Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra

Recensione
Ultima cetra - libro di poesie di Nidia Robba «Ultima cetra»

Libro di poesie di Nidia Robba (Trieste, 2015)

Prefazione
Copertina catalogo mostra Dadamaino - Gli anni 80 e 90, l'infinito silenzio del segno Dadamaino
Gli anni '80 e '90


Catalogo della mostra

Presentazione
Copertina catalogo mostra Diario Pittorico di Antonella Affronti Antonella Affronti
Diario Pittorico


Catalogo della mostra

Presentazione




Sicilia d'Epoca
Fotografi e Fotografie d'altri tempi


02 agosto (inaugurazione ore 18.30) - 12 agosto 2015
Galleria Roma - Siracusa
www.galleriaroma.com

L'occasione di una mostra di stampe fotografiche d'epoca non è un fatto usuale come diversamente lo sono le mostre di fotografia contemporanea, sempre presenti, oggi, nei calendari-eventi di ogni città. Fototeca Siracusana intende colmare nel suo piccolo e nei limiti delle sue possibilità questa lacuna, facendosi carico di rendere interessante quest'aspetto della Fotografia, ricercando tra fondi e collezioni private il materiale che possa servire alla divulgazione di un aspetto culturale poco noto, solitamente riservato all'universo di pochi collezionisti, benché relativo alla storia dell'immagine in senso lato. Un intrigante pretesto per riconsolidare le radici identitarie di un popolo e di un territorio, per ristabilire il contatto con un passato da cui direttamente discendiamo e di cui possiamo oggi osservare le immagini.

La fotografia d'epoca intesa come reperto, per la ricostruzione della sua storia, dei suoi artefici e dei suoi utilizzatori, non è solo testimonianza del passato ma racchiude ineluttabilmente patrimoni d'informazione che superano la semplice raffigurazione dei soggetti - oggetto giunti fino ai nostri giorni dal lontano fine Ottocento e inizio Novecento, anni in cui evoluzione tecnica e produzione toccarono livelli molto elevati. In quell'epoca la Fotografia diede inizio anche in Sicilia a un progressivo ed esaustivo lavoro di registrazione fotografica dei siti di maggior interesse culturale, espandendone la conoscenza al resto del mondo come prima non era mai stato possibile fare e non solo (era, infatti, la fotografia di ritratto in studio a costituire la stragrande maggioranza della produzione fotografica).

Proseguendo la storia dei viaggiatori colti del Grand Tour, viaggiatori-fotografi e fotografi di mestiere arrivarono fin qui per vie di mare da tutta Europa con i loro ingombranti apparecchi a lastre, per realizzare immagini che istantanee certo non erano perché presupponevano ancora una laboriosa preparazione manuale nonché una certa conoscenza della chimica se non dei basilari principi della fisica-ottica. Per non parlare della fatica fisica vera e propria che occorreva mettere in conto per spostarsi da un luogo all'altro dell'Isola, potendosi avvalere solo di trazzere o al massimo di polverose e impervie carrozzabili da percorrere a dorso di mulo o di cavallo. Era iniziata la grande era dell'immagine, il ritratto non era più esclusivo appannaggio delle classi più abbienti, i paesaggi e i siti d'interesse turistico e culturale divenivano i soggetti privilegiati di questo primo periodo.

Sono queste le fotografie originali della mostra Sicilia d'Epoca, uno stralcio di una produzione che fu ricchissima e variamente suddivisa tra stampe commerciali, private (realizzate da fotografi amatori dell'epoca) e artistiche per le quali i confini di questa catalogazione sono ancora ampiamente discussi. Fatto è che dagli anni che vanno dalla scoperta del dagherrotipo (1839) in poi, l'umanità ha avuto la fortuna di poter fermare, negli attimi dello scatto fotografico, lo scorrere del tempo e in esso la storia dell'umanità che quel tempo visse e, non ultimo, la storia del paesaggio e dell'ambiente naturale che come purtroppo ben sappiamo, dagli anni della scoperta della Fotografia in poi, ha subito il suo massimo degrado.

La mostra raccoglie alcune, circa trenta, tra le prime fotografie di monumenti e paesaggi siciliani scattate all'incirca tra il 1870 e il 1900 dai professionisti della fotografia del tempo. Giorgio Sommer, Giovanni Crupi, Edizioni Brogi, F.lli Alinari sono tra i nomi presenti nella mostra insieme al palermitano, siracusano d'adozione, Tommaso Leone che a Siracusa fu probabilmente il primo fotografo che svolse professionalmente quest'attività a partire dagli anni '80 del XIX secolo. Tra gli autori delle stampe in mostra un posto di rilievo è occupato dal fotografo palermitano Giuseppe Incorpora (Palermo, 1834-1914) che già nel 1855 aprì a Palermo il suo primo studio o atelier organizzato per la ritrattistica a privati, certamente tra i primi professionisti a insediarsi nel capoluogo siciliano.

A egli è dedicato il libro che sarà presentato contestualmente alla mostra, infatti, in occasione della inaugurazione della mostra, Fototeca Siracusana ospita Matilde Incorpora, una diretta discendente del fotografo Giuseppe Incorpora, che presenterà al pubblico siracusano il suo libro Il fotografo cuoco - diario gastronomico di Giuseppe Incorpora, tratto da una serie di appunti di cucina appartenenti all'antenato fotografo Giuseppe. A collegare le ricette con il tema della storia della fotografia sarà il dott. Michele Di Dio, Conservatore scientifico dei Fondi Storici di Fotografia presso la Regione Siciliana, esperto di storia e tecnica della Fotografia e autore di numerosi testi sull'evoluzione in Sicilia dell'immagine fotografica. (Comunicato stampa Galleria Roma)

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Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.




Opera di Alfredo Pirri Alfredo Pirri: All'Orizzonte
08 agosto (inaugurazione) - 10 ottobre 2015
Galleria Eduardo Secci Contemporary - Pietrasanta
www.eduardosecci.com

Due nuove mostre personali dell'artista ed un progetto site specific, ideate per le gallerie di Pietrasanta e di Firenze, che riflettono l'attenzione costante di Alfredo Pirri per lo spazio di confine tra arte e architettura. Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), pittore e scultore, ha esposto i suoi lavori in numerose mostre nazionali e internazionali. La mostra di Pietrasanta, a cura di Arabella Natalini, presenta una serie di lavori su carta dove, a partire da un supporto bidimensionale, l'artista sviluppa degli "spazi di luce" che vivono in un'atmosfera sospesa, atemporale, in continuo spostamento tra le diverse dimensioni fisiche.

Nella loro difformità, cronologica e di formato, Acque (2007), Croce (2014) e Pieghe (2014) danno vita a un insieme armonico e coerente che tratta la superficie pittorica come elemento prettamente spaziale, una "rappresentazione" di significati che evoca, per sottrazione, elementi e immagini. La personale che verrà ospitata nella sede di Firenze della galleria prenderà le mosse da un analogo interesse presentando però opere di dimensioni e tipologie diverse. Pur mantenendo saldamente la vocazione pittorica, nel corso degli ultimi anni l'artista si è dedicato a progetti con una forte matrice architettonica, realizzando numerose installazioni site-specific e collaborando in diverse occasioni con architetti.

I frutti di queste proficue collaborazioni sono stati di recente esposti in una mostra-studio e costituiscono il nuovo punto di partenza per la prossima personale fiorentina, dove verrà presentata un' installazione inedita che pone in relazione gli ambienti della galleria con quelli dello spazio di lavoro di artista, affiancata da una serie di lavori a parete. Nello stesso periodo, in occasione del Festival "Firenze Suona Contemporanea" sarà presentata sempre a Firenze, nel cortile del Museo Novecento, una grande installazione, Passi Museo 900 - 2015, in collaborazione col musicista Alvin Curran.

Ognuno di questi luoghi verrà trattato in modo singolare ma in tutti è evidente la costante attenzione che l'artista rivolge alla struttura, ai materiali, al colore, alla luce e alla sua rifrazione. I disegni "atti di immaginazione" traspongono su carta una visione evocativa dei diversi spazi, caratterizzati da particolari accostamenti materici e cromatici. La sensibilità pittorica si accompagna sempre a un'attenta analisi della creazione di spazi "abitabili" - alcuni pensati per una fruizione più intima, altri come luogo di aggregazione - generando architetture accomunate da una continua dialettica tra raccoglimento e condivisione. L'architettura, per Pirri, è da intendersi "come spazio, ma anche luogo di relazione archetipale", votata da sempre a una funzione pubblica, ma anche, allo stesso tempo, ad un raccoglimento privato che possa favorire il pensiero e la creatività in senso lato. "E' architettura il prevedere come la pittura si possa espandere nello spazio fino a costruire un luogo" (Alfredo Pirri). (Comunicato stampa)




ALTER - Volti di luce e terra
Chiaramonte Gulfi (Ragusa), 31 luglio, 01 e 02 agosto 2015

La città di Chiaramonte Gulfi, definita il Balcone di Sicilia per la sua mirabile posizione panoramica, si trasforma per tre giorni, in un Teatro Vivo, che sarà animato da interventi site specific volti ad esprimere la pluralità della ricerca dell'arte contemporanea. ALTER - Volti di luce e terra è un progetto che assume come riferimenti fondamentali le bellezze del territorio e la vitalità della comunità che lo abita, articolandosi nel centro storico della città di Chiaramonte.

Tutti i cinque sensi entrano in sinestesia per navigare attraverso un universo estetico costellato da installazioni site specific, performance, sound art, video art, pittura, disegno, scultura, fotografia e altri linguaggi creativi in dialogo con gli spazi monumentali, la rete degli otto Musei che vanta la cittadina, le chiese barocche, le abitazioni private, le vie urbane e le piazze, attivando un viaggio sensoriale capace di stabilire un colloquio dialettico con i luoghi, con l'uomo e il suo statuto poetico. Tutti gli spazi dedicati al progetto ALTER saranno aperti e fruibili gratuitamente dal pubblico.

La fruizione dei luoghi sarà resa possibile attraverso l'ausilio di una mappa che raccoglie tutte le informazioni utili, delineando un percorso di visita multidisciplinare e multisensoriale. All'interno dell'ALTER MAP è segnalata la rete museale completa della città e tutti gli spazi dedicati al progetto: i luoghi in cui sono allestite le opere e le installazioni site specific e le botteghe dei custodi. Il progetto ALTER - Volti di luce e terra nasce dalla virtuosa collaborazione tra il Comune della città di Chiaramonte Gulfi con la realtà indipendente Site Specific di Scicli (Rg) e il gruppo S.E.M. Spazi Espressivi Monumentali di Scicli (Ragusa). (Comunicato Lab-Yit | The Italian Contemporary art Platform in China)

Nel corso dei tre giorni in concomitanza col progetto ALTER, la città sarà animata da altri eventi collaterali:

.. 31 luglio 2015, ore 21.30, centro storico, RATAPUN - Arti espressive, teatro di strada e musica.
... ore 21.15, Passeggiate sotto le stelle, Barocco ed oltre - Passeggiate nel centro storico alla scoperta della storia della città a cura del Prof. Giuseppe Cultrera.
.. 01 agosto 2015, ore 20.30, Villa Comunale, 7° Concorso nazionale di Poesia "Chiaramonte Gulfi - Città dei Musei".

Artisti: Alessandro Amaducci, Paola Angelini, Giuseppe Armenia, Claudio Cavallaro, Luca De Angelis, Doren, Daniele Franzella, Maria Grazia Galesi, Giuseppe Giordano, Igor Imhoff, Boris Labbè, Filippo Leonardi, Alessandro Librio, Antonio Mainenti, Sebastiano Mortellaro, Zoi Pappa, Isabella Pers, Tiziana Pers, Piero Roccasalvo Rub, Lino Strangis, Sasha Vinci, Tian Xiaolei.

Critici: Martina Cavallarin, Giusi Diana, Eleonora Frattarolo, Cecilia Freschini




Agostino Ferrari: In hoc signo
01 ottobre (inaugurazione ore 18.00-21.00) - 20 novembre 2015
Ca' di Fra' Arte Contemporanea - Milano
gcomposti@gmail.com

Recuperare la linearità del segno rinunciando al contenuto convenzionale del linguaggio alfabetico, nella ricerca di un "minimo sperimentale simbolico" che ha in sé la potenza della rappresentazione teatrale. L'opera di Agostino Ferrari (Milano, 1938) è un'unica narrazione individuale; un palcoscenico sul quale e dal quale nasce un linguaggio "altro". La pittura torna al suo momento primordiale, gesto essenziale, intimo; l'attimo in cui il segno non è ancora scrittura. All'interno della ricerca di Ferrari, le opere su lamiera, evocativamente intitolare Interno Esterno, proprio attraverso il recupero della fisicità materica, aprono ad una nuova dimensione del segno: la "memoria".

Il tratto segnico che, quasi prendendo coscienza di sé, spicca il volo nello spazio oltre la tela, recupera la sua poliedricità di elemento fisico, simbolico, pittorico, teatrale ed assume dignità di linguaggio espressivo nuovo; un palcoscenico sul quale danza la traccia più intima e primordiale dell'uomo. Fondamentale e mai casuale, per Ferrari, il colore, linguaggio insieme individuale ed universale. Il nero, insieme non-luce e totalità dei singoli pigmenti, è un momento essenziale, archetipico, nella "rappresentazione teatrale" dell'Ignoto. E' il "luogo del mistero universale", dove tutto può iniziare o, indifferentemente, finire; dove tutto può accadere. (Manuela Composti)




Opera dalla mostra Lino, Lana, Seta, Oro - Otto secoli di ricami Lino, Lana, Seta, Oro
Otto secoli di ricami


termina il 16 novembre 2015
Palazzo Madama - Torino

Disegnare ad ago è una pratica antichissima nel bacino del Mediterraneo e in Oriente e, dal medioevo, diffusa in tutta Europa. Si usano tutti i filati di origine vegetale o animale naturali o tinti, arricchiti da materiali preziosi, quali oro, argento, perle, coralli, o conterie in vetro, paillettes metalliche, in plastica o di gelatina. Palazzo Madama espone oltre sessanta pezzi della propria collezione, con una scelta che spazia dai ricami sacri medievali agli abiti danzanti degli anni Venti, vibranti di perline e conterie in vetro. Sono rappresentati i ricami in seta e oro, con un prezioso san Cosma in or nué, i ricami in lino bianco dei monasteri svizzero tedeschi e quelli in lana colorata per i tessuti da arredo, particolari della zona di Zurigo e Sciaffusa nel Cinque-Seicento.

Fiori e rocailles decorano con leggerezza i tessuti e gli accessori di abbigliamento settecenteschi: pettorine e borsette femminili, o i corpetti a trapunto, ma anche le marsine, i gilet, i copricapo da uomo. Il ricamo è, nella storia, lavoro di uomini e donne: alla fine del XIII secolo a Parigi lavorano 200 mastri ricamatori, al 50% uomini e 50% donne. Nei secoli successivi, l'organizzazione corporativa dei mestieri affida agli uomini la titolarità delle botteghe, dove continuano a lavorare persone di entrambi i sessi. Oltre ai laboratori professionali, luoghi di produzione organizzata di ricami sono anche i monasteri femminili mentre, nel XVI secolo, il ricamo si diffonde come attività domestica, intrattenimento di nobildonne ed esercizio pratico ed educativo per le ragazze.

Libri di modelli a stampa diffondono i disegni utilizzati per decorare tovaglie, biancheria, camicie. Palazzo Madama espone un oggetto assai raro: un quaderno manoscritto di disegni per ricami ad inchiostro e tempera, dedicato alla "mirabile matrona Marina Barbo" nel 1538. Assolutamente preziosa è anche la collezione di agorai, in smalto, avorio, microintaglio ligneo, dal XVII al XIX secolo: oggetti d'uso raffinatissimi compagni di lavoro di donne agiate. Ad illustrare l'antico uso di 'imparar l'arte' del ricamo, è presente in mostra una bella raccolta di imparaticci, noti anche come samplers, i riquadri di tela.

L'imparaticcio più antico è firmato da Maria Teofine, che lo terminò nel 1617, ma gli stessi segni - l'alfabeto, i numeri, la croce, la chiave, animali, i simboli della passione - si ritrovano nei lavori delle ragazze di due, tre secoli dopo. Oggi, è il ricamo di alta moda che più dimostra la vitalità e potenzialità di quest'arte. La Fondazione Gianfranco Ferré ha concesso in prestito un eccezionale abito disegnato dallo stilista nel 2002, impreziosito da straordinari ricami realizzati da Grasso, una lunga tunica in georgette di seta ricoperta da un caleidoscopio di cristalli Swarovski e canottiglie.

Il manufatto più antico: un cappuccio di piviale della fine del XIII - inizio XIV secolo il più raffinato: la tovaglia ricamata da Caterina Cantoni, tra 1590 e 1610, in cui il ricamo è perfettamente rifinito su entrambi i lati del tessuto. Il più sorprendente (divertente): un frammento di stolone di piviale, opera spagnola del 1590-1600, con allegri teschi infiocchettati, che ricorda il piviale raffigurato da El Greco in El entierro del conde de Orgaz, del 1586. Il più complesso: un ricamo in lana svizzero tedesco del 1580 ca, che unisce la raffigurazione della parabola delle Vergini sagge e delle vergini stolte alla raffigurazione degli Evangelisti e delle stagioni. (Comunicato ufficio stampa Fondazione Torino Musei)




BOCS Ltd (Catania / Berlino / Londra)
Ekaterina Mitichkina e Johannes Buss


31 luglio (inaugurazione ore 19.00) - 08 agosto 2015
Centro Culturale Polivalente del Palazzo della Cultura di Catania
www.bebocs.it

BOCS Ltd (Catania / Berlino / Londra) è l'ultimo progetto di network internazionale ideato e organizzato da Giuseppe Lana e Claudio Cocuzza - rispettivamente direttore artistico e direttore tecnico di beBOCS - per supportare gli artisti che gravitano intorno al primo artist run space costituito a Catania, in un confronto internazionale in grado di alimentare lo scambio di idee sui nuovi processi di lavoro e gli approcci al contemporaneo. BOCS Ltd inaugura il secondo appuntamento con due artisti dello spazio espositivo Schau fenster di Berlino. Ekaterina Mitichkina (1980) e Johannes Buss (1972).

Catania, Berlino, Londra sono le città che BOCS Ltd intende collegare fisicamente e metafisicamente attraverso cicli di mostre itineranti tra il 2015 e il 2016. Propedeutico al progetto è stato lo scambio avvenuto lo scorso anno a Berlino tra artisti siciliani e artisti dello spazio espositivo Schau Fenster. Oggi, proseguendo nel suo percorso, BOCS amplia il raggio di azione coinvolgendo Londra, importantissima piattaforma internazionale per gli artisti di tutto il mondo e punto nevralgico dell'arte e dell'economia europea. Il Centro Culturale Polivalente di Catania è il luogo che accoglie e favorire il confronto tra gli artisti e spazi espositivi coinvolti nel progetto.

Nella sala del Palazzo della Cultura di Catania, dedicata all'arte contemporanea, si alterneranno tra giugno, luglio e settembre tre mostre di artisti scelti dai rispettivi spazi espositivi e che caratterizzano le loro realtà artistiche. I tre spazi espositivi invitati a partecipare al progetto sceglieranno, in totale autonomia, i lavori di alcuni artisti da presentare nelle varie città e che, in qualche modo, caratterizzano e sintetizzano le loro mission. Il catalogo è a cura di Miriam La Rosa, curatrice indipendente, museologa, scrittrice nissena. (Comunicato stampa)




Michael Najjar - Gravitation entanglement - in mostra a Verona Michael Najjar - Liquid gravity - dalla mostra outer space allo Studio la Città di Verona Michael Najjar: outer space
26 settembre (inaugurazione ore 11.30) - 15 novembre 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Seconda mostra personale allo Studio la Città dell'artista Michael Najjar dove, per la prima volta in Italia, l'artista presenterà il suo nuovo progetto: outer space. A seguito della scalata del Monte Aconcagua nelle Ande argentine - l'impresa documentata dalle fotografie esposte nella mostra high altitude, financial markets between reality and simulation del 2010 -, il ciclo di opere attesta l'ambizione di Najjar a diventare il primo artista nello spazio. Nuovi veicoli spaziali per uso privato o commerciale, hotel nello spazio, estrazione di minerali dalla luna e dagli asteroidi sono solo alcuni degli sviluppi che l'evoluzione del volo nello spazio porterà con sé. Lo spazio extraterrestre, o meglio quello che l'artista definisce outer space, avrà un ruolo sempre più importante nella nostra vita fino a diventare parte integrante delle infrastrutture della nostra quotidianità.

Tutto questo influenzerà notevolmente il nostro modo di vivere sulla Terra e porterà chiunque a mettere in discussione due delle domande fondamentali dell'esistenza umana, ovvero: "chi siamo?" E "da dove veniamo?". Lo scopo della serie outer space è di spiegare la dimensione culturale implicita negli sviluppi tecnologici e trasporre questa in un processo di trasformazione artistica. A sottolineare l'obiettivo dell'artista, il video Mission: Space che documenta la sua preparazione per il viaggio nello spazio nei vari centri di formazione aerospaziale in Germania, Stati Uniti e Russia al fine di imbarcarsi in uno dei viaggi programmati per il periodo 2015/2016 della Space ShipTwo.

Michael Najjar (Landau - Germania, 1966) lavora con la fotografia e il video focalizzandosi sugli elementi chiave della nostra società guidata e "controllata" da tecnologie informatiche e dell'informazione. Najjar, da molti considerato un "futurista" visivo, trasforma la scienza, la storia e la filosofia in visioni e utopie di future strutture sociali emergenti, sotto l'impatto di tecnologie all'avanguardia. La fusione di elementi realistici con realtà fittizie, è un marchio ricorrente nel suo lavoro che di solito è composto da serie di opere focalizzate tematicamente.

Najjar dimostra il potenziale dell'immagine fotografica, capace di rendere visibile ciò che normalmente è invisibile all'occhio umano. Il suo lavoro visualizza quello che molto spesso va oltre i limiti della nostra percezione, svelando ciò che si nasconde sotto la superficie di quello che egli chiama "la società telematica". Tra le sue principali mostre personali del 2015 sono da ricordare: Who gave us the sponge to wipe away the entire horizon? Video works from the "outer space" series, presso il Museo Es Baluard di Palma de Mallorca e outer space alla Galerìa Juan Siliò. Le opere di Michael Najjar sono parte di importanti collezioni private e pubbliche di tutto il mondo. (Comunicato stampa)




Alan Gattamorta: Cesenatico estiva
26 luglio - 27 settembre 2015
Mostra on line

Sul sito antologico il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 20 acrilici su carta.




Opera di Francesco Candeloro dalla mostra Segni di Luce alla Galleria A arte Invernizzi di Milano Francesco Candeloro: Segni di Luce
24 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 18 novembre 2015
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Le opere dell'artista si compongono di lastre in plexiglas di differenti colori, che tracciano lo spazio frammentario e frammentato delle città contemporanee, una realtà che viene esperita e indagata attraverso immagini e skylines riportati in trasparenza. All'ingresso della galleria è esposta l'opera Altre Luci Stoccolma in cui le lastre in plexiglas generano, attraverso l'incontro con la luce, luminosità cromatiche evanescenti. Al piano superiore della galleria un'installazione in plexiglas di grandi dimensioni ricrea lo skyline della città di New York e definisce un passaggio oltre il quale è visibile Visioni del tempo, opera installata nell'ultima finestra che, integrandosi e dialogando con l'ambiente, restituisce una diversa visione della silhouette della Torre Velasca; questa è riproposta in piccole dimensioni, moltiplicata e in continuo mutamento.

Il variare della luce del giorno proietta il volume della finestra e la sagoma dell'elemento architettonico che diventa un filtro in cui si sommano i colori delle lastre sovrapposte ed oltre il quale è possibile avere uno sguardo disatteso sulla città. Nella seconda sala del piano superiore si trova Linee Attese, i cui neon definiscono nella stanza buia linee di luce che tratteggiano la visione di luoghi, riletti dall'artista attraverso la propria percezione intrinsecamente legata alla memoria. Al piano inferiore dello spazio espositivo vengono esposte undici opere in plexiglas ognuna composta da quattro diverse lastre, di differenti colori, suddivise in coppie speculari e sovrapposte. Le lamine racchiudono le immagini derivate dall'esperienza diretta, ritraggono e sono legate alla memoria di città, che l'artista rilegge e ripropone attraverso i diversi elementi. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere in mostra, saggi di Tommaso Trini e Ara Merjian, un testo di Luca Scarlini, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico. (Comunicato Alessandra Valsecchi - Ufficio stampa)




Annegret Soltau - Personal Identity ­ SimCard 02, 232, IDE243 - cucitura tra foto cm.12x9 2012 Annegret Soltau: Personal Identity
11 settembre (inaugurazione ore 18) - 31 ottobre 2015
Maurer Zilioli Contemporary Arts - Monaco di Baviera
www.maurer-zilioli.com

Annegret Soltau (Lünenburg, 1946) si dedica sin dal principio "all'identità femminile", all'identità in generale, al rapporto tra corpo e spazio. All'Accademia di Belle Arti, ad Amburgo, durante gli studi ­ fine anni Sessanta / primi anni Settanta ­ con Hans Thiemann, Rudolf Hausner e David Hockney, in un periodo di negazione e ribellione, Soltau comincia a sperimentare con disegni e grafica: la linea si trasforma velocemente in un elemento espansivo e dominante e in performance spettacolari aggroviglia se stessa, estranei, spettatori e ambiente. Da questi coinvolgimenti e dall'elaborazione grafica e gestuale di diverse serie di autoscatti nascono, di seguito le cuciture sull'auto-ritratto e successivamente composizioni con fotografie strappate i cui frammenti ricomposti con cuciture. Colloquio con l'artista (01 ottobre, ore 19) in occasione dell'Open Art München. (Comunicato stampa)




Victoria Stoian - Codri Earthquake 15'' - acrilico su tela 50x50cm 2015 Victoria Stoian
Rallenting - Codri Earthquake


26 settembre (inaugurazione ore 11.30) - 15 novembre 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Prima personale di Victoria Stoian presso gli spazi di Studio la Città. In mostra saranno esposte una selezione di opere che raccontano il devastante terremoto che nel 2011 distrusse il territorio moldavo. Il progetto è costituto da 52 tele, alcune delle quali in progress - Codri Earthquake - che raccontano i 52 secondi del violento terremoto - di magnitudo 7,5 - che il 25 agosto 2011 colpì la città di Chisinau: città natale dell'artista e dove ancora oggi vivono i suoi genitori. La zona delle Codri, le foreste più grandi della Moldavia, è stata la zona maggiormente colpita dal sisma ed è il soggetto di riferimento dell'artista.

In questi lavori Stoian, attraverso linee sinuose accostate a tratti decisi e il contrasto cromatico accentuato dai chiaroscuri, pone l'attenzione sulla fragilità e sulla potenza della natura. Una natura che crea e, al tempo stesso, distrugge. Nelle sue opere Stoian esprime la fascinazione per il legame tra il cambiamento e la distruzione, narrando il rapporto della vita con il dramma. Dall'assenza di punti di riferimento - geografici, mentali, psicologici - nasce il panico, interpretato dall'artista come possibile libertà. Tramite la metafora della catastrofe naturale Stoian affronta il caos come vitalità in opposizione alla stasi. La mostra è accompagnata da un testo critico di Clara Sofia Rosenberg.

Victoria Stoian (Chisinau - Moldavia, 1987) a Torino, nel marzo 2015, ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell'arte contemporanea all'Accademia Albertina di Belle Arti con la tesi La collezione Vogel. Tra le sue principali mostre del 2015 sono da ricordare la personale Codri Earthquake, a cura di Clara Sofia Rosenberg, alla Galleria Alberto Peola di Torino e la collettiva Capricci del destino alla Galleria Giuseppe Pero di Milano. (Comunicato stampa)




Fotografia di Nino Migliori dalla mostra Zooforo immaginato Nino Migliori: Zooforo immaginato
31 luglio (inaugurazione ore 18) - 13 agosto 2015
Spazio Lavì! - Sarnano (Macerata)
spaziolavi.wordpress.com

La mostra, a cura di Roberto Maggiori e Piero Orlandi, è composta da 13 fotografie tratte dalla serie di immagini dedicate dal fotografo bolognese alle sculture duecentesche di Benedetto Antelami poste sulle pareti esterne del Battistero di Parma. Per l'occasione viene pubblicato dall'Editrice Quinlan un libro in edizione limitata e numerata, firmata dall'autore, che sarà disponibile in galleria e verrà presentato nel corso di un evento a Sarnano, durante il periodo di apertura della mostra.

Le foto di Migliori sono state scattate a lume di candela, per riprodurre l'atmosfera in cui erano visibili all'epoca della realizzazione delle sculture. Luce e medioevo: ecco perché Spazio Lavì! ha voluto esporre nei propri spazi queste immagini nell'anno europeo della luce, il 2015, che per Sarnano è anche l'anniversario (settecentocinquantesimo) della nascita del Comune; che fu fondato nel 1265, quando il lavoro di Antelami era stato terminato solo da qualche decennio. Una mostra che è anche un omaggio alle opere del romanico a Sarnano, a partire dal portale della chiesa di Santa Maria di Piazza Alta, per finire all'Abbazia di Piobbico.

Nino Migliori (Bologna, 1926) è uno dei più importanti fotografi italiani. Attivo fin dal 1948, ha contribuito in modo preminente alla evoluzione della fotografia da attività professionale a forma d'arte universalmente riconosciuta. Tra le sue mostre recenti è da ricordare l'antologica svoltasi nel 2013 a Palazzo Fava a Bologna. Le sue opere sono presenti nelle maggiori collezioni pubbliche e private a livello internazionale. (Comunicato stampa)




Immagine dalla mostra Manifesto di Adalberto Abbate e Mario Consiglio Manifesto
Adalberto Abbate e Mario Consiglio


termina lo 06 settembre 2015
Centro per l'Arte Contemporanea "Palazzo Lucarini Contemporary" - Trevi (Perugia)

I due artisti in quest'occasione focalizzano il ruolo dell'immagine, sia nella pratica artistica sia nella formazione di quel diffuso bagaglio iconografico convenzionalmente noto come "immaginario collettivo". Abbate e Consiglio, nel corso degli ultimi mesi hanno raccolto un numero considerevole d'immagini fotografiche deviate o, comunque, dal significato deviante. Spesso si è trattato di semplici testimonianze, presenze naturali che giungono dalla realtà senza manipolazioni. Un caleidoscopio di calembour visivi spontanei. Figurazioni aberranti ma di quotidiana familiarità. Aforismi illustrati che non significano nulla, se non la loro momentanea presenza nel nostro campo visivo.

In altri casi, invece, siamo di fronte ad appunti visivi. Promemoria per realizzazioni successive. Riprese motivate solo da curiosità personale. A fare da legante, la forza magnetica dell'immagine in sé. E il ruolo – più da rabdomante che da demiurgo – che oggi l'artista è chiamato a ricoprire. Ed è per questo, infine, che tra i diversi significati del termine "manifesto", il più idoneo a sintetizzare la mostra - a cura di Maurizio Coccia - è l'aggettivo. Nel senso di ciò che è manifesto, evidente, conosciuto. Da cui nasce la primaria intuizione artistica: l'espressione della forma.

Senza dimenticare, ovviamente, la forza pervasiva, pienamente e attivamente politica dell'immagine nella società. Adalberto Abbate (Palermo, 1975) si è distinto nel panorama nazionale come artista poliedrico in grado di esplorare con coerenza diversi linguaggi espressivi. Mario Consiglio (Maglie, 1968) lavora nell'ultimo periodo sull'alterazione ironica dell'immagine e sul riutilizzo dei materiali, affrontando temi caldi legati alla società contemporanea ed alla sua decadenza. Accademico di merito e docente all'Accademia di Belle Arti di Perugia, ha esposto in numerosi contesti pubblici e privati, in Italia e all'estero. (Comunicato stampa)




Pordenone Montanari: Assedio alla forma
12 settembre 2015 - 17 gennaio 2016
Galleria Harry Bertoia e Palazzo Cossetti - Pordenone

Lui ha quasi ottant'anni e da un quarto di secolo si è totalmente sottratto al mondo. La sua vicenda ricorda quella della fotografa statunitense Vivian Maier, nei termini analoghi di scoperta tardiva e per certi versi fortuita di una attività artistica di grande spessore condotta lungo un'intera esistenza. Nel caso di "Pordenone" Montanari, a scoprirlo e a restare abbagliato dalla sua arte è stato un imprenditore indiano, nel 2007; a proporlo all'attenzione del grande pubblico un ampio ed entusiastico articolo in cui "The Observer", annunciando la prima esposizione delle sue opere a Londra (2010), ne ha svelato la storia e ne ha celebrato il lavoro. Quello dell'"Observer" è stato capofila di tanti successivi pronunciamenti della grande critica internazionale, che non ha lesinato i giudizi molto positivi su un artista che sino a pochi mesi prima era pressoché ignoto, essendosi ormai persa memoria delle sue mostre in alcune Gallerie milanesi negli anni Ottanta.

Per Edward Lucie-Smith, il critico intervistato dal grande quotidiano britannico a margine della mostra del pittore da lui curata presso l'Istituto Italiano di Cultura a Londra, "Montanari è un artista unico, che scardina la storia convenzionale dell'arte postbellica italiana". "Le nature morte - aggiunge - fanno venire in mente Cézanne e Braque", mentre gli elementi picassiani e i tratti riecheggianti Francis Bacon che emergono dalla sua pittura si manifestano con caratteri di forte originalità, "in maniera che ancora non avevamo visto mai". Molti dei dipinti, a partire da quelli ambientati nell'atelier con il pittore al cavalletto che dipinge una modella, sono caratterizzati da figure che contengono altre figure e riflessi nello specchio. Lucie-Smith in proposito ha detto: "Il messaggio è chiaro: ciò che sembra la rappresentazione oggettiva della realtà va invece letta come specchio della dimensione mentale dell'artista".

Americo Montanari (Pordenone, 1937) comincia a dipingere frequentando lo studio dello zio materno. All'inizio degli anni Sessanta si trasferisce a Milano e sposa Flavia Cappellari; a Milano frequenta per un breve periodo la facoltà di Filosofia dell'Università Statale e un corso di scultura all'Accademia di Brera. Nel 1967 si stabilisce a Parigi, dove ha modo di frequentare lo studio del pittore Orfeo Tamburi. Visita con quotidiana "attenzione e tensione" il Museo del Louvre. Nell'albergo di Rue St. Placide, in cui abita con la moglie, realizza piccole tele, una serie di autoritratti e di nature morte. Nel gennaio 1969 parte per la Spagna del Sud, dove si ferma a dipingere per sei mesi cercando nuovi modi espressivi.

Dall'ottobre 1971 al novembre 1972 è in Germania. Già in questo periodo i suoi quadri sono caratterizzati da un'unità compositiva avente al centro la figura femminile, il cui mistero del resto ha quasi sempre alimentato la sua ispirazione, anche letteraria. Nel 1973 ritorna a Milano e vi rimane fino al 1990. Successivamente si trasferisce sulle colline biellesi, a Valle San Nicolao, lavorando per diciotto anni in completo isolamento, fino a ottobre 2007. Diciotto anni durante i quali l'artista ha scelto di vivere completamente ritirato, totalmente dedito a una costante ricerca figurativa - un vero e proprio "Assedio alla forma" - tradotta prevalentemente in termini pittorici su centinaia di tele e sulle pareti stesse della villa che lo ospitava, ma anche riversata nelle tecniche della scultura, dal legno alla terracotta.

Dal 2008 Pordenone Montanari è tornato a vivere nel Nord Est, fra Pieve di Cadore e Grado. La scelta da parte dell'artista di un percorso così "solitario" è solo una delle componenti di una strategia di ricerca ben altrimenti articolata, ricca di sguardi rivolti alla storia dell'arte ma anche di volute trasgressioni di canoni formali, che attendeva di essere meglio valorizzata attraverso un'occasione espositiva di rilevante ampiezza. A Pordenone Montanari viene così dedicata una grande antologica (Pordenone Montanari. Assedio alla forma) che è in assoluto la prima organica esposizione in Italia del lavoro di Pordenone Montanari, il quale - dopo le rare mostre milanesi negli anni Ottanta - è stato presentato al pubblico con poco più di una decina d'opere solamente in occasione della personale dedicatagli entro la sezione regionale della Biennale di Venezia del 2011, al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste.

Nella Galleria "Harry Bertoia" la mostra (composta da oltre 110 opere) si struttura in una sezione ordinata cronologicamente, che proporrà una sintesi del percorso di Pordenone Montanari da fine anni Sessanta ad oggi, e in una piccola sezione dedicata ai disegni, entrambe punteggiate da scelte testimonianze della produzione plastica e ad intaglio. Ampio spazio verrà inoltre specificamente riservato al ciclo di grandi acrilici su tela che negli ultimi quattro anni ha assorbito gran parte della vis creativa dell'artista. Ancora pittura, dunque, nella tarda attività di un artista che non ha mai condiviso con la ricerca visiva della stretta contemporaneità modalità operative slegate dalle tecniche tradizionali e il cui percorso creativo è stato sempre condotto su strade radicalmente alternative ai meccanismi di mercato e agli orientamenti di gusto da esso normalmente privilegiati. La curatela è affidata allo storico dell'arte Fulvio Dell'Agnese. A corredo della mostra, grazie alla collaborazione di Videe, realtà di eccellenza nel settore della produzione audio video, sarà realizzato un film documentario con riprese nello studio dell'artista e un'intervista esclusiva. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Sorpresa alla Rocca Borromeo di Angera
Sotto la calce riemerge la meraviglia delle tappezzerie medievali affrescate

www.isoleborromee.it

Per chi le ha conosciute nel livido biancore del calce, la sensazione che si prova entrando nei grandi ambienti medievali della Rocca Borromeo di Angera, è assolutamente straniante. Ci si trova immersi in un rutilare di colori, vivaci, allegri, positivi. Sui quali gli antichi arredi, decisamente severi, sembrano stemperarsi, perdendo la rigidità delle forme. Quella che sta emergendo da sotto le molte mani di calce, le prime stese probabilmente all'indomani della Grande Peste seicentesca, è la fantastica fantasmagoria di colori del Medio Evo. A confermarla, pochi ambienti più in là, c'è la rinata Sala della Giustizia, dove battaglie e storie sono descritte con largo uso di colori bellissimi. Qui non vi sono figure. Ma meravigliose geometrie, coloratissime, di tappezzerie dipinte che ricoprono interamente le alte pareti dei Saloni.

E che, ritrovate e via via sapientemente restaurate da Carlotta Beccaria (cui era stato affidato anche il recente restauro della Sala della Giustizia), sembrano brillare ai riflessi del sole sulle acque del sottostante Lago Maggiore. Entro il prossimo ottobre verrà completato il restauro della Sala dei Fasti e a quel punto il cantiere si sposerà nella Sala di San Carlo in cui i saggi hanno rivelato, sempre nascoste dalla calce, analoghe tappezzerie dipinte medievali. Alla conclusione dei lavori, sarà sicuramente emozionante scoprire la meraviglia duecentesca degli affreschi della Sala della Giustizia insieme alle ritrovate, magnifiche tappezziere affrescate trecentesche. Questo "disvelamento", per volontà del principe Vitaliano Borromeo, sarà totalmente pubblico. I visitatori della Rocca potranno infatti assistervi, partecipando così alla graduale riscoperta di un tesoro da secoli nascosto.

"Le pareti delle due sale evidenziavano - afferma la restauratrice - una stesura monocroma biancastra molto disomogenea, che era stata stesa in più mani e con materiali differenti in vari interventi effettuati durante i secoli passati. Da alcune aperture stratigrafiche già presenti e dai test da noi eseguiti si è potuto verificare che, sottostanti alla finitura cromatica, erano presenti le decorazioni originali della sala". Lo stato di conservazione degli intonaci e delle murature si è rivelato molto disomogeneo alternando zone ben conservate ad altre che presentavano fessurazioni, distacchi profondi, decoesioni e perdite superficiali. Questa prima parte di intervento è risultata molto lenta e laboriosa ed è stata eseguita con metodologie differenti a seconda della situazione che si evidenziava zona per zona.

Anche le decorazioni ritrovate apparivano in uno stato di conservazione disomogeneo ma che comunque consentiva una lettura d'insieme delle pitture geometriche; queste erano state eseguite tracciando su ogni parete dei decori diversi per andamento e coloritura, uniti da una stessa fascia inferiore e superiore che riunisce la composizione. Le pitture sembrano realizzate a mezzo fresco con finiture a calce. Le decorazioni potrebbero appartenere a un periodo subito successivo a quello della Sala di Giustizia, probabilmente attorno alla metà del Trecento, secolo in cui è stata innalzata questa parte della Rocca. Nel corso dei lavori è riemersa anche la sagoma di una antica finestra che nel tempo è stata tamponata, probabilmente quando sono stati appesi al muro i grandi dipinti ancora oggi presenti. Una volta terminata la fase di "descialbo", ovvero di rimozione degli strati di calce, si è proseguito con un intervento di consolidamento e di chiusura delle fessurazioni e delle lacune. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Locandina della mostra I colori della terra nelle opere di Innocente Salvini "I colori della terra nelle opere di Innocente Salvini"
termina il 13 settembre 2015
Civico Museo Parisi Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)

Attraverso oltre quaranta opere di grandi dimensioni vengono tracciati i temi e le tappe biografiche salienti del maestro che dedicò tutta la poetica personale all'affetto dei suoi, alla natura, alla vita nei campi, ai tempi e alle cadenze dei lavori agricoli e domestici. La mostra, curata da Marco Dozzio ed Erica Ranzani, è accompagnata da testi critici in cui compaiono anche le firme di Dalia Gallico, Art Director di Palazzo Reale Milano, e di Anna Visconti, Presidente dell'Associazione Museo Salvini. Molte sono le opere inedite provenienti da collezioni private che ripropongono, nei classici colori caldi del maestro, richiami alla tecnica dei Macchiaioli e ai principi del Divisionismo di Previati, ma anche significative tematiche della vita familiare e della condivisione del cibo.

Erica Ranzani e Marco Dozzio, curatori della rassegna, spiegano: "L'intento che ci siamo proposti di perseguire, quando abbiamo deciso di allestire questa mostra, è stato quello di far conoscere il pittore Salvini non attraverso un'esposizione di tipo antologico o che avesse come unico scopo quello di mettere in luce le indubbie capacità artistiche del pittore, ma quello di creare un'esibizione tematica di opere in grado di far trapelare la realtà che il pittore dipingeva. Attraverso questo percorso pittorico la proposta è di mostrare le abitudini agroalimentari del nostro territorio durante la prima metà del '900 e, a questo proposito, il focus della mostra verte sulle tradizioni alimentari e sul cibo, che diventano elementi culturali ed espressioni di uno stile di vita".

Dalia Gallico, Art Director di Palazzo Reale Milano, così commenta: "Salvini conferisce una precisa misura alla sua visionarietà attraverso una disposizione equilibrata delle figure sullo sfondo, ma allo stesso tempo non rinuncia a trasfigurare la scena, ad amplificarne gli aspetti più suggestivi. Spesso questa suggestione acquisisce un carattere spirituale: ancor più che nei dipinti con soggetti esplicitamente sacri, in quelli in cui ad avere un ruolo centrale nella composizione è una natura spiritualizzata; oppure in certe scene di vita rurale nelle quali i contadini si ritrovano attorno a una tavola per condividere il cibo.".

Anna Visconti, Presidente dell'Associazione Museo Salvini, commenta: "Attraverso un preciso ed affascinante percorso espositivo, il pubblico della rassegna potrà ritrovare molte opere inedite dell'artista a testimonianza di quanto ci sia ancora da scoprire nelle collezioni private e come la poetica salviniana, fatta di polenta, acqua, lavoro nei campi e rispetto per la natura, sia oggi attuale." (Comunicato stampa)




Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973-1979
Reenactment


26 settembre - 18 ottobre 2015
Palazzo dei Diamanti - Ferrara

Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta del Novecento, Ferrara è stata un laboratorio di sperimentazione della videoarte di rilievo internazionale. Il Centro Video Arte, diretto da Lola Bonora con la collaborazione di Carlo Ansaloni e l'assistenza tecnica di Giovanni Grandi, ha prodotto le sperimentazioni di artisti della statura di Fabrizio Plessi, Christina Kubisch, Angela Ricci Lucchi, Yervant Gianikian o Marina Abramovic che facevano i loro primi passi con i mezzi elettronici. Il corpus di opere giunto a noi è una preziosa testimonianza delle pratiche artistiche pionieristiche sviluppatesi in quegli anni attraverso il linguaggio video, all'intersezione tra Arte concettuale, Body art, Performance art, Land art. Questo patrimonio affascinante quanto fragile è a rischio di dissolvimento, che grava su tutta la produzione in videotape, dovuto alle alterazioni strutturali del supporto analogico, all'obsolescenza delle piattaforme tecnologiche che ne permettono la riproduzione, ma anche alle profonde trasformazioni delle modalità di visione.

Per recuperare e riportare in vita questo straordinario "archivio" di memoria artistica e storica, le Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara hanno avviato un progetto di preservazione e restauro che si giova della collaborazione con uno dei centri di riferimento internazionale in quest'ambito, i laboratori La Camera Ottica e Crea del Dams di Gorizia - Università di Udine, sotto la supervisione della professoressa Cosetta G. Saba. Nel 2013 ha preso il via una vasta campagna conservativa, che prevede l'archiviazione, la migrazione digitale, lo studio e la video-preservazione del vasto corpus di videotape del Centro Video Arte, secondo un protocollo adottato dai laboratori di Gorizia. A dare un contributo fondamentale a questa iniziativa è stato il generoso sostegno della Fondazione Pianori che ha finanziato un ampio intervento nell'ambito del suo impegno nell'incremento e nella salvaguardia del patrimonio artistico e culturale di Ferrara, in particolare delle collezioni civiche d'arte moderna.

L'esposizione organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, intende presentare i primi esiti di questo lavoro d'equipe, riconsegnando al pubblico una selezione di opere video degli anni Settanta. A questo fine si è scelto di ri-allestire la parte iniziale della mostra Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979 ospitata nel Foyer della Camera di Commercio di Torino nell'aprile del 1980, che ha costituito uno snodo particolarmente significativo nella storia della videoarte, non solo perché offriva un primo bilancio delle ricerche d'avanguardia prodotte dal Centro, ma più in generale perché faceva emergere la riflessione sulla natura del video, sulle sue culture, sul suo immaginario, sulla sua estetica, nel momento in cui la posta in gioco era il nesso arte/società e, conseguentemente, la definizione di un nuovo statuto dell'opera d'arte.

La mostra sarà allestita nelle sale Benvenuto Tisi da Garofalo di Palazzo dei Diamanti, che sono state uno dei teatri delle multiformi iniziative del Centro, e si focalizzerà sulle 19 opere monocanale che figuravano nella sezione "videoarte" della mostra torinese, ossia sui videotape nati dalla sperimentazione creativa sulle possibilità espressive del segnale elettronico e messi in onda su un singolo monitor. Ritrasmesse attraverso i dispostivi di visualizzazione degli anni Settanta in grado di farne risaltare la trama luminosa ed evanescente, queste video-creazioni saranno corredate dalla documentazione e dalla strumentazione che ne hanno accompagnato la nascita, in un percorso che punta a far trasparire il processo creativo con il quale l'artista ha pensato, esplorato e reinventato il video in una stretta relazione tra l'arte e l'esperienza quotidiana.

Ad aprire la mostra sarà uno dei primi videotape di Fabrizio Plessi, Travel (1974), un viaggio nell'immaginazione poetica e proteiforme dell'artista, nutrita di suggestioni dall'elemento acquatico e dal contesto veneziano, che si rispecchiano nella fluida densità dell'immagine elettronica. Il percorso presenterà poi alcune delle opere più significative prodotte dal Centro Video Arte negli anni Settanta, tra cui Filo d'Arianna di Claudio Cintoli (1974), Stille Nacht di Christina Kubisch (1975) o Trace of Shadow di Giuliano Giuman (1976), nelle quali gli artisti fanno leva sull'ironia tipica dell'arte concettuale e la presa diretta che caratterizza le arti performative, mettendo alla prova la natura intermediale del video tra musica, arti visive e teatro.

Una sala della mostra si concentrerà poi su due opere di Ricci Lucchi-Gianikian, Viaggio di La Rose ed Essence (1975). La celebre coppia, in questa fase iniziale della ricerca comune, avvia la propria riflessione sulla memoria attraverso l'espediente del catalogo degli "oggetti trovati", manufatti carichi di suggestioni come i giocattoli, mettendo in gioco un complesso sistema di relazioni tra immagine, ricordo e odorato. Su queste cruciali "opere prime" si è andati oltre la video-preservazione, attuando un intervento di restauro in collaborazione con gli artisti che mira a restituire il valore espressivo dell'opera senza comprometterne la storicità, secondo un protocollo tecnico e un modello decisionale sperimentali, conformi alle linee guida condivise con centri di ricerca europei, di cui verranno illustrate le procedure.

La rilettura e ricontestualizzazione dell'esposizione del 1980, nella cornice di uno degli spazi espositivi del Centro stesso, associata alla presentazione dell'intervento di recupero su due opere di acclarato rilievo internazionale, rappresenta un primo importante momento di studio e di reenactment del fondo video, nella prospettiva della messa in valore dell'archivio nel contesto del futuro assetto museologico delle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea a Palazzo Massari. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Copertina del catalogo della mostra a Castelbellino Paolo Gubinelli - Incisioni - colori in polvere cm.50x70 2015 Paolo Gubinelli

Palazzo Comunale - Castelbellino (Ancona)
Opere inedite su carta donate ed esposte in permanenza

Museo Civico "Villa Coppetti" - Castelbellino
Mostra opere inedite su carta, ceramica, plexiglass, polistirolo, vetro (termina lo 09 agosto 2015)

Scrivere brevemente di Paolo Gubinelli non è facile, oggi che quasi quattro decenni sono trascorsi dacché una critica sceltissima, su di lui singolarmente attenta (e direi concentrata sulla sua pittura, invece che - come spesso avviene - ondivaga, e succube talvolta della propria verbosità) s'è esercitata a enumerane i passi e a dirne le ragioni con lucidità, non disgiunta da uno slancio interpretativo raro. Non è facile dire di quest'opera fatta di carta, solo di carta (se s'accantonino per un attimo le recenti ceramiche, e qualche altra più antica eccezione), ma della quale è stato già correttamente supposto una volta (Trini, 1994) che questo suo medium d'elezione non sia in realtà dirimente per la lingua che veicola, che non è in ogni caso limitata o stretta al solo progetto, né custode del mero 'disegno' dell'opera.

Né è facile intendere quale sia l'alveo di cultura in cui situare questo lavoro: che mi pare comunque, per certo, mosso da impulsi orientati in più direzioni, né così indeclinato al suo interno come è stato talora supposto - e come forse indurrebbe a sospettare la scelta esclusiva della carta e l'opzione prevalente per il formato ridotto del supporto. Questa molteplicità d'orientamenti assunti da Gubinelli in una ormai lunga stagione di lavoro giustifica peraltro le lunghe enumerazioni delle esperienze che sono parte del suo asse paradigmatico, e che gli hanno nel tempo trasmesso decisivi impulsi ideativi: da Fontana a Burri, da Klee a Rothko, da Melotti a Licini, da Yves Klein a Carla Accardi... Dalle premesse razionaliste ad una distanza concettuale dalla fabrilità dell'opera, passando attraverso un'astrazione colma di emozioni e ricordi e ad uno sperimentalismo modernista, dunque. E, in aggiunta, dal minimalismo alla filosofia zen, dal surrealismo all'arte segnica.

Il 'troppo' di memoria di cui talora pare gravato questo percorso (e che, richiamato appunto dalla sua copiosa esegesi, può aver talora pesato sulle spalle di Gubinelli come un fardello difficile da sostenere) è giustificato dunque prima di tutto dalla mobilità della sua pittura: che egli - lungi dall'essere, come una volta è stato supposto, il pittore d'un solo quadro - ha inteso come ricerca atta a sondare modalità e possibilità diverse, delegando solo alla fedeltà alla carta e al segno che parcamente la incide quel rigore di cui pure ha da sempre avvertito l'esigenza. Così l'ascendenza, ad esempio, riconosciuta già da Lara Vinca Masini nel '77, in quella linea che da Fontana porta a Castellani e, diversamente, a Dorazio, è comprovata dalle incisioni su carta dei primi anni Settanta - risalenti dunque all'albore della prima maturità di Gubinelli.

Mentre le installazioni e i rotoli su carta trasparente della seconda metà del decennio possono giustificare il richiamo ad una suggestione di Klein, o della Accardi; e i 'frottages', anch'essi su carta trasparente, di metà anni Ottanta hanno talora consonanze con il primo Licini, o con il clima di precoce surrealismo astratto da lui respirato allora a Parigi; Licini che torna, ma ora colto al culmine della maturità e insieme stavolta a Melotti (il Melotti dei 'Teatrini' e dei disegni, soprattutto), a invaghire i segni che Gubinelli deposita su tante sue carte degli anni Novanta. E' il tempo, questo, del colore; un tempo che dura sino ad oggi. Un colore trasparente, acquoreo, come incerto e di sé dubbioso: quasi non sappia fino in fondo la misura di quanto quel colore sarà chiamato a incaricarsi, nella nuova pagina pittorica che esso contribuisce a fondare. Certo, l'ingresso di questo tenue colore d'acquerello allontana definitivamente Gubinelli da quelle tensioni severamente analitiche e rigorosamente programmatiche che ne avevano segnato gli esordi.

Il segno che abita adesso la superficie, e che prende a vagarvi inquieto e rabdomantico, pur ancora scritto in prima istanza - come da sempre ha usato - incidendo la carta, si distanzia ormai (ne avvertì lucidamente Giovanni Accame, nel 1993) dalla lezione di Fontana, come da ogni proposito costruttivo (l'abbandono del quale s'è accompagnato al superamento dell'egida geometrica). E lo spazio che da quell'aggrumarsi di segni scavati è generato s'è fatto infine lontano dallo spazio "metafisicamente ingegneresco" di Castellani per avvistarne un altro in bilico fra sogno e razionalità; "per andare di pari passo con la favola senza mai entrarvi dentro, senza mai rinunciare a quegli orizzonti e a quei precipizi liciniani", come ha scritto Venturoli, nei quali abita ora, felicemente, Paolo Gubinelli. (Fabrizio D'Amico, Roma, 29 aprile 2012)

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It is difficult to write briefly of Paolo Gubinelli, as almost four decades have past since a very select group of critics, with singular attention (and focusing only on his painting, rather than- as it often happens- digressing and finding themselves victims of their own verbosity), has set itself the task of enume - rating his steps and explaining his motives with lucidity, and not without a rare interpretative ambition. It is not easy to speak of this work of paper, simply paper (if we set aside for the moment the recent ceramics, and a few older exceptions), but of which it has already been supposed once (Trini, 1994) that his chosen medium is not in fact simply resolved for the language which he uses, which is not in any case limited or restricted uniquely to the project, nor is it the custodian of the mere "drawing" of the work.

Nor is it easy to comprehend in which cultural niche this work is to be situated: as it is, it seems to me, moved by impulses oriented in multiple directions, and not so in its interior as it has sometimes been supposed- and as the exclusive selection of paper and the choice of using a support of small format might lead to suspect. The multiplicity of orientations that Gubinelli assumes during a rather long work-period also justifies the lengthy enumerations of the experiences that are part of his parametric axis, and that in time have transmitted to him decisive creative impulses: from Fontana to Burri, from Klee to Rothko, from Melotti to Licini, from Yyves Klein to Carla Accardi...

And so, from the rationalist premise to a conceptual distance from the traditional aspect of the work, through an abstraction rich of emotions and memories and a modernist experimentalism. And, I might add, from minimalism to Zen philosophy, from surrealism to signic art. The "excess" of memory that sometimes seems to burden this route (and that, recalled from his copious exegesis, may have occasionally weighted on Gubinelli's shoulders like hard to bear burden) is therefore justified primarily by the mobility of his painting: which he- far from being, as it was once supposed, the painter of only one picture- has intended as research finalized to probing different methods and possibilities, delegating only to the fidelity to paper and to the mark that sparingly inscribes it that rigor of which he has always felt the need. Therefore the ascendancy, for example, already recognized by Lara Vinca Masini in 1977, in that line that leads from Fontana to Castellani and, differently, to Dorazio, is proven by the etchings on paper of the early Seventies- dating back to the dawning of Gubinelli's first maturity.

The installations and rolls on transparent paper of the second half of the decade can justify the recall to a suggestion of Klein or Accardi; the "frottages", also on transparent paper, of the mid-Eighties at times have consonance with early Licini works, or with the climate of precocious abstract surrealism which he breathed then in Paris; Licini who returns, but now with culture to the limit of maturity, and together this time with Melotti (the Melotti of the "Teatrini" and of the drawing, especially), to infatuate the marks that Gubinelli deposits on many of his Nineties papers. This is the time of color; a time that lasts to this very day. A transparent, watery color, as if insecure and self-dubious: almost as if he is unaware of the depth of how much that color will be called to charge itself, in the new pictorial page that it contributes to found. Of course, the introduction of this tenuous water-color definitely removes Gubinelli from the severely analytic and rigorously programmatic tensions that had characterized his debut.

The mark that now lives on the surface, and that begins to wander there, restless and dowsing, even if still written in first motion - as he as always done- by inscribing the paper, is by now rather distant (as was lucidly noted by Giovanni Accame in 1993) from the lessons of Fontana, as from every constructive intention (the abandonment of which is accompanied by the overtaking of the geometrical aegis). And lastly, the space generated by that clotting of deep marks has distanced itself from Castellani's "metaphysically ingenious" space, to reach another one, balanced between dream and rationality; "to move along with the fairytale without ever entering it, without ever giving up those horizons and those licinian precipices", in which Paolo Gubinelli now lives happily, as Venturoli wrote. (Fabrizio D'Amico, Rome, 29th April 2012)




Opera dalla mostra di Laurina Paperina e Nicola Eccher Laurina Paperina | Nicola Eccher
"Da un'opera ritrovata"


02 agosto (inaugurazione ore 17.30) - 30 settembre 2015
Forte Strino - Vermiglio (Trento)
www.studioraffaelli.com

Anche quest'estate nella suggestiva cornice del Forte Strino sarà allestita una doppia personale, in collaborazione con lo Studio d'Arte Raffaelli e lo Studio Buonanno Arte Contemporanea, che, uniti nell'organizzazione dell'evento, presentano in quest'occasione gli artisti trentini Laurina Paperina e Nicola Eccher. Proseguendo la linea espositiva che da oltre un decennio caratterizza le mostre d'arte contemporanea al Forte, i due artisti si sono concentrati sulla ricontestualizzazione della memoria storica e sul vissuto passato che ritorna, seguendo due processi creativi differenti e originali, ma ispirati da un intento comune: realizzare un progetto in armonia con l'ambiente espositivo e con l'immaginario che, a distanza di quasi 150 anni, le sale del Forte sono in grado di evocare.

Laurina Paperina (Rovereto, 1980) attraverso un percorso innovativo e sperimentale, offre acute chiavi di lettura della società contemporanea, declinate sempre in modo nuovo: oltre alla pittura, su tutti i supporti, l'artista realizza video, foto, installazioni luminose e piccole sculture. Nelle sue opere soggetti immediatamente riconoscibili (musicisti, superstar dell'arte contemporanea, attori, fumetti) si alternano a una miriade di eroi e anti-eroi che provengono direttamente da Duckland, il piccolo villaggio sperduto in un punto dell'universo creato dall'artista; in questo modo i suoi personaggi diventano icone pop, pronti a salvare il mondo dal rischio dell'appiattimento culturale con una prorompente energia. In occasione della mostra ha realizzato due grandi tele ed è intervenuta su una serie di cartoline vintage, popolandole di ironiche rivisitazioni e attuando quindi una ricollocazione di soggetti storici nel presente. Un'installazione site-specific di palloncini colorati suggerisce infine una giocosa riflessione creando un'architettura effimera che alleggerisce e colora i volumi del Forte.

Nicola Eccher (Trento, 1971) da oltre un ventennio si occupa in modo professionale di fotografia. Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte "Alessandro Vittoria" di Trento ha inizio il suo percorso lavorativo seguendo il padre Luciano nelle sue avventure professionali, imparando le tecniche della fotografia tradizionale ed i trucchi del mestiere. Si specializza nel campo della fotografia d'Arte collaborando con musei, come il MART di Rovereto e il Museo Segantini di Arco, con diverse gallerie e Studi d'Arte e con altrettanti artisti di spicco nel panorama moderno e contemporaneo italiano ed internazionale. Dopo varie sperimentazioni intraprende, parallelamente al suo lavoro, una strada nuova, si avventura in realizzazioni e progetti più artistici e creativi. Nelle sue fotografie, vengono raffigurati con particolare sensibilità artistica temi complessi che lasciano a ogni scatto molteplici "chiavi di lettura": la fotografia si lega quindi indissolubilmente con la ricerca delle emozioni che vengono trasmesse allo spettatore. (Comunicato stampa)




Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei
Arte nella Magna Grecia e nell'Italia meridionale


31 luglio 2015 - 10 gennaio 2016
Palazzo Reale - Milano

La mostra intende presentare, attraverso più di 200 opere d'arte greca, magnogreca e romana, un aspetto poco noto del mondo classico: la rappresentazione della natura nei suoi vari aspetti, l'azione dell'uomo sulla realtà naturale e sull'ambiente.

Presentazione mostra




Sergio Battarola - Taurus - olio su tavola cm.150x135 Sergio Battarola - Testa di Titano - olio su tavola cm.52x48 2002 Sergio Battarola
La forza della memoria. Ubi boves, ibi labor.


02 agosto (inaugurazione ore 18) - 30 agosto 2015
La Fortezza - Montalcino (Siena)

La mostra, a cura di Gian Pietro Resmini, presenta una selezione scelta di oltre quaranta disegni, dipinti e sculture realizzate dall'artista bergamasco dagli anni '90 ai giorni nostri. A partire dai soggetti ostinatamente figurativi dei lavori esposti, La forza della memoria prende una posizione netta e precisa in ordine alla crisi, estetica e valoriale, dei nostri anni. In un mondo tutto consumisticamente centrato su un divorare - beni, oggetti, occasioni, opportunità - sempre più spasmodico e convulso, i disegni, i quadri, le sculture, i portali di Sergio Battarola ricordano l'importanza della memoria.

La scelta del luogo espositivo, la Fortezza di Montalcino - costruita nel 1361 nel punto più alto della città - è strettamente legata al proposito della mostra di rimarcare l'importanza del ricordo e dei valori di una civiltà, in primis quella contadina, che rappresenta le nostre radici. Nella prima sala viene proiettato il film documentario Il figlio di Amleto (Francesco Gatti, 2009) sulla figura di Sergio Battarola e sul suo rapporto con il critico e scrittore Giovanni Testori. Accanto sono esposte una prima serie di dieci oli su tela e tre sculture lignee a stelo a soggetto animale.

Si prosegue nella sala successiva con due serie di disegni di diverso formato, realizzati a graffite su carta pergamena, che rappresentano figure di animali domestici e selvatici. Il percorso della mostra si conclude con la sezione dedicata alle opere di grandi dimensioni: otto oli su tela (150x130cm ognuno) e quattro portali di legno di rovere scolpito (220x1.05cm). Assieme al Portale dei Lupi, ultimo lavoro inedito realizzato appositamente da Battarola per la mostra a Montalcino, sono presenti quello dedicato ai Leoni, ai Barbari e ai Serpenti. La mostra patrocinata dal Comune di Montalcino, nasce da un'idea di Luigi Ramondi ed è corredata da un catalogo a colori curato da Armando Fettolini, con testi critici di Beatrice Resmini e Silvia Stucchi. (Comunicato ufficio stampa Ilaria Gianoli)




Michele Alberto Sereni: Toccata e Fuga
termina il 27 settembre 2015
Museo Archeologico del Palazzo Malatestiano - Fano

Una mostra del fotografo Michele Alberto Sereni articolata nelle suggestive sale del museo, pensata per dare vita ad un dialogo serrato tra arte contemporanea, arte antica e musica. Le fotografie, ingrandimenti stampati in formato site specific, presentano still, scatti fotografici, in movimento di vari concerti di musicali. Il pensiero che sottende a questo "fermo immagine" della gestualità del musicista, dello strumento musicale è quello del movimento inteso come trasformazione. Spazio, tempo, movimento e colore sono i tratti distintivi della mostra: il colore si fonde con l'istantanea, genera uno spazio come una nota e una successiva pausa, che è incipit del tempo di un brano musicale. Chi osserva le opere si trova in una condizione particolare di sinestesia estesa: vede il suono, ascolta il movimento, rincorre il colore che si stempera e la forma che si scompone.

Il concetto di spazio e tempo a cui si affida Sereni guarda contemporaneamente all'antico e al moderno e mette insieme Aristotele, Platone e Einstein. Secondo Aristotele "il tempo è la misura del movimento tra il prima e il poi", dunque lo spazio è strettamente necessario per definire il tempo; per Platone è l'immagine mobile dell'eternità, mentre Einstein con il suo paradosso dei gemelli, parla di spaziotempo, perché i due aspetti (cronologico e spaziale) sono inscindibilmente correlati tra loro. Toccata e Fuga ha inoltre in sé "l'eredità dei maestri fotografi" - come afferma Federica Facchini autrice di uno dei testi in catalogo.

Si pensi a Eadweard Muybridge (1830-1904) e Etienne Jules Marey (1830-1904) della fine del 1800: Sereni riprende la tematica affrontata da questi pionieri della fotografia studiosi della dinamica del movimento tramite l'ausilio della fotocamera che allora rappresentava una nuova frontiera dell'arte. Un'eredità che - sottolinea Francesca Facchini - "si intreccia ulteriormente a quella degli artisti delle prime delle avanguardie del Novecento". E' Ludovico Pratesi - autore del testo critico in catalogo - a individuare alcuni "frammenti" di quelle avanguardie e guardare alla contemporaneità nell'esplorazione ampia del mondo delle arti che Sereni affronta in questa sua mostra: "Musica, arte, fotografia, archeologia e architettura - scrive Pratesi - si trovano così coinvolte in una nuova coralità di matrice simbolica e mentale che Michele Alberto Sereni ha saputo costruire con maestria e sensibilità". (Comunicato ufficio Stampa Studio la Città)




Burri e i Cretti
termina il 15 settembre 2015
Museo Regionale Riso - Palermo

Il Museo Riso di Palermo e la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri propongono una importante mostra monografica sul tema "Burri e i Cretti", curata dal professor Bruno Corà, Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, in coincidenza con il completamento del Grande Cretto a Gibellina, nell'ambito delle Celebrazioni del Centenario della nascita del grande maestro umbro. In occasione di questo eccezionale appuntamento il Museo Regionale palermitano riaprirà il primo piano, che è stato oggetto di un attento progetto di riqualificazione realizzato con fondi europei. Burri si applica ai Cretti a partire dai primi anni Settanta e sino al 1976.

Sono superfici che ricordano le fessurazioni delle terre argillose, quando la siccità raggiunge il suo apice. Su superfici di cellotex, quadrate o rettangolari, distende un impiastro di bianco, di zinco e colle viniliche, aggiungendo terre colorate nel caso l'opera dovesse presentare sfumature o colori diversi. Con l'aumentare delle dimensioni dei Cretti, gli impasti si arricchiscono anche di caolino, oltre che di bianco, di zinco e terre. A garantire la stabilità delle superfici Burri interviene, dopo l'essiccatura, con più mani di vinavil. Giunge a realizzare opere decisamente monumentali come i Cretti di 5 metri di altezza e 15 metri di base per i musei di Capodimonte e di Los Angeles. L'apice lo raggiunge allorchè decide di creare un enorme sudario sul vecchio abitato di Gibellina, distrutto dal terremoto nel 1968. Il Grande Cretto di Gibellina, diviene una delle più grandi, ma anche simboliche opere, di Land Art mai realizzate.

I lavori per il Grande Cretto furono avviati nel 1985 e interrotti nel 1989. Si era giunti alla copertura di circa 65.000mq. a fronte degli 85.000mq. previsti. Il progetto di Burri nelle sue forme riporta la dimensione, le strade, i rilievi della città. Esattamente come un sudario riporta le forme del corpo che avvolge. Le fessure sagomate dal cemento dell'opera ripercorrono le strade e le piazze della vecchia Gibellina, congelandone per sempre non solo la forma ma anche la memoria. In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione Siciliana, il Comune di Gibellina in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ha deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale e di ridare dignità alla parte già realizzata dall'artista.

"La coincidenza del progetto di completamento del Cretto e l'avvio del progetto di restauro curato dal Museo Riso, che accoglie la mostra, afferma il Direttore del Riso Valeria Li Vigni, sono segnali di una nuova attenzione per il Contemporaneo in Sicilia. Sono testimonianza delle attività legate alla valorizzazione della Rete del Contemporaneo che è attivamente promossa dal nostro Museo e sono anche occasioni di approfondimento in un settore di grande interesse qual è quello del restauro del Contemporaneo". La mostra offre l'occasione per approfondire questa fase creativa di Burri, attraverso importanti opere, disegni, foto, progetti. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




La Divina Bellezza - Discovering Siena La Divina Bellezza - Discovering Siena
termina il 30 settembre 2015
Duomo di Siena
www.ladivinabellezza.com

Un video mapping in 3D realizzato sul facciatone del Duomo di Siena che, durante le sere d'estate, farà rivivere la storia di Siena e del Duomo, in un viaggio nel tempo e nelle emozioni, nel mito e nella bellezza; il tutto accompagnato da tecnologie all'avanguardia che permetteranno di proiettare su 800mq di superficie immagini che pesano ciascuna oltre 6 milioni di megapixel. La Divina Bellezza - Discovering Siena è una esperienza visiva in 5 atti che permetterà di ripercorrere la storia di un luogo unico al mondo, ma soprattutto di conoscere la storia del Duomo e del Duomo Nuovo, un'occasione per raccontare l'intera città, i suoi luoghi, la sua gente, la sua storia. La manifestazione sarà in programma tutti i giorni della settimana, da luglio a settembre, con due proiezioni per sera, dopo il tramonto. (Estratto da comunicato stampa Civita.it)




Paul Torsten - Finito Paul Torsten: Il mondo delle cave
08 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 03 ottobre 2015
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

L'artista tedesco Paul Torsten (Zittau, 1949) dal 1974 al 1979 ha studiato pittura presso l'Accademia delle Belle Arti di Berlino. Nel 1982 si è trasferito da Berlino Est (allora Germania Est ovvero Repubblica Democratica Tedesca) ad Hannover. Dagli anni '90 lavora come scultore a Carrara, dove ha conseguito la sua formazione professionale. Dal 1975 espone regolarmente le sue opere in Australia, Belgio, Polonia, Ungheria, Svizzera, Italia, Russia e Francia. Paul Torsten rimase stregato dal singolare e splendido scenario delle Alpi Apuane dopo una vacanza trascorsa tra Toscana. Affascinato dal mondo delle cave, tanto che curiosità e forse destino accesero in lui un profondo interesse fino a farlo tornare proprio a Carrara.

Qui intraprese quel viaggio artistico tra immagini e colori che lo portò a visitare i paesi a monte, i bacini marmiferi e i siti scavati da oltre duemila anni. Così ogni qual volta sentiva la necessità annotava ogni intensa emozione con segni rapidi e decisi sul foglio. Nei primi schizzi riportati, si leggeva già un'accurata attenzione al particolare e nei tratti distensivi del segno si poteva quasi riconoscere la struttura definitiva dell'opera. Nasce così la serie di quadri a olio Il mondo delle cave, tra fantasia e realtà dove Torsten dipinge su tela le sensazioni che lo hanno impressionato.

Questi frammenti del sentire e del vedere le nostre cave sono rappresentati da una lieve pennellata che si rivela in tutta la sua essenza nei paesaggi, negli scorci e negli oggetti, un realismo fotografico dell'immagine. Paul dipinge a suo modo momenti del mondo delle cave e nel suo stile affiora un neorealismo dove la descrizione rimanda ad un vissuto passato e presente, e dove alcuni particolare appartengono alla realtà di tutti e giorni, mentre altri ancora sono frutto di amabile fantasia. La mostra è curata da Stefano Cortina. (Comunicato stampa)




Opera di Antonio G. Perricone "Ci vediamo al Margaret Café"
termina il 31 luglio 2015
Margaret Café - Terrasini (Palermo)
www.studio71.it

La mostra è stata prodotta dalla Galleria Studio 71 di Palermo e finalizzata a ricreare quelle atmosfere a prescindere dal luogo; bar e luoghi di riunione o posti di lavoro quando, si discuteva di cultura e di politica. Oggi questi luoghi si chiamano caffè letterari o altro e al loro interno puoi leggere il giornale o un libro, incontrare un amico, un conoscente o avere un appuntamento di lavoro. La mostra già esposta oltre che al Margaret Café è stata esposta a Casa Memoria di Cinisi e alla Libreria del Mare a Palermo. Ritorna quindi al Margaret per completare il suo iter espositivo. Scegliere luoghi a misura d'uomo, raccolti e intimi come le gallerie d'arte private o i circoli, sono state sempre una caratteristica degli artisti europei. Luoghi in cui avvenivano gli scontri e i dibattiti più accesi al fine di affermare una teoria o un'idea.

Ospitare quindi la mostra dei 24 dipinti di formato 30x30 degli autori di questo evento i quali sono: Antonella Affronti, Anna Balsamo, Caterina Blunda, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Evelin Costa, Angelo Denaro, Rita Gambino, Giuseppe Gargano, Gilda Gubiotti, Antonino Liberto, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Pino Manzella, Daniela Marcianò, Antonietta Mazzamuto, Lidia Navarra, Antonino G. Perricone (scomparso il mese scorso), Caterina Rao, Giusto Sucato, Giuseppe Uzzaco, Maria Felice Vadalà e Tiziana Viola Massa. Pittori e fotografi che hanno voluto ribadire il concetto di quanto sia importante la socialità di questi luoghi dell'incontro. La mostra, presentata in catalogo con un testo di Vinny Scorsone (L'appuntamento).




Aqua Aura: The hidden project
termina lo 07 agosto 2015
IIC Istituto Italiano di Cultura - Barcellona
www.carolinalio.info

IIC Istituto Italiano di Cultura e Galeria H2O presentano la prima personale in Spagna dell'artista italiano Aqua Aura, curata da Carolina Valentina Lio. Nelle due sedi saranno esposte due delle principali serie dell'artista: Portraits Survivants e Frozen Frames. In entrambe si assiste ad una manipolazione della realtà per costruire una dimensione inedita. I ritratti sono distorsioni grottesche di una umanità che potrebbe essere post-atomica. In entrambe le serie gioca un ruolo fondamentale il concetto del nascondere e del rivelare, che in mostra da H2O si accentua fino a far entrare lo spettatore in una dinamica di negazione dell'immagine. Le foto saranno infatti esposte in condizioni di scarsa visibilità o addirittura imballate.

Saranno inoltre usati spazi insoliti della galleria come il magazzino ancora in costruzione dentro cui bisognerà cercare le opere tra passerrelle e attrezzi da carpenteria. Questa difficoltà, questo sforzo in più che si richiede allo spettatore, vuole sfociare in una frustrazione dell'esperienza espositiva, che non permetterà in nessun caso di vedere per completo le opere. Sarà possibile vedere le immagini per intero solo attraverso il catalogo e attraverso una selezione che sarà parallelamente allestita all'IIC Instituto Italiano di Cultura. Aqua Aura apre così una riflessione più ampia sulle dinamiche di fruizione dell'arte contemporanea e sul rapporto tra la mostra e il suo pubblico, oltre che sulla sostituzione post-contemporanea dello spazio fisico con lo spazio della documentazione.

Aqua Aura ha studiato pittura presso l'Accademia di Brera, Milano. Quest'anno presenta il suo lavoro in altre personali alla Galleria Kajaste di Helsinki e alla Riccardo Costantini Contemporary di Torino. Carolina Lio (1984) ha studiato Semiotica presso l'Università di Bologna nel corso diretto da Umberto Eco e ha frequentato la School for Curatorial Studies di Venezia. Sta attualmente sviluppando un progetto nell'ambito del Guest Researchers Programme del MACBA che continuerà da ottobre a Londra con il Royal College of Art. Ha collaborato con importanti istituzioni in tutto il mondo. La Galleria H2O è stata fondata nel 1985 da Ana Planella e Joaquim Ruiz Millet in una villa di stile modernista del 1910 che si trova nel cuore del quartiere di Gracia. Inizialmente era destinata a essere uno studio di architettura ma dal 1989 si converte in galleria d'arte. Oggi è conosciuta a livello internazionale specialmente come galleria di progetti fotografici. (Comunicato stampa)

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IIC Italian Institute of Culture of Barcelona and Galeria H2O are delighted to present The hidden project, the first solo show in Spain of the Italian artist Aqua Aura. In the two locations will be exhibited artist's main series so far: Portraits Survivants and Frozen Frames. Both are a manipulation of reality aimed to build a new dimension. The portraits are grotesque distortions of a humanity that seems to be post-atomic. In both series, a fundamental role has been played by the concepts of hiding and revealing, which bring the viewer into a game of denial of the image. In H2O, photos will be indeed exhibited in conditions of poor visibility or even packed.

Moreover, unusual parts of the gallery will be used, as for example a warehouse still under construction in which spectators have to seek the artworks between catwalks and carpentry tools. This difficulty leads to an intentional frustrating experience of the exhibition which will not allow in any case to see the complete works. Full images can be seen in full only through the catalogue and through a selection of photos exhibited in parallel at the IIC Italian Institute of Culture. With this exhibition, Aqua Aura opens a broad reflection on the dynamics of fruition of contemporary art and the relationship between the show and its audience, as well as on the post-modern replacement of the physical space with the space of documentation.

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IIC Instituto Italiano di Cultura de Barcelona y Galeria H2O presentan The hidden project, la primera exposición individual en España del artista italiano Aqua Aura. Se exhibirán dos de las principales series del artista: Portraits Survivants y Frozen Frames. Ambas manipulación de la realidad con el objetivo de construir una nueva dimensión. Los retratos como distorsiones grotescas de una humanidad que podría interpretarse como post-atómica. En ambas series el autor juega con el concepto de ocultar y revelar a la vez. En H2O llevando al espectador a una dinámica de negación de la imagen.

Así las imágenes se exponen en condiciones de poca visibilidad o incluso embaladas. Y se utilizan espacios poco corrientes de la galería, como un almacén en construcción en el que los espectadores tendrán que buscar las obras de arte entre pasarelas y herramientas. Esta dificultad, este esfuerzo extra que se requiere, conduce a una experiencia frustrante intencional de la exposición que no permitirá en ningún caso ver la obra completa. Será posible ver las imágenes íntegramente sólo a través del catálogo y a través de una selección exhibida de forma paralela en el IIC Instituto Italiano de Cultura. Con esta exposición, Aqua Aura abre una amplia reflexión sobre las dinámicas de fruición del arte contemporáneo y la relación entre obras y público, así como sobre la sustitución posmoderna del espacio físico con el espacio de la documentación.




Locandina mostra Luigi Grossi Opere di Luigi Grossi Luigi Grossi: "Le Radici" del Reale
termine lo 02 agosto 2015
Reggia di Caserta

Luigi Grossi, artista eclettico, sempre alla ricerca di se stesso e di nuove forme espressive. Inizia la sua esperienza nel mondo dell'arte collaborando con varie gallerie napoletane, tra cui ricordiamo la Galleria Mediterranea dove entra in contatto con i Maestri del più maturo Novecento napoletano come Notte, Brancaccio, Montefusco, Ricci, Lippi. La Galleria Il Centro che gli da l'occasione di conoscere artisti dell'Avanguardia Internazionale come César, Bacon, Balla, Burri etc. Da questo momento in poi Grossi decide di muovere, come autodidatta, i suoi primi passi nel mondo dell'Arte! Le sue mostre sono sempre molto interessanti e innovative, tanto da attirare l'attenzione di critici, di filosofi, di storici dell'arte.

Ogni mostra rappresenta una sfida ed una ricerca anche nell'uso di materiali sempre diversi e ostici (metallo, pietra vulcanica, plexiglass, penna "biro", cartone, etc.) da cui nascono vere e proprie opere d'arte. Anche in quest'ultima mostra l'artista ci presenterà uno dei suoi ultimi lavori, oltre la presenza di tutto un suo percorso artistico, che lascerà come sempre lo spettatore attonito. Troviamo i quattro elementi naturali (Terra, Fuoco, Acqua e Aria), che sono alla base della vita, il loro fondamento per vivere in armonia con la natura e con la nostra essenza! Ci troviamo di fronte ad opere eseguite con tecniche diverse, dove la materia nelle mani dell'artista rinasce dando vita a sensazioni pure. Il tema della mostra, come sempre, è sottolineato dai tre principi, su cui l'artista da anni basa la sua ricerca, che sono il corpo, l'anima ed il pensiero dell'essere umano. (Ilaria Sabatino - curatrice della mostra)




Riccardo Corti - olio su tela cm.80x80 - opera dalla mostra Promenades Riccardo Corti: "Promenades"
31 luglio (inaugurazione ore 17.30) - 15 agosto 2015
Limonaia di Villa Schiff-Giorgini - Montignoso (Massa Carrara)
www.mercurioviareggio.com

In esposizione un ciclo di recenti dipinti a olio su tela e su tavola. In questa serie di lavori, Corti raffigura pini elegiaci e bastoncini sospesi nel vuoto: la raffinatezza delle sfumature si combina con l'eleganza dinamica delle forme, nell'ambito di una pittura poetica e incline alla sintesi. Riccardo Corti - nato a Firenze nel 1952, ma da anni residente in Versilia - ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo, con personali e collettive in tutta Italia; alcune sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui quella della GAMC di Viareggio. La mostra, patrocinata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Montignoso, è organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio ed è corredata di catalogo con testo critico di Marco Del Monte.




Paolo Caccia Dominioni - Progetto di restauro per un palazzo settecentesco in via Ascoli a Gorizia per il Conte Michele Formentini 1978 Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra
"La ragione e il sogno"


termina il 26 agosto 2015
Spaziocavana Zinelli & Perizzi - Trieste

Un'intensa e raffinata sezione dedicata all'architettura: in mostra le tavole originali redatte dal geniale e poliedrico architetto-artista-scrittore-combattente, in cui all'elemento razionalista s'intreccia spesso un'interessante spunto giocoso-fantastico, come nei disegni per il Palazzo Ascoli a Gorizia e per il restauro del magnifico castello e del Golf Hotel del conte Michele Formentini a S. Floriano (Gorizia). O ancora nel coronamento delle stalle e dei fienili di Villa Cantoni Harvey di Pecci (Savogna d'Isonzo).

Presentazione mostra




Metaborg - Diogene Metaborg - Socrate Metaborg
termina il 31 luglio 2015
Spazio Tadini - Milano
www.spaziotadini.it

I Metaborg portano una nuova generazione di favolose macchine pensanti a Spazio Tadini, a cura di Caterina Seri, Francesco Tadini e Melina Scalise, con la pertecipazione delle tavole ispirate al mondo Metaborg dell'artista Eleonora Prado. Umanoidi anche filosofi appassionati ai grandi valori della conoscenza e delle arti umane che ridanno speranza all'umanità ormai estinta di rigenerare ciò che essa stessa ha distrutto. O, potremmo dire, una mostra di scultura - basata su un'ipotesi fantascientifica - il cui incipit sta tutto nel romanzo che ha aperto l'era Cyberpunk: Neuromante di William Gibson. "Cyberspace. A consensual hallucination experienced daily by billions of legitimate operators, in every nation...".

Dal 1984 al futuro prossimo la conoscenza sta abbandonando progressivamente l'individuo per spargersi in una memoria collettiva e condivisa - il cloud - che rischia di renderci immemori di una storia precedente: quella non digitale, non riprodotta e rimbalzata in milioni di terminali, non "selfie". L'arte si fa perché è utile. La coppia artistica dei Metaborg, Gianni Zara e Luca Motta, prova a rendere "visione" il frutto di una riflessione che non ha risposte e sintesi certe. Cerca la strada a tentoni, con una lanterna a olio (come una delle loro creature) e recupera dall'immondizia il ferro, gli ingranaggi, le tubature di cui si serve per servirci. (Comunicato Ufficio stampa Melina Scalise)




Labirinti di energia
Dalibor Chatrný, Pavel Korbicka e Vladimír Škoda
La grande arte Ceca in mostra a Milano


termina il 31 luglio 2015
Spazio Tadini - Milano

La mostra intende ricordare il primato ceco nel campo dell'arte multimediale cinetica. La mostra, concepita e curata da Miroslava Hájek e Hana Krenková, presenta tre artisti significativi della Repubblica Ceca - Dalibor Chatrný, Pavel Korbicka e Vladimír Škoda, che hanno ottenuto riconoscimenti sia in patria sia all'estero grazie alla loro ricerca artistica. Le opere saranno proposte al pubblico evidenziando i rapporti e il confronto con la scena artistica italiana. La mostra si collega anche ad uno dei temi principali di Expo 2015 - la sostenibilità energetica - e verrà inclusa nel programma ufficiale in città. La mostra è organizzata dal Centro Ceco, Miroslava Hájek (Studio Uxa) e Hana Krenková (Cz'eco dell'arte visuale contemporanea) in collaborazione con lo Spazio Tadini.

Miroslava Hájek e Hana Krenková, le curatrici della mostra, presentano Dalibor Chatrný, Vladimír Škoda e Pavel Korbicka, artisti conosciuti in Repubblica Ceca e all'estero, anche attraverso un confronto specifico con la scena artistica italiana. Le opere di questi artisti ci ricordano il primato della cultura ceca nel campo dell'arte cinetica multimediale. E' stato proprio un artista ceco, Zdenek Pešánek (1896-1965), tra i primi ad utilizzare, all'inizio degli anni Venti del secolo scorso, l'energia elettrica nell'arte visuale.

Dalibor Chatrný (Brno, 1925- 2012) negli anni 1945-1949 ha studiato alla Facoltà di Pedagogia dell'Università Carlo di Praga e successivamente, tra il 1949 e il 1953, all'Accademia delle Belle Arti a Praga. Dal 1963 si è occupato di insegnamento, anche presso l'Accademia delle Belle Arti a Praga (1990-1992). Chatrný, negli anni Sessanta, ha iniziato a sperimentare con i fenomeni fisici - come il magnetismo - ed è arrivato a utilizzare il campo magnetico nel processo di creazione artistica.

Vladimír Škoda (Praga, 1942) nel 1968 si trasferisce in Francia, dove segue i corsi dell'Ecole des Arts Décoratifs di Grenoble e si iscrive all'Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Art di Parigi. Successivamente abbandona il disegno e la pittura, suoi interessi fin dagli esordi, per dedicarsi completamente alla scultura. Dal 1979 al 1985 è professore presso l'Ecole des Beaux-Arts di Le Havre, poi presso l'Ecole des Beaux-Arts di Marsiglia (1985-1994) e l'Ecole des Arts Décoratifs di Strasburgo (1994-2007). Applicando particolari effetti luminosi, l'arte di Škoda dimostra le straordinarie possibilità interpretative della forma.

Pavel Korbicka (Brno, 1972) negli anni 1992-1998 ha studiato all'Accademia delle Belle Arti a Praga. Nel 1995 ha partecipato al progetto europeo per i giovani artisti Germinations IX in Grecia (Delfi). Dal 1998 insegna alla Facoltà delle Belle Arti (Università della Tecnologia) a Brno e dal 2012 è titolare di cattedra. Korbicka riesce a plasmare lo spazio grazie a strutture create da lastre di policarbonato, che modificano la luce colorata di neon e la diffondono intorno creando una lucentezza di colore illusoria e intangibile. (Comunicato stampa)




Conversations about the snake
termina lo 02 agosto 2015
Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce - Genova

Coreografia di Piera Pavanello
Musiche di Massimo Pastorelli
Progetto - corpo: ENZ danzateatro sociopoetico
Danzatrici: Claudia D'Occhio, Sara Due Torri e Roberta Messa
Musicisti: Elisabetta Comotto, flauto; Fabio De Rosa, flauto; Renzo Luise, chitarra elettrica

Dalla collaborazione di Mauro Panichella, interessato al rapporto tra natura e tecnologia e Antonello Ruggieri, il cui lavoro riflette sulla visione della realtà attraverso simbologie archetipiche, nasce l'idea di far incontrare l'arte visiva, la danza e la musica nell'ambito di un unico tema: l'immagine del serpente. Panichella e Ruggieri trasformano le due sale al piano terra del museo in un luogo filosofico, in cui pittura, scultura, video e fotografia convivono in un'installazione multimediale. In questo spazio, caratterizzato da immagini che sembrano arrivare da una lontana regione della mente e che, invece, sono forme tangibili, prende vita un dialogo inedito tra musicisti, danzatrici ed artisti, arricchito e sviluppato grazie alla collaborazione attiva della coreografa e danzatrice Piera Pavanello e del compositore Massimo Pastorelli.

La "conversazione", a cui fanno riferimento gli autori nel titolo della mostra, è centrata solo apparentemente sulla figura del serpente; è infatti l'interesse comune verso i simboli universali, ai quali tale figura naturale rimanda, a catalizzare le energie. Simboli che passano di mano in mano, di bocca in bocca, per prendere ora la forma di una nota emessa da un flauto, ora di un passo di danza, ora del suono inconfondibile della chitarra elettrica. L'elemento "dinamico", rappresentato in questo caso da danza e musica, è insito nella simbologia stessa del serpente; essa, infatti, è associata alla ciclicità e quindi al movimento in senso lato. Riunito intorno ad un argomento ricco di sfaccettature, profondità e riferimenti a culture tradizionali, geograficamente distanti tra loro ma singolarmente in sintonia sotto l'aspetto simbolico, il gruppo esprime punti di vista diversi.

Il risultato caleidoscopico, formato da immagini, suoni e movimenti, sarà apprezzabile nel suo insieme il giorno dell'inaugurazione, in occasione della prima esecuzione della performance. Vedere - Muoversi - Ascoltare l'unione tra terra e cielo, l'orientamento dello spazio sacro sui punti cardinali, la spirale come cammino, l'aspetto illusorio della realtà, la rinascita, l'evoluzione spirituale sono alcuni dei temi affrontati nella realizzazione di questa mostra che diventa un vero luogo di incontro delle arti. Sono forme simboliche che ogni epoca e cultura ha visto manifestarsi, anche in modo imprevedibile, nei vari aspetti del serpente. Un animale tanto semplice nella sua forma lineare quanto complesso e misterioso se lo si osserva con sguardo poetico. L'idea di lavorare su temi universali, attraverso la contemplazione del simbolo, nasce dal comune interesse dei due artisti verso la natura, vista come riflesso della realtà soprannaturale.




La percezione del futuro. La collezione Panza a Perugia La percezione del futuro. La collezione Panza a Perugia
termina lo 08 novembre 2015
Galleria Nazionale dell'Umbria / Museo civico di Palazzo della Penna - Perugia

L'esposizione - a cura di Giuseppina Panza di Biumo e Fabio De Chirico - propone una selezione ragionata di opere, per la precisione novantuno, esemplificative del collezionismo di Giuseppe Panza e di sua moglie Rosa Giovanna Magnifico che, tra il 1956 e il 2010, hanno raccolto oltre duemilacinquecento lavori firmati dai maggiori autori della scena americana ed europea del secondo Novecento. Tra questi nomi illustri, come Dan Flavin, Richard Long, Robert Ryman, Ettore Spalletti, Stuart Arends, Lawrence Weiner, Richard Nonas, Joseph Kosuth, Phil Sims, Jan Dibbets. La Panza Collection è riconosciuta come una delle più importanti raccolte d'arte della nostra epoca e le sue opere vengono ammirate in alcuni tra i maggiori musei d'arte contemporanea del mondo.

La Collezione vanta numerosissimi pezzi tuttora di proprietà della famiglia e la mostra perugina espone una selezione proprio di questo nucleo di opere, la maggior parte delle quali raramente o addirittura mai esposte fino a oggi. Nel percorso espositivo sono presenti pitture, sculture e istallazioni di piccole e di grandi dimensioni, scelte ad hoc per ciascuno spazio, in modo tale da riproporre al visitatore un itinerario di visita che evidenzi i principali gruppi tematici in cui si suddivide la Collezione Panza: Minimal Art, Arte concettuale, Arte ambientale o Arte della Percezione, Forma vitale, Pittura Monocromatica e Neo Pop.

La quantità e qualità delle singole opere esposte in Galleria Nazionale dell'Umbria e a Palazzo della Penna, l'interesse delle scelte critiche adottate sia dal collezionista nell'acquistarle che dai curatori nello sceglierle, la rarità oggettiva di poterle fruire da parte del pubblico, la generosità dei proprietari nel prestarle, rappresentano tutti elementi di unicità della mostra. Costituisce un utile corredo alla visita il ricco catalogo a colori e bilingue (italiano e inglese), edito per i tipi di Fabrizio Fabbri Editore e curato da Fabio De Chirico. Infine, numerosi eventi collaterali (visite guidate in più lingue, conferenze, spettacoli etc..) s'incaricheranno di tenere viva l'attenzione del pubblico di appassionati, visitatori e turisti durante tutto il periodo di apertura della mostra. (Comunicato stampa Sistema Museo)




Opera di Paolo Gubinelli Paolo Gubinelli
termina ail 27 settembre 2015
Castello di Frontone (prov. Pesaro - Urbino)

La carriera di Paolo Gubinelli è ampia e complessa ma tutto orientata su una profonda fedeltà a pochi ma determinanti principi che hanno sostenuto la sua formazione iniziale e sono ancora adesso il fondamento del suo credo estetico. Artista di profonda moralità e di intenso impegno, Gubinelli, pur non essendone originario, è immerso fin da giovanissimo nell' ambiente intellettuale toscano e fiorentino in particolare e da quello trae spunti determinanti. L'esperienza letteraria e quella pittorica si fondono quasi in lui e l'impulso scaturente dal segno di Lucio Fontana, da lui apprezzato per tempo e con vera intelligenza del fenomeno figurativo oltre le apparenze della provocazione e della lusinga, diventa ben presto un elemento orientatore del suo fare. Ne vediamo le conseguenze ancora in questi lavori recenti e recentissimi, con cui il maestro si ripresenta alla nostra attenzione.

E' notevole, in proposito, osservare il lavoro compiuto dall'artista sul prediletto supporto cartaceo. La carta, con la sua delicatezza, la sua flessibilità, la sua attitudine a lasciarsi modellare diventa per Gubinelli un "medium" estremamente importante che gli permette di esprimersi ai massimi livelli della sua creatività. Non è arbitrario vedere Gubinelli, come molti hanno notato e come è giusto notare, come un vero e proprio "poeta" della pittura. Il suo gesto, in tutti questi lavori, è ridotto a una essenzialità che potrebbe sorprendere ma è invece il frutto di una sorta di distillazione del pensiero che assume concretezza in una personalissima tendenza verso la riduzione al fattore minimo ma, forse proprio per questo, carico di un significato intenso e coivolgente.

Nulla di più lontano da quella moda "minimalistica" che ha dilagato negli anni stessi della maturità di un artista come Gubinelli, in Italia e fuori d'Italia. Gubinelli, in verità, non è artista che possa essere ingabbiato in una formula definitoria tale da inquadrarlo una volta per tutte. Il suo lirismo, più volte richiamato dalla critica attenta e consapevole, è profondamente venato di "concettualismo" ma la sua è una ricerca di forza comunicativa, non di un ripiegamento tale da risultare alla fine inconcludente e deludente. Al contrario l'opera di Gubinelli, globalmente intesa, è sempre nettamente ancorata a una volontà di significato che rende questi lavori singolarmente affascinanti nel panorama artistico contemporaneo sia rispetto alle opere su carta sia rispetto a quelle in ceramica dove, se possibile, l'estro e la finezza creativa del maestro trovano un campo di espansione ancora più denso di fruttuosi esiti. (Claudio Strinati, Roma, aprile 2009)

Paolo Gubinelli (Matelica - Macerata, 1945) si diploma presso l'Istituto d'arte di Macerata, sezione pittura, continua gli studi a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Giovanissimo scopre l'importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nella sua ricerca: conosce e stabilisce un'intesa di idee con gli artisti e architetti: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren. Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero.

Le sue opere sono esposte in permanenza nei maggiori musei in italia e all'estero. Nella sua attività artistica è andato molto presto maturando, dopo esperienze pittoriche su tela o con materiali e metodi di esecuzione non tradizionali, un vivo interesse per la "carta", sentita come mezzo più congeniale di espressione artistica: in una prima fase opera su cartoncino bianco, morbido al tatto, con una particolare ricettività alla luce, lo incide con una lama, secondo strutture geometriche che sensibilizza al gioco della luce piegandola manualmente lungo le incisioni. In un secondo momento, sostituisce al cartoncino bianco, la carta trasparente, sempre incisa e piegata; o in fogli, che vengono disposti nell'ambiente in progressione ritmico-dinamica, o in rotoli che si svolgono come papiri su cui le lievissime incisioni ai limiti della percezione diventano i segni di una poesia non verbale.

Nella più recente esperienza artistica, sempre su carta trasparente, il segno geometrico, con il rigore costruttivo, viene abbandonato per una espressione più libera che traduce, attraverso l'uso di pastelli colorati e incisioni appena avvertibili, il libero imprevedibile moto della coscienza, in una interpretazione tutta lirico musicale. Oggi questo linguaggio si arricchisce sulla carta di toni e di gesti acquerellati acquistando una più intima densità di significati. Ha eseguito opere su carta, libri d'artista, su tela, ceramica, vetro con segni incisi e in rilievo in uno spazio lirico-poetico. (Comunicato stampa)

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Paolo Gubinelli, biography

Paolo Gubinelli (Matelica - province of Macerata, 1945) received his diploma in painting from the Art Institute of Macerata and continued his studies in Milan, Rome and Florence as advertising graphic artist, planner and architectural designer. While still very young, he discovered the importance of Lucio Fontana's concept of space which would become a constant in his development: he became friends with such artists as: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Umberto Peschi, Emilio Scanavino, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, and Zoren, and established a communion of ideas and work.

His work has been discussed in various catalogues and specialized reviews by such prominent critics. His works have also appeared as an integral part of books of previously unpublished poems by major Italian poets foreigners. He participated in numerous personal and collective exhibitions in Italy and abroad. Following pictorial experiences on canvas or using untraditional materials and techniques, he soon matured a strong interest in "paper" which he felt the most congenial means of artistic expression. During this initial phase, he used a thin white cardboard, soft to the touch and particularly receptive to light, whose surface he cut with a blade according to geometric structures to accent the play of light and space, and then manually folded it along the cuts.

In his second phase, he substituted thin white cardboard with the transparent paper used by architects, still cutting and folding it, or with sheets arranged in a room in a rhythmic-dynamic progression, or with rolls unfurled like papyruses on which the very slight cuts challenging perception became the signs of non-verbal poetry. In his most recent artistic experience, still on transparent paper, the geometric sign with its constructive rigor is abandoned for a freer expression which, through the use of colored pastels and barely perceptible cuts, translates the free, unpredictable motion of consciousness in a lyrical-musical interpretation. Today, he expresses this language on paper with watercolor tones and gestures which lend it a greater and more significant intensity. He made white and colour pottery where engraved and relief signs stand out in a lyrical-poetic space.




Elena Sirtori - A precious heart Elena Sirtori - Girasoli Elena Sirtori - Sigillo d'amore Elena Sirtori: "Arte, cibo e natura"
termina il 12 agosto 2015
Galleria Sabrina Falzone - Milano
www.galleriasabrinafalzone.com

Nel percorso espositivo, curato dall'équipe di Sabrina Falzone, sarà evidenziato un linguaggio emozionale delle arti visive mediante l'impiego del colore e di una pennellata rapida e scattante. Elena Sirtori nasce "su quel ramo del lago di Como che volge a ponente", Lecco, la città del Manzoni nel cuore della Brianza. Ha la fortuna di crescere in un ambiente ricco di spunti per la sua continua ricerca e il suo desiderio di conoscenza e sperimentazione. Tra colori, filati e tessuti dell'attività della famiglia Sirtori, l'ecletticità di Elena Sirtori è palpabile in quello che lei crea e che conduce chi osserva nell'incontro di mondi fiabeschi e circensi.

Culture lontane si mescolano al vivere quotidiano, movimenti di passione e di impetuosa sensualità convivono con la dolcezza e l'amore. Tutto viene filtrato da Elena che è un'osservatrice attenta ai mutamenti quotidiani del mondo intorno e nel quale vive intensamente, sperimenta e con il quale si confronta. Una sottile nota di umorismo stempera i toni più cupi che a volte affiorano; ama Angeli e Madonne e abbinamenti cromatici molto armoniosi o inconsueti a seconda dello stato d'animo e le scenografie di grande impatto visivo: per lei è importante coinvolgere, emozionare ed emozionarsi. I cristalli, gli olii essenziali, i cavalli, la bellezza e l'armonia della natura viene rimescolata dalla sua creatività con risultati davvero sorprendenti. Le sue opere sono state esposte e vengono richieste nei più bei luoghi del mondo, tra cui: Montecarlo, Praga, New York, Inghilterra con alti riconoscimenti. (Comunicato stampa)




Valente Taddei - olio e china su carta - cm.35x50 - dalla mostra Passatempo Valente Taddei: "Passatempo"
termina il 27 agosto 2015
Gran Teatro 'Giacomo Puccini' - Torre del Lago Puccini (Lucca)
www.mercurioviareggio.com

In esposizione una serie di recenti dipinti a olio e china su carta e su tela: sintetici lavori dal taglio narrativo, nei quali è raffigurato un minuscolo individuo - inconfondibile protagonista delle opere di Taddei - che conduce una paradossale esistenza, sospesa in tempi e spazi indefiniti. L'artista offre una metafora dei limiti umani, sdrammatizzando, con sottile ironia, il senso di vuoto e di caducità che l'uomo può provare di fronte al proprio destino. Viareggino, classe 1964, Taddei ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo, con numerose personali e collettive sia in Italia che all'estero.

Ha realizzato illustrazioni per copertine di libri (per i tipi di: Mauro Baroni Editore, Viareggio; Giulio Einaudi Editore, Torino; Alberto Gaffi Editore, Roma) e cd musicali, per riviste (Notizie Lavazza, Cfr:), per siti Internet (www.einaudi.it). Nel 2008 ha illustrato con 10 tavole inedite il saggio Pandora, la prima donna di Jean-Pierre Vernant, pubblicato da Einaudi nella collana 'L'Arcipelago'. Ha realizzato il logo e il manifesto ufficiale dell'edizione 2013 di EuropaCinema, festival cinematografico internazionale con sede a Viareggio, ed è stato autore del manifesto ufficiale del Carnevale Pietrasantino 2014. La mostra, organizzata dalla Fondazione Festival Pucciniano in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio, è corredata di brochure con introduzione di Gianni Costa.




Immagine da locandina rassegna The Spirit of Chinese Brushwork & Crafts - Lo spirito cinese della pennellata e dei mestieri The Spirit of Chinese Brushwork & Crafts

Lo spirito cinese della pennellata e dei mestieri
Proiezione multimediale sull'estetica e creatività cinese


Expo Milano 2015 - Padiglione KIP International School
termina il 31 agosto 2015

Esperienza sensoriale, appositamente ideata da Ihavebao per il padiglione KIP International School ad Expo2015, che si avvale delle moderne tecnologie multimediali per raccontare l'essenza della creatività e dell'estetica cinese. Attraverso un'elaborazione di immagini ad altissima risoluzione proiettate su uno schermo olografico e uno schermo panoramico di 30 metri, lo spettatore è avvolto nel fascino antico di una cultura millenaria e immerso nella tradizione e nell'incanto delle arti e dei mestieri della Cina.

Il modello tradizionale di un'esposizione di opere e oggetti d'arte viene superato attraverso l'elaborazione di uno spazio virtuale ad alto coinvolgimento emotivo, che si completa inoltre di due schermi a led collocati sul soffitto e sul pavimento. Suoni e immagini coinvolgono dunque completamente il visitatore, ristabilendo anche quel rapporto di armonia tra cielo e terra che è alla base della filosofia e del pensiero creativo orientale. L'iniziativa è patrocinata dalla Fondazione Italia Cina. Nel periodo di durata del progetto saranno proiettati tre diversi elaborazioni video: The Spirit of Chinese Brushwork (Lo spirito cinese della pennellata), The Chinese Mineral Color Painting (I colori minerali cinesi) e The Spirit of Chinese Crafts (Lo spirito cinese dei mestieri).

The Spirit of Chinese Brushwork (Lo Spirito Cinese della Pennellata), dall'8 luglio al 9 agosto. Prende in esame l'opera di sei importanti artisti cinesi contemporanei (Pan Gongkai, Zhang Lichen, Jiang Baolin, HE Jiaying, Liu Han, Wang Dongling) affermati nell'arte della calligrafia e della pittura. Rifacendosi ai modelli delle tradizione culturale cinese hanno fortemente contribuito con il proprio lavoro allo scambio culturale, la conoscenza e la divulgazione della pratiche tradizionali cinesi. La ricerca estetica e la saggezza filosofica di queste antiche tecniche coniugano l'abilità grafica e la tensione del segno con la poesia e la letteratura.

The Chinese Mineral Color Painting (I Colori Minerali Cinesi), dal 10 agosto al 16 agosto. La grande tradizione pittorica murale cinese viene rievocata attraverso le testimonianza di Shen Gubo e Liu Xianghong, artisti contemporanei di grande successo in patria. La tecnica da loro utilizzata che si serve di colori e pigmenti minerali, è in piena continuità con l'eredità e la storia dell'arte cinese.

The Spirit of Chinese Crafts (Lo Spirito Cinese dei Mestieri), dal 17 agosto al 31 agosto. L'artigianalità cinese rappresenta un'eredità immateriale straordinaria attorno a quattro fondamentali tematiche: "Storia della Ceramica", "Galateo dell'arte cortigiana", "Utopia dell'intaglio", "Eredità della Via della Seta". (Comunicato stampa Stefano Sbarbaro - Tvn media group)




Locandina Oniriche GenerAzioni Oniriche GenerAzioni - Exposizione 2015
Giorgio Celiberti e Mazzocca&Pony
Bipersonale di pittura e scultura


termina lo 08 agosto 2015
Galleria Castellano Arte Contemporanea - Castelfranco Veneto (Treviso)
www.castellanoartecontemporanea.com

«Un caro amico mi presentò Giorgio Celiberti una quindicina d'anni fa, entrando per caso in una sua personale a Roma. Un omino vestito di nero, barba e capelli bianchi, mi strinse la mano dicendomi: "tu hai gli occhi curiosi e intuitivi dell'artista". Una risata sciolse la tensione dell'emozione di conoscere un artista che tanto ammiravo. Non immaginavo certo, allora, di aprire anni dopo uno spazio espositivo nella mia città, ma a distanza di due anni, nel 2007, riuscimmo a far arrivare il Maestro a Castelfranco Veneto. La mostra fu occasione di approfondire la conoscenza. Numerosi infatti i viaggi a Udine per scegliere insieme le opere da esporre e, per me, di "entrare" ancor più nella poetica dell'artista.

Da allora siamo sempre rimasti in contatto. Più volte gli ho fatto vedere i miei lavori, tra i quali un suo ritratto in affresco, sempre le sue critiche colpivano nel segno. Spesso, insieme ai complimenti, non mancavano le note pungenti, ma sincere. Molte volte le parole del Maestro mi facevano riflettere per giorni, a volte non le accettavo. Correva il 2009 quando, per esempio, mi disse: "la tua ricerca ti deve portare al collage, non so come, ma arriverai là". Ho sempre detestato i collage perché, a ragione della mia formazione, erano su carta e rappresentavano una tecnica che ritenevo superata. Ricordo di esserci rimasta male, fino al punto di accantonare quel pensiero.

La mia ricerca è continuata negli anni, seguendo caparbiamente la mia strada. Un giorno, pochi mesi fa, per la didascalia di una mia opera scrissi: "collage di pvc inciso...". In quel momento mi tornarono all'improvviso in mente le parole di Celiberti che avevo rimosso anni prima. La grandezza di un artista sta tutta qui, nel vedere "oltre". Ringrazio infinitamente il Maestro e amico Giorgio Celiberti per avermi "punta", insegnandomi a superare rigidi canoni mentali. Il confronto con chi ha più esperienza, quindi maggiore autocoscienza nei processi che generano Arte, mi ha spronato ad avere fede nei confronti di me stessa e nello stesso tempo mi ha infuso dubbi che mi sono serviti a evolvere e progredire.

Questa mostra è nata così, da due battute al telefono:
- Maestro vorresti fare una mostra con me, solo con me, le tue opere e le mie?
- Sarebbe un onore per me! E' stata la sua lapidaria risposta.
Il valore di questo evento sta tutto nella reciproca, stimolante interazione Maestro-allieva: due generazioni a confronto.» (Luigina Mazzocca)

Giorgio Celiberti (Udine, 1929), pittore e scultore italiano. E' uno degli ultimi artisti viventi che hanno partecipato alla prima Biennale di Venezia del dopoguerra, nel 1948. Testimone superbo dell'arte italiana nel mondo a cavallo di due secoli, è animato da una gestuale furia creativa che lo ha portato a sperimentare e ricercare il segno del proprio linguaggio con i materiali più diversi. Grande disegnatore, è passato dalla pittura a olio su tela alla pittura ad affresco: un affresco materico, graffiante, tagliente per pulizia e ricchezza di contenuto. Anche la scultura su terracotta trasferita in bronzo o in allumio custodisce le stesse caratteristiche.

Mazzocca&Pony (Treviso, 1963), pittrice e creativa. Una vita dedicata all'arte, l'ha portata a sperimentare innumerevoli tecniche e materiali. Con la maturità artistica ha sintetizzato il suo pensiero con il ciclo che ha intitolato Il Giardino dell'Eden. Utilizza vestiti usati, pregni del vissuto di chi li ha usati, li compatta con filo di ferro zincato e li "mineralizza" con resina per conservarli in eterno. Il "mondino" che ne risulta è come una singola cellula o una primigenia molecola da cui tutto è scaturito, ma conserva in sé la memoria del passato ridiventando mattone vivo da cui ripartire.

I mondini vengono poi applicati su una scheletratura modellata con un unico filo di ferro zincato a figurare Alberi di differenti forme e misure, oppure su un supporto di collage di Pvc inciso. Lei dice di sé: Ho avuto la sfortuna di nascere con questo dna, per quanto mi sforzassi di intraprendere altri lavori più redditizi, ricadevo sempre là. Dal 1999 mi sono rassegnata e ho iniziato seriamente a fare solo arte. Ero come un fiume in piena, volevo recuperare tutto il tempo perduto. Ho attraversato moltissimi "cicli" che raccontano di me, della mia vita, delle mie sofferenze. Ora vorrei che la mia arte possa essere un racconto prospettico di pace e amore per tutti quelli che mi incrociano nella loro Vita.




Locandina Castellano Arte - iniziative Iniziative della Galleria Castellano Arte Esposizione Internazionale di Milano
Iniziative della Galleria Castellano Arte Contemporanea

www.castellanoartecontemporanea.com

La Galleria Castellano Arte Contemporanea di Castelfranco Veneto (Treviso) ha coinvolto cinquantasei artisti per sei appuntamenti in successione da maggio a ottobre 2015. Sono cinque mostre più un evento musicale, patrocinati da Expo Veneto. L'ingresso è del tutto gratuito, perchè crediamo nella diffusione dell'arte, cibo dell'Anima.

Programma

- Nutrire l'anima
Exposizione 2015, 16 maggio - 06 giugno 2015

Riflettere e confrontarci sul problema cibo è l'argomento portante di Expo 2015, ma si vive solo di pane? Nutrire il fisico non basta! Abbiamo tutti un secondo corpo spirituale che va nutrito. L'arte è uno di questi alimenti. Artisti: Grazia Azzali, Mirco Bardi, Matteo Boato, Valter Caon, Isabel Carafi, Luigi Carletto, Igor Compagno, Giacomo Filippini, Fabiano Fiorin, Silvano Longo, Aldo Pallaro, Maria Carla Prevedello, Mario Tavernaro.

- Da Montmartre a Momart
Esposizione 2015, 13 giugno - 04 luglio

Dodici artisti che amano confrontarsi direttamente col pubblico esponendo nelle più belle piazze del Veneto, riuniti in galleria per essere "cibo di qualità" per lo spirito. Artisti: Alessandro Braggion, Luigi Carfì, Ezio Favrin, Antonio Gallina, Uber Gatti, Roberto Lando, Elena Sanzeri Marinato, Alessandro Stella, Gianfranco Scquizzato, Elena Tonellotto, Silvio Zago, Cristina Zucchi.

- ishaqband
Concerto, 27 giugno ore 21.00

Sette giovani musicisti italiani presentano il loro secondo album in Galleria Castellano Arte Contemporanea, circondati dalle opere degli artisti di "Piazza". Artisti: Isacco Zanon autore dei brani e batteria; Lisa Simonetto - voce e piano; Simone Zanon - chitarra; Roberto Bordin - basso; Sara Scalabrin - violoncello; Alessia Giusto - violino; Stefano Durighel - chitarra.

- Oniriche GenerAzioni
Exposizione 2015, 11 luglio - 08 agosto

Bipersonale di pittura e scultura. Stimolante interazione Maestro - allieva: due generazioni a confrono. Artisti: Giorgio Celiberti e Mazzocca&Pony.

- Arte, spiraglio di Luce
Exposizione 2015, 29 agosto - 19 settembre

Collettiva di pittura, scultura, fotografia e design. Undici artisti che analizzano e denunciano la contemporaneità. Artisti: Piero Conz, Alberto Cristini, Barbara Furlan, Luigi Geremia, Giuliana Geronazzo, Enzo Gobbo, Roberto Lucato, Miguel Miranda Quiñones,, Antonino Nigido, Carlo Rao, Toni Zarpellon.

- Il viaggio
Exposizione 2015, 03 ottobre - 24 ottobre

Undici artisti sono i compagni di viaggio di questa quinta ed ultima esposizione patrocinata dall'Expo Veneto 2015. E' un viaggio nella nostra interiorità con lo scopo di far riflettere sulla condizione umana. Artisti: Monica Campanelli, Mario Carlin, Alessia Francescato, Alessia Gatti, Roberto Marconato, Andrea Mazzucato, Irma Paulon, Monika Pirone, Lisa Perini, Rox Piridda, Giuseppe Toscano. (Comunicato stampa Galleria Castellano Arte Contemporanea)




Alberto Ghinzani Open air 1 Alberto Ghinzani Open air 3 Alberto Ghinzani. Open | Air
termina il 31 ottobre 2015
Fondazione Vera Coghi (Castello Isimbardi) - Castello d'Agogna (Pavia)
www.fondazioneveracoghi.it

«Cercavo forme che avessero un rapporto con la natura, ma in modo autonomo. Non mi ha mai interessato l'imitazione della natura in senso veristico, ottocentesco.» (Alberto Ghinzani)

Sintesi ed essenzialità, concretezza e fragilità. Con questi pochi sostantivi si può definire l'opera unica dello scultore di Valle Lomellina Alberto Ghinzani (1939 - 2015), al quale la Fondazione Vera Coghi di Castello d'Agogna rende omaggio con la prima grande retrospettiva a cura della critica d'arte Chiara Gatti con il prezioso contributo di Claudia Ghinzani, moglie dello scultore. La mostra si snoda sia nei diecimila metri quadrati del parco sia nelle sale della Corte interna di Castello Isimbardi. Già protagonista dell'antologica "Una linea lombarda" (Castelgrande, Bellinzona 19 marzo - 21 giugno 2015) a cura di Elena Pontiggia e dedicata allo strettissimo rapporto dell'artista con il territorio dove è nato e vissuto, Alberto Ghinzani ritorna nella sua terra, la Lomellina, con 30 sculture, di cui sette monumentali allestite nel parco del Castello di origini trecentesche distillate fra orti e cortili, mentre le altre situate negli interni dell'antica dimora appena restaurati e destinati anche in futuro ad ospitare mostre temporanee.

Nel parco opere delle serie "gabbie", "pagine" e "scomparti" punteggeranno gli spazi esterni, in un percorso dove gli umori della natura si mescolano agli umori dei materiali, del bronzo, del ferro, delle resine. Superfici dalle forme arcaiche, erose dal tempo e dagli eventi climatici. Nelle sale interne del castello, invece, fra antichi stucchi e pavimenti in cotto, sarà ricostruita per tappe la ricerca di Alberto Ghinzani, a partire dai primi anni Sessanta, con gli studi sulla terza dimensione, sulla scultura "aperta" allo spazio, come nel caso degli esemplari storici Porta sul giardino o La forma del vuoto. Una sequenza di Steli dei primi anni Settanta, racconterà il suo amore per la forma allungata, per la leggerezza della materia assottigliata fra le dita.

Una sintesi svelata anche dai numerosi disegni e bozzetti in mostra che, con segno veloce e gestuale, hanno dato origine per primi alla sua riflessione sul valore della linea anche in scultura, mostrando gli infiniti paralleli tra disegno e scultura. La mostra approda poi alle opere più recenti passando per gli anni Ottanta e Novanta e per le sperimentazioni sulle resine e i loro valori espressivi. Ad arricchire la retrospettiva anche carteggi, fotografie e documenti sino ad oggi mai esposti, per ripercorrere con maggiore consapevolezza il cammino espressivo di uno dei protagonisti della scultura italiana contemporanea fra concretezza e fragilità, che coltivò un rapporto ideale con maestri quali Medardo Rosso e Giacometti, sino alla leggerezza dei moduli compositivi di Regina, nata dalla stessa terra di Ghinzani.

L'esposizione colpisce per la grande forza lirica delle sculture, lavorate in ferro, resina, polvere di marmo, bronzo, ma tutte ugualmente lievi e di grande presenza scenica, essenzialità che scavalca solidità e volumi. Ma nell'arte di Alberto Ghinzani, astratta e informale, i materiali usati, arbusti intrecciati, e i segni che i polpastrelli delle mani hanno ben visibili sulla materia, mostrano come più che mai sia stato vivo in lui il riferimento con la natura e il paesaggio, che poi è quello della sua Lomellina, panorama esistenziale, punto di partenza non di arrivo, in cui le linee orizzontali dei campi si intrecciano con quelle verticali degli alberi, "geografia della mia vicenda umana, del vissuto trasformato in scultura" come ha sempre amato ripetere l'artista. Osservando le sculture di Alberto Ghinzani ci si accorge che esse abitano lo spazio, non lo invadono. Ecco perché per Ghinzani le quinte teatrali che costruisce mettono in scena il vuoto e le immense porte spalancate (es. Pagine, 1999) che si aprono sull'orizzonte. Fittissimo anche il programma degli eventi collaterali tra settembre e ottobre. E' in corso di realizzazione il catalogo generale dell'artista.

Il progetto espositivo "Arte solidale a Castello Isimbardi" prevede inoltre le seguenti esposizioni:

- "Acqua e terra per nutrire. I paesaggi di Lomellina nelle mappe storiche dell'Archivio Isimbardi di Castello d'Agogna" (sino al 31 ottobre)
A cura di Riccardo Rao con 40 mappe e disegni originali del XVII e XVIII secolo che testimoniano la storia dei paesaggi lomellini nei secoli passati

- "7 mostre per la Lomellina"
Su 23 fra i più importanti artisti del territorio a cura di Giuseppe Castelli

- "Scritti e ricordi di un ufficiale tedesco a Castello Isimbardi" (sino al 31 ottobre)
A cura di Luigi Pagetti e Andrea Fraune con carteggi, fotografie e documenti inediti

Infine dal mese di luglio sarà possibile ammirare nel parco del castello una micropila in legno dell'anno 1930 che riproduce in piccolo l'intero processo della lavorazione del riso gentilmente concessa da Ente Nazionale Risi. (Comunicato stampa Stefano De Angelis)




Carta nautica di Nuno Garsia de Toreno Sulla rotta delle spezie. Terre, popoli, conquiste
termina il 27 settembre 2015
MAO Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Grazie al prestito della Biblioteca Reale di Torino, apre una nuova sezione della mostra, dedicata alle preziose cartografie che documentano le scoperte geografiche del XVI e XII secolo. La mostra, realizzata in collaborazione con National Geographic Italia, si arricchisce di tre oggetti di grande valore storico, esposti in una nuova sala allestita per l'occasione. Si tratta della prima Carta nautica delle Indie e delle Molucche disegnata nel 1522 da Nuño Garçia de Toreno e di due volumi manoscritti e finemente disegnati: L'Atlante di cosmografia del 1612 di Louis Teixeira e Joao Baptista Lavanha, e il Theatrum orbis terrarum del 1595 di Abramo Ortelio.

Questi rari documenti provenienti dal patrimonio della Biblioteca Reale di Torino dimostrano l'importanza delle rotte marittime e delle esplorazioni europee verso l'Oriente. Sono il primo risultato delle scoperte geografiche, nate anche per cercare e commercializzare le spezie esotiche e profumate raccontate in mostra. La mappa più antica e pregevole, la Carta nautica delle Indie e delle Molucche (1522) fu disegnata con buona probabilità per volere del re di Spagna Carlo V, subito dopo il rientro dal viaggio intorno al globo dell'equipaggio di Magellano, per far conoscere la posizione delle Filippine e delle Molucche (ribattezzate Isole delle Spezie), facendole rientrare nell'emisfero occidentale assegnato alla Spagna. Mostra tre galeoni spagnoli con le vele spiegate, due uccelli coloratissimi, una grande giunca cinese, il cannone di una scialuppa spagnola.

L' Atlante di cosmografia del 1612 è un volume manoscritto composto da trentadue fogli fascicolati di finissima pergamena. In mostra lo vediamo aperto sulla carta del Theatrum mundi, disegnata in proiezione piana senza il reticolo dei meridiani e dei paralleli. Sono invece presenti le linee dei venti, secondo la consuetudine cartografica nautica. In questa tavola, così come in tutte le tavole dell'Atlante, sono riprodotte nel dettaglio le sole coste dell'Europa e del bacino del Mediterraneo. Insolito un particolare iconografico: l'indicazione della presenza della Grande Muraglia cinese.

Infine il Theatrum orbis terrarum del 1595 considerato il primo atlante moderno. Il volume è aperto alla I tavola, quello del Typus Orbis Terrarum, dove appare un mondo non molto più piccolo di quello attualmente noto, anche se a elementi geograficamente precisi unisce mostri marini e territori che, all'occhio di oggi, risultano molto deformati o che vengono dichiarati ancora totalmente o quasi totalmente sconosciuti. Nelle notazioni si fa riferimento a Marco Polo. (Comunicato stampa)




Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra
termina il 26 agosto 2015
Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste

L'importante e articolata rassegna propone più di 600 pezzi, per lo più inediti e rari, tra progetti, disegni, dipinti, scritti, documenti e testimonianze su Paolo Caccia Dominioni. Nell'occasione avrà luogo una performance multimediale di luce e musica che vedrà Silvio Donati eseguire al pianoforte brani inediti da lui composti per Paolo Caccia Dominioni. (Comunicato Biblioteca Statale Stelio Crise)

«La mostra vuole rievocare l a poliedrica e geniale creatività di Paolo caccia Dominioni di Sillavengo (Nerviano - Milano, 1896 - Roma 1992), architetto, ingegnere, pittore, formidabile disegnatore, illustratore e scrittore. Personalità di livello internazionale, fu attivo dalla fine degli anni '50 alla seconda metà degli anni '80 a Gorizia e nel Friuli - Venezia Giulia, lasciando in questi luoghi un segno indimenticato. nel centenario della Grande Guerra, che lo vide presente sul carso goriziano dal 1916 al '18, la rassegna appare quanto mai opportuna nell'approfondire questa straordinaria e modernissima figura di artista e d'intellettuale, che da cronista imparziale e con affascinante, inconfutabile talento, ha saputo raccontare e interpretare la storia attraverso l'arte visiva e la scrittura.» (Marianna Accerboni - curatrice della mostra)

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Paolo Caccia Dominioni
Un artista sul fronte di guerra
l'uomo | le architetture | il segno | la scrittura


04 novembre - 31 dicembre 2013
Galleria Dora Bassi - Gorizia
Presentazione mostra




Carlo Dolci. Firenze 1616 - 1687
termina il 15 novembre 2015
Galleria Palatina di Palazzo Pitti - Firenze
www.civita.it

Perché dedicare una mostra a Carlo Dolci? Perché dedicarla proprio adesso? A queste domande possiamo rispondere facendo il punto sullo stato degli studi sulla pittura del Seicento a Firenze, soprattutto in seguito alla memorabile mostra antologica sull'arte del Seicento nel capoluogo toscano, curata da Mina Gregori e da Piero Bigongiari e allestita nel 1986 nelle sale di Palazzo Strozzi. A quasi trent'anni di distanza da quella "storica" esposizione dedicata alla pittura fiorentina nell'età barocca - argomento in quel momento ancora oscuro e trascurato da parte della critica dell'arte italiana - molti sono stati gli studi e le indagine rivolti ad artisti fiorentini operanti in quel secolo, che hanno portato alla realizzazioni di numerose pubblicazioni a carattere monografico e ad esposizioni rivolte a singoli maestri, tra le quali ricordiamo quella dedicata a Francesco Furini (2007-2008). Visto un così intenso diffondersi di interesse per la pittura del Seicento a Firenze era doveroso dedicare una mostra a colui che ne fu protagonista indiscusso, Carlo Dolci.

Artista osannato dai critici e dai biografi del suo tempo per la realizzazione di opere uniche nel loro genere, eseguite con impeccabile diligenza e con un rigore descrittivo che potremmo dire "iperrealista", Dolci, molto apprezzato anche dai più illustri membri di Casa Medici e della nobiltà europea, si distinse per l'esecuzione di dipinti apprezzabili per la magistrale definizione delle sue figure - spesso raccolte in pose estatiche e quasi baciate da un'avvolgente luce lunare che rende gli incarnati simili alla più pura porcellana - e per l'intrigante e quasi maniacale cura nella resa dei dettagli: dalle stoffe soffici e quasi palpabili delle vesti, agli splendidi gioielli, che, usando le parole del biografo Filippo Baldinucci, erano "imitati in modo sì stupendo (e vero), che, per molto che si toccasse e ritoccasse la tela per assicurarsi che essi fosser dipinti l'occhio ne rimaneva in dubbio". Per rendere degnamente omaggio a questo grande maestro sono state selezionate per la mostra quasi cento opere, che, tra dipinti e disegni, esprimono l'alto livello qualitativo raggiunto dall'artista nelle sue creazioni.

A fare da cornice alle composizioni di Dolci sono esposti anche dipinti e sculture di altri artisti fiorentini del suo tempo o di poco precedenti e un piccolo ma interessante nucleo di pitture riferibili ai suoi allievi, che ebbero l'onore di preservare il linguaggio stilistico dell'artista fino al Settecento. Per mettere in luce l'importanza e l'unicità del Dolci la mostra propone opere di primo piano conservate oltre che nei più importanti musei di Firenze, in rinomate collezioni pubbliche e private straniere, come il British Museum a Londra, il Musée du Louvre a Parigi, gli Staatliche Museen a Berlino, il Nationalmuseum a Stoccolma, il Cleveland Museum of Art a Cleveland, l'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, il Fitzwilliam Museum a Cambridge, l'Ashmolean Museum a Oxford, la Burghley House a Stamford, il Musée des Beaux-Arts a Brest, la Collezione Thyssen Bornemisza a Madrid e ultima, ma non per importanza, la Royal Collection inglese, che, per l'occasione ha prestato la bellissima Salomè con la testa del Battista, mai esposta in Italia.

Ci preme dire che in occasione della mostra è stata avviata una importante campagna di restauri, che ha riguardato in particolare dipinti del Dolci provenienti dal territorio fiorentino, oltre ai quadri della Palatina e di altri musei del capoluogo toscano, per un totale di 33 fra restauri completi e revisioni. L'Opificio delle Pietre Dure ha curato poi in particolare il restauro e la campagna di approfondite indagini tecniche sul Sogno di San Giovannino (Galleria Palatina) e sul disegno con David e la testa di Golia, (Milano, Pinacoteca di Brera). E' stata, questa, l'occasione per approfondire la conoscenza della particolarissima tecnica pittorica di Dolci, che si avvaleva di espedienti del tutto originali, come ad esempio l'uso dell'oro per le aureole, applicato in polvere leggera per ottenere l'effetto di sfumatura. Alcune analisi radiografiche hanno poi permesso di aggiungere notizie del tutto inaspettate alla conoscenza di dipinti anche noti del catalogo dolciano.

Dedicata a Mina Gregori, la mostra è curata da Sandro Bellesi e da Anna Bisceglia, così come il ricco catalogo edito da Sillabe che annovera scritti di rinomati studiosi della pittura fiorentina del Seicento. Attraverso questi studi, molti dei quali dedicati ad aspetti finora mai analizzati dell'attività dell'artista, è stato così possibile ricostruire l'"esatto" percorso operativo di Dolci, grazie anche all'acquisizione di nuovi documenti e alla corretta lettura delle date o delle iscrizioni poste su alcuni dipinti, trascritti negli studi recenti dedicati al pittore, a volte, in modo errato. L'intera revisione del catalogo di Dolci, oggi a volte oscurato da dipinti di dubbia autografia legati strettamente al mercato dell'arte e spesso privi di "storia", ha portato anche alla scoperta di opere inedite o ritenute perdute, qui presentate per la prima volta. (Comunicato Ufficio Stampa Civita)




Brixia
Roma e le genti del Po. Un incontro di culture. III-I secolo a.C.


Museo di Santa Giulia - Brescia
termina il 17 gennaio 2016

La mostra non a caso è realizzata a Brescia, la Brixia dei romani, anche se va chiarito che non si limita a illustrare l'origine della sola città ma racconta, per la prima volta, la grande vicenda che ha portato, tra il terzo secolo e il primo secolo avanti Cristo, alla romanizzazione delle genti del Po. E' il racconto di una vicenda che ha la forza di una epopea. Una storia di scontri ma anche di incontri di civiltà, di sopraffazione e di profonda integrazione. Una epopea nella quale compaiono nomi che tutti abbiamo conosciuto sui libri di scuola: Annibale, Scipione, Emilio Lepido, Mario Silla, la Gallia Cisalpina, la Roma Repubblicana, ma anche di personalità come quella di Catullo, il poeta.

Perché questa è una storia che, tra pace e guerra, permette di arrivare alla creazione di un nuovo modello sociale. E' la storia della trasformazione, o meglio potremmo dire, di modernizzazione di un grande territorio. Una trasformazione sociale e culturale, innanzitutto. Ma anche fisica, con disboscamenti, bonifiche, messe a coltura di terre fertilissime, con la creazione di città unite da grandi strade consolari. Un percorso lungo tre secoli. Dopo i quali nulla è stato come prima. E Brixia lo testimonia splendidamente con il suo Parco Archeologico, il più importante, esteso e conservato dell'intera Gallia Cisalpina, ovvero del Nord Italia.

E proprio in occasione della inaugurazione della grande mostra, la Brixia che si erge intorno al celebre Capitolium, nel cuore della moderna città, svelerà due ulteriori gemme: la Quarta Aula del tempio Repubblicano, eretto due secoli prima dell'attuale con i raffinati affreschi parietali appena restaurati, e il grande Teatro Romano di Età Imperiale. In un percorso che va dal Capitolium, ora integralmente visitabile, al Teatro, a Santa Giulia, dove sono conservate le spettacolari Domus dell'Ortaglia insieme a sontuosi mosaici e ai grandi bronzi, prima fra tutte la celebre Vittoria Alata, nascosti e rinvenuti proprio nell'area archeologica e sacra della città. Sfuggiti dalle invasioni barbariche per arrivare sino a noi. Un tesoro di statuaria bronzea unico al mondo per qualità e bellezza.

La mostra è una grande esposizione archeologica con quasi 500 reperti, molti mai prima esposti perché provenienti da scavi recenti, per un percorso di ben 1500 metri quadri. Ma è anche un percorso emotivo, con installazioni interattive e multimediali. Accompagnano la mostra il Catalogo generale, a cura di Luigi Malnati e Valentina Manzelli, e la Guida alla mostra e alla Brescia Repubblicana, a cura di Filli Rossi e Francesca Morandini, pubblicati entrambi dall'editore GAmm Giunti. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Yves Klein, Sidival Fila, Tito
Tre prospettive del sacro nell'arte contemporanea


termina l'11 ottobre 2015
Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese - Roma
www.museocarlobilotti.it

- Yves Klein: Spazi dell'Anima
(termina lo 04 ottobre 2015)

Arte come incontro col divino nella prima mostra a cura di Edvige Bilotti Spazi dell'Anima: Yves Klein e la devozione a Santa Rita da Cascia. Le opere di Klein (Nizza, 1928 - Parigi 1962) dedicate alla Santa e da lui stesso donate, in anonimato, al Monastero di S. Rita durante i suoi pellegrinaggi nel 1958 e nel 1961 a Cascia, sono riunite per la prima volta, determinando l'eccezionalità della mostra. I lavori di restauro della basilica, danneggiata dal terremoto del 1979, hanno casualmente portato alla luce l'Ex-voto che ha ispirato il percorso espositivo delle opere offerte alla Santa. I doni monocromi hanno un intenso significato di sintesi tra il suo percorso artistico, la fede, come momento sublime della consapevolezza vissuta nel segreto della devozione, e la sua storia personale di confronto con altre culture e filosofie. Mostra in collaborazione con l'Yves Klein Archives. Con il patrocinio dell'Institut Français Italia.

- Sidival Fila: TrasFormAzione

Arte sulle tracce dell'Infinito nella seconda mostra di Sidival Fila (Stato del Paranà, Brasile 1962) a cura di Cinzia Fratucello. Sono esposte una ventina di opere tra le più recenti, dal 2013 al 2015, dell'artista brasiliano che vive e lavora a Roma dal 2009. Un gruppo di lavori che rivelano la profonda capacità di dialogo di Sidival Fila tra uomo e natura e manufatto, del "porsi in relazione" dell'essere con altri, potente e unica nel panorama dell'arte contemporanea. La serie Coloured marble, opere complesse di varie dimensioni di tessiture inusuali tra colori, stoffe, fili e luci insieme alla grande installazione Metafora verde muschio, presente nella Sala del Ninfeo, mostrano la personalissima ricerca dell'artista sulla trasparenza della materia, per la luce che la invade, e sulla trasformazione della materia stessa, che porta vita nuova sia al concetto del non limite o oltre il limite/infinito dello Spazialismo sia all'azione colorata della gestualità dell'Action Painting. Mostra a cura di Cinzia Fratucello.

- Tito: il segno, il colore

Arte come rivelazione del progetto sotteso alla creazione dell'universo nella terza mostra, quella di Tito. Dell'ultrasettantennale attività dell'artista (Colli al Volturno, 1926), che spazia dalla scultura alla pittura, dall'incisione al disegno, viene esposto in mostra un nucleo recente e coerente di opere: una grande scultura in legno bianco, Spazio - forma, e una trentina di disegni su carta di ampie dimensioni che rendono testimonianza degli ultimi anni di lavoro dell'artista molisano sulla ricerca della forma e del colore. Queste opere registrano un'accentuata libertà del segno, ma soprattutto l'emersione libera, gioiosa, armoniosa del colore. La mostra di Tito - a cura di Carlo Fabrizio Carli - è stata organizzata in collaborazione con Sala 1 - Centro Internazionale d'Arte Contemporanea, Congregazione dei Padri Passionisti della Scala Santa e Sala 2 Architettura. Catalogo edizioni Sala 1. Testo di Anna D'Elia. (Comunicato Ufficio Stampa Sala 1)




HH.Lim - Mirare - stampa su tavola m.2x1,74 Mirare Giacomo Leopardi
termina il 31 luglio 2015
IDILL'IO arte contemporanea - Recanati
idillio11@gmail.com

In occasione del compleanno di Giacomo Leopardi, IDILL'IO è lieta di presentare il suo tredicesimo appuntamento. Nello spazio di Pio Monti a Recanati si presentano opere di Emilio Prini e H.H.Lim, entrambe come omaggio al Poeta. Il progetto espositivo si concentra sul concetto di sguardo, tema assai caro a Giacomo Leopardi che, nei suoi scritti lo declina variamente. Mirare Giacomo Leopardi raccoglie in sé le diverse sfumature di senso del termine mirare, con le sue complessità e ambiguità che comunque si risolvono nell'ammirazione degli artisti verso il Poeta.

Nel suo testo di presentazione Nikla Cingolani scrive: "L'opera dal titolo Standard di Emilio Prini, spinge verso un processo di significazione dell'oggetto, rappresentato non come una semplice 'cosa', ma come modello riproducibile di codici comuni e condivisi, in cui si riconosce il procedere del tempo che torna nella sua irrevocabile finitezza. (...) L'arco della vita e il suo evolvere si condensa nell'opera di H. H. Lim, dove epoche di civiltà sovrapposte mostrano un'umanità costantemente in pericolo e sotto tiro dall'oppressore futuro e dall'uomo stesso. L'inquietudine di affrontare sfide improrogabili costringe a star con l'arco teso in rapporto di solidarietà. Questo è lo standard leopardiano per resistere al male del mondo". (Comunicato stampa)




Locandina Suggestioni Barocche nell'Arte Contemporanea Suggestioni Barocche nell'Arte Contemporanea
Marella Ferrera | Giuseppe Cuccio


termina il 31 luglio 2015
Ex Convento di S. Antonio da Padova - Noto

L'esposizione si articola in tre momenti che dialogano tra essi, dando vita ad un'unica grande mostra nella quale, la raffinata tradizione siciliana degli abiti d'epoca settecenteschi, restaurati per l'occasione, del Museo di Palazzo Bellomo, tra cui la veste dell'Imperatore in seta ricamata con filati in oro, o la veste aristocratica femminile in velluto di seta e bordure ricamate, ha permesso di approfondire anche la storia del ricamo e le tecniche di lavorazione dei filati, e soprattutto la stretta connessione tra storia e contemporaneità negli apparati decorativi e, con le opportune modifiche e innovazioni, anche nella rielaborazione delle tecniche di produzione.

Gli abiti storici si affiancano e incontrano l'originalità materica di moderne sperimentazioni aprendo i "baùli" dell'Archivio Storico della stilista Marella Ferrera. Tessuti antichi e pregiati che raccontano l'Isola, preziosi decori in ceramica di Caltagirone ed in terracotta, macramè e filet, lavorazioni in pietra lavica ceramizzata... Abiti "sospesi" ed eterei che si elevano verso il cielo si alternano a monumentali statue viventi, tableaux vivants in cui quindici modelle raccontano l'architettura barocca in un'atmosfera carica di arte, storia e contaminazioni. E infine le opere monumentali di Giuseppe Cuccio. Figure potenti, che si innalzano in una tensione costante, un racconto forte e complesso tra design, sculture e pittura che illustra il percorso dell'artista figura nuova e creativa dell'arte italiana ed europea. La mostra rientra in un progetto artistico della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, nell'ambito di un più vasto progetto PO FESR Sicilia 2007-2013, di valorizzazione del patrimonio culturale. (Comunicato stampa)




Silvestro Lega. Storia di un'anima. Scoperte e rivelazioni
termina lo 01 novembre 2015
Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
www.centromatteucciartemoderna.it

In mostra 20 capolavori di Lega mai visti, ritrovati attraverso 30 anni di ricerche in archivi e case private. Proposto dalla Fondazione Matteucci per l'Arte Moderna (Viareggio, dal 4 luglio al primo novembre) è una operazione culturale oltre che una importantissima mostra. In essa infatti Giuliano Matteucci, che ne è il curatore con Silvio Balloni, svela una precisa selezione di opere di Lega, tutte documentatissime, che proprio in questo contesto vengono ufficialmente aggiunte al catalogo generale del grande macchiaiolo. La pubblicazione del catalogo generale di Silvestro Lega risale al 1987 ed è ancora oggi il documento di riferimento per il mondo dell'arte.

In questi trent'anni, Lega è stato oggetto di un gran numero d'iniziative che ne hanno messo in luce il ruolo di grande protagonista nel panorama dell'arte italiana dell'Ottocento. Non ultima la mostra del 2013 promossa dal Museo d'Orsay all'Orangerie nella quale la pittura di Lega ha primeggiato con capolavori come La visita, Il canto di uno stornello, Un dopo pranzo, suscitando entusiasmo e ammirazione nel pubblico e nella critica internazionale. Straordinario quanto fortuito è il ritrovamento di uno dei nuclei fondamentali dell'attività giovanile: i Ritratti Fabbroni, esponenti di una delle molte famiglie di grande sostegno al pittore nella fase più critica della sua vita.

Il ritrovamento e la esposizione, in prima contemporanea, di quei magnifici "Ritratti" consente, evento nell'evento, di riunire, a quasi un secolo dalla retrospettiva di Modigliana del 1926, il contenuto della mostra che la città natale dedicò a Lega. La presentazione dell'importante ciclo offre anche l'opportunità di scoprire una cospicua serie di altre opere di Lega rintracciate negli ultimi anni. Tra le novità eclatanti, Tiziano e Irene di Spilimbergo, ricordato dallo stesso Lega come uno dei lavori più rappresentativi del periodo accademico, Visita alla balia, nella versione presentata a Parma e a Torino nel 1870, che precede l'altra di Palazzo Pitti, Il cuoco, inviato all'Esposizione Universale di Parigi del 1878, la redazione intermedia de La lezione, il cosiddetto Cofanetto Tommasi, dono del pittore al giovane allievo Angiolo Tommasi e alla moglie Adele, in occasione della nascita del primogenito Ugo.

Queste preziose testimonianze sono accompagnate spesso da opere di confronto, con motivi ad esse direttamente correlati o affini. E' il caso degli studi preparatori di Tra i fiori del giardino, L'educazione al lavoro, L'elemosina e La lezione che, collocati accanto alla redazione finale, ne attestano il meditato ed analitico processo creativo. Il percorso suddiviso in sezioni cronologico-tematiche tende, seppure in termini riassuntivi, a ricomporre nell'evidente omogeneità lo straordinario spaccato della vicenda umana e artistica del pittore. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Lugano Mostra Bandiera
termina a ottobre 2015
Lungolago di Lugano
art@allegraravizza.com

Le gallerie di Lugano sono liete di annunciare l'apertura dell'esposizione en plein air ideata ed organizzata da Galleria Buchmann, Galleria Canesso, Cortesi Contemporary, Studio Dabbeni, Galleria Monica De Cardenas, De Primi Fine Art SA, Fafa Fine Art Gallery, Imago Art Gallery, Photographica Fine Art Gallery, Primae Noctis Art Gallery, Galleria Allegra Ravizza e Spazio78 come anticipazione degli eventi celebrativi che accompagneranno l'opening del LAC, il nuovo polo culturale della Città di Lugano. Una quarantina di bandiere realizzate da artisti selezionati o recanti la riproduzione di un'opera d'arte scelta dalle gallerie stesse verranno esposte sul lungolago di fronte a Piazza Manzoni, tra gli imbarcaderi Lugano Centrale e Lugano Giardino.

Le bandiere di 3 metri per 80 centimetri sventoleranno così a un'altezza di 6 metri, visibili sia da terra che dall'acqua, permettendo al pubblico di assaporare il clima culturale e artistico che si verrà a creare con l'apertura del LAC. L'esposizione, che ha ricevuto il benestare da parte della Città di Lugano e dal Museo, sarà dunque una mostra estiva collocata strategicamente vicino ai tanti eventi organizzati in estate in Piazza Riforma, e aumenterà l'offerta culturale della città, diventando un'attrattiva ulteriore per cittadini e turisti.

Gli artisti selezionati dalle gallerie per questa esposizione sono: Joël Andrianomearisoa, Luciano Bartolini, Marco Basta, Alberto Biasi, Rinaldo Bigi, Alighiero Boetti, Lawrence Carroll, Mario Comensoli, Tony Cragg, Michele Del Campo, Arthur Duff, Lucio Fontana, Alberto Garutti, Frank Horvat, La Huy, Alex Katz, Annette Korolnik, Wolfgang Laib, Heinz Mack, Maestro di Acquavella, Christian Megert, Fausto Melotti, Tatsuo Miyajima, Sadamasa Motonaga, PAO (Paolo Bordino), Giulio Paolini, Simone Peterzano, Michelangelo Pistoletto, Aymone Poletti, Bettina Pousttchi, Matteo Pugliese, Farhan Siki, Christine Streuli, Bernardo Strozzi, Agim Sulaj, David Tremlett, Felice Varini, Grazia Varisco, Paolo Ventura, Nanda Vigo, Lawrence Weiner, Günter Weseler. (Comunicato Galleria Allegra Ravizza)

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The Art Galleries of Lugano are pleased to announce the opening of the exhibition en plein air conceived and managed by Galleria Buchmann, Galleria Canesso, Cortesi Gallery, Studio Dabbeni, Galleria Monica De Cardenas, De Primi Fine Art SA, Fafa Fine Art Gallery, Imago Art Gallery, Photographica Fine Art Gallery, Primae Noctis Art Gallery, Galleria Allegra Ravizza and Spazio78, and anticipates the celebrations associated with the opening of the new cultural centre of Lugano, LAC. More than 40 flags made by or reproducing artworks of selected artists will be placed along the lakefront across from Piazza Manzoni and between the two jetties of Lugano Centrale and Lugano Giardino.

The 3 metres high per 80 centimetres flags will wave from an altitude of 6 metres, visible from the ground and from the lake, providing a sense of the cultural and artistic mood promoted by the LAC opening. The exhibition, in agreement with the City of Lugano and of the Art Museum, is strategically planned in proximity to the seasonal summer events organised in Piazza Riforma, and as an attraction for Lugano residents and tourists alike, will complement the city's cultural program.

The artists selected by the galleries for this event are: Joël Andrianomearisoa, Luciano Bartolini, Marco Basta, Alberto Biasi, Rinaldo Bigi, Alighiero Boetti, Lawrence Carroll, Mario Comensoli, Tony Cragg, Michele Del Campo, Arthur Duff, Lucio Fontana, Alberto Garutti, Frank Horvat, La Huy, Alex Katz, Annette Korolnik, Wolfgang Laib, Heinz Mack, Maestro di Acquavella, Christian Megert, Fausto Melotti, Tatsuo Miyajima, Sadamasa Motonaga, PAO (Paolo Bordino), Giulio Paolini, Simone Peterzano, Michelangelo Pistoletto, Aymone Poletti, Bettina Pousttchi, Matteo Pugliese, Farhan Siki, Christine Streuli, Bernardo Strozzi, Agim Sulaj, David Tremlett, Felice Varini, Grazia Varisco, Paolo Ventura, Nanda Vigo, Lawrence Weiner, Günter Weseler.




Particolare dalla locandina della mostra JazzTime - Tempo di Jazz - pittura e grafica di Emilio Morandi - fotografia di Eugenio Ferrari JazzTime - Tempo di Jazz
Mostra di pittura e grafica di Emilio Morandi
Mostra di fotografia di Eugenio Ferrari


termina il 30 agosto 2015
MAT - Museo Arte Tempo - Clusone

Eugenio Ferrari, Emilio Morandi, due vite parallele. Eugenio amante della fotografia, Emilio amante della pittura, un amore comune: il jazz. Negli anni 70 si sono incontrati per la loro passione per la musica jazz. Eugenio, grande amore per la musica e il Jazz, tra i fondatori del Clusone Jazz Festival, importante rassegna tra le più seguite per le scelte di musicisti e gruppi internazionali proiettati verso ricerche di nuove traiettorie. Fotografo professionista, ha sempre documentato con passione i grandi maestri del jazz. Emilio, pittore e grande appassionato di musica contemporanea, di jazz tradizionale e jazz innovativo,ascoltando sin da ragazzo i concerti notturni RadioRai anni '50, e seguendo moltissimi concerti e festivals in Italia e all'estero.

Il suo percorso artistico nelle arti visive si è orientato verso una fusion tra discipline diverse, dalla pittura al gesto, al segno, alla scrittura, al video, al suono, con la centralità del corpo in azioni performative. Ora, dopo le varie esperienze individuali e personali, Eugenio ed Emilio, riallacciando la vecchia amicizia, hanno ideato un evento in comune, un incontro con la loro ricerca, tutta personale, per condividere l'amore al jazz, alla musica, coinvolgendo tutti gli appassionati dell'arte. (Comunicato stampa)




Icastica 2015: Coltivare la Cultura
planting, tending, sharing


termina il 27 settembre 2015
www.icastica.it

Ad Arezzo le opere di oltre cento artisti contemporanei tra i più importanti e interessanti della scena mondiale sono installate in quasi 40 spazi, indoor e outdoor della città. Attraverso la demusealizzazione, l'arte contemporanea si mescola con i capolavori del Cimabue, di Piero della Francesca, di Giorgio Vasari, e Arezzo può vivere l'arte in modo diretto. Con Icastica 2015 il territorio aretino si presta all'arte, allo spettacolo, al dibattito sulla cultura da coltivare, nel solco del tema guida di Milano Expo di cui si giustifica il patrocinio.

"Coltivare Cultura" caratterizza così Icastica 2015, a concepire la Cultura come l'insieme di criteri risolutivi e di prassi consolidate. I temi del cibo, del gusto, della sostenibilità vengono declinati a varie voci e secondo differenti competenze, per indurre quella voglia di conoscere che, quando si fa trovare, muove il mondo e diffonde coscienza nel farlo. La cultura diviene una scelta consapevole, verso l'adozione di un sistema, di una realtà, di una soluzione collettiva unita di fronte a problemi socializzanti. (Comunicato stampa)

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In Arezzo, from 28 June to 27 September, the works of over a hundred of the most important and interesting contemporary artists on the world scene will be installed in almost forty indoor and outdoor spaces of the city. Taken out of the museums, contemporary art will mix with masterpieces by Cimabue, Piero della Francesca and Giorgio Vasari, and Arezzo will be able to experience art directly. With Icastica 2015 the region of Arezzo is opening up to art, performance and debate on the need to cultivate culture, following in the footsteps of the guiding theme of the Milan Expo, under whose aegis the programme is being staged.

Thus the title "Cultivating Culture" will reflect Icastica 2015's conception of culture as a set of decisive criteria and consolidated practices. The themes of food, taste and sustainability are approached from a variety of perspectives and according to a range of different areas of expertise, with the aim of fostering a desire for knowledge that, when it is present, moves the world and spreads understanding in the process. Culture becomes a conscious choice to head towards the adoption of a system, a united collective solution to the problems faced by society.

Artisti / Artists: Cimabue, Piero della Francesca, Giorgio Vasari, Benedetto da Maiano, Pietro Lorenzetti, åbäke, Adel Abdessemed, Carla Accardi, Etel Adnan, Mario Airò, Carl Andre, Giorgio Andreotta Calò, Giovanni Anselmo, Salvatore Arancio, Francesco Arena, Stuart Arends, Stefano Arienti, Charles Avery, Massimo Barzagli, James Beckett, Nina Beier, Neil Beloufa, David Bernstein, Joseph Beuys, Andrea Bianconi, Vanessa Billy, Karina Bisch, Lupo Borgonovo, Alessandro Brighetti, Christian Burnoski, Sophie Calle, Sheba Chhachhi, Isabelle Cornaro, Valentino Carrai-Luca Mauceri-Carlo Trucchi, Vittorio Corsini, Giulio De Mitri, Rolando Deval, Aron Demetz, Gabriele De Sanits, Gintaras Didziapetris, Mark Dion, Sean Edwards, Tim Ellis, Haris Epaminonda, Franklin Evans, Lara Favaretto, Christian Flamm, Claire Fontaine, Tim Foxon, Simon Fujiwara, Ryan Gander, Mario Garcia Torres, Alberto Garutti, Lydia Gifford, Félix González -Torres, Paolo Grassino, May Hands, Nicholas Hatfull, Mona Hatoum, Judith Hopf, Anna Hughes, Paolo Icaro, Anish Kapoor, Joseph Kosuth, Hannah Lees, George Henry Longly, Francesco Lo Savio, Christiane Löhr, Allan McCollum, Helen Mirra, Jonathan Monk, Moataz Nasr, Ernesto Neto, Alek O, Ruairiadh O'Connell, Joe Orr, Hans Op de Beeck, Adrian Paci, Gulio Paolini, Jorge Peris, Dominique Petitgand, Alfredo Pirri, Fabrizio Plessi, Gerhard Richter, Davide Rivalta, Bernardi Roig, Pietro Ruffo, Shigeru Saito, Nicola Samorì, Tomas Saraceno, Maurizio Savini, Markus Schinwald, Pinuccio Sciola, Samara Scott, Tino Sehgal, Ettore Spalletti, Sten & Lex, Jessica Stockholder, Danae Stratou, Santo Tolone, Luca Trevisani, Richard Tuttle, Francesco Vezzoli, Ai Weiwei, Bedwyr Williams, Jesse Wine.




The Montgomery Chasm - 121,92x121,92 Valerio D'Ospina - Manhattan Study - 30,5x30,5 Le tre anime della città
Daniele Cestari | Valerio D'Ospina | Jeremy Mann


termina lo 02 agosto 2015
Galleria Arte Totale - Pietrasanta (Lucca)

La città ha sempre rivestito un ruolo importante nell'ambito della pittura europea ed occidentale in generale, sin dai vedutisti settecenteschi che immortalavano con precisione e dovizia di particolari piazze e viali, piene di vita o completamente deserte; tra questi autori del passato, ricordiamo Francesco Guardi, probabilmente il primo, ad infondere nel paesaggio un afflato lirico, a dare un "sentimento" alla scena rappresentata, anticipando ciò che faranno gli impressionisti: i primi a riconoscere il ruolo delle città nella vita quotidiana e quindi assurgerle a simbolo stesso dell'uomo moderno. Così, con il passare del tempo, abbiamo visto rivivere, attraverso vedute di strade o edifici, le paure, le angosce, ma anche gli attimi di gioia e di contemplazione che ci accompagnano nella nostra vita e che continuamente si rinnovano nelle opere degli artisti contemporanei.

Tra questi vi sono Daniele Cestari (1983), Valerio D'Ospina (1980) e Jeremy Mann (1979): tre pittori accomunati non soltanto dal tema metropolitano, ma anche da una comune visione sul "mestiere" della pittura: nell'importanza di una padronanza e conoscenza dell'arte e degli autori del passato, ma assolutamente contemporanei: in grado di riprodurre ed esprimere appieno ciò che ci circonda e si respira. Daniele Cestari, ferrarese, ha girato il mondo, osservando ed immortalando scorci urbani, nella ricerca pittorica e conoscitiva della "città" in senso platonico: osservando le sue opere, infatti, comprendiamo il superamento e la probabile inutilità di singole descrizioni particolareggiate atte a ricondurci a una specifica realtà urbana.

La città è vissuta da chi guarda e da chi si ritrova a camminare per le sue vie, come un qualcosa di più grande che avvolge e ingloba il singolo e questo avviene, con le medesime modalità, in ogni luogo del mondo. Guardando i dipinti di Cestari vediamo che la meticolosa descrizione di palazzi e finestre, marciapiedi e manti stradali, a poco a poco lascia il posto alla materia pittorica che come "la nebbia che strofina la schiena contro i vetri" ricopre e modifica il tutto, donandogli una nuova identità. Una visione quasi apocalittica, post moderna, con i colori smorzati, ridotti ad una quasi totale monocromia è, invece, la città dipinta da Valerio D'Ospina, autore tarantino trasferito da anni negli Stati Uniti. Le sue pennellate, veloci e dinamiche, riscrivono i profili di edifici e grattacieli, sottolineandone la verticalità.

Giochi prospettici, visioni dall'alto o dal basso che creano in chi guarda sensazioni di vertigini o quasi soggezione, come quella provata di fronte alle grandi cattedrali gotiche del passato. Una città "monumento", spesso New York, che incombe sull'uomo, ma che lui stesso desidera dominare, abbracciandola con lo sguardo, ma che rimane distante, impassibile ed imperscrutabile. Uno scenario di pietra, ferro e cemento, dove l'uomo è sempre assente, nascosto o perso in questo moderno labirinto. Nei dipinti di Jeremy Mann, pittore statunitense residente a San Francisco, invece, la città è lì, alla portata dell'uomo, che deve soltanto aprire una finestra per ritrovarsi pienamente immerso nella sua atmosfera.

Una metropoli, spesso New York e San Francisco, da contemplare e da vivere come era la Parigi di Pissarro e Renoir, descritta soprattutto con luce, che ne è la protagonista indiscussa. Dal chiarore aranciato dell'alba al viola del crepuscolo, dai caldi ed avvolgenti raggi solari, ai mille bagliori e riverberi della notte: Mann decide di immortalare e raccontare il tutto, tornando spesso nello stesso luogo per vivere i cambiamenti, le sensazioni, mutate col mutare delle ore. Parallelamente a questi lavori l'autore si dedica anche a ritrarre delle figure femminili, indugiando su dettagli di abiti e gioielli, come un novello Boldini. (Comunicato Barbara Frigerio contemporary art)




Mostra di Tiziana Sembianti al Museo Fondazione Luciana Matalon di Milano Tiziana Sembianti: Capolavori allo specchio
termina lo 01 agosto 2015
Museo Fondazione Luciana Matalon - Milano
www.fondazionematalon.org

L'esposizione di Tiziana Sembianti permette, per la prima volta, di mostrare al pubblico, radunate in un unico luogo, diciotto riproduzioni perfette di alcune tra le opere più note della storia dell'arte, tra cui La dama con l'ermellino di Leonardo da Vinci, Canestra di frutta di Caravaggio, Ragazza con l'orecchino di perla di Vermeer e I papaveri di Claude Monet. Copiare i grandi maestri per imparare da loro: è questo il motto dell'artista che in questi trent'anni ha visitato i musei di tutto il mondo, dialogato con i restauratori, compiuto approfondimenti e studi tecnici e letterari. Come ci spiega Nello Taietti, curatore della mostra: "con le sue opere Tiziana Sembianti ci ricorda che la bellezza nell'arte, nella musica e nella filosofia deve trasmettere all'uomo una scossa e generare un positivo risveglio".

Le opere della Sembianti incarnano a pieno il concetto di bellezza, sempre meno presente nella società odierna, e non nascono seguendo una moda ma, al contrario, l'artista decide di riprodurre solo le tele capaci di suscitare in lei un'emozione. Le copie possiedono il grande merito di conservare la memoria del passato. Le riproduzioni realizzate da Tiziana assumono il ruolo storico di custodi della memoria e della cultura europea e italiana. "E' per questo - dichiara Nello Taietti - che ho deciso di esporre i capolavori dell'artista Sembianti. In occasione dell'Expo vorrei rilanciare il manifesto della bellezza, della cultura e della filosofia dell'occidente rappresentato pittoricamente in queste opere così perfettamente riprodotte."

Tiziana Sembianti (Rovereto, 1948) segue la vita professionale del padre Gianni, medico e scrittore, in val di Rabbi, a Roncegno e Roverè della Luna, che ne sollecita l'interesse per la pittura. Dalla forte consapevolezza che la pittura ha prodotto per più di cinquecento anni veri capolavori di grandi artisti, in gioventù la pittrice ha sentito il forte fascino e un grande amore per quei dipinti e il desiderio di realizzarne di identici, per poterli godere nella propria casa. Il tempo impiegato per realizzare una copia, proprio per ripetere "il cammino dell'artista originale", è valutato tra le novecento e le duemila ore. La tecnica prediletta dall'artista è l'olio su tela o tavola che riflette a pieno la sua indole meticolosa, attenta ai più piccoli dettagli e alle più impercettibili sfumature cromatiche. Quasi venticinque anni di lavoro per le diciotto opere esposte a Milano. (Comunicato stampa)




Michele Canzoneri. Opera completa 1984-2015
termina l'11 ottobre 2015
Galleria Credito Siciliano - Acireale

Un centinaio di opere - fra carte e sculture, progetti, bozzetti, diari e installazioni - restituiscono l'esperienza di un maestro che si è imposto fin dai suoi esordi come artista della luce. La mostra comprende opere relative a un ampio arco temporale, da quelle realizzate nell'ambito della prestigiosa committenza per il Cenacolo francescano di Gerusalemme nel 2013/15 fino al ciclo delle vetrate realizzate per il Duomo normanno di Cefalù (1984-2003), dalle opere scenografiche per Mozart, Wagner, Bellini, Strawinscky, Poulenc etc. a quelle per i compositori contemporanei Bussotti, Henze, Togni, Clementi, etc. realizzate per i più prestigiosi teatri internazionali d'opera. Un percorso espositivo che prende quasi forma di diario: un diario lungo quarant'anni, attraverso cui si snoda il pensiero e la ricerca artistica di Canzoneri.

Una ricerca che pur nella varietà delle tematiche, dei registri e delle tecniche, tra disegno, scultura, architettura ed esperienze musicali, trova nella dimensione del progetto e della riflessione preparatoria un elemento di continuità e fortissima caratterizzazione, in cui il valore del progetto ha la stessa rilevanza dell'esecuzione. L'artista siciliano è dunque protagonista di un viaggio a ritroso, che attraversa anni di lavoro fatti di studio e di passione, di dedizione per le tecniche tradizionali e amore per la sperimentazione di nuovi materiali. Quarant'anni distinti, soprattutto, da importanti commissioni, pubbliche e private, e collaborazioni con architetti, registi, scrittori, filosofi e compositori. Dall'esperienza di Cefalù, dove Canzoneri ha realizzato le 64 vetrate per il Duomo (1984-2003), all'incarico e alle opere preparatorie per il portale d'accesso e la grande vetrata nella Basilica di San Pio firmata da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo (2006).

Grandi volumi - diari di lavoro - raccolgono poi, in forma quasi narrativa, le idee, le intuizioni, gli schizzi per le scene della Maria de Buenos Aires di Astor Piazzolla, al Teatro Massimo di Palermo, o quelle per la Norma di Bellini, per il Teatro Massimo Bellini di Catania (1999 e 2000), Dialogues des carmèlites di Poulenc alla Staatsoper di Stoccarda (2011-12). (...) Il work in progress dei suoi diari o degli studi per le scenografie testimonia la cura di Canzoneri per ogni dettaglio, l'analisi e la preparazione dedicate alla costruzione rigorosa e metodica dell'opera nel succedersi delle ricerche, con quotidiana devozione. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Ugo Guarino
termina l'11 ottobre 2015
Museo Revoltella - Trieste
www.museorevoltella.it

Le sue vignette erano attese giorno dopo giorno dai lettori della pagina di Lettere al Corriere del Corriere della Sera. Per decenni e sino al 2014, Ugo Guarino, artista "produttore di immagini", ha continuato ad essere l'"ingenuo, dolce, tenero, perverso, oscuro redattore di una sorta di "pagina sottotitolata per non... leggenti" come venne definito in una ormai storica "Stanza" di Indro Montanelli. La mostra che il Comune di Trieste, città natale di Guarino, e la Fondazione Rizzoli Corriere della Sera gli dedicano è un omaggio ad un uomo che, con il suo tratto, ha segnato molto di più che la cronaca su un importante quotidiano.

Guarino, versatile autore, grafico, vignettista, pittore e scultore, è un artista entrato dentro la cronaca non limitandosi a registrarla e interpretarla ma contribuendo a fare Storia della cronaca stessa, come negli anni in cui, accanto a Franco Basaglia, contribuì a cancellare i manicomi. Il Museo Revoltella gli rende omaggio individuando alcuni nuclei significativi declinati in più modalità espressive che caratterizzano tutto il suo percorso artistico: dai disegni sospesi "fra il surrealismo, la satira e la favola" che hanno incantato Dino Buzzati nei primi anni Cinquanta alle sculture-robot create con gli scarti della civiltà tecnologica, per approdare alle caustiche vignette del Corriere della Sera.

Per la mostra sono state selezionate circa duecento opere di straordinaria qualità grafica, recuperate grazie al riordino e alla catalogazione di oltre tredicimila unità dell'Archivio storico della Fondazione Corriere della Sera e alla mappatura presso collezionisti privati e istituzioni. Il percorso espositivo, ideato dalle curatrici Silvia Magistrali e Francesca Tramma, si snoda attorno ad alcuni nuclei tematici della produzione di Guarino: dagli scenari di cronaca della sezione "Inconscio urbano" alle proiezioni cosmiche de "Il futuro è già cominciato"; dalla grafia rapida e corrosiva dell'impegno in "Cuore di Ugo Guarino" alla sintesi del vocabolario maturo nelle vignette di "Lettere al Corriere".

Gli episodi di cronaca raffigurati sulle pagine de "la Cittadella" e de "La Domenica del Corriere" offrono lo spunto per divagazioni su surreali scenari urbani attraversati da ibridi umani ed animali: viene riproposta una selezione mirata della ricchissima produzione grafica di questi anni, che mostra la continuità con la ricerca pittorica, nelle sperimentazioni sull'espressività della linea e nelle cromie di ascendenza informale. L'immaginario futuribile, nell'incontro di tecnologia, design e pratica del costruire, costituisce un fil rouge fra le diverse fasi dell'attività creativa di Guarino: la presentazione delle imponenti opere scultoree realizzate in fabbrica con scocche di motocicletta si pone idealmente sulla linea dei disegni dei primi anni Cinquanta, con l'esplorazione di una dimensione inedita dell'opera di Guarino, nelle ricerche grafiche tendenti all'astrazione dei primi anni Sessanta.

Dalle graffianti vignette per la versione sessantottina di Cuore di Edmondo De Amicis alla documentazione grafica di Zitti e buoni! del 1979. I materiali illustrati realizzati per il "Corriere della Sera" rappresentano il punto d'arrivo delle ricerche sulla cronaca e sul segno, in un linguaggio grafico calibrato sulla riuscita sintesi espressiva di revisione etica e distacco ironico. Le immagini di Guarino si spogliano delle divagazioni della linea per disvelare l'iconografia di un'umanità universale: la scelta di un linguaggio ridotto a un alfabeto essenziale, pone in primo piano la necessità di una comunicazione "partecipata".

Disegni, dipinti e sculture, insieme a una consistente documentazione fotografica arricchita dai servizi di Fabio Battellini, Sergio Benedetti, Claudio Ernè, Gianni Berengo Gardin, Uliano Lucas, Paola Mattioli, Ugo Mulas, consentiranno di accostarsi alle modalità operative nei diversi ambiti di produzione, anche delle installazioni oggi perdute, offrendo una prospettiva trasversale sulla storia recente. Il catalogo, edito da Corraini, si pone come omaggio all'artista, valorizzando l'ironia e la forza espressiva di opere e materiali grafici inediti, e vuole nel contempo offrire, attraverso testimonianze e documenti d'archivio, un primo importante tracciato dei percorsi umani e professionali dell'autore, nel confluire di stimoli e relazioni tra Trieste, Milano e New York. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Gran Premio Svizzero del Design alla grafica Lora Lamm (1928)
www.swissdesignawardsblog.ch

L'Ufficio federale della cultura attribuisce quest'anno il Gran Premio svizzero del design 2015 alla graphic designer Lora Lamm, insieme al fotografo Luc Chessex e ai tipografi André Gürtler, Christian Mengelt ed Erich Gschwind del Team'77, confermando l'importanza pionieristica del loro lavoro. Premi consegnati nel corso di una cerimonia il 16 giugno 2015 a Basilea nell'ambito della mostra "Swiss Design Awards 2015", insieme ai Premi svizzeri di design 2015. Il m.a.x. museo aveva dedicato una mostra a "Lora Lamm. Grafica a Milano 1953-1963" nel 2013 (25 maggio - 21 luglio) proponendo per la prima volta un focus sulla sua produzione giovanile nel capoluogo lombardo del secondo dopoguerra. Senz'altro una delle illustratrici più apprezzate nel campo della grafica pubblicitaria degli anni '50 e '60, Lora Lamm, pur contribuendo all'immagine per importanti marchi quali la Rinascente, Pirelli, Elizabeth Arden e Niggi, non ha mai ricevuto, finora, premi nazionali svizzeri.

Come scrive Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo: Lora Lamm è conosciuta per la forte capacità comunicativa, i colori piacevoli e delicati, la particolare immediatezza del tratto accompagnati dalla semplicità delle forme disegnate a carattere figurativo e la profonda conoscenza della tipografia con l'uso del collage fotografico. La sua espressione grafica contribuì a creare un nuovo modo di concepire la comunicazione pubblicitaria, soprattutto a partire dagli anni Cinquanta nella Milano del secondo dopoguerra, dove Lora Lamm lavorò per molte ditte contribuendo fortemente a realizzare lo "stile d'impresa" italiano con un'apertura volta a una visione internazionale. L'analisi della sua espressione grafica presenta un carattere del tutto personale, innovativo e fortemente riconoscibile che rimane valido nel corso del tempo. (Comunicato Amanda Prada - m.a.x. museo e Spazio Officina - Ufficio stampa Svizzera, Como e Varese)




Ieri oggi Milano
termina il 30 agosto 2015
Spazio Oberdan - Milano
www.mufoco.org

Ha inizio con la mostra "Ieri oggi Milano", a cura di Roberta Valtorta, il progetto "Dal territorio alla terra. Progetto per un museo di fotografia diffuso", ideato dal Museo di Fotografia Contemporanea. Un progetto di mostre diffuse sul territorio metropolitano che, non solo sul piano geografico e logistico ma anche sul piano simbolico e strategico, intende anticipare la fisionomia e l'identità del Museo nella sua nuova accezione a rete. Il progetto si articola in quattro mostre, due al Museo di Fotografia Contemporanea e due allo Spazio Oberdan, inserite all'interno del semestre di Expo e della sua cornice tematica.

Si parte con questa riflessione su Milano, comprendente fotografie di recente acquisizione, per proseguire a settembre allo Spazio Oberdan con una personale di Moira Ricci, un'artista che da tempo costruisce storie immaginarie legate al mondo contadino. Completano il progetto le due mostre in corso al Museo di Fotografia Contemporanea "Vetrinetta", un progetto pubblico di Paolo Riolzi che si propone di raccontare una comunità attraverso gli oggetti che custodisce, e "Racconti privati", personale di Mario Cresci che narra la cultura contadina attraverso l'analisi di interni domestici.

"Ieri oggi Milano" è una mostra composta di importanti fotografie tratte dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea. Un insieme di 170 fotografie e opere video che datano dal secondo Dopoguerra ai giorni nostri, di più di 40 autori italiani e stranieri, che offre un articolato scenario composto di situazioni diverse capaci di stimolare una importante riflessione sui grandi mutamenti che hanno cambiato il volto della città, dal punto di vista urbanistico (dalle macerie e le baracche del dopoguerra alle periferie in crescita, le fabbriche, i grandi cantieri contemporanei, il nuovo volto della città che si fa metropoli), socio-economico (la Milano operaia, le famiglie, i giovani, le donne, la borghesia), culturale (i personaggi del mondo dell'arte, del design, dell'architettura, del cinema).

Nel vasto patrimonio fotografico conservato presso il Museo di Fotografia Contemporanea (oltre 2 milioni di immagini, 33 fondi fotografici, più di 600 autori italiani e stranieri), molte sono le opere che raccontano la storia sociale, i personaggi, le trasformazioni nel paesaggio della città di Milano. Per questa mostra sono state selezionate opere da ben 12 fondi fotografici: Raccolta antologica, Federico Patellani, Lanfranco Colombo, Achille Sacconi, Enzo Nocera, Attilio del Comune, Mario Cattaneo, Paolo Gioli, Gabriele Basilico/Milano. Ritratti di fabbriche, Milano senza confini, Idea di metropoli, Alessandro Vicario. Tra di esse vi sono capolavori di maestri della contemporaneità molto noti a livello internazionale, innovativi progetti di artisti di generazioni più giovani, oggi protagonisti dell'arte contemporanea, ricerche di importanti autori cardine della storia della fotografia italiana.

Autori presenti in mostra: Giampietro Agostini, Marina Ballo Charmet, Olivo Barbieri, Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Luca Campigotto, Vincenzo Castella, Mario Cattaneo, Carla Cerati, Giovanni Chiaramonte, Cesare Colombo, John Davies, Attilio Del Comune, Paola De Pietri, Paola Di Bello, Peter Fischli e David Weiss, Emilio Frisia, Moreno Gentili, Paolo Gioli, Paul Graham, Guido Guidi, Giovanni Hänninen, Mimmo Jodice, Uliano Lucas, Tancredi Mangano, Paola Mattioli, Gianfranco Mazzocchi, Paolo Monti, Toni Nicolini, Enzo Nocera, Federico Patellani, Tino Petrelli, Bernard Plossu, Pietro Privitera, Francesco Radino, Achille Sacconi, Beat Streuli, Thomas Struth, Pio Tarantini, Alessandro Vicario, Massimo Vitali, Manfred Willmann, Giovanni Ziliani. Catalogo di Silvana Editoriale, edizione bilingue inglese/italiano, 144 pagine, 104 immagini a colori.

L'ambiente espositivo dello Spazio Oberdan ben si presta a una narrazione chiara e utile ai visitatori: nell'ampio salone al primo piano sono presentate opere datate dalla metà degli anni Novanta a oggi incentrate sul paesaggio urbano, dal centro storico alle periferie ai grandi cantieri, fino ai grattacieli di recente costruzione, di una Milano postindustriale e postmoderna, quasi tutte di formato molto grande e a colori; nelle stanze che si susseguono nella "balconata", fotografie che vanno dal dopoguerra agli anni Ottanta, prevalentemente dedicate alla storia della città, alla società milanese, al lavoro operaio e alle fabbriche, ai principali personaggi dell'arte e della cultura, con tipici formati "storici", quasi tutte in bianco e nero, che rimandano alla funzione di memoria tipica della fotografia.

Il Museo di Fotografia Contemporanea è l'unico museo italiano, finanziato pubblicamente, totalmente dedicato alla fotografia. Inaugurato nel 2004 nella sede della seicentesca Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo, negli anni ha ampliato il suo patrimonio, portando le collezioni fotografiche fino all'ampiezza attuale (2 milioni di immagini) e creando una biblioteca di oltre 20 mila volumi disponibili al pubblico. Sviluppa una costante attività editoriale (cataloghi di mostre e saggistica), condivide progetti espositivi con altri importanti musei europei. Realizza progetti di arte pubblica volti a radicare le sue attività nel territorio, si avvale di un vivace Servizio educativo che coinvolge ogni tipo di pubblico. Da sempre pone le sue attività in equilibrio tra la conservazione, la catalogazione, la valorizzazione del patrimonio e la sperimentazione dei linguaggi. (Comunicato Ufficio stampa Museo di Fotografia Contemporanea)




Urbis - opera di Franco Donaggio Asfalti - opera di Franco Donaggio Franco Fontana e Franco Donaggio: Metropolis
termina il 30 agosto 2015
Museo Civico della Laguna Sud - Chioggia (Venezia)

In mostra, a cura di Sandra Benvenuti, 30 fotografie a colori in grande e medio formato. Metropolis è l'abbattimento dei confini, la dilatazione del pensiero, l'imponente gioco della visione. Con la profonda consapevolezza che la città è molto più di come appare, Fontana e Donaggio indagano nei mille volti che la compongono. I due artisti ci conducono lungo un sentiero di libertà creativa, alla ricerca di nuovi linguaggi e profondità. Definire Franco Fontana e Franco Donaggio due fotografi è certamente riduttivo. Potremmo piuttosto pensarli come ricercatori, o poeti, in perenne viaggio verso l'ignoto nella costante ricerca di scoperta. Entrambi amano ridefinire l'essenza nascosta delle cose e Metropolis ne è l'esempio.

La composizione rigorosa, il colore pulito e preciso, come fosse inciso nella materia, Franco Fontana con il suo sguardo attento e curioso, focalizza l'attenzione su un microcosmo urbano, esaltandone il più piccolo dettaglio, e ci trasporta in un immaginario ideale dalle atmosfere rarefatte. Con elegante naturalezza, l'autore modifica il senso del tutto, catturandone l'anima; svela l'intima natura della materia che diviene custode di ricordi, la segnaletica stradale un universo intriso di vite vissute. Franco Fontana con raffinata maestria libera le cose dalla loro ovvia funzione estetica per rivelare l'inatteso... Se Fontana ci attrae con il particolare, Franco Donaggio dilatata la visione, libera lo spirito e spinge il limite verso un'apertura ampia, totale.

La città è stretta per Donaggio e ne smantella i confini, con impeto creativo li oltrepassa, osserva un macrocosmo metropolitano popolato da cose e persone che fluttuano nel suo immaginifico palcoscenico. L'artista vede il precario equilibrio dell'uomo, ne avverte fragilità, paura, solitudine, e con onirica visione lo accompagna verso un mondo senza tempo per liberare i sogni al vento, dove il rumore si fa sussurro fino a divenire verbo... Fontana e Donaggio, due artisti di fama internazionale e di diversa provenienza piegano la fotografia per costruire un mondo nuovo ricco di fascino e armonia. Due autori qui uniti nel confronto provocano emozioni che trovano un loro tempo di scoperta oltre il momento della visione, suscitando trascendenti sensazioni. Sorge ora naturale la domanda... non è forse questo lo scopo dell'arte?

Franco Fontana (Modena, 1933) comincia a fotografare nel 1961 come amatore, già nel 1968 viene allestita la sua prima mostra e quell'anno rappresenta una svolta sostanziale nel suo percorso artistico. Da allora ha pubblicato oltre quaranta libri con diverse edizioni: italiane, svizzere, giapponesi, francesi, tedesche, americane e spagnole. Ha firmato tantissime campagne pubblicitarie, ha collaborato e collabora con numerose riviste di tutto il mondo. La sua lunga carriera è costellata di riconoscimenti, premi e onorificenze. La Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino gli ha di recente conferito la Laurea Honoris Causa in Design eco compatibile. Ha esposto in oltre 400 mostre personali e collettive in Europa e all'estero. Le sue opere sono conservate in oltre cinquanta musei in tutto il mondo e in molte collezioni private. Insegna al Politecnico di Torino, all'Università Luiss di Roma e ha tenuto workshop e conferenze presso in prestigiose istituzioni culturali nelle maggiori capitali mondiali.

Franco Donaggio (Chioggia - Venezia, 1958) opera a Milano come fotografo e artista dal 1979. Fin dai primi anni della sua attività professionale Donaggio privilegia e approfondisce la ricerca tecnica in ogni aspetto della fotografia; dalla camera oscura allo studio della luce nelle loro infinite possibilità estetiche, arrivando presto alla libertà espressiva che oggi più lo caratterizza nel panorama della fotografia contemporanea. Donaggio dedica sempre maggiore attenzione alla fotografia d'autore e avvia rapporti di collaborazione con galleristi italiani, europei e americani che lo porterà ad essere presente tra i più importanti eventi d'arte fotografica internazionali. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private. Donaggio è stato visiting professor all'Accademia di Brera; all'università Cà Foscari di Venezia; all'Istituto Italiano di fotografia di Milano, e commissario di tesi all'Istituto Europeo di Design di Milano. (Comunicato stampa Sandra Benvenuti)




LandScapes - Dialoghi intorno alla terra
termina lo 01 novembre 2015
Villa Giulia - Verbania

L'esposizione, a cura di Guido Curto, propone un confronto tra i più significativi dipinti ottocenteschi della collezione del Museo del Paesaggio di Verbania, della Collezione Poscio di Domodossola e le opere realizzate da artisti italiani contemporanei che nella loro ricerca approfondiscono il tema del paesaggio. Partendo dall'Ottocento, secolo in cui l'arte che rappresenta la Natura vede il suo massimo splendore, il percorso espositivo arriva fino ai giorni nostri, in cui il rapporto umano/naturale si sublima sempre di più, dando vita a nuovi baricentri. Il genere del paesaggio diventa, ieri come oggi, rappresentazione semplificata del moto dell'anima e insieme documentazione del territorio.

Il Museo del Paesaggio di Verbania espone alcune bellissime vedute postimpressioniste della sua collezione: Achille Tominetti, Guido Boggiani, Guido Cinotti, Eugenio Gignous, Carlo Fornara, Vittore Grubicy De Dragon, Luigi Bolongaro, Carlo Cressini, Cesare Maggi, Sophie Della Valle Di Casanova Browne, Mario Tozzi, Arturo Martini. La Collezione Poscio di Domodossola presta invece alla mostra dipinti di Carlo Fornara, Giovanni Battista Ciolina, Luigi Bolongaro.

Le opere d'arte contemporanea in mostra sono di Mario Airò, Maura Banfo, Marco Cingolani, Giuliana Cunéaz, Elisabetta di Maggio, Daniele Galliano, Piero Gilardi, Jonathan Guaitamacchi, Luigi Mainolfi, Andrea Massaioli, Pierluigi Pusole, Giorgio Ramella, Salvo, Elisa Sighicelli, Laura Viale, artisti quasi tutti attivi in Piemonte. Una sezione speciale della mostra sarà dedicata alla narrazione poetica di uno dei dipinti più significativi della collezione del Museo del Paesaggio, "Alla Vanga" (1891) di Arnaldo Ferraguti, che sarà visitabile presso la sede principale del Museo del Paesaggio non appena terminati i restauri dell'edificio, nella primavera 2016. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Vivian Maier: Street Photographer
termina il 18 ottobre 2015
MAN Museum - Nuoro

Centoventi fotografie, dieci filmati e una serie inedita di provini realizzati da Vivian Maier. "Tata" per le famiglie benestanti di New York e Chicago sino dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, per oltre cinque decadi ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro. Mai una mostra, neppure marginale, mai una pubblicazione.

Presentazione mostra




Filippino Lippi - L'Annunciazione di San Gimignano
termina lo 02 novembre 2015
Pinacoteca - San Gimignano

La mostra - dedicata al pittore fiorentino Filippino Lippi (1457c.-1504) - ha preso spunto dall'Annunciazione, opera realizzata dall'artista in due tondi distinti raffiguranti l'uno l'Angelo Annunziante, l'altro l'Annunziata così come gli era stato richiesto dai Priori e Capitani di Parte Guelfa per il Palazzo Comunale di San Gimignano, che gliela commissionarono nel 1482. E' curata da Alessandro Cecchi, come il catalogo edito da Giunti arte mostre musei, studioso e conoscitore della pittura italiana, in particolare fiorentina del '500, oltre che curatore della fortunata mostra Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del '400 (2011)

E' la seconda occasione che vede queste istituzioni riunite in un progetto di valorizzazione della collezione della Pinacoteca di San Gimignano che danno vita a piccole esposizioni temporanee di grande qualità, prendendo spunto da una delle opere che la compongono per approfondirne lo studio e diffonderne la conoscenza e il valore. L'anno passato fu la volta della pala con la Vergine Assunta tra i Santi Gregorio Magno e Benedetto del Pinturicchio attorno alla quale ruotò la mostra di grande successo di pubblico e critica, mentre quest'anno protagonisti del progetto espositivo sono questi due tondi dipinti tra il 1482 e il 1484 per la Sala dell'Udienza dei Signori.

Figlio del noto pittore Filippo Lippi, Filippino nacque a Prato nel 1457. Giovanissimo entrò nella bottega di Sandro Botticelli, che seguì a Roma agli inizi degli anni Ottanta per aiutarlo nella realizzazione degli affreschi della Cappella Sistina. In quegli stessi anni Filippino iniziò a ricevere commissioni illustri e il suo stile, seppure di ascendenza botticelliana esplicita nell'insistito linearismo complesso e vibrante, risentì dell'eco della pittura fiamminga, come possiamo ben ammirare nelle opere in mostra.

Nella primavera del 1483 infatti da Bruges era giunto a Firenze il Trittico Portinari di Hugo Van der Goes, opera che - esposta nell'altare maggiore della chiesa di Sant'Egidio - portò un sentito vento di rinnovamento e divenne oggetto di grande fascino e studio per tutti gli artisti fiorentini ed in particolare per i più giovani come Filippino. Non possiamo non cogliere nei due tondi di San Gimignano l'attenzione a proporre in modo attento brani di natura e di realtà che trovano puntuali riferimenti nell'Adorazione dei pastori dell'artista fiammingo. In mostra assieme ai due tondi di Filippino, ripresentati vicini come dovevano essere originariamente al loro ingresso nella collezione della Pinacoteca, sono esposti anche disegni di grande qualità di mano del pittore, curati in ogni dettaglio.

Si trovano esposti inoltre anche i documenti relativi alla commissione dell'Annunciazione, un materiale storico custodito da oltre cinque secoli nell'archivio Storico Comunale di San Gimignano che ci fa capire lo spirito civico e la volontà che animava i Priori e i Capitani di Parte Guelfa, appartenenti a importanti famiglie di San Gimignano, di abbellire la sede del governo cittadino, in modo analogo a quanto le medesime istituzioni fiorentine stavano facendo per Palazzo Vecchio. Nel XV secolo San Gimignano, sebbene non possedesse più l'antica forza economica e sociale del primo Trecento, continuò a manifestare una certa vivacità culturale che trovò un naturale riflesso anche nelle copiose committenze artistiche.

Per la stessa Annunciazione, sei anni più tardi, furono realizzate le cornici in legno intagliato, dipinto oltre che dorato e argentato, forse da attribuire ad Antonio da Colle, il legnaiolo responsabile della fattura del pulpito (1469) e del coro ligneo (1490) della Collegiata. Le cornici imitano una corona con foglie di quercia e alloro con ghiande e bacche, legate insieme da un nastro e, proprio in occasione della mostra, sono state restaurate dallo "Studio Nadia Presenti" di Foiano della Chiana, Arezzo. (Comunicato Ufficio Stampa Opera - Gruppo Civita)




Dalla mostra Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale
termina il 31 ottobre 2015
ex Lavatoio di via San Giacomo in Monte - Trieste
lavatoio2011@libero.it

I diversi documenti allestiti nella suggestiva ambientazione rimandano a vicende e percorsi dove l'elemento femminile si trova a dover gestire delle comunità dove gli uomini risultavano assenti, costretti a far la guerra su fronti insanguinati, lontano dai propri effetti e dalle proprie attività. In questi contesti inusitati, le donna sono non solo mogli, ma ora muri portanti delle proprie case. Donne che continuano a crescere i figli, a improvvisarsi in tanti mestieri per sbarcare il lunario, crocerossine.

Nella rassegna che originariamente era stata allestita nel Museo Postale di piazza Vittorio Veneto sono tanti i punti di vista sul ruolo femminile in un periodo bellico che avrebbe portato alla distruzione degli antichi equilibri continentali preparando il terreno a un nuovo conflitto mondiale. La mostra - compresa nel programma di manifestazioni "Primavera di donne" - è coordinata dalla curatrice del Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa Chiara Simon in collaborazione con Rosalba Trevisani, Ester Pacor e Roberto Todero, rispettivamente per il Centro Unesco, l'Udi e l'Associazione Zenobi. (Comunicato Ufficio Comunicazione Territoriale Veneto - Trentino A.A. - Friuli Venezia Giulia)




Trees
termina il 15 novembre 2015
Fondazione Rolla - Bruzella (Svizzera)
www.rolla.info

Fotografie dalla collezione privata di Rosella e Philip Rolla. Le 36 opere esposte racchiudono una particolare attenzione ed esperienza di Philip Rollla. "Sono cresciuto in campagna, la terra era dedicata alla piantagione di prugne. La sussistenza della mia famiglia dipendeva dagli alberi: mio nonno e mio padre li rispettavano religiosamente. Pensavamo che grazie ai loro frutti la nostra sopravvivenza sarebbe stata eterna. La nostra casa era nel mezzo del frutteto, i vicini erano i nostri alberi. Prendendoci cura di loro, si prendono cura di noi. Questa mostra è dedicata a loro".

Autori: Robert Adams, Eugène Atget, Max Bauer, Josef Breitenbach, Simone Casetta, Vincenzo Castella, Mario Giacomelli, Fritz Henle, John Hilliard, Clemens Kalischer, Gerhard Kurtz, Anna Leader, Giovanni Luisoni, Anna Meschiari, Richard Misrach, Albert Renger-Patzsch, Douglas & Michael Starn, Josef Sudek, George Tice, Ernö Vajda, James Welling. Introduce il catalogo un testo del poeta e narratore Alberto Nessi. In occasione del decimo progetto e del quinto anno di attività, la Fondazione Rolla ha realizzato un cofanetto in edizione limitata con la raccolta completa delle pubblicazioni e ristampato il primo catalogo Josef Sudek. Cacciatore di magia.

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The photographs are from the private collection of Rosella and Philip Rolla. The 36 works on display encompass Philip Rolla's special focus and insights. "I grew up on a farm. The land was dedicated to prunes, and so our livelihood depended on trees. My grandfather and father were religious in their respect for them, the thought being that their fruit would provide us with eternal life. Our house was in the middle of the orchard, so our only close neighbors were our trees. If we took care of them they would take care of us. This show is dedicated to them".

List of authors: Robert Adams, Eugène Atget, Max Bauer, Josef Breitenbach, Simone Casetta, Vincenzo Castella, Mario Giacomelli, Fritz Henle, John Hilliard, Clemens Kalischer, Gerhard Kurtz, Anna Leader, Giovanni Luisoni, Anna Meschiari, Richard Misrach, Albert Renger-Patzsch, Douglas & Michael Starn, Josef Sudek, George Tice, Ernö Vajda, James Welling. Text of the catalog by the poet and writer Alberto Nessi. On the occasion of the tenth project and the fifth year of activity the Rolla Foundation realized a limited edition box set with the complete collection of publications and reprinted the first catalog Josef Sudek. Cacciatore di magia.




Mind the Gap - rassegna con opere di Davide Allieri, Alexandros Papathanasiou, Luca Pozzi, Tamara Repetto Mind the Gap
Davide Allieri | Alexandros Papathanasiou | Luca Pozzi | Tamara Repetto


termina lo 08 agosto 2015
Galleria Eduardo Secci Contemporary - Firenze
www.eduardosecci.com

La scrittura espositiva si propone di creare attraverso le opere di Davide Allieri (Bergamo, 1982), Alexandros Papathanasiou (Swansea, 1977), Luca Pozzi (Milano,1983) e Tamara Repetto (Genova, 1973), un percorso eterogeneo e coerente, capace di restituire a chi guarda una completa e complessa geografia del sistema di relazioni e condivisioni che le opere, in maniera solidale e aperta con lo spazio, attuano.

Il titolo della mostra - a cura di Gino Pisapia - è preso direttamente in prestito dalla nota registrazione Mind the gap, introdotta per la prima volta nel 1969 nella Metropolitana di Londra e da allora seppur con piccole varianti si è diffusa su scala internazionale entrando a far parte della colonna sonora "obbligata", che accompagna il transito quotidiano di milioni di utenti nel mondo. Mind the gap, tecnicamente tradotta in "Attenzione al vuoto", intende allertare i viaggiatori spesso distratti rispetto a quello che potrebbe essere il pericolo costituito dallo spazio che intercorre tra la banchina ferroviaria e il pianale del treno. L'idea progettuale nasce dunque dall'esigenza di concentrarsi su quel "vuoto" evidenziato da Mind the gap, accendendo i riflettori della conoscenza acquisita e acquisibile attraverso l'esperienza.

Esperienza diretta e indiretta, attiva e passiva, che consente di provare a capire attraverso la forma, le numerose modalità che il vuoto ha di manifestarsi o semplicemente di agire, accogliendo i fenomeni che in esso si generano dando vita a costruzioni percepibili non solo alla vista ma anche all'udito e all'olfatto. Possiamo perciò affermare che alla base delle attività che accompagnano i processi formativi delle opere e che interessano la fruizione estetica delle forme da esse prodotte, non sta una teoria del vuoto, ma un'esperienza del vuoto, che è ottenibile solo mediante la pratica. Gli artisti coinvolti nel progetto portano al cuore delle loro poetiche un'indagine complessa che declina concetti e forme seguendo una pluralità metodologica capace di far collimare il detto con il non detto, il vuoto con il pieno in una funzione reversibile e continua. (...)

La mostra si apre con una serie di opere che analizzano il tema del vuoto su più livelli e riunisce due immagini fotografiche tratte dal macro progetto Supersymmetric Partner di Luca Pozzi, rispettivamente del 2010 e 2014, dove l'artista si lascia ritrarre davanti ai banchetti del Veronese mentre compie un gesto atletico, spiccando un salto fino a collocarsi idealmente nel vuoto creato tra i personaggi dipinti con l'intento di unificare lo spazio e il tempo, la storia passata e quella futura attraverso la gravità che colma il vuoto nel presente, mediante la massa corporea dell'artista stesso, quindi con la sua immagine.

Oppure il feltro Still waiting for a Spatial Concept II e IV del 2015, ispirato al Concetto Spaziale, Attese, rispettivamente del 1965 e del 1960, che Alexandros Papathanasiou in maniera consapevolmente lucida e ironica ricuce, chiudendo definitivamente quello spazio vuoto reale aperto 50 anni prima dalla geniale intuizione di Fontana. In mostra sempre di Papathanasiou viene presentato Into Dust, 2014, scultura in progress, di forma sferica realizzata completamente di polvere, quella stessa che si muove libera nel vuoto e impossibile da percepire se non attraverso la sua stratificazione nel tempo.

A questo punto il racconto espositivo prosegue con due sculture di Davide Allieri, 0.488 cubic meters (K), 2015 e Senza Titolo, 2013, differenti tipologie di "teche" molto curate nei dettagli, eleganti, progettate come architetture e completamente vuote. Se la prima palesa nel titolo il calcolo del suo volume interno, "conservando" il vuoto, la seconda privata dei vetri ne viene attraversata. Completa la mostra l'installazione ambientale di Tamara Repetto che in un certo qual modo concentra e sintetizza le differenti proprietà del vuoto. Oniria, 2014, è un'opera esperienziale, che vive nel vuoto, azionata da un rilevatore di movimento che al passaggio del pubblico attiva un circuito virtuoso capace di produrre suoni e profumi. In occasione del finissage verrà presentato il catalogo, che analizza e approfondisce il tema affrontato dall'esposizione, edito da Eduardo Secci Contemporary con apparati fotografici e testo critico del curatore. (Comunicato Ottavia Sartini - Ufficio Stampa)




Giosetta Fioroni: "L'Amor"
termina lo 08 agosto 2015
Galleria ZetaEffe - Firenze
www.galleriazetaeffe.com

Giosetta Fioroni, artista romana di fama internazionale, è esponente insieme a Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, di quella che è stata definita "La Scuola di Piazza del Popolo". Studia all'Accademia di Belle Arti di Roma dove è stata allieva di Toti Scialoja. Trascorre un periodo a Parigi (tra il 1958 e il 1962), espone alla VII Quadriennale di Roma del 1955 e l'anno successivo alla XXVIII Biennale di Venezia. Frequenta l'ambiente artistico legato alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis a Roma. In una personale nel 1961 alla Tartaruga espone tele realizzate con colori industriali, alluminio e oro. Frequenta il gruppo del Verri e il Gruppo 63. Con il gruppo della "Scuola di Piazza del Popolo" espone alla Biennale di Venezia del 1964 (la Biennale della Pop Art). Da quell'anno diviene la compagna stabile di Goffredo Parise; rimarrà al suo fianco fino al 1986, anno della morte dello scrittore.

Dal 1963 lavora con fotografie proiettate sulla tela, nel 1967 alla Galleria del Naviglio di Milano espone una serie di lavori con volti e figure femminili su fondo bianco. Rivisita opere del passato: Botticelli, Carpaccio, Simone Martini. Dal 1969 si avvicina al mondo della fiaba e della leggenda: tele, scatole e teatrini aprono al mondo della memoria personale e collettiva. Appartengono agli anni Ottanta le collaborazioni con scrittori e poeti. Nel 1990 l'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma allestisce una antologica con i suoi lavori su carta. Alla Biennale di Venezia del 1993 è presente con una sala personale, nello stesso anno inizia a lavorare la ceramica. In questo ambito ha dato vita ad importanti cicli di opere, tra i quali citiamo: la serie dei Teatrini, delle Case, delle Steli, dei Vestiti, dei 100 Alberi (esposti questi ultimi presso la Galleria d'Arte Moderna di Roma).

L'amor è mostra - a cura di Sonia Zampini - delle recenti ceramiche (10 Cuori) che l'artista Giosetta Fioroni ha creato appositamente per la sua personale alla Galleria ZetaEffe (ricordiamo che oltre alle stesse sono presenti in mostra una selezione di dipinti tra cui la suite dedicata al poeta Andrea Zanzotto, le ceramiche Italia e Il Tempio di Marte della serie dei Teatrini e Un Cappuccetto Rosso Metafisico, appartenente al ciclo di opere denominato Vestiti). I dieci Cuori realizzati dall'artista, in collaborazione con la Bottega Gatti di Faenza, nascono in relazione ad una selezione di componimenti in versi di altrettanti poeti e abbracciano un arco temporale molto ampio (da Catullo a Magrelli). Il tema d'ispirazione è l'amore, interpretato nelle sue diverse declinazioni, che unisce le opere ai versi e ne costituisce filo conduttore. (Comunicato stampa)




Tessiture contemporanee VII Anniversario. Tessiture contemporanee
Sezione d'abiti d'epoca e collettiva d'arte "Tessiture contemporanee" a cura di Ilaria Bignotti


termina il 30 ottobre 2015
Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte - San Giovanni La Punta (Catania)
www.fondazionelaverdelamalfa.com

La Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte, in occasione del settimo anniversario dalla sua istituzione rinnova il doppio appuntamento con la cultura, proponendo l'inaugurazione della sezione permanente dedicata agli abiti d'epoca, realizzata in collaborazione con il Museo del Costume / Cucina di Scicli, e la mostra collettiva temporanea di giovani artisti nazionali Tessiture contemporanee, a cura della storico dell'arte Ilaria Bignotti. Memoria e innovazione sono i poli su cui si fonda la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte, presieduta e diretta dal 2012 dal Prof. Alfredo La Malfa.

Da una parte, infatti, la fondazione propone un progetto di valorizzazione e di archiviazione permanente perché la collezione d'abiti esposta fa parte del fondo la Verde La Malfa; dall'altra, con Tessiture Contemporanee intende riflettere sul rapporto fra tradizione e contemporaneità, sul significato della manualità, del manufatto, della lentezza; sulla persistenza della memoria e sull'adattamento della conoscenza all'esperienza; sul valore del lavoro tra innovazione e reiterazione del gesto.

A poco più di un mese dalla presentazione presso la Fondazione Bevilacqua la Masa, di Venezia del libro, edito da Mimesis, Resilienza italiana, dialoghi e riflessioni che introduce alla conoscenza del Movimento di Arte e Cultura Resilienza italiana, la curatrice del testo e del movimento, Ilaria Bignotti è impegnata in Sicilia, precisamente a Catania, con un nuovo progetto espositivo, Tessiture contemporanee. Resilienza italiana, ideato e fondato nel 2013 da Ilaria Bignotti e dallo scultore Francesco Arecco, è movimento che riunisce scultori, intellettuali, operatori culturali e non solo nella riflessione sullo stato dell'arte in Italia, in particolare, della scultura.

Quest'ultima racchiude in sé diversi elementi centrali del dibattito culturale e sociale odierno: il ruolo del territorio in relazione ai materiali; la dimensione pubblica dell'opera; il significato della presenza dell'artista nel sociale, il valore della peculiarità di ogni luogo quale contesto creativo; il confronto interculturale; il concetto di monumento. Paola Anziché, Alberto Gianfreda, Francesca Pasquali, Laura Renna, sono i nomi degli artisti (gli ultimi tre sono anche nel collettivo Movimento di Arte e Cultura Resilienza italiana) invitati a partecipare alla collettiva Tessiture Contemporanee. Attraverso le opere esposte, la mostra vuole analizzare le modalità e le motivazioni che stanno alla base delle diverse ricerche artistiche contemporanee proposte dalla Bignotti.

Dall'intreccio alla cucitura, dalla filatura alla scultura: sono queste le tecniche utilizzate dagli artisti per rinnovare e inventare nuovi materiali tessili, in seguito, trasformati in sculture di notevoli dimensioni e in installazioni site-specific. La mostra ha anche un catalogo. La Sezione d'abiti d'epoca, collocata al piano superiore della fondazione, in un'ala a essa esclusivamente dedicata, si compone di una ricca collezione di abiti, accessori e intimo d'epoca risalenti ai primi del settecento, a metà dell'Ottocento e del Novecento, il cui allestimento e la cui visione scientifica sono stati curati dai Responsabili Assoluti del Museo del Costume / Cucina di Scicli, Giovanni Portelli e Giovanna Giallongo. (Comunicato stampa)

«Tessiture contemporanee è una rassegna che riconosce la peculiarità di un territorio, di un luogo e della sua collezione, provando a rileggerne gli spessori storici in una chiave di attualità che non vuole essere grido esasperato al nuovo, ma consapevolezza acquisita del passato che informa costantemente il presente. (...) Le opere non superano la diecina. Sono lavori di grandi dimensioni, alcuni dei quali pensati appositamente per la Fondazione. (...) Lavori chiamati a tessere l'esperienza, nell'esperienza tessuti: che sia la colata plastica e rilucente nei bianchi e nei neri di Francesca Pasquali, espressione di un ritrovato rigoglio e riscatto dello scarto industriale; che sia la misurazione di un orizzonte visuale-vitale, nella disposizione relazionale di elementi di protezione e demarcazione di Alberto Gianfreda; siano le reti marine intrise di sforzo gestuale di Laura Renna, peregrinazioni delle dita nei duri rivoli di una materia riottosa; o infine le famiglie di opere di Paola Anzichè, luoghi da abitare in una temporalità consapevole che si nutre di natura, nella relazione nomadica dell'uomo con le cose.» (Estratto da Tessere l'esperienza, di Ilaria Bignotti)

«Arte e moda sono due sistemi estranei ma simili nello stesso tempo; entrambi concepiti e realizzati per essere transitori, dotati di particolari segni visivi, tendono a dare una singolare immagine dell'artista o stilista che rende loro vivi nel tempo. L'artista Elena La Verde, donna di raffinata sensibilità, istitutrice della Fondazione La Verde - La Malfa, che ha impresso un suo linguaggio, un suo stato d'animo nelle sue opere, creando, con l'utilizzo di qualsiasi materiale, un design molto versatile, ha dedicato alcuni anni nel restauro, per meglio salvaguardare, di una raccolta di abiti antichi. Sono pezzi di un importante valore storico in voga tra il 1870 e il 1915.

L'Ottocento è il secolo dell'ascesa della borghesia la quale adotta un suo codice nel campo vestimentario: massima austerità e semplicità nell'abito maschile, si utilizza il panno come tessuto e il nero come colore dominante in segno di distinzione, affermazione e di riconoscimento sociale. Alla donna, invece, è permesso un abbigliamento eccessivamente sfarzoso in quanto ella è espressione della posizione finanziaria del marito. Gli abiti degli anni '70 dell'Ottocento, realizzati con particolari materiali come il thibet, il moirè, il taffetà, il faille, si presentano divisi in due parti: corpetto e gonna con la sottostruttura tournure o pouff; il punto vita è posto leggermente in alto, la gonna, davanti, può presentare il tablier, una sorta di drappo che viene raccolto posteriormente. Sono vestiti che danno forma al corpo femminile con metri e metri di stoffa pieghettata, increspata ed arricciata.

Il continuo mutare degli stili impone abiti diversi nel corso della giornata, non tralasciando l'unico elemento importante nella moda che è l'eleganza. Si cerca di adattare il vestito alla circostanza come la "visita", il "fidanzamento", il "matrimonio", il "ballo" scegliendo con cura il tessuto, il colore, il decoro, secondo le stagioni e le diverse età della signora. I vestiti di gala sono realizzati in merletto e tulle, quasi sempre, in nero su trasparente nero o verde acqua, o fucsia o bianco, con maniche corte arricchite di ricami e decori; la gonna ha linea a campana prolungata in un morbido strascico, con inserti di pannelli che sottolineano il verticalismo del periodo.

Sul finire del primo decennio del Novecento si affermano gli affusolati abiti fourreax, tuniche sciolte e morbide con drappeggi sul dietro. Dal 1880, fanno parte del corredo femminile i matinees che si portavano nella prima parte della mattinata, i tubi della decenza (mutandoni) guarniti con nastri di seta e fiocchi, i ficheau, gli jabot ed i collier in tulle e merletto che ornavano lo sprone anteriore e posteriore dell'abito o della camicetta. Nel fondo La Verde - La Malfa sono presenti, anche, due pezzi unici maschili: due giamberghini o sottoveste o gilet, della prima e seconda metà del Settecento, realizzati in taffetà e seta con ricami in filo d'oro ed argento.

La collezione d'abiti della Fondazione rappresenta, pur nell'essenzialità espositiva, un significativo spaccato della società nobiliare siciliana a cui gran parte dei pezzi, in passato, sono appartenuti. Si tratta di un percorso storico che, iniziando dai primi decenni del cosiddetto Secolo dei Lumi sino a metà del Novecento, aggiunge nuovi elementi alla storia del costume in Sicilia. Il singolare e immaginifico viaggio attraverso la moda e la società, che la sezione abiti antichi stimola alla mente e al cuore del visitatore, lascia emergere quel magico filtro di sensibilità e di passione che ha caratterizzato la vita artistica di Elena La Verde.

Moda e arte si ritrovano, così, riuniti, questa volta, nella visione estetica dell'ispiratrice e collezionista, condividendo in un unico alveo identica origine e natura, quasi liberando la moda dalla sua inevitabile contaminazione commerciale, attraverso un processo di sublimazione. Il cartamodello, identificato per sua natura come strumento per la ripetizione e la moltiplicazione seriale nel settore della moda, diventa, qui, elemento segnico che travalica i suoi stretti confini per invadere quelli dell'arte contemporanea.

L'abito stesso riconduce a un universo di segni, un continuo rimando che dalla materia si estende alla forma, dal microcosmo alla società, come in un gioco di specchi dove è impossibile distinguere tra realtà e finzione, inizio e fine, pura materialità e intangibile immagine virtuale. La sezione d'abiti diventa, così, un elemento essenziale che arricchisce ulteriormente il Parco dell'arte della Fondazione La Verde - La Malfa, e consente, altresì, di aggiungere nuovi elementi di analisi e di riflessione nello studio della storia dell'abbigliamento, inserendosi, perciò, in quell'ideale rete dei musei e delle gallerie del costume e della moda.» (Sezione Abiti d'Epoca - Giovanna Giallongo, Giovanni Portelli - Responsabili Unici Museo del Costume | Cucina di Scicli)




Cibo di carta
termina il 20 settembre 2015
Galleria Gruppo Credito Valtellinese - Milano
www.studioesseci.net

Originale e inedita perché muove ricordi, la mostra racconta il cibo attraverso le rappresentazioni che di esso si sono diffuse grazie a pubblicità, etichette, figurine, gadget, menu, riviste, libri, ma anche a documenti di trasporto, bandi, carte intestate o scatole e manifesti di cinema. Una lunga ricerca che ha consentito la selezione di oltre 500 pezzi, in parte inediti e mai prima visti, che saranno esposti nell'ex refettorio delle Stelline per cento giorni, dal 10 giugno al 20 settembre, per raccontare le storie del cibo e del costume in Italia dal Quattrocento ad oggi, offrendo un vero e proprio atlante iconografico nazionale della storia dell'alimentazione, tuttora mancante.

Ma anche una parallela storia dell'illustrazione, che spazia da autori da riscoprire a firme invece celebri come quelle di Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Antonio Rubino, Achille Beltrame, Golia, Gino Boccasile, Leo Longanesi, Benito Jacovitti, Walter Molino, Tanino Liberatore. Per rendere veramente unica questa mostra Andrea Tomasetig, il libraio antiquario milanese che ne è fin dall'inizio l'ideatore e curatore, ha riunito il meglio di quattro importanti collezioni private.

A partire dalla straordinaria collezione Michele Rapisarda, composta di oltre 12.000 carte illustrate italiane a stampa di uso quotidiano dal Seicento al Novecento (bandi, buoni premio, calmieri, carte da involto, cartoline, cataloghi, figurine, licenze, locandine, riviste, ecc.), in ampia parte imperniata sull'alimentazione, che racconta capitoli centrali della storia del cibo e del costume attraverso un repertorio iconografico raro o poco conosciuto. La affianca una selezione di libri, manoscritti (molti inediti) e curiosità su carta provenienti dall'importante biblioteca gastronomica di Giorgio Grillo e Linda Pagnotta, composta di oltre mille opere, che coprono con autorevolezza l'intero percorso della gastronomia italiana dal Quattrocento a oggi, dal Platina ai futuristi, fino alle edizioni del secondo Novecento e contemporanee, libriccini Pulcinoelefante e fumetti inclusi.

Una terza sezione presenta alcuni degli incredibili materiali pubblicitari che facevano seguito alla messa in onda di Carosello: gadget, giochi, libri, albi, confezioni dei prodotti, pupazzi gonfiabili dalla collezione Carlo Tranchina. La quarta sezione è infine dedicata al cinema italiano dalla Seconda guerra mondiale al 2000: manifesti, locandine e fotobuste sorprendenti per l'originalità delle citazioni culinario-cinefile. Alle pareti della Galleria sfila un'autentica cornucopia di divertenti e insolite immagini sul cibo, che rimandano a un'Italia vera, sia popolare sia borghese, dal neorealismo ai giorni nostri. C'è tutto: il cinema d'autore e la commedia all'italiana. L'insieme proviene dalla collezione Enrico Minisini. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Angolazioni 1. Artisti della collezione d'arte Matasci
Edmondo Dobrzanski, Ennio Morlotti, Varlin (Willy Guggenheim)


termina lo 09 agosto 2015
MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

L'esposizione intende omaggiare il collezionista d'arte Mario Matasci di Tenero, Svizzera. Negli ultimi anni il MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino, in ossequio ai cambiamenti in atto per quanto attiene allo sviluppo della politica culturale a Sud delle Alpi, affronta regolarmente il tema del collezionismo prevalentemente privato. In un'epoca in cui la bolla speculativa del mercato dell'arte è conclamata e la difficoltà delle istituzioni museali pubbliche di definirsi Faro dell'Arte, così come di meglio acutizzare una nuova identità del Museo, mai come ora il collezionismo privato ridiventa elemento chiave per l'esistenza di una rete coordinata dei differenti poli culturali pubblici, la cui responsabilità rimane fondamentalmente e principalmente quella di rivolgersi alla conservazione del patrimonio storico e alla sua diffusione attraverso meccanismi didattici.

Come riconfigurare le attività espositive temporanee mirate alle acquisizioni di nuove conoscenze e tendenze in campo artistico da offrire alla crescita intellettuale del pubblico? Il collezionismo privato ha una forte responsabilità e un notevole impatto circa la mole di opere acquistate, la cui alta qualità è garantita dalla dedizione, dal tempo, da coerenza e amore per l'arte e le scelte d'acquisto; qualità, queste, che non sempre sono ordinate nel sistema istituzionale pubblico. Mario Matasci è uno dei pochi collezionisti in Ticino con una Storia che vale la pena di essere evidenziata attraverso una mostra. Egli si appassiona relativamente presto all'arte, iniziando a raccogliere opere e in seguito a collezionare e schedare sistematicamente il suo gusto e le sue visioni personali.

Lo fa seguendo prevalentemente il cuore e l'intuito, con i quali crea una collezione che definiremmo "bicefala". Mario Matasci vive nelle terre attorno al locarnese e al Lago Maggiore, dove dal tardo Ottocento fino agli anni Cinquanta del Novecento si erano radicate correnti artistico-culturali europee estremamente importanti, di cui ricordiamo soprattutto il Monte Verità di Ascona. Al di là della presenza di alcuni autori dell'Ottocento - in particolare Filippo Franzoni, esponente a pieno titolo di quella fin de siècle lombarda e "scapigliata" sviluppatasi anche a queste latitudini - e delle sue metastasi, Matasci sembra analizzare e concentrarsi sulle identità storiche del Ticino, una terra che è naturalmente bicefala per la sua incapacità di fare propria l'identità Elvetica, pur sentendosi contemporaneamente e non senza difficoltà di cultura italiana. Eppure, il Ticino, terra d'artisti "stranieri" (di passaporto) e/o "straniati", è (stato) testimone più o meno consapevole e impotente di fronte al transito osmotico di grandi nomi della Mitteleuropa dell'arte visiva, del collezionismo d'arte, della letteratura e delle scienze sociali.

Poco è riuscito a fermarsi nelle trame del setaccio di questa provincia. Molti sono approdati in Ticino, tanti sono ripartiti senza che questa terra avara se ne fosse apparentemente accorta. Qualcosa è rimasto, molto è dimenticato. La sua collezione presenta una parte di opere culturalmente italofona, e un'altra che affonda, invece, le sue radici nel cupo Espressionismo del Nord e di cui siamo giocoforza intrisi. Gli artisti che il MACT/CACT ha selezionato dalla collezione Mario Matasci sono tre: Ennio Morlotti (1910-1992), Varlin (Willy Guggenheim) (1900-1977), quasi a testimoniare un'appropriazione degli opposti tra Nord e Sud, e un autore di origine polacca come Edmondo Dobrzanski (1914-1997). (Mario Casanova, 2014)




Opera di Armand Rondez Armand Rondez (1928-1986): "tra cielo e mare"
Dipinti in olio e tempera


termina il 30 agosto 2015
Spazio d'arte Stellanove - Mendrisio (Svizzera)
www.stellanove.ch

Dalle numerose opere che risiedono nell'Archivio Nachlass Armand Rondez lo Spazio d'arte Stellanove di Mendrisio ha allestito una serie di dipinti dei primi anni Cinquanta dell'artista zurighese Armand Rondez. Il tema è il connubio tra cielo e mare, una figurazione che tendeva già allora - soprattutto negli olii del 1953/57 verso l'astrazione oltre che la composizione. Nelle tempere esposte del 1951 invece è ancora percepibile l'influenza figurativa del pittore ed urbanista Walter Jonas (1910-79) che fu suo maestro ed amico a partire della fine degli anni Quaranta. Visibile in galleria un acquerello di Walter Jonas del 1951.

Determinante per il percorso d'artista di Armand Rondez è stato l'incontro con Walter Jonas di cui frequenta i corsi a Zurigo a partire dal 1949. L'amico pittore olandese Maurits E.Houck, allievo di Jonas a sua volta, lo portava frequentemente per lunghi soggiorni in Ticino nella sua "Casa della Croce" a Riva San Vitale (oggi Fondazione Maurits Ernst Houck), dove la loro ricerca artistica tendeva ad un avvicinamento alla cultura mediterranea. Seguono viaggi in Sicilia e soggiorni in Francia (Bretagna) e in Spagnia. Dal 1952-55 Rondez frequenta a Madrid l'Academia de Bellas Artes de San Fernando come allievo di Daniel Vaquez-Diaz. La sua prima esposizione nel 1953 avviene alla Galleria Estilo di Madrid. Rientrato in Svizzera, una mostra alla galleria Gurlitt di Monaco di Baviera.

Negli anni '60 ottiene alcune borse di studio dal Canton Zurigo. Nel 1965, ispirato dall'amico incisore zurighese Karl Guldenschuh (1928-91), affronta l'incisione che diventa poi un suo medio privilegiato. Illustra l'anno successivo il poema Lanto por Ignacio Sànchez Mejìas, di Federico Garcìa Lorca da lui stesso tradotto. Vive e lavora a Zurigo e nel Sud della Francia. Attività espositiva in Svizzera e al estero. Dal '83 iniziano i contatti con Mendrisio dove Rondez soggiorna frequentemente con l'intenzione di stabilirsi in modo più duraturo. L'Archivio Nachlass Armand Rondez a Mendrisio possiede il lascito di Armand Rondez con acquerelli, tempere, disegni e una vasta scelta di incisioni calcografiche e delle stampe litografiche. (Comunicato stampa)




Locandina mostra Lapislazzuli - Magia del blu Lapislazzuli. Magia del blu
termina l'11 ottobre 2015
Museo degli Argenti - Firenze

La mostra, la prima in assoluto dedicata a questo specifico argomento, intende documentare la passione per questo prezioso materiale e il suo uso nelle scienze e nelle arti dalle origini ai nostri giorni. Contrariamente a quello che comunemente si pensa, il lapislazzuli non è un minerale ma una roccia composta da diversi minerali. Il suo colore blu è dato dal minerale che ne è dominante, la lazurite. Al mondo esistono pochi giacimenti di lapislazzuli, ma sono tutti legati tra loro da una comune geologia: il metamorfismo. Le lenti di lapislazzuli, spesse qualche metro, sembrano delineare dei drappeggi blu nel candore del marmo. Sono il risultato della circolazione di fluidi idrotermali profondi e ricchi di sodio, zolfo e cloro durante la formazione delle catene montuose. I sollevamenti tettonici hanno portato in seguito queste meraviglie alla superficie. Ed il lapislazzuli si estrae tutt'ora.

L'utilizzo del lapislazzuli per la fabbricazione di oggetti ornamentali o di culto è molto antica. Il percorso espositivo inizierà con reperti archeologici provenienti dagli scavi condotti nella valle dell'Indo (Mehrgarth, 7000 a.C.), in Mesopotamia (Sumer, 6000 a.C., Ur, 2500 a.C.) e in Egitto (durante la XVIII dinastia, 1500 a.C. circa). Nel Rinascimento la preziosità del materiale fu particolarmente apprezzata a Firenze. Proprio alla corte dei Medici ebbe inizio una delle più spettacolari collezioni di oggetti in lapislazzuli d'Europa: non solo coppe, vasi e anfore, ma anche mobili intarsiati, piani di tavolo e commessi prodotti nelle botteghe fondate da Francesco I e nei laboratori istituiti da Ferdinando I, fino al tramonto della dinastia.

Il lapislazzuli, ridotto in polvere ad uso di pigmento, fu utilizzato dall'antichità fino al XIX secolo. Colore iconografico della Santa Vergine, colore simbolico della dignità reale, colore emblematico dei re di Francia, colore della moda: il blu diventa, verso la fine del Medioevo, il più bello e nobile fra i colori. Quando il lapislazzuli fece la sua prima apparizione in Europa, era conosciuto con il termine di "ultramarinum", cioè proveniente da "al di là del mare", da cui il nome di oltremare. Importato in Europa in quantità importanti dai mercanti veneziani, il lapislazzuli veniva pagato a peso d'oro e divenne il "blu" per antonomasia, uno dei colori più ricchi e preziosi, che veniva spesso associato alla porpora e all'oro. L'utilizzo del lapislazzuli in campo pittorico sarà oggetto di una sezione della mostra.

Verso la fine del XVII secolo e per tutto il XVIII, a causa di una penuria di lazurite, ci fu una forte domanda di pigmento blu. Nel 1814 il chimico francese Tassaert, che lavorava in una fabbrica della società Saint-Gobain che produceva della calce, osservò la formazione spontanea di un pigmento blu molto simile all'oltremare: è la nascita della sintesi dell'oltremare artificiale. Lo sviluppo della chimica nel secolo dei Lumi, permise anche la scoperta di altri pigmenti sintetici. E' stato solo nel XX secolo che si è ridato al lapislazzuli il suo ruolo aristocratico: nel 1956 l'artista francese Yves Klein mise a punto un particolare blu, molto profondo, utilizzando un pigmento oltremare sintetico mescolato ad una resina industriale. Questo colore, ricordo quasi perfetto di quel lapislazzuli impiegato per dipingere i manti delle Madonne del Rinascimento, diventerà celebre con il nome di International Klein Blue («IKB»). Quest'ultima sezione raccoglierà i vari esempi di artisti contemporanei che hanno utilizzato per le loro opere questi nuovi pigmenti. (Comunicato stampa Civita)




Pittura Analitica Ieri e Oggi
Primo Marella Gallery - Milano
Primae Noctis Art Gallery - Lugano

Progetto espositivo, a cura di Alberto Fiz, su una delle più importanti esperienze europee attraverso due mostre. La prima sulla Pittura Analitica negli anni Settanta (11 giugno - 13 settembre 2015), mentre la seconda (23 settembre - 26 ottobre 2015), sull'attualità del movimento presentando le opere a partire dal 2000. Una nuova rassegna riepilogativa delle due tappe milanesi sarà allestita alla Primae Noctis Art Gallery di Lugano (26 novembre 2015 - 12 gennaio 2016).

Il progetto rappresenta l'occasione per proporre in maniera esaustiva un'esperienza artistica che riletta, a oltre trent'anni dalla sua nascita, svela una sorprendente vitalità. La rassegna è realizzata con un taglio inedito creando una continuità tra le opere storiche degli anni Settanta e quelle dell'ultimo decennio, a dimostrazione di un rinnovamento nell'ambito di una coerenza linguistica e semantica. La Pittura Analitica costituisce un movimento di rottura in grado di assumere una propria autonomia nei confronti del minimalismo e dell'arte povera, così come nei confronti di una ricerca dichiaratamente espressionista e materica. Una costante ambiguità dialettica dove la linea della pittura viene recuperata nella sua radicalità e autonomia in un contesto dove l'opera d'arte costituisce, in primo luogo, una riflessione sulla propria natura, sulla propria storia e sulle proprie vicissitudini.

La coerenza dottrinale di altri movimenti degli anni Settanta viene messa radicalmente in discussione dalla Pittura Analitica che proprio per le sue caratteristiche intrinseche, assai poco ortodosse, appare oggi una delle esperienze maggiormente influenti rispetto a una contemporaneità fluida e frammentata e non è casuale che abbia avuto ampi riflessi in tutta Europa con particolare riferimento a Germania e Francia. Nell'ambito della rassegna si analizzano i maggiori protagonisti italiani di questo movimento attivi ancora oggi (fatta eccezione per Paolo Cotani scomparso nel 2011). Le rassegne sono accompagnate da un catalogo in italiano e inglese pubblicato da Silvana Editoriale che, accanto al saggio di Alberto Fiz, comprende un'ampia selezione di opere per ciascun artista e le loro riflessioni teoriche.

Artisti presentati: Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Etruscans at Expo Etruscans@Expo
Una "Camera delle Meraviglie" in Statale


Università degli Studi - Milano
termina il 31 ottobre 2015
www.etruscansatexpo.it

Collocata nell'edificio storico dell'Università Statale e allestita dallo studio di architettura Kuma & Associates, Etruscans@Expo è una "Camera delle Meraviglie" ipertecnologica. Etruscans@Expo è un'iniziativa a cura di Giovanna Bagnasco Gianni, nata nell'ambito del CRC "Progetto Tarquinia" e realizzata dal gruppo di Etruscologia del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell'Università degli Studi di Milano, con la collaborazione del gruppo di ricerca in Psicologia Ambientale e dei Dipartimenti di Informatica (Laboratorio di Semiotica Computazionale) e di Mediazione Linguistica e Culturale. Riprodotta a grandezza naturale, la Tomba del Letto Funebre di Tarquinia permette al visitatore di vestire i panni di un esploratore di altri tempi e funge da portale per un viaggio virtuale tra storia e attualità, attraverso l'affascinante cultura degli Etruschi, con l'ausilio di sistemi tecnologici, come realtà aumentata e olografie tridimensionali. L'utilizzo di Google Glass consente l'accesso a contenuti extra digitali che fanno appello a tutti i sensi.

Il percorso offre la possibilità di ammirare gli affreschi riccamente dipinti sulle pareti di altre tre Tombe Dipinte di Tarquinia e, per mezzo dei touchscreen, consente di accedere a informazioni sull'alimentazione e sulle tematiche correlate: ambiente, cura del corpo, costume, società. Non mancano le novità sulla storia e la cultura etrusca, raccolte grazie a un invito esteso a tutti i ricercatori attivi nel mondo, e collegamenti paralleli alle altre iniziative del progetto "La Statale per Expo", di cui Etruscans@Expo fa parte. Un maxischermo sulla parete di fondo della sala riproduce a ciclo continuo una serie di contenuti riguardanti gli Etruschi e i progetti dell'Università degli Studi di Milano per Expo. L'intera esperienza sarà fruibile anche sul web e attraverso un'app dedicata. Tutti i contenuti saranno disponibili in italiano e in inglese, mentre alcuni tra i materiali esposti saranno sottotitolati in 8 lingue diverse.

L'idea di coinvolgere il pubblico internazionale utilizzando i temi di una cultura antica come portale per aprire mondi diversi nasce dall'esperienza del "Progetto Tarquinia", noto a livello internazionale per i fondamentali contributi apportati alle conoscenze sulla civiltà etrusca. Il "Progetto" prende le mosse nel 1982, con l'inizio degli scavi coordinati dall'archeologa Maria Bonghi Jovino sul Pianoro della Civita, che hanno portato alla luce un importante complesso monumentale del VII° secolo a. C. Esteso a tutto il pianoro a partire dal 2012, il progetto abbraccia e contestualizza i siti archeologici nei quali l'ateneo è intervenuto nel corso degli ultimi trent'anni (oltre al 'complesso monumentale', il santuario dell'Ara della Regina, le fortificazioni e il monumento funerario delle Morre), nonché gli scavi pregressi.

Riconosciuto dalla Lega Europea delle Università di Ricerca (LERU) e inserito nel 2014 tra i due "exemplary interdisciplinary research projects" dell'Ateneo - progetti esemplari per quanto riguarda l'integrazione tra discipline diverse - il "Progetto Tarquinia" è stato oggetto di studio e discussione, con un'intera sessione dedicata, durante l'ultima edizione del convegno annuale dell'Archaeological Institute of America. All'interno del progetto, un protocollo di collaborazione tra etruscologi e informatici attivo dal 2004 ha portato alla realizzazione del primo museo virtuale bilingue dedicato agli Etruschi (www.tarchna.it). (Estratto da comunicato ufficio stampa IDN Media Relations - Milano)




Luigi Tolotti: "Trieste > Parigi"
termina il 30 settembre 2015
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra del fotografo Luigi Tolotti, composta da quattordici fotografie. Foto stenopeiche che l'autore, a dispetto della tecnologia più avanzata, realizza senza obiettivo e senza computer: è sufficiente una scatola con un buco, un tempo sufficiente di posa, della pellicola da impressionare e il gusto di inquadrare l'immagine che si vuole riprendere, prendendosi carico di un eventuale fluttuare del soggetto inquadrato. Si ottengono immagini dal sapore antico, un po' sfocate, ovviamente in bianco e nero: forme evanescenti (quasi dei fantasmi provenienti dal mondo reale) che ricordano il fluire del tempo. Si tratta di fotografie dedicate all'uomo e al suo ambiente, senza alcun artificio, senza nessuna voglia di modificare il reale, di celare per abbellire, essenziali già al momento della ripresa.

Non riprendono eventi eccezionali, né catastrofi, ma solo emozioni e sentimenti, su dettagli quotidiani, e proprio perché si soffermano sui piccoli eventi ci parlano in modo immediato del nostro eterno divenire. Queste immagini si definiscono per la loro precisa riconoscibilità, per il deciso understatement: non sono gigantesche, non sono colorate, non sono celebrative, non sono ossequienti, non sono modaiole. Tolotti, in questo modo, con sensibilità e pacata consapevolezza, ha fatto del sentimento di un istante la poetica sostanziale dell'immagine fotografica, perpetuando un attimo intenso, in un luogo pubblico. Se di persistenza della memoria si dovesse parlare, questa avrebbe le sfumature di un velario o di un raggio di luce che attraversa un chiostro attraverso il filtro di tende e imposte, quasi a definire non i contorni di una figura, ma l'insieme dell'intera scena. La serata, presentata dall'architettto Daniela Giacometti, è stata realizzata con il sostegno dell'Associazione Juliet. (Comunicato stampa)




Frida Annarita Serra: "New Old"
termina il 30 agosto 2015
Studio F&C - Milano
www.fcassociati.it

Lo studio legale, che si occupa prevalentemente di diritto tributario d'impresa nazionale e internazionale, mette a disposizione la sua sede per ospitare le opere di Annarita Serra, come dichiara il Dott. F.Fabbiani in un'intervista: "L'arte è entrata a far parte dei nostri spazi operativi grazie alle mostre che vengono qui organizzate. Ritengo che l'arte favorisca e realizzi la comunicazione e l'interazione di pensieri, sentimenti, ideologie e cultura: essere circondati dal "bello", tempera la tensione che il lavoro può indurre, concede distrazioni mentali rigeneranti, consente di comunicare con la nostra clientela in un modo più rilassato e confidenziale. L'arte rappresenta un valore aggiunto e migliorativo del nostro vivere quotidiano." (da un'intervista di Susanne Capolongo)

L'artista sarda di nascita ma milanese d'adozione trae ispirazione dalle icone contemporanee rielaborando materiali riciclati, sovente rifiuti in polipropilene "spiaggiati", per rendere nuova vita a quella materia che in altro modo resterebbe solo un ingombrante rifiuto. Così nascono i ritratti dei personaggi, rappresentazioni iconografiche e status symbol. La maestria compositiva, la raffinata eleganza e l'acuta ironia sono le caratteristiche dell'opera di Annarita Serra ma l'elemento dominante è senza dubbio la volontà di denuncia verso l'umana incuria. (Comunicato stampa Susanne Capolongo)




"Nazionali da Exportazione"
termina il 31 luglio 2015
Ca' di Fra' Arte Contemporanea - Milano
gcomposti@gmail.com

Vincenzo Agnetti, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Mimmo Paladino, Gianni Piacentino. Per ognuno di loro si sono scritti fiumi di inchiostro e, ognuno di loro, ne meriterebbe altrettanti per cogliere ogni sfaccettatura e sfumatura filosofica-artistica. Noi ci limitiamo a proporre un percorso "altro", più difficile per certi versi perché presuppone l'essersi bagnati almeno una volta nel suddetto fiume, ma per altro verso più semplice perché richiede l'unico, semplice uso della personale sensibilità. Torniamo ad usare i nostri occhi e ad ascoltare le domande e le curiosità che pongono e ciò che queste opere suscitano in noi Opere come Fregio - Quando le parallele vanno ad incontrarsi, di Alighiero Boetti, o Dark Amaranth propeller wing with initialed, di Gianni Piacentino, o ancora Senza altri che i miei, di P.P. Calzolari, meritano di essere assaporate, vissute, comprese attraverso la propria personalità, aldilà ed oltre i filtri critici e, in ultima analisi, anche oltre l'artista stesso. Arriva un punto nel quale finiscono le parole e parlano le opere... (Estratto da presentazione di Manuela Composti)




Guardando all'URSS
Realismo socialista in Italia dal mito al mercato


Fruttiere Palazzo Te - Mantova
termina lo 04 ottobre 2015

Da una idea di Arturo Calzona, un progetto espositivo sulle relazioni, gli scambi, gli sguardi e i "fuochi incrociati" tra arte italiana del secondo dopoguerra e arte sovietica del realismo socialista, riflettendo su affinità elettive e divergenze culturali e linguistiche, in una mostra di grande respiro internazionale e ricca di documenti, video e fotografie, manifesti e libri, poco o per nulla conosciuti al pubblico. La mostra riconduce il visitatore agli anni della frontale contrapposizione politica tra comunisti e democristiani, quelli di don Camillo e Peppone, di Dio ti vede e Stalin no. Agli anni in cui per metà degli italiani l'URSS era il mito, il paradiso della giustizia sociale e il demonio per l'altra metà. Gli anni in cui grandi intellettuali italiani (Levi, Calvino, Moravia tra i tanti) compivano il loro pellegrinaggio laico a Mosca. Gli anni in cui lunghe code si formavano all'Hermitage per ammirare Guttuso.

Lo fa in modo del tutto originale: al centro di questa proposta è infatti la riflessione sull'immagine mitica dell'URSS nell'Italia del secondo dopoguerra e sul ruolo assunto dall'iconografia realista nella sua diffusione e veicolazione. Due gli ambiti scelti dal progetto per uesta vicenda ancora inedita e affascinante: da un lato l'iniziativa del Premio Suzzara, voluto da Dino Villani e dal sindaco comunista Tebe Mignoni con Cesare Zavattini e destinato, dal 1948 per quasi trent'anni, a far riflettere sul linguaggio realista e sul tema del lavoro. Gli artisti partecipanti e premiati (da Guttuso a Zigaina, da Gorni a Borgonzoni, da Mucchi a Pizzinato, da Fabbri a Sughi, solo per fare alcuni nomi) introducono il tema del ruolo dell'arte figurativa nella politica culturale del PCI.

Una seconda sezione della mostra si propone di ricostruire l'immagine dell'URSS in Italia nel secondo dopoguerra, con uno sguardo particolare rivolto alla ricostruzione delle opere e degli artisti proposti nei Padiglioni sovietici alle Biennali veneziane nel 1934 e dal 1956 agli anni Settanta. Grazie ai prestiti della Galleria Tret'jakov, in mostra saranno presenti opere di Nikolaj Andreev, Aleksandr Dejneka, Sergej Gerasimov, Vera Muchina, Pëtr Koncalovskij, Grigor'evic Nisskij, Viktor Popkov.

"Parlare del mito dell'URSS in Italia nel secondo dopoguerra significa sollevare il coperchio su un mondo complesso nei linguaggi e nei significati, impossibile da risolvere in una mostra e in una pubblicazione, ma al quale, finalmente e senza falsi miti o negazioni, si vuole guardare - puntualizza Vanja Strukelj, curatrice della mostra mantovana con Ilaria Bignotti e Francesca Zanella. "Innanzitutto abbiamo cercato di restringere il campo della nostra ricerca a un territorio rigorosamente storico artistico, focalizzando l'attenzione sulla ricezione del realismo socialista sovietico in Italia, inquadrandolo in un contesto di scambi e rapporti culturali. In questo quadro d'insieme un aspetto che è emerso in tutta la sua complessità è quello del viaggio in URSS e dei resoconti di viaggio, che nel corso degli anni Cinquanta costruiscono un'immagine mitica e allo stesso tempo fortemente stereotipata di luoghi, contesti sociali, linguistici, culturali...

Ci siamo chiesti: che cosa avevano visto gli artisti italiani nei loro viaggi in Unione Sovietica? Chi avevano incontrato, di cosa avevano dialogato, cosa avevano portato di sè, cosa avevano ritrovato? Abbiamo provato a rispondere attraverso il metodo del confronto interdisciplinare, con lo spoglio di archivi, la visione di film d'epoca, la rilettura di racconti e di resoconti di viaggio, guardando a manifesti, cartoline, sfogliando i rotocalchi. Poi il fenomeno collezionistico, qui documentato da prestiti privati: testimonianza di una cultura d'immagine, di una retorica visiva, di una modalità di racconto della realtà sovietica che rivela forti persistenze, un linguaggio fortemente codificato che viene riproposto, tra copie e riedizioni, per tutti gli anni Ottanta.

L'altro fronte su cui abbiamo lavorato è quello delle esposizioni: ripercorrendo le sale dei Premi suzzaresi e delle Biennali veneziane, certi del confronto fertile tra una manifestazione solo apparentemente di periferia e l'altra ufficiale e internazionalmente riconosciuta. Abbiamo lavorato alla ricerca di un filo rosso che si dipana e si ritrova nella consapevolezza che parlare di realismo socialista in Italia, dalla nostra prospettiva, significa rileggere la nostra cultura e anche metterla un po' in crisi. Ma non è forse questo il compito di una mostra e di una pubblicazione che vogliano dare un vero contributo all'oggi?".

La mostra è organizzata dal Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te. Per la realizzazione della mostra e del catalogo edito da Skira, le curatrici Ilaria Bignotti, Vanja Strukelj e Francesca Zanella sono state affiancate da ricercatori, dell'Università di Parma e di altri istituti di ricerca, esperti in differenti discipline. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Serodine nel Ticino
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst - Rancate (Mendrisio - Canton Ticino, Svizzera)
termina lo 06 settembre 2015
www.studioesseci.net

Il Canton Ticino è il luogo dove si conserva il maggior numero di opere di Giovanni Serodine, uno dei massimi artisti del Seicento europeo, morto intorno ai trent'anni, a Roma il 21 dicembre 1630. Di lui sono sopravvissuti soltanto una quindicina di dipinti: e le terre ticinesi hanno la fortuna di possederne, in sostanza, la metà. Dopo la morte di Serodine, alcuni quadri raggiungono il Canton Ticino per l'impegno dei famigliari, che spesso ricorrono come modelli nelle opere dell'artista. La parrocchiale di Ascona conserva, tra l'altro, l'ultimo dipinto di Serodine: l'Incoronazione della Vergine. Lo spostamento di questo capolavoro a Rancate, in concomitanza con i restauri della chiesa di Ascona, è all'origine dell'occasione espositiva nella Pinacoteca che ospita nelle sue collezioni, in permanenza, ben tre opere del pittore. Appartenente ad una famiglia di Ascona, trasferita a Roma già alla fine del Cinquecento, Giovanni si forma accanto al fratello maggiore Battista, scultore e stuccatore.

In poco tempo fa sua - senza i compromessi allora già correnti - la rivoluzione del Caravaggio, comprendendone persino la parte più ardua: la carica morale, non limitata alla semplice riproduzione della realtà o al perseguimento di inediti effetti di luce. All'artista ticinese, che risulta anche scultore e architetto, toccano occasioni lavorative di rilievo: dalle pale per San Lorenzo fuori le mura, San Pietro in Montorio e San Salvatore in Lauro ai quadri da stanza per il marchese Asdrubale Mattei. Tuttavia la critica del tempo non è tenera nei confronti di Giovanni, "assai bizzarro e fantastico, con poco disegno e con manco decoro"; di qui un precoce oblio. Bisognerà aspettare Roberto Longhi, il maggiore storico dell'arte del Novecento, perché il pittore conquisti il posto che gli spetta nel diagramma dell'arte italiana.

Non sono mancate, anche in tempi molto recenti e persino alla stessa Pinacoteca Züst, esposizioni dedicate a Giovanni Serodine, in cui si è affrontata la sua breve vicenda, calandola nel contesto romano che ha visto nascere i suoi capolavori, o esplorando possibili ampliamenti del suo ridottissimo catalogo. L'iniziativa del 2015, accompagnata da un volume con una nuova campagna fotografica di Roberto Pellegrini e da un allestimento dell'architetto Stefano Boeri (che per la prima volta si cimenta in una mostra d'arte antica) con la grafica e l'immagine coordinata di Francesco Dondina, è volta a una presentazione, piana ed elementare, del percorso del naturalista Giovanni Serodine, così da raccontare - attingendo unicamente alle opere ticinesi - la brevissima e bruciante parabola di un artista, eroicamente fedele al Caravaggio, con ben pochi confronti nel panorama europeo del suo tempo, tra Velázquez e Rembrandt. (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Daniela Caciagli - acrilico e olio su tela cm.60x60 Daniela Caciagli: ARTinCLUB 3
termina il 30 settembre 2015
Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini - Lido di Camaiore (Lucca)
www.clubipini.com/artinclub3

Mostra di pittura organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio. In esposizione una serie di recenti dipinti dell'artista Daniela Caciagli. L'iniziativa ARTinCLUB, giunta alla terza edizione, nasce con l'intento di offrire al pubblico una proposta culturale che coniughi l'arte contemporanea con la raffinata atmosfera della villa in stile Liberty, fatta costruire dal pittore e ceramista Galileo Chini agli inizi del '900 per crearvi la propria dimora nei periodi di vacanza. Completamente ristrutturata lasciando inalterato il fascino originario, la Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini accoglie ancora oggi numerose opere di Chini - dipinti, affreschi e oggetti d'arredamento - perfettamente conservate. La mostra è corredata di catalogo con testo critico di Chiara Di Cesare.

Daniela Caciagli (Bibbona - Livorno, 1962) ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo, con numerose personali e collettive in Italia e all'estero. Nei suoi dipinti ad acrilico e olio su tela, l'artista crea immaginifiche associazioni di frammenti di vita quotidiana, sfumando i riferimenti spazio-temporali. Vibrante è l'uso dei cromatismi: il colore è l'autentico generatore della forma, la modella e la controlla per sviluppare una non banale riflessione sul destino, imperscrutabile, che contraddistingue ogni essere umano.




Possessing Nature
Padiglione del Messico alla 56. Esposizione Internazionale d'Arte - la Biennale di Venezia


termina il 22 novembre 2015
Arsenale - Venezia

L'Istituto Nazionale di Belle Arti, Inba, presenta Possessing Nature degli artisti Tania Candiani e Luis Felipe Ortega, a cura di Karla Jasso, progetto selezionato per la coerenza concettuale, la risoluzione tecnica e la forza estetica a rappresentare il Messico alla 56.Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Possessing Nature si fonda sull'idea di giustapposizione fra Venezia e il Messico, "territori anfibi" che condividono la stessa origine e lo stesso legame con l'acqua, sebbene abbiano intrapreso cammini radicalmente differenti che ne hanno allontanato irrimediabilmente i destini. In linea di principio, l'immagine di una città fondata sull'acqua appartiene al regno del desiderio, della fantasia e dell'incanto.

Così Venezia, antica Repubblica Marinara, da sempre "sposa del mare", è stata costruita abbracciando la laguna secondo un impianto urbanistico di calli, callette, rii e canali, che le hanno permesso di mantenere la sua relazione con l'acqua e l'hanno resa la città del mare per eccellenza, la più romantica del mondo. Al contrario il Messico, insistendo e forzando l'espansione territoriale tramite sistemi di drenaggio, soprattutto in epoca coloniale, ha prosciugato laghi e fiumi per fondare città: il paesaggio messicano è stato stravolto, completamente distrutto dalla bramosia dell'impero spagnolo che ne ha inaridito la ricchezza idrica. Ancora oggi, più di quattrocento anni dopo, il Messico continua costantemente a controllare il sistema idraulico, nella pretesa di costruire "il migliore del mondo".

Qual è il rapporto tra il potere politico, la sovranità, l'economia e la forza sociale in questi due scenari in cui passato e presente si incontrano nello stesso viaggio? Si tratta di memoria liquida, l'utopia della colonizzazione, la sovranità e le logiche di una catastrofe nel presente. Seguendo le calli e i canali di Venezia è stato elaborato un disegno, una traccia, un percorso che collega le sedi del Padiglione messicano nelle ultime Biennali, una linea che, toccando alcuni palazzi storici, luoghi del potere nobiliare, mercantile, religioso per approdare all'Arsenale, rivela la relazione tra aspetto urbano, architettura, acqua e storia del potere dell'Occidente. I due artisti utilizzano linguaggi diversi: mentre la ricerca di Candiani riguarda per lo più la voce con le sue potenzialità narrative, linguistiche e musicali, Ortega lavora sull'immagine in movimento e lo scorrere del tempo, focalizzandosi sulla materia, sulla scultura e sullo spazio. (Comunicato Ufficio stampa Maria Bonmassar)




Carlo Vannini - Villaggio Asproni Cupi fantasmi di una vita perduta - Carlo Vannini - Villaggio Asproni - 2 Villaggio Asproni - Carlo Vannini - dalla mostra Cupi fantasmi di una vita perduta Carlo Vannini
Cupi fantasmi di una vita perduta


termina il 27 novembre 2015
BFMR & Partners Dottori Commercialisti - Reggio Emilia

Curata da Sandro Parmiggiani, la mostra presenta la nuova produzione del fotografo reggiano, dedicata ai villaggi, alle tonnare e ai complessi industriali abbandonati della Sardegna meridionale. Una cinquantina di fotografie di medie dimensioni, realizzate nel 2014 attraverso l'utilizzo di una tecnica personale. L'autore, infatti, procede alla de-saturazione dell'immagine, intervenendo successivamente solo su alcuni canali per ridare colore e modificare le tinte. Affermato nel campo dell'immagine pubblicitaria e della riproduzione di opere d'arte, Vannini lavora da alcuni anni anche nell'ambito della fotografia artistica, con progetti legati alle sculture della Cattedrale di Reggio Emilia e alle collezioni dei Musei Civici.

Come scrive il curatore, «Vannini coglie - secondo le antiche leggi della fotografia - l'arresto del tempo: restano, sui muri, le tracce del passaggio dell'uomo, ma la sua presenza fisica si è ormai dissolta. Eppure questi cupi fantasmi di architetture e geometrie, questi ritmici squarci di porte e di finestre, queste luci che accecano e queste ombre impenetrabili, non chiedono l'oblio, non sollecitano l'intervento di una mano pietosa che, cancellandole, ponga fine al degrado e alla solitudine, ma suscitano il desiderio di una conservazione e di un ritorno alla vita, che, nella vegetazione rigogliosa che continua a crescere e s'insinua dentro di loro, si esprime con la forza di ciò che è perenne».

Carlo Vannini é il fotografo di tutti gli oggetti che fanno cultura: opere d'arte, reperti archeologici, restauri, strutture architettoniche, scorci urbanistici, ma anche manufatti senza nobiltà, abitati da un forte senso della storia. Nasce a Reggio Emilia nel 1956, dove uno zio pittore e il padre decoratore lo avviano alla confidenza con i materiali artistici. Dopo una breve esperienza amatoriale, matura una forte passione per la riproduzione professionale di opere d'arte, che lo accompagna in coinvolgenti avventure di documentazione del restauro, con la progressiva acquisizione di tecniche fotografiche, quali ultravioletti, infrarossi, luce radente, luce trasmessa e luce a specchio. Dal 1983 realizza illustrazioni per cataloghi e fotografie pubblicitarie still life ed é riconosciuto come uno dei maggiori fotografi d'arte in Italia. Le sue fotografie sono esposte nell'ambito di diverse mostre. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opera di Jacob Hashimoto Jacob Hashimoto
termina il 12 settembre 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Una importante personale che affiancherà alle già note opere a parete, lavori inediti site-specific in cui l'artista si cimenterà con materiali del tutto nuovi e inconsueti. Hashimoto, affascinato dalle correlazioni tra spazio, tempo e dinamiche astrali legate ai pianeti e alle costellazioni, dà vita alla sua nuova ricerca proprio negli ampi spazi di Studio la Città, proponendo installazioni interattive in grado di coinvolgere il pubblico a 360°. Presenti in mostra anche una nuova serie dei suoi più tradizionali "aquiloni" in cui, ancora una volta, l'artista esprime tridimensionalmente il suo profondo legame con la natura, qui riproposta in una sorta di paesaggio astratto, in bilico tra il reale e l'artificiale.

Come scrive il curatore Luca Massimo Barbero in un suo testo del 2010: "Nella sua dialettica complementare del vuoto e del pieno, Hashimoto intende quindi scoprire "cosa fa sentire la natura come natura": la sua profonda sintonia con la dimensione tecnologica tende proprio a recuperare questo dare forma allo spazio che si pone come una natura dai ritmi diversi e dalle forme determinate dalla propria artificialità. Ecco allora la dialettica tra unità e frammento, il tutto costituito di infinite parti accostate e moltiplicate senza soluzione di continuità: una ossessione di accumulo che è prima di tutto ritmo, vitale e continuo, di una formatività inesausta, di una esplorazione dei confini stessi dell'immagine.

E in questa ossessione, la relazione positiva, di continuità e ripensamento continuo, rispetto al passato, proprio e altrui. Dai grandi maestri delle avanguardie come Marcel Duchamp e Kazimir Maleevich, alla liberazione immaginifica di Alexander Calder, ai paesaggi interiori di Mark Rothko, ai bianchi vibranti di Robert Ryman e Agnes Martin, sino alle suggestioni di Richard Hamilton e Fred Sandback, tutto confluisce nei paesaggi della visione di Hashimoto. Per creare una natura che non sia copia dell'identico e dischiuderci così, sempre più illimitati eppure sensibilizzati, questi cieli d'artificio e luce, sino a fare della realtà tutta "una specie di gigantesco dipinto color-field".

La produzione artistica di Jacob Hashimoto (Greeley - Colorado, 1973) si basa sulla sua eredità giapponese: l'artista crea strutture tridimensionali di luce, come arazzi costituiti da migliaia di aquiloni in carta di bambù sospesi nello spazio con fili di nylon. Tra le sue principali mostre personali sono da ricordare: Armada (2012) presso Studio la Città di Verona, Gas Giant alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia in occasione della 55° Biennale d'Arte di Venezia (2013) e al MOCA Pacific Design Center (2014), Skyfarm Fortress (2014) presso la Mary Boone Gallery di New York. Le opere di Jacob Hashimoto sono parte di importanti collezioni private e pubbliche di tutto il mondo.




Fotografia Futurista
termina lo 01 novembre 2015
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

Oltre cento fotografie originali provenienti da collezioni private e da fondi storici nazionali come i Fratelli Alinari, il Museo del Cinema e di Fotografia di Torino, il Museo Archivio di fotografia Storica di Roma e gli archivi del Mart di Trento e Rovereto. Attraverso l'arco di mezzo secolo, il modo in cui i futuristi si sono impossessati del linguaggio fotografico per fissare l'invisibile della pulsione vitale e per trascrivere la realtà come creazione e divenire. Articolata in quattro sezioni, dalla distruzione della mimesi come illusione naturalista, alle ricerche innovatrici degli anni Venti-Trenta, la mostra a cura di Giovanni Lista comprende il fotodinamismo formalizzato dei fratelli Bragaglia, gli autoritratti di Depero, i fotomontaggi di Tato, fino alle foto-perfomance, in sintonia con le migliori avanguardie europee.

La prima sezione documenta le direzioni intraprese all'inizio del XX secolo dalla fotografia per distruggere l'illusione di una mimesi naturalista e autorivelarsi come immagine artificiale, non più riflesso della realtà ma costruita in studio: la cosiddetta «foto spiritica» che spesso era volutamente ludica e ironica cioè scopertamente proposta come gioco; l'immagine doppia o sdoppiata; la ricerca di una scansione formale attraverso cui la realtà funzionale tende a diventare solo ritmo astratto di luce o di linee; il ritratto multiplo, effettuato con la camera a specchi: il fotomontaggio, con fini fantastici, umoristici o ludici, in cui Boccioni intravede subito una immagine della molteplicità ontologica e pirandelliana dell'essere. All'invenzione del «fotodinamismo», o fotografia del movimento come energia in atto ad opera dei fratelli Anton Giulio e Arturo Bragaglia è dedicata la seconda sezione, come uno dei contributi più significativi del Futurismo alla Storia della fotografia.

Esplorando la capacità fotografica di fissare un gesto repentino in termini di energia pura che trascende la massa corporea, i fratelli intuiscono la possibilità di coglierne solo la scia luminosa che interpretano come verifica di una realtà spirituale, come manifestazione della forza vitale che abita la materia. Il fotoritratto che i futuristi hanno usato come veicolo di comunicazione ma anche come possibilità di restituire l'immagine emblematica di se stessi come artisti d'avanguardia è il tema del terzo approfondimento. Compensando la registrazione passiva della realtà da parte dello strumento fotografico, hanno inventato la foto-performance in cui l'artista consegna all'obbiettivo un'immagine autoironica di sé come figura istrionica e clownesca.

La quarta sezione è dedicata alle ricerche degli anni Venti e Trenta in cui i futuristi, in totale sintonia con le migliori avanguardie europee e ponendosi come corpo estraneo alla cosiddetta «cultura fascista», hanno praticato il fotomontaggio, il foto-collage, la composizione d'oggetti, i giochi di luci o di specchi, il teatrino d'ombre, le simbologie magiche, misteriose o allusive delle cose sorprese in chiave di natura morta, la metafora dei valori luminosi, la posa in costume come paradosso allegorico, sguardi che si pongono al di fuori dell'iconografia del regime. Accompagna la mostra il catalogo Fotografia futurista a cura di Giovanni Lista e pubblicato da Carla Sozzani Editore, che raccoglie le testimonianze della ricerca fotografica futurista e dei suoi nuovi codici visivi.

In mostra, le foto scelte tra trentun autori dai primi del novecento fino alla fine degli anni Quaranta: Vittorio Alinari (Firenze,1859/Livorno, 1932); Mario Bellusi (Ferrara,1893/Roma,1955); Francesco Benvenuti (Firenze,1863/Viareggio, 1919); Italo Bertoglio (Torino,1871/1963), Piero Luigi Boccardi (Intra, 1890/Torino, 1971); Umberto Boccioni (Reggio di Calabria,1882/Verona, 1916); Gustavo Ettore Bonaventura (Verona,1882/Roma, 1966); Anton Giulio Bragaglia (Frosinone, 1890/Roma, 1962) e Arturo Bragaglia (Frosinone, 1893/Roma, 1962); Mario Castagneri (Alessandria,1892/ Milano, 1940); Gianni Croce (Lodi, 1896/Piacenza, 1981); Tito D'Alessandri (Roma,1864/1942); Ferruccio Antonio Demanins (Trieste,1903/1944); Fortunato Depero (Fondo, 1892/Rovereto, 1960); Mario Gabinio (Torino, 1871/1938); Maggiorino Gramaglia (Torino, 1895/1971); Giovanni Giuseppe Guarnieri (Locorotondo, 1892/Mendoza, 1976); Emanuele Lomiry (Ancona, 1902/Roma, 1988); Elio Luxardo (Sorocaba, 1908/Milano,1969); Carlo Maiorana; Filippo Masoero (Milano, 1894/Roma, 1969); Bruno Munari (Badia, 1907/ Milano, 1998); Francesco Negri (Tromello in Nomellina, 1841/Casale Monferrato, 1924); Mario Nunes Vais (Firenze 1856/1932); Ivo Pacetti (Figline 1901/Albissola, 1970); Giulio Parisio (Napoli, 1891/1967); Enrico Pedrotti (Trento, 1905/Bolzano, 1965); Guido Pellegrini (Milano, 1886/1955); Tato alias Guglielmo Sansoni (Bologna, 1896/Roma, 1974); Thayaht alias Ernesto Michahelles (Firenze, 1893/Marina di Pietrasanta, 1959; Enrico Unterveger (Trento, 1876/1959); Wanda Wulz (Trieste, 1903/1984).




Federico Patellani
Professione fotoreporter


Un racconto dell'Italia che rinasce dopo la guerra
Il Nord e il Sud, Miss Italia e il cinema, scrittori artisti e poeti


23 aprile - 13 settembre 2015
Palazzo Madama - Torino

Federico Patellani (Monza 1911 - Milano 1977) è stato il primo fotogiornalista italiano e uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo, la cui produzione - realizzata nella quasi totalità per i giornali - è oggi conservata presso il Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo. Da questo materiale sono state selezionate circa 90 fotografie in bianco e nero, individuando le immagini che meglio rappresentano le tappe fondamentali della carriera di Patellani dalla fine della Seconda guerra mondiale alla metà degli anni Sessanta, quando il fotografo si dedicò soprattutto alla fotografia di viaggio. L'esposizione, a cura di Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, rientra nel programma Neorealismo. Cinema, Fotografia, Letteratura, Musica, Teatro. Lo splendore del vero nell'Italia del dopoguerra 1945-1968, un progetto del Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Il percorso espositivo è suddiviso in cinque sezioni che rappresentano le tematiche più importanti della sua produzione: la distruzione delle città italiane alla fine della Seconda guerra mondiale, la ricostruzione e la ripresa economica, il Sud dell'Italia e la Sardegna, la nascita dei concorsi di bellezza e la ripresa del cinema italiano, i ritratti degli artisti e degli intellettuali. Patellani riunisce in sé la figura di giornalista e di fotografo. Si avvicina alla fotografia dopo la laurea in Legge. Nel 1939 collabora con "il Tempo" di Alberto Mondadori, settimanale che si rifaceva all'esperienza di "Life" adattandola alla realtà italiana, che allora costituiva un luogo di incontro di letterati e intellettuali fra cui Carlo Emilio Gadda ed Eugenio Montale.

Nel 1946 parte per un viaggio nel Sud - che ripeterà per diversi anni - con gli architetti Lina Bo e Giuseppe Pagani, verso le "gravissime rovine causate dalla disperazione tedesca e dalla lentezza alleata nella fase conclusiva della battaglia per la liberazione di Roma", come scriverà nel 1977. Realizza importanti reportage in varie zone d'Italia, fra cui Puglia e Sardegna, sede del famoso lavoro sui minatori di Carbonia, realizzato nel 1950. Federico Patellani racconta un'Italia che cerca di dimenticare il passato recente e di ritrovare le proprie radici, di costruire un senso di appartenenza e una capacità di partecipare alla vita civile in un Paese che sta cambiando pelle, da contadino sta diventando industriale. Oltre alla cronaca, con uguale curiosità si dedica al costume, celebri le sue fotografie sui concorsi di bellezza, scorciatoia di emancipazione e di speranza per molte giovani donne che desideravano lasciarsi alle spalle le miserie della guerra.

Cresciuto alla scuola del cinema (già nel 1941 aveva lavorato con Mario Soldati per il film Piccolo Mondo Antico), Patellani è amico di Carlo Ponti, Mario Soldati, Dino De Laurentiis, Alberto Lattuada e con loro stabilisce un sodalizio professionale che lo rende testimone privilegiato sul set di molti film girati in Italia. Ritrae così tutti i più importanti attori e registi, da Totò a Sofia Loren, da Ingrid Bergman a Gina Lollobrigida, da Silvana Mangano a Elsa Martinelli, da Anna Magnani a Giulietta Masina, da Fellini e Visconti a De Sica. Parallelamente frequenta artisti e letterati, salotti mondani e studi di pittori (Thomas Mann, Carlo Carrà, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Ardengo Soffici, Filippo de Pisis).

Le sue fotografie sono ancora oggi incredibilmente attuali perché prive di retorica; appare evidente come nel suo lavoro egli sia mosso da un sincero interesse documentario, gli stia a cuore solo la possibilità di documentare la realtà in modo sincero. Il suo lavoro conserva un incredibile sguardo attuale e testimonia, a posteriori, gli sforzi compiuti dagli italiani per la costruzione di un'identità comune, fatta di molti intrecci, di sfumature culturali e di costume. (Comunicato Ufficio stampa Museo di Fotografia Contemporanea)




Antony Gormley - Critical Mass Antony Gormley: Human
termina il 27 settembre 2015
Forte di Belvedere - Firenze

La mostra di Antony Gormley (Londra, 1950), uno dei più apprezzati scultori viventi, curata da Sergio Risaliti e Arabella Natalini, vede riunite più di cento opere nelle sale interne della palazzina, sui bastioni, sulle scalinate e le terrazze, occupando ogni lato della fortezza cinquecentesca con le sue straordinarie viste sulla città e le colline circostanti. Tra le opere in mostra l'importante installazione Critical Mass, un "anti-monumento che evoca tutte le vittime del XX secolo". L'opera fu ideata originariamente nel 1995, per un vecchio deposito di trama Vienna, per "attivare l'intero edificio e farne un punto di riflessione su un momento buio della storia della Germania".

Le figure più naturalistiche di Critical Mass, derivate da modelli presi direttamente dal corpo dell'artista, sono in dialogo con le recenti opere conosciute come Blockworks, che restituiscono l'anatomia umana attraverso volumi architettonici mentre ogni scultura è posizionata per entrare in risonanza con la struttura del Forte. Come afferma l'artista: "Il Forte è un esemplare straordinario di trasformazione: una collina naturale trasformata in manufatto da Ferdinando de' Medici. Per lungo tempo è stato associato all'arte contemporanea, spesso usato come contesto monumentale per opere monumentali. Piuttosto che inserire altre opere il cui intento è di misurarsi con la spazialità del luogo, ho scelto di esporre opere a misura d'uomo che permettano alla forma e alla sostanza di questa notevole costruzione di esprimersi...".

La grande esposizione che vede la ridefinizione della figura umana, trova la sua collocazione "naturale" a Firenze, città nella quale, tra Quattrocento e Cinquecento, artisti come Donatello, Michelangelo, Bandinelli e Cellini si sono dedicati allo studio della rappresentazione dell'uomo "ideale" in rapporto all'architettura. Antony Gormley è ampiamente acclamato per le sue sculture, installazioni e opere d'arte pubblica. Il suo lavoro ha sviluppato il potenziale aperto dalla scultura a partire dagli anni sessanta del secolo scorso attraverso un impegno critico sia con il proprio corpo che con quello degli altri affrontando questioni fondamentali relative alla posizione degli esseri umani in rapporto con la natura e il cosmo. Gormley cerca continuamente di identificare lo spazio dell'arte come luogo del divenire in cui possono nascere nuovi comportamenti, pensieri e sentimenti.

I lavori di Gormley sono stati ampiamente esposti in tutto il Regno Unito e a livello internazionale con mostre: Zentrum Paul Klee, Berna (2014); Deichtorhallen, Hamburg (2012); Kunsthaus Bregenz, Austria (2010); Malmö Konsthall, Svezia (1993) e Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Danimarca (1989). Ha inoltre partecipato a importanti mostre collettive come la Biennale di Venezia (1982 e 1986) e Documenta 8, Kassel, Germania (1987). Opere pubbliche permanenti includono l'Angel of the North (Gateshead, Inghilterra), Another Place (Crosby Beach, Inghilterra), Dentro Australia (Lake Ballard, Western Australia) e Exposure (Lelystad, Olanda). Gormley è stato insignito del Turner Prize nel 1994, il South Bank Prize for Visual Art nel 1999, la Bernhard Heiliger Premio per la Scultura nel 2007, il Premio Obayashi nel 2012 e il Praemium Imperiale nel 2013. (Estratto da comunicato stampa Silvia Pichini - Responsabile comunicazione Galleria Continua)




Aikaterini Gegisian - A Small Guide to the Invisible Seas - Collage on paper 28.5x22cm 2015 - © Aikaterini Gegisian - Courtesy Kalfayan Galleries, Athens-Thessaloniki 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Isola di San Lazzaro degli Armeni - Venezia

In quest'anno simbolico, 2015, il Padiglione dell'Armenia, a cura di Adelina Cüberyan v. Fürstenberg, partecipante alla 56. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, è dedicato agli artisti della diaspora armena.

Presentazione rassegna




Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël
termina il 13 settembre 2015
Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)

Dal Musée d'Orsay di Parigi, grazie a un rapporto di collaborazione con la Magnani Rocca, arriva per la prima volta in Italia l'opera di Renoir La Seine à Champrosay: è l'occasione per un inedito percorso sulla figura di Luigi Magnani appassionato collezionista, tra i tanti interessi, anche di pittura di paesaggio. Lo splendido dipinto, realizzato en plein air nel 1876, viene esposto in un rinnovato allestimento al primo piano della Villa dei Capolavori insieme a Falaises à Pourville di Monet, Paysage de Cagnes e Les Poissons di Renoir, della collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca.

Nella stessa sala il pubblico può ammirare anche due opere di Matisse, tra cui Odalisque sur la terrasse, mai esposta in precedenza e restaurata per l'occasione, dove il fascino per l'Oriente viene unito all'incanto dei colori della Costa Azzurra. Il percorso prosegue con cinque acquerelli e un olio su tela di Cézanne - fra i quali due splendidi paesaggi della Provenza - tra le pochissime opere del maestro francese conservate nel nostro Paese. L'intensa, raffinata esposizione si conclude con un omaggio a Nicolas de Staël.». (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Enea Bolzoni Enea Bolzoni - Energia per la vita Energia per la vita
Enea Bolzoni - retrospettiva


termina il 30 settembre 2015
Spazio Arte Unipolsai - Varese
www.eneabolzoni.it

Potrebbe sembrare strano titolare una mostra retrospettiva Energia per la vita, ma, si sa, per l'Arte nulla è impossibile. Anzi. Visionarietà. Lungimiranza. Preveggenza quasi profetica. Quando Enea Bolzoni, prima di essere improvvisamente travolto da un male incurabile, creava nella sua ispirazione più alta le opere dedicate all'Evoluzione, non poteva immaginare che tale argomento sarebbe diventato il fulcro del grande evento internazionale Expo Milano 2015. Durante gli anni (1995-2014) di un intenso affascinante lavoro di ricerca formale e di pensiero, l'artista stesso chiariva la sua idea sulla "...dottrina dell'evoluzione, per la quale si passa dal semplice al complesso, dall'indeterminato al determinato...".

Da qui scaturisce l'esposizione attuale che parla di vita, di nascita e di rinascita nello scorrere infinito della temporalità cosmica, attraverso materia e colore di una sessantina di opere esposte. La mostra giunge dopo il successo dell'ultima grande antologica di Bolzoni nel 2014 al Chiostro di Voltorre. Fabrizia Buzio Negri, il critico d'arte che presenterà l'evento espositivo, così scriveva: "Pittore per interiore esigenza, Enea Bolzoni fa rinascere ogni soggetto in assemblaggi di natura vegetale e minerale, che si animano in un'atmosfera magica e inquietante, in un dialogo intimo con il colore che emerge tra screziature, accumuli, dissolvenze. La trama cromatica sostiene la percezione di un divenire lirico di Ere lontanissime o futuribili, dove tutto si modifica in evoluzioni di naturalità."




Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël
termina il 13 settembre 2015
Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)

Dal Musée d'Orsay di Parigi, grazie a un rapporto di collaborazione con la Magnani Rocca, arriva per la prima volta in Italia l'opera di Renoir La Seine à Champrosay: è l'occasione per un inedito percorso sulla figura di Luigi Magnani appassionato collezionista, tra i tanti interessi, anche di pittura di paesaggio. Lo splendido dipinto, realizzato en plein air nel 1876, viene esposto in un rinnovato allestimento al primo piano della Villa dei Capolavori insieme a Falaises à Pourville di Monet, Paysage de Cagnes e Les Poissons di Renoir, della collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca.

Nella stessa sala il pubblico può ammirare anche due opere di Matisse, tra cui Odalisque sur la terrasse, mai esposta in precedenza e restaurata per l'occasione, dove il fascino per l'Oriente viene unito all'incanto dei colori della Costa Azzurra. Il percorso prosegue con cinque acquerelli e un olio su tela di Cézanne - fra i quali due splendidi paesaggi della Provenza - tra le pochissime opere del maestro francese conservate nel nostro Paese. L'intensa, raffinata, esposizione si conclude con un omaggio a Nicolas de Staël.». (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Le Isole incantate.
Il Grand Tour e la pittura di veduta nei Domini Borromeo: da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton


termina il 25 ottobre 2015
Palazzo dei Principi all'Isola Bella (Lago Maggiore)

La mostra curata da Alessandro Morandotti con la collaborazione di Fenisia Cennamo, Veronica Drago ed Elisabetta Silvello, è stata anche occasione per un importante intervento di restauro voluto dai Principi. Ne è stato oggetto il gruppo di Delizie, ovvero di vedute settecentesche dei Domini Borromeo di mano di Francesco Zuccarelli. Il restauro, da poco concluso, ha restituito la primitiva leggerezza alle sette tele del maestro, opere dove l'attenzione documentaria si coniuga mirabilmente con l'allegoria, secondo il gusto dell'epoca. Per la mostra il curatore ha scelto di presentare esclusivamente quelle che raffigurano i Domini Borromeo sul Lago Maggiore, in coerenza con il tema dell'esposizione.

A coniare la definizione di "Isola Incantata", riferendosi all'Isola Bella, fu Gilbert Burnet (1643-1715), un pastore anglicano che visitò l'Italia con un occhio molto critico nei confronti della censura ecclesiastica e delle forme di governo assolutista di molti stati italiani. Burnet fu uno dei primi viaggiatori a passare dall'Isola Bella, nel 1686, inaugurando idealmente la stagione delle immancabili tappe sul Lago Maggiore dei viaggiatori europei del Grand Tour. Un giudizio per certi versi premonitore, il suo, dato che il cantiere che trasformò alcuni scogli affioranti in quella meraviglia che è l'Isola Bella, era ancora all'inizio ma: "when all is finished, this place will look like an Inchanted Island", egli preconizzò.

Da allora e sino ai tempi moderni, lo stuolo dei viaggiatori, e con essi, degli artisti che scesero ad ammirare l'Isola Bella e i Domini dei Principi Borromeo sul Lago Maggiore, è diventato ininterrotto, creando la fama di cui le Isole Borromee godono ancora nel mondo anglosassone e nordico in generale. Come avviene nel resto d'Italia, alle testimonianze di viaggio corrisponde un'immediata fortuna visiva delle Isole, subito al centro degli interessi del moderno vedutismo, una seconda faccia della medaglia per seguire il gradimento delle bellezze artistiche e naturali italiane.

La mostra cercherà di restituire questo doppio registro della fortuna delle Isole Borromee, mettendo a confronto documenti figurativi (dipinti, disegni, incisioni, fotografie) e testimonianze letterarie tra la fine del XVII e l'inizio del XX secolo. Come testimonia il sottotitolo della rassegna, "Da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton", Morandotti e il suo gruppo di lavoro propongono un ampio ventaglio di opere e tra esse numerose sono le riscoperte, di opere oltre che di artisti specializzatisi nell'ambito del vedutismo, riscoperte che permettono di arricchire le nostre conoscenze su un capitolo della storia dell'arte in Italia settentrionale ancora molto trascurato dagli studi e dalle occasioni espositive.

L'inchanted Island era stata strategicamente concepita da Vitaliano VI Borromeo (1620-1690) perché "potesse servire alla casa per farsi amici e stima", come ricorda un passo del suo testamento, ed era per questo sempre aperta alle visite di ospiti illustri, per matrimoni e ricevimenti solenni, nonché per le pubbliche 'recensioni' dei forestieri illustri che percorrevano le strade d'Italia nell'età dell'obbligato viaggio di istruzione dei gentiluomini europei, tra Seicento e Settecento.

L'Isola dei viaggiatori è soprattutto quella degli spettacolari giardini che evocano paragoni storico-letterari (tra l'isola di Armida 'cantata' dal Tasso o i leggendari giardini della regina Semiramide) e talvolta stimolano metafore più fantasiose (al tedesco Keyssler sembrava una di "quelle guantiere foggiate a mo' di piramide in cui siamo soliti servire in tavola i dolciumi"); i giardini non lasciano mai indifferenti i visitatori, anche quando si tratta di criticarne l'artificiosa concezione negli anni della progressiva attenzione per il giardino paesaggistico. Secondo schemi consueti nei resoconti di viaggio, le testimonianze rimandano le une alle altre, sancendo convenzioni di lettura che diventano veri e propri 'stereotipi'.

Con la piacevole sorpresa di verificare che improvvisamente Milano, grazie alle bellezze naturali dell'Isola Bella e dell'Isola Madre, divenne la città dei giardini e dei giochi d'acqua, come non era mai stata prima, almeno agli occhi dei viaggiatori. Come naturale appendice della mostra, verranno prese in considerazione non solo le vedute delle altre residenze dei Borromeo sul Lago Maggiore (dalla Rocca di Angera ai Castelli di Cannero) ma anche le vedute di altre proprietà lombarde dei Borromeo (Cesano Maderno, Senago, Peschiera Borromeo) spesso nate in pendant o in serie con opere raffiguranti le Isole. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Natura Oltre
Visioni di Mario Raciti sul paesaggio dell'Alto Garda


termina lo 01 novembre 2015
Museo di Riva del Garda
www.museoaltogarda.it

Dopo alcune esplorazioni del territorio dell'Alto Garda avvenute nel mese di novembre 2014, Mario Raciti (Milano, 1934) si è dedicato ad un ciclo di opere su carta che restituiscono all'osservatore differenti percorsi immaginativi intorno ai luoghi che lo hanno maggiormente sedotto, sia dal punto di vista naturalistico sia da quello più indeterminato e sfuggente che implica la possibilità di portarsi oltre il visibile, verso le zone instabili della visione sospesa, straniante, errante. Natura Oltre indica lo sconfinamento immaginativo che le morfologie paesaggio hanno suscitato tenendo aperto quel carattere di presenza-assenza dell'immagine che costituisce l'identità costante della sua ricerca, processo d'invenzione e rivelazione dell'invisibile.

Questo ciclo di opere è ancor più significativo in quanto - nel contesto di ricerca che Raciti conduce da diversi decenni intorno alle forme dell'ignoto - esso si pone come una felice digressione, un racconto di molteplici avvistamenti che si apre e si chiude in modo autonomo e compiuto, nel rispetto del referente naturalistico. Attraverso circa sessanta fogli di diversa dimensione (disegni, inchiostri, tempere, tecniche miste) la mostra raccoglie nuclei di immagini relative a luoghi, forme naturali, panorami che da minimi dettagli si aprono verso il respiro dell'altrove, con intuizioni spaziali che affermano l'oltrepassamento delle forme conosciute.

La svettante rocca di Arco, le rocce scoscese del Ponale, le gallerie della gardesana occidentale, la cascata del Varone, le trasfigurazioni del monte Brione, la riscoperta simbolica dei cimiteri, il panorama con le sponde del lago, i crinali dei monti visti da lontano, le vie e i camminamenti dentro le vegetazioni, il profilo degli uliveti e il ritmo spaziale dei cipressi. Sono questi i luoghi ricorrenti che hanno attirato l'artista nel suo viaggio tra le atmosfere evocative della natura gardesana, intuizioni figurali che esprimono lo stupore e l'incanto del paesaggio, ma anche quel senso di sottile smarrimento che Raciti coltiva come valore necessario al suo modo di creare segni e colori.

Si tratta di una sequenza di visioni poetiche che rimandano alle energie profonde dell'inconscio, agli impulsi inquieti dell'immaginazione, alle avventure grafico-cromatiche che sono una preziosa lezione di sguardo che privilegia il flusso della fantasia tra meditazione e trasfigurazione interiore. Per l'occasione verrà pubblicato il catalogo delle opere esposte introdotte da un saggio critico del curatore Claudio Cerritelli, docente di Storia dell'Arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Brera.

«(...) Inseguivo chimere altre, era un viaggio che svolgeva verso un non dove, in una atmosfera visionaria di tensione e dissipazione. Ho pensato sempre alla mia pittura, che viaggia e varia nella psiche profonda del viaggiatore, come a un romanzo di formazione, alla maniera di Enrico di Ofterdingen di cui Klaus Wolbert ha citato per il mio lavoro il fiore azzurro, che è simbolo romantico. (...) I fiori del profondo è l'ultima evoluzione della mia pittura. Dopo le figurazioni fantastiche degli anni '60, le Presenze assenze degli anni '70, le Mitologie degli anni '80, negli anni '90 nascono i Misteri, che evolvono nel 2000 nei Why (drammatico "perché" del Cristo sulla croce). Poi, rivivendo il mito di Proserpina, che, prigioniera nell'Ade, anela a comunicare sulla terra colla madre Demetra, dea delle messi, facendo nascere sul pianeta i fiori a primavera, apro il dramma alla speranza, Speranza, oggi velata dalla privazione di contatti veri, speranza di un nuovo vivere...» (Mario Raciti)

«Ho siglato con P.A.G. (Paesaggi dell'Alto Garda)le opere singolari che mi sono nate da quando ho accettato l'incarico di rappresentare questi bellissimi luoghi. Quest'esperienza,apparentemente fuorviante, mi ha rivelato la disponibilità e l'estensione del mio sentire. La forma è un po' cambiata, sono apparsi (ma un po' come fantasmi?) i referenti del lago,delle strade, delle montagne,ma anche dei romanzi, dei racconti,delle poesie dei grandi che frequentarono questi luoghi: Mann, Kafka, Rilke, assai stimolanti compagni. Lo stile (come a volte avviene nell'effimero di oggi) non deve essere determinato dalla forma, è invece un'ossessione che abbiamo dentro che si adatta coerentemente ad ogni forma che lo possa recepire. in questo caso, anche nei Paesaggi dell'Alto Garda,sono stato portato ad indagare quello che mi assilla da sempre: ciò che si nasconde "verso il dentro" e ciò che si nasconde "verso l'alto". Ritornerò poi ai temi e alle forme consuete (in questo momento a "Una o due figure", che vagano in spazi ignoti) sicuro, convinto, perchè ho sperimentato che, anche nel mondo visionario, tutto si tiene.» (R.)




Racconti privati. Interni 1967 - 1978
Fotografie di Mario Cresci dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea


termina lo 06 settembre 2015
Museo di Fotografia Contemporanea - Milano
www.mufoco.org

La mostra, a cura di Roberta Valtorta, presenta una selezione di fotografie realizzate da Mario Cresci tra Tricarico e Barbarano Romano nel periodo 1967-1978, quando viveva in Basilicata. Cresci (Chiavari, 1942) si forma al Corso Superiore di Industrial Design di Venezia. Tra il 1966 e il 1967 con il gruppo di urbanistica Il Politecnico, nato a Venezia intorno al sociologo Aldo Musacchio, scende a Tricarico, un paese in provincia di Matera. Il progetto è la realizzazione del piano regolatore del paese e il compito di Cresci è quello di occuparsi della grafica degli elaborati e del rilevamento fotografico degli ambienti, degli oggetti e di tutti gli aspetti della vita sociale e produttiva della comunità. E' il tempo in cui sociologi e intellettuali calano nel Mezzogiorno, riscoperto alla luce delle narrazioni di Carlo Levi e delle ricerche antropologiche di Ernesto De Martino.

Dopo questo primo viaggio e dopo alcuni spostamenti, tra 1968 e 1969, fra Roma, Parigi, Milano, Cresci torna in Basilicata e stabilisce la sua casa a Matera, fino al 1988, quando si trasferisce a Milano, e successivamente a Bergamo. La lunga permanenza in Basilicata gli permette di lavorare sui concetti di territorio, memoria, archivio, temi che intreccia in modo "naturale" alle questioni del progetto, dei linguaggi espressivi, della visione, centrali nella sua opera. Nel 1967 realizza la serie Ritratti mossi (ripresa poi nel 1974), figure in interni i cui volti cancella attraverso il mosso fotografico.

Mentre gli oggetti e i luoghi risultano a fuoco e quindi sono descrivibili, le persone si presentano illeggibili: Cresci, appena arrivato, tenta un racconto delle loro identità attraverso i dati fisici dell'ambiente. Tra il 1967 e il 1972 realizza la serie Ritratti reali, riprese di gruppi familiari che posano in interni tenendo in mano fotografie dei loro antenati. Il rapporto fra lo sguardo delle persone riprese e lo sguardo degli antenati rappresentati nelle fotografie crea un corto circuito tempo reale-memoria. Per Cresci Ritratti reali è un lavoro di "verifica" sul sociale e contemporaneamente su se stesso: infatti si autoritrae mentre tiene in mano le fotografie dei suoi antenati.

Fra il 1978 e il 1979 realizza un'ampia serie di ritratti in interni a Barbarano Romano, sempre annullando la fisionomia delle persone attraverso il mosso, e sempre comprendendo anche se stesso fra queste persone. Si tratta di lavori nei quali l'identità dell'individuo e della comunità viene letta attraverso gli oggetti e gli arredi della casa. Scrive: "Mi ha sempre affascinato il rapporto degli oggetti con le persone, soprattutto quelli d'uso, appartenenti alla cultura materiale dell'uomo, quelli della sua storia: dagli utensili più semplici a quelli più complessi, sino ad arrivare alle forme più evolute del design contemporaneo".

Mario Cresci è un indiscusso maestro della fotografia e del graphic design contemporaneo. La sua vasta opera, caratterizzata da una grande libertà di sperimentazione, vede intrecciarsi molti elementi: l'analisi della percezione visiva, la fotografia,il graphic design, il disegno, l'indagine antropologica, lo studio del paesaggio e dei luoghi dell'arte, l'installazione e l'opera site specific. Ha sempre mediato la sua attività artistica con l'impegno didattico. Cresci ha pubblicato innumerevoli libri. Il Museo di Fotografia Contemporanea conserva 280 fotografie dell'autore, che datano dalla metà degli anni Sessanta. Una parte delle opere in mostra è tratta dal Fondo Lanfranco Colombo (Regione Lombardia), una parte è stata gentilmente prestata dall'autore per questa occasione espositiva. (Comunicato stampa)




Croce gemmata Museo San Fedele: Itinerari di arte e fede
Parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Presso alcuni spazi adiacenti alla chiesa di San Fedele, un piccolo «museo» che integra, in una continua dialettica tra antico e contemporaneo, il percorso tra arte e fede realizzato negli ultimi anni dai gesuiti dell'omonima Fondazione milanese. In alcuni spazi recentemente restaurati si sviluppa un itinerario artistico e religioso unico nel suo genere. L'arte cosiddetta «sacra» non è morta, come spesso si è detto nel Novecento, ma necessita di una «conversione» del linguaggio e un'attualizzazione del suo messaggio. Per questo motivo, nella chiesa di San Fedele progettata nel Cinquecento da Pellegrino Tibaldi, dopo che Lucio Fontana nel 1957 realizzò la pala del Sacro Cuore, artisti contemporanei del calibro di David Simpson, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sean Shanahan e Claudio Parmiggiani sono stati interpellati per riflettere su alcuni temi della fede.

Il nuovo percorso, oltre a comprendere la chiesa, si snoda tra alcuni ambienti già restaurati: la cripta secentesca, il sacello, la cappella delle Ballerine; e poi l'imponente sacrestia lignea del Seicento e l'antisacrestia con quadri di Ambrogio Figino e Bernardino Campi. A questi, si aggiungono da oggi tre nuovi spazi, dedicati ad antichi reliquiari, oggetti liturgici (secc. XVI-XIX) e dipinti: opere di Girolamo Romanino, Francesco Cairo, fratelli Procaccini, Giacomo Favretto sono esposte accanto a quelle di Mario Sironi, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Umberto Milani, Lawrence Carroll e altri, in un confronto tra antico e contemporaneo, in un dialogo tra le diverse arti, compresa la fotografia (Joel Meyerowitz).

L'inaugurazione dei nuovi locali espositivi, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, direttore della Galleria San Fedele, con l'allestimento dell'arch. Mario Broggi, segna una nuova tappa nel cammino compiuto dal San Fedele in più di mezzo secolo. Il nuovo itinerario tra arte e fede si caratterizza sia come luogo della memoria, sia come stimolo di riflessione per aprire un dialogo fecondo con la cultura e la spiritualità odierne. Per comprendere la fede tramandata dai nostri padri e consegnarla alle generazioni future. (Comunicato stampa)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




Master in Architettura del Paesaggio 2015-16 ACMA Centro di Architettura
Master in Architettura del Paesaggio UPC/ACMA (2015-2016)

paesaggio.it/master

Bando di selezione per la partecipazione alla ottava edizione italiana del Master in Architettura del Paesaggio del Politecnico di Barcellona (Fondazione UPC) che da più di trent'anni rappresenta uno dei massimi riferimenti della cultura paesaggistica europea. La struttura del master universitario di 2250 ore, di cui 750 frontali, è costituita da workshop di progettazione guidati da docenti selezionati tra gli interpreti delle più rilevanti esperienze internazionali. I temi sono relativi a fenomeni che attraversano il territorio contemporaneo e sono applicati su specifiche aree individuate in accordo con pubbliche amministrazioni. Il titolo del master è riconosciuto dalla IFLA (The International Federation of Landscape Architects) e la frequenza di singoli moduli (cicli di conferenze, incontri, viaggi, seminari, workshop) prevede il rilascio di attestati di partecipazione ai fini del riconoscimento dei crediti formativi professionali. L'esperienza ventennale di ACMA nel campo della sensibilizzazione e formazione sul paesaggio si coniuga ora con l'attività di ricerca del master i cui risultati vengono condivisi su una nuova piattaforma editoriale web paesaggio.it.

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Laboratorio di progettazione I sistemi del verde I sistemi del verde: dal verde urbano agli spazi naturali
Laboratorio di progettazione, Modulo 01 (150 ore)
Milano, ottobre-novembre 2015
www.acmaweb.com

Rari sono i casi di progetti del movimento moderno che non riguardano strettamente il manufatto architettonico. Nei piani funzionalisti “il verde urbano” veniva considerato una zona monofunzionale di attrezzature e servizi da edificare attraverso modelli consolidati, esattamente come le aree residenziali, industriali ecc. Eppure non sono mancate esperienze nella costruzione della città contemporanea, da Fredrick Olmsted a Ebenezer Howard, che assegnavano un valore preciso al disegno degli spazi aperti. A partire dal movimento ambientalista degli anni '60 ma soprattutto con la maturazione della disciplina dell'architettura del paesaggio su temi ad ampia scala, ciò che per la pianificazione veniva considerato un indistinto retino verde ora per i progettisti è divenuto qualcosa di concreto: una preesistenza ambientale, un sistema complesso di relazioni tra strutture idrogeologiche e botaniche, da comprendere e interpretare con le più avanzate discipline scientifiche e da riprogettare in funzione della sua valorizzazione nei confronti anche degli insediamenti umani. (Comunicato stampa ACMA Centro di Architettura)




Il Novecento: oppressioni e liberazioni attraverso il cinema
06 agosto - 10 settembre 2015
Museo Diffuso della Resistenza - Torino
www.museodiffusotorino.it

Dieci film per ripercorrere e riflettere sui grandi temi che hanno segnato il Novecento, arrivando fino a oggi. La rassegna, che fa parte di "Liberazioni", il programma delle iniziative culturali del Polo del '900, è promossa e organizzata dal Museo e dall'Unione Culturale Franco Antonicelli, ed è curata dall'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. 

- Potere e Resistenza

.. 06 agosto, ore 18, La caduta (regia di Oliver Hirschbiegel, Germania, 2004, 150')
Gli ultimi spietati e tormentati giorni di Hitler (impersonato da Bruno Ganz) e del suo più stretto entourage nella Berlino dell'aprile 1945.

.. 09 agosto, ore 16, Vogliamo vivere (regia di Ernst Lubitsch, Usa, 1942, 99')
.. 13 agosto, ore 18.30, L'uomo che verrà (regia di Giorgio Diritti, Italia, 2009, 116')

- Il razzismo, il rifiuto dell'altro

.. 20 agosto, ore 18.30, Il buio oltre la siepe (regia di Robert Mulligan, Usa, 1962, 124')
.. 23 agosto, ore 16, Martin Luther King I have a dream (Usa, 1963, 60')
.. 27 agosto, ore 18.30, Miracolo a Le Havre (regia di Aki Kaurismaki, Finlandia, Francia, Germania, 2011, 93')

- Donne /Uomini: Parità, Uguaglianza, Diritti, Rispetto

.. 30 agosto, ore 16, La ciociara (regia di Vittorio De Sica, Italia, 1960, 96')
.. 03 settembre, ore 18.30, La signorina F (regia di Vilma Labate, Italia, 2008, 95')

- Uomini e macchine nell'età industriale

.. 06 settembre, ore 16, La zuppa del demonio (regia di Davide Ferrario, 2014, 80')
.. 10 settembre, ore 18.30, Senza chiedere permesso (regia di Pier Milanese e Pietro Perotti, Italia, 2014, 95')




Memorie di guerra di Biella e Vercelli nel centenario del Primo conflitto mondiale
memoriediguerrabivc.blogspot.it

Blog dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia (aderente all'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia "Ferruccio Parri"). Curato da Mattia Pesce e Maurizio Regis, racconterà settimana dopo settimana come biellesi e vercellesi vissero i terribili momenti della Prima guerra mondiale.




Italian Doc Screenings
Tra Roma e Palermo nuove opportunità di market, training & networking per il documentario italiano

www.italiandoscreenings.it

IDS-ACademy2IDS ACADEMY
Palermo, 15-19 settembre 2015

Un evento internazionale di training & networking che unisce per la prima volta la "Open Training Session" di Documentary Campus, "ESoDoc Pitching Training" di ZeLIG e il "Match Making" di Documentary in Europe. IDS Academy è un'iniziativa di training di alto livello, che offre una serie di interventi in grado di favorire lo sviluppo delle competenze e del networking in un ambiente pre-competitivo per progetti e professionisti che vogliono accedere al mercato audiovisivo internazionale. L'evento è incentrato sull'internazionalizzazione del prodotto documentario italiano e sui suoi professionisti attraverso un programma basato sull'aggiornamento professionale, la formazione di giovani, lo sviluppo delle capacità di presentazione di progetti, l'ampliamento del networking e la diffusione del genere documentario con proiezioni di film aperte a tutti.

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IDS-MIA2IDS Italian Doc Screenings
Roma, 16-18 ottobre 2015

L'undicesima edizione degli Italian Doc Screenings nel MIA - Mercato Internazionale dell'Audiovisivo. Il mercato internazionale del documentario e factual italiano approda a Roma, nell'ambito della prima edizione di MIA, Mercato Internazionale dell'Audiovisivo: un Mercato che si occuperà di tutti i segmenti del prodotto audiovisivo, offrendo ai professionisti e agli operatori del settore proiezioni, dibattiti, conferenze, workshops, incontri di co-produzione internazionale su cinema, tv series, documentari, video giochi.

Doc/it produrrà in questa sede i contenuti di successo delle precedenti edizioni degli "Italian Doc Screenings: speech" e aggiornamento di linee editoriali di canali e slot in sessione plenaria, incontri one to one con produttori, commissiong editors e broadcasters internazionali sui progetti preselezionati, pitch pubblici, fruizione in streaming dei documentari attraverso la piattaforma web ITALIANDOC prodotta da Doc/it. (Estratto da comunicato ZeLIG School for Documentary, Television and New Media - Bolzano)




Postignano Postignano - scorcio del borgo "Umbria: all'origine di monasteri e conventi"
01 agosto 2015, ore 18.30
Chiesa della SS. Annunziata - Postignano (Perugia)
www.castellodipostignano.it

Conferenza di Lucetta Scaraffia. A seguire, sarà presentato il suo volume Andar per monasteri edito dalla Società Editrice il Mulino. Lucetta Scaraffia è docente di Storia contemporanea presso l'Università degli Studi di Roma «La Sapienza». Storica e giornalista, è editorialista de «Il Messaggero» e dell'«Osservatore Romano» - per il quale coordina il mensile "Donne chiesa mondo" - e collabora con «Il Sole 24 Ore». L'iniziativa è nell'ambito della quarta edizione della manifestazione culturale estiva "Un Castello all'orizzonte" organizzata dai proprietari che hanno restaurato il borgo abbandonato. Alla fine degli anni '60, l'architetto americano Norman F. Carver definì il Castello di Postignano come l'archetipo dei borghi collinari italiani, tanto da riprodurre le imponenti case-torri del borgo, aggettanti l'una sull'altra, nella copertina del suo libro fotografico Italian Hilltowns. (Comunicato ufficio stampa e promozione Patrizia Cavalletti Comunicazione)




Physis 2015 Physis 2015 - Siracusa
Italia/Germania: Archimede - Arte e tecnica


Residenza artistica e mostra, Siracusa, 24 agosto - 15 settembre 2015
Presentazione completa

Il tema dell'edizione 2015 di Physis è il Punto d'Archimede: "Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo." Il progetto e il percorso tematico del lavoro orientato al processo, al concetto e al lavoro interdisciplinare delle fasi di progetto PHYSIS 2012, 2013 e 2014 nel contesto di ecologia e della tutela dell'ambiente, di scienza e arte nel processo della globalizzazione, si rivolge a partecipanti provenienti da tutti gli ambiti artistici. Il lavoro con e in mezzo alla natura - i partecipanti dovranno alloggiare per tutta la durata della residenza artistica in tenda in un camping attrezzato - l'elaborazione di processi creativi e la realizzazione di opere artistiche per affrontare e superare la dicotomia tra natura e cultura, sono alla base del progetto.

Physis esiste dal 2012 ed è stato finora presentato con successo attraverso 18 mostre e presentazioni in vari luoghi come Assisi, all'Istituto Italiano di Cultura di Berlino, alla Fondazione Greca di Cultura di Berlino, a Veria in Grecia, al Goethe-Institut di Atene, al Centro giapponese-tedesco di Berlino, a Treviri e a Salonicco. Siracusa fa parte dal patrimonio culturale dell'umanità, in special modo l'opera di Archimede, il fisico, matematico e ingegnere più importante dell'antichità. Il confronto tematico ed artistico con Archimede può essere svolto su libera scelta da ogni partecipante, in un gruppo di lavoro o in forma individuale. (Estratto da comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Logo Roma Creative Contest - International Short Film Festival Roma Creative Contest
International Short Film Festival


5a edizione, 13, 19, 20, 25, 27 settembre e 04 ottobre 2015
Teatro Vittoria, MAXXI e Città dell'Altra Economia - Roma
www.romacreativecontest.com

Quattro le sezioni in competizione: Corti di finzione italiani - per cortometraggi italiani realizzati dopo il 1 gennaio 2013, della durata massima 20 minuti; Corti di finzione internazionali - per cortometraggi provenienti da tutto il mondo, realizzati dopo il 1 gennaio 2013, durata massima 20 minuti; Corti di animazione internazionali - per cortometraggi di animazione (2D, 3D, stop-motion) provenienti da tutto il mondo, realizzati dopo il 1 gennaio 2013, durata massima 20 minuti e la nuova sezione per i "Very Short", che accoglie cortometraggi italiani da 3 minuti.

I premi di questa edizione del festival prevedono: Miglior Corto Italiano; Miglior Corto Europeo; Miglior Corto Internazionale; Miglior Corto di Animazione; Premi del Pubblico (Italiano / Internazionale / Animazione); Premi Tecnici (Miglior attore, Miglior attrice, Miglior sceneggiatura, Miglior musica originale, Miglior fotografia, Miglior sonoro). Novità assoluta dell'edizione 2015 lo "Screenplay contest": nella giornata del 19 settembre, presso il MAXXI, i partecipanti dovranno scrivere in massimo 8 ore, un cortometraggio della durata complessiva di 3 minuti. Sarà lo sceneggiatore e regista Massimo Gaudioso a fornire la traccia sulla quale i partecipanti svilupperanno il progetto e la miglior sceneggiatura verrà premiata con la realizzazione del corto stesso, in collaborazione con l'associazione culturale Image Hunters.

Roma Creative Contest è il Festival Internazionale di Cortometraggi organizzato da Images Hunters, nato dalla volontà di creare uno spazio di promozione e confronto del nuovo cinema indipendente, il progetto si è presto trasformato in un punto di riferimento per le produzioni e il cinema 'giovane', autentico tratto distintivo di un evento organizzato e realizzato interamente da uno staff under 30. Oltre 5mila spettatori hanno partecipato all'ultima edizione del Festival che celebra la commistione e la sinergia fra diverse forme artistiche, con l'obiettivo di proporre al pubblico un'offerta sempre più eterogenea e variegata. Il festival, che, dopo la collaborazione dello scorso anno con il Raindance Festival, ha stretto quest'anno una partnership con il Miami Short Film Festival, è realizzato con il patrocinio della Commissione Europea. (Comunicato stampa Carlo Dutto)




Ciclo di incontri dedicato a Dante Alighieri

Circolo Dantesco Berlinese | Berliner Dante-Kreis
8 incontri, ogni venerdì dalle 17.00 alle 19.00
10, 17, 24, 31 luglio e 09, 16, 23, 30 ottobre 2015
Costo: Soci: 60 Euro | Non Soci: 80 Euro (max. 10 partecipanti)
societadanteberlin@gmail.com

La Società Dante Alighieri di Berlino, in occasione dei 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta, presenta le attività del Circolo Dantesco Berlinese / Berliner Dante-Kreis, ideato da Giuliano Staccioli, ex collaboratore scientifico dell'Accademia della Crusca di Firenze, già insegnante di Lingua e Lett. italiana e affezionato ammiratore di Dante. L'iniziativa consiste in un ciclo di incontri, in cui i partecipanti saranno avvicinati alle opere poetiche italiane del Sommo Poeta e, in particolare, alla Divina Commedia. Nella prima serie di incontri si è parlato della vita e delle opere giovanili di Dante Alighieri. Nella seconda intitolata "Primi anni d'esilio: 1302-1309", sono state trattate alcune poesie delle Rime ed è stata iniziata la I Cantica della Commedia.

- Anni centrali dell'esilio: 1309-1315

Ultimi ritocchi, correzioni ed integrazioni dell'Inferno. Stesura ed ultimazione del Purgatorio (terminato entro il 1313-1314?). 1315 ca.: divulgazione di Inferno e Purgatorio. Prosecuzione di analisi e commento di altri canti dell'Inferno, come negli altri incontri (servendoci soprattutto delle ed. commentate di Anna Maria Chiavacci Leonardi, Milano ed. Mondadori, 1991 e, nel nostro caso, Milano, Mondadori, ed. Oscar classici, 2005 e dell'ultima ed. italiana, in ordine di tempo, di Saverio Bellomo, Torino, Einaudi, 2013). (Comunicato Società Dante Alighieri - Comitato di Berlino e.V.)




Premio Antonio Borgomaneri
I Luoghi sacri: simboli, architetture e volti della fede

www.archiviofotografico.org

Il Corniciaio di Gallarate, in collaborazione con l'AFI, Archivio Fotografico Italiano, organizza il concorso aperto a tutti fotografi italiani, amatori o professionisti. Le immagini devono essere attinenti al tema proposto e possono essere a colori o in bianco e nero. Termine di partecipazione: 17 settembre 2015. (Estratto da comunicato stampa METAMUSA arte ed eventi culturali)




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)

Articolo




Logo Il gusto della memoria - Festival di cinema vintage 4a edizione "Il gusto della memoria"
Festival di cinema vintage - 4a edizione


Roma, 30-31 ottobre 2015
www.ilgustodellamemoria.it

Rassegna di film ispirati alle immagini d'archivio. Attraverso le immagini presenti su Nos Archives si invitano registi, aspiranti tali, studenti di scuole di cinema, studenti dei licei a raccontare la Storia da un punto di vista alternativo a quello ufficiale. Tutti sanno ripetere ciò che è scritto sui libri, ma chi potrebbe raccontare episodi della vita quotidiana di 90 anni fa? Con una storia anche inventata e con i materiali cinematografici realizzati dal 1922 al 1970, presenti in nosarchives.com e nell'archivio dell'Istituto Luce. La scadenza per l'iscrizione è fissata al 30 agosto, mentre i materiali possono essere inviati entro il 30 settembre 2015.

Il contest è articolato in tre sezioni: Fiction, per cortometraggi della durata massima di 12 minuti; Documentari, per opere di reportage o di docufiction della durata massima di 30 minuti e infine la sezione Pubblicità, dedicata a spot pubblicitari per prodotti attuali o vintage, della durata massima di 45 secondi. Tutti i lavori devono contenere almeno il 60% di immagini d'archivio: max 1 minuto dall'Archivio Luce e il resto da nosarchives.com, che custodisce in full HD film realizzati tra il 1922 ed il 1984 girati in formato ridotto (8mm, 9,5mm, 16mm, 17,5mm e Super8). Oltre al materiale scaricabile dall'archivio, si potranno usare immagini vecchie e nuove girate con qualsiasi supporto tecnologico.

"Il 2015 è l'anno - sottolinea la direzione artistica - dei grandi anniversari: il centenario dell'ingresso italiano nella Grande Guerra, i 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma anche i 50 anni dalla prima passeggiata spaziale e i 40 dalla nascita di Microsoft. Che documenti ci faranno rivivere questi eventi? La storia ufficiale ci offrirà sicuramente bellissimi film e approfondimenti. Ma cosa sappiamo degli uomini in trincea nel 1917? Come si viveva a Roma nel 1945? Chi ricorda i colori delle divise dei nazisti a passeggio per le città italiane? E quante limonate sono state consumate ascoltando la radiocronaca della prima passeggiata lunare? La Storia ora si può raccontare anche grazie alle immagini che i privati hanno lasciato in custodia a nosarchives.com, foto e filmini amatoriali".

Il festival, fondato e diretto dalla montatrice e regista Cecilia Pagliarani e dall'artista Manuel Kleidman è organizzato dall'Associazione per la salvaguardia della memoria filmica amatoriale Come Eravamo, in collaborazione con l'archivio di cinema amatoriale nosarchives.com. Un evento unico, ispirato dall'opera di salvaguardia della memoria dell'archivio nosarchives, che possiede, restaura e digitalizza secondo i più innovati dispositivi dagherrotipi, negativi su vetro, diapositive, Polaroid, filmini familiari e di viaggi e di fatto costituisce il primo archivio mondiale di video ed immagini amatoriali. Il portale ospita più di 10mila filmati e un innumerevole repertorio di immagini che hanno fatto la Storia del Ventesimo secolo. (Comunicato Ufficio stampa Carlo Dutto)




FilmFestival del Garda
8a edizione, maggio-novembre 2015
www.filmfestivaldelgarda.it

A ospitare Le giornate del Filmfestival del Garda saranno Brescia, Gardone Riviera e soprattutto San Felice del Benaco (Brescia), paese natale della manifestazione ideata e organizzata dall'Associazione culturale Cineforum Feliciano in collaborazione con il webzine di critica e informazione cinematografica Filmagazine.it e diverse altre realtà professionali. Come da tradizione l'inaugurazione vera e propria sarà in città, a Brescia, il 24 giugno come sempre al cinema Eden dove alla presenza degli autori sarà proiettato Il gesto delle mani (2015) di Francesco Clerici, che ha vinto il premio della critica alla Berlinale 2015. La pellicola è un documentario sulla Fonderia Artistica Battaglia di Milano, dove da oltre cento anni un gruppo di artisti specializzati lavora il bronzo con metodologie tradizionali: il documentario segue il processo creativo di Velasco Vitali famoso per le sue statue di cani.

Per la serie "FFG versus EXPO" si rinnova la già apprezzata rassegna "Film and Food - Abbiamo il cinema in pancia", che abbina proiezioni con cene a tema. Per la serie "FFG e Grande Guerra", l'8 agosto alle ore 21 nella corte del municipio sarà proiettato l'ultimo lavoro di Ermanno Olmi Torneranno i prati (2014), racconto del conflitto sugli altipiani del fronte Nord-Est nel 1917. Da quando il Filmfestival del Garda si svolge in estate ad agosto una intera notte è dedicata al cinema. Nel cortile della Fondazione Cominelli il 14 agosto dalle ore 21 ci saranno le "Proiezioni Supine": si inizia con un film a sorpresa e a seguire due apprezzati lavori di Sophie Fiennes con il filosofo Slavoj Zizek Guida perversa al cinema (2006) e Guida perversa all'ideologia (2012) e infine per lo "Spazio grandi classici" il mitico Ghostbuster | 30 th Anniversary (1984) di Ivan Reitman.

Il festival, crescendo e rinnovandosi, resta comunque sempre attento alle nuove tendenze e ai talenti del programma cinematografico nazionale e internazionale. Per la sezione FFG opera prima, il 16 agosto sarà proiettato Dancing with Maria (2014) di Ivan Gergolet; A settembre in occasione della 65esima edizione della famosa regata velica corsa sulle acque del più grande lago nazionale ci sarà FFG in occasione della Centomiglia Storica che ricorderà i vecchi fasti del Benaco, quando era un ampio mare per il cinema. Lo si ricorderà con Quando il Garda era un mare (2014) di Franco Delli Guanti e Ludovico Maillet che raccontano la storia della Bertolazzi Film di Peschiera del Garda attraverso una serie di testimonianze. Innanzitutto ci sarà la viva voce di Walter Bertolazzi che in un'intervista rilasciata qualche anno prima della sua scomparsa nel 2002 rievoca l'avventuroso trasferimento sul lago di Garda della nave che Dino De Laurentiis usò per Ulisse (1954).

A settembre il Filmfestival del Garda renderà ancora omaggio a Sophie Fiennes: il 27 alle ore 18 al Giardino Botanico Andree Heller di Gardone Riviera sarà proiettato Over your cities grass will grow (2010). In autunno, tra ottobre e novembre, infine ci sarà un omaggio a Jean Tardieu, poeta e drammaturgo francese (Saint-Germain-de-Joux, Ain, 1903 - Créteil 1995) che visse a San Felice del Benaco. Con la primavera Edizioni Lemma Press ha presentato una nuova traduzione di sei celebri piéces e ha dedicato un mese a Tardieu con eventi tra Milano, Brescia e per l'appunto San Felice del Benaco, proprio in quella che fu la sua casa. (Estratto da comunicato ufficio stampa Filmfestival del Garda)




Franco Vaccari
termina il 27 settembre 2015
VideotecaGAM - Torino
www.gamtorino.it

Franco Vaccari in conversazione con Elena Volpato, curatrice della VideotecaGAM, analizza i suoi lavori girati in video dai primi anni '70 e presenta Esposizione in tempo reale n.6. - Il Mendicante elettronico, 1973. L'opera, acquisita dalla Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT per la collezione video della GAM, fu presentata per la prima volta a Graz nell'ambito di Trigon, Festival delle arti contemporanee. Nella piazza principale della città, accanto alla fermata del tram, Vaccari pose a terra un monitor sul quale appariva un cappello con all'interno un criceto e una scritta in sovra-impressione: Der Blinde kommt gleich (Il cieco torna subito). Le possibili inversioni dei codici di comunicazione furono parte dell'interesse che il video rivestì per Vaccari negli anni Settanta.

Anche per questa ragione, si è scelto tra la filmografia e videografia dell'artista, presente dal 1999 nella collezione della VideotecaGAM, di esporre, insieme con Il Mendicante elettronico, il suo primo video, Feed-back,1972, girato dopo alcune opere in pellicola, come Nei sotterranei, 1966-67 e Cani Lenti, 1971. Il nuovo linguaggio consentiva il circuito chiuso, il controllo in tempo reale delle immagini registrate, la possibilità di ribaltare l'obiettivo verso l'operatore e una ben più ampia possibilità che il pubblico entrasse nel processo creativo come Vaccari aveva già ottenuto grazie alle fotografie polaroid e alla Photomatic che, nello stesso anno di Feed-back, fu al centro della sua nota Esposizione in tempo reale n.4 per la Biennale di Venezia. Il resto della produzione filmica e video dell'artista è in consultazione sulle postazioni monitor della VidoetecaGAM. (Comunicato stampa)




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Copertina libro Grecia - Dalla guerra civile ai colonnelli - di Pompeo Maritati Grecia
Dalla guerra civile ai colonnelli

di Pompeo Maritati, Edizioni Youcanprint s.r.l., 2015

«Perché parlare della Grecia dal 1949 al 1974? Queste due date per la storia greca contemporanea, rappresentano due punti d'arrivo, ovvero il termine di due drammatiche pagine della sua storia martoriata. Venticinque anni in cui il popolo greco, per certi aspetti, non è riuscito a riappropriarsi della propria storia, delineata come per il passato aldilà delle sue frontiere.» (Pompeo Maritati)

Presentazione




Copertina libro Lettere dei soldati della Wehrmacht 1939-1945 Lettere dei soldati della Wehrmacht 1939-1945
a cura di Marie Moutier, ed. Corbaccio, pagg. 340, €18,60
www.corbaccio.it

Nel settantesimo anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale, per la prima volta viene pubblicata in Italia una raccolta di lettere dei soldati della Wehrmacht. La selezione di lettere scritte dai soldati tedeschi durante la Seconda guerra mondiale conservate nel Museo della Comunicazione di Berlino ha uno straordinario valore storico, perché rappresenta una testimonianza immediata del conflitto da parte di chi l'ha quotidianamente vissuto, su tutti i fronti, dall'invasione della Polonia fino alla caduta di Berlino. I diciassette milioni di soldati della Wehrmacht, infatti, non hanno mai cessato di scrivere alle loro famiglie nel corso di tutta la guerra, dall'esaltazione delle iniziali vittorie folgoranti fino alla disperazione della sconfitta finale.

Se le lettere scritte durante la campagna di Francia del 1940 o all'inizio dell'operazione Barbarossa sono in genere piene di speranza nei confronti della nuova Grande Germania incarnata nel Terzo Reich, quelle successive, scritte durante l'assedio di Stalingrado e lo sbarco alleato in Normandia, si fanno via via più pessimiste. Una pagina dopo l'altra, il lettore assiste alle disillusioni dei soldati, alla stanchezza di fronte alla brutalità della guerra, al degrado delle condizioni. Ma poiché questi uomini sono gli alfieri del nazismo in guerra, leggiamo anche la fede esaltata nei confronti della Germania hitleriana, la partecipazione ai massacri delle popolazioni civili e la forza dell'ideologia nazionalsocialista nelle truppe del Terzo Reich.

Per la prima volta, attraverso lettere scritte ai famigliari, comprendiamo cosa veramente pensavano e credevano i soldati dell'esercito tedesco. Un quadro rivelatore e inedito. Marie Moutier, storica, è specializzata sul Terzo Reich e in particolare sulla Wehrmacht. Per prima ha potuto accedere ai dossier personali e quindi al patrimonio di più di sedicimila lettere dei soldati dell'esercito tedesco, conservati presso il Deutsche Dienststelle, il Museo della Comunicazione di Berlino. (Comunicato stampa)

«Hannah Arendt parlava della banalità del male. In queste lettere emerge il male della banalità. Leggendole riusciamo a comprendere la spaventosa dimensione totalizzante della quotidianità in guerra... Questa raccolta ha un grande valore: ci costringe a pensare alla seconda guerra mondiale in termini più universali di quanto non vorremmo.» (Dalla prefazione di Timothy Snyder)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh - di Franz Werfel I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna

- Recensioni a libri su Armenia e Caucaso




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Catalogo Nella Marchesini Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953)
www.fondazioneferrero.it

La cornice della mostra dedicata a Felice Casorati è l'occasione per conoscere la pittura di Nella Marchesini (1901-1953), sua prima allieva. In anteprima all'uscita del Catalogo generale - promosso dall'Archivi o Malvano - Marchesini ed edito da Silvana Editoriale - Giorgina Bertolino insieme ad Alessandro Botta e a Emanuela Genesio, illustreranno il ricco e singolare percorso dell'artista: dagli anni della scuola casoratiana e della frequentazione della cerchia gobettiana a quelli della seconda guerra mondiale. La pittura, i carteggi, gli scritti, le immagini delle opere e le fotografie d'epoca accompagneranno il pubblico nell'approfondimento dell'intreccio tra arte e vita che ha contraddistinto questa intensa e preziosa ricerca.

L'artista Nella Marchesini inizia a dipingere a vent'anni. Toscana di nascita (è nata a Marina di Massa nel 1901), si trasferisce a Torino con la famiglia intorno al 1916. Con le sorelle maggiori, Maria e Ada, frequenta la cerchia che Piero Gobetti raccoglie intorno alla rivista «Energie nove», un ambiente di giovani intellettuali, coetanei, di cui fanno parte Carlo Levi, Natalino Sapegno, Federico Chabod, Elena Valla, Ada Prospero, Edmondo Rho. E' Gobetti a introdurla nello studio di Felice Casorati, di cui diventa la prima allieva, dando avvio a una scuola destinata a operare e ingrandirsi sino ai primi anni Trenta e di cui saranno allievi Marisa Mori, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Daphne Maugham, Riccardo Chicco, Lalla Romano.

L'apprendistato avviene in una cornice d'eccezione: la giovane artista frequenta le lezioni in atelier, entra in diretto contatto con la ricerca e l'ambiente di Casorati che, nel 1922, la fa posare per Silvana Cenni, la tempera nella quale appare seduta, come un'antica maestà, la fronte alta e gli occhi socchiusi Nella Marchesini - scriverà l'amico pittore Enrico Paulucci - sembra scesa da una tavola di Piero della Francesca. Assomiglia alle figure dell'Orcagna, suggerisce Edmondo Rho; dipinge sopra le porte e le pareti di casa «figure un po' piatte, allungate, leggermente e gentilmente falcate, di tipo 'senese'», come racconterà Lalla Romano nel romanzo Una giovinezza inventata. La prima fase pittorica è improntata allo studio dei maestri antichi, in un confronto vitale e operoso, nutrito dalle visite d'arte (a Firenze, Padova, Ferrara), in una passione condivisa con le sorelle e gli amici.

I costrutti neo quattrocenteschi e i riferimenti alla ritrattistica fiamminga servono a Nella Marchesini per impaginare figure amate e oggetti familiari. Sin dal principio la sua arte si configura come strumento per una meditata riflessione autobiografica, come attesta la frequenza dell'autoritratto, sfera della costruzione del sé, genere entro cui dichiarare le insegne del mestiere (il cavalletto, i pennelli, il camice da pittrice), tanto esibite poiché legate alla necessità di ribadire lo status professionale di un'artista donna. In questo periodo Nella Marchesini partecipa con Casorati e allievi al circuito artistico ufficiale, esponendo alla Promotrice torinese, alla Biennale di Venezia (1928, 1930, 1932) e a una sua selezione ad Atene (1931), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935), alle mostre della scuola, nella nuova sede in via Galliaria Torino e nelle gallerie di Milano, Genova, Firenze. Dal 1929 inizia a far visita all'atelier torinese di Ugo Malvano, che sposerà l'anno seguente.

La ricerca si arricchisce del confronto con il marito, appassionato d'arte francese e di impressionismo, e con il suo fraterno amico Cino Bozzetti. Nascono i figli, Laura, Renzo, Anna. Conciliata con le impegnative responsabilità familiari, la pratica pittorica mantiene costante centralità, intrecciata ai ritmi della vita quotidiana, strumento cerimoniale per annunciare gravidanze e celebrare nascite, utilizzata come potente dispositivo per richiamare come "ritornanti" i familiari scomparsi. Corre in parallelo all'intensa attività di scrittura, con i carteggi, gli appunti diaristici, la poesia. Lungo tutti gli anni Trenta, accanto alle composizioni con figura, l'artista si dedica al paesaggio e alla pittura en plein air, durante i soggiorni in montagna (in Val Pellice, Val Grande di Lanzo, Val d'Aosta), sull'esempio del marito. Il contatto ravvicinato con la natura, studiata dal vero, trasfonde alla sua pennellata già espressiva, nuova vitalità ed energia.

La seconda guerra mondiale allontana l'artista dalle esposizioni e dalla città. La famiglia si trasferisce a Drusacco, nel Canavese. Dopo la guerra avvia un capitolo di profonda autoriflessione, alimentata dal confronto con Matisse in particolare e singolarmente operante attraverso le forme dell'anacronismo, della riscrittura con i rifacimenti delle proprie opere, remote o più recenti. Nella Marchesini torna a esporre in Italia e all'estero, a Londra, dove nel 1950 partecipa alla Jubilee Exhibition 1900-1950 del Women's International Art Club. Nel 1946 ha esposto insieme al marito, avviando un rapporto intenso con la Galleria La Bussola di Torino appena aperta, sede di una prima personale condivisa e poi delle antologiche postume, quella di Malvano nel 1953, l'anno dopo la morte, e quella appena successiva dell'artistastessa, scomparsa a 52 anni.

L'edizione del Catalogo generale - a cura di Giorgina Bertolino con le schede scientifiche di Alessandro Botta - è l'esito di un lungo percorso promosso dai figli di Nella Marchesini, impegnati a diffonderne la conoscenza attraverso lo studio, la conservazione, le donazioni (alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), tramite una serie di personali (realizzate negli anni dalla Galleria Le Immagini e più di recente dalla Galleria Del Ponte di Torino) e dal prestito di opere per importanti rassegne in sedi pubbliche e museali.

Le iniziative che nel tempo hanno visti coinvolti critici e studiosi come Angelo Dragone, Rosanna Maggio Serra, Giovanni Romano, Francesco Poli, Pino Mantovani, Maria Mimita Lamberti, hanno garantito continuità d'attenzione alla ricerca di Nella Marchesini, preannunciando la fondazione dell'Archivio Ugo Malvano e Nella Marchesini, l'Associazione culturale nata nel 2011, dedicata all'arte dei due artisti. Promosso dall'Archivio, Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953), edito da Silvana Editoriale, raccoglie oltre 800 opere.

E' introdotto dai saggi dedicati al percorso di ricerca, alla scrittura e all'iconografia dell'artista, di cui sono autori Giorgina Bertolino, Emanuela Genesio (autrice dell'Inventario degli scritti e dei carteggi dell'artista e dell'archivio documentario) e Pino Mantovani. Corredato dalle schede storico - critiche delle opere di Alessandro Botta, dalla biografia e dall'ampia sezione degli Apparati, il volume ricostruisce filologicamente l'intero arco della sua attività. Basa to sulla ricerca e sullo studio dei materiali conservati, il Catalogo è accompagnato da un ricco apparato documentario che offre, anche sul piano visivo, uno spaccato fedele dell'ambiente intellettuale in cui Nella Marchesini ha operato per oltre trent'anni.




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015
225 artisti, pp.240, formato cm.30,5x21,5
info@ariannasartori.191.it

«Puntuali all'appuntamento annuale, salutiamo con soddisfazione l'uscita del terzo volume del Catalogo Sartori 2015 d'Arte Moderna e Contemporanea. Per coloro che possono provare piacere a sfogliare il nostro catalogo, nella concezione dell'opera si è pensato soprattutto ad un pubblico di neofiti, che in numero crescente si avvicina al mondo dell'arte. A loro è destinato questo catalogo e alle loro esigenze si è cercato di venire incontro soprattutto con la scelta degli artisti e con l'estensione delle informazioni fornite su ciascuno di loro. In secondo luogo con l'organizzazione delle singole schede si è cercato di rendere chiara e facilmente comprensibile l'attività artistica dei singoli artisti. Questo sforzo che va verso la chiarezza e la facilità di lettura non è stato spinto all'eccesso per evitare una semplificazione eccessiva.

Da sempre ci poniamo come obiettivo la divulgazione tramite stampa, dell'opera di tanti artisti italiani, noti o già riconosciuti, tutti egualmente impegnati nell'approfondimento di una propria identità artistica. Partendo dallo scorso catalogo, ci siamo nuovamente impegnati a concretizzare nuovi contatti, ad approfondire nuove conoscenze che ci hanno permesso di incontrare artisti ricchi di aspettative e di ispirazioni, capaci di raggiungere il successo e la notorietà. Questa selezione di artisti si aggiunge a quelle operate nelle due edizioni precedenti, cosicché il numero complessivo degli artisti presi in esame dal Catalogo Sartori è assolutamente rilevante e degno d'attenzione.

Riuscire a produrre un libro ricco di informazioni utili alla conoscenza o all'approfondimento dell'arte italiana contemporanea attraverso le schede dedicate ad ogni singolo artista: ogni singola scheda, è caratterizzata dalla biografia, da un aggiornato e preciso curricolo artistico con gli elenchi delle diverse rassegne, quindi i possibili contatti e poi le straordinarie immagini a colori delle opere. Per alcuni artisti sono state inserite alcune note critiche. Anche questo volume si presenta vario, pieno di spunti di riflessione; ciascun artista ci parla con la propria sensibilità e da protagonista, del proprio mondo, del proprio vissuto, di frammenti di storia che insieme concorrono, in una sorta di colorato e fantastico caleidoscopio a dare una complessa visione dell'arte italiana contemporanea.» (Arianna Sartori)

Artisti recensiti

Alborghetti Davide - Amato Maria Agata - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Baglieri Gino - Balansino Giancarlo - Balansino Giovanni - Baldassin Cesare - Baratella Paolo - Barbero Carlo - Barbieri Nicoletta - Bazzani Nilo - Bellardi Franco - Bellini Enzo - Bellini Maria Grazia - Belluti Gianfranco - Benetton Simon - Bertazzoni Bianca - Bertoni Antonella - Blandino Giovanni - Bobò Antonio - Bodini Floriano - Bonaccorsi Miro - Bonato Erika - Bongini Alberto - Borioli Adalberto - Bortoluzzi Milvia - Brizzolesi Sergio - Brozzi Mario - Callegari Daniela - Calvi Cesare - Campanella Antonia - Canestrari Fiorenza - Cannata Matteo - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Cardone Pietro - Cargnoni Giacinto - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cavicchini Arturo - Cazzaniga Giancarlo - Celi Francesco / Pilec - Celli Alfredo - Cerri Giancarlo - Cerri Giovanni - Cesana Angelo - Chillemi Venere

Cinaglia Bruno - Cipolla Salvatore - Cipolletta Pasquale - Coccia Renato - Cortemiglia Clelia - Cortese Franco - Costa Piero - Costanzo Nicola - Cottini Luciano - Crisanti Giulio - Cropelli Fausta - Dal Bò Katja - Daleffe Franco - De Luigi Giuseppe - De Marinis Fausto - De Monte Roberto - De Rossi Antonio - Diazzi Roberta - Difilippo Domenico - Di Giampaolo Roberto - Di Iorio Antonio - Docci Alessandro - Dovera Isabella Clara - Dudley Rod - Dugo Franco Fabri Otello - Falco Marina - Ferraj Victor - Ferraris Giancarlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fonsati Rodolfo - Fornarola Salvatore - Frappa Lucia - Fratantonio Salvatore - Frisinghelli Maurizio - Garuti Giordano - Gauli Piero - Gentile Alfredo - Ghidini Pier Luigi - Ghilarducci Paolo - Ghisi Barbara - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Graziani Alfio Paolo - Gribaudo Ezio - Guala Imer - Gualtieri Ulisse

Lelii Marisa - Lipreri Mario - Loi Di Campi (Invidia Lorenzo) - Lomasto Massimo - Lo Presti Giovanni - Luca (Vernizzi Luca) - Luchini Iacopo - Luchini Riccardo - Madoi Giovanna - Magnoli Domenico - Maiolino Enzo - Mantovani Gianni - Mantovani Licia - Margheri Raffaello - Margonari Renzo - Marini Aldo - Marino Gabriele - Marra Mino - Martino Gabriella - Maspoli Mimma - Masserini Patrizia - Mazzotta Alfredo - Melotto Vito - Menozzi Giuseppe - Merik (Eugenio Enrico Milanese) - Mesini Andrea - Messini Claudio - Miano Antonio - Michelotti Marcello - Migliorati Luciano - Molinari Mauro - Monaco Lucio - Morelli Guido - Moretti Nesticò Lina - Mori Giorgio - Mottinelli Giulio - Nagatani Kyoji - Nastasio Alessandro - Negri Sandro - Negri Simone - Neviani Maria Cristina - Nonfarmale Giordano - Ogata Yoshin - Orlandini Fabrizio - Ossola Giancarlo - Palazzetti Beatrice - Palma Mario - Pancheri Aldo - Pancheri Renato - Paolantonio Cesare - Paoli Piero

Paolucci Enrico - Paradiso Mario - Patriarca Riccardo Giovanni - Pedroli Gigi - Perbellini Flavio - Peretti Giorgio - Perini Sergio - Perone Gennaro - Pesce Antonio - Petros (Papavassiliou Petros) - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pinciroli Ezio - Pizzolante Antonio - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Poli Nino - Polpatelli Carlo - Polpatelli Mario - Pozzi Giancarlo - Previtali Carlo - Puppi Massimo - Raza Claudia - Regazzoni Maria - Reggiani Liberio - Rezzaghi Teresa - Rigato Carla - Ritorno Maria Luisa - Rizzardi Recchia Andrea - Romeo Jorge - Rossato Chiara - Rossi Gianni - Rossi Giorgio - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio -

Salvestrini Edoardo - Santoro Giusi - Sapuppo Umberto - Scandurra Placido - Scaranari Claudio - Sciavolino Enzo - Scotto Aniello - Sebaste Salvatore - Settembrini Marisa - Sfortuniano Antonio - Simeoni Cristina - Soddu Stefano - Somensari Anna - Somensari Giorgio - Somensari Luigi - Terreni Elio - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Titonel Angelo - Tonelli Antonio - Torcianti Franco - Trevisan Franco - Trubbiani Valeriano - Vaccaro Vito - Venditti Alberto - Verga Pierantonio - Viglianisi Dina - Vigliaturo Silvio - Villani Dino - Violi Donatella - Vitale Carlo - Vitale Mario - Vivian Claudia - Voglino Alice - Zanetti Enzo - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zazzeroni Gianfranco - Zelda (Elda Zanferli) - Zerlotti Natalina - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




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