenni nella realizzazione di Pinocchi in legno. La mostra è resa possibile grazie alla collaborazione e ai prestiti da parte di numerosi privati e di istituzioni quali il Musli di Torino e la Pro Loco di Vernante (Cuneo) che gestisce il locale museo dedicato a Mussino. Vernante, paese della Val Vermenagna dove l'artista si trasferì, è diventato "il paese di Pinocchio": un museo a cielo aperto affianca, infatti, la sala espositiva dedicata a Mussino.

Sulle facciate delle case, 190 murales (dipinti nel corso degli anni da Carlet e Meo, pittori vernantini) riproducono i disegni di Mussino e ricreano la storia del burattino tra le vie del paese. In occasione della mostra sono state programmate diverse attività. Tra queste la lettura di fiabe e itinerari condotti da attori in costume, laboratori dedicati a personaggi della storia: dalla balena alla fata turchina. E ancora, con un pizzico di magia e di una brava truccatrice, si potrà entrare a far parte del mondo creato da Collodi, grazie al face-painting. (Comunicato ufficio stampa Fondazione Torino Musei)




Scenari
Franca Maria Catri | Tiziana Coccia | Francesco Cutugno | Paolo Ghilarducci | Michele Mariani | Franco Maria Viganò | Giuliano Grittini
Progetto Artistico Internazionale ideato e diretto da Carlo Franza


24 ottobre 2015 - 08 aprile 2016
Plus Florence - Firenze

Presentazione mostre




Locandina mostra Federico Fellini - Appunti fantastici Federico Fellini
Appunti fantastici. Disegni dal libro dei sogni


termina lo 06 marzo 2016
MUSMA Museo della Scultura Contemporanea - Matera
www.musma.it

In occasione della giornata di studi dedicata dal Conservatorio "E. R. Duni" di Matera a Nino Rota, compositore chiave per la storia della musica da film, nell'ambito delle celebrazioni per il cinquantenario della fondazione dell'istituzione musicale, si inaugura una mostra dedicata al grande maestro del cinema italiano e internazionale, per i cui film il "fraterno amico musicista Nino Rota", compose quasi tutte le colonne sonore. In esposizione una selezione dei circa 400 disegni tratti da "Libro dei sogni" di Fellini, un volume che raccoglie due libri di diverso formato, composti dal regista in 22 anni, il primo dal 30 novembre 1960 al 2 agosto 1968, il secondo dal febbraio 1973 al 1982.

Un diario dei sogni dell'artista, il "lavoro notturno" che Fellini appunta ogni mattina avvalendosi di disegni e didascalie, su suggerimento dello psicanalista junghiano Ernest Bernhard presso il quale è in analisi dal 1960 al 1965 e nel cui metodo ritrova affinità con il suo sentire artistico. "Ciò che ammiro sconfinatamente in Jung è l'aver saputo trovare un punto di incontro tra scienza e magia, tra razionalità e fantasia". I sogni e i disegni sono un punto di partenza imprescindibile per chi voglia esplorare il mondo di Federico Fellini. "Ho sempre scarabocchiato - racconta - su qualsiasi pezzo di carta mi capitava davanti, è un riflesso condizionato, di gesto automatico, una mania che mi porto dietro da sempre e con un po' di imbarazzo confesso che c'è stato un momento nel quale ho pensato che la mia vita sarebbe stata quella del pittore". Inizia giovanissimo, Fellini, a disegnare e apre a Rimini, con l'amico Demos Bonini, la bottega Febo, dove i due realizzano caricature e ritratti.

Dopo il trasferimento a Roma, nel gennaio 1939, entra come scrittore di vignette nella redazione del prestigioso settimanale satirico "Marc' Aurelio". Nella capitale, che diventerà sua città d'adozione, apre, con alcuni amici, "Funny Face Shop: Profiles, Portraits, Caricatures", una "bottega della caricatura". Il libro dei sogni è un viaggio nella travolgente e instancabile fantasia del regista de "La Dolce vita", un'immersione nell'atmosfera fantasmagorica della sua immaginazione, ci si muove tra voli e visioni, a spasso tra l'immancabile circo "con i suoi stracci colorati, la sua musica minacciosa e spaccacuore" e i fotogrammi di film passati e progettati. I protagonisti dei sogni, tanto i personaggi famosi quanto i meno noti, sono trasformati dalla caleidoscopica mente del sognatore, deformati, sorpresi in atteggiamenti inusuali, incontrati in luoghi inventati.

Si resta divertiti e meravigliati dagli schizzi del variegato universo femminile, in cui spicca l'adorata ed eterea moglie Giulietta, fragile e sfuggente, eppure faro guida della vita di Federico. E poi la famiglia e i luoghi, la sua grande e irrinunciabile Roma e l'amata/odiata terra natale, Rimini "un pastrocchio confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare". Il superbo tratto di questi disegni riesce a catapultare chi li guarda nell'universo magico e trasfigurato dell'inconscio, a far sentire l'ovattato silenzio delle parole dei protagonisti, lo sferragliamento dei treni, il ruggito del mare, i profumi del circo. Alcuni disegni possiedono una sublime eleganza di alto valore artistico, altri sono evidentemente influenzati dal passato di caricaturista del regista, tutti trovano il loro spazio ideale in un museo di arte contemporanea.

L'indecifrabile evidenza del significato dei sogni, infatti, ben si abbraccia alle spesso enigmatiche opere di arte contemporanea. Come scrive Tullio Kezich nell'introduzione al "Libro dei sogni", edito da Rizzoli nel 2007, "I sogni sono come le opere d'arte, le opere d'arte sono come i sogni: soffrono di ogni interpretazione univoca". I sogni in mostra nascono dalla fantasia e, magicamente, ne generano di nuova, si esce da questo viaggio nell'universo onirico di Federico Fellini con uno sguardo nuovo sul mondo, più puro, incantato, lievemente surreale, in una parola, uno sguardo felliniano. (Comunicato stampa)




A Dominik Ritszel il Premio Giovane Emergente Europeo Trieste Contemporanea 2015
www.triestecontemporanea.it

La giuria internazionale, riunitasi a Trieste in occasione del Settimo Forum InCE per curatori d'arte contemporanea - composta da Giuliana Carbi, Maja Ciric, Julia Fabenyi, Emanuela Marassi, Vladiya Mihaylova, Suzana Milevska, Maria Vassileva e Janka Vukmir - ha scelto il vincitore tra 229 portfolio provenienti da 22 paesi.

Dominik Ritszel, giovane artista polacco, è il vincitore dell'edizione 2015 del Premio Giovane Emergente Europeo Trieste Contemporanea. E' questa la quindicesima assegnazione del premio che Trieste Contemporanea, nell'ambito della sua attività Dialoghi con l'arte dell'Europa centro orientale, attribuisce ad un giovane artista proveniente dall'Europa centro orientale con il fine di promuovere il suo lavoro sulla scena artistica internazionale. Nella ormai più che decennale storia del premio, gli artisti che hanno ottenuto questo riconoscimento si sono confermati nel tempo protagonisti della scena europea e internazionale, come è avvenuto, ad esempio, per il polacco Pawel Althamer (2002) o per il bulgaro Ivan Moudov (2006).

Dominik Ritszel (1988 si è perfezionato all'Accademia di Belle Arti di Katowice, continuando il suo percorso di studi iniziato al dipartimartimento di grafica dell'Università della Slesia a Cieszyn. Il suo lavoro spazia dal film alla video arte e indaga la gestualità umana - pura, ripetibile, primitiva e a volte non intenzionale - e i paesaggi vuoti o gli spazi anonimi, in cui la realtà sembra ambigua e le azioni dei protagonisti casuali. Il riconoscimento offre quest'anno al vincitore la possibilità di realizzare un progetto di mostra site specific che verrà allestita allo Studio Tommaseo di Trieste a partire dal 26 marzo 2016. A corredo dell'esposizione verrà pubblicato un catalogo. (Comunicato stampa)




Franco Rognoni - Opera dalla mostra Grafica italiana Grafica italiana
termina il 19 febbraio 2016
Otel RistoTheatre - Firenze

Esposte 40 opere di grafica (litografie e serigrafie) realizzate da maestri nella seconda metà del '900. Fanno parte di una raccolta, tra le più vaste d'Italia, è interamente il frutto della passione e dell'acume di collezionisti di grande intuito, collezionisti che dalla fine degli anni '50 agli anni '90 hanno voluto documentare le varie tendenze e movimenti europei e americani mano a mano che si sviluppavano. Firenze-Otel ospita quindi la produzione grafica di artisti come Giuseppe Ajmone, Remo Brindisi, Franco Rognoni, Marisa Settembrini, Orfeo Tamburi, Bruno Cassinari e altri ancora.

La quadreria delle opere è allestita in modo da fare apprezzare l'arte contemporanea proprio attraverso quei lavori concepiti come seriali, ma non per questo meno importanti delle cosiddette opere uniche. Non a caso, i diversi, grandi e complessi movimenti dell'arte hanno da subito trovato proprio nella realizzazione grafica un fondamentale bacino di ricerca espressiva, che si è tradotto in una produzione di rilevanza storica ed estetica imprescindibile. (Carlo Franza - curatore della mostra)




 Donald Baechler - Black Flowers - acrylic and fabric collage on canvas cm.182,9x121,9 2012 Donald Baechler: Black and White
termina il 28 febbraio 2016
Studio d'Arte Raffaelli - Trento

Personale dell'artista americano Donald Baechler. Protagonisti assoluti dell'esposizione sono eleganti fiori in bianco e nero su carta e su tela, nuova e riuscita proposizione di un tema già caro all'artista. Inoltre, per la prima volta in Italia, in esclusiva per lo Studio d'Arte Raffaelli, saranno in mostra alcune sculture di bronzo, raffinata espressione a tutto tondo del vocabolario artistico di Baechler. Nella Sala Bacco del Palazzo Wolkenstein sarà contemporaneamente allestita una mostra di ritratti inediti su carta, che l'artista ha realizzato per l'occasione, dando vita ad interessanti accostamenti di figure umane.

Baechler, che si contraddistingue tra gli artisti della Scuola di New York per un'impronta dalla forte immediatezza visiva, conferma con i suoi lavori recenti la capacità di rinnovarsi in modo imprevedibile mantenendo un linguaggio estremamente coerente e aderente alla contemporaneità. Per l'evento sarà pubblicato un catalogo ideato e curato dall'artista americano James Brown. Donald Baechler (Hartfort - Connecticut, 1956), influenzato dalla cultura Pop e dall'Outsider art, dagli anni Ottanta a oggi ha esposto nei musei e nelle gallerie d'arte di tutto il mondo. (Comunicato stampa)




Corin Sworn: Silent Sticks
termina il 28 febbraio 2016
Collezione Maramotti - Reggio Emilia
www.collezionemaramotti.org

Corin Sworn, vincitrice della quinta edizione del Max Mara Art Prize for Women, dopo la prima tappa londinese alla Whitechapel Gallery (20 maggio - 19 luglio 2015) presenta la grande installazione Silent Sticks alla Collezione Maramotti, di cui diverrà parte della collezione permanente. In continuità con la sua ricerca artistica, che intreccia storia, memorie, frammenti di racconti veri o immaginati, Corin Sworn per questa nuova opera si ispira ai personaggi e ai racconti della Commedia dell'Arte, una forma teatrale basata sull'improvvisazione sviluppatasi in Italia nel XVI secolo e che ancora oggi continua ad avere importanza culturale; le figure della Commedia hanno continuato a influenzare artisti e scrittori per centinaia di anni, da Shakespeare e Marlowe a Goya e Picasso.

L'opera è il risultato della residenza dell'artista in Italia nel 2014, durante la quale Sworn ha esplorato in profondità la cultura di Roma, Napoli e Venezia, studiando le opere teatrali tradizionali e incontrando attori ed esperti della Commedia dell'Arte. Sworn è interessata al gioco dello scambio di identità e all'utilizzo frequente di questo artificio letterario delle produzioni teatrali della Commedia dell'Arte: i primi attori e i personaggi, con parvenze radicalmente diverse (una donna vestita da uomo, un padrone vestito da servo o un nobile con l'aspetto di un mendicante), giocavano con la percezione di rigidità legata al rango e allo status sociale e rappresentavano le ansie connesse all'instabilità che caratterizzava la società del tempo ammiccando alla libertà e alla mobilità sociale.

Ispirato a questi temi, Silent Stick s riadatta la storia di un famoso caso di impostura del XVI secolo e si presenta come una scena teatrale con oggetti scenici, costumi, elementi sonori e video. In particolare i costumi, disegnati dall'artista che si è documentata su molteplici fonti storiche e iconografiche e ha tratto ispirazione dal testo Il teatro delle favole rappresentative di Flaminio Scala, sono stati realizzati a mano in collaborazione con un team di stilisti e artigiani Max Mara. Accompagna la mostra un libro a documentazione dell'esperienza di Sworn, della la sua residenza in Italia, delle fonti di ispirazione e delle fasi di ideazione del progetto.

La pubblicazione include un'intervista con l'artista della Guest Curator Bina von Stauffenberg e un testo di Daniel F. Herrmann, Eisler Curator alla Whitechapel Gallery. In occasione dell'inaugurazione della mostra si terrà una conversazione tra Corin Sworn e Daniel F. Herrmann, Eisler Curator e Head of Curatorial Studies di Whitechapel Gallery, che parleranno della realizzazione della nuova opera commissionata Silent Sticks. Sworn - una delle maggiori esponenti di una pratica basata sulla ricerca presente oggi nel Regno Unito - parlerà del suo metodo di lavoro e del suo sviluppo a partire dalla residenza, attraverso sceneggiatura, performance, film e produzione di oggetti. Rivelando le influenze accademiche e storiche sulla sua ripresa profondamente contemporanea della Commedia dell'Arte, Sworn e Herrmann esploreranno il concetto di 'oggetti come impostori' e il ruolo delle proprietà sceniche nelle installazioni artistiche. (Comunicato stampa)




Croce gemmata Museo San Fedele: Itinerari di arte e fede
Parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Presso alcuni spazi adiacenti alla chiesa di San Fedele, un piccolo «museo» che integra, in una continua dialettica tra antico e contemporaneo, il percorso tra arte e fede realizzato negli ultimi anni dai gesuiti dell'omonima Fondazione milanese. In alcuni spazi recentemente restaurati si sviluppa un itinerario artistico e religioso unico nel suo genere. L'arte cosiddetta «sacra» non è morta, come spesso si è detto nel Novecento, ma necessita di una «conversione» del linguaggio e un'attualizzazione del suo messaggio. Per questo motivo, nella chiesa di San Fedele progettata nel Cinquecento da Pellegrino Tibaldi, dopo che Lucio Fontana nel 1957 realizzò la pala del Sacro Cuore, artisti contemporanei del calibro di David Simpson, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sean Shanahan e Claudio Parmiggiani sono stati interpellati per riflettere su alcuni temi della fede.

Il nuovo percorso, oltre a comprendere la chiesa, si snoda tra alcuni ambienti già restaurati: la cripta secentesca, il sacello, la cappella delle Ballerine; e poi l'imponente sacrestia lignea del Seicento e l'antisacrestia con quadri di Ambrogio Figino e Bernardino Campi. A questi, si aggiungono da oggi tre nuovi spazi, dedicati ad antichi reliquiari, oggetti liturgici (secc. XVI-XIX) e dipinti: opere di Girolamo Romanino, Francesco Cairo, fratelli Procaccini, Giacomo Favretto sono esposte accanto a quelle di Mario Sironi, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Umberto Milani, Lawrence Carroll e altri, in un confronto tra antico e contemporaneo, in un dialogo tra le diverse arti, compresa la fotografia (Joel Meyerowitz).

L'inaugurazione dei nuovi locali espositivi, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, direttore della Galleria San Fedele, con l'allestimento dell'arch. Mario Broggi, segna una nuova tappa nel cammino compiuto dal San Fedele in più di mezzo secolo. Il nuovo itinerario tra arte e fede si caratterizza sia come luogo della memoria, sia come stimolo di riflessione per aprire un dialogo fecondo con la cultura e la spiritualità odierne. Per comprendere la fede tramandata dai nostri padri e consegnarla alle generazioni future. (Comunicato stampa)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




Locandina A Family Affair, regia di Angeliki Aristomenopoulou Locandina Greece Days of Change, regia Elena Zervopoulou Proiezione film greci
.. 12 febbraio, 2016, ore 20.30, A Family Affair
.. 19 febbraio 2016, ore 20.30,  Greece Days of Change
Cineclub Detour - Roma





A Family Affair
Regia di: Angeliki Aristomenopoulou
Prodotto da Anemon Prod., Atene
Anno: 2015
Genere: docu-film
Durata: 88 min.
Lingua: Greco/Inglese
Sottotitoli: Italiano
Sito ufficiale: afamilyaffair.gr/the-film/the-story

Il film racconta uno spaccato di vita degli Xylouris, famiglia di grandi musicisti cretesi. Protagonisti del film sono Psarantonis (Antonis Xylouris), Psaragiorgis (Giorgis Xylouris) e i suoi tre giovani figli: Nikos, Antonis e Apollonia. Il film ritrae la storia di tre generazioni, saldamente unite tra loro dalla musica tradizionale cretese. Psaragiorgis, energico cinquantenne, è il ponte tra il padre Psarantonis, vulcanico musicista di lira, e i suoi talentuosi tre figli. Lo spettatore viaggia tra Creta e l'Australia ovvero tra la tradizione e il folclore di Anogeia e la moderna e cosmopolita Melbourne.

A family affair ci porta nel cuore delle vicende familiari degli Xylouris, tra prove musicali, concerti e decisioni cruciali da prendere, attraverso una continua tensione tra tradizione e innovazione. Gli Xylouris sono una famiglia molto particolare, eppure si confronta anche con problematiche che riguardano molti di noi: l'unione familiare, la libertà per i propri figli, le incognite sul loro futuro e così via. Ciò che ci affascina di loro, è l'amore sincero che lega l'uno all'altro, il rispetto e l'ammirazione che ciascun figlio ha per il proprio padre e il profondo legame con le loro origini.

La musica di Psarantonis e dei suoi familiari, coinvolge e trascina chiunque, il suono della loro lira e del liuto è energia pura, è arte e insieme storia. Gli Xylouris suonano una musica che arriva da un passato lontano e intonano canti che custodiscono la vera anima del popolo cretese. I canti popolari sopravvivono così al tempo e diventano patrimonio comune, da vivere nella quotidianità e nella festa delle danze. Nel loro repertorio compaiono anche i meravigiosi versi del poema epico l'Erotokritos, di Vincenzo Cornaro, simbolo di un patrimonio culturale comune tra Grecia e Italia. Il film è stato realizzato anche grazie al sostegno economico ricevuto attraverso una campagna internazionale di crowdfunding.

Greece Days of Change
Regia di: Elena Zervopoulou
Prodotto da One Vibe Films
Anno: 2014
Genere: documentario
Durata: 53 min.
Lingua: Greco
Sottotitoli: Italiano
www.greecedaysofchange.com

Può la crisi economica essere una nuova opportunità di cambiamento per noi stessi e per la nostra società? Il documentario di Elena Zervopoulou segue, tra il 2012 e il 2013, le vicende tre uomini, e, grazie a loro, mette in luce la forza di un cambiamento che parte dal basso. I protagonisti sono tre greci, che tentano di riprendere il futuro nelle proprie mani. Incontriamo il musicista Giorgos Barkouris, che ha lavorato per molti anni in radio e nel mondo discografico, per ritrovarsi di punto in bianco senza casa né occupazione. Giorgos lotta per ridare un senso alla sua vita.

Conosciamo Grigoris Kitsos, che insieme alla sua famiglia decide di lasciare la città alla ricerca di una vita più salubre nel paese di origine, dove coltiverà la terra ereditata dai suoi genitori. Infine, apprezziamo le azioni di Ilias Tsolakidis, che con il suo gruppo di azione solidale - Il movimento della patata - crea una rete di distribuzione di cibo, basato su princìpi di democrazia e soliderietà, affrancandosi dal costoso e tirannico circuito della distribuzione commerciale. Attraverso l'obiettivo di Elena Zervopoulou scopriamo come la Grecia rinasce, come lotta con coraggio e ottimismo, offrendoci un esempio, da seguire, di dignità, speranza e fiducia nella natura umana. Il film è stato presentato in occasione del Thessaloniki International Documentary Festival 2014.

Rassegna in collaborazione con Anemon Prod (Atene), Moving Docs, Il Mese del Documentario. Il Detour è un cineclub, pertanto si consiglia di acquistare il biglietto in anticipo. (Comunicato stampa Comunità Ellenica di Roma e Lazio)

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Articoli su Festival del Cinema in Grecia e nella Repubblica di Cipro




Carl Ludwig Hübsch © Stefan Postius Sicilian Improvisers Orchestra © Cinzia Ciprì Concerto di Carl Ludwig Hübsch e Sicilian Improvisers Orchestra
11-12 febbraio 2016
Goethe-Institut Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa)
www.goethe.de/palermo

Rock, pop, jazz musica colta, musica da banda, musiche del mondo, prime esecuzioni assolute, incontri d'improvvisazione radicale, composizioni istantanee: questo ed altro saranno gli ingredienti della musica di Carl Ludwig Hübsch e della Sicilian Improvisers Orchestra. Dopo una settimana di residenza creativa insieme ai musicisti della Sicilian Improvisers Orchestra, Carl Ludwig Hübsch presenterà una nuova composizione realizzata appositamente per le speciali caratteristiche dell'ensemble siciliano. La Sicilian Improvisers Orchestra è stata infatti oggetto d'interesse del gruppo di musicisti/compositori della cosiddetta nuova Scuola di Colonia che, sparsasi la voce, chiedono di poter lavorare con questo speciale ensemble, proprio per le capacità di amalgamare, in perfetta unità sonora di stile mediterraneo, le suggestioni compositive provenienti dai più lontani contesti del pensiero musicale contemporaneo.

L'11 febbraio si realizzeranno, secondo una regola ormai consolidata nel contesto delle nuove generazioni musicali, gli incontri musicali d'improvvisazione dove si realizzeranno delle vere e proprie composizioni istantanee tra piccoli gruppi formati dai componenti della S.I.O. e il virtuoso musicista di Colonia. Venerdì 12 si ascolteranno, invece, in prima esecuzione assoluta, le musiche di Carl Ludwig Hübsch composte appositamente per l'ensemble siciliano.

Carl Ludwig Hübsch può essere considerato tra i più importanti musicisti e compositori europei liberi da ogni possibile classificazione di genere o stile. Originario di Friburgo, dopo anni di studio del clarinetto, del canto e della danza contemporanea, dal 1983 si dedica interamente al magico mondo delle frequenze gravi diventando in brevissimo tempo uno dei più virtuosi musicisti di Basso Tuba. Inizia la sua carriera di compositore scrivendo, e contestualmente suonando, per i più importanti gruppi della scena europea: Ensemle Hiatus, The Multiple Joyce Orchestra, Theatre Hora insieme ai più virtuosi musicisti come Jaap Blonk, Gunda Gottschalk, Thomas Lehn, Frank Gratkowski, Joëlle Léandre, Han Bennink, Willem Breuker, e tanti altri. Docente presso l'Università di Colonia dove si trasferisce dal 1990, dirige la propria opera verso il superamento del sottile confine tra l'idea di composizione derivata dal cosiddetto pensiero forte e la relazione strutturale con il tempo in continuo divenire, fermato in modo ineffabile, ma reale, come elemento strutturale in simbiosi con la necessità del contesto spaziale. (Comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)

Programma

- 11 febbraio, Carl Ludwig Hübsch Impro-meeting

.. ore 21.15, concerti/incontri d'improvvisazione radicale
Carl Ludwig Hübsch (tuba) incontra:
Tiziana Maionica (voce lirica)
Eva Geraci (flauto)
Benedetto Basile (flauto)
Marcello Cinà (sassofono soprano)
Dario Compagna (clarinetto)
Beppe Viola (strumenti ad ancia, flauti etnici)
Giuseppe Greco (chitarra)
Gandolfo Pagano (chitarra preparata)
Alessandro Librio (violino)
Lelio Giannetto (contrabbasso)
Alessandra Pipitone (pianoforte)

- 12 febbraio, Carl Ludwig Hübsch e Sicilian Improvisers Orchestra

.. ore 21.15, concerto di Carl Ludwig Hübsch (tuba a-solo) .. ore 21.30, concerto di Carl Ludwig Hübsch (direzione, musiche originali), Sicilian Improvisers Orchestra (esecuzione), Tiziana Maionica, Eva Geraci, Benedetto Basile, Marcello Cinà, Dario Compagna, Beppe Viola, Giuseppe Greco, Gandolfo Pagano, Alessandro Librio, Lelio Giannetto, Alessandra Pipitone




Raf Vallone e Michael Caine (di spalle) nel film 
The Italian Job (1969) Serata dedicata a Raf Vallone
17 febbraio 2016, ore 21.00
Casa del Cinema di Roma

In occasione del centenario della nascita di Raf Vallone, le figlie Eleonora e Arabella organizzano, in collaborazione con la Casa del Cinema di Roma, una serata dedicata all'attore. Al centro della manifestazione la proiezione del film Uno sguardo dal ponte, diretto nel 1962 da Sidney Lumet, che valse a Vallone il Premio David di Donatello quale migliore attore protagonista. La proiezione sarà preceduta dalla presentazione, in anteprima assoluta, del frammento inedito di una recente intervista con Peter Brook, che diresse Vallone nella storica versione teatrale (580 repliche solo al Théâtre Antoine di Parigi, 1958/60). Il film, tratto dal dramma teatrale di Arthur Miller A view from the bridge, ha tra gli interpreti, con Vallone, Jean Sorel, Maureen Stapleton, Carol Lawrence e Raymond Pellegrin.

"Quando lo conobbi mi colpirono la sua intelligenza la sua discrezione, la sua mancanza di vanità - disse di lui in una intervista Marlène Dietrich, che non nascose mai di subirne il fascino. Quando andai a vederlo al Théâtre Antoine restai sbalordita... Dominava totalmente la scena e il pubblico lo seguiva come in trance. Vi era un meraviglioso equilibrio tra sapienza interpretativa e tensione emotiva. Tutta Parigi era innamorata di lui... Pochi spettacoli rimasero in cartellone cosi a lungo come Uno Sguardo dal ponte. Per di più aveva accettato la sfida di recitare in francese e l'aveva vinta".

Raf Vallone (Tropea, 17 febbraio 1916 - Roma, 31 ottobre 2002), plurilaureato (filosofia e legge), prima di intraprendere la carriera di attore è stato calciatore in serie A con il Torino, con cui vinse anche la Coppa Italia nel 1934 e in seguito capo redattore delle pagine culturali de L'Unità e critico cinematografico su La Stampa. Intellettuale rigoroso, attore internazionale in grado di recitare anche in inglese e francese, dal 1949, suo esordio cinematografico con Riso amaro di Giuseppe de Santis, Vallone ha interpretato come protagonista oltre un centinaio di film.

Diretto in Italia da registi quali Pietro Germi, Vittorio De Sica, Alberto Lattuada, Dino Risi, Mario Soldati e all'estero da Marcel Carné, Jules Dassin, Henry Hathaway, Otto Preminger, Francis Ford Coppola, partner maschile di Silvana Mangano, Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Lucia Bosè, Simone Signoret, Lea Massari, Sara Montiel, Elena Varzi (che poi è diventata sua moglie). E' stato protagonista de Il Cristo proibito, unica esperienza dietro la macchina da presa dello scrittore Curzio Malaparte. Molto attivo anche in teatro, ha interpretato Ibsen, Pirandello, Brecht, O'Neill, Shakespeare, Miller, etc. Molto spesso è stato anche regista di se stesso, come nella versione teatrale italiana dello stesso Sguardo dal ponte, con Alida Valli.

Vallone ha inoltre curato la regìa di alcune opere liriche in Italia e all'estero e ha partecipato a numerosi sceneggiati televisivi: indimenticato protagonista con Ilaria Occhini del Jane Eyre (1957) di Anton Giulio Maiano e con Giulia Lazzarini de Il mulino del Po (1963) di Sandro Bolchi. Tutta la vita fulegato a sua moglie, l'attrice Elena Varzi, da cui ebbe tre figli: Eleonora, Arabella e Saverio. (Comunicato stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Attori e attrici de La scuola in scena al eatro Comunale di Monfalcone La scuola
10-11 febbraio 2016, ore 20.45
Teatro Comunale di Monfalcone
www.teatromonfalcone.it

La stagione di prosa prosegue con spettacolo tratto dalla produzione letteraria di Domenico Starnone che vede in scena, a capitanare un eccezionale gruppo di attori, Silvio Orlando e Marina Massironi. Torna infatti nei teatri italiani, a oltre vent'anni di distanza, lo straordinario Sottobanco, la pièce che debuttò nel 1992 per la regia di Daniele Luchetti e che divenne un vero e proprio cult, antesignano di un fortunato filone di ambientazione scolastica che comprende anche la trasposizione cinematografica del 1995: uno dei rari casi in cui il cinema accolse un successo teatrale e non viceversa. In scena, al fianco di Silvio Orlando e della Marina Massironi, diretti ancora una volta da Luchetti, anche Vittorio Ciorcalo, Roberto Citran, Roberto Nobile, Antonio Petrocelli e Maria Laura Rondanini.

E' periodo di scrutini in IV D. Un gruppo di insegnanti deve decidere il futuro dei suoi studenti. Di tanto in tanto, in questo ambiente circoscritto, filtra la realtà esterna: speranze, ambizioni, conflitti sociali e personali, amori, amicizie e scontri generazionali. In questo contesto prendono vita le situazioni paradossali, i personaggi esilaranti, i dialoghi brillanti che fanno de La scuola uno spettacolo irresistibilmente comico. "Ho deciso di riportare in scena lo spettacolo più importante della mia carriera; fu un evento straordinario, entusiasmante, con una forte presa sul pubblico" dice Silvio Orlando. Se Sottobanco era un dipinto della scuola italiana di allora e al contempo un esempio quasi profetico del cammino che stava intraprendendo il sistema scolastico, risulta davvero interessante scoprire cos'è successo dopo e fare un bilancio sulla scuola di oggi.

La leggerezza che caratterizza la commedia non offusca la centralità dei temi affrontati. Lo spettacolo infatti è la nitida fotografia di uno scontro non soltanto fra due diversi modi di intendere l'istruzione ma anche fra due diverse visioni, etiche e politiche, della realtà. Il sistema scolastico continua a vacillare (a riascoltare questo testo, risulta evidente che su temi quali l'edilizia scolastica o il ruolo degli insegnanti il nostro paese è rimasto agli anni Novanta) e le persone che lo animano - i docenti, gli studenti - si sentono prigionieri. Sulla scena, lo scrutinio finale diventa un rito tramite il quale emergono delusioni, speranze, punti di forza e di debolezza di studenti non proprio brillanti e, soprattutto, di coloro che sono responsabili della loro formazione. Così fra i docenti si consuma un "massacro" e a uscirne a brandelli saranno gli studenti (solo nominati) della classe IV D. (Comunicato stampa)




Iniziative alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste

.. 11 febbraio, ore 16.30
Nell'ambito degli incontri culturali organizzati dalla Società di Minerva conferenza del prof. Gianni Cimador (Università di Trieste) dal titolo Bruno Maier: forme, categorie e aspetti del comico.




Salviamo i talenti - Premio Attilio Corsini
Termine di partecipazione: 31 marzo 2016
www.teatrovittoria.it

  La Rassegna giunta all'ottava edizione, nasce per promuovere progetti teatrali di grande qualità i cui protagonisti sono giovani registi e attori. Quattro sono gli spettacoli scelti nel panorama delle cosiddette "cantine" o, come vengono definiti all'estero, "teatri off". Per tradizione, in America e in Inghilterra, questi teatri sono sempre visitati dai produttori, che vi attingono nuove risorse e nuovi talenti da proporre sui palcoscenici maggiori. In Italia, negli anni Settanta, c'era molta attenzione per queste realtà; dalle"cantine" sono partiti verso luminose carriere attori e registi come Carmelo Bene, Nanni, Kustermann, Leo De Berardinis, Gigi Proietti, Antonio Calenda e molti altri. Purtroppo oggi questo miracolo accade sempre più di rado. Per invertire questa rotta è nata l'idea di dare ai talenti nascosti del nostro Teatro l'opportunità di una maggiore visibilità.

I quattro spettacoli selezionati verranno rappresentati per due giorni ciascuno e concorreranno per aggiudicarsi il Premio Attilio Corsini. La giuria sarà composta dal pubblico stesso che, dopo aver assistito a tutti e quattro gli spettacoli, sceglierà il suo preferito. Insieme alla giuria del pubblico ci sarà una giuria di addetti ai lavori (giuria tecnica): produttori, registi, direttori di doppiaggio, direttori di teatro,..., affinché, oltre a dare il loro parere di esperti, abbiano l'occasione di conoscere dei nuovi talenti che potrebbero così trovare delle opportunità di lavoro. Lo spettacolo vincitore sarà prodotto dalla Compagnia Attori & Tecnici e verrà inserito nel cartellone 2016/2017 del Teatro Vittoria. Le proposte di spettacoli teatrali potranno essere inviate da giovani compagnie professioniste composte da attori e registi under 35 residenti in territorio italiano. Non saranno accettati lavori in forma di studio ma solo spettacoli compiuti. (Comunicato stampa)




Locandina Comix Comix
04-14 febbraio 2016
Teatro Vittoria - Roma
www.teatrovittoria.it

Dall'autore di spettacoli raffinati ed immaginifici, capace di sbalordire il grande pubblico con immagini strabilianti, arriva uno spettacolo inaspettato, dirompente, diverso dall'immaginario barocco di cui Emiliano Pellisari ci ha abituato: un mondo allegro, tratto dalla fantasia del mondo pop, un gioiello del physical theatre. Comix nasce dalla fucina di Emiliano Pellisari Studio, ormai di casa nei teatri francesi, con le caratteristiche del nouveau cinque: le capacità atletiche circensi si mischiano con la poesia del teatro, l'armonia della danza ed i giochi della luce.

Dal mondo dei fumetti, ecco, dunque, Comix, tante piccole grandi storie fantastiche dove il gesto atletico e la comicità creano un mix di ilarità e divertimento. Uno spettacolo che nasce dalle suggestioni dei cartoni animati e dall'arte grafica dove si realizzano i sogni eterni dell'uomo: volare nel cielo come uccelli, nuotare dentro il mare come pesci o scomporre il corpo umano e farlo scomparire come fantasmi. Comix è gioia in movimento, gesto atletico e divertimento al ritmo di musica jazz. Lo stile di Emiliano Pellisari è stato definito dal teatro francese nouvelle magie e danse arienne.

Ad oggi i suoi spettacoli sono considerati inclassificabili: la danza si combina con l'arte scenotecnica e la fantasia. La sua carriera artistica è estremamente eclettica: è stato autore teatrale, scrittore, ha fatto esperienza nel cinema come organizzatore, regista e sceneggiatore, attualmente è scenografo, costumista, illusionista, regista teatrale, coreografo sui generis e, infine, produttore di se stesso. Gli spettacoli di Emiliano prendono vita nel suo Emiliano Pellisari Studio, uno spazio teatrale/atelier dove vengono sviluppate le macchine teatrali e, di concerto, le tecniche coreografiche. (Comunicato stampa)




Aqua Film Festival Aqua Film Festival
06-09 ottobre 2016
Casa del Cinema di Roma
www.aquafilmfestival.org

Prima edizione della rassegna di opere cinematografiche, dedicate al prezioso puro e limpido elemento e fonte di vita, ma anche ampio contenitore di simposi, workshop, seminari, talk, incontri, tavole rotonde, mostre, sfilate, rappresentazioni e corsi specialistici, anche per ragazzi, sul tema dell'Acqua, interpretato nelle sue nelle sue diverse forme e funzioni. Il progetto nasce da un'idea di Eleonora Vallone, attrice, giornalista ed esperta di metodiche in acqua. "L'Aqua Film Festival - nelle parole della direzione artistica - intende valorizzare l'elemento Acqua sul territorio, come fonte di vita, di energia, di salute, di memoria, da amare, rispettare, valorizzare e temere, attraverso l'immagine in movimento catturata dall'Uomo, sotto forma di messaggio sociale di libertà, di sport di arte, consapevolizzando chi ne ha in abbondanza e aiutando i Paesi che non ne hanno".

Il festival sarà suddiviso in aree tematiche quali sport, cultura e scienza, moda, arti e performance e promuove un concorso cinematografico con 3 temi che riguardano: l'Acqua Dolce, l'Acqua Mare e l'Acqua Terme, diviso in due sezioni: cortometraggi della durata massima di 25 minuti e "Cortini" della durata massima di 3 minuti, anche realizzati da cellulare. A partire dall'1 marzo 2016 sarà possibile inviare i propri lavori per partecipare al festival nelle due sezioni, "Corti" e "Cortini". (Comunicato Ufficio Stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Programma gennaio-aprile 2016 del Forum Austriaco di Cultura Roma
www.austriacult.roma.it

.. 21 gennaio, ore 20.00, Concerto per la memoria, con Miriam Meghnagi
In occasione del "Giorno della Memoria" un concerto con musiche dell'Europa centrale e del bacino mediorientale, interpretate da Miriam Meghnagi, una delle interpreti di musica tradizionale jiddish e sefardita più conosciuta in Italia.

.. 11 febbraio, ore 20.00, Incontro con Sabine Gruber
L'autrice austriaca Sabine Gruber presenta il suo romanzo Stillbach oder die Sehnsucht (2011), appena uscito in Italia per Marsilio editore con il titolo Stillbach o della nostalgia (2014). Seguirà un secondo appuntamento presso l'istituto di Germanistica dell'università di Roma Tre.

.. 18 febbraio, ore 20.00, Concerto di Wolfgang Seligo Jazztrio
Il compositore e pianista Wolfgang Seligo si esibisce in trio con Peter Strutzenberger (contrabasso) e Heimo Wiederhofer (batteria). Le musiche sono quelle dell'ultimo disco che racchiude sia armonie jazz interpretate in stile barocco, che melodie funk con influenze classiche.

.. 25 febbraio, ore 20.00, Concerto del Duo El Cimarron
Christina Schorn-Mancinelli (chitarra classica) e Ivan Mancinelli (marimba/percussioni), propongono brani di compositori contemporanei austriaci. In programma musiche di Hans Werner Henze e Luca Lombardi, oltre a brani a loro dedicati da Gabriele Proy, Helmut Jasbar e Vito Palumbo.

.. 01 marzo, ore 20.00, Concerto di Ardita Statovci
La pianista austriaca Ardita Statovci in un concerto incentrato sulla sonata per pianoforte di Henri Dutilleux. In programma anche brani di Joseph Haydn e F. E. Dostal.

.. 17 marzo, ore 20.00, Concerto del Trio akk:zent (Nasom)
Paul Schuberth (fisarmonica), Johannes Münzner (fisarmonica) e Victoria Pfeil (sassofono) racchiudono la struttura della musica da camera, la raffinatezza improvvisatoria del jazz e la sfrenatezza di un gruppo musicale balcanico. Il trio suona solo ed esclusivamente musiche originali.

.. 06 aprile, ore 20.00, Concerto di Ria Georgiadis e Sven Birch
Il duo composto da Ria Georgiadis (flauto) e Sven Birch (pianoforte) propone un programma originale con brani che da Franz Xaver Mozart e Schubert giungono fino a Michael Amann e Rudolf Jungwirth.

.. 14 aprile, ore 18.00, Visual Studies: Conferenza del Prof. Richard Bösel
Il Prof. Richard Bösel, già direttore dell'Istituto Storico Austriaco Rom, partecipa al ciclo di conferenze sul tema "Visual Studies", organizzato dalla Galleria Nazionale d´Arte Moderna (Gnam) in cooperazione con gli istituti stranieri a Roma.

.. 28 aprile, ore 18.00, inaugurazione della mostra di Reinhold Pratschner
L'artista tirolese in una mostra monografica a presentare la sua "pittura-materiale". Paesaggi astratti in rosso, nero, giallo, verde e ocra. In esposizione tele a olio, disegni e alcuni quadri che con una tecnica si sviluppano nella terza dimensione. (Comunicato stampa)




Rassegna Affinità elettive - letteratura e cinema al Goethe-Institut Palermo Affinità elettive - letteratura e cinema

Rassegna cinematografica
12 gennaio - 22 marzo 2016, ore 18.30
Goethe-Institut Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa)
www.goethe.de/palermo

Approfittare di un testo già esistente, magari per modificarlo o addirittura "snaturarlo" in base alla propria sensibilità, è una tentazione divenuta pratica consolidata (quante versioni esistono de I tre moschettieri o di Dracula?) sin da quando il cinema ha emesso i primi vagiti. Trasporre le pagine scritte, anche di opere teatrali, in immagini filmate permette a registi e sceneggiatori di farle proprie, tradendole per necessità - si tratta pur sempre di due linguaggi diversi, per quanto compatibili - o addirittura per piacere, a volte dimostrando a pieno titolo che le opere dei grandi autori sono attuali, eterne, in altre occasioni divertendosi a smontarle o a decontestualizzarle in esercizi di stile che difficilmente si rivelano del tutto sterili. Perché lo scrittore la sua presenza la fa sentire comunque.

Del resto, Kafka, Hesse, Büchner, Fontane o il recentemente scomparso Grass non hanno nulla da dimostrare: l'adattamento cinematografico dei loro lavori non può che confermare un'incrollabile sagacia d'artista, la peculiare capacità di descrivere lucidamente o persino allegoricamente le conseguenze spesso rovinose delle debolezze umane; Le affinità elettive di Goethe o i racconti di Isaac Bashevis Singer, peraltro, si prestano con naturalezza a riletture moderne. Ma ci sono vite di poeti e drammaturghi come Schiller o Kleist che sembrano esse stesse, per intensità e travagli, sfaccettate trame romanzesche, e includere i loro biopics in un programma di film dedicati alla letteratura è del tutto spontaneo. Allo stesso modo dei due importanti documentari incentrati sul rapporto tra ebraismo e cultura tedesca. Perché sì, tra letteratura e cinema ci sono affinità elettive. (Comunicato stampa)

- Programma

12 gennaio, Mitte Ende August
19 gennaio, Das Schloß (Il castello)
26 gennaio, Der Klang der Worte
02 febbraio, Amour Fou
09 febbraio, Fontane Effi Briest
16 febbraio, Woyzeck
23 febbraio, Die Heimkehr
01 marzo, Bis später Max! / Love Comes Lately
08 marzo, Die Frau mit den 5 Elefanten
15 marzo, Die geliebten Schwestern
22 marzo, Die Blechtrommel




MoMoWo - International Photography Competition MoMoWo International Photography Competition
termine di partecipazione: 01 marzo 2016
www.momowo.eu

Nell'ambito del progetto MoMoWo - Women's creativity since the Modern Movement un concorso per valorizzare la creatività femminile nella vita quotidiana. Interpretare l'abitazione di una donna architetto, ingegnere civile o designer attraverso la fotografia, mettendo in luce come la creatività progettuale si riflette nella sua vita quotidiana. E' questo l'obiettivo dell'International Photography Competition, aperta a fotografi professionisti e amatoriali e proposta nell'ambito del progetto MoMoWo - Women's creativity since the Modern Movement, iniziativa europea coordinata dal Politecnico di Torino che si propone di costituire un patrimonio e una rete di conoscenze e competenze a livello transnazionale capace di rafforzare i settori culturali e creativi.

Il concorso offre ai fotografi la possibilità di partecipare attivamente al progetto MoMoWo e di acquisire un'esperienza internazionale. Dieci reportage, selezionati da una giuria internazionale, verranno esposti in spazi pubblici nel corso di una Mostra itinerante (Spagna, Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Slovenia e Italia) e saranno pubblicati sul Catalogo.

Il progetto MoMoWo ha una durata di 48 mesi ed è coordinato dal Politecnico di Torino, capofila di un partenariato composto da 7 università e Istituti di ricerca di 6 Paesi. Il progetto mette al centro cultura e lavoro, intesi come strumenti per contribuire allo "sviluppo armonico" della comunità a livello europeo, con l'obiettivo di eliminare le diseguaglianze e mitigare così i conflitti sociali. Il progetto si concentra sulle libere professioni, con particolare attenzione al mondo dell'architettura, dell'ingegneria civile, del design d'interni e di prodotto, dell'architettura del paesaggio e della pianificazione urbana perché rappresentano il punto nevralgico, il luogo dove il genere femminile - minoranza tradizionalmente discriminata e sottorappresentata - ha trovato maggiori difficoltà di affermazione.

Il punto di partenza di MoMoWo è il Movimento Moderno, cioè la stagione architettonica e costruttiva collocata tra le due guerre mondiali, tesa al rinnovamento dei caratteri, della progettazione e dei principi dell'architettura, dell'urbanistica e del design; si tratta infatti di un momento di grande fermento culturale ma anche di rottura a livello politico e sociale, tappa storica in cui le donne hanno conosciuto la loro prima emancipazione. (Estratto da comunicato stampa MoMoWo)




Memorie di guerra di Biella e Vercelli nel centenario del Primo conflitto mondiale
memoriediguerrabivc.blogspot.it

Blog dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia (aderente all'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia "Ferruccio Parri"). Curato da Mattia Pesce e Maurizio Regis, racconterà settimana dopo settimana come biellesi e vercellesi vissero i terribili momenti della Prima guerra mondiale.




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)

Articolo




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Copertina libro Quando Roma era un paradiso Quando Roma era un paradiso
di Stefano Malatesta, Skira Editore, cm.14x21, pagg. 144, 2015, €15

Presentazione libro | Incontro con Stefano Malatesta
*Presentazione di Chiara Beria di Argentine (giornalista), Giuseppe Cederna (attore e alpinista), con Silvestro Serra (direttore Touring)

18 febbraio 2016, ore 18.30
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

Era chiaro a tutti che nel dopoguerra la città che mostrava più vivacità e che si presentava più carica di aspettative e di speranze, e che stimolava più curiosità intellettuali, era la capitale italiana. Stefano Malatesta, con il suo stile ironico e tagliente, racconta la Roma della sua adolescenza, facendo rivivere fianco a fianco il mito della Dolce Vita e la Roma-Ricotta pasoliniana. Un periodo straordinario, l'epoca più divertente e creativa nella storia d'Italia. Roma sembra un'immensa trattoria, dai Castelli a Ostia ai bar in piazza del Popolo, dove si incontrano scrittori, artisti, attori, registi e cinematografari da Moravia a Flaiano, da Fellini a Peppino Amato, da Pasolini a Maurizio Arena, da Schifano a Gino de Dominicis, da Tano Festa a Kounellis.

Roma ha soppiantato Parigi: la città è carica di aspettative e di speranze, stimola curiosità intellettuali. Gli Amerikani sbarcano a Ciampino: Orson Welles, Truman Capote, Cary Grant e Audrey Hepburn, e restano avvinti dall'atmosfera di festa continua: "avevano messo il piede nella tagliola romana e non sarebbe stato facile liberarlo". Stefano Malatesta (Roma, 1940) dopo essersi laureato in Scienze Politiche si è dedicato al giornalismo come cronista di nera, documentarista e inviato di guerra. Da oltre trent'anni scrive racconti di viaggio e articoli d'arte e di letteratura per "la Repubblica". (Comunicato stampa)

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Heinz Hajek-Halke
termina lo 03 aprile 2016
Galleria Carla Sozzani
Presentazione mostra




Sabine Gruber

Incontro con l'autrice, modera Francesco Fiorentino, Professore di Letteratura tedesca all'Università Roma Tre
.. 11 febbraio 2016, ore 20.00
Forum Austriaco di Cultura - Roma
www.austriacult.roma.it

.. 25 febbraio, ore 15.00, seguirà un secondo appuntamento presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere dell'Università di Roma Tre

"Tra le voci più incisive di una letteratura che racconta di una terra di confine e di un'identità da ricostruire, Sabine Gruber ha scritto un grande romanzo in cui, dall'Alto Adige a Roma, il privato s'innesta nella Storia. Alla ricerca di una verità, rivelando crimini e tradimenti, racconta l'intreccio tra i destini individuali e la politica, a volte così potente da determinare la felicità, l'amore, e la nostalgia, di ognuno di noi." Così la casa editrice italiana presenta al pubblico Stillbach o della nostalgia, il romanzo scelto a inaugurare la collana che Marsilio editore dedica ai migliori autori italiani di lingua tedesca.

Sabine Gruber disegna una scena dedicata alle donne: Emma Manente, partita da Stillbach negli anni '30 e mai più tornata, Ines, arrivata a Roma alla fine degli anni '70 e andata a lavorare nell'albergo dei Manente, e la sua amica Clara, in viaggio per Roma in seguito alla morte improvvisa di Ines. Clara nel 2009, Ines nel 1978 ed Emma nel 1943, sono questi i tre filoni che si inseguono e si sovrappongono nel romanzo, dando forma a una vicenda che si sviluppa parallelamente a momenti decisivi nella storia d'Italia.

Il romanzo, uscito nel 2011 in tedesco e nel 2014 in italiano, riceve ottime critiche in entrambi gli ambiti culturali. Il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung segnala Sabine Gruber tra gli scrittori di area austriaca "di maggiore talento dai tempi di Elfriede Jelinek". Claudio Magris commenta così per il Corriere della Sera "C'è un Alto Adige di lingua tedesca culturalmente aperto, che ha avuto una assai notevole letteratura, da Franz Tumler alla recente e molto interessante Sabine Gruber". Il Vereinigten Bühnen Bozen ne fa un lavoro teatrale che debutta il 21 febbraio 2015 al Teatro Comunale di Bolzano; la regia è affidata a Petra Luisa Meyer e la drammaturgia è di Ina Tartler.

Sabine Gruber (Merano, 1963) studia Germanistica, Letteratura e Scienze Politiche a Innsbruck e a Vienna. Dal 1988 al 1992 è lettrice all'Università Ca' Foscari Venezia. Dal 2000 è docente di lettere. Autrice di prosa, poesia e teatro, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti letterari e si è conquistata una solida fama di scrittrice a livello internazionale. Francesco Fiorentino insegna letteratura tedesca all'Università Roma Tre. Si occupa soprattutto di letteratura e teatro tedesco del Novecento, nonché di questioni riguardanti gli studi culturali e la teoria letteraria, in particolare il rapporto tra geografia e letteratura. E' autore di La sentinella perduta, Ernst Jünger e la Grande Guerra e La letteratura della Svizzera tedesca. Ha curato, tra l'altro, l'Atlante della letteratura tedesca. (Comunicato Forum Austriaco di Cultura Roma)




Agricoltura-Mondo
La storia contemporanea e gli scenari futuri

di Guido Fabiani, Donzelli editore

Presentazione libro
11 febbraio 2016, ore 17
Fondazione Istituto Gramsci - Roma
www.fondazionegramsci.org




Copertina di Esaedro - raccolta di racconti di Ezio Solvesi - 2015 Esaedro
di Ezio Solvesi, ed. Talos Edizioni, pagg.88, 13euro, 2015

Sei racconti. Sei storie di ambientazione e genere differente, dalla commedia all'orrore, dalla Storia al surreale, con un denominatore comune: il finale a sorpresa che, dopo la lettura dei primi racconti, può essere preceduto, da parte del lettore, da una automatica sospensione d'animo, seppure variabile nell'intensità, nonostante l'apparante normalità iniziale delle avventure descritte.

Prefazione




Copertina libro Torri d'avorio & autori in tour di Tiziana Colusso Torri d'avorio & autori in tour
di Tiziana Colusso, 2015
www.tizianacolusso.it

Dalla quarta di copertina: «Non è più il tempo del Grand Tour di Goethe, di Stendhal o dei narratori angloamericani affascinati dall'Europa, tra corride, vie de Bohème, isole greche ed etruscan places. (...) Ora è il tempo della sharing economy, nuova evoluzione socio-economica globale che costringe a ripensare tutte le categorie. Oggi il mecenatismo (...) può assumere per gli scrittori la forma di Writers Houses o di programmi di Residenze di Scrittura, forme peculiari di co-housing creativo, realizzate da istituzioni nazionali e sovranazionali, da Associazioni di autori (Writers' Unions o simili) o da coraggiose iniziative private. (...)

Per questa guida, la prima in lingua italiana, frutto di esperienze personali sviluppate lungo molti anni e chilometri, ho scelto un'originale formula interattiva, chiedendo anche ad autori e traduttori letterari di vari paesi di raccontare le loro esperienze di Residenze, e intervistando altresì alcuni responsabili di varie Writers Houses europee. (...) lo scrittore-viaggiatore può sentirsi a casa in ogni punto d'Europa, entrare subito in rete, in circolo, nel farsi stesso della scrittura come labor e come avventura.»

Interviste e testimonianze di: Estelle Arnould, Enrico Blasi, Enisa Bukvic, Iva Ciceran, Simona Cives, "Collettivo di scrittura Sparajurij", Ivana Conte, Andreina De Tomassi, David R Elliott, Davide Enia, Monica Lanfranco, Beatrice Monroy, Luigi Monteferrante, Gabriella Musetti, Giulia Niccolai, Nadia Concetta Nicoletti, Adrienne Nizet, Lena Pasternak, Daniele Petruccioli, Mauro Ponzi, Corrado Premuda, Marina Pugliano, Seni Seneviratne, Ida Travi, Miroslava Vallova, Mariolina Venezia, Alexandra Zambà, Cristina Zavloschi. (Comunicato stampa)




Vladimir Ivanovic Nemirovic-Dancenko
La mia vita nel teatro russo
Memorie del co-fondatore del Teatro d'Arte di Mosca


ed. Dino Audino Editore, pp.192
www.audinoeditore.it

Autobiografia, finora inedita in Italia e curata da Fausto Malcovati, sulla figura di Vladimir Ivanovic Nemirovic-Dancenko, dimostrando come il prestigio del Teatro d'Arte di Mosca nei primi anni fu dovuto prima a lui che a Stanislavskij. La scarsa conoscenza di Nemirovic è dovuta anche al fatto che i suoi scritti sono poco tradotti in Italia e in tutto il mondo è conosciuto in realtà solo attraverso i cenni presenti in La mia vita nell'arte di Stanislavskij. Al di là del suo ruolo manageriale, però, resta da valutare appieno il suo apporto come regista, direttore artistico, pedagogo. Troppo spesso infatti la critica lo ha lasciato nell'ombra puntando l'attenzione soltanto su Stanislavskij e il suo "metodo".

In realtà Nemirovic ha avuto un grandissimo ruolo nella fase iniziale del Teatro d'Arte. Di solito viene attribuito a Stanislavskij tutto il merito delle questioni artistiche e creative, attribuendo a Nemirovic solo una funzione organizzativa. La storia è invece diversa e questo libro è importante per la conoscenza dell'esperienza del Teatro d'Arte di Mosca attraverso il racconto di uno dei suoi fondatori. «Nemiròvic Dancenko concepì la riforma della scena russa, allora occupata da attori che seguivano la solita tradizione declamatoria e teatrale. La concepì, in senso intimo, spirituale; per la interpretazione cioè dell'opera drammatica «dal didentro»; non più mediante l'applicazione delle consuete formule esteriori e oratorie; ma mediante una conquista interiore, del suo spirito, e della sua poesia» (Da Dàncenko e l'arte dell'attore, di Silvio D'Amico in Comoedia 15/11/1931).

Nemirovic fu duque regista, drammaturgo nonché grande animatore e stratega nel Teatro d'arte, al punto che si può affermare che la riforma del teatro affonda le sue radici più profonde più in lui che in Stanislavskij. La sua lotta contro gli artifici, l'enfasi e i cliché dell'arte attoriale, contro repertori frivoli e per uno sviluppo della drammaturgia e un miglioramento delle capacità tecniche e delle conoscenze culturali degli attori sono alla base della sua azione riformatrice. Ci si è accorti ora, a più di cent'anni di distanza, «che due sono i fondatori del Teatro d'Arte di Mosca: come si vede dalla copertina, accanto all'elegante, sorridente, compiaciuto Stanislavskij c'è un signore serio, corrucciato, barbuto, dall'aria professorale e dal nome impronunciabile, Vladimir Ivanovic Nemirovic-Dancenko.

Detto, per brevità, Nemirovic o, per gli addetti ai lavori, N-D. In La mia vita nel teatro russo evita ogni apologia: tace sulla sua infanzia, sugli studi compiuti con sacrificio, sull'onorata carriera di critico e drammaturgo che gli dà una posizione di primissimo piano nel mondo teatrale moscovita degli anni Ottanta. E' sicuro del prestigio conquistato in anni di duro lavoro, non ha bisogno di autocelebrazioni. La gente sa chi è, che cosa ha fatto, che cosa ha scritto. Piuttosto che parlare di sé, preferisce raccontare incontri, progetti, idee, convinzioni, aspirazioni, polemiche artistiche, dibattiti politici. Preferisce raccontare le sue passioni, teatrali e non, e soprattutto raccontare il suo tempo.

Nemirovic è un impareggiabile esegeta, un maestro della explication de texte, va alla ricerca per prima cosa dello zerno, il germe da cui parte l'autore, il seme che deve morire per rinascere come pianta rigogliosa, ricca di nuova linfa, il seme da cui germoglia la creatività dell'attore. Ma perché la pianta cresca rigogliosa, perché dia frutto, il terreno deve essere dissodato, deve essere irrorato dall'intelligenza critica del regista-ermeneuta. E il terreno è il testo. Il testo parla, Nemirovic ne capisce il linguaggio segreto, ne studia le prospettive, ne elabora i segni, ne approfondisce le motivazioni.

Il testo per Nemirovic è un'enciclopedia di messaggi, insiti nella parola: decifrarli è il suo compito come regista. Non solo. Nemirovic ha una straordinaria capacità di penetrare nella psiche, nella sensibilità, nel mondo emotivo dell'attore. Dice appunto: il regista è specchio, specchio rivelatore di insondabili prospettive che all'attore sfuggono, di oscure potenzialità che gli sono sconosciute. Moskvin diceva di lui: «Mi conosce meglio di come mi conosco io». Nemirovic intuisce in che direzione dirigere ogni interprete nel lavoro sul personaggio.

Intuizione che è fatta di magnifica comprensione del testo e magnifica comprensione dell'attore. Lo dice appunto nel capitolo nono, in cui elenca i ruoli che secondo lui competono al regista: regista commentatore del testo, regista specchio dell'attore, regista organizzatore dell'intero spettacolo. Regista specchio: la sua parola, come il seme, muore nell'attore per rinascere. Questa la grande, e in fondo umile, lezione di Nemirovic che non muta nel tempo. Anche se è sempre attenta al tempo, al suo tempo» (dall'introduzione di Fausto Malcovati). (Comunicato stampa)




Premio Letterario 2015
La Rocca - Città di San Miniato


23esima edizione, Premiazione il 24 ottobre 2015, ore 10.30
Sala delle Sette Virtù - Consiglio Comunale di San Miniato (Pisa)

__ Trofeo Costanza d'Altavilla a Nidia Robba ___

L'edizione di quest'anno del concorso letterario internazionale è stata ispirata alla celeberrima l'Immensità, canzone di Mogol e Don Backy, presente in occasione della Premiazione. Nidia Robba ha partecipato con alcuni suoi testi inediti: un "Dialogo" dedicato a Domenico Modugno (Il miracolo), che i lettori troveranno nel prossimo libro della scrittrice e poetessa triestina, e sei poesie: Immensità (endecasillabi, rima casuale), Luce delle stelle (endecasillabi, rima sparsa), Il pensiero umano (endecasillabi, rima sparsa), Il mare (endecasillabi, rima sparsa), Il desiderio (endecasillabi, rima casuale), Bellezze di natura (endecasillabi, rima sparsa).

Da sottolineare che di queste sei poesie, le prime cinque sono state ideate e scritte fra il 30 luglio e l'1 agosto 2015; la sesta il 15 agosto. A Nidia Robba è stato attribuito il Trofeo Costanza d'Altavilla per il "Dialogo" dedicato a Domenico Modugno. Il premio è stato consegnato a Helga Lumbar, sua figlia, pittrice, che ha realizzato i dipinti che compongono la quasi totalità dei 21 libri pubblicati dall'autrice di Trieste.

Per Nidia Robba si è trattato un importante riconoscimento della sua opera con un particolare, ulteriore, motivo di felicità per la denominazione del Trofeo assegnato. Costanza d'Altavilla, ovvero la madre di Federico II Hohenstaufen, l'imperatore svevo-normanno definito Stupor Mundi. Nidia Robba ha deciso di non disperdere questa coincidenza dedicando proprio a Costanza d'Altavilla uno dei "Dialoghi" che i lettori troveranno nel Suo prossimo, particolarissimo, libro...




Copertina libro Grecia - Dalla guerra civile ai colonnelli - di Pompeo Maritati Grecia
Dalla guerra civile ai colonnelli

di Pompeo Maritati, Edizioni Youcanprint s.r.l., 2015

«Perché parlare della Grecia dal 1949 al 1974? Queste due date per la storia greca contemporanea, rappresentano due punti d'arrivo, ovvero il termine di due drammatiche pagine della sua storia martoriata. Venticinque anni in cui il popolo greco, per certi aspetti, non è riuscito a riappropriarsi della propria storia, delineata come per il passato aldilà delle sue frontiere.» (Pompeo Maritati)

Presentazione




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh - di Franz Werfel I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a Nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna

- Recensioni a libri su Armenia e Caucaso




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Catalogo Nella Marchesini Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953)
www.fondazioneferrero.it

La cornice della mostra dedicata a Felice Casorati è l'occasione per conoscere la pittura di Nella Marchesini (1901-1953), sua prima allieva. In anteprima all'uscita del Catalogo generale - promosso dall'Archivi o Malvano - Marchesini ed edito da Silvana Editoriale - Giorgina Bertolino insieme ad Alessandro Botta e a Emanuela Genesio, illustreranno il ricco e singolare percorso dell'artista: dagli anni della scuola casoratiana e della frequentazione della cerchia gobettiana a quelli della seconda guerra mondiale. La pittura, i carteggi, gli scritti, le immagini delle opere e le fotografie d'epoca accompagneranno il pubblico nell'approfondimento dell'intreccio tra arte e vita che ha contraddistinto questa intensa e preziosa ricerca.

L'artista Nella Marchesini inizia a dipingere a vent'anni. Toscana di nascita (è nata a Marina di Massa nel 1901), si trasferisce a Torino con la famiglia intorno al 1916. Con le sorelle maggiori, Maria e Ada, frequenta la cerchia che Piero Gobetti raccoglie intorno alla rivista «Energie nove», un ambiente di giovani intellettuali, coetanei, di cui fanno parte Carlo Levi, Natalino Sapegno, Federico Chabod, Elena Valla, Ada Prospero, Edmondo Rho. E' Gobetti a introdurla nello studio di Felice Casorati, di cui diventa la prima allieva, dando avvio a una scuola destinata a operare e ingrandirsi sino ai primi anni Trenta e di cui saranno allievi Marisa Mori, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Daphne Maugham, Riccardo Chicco, Lalla Romano.

L'apprendistato avviene in una cornice d'eccezione: la giovane artista frequenta le lezioni in atelier, entra in diretto contatto con la ricerca e l'ambiente di Casorati che, nel 1922, la fa posare per Silvana Cenni, la tempera nella quale appare seduta, come un'antica maestà, la fronte alta e gli occhi socchiusi Nella Marchesini - scriverà l'amico pittore Enrico Paulucci - sembra scesa da una tavola di Piero della Francesca. Assomiglia alle figure dell'Orcagna, suggerisce Edmondo Rho; dipinge sopra le porte e le pareti di casa «figure un po' piatte, allungate, leggermente e gentilmente falcate, di tipo 'senese'», come racconterà Lalla Romano nel romanzo Una giovinezza inventata. La prima fase pittorica è improntata allo studio dei maestri antichi, in un confronto vitale e operoso, nutrito dalle visite d'arte (a Firenze, Padova, Ferrara), in una passione condivisa con le sorelle e gli amici.

I costrutti neo quattrocenteschi e i riferimenti alla ritrattistica fiamminga servono a Nella Marchesini per impaginare figure amate e oggetti familiari. Sin dal principio la sua arte si configura come strumento per una meditata riflessione autobiografica, come attesta la frequenza dell'autoritratto, sfera della costruzione del sé, genere entro cui dichiarare le insegne del mestiere (il cavalletto, i pennelli, il camice da pittrice), tanto esibite poiché legate alla necessità di ribadire lo status professionale di un'artista donna. In questo periodo Nella Marchesini partecipa con Casorati e allievi al circuito artistico ufficiale, esponendo alla Promotrice torinese, alla Biennale di Venezia (1928, 1930, 1932) e a una sua selezione ad Atene (1931), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935), alle mostre della scuola, nella nuova sede in via Galliaria Torino e nelle gallerie di Milano, Genova, Firenze. Dal 1929 inizia a far visita all'atelier torinese di Ugo Malvano, che sposerà l'anno seguente.

La ricerca si arricchisce del confronto con il marito, appassionato d'arte francese e di impressionismo, e con il suo fraterno amico Cino Bozzetti. Nascono i figli, Laura, Renzo, Anna. Conciliata con le impegnative responsabilità familiari, la pratica pittorica mantiene costante centralità, intrecciata ai ritmi della vita quotidiana, strumento cerimoniale per annunciare gravidanze e celebrare nascite, utilizzata come potente dispositivo per richiamare come "ritornanti" i familiari scomparsi. Corre in parallelo all'intensa attività di scrittura, con i carteggi, gli appunti diaristici, la poesia. Lungo tutti gli anni Trenta, accanto alle composizioni con figura, l'artista si dedica al paesaggio e alla pittura en plein air, durante i soggiorni in montagna (in Val Pellice, Val Grande di Lanzo, Val d'Aosta), sull'esempio del marito. Il contatto ravvicinato con la natura, studiata dal vero, trasfonde alla sua pennellata già espressiva, nuova vitalità ed energia.

La seconda guerra mondiale allontana l'artista dalle esposizioni e dalla città. La famiglia si trasferisce a Drusacco, nel Canavese. Dopo la guerra avvia un capitolo di profonda autoriflessione, alimentata dal confronto con Matisse in particolare e singolarmente operante attraverso le forme dell'anacronismo, della riscrittura con i rifacimenti delle proprie opere, remote o più recenti. Nella Marchesini torna a esporre in Italia e all'estero, a Londra, dove nel 1950 partecipa alla Jubilee Exhibition 1900-1950 del Women's International Art Club. Nel 1946 ha esposto insieme al marito, avviando un rapporto intenso con la Galleria La Bussola di Torino appena aperta, sede di una prima personale condivisa e poi delle antologiche postume, quella di Malvano nel 1953, l'anno dopo la morte, e quella appena successiva dell'artistastessa, scomparsa a 52 anni.

L'edizione del Catalogo generale - a cura di Giorgina Bertolino con le schede scientifiche di Alessandro Botta - è l'esito di un lungo percorso promosso dai figli di Nella Marchesini, impegnati a diffonderne la conoscenza attraverso lo studio, la conservazione, le donazioni (alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), tramite una serie di personali (realizzate negli anni dalla Galleria Le Immagini e più di recente dalla Galleria Del Ponte di Torino) e dal prestito di opere per importanti rassegne in sedi pubbliche e museali.

Le iniziative che nel tempo hanno visti coinvolti critici e studiosi come Angelo Dragone, Rosanna Maggio Serra, Giovanni Romano, Francesco Poli, Pino Mantovani, Maria Mimita Lamberti, hanno garantito continuità d'attenzione alla ricerca di Nella Marchesini, preannunciando la fondazione dell'Archivio Ugo Malvano e Nella Marchesini, l'Associazione culturale nata nel 2011, dedicata all'arte dei due artisti. Promosso dall'Archivio, Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953), edito da Silvana Editoriale, raccoglie oltre 800 opere.

E' introdotto dai saggi dedicati al percorso di ricerca, alla scrittura e all'iconografia dell'artista, di cui sono autori Giorgina Bertolino, Emanuela Genesio (autrice dell'Inventario degli scritti e dei carteggi dell'artista e dell'archivio documentario) e Pino Mantovani. Corredato dalle schede storico - critiche delle opere di Alessandro Botta, dalla biografia e dall'ampia sezione degli Apparati, il volume ricostruisce filologicamente l'intero arco della sua attività. Basa to sulla ricerca e sullo studio dei materiali conservati, il Catalogo è accompagnato da un ricco apparato documentario che offre, anche sul piano visivo, uno spaccato fedele dell'ambiente intellettuale in cui Nella Marchesini ha operato per oltre trent'anni.




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




L'ultima cetra - raccolta di poesie di Nidia Robba Ultima cetra
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2015

Nidia Robba ha iniziato a scrivere poesie già al tempo della scuola superiore. Il suo primo esercizio con parole e versi è stata la composizione di testi che applicava a brani musicali celebri durante recite improvvisate a casa con parenti e amici. Ma sebbene questo esercizio presupponesse un'assoluta libertà nel testo, Nidia fin da allora ha avuto ben in mente la distinzione tra la poesia e la prosa poetica.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.



Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.




Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




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