Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni, pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Gino Fossali - La presa del potere dell'Olimpo - trittico Gino Fossali
26 novembre (inaugurazione ore 18.30) - 20 dicembre 2014
Spazio Tadini - Milano
www.spaziotadini.it

Tra gli artisti che hanno dato un contributo importante alla città di Milano tra gli anni 60 e gli anni 70 troviamo Gino Fossali, scomparso nel 2002. Nella sua pittura si individuano tutti gli elementi che hanno contraddistinto i cambiamenti culturali e tecnologici di quegli anni come per esempio l'uso della televisione. L'artista ha fatto del racconto della mitologia e dei falsi miti creati dall'uomo, della fragilità umana, della tragicità delle forze della Natura e della complessità dei poteri sociali gli argomenti principe dei suoi lavori artistici.

Temi importanti, a volte drammatici, come il ciclo di opere sul Vajont, eppure raccontati con una finezza di tratti e di colore capace di smorzare i toni dei contenuti. Con il passare degli anni, nei suoi lavori pittorici il tratto diventa sempre più rapido e le scene più movimentate, mentre la scelta dei colori diventa sempre più selettiva fino ad articolarsi in un dialogo perpetuo tra colori freddi e caldi. Il viola dello spirito tanto quanto il celeste e il blu del cielo o del mare si sposano sempre con i rosa che quasi mai arrivano al rosso, ma mettono in rilievo la fertilità dei giovani verdi pieni di freschezza primaverile a cantare un inno alla vita anche nella piena consapevolezza della morte.

Tanto che la sua ultima opera è Germinazione. L'arte di Gino Fossali, come hanno scritto i critici che più hanno seguito il suo lavoro, come Giorgio Seveso e Antonio D'Amico, è densa di significati allegorici, ma anche cronaca della realtà. Una pittura impegnata, tipica di quegli anni, ma in cui Fossali, non perde mai i riferimenti alla storia passata e utilizza la mitologia greca come metafora di questa continua ricerca del divino. (Comunicato Ufficio stampa - Melina Scalise)




Extempore - mostra di Luciano Paone e Giacomo Perticone alla Galleria Roma di Siracusa Luciano Paone | Giacomo Perticone: Extempore
termina lo 02 dicembre 2014
Galleria Roma - Siracusa
www.galleriaroma.it

L'esposizione di opere che Luciano Paone e Giacomo Perticone propongono in un allestimento sobrio ed elegante nella Galleria d'arte contemporanea "Roma" di Ortigia, nella sua naturale complementarità e nella comune pratica, anche, di una pittura di paesaggio en plein air - pratica quasi completamente relegata oggi a una dimensione amatoriale - va letta come un "dittico". Nella fresca immediatezza di una pittura sensitiva e sincera, che non ci tiene ad essere incasellata in una qualsiasi "tendenza", le opere di Paone e Perticone emanano una essenza reale e fantastica insieme, un poco incantata come quella che si percepisce in certe musiche di Grieg: balsamica e pacificata come un profumo resinoso.

Le opere esposte costituiscono brani magnifici di un creato felicissimo, in cui mito e storia sprofondano nella natura e riemergono luminose e vive: marine scoperte in tagli di coste morbide che sembrano abbracciare il mare, torri, templi, casolari remoti, piazze ed eremi, poesia di montagne, di vulcani, di fiumi e di acque limpidissime, di tempeste impetuose; di riflessi della natura nella storia e della storia nella natura, in una simbiosi antica e sempre "ritrovata", colta dallo sguardo sincero e profondo dei due pittori.

In Luciano Paone la fluida stesura dei colori, a un tempo contenuta ed eccitata, dà la possibilità alla materia cromatica di inserirsi, fluire, cadere rapida ad abbracciare le forme, per poi svanire o ritornare a macchiare, fondendosi in giochi di colore, creando brillii, trasparenze, palpiti coloristici di un vero incantato. Forme e colori esprimono il temperamento equilibrato dell'artista, fondato su un felice connubio tra la riflessione intellettuale e la componente emotiva, che trova massima espressione nell'intensità del colore e nella ricerca di una spazialità vasta e diffusa, che accoglie in sè la "narrazione" dei luoghi del mito e della classicità siracusana in cui si rispecchia l'anima dell'autore, che si ricompone nell'assetto strutturale del dipinto e nella solidità del "lineamentum" che allude a vere e proprie architetture cromatiche.

Giacomo Perticone crea una pittura che è, nel suo "fundamentum", esperienza. Con una sapiente tecnica compositiva che combina l'ampiezza panoramica dell'affresco con la "messa a fuoco" del paesaggio – una strategia visiva, quindi, di grande suggestione percettiva – Perticone "mette in scena" pittoricamente tanta parte di un repertorio che, per molti decenni, ha costituito l'inconfondibile filigrana del paesaggio siciliano, e che il nostro pittore individua significativamente, non tanto nell'elenco delle colture della tradizionale "fondo" (l'ulivo, la vite, il sommacco, ma anche l'agave e il fico d'india) quanto, piuttosto, nel nodo che stringe quella vegetazione alla terra argillosa, al mare, al corso di un fiume, agli eremi sperduti e alle tonnare, al succedersi a perdita d'occhio dei profili ondulati delle colline e dei monti, alla scura densità di un cielo in tempesta.

La "tavolozza" cromatica, che nella produzione di Perticone è laccata da una luce che staglia nitidissima l'evidenza delle cose, in Paone, invece, si smorza in una "texture" di toni ribassati, morbidi; la materia pittorica, che Perticone guida in direzione di una verità visiva e tattile, anche quando confini e superfici assumono una valenza più mossa, in Paone si sfrangia, irregolare, talvolta sfumando e diluendosi indipendentemente da qualsiasi fedeltà ottica. Il paesaggio che Paone e Perticone "raccontano" nella loro pittura contiene in sé, nella sua memoria, quelli che sono stati i primordi della nostra terra. Le vedute urbane sono un paesaggio arricchito dalle opere dell'uomo; il "landscape" contiene in sé la dolcezza ed il calore delle cose fragili, lontane, destinate a dileguare.

La figura umana, infine, nei ritratti, costituisce uno dei temi più introspettivi e psicologici della pittura di Paone. Non mi soffermo sulla complessa e suggestiva rete di "rimandi" e di "citazioni" che impreziosiscono la ricerca visiva dei due pittori come la declinazione dei tagli, delle inquadrature e della iconografia, riconducibili all'"itinerario pittorico" reso canonico dal "Grand Tour" e dai viaggiatori ottocenteschi, a conferma della "persistenza" di quella iconografia che gli "ateliers" fotografici hanno contribuito, del resto, a perpetuare sino ai giorni nostri: e che si sedimenta, nelle opere dei nostri.

Ad esempio, nel punto di osservazione "ribassato" e "radente" che Perticone adotta ne Il fiume a memoria di quello "classico" sull'Anapo, in prossimità di un'ansa del fiume; o, in una serie di varianti, quello che si ritrova in Paone nella ricostruzione dell'Olympieion, che rinvia a inquadrature adottate in alcuni disegni di autori di inizio secolo, con, sullo sfondo, lo skyline di Siracusa, cristallizzato dalla luce in un impasto bianco come una città orientale. Ciò a conferma di come la storia e la tradizione – anche visiva e iconografia – sia alimento vivo e vivificante della poetica dei due artisti, e non mero rimando a una cornice temporale esteriore. Ho trovato le opere di Perticone e Paone interessanti, significative; vi ho colto dentro una poesia gentile, serena, brividata tuttavia da un'ansia latente, diffusa.

Questi dipinti, per il loro realismo, per la loro intensità lirica, per la loro semplicità elegante e non invasiva si oppongono ad una dominante "autre-gard" caratterizzata, oggi, dall'ostinata e disamorata ricerca di una astrazione formale senza anima e senza progetto – senza storia - e ritornano ad un antico, nobile concetto di pittura. Come mi è capitato di affermare in diverse occasioni, un artista può essere "antico", pur essendo contemporaneo. Perticone e Paone raccontano un mondo quotidiano e intimo di ritratti, di paesaggi, di "vedute" accarezzati dal pennello proprio in virtù della loro "morandiana" semplicità. Ritratti paesaggi e vedute in cui si ritrova la tradizione realistica della scuola pittorica italiana, filtrata da un occhio sensibile al dato naturale che rievoca memorie e miti vittoriniani e quasimodei, sullo sfondo di una natura mediterranea incessantemente agitata dal demone del "pensiero meridiano". (Dittico Siracusano - Le opere di Luciano Paone e Giacomo Perticone tra intimismo, natura e mito, di Salvo Sequenzia)




Enrico Benaglia - La notte è pronta per uscire - serigrafia su tela cm.80x58 Mostra collettiva di fine anno 2014
28-29-30 novembre (inaugurazione) - 31 dicembre 2014
Galleria d'arte contemporanea Edarcom Europa - Roma
www.edarcom.it

Come ogni anno, tutta la superficie espositiva sarà allestita al fine di poter dare la più ampia visibilità a ciascuno degli oltre trenta artisti con cui la galleria collabora. Oltre 200 le opere in mostra tra dipinti, opere grafiche e sculture di alcuni tra i più importanti artisti attivi dalla seconda metà del '900 a i giorni nostri. La mostra collettiva di fine anno durerà per tutto il periodo natalizio fino al 31 dicembre 2014.

Opere di: Ugo Attardi, Mauro Bellucci, Enrico Benaglia, Franz Borghese, Ennio Calabria, Angelo Camerino, Michele Cascella, Tommaso Cascella, Giuseppe Cesetti, Angelo Colagrossi, Roberta Correnti, Marta Czok, Mario Ferrante, Salvatore Fiume, Felicita Frai, Franco Gentilini, Gianpistone, Emilio Greco, Renato Guttuso, Ivan Jakhnagiev, Andrea Marcoccia, Franco Marzilli, Piero Mascetti, Maurizio Massi, Sebastian Matta, Francesco Messina, Mauro Molle, Norberto, Sigfrido Oliva, Ernesto Piccolo, Giorgio Prati, Salvatore Provino, Domenico Purificato, Aldo Riso, Carlo Roselli, Sebastiano Sanguigni, Aligi Sassu, Cynthia Segato, Mariarosaria Stigliano, Orfeo Tamburi, Lino Tardia, Renzo Vespignani.




Oltre il Segno
termina lo 06 dicembre 2014
Palazzo Stella - Genova
www.satura.it

Percepita l'esigenza di rappresentare la realtà filtrata dalla propria coscienza, abbandonando l'imitazione, esprimere la propria interiorità e la visione soggettiva del mondo e risultando insufficiente a rendere tali impressioni una figurazione tradizionale, l'unica soluzione è oltrepassare i limiti della forma, andare oltre il segno e affidare la propria espressività a linguaggi astratti e informali. Con l'esperienza informale l'arte, infranti i termini della mimesi, sceglie di restare coerente alle dinamiche del dato soggettivo. La forma come apparenza del reale viene rinnegata alla ricerca di soluzioni che possano raffigurare il flusso continuo di relazioni tra le cose, cancellando quel senso di incomunicabilità che sembra insormontabile.

L'arte informale, pur essendo un movimento artistico eterogeneo, si pone in forte polemica con tutto ciò che, in qualche modo, può essere riconducibile ad una forma, negando con essa la conoscenza razionale che ne deriva. Il concetto di "informale" racchiude in sé il disagio dell'uomo moderno, una crescente sfiducia verso la razionalità e ogni forma di conoscenza, che si concretizza nel rifiuto di qualsiasi forma logica all'interno del contesto artistico. Gesto e materia diventano elementi costitutivi della pittura, soggetti autonomi, svincolati da schemi rappresentativi e contenutistici.

Anche l'Italia, come gli Stati Uniti e la Francia, vanta una tradizione informale importante: l'astrazione di Afro, la matericità di Burri, la gestualità di Vedova e le provocazioni/lo spazialismo di Fontana. Grandi maestri che aprendo la strada, nel nostro paese, a questa corrente artistica hanno permesso, con le loro sperimentazioni, che si sviluppassero le molte valide proposte che si annoverano nel presente. Questa mostra vuole dare testimonianza proprio di queste molteplici esperienze: declinazioni dell'informale caratterizzate dalla dissoluzione della "figura", inedite evoluzioni di esperienze concettuali, sintesi di gestualità compositive e segniche. Una narrazione della forza dell'immagine come luogo in cui la libertà creativa dell'artista prende corpo abbandonando ogni schema strutturale significante e convertendo l'ignoto e l'indicibile dell'inconscio.

Artisti: Rosario Abate, Stefano Accorsi, Monica Anselmi, Luigi Bianchini, Pietro Canale, Silvana Franco, Gianluigi Gentile, Bruno Grassi, Hilke Kracke, Gloria Veronica Lavagnini, Riccardo Panusa, Alessandro Pastorino, Paola Pastura, Elisabetta Piu, Camilla Rossi, Gio Sciello, Raimondo Sirotti, Elisabetta Sonda, Antonia Trevisan, Nevio Zanardi.




Opera di Marco Bellomi Opera di Luigi Profeta Marco Bellomi: Niente di personale
Luigi Profeta: Memorie di luoghi


termina il 28 novembre 2014
Spazio E | Spazio E2 - Milano
aestdelleden@libero.it

L'arte di Bellomi si definisce per una volontà palese di voler circoscrivere, ridefinendolo, uno spazio pittorico caratterizzato da ampie campiture di colore, da geometrie astratte solcate da segni evidenti di primitiva, sciamanica incisività. Il tutto riporta ad una poetica al limite della figurazione, rivolta ad indagare gli spazi, le frontiere incerte, i limes di un territorio che ci parla della dimensione del Sacro, dell'Altro da Sé ovvero dell'incerto, della trascendenza, dell'impermanenza. Oltre lo spazio elimitato, evocativo di una dimensione di senso che assorbe completamente l'osservatore, si ritrova tanto l'artista quanto sé stessi. I segni e gli spazi ci parlano di Noi, della nostra capacità di abbandonare le certezze, i bisogni indotti e la continua ricerca del senso e di sicurezza che ci fa Uomini, soggetti indifesi all'immanenza della Libertà.

Noi uomini ci definiamo per le nostre esperienze e per le nostre scelte, entrambe collocabili lungo le direttrici della nostra esistenza disegnando un tracciato in continua evoluzione in cui la memoria e le emozioni del momento giocano un ruolo determinante. Le fotografie della memoria di Luigi Profeta, in bianco e nero per rendere la purezza assoluta di un'immagine in cui è il fruitore a dover aggiungere i colori del suo vissuto, rimandano ad un'esperienza del mondo che vibra tra il personale e il sociale.

Da una parte c'è l'occhio dell'artista, i luoghi della sua memoria, dall'altra ci sono angoli di mondo che parlano delle vicende di una società che è capace di abbandonare all'incuria la propria storia, di una natura forte che impone le proprie architetture apparentemente disordinate dove la mano dell'uomo smette di esercitare il suo controllo, di cuori sbalestrati dalla frenesia che cercano conforto nella ricerca di una conferma del proprio vissuto visitando luoghi conosciuti che hanno marcato loro passaggi formativi. La sensazione di nostalgia che così si viene a creare dovrebbe favorire l'insorgenza di un senso di vergogna tendente alla rinascita tramite l'azione. E così il desiderio di voler vedere rinascere certi luoghi si unisce alla spinta esistenziale di metabolizzare e superare i traumi personali che ciascuno custodisce nell'anima. (Alessandro Baito)




Mythos - mostra di Andrea-Valleri Andrea Valleri: Mythos
termina il 30 novembre 2014
Sala Giubileo - Filoxenia - Trieste
www.hfc-sezioneitaliana.com

La Fondazione Ellenica di Cultura - Italia, la Comunità Greco-orientale di Trieste e l'Università di Trieste - Lingua Neogreca organizzano la mostra con opere di pittura e scultura di Andrea Valleri, artista e studioso di filosofia greca, presentate dal critico Flavio Andreoli. Avvicinare l'arte di Andrea Valleri costituisce una singolare avventura intellettuale e spirituale: la presenza drammatica e incalzante della tecnologia nella società odierna, la forza evocativa e simbolica degli antichi miti, idee e scenari del mondo classico, angosce e contraddizioni proprie dell'uomo post-moderno, trovano sintesi ed espressione nel linguaggio della Pop Art che ne amplifica la portata e ne ripete, in modo talvolta ossessivo (e sempre emozionante), le domande, le tensioni, la ricerca.

Caratteristico dell'autore è l'approccio propriamente filosofico all'esperienza creativa (attitudine - questa - scritta del resto nel suo Dna, come testimoniano e la sua formazione culturale, e la sua stessa professionalità): da ciò la tendenza alla problematizzazione e alla ricerca intellettuale, aperte entrambe tanto alla risposta della filosofia antica, quanto a quella della teologia giovannea o a quella della scuola ermeneutica. La volontà che affiora nell'arte di Andrea Valleri (e soprattutto nella scultura) è quella della conoscenza come sintesi della memoria, testimoniata - sotto il profilo tecnico - dalle stesse procedure compositive attraverso le quali l'impegno creativo conduce alla realizzazione dell'opera.

Le materie inerti (la pietra, il legno, il ferro) non si sommano semplicemente, né si sovrappongono, ma si penetrano in una sintesi finale aspra, e tuttavia profondamente unitaria, sostenuta magari dall'armonia avvolgente di movimenti flessuosi, quasi ad onde (cfr. ad es. Dioniso e Arianna) o dallo slancio verticale di forme nette e puntute (come nell'Archiloco). L'arte Pop di Andrea Valleri vuole offrire al fruitore la possibilità di una sintesi, di una rilettura ermeneutica capace di ricollegarlo alla tradizione storica dalla quale pure proviene. Avvicinare quest'arte può costituire davvero una interessante avventura spirituale, a patto di accostarla con animo sgombro da pregiudizi e disponibilità a lasciarsi guidare nei labirinti del pensiero dalla dichiarata volontà delle forme per costruire poi, nella propria dimensione interiore, quegli spazi di ricerca ai quali è fine stesso dell'opera condurre le coscienze.

Le opere di Andrea Valleri sono state presentate in molte città della Grecia: alla Comunità di Thassos (2005, 2006, 2008), alla Pinacoteca del Pireo (2007), presso il Municipio di Halkida in Eubea (2007), presso il Municipio di Cefalonia (2009), alla Baslica di San Marco del Comune di Iraklio di Creta (2010), al Parlamento Ionio a Corfù (2011), alla Pinacoteca di Corfù e alla Pinacoteca di Rodi (2012). Sono state inoltre presentate in Italia, a Villanova (2004), all'Abbazia di Sesto al Reghena (2006), a Venezia (2007, 2009) e anche in Croazia, al Castello di Pazin (2007). (Comunicato stampa)




L'arte rigenerata di Rocco Borella (1920-1994)
termina il 23 dicembre 2014
Satura art gallery - Genova
www.satura.it

Questa mostra commemorativa - a cura di Mario Napoli in collaborazione con l'Associazione Rocco Borella - vuole celebrare il grande artista genovese Rocco Borella a vent'anni dalla sua scomparsa, ripercorrendo alcune delle tappe più importanti della Sua carriera artistica. Il suo percorso si avvia negli anni Quaranta sulla esperienza degli artisti di Corrente verso una scelta figurativa, per poi volgere all'astrattismo geometrico sull'esempio di Klee e Mondrian, avvicinandosi al gruppo romano di Forma 1. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta si precisa una sua ricerca artistica individuale basata principalmente sul colore, supportata anche dalla sua attività didattica, che lo conduce ai grandi raggiungimenti degli anni Sessanta e Settanta, congiunti ad artisti americani e svizzeri, oltre che italiani.

Nei due decenni successivi ritorna a una pittura gestuale, legata ai suoi inizi in campo informale rinnovando anche il suo interesse per il disegno e la ceramica. La mostra, oltre che commemorarlo, vuole definire nel dettaglio il suo percorso artistico, ma anche sottolineare le correnti, i movimenti e gli artisti che hanno concorso alla sua evoluzione pittorica; in primo luogo demarcando i contatti stilistici con i gruppi creatisi nel dopoguerra in Italia e con le forme di promozione di questa arte innovativa; in secondo luogo ricercando i punti di contatto con l'arte internazionale senza omettere l'intensa volontà di sperimentazione che ha sempre caratterizzato la sua storia artistica.




MAD 14 Mostra sull'attività didattica dell'Accademia di architettura di Mendriso MAD'14: Mostra sull'attività didattica

termina il 20 dicembre 2014
Galleria dell'Accademia di architettura (Palazzo Canavee) - Mendrisio (Svizzera)
www.arc.usi.ch

MAD è una panoramica sulla ricerca e sui risultati degli insegnamenti dell'Accademia di architettura di Mendrisio, riferiti all'anno accademico 2013/2014 e mostrati attraverso i lavori degli studenti. La pratica del fare architettura viene esposta nella sua più ampia aspirazione. Emergono l'attenzione ai concetti di luogo e di contesto, e le implicazioni di ordine paesaggistico e territoriale; tematiche che, tutte e con approcci diversificati, vengono esplorate sia negli atelier di progettazione sia nell'ambito dei corsi teorici.




Giovanni Femia - DOTTOR JEKYLL - acrilico su tela Giovanni Femia - RAY CHARLES - plastico su legno "Personaggi, acrilico-plastico"
Opere di Giovanni Femia


06 dicembre (inaugurazione ore 18.00) - 20 dicembre 2014
Palazzo Comunale - Morazzone (Varese)

Dopo le esperienze internazionali l'artista di Castiglione Olona Giovanni Femia torna ad esporre nel Varesotto, precisamente a Morazzone nella bella Sala Mazzucchelli del Municipio. Femia è pittore, scenografo, autore di racconti e di poesie (ha pubblicato due libri di liriche, 16 luglio e Promenade). Classe 1982, della generazione per cui le frontiere sono solo quelle dello spirito, l'artista ha viaggiato in terre lontane, dove ha soggiornato ottenendo ovunque consensi con mostre personali, concretizzando così un curriculum molto interessante per la sua giovane età. A Morazzone, viene presentata una rassegna di opere recenti.

Scrive il critico d'arte Fabrizia Buzio Negri nel testo per la mostra: "Talento e un pizzico di follia contraddistinguono le opere in esposizione: un mondo visionario da cui escono "giganti" che catturano la fervida fantasia di Giovanni a suggerire metafore, simboli, analogie, esistenti tra vita vissuta e contemporaneità. Sono una dozzina le opere, tra grandi tele dipinte nella gestualità improvvisa dell'acrilico e piccole tavole in legno con tessere in acetato a taglio laser a formare un mosaico astratto, fermato nel fluire di energie segrete, senza principio né fine."

Un contrasto apparente tra impulso del gesto e astrazione: vortici espressionisti di un colore fortissimo evocano personaggi come il Dottor Jekyll o Sancho Panza e, accanto, la trascendenza delle composizioni astratte fissano in un ordine apparente lo schema allusivo a Ray Charles, Jimi Hendrix, Frida Kalho, Salvador Dalì. "Passaggi veloci/sguardi fugaci/rubo anime/cerco amore". (Settembre dalla raccolta di liriche Promenade).




Glitch: Interferenze tra arte e cinema in Italia
termina lo 06 gennaio 2015
PAC Padiglione d'Arte Contemporanea - Milano

Collettiva, a cura di Davide Giannella, che riunisce opere di artisti italiani delle ultime generazioni, volte a esplorare le relazioni di linguaggio e contesto tra due diversi mondi. La mostra è la più ampia panoramica dedicata finora in Italia ad uno dei temi centrali dell'arte contemporanea. Glitch presenta una selezione di opere tra film, installazioni, fotografia e performance, realizzate da artisti italiani negli ultimi quindici anni, dal 2000 al 2015, con pochissime eccezioni che suggeriscono antecedenti e contrappunti. Si rifà al linguaggio dell'elettronica e del digitale: il glitch è una distorsione, un'interferenza non prevista in una riproduzione audio o video, un'onda breve e improvvisa che dura un istante e poi si stabilizza.

Un momento inatteso che può diventare rivelatore, come possono esserlo le opere in mostra: tracce di un territorio i cui confini sono in costante via di definizione, tesi e sfumati tra diversi sistemi critici, di produzione, distribuzione e fruizione. Filo conduttore è l'idea di storytelling, di rifrazione tra narrativa lineare e non lineare, verità e finzione, ma anche di ricerca attorno all'atto di guardare e di montare storie: elementi fondanti del cinema e trame dell'arte recente, ma soprattutto strumenti nella creazione di miti e immaginari attraverso differenti linguaggi. Il passaggio definitivo al digitale ha portato allo snellimento degli strumenti e all'assottigliamento dei costi nella produzione e distribuzione di immagini in movimento.

Quelle che sino a pochi anni fa erano, per qualità formale e costi, produzioni esclusive dell'industria cinematografica, sono oggi alla portata di un sempre più ampio numero di autori. Sempre più artisti visivi - anche in Italia - si sono avvicinati alla sperimentazione nell'ambito delle immagini in movimento, superando o discostandosi della videoarte per avvicinarsi al linguaggio più narrativo del cinema e all'immediatezza di internet. Il risultato è l'allargamento di quell'area di confine in continua evoluzione, l'interstizio tra territori attigui, ma ancora distinti, chiamato Art Cinema. Glitch si sviluppa su tre piani principali, tre aree che si muovono intorno all'idea di opera filmica.

Il primo livello, quello cinematografico, trasforma il PAC in un multisala con un programma di film d'artista proiettati in veri e propri mini-cinema realizzati ad hoc per la mostra. Le opere, raccolte in serie e per temi, avranno soprattutto carattere narrativo: produzioni di artisti che lavorano nella cornice dell'arte contemporanea o meta-film, appartenenti all'ampia categoria del cinema sperimentale. Il secondo livello, quello delle installazioni, contiene opere che instaurano relazioni con il linguaggio e l'immaginario cinematografico e funzionano come declinazioni, traduzioni o presupposti dei lavori filmici. Il terzo livello, quello performativo, proporrà performance come dispositivi dal vivo di immagini in movimento, presentando progetti che sfondano la dimensione dello schermo, oppure creano relazioni multimediali o ancora analizzano e sottolineano, reinterpretandoli, elementi specifici del cinema.

L'allestimento dei mini-cinema sarà realizzato con materiale Alcantara prodotto in due speciali versioni. Seguendo una precisa volontà di collaborare con altri progetti e istituzioni attive sul territorio, il PAC in quest'occasione collabora con Careof DOCVA e Milano Film Festival, due realtà che da anni a Milano si occupano rispettivamente di arte e di cinema. Come di consueto, il PAC ha in programma una serie di attività per avvicinare il pubblico alle opere in mostra, insieme a serate di approfondimento con proiezioni dedicate a monografie d'autore e selezioni di carattere tematico.

Davide Giannella (1980) è curatore indipendente. La sua ricerca è incentrata principalmente sulle relazioni tra il sistema dell'arte e i differenti ambiti dell'orizzonte culturale contemporaneo. Ha lavorato parimenti per istituzioni pubbliche come la Triennale di Milano (Junkbuilding, 2008, collettiva) e il Museo Marino Marini di Firenze (Glaucocamaleo, 2014, Luca Trevisani) e per gallerie private e spazi indipendenti come Ramiken Cruicible (New York; Surfing With Satoshi, 2013, Alterazioni Video) e Le Dictateur (Milano; UV-Ultraviolento, 2012, collettiva).

Glitch trasforma invece il PAC in un multisala e in una fantasmagoria sul cinema, per esplorare il territorio di confine tra arte, film e immaginazione, con l'ambizione di diventare anche punto di partenza per una ricerca continua sulle produzioni e sui modi di diffusione di lavori che, anche in Italia, alimentano uno dei luoghi più densi dell'attuale scena artistica internazionale. Obiettivo del Comitato Scientifico del PAC è infatti quello di amplificare il ruolo storico del Padiglione come osservatorio sulle nuove tendenze nelle arti e nelle culture contemporanee, con un'enfasi particolare sul rapporto tra arti visive e altri campi della creatività e del pensiero. (Comunicato Uffici Stampa Civita)




Opera di Luciana Matalon - 2014 Luciana Matalon: Mondi interiori
04 dicembre (inaugurazione ore 18.00) - 23 dicembre 2014
Museo Fondazione Luciana Matalon - Milano
www.fondazionematalon.org

Selezione di opere che rappresentano e ripercorrono oltre cinquant'anni di intensa attività artistica di Luciana Matalon, veneta di nascita, milanese di adozione. Artista poliedrica, esordisce a Milano nel 1968, si dedica a scultura, pittura e creazione di gioielli. La sua riflessione sullo scorrere del tempo e la persistenza della memoria, l'anelito alla conoscenza dell'uomo e i significati celati dagli abissi stellari, cui inevitabilmente l'individuo tende dalla sua nascita, sia in senso storico che antropologico. Luciana Matalon è abile nel rendere visivamente questo "scavare" per allargare la polarità natura-cultura all'orizzonte atemporale di materia-memoria: "ritorni e recuperi, analogie e corrispondenze, riflessioni e interpretazioni sottendono all'intenzionalità di riattivare un processo ciclico che riguarda la natura umana in tutta la sua estensione spazio-temporale, dalle origini al presente", come scrisse della sua cifra stilistica Miklos N. Varga.

O ancora, nelle parole di Jolanda Pietrobelli, che annovera l'artista tra i "poeti incantatori": "attraverso le sue ‘ruberie' di antiche radici, attraverso i suoi taccuini di viaggio, porta in superficie ‘vite passate' dando corpo e materia a figure di ansietà impegnate in rigide mutazioni. (...) Quello di Luciana Matalon è un racconto di poeti incantatori, sensibili, attuali che fanno vibrare nella loro liricità i fantasmi della memoria".

Sarà anche eccezionalmente esposta la collezione permanente della Fondazione, con opere pittoriche e scultoree di artisti contemporanei e del Novecento, trai quali segnaliamo: Armodio, Balsamo, Butturini, Calabria, Carini, Castellani, Cejalvo, Cigoli, Circiello, Consoli, Costalonga, Dova, Fabiani, Koler, Levi Montalcini, Marioni, Molina, Rotella, Scaini, Scanavino, Starita, Tonello, Tornquist, Valentini, Zanierato.




Dialoghi d'arte - Paolo Scheggi - Struttura modulare bianca - alluminio e smalto bianco cm.50x50 1969 Dialoghi d'Arte. Tra realismo ed astrattismo
termina lo 04 dicembre 2014
Galleria d'Arte 2000 & Novecento - Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

Un'esposizione che ha l'intento di individuare costanti comunicative attraverso diversi linguaggi artistici, al fine di documentare l'equilibrio tra novità e tradizione su cui si basa e si regge la creatività moderna. In mostra una Struttura Modulare bianca di Paolo Scheggi del 1969 in cui l'artista ha rinunciato all'ornamentazione e ad ogni elemento superfluo al fine di ottenere la chiarezza formale trasformando l'opera, portandola oltre la pittura e facendola diventare un oggetto.

Mario Schifano - unanimemente considerato uno dei più importanti, trasgressivi ed originali artisti italiani e nume tutelare della Pop Art italiana - è presente con una grande tela del 1973 caratterizzata dalla sua tipica pittura gestuale, carica di sentimento vitale, di tocchi veloci e di forti accensioni cromatiche. In esposizione anche un'opera storica di Lorenzo Viani datata 1913-1915 e due tecniche miste (1983) di Angelo Savelli, artista che compie la propria rivoluzione artistica trasformando il bianco in un'inesauribile fonte d'ispirazione dove, come aveva scritto Giulio Carlo Argan: "... il gesto pittorico ritrova una prassi di contemplazione attraverso una rinnovata concezione dello spazio".

Tra le opere in mostra alcune fotografie vintage ed unicum (1986-1989) di Luigi Ghirri della serie Atlante Metropolitano. Le immagini di Ghirri restituiscono ed interpretano un universo visto come insieme di geroglifici e finiscono per tracciare una nuova e straordinaria geografia. Ironia, trompe-l'œil, kitsch, sono gli ambiti prediletti dal lavoro di Ghirri che espone, avvalendosi della specifica frammentarietà del mezzo fotografico, paradossi e fantasmi della civiltà dell'immagine. "Per lui fotografare significava essere sorpreso da qualsiasi cosa, trovare quell'emozione che ti fa immaginare la vastità dello spazio, anche nelle cose più quotidiane". Sono parole del poeta Gianni Celati, che di Ghirri fu amico.

In mostra saranno presenti anche opere di: Capogrossi, Omar Galliani, Gastini, Griffa, Mainolfi, Manfredi, Mattioli, Migliori, Migneco, Morandi, Nunzio, Reggiani, Rosai, Tancredi e Walter Valentini. La scelta di inaugurare lo stesso giorno nasce per offrire l'occasione di fare una passeggiata fra le Gallerie di Reggio Emilia scoprendo le proposte di ciascuna per la nuova stagione in un piacevole circuito urbano. Nel corso del mese, ogni fine settimana, le diverse Gallerie proporranno, alternandosi, ciascuna nel proprio spazio espositivo, un'iniziativa per la città: chi l'incontro con un artista, chi un concerto, chi la presentazione di un libro, animando la rassegna. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Ilai Borlin: Verso la Luce
termina il 23 novembre 2014
Galleria Comunale - Prata di Pordenone
www.ilaiborlin.blogspot.com

Gabriela Margarita Bortolin in arte Ilai Borlin (Buenos Aires - Argentina, 1957) ha avuto una formazione artistica presso l'Escuela Panamericana de Arte de Buenos Aires. Ha poi studiato Ceramica e Scultura presso un'Accademia artistica privata. Lo stile delle sue opere predilige cromatismi decisi ma mediterranei, attraversati da una sensibilità che alterna momenti di solarità ad altri di silenziosa meditazione. Elementi caratteristici della sua ricerca sono le geometrie che attraversano il piano come uno spazio virtuale ed infinito, e, diventando metafora di pensiero e speranza, si trasformano in forma e linea, colore e materia. Artista eclettica si interessa anche di danza, musica e teatro. Ha frequentato per alcuni anni il Conservatorio Alfredo Gatell, dove ha seguito corsi di Coreografia, Scenografia ed ha studiato pianoforte per sei anni.

«Qui non entri chi non sa di geometria (Platone). Questa frase posta all'ingresso dell'Accademia di Platone in Atene lascia ben capire quanta importanza avesse la geometria nella formazione culturale dell'uomo nel mondo antico. E per molto tempo scienza, letteratura ed arte hanno avuto uno stesso terreno di lavoro, alla ricerca delleleggi e dei meccanismi che regolano il nostro universo. E bisogna ammettere che se la bellezza dell'universo sta nella sua perfezione, e questa è ordine, l'ordine è per eccellenza rappresentato dalla geometria e dalle sue figure. Dunque la figura geometrica assume straordinaria importanza nella storia del pensiero umano: è espressione di logica e razionalità ma rimanda costantemente ad una dimensione ideale per la quale diventa essenziale scoprire il suo ruolo ed il suo legame con le altre forme del sensibile.

Secondo quanto racconta Plutarco, Platone usava dire che "dio sempre geometrizza", volendo alludere al preciso intento divino di calare nel reale modelli intellegibili proprio attraverso forme geometriche. Dunque la razionalità si affianca al trascendente, la certezza della legge al mistero del significato nascosto e non ci si può meravigliare se ancora oggi la geometria diventa oggetto di studio e di ricerca di filosofi e matematici, di astronomi e pittori. E' infatti la geometria il leitmotiv della ricerca di Ilai Borlin che con una ostinata passione indaga quelle relazioni segrete che giustificano le stesse figure e le rendono così essenziali e immancabili in tutti gli aspetti della nostra esistenza.

Siamo circondati da figure geometriche, viviamo muovendoci tra punti, segmenti e rette, figure piane e solide, curve, circonferenze, ellissi, la nostra stessa vita è una successione di punti, un segmento sulla infinita retta del tempo o dello spazio. Dunque perché non rappresentarla questa ossessiva dipendenza, confessare la curiosità ed insieme l'inquietudine che ci prende davanti alle figure geometriche ed al loro mistero? Lo fa per noi con grande sincerità e umiltà Ilai Borlin, che attraverso i suoi lavori approfondisce due problemi diversi ma legati tra loro: rappresentazione artistica e indagine concettuale. Chi ha avuto modo di seguire i lavori di quest'artista non può non ricordare i primi esiti cubisti, fortemente cromatici e aggressivamente geometrici ma sicuramente figurativi come testimonia in assoluto "La guitarra", una tela di generose dimensioni che costituisce quasi una dichiarazione di amore e di pensiero.

In quel lavoro si possono ricercare le radici del dopo e quelle dell'oggi, la passione per una rappresentazione geometrica da costruire con multipli e sottomultipli, con segmentazioni di colori e di piani, ma vi possiamo cogliere anche un preciso interesse ad indagare i simboli, sottolineandone l'aspetto magico, filosofico, misterico. Poi sono arrivate le tele delle produzioni successive nelle quali i generosi colori iniziali si sono progressivamente ridotti a pochi cromatismi, impastati però con maggiore densità, fino a diventare quasi materici. Gli stessi titoli delle opere si sono fatti nel tempo meno concreti, più indicativi di una ricerca che lega sempre più la rappresentazione geometrica non solo allo spazio piano della tela ma a quello virtuale e inesplorato dell'infinito.

Così diventava inevitabile il confronto/scontro con le tre dimensioni, risolto in un primo tempo attraverso lo sconfinamento del colore sui bordi della tela, poi è arrivato il superamento della tela stessa con l'accostamento di tele affiancate in dittici e trittici, (per dare modo alla figura di conquistare spazio e vita superando il limite del piano tela), infine il taglio, l'intreccio della tela nella tela, della figura nella figura per vincere il limite della bidimensionalità, per avvicinare l'idea alla realtà, far diventare il pensiero materia. Oggi le diverse sperimentazioni e i differenti esiti trovano una composta ed equilibrata sintesi nelle ultime tele dai titoli chiaramente emblematici (Il mondo che aspetta, Passione, Il tempo che passa, Miracolo, Triangoli sospesi, Verso..), che pur nella ripetitività dei soggetti, nella insistenza delle geometrie, rimarcano un notevole approfondimento del valore simbolico, del legame tra mondo reale e ideale, tra la dimensione fisico-matematica e quella filosofico/trascendente.

In fondo anche se con altre forme, altri colori, altre aggregazioni, Borlin si colloca sulla scia di altri che hanno privilegiato come soggetti delle proprie tele figure geometriche, da Mondrian a Kandiski, da Malevich a Rhon, ma questi hanno rifiutato la terza dimensione, mentre Borlin la cerca insistentemente. Non sa ancora quale linea affiancare alla bidimensionalità di spazio e tempo ma è convinta della esistenza di una terza forza che può aiutare a chiarire e completare le altre due. Non è stata questa l'ansia che ha guidato la ricerca del matematico e pittore olandese Escher, che tendeva a riempire il vuoto di infinite figure geometriche? Le ultime tele dunque sono una sintesi ma anche un nuovo traguardo, un nuova fase in cui il cerchio, intero e sezionato, svolge un ruolo primario, specialmente sul piano simbolico.

Le figure affiorano sulla tela in posizione quasi sempre centrale, sembrano voler richiamare l'attenzione dell'osservatore sul particolare, sul problema irrisolto che la costruzione geometrica sottintende. Volutamente, la ricerca attuale ha liberato sezioni significative del puzzle proposto in tanti lavori precedenti, concentrando in pochi elementi cromatici e grafici gli interrogativi di sempre: quale il significato segreto della forma, che riusciamo a rappresentare con il segno ed il colore, a comprendere con la logica, senza spiegarne la sua esistenza, la sua apparizione? Allora il piano si fa linguaggio, scrittura, per raccontare e confessare una dimensione umana fatta più di dubbi che di certezze. I titoli della produzione recente danno ragione di questo indirizzo e parlano di tempo, di riflessione, di attese, di finestre aperte verso l'ignoto e i cromatismi delicati e non aggressivi confermano l'impressione che la tela rimanda ad un mondo "altro"...

Questa volta non è il segno a debordare, a cercare uno spazio più grande per trovare una sua collocazione funzionale, ma è l'idea a rimandare ad un mondo alternativo alla realtà, alternativo alla conoscenza fisica e matematica, e lo fa usando gli stessi segni della scienza, che fuori dal loro contesto, portati via dalla pagina del libro, ridiventano incerti e..misteriosi. I segmenti, le linee spezzate, le frecce, diventano segnali confusi o per meglio dire lettere di un codice criptico e indecifrabile. I triangoli attraversano la tela come domande ora aggressive ora timide che non hanno risposte. Tutto rimanda ad altro e rende questa pittura affascinante perché se conclusa nel segno rimane irrisolta nei contenuti. D'altra parte la stessa ricerca di un artista, non è mai finita ed ogni nuova conquista è solo un punto.» (Geometrie... segrete, di Mario Giannatiempo)




Guglielmo Spotorno - Tsunami - serie Città Umanizzate - tecnica mista su tela cm.100x100 2013 Guglielmo Spotorno - Web - serie New Economy - tecnica mista su carta cm.69x73 2014 Guglielmo Spotorno. Tra Surreale e Reale
Opere dagli anni '70


termina lo 07 dicembre 2014
Fondazione Stelline - Milano
www.stelline.it

Nella mostra a cura di Luciano Caprile e Elena Pontiggia spiccano i lavori degli anni Settanta e Ottanta, dove l'attenzione è a tematiche legate al mondo naturale; lo si vede nelle opere dai colori intensi e cariche di movimento come Landscape in the sea (1975) e Evolution in the sea (1975) della serie "Profondità marine" e in quelle dai colori più tenui di Libellule pietrificate (1980) della serie "Insetti", dove l'occhio dell'artista diventa una 'lente'. Nei lavori degli anni successivi un maggiore interesse è dedicato ad aspetti più concettuali descritti con un'armonia geometrica e un ritmo serrato, come si osserva nelle serie "Surreale" e "Informale".

"New economy", "Città Umanizzate", "Ritorno alla poesia" realizzate nell'ultimo decennio, esprimono un nuovo orientamento della poetica dell'artista indirizzata al mondo e alla società contemporanea, all'evoluzione tecnologica, oltre a significativi momenti storici della nostra epoca, tra i quali Black sun (2014) e Tsunami (2013) in cui ritorna la riflessione sulla natura. Non mancano opere legate al rapporto quotidiano tra uomo e mondo virtuale, tra cui Uomo al computer (2011), Web (2014) e Anche i cigni twittano (2013) che rivela un sottile senso ironico. Le opere di Guglielmo Spotorno entrano in sinergia con le poesie che ha scritto negli stessi anni. Per l'occasione, nella storica Sala del Collezionista, è esposta una significativa selezione di trenta opere pittoriche inedite realizzate dagli anni Settanta ad oggi, su tela e su carta, che illustrano l'evoluzione del percorso artistico di Guglielmo Spotorno.

La raccolta sarà pubblicata e distribuita in occasione della mostra. L'espressione pittorica di Guglielmo Spotorno (Milano, 1938) inizia in giovane età, frequentando la Galleria d'arte di sua madre, già scultrice, luogo d'incontro di artisti e critici tra i più importanti dell'epoca, fra cui Arturo Martini e Felice Casorati. In seguito ha studiato e frequentato maestri dell'avanguardia italiana e internazionale come Lam, Jorn, Fontana, Baj e Sutherland. Un viaggio dove Spotorno naviga il conoscere tra ragionevoli dubbi e prepotenti emozioni. Accompagna la mostra un catalogo con testi critici di Luciano Caprile e Elena Pontiggia. (Estratto da comunicato stampa Irma Bianchi Comunicazione)




Muster // Trame - innesti europei
termina il 14 dicembre 2014
Oratorio di San Sebastiano - Forlì
www.ilvicolo.com

Muster, che in inglese trova una corrispondenza nel termine Pattern, sta ad indicare la voglia di conoscere più a fondo le diverse componenti strutturali di questo insieme di Stati che è l'Europa. Un incontro fra artisti, diversi per formazione e connotazione, che porterà ad una maggiore conoscenza reciproca. Le due artiste tedesche sono Irmi Aumeier (Würzburg, 1950) e Kordula Klose (Kassel,1975); a loro sono affiancate le dueartiste italiane Paola Campidelli (Longiano, 1948) e Marisa Zattini (Forlì, 1956).

Irmi Aumeier presenta un nucleo di raffinate opere pittoriche. Si tratta di trame naturalistiche, di raffinate infiltrazioni per un sentire che intimamente si sedimenta e prolifera in nuovi rispecchiamenti cromatici. Paola Campidelli presenta un ciclo di Alberi molto "terragni", frammenti di tronchi che si fanno ritratto di solitudine vegetale. Le sculture geometriche in ferro di Kordula Klose sono intreccio algido che si contrappone alle sonorità cromatiche di Paola Campidelli e alle memorie alchemiche delle ceramiche di Marisa Zattini. Tempi diversificati, registri di un sentire emozionale e generazionale, forse, modulato da scelte differenti anche nell'uso di materiali dalle cifre oppositive.

Così, dal naturalismo pittorico della Aumeier, Kordula Klose opera uno scarto attraverso gli elementi di matrice architettonica essenziale e fortemente totemica. Ecco allora che una trama raffinata di materie, forme, superfici, si fa spazio significante dell'esistere nell'oggi, nel consistere differentemente, legando fra loro e scardinando talvolta gli insiemi culturali in modo complesso, per nuove suggestioni e contaminazioni. Allora il sentire e il vedere "tattilmente" questo corpus di opere può aiutarci nella comprensione più ampia del mondo che ci circonda.

"Muster // Trame - innesti europei" è curata da Harald Kühlborn (Dirigente del Settore Relazioni Pubbliche, Cultura e Rapporti Internazionali del Landkreis Kassel in Assia - Germania) e Augusto Pompili (Architetto, Presidente e Managing Director de Il Vicolo Sezione Arte). L'allestimento della mostra è dell'Architetto Augusto Pompili e il catalogo, a documentazione di tutte le opere oggetto della rassegna - che conterrà i testi critici del Professor Janus per le opere di Marisa Zattini, Fabrizio Parrini per le opere di Paola Campidelli, Angelika Froh per le opere di Irmi Aumeier e una autopresentazione di Kordula Klose - verrà edito successivamente all'inaugurazione della rassegna. La mostra, che persegue lo scambio culturale e di ampliamento della conoscenza delle diverse "identità artistiche" tra i due Paesi, Germania e Italia, riconferma l'arte quale medium privilegiato. Successivamente la mostra sarà itinerante in Germania presso Kreishaus Kassel (19 marzo - 10 aprile 2015). (Comunicato stampa)




Opera di Viviana Zinetti Colori in movimento
termina il 31 dicembre 2014
Europalace - Monfalcone
www.amebe.com

Doppio appuntamento per questa collettiva presentata dalla Bottega d'Arte "Amèbe" di Trieste: l'arte pittorica s'incontra con uno dei balli più avvolgenti e seducenti: il Tango. Mentre una sezione espositiva è dedicata ad un gruppo di pittori, nell'altra parte sono esposti i lavori dell'artista Viviana Zinetti che, in una personale, presenta una serie di quadri dedicati al Tango. E' interessante notare come anche la pittura, e non solo il ballo o la musica, abbia un suo "ritmo" che cambia a seconda dello stile del pittore. Affascinati dai tangueri dipinti e dai colori degli altri artisti in mostra, si rimane colpiti e ammirati da tutte queste opere dove il ritmo pittorico si fa musica e l'immagine, completata dal colore, si fa movimento. (Gabriella Machne - curatrice artistica)

- Alberto Crismani: dall'amore per l'Africa riporta sulle tele colori scintillanti e vivi.
- Susanna De Vito: colori studiati e intensi, creano un'atmosfera rarefatta e originale.
- Bruno Dalfiume: pittura cromatica possente e surreale, di forte impatto visivo.
- Sonia D'Alessandro: leggera e vibrante, esprime una poetica atmosfera coloristica.
- Margherita Donnarumma: si presenta con un pensiero pittorico veloce e dinamico.
- Pasquale D'Ambrosio: ogni suo quadro ha un bisogno primario di sfumature irripetibili.
- Gian Carlo Domeneghetti (Dom): l'iperrealismo minuzioso dalle trasparenze colorate.
- Marisa Ferluga: mosaicista, ricava un "ricamo di poesia e pietre" moderno e originale.
- Carla Fiocchi: con la pittura En plein air "cattura" tutte le sfumature della natura.
- Maurizio Leoni: paesaggista, interpreta la natura con tocco personalissimo, quasi naif.
- Erika Musmeci: si esprime con il disegno e predilige il carboncino e sanguigna.
- Fulvio Musina. Iperrealista, colorato e fantasioso. Minuzioso nei particolari.
- Claudio Martincic: con maestria e poesia rappresenta in modo reale paesaggi e scorci cittadini.
- Maria Saule: artista dallo stile figurativo, comunica l'arte con semplicità e intuito.
- Alvise Vendramin: surrealismo: ma i suoi lavori ama definirli "i miei pupoli".
- Bruna Zazinovich: con stile informale, crea uno shakj-dripping (sgocciolato-agitato) d'effetto.
- Viviana Zinetti: passione e ballo sono i due elementi che uniscono le sue opere pittoriche.




Francobollo Adria Alpen 60° anniversario dell'epilogo dell'autonomia postale dell'ex TLT (Territorio Libero di Trieste)
termina il 30 novembre 2014
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste

Tra le curiosità della Trieste occupata dalle truppe tedesche, pochi ricordano o sono al corrente che il governo germanico, convinto della vittoria finale, realizzò una serie di francobolli dedicati all'"Adria" e all'"Alpenvorland", le due regioni (gau) che a guerra vinta sarebbero state certamente annesse al grande Deutsches Reich. La serie venne realizzata a Vienna nel 1945 ma non venne diffusa per la caduta della Germania. Pertanto l'emissione venne bloccata, ma rimasero alla storia i francobolli mai emessi. Nella rassegna dedicata dal collezionista Fabio Ferluga alle emissioni del Territorio Libero di Trieste allestita al Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste si potranno vedere gli originali francobolli mai emessi e le prove di stampa dedicati alle ipotetiche regioni che non videro mai la luce.

Un francobollo della serie rappresenta Trieste, con un'inedita immagine della cattedrale di San Giusto colta dal castello. Quest'anno ricorre il 60° anniversario dalla fine dell'autonomia postale dell'ex Territorio Libero di Trieste. L'esposizione coordinata dal Museo Postale intende ricordare il breve ma intenso periodo storico/filatelico che va dal 1947 al 1954, presentando tutti i francobolli emessi per la zona A e per la zona B, comprese alcune varietà di filigrana, colore, dentellatura eccetera, nonché gli annulli speciali (manuali o meccanici) utilizzati nella zona A. Accanto a questi documenti, la mostra presenta anche i francobolli che varie amministrazioni postali, anche estere, hanno dedicato a Trieste.

Tra gli altri contenuti, la rassegna documenta la curiosa iniziativa di alcune organizzazioni indipendentistiche triestine che, durante il periodo che intercorre tra la firma del trattato di pace (10 febbraio 1947) e l'entrata in vigore dello stesso (15/9/1947) sopra stamparono, per finalità politiche, tutti i 31 francobolli ancora in corso per l'AMG/VG (1945/1947) con varie scritte colorate. Sono francobolli che non ebbero alcun valore, sebbene alcuni, nel particolare e caotico periodo storico, vennero usati in corrispondenza. (Comunicato Ufficio Comunicazione Territoriale Veneto - Trentino A.A. - Friuli Venezia Giulia)




Lisandro Rota - Furto di nettare - acrilico su tela Lisandro Rota: "Boutades"
06 dicembre (inaugurazione ore 16.30) - 30 dicembre 2014
Galleria Mercurio Arte Contemporanea - Viareggio (Lucca)
www.mercurioviareggio.com

Lisandro Rota (Lucca, 1946) ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo: nella galleria viareggina, diretta da Gianni Costa, presenta un ciclo di recenti dipinti ad acrilico su tela. La sua pittura - collocabile nel filone del realismo fantastico toscano - ha nella figura femminile il suo elemento cardine. Le sue donne sovrabbondanti sono affini a certi personaggi dei film di Fellini per il taglio caricaturale, tanto caro al regista di Rimini, con cui Rota definisce le sagome e le psicologie, evidenziate con sottolineature sarcastiche e paradossali.

Figure debordanti ma al tempo stesso leggerissime, buffe ma aggraziate, si stagliano in composizioni sapientemente costruite e orchestrate, dando vita ad un'armoniosa sinfonia pittorica. In questo singolare caleidoscopio in cui gli spunti burleschi si combinano con quelli lirici, Rota sviluppa il proprio messaggio pittorico, che si pone l'obiettivo di far sorridere, riflettere ed emozionare lo spettatore, trasportandolo in una dimensione giocosa ma al contempo ricca di valenze simboliche. La mostra è corredata di catalogo con introduzione di Filippo Lotti.




Dominik Fras
termina il 22 dicembre 2014
Mini Mu (Parco di San Giovanni) - Trieste

I lavori qui esposti, sia per la tematica e sia per l'uso molto radicale del bianco e nero privilegiano un uso controllato e meditato di soggetti e materiali sensibili all'effetto monocromatico, volendo così prendere le distanze, da reportage o still life che privilegiano l'uso molto smaccato del colore. Il tema guida (i ponti, e più in generale i manufatti della grande archeologia industriale) permette all'autore di guardare alla realtà ritratta, con un certo disincanto, ma anche con una memoria storica che non si lascia scavalcare dal sentimento della pittura, per raggiungere variazioni che stanno al limite della riflessione interiore assai più che una registrazione di luoghi: in queste inquadrature troviamo il silenzio, l'orizzonte ampio, talvolta il dato storico, il manufatto umano, senza il dovere di riconoscersi in una inclinazione sentimentale per la propria terra, per l'aspetto sociale o simili.

Si tratta, allora, di immagini comprensibili (diciamo pure riconoscibili), eppure toccate dalla purificazione formale che sottotraccia le accompagna: là dove la forma conchiusa trova la sua ragione d'essere nell'iterazione del tema, la narrazione nel perdere il suo soggetto primo (l'uomo e la scansione temporale delle sue azioni), riconduce il tutto al bisogno di una scoperta continua: non più verità, bensì condizione soggettiva; e le impeccabili immagini di Dominik Fras ne divengono il segno incontrovertibile. La luce è cruciale per ogni fotografo, e l'autore non solo dimostra di saperla sfruttare, ma la trasforma conseguentemente al soggetto ripreso. Nei suoi rigorosi b/n le luci lampeggianti di una qualsiasi città rivelano le rigide strutture di ponti e di stazioni ferroviarie con violenti contrasti rispetto all'oscurità della notte. Potremmo quasi permetterci di affermare che ci fissano nella loro silenziosa astanza. Ma anche là dove l'autore tocca delle sequenze a colori, una luce diffusa e debordante stempera i soggetti nei tenui paesaggi che li contengono.




Videozoom: Grecia Videozoom: Grecia
termina il 29 novembre 2014
Sala 1 - Centro Internazionale d'Arte Contemporanea www.salauno.com

Videozoom è un'iniziativa "in progress" dell'Associazione Culturale Sala 1 - a cura di Maria Dialektaki e Maria Papaioannou - che intende mostrare la video arte contemporanea in diverse realtà territoriali. La crisi finanziaria che affligge la Grecia negli ultimi anni ha colpito significativamente la società. Le persone sono costrette a confrontarsi con i bisogni crescenti e con una realtà in tumultuosa trasformazione. Allo stesso tempo, la consapevolezza di essere nel mezzo di una costante e radicale trasformazione porta ad un contrasto netto con il profondo senso di stagnazione e incertezza. Sorprendentemente il mondo continua a muoversi secondo lo stesso rapido ritmo mentre il tempo diviene sempre più relativo; i suoi confini una volta così chiaramente delimitati si dissolvono, la capacità di pianificare a lungo termine si indebolisce e i punti di riferimento preesistenti vengono meno.

Come affermava il filosofo tedesco Martin Heidegger, l'uomo tenta costantemente di comprendere il tempo soltanto nei termini limitati della sua vita. In questo senso, il tempo può solo essere percepito attraverso il concetto di mortalità e l'unico e consapevole punto di contatto dell'uomo con il tempo è il quasi inimmaginabile concetto di presente. Quando il momento attuale è così incerto e appare così desolante, come può il senso e il significato del tempo mutare forma? Gli artisti Loukia Alavanou & Cecilia Jardemar, Bill Balaskas, George Drivas, Vasilis Patmios Karouk, The Spiritual Studio, e Lina Theodorou registrano il cambiamento della propria personale realtà e riflettono i propri pensieri privati sulla ricerca di tale significato in un momento cruciale per il loro paese. (Comunicato stampa)




Opera di Marilena Vita Marilena Vita: Figurazione astratta
termina il 27 novembre 2014
Galleria Carta Bianca fine arts - Catania
www.galleriacartabianca.it

Tre importanti critici, Gillo Dorfles, Edward Lucie-Smith e Carmelo Strano, presentano in catalogo Marilena Vita, dopo una mostra di successo tenutasi a Milano a giugno di quest'anno. Ciascuno da una propria angolazione, ha messo in evidenza i fondamenti dell'originalità di questi dipinti. Fino alla coniazione (Dorfles) "Figurazione astratta", un felicissimo ossimoro. Artista poliedrica, Marilena Vita (Siracusa) è nota da diversi anni per la sua ricerca.

Video arte, performance, e, soprattutto, fotografia sono state presentate in vari Paesi, principalmente in Sud Africa, Germania, Grecia, Svizzera, Cecoslovacchia, Belgio, Irlanda. In Italia, in varie sedi: Museo-Laboratorio Mlac dell'Università La Sapienza di Roma, Biennale di Venezia (sezione Arte, nell'ambito della collaborazione tra la Fondazione e l'Università di Catania, SDS di Siracusa), Museo Regionale Riso (Palermo), Galleria Lorenzelli (Milano), Fotografia europea 2014 (Reggio Emilia), presso la galleria "8,75 Arte Contemporanea". Un curriculum di tutto rispetto riportato con maggiore attenzione in catalogo. La produzione oggetto di questa mostra è relativa agli ultimi due anni: raffinatissima, per tecnica e spessore poetico.




Cento anni di arte mantovana dal secolo breve ai nostri giorni Cento anni di arte mantovana dal secolo breve ai nostri giorni
termina il 14 dicembre 2014
Casa Museo Sartori - Castel d'Ario (Mantova)
info@ariannasartori.191.it

Nasce quarant'anni fa, a Mantova, l'azione artistica dei Sartori. Nel novembre del 1974, Maria Gabriella Savoia con il marito, l'editore Adalberto Sartori, inaugurava a Mantova, in via XX Settembre n. 16, la Galleria d'Arte "Il Deschetto", che iniziava la sua attività con una mostra dedicata a Carmelo Salemi. Il pittore, mantovano di adozione ma siciliano di nascita, era artista molto attivo in quegli anni '70, anche a livello nazionale; Carmelo Salemi, oggi dimenticato, era artista originale e geniale nello stesso tempo, un creativo vero, con una produzione altissima di opere.

Durante l'affollata vernice, veniva presentato anche il primo volume del "Dizionario dei Pittori Mantovani", curato sempre da Maria Gabriella Savoia e Adalberto Sartori: si trattava di un agile volume che comprendeva un "primo" censimento degli artisti moderni e contemporanei che avevano vissuto o che vivevano nel territorio mantovano. A questo primo volume negli anni successivi ne seguivano un secondo ed un terzo. L'attività della Galleria proseguiva con le personali di Anselmo Galusi, la mostra a tre dei pittori Carlo Zanfrognini, Antonio Ruggero Giorgi e Giuseppe Grassi, quindi le personali di Domenico Pesenti, poi di Vindizio Nodari Pesenti, Giuseppe Guindani, Giuseppe Gorni con i disegni inediti del periodo parigino, la mostra dei disegni inediti di Domenico Pesenti e Vindizio Nodari Pesenti, quindi altre centinaia di personali e collettive prevalentemente di artisti mantovani.

Nel 1989, all'attività di casa editrice e di galleria d'arte, Adalberto aggiungeva la pubblicazione del nuovo mensile d'arte, antiquariato e cultura "Archivio", giornale a diffusione nazionale, che apriva una prestigiosa finestra sul panorama contemporaneo del mondo dell'arte italiana e che maturava un successo davvero rilevante. Iniziavano così in quegli anni, i contatti ed i rapporti di amicizia con grandi ed importanti artisti di fama, come Luciano Minguzzi, Floriano Bodini, Novello Finotti, Aldo Borgonzoni, Saverio Terruso, Gianfranco Ferroni, Giancarlo Cazzaniga, Franco Rognoni, Simon Benetton, Giancarlo Ossola, Luigi Timoncini, Federica Galli, Giancarlo Marchese, Nino Cassani, Piero Gauli, Giacomo Benevelli, solo per citarne alcuni, molti dei quali in seguito esponevano con mostre personali nella galleria di Arianna Sartori, che dal 1995 subentrava all'attività dei genitori.

Come galleria d'arte e casa editrice continuava l'attività con la realizzazione di un importante volume monografico sulla figura di Antonio Carbonati e con la pubblicazione di "Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX" opera in sei volumi. Oggi con la rassegna "Cento anni di arte mantovana, dal secolo breve ai nostri giorni", la famiglia Sartori, Arianna, Maria Gabriella ed Adalberto, festeggia i suoi quarant'anni d'amore per l'Arte. Come si può notare dall'elenco degli artisti presenti, la rassegna si pone come assolutamente innovativa sia per l'alto numero di artisti come per la scelta operata.

Per altro, l'oggettiva assenza, per motivi diversi, di alcuni artisti di valore, non intacca l'importanza della rassegna, che schiera ben 114 artisti tra pittori, scultori, incisori e ceramisti, rappresentati con opere significative e spesso inedite. In questa mostra è stata data la stessa importanza agli artisti del secolo XX come a quelli del XXI, agli artisti figurativi, come a quelli astratti o di altre tendenze. La rassegna consente di vedere lo spaccato completo di quella ricerca artistica che gli artisti mantovani hanno saputo portare avanti e proporre anche fuori dal nostro territorio nelle più importanti rassegne nazionali. (Estratto da presentazione di Stefano Bosi)

In mostra - da un'idea e progetto di Adalberto Sartori e Maria Gabriella Savoia, a cura di Arianna Sartori - sono esposte 114 opere, tra dipinti, sculture, ceramiche, acquerelli e incisioni. Catalogo a cura di Arianna Sartori: 240 pagine con presentazione di Stefano Bosi, sono riprodotte le 114 opere esposte e le biografie degli artisti invitati, Archivio Sartori Editore, Mantova.

Artisti: Aldo Andreani, Arrigo Andreani, Celso Maggio Andreani, Franco Andreani, Mario Artoni, Lino Baccarini, Rito Baccarini, Leonardo Balbi, Eriana Baldassari, Umberto Mario Baldassari, Nicoletta Barbieri, Franco Bassignani, Edoardo Bassoli, Gianfranco Belluti, Luigi Belluzzi (della Mainolda), Bruno Beltrami, Edoardo Beltrami, Nerio Beltrami, Angiola Bernardelli, Giuseppe Billoni, Vittorio Bonatti, Carlo Bonfà, Angelo Boni, Lucia Bonseri, Ileana Bortolotti, Archimede Bresciani (da Gazoldo), Mario Brozzi, Carlo Alberto Capilupi, Ferdinando Capisani, Antonio Carbonati, Vittorio Carnevali, Angelo Castagna, Arturo Cavicchini, Ugo Celada (da Virgilio), Piero Ceruti, Benito Cirelli, Vasco Corradelli, Rossano Cortellazzi, Giuseppe De Luigi, Luigi Desiderati, Carlo Dusi, Giuseppe Facciotto, Cosimo Felline, Renzo Ferrarini, Massimo Ferri, Anselmo Galusi, Lucia Gaudio, Barbara Ghisi, Antonio Ruggero Giorgi, Giannino Giovannoni, Franco Girondi, Giuseppe Gorni, Isa Gorreri Palvarini, Rinardo Gozzi, Alfio Paolo Graziani, Denis Guerrato, Giuseppe Guindani, Antonio Haupala, Cesare Lazzarini, Mario Lipreri, Mario Lomini, Enrico Longfils, Rino Luppi, Elisa Macaluso, Renzo Margonari, Aldo Marini, Ivonne Melli, Giuseppe Menozzi, Giovanni Minuti, Anna Moccia, Alfonso Monfardini, Danilo Montini, Gino Morselli, Luciano Morselli, Ezio Mutti, Sandro Negri, Vindizio Nodari Pesenti, Giordano Nonfarmale Male, Roberto Pedrazzoli, Anna Maria Pellicari, Gianna Pinotti, Carlo Polpatelli, Mario Polpatelli, Germana Provasi, Arturo Raffaldini, Guido Resmi, Teresa Rezzaghi, Riccardo Rinaldi, Chiara Rossato, Marzia Roversi, Anna Ruggerini, Selvino Sabbadini, Carmelo Salemi, Daniela Savini, Albano Seguri, Sergio Sermidi, Lino Severi, Luca Siri, Anna Somensari, Giorgio Somensari, Luigi Somensari, Paolo Soragna, Giordano Spagna, Severino Spazzini, Elio Terreni, Francesco Tommasi, Osvaldo Trombini, Francesco Vaini, Dino Villani, Claudia Vivian, Vanni Viviani, Enzo Zanetti, Carlo Zanfrognini, Patrizia Zanoni.




Marina Apollonio - Dinamica circolare - serigrafia su alluminio cm.50x50 Giulio Turcato - L'acropoli - olio e collage su tela cm.100x70 1971 Morandini - Marienza - plexiglass cm.25x25 2012 Roberto Crippa - Geometrico - olio su tela cm.50x70 1950 Offerta libera!
02 dicembre (inaugurazione ore 18.30) - 23 dicembre 2014
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Non è un'asta ma è come se lo fosse, è una proposizione di opere d'arte contemporanea con una base di partenza ma senza battitore né sessione di battuta. Una selezione di autori, dai protagonisti del mercato attuale ad artisti altrettanto storici e importanti, temporaneamente (o momentaneamente) snobbati dal collezionismo attuale ma pur sempre considerati "Maestri" dell'arte italiana del dopoguerra. Saranno presentate opere uniche su tela, su tavola, su carta, opere seriali, sculture in bronzo, in legno, in ceramica, in materiali sintetici quali il perpex. Oltre a questi, ci saranno opere di autori giovani o dalla carriera non conclamata ad allettanti quotazioni da outlet.

Alle pareti riccamente allestite si potranno trovare opere di: Dadamaino, Dino Buzzati, Maurice Henry, Lucio Fontana, Marina Apollonio, Giancarlo Cazzaniga, Roberto Crippa, Fortunato Depero, Tino Vaglieri, Giuseppe Banchieri, Lanfranco, Guy Harloff, Bruno Cassinari, Luciano Minguzzi, Augusto Murer, Marcello Morandini, Jorrit Tornquist, Remo Brindisi, Maria Papa, Giuseppe Migneco, Eugenio Carmi, Max Ernst, Giulio Turcato, Giovanni Cerri, Aldo Carpi, Giuseppe Mignozzi, Bice Lazzari, Bepi Romagnoni, Sebastian Matta, Maria Mulas, Contenotte, Elvio Becheroni, Giuseppe Chiari, Carlo Guarienti, Umberto Mastroianni, Ernesto Treccani, Jesus Rafael Soto.




Opera di Mariagrazia Pontorno Mariagrazia Pontorno: Tutto ciò che so
termina il 17 gennaio 2015
Galleria Passaggi - Pisa
www.passaggiartecontemporanea.it

Il progetto attorno a cui l'artista ha lavorato declina in maniera singolare la pulsione conoscitiva che è alla base sia della la ricerca artistica che di quella scientifica. Particolarmente sensibile al rapporto tra arte, natura e tecnologia, Pontorno ha realizzato un corpus di opere che si ispirano ad alcune vicende legate alla storia dell'Orto Botanico di Pisa, tra i più antichi orti botanici universitari del mondo, fondato nel 1543 da Luca Ghini. La stratificazione di eventi storici, come nei precedenti lavori dell'artista, è ancora una volta pretesto per raccordare tradizione e contemporaneità, cultura analogica e digitale, movimenti interiori e forme del pathos.

Proprio a partire dalle suggestioni di alcuni disegni di orchidee che Luca Ghini spedì a Leonhart Fuchs per il suo erbario, l'artista ha realizzato due sculture in cui bellezza formale e precisione scientifica trovano un punto di equilibrio e di incontro. Modellate in 3D e stampate attraverso la tecnica della stereolitografia, le immagini di sintesi hanno preso corpo in forme tridimensionali che restituiscono il fascino estetico e la valenza rigorosamente tassonomica degli antichi erbari. La dimensione perturbante e scientificamente ingovernabile delle forze naturali è messa in scena in un video di animazione riferito a un accadimento storico del 1935, quando un secolare cedro del libano venne sradicato da una tempesta: le radici e i cieli sono del resto immagini care all'artista, che ha accolto tale notizia quasi come un invito.

Un avventuroso viaggio in Brasile del naturalista Giuseppe Raddi nel 1817, al seguito dell'Arciduchessa Leopoldina d'Asburgo Lorena, ha ispirato invece la realizzazione di una serie di lightbox. Durante la permanenza in Brasile, durata circa un anno, Raddi raccolse e catalogò specie di felci sino ad allora sconosciute, oggi custodite presso l'Orto Botanico di Pisa e oggetto di dialogo e scambio tra scienziati a livello internazionale. I tre lightbox di Mariagrazia Pontorno collocano le felci nei paesaggi in cui sono state rinvenute, ma in maniera non naturalistica, quasi a voler evocare, tra le altre cose, quella condizione di meraviglia e sperdimento che anche lo scienziato si trova a esperire di fronte a una natura sconosciuta e misteriosa, utilizzando metodologie di indagine che coniugano rigore e immaginazione.

La dimensione perturbante e scientificamente ingovernabile delle forze naturali è messa in scena in un video di animazione riferito a un accadimento storico del 1935, quando un secolare cedro del libano venne sradicato da una tempesta: le radici e i cieli sono del resto immagini care all'artista, che ha accolto tale notizia quasi come un invito. Mariagrazia Pontorno ha inoltre realizzato quattro collage che documentano i molteplici aspetti di cui si è alimentato il progetto: letture, sopralluoghi all'Orto Botanico di Pisa, incontri e interviste con studiosi e addetti ai lavori. Una sorta di taccuino di viaggio per immagini, che visualizza i temi centrali della mostra: dalle modalità attraverso cui arte e scienza esplorano e ci restituiscono versioni del mondo, alle forme di solidarietà basate sugli scambi culturali, al viaggio come momento di conquista intellettuale e non territoriale.

Mariagrazia Pontorno (Catania, 1978) attualmente insegna Applicazioni digitali per le arti visive presso l'Accademia di Belle Arti di Catanzaro. La sua ricerca artistica è focalizzata sull'uso dell'animazione 3D, così da ri-creare immagini che rimandano alla vita quotidiana e allo scorrere del tempo. Il 3D è un linguaggio che le permette di evocare paradossi visivi: ciò che sembra familiare, sicuro e conosciuto improvvisamente appare distante, estraneo e perturbante. Grazie all'uso di sofisticati software di video-animazione, l'artista ricostruisce in modo realistico scene il cui confine tra realtà e finzione appare labile e immateriale, doppi artificiali il cui scarto con il corrispettivo analogico dà vita a cortocircuiti dello sguardo.

Il suo lavoro è stato esposto in musei italiani e internazionali tra cui: il MACRO di Roma, il Biedermann Museum di Donaueschingen, la Stadtgalerie di Kiel, il MLAC di Roma, il Museo di Castel Sant'Elmo di Napoli, l'Art Center di Thessaloniki, il Museo Riso di Palermo, il CIAC di Genazzano. E in gallerie private e spazi no profit come: Monitor, Roma; Lithium Project, Napoli; Murat 122, Bari; ISCP, New York; HSF, New York; casa Musumeci Greco, Roma. (Comunicato Ufficio Stampa Silvia Pichini - silviapichini@ngi.it)




Ernesto Piccolo - Paesaggio (7) - olio su tela cm.40x50 Ernesto Piccolo | Dissolvenze
termina il 23 novembre 2014
Galleria Edarcom Europa - Roma
www.edarcom.it

Luigi Zangheri, Presidente dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, dove nel 2010 si è tenuta una grande mostra di Ernesto Piccolo, nello scritto di presentazione in catalogo segnalava che "nella sua pittura emergono somme di immagini come le strofe di una poesia amalgamata da colori luminosi quanto essenziali, penetrati da una freschezza cromatica espressa senza condizionamenti e in libertà. Una freschezza cromatica impregnata di un'atmosfera vibrante di luce e trasformata in contemplazione poetica secondo accordi armonici da riconoscere come musicali, poiché l'artista ama la musica che, assieme alla poesia, costituisce un altro suo interesse culturale". La mostra rappresenta un ritorno dell'artista fiorentino sulla scena espositiva romana a cinque anni di distanza da "La devozione dello sguardo".

Ernesto Piccolo (Zagarise - Cosenza, 1936) si trasferisce a Firenze dove si diploma all'Istituto d'Arte e, in seguito, all'Accademia delle Belle Arti. Negli anni Sessanta inizia la sua atività artistica. Conosce il poeta Mario Luzi, con il quale stabilisce un rapporto di duratura amicizia. La frequentazione con la poesia di Mario Luzi darà luogo ad una serie di opere che verranno esposte, nel 1975, al Gabineto Vieusseux di Palazzo Strozzi ("Suggestioni"). Tra le mostre più recenti si segnalano per importanza"La poetica del colore e della forma" presso Palazzo Medici Riccardi di Firenze nel 2013, "Percorsi per immagini" presso il Centro per l'Arte Otello Cirri di Pontedera nel 2011, "I luoghi della mente tra luce e colore" presso l'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze nel 2010 e "La devozione dello sguardo" presso la galleria Edarcom Europa nel 2009. E' stato titolare della Catedra di tecniche dell'incisione all'Accademia di Belle Arti di Palermo, Venezia e Firenze. (Comunicato stampa)




Palermo, Addaura - © Maria Vittoria Trovato Berlino, Tempelhof - © Maria Vittoria Trovato Luftbrücke. Un ponte di cielo tra Berlino e Palermo
termina il 29 novembre 2014
Palazzo Ziino - Palermo
www.goethe.de/palermo

Mostra collettiva prodotta dal Goethe-Institut Palermo in occasione del venticinquennale della caduta del Muro, a cura di Ezio Ferreri, Heidi Sciacchitano, Emilia Valenza. In esposizione fotografie di Domenico Aronica, Valerio Bellone, Antonio Calabrese, Pietro Motisi e Maria Vittoria Trovato, una installazione sonora di Alessandro Librio, un video di Mario Bellone. Venticinque anni dopo l'evento che ha cambiato radicalmente la fisionomia dell'Europa, congelata da una Guerra Fredda durata quasi un trentennio, il Goethe-Institut Palermo torna a ricordare la Caduta del Muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre del 1989, e le ripercussioni di questo evento storico sulla Germania e sul mondo intero. Berlino - città simbolo della riunificazione tedesca ma anche luogo di profondi mutamenti storici, urbanistici, architettonici, politici e sociali - è al centro di questa iniziativa che coinvolge artisti siciliani che di Berlino hanno subìto il fascino di una città sospesa, come poche, tra un passato denso e carico di storia e un futuro di metropoli in perenne trasformazione.

"Il punctum nelle loro fotografie non è mai uno stereotipo, anche quando nelle città riconosciamo piazze, edifici, luoghi noti. Lo scoviamo nel dettaglio che rende extra-ordinaria l'immagine: un cane che osserva il panorama, una donna sbirciata tra il varco di una tenda, le finestre murate di edifici ormai abbandonati, le geometrie berlinesi di prati e palazzi, le verticali che uniscono terra e cielo nei cantieri della Bebelplatz." scrive Emilia Valenza nel suo testo critico a corredo della mostra.

Domenico Aronica (Palermo, 1979): "Di Berlino mi affascina l'essere città simbolo della storia europea del '900, le strade piene di graffiti, la modernità dei grattacieli e l'antico ridotto in macerie, l'attenzione ed il rispetto verso la cultura e gli artisti. Palermo, un po' come Berlino, è stata testimone e vittima della storia del '900. A Palermo mi sento come un archeologo, alla continua scoperta di luoghi incredibili, abbandonati all'incuria. Qui si subisce il fascino dell'estetica del disastro. A Berlino ciò avveniva fino a qualche anno fa e si restava stupiti dalla storia e dalle rovine in ogni angolo della città. Nel mio ultimo viaggio ho visto che le rovine hanno lasciato il posto ai palazzi moderni, alle strade larghe e ai marciapiedi puliti, come se si volesse rimuovere il passato. Le mie fotografie vogliono dunque mettere a confronto due luoghi, due culture apparentemente inconciliabili, ma che hanno, straordinariamente, molto in comune".

Valerio Bellone (Palermo, 1979): "Oggi la capitale tedesca è sicuramente una delle città europee più alla moda ed interessanti, anche se l'est sta svanendo per lasciare il posto ad un pericoloso appiattimento filo-americano che incombe sulla città e che rischia di snaturarla, come avvenne in passato per città come Londra e Parigi. La fotografia segue di pari passo l'evoluzione interiore e personale di un fotografo che ad ogni nuova esperienza, rinnova la propria visione. Berlino ha influito nel mio modo di interpretare visivamente gli spazi e le persone che li vivono, attraverso la sua contro-cultura, le ex macerie ed i nuovi complessi architettonici. Credo che nei prossimi anni sarà definitivamente consacrata come una delle metropoli più interessanti d'Europa."

Antonio Calabrese (Palermo, 1974): "L'incontro con Berlino, avvenuto casualmente, si è rivelato fatidico. Il desiderio immediato di viverci, è scaturito dalla linfa vitale e creativa che essa trasmette. Camminare per le strade di Berlino e cercare di cogliere, attraverso l'obiettivo fotografico, ogni suo aspetto, è stato del tutto naturale. Un centro pulsante, dove convergono energie, dove nulla è statico. Ho sperimentato nuove tecniche fotografiche, scoperto altri linguaggi generati da molteplici contaminazioni, schemi predefiniti sono stati scardinati usando altre forme d'espressione artistica. Un mondo incontinuo divenire, una sfida fotografica stimolante. Immagino un dialogo tra questa capitale tedesca e Palermo che ha già tante pagine scritte, non più bianche. Un ponte virtuale, un legame antico ed indissolubile che le unisce nelle loro diversità, traendo forza l'una dall'altra".

Pietro Motisi (Palermo, 1982): "Berlino incuriosisce e stimola la mia ricerca progettuale di fotografo grazie alla sua storia recente che, dal dopoguerra ad oggi, è caratterizzata da un atteggiamento di ricostruzione continua. Tale ricostruzione possiede una valenza molto differente da quella - sia pure temporalmente parallela - che si è verificata in Italia ed in particolare in Sicilia, e che rappresenta il cuore della mia ricerca. Pertanto, la possibilità di osservare e fissare un'estetica in cui la "sintassi" del cemento ha avuto un ruolo molto differente da quello che lo stesso materiale ha avuto alle nostre latitudini, permette un puntuale approfondimento della tematica centrale della mia ricerca e produzione artistica, in cui il rapporto tra l'estetica dei luoghi è direttamente proporzionale all'etica di chi vi vive".

Maria Vittoria Trovato (Gela, 1982): "Mi interessa guardare alle città e alle contraddizioni che negli spazi urbani inevitabilmente emergono, riflettere sulla storia di una città e individuare, attraverso i luoghi e le comunità che li abitano, le conseguenze dei passaggi di culture diverse e lontane che modificano il paesaggio secondo i propri bisogni e desideri. In modo molto diverso, sia Palermo che Berlino pongono tanti interrogativi su cosa si ricorda e cosa si dimentica tra i vari passaggi."

Una sezione della mostra è dedicata anche al video, con The Wall Across the Berlinale, lavoro ideato e diretto da Mario Bellone (montaggio di Davide Gambino). Il video incrocia parti di un filmato girato a Berlino durante il Festival del Cinema - la Berlinale del 1990 - con alcuni frames del film Die Mauer, uscito nel 1990, dell'artista e regista, oggi ottantatreenne, Jürgen Böttcher. The wall across the Berlinale si sviluppa quindi intorno a questo doppio registro di immagini, tra passato e presente, dal filo spinato teso a creare il confine della morte e i frammenti di muro venduto sulle bancarelle ai turisti dell'ovest, da quotidiane scene sulla metropolitana, da dove era ancora vietato scendere nelle stazioni dell'est, ai festeggiamenti della notte di San Silvestro del 1989 sulla porta di Brandeburgo. Chiude il video una lunga ripresa sulle macerie del muro, abbandonate in un campo desolato. La fine di una storia. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)




Antonio Mignozzi - Tensione - affresco su sacco 2009 Antonio Mignozzi: Lo spirito della materia
termina il 29 novembre 2014
Galleria Cortina Arte - Milano
www.cortinaarte.it

Dopo l'apertura a Parigi alla Galerie Orenda Art, la mostra di Antonio Mignozzi, a cura di Stefano Cortina, arriva a Milano. Antonio Mignozzi (Trebisacce, Calabria 1942) nasce in una famiglia di artisti, il padre è musicista e pittore e lo introduce precocissimo alle arti visive. I suoi maestri spirituali sono i grandi del rinascimento italiano quali Piero della Francesca e più d'appresso gli esponenti del Novecento a cui lo lega la ricerca della materia e delle tematiche metafisiche. Pittore e artista coerente esprime nei suoi lavori un'intensa liricità poetica abbinata ad una potente forza espressiva. Pur usando tecniche desuete quali l'affresco le sue opere mantengono una vivace freschezza creativa, consegnandolo a pieno titolo alla pittura del '900 italiano.




Giovanni Cerri - La schiava turca (da Parmigianino) - olio cm.73x60 2014 Antonio Mignozzi - da Piero della Francesca, particolare della battaglia di Costantino e Massenzio - affresco su legno cm.35x40 Giovanni Cerri, Antonio Mignozzi, Karel Zlin
La Renaissance italienne revisitée


termina il 15 gennaio 2015
Galerie Orenda Art - Parigi
www.orenda-art.com

L'esposizione, che conferma il sodalizio tra la Galleria Cortina Arte di Milano con Orenda Art International, propone una rivisitazione di un periodo artistico tra i più importanti della storia dell'arte italiana moderna: il Rinascimento, filo conduttore che unisce i protagonisti di questa mostra a cura di Nicolas Rostkowski. Karel Zlin (Zlin, Repubblica Ceca, 1937), Antonio Mignozzi (Trebisacce, Cosenza, 1942), Giovanni Cerri (Milano, 1969). Tre figli d'arte, tre pittori figurativi, tre generazioni che esibiscono le loro opere profondamente legate al tema rinascimentale con rivisitazioni e ispirazioni mai banali, personalissime, sia tecnicamente che stilisticamente. Un salto in un'epoca d'oro del passato re-interpretata con sguardi contemporanei. (Comunicato Associazione Culturale Renzo Cortina)




Sonia Strukul - Primavera golosa - acrilico su tela con cristalli swarovski cm.50x50 2014 Sonia Strukul - Radiante - acrilico su tela cm.60x100 2014 Sonia Strukul: Artefatti
termina lo 08 dicembre 2014
Galleria laRinascente - Padova
www.csart.it

«La sua pittura - afferma il curatore - si propone di decorare uno spazio, non cercando compromissioni con l'inquietudine contemporanea. I suoi lavori sono "artefatti" di un tempo presente, di una memoria storica che cede il passo alla "mimesi trasformista" propria della società contemporanea. La sua pelle svuota il silicone mediatico della bellezza, per mostrarci forme impreziosite da diversi media tecnici. Sicuramente la sua abilità e conoscenza sulla tecnica del mosaico, la porta a sviluppare superfici con cristalli, che sembrano rievocare il divisionismo seuratiano, o porzioni di campiture nette che si scandiscono "à plat", così da generare linee grafiche che chiamano alla nostra attenzione i lavori grafici di M.C. Escher o quelli musivi di Jerry W. Carter. Anche i suoi riferimenti con l'oriente non sono da meno ed ecco che, in "Fenicotteri" (1991), troviamo una corrispondenza con la pittura a soggetti animalisti di Utagawa Hiroshige (...).

I paesaggi strukuliani vengono immersi in una dimensione onirica, eliminando volutamente qualsivoglia riferimento umano. (...) Un tratto segnico febbrile che non si stanca di creare un dialogo evolutivo tra il "sogno", la "realtà" e il "genere (soggetto) pittorico". La sua arte è un'osservazione microscopica ed ossessiva per la natura neofita». Sonia Strukul (Padova) dopo gli anni del Liceo Artistico, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia e prosegue la sua formazione all'Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts di Parigi. Ha esposto in Italia e all'estero. Tra le principali mostre: "Pittpannello" (Helium, Parigi, 1983), "Salone della giovane pittura" (Grand Palais, Parigi, 1987), "Biennale del Mediterraneo" (2010), "Personale" (Galleria Il Melone, Rovigo, 2011) ed "Oltre il paesaggio" (Galleria Govetosa, Padova, 2014). (Comunicato Ufficio stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Trieste Photo Days 2014
1a edizione, 14-23 novembre 2014
www.triestephotodays.com

Nuovo festival internazionale nato dalla cooperazione tra dotART e le principali associazioni culturali triestine che si occupano di fotografia e arti visive. Sulla scia dei più importanti festival fotografici europei, Trieste ospiterà per dieci giorni un contenitore creativo multimediale che riunirà mostre fotografiche di artisti italiani e stranieri, workshop, proiezioni, incontri e altri eventi collegati alle arti visive. Trieste Photo Days sarà un luogo d'incontro e scambio per fotografi professionisti e amatoriali, appassionati e curiosi. Il tema scelto dagli organizzatori per questa prima edizione è «Spazi»: uno sguardo alla fotografia in relazione allo "spazio dei luoghi".

Numerosi gli eventi, dislocati in varie sedi e selezionati in collaborazione con il direttore artistico Giancarlo Torresani, direttore del Dipartimento Attività Culturali" della FIAF. Tra le mostre in programma una personale della fotografa francese Alexandra Sophie, "The Horses of Revolution" del fotografo inglese Walther Rothwell, vincitore della categoria Stories & Portfolios al concorso URBAN 2014 (dal 14/11 presso Aqvedotto Caffè). In calendario numerosi workshop fotografici: "Workshop Polaroid 8x10" a cura di Ennio Demarin (15/11 presso lo Studio Demarin), "Workshop Polaroid Manipulation" (18/11 presso la Biblioteca Statale di Trieste), una serie di workshop di fotografia off-camera (19/11 presso la Biblioteca Statale di Trieste).

Inoltre rassegna di multivisione con mostre fotografiche e proiezioni di audiovisivi "Trieste incontra la Multivisione" (dal 14/11 pressi il Teatro dei Salesiani), "Triestinità" di Ervin Skalamera (dal 14/11 presso TheArtPhotoGallery). Il festival offrirà inoltre un'occasione ai turisti che cercano un modo diverso di visitare Trieste. Trieste Photo Days 2014 è promosso a dotART in collaborazione con: Acquamarina, TheArtPhoto, Circolo Fincantieri-Wärtsilä, Circolo Fotografico Triestino, Circolo Ferriera di Servola sez. Fotografia, Officina Istantanea, Merlino Multivisioni, L'Opificio, Photoclub AE.




Massimo Listri - Auditorium Ibirapuera - Oscar Niemeyer - Sao Paulo - Brasile Massimo Listri: Geometria della bellezza
termina il 20 dicembre 2014
Galleria Francesca Antonacci - Roma
www.francescaantonacci.com

Mostra dedicata a Massimo Listri, fotografo d'interni tra i più famosi del mondo. La mostra è concepita come un'appendice all'esposizione di cui Listri è in questi giorni protagonista ai Musei Vaticani con il suo ciclo di lavori sulle collezioni pontificie dei marmi antichi. Francesca Antonacci propone una selezione di scatti in cui ben si evidenziano quei valori formali di equilibrio e simmetria che sono da sempre al centro del mondo visivo dell'artista, inquadrature di ritmo armonico e geometria cristallina che fanno apparentare il suo linguaggio a quello della poesia.

Come scrive Giorgio Antei, Massimo Listri non parla in prosa "i suoi scatti sono rime". Chi ha imparato ad apprezzare Listri come narratore della tradizione culturale europea ben rappresentata dai suoi famosi ritratti di musei d'arte antica, palazzi nobiliari, biblioteche e archivi conventuali e palatini si farà certamente sorprendere da alcuni dei lavori in mostra, peraltro tra i più belli. Saranno infatti esposti anche i meno conosciuti scatti "neoplastici", quelli cioè dedicati alle architetture razionaliste di maestri della visione contemporanea dello spazio, scatti in alcuni casi inediti o mai esposti in Italia.

Scrive Camillo Langone, penna raffinata e spiritosa: "Oscar Wilde voleva vivere all'altezza delle sue porcellane, io voglio vivere all'altezza delle foto di Massimo Listri, il più grande fotografo italiano d'interni... Listri scatta foto bellissime in ambienti bellissimi, quindi è bellezza al quadrato, un fulgore che alle persone troppo sensibili potrebbe causare capogiro (la sindrome di Listri). Ma anche le persone di sensibilità media mentre si avvicinano alle sue grandi immagini sentono una voce oltremondana che domanda:" Ne sarai tu degno?". In un'epoca in cui l'azione dell'uomo viene soprattutto narrata come impatto distruttivo sull'ambiente, Listri ricorda in controtendenza che l'uomo non è soltanto il demolitore del mondo che lo ospita ma anche il creatore di ambienti che per grazia, fulgore ed eleganza competono orgogliosamente con la natura. (Comunicato stampa Scarlett Matassi)




Jeremy Mann- New York Jeremy Mann - Figure Jeremy Mann - Sunset Jeremy Mann
Impressions. Aujourd'hui


termina l'11 gennaio 2015
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
www.barbarafrigeriogallery.it

La Barbara Frigerio Contemporary Art è lieta di presentare, per la prima volta in Italia, una personale dell'artista statunitense Jeremy Mann, definito da molti un pittore impressionista dei nostri giorni. Nelle sue vedute cittadine, soprattutto San Francisco e New York, riesce ad afferrare l'atmosfera e il fermento della vita contemporanea, soffermandosi, con un dettaglio quasi fotografico, su alcuni elementi e suggerendone, con pennellate più veloci, altri. Il tutto viene descritto con una grande maestria pittorica ed un raffinato senso estetico. Elemento, quest'ultimo, che è ancora più evidenziato nei ritratti femminili. Le protagoniste di questi dipinti sono donne contemporanee, che vestono i panni di dame di altri tempi: creature neoboldiniane immerse in abiti da sera, che avvolgono non soltanto i loro corpi, ma l'intero scenario circostante, trasformandolo in un ambiente languido e sognante, degno di un vero esteta contemporaneo.

Jeremy Mann (Cleveland - Ohio, 1979) è un pittore realista, laureato presso la locale Università con una laurea con lode in "Fine Art-Painting" (Pittura). In seguito, si è avventurato in California dove ha conseguito il Master con lode alla Academy of Art University di San Francisco. Da allora, il nome di Jeremy Mann ha cominciato ad essere sempre più citato nel mondo dell'arte. Mann lavora su pannelli di legno ed utilizza varie tecniche. I suoi quadri sono realizzati macchiando le superfici delle tele, asciugando le vernici con solventi e applicando materiale verniciante granuloso con un diffusore. Vivendo nel centro di San Francisco, Mann dipinge le sue immediate vicinanze con un'espressione intima e dinamica. Lodato dai critici e collezionisti, i suoi lavori recenti hanno occupato spesso le copertine della riviste americane per collezionisti d'arte. Ha vinto numerosi premi fin da quando era un artista apprendista e si è aggiudicato trofei prestigiosi in più di una categoria. Collabora con una ventina di gallerie d'arte.




Opera di Franco Fontana Franco Fontana. Full Color
Palazzo Incontro - Roma
termina l'11 gennaio 2015
www.civita.it

Dopo il successo ottenuto a Venezia, dove la mostra è stata realizzata dalla Casa dei Tre Oci, Prima grande retrospettiva a Roma di Franco Fontana - curata da Denis Curti - con 130 fotografie che raccontano la sua lunghissima storia di fotografo conosciuto in tutto il mondo. Colori accesi, brillanti, talmente vibranti da apparire irreali. Composizioni ritmate da linee e piani sovrapposti, geometrie costruite sulla luce. Paesaggi iperreali, più veri del vero, surreali, sospesi, spesso impossibili.

Proporzioni ingannevoli in cui non c'è spazio per l'uomo. Figure umane svelate in negativo, sublimate in ombre lunghe. Presenza e assenza contemporaneamente. Corpi come paesaggi, e pianure e colline dai contorni antropomorfi. Questi sono i tratti distintivi che rimandano immediatamente ed in modo inequivocabile al linguaggio visivo di Franco Fontana. Suddivisa in diverse sezioni tematiche, la mostra propone i paesaggi degli esordi (anni '60) passando per le diverse ricerche dedicate ai paesaggi urbani, le piscine e il mare.




Carlo Fontana: "Ai fiori. Gusto... per l'Arte"
termina il 10 dicembre 2014
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra del maestro Carlo Fontana, composta da dodici opere interamente dedicate alla città di Trieste. Il progetto espositivo si compone di un insieme di dodici tele incentrate sul tema della natura morta e di un gruppo di lavori che ruotano attorno a dettagli architettonici, suppellettili, sfondi paesaggistici collegati con fondali scenici che rinviano al Mare e al Carso, ai suoi colori, alle sue atmosfere. In questi quadri troviamo fissata una realtà trasognata, una realtà che, nel riprendere le ombre taglienti e le luci artificiali, rende visibile un'atmosfera di esistenza provvisoria, quasi scomposta (o ricomposta) in senso cubista: si tratta di un mondo che talvolta richiama in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre uno spirito romantico e spirituale.

Una luce calda e gessosa si irradia dalle cose raffigurate, per poi espandersi e abbracciare orizzonti lontani: disegna l'oscillazione di un crepuscolo sospeso fra il preludio di un giorno lontano e la vicinanza di un raggio di luna: un bosco, un fiore, una foglia, un prato sono i termini più semplici e comprensibili di una simbologia immediata e capace di smuovere l'animo alla pacificazione. Carlo Fontana rappresenta, in qualche modo, un nuovo capitolo dei Maestri del Colore, perché se dinanzi alle tele dell'artista (di origini napoletane, trevigiano d'adozione) si possono raccogliere considerazioni stilistiche, estetiche o storiografiche, subito questa opprimente abitudine mentale viene soverchiata dalla beata e chiara presenza di un colore che tutto avvolge, tutto imbeve, tutto crea.

Ecco, nell'apparente semplicità di questo lavoro (che viceversa cela una continua ricerca della soluzione cromatica, della composizione e della misura, che non si vergogna di citare, ponendosi con modestia nella scia di una tradizione di grandi conoscitori del mestiere), ritroviamo una lingua materna e cara, un alito di quel soffio vitale che regge tutto quanto di bello al mondo c'è e che molto bene si lega con il colorismo acceso anche di pittori giuliani come Vittorio Bolaffio.




Gianluca Cavallo - Post it - inchiostro su carta - dimensioni variabili 2014 Gianluca Cavallo - Mèditation - olio su tela cm.60x50 2013 Gianluca Cavallo: La giostra di Ismaele
termina l'11 gennaio 2015
Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte - San Giovanni La Punta (Catania)
www.fondazionelaverdelamalfa.com

In occasione della Decima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte propone un doppio appuntamento con l'arte contemporanea: la personale di Gianluca Cavallo, a cura dell'architetto Giuseppe Ingaglio e un concerto di musica dotta contemporanea, "Musiche del XX secolo", dedicato al compositore austriaco Alban Berg a cura della professoressa Graziella Seminara. La mostra, organizzata in collaborazione con CreativeRoom Art Gallery di Roma, spazio espositivo dedicato alla promozione di giovani artisti nazionali e internazionali, fondato nel 2008 da Lorenzo Cantarella che sarà presente all'inaugurazione insieme all'artista.

Il curatore Giuseppe Ingaglio, a proposito del giovane artista, Gianluca Cavallo (Cava de' Tirreni, 1976) scrive: "Lo sguardo silente di Ismaele, voce narrante del celebre racconto di Melville, scivola sulle pagine e sopravvive al rovinoso disastro del Pequod, fissando nell'immensità dei marosi uomini, cose e situazioni. E' il silenzio il protagonista del percorso artistico di Gianluca Cavallo: forme, colori, sguardi s'inseguono e si susseguono senza produrre suoni, rumori o frastuoni. (...) I protagonisti, talvolta percepibili oltre veli di nebbie mal celanti, altre volte sintetizzati da volti, articolati da volumi geometrici e plasticamente organizzati, si muovono silenti, posizionandosi sulla scena secondo un ordine predeterminato dall'artista. (...) Non è più il singolo soggetto che caratterizza l'attenzione di Gianluca Cavallo, ma la composizione delle ombre segniche, non una sintesi di un gruppo ovvero un insieme, come se provenissero da un accumulo."

Echi letterari, musicali e sacri si nascondono dietro la ricerca dell'artista di cui sarà esposta anche l'opera pittorica composta da sei tele - Il Teatro del bailo, 2013 - con cui Gianluca Cavallo ha partecipato alla 55esima edizione della Biennale d'Arte di Venezia. A seguire (ore 19.00) presso la sala "Elena La Verde", avrà inizio "Musiche del XX secolo", concerto dedicato a una selezione di opere del compositore austriaco Alban Berg a cura di Graziella Seminara. Nello specifico, saranno eseguite la Sonata op. 1 per pianoforte da Graziella Concas e Vier Stucke, op. 5 per clarinetto e pianoforte da Carmelo Dell'Acqua (clarinetto) e Riccardo Insolia (pianoforte).

Interdisciplinarietà, sinergia, scambio, arte contemporanea, edutaintment sono le parole d'ordine della Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte e del Presidente Alfredo La Malfa che dal 2012, sulle orme della precedenza direzione, continua a fare della fondazione un luogo di scambio e d'incontro tra l'arte contemporanea e la società. La Fondazione anche questa volta, dopo l'appena conclusa collaborazione con la Galleria Michela Rizzo di Venezia, ha deciso di percorrere la via della cooperazione e del confronto con giovani realtà espositive come quella romana e con professionisti del mondo delle arti visive e della musica contemporanea. (Comunicato stampa)




Paesaggi e pittori siciliani Di là del faro. Paesaggi e pittori siciliani dell'Ottocento
termina lo 09 gennaio 2015
Villa Zito - Palermo
www.mostradiladelfaro.it

Oltre 100 opere di artisti siciliani o stabilmente attivi in Sicilia sul tema del paesaggio che rappresenta, nel corso dell'Ottocento, uno dei motivi fondamentali attraverso cui viene elaborata una rappresentazione specificamente identitaria dell'isola. La mostra, curata da Sergio Troisi e Paolo Nifosì, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo, ospitata dalla Fondazione Sicilia e organizzata da Civita Sicilia, sottolinea l'impegno della Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo per la valorizzazione della cultura siciliana e delle sue espressioni artistiche più alte. Sebbene nella tradizione artistica isolana il genere paesaggistico sia assente o del tutto minoritario sino a buona parte del XVIII secolo, la letteratura di viaggio del Grand Tour e la ricca produzione di stampe a corredo avevano già individuato un repertorio di luoghi e fissato una iconografia ampiamente diffusi presso il pubblico colto europeo.

Questa visione, nel corso dell'Ottocento, verrà assimilata dai pittori isolani, che la immetteranno in una nuova sensibilità moderna, tra Romanticismo e Positivismo, in accordo con le tendenze del gusto nazionale e internazionale del tempo. La mostra copre un arco temporale ampio, che va dalla costituzione del Regno delle Due Sicilie sino all'epilogo della Prima Guerra Mondiale, riconoscendo in questa vicenda artistica dei caratteri relativamente omogenei. Un secolo quindi, durante il quale gli artisti siciliani, partendo inizialmente dai topoi figurativi della cultura neoclassica e del primo Romanticismo, mettono progressivamente a fuoco una modalità immaginativa del paesaggio che, pur nel legame profondo con i modi della pittura europea, e tuttavia satura della percezione consapevole della natura e della storia siciliane, cosi come avveniva contemporaneamente in altri ambiti, primo tra tutti quello storiografico.

Alla costruzione ideologica e valoriale del paesaggio siciliano concorrono infatti diverse voci, anche contraddittorie: l'esaltazione di una coscienza nazionale di stampo romantico; il fitto scambio linguistico con la geografia artistica nazionale e internazionale, anche grazie al moderno sistema di mostre che mette in rete, soprattutto dopo l'Unità, Roma, Firenze, Napoli, Torino, Milano ma anche Parigi, Vienna e Monaco; l'attività degli ateliers fotografici; la grande stagione della letteratura siciliana di Verga, Capuana, De Roberto e, infine, Pirandello.

L'esposizione si articola in sei aree tematiche che presentano i luoghi che la pittura ottocentesca siciliana predilige, con particolare attenzione al paesaggio costiero e a quello interno. Ad esse, si affiancano una sezione dedicata ai disegni con un corpus proveniente dalla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis e una dedicata alla fotografia con opere della Fondazione Alinari e di collezioni private. Tra le opere in mostra, la grande tela di Francesco Lojacono Dall'Ospizio marino, in prestito dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, e Conca d'oro di Ettore De Maria Bergler, proveniente dalla veneziana Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro. Rappresentati inoltre quasi tutti gli autori importanti della pittura ottocentesca siciliana, con opere provenienti sia da collezioni pubbliche che private: Giuseppe Patania, Tommaso Riolo, Francesco Zerilli, Giuseppe Sciuti, Antonino Leto, Michele Catti. Il catalogo della mostra è edito da Silvana Editoriale.(Comunicato Ufficio stampa Civita)




I Libretti di Mal'Aria. La Biblioteca più esile del mondo negli scrittori e artisti giuliani e friulani del '900 I Libretti di Mal'Aria.
La Biblioteca più esile del mondo negli scrittori e artisti giuliani e friulani del '900


termina il 29 novembre 2014
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

La mostra documentaria propone oltre un centinaio di Libretti, con un attenzione particolare verso quegli scrittori, poeti e artisti del territorio (Manlio Malabotta, Emilio Dolfi, Biagio Marin, Giorgio Voghera, Stelio Crise, Alma Dorfles, Paolo Belli (Giotti), Carlo Luigi Cergoly, Virgilio Giotti, Giani Stuparich, Livio Rosignano, Osvaldo Ramous, Luciano Morandini, Luigi Raimondi, Geda Jacolutti ed Enrico Fruch), uniti a operatori culturali (Livio Corsi, Carlo Ulcigrai) che aderirono all'invito di Arrigo Bugiani, ideatore a partire da 1960 dell'originale progetto editoriale. All'inaugurazione: Maurizio Messina, direttore della Biblioteca, Orso Bugiani, figlio dell'editore, neurologo di fama e artista, Elvio Guagnini, docente e critico letterario e Francesco Cenetiempo, curatore della mostra.




L'Orlando Furioso: incantamenti, passioni e follie
L'Arte contemporanea legge l'Ariosto


termina l'11 gennaio 2015
Palazzo Magnani - Reggio Emilia
www.studioesseci.net

L'esposizione intende celebrare Ludovico Ariosto (Reggio Emilia, 1474 - Ferrara, 1533), celeberrimo autore dell'Orlando Furioso. E' noto che l'Orlando Furioso - se si considerano le varie edizioni, le traduzioni in lingua straniera, gli adattamenti teatrali (come non ricordare la memorabile messa in scena di Luca Ronconi e Sanguineti nel 1969, che sarà peraltro documentata da alcune fotografie di Franco Vaccari) - è una delle opere - pur con qualche periodo di oscuramento - di più vasta ammirazione e interesse, proprio per la sua intima, così "moderna" struttura, con il perenne incastro di trame, "in un mondo", come scrive Gianni Celati, "dove tutti agiscono in stati di incantamento o di fissazione, prodotti dal gioco della sorte", "con un'idea del mondo come pura meraviglia senza inizio e senza fine" - credo che questo sia alla radice della sintonia della cultura letteraria americana con l'Ariosto, in un Paese di perenne ricerca di una frontiera da raggiungere e valicare.

Anche in campo artistico, la fortuna dell'Ariosto e del suo poema cavalleresco è stata assai diffusa - tra i tanti nomi che potremmo citare ci sono quelli di Tiziano e Guido Reni, di Fragonard e di Doré, con le infinite metamorfosi nei secoli del personaggio di Angelica (tra le quali Ruggero che salva Angelica di Ingres, conservato al Louvre di Parigi), così come nell'illustrazione moderna e contemporanea e nel cinema. La mostra, a quarant'anni dalle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario, nel 1974, della nascita dell'Ariosto a Reggio Emilia - che produssero iniziative espositive varie, in particolare al Palazzo dei Diamanti di Ferrara - parte in un qualche modo da quelle premesse - non casualmente la mostra reggiana riproporrà l'Omaggio all'Ariosto di Franco Vaccari -, presenta alcune opere successive, quali ad esempio le immagini scattate da Luigi Ghirri nel Mauriziano, e poi si concentra sugli esiti del confronto tra pittori, scultori, illustratori, autori di fumetti e fotografi, italiani e stranieri, con la figura dell'Ariosto e il testo dell'Orlando Furioso, per verificare l'influenza sull'immaginario creativo di una visione del mondo e delle umane esistenze che non può essere consegnata agli archivi del passato.

L'esposizione rivisita sommariamente la fortuna dell'Ariosto nel passato, partendo dalla preziosa collezione delle edizioni del Furioso di proprietà della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, e intende proporre le suggestioni esercitate dalla sua figura e dall'atmosfera, e soprattutto da specifici episodi del poema su alcuni tra i più importanti artisti contemporanei, italiani e stranieri: pittori e scultori (tra cui Tullio Pericoli, Emilio Isgrò, Giulia Napoleone, Mimmo Palladino, Vladimir Velickovic, Manolo Valdés, Joe Tilson, Philippe Favier, James Nares, William Xerra), illustratori e autori di fumetti, quali Lorenzo Mattotti, Gianluigi Toccafondo, Giuseppe Camuncoli, Matteo Casali, Paolo Bacilieri, Tuono Pettinato, Francesca Ghermandi, e la proposizione di parte della saga di Alejandro Jodorowsky sui "metabaroni", i guerrieri perfetti, di alcune tavole di Guido Crepax, Sergio Toppi, Grazia Nidasio, fotografi come Marco Bolognesi (che produrrà alcune fotografie, con ricostruzioni attualizzate sulla base delle suggestioni del cinema contemporaneo, sull'episodio in cui Ariosto parla dell'assedio di Parigi, emblema del destino della città caduta, Costantinopoli), e come Nino Migliori e Vittore Fossati, che si stanno recando a visitare i luoghi ariosteschi - la casa natale di Reggio Emilia, la casa a Ferrara, la Garfagnana: Ariosto ebbe incarichi pubblici da parte degli Estensi. esistenze che non può essere consegnata agli archivi del passato.

Come si può intuire da queste prime indicazioni, la mostra intende verificare la persistenza della fortuna dell'Ariosto, e del suo Orlando Furioso, la capacità del poema di muovere l'immaginario, non solo nella letteratura (per limitarci a un solo esempio, Italo Calvino e l'attuale, crescente attenzione nelle Facoltà americane di Letteratura), ma in campi artistici quali la pittura, la scultura, l'illustrazione e il fumetto, la fotografia.

Il catalogo della mostra, edito da Silvana Editoriale, vuole essere un libro che vada ben al di là dell'occasione espositiva, diviso in una decina di capitoli, ciascuno con l'introduzione di alcuni importanti autori italiani e stranieri (Gianni Celati, Giulio Ferroni, Valerio Magrelli, Ermanno Cavazzoni, Lina Bolzoni, Gino Ruozzi, Franco Farinelli, Luigi Ballerini, Massimo Ciavolella, Dennis Looney, Jim Jarmusch), del curatore della mostra, di critici e storici dell'arte e dell'illustrazione, corredati dalle immagini delle opere esposte, così da farne un volume che resti nel tempo come documento prezioso sull'Ariosto e sulla fortuna dell'Orlando Furioso. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Wolfgang Weileder - Meridiano Wolfgang Weileder: Meridiano
MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna
termina lo 08 dicembre 2014
www.mambo-bologna.org

"Le grandi fotografie di Wolfgang Weileder presentate nella mostra raffigurano principalmente il soggetto 'Tramonto sul mare', poche colgono il nascere del giorno. Guardando per la prima volta queste fotografie di Wolfgang Weileder ho immediatamente pensato ai Seascapes di Hiroshi Sugimoto, che evidentemente Wolfgang conosce. Sugimoto ottiene quelle immagini da un solo fotogramma, con un tempo di esposizione estremamente prolungato: cielo e mare si confondono e creano una condizione di sospensione, un vuoto che è vicino a quello cui tende la meditazione nella pratica dei monaci zen. Ho pensato, e li ho guardati ancora, ai Landschaften di Gerhard Richter, paesaggi intrisi dell'idea di sublime e di infinito connaturata al paesaggio naturale.

Fotografia, pittura a olio. Ho pensato a ritroso anche alla pittura atmosferica di William Turner e a Der Mönch am Meer di Caspar David Friedrich, e poi a tutta la tradizione romantica. (...) Ho pensato al momento in cui l'esperienza dei tramonti sul mare acquisiva un elemento nuovo, dopo avere visto il film Le Rayon vert di Eric Rohmer. Il film riprende un romanzo di Jules Verne, in cui si dice che chi riesca ad osservare il fenomeno ottico-atmosferico del raggio verde, che si manifesta quando il Sole è quasi completamente sotto la linea dell'orizzonte, diverrebbe abile nel vedere chiaramente nel suo cuore e in quello degli altri. La protagonista del romanzo finisce per sposare un pittore di tramonti (...)

E' vertiginoso pensare a quanti singoli 'Tramonto sul mare' siano stati impressi prima su pellicole fotografiche, quando la fotografia era il risultato di un processo fotochimico; poi registrati nelle schede SD degli apparecchi digitali, e ancora nelle schede di memoria degli smartphone. In tutto il mondo milioni di apparecchi fotografici hanno scattato milioni di fotogrammi di tramonti, immortalati a tutte le latitudini (...) Eppure dietro a ognuno di quegli apparecchi fotografici un 'fotografo' ha scelto quel momento, ha voluto compiere il gesto di fermare l'attimo e ha ribadito lo stereotipo pretendendo di appropriandosene e farlo suo. (...)

Anche Wolfgang Weileder sceglie il momento del tramonto, e si tratta proprio di 'Tramonto sul mare', quel particolare momento della giornata che segna il passaggio dalla luce al buio. Per lui i mari sono Mare del Nord, Mare Adriatico, Mare d'Irlanda, Mare Tirreno, Skagerrak. Il procedimento che l'artista pone in atto determina una registrazione sistematica attraverso il tempo e piuttosto che conservare la memoria di un momento transeunte produce la forma stessa dell'immagine. Le immagini sono state ottenute mediante un particolare procedimento fotografico. L'artista utilizza un set di fotocamere digitali, montate in serie per ottenere una visione panoramica, che scattano in sincrono una sequenza di fotogrammi a intervalli di tempo di pochi secondi per una durata predefinita; migliaia di fotogrammi-dati vengono immagazzinati in una memoria esterna.

Una volta trascorso il tempo stabilito e completata la ripresa del paesaggio inquadrato le informazioni-immagini vengono processate da un computer tramite un programma dedicato: di ogni immagine registrata viene prelevato un singolo pixel in larghezza per l'altezza complessiva dell'immagine e le singole 'sezioni' di tempo-spazio vengono accostate una all'altra con il tempo di progressione da sinistra a destra per costruire l'immagine fotografica definitiva. Quella che si ottiene risulta essere una rappresentazione del reale del tutto nuova. I singoli pixel non generano semplicemente una scansione temporale, la trasposizione sincopata di una durata: non ne risulta una timeline, ma si genera un paesaggio nuovo che contiene tutti i paesaggi osservabili nello scorrere delle ore.

Un paesaggio che è risultato della scelta di frammenti selezionati arbitrariamente perché portatori di quelle informazioni che Weileder ritiene più interessanti, degli elementi occasionali che introducono una diversa velocità di movimento nel quadro. E' tutto reale, rappresentazione di una sequenza temporale e di un paesaggio fisico, ma quella che le grandi fotografie ci restituiscono è una visione impossibile che ci offre una diversa lettura del mondo, una differente forma di percezione.

Il risultato finale di questa operazione sono paesaggi marini caratterizzati da una linea di orizzonte in cui mare, cielo, giorno, notte coincidono e interagiscono. Introdotti o chiusi da un sipario nero come se la notte negasse una porzione dell'immagine invece di esserne parte. Quello che la luce racconta - la narrazione che rivela il trascorrere delle nuvole in cielo, il movimento ritmico delle onde, gli occasionali passaggi di un gabbiano o il transito di un natante - la notte nega." (Estratto da Le Rayon vert, 'Tramonto sul mare' e le fotografie di Wolfgang Weileder, di Gino Gianuizzi)

Gino Gianuizzi è un ricercatore. Tra i fondatori di Neon, spazio di sperimentazione per l'arte contemporanea attivo fra il 1981 e il 2011, ha collaborato con artisti e curatori alla realizzazione di numerosi progetti; particolarmente importanti per il suo percorso gli incontri con Francesca Alinovi, Roberto Daolio e Mauro Manara. Attualmente è titolare del corso di Progettazione di interventi urbani e territoriali presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna.




Opera di Giovanni Pulze Giovanni Pulze: Angeli
termina il 30 novembre 2014
il Laboratorio - Trieste
julietartmagazine.com

La mostra, coordinata dall'Associazione Juliet, si compone di dodici tele appositamente realizzate per l'occasione. L'appuntamento triestino segue i fasti della mostra realizzata quest'estate presso il Centro Biblico "G.Vannucci" di Montefano e nell'occasione sarà presentato il catalogo pubblicato dalla casa editrice Juliet. I lavori che qui vengono proposti ruotano attorno al tema di una figura angelica inondata di luce e che ritroviamo ambientata anche su fondali architettonici desunti dalla città di Trieste. Ovviamente la memoria corre subito a Wim Wenders e al suo Cielo sopra Berlino, ma anche alle creature alate dei Camuni, agli esseri a metà tra la terra e il cielo degli Assiri-Babilonesi e degli Egizi e via discorrendo fino alle esemplificazioni bibliche che tanta parte hanno avuto nella pittura della rinascenza italiana.

L'artista nel suoi quadri fissa un'istantanea trasognata della realtà, riprendendo le ombre taglienti e le luci artificiali, e creando un'atmosfera di esistenza provvisoria, quasi a partire da un filtro tecnologico, sai questo la memoria digitale di una macchina fotografica o sia questo il filtro pulviscolare dello schermo televisivo. E' un mondo che talvolta può richiamare in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre uno spirito romantico e spirituale. In qualche modo un messaggio di pace e di amore che si nasconde tra le righe della frenesia, della mancanza di dialogo, della distanza, della divergenza. (..) Una luce fredda e gassosa si irradia dalle cose raffigurate, per poi espandersi e abbracciare orizzonti lontani: disegna l'oscillazione di un crepuscolo sospeso fra il preludio di un giorno lontano e la vicinanza della notte: un mare tempestoso, una laguna rosso sangue sono i termini più semplici e comprensibili di una simbologia immediata e capace di smuovere l'animo a "egregie cose".




Opera di Roy Lichtenstein Roy Lichtenstein
Opera prima


termina il 25 gennaio 2015
GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea - Torino

Esposizione dedicata ai lavori su carta e a grandi dipinti di Roy Lichtenstein, maestro della Pop Art, (New York (1923-1997). Per la prima volta arrivano in Italia 234 opere, grazie alla stretta collaborazione con l'Estate e la Roy Lichtenstein Foundation, oltre a importanti prestiti provenienti da prestigiosi musei internazionali come la National Gallery di Washington, il Museum of Modern Art e il Whitney Museum di New York, l'Art Institute di Chicago e da collezioni pubbliche e private europee e italiane. Insieme ai disegni, che abbracciano un arco temporale che va dai primi anni Quaranta al 1997, GAM presenta anche alcuni strepitosi grandi dipinti e una documentazione fotografica, testimonianza dell'artista al lavoro.

In passato i disegni di Roy Lichtenstein sono stati esposti solo in alcune rare occasioni: al CNAC di Parigi nel 1975 la mostra Roy Lichtenstein: Dessins sans bande, in seguito proposta anche a Berlino e Aachen in Germania. Nel 1987 il MoMA ha organizzato l'esposizione The drawings of Roy Lichtenstein. Infine, un nucleo di opere su carta è stato esposto nel 2005 presso il Museo de Arte Abstracto Español nella mostra I>Lichtenstein: En proceso/In process, presentata in seguito anche in alcune sedi museali in Spagna, Francia e negli Stati Uniti.

La mostra è prodotta congiuntamente da Fondazione Torino Musei e Skira editore, a cura di Danilo Eccher, direttore GAM. L'esposizione si focalizza, infatti, sulle Prime Idee, ossia le idee primigenie, fonte di ispirazione di opere che in un secondo tempo sono divenute i grandi capolavori conosciuti nel mondo. Il progetto curatoriale è sia il lato linguistico delle variazioni stilistiche dell'opera su carta, sia il mondo letterario che alimenta l'immagine di Lichtenstein, il suo modello narrativo fatto di sorprendenti sovrapposizioni di racconti e immagini.

Il catalogo, edito da Skira, raccoglie importanti saggi critici a cura di Danilo Eccher, Andrea C. Theil (Manager del Catalogo Ragionato Roy Lichtenstein Foundation), Bernice Rose (già curatore presso Il Department of Drawings del Museum of Modern Art, New York e attualmente Direttore di The Menil Collection's New Drawing Center and Study Center), Thomas Zacharias (già professore alla Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, critico, storico dell'arte e studioso delle opere su carta di Roy Lichtenstein). Dorothy Lichtenstein (Presidente) e Jack Cowart (Direttore esecutivo) della Roy Lichtenstein Foundation contribuiscono con preziose testimonianze sul lavoro del grande artista.




La collezione Renato Bruson
termina il 25 gennaio 2015
Palazzo Bossi Bocchi - Parma
www.studioesseci.net

Settanta opere donate alla Fondazione Cariparma da Renato e Tita Bruson. ln Collezione: Boldini, Fattori, Lega, Segantini, Signorini e i vedutisti veneti dell'Ottocento. La collezione di Renato e Tita Bruson è il frutto di costante e appassionata ricerca che ha permesso di creare dal nulla un corpus che negli anni si è arricchito sempre più mediante acquisti mirati e selezionati secondo una precisa direzione di scelta nell'ambito dell'arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La donazione comprende settanta opere; vi figurano importanti firme, ad esempio Giovanni Boldini (ben quattordici sono le opere del maestro ferrarese in collezione), Francesco Paolo Michetti, Giovanni Segantini, Pompeo Mariani; figurano anche nella collezione grandi macchiaioli toscani (Giovanni Fattori è presente con quattro opere), poi Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Niccolò Cannicci e importanti vedutisti veneti: i fratelli Guglielmo e Beppe Ciardi, Pietro Galter e Pietro Fragiacomo, Leonardo Bazzaro, Italico Brass e Ettore Tito.

Perché Parma? Perché Parma per Renato e Tita Bruson è la città dove hanno trovato i loro migliori amici, perché Parma è la città del Teatro Regio dove Bruson, debuttando in una importante serata nella Forza del destino di Verdi, iniziò l'ascesa verso una grande carriera che lo avrebbe proiettato nei più importanti teatri italiani e stranieri e sotto la direzione dei più importanti direttori d'orchestra. Il legame con Parma si rinnoverà molte volte nel corso di una gloriosa ultracinquantennale carriera, suggellandosi tra l'altro nel 1985 con il conferimento della cittadinanza onoraria.

La critica nazionale e internazionale ha sempre riconosciuto a Bruson straordinarie doti di cantante attore, mentre importanti musicologi lo definiscono cantante di portata storica. Nel corso della sua carriera Bruson ha ricevuto riconoscimenti, attestati, premi, etc. I media si sono abbondantemente occupati di Renato Bruson, etichettandolo volta per volta come Verdiano, Donizettiano, etc. Ma qualsiasi etichetta sarebbe riduttiva per una personalità artistica considerata dalla critica musicale come una delle più importanti nella storia del melodramma. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Opera di Alan Gattamorta Alan Gattamorta: "Rossi 3"
termina il 23 novembre 2014
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 72 acrilici su carta.








Fotografia - Festival Internazionale di Roma
Bernhard Fuchs in mostra


termina l'11 gennaio 2015
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea di Roma
www.fotografiafestival.it

Il Festival è dedicato quest'anno al Ritratto. Il fotografo austriaco, selezionato insieme ad altri cinque artisti, è presente con dodici opere. Il tema del ritratto viene affrontato ricostruendone il percorso storico e il ruolo nell'arte come importante strumento d'analisi della società contemporanea. Attraverso le opere della collettiva internazionale, il festival si prepone quest'anno di ricercare nel ritratto i diversi significati della rappresentazione fotografica intesa come strumento di conoscenza dell'altro. I ritratti in mostra rappresentano una scelta della prima serie completa di Bernhard Fuchs in cui il fotografo austriaco si confronta con il suo territorio d'origine, il bacino del Mühl, un affluente del Danubio in Alta Austria.

Si tratta di un dialogo muto che Fuchs instaura con chi ha di fronte creando una vicinanza che riesce a raggiungere solo mantenendo la distanza. I ritratti mostrano un nuovo insieme dato dall'unione fra uomo e territorio. Sono immagini bloccate, ferme, la cui fissità trasmette l'intimità del soggetto. Bernhard Fuchs (Haslach an der Mühl, 1971), si diploma all'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf nel 1997. Dal 1997 al 1999 segue la masterclass di Timm Rautert all'Accademia di arti visive di Leipzig. (Comunicato da Forum Austriaco di Cultura Roma)




David Lynch - Untitled (Lodz) - 2000 David Lynch - Untitled (England) - late 1980s early 1990s David Lynch - Untitled - Lodz 2000 David Lynch: The Factory Photographs
termina il 31 dicembre 2014
MAST Photo Gallery - Bologna
www.mast.org

La mostra - a cura di Petra Giloy-Hirtz, in collaborazione con il MAST e la Photographers' Gallery di Londra - raccoglie 124 opere di David Lynch. MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) ha aperto la sua Gallery, dall'ottobre del 2013, esclusivamente per opere di fotografia industriale della propria collezione con la presentazione di tre mostre. L'esposizione delle opere fotografiche industriali di David Lynch, assieme a suoi video e filmati, dà il via alla prima collaborazione con artisti diversi da quelli rappresentati nella propria collezione.

Le fotografie in bianco e nero testimoniano la sua fascinazione per le fabbriche, la passione quasi ossessiva per comignoli, ciminiere e macchinari, per l'oscurità e il mistero. In un arco di tempo di oltre trent'anni ha fotografato i monumenti decadenti dell'industrializzazione, edifici in laterizio decorati con volte, cornicioni, finestre e portali imponenti, impressionanti nella loro somiglianza con le antiche cattedrali. Rovine di un mondo che va scomparendo, in cui le fabbriche erano pietre miliari di un orgoglioso progresso e non luoghi desolati, scenografie per storie cariche di quell'aura emozionale caratteristica di Lynch. Le fotografie sono state scattate tra il 1980 e il 2000 nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles.

E' come se la fuliggine, i vapori o le polveri sottili che avvolgevano quei luoghi si fossero posate sulla superficie della carta: ne risultano immagini di straordinaria potenza sensoriale, come disegni fatti a carboncino, in cui il nero carico delle linee nitide, grafiche, taglia il grigio scuro dei campi. L'inconfondibile cifra di Lynch si svela in modo suggestivo nei soggetti scelti, nelle atmosfere, nelle nuance di colore di mondi arcani e surreali, nelle sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film. La mostra comprende 124 scatti - alcuni dei quali inediti - realizzati in due diversi formati: 28x35,6cm e 100x150cm.

Fanno parte della mostra un'installazione sonora dell'artista ed una selezione dei suoi primi cortometraggi, meno noti al grande pubblico, che verranno proiettati a ciclo continuo nel percorso espositivo: Industrial Soundscape, Bug Crawls, Intervalometer: Steps. In occasione della mostra verrà stampato, a cura della Fondazione MAST, un catalogo contenente 34 immagini tratte dalla mostra Factory Photographs, 14 delle quali inedite, con testi di Petra Giloy-Hirtz e Urs Stahel. Il volume David Lynch: The Factory Photographs di Petra Giloy-Hirtz, pubblicato da Prestel Verlag, Munich-London-New York, 2014, sarà disponibile all'ingresso della Gallery.

David Lynch, regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo. La sua formazione accademica è nel campo della pittura: studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, realizza qui, nel 1966, il suo primo cortometraggio. Si trasferisce in seguito a Los Angeles; il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un "cult classic". Per The Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) ha ricevuto la nomination all'Oscar per la migliore regia. Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999), Inland Empire (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990-1991) hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il francese César pour le Meilleur Film Étranger, la Palme d'Or du Festival de Cannes e il Leone d'Oro alla carriera della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. (Comunicato Ufficio Stampa Lucia Crespi)




La scrittura visuale / La parola totale
termina il 15 gennaio 2015
Museo Nitsch - Napoli
www.museonitsch.org

L'esplorazione della produzione artistica più recente, ancora discussa, non del tutto sedimentata, la ricerca dell'arte sperimentale più avanzata e il sostegno alle pratiche, ai discorsi e alle narrazioni dell'arte contemporanea: è tutto questo Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee che, quest'anno, si arricchisce di una nuova collaborazione, con la Fondazione Morra/Museo Nitsch. "La scrittura visuale/La parola totale", è un ampio programma di mostre e incontri, a cura di Giuseppe Morra, sulla storia della poesia visuale fra Napoli, Genova, Milano, Firenze, Roma. Il progetto comprende una sezione riservata ai giovani artisti, Pre Post Alphabet, a cura di Eva Fabbris e Gigiotto del Vecchio, concepita come avvicinamento tra le opere degli iniziatori e delle figure cardine della poesia visiva e il modo di operare di alcuni artisti di generazioni successive.

Da settembre 2014 proseguirà fino a gennaio 2015 proponendo molteplici livelli di interpretazione: quello della documentazione, cui alludono i materiali cartacei, pubblicazioni, libri oggetto, poemi visivi, disegni, fotografie, scritture, periodici, cataloghi, riviste; quello delle risonanze sincopate nella sezione dedicata al cinema, al video, alle partiture sonore e alla performance teatrale, a cui fa seguito l'ambito critico che si fa carico di un impegno epistemologico volto alla divulgazione, attraverso presentazione di libri, convegni e conferenze animate da artisti, storici ed esperti.

"Il senso della mostra, scandita lungo un ampio arco temporale e geografico, capace di riscrivere, agitandole, le stabili coordinate del tempo e dello spazio" - scrivono Giuseppe Morra e Loredana Troise - "non va rintracciato nelle singole opere, quanto nel gusto collettivo e universale delle possibilità espressive impiegate; intense e intessute di segni e linguaggi differenti, le parole/immagini confluiscono e si confondono tra desideri, interessi e passioni, prendono corpo e si distaccano dal testo classico e si fondono in un nuovo contesto, espandendo il proprio potere.

La forza di questa impostazione risiede nella peculiarità di una pluralità di situazioni che raccontano l'eclettismo degli artisti della poesia visiva, le loro affascinanti personalità, la loro produzione di cui si avvertono, sottesi, tracce, suggestioni e fascini inediti. Il movimento della Scrittura Visuale, opponendosi alla massificazione culturale, ha attivato nel pubblico la capacità critica, nella reinvenzione e liberazione della parola scritta, di opporsi al conformismo che indugiava esclusivamente sulla parola o sul segno privo di significato".

Le mostre e gli eventi in programma saranno accompagnate da una selezione di materiali cartacei, quali riviste, pubblicazioni periodiche, cataloghi, a cura di Domenico Mennillo e da una selezione di film d'artista, a cura di Mario Franco. Questo l'elenco delle proiezioni (ore 17.00):

- 13 novembre 2014
Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, Verifica Incerta (1964, 30')
Mario Schifano, Reflex (1964, 8') Vietnam (1967, 3')
Luca Maria Patella, Terra animata (1968, 7'), SKPM2 (1967, 30'), Vedo Vado (1969, 20')

- 14 novembre
Tonino De Bernardi, A Patrizia: l'irrealtà ideale, l'oggetto d'amore (1967)

- 18 dicembre
Sarenco, Collage (1968-1984, 75')

- 08 gennaio 2015
Sarenco, In attesa della Terza guerra mondiale (1985, 75')

- 09 gennaio
Sarenco, Benvenuto grande cinema (1986 75')

- 13 gennaio
Sarenco, Pagana (1987-1988, 75')

- 14 gennaio
Sarenco, Safari (1990, 75')




Pintoricchio
La Pala dell'Assunta di San Gimignano e gli anni senesi


termina lo 06 gennaio 2015
Pinacoteca civica di San Gimignano
www.civita.it

Mostra dedicata al pittore umbro Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio. La pala che raffigura ai lati della Madonna in gloria i santi Gregorio Magno e Benedetto, fu dipinta tra l'ottobre 1510 e il febbraio 1512 per il monastero olivetano di Santa Maria Assunta a Barbiano, a pochi chilometri da San Gimignano e rappresenta l'ultima opera documentata dell'artista che morì l'11 dicembre 1513 in Siena, ove è sepolto, nella chiesa di San Vincenzo in Camollia. L'ultima stagione di attività del pittore è documentata in mostra anche da altre opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena.

Come rileva Cristina Acidini nel catalogo della mostra, edito da Giunti Arte Mostre e Musei, «se fra le altre insigni opere d'arte rinascimentale il Museo Civico di San Gimignano può esporre l'ultima grande pala di Bernardino Betti detto il Pintoricchio, con la Madonna in gloria tra i santi Gregorio Magno e Benedetto (1510-1512), ciò dipende strettamente dalla convergenza per certi aspetti eccezionale dei percorsi di storie diverse - nella storia civile e nello sviluppo economico, così come nella religione e nella cultura secolare -, una convergenza che fece fiorire la stagione artistica rinascimentale in Firenze e in Siena, includendo in essa San Gimignano, che dalle due città era ed è geograficamente equidistante».

Don Andrea Bechi, responsabile dei Beni culturali per l'Arcidiocesi di Siena, Colle di val d'Elsa e Montalcino, ci offre una lettura del significato più profondo della pala dell'Assunta: «L'immagine dipinta da Pintoricchio trasmette un convinto invito al carisma monastico, quale possibilità di anticipare la condizione celeste già durante l'esistenza terrena. In effetti la Madonna, vera e propria Regina degli angeli, irrompe nel paesaggio e si staglia maestosa all'interno di una mandorla, assisa sulle nubi del cielo e circondata da creature angeliche, due delle quali addirittura si abbassano al ruolo di sgabello per i piedi della Vergine. La città, invece, con i suoi traffici, rimane lontana, sparisce sullo sfondo, oscurata dalla grande sagoma della Vergine in mandorla, e perde di qualsiasi interesse al cospetto della sua imponente e dolce persona».

Con questa iniziativa prende avvio un più ampio progetto che, con cadenza annuale, intende proporre un approfondimento critico e storico intorno ai capolavori e ai maestri presenti nelle collezioni civiche. La mostra è organizzata da Opera, società del Gruppo Civita, che dal 1° gennaio 2014 gestisce per l'Amministrazione Comunale i servizi di accoglienza e valorizzazione dei Musei civici di San Gimignano. (Comunicato Ufficio Stampa Opera - Gruppo Civita)




Locandina mostra Le dame del Pollaiolo Le dame del Pollaiolo
Una bottega fiorentina del Rinascimento


termina il 16 febbraio 2015
Museo Poldi Pezzoli - Milano

La mostra dedicata ai fratelli Pollaiolo, una delle più importanti mostre realizzate, con il sostegno di Fondazione Bracco, nella storia del Museo Poldi Pezzoli, vedrà riuniti e messi a confronto, per la prima volta nella loro storia, tutti i quattro bellissimi ritratti femminili riferibili alla mano di Antonio e di Piero del Pollaiolo. Protagonista, con quelli delle altre tre signore, il celebre e affascinante Ritratto di dama, fra i maggiori capolavori della ritrattistica fiorentina della seconda metà del Quattrocento e assurto a simbolo stesso del museo milanese. L'esposizione presenterà inoltre una serie di dipinti, sculture, disegni, incisioni, oreficerie e ricami di grande qualità, a testimonianza dell'ampiezza e della complessità del talento di Antonio del Pollaiolo e della sua bottega. (Comunicato stampa Studio Lucia Crespi - Ufficio Stampa Skira)




Venezia si difende 1915-1918
termina lo 08 dicembre 2014
Casa dei Tre Oci - Venezia
www.treoci.org

A cento anni dall'inizio del primo conflitto mondiale, la mostra a cura di Claudio Franzini vuole raccontare con oltre 350 immagini originali, provenienti dall'Archivio Storico Fotografico della Fondazione Musei Civici di Venezia con sede a Palazzo Fortuny, l'insolita situazione della città all'epoca della Grande Guerra con l'intento di offrire un'esaustiva panoramica sulla drammaticità degli eventi accaduti e pertanto di non disperdere né la prospettiva storiografica né quella sedimentata nella nostra memoria collettiva. Se particolarmente drammatiche si rivelano, ai nostri occhi odierni, alcune immagini del tessuto urbano colpito dai bombardamenti, di grande impatto emotivo ci pare la documentazione relativa ad uno dei capolavori irrimediabilmente perduti che provocò una fortissima reazione internazionale: l'affresco del soffitto della chiesa degli Scalzi opera di Giambattista Tiepolo.

Primo progetto realizzato dopo il protocollo d'intesa tra la fondazione di Venezia e la fondazione Musei civici di Venezia. La fondazione di Venezia, proprietaria di una importante collezione di fotografie, suddivise in due fondi principali, il fondo de Maria e il fondo italo zannier, ha dato vita presso la casa dei Tre Oci, alla Giudecca, ad un spazio interamente dedicato alla valorizzazione e fruizione della fotografia, che ospita i due fondi fotografici ed è sede espositiva per importanti mostre e appuntamenti di approfondimento sulla tecnica e sulla storia fotografica. La mostra è prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie, e verrà corredata da un catalogo di Marsilio Editori, a cura di Claudio Franzini con saggi di Cesare De Michelis, Camillo Tonini e Claudio Franzini. (Estratto da comunicato stampa Civita Tre Venezie)




Due manifesti originali con immagini e testi sulle vicende dell'ufficio postale di Trieste 3 Ufficio postale di Trieste 3
La storia del capoluogo regionale attraverso le vicende di uno dei suoi uffici più antichi


Sono oltre 13.000 gli uffici postali che offrono i servizi di Poste Italiane in tutte le regioni del bel Paese. Alcuni di questi sono davvero interessanti da un punto di vista storico: per le loro ambientazioni, per l'architettura e gli arredi, per il ruolo svolto per lo sviluppo di ben determinate aree metropolitane, provinciali e regionali. L'ufficio postale di Trieste 3 di piazza Verdi è uno dei più antichi della regione, situato nel cuore del centro storico, voluto attorno alla fine del XIX secolo dall'allora amministrazione Austro Ungarica, conscia della necessità di potenziare i servizi postali cittadini a sostegno delle contigue istituzioni bancarie, della Camera di Commercio, della Luogotenenza e del Governo Centrale Marittimo. Fondato nel 1872, l'ufficio denominato "Trieste/Tergesteo" si pone immediatamente al servizio di enti e amministrazioni. Alla fine dell'Ottocento, secondo la nuova classificazione degli uffici voluta dal governo imperiale, l'ufficio cambia l'originale denominazione in quella di "Trieste 3", nome conservato a tutt'oggi da uno dei negozi postali più frequentati e apprezzati dai triestini. Attraverso documenti originali e immagini esclusive è possibile intendere come le vicende lavorative di Trieste 3 intersechino quelle cittadine.

Per consentire alla clientela, e non solo, di conoscere le tappe principali di una storia postale particolare che viaggia accanto alla "grande" storia del capoluogo, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, inserito nell'Ufficio Comunicazione Nord Est di Poste Italiane, ha predisposto due manifesti originali che ripercorrono con immagini e testi sintetici le vicende dell'ufficio tergestino. I due manifesti fanno parte del materiale informativo esposto in Trieste 3, a disposizione della clientela (ma anche di scuole e appassionati della Storia) durante gli orari di apertura dell'ufficio postale. L'iniziativa nasce dal progetto "L'ufficio postale di ieri, oggi e domani" ideato dall'Uff. Comunicazione Nord Est di Poste Italiane. Una iniziativa che potrà essere replicata in tutti quei negozi postali protagonisti di vicende e servizi utili alle rispettive comunità locali con le medesime modalità osservate per narrare la storia dell'ufficio tergestino. (Estratto da comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste, 29 luglio 2014)




Moses Levy. Luce Marina
Una vicenda dell'arte italiana 1915-1935


05 luglio - 19 ottobre 2014, Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
30 ottobre - 01 febbraio 2015, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron - Firenze

Selezione di opere degli anni 1915-'35 per rievocare la Viareggio cosmopolita, magica e gaia di quel ventennio, eletta a luogo d'ispirazione, di passatempi e svaghi dall'elite culturale. Ed è in questo scenario, dove tutto è armonia, bellezza e "joie de vivre", definito da D'Annunzio "il più bello dell'universo", che la fervida fantasia di Moses Levy si alimenta, facendo rivivere sulla tela le sfumature del mare, il bianco candente degli ombrelloni, e i costumi variopinti delle bagnanti. Analogamente a un Picasso e a un Matisse in Costa Azzurra, egli fissa così la luce di quel mondo, cogliendone con rara percezione gli effetti nel cielo, nelle vele ondeggianti, negli aquiloni attraverso una straordinaria fantasmagoria di riverberi che finisce col farsi stile.

Dal dialogo con Viareggio, città prediletta che più di ogni altra ne ha influenzato la sensibilità visiva, la Fondazione Matteucci ha maturato l'idea della mostra dedicata a quella lunga e felice stagione, durante la quale nessun altro meglio di Moses Levy è riuscito a tradurre l'immagine scintillante e ruggente di una società vacanziera e mondana, al passo con i tempi. Sono gli anni che vanno dal primo conflitto mondiale alla grande depressione, ma ad un quadro tanto drammatico la sua vena creativa reagisce decisamente controtendenza con opere fondamentali, destinate a definirne la fisionomia europea.

Moses Levy si forma nel clima fortemente creativo di una Versilia nella quale spiccano personalità di grande rilievo come Lorenzo Viani, Enrico Pea, Giacomo Puccini e Mario Tobino. Ed è in quel lembo di terra già conosciuto da Rainer Maria Rilke come luogo ideale di meditazione e ispirazione, che egli si afferma come raffinato interprete di una "poetica dell'intimismo" e della "vita vissuta", per riprendere due felici definizioni di Carlo Ludovico Ragghianti.

Mentre s'intensificano i contatti con alcune delle personalità più ricettive dell'ambiente toscano - Plinio Nomellini, Felice Carena, Alfredo Müller, Elisabetta Chaplin - Levy partecipa alle rassegne della Secessione Romana del 1913-'14, e la sua presenza a Viareggio diviene sempre più assidua. Qui è tra i sostenitori, con Carrà, de Chirico, Primo Conti, Depero e l'inseparabile Viani, delle prime esposizioni di "Arte d'Avanguardia". Proprio in occasione di tali manifestazioni e di altre allestite nelle sale del Kursaa l, presenta le radiose marine, caratterizzate da quell'inconfondibile luce e atmosfera d'iridescente fulgore destinata a segnarne la grande fortuna.

La mostra, secondo un disegno monotematico, si concentra in una mirata selezione di circa quaranta dipinti filologicamente affini sia per cronologia, sia per tratto interpretativo. L'obiettivo è collegarli in un intimo dialogo teso ad evidenziare l'eccentrico e ricercato linguaggio formale, prima di quella svolta cruciale che, dalla limpida poetica tra le due guerre, si apre all'inquieto sentimento visivo della metà del Novecento. Nelle sedi di Viareggio e Firenze potranno essere ammirate alcune tra le opere più celebri: Donna in blu (1917), L'ombrellone bianco (1919), Spiaggia (1918), Madre e figlia sulla spiaggia (1919), Anna e l'amica (1920), Spiaggia e figure a Viareggio (1921), Ritratto di Leonida Repaci (1935), nonché testimonianze inedite di collezioni internazionali. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Mikhail Roginsky. Oltre la Porta rossa
termina il 23 novembre 2013
Università Ca' Foscari - Venezia

Prima mostra italiana di Mikhail Roginsky - il cosiddetto "padre della pop art russa" - sulle opere della maturità dell'artista (1978-2003). L'arco di anni in cui Mikhail Roginsky visse a Parigi, con un focus sulla pittura e sui concetti strutturali ad essa immanenti: colore, forma, costruzione. L'esposizione, e non è un caso, prende avvio da un'opera precedente alla stagione parigina. Con quella Porta rossa (1965) che appartiene al periodo sovietico dell'artista e che di lui è certamente una delle creazioni più famose ma anche una delle più ermetiche. La «porta» è idealmente quella che l'artista scavalca, abbandonando il cliché di artista politicizzato, dedito a concezioni complesse, per approdare appunto ai nuovi ambiti della pittura.

Spesso considerata dai critici come un oggetto del ready made, la "Porta" preconizza invece proprio il suo passaggio alla pittura: l'artista stesso sottolineava lo stretto legame di quest'opera con la pittura da cavalletto. Con La porta rossa Roginsky dichiara la volontà di superare ogni convenzionalità del linguaggio artistico dominante. L'opera rappresentò, nell'Unione Sovietica postbellica, uno dei primi tentativi di de-costruzione della bidimensionalità della superficie pittorica. Qui si trovano le premesse del suo manifesto antiestetismo, l'avversione dell'artista per la stessa parola «arte», da lui intesa come un complesso di cose create artificialmente, avvizzite dal secolare uso o oberate dal peso di una ipocrita ideologia. I curatori della mostra propongono di lasciare fuori dalla porta il cumulo delle erronee definizioni, di destituire gli stereotipi che hanno snaturato la percezione dell'opera, tornando alle sue origini.

La mostra si snoda come un racconto del complesso iter evolutivo dell'artista, per questo il motivo conduttore costitutivo è il viaggio come metafora del cammino creativo. Si tratta di un viaggio privo di uno schema consequenziale. L'artista è presentato in tutta la sua ampiezza creativa e l'unità del quadro generale non si basa sull'elemento cronologico ma sul materiale visivo della mostra. Dallo spazio con le nature morte semiastratte sugli scaffali, che superano la figuratività, lo spettatore passa verso una natura morta minimalista rappresentata da semplici «ritratti» di oggetti semplici, incrollabili nella loro plastica certezza, alla sala con i grandi lavori acrilici su carta, che simulano l'imperturbabilità della pittura «alta» e interpretano in modo ironico i suoi generi principali, lo spettatore entra nell'alterato, suggestivo mondo dell'espressionista.

Il tutto lungo 8 sezioni in cui le 120 opere sono presentate insieme ad un ampio corredo di immagini fotografiche e video (molti inediti). A documentare un percorso che prende avvio dal momento in cui l'artista fa nuovamente ricorso all'abc della pittura, ricercando i colori puri e mischiati, le correlazioni tra i volumi, il ritmo compositivo. Per approdare alla fase conclusiva della su ricerca e della sua stessa esistenza. Quando i frequenti rientri in patria stimolano un nuovo cambiamento nella sua pittura. La Mosca sovietica e post sovietica acquisisce lo stesso valore di fatto artistico che ebbe Parigi per gli Impressionisti o la profonda America per Edward Hopper.

La Mosca di Mikhail Roginsky, un mondo ispirato dalla sua memoria e immaginazione, spinge lo spettatore alla «riconoscibilità» di luoghi, situazioni e personaggi concreti. Stimolando chi guarda a percepire le tele bidimensionali come un corrispettivo della realtà. La mostra è organizzata dalla Fondazione Mikhail Roginsky in collaborazione con il Centro Studi sulle Arti della Russia CSAR dell'Ateneo veneziano nell'ambito della 14. Biennale d'Architettura di Venezia. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)




Giovanni Cerri - L'Impero - olio cm.100x80 2014 Giovanni Cerri: The great country

Istituto Italiano di Cultura a Copenaghen, 14 maggio - 06 giugno 2014
Istituto Italiano di Cultura a Colonia, 04 settembre - 27 settembre 2014
Museo del Legno Riva 1920 - Cantù (Como), 22 novembre 2014 - 06 gennaio 2015

La mostra itinerante dell'artista milanese Giovanni Cerri (Milano, 1969) è dedicata allo scenario di crisi epocale che mette in rilievo difficoltà, contraddizioni e disorientamenti. La pittura qui rappresenta l'eredità classica di una civiltà che è stata grande in epoca lontana si è consumata e mostra il suo vissuto eroico e mitico nella condizione di degradata sopravvivenza. Frammenti di antiche statue greco-romane, colonne di tempi, resti di quella remota storia compaiono in lande periferiche, dove l'energia dell'epoca industriale funge da sfondo, a suggerire il nostro contesto contemporaneo. Una "Pompei industriale" potremmo definirla, per la mescolanza delle due archeologie, quella classica e quella delle fabbriche che hanno costruito il Novecento. Siamo ora a un punto di svolta e quella bellezza un po' decaduta, sopravvissuta alle intemperie e ai conflitti, è ancora lì ad imporci il coraggio di una risalita e di una rinascita, un impeto d'orgoglio per una nuova energia di riscatto. Catalogo con testi di: Fabio Ruggirello,Lucio Izzo, Flaminio Gualdoni. Intervista a cura di Paul Kroker.

«(...) Giovanni Cerri constata con occhio lucido il dilavarsi del paesaggio che abbiamo eretto a figura dell'anima e a genere pittorico duraturo, quello su cui far riposare, possibilmente, l'idea tutta di naturale. E' un perdersi fisico, storico. Ma per lui, artista di valori, un perdersi anche e soprattutto etico. Il "bel modo di far paesi" di cui ragionava secoli fa Marcantonio Michiel non ha più luogo, oggi. Il disagio estetico è, tout court, malessere esistenziale, metafora della condizione umana tutta. A partire da qui, Cerri implica nelle sue opere i segni illustri d'un'altra bellezza allarmata, statue e colonne antiche che appaiono anch'esse, in questi scenari, come residui morenici del ritrarsi d'una civiltà. Lavatrici e colonne, pali della luce e teste romane, statue imperiali e graffiti lordanti... non c'è estetica delle rovine possibile in grado di riscattare queste solitudini.» (Flaminio Gualdoni - dal testo in catalogo)

E si rimemora il Pasolini delle Poesie mondane:
"Un solo rudere, sogno di un arco,
di una volta romana o romanica,
in un prato dove schiumeggia un sole
il cui calore è calmo come un mare:
lì ridotto, il rudere è senza amore". (...)

Giovanni Cerri (Milano, 1969) dal 1987 espone in mostre personali e rassegne in Italia e all'estero (Canada, Cina, Croazia, Francia, Germania, USA, Romania, Bolivia). Tra le mostre più recenti citiamo la personale Voyage en Italie tenuta alla Orenda Art International di Parigi nel 2013 e, nello stesso anno Giancarlo e Giovanni Cerri. Due generazioni di artisti milanesi, insieme al padre Giancarlo, alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno. Inoltre è in preparazione un ciclo di dipinti che reinterpreteranno volti classici del Rinascimento Italiano e saranno esposti alla Orenda Art International di Parigi (novembre-dicembre). L'artista poi sarà presente nella rassegna dedicata a Michelangelo alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno (settembre-ottobre). In Germania ha inoltre esposto presso la Verein Berliner Kunstler (Berlino, 1998), la Die Ecke di Ausburg (2002) e la Kuhn&Partners di Berlino (2010). (Comunicato stampa)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




"Impegno diffuso. Indagini contemporanee nei luoghi della Storia e del Mito"
29 novembre 2014, ore 18
Studio Tommaseo - Trieste
www.triestecontemporanea.it

Come si fa arte contemporanea nei centri storici del nostro paese? Quali sono le interazioni tra le ricerche del presente e gli spazi segnati da una storia talvolta ingombrante? Saranno messi a confronto alcuni significativi progetti artistici che si svolgono in Italia in contesti ambientali caratterizzati da una forte presenza storica. Il nostro paese presenta degli elementi di eccezionalità che ne fanno un unicum nel panorama internazionale. Sia i centri storici che molti dei luoghi naturali più noti sono infatti frutto di interazioni centenarie tra uomo e ambiente. In particolare il patrimonio artistico ed urbanistico conserva la memoria del nostro passato, che siamo chiamati a proteggere e valorizzare.

Le pratiche dell'arte contemporanea richiedono invece specificità che possono essere in frizione con un idea immobile e conservativa dei luoghi, in quanto chiamate a graffiare proprio il nostro presente e a proiettare le nostre domande oltre ad esso. Il talk sarà un'occasione per raccontare esperienze eterogenee, differenti modalità di approccio e di coinvolgimento di un luogo, i riscontri da parte del pubblico residente e degli artisti coinvolti. A dibattere su quali possano essere le declinazioni più interessanti di interazione tra passato e futuro e i possibili risvolti sociali e culturali dalla ricerca visiva contemporanea, saranno Daniele Capra (curatore indipendente), Martina Cavallarin (curatrice indipendente), Veronica Mazzucco (Dolomiti Contemporanee) e Sasha Vinci (direttore artistico Site Specific/Spazi Espressivi Monumentali). Incontro organizzato da RAVE Residency e Trieste Contemporanea.




Le regine - Elisabetta vs Maria Stuarda
da Maria Stuarda, di Friedrich Schiller

Drammaturgia: Paolo Bignamini
Regia: Alberto Oliva
Con: Maria Eugenia D'Aquino, Annig Raimondi
Musiche: Maurizio Pisati
Costumi: Ilaria Parente
Scene: Giuseppe Marco di Paolo
Disegno luci: Fulvio Michelazzi
Produzione: PACTA. dei Teatri

03-14 dicembre 2014
PACTA. dei Teatri - Milano
www.pacta.org

Una tragedia storica, un conflitto di potere tra due donne, un intricato dramma romantico. C'è tutto questo nella Maria Stuarda di Schiller, ma c'è anche dell'altro. Tolto ogni appoggio romantico, ogni sostegno, ogni coordinata, resta una storia umana, "troppo umana". Cose di donne, che non hanno tempo, non hanno spazio. Sospesa e, quindi, riavvicinata, la storia perde la lettera maiuscola ma scava nel nostro io. Lo spettacolo vedrà contrapporsi sulla scena la grandezza dello scontro tra queste due straordinarie regine e la loro bruciante verità umana: due modi di essere donne al potere.




Iniziative alla Biblioteca Stelio Crise di Trieste

- 26 novembre 2014, alle ore 17.00

Il prof. Mauro Giacca, direttore generale dell'ICGEB (The International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology), parlerà della Ricerca della fonte dell'eterna giovinezza. Incontro organizzato dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, a cura del prof. Maurizio De Vanna

- 27 novembre, ore 17.00

Daiana Glavocic, già curatrice del "Museo della Città" di Rijeka, presenterà Inediti di Umberto Nordio a Zara. Incontri culturali organizzati dalla Società di Minerva.




Popular Helvetica Live#3
Bards & Weirdos


Live & djset: Richard Youngs (Uk), Gala Drop (Por), Dimensione (Ch), Old Bicycle Records (Ch), Golden Cup (Ita), Trapcoustic (Ita)

30 novembre 2014, ore 17.30-24.00
Istituto Svizzero di Roma, Sala Elvetica - Roma

Per il suo ultimo appuntamento, Popular Helvetica - la rassegna dell'Istituto Svizzero di Roma dedicata al rapporto tra cultura popolare e musica - torna a ragionare sul concetto di musica folk e su come questa continui a reinventarsi coniugando recupero delle tradizioni e derive impreviste, strane e bizzarre, specialmente nel contesto delle musiche underground di inizio millennio. I protagonisti di Bards & Weirdos popolano una galassia europea che lega assieme realtà geografiche diverse - Svizzera, Italia, ma anche Regno Unito e Portogallo - tutte accomunate dall'appartenenza a uno dei sottoboschi più vivaci degli anni 2000: quello della cosiddetta nuova cultura weird, un'estetica capace di mescolare sperimentazione e gusto per l'eccentrico, l'arcano, il naif, in stretta relazione a quei linguaggi che la critica ha catalogato alla voce oustider. (Comunicato Ufficio stampa Alessandra Santerini)




Il RIFF sbarca in Russia
www.riff.it

Il Festival Italo-Russo con un mese di proiezioni fra Mosca e San Pietroburgo Russia-Italia Film Festival (RIFF) arriva nelle principali città russe per offrire al pubblico dell'Europa dell'Est un ricco carnet di cortometraggi, documentari e cinema d'autore nell'anno del turismo Italo-Russo. I film in lingua originale, proiettati dall'11 al 23 novembre al Cinema Fakel di Mosca e dal 2 al 14 dicembre al cinema Rodina di San Pietroburgo saranno tanto pellicole premiate a festival nazionali fra i quali lo stesso Rome Independent Film Festival, che film russi dedicati all'Italia e si configura per la sua natura peculiarmente innovativa soprattutto nella presentazione di pellicole italiane distribuite affatto o poco sia in Italia che in Russia. 25 spettacoli, 30 proiezioni, 10 città russe coinvolte nella rete del festival, una monosala dedicata all'essai come il Fakel e un grande spazio pluripremiato per la promozione della cultura cinematografica russa come il Rodina.

Il festival nella cornice di due "cinematografici" storici come il Fakel e l Rodina darà dunque modo a tutti gli appassionati di cinema, di fruire di alcune delle più interessanti proposte italiane, ma offrirà anche la possibilità di partecipare a dibattiti e incontri alla presenza d registi e autori che daranno vita anche a lezioni tematiche. Fra i film presenti in rassegna: Ristabanna di Gianni Cardillo e Daniele De Plano, ultimo film con Ben Gazzara, The Stalker di Giorgio Amato, presentato al RIFF Awards 2014. Presenti inoltre alcuni interessantissimi documentari come L'Italia è in crisi e Questa è la nostra vita, nonché la straordinaria raccolta "fiabesca" Le fantasie italiane.




CSC-Cineteca Nazionale alla 32esima edizione del Torino Film Festival (21-29 novembre 2014)

- Retrospettiva Giulio Questi
- Presentazione restauro digitale di "Profondo rosso" (1975)


Il CSC- Cineteca Nazionale e il Torino Film Festival festeggiano i novant'anni di Giulio Questi con una retrospettiva, curata da Domenico Monetti, Emiliano Morreale, Luca Pallanch. Il regista e scrittore Giulio Questi, recentemente vincitore del premio Piero Chiara per la raccolta di racconti Uomini e comandanti (Einaudi, 2014), ha rievocato la sua avventurosa esistenza nel volume Se non ricordo male. Frammenti autobiografici raccolti da Domenico Monetti e Luca Pallanch (Rubbettino editore, in collaborazione con CSC - Cineteca Nazionale, 2014).

Partigiano, collaboratore del «Politecnico» di Vittorini, attore per caso per Fellini ne La dolce vita e per Germi in Signore & Signori, aiuto regista di Zurlini e Rosi, amico e collaboratore ombra di Antonioni. A Torino si potranno rivedere il western di culto, interpretato da un magnetico Tomas Milian, Se sei vivo spara (1967); la versione integrale e vista solamente all'epoca del visionario thriller pop con Trintignant e Lollobrigida, La morte ha fatto l'uovo (1968), l'etnografico Arcana (1972) con Lucia Bosé e il gotico Il passo, episodio di Amori pericolosi (1964). Verranno, inoltre, proiettati alcuni suoi cortometraggi realizzati in totale solitudine, autarchici e fuori dagli schemi, editati in dvd dalla Ripley's: By Giulio Questi. Durante il Festival, verrà presentata l'autobiografia di questo «Buñuel della Val Brembana», come al tempo lo definì uno spettatore d'eccezione, Oreste Del Buono.

- Profondo rosso, di Dario Argento

Il CSC-Cineteca Nazionale, in collaborazione con Rti, presenta il restauro digitale di Profondo rosso (1975), capolavoro del maestro dell'horror Dario Argento. Film indimenticabile: per il geniale puzzle narrativo, per l'esasperante suspense, per la presenza del protagonista di Blow-up David Hemmings, per il clamoroso ritorno sulle scene della diva dei telefoni bianchi Clara Calamai, per l'inquietante colonna sonora, in cui il rock progressive dei Goblin incrocia le sonorità jazz di Giorgio Gaslini, per la capacità di racchiudere e portare a compimento l'irripetibile stagione del thriller all'italiana. Un vertice della cinematografia italiana, conosciuto, studiato e imitato in tutto il mondo. Il restauro digitale è stato eseguito presso il laboratorio "L'Immagine Ritrovata" (Bologna), avvalendosi della collaborazione di Luciano Tovoli, direttore della fotografia dei film di Argento ma anche di De Seta, Antonioni, Pialat.

Il film fu realizzato da Dario Argento - con lo scomparso Luigi Kuveiller Direttore della Fotografia - utilizzando il sistema di ripresa Techniscope, inventato nei laboratori romani della Technicolor nei primi anni Sessanta. Invenzione - poi brevettata dalla multinazionale Usa - che sposava alto artigianato artistico - marchio doc del cinema italiano da sempre - e razionalità tecnico-industriale: si utilizza il negativo standard 35 mm ma riprendendo fotogrammi più piccoli - la metà - ciascuno "alto" solo due perforazioni anziché le quattro canoniche, risparmiando così il 50% di pellicola; poi l'immagine viene "gonfiata" fino a raggiungere in altezza le quattro perforazioni, ma date le proporzioni rettangolari del fotogramma, questo raddoppio di altezza è più che un raddoppio in larghezza così che nel duplicato l'immagine viene anamorfizzata e così si ha un formato Cinemascope da una ripresa ordinaria, aggiungendo al risparmio di materia prima il prodotto finale di maggior spettacolarità.

Se il primo film italiano - e probabilmente il primo in assoluto - realizzato con il nuovo sistema fu Ieri, oggi e domani nel 1963, l'elenco di quelli che utilizzarono il sistema negli anni seguenti è un magnifico campionario del miglior "cinema-cinema" del tempo: Pierrot le fou uno dei tanti fra gli stranieri e, fra gli italiani, tutti western di Sergio Leone e i primi film di Dario Argento (la "trilogia"). La rivoluzione digitale in corso ha offerto all'arte cinematografica molte nuove opportunità, anche sul piano creativo e delle risorse per il restauro dell'immagine; ma al contempo, con la brusca accelerazione imposta da esigenze soprattutto di mercato prima che industriali, implicando in tempi rapidissimi la dismissione della pellicola come medium di diffusione delle opere cinematografiche sul grande schermo - che è la destinazione genetica naturale e significativa di un film come questo - ha drasticamente limitato le potenzialità espressive e di trasmissione al pubblico di gran parte del patrimonio cinematografico dei primi 120 anni della Settima Arte.

Il progetto di restauro per via digitale varato dalla Cineteca Nazionale risponde quindi all'esigenza di continuare a offrire sul grande schermo anche nell'era digitale questo come altri film coevi del nostro patrimonio: esigenza condivisa anche in altri paesi (la Francia in particolare fra i nostri partner europei) e alla quale si sta facendo fronte in varia misura nel contesto europeo con una politica culturale in via di evoluzione, in necessaria sinergia con le produzioni che detengono diritti e materiali originari delle opere.

Le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio "L'Immagine Ritrovata" dove il negativo Techniscope è stato acquisito digitalmente alla risoluzione di 2K (il formato standard corrente del cinema digitale) e le immagini digitali sono state restaurate per poi procedere alla fase più delicata del grading e della correzione del colore per restituire al film le intenzioni espressive originarie: per questo aspetto, il progetto si è avvalso della collaborazione eccellente e generosa di Luciano Tovoli. Restaurata digitalmente anche la colonna sonora, il film è stato riprodotto su copia digitale (DCP: Digital Cinema Package) per la fruizione in sala; mentre i file digitali sono stati anche ulteriormente ricopiati su nastri LTO per la conservazione.




Appuntamento al limite - il calcolo sublime
Progetto di Maria Eugenia D'Aquino


Drammaturgia Riccardo Mini
Regia Valentina Colorni
Con Maria Eugenia D'Aquino, Riccardo Magherini, Vladimir Todisco Grande
Consulenza matematica Tullia Norando e Paola Magnaghi - Politecnico di Milano
Effetti video, riprese e grafica VAS di Davide Ganito, Virginio Levrio, Carlotta Mercantini
Luci Fulvio Michelazzi - collaborazione ai costumi Sartoria Neglia - Milano
Produzione PACTA. dei Teatri - TeatroInMatematica - ScienzaInScena

11-23 novembre 2014
PACTA. dei Teatri - Teatro Oscar - Milano
www.pacta.org

Il calcolo infinitesimale è una delle teorie che più ha arricchito la matematica moderna in quanto è in grado di interpretare il continuo e il movimento: è il "calcolo sublime". Newton e Leibnitz ne sono gli scopritori, le origini però risalgono ai geometri greci dell'antichità, per poi evolversi nel concetto di numero sino a superare lo scoglio dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo e raggiungere il concetto di limite. Lo spettacolo esplora questi temi in chiave teatrale, partendo appunto dall'idea di limite, inteso come non-luogo estremo verso cui tendiamo senza potervi giungere, nel quale la realtà che conosciamo cambia natura e i rapporti si trasformano. In occasione di ogni replica scienziati, matematici, filosofi, astrofisici, letterati, ecc si avvicenderanno sul palco per intrattenere e dialogare con il pubblico sulle 'continuità' e 'discontinuità' della vita e su altri affascinanti argomenti. Alcuni di questi incontri sono legati alla manifestazione "BookCity".

.. 11 e 20 nov., ore 22.00, Newton & Leibniz: una storia infinita, con Tullia Norando, Paola Magnaghi, matematiche e Riccardo Mini drammaturgo
.. 12 nov., ore 22.00, Un sogno infinitesimale. Da Shakespeare a Leibniz. Da Leibniz a Newton, con Paolo Bignamini, giornalista, drammaturgo e regista, Maddalena Mazzocut-Mis, drammaturga e docente di estetica dello spettacolo all'Università degli Studi di Milano
.. 13 nov., ore 22.00, Perchè gli anormali diventano normali? Un caso limite, con Elio Piazza, matematico
.. 14 nov., ore 22.00, Newton all'inferno, Ovvero il male dell'infinito, con Giuseppe Girgenti, filosofo ricercatore Università San Raffaele e Alessandro Pazzi, attore
.. 15 nov., ore 19.30, Bookcity, Verso l'infinito e oltre, con Riccardo Mini - Scienza Express
.. 16 nov. ore 18.00, Bookcity, Misteri e meraviglie della fisica quantistica, con Monica Marelli -Scienza Express
.. 18 nov., ore 22.00, (In)finito, con Bruno Codenotti, informatico direttore di ricerca del Cnr
.. 19 nov., ore 22.00, Le forme e lo spazio sulla carta e nella pietra, con Renato Betti, matematico e Giulio Magli, fisico ed esperto di archeoastronomia
.. 21 nov., ore 22.00, Gli infiniti mondi: lo spazio come laboratorio sociale, con Stefano Sandrelli, astrofisico e Angelo Adamo astronomo, musicista, fumettista
.. 22 nov., ore 22.00, Immagine e controimmagine, con Davide Ganito, direttore tecnico e creativo di VAS
.. 23 nov., ore 18.00, Indovinelli ed enigmi matematici, con Franco Pastrone, matematico




Musica per film Pentagramma Musica per film "Pentagramma"
www.csclab.it

La Scuola Nazionale di Cinema ha ideato un progetto di alta formazione e sperimentazione rivolto sia a giovani professionisti del cinema sia ad artisti e tecnici che abbiano già maturato esperienze nei singoli ambiti professionali e che intendano approfondire e aggiornare la propria preparazione. I Csc Lab sono corsi intensivi tenuti da Maestri di fama internazionale e da docenti altamente qualificati, scelti sia per le loro indiscutibili qualità professionali che per le specifiche attitudini all'insegnamento. I Laboratori sono aperti a tutti e si differenziano dai corsi ordinari triennali della Scuola in quanto la loro durata può variare da una a ventiquattro settimane.

A dicembre Musica per film "Pentagramma" avrà durata di una settimana con lezioni in aula (dalle ore 9 alle ore 18) e una seconda fase di lavoro a distanza con l'assistenza dei docenti (Skype, videoconferenza). A queste seguirà una fase di mix - un turno per ciascun partecipante presso le strutture post-produttive del CSC di Roma - e una proiezione finale dei lavori musicali realizzati, con classe di critica e feedback dei docenti di riferimento. Il Csc Lab Musica per Film "Pentagramma" si svolge due volte l'anno nei mesi di Dicembre e Luglio. Tra i docenti delle precedenti edizioni Ludovic Bource, Bruno Coulais, Mychael Danna (Skype), Paolo Buonvino,Pasquale Catalano, Carlo Crivelli, Ennio Morricone, Nicola Piovani, Pivio e De Scalzi, Teho Teardo e tanti altri. L' accesso ai CSC LAB è a numero chiuso. Al termine dei Laboratori verrà rilasciato un attestato di frequenza. (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Premio Cultura + Impresa 2014 Premio Cultura + Impresa
Termine di partecipazione: 02 dicembre 2014
culturapiuimpresa.ideatre60.it

Dopo il successo della prima edizione sperimentale del 2013, prende il via domani il Premio dedicato alle migliori Sponsorizzazioni e Partnership culturali, in Italia. Obiettivo del Premio, promosso dal Comitato non profit Cultura + Impresa fondato da Federculture e The Round Table, è individuare e valorizzare le eccellenze della collaborazione tra Operatori culturali - pubblici e privati - e Imprese e Fondazioni erogative che investono in Cultura per le proprie attività di comunicazione, o per finalità istituzionali. Lo strumento sono principalmente le Sponsorizzazioni e Partnership culturali, che possono essere determinanti per dare vita o potenziare iniziative culturali, in un Paese dove le Istituzioni pubbliche, centrali e locali, non riescono a sostenere a sufficienza il 'Sistema Cultura', mentre nel mondo - dagli Stati Uniti ai principali Paesi Europei, alla Cina - si investe in Cultura a livello sistemico.

La Cultura rappresenta oggi per il nostro Paese non solo un fattore di crescita e di benessere individuale, ma anche uno dei motori del nostro sviluppo economico e sociale. Dal Turismo all'integrazione con i sistemi della Moda o dell'Agroalimentare - per fare alcuni esempi - la produzione culturale di qualità si rivela un fattore strategico, sul quale investono Città e Aziende. La Cultura, e quindi le Arti, rappresentano uno degli sbocchi occupazionali più ricercati dalle giovani generazioni. Diventa quindi fondamentale avvicinare i due mondi della Cultura e dell'Impresa, per rendere più intenso, continuativo ed efficace un rapporto che - se ben gestito - è classicamente 'win-win', ovvero dove entrambi i Partner risultano vincenti. Lo hanno testimoniato i Progetti premiati nell'Edizione 2013, lo ha documentato una Ricerca svolta dall'Upa insieme al Comitato Cultura + Impresa all'inizio di quest'anno, e pubblicata nel Rapporto Federculture 2014.

La partecipazione al Premio Cultura + Impresa è aperta a tutti i progetti di Sponsorizzazione e Partnership culturale, presentati da Operatori Culturali pubblici e privati; Amministrazioni pubbliche centrali e locali; Aziende, Fondazioni e Organizzazioni non profit; Agenzie di comunicazione; o loro combinazioni. Quest'anno, per la prima volta, vengono premiate anche le Produzioni culturali d'Impresa, quando cioè un'Azienda investe in Cultura non in forma di Sponsorizzazione, ma progetta e realizza in proprio una iniziativa culturale di rilevanza sociale. E' questo un fenomeno in crescita, che vede impegnate grandi e medie Imprese, con un'interessante presenza del mondo dell'Alto di gamma, insieme a Banche e Utilities, tra i principali settori di riferimento per i nostri Operatori culturali.

I Progetti candidati devono essersi avviati dopo il 1° settembre 2013 e conclusi entro il 30 settembre 2014. Sono ammessi Progetti di tutte le categorie dello Sponsoring e della Partnership culturale, aventi come oggetto: Restauro e valorizzazione di Beni Culturali; Musei e Spazi espositivi; Mostre; Festival e Rassegne culturali; Spettacoli o Stagioni di Teatro, Musica, Danza; Installazioni / Performance di Arte Contemporanea; Attività editoriali; Produzione cinematografiche, audiovisive e multimediali. La partecipazione al Premio rimane gratuita, come nello scorso anno. (Comunicato Ufficio Stampa Enderlin)




1914-1918. La Grande Guerra nel cinema
07 ottobre - 16 dicembre 2014
Cinema De Seta - Palermo
www.goethe.de/palermo - www.institutfrancais-palermo.com

Rassegna cinematografica ideata e organizzata dal Goethe-Institut e dall'Institut français di Palermo. In occasione della ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale, i due istituti culturali stranieri, da anni operanti nel capoluogo siciliano, propongono una rassegna di 14 film prodotti tra il 1917 e il 2010, tra cui alcuni classici della storia del cinema, veri e propri capolavori sulla guerra. Se la Prima Guerra Mondiale e l'invenzione del cinematografo sono pressoché coincidenti dal punto di vista temporale, e se il conflitto è stato ampiamente filmato dai notiziari cinematografici dell'epoca, molto presto strumentalizzati a fini propagandistici, è solo più tardi che il cinema se ne è appropriato e, attraverso la finzione, ha espresso una riflessione sulla guerra. Generatrice di storie importanti, di tragici destini e di sentimenti offesi, questa guerra costituisce da cento anni lo scenario ideale per molti film drammatici.

La selezione mira a incrociare le prospettive sulla guerra, concentrandosi su un nucleo di film francesi e tedeschi, completati da due film italiani e due americani. Tra questi ultimi, il primo è un adattamento cinematografico ad un romanzo dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque, il secondo realizzato da Ernst Lubitsch. Il tempo delle commemorazioni e del pacifismo del periodo tra le due guerre è rappresentato in film come J'accuse, La Grande Illusion, Westfront 1918 e All Quiet on the Western Front. Con la sua carica irriverente e la radicale messa in discussione di una visione mitizzata del conflitto, La Grande Guerra di Mario Monicelli può essere collegato all'epoca critica e trasgressiva degli anni '50-'60, che si prolungherà fino agli anni '70 con l'esilarante La Victoire en chantant di Jean-Jacques Annaud.

Il programma dà anche risalto all'epoca contemporanea, che segna un ritorno della Grande Guerra nel cinema. Ma negli ultimi due decenni, insieme a profondi rinnovamenti storiografici, testimoniati in maniera esemplare da un film come Capitaine Conan, la Prima Guerra Mondiale ha visto evolvere il suo "impiego" a cornice storica ed elemento funzionale del racconto cinematografico. Ormai distante da noi temporalmente ed emotivamente, è oggi il contesto ideale per mettere al centro anche altro - l'amore (Die Frau und der Fremde), il fantastico (La France), la fine di un mondo (Poll) - ma anche per offrire spunti inquieti di riflessione sul futuro dell'Europa e del mondo.

Presenti nella rassegna anche tre gioielli dimenticati del cinema muto che saranno proposti con musiche originali composte per l'occasione ed eseguite dal vivo a cura del compositore e musicista tedesco Peter Wegele - che terrà un workshop con gli allievi del Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Palermo - e a cura dell'associazione per la musica contemporanea Curva minore con la Sicilian Improvisers Orchestra. (Comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


Documentario prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano.

Presentazione documentario




A Roma dal 10 al 18 aprile 2015 la XIV edizione Rome Independent Film Festival
Termine di partecipazione: 15 dicembre 2014
www.riff.it

Il RIFF offre ai filmakers di tutto il mondo l'occasione per presentare in Italia film originali in anteprima. In particolare, la sezione New Frontiers, che già da otto anni raccoglie e presenta opere prime e seconde, dà specifico rilievo alla produzione italiana e sarà occasione di incontro e scoperta di nuovi talenti cinematografici. Il festival, inoltre, prosegue nella mission di far conoscere e distribuire le pellicole in gara. Per i vincitori, infatti, è prevista una programmazione dedicata presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma. Novità dell'edizione 2015 il nuovo contest SOS (short online streaming), che si svolgerà esclusivamente sul web in simbiosi con il festival. Dedicato ai registi per opere di cortometraggio il contest verrà ospitato sul portale romefilmmarket.com: il cortometraggio più votato si aggiudicherà un contratto per la distribuzione VOD (video on demand).

Tutte le principali opere presentate al RIFF saranno, al termine del festival, visibili in modalità VOD sempre sul portale romefilmmarket.com. Le opere selezionate per il concorso saranno oltre 150. Nell'edizione 2014 sono state inviate al Festival oltre due mila tra pellicole, file e DVD, provenienti da più di 50 paesi. Il programma del RIFF 2015 sarà arricchito da retrospettive e seminari che affronteranno vari aspetti della cinematografia indie. Al termine del Festival verranno assegnati i RIFF Awards. Le sezioni in concorso sono 7: Feature Films (lungometraggio italiano e internazionale); New Frontiers (opera prima); Documentary Films (italiano e internazionale); Short Films (italiano e internazionale); International Student Films (scuole di cinema); Animation (animazione); Screenplays & Subject (sceneggiature & soggetti).




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




Copertina album Parallel Dimensions Parallel Dimensions (serie Just Music vol 36)
di Mac of BIOnighT
Disponibile su Bandcamp (WAV, FLAC, MP3)

«Quest'album è stato ispirato dai dipinti "cosmici" di Sandro Bardelli (www.sandrobardelli.it); mi ci sono voluti anni per trovare i concetti giusti che mi guidassero attraverso la creazione di brani che rappresentassero realmente quello che sento guardando i suoi lavori sognanti ed emotivi. Infine, dopo molti anni e tentativi, ecco l'album dove esprimo esattamente le sensazioni che mi danno i suoi spazi interiori e pittorici. Ho immaginato un universo bianco - la carta - che si riempie di linee che danzano, un cancello che si apre su un viaggio fra dimensioni parallele di colori e forme... ed ho composto e registrato guardando le sue opere. Mille grazie a Sandro Bardelli per avermi permesso di registrare questo album e di usare i suoi dipinti come copertina.» (Mac of BIOnighT)




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




Copertina libro Il Surrealismo. Ieri e oggi Storia, filosofia, politica Il Surrealismo. Ieri e oggi Storia, filosofia, politica
di Arturo Schwarz, ed. Skira, 2014, 3 volumi, €59,00 (libro + CD)

Presentazione volume
24 novembre 2014, ore 18.30
Teatro Franco Parenti - Milano

Questo volume, frutto di oltre dieci anni del lavoro di Arturo Schwarz, si propone di presentare il Surrealismo non solo come movimento letterario e artistico, ma come filosofia di vita. Nel Libro Primo, l'autore, uno dei massimi esperti del movimento, ne documenta la permanenza, sottolineando quanto esso sia più attuale che mai. A ulteriore conferma, il Libro Secondo presenta un'esaustiva antologia dei testi pubblicati dai vari gruppi surrealisti tuttora attivi. Il Libro Terzo, su cd, raccoglie infine un repertorio ragionato dei principali periodici surrealisti e un regesto delle mostre collettive del movimento. Con l'autore, ne parleranno Natalia Aspesi e Demetrio Paparoni.

"Il Surrealismo è uno stato d'anima nato, come precisato da Apollinaire, con l'uomo che inventò la ruota ed è destinato a morire solo quando l'essere umano cesserà di lottare per la libertà, di combattere le ingiustizie e di innamorarsi perdutamente del suo prossimo. Già, nel 1930, ai necrofori impazienti (che ritroveremo puntuali ogni anno all'appuntamento, anche dopo il 1945) Breton replicava che l'attività surrealista 'non corre alcun serio rischio d'aver termine, fin quando l'uomo sarà in grado di distinguere un animale da una fiamma e da una pietra'."

Arturo Schwarz (Alessandria d'Egitto, 1924) è storico dell'arte, saggista e poeta. Ha insegnato in alcune tra le più prestigiose università e tenuto conferenze in musei e accademie d'arte. Ha anche curato importanti mostre antologiche e retrospettive. E' autore di monografie divenute classiche su André Breton, Marcel Duchamp e Man Ray, nonché di saggi su Dadaismo, Surrealismo, Kabbalah, alchimia, tantrismo, arte tribale e preistorica. I suoi libri di saggistica e di poesie sono stati tradotti in numerose lingue. (Comunicato Ufficio Stampa Skira)




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Presentazione libro a Trieste

- 25 novembre 2014, Libreria San Marco
- 26 novembre, ore 18.00, Libreria La Feltrinelli (con intervento critico di Giancarlo Bonomo)
- 27 novembre, Libreria Knulp

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Terrazza. Artisti, storie, luoghi in Italia negli anni Zero
di Laura Barreca, Andrea Lissoni, Luca Lo Pinto, Costanza Paissan, Marsilio Editori, pagg.496 pp, €45
www.civita.it

Il primo atlante della giovane arte in Italia dopo il Duemila: le realtà culturali più dinamiche e gli artisti emergenti. Una miniera d'informazioni e d'immagini, con testi critici di quattro curatori di nuova generazione. Per provare a capire dove sta andando la nostra arte. Una visuale aperta, ampia sul panorama italiano dell'arte contemporanea, nel suo aggregato di realtà, iniziative, esperienze, protagonisti. Questo è il carattere principale del volume appena uscito per Marsilio Editori in una doppia edizione italiano inglese. "Terrazza" presenta gli esiti di due anni di lavoro, reso possibile grazie a una partnership di alto profilo istituzionale.

Il volume è un'iniziativa congiunta Quadriennale di Roma e Associazione Civita. Lo sguardo è affidato a quattro curatori di nuova generazione che, per formazione ed esperienza professionale, hanno contatto assiduo con le emergenze artistiche in ambiti istituzionali e in circuiti più indipendenti: Laura Barreca, Andrea Lissoni, Luca Lo Pinto, Costanza Paissan. Non un catalogo tradizionale di artisti e opere, selezionati secondo criteri di valore assoluti o con un approccio classificatorio. Piuttosto i nomi proposti scaturiscono da un'analisi del contesto della nostra scena artistica, che per gli autori è stato prioritario cercare di ricostruire nella sua trama diffusa, nonostante la ridotta prospettiva storica che li distanzia dal periodo di osservazione.

Dal Duemila in poi, quali sono stati gli spazi maggiormente catalizzatori di energia creativa? Com'è cambiato il percorso di formazione e accreditamento degli artisti? Chi sono oggi i nuovi committenti? Quali formule di produzione si sono rivelate più efficaci? Quali mostre collettive sono riuscite a proporre soluzioni narrative più innovative? Com'è cambiato il modo di informare e comunicare quando si parla e si scrive d'arte? Questi sono alcuni degli interrogativi di Barreca, Lissoni, Lo Pinto, Paissan nella loro conversazione iniziale, che offre le necessarie chiavi di lettura delle altre due sezioni del volume, visivamente distinte ma in realtà in fluida comunicazione tra loro.

La prima sezione, "Storie, luoghi", propone una carrellata scorrevole, in ordine cronologico, di oltre 150 realtà tra accademie, università, studi d'artista, archivi, artist run space, collettivi, associazioni, spazi non profit, borse e premi, case editrici, festival, fondazioni, gallerie, progetti d'arte pubblica, residenze, riviste e blog, mostre collettive, musei, che secondo gli autori hanno segnato un cambiamento di passo nel modo di produrre, creare, offrire arte. La seconda sezione restringe lo sguardo su 60 artisti che, pur nella loro individualità, sono apparsi, per continuità e qualità di proposte, emblematici di nuove inclinazioni, rotte, submovimenti della nostra giovane arte. Il loro lavoro è presentato attraverso la descrizione di alcuni interventi-chiave nel percorso di ricerca di ciascun artista, particolare, questo, che conferisce inusitata chiarezza e leggibilità ai testi pubblicati.




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




La miniatura armena - Libro-calendario 2011 La miniatura armena
Libro-calendario 2011

a cura di Giovanna Parravicini, RC Edizioni «La Casa di Matriona», pagg.50, formato 31x44, Milano 2010, €15,00
Depliant

Per il 2011 il tradizionale libro-calendario di Russia Cristiana propone un tema di straordinario interesse, il mondo delle miniature armene, attraverso una selezione di opere dal VI al XVI secolo. L'opera, a cura di Giovanna Parravicini (ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana) costituisce infatti una raccolta di splendide miniature provenienti dalle collezioni dell'Istituto Matenadaran di Erevan e della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro a Venezia, riprodotte in grande formato.

Le miniature sono state realizzate da Sejranus Manukjan e Zaruhi Hakobjan (Istituto Matenadaran, Erevan, Armenia), Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum, Venezia). Ogni miniatura è corredata da una descrizione completa artistica e storica. L'opera è arricchita da un testo monografico (con immagini e foto) sulla storia della miniatura armena con approfondimenti sulle diverse scuole di miniatura, sulla Chiesa Armena, su alcuni tratti caratteristici della spiritualità.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina libro Guerra dei Pazzi Cacciate Lorenzo! La guerra dei Pazzi e l'assedio di Colle Val d'Elsa 1478-1479
di Marco Barsacchi, Protagon Editori, pagg.208, 24,00 euro

La guerra che seguì la congiura dei Pazzi, e che da questa prese il nome, è tipica espressione di quell'epoca inquieta, di cui evidenzia ambizioni, timori, debolezze, ipocrisie che contrassegnavano le relazioni politiche e diplomatiche, riflettendosi poi nella strategia e nella condotta delle operazioni militari. Dopo aver rapidamente delineato il contesto storico in cui nacque, il volume di Marco Barsacchi, segue le vicende del conflitto che ebbe luogo in Toscana ma che coinvolse tutte le potenze del periodo: il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli, Le repubbliche di Venezia, di Firenze e di Siena.

Si sofferma in particolare sull'assedio di Colle Val D'Elsa che, delle ostilità fu l'episodio culminante e decisivo, segnandone la fine. Tale assedio, durato 52 giorni, offre un quadro vivace di guerra quattrocentesca: con gli assalti alle mura, il fuoco terrificante delle bombarde e quello insidioso delle artiglierie minute, gli atti di eroismo, i rancori municipali, le inutili crudeltà, le distruzioni e le sofferenze degi abitanti. I fatti della guerra e dell'assedio sono raccontanti valendosi di documenti e testimonianze dell'epoca, il che conferisce al dettato un sapore di vicende lontane, in qualche nodo viste con gli occhi e rievocate con le parole di coloro che le vissero in prima persona.

Il volume è arricchito da una prefazione di Franco Cardini, numerose tavole a colori con gli alberi genealogici delle famiglie dei Medici, dei Pazzi, Aragona, e Della Rovere Riario, i disegni con i ritratti dei principali protagonisti storici l'elenco dei "Dramatis personae" e un'appendice documentaria che riproduce il Documento della resa di Colle Val d'Elsa e il Trattato di Pace stipulato a Napoli il 13 marzo 1480. E' il primo titolo a inaugurare la collana "Guerre e Cavalieri" diretta da Franco Cardini per Protagon Editori. Il volume sarà presentato mercoledì con gli interventi del sindaco Paolo Brogioni, dell'assessore alla Cultura Alessandra Topini, dell'autore Marco Barsacchi e dello storico Franco Cardini.




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Federico II e gli Ebrei Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza
di Vincenzo Mercante, Edizioni Il Fiorino, pagg.135, €12,00

"Questo breve saggio" scrive Mercante nella prefazione "si presenta come logica conseguenza del mio precedente studio dedicato a I Sefarditi, Saggi Ministri di Califfi e Re, pubblicato recentemente da Alinari. L'Al-Andalus dei secoli X-XIII presentava infatti nella Spagna delle tre culture (musulmana, cristiana ed ebraica), eccettuato il periodo della dinastia degli Almohadi, un clima di tolleranza, floridezza e cultura tali da lasciare un segno perenne nel corso dei secoli. L'eredità non andò perduta per qualche centinaio di anni: infatti la "Reconquista", che si proponeva di riportare sotto le insegne del Cristianesimo la penisola iberica, s'imbattè in un sovrano quale Alfonso X di Castiglia (1221-1284), così illuminato da essere soprannominato "il Savio". Egli si distinse infatti per la sua opera di mecenate, rendendo la sua corte un centro di sapere aperto a ogni ramo scientifico, soprattutto quello giuridico.

Cronologicamente il suo operato si colloca alcuni anni dopo l'avventura di Federico di Svevia, ma i due sovrani presentano alcune caratteristiche comuni, prima fra tutte la tolleranza nei confronti di musulmani ed ebrei. Poco prima infatti nel centro del Mediterraneo la forte personalità dell'imperatore svevo" prosegue l'autore "aveva già instaurato una convivenza tra le tre culture e di conseguenza tra le tre religioni, che lascia ancor oggi stupiti per la modernità del concetto di tolleranza, che lungo i secoli ha tanto appassionato filosofi e saggisti, da John Locke (1632-1704), che scrisse la Lettera sulla tolleranza, a Voltaire (1694-1778), autore del Trattato sulla tolleranza. A tale moderno concetto di liberalità e all'implicito messaggio e invito alla pace contenuto nel libro, si accosta anche l'avanguardia architettonica presente a Castel del Monte in Puglia, trattato in appendice dall'architetto Marianna Accerboni.

Il maniero fu fatto erigere da Federico II tra il 1240 e il 1250 e fu straordinariamente dotato di servizi, quali latrine, camini, condotte idrauliche, e di agi e lussi, inusitati per l'epoca e inseriti in un'architettura densa di riferimenti simbolici, matematici e geometrici: "una dimora possente" - così Accerboni - "in cui s'incontrano il pensiero e l'azione, che sembra concepita, filosoficamente, quale luogo per meditare e non per combattere". Il volume si conclude con gli apporti in appendice di Giorgio Galazzi, che tratta della Scuola Medica Salernitana, e con un accenno al trattato sull'arte della caccia con gli uccelli, composto in latino da Federico II. Vincenzo Mercante, noto studioso, è insegnante, esperto di comunicazione massmediale e collaboratore, in qualità di pubblicista, di varie testate. Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza è il suo diciottesimo libro.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. è un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui "Protagonisti. Arte e scienza a Trieste" (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen, nata ad Isola d'Istria (oggi Slovenia) e triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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