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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni, pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Salvator Rosa (1615-1673) incisore
Trasformazioni tra alchimia, arte e poesia


01 febbraio (inaugurazione ore 15.30) - 12 aprile 2015
m.a.x. museo - Chiasso
www.maxmuseo.ch

Conosciuto soprattutto come pittore, poeta e filosofo, in occasione dei quattrocento anni dalla nascita viene presentato il Salvator Rosa incisore grazie ai disegni preparatori, alle preziose matrici in rame e alle corrispondenti stampe. E' inoltre messa in luce la fortuna critica di Salvator Rosa avuta con il mondo del Nord (Germania e Inghilterra) tramite la diffusione delle sue stampe ieratiche con iconografie inconsuete e le sue celebri Satire pubblicate postume. Personalità complessa, collerica e al tempo stesso geniale, il grande maestro del Barocco esprime nelle sue pitture stoiche, mitologiche e filosofiche una continua curiosità e spirito di meraviglia che tocca anche l'aspetto esoterico, alchemico e magico fino a quello musicale e poetico. (Estratto da comunicato Amanda Prada - Ufficio stampa m.a.x. museo - Svizzera, Como e Varese)




Luca Maria Patella
Ambienti proiettivi animati 1964-1984


29 gennaio (inaugurazione ore 18.00) - 26 aprile 2015
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma

Il progetto espositivo - a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi - che prende il titolo della prima mostra personale di Patella tenutasi a Roma nel 1968 alla galleria l'Attico di Fabio Sargentini, intende offrire, attraverso una selezione di alcune tra le opere più significative dei primi due decenni della sua lunga carriera la possibilità di rileggere criticamente gli esordi del percorso dell'artista. In anticipo sulle tendenze artistiche e culturali che sarebbero emerse solo nei decenni successivi, Luca Maria Patella è stato nella prima metà degli anni Sessanta uno dei pionieri in Europa dell'uso artistico di fotografia e film, sovente posti in relazione con lo spazio naturale e l'architettura. Le sue sperimentazioni non solo sondano le nuove possibilità espressive di questi media ma ne esaltano le qualità concettuali e i potenziali allegorici, con la consapevolezza di avere a disposizione linguaggi da articolare e reinventare.

La mostra si snoda attraverso una serie di "ambienti" disposti in un percorso che mette in luce i peculiari procedimenti creativi della produzione degli anni Sessanta e Settanta dell'artista. Le installazioni, le azioni performative, le tele fotografiche, i film e i libri d'artista concorrono a delineare l'immagine di un artista "totale", creando inediti punti di vista da cui osservare i mutamenti del mondo circostante e le trasformazioni dei codici linguistici, in un periodo cruciale delle pratiche artistiche degli ultimi decenni. Per la prima volta dal 1971 vengono presentati al pubblico gli Alberi parlanti, elementi multisensoriali che formano un ambiente sonoro interattivo, simbolo, con il suo duplice valore, onirico e poetico da un lato, scientifico e filosofico dall'altro, del doppio orientamento del lavoro di Patella, culminato nella felice integrazione delle due polarità estetiche.

Mentre le tele fotografiche presentate in mostra dialogano con il cortometraggio Terra Animata, girato da Patella in 16mm nel 1967 (film che la critica ha accostato alle primissime esperienze concettuali e alla land art), la serie originale di oltre trecento diapositive che fanno da sfondo all'azione comportamentale Camminare dialoga con l'installazione Voulez-vous une Aubelière? in uno spazio dal forte impatto sinestetico. Concludono il percorso della mostra due importanti installazioni che compendiano le polarità complementari del lavoro di Patella: Id e Azione, del 1974, e Mysterium Coniunctionis, del 1983-84.

Parte integrante della mostra è il programma di proiezioni di film realizzati negli anni Sessanta, presentato in Sala Cinema. Le pellicole, recentemente restaurate dalla Cineteca Nazionale di Roma, dimostrano un uso sperimentale e proto-concettuale del medium cinematografico. La rassegna di film in mostra è realizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale. Il MACRO pubblicherà in occasione della mostra un catalogo nel quale una serie di testi critici, accompagnati da una ricca documentazione iconografica, compongono il primo studio sistematico sulla prima parte della carriera dell'artista.

Luca Maria Patella è uno dei maggiori protagonisti delle arti visive in Italia degli ultimi cinquant'anni. Svolge una ricerca che si serve di numerosi media espressivi e sperimentali (dalla pittura all'installazione, dalla fotografia al film, dal video al suono, dal libro al computer e alle reti telematiche), senza mai perdere il contatto con una profonda matrice estetica e poetica. Fortemente influenzato dalle nozioni di astronomia, chimica strutturale e psicologia analitica assimilate durante gli anni di formazione a Roma e a Parigi, Patella si è cimentato lungo il suo versatile itinerario artistico in un complesso confronto arte-scienza, che - in stretta connessione con la pratica artistica - implica teorizzazioni psicoanalitiche, filosofiche, linguistiche.

Per quanto concerne la fotografia e il film e più in generale l'ambito dei media, Patella è stato uno dei primi artisti ad affrontare strutturalmente e sperimentalmente questo campo già nei primi anni Sessanta. Le sue produzioni e invenzioni originali sono da intendere in senso "pre-concettuale", oltre che "comportamentale", in un articolato dialogo con la storia. La sua amplissima produzione fotografica comprende le diaproiezioni a colori e le grandi tele fotografiche dei primi anni '60; i Comportamenti (termine che introduce nel 1966), gli Ambienti Proiettivi Animati (sostanzialmente: multimediali, e interattivi), le Immaginazioni globali di Montefolle e più recenti esperienze virtuali e digitali.

Fra le grandi installazioni degli anni '80-'90 (oggettuali e video, spesso accompagnate da pubblicazioni), un posto d'onore occupano Mysterium Coniunctionis (1982-84), un complesso mitologico-cosmico costituito da 17 opere di grande formato e già esposto in importanti musei europei, DEN & DUCH dis-enameled (1982-86), (circa 300 opere e operazioni, riguardanti Diderot e Duchamp), e i Vasi fisiognomici (1982-99), vasi-ritratto torniti su profili di personaggi storici o viventi. (Comunicato stampa Fondazione Morra)




Dario Ballantini - Con me Dario Ballantini: Identità Artefatte
05 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 07 marzo 2015
Galleria Ghiggini - Varese
www.ghiggini.it

L'esposizione, a cura di Massimo Licinio, conta una ventina di opere realizzate dal poliedrico artista livornese. Il volto, il corpo umano sono gli assoluti protagonisti dell'universo estetico di Dario Ballantini. Forme ed espressioni sottolineate con vigore, ma allo stesso tempo definite con estrema sensibilità e rappresentate attraverso una decisa carica coloristica.

Dario Ballantini (Livorno, 1964) ha i primi incontri con la pittura e il teatro già tra le mura di casa per la presenza di un padre che dipinge in stile neo-realista, di uno zio post-macchiaiolo, di un nonno attore di compagnie filodrammatiche e di un altro zio tenore mancato. E' colpito dalle riproduzioni delle opere di Guttuso e di Picasso ammirate nei volumi degli Editori Riuniti distribuiti dal padre. Si appassiona ai fumetti (Jacovitti e gli autori Marvel) tentando di realizzarne alcuni. Scopre le canzoni di Luigi Tenco la cui figura diventa il soggetto di molti ritratti e apre le porte alla passione musicale per i cantautori italiani come Guccini e Dalla. Dopo aver frequentato un corso di tratteggio tenuto da Giulio Guiggi, si iscrive all'indirizzo artistico del liceo scientifico sperimentale di Livorno dove è allievo di Giancarlo Cocchia. Visita al Museo d'Arte di Parigi la grande mostra su Amedeo Modigliani la cui opera influenzerà in parte la sua formazione.

Comincia a manifestarsi la sua febbre da palcoscenico e la sua passione per le figure di Totò, Petrolini e Alighiero Noschese. Finito il liceo propone le sue opere in ambito livornese e contemporaneamente prende forza la sua attività di trasformista che gli consentirà di approdare a "Striscia la notizia". La sua attività espositiva inizia nel 1986 partecipando sia a esposizioni collettive sia a mostre personali in Italia e all'estero. E' presente alla 54° Biennale d'Arte di Venezia. La più recente esperienza di Ballantini ha avuto luogo a Miami nell'ambito di "Italy-Miami, a friendship in art" momento in cui l'artista ha contribuito ad arricchire la parete d'ingresso della Metropolitan International School della città e realizzando anche una live perfomance al Wynwood&Walls dipingendo diciannove metri di parete. (Comunicato stampa)




Gabriella Ventavoli - L'ultima Cena Gabriella Ventavoli: "L'ultima Cena"
termina il 28 febbraio 2015
Spazio La Porta Verde - Milano
www.spaziolaportaverde.it

L'esposizione riunisce un grande telero e altre opere di Gabriella Ventavoli, che attiva da anni nell'arte contemporanea, si misura sul tema della natura, del mondo e dei 4 elementi che lo compongono. L'attività espositiva legata all'ecosistema del mondo e ai suoi quattro elementi, terra, acqua, fuoco e aria, rende giustizia e si fa lezione sia per coloro che sono chiamati a dirigere la politica del mondo, sia per gli intellettuali e gli uomini di buona volontà che nel mare hanno trovato l'inizio della vita e del mondo intero. Gabriella Ventavoli (Piombino), medico psicanalista, scrittrice, poetessa e pittrice, opera in pittura dal 1976 con collettive (Pavia, Milano, Chianciano, Venezia, Pisa, Roè Volciano-Brescia, Roma, Verona, ecc.) e personali (Milano, Arezzo, Pavia) affrontando tematiche sociali e ambientali di grande impegno civile e morale.

"L'opera ritenuta un vero e proprio capolavoro dell'artista milanese Gabriella Ventavoli, presenta un dipinto a olio di grandi dimensioni e appena realizzato in più parti assemblate, per creare una installazione dove, in un ordine geometricamente calcolato, elementi e simbologie diverse danno vita a un austero rito conviviale fortemente segnato dal presagio e dai simboli di memoria cristiana. L'opera va ritenuta non solo un autentico capolavoro dell'artista, opera di grande impegno e profondo significato, ma ripropone in una sintesi di intensa suggestione, aspetti e momenti diversi della sua produzione, e li riformula in una prospettiva di assoluta novità.

Sottolinea l'artista "Siamo tutti invitati all'ultima cena, il pianeta depredato non potrà più nutrirci se continueremo a credere che le risorse siano infinite, se continueremo a inquinare e a distruggere tutta la bontà e la bellezza di cui è depositaria nostra madre terra. E' ormai finita l'età della non consapevolezza dei disastri che compromettono la vita sul nostro bellissimo pianeta. Con la speranza che l'arte possa contribuire a tener desta l'attenzione su tematiche di vitale importanza". Sarà bene vedere come nell'arte contemporanea l'ultima cena abbia trovato singolari interpretazioni. Dall'800, e poi nel '900, l'opera stessa di Leonardo è diventata un'icona sulla quale ciascun artista ha impiantato poetiche nuove. (...)

Per dare forma a uno austero rito conviviale, Gabriella Ventavoli ha dipinto terra, mare e cielo in un amalgama in cui la madre terra, terra generante, diventa la carne di Cristo, ovvero Cristo che ha raccolto attorno a sé poche cose e le ha organizzate, in un ordine geometricamente calcolato, che segnalano drammaticamente il presagio e i simboli della passione, dell'abbandono e del dolore. E' il grido di dolore dell'artista che in quest'opera raccoglie le violenze portate a terra e cielo. Sono tutte presenze evocative e modi che a distanza di millenni ricostruiscono un evento che appartiene profondamente alla nostra cultura. L'universalità dell'opera della Ventavoli è tale da permettere a ciascuno di noi di leggere in essa la nostra storia, e la sua Ultima Cena, non celebra solo un rito di addio, ma è anche capace di evocare simbolicamente la riunione di corpo e anima, dell'umano e divino, ovvero del cielo e della terra. (Carlo Franza - curatore della mostra)




Disegni dal Fronte - Soldato a cavallo Disegni dal Fronte - Soldato con elmo a punta Disegni dal Fronte - Soldato ungherese - 1915 Disegni dal Fronte
29 gennaio (inaugurazione ore 16.00) - 03 marzo 2015
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

Proseguono al Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste le iniziative culturali dedicate al centenario della Prima Guerra Mondiale. Dopo la mostra dedicata alla partenza dei fanti triestini per la Galizia il 28 luglio del 1914 e l'organizzazione di una serie di conferenze sul tema, la rassegna curata da Antonio e Adelio Paladini in collaborazione con la direzione museale. Si tratta di una singolare raccolta di cartoline, circa un centinaio, realizzate prevalentemente dai soldati appartenenti alle diverse nazionalità raccolte sotto la bandiera Austroungarica.

Sono dei pezzi originali, unici e inediti, scritti e disegnati da soldati impegnati nel conflitto. Persone che dalla quotidianità di lavoro e pace vennero proiettate sui campi di battaglia europei. Le loro comunicazioni a parenti e amici narrano naturalmente delle tragedie vissute sul fronte, le sofferenze e i disagi, il desiderio di fare ritorno a casa, l'affetto per genitori e fidanzate. Accanto alla scrittura, i fanti hanno prodotto alcuni disegni riassumendo, con pochi tratti, situazioni, vicende e desideri, facendo di queste cartoline dei piccoli capolavori.

Ma anche coloro che non erano portati per l'arte figurativa sono riusciti a disegnare con felice sintesi, sul piccolo cartoncino pre stampato fornito loro dall'esercito, scenette e ritratti che i sinistri bagliori del terribile conflitto hanno reso assolutamente significativi e degni d'attenzione. Non è inutile evidenziare che grazie alle cartoline i poveri soldati riuscivano, magari per qualche attimo, a sfogare le tensioni e le angosce patite. I disegni bucolici, gli autoritratti, i volti delle persone amate traducevano sulla carta quel che le menti agognavano. (Estratto da comunicato Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste)

.. 29 gennaio, ore 17.00, Conferenza: "Ritorno in Galizia 2014"
Una sorta di racconto per immagini del viaggio di studio e ricerca, fatto dal 29 settembre al 5 ottobre 2014 nei luoghi ed nei cimiteri dell'ex Galizia Austriaca, attuale Polonia, curata dallo storico Roberto Todero




Heinz Mack (1931) - Licht Relief - alluminio su lamiera cm.53.5x77 1961 Christian Megert - Senza titolo (Spiegelobjekt) - specchio, legno, acrilico cm.70x70x6 1964 Nanda Vigo - Light progressions - Omaggio a Ponti - Courtesy Archivio Nanda Vigo cm.109x139 1993 Affinità elette
Fontana - Mack - Manzoni - Megert - Schoonhoven - Uecker - Vigo & Cooperarte
Ritratti di Nanda Vigo di Hsiao Chin e Annibale Oste


29 gennaio (inaugurazione ore 18.30) - 28 febbraio 2015
Galleria San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Mostra a cura di Andrea Dall'Asta SJ, con testi storico critici di Marco Meneguzzo. Le "affinità elette" sono quelle personalità che Nanda Vigo ha incontrato ed "eletto" a interlocutori del proprio lavoro e delle sue preferenze in campo artistico.Saranno esposte, accanto alle opere di Vigo, alcune delle "icone" che l'artista ha raccolto nel corso di quei favolosi anni Sessanta, interfacciandosi con i maggiori movimenti artistici dell'epoca. In mostra le opere degli artisti in elenco, tra cui alcune testimonianze particolari del lavoro di Piero Manzoni, come uno dei rari quadri "nucleari" (occorre ricordare che Manzoni espose nel 1957 alla Galleria San Fedele nella mostra "Movimento Arte Nucleare" e fu firmatario del Manifesto "Contro lo stile") e di Lucio Fontana a cui, oltre alle opere esposte, s'intende fare un omaggio con l'apertura straordinaria la sera dell'inaugurazione della Chiesa di San Fedele, dove è collocata la Pala del Sacro Cuore, del Museo, dove si possono ammirare i bozzetti relativi, e della cripta, dove è esposta la sua preziosa Via Crucis, oltre a un fregio recentemente scoperto.

Nell'ambito della mostra saranno esposti anche alcuni lavori di una piccola cooperativa d'arte, "cooperarte", fondata nel 1976 (opere di Accardi, Colombo, Nangeroni, Patella, Nigro, Tadini, Turcato, Vigo) che vuole simboleggiare la forte collaborazione degli artisti tra di loro. Saranno presenti alcune testimonianze della corrispondenza della Vigo con l'amico e maestro Giò Ponti, un prezioso disegno di Mario Radice rappresentante il bozzetto dell'affresco progettato per La Casa del Fascio di Giuseppe Terragni (questa architettura è stata motivo della prima ispirazione sulla luce da parte della Vigo) ed infine la documentazione fotografica del lavoro svolto per il colto e raffinato Remo Brindisi per il quale Nanda Vigo realizzò il Museo del Lido di Spina.

Due ritratti della stessa Vigo, realizzati da Hsiao Chin e Annibale Oste, e documentazioni di artisti come Bernard Aubertin, Christo, Jan Fabre, Otto Piene, Lisa Ponti, Mimmo Rotella, Antonio Sabatelli, Arturo Vermi e altri. Nanda Vigo sarà soprattutto presente con una selezione di importanti opere storiche che affrontano il rapporto spazio-tempo, luce-trasparenza, da cui il nome dei lavori: Cronotopo (Chronos-Topos). Dalla mostra emerge in modo particolare il carattere del tutto innovativo e di ricerca di quel gruppo di artisti europei, legati da vincoli di amicizia e di comune sentimento dell'arte, con una curiosità animata da «un'energia liquida», che li spinge ad alcune indagini tra le più interessanti degli anni '50 e '60: una mostra corale, che testimonia di un momento molto fecondo dell'arte continentale, da quella dimensione artistica che per quasi un decennio si è posta sempre nuovi problemi, per giungere a sempre nuove possibilità espressive. (Comunicato stampa)




Omaggio alle donne
Collezione di piatti in ceramica realizzati da Giuseppe Giardina


termina lo 03 febbraio 2015
Galleria Roma - Siracusa
www.galleriaroma.it

Per crescere bisogna superare nuove prove, occorre misurarsi con l'imponderabile con l'ignoto. Giuseppe Giardina, noto per la sua poliedricità artistica essendo da sempre impegnato nell'ambito delle arti figurative e letterarie, propone le sue ultime opere. Accettando la sfida con se stesso, ha dipinto una serie di piatti in ceramica. Questa nuova esperienza ruota intorno alla figura femminile. Infatti, le opere esposte inneggiano alla bellezza e all'essenza della donna, ora leggiadra ora seducente ora testimone sensibile e attenta, ma sempre preziosa alleata dell'uomo nel cammino evolutivo dell'umanità. (Comunicato stampa)




Logo della Bottega d'Arte Amèbe Collettiva degli artisti del sito Amèbe
termina lo 07 febbraio 2015
Bottega d'Arte "Amèbe" - Trieste
www.amebe.com

Espongono gli artisti: M.Grazia Bernardi - Laura Carli - Susanna De Vito - Pasquale D'Ambrosio - Margherita Donnarumma - Gian Carlo Domeneghetti - Carla Fiocchi - Murizio Gardel - Mirella Granduc - Moreno Gerzeli - Maurizio Leoni - Arrigo Morsut - Alberto Schettino - Sonia Trobez - Alvise Vendramin - Nives Vocchi - Bruna Zazinovich.




Joseph Beuys Salvatore Scarpitta - Icona per un transito
11 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 03 aprile 2015
Galleria Montrasio Arte - Milano
www.studioesseci.net

Come per Joseph Beuys così per Salvatore Scarpitta determinante nella loro ricerca artistica è stata la loro biografia, soprattutto l'esperienza della Seconda guerra mondiale che li ha visti drammaticamente coinvolti, anche se su fronti e schieramenti opposti. Entrambi artisti energetici e multidisciplinari hanno in modo totale amalgamato l'arte con la vita nel tentativo di cambiare la società, cercando di andare, attraverso l'ispirazione artistica, oltre la materialità, in un mondo ricco di elevati valori spirituali. Li accomuna inoltre l'amore per la natura, l'uso di materiali organici nei loro lavori (grasso, legno, terra, pezzi di feltro, fasce di cotone), ma soprattutto l'energia creativa e la certezza che le esperienze realizzate attraverso l'arte creino qualcosa che sproni nuovamente ad innalzare in modo edificante il vivere umano.

Beuys e Scarpitta con l'insegnamento, le performance, le installazioni e l'impegno per la difesa dell'ambiente e della natura, hanno ideato un'arte fortemente connessa alla vita, un'arte esperienza, antropologica e sociale. Come per Beuys, per cui l'arte non è più un concetto museale, anche per Scarpitta l'arte è mezzo fondamentale di dialogo tra gli uomini; i due artisti-sciamani, spiriti liberi e anticonvenzionali, hanno portato l'arte al di fuori dalle gallerie e dai musei, per collocarla tra la natura, in un'isola lontana, in un parco di città, in un garage officina, su un circuito automobilistico dove scaturiscono nuove energie creative che permettono allo spettatore coinvolto di interagire con essa

Salvatore Scarpitta (New York, 1919-2007) cresce a Los Angeles dove rimane fino al 1936, anno in cui inizia i suoi studi presso l'accademia di Belle Arti di Roma. Durante il periodo italiano (1936-1958) si avvicina a Leo Castelli, che lo invita ad esporre nella sua galleria di New York; è il 1959 quando la Leo Castelli Gallery espone Extramurals la mostra che presenta le tele di Scarpitta, tra le più famose della sua produzione, realizzate con bende e fasce di tessuto; da quel momento fino al 1992 Scarpitta espone alla Leo Castelli Gallery in dieci personali e diverse collettive.

Qui presenta anche la sua ricerca sulle automobili, elemento ricorrente nella sua produzione scultorea, affascinato dall'idea del movimento come metafora dell'esistenza costruisce le sue sculture con automobili e parti di macchinari, sci, slittini. Si lega a personaggi quali De Kooning, Rothko and Kline, Harold Rosenberg. E' presente con sale personali alla Biennale di Venezia del 1972 e del 1993. Il suo lavoro è presentato nella collezione del Castello di Rivoli Museo d'Arte, Torino, il catalogo ragionato a cura di Luigi Sansone è stato pubblicato da Mazzotta, Milano.

Joseph Beuys (Germania - Krefeld, 1921 - Düsseldorf, 1986) durante la Seconda guerra mondiale si arruola come pilota nell'aviazione tedesca e nel 1943 partecipando all'offensiva nazista contro i russi  il suo aereo viene abbattuto in Crimea.  Beuys è trovato moribondo e semicongelato da un gruppo di tartari nomadi che lo curano avvolgendolo in grasso e feltro. Da questa esperienza Beuys trae i motivi di ispirazione che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua attività, condotta lungo un misterioso filo di rinascita spirituale, "sciamanica", che giunge all'armonia finale dell'uomo con se stesso e con la natura.

Finita la guerra studia arte diplomandosi nel 1952 alla Staatliche Kunstakademie di Düsseldorf dove agli inizi degli anni Sessanta ottiene la cattedra di scultura monumentale. Diventa uno dei membri piu` attivi di Fluxus, mosso dalla volontà di indagare il senso dell'arte in relazione alla sua fruizione sociale. Partecipa attivamente alla fondazione di  molti movimenti politico-sociali. Tra i suoi motti più famosi ricordiamo "La Rivoluzione siamo Noi"; "Difesa della Natura"; "Tutti gli uomini sono artisti"; "Kunst=Kapital". (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Ada Duker - Imprevedibili nature morte Imprevedibili nature morte - Ada Duker Ada Duker. Imprevedibili nature morte
termina il 22 marzo 2015
Casa Morandi - Bologna
www.mambo-bologna.org

Ada Duker (Hoogeveen, Olanda, 1955) dal 1979 al 1985 ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Groningen.. Da allora è attiva come pittrice. Imprevedibili nature morte è la sua prima mostra fotografica. Soggiornando a Bologna, Ada Duker ha esplorato i portici e le strade che Giorgio Morandi abitualmente percorreva, avventurandosi con la sua macchina fotografica in un percorso creativo che rende visibile l'invisibile di una realtà architettonica, le cui soluzioni interpretative possono essere molteplici.

Da via Fondazza, dove Morandi visse dal 1910 al 1964, e lungo quella strada che dalla sua abitazione lo conduceva all'Accademia di Belle Arti, l'artista olandese è andata in cerca delle probabili sensazioni e intuizioni che Morandi traeva da quel paesaggio urbano. Muovendosi lungo i muri "della Fondazza", sfruttando il potere mimetico della fotografia, superando un approccio puramente estetizzante, Duker riesce in modo acuto e raffinato a prelevare dettagli e particolari architettonici di Bologna e a restituirli distillati e amplificati, dopo averli setacciati attraverso i filtri del proprio sentire.

Ogni scatto è accuratamente costruito in modo da svelare alcuni particolari del paesaggio che assumono il significato metafisico di imprevedibili nature morte: inquadrature selettive isolano e valorizzano la qualità estetica e semantica di colonne, capitelli e volte, rendendo visibile all'osservatore disattento ciò che la sua capacità percettiva distrattamente ignora, ma che pure forma l'abito del luogo che vive. Il ritmico alternarsi dei piani, le sfumature dei colori, la composizione ortogonale che il pilastro crea quando incontra l'architrave rimandano immediatamente e in modo inequivocabile ad alcuni tratti distintivi dell'opera di Morandi, al suo rigore geometrico e alla sua costante ricerca di equilibrio e armonia compositiva.

Duker, con la sua indagine fotografica, rintraccia le forme protagoniste delle opere di Morandi, compreso il vuoto che diventa soggetto in sé, parte integrante e persino strutturale del suo essere. In questa continua dialettica tra luce e ombra, pieno e vuoto, chiaro e scuro si distende il suo personale e originale racconto per immagini, capace di creare una relazione strettissima tra i soggetti delle rappresentazioni di Morandi e Bologna. (Comunicato Ufficio Comunicazione/Stampa MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna)




Chagall: l'arte è uno stato d'animo
03 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 28 febbraio 2015
Galleria Deodato Arte - Milano
www.deodato.com

Sessanta opere grafiche, in esposizione, sulla scia delle mostre milanesi al Palazzo Reale e al Museo Diocesano. Le incisioni raccontano l'universo dell'artista e percorrono gli aspetti spirituali, fantastici e legati alla realtà, attraverso l'inconfondibile impatto cromatico e il dinamico segno grafico che contraddistinguono l'arte di Marc Chagall. Si tratta di litografie e incisioni tutte pubblicate su catalogo appartenenti al vasto corpus di opere grafiche realizzate durante tutto il corso della sua carriera artistica, oltre ad acqueforti e litografie a corredo di importanti libri, illustrati dall'artista, fra cui La Bible (la Bibbia), tavole cui si dedicò con passione a partire dagli anni Trenta, Daphnis et Chloé (Dafni e Cloe), le Mauvais Sujet, Le Cirque, Derriere le mirroir.

Fra le tavole che illustrano la Bibbia ricordiamo David à la Harpe (1956), David et Bethseb (1956), Moise (1956), dallo stile drammatico e potente, che ricondussero l'artista nell'origine ebraica della propria spiritualità. Un'ambientazione bucolica e mediterranea, in cui è fedelmente riprodotta l'atmosfera della favola, sono le illustrazioni per il testo ellenistico Daphnis et Chloé realizzate dal 1952 dove a colori accesi si alternano tonalità delicatissime. Ne sono esempio le litografie Enlèvement de Chloé, Le Jugement de Chloé, Hymenée datate 1961. Di forte impatto sono le litografie Bonjour sur Paris (1952), Couple et Poissons (1967), L'equilibriste (1967) dai toni evocativi e dal forte lirismo pittorico che mettono in luce la sottile linea tra la forza della realtà e la magia del sogno.

Chagall, uno degli artisti più importanti del secolo scorso, seppur si sia avvicinato a molte avanguardie ha sempre codificato un linguaggio artistico personale. Surrealismo, cubismo, fauvismo, religione e tradizione ebraica russa sono alcuni degli elementi che emergono di volta in volta dalle opere in mostra, appartenenti ad un vasto arco temporale, e presentano il caleidoscopico mondo interiore dell'artista accanto all'evoluzione del suo immaginario fantastico. Deodato Arte è una galleria d'arte contemporanea con sedi a Milano, Hong Kong e Brusino Arsizio (Svizzera). Fondata nel 2010, Deodato Arte vanta una grande collezione di opere di artisti contemporanei e di artisti storicizzati. Dal 2013 la galleria, oltre a seguire mostre e progetti interni, si concentra sulla partecipazione a fiere nazionali e internazionali, soprattutto in Asia, dove è presente con una sede di rappresentanza. (Comunicato Ufficio stampa mostra IBC Irma Bianchi Communication)




Manuela Bedeschi - Cubo Colorato - neon e plexiglass cm.30x30x30 2014 Manuela Bedeschi: L2U0C1E5
30 gennaio (inaugurazione ore 18) - 20 febbraio 2015
Galleria Pio Monti Arte Contemporanea - Roma
www.piomonti.com

L'artista veronese, in linea con la sua ricerca incentrata sulla relazione tra l'inconscio e la formalizzazione visiva della luce - espressa attraverso l'uso di led e neon -, propone opere realizzate appositamente per lo spazio romano. La luce nelle istallazioni e opere parietali - idealmente legate al minimalismo americano - appare come sintesi di una stratificazione identitaria fatta di memorie intime e collettive, ricordi familiari e suggestioni culturali. La luce è utilizzata in modo da cadenzare il ritmo alternante tra opera e ambiente e renderlo parte integrante del lavoro, in un rapporto di continuità spazio temporale.

Francesca Valente, nel presentare il lavoro di Manuela Bedeschi, afferma: "Si realizza così un percorso di efficace sintesi emotiva in cui confluiscono a un tempo evocazioni bibliche (Genesi 1,3) e storiche (Dan Flavin, James Turrell, Mario Merz), per approdare a una identità personale stratificata, composita, simultaneamente laica e religiosa (...)". Simonetta Lux illuminerà con la sua luce critica i lavori in mostra, sottolineando come Manuela Bedeschi "gentilmente entra nella grande trama di luce dell'arte".




Mostra MAB Mail Art Boxes - Scatole del tempo MAB Mail Art Boxes / Scatole del tempo
termina lo 05 marzo 2015
Galleria Il Gabbiano arte contemporanea - La Spezia
marioacom@libero.it

«Non avrebbe certamente potuto esserci canale comunicativo più idoneo della Mail Art (Arte Postale) ad accogliere l'interessante progetto di Alessio Guano, relativo alla realizzazione - da parte degli artisti/mailartisti/networkers invitati - di una piccola scatola definita del tempo o senza tempo. Sì, perché la scatola è contenitore di pensieri, messaggi e ricordi, è diario delle nostre emozioni, è scrigno prezioso di racconti di vita, di memorie, di speranze, così come la mail art è contenitore di un "mondo" artistico libero da condizionamenti di mercato e del suo sistema, di volontà di fare e trasmettere arte, di carica espressiva esaltante, di sensibili rapporti umani e sociali che superano qualsiasi frontiera geografica/culturale/ideologica, ma soprattutto contenitore di storia e memoria quale simbolo del tempo. Ogni artista ha interpretato la scatola con le proprie idee e i propri sentimenti, assumendo a volte il linguaggio della materia e del colore, a volte della poesia visiva e concreta dove le parole si intrecciano con le forme, i colori, i materiali, recando un personale, originale messaggio che sottolinea il tempo presente con lo sguardo al passato e al futuro...» (Anna Boschi)

Paesi partecipanti: Italia, Germania, Austria, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Bulgaria, Olanda, Argentina, Brasile, Messico, Canada, Stati Uniti.




Dalla Natura al Segno - From Nature To Sign
Harry Bertoia 1915-2015


07 febbraio - 29 marzo 2015
Galleria Harry Bertoia - Pordenone
Casa natale di Harry Bertoia - San Lorenzo di Arzene

Cent'anni fa, esattamente il 10 marzo 2015, a San Lorenzo di Arzene nasceva Arieto (Harry) Bertoia. Il territorio da cui egli partì con la valigia di cartone deciso a realizzare il suo Sogno Americano, ricorda ora coralmente l'importante centenario: il Comune di Pordenone, il Comune di Valvasone Arzene e la Pro Loco di San Lorenzo hanno voluto promuovere una mostra articolata in due sedi (Galleria Harry Bertoia, a Pordenone; Casa natale a San Lorenzo d'Arzene) che rende omaggio a questo artista il cui lavoro rappresenta ancora un'importante indicazione di metodo, di rigore, di costante dedizione alla ricerca.

Emigrato nel '30 verso gli Stati Uniti, Bertoia riuscì a conquistarsi il successo e a raggiungere notorietà internazionale con la linea di sedie Diamond (1952), un'icona del design mondiale. Ma più in generale con la sua multiforme produzione artistica (sculture, incisioni, disegni, gioielli, ecc.) egli seppe imporsi per la spiccata originalità unita ad un'attitudine sperimentale sia nel campo dei materiali che delle forme. Harry Bertoia appartiene alla schiera non foltissima degli artisti friulani del '900 che hanno saputo meritare davvero fama internazionale.

Fino a pochi anni fa era però poco conosciuto nella sua terra d'origine: tale lacuna è stata poi colmata da due mostre in successione (la prima presso la sua casa natale a San Lorenzo, nel 2008, e la seconda, più vasta e particolareggiata, a Pordenone nel 2009). Nel 2014 il Comune di Pordenone ha voluto rimarcare il riconoscimento dell'autorevolezza dell'artista intitolandogli il nuovo spazio espositivo di Palazzo Spelladi, divenuto dunque Galleria Harry Bertoia. Qui il percorso documentario già al centro delle due mostre precedenti è arricchito da materiali prima mai esposti, provenienti dalla collezione personale di Celia Bertoia, figlia del maestro. Si tratta di un importante nucleo di 30 monotipi, raffinate e rare stampe su carta, realizzate in unico esemplare tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '70.

Queste opere offriranno al visitatore l'opportunità di confrontarsi con una parte originale ma ancora poco nota della produzione di Bertoia e pure evidenzieranno i diversi apporti, anche europei, che confluirono nella sua arte, mai del tutto appagata dai risultati sia pure innovativi appena raggiunti. I monotipi in mostra, con il loro accostamento espositivo ad alcune sculture e ad alcune sedie Diamond, consentiranno infatti di ben percepire i molti rimandi e le suggestioni tra i diversi generi artisti praticati dall'artista. Un laboratorio didattico, organizzato per l'occasione, permetterà inoltre di analizzare anche le tecniche insolite e particolari con cui sono stati realizzati questi originali e preziosi lavori su carta che costituiscono una sorta di diario creativo dell'artista.

Una significativa sezione della mostra, grazie alla collaborazione della Knoll, sarà dedicata alla progettazione della celebre poltrona Diamond (1952) e alla sua produzione in serie (nello stabilimento di Foligno, in Italia). Materiali pubblicitari d'epoca metteranno pure in evidenza la qualità della comunicazione per immagini messa in campo negli anni '50 dall'azienda produttrice: e ne verrà ancora un utile suggerimento di metodo per l'oggi. Alcuni filmati d'epoca riprodotti sulle pareti del primo piano dello spazio espositivo accoglieranno il visitatore e lo faranno entrare, virtualmente, nello studio-fienile di Barto, in Pennsylvania, e si potrà vedere Harry Bertoia al lavoro con la saldatrice o mentre ci dimostra la naturale reattività delle sue sculture sonore.

La musicalità cosmica originata da queste celebri opere caratterizzerà comunque, con discrezione, gran parte dello spazio espositivo quasi fosse l'essenza ultima dell'arte di Arieto Bertoia. Nella casa natale di Harry Bertoia a San Lorenzo di Arzene (Pordenone) l'attenzione sarà innanzitutto incentrata su un altro ambito della produzione di Bertoia, quello dei gioielli. Tre di questi oggetti d'arte verranno posti sul tavolo della cucina quasi fossero appena stati portati da Arieto in dono ai suoi familiari. Le fotografie di 19 gioielli degli anni '40-'70 e di un disegno progettuale (appartenenti alla collezione Wrigth) troveranno invece collocazione in un'altra stanza della piccola casa in cornici retroilluminate: l'effetto sarà molto intenso e le opere potranno essere esaminate in tutti i loro più minuti particolari.

Infine nella vecchia stalla un giovane artista friulano, Michele Spanghero, riprodurrà il suo video, Translucide che idealmente recupera l'eredità del lavoro di Harry Bertoia e, in modi propri e originali, ne attualizza il messaggio collegato alla volontà di ricerca e di sperimentazione. Con la partecipazione in mostra di un giovane artista verrà dunque sottolineato un ideale passaggio di testimone tra generazioni: com'è sempre, o dovrebbe essere percepita, l'arte in generale.

Arieto (Harry) Bertoia (San Lorenzo d'Arzene (Pordenone), 1915 - Barto (Pennsylvania) 1978) ben presto rivela una particolare predisposizione al disegno e alla creatività. Tuttavia nel 1930 deve emigrare con il padre negli Stati Uniti e raggiungere a Detroit il fratello Oreste, operaio alla Ford. Grazie a una borsa di studio è ammesso alla Cass Technical High School, dove si diploma nel 1936. Contemporaneamente ha modo di seguire le lezioni della Detroit Society of Arts and Crafts, mettendosi in luce nella ristretta cerchia artistica della città. Nel 1937 viene così accolto alla Cranbrook Academy of Art di Bloomfield Hills, nel Michigan, una vera fucina di talenti: tra i suoi compagni di corso vi sono Charles Eames, Eero Saarinen e Florence Schust (che in seguito sposerà Hans Knoll, con cui darà origine alla Knoll Associates).

Grazie alle sue notevoli capacità, presso la Cranbrook Academy Harry Bertoia ottiene dapprima la responsabilità del Dipartimento di lavorazione dei metalli (1942) e poi la direzione del Laboratorio di stampa. Il 10 maggio 1943 si unisce in matrimonio con Brigitta, figlia dell'autorevole storico dell'arte Wilhelm Valentiner. Tra il 1943 e il 1946 lavora con Charles e Ray Eames in California, ma nel 1950 viene chiamato in Pennsylvania dalla Knoll per creare una nuova linea di sedie: la Bertoia Collection - a cui appartiene anche la poltrona Diamond (1952) - ottiene presto uno straordinario successo che continua tuttora. In seguito Bertoia si dedica prevalentemente alla scultura e alla stretta relazione di quest'ultima con gli spazi architettonici: in tal senso collabora con alcuni importanti progettisti, tra cui lo stesso Eero Saarinen. Nel 1960 inizia a realizzare le sue originali sculture sonore e nel 1968 restaura il fienile nei pressi della sua abitazione dove crea lo studio di registrazione in cui prendono forma gli undici LP intitolati Sonambient. (Comunicato Ufficio stampa nazionale Studio Esseci)




I mondi di Primo Levi I mondi di Primo Levi
Una strenua chiarezza


termina lo 06 aprile 2015
Palazzo Madama - Torino
www.fondazionetorinomusei.it

La mostra è promossa dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi in occasione del settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz. Centrale sarà dunque la descrizione del contributo straordinario che, da Se questo è un uomo a I sommersi e i salvati, lo scrittore ha dato alla conoscenza del Lager. Ma di rilievo eccezionale sono anche altre scoperte, offerte al visitatore: le idee di Levi a proposito della scrittura espresse direttamente attraverso la sua voce in numerose interviste spesso inedite; la sua attività di chimico, illustrata per mezzo di strumenti d'epoca concessi dal Museo dell'Università di Torino; le sue prove di scultore in filo di rame proposte per la prima volta al pubblico; l'intreccio fra i tanti aspetti di una personalità multiforme mostrati in una successione di momenti espositivi di impianto nuovo e originale.

Primo Levi (Torino, 1919-1987) ha esordito come scrittore con il racconto della propria esperienza di deportazione nel campo di sterminio di Auschwitz (Se questo è un uomo, 1947). Le successive opere di narrativa, saggistica e poesia, pubblicate in parallelo con il suo lavoro di chimico, ne hanno poi manifestato compiutamente l'originalitàdi pensiero, lo stile inconfondibile e la pluralitàdi interessi: fra questi, l'impegno prioritario a testimoniare e a ragionare, in particolare con i giovani, sulla Shoah e sui «vizi di forma» della realtà contemporanea; l'attenzione alle peculiarità e ai vari aspetti del mondo ebraico; l'amore per il lavoro ben fatto; la spiccata sensibilitàper il contributo offerto dalle scienze esatte alla conoscenza dell'uomo.

La mostra è stata concepita e pensata per tutti, ma in particolare per i più giovani, data l'importanza che Levi ha nella cultura e nella scuola del nostro e di altri paesi. L'allestimento, di forma del tutto inedita e - nella sua originale essenzialità - particolarmente curato sul piano estetico, è stato realizzato per rendere itinerante la mostra che farà tappa in numerose altre città italiane ed estere. Con "strenua chiarezza" - sono parole sue - Primo Levi ha raccontato la verità sul mondo capovolto del Lager.

Da grande scrittore qual era ha saputo offrire ai lettori di tutto il mondo storie straordinarie fra realtà e fantascienza, come l'avventurosa cavalcata nel tempo e nello spazio di un inafferrabile atomo di carbonio, o, attraverso un libro autobiografico come Il sistema periodico, ha intrecciato la sua esperienza di chimico montatore di molecole con quella dello scrittore che compone universi più o meno immaginari montando una sull'altra le parole. E ancora, nelle pagine de La chiave a stella, ha seguito le orme di Tino Faussone, costruttore di tralicci e di ponti in ferro in vari paesi del mondo di oggi, e ha mostrato ai suoi lettori quanto il lavoro, anche nella società contemporanea, possa costituire una risorsa decisiva per la felicitàdegli esseri umani.

La mostra offre al visitatore l'occasione di di conoscere la personalità multiforme di Levi: la sua inesauribile curiosità per l'animo umano, il suo sguardo spesso ironico e la sua inesausta ricerca del dialogo soprattutto con i più giovani. Illustrazioni inedite, videoinstallazioni, oggetti d'epoca, sculture, audiovisivi, pannelli esplicativi, esperienze di realtà aumentata rendono il percorso particolarmente ricco e interessante, offrendo innumerevoli occasioni per ragionare sulla letteratura e sulla vita.

A latere della mostra, e per una sua maggiore valorizzazione, è previsto un fitto programma di eventi e iniziative di diversa natura (una serata al Conservatorio G. Verdi di Torino, letture multilingue, convegni e dibattiti, presentazioni di libri, proiezione di filmati) rivolte a tutta la cittadinanza, mentre alcuni eventi mattutini saranno rivolti esplicitamente al pubblico delle scuole. A tal proposito, le scuole potranno usufruire di visite guidate condotte da personale specializzato e di percorsi didattici di approfondimento ospitati anche sul sito del Centro Internazionale di Studi Primo Levi. Nel 2015 uscirà a New York l'edizione completa in inglese delle opere dello scrittore torinese, piena e definitiva consacrazione a livello internazionale di Levi, unico autore italiano contemporaneo ad avere avuto un tale riconoscimento.

Il Centro Internazionale di Studi Primo Levi rivolge le sue attività di ricerca a tutti i lettori e studiosi dello scrittore torinese, presenti in ogni parte del mondo. Ha sede a Torino, lacittà dove Levi ha vissuto, e raccoglie le edizioni delle sue opere, le numerose traduzioni pubblicate in decine di lingue, la bibliografia critica e ogni forma di documentazione sulla sua figura e sulla ricezione dell'opera. Il Centro offre inoltre un sostegno alle ricerche degli studiosi e realizza proprie iniziative quali la Lezione Primo Levi, promossa ogni anno per alimentare il dibattito sui temi più cari allo scrittore e sui loro nessi con il mondo di oggi. (Comunicato Ufficio Stampa Fondazione Torino Musei)




Nanda Vigo - profili in ferro verniciato fosfò, vetri stampati, tubi fluorescenti e alogena - cm.290x80x45 Nanda Vigo: Mix Light
05 febbraio (inaugurazione ore 18.00-21.00) - 27 marzo 2015
Ca' di Fra' - Milano
gcomposti@gmail.com

All'epoca "lo Spirito del Tempo", ma stavano firmando la Storia dell'Arte. Il Gruppo Zero (1957-1966) teorizzava il superamento di ogni esperienza plastica artistica passata. Carica di significato e di conseguenze intellettuali - filosofiche era l'idea di "arte allargata". L'arte si appropriava dell'ambiente ed affiancava al colore, con pari dignità e potenzialità espressive, la luce e lo spazio percepito attraverso il movimento. Nanda Vigo, architetto - designer - artista, proprio rivendicando un'assoluta libertà da ogni corrente e filosofia creativa, incarna perfettamente l'artista che opera nella "Zero - Zone", insieme a Otto Piene, Heinz Mack, Guenther Uecker, Piero Manzoni, Lucio Fontana, Jean Tinguely, Yves Klein.

Luce e movimento i due fari da seguire; la luce come struttura portante del progetto, il movimento come scintilla per presentire, cogliere lo spazio; luogo fisico dove la percezione assume un'importanza maggiore della forma. Cronotopi, Light Project, Light Tree, Totem sono generatori di energia e di armonia. La smaterializzazione dell'oggetto, soprattutto nei Light Project, invece, una sottile operazione concettuale. Il progetto sostituisce la realizzazione diventando materializzazione dell'oggetto stesso. I Cronotopi, generatori di "vibrazioni" psicologiche, procedono alla smaterializzazione dell'immagine, quindi, dell'Io. La personale di Nanda Vigo scompone e ricompone l'ambiente tra Passato e Presente. Cronotopi, Light Tree, Light Project, ma anche Genesis, Totem "reinventano" lo spazio della galleria. (Manuela Composti)




Opera di Raffaele Della Rovere Raffaele Della Rovere: Rythmòs
termina il 13 febbraio 2015
Studio Arte Fuori Centro - Roma
www.artefuoricentro.it

La ricerca che da anni Raffaele Della Rovere porta avanti nella sua scultura è incentrata sulla esplicitazione del concetto di Rythmòs, nel senso originale di movimento misurato, a cadenza. Il ritmo è sotteso a tutte le sue sculture, indipendentemente dalla materia usata (alluminio, bronzo e gesso) e dalle tematiche che nel tempo affrontate, e che possono essere in massima parte riportate a tre filoni di ricerca: il kouros, la Nike e l'ápeiron. Il kouros è, nella cultura greca antica, l'ideale maschile dell'atleta-guerriero, "kalòs kai agathòs - bello e buono", esemplare di una estetica che ha per linee guida la mimesi idealizzante.

Dall'Arcaismo all'Ellenismo, tale figura è andata acquistando un progressivo dinamismo e Della Rovere, recuperando il tema a distanza di più di duemila anni, ha accentuato la ricerca del movimento fino a farlo diventare parossistico. L'esito finale è l'approdo di un work in progress che dalla rigidità arcaica giunge alla dinamica contemporanea. Ne consegue una sostanziale alterazione della forma originaria, non ignara della scultura di Giacometti e di Boccioni. Pertanto lo scultore risolve questa figura "classica" in silhouette filiformi, caratterizzate da posizioni inusuali ed elastiche, lontane dall'originario naturalismo. Il cambiamento è strettamente correlato alla sostanziale trasformazione del concetto di "kalòs kai agathòs".

Nella realtà contemporanea il "bello" non si integra necessariamente col "buono", anzi, spesso è il bellimbusto o l'atleta dopato, non più l'esemplare difensore della polis-società. Il kouros di oggi deve pertanto risultare diverso dall'antico, in quanto deve opporsi ad una concezione di vita in cui gli ideali della polis sono naufragati. Il kouros di oggi è quello di Della Rovere. Questo kouros, nella lotta impari col mondo corrotto, ha perso l'originaria perfezione estetica, ma non per questo è meno eroico. La Nike è la vittoria alata che plana sul vincitore per assegnargli la fama. Per lo scultore tale soggetto trova la sua sintesi ideale nelle sole ali in volo, che rappresentano la più alta aspirazione dell'uomo, destinato suo malgrado a rimanere a terra.

Anche se il volo umano ha raggiunto in questi ultimi tempi esiti per secoli insperati, esso rimane tuttavia un fine a cui continuare a tendere. Queste preziose ali di Della Rovere rappresentano - per sua espressa dichiarazione dal momento che le ha indicate come "Nike" - la vera vittoria dell'uomo, che è la capacità di elevarsi, se non in termini fisici certamente in termini metafisici. Il ritmo di queste ali è sempre annuncio di speranza ed aspirazione ai massimi ideali. Incentrato sulla dialettica delle forme tridimensionali è il gruppo di sculture che include "Ápeiron","Alfa" e "Omega", queste ultime dedicate rispettivamente alla prima e all'ultima lettera dell'alfabeto greco, simboli dell'infinito nella cultura giudaico-cristiana. E' interessante sottolineare che la parola greca ápeiron, formata da "a-" (non) e "peirar" (limite), indica l'infinito, origine e principio di un movimento continuo.

Secondo la filosofia di Anassimandro, ápeiron è una realtà infinita, indefinita, eterna, origine dell'universo e in continuo movimento. Secondo il filologo Giovanni Semeraro (1911-2005), la parola deriverebbe invece da "eperu", polvere, nella lingua accadica, una lingua semitica parlata nell'antica Mesopotamia con indubbie relazioni con l'ebraico, pertanto ricollegabile al concetto di Genesi "polvere eri e polvere ritornerai". E' interessante sottolineare che la contaminazione tra le culture greco-romana e giudaico-cristiana è più profondo di quanto non si pensi, e questo Della Rovere l'ha intuito da artista.

I volumi e le superfici di queste sculture oggettivano situazioni conflittuali nelle quali emerge la natura dei concetti figurali, nati dalla positiva interferenza tra l'aspetto concettuale e quello figurale, anche se talvolta contraddittori. La rappresentazione di queste superfici, siano esse tridimensionali o bidimensionali (si notino i disegni), può essere sempre riletta e interpretata tramite concetti. Ma più spesso la componente figurale tende a liberarsi dal controllo formale (sfera, cubo, cilindro, cono...) e a non dipendere più dalle definizioni. La comunicazione linguistica, per chi non si intenda di fisica e di matematica, è necessariamente carente, ma non per questo il concetto forma è meno seduttivo e meno empaticamente e visivamente fruibile.

Anzi, colpisce proprio come queste forme riescano ad essere "diverse" mutando anche di poco il punto di vista. Ben più statica è la forma geometrica concettualmente definita, come la sfera e il cubo, la cui fruizione, mutando il punto di vista, risulta sempre riconoscibile e riconducibile a se stessa. Queste opere stimolano il ragionamento deduttivo che guida il fruitore a dichiarare vero ciò che vede, trasformando la percezione in un processo attivo e personale. Il ritmo profondo della forma si fa ritmo sinusoidale che si amplifica in quello dell'osservatore. Raffaele della Rovere, con le sue opere, dimostra che la linea mitico-filosofica greca, pur con origini nel più lontano passato, ha ancora oggi la capacità di inverarsi nel presente e di sollecitare la creatività. (Stefania Severi, curatrice della mostra)




Pierluigi Pusole: SP/15
termina il 28 febbraio 2015
Studio d'Arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

Una mostra/installazione di opere recenti, nuova fase produttiva per un'importante protagonista dell'arte contemporanea europea, di cui è una delle espressioni più originali. Il suo linguaggio si è mosso tra concettualismo e pittura, alla ricerca di nuove forme capaci di spingere l'osservatore verso dimensioni sconosciute, misteriose. Forme che celebrano un "oltre" fuori del tempo e dello spazio per inseguire e fermare l'attimo, percezione dell'eterno. I paesaggi sono caratterizzati da pochi tratti immersi in macchie di colori forti, resi lucidi da una patina trasparente che crea "allucinazioni visive". L'osservatore si sente, quindi, trascinato nell'opera stessa, fino quasi a farne parte. Pusole definisce le sue immagini "antinaturali", in quanto rappresentazione di una realtà che non viene da lui subita ma posseduta per essere ricreata. Quasi un "esperimento d'ingegneria genetica".

Le opere presenti nella mostra sono acquerelli e acrilici, progettati come singole parti di un'unica grande opera, immaginati come finestre aperte su scenari rarefatti, ipnotici, in cui i soggetti "uomo" e "natura" si confrontano e si scontrano in un continuo processo di aggregazione e disgregazione che mira a sconfinare oltre il reale. Pierluigi Pusole (Torino, 1963) ha iniziato la sua carriera nel 1986 esponendo nelle più prestigiose Gallerie d'arte europee, nonché negli spazi pubblici della Biennale di Venezia, della Galleria Civica d'Arte Moderna di Bologna, del Castello di Rivoli, della Dumont Kunsthalle di Colonia, del Palazzo delle Esposizioni di Roma ed infine della Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di San Marino che gli ha dedicato una personale. (Comunicato stampa)




Opera dalla mostra Off Loom II - Fiber Art Arte fuori dal telaio Off Loom II
Fiber Art / Arte fuori dal telaio


termina il 12 aprile 2015
Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari - Roma
info@scarlettmatassi.com

A quattordici anni dalla sua prima edizione ritorna a Roma Off Loom, antologia esaustiva della migliore produzione italiana di Fiber Art, uno scenario in cui si muovono personalità di caratura internazionale e giovani di scintillante talento da anni impegnati in una ricerca che porta lustro al nostro paese senza che esso se ne accorga. In mostra trentaquattro artisti, tra essi il gotha della fiber nazionale ma anche i migliori tra gli esordienti. Il risultato è una festa per gli occhi ed il tatto: sculture soffici, la tecnica tradizionale dell'arazzo condotta verso soluzioni imprevedibili, il gusto per il colore e la materia. Senza contare che gli ariosi spazi del MAT hanno stimolato alcuni dei protagonisti della rassegna a presentare opere monumentali con esiti altamente spettacolari.

Ma cos'è la Fiber Art? Pochi in Italia, soprattutto nell'area Centro Sud della nazione, sanno rispondere a questa domanda, anche tra gli appassionati e persino tra gli studiosi d'arte contemporanea. Eppure la Fiber Art - conosciuta anche come Textile Art, Fiber Work, Art Fabric, Nouvelle Tapisserie e Soft Sculpture - si segnala, a livello internazionale, per l'originalità e l'audacia autentiche della sua ricerca, tratti difficili da rintracciare in altre forme dell'odierna produzione artistica. Ora la rassegna presentata dal Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari offre al pubblico la duplice opportunità di conoscere un fenomeno artistico entusiasmante e una struttura museale tra le più affascinanti della capitale, il MAT dell'EUR, la Roma metafisica del Colosseo Quadrato progettata negli anni Trenta per ospitare un'Esposizione Universale mai svoltasi.

La visita alla mostra consentirà di comprendere la natura fluida del movimento Fiber, all'interno del quale opera una vasta e stilisticamente diversificata compagine di artisti portati a raccordo dall'utilizzo di un comune mezzo espressivo, la fibra. I fiber artisti lavorano con le fibre dell'antica e della moderna tradizione tessile: le lane, le sete, i cotoni, i filati sintetici, ma anche con carta, paglia e spago, con le fibre metalliche e con quelle plastiche, oppure con la lana di vetro e via così, sino ad arrivare al concetto immateriale di fibra ottica.

Prevalenti tra le tecniche applicate rimangono quelle tradizionali della tessilità, il telaio, insomma, anche se il Off Loom (fuori dal telaio) sottolinea come, nei suoi avanguardistici sviluppi di arte a forte vocazione sperimentale, la Fiber non sempre utilizzi quell'antico strumento. Infatti nella loro pratica di lavoro gli artisti della fiber concedono accoglienza ad ogni strumento in grado di soddisfare le esigenze di una creatività torrentizia, confrontandosi agevolmente tanto con il ricamo, il nodo, il cucito, i ferri e tutte le altre tecniche off loom impiegate nella lavorazione artigianale dei filati e dei tessuti, quanto con le tecniche proprie dell'arte contemporanea: collage, stampa, ready made e persino il video e il digitale.

L'esordio dell'arte tessile come movimento artistico si colloca all'inizio degli anni Sessanta del '900, il periodo delle prime importanti rassegne espositive, eventi che vanno intesi come atti finali e suggelli di un lungo processo di emancipazione dall'artigianalità. Un processo iniziato, nel segno di un generale sforzo di riqualificazione delle cosiddette arti applicate, già nella seconda metà dell'800 con il movimento inglese Arts and Crafts, proseguito con l'Art Noveau e, soprattutto, con le avanguardie del '900, Futurismo e Bauhaus in primis.

Momento cruciale della genesi del movimento fiber è però la Biennale Internationale de la Tapisserie Ancienne et Moderne di Losanna, un progetto del poliedrico artista-arazziere Jean Lurçat. Le prime tre edizioni della Biennale sono un compendio del processo di fondazione della Fiber Art. Si parte dall'edizione inaugurale del 1963, che espone solo arazzi progettati da artisti contemporanei ma eseguiti da tessitori, e si arriva all'edizione del 1967 con un regolamento che ammette solo opere ideate e realizzate dalla stessa persona e istituisce una sezione di ricerca aperta ad ogni tipo di sperimentazione.

Dal momento in cui ammette l'utilizzo di tecniche alternative al telaio, il nascente movimento fiber intraprende una vertiginosa parabola di ricerca esaltata dall'accoglienza riservata ai risultati delle ricerche promosse dall'industria tessile. Il progresso della Fiber Art appare legato a doppio filo a quello dell'industria tessile, un comparto delle moderne economie industriali che ha attribuito assoluta centralità all'innovazione tecnologica. Non casualmente la Fiber Art conosce il suo massimo radicamento e sviluppo nelle zone industriali. Nel nostro paese, ad esempio, è un fenomeno tendenzialmente legato alle regioni del nord produttivo.

In Italia la Fiber Art è stata sdoganata come forma d'arte solo alla fine degli anni Ottanta. Eppure, come ben evidenzia il percorso espositivo della mostra del MAT, i nostri fiber artisti hanno da subito ben meritato i riconoscimenti che, a livello internazionale, gli sono spesso stati tributati. A remare contro la loro affermazione in patria sono sicuramente state le condizioni socioculturali dell'Italia del dopoguerra: un paese contadino con tanta fretta di industrializzazione che viveva con imbarazzo la sua tradizione artigianale. Ora il clima è cambiato e le curatrici di Off Loom giurano che i tempi sono maturi per scommettere su un nuovo progetto, la Biennale Internazionale di Fiber Art di Roma. Qualcosa di più di una dichiarazione di intenti: una promessa.

Artisti in mostra: Enrico Accatino, Riccardo Ajossa, Giuliana Balbi, Marisa Bandiera Cerantola, Luciana Costa Gianello, Eva Basile, Paola Besana, Renata Bonfanti, Linda Caorlin, Vito Capone, Wanda Casaril, Ettore Consolazione, Elisabetta Diamanti, Laura Guerinoni, Maria Lai, Claudia Losi, Federica Luzzi, Roberto Mannino, Sandra Marconato, Noushin Moghtader, Gina Morandini, Anna Moro Lin, Lucia Pagliuca, Simona Paladino, Raffaele Penna, Lydia Predominato, Maria Savoldi, Marilena Scavizzi, Sarah Seidmann, Franca Sonnino, Maria Luisa Sponga, Mimmo Totaro, Mario Tudor, Roberto Zanello.

Catalogo a cura di Maura Picciau, Edizioni Corraini. Testi in catalogo di Bianca Cimiotta Lami e Lydia Predominato, Mariastella Margozzi, Gina Morandini, Silvana Nota, Maura Picciau, Renata Pompas, Vanna Romualdi, Stefania Severi, Beatrijis Sterk, Mimmo Totaro. (Comunicato Ufficio stampa Scarlett Matassi)




Emanuela Fiorelli - Architexture - tarlatana e filo di cotone su tela serigrafata cm.78,5x153x11,5 2015 Paolo Radi - Eco dentro Mutevole Struttura
Emanuela Fiorelli - Paolo Radi


termina il 14 marzo 2015
Galleria Spazia - Bologna
www.galleriaspazia.com

La mostra propone una importante serie di opere del loro recente percorso artistico, che si "incontra e si scontra" sulla superficie. Radi è quello dell'apparizione, dell'affioramento, Fiorelli quella della struttura e della costruzione. Fiorelli è razionale, Radi sensibilista. In Fiorelli e in Radi il mondo è suddiviso dalla superficie, quasi si fossero divisi l'ambito del visibile in modo da non darsi mai fastidio e da essere felici: è chiaro poi che questa divisione del mondo non è stata una decisione, ma una semplice constatazione, un risultato di fatto, ma non è criticamente indifferente (per tutto ciò che si è detto sulla contestualizzazione delle opere) che una coppia nella vita si trovi a condividere uno stesso mondo linguistico, ma al contempo si limiti - per così dire - a un luogo che non sarà mai - o che per lo meno non è mai stato sinora - il luogo dell'altro, pur essendo il luogo fondamentale per chi affronta il loro tipo di ricerca estetica.




Paolo Manazza - Untitled colors - 2014 Paolo Manazza - Drops of love on a wound - 2014 Paolo Manazza. Untitled #Colors
termina il 15 febbraio 2015
Spazio88 - Roma

L'esposizione offre un percorso di grande impatto, con opere dai toni vivaci che illustrano l'approfondita ricerca artistica tra astrazione e figurativo. Massimo Mattioli nella sua presentazione che accompagna la mostra commenta: "...credo sia tangibile come lui tralasci l'attenzione alla forma, delegando l'evocazione, che deve essere il vero obiettivo di ogni artista, alla forza della luce e dei colori... Lui esce da quell'eredità formalista che si suole assegnare all'astrazione: recupera una pittura di superficie eletta a luogo delle sensazioni, ma con una libertà di segno, con una fluidità di tache che conoscono l'informale europeo, ma soprattutto la gioia del colore americana!".

Paolo Manazza (Milano, 1959) studia Filosofia Teoretica presso l'Università Statale di Milano. Pittore e giornalista nonché autore di saggi di critica e di filosofia è un intellettuale nel campo delle arti visive. Ha firmato articoli per importanti testate italiane. Attualmente collabora con il "Corriere della Sera", oltre ad essere ideatore e direttore di uno dei Blog più cliccati in Italia: www.ArtsLife.com. Ha insegnato "Editoria dell'Arte" e "Teoria e pratica del Mercato Multimediale dell'Arte" all'Accademia di Brera di Milano e nei Master di specializzazione post-universitaria. Nel 2008 alla Fondazione Maimeri, dopo un lungo periodo di riservata e silenziosa pittura, espose 20 dei dipinti realizzati a partire dal 2005, con una curiosissima personale intitolata "ViceVersa: i dipinti di un critico presentati dagli artisti".

Del suo lavoro ha scritto: "tutto cominciò molti anni fa quando - dopo aver per trent'anni amato e studiato la pittura antica - rimasi ipnotizzato dalla tonalità dei rosa di Willem de Kooning. Fu allora che dai dipinti in stile ottocentesco e paesaggistico passai all'astrazione. Univo l'informale americano a quello italiano e francese in una sorta di ideale congiunzione tra l'astrazione statunitense e quella europea. Saltando tra gli anni Quaranta sino ai Novanta del secolo scorso". In sintonia con la scuola americana degli anni Cinquanta, Manazza sostiene che "Non esiste la figurazione. Non esiste l'astratto. Esiste solo la pittura".

De Kooning riteneva che il temine "astratto" appartenesse alle persone che disquisivano di arte ma che non erano affatto interessate alla pittura. La misteriosa, inafferrabile qualità di qualsiasi grande opera, quale che sia il contenuto, è una qualità allusa da parole e termini molto vaghi come "lirico" e "sublime". Mentre lo scopo della pittura è ciò che de Kooning definiva il "nulla" di un quadro, la parte che non è raffigurata ma che è lì per via degli elementi che vi sono dipinti". Paolo Manazza è stato citato nel volume La via italiana all'informale (Giorgio Mondadori editore) tra le ultime tendenze artistiche nel capitolo intitolato Contaminazioni e nuove tendenze nel quale il suo lavoro pittorico viene letto come prosecuzione delle ricerche di autori come Antonio Corpora, Alfredo Chighine o Nicolas De Staël. (Comunicato Ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Milena Meller: Vicino/Lontano
termina il 15 marzo 2015
Museo di Roma in Trastevere

Mostra dell'artista austriaca Milena Meller, curata dal Prof Weiermair. Fra pittura e fotografia vi è, fin dall'invenzione di quest'ultima, un dialogo differenziato e intenso, particolarmente nell'era moderna. Nel XIX secolo infatti la fotografia minacciava di rimpiazzare la pittura, grazie alla maggiore precisione nella restituzione della realtà. Gli artisti, ebbene i pittori, impiegavano le fotografie come modelli o passavano loro stessi alla macchina fotografica. All'inizio del XX secolo numerosi sono i talenti doppi che si dedicavano sia alla pittura, che alla fotografia. Milena Meller non è interessata esclusivamente alla rielaborazione delle fotografie, come operata da Arnulf Rainer, bensì a un dialogo fra pittura e fotografia, non ancora intrapreso, raffinato, innovativo, che ne esplori ogni possibile forma ibrida. Vi sono fotografie e dipinti puri, fotografie rielaborate con pittura, come anche dipinti fotografati.

Il suo lavoro si concentra sullo studio dei rispettivi strumenti in considerazione delle esigenze di verità e veridicità. L'osservatore viene stimolato dal diverso mezzo espressivo, in quanto esplora ciò che trova davanti ai propri occhi. Viene però anche coinvolto nel racconto fornito dalle immagini, che si svolge come un diario visivo labirintiforme, con molte immagini formattate in modo diverso. Questo diario comprende fermo immagini dai film western e della propria cultura locale, dettagli della realtà urbana, vedute aeree, come anche l'inserimento di bolle, che, come su un fondale, si trovano in un particolare rapporto di tensione verso lo sfondo fotografato o dipinto. "Vicino/Lontano" ha più significati. Si riferisce all'attitudine dell'artista verso le vedute aeree, significa però anche una confluenza della folta flotta di immagini sia dal suo luogo di origine, il Tirolo, come anche da Roma, la città eterna.

Milena Meller (1964) si concentra sull'interfaccia fra pittura e fotografia fin dagli anni novanta e vive vicino a Innsbruck, in Austria, dove lavora come artista. Laureata in Musicologia, ha pubblicato numerosi testi sulla musica del Novecento, arte e cultura, e occasionalmente si esibisce tutt'ora con interessanti improvvisazioni musicali. Nel suo operato artistico, che ha presentato in diverse esposizioni in Austria, spesso esamina la relazione di pittura e fotografia come medium, in opere che rispecchiano un determinato luogo, così come immagini cinematografiche o cartografiche. (Comunicato stampa Forum Austriaco di Cultura)




Opera di Bruno Polver Opera di Lionella Volontè Sinergie espressive. Bruno Polver, Lucilla Restelli, Lionella Volontè
termina il 29 gennaio 2015
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Intensa è stata da subito l'attività artistica di Bruno Polver, che lo ha visto protagonista in molte città italiane ed estere, approfondendo sempre di più un proprio linguaggio espressivo ricco di pathos e caratterizzato da una prevalenza segnica e grafica; spesso si è dedicato alla pittura utilizzando molteplici tecniche; tempera, olio oli, smalto, collages. Svolge per lunghi anni l'attività di insegnante di materie artistiche in licei ed accademie lombarde e piemontesi; ha svolto l'incarico per molti anni l'incarico di preside. Ampia e diffusa la sua attività progettuale per realizzazioni sul territorio, quali mosaici polimaterici e forme per l'arredo urbano. Sue opere si trovano in molte importanti città italiane e estere: quali Roma, Torino, Venezia, Paarigi, New York, Tokio, Los Angeles, ecc.

Lucilla Restelli (Rho - Milano, 1955) ha frequentato corsi di disegno e pittura con qualificati Maestri di rilevanza nazionale. Ha partecipato al corso per artefici all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Inizia l'attività espositiva nel 1989. Dal 2002 partecipa al laboratorio di ceramica Raku gestito dalla Pro loco di Cornaredo. Ha frequentato corsi di ceramica gestita dal Comune di Vittuone con l'insegnante Maria Josè Valles. Dall'inizio del 2004 è iscritta ad un corso di incisione e scultura organizzato dall'Associazione Culturale "Artelainate" e gestito dal Comune di Lainate con il Prof. Paolo Ciaccheri. Dal 2003 è titolare della Galleria d'Arte "Officina dell'arte" a Rho. È socio ordinario dal 2010 dell'Ente morale "Società per le Belle Arti ed esposizione della Permanente" di Milano. Sue opere sono conservate presso: Museo "Vito Mele" di Santa Maria di Leuca (dipinto); Museo "Swatch" di Cesano Maderno (formella in ceramica Raku); Museo Internacional de ceramica contemporanea in Argentina (due formelle in ceramica Raku).

La formazione artistica di Lionella Volontè (Milano) è avvenuta nell'ambiente di Brera sotto la guida di importanti maestri (Bartolini, Usellini, Cantatore e Marchini). Al termine degli studi accademici, si è orientata prevalentemente ad attività di progettazione estetico-decorative per l'ambiente, con esperienze di pittura modellazione plastica, ceramica. Entra in contatto con la Fam. Artistica Milanese dove, nell'atelier di scultura dal 1965 al 2006 si dedica esclusivamente alla modellazione. Nel 2004 riceve su invito la proposta di un progetto per la realizzazione di un arredo urbano in piazza Perugia a Novara. Partecipa a numerose manifestazioni artistiche del territorio e in campo nazionale frequentando molti artisti fra i quali (Ghinzani, Mazzetta, Kodra, Tavernari, Conservo, Polver).

Allestisce mostre personali dove ottiene significativi riconoscimenti da critici e operatori artistici (Moroni, Raul Capra, Eugenio Tacchini, A. Dragone). Nel 2010 partecipa alla rassegna "Il Volto di Cristo" organizzata dalla Galleria Canonica di Novara. L'anno seguente detta manifestazione giunge in Lombardia con la denominazione "Jesus" itinerante per varie località della provincia di Milano e Varese. Da dieci anni collabora all'organizzazione di "Artestate" a Stresa, che vede ogni anno alternarsi mostre di artisti di chiara fama. Sue opere, oltre che in numerose collezioni private sono presenti in collezioni pubbliche quali: Museo di Arte Sacra-Romagnano Sesia, Comune di Sizzano, Biblioteca dell'Università delle Hawai e Museo di Cisano Maderno. Nel 2009 riceve il 1° premio per la scultura alla Nona Edizione del "Premio Città di Novara". Dal 2007 è socia della Società per le Belle Arti della Permanente, Milano.




Opera dalla mostra Il senso della vita Paolo Scaglioni - C'è sempre un muro Il senso della vita
termina lo 04 febbraio 2015
Galleria Falzone - Milano
www.galleriasabrinafalzone.com

Gli aspetti più nascosti dell'esistenza umana attraverso una variegata sequenza di tecniche artistiche, maturate con la ricerca in studio o en plein air. Espongono gli artisti: Bruno Carati, Lorena Guarise, Tranquillo Fregoni, Christiane Parmentier-Renoult, Roberto Re, Giuseppe Rizzuti, Anselmo Rossanino, Paolo Scaglioni, Jacqueline Seeber, Ana Solanas, Luciano Tudini. Nella Saletta Guttuso si potranno ammirare i "quadri di luce" realizzati da Lorena Guarise, i lavori estrosi del maestro Bruno Carati e quelli dinamici di Tranquillo Fregoni.

Ma il percorso espositivo non termina qui: esso prosegue nel Salone Bernini e nello spazio Mirò con un corpus di opere di autori del nostro tempo, tra i quali figurano i nomi di Roberto Re, maestro nell'astrazione, di Paolo Scaglioni, perspicace nella dissolvenza dei volti, e di Giuseppe Rizzuti, impeccabile nella raffigurazione di motivi ancestrali. Straordinario e raffinato l'omaggio di Luciano Tudini all'universo femminile. Non può mancare nemmeno l'originalissima pittoscultura di Anselmo Rossanino, che riesce a conferire una ironica tridimensionalità all'opera d'arte. La presenza di tre artiste straniere dona al progetto espositivo una nota internazionale, grazie alle opere della spagnola Ana Solanas, della francese Christiane Parmentier-Renoult e dell'austriaca Jacqueline Seeber.




Franco Beraldo
La verità del colore. Opere 1979-2014


termina lo 01 marzo 2015
Centro culturale Altinate San Gaetano - Padova
www.padovacultura.it

Mostra antologica con la quale il Comune di Padova rende omaggio all'artista veneziano Franco Beraldo. Saranno esposte più di 80 opere. Partito da un paesaggismo inondato di luce mediterranea e sensibile alle atmosfere essenziali e quiete di Giorgio Morandi, Franco Beraldo in trentacinque anni di pittura ha esplorato le profondità dell'olio e dell'affresco (di cui è uno dei più importanti interpreti contemporanei) e le ha voltate a una visione personale in cui cieli, edifici, alberi, colline sfumano in forme astratte dalle tinte accese e dai toni vibranti. I suoi lavori più recenti, tempere su carta di raffinata gestualità, assieme ai vetri realizzati negli ultimi anni nelle fornaci di Murano fanno rileggere tutta la sua attività come una lunga e inarrestabile ricerca della verità del colore.

Virgilia Baradel ha sottolineato come "La biografia artistica di Franco Beraldo appare, sino ad oggi, come una continua dialettica tra polarità divergenti. Da un lato troviamo la fissità icastica, l'alta definizione di forme e spazi ben poco suscettibili di alterazioni espressive; dall'altro si dipana un corso più libero, più sensibile, che sfocerà, con matura innocenza, nei dipinti e nei vetri dell'ultimo periodo. Dal gioco dei collages, alla meraviglia delle paste vitree va in scena la leggerezza del puro godimento estetico, senza remore". "Rinunciare alla veduta, alle forme, alla pasta cromatica, alle tinte, ai segni - aggiunge Stefano Annibaletto - richiede coraggio. Scarnificare il proprio discorso espone la nudità delle intenzioni più vere. Beraldo crede senza riserve nella pittura".

La mostra padovana, a cura di Stefano Annibaletto e Virginia Baradel, con la collaborazione di Michele Beraldo, è la più ampia antologica sinora realizzata sull'artista veneziano e comprende opere ad affresco, su tela, su carta e in vetro di Murano. Catalogo di 136 pagine con più di 100 immagini a colori, edito da Allemandi & C. con testi critici di Virginia Baradel e Stefano Annibaletto.

Franco Beraldo (Meolo, 1944), ancora ragazzo si trasferisce con la famiglia a Mestre. Per la sua formazione artistica è stato importante l'incontro con il pittore Guido Carrer e fondamentali i suoi viaggi nell'Italia del Sud e soprattutto i lunghi soggiorni in Sicilia. Ha iniziato l'attività artistica nel 1965, partecipando a concorsi, rassegne, mostre personali e collettive, riscuotendo a tutt'oggi numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Burano per la pittura nel 1981 e il Premio Murano per il vetro nel 2012 e 2014. Tra le più significative esposizioni personali: la mostra all'Istituto italiano di Cultura di Copenaghen (1985), l'antologica alla Civica Galleria d'Arte Moderna di Gallarate (1992), la mostra al Museo Nazionale Villa Pisani di Stra (1997), al Museo Canoviano di Possagno (2003), a Palazzo delle Contesse a Mel (Bl) (2007), a Palazzo Valmarana Braga di Vicenza (2010), a Villa Brandolini - Centro Culturale Fabbri di Pieve di Soligo (2011). (Comunicato stampa Studio Esseci)




Opera di Paolo Gubinelli Paolo Gubinelli - Carta bianca - 1977 Paolo Gubinelli - DSCF4170 - diametro 70cm 2009 "Omaggio a Giovanni Michelucci"
Opere di Paolo Gubinelli


termina il 21 febbraio 2015
Fondazione Marino Marini - Pistoia
www.fondazionemarinomarini.it

Paolo Gubinelli dedica questa mostra importante all'architetto Giovanni Michelucci, l'artista ha avuto spesso contatti e un'amicizia profonda, nel 1978 hanno esposto insieme presso lo show-rooms Fantacci di Pistoia, mobili progettati da Michelucci e intallazioni opere di Gubinelli su carta bianca. incisioni, piegature. «La sensibilità e la capacità degli artisti (nella loro "consapevolezza infinita", come scriveva McLuahan) di cogliere la mobilità, anche la più sottile e quasi inavvertibile, della "temperatura" del momento culturale in cui vivono, riesce sempre a superare qualsiasi dubbio o incertezza che possiamo aver nutrito circa la naturale e consapevole crescita di un'operazione artistica che abbia preso il via lungo un particolare indirizzo, al momento di un "cambiamento di rotta".

Quando, infatti, nel 1977 scrivevo del lavoro di Paolo Gubinelli, che dichiaravo "in fase di autodefinizione", aggiungevo che le "vie possibili per autodefinirsi (potevano) essere tante; la sua ricerca (era) tutt'altro che chiusa". Allo scopo di fornire una chiave di lettura dell'opera (ciò che resta, ancora credo, almeno una delle funzioni della critica - o no?) cercavo, allora, di collocare il lavoro di Gubinelli nella linea "analitica"per definizione, dell'arte moderna (o di "riflessione sulla pittura", di "analisi del mezzo", che va dalle Compenetrazioni iridescenti di Balla, Fontana, Castellani, Dorazio, a Support-Surface, a Newman, Reinhardt, ad Agnes Martin e Dorothea Rockburne); linea che, in quel momento sembrava sul punto di esaurire la sua incisività diretta sulla cultura artistica.

E Gubinelli, la cui sensibilità è, innegabilmente, estremamente acuta - lo dimostra proprio la sottile e quasi impalpabile profondità del suo lavoro - è riuscito ad aprire il suo discorso senza peraltro, tradirne l'impostazione di base, anzi evidenziandone imprevedibili approfondimenti. La carta resta il medium univoco, a mezzo del quale elaborare la sua ricerca sulla luce-colore e sullo spazio-luce: all'inizio era il cartoncino bianco, compatto, morbido, sul quale l'incisione, abbastanza profonda e la piegatura manuale lungo il segno, provocavano, con l'incidenza radente della luce, ombre più spesse e linee molto nette, evidenzianti il nucleo geometrico, il "gioco ottico", che tendeva a dilatare nello spazio visibile, costituito dalla distanza tra il fruitore e l'opera, il segno-colore (si ricordi che nel manifesto della pittura futurista del 1910 si poteva leggere: "Allora tutti si accorgeranno che sotto la nostra epidermide non serpeggia il bruno, ma che vi splende il giallo, che il rosso vi fiammeggia, e che il verde, l'azzurro e il violetto vi danzano voluttuosi e carezzevoli!").

Gubinelli è passato poi, all'uso di un materiale quasi riflettente, una carta trasparente, quasi opalina (la carta "da lucido", per intenderci - e questo si riallaccia più propriamente alla sua attivitàprofessionale di progettazione tecnico-industriale) in cui i segni si delineano con maggiore incisività e sottigliezza e attraverso la quale il segno passa, visivamente, come il taglio di Fontana "oltre" (il segno tracciato dalla lama che non trapassa mai il foglio, qui, virtualmente, "taglia" a "scoprire massaggi al di là", aprendo "la piaga ferita ancestrale, necessario varco alla vita", cito dei versi dello stesso Gubinelli).

E non solo è cambiato l'uso del materiale, ma da quel bianco, che fin dall'inizio conteneva virtualmente, tutti i colori, da quel bianco, ora divenuto fluido, trasparente, carico di colore segreto, misteriosamente latente, alfine il colore emerge libero, vitalistico, permeato di quella luce che tutto lo contiene e lo dilata. Sulla superficie accanto alla lieve, libera grafia del colore, l'incisione generatrice di fulcri geometrici, occupa ancora una sezione, offrendosi all'incidenza radente della luce.

Il supporto ha assunto, frattanto, forme e dimensioni diverse, si fa ora lungo rotolo che occupa parete e pavimento (con chiara allusione agli Emakimono giapponesi e anche all'occupazione spaziale degli "environments") oppure si definisce in forme composite ritmiche in cui il modulo è quasi sempre il triangolo. "Il triangolo" scrive nei suoi appunti Gubinelli "o come figura disegnata, o come forma data ai fogli di carta, o come modulo di scultura in carta, sempre con la prevalenza dell'altezza sulla base; ciò rimanda l'occhio allo slancio verso l'alto". L'uso del segno colorato libero e gestuale, realizzato con pastelli e unito a sezioni trattate ancora con incisione e piegatura, delimitanti immagini geometriche come in lievitazione, viene esteso anche, da Gubinelli, al cartoncino, con effetto di profonda e sottile suggestione lirica.» (Lara Vinca Masini, Tra luce-colore e spazio-luce, 1985)

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«The sensitivity and capability of artists (in their "infinite awareness," as McLuahan wrote) to grasp hold of the mobility, even the most subtle and almost imperceptible, of "temperature" of the cultural moment in which they live, always succeed in overcoming any doubt or uncertainty we may have had about the natural and conscious growth of an artistic operation that has started off in a particular direction, in the moment of a "change of course." Indeed, in 1977 when I wrote about the work of Paolo Gubinelli whom I declared to be "in a phase of auto-definition," I added that "the possible routes of assuming a definition (were) many; his search (was) anything but finished."

In order to provide a key of interpretation to the work (which remains, I feel, at least one of the functions of critics - or isn't it?), I attempted to place Gubinelli's work in the "analytical" line by definition, of modern art (or of "reflection on painting," of "analysis of means," which goes from the iridescent permeations of Balla, Fontana, Castellani, Dorazio to Support-Surface, to Newman, Reinhardt, to Agnes Martin and Dorothea Rockburne); a line which, in that moment, seemed to be on the point of exhausting its direct incisiveness on artistic culture. And Gubinelli, whose sensitivity is, without a doubt, extremely acute - demonstrated by the subtle and almost impalpable depth of his work - has succeeded in opening up his argument without, however, betraying its basic approach and instead evidencing unpredictable probes.

Paper remains the unique medium by means of which he elaborates his exploration into light-colour and space-light. Initially, it was a light cardboard, white, compact and soft on which rather deep cuts and manual folding along the marks provoked, with the skimming incidence of light, thicker shadows and very distinct lines, evidencing the geometric nucleus, the "optical game" which tended to dilate in the visible space formed by the distance between the viewer and the work (one recalls reading the Manifesto of Futuristic painting of 1910, "Then all will realise that beneath our epidermis brown does not prevail, but instead yellow shines, red blazes and green, azure and violet dance voluptuous and caressing!").

Gubinelli has then moved on to use an almost reflecting material, a transparent paper, almost opalescent ("tracing paper," to be exact - and this alludes to his professional activity of technical-industrial designer) on which signs are delineated with greater incisiveness and sharpness, and by means of which the sign visually passes "beyond," like Fontana's cut (the sign traced by the blade which never pierces the paper here virtually "cuts" it to "uncover messages beyond," opening "the ancestral wound, necessary passage to life," to quote verses by Gubinelli himself). And not only has the material used changed, but from white which, from the beginning, virtually contained all colours, from that white which then became fluid, transparent, brimming with secret colour, mysteriously latent, finally colour emerges free, vital, permeated by that light which contains it all and dilates it.

On the surface, beside the light, free mark of colour, the cut which generates geometric fulcra occupies another section, offering itself to the grazing incidence of light. In the meantime, the support has taken on different shapes and dimensions, becoming a long roll which occupies wall and floor (a clear allusion to the Japanese Emakimono as well as to the spatial occupation of the environments) or defining itself in rhythmic composite forms in which the module is almost always the triangle.

"The triangle," writes Gubinelli in his notes, "either as drawn figure or as a shape given to sheets of paper, or as module of sculpture in paper, always with the prevalence of height over base; it sends the eye rushing upward." The use of the sign, coloured, free and gestual, made with pastels and joined to sections again treated with cuts and folds, marking the limits of geometric images as though rising, is extended by Gubinelli to light cardboard, creating an effect of profound and subtle lyrical suggestion.» (Lara Vinca Masini, Between light-colour and space-light, 1985)




"Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento"
termina lo 02 giugno 2015
Basilica Palladiana - Vicenza

Una mostra, a cura di Marco Goldin, su una una vicenda antica, quella degli Egizi, ma soprattutto poi una seconda storia, dal Quattrocento al Novecento in pittura, lungo il suo versante struggentemente serale e notturno. Quella in cui alcuni artisti raffigurano una manciata di stelle o un chiaro di luna, come profonde corrispondenze dell'anima. Ma anche la notte come luogo nel quale si raccolgono alcuni grandi passaggi della storia dell'arte. Perché la notte in questa mostra non è solo fascino del naturalismo ottocentesco, da Turner e Friedrich fino agli impressionisti e poi Mondrian e Klee all'inizio del nuovo secolo. Non è solo il luogo in cui meravigliose storie sacre si raccontano, da Giorgione a Tiziano, da Caravaggio a El Greco. Ma è anche una notte fortemente spirituale, interiore, che giustifica così la presenza di straordinari pittori astratti da Rothko a De Staël, da Noland a Morris Louis.

Ben centotredici opere, spesso rare, divise in sei sezioni e provenienti da trenta musei e collezioni di tutto il mondo, musicano questo affascinante racconto sinfonico. Un poema che inizia lungo il Nilo, dove si sedimenta l'idea della notte del mondo oltre il mondo. E' la notte abitata nel ventre delle Piramidi. Raccontata in mostra da reperti che, da soli, valgono il viaggio a Vicenza. Dal Museum of Fine Arts di Boston giunge per la prima volta in Italia un nucleo di tesori egizi: dal volto del re Menkaura a quello, celeberrimo, di Tutankhamon re bambino sino ai ritratti del Fayum, quando Egitto e Roma si avvicinano, a partire dal I secolo d. C. Questo il grande prologo.

La seconda sezione, con molti capolavori da Giorgione a Caravaggio, da Tiziano a El Greco, da Tintoretto a Poussin, indugia sulla suggestiva atmosfera delle figure collocate in ambienti notturni, soprattutto seguendo la vita di Cristo dal momento della nascita fino alla crocifissione e alla deposizione nel sepolcro. Opere straordinarie soprattutto del Cinquecento e del Seicento sono al centro di questa parte. La terza sezione tocca alcuni dei vertici dell'incisione di tutti i tempi, in una sala nella quale, con sedici fogli in totale, si confrontano Rembrandt e Piranesi.

La quarta sezione si sofferma invece sul paesaggio, dal momento del tramonto fino a quello in cui nel cielo si levano la luna e le stelle. Ovviamente il secolo raccontato è il XIX, poiché, dal periodo romantico fino all'impressionismo, questo è stato il tempo della natura serale e notturna. Sfilano alcuni dipinti indimenticabili di Turner e Friedrich, di Corot e Millet, dei grandi americani da Church a Homer, fino a Whistler, Monet, Pissarro, Van Gogh e poi Mondrian, Klee e Hopper nella prima parte del Novecento, fino a Kiefer nella seconda.

La penultima sezione entra nel pieno Novecento, dove in due sale vengono disposti alcuni dei grandi della seconda parte del secolo, specialmente per quanto riguarda il versante astratto americano, da Morris Louis a Noland a Rothko. Ma anche pittori che si sono tenuti a cavallo tra figurazione e astrazione, come De Staël, fino a un altro grande americano come Andrew Wyeth, e poi López García e Guccione, per entrare nelle profondità della sera e della notte intesa come fatto soprattutto psicologico. Infine, la sesta e ultima sezione è un riassunto di tutti i temi affrontati e le opere indimenticabili si succedono, da Gauguin a Cézanne, da Caravaggio a Luca Giordano, da Van Gogh a Rothko ancora. Per una chiusura che lascia con il fiato sospeso, tra notti dello spirito, notti della vita e notti della natura. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Croce gemmata Museo San Fedele: Itinerari di arte e fede
Parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Presso alcuni spazi adiacenti alla chiesa di San Fedele, un piccolo «museo» che integra, in una continua dialettica tra antico e contemporaneo, il percorso tra arte e fede realizzato negli ultimi anni dai gesuiti dell'omonima Fondazione milanese. In alcuni spazi recentemente restaurati si sviluppa un itinerario artistico e religioso unico nel suo genere. L'arte cosiddetta «sacra» non è morta, come spesso si è detto nel Novecento, ma necessita di una «conversione» del linguaggio e un'attualizzazione del suo messaggio. Per questo motivo, nella chiesa di San Fedele progettata nel Cinquecento da Pellegrino Tibaldi, dopo che Lucio Fontana nel 1957 realizzò la pala del Sacro Cuore, artisti contemporanei del calibro di David Simpson, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sean Shanahan e Claudio Parmiggiani sono stati interpellati per riflettere su alcuni temi della fede.

Il nuovo percorso, oltre a comprendere la chiesa, si snoda tra alcuni ambienti già restaurati: la cripta secentesca, il sacello, la cappella delle Ballerine; e poi l'imponente sacrestia lignea del Seicento e l'antisacrestia con quadri di Ambrogio Figino e Bernardino Campi. A questi, si aggiungono da oggi tre nuovi spazi, dedicati ad antichi reliquiari, oggetti liturgici (secc. XVI-XIX) e dipinti: opere di Girolamo Romanino, Francesco Cairo, fratelli Procaccini, Giacomo Favretto sono esposte accanto a quelle di Mario Sironi, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Umberto Milani, Lawrence Carroll e altri, in un confronto tra antico e contemporaneo, in un dialogo tra le diverse arti, compresa la fotografia (Joel Meyerowitz).

L'inaugurazione dei nuovi locali espositivi, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, direttore della Galleria San Fedele, con l'allestimento dell'arch. Mario Broggi, segna una nuova tappa nel cammino compiuto dal San Fedele in più di mezzo secolo. Il nuovo itinerario tra arte e fede si caratterizza sia come luogo della memoria, sia come stimolo di riflessione per aprire un dialogo fecondo con la cultura e la spiritualità odierne. Per comprendere la fede tramandata dai nostri padri e consegnarla alle generazioni future. (Comunicato stampa)




Bramante a Milano
Le arti in Lombardia 1477-1499


termina il 22 marzo 2015
Pinacoteca di Brera - Milano

A cinquecento anni dalla morte di Donato Bramante (1443/44-1514), la Pinacoteca di Brera celebra l'artista con una mostra, curata da Sandrina Bandera, Matteo Ceriana, Emanuela Daffra, Mauro Natale e Cristina Quattrini, con Maria Cristina Passoni e Francesca Rossi, che nel tratteggiarne la poliedrica personalità ricostruisce il suo lungo soggiorno in Lombardia e a Milano (almeno dal 1477 fino al 1499), e l'impatto che la sua opera ha avuto sugli artisti lombardi.

Spirito inquieto e ingegnoso, Donato Bramante si è sicuramente educato alla corte dei Montefeltro a Urbino, dove è stato in contatto con gli architetti, gli scultori e i pittori attivi per il duca Federico. Piero della Francesca deve avere giocato un ruolo fondamentale nella sua formazione ma, rispetto all'impegno speculativo del pittore di San Sepolcro, in Donato ha prevalso un'attitudine pragmatica, una predisposizione ad essere "risoluto, presto e bonissimo inventore" (Vasari), da cui sono scaturite realizzazioni celeberrime, che hanno profondamente rinnovato il linguaggio architettonico in Italia tra Quattro e Cinquecento.

Malgrado la fama, i suoi primi anni di attività sono ancora avvolti nel mistero. Anche la prima testimonianza attendibile della sua presenza come pittore nella decorazione affrescata del Palazzo del Podestà a Bergamo (1477) non aiuta a ricostruirne la cultura, per la qualità disomogenea e la natura irrimediabilmente frammentaria degli elementi superstiti, e quando nel 1481 è attestato per la prima volta a Milano, Bramante è già un artista compiuto, capace di scardinare i parametri figurativi della tradizione locale.

Con straordinaria forza inventiva piega le regole della prospettiva e gli ordini dell'architettura classica in un linguaggio rigoroso, eloquente e coinvolgente, profondamente diverso dal classicismo erudito espresso da Andrea Mantegna nella vicina città di Mantova. Il rinnovamento di Bramante nel territorio lombardo, in un momento di straordinaria vitalità culturale della corte sforzesca (con la presenza tra gli altri di Leonardo da Vinci e del poeta fiorentino Bernardo Bellincioni) tocca non solo l'architettura, ma anche (e forse in modo più esteso) l'insieme delle arti figurative, ed è su queste che si incentra il percorso dell'esposizione.

Non si sottrarranno al suo fascino i protagonisti indiscussi della pittura rinascimentale in Lombardia: Vincenzo Foppa, Ambrogio Bergognone, Bartolomeo Suardi (che dal 1489 è noto con il soprannome di Bramantino) e poi Bernardo Zenale reagiscono, ognuno secondo il proprio registro espressivo, al modo "eroico" di occupare e di rappresentare lo spazio, in cui il riferimento all'antico è la chiave essenziale per rendere attuale la rappresentazione della realtà. Ma anche scultori, plasticatori, orafi e miniatori coglieranno tematiche, motivi, e suggestioni.

A sua volta Bramante è segnato dai materiali, dalle tecniche, dalle esigenze di prestigio di una corte per molti aspetti ancora legata al mondo tardogotico; saprà praticare un'architettura di mattoni e di materiali umili, destinata a occupare spazi ristretti e a soddisfare nello stesso tempo le ambizioni dei committenti. La tribuna di Santa Maria delle Grazie, innestata su di una struttura preesistente, è l'esempio migliore della stupefacente capacità dell'artista di conciliare il linguaggio "moderno" (e perciò all'antica) con quello delle epoche precedenti: una crescita espressiva che probabilmente poteva maturare solo in Lombardia, dove i modelli "classici" che Bramante ha guardato appartengono soprattutto ai secoli alti del medioevo. (Comunicato stampa Chiara Cereda)

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Cesare Borgia. Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli




Il Viaggio - ®foto Laura Poretti Rizman 2013 - foto colore reflex digitale Laura Poretti Rizman: Frozen shots / Scatti congelati
termina il 28 febbraio 2015
Shaky Bar - Trieste

Mostra personale della fotografa-artista Laura Poretti Rizman curata dall'arch. Marianna Accerboni e dedicata all'inverno ungherese: in mostra una ventina d'immagini a colori realizzate nell'inverno 2013 dall'autrice con una Reflex digitale.

Presentazione mostra




Opera di Marisa Settembrini Marisa Settembrini
Affreschi. Pareti di Storie.


termina il 20 febbraio 2015
Otel RistoTheatre - Firenze

"E' dentro il Novecento che si stempera l'arte contemporanea, o meglio si conforma dentro la storia di un secolo da noi e da molti vissuto attraverso segni e segnali di paradiso e inferno, distruzione e speranza, quasi una faccia bipolare che si sfoglia e campiona eventi e volti di scienza e sapienza, di letteratura e di arte, di rivoluzione e di ritorno all'ordine. Non poteva essere altrimenti e non poteva ciò sfuggire a molti artisti contemporanei che in questo contesto hanno avviato, vivacizzato e colto la loro sfera iconica e/o aniconica. (...) La bellezza di questi dipinti della Settembrini, i ritratti effervescenti, l'arduo gioco della sua invenzione, la modernità assoluta del linguaggio, stanno proprio nella commistione di lacerti di colore e di segno, in cui vive l'umanità allo specchio, amalgamati da una materia che rompe lo spazio profondo cristallizzando proprio quello sguardo che si mostra di un'assoluta preziosità". (Carlo Franza - curatore della mostra)

Marisa Settembrini (Gagliano del Capo - Lecce, 1955) dopo aver frequentato l'Accademia di Brera e la Kunst Akademie di Monaco di Baviera, oggi è titolare della cattedra di Discipline Pittoriche al Liceo Artistico di Brera, a Milano. La sua attività parte dal 1976 con l'invito alla mostra "La nuova figurazione italiana" al Palazzo dei Congressi di Roma, per conto della Quadriennale Romana. Numerose le mostre personali e le installazioni in Italia e all'estero e le partecipazioni a importanti rassegne.




Opera di Francesco Stefanini Francesco Stefanini
termina il 12 febbraio 2015
Associazione culturale La Roggia - Pordenone
www.laroggiapn.it

Toscano d'origine, Francesco Stefanini ha, fin dagli inizi, indirizzato la propria attenzione alla quotidianità degli enti più prossimi e abituali, con una significativa capacità di concentrazione dello sguardo, tale da rendere quasi caustici i contorni delle suppellettili e degli ambienti raffigurati, con esiti di una immaginatività sottilmente iperrealistica e surreale. Ben presto verrà quindi approfondendo e ampliando la sua ricerca sul continuo dialogo che intercorre tra le cose e ciò che le circonda, ad esempio, dando sempre maggior importanza, come ebbe ad affermare Pier Carlo Santini, alla "...gravitazione delle ombre portate", che, nel "... seguito dell'attività di Stefanini", diventeranno spesso "le cose della pittura." (1) Stefanini verrà in ogni caso elaborando le proprie indagini intorno al valore dell'esperienza della realtà visibile incentrandole soprattutto sul rapporto tra particolare e universale e sulle molteplici virtualità del fenomeno, inteso quale seppur labile e quasi inafferrabile manifestazione della totalità.

La sua non pare infatti contraddistinguersi come una pittura fondamentalmente emotiva: la stessa emozione, pure presente, sembra piuttosto ricondursi a istanze prevalentemente conoscitive. Le sue immagini sembrano infatti mancare di una caratterizzazione spiccatamente sentimentale: non credo cioè che di un suo quadro si possa dire che sia in primo luogo espressione di tristezza o di allegria, di passione o di indifferenza, di solitudine, di paura, di impeto o di altri, simili affetti o atteggiamenti psicologici. Fondamentale appare invece la concezione dell'opera come disegno, concepito ovviamente non come puro e semplice contorno lineare, imitazione con tratti di penna o matita o altre materie colorate delle forme esteriori che gli oggetti presentano alla vista, né come primo concepimento dell'opera rispetto al processo strutturale ed espressivo di successivi stadi di elaborazione - (a questo proposito, anche in una recente intervista Stefanini ha anzi dichiarato:

"Nel mio caso non esiste l'abbozzo, per me l'opera deve essere compiuta, finita, autonoma, anche se piccolissima" (2)) - bensì, come pensava Leonardo, quale facoltà ideativa, strumento intuitivamente conoscitivo per l'indagine del reale, in grado di togliere l'immagine dalla sua mera datità, sciogliendola da ogni confinamento positivisticamente naturalistico, da ogni costrizione nelle abitudini, in primo luogo visive, per liberarla rendendola atta ad accogliere una nuova ricchezza di riferimenti a nuovi universi semantici e metaforici più vasti e illimitati, senza per questo perdere la propria fisionomia e concretezza.

Stefanini può vantare per la sua opera prestigiose e autorevoli interpretazioni. Spesso però, riferendosi alle sue immagini, anche la critica più convinta e favorevole ha parlato di indebolimento della figura, di uno stremare dell'occasione figurativa fino al collasso visivo della non riconoscibilità, di crisi di consistenza oggettiva del mondo visivo. Non penso tuttavia che Stefanini possa essere considerato un tormentato o un nichilista, né d'altronde credo alla retorica del minuscolo, dell'intimistico, del crepuscolare persino, che talvolta pare affiorare in taluni dei differenti apporti ermeneutici. Viceversa ritengo che si possa considerare il suo lavoro come un tentativo di aumentare al massimo, tramite gli strumenti della creatività pittorica, le possibilità dell'immagine, liberandola da ogni esteriorità e pesantezza, come da ogni inutile dettaglio.

Quasi operando in levare, in maniera concettualmente analoga alla scultura - appare a questo proposito non privo di significato che, nella sua biografia, si ricordi come, da giovane, si cimentasse "... con la pratica della scultura affiancando il padre nella lavorazione del marmo" (3) - Stefanini viene in realtà togliendo il superfluo, gli inutili orpelli, l'infinita serie di sensazioni e di dati alla fine esornativi, per lasciare spazio all'essenza delle cose, senza tuttavia impoverirle. Dopo quanto si è testé cercato di dire, può forse sembrare a prima vista singolare che lo strumento espressivo adottato da Stefanini possa essere individuato nello sfumato, ancora una volta di matrice leonardesca, comunque inteso non in termini puramente tecnici e di mestiere, ma quale principale tramite per rendere innovativamente in immagine il rapporto tra conoscenza e creazione artistica, a sua volta concepita come il principale processo esperienza e di apprendimento riferito agli aspetti qualitativi del reale... (Francesco Stefanini. Percorsi d'immagine, di Dino Marangon)

Note

(1) Da P. C. Santini, Domestiche ombre, nel catalogo della mostra "Francesco Stefanini. I luoghi dell'ombra. Opere1989-1991", a cura di M. Goldin, Palazzo Sarcinelli, Conegliano 12 ottobre - 10 novembre 1991, p.7. (2) Vedi S. Parmeggiani, Il corpo del reale, la polvere dei sogni. Una conversazione con Francesco Stefanini, nel catalogo della mostra "Francesco Stefanini. Un'oscura limpidezza. Pastelli 1993-2008", a cura di S. Parmeggiani, Palazzo Casotti, Reggio Emilia 18 ottobre - 16 novembre 2008, p.23. (3) Vedi, Biografia, nel catalogo della mostra, "Francesco Stefanini. Un'oscura limpidezza. Pastelli 1993-2008", cit p.115.




Paolo Gubinelli dalla mostra Opere su carta a Brescia Opera di Paolo Gubinelli - cm.36x51 - 2007 Paolo Gubinelli: Opere su carta
termina lo 07 febbraio 2015
Biblioteca Civica Queriniana - Brescia

«Scrivere brevemente di Paolo Gubinelli non è facile, oggi che quasi quattro decenni sono trascorsi dacché una critica sceltissima, su di lui singolarmente attenta (e direi concentrata sulla sua pittura, invece che - come spesso avviene - ondivaga, e succube talvolta della propria verbosità) s'è esercitata a enumerane i passi e a dirne le ragioni con lucidità, non disgiunta da uno slancio interpretativo raro. Non è facile dire di quest'opera fatta di carta, solo di carta (se s'accantonino per un attimo le recenti ceramiche, e qualche altra piùantica eccezione), ma della quale è stato già correttamente supposto una volta (Trini, 1994) che questo suo medium d'elezione non sia in realtà dirimente per la lingua che veicola, che non è in ogni caso limitata o stretta al solo progetto, né custode del mero 'disegno' dell'opera.

Né è facile intendere quale sia l'alveo di cultura in cui situare questo lavoro: che mi pare comunque, per certo, mosso da impulsi orientati in più direzioni, né così indeclinato al suo interno come è stato talora supposto - e come forse indurrebbe a sospettare la scelta esclusiva della carta e l'opzione prevalente per il formato ridotto del supporto. Questa molteplicità d'orientamenti assunti da Gubinelli in una ormai lunga stagione di lavoro giustifica peraltro le lunghe enumerazioni delle esperienze che sono parte del suo asse paradigmatico, e che gli hanno nel tempo trasmesso decisivi impulsi ideativi: da Fontana a Burri, da Klee a Rothko, da Melotti a Licini, da Yves Klein a Carla Accardi...

Dalle premesse razionaliste ad una distanza concettuale dalla fabrilità dell'opera, passando attraverso un'astrazione colma di emozioni e ricordi e ad uno sperimentalismo modernista, dunque. E, in aggiunta, dal minimalismo alla filosofia zen, dal surrealismo all'arte segnica. Il 'troppo' di memoria di cui talora pare gravato questo percorso (e che, richiamato appunto dalla sua copiosa esegesi, può aver talora pesato sulle spalle di Gubinelli come un fardello difficile da sostenere) ègiustificato dunque prima di tutto dalla mobilità della sua pittura: che egli -lungi dall'essere, come una volta è stato supposto, il pittore d'un solo quadro -ha inteso come ricerca atta a sondare modalità e possibilità diverse, delegando solo alla fedeltà alla carta e al segno che parcamente la incide quel rigore di cui pure ha da sempre avvertito l'esigenza.

Così l'ascendenza, ad esempio, riconosciuta già da Lara Vinca Masini nel '77, in quella linea che da Fontana porta a Castellani e, diversamente, a Dorazio, è comprovata dalle incisioni su carta dei primi anni Settanta - risalenti dunque all'albore della prima maturità di Gubinelli. Mentre le installazioni e i rotoli su carta trasparente della seconda metà del decennio possono giustificare il richiamo ad una suggestione di Klein, o della Accardi; e i 'frottages', anch'essi su carta trasparente, di metà anni Ottanta hanno talora consonanze con il primo Licini, o con il clima di precoce surrealismo astratto da lui respirato allora a Parigi; Licini che torna, ma ora colto al culmine della maturità e insieme stavolta a Melotti (il Melotti dei 'Teatrini' e dei disegni, soprattutto), a invaghire i segni che Gubinelli deposita su tante sue carte degli anni Novanta. E' il tempo, questo, del colore; un tempo che dura sino ad oggi.

Un colore trasparente, acquoreo, come incerto e di sé dubbioso: quasi non sappia fino in fondo la misura di quanto quel colore sarà chiamato a incaricarsi, nella nuova pagina pittorica che esso contribuisce a fondare. Certo, l'ingresso di questo tenue colore d'acquerello allontana definitivamente Gubinelli da quelle tensioni severamente analitiche e rigorosamente programmatiche che ne avevano segnato gli esordi. Il segno che abita adesso la superficie, e che prende a vagarvi inquieto e rabdomantico, pur ancora scritto in prima istanza -come da sempre ha usato -incidendo la carta, si distanzia ormai (ne avvertìlucidamente Giovanni Accame, nel 1993) dalla lezione di Fontana, come da ogni proposito costruttivo (l'abbandono del quale s'è accompagnato al superamento dell'egida geometrica). E lo spazio che da quell'aggrumarsi di segni scavati è generato s'è fatto infine lontano dallo spazio "metafisicamente ingegneresco"di Castellani per avvistarne un altro in bilico fra sogno e razionalità; "per andare di pari passo con la favola senza mai entrarvi dentro, senza mai rinunciare a quegli orizzonti e a quei precipizi liciniani", come ha scritto Venturoli, nei quali abita ora, felicemente, Paolo Gubinelli.» (Fabrizio D'Amico, 29 aprile 2012, Roma)

Paolo Gubinelli (Matelica - Macerata, 1945) si diploma presso l'Istituto d'arte di Macerata, sezione pittura, continua gli studi a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Scopre l'importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nella sua ricerca: conosce e stabilisce un'intesa di idee con gli artisti e architetti: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren.

Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero. Le sue opere sono esposte in permanenza nei maggiori musei in italia e all'estero. Sono stati pubblicati cataloghi e riviste specializzate, con testi di noti critici e cataloghi di poesie inedite dei maggiori poeti Italiani e stranieri. Nella sua attività artistica è andato molto presto maturando, dopo esperienze pittoriche su tela o con materiali e metodi di esecuzione non tradizionali, un vivo interesse per la "carta", sentita come mezzo più congeniale di espressione artistica: in una prima fase opera su cartoncino bianco, morbido al tatto, con una particolare ricettivitàalla luce, lo incide con una lama, secondo strutture geometriche che sensibilizza al gioco della luce piegandola manualmente lungo le incisioni.

In un secondo momento, sostituisce al cartoncino bianco, la carta trasparente, sempre incisa e piegata; o in fogli, che vengono disposti nell'ambiente in progressione ritmico-dinamica, o in rotoli che si svolgono come papiri su cui le lievissime incisioni ai limiti della percezione diventano i segni di una poesia non verbale. Nella più recente esperienza artistica, sempre su carta trasparente, il segno geometrico, con il rigore costruttivo, viene abbandonato per una espressione più libera che traduce, attraverso l'uso di pastelli colorati e incisioni appena avvertibili, il libero imprevedibile moto della coscienza, in una interpretazione tutta lirico musicale. Oggi questo linguaggio si arricchisce sulla carta di toni e di gesti acquerellati acquistando una più intima densitàdi significati. Ha eseguito opere su carta, libri d'artista, su tela, ceramica, vetro con segni incisi e in rilievo in uno spazio lirico-poetico.

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«It is difficult to write briefly of Paolo Gubinelli, as almost four decades have past since a very select group of critics, with singular attention (and focusing only on his painting, rather than - as it often happens - digressing and finding themselves victims of their own verbosity), has set itself the task of enumerating his steps and explaining his motives with lucidity, and not without a rare interpretative ambition. It is not easy to speak of this work of paper, simply paper (if we set aside for the moment the recent ceramics, and a few older exceptions), but of which it has already been supposed once (Trini, 1994) that his chosen medium is not in fact simply resolved for the language which he uses, which is not in any case limited or restricted uniquely to the project, nor is it the custodian of the mere "drawing" of the work.

Nor is it easy to comprehend in which cultural niche this work is to be situated: as it is, it seems to me, moved by impulses oriented in multiple directions, and not so in its interior as it has sometimes been supposed- and as the exclusive selection of paper and the choice of using a support of small format might lead to suspect. The multiplicity of orientations that Gubinelli assumes during a rather long work-period also justifies the lengthy enumerations of the experiences that are part of his parametric axis, and that in time have transmitted to him decisive creative impulses: from Fontana to Burri, from Klee to Rothko, from Melotti to Licini, from Yyves Klein to Carla Accardi...

And so, from the rationalist premise to a conceptual distance from the traditional aspect of the work, through an abstraction rich of emotions and memories and a modernist experimentalism. And, I might add, from minimalism to Zen philosophy, from surrealism to signic art. The "excess" of memory that sometimes seems to burden this route (and that, recalled from his copious exegesis, may have occasionally weighted on Gubinelli's shoulders like hard to bear burden) is therefore justified primarily by the mobility of his painting: which he- far from being, as it was once supposed, the painter of only one picture- has intended as research finalized to probing different methods and possibilities, delegating only to the fidelity to paper and to the mark that sparingly inscribes it that rigor of which he has always felt the need.

Therefore the ascendancy, for example, already recognized by Lara Vinca Masini in 1977, in that line that leads from Fontana to Castellani and, differently, to Dorazio, is proven by the etchings on paper of the early Seventies- dating back to the dawning of Gubinelli's first maturity. The installations and rolls on transparent paper of the second half of the decade can justify the recall to a suggestion of Klein or Accardi; the "frottages", also on transparent paper, of the mid-Eighties at times have consonance with early Licini works, or with the climate of precocious abstract surrealism which he breathed then in Paris; Licini who returns, but now with culture to the limit of maturity, and together this time with Melotti (the Melotti of the "Teatrini" and of the drawing, especially), to infatuate the marks that Gubinelli deposits on many of his Nineties papers.

This is the time of color; a time that lasts to this very day. A transparent, watery color, as if insecure and self-dubious: almost as if he is unaware of the depth of how much that color will be called to charge itself, in the new pictorial page that it contributes to found. Of course, the introduction of this tenuous water-color definitely removes Gubinelli from the severely analytic and rigorously programmatic tensions that had characterized his debut. The mark that now lives on the surface, and that begins to wander there, restless and dowsing, even if still written in first motion -as he as always done- by inscribing the paper, is by now rather distant (as was lucidly noted by Giovanni Accame in 1993) from the lessons of Fontana, as from every constructive intention (the abandonment of which is accompanied by the overtaking of the geometrical aegis). And lastly, the space generated by that clotting of deep marks has distanced itself from Castellani's "metaphysically ingenious" space, to reach another one, balanced between dream and rationality; "to move along with the fairytale without ever entering it, without ever giving up those horizons and those licinian precipices", in which Paolo Gubinelli now lives happily, as Venturoli wrote.» (Fabrizio D'Amico, 2012)

Paolo Gubinelli (Matelica, province of Macerata, 1945) received his diploma in painting from the Art Institute of Macerata and continued his studies in Milan, Rome and Florence as advertising graphic artist, planner and architectural designer. While still very young, he discovered the importance of Lucio Fontana's concept of space which would become a constant in his development: he became friends with such artists as: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Umberto Peschi, Emilio Scanavino, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, and Zoren, and established a communion of ideas and work.




Steve Kaufman - James Dean cm.20x20 Ltd ed Steve Kaufman: Pop States of America
termina il 15 marzo 2015
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
www.barbarafrigeriogallery.it

Mostra dedicata a Steve Kaufman, uno dei maggiori esponenti della Pop Art. Allievo e assistente di Andy Warhol, Kaufman proseguì la linea del maestro nel raccontare il mondo contemporaneo attraverso le sue icone. Abbandonato però il lato critico e distaccato nei confronti della società, insito nel lavoro di Warhol, Kaufman si immerge nella vita, dipinta e vissuta, con entusiasmo e "joie de vivre". Il motto è "creare", in questo consiste la vera libertà, al di là di schemi o manifesti.

Utilizza stili e mezzi diversi: disegna, dipinge e crea serigrafie poi ritoccate a mano, per conferire un'unicità anche ad immagini ripetute. I soggetti presentati in questa mostra raccontano il suo paese natale, gli Stati Uniti, attraverso simboli e personaggi (da Marylin a Elvis), descritti con lo sguardo di chi ha sempre guardato il mondo esterno con passione e curiosità, alla stregua di un "giornalista artistico", come lui stesso amava definirsi. "Una simile vocazione alla felicità in un'epoca in cui tutto porta all'angoscia, è un esempio eroico di coraggio e di fede" Questa frase scritta da Laymarie, sull'arte di Henri Matisse, credo si adatti perfettamente all'opera di Steve Kaufman. (Comunicato stampa)




Opera di Vincenzo Parea dalla mostra Fenomenologia del colore Vincenzo Parea: Fenomenologia del colore
termina il 19 marzo 2015
Plus Florence - 50136 Firenze

"Quella di Vincenzo Parea è un'astrazione rigorosa, assoluta, unica, capace di trasmettere un ordine generale universale e armonico. Ciò che cerca non è il caos ma il suo contrario, un ordine in cui trovi spazio la mente umana. Astrae forme e composizioni, liquefacendo tutta la materia nel colore. Un colore monocromo che pulsa per le varianti minimali che accendono la struttura interna geometrica. Le opere svelano un tessuto, un'epidermide stesa e raggelata, resa astratta e solida, per cui la memoria della realtà è distillata in pura forma. Cromie vibranti, intersecanti, i cui valori sono leggeri ed esatti, dove tempo e movimento, variabilità e instabilità percettiva sono attivati dalla luce, tanto che gli spazi del campo visivo sono originati dalle proiezioni sui piani, lasciando leggere una geometria dello scarto,messa in relazione al luogo del suo possibile accadere nella percezione umana.

La sua è quindi sempre stata una forma di progettualità che ha continuamente assunto una forma elementare, geometrica, aperta, anomala, offerta ai possibili imprevisti della luce che radente batte sul colore, e questo scarto della casualità è componente intrinseca e non accidentale connaturata al farsi opera dell'idea generata dalla sensibilità. L'intervento spaziale del colore lungo i perimetri della geometria assume una dimensione ascensionale fatta di polarità bicrome vibranti. Leggerezza, esattezza, sovrapposizione, variabilità delle forme, addensamento, compressione, costruzione, articolazione, superfici generanti, e molto altro, spiegano l'attualità della sua opera cromo-spaziale, e ne fanno quel gran gioco di una geometria senza limiti,ormai divenuta immagine della luce". (Carlo Franza)

Vincenzo Parea (Vigevano, 1940), compiuti i primi studi artistici presso la Scuola per Pittori e Decoratori del Civico Istituto Roncalli di Vigevano, ha approfondito la sua formazione artistico-culturale in un costante rapporto dialettico e di studio con i maggiori artisti operanti nell'epoca contemporanea. Infatti l'interesse dell'artista, rivolto in un primo momento al valore emozionalmente puro del colore, viene ad approdare, in seguito all'arricchimento dell'indagine estetica, alle ricerche riguardanti i valori analitici del colore stesso. La sua prima opera inoggettiva è datata 1969. Ha tenuto prestigiose mostre personali in Italia e all'estero.




Andrea Branzi: Heretical Design
termina il 29 marzo 2015
MARCA - Catanzaro
www.museomarca.info

Dopo l'antologica dedicata a Agostino Bonalumi, viene proposto il percorso di un altro grande protagonista dell'arte italiana, il designer e architetto Andrea Branzi che proprio in questi giorni viene celebrato in Francia e nel 2015 approderà negli Stati Uniti all'Università di Harvard. A curare la rassegna è Alberto Fiz che, insieme allo Studio Branzi, ha selezionato 70 opere tra dipinti, disegni, installazioni, mobili, lampade, vasi e oggetti d'arredo datate tra il 1967 e il 2014.

"Quello proposto al MARCA è un percorso relazionale fortemente coinvolgente", afferma Alberto Fiz, "dove l'oggetto, senza mai perdere la propria funzione, diventa metafora del mondo, interprete di una società in profonda trasformazione." In quest'occasione viene presentato il prototipo inedito di una serie di sedute create da Branzi per il Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro che, per la prima volta, coinvolge un designer. Il progetto installativo, di carattere modulare, è concepito come luogo di incontro in stretta relazione sia con la scultura sia con l'architettura. Sono spazi attivi di forte evocazione ed espliciti rimandi all'oriente che interagiscono con l'ambiente assorbendolo e trasformandolo.

"Con il termine Heretical Design si desidera indicare una nuova e particolare categoria della cultura del progetto; una categoria che non fa riferimento né a una commitenza né a una specifica tecnologia. Essa risponde piuttosto all'urgenza di operare al di fuori delle normali pratiche professionali, vivendo direttamente una rifondazione radicale dei contenuti e delle ragioni del mio lavoro", afferma Branzi ribadendo i contenuti della mostra. In questo caso l'opera viene chiamata a confrontarsi con la cultura antropologica ponendosi in stretta relazione con i temi della vita, della psiche, del sacro, dell'eros, della morte e della poesia.

Il percorso si snoda attraverso le fasi cruciali di un'esperienza che si sviluppa a partire dagli anni Sessanta, come dimostrano due opere emblematiche del periodo di "Archizoom" come la "Lampada Sanremo" del 1968 e il divano "Superonda" dell'anno precedente. Proprio quest'ultimo, per la sua composizione variabile sovverte le norme standard dell'abitare borghese introducendo una forma che esprime il movimento, l'instabilità e la libertà del fruitore. La radicalità di oggetti che hanno contraddistinto un'epoca rimane, sia pure in maniera differente, una costante per Branzi anche negli anni successivi.

Se già nel 1985 con la serie degli "Animali Domestici" i tronchi d'albero e i rami nel loro aspetto naturale si innestavano sulle sedute producendo un linguaggio inedito fatto di ibridazioni, con i "Grandi Legni" del 2009 Branzi crea una dimensione archetipale ed enigmatica assemblando le antiche travi provenienti dalla Val Badia. Ne emergono strutture aperte che non rientrano in nessuna categoria prestabilita dove gli oggetti appartenenti a categorie e a epoche differenti trovano una loro collocazione. Come ci ricorda Branzi "è lo spessore oscuro del mondo materiale la cosa che m'interessa di più." Un'arte circolare, insomma, che assorbe il tempo, l'oblio e le continue amnesie dell'essere dove gli oggetti sono transfert, interlocutori dell'anima.

In questa direzione si colloca anche la recente serie dei Solid Dreams, luoghi onirici di contaminazione dove Rosso Fiorentino e Buddha vanno a braccetto, così come Picasso e Giotto. "I sogni solidi", scrive Branzi, "sono visioni di un presente continuo, profondo, inesplorato, ma più credibile delle illusioni della sola realtà materiale." Un design, il suo che lavora sul concetto d'infinito superando ogni vincolo di carattere stilistico o tematico. Non a caso la mostra è inframezzata dagli "Oggetti dell'Ospitalità" che appartengono alle forme architettoniche a scala domestica che vanno a qualificare l'architettura interiore, cristallizzando spazi immaginari.

Basti pensare agli Enzimi, vasi in plexiglass dove i luoghi interni sono diversi e autonomi dai luoghi esterni sviluppando un'energia silenziosa di trasformazione e di sviluppo. In contemporanea con la mostra del MARCA, il Museo di Arti Decorative e del Design di Bordeaux presenta, sino al 25 gennaio prossimo, un omaggio a Branzi attraverso cinquant'anni di creazione raccontando la sua esperienza di designer, architetto e teorico. In marzo, poi, partirà dall'Università di Harvard un'ampia ricognizione del suo lavoro da parte degli Stati Uniti, tanto che è previsto un tour in altre prestigiose sedi universitarie americane.

Andrea Branzi (Firenze, 1938), architetto e designer, dal 1964 al 1974 ha fatto parte del gruppo Archizoom Associati, primo gruppo di avanguardia noto in campo Internazionale. Si occupa di design industriale e sperimentale, architettura, progettazione urbana, didattica e promozione culturale. E' autore di molti libri sulla storia e la teoria della progettazione, pubblicati in molti paesi; negli ultimi anni importanti monografie sono state pubblicate sul suo lavoro. E' stato consulente responsabile del primo Centro Design e Servizi per un'industria di materie prime (Montefibre) dal 1974 al 1979. Nel 1982 ha co-fondato e diretto Domus Academy, prima scuola post-universitaria di design. E' stato direttore della rivista MODO dal 1982 al 1984. Come Professore Ordinario è stato Presidente del Corso di Studi in Design degli Interni alla Facoltà di Design del Politecnico di Milano, dove attualmente continua ad insegnare. Tra gli stati in cui ha tenuto conferenze: Francia, Belgio, Olanda, Germania, Inghilterra, Svizzera, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Giappone. I suoi progetti sono oggi conservati presso molti musei. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Roberto Crippa - Geometrico - olio su tela cm.50x70 1950 Roberto Crippa - Landscape - sughero e collage su tavola cm 60x72 1970 Roberto Crippa - Totem - olio su masonite cm.65x36 1955 c. Roberto Crippa - Spirali - olio su tela cm.50x40 1952 Roberto Crippa: La volontà del fare
24 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 21 marzo 2015
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

La 700a mostra della Galleria Cortina, in 53 anni di storia doveva essere celebrata dall'artista che più di ogni altro ha rappresentato la sua storia, dagli esordi al presente, di padre in figlio da Renzo Cortina a Stefano, da Roberto Crippa a Roberto Jr. La scelta dell'artista, monzese di nascita ma milanese d'adozione e dalla storia e dal mondo altresì adottato era quasi obbligata. Roberto Crippa, uno dei più grandi artisti del dopoguerra, tra i primi firmatari del Manifesto Spazialista con Lucio Fontana nel 1950 viene presentato con un breve ma esauriente excursus della sua opera. Dai primigeni lavori geometrici, alle celebrate Spirali, ai Totem, ai Sugheri, alle Amiantiti.

Un percorso fecondo che in poco più (o dovremmo dire, ahimè, solamente) di un ventennio, ha consacrato Crippa come il maestro del segno, della ricerca materica, della composizione, dell'azione creativa. La mostra è supportata da un catalogo che si avvale del contributo critico di Nicoletta Colombo, da un'intervista al figlio Roberto Crippa Jr realizzata da Susanne Capolongo, da uno scritto dello stesso Roberto Crippa del 1970 e da un'interessante biografia composta da Veronica Riva. L'incondizionato accesso alla documentazione e la fattiva collaborazione di Roberto Jr ha permesso a Stefano Cortina di realizzare e curare il complesso di mostra e catalogo, dove sarà interessante trovare foto personali finora inedite nell'intento di mostrare l'uomo e le sue sfaccettature meno note accanto all'artista conclamato.




Dadamaino e Maria Papa
Pureté de la ligne - La purezza del segno


29 gennaio (inaugurazione ore 18.30) - 15 marzo 2015
Galerie Orenda Art - Parigi
www.orenda-art.com

La Galerie Orenda di Parigi e la Cortina Arte di Milano presentano questa particolare mostra - a cura di Nicolas Rostkowski e Stefano Cortina - dedicata a due artiste apparentemente lontane l'una dall'altra per il senso della propria ricerca artistica ma che presentano parecchi punti in comune. Innanzitutto un'amicizia, un sodalizio artistico al femminile nato alla fine degli anni '50 quando si conobbero alla mostra "La donna nell'arte contemporanea" alla Galleria Brera di Milano e suggellato nei primi anni '60 durante le vivaci estati passate ad Albisola, autentica capitale culturale "estiva" dell'Europa e fecondo centro di aggregazione culturale tra i massimi esponenti delle arti visive europee e non solo dell'epoca.

Il principale punto d'incontro tra Dadamaino e Maria Papa sta nel titolo della mostra, quella purezza del segno e della forma che ha caratterizzato la loro ricerca individuale. Dadamaino artista visiva, nata con Azimuth negli anni '50 e poi il gruppo Zero, anni '60, fino a Nouvelle Tendence, sperimentatrice di materiali e linguaggi, Maria Papa (Maria Barnowska Rostkowska) nata in Polonia che lascia la madre patria da artista affermata per approdare a Parigi, indiscussa capitale artistica mondiale, nel 1957 dove conosce e sposa Gualtieri di San Lazzaro, il cui vero nome è Giuseppe Papa.

Scultrice raffinata e potente, dalla terracotta e soprattutto la pietra e il marmo che esaltano la sua concezione plastica. Gualtieri di San Lazzaro fonda a Parigi la rivista XXeme Siecle e soprattutto l'omonima galleria dove Dadamaino espone, invitata da Maria Papa, nella mostra "Le relief" nel 1962. Le due artiste vengono riproposte insieme in questa mostra corredata da un catalogo ricco di immagini inedite, da un testo critico di Flaminio Gualdoni e da una memoria di Nicolas Rostkowski, figlio di Maria Papa. (Comunicato stampa Associazione Culturale Renzo Cortina)




Giuliana Storino - Radiante - terreno sedimentato e stagno su tela cm.80x85 2013 Giuliana Storino - Terra d'ombra - terreno sedimentato su tela cm.50x40 2013 Giuliana Storino: "Era"
termina il 22 febbraio 2015
Civico Museo Parisi-Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)
www.museoparisivalle.it

Omaggio alla vincitrice della quinta edizione 2013 del "Premio Maccagno". E' passato appena un anno e sembra trascorso un secolo. In dodici mesi è cambiato quasi tutto in paese, diventato nel frattempo "Maccagno con Pino e Veddasca", frutto della Fusione di tre Comuni fino a pochi mesi fa del tutto autonomi. Va quindi necessariamente in soffitta anche la formula fin qui conosciuta del Premio, che sarà riproposta in futuro secondo modalità del tutto innovative. Classe 1986, tarantina di Manduria, Giuliana Storino ha conseguito la laurea di I° e II° livello in Pittura con lode, all'Accademia di Belle Arti di Brera. Ha partecipato a numerose mostre e rassegne nazionali e internazionali, dove ha ottenuto diversi riconoscimenti.

Dopo tanto figurativo, torna quindi la ricerca astratta di un'artista capace di leggere forma e materia attraverso una sensibilità non comune, lasciando all'emotività del visitatore il compito di immaginare situazioni ed emozioni in movimento. Sono davvero tante innovazioni introdotte da quest'anno nella conduzione del Civico Museo, a partire da una tecnologia che ha finalmente liberato dal peso quasi "fisico" della carta a una gestione aperta al territorio e più vicina all'interesse di un pubblico che ha ripagato tangibilmente gli sforzi messi in campo dagli organizzatori. Si riparte da queste considerazioni, per un 2015 che saprà regalare nuove intuizioni e scoperte sempre nuove, partendo dalle esperienze positive fin qui accumulate, grazie a chi ha lavorato con pazienza ed entusiasmo. (Comunicato stampa)

Era attiene all'analisi delle dinamiche e degli equilibri comportamentali della materia; in particolar modo la dinamica gravitazionale, una condizione terrestre universale dell'esistenza umana, prima che del mio operare artistico. In Era, non intendo il senso cronologico di un tempo memorabile o storico o il calcolo di un tempo a partire da una data stabilita. Non vi è una narrazione o una rappresentazione di realtà; Era è l'immagine nel suo palesarsi, è la forza dell'apparizione messa in 'forma di esistenza'. (...) (Giuliana Storino)




Passione, gioco e agonismo. Immagini di sportivi fra Ottocento e Novecento.
termina lo 07 febbraio 2015
Biblioteca civica Villa Amoretti - Torino

In mostra una selezione di circa settanta immagini rigorosamente vintage, realizzate fra il 1870 e il 1979 da vari autori tra cui: Allan, Cellini, De Sanctis, Gherlone, Le Lieure, Moncalvo, Moreschi, Ottolenghi, Quarone, Rognoni, Ronconi, Vanetti, Zilio. Abbracciando un arco temporale di un secolo emergono, e vengono mostrati allo spettatore in simultanea, tutti gli aspetti sociali e culturali che hanno accompagnato questa tematica nel corso del tempo. Lo sport inteso non solo dal punto di vista agonistico ma legato anche al gioco al divertimento e alla passione che porta a misurarci con le nostre forze. Ogni immagine racconta una storia e rievoca sia personaggi mitici per il loro tempo e ormai dimenticati, che figure di eroi minimi, marginali, ma di enorme impatto emotivo.

Le discipline da sempre considerate più elitarie, come la scherma e l'equitazione, colgono immagini di sportivi che ostentano tutta la sicurezza data loro dalla consapevolezza di appartenere ad un censo privilegiato ed è interessante vederle affiancate agli sguardi ingenui, timidi e speranzosi dei rappresentanti dell'atletica leggera e della marcia, in cui si legge lo spirito di sacrificio, la fatica e il desiderio di riscatto. La mostra non vuole essere un'interpretazione dello sport da nostalgici del passato, ma grazie alle immagini sollecitare un momento di riflessione sul presente e può farci anche bene ricordare che spesso i campioni, o coloro che stavano per diventarlo, salivano sul podio per ritirare un panettone o una scatola di dolciumi ed erano felici come ragazzini. L'Associazione per la Fotografia Storica e le Biblioteche civiche torinesi, con questa iniziativa vogliono inaugurare l'evento che vedrà Torino Capitale Europea dello Sport nel 2015. (Comunicato stampa)




Giovanna Lionetti - Fiore di luce - gouache su carta cm.70x50 Giovanna Lionetti - Rosacanina - gouache su carta cm.20x30 Giovanna Lionetti: Fiori di luce. Il fervore dentro la solitudine
termina il 31 gennaio 2015
Galleria Parmeggiani - Reggio Emilia
www.musei.re.it

In mostra, a cura di Sandro Parmiggiani, una settantina di gouaches su carta, realizzati negli ultimi anni. Opere nelle quali, come spiega la stessa artista, «il fiore diventa macchia, creando un'immagine illusoria, quasi un'apparizione: nella natura si realizza un'armonia verso l'oceanico infinito». Nata come disegnatrice, l'artista sperimenta diverse tecniche, trovando nell'acquerello una dimensione poetica e spirituale. Nel suo percorso mantiene un costante rapporto con la natura in senso lato, alternando tecniche, supporti e materiali, dal catrame alla carta nepalese.

«Eventi pittorici - scrive il curatore - che spesso assumono il carattere di brividi, di apparizioni, di bagliori, di ombre, di visioni di qualcosa che si manifesta e subitamente si sottrae: specchio di una ritrosia, di un'ansia di intraprendere il viaggio e di un desiderio di fare ritorno a un luogo d'origine che non può essere dimenticato; consapevolezza che la felicità è un'illusione cui mai si può rinunciare, pur sapendo che spesso sarà breve come un respiro. Ciò che Giovanna Lionetti è venuta proponendoci, attraverso gli esiti di un fare dal carattere così intimamente "femminile" (...) è una sorta di diario in forma di pittura, nella quale la poesia diventa la "naturale" forma espressiva, inseguendo la possibilità di dire tutto attraverso una sola parola, di alludere a un sentimento con il brivido di un segno o l'alone vaporoso di un tono». Catalogo (Fina Estampa, 2014) in galleria.

Giovanna Lionetti (Roma, 1943) frequenta per alcuni anni l'Accademia di Belle Arti di Roma. Nei primi anni '70 prende parte ad alcune esposizioni collettive. Nel 1976 si trasferisce a Bologna, dove apprende le diverse tecniche calcografiche che, nel tempo, affiancheranno la ricerca pittorica. Nel 1980 tiene la prima mostra personale presso la Galleria Pietralata di Bologna. Nel 1983 riprende gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si diploma nel 1984. I dipinti, gli acquerelli e le incisioni sono presentati nell'ambito di numerose mostre e fiere d'arte, in Italia e all'estero.

Tra le recenti esposizioni personali, si segnalano "Pinakes" (Museo Etrusco, Marzabotto, Bologna, 2000), "Mantra Preghiera per la Pace" (Museo Bargellini, Pieve di Cento, Bologna, 2004) e "Fiori di luce - acquerelli" (Biblioteca Civica, Pioppe di Salvaro, Bologna, 2011 / Biblioteca Italiana delle donne, Convento di Santa Cristina, Bologna, 2011). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Giorgio Morandi
termina il 25 febbraio 2015
National Museum of Modern and Contemporary Art - Deoksugung (Seoul - Corea)
www.mambo-bologna.org

Mostra organizzata in collaborazione dal National Museum of Modern and Contemporary Art di Deoksugung e l'Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi. Per la prima volta un consistente numero di opere del maestro bolognese viene esposto nel paese asiatico, presentando i principali nuclei tematici delle raccolte del Museo Morandi, a conferma del forte interesse e dei continui studi che in tutto il mondo ruotano intorno alla figura di uno dei protagonisti più significativi dell'arte del XX secolo. Il progetto espositivo condiviso rientra in un programma di scambio culturale tra la città di Bologna e la città di Seoul, nell'ambito di una lunga tradizione di rapporti economici ed istituzionali e in occasione delle celebrazioni del 130° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Corea. Ricorrenza che il Comune di Bologna e la Città di Seoul hanno voluto celebrare con uno speciale protocollo d'intesa, impegnandosi a rafforzare sempre più i rapporti di scambio e cooperazione reciproca.

La selezione delle opere in mostra, ben lontana dal voler essere una antologica, non procede cronologicamente e non vuole esaminare rapporti e influenze nell'ambito della pittura europea del Novecento ponendo Morandi in una prospettiva storiografica. L'esposizione ambisce piuttosto a rendere evidente il peso di una ricerca artistica straordinariamente in grado, oggi, di dialogare con le istanze culturali di un mondo globalizzato, perché ha saputo interrogarsi incessantemente sul valore dell'opera e sull'atto stesso del dipingere. Dal Museo Morandi arrivano in Corea 6 dipinti, 5 acquerelli, 6 disegni, 5 incisioni, 4 opere di collezione privata in deposito di comodato e una serie di oggetti originali provenienti da Casa Morandi, tra i quali il foglio che ricopriva il tavolo di lavoro di Morandi e sul quale l'artista segnava le posizioni degli oggetti delle sue nature morte.

Il percorso espositivo coreano presenta alcuni capolavori della collezione bolognese e, attraverso felici accostamenti delle diverse tecniche sperimentate dall'artista, invita il visitatore a leggere le opere di Morandi nella loro unità e unicità, cogliendo lo spirito e la disciplina che le anima. Nature morte, fiori, paesaggi, conchiglie diventano agli occhi dello spettatore pure forme, oggetti privi di qualsiasi semantica, che l'artista trascende per coglierne l'essenza. La mostra comprende lavori di artisti coreani che a Morandi si sono ispirati. Un momento di ulteriore approfondimento della vita e della poetica del maestro bolognese è dato dalla proiezione del film La polvere di Morandi, un documentario del regista Mario Chemello, prodotto da Imago Orbis in collaborazione con il Museo Morandi e con il contributo della Film Commission dell'Emilia Romagna. (Comunicato Ufficio Stampa MAMbo)




Palazzo Coronini - Mostra Concorso Mulitsch 2010 Dario Mulitsch - ritratto da Juan Arias Gonano - foto di Ilaria Tassini Concorso internazionale di Pittura Dario Mulitsch - 5a edizione
Termine di partecipazione: 28 febbraio 2015

Quinta edizione del prestigioso Concorso internazionale, promosso dall'omonima associazione fondata da Caterina Trevisan Mulitsch, moglie dell'indimenticato e illuminato imprenditore goriziano.

Presentazione






Francesco Lauretta
termina il 31 gennaio 2015
il Laboratorio - Trieste
julietartmagazine.com

Mai, come in questo caso la parola "artista" assume un significato a trecentosessanta gradi, visto che sebbene la produzione che qui si propone è di tipo pittorico, l'autore ama sconfinare nel campo della fotografia e del video e dell'installazione. Con l'insieme delle sette opere qui proposte, l'autore ci indica la possibile soluzione di una pittura d'impostazione fotografica che scivola su un disegno corretto e prospetticamente congruente. La stranezza e la particolarità di questo suo lavoro non sta, quindi, nella deformazione espressiva, bensì nei temi trattati, che sono tutti di natura religiosa o popolare, come la processione del santo, gli ex voto, i flagellanti, i veglianti; temi che si rifanno alle tradizioni della sua calda e assolata terra d'origine: la Sicilia.

Inoltre, accanto ai profili tematici, non bisogna dimenticare l'uso macchiettato e stratigrafico del pigmento. Tuttavia, la complessità che l'autore ha raggiunto con le sue configurazioni pittoriche èil frutto di un lungo lavorìo di pulizia, operato sulla costruzione linguistica, stando ben attento non solo alle testimonianze offerte dalla contemporaneità, ma anche dagli esempi che dal passato possono ancora fornire un valido insegnamento, tanto che vien da pensare che l'arte sia davvero una continua, sublime ricapitolazione di esperienze già fatte da altri prima di noi, nel corso dei secoli. Allora, viene da tirare in ballo Segantini e Previati, proprio per quell'effetto di pastosità e di luminosità che per Lauretta è punto focale dell'intero discorso pittorico.

La figurazione, che in un primo momento può sembrare un'espressione immediata e spontanea, è pertanto una conquista di cui l'autore dispone grazie a una disincantata ironia. Quasi in differita, diremmo, dato che la si riscontra solo scavando al di là della superficie, magari nelle tracce di una foto che cita Duchamp o in un video che fa il verso al fenomeno Cattelan e che dobbiamo dirlo è davvero esilarente. Per Lauretta, andare a cercare le immagini attraverso le quali parlare dei sentimenti, ponendole in una luce forte e assoluta, suggerendo a noi che le si guarda la legge che le governa, significa spulciare nella memoria collettiva, quella attraverso la quale si è costruita la storia e la coscienza astrologica di un luogo, di un'area geografica, sottraendo l'immaginazione al nostro intelletto, calpestando senza pietà le parole di Freud e Jung, allo stesso modo in cui si può pensare di buttare un secchio d'acqua su di un formicaio. La serata, organizzata dall'Associazione Juliet, sarà presentata da Roberto Vidali.(Comunicato stampa)




Minoli: Un itinerario tra arte e scienza
termina lo 01 marzo 2015
Pinacoteca Civica - Como
www.uessearte.it

Mostra dedicata a Paolo Minoli, una delle figure più significative dell'arte comasca della seconda metà del '900. L'esposizione, a dieci anni dalla morte all'artista, vuole riproporre in una sintesi agile, ma esaustiva il complesso itinerario di una ricerca lucida e coerente, caratterizzata, nel corso di tre decenni da una profonda riflessione teorica e da una altrettanto sofisticata traduzione delle "idee" in una felice oggettivazione pratica: le une e l'altra toccando motivi nevralgici della ricerca figurale di fine Novecento.

Se le prove più personali del giovane artista, fra anni Sessanta e Settanta, erano su problemi soprattutto spaziali, con elementi tridimensionali proposti in rapporti serrati su curve dinamiche in un'atmosfera nitida sottolineando le strutture visive, più innanzi tale ricerca si arricchisce anche nella dimensione ambientale e urbanistica; più oltre saranno le potenzialità del colore a stimolare l'attenzione dell'artista, instaurando una dialettica stringente fra superficie ed ambiente, tra cromia e struttura e dunque stabilendo anche un dialogo stimolante fra pittura e scultura.

Oramai Minoli è avviato ad una laboriosa sperimentazione, fortemente innovativa sostenuta dalla padronanza di una speculazione filosofico-scientifica sul piano teorico, vera osmosi fra arte e scienza, che interpreta i processi visivi in prospettive inedite. Nello stesso contesto si va approfondendo il rapporto interiore con l'idea di tempo che si fa percepibile nella definizione spaziale sul piano dell'opera nel momento stesso della sua formulazione. D'ora in avanti il rapporto spazio-tempo alimenta continuamente le complesse variazioni sperimentate nell'incessante "laboratorio" di Minoli, approfondendo l'analisi fenomenologica del colore, in tutte le accezioni scientifiche e poetiche, passando dunque dall'analisi concettuale dell'opera all'incanto dell'abbandono poetico, della partecipazione emotiva, ma anche non disdegnando di tentare il mistero dell'ignoto e il confronto con gli eventi della vita, come noterà ben presto la critica più avveduta.

Gli sviluppi della poetica di Minoli dagli anni Novanta alla morte prematura (2004) si fa via via più complessa e articolata con dialoghi suggestivi e stimolanti con altri tramiti espressivi quali quelli con la musica e in forme non meno affascinanti con la poesia. Allora Minoli affronta anche il linguaggio della scultura con una determinazione sempre tesa, quasi aggressiva, che sembra voler sfidare più che la materia, la negatività e il vuoto, come prima la leggerezza del colore si era inventata la consistenza di strutture impensabili secondo logica, attraverso cesure squisitamente liriche. La mostra, curata da Carlo Pirovano e accompagnata da un catalogo che riproduce tutte le opere esposte e presenta testimonianze di Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Giuseppe Furlanis e Riccardo Zelatore. (Comunicato stampa UesseArte)




Clemen Parrocchetti - Io, Micol - tecnica mista su tela cm.100x75 1994 Clemen Parrocchetti - Luna interrotta dal fulmine - arazzo cm.67x62 1984 Clemen Parrocchetti - Tarma - tecnica mista cm.46x38x22 1999 Clemen Parrocchetti: Vivere la vita, sempre
termina il 31 gennaio 2015
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Clemen Parrocchetti, classe 1923, si presenta alla Galleria Cortina con una mostra - a cura di Stefano Cortina e Veronica Riva - che vede esposte opere che spaziano dagli anni '70 ad oggi; lei non ha mai smesso di dedicarsi all'arte perché è strettamente legata ad ogni istante della sua vita. Si è iscritta all'Accademia di Brera nel 1955 dopo essersi sposata ed aver avuto cinque figli, la sua prima esposizione personale con tele di stampo classico risale al 1957.

Dai primi anni '70, quando aderisce ai movimenti di contestazione per la liberazione della donna, c'è una svolta decisiva verso un'espressione artistica sempre figurativa ma più libera che la vede utilizzare materiali diversi dai canonici colori e pennelli: aghi, fili, rocchetti, lustrini e stoffe per dar vita ad opere - arazzi, sculture, quadri - i cui soggetti sono inesorabilmente intrecciati alla sua sfera personale, siano essi animali, persone, simboli e personaggi mitologici. Clemen Parrocchetti esprime con forte carica emotiva i suoi ideali, le sue passioni, i suoi dolori. Un'arte vibrante di sensibilità, di gioia di vivere, di voglia di ricordare... Tra gli altri hanno scritto di lei Dino Buzzati, Mario De Micheli, Rossana Bossaglia, Anty Pansera, Philippe Daverio, Jean Blanchaert. (Comunicato stampa)




Norma Picciotto- I due Soli Norma Picciotto riceve il 1° Premio "Fiorino d'oro" con l'opera "I due Soli"
Per la sezione Fotografia e Video del XXXII ed. "Premio Firenze" 2014
www.normapicciotto.it

La cerimonia di premiazione (06 dicembre 2014) si è svolta nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, dove sarà esposta l'opera. Norma Picciotto (Milano) nel 1973 diventa giornalista pubblicista e fonda insieme a Giancarlo De Bellis, l'agenzia De Bellis: una tra le più note agenzie fotogiornalistiche di Milano che realizzava foto di cronaca per i principali quotidiani e periodici italiani. Oltre al lavoro di fotogiornalista s'impegna a dare un'impronta internazionale all'Agenzia De Bellis e ottiene la rappresentanza in Italia di alcune tra le più importanti agenzie europee e americane, tra cui l'Agence France Press Photo, la più avanzata in campo tecnologico, con la quale importa dai primi anni '90 le fotografie d'attualità da tutto il mondo in formato digitale.

Dal 2000 decide di dedicarsi alla fotografia artistica e crea opere in digitale che rappresentano il suo mondo interiore e i legami con le sue radici. Si appassiona all'elaborazione digitale delle immagini di cui sperimenta e approfondisce le potenzialità espressive e nelle sue opere fonde in un'unica immagine vari scatti ripresi in luoghi e in tempi diversi, che plasmano un nuovo mondo visivo, spirituale e di sogno. Dal 2011 Norma Picciotto ha esposto in importanti gallerie e istituzioni pubbliche in Italia e all'estero. Oltre a questo, ha ricevuto 3 premi: finalista al Premio Firenze 2012 - Centro Culturale Europa Mario Conti; 2012 Premio Arts, Sciences, Lettres della Sociète Academique de Paris; 2013 Premio Genova Arte - V Biennale D'Arte Contemporanea - 2013. Dal 2013 è nella European Academy of Sciences, Arts and Literature per meriti artistici nel campo della fotografia. (Comunicato stampa)




Immagine dalla mostra Australian Colors Mostra Australian Colors - immagine Australian Colors - immagina dalla mostra a cura di Giovanna Repossi Australian Colors
termina il 27 aprile 2015 (previo appuntamento)
Studio F&C Associati - Milano
www.fc.it

Selezione di opere dell'arte aborigena contemporanea, a cura di Giovanna Repossi. Le opere provengono dalle varie comunità aborigene distribuite in tutta l'Australia in rappresentanza dell'immensa ricchezza delle diversità culturali di questa terra. Nell'antichità gli aborigeni decoravano i loro corpi, le cortecce dell'eucalipto o disegnavano sulla terra per narrare racconti o quale gesto per celebrare un rito cerimonioso, l'altra era un atto personale, rilegato nell'ambito della tribù e delle sue conoscenze.

Nel 1971 un insegnante di nome Geoffrey Bardon, coinvolse gli alunni e egli anziani di Papunya per dipingere i muri della scuola, riscosse un grande successo e consenso da parte degli abitanti, acquisirono così una nuova visione del "modo" di fare pittura, dalle pareti alla tela il passo fu breve, ebbe inizio così l'arte aborigena contemporanea. Nel 1980 gli artisti si appropriarono di uno stile singolare e individuale, mantenendosi sempre legati ai principi tradizionali e spirituali che sono fondamenta del loro operare, ma soprattutto della loro visione onirica. Le opere sono esplosioni di colori e di forme per diventare un tutt'uno in armonia con lo spazio, cromatismi accesi e caldi, espressione della terra, dei sogni, di credenze e nuove realtà. (Comunicato stampa Susanne Capolongo)




Locandina mostra Le dame del Pollaiolo Le dame del Pollaiolo
Una bottega fiorentina del Rinascimento


termina il 16 febbraio 2015
Museo Poldi Pezzoli - Milano

La mostra dedicata ai fratelli Pollaiolo, una delle più importanti mostre realizzate, con il sostegno di Fondazione Bracco, nella storia del Museo Poldi Pezzoli, vedrà riuniti e messi a confronto, per la prima volta nella loro storia, tutti i quattro bellissimi ritratti femminili riferibili alla mano di Antonio e di Piero del Pollaiolo. Protagonista, con quelli delle altre tre signore, il celebre e affascinante Ritratto di dama, fra i maggiori capolavori della ritrattistica fiorentina della seconda metà del Quattrocento e assurto a simbolo stesso del museo milanese. L'esposizione presenterà inoltre una serie di dipinti, sculture, disegni, incisioni, oreficerie e ricami di grande qualità, a testimonianza dell'ampiezza e della complessità del talento di Antonio del Pollaiolo e della sua bottega. (Comunicato stampa Studio Lucia Crespi - Ufficio Stampa Skira)




Due manifesti originali con immagini e testi sulle vicende dell'ufficio postale di Trieste 3 Ufficio postale di Trieste 3
La storia del capoluogo regionale attraverso le vicende di uno dei suoi uffici più antichi


Sono oltre 13.000 gli uffici postali che offrono i servizi di Poste Italiane in tutte le regioni del bel Paese. Alcuni di questi sono davvero interessanti da un punto di vista storico: per le loro ambientazioni, per l'architettura e gli arredi, per il ruolo svolto per lo sviluppo di ben determinate aree metropolitane, provinciali e regionali. L'ufficio postale di Trieste 3 di piazza Verdi è uno dei più antichi della regione, situato nel cuore del centro storico, voluto attorno alla fine del XIX secolo dall'allora amministrazione Austro Ungarica, conscia della necessità di potenziare i servizi postali cittadini a sostegno delle contigue istituzioni bancarie, della Camera di Commercio, della Luogotenenza e del Governo Centrale Marittimo. Fondato nel 1872, l'ufficio denominato "Trieste/Tergesteo" si pone immediatamente al servizio di enti e amministrazioni. Alla fine dell'Ottocento, secondo la nuova classificazione degli uffici voluta dal governo imperiale, l'ufficio cambia l'originale denominazione in quella di "Trieste 3", nome conservato a tutt'oggi da uno dei negozi postali più frequentati e apprezzati dai triestini. Attraverso documenti originali e immagini esclusive è possibile intendere come le vicende lavorative di Trieste 3 intersechino quelle cittadine.

Per consentire alla clientela, e non solo, di conoscere le tappe principali di una storia postale particolare che viaggia accanto alla "grande" storia del capoluogo, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, inserito nell'Ufficio Comunicazione Nord Est di Poste Italiane, ha predisposto due manifesti originali che ripercorrono con immagini e testi sintetici le vicende dell'ufficio tergestino. I due manifesti fanno parte del materiale informativo esposto in Trieste 3, a disposizione della clientela (ma anche di scuole e appassionati della Storia) durante gli orari di apertura dell'ufficio postale. L'iniziativa nasce dal progetto "L'ufficio postale di ieri, oggi e domani" ideato dall'Uff. Comunicazione Nord Est di Poste Italiane. Una iniziativa che potrà essere replicata in tutti quei negozi postali protagonisti di vicende e servizi utili alle rispettive comunità locali con le medesime modalità osservate per narrare la storia dell'ufficio tergestino. (Estratto da comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste, 29 luglio 2014)




Moses Levy. Luce Marina
Una vicenda dell'arte italiana 1915-1935


05 luglio - 19 ottobre 2014, Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
30 ottobre - 01 febbraio 2015, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron - Firenze

Selezione di opere degli anni 1915-'35 per rievocare la Viareggio cosmopolita, magica e gaia di quel ventennio, eletta a luogo d'ispirazione, di passatempi e svaghi dall'elite culturale. Ed è in questo scenario, dove tutto è armonia, bellezza e "joie de vivre", definito da D'Annunzio "il più bello dell'universo", che la fervida fantasia di Moses Levy si alimenta, facendo rivivere sulla tela le sfumature del mare, il bianco candente degli ombrelloni, e i costumi variopinti delle bagnanti. Analogamente a un Picasso e a un Matisse in Costa Azzurra, egli fissa così la luce di quel mondo, cogliendone con rara percezione gli effetti nel cielo, nelle vele ondeggianti, negli aquiloni attraverso una straordinaria fantasmagoria di riverberi che finisce col farsi stile.

Dal dialogo con Viareggio, città prediletta che più di ogni altra ne ha influenzato la sensibilità visiva, la Fondazione Matteucci ha maturato l'idea della mostra dedicata a quella lunga e felice stagione, durante la quale nessun altro meglio di Moses Levy è riuscito a tradurre l'immagine scintillante e ruggente di una società vacanziera e mondana, al passo con i tempi. Sono gli anni che vanno dal primo conflitto mondiale alla grande depressione, ma ad un quadro tanto drammatico la sua vena creativa reagisce decisamente controtendenza con opere fondamentali, destinate a definirne la fisionomia europea.

Moses Levy si forma nel clima fortemente creativo di una Versilia nella quale spiccano personalità di grande rilievo come Lorenzo Viani, Enrico Pea, Giacomo Puccini e Mario Tobino. Ed è in quel lembo di terra già conosciuto da Rainer Maria Rilke come luogo ideale di meditazione e ispirazione, che egli si afferma come raffinato interprete di una "poetica dell'intimismo" e della "vita vissuta", per riprendere due felici definizioni di Carlo Ludovico Ragghianti.

Mentre s'intensificano i contatti con alcune delle personalità più ricettive dell'ambiente toscano - Plinio Nomellini, Felice Carena, Alfredo Müller, Elisabetta Chaplin - Levy partecipa alle rassegne della Secessione Romana del 1913-'14, e la sua presenza a Viareggio diviene sempre più assidua. Qui è tra i sostenitori, con Carrà, de Chirico, Primo Conti, Depero e l'inseparabile Viani, delle prime esposizioni di "Arte d'Avanguardia". Proprio in occasione di tali manifestazioni e di altre allestite nelle sale del Kursaa l, presenta le radiose marine, caratterizzate da quell'inconfondibile luce e atmosfera d'iridescente fulgore destinata a segnarne la grande fortuna.

La mostra, secondo un disegno monotematico, si concentra in una mirata selezione di circa quaranta dipinti filologicamente affini sia per cronologia, sia per tratto interpretativo. L'obiettivo è collegarli in un intimo dialogo teso ad evidenziare l'eccentrico e ricercato linguaggio formale, prima di quella svolta cruciale che, dalla limpida poetica tra le due guerre, si apre all'inquieto sentimento visivo della metà del Novecento. Nelle sedi di Viareggio e Firenze potranno essere ammirate alcune tra le opere più celebri: Donna in blu (1917), L'ombrellone bianco (1919), Spiaggia (1918), Madre e figlia sulla spiaggia (1919), Anna e l'amica (1920), Spiaggia e figure a Viareggio (1921), Ritratto di Leonida Repaci (1935), nonché testimonianze inedite di collezioni internazionali. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




Another Point of View
Storie di architettura per immagini e parole


- Giovanna Silva, 15 gennaio 2015
- Gianluigi Ricuperati, 29 gennaio, ore 18.30
- Angela Rui, 12 febbraio,ore 18.30

Fondazione VOLUME! - Roma
www.fondazionevolume.com

Ciclo di conferenze della Fondazione VOLUME!, nel programma di architettura curato da Emilia Giorgi, che intende riflettere sul tema della narrazione in architettura, promuovendo quello che per la Fondazione è da sempre un obiettivo prioritario, ovvero il dialogo con le altre discipline della cultura contemporanea. Le visioni di alcune delle più interessanti voci del panorama italiano accompagneranno il pubblico in un viaggio attraverso le numerose modalità di racconto di questa disciplina, dalla letteratura al disegno, dai fumetti alla fotografia. Da più di quindici anni VOLUME! affida alla capacità di narrare e alla possibilità di rievocare i propri ricordi e le proprie emozioni attraverso altri media ed altre voci, la trasmissione del proprio lavoro e della propria identità; perché fare arte e architettura significa prima di tutto raccontare una storia. Attraverso la presentazione di libri, progetti ed esperienze, verranno dunque esplorate le diverse possibilità che architetti, designer e critici hanno portato avanti per dare vita a una narrazione, sempre diversa ma, allo stesso tempo, sempre attenta a guardare il mondo - e l'architettura - sotto "un altro punto di vista".

Il 29 gennaio, lo scrittore e curatore Gianluigi Ricuperati, la cui ricerca è sempre tesa all'abbattimento di qualsiasi limite disciplinare, è autore di numerosi libri e saggi, tra cui il romanzo La produzione di meraviglia (Mondadori 2013), un esperimento letterario che avvicina e fa risuonare immagini e parole. Scrive per le principali testate internazionali di architettura, design e arte, creando continue contaminazioni tra i diversi immaginari spaziali. Dal 2013 è direttore creativo della Domus Academy di Milano, per la quale ha appena lanciato il Metaphysical Club che, secondo un approccio trasversale e innovativo, ospita alcune delle personalità più rilevanti del panorama culturale internazionale per condurre la scuola attraverso linee di pensiero e non discipline.

Il 12 febbraio sarà il turno di Angela Rui: editor e curatrice, si occupa di teoria e critica del design. Ha collaborato con Abitare, e scrive per diverse testate internazionali. Ha un debole per l'aspetto umanistico del design, e con Meeting Mirabilia ha intervistato in diretta dagli studi di LiveOn4G (Telecom) designer, curatori, critici e teorici che utilizzano poesia, sogno, incertezza, natura, desiderio come nuove piattaforme di discussione e di progetto (Milano Design Week 2014). Per la Triennale ha curato la mostra e il catalogo (Ed. Corraini 2014) Ugo La pietra: progetto disequilibrante, e per il Milano Design Film Festival (2014) ha collaborato alla scrittura del corto Sette Miliardi, dedicato ad Andrea Branzi. Appassionata di controcultura del progetto, è coach dei futuri interior designer iscritti alla Scuola del Design (Politecnico di Milano), e al Master di Naba.

Gli incontri successivi vedranno la presenza di: Luca Molinari, tra i più influenti storici e critici di architettura italiani, docente universitario e scientific editor della rivista Abitare, che presenterà le graphic novel Architetture resistenti e La speculazione edilizia (edite da Becco Giallo) realizzate con Raul Pantaleo e Marta Gerardi, per riflettere con un linguaggio informale e inconsueto su temi nodali di architettura e urbanistica; Luca Galofaro, architetto e fondatore del blog The-Booklist, uno spazio di approfondimento su libri di arte, architettura e letteratura spesso a confronto. Parlerà della sua ultima pubblicazione, un viaggio intorno al lavoro di Aristide Antonas (Libria, 2014), in cui la scrittura è un sistema di analisi e confronto con l'architetto greco.

Manuel Orazi, storico dell'architettura e responsabile per Quodlibet dei titoli di architettura, presenterà il libro Yona Friedman. The diluition of architecture (in uscita per i tipi di Park Books), che si compone di due parti: la prima firmata da Friedman raccoglie un ampio regesto delle opere e delle proposte teoriche dell'architetto franco-ungherese mentre la seconda firmata da Orazi ospita un denso saggio sulla sua lunga poliedrica attività. Italo Rota, architetto e designer di fama internazionale, racconterà il suo universo creativo a partire dalla Cosmologia portatile. Scritti, disegni, mappe, visioni di Italo Rota (Quodlibet, 2013), una pubblicazione atipica e personalissima che raccoglie scritti eterogenei, dal sapore quasi autobiografico, abbinati a un catalogo di disegni digitali a tratto, realizzati con il mouse.




L'edificio ex-Inam. Architettura razionalista a Monfalcone.
29 gennaio 2015, ore 18.00
Biblioteca comunale di Monfalcone

Terzo appuntamento della rassegna storico archivistica "A ridosso della storia. Monfalcone e il Novecento". La serata sarà dedicata alla storia di uno tra gli edifici più noti della città. Sara Leonardi, ingegnere monfalconese, terrà infatti una conferenza sul "Recupero fisico e funzionale dell'edificio ex-Inam cassa provinciale di malattia, esempio dell'architettura razionalista monfalconese". Progettata per alleggerire la pressione del pubblico sulla analoga struttura triestina e ridurne l'eccessivo affollamento, la sede della cassa provinciale di malattia accoglieva ambulatori ed uffici.

Fu realizzata nell'arco di un solo anno tra il 1938 e il 1939 secondo i canoni di un linguaggio progettuale che si proponeva di coniugare essenzialità e funzionalità nell'elaborazione delle forme e nella creazione degli spazi. La sede dell'Inam rimase aperta al pubblico sino agli anni Settanta e non subì mai cambi di destinazione entrando a far parte della vita quotidiana prima, e dei ricordi poi, di tanti concittadini. Sara Leonardi è ingegnere civile. Si è laureata con una tesi dedicata all'edificio ex Inam.




Cinema Saxophone Circus
Il Selmer Saxharmonic, ensemble di 12 sassofonisti diretto dal celebre Milan Turkovic, esegue la grande musica da film


30 gennaio 2015, ore 20.45
Teatro Comunale di Monfalcone
www.teatromonfalcone.it

La stagione musicale del Teatro prosegue con un nuovo appuntamento di "900&oltre", la rassegna dedicata alla musica contemporanea e al Novecento storico. Protagonisti del concerto sono il Selmer Saxharmonic, ensemble di dodici sassofonisti unico nel suo genere, e Milan Turkovic, celeberrimo fagottista nel Concentus Musicus di Harnoncourt e nel Quintetto Wien-Berlin nonché direttore d'orchestra di livello internazionale, qui nelle vesti di direttore dell'ensemble. Nel 2014 si è celebrato in tutto il mondo l'anniversario del bicentenario (1814-2014) dalla nascita di Adolphe Sax, l'inventore dello strumento che prese da lui il nome. Uno strumento che, a partire dal 1840, trova nel Novecento un crescente impegno anche nella musica colta. L'affermarsi di formazioni cameristiche di sassofoni porta, infatti, molti di questi musicisti ad ampliare il repertorio "originale" con rielaborazioni di pagine sinfoniche e tratte dal teatro musicale.

Un repertorio che, nel caso del concerto monfalconese, guarda invece alla musica da film. La prima parte del programma vede alternarsi le Danze Slave op.46. di Dvórak, con la loro vivace ritmica tipica del folklore slavo, il brano di Darius Milhaud Scaramouche - suite del 1937 piena di fascino e allegria in cui risuonano le influenze della musica brasiliana - e la celebre Jazz-Suite n.2, di Šostakovic, divenuta particolarmente famosa anche per l'utilizzo nella colonna sonora del film di Stanley Kubrick Eyes Wide Shut. Prende quindi vita il Cinema Circus, con una ricca selezione di celebri brani scritti per il grande schermo (qui nell'arrangiamento di Christoph Enzel, sax tenore dell'ensemble): da He's a Pirate, di Hans Zimmer (dal film Pirati dei Caraibi) a C'era una volta il West, di Ennio Morricone, dalla Rota-Suite (che raccoglie temi di Nino Rota dai film Otto e mezzo, Il padrino e La dolce vita) fino all'epico brano Star Wars, di John Williams.

Fondato nel 2006, il Selmer Saxharmonic riunisce dodici talentuosi e celebrati sassofonisti tedeschi. Obiettivo dell'ensemble, nato in omaggio a Henri Selmer -che rilevò l'azienda produttrice di sassofoni appartenuta ad Adolphe Sax - è stimolare il pubblico a entrare in contatto con tutte le sonorità e le sfumature che la famiglia del sassofono riesce a produrre. Nel 2010 il Selmer ha vinto il prestigioso Premio ECHO Klassik con la sua prima registrazione, Flying Saxophone Circus, alla quale segue il recente CD Cinema Saxophones, con musiche tratte da celebri colonne sonore di compositori quali Rota, Morricone, Williams, Sviridov e Nyman.

Cresciuto a Vienna, dove si è affermato a livello internazionale come uno dei rari fagottisti solisti, Milan Turkovic si è anche imposto nel ruolo di direttore d'orchestra, con apparizioni in tutto il mondo nei festival più importanti e con le orchestre più prestigiose (Wiener Symphoniker, Camerata Salzburg, Orchestra Sinfonica di Roma, Philharmonia di Praga e molte altre). Nel 1998 il trombettista e compositore Wynton Marsalis gli ha dedicato il Quintetto Meeelaan per fagotto e quartetto d'archi, presentato da Turkovic in tutto il mondo. Vincitore nel 2010 del Premio Edison e del Premio Echo Klassik, Turkovic vanta una discografia ricchissima, come direttore e come solista (con repertorio per fagotto solista e di musica da camera). Prima del concerto, alle ore 19.00 nel Foyer del Teatro, Milan Turkovic incontrerà il pubblico; l'incontro, realizzato in collaborazione con l'Associazione "Per il Teatro di Monfalcone". (Comunicato stampa Roberta Sodomaco - Ufficio Programmazione e Comunicazione)




Storia della nostra Redenzione
Giustizia e perdono nei racconti evangelici


Primo ciclo, 03 febbraio - 03 marzo 2015, ore 18.30
Galleria San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Il Centro Culturale Protestante e Fondazione Culturale San Fedele promuovono e organizzano per il 2015 la dodicesima serie di "Incontri ecumenici sul Vangelo". Difficilmente riflettiamo sul senso più profondo dell'esistenza. Viviamo con preoccupazione e affanno lo scorrere del tempo, senza riconoscervi un'integrazione, un'unità di senso. La vita ci appare allora frammentata, liquida, presa da un persistente moto centrifugo. Sperimentiamo impotenza e fragilità. Ci sentiamo inermi e inerti di fronte alle difficoltà quotidiane. Ma come dare pienezza di senso a quanto ci appare drammaticamente privo di significato? I racconti evangelici mostrano la possibilità di una vita nuovamente ricca di senso, in un cammino di redenzione. Gesù infatti invita prima di tutto a volgere il nostro sguardo verso il Padre: un Dio che chiama a un'esistenza nuova proprio come risposta all'amore da Lui donato.

Ma Gesù ci aiuta anche a riconoscere, di fronte alle esigenze dell'amore, la nostra povertà e fragilità, in breve il nostro peccato. Non si tratta tuttavia di colpevolizzarci, di abbatterci, riconoscendoci impotenti nel confronto con un'ideale di inarrivabile perfezione. Al contrario, l'annuncio evangelico invita ad accettarci per quel che siamo, accolti da un Dio d'amore e di perdono. Con le nostre ferite, fallimenti, frustrazioni, ma anche con i nostri desideri di vivere la ricchezza di un'umanità che proprio Dio, attraverso la vita di Cristo, ha rivelato. Siamo chiamati insomma a entrare in una nuova libertà, che ci costituisce come figli appassionati, amanti della vita. (Comunicato stampa)

Programma

- 03 febbraio, All'inizio, l'amore di Dio (Giovanni 3, 16-17; Cantico dei Cantici 8, 6-7). Intervengono: Angelo Reginato e Andrea Dall'Asta SJ.
- 10 febbraio, Il peccato "fuori" di me (Luca 22, 1-6; Genesi 3, 1-13). Intervengono: Lidia Maggi e Silvano Petrosino.
- 17 febbraio, Il peccato "dentro" di me (Matteo 4, 1-11; 2 Samuele 11, 1-27). Intervengono: Giampiero Comolli e Gianfranco Fabi
- 03 marzo, Riconoscere il proprio peccato (Luca 19, 1-10; 2 Samuele 12, 1-14). Intervengono: Anne Zell e Giovanni Santambrogio.




Sezione Nazionale Scrittori Incontri Letterari della Sezione Nazionale Scrittori
gennaio-giugno 2015, ore 17.00-20.00
Sezione Nazionale Scrittori SLC - Roma
info@scrittori.slc-cgil.it


15 gennaio - Le filosofe Ipazia e Assiotea, la direttrice d'orchestra Antonia Brico, figure di donne "con il peccato originale della libertà" nei romanzi di Adriano Petta. Ne parlano, insieme all'autore, Tiziana Colusso e Diego Zandel.

22 gennaio - Luigi Peruzzi, Le mie memorie e diario di Berlino 1944-45, Edizioni Metauro. Intervengono Maria Luisa Caldognetto, Claudia Pagan Mauro Ponzi. In collaborazione con l'associazione culturale italo-lussemburghese Convivium e con il Centre de Documentation sur les Migrations Humaines

31 gennaio - "... si fa per dire, per indire e scandire...". Nella notte del passaggio tra il 2014 e il 2015 è venuto a mancare Stefano Docimo, narratore e critico romano, per oltre vent'anni dirigente del Sindacato Nazionale Scrittori (oggi diventato Sezione Nazionale Scrittori SLC-CGIL), nonché redattore della web review Le Reti di Dedalus. Per continuare a ricordare la sua opera sono in progetto alcune iniziative: anzitutto un incontro poetico-affettuoso. Si invitano amici, colleghi ed estimatori a leggere suoi testi o testi a lui dedicati, o a recare testimonianze critiche e personali. In tale occasione si decideranno anche i tempi e i modi per un convegno di studi più strutturato, da realizzare prima dell'estate; si valuterà inoltre la pubblicazione in e-book o volume cartaceo degli scritti di Stefano Docimo inediti o apparsi nella rivista.

12 febbraio - "Uscire nella rete", incontro con Michele Fianco, intervistato da Francesco Muzzioli. Interviene Franco Falasca

19 febbraio - Piero Gaffuri "Korallo", EIR. Intervengono Vittorio Castelnuovo, Ilaria Urbano

26 febbraio - Scrittrici italiane e scrittrici straniere di lingua italiana si confrontano sui temi del lavoro, delle politiche culturali e sociali, dei percorsi di genere, della rappresentanza. A cura di Emanuela Bizi e Tiziana Colusso (SLC) e di Daniela Finocchi (Concorso Letterario Internazionale Lingua Madre). Intervengono: Enisa Bukvic, Maria Ciminelli, Leyla Khalil, Stephanie Kunzemann, Hu Lanbo, Claudileia Lemes Dias, Sara Zuhra Lukanic, Dragana Nikolic, Rahma Nur, Renata Pepicelli, Elena Ribet, Maeve Rodgers.

05 marzo - "Orientamenti: scritture, meditazioni e altre visioni del mondo". Intervengono: Giulia Niccolai, Massimo Mori, Leda Palma, M° Mario Thanavaro, coordina Tiziana Colusso. Sarà esposta durante l'incontro un'opera dell'artista croata Mirjana Sara Sophia.

12 marzo - Presentazione dalla collana e-publishing Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono Marco Palladini, Marco Buzzi Maresca.

19 marzo - Mario Lunetta, Campo di carne. Poesie senza attenuanti, Oèdipus 2014. Ne parla con l'autore Tiziana Colusso. Letture di Giuliana Adezio.

26 marzo - Franca Battista, Seropirico e UpupAmica, Edizioni Tracce. Interviene Marcello Carlino.

16 aprile - "Che cos'è l'alternativa letteraria?" Incontro con Francesco Muzzioli. Intervengono Franco Falasca, Aldo Mastropasqua.

23 aprile - In occasione del trentennale della rivista Lettera Internazionale, si propone un percorso attraverso i contenuti e le battaglie culturali della rivista, e le prospettive per il futuro. Intervengono Biancamaria Bruno (direttrice della rivista), Dario Gentili (filosofo) e Aldo Iori (Accademia Belle Arti Perugia).

30 aprile - "L'avanguardia e i giovani", incontro con Giorgio Biferali. Intervengono Francesco Muzzioli e Franco Falasca.

07 maggio - Elda Torres, Lunario dell'anima e del tempo. Vagabondages, DitePars & Convergenze 2014. Intervengono Tiziana Colusso, Emma Ercoli, Elisabetta de Troja.

14 maggio - Anna Santoliquido racconta i Festival e gli incontri letterari nell'Europa dell'Est e in Oriente, in occasione dell'uscita del suo libro bilingue Casa de piatra / La casa di pietra, Editura Tracus Arte di Bucarest. Intervengono Tiziana Colusso e Franca Amendola.

21 maggio - In collaborazione con la Casa Totiana, TOTalità - Gianni Toti "Tutti i versi", Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono: Marco Palladini, Francesco Muzzioli, Marco Gazzano.

28 maggio - Gaetano Delli Santi, Il tramonto s'inferifoca, AbEditore. Si parlerà anche del volume Filippo Bettini - Roberto Di Marco Terza ondata. Il Nuovo Movimento della Scrittura in Italia, AbEditore, in occasione della ristampa dopo 20 anni. Intervengono: Gaetano Delli Santi, Franco Falasca, Francesco Muzzioli e Marcello Carlino.

11 giugno - "Gli scrittori con la valigia". Giornata seminariale sulle residenze letterarie e teatrali.Tiziana Colusso presenta il suo libro Autori in Tour. Writers Houses, Festival, occasioni e incontri per scrittori curiosi in Europa, Robin Ivana Conte (responsabile Sezione Toscana Sez Scrittori SLC) presenta le Residenze Teatrali in Toscana Nadia Nicoletti (resp. Sezione Veneto Sez Scrittori SLC) presenta il progetto della Residenza Road House di Verona.

25 giugno - Giorgio Patrizi, Gadda, Salerno Editrice. Intervengono: Mario Lunetta, Maurizio Barletta. (Comunicato stampa)




Helden wie wir / Eroi come noi
Vite straordinarie nel cinema tedesco


13 gennaio - 31 marzo 2015, ore 18.30
Goethe-Institut Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa)
www.goethe.de/palermo

Nuova rassegna del Goethe-Institut Palermo, per il consueto appuntamento con il cinema tedesco in lingua originale con sottotitoli in italiano e con il cineclub La deutsche vita. "Felice il paese che non ha bisogno di eroi", direbbe Brecht, ma al cinema come potremmo farne a meno? In questa prima rassegna cinematografica del 2015, dedicata agli eroi e agli anti-eroi, il Goethe-Institut Palermo propone una serie di titoli prevalentemente recenti per rivivere le gesta, grandi e piccole, di chi ha saputo combattere per i propri ideali, spesso riuscendo anche a cambiare il corso degli eventi e della Storia stessa. Proprio la Storia tedesca del Novecento offre spunti straordinari sui due fronti opposti dei regimi del Nazismo e della DDR, e, alternando dramma e ironia, ricostruzione documentale e invenzione, tanti film hanno raccontato la resistenza di uomini e donne capaci di fare la scelta giusta nei momenti più difficili.

Ma la rassegna esplora a fondo anche la società di oggi, nei suoi aspetti più quotidiani, perché non si può non considerare un eroe chi resta fedele alle proprie convinzioni combattendo il conformismo dilagante, anche quando in realtà si tratta di veri e propri "antieroi": quei looser ai margini della società che rispondono ai valori dominanti con la sola forza della loro umanità. In un'era sempre più globalizzata, poi, il cinema non dimentica le battaglie tuttora in corso per la democrazia in paesi che ci appaiono lontani e vicini al tempo stesso, dove anche una piccola scelta può essere rivoluzionaria. Perché, con buona pace di Brecht, di eroi ed eroine anche il mondo, oltre al cinema, ha ancora un grande bisogno. (Comunicato stampa)

Programma rassegna

- 13 gennaio, Helden wie wir (t.l. Eroi come noi)
Regia: Sebastian Peterson
Interpreti: Daniel Borgwardt, Adrian Heidenreich, Xenia Snagowski, Luca Lenz, Kirsten Block, Udo Kroschwald
Germania, 1999/2000, 98', v.o. con sott. in italiano

- 20 gennaio, Sein letztes Rennen (Back on track)
Regia: Kilian Riedhoff
Interpreti: Dieter Hallervorden, Tatja Seibt, Heike Makatsch, Frederick Lau, Katrin Sass, Otto Mellies, Reinhold Beckmann, Katharina Lorenz, Heinz W. Krückeberg
Germania, 2013, 110', v.o. con sott. in italiano

- 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, Esther che suonava la fisarmonica nell'orchestra di Auschwitz
Regia: Elena Valsania
Interpreti: Esther Béjarano, Edna Béjarano, Joram Béjarano, Rosario Pennino, Eloisa Perone, Kutlu Yurtseven
Italia, 2013, 44', documentario allegato al libro di Esther Béjarano, La ragazza con la fisarmonica. Dall'orchestra di Auschwitz alla musica Rap, Edizioni SEB27, Torino 2013, v.o. con sott. in italiano
Introduzione a cura della germanista Rita Calabrese

- 03 febbraio, Tore tanzt (Nothing Bad Can Happen)
Regia: Katrin Gebbe
Interpreti: Julius Feldmeier, Sascha Alexander Gersak, Annika Kuhl, Hartmut Lange, Nadine Boske, Christian Bergmann, Uwe Dag Berlin, Til-Niklas Theinert, Daniel Michel, Swantje Kohlhof
Germania, 2013, 110', v.o. con sott. in italiano

- 10 febbraio, Sturm (Storm)
Regia: Hans-Christian Schmid
Interpreti: Kerry Fox, Anamaria Marinca, Stephen Dillane, Rolf Lassgård, Alexander Fehling
Germania, 2009, 110', v. ted. con sott. in italiano

- 17 febbraio, Love Steaks
Regia: Jakob Lass
Interpreti: Lana Cooper, Franz Rogowski, Kerstin Abendroth, Eric Popp, Marcel Gronzka, Ralf Winter, Marcel Herbrich, Ev-Kathrin Weiß
Germania, 2013, 89', v.o. con sott. in italiano

- 24 febbraio, Kohlhaas oder die Verhältnismäßigkeit der Mittel (t.l.: Kohlhaas ovvero la proporzionalità dei mezzi)
Regia: Aron Lehmann
Interpreti: Robert Gwisdek, Jan Messutat, Rosalie Thomass, Thorsten Merten, Michael Fuith, Luise Lähnemann, Christian Lex, Heiko Pinkowski
Germania, 2012, 90', v.o. con sott. in italiano

- 03 marzo, Zwischen Welten (Tra due mondi)
Regia: Feo Aladag
Interpreti: Ronald Zehrfeld, Burghart Klaussner, Felix Kramer, Pit Bukowski, Tobias Schönenberg, Roman-Timothy Rien
Germania, 2014, 103', v.o. con sott. in italiano

- 10 marzo, Heute bin ich blond (La ragazza dalle nove parrucche)
Regia: Marc Rothemund
Interpreti: Lisa Tomaschewsky, Karoline Teska, David Rott, Peter Prager, Maike Bollow, Alice Dwyer, Alexander Held, Jasmin Gerat
Germania, 2000, 91', v.o. con sott. in italiano

- 17 marzo, Oh Boy (Oh Boy - Un caffè a Berlino)
Regia: Jan Ole Gerster
Interpreti: Tom Schilling, Marx Hosemann, Friederike Kempter, Justus von Dohnànyi, Michael Gwisdek
Germania, 2012, 82', b/n, v.o. con sott. in italiano

- 24 marzo, Hotel Lux
Regia: Leander Haußmann
Interpreti: Michael Herbig, Jürgen Vogel, Thekla Reuten, Alexander Senderovich, Valery Grishko, Juraj Kukura
Germania, 2011, 110', v.o. con sott. in italiano

- 31 marzo, John Rabe
Regia: Florian Gallenberger
Interpreti: Ulrich Tukur, Daniel Brühl, Anne Consigny, Dagmar Manzel, Gottfried John
Germania/ Cina/ Francia, 2009, 134', v.o. con sott. in italiano




Valdarno Cinema Fedic 2015 Iniziati i preparativi per la XXXIII edizione del Valdarno Cinema Fedic 2015
San Giovanni Valdarno (Arezzo), 06-09 maggio 2015
www.cinemafedic.it

Insediato il nuovo Comitato Organizzatore che avrà il compito di preparare la 33. Edizione del prestigioso festival, fra le più antiche rassegne italiane dedicate al cinema indipendente. Confermato Stefano Beccastrini Presidente del Comitato. Fabio Franchi e Angelo Tantaro Vice Presidenti. Simone Emiliani è il Direttore Artistico. Serena Ricci Responsabile Scuola del Festival. Tra i membri del comitato confermati Barbara Fabbri, Giacomo Bronzi, Daniele Corsi, Roberto Merlino, Antonio Tosi, Stefano Bonchi, Elisa Naldini, Stefano Pratesi, Giulio Soldani. Nuovi subentri Jacopo Fontanella e Carlo Menicatti. L'organizzazione continuerà ad essere curata da Silvio Del Riccio.

Nelle prossime settimane sarà pubblicato il bando per partecipare al concorso che assegnerà il Premio Marzocco "Marino Borgogni" per la migliore opera in assoluto e tanti altri riconoscimenti oltre all'importante premio alla carriera da sempre conferito a un autorevole personaggio del Cinema. Una giuria giovani affiancherà quella ufficiale e assegnerà anch'essa altri premi. Specifici momenti d'incontro sono previsti per tutti gli autori delle opere presentate. In particolare per gli autori iscritti ai Cineclub Fedic saranno disponibili spazi per discutere delle opere prodotte in ambito della Federazione. Una sezione è riservata agli autori Toscani in rappresentanza della rilevante produzione filmica della regione ospitante. (Comunicato stampa)




Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


Documentario prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano.

Presentazione documentario




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




Copertina album Parallel Dimensions Parallel Dimensions (serie Just Music vol 36)
di Mac of BIOnighT
Disponibile su Bandcamp (WAV, FLAC, MP3)

«Quest'album è stato ispirato dai dipinti "cosmici" di Sandro Bardelli (www.sandrobardelli.it); mi ci sono voluti anni per trovare i concetti giusti che mi guidassero attraverso la creazione di brani che rappresentassero realmente quello che sento guardando i suoi lavori sognanti ed emotivi. Infine, dopo molti anni e tentativi, ecco l'album dove esprimo esattamente le sensazioni che mi danno i suoi spazi interiori e pittorici. Ho immaginato un universo bianco - la carta - che si riempie di linee che danzano, un cancello che si apre su un viaggio fra dimensioni parallele di colori e forme... ed ho composto e registrato guardando le sue opere. Mille grazie a Sandro Bardelli per avermi permesso di registrare questo album e di usare i suoi dipinti come copertina.» (Mac of BIOnighT)




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
Intervista e presentazione delle poesie di Ezio Solvesi


30 gennaio 2015, ore 20.30
TV-Capodistria, programma "Le parole più belle"
www.rtvslo.si/tvcapodistria/archivio/show/41



Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Germania europea, Europa tedesca
a cura di Luigi Reitani, Salerno editrice, 2014

Presentazione volume
28 gennaio 2015, ore 17.00
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

Presentazione con il dott. Thomas Jansen e in collaborazione con il Goethe Institut, organizzata dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste.




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015
225 artisti, pp.240, formato cm.30,5x21,5 (in occasione della presentazione in vendita al prezzo scontato di €50,00; copertina €70,00)

Presentazione volume
01 febbraio 2015, ore 11.00
Chiesa Madonna della Vittoria - Mantova
info@ariannasartori.191.it

«Puntuali all'appuntamento annuale, salutiamo con soddisfazione l'uscita del terzo volume del Catalogo Sartori 2015 d'Arte Moderna e Contemporanea. Per coloro che possono provare piacere a sfogliare il nostro catalogo, nella concezione dell'opera si è pensato soprattutto ad un pubblico di neofiti, che in numero crescente si avvicina al mondo dell'arte. A loro è destinato questo catalogo e alle loro esigenze si è cercato di venire incontro soprattutto con la scelta degli artisti e con l'estensione delle informazioni fornite su ciascuno di loro. In secondo luogo con l'organizzazione delle singole schede si è cercato di rendere chiara e facilmente comprensibile l'attività artistica dei singoli artisti. Questo sforzo che va verso la chiarezza e la facilità di lettura non è stato spinto all'eccesso per evitare una semplificazione eccessiva.

Da sempre ci poniamo come obiettivo la divulgazione tramite stampa, dell'opera di tanti artisti italiani, noti o già riconosciuti, tutti egualmente impegnati nell'approfondimento di una propria identità artistica. Partendo dallo scorso catalogo, ci siamo nuovamente impegnati a concretizzare nuovi contatti, ad approfondire nuove conoscenze che ci hanno permesso di incontrare artisti ricchi di aspettative e di ispirazioni, capaci di raggiungere il successo e la notorietà. Questa selezione di artisti si aggiunge a quelle operate nelle due edizioni precedenti, cosicché il numero complessivo degli artisti presi in esame dal Catalogo Sartori è assolutamente rilevante e degno d'attenzione.

Riuscire a produrre un libro ricco di informazioni utili alla conoscenza o all'approfondimento dell'arte italiana contemporanea attraverso le schede dedicate ad ogni singolo artista: ogni singola scheda, è caratterizzata dalla biografia, da un aggiornato e preciso curricolo artistico con gli elenchi delle diverse rassegne, quindi i possibili contatti e poi le straordinarie immagini a colori delle opere. Per alcuni artisti sono state inserite alcune note critiche. Anche questo volume si presenta vario, pieno di spunti di riflessione; ciascun artista ci parla con la propria sensibilità e da protagonista, del proprio mondo, del proprio vissuto, di frammenti di storia che insieme concorrono, in una sorta di colorato e fantastico caleidoscopio a dare una complessa visione dell'arte italiana contemporanea.» (Arianna Sartori)

Artisti recensiti

Alborghetti Davide - Amato Maria Agata - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Baglieri Gino - Balansino Giancarlo - Balansino Giovanni - Baldassin Cesare - Baratella Paolo - Barbero Carlo - Barbieri Nicoletta - Bazzani Nilo - Bellardi Franco - Bellini Enzo - Bellini Maria Grazia - Belluti Gianfranco - Benetton Simon - Bertazzoni Bianca - Bertoni Antonella - Blandino Giovanni - Bobò Antonio - Bodini Floriano - Bonaccorsi Miro - Bonato Erika - Bongini Alberto - Borioli Adalberto - Bortoluzzi Milvia - Brizzolesi Sergio - Brozzi Mario - Callegari Daniela - Calvi Cesare - Campanella Antonia - Canestrari Fiorenza - Cannata Matteo - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Cardone Pietro - Cargnoni Giacinto - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cavicchini Arturo - Cazzaniga Giancarlo - Celi Francesco / Pilec - Celli Alfredo - Cerri Giancarlo - Cerri Giovanni - Cesana Angelo - Chillemi Venere

Cinaglia Bruno - Cipolla Salvatore - Cipolletta Pasquale - Coccia Renato - Cortemiglia Clelia - Cortese Franco - Costa Piero - Costanzo Nicola - Cottini Luciano - Crisanti Giulio - Cropelli Fausta - Dal Bò Katja - Daleffe Franco - De Luigi Giuseppe - De Marinis Fausto - De Monte Roberto - De Rossi Antonio - Diazzi Roberta - Difilippo Domenico - Di Giampaolo Roberto - Di Iorio Antonio - Docci Alessandro - Dovera Isabella Clara - Dudley Rod - Dugo Franco Fabri Otello - Falco Marina - Ferraj Victor - Ferraris Giancarlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fonsati Rodolfo - Fornarola Salvatore - Frappa Lucia - Fratantonio Salvatore - Frisinghelli Maurizio - Garuti Giordano - Gauli Piero - Gentile Alfredo - Ghidini Pier Luigi - Ghilarducci Paolo - Ghisi Barbara - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Graziani Alfio Paolo - Gribaudo Ezio - Guala Imer - Gualtieri Ulisse

Lelii Marisa - Lipreri Mario - Loi Di Campi (Invidia Lorenzo) - Lomasto Massimo - Lo Presti Giovanni - Luca (Vernizzi Luca) - Luchini Iacopo - Luchini Riccardo - Madoi Giovanna - Magnoli Domenico - Maiolino Enzo - Mantovani Gianni - Mantovani Licia - Margheri Raffaello - Margonari Renzo - Marini Aldo - Marino Gabriele - Marra Mino - Martino Gabriella - Maspoli Mimma - Masserini Patrizia - Mazzotta Alfredo - Melotto Vito - Menozzi Giuseppe - Merik (Eugenio Enrico Milanese) - Mesini Andrea - Messini Claudio - Miano Antonio - Michelotti Marcello - Migliorati Luciano - Molinari Mauro - Monaco Lucio - Morelli Guido - Moretti Nesticò Lina - Mori Giorgio - Mottinelli Giulio - Nagatani Kyoji - Nastasio Alessandro - Negri Sandro - Negri Simone - Neviani Maria Cristina - Nonfarmale Giordano - Ogata Yoshin - Orlandini Fabrizio - Ossola Giancarlo - Palazzetti Beatrice - Palma Mario - Pancheri Aldo - Pancheri Renato - Paolantonio Cesare - Paoli Piero

Paolucci Enrico - Paradiso Mario - Patriarca Riccardo Giovanni - Pedroli Gigi - Perbellini Flavio - Peretti Giorgio - Perini Sergio - Perone Gennaro - Pesce Antonio - Petros (Papavassiliou Petros) - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pinciroli Ezio - Pizzolante Antonio - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Poli Nino - Polpatelli Carlo - Polpatelli Mario - Pozzi Giancarlo - Previtali Carlo - Puppi Massimo - Raza Claudia - Regazzoni Maria - Reggiani Liberio - Rezzaghi Teresa - Rigato Carla - Ritorno Maria Luisa - Rizzardi Recchia Andrea - Romeo Jorge - Rossato Chiara - Rossi Gianni - Rossi Giorgio - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio -

Salvestrini Edoardo - Santoro Giusi - Sapuppo Umberto - Scandurra Placido - Scaranari Claudio - Sciavolino Enzo - Scotto Aniello - Sebaste Salvatore - Settembrini Marisa - Sfortuniano Antonio - Simeoni Cristina - Soddu Stefano - Somensari Anna - Somensari Giorgio - Somensari Luigi - Terreni Elio - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Titonel Angelo - Tonelli Antonio - Torcianti Franco - Trevisan Franco - Trubbiani Valeriano - Vaccaro Vito - Venditti Alberto - Verga Pierantonio - Viglianisi Dina - Vigliaturo Silvio - Villani Dino - Violi Donatella - Vitale Carlo - Vitale Mario - Vivian Claudia - Voglino Alice - Zanetti Enzo - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zazzeroni Gianfranco - Zelda (Elda Zanferli) - Zerlotti Natalina - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Da straniero inizio il cammino
Schubert, l'ultimo anno

di Sandro Cappelletto, ed. Accademia Perosi - onlus

Presentazione libro
28 gennaio 2015, ore 18
Accademia Filarmonica Romana - Roma

Gli ultimi mesi della breve vita di Franz Schubert, "il più ardito e libero di spirito di tutti i musicisti moderni", come lo ha definito Robert Schumann, raccontati dalla penna di Sandro Cappelletto, con la postfazione di Azio Corghi. Allegato al libro, il cd del Quintetto con due violoncelli op. 163, registrato dal Quartetto Perosi e Stefano Blanc. Arnold Schönberg sosteneva che con l'opera di Schubert giunge a conclusione "il periodo classico" della nostra storia della musica. Lo ricorda il compositore Azio Corghi nella postfazione del libro del scrittore e giornalista Sandro Cappelletto, il terzo edito da Accademia Perosi - onlus, uscito a fine ottobre 2014. Oltre all'autore, interverranno Matteo D'Amico, direttore artistico dell'Accademia Filarmonica Romana, Christoph Meran, direttore del Forum Austriaco di Cultura, e il pianista Marco Scolastra che eseguirà alcune brani per pianoforte di Schubert.

Dal rapporto con Beethoven a quello con i tanti amici e la famiglia, dalle ristrettezze economiche alla malattia, Sandro Cappelletto racconta nelle oltre 200 pagine del libro l'ultimo anno di vita di Franz Schubert, servendosi anche di numerosi documenti mai finora pubblicati in italiano. Il racconto prende avvio a Vienna il 26 marzo 1828, primo anniversario della morte di Beethoven. Quella sera, gli amici fanno dono a Franz di un concerto interamente dedicato alla sua musica: è il primo e rimarrà l'unico. Il compositore è un trentenne malato al quale restano da vivere meno di otto mesi. Una corsa contro il tempo, un'incontenibile ansia creativa si stagliano sullo sfondo di una profonda scissione tra pubblico riconoscimento e privata grandezza di artista.

E' il periodo che vedrà nascere alcune tra le sue opere più alte, destinate a rimanere a lungo sconosciute al pubblico e agli stessi musicisti: "La sola creazione di tali capolavori in quell'arco di tempo sembra incredibile, ma la qualità dell'ispirazione, della magia, è miracolosa e supera ogni spiegazione", ha scritto Benjamin Britten. Ma la ricezione della musica schubertiana rimarrà a lungo confinata a pochi titoli, facendo prevalere un'immagine assai limitata del suo genio creativo, mentre verrà messa in atto una vera e propria falsificazione di alcuni aspetti della sua vita privata. L'attività editoriale è uno dei fiori all'occhiello dell'Accademia Perosi di Biella. Insieme alla stagione concertistica, i corsi accademici e pre-accademici, le masterclass e l'istituto di base, la casa editrice è segno tangibile dell'impegno a tutto tondo nella divulgazione artistica e musicale nel nostro Paese. (Comunicato stampa Forum Austriaco di Cultura)




Agenda 2015 Sartori Agenda 2015 Sartori "Di-segno in-segno"
Opere su carta - Antologia

pagg.432, cm.24x17, legatura in cartonato, €25,00
info@ariannasartori.191.it

Alla sua quindicesima edizione, l'agenda, illustrata da 372 immagini, in una elegante veste editoriale, ha la peculiarità di presentare diverse personalità artistiche. Dodici artisti, scelti ed invitati uno per ogni mese. Sono riportate le dodici schede biografiche e per ciascuno sono riprodotte 31 opere su carta, spesso realizzate per l'occasione, che permettono di completare e approfondire la conoscenza del lavoro dell'artista.

Di seguito gli artisti pubblicati nell'Agenda 2015 Sartori:

- Alvaro: "...con la sua naturale disposizione al grafismo, racconta con i segni in luogo delle parole, in una sorta di personalissimo crogiuolo di Astrazione narrante..."
- Simon Benetton: "...la sua fama dilagante lo vede portare avanti il suo intimo dialogo dal ferro alla luce del cristallo e le sue sculture sono collocate in molte città italiane ed estere..."
- Michele Cannaò: "...dedica la sua attività allo studio dei miti, dei labirinti, delle figure della cultura come Federico II, Leonardo Sciascia, di Odisseo Scilla e Cariddi e delle forti dinamiche sociali..."
- Massimo Marchesotti: "...trascorre gran parte della sua vita dedicando grande impegno alla figura umana; riceve onorificenze dal Comune di Milano per la sua attività artistica nel campo dell'arte figurativa e in quella della musica..."
- Mauro Molinari: "...dalla iniziale rielaborazione pittorica dei motivi tessili, orditi e trame, prende avvio un ciclo pittorico che lo porta, come naturale evoluzione del suo percorso evolutivo, alla sua peculiare figurazione..."
- Sara Montani: "...da sempre impegnata nell'attività di curatela di manifestazioni a carattere socio-culturale, grazie alla sua intuizione su regole e trasgressioni riesce a dar vita a nuovi entusiasmanti progetti formativi di incisione..."
- Giorgio Peretti: "...è tra i firmatari del manifesto dell'importante movimento artistico Decostruttivismo (teorico Attilio Marcolli); scrive la sua importante dichiarazione di poetica sull'arte concreta e decostruttivista..."
- Flavio Roma: "...considerato tra i più rappresentativi e coerenti artisti contemporanei, trova un'efficace espressività soprattutto con la scultura e la ceramica..."
- Edoardo Salvestrini: "... attratto da sempre dalla pittura antica, dipinge i luoghi a lui cari come ambienti di sogno, di memoria, a volte inquietanti..."
- Luigi Timoncini: "...a Milano è tra i primi e tra i maggiori interpreti del movimento realismo esistenziale; direttore della Scuola d'Arti Applicate del Castello Sforzesco, la porta a livelli di fama internazionale..."
- Togo: "...sue opere sono presenti in numerosi luoghi pubblici e privati, recentemente una sua grande opera è esposta in maniera permanente nella grande sala della Stazione Centrale di Messina..."
- Galeazzo Viganò: "...la sua pittura è principalmente tesa a cogliere ogni possibile connessione storica, culturale, magico simbolica, addirittura rituale..."




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




La miniatura armena - Libro-calendario 2011 La miniatura armena
Libro-calendario 2011

a cura di Giovanna Parravicini, RC Edizioni «La Casa di Matriona», pagg.50, formato 31x44, Milano 2010, €15,00
Depliant

Per il 2011 il tradizionale libro-calendario di Russia Cristiana propone un tema di straordinario interesse, il mondo delle miniature armene, attraverso una selezione di opere dal VI al XVI secolo. L'opera, a cura di Giovanna Parravicini (ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana) costituisce infatti una raccolta di splendide miniature provenienti dalle collezioni dell'Istituto Matenadaran di Erevan e della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro a Venezia, riprodotte in grande formato.

Le miniature sono state realizzate da Sejranus Manukjan e Zaruhi Hakobjan (Istituto Matenadaran, Erevan, Armenia), Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum, Venezia). Ogni miniatura è corredata da una descrizione completa artistica e storica. L'opera è arricchita da un testo monografico (con immagini e foto) sulla storia della miniatura armena con approfondimenti sulle diverse scuole di miniatura, sulla Chiesa Armena, su alcuni tratti caratteristici della spiritualità.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina libro Guerra dei Pazzi Cacciate Lorenzo! La guerra dei Pazzi e l'assedio di Colle Val d'Elsa 1478-1479
di Marco Barsacchi, Protagon Editori, pagg.208, 24,00 euro

La guerra che seguì la congiura dei Pazzi, e che da questa prese il nome, è tipica espressione di quell'epoca inquieta, di cui evidenzia ambizioni, timori, debolezze, ipocrisie che contrassegnavano le relazioni politiche e diplomatiche, riflettendosi poi nella strategia e nella condotta delle operazioni militari. Dopo aver rapidamente delineato il contesto storico in cui nacque, il volume di Marco Barsacchi, segue le vicende del conflitto che ebbe luogo in Toscana ma che coinvolse tutte le potenze del periodo: il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli, Le repubbliche di Venezia, di Firenze e di Siena.

Si sofferma in particolare sull'assedio di Colle Val D'Elsa che, delle ostilità fu l'episodio culminante e decisivo, segnandone la fine. Tale assedio, durato 52 giorni, offre un quadro vivace di guerra quattrocentesca: con gli assalti alle mura, il fuoco terrificante delle bombarde e quello insidioso delle artiglierie minute, gli atti di eroismo, i rancori municipali, le inutili crudeltà, le distruzioni e le sofferenze degi abitanti. I fatti della guerra e dell'assedio sono raccontanti valendosi di documenti e testimonianze dell'epoca, il che conferisce al dettato un sapore di vicende lontane, in qualche nodo viste con gli occhi e rievocate con le parole di coloro che le vissero in prima persona.

Il volume è arricchito da una prefazione di Franco Cardini, numerose tavole a colori con gli alberi genealogici delle famiglie dei Medici, dei Pazzi, Aragona, e Della Rovere Riario, i disegni con i ritratti dei principali protagonisti storici l'elenco dei "Dramatis personae" e un'appendice documentaria che riproduce il Documento della resa di Colle Val d'Elsa e il Trattato di Pace stipulato a Napoli il 13 marzo 1480. E' il primo titolo a inaugurare la collana "Guerre e Cavalieri" diretta da Franco Cardini per Protagon Editori. Il volume sarà presentato mercoledì con gli interventi del sindaco Paolo Brogioni, dell'assessore alla Cultura Alessandra Topini, dell'autore Marco Barsacchi e dello storico Franco Cardini.




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. E' un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui Protagonisti. Arte e scienza a Trieste (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen (Isola d'Istria, oggi in Slovenia), triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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