Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra

Recensione
Ultima cetra - libro di poesie di Nidia Robba «Ultima cetra»

Libro di poesie di Nidia Robba (Trieste, 2015)

Prefazione
Copertina catalogo mostra Dadamaino - Gli anni 80 e 90, l'infinito silenzio del segno Dadamaino
Gli anni '80 e '90


Catalogo della mostra

Presentazione
Copertina catalogo mostra Diario Pittorico di Antonella Affronti Antonella Affronti
Diario Pittorico


Catalogo della mostra

Presentazione




Franco Vasconi - Fondo marino - olio su tela 1984 cm.68x68 Franco Vasconi: Luce dinamica
06 ottobre (inaugurazione ore 18.30) - 31 ottobre 2015
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

La Galerie Orenda di Parigi e la Cortina Arte di Milano nel presentare questa mostra - a cura di Stefano Cortina - offrono omaggio ad un artista recentemente scomparso, Franco Vasconi (Spigno Monferrato, 1920 - Milano, 2014), pittore e scultore che per molti anni è stato assiduo frequentatore della galleria Cortina dove, dopo l'appuntamento parigino, saranno ora esposte le sue opere. La sua attività artistica si è sviluppata attraverso la pittura, la scultura, la scenografia, l'opera grafica. La prima mostra personale è del 1947 a Gallarate. Siamo ancora nell'ambito del realismo classico che parte dai modi di un'osservazione della realtà in chiave naturalistica sia plastica che cromatica ed in questo ambito è stato fondamentale il suo incontro con Ennio Morlotti.

Dai primi anni '60 in poi, la pittura di Vasconi si svilupperà attraverso un linguaggio personale che si rapporta al mondo della percezione e all'espressione di un'intensa emotività volta alla suggestione di immagini celate ed esaltate da un cromatismo di luminosa delicatezza, nato dalla sua esperienza di affrescatore cominciata nel 1943 a Milano. Giuseppe Marchiori, tra gli altri, scrisse della sua pittura in occasione di una mostra tenutasi a Venezia nel 1977: «(...) Un mondo vario oscillante fra il simbolismo e il realismo, in un raro gioco di mutevoli scambi, sempre destinato a fissarsi nei termini di una illusoria, variopinta realtà. (...)». Catalogo Cortina Arte Edizioni / Orenda Art International con testi in francese, italiano, inglese. (Comunicato stampa)




Locandina DRAFT 02. Performing Videoart & Music DRAFT 02. Performing Videoart & Music
04-06 settembre 2015
MUSMA Museo della Scultura Contemporanea - Matera
www.musma.it

Mostra delle opere di dieci tra i più importati videoartisti del panorama italiano attuale, musicate da Materelettrica, il team di allievi della scuola di musica elettronica del Conservatorio "E. Duni" di Matera. Presentato in anteprima al MUSMA Museo della Scultura Contemporanea, in versione live, il 16 maggio scorso, in occasione della Notte europea dei musei, DRAFT 02. propone, per la seconda edizione, un nuovo gruppo di video artisti selezionati da Silvia Grandi - Michele Bernardi, Silvia Camporesi, Rita Casdia, Audrey Coïaniz, Patrizia Giambi, Marcantonio Lunardi, Marco Morandi, Christian Niccoli, Giovanna Ricotta, Saul Saguatti - che presentano altrettanti video d'arte sui quali i musicisti selezionati da Fabrizio Festa, - Massimo Bonuccelli, Raffaele Catiniello, Marco Carmentano, Gianpaolo Cassano, Antonio Colangelo, Roberto Di Bello, Fabrizio Festa, Maria Vincenza Franco, Bruno Friolo, Marcello Laquale, Gianpaolo Lomurno, Mirko Macina, Davide Pantaleo, Lucia Patrono, Francesco Rondinone, Andrea Salvato, Costantino Temerario, Donato Tranquillino, Manuel Tricarico - hanno creato sonorità e musiche inedite, adatte ad interpretarne le immagini, arricchendole di spessore emotivo.

Il progetto DRAFT 02, riprendendo il significato letterale del termine, che in inglese significa "bozza", indica qualcosa di variabile, improvvisato e soprattutto inedito, come le musiche composte di volta in volta da musicisti diversi sulle immagini di video d'arte. I video selezionati rappresentano diverse modalità espressive, al fine di non creare un tappeto visivo omogeneo, ma una compagine di generi spesso dissimili tra loro: da quello filmico-narrativo alla reinterpretazione del documentario, dall'animazione digitale alla gestualità performativa.

Accompagnate da composizioni elettroacustiche elaborate con i più vari strumenti, dai più moderni sintetizzatori analogici al basso elettrico, fino ai classici flauto e clarinetto, scorrono immagini che raccontano il mondo contemporaneo con le sue contraddizioni e la sua precarietà. L'alienazione e la solitudine della società contemporanea vengono messe a fuoco da immagini che da nitide possono improvvisamente diventare sfocate e da un sonoro che segue attentamente la narrazione visiva e diventa co-protagonista delle opere video.

Materaelettrica, team nella Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio "Duni" di Matera, si dedica parimenti a ricerca in ambito elettroacustico, performance e design (Music e Sound Design) nei diversi settori legati alla produzione artistica e all'applicativo sonoro industriale. La diversificazione delle attività ha permesso a MaterElettrica di sviluppare da un lato un'articolata attività in settori che vanno dal Music Design alla sonorizzazione performativa, dall'altro di spaziare nel contesto della programmazione ed elaborazione di soluzioni digitali per le diverse esigenze, sia artistiche sia applicative, legate alla composizione musicale ed alla sonorizzazione. MaterElettrica, dunque, è attiva tanto come ensemble (già ospite d'importanti festival e teatri), quanto come team di produzione e ricerca, in un fecondo intersecarsi tra arte e tecnologia. (Comunicato stampa)




BOCS Ltd (Catania / Berlino / Londra)
Rochelle Fry e Sally Morfill


05 settembre (inaugurazione ore 19.00) - 15 settembre 2015
Centro Culturale Polivalente del Palazzo della Cultura di Catania
www.bebocs.it

Nuovo progetto dell'associazione Culturale beBOCS. BOCS Ltd (Catania / Berlino / Londra) è l'ultimo progetto di network internazionale ideato e organizzato da Giuseppe Lana e Claudio Cocuzza per supportare gli artisti che gravitano intorno al primo artist run space costituito a Catania, in un confronto internazionale in grado di alimentare lo scambio di idee sui nuovi processi di lavoro e gli approcci al contemporaneo. Catania, Berlino, Londra sono le città che BOCS Ltd intende collegare fisicamente e metafisicamente attraverso cicli di mostre itineranti tra il 2015 e il 2016.

I tre spazi espositivi invitati a partecipare al progetto, BOCS per Catania, Shau Fenster per Berlino e Five Years per Londra, sceglieranno, in totale autonomia, i lavori di alcuni artisti da presentare nelle varie città e che, in qualche modo, caratterizzano e sintetizzano le loro mission. Nella sala del Centro Culturale Polivalente del Palazzo della Cultura di Catania, dedicata all'arte contemporanea, si alterneranno tra giugno, luglio e settembre tre mostre di artisti scelti dai rispettivi spazi espositivi e che caratterizzano le loro realtà artistiche. BOCS Ltd inaugura il terzo appuntamento con Rochelle Fry e Sally Morfill dello spazio espositivo Five Years di Londra. Il catalogo è a cura di Miriam La Rosa. (Comunicato stampa)




Dalla locandina della mostra di Eliana Sevillano e Paolo Caponi Eliana Sevillano e Paolo Caponi
04 settembre (inaugurazione ore 16.00; alle 18.00 alla Galleria Immaginaria) - 30 settembre 2015
Palazzo Medici Riccardi | Galleria Immaginaria - Firenze

Doppia personale della pittrice Eliana Sevillano e dello scultore Paolo Caponi. La mostra intende rendere omaggio a due artisti toscani, dai linguaggi espressivi diversi ma in grado di essere letti come una singola voce che integra le differenze, le peculiarità strutturali, per creare un unico corpo parlante che dalla solidità delle sculture di Paolo Caponi sfiora la pittura velata di Eliana Sevillano. Un rincorrersi di diverse affermazioni che definiscono la complementarietà di una singola espressione.




Opera di Bonizza Modolo Bonizza Modolo: Altre pagine
05 settembre (inaugurazione ore 17.30) - 19 settembre 2015
Studio d'Arte Gs Galleria Signorini - Lendinara (Rovigo)
www.studiodartegs.it

Come nel lavoro incisorio, caratterizzato dall'espressione manifesta di segni delicati e dinamici, da trame modulate dove l'istinto percettivo è corollato dallo studio attento e metodico così, nella pittura di Bonizza Modolo, possiamo leggere storie in continuo divenire dove il segno inciso, sostituito da veloci pennellate, lascia spazio a forme che assumono la parvenza di volum i disegnati in una dimensione spaziale che concretizza l'io narrativo dell'artista. L'identificazione delle opere, attraverso definizioni che rimandano a condizioni provvisorie quanto inquietanti, basti citare a tale proposito Spazi violati, Emergenza, Appesi al filo, Sepolcri d'acqua, disegna quel percorso di storie che l'artista diluisce nel tempo e nello spazio.

Già in Approdi, serie di raffinate incisioni, l'idea dell'arrivo, del ritorno, era stimolo vitale per una ripartenza. La manifestazi one di quella forza espressiva la ritroviamo, puntualmente, nelle sue tele, dove l'evanescenza del colore diventa verbo attraverso delicate trasparenze, si scontra e si fonde con l'acuto forzato dei volumi del nero e del blu. I rossi esprimono sofferenze neutralizzate dallo scalpore dei grigi e dei bianchi. E' una mano tesa verso la gioia, la luce dell'ambiente, quella che scaturisce e consolida la forza interiore del suo narrare. La pittura di Bonizza diventa esternazione dialogica, incipit di storie mist eriose ma rasserenanti che trascendono con caparbia volontà nel suo credo artistico e spirituale.

Sepolcri d'acqua, quasi un ossimoro tra la rappresentazione della serena musicalità dell'acqua e il mistero del nulla, rappresenta forse più di altre opere la pittura di Bonizza. E' un dipinto costruito nei minimi dettagli dove il gioco dei volumi evidenzia iati di luce che rimandano a parvenze figurative. La parte destra, osservando il dipinto di fronte, è formata da volumi coloristici che si fondono in forme cromatiche. Sulla sinistra, altre forme, più leggere ma non meno efficaci, ci conducono attraverso una leggibilità narrativa, un'intuizione di un crocefisso incredibilmente post-moderno che si accoppia con l'illuminazione centrale della via di fuga. Sotto, i grigi si trasformano in acqua, lasciando spazio a metaforiche immagini che cancellano ogni retorica stilistica trasformandosi in originalità costruttiva ed estetica. (Guido Signorini)




Opera di Carlo Giò L'arte gentile
Acquerelli di Carlo Giò


15 settembre (inaugurazione il 12 settembre, ore 17.00) - 03 ottobre 2015
Ghiggini 1822 - Varese
www.ghiggini.it

Una ventina di lavori recenti realizzati all'acquerello da Carlo Giò. L'evento è motivo per rendere omaggio alla collaborazione tra GHIGGINI e l'artista, ma soprattutto a trent'anni tra i fiori. Un progetto caratterizzato da ritratti di fresche composizioni rigorosamente di stagione in cui sarà protagonista il fascino che la natura all'acquerello di Carlo Giò ha saputo trasmettere suscitando costante stupore e incanto.

"L'acquerello è un'arte gentile. Non chiede molto: un pennello, un foglio di carta, un poco di colore e dell'acqua pura. Certo, come fa spesso chi di poco si accontenta, è anche un'arte esigente: la carta deve essere di puro cotone fabbricata possibilmente a mano, il pennello di martora, i colori di buona qualità. Le tinte sono trasparenti, lievi, non si coprono tra loro se non in parte. Si lavora con immediatezza ma dopo un'attenta meditazione; non sono concessi molti pentimenti. Un'arte semplice ma d'élite. Ho sempre dipinto ad acquerello. Dapprima paesaggi, poi sono stato attratto dai fiori; come protagonisti di quadri, non come illustrazioni botaniche. Tuttavia i miei fiori sono fedeli al vero anche nei particolari per coerenza con quello che è per me il modo di rispondere con la pittura all'emozione su scitata dal soggetto: ricrearla. Quando - trent'anni fa - mi sono presentato a Emilio Ghiggini egli mi ha chiesto quadri di fiori e da allora non ho più abbandonato questo tema che ancora mi appassiona". (Carlo Giò)

- Iniziative a corollario dell'esposizione

.. 13 settembre 2015, ore 15.00, Alla scoperta di Villa Taranto
Un pomeriggio di visita accompagnati da una guida turistica amante dell'arte del giardino per scoprire uno dei polmoni verdi che si affacciano sul Lago Maggiore: i giardini di Villa Taranto a Verbania.

.. 24 settembre 2015, ore 15.30, Lezione all'acquerello
Appuntamento in galleria con Carlo Giò che realizzerà dal vivo un acquerello a tema floreale. Un pomeriggio dedicato all'approfondimento della tecnica dell'arte gentile. Info & conferma di partecipazione: galleria@ghiggini.it




Locandina mostra The truth of the labyrinth di Maria Rebecca Ballestra e Julien Friedler The truth of the labyrinth
di Maria Rebecca Ballestra e Julien Friedler


05 settembre (inaugurazione dalle ore 18.30 alle 20.30) - 31 ottobre 2015
Galleria Spazio Testoni - Bologna
www.spaziotestoni.it

"La Verità del Labirinto" è un progetto artistico di Maria Rebecca Ballestra in 9 tappe, ispirato ai testi dell'omonima raccolta dell'artista Belga Julien Friedler. Una selezione di 9 dei 44 testi saranno il punto di partenza di una serie di riflessioni sulla simbologia del labirinto, declinate ed approfondite attraverso diverse prospettive ed angolature. Ogni tappa è per Ballestra occasione per confrontarsi con un macro-tema, legato all'uomo ed alla sua coscienza, come la memoria, la morte, il corpo, l'immaterialità, il gioco, il sogno, il mistero, il pellegrinaggio, il sacrificio. La mostra propone le opere delle prime 4 tappe di questo progetto in una doppia personale di Maria Rebecca Ballestra e Julien Friedler.

- Prima tappa
Il Labirinto nella tradizione orale - La memoria

.. Opere di Maria Rebecca Ballestra realizzate in Arizona (Usa), in dialogo con opere di Julien Friedler della serie La Parole des Anges.

Il tema del labirinto è spesso associato al mito del viaggio dei morti, o itinerario "dell'anima vagante". Per gli indiani O'Odham, il labirinto era simbolo di nascita e di morte. Per loro, come sempre nell'antichità, il labirinto era unicursale, di forma rotonda e con 7 cerchi concentrici, con una sola entrata e un unico vicolo cieco in fondo al percorso, in cui le uniche due possibilità sono di giungere alla meta o ritrovarsi al punto di partenza. Per gli O'Odham il labirinto si arricchisce della stilizzazione della figura umana all'ingresso del labirinto stesso, The man in the Mazen (l'Uomo nel labirinto). Il simbolo assume diversi significati, i Tohono O'Odham si riferiscono all'"uomo nel labirinto" come a I'Itoi, facendo riferimento al mito della creazione, e al viaggio simbolico dell'umanità e di ogni singolo individuo verso il punto nero centrale del labirinto, la morte, per tornare ad essere Uno con I'Itoi, il dio che vive in un labirinto sotterraneo sotto la montagna Baboquivari.

- Seconda tappa
Il labirinto virtuale: internet - L'immaterialità

.. Opere di Maria Rebecca Ballestra realizzate con la collaborazione di Rachela Abate

Internet ed il flusso di informazioni telematiche è una nuova forma di labirinto immateriale, una complessa ed articolata piattaforma di scambio di informazioni, pensieri, idee. La tecnologia è un'estensione del nostro corpo e dei nostri sensi. La tecnologia digitale corrisponde al nostro sistema nervoso e al nostro cervello: un'estensione della comunicazione tra le cellule e la loro gestione delle informazioni che continuamente condividono e collegano informazioni con il fine di costruire e ricostruire una rete. Un'altra analogia di gestione delle informazioni che troviamo con il cervello è il fatto che questo non discerne tra le immagini e la realtà, o tra le esperienze fatte nei sogni e la sveglia.

Qual è quindi la vera e la falsa esperienza? Quale immagine è il simulacro? Sono tutti simulacri? La tecnologia digitale riflette la nostra coscienza di vivere il mondo in modo sempre più virtuale, interconnesso e non gerarchico. Con tutte le conseguenze degli scontri di sistemi, il caos e l'instabilità, vivendo nel tempo dei "crepuscoli delle icone" dobbiamo chiederci dove stiamo andando o almeno, a che cosa ci stiamo dirigendo. Abbiamo l'opportunità di riconoscere l'intera esperienza di vita come uno con la natura, mondo e cosmo ed essere consapevoli che i giudizi e le differenziazioni non sono vere. Alla fine il nostro passaggio nel labirinto del simulacro diventa la sola verità.

- Terza tappa
Il labirinto in Natura

.. Installazione in bamboo di Maria Rebecca Ballestra e video di Carl Gustav Jung «dialogo sopra la morte»

La terza tappa del progetto è ispirata al labirinto in natura. I primi labirinti botanici appaiono a fine del Medio Evo diventano ben presto in Europa un elemento imprescindibile dell'arte del giardino nei parchi dei castelli. Carlo V fa costruire un labirinto nei giardini di Saint-Paul a Parigi, Francesco I nel parco Louise de Savoie. Carlo V li introduce nei parchi dei suoi palazzi di Bruxelles e di Siviglia, nei giardini dell'Alcazar in cui persiste tuttora un labirinto di tasso. In epoca rinascimentale e fino al XVIII sec. i giardini pullulano di labirinti, divenuti profani e ludici. Ai primi labirinti, che non superano l'altezza del ginocchio e il cui tracciato è spesso molto semplice, fanno seguito disegni più complessi, siepi più alte, innumerevoli ornamenti.

Questa tappa del progetto di Ballestra è in particolar modo ispirata al Labirinto di Masone, località nei pressi di Fontanellato in provincia di Parma, recentemente realizzato da Franco Maria Ricci: otto ettari di labirinto, tre chilometri di percorso totale sotto gallerie vegetali in canne di bamboo alte cinque metri provenienti dalla Liguria e dalla Francia. Così lo descrive lo stesso Franco Maria Ricci: "Ho discusso di labirinti tutta la vita, con Italo Calvino, con Roland Barthes, con Jorge Luis Borges. Lui ne era ossessionato, li citava continuamente nei suoi racconti, come nel Tema del traditore e dell'eroe, dal quale Bernardo Bertolucci trasse il suo La strategia del ragno. Borges rimase ospite a casa mia venti giorni, negli anni Ottanta, e fu allora che iniziai a pensare di costruire un labirinto vero".

- Quarta tappa
Il labirinto in Architettura - Il pellegrinaggio

.. Installazione di Maria Rebecca Ballestra in collaborazione con Lucia Palmero: 5 minutes free zone

Durante il dodicesimo e il tredicesimo secolo un tracciato a forma di labirinto, sempre unicursale, iniziò ad essere raffigurato nella pavimentazione interna delle cattedrali gotiche, come nel caso del duomo di Siena e delle cattedrali di Chartres, Reims e Amiens in Francia. Questi labirinti rappresentano il cammino simbolico dell'uomo verso Dio e spesso il centro del labirinto rappresentava la "città di Dio". La funzione del labirinto è quella di essere un simbolo del pellegrinaggio o del cammino di espiazione: spesso veniva percorso durante la preghiera, e aveva la validità di un pellegrinaggio per chi non poteva intraprendere un vero viaggio. Il passaggio attraverso il labirinto era chiamato anche "pellegrinaggio". Bisognava seguire un cammino obbligato e durante il tragitto non si poteva mai ripassare attraverso un punto già superato o abbreviare il percorso. La lunghezza e la tortuosità del percorso alludevano alle difficoltà che si possono incontrare seguendo il cammino spirituale.

.. 5 minutes free zone

Vivendo da sempre in una terra di confine e non potendo rimanere indifferente al recente fenomeno degli immigrati bloccati al confine tra Italia e Francia, in presidio permanente sugli scogli dei Balzi Rossi, Maria Rebecca Ballestra ha deciso di declinare il tema del labirinto e del pellegrinaggio in rapporto alla migrazione. Nel cortile interno della galleria Spazio Testoni, un ombrellone a pannello solare che alimenta un'emissione radio ed uno schermo con alcune interviste e i racconti della traversata di alcuni emigranti a Ventimiglia. Lo stesso esemplare di ombrellone è stato installato al confine per permettere ai migranti di ricaricare i loro telefoni e chiamare a casa. Molti di loro, proprio come in un labirinto, sono completamente persi, non sanno esattamente dove si trovano, in che direzione devono andare, dove sono geograficamente i paesi che vogliono raggiungere.

Il lavoro di Maria Rebecca Ballestra (Ventimiglia, 1974) si fonda sulla rielaborazione e sulla reinterpretazione di tematiche sociali, politiche ed ambientali e sulla sintesi dei codici etno-culturali appresi durante numerose residenze d'artista realizzate in paesi geograficamente e culturalmente lontani. Il viaggio è la sua principale fonte d'ispirazione. Le sue opere spesso nascono come progetti site e context specific e si servono dello spazio che li accoglie per potenziare la loro valenza comunicativa ed emozionale. I temi su cui riflette sono legati al doppio come emblema della circolarità dello sguardo, all'eco-sostenibilità e all'inquinamento e, più recentemente, al post-umano, al confine tra Natura e Scienza e tra naturale e artificiale. La galleria Spazio Testoni ha presentato all'interno dei propri spazi e in Arte Fiera 2013 e 2014 opere del suo progetto Journey into Fragility iniziato nel 2012 è terminato nel maggio 2015 con un'installazione permanente sull'Isola della Certosa a Venezia realizzata con il supporto della Fondazione Alberto II di Monaco.

Julien Friedler (Bruxelles 1950), filosofo e psicoanalista, prima di diventare poeta e artista visivo. Ha fondato nel 1990 la Compagnia artistica Spirit of Boz. Giocando ai confini dell'estetica, delle scienze sociali e del sogno, il "Boz" si materializza attraverso un gruppo di opere d'arte: testi, dipinti, installazioni e performance realizzate dall'artista, ma anche attraverso l'attuazione di un programma creativo partecipativo: Be Boz Be Art. (Comunicato stampa)




Opera acrilico e olio su tela di Armando Orfeo dalla mostra Iper Mondi Armando Orfeo: "Iper-Mondi"
termina il 25 settembre 2015
Gran Teatro 'Giacomo Puccini' - Torre del Lago Puccini (Lucca)
www.mercurioviareggio.com

Protagonista dei dipinti ad acrilico e olio di Armando Orfeo è il 'Signor Cozza', bizzarro individuo che vive negli 'Iper-Mondi': in questa pluralità di universi paralleli, il personaggio ideato da Orfeo si muove, inquieto e curioso, tra numerosi oggetti simbolici e architetture ardite. L'artista sottolinea il paradosso insito nel destino dell'uomo, riproducendo situazioni surreali nelle quali l'unica via di salvezza appare la Patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie. Orfeo realizza così un'onirica indagine sulla condizione dell'essere umano, con i suoi miti e i suoi dilemmi, con le sue fragilità e le sue - sempre più artificiose - sicurezze: lo fa servendosi di un'ironia volta a stimolare una riflessione non banale sull'esistenza e a indicare una visione 'altra' del mondo.

Armando Orfeo (Marina di Grosseto, 1964) vanta un nutrito curriculum espositivo, con numerose personali e collettive in Italia e all'estero. Negli anni '80 collabora con le riviste di fumetto d'autore 'Tempi supplementari' e 'Frigidaire', pubblicando una serie di storie con personaggi di sua invenzione. Come illustratore pubblicitario lavora, a partire dal 2000, con Artemidatre di Milano, per la quale esegue progetti di immagine commissionati da importanti aziende italiane e straniere. La mostra, organizzata dalla Fondazione Festival Pucciniano in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio, è corredata di brochure con introduzione di Gianni Costa. La mostra sarà visitabile anche nelle sere delle rappresentazioni degli spettacoli. (Comunicato stampa)




Locandina mostra In hoc signo... la forza della debolezza - Segni della Croce nell'arte contemporanea In hoc signo... la forza della debolezza
Segni della Croce nell'arte contemporanea


13 settembre (inaugurazione ore 18.00) - 27 settembre 2015
Santuario della Madonna - Marnate (Varese)
www.farioliarte.it

Mostra collettiva alla quale sono stati invitati cinque artisti di diversa provenienza geografica (dalla Germania a tutta l'Italia): Andrea Decani, Markus Daum, Luciano Puzzo, Jano Sicura e Annibale Vanetti. Ognuno, ispirato dalla riflessione sul senso della Croce, ha creato opere d'arte religiosa per un mondo globalizzato, prive di facili pietismi devozionistici, comunicando così il senso del Sacro con personale autenticità e verità.

Si legge infatti nel testo critico firmato da Nino Portoghese e Annibale Vanetti: "... A deformare il sereno dolore dell'iconografia tradizionale si aggiunge nella coscienza dell'artista contemporaneo lo strazio dei rumori assordanti e dei frastuoni con cui la contemporaneità ci investe con i suoi annunci di benessere, consumo e smodato vitalismo...." ed ancora "... L'artista contemporaneo, anche se non credente, ci mostra un Cristo crocifisso reso irriconoscibile da chi si ritiene credente ma che abita ugualmente e ugualmente agonizza nell'attuale disorientamento sociale...".

La mostra è curata di Antonino Portoghese e Annibale Vanetti e promossa dall'associazione Culturale l'Arco e la Fonte di Siracusa con il patrocinio del Comune di Marnate. Alla inaugurazione, brani di musica Sacra interpretati dal duo chitarristico Valente-Rocca. Sarà presente il soprano Marta Zocca. Il giorno seguente, 14 settembre, in programma un altro appuntamento, alle ore 21.30 alla Chiesa di Sant'Ilario: L'amore crocifisso con l'attore Antonio Zanoletti che interpreterà testi dei grandi mistici: Jacopone da Todi, Angela da Foligno, Maria Maddalena de' Pazzi e David Maria Turoldo. Catalogo in mostra. (Comunicato stampa)




Alberto Biasi: Sui confini della luce
08 settembre (inaugurazione ore 17) - 20 novembre 2015
Galleria Allegra Ravizza - Lugano

Progetto di ricerca storico-critica, a cura di Marco Meneguzzo, che ripropone - per la prima volta in Svizzera - le tre opere ambientali più importanti dell'intera attività dell'artista. Inizialmente pensate e realizzate tra il 1962 e il 1974, permetteranno al pubblico di scoprire attraverso le proprie esperienze sensoriali, sollecitate e messe alla prova dagli ambienti di Biasi, la creatività e l'innovazione dell'artista, "applicate" direttamente al fruitore, secondo gli assunti di partecipazione e di trasformazione dello spettatore in "attore" dell'opera d'arte, tipici di quello straordinario momento storico.

Il visitatore è accolto in mostra dall'installazione Orizzontale ellebi, opera interattiva del 1967, montata a pavimento, composta da strati di fluidi fluorescenti uniti ad oli, all'interno di contenitori di polietilene, calpestatili e attivati da lampade a luce nera. Questi strati di fluido si muovono al tocco del passo del visitatore che sarà obbligato a camminare sopra l'opera per accedere alle altre aree della mostra. L'opera era stata esposta alla Biennale di San Marino e viene per l'occasione completamente ricostruita. La luce nera di wood viene utilizzata anche in un'altra opera presente in mostra: Eco del 1974.

In questa installazione l'ombra dello spettatore si imprime su una superficie fosforescente lasciando traccia del suo passaggio. Lo spettatore attivando con il movimento l'installazione, diventa a sua volta protagonista dell'evento visivo. Il percorso prosegue infine con Light prism, tuffo nell'arcobaleno, del periodo 1962-69. Quest'opera appartiene all'unica produzione di Biasi che prevede un cinetismo motorizzato necessario alla scomposizione della luce Bianca. Grandi prismi ruotano a velocità variabili per creare un cangiante e casuale arcobaleno in movimento. La multiforme creatività visiva di Alberto Biasi è un arte che attiva e stimola i meccanismi della percezione dello spettatore, attraverso giochi di luce e illusione di movimento, in bilico tra bidimensionalità e tridimensionalità.

Alberto Biasi (Padova 1937) è tra i fondatori del Gruppo Enne e uno tra i più importanti esponenti italiani dell'arte cinetica. Dal 1959, anno che segna l'esordio delle sue ricerche artistiche a oggi, l'attività dell'artista si è mossa costantemente attraverso cicli di lavori che sviluppano poeticamente e scientificamente alcuni problemi legati alla visione. (Comunicato stampa)

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Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968
04 luglio - 06 settembre 2015
The Museum of Modern Art - Saitama (Giappone)
Presentazione mostra




Franco Maruotti - Monti dauni - 2014 Franco Maruotti - Veduta di Pulsano - 2014 Franco Maruotti: Paesaggi
termina lo 04 settembre 2015
Spazio E - Milano
aestdelleden@libero.it

Come già ebbi modo di scrivere per una sua mostra personale curata un paio d'anni orsono, nella pittura di Franco Maruotti i quadri si squadernano allo sguardo del visitatore come gli appunti di viaggio di un esploratore del Gargano, rapidi e guizzanti schizzi presi durante lunghe passeggiate tra macchie mediterranee, rocce, scorci marini: una roccia della montagna o uno scoglio sul mare, un trabucco nella tempesta o uno scorcio di paese pugliese. Dello schizzo questi quadri hanno la rapidità del segno.

L'affastellarsi delle spatolate di colore ricorda la rapidità di un tratteggio a matita che non indugia sul particolare, ma cerca di cogliere l'essenza di quello che si guarda. Ma poi è evidente che l'aspetto visivo subisce l'effetto deformante della memoria, che mischia il colore con le emozioni e imprime alle spatolate ritmi e intensità incalzanti che scompongono la realtà del paesaggio fino al limite dell'astrazione: le impressioni visive vengono così trasfigurate e gli schizzi di viaggio diventano appunti di un diario tutto intimo e personale. E la visione si fa introspezione, racconto di sé, del turbinare delle proprie emozioni.

Le opere selezionate però per questa mostra del 2015 ci consentono di fare ulteriori considerazioni ed approfondire il discorso passando dal piano formale a quello introspettivo: ad una attenta analisi della pennellata e del disegno, infatti, noteremo un'oscillazione tra due poli opposti. Da un lato ci sono opere come Natura morta con paesaggio garganico del 2015 o Cava a Baiano del 2013 in cui il disegno è netto, i contorni di ciò che viene ritratto sono precisi, decisi e la stesura del colore è (relativamente) uniforme. In queste opere prevale una descrizione, o forse sarebbe meglio dire una contemplazione della realtà lucida e razionale, che mira a circoscrivere ogni singolo elemento e a collocarlo in un ordine generale della composizione, misurato e controllato.

Questi quadri soggiacciono ad un approccio alla composizione e conseguentemente alla rappresentazione del mondo che ne consegue che potremmo definire "apollineo". Viceversa ci sono opere come Il bosco dalla finestra del 2015 o Taormina del 2014 in cui la pennellata è più inquieta, scomposta, i contorni molto meno netti e una cosa sconfina nell'altra in un vortice visivo che appare frutto di un corrispondente e soggiacente vortice emotivo... Il che denota un approccio in questo caso più spiccatamente "dionisiaco". E nel continuo alternarsi e rovesciarsi di ruoli tra Apollo e Dioniso si gioca in buona sostanza tutta la pittura di Franco Maruotti. (Franco Maruotti, appunti di viaggio tra Apollo e Dioniso, di Virgilio Patarini, 2015)




Particolare dalla locandina della mostra di Leon Akwadal Leon Akwadal
"Vario, Multiplo... e Multiforme"


termina il 10 settembre 2015
ART G.A.P. Gallery - Modern & Contemporary Art - Roma
www.artgap.it

Le composizioni astratte e imperfettamente geometriche di Leon Akwadal segnano un percorso espositivo che vuole essere manifesto e invito ad affinare la capacità sensoriale, non solo visiva. La ricerca tecnica che interpola diversi materiali, forme e colori è alla base di questa esperienza artistica stravagante e raffinata. (Comunicato ART G.A.P.)




Zipped Worlds
05 settembre (inaugurazione ore 19) - 04 novembre 2015
Studio Tommaseo - Trieste
www.triestecontemporanea.it

Mostra fotografica che, seguendo alle esposizioni di Lubiana e di Vienna, conclude il progetto Zipped Worlds e raccoglie una selezione di opere di 12 artisti internazionali. Zipped Worlds è un progetto biennale italo-sloveno realizzato da Trieste Contemporanea in partenariato con il Photon - Centre for Contemporary Photography di Lubiana in cui i curatori esplorano alcuni nuovi concetti di pubblico e privato che vengono veicolati attraverso l'uso attuale delle immagini fotografiche. A Trieste, nell'anno del ventennale di Trieste Contemporanea (1995-2015), i curatori Giuliana Carbi e Dejan Sluga affrontano il mescolarsi di privato e di pubblico messo in campo dalle immagini degli artisti Breda Beban, Dario Belic, Emma Ciceri, Fabrizio Giraldi, G.R.A.M., Borut Krajnc, Paula Muhr, Adrian Paci, Eva Petric & Laurent Ziegler e Metka Zupanic.

A tema è il cosiddetto "spazio pubblico" - nozione che è molto cambiata solo di recente - con il quale la fotografia si relaziona per presenza fisica diretta, attraverso i media digitali e soprattutto tramite l'idea che tutto ciò che ci circonda è costantemente in fase di registrazione. La fotografia è di fatto il mezzo visivo presente in modo più ubiquo nel contesto urbano odierno. All'interno di questo ampio spettro, troviamo nello spazio pubblico (esterni e interni urbani) sia forme tradizionali di immagini fotografiche, sia immagini digitali... Inoltre la maggior parte di noi ha dispositivi di telefonia mobile e fotocamere digitali: paradossalmente insistiamo sul nostro diritto alla privacy e allo stesso tempo facciamo snap-shooting di tutto ciò che vediamo. Da una parte, vi è il desiderio di frammenti di vita quotidiana in immagini e, d'altra parte, vi è sempre maggiore inclinazione a censurare ed esercitare controllo sulle medesime immagini. (Dejan Sluga, dal catalogo della mostra)




Beyond Borders
20 artisti europei


10 settembre - 08 ottobre 2015
Galleria Museo Seinajoen Taidehalli - Seinajoki (Finlandia)
www.diegovalentinuzzi.com

C'è un iniziale smarrimento, una sorta di disorientamento controllato quando s'incontrano le opere di Diego Valentinuzzi, in special modo la prima volta. Prevale la necessità, insita in ogni essere umano, di capire il perché di determinati accostamenti, trovare una logica e una collocazione razionale agli elementi, dare un significato, un ordine a forma e contenuto. Dentro le tele di Valentinuzzi c'è tanto. Simboli, allusioni, immagini, numeri, decori. Ma se ci si abbandona liberamente, senza nessun preconcetto e, soprattutto, senza voler dare una sistemazione precisa ad ogni cosa, all'azzurro che caratterizza la sua produzione da sempre, le cose cambiano, e l'incertezza iniziale si trasforma in punto di partenza per un viaggio all'interno dell'arte e del pensiero di Diego Valentinuzzi.

E' chiaro che il surrealismo storico ha avuto un ruolo determinante per l'artista e la sua formazione, il sogno e l'inconscio giocano un ruolo fondamentale nella sua produzione pittorica, supportata però da un'immaginazione fervida, una capacità narrativa vivace e feconda e ad una "civile ironia" (citando Paolo Levi) ritrovabile in ogni dipinto. Molteplici sono inoltre i riferimenti intellettuali a cui Valentinuzzi attinge, dall'arte classica alla cartellonisitca, alla pop art, all'optical, all'arte cinetica. Tutte relazioni che convivono nelle sue composizioni con insolita e felice armonia, dove il confronto non genera uno scontro ma piuttosto un dialogo costante e costruttivo tra immagini antitetiche. Da attento osservatore e buon narratore di sogni qual è, Valentinuzzi crea un universo autonomo e personale, distante da tutto ciò che è vero e tangibile, dà forma e voce a pensieri che si dividono tra "visioni oniriche" e "sogni metafisici", dove il rapporto "tra consumismo e realtà" si contrappone alla necessità del "ritorno all'Eden".

Valentinuzzi auspica un progresso mediato dalla saggezza della tradizione, purtroppo non sempre attuabile, attraverso immagini iconograficamente distanti, originate in contesti completamenti diversi, a volte opposti, che si incontrano sulle sue tele, in un continuo accostamento che diventa necessità, condizione imprescindibile per qualsiasi riflessione sul suo lavoro. Le donne raffigurate, di una bellezza disarmante, classica e misteriosa, mentre il volto enigmatico della Gioconda fa da supporto a scritte pubblicitarie, che scorrono come fossero attivate da tabelloni elettronici, o i paesaggi classicheggianti alla Poussin, che sembrano uscire dai taccuini di qualche Grand Tour, si adagiano sulle bottiglie sottostanti con la scritta "love". Sotto il profilo tecnico Valentinuzzi si conferma un ottimo disegnatore, preciso ed attento, che si destreggia con sicura perizia attraverso le diverse tecniche, con una spiccata propensione per il colore, saturo e denso.

Si avvale di campiture monocromatiche, virate sempre sui toni del blu di gradazioni diverse, che mettono in risalto al meglio i profili, le nature morte, i paesaggi. I colori fluorescenti e la morbida geometria, usata soprattutto negli sfondi, rimandano all'optical e danno profondo risalto al valore visivo dell'opera. Diego Valentinuzzi innesta il passato nel presente, anche da un punto di vista visivo, dividendo spesso la composizione in due parti distinte e mettendo in relazione il mondo contemporaneo con l'antico. Dà così vita ad un'unica dimensione, che consente l'accesso a tutto ciò che sta oltre il visibile, pensieri e sogni, luci e ombre dell'inconscio, generati dall'esperienza del vissuto e dell'immaginario, con naturalezza e in totale libertà. (Presentazione di Cristina Feresin)




Trieste Photo Days
Festival internazionale della fotografia


2a edizione, dal 22 ottobre 2015
www.dotart.it

Dalla cooperazione tra dotART e le principali associazioni culturali triestine che si occupano di fotografia e arti visive, sulla scia dei più importanti festival fotografici europei, Trieste ospiterà per dieci giorni un contenitore creativo multimediale che riunirà mostre fotografiche di artisti italiani e stranieri, workshop, proiezioni, incontri e altri eventi collegati alle arti visive. Il luogo centrale delle iniziative sarà focalizzato su Trieste, ma il programma prevede altre attività che si svolgeranno in alcuni comuni dentro e fuori Provincia di Trieste e in taluni stati esteri quali: Slovenia, Ungheria e Polonia. Tutte le iniziative avranno come denominatore comune il tema "Street Photography - Istanti visivi" e saranno selezionate in collaborazione con il direttore artistico Giancarlo Torresani, docente di fotografia e critico fotografico. Tra gli appuntamenti in programma:

- Presentazione del libro Sulla fotografia e oltre, di Enrico Gusella presso la Libreria Lovat di Trieste (23/10 ore 17.30). Storie fotografiche i cui significati si svelano via via come una sequenza cinematografica, dai quali si desume come l'immagine fotografica sia portatrice di profondi contenuti, del senso spesso indefinito del mondo e della realtà e quella di coloro che l'hanno rappresentata.

- Presso la Sala Sbisà dell'Università Popolare di Trieste sarà allestita la mostra "Istanti: Fotografie Mignon" a cura del gruppo Mignon di Padova, collettivo che si occupa di Street Photography da vent'anni (inaugurazione 24/10 ore 16.45). (Comunicato stampa Associazione dotART)




Fausto Melotti
termina il 17 gennaio 2016
Nouveau Musée National de Monaco

Mostra dedicata alla polimorfa e sfaccettata produzione di uno dei più importanti artisti italiani attivi tra le due guerre e nel secondo dopoguerra. In mostra sono esposte una ventina di sculture in metallo e più di settanta opere in ceramica. Dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica nel 1924, Melotti prosegue i suoi studi all'Accademia di Belle Arti di Brera tra il 1928 e il 1929, sotto la direzione dello scultore Adolfo Wildt e di Lucio Fontana, con il quale in seguito stringerà un forte legame di amicizia. La ricerca dei curatori della mostra inizia dall'osservazione del rapporto cruciale tra Melotti e la rivista Domus, fondata nel 1928 da Gio Ponti. Partendo da questo focus la mostra si concentra in particolare sulle opere le cui fotografie sono state pubblicate su Domus tra il 1948 e il 1968 a illustrazione di articoli dedicati all'artista o di scritti firmati dallo stesso Melotti.

La rivista Domus sembra avere un ruolo rilevante nella carriera di Melotti, quasi da spettatore attento e sensibile ai cambiamenti che avvenivano nel suo studio in Via Leopardi 26 a Milano, luogo dove spesso Gio Ponti si recava con la figlia Lisa Ponti. I momenti chiave di questo percorso sono percepibili con chiarezza nella successione degli articoli su e di Melotti, pubblicati sulla rivista dal 1948 in poi. E' importante notare che la prospettiva critica sviluppata dalla rivista si basa sull'idea di una continuità poetica nel lavoro di Melotti, confermata dalla presenza in ogni articolo di immagini di lavori appartenenti a periodi differenti. Per questo la mostra non segue un andamento cronologico nel suo percorso.

Gli articoli di Domus valorizzano inoltre il lavoro di Melotti come decoratore - nelle collaborazioni con Ponti e altri architetti - la sua produzione di sculture in ceramica degli anni '40 e '50 (basti pensare ai celeberrimi Teatrini e alle placche in ceramica) fino alle più recenti sculture in metallo degli anni '60, sempre enfatizzando una linea di continuità con la ricerca astratta degli esordi. Nel luglio 1962 Domus pubblica un articolo di Melotti nel quale, con il suo linguaggio poetico, l'artista alludeva all'apparente silenzio seguito al breve ma decisivo periodo astratto della metà degli anni '30: "Ci accostiamo e ritorniamo, in questo, fra i tanti intermezzi (atti di vita?), all'orfico, mediterraneo imeneo della geometria con la poesia."

Quasi un anno dopo compare nelle pagine di Domus un altro testo di Melotti, considerato uno dei suoi scritti programmatici fondamentali: L'Incertezza, nel marzo 1963, rappresenta un esauriente manifesto della poetica di Melotti, permettendo all'artista di confermare l'originalità del suo lavoro nel contesto dell'arte astratta e, più in generale, dei suoi contemporanei. Insieme a Domus, Ugo Mulas - presente con una serie di foto di opere di Melotti - gioca un ruolo cruciale nella esposizione, perfettamente descritto dal critico ed editore Vanni Schweiwiller, che a proposito del rapporto tra Mulas e Melotti osserva: "Melotti si legò molto a Mulas, che era il suo fotografo (...) E la passione e l'eccellenza di un grande fotografo come Ugo Mulas contribuirono in maniera significativa alla riscoperta, anche se tardiva, di un grande scultore come Melotti." (Comunicato Ufficio stampa Lara Facco P&C)




Opera di Ema Moriya alla Kokonton Gallery Ema Moriya: "Se questa pioggia non smette"
termina lo 03 settembre 2015
Kokonton Gallery - Venezia
kokontonvenezia@hotmail.it

Si dice che ci vogliano 100 anni perchè si compia un ciclo dell'acqua: evapora poi torna alla terra nella forma di pioggia. Questa pioggia che noi abbiamo ora, forse contiene una goccia di lacrime di qualcuno che ha pianto 100 anni fa. Ci sono delle specie animali in pericolo che sono cacciate via dal luogo della loro vita. La loro nostalgia del felice passato e la malinconia per il futuro, li fanno piangere, o li fanno gridare perchè non possono neanche piangere e dopo la loro estinzione le loro lacrime ci tornano nella forma di pioggia. Un giorno di 100 anni dopo quando non smette più la pioggia, noi esseri umani dobbiamo ricevere una ricompensa di tutte le lacrime loro.

Ema Moriya (Kanagawa, Giappone - 1991), diplomata alla Accademia Tama di Belle Arte (Tokyo) di pittura alla giapponese, è una pittrice di animali, della loro figura particolare, lavori realizzati con i pigmenti della pittura tradizionale giapponese. Il suo tema recente è la tristezza e la compassione per le specie animali in pericolo che, si esprime con una tonalità calda e felice che contrasta con il tema, richiamando i sentimenti degli spettatori. Nel 2014 la sua mostra personale "La terra degli esseri umani" e nel 2012 "Gli alberi e gli uccelli", a Tokyo. (Comunicato stampa Associazione Culturale Kokonton - Kokonton Gallery)




Mara Giorgini - Abbondanza - olio 2015 Il cenacolo di Livio Mozina
VI edizione, 22 agosto - 04 settembre 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

In mostra le opere realizzate nel 2014/2015 da 63 allievi del corso che il maestro tiene in Galleria. La rassegna, che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone dipinti di gusto figurativo, realizzati tutti a olio su tela o su tavola, ognuno dei quali rappresenta il quadro simbolo tra i molti realizzati nel corso dell'anno da ciascun artista.

Presentazione mostra




Alessandra Angelini - Il Giardino è aperto - libro d'artista 2015 "Il giardino è aperto"
Mostra del libro d'artista di Alessandra Angelini con testi di Paolo Cottini


17 ottobre (inaugurazione ore 17.30) - 21 novembre 2015
Porticato della Biblioteca Salita dei Frati - Lugano

L'esposizione offre al visitatore la possibilità di ammirare l'opera nella sua totalità, di coglierne la magnificenza delle diverse pagine di intenso valore artistico e di osservare la realizzazione attraverso schizzi, disegni preparatori a inchiostro di china, opere grafiche, fotografie, elaborazioni al computer, matrici e prove di stampa, mettendo in luce tutte le fasi preparatorie ed esecutive, esplicative del percorso creativo del "Il giardino è aperto". Il libro d'artista nasce dal desiderio di Alessandra Angelini e di Paolo Cottini, scrittore e storico dei giardini, di illustrare e raccontare il meraviglioso giardino di Vico Morcote nel Canton Ticino, progettato da Sir Peter Smithers, che lo curò amorevolmente negli ultimi vent'anni della sua vita.

Stampato da Rodolfo Campi per la parte tipografica e da Daniela Lorenzi - Atelier 14 per la parte calcografica e xilografica e legato a mano da CbdA di Cristina Balbiano d'Aramengo, presenta un formato che corrisponde al rapporto aureo tra i lati, un omaggio alla lezione etica ed estetica che Sir Smithers ha trasmesso, fondata su Armonia e Bellezza. Alessandra Angelini, a seguito di un'analisi dei testi inediti di Cottini - che conobbe e frequentò Sir Peter Smithers - e dopo aver visitato il giardino di Morcote nelle diverse stagioni, ha deciso di utilizzare l'incisione di matrici polimeriche e le xilografie a secco per esprimere al meglio lo stretto legame di Sir Smithers con il giardino. Afferma l'artista: "ho immaginato il volume come un'architettura naturale, capace di ricordare lo spirito di un uomo, a tratti razionale e scientifico e a tratti profondamente poetico".

L'incisione di matrici polimeriche grazie ai suoi aspetti tecnologici e al contempo profondamente creativi ha consentito di trasformare in segno grafico le fotografie e i disegni realizzati dall'artista en plain air talvolta unendo immagine fotografica e disegno in un processo di ibridazione delle modalità espressive, estremamente coinvolgente. Le xilografie a secco, pensate come memoria della matericità della natura, accompagnano tutte le pagine del libro, dando ritmo alle immagini e agli scritti. Il colore, bianco e verde delle pagine e dei testi, si illumina di passaggi talvolta lievemente iridescenti, che appaiono come in sospensione tra l'immaginario e il reale, simbolo delle trasformazioni che avvengono in natura. In mostra è visibile la plaquette bilingue italiano/inglese, edita dai Cento Amici del Libro, con un commento di Alessandra Angelini, interventi critici di Francesca Porreca, Laura Tirelli, Patrizia Caccia, Cecilia Angeletti e il testo di Paolo Cottini, tradotto in inglese da Amelia Smithers, figlia del fondatore del giardino di Vico Morcote.

Alessandra Angelini (Parma, 1953) si diploma in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Da qui inizia il suo percorso artistico, dettato da un'estrema curiosità che la conduce verso la sperimentazione di tecniche e materiali, con una ricerca costante rivolta ai valori della luminosità cromatica, espressa attraverso l'uso dei pigmenti preparati personalmente, con lo stesso procedimento utilizzato per gli antichi dipinti su tavola. Il percorso formale intrapreso è sempre collegato all'espressione dell'interiorità, intesa come tessuto primo sul quale si costruisce il pensiero critico nei confronti del reale.

L'artista si dedica a diversi linguaggi espressivi: pittura, incisione, grafica, scultura, fotografia. Di ognuno approfondisce lo studio della tecnica e le possibili associazioni, creando contaminazioni tra procedimenti e opere ibride. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e nel mondo in quattro continenti, le sue opere sono presenti nelle collezioni di importanti musei nazionali e internazionali. Dal 2005 è titolare della cattedra di Grafica e Tecniche dell'Incisione all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Fa parte di Visarte società delle Arti Visive Svizzera.

Paolo Cottini è collaboratore fisso di riviste di giardinaggio, in particolare di Giardini, con testi e servizi fotografici dedicati a piante e giardini storici. In questo ambito di studio ha scritto i vari volumi tra cui Il Parco delle Ville Ponti (1989), Giardini di Lombardia. Dalle origini all'età barocca (1994). Di notevole importanza sono gli ampi saggi su Giardini e ville nel paesaggio comasco. In équipe con altri professionisti ha collaborato alla realizzazione di censimenti e progetti di restauro di numerosi parchi o giardini storici. Ha partecipato, anche in veste di relatore, a convegni nazionali e regionali sulle problematiche relative al governo e al restauro del giardino storico.

L'Associazione Cento Amici del Libro è un sodalizio di amanti del bel libro il cui scopo è quello di realizzare ogni anno un libro d'artista di alta qualità sia sotto l'aspetto della stampa che grafico. L'associazione è nata a Firenze nel 1939 dall'idea di tre amatori del bel libro, Ugo Ojetti, Tammaro De Marinis, Gilberta Serlupi Crescenzi il cui intento era di risollevare la qualità della stampa del libro italiano, assai decaduta, dopo lo splendore raggiunto in secoli passati. Il primo volume pubblicato in 120 esemplari sotto la guida di questo grande tipografo fu L'Aminta del Tasso con sette acqueforti di Francesco Chiappelli. Tutte le edizioni comprendono testi di noti scrittori e poeti, molti dei quali sono inediti come le poesie di Mario Luzi, Eugenio De Signoribus, Andrea Zanzotto, Maria Luisa Spaziani, tutti con l'apporto grafico di famosi artisti italiani e stranieri, da Pietro Annigoni, Fausto Melotti, Renato Guttuso a Mimmo Paladino, Valter Valentini, Emilio Isgrò, Gérard Titus Carmel, Tulio Pericoli, Joe Tilson, Gao Xingjian. Nel 2015 i Cento Amici del Libro pubblicano il loro 50° volume. (Comunicato stampa Irma Bianchi Comunicazione)




Sandro Cabrini - Moon - acrilico e collage su carta cotone indiana cm.45x60 2012 Sandro Cabrini - Dance - ferro ruggine cm.51x10x23 2013 Sandro Cabrini
Archetipi del sogno: la danza


08 ottobre (inaugurazione ore 18) - 08 novembre 2015
Museo Marcello Tommasi già Atelier di Benvenuto Cellini - Firenze

Mostra antologica in un percorso tra reale e onirico raccontato da sagome umanizzate, figure emblematiche dell'espressione artistica di Sandro Cabrini. L'esposizione, che si snoda nelle sale interne e nel giardino antistante il Museo, presenta un corpus di 40 opere, realizzate dal 1970 ad oggi, fra cui sculture, installazioni, opere su carta, su tela, video e numerosi inediti. Il file rouge che lega questi lavori è la rappresentazione stilizzata dell'uomo, dai tratti semplici e lineari, una presenza costante resa con l'utilizzo di diverse tecniche e materiali: da sculture in ferro o legno, a opere in carta o su tela. Le sculture Dance e Dance in the ballroom del 2013 realizzate in ferro arrugginito, sottolineano il tema della mostra legato alla danza, attraverso figure che evocano un movimento armonico in uno spazio indefinito.

Scenari analoghi vengono riproposti nei collage su carta di cotone indiana Moon e Garden del 2012, dove le numerose sagome ondeggianti e dalle tinte primarie, si stagliano sul foglio, creando un forte impatto visivo e riconducendo ad una dimensione ovattata, legata al sogno. Di estrema delicatezza e forza sono le opere realizzate nel 2015, bassorilievi in carta, Masquerade, Chorus, Backstage, che nuovamente vedono protagonisti soggetti stilizzati che danno vita a dinamiche coreografie. L'originalità del lavoro di Sandro Cabrini emerge nel trasmettere una molteplicità di significati e di riflessioni, partendo dalla ripetizione di una forma - sola o in gruppo, statica o danzante -, che assume un aspetto poetico, misterioso, rassicurante e ironico.

Un'espressione di estrema semplicità, che racchiude al contempo, riflessioni sull'uomo, sul rapporto con il mondo circostante, sulla società umana e sugli stati d'animo. La poetica dell'artista è chiaramente sintetizzata nel testo critico di Maurizio Vanni che afferma: "Cabrini non si preoccupa di interpretare le proprie lucide visioni surreali, ma cerca nella totale libertà espressiva quei flussi di energia cerebrale che, unite alla fantasia e a un personale humour, coinvolgono lo spettatore. Di fronte alle sue strutture in bassorilievo e alle sue istallazioni, è possibile perdere il senso del quotidiano ritrovandosi a fantasticare in mondi assurdamente possibili". Accompagna la mostra un catalogo con testi critici e opere che ripercorrono la carriera artistica di Sandro Cabrini.

Sandro Cabrini (Milano, 1948) si diploma al Liceo Artistico di Brera e nel 1975 si laurea in Architettura al Politecnico di Milano. Dal 1968 si dedica alla pittura e alla creazione di una particolare forma di espressione simbolica. Tra il 1995 e il 2000 compie diversi viaggi di studio negli Stati Uniti e in Inghilterra, e nello stesso periodo è invitato a svolgere un'attività didattica presso l'Università IULM di Milano, in cui approfondisce i temi della scrittura alfabetica e dei simboli. Nel 2009 viene invitato a San Pietroburgo a svolgere un Master Class sulla sua attività pittorica. Nel corso della sua carriera artistica espone con mostre personali e collettive in Italia e all'estero.

Il Museo Marcello Tommasi già Atelier di Benvenuto Cellini è uno spazio che affonda le proprie radici nelle vicende artistiche di Firenze di cinque secoli fa. Era infatti il luogo dove Benvenuto Cellini (1500-1571) fuse l'aitante Perseo che mostrava orgoglioso la testa di Medusa. Nei primi anni Settanta il laboratorio, che durante il corso dei secoli vide l'alternarsi di artisti e artigiani, fu acquistato dallo scultore e pittore Marcello Tommasi, che ne fece il suo studio per quasi quarant'anni, lasciando una ricca collezione di marmi, gessi, bronzi, disegni, bozzetti, dipinti e incisioni. Lo studio è stato di recente recuperato, grazie a un lavoro di restauro conservativo e di archiviazione delle opere custodite al suo interno, lasciando il più possibile integri architetture, suddivisione degli ambienti, disposizione degli arredi. (Comunicato ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Birgit Wolfram: Lichteinfälle
August 15-30, 2015
Kajo Collection (Palazzo Zenobio) - Venice
www.kajocollection.club

Birgit Wolfram's series Lichteinfälle will be exhibited for the very first time by travelling art gallery Kajo Collection. Wolfram's innovative point of departure arises from the desire to create a fictional romance, portrayed in a documentary fashion. Contingent photo fragments are isolated from their original connections to time - yet conceiving distinct durability. Wolfram creates a novel dimension between space and time as the viewer observes photorealistic structures at the very same time the audience is confronted with the boundaries of the photo fragments. Therefore, a discourse of fictional and non fictional elements occurs in Wolfram's compositions.

Hence, an enduring reflection on time and space is inscribed into her artistic oeuvre. The life span of photo fragments expands transforming into paintings, which find a new habitat proposing a tangible and tactile composition. A new, salient method is Wolfram's way of adding shadows and staccato light to pattern, directing an entirely unique style for the benefit of the compositions. While the viewer's eye travels through the underlying pattern, the subject matter undergoes varying light situations, transitioning from shadow to light. Her paintings speak to the moment of revealing something previously hidden, depicting either dark drama or sheer beauty.

In contrast to classical photorealism were the entire content of a photo is portrayed, the photo fragment gives rise to the composition and is seen as an isolated and authentic subject of the painting. Transparent elements and the analysis of light and shadowstructures give reason to the name of the series: Lichteinfälle. Birgit Wolfram has won several awards, such as the Vasari prize and her latest residency award was NES Residency, Iceland, 2014. In 2010, she debuted with her first solo show in New York. She has held a teaching position in the department of painting at Kölner Malschule. Her work is part of numerous private collections worldwide and has been on displayed by prestigious galleries. (Press Release It's LIQUID)




Pina Della Rossa - Al di là del muro Pina Della Rossa - Cantiere nvv Pina Della Rossa: Riflessioni
termina lo 05 settembre 2015
Il Torchio, app. Sabbioneta - Postignano (Perugia)
www.castellodipostignano.it

Nell'ambito della quarta edizione della manifestazione culturale estiva "Un Castello all'orizzonte", che si sta tenendo al borgo medioevale di Postignano, la mostra fotografica dell'artista Pina Della Rossa, laureata all'Accademia di Belle Arti di Napoli, docente di disegno e storia dell'arte, fotografa e pittrice. Il suo linguaggio specifico è "lavorare con le immagini proponendo la fotografia come strumento di riflessione e di analisi". La sua ricerca fotografica, iniziata negli anni '80, vuole essere un ideale ritorno alla pittura. Fondamentale, dunque, è il dialogo intenso tra pittura e fotografia, due elementi inscindibili, che si manifestano attraverso una relazione di linguaggi diversi nella stessa immagine.

In tal senso si concentra sull'aspetto compositivo, sullo studio del colore e della luce, sui contrasti tonali, sui giochi di piani, e sull'intensità dei particolari. Al fine di superare la superficie fisica del quadro, di andare oltre la foto, per includervi la dimensione spazio-temporale. Ha esposto in numerose mostre nazionali e internazionali, le sue opere sono presenti presso enti pubblici e privati, in musei ed in archivi di arte contemporanea, di diverse città italiane e all'estero. (Comunicato ufficio stampa Patrizia Cavalletti Comunicazione)




Opera dalla rassegna Libri d'artista dalla Collezione dei docenti e degli allievi della Scuola internazionale di grafica di Venezia Libri d'artista dalla Collezione dei docenti e degli allievi della Scuola internazionale di grafica di Venezia
12 settembre (inaugurazione ore ore 11.30) - 25 settembre 2015
Associazione culturale "la roggia" - Pordenone
www.laroggiapn.it

Da oltre un ventennio alla Scuola Internazionale di Grafica è stato strutturato un programma dedicato all'arte del libro. I laboratori, attrezzati per tecniche di stampa antiche e moderne, hanno visto artisti affermati a livello internazionale succedersi alla guida dei corsi e dedicarsi ai loro stessi progetti. Dal 1987 hanno insegnato: Bertrand Dorny (Francia), Pierre Hornein (Francia), Micharel Taylor (Uk), Sasha White (Usa), Loretta Cappanera (Italia), Franco Vecchiet (Italia), Lena Bergstein (Brasile), Carrie Galbrithe (Usa), Lou Joseph (Usa), Kestutis Vasiliunas (Lituania), Angela Lorenz (Usa) e molti altri ancora.

Diversi artisti del Libro hanno partecipato alla vita della Scuola come ospiti in residenza. Tra loro, Maria Lai (Italia), Uta Schneider e Ulrike Stoltz (Germania), John Ross (Usa), Helen Douglas (Scozia) e Peter Koch (Usa), che ha voluto stampare nel nostro laboratorio qui a Venezia l'edizione del libro "Watermark" di J.Brodsky. I libri della collezione della Scuola sono circa 400. Diversi di questi, selezionati, sono stati esposti in varie Biblioteche di Università e Fondazioni in Italia, negli Stati Uniti, America Latina, oltre che al Center for the Books' Art a New York ed alla School of Art, Media and Design di Bristol, Uk.

Ogni libro della collezione racconta la sua storia attraverso diverse sequenze di spazio e di tempo. Non in tutti i lavori si trovano i tradizionali elementi di testo e immagini: ci sono libri scultura o semplici strutture di fogli piegati, libri minuscoli, minimalisti o molto elaborati e di forte impatto. Oltre al contenuto, sempre determinante per i risultati è l'esecuzione, la scelta dei formati e dei materiali. A volte anche i contrasti possono rendere esplicito un pensiero nascosto. Alla radice di ogni lavoro c'è una motivazione personale che risulta sempre "leggibile" in trasparenza. Il libro è infatti un intimo, veritiero e complesso modo di esprimersi per ogni suo esecutore. I partecipanti ai corsi sono di varie età e provenienze, con motivazioni sociali diverse, ma tutti hanno in comune l'impegno e l'amore per questa forma d'arte. Come artisti e grafici, diamo risalto alla stampa dell'immagine, come a quella del testo, che deve armonizzare con forma e materiali.

Nel nostro programma si insegnano la storia e le tecniche del libro con regole ben precise per ogni parte della sua struttura e funzione. Le regole, una volta apprese, si potranno poi rompere per ricostruire il libro in un modo del tutto nuovo. La realizzazione di un Libro d'Artista è un procedimento complesso in cui non sempre una decisione presa all'inizio viene portata avanti fino alla fine. Vanno inventate nuove soluzioni per ogni problema che emerge e le vie d'uscita si trovano attraverso sorprendenti risvolti creativi, che spesso portano ad un finale a sorpresa. Si tratta di esplorare tecniche di stampa e di rilegatura per poi applicarle, facendo in modo di restare fedeli all'idea iniziale. Attraverso l'esperienza del fare da sé, ci si impossessa pienamente di questa forma d'arte, che è destinata a crescere. L'esperienza della Scuola si è arricchita negli anni anche grazie a diversi seminari tenuti presso Istituti, Accademie ed Università d'Arte in Italia ed all'estero. Nella collezione della Scuola sono comprese anche diverse donazioni di artisti che hanno realizzato i loro libri al di fuori della nostra stamperia. (Matilde Dolcetti)

Artisti: Franco Vecchiet, Matilde Dolcetti, Kathryn Shank Frate, Déirdre Kelly, Pierre Hornain, Maria Lai, Bertrand Dorny, John Ross, Greg Murr, Carrie Galbraith, Sasha White, Lia Malfermoni, Cristina Treppo, Viola Dominello, Lucia Parrella, Kaori Miyayama, Helen Douglas, Angela Lorenz, Clare Owen, Sandy Rigby, Mitzue Naito, Jose Cano, Claudine Furlano, Georgia Keeling, Lorna Bornard, Marie D. Doyon, Luigi Golin, Silvia Braida, Silvia Ungaro, Manuela Piovesan, Elisa Petrelli, Claire Rau, Stephanie Marcus, Brittany Skwierczynski, Anna M. Clink.




Opera di David Simpson Today Together
15 settembre (inaugurazione ore 17.30) - 31 ottobre 2015
Galleria Tonelli e Studio la Città - Milano
www.galleriatonelli.it

La mostra vede protagonisti sei grandi artisti internazionali: Getulio Alviani, Stuart Arends, Vincenzo Castella, Fausto Melotti, Mario Schifano e David Simpson. Si articolerà nelle tre sale dello spazio espositivo, proponendo un dialogo tra "coppie" di artisti. Così, nella prima sala saranno messe in relazione alcune opere di Vincenzo Castella e di Mario Schifano. Del primo saranno esposte diverse fotografie inedite della serie Milano, dove l'artista pone l'attenzione su come le città siano di fatto un insieme di corpi e di abitazioni. Del secondo, invece, saranno presentate alcune opere degli anni '60 - '80 che illustreranno i diversi periodi artistici di Schifano: dalla ripresa del Futurismo nel 1964 all'uso della polaroid, dall'influenza dei mass-media nella pittura al ricorso a tecniche e materiali diversi, fino al furore produttivo degli anni '80 dove il gesto del pennello diventa quasi frenetico.

La fotografia per Castella e le carte per Schifano costituiscono il linguaggio con cui gli artisti indagano la realtà e concepiscono l'arte, la quale "sembra consistere soprattutto nel modo di guardare la vita come uno spettacolo della visione" (Gian Piero Vincenzo, Mario Schifano Omaggio, Studio la Città, 1991). Nella seconda sala il dialogo sarà tra Stuart Arends e Fausto Melotti, due personalità artistiche accomunate dalla loro peculiare manualità: la prima esplicitata attraverso la realizzazione di giocattoli - meglio definiti dall'artista come "materiali trovati", ovvero blocchetti di legno, tazze e barchette - dove la cera e la pittura entrano in relazione con un'intima armatura di legno, mentre la seconda rivelata dalle esili sculture degli anni '50.

Infine, nella terza ed ultima sala verranno esposte una selezione di opere cinetiche di Getulio Alviani e le tele monocrome cangianti di David Simpson. Se da un lato il concetto di kìnesis nelle opere di Alviani, realizzate in alluminio e laminato di vetro, è più esplicito, con sfaccettature sempre diverse che interferiscono con l'esperienza ottica, nei lavori di Simpson è più "ermetico". Le opere dell'artista americano mutano cromaticamente con maggiore o minore evidenza a seconda dell'incidenza della luce. (Comunicato stampa Studio la Città)




Walter Starz - La Barcolana - tecnica mista cm.70x50 2014 Walter Starz: L'attimo
termina lo 01 settembre 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra personale del pittore Walter Starz, introdotta sul piano critico da Marianna Accerboni. In esposizione una serie di originali tecniche miste realizzate tra il 2011 e il 2014.

Presentazione mostra





Zeppelin - Germania - 1941 L'Aerofilatelia attraverso i documenti postali del collezionista triestino Nivio Covacci
termina il 20 settembre 2015
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste

Allo sviluppo delle Comunicazioni, nel senso più ampio del termine, ha contribuito in modo singolare e avvincente l'avvento della Posta Aerea. Le spedizioni di aerogrammi speciali, le cartoline che documentano i voli postali con palloni/dirigibili, elicotteri, i voli Razzo e gli altri mezzi di trasporto aereo hanno ispirato una serie di documenti postali dedicati alla posta del "cielo". I documenti esposti fanno parte della collezione donata al Museo Postale triestino dalla famiglia del collezionista Nivio Covacci. Scomparso nel maggio del 2014, Covacci è stato personaggio di primo piano nell'universo filatelico triestino, titolare per anni di una rubrica sul tema sulle pagine del quotidiano "Il Piccolo". Grazie alla cortese donazione della famiglia, ora diversi materiali filatelici della sua collezione fanno parte del patrimonio del museo postale triestino.

Chiara Simon, curatrice del museo, con la consulenza dello specialista filatelico Giorgio Stebel, valorizzerà l'importante donazione attraverso una serie di eventi. Il primo si inaugura dunque l'11 agosto e comprenderà diverse chicche per gli appassionati del genere. In Italia la prima aviolinea regolare che andava da Torino a Trieste venne inaugurata il 1 aprile 1926. Di lunghezza complessiva di circa 600 km, con frequenza dapprima settimanale e poi giornaliera, venne gestita dalla Società Italiana Servizi Aerei di Portorose. Nei sei mesi di lavoro estivo trasportava più di una tonnellata di corrispondenza. E' del 1926 il primo francobollo regolare della posta aerea italiana. La serie di cinque valori ripeterà il soggetto del vecchio espresso.

Il dirigibile LZ 127 Graf Zeppelin arriva in Italia nel maggio del 1933. Il 29 maggio dello stesso anno molte lettere vengono paracadutate su Livorno e Nettuno, mentre altre vengono sbarcate a Roma. La storia degli Zeppelin risulta di particolare interesse per i collezionisti. Dal 1909 al 1939 gli Zeppelin trasportarono la corrispondenza durante i loro voli internazionali, comprese buste affrancate e annullate preparate da e per i collezionisti. Inoltre molte nazioni emisero francobolli a alta denominazione, intesi apposta per l'affrancatura della posta trasportata dagli Zeppelin. Gli aerogrammi della collezione Covacci sono pezzi davvero interessanti dove la timbratura "Zeppelin" compare sempre. Diversi e singolari pure i francobolli affrancati sulle buste. (Comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto)




La magica Estate 2015 dell'Arte
Appuntamenti d'agosto tra Isole e Alpi


Andar per mostre d'estate. Sino a qualche anno fa sembrava un vezzo per pochi alternativi. Oggi non è più così, tant'è che cresce il numero di città non balneari o non da turismo estivo che puntano su eventi d'arte, rivolgendosi ad un pubblico che anche in questo ambito è sempre meno stagionalizzato. Vediamo allora cosa si può ammirare in Italia nel mese di agosto. Cominciamo dalle grandi Isole. In Sardegna, al MAN di Nuoro, due mostre davvero imperdibili: Vivian Maier. Street Photographer, la prima grande retrospettiva che si possa ammirare in Italia su questa singolare fotografa-tata. Nella stessa sede Thomas Hirschhorn. 3 "Easycollage" and 6 "Collage-Truth", mostra di potente suggestione.

In Sicilia, ad Acireale, alla Galleria Credito Siciliano, è in mostra l'opera completa di Michele Canzoneri, occasione unica per avvicinarsi a tutto tondo ad un artista di interesse internazionale. Collegato al restauro e al completamente del Grande Cretto di Gibellina, nel centenario dell'artista creatore, il Museo Regionale Riso, naturalmente a Palermo, propone la monografica Burri I Cretti, in collaborazione con la Fondazione Burri.

In Basilicata, ai Sassi di Matera, nella suggestione del complesso rupestre della Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, brillano le sculture in mosaico di Marco de Luca. Passando al Tirreno, in Toscana, a Villa Le Pianore a Capezzano Pianore, Camaiore, la mostra rivelazione This is Picasso: fotografie di David Douglas Duncan. A Viareggio, al Centro Matteucci per l'Arte Moderna, Silvestro Lega. Storia di un'anima. Scoperte e rivelazioni, mostra di studio con importati novità sul grande macchiaiolo. Nella vicina Umbria, il Centenario di Burri è nel suo vivo a Città di Castello.

D'obbligo la visita agli Essicatoi del Tabacco e a Palazzo Albizzini, sedi dove si può ammirare ciò che il maestro ha scelto per esservi esposto. Da non perdere, il vicino, straordinario Palazzo Vitelli dove si ammira l'omaggio che al grande umbro hanno voluto offrire decine di grandi artisti europei. Au rendez-vous des amis richiama quello del recente importantissimo simposio internazionale svoltosi a Città di Castello. Attestandoci sul versante adriatico, nelle Marche, a Fano, alla Galleria Carifano, in Palazzo Corbelli, l'omaggio, attesissimo, a Massimo Dolcini La grafica per una cittadinanza consapevole. In Emilia Romagna, due appuntamenti in cui la bellezza delle sedi si coniuga all'interesse delle esposizioni in esse proposte. Cominciamo da Ferrara dove, nell'ambito del progetto L'arte per l'arte, il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis. Alla Fondazione Magnani Rocca, a Mamiano di Traversetolo nel parmense, Vedute di Francia nella villa dei capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël.

Nel Veneto, a dominare è inevitabilmente Venezia dove ferve la Biennale d'arte. Nella Serenissima, puntata d'obbligo alle Gallerie dell'Accademia, con le nuove sale e la nuova tecnologia Samsung. Due mostre "di peso": Roberto Sebastian Matta. Sculture, nell'affascinate Giardino di Palazzo Soranzo Cappello, e alla Scoletta del Battiloro, sul Canal Grande, la novità di Antoni Clavé. In quello scrigno di tesori che è la Querini Stampalia, ecco Grisha Bruskin. Alefbet: Alfabeto della Memoria.

Passando al Veneto di terraferma, ecco alcuni appuntamenti di qualità notevole: a cominciare dal Giardino della Biodiversità all'Orto Botanico di Padova dove si può ammirare Il Teatro del Suolo di Jean Dubuffet. Nel trevigiano, alla Gipsoteca Canoviana di Possagno (luogo imperdibile), Antonio Canova. L'arte violata nella Grande Guerra. A Bassano del Grappa, ai Civici Musei e a Nove, al Museo della Ceramica, nel vicino Vicentino, due appuntamenti per scoprire, o riscoprire uno dei più grandi artisti e ceramisti del secolo appena trascorso. Si tratta di Federico Bonaldi, a tutto tondo nella mostra La Magia del Racconto sculture ceramica grafica.

Importanti anche gli appuntamenti proposti dal Friuli Venezia Giulia. Cominciamo da Trieste dove, al Revoltella, la città ha voluto rendere omaggio a Ugo Guarino, le cui vignette hanno fatto riflettere, per molti anni, i lettori del Corriere della Sera. A Gorizia, i Musei Provinciali offrono due novità; i nuovi allestimenti (notevolmente arricchiti oltre che rinnovati) del Museo della Moda e delle Arti Applicate e del Museo della Grande Guerra. Poi al fresco tra i monti del Trentino, dove gli ospiti possono godere di due importanti novità: il Trenino dei Castelli e i percorsi, bellissimi, nella nuova Biosfera Unesco che dal Garda sale alle Alpi Ledrensi e alla Judicaria.

A Milano, alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese, il Cibo di carta, prefigura i contenuti di un auspicabile futuro museo sulla storia del cibo. La Pittura Analitica ieri e oggi alla Primo Marella Gallery e lo sarà successivamente a Lugano, alla Noctis Art Gallery Collegata ad Expo è la grandiosa mostra Brixia. Roma e le genti del Po. Un incontro di culture. III-I secolo a.C. al Museo di Santa Giulia. Mostra affiancata alla apertura di un nuovo itinerario tra le testimonianze, notevolissime, di Brescia Romana. Molto raffinata e affascinare è la proposta che, a Cremona, offre il Padiglione Andrea Amati, al Museo del Violino.

Qui a essere per la prima volta esposti sono sontuosi arazzi della Cattedrale, con le storie di Sansone: I Magnifici Intrecci. A Mantova, le Fruttiere Palazzo Te accolgono Guardando all'Urss. Realismo socialista in Italia dal mito al mercato, per rivivere una pagina tutt'altro che secondaria della nostra storia, oltre che d'arte. Nel contesto unico al mondo di Palazzo Borromeo all'Isola Bella (sul Lago Maggiore) ecco la mostra Le Isole Incantate. Vedute dei domini Borromeo da Gaspar van Wittel a Luigi Ashton. Naturalmente, oltre alla mostra, le meraviglie di questa reggia con i suoi arredi e i suoi celebri giardini. In Valle d'Aosta, ad Aosta, al Centro Saint-Bénin, affascina Antonio Canova. All'origine del mito: sessanta sceltissime opere de grande Maestro del Bello. Uno sguardo anche nel vicino Ticino. Qui la Pinacoteca Cantonale Zust di Rancate - Mendrisio, propone: Gordon Mc Couch (1885-1956). Un americano ad Ascona e Serodine nel Ticino. (Comunicato stampa Studio Esseci)

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Presentazione di alcune delle mostre

- Vivian Maier. Street Photographer (MAN - Nuoro)

- Burri e i Cretti (Museo Regionale Riso - Palermo)

- Brixia. Roma e le genti del Po. Un incontro di culture. III-I secolo a.C. (Museo di Santa Giulia - Brescia)

- Silvestro Lega. Storia di un'anima. Scoperte e rivelazioni (Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio)

- Michele Canzoneri. Opera completa 1984-2015 (Galleria Credito Siciliano - Acireale)

- Ugo Guarino (Museo Revoltella - Trieste)

- Pittura Analitica Ieri e Oggi (Primo Marella Gallery - Milano; Primae Noctis Art Gallery - Lugano)

- Guardando all'URSS. Realismo socialista in Italia dal mito al mercato (Fruttiere Palazzo Te - Mantova)

- Serodine nel Ticino (Pinacoteca cantonale Giovanni Züst - Rancate, Canton Ticino)

- Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël (Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo, Parma)

- Le Isole incantate. Il Grand Tour e la pittura di veduta nei Domini Borromeo: da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton (Palazzo dei Principi all'Isola Bella - Lago Maggiore)




Radu Dragomirescu: Vento del cavallo
termina l'11 ottobre 2015
LeonesiArte - Puegnago del Garda (Brescia)

"... C'è un bivio che unisce tutti, che tutti possono partire da strade molto lontane, essi si ricordano che il viaggio è appena iniziato e che hanno fatto solo qualche metro. L'artista è colui che viene raggiunto da visioni e visioni, da sogni e da visioni 'Disegni', mondi capaci di interiorizzare altri mondi, magari più lontani e irreali. Segni che dirigono la nave dei fogli oltre la deriva, una forma di conoscenza emozionante con l'arte, che pensa, pensa, allontanando da noi la notte e alimentando la fiamma della vita. Sono ricordi memorabili che lasciano il segno di qualche cosa di emozionante, di una eterna rivelazione, della luce e della notte..."

Radu Dragomirescu (Roseti - Romania, 1944) nel 1973 si stabilisce definitivamente in Italia. Frequenta l'Istituto Rumeno di Arti Plastiche «N. Grigorescu» di Bucarest diplomandosi nel 1969. Partecipa agli scavi archeologici sulla costa del Mar Nero, nelle città di Costanza (Tomis), Mangalia (Calatis) e ad Ischia con la guida dell'archeologo rumeno Vasile Canarache negli anni dal 1960 al 1965. Analizzando i suoi lavori capita di scoprire che i soggetti scelti sono calati in atmosfere senza tempo. Il sapiente uso di materiali come il gesso, la grafite conferisce loro quell'aura di antichità, evocatrice di mondi arcaici in cui passato e presente sono una cosa sola.

"Le tracce del passato significano il futuro, riconosco in loro la proiezione e l'aspirazione verso una nuova dimensione, verso una dimensione etica e spirituale. Noi siamo antichi e soli, il divino viene radicato nella terra, nel mistero, nel profondo. Il frammento come reliquia, il frammento come lettere di alfabeti... tutto è dato, occorre solo riconoscerlo. Gli oggetti si cercano, si incrociano, si inseguono."

Questo interesse per le cose sopravvissute al tempo è antico, già si percepisce quando negli anni Sessanta partecipa agli scavi archeologici sulla costa del Mar Nero. Sembrerebbe che il passato perduto, e che viene, se non ritrovato, almeno evocato, possa in qualche modo parlare. La mostra presenterà grandi tele, compresi i progetti per la Biennale di Venezia, i Tavoli/installazione e nuove opere appositamente pensate per gli spazi del Palazzo. Per l'occasione Compagnia della Stampa Massetti e Rodella Editori pubblicheranno una monografia di oltre 150 pagine. (Comunicato stampa)




Antoni - Muntadas - Dérive Veneziane 72. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica
Biennale di Venezia
01-12 September, 2015

Dérive Veneziane
A Project by Muntadas, 2015


- Dérive Veneziane: The Film
Video projection: 38 min., colour PAL, sound, HD 16:9

Author: Antoni Muntadas
Production, realisation and postproduction: Coralí Mercader
Camera 1: Daniele Zoico
Camera 2: Coralí Mercader
Camera 3: Antoni Muntadas
Direct sound: Mario Ciaramitaro
Soundtrack: Jerry Adler
Still photography: Alessandra Mesalli
The boat: Paolo Rosso
Advice on Guy Debord's texts: Xavier Costa
Excerpts from: 'Theory of the Dérive,' Guy Debord, Inter national Situationniste No. 2 (December 1958); Introduction to a Critique of Urban Geography, Guy Debord, 1955; Psychogeographical Venice, Guy Debord, 1957; The Situationists and the City, Tom McDonough, 2009

- Dérive Veneziane: The Edition
30 original frames from the film Dérive Veneziane

Overall design: Muntadas / Andrea Nacach
Coordination: Andrea Nacach
Production: The Folio Club
Printers: EGM Laboratoris Color
Publisher: Galeria Joan Prats and Polígrafa Obra Gráfica
Printed on Baryta FB paper, 350 gr.

The Venice Film Festival has invited the artist Antoni Muntadas to show in the public space his new work, a video projection dedicated to the city of Venice. Muntadas is one of the most important living artists and part of the first generation who has worked with video. He has an extensive internationally recognized career. Many of his works deal with architecture, which is what gave rise to Dérive Veneziane, a reflection on an unknown Venice, which the Venice Film Festival wanted to be able to bring to this event, showing the video installation at the Lido as a public projection. Dérive Veneziane is about Venice. Cities are sometimes represented by strong stereotypes or clichés. Dérive Veneziane tries to show another side of the city, the hidden, the unknown, the mysterious. Through a journey based on the Situationists dérive, by night and from a boat...

Dérive Veneziane brings notions of darkness, loneliness, discovery, loss, intrigue and phantasmagoria. Drifting by night through Venice, on water. Encountering the unexpected and the unanticipated. A series of resulting tableaux precipitate a new awareness of this urban environment as it is transformed by darkness. Removing all predictable daytime paths, this wandering mise-en-scène gives rise to a new awareness. Exploring the psychogeography first defined by Guy Debord, this journey seeks to modulate reality by creating a disorientating undertow and a keen awareness of terroir. Venice by night is stimulating, along the lines of what Honoré de Balzac described as fânerie or 'the gastronomy of the eye'.

Antoni Muntadas was an early pioneer of video and installation in the mid-seventies, and he has continued to work with photography, video, installation, audio recording, and urban intervention. In 2005 he represented Spain at the Venice Biennale, where he realized a comprehensive project on the architectural evolution of the Biennale over its history. Recent surveys have included exhibitions at the MACBA, Barcelona; Laboratorio Arte Alameda, Mexico City; Weserburg, Bremen; Espacio Fundación Telefónica, Buenos Aires; Württembergischer Kunstverein, Stuttgart; and the Estaçao Pinacoteca, São Paulo. (Press release)




Aldo Rota - Blue matter - cm.80x70 2008 Opera di Aldo Rota Aldo Rota - Yellow matter - cm.80x70 2008 Aldo Rota: "Summer Journer"
termina il 10 settembre 2015
Hotel Boscolo - Milano

In occasione dell'evento Luxus - Milano, Aldo Rota risponde alla filosofia dei creatori dei questo spazio che si fa luogo e incontro e che vuole stimolare la percezione sensoriale aprendo nuovi orizzonti su quello che sarà il prossimo futuro. L'artista presenta la sua esposizione in cui propone dieci opere dal forte carattere materico-astratto. E' infatti questo il segno distintivo dell'artista che, attraverso la manualità del suo operare, ci ha insegnato ad entrare nelle sue opere con il fine di rendere libera ogni interpretazione. I segni che modellano la materia si ripetono spesso come un vortice sempre nuovo che sfocia in un viaggio di un viaggio dal non ritorno. Le sue opere sembrano tridimensionali e la luce gioca un ruolo chiave nella percezione delle stesse. (Giovanna Repossi - curatore)




L'armonia del vero. Vita e paesaggi tra terre e acque (1842-1932)
10 settembre - 30 novembre 2015
Villa Contarini - Piazzola sul Brenta (Padova)
www.studioesseci.net

Mostra sulla pittura veneta di genere e di paesaggio tra Otto e Novecento. Opere di maestri della "pittura del vero" nel Triveneto, noti in Italia e all'estero tramite Esposizioni d'arte nazionali e internazionali dell'epoca e ancora oggi presenti in musei, gallerie e fondazioni. Luisa Turchi, curatrice della mostra, ha selezionato tele che descrivono, infatti, la vita popolare, il paesaggio lagunare e agricolo dell'entroterra veneto, quello che ebbe nelle campagne e nelle grandi ville, con i loro lussureggianti giardini, il suo fulcro. Un percorso scandito da sessantacinque dipinti, noti e meno noti, della metà dell'Ottocento fino ai primi decenni del Novecento, provenienti da importanti collezioni: opere documentate, alcune delle quali molto famose e tutt'ora patrimonio privato e quindi difficilmente godibili al pubblico.

Due i filoni principali del racconto espositivo. Il primo ci introduce nell'ambito delle scene di genere a carattere aneddotico che obbediscono ai criteri del "Vero" e della contemporaneità, ritraendo il popolo nelle sue abituali occupazioni giornaliere, nella quiete domestica delle case in Silvio Giulio Rotta, Giuseppe Barison e Vittorio Emanuele Bressanin, nell'affaccio alle finestre o al balcone di eleganti gentildonne, da Eugenio De Blaas e Stefano Novo a Virgilio Costantini, nelle piazze animate di città o nell'atto di esercitare i mestieri, in Cecil Van Haanen, Angelo Dall'Oca Bianca e Cesare Laurenti, in giro per gli assolati e vivaci "canali" con le imbarcazioni tipiche in Antonio Paoletti, Leo Franz Ruben ed Egisto Lancerotto o in serene passeggiate sul lago di Garda, in Napoleone Nani.

Di gusto differente, ma egualmente scene di genere, sono quelle incentrate sul revival settecentesco, che hanno il sapore delle commedie goldoniane, con dame e gentiluomini in costume e in posa, in amabili conversazioni nei salotti borghesi e in piazza San Marco o impegnati in passatempi come "la caccia di farfalle", in Giacomo Favretto, Alessandro Milesi, Oreste Da Molin e Silvio Giulio Rotta, oppure a passeggio nel verde dei parchi, così ben eternati da una pittrice di fama europea dalla vocazione paesaggistica quale Emma Ciardi. La campagna e l'entroterra montano sono nelle scene bucoliche di pittori quali Noè Bordignon, Pietro Pajetta e Luigi Cima.

Grande protagonista della mostra è poi il passaggio dal vedutismo al "Vero" come trapasso dal paesaggio tradizionale concepito ancora secondo una visione prospettica canalettiana a quello en plein air rivisto in un'ottica elegiaco-sentimentale, non esente da influssi nordici e declinazioni macchiaiole e impressionistiche. La Venezia dell'epoca rivive così nella monumentalità altisonante del Canal Grande e di Piazza San Marco con Palazzo Ducale e Riva degli Schiavoni attraverso le vedute cristalline di Carlo Grubacs, Federico Moja, Antonietta Brandeis e Rubens Santoro, o in quelle che uniscono alla ricerca di aspetti luministici una sensibilità d'ispirazione romantica, di Luigi Querena, Friedrich Nehrlich (Nerly) e Ippolito Caffi.

La laguna e l'entroterra veneto, con i canali baluginanti solcati dai bragozzi dei pescatori al lavoro, i casoni da caccia e da pesca, vengono successivamente esplorati dai pittori in diverse stagioni e in condizioni differenti di luce, secondo le ore della giornata: fondamentale in tal senso l'apporto del grande maestro Guglielmo Ciardi e Luigi Nono. Il realismo si accompagna ad un gusto più intimistico, dando luogo ad un tipo di paesaggio lirico in cui la presenza umana si attenua e la natura, interiorizzata, assurge a rappresentazione di uno stato d'animo universale, come in Pietro Fragiacomo.

Visioni atemporali silenziose e rarefatte, di luce riflessa e crepuscolare, come in Giuseppe Miti Zanetti, si accompagnano a "impressioni" pittoriche dalle luci brillanti e a colorazioni più ardite, quale quelle di Beppe Ciardi, fino a giungere a Pieretto Bianco, in cui la pittura del "vero" connessa al figurativo si inserisce ormai nel filone del sintetismo decorativo ed espressionista, aprendo la strada a nuove armonie e dissonanze che nasceranno con la nuova pittura contemporanea. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Opera di Manzella alla mostra Altri Mari "Altri Mari"
termina il 13 settembre 2015
Galleria Europa - Lido di Camaiore (Lucca)
www.mercurioviareggio.com

In esposizione recenti dipinti di Riccardo Corti, Beppe Francesconi, Marco Manzella, Guido Morelli, Armando Orfeo, Nicola Perucca, Lisandro Rota e Valente Taddei: otto artisti che hanno spesso riservato al tema del 'mare' un ruolo di primo piano nell'ambito del loro universo creativo. Spiagge, bagnanti, barche, pesci e paesaggi marini sono rappresentati, nelle loro opere, in chiave onirica o poetica, ironica o surreale, in un caleidoscopico insieme che offre un interessante spaccato della pittura figurativa contemporanea.

Corti (Firenze, 1952) dipinge a olio esili pini marittimi, con morbide sfumature che compongono un gioco testuale di notevole pregio stilistico. Francesconi (Marina di Massa, 1961) crea, nei suoi oli, racconti che si snodano sul filo di un originale registro visionario. Nelle tempere di Manzella (Livorno, 1962) è evidente la qualità emblematica delle scene: un'accentuata sensazione di fissità permea ogni elemento del dipinto, dalle superfici marine, alle nuvole, alle figure che paiono manichini dalla plastica gestualità. In raffinati oli dall'impronta materica, Morelli (La Spezia, 1967) mette in risalto il lato evocativo di rarefatte vedute marine: l'artista riduce gli aspetti descrittivi, mirando a una pura fusione di colore e luminosità.

Un solitario personaggio che si aggira su spiagge misteriose è il protagonista dei dipinti a olio e acrilico di Orfeo (Marina di Grosseto, 1964): è un apprendista patafisico che tenta di interpretare il significato dei numerosi simboli che lo circondano, in bilico tra cielo e mare. Perucca (La Spezia, 1962) realizza dipinti ad acrilico dalla forte componente scenografica: i suoi porti di mare, con le loro architetture immaginarie, sono l'approdo di un viaggio ideale e interiore, tra oceani fantastici e atmosfere dai cromatismi iridescenti.

Negli acrilici di Rota (Lucca, 1946), le ambientazioni marine costituiscono lo scenario di storie dal sapore grottesco. Nelle tecniche miste di Taddei (Viareggio, 1964), un minuscolo individuo si ritrova in situazioni che oscillano tra ironia e paradosso: cerca di pescare le stelle nel tentativo, certamente illusorio, di superare i limiti imposti dal reale. La mostra, corredata di catalogo con introduzione di Gianni Costa, è organizzata dal Comune di Camaiore in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio.




Omar Galliani - Dalle stanze di Ophelia - pastello su tavola e tempera cm.100x100 2005 Omar Galliani. Il disegno nell'acqua

14 settembre (inaugurazione ore 18) - 11 ottobre 2015
Acquario Civico di Milano

14 settembre (inaugurazione ore 19.30) - 25 ottobre 2015
Conca dell'Incoronata - Milano

Il progetto espositivo - a cura di Raffaella Resch - si compone di una mostra collocata in due sedi, all'Acquario Civico dove sarà esposto un nutrito corpus di opere di Omar Galliani, di cui molte inedite, e alla Conca dell'Incoronata con un'installazione site specific. Omar Galliani (Montecchio Emilia - Reggio Emilia, 1954) tramite i suoi lavori crea un legame tra l'antico e il contemporaneo, tra l'arte e la multidisciplinarietà, traendo ispirazione da Leonardo, dalla storia di Milano e dalla osservazione della natura. Le due sedi, estremamente connesse al tema dell'acqua sono i luoghi più idonei a presentare al pubblico le opere dell'artista. Le opere in mostra all'Acquario, il cui allestimento è curato dall'Architetto Mario Botta, sono collocate in corrispondenza degli ambienti della struttura idrobiologica, in cui sono presenti i diversi ecosistemi acquatici, dalle sorgenti montane al mare.

La significativa selezione dei cicli pittorici di Galliani ispirati a Leonardo, datati dal 1979 a oggi, comprende opere realizzate su diversi supporti, quali la carta, il legno e il rame, ottenute attraverso l'utilizzo di tecniche personali e originali, in cui l'acqua diventa una componente fondamentale, non solo come suggestione artistica, ma anche come medium. Sono quindi esposti, tra i più significativi lavori: la serie di 15 carte inedite Il Quaderno dell'Acqua, 1978-79; l'Aquaticus Liber; alcuni video e un'opera realizzata per l'occasione: un monumentale dittico costituito da due preziosi disegni su carta di seta (m.8x3 circa). Nel giardino d'inverno, sul tetto dell'edificio, è esposto un disegno eseguito su tela gommata di metri 4x4. Sono inoltre visibili i disegni preparatori relativi dell'installazione - Aquatica - posizionata alla Conca dell'Incoronata.

La Conca dell'Incoronata è un tratto tuttora scoperto del Naviglio del Tombon de San Marc, dove ancora oggi si ammira l'edicola di epoca risorgimentale e il sistema di chiuse formato da porte originali leonardesche da poco restaurate. La memoria dell'acqua si relaziona al percorso storico e all'architettura contemporanea del nuovo skyline di Porta Nuova, ed entra in sintonia con la città, coinvolge la movida, i passanti, che diventano protagonisti dell'opera, in un momento di aggregazione fra persone, arte, storia e cultura. Il lavoro, costituito da un grande disegno a matita su tavola e con grani di sale dell'Himalaya che definiscono il volto di donna con un'acconciatura che rimanda ai vortici dei flutti studiati da Leonardo, rappresenta un'opera di arte pubblica dedicata all'acqua, elemento decisivo come fonte di energia e nutrimento per il pianeta e caratterizzante per l'opera in quanto interviene attivamente come agente simbolico e chimico.

L'acqua quindi viene elaborata da Galliani sotto diversi punti di vista. Innanzitutto da quello estetico - formale, della percezione di un fluido trasparente e riflettente, reso magistralmente dalla sua tecnica che rimanda all'uso della matita e del carboncino dei disegni rinascimentali. Sotto l'aspetto filosofico l'artista ravvede nell'acqua una sostanza che informa tutti gli esseri viventi e, modificandosi attraverso cicli biologici e chimici, ne contiene per così dire il codice della loro creazione, un principio cosmogonico. Dal punto di vista poetico l'acqua è in continuo movimento sul nostro pianeta e ne assorbe la memoria. L'acqua è infine la scenografia sul cui sfondo si disegnano le inquietudini dello spirito, in un rapporto tra natura e corpo che appare irrisolto, problematico.

L'esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale che presenta sia le riproduzioni delle opere esposte all'Acquario, sia i progetti e le immagini dell'installazione presso la Conca dell'Incoronata, con un saggio di Alessandra Tiddia e contributi di: Flavio Caroli, Omar Galliani e Raffaella Resch, con ricchi apparati a cura di Nadia Stefanel. Artista presente da anni sulla scena internazionale, premiato nel 1979 alla I Triennale internazionale del disegno presso la Kunsthalle di Norimberga, e successivamente invitato a mostre e Biennali italiane e straniere, negli anni Galliani è stato seguito con attenzione e ammirazione dalla critica sia in Italia che all'estero, per il talento formale compositivo e l'ispirazione finissima che animano le sue opere. (Comunicato stampa Irma Bianchi Comunicazione)




Luca di Paolo e il Rinascimento nelle Marche
termina lo 01 novembre 2015
Museo Piersanti - Matelica (Macerata)

Luca di Paolo è uno dei massimi protagonisti del Rinascimento dell'Appennino, tra Umbria e Marche ed è un pittore riscoperto di recente: nel dicembre del 2001 Alberto Bufali trovò gli atti di commissione e poi di pagamento per una grande pala d'altare con la Crocifissione destinata alla chiesa della Confraternita della Santa Croce a Matelica. Quel dipinto, ora conservato al Museo Piersanti, era considerata opera tipica e fondamentale di Francesco di Gentile da Fabriano, un altro pittore a cui la critica aveva affidato l'intero catalogo di Luca. Quella scoperta diede finalmente un volto artistico ad un personaggio che era conosciuto solo per via documentaria ma di cui non si conosceva alcuna opera certa.

Luca di Paolo non era solo un pittore, ma un vero e proprio legato della Signoria di Matelica, gli Ottoni, il cui palazzo quattrocentesco domina tuttora la piazza principale della città. Dall'inizio degli anni '60 del quattrocento, fino all'anno della sua morte, avvenuta entro i primi giorni del 1491, Luca svolge un percorso stilistico personale e quasi isolato nel panorama della Regione, ma senz'altro di qualità. Le sue prime opere sono incentrate ancora sul ricordo della ricchezza e della eleganza di Gentile da Fabriano, mediate forse attraverso l'insegnamento di un altro pittore locale, il Maestro di Staffolo, che potrebbe essere stato il maestro di Luca.

Quel mondo è però sempre sostenuto da un'espressività graffiante, quasi grottesca e da un utilizzo dei materiali preziosi davvero straordinario. L'oro e l'argento sono usati a profusione nelle sue opere per la creazione di opere dall'impatto davvero sorprendente. L'incontro con Niccolò di Liberatore, presente a San Severino Marche nel 1468 e il lungo rapporto documentato con Lorenzo d'Alessandro permettono a Luca di dialogare con i maggiori artisti marchigiani del suo tempo e di far evolvere il suo linguaggio verso una maggiore adesione ad uno stile prospettico e maturo. L'arrivo di Crivelli in zona, attivo a lungo per Camerino, coinvolge in maniera tangente ma consapevole anche Luca di Paolo che nelle opere più tarde si concentra sulla polimatericità delle superfici, ricche di incisioni sui metalli e pastiglie a rilievo. Sembrerà un caso, ma proprio con la morte di Luca di Paolo, sarà proprio Carlo Crivelli a conquistare un'importante commissione per gli Ottoni, in un ideale passaggio di consegne. (Comunicato stampa Ufficio Stampa Civita)




Opera di Alfredo Pirri Alfredo Pirri: All'Orizzonte
termina il 10 ottobre 2015
Galleria Eduardo Secci Contemporary - Pietrasanta
www.eduardosecci.com

Due nuove mostre personali dell'artista ed un progetto site specific, ideate per le gallerie di Pietrasanta e di Firenze, che riflettono l'attenzione costante di Alfredo Pirri per lo spazio di confine tra arte e architettura. Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), pittore e scultore, ha esposto i suoi lavori in numerose mostre nazionali e internazionali. La mostra di Pietrasanta, a cura di Arabella Natalini, presenta una serie di lavori su carta dove, a partire da un supporto bidimensionale, l'artista sviluppa degli "spazi di luce" che vivono in un'atmosfera sospesa, atemporale, in continuo spostamento tra le diverse dimensioni fisiche.

Nella loro difformità, cronologica e di formato, Acque (2007), Croce (2014) e Pieghe (2014) danno vita a un insieme armonico e coerente che tratta la superficie pittorica come elemento prettamente spaziale, una "rappresentazione" di significati che evoca, per sottrazione, elementi e immagini. La personale che verrà ospitata nella sede di Firenze della galleria prenderà le mosse da un analogo interesse presentando però opere di dimensioni e tipologie diverse. Pur mantenendo saldamente la vocazione pittorica, nel corso degli ultimi anni l'artista si è dedicato a progetti con una forte matrice architettonica, realizzando numerose installazioni site-specific e collaborando in diverse occasioni con architetti.

I frutti di queste proficue collaborazioni sono stati di recente esposti in una mostra-studio e costituiscono il nuovo punto di partenza per la prossima personale fiorentina, dove verrà presentata un' installazione inedita che pone in relazione gli ambienti della galleria con quelli dello spazio di lavoro di artista, affiancata da una serie di lavori a parete. Nello stesso periodo, in occasione del Festival "Firenze Suona Contemporanea" sarà presentata sempre a Firenze, nel cortile del Museo Novecento, una grande installazione, Passi Museo 900 - 2015, in collaborazione col musicista Alvin Curran.

Ognuno di questi luoghi verrà trattato in modo singolare ma in tutti è evidente la costante attenzione che l'artista rivolge alla struttura, ai materiali, al colore, alla luce e alla sua rifrazione. I disegni "atti di immaginazione" traspongono su carta una visione evocativa dei diversi spazi, caratterizzati da particolari accostamenti materici e cromatici. La sensibilità pittorica si accompagna sempre a un'attenta analisi della creazione di spazi "abitabili" - alcuni pensati per una fruizione più intima, altri come luogo di aggregazione - generando architetture accomunate da una continua dialettica tra raccoglimento e condivisione. L'architettura, per Pirri, è da intendersi "come spazio, ma anche luogo di relazione archetipale", votata da sempre a una funzione pubblica, ma anche, allo stesso tempo, ad un raccoglimento privato che possa favorire il pensiero e la creatività in senso lato. "E' architettura il prevedere come la pittura si possa espandere nello spazio fino a costruire un luogo" (Alfredo Pirri). (Comunicato stampa)




Agostino Ferrari: In hoc signo
01 ottobre (inaugurazione ore 18.00-21.00) - 20 novembre 2015
Ca' di Fra' Arte Contemporanea - Milano
gcomposti@gmail.com

Recuperare la linearità del segno rinunciando al contenuto convenzionale del linguaggio alfabetico, nella ricerca di un "minimo sperimentale simbolico" che ha in sé la potenza della rappresentazione teatrale. L'opera di Agostino Ferrari (Milano, 1938) è un'unica narrazione individuale; un palcoscenico sul quale e dal quale nasce un linguaggio "altro". La pittura torna al suo momento primordiale, gesto essenziale, intimo; l'attimo in cui il segno non è ancora scrittura. All'interno della ricerca di Ferrari, le opere su lamiera, evocativamente intitolare Interno Esterno, proprio attraverso il recupero della fisicità materica, aprono ad una nuova dimensione del segno: la "memoria".

Il tratto segnico che, quasi prendendo coscienza di sé, spicca il volo nello spazio oltre la tela, recupera la sua poliedricità di elemento fisico, simbolico, pittorico, teatrale ed assume dignità di linguaggio espressivo nuovo; un palcoscenico sul quale danza la traccia più intima e primordiale dell'uomo. Fondamentale e mai casuale, per Ferrari, il colore, linguaggio insieme individuale ed universale. Il nero, insieme non-luce e totalità dei singoli pigmenti, è un momento essenziale, archetipico, nella "rappresentazione teatrale" dell'Ignoto. E' il "luogo del mistero universale", dove tutto può iniziare o, indifferentemente, finire; dove tutto può accadere. (Manuela Composti)




Opera dalla mostra Lino, Lana, Seta, Oro - Otto secoli di ricami Lino, Lana, Seta, Oro
Otto secoli di ricami


termina il 16 novembre 2015
Palazzo Madama - Torino

Disegnare ad ago è una pratica antichissima nel bacino del Mediterraneo e in Oriente e, dal medioevo, diffusa in tutta Europa. Si usano tutti i filati di origine vegetale o animale naturali o tinti, arricchiti da materiali preziosi, quali oro, argento, perle, coralli, o conterie in vetro, paillettes metalliche, in plastica o di gelatina. Palazzo Madama espone oltre sessanta pezzi della propria collezione, con una scelta che spazia dai ricami sacri medievali agli abiti danzanti degli anni Venti, vibranti di perline e conterie in vetro. Sono rappresentati i ricami in seta e oro, con un prezioso san Cosma in or nué, i ricami in lino bianco dei monasteri svizzero tedeschi e quelli in lana colorata per i tessuti da arredo, particolari della zona di Zurigo e Sciaffusa nel Cinque-Seicento.

Fiori e rocailles decorano con leggerezza i tessuti e gli accessori di abbigliamento settecenteschi: pettorine e borsette femminili, o i corpetti a trapunto, ma anche le marsine, i gilet, i copricapo da uomo. Il ricamo è, nella storia, lavoro di uomini e donne: alla fine del XIII secolo a Parigi lavorano 200 mastri ricamatori, al 50% uomini e 50% donne. Nei secoli successivi, l'organizzazione corporativa dei mestieri affida agli uomini la titolarità delle botteghe, dove continuano a lavorare persone di entrambi i sessi. Oltre ai laboratori professionali, luoghi di produzione organizzata di ricami sono anche i monasteri femminili mentre, nel XVI secolo, il ricamo si diffonde come attività domestica, intrattenimento di nobildonne ed esercizio pratico ed educativo per le ragazze.

Libri di modelli a stampa diffondono i disegni utilizzati per decorare tovaglie, biancheria, camicie. Palazzo Madama espone un oggetto assai raro: un quaderno manoscritto di disegni per ricami ad inchiostro e tempera, dedicato alla "mirabile matrona Marina Barbo" nel 1538. Assolutamente preziosa è anche la collezione di agorai, in smalto, avorio, microintaglio ligneo, dal XVII al XIX secolo: oggetti d'uso raffinatissimi compagni di lavoro di donne agiate. Ad illustrare l'antico uso di 'imparar l'arte' del ricamo, è presente in mostra una bella raccolta di imparaticci, noti anche come samplers, i riquadri di tela.

L'imparaticcio più antico è firmato da Maria Teofine, che lo terminò nel 1617, ma gli stessi segni - l'alfabeto, i numeri, la croce, la chiave, animali, i simboli della passione - si ritrovano nei lavori delle ragazze di due, tre secoli dopo. Oggi, è il ricamo di alta moda che più dimostra la vitalità e potenzialità di quest'arte. La Fondazione Gianfranco Ferré ha concesso in prestito un eccezionale abito disegnato dallo stilista nel 2002, impreziosito da straordinari ricami realizzati da Grasso, una lunga tunica in georgette di seta ricoperta da un caleidoscopio di cristalli Swarovski e canottiglie.

Il manufatto più antico: un cappuccio di piviale della fine del XIII - inizio XIV secolo il più raffinato: la tovaglia ricamata da Caterina Cantoni, tra 1590 e 1610, in cui il ricamo è perfettamente rifinito su entrambi i lati del tessuto. Il più sorprendente (divertente): un frammento di stolone di piviale, opera spagnola del 1590-1600, con allegri teschi infiocchettati, che ricorda il piviale raffigurato da El Greco in El entierro del conde de Orgaz, del 1586. Il più complesso: un ricamo in lana svizzero tedesco del 1580 ca, che unisce la raffigurazione della parabola delle Vergini sagge e delle vergini stolte alla raffigurazione degli Evangelisti e delle stagioni. (Comunicato ufficio stampa Fondazione Torino Musei)




Michael Najjar - Gravitation entanglement - in mostra a Verona Michael Najjar - Liquid gravity - dalla mostra outer space allo Studio la Città di Verona Michael Najjar: outer space
26 settembre (inaugurazione ore 11.30) - 15 novembre 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Seconda mostra personale allo Studio la Città dell'artista Michael Najjar dove, per la prima volta in Italia, l'artista presenterà il suo nuovo progetto: outer space. A seguito della scalata del Monte Aconcagua nelle Ande argentine - l'impresa documentata dalle fotografie esposte nella mostra high altitude, financial markets between reality and simulation del 2010 -, il ciclo di opere attesta l'ambizione di Najjar a diventare il primo artista nello spazio. Nuovi veicoli spaziali per uso privato o commerciale, hotel nello spazio, estrazione di minerali dalla luna e dagli asteroidi sono solo alcuni degli sviluppi che l'evoluzione del volo nello spazio porterà con sé. Lo spazio extraterrestre, o meglio quello che l'artista definisce outer space, avrà un ruolo sempre più importante nella nostra vita fino a diventare parte integrante delle infrastrutture della nostra quotidianità.

Tutto questo influenzerà notevolmente il nostro modo di vivere sulla Terra e porterà chiunque a mettere in discussione due delle domande fondamentali dell'esistenza umana, ovvero: "chi siamo?" E "da dove veniamo?". Lo scopo della serie outer space è di spiegare la dimensione culturale implicita negli sviluppi tecnologici e trasporre questa in un processo di trasformazione artistica. A sottolineare l'obiettivo dell'artista, il video Mission: Space che documenta la sua preparazione per il viaggio nello spazio nei vari centri di formazione aerospaziale in Germania, Stati Uniti e Russia al fine di imbarcarsi in uno dei viaggi programmati per il periodo 2015/2016 della Space ShipTwo.

Michael Najjar (Landau - Germania, 1966) lavora con la fotografia e il video focalizzandosi sugli elementi chiave della nostra società guidata e "controllata" da tecnologie informatiche e dell'informazione. Najjar, da molti considerato un "futurista" visivo, trasforma la scienza, la storia e la filosofia in visioni e utopie di future strutture sociali emergenti, sotto l'impatto di tecnologie all'avanguardia. La fusione di elementi realistici con realtà fittizie, è un marchio ricorrente nel suo lavoro che di solito è composto da serie di opere focalizzate tematicamente.

Najjar dimostra il potenziale dell'immagine fotografica, capace di rendere visibile ciò che normalmente è invisibile all'occhio umano. Il suo lavoro visualizza quello che molto spesso va oltre i limiti della nostra percezione, svelando ciò che si nasconde sotto la superficie di quello che egli chiama "la società telematica". Tra le sue principali mostre personali del 2015 sono da ricordare: Who gave us the sponge to wipe away the entire horizon? Video works from the "outer space" series, presso il Museo Es Baluard di Palma de Mallorca e outer space alla Galerìa Juan Siliò. Le opere di Michael Najjar sono parte di importanti collezioni private e pubbliche di tutto il mondo. (Comunicato stampa)




Alan Gattamorta: Cesenatico estiva
26 luglio - 27 settembre 2015
Mostra on line

Sul sito antologico il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 20 acrilici su carta.




Opera di Francesco Candeloro dalla mostra Segni di Luce alla Galleria A arte Invernizzi di Milano Francesco Candeloro: Segni di Luce
24 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 18 novembre 2015
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Le opere dell'artista si compongono di lastre in plexiglas di differenti colori, che tracciano lo spazio frammentario e frammentato delle città contemporanee, una realtà che viene esperita e indagata attraverso immagini e skylines riportati in trasparenza. All'ingresso della galleria è esposta l'opera Altre Luci Stoccolma in cui le lastre in plexiglas generano, attraverso l'incontro con la luce, luminosità cromatiche evanescenti. Al piano superiore della galleria un'installazione in plexiglas di grandi dimensioni ricrea lo skyline della città di New York e definisce un passaggio oltre il quale è visibile Visioni del tempo, opera installata nell'ultima finestra che, integrandosi e dialogando con l'ambiente, restituisce una diversa visione della silhouette della Torre Velasca; questa è riproposta in piccole dimensioni, moltiplicata e in continuo mutamento.

Il variare della luce del giorno proietta il volume della finestra e la sagoma dell'elemento architettonico che diventa un filtro in cui si sommano i colori delle lastre sovrapposte ed oltre il quale è possibile avere uno sguardo disatteso sulla città. Nella seconda sala del piano superiore si trova Linee Attese, i cui neon definiscono nella stanza buia linee di luce che tratteggiano la visione di luoghi, riletti dall'artista attraverso la propria percezione intrinsecamente legata alla memoria. Al piano inferiore dello spazio espositivo vengono esposte undici opere in plexiglas ognuna composta da quattro diverse lastre, di differenti colori, suddivise in coppie speculari e sovrapposte. Le lamine racchiudono le immagini derivate dall'esperienza diretta, ritraggono e sono legate alla memoria di città, che l'artista rilegge e ripropone attraverso i diversi elementi. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere in mostra, saggi di Tommaso Trini e Ara Merjian, un testo di Luca Scarlini, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico. (Comunicato Alessandra Valsecchi - Ufficio stampa)




Annegret Soltau - Personal Identity ­ SimCard 02, 232, IDE243 - cucitura tra foto cm.12x9 2012 Annegret Soltau: Personal Identity
11 settembre (inaugurazione ore 18) - 31 ottobre 2015
Maurer Zilioli Contemporary Arts - Monaco di Baviera
www.maurer-zilioli.com

Annegret Soltau (Lünenburg, 1946) si dedica sin dal principio "all'identità femminile", all'identità in generale, al rapporto tra corpo e spazio. All'Accademia di Belle Arti, ad Amburgo, durante gli studi ­ fine anni Sessanta / primi anni Settanta ­ con Hans Thiemann, Rudolf Hausner e David Hockney, in un periodo di negazione e ribellione, Soltau comincia a sperimentare con disegni e grafica: la linea si trasforma velocemente in un elemento espansivo e dominante e in performance spettacolari aggroviglia se stessa, estranei, spettatori e ambiente. Da questi coinvolgimenti e dall'elaborazione grafica e gestuale di diverse serie di autoscatti nascono, di seguito le cuciture sull'auto-ritratto e successivamente composizioni con fotografie strappate i cui frammenti ricomposti con cuciture. Colloquio con l'artista (01 ottobre, ore 19) in occasione dell'Open Art München. (Comunicato stampa)




Victoria Stoian - Codri Earthquake 15'' - acrilico su tela 50x50cm 2015 Victoria Stoian
Rallenting - Codri Earthquake


26 settembre (inaugurazione ore 11.30) - 15 novembre 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Prima personale di Victoria Stoian presso gli spazi di Studio la Città. In mostra saranno esposte una selezione di opere che raccontano il devastante terremoto che nel 2011 distrusse il territorio moldavo. Il progetto è costituto da 52 tele, alcune delle quali in progress - Codri Earthquake - che raccontano i 52 secondi del violento terremoto - di magnitudo 7,5 - che il 25 agosto 2011 colpì la città di Chisinau: città natale dell'artista e dove ancora oggi vivono i suoi genitori. La zona delle Codri, le foreste più grandi della Moldavia, è stata la zona maggiormente colpita dal sisma ed è il soggetto di riferimento dell'artista.

In questi lavori Stoian, attraverso linee sinuose accostate a tratti decisi e il contrasto cromatico accentuato dai chiaroscuri, pone l'attenzione sulla fragilità e sulla potenza della natura. Una natura che crea e, al tempo stesso, distrugge. Nelle sue opere Stoian esprime la fascinazione per il legame tra il cambiamento e la distruzione, narrando il rapporto della vita con il dramma. Dall'assenza di punti di riferimento - geografici, mentali, psicologici - nasce il panico, interpretato dall'artista come possibile libertà. Tramite la metafora della catastrofe naturale Stoian affronta il caos come vitalità in opposizione alla stasi. La mostra è accompagnata da un testo critico di Clara Sofia Rosenberg.

Victoria Stoian (Chisinau - Moldavia, 1987) a Torino, nel marzo 2015, ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell'arte contemporanea all'Accademia Albertina di Belle Arti con la tesi La collezione Vogel. Tra le sue principali mostre del 2015 sono da ricordare la personale Codri Earthquake, a cura di Clara Sofia Rosenberg, alla Galleria Alberto Peola di Torino e la collettiva Capricci del destino alla Galleria Giuseppe Pero di Milano. (Comunicato stampa)




Immagine dalla mostra Manifesto di Adalberto Abbate e Mario Consiglio Manifesto
Adalberto Abbate e Mario Consiglio


termina lo 06 settembre 2015
Centro per l'Arte Contemporanea "Palazzo Lucarini Contemporary" - Trevi (Perugia)

I due artisti in quest'occasione focalizzano il ruolo dell'immagine, sia nella pratica artistica sia nella formazione di quel diffuso bagaglio iconografico convenzionalmente noto come "immaginario collettivo". Abbate e Consiglio, nel corso degli ultimi mesi hanno raccolto un numero considerevole d'immagini fotografiche deviate o, comunque, dal significato deviante. Spesso si è trattato di semplici testimonianze, presenze naturali che giungono dalla realtà senza manipolazioni. Un caleidoscopio di calembour visivi spontanei. Figurazioni aberranti ma di quotidiana familiarità. Aforismi illustrati che non significano nulla, se non la loro momentanea presenza nel nostro campo visivo.

In altri casi, invece, siamo di fronte ad appunti visivi. Promemoria per realizzazioni successive. Riprese motivate solo da curiosità personale. A fare da legante, la forza magnetica dell'immagine in sé. E il ruolo - più da rabdomante che da demiurgo - che oggi l'artista è chiamato a ricoprire. Ed è per questo, infine, che tra i diversi significati del termine "manifesto", il più idoneo a sintetizzare la mostra - a cura di Maurizio Coccia - è l'aggettivo. Nel senso di ciò che è manifesto, evidente, conosciuto. Da cui nasce la primaria intuizione artistica: l'espressione della forma.

Senza dimenticare, ovviamente, la forza pervasiva, pienamente e attivamente politica dell'immagine nella società. Adalberto Abbate (Palermo, 1975) si è distinto nel panorama nazionale come artista poliedrico in grado di esplorare con coerenza diversi linguaggi espressivi. Mario Consiglio (Maglie, 1968) lavora nell'ultimo periodo sull'alterazione ironica dell'immagine e sul riutilizzo dei materiali, affrontando temi caldi legati alla società contemporanea ed alla sua decadenza. Accademico di merito e docente all'Accademia di Belle Arti di Perugia, ha esposto in numerosi contesti pubblici e privati, in Italia e all'estero. (Comunicato stampa)




Pordenone Montanari: Assedio alla forma
12 settembre 2015 - 17 gennaio 2016
Galleria Harry Bertoia e Palazzo Cossetti - Pordenone

Lui ha quasi ottant'anni e da un quarto di secolo si è totalmente sottratto al mondo. La sua vicenda ricorda quella della fotografa statunitense Vivian Maier, nei termini analoghi di scoperta tardiva e per certi versi fortuita di una attività artistica di grande spessore condotta lungo un'intera esistenza. Nel caso di "Pordenone" Montanari, a scoprirlo e a restare abbagliato dalla sua arte è stato un imprenditore indiano, nel 2007; a proporlo all'attenzione del grande pubblico un ampio ed entusiastico articolo in cui "The Observer", annunciando la prima esposizione delle sue opere a Londra (2010), ne ha svelato la storia e ne ha celebrato il lavoro. Quello dell'"Observer" è stato capofila di tanti successivi pronunciamenti della grande critica internazionale, che non ha lesinato i giudizi molto positivi su un artista che sino a pochi mesi prima era pressoché ignoto, essendosi ormai persa memoria delle sue mostre in alcune Gallerie milanesi negli anni Ottanta.

Per Edward Lucie-Smith, il critico intervistato dal grande quotidiano britannico a margine della mostra del pittore da lui curata presso l'Istituto Italiano di Cultura a Londra, "Montanari è un artista unico, che scardina la storia convenzionale dell'arte postbellica italiana". "Le nature morte - aggiunge - fanno venire in mente Cézanne e Braque", mentre gli elementi picassiani e i tratti riecheggianti Francis Bacon che emergono dalla sua pittura si manifestano con caratteri di forte originalità, "in maniera che ancora non avevamo visto mai". Molti dei dipinti, a partire da quelli ambientati nell'atelier con il pittore al cavalletto che dipinge una modella, sono caratterizzati da figure che contengono altre figure e riflessi nello specchio. Lucie-Smith in proposito ha detto: "Il messaggio è chiaro: ciò che sembra la rappresentazione oggettiva della realtà va invece letta come specchio della dimensione mentale dell'artista".

Americo Montanari (Pordenone, 1937) comincia a dipingere frequentando lo studio dello zio materno. All'inizio degli anni Sessanta si trasferisce a Milano e sposa Flavia Cappellari; a Milano frequenta per un breve periodo la facoltà di Filosofia dell'Università Statale e un corso di scultura all'Accademia di Brera. Nel 1967 si stabilisce a Parigi, dove ha modo di frequentare lo studio del pittore Orfeo Tamburi. Visita con quotidiana "attenzione e tensione" il Museo del Louvre. Nell'albergo di Rue St. Placide, in cui abita con la moglie, realizza piccole tele, una serie di autoritratti e di nature morte. Nel gennaio 1969 parte per la Spagna del Sud, dove si ferma a dipingere per sei mesi cercando nuovi modi espressivi.

Dall'ottobre 1971 al novembre 1972 è in Germania. Già in questo periodo i suoi quadri sono caratterizzati da un'unità compositiva avente al centro la figura femminile, il cui mistero del resto ha quasi sempre alimentato la sua ispirazione, anche letteraria. Nel 1973 ritorna a Milano e vi rimane fino al 1990. Successivamente si trasferisce sulle colline biellesi, a Valle San Nicolao, lavorando per diciotto anni in completo isolamento, fino a ottobre 2007. Diciotto anni durante i quali l'artista ha scelto di vivere completamente ritirato, totalmente dedito a una costante ricerca figurativa - un vero e proprio "Assedio alla forma" - tradotta prevalentemente in termini pittorici su centinaia di tele e sulle pareti stesse della villa che lo ospitava, ma anche riversata nelle tecniche della scultura, dal legno alla terracotta.

Dal 2008 Pordenone Montanari è tornato a vivere nel Nord Est, fra Pieve di Cadore e Grado. La scelta da parte dell'artista di un percorso così "solitario" è solo una delle componenti di una strategia di ricerca ben altrimenti articolata, ricca di sguardi rivolti alla storia dell'arte ma anche di volute trasgressioni di canoni formali, che attendeva di essere meglio valorizzata attraverso un'occasione espositiva di rilevante ampiezza. A Pordenone Montanari viene così dedicata una grande antologica (Pordenone Montanari. Assedio alla forma) che è in assoluto la prima organica esposizione in Italia del lavoro di Pordenone Montanari, il quale - dopo le rare mostre milanesi negli anni Ottanta - è stato presentato al pubblico con poco più di una decina d'opere solamente in occasione della personale dedicatagli entro la sezione regionale della Biennale di Venezia del 2011, al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste.

Nella Galleria "Harry Bertoia" la mostra (composta da oltre 110 opere) si struttura in una sezione ordinata cronologicamente, che proporrà una sintesi del percorso di Pordenone Montanari da fine anni Sessanta ad oggi, e in una piccola sezione dedicata ai disegni, entrambe punteggiate da scelte testimonianze della produzione plastica e ad intaglio. Ampio spazio verrà inoltre specificamente riservato al ciclo di grandi acrilici su tela che negli ultimi quattro anni ha assorbito gran parte della vis creativa dell'artista. Ancora pittura, dunque, nella tarda attività di un artista che non ha mai condiviso con la ricerca visiva della stretta contemporaneità modalità operative slegate dalle tecniche tradizionali e il cui percorso creativo è stato sempre condotto su strade radicalmente alternative ai meccanismi di mercato e agli orientamenti di gusto da esso normalmente privilegiati. La curatela è affidata allo storico dell'arte Fulvio Dell'Agnese. A corredo della mostra, grazie alla collaborazione di Videe, realtà di eccellenza nel settore della produzione audio video, sarà realizzato un film documentario con riprese nello studio dell'artista e un'intervista esclusiva. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Sorpresa alla Rocca Borromeo di Angera
Sotto la calce riemerge la meraviglia delle tappezzerie medievali affrescate

www.isoleborromee.it

Per chi le ha conosciute nel livido biancore del calce, la sensazione che si prova entrando nei grandi ambienti medievali della Rocca Borromeo di Angera, è assolutamente straniante. Ci si trova immersi in un rutilare di colori, vivaci, allegri, positivi. Sui quali gli antichi arredi, decisamente severi, sembrano stemperarsi, perdendo la rigidità delle forme. Quella che sta emergendo da sotto le molte mani di calce, le prime stese probabilmente all'indomani della Grande Peste seicentesca, è la fantastica fantasmagoria di colori del Medio Evo. A confermarla, pochi ambienti più in là, c'è la rinata Sala della Giustizia, dove battaglie e storie sono descritte con largo uso di colori bellissimi. Qui non vi sono figure. Ma meravigliose geometrie, coloratissime, di tappezzerie dipinte che ricoprono interamente le alte pareti dei Saloni.

E che, ritrovate e via via sapientemente restaurate da Carlotta Beccaria (cui era stato affidato anche il recente restauro della Sala della Giustizia), sembrano brillare ai riflessi del sole sulle acque del sottostante Lago Maggiore. Entro il prossimo ottobre verrà completato il restauro della Sala dei Fasti e a quel punto il cantiere si sposerà nella Sala di San Carlo in cui i saggi hanno rivelato, sempre nascoste dalla calce, analoghe tappezzerie dipinte medievali. Alla conclusione dei lavori, sarà sicuramente emozionante scoprire la meraviglia duecentesca degli affreschi della Sala della Giustizia insieme alle ritrovate, magnifiche tappezziere affrescate trecentesche. Questo "disvelamento", per volontà del principe Vitaliano Borromeo, sarà totalmente pubblico. I visitatori della Rocca potranno infatti assistervi, partecipando così alla graduale riscoperta di un tesoro da secoli nascosto.

"Le pareti delle due sale evidenziavano - afferma la restauratrice - una stesura monocroma biancastra molto disomogenea, che era stata stesa in più mani e con materiali differenti in vari interventi effettuati durante i secoli passati. Da alcune aperture stratigrafiche già presenti e dai test da noi eseguiti si è potuto verificare che, sottostanti alla finitura cromatica, erano presenti le decorazioni originali della sala". Lo stato di conservazione degli intonaci e delle murature si è rivelato molto disomogeneo alternando zone ben conservate ad altre che presentavano fessurazioni, distacchi profondi, decoesioni e perdite superficiali. Questa prima parte di intervento è risultata molto lenta e laboriosa ed è stata eseguita con metodologie differenti a seconda della situazione che si evidenziava zona per zona.

Anche le decorazioni ritrovate apparivano in uno stato di conservazione disomogeneo ma che comunque consentiva una lettura d'insieme delle pitture geometriche; queste erano state eseguite tracciando su ogni parete dei decori diversi per andamento e coloritura, uniti da una stessa fascia inferiore e superiore che riunisce la composizione. Le pitture sembrano realizzate a mezzo fresco con finiture a calce. Le decorazioni potrebbero appartenere a un periodo subito successivo a quello della Sala di Giustizia, probabilmente attorno alla metà del Trecento, secolo in cui è stata innalzata questa parte della Rocca. Nel corso dei lavori è riemersa anche la sagoma di una antica finestra che nel tempo è stata tamponata, probabilmente quando sono stati appesi al muro i grandi dipinti ancora oggi presenti. Una volta terminata la fase di "descialbo", ovvero di rimozione degli strati di calce, si è proseguito con un intervento di consolidamento e di chiusura delle fessurazioni e delle lacune. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Locandina della mostra I colori della terra nelle opere di Innocente Salvini "I colori della terra nelle opere di Innocente Salvini"
termina il 13 settembre 2015
Civico Museo Parisi Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)

Attraverso oltre quaranta opere di grandi dimensioni vengono tracciati i temi e le tappe biografiche salienti del maestro che dedicò tutta la poetica personale all'affetto dei suoi, alla natura, alla vita nei campi, ai tempi e alle cadenze dei lavori agricoli e domestici. La mostra, curata da Marco Dozzio ed Erica Ranzani, è accompagnata da testi critici in cui compaiono anche le firme di Dalia Gallico, Art Director di Palazzo Reale Milano, e di Anna Visconti, Presidente dell'Associazione Museo Salvini. Molte sono le opere inedite provenienti da collezioni private che ripropongono, nei classici colori caldi del maestro, richiami alla tecnica dei Macchiaioli e ai principi del Divisionismo di Previati, ma anche significative tematiche della vita familiare e della condivisione del cibo.

Erica Ranzani e Marco Dozzio, curatori della rassegna, spiegano: "L'intento che ci siamo proposti di perseguire, quando abbiamo deciso di allestire questa mostra, è stato quello di far conoscere il pittore Salvini non attraverso un'esposizione di tipo antologico o che avesse come unico scopo quello di mettere in luce le indubbie capacità artistiche del pittore, ma quello di creare un'esibizione tematica di opere in grado di far trapelare la realtà che il pittore dipingeva. Attraverso questo percorso pittorico la proposta è di mostrare le abitudini agroalimentari del nostro territorio durante la prima metà del '900 e, a questo proposito, il focus della mostra verte sulle tradizioni alimentari e sul cibo, che diventano elementi culturali ed espressioni di uno stile di vita".

Dalia Gallico, Art Director di Palazzo Reale Milano, così commenta: "Salvini conferisce una precisa misura alla sua visionarietà attraverso una disposizione equilibrata delle figure sullo sfondo, ma allo stesso tempo non rinuncia a trasfigurare la scena, ad amplificarne gli aspetti più suggestivi. Spesso questa suggestione acquisisce un carattere spirituale: ancor più che nei dipinti con soggetti esplicitamente sacri, in quelli in cui ad avere un ruolo centrale nella composizione è una natura spiritualizzata; oppure in certe scene di vita rurale nelle quali i contadini si ritrovano attorno a una tavola per condividere il cibo.".

Anna Visconti, Presidente dell'Associazione Museo Salvini, commenta: "Attraverso un preciso ed affascinante percorso espositivo, il pubblico della rassegna potrà ritrovare molte opere inedite dell'artista a testimonianza di quanto ci sia ancora da scoprire nelle collezioni private e come la poetica salviniana, fatta di polenta, acqua, lavoro nei campi e rispetto per la natura, sia oggi attuale." (Comunicato stampa)




Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973-1979
Reenactment


26 settembre - 18 ottobre 2015
Palazzo dei Diamanti - Ferrara

Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta del Novecento, Ferrara è stata un laboratorio di sperimentazione della videoarte di rilievo internazionale. Il Centro Video Arte, diretto da Lola Bonora con la collaborazione di Carlo Ansaloni e l'assistenza tecnica di Giovanni Grandi, ha prodotto le sperimentazioni di artisti della statura di Fabrizio Plessi, Christina Kubisch, Angela Ricci Lucchi, Yervant Gianikian o Marina Abramovic che facevano i loro primi passi con i mezzi elettronici. Il corpus di opere giunto a noi è una preziosa testimonianza delle pratiche artistiche pionieristiche sviluppatesi in quegli anni attraverso il linguaggio video, all'intersezione tra Arte concettuale, Body art, Performance art, Land art. Questo patrimonio affascinante quanto fragile è a rischio di dissolvimento, che grava su tutta la produzione in videotape, dovuto alle alterazioni strutturali del supporto analogico, all'obsolescenza delle piattaforme tecnologiche che ne permettono la riproduzione, ma anche alle profonde trasformazioni delle modalità di visione.

Per recuperare e riportare in vita questo straordinario "archivio" di memoria artistica e storica, le Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara hanno avviato un progetto di preservazione e restauro che si giova della collaborazione con uno dei centri di riferimento internazionale in quest'ambito, i laboratori La Camera Ottica e Crea del Dams di Gorizia - Università di Udine, sotto la supervisione della professoressa Cosetta G. Saba. Nel 2013 ha preso il via una vasta campagna conservativa, che prevede l'archiviazione, la migrazione digitale, lo studio e la video-preservazione del vasto corpus di videotape del Centro Video Arte, secondo un protocollo adottato dai laboratori di Gorizia. A dare un contributo fondamentale a questa iniziativa è stato il generoso sostegno della Fondazione Pianori che ha finanziato un ampio intervento nell'ambito del suo impegno nell'incremento e nella salvaguardia del patrimonio artistico e culturale di Ferrara, in particolare delle collezioni civiche d'arte moderna.

L'esposizione organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, intende presentare i primi esiti di questo lavoro d'equipe, riconsegnando al pubblico una selezione di opere video degli anni Settanta. A questo fine si è scelto di ri-allestire la parte iniziale della mostra Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973/1979 ospitata nel Foyer della Camera di Commercio di Torino nell'aprile del 1980, che ha costituito uno snodo particolarmente significativo nella storia della videoarte, non solo perché offriva un primo bilancio delle ricerche d'avanguardia prodotte dal Centro, ma più in generale perché faceva emergere la riflessione sulla natura del video, sulle sue culture, sul suo immaginario, sulla sua estetica, nel momento in cui la posta in gioco era il nesso arte/società e, conseguentemente, la definizione di un nuovo statuto dell'opera d'arte.

La mostra sarà allestita nelle sale Benvenuto Tisi da Garofalo di Palazzo dei Diamanti, che sono state uno dei teatri delle multiformi iniziative del Centro, e si focalizzerà sulle 19 opere monocanale che figuravano nella sezione "videoarte" della mostra torinese, ossia sui videotape nati dalla sperimentazione creativa sulle possibilità espressive del segnale elettronico e messi in onda su un singolo monitor. Ritrasmesse attraverso i dispostivi di visualizzazione degli anni Settanta in grado di farne risaltare la trama luminosa ed evanescente, queste video-creazioni saranno corredate dalla documentazione e dalla strumentazione che ne hanno accompagnato la nascita, in un percorso che punta a far trasparire il processo creativo con il quale l'artista ha pensato, esplorato e reinventato il video in una stretta relazione tra l'arte e l'esperienza quotidiana.

Ad aprire la mostra sarà uno dei primi videotape di Fabrizio Plessi, Travel (1974), un viaggio nell'immaginazione poetica e proteiforme dell'artista, nutrita di suggestioni dall'elemento acquatico e dal contesto veneziano, che si rispecchiano nella fluida densità dell'immagine elettronica. Il percorso presenterà poi alcune delle opere più significative prodotte dal Centro Video Arte negli anni Settanta, tra cui Filo d'Arianna di Claudio Cintoli (1974), Stille Nacht di Christina Kubisch (1975) o Trace of Shadow di Giuliano Giuman (1976), nelle quali gli artisti fanno leva sull'ironia tipica dell'arte concettuale e la presa diretta che caratterizza le arti performative, mettendo alla prova la natura intermediale del video tra musica, arti visive e teatro.

Una sala della mostra si concentrerà poi su due opere di Ricci Lucchi-Gianikian, Viaggio di La Rose ed Essence (1975). La celebre coppia, in questa fase iniziale della ricerca comune, avvia la propria riflessione sulla memoria attraverso l'espediente del catalogo degli "oggetti trovati", manufatti carichi di suggestioni come i giocattoli, mettendo in gioco un complesso sistema di relazioni tra immagine, ricordo e odorato. Su queste cruciali "opere prime" si è andati oltre la video-preservazione, attuando un intervento di restauro in collaborazione con gli artisti che mira a restituire il valore espressivo dell'opera senza comprometterne la storicità, secondo un protocollo tecnico e un modello decisionale sperimentali, conformi alle linee guida condivise con centri di ricerca europei, di cui verranno illustrate le procedure.

La rilettura e ricontestualizzazione dell'esposizione del 1980, nella cornice di uno degli spazi espositivi del Centro stesso, associata alla presentazione dell'intervento di recupero su due opere di acclarato rilievo internazionale, rappresenta un primo importante momento di studio e di reenactment del fondo video, nella prospettiva della messa in valore dell'archivio nel contesto del futuro assetto museologico delle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea a Palazzo Massari. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera dalla mostra di Laurina Paperina e Nicola Eccher Laurina Paperina | Nicola Eccher
"Da un'opera ritrovata"


termina il 30 settembre 2015
Forte Strino - Vermiglio (Trento)
www.studioraffaelli.com

Anche quest'estate nella suggestiva cornice del Forte Strino sarà allestita una doppia personale, in collaborazione con lo Studio d'Arte Raffaelli e lo Studio Buonanno Arte Contemporanea, che, uniti nell'organizzazione dell'evento, presentano in quest'occasione gli artisti trentini Laurina Paperina e Nicola Eccher. Proseguendo la linea espositiva che da oltre un decennio caratterizza le mostre d'arte contemporanea al Forte, i due artisti si sono concentrati sulla ricontestualizzazione della memoria storica e sul vissuto passato che ritorna, seguendo due processi creativi differenti e originali, ma ispirati da un intento comune: realizzare un progetto in armonia con l'ambiente espositivo e con l'immaginario che, a distanza di quasi 150 anni, le sale del Forte sono in grado di evocare.

Laurina Paperina (Rovereto, 1980) attraverso un percorso innovativo e sperimentale, offre acute chiavi di lettura della società contemporanea, declinate sempre in modo nuovo: oltre alla pittura, su tutti i supporti, l'artista realizza video, foto, installazioni luminose e piccole sculture. Nelle sue opere soggetti immediatamente riconoscibili (musicisti, superstar dell'arte contemporanea, attori, fumetti) si alternano a una miriade di eroi e anti-eroi che provengono direttamente da Duckland, il piccolo villaggio sperduto in un punto dell'universo creato dall'artista; in questo modo i suoi personaggi diventano icone pop, pronti a salvare il mondo dal rischio dell'appiattimento culturale con una prorompente energia. In occasione della mostra ha realizzato due grandi tele ed è intervenuta su una serie di cartoline vintage, popolandole di ironiche rivisitazioni e attuando quindi una ricollocazione di soggetti storici nel presente. Un'installazione site-specific di palloncini colorati suggerisce infine una giocosa riflessione creando un'architettura effimera che alleggerisce e colora i volumi del Forte.

Nicola Eccher (Trento, 1971) da oltre un ventennio si occupa in modo professionale di fotografia. Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte "Alessandro Vittoria" di Trento ha inizio il suo percorso lavorativo seguendo il padre Luciano nelle sue avventure professionali, imparando le tecniche della fotografia tradizionale ed i trucchi del mestiere. Si specializza nel campo della fotografia d'Arte collaborando con musei, come il MART di Rovereto e il Museo Segantini di Arco, con diverse gallerie e Studi d'Arte e con altrettanti artisti di spicco nel panorama moderno e contemporaneo italiano ed internazionale. Dopo varie sperimentazioni intraprende, parallelamente al suo lavoro, una strada nuova, si avventura in realizzazioni e progetti più artistici e creativi. Nelle sue fotografie, vengono raffigurati con particolare sensibilità artistica temi complessi che lasciano a ogni scatto molteplici "chiavi di lettura": la fotografia si lega quindi indissolubilmente con la ricerca delle emozioni che vengono trasmesse allo spettatore. (Comunicato stampa)




Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei
Arte nella Magna Grecia e nell'Italia meridionale


31 luglio 2015 - 10 gennaio 2016
Palazzo Reale - Milano

La mostra intende presentare, attraverso più di 200 opere d'arte greca, magnogreca e romana, un aspetto poco noto del mondo classico: la rappresentazione della natura nei suoi vari aspetti, l'azione dell'uomo sulla realtà naturale e sull'ambiente.

Presentazione mostra




Michele Alberto Sereni: Toccata e Fuga
termina il 27 settembre 2015
Museo Archeologico del Palazzo Malatestiano - Fano

Una mostra del fotografo Michele Alberto Sereni articolata nelle suggestive sale del museo, pensata per dare vita ad un dialogo serrato tra arte contemporanea, arte antica e musica. Le fotografie, ingrandimenti stampati in formato site specific, presentano still, scatti fotografici, in movimento di vari concerti di musicali. Il pensiero che sottende a questo "fermo immagine" della gestualità del musicista, dello strumento musicale è quello del movimento inteso come trasformazione. Spazio, tempo, movimento e colore sono i tratti distintivi della mostra: il colore si fonde con l'istantanea, genera uno spazio come una nota e una successiva pausa, che è incipit del tempo di un brano musicale. Chi osserva le opere si trova in una condizione particolare di sinestesia estesa: vede il suono, ascolta il movimento, rincorre il colore che si stempera e la forma che si scompone.

Il concetto di spazio e tempo a cui si affida Sereni guarda contemporaneamente all'antico e al moderno e mette insieme Aristotele, Platone e Einstein. Secondo Aristotele "il tempo è la misura del movimento tra il prima e il poi", dunque lo spazio è strettamente necessario per definire il tempo; per Platone è l'immagine mobile dell'eternità, mentre Einstein con il suo paradosso dei gemelli, parla di spaziotempo, perché i due aspetti (cronologico e spaziale) sono inscindibilmente correlati tra loro. Toccata e Fuga ha inoltre in sé "l'eredità dei maestri fotografi" - come afferma Federica Facchini autrice di uno dei testi in catalogo.

Si pensi a Eadweard Muybridge (1830-1904) e Etienne Jules Marey (1830-1904) della fine del 1800: Sereni riprende la tematica affrontata da questi pionieri della fotografia studiosi della dinamica del movimento tramite l'ausilio della fotocamera che allora rappresentava una nuova frontiera dell'arte. Un'eredità che - sottolinea Francesca Facchini - "si intreccia ulteriormente a quella degli artisti delle prime delle avanguardie del Novecento". E' Ludovico Pratesi - autore del testo critico in catalogo - a individuare alcuni "frammenti" di quelle avanguardie e guardare alla contemporaneità nell'esplorazione ampia del mondo delle arti che Sereni affronta in questa sua mostra: "Musica, arte, fotografia, archeologia e architettura - scrive Pratesi - si trovano così coinvolte in una nuova coralità di matrice simbolica e mentale che Michele Alberto Sereni ha saputo costruire con maestria e sensibilità". (Comunicato ufficio Stampa Studio la Città)




Burri e i Cretti
termina il 15 settembre 2015
Museo Regionale Riso - Palermo

Il Museo Riso di Palermo e la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri propongono una importante mostra monografica sul tema "Burri e i Cretti", curata dal professor Bruno Corà, Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, in coincidenza con il completamento del Grande Cretto a Gibellina, nell'ambito delle Celebrazioni del Centenario della nascita del grande maestro umbro. In occasione di questo eccezionale appuntamento il Museo Regionale palermitano riaprirà il primo piano, che è stato oggetto di un attento progetto di riqualificazione realizzato con fondi europei. Burri si applica ai Cretti a partire dai primi anni Settanta e sino al 1976.

Sono superfici che ricordano le fessurazioni delle terre argillose, quando la siccità raggiunge il suo apice. Su superfici di cellotex, quadrate o rettangolari, distende un impiastro di bianco, di zinco e colle viniliche, aggiungendo terre colorate nel caso l'opera dovesse presentare sfumature o colori diversi. Con l'aumentare delle dimensioni dei Cretti, gli impasti si arricchiscono anche di caolino, oltre che di bianco, di zinco e terre. A garantire la stabilità delle superfici Burri interviene, dopo l'essiccatura, con più mani di vinavil. Giunge a realizzare opere decisamente monumentali come i Cretti di 5 metri di altezza e 15 metri di base per i musei di Capodimonte e di Los Angeles. L'apice lo raggiunge allorchè decide di creare un enorme sudario sul vecchio abitato di Gibellina, distrutto dal terremoto nel 1968. Il Grande Cretto di Gibellina, diviene una delle più grandi, ma anche simboliche opere, di Land Art mai realizzate.

I lavori per il Grande Cretto furono avviati nel 1985 e interrotti nel 1989. Si era giunti alla copertura di circa 65.000mq. a fronte degli 85.000mq. previsti. Il progetto di Burri nelle sue forme riporta la dimensione, le strade, i rilievi della città. Esattamente come un sudario riporta le forme del corpo che avvolge. Le fessure sagomate dal cemento dell'opera ripercorrono le strade e le piazze della vecchia Gibellina, congelandone per sempre non solo la forma ma anche la memoria. In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione Siciliana, il Comune di Gibellina in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ha deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale e di ridare dignità alla parte già realizzata dall'artista.

"La coincidenza del progetto di completamento del Cretto e l'avvio del progetto di restauro curato dal Museo Riso, che accoglie la mostra, afferma il Direttore del Riso Valeria Li Vigni, sono segnali di una nuova attenzione per il Contemporaneo in Sicilia. Sono testimonianza delle attività legate alla valorizzazione della Rete del Contemporaneo che è attivamente promossa dal nostro Museo e sono anche occasioni di approfondimento in un settore di grande interesse qual è quello del restauro del Contemporaneo". La mostra offre l'occasione per approfondire questa fase creativa di Burri, attraverso importanti opere, disegni, foto, progetti. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




La Divina Bellezza - Discovering Siena La Divina Bellezza - Discovering Siena
termina il 30 settembre 2015
Duomo di Siena
www.ladivinabellezza.com

Un video mapping in 3D realizzato sul facciatone del Duomo di Siena che, durante le sere d'estate, farà rivivere la storia di Siena e del Duomo, in un viaggio nel tempo e nelle emozioni, nel mito e nella bellezza; il tutto accompagnato da tecnologie all'avanguardia che permetteranno di proiettare su 800mq di superficie immagini che pesano ciascuna oltre 6 milioni di megapixel. La Divina Bellezza - Discovering Siena è una esperienza visiva in 5 atti che permetterà di ripercorrere la storia di un luogo unico al mondo, ma soprattutto di conoscere la storia del Duomo e del Duomo Nuovo, un'occasione per raccontare l'intera città, i suoi luoghi, la sua gente, la sua storia. La manifestazione sarà in programma tutti i giorni della settimana, da luglio a settembre, con due proiezioni per sera, dopo il tramonto. (Estratto da comunicato stampa Civita.it)




Paul Torsten - Finito Paul Torsten: Il mondo delle cave
08 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 03 ottobre 2015
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

L'artista tedesco Paul Torsten (Zittau, 1949) dal 1974 al 1979 ha studiato pittura presso l'Accademia delle Belle Arti di Berlino. Nel 1982 si è trasferito da Berlino Est (allora Germania Est ovvero Repubblica Democratica Tedesca) ad Hannover. Dagli anni '90 lavora come scultore a Carrara, dove ha conseguito la sua formazione professionale. Dal 1975 espone regolarmente le sue opere in Australia, Belgio, Polonia, Ungheria, Svizzera, Italia, Russia e Francia. Paul Torsten rimase stregato dal singolare e splendido scenario delle Alpi Apuane dopo una vacanza trascorsa tra Toscana. Affascinato dal mondo delle cave, tanto che curiosità e forse destino accesero in lui un profondo interesse fino a farlo tornare proprio a Carrara.

Qui intraprese quel viaggio artistico tra immagini e colori che lo portò a visitare i paesi a monte, i bacini marmiferi e i siti scavati da oltre duemila anni. Così ogni qual volta sentiva la necessità annotava ogni intensa emozione con segni rapidi e decisi sul foglio. Nei primi schizzi riportati, si leggeva già un'accurata attenzione al particolare e nei tratti distensivi del segno si poteva quasi riconoscere la struttura definitiva dell'opera. Nasce così la serie di quadri a olio Il mondo delle cave, tra fantasia e realtà dove Torsten dipinge su tela le sensazioni che lo hanno impressionato.

Questi frammenti del sentire e del vedere le nostre cave sono rappresentati da una lieve pennellata che si rivela in tutta la sua essenza nei paesaggi, negli scorci e negli oggetti, un realismo fotografico dell'immagine. Paul dipinge a suo modo momenti del mondo delle cave e nel suo stile affiora un neorealismo dove la descrizione rimanda ad un vissuto passato e presente, e dove alcuni particolare appartengono alla realtà di tutti e giorni, mentre altri ancora sono frutto di amabile fantasia. La mostra è curata da Stefano Cortina. (Comunicato stampa)




La percezione del futuro. La collezione Panza a Perugia La percezione del futuro. La collezione Panza a Perugia
termina lo 08 novembre 2015
Galleria Nazionale dell'Umbria / Museo civico di Palazzo della Penna - Perugia

L'esposizione - a cura di Giuseppina Panza di Biumo e Fabio De Chirico - propone una selezione ragionata di opere, per la precisione novantuno, esemplificative del collezionismo di Giuseppe Panza e di sua moglie Rosa Giovanna Magnifico che, tra il 1956 e il 2010, hanno raccolto oltre duemilacinquecento lavori firmati dai maggiori autori della scena americana ed europea del secondo Novecento. Tra questi nomi illustri, come Dan Flavin, Richard Long, Robert Ryman, Ettore Spalletti, Stuart Arends, Lawrence Weiner, Richard Nonas, Joseph Kosuth, Phil Sims, Jan Dibbets. La Panza Collection è riconosciuta come una delle più importanti raccolte d'arte della nostra epoca e le sue opere vengono ammirate in alcuni tra i maggiori musei d'arte contemporanea del mondo.

La Collezione vanta numerosissimi pezzi tuttora di proprietà della famiglia e la mostra perugina espone una selezione proprio di questo nucleo di opere, la maggior parte delle quali raramente o addirittura mai esposte fino a oggi. Nel percorso espositivo sono presenti pitture, sculture e istallazioni di piccole e di grandi dimensioni, scelte ad hoc per ciascuno spazio, in modo tale da riproporre al visitatore un itinerario di visita che evidenzi i principali gruppi tematici in cui si suddivide la Collezione Panza: Minimal Art, Arte concettuale, Arte ambientale o Arte della Percezione, Forma vitale, Pittura Monocromatica e Neo Pop.

La quantità e qualità delle singole opere esposte in Galleria Nazionale dell'Umbria e a Palazzo della Penna, l'interesse delle scelte critiche adottate sia dal collezionista nell'acquistarle che dai curatori nello sceglierle, la rarità oggettiva di poterle fruire da parte del pubblico, la generosità dei proprietari nel prestarle, rappresentano tutti elementi di unicità della mostra. Costituisce un utile corredo alla visita il ricco catalogo a colori e bilingue (italiano e inglese), edito per i tipi di Fabrizio Fabbri Editore e curato da Fabio De Chirico. Infine, numerosi eventi collaterali (visite guidate in più lingue, conferenze, spettacoli etc..) s'incaricheranno di tenere viva l'attenzione del pubblico di appassionati, visitatori e turisti durante tutto il periodo di apertura della mostra. (Comunicato stampa Sistema Museo)




Opera di Paolo Gubinelli Paolo Gubinelli
termina il 27 settembre 2015
Castello di Frontone (prov. Pesaro - Urbino)

La carriera di Paolo Gubinelli è ampia e complessa ma tutto orientata su una profonda fedeltà a pochi ma determinanti principi che hanno sostenuto la sua formazione iniziale e sono ancora adesso il fondamento del suo credo estetico. Artista di profonda moralità e di intenso impegno, Gubinelli, pur non essendone originario, è immerso fin da giovanissimo nell' ambiente intellettuale toscano e fiorentino in particolare e da quello trae spunti determinanti. L'esperienza letteraria e quella pittorica si fondono quasi in lui e l'impulso scaturente dal segno di Lucio Fontana, da lui apprezzato per tempo e con vera intelligenza del fenomeno figurativo oltre le apparenze della provocazione e della lusinga, diventa ben presto un elemento orientatore del suo fare. Ne vediamo le conseguenze ancora in questi lavori recenti e recentissimi, con cui il maestro si ripresenta alla nostra attenzione.

E' notevole, in proposito, osservare il lavoro compiuto dall'artista sul prediletto supporto cartaceo. La carta, con la sua delicatezza, la sua flessibilità, la sua attitudine a lasciarsi modellare diventa per Gubinelli un "medium" estremamente importante che gli permette di esprimersi ai massimi livelli della sua creatività. Non è arbitrario vedere Gubinelli, come molti hanno notato e come è giusto notare, come un vero e proprio "poeta" della pittura. Il suo gesto, in tutti questi lavori, è ridotto a una essenzialità che potrebbe sorprendere ma è invece il frutto di una sorta di distillazione del pensiero che assume concretezza in una personalissima tendenza verso la riduzione al fattore minimo ma, forse proprio per questo, carico di un significato intenso e coivolgente.

Nulla di più lontano da quella moda "minimalistica" che ha dilagato negli anni stessi della maturità di un artista come Gubinelli, in Italia e fuori d'Italia. Gubinelli, in verità, non è artista che possa essere ingabbiato in una formula definitoria tale da inquadrarlo una volta per tutte. Il suo lirismo, più volte richiamato dalla critica attenta e consapevole, è profondamente venato di "concettualismo" ma la sua è una ricerca di forza comunicativa, non di un ripiegamento tale da risultare alla fine inconcludente e deludente. Al contrario l'opera di Gubinelli, globalmente intesa, è sempre nettamente ancorata a una volontà di significato che rende questi lavori singolarmente affascinanti nel panorama artistico contemporaneo sia rispetto alle opere su carta sia rispetto a quelle in ceramica dove, se possibile, l'estro e la finezza creativa del maestro trovano un campo di espansione ancora più denso di fruttuosi esiti. (Claudio Strinati, Roma, aprile 2009)

Paolo Gubinelli (Matelica - Macerata, 1945) si diploma presso l'Istituto d'arte di Macerata, sezione pittura, continua gli studi a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Giovanissimo scopre l'importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nella sua ricerca: conosce e stabilisce un'intesa di idee con gli artisti e architetti: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren. Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero.

Le sue opere sono esposte in permanenza nei maggiori musei in italia e all'estero. Nella sua attività artistica è andato molto presto maturando, dopo esperienze pittoriche su tela o con materiali e metodi di esecuzione non tradizionali, un vivo interesse per la "carta", sentita come mezzo più congeniale di espressione artistica: in una prima fase opera su cartoncino bianco, morbido al tatto, con una particolare ricettività alla luce, lo incide con una lama, secondo strutture geometriche che sensibilizza al gioco della luce piegandola manualmente lungo le incisioni. In un secondo momento, sostituisce al cartoncino bianco, la carta trasparente, sempre incisa e piegata; o in fogli, che vengono disposti nell'ambiente in progressione ritmico-dinamica, o in rotoli che si svolgono come papiri su cui le lievissime incisioni ai limiti della percezione diventano i segni di una poesia non verbale.

Nella più recente esperienza artistica, sempre su carta trasparente, il segno geometrico, con il rigore costruttivo, viene abbandonato per una espressione più libera che traduce, attraverso l'uso di pastelli colorati e incisioni appena avvertibili, il libero imprevedibile moto della coscienza, in una interpretazione tutta lirico musicale. Oggi questo linguaggio si arricchisce sulla carta di toni e di gesti acquerellati acquistando una più intima densità di significati. Ha eseguito opere su carta, libri d'artista, su tela, ceramica, vetro con segni incisi e in rilievo in uno spazio lirico-poetico. (Comunicato stampa)

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Paolo Gubinelli, biography

Paolo Gubinelli (Matelica - province of Macerata, 1945) received his diploma in painting from the Art Institute of Macerata and continued his studies in Milan, Rome and Florence as advertising graphic artist, planner and architectural designer. While still very young, he discovered the importance of Lucio Fontana's concept of space which would become a constant in his development: he became friends with such artists as: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Umberto Peschi, Emilio Scanavino, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, and Zoren, and established a communion of ideas and work.

His work has been discussed in various catalogues and specialized reviews by such prominent critics. His works have also appeared as an integral part of books of previously unpublished poems by major Italian poets foreigners. He participated in numerous personal and collective exhibitions in Italy and abroad. Following pictorial experiences on canvas or using untraditional materials and techniques, he soon matured a strong interest in "paper" which he felt the most congenial means of artistic expression. During this initial phase, he used a thin white cardboard, soft to the touch and particularly receptive to light, whose surface he cut with a blade according to geometric structures to accent the play of light and space, and then manually folded it along the cuts.

In his second phase, he substituted thin white cardboard with the transparent paper used by architects, still cutting and folding it, or with sheets arranged in a room in a rhythmic-dynamic progression, or with rolls unfurled like papyruses on which the very slight cuts challenging perception became the signs of non-verbal poetry. In his most recent artistic experience, still on transparent paper, the geometric sign with its constructive rigor is abandoned for a freer expression which, through the use of colored pastels and barely perceptible cuts, translates the free, unpredictable motion of consciousness in a lyrical-musical interpretation. Today, he expresses this language on paper with watercolor tones and gestures which lend it a greater and more significant intensity. He made white and colour pottery where engraved and relief signs stand out in a lyrical-poetic space.




Locandina Castellano Arte - iniziative Iniziative della Galleria Castellano Arte Esposizione Internazionale di Milano
Iniziative della Galleria Castellano Arte Contemporanea

www.castellanoartecontemporanea.com

La Galleria Castellano Arte Contemporanea di Castelfranco Veneto (Treviso) ha coinvolto cinquantasei artisti per sei appuntamenti in successione da maggio a ottobre 2015. Sono cinque mostre più un evento musicale, patrocinati da Expo Veneto. L'ingresso è del tutto gratuito, perchè crediamo nella diffusione dell'arte, cibo dell'Anima.

Programma

- Nutrire l'anima
Exposizione 2015, 16 maggio - 06 giugno 2015

Riflettere e confrontarci sul problema cibo è l'argomento portante di Expo 2015, ma si vive solo di pane? Nutrire il fisico non basta! Abbiamo tutti un secondo corpo spirituale che va nutrito. L'arte è uno di questi alimenti. Artisti: Grazia Azzali, Mirco Bardi, Matteo Boato, Valter Caon, Isabel Carafi, Luigi Carletto, Igor Compagno, Giacomo Filippini, Fabiano Fiorin, Silvano Longo, Aldo Pallaro, Maria Carla Prevedello, Mario Tavernaro.

- Da Montmartre a Momart
Esposizione 2015, 13 giugno - 04 luglio

Dodici artisti che amano confrontarsi direttamente col pubblico esponendo nelle più belle piazze del Veneto, riuniti in galleria per essere "cibo di qualità" per lo spirito. Artisti: Alessandro Braggion, Luigi Carfì, Ezio Favrin, Antonio Gallina, Uber Gatti, Roberto Lando, Elena Sanzeri Marinato, Alessandro Stella, Gianfranco Scquizzato, Elena Tonellotto, Silvio Zago, Cristina Zucchi.

- ishaqband
Concerto, 27 giugno ore 21.00

Sette giovani musicisti italiani presentano il loro secondo album in Galleria Castellano Arte Contemporanea, circondati dalle opere degli artisti di "Piazza". Artisti: Isacco Zanon autore dei brani e batteria; Lisa Simonetto - voce e piano; Simone Zanon - chitarra; Roberto Bordin - basso; Sara Scalabrin - violoncello; Alessia Giusto - violino; Stefano Durighel - chitarra.

- Oniriche GenerAzioni
Exposizione 2015, 11 luglio - 08 agosto

Bipersonale di pittura e scultura. Stimolante interazione Maestro - allieva: due generazioni a confrono. Artisti: Giorgio Celiberti e Mazzocca&Pony.

- Arte, spiraglio di Luce
Exposizione 2015, 29 agosto - 19 settembre

Collettiva di pittura, scultura, fotografia e design. Undici artisti che analizzano e denunciano la contemporaneità. Artisti: Piero Conz, Alberto Cristini, Barbara Furlan, Luigi Geremia, Giuliana Geronazzo, Enzo Gobbo, Roberto Lucato, Miguel Miranda Quiñones,, Antonino Nigido, Carlo Rao, Toni Zarpellon.

- Il viaggio
Exposizione 2015, 03 ottobre - 24 ottobre

Undici artisti sono i compagni di viaggio di questa quinta ed ultima esposizione patrocinata dall'Expo Veneto 2015. E' un viaggio nella nostra interiorità con lo scopo di far riflettere sulla condizione umana. Artisti: Monica Campanelli, Mario Carlin, Alessia Francescato, Alessia Gatti, Roberto Marconato, Andrea Mazzucato, Irma Paulon, Monika Pirone, Lisa Perini, Rox Piridda, Giuseppe Toscano. (Comunicato stampa Galleria Castellano Arte Contemporanea)




Alberto Ghinzani Open air 1 Alberto Ghinzani Open air 3 Alberto Ghinzani. Open | Air
termina il 31 ottobre 2015
Fondazione Vera Coghi (Castello Isimbardi) - Castello d'Agogna (Pavia)
www.fondazioneveracoghi.it

«Cercavo forme che avessero un rapporto con la natura, ma in modo autonomo. Non mi ha mai interessato l'imitazione della natura in senso veristico, ottocentesco.» (Alberto Ghinzani)

Sintesi ed essenzialità, concretezza e fragilità. Con questi pochi sostantivi si può definire l'opera unica dello scultore di Valle Lomellina Alberto Ghinzani (1939 - 2015), al quale la Fondazione Vera Coghi di Castello d'Agogna rende omaggio con la prima grande retrospettiva a cura della critica d'arte Chiara Gatti con il prezioso contributo di Claudia Ghinzani, moglie dello scultore. La mostra si snoda sia nei diecimila metri quadrati del parco sia nelle sale della Corte interna di Castello Isimbardi. Già protagonista dell'antologica "Una linea lombarda" (Castelgrande, Bellinzona 19 marzo - 21 giugno 2015) a cura di Elena Pontiggia e dedicata allo strettissimo rapporto dell'artista con il territorio dove è nato e vissuto, Alberto Ghinzani ritorna nella sua terra, la Lomellina, con 30 sculture, di cui sette monumentali allestite nel parco del Castello di origini trecentesche distillate fra orti e cortili, mentre le altre situate negli interni dell'antica dimora appena restaurati e destinati anche in futuro ad ospitare mostre temporanee.

Nel parco opere delle serie "gabbie", "pagine" e "scomparti" punteggeranno gli spazi esterni, in un percorso dove gli umori della natura si mescolano agli umori dei materiali, del bronzo, del ferro, delle resine. Superfici dalle forme arcaiche, erose dal tempo e dagli eventi climatici. Nelle sale interne del castello, invece, fra antichi stucchi e pavimenti in cotto, sarà ricostruita per tappe la ricerca di Alberto Ghinzani, a partire dai primi anni Sessanta, con gli studi sulla terza dimensione, sulla scultura "aperta" allo spazio, come nel caso degli esemplari storici Porta sul giardino o La forma del vuoto. Una sequenza di Steli dei primi anni Settanta, racconterà il suo amore per la forma allungata, per la leggerezza della materia assottigliata fra le dita.

Una sintesi svelata anche dai numerosi disegni e bozzetti in mostra che, con segno veloce e gestuale, hanno dato origine per primi alla sua riflessione sul valore della linea anche in scultura, mostrando gli infiniti paralleli tra disegno e scultura. La mostra approda poi alle opere più recenti passando per gli anni Ottanta e Novanta e per le sperimentazioni sulle resine e i loro valori espressivi. Ad arricchire la retrospettiva anche carteggi, fotografie e documenti sino ad oggi mai esposti, per ripercorrere con maggiore consapevolezza il cammino espressivo di uno dei protagonisti della scultura italiana contemporanea fra concretezza e fragilità, che coltivò un rapporto ideale con maestri quali Medardo Rosso e Giacometti, sino alla leggerezza dei moduli compositivi di Regina, nata dalla stessa terra di Ghinzani.

L'esposizione colpisce per la grande forza lirica delle sculture, lavorate in ferro, resina, polvere di marmo, bronzo, ma tutte ugualmente lievi e di grande presenza scenica, essenzialità che scavalca solidità e volumi. Ma nell'arte di Alberto Ghinzani, astratta e informale, i materiali usati, arbusti intrecciati, e i segni che i polpastrelli delle mani hanno ben visibili sulla materia, mostrano come più che mai sia stato vivo in lui il riferimento con la natura e il paesaggio, che poi è quello della sua Lomellina, panorama esistenziale, punto di partenza non di arrivo, in cui le linee orizzontali dei campi si intrecciano con quelle verticali degli alberi, "geografia della mia vicenda umana, del vissuto trasformato in scultura" come ha sempre amato ripetere l'artista. Osservando le sculture di Alberto Ghinzani ci si accorge che esse abitano lo spazio, non lo invadono. Ecco perché per Ghinzani le quinte teatrali che costruisce mettono in scena il vuoto e le immense porte spalancate (es. Pagine, 1999) che si aprono sull'orizzonte. Fittissimo anche il programma degli eventi collaterali tra settembre e ottobre. E' in corso di realizzazione il catalogo generale dell'artista.

Il progetto espositivo "Arte solidale a Castello Isimbardi" prevede inoltre le seguenti esposizioni:

- "Acqua e terra per nutrire. I paesaggi di Lomellina nelle mappe storiche dell'Archivio Isimbardi di Castello d'Agogna" (sino al 31 ottobre)
A cura di Riccardo Rao con 40 mappe e disegni originali del XVII e XVIII secolo che testimoniano la storia dei paesaggi lomellini nei secoli passati

- "7 mostre per la Lomellina"
Su 23 fra i più importanti artisti del territorio a cura di Giuseppe Castelli

- "Scritti e ricordi di un ufficiale tedesco a Castello Isimbardi" (sino al 31 ottobre)
A cura di Luigi Pagetti e Andrea Fraune con carteggi, fotografie e documenti inediti

Infine dal mese di luglio sarà possibile ammirare nel parco del castello una micropila in legno dell'anno 1930 che riproduce in piccolo l'intero processo della lavorazione del riso gentilmente concessa da Ente Nazionale Risi. (Comunicato stampa Stefano De Angelis)




Carta nautica di Nuno Garsia de Toreno Sulla rotta delle spezie. Terre, popoli, conquiste
termina il 27 settembre 2015
MAO Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Grazie al prestito della Biblioteca Reale di Torino, apre una nuova sezione della mostra, dedicata alle preziose cartografie che documentano le scoperte geografiche del XVI e XII secolo. La mostra, realizzata in collaborazione con National Geographic Italia, si arricchisce di tre oggetti di grande valore storico, esposti in una nuova sala allestita per l'occasione. Si tratta della prima Carta nautica delle Indie e delle Molucche disegnata nel 1522 da Nuño Garçia de Toreno e di due volumi manoscritti e finemente disegnati: L'Atlante di cosmografia del 1612 di Louis Teixeira e Joao Baptista Lavanha, e il Theatrum orbis terrarum del 1595 di Abramo Ortelio.

Questi rari documenti provenienti dal patrimonio della Biblioteca Reale di Torino dimostrano l'importanza delle rotte marittime e delle esplorazioni europee verso l'Oriente. Sono il primo risultato delle scoperte geografiche, nate anche per cercare e commercializzare le spezie esotiche e profumate raccontate in mostra. La mappa più antica e pregevole, la Carta nautica delle Indie e delle Molucche (1522) fu disegnata con buona probabilità per volere del re di Spagna Carlo V, subito dopo il rientro dal viaggio intorno al globo dell'equipaggio di Magellano, per far conoscere la posizione delle Filippine e delle Molucche (ribattezzate Isole delle Spezie), facendole rientrare nell'emisfero occidentale assegnato alla Spagna. Mostra tre galeoni spagnoli con le vele spiegate, due uccelli coloratissimi, una grande giunca cinese, il cannone di una scialuppa spagnola.

L' Atlante di cosmografia del 1612 è un volume manoscritto composto da trentadue fogli fascicolati di finissima pergamena. In mostra lo vediamo aperto sulla carta del Theatrum mundi, disegnata in proiezione piana senza il reticolo dei meridiani e dei paralleli. Sono invece presenti le linee dei venti, secondo la consuetudine cartografica nautica. In questa tavola, così come in tutte le tavole dell'Atlante, sono riprodotte nel dettaglio le sole coste dell'Europa e del bacino del Mediterraneo. Insolito un particolare iconografico: l'indicazione della presenza della Grande Muraglia cinese.

Infine il Theatrum orbis terrarum del 1595 considerato il primo atlante moderno. Il volume è aperto alla I tavola, quello del Typus Orbis Terrarum, dove appare un mondo non molto più piccolo di quello attualmente noto, anche se a elementi geograficamente precisi unisce mostri marini e territori che, all'occhio di oggi, risultano molto deformati o che vengono dichiarati ancora totalmente o quasi totalmente sconosciuti. Nelle notazioni si fa riferimento a Marco Polo. (Comunicato stampa)




Carlo Dolci. Firenze 1616 - 1687
termina il 15 novembre 2015
Galleria Palatina di Palazzo Pitti - Firenze
www.civita.it

Perché dedicare una mostra a Carlo Dolci? Perché dedicarla proprio adesso? A queste domande possiamo rispondere facendo il punto sullo stato degli studi sulla pittura del Seicento a Firenze, soprattutto in seguito alla memorabile mostra antologica sull'arte del Seicento nel capoluogo toscano, curata da Mina Gregori e da Piero Bigongiari e allestita nel 1986 nelle sale di Palazzo Strozzi. A quasi trent'anni di distanza da quella "storica" esposizione dedicata alla pittura fiorentina nell'età barocca - argomento in quel momento ancora oscuro e trascurato da parte della critica dell'arte italiana - molti sono stati gli studi e le indagine rivolti ad artisti fiorentini operanti in quel secolo, che hanno portato alla realizzazioni di numerose pubblicazioni a carattere monografico e ad esposizioni rivolte a singoli maestri, tra le quali ricordiamo quella dedicata a Francesco Furini (2007-2008). Visto un così intenso diffondersi di interesse per la pittura del Seicento a Firenze era doveroso dedicare una mostra a colui che ne fu protagonista indiscusso, Carlo Dolci.

Artista osannato dai critici e dai biografi del suo tempo per la realizzazione di opere uniche nel loro genere, eseguite con impeccabile diligenza e con un rigore descrittivo che potremmo dire "iperrealista", Dolci, molto apprezzato anche dai più illustri membri di Casa Medici e della nobiltà europea, si distinse per l'esecuzione di dipinti apprezzabili per la magistrale definizione delle sue figure - spesso raccolte in pose estatiche e quasi baciate da un'avvolgente luce lunare che rende gli incarnati simili alla più pura porcellana - e per l'intrigante e quasi maniacale cura nella resa dei dettagli: dalle stoffe soffici e quasi palpabili delle vesti, agli splendidi gioielli, che, usando le parole del biografo Filippo Baldinucci, erano "imitati in modo sì stupendo (e vero), che, per molto che si toccasse e ritoccasse la tela per assicurarsi che essi fosser dipinti l'occhio ne rimaneva in dubbio". Per rendere degnamente omaggio a questo grande maestro sono state selezionate per la mostra quasi cento opere, che, tra dipinti e disegni, esprimono l'alto livello qualitativo raggiunto dall'artista nelle sue creazioni.

A fare da cornice alle composizioni di Dolci sono esposti anche dipinti e sculture di altri artisti fiorentini del suo tempo o di poco precedenti e un piccolo ma interessante nucleo di pitture riferibili ai suoi allievi, che ebbero l'onore di preservare il linguaggio stilistico dell'artista fino al Settecento. Per mettere in luce l'importanza e l'unicità del Dolci la mostra propone opere di primo piano conservate oltre che nei più importanti musei di Firenze, in rinomate collezioni pubbliche e private straniere, come il British Museum a Londra, il Musée du Louvre a Parigi, gli Staatliche Museen a Berlino, il Nationalmuseum a Stoccolma, il Cleveland Museum of Art a Cleveland, l'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, il Fitzwilliam Museum a Cambridge, l'Ashmolean Museum a Oxford, la Burghley House a Stamford, il Musée des Beaux-Arts a Brest, la Collezione Thyssen Bornemisza a Madrid e ultima, ma non per importanza, la Royal Collection inglese, che, per l'occasione ha prestato la bellissima Salomè con la testa del Battista, mai esposta in Italia.

Ci preme dire che in occasione della mostra è stata avviata una importante campagna di restauri, che ha riguardato in particolare dipinti del Dolci provenienti dal territorio fiorentino, oltre ai quadri della Palatina e di altri musei del capoluogo toscano, per un totale di 33 fra restauri completi e revisioni. L'Opificio delle Pietre Dure ha curato poi in particolare il restauro e la campagna di approfondite indagini tecniche sul Sogno di San Giovannino (Galleria Palatina) e sul disegno con David e la testa di Golia, (Milano, Pinacoteca di Brera). E' stata, questa, l'occasione per approfondire la conoscenza della particolarissima tecnica pittorica di Dolci, che si avvaleva di espedienti del tutto originali, come ad esempio l'uso dell'oro per le aureole, applicato in polvere leggera per ottenere l'effetto di sfumatura. Alcune analisi radiografiche hanno poi permesso di aggiungere notizie del tutto inaspettate alla conoscenza di dipinti anche noti del catalogo dolciano.

Dedicata a Mina Gregori, la mostra è curata da Sandro Bellesi e da Anna Bisceglia, così come il ricco catalogo edito da Sillabe che annovera scritti di rinomati studiosi della pittura fiorentina del Seicento. Attraverso questi studi, molti dei quali dedicati ad aspetti finora mai analizzati dell'attività dell'artista, è stato così possibile ricostruire l'"esatto" percorso operativo di Dolci, grazie anche all'acquisizione di nuovi documenti e alla corretta lettura delle date o delle iscrizioni poste su alcuni dipinti, trascritti negli studi recenti dedicati al pittore, a volte, in modo errato. L'intera revisione del catalogo di Dolci, oggi a volte oscurato da dipinti di dubbia autografia legati strettamente al mercato dell'arte e spesso privi di "storia", ha portato anche alla scoperta di opere inedite o ritenute perdute, qui presentate per la prima volta. (Comunicato Ufficio Stampa Civita)




Brixia
Roma e le genti del Po. Un incontro di culture. III-I secolo a.C.


Museo di Santa Giulia - Brescia
termina il 17 gennaio 2016

La mostra non a caso è realizzata a Brescia, la Brixia dei romani, anche se va chiarito che non si limita a illustrare l'origine della sola città ma racconta, per la prima volta, la grande vicenda che ha portato, tra il terzo secolo e il primo secolo avanti Cristo, alla romanizzazione delle genti del Po. E' il racconto di una vicenda che ha la forza di una epopea. Una storia di scontri ma anche di incontri di civiltà, di sopraffazione e di profonda integrazione. Una epopea nella quale compaiono nomi che tutti abbiamo conosciuto sui libri di scuola: Annibale, Scipione, Emilio Lepido, Mario Silla, la Gallia Cisalpina, la Roma Repubblicana, ma anche di personalità come quella di Catullo, il poeta.

Perché questa è una storia che, tra pace e guerra, permette di arrivare alla creazione di un nuovo modello sociale. E' la storia della trasformazione, o meglio potremmo dire, di modernizzazione di un grande territorio. Una trasformazione sociale e culturale, innanzitutto. Ma anche fisica, con disboscamenti, bonifiche, messe a coltura di terre fertilissime, con la creazione di città unite da grandi strade consolari. Un percorso lungo tre secoli. Dopo i quali nulla è stato come prima. E Brixia lo testimonia splendidamente con il suo Parco Archeologico, il più importante, esteso e conservato dell'intera Gallia Cisalpina, ovvero del Nord Italia.

E proprio in occasione della inaugurazione della grande mostra, la Brixia che si erge intorno al celebre Capitolium, nel cuore della moderna città, svelerà due ulteriori gemme: la Quarta Aula del tempio Repubblicano, eretto due secoli prima dell'attuale con i raffinati affreschi parietali appena restaurati, e il grande Teatro Romano di Età Imperiale. In un percorso che va dal Capitolium, ora integralmente visitabile, al Teatro, a Santa Giulia, dove sono conservate le spettacolari Domus dell'Ortaglia insieme a sontuosi mosaici e ai grandi bronzi, prima fra tutte la celebre Vittoria Alata, nascosti e rinvenuti proprio nell'area archeologica e sacra della città. Sfuggiti dalle invasioni barbariche per arrivare sino a noi. Un tesoro di statuaria bronzea unico al mondo per qualità e bellezza.

La mostra è una grande esposizione archeologica con quasi 500 reperti, molti mai prima esposti perché provenienti da scavi recenti, per un percorso di ben 1500 metri quadri. Ma è anche un percorso emotivo, con installazioni interattive e multimediali. Accompagnano la mostra il Catalogo generale, a cura di Luigi Malnati e Valentina Manzelli, e la Guida alla mostra e alla Brescia Repubblicana, a cura di Filli Rossi e Francesca Morandini, pubblicati entrambi dall'editore GAmm Giunti. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Yves Klein, Sidival Fila, Tito
Tre prospettive del sacro nell'arte contemporanea


termina l'11 ottobre 2015
Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese - Roma
www.museocarlobilotti.it

- Yves Klein: Spazi dell'Anima
(termina lo 04 ottobre 2015)

Arte come incontro col divino nella prima mostra a cura di Edvige Bilotti Spazi dell'Anima: Yves Klein e la devozione a Santa Rita da Cascia. Le opere di Klein (Nizza, 1928 - Parigi 1962) dedicate alla Santa e da lui stesso donate, in anonimato, al Monastero di S. Rita durante i suoi pellegrinaggi nel 1958 e nel 1961 a Cascia, sono riunite per la prima volta, determinando l'eccezionalità della mostra. I lavori di restauro della basilica, danneggiata dal terremoto del 1979, hanno casualmente portato alla luce l'Ex-voto che ha ispirato il percorso espositivo delle opere offerte alla Santa. I doni monocromi hanno un intenso significato di sintesi tra il suo percorso artistico, la fede, come momento sublime della consapevolezza vissuta nel segreto della devozione, e la sua storia personale di confronto con altre culture e filosofie. Mostra in collaborazione con l'Yves Klein Archives. Con il patrocinio dell'Institut Français Italia.

- Sidival Fila: TrasFormAzione

Arte sulle tracce dell'Infinito nella seconda mostra di Sidival Fila (Stato del Paranà, Brasile 1962) a cura di Cinzia Fratucello. Sono esposte una ventina di opere tra le più recenti, dal 2013 al 2015, dell'artista brasiliano che vive e lavora a Roma dal 2009. Un gruppo di lavori che rivelano la profonda capacità di dialogo di Sidival Fila tra uomo e natura e manufatto, del "porsi in relazione" dell'essere con altri, potente e unica nel panorama dell'arte contemporanea. La serie Coloured marble, opere complesse di varie dimensioni di tessiture inusuali tra colori, stoffe, fili e luci insieme alla grande installazione Metafora verde muschio, presente nella Sala del Ninfeo, mostrano la personalissima ricerca dell'artista sulla trasparenza della materia, per la luce che la invade, e sulla trasformazione della materia stessa, che porta vita nuova sia al concetto del non limite o oltre il limite/infinito dello Spazialismo sia all'azione colorata della gestualità dell'Action Painting. Mostra a cura di Cinzia Fratucello.

- Tito: il segno, il colore

Arte come rivelazione del progetto sotteso alla creazione dell'universo nella terza mostra, quella di Tito. Dell'ultrasettantennale attività dell'artista (Colli al Volturno, 1926), che spazia dalla scultura alla pittura, dall'incisione al disegno, viene esposto in mostra un nucleo recente e coerente di opere: una grande scultura in legno bianco, Spazio - forma, e una trentina di disegni su carta di ampie dimensioni che rendono testimonianza degli ultimi anni di lavoro dell'artista molisano sulla ricerca della forma e del colore. Queste opere registrano un'accentuata libertà del segno, ma soprattutto l'emersione libera, gioiosa, armoniosa del colore. La mostra di Tito - a cura di Carlo Fabrizio Carli - è stata organizzata in collaborazione con Sala 1 - Centro Internazionale d'Arte Contemporanea, Congregazione dei Padri Passionisti della Scala Santa e Sala 2 Architettura. Catalogo edizioni Sala 1. Testo di Anna D'Elia. (Comunicato Ufficio Stampa Sala 1)




Silvestro Lega. Storia di un'anima. Scoperte e rivelazioni
termina lo 01 novembre 2015
Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
www.centromatteucciartemoderna.it

In mostra 20 capolavori di Lega mai visti, ritrovati attraverso 30 anni di ricerche in archivi e case private. Proposto dalla Fondazione Matteucci per l'Arte Moderna (Viareggio, dal 4 luglio al primo novembre) è una operazione culturale oltre che una importantissima mostra. In essa infatti Giuliano Matteucci, che ne è il curatore con Silvio Balloni, svela una precisa selezione di opere di Lega, tutte documentatissime, che proprio in questo contesto vengono ufficialmente aggiunte al catalogo generale del grande macchiaiolo. La pubblicazione del catalogo generale di Silvestro Lega risale al 1987 ed è ancora oggi il documento di riferimento per il mondo dell'arte.

In questi trent'anni, Lega è stato oggetto di un gran numero d'iniziative che ne hanno messo in luce il ruolo di grande protagonista nel panorama dell'arte italiana dell'Ottocento. Non ultima la mostra del 2013 promossa dal Museo d'Orsay all'Orangerie nella quale la pittura di Lega ha primeggiato con capolavori come La visita, Il canto di uno stornello, Un dopo pranzo, suscitando entusiasmo e ammirazione nel pubblico e nella critica internazionale. Straordinario quanto fortuito è il ritrovamento di uno dei nuclei fondamentali dell'attività giovanile: i Ritratti Fabbroni, esponenti di una delle molte famiglie di grande sostegno al pittore nella fase più critica della sua vita.

Il ritrovamento e la esposizione, in prima contemporanea, di quei magnifici "Ritratti" consente, evento nell'evento, di riunire, a quasi un secolo dalla retrospettiva di Modigliana del 1926, il contenuto della mostra che la città natale dedicò a Lega. La presentazione dell'importante ciclo offre anche l'opportunità di scoprire una cospicua serie di altre opere di Lega rintracciate negli ultimi anni. Tra le novità eclatanti, Tiziano e Irene di Spilimbergo, ricordato dallo stesso Lega come uno dei lavori più rappresentativi del periodo accademico, Visita alla balia, nella versione presentata a Parma e a Torino nel 1870, che precede l'altra di Palazzo Pitti, Il cuoco, inviato all'Esposizione Universale di Parigi del 1878, la redazione intermedia de La lezione, il cosiddetto Cofanetto Tommasi, dono del pittore al giovane allievo Angiolo Tommasi e alla moglie Adele, in occasione della nascita del primogenito Ugo.

Queste preziose testimonianze sono accompagnate spesso da opere di confronto, con motivi ad esse direttamente correlati o affini. E' il caso degli studi preparatori di Tra i fiori del giardino, L'educazione al lavoro, L'elemosina e La lezione che, collocati accanto alla redazione finale, ne attestano il meditato ed analitico processo creativo. Il percorso suddiviso in sezioni cronologico-tematiche tende, seppure in termini riassuntivi, a ricomporre nell'evidente omogeneità lo straordinario spaccato della vicenda umana e artistica del pittore. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Lugano Mostra Bandiera
termina a ottobre 2015
Lungolago di Lugano
art@allegraravizza.com

Le gallerie di Lugano sono liete di annunciare l'apertura dell'esposizione en plein air ideata ed organizzata da Galleria Buchmann, Galleria Canesso, Cortesi Contemporary, Studio Dabbeni, Galleria Monica De Cardenas, De Primi Fine Art SA, Fafa Fine Art Gallery, Imago Art Gallery, Photographica Fine Art Gallery, Primae Noctis Art Gallery, Galleria Allegra Ravizza e Spazio78 come anticipazione degli eventi celebrativi che accompagneranno l'opening del LAC, il nuovo polo culturale della Città di Lugano. Una quarantina di bandiere realizzate da artisti selezionati o recanti la riproduzione di un'opera d'arte scelta dalle gallerie stesse verranno esposte sul lungolago di fronte a Piazza Manzoni, tra gli imbarcaderi Lugano Centrale e Lugano Giardino.

Le bandiere di 3 metri per 80 centimetri sventoleranno così a un'altezza di 6 metri, visibili sia da terra che dall'acqua, permettendo al pubblico di assaporare il clima culturale e artistico che si verrà a creare con l'apertura del LAC. L'esposizione, che ha ricevuto il benestare da parte della Città di Lugano e dal Museo, sarà dunque una mostra estiva collocata strategicamente vicino ai tanti eventi organizzati in estate in Piazza Riforma, e aumenterà l'offerta culturale della città, diventando un'attrattiva ulteriore per cittadini e turisti.

Gli artisti selezionati dalle gallerie per questa esposizione sono: Joël Andrianomearisoa, Luciano Bartolini, Marco Basta, Alberto Biasi, Rinaldo Bigi, Alighiero Boetti, Lawrence Carroll, Mario Comensoli, Tony Cragg, Michele Del Campo, Arthur Duff, Lucio Fontana, Alberto Garutti, Frank Horvat, La Huy, Alex Katz, Annette Korolnik, Wolfgang Laib, Heinz Mack, Maestro di Acquavella, Christian Megert, Fausto Melotti, Tatsuo Miyajima, Sadamasa Motonaga, PAO (Paolo Bordino), Giulio Paolini, Simone Peterzano, Michelangelo Pistoletto, Aymone Poletti, Bettina Pousttchi, Matteo Pugliese, Farhan Siki, Christine Streuli, Bernardo Strozzi, Agim Sulaj, David Tremlett, Felice Varini, Grazia Varisco, Paolo Ventura, Nanda Vigo, Lawrence Weiner, Günter Weseler. (Comunicato Galleria Allegra Ravizza)

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The Art Galleries of Lugano are pleased to announce the opening of the exhibition en plein air conceived and managed by Galleria Buchmann, Galleria Canesso, Cortesi Gallery, Studio Dabbeni, Galleria Monica De Cardenas, De Primi Fine Art SA, Fafa Fine Art Gallery, Imago Art Gallery, Photographica Fine Art Gallery, Primae Noctis Art Gallery, Galleria Allegra Ravizza and Spazio78, and anticipates the celebrations associated with the opening of the new cultural centre of Lugano, LAC. More than 40 flags made by or reproducing artworks of selected artists will be placed along the lakefront across from Piazza Manzoni and between the two jetties of Lugano Centrale and Lugano Giardino.

The 3 metres high per 80 centimetres flags will wave from an altitude of 6 metres, visible from the ground and from the lake, providing a sense of the cultural and artistic mood promoted by the LAC opening. The exhibition, in agreement with the City of Lugano and of the Art Museum, is strategically planned in proximity to the seasonal summer events organised in Piazza Riforma, and as an attraction for Lugano residents and tourists alike, will complement the city's cultural program.

The artists selected by the galleries for this event are: Joël Andrianomearisoa, Luciano Bartolini, Marco Basta, Alberto Biasi, Rinaldo Bigi, Alighiero Boetti, Lawrence Carroll, Mario Comensoli, Tony Cragg, Michele Del Campo, Arthur Duff, Lucio Fontana, Alberto Garutti, Frank Horvat, La Huy, Alex Katz, Annette Korolnik, Wolfgang Laib, Heinz Mack, Maestro di Acquavella, Christian Megert, Fausto Melotti, Tatsuo Miyajima, Sadamasa Motonaga, PAO (Paolo Bordino), Giulio Paolini, Simone Peterzano, Michelangelo Pistoletto, Aymone Poletti, Bettina Pousttchi, Matteo Pugliese, Farhan Siki, Christine Streuli, Bernardo Strozzi, Agim Sulaj, David Tremlett, Felice Varini, Grazia Varisco, Paolo Ventura, Nanda Vigo, Lawrence Weiner, Günter Weseler.




Icastica 2015: Coltivare la Cultura
planting, tending, sharing


termina il 27 settembre 2015
www.icastica.it

Ad Arezzo le opere di oltre cento artisti contemporanei tra i più importanti e interessanti della scena mondiale sono installate in quasi 40 spazi, indoor e outdoor della città. Attraverso la demusealizzazione, l'arte contemporanea si mescola con i capolavori del Cimabue, di Piero della Francesca, di Giorgio Vasari, e Arezzo può vivere l'arte in modo diretto. Con Icastica 2015 il territorio aretino si presta all'arte, allo spettacolo, al dibattito sulla cultura da coltivare, nel solco del tema guida di Milano Expo di cui si giustifica il patrocinio.

"Coltivare Cultura" caratterizza così Icastica 2015, a concepire la Cultura come l'insieme di criteri risolutivi e di prassi consolidate. I temi del cibo, del gusto, della sostenibilità vengono declinati a varie voci e secondo differenti competenze, per indurre quella voglia di conoscere che, quando si fa trovare, muove il mondo e diffonde coscienza nel farlo. La cultura diviene una scelta consapevole, verso l'adozione di un sistema, di una realtà, di una soluzione collettiva unita di fronte a problemi socializzanti. (Comunicato stampa)

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In Arezzo, from 28 June to 27 September, the works of over a hundred of the most important and interesting contemporary artists on the world scene will be installed in almost forty indoor and outdoor spaces of the city. Taken out of the museums, contemporary art will mix with masterpieces by Cimabue, Piero della Francesca and Giorgio Vasari, and Arezzo will be able to experience art directly. With Icastica 2015 the region of Arezzo is opening up to art, performance and debate on the need to cultivate culture, following in the footsteps of the guiding theme of the Milan Expo, under whose aegis the programme is being staged.

Thus the title "Cultivating Culture" will reflect Icastica 2015's conception of culture as a set of decisive criteria and consolidated practices. The themes of food, taste and sustainability are approached from a variety of perspectives and according to a range of different areas of expertise, with the aim of fostering a desire for knowledge that, when it is present, moves the world and spreads understanding in the process. Culture becomes a conscious choice to head towards the adoption of a system, a united collective solution to the problems faced by society.

Artisti / Artists: Cimabue, Piero della Francesca, Giorgio Vasari, Benedetto da Maiano, Pietro Lorenzetti, åbäke, Adel Abdessemed, Carla Accardi, Etel Adnan, Mario Airò, Carl Andre, Giorgio Andreotta Calò, Giovanni Anselmo, Salvatore Arancio, Francesco Arena, Stuart Arends, Stefano Arienti, Charles Avery, Massimo Barzagli, James Beckett, Nina Beier, Neil Beloufa, David Bernstein, Joseph Beuys, Andrea Bianconi, Vanessa Billy, Karina Bisch, Lupo Borgonovo, Alessandro Brighetti, Christian Burnoski, Sophie Calle, Sheba Chhachhi, Isabelle Cornaro, Valentino Carrai-Luca Mauceri-Carlo Trucchi, Vittorio Corsini, Giulio De Mitri, Rolando Deval, Aron Demetz, Gabriele De Sanits, Gintaras Didziapetris, Mark Dion, Sean Edwards, Tim Ellis, Haris Epaminonda, Franklin Evans, Lara Favaretto, Christian Flamm, Claire Fontaine, Tim Foxon, Simon Fujiwara, Ryan Gander, Mario Garcia Torres, Alberto Garutti, Lydia Gifford, Félix González -Torres, Paolo Grassino, May Hands, Nicholas Hatfull, Mona Hatoum, Judith Hopf, Anna Hughes, Paolo Icaro, Anish Kapoor, Joseph Kosuth, Hannah Lees, George Henry Longly, Francesco Lo Savio, Christiane Löhr, Allan McCollum, Helen Mirra, Jonathan Monk, Moataz Nasr, Ernesto Neto, Alek O, Ruairiadh O'Connell, Joe Orr, Hans Op de Beeck, Adrian Paci, Gulio Paolini, Jorge Peris, Dominique Petitgand, Alfredo Pirri, Fabrizio Plessi, Gerhard Richter, Davide Rivalta, Bernardi Roig, Pietro Ruffo, Shigeru Saito, Nicola Samorì, Tomas Saraceno, Maurizio Savini, Markus Schinwald, Pinuccio Sciola, Samara Scott, Tino Sehgal, Ettore Spalletti, Sten & Lex, Jessica Stockholder, Danae Stratou, Santo Tolone, Luca Trevisani, Richard Tuttle, Francesco Vezzoli, Ai Weiwei, Bedwyr Williams, Jesse Wine.




Michele Canzoneri. Opera completa 1984-2015
termina l'11 ottobre 2015
Galleria Credito Siciliano - Acireale

Un centinaio di opere - fra carte e sculture, progetti, bozzetti, diari e installazioni - restituiscono l'esperienza di un maestro che si è imposto fin dai suoi esordi come artista della luce. La mostra comprende opere relative a un ampio arco temporale, da quelle realizzate nell'ambito della prestigiosa committenza per il Cenacolo francescano di Gerusalemme nel 2013/15 fino al ciclo delle vetrate realizzate per il Duomo normanno di Cefalù (1984-2003), dalle opere scenografiche per Mozart, Wagner, Bellini, Strawinscky, Poulenc etc. a quelle per i compositori contemporanei Bussotti, Henze, Togni, Clementi, etc. realizzate per i più prestigiosi teatri internazionali d'opera. Un percorso espositivo che prende quasi forma di diario: un diario lungo quarant'anni, attraverso cui si snoda il pensiero e la ricerca artistica di Canzoneri.

Una ricerca che pur nella varietà delle tematiche, dei registri e delle tecniche, tra disegno, scultura, architettura ed esperienze musicali, trova nella dimensione del progetto e della riflessione preparatoria un elemento di continuità e fortissima caratterizzazione, in cui il valore del progetto ha la stessa rilevanza dell'esecuzione. L'artista siciliano è dunque protagonista di un viaggio a ritroso, che attraversa anni di lavoro fatti di studio e di passione, di dedizione per le tecniche tradizionali e amore per la sperimentazione di nuovi materiali. Quarant'anni distinti, soprattutto, da importanti commissioni, pubbliche e private, e collaborazioni con architetti, registi, scrittori, filosofi e compositori. Dall'esperienza di Cefalù, dove Canzoneri ha realizzato le 64 vetrate per il Duomo (1984-2003), all'incarico e alle opere preparatorie per il portale d'accesso e la grande vetrata nella Basilica di San Pio firmata da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo (2006).

Grandi volumi - diari di lavoro - raccolgono poi, in forma quasi narrativa, le idee, le intuizioni, gli schizzi per le scene della Maria de Buenos Aires di Astor Piazzolla, al Teatro Massimo di Palermo, o quelle per la Norma di Bellini, per il Teatro Massimo Bellini di Catania (1999 e 2000), Dialogues des carmèlites di Poulenc alla Staatsoper di Stoccarda (2011-12). (...) Il work in progress dei suoi diari o degli studi per le scenografie testimonia la cura di Canzoneri per ogni dettaglio, l'analisi e la preparazione dedicate alla costruzione rigorosa e metodica dell'opera nel succedersi delle ricerche, con quotidiana devozione. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Ugo Guarino
termina l'11 ottobre 2015
Museo Revoltella - Trieste
www.museorevoltella.it

Le sue vignette erano attese giorno dopo giorno dai lettori della pagina di Lettere al Corriere del Corriere della Sera. Per decenni e sino al 2014, Ugo Guarino, artista "produttore di immagini", ha continuato ad essere l'"ingenuo, dolce, tenero, perverso, oscuro redattore di una sorta di "pagina sottotitolata per non... leggenti" come venne definito in una ormai storica "Stanza" di Indro Montanelli. La mostra che il Comune di Trieste, città natale di Guarino, e la Fondazione Rizzoli Corriere della Sera gli dedicano è un omaggio ad un uomo che, con il suo tratto, ha segnato molto di più che la cronaca su un importante quotidiano.

Guarino, versatile autore, grafico, vignettista, pittore e scultore, è un artista entrato dentro la cronaca non limitandosi a registrarla e interpretarla ma contribuendo a fare Storia della cronaca stessa, come negli anni in cui, accanto a Franco Basaglia, contribuì a cancellare i manicomi. Il Museo Revoltella gli rende omaggio individuando alcuni nuclei significativi declinati in più modalità espressive che caratterizzano tutto il suo percorso artistico: dai disegni sospesi "fra il surrealismo, la satira e la favola" che hanno incantato Dino Buzzati nei primi anni Cinquanta alle sculture-robot create con gli scarti della civiltà tecnologica, per approdare alle caustiche vignette del Corriere della Sera.

Per la mostra sono state selezionate circa duecento opere di straordinaria qualità grafica, recuperate grazie al riordino e alla catalogazione di oltre tredicimila unità dell'Archivio storico della Fondazione Corriere della Sera e alla mappatura presso collezionisti privati e istituzioni. Il percorso espositivo, ideato dalle curatrici Silvia Magistrali e Francesca Tramma, si snoda attorno ad alcuni nuclei tematici della produzione di Guarino: dagli scenari di cronaca della sezione "Inconscio urbano" alle proiezioni cosmiche de "Il futuro è già cominciato"; dalla grafia rapida e corrosiva dell'impegno in "Cuore di Ugo Guarino" alla sintesi del vocabolario maturo nelle vignette di "Lettere al Corriere".

Gli episodi di cronaca raffigurati sulle pagine de "la Cittadella" e de "La Domenica del Corriere" offrono lo spunto per divagazioni su surreali scenari urbani attraversati da ibridi umani ed animali: viene riproposta una selezione mirata della ricchissima produzione grafica di questi anni, che mostra la continuità con la ricerca pittorica, nelle sperimentazioni sull'espressività della linea e nelle cromie di ascendenza informale. L'immaginario futuribile, nell'incontro di tecnologia, design e pratica del costruire, costituisce un fil rouge fra le diverse fasi dell'attività creativa di Guarino: la presentazione delle imponenti opere scultoree realizzate in fabbrica con scocche di motocicletta si pone idealmente sulla linea dei disegni dei primi anni Cinquanta, con l'esplorazione di una dimensione inedita dell'opera di Guarino, nelle ricerche grafiche tendenti all'astrazione dei primi anni Sessanta.

Dalle graffianti vignette per la versione sessantottina di Cuore di Edmondo De Amicis alla documentazione grafica di Zitti e buoni! del 1979. I materiali illustrati realizzati per il "Corriere della Sera" rappresentano il punto d'arrivo delle ricerche sulla cronaca e sul segno, in un linguaggio grafico calibrato sulla riuscita sintesi espressiva di revisione etica e distacco ironico. Le immagini di Guarino si spogliano delle divagazioni della linea per disvelare l'iconografia di un'umanità universale: la scelta di un linguaggio ridotto a un alfabeto essenziale, pone in primo piano la necessità di una comunicazione "partecipata".

Disegni, dipinti e sculture, insieme a una consistente documentazione fotografica arricchita dai servizi di Fabio Battellini, Sergio Benedetti, Claudio Ernè, Gianni Berengo Gardin, Uliano Lucas, Paola Mattioli, Ugo Mulas, consentiranno di accostarsi alle modalità operative nei diversi ambiti di produzione, anche delle installazioni oggi perdute, offrendo una prospettiva trasversale sulla storia recente. Il catalogo, edito da Corraini, si pone come omaggio all'artista, valorizzando l'ironia e la forza espressiva di opere e materiali grafici inediti, e vuole nel contempo offrire, attraverso testimonianze e documenti d'archivio, un primo importante tracciato dei percorsi umani e professionali dell'autore, nel confluire di stimoli e relazioni tra Trieste, Milano e New York. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Gran Premio Svizzero del Design alla grafica Lora Lamm (1928)
www.swissdesignawardsblog.ch

L'Ufficio federale della cultura attribuisce quest'anno il Gran Premio svizzero del design 2015 alla graphic designer Lora Lamm, insieme al fotografo Luc Chessex e ai tipografi André Gürtler, Christian Mengelt ed Erich Gschwind del Team'77, confermando l'importanza pionieristica del loro lavoro. Premi consegnati nel corso di una cerimonia il 16 giugno 2015 a Basilea nell'ambito della mostra "Swiss Design Awards 2015", insieme ai Premi svizzeri di design 2015. Il m.a.x. museo aveva dedicato una mostra a "Lora Lamm. Grafica a Milano 1953-1963" nel 2013 (25 maggio - 21 luglio) proponendo per la prima volta un focus sulla sua produzione giovanile nel capoluogo lombardo del secondo dopoguerra. Senz'altro una delle illustratrici più apprezzate nel campo della grafica pubblicitaria degli anni '50 e '60, Lora Lamm, pur contribuendo all'immagine per importanti marchi quali la Rinascente, Pirelli, Elizabeth Arden e Niggi, non ha mai ricevuto, finora, premi nazionali svizzeri.

Come scrive Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo: Lora Lamm è conosciuta per la forte capacità comunicativa, i colori piacevoli e delicati, la particolare immediatezza del tratto accompagnati dalla semplicità delle forme disegnate a carattere figurativo e la profonda conoscenza della tipografia con l'uso del collage fotografico. La sua espressione grafica contribuì a creare un nuovo modo di concepire la comunicazione pubblicitaria, soprattutto a partire dagli anni Cinquanta nella Milano del secondo dopoguerra, dove Lora Lamm lavorò per molte ditte contribuendo fortemente a realizzare lo "stile d'impresa" italiano con un'apertura volta a una visione internazionale. L'analisi della sua espressione grafica presenta un carattere del tutto personale, innovativo e fortemente riconoscibile che rimane valido nel corso del tempo. (Comunicato Amanda Prada - m.a.x. museo e Spazio Officina - Ufficio stampa Svizzera, Como e Varese)




LandScapes - Dialoghi intorno alla terra
termina lo 01 novembre 2015
Villa Giulia - Verbania

L'esposizione, a cura di Guido Curto, propone un confronto tra i più significativi dipinti ottocenteschi della collezione del Museo del Paesaggio di Verbania, della Collezione Poscio di Domodossola e le opere realizzate da artisti italiani contemporanei che nella loro ricerca approfondiscono il tema del paesaggio. Partendo dall'Ottocento, secolo in cui l'arte che rappresenta la Natura vede il suo massimo splendore, il percorso espositivo arriva fino ai giorni nostri, in cui il rapporto umano/naturale si sublima sempre di più, dando vita a nuovi baricentri. Il genere del paesaggio diventa, ieri come oggi, rappresentazione semplificata del moto dell'anima e insieme documentazione del territorio.

Il Museo del Paesaggio di Verbania espone alcune bellissime vedute postimpressioniste della sua collezione: Achille Tominetti, Guido Boggiani, Guido Cinotti, Eugenio Gignous, Carlo Fornara, Vittore Grubicy De Dragon, Luigi Bolongaro, Carlo Cressini, Cesare Maggi, Sophie Della Valle Di Casanova Browne, Mario Tozzi, Arturo Martini. La Collezione Poscio di Domodossola presta invece alla mostra dipinti di Carlo Fornara, Giovanni Battista Ciolina, Luigi Bolongaro.

Le opere d'arte contemporanea in mostra sono di Mario Airò, Maura Banfo, Marco Cingolani, Giuliana Cunéaz, Elisabetta di Maggio, Daniele Galliano, Piero Gilardi, Jonathan Guaitamacchi, Luigi Mainolfi, Andrea Massaioli, Pierluigi Pusole, Giorgio Ramella, Salvo, Elisa Sighicelli, Laura Viale, artisti quasi tutti attivi in Piemonte. Una sezione speciale della mostra sarà dedicata alla narrazione poetica di uno dei dipinti più significativi della collezione del Museo del Paesaggio, "Alla Vanga" (1891) di Arnaldo Ferraguti, che sarà visitabile presso la sede principale del Museo del Paesaggio non appena terminati i restauri dell'edificio, nella primavera 2016. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Vivian Maier: Street Photographer
termina il 18 ottobre 2015
MAN Museum - Nuoro

Centoventi fotografie, dieci filmati e una serie inedita di provini realizzati da Vivian Maier. "Tata" per le famiglie benestanti di New York e Chicago sino dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, per oltre cinque decadi ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro. Mai una mostra, neppure marginale, mai una pubblicazione.

Presentazione mostra




Filippino Lippi - L'Annunciazione di San Gimignano
termina lo 02 novembre 2015
Pinacoteca - San Gimignano

La mostra - dedicata al pittore fiorentino Filippino Lippi (1457c.-1504) - ha preso spunto dall'Annunciazione, opera realizzata dall'artista in due tondi distinti raffiguranti l'uno l'Angelo Annunziante, l'altro l'Annunziata così come gli era stato richiesto dai Priori e Capitani di Parte Guelfa per il Palazzo Comunale di San Gimignano, che gliela commissionarono nel 1482. E' curata da Alessandro Cecchi, come il catalogo edito da Giunti arte mostre musei, studioso e conoscitore della pittura italiana, in particolare fiorentina del '500, oltre che curatore della fortunata mostra Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del '400 (2011)

E' la seconda occasione che vede queste istituzioni riunite in un progetto di valorizzazione della collezione della Pinacoteca di San Gimignano che danno vita a piccole esposizioni temporanee di grande qualità, prendendo spunto da una delle opere che la compongono per approfondirne lo studio e diffonderne la conoscenza e il valore. L'anno passato fu la volta della pala con la Vergine Assunta tra i Santi Gregorio Magno e Benedetto del Pinturicchio attorno alla quale ruotò la mostra di grande successo di pubblico e critica, mentre quest'anno protagonisti del progetto espositivo sono questi due tondi dipinti tra il 1482 e il 1484 per la Sala dell'Udienza dei Signori.

Figlio del noto pittore Filippo Lippi, Filippino nacque a Prato nel 1457. Giovanissimo entrò nella bottega di Sandro Botticelli, che seguì a Roma agli inizi degli anni Ottanta per aiutarlo nella realizzazione degli affreschi della Cappella Sistina. In quegli stessi anni Filippino iniziò a ricevere commissioni illustri e il suo stile, seppure di ascendenza botticelliana esplicita nell'insistito linearismo complesso e vibrante, risentì dell'eco della pittura fiamminga, come possiamo ben ammirare nelle opere in mostra.

Nella primavera del 1483 infatti da Bruges era giunto a Firenze il Trittico Portinari di Hugo Van der Goes, opera che - esposta nell'altare maggiore della chiesa di Sant'Egidio - portò un sentito vento di rinnovamento e divenne oggetto di grande fascino e studio per tutti gli artisti fiorentini ed in particolare per i più giovani come Filippino. Non possiamo non cogliere nei due tondi di San Gimignano l'attenzione a proporre in modo attento brani di natura e di realtà che trovano puntuali riferimenti nell'Adorazione dei pastori dell'artista fiammingo. In mostra assieme ai due tondi di Filippino, ripresentati vicini come dovevano essere originariamente al loro ingresso nella collezione della Pinacoteca, sono esposti anche disegni di grande qualità di mano del pittore, curati in ogni dettaglio.

Si trovano esposti inoltre anche i documenti relativi alla commissione dell'Annunciazione, un materiale storico custodito da oltre cinque secoli nell'archivio Storico Comunale di San Gimignano che ci fa capire lo spirito civico e la volontà che animava i Priori e i Capitani di Parte Guelfa, appartenenti a importanti famiglie di San Gimignano, di abbellire la sede del governo cittadino, in modo analogo a quanto le medesime istituzioni fiorentine stavano facendo per Palazzo Vecchio. Nel XV secolo San Gimignano, sebbene non possedesse più l'antica forza economica e sociale del primo Trecento, continuò a manifestare una certa vivacità culturale che trovò un naturale riflesso anche nelle copiose committenze artistiche.

Per la stessa Annunciazione, sei anni più tardi, furono realizzate le cornici in legno intagliato, dipinto oltre che dorato e argentato, forse da attribuire ad Antonio da Colle, il legnaiolo responsabile della fattura del pulpito (1469) e del coro ligneo (1490) della Collegiata. Le cornici imitano una corona con foglie di quercia e alloro con ghiande e bacche, legate insieme da un nastro e, proprio in occasione della mostra, sono state restaurate dallo "Studio Nadia Presenti" di Foiano della Chiana, Arezzo. (Comunicato Ufficio Stampa Opera - Gruppo Civita)




Dalla mostra Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale
termina il 31 ottobre 2015
ex Lavatoio di via San Giacomo in Monte - Trieste
lavatoio2011@libero.it

I diversi documenti allestiti nella suggestiva ambientazione rimandano a vicende e percorsi dove l'elemento femminile si trova a dover gestire delle comunità dove gli uomini risultavano assenti, costretti a far la guerra su fronti insanguinati, lontano dai propri effetti e dalle proprie attività. In questi contesti inusitati, le donna sono non solo mogli, ma ora muri portanti delle proprie case. Donne che continuano a crescere i figli, a improvvisarsi in tanti mestieri per sbarcare il lunario, crocerossine.

Nella rassegna che originariamente era stata allestita nel Museo Postale di piazza Vittorio Veneto sono tanti i punti di vista sul ruolo femminile in un periodo bellico che avrebbe portato alla distruzione degli antichi equilibri continentali preparando il terreno a un nuovo conflitto mondiale. La mostra - compresa nel programma di manifestazioni "Primavera di donne" - è coordinata dalla curatrice del Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa Chiara Simon in collaborazione con Rosalba Trevisani, Ester Pacor e Roberto Todero, rispettivamente per il Centro Unesco, l'Udi e l'Associazione Zenobi. (Comunicato Ufficio Comunicazione Territoriale Veneto - Trentino A.A. - Friuli Venezia Giulia)




Trees
termina il 15 novembre 2015
Fondazione Rolla - Bruzella (Svizzera)
www.rolla.info

Fotografie dalla collezione privata di Rosella e Philip Rolla. Le 36 opere esposte racchiudono una particolare attenzione ed esperienza di Philip Rollla. "Sono cresciuto in campagna, la terra era dedicata alla piantagione di prugne. La sussistenza della mia famiglia dipendeva dagli alberi: mio nonno e mio padre li rispettavano religiosamente. Pensavamo che grazie ai loro frutti la nostra sopravvivenza sarebbe stata eterna. La nostra casa era nel mezzo del frutteto, i vicini erano i nostri alberi. Prendendoci cura di loro, si prendono cura di noi. Questa mostra è dedicata a loro".

Autori: Robert Adams, Eugène Atget, Max Bauer, Josef Breitenbach, Simone Casetta, Vincenzo Castella, Mario Giacomelli, Fritz Henle, John Hilliard, Clemens Kalischer, Gerhard Kurtz, Anna Leader, Giovanni Luisoni, Anna Meschiari, Richard Misrach, Albert Renger-Patzsch, Douglas & Michael Starn, Josef Sudek, George Tice, Ernö Vajda, James Welling. Introduce il catalogo un testo del poeta e narratore Alberto Nessi. In occasione del decimo progetto e del quinto anno di attività, la Fondazione Rolla ha realizzato un cofanetto in edizione limitata con la raccolta completa delle pubblicazioni e ristampato il primo catalogo Josef Sudek. Cacciatore di magia.

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The photographs are from the private collection of Rosella and Philip Rolla. The 36 works on display encompass Philip Rolla's special focus and insights. "I grew up on a farm. The land was dedicated to prunes, and so our livelihood depended on trees. My grandfather and father were religious in their respect for them, the thought being that their fruit would provide us with eternal life. Our house was in the middle of the orchard, so our only close neighbors were our trees. If we took care of them they would take care of us. This show is dedicated to them".

List of authors: Robert Adams, Eugène Atget, Max Bauer, Josef Breitenbach, Simone Casetta, Vincenzo Castella, Mario Giacomelli, Fritz Henle, John Hilliard, Clemens Kalischer, Gerhard Kurtz, Anna Leader, Giovanni Luisoni, Anna Meschiari, Richard Misrach, Albert Renger-Patzsch, Douglas & Michael Starn, Josef Sudek, George Tice, Ernö Vajda, James Welling. Text of the catalog by the poet and writer Alberto Nessi. On the occasion of the tenth project and the fifth year of activity the Rolla Foundation realized a limited edition box set with the complete collection of publications and reprinted the first catalog Josef Sudek. Cacciatore di magia.




Tessiture contemporanee VII Anniversario. Tessiture contemporanee
Sezione d'abiti d'epoca e collettiva d'arte "Tessiture contemporanee" a cura di Ilaria Bignotti


termina il 30 ottobre 2015
Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte - San Giovanni La Punta (Catania)
www.fondazionelaverdelamalfa.com

La Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte, in occasione del settimo anniversario dalla sua istituzione rinnova il doppio appuntamento con la cultura, proponendo l'inaugurazione della sezione permanente dedicata agli abiti d'epoca, realizzata in collaborazione con il Museo del Costume / Cucina di Scicli, e la mostra collettiva temporanea di giovani artisti nazionali Tessiture contemporanee, a cura della storico dell'arte Ilaria Bignotti. Memoria e innovazione sono i poli su cui si fonda la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte, presieduta e diretta dal 2012 dal Prof. Alfredo La Malfa.

Da una parte, infatti, la fondazione propone un progetto di valorizzazione e di archiviazione permanente perché la collezione d'abiti esposta fa parte del fondo la Verde La Malfa; dall'altra, con Tessiture Contemporanee intende riflettere sul rapporto fra tradizione e contemporaneità, sul significato della manualità, del manufatto, della lentezza; sulla persistenza della memoria e sull'adattamento della conoscenza all'esperienza; sul valore del lavoro tra innovazione e reiterazione del gesto.

A poco più di un mese dalla presentazione presso la Fondazione Bevilacqua la Masa, di Venezia del libro, edito da Mimesis, Resilienza italiana, dialoghi e riflessioni che introduce alla conoscenza del Movimento di Arte e Cultura Resilienza italiana, la curatrice del testo e del movimento, Ilaria Bignotti è impegnata in Sicilia, precisamente a Catania, con un nuovo progetto espositivo, Tessiture contemporanee. Resilienza italiana, ideato e fondato nel 2013 da Ilaria Bignotti e dallo scultore Francesco Arecco, è movimento che riunisce scultori, intellettuali, operatori culturali e non solo nella riflessione sullo stato dell'arte in Italia, in particolare, della scultura.

Quest'ultima racchiude in sé diversi elementi centrali del dibattito culturale e sociale odierno: il ruolo del territorio in relazione ai materiali; la dimensione pubblica dell'opera; il significato della presenza dell'artista nel sociale, il valore della peculiarità di ogni luogo quale contesto creativo; il confronto interculturale; il concetto di monumento. Paola Anziché, Alberto Gianfreda, Francesca Pasquali, Laura Renna, sono i nomi degli artisti (gli ultimi tre sono anche nel collettivo Movimento di Arte e Cultura Resilienza italiana) invitati a partecipare alla collettiva Tessiture Contemporanee. Attraverso le opere esposte, la mostra vuole analizzare le modalità e le motivazioni che stanno alla base delle diverse ricerche artistiche contemporanee proposte dalla Bignotti.

Dall'intreccio alla cucitura, dalla filatura alla scultura: sono queste le tecniche utilizzate dagli artisti per rinnovare e inventare nuovi materiali tessili, in seguito, trasformati in sculture di notevoli dimensioni e in installazioni site-specific. La mostra ha anche un catalogo. La Sezione d'abiti d'epoca, collocata al piano superiore della fondazione, in un'ala a essa esclusivamente dedicata, si compone di una ricca collezione di abiti, accessori e intimo d'epoca risalenti ai primi del settecento, a metà dell'Ottocento e del Novecento, il cui allestimento e la cui visione scientifica sono stati curati dai Responsabili Assoluti del Museo del Costume / Cucina di Scicli, Giovanni Portelli e Giovanna Giallongo. (Comunicato stampa)

«Tessiture contemporanee è una rassegna che riconosce la peculiarità di un territorio, di un luogo e della sua collezione, provando a rileggerne gli spessori storici in una chiave di attualità che non vuole essere grido esasperato al nuovo, ma consapevolezza acquisita del passato che informa costantemente il presente. (...) Le opere non superano la diecina. Sono lavori di grandi dimensioni, alcuni dei quali pensati appositamente per la Fondazione. (...) Lavori chiamati a tessere l'esperienza, nell'esperienza tessuti: che sia la colata plastica e rilucente nei bianchi e nei neri di Francesca Pasquali, espressione di un ritrovato rigoglio e riscatto dello scarto industriale; che sia la misurazione di un orizzonte visuale-vitale, nella disposizione relazionale di elementi di protezione e demarcazione di Alberto Gianfreda; siano le reti marine intrise di sforzo gestuale di Laura Renna, peregrinazioni delle dita nei duri rivoli di una materia riottosa; o infine le famiglie di opere di Paola Anzichè, luoghi da abitare in una temporalità consapevole che si nutre di natura, nella relazione nomadica dell'uomo con le cose.» (Estratto da Tessere l'esperienza, di Ilaria Bignotti)

«Arte e moda sono due sistemi estranei ma simili nello stesso tempo; entrambi concepiti e realizzati per essere transitori, dotati di particolari segni visivi, tendono a dare una singolare immagine dell'artista o stilista che rende loro vivi nel tempo. L'artista Elena La Verde, donna di raffinata sensibilità, istitutrice della Fondazione La Verde - La Malfa, che ha impresso un suo linguaggio, un suo stato d'animo nelle sue opere, creando, con l'utilizzo di qualsiasi materiale, un design molto versatile, ha dedicato alcuni anni nel restauro, per meglio salvaguardare, di una raccolta di abiti antichi. Sono pezzi di un importante valore storico in voga tra il 1870 e il 1915.

L'Ottocento è il secolo dell'ascesa della borghesia la quale adotta un suo codice nel campo vestimentario: massima austerità e semplicità nell'abito maschile, si utilizza il panno come tessuto e il nero come colore dominante in segno di distinzione, affermazione e di riconoscimento sociale. Alla donna, invece, è permesso un abbigliamento eccessivamente sfarzoso in quanto ella è espressione della posizione finanziaria del marito. Gli abiti degli anni '70 dell'Ottocento, realizzati con particolari materiali come il thibet, il moirè, il taffetà, il faille, si presentano divisi in due parti: corpetto e gonna con la sottostruttura tournure o pouff; il punto vita è posto leggermente in alto, la gonna, davanti, può presentare il tablier, una sorta di drappo che viene raccolto posteriormente. Sono vestiti che danno forma al corpo femminile con metri e metri di stoffa pieghettata, increspata ed arricciata.

Il continuo mutare degli stili impone abiti diversi nel corso della giornata, non tralasciando l'unico elemento importante nella moda che è l'eleganza. Si cerca di adattare il vestito alla circostanza come la "visita", il "fidanzamento", il "matrimonio", il "ballo" scegliendo con cura il tessuto, il colore, il decoro, secondo le stagioni e le diverse età della signora. I vestiti di gala sono realizzati in merletto e tulle, quasi sempre, in nero su trasparente nero o verde acqua, o fucsia o bianco, con maniche corte arricchite di ricami e decori; la gonna ha linea a campana prolungata in un morbido strascico, con inserti di pannelli che sottolineano il verticalismo del periodo.

Sul finire del primo decennio del Novecento si affermano gli affusolati abiti fourreax, tuniche sciolte e morbide con drappeggi sul dietro. Dal 1880, fanno parte del corredo femminile i matinees che si portavano nella prima parte della mattinata, i tubi della decenza (mutandoni) guarniti con nastri di seta e fiocchi, i ficheau, gli jabot ed i collier in tulle e merletto che ornavano lo sprone anteriore e posteriore dell'abito o della camicetta. Nel fondo La Verde - La Malfa sono presenti, anche, due pezzi unici maschili: due giamberghini o sottoveste o gilet, della prima e seconda metà del Settecento, realizzati in taffetà e seta con ricami in filo d'oro ed argento.

La collezione d'abiti della Fondazione rappresenta, pur nell'essenzialità espositiva, un significativo spaccato della società nobiliare siciliana a cui gran parte dei pezzi, in passato, sono appartenuti. Si tratta di un percorso storico che, iniziando dai primi decenni del cosiddetto Secolo dei Lumi sino a metà del Novecento, aggiunge nuovi elementi alla storia del costume in Sicilia. Il singolare e immaginifico viaggio attraverso la moda e la società, che la sezione abiti antichi stimola alla mente e al cuore del visitatore, lascia emergere quel magico filtro di sensibilità e di passione che ha caratterizzato la vita artistica di Elena La Verde.

Moda e arte si ritrovano, così, riuniti, questa volta, nella visione estetica dell'ispiratrice e collezionista, condividendo in un unico alveo identica origine e natura, quasi liberando la moda dalla sua inevitabile contaminazione commerciale, attraverso un processo di sublimazione. Il cartamodello, identificato per sua natura come strumento per la ripetizione e la moltiplicazione seriale nel settore della moda, diventa, qui, elemento segnico che travalica i suoi stretti confini per invadere quelli dell'arte contemporanea.

L'abito stesso riconduce a un universo di segni, un continuo rimando che dalla materia si estende alla forma, dal microcosmo alla società, come in un gioco di specchi dove è impossibile distinguere tra realtà e finzione, inizio e fine, pura materialità e intangibile immagine virtuale. La sezione d'abiti diventa, così, un elemento essenziale che arricchisce ulteriormente il Parco dell'arte della Fondazione La Verde - La Malfa, e consente, altresì, di aggiungere nuovi elementi di analisi e di riflessione nello studio della storia dell'abbigliamento, inserendosi, perciò, in quell'ideale rete dei musei e delle gallerie del costume e della moda.» (Sezione Abiti d'Epoca - Giovanna Giallongo, Giovanni Portelli - Responsabili Unici Museo del Costume | Cucina di Scicli)




Cibo di carta
termina il 20 settembre 2015
Galleria Gruppo Credito Valtellinese - Milano
www.studioesseci.net

Originale e inedita perché muove ricordi, la mostra racconta il cibo attraverso le rappresentazioni che di esso si sono diffuse grazie a pubblicità, etichette, figurine, gadget, menu, riviste, libri, ma anche a documenti di trasporto, bandi, carte intestate o scatole e manifesti di cinema. Una lunga ricerca che ha consentito la selezione di oltre 500 pezzi, in parte inediti e mai prima visti, che saranno esposti nell'ex refettorio delle Stelline per cento giorni, dal 10 giugno al 20 settembre, per raccontare le storie del cibo e del costume in Italia dal Quattrocento ad oggi, offrendo un vero e proprio atlante iconografico nazionale della storia dell'alimentazione, tuttora mancante.

Ma anche una parallela storia dell'illustrazione, che spazia da autori da riscoprire a firme invece celebri come quelle di Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Antonio Rubino, Achille Beltrame, Golia, Gino Boccasile, Leo Longanesi, Benito Jacovitti, Walter Molino, Tanino Liberatore. Per rendere veramente unica questa mostra Andrea Tomasetig, il libraio antiquario milanese che ne è fin dall'inizio l'ideatore e curatore, ha riunito il meglio di quattro importanti collezioni private.

A partire dalla straordinaria collezione Michele Rapisarda, composta di oltre 12.000 carte illustrate italiane a stampa di uso quotidiano dal Seicento al Novecento (bandi, buoni premio, calmieri, carte da involto, cartoline, cataloghi, figurine, licenze, locandine, riviste, ecc.), in ampia parte imperniata sull'alimentazione, che racconta capitoli centrali della storia del cibo e del costume attraverso un repertorio iconografico raro o poco conosciuto. La affianca una selezione di libri, manoscritti (molti inediti) e curiosità su carta provenienti dall'importante biblioteca gastronomica di Giorgio Grillo e Linda Pagnotta, composta di oltre mille opere, che coprono con autorevolezza l'intero percorso della gastronomia italiana dal Quattrocento a oggi, dal Platina ai futuristi, fino alle edizioni del secondo Novecento e contemporanee, libriccini Pulcinoelefante e fumetti inclusi.

Una terza sezione presenta alcuni degli incredibili materiali pubblicitari che facevano seguito alla messa in onda di Carosello: gadget, giochi, libri, albi, confezioni dei prodotti, pupazzi gonfiabili dalla collezione Carlo Tranchina. La quarta sezione è infine dedicata al cinema italiano dalla Seconda guerra mondiale al 2000: manifesti, locandine e fotobuste sorprendenti per l'originalità delle citazioni culinario-cinefile. Alle pareti della Galleria sfila un'autentica cornucopia di divertenti e insolite immagini sul cibo, che rimandano a un'Italia vera, sia popolare sia borghese, dal neorealismo ai giorni nostri. C'è tutto: il cinema d'autore e la commedia all'italiana. L'insieme proviene dalla collezione Enrico Minisini. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Locandina mostra Lapislazzuli - Magia del blu Lapislazzuli. Magia del blu
termina l'11 ottobre 2015
Museo degli Argenti - Firenze

La mostra, la prima in assoluto dedicata a questo specifico argomento, intende documentare la passione per questo prezioso materiale e il suo uso nelle scienze e nelle arti dalle origini ai nostri giorni. Contrariamente a quello che comunemente si pensa, il lapislazzuli non è un minerale ma una roccia composta da diversi minerali. Il suo colore blu è dato dal minerale che ne è dominante, la lazurite. Al mondo esistono pochi giacimenti di lapislazzuli, ma sono tutti legati tra loro da una comune geologia: il metamorfismo. Le lenti di lapislazzuli, spesse qualche metro, sembrano delineare dei drappeggi blu nel candore del marmo. Sono il risultato della circolazione di fluidi idrotermali profondi e ricchi di sodio, zolfo e cloro durante la formazione delle catene montuose. I sollevamenti tettonici hanno portato in seguito queste meraviglie alla superficie. Ed il lapislazzuli si estrae tutt'ora.

L'utilizzo del lapislazzuli per la fabbricazione di oggetti ornamentali o di culto è molto antica. Il percorso espositivo inizierà con reperti archeologici provenienti dagli scavi condotti nella valle dell'Indo (Mehrgarth, 7000 a.C.), in Mesopotamia (Sumer, 6000 a.C., Ur, 2500 a.C.) e in Egitto (durante la XVIII dinastia, 1500 a.C. circa). Nel Rinascimento la preziosità del materiale fu particolarmente apprezzata a Firenze. Proprio alla corte dei Medici ebbe inizio una delle più spettacolari collezioni di oggetti in lapislazzuli d'Europa: non solo coppe, vasi e anfore, ma anche mobili intarsiati, piani di tavolo e commessi prodotti nelle botteghe fondate da Francesco I e nei laboratori istituiti da Ferdinando I, fino al tramonto della dinastia.

Il lapislazzuli, ridotto in polvere ad uso di pigmento, fu utilizzato dall'antichità fino al XIX secolo. Colore iconografico della Santa Vergine, colore simbolico della dignità reale, colore emblematico dei re di Francia, colore della moda: il blu diventa, verso la fine del Medioevo, il più bello e nobile fra i colori. Quando il lapislazzuli fece la sua prima apparizione in Europa, era conosciuto con il termine di "ultramarinum", cioè proveniente da "al di là del mare", da cui il nome di oltremare. Importato in Europa in quantità importanti dai mercanti veneziani, il lapislazzuli veniva pagato a peso d'oro e divenne il "blu" per antonomasia, uno dei colori più ricchi e preziosi, che veniva spesso associato alla porpora e all'oro. L'utilizzo del lapislazzuli in campo pittorico sarà oggetto di una sezione della mostra.

Verso la fine del XVII secolo e per tutto il XVIII, a causa di una penuria di lazurite, ci fu una forte domanda di pigmento blu. Nel 1814 il chimico francese Tassaert, che lavorava in una fabbrica della società Saint-Gobain che produceva della calce, osservò la formazione spontanea di un pigmento blu molto simile all'oltremare: è la nascita della sintesi dell'oltremare artificiale. Lo sviluppo della chimica nel secolo dei Lumi, permise anche la scoperta di altri pigmenti sintetici. E' stato solo nel XX secolo che si è ridato al lapislazzuli il suo ruolo aristocratico: nel 1956 l'artista francese Yves Klein mise a punto un particolare blu, molto profondo, utilizzando un pigmento oltremare sintetico mescolato ad una resina industriale. Questo colore, ricordo quasi perfetto di quel lapislazzuli impiegato per dipingere i manti delle Madonne del Rinascimento, diventerà celebre con il nome di International Klein Blue («IKB»). Quest'ultima sezione raccoglierà i vari esempi di artisti contemporanei che hanno utilizzato per le loro opere questi nuovi pigmenti. (Comunicato stampa Civita)




Pittura Analitica Ieri e Oggi
Primo Marella Gallery - Milano
Primae Noctis Art Gallery - Lugano

Progetto espositivo, a cura di Alberto Fiz, su una delle più importanti esperienze europee attraverso due mostre. La prima sulla Pittura Analitica negli anni Settanta (11 giugno - 13 settembre 2015), mentre la seconda (23 settembre - 26 ottobre 2015), sull'attualità del movimento presentando le opere a partire dal 2000. Una nuova rassegna riepilogativa delle due tappe milanesi sarà allestita alla Primae Noctis Art Gallery di Lugano (26 novembre 2015 - 12 gennaio 2016).

Il progetto rappresenta l'occasione per proporre in maniera esaustiva un'esperienza artistica che riletta, a oltre trent'anni dalla sua nascita, svela una sorprendente vitalità. La rassegna è realizzata con un taglio inedito creando una continuità tra le opere storiche degli anni Settanta e quelle dell'ultimo decennio, a dimostrazione di un rinnovamento nell'ambito di una coerenza linguistica e semantica. La Pittura Analitica costituisce un movimento di rottura in grado di assumere una propria autonomia nei confronti del minimalismo e dell'arte povera, così come nei confronti di una ricerca dichiaratamente espressionista e materica. Una costante ambiguità dialettica dove la linea della pittura viene recuperata nella sua radicalità e autonomia in un contesto dove l'opera d'arte costituisce, in primo luogo, una riflessione sulla propria natura, sulla propria storia e sulle proprie vicissitudini.

La coerenza dottrinale di altri movimenti degli anni Settanta viene messa radicalmente in discussione dalla Pittura Analitica che proprio per le sue caratteristiche intrinseche, assai poco ortodosse, appare oggi una delle esperienze maggiormente influenti rispetto a una contemporaneità fluida e frammentata e non è casuale che abbia avuto ampi riflessi in tutta Europa con particolare riferimento a Germania e Francia. Nell'ambito della rassegna si analizzano i maggiori protagonisti italiani di questo movimento attivi ancora oggi (fatta eccezione per Paolo Cotani scomparso nel 2011). Le rassegne sono accompagnate da un catalogo in italiano e inglese pubblicato da Silvana Editoriale che, accanto al saggio di Alberto Fiz, comprende un'ampia selezione di opere per ciascun artista e le loro riflessioni teoriche.

Artisti presentati: Enzo Cacciola, Vincenzo Cecchini, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Etruscans at Expo Etruscans@Expo
Una "Camera delle Meraviglie" in Statale


Università degli Studi - Milano
termina il 31 ottobre 2015
www.etruscansatexpo.it

Collocata nell'edificio storico dell'Università Statale e allestita dallo studio di architettura Kuma & Associates, Etruscans@Expo è una "Camera delle Meraviglie" ipertecnologica. Etruscans@Expo è un'iniziativa a cura di Giovanna Bagnasco Gianni, nata nell'ambito del CRC "Progetto Tarquinia" e realizzata dal gruppo di Etruscologia del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell'Università degli Studi di Milano, con la collaborazione del gruppo di ricerca in Psicologia Ambientale e dei Dipartimenti di Informatica (Laboratorio di Semiotica Computazionale) e di Mediazione Linguistica e Culturale. Riprodotta a grandezza naturale, la Tomba del Letto Funebre di Tarquinia permette al visitatore di vestire i panni di un esploratore di altri tempi e funge da portale per un viaggio virtuale tra storia e attualità, attraverso l'affascinante cultura degli Etruschi, con l'ausilio di sistemi tecnologici, come realtà aumentata e olografie tridimensionali. L'utilizzo di Google Glass consente l'accesso a contenuti extra digitali che fanno appello a tutti i sensi.

Il percorso offre la possibilità di ammirare gli affreschi riccamente dipinti sulle pareti di altre tre Tombe Dipinte di Tarquinia e, per mezzo dei touchscreen, consente di accedere a informazioni sull'alimentazione e sulle tematiche correlate: ambiente, cura del corpo, costume, società. Non mancano le novità sulla storia e la cultura etrusca, raccolte grazie a un invito esteso a tutti i ricercatori attivi nel mondo, e collegamenti paralleli alle altre iniziative del progetto "La Statale per Expo", di cui Etruscans@Expo fa parte. Un maxischermo sulla parete di fondo della sala riproduce a ciclo continuo una serie di contenuti riguardanti gli Etruschi e i progetti dell'Università degli Studi di Milano per Expo. L'intera esperienza sarà fruibile anche sul web e attraverso un'app dedicata. Tutti i contenuti saranno disponibili in italiano e in inglese, mentre alcuni tra i materiali esposti saranno sottotitolati in 8 lingue diverse.

L'idea di coinvolgere il pubblico internazionale utilizzando i temi di una cultura antica come portale per aprire mondi diversi nasce dall'esperienza del "Progetto Tarquinia", noto a livello internazionale per i fondamentali contributi apportati alle conoscenze sulla civiltà etrusca. Il "Progetto" prende le mosse nel 1982, con l'inizio degli scavi coordinati dall'archeologa Maria Bonghi Jovino sul Pianoro della Civita, che hanno portato alla luce un importante complesso monumentale del VII° secolo a. C. Esteso a tutto il pianoro a partire dal 2012, il progetto abbraccia e contestualizza i siti archeologici nei quali l'ateneo è intervenuto nel corso degli ultimi trent'anni (oltre al 'complesso monumentale', il santuario dell'Ara della Regina, le fortificazioni e il monumento funerario delle Morre), nonché gli scavi pregressi.

Riconosciuto dalla Lega Europea delle Università di Ricerca (LERU) e inserito nel 2014 tra i due "exemplary interdisciplinary research projects" dell'Ateneo - progetti esemplari per quanto riguarda l'integrazione tra discipline diverse - il "Progetto Tarquinia" è stato oggetto di studio e discussione, con un'intera sessione dedicata, durante l'ultima edizione del convegno annuale dell'Archaeological Institute of America. All'interno del progetto, un protocollo di collaborazione tra etruscologi e informatici attivo dal 2004 ha portato alla realizzazione del primo museo virtuale bilingue dedicato agli Etruschi (www.tarchna.it). (Estratto da comunicato ufficio stampa IDN Media Relations - Milano)




Luigi Tolotti: "Trieste > Parigi"
termina il 30 settembre 2015
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra del fotografo Luigi Tolotti, composta da quattordici fotografie. Foto stenopeiche che l'autore, a dispetto della tecnologia più avanzata, realizza senza obiettivo e senza computer: è sufficiente una scatola con un buco, un tempo sufficiente di posa, della pellicola da impressionare e il gusto di inquadrare l'immagine che si vuole riprendere, prendendosi carico di un eventuale fluttuare del soggetto inquadrato. Si ottengono immagini dal sapore antico, un po' sfocate, ovviamente in bianco e nero: forme evanescenti (quasi dei fantasmi provenienti dal mondo reale) che ricordano il fluire del tempo. Si tratta di fotografie dedicate all'uomo e al suo ambiente, senza alcun artificio, senza nessuna voglia di modificare il reale, di celare per abbellire, essenziali già al momento della ripresa.

Non riprendono eventi eccezionali, né catastrofi, ma solo emozioni e sentimenti, su dettagli quotidiani, e proprio perché si soffermano sui piccoli eventi ci parlano in modo immediato del nostro eterno divenire. Queste immagini si definiscono per la loro precisa riconoscibilità, per il deciso understatement: non sono gigantesche, non sono colorate, non sono celebrative, non sono ossequienti, non sono modaiole. Tolotti, in questo modo, con sensibilità e pacata consapevolezza, ha fatto del sentimento di un istante la poetica sostanziale dell'immagine fotografica, perpetuando un attimo intenso, in un luogo pubblico. Se di persistenza della memoria si dovesse parlare, questa avrebbe le sfumature di un velario o di un raggio di luce che attraversa un chiostro attraverso il filtro di tende e imposte, quasi a definire non i contorni di una figura, ma l'insieme dell'intera scena. La serata, presentata dall'architettto Daniela Giacometti, è stata realizzata con il sostegno dell'Associazione Juliet. (Comunicato stampa)




Guardando all'URSS
Realismo socialista in Italia dal mito al mercato


Fruttiere Palazzo Te - Mantova
termina lo 04 ottobre 2015

Da una idea di Arturo Calzona, un progetto espositivo sulle relazioni, gli scambi, gli sguardi e i "fuochi incrociati" tra arte italiana del secondo dopoguerra e arte sovietica del realismo socialista, riflettendo su affinità elettive e divergenze culturali e linguistiche, in una mostra di grande respiro internazionale e ricca di documenti, video e fotografie, manifesti e libri, poco o per nulla conosciuti al pubblico. La mostra riconduce il visitatore agli anni della frontale contrapposizione politica tra comunisti e democristiani, quelli di don Camillo e Peppone, di Dio ti vede e Stalin no. Agli anni in cui per metà degli italiani l'URSS era il mito, il paradiso della giustizia sociale e il demonio per l'altra metà. Gli anni in cui grandi intellettuali italiani (Levi, Calvino, Moravia tra i tanti) compivano il loro pellegrinaggio laico a Mosca. Gli anni in cui lunghe code si formavano all'Hermitage per ammirare Guttuso.

Lo fa in modo del tutto originale: al centro di questa proposta è infatti la riflessione sull'immagine mitica dell'URSS nell'Italia del secondo dopoguerra e sul ruolo assunto dall'iconografia realista nella sua diffusione e veicolazione. Due gli ambiti scelti dal progetto per uesta vicenda ancora inedita e affascinante: da un lato l'iniziativa del Premio Suzzara, voluto da Dino Villani e dal sindaco comunista Tebe Mignoni con Cesare Zavattini e destinato, dal 1948 per quasi trent'anni, a far riflettere sul linguaggio realista e sul tema del lavoro. Gli artisti partecipanti e premiati (da Guttuso a Zigaina, da Gorni a Borgonzoni, da Mucchi a Pizzinato, da Fabbri a Sughi, solo per fare alcuni nomi) introducono il tema del ruolo dell'arte figurativa nella politica culturale del PCI.

Una seconda sezione della mostra si propone di ricostruire l'immagine dell'URSS in Italia nel secondo dopoguerra, con uno sguardo particolare rivolto alla ricostruzione delle opere e degli artisti proposti nei Padiglioni sovietici alle Biennali veneziane nel 1934 e dal 1956 agli anni Settanta. Grazie ai prestiti della Galleria Tret'jakov, in mostra saranno presenti opere di Nikolaj Andreev, Aleksandr Dejneka, Sergej Gerasimov, Vera Muchina, Pëtr Koncalovskij, Grigor'evic Nisskij, Viktor Popkov.

"Parlare del mito dell'URSS in Italia nel secondo dopoguerra significa sollevare il coperchio su un mondo complesso nei linguaggi e nei significati, impossibile da risolvere in una mostra e in una pubblicazione, ma al quale, finalmente e senza falsi miti o negazioni, si vuole guardare - puntualizza Vanja Strukelj, curatrice della mostra mantovana con Ilaria Bignotti e Francesca Zanella. "Innanzitutto abbiamo cercato di restringere il campo della nostra ricerca a un territorio rigorosamente storico artistico, focalizzando l'attenzione sulla ricezione del realismo socialista sovietico in Italia, inquadrandolo in un contesto di scambi e rapporti culturali. In questo quadro d'insieme un aspetto che è emerso in tutta la sua complessità è quello del viaggio in URSS e dei resoconti di viaggio, che nel corso degli anni Cinquanta costruiscono un'immagine mitica e allo stesso tempo fortemente stereotipata di luoghi, contesti sociali, linguistici, culturali...

Ci siamo chiesti: che cosa avevano visto gli artisti italiani nei loro viaggi in Unione Sovietica? Chi avevano incontrato, di cosa avevano dialogato, cosa avevano portato di sè, cosa avevano ritrovato? Abbiamo provato a rispondere attraverso il metodo del confronto interdisciplinare, con lo spoglio di archivi, la visione di film d'epoca, la rilettura di racconti e di resoconti di viaggio, guardando a manifesti, cartoline, sfogliando i rotocalchi. Poi il fenomeno collezionistico, qui documentato da prestiti privati: testimonianza di una cultura d'immagine, di una retorica visiva, di una modalità di racconto della realtà sovietica che rivela forti persistenze, un linguaggio fortemente codificato che viene riproposto, tra copie e riedizioni, per tutti gli anni Ottanta.

L'altro fronte su cui abbiamo lavorato è quello delle esposizioni: ripercorrendo le sale dei Premi suzzaresi e delle Biennali veneziane, certi del confronto fertile tra una manifestazione solo apparentemente di periferia e l'altra ufficiale e internazionalmente riconosciuta. Abbiamo lavorato alla ricerca di un filo rosso che si dipana e si ritrova nella consapevolezza che parlare di realismo socialista in Italia, dalla nostra prospettiva, significa rileggere la nostra cultura e anche metterla un po' in crisi. Ma non è forse questo il compito di una mostra e di una pubblicazione che vogliano dare un vero contributo all'oggi?".

La mostra è organizzata dal Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te. Per la realizzazione della mostra e del catalogo edito da Skira, le curatrici Ilaria Bignotti, Vanja Strukelj e Francesca Zanella sono state affiancate da ricercatori, dell'Università di Parma e di altri istituti di ricerca, esperti in differenti discipline. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Serodine nel Ticino
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst - Rancate (Mendrisio - Canton Ticino, Svizzera)
termina lo 06 settembre 2015
www.studioesseci.net

Il Canton Ticino è il luogo dove si conserva il maggior numero di opere di Giovanni Serodine, uno dei massimi artisti del Seicento europeo, morto intorno ai trent'anni, a Roma il 21 dicembre 1630. Di lui sono sopravvissuti soltanto una quindicina di dipinti: e le terre ticinesi hanno la fortuna di possederne, in sostanza, la metà. Dopo la morte di Serodine, alcuni quadri raggiungono il Canton Ticino per l'impegno dei famigliari, che spesso ricorrono come modelli nelle opere dell'artista. La parrocchiale di Ascona conserva, tra l'altro, l'ultimo dipinto di Serodine: l'Incoronazione della Vergine. Lo spostamento di questo capolavoro a Rancate, in concomitanza con i restauri della chiesa di Ascona, è all'origine dell'occasione espositiva nella Pinacoteca che ospita nelle sue collezioni, in permanenza, ben tre opere del pittore. Appartenente ad una famiglia di Ascona, trasferita a Roma già alla fine del Cinquecento, Giovanni si forma accanto al fratello maggiore Battista, scultore e stuccatore.

In poco tempo fa sua - senza i compromessi allora già correnti - la rivoluzione del Caravaggio, comprendendone persino la parte più ardua: la carica morale, non limitata alla semplice riproduzione della realtà o al perseguimento di inediti effetti di luce. All'artista ticinese, che risulta anche scultore e architetto, toccano occasioni lavorative di rilievo: dalle pale per San Lorenzo fuori le mura, San Pietro in Montorio e San Salvatore in Lauro ai quadri da stanza per il marchese Asdrubale Mattei. Tuttavia la critica del tempo non è tenera nei confronti di Giovanni, "assai bizzarro e fantastico, con poco disegno e con manco decoro"; di qui un precoce oblio. Bisognerà aspettare Roberto Longhi, il maggiore storico dell'arte del Novecento, perché il pittore conquisti il posto che gli spetta nel diagramma dell'arte italiana.

Non sono mancate, anche in tempi molto recenti e persino alla stessa Pinacoteca Züst, esposizioni dedicate a Giovanni Serodine, in cui si è affrontata la sua breve vicenda, calandola nel contesto romano che ha visto nascere i suoi capolavori, o esplorando possibili ampliamenti del suo ridottissimo catalogo. L'iniziativa del 2015, accompagnata da un volume con una nuova campagna fotografica di Roberto Pellegrini e da un allestimento dell'architetto Stefano Boeri (che per la prima volta si cimenta in una mostra d'arte antica) con la grafica e l'immagine coordinata di Francesco Dondina, è volta a una presentazione, piana ed elementare, del percorso del naturalista Giovanni Serodine, così da raccontare - attingendo unicamente alle opere ticinesi - la brevissima e bruciante parabola di un artista, eroicamente fedele al Caravaggio, con ben pochi confronti nel panorama europeo del suo tempo, tra Velázquez e Rembrandt. (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Daniela Caciagli - acrilico e olio su tela cm.60x60 Daniela Caciagli: ARTinCLUB 3
termina il 30 settembre 2015
Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini - Lido di Camaiore (Lucca)
www.clubipini.com/artinclub3

Mostra di pittura organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio. In esposizione una serie di recenti dipinti dell'artista Daniela Caciagli. L'iniziativa ARTinCLUB, giunta alla terza edizione, nasce con l'intento di offrire al pubblico una proposta culturale che coniughi l'arte contemporanea con la raffinata atmosfera della villa in stile Liberty, fatta costruire dal pittore e ceramista Galileo Chini agli inizi del '900 per crearvi la propria dimora nei periodi di vacanza. Completamente ristrutturata lasciando inalterato il fascino originario, la Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini accoglie ancora oggi numerose opere di Chini - dipinti, affreschi e oggetti d'arredamento - perfettamente conservate. La mostra è corredata di catalogo con testo critico di Chiara Di Cesare.

Daniela Caciagli (Bibbona - Livorno, 1962) ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo, con numerose personali e collettive in Italia e all'estero. Nei suoi dipinti ad acrilico e olio su tela, l'artista crea immaginifiche associazioni di frammenti di vita quotidiana, sfumando i riferimenti spazio-temporali. Vibrante è l'uso dei cromatismi: il colore è l'autentico generatore della forma, la modella e la controlla per sviluppare una non banale riflessione sul destino, imperscrutabile, che contraddistingue ogni essere umano.




Possessing Nature
Padiglione del Messico alla 56. Esposizione Internazionale d'Arte - la Biennale di Venezia


termina il 22 novembre 2015
Arsenale - Venezia

L'Istituto Nazionale di Belle Arti, Inba, presenta Possessing Nature degli artisti Tania Candiani e Luis Felipe Ortega, a cura di Karla Jasso, progetto selezionato per la coerenza concettuale, la risoluzione tecnica e la forza estetica a rappresentare il Messico alla 56.Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Possessing Nature si fonda sull'idea di giustapposizione fra Venezia e il Messico, "territori anfibi" che condividono la stessa origine e lo stesso legame con l'acqua, sebbene abbiano intrapreso cammini radicalmente differenti che ne hanno allontanato irrimediabilmente i destini. In linea di principio, l'immagine di una città fondata sull'acqua appartiene al regno del desiderio, della fantasia e dell'incanto.

Così Venezia, antica Repubblica Marinara, da sempre "sposa del mare", è stata costruita abbracciando la laguna secondo un impianto urbanistico di calli, callette, rii e canali, che le hanno permesso di mantenere la sua relazione con l'acqua e l'hanno resa la città del mare per eccellenza, la più romantica del mondo. Al contrario il Messico, insistendo e forzando l'espansione territoriale tramite sistemi di drenaggio, soprattutto in epoca coloniale, ha prosciugato laghi e fiumi per fondare città: il paesaggio messicano è stato stravolto, completamente distrutto dalla bramosia dell'impero spagnolo che ne ha inaridito la ricchezza idrica. Ancora oggi, più di quattrocento anni dopo, il Messico continua costantemente a controllare il sistema idraulico, nella pretesa di costruire "il migliore del mondo".

Qual è il rapporto tra il potere politico, la sovranità, l'economia e la forza sociale in questi due scenari in cui passato e presente si incontrano nello stesso viaggio? Si tratta di memoria liquida, l'utopia della colonizzazione, la sovranità e le logiche di una catastrofe nel presente. Seguendo le calli e i canali di Venezia è stato elaborato un disegno, una traccia, un percorso che collega le sedi del Padiglione messicano nelle ultime Biennali, una linea che, toccando alcuni palazzi storici, luoghi del potere nobiliare, mercantile, religioso per approdare all'Arsenale, rivela la relazione tra aspetto urbano, architettura, acqua e storia del potere dell'Occidente. I due artisti utilizzano linguaggi diversi: mentre la ricerca di Candiani riguarda per lo più la voce con le sue potenzialità narrative, linguistiche e musicali, Ortega lavora sull'immagine in movimento e lo scorrere del tempo, focalizzandosi sulla materia, sulla scultura e sullo spazio. (Comunicato Ufficio stampa Maria Bonmassar)




Carlo Vannini - Villaggio Asproni Cupi fantasmi di una vita perduta - Carlo Vannini - Villaggio Asproni - 2 Villaggio Asproni - Carlo Vannini - dalla mostra Cupi fantasmi di una vita perduta Carlo Vannini
Cupi fantasmi di una vita perduta


termina il 27 novembre 2015
BFMR & Partners Dottori Commercialisti - Reggio Emilia

Curata da Sandro Parmiggiani, la mostra presenta la nuova produzione del fotografo reggiano, dedicata ai villaggi, alle tonnare e ai complessi industriali abbandonati della Sardegna meridionale. Una cinquantina di fotografie di medie dimensioni, realizzate nel 2014 attraverso l'utilizzo di una tecnica personale. L'autore, infatti, procede alla de-saturazione dell'immagine, intervenendo successivamente solo su alcuni canali per ridare colore e modificare le tinte. Affermato nel campo dell'immagine pubblicitaria e della riproduzione di opere d'arte, Vannini lavora da alcuni anni anche nell'ambito della fotografia artistica, con progetti legati alle sculture della Cattedrale di Reggio Emilia e alle collezioni dei Musei Civici.

Come scrive il curatore, «Vannini coglie - secondo le antiche leggi della fotografia - l'arresto del tempo: restano, sui muri, le tracce del passaggio dell'uomo, ma la sua presenza fisica si è ormai dissolta. Eppure questi cupi fantasmi di architetture e geometrie, questi ritmici squarci di porte e di finestre, queste luci che accecano e queste ombre impenetrabili, non chiedono l'oblio, non sollecitano l'intervento di una mano pietosa che, cancellandole, ponga fine al degrado e alla solitudine, ma suscitano il desiderio di una conservazione e di un ritorno alla vita, che, nella vegetazione rigogliosa che continua a crescere e s'insinua dentro di loro, si esprime con la forza di ciò che è perenne».

Carlo Vannini é il fotografo di tutti gli oggetti che fanno cultura: opere d'arte, reperti archeologici, restauri, strutture architettoniche, scorci urbanistici, ma anche manufatti senza nobiltà, abitati da un forte senso della storia. Nasce a Reggio Emilia nel 1956, dove uno zio pittore e il padre decoratore lo avviano alla confidenza con i materiali artistici. Dopo una breve esperienza amatoriale, matura una forte passione per la riproduzione professionale di opere d'arte, che lo accompagna in coinvolgenti avventure di documentazione del restauro, con la progressiva acquisizione di tecniche fotografiche, quali ultravioletti, infrarossi, luce radente, luce trasmessa e luce a specchio. Dal 1983 realizza illustrazioni per cataloghi e fotografie pubblicitarie still life ed é riconosciuto come uno dei maggiori fotografi d'arte in Italia. Le sue fotografie sono esposte nell'ambito di diverse mostre. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opera di Jacob Hashimoto Jacob Hashimoto
termina il 12 settembre 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Una importante personale che affiancherà alle già note opere a parete, lavori inediti site-specific in cui l'artista si cimenterà con materiali del tutto nuovi e inconsueti. Hashimoto, affascinato dalle correlazioni tra spazio, tempo e dinamiche astrali legate ai pianeti e alle costellazioni, dà vita alla sua nuova ricerca proprio negli ampi spazi di Studio la Città, proponendo installazioni interattive in grado di coinvolgere il pubblico a 360°. Presenti in mostra anche una nuova serie dei suoi più tradizionali "aquiloni" in cui, ancora una volta, l'artista esprime tridimensionalmente il suo profondo legame con la natura, qui riproposta in una sorta di paesaggio astratto, in bilico tra il reale e l'artificiale.

Come scrive il curatore Luca Massimo Barbero in un suo testo del 2010: "Nella sua dialettica complementare del vuoto e del pieno, Hashimoto intende quindi scoprire "cosa fa sentire la natura come natura": la sua profonda sintonia con la dimensione tecnologica tende proprio a recuperare questo dare forma allo spazio che si pone come una natura dai ritmi diversi e dalle forme determinate dalla propria artificialità. Ecco allora la dialettica tra unità e frammento, il tutto costituito di infinite parti accostate e moltiplicate senza soluzione di continuità: una ossessione di accumulo che è prima di tutto ritmo, vitale e continuo, di una formatività inesausta, di una esplorazione dei confini stessi dell'immagine.

E in questa ossessione, la relazione positiva, di continuità e ripensamento continuo, rispetto al passato, proprio e altrui. Dai grandi maestri delle avanguardie come Marcel Duchamp e Kazimir Maleevich, alla liberazione immaginifica di Alexander Calder, ai paesaggi interiori di Mark Rothko, ai bianchi vibranti di Robert Ryman e Agnes Martin, sino alle suggestioni di Richard Hamilton e Fred Sandback, tutto confluisce nei paesaggi della visione di Hashimoto. Per creare una natura che non sia copia dell'identico e dischiuderci così, sempre più illimitati eppure sensibilizzati, questi cieli d'artificio e luce, sino a fare della realtà tutta "una specie di gigantesco dipinto color-field".

La produzione artistica di Jacob Hashimoto (Greeley - Colorado, 1973) si basa sulla sua eredità giapponese: l'artista crea strutture tridimensionali di luce, come arazzi costituiti da migliaia di aquiloni in carta di bambù sospesi nello spazio con fili di nylon. Tra le sue principali mostre personali sono da ricordare: Armada (2012) presso Studio la Città di Verona, Gas Giant alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia in occasione della 55° Biennale d'Arte di Venezia (2013) e al MOCA Pacific Design Center (2014), Skyfarm Fortress (2014) presso la Mary Boone Gallery di New York. Le opere di Jacob Hashimoto sono parte di importanti collezioni private e pubbliche di tutto il mondo.




Fotografia Futurista
termina lo 01 novembre 2015
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

Oltre cento fotografie originali provenienti da collezioni private e da fondi storici nazionali come i Fratelli Alinari, il Museo del Cinema e di Fotografia di Torino, il Museo Archivio di fotografia Storica di Roma e gli archivi del Mart di Trento e Rovereto. Attraverso l'arco di mezzo secolo, il modo in cui i futuristi si sono impossessati del linguaggio fotografico per fissare l'invisibile della pulsione vitale e per trascrivere la realtà come creazione e divenire. Articolata in quattro sezioni, dalla distruzione della mimesi come illusione naturalista, alle ricerche innovatrici degli anni Venti-Trenta, la mostra a cura di Giovanni Lista comprende il fotodinamismo formalizzato dei fratelli Bragaglia, gli autoritratti di Depero, i fotomontaggi di Tato, fino alle foto-perfomance, in sintonia con le migliori avanguardie europee.

La prima sezione documenta le direzioni intraprese all'inizio del XX secolo dalla fotografia per distruggere l'illusione di una mimesi naturalista e autorivelarsi come immagine artificiale, non più riflesso della realtà ma costruita in studio: la cosiddetta «foto spiritica» che spesso era volutamente ludica e ironica cioè scopertamente proposta come gioco; l'immagine doppia o sdoppiata; la ricerca di una scansione formale attraverso cui la realtà funzionale tende a diventare solo ritmo astratto di luce o di linee; il ritratto multiplo, effettuato con la camera a specchi: il fotomontaggio, con fini fantastici, umoristici o ludici, in cui Boccioni intravede subito una immagine della molteplicità ontologica e pirandelliana dell'essere. All'invenzione del «fotodinamismo», o fotografia del movimento come energia in atto ad opera dei fratelli Anton Giulio e Arturo Bragaglia è dedicata la seconda sezione, come uno dei contributi più significativi del Futurismo alla Storia della fotografia.

Esplorando la capacità fotografica di fissare un gesto repentino in termini di energia pura che trascende la massa corporea, i fratelli intuiscono la possibilità di coglierne solo la scia luminosa che interpretano come verifica di una realtà spirituale, come manifestazione della forza vitale che abita la materia. Il fotoritratto che i futuristi hanno usato come veicolo di comunicazione ma anche come possibilità di restituire l'immagine emblematica di se stessi come artisti d'avanguardia è il tema del terzo approfondimento. Compensando la registrazione passiva della realtà da parte dello strumento fotografico, hanno inventato la foto-performance in cui l'artista consegna all'obbiettivo un'immagine autoironica di sé come figura istrionica e clownesca.

La quarta sezione è dedicata alle ricerche degli anni Venti e Trenta in cui i futuristi, in totale sintonia con le migliori avanguardie europee e ponendosi come corpo estraneo alla cosiddetta «cultura fascista», hanno praticato il fotomontaggio, il foto-collage, la composizione d'oggetti, i giochi di luci o di specchi, il teatrino d'ombre, le simbologie magiche, misteriose o allusive delle cose sorprese in chiave di natura morta, la metafora dei valori luminosi, la posa in costume come paradosso allegorico, sguardi che si pongono al di fuori dell'iconografia del regime. Accompagna la mostra il catalogo Fotografia futurista a cura di Giovanni Lista e pubblicato da Carla Sozzani Editore, che raccoglie le testimonianze della ricerca fotografica futurista e dei suoi nuovi codici visivi.

In mostra, le foto scelte tra trentun autori dai primi del novecento fino alla fine degli anni Quaranta: Vittorio Alinari (Firenze,1859/Livorno, 1932); Mario Bellusi (Ferrara,1893/Roma,1955); Francesco Benvenuti (Firenze,1863/Viareggio, 1919); Italo Bertoglio (Torino,1871/1963), Piero Luigi Boccardi (Intra, 1890/Torino, 1971); Umberto Boccioni (Reggio di Calabria,1882/Verona, 1916); Gustavo Ettore Bonaventura (Verona,1882/Roma, 1966); Anton Giulio Bragaglia (Frosinone, 1890/Roma, 1962) e Arturo Bragaglia (Frosinone, 1893/Roma, 1962); Mario Castagneri (Alessandria,1892/ Milano, 1940); Gianni Croce (Lodi, 1896/Piacenza, 1981); Tito D'Alessandri (Roma,1864/1942); Ferruccio Antonio Demanins (Trieste,1903/1944); Fortunato Depero (Fondo, 1892/Rovereto, 1960); Mario Gabinio (Torino, 1871/1938); Maggiorino Gramaglia (Torino, 1895/1971); Giovanni Giuseppe Guarnieri (Locorotondo, 1892/Mendoza, 1976); Emanuele Lomiry (Ancona, 1902/Roma, 1988); Elio Luxardo (Sorocaba, 1908/Milano,1969); Carlo Maiorana; Filippo Masoero (Milano, 1894/Roma, 1969); Bruno Munari (Badia, 1907/ Milano, 1998); Francesco Negri (Tromello in Nomellina, 1841/Casale Monferrato, 1924); Mario Nunes Vais (Firenze 1856/1932); Ivo Pacetti (Figline 1901/Albissola, 1970); Giulio Parisio (Napoli, 1891/1967); Enrico Pedrotti (Trento, 1905/Bolzano, 1965); Guido Pellegrini (Milano, 1886/1955); Tato alias Guglielmo Sansoni (Bologna, 1896/Roma, 1974); Thayaht alias Ernesto Michahelles (Firenze, 1893/Marina di Pietrasanta, 1959; Enrico Unterveger (Trento, 1876/1959); Wanda Wulz (Trieste, 1903/1984).




Federico Patellani
Professione fotoreporter


Un racconto dell'Italia che rinasce dopo la guerra
Il Nord e il Sud, Miss Italia e il cinema, scrittori artisti e poeti


23 aprile - 13 settembre 2015
Palazzo Madama - Torino

Federico Patellani (Monza 1911 - Milano 1977) è stato il primo fotogiornalista italiano e uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo, la cui produzione - realizzata nella quasi totalità per i giornali - è oggi conservata presso il Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo. Da questo materiale sono state selezionate circa 90 fotografie in bianco e nero, individuando le immagini che meglio rappresentano le tappe fondamentali della carriera di Patellani dalla fine della Seconda guerra mondiale alla metà degli anni Sessanta, quando il fotografo si dedicò soprattutto alla fotografia di viaggio. L'esposizione, a cura di Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, rientra nel programma Neorealismo. Cinema, Fotografia, Letteratura, Musica, Teatro. Lo splendore del vero nell'Italia del dopoguerra 1945-1968, un progetto del Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Il percorso espositivo è suddiviso in cinque sezioni che rappresentano le tematiche più importanti della sua produzione: la distruzione delle città italiane alla fine della Seconda guerra mondiale, la ricostruzione e la ripresa economica, il Sud dell'Italia e la Sardegna, la nascita dei concorsi di bellezza e la ripresa del cinema italiano, i ritratti degli artisti e degli intellettuali. Patellani riunisce in sé la figura di giornalista e di fotografo. Si avvicina alla fotografia dopo la laurea in Legge. Nel 1939 collabora con "il Tempo" di Alberto Mondadori, settimanale che si rifaceva all'esperienza di "Life" adattandola alla realtà italiana, che allora costituiva un luogo di incontro di letterati e intellettuali fra cui Carlo Emilio Gadda ed Eugenio Montale.

Nel 1946 parte per un viaggio nel Sud - che ripeterà per diversi anni - con gli architetti Lina Bo e Giuseppe Pagani, verso le "gravissime rovine causate dalla disperazione tedesca e dalla lentezza alleata nella fase conclusiva della battaglia per la liberazione di Roma", come scriverà nel 1977. Realizza importanti reportage in varie zone d'Italia, fra cui Puglia e Sardegna, sede del famoso lavoro sui minatori di Carbonia, realizzato nel 1950. Federico Patellani racconta un'Italia che cerca di dimenticare il passato recente e di ritrovare le proprie radici, di costruire un senso di appartenenza e una capacità di partecipare alla vita civile in un Paese che sta cambiando pelle, da contadino sta diventando industriale. Oltre alla cronaca, con uguale curiosità si dedica al costume, celebri le sue fotografie sui concorsi di bellezza, scorciatoia di emancipazione e di speranza per molte giovani donne che desideravano lasciarsi alle spalle le miserie della guerra.

Cresciuto alla scuola del cinema (già nel 1941 aveva lavorato con Mario Soldati per il film Piccolo Mondo Antico), Patellani è amico di Carlo Ponti, Mario Soldati, Dino De Laurentiis, Alberto Lattuada e con loro stabilisce un sodalizio professionale che lo rende testimone privilegiato sul set di molti film girati in Italia. Ritrae così tutti i più importanti attori e registi, da Totò a Sofia Loren, da Ingrid Bergman a Gina Lollobrigida, da Silvana Mangano a Elsa Martinelli, da Anna Magnani a Giulietta Masina, da Fellini e Visconti a De Sica. Parallelamente frequenta artisti e letterati, salotti mondani e studi di pittori (Thomas Mann, Carlo Carrà, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Ardengo Soffici, Filippo de Pisis).

Le sue fotografie sono ancora oggi incredibilmente attuali perché prive di retorica; appare evidente come nel suo lavoro egli sia mosso da un sincero interesse documentario, gli stia a cuore solo la possibilità di documentare la realtà in modo sincero. Il suo lavoro conserva un incredibile sguardo attuale e testimonia, a posteriori, gli sforzi compiuti dagli italiani per la costruzione di un'identità comune, fatta di molti intrecci, di sfumature culturali e di costume. (Comunicato Ufficio stampa Museo di Fotografia Contemporanea)




Antony Gormley - Critical Mass Antony Gormley: Human
termina il 27 settembre 2015
Forte di Belvedere - Firenze

La mostra di Antony Gormley (Londra, 1950), uno dei più apprezzati scultori viventi, curata da Sergio Risaliti e Arabella Natalini, vede riunite più di cento opere nelle sale interne della palazzina, sui bastioni, sulle scalinate e le terrazze, occupando ogni lato della fortezza cinquecentesca con le sue straordinarie viste sulla città e le colline circostanti. Tra le opere in mostra l'importante installazione Critical Mass, un "anti-monumento che evoca tutte le vittime del XX secolo". L'opera fu ideata originariamente nel 1995, per un vecchio deposito di trama Vienna, per "attivare l'intero edificio e farne un punto di riflessione su un momento buio della storia della Germania".

Le figure più naturalistiche di Critical Mass, derivate da modelli presi direttamente dal corpo dell'artista, sono in dialogo con le recenti opere conosciute come Blockworks, che restituiscono l'anatomia umana attraverso volumi architettonici mentre ogni scultura è posizionata per entrare in risonanza con la struttura del Forte. Come afferma l'artista: "Il Forte è un esemplare straordinario di trasformazione: una collina naturale trasformata in manufatto da Ferdinando de' Medici. Per lungo tempo è stato associato all'arte contemporanea, spesso usato come contesto monumentale per opere monumentali. Piuttosto che inserire altre opere il cui intento è di misurarsi con la spazialità del luogo, ho scelto di esporre opere a misura d'uomo che permettano alla forma e alla sostanza di questa notevole costruzione di esprimersi...".

La grande esposizione che vede la ridefinizione della figura umana, trova la sua collocazione "naturale" a Firenze, città nella quale, tra Quattrocento e Cinquecento, artisti come Donatello, Michelangelo, Bandinelli e Cellini si sono dedicati allo studio della rappresentazione dell'uomo "ideale" in rapporto all'architettura. Antony Gormley è ampiamente acclamato per le sue sculture, installazioni e opere d'arte pubblica. Il suo lavoro ha sviluppato il potenziale aperto dalla scultura a partire dagli anni sessanta del secolo scorso attraverso un impegno critico sia con il proprio corpo che con quello degli altri affrontando questioni fondamentali relative alla posizione degli esseri umani in rapporto con la natura e il cosmo. Gormley cerca continuamente di identificare lo spazio dell'arte come luogo del divenire in cui possono nascere nuovi comportamenti, pensieri e sentimenti.

I lavori di Gormley sono stati ampiamente esposti in tutto il Regno Unito e a livello internazionale con mostre: Zentrum Paul Klee, Berna (2014); Deichtorhallen, Hamburg (2012); Kunsthaus Bregenz, Austria (2010); Malmö Konsthall, Svezia (1993) e Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Danimarca (1989). Ha inoltre partecipato a importanti mostre collettive come la Biennale di Venezia (1982 e 1986) e Documenta 8, Kassel, Germania (1987). Opere pubbliche permanenti includono l'Angel of the North (Gateshead, Inghilterra), Another Place (Crosby Beach, Inghilterra), Dentro Australia (Lake Ballard, Western Australia) e Exposure (Lelystad, Olanda). Gormley è stato insignito del Turner Prize nel 1994, il South Bank Prize for Visual Art nel 1999, la Bernhard Heiliger Premio per la Scultura nel 2007, il Premio Obayashi nel 2012 e il Praemium Imperiale nel 2013. (Estratto da comunicato stampa Silvia Pichini - Responsabile comunicazione Galleria Continua)




Aikaterini Gegisian - A Small Guide to the Invisible Seas - Collage on paper 28.5x22cm 2015 - © Aikaterini Gegisian - Courtesy Kalfayan Galleries, Athens-Thessaloniki 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Isola di San Lazzaro degli Armeni - Venezia

In quest'anno simbolico, 2015, il Padiglione dell'Armenia, a cura di Adelina Cüberyan v. Fürstenberg, partecipante alla 56. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, è dedicato agli artisti della diaspora armena.

Presentazione rassegna




Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël
termina il 13 settembre 2015
Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)

Dal Musée d'Orsay di Parigi, grazie a un rapporto di collaborazione con la Magnani Rocca, arriva per la prima volta in Italia l'opera di Renoir La Seine à Champrosay: è l'occasione per un inedito percorso sulla figura di Luigi Magnani appassionato collezionista, tra i tanti interessi, anche di pittura di paesaggio. Lo splendido dipinto, realizzato en plein air nel 1876, viene esposto in un rinnovato allestimento al primo piano della Villa dei Capolavori insieme a Falaises à Pourville di Monet, Paysage de Cagnes e Les Poissons di Renoir, della collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca.

Nella stessa sala il pubblico può ammirare anche due opere di Matisse, tra cui Odalisque sur la terrasse, mai esposta in precedenza e restaurata per l'occasione, dove il fascino per l'Oriente viene unito all'incanto dei colori della Costa Azzurra. Il percorso prosegue con cinque acquerelli e un olio su tela di Cézanne - fra i quali due splendidi paesaggi della Provenza - tra le pochissime opere del maestro francese conservate nel nostro Paese. L'intensa, raffinata esposizione si conclude con un omaggio a Nicolas de Staël.». (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Enea Bolzoni Enea Bolzoni - Energia per la vita Energia per la vita
Enea Bolzoni - retrospettiva


termina il 30 settembre 2015
Spazio Arte Unipolsai - Varese
www.eneabolzoni.it

Potrebbe sembrare strano titolare una mostra retrospettiva Energia per la vita, ma, si sa, per l'Arte nulla è impossibile. Anzi. Visionarietà. Lungimiranza. Preveggenza quasi profetica. Quando Enea Bolzoni, prima di essere improvvisamente travolto da un male incurabile, creava nella sua ispirazione più alta le opere dedicate all'Evoluzione, non poteva immaginare che tale argomento sarebbe diventato il fulcro del grande evento internazionale Expo Milano 2015. Durante gli anni (1995-2014) di un intenso affascinante lavoro di ricerca formale e di pensiero, l'artista stesso chiariva la sua idea sulla "...dottrina dell'evoluzione, per la quale si passa dal semplice al complesso, dall'indeterminato al determinato...".

Da qui scaturisce l'esposizione attuale che parla di vita, di nascita e di rinascita nello scorrere infinito della temporalità cosmica, attraverso materia e colore di una sessantina di opere esposte. La mostra giunge dopo il successo dell'ultima grande antologica di Bolzoni nel 2014 al Chiostro di Voltorre. Fabrizia Buzio Negri, il critico d'arte che presenterà l'evento espositivo, così scriveva: "Pittore per interiore esigenza, Enea Bolzoni fa rinascere ogni soggetto in assemblaggi di natura vegetale e minerale, che si animano in un'atmosfera magica e inquietante, in un dialogo intimo con il colore che emerge tra screziature, accumuli, dissolvenze. La trama cromatica sostiene la percezione di un divenire lirico di Ere lontanissime o futuribili, dove tutto si modifica in evoluzioni di naturalità."




Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori. Renoir Monet Cézanne Matisse De Staël
termina il 13 settembre 2015
Fondazione Magnani Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)

Dal Musée d'Orsay di Parigi, grazie a un rapporto di collaborazione con la Magnani Rocca, arriva per la prima volta in Italia l'opera di Renoir La Seine à Champrosay: è l'occasione per un inedito percorso sulla figura di Luigi Magnani appassionato collezionista, tra i tanti interessi, anche di pittura di paesaggio. Lo splendido dipinto, realizzato en plein air nel 1876, viene esposto in un rinnovato allestimento al primo piano della Villa dei Capolavori insieme a Falaises à Pourville di Monet, Paysage de Cagnes e Les Poissons di Renoir, della collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca.

Nella stessa sala il pubblico può ammirare anche due opere di Matisse, tra cui Odalisque sur la terrasse, mai esposta in precedenza e restaurata per l'occasione, dove il fascino per l'Oriente viene unito all'incanto dei colori della Costa Azzurra. Il percorso prosegue con cinque acquerelli e un olio su tela di Cézanne - fra i quali due splendidi paesaggi della Provenza - tra le pochissime opere del maestro francese conservate nel nostro Paese. L'intensa, raffinata, esposizione si conclude con un omaggio a Nicolas de Staël.». (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Le Isole incantate.
Il Grand Tour e la pittura di veduta nei Domini Borromeo: da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton


termina il 25 ottobre 2015
Palazzo dei Principi all'Isola Bella (Lago Maggiore)

La mostra curata da Alessandro Morandotti con la collaborazione di Fenisia Cennamo, Veronica Drago ed Elisabetta Silvello, è stata anche occasione per un importante intervento di restauro voluto dai Principi. Ne è stato oggetto il gruppo di Delizie, ovvero di vedute settecentesche dei Domini Borromeo di mano di Francesco Zuccarelli. Il restauro, da poco concluso, ha restituito la primitiva leggerezza alle sette tele del maestro, opere dove l'attenzione documentaria si coniuga mirabilmente con l'allegoria, secondo il gusto dell'epoca. Per la mostra il curatore ha scelto di presentare esclusivamente quelle che raffigurano i Domini Borromeo sul Lago Maggiore, in coerenza con il tema dell'esposizione.

A coniare la definizione di "Isola Incantata", riferendosi all'Isola Bella, fu Gilbert Burnet (1643-1715), un pastore anglicano che visitò l'Italia con un occhio molto critico nei confronti della censura ecclesiastica e delle forme di governo assolutista di molti stati italiani. Burnet fu uno dei primi viaggiatori a passare dall'Isola Bella, nel 1686, inaugurando idealmente la stagione delle immancabili tappe sul Lago Maggiore dei viaggiatori europei del Grand Tour. Un giudizio per certi versi premonitore, il suo, dato che il cantiere che trasformò alcuni scogli affioranti in quella meraviglia che è l'Isola Bella, era ancora all'inizio ma: "when all is finished, this place will look like an Inchanted Island", egli preconizzò.

Da allora e sino ai tempi moderni, lo stuolo dei viaggiatori, e con essi, degli artisti che scesero ad ammirare l'Isola Bella e i Domini dei Principi Borromeo sul Lago Maggiore, è diventato ininterrotto, creando la fama di cui le Isole Borromee godono ancora nel mondo anglosassone e nordico in generale. Come avviene nel resto d'Italia, alle testimonianze di viaggio corrisponde un'immediata fortuna visiva delle Isole, subito al centro degli interessi del moderno vedutismo, una seconda faccia della medaglia per seguire il gradimento delle bellezze artistiche e naturali italiane.

La mostra cercherà di restituire questo doppio registro della fortuna delle Isole Borromee, mettendo a confronto documenti figurativi (dipinti, disegni, incisioni, fotografie) e testimonianze letterarie tra la fine del XVII e l'inizio del XX secolo. Come testimonia il sottotitolo della rassegna, "Da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton", Morandotti e il suo gruppo di lavoro propongono un ampio ventaglio di opere e tra esse numerose sono le riscoperte, di opere oltre che di artisti specializzatisi nell'ambito del vedutismo, riscoperte che permettono di arricchire le nostre conoscenze su un capitolo della storia dell'arte in Italia settentrionale ancora molto trascurato dagli studi e dalle occasioni espositive.

L'inchanted Island era stata strategicamente concepita da Vitaliano VI Borromeo (1620-1690) perché "potesse servire alla casa per farsi amici e stima", come ricorda un passo del suo testamento, ed era per questo sempre aperta alle visite di ospiti illustri, per matrimoni e ricevimenti solenni, nonché per le pubbliche 'recensioni' dei forestieri illustri che percorrevano le strade d'Italia nell'età dell'obbligato viaggio di istruzione dei gentiluomini europei, tra Seicento e Settecento.

L'Isola dei viaggiatori è soprattutto quella degli spettacolari giardini che evocano paragoni storico-letterari (tra l'isola di Armida 'cantata' dal Tasso o i leggendari giardini della regina Semiramide) e talvolta stimolano metafore più fantasiose (al tedesco Keyssler sembrava una di "quelle guantiere foggiate a mo' di piramide in cui siamo soliti servire in tavola i dolciumi"); i giardini non lasciano mai indifferenti i visitatori, anche quando si tratta di criticarne l'artificiosa concezione negli anni della progressiva attenzione per il giardino paesaggistico. Secondo schemi consueti nei resoconti di viaggio, le testimonianze rimandano le une alle altre, sancendo convenzioni di lettura che diventano veri e propri 'stereotipi'.

Con la piacevole sorpresa di verificare che improvvisamente Milano, grazie alle bellezze naturali dell'Isola Bella e dell'Isola Madre, divenne la città dei giardini e dei giochi d'acqua, come non era mai stata prima, almeno agli occhi dei viaggiatori. Come naturale appendice della mostra, verranno prese in considerazione non solo le vedute delle altre residenze dei Borromeo sul Lago Maggiore (dalla Rocca di Angera ai Castelli di Cannero) ma anche le vedute di altre proprietà lombarde dei Borromeo (Cesano Maderno, Senago, Peschiera Borromeo) spesso nate in pendant o in serie con opere raffiguranti le Isole. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Natura Oltre
Visioni di Mario Raciti sul paesaggio dell'Alto Garda


termina lo 01 novembre 2015
Museo di Riva del Garda
www.museoaltogarda.it

Dopo alcune esplorazioni del territorio dell'Alto Garda avvenute nel mese di novembre 2014, Mario Raciti (Milano, 1934) si è dedicato ad un ciclo di opere su carta che restituiscono all'osservatore differenti percorsi immaginativi intorno ai luoghi che lo hanno maggiormente sedotto, sia dal punto di vista naturalistico sia da quello più indeterminato e sfuggente che implica la possibilità di portarsi oltre il visibile, verso le zone instabili della visione sospesa, straniante, errante. Natura Oltre indica lo sconfinamento immaginativo che le morfologie paesaggio hanno suscitato tenendo aperto quel carattere di presenza-assenza dell'immagine che costituisce l'identità costante della sua ricerca, processo d'invenzione e rivelazione dell'invisibile.

Questo ciclo di opere è ancor più significativo in quanto - nel contesto di ricerca che Raciti conduce da diversi decenni intorno alle forme dell'ignoto - esso si pone come una felice digressione, un racconto di molteplici avvistamenti che si apre e si chiude in modo autonomo e compiuto, nel rispetto del referente naturalistico. Attraverso circa sessanta fogli di diversa dimensione (disegni, inchiostri, tempere, tecniche miste) la mostra raccoglie nuclei di immagini relative a luoghi, forme naturali, panorami che da minimi dettagli si aprono verso il respiro dell'altrove, con intuizioni spaziali che affermano l'oltrepassamento delle forme conosciute.

La svettante rocca di Arco, le rocce scoscese del Ponale, le gallerie della gardesana occidentale, la cascata del Varone, le trasfigurazioni del monte Brione, la riscoperta simbolica dei cimiteri, il panorama con le sponde del lago, i crinali dei monti visti da lontano, le vie e i camminamenti dentro le vegetazioni, il profilo degli uliveti e il ritmo spaziale dei cipressi. Sono questi i luoghi ricorrenti che hanno attirato l'artista nel suo viaggio tra le atmosfere evocative della natura gardesana, intuizioni figurali che esprimono lo stupore e l'incanto del paesaggio, ma anche quel senso di sottile smarrimento che Raciti coltiva come valore necessario al suo modo di creare segni e colori.

Si tratta di una sequenza di visioni poetiche che rimandano alle energie profonde dell'inconscio, agli impulsi inquieti dell'immaginazione, alle avventure grafico-cromatiche che sono una preziosa lezione di sguardo che privilegia il flusso della fantasia tra meditazione e trasfigurazione interiore. Per l'occasione verrà pubblicato il catalogo delle opere esposte introdotte da un saggio critico del curatore Claudio Cerritelli, docente di Storia dell'Arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Brera.

«(...) Inseguivo chimere altre, era un viaggio che svolgeva verso un non dove, in una atmosfera visionaria di tensione e dissipazione. Ho pensato sempre alla mia pittura, che viaggia e varia nella psiche profonda del viaggiatore, come a un romanzo di formazione, alla maniera di Enrico di Ofterdingen di cui Klaus Wolbert ha citato per il mio lavoro il fiore azzurro, che è simbolo romantico. (...) I fiori del profondo è l'ultima evoluzione della mia pittura. Dopo le figurazioni fantastiche degli anni '60, le Presenze assenze degli anni '70, le Mitologie degli anni '80, negli anni '90 nascono i Misteri, che evolvono nel 2000 nei Why (drammatico "perché" del Cristo sulla croce). Poi, rivivendo il mito di Proserpina, che, prigioniera nell'Ade, anela a comunicare sulla terra colla madre Demetra, dea delle messi, facendo nascere sul pianeta i fiori a primavera, apro il dramma alla speranza, Speranza, oggi velata dalla privazione di contatti veri, speranza di un nuovo vivere...» (Mario Raciti)

«Ho siglato con P.A.G. (Paesaggi dell'Alto Garda)le opere singolari che mi sono nate da quando ho accettato l'incarico di rappresentare questi bellissimi luoghi. Quest'esperienza,apparentemente fuorviante, mi ha rivelato la disponibilità e l'estensione del mio sentire. La forma è un po' cambiata, sono apparsi (ma un po' come fantasmi?) i referenti del lago,delle strade, delle montagne,ma anche dei romanzi, dei racconti,delle poesie dei grandi che frequentarono questi luoghi: Mann, Kafka, Rilke, assai stimolanti compagni. Lo stile (come a volte avviene nell'effimero di oggi) non deve essere determinato dalla forma, è invece un'ossessione che abbiamo dentro che si adatta coerentemente ad ogni forma che lo possa recepire. in questo caso, anche nei Paesaggi dell'Alto Garda,sono stato portato ad indagare quello che mi assilla da sempre: ciò che si nasconde "verso il dentro" e ciò che si nasconde "verso l'alto". Ritornerò poi ai temi e alle forme consuete (in questo momento a "Una o due figure", che vagano in spazi ignoti) sicuro, convinto, perchè ho sperimentato che, anche nel mondo visionario, tutto si tiene.» (R.)




Racconti privati. Interni 1967 - 1978
Fotografie di Mario Cresci dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea


termina lo 06 settembre 2015
Museo di Fotografia Contemporanea - Milano
www.mufoco.org

La mostra, a cura di Roberta Valtorta, presenta una selezione di fotografie realizzate da Mario Cresci tra Tricarico e Barbarano Romano nel periodo 1967-1978, quando viveva in Basilicata. Cresci (Chiavari, 1942) si forma al Corso Superiore di Industrial Design di Venezia. Tra il 1966 e il 1967 con il gruppo di urbanistica Il Politecnico, nato a Venezia intorno al sociologo Aldo Musacchio, scende a Tricarico, un paese in provincia di Matera. Il progetto è la realizzazione del piano regolatore del paese e il compito di Cresci è quello di occuparsi della grafica degli elaborati e del rilevamento fotografico degli ambienti, degli oggetti e di tutti gli aspetti della vita sociale e produttiva della comunità. E' il tempo in cui sociologi e intellettuali calano nel Mezzogiorno, riscoperto alla luce delle narrazioni di Carlo Levi e delle ricerche antropologiche di Ernesto De Martino.

Dopo questo primo viaggio e dopo alcuni spostamenti, tra 1968 e 1969, fra Roma, Parigi, Milano, Cresci torna in Basilicata e stabilisce la sua casa a Matera, fino al 1988, quando si trasferisce a Milano, e successivamente a Bergamo. La lunga permanenza in Basilicata gli permette di lavorare sui concetti di territorio, memoria, archivio, temi che intreccia in modo "naturale" alle questioni del progetto, dei linguaggi espressivi, della visione, centrali nella sua opera. Nel 1967 realizza la serie Ritratti mossi (ripresa poi nel 1974), figure in interni i cui volti cancella attraverso il mosso fotografico.

Mentre gli oggetti e i luoghi risultano a fuoco e quindi sono descrivibili, le persone si presentano illeggibili: Cresci, appena arrivato, tenta un racconto delle loro identità attraverso i dati fisici dell'ambiente. Tra il 1967 e il 1972 realizza la serie Ritratti reali, riprese di gruppi familiari che posano in interni tenendo in mano fotografie dei loro antenati. Il rapporto fra lo sguardo delle persone riprese e lo sguardo degli antenati rappresentati nelle fotografie crea un corto circuito tempo reale-memoria. Per Cresci Ritratti reali è un lavoro di "verifica" sul sociale e contemporaneamente su se stesso: infatti si autoritrae mentre tiene in mano le fotografie dei suoi antenati.

Fra il 1978 e il 1979 realizza un'ampia serie di ritratti in interni a Barbarano Romano, sempre annullando la fisionomia delle persone attraverso il mosso, e sempre comprendendo anche se stesso fra queste persone. Si tratta di lavori nei quali l'identità dell'individuo e della comunità viene letta attraverso gli oggetti e gli arredi della casa. Scrive: "Mi ha sempre affascinato il rapporto degli oggetti con le persone, soprattutto quelli d'uso, appartenenti alla cultura materiale dell'uomo, quelli della sua storia: dagli utensili più semplici a quelli più complessi, sino ad arrivare alle forme più evolute del design contemporaneo".

Mario Cresci è un indiscusso maestro della fotografia e del graphic design contemporaneo. La sua vasta opera, caratterizzata da una grande libertà di sperimentazione, vede intrecciarsi molti elementi: l'analisi della percezione visiva, la fotografia,il graphic design, il disegno, l'indagine antropologica, lo studio del paesaggio e dei luoghi dell'arte, l'installazione e l'opera site specific. Ha sempre mediato la sua attività artistica con l'impegno didattico. Cresci ha pubblicato innumerevoli libri. Il Museo di Fotografia Contemporanea conserva 280 fotografie dell'autore, che datano dalla metà degli anni Sessanta. Una parte delle opere in mostra è tratta dal Fondo Lanfranco Colombo (Regione Lombardia), una parte è stata gentilmente prestata dall'autore per questa occasione espositiva. (Comunicato stampa)




Croce gemmata Museo San Fedele: Itinerari di arte e fede
Parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Presso alcuni spazi adiacenti alla chiesa di San Fedele, un piccolo «museo» che integra, in una continua dialettica tra antico e contemporaneo, il percorso tra arte e fede realizzato negli ultimi anni dai gesuiti dell'omonima Fondazione milanese. In alcuni spazi recentemente restaurati si sviluppa un itinerario artistico e religioso unico nel suo genere. L'arte cosiddetta «sacra» non è morta, come spesso si è detto nel Novecento, ma necessita di una «conversione» del linguaggio e un'attualizzazione del suo messaggio. Per questo motivo, nella chiesa di San Fedele progettata nel Cinquecento da Pellegrino Tibaldi, dopo che Lucio Fontana nel 1957 realizzò la pala del Sacro Cuore, artisti contemporanei del calibro di David Simpson, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sean Shanahan e Claudio Parmiggiani sono stati interpellati per riflettere su alcuni temi della fede.

Il nuovo percorso, oltre a comprendere la chiesa, si snoda tra alcuni ambienti già restaurati: la cripta secentesca, il sacello, la cappella delle Ballerine; e poi l'imponente sacrestia lignea del Seicento e l'antisacrestia con quadri di Ambrogio Figino e Bernardino Campi. A questi, si aggiungono da oggi tre nuovi spazi, dedicati ad antichi reliquiari, oggetti liturgici (secc. XVI-XIX) e dipinti: opere di Girolamo Romanino, Francesco Cairo, fratelli Procaccini, Giacomo Favretto sono esposte accanto a quelle di Mario Sironi, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Umberto Milani, Lawrence Carroll e altri, in un confronto tra antico e contemporaneo, in un dialogo tra le diverse arti, compresa la fotografia (Joel Meyerowitz).

L'inaugurazione dei nuovi locali espositivi, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, direttore della Galleria San Fedele, con l'allestimento dell'arch. Mario Broggi, segna una nuova tappa nel cammino compiuto dal San Fedele in più di mezzo secolo. Il nuovo itinerario tra arte e fede si caratterizza sia come luogo della memoria, sia come stimolo di riflessione per aprire un dialogo fecondo con la cultura e la spiritualità odierne. Per comprendere la fede tramandata dai nostri padri e consegnarla alle generazioni future. (Comunicato stampa)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




Hands tell
regia di Elisabetta Abbondanza

Presentazione del film
09 settembre 2015, ore 19.00
Società Dante Alighieri - Comitato di Berlino e. V.
www.danteberlin.com

Con la partecipazione straordinaria dei protagonisti del film Giuseppe Fornasari, Marlis Richter e Livia Polidoro. Grazie ad un corso di self-narration che si è svolto da ottobre 2013 a novembre 2014, alcuni artigiani italiani e tedeschi hanno avuto l'opportunità di spiegare, attraverso parole, immagini e una serie di esercizi, il collegamento tra la loro attività e la loro personalità. Il film illustra inoltre l'utilità del metodo della self-narration, volto alla conoscenza di noi stessi.




Una Tradizione per la Modernità: i Poeti e l'Antico tra Italia e America
a cura di Cecilia Piantanida


09 settembre 2015, ore 18.00
Ghiggini 1822 - Varese
www.ghiggini.it

L'incontro si propone di esplorare l'intimo legame tra la poesia del novecento e la lirica antica. Rivivendo nei versi dei poeti contemporanei attraverso citazioni, traduzioni, riscritture e raffinate suggestioni, gli antichi rimangono interlocutori fondamentali della letteratura del presente. La lettura e il confronto di testi appartenenti a luoghi e contesti diversi come l'Italia e l'America forniranno lo spunto per una riflessione sul rapporto tra modernità, passato e tradizione. Il dialogo tra poesia contemporanea e lirica antica, che affiora come un filo sottile nell'opera di molti grandi del novecento (Pascoli, Quasimodo, Pasolini, Pound, H.D., Carson etc.), non è solo una continua fonte d'ispirazione, ma diventa essenziale all'indagine sull'identità e la conoscenza umana.

Cecilia Piantanida (Varese) si laurea in Lettere Classiche e Letteratura Inglese presso la Durham University nel 2007. Ha conseguito un Master in Letteratura Comparata al King's College di Londra nel 2008 e il Dottorato di Ricerca all'Università di Oxford nel 2013 con una tesi comparatistica sulla ricezione della lirica antica nella poesia del novecento. Ha pubblicato e presentato relazioni sulla fortuna dei classici in diversi poeti Italiani e Nord Americani tra cui Giovanni Pascoli, Salvatore Quasimodo, Ezra Pound e Anne Carson. Al momento sta lavorando alla monografia tratta dalla sua tesi di dottorato. (Comunicato stampa)




Corsi di tedesco per principianti della Società Dante Alighieri, Comitato di Berlino e.V.
dal 24 agosto 2015

www.danteberlin.com




TeatroInMatematica
Teatro Carcano - Milano

A cura di Maria Eugenia D'Aquino
Regia di Valentina Colorni
Con Maria Eugenia D'Aquino, Massimo Loreto, Riccardo Magherini, Annig Raimondi, Vladimir Todisco Grande
Drammaturgia: Riccardo Mini
Consulenza scientifica: Alberto Colorni, Renato Betti, Tullia Norando, Paola Magnaghi - Politecnico di Milano Franco Pastrone - Università di Torino
Musiche: Maurizio Pisati
Scene e effetti sonori, riprese e grafica: Ino Lucia, VAS di Davide Ganito, Virginio Levrio, Carlotta Mercantini, Benedetta Mercantini, Enrico Targetti
Luci: Fulvio Michelazzi
Collaborazione ai costumi: Sartoria Neglia - Milano

Ritorno al Teatro Carcano per la stagione 2015/16 della originale iniziativa di PACTA. dei Teatri, nata nel 2002 da una felice intuizione di Maria Eugenia D'Aquino, attrice e direttrice artistica del progetto. La chiave del successo è proprio la traduzione di concetti matematici, apparentemente astrusi, in personaggi e trame avvincenti, attraverso cui si svelano i retroscena che hanno tracciato, nel corso della storia, il percorso della conoscenza. (Comunicato PACTA. dei Teatri - Teatro Oscar)

- Programma

.. 09 novembre, ore 11.30, I numeri primi e la crittografia

La maggior parte di noi sa che cosa siano i numeri primi, pochi però conoscono la loro storia, le applicazioni che hanno nella vita di tutti i giorni e soprattutto il loro lato enigmatico. Nello spettacolo tutti gli aspetti più affascinanti e curiosi di questa famiglia di numeri particolari, considerati a ragione come i mattoni su cui si costruisce tutta la matematica, e le molteplici applicazioni che utilizziamo quotidianamente. Un treno corre veloce nella notte. Un controllore ci accompagna nel viaggio notturno, e un viaggiatore misterioso non vuole rivelare che cosa contenga la valigia dalla quale non si separa mai. I vagoni del treno sono altrettanti momenti di storia della matematica e della crittografia, dalla cifratura di Cesare al metodo RSA (quello che regola il nostro bancomat), basato proprio sull'enigma dei numeri primi. Alla scena del vagone del treno si alterna la scena di un accampamento del nemico, in cui due sentinelle che attendono il passaggio del treno si intrattengono giocando con i numeri primi e approdano a interessanti scoperte...

... ore 15.00, Parallelismi: geometrie euclidee e non

Euclide, un nome che incarna la Geometria. Un nome e un libro: Euclide e gli Elementi. Scritto nel 300 a.C., ancor oggi affascina e stupisce, fa discutere. Da qui nasce lo spettacolo delle geometrie. Il testo si articola in diversi atti unici sulle insospettabili analogie della geometria con il linguaggio teatrale, tra cui: uno sguardo alla Storia e all'avvincente odissea del quinto postulato di Euclide; l'Amleto shakespeariano scopre, dietro il fantasma del padre, un messaggero giunto a rivelargli le differenze tra terza e quarta dimensione, tra vita letteraria e vita reale; la rilettura di un famoso racconto di fantascienza esplora le vertigini spazio-temporali dell' ipercubo.

.. 30 novembre, ore 11.30, Appuntamento al limite - Il calcolo sublime

Il calcolo infinitesimale è una delle teorie che più ha arricchito la matematica moderna e determinato il progresso scientifico, in quanto è in grado di interpretare il continuo e il movimento. E' davvero il calcolo sublime, e cioè, ciò che arriva sino alla soglia più alta. Newton e Leibnitz ne sono gli scopritori. Le origini però risalgono ai geometri greci dell'antichità, per poi evolversi nel concetto di numero sino alla sintesi tra geometria e algebra di Cartesio e, ancora, conquistare il concetto di funzione, superare lo scoglio dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo, entrare d'un tratto nel concetto di limite.

Lo spettacolo esplora questi temi in chiave teatrale, partendo appunto dall'idea di limite, inteso come non-luogo estremo verso cui tendiamo senza potervi giungere, nel quale la realtà che conosciamo cambia natura, e i rapporti si trasformano: una soglia proibita che conduce ad un mondo capovolto e magico dove, come nel teatro, tutto è finto, ma niente è falso. Nelle scene emergono poco a poco le relazioni che legano i personaggi, le dinamiche dei loro sentimenti, i mutamenti causati dal cambiamento di alcune condizioni. Si tratta della forma teatrale in cui si possono esprimere alcuni dei concetti fondamentali del calcolo infinitesimale quali funzione, continuità, derivata, sistemi dinamici e, sopra a tutti, il concetto di limite.

.. 30 novembre, ore 15.00, L'irrazionale leggerezza dei numeri

Una morte misteriosa, un presunto naufragio: così scomparve Ippaso da Metaponto, colpevole di aver scalfito la perfetta razionalità del sistema pitagorico, divulgando il segreto dei numeri irrazionali. Da qui parte lo spettacolo. Pitagora, pi greco, radice quadrata, sezione aurea: numeri e personaggi illustri ruotano intorno a una vicenda densa di mistero e di intrecci. I numeri contengono interruzioni, luoghi dove dovrebbe esserci qualcosa ma dove invece non c'è niente. Lo spettacolo si insinua proprio in questi spazi non misurabili facendo affiorare tracce di matematica e storia, senza tralasciare un'avvincente esplorazione nel mondo della musica, arte nella quale i pitagorici giocarono un ruolo fondamentale.

.. 15 dicembre, ore 11.30, Parallelismi: geometrie euclidee e non
.. ore 15.00, I numeri primi e la crittografia




XXVI Valcamonica Symposium XXVI Valcamonica Symposium
Prospettive sulla ricerca dell'arte rupestre a 50 anni dalla fondazione del Centro Camuno


09-12 settembre 2015
Centro Camuno di Studi Preistorici - Capo di Ponte (Valcamonica, Brescia)
www.ccsp.it

La scoperta dell'arte rupestre si allarga a tutto il mondo. L'incontro di studiosi a livello internazionale è incentrato sulle prime manifestazioni artistiche dell'uomo preistorico che ha, in Valle Camonica, uno dei più importanti siti mondiali. La Valcamonica è inoltre il primo sito italiano inscritto nel 1979 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco. E proprio da qui è partita, nel 1964, attraverso i Valcamonica Symposium, la grande campagna mondiale di ricerca dell'arte rupestre che ha portato alla scoperta dei primi 40.000 anni di storia ed iconografia dell'Uomo.

Oggi sono noti in Europa oltre 12.000 siti con arte rupestre mentre in tutto il mondo stanno emergendo testimonianze che hanno anticipato la datazione delle prime rappresentazioni di immagini e simboli di 70.000 anni, in particolare in Tanzania. Al Valcamonica Symposium 2015 hanno dato fino ad oggi la loro adesione studiosi di 19 Paesi e sono soprattutto le aree esterne all'Europa a portare le maggiori novità. Durante il Simposio verrà presentata anche l'area brasiliana della Capivara: un grande sito di 130.000 ettari con oltre 1.400 ripari istoriati e dipinti precedenti al 20.000 a.C., che fanno di questa grande area il contesto rupestre più antico dell'America.

Queste scoperte hanno sollevato interrogativi anche in merito al popolamento del continente americano da parte dell'Uomo, con ipotesi di una provenienza africana dei primi colonizzatori. Oltre alle ricerche sull'arte rupestre, il Valcamonica Simposio accoglierà una tavola rotonda, curata da Roberta Alberotanza, ex Presidente del Comitato Cultura del Consiglio d'Europa, sul tema della sostenibilità turistica dei contesti rupestri che si sono conservati spesso grazie alla loro relativa lontananza dai centri urbani e che un turismo non programmato e controllato rischierebbe di compromettere. (Comunicato stampa Roberta Lombardo Hurstel)




REC 015 - Rassegna Estiva Cinematografica ad Albano Laziale REC 015 - Rassegna Estiva Cinematografica
16 agosto - 06 settembre 2015, da giovedì a domenica ore 21.00
Arena Piazza Pia - Albano Laziale (Roma)
ufficiostampa.uparte@gmail.com

Rassegna Estiva Cinematografica ideata e organizzata da Percorsi Up Arte. L'arena cinematografica verrà animata da un presentatore che anticiperà i film scelti per questa stagione e intervisterà in alcune occasioni, gli ospiti intervenuti. Tra le proiezioni, le migliori proposte del cinema d'animazione, di fantascienza, della produzione indipendente italiana fino agli ultimi successi dell'anno. Tutti gli spettacoli saranno ad ingresso gratuito. La serata di apertura del 16 agosto, organizzata in collaborazione con il Liff - Levante International Film Festival di Bari, sarà dedicata al circuito del cortometraggio internazionale. Al pubblico di Albano Laziale il compito di decretare il vincitore della prima edizione di quello che punta a diventare il Festival del Cortometraggio di Albano Laziale. (Comunicato Ufficio Stampa Percorsi Up Arte)

Programma

- 16 agosto
Corti ad Albano - Festival del cortometraggio di Albano Laziale
Serata di cortometraggi internazionali, con ospiti e premiazione finale

.. Ehi muso giallo, di Pierluca di Pasquale
.. Il Riparatore di santi, di Luciano Parravicini
.. Amir, di Jerri D'Avino
.. Secchi, di Edo Natoli
.. Due piedi sinistri, di Isabella Salvetti
.. Mihaela, di Antonio Petruccielli
.. Bold, di Davide Gentile

- 20 agosto
.. Nat e il segreto di Eleonora, di Dominique Monfery, animazione, 2010 (80')
Ospiti: Roberto Baratta e Maria Fares; Casa di produzione Lanterna Magica

- 21 agosto
District 9, di Neill BlomKamp, Fantascienza, 2009 (112')

- 22 agosto
E ora dove andiamo, di Nadine Labaki, Commedia, 2011 (110')

- 23 agosto
FoxCatcher, di Bennett Miller, Drammatico, 2014 (134')

- 27 agosto
Azùr e Asmàr, di Michel Ocelot, Animazione, 2006 (94')

- 28 agosto
Snowpiecer, di Bong Joon - ho, Fantascienza, 2013 (126')

- 29 agosto
Amelùk, di Mimmo Mancini, Commedia, 2015 (98')
Ospiti: Mimmo Mancini e Claudia Lerro

- 30 agosto
L'amore bugiardo - Gone Girl, di David Fincher, Thriller, 2014 (145')

- 03 settembre
9, di Shane Acker, Animazione, 2009 (79')

- 04 settembre
Her, di Spike Jonze, Fantascienza, 2013 (126')

- 05 settembre
Leoni, di Pietro Parolin, Commedia, 2015 (90')
Ospite: Pietro Parolin

- 06 settembre
Birdman, di Alejandro Gonzàlez Inarritu, Commedia, 2014 (119')




Immagine per XXIII Convegno Ecumenico Internazionale di Spiritualità Ortodossa XXIII Convegno Ecumenico Internazionale di Spiritualità Ortodossa

Misericordia e Perdono

Bose, 09-12 settembre 2015
www.monasterodibose.it

L'esperienza del male, della sofferenza che gli uomini infliggono gli uni agli altri, sembra segnare dal principio l'avventura umana. Eppure Dio di rivela come Dio di misericordia e di compassione (Es 34,5); la misericordia è il volto di Dio che Gesù rivela agli uomini. Interrogando la Scrittura, i padri e la tradizione monastica, il convegno intende proporre un itinerario di riflessione sull'arte del perdono cristiano. E' un cammino che passa attraverso la conoscenza del proprio peccato e l'accoglienza del perdono offerto. Alcuni testimoni di misericordia, discepoli del Cristo mite e umile di cuore, ci parleranno della forza e della profezia del perdono.

Lo scambio condiviso, in ascolto della Parola di Dio e della grande tradizione delle Chiese ortodosse, desidera raccogliere le domande che interrogano la speranza cristiana. Come annunciare oggi il perdono di Dio? Come risanare la memoria ferita? Dove ritrovare la gioia del perdono tra le chiese e gli uomini? Quali sono oggi i luoghi del perdono cristiano (gli sposi che si separano, la ricostruzione della fiducia dopo i conflitti, la ricomposizione delle relazioni interpersonali e comunitarie)? La croce del Messia è il giudizio che "fa la verità" sul bene e il male e apre il tempo e lo spazio della misericordia di Dio e del suo perdono. Questo è il perdono che i cristiani sono chiamati insieme ad accogliere e trasmettere ai fratelli e sorelle in umanità. Tra i relatori sono attesi i rappresentanti ufficiali di tutte le Chiese ortodosse, della Chiesa cattolica, della Chiesa d'Inghilterra, biblisti, patrologi e teologi, monaci d'oriente e di occidente, filosofi e scrittori da tutto il mondo. (Comunicato stampa)

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Articoli

La Chiesa greca ortodossa e Internet (20 marzo 2006)
Grecia: modernità e tradizione dell'Arcivescovo Christodoulos (26 febbraio 2008)




Master in Architettura del Paesaggio 2015-16 ACMA Centro di Architettura
Master in Architettura del Paesaggio UPC/ACMA (2015-2016)

paesaggio.it/master

Bando di selezione per la partecipazione alla ottava edizione italiana del Master in Architettura del Paesaggio del Politecnico di Barcellona (Fondazione UPC) che da più di trent'anni rappresenta uno dei massimi riferimenti della cultura paesaggistica europea. La struttura del master universitario di 2250 ore, di cui 750 frontali, è costituita da workshop di progettazione guidati da docenti selezionati tra gli interpreti delle più rilevanti esperienze internazionali. I temi sono relativi a fenomeni che attraversano il territorio contemporaneo e sono applicati su specifiche aree individuate in accordo con pubbliche amministrazioni. Il titolo del master è riconosciuto dalla IFLA (The International Federation of Landscape Architects) e la frequenza di singoli moduli (cicli di conferenze, incontri, viaggi, seminari, workshop) prevede il rilascio di attestati di partecipazione ai fini del riconoscimento dei crediti formativi professionali. L'esperienza ventennale di ACMA nel campo della sensibilizzazione e formazione sul paesaggio si coniuga ora con l'attività di ricerca del master i cui risultati vengono condivisi su una nuova piattaforma editoriale web paesaggio.it.

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Laboratorio di progettazione I sistemi del verde I sistemi del verde: dal verde urbano agli spazi naturali
Laboratorio di progettazione, Modulo 01 (150 ore)
Milano, ottobre-novembre 2015
www.acmaweb.com

Rari sono i casi di progetti del movimento moderno che non riguardano strettamente il manufatto architettonico. Nei piani funzionalisti "il verde urbano" veniva considerato una zona monofunzionale di attrezzature e servizi da edificare attraverso modelli consolidati, esattamente come le aree residenziali, industriali ecc. Eppure non sono mancate esperienze nella costruzione della città contemporanea, da Fredrick Olmsted a Ebenezer Howard, che assegnavano un valore preciso al disegno degli spazi aperti. A partire dal movimento ambientalista degli anni '60 ma soprattutto con la maturazione della disciplina dell'architettura del paesaggio su temi ad ampia scala, ciò che per la pianificazione veniva considerato un indistinto retino verde ora per i progettisti è divenuto qualcosa di concreto: una preesistenza ambientale, un sistema complesso di relazioni tra strutture idrogeologiche e botaniche, da comprendere e interpretare con le più avanzate discipline scientifiche e da riprogettare in funzione della sua valorizzazione nei confronti anche degli insediamenti umani. (Comunicato stampa ACMA Centro di Architettura)




Il Novecento: oppressioni e liberazioni attraverso il cinema
06 agosto - 10 settembre 2015
Museo Diffuso della Resistenza - Torino
www.museodiffusotorino.it

Dieci film per ripercorrere e riflettere sui grandi temi che hanno segnato il Novecento, arrivando fino a oggi. La rassegna, che fa parte di "Liberazioni", il programma delle iniziative culturali del Polo del '900, è promossa e organizzata dal Museo e dall'Unione Culturale Franco Antonicelli, ed è curata dall'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. 

- Potere e Resistenza

.. 06 agosto, ore 18, La caduta (regia di Oliver Hirschbiegel, Germania, 2004, 150')
Gli ultimi spietati e tormentati giorni di Hitler (impersonato da Bruno Ganz) e del suo più stretto entourage nella Berlino dell'aprile 1945.

.. 09 agosto, ore 16, Vogliamo vivere (regia di Ernst Lubitsch, Usa, 1942, 99')
.. 13 agosto, ore 18.30, L'uomo che verrà (regia di Giorgio Diritti, Italia, 2009, 116')

- Il razzismo, il rifiuto dell'altro

.. 20 agosto, ore 18.30, Il buio oltre la siepe (regia di Robert Mulligan, Usa, 1962, 124')
.. 23 agosto, ore 16, Martin Luther King I have a dream (Usa, 1963, 60')
.. 27 agosto, ore 18.30, Miracolo a Le Havre (regia di Aki Kaurismaki, Finlandia, Francia, Germania, 2011, 93')

- Donne /Uomini: Parità, Uguaglianza, Diritti, Rispetto

.. 30 agosto, ore 16, La ciociara (regia di Vittorio De Sica, Italia, 1960, 96')
.. 03 settembre, ore 18.30, La signorina F (regia di Vilma Labate, Italia, 2008, 95')

- Uomini e macchine nell'età industriale

.. 06 settembre, ore 16, La zuppa del demonio (regia di Davide Ferrario, 2014, 80')
.. 10 settembre, ore 18.30, Senza chiedere permesso (regia di Pier Milanese e Pietro Perotti, Italia, 2014, 95')




Memorie di guerra di Biella e Vercelli nel centenario del Primo conflitto mondiale
memoriediguerrabivc.blogspot.it

Blog dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia (aderente all'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia "Ferruccio Parri"). Curato da Mattia Pesce e Maurizio Regis, racconterà settimana dopo settimana come biellesi e vercellesi vissero i terribili momenti della Prima guerra mondiale.




Italian Doc Screenings
Tra Roma e Palermo nuove opportunità di market, training & networking per il documentario italiano

www.italiandoscreenings.it

IDS-ACademy2IDS ACADEMY
Palermo, 15-19 settembre 2015

Un evento internazionale di training & networking che unisce per la prima volta la "Open Training Session" di Documentary Campus, "ESoDoc Pitching Training" di ZeLIG e il "Match Making" di Documentary in Europe. IDS Academy è un'iniziativa di training di alto livello, che offre una serie di interventi in grado di favorire lo sviluppo delle competenze e del networking in un ambiente pre-competitivo per progetti e professionisti che vogliono accedere al mercato audiovisivo internazionale. L'evento è incentrato sull'internazionalizzazione del prodotto documentario italiano e sui suoi professionisti attraverso un programma basato sull'aggiornamento professionale, la formazione di giovani, lo sviluppo delle capacità di presentazione di progetti, l'ampliamento del networking e la diffusione del genere documentario con proiezioni di film aperte a tutti.

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IDS-MIA2IDS Italian Doc Screenings
Roma, 16-18 ottobre 2015

L'undicesima edizione degli Italian Doc Screenings nel MIA - Mercato Internazionale dell'Audiovisivo. Il mercato internazionale del documentario e factual italiano approda a Roma, nell'ambito della prima edizione di MIA, Mercato Internazionale dell'Audiovisivo: un Mercato che si occuperà di tutti i segmenti del prodotto audiovisivo, offrendo ai professionisti e agli operatori del settore proiezioni, dibattiti, conferenze, workshops, incontri di co-produzione internazionale su cinema, tv series, documentari, video giochi.

Doc/it produrrà in questa sede i contenuti di successo delle precedenti edizioni degli "Italian Doc Screenings: speech" e aggiornamento di linee editoriali di canali e slot in sessione plenaria, incontri one to one con produttori, commissiong editors e broadcasters internazionali sui progetti preselezionati, pitch pubblici, fruizione in streaming dei documentari attraverso la piattaforma web ITALIANDOC prodotta da Doc/it. (Estratto da comunicato ZeLIG School for Documentary, Television and New Media - Bolzano)




Physis 2015 Physis 2015 - Siracusa
Italia/Germania: Archimede - Arte e tecnica


Residenza artistica e mostra, Siracusa, 24 agosto - 15 settembre 2015
Presentazione completa

Il tema dell'edizione 2015 di Physis è il Punto d'Archimede: "Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo." Il progetto e il percorso tematico del lavoro orientato al processo, al concetto e al lavoro interdisciplinare delle fasi di progetto PHYSIS 2012, 2013 e 2014 nel contesto di ecologia e della tutela dell'ambiente, di scienza e arte nel processo della globalizzazione, si rivolge a partecipanti provenienti da tutti gli ambiti artistici. Il lavoro con e in mezzo alla natura - i partecipanti dovranno alloggiare per tutta la durata della residenza artistica in tenda in un camping attrezzato - l'elaborazione di processi creativi e la realizzazione di opere artistiche per affrontare e superare la dicotomia tra natura e cultura, sono alla base del progetto.

Physis esiste dal 2012 ed è stato finora presentato con successo attraverso 18 mostre e presentazioni in vari luoghi come Assisi, all'Istituto Italiano di Cultura di Berlino, alla Fondazione Greca di Cultura di Berlino, a Veria in Grecia, al Goethe-Institut di Atene, al Centro giapponese-tedesco di Berlino, a Treviri e a Salonicco. Siracusa fa parte dal patrimonio culturale dell'umanità, in special modo l'opera di Archimede, il fisico, matematico e ingegnere più importante dell'antichità. Il confronto tematico ed artistico con Archimede può essere svolto su libera scelta da ogni partecipante, in un gruppo di lavoro o in forma individuale. (Estratto da comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Logo Roma Creative Contest - International Short Film Festival Roma Creative Contest
International Short Film Festival


5a edizione, 13, 19, 20, 25, 27 settembre e 04 ottobre 2015
Teatro Vittoria, MAXXI e Città dell'Altra Economia - Roma
www.romacreativecontest.com

Quattro le sezioni in competizione: Corti di finzione italiani - per cortometraggi italiani realizzati dopo il 1 gennaio 2013, della durata massima 20 minuti; Corti di finzione internazionali - per cortometraggi provenienti da tutto il mondo, realizzati dopo il 1 gennaio 2013, durata massima 20 minuti; Corti di animazione internazionali - per cortometraggi di animazione (2D, 3D, stop-motion) provenienti da tutto il mondo, realizzati dopo il 1 gennaio 2013, durata massima 20 minuti e la nuova sezione per i "Very Short", che accoglie cortometraggi italiani da 3 minuti.

I premi di questa edizione del festival prevedono: Miglior Corto Italiano; Miglior Corto Europeo; Miglior Corto Internazionale; Miglior Corto di Animazione; Premi del Pubblico (Italiano / Internazionale / Animazione); Premi Tecnici (Miglior attore, Miglior attrice, Miglior sceneggiatura, Miglior musica originale, Miglior fotografia, Miglior sonoro). Novità assoluta dell'edizione 2015 lo "Screenplay contest": nella giornata del 19 settembre, presso il MAXXI, i partecipanti dovranno scrivere in massimo 8 ore, un cortometraggio della durata complessiva di 3 minuti. Sarà lo sceneggiatore e regista Massimo Gaudioso a fornire la traccia sulla quale i partecipanti svilupperanno il progetto e la miglior sceneggiatura verrà premiata con la realizzazione del corto stesso, in collaborazione con l'associazione culturale Image Hunters.

Roma Creative Contest è il Festival Internazionale di Cortometraggi organizzato da Images Hunters, nato dalla volontà di creare uno spazio di promozione e confronto del nuovo cinema indipendente, il progetto si è presto trasformato in un punto di riferimento per le produzioni e il cinema 'giovane', autentico tratto distintivo di un evento organizzato e realizzato interamente da uno staff under 30. Oltre 5mila spettatori hanno partecipato all'ultima edizione del Festival che celebra la commistione e la sinergia fra diverse forme artistiche, con l'obiettivo di proporre al pubblico un'offerta sempre più eterogenea e variegata. Il festival, che, dopo la collaborazione dello scorso anno con il Raindance Festival, ha stretto quest'anno una partnership con il Miami Short Film Festival, è realizzato con il patrocinio della Commissione Europea. (Comunicato stampa Carlo Dutto)




Ciclo di incontri dedicato a Dante Alighieri

Circolo Dantesco Berlinese | Berliner Dante-Kreis
8 incontri, ogni venerdì dalle 17.00 alle 19.00
10, 17, 24, 31 luglio e 09, 16, 23, 30 ottobre 2015
Costo: Soci: 60 Euro | Non Soci: 80 Euro (max. 10 partecipanti)
societadanteberlin@gmail.com

La Società Dante Alighieri di Berlino, in occasione dei 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta, presenta le attività del Circolo Dantesco Berlinese / Berliner Dante-Kreis, ideato da Giuliano Staccioli, ex collaboratore scientifico dell'Accademia della Crusca di Firenze, già insegnante di Lingua e Lett. italiana e affezionato ammiratore di Dante. L'iniziativa consiste in un ciclo di incontri, in cui i partecipanti saranno avvicinati alle opere poetiche italiane del Sommo Poeta e, in particolare, alla Divina Commedia. Nella prima serie di incontri si è parlato della vita e delle opere giovanili di Dante Alighieri. Nella seconda intitolata "Primi anni d'esilio: 1302-1309", sono state trattate alcune poesie delle Rime ed è stata iniziata la I Cantica della Commedia.

- Anni centrali dell'esilio: 1309-1315

Ultimi ritocchi, correzioni ed integrazioni dell'Inferno. Stesura ed ultimazione del Purgatorio (terminato entro il 1313-1314?). 1315 ca.: divulgazione di Inferno e Purgatorio. Prosecuzione di analisi e commento di altri canti dell'Inferno, come negli altri incontri (servendoci soprattutto delle ed. commentate di Anna Maria Chiavacci Leonardi, Milano ed. Mondadori, 1991 e, nel nostro caso, Milano, Mondadori, ed. Oscar classici, 2005 e dell'ultima ed. italiana, in ordine di tempo, di Saverio Bellomo, Torino, Einaudi, 2013). (Comunicato Società Dante Alighieri - Comitato di Berlino e.V.)




Premio Antonio Borgomaneri
I Luoghi sacri: simboli, architetture e volti della fede

www.archiviofotografico.org

Il Corniciaio di Gallarate, in collaborazione con l'AFI, Archivio Fotografico Italiano, organizza il concorso aperto a tutti fotografi italiani, amatori o professionisti. Le immagini devono essere attinenti al tema proposto e possono essere a colori o in bianco e nero. Termine di partecipazione: 17 settembre 2015. (Estratto da comunicato stampa METAMUSA arte ed eventi culturali)




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)

Articolo




Logo Il gusto della memoria - Festival di cinema vintage 4a edizione "Il gusto della memoria"
Festival di cinema vintage - 4a edizione


Roma, 30-31 ottobre 2015
www.ilgustodellamemoria.it

Rassegna di film ispirati alle immagini d'archivio. Attraverso le immagini presenti su Nos Archives si invitano registi, aspiranti tali, studenti di scuole di cinema, studenti dei licei a raccontare la Storia da un punto di vista alternativo a quello ufficiale. Tutti sanno ripetere ciò che è scritto sui libri, ma chi potrebbe raccontare episodi della vita quotidiana di 90 anni fa? Con una storia anche inventata e con i materiali cinematografici realizzati dal 1922 al 1970, presenti in nosarchives.com e nell'archivio dell'Istituto Luce. La scadenza per l'iscrizione è fissata al 30 agosto, mentre i materiali possono essere inviati entro il 30 settembre 2015.

Il contest è articolato in tre sezioni: Fiction, per cortometraggi della durata massima di 12 minuti; Documentari, per opere di reportage o di docufiction della durata massima di 30 minuti e infine la sezione Pubblicità, dedicata a spot pubblicitari per prodotti attuali o vintage, della durata massima di 45 secondi. Tutti i lavori devono contenere almeno il 60% di immagini d'archivio: max 1 minuto dall'Archivio Luce e il resto da nosarchives.com, che custodisce in full HD film realizzati tra il 1922 ed il 1984 girati in formato ridotto (8mm, 9,5mm, 16mm, 17,5mm e Super8). Oltre al materiale scaricabile dall'archivio, si potranno usare immagini vecchie e nuove girate con qualsiasi supporto tecnologico.

"Il 2015 è l'anno - sottolinea la direzione artistica - dei grandi anniversari: il centenario dell'ingresso italiano nella Grande Guerra, i 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma anche i 50 anni dalla prima passeggiata spaziale e i 40 dalla nascita di Microsoft. Che documenti ci faranno rivivere questi eventi? La storia ufficiale ci offrirà sicuramente bellissimi film e approfondimenti. Ma cosa sappiamo degli uomini in trincea nel 1917? Come si viveva a Roma nel 1945? Chi ricorda i colori delle divise dei nazisti a passeggio per le città italiane? E quante limonate sono state consumate ascoltando la radiocronaca della prima passeggiata lunare? La Storia ora si può raccontare anche grazie alle immagini che i privati hanno lasciato in custodia a nosarchives.com, foto e filmini amatoriali".

Il festival, fondato e diretto dalla montatrice e regista Cecilia Pagliarani e dall'artista Manuel Kleidman è organizzato dall'Associazione per la salvaguardia della memoria filmica amatoriale Come Eravamo, in collaborazione con l'archivio di cinema amatoriale nosarchives.com. Un evento unico, ispirato dall'opera di salvaguardia della memoria dell'archivio nosarchives, che possiede, restaura e digitalizza secondo i più innovati dispositivi dagherrotipi, negativi su vetro, diapositive, Polaroid, filmini familiari e di viaggi e di fatto costituisce il primo archivio mondiale di video ed immagini amatoriali. Il portale ospita più di 10mila filmati e un innumerevole repertorio di immagini che hanno fatto la Storia del Ventesimo secolo. (Comunicato Ufficio stampa Carlo Dutto)




FilmFestival del Garda
8a edizione, maggio-novembre 2015
www.filmfestivaldelgarda.it

A ospitare Le giornate del Filmfestival del Garda saranno Brescia, Gardone Riviera e soprattutto San Felice del Benaco (Brescia), paese natale della manifestazione ideata e organizzata dall'Associazione culturale Cineforum Feliciano in collaborazione con il webzine di critica e informazione cinematografica Filmagazine.it e diverse altre realtà professionali. Come da tradizione l'inaugurazione vera e propria sarà in città, a Brescia, il 24 giugno come sempre al cinema Eden dove alla presenza degli autori sarà proiettato Il gesto delle mani (2015) di Francesco Clerici, che ha vinto il premio della critica alla Berlinale 2015. La pellicola è un documentario sulla Fonderia Artistica Battaglia di Milano, dove da oltre cento anni un gruppo di artisti specializzati lavora il bronzo con metodologie tradizionali: il documentario segue il processo creativo di Velasco Vitali famoso per le sue statue di cani.

Per la serie "FFG versus EXPO" si rinnova la già apprezzata rassegna "Film and Food - Abbiamo il cinema in pancia", che abbina proiezioni con cene a tema. Per la serie "FFG e Grande Guerra", l'8 agosto alle ore 21 nella corte del municipio sarà proiettato l'ultimo lavoro di Ermanno Olmi Torneranno i prati (2014), racconto del conflitto sugli altipiani del fronte Nord-Est nel 1917. Da quando il Filmfestival del Garda si svolge in estate ad agosto una intera notte è dedicata al cinema. Nel cortile della Fondazione Cominelli il 14 agosto dalle ore 21 le "Proiezioni Supine": si inizia con un film a sorpresa e a seguire due apprezzati lavori di Sophie Fiennes con il filosofo Slavoj Zizek Guida perversa al cinema (2006) e Guida perversa all'ideologia (2012) e infine per lo "Spazio grandi classici" il mitico Ghostbuster | 30 th Anniversary (1984) di Ivan Reitman.

Il festival, crescendo e rinnovandosi, resta comunque sempre attento alle nuove tendenze e ai talenti del programma cinematografico nazionale e internazionale. Per la sezione FFG opera prima, il 16 agosto proiettato Dancing with Maria (2014) di Ivan Gergolet; A settembre in occasione della 65esima edizione della famosa regata velica corsa sulle acque del più grande lago nazionale ci sarà FFG in occasione della Centomiglia Storica che ricorderà i vecchi fasti del Benaco, quando era un ampio mare per il cinema. Lo si ricorderà con Quando il Garda era un mare (2014) di Franco Delli Guanti e Ludovico Maillet che raccontano la storia della Bertolazzi Film di Peschiera del Garda attraverso una serie di testimonianze. Innanzitutto ci sarà la viva voce di Walter Bertolazzi che in un'intervista rilasciata qualche anno prima della sua scomparsa nel 2002 rievoca l'avventuroso trasferimento sul lago di Garda della nave che Dino De Laurentiis usò per Ulisse (1954).

A settembre il Filmfestival del Garda renderà ancora omaggio a Sophie Fiennes: il 27 alle ore 18 al Giardino Botanico Andree Heller di Gardone Riviera sarà proiettato Over your cities grass will grow (2010). In autunno, tra ottobre e novembre, infine ci sarà un omaggio a Jean Tardieu, poeta e drammaturgo francese (Saint-Germain-de-Joux, Ain, 1903 - Créteil 1995) che visse a San Felice del Benaco. Con la primavera Edizioni Lemma Press ha presentato una nuova traduzione di sei celebri piéces e ha dedicato un mese a Tardieu con eventi tra Milano, Brescia e per l'appunto San Felice del Benaco, proprio in quella che fu la sua casa. (Estratto da comunicato ufficio stampa Filmfestival del Garda)




Franco Vaccari
termina il 27 settembre 2015
VideotecaGAM - Torino
www.gamtorino.it

Franco Vaccari in conversazione con Elena Volpato, curatrice della VideotecaGAM, analizza i suoi lavori girati in video dai primi anni '70 e presenta Esposizione in tempo reale n.6. - Il Mendicante elettronico, 1973. L'opera, acquisita dalla Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT per la collezione video della GAM, fu presentata per la prima volta a Graz nell'ambito di Trigon, Festival delle arti contemporanee. Nella piazza principale della città, accanto alla fermata del tram, Vaccari pose a terra un monitor sul quale appariva un cappello con all'interno un criceto e una scritta in sovra-impressione: Der Blinde kommt gleich (Il cieco torna subito). Le possibili inversioni dei codici di comunicazione furono parte dell'interesse che il video rivestì per Vaccari negli anni Settanta.

Anche per questa ragione, si è scelto tra la filmografia e videografia dell'artista, presente dal 1999 nella collezione della VideotecaGAM, di esporre, insieme con Il Mendicante elettronico, il suo primo video, Feed-back,1972, girato dopo alcune opere in pellicola, come Nei sotterranei, 1966-67 e Cani Lenti, 1971. Il nuovo linguaggio consentiva il circuito chiuso, il controllo in tempo reale delle immagini registrate, la possibilità di ribaltare l'obiettivo verso l'operatore e una ben più ampia possibilità che il pubblico entrasse nel processo creativo come Vaccari aveva già ottenuto grazie alle fotografie polaroid e alla Photomatic che, nello stesso anno di Feed-back, fu al centro della sua nota Esposizione in tempo reale n.4 per la Biennale di Venezia. Il resto della produzione filmica e video dell'artista è in consultazione sulle postazioni monitor della VidoetecaGAM. (Comunicato stampa)




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Copertina libro Grecia - Dalla guerra civile ai colonnelli - di Pompeo Maritati Grecia
Dalla guerra civile ai colonnelli

di Pompeo Maritati, Edizioni Youcanprint s.r.l., 2015

«Perché parlare della Grecia dal 1949 al 1974? Queste due date per la storia greca contemporanea, rappresentano due punti d'arrivo, ovvero il termine di due drammatiche pagine della sua storia martoriata. Venticinque anni in cui il popolo greco, per certi aspetti, non è riuscito a riappropriarsi della propria storia, delineata come per il passato aldilà delle sue frontiere.» (Pompeo Maritati)

Presentazione




Copertina libro Lettere dei soldati della Wehrmacht 1939-1945 Lettere dei soldati della Wehrmacht 1939-1945
a cura di Marie Moutier, ed. Corbaccio, pagg. 340, €18,60
www.corbaccio.it

Nel settantesimo anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale, per la prima volta viene pubblicata in Italia una raccolta di lettere dei soldati della Wehrmacht. La selezione di lettere scritte dai soldati tedeschi durante la Seconda guerra mondiale conservate nel Museo della Comunicazione di Berlino ha uno straordinario valore storico, perché rappresenta una testimonianza immediata del conflitto da parte di chi l'ha quotidianamente vissuto, su tutti i fronti, dall'invasione della Polonia fino alla caduta di Berlino. I diciassette milioni di soldati della Wehrmacht, infatti, non hanno mai cessato di scrivere alle loro famiglie nel corso di tutta la guerra, dall'esaltazione delle iniziali vittorie folgoranti fino alla disperazione della sconfitta finale.

Se le lettere scritte durante la campagna di Francia del 1940 o all'inizio dell'operazione Barbarossa sono in genere piene di speranza nei confronti della nuova Grande Germania incarnata nel Terzo Reich, quelle successive, scritte durante l'assedio di Stalingrado e lo sbarco alleato in Normandia, si fanno via via più pessimiste. Una pagina dopo l'altra, il lettore assiste alle disillusioni dei soldati, alla stanchezza di fronte alla brutalità della guerra, al degrado delle condizioni. Ma poiché questi uomini sono gli alfieri del nazismo in guerra, leggiamo anche la fede esaltata nei confronti della Germania hitleriana, la partecipazione ai massacri delle popolazioni civili e la forza dell'ideologia nazionalsocialista nelle truppe del Terzo Reich.

Per la prima volta, attraverso lettere scritte ai famigliari, comprendiamo cosa veramente pensavano e credevano i soldati dell'esercito tedesco. Un quadro rivelatore e inedito. Marie Moutier, storica, è specializzata sul Terzo Reich e in particolare sulla Wehrmacht. Per prima ha potuto accedere ai dossier personali e quindi al patrimonio di più di sedicimila lettere dei soldati dell'esercito tedesco, conservati presso il Deutsche Dienststelle, il Museo della Comunicazione di Berlino. (Comunicato stampa)

«Hannah Arendt parlava della banalità del male. In queste lettere emerge il male della banalità. Leggendole riusciamo a comprendere la spaventosa dimensione totalizzante della quotidianità in guerra... Questa raccolta ha un grande valore: ci costringe a pensare alla seconda guerra mondiale in termini più universali di quanto non vorremmo.» (Dalla prefazione di Timothy Snyder)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh - di Franz Werfel I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna

- Recensioni a libri su Armenia e Caucaso




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Catalogo Nella Marchesini Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953)
www.fondazioneferrero.it

La cornice della mostra dedicata a Felice Casorati è l'occasione per conoscere la pittura di Nella Marchesini (1901-1953), sua prima allieva. In anteprima all'uscita del Catalogo generale - promosso dall'Archivi o Malvano - Marchesini ed edito da Silvana Editoriale - Giorgina Bertolino insieme ad Alessandro Botta e a Emanuela Genesio, illustreranno il ricco e singolare percorso dell'artista: dagli anni della scuola casoratiana e della frequentazione della cerchia gobettiana a quelli della seconda guerra mondiale. La pittura, i carteggi, gli scritti, le immagini delle opere e le fotografie d'epoca accompagneranno il pubblico nell'approfondimento dell'intreccio tra arte e vita che ha contraddistinto questa intensa e preziosa ricerca.

L'artista Nella Marchesini inizia a dipingere a vent'anni. Toscana di nascita (è nata a Marina di Massa nel 1901), si trasferisce a Torino con la famiglia intorno al 1916. Con le sorelle maggiori, Maria e Ada, frequenta la cerchia che Piero Gobetti raccoglie intorno alla rivista «Energie nove», un ambiente di giovani intellettuali, coetanei, di cui fanno parte Carlo Levi, Natalino Sapegno, Federico Chabod, Elena Valla, Ada Prospero, Edmondo Rho. E' Gobetti a introdurla nello studio di Felice Casorati, di cui diventa la prima allieva, dando avvio a una scuola destinata a operare e ingrandirsi sino ai primi anni Trenta e di cui saranno allievi Marisa Mori, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Daphne Maugham, Riccardo Chicco, Lalla Romano.

L'apprendistato avviene in una cornice d'eccezione: la giovane artista frequenta le lezioni in atelier, entra in diretto contatto con la ricerca e l'ambiente di Casorati che, nel 1922, la fa posare per Silvana Cenni, la tempera nella quale appare seduta, come un'antica maestà, la fronte alta e gli occhi socchiusi Nella Marchesini - scriverà l'amico pittore Enrico Paulucci - sembra scesa da una tavola di Piero della Francesca. Assomiglia alle figure dell'Orcagna, suggerisce Edmondo Rho; dipinge sopra le porte e le pareti di casa «figure un po' piatte, allungate, leggermente e gentilmente falcate, di tipo 'senese'», come racconterà Lalla Romano nel romanzo Una giovinezza inventata. La prima fase pittorica è improntata allo studio dei maestri antichi, in un confronto vitale e operoso, nutrito dalle visite d'arte (a Firenze, Padova, Ferrara), in una passione condivisa con le sorelle e gli amici.

I costrutti neo quattrocenteschi e i riferimenti alla ritrattistica fiamminga servono a Nella Marchesini per impaginare figure amate e oggetti familiari. Sin dal principio la sua arte si configura come strumento per una meditata riflessione autobiografica, come attesta la frequenza dell'autoritratto, sfera della costruzione del sé, genere entro cui dichiarare le insegne del mestiere (il cavalletto, i pennelli, il camice da pittrice), tanto esibite poiché legate alla necessità di ribadire lo status professionale di un'artista donna. In questo periodo Nella Marchesini partecipa con Casorati e allievi al circuito artistico ufficiale, esponendo alla Promotrice torinese, alla Biennale di Venezia (1928, 1930, 1932) e a una sua selezione ad Atene (1931), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935), alle mostre della scuola, nella nuova sede in via Galliaria Torino e nelle gallerie di Milano, Genova, Firenze. Dal 1929 inizia a far visita all'atelier torinese di Ugo Malvano, che sposerà l'anno seguente.

La ricerca si arricchisce del confronto con il marito, appassionato d'arte francese e di impressionismo, e con il suo fraterno amico Cino Bozzetti. Nascono i figli, Laura, Renzo, Anna. Conciliata con le impegnative responsabilità familiari, la pratica pittorica mantiene costante centralità, intrecciata ai ritmi della vita quotidiana, strumento cerimoniale per annunciare gravidanze e celebrare nascite, utilizzata come potente dispositivo per richiamare come "ritornanti" i familiari scomparsi. Corre in parallelo all'intensa attività di scrittura, con i carteggi, gli appunti diaristici, la poesia. Lungo tutti gli anni Trenta, accanto alle composizioni con figura, l'artista si dedica al paesaggio e alla pittura en plein air, durante i soggiorni in montagna (in Val Pellice, Val Grande di Lanzo, Val d'Aosta), sull'esempio del marito. Il contatto ravvicinato con la natura, studiata dal vero, trasfonde alla sua pennellata già espressiva, nuova vitalità ed energia.

La seconda guerra mondiale allontana l'artista dalle esposizioni e dalla città. La famiglia si trasferisce a Drusacco, nel Canavese. Dopo la guerra avvia un capitolo di profonda autoriflessione, alimentata dal confronto con Matisse in particolare e singolarmente operante attraverso le forme dell'anacronismo, della riscrittura con i rifacimenti delle proprie opere, remote o più recenti. Nella Marchesini torna a esporre in Italia e all'estero, a Londra, dove nel 1950 partecipa alla Jubilee Exhibition 1900-1950 del Women's International Art Club. Nel 1946 ha esposto insieme al marito, avviando un rapporto intenso con la Galleria La Bussola di Torino appena aperta, sede di una prima personale condivisa e poi delle antologiche postume, quella di Malvano nel 1953, l'anno dopo la morte, e quella appena successiva dell'artistastessa, scomparsa a 52 anni.

L'edizione del Catalogo generale - a cura di Giorgina Bertolino con le schede scientifiche di Alessandro Botta - è l'esito di un lungo percorso promosso dai figli di Nella Marchesini, impegnati a diffonderne la conoscenza attraverso lo studio, la conservazione, le donazioni (alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), tramite una serie di personali (realizzate negli anni dalla Galleria Le Immagini e più di recente dalla Galleria Del Ponte di Torino) e dal prestito di opere per importanti rassegne in sedi pubbliche e museali.

Le iniziative che nel tempo hanno visti coinvolti critici e studiosi come Angelo Dragone, Rosanna Maggio Serra, Giovanni Romano, Francesco Poli, Pino Mantovani, Maria Mimita Lamberti, hanno garantito continuità d'attenzione alla ricerca di Nella Marchesini, preannunciando la fondazione dell'Archivio Ugo Malvano e Nella Marchesini, l'Associazione culturale nata nel 2011, dedicata all'arte dei due artisti. Promosso dall'Archivio, Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953), edito da Silvana Editoriale, raccoglie oltre 800 opere.

E' introdotto dai saggi dedicati al percorso di ricerca, alla scrittura e all'iconografia dell'artista, di cui sono autori Giorgina Bertolino, Emanuela Genesio (autrice dell'Inventario degli scritti e dei carteggi dell'artista e dell'archivio documentario) e Pino Mantovani. Corredato dalle schede storico - critiche delle opere di Alessandro Botta, dalla biografia e dall'ampia sezione degli Apparati, il volume ricostruisce filologicamente l'intero arco della sua attività. Basa to sulla ricerca e sullo studio dei materiali conservati, il Catalogo è accompagnato da un ricco apparato documentario che offre, anche sul piano visivo, uno spaccato fedele dell'ambiente intellettuale in cui Nella Marchesini ha operato per oltre trent'anni.




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015
225 artisti, pp.240, formato cm.30,5x21,5
info@ariannasartori.191.it

«Puntuali all'appuntamento annuale, salutiamo con soddisfazione l'uscita del terzo volume del Catalogo Sartori 2015 d'Arte Moderna e Contemporanea. Per coloro che possono provare piacere a sfogliare il nostro catalogo, nella concezione dell'opera si è pensato soprattutto ad un pubblico di neofiti, che in numero crescente si avvicina al mondo dell'arte. A loro è destinato questo catalogo e alle loro esigenze si è cercato di venire incontro soprattutto con la scelta degli artisti e con l'estensione delle informazioni fornite su ciascuno di loro. In secondo luogo con l'organizzazione delle singole schede si è cercato di rendere chiara e facilmente comprensibile l'attività artistica dei singoli artisti. Questo sforzo che va verso la chiarezza e la facilità di lettura non è stato spinto all'eccesso per evitare una semplificazione eccessiva.

Da sempre ci poniamo come obiettivo la divulgazione tramite stampa, dell'opera di tanti artisti italiani, noti o già riconosciuti, tutti egualmente impegnati nell'approfondimento di una propria identità artistica. Partendo dallo scorso catalogo, ci siamo nuovamente impegnati a concretizzare nuovi contatti, ad approfondire nuove conoscenze che ci hanno permesso di incontrare artisti ricchi di aspettative e di ispirazioni, capaci di raggiungere il successo e la notorietà. Questa selezione di artisti si aggiunge a quelle operate nelle due edizioni precedenti, cosicché il numero complessivo degli artisti presi in esame dal Catalogo Sartori è assolutamente rilevante e degno d'attenzione.

Riuscire a produrre un libro ricco di informazioni utili alla conoscenza o all'approfondimento dell'arte italiana contemporanea attraverso le schede dedicate ad ogni singolo artista: ogni singola scheda, è caratterizzata dalla biografia, da un aggiornato e preciso curricolo artistico con gli elenchi delle diverse rassegne, quindi i possibili contatti e poi le straordinarie immagini a colori delle opere. Per alcuni artisti sono state inserite alcune note critiche. Anche questo volume si presenta vario, pieno di spunti di riflessione; ciascun artista ci parla con la propria sensibilità e da protagonista, del proprio mondo, del proprio vissuto, di frammenti di storia che insieme concorrono, in una sorta di colorato e fantastico caleidoscopio a dare una complessa visione dell'arte italiana contemporanea.» (Arianna Sartori)

Artisti recensiti

Alborghetti Davide - Amato Maria Agata - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Baglieri Gino - Balansino Giancarlo - Balansino Giovanni - Baldassin Cesare - Baratella Paolo - Barbero Carlo - Barbieri Nicoletta - Bazzani Nilo - Bellardi Franco - Bellini Enzo - Bellini Maria Grazia - Belluti Gianfranco - Benetton Simon - Bertazzoni Bianca - Bertoni Antonella - Blandino Giovanni - Bobò Antonio - Bodini Floriano - Bonaccorsi Miro - Bonato Erika - Bongini Alberto - Borioli Adalberto - Bortoluzzi Milvia - Brizzolesi Sergio - Brozzi Mario - Callegari Daniela - Calvi Cesare - Campanella Antonia - Canestrari Fiorenza - Cannata Matteo - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Cardone Pietro - Cargnoni Giacinto - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cavicchini Arturo - Cazzaniga Giancarlo - Celi Francesco / Pilec - Celli Alfredo - Cerri Giancarlo - Cerri Giovanni - Cesana Angelo - Chillemi Venere

Cinaglia Bruno - Cipolla Salvatore - Cipolletta Pasquale - Coccia Renato - Cortemiglia Clelia - Cortese Franco - Costa Piero - Costanzo Nicola - Cottini Luciano - Crisanti Giulio - Cropelli Fausta - Dal Bò Katja - Daleffe Franco - De Luigi Giuseppe - De Marinis Fausto - De Monte Roberto - De Rossi Antonio - Diazzi Roberta - Difilippo Domenico - Di Giampaolo Roberto - Di Iorio Antonio - Docci Alessandro - Dovera Isabella Clara - Dudley Rod - Dugo Franco Fabri Otello - Falco Marina - Ferraj Victor - Ferraris Giancarlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fonsati Rodolfo - Fornarola Salvatore - Frappa Lucia - Fratantonio Salvatore - Frisinghelli Maurizio - Garuti Giordano - Gauli Piero - Gentile Alfredo - Ghidini Pier Luigi - Ghilarducci Paolo - Ghisi Barbara - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Graziani Alfio Paolo - Gribaudo Ezio - Guala Imer - Gualtieri Ulisse

Lelii Marisa - Lipreri Mario - Loi Di Campi (Invidia Lorenzo) - Lomasto Massimo - Lo Presti Giovanni - Luca (Vernizzi Luca) - Luchini Iacopo - Luchini Riccardo - Madoi Giovanna - Magnoli Domenico - Maiolino Enzo - Mantovani Gianni - Mantovani Licia - Margheri Raffaello - Margonari Renzo - Marini Aldo - Marino Gabriele - Marra Mino - Martino Gabriella - Maspoli Mimma - Masserini Patrizia - Mazzotta Alfredo - Melotto Vito - Menozzi Giuseppe - Merik (Eugenio Enrico Milanese) - Mesini Andrea - Messini Claudio - Miano Antonio - Michelotti Marcello - Migliorati Luciano - Molinari Mauro - Monaco Lucio - Morelli Guido - Moretti Nesticò Lina - Mori Giorgio - Mottinelli Giulio - Nagatani Kyoji - Nastasio Alessandro - Negri Sandro - Negri Simone - Neviani Maria Cristina - Nonfarmale Giordano - Ogata Yoshin - Orlandini Fabrizio - Ossola Giancarlo - Palazzetti Beatrice - Palma Mario - Pancheri Aldo - Pancheri Renato - Paolantonio Cesare - Paoli Piero

Paolucci Enrico - Paradiso Mario - Patriarca Riccardo Giovanni - Pedroli Gigi - Perbellini Flavio - Peretti Giorgio - Perini Sergio - Perone Gennaro - Pesce Antonio - Petros (Papavassiliou Petros) - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pinciroli Ezio - Pizzolante Antonio - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Poli Nino - Polpatelli Carlo - Polpatelli Mario - Pozzi Giancarlo - Previtali Carlo - Puppi Massimo - Raza Claudia - Regazzoni Maria - Reggiani Liberio - Rezzaghi Teresa - Rigato Carla - Ritorno Maria Luisa - Rizzardi Recchia Andrea - Romeo Jorge - Rossato Chiara - Rossi Gianni - Rossi Giorgio - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio -

Salvestrini Edoardo - Santoro Giusi - Sapuppo Umberto - Scandurra Placido - Scaranari Claudio - Sciavolino Enzo - Scotto Aniello - Sebaste Salvatore - Settembrini Marisa - Sfortuniano Antonio - Simeoni Cristina - Soddu Stefano - Somensari Anna - Somensari Giorgio - Somensari Luigi - Terreni Elio - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Titonel Angelo - Tonelli Antonio - Torcianti Franco - Trevisan Franco - Trubbiani Valeriano - Vaccaro Vito - Venditti Alberto - Verga Pierantonio - Viglianisi Dina - Vigliaturo Silvio - Villani Dino - Violi Donatella - Vitale Carlo - Vitale Mario - Vivian Claudia - Voglino Alice - Zanetti Enzo - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zazzeroni Gianfranco - Zelda (Elda Zanferli) - Zerlotti Natalina - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.




Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




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