Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni, pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Giancarlo Lamonaca - Il realismo altro - cm150x150 2010 Giancarlo Lamonaca: nulla accade veramente
termina il 22 novembre 2014
Galerie | Galleria foto-forum - Bozen/Bolzano
www.foto-forum.it

Giancarlo Lamonaca nelle sue fotografie di grande formato ci presenta un'approfondita ricerca intorno alle situazioni spazio-temporali. Sovrappone o dissolve foto e crea in questo modo illusioni che guidano la nostra percezione ai limiti del possibile. Punti di partenza per le sue sovrapposizioni sono immagini che trova nella natura, ma anche in ambienti architettonici e che fotografa a seconda delle esigenze con diverse macchine fotografiche, dal grande, medio fino al piccolo formato, sia analogico che digitale. Questi materiali costituiscono la base per una ricerca che, per mezzo delle fotografie, fa nascere un mondo complesso di situazioni spaziali e temporali. Giancarlo Lamonaca usa anche i mezzi dell'elaborazione digitale delle immagini, scansionando immagini realizzate con tecnica analogica per rielaborarle poi in maniera digitale al computer.

In questo modo si confondono anche le attribuzioni tecniche e l'osservatore deve confrontarsi con la domanda, se questi lavori appartengono al mezzo della fotografia, della pittura o dell'elaborazione grafica. Per il suo approccio fortemente spaziale, le immagini di Lamonaca, che vengono prodotte sempre come pezzi unici, assumono a volte un carattere architettonico o oggettuale. La galleria foto-forum, con questa personale, presenta per la prima volta una panoramica completa della ricerca artistica di Giancarlo Lamonaca e mostra diverse serie di opera dagli anni 2008 fino ai giorni nostri. L'utilizzo del mezzo della fotografia pone necessariamente la questione fondamentale della rappresentazione della realtà e a questa domanda è legata anche la questione della verifica delle situazioni e dei processi spaziali e temporali.

Esiste uno "spazio in sé", indipendente dalla percezione e dalla rappresentazione, o questo è semplicemente una forma rappresentativa del soggetto percipiente? Lo spazio matematicamente calcolabile è identico allo spazio della nostra esperienza? E cosa succede se prendo in considerazione anche l'elemento temporale come quarta dimensione? E se comprendessimo il tempo non come un accadimento continuo ma come un presente eterno? La molteplicità che risulta da quest'approccio e l'ipotesi che, oltre i parametri già fissati, non esista un livello di percezione comune a tutti, viene esplicitata nelle immagini di Giancarlo Lamonaca.

Siamo in grado di stabilire attraverso i nostri sensi cosa succede nel mondo? Lamonaca costruisce nei suoi lavori una specie di disorientamento, che noi, attraverso i nostri modelli abituali di conoscenza e i nostri sistemi ordinati, cerchiamo di rimettere a posto. Allo stesso tempo rimaniamo però anche affascianti dai mondi nuovi che nascono in queste immagini. Immagini della natura mutano attraversi collage di Rorschach in motivi ornamentali di tappeti, spazi reali acquisiscono, attraversi specchiamenti, una densità intrecciata, spazi vuoti si rovesciano verso l'esterno, terreno sabbioso si trasforma, attraverso riprese macro, in un universo.

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Giancarlo Lamonaca beschäftigt sich in seinen großformatigen Fotografien mit einer vertiefenden Recherche rund um Raum-Zeit- Situationen. Er überlagert oder überblendet dabei Fotografien, und schafft somit Illusionen, die unsere Wahrnehmung an die Grenzen ihrer Möglichkeiten bringt. Ausgangsbasis für seine Überlagerungsarbeiten sind Bildmaterialien, die er in der Natur, aber auch in architektonischen Kontexten vorfindet, und die er je nach Bedarf mit unterschiedlichen Fotoapparaten festhält, von Großformat über Mittel- bis Kleinformat, sei es analog als auch digital.

Diese Materialien bilden die Basis für eine fortgeführte Recherche, in der er anhand von Fotografie eine komplexe Welt von undefinierbaren räumlichen und zeitlichen Situationen entstehen lässt. Dabei macht sich Giancarlo Lamonaca die technischen Möglichkeiten digitaler Bildbearbeitung zunutze, indem er Fotografien in digitaler Form am Computer weiterbearbeitet. So werden auch mediale Zuordnungen aufgeweicht, und der Betrachter findet sich vor der Frage, ob diese Arbeiten eher dem Medium der Fotografie oder jenem der Malerei oder grafischen Techniken zugeordnet werden können.

Durch den stark räumlichen Zugang erfahren Lamonacas Bildwelten, die immer ausschließlich als Einzelstücke produziert werden, sogar einen architektonischen und objekthaften Charakter. Die Galerie foto-forum zeigt mit dieser Einzelausstellung erstmals einen umfassenden Überblick über die künstlerische Recherche des Künstlers Giancarlo Lamonaca, und präsentiert verschiedene Werkserien aus den Jahren 2007 bis hin zu ganz aktuellen Arbeiten. Das Medium der Fotografie beinhaltet grundlegend die Frage nach der Realität von Darstellungen, womit ganz eng auch die Frage nach der Überprüfbarkeit von räumlichen und zeitlichen Situationen und Abläufen verknüpft ist.

Giancarlo Lamonaca will anhand einer experimentierenden Zugangsweise zur Fotografie der Frage nach dem Wahrheitsgehalt unserer Wahrnehmung auf die Spur kommen, und gleichzeitig die Vorstellung von einer linear verlaufenden Zeit in Frage stellen. Dabei vertieft er sich in philosophische Auseinandersetzungen, die seit der Antike über die Relativitätstheorie bis heute das Raum-Zeit-Kontinuum kritisch hinterfragen: Gibt es einen Raum "an sich", unabhängig von Wahrnehmung und Vorstellung, oder ist er lediglich eine Anschauungsform des wahrnehmenden Subjekts? Ist der mathematisch berechenbare Raum mit dem Raum unserer Erfahrungen identisch? Und wenn wir die Zeit nicht als fortlaufendes Geschehen, sondern als ewiges Jetzt verstehen?

Die daraus entstehende Vielfältigkeit sowie die Annahme, dass jenseits festgelegter Barometer keine allgemein vergleichbare Wahrnehmungsebene existiert, wird in den Bildern von Giancarlo Lamonaca deutlich. Der Titel der Ausstellung platziert ein Statement, das unser Ordnungssystem gehörig auf die Probe stellt. Alles geschieht gleichzeitig - nichts geschieht wirklich - nulla accade veramente. In seinen Arbeiten konstruiert Lamonaca eine Form der Desorientierung, die wir durch gewohnte Erkenntnismuster und Ordnungssysteme wieder ins Lot zu bringen trachten. Aber gleichzeitig sind wir auch fasziniert von den neuen Welten, die in diesen Bildern entstehen.

Naturabbildungen wandeln sich durch Rorschach-Collagen in ornamentale Teppichmuster, reale Räume erlangen durch Spiegelungen und Täuschungen eine verschachtelte Dichte, leere Räume stülpen sich nach außen, erdiger Boden wird durch Makroaufnahmen zum Universum. Wenn wir uns darauf einstellen, dann können wir eintauchen und uns treiben lassen, denn hier sind Kategorien von oben und unten, durchlässig und opak, schwer und leicht, vorne und hinten, gestern und morgen aufgehoben und in Frage gestellt, und wir befinden uns im Raum der vielen Möglichkeiten. Wenn sich gewohnte Systeme ändern, kommen wir zu neuen Erkenntnissen. Dies ist der inhaltliche Ansatz, der die künstlerische Strategie von Lamonaca auszeichnet.




Josine Dupont - red inside - olio cm.100x100 2010 Josine Dupont: Oltre la materia
25 ottobre (inaugurazione ore 17) - 31 ottobre 2014
Spazio E - Milano
aestdelleden@libero.it

Mostra personale di Josine Dupont, organizzata da Zamenhof Art, a cura di Virgilio Patarini. Josine Dupont, milanese di famiglia belga, dopo gli studi universitari ha studiato per quattro anni presso la Scuola Superiore degli Artefici di Brera e si è diplomata in pittura all'Accademia di Belle Arti di Genova con una tesi sulla metafisica di Archipenko. Nell'arco della sua produzione è passata da un primo periodo figurativo, in cui ha descritto il paesaggio ligure ed ha eseguito ritratti e disegni, a una fase in cui ha studiato la figura umana dissolta nel colore, con una ricerca sulla composizione antica in monocromo rapportata all'informale, per approdare quindi all'informale gestuale. E' presente nella collezione permanente del Museo d'Arte Sciortino di Monreale e nella collezione permanente del Latino Art Museum di Pomona (California).




Opera di Lino Mannocci "E l'angelo partì da lei"
Annunciazione | Lino Mannocci
con Dürer, Barocci, Figino, Sironi


termina il 22 novembre 2014
Galleria San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

La mostra, a cura di Chiara Gatti e Andrea Dall'Asta SJ, dedicata all'iconografia dell'Annunciazione dalla ricerca di Lino Mannocci (Viareggio, 1945) protagonista di un percorso costruito intorno a dialoghi ideali fra le sue opere e quelle di grandi maestri del passato, che hanno affrontato il significato e il mistero dell'annuncio a Maria. Da Dürer a Barocci, da Figino a Sironi. La mostra personale di Mannocci consente di approfondire nuovi valori espressivi dell'arte sacra, legata alla ricerca sul linguaggio stesso della pittura che trova in Mannocci uno degli autori più sensibili e colti del panorama internazionale.




Gianmaria Battiato - donna con orecchino - t.m. su carta 2013 Walter Bernardi - cm.80x100 tecn. mista 2014 Walter Bernardi: "Atlas Coelestis" | Gianmaria Battiato: "mascherAzioni"
Spazio E | Spazio E2 - Milano
termina il 24 ottobre 2014
www.zamenhofart.it

- Walter Bernardi
(...) La tavolozza è ricca e spesso ardita: una gamma ubriacante e sottilmente cangiante di blu si sovrappone e si contrappone, senza mai confondersi o mischiarsi del tutto, ad una altrettanto cangiante e ricca gamma di verdi; qua e là, ma dall'altra parte del quadro, qualche spruzzo di giallo a bilanciare la composizione. A suggerire un equilibrio e un' armonia costantemente messi in crisi, alla prova. (Virgilio Patarini)

- Gianmaria Battiato
Le maschere di Gianmaria Battiato sono facce grottesche, come di idoli africani rivisitati in chiave pop, o teste di pupazzi antropomorfi come sculture votive di qualche religione in cui alla seriosità dei riti è stata sostituita una verve dissacrante e sbeffeggiante, volti stilizzati in smorfie di sberleffo: gli occhi appallati, non è chiaro se spiritati o stralunati o strabuzzati di meraviglia, la lingua cacciata fuori forse per affanno, oppure per una libido di ascendenza fantozziana oppure ancora per scherno di lontana reminescenza apotropaica... (Virgilio Patarini)




Lino Tardia - Eco - olio, acrilici e pasta vililica su tela cm.120x160 Lino Tardia | Opere 1993-2013
termina il 31 ottobre 2014
Galleria Edarcom Europa - Roma
www.edarcom.it

L'artista siciliano presenterà una raccolta di dipinti selezionati dalla produzione degli ultimi venti anni per poter fornire a visitatori e collezionisti una chiave di lettura e di comprensione della propria ricerca. La opere scelte da Francesco Ciaffi, curatore della mostra, consentiranno di scoprire come, a partire dalla mostra In viaggio con i Fenici tenutasi nel 1996 alla Galleria Comunale d'Arte Moderna di Spoleto, fino a La scatola dei miti allestita nel 2009 presso le sale dell'Appartamento Barbo del Museo Nazionale di Palazzo Venezia di Roma, la ricerca di Tardia sia stata improntata alla realizzazione di un immaginario figurativo caratterizzato dall'astratta esaltazione del contrasto di linee, forme e colori.

Lino Tardia (Trapani, 1938), conseguita la maturità artistica, rifiuta l'incarico di docenza in Discipline Pittoriche al Liceo Artistico di Palermo e si trasferisce a Roma dove frequenta gli studi di Renato Guttuso e Saro Mirabella. Nel 1955 Lino Tardia inizia a esporre, ottenendo ben presto consensi in Italia e all'estero. Gli anni Sessanta segnano il suo passaggio dal Realismo all'Informale e ancora alla Nuova figurazione, secondo la maniera di Francis Bacon che incontra durante un soggiorno a Londra. Partecipa a mostre collettive insieme a Guttuso, De Chirico, Sironi, Treccani e altri autori noti nel panorama artistico internazionale.




Benito Monti - Sacro Monte Chiesa dell'Immacolata Carissima Varese e... altro
Dipinti di Benito Monti


termina il 28 ottobre 2014
Spazio Futuro Anteriore - Varese
www.spaziofuturoanteriore.com

Nuova personale dell'artista Benito Monti, esponente della tradizione figurativa vicina ai temi e alle impostazioni del chiarismo lombardo. Fortemente legato ai luoghi della provincia di Varese, Monti racconta con grande abilità e con sguardo preciso la varietà paesaggistica italiana, spaziando da contesti rurali montani ad ambienti marittimi di grande fascino estetico. Dalle parole del critico Fabrizia Buzio Negri: "Non si tratta solo di paesaggi naturalistici in sintonia con il sentimento del cuore. Una profonda spiritualità è la qualità intrinseca della pittura di Monti, artista che appartiene alla generazione dei pittori formatisi entro il raccontare del Naturalismo Lombardo, con una declinazione verso il Chiarismo, tra apparizioni di luce impalpabile e freschezza coloristica...".

L'esposizione si compone di vari nuclei tematici, a partire dalle vedute delle Cappelle della Via Sacra sopra Varese per puntare sulle tele dedicate a cascinali superstiti lungo l'Olona e piccole chiese nella lussureggiante vegetazione del territorio. Le amatissime Dolomiti si offrono in tutto il loro splendore in un sereno viaggio pittorico tra crode e vallate dalle magiche risonanze. "E...altro": la Venezia di Benito Monti mai banale, il mare di Gallipoli, l'entroterra di Marotta nelle Marche. In un'intensa stupefazione interiore per le bellezze del Creato. Un'occasione per celebrare la lunga carriera di un artista che ha molto da raccontare. Un'opportunità per degustare durante il vernissage vino della cantina Borgo dei Possèri (Ala, Trento).

Benito Monti, romano di nascita, varesino di adozione, si è diplomato alla Scuola d'Arte Leonardo da Vinci. Espone dal 1970 in Italia e all'estero, ottenendo consensi di pubblico e di critica. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, oltre che in Italia, anche a Londra e in Israele. Tra le mostre personali si citano quelle di Lugano (più volte), di Varese, di Ganna nella storica Badia, in Israele (dove nel 1994/1995 ha dipinto oli e murales). Fra le innumerevoli presenze espositive e i numerosi premi si ricordano: Rassegna di Londra '75; Premio della Critica Piacenza '78; Oscar Italia '79; Premio Masaccio con personale a Firenze '87 insieme ai maestri Guttuso, Fiume, Brindisi; Premio Biennale di Venezia '88; Premio Quadriennale Roma '94. E' inserito nell'Archivio di Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Bandera, Busto Arsizio.




Ramona Banfi - Wrong or Not - fotografia 2014 9a Biennale dell'Immagine: Trasformazioni
Ramona Banfi | Tommaso Donati | Marta Malinverni | Laura Morosoli


termina il 22 novembre 2014
Galleria Mosaico Arte Contemporanea - Chiasso (Svizzera)

Quattro giovani artisti riuniti a rappresentare il senso del cambiamento attraverso immagini che sono innanzitutto testimonianza di un passaggio. Il tema Trasformazioni inteso - seppur in visioni estremamente individuali - come movimento, deviazione e necessità: l'evoluzione del paesaggio, dell'habitat, di architettura urbana e industriale, il progresso cui l'uomo ha sottoposto materiali e strutture. Ramona Banfi (Wrong or Not) affronta il tema dal punto di vista della materia, in una duplice e antitetica prospettiva: il confronto critico tra stato grezzo e textures, tra origine e crescita, tra unicità e standardizzazione in un'ottica che aspira all'equilibrio tra conservazione e globalizzazione nella cura del territorio.

Il progetto di Tommaso Donati (Reincarnazione) verte sull'idea di trasferire sui materiali un'impronta vitale nel contrasto tra luogo sacro e natura incontaminata, in esiti che rimandano all'arte astratta: il risultato di una percezione visiva a traslare il reale da staticità immobile a pulsazione, una catarsi degli oggetti in senso metaforico. Marta Malinverni nelle sue immagini (Pulvis es) pone l'accento sull'impatto dello sviluppo industriale e dell'opera dell'uomo sull'ambiente e sul concetto di assimilazione di tale cambiamento nello scenario complesso e suggestivo dell'ex cementificio della Saceba: il fabbricato come emblema di un passato che ha condizionato lo spazio circostante.

La serie di opere di Laura Morosoli (Berlin) ci consegna una visione attenta e introspettiva delle mutazioni di una Berlino in continua evoluzione: i contrasti chiaroscurali si allineano all'antinomia tra vecchio e nuovo, tra un presente che rincorre il passato per superarlo a grandi passi, seguendo angolazioni in cui lo sguardo si posa su zone urbane di passaggio trasformate in estensioni allegoriche. Le loro riflessioni sono cariche di domande e prive di giudizi. Ci forniscono una visione oggettiva necessaria a cogliere i segni di un progresso inevitabile ma forse diversamente gestibile. E l'attenzione alle trasformazioni del paesaggio rivela soprattutto un'ansia che non è preoccupazione, ma interrogativo su ciò che NOI siamo diventati. Come se le tracce della sostanza rimasta fossero la carta d'identità dell'etica che ci distingue. (Presentazione a cura di Barbara Paltenghi Malacrida)




Jeremy Mann- New York Jeremy Mann - Figure Jeremy Mann - Sunset Jeremy Mann
Impressions. Aujourd'hui


termina l'11 gennaio 2015
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
www.barbarafrigeriogallery.it

La Barbara Frigerio Contemporary Art è lieta di presentare, per la prima volta in Italia, una personale dell'artista statunitense Jeremy Mann, definito da molti un pittore impressionista dei nostri giorni. Nelle sue vedute cittadine, soprattutto San Francisco e New York, riesce ad afferrare l'atmosfera e il fermento della vita contemporanea, soffermandosi, con un dettaglio quasi fotografico, su alcuni elementi e suggerendone, con pennellate più veloci, altri. Il tutto viene descritto con una grande maestria pittorica ed un raffinato senso estetico. Elemento, quest'ultimo, che è ancora più evidenziato nei ritratti femminili. Le protagoniste di questi dipinti sono donne contemporanee, che vestono i panni di dame di altri tempi: creature neoboldiniane immerse in abiti da sera, che avvolgono non soltanto i loro corpi, ma l'intero scenario circostante, trasformandolo in un ambiente languido e sognante, degno di un vero esteta contemporaneo.

Jeremy Mann (Cleveland - Ohio, 1979) è un pittore realista, laureato presso la locale Università con una laurea con lode in "Fine Art-Painting" (Pittura). In seguito, si è avventurato in California dove ha conseguito il Master con lode alla Academy of Art University di San Francisco. Da allora, il nome di Jeremy Mann ha cominciato ad essere sempre più citato nel mondo dell'arte. Mann lavora su pannelli di legno ed utilizza varie tecniche. I suoi quadri sono realizzati macchiando le superfici delle tele, asciugando le vernici con solventi e applicando materiale verniciante granuloso con un diffusore. Vivendo nel centro di San Francisco, Mann dipinge le sue immediate vicinanze con un'espressione intima e dinamica. Lodato dai critici e collezionisti, i suoi lavori recenti hanno occupato spesso le copertine della riviste americane per collezionisti d'arte. Ha vinto numerosi premi fin da quando era un artista apprendista e si è aggiudicato trofei prestigiosi in più di una categoria. Collabora con una ventina di gallerie d'arte.




Ria Lussi
Imperatori di Luce

Cesare | Augusto | Traiano | Marco Aurelio | Diocleziano | Romolo Augustolo
Costantino I | Teodosio | Giustiniano | Leone III | Irene | Costantino XI


termina il 10 novembre 2014
Galleria Doria Pamphilj - Roma
maria.bonmassar@gmail.com

Una serie di ritratti, da Giulio Cesare a Costantino XI, che racconta la trasformazione dell'Impero Romano e Bizantino attraverso la sua storia millenaria, rinnovata nel tempo con l'affermarsi del Cristianesimo. La serie "Imperatori di Luce" si pone come il naturale esito di un'abitudine delle grandi famiglie italiane fin dal Rinascimento, quella di chiamare gli artisti per raffigurare gli Imperatori Cesari - considerati modelli di virtù - e decorare così Giardini e Gallerie. Un racconto scultoreo decisivo per rafforzare il codice del presente sulla scia del passato illustre, attraverso il privilegio ravvicinato di una sinergia unica e appassionante. La famiglia Doria Pamphilj conserva tuttora un gran numero di teste dei Cesari, collezionate nei secoli da avi illustri e oggi raccolte nei Palazzi di Genova e Roma.

A questo inestimabile patrimonio si aggiunge oggi il confronto con il presente attraverso un ambizioso progetto dal titolo Serie Contemporanea. La prima commissione, focalizzata su un rinnovato gruppo di Imperatori, nasce dalla volontà dei coniugi Massimiliano Floridi e Gesine Doria Pamphilj che hanno affidato l'incarico all'artista italiana Ria Lussi. La serie, esposta quest'estate nel giardino all'italiana della Villa del Principe a Genova - di proprietà della famiglia Doria Pamphilj - e a Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto, è composta da dodici busti in vetro che rappresentano dodici imperatori (fra cui un'imperatrice) selezionati da Massimiliano Floridi: Cesare, Augusto, Traiano, Marco Aurelio, Diocleziano, Costantino I, Teodosio, Romolo Augustolo, Giustiniano, Leone III, Irene e Costantino XI. Un progetto complesso che si articola tra Storia, Filosofia e Religione, non dimenticando gli esiti iconografici dell'arte visiva.

Scrive in catalogo Gianluca Marziani: "...Lussi libera l'estro automatico del suo disegno fluido, rompendo la rettitudine filologica della confezione storica, connettendo il gesto del disegno alle superfici del vetro. Se ieri il marmo rappresentava la sintesi virtuosa di un'opulenza granitica, il vetro sposta la sintesi verso la società liquida e contaminate..." Per la realizzazione dei busti l'artista ha interagito coi maestri vetrai dello Studio Berengo, importante laboratorio a Murano, in particolare con Silvano Signoretto, specializzato da anni in collaborazioni con grandi artisti internazionali. Una pubblicazione in doppia lingua racconta l'intero progetto con un' introduzione di Gesine Doria Pamphilj e testi di Gianluca Marziani, curatore del progetto, e Adriano Berengo, fondatore e responsabile dello Studio Berengo. (Comunicato Ufficio stampa Maria Bonmassar)




Opere Vittorio Angini Vittorio Angini: Istanti di un'estasi impalpabile
termina il 31 ottobre 2014
Museo Fondazione Luciana Matalon - Milano
www.fondazionematalon.org

La mostra - a cura di Giovanni Faccenda - partecipa a Milano Cuore d'Europa, il palinsesto culturale multidisciplinare dedicato all'identità europea della Città anche attraverso le figure e i movimenti che, con la propria storia e la propria produzione artistica, hanno contribuito a costruirne la cittadinanza europea e la dimensione culturale. Nelle opere di Angini si manifesta l'essenza di un approccio visivo al paesaggio circostante squisitamente emozionale, con suggestive interpretazioni riconducibili al cubismo, denso però di sollecitazioni luministiche e sentimentali. Angini dipinge anche notturni intriganti. Ogni singolo scorcio conserva un sostrato immaginifico vivo e ardente: nelle sue opere il pittore mescola colori e meraviglia, prospettive architettoniche e stati d'animo, il senso ultimo della bellezza e valori, oggi più che mai, da non scordare.

Vittorio Angini ha frequentato la Scuola di Oreficeria e Gioielleria di Unoaerre; attivo nelle attività artistiche di molti gruppi culturali, nel 2007 è stato invitato da Josè Van Roy Dalì, figlio d'arte del famoso pittore catalano, a partecipare alla "Quadriennale d'Arte Contemporanea Leonardo da Vinci" tenutasi presso il Vittoriano a Roma. Dal 2009 le sue opere fanno parte del progetto artistico "In Mostra con Dalì"; nel 2012 ha partecipato alla "Affordable Art Fair" a Londra e nel 2013 alla "Tuscan Art in Tour" a Chicago e Menasha (Usa). Opere di Angini sono in mostra permanente presso la galleria Borley Twist a Chicago e Hinsdale (Usa).




Logo della Bottega d'arte Amèbe di Trieste "Love painting"
Collettiva pittorica


termina lo 03 novembre 2014
Bottega d'arte Amèbe - Trieste
www.amebe.com

Espongono: Laura Carli, David Cej, Alberto Crismani, Susanna De Vito, Gian Carlo Domeneghetti (Dom), Margherita Donnarumma, Pasquale D'Ambrosio, Mirella Granduc, Maurizio Leoni, Graziella Lazzari, Sergio Machne, Alberto Schettino, Sonia Trobez, Alvise Vendramin, Bruna Zazinovich. La mostra sarà visibile sul sito della Bottega d'arte Amèbe alla pagina 'News'.

"Amare l'arte non significa in senso assoluto ed esclusivo richiamare i grandi eventi storici sollecitando il grande pubblico. Anzi. (...) Questa mostra e' una testimonianza che il mondo cambia radicalmente ma l'amore non viene mai meno, pur nella sua riservata e sensibile tenerezza, raccolta di una Galleria non eclatante, ma autentica e narrante la felicità della creatività. (Vito Sutto - critico d'arte)

"Amare la pittura è uno dei tanti aspetti creativi che l'Arte mette a disposizione per far emergere dal profondo quella parte dell'animo che altrimenti rimarrebbe nascosta. Gli stili sono variegati, ma ciò che unisce gli artisti in questa collettiva è condividere assieme a noi questa loro passione". (Gabriella Machne - curatrice artistica)




Opera di Franco Fontana Franco Fontana. Full Color
Palazzo Incontro - Roma
termina l'11 gennaio 2015
www.civita.it

Dopo il successo ottenuto a Venezia, dove la mostra è stata realizzata dalla Casa dei Tre Oci, Prima grande retrospettiva a Roma di Franco Fontana - curata da Denis Curti - con 130 fotografie che raccontano la sua lunghissima storia di fotografo conosciuto in tutto il mondo. Colori accesi, brillanti, talmente vibranti da apparire irreali. Composizioni ritmate da linee e piani sovrapposti, geometrie costruite sulla luce. Paesaggi iperreali, più veri del vero, surreali, sospesi, spesso impossibili.

Proporzioni ingannevoli in cui non c'è spazio per l'uomo. Figure umane svelate in negativo, sublimate in ombre lunghe. Presenza e assenza contemporaneamente. Corpi come paesaggi, e pianure e colline dai contorni antropomorfi. Questi sono i tratti distintivi che rimandano immediatamente ed in modo inequivocabile al linguaggio visivo di Franco Fontana. Suddivisa in diverse sezioni tematiche, la mostra propone i paesaggi degli esordi (anni '60) passando per le diverse ricerche dedicate ai paesaggi urbani, le piscine e il mare.




Opera di Sergio Mazzoni Sergio Mazzoni: Filografia
termina lo 08 novembre 2014
Libreria-Galleria d'arte-Sala da tè "Lo Spazio di via dell'ospizio" - Pistoia
lo-spazio@libero.it

Le opere che compongono questa mostra testimoniano l'impegno a rinnovare l'amore per la linea, riuscendo anche in qualche caso ad escludere l'apporto del colore senza togliere nulla alla forza e all'originalità dell'opera. Sono opere in cui si intrecciano, allo stesso tempo, la semplicità e la complessità grafica incarnate da un'espressione artistica realizzata con un materiale insolito e povero: il fil di ferro. Macroscopiche realizzazioni di quelli che lo stesso artista definisce "scarabocchi". Un riciclaggio di quei segni-disegni che trovano posto nel poco spazio rimasto libero a bordo pagina, nel margine di quaderni, riviste, libri... Percorsi tracciati che, spesso, non trovano la strada per uscire dalla vita privata, finendo gettati in un cestino o dimenticati in qualche cartella o cassetto, trovano in queste opere considerazione e attenzione.

Ritornano a vivere creando trame di un tessuto, insieme, vecchio e nuovo. Ogni segno è composto di possibilità, sensazioni, sogni, vibrazioni; linee si incrociano in percorsi di esistenza vissuti o solo sognati, nella massima libertà. Queste linee non sono altro che il manifestarsi inconsapevole di un mondo interiore. Lo scarabocchio riguarda il linguaggio dell'inconscio e così come il sogno ha una sua lingua e una sua grammatica, così profondamente individuale e privata. Allo stesso tempo, rivelando emozioni profonde e inespresse, smaschera il sentire più autentico, con ironia e senza diaframmi difensivi. Per queste opere di Mazzoni calzano perfettamente le parole di Bruno Munari "Il più grande ostacolo alla comprensione di un'opera d'arte è quello di volerla capire".

Sergio Mazzoni (Pistoia, 1956) alla fine degli anni settanta tiene la sua prima mostra e fa la conoscenza di altri tre pittori, Slao, Forese Lenzi e Mirando Jacomelli che lo seguiranno nella sua crescita culturale ed artistica. Nel 1983 insieme a F. Calamai, F. Lotti e A. Matani fonda "Il Gruppo", catalizzandosi attorno alla figura di Francesco Melani. Nel 2003 incrocia la sua strada con quella di alcuni giovani pittori coi quali dà inizio al progetto "Gruppo Blu" che come punto di incontro porta l'esperienza xilografic. Prima che compagni d'arte, sono soci del Circolo Aziendale Breda e colleghi di lavoro alla AnsaldoBreda di Pistoia. Il nome del gruppo, infatti, nasce dal colore delle tute che indossano, il blu: un segno, un colore che li unisce, li distingue e li caratterizza nel loro quotidiano, a cui hanno voluto attribuire valenza artistica.Suoi lavori sono presenti in collezioni private in Italia e all'estero.




Opera di Pope alla mostra dell'Associazione Culturale La Roggia di Pordenone Pope - To be continued Pope: "2014 to be continued"
termina il 13 novembre 2014
Associazione Culturale La Roggia - Pordenone
www.laroggiapn.it

Pope (Portogruaro - Venezia, 1942) consegue il diploma di maestro d'arte, sotto la guida dello scultore Mannucci. Si diploma all'Accademia delle Belle Arti di Venezia, dove segue i corsi di pittura di Saetti e di Zotti. La sua attività artistica segue dei percorsi precisi che approfondisce fino all'esaurimento delle motivazioni che hanno stimolato tale ricerca. Il suo percorso pittorico può essere diviso in capitoli. Materico - Informale (1963-64); Strutture (1965-72); Percorsi Variabili (1973-74); Per Pura Pittura (1975-82); Memoria Storica (1983-84); Pagine Di Colore (1984-85); Dialogando (1986-88); Corpi Cromatici (1989-92); Bande Acromatiche (1993-95); Tempo Della Pittura (1995-2002). Espone dal 1967 ed ha partecipato a circa 200 mostre, fra personali e collettive, in Italia e all'estero.

- To be continued

L'opera si struttura per piani, linee, forme; ma la guida è il colore vero dominatore. S'insegue con i toni - argento sull'argento o l'oro sopra l'oro - fino a crear reticoli. Talvolta si struttura in ampie campiture - azzurro, rosso, giallo qualità dominanti -. Tal altra da uno squarcio - piccolo, irrilevante eppur determinante - non importa in che punto si affacciano i rimandi di cromie sovrapposte che hanno contribuito alla composizione. Il vero, quando appare, è solo la memoria, quasi un ectoplasma, di realtà vissute forse solo sognate in visioni infantili d'assoluto colore che si fa poesia. Lungo un percorso antico uguale e sempre nuovo la pittura rinnova fantasiose invenzioni che fanno del reale un continuo rincorrersi di colori primari di forme essenziali. (Enzo di Grazia)




Map Pin
11esimo Concorso Internazionale di Design Trieste Contemporanea


termina lo 03 novembre 2014
Studio Tommaseo - Trieste
www.triestecontemporanea.it

Mostra conclusiva - progetti selezionati e vincitori: Simone Bellan con Nicolò Luppino (Italia), Milan Deliyski (Bulgaria), Eva Kania con David Smid (Repubblica Ceca), Kaja Kisilak con Lea Bradaševic (Slovenia), Dolores Ljubic con Katarina Cendak (Croazia), Claudia Mascia (Italia), Anesia Mervcich (Croazia), Laura Pozzar (Italia), Sara Sossi (Italia, Premio Gillo Dorfles), Ivana Sovilj (Serbia, Premio InCE), Neringa Svišciauskaite (Lituania), Dominik Uhlír (Repubblica Ceca, Premio Beba), Oleg Vereshchagin con Irina Olenina (Ucraina), Roberto Zanon con Greta Bignami (Italia, Premio Trieste)

Concorso dal 1995 da un'idea di Gillo Dorfles e che ogni due anni vede progettisti provenienti da 23 paesi europei dentro o a ridosso dell'area InCE cimentarsi con i temi più originali del design contemporaneo, è stata dedicata al tema del turismo culturale in Europa. I progettisti hanno puntato sulla mappa con il loro personale pin fontane di piccole città, castelli, isole con tradizioni popolari condivise, disegni urbanistici di capitali o complessi architettonici costruttivisti, o persino aree industriali storiche, creando un affresco molto suggestivo delle opportunità ancora tutte aperte di valorizzazione e scoperta di luoghi e beni culturali materiali o immateriali del nostro continente. La mostra, in collaborazione con il Museo dell'Architettura e del Design di Lubiana, è parte integrante di BIO50, 24th Biennial of Design, lo storico appuntamento con il design dal cuore del centro Europa fondato nel 1964. L'iniziativa è realizzata da Trieste Contemporanea.

Il premio della Fondazione BEBAdi Venezia, per il più giovane selezionato, è stato assegnato al ceco Dominik Uhlír (1989). Il suo progetto si riferisce all'area siderurgica di Vítkovice, a Ostrava, nella parte orientale della Repubblica Ceca, ora diventata monumento nazionale. Ispirandosi alla fornace principale che domina l'intera area industriale, il giovane designer ha creato una piccola lampada riciclando un tubo d'acciaio usato in quel complesso industriale.

Il premio InCE è stato assegnato a Ivana Sovilj, designer serba. Questo premio va al miglior progetto proveniente da uno dei paesi che aderiscono all'Iniziativa Centro Europea e che non sono membri della Comunità Europea. La progettista ha rappresentato la città medioevale di Curzola, situata sull'omonima isola adriatica in Croazia, concentrandosi sullo schema urbanistico della città e restituendo in questa forma un oggetto da realizzarsi in bronzo fuso.

"Antonio gioca con me" è il nome del lavoro di Roberto Zanon e Greta Bignami, designers italiani che hanno vinto il Premio Trieste progettando un kit di timbri per "ridare vita" al dinosauro Antonio, tema speciale "Trieste" del concorso di quest'anno. Antonio è il nome con il quale è conosciuto il Thethyshadros insularis, ritrovato nei pressi di Trieste nel 1994. E' il più grande dinosauro rinvenuto in Italia ed uno dei più completi scoperti al mondo.

Sara Sossi, giovane designer italiana, ha vinto il premio assoluto del concorso, premio Gillo Dorfles. Partendo dalla sua formazione di grafico, la progettista ha voluto contrassegnare alcuni dei maggiori monumenti della città di Trieste nel progetto "Cromopolis". Il kit proposto consiste in una mappa, un taccuino per appunti con matita, 5 cartoline e un flyer informativo. Il turista potrà ricalcare a piacere gli stampi-icona dei monumenti, che saranno resi disponibili nelle vicinanze di quei beni culturali, su quaderno e cartoline forniti, mettendo i suoi personali appunti, spedendoli agli amici o raccogliendo ricordi e suggestioni.




Opera di Paola Martinella XV Edizione della mostra di pittura
La bellezza per la bontà - l'arte aiuta la vita


Trieste, XV edizione
Sala del Giubileo, 13-24 ottobre 2014
Castello di Duino, 25 ottobre - 10 novembre 2014

Mostra d'arte organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole Onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, e curata dall'architetto Marianna Accerboni, che introdurrà l'esposizione. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 23 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri.

Presentazione mostra




Opere di Susan Weller e Richard Pierce Susan Weller e Richard Pierce
Dialogo tra pittura e scultura


termina il 31 ottobre 2014
Galleria Incorniciarte - Verona
www.incorniciarte.it

"Susan Weller (Laguna Beach, California ) dipinge con un linguaggio materico ma senza esagerazioni, silenzioso e calmo come lo era quello di alcuni dei maestri americani dell'Espressionismo Astratto che l'artista ha più amato, Rothko innanzitutto." (Camilla Bertoni)

Richard Pierce, scultore californiano ormai veronese di adozione, prosegue con la sua ricerca sul nesso tra l'arte classica e l'astrattismo lirico, il mondo naturale e il simbolo, proponendo tra l'altro delle "variazioni su tema".




Opera di Giulia Napoleone Giulia Napoleone: Libri e Carte
termina il 16 novembre 2014
Spazio d'arte Stellanove / Atelier Josef Weiss - Mendrisio (Svizzera)
www.stellanove.ch

Mostra dell'artista romana Giulia Napoleone (Pescara, 1936) presentata da Carole Haensler-Huguet e Matteo Bianchi. Sono esposti Libri e Carte: Il buio e il petalo, libro d'artista con incisioni per poesie inedite di Alberto Nessi, edizioni Il Bulino, Roma 2014; tiratura di 73 esemplari. Tempi innocenti, riproduzione di un libro d'artista di Giulia Napoleone del 1980, con un testo di Yves Peyré e un prologo di Matteo Bianchi e Carolina Leite, edizioni Pagine d'Arte, Lugano 2014. In mostra sono esposti pastelli (30x30cm) su carta Umbria, Fabriano eseguiti dal 1997 al 1999 per il ciclo Al mutare dell'ora; alcuni grandi pastelli recenti (58x78cm) su carta Richard de Bas sono esposti nelle vetrine "Ex-Jelmoli" in Piazza del Ponte a Mendrisio. Contemporaneamente, presso l'Atelier Josef Weiss (a pochi passi dalla galleria), si presenta Nero, con disegni originali a inchiostro dell'artista, accompagnati da una scelta di versi di Lucrezio tratti dal de rerum natura; sono inoltre esposti alcuni libri d'artista di Giulia Napoleone.

"Sarebbe come una musica mentre appare a chi dispone soltanto del proprio sguardo, la superba pioggia delle stelle. Il purissimo disegno della luna cupa si delinea insieme alle scie di biancore della notte. (....) Il tempo di Giulia Napoleone è cosmogonico, è quello dell'emergenza e della traccia. Lo abita un'insensatezza che è pensiero a fior di pelle. Che fa del disegno la parte rimasta attiva di un racconto dell'istante. L'origine rimane, una memoria si costituisce, un canto esulta. Il silenzio non è mai lontano." (Yves Peyré, Tempi innocenti, Pagina d'Arte 2014).




Carlo Fontana: "Ai fiori. Gusto... per l'Arte"
termina il 10 dicembre 2014
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra del maestro Carlo Fontana, composta da dodici opere interamente dedicate alla città di Trieste. Il progetto espositivo si compone di un insieme di dodici tele incentrate sul tema della natura morta e di un gruppo di lavori che ruotano attorno a dettagli architettonici, suppellettili, sfondi paesaggistici collegati con fondali scenici che rinviano al Mare e al Carso, ai suoi colori, alle sue atmosfere. In questi quadri troviamo fissata una realtà trasognata, una realtà che, nel riprendere le ombre taglienti e le luci artificiali, rende visibile un'atmosfera di esistenza provvisoria, quasi scomposta (o ricomposta) in senso cubista: si tratta di un mondo che talvolta richiama in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre uno spirito romantico e spirituale.

Una luce calda e gessosa si irradia dalle cose raffigurate, per poi espandersi e abbracciare orizzonti lontani: disegna l'oscillazione di un crepuscolo sospeso fra il preludio di un giorno lontano e la vicinanza di un raggio di luna: un bosco, un fiore, una foglia, un prato sono i termini più semplici e comprensibili di una simbologia immediata e capace di smuovere l'animo alla pacificazione. Carlo Fontana rappresenta, in qualche modo, un nuovo capitolo dei Maestri del Colore, perché se dinanzi alle tele dell'artista (di origini napoletane, trevigiano d'adozione) si possono raccogliere considerazioni stilistiche, estetiche o storiografiche, subito questa opprimente abitudine mentale viene soverchiata dalla beata e chiara presenza di un colore che tutto avvolge, tutto imbeve, tutto crea.

Ecco, nell'apparente semplicità di questo lavoro (che viceversa cela una continua ricerca della soluzione cromatica, della composizione e della misura, che non si vergogna di citare, ponendosi con modestia nella scia di una tradizione di grandi conoscitori del mestiere), ritroviamo una lingua materna e cara, un alito di quel soffio vitale che regge tutto quanto di bello al mondo c'è e che molto bene si lega con il colorismo acceso anche di pittori giuliani come Vittorio Bolaffio.




Gianluca Cavallo - Post it - inchiostro su carta - dimensioni variabili 2014 Gianluca Cavallo - Mèditation - olio su tela cm.60x50 2013 Gianluca Cavallo: La giostra di Ismaele
termina l'11 gennaio 2015
Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte - San Giovanni La Punta (Catania)
www.fondazionelaverdelamalfa.com

In occasione della Decima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte propone un doppio appuntamento con l'arte contemporanea: la personale di Gianluca Cavallo, a cura dell'architetto Giuseppe Ingaglio e un concerto di musica dotta contemporanea, "Musiche del XX secolo", dedicato al compositore austriaco Alban Berg a cura della professoressa Graziella Seminara. La mostra, organizzata in collaborazione con CreativeRoom Art Gallery di Roma, spazio espositivo dedicato alla promozione di giovani artisti nazionali e internazionali, fondato nel 2008 da Lorenzo Cantarella che sarà presente all'inaugurazione insieme all'artista.

Il curatore Giuseppe Ingaglio, a proposito del giovane artista, Gianluca Cavallo (Cava de' Tirreni, 1976) scrive: "Lo sguardo silente di Ismaele, voce narrante del celebre racconto di Melville, scivola sulle pagine e sopravvive al rovinoso disastro del Pequod, fissando nell'immensità dei marosi uomini, cose e situazioni. E' il silenzio il protagonista del percorso artistico di Gianluca Cavallo: forme, colori, sguardi s'inseguono e si susseguono senza produrre suoni, rumori o frastuoni. (...) I protagonisti, talvolta percepibili oltre veli di nebbie mal celanti, altre volte sintetizzati da volti, articolati da volumi geometrici e plasticamente organizzati, si muovono silenti, posizionandosi sulla scena secondo un ordine predeterminato dall'artista. (...) Non è più il singolo soggetto che caratterizza l'attenzione di Gianluca Cavallo, ma la composizione delle ombre segniche, non una sintesi di un gruppo ovvero un insieme, come se provenissero da un accumulo."

Echi letterari, musicali e sacri si nascondono dietro la ricerca dell'artista di cui sarà esposta anche l'opera pittorica composta da sei tele - Il Teatro del bailo, 2013 - con cui Gianluca Cavallo ha partecipato alla 55esima edizione della Biennale d'Arte di Venezia. A seguire (ore 19.00) presso la sala "Elena La Verde", avrà inizio "Musiche del XX secolo", concerto dedicato a una selezione di opere del compositore austriaco Alban Berg a cura di Graziella Seminara. Nello specifico, saranno eseguite la Sonata op. 1 per pianoforte da Graziella Concas e Vier Stucke, op. 5 per clarinetto e pianoforte da Carmelo Dell'Acqua (clarinetto) e Riccardo Insolia (pianoforte).

Interdisciplinarietà, sinergia, scambio, arte contemporanea, edutaintment sono le parole d'ordine della Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte e del Presidente Alfredo La Malfa che dal 2012, sulle orme della precedenza direzione, continua a fare della fondazione un luogo di scambio e d'incontro tra l'arte contemporanea e la società. La Fondazione anche questa volta, dopo l'appena conclusa collaborazione con la Galleria Michela Rizzo di Venezia, ha deciso di percorrere la via della cooperazione e del confronto con giovani realtà espositive come quella romana e con professionisti del mondo delle arti visive e della musica contemporanea. (Comunicato stampa)




Opera di Mavilla Mavilla: Artificio apparente
termina il 30 ottobre 2014
Galleria Immaginaria - Firenze
galleriaimmaginaria@alice.it

Mostra di sculture accompagnate dai bozzetti delle opere, di di Mavilla (Marco Marchiani), fiorentino, attivo nel campo della pittura, scultura, libri d'artista. L'universo delle immagini di Mavilla è espresso dalle molteplici sfaccettature delle sue opere che si propongono nell'unione di vari elementi. Dipinti, sculture e libri d'artista realizzati con materiali che rimandano alla terra, colori caldi e intensi; altri, invece, trasparenti, creano l'idea dell'aria, del movimento e del tempo che scorre.

L'armonia tra gli elementi, così diversi eppure equilibrati, è la stessa che percepiamo guardando le sculture, che si dilatano, tra il mondo del reale e quello dell'immaginazione: La geometria delle opere di Mavilla lascia spazio ad una dimensione onirica nella quale l'osservatore è spinto ad entrare per fare proprio quel mondo, all'apparenza impenetrabile. L'esposizione Artificio apparente propone un percorso di immagini che invitano lo spettatore ad intraprendere una propria strada, al di là di ciò che "appare" verso un universo sensibile... (Lucrezia Caliani)




Paesaggi e pittori siciliani Di là del faro. Paesaggi e pittori siciliani dell'Ottocento
termina lo 09 gennaio 2015
Villa Zito - Palermo
www.mostradiladelfaro.it

Oltre 100 opere di artisti siciliani o stabilmente attivi in Sicilia sul tema del paesaggio che rappresenta, nel corso dell'Ottocento, uno dei motivi fondamentali attraverso cui viene elaborata una rappresentazione specificamente identitaria dell'isola. La mostra, curata da Sergio Troisi e Paolo Nifosì, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo, ospitata dalla Fondazione Sicilia e organizzata da Civita Sicilia, sottolinea l'impegno della Fondazione Terzo Pilastro - Italia e Mediterraneo per la valorizzazione della cultura siciliana e delle sue espressioni artistiche più alte. Sebbene nella tradizione artistica isolana il genere paesaggistico sia assente o del tutto minoritario sino a buona parte del XVIII secolo, la letteratura di viaggio del Grand Tour e la ricca produzione di stampe a corredo avevano già individuato un repertorio di luoghi e fissato una iconografia ampiamente diffusi presso il pubblico colto europeo.

Questa visione, nel corso dell'Ottocento, verrà assimilata dai pittori isolani, che la immetteranno in una nuova sensibilità moderna, tra Romanticismo e Positivismo, in accordo con le tendenze del gusto nazionale e internazionale del tempo. La mostra copre un arco temporale ampio, che va dalla costituzione del Regno delle Due Sicilie sino all'epilogo della Prima Guerra Mondiale, riconoscendo in questa vicenda artistica dei caratteri relativamente omogenei. Un secolo quindi, durante il quale gli artisti siciliani, partendo inizialmente dai topoi figurativi della cultura neoclassica e del primo Romanticismo, mettono progressivamente a fuoco una modalità immaginativa del paesaggio che, pur nel legame profondo con i modi della pittura europea, e tuttavia satura della percezione consapevole della natura e della storia siciliane, cosi come avveniva contemporaneamente in altri ambiti, primo tra tutti quello storiografico.

Alla costruzione ideologica e valoriale del paesaggio siciliano concorrono infatti diverse voci, anche contraddittorie: l'esaltazione di una coscienza nazionale di stampo romantico; il fitto scambio linguistico con la geografia artistica nazionale e internazionale, anche grazie al moderno sistema di mostre che mette in rete, soprattutto dopo l'Unità, Roma, Firenze, Napoli, Torino, Milano ma anche Parigi, Vienna e Monaco; l'attività degli ateliers fotografici; la grande stagione della letteratura siciliana di Verga, Capuana, De Roberto e, infine, Pirandello.

L'esposizione si articola in sei aree tematiche che presentano i luoghi che la pittura ottocentesca siciliana predilige, con particolare attenzione al paesaggio costiero e a quello interno. Ad esse, si affiancano una sezione dedicata ai disegni con un corpus proveniente dalla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis e una dedicata alla fotografia con opere della Fondazione Alinari e di collezioni private. Tra le opere in mostra, la grande tela di Francesco Lojacono Dall'Ospizio marino, in prestito dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, e Conca d'oro di Ettore De Maria Bergler, proveniente dalla veneziana Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro. Rappresentati inoltre quasi tutti gli autori importanti della pittura ottocentesca siciliana, con opere provenienti sia da collezioni pubbliche che private: Giuseppe Patania, Tommaso Riolo, Francesco Zerilli, Giuseppe Sciuti, Antonino Leto, Michele Catti. Il catalogo della mostra è edito da Silvana Editoriale.(Comunicato Ufficio stampa Civita)




Opera di Gianluca Centurani Gianluca Centurani
termina il 24 ottobre 2014
Spazio Tadini - Milano
www.spaziotadini.it

Prima mostra milanese di Gianluca Centurani. Ingegnere e designer, Centurani presenta i plastici dei suoi progetti architettonici, oggetti di design e dipinti su tela (25 pezzi in tutto), scaturiti da sogni, visioni e fantasie. Gianluca Centurani ha fatto del coraggio di osare la sua ispirazione: conscio dei pregi, ma anche dei limiti di tutte le discipline con cui si è cimentato, è stato in grado di unire nei suoi progetti ingegneria e architettura. Proprio nell'architettura si propone di far convergere la rigidità delle formule ingegneristiche, l'estetica del design e il gesto istintivo della pittura. "Quando inizio un progetto lavoro in maniera libera, lasciando fluire idee, suggestioni, e mi consulto con collaboratori e amici. A un certo punto però il progetto mi sembra chiarissimo, come se fosse stato sempre nella mia mente, e inizia una fase di grande concentrazione e solitudine."

Gli oggetti di design s'ispirano alle forme della natura: appendiabiti che ricordano giganti meduse metalliche, portatovaglioli e vassoi a forma di alberi, lampade che sembrano ciuffi d'erba stilizzati. I dipinti sono una serie di tele libere da vincoli formali, unione di ricordi e suggestioni. Dopo anni di ricerca è approdato a uno stile pop, fatto di figure stilizzate, asciutte e potenti (che si ritrovano anche nei suoi oggetti di design). Prevalgono colori accesi: il rosso, il giallo il blu e il rosa.




I Libretti di Mal'Aria. La Biblioteca più esile del mondo negli scrittori e artisti giuliani e friulani del '900 I Libretti di Mal'Aria.
La Biblioteca più esile del mondo negli scrittori e artisti giuliani e friulani del '900


termina il 29 novembre 2014
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

La mostra documentaria propone oltre un centinaio di Libretti, con un attenzione particolare verso quegli scrittori, poeti e artisti del territorio (Manlio Malabotta, Emilio Dolfi, Biagio Marin, Giorgio Voghera, Stelio Crise, Alma Dorfles, Paolo Belli (Giotti), Carlo Luigi Cergoly, Virgilio Giotti, Giani Stuparich, Livio Rosignano, Osvaldo Ramous, Luciano Morandini, Luigi Raimondi, Geda Jacolutti ed Enrico Fruch), uniti a operatori culturali (Livio Corsi, Carlo Ulcigrai) che aderirono all'invito di Arrigo Bugiani, ideatore a partire da 1960 dell'originale progetto editoriale. All'inaugurazione: Maurizio Messina, direttore della Biblioteca, Orso Bugiani, figlio dell'editore, neurologo di fama e artista, Elvio Guagnini, docente e critico letterario e Francesco Cenetiempo, curatore della mostra.




L'Orlando Furioso: incantamenti, passioni e follie
L'Arte contemporanea legge l'Ariosto


termina l'11 gennaio 2015
Palazzo Magnani - Reggio Emilia
www.studioesseci.net

L'esposizione intende celebrare Ludovico Ariosto (Reggio Emilia, 1474 - Ferrara, 1533), celeberrimo autore dell'Orlando Furioso. E' noto che l'Orlando Furioso - se si considerano le varie edizioni, le traduzioni in lingua straniera, gli adattamenti teatrali (come non ricordare la memorabile messa in scena di Luca Ronconi e Sanguineti nel 1969, che sarà peraltro documentata da alcune fotografie di Franco Vaccari) - è una delle opere - pur con qualche periodo di oscuramento - di più vasta ammirazione e interesse, proprio per la sua intima, così "moderna" struttura, con il perenne incastro di trame, "in un mondo", come scrive Gianni Celati, "dove tutti agiscono in stati di incantamento o di fissazione, prodotti dal gioco della sorte", "con un'idea del mondo come pura meraviglia senza inizio e senza fine" - credo che questo sia alla radice della sintonia della cultura letteraria americana con l'Ariosto, in un Paese di perenne ricerca di una frontiera da raggiungere e valicare.

Anche in campo artistico, la fortuna dell'Ariosto e del suo poema cavalleresco è stata assai diffusa - tra i tanti nomi che potremmo citare ci sono quelli di Tiziano e Guido Reni, di Fragonard e di Doré, con le infinite metamorfosi nei secoli del personaggio di Angelica (tra le quali Ruggero che salva Angelica di Ingres, conservato al Louvre di Parigi), così come nell'illustrazione moderna e contemporanea e nel cinema. La mostra, a quarant'anni dalle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario, nel 1974, della nascita dell'Ariosto a Reggio Emilia - che produssero iniziative espositive varie, in particolare al Palazzo dei Diamanti di Ferrara - parte in un qualche modo da quelle premesse - non casualmente la mostra reggiana riproporrà l'Omaggio all'Ariosto di Franco Vaccari -, presenta alcune opere successive, quali ad esempio le immagini scattate da Luigi Ghirri nel Mauriziano, e poi si concentra sugli esiti del confronto tra pittori, scultori, illustratori, autori di fumetti e fotografi, italiani e stranieri, con la figura dell'Ariosto e il testo dell'Orlando Furioso, per verificare l'influenza sull'immaginario creativo di una visione del mondo e delle umane esistenze che non può essere consegnata agli archivi del passato.

L'esposizione rivisita sommariamente la fortuna dell'Ariosto nel passato, partendo dalla preziosa collezione delle edizioni del Furioso di proprietà della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, e intende proporre le suggestioni esercitate dalla sua figura e dall'atmosfera, e soprattutto da specifici episodi del poema su alcuni tra i più importanti artisti contemporanei, italiani e stranieri: pittori e scultori (tra cui Tullio Pericoli, Emilio Isgrò, Giulia Napoleone, Mimmo Palladino, Vladimir Velickovic, Manolo Valdés, Joe Tilson, Philippe Favier, James Nares, William Xerra), illustratori e autori di fumetti, quali Lorenzo Mattotti, Gianluigi Toccafondo, Giuseppe Camuncoli, Matteo Casali, Paolo Bacilieri, Tuono Pettinato, Francesca Ghermandi, e la proposizione di parte della saga di Alejandro Jodorowsky sui "metabaroni", i guerrieri perfetti, di alcune tavole di Guido Crepax, Sergio Toppi, Grazia Nidasio, fotografi come Marco Bolognesi (che produrrà alcune fotografie, con ricostruzioni attualizzate sulla base delle suggestioni del cinema contemporaneo, sull'episodio in cui Ariosto parla dell'assedio di Parigi, emblema del destino della città caduta, Costantinopoli), e come Nino Migliori e Vittore Fossati, che si stanno recando a visitare i luoghi ariosteschi - la casa natale di Reggio Emilia, la casa a Ferrara, la Garfagnana: Ariosto ebbe incarichi pubblici da parte degli Estensi. esistenze che non può essere consegnata agli archivi del passato.

Come si può intuire da queste prime indicazioni, la mostra intende verificare la persistenza della fortuna dell'Ariosto, e del suo Orlando Furioso, la capacità del poema di muovere l'immaginario, non solo nella letteratura (per limitarci a un solo esempio, Italo Calvino e l'attuale, crescente attenzione nelle Facoltà americane di Letteratura), ma in campi artistici quali la pittura, la scultura, l'illustrazione e il fumetto, la fotografia.

Il catalogo della mostra, edito da Silvana Editoriale, vuole essere un libro che vada ben al di là dell'occasione espositiva, diviso in una decina di capitoli, ciascuno con l'introduzione di alcuni importanti autori italiani e stranieri (Gianni Celati, Giulio Ferroni, Valerio Magrelli, Ermanno Cavazzoni, Lina Bolzoni, Gino Ruozzi, Franco Farinelli, Luigi Ballerini, Massimo Ciavolella, Dennis Looney, Jim Jarmusch), del curatore della mostra, di critici e storici dell'arte e dell'illustrazione, corredati dalle immagini delle opere esposte, così da farne un volume che resti nel tempo come documento prezioso sull'Ariosto e sulla fortuna dell'Orlando Furioso. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Wolfgang Weileder - Meridiano Wolfgang Weileder: Meridiano
MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna
termina lo 08 dicembre 2014
www.mambo-bologna.org

"Le grandi fotografie di Wolfgang Weileder presentate nella mostra raffigurano principalmente il soggetto 'Tramonto sul mare', poche colgono il nascere del giorno. Guardando per la prima volta queste fotografie di Wolfgang Weileder ho immediatamente pensato ai Seascapes di Hiroshi Sugimoto, che evidentemente Wolfgang conosce. Sugimoto ottiene quelle immagini da un solo fotogramma, con un tempo di esposizione estremamente prolungato: cielo e mare si confondono e creano una condizione di sospensione, un vuoto che è vicino a quello cui tende la meditazione nella pratica dei monaci zen. Ho pensato, e li ho guardati ancora, ai Landschaften di Gerhard Richter, paesaggi intrisi dell'idea di sublime e di infinito connaturata al paesaggio naturale.

Fotografia, pittura a olio. Ho pensato a ritroso anche alla pittura atmosferica di William Turner e a Der Mönch am Meer di Caspar David Friedrich, e poi a tutta la tradizione romantica. (...) Ho pensato al momento in cui l'esperienza dei tramonti sul mare acquisiva un elemento nuovo, dopo avere visto il film Le Rayon vert di Eric Rohmer. Il film riprende un romanzo di Jules Verne, in cui si dice che chi riesca ad osservare il fenomeno ottico-atmosferico del raggio verde, che si manifesta quando il Sole è quasi completamente sotto la linea dell'orizzonte, diverrebbe abile nel vedere chiaramente nel suo cuore e in quello degli altri. La protagonista del romanzo finisce per sposare un pittore di tramonti (...)

E' vertiginoso pensare a quanti singoli 'Tramonto sul mare' siano stati impressi prima su pellicole fotografiche, quando la fotografia era il risultato di un processo fotochimico; poi registrati nelle schede SD degli apparecchi digitali, e ancora nelle schede di memoria degli smartphone. In tutto il mondo milioni di apparecchi fotografici hanno scattato milioni di fotogrammi di tramonti, immortalati a tutte le latitudini (...) Eppure dietro a ognuno di quegli apparecchi fotografici un 'fotografo' ha scelto quel momento, ha voluto compiere il gesto di fermare l'attimo e ha ribadito lo stereotipo pretendendo di appropriandosene e farlo suo. (...)

Anche Wolfgang Weileder sceglie il momento del tramonto, e si tratta proprio di 'Tramonto sul mare', quel particolare momento della giornata che segna il passaggio dalla luce al buio. Per lui i mari sono Mare del Nord, Mare Adriatico, Mare d'Irlanda, Mare Tirreno, Skagerrak. Il procedimento che l'artista pone in atto determina una registrazione sistematica attraverso il tempo e piuttosto che conservare la memoria di un momento transeunte produce la forma stessa dell'immagine. Le immagini sono state ottenute mediante un particolare procedimento fotografico. L'artista utilizza un set di fotocamere digitali, montate in serie per ottenere una visione panoramica, che scattano in sincrono una sequenza di fotogrammi a intervalli di tempo di pochi secondi per una durata predefinita; migliaia di fotogrammi-dati vengono immagazzinati in una memoria esterna.

Una volta trascorso il tempo stabilito e completata la ripresa del paesaggio inquadrato le informazioni-immagini vengono processate da un computer tramite un programma dedicato: di ogni immagine registrata viene prelevato un singolo pixel in larghezza per l'altezza complessiva dell'immagine e le singole 'sezioni' di tempo-spazio vengono accostate una all'altra con il tempo di progressione da sinistra a destra per costruire l'immagine fotografica definitiva. Quella che si ottiene risulta essere una rappresentazione del reale del tutto nuova. I singoli pixel non generano semplicemente una scansione temporale, la trasposizione sincopata di una durata: non ne risulta una timeline, ma si genera un paesaggio nuovo che contiene tutti i paesaggi osservabili nello scorrere delle ore.

Un paesaggio che è risultato della scelta di frammenti selezionati arbitrariamente perché portatori di quelle informazioni che Weileder ritiene più interessanti, degli elementi occasionali che introducono una diversa velocità di movimento nel quadro. E' tutto reale, rappresentazione di una sequenza temporale e di un paesaggio fisico, ma quella che le grandi fotografie ci restituiscono è una visione impossibile che ci offre una diversa lettura del mondo, una differente forma di percezione.

Il risultato finale di questa operazione sono paesaggi marini caratterizzati da una linea di orizzonte in cui mare, cielo, giorno, notte coincidono e interagiscono. Introdotti o chiusi da un sipario nero come se la notte negasse una porzione dell'immagine invece di esserne parte. Quello che la luce racconta - la narrazione che rivela il trascorrere delle nuvole in cielo, il movimento ritmico delle onde, gli occasionali passaggi di un gabbiano o il transito di un natante - la notte nega." (Estratto da Le Rayon vert, 'Tramonto sul mare' e le fotografie di Wolfgang Weileder, di Gino Gianuizzi)

Gino Gianuizzi è un ricercatore. Tra i fondatori di Neon, spazio di sperimentazione per l'arte contemporanea attivo fra il 1981 e il 2011, ha collaborato con artisti e curatori alla realizzazione di numerosi progetti; particolarmente importanti per il suo percorso gli incontri con Francesca Alinovi, Roberto Daolio e Mauro Manara. Attualmente è titolare del corso di Progettazione di interventi urbani e territoriali presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna.




Jonathan Guaitamacchi alla Galleria 13 Angela Bergomi - olio su tela cm.85x120 1961 alla Rezarte "In Contemporanea"
Passeggiata d'autunno fra le gallerie di Reggio Emilia


"In Contemporanea" è un percorso espositivo che unisce, per l'intero mese di ottobre, sette gallerie d'arte moderna e contemporanea di Reggio Emilia. Galleria de' Bonis, 2000&Novecento Arte Moderna e Contemporanea, Bonioni Arte, VV8artecontemporanea, RezArte Contemporanea, Galleria 13 Arte Moderna e Contemporanea e Galleria 8.75 Artecontemporanea inaugureranno ciascuna la prima mostra della stagione autunnale dal 4 ottobre (inaugurazione ore 16.00). Realizzazione con il patrocinio del Fondo per l'Ambiente Italiano, delegazione di Reggio Emilia e di Fondo per l'Ambiente Italiano giovani, delegazione di Reggio Emilia.

In mostra, opere di Sonia Maria Luce Possentini alla Galleria de' Bonis, una collettiva di artisti del '900 (Scheggi, Schifano, Viani, Savelli, Ghirri, Capogrossi, Galliani, ecc.) alla Galleria 2000&Novecento, Giacomo Cossio alla Galleria Bonioni, Vasco Ascolini alla Galleria VV8, Angela Bergomi e Mario Pini alla Galleria Rezarte, Johnatan Guaitamacchi alla Galleria 13 e alla Galleria 8.75 una collettiva di ritratti di Gino di Frenna, titolare della galleria, in occasione dei venti anni di attività. La scelta di inaugurare tutti lo stesso giorno nasce per offrire l'occasione di fare una passeggiata fra le gallerie scoprendo le proposte di ciascuna per la nuova stagione in un piacevole circuito urbano.

Nel corso del mese, ogni fine settimana, le diverse gallerie proporranno, alternandosi, ciascuna nel proprio spazio espositivo, un'iniziativa per la città: chi l'incontro con un artista, chi un concerto, chi la presentazione di un libro, animando la rassegna e assicurandole vivacità. E così il 4 ottobre si potranno incontrare Vasco Ascolini e Johnatan Guaitamacchi rispettivamente alla Galleria VV8 e alla Galleria 13, l'11 ottobre la Galleria 2000&Novecento proporrà Adele Cacciagrano che presenterà il libro Overground, il 17 ottobre alla Galleria de' Bonis si potrà incontrare Sonia Maria Luce Possentini in un suggestivo allestimento realizzato da "Il Posto" di Modena. Il 18 ottobre alla Galleria Bonioni sarà presente Giacomo Cossio e verrà presentato il catalogo della mostra, mentre il 25 alla Galleria RezArte Alberto Agazzani modererà un incontro con Mario Pini.

Il filo conduttore dell'Arte Contemporanea accomuna le sette gallerie private che, con le loro proposte, evidenziano il proprio indirizzo e le proprie scelte artistiche, tutte diverse ma complementari, in un'epoca come la nostra che ha reso il "fare rete" la propria forza. L'iniziativa "In Contemporanea", che include l'11 ottobre la Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiani), vuole offrire una visione d'insieme di ciò che queste gallerie d'arte di Reggio propongono, del loro modo di lavorare e di scegliere gli artisti, contribuendo a dare un indirizzo al percorso odierno dell'arte. (Comunicato Ufficio Stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opere grandi | Grandi opere
Martin Disler, Rainer Fetting, Karl Hort Hoedicke, Piero Pizzi Cannellla, Hannah Dougherty, Pierluigi Pusole, Seo, Mimmo Rotella, Hermann Nitsch, Maja Vukoje, Mat Collishaw


termina il 15 novembre 2014
Studio d'Arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

Confronto fra undici dei numerosi artisti storici della Galleria, il cui denominatore comune risiede nella dimensione imponente delle opere e nell'appartenenza alla sua storia, a partire dagli anni Ottanta. Unica eccezione alla tradizione della Galleria, la quale abitualmente è dedicata alla bidimensione, è rappresentata dall'omaggio a Mat Collishaw, in quanto si è ritenuto opportuno esporre almeno una grande opera scultorea. Attraverso la proiezione e la scultura, Leda e il cigno (2007, marmo, specchio, video) di Mat Collishaw (Nottingham - Gran Bretagna, 1966) sorprende con le sue atmosfere mitologiche. Non da meno le tele dei "nuovi selvaggi", in primis Karl Horst Hoedicke (Norimberga - Germania, 1937) che si distingue per i suoi colori accesi e la sua potenza espressiva; Rainer Fetting (Wilhelmshaven - Germania, 1949) è qui esposto con un dipinto che ne mostra gli sviluppi successivi agli anni della Neuen Wilden.

Come altrettanto storica è l'opera di Hermann Nitsch (Vienna, 1938) eseguita nella Galleria in occasione della performance che inaugurò questa sede. Altra artista austriaca è Maja Vukoje (Düsseldorf - Germania, 1969) che, nei suoi primi lavori, si esprimeva attraverso un'iconografia legata all'infanzia. Martin Disler (Seewen - Svizzera, 1949 - Ginevra, 1996), si fa notare con la sua pittura forte e istintuale, mentre il merito di Hannah Dougherty (Philadelphia - Usa, 1980) è di introdurci, utilizzando diversi materiali, in un mondo sfumato e giocoso. Seo (Kwang-Ju - Corea, 1977), invece, artista figurativa di ultima generazione, mostra uno stile inconfondibile identificabile attraverso il suo particolare "collage pitturato".

In un'esposizione a carattere internazionale come questa, ci sembrava d'obbligo includere artisti italiani rappresentativi di generazioni differenti. Piero Pizzi Cannella (Rocca di Papa, 1955) esponente di spicco della Nuova Scuola Romana, è qui presentato con un trittico che si impone come una fra le migliori opere di sua produzione, mentre Pierluigi Pusole (Torino, 1963) rappresenta uno degli artisti più talentuosi della generazione successiva. Infine, un omaggio a Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006) di cui si è vista da poco una retrospettiva a Palazzo Reale di Milano.




Un Rumore Bianco. Frequenze e Visioni dalla Penisola Un Rumore Bianco. Frequenze e Visioni dalla Penisola
termina il 31 ottobre 2014
Assab One - Milano
www.assab-one.org

"Il rumore bianco è un particolare tipo di rumore caratterizzato dall'assenza di periodicità nel tempo e da ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze. E' chiamato bianco per analogia con il fatto che una radiazione elettromagnetica di simile spettro all'interno delle banda della luce visibile apparirebbe all'occhio umano come luce bianca". Nella realtà il rumore bianco non può essere visualizzato, non esiste. Il progetto della mostra parte dalla sua definizione ed è sulla produzione artistica italiana legata al suono e alle sue implicazioni sensoriali dell'ultimo decennio. Grazie alla presenza di un rilevante numero di opere si potrà cogliere l'articolazione e la ricchezza di una produzione artistica dalle caratteristiche morfologiche più disparate che rivela una vitalità di espressione non comune in altri ambiti.

Ipotizzando poi una matrice concettuale e neodadaista insieme, la mostra fa emergere il ruolo fondante di Milano quale laboratorio europeo, centrale nella sperimentazione e nella ricerca legate alle frequenze sensoriali nelle arti visive, come confermato dai numi tutelari della mostra Luigi Russolo, John Cage e Giuseppe Chiari che, a vario titolo, nel capoluogo lombardo trovarono un humus culturale favorevole all'elaborazione e alla diffusione delle loro prove più convincenti. Un Rumore Bianco. Frequenze e Visioni dalla Penisola partecipa a "Milano Cuore d'Europa", palinsesto culturale multidisciplinare dedicato all'identità europea della città di Milano anche attraverso le figure e i movimenti che, con la propria storia e la propria produzione artistica, hanno contribuito a costruirne la cittadinanza europea e la dimensione culturale.




Opera di Giovanni Pulze Giovanni Pulze: Angeli
termina il 30 novembre 2014
il Laboratorio - Trieste
julietartmagazine.com

La mostra, coordinata dall'Associazione Juliet, si compone di dodici tele appositamente realizzate per l'occasione. L'appuntamento triestino segue i fasti della mostra realizzata quest'estate presso il Centro Biblico "G.Vannucci" di Montefano e nell'occasione sarà presentato il catalogo pubblicato dalla casa editrice Juliet. I lavori che qui vengono proposti ruotano attorno al tema di una figura angelica inondata di luce e che ritroviamo ambientata anche su fondali architettonici desunti dalla città di Trieste. Ovviamente la memoria corre subito a Wim Wenders e al suo Cielo sopra Berlino, ma anche alle creature alate dei Camuni, agli esseri a metà tra la terra e il cielo degli Assiri-Babilonesi e degli Egizi e via discorrendo fino alle esemplificazioni bibliche che tanta parte hanno avuto nella pittura della rinascenza italiana.

L'artista nel suoi quadri fissa un'istantanea trasognata della realtà, riprendendo le ombre taglienti e le luci artificiali, e creando un'atmosfera di esistenza provvisoria, quasi a partire da un filtro tecnologico, sai questo la memoria digitale di una macchina fotografica o sia questo il filtro pulviscolare dello schermo televisivo. E' un mondo che talvolta può richiamare in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre uno spirito romantico e spirituale. In qualche modo un messaggio di pace e di amore che si nasconde tra le righe della frenesia, della mancanza di dialogo, della distanza, della divergenza. (..) Una luce fredda e gassosa si irradia dalle cose raffigurate, per poi espandersi e abbracciare orizzonti lontani: disegna l'oscillazione di un crepuscolo sospeso fra il preludio di un giorno lontano e la vicinanza della notte: un mare tempestoso, una laguna rosso sangue sono i termini più semplici e comprensibili di una simbologia immediata e capace di smuovere l'animo a "egregie cose".




Opera di Roy Lichtenstein Roy Lichtenstein
Opera prima


termina il 25 gennaio 2015
GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea - Torino

Esposizione dedicata ai lavori su carta e a grandi dipinti di Roy Lichtenstein, maestro della Pop Art, (New York (1923-1997). Per la prima volta arrivano in Italia 234 opere, grazie alla stretta collaborazione con l'Estate e la Roy Lichtenstein Foundation, oltre a importanti prestiti provenienti da prestigiosi musei internazionali come la National Gallery di Washington, il Museum of Modern Art e il Whitney Museum di New York, l'Art Institute di Chicago e da collezioni pubbliche e private europee e italiane. Insieme ai disegni, che abbracciano un arco temporale che va dai primi anni Quaranta al 1997, GAM presenta anche alcuni strepitosi grandi dipinti e una documentazione fotografica, testimonianza dell'artista al lavoro.

In passato i disegni di Roy Lichtenstein sono stati esposti solo in alcune rare occasioni: al CNAC di Parigi nel 1975 la mostra Roy Lichtenstein: Dessins sans bande, in seguito proposta anche a Berlino e Aachen in Germania. Nel 1987 il MoMA ha organizzato l'esposizione The drawings of Roy Lichtenstein. Infine, un nucleo di opere su carta è stato esposto nel 2005 presso il Museo de Arte Abstracto Español nella mostra I>Lichtenstein: En proceso/In process, presentata in seguito anche in alcune sedi museali in Spagna, Francia e negli Stati Uniti.

La mostra è prodotta congiuntamente da Fondazione Torino Musei e Skira editore, a cura di Danilo Eccher, direttore GAM. L'esposizione si focalizza, infatti, sulle Prime Idee, ossia le idee primigenie, fonte di ispirazione di opere che in un secondo tempo sono divenute i grandi capolavori conosciuti nel mondo. Il progetto curatoriale è sia il lato linguistico delle variazioni stilistiche dell'opera su carta, sia il mondo letterario che alimenta l'immagine di Lichtenstein, il suo modello narrativo fatto di sorprendenti sovrapposizioni di racconti e immagini.

Il catalogo, edito da Skira, raccoglie importanti saggi critici a cura di Danilo Eccher, Andrea C. Theil (Manager del Catalogo Ragionato Roy Lichtenstein Foundation), Bernice Rose (già curatore presso Il Department of Drawings del Museum of Modern Art, New York e attualmente Direttore di The Menil Collection's New Drawing Center and Study Center), Thomas Zacharias (già professore alla Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, critico, storico dell'arte e studioso delle opere su carta di Roy Lichtenstein). Dorothy Lichtenstein (Presidente) e Jack Cowart (Direttore esecutivo) della Roy Lichtenstein Foundation contribuiscono con preziose testimonianze sul lavoro del grande artista.




Marisa Zattini
"di - segni" o dell'indole della Res


termina lo 02 novembre 2014
Museo Interreligioso (Rocca Vescovile) - Bertinoro (Forlì Cesena)
www.ilvicolo.com

L'artista-architetto presenterà un corpus di opere recenti e inedito dedicato al tema fantastico/naturalistico delle mandragore, degli erbari-bestiari e delle grandi madri in dialogo con "controcanti" trasmutativi realizzati su lastre di alluminio trattate a specchio. Il materiale sul quale l'artista interviene con "china e pennino" è costituito da lettere originali antiche che vanno dal 1800 al 1833 circa. A ricomporre un dialogo identitario metastorico estremamente interessante. La mostra è corredata da un catalogo bilingue (italiano/inglese) - edito da Il Vicolo Editore (Collana Sfridi) - che documenta tutte le opere in mostra, con testo critico di Giovanni Ciucci ed un contributo di Veronica Crespi.

«(...) Nell'estensione di questo microcosmo fatto di immagini-calligrafie si sono alternate almeno due mani, due persone che pur non conoscendosi hanno congiuntamente resa manifesta la possibilità di leggere e vedere dimensioni dell'esistenza dissimili, ma non per questo inconciliabili. Da questa connivenza di stesure appartenenti a linguaggi eterogenei possiamo percepire il desiderio di ricerca di Marisa Zattini, affinché le difformità portate all'evidenza riconoscano tra loro un nesso di continuità, che rende tale incontro indicazione di un'attitudine autentica, la quale, per essere creativa, aspira a riconoscersi primariamente conoscitiva» (Giovanni Ciucci).

Marisa Zattini (Forlì, 1956) si laurea in Architettura nel 1981 e svolge la libera professione fino al 1993. Già artista - pittrice, ceramista, poeta - ha realizzato mostre personali, in spazi pubblici, in Italia e all'estero (Svezia e Inghilterra) a partire dal 1976 e pubblicato cataloghi monografici, con alcune sue poesie. Attualmente è Direttore Artistico de Il Vicolo Sezione Arte di Cesena (società di servizi culturali e progetti espositivi) già ideatrice e curatrice di oltre duecento rassegne di arte contemporanea. La sua direzione artistica della Galleria Comunale d'Arte di Cesena ha caratterizzato la proposta culturale del territorio dal 1993 al 2000. E' inoltre Art Director di 12 Collane per i tipi de Il Vicolo Editore, dedicate all'Arte contemporanea, saggistica, letteratura fantastica, poesia, storia del territorio, cucina e racconti di Natale. Realizza filmati e documentari - firmandone la regia e dirigendone il montaggio - per mostre da lei ideate e di artisti e poeti contemporanei.




La collezione Renato Bruson
termina il 25 gennaio 2015
Palazzo Bossi Bocchi - Parma
www.studioesseci.net

Settanta opere donate alla Fondazione Cariparma da Renato e Tita Bruson. ln Collezione: Boldini, Fattori, Lega, Segantini, Signorini e i vedutisti veneti dell'Ottocento. La collezione di Renato e Tita Bruson è il frutto di costante e appassionata ricerca che ha permesso di creare dal nulla un corpus che negli anni si è arricchito sempre più mediante acquisti mirati e selezionati secondo una precisa direzione di scelta nell'ambito dell'arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La donazione comprende settanta opere; vi figurano importanti firme, ad esempio Giovanni Boldini (ben quattordici sono le opere del maestro ferrarese in collezione), Francesco Paolo Michetti, Giovanni Segantini, Pompeo Mariani; figurano anche nella collezione grandi macchiaioli toscani (Giovanni Fattori è presente con quattro opere), poi Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Niccolò Cannicci e importanti vedutisti veneti: i fratelli Guglielmo e Beppe Ciardi, Pietro Galter e Pietro Fragiacomo, Leonardo Bazzaro, Italico Brass e Ettore Tito.

Perché Parma? Perché Parma per Renato e Tita Bruson è la città dove hanno trovato i loro migliori amici, perché Parma è la città del Teatro Regio dove Bruson, debuttando in una importante serata nella Forza del destino di Verdi, iniziò l'ascesa verso una grande carriera che lo avrebbe proiettato nei più importanti teatri italiani e stranieri e sotto la direzione dei più importanti direttori d'orchestra. Il legame con Parma si rinnoverà molte volte nel corso di una gloriosa ultracinquantennale carriera, suggellandosi tra l'altro nel 1985 con il conferimento della cittadinanza onoraria.

La critica nazionale e internazionale ha sempre riconosciuto a Bruson straordinarie doti di cantante attore, mentre importanti musicologi lo definiscono cantante di portata storica. Nel corso della sua carriera Bruson ha ricevuto riconoscimenti, attestati, premi, etc. I media si sono abbondantemente occupati di Renato Bruson, etichettandolo volta per volta come Verdiano, Donizettiano, etc. Ma qualsiasi etichetta sarebbe riduttiva per una personalità artistica considerata dalla critica musicale come una delle più importanti nella storia del melodramma. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Locandina mostra A proposito di A G Fronzoni A proposito di A G Fronzoni
termina il 26 ottobre 2014
Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce - Genova

«Dobbiamo puntare alle cose essenziali, eliminare ogni effetto ridondante, ogni inutile fioritura, per elaborare un concetto su basi matematiche, sulle idee fondamentali, sulle strutture elementari; abbiamo fortemente bisogno di evitare sprechi ed eccessi».

Designer abile nel trovare il giusto equilibrio tra vertiginosi spazi bianchi e la pesantezza del nero, AG Fronzoni è stato uno dei più grandi maestri della grafica, assoluto sostenitore del "less is more". Nella sua opera il bianco ed il nero assumono il ruolo di protagonisti assoluti, a cui viene affidato il compito di comunicare un messaggio creando suggestioni tridimensionali in un mondo che per antonomasia è bidimensionale, utilizzando quei semplici elementi che sono le lettere.

La mostra, a cura di Francesca Serrati e Nom de Plume, pensata espressamente per gli spazi del secondo piano del museo di Villa Croce, intende esplorare tramite la presentazione di progetti, documenti, foto, materiali d'archivio ed editoriali, la ricerca di AG Fronzoni, con particolare interesse per la sua attività a Genova, sia in ambito pubblico che privato, focalizzando l'attenzione sulla prolungata collaborazione che si instaurò con il Comune di Genova, per cui Fronzoni curò i progetti grafici di numerose mostre d'arte contemporanea dal 1978 al 1983, senza dimenticare la sua figura di progettista nazionale ed internazionale.

Verrà presentata una assortita raccolta di manifesti originali realizzati in occasione di diversi eventi che hanno caratterizzato la vita culturale genovese fino ai primi anni '80, tra gli altri Il segno urbano, Sapere e potere insieme al noto manifesto per la mostra di Lucio Fontana alla Polena, galleria per cui Fronzoni aveva progettato la nuova sede nel 1965, e altri provenienti dal fondo AG Fronzoni, come il manifesto per il Museo sperimentale di Torino del 1967 e il manifesto per la mostra di Gio Pomodoro, unitamente a materiali d'archivio ed editoriali, fra cui la serie della rivista "Casabella" dal 1965 al '67 e il numero di "Domus" del febbraio 1993.

I moduli scenici progettati da Fronzoni per il Teatro del Falcone di Genova guideranno il visitatore in un percorso quasi surreale in cui la sottrazione di elementi aggiunge senso e significato all'opera di una brillante mente creativa. Inviti e programmi studiati per spazi pubblici e privati saranno esposti non solo come prodotti grafici ma anche come testimonianza di un messaggio fondamentale nella filosofia fronzoniana: "Penso sia il compito di ognuno di noi portare la cultura non dove c'è già ma dove manca, in provincia, in periferia, ai più poveri, dove ci sono meno informazioni. (...) Compito e dovere di ogni persona è di fare pubblicità alla cultura." Con la collaborazione di Aiap - Associazione italiana design della comunicazione visiva di Milano e dell'Archivio Storico della Pubblicità di Genova.




Eric White: Down in Front
termina lo 08 novembre 2014
Antonio Colombo Arte Contemporanea - Milano
www.colomboarte.com

Eric White può essere considerato uno dei grandi pionieri del Realismo onirico che - traendo ispirazione dalla cultura cinematografica americana pre-bellica - riesce a creare inedite visioni psichedeliche nella più raffinata maniera pittorica che illudono la ricezione consueta dell'immaginario dell'America Dream. Le sue opere spesso appaiono celate dietro un velo sottilissimo, membrana esile che separa il mondo reale dal regno dei sogni, terra d'infiniti incontri, sensazioni, bizzarrie. White scavalca continuamente questa stretta linea di confine creando una nuova dimensione che corrisponde meglio alla fase di passaggio in cui la percezione è alterata: le scene si possono svolgere o al rallentatore o accelerate ad una velocità che non permette più la corretta individuazione dei soggetti, simile all'ebbrezza delle figure di Francis Bacon.

Il punto di vista dei quadri è dal sedile posteriore di una macchina, e, che sia ad un drive-in o davanti ad un cartellone pubblicitario, lo spettatore diventa passeggero, e noi, sostanzialmente, osserviamo lo spettatore osservare. White mantiene un claustrofobico senso dello spazio in un ambiente stilizzato e tuttavia realistico, e noi ci ritroviamo immersi in un déjà vu sconcertante che si trova al di là di un luogo e di un tempo precisi. Nei quadri è evidente la nostalgia per i bei tempi andati del Midwest americano degli anni Settanta. Nel contempo, White contempla una disconnessione dalla sua stessa cultura e gli effetti di essere cresciuto vicino a Detroit. Le opere accennano alla dipendenza dall'intrattenimento e al potere che hanno i media di controllare e di distrarre, e giocano con il linguaggio, con il cinema.

White pone in contrasto l'ottimismo della metà del Ventesimo secolo con l'attuale pessimismo dei 99%, indirizzando le preoccupazioni di una società dipendente da risorse sempre più in calo che sta diventando, figurativamente e letteralmente, paralizzata in un inesorabile stato di immobilità. In Little Circus, spazio nella galleria dedicato a progetti speciali, sarà presente 1/3-Scale Retrospective, un'installazione in process di lavori precedenti di White, riprodotti ad un terzo delle loro dimensioni originali da pittori cinesi. Esternalizzando la riproduzione di una selezione delle sue opere, White gioca con i concetti di appropriazione e di paternità, e lancia una scherzosa frecciata alle "retrospettive" di artisti affermati.




Opera di Alan Gattamorta Alan Gattamorta: "Rossi 3"
termina il 23 novembre 2014
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 72 acrilici su carta.








Fotografia - Festival Internazionale di Roma
Bernhard Fuchs in mostra


termina l'11 gennaio 2015
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea di Roma
www.fotografiafestival.it

Il Festival è dedicato quest'anno al Ritratto. Il fotografo austriaco, selezionato insieme ad altri cinque artisti, è presente con dodici opere. Il tema del ritratto viene affrontato ricostruendone il percorso storico e il ruolo nell'arte come importante strumento d'analisi della società contemporanea. Attraverso le opere della collettiva internazionale, il festival si prepone quest'anno di ricercare nel ritratto i diversi significati della rappresentazione fotografica intesa come strumento di conoscenza dell'altro. I ritratti in mostra rappresentano una scelta della prima serie completa di Bernhard Fuchs in cui il fotografo austriaco si confronta con il suo territorio d'origine, il bacino del Mühl, un affluente del Danubio in Alta Austria.

Si tratta di un dialogo muto che Fuchs instaura con chi ha di fronte creando una vicinanza che riesce a raggiungere solo mantenendo la distanza. I ritratti mostrano un nuovo insieme dato dall'unione fra uomo e territorio. Sono immagini bloccate, ferme, la cui fissità trasmette l'intimità del soggetto. Bernhard Fuchs (Haslach an der Mühl, 1971), si diploma all'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf nel 1997. Dal 1997 al 1999 segue la masterclass di Timm Rautert all'Accademia di arti visive di Leipzig. (Comunicato da Forum Austriaco di Cultura Roma)




Opere di Grazia Varisco Grazia Varisco: Ventilati
termina lo 05 novembre 2014
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Il percorso espositivo, pensato dall'artista in relazione agli spazi della galleria, intende approfondire le tematiche affrontate dall'artista durante l'ultimo decennio, mettendole in dialogo con alcuni lavori realizzati all'inizio degli anni Ottanta. Al piano superiore della galleria saranno esposti lavori appartenenti ai cicli dei "Quadri comunicanti" e delle "Risonanze al tocco", che presentandosi come entità percettive intense e cariche di energia, invitano lo spettatore a farsi coinvolgere in un momento di interazione sensoriale che stimoli vista, tatto ed udito.

Questo gioco di rimandi e contrapposizioni, reiterato ed ironico, basato sull'utilizzo della "piegatura" della materia come momento di apertura verso la terza dimensione e come attimo di spaesamento sensoriale, si nota anche negli Gnomoni degli anni Ottanta, che si affacciano sulla parete delle scale ed uniscono idealmente gli spazi della galleria. Al piano inferiore si trovano opere recenti in cartone ed in metallo, esposte per la prima volta in questa personale, che ripropongono in immagine l'esperienza dell'allineamento ed il disagio percettivo della variabilità delle forme regolari, come se la materia di forma rettangolare fosse appesa ad un filo e mossa dal vento.

Negli altri spazi della galleria verrano presentati alcuni lavori dell'artista che ripercorrono il suo iter creativo a partire dalla fine degli anni Cinquanta. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere esposte, un saggio introduttivo di Francesca Pola, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.




Stéphane Zaech: Bellezza e Decostruzione
termina lo 09 novembre 2014
MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

Mostra di pittura dedicata all'artista svizzero Stéphane Zaech (1966). La genesi del suo lavoro corrisponde a un periodo storico particolare, di transizione da un'epoca, in cui gli stilemi erano sorretti da un'idea linguistica forte, a un'altra, ove i concetti transmediali applicati all'arte e alla società si fanno più evidenti e necessari nel verso della emancipazione da avanguardie e ideologie connotate spesso da una coerenza estenuante, ripetitiva e autoreferenziale, e laddove il ritorno a forme di accademismo è latente. Stéphane Zaech nasce, per casualità storica e vocazione interiore, sul crinale di questo difficile ma entusiasmante periodo di riassetto dei valori politici e sociali, ed economico-finanziari.

La sua arte si fonda - secondo noi - sui principi puri della pittura, ove egli approfondisce pochi temi come il ritratto e, parallelamente, il paesaggio. (...) La serie di ritratti dedicati a personaggi del mondo dell'arte sono caricaturali ed esilaranti, ma puntuali nel pittare il personaggio pubblico e privato, così come i riferimenti e il citazionismo linguistico 'à la manière de' sono frequenti nella sua ritrattistica, al cui interno il paesaggio ne fa immancabilmente da sfondo esotico, determinando talvolta il 'temperamento' e il 'clima' del quadro generale. Questo rimando all'esotismo della natura fa da eco a certi paesaggi ideali di matrice rinascimentale o più tardi a scenografie riportate sui primi libri di viaggio e mai viste prima dall'occhio umano. Sono fondamentalmente delle semplici messe in scena teatrali, dove il personaggio grottesco sembra posare entro una scenografia appositamente e semplicemente costruita all'uopo. (Mario Casanova, 2014)




David Lynch - Untitled (Lodz) - 2000 David Lynch - Untitled (England) - late 1980s early 1990s David Lynch - Untitled - Lodz 2000 David Lynch: The Factory Photographs
termina il 31 dicembre 2014
MAST Photo Gallery - Bologna
www.mast.org

La mostra - a cura di Petra Giloy-Hirtz, in collaborazione con il MAST e la Photographers' Gallery di Londra - raccoglie 124 opere di David Lynch. MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) ha aperto la sua Gallery, dall'ottobre del 2013, esclusivamente per opere di fotografia industriale della propria collezione con la presentazione di tre mostre. L'esposizione delle opere fotografiche industriali di David Lynch, assieme a suoi video e filmati, dà il via alla prima collaborazione con artisti diversi da quelli rappresentati nella propria collezione.

Le fotografie in bianco e nero testimoniano la sua fascinazione per le fabbriche, la passione quasi ossessiva per comignoli, ciminiere e macchinari, per l'oscurità e il mistero. In un arco di tempo di oltre trent'anni ha fotografato i monumenti decadenti dell'industrializzazione, edifici in laterizio decorati con volte, cornicioni, finestre e portali imponenti, impressionanti nella loro somiglianza con le antiche cattedrali. Rovine di un mondo che va scomparendo, in cui le fabbriche erano pietre miliari di un orgoglioso progresso e non luoghi desolati, scenografie per storie cariche di quell'aura emozionale caratteristica di Lynch. Le fotografie sono state scattate tra il 1980 e il 2000 nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles.

E' come se la fuliggine, i vapori o le polveri sottili che avvolgevano quei luoghi si fossero posate sulla superficie della carta: ne risultano immagini di straordinaria potenza sensoriale, come disegni fatti a carboncino, in cui il nero carico delle linee nitide, grafiche, taglia il grigio scuro dei campi. L'inconfondibile cifra di Lynch si svela in modo suggestivo nei soggetti scelti, nelle atmosfere, nelle nuance di colore di mondi arcani e surreali, nelle sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film. La mostra comprende 124 scatti - alcuni dei quali inediti - realizzati in due diversi formati: 28x35,6cm e 100x150cm.

Fanno parte della mostra un'installazione sonora dell'artista ed una selezione dei suoi primi cortometraggi, meno noti al grande pubblico, che verranno proiettati a ciclo continuo nel percorso espositivo: Industrial Soundscape, Bug Crawls, Intervalometer: Steps. In occasione della mostra verrà stampato, a cura della Fondazione MAST, un catalogo contenente 34 immagini tratte dalla mostra Factory Photographs, 14 delle quali inedite, con testi di Petra Giloy-Hirtz e Urs Stahel. Il volume David Lynch: The Factory Photographs di Petra Giloy-Hirtz, pubblicato da Prestel Verlag, Munich-London-New York, 2014, sarà disponibile all'ingresso della Gallery.

David Lynch, regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo. La sua formazione accademica è nel campo della pittura: studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, realizza qui, nel 1966, il suo primo cortometraggio. Si trasferisce in seguito a Los Angeles; il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un "cult classic". Per The Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) ha ricevuto la nomination all'Oscar per la migliore regia. Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999), Inland Empire (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990-1991) hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il francese César pour le Meilleur Film Étranger, la Palme d'Or du Festival de Cannes e il Leone d'Oro alla carriera della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. (Comunicato Ufficio Stampa Lucia Crespi)




Amato Patriarca - Onda grigio Amato Patriarca: "Baci"
termina il 31 ottobre 2014
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Amato Patriarca è un'artista contemporaneo che trae ispirazione dal comune vivere, dalla contemporaneità delle azioni quotidiane a rappresentazione di attimi, sentimenti, manie e vizi. I suoi soggetti sono personaggi che incontriamo tutti i giorni sul tram, fermi al semaforo, al supermercato, per le strade, in viaggio, in ogni dove. Sono personaggi che ci rappresentano e che a nostra volta possiamo impersonare, grazie alle scelte cromatiche, di ispirazione Pop, sono personaggi dinamici, che vivono, in procinto di compiere azioni esistenziali, tra queste azioni vi è il bacio. In questa mostra, a cura di Stefano Cortina, l'artista, con la sua personale interpretazione, ci introduce nel poliedrico universo dei "baci".

Il bacio il più celebrato dei gesti, l'inizio di ogni cosa e come ci dichiara lo stesso Patriarca...- il bacio è legato indissolubilmente alla storia dell'umanità. Il bacio è in assoluto il fondamento dell'Eros, elemento primario delle relazioni, primo passo della conoscenza e del legame fisico...-. C'è bacio e bacio, i baci non sono tutti uguali, esistono molti "tipi di baci" e per ognuno un significato diverso, una storia diversa. Adorazione, Eros, amore, rispetto, affetto, fiducia, amicizia, inferiorità, fratellanza, fedeltà e molto altro ancora, con un gesto colto, raffinato analizza e interpreta la natura umana e il sublime "gesto". Patriarca con le sue opere qui esposte ci accompagna passo per passo nell'iconografia emozionale del semplice e naturale "atto" del bacio. Catalogo in galleria, con una introduzione di Flaminio Gualdoni e una intervista di Susanne Capolongo. (Comunicato stampa)




Leopoldo Giampaolo - Maccagno - Santuario della Madonnina - acquerello cm.30x40 1956 Leopoldo Giampaolo - Capolago di Varese - Settembre 1948 - acquerello cm.19x26 1948 Omaggio a Leopoldo Giampaolo
termina il 26 ottobre 2014
Civico Museo Parisi-Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)
www.museoparisivalle.it

Leopoldo Giampaolo (Maccagno, 1909 - Varese, 1983) è una delle figure più importanti nell'ambito dello studio e della valorizzazione della storia locale. Laureato nel 1942 a Torino, dal 1950 per un ventennio fu direttore della Biblioteca civica della Città di Varese e dal 1953 fino alla morte presidente della Società Storica Varesina. Nelle sale del Museo maccagnese saranno esposte circa 70 opere dello stesso Giampaolo che, tra i tanti interessi, coltivò anche quello della pittura.

L'intenzione degli organizzatori è di rileggere l'attività di studioso attraverso una luce diversa rispetto a quanto finora conosciuto, ma capace di dare un risalto ancora maggiore a chi interpreta la Cultura come un interesse non perfettamente perimetrato. Amò raffigurare Varese con il suo Lago, il Verbano con i suoi paesi, con Maccagno e le Valli circostanti come soggetti preferiti. Leopoldo Giampaolo seppe utilizzare tutte le tecniche pittoriche, ma diede nell'acquarello le prove migliori della sua arte. La mostra è realizzata in collaborazione con la Società Storica Varesina, che ha curato la parte bibliografica e documentale, vero cuore pulsante dell'attività dell'Autore. (Estratto da comunicato stampa)




Ideo Pantaleoni - EOS 5D Mark III Ideo Pantaleoni Opera di Ideo Pantaleoni Ideo Pantaleoni: Gli anni 50 e 70
termina il 15 novembre 2014
FerrarinArte - Legnago (Verona)
www.ferrarinarte.it

La Galleria Ferrarin, in collaborazione con L'Archivio Pantaleoni presenta una selezione di opere inedite provenienti direttamente dal lascito dell'artista nell'anno della commemorazione dei 110 anni dalla nascita nella sua cittadina natia. La proposta artistica è focalizzata sulle opere del periodo M.A.C. (1948-1958) e prosegue con le opere degli anni '50 e '70 i Rilievi, sculture bidimensionali realizzate in alluminio o legno, rimandi dell'arte programmata e costruttivista. Opere inedite per il mercato attuale, in particolare le opere in anticorodal anticipano di almeno dieci anni quei movimenti artistici che si sono venuti a formare sul finire degli anni '50, inizio anni '60.

Ideo Pantaleoni (Legnago, 1904-1993) è stato un artista che ha attraversato tutto il Novecento artistico, passando dal periodo figurativo all'astrattismo al costruttivismo. La sua pratica si è sempre contraddistinta per la costante e parsimoniosa ricerca, per la sua maestria compositiva e cromatica, arte rigorosa e raffinata. Si trasferisce prima a Ferrara poi a Bologna ed in fine a Milano, città di adozione, che in alternanza con Parigi saranno luoghi professionali e affettivi per tutta un'esistenza.

Ha costantemente partecipato a eventi pubblici, ha esposto in gallerie private sia in Italia che all'estero, è stato insignito di innumerevoli riconoscimenti e premi alla carriera. Per l'occasione è stato editato dalla galleria FerrarinArte un catalogo che raccoglie, oltre alle opere esposte, i testi critici di Marco Meneguzzo e Luigi Cavadini e le interviste di Susanne Capolongo a Paolo Berra e Marco Parini. (Estratto da comunicato stampa di Susanne Capolongo)




La scrittura visuale / La parola totale
termina il 15 gennaio 2015
Museo Nitsch - Napoli
www.museonitsch.org

L'esplorazione della produzione artistica più recente, ancora discussa, non del tutto sedimentata, la ricerca dell'arte sperimentale più avanzata e il sostegno alle pratiche, ai discorsi e alle narrazioni dell'arte contemporanea: è tutto questo Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee che, quest'anno, si arricchisce di una nuova collaborazione, con la Fondazione Morra/Museo Nitsch. "La scrittura visuale/La parola totale", è un ampio programma di mostre e incontri, a cura di Giuseppe Morra, sulla storia della poesia visuale fra Napoli, Genova, Milano, Firenze, Roma. Il progetto comprende una sezione riservata ai giovani artisti, Pre Post Alphabet, a cura di Eva Fabbris e Gigiotto del Vecchio, concepita come avvicinamento tra le opere degli iniziatori e delle figure cardine della poesia visiva e il modo di operare di alcuni artisti di generazioni successive.

Da settembre 2014 proseguirà fino a gennaio 2015 proponendo molteplici livelli di interpretazione: quello della documentazione, cui alludono i materiali cartacei, pubblicazioni, libri oggetto, poemi visivi, disegni, fotografie, scritture, periodici, cataloghi, riviste; quello delle risonanze sincopate nella sezione dedicata al cinema, al video, alle partiture sonore e alla performance teatrale, a cui fa seguito l'ambito critico che si fa carico di un impegno epistemologico volto alla divulgazione, attraverso presentazione di libri, convegni e conferenze animate da artisti, storici ed esperti.

"Il senso della mostra, scandita lungo un ampio arco temporale e geografico, capace di riscrivere, agitandole, le stabili coordinate del tempo e dello spazio" - scrivono Giuseppe Morra e Loredana Troise - "non va rintracciato nelle singole opere, quanto nel gusto collettivo e universale delle possibilità espressive impiegate; intense e intessute di segni e linguaggi differenti, le parole/immagini confluiscono e si confondono tra desideri, interessi e passioni, prendono corpo e si distaccano dal testo classico e si fondono in un nuovo contesto, espandendo il proprio potere.

La forza di questa impostazione risiede nella peculiarità di una pluralità di situazioni che raccontano l'eclettismo degli artisti della poesia visiva, le loro affascinanti personalità, la loro produzione di cui si avvertono, sottesi, tracce, suggestioni e fascini inediti. Il movimento della Scrittura Visuale, opponendosi alla massificazione culturale, ha attivato nel pubblico la capacità critica, nella reinvenzione e liberazione della parola scritta, di opporsi al conformismo che indugiava esclusivamente sulla parola o sul segno privo di significato".

Le mostre e gli eventi in programma saranno accompagnate da una selezione di materiali cartacei, quali riviste, pubblicazioni periodiche, cataloghi, a cura di Domenico Mennillo e da una selezione di film d'artista, a cura di Mario Franco. Questo l'elenco delle proiezioni (ore 17.00):

- 13 novembre 2014
Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, Verifica Incerta (1964, 30')
Mario Schifano, Reflex (1964, 8') Vietnam (1967, 3')
Luca Maria Patella, Terra animata (1968, 7'), SKPM2 (1967, 30'), Vedo Vado (1969, 20')

- 14 novembre
Tonino De Bernardi, A Patrizia: l'irrealtà ideale, l'oggetto d'amore (1967)

- 18 dicembre
Sarenco, Collage (1968-1984, 75')

- 08 gennaio 2015
Sarenco, In attesa della Terza guerra mondiale (1985, 75')

- 09 gennaio
Sarenco, Benvenuto grande cinema (1986 75')

- 13 gennaio
Sarenco, Pagana (1987-1988, 75')

- 14 gennaio
Sarenco, Safari (1990, 75')




Morterone: una soglia poetica
Natura Arte Poesia


termina lo 09 novembre 2014
Palazzo delle Paure - Lecco
Uff.Stampa: ale.valsecchi@gmail.com

La mostra ripercorre l'attività svolta dall'Associazione Culturale Amici di Morterone a partire dal 1986 e vuole testimoniare come Morterone, comune sito ai piedi del versante orientale del monte Resegone, sia divenuto un centro internazionale di poesia e arte grazie al progetto di Carlo Invernizzi e alla sua concezione della poetica della Natura Naturans, che vede nell'operare degli umani un'azione di conoscenza e non un'alterità operativa prevaricante. L'Associazione Culturale Amici di Morterone ha iniziato a operare a metà degli anni Ottanta del secolo scorso con l'intento di presentare mostre d'arte contemporanea pure creando un Museo all'Aperto, tuttora in progress, con l'installazione di oltre 30 opere di pittura e scultura di artisti italiani ed europei per abbellire il territorio nel rispetto della sua incontaminatezza e far rivivere la comunità sulle proprie radici, rendendo così Morterone un'autentica soglia poetica.

Come scrive la curatrice Francesca Pola, "l'autentico significato di questo progetto è solo in parte assimilabile alla ormai diffusa realtà dei cosiddetti parchi di scultura, che negli ultimi decenni sono sorti in tutto il mondo: l'esperienza di Morterone, di cui questa mostra costituisce un momento altamente indicativo, si pone in realtà un obiettivo completamente diverso, perché vuole affermare la possibilità e la volontà di una crescita armonica di uomo e ambiente. Gli interventi che decine di artisti hanno qui realizzato, rappresentativi di un'eccellenza creativa italiana e internazionale, si pongono come ipotesi e possibilità concrete di un fare dell'uomo che non sia prevaricatore o estraneo rispetto alla natura, più o meno antropizzata, ma in un dialogo con essa in grado di fornire inedite e significative direttrici interpretative a tutti coloro che la abitano e percorrono. (...)".

La mostra - suddivisa in sezioni - presenterà i vari aspetti dell'attività svolta nel corso di quasi trent'anni, che ha portato all'organizzazione di mostre, convegni letterari e pubblicazioni in Italia e all'estero, coinvolgendo personalità della cultura contemporanea nell'ambizioso intento di costituire anche un Museo degli Artisti inteso come luogo aperto alla progettazione e alla sperimentazione dell'arte nel rispetto della natura e dell'ambiente. Nel percorso espositivo vi saranno pertanto opere di artisti già presenti con installazioni permanenti sul territorio morteronese e di artisti che hanno partecipato alle mostre organizzate dall'Associazione nel corso degli anni, sia a Morterone sia in spazi pubblici in Italia e all'estero.

Nelle diverse sale si susseguiranno i lavori di maestri dell'arte contemporanea italiana e internazionale, attivisin dalla metà del XX secolo quali Rodolfo Aricò, Gianni Asdrubali, Francesco Candeloro, Nicola Carrino, Enrico Castellani, Lucilla Catania, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Gianni Colombo, Dadamaino, Riccardo De Marchi, Riccardo Guarneri, Lesley Foxcroft, Igino Legnaghi, François Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Bruno Querci, Ulrich Rückriem, Antonio Scaccabarozzi, Nelio Sonego, Mauro Staccioli, Niele Toroni, David Tremlett, Günter Umberg, Grazia Varisco, Elisabeth Vary, Michel Verjux e Rudi Wach in relazione alle poesie di Carlo Invernizzi.

Una sezione sarà dedicata a Carlo Invernizzi e alla sua concezione scientifico-filosofica della poetica della Natura Naturans, originata a Morterone, oltre ad alcuni libri da lui realizzati con gli artisti stessi. Sarà esposto anche parte del materiale riguardante il manifesto Tromboloide e disquarciata. Natura Naturans, redatto dal poeta insieme agli artisti Gianni Asdrubali, Bruno Querci, Nelio Sonego; verranno presentati modelli e immagini fotografiche delle opere installate permanentemente sul territorio morteronese.

Saranno esposte inoltre fotografie di Maria Mulas, Ri-tratti, relative ad alcuni protagonisti che hanno operato a Morterone ed immagini del fotografo Luigi Erba, Frasnida. Un'altra sezione approfondirà invece le attività svolte per il recupero della memoria storico-culturale di Morterone, con l'esposizione dei progetti-visione e sculture dell'artista Rudi Wach per il recupero della locale Chiesa Santa Maria Assunta. In occasione della mostra verrà pubblicato un libro riguardante i vari aspetti dell'attività dell'Associazione Culturale Amici di Morterone, attraverso studi realizzati per l'occasione, documenti storici e materiali fotografici e verrà realizzato un video documentario.




Pintoricchio
La Pala dell'Assunta di San Gimignano e gli anni senesi


termina lo 06 gennaio 2015
Pinacoteca civica di San Gimignano
www.civita.it

Mostra dedicata al pittore umbro Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio. La pala che raffigura ai lati della Madonna in gloria i santi Gregorio Magno e Benedetto, fu dipinta tra l'ottobre 1510 e il febbraio 1512 per il monastero olivetano di Santa Maria Assunta a Barbiano, a pochi chilometri da San Gimignano e rappresenta l'ultima opera documentata dell'artista che morì l'11 dicembre 1513 in Siena, ove è sepolto, nella chiesa di San Vincenzo in Camollia. L'ultima stagione di attività del pittore è documentata in mostra anche da altre opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena.

Come rileva Cristina Acidini nel catalogo della mostra, edito da Giunti Arte Mostre e Musei, «se fra le altre insigni opere d'arte rinascimentale il Museo Civico di San Gimignano può esporre l'ultima grande pala di Bernardino Betti detto il Pintoricchio, con la Madonna in gloria tra i santi Gregorio Magno e Benedetto (1510-1512), ciò dipende strettamente dalla convergenza per certi aspetti eccezionale dei percorsi di storie diverse - nella storia civile e nello sviluppo economico, così come nella religione e nella cultura secolare -, una convergenza che fece fiorire la stagione artistica rinascimentale in Firenze e in Siena, includendo in essa San Gimignano, che dalle due città era ed è geograficamente equidistante».

Don Andrea Bechi, responsabile dei Beni culturali per l'Arcidiocesi di Siena, Colle di val d'Elsa e Montalcino, ci offre una lettura del significato più profondo della pala dell'Assunta: «L'immagine dipinta da Pintoricchio trasmette un convinto invito al carisma monastico, quale possibilità di anticipare la condizione celeste già durante l'esistenza terrena. In effetti la Madonna, vera e propria Regina degli angeli, irrompe nel paesaggio e si staglia maestosa all'interno di una mandorla, assisa sulle nubi del cielo e circondata da creature angeliche, due delle quali addirittura si abbassano al ruolo di sgabello per i piedi della Vergine. La città, invece, con i suoi traffici, rimane lontana, sparisce sullo sfondo, oscurata dalla grande sagoma della Vergine in mandorla, e perde di qualsiasi interesse al cospetto della sua imponente e dolce persona».

Con questa iniziativa prende avvio un più ampio progetto che, con cadenza annuale, intende proporre un approfondimento critico e storico intorno ai capolavori e ai maestri presenti nelle collezioni civiche. La mostra è organizzata da Opera, società del Gruppo Civita, che dal 1° gennaio 2014 gestisce per l'Amministrazione Comunale i servizi di accoglienza e valorizzazione dei Musei civici di San Gimignano. (Comunicato Ufficio Stampa Opera - Gruppo Civita)




Fiorella Corsi - Il sogno ricorrente del giovane Andrea Giampiero Poggiali Berlinghier - Tempietto dell'arte Marta Luppi - Scenario Urbano Incontri d'Arte
termina il 31 ottobre 2014
La Barbagianna: una casa per l'arte contemporanea - Pontassieve (Firenze)
www.multimedia91.it

Terza e ultima parte per il 2014della rassegna annuale giunta alla ventitreesima edizione, a cura di Alessandra Borsetti Venier. Il programma della serata prevede alle ore 18 l'inaugurazione della mostra "Dalle foglie alle geometrie organiche" di Stefano Turrini presentato dallo storico dell'arte Attilio Maltinti. "Per Turrini - scrive Maltinti - lo spazio/aria è funzionale alle sue opere non solo perché sembra sorreggerle, ma anche perché, in quelle che rimangono poggiate sulle loro basi, l'aria entra come componente della scultura, ci sta dentro, vi penetra e la percorre trapassandola come uno spirito alitante, leggero, impalpabile. Sono sculture che respirano nell'aria e nelle quali la composizione geometrica tende a creare organismi in linea con quanto avviene in natura.

Anche quando si liberano in tensione pura, hanno sempre una partenza razionale; pur aspirando a divenire organismi, esse rimangono geometrie di origine euclidea... Sembrano quasi'pitture tridimensionali' questi lavori suggestivi composti di reticolati trasparenti come tulle disposti in sequenza, ritmicamente distanziati, sospesi nelle loro geometrica archi/struttura, misuratrice perfetta di uno spazio, e cosparsi di colore che rimane intriso nelle maglie finissime del metallo reticolare... Il colore danza, il colore vibra dentro queste sculture fascinose e delicate, fa la parte del personaggio che appare deciso e si allontana come figura fantasmatica, che ti attrae e scompare in dissolvenza, ma non è un miraggio: ti dice dell'essere e dell'apparire delle cose, rimandandoti alla responsabilità dello sguardo..."

Segue la presentazione della mostra "La corrispondenza del tutto (dialogo con gli artisti)" a cura di Adolfina De Stefani e Gaetano Salerno, realizzata dalla 3D Gallery extraMOENIA project elements of architecture di Mestre-Venezia in collaborazione con Mismomatic, Segnoperenne, MultiMedia91 e La Barbagianna: una casa per l'arte contemporanea. Sono stati posti in dialogo un selezionato ed eterogeneo gruppo di artisti, cresciuto nel frattempo rispetto al nucleo iniziale dopo le sette esposizioni realizzate nel periodo compreso tra dicembre 2013 e agosto 2014, invitati dai curatori del progetto a confrontarsi tra loro.

Ciascuno si è espresso con le proprie tecniche e attraverso i propri linguaggi specifici (tuttavia in un medesimo e unificante formato realizzativo di cm.30x30) sul tema della geometria (triangolo, quadrato, cerchio) delle architetture classiche e a riconsiderare, usando le parole del curatore della 14ma Biennale di Architettura di Venezia, gli elementi che dovrebbero costituire i riferimenti per un rigenerato e attuale rapporto tra noi, la nostra civiltà e l'architettura. Intervento critico di Gaetano Salerno.

Segue la performance "Ameno paesaggio" di Gian Paolo Lucato, in rapporto alla sua opera palladiana La Rotonda. Alle 19 presentazione della rivista Edel, semestrale di pratica cristallina, manifesto-rivista di arte e letteratura contemporanee a cura di Roberta Bertozzi. L'obiettivo della rivista, edita a Cesena, è di far confluire sperimentazioni, progetti e ipotesi teoriche in un'unica sede, per dare origine a una nuova koinè artistica e letteraria. Intervento di Massimiliano Fabbri, artista che ha realizzato l'opera dell'ultimo numero.

Segue una lettura di poesie - in linea con le finalità dell'Archivio della Voce dei Poeti - di Alessandro Ceni, poeta, pittore e traduttore dall'inglese per le maggiori case editrici italiane, una delle figure più interessanti e delle più schive del panorama culturale nazionale, che ha collaborato con degli inediti all'ultimo numero di Edel. Dopo la cena, le performance di Daniele Torcellini, autore di un progetto collaterale alla rivista Edel dedicato alla pratica dei selfies e alla loro incidenza nella comunicazione con proiezione video commentata; URSOdadaperformanceNATE del Gruppo DADAENSAMBLE (Martin Bauer, Vera Bauer, Jens Buhmann) e Il corpo luogo di verità che trasforma la conoscenza in coscienza di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani, voce Elisa Rampon. (Comunicato stampa)




Locandina mostra Le dame del Pollaiolo Le dame del Pollaiolo
Una bottega fiorentina del Rinascimento


07 novembre 2014 - 16 febbraio 2015
Museo Poldi Pezzoli - Milano

La mostra dedicata ai fratelli Pollaiolo, una delle più importanti mostre realizzate, con il sostegno di Fondazione Bracco, nella storia del Museo Poldi Pezzoli, vedrà riuniti e messi a confronto, per la prima volta nella loro storia, tutti i quattro bellissimi ritratti femminili riferibili alla mano di Antonio e di Piero del Pollaiolo. Protagonista, con quelli delle altre tre signore, il celebre e affascinante Ritratto di dama, fra i maggiori capolavori della ritrattistica fiorentina della seconda metà del Quattrocento e assurto a simbolo stesso del museo milanese. L'esposizione presenterà inoltre una serie di dipinti, sculture, disegni, incisioni, oreficerie e ricami di grande qualità, a testimonianza dell'ampiezza e della complessità del talento di Antonio del Pollaiolo e della sua bottega. (Comunicato stampa Studio Lucia Crespi - Ufficio Stampa Skira)




Opera di Cinzia Fiaschi Opera di Tina Sgrò Spazi Variabili
Opere pittoriche di Cinzia Fiaschi e Tina Sgrò


termina lo 02 novembre 2014
Biblioteca Umanistica dell'Incoronata - Milano
www.cinziafiaschi.com

Due pittrici, due mondi poetici totalmente diversi. Un'astrattista dal temperamento teatrale e gestuale, una figurativa dai toni intimisti e sussurrati, per un racconto a due voci intenso, potente, tutto giocato sulla forza del colore e della luce, sull'energia della pennellata e sulla carica emozionale. A fare da corollario ai dipinti, la Biblioteca quattrocentesca della Chiesa di Santa Maria Incoronata - nella nevralgica area milanese di corso Como-Garibaldi - probabilmente l'unica affrescata esistente nel capoluogo lombardo, edificata dai frati agostiniani al primo piano del vasto complesso.

Tina Sgrò e Cinzia Fiaschi non sono solo due donne che dipingono. (...) Diversissime, apparentemente agli antipodi, Tina Sgrò e Cinzia Fiaschi si potrebbero definire entrambe in maniera completa e soddisfacente usando esclusivamente i criteri della luce e del colore. Una è convinta figurativa, l'altra una feroce astratta. Eppure luce e colore le sostanziano entrambe fino all'essenza. Il colore di Tina è modulato in tinte pastose, soffici, in cui si può avere la sensazione di affondare, mentre quello di Cinzia è nettissimo, graffiante, urlato. E - ancora - la luce di Tina è soffusa, lieve, pulviscolare, accogliente, mentre quella di Cinzia, abbacinante, ti inchioda davanti al quadro e ti chiede conto di te

E se traducessimo questi due parametri di luce e colore in musica, ci renderemmo subito conto che la musica di Tina è un sottofondo eseguito al pianoforte, una discreta colonna sonora per chiacchiere, memorie, pensieri. Mentre quella di Cinzia è un ritmo potente: un rullare di tamburi africani, ossessivo, meravigliosamente inesorabile. Diversissime, dunque? Inconciliabili? Assolutamente no. Perché sotteso a quelle stanze dense di penombre, così come a quelle unghiate di colore, c'è la medesima passione profonda per la pittura. Perché Tina, così come Cinzia, è sostanzialmente un'istintiva. E istinto, gesto, pulsione immediata, sono lì, riconoscibili e palpitanti, sulle tele di Tina come su quelle di Cinzia. (Estratto da Tina Sgrò, Cinzia Fiaschi. Le affinità elettive, di Alessandra Redaelli)

Cinzia Fiaschi, artista visiva e performer, allieva della scuola di Pittura del Maestro G. Giulietti all'Accademia di Belle Arti di Firenze, ha maturato il suo lavoro di forte impronta informale attraverso una costante ricerca personale della tecnica, ampliando la sua azione pittorica (action painting) in sinergia con altre forme d'arte, come la musica, la danza, il teatro, realizzando veri e propri "live art" in spazi anche alternativi al circuito artistico ufficiale, interagendo spesso con il pubblico, spesso parte integrante della performance. Presente da anni in selezionati eventi espositivi, personali e collettivi, in Italia e all'Estero, indica come suo stabile concept esecutivo la fermezza e la chiarezza dell'atto improvvisato (action-azione pittorica) all'unisono con il proprio corpo (gesto-movimento), necessario per intraprendere il suo personale viaggio estetico ed emotivo all'interno del colore.

Artista poliedrica, partecipa a workshop di teatro-danza e contact improvvisation, crea istallazioni scenografiche per festival e teatro danza e le sue opere sono presenti in set cinematografici e video-spot per la comunicazione pubblicitaria. Scrive, seleziona e collabora come performer con musicisti e vocalist danzatori attori, live-video, realizzando performance d'improvvisazione e veri e propri eventi musicali e coreografici.

In Spazi Variabili l'artista presenta una collezione di pezzi in tecnica mista su tela realizzati tra il 2012 e il 2013. La collezione è il risultato di una lunga ricerca artistica, letteraria e pittorica. Realizzate in Toscana, a Certaldo, paese del poeta Giovanni Boccaccio, a cui l'artista ha voluto rendere omaggio nel suo settimo centenario dalla nascita (1313), le opere nascono dallo studio di uno dei libri più importanti di Boccaccio, "Elegia di Madonna Fiammetta" (1342-44). L'artista ha voluto restituire alla contemporaneità, con la sua informe espressione pittorica, suggestioni ed emozioni tratte da ogni capitolo del libro. Un libro scritto in forma di diario dove Fiammetta, donna cortese e innamorata, descrive in prima persona i patimenti e le gioie per l'amato Panfilo, la disperazione della lontananza e l'amore accecante del loro incontro. (...) E' stato realizzato il catalogo monografico: Cinzia Fiaschi " Elegia di Madonna Fiammetta, viaggio pittorico fotografico performativo", ed. Pacini, 2013.

Tina Sgrò, artista, diplomata in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria nel 1997 con 110/110 e lode, svolge la sua attività tra Milano, Parigi e Londra. Ha partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali e ha all'attivo esposizioni collettive e personali. Nel 2003 è vincitrice di un lotto del concorso per l'acquisizione di opere d'arte per la sede della Corte dei Conti di Potenza. Ancora nel 2011, con un concorso nazionale, viene scelta una sua opera d'arte per l'Auditorium della sede della questura di Grosseto. Tra le esperienze più importanti si ricorda Il premio Arte Mondadori 2006, dove è vincitrice assoluta nella sezione pittura.

In Spazi Variabili l'artista presenta tele, oli ed acrilici in cui si sofferma entro spazi intimi, spesso venati di accenti retrò, come se si trattasse di pure evocazioni più che di luoghi fisici e reali, dalle atmosfere soffuse, fra tendaggi polverosi, divani e oggetti d'arredo che emanano odori stantii; oppure nature morte, povere cose in verità, aggredite con ferocia da un tracciato nervoso, a volte violento, ma sempre carico di intrinseche gentilezze ed eleganza. Sono immagini intense, ottenute per tramite di un impianto disegnativo e pittorico robusto, dove la pennellata viaggia sciolta, perentoria e aggressiva e si dispone in tutte le direzioni possibili con furore ed energia.

Talvolta è il paesaggio metropolitano a essere oggetto dell'opera, e qui l'artista elabora un'originale cifra stilistica ricostruendo una nuova urbanità, fatta di architetture, stazioni, caselli, ponti e stazioni di servizio, di periferie e di centri cittadini rivelati tramite una precisa e dettagliata iconografia estratta dalla contemporaneità e dal convulso modo di essere della città. Grazie a questa sua capacità, Sgrò ottiene degli effetti puramente emotivi, dove luce ed ombra si danno appuntamento per superare il confine della tela. (...) "La creatività è un viaggio in seggiovia. Guardo tutto ad una certa distanza dalla terra. E spero che ancora questo mi faccia meravigliare" (Tina Sgrò).




Bettina
termina lo 02 novembre 2014
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

Icona indiscussa, modella fra le più celebrate e ricercate da stilisti e fotografi degli anni Quaranta e Cinquanta, Bettina è un emblema della moda francese. Musa di Jacques Fath, è testimone privilegiata degli anni folgoranti che attraversano la moda a Parigi: da Jacques Costet a Lucien Lelong, da Hubert de Givenchy a Christian Dior fino a Coco Chanel. Bettina (1925), cresciuta in Normandia, sognava di diventare disegnatrice di moda e nel 1944 si trasferisce a Parigi, dove incontra Jacques Costet, giovane stilista che aveva appena aperto un piccolo atelier per presentare alcuni suoi bozzetti. Costet, affascinato dalla sua bellezza, termina l'incontro chiedendole di indossare un suo abito.

Inizia da quel momento una straordinaria carriera di musa e modella. Dopo Costet, Bettina lavora per un breve periodo con Lucien Lelong e nel 1947 si lega a Jacques Fath diventando la sua musa. Ammirato da Bettina, Fath disegna una collezione di abiti che "solo lei può indossare con naturalezza ed eleganza", creando un nuovo stile. Nasce così il fenomeno "Bettina " e il suo nome diventa sinonimo di modernità e stile. Contesa dalle più importanti riviste di moda, è in breve tempo "la francese più fotografata di Francia" (Paris Match).

Per strada, sulla spiaggia, nelle dimore più lussuose, tra i quadri di un atelier, nella semplice cornice di un fondale bianco, i più affermati fotografi realizzano immagini che hanno fatto la storia della fotografia di moda. Nel 1952 incontra Hubert de Givenchy e lo aiuta ad aprire la sua maison nel doppio ruolo di modella e responsabile delle relazioni pubbliche. Givenchy le dedica la blusa "Bettina" immortalata dal famoso disegno di René Gruau. In questi anni viaggia molto in Europa ma anche negli Stati Uniti, Brasile, Argentina e stringe amicizia con intellettuali, attori, registi e scrittori: Georges Simenon, Jean Genet, Jacques Prévert, Greta Garbo, Elizabeth Taylor, Gregory Peck, Ava Gardner, John Huston, Irving Shaw, Charlie Chaplin, Truman Capote and Gary Cooper.

Continua a posare per le riviste di moda con abiti di Christian Dior, Madame Grès, Balenciaga, Balmain e raggiunge l'apice della carriera nel 1955, anno in cui decide di allontanarsi dalla scena della moda. Nonostante il suo ritiro, Bettina continua a lavorare nella moda, nel 1963 è "ambasciatrice di charme" della rivista Elle, per essere fotografata con "gli abiti più belli di Parigi" in Africa, dalla Valle dei Templi, alle falde del Kilimangiaro. Nel 1967 torna a sfilare per la collezione di Coco Chanel a lei ispirata, in seguito è direttrice couture per Emanuel Ungaro e responsabile relazioni pubbliche per Valentino.

Nel 2010 è nominata Chevalier des Artres et des Lettres dall'allora ministro francese Frédéric Mitterrand. Bettina ama la moda, la segue e la precede, la sua figura e personalità è ancora oggi presente e influente fra gli stilisti e i fotografi contemporanei: Azzedine Alaia, Yohji Yamomoto, Pierre et Gilles, Mario Testino. La mostra ripercorre la sua carriera attraverso oltre cento immagini firmate dai più grandi fotografi di quegli anni: Erwin Blumenfeld, Henri Cartier-Bresson, Jean-Philippe Charbonnier, Jean Chevalier, Henry Clarke, Robert Doisneau, Martin Dutkovitch, Nat Farbman, Milton Green, Gordon Parks, Irving Penn, Willy Rizzo, Emile Savitry, Maurice Zalewski. Il catalogo della mostra è edito da Carla Sozzani Editore. (Comunicato stampa)




Maurizio Bottoni - Grande zolla - olio su tavola 2000-2014 cm.65x180 Maurizio Bottoni: Odori di un divino percepire...
termina il 21 novembre 2014
Galleria Ca' di Fra' - Milano
gcomposti@gmail.com

Maurizio Bottoni (Milano, 1950), un uomo tra passato e presente. In lui si sommano e convivono in piena armonia il passato dei grandi Maestri e la contemporaneità. Il suo lavoro denota in ogni pennellata, in ogni velatura, nella semplice tecnica scelta, una ricerca dell'ideale estetico della Tradizione ed insieme una lucida consapevolezza del presente vissuto, in una continua ed armonica rilettura e reinterpretazione della realtà, dello scorrere del tempo. Per la sua ricerca si è soliti parlare di realismo. Probabilmente questa categoria è riduttiva del suo lavoro, semplicistica.

Forse sarebbe più vicino al vero definirlo "ritrattista dell'Essenza" del Reale. Se guardiamo con occhio curioso e meravigliato la vita che ci circonda, ci rendiamo conto che ogni singola parte, per quanto microscopica, è perfetta in se' e funzionale al compito per cui è stata creata; Universale nel suo essere parte insostituibile del Tutto più esteso che è l'oggetto, l'animale, il paesaggio, la singola zolla di terra. Insomma, una "parte" perfetta di un "tutto" perfetto. Bottoni intuisce questo punto intimamente filosofico della vita e lo pone al centro della sua ricerca.

Riprendono vita così tecniche ormai lontane, quasi dimenticate nel "turbine" dell'oggi (tavola incamottata, tempera su tavola di legno, disegno con punta d'argento, uso di pigmenti naturali creati rigorosamente dall'artista). Abilità manuale e tecniche che erano parte integrante dell'opera d'arte del passato e costituivano una delle componenti essenziali del "fare pittura", della ricerca dell'espressione, rivivono rilette e filtrate da una nuova sensibilità contemporanea. "Consapevolezza dell'eredità del passato", come dice lo stesso Bottoni. Una ventina di opere trasformano la galleria in un portale per entrare in un altro tempo tenendo tra le dita il filo rosso del presente... (Manuela Composti)




Venezia si difende 1915-1918
termina lo 08 dicembre 2014
Casa dei Tre Oci - Venezia
www.treoci.org

A cento anni dall'inizio del primo conflitto mondiale, la mostra a cura di Claudio Franzini vuole raccontare con oltre 350 immagini originali, provenienti dall'Archivio Storico Fotografico della Fondazione Musei Civici di Venezia con sede a Palazzo Fortuny, l'insolita situazione della città all'epoca della Grande Guerra con l'intento di offrire un'esaustiva panoramica sulla drammaticità degli eventi accaduti e pertanto di non disperdere né la prospettiva storiografica né quella sedimentata nella nostra memoria collettiva. Se particolarmente drammatiche si rivelano, ai nostri occhi odierni, alcune immagini del tessuto urbano colpito dai bombardamenti, di grande impatto emotivo ci pare la documentazione relativa ad uno dei capolavori irrimediabilmente perduti che provocò una fortissima reazione internazionale: l'affresco del soffitto della chiesa degli Scalzi opera di Giambattista Tiepolo.

Primo progetto realizzato dopo il protocollo d'intesa tra la fondazione di Venezia e la fondazione Musei civici di Venezia. La fondazione di Venezia, proprietaria di una importante collezione di fotografie, suddivise in due fondi principali, il fondo de Maria e il fondo italo zannier, ha dato vita presso la casa dei Tre Oci, alla Giudecca, ad un spazio interamente dedicato alla valorizzazione e fruizione della fotografia, che ospita i due fondi fotografici ed è sede espositiva per importanti mostre e appuntamenti di approfondimento sulla tecnica e sulla storia fotografica. La mostra è prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie, e verrà corredata da un catalogo di Marsilio Editori, a cura di Claudio Franzini con saggi di Cesare De Michelis, Camillo Tonini e Claudio Franzini. (Estratto da comunicato stampa Civita Tre Venezie)




Due manifesti originali con immagini e testi sulle vicende dell'ufficio postale di Trieste 3 Ufficio postale di Trieste 3
La storia del capoluogo regionale attraverso le vicende di uno dei suoi uffici più antichi


Sono oltre 13.000 gli uffici postali che offrono i servizi di Poste Italiane in tutte le regioni del bel Paese. Alcuni di questi sono davvero interessanti da un punto di vista storico: per le loro ambientazioni, per l'architettura e gli arredi, per il ruolo svolto per lo sviluppo di ben determinate aree metropolitane, provinciali e regionali. L'ufficio postale di Trieste 3 di piazza Verdi è uno dei più antichi della regione, situato nel cuore del centro storico, voluto attorno alla fine del XIX secolo dall'allora amministrazione Austro Ungarica, conscia della necessità di potenziare i servizi postali cittadini a sostegno delle contigue istituzioni bancarie, della Camera di Commercio, della Luogotenenza e del Governo Centrale Marittimo. Fondato nel 1872, l'ufficio denominato "Trieste/Tergesteo" si pone immediatamente al servizio di enti e amministrazioni. Alla fine dell'Ottocento, secondo la nuova classificazione degli uffici voluta dal governo imperiale, l'ufficio cambia l'originale denominazione in quella di "Trieste 3", nome conservato a tutt'oggi da uno dei negozi postali più frequentati e apprezzati dai triestini. Attraverso documenti originali e immagini esclusive è possibile intendere come le vicende lavorative di Trieste 3 intersechino quelle cittadine.

Per consentire alla clientela, e non solo, di conoscere le tappe principali di una storia postale particolare che viaggia accanto alla "grande" storia del capoluogo, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, inserito nell'Ufficio Comunicazione Nord Est di Poste Italiane, ha predisposto due manifesti originali che ripercorrono con immagini e testi sintetici le vicende dell'ufficio tergestino. I due manifesti fanno parte del materiale informativo esposto in Trieste 3, a disposizione della clientela (ma anche di scuole e appassionati della Storia) durante gli orari di apertura dell'ufficio postale. L'iniziativa nasce dal progetto "L'ufficio postale di ieri, oggi e domani" ideato dall'Uff. Comunicazione Nord Est di Poste Italiane. Una iniziativa che potrà essere replicata in tutti quei negozi postali protagonisti di vicende e servizi utili alle rispettive comunità locali con le medesime modalità osservate per narrare la storia dell'ufficio tergestino. (Estratto da comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste, 29 luglio 2014)




Tazio Nuvolari Foto copertina Nuvolari "Artisti per NUVOLARI" 2014
termina il 26 ottobre 2014
Casa Museo Sartori - Castel d'Ario (Mantova)
www.artistipernuvolari.it

«In Italia, e nel mondo, Tazio Nuvolari, mantovano di Castel d'Ario, è stato modello assoluto, esempio di sportività, campione imbattuto, piegato solo dai gravi lutti famigliari. Proporlo oggi come idolo sportivo e non solo, potrebbe essere d'aiuto e di stimolo per una generazione che, priva di valori, potrebbe perdersi. Gli artisti selezionati e invitati, dalla curatrice Arianna Sartori, hanno aderito con entusiasmo producendo le opere presentate. Quello che, già l'anno scorso, ci eravamo proposti cioè, la rivisitazione del personaggio, è avvenuta ed è tuttora in atto. Dal punto di vista artistico le correnti sono tutte rappresentate ed anche la scultura grazie ad adesioni di rilievo, riesce a trovare importante spazio, cosicché il panorama estetico risulta essere quanto mai completo. Ci pregiamo, infatti, della presenza di artisti di fama internazionale che elevano la mostra ad un livello di grande risalto.» (Estratto da presentazione di Maria Gabriella Savoia)

In mostra - da un'idea e progetto di Adalberto Sartori - sono esposti 56 opere, tra dipinti e sculture, realizzate da: Paolo Baratella, Carlo Barbero, Nevio Bedeschi, Franco Bellardi, Simon Benetton, Antonio Bobò, Alberto Bongini, Marco Borgianni Sabina Capraro, Piero Costa, Nicola Costanzo, Diego D'Ambrosi Walter Davanzo, Paolo Del Giudice, Marcello Della Valle, Elio De Luca, Alessandro Docci, Rod Dudley, Giovanni Faccioli, Giancarlo Ferraris, Rodolfo Fonsati, Roberto Gaiezza, Barbara Galbiati, Renato Galbusera, Maurizio Galimberti, Alberto Gallerati, Paolo Giorgi, Francesco Giostrelli, Aurelio Gravina, Veronica Longo, Riccardo Luchini, Giacomo Lusso, Licia Mantovani, Patrizia Masserini, Vito Melotto, Antonio Miano Mauro Molinari, Lisa Nocentini, Claudio Olivotto, Fabrizio Orlandini, Aldo Pagliaro, Gigi Pedroli, Gennaro Perone, Brenno Pesci Paolo Petrò, Lorenzo Pietrogrande, Ylli Plaka, Gabriele Poli Carlo Previtali, Flavio Roma, Carlo Sipsz, Antonio Tonelli, Giuliano Trombini, Alberto Venditti, Silvio Vigliaturo, Carlo Zoli.

Il catalogo (pagg.144), curato da Arianna Sartori, con presentazione di Attilio Facconi e testo critico di Maria Gabriella Savoia, riproduce le 56 opere, le biografie degli artisti e riporta i contenuti in italiano ed inglese - Archivio Sartori Editore, Mantova. Nella mattinata dell'inaugurazione davanti alla Casa Museo Sartori passerà alle ore 10.00 la gara d'auto storiche, composta da una cinquantina di equipaggi, "Criterium 2013. Prove di abilità per auto di interesse storico. VI° Gran Premio del Polirone Memorial Donato Solieri San Benedetto Po" organizzata da AMAMS Tazio Nuvolari che ha patrocinato la rassegna. Dopo la sosta davanti al Castello di Castel d'Ario gli equipaggi visiteranno l'esposizione d'arte "Artisti per NUVOLARI".




Tiferno Comics 2014, Fumetto e Arte - 12a Mostra Nazionale

"Sorella Marilyn"

termina lo 09 novembre 2014
Palazzo Vitelli a Sant'Egidio - Città di Castello
www.tifernocomics.com

La mostra, con opere ispirate a Marilyn Monroe, ad oltre 50 anni dalla morte, celebra il mito con opere pittoriche, fotografiche, cinematografiche, poetiche e, in particolare con il fumetto. A proposito della scelta di una icona come l'attrice americana, per la mostra di Tiferno Comics, Vincenzo Mollica, Direttore Artistico della manifestazione dichiara: "Ancora Marilyn, sempre Marilyn! Nessuna attrice ha saputo creare un rapporto di così grande vicinanza con il pubblico come lei; nessuna ha saputo regalare come lei illusione e verità con la sua vita e la sua arte volate via troppo in fretta; nessuna come lei è sbocciata e mai sfiorita; nessuna come lei ha dato vita ad una bellezza eloquente e insieme misteriosa che non conosce la parola fine; nessuna come lei ha fatto della sua vita uno dei romanzi più intensi del novecento; nessuna come lei si è buttata nel mare della vita senza salvagente, navigando smarrita senza bussola la gioia e il dolore; nessuna come lei ha avuto un'immensa bellezza che prendeva la forma e l'anima della sua immensa fragilità; nessuna come lei da quando è apparsa su questa terra ha mai smesso di essere musa, fonte limpida di immaginazione, che si fa poesia, pittura, fumetto, illustrazione, fotografia, canzone, romanzo, favola, vita... cinema; nessuna come lei per Pasolini è stata sorella e per Alda Merini luce; nessuna come lei per tutti noi è stata un bel vento che soffia ancora".

Sono circa 120 le opere esposte, più 4 storie a fumetti con circa 60 tavole dei seguenti artisti: Fabiano Ambu, Roberto Baldazzini, Severino Baraldi, Giancarlo Berardi, Sergio Bonelli, Enrique Breccia, Bros, Guido Buzzelli, Silvano Nano Campeggi, Renato Casaro, Giovanna Casotto, Giorgio Cavazzano, Mauro Cicarè, Gianluigi Colin, Guido Crepax, Roberto De Angelis, Edgardo Dell'Acqua, Gianni De Luca, Aldo Di Gennaro, Pablo Echaurren, Paolo Garretto, Vittorio Giardino, Angela e Luciana Giussani, Giuliano Grittini, Carlo Jacono, Marco Lodola, Milo Manara, Alda Merini, Ivo Milazzo, Ugo Nespolo, Lucio Parrillo, Pier Paolo Pasolini, Andrea Pazienza, Federico Penco, Anna Pennati, Arturo Picca, Claudio Piccoli, Ferenc Pinter, Hugo Pratt, Nicolò Rossetto, Mimmo Rotella, Sergio Sarri Sesar, Marco Soldi, Gianpaolo Tomassetti, Sergio Toppi, Andy Warhol.

Quest'anno, il Premio alla Carriera di Tiferno Comics verrà conferito allo sceneggiatore Giancarlo Berardi (Ken Parker e Julia). L'Associazione Amici del Fumetto di Città di Castello e la sua Mostra "Tiferno Comics" nascono dalla volontà di un piccolo gruppo di amici di appassionati del genere che nel 2002 decisero di fare una mostra in omaggio del concittadino Fernando Fusco, storico disegnatore di Tex.

La buona riuscita di quella prima mostra accese il desiderio e la voglia di proseguire sulla strada intrapresa, con un susseguirsi di personaggi ed illustratori da Pratt a Manara, da Giardino a Cavazzano, Andrea Pazienza, passando per i principali comics italiani come Diabolik, Dylan Dog, Jacovitti, per arrivare a Lupo Alberto. Le mostre sono sempre state delle vere e proprie antologie di ogni personaggio o illustratore, uniche in Italia, con pezzi rari, unici e originali. Nell'ambito di Tiferno Comics, sempre a Città di Castello, il 18 e 19 ottobre 2014, si terrà anche la 12a Mostra Mercato del Fumetto. (Comunicato stampa Patrizia Cavalletti Comunicazione)




Maria Lai. Ricucire il mondo
Dagli anni Quaranta agli anni Ottanta


termina lo 02 novembre 2014
Palazzo di Città - Cagliari

La mostra, curata da Anna Maria Montaldo, è dedicata alla produzione di Maria Lai dagli anni Quaranta ai primi anni Ottanta del Novecento. Sono esplorati tutti i percorsi di ricerca che l'artista ha sviluppato nel corso della sua vita: alcuni, pienamente compiuti, altri, appena abbozzati, troveranno una dimensione più matura negli anni Novanta e 2000. La prima sezione della mostra è costituita dal cospicuo corpus di disegni, tecnica alla quale l'artista si dedica assiduamente dal 1941, fino alla metà degli anni Sessanta. Dai disegni degli anni Quaranta emerge chiara la lezione dei primi maestri e, soprattutto, l'insegnamento di Arturo Martini. Le matite e le chine si arricchiscono presto del colore di acquarelli e tempere.

Accanto ai ritratti, che Maria Lai continua a tracciare con segno sempre più asciutto, negli anni Cinquanta, si affiancano i disegni ispirati ai rituali del lavoro femminile. Al filo cucito è dedicata la successiva sezione della mostra. Straordinario e raffinatissimo strumento espressivo nelle mani dell'artista, sotto forma di Lavagne, Libri cuciti o Geografie, il filo crea rimandi immediati tra passato e presente, tradizione e innovazione, storia e mito, artigianalità e concettualità.

Il percorso espositivo continua nel secondo sottopiano. Qui trovano spazio due differenti nuclei di ricerca. Il primo esplora i paesaggi dipinti, nei quali, a partire dagli anni Cinquanta, l'artista porta avanti il discorso di sintesi, iniziato col disegno. Scenari, al limite dell'astrazione, sono suggeriti più che descritti dalla griglia grafica, mentre, nella confusione tra cielo e terra, gli animali e le greggi diventano quasi rocce. Poi il pane e la terracotta. Maria Lai plasma la terracotta come il pane, materiali che oltre alla gestualità condividono la commistione dei quatto elementi: acqua, aria, terra e fuoco.

A sorpresa, infine, l'omaggio sentito di Antonio Marras e Claudia Losi, Come piccole api operaie II (Cagliari), che, dipanandosi dal primo presepe realizzato da Maria Lai, con una teoria di fili rossi e bordeaux, collega il museo alle vie circostanti e, idealmente, le sedi di Cagliari e Nuoro. Il percorso si conclude simbolicamente con i Telai, fulcro della sua poetica, ai quali Maria Lai si dedica a partire dagli anni Sessanta, come il Telaio del 1965, recente acquisizione della Galleria Comunale d'Arte di Cagliari. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Alfred Hitchcock dal set del film Psyco Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures
termina lo 09 novembre 2014
Palazzo del Governatore - Parma

In occasione del 50° anniversario del film Marnie, la mostra racconta la figura di Alfred Hitchcock attraverso i principali capolavori firmati dalla celebre casa di produzione che, acquisendo la Paramount Pictures, ha prodotto i suoi film dal 1940 al 1976.

Presentazione mostra




Rinascimenti Eccentrici
Dosso Dossi al Castello del Buonconsiglio


termina lo 02 novembre 2014
Castello del Buonconsiglio - Trento

L'Ariosto, nel XXXIII canto dell'Orlando Furioso, cita i fratelli Dossi tra i pittori di quai la fama sempre starà fin che si legga e scriva al pari di Leonardo, Mantegna, Bellini, Michelangelo, Raffaello, Sebastiano del Piombo e Tiziano. Dosso, il più famoso dei fratelli Dossi, raggiunse gloria, fortuna ed ebbe commissioni dalle più importanti corti rinascimentali italiane. La mostra, allestita in quelle stesse sale che tra il 1531 ed il 1532 lo videro protagonista a Trento assieme al fratello Battista nella decorazione del Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio, racconterà lo straordinario percorso di questo eccentrico pittore del Rinascimento. La rassegna proporrà una trentina di dipinti che metteranno a confronto le opere di Dosso e Battista tracciando le tappe artistiche di Dosso alla corte di Alfonso d' Este a Ferrara, a Pesaro presso la duchessa Eleonora d'Urbino fino a Trento al servizio del principe vescovo Bernardo Cles.

Questi dipinti realizzati da Dosso nel corso della sua lunga e fortunata carriera dialogheranno con gli affreschi del castello. Il principe vescovo Bernardo Cles, consigliere degli imperatori Massimiliano I e Carlo V, grande umanista, amico di Erasmo da Rotterdam e cardinale che sfiorò l'elezione a pontefice, ha per Dosso parole di elogio e ammirazione. Del resto, Dosso arriva a Trento preceduto da grande fama tanto da essere pagato il doppio rispetto ai colleghi Fogolino e Romanino, anche loro impegnati a rendere magnifica la residenza principesca.

La rassegna sarà un modo per ricordare anche il legame che unì i Dossi alla città del Concilio: Trento fu infatti la città che diede i natali a Niccolò Lutteri il padre di Dosso e Battista, e dove visse prima di trasferirsi a Mirandola sul finire del Quattrocento. Verosimilmente Dosso iniziò da Mirandola un percorso formativo che lo portò a conoscere i più grandi maestri del Rinascimento. Nella complessa pittura di Dosso, originale, elegante ed allegorica, affiora costantemente l'influenza dei grandi maestri: da Venezia apprende la lezione di Giorgione (in mostra vi sarà il celebre Suonatore di flauto della Galleria Borghese), da Roma conobbe la maestria di Raffaello (in mostra alcune stampe da Raffaello di Marcantonio Raimondi), con Tiziano (in mostra vi sarà il ritratto di un cavaliere di Malta) vi fu un costante colloquio artistico, a Ferrara incontrò Michelangelo (in mostra due magnifici disegni di Casa Buonarroti).

Dagli inizi del Cinquecento divenne ben presto il pittore favorito dei duchi di Ferrara, abbandonando la corte soltanto in due occasioni, la prima a Pesaro al servizio della duchessa Eleonora di Urbino e la seconda a Trento quando affrescò diversi ambienti del Castello del Buonconsiglio. Vita di corte, la sua. Dalle vallate trentine alla corte degli Este a Ferrara, vale a dire in uno dei centri culturali più raffinati del mondo d'allora. La mostra, curata dallo storico dell'arte Vincenzo Farinella, porterà alla luce nuovi documenti e si potrà tracciare un inedito ritratto del grande pittore estense.

Sarà articolata in cinque sezioni, orientate a fare luce in particolare sull'attività svolta dai due fratelli pittori nel terzo e quarto decennio del Cinquecento, a monte e a valle dell'intervento nel Magno Palazzo di Bernardo Cles. Trai capolavori dosseschi ci sarà anche il magnifico dipinto Giove pittore di farfalle, quadro enigmatico quanto la Tempesta del Giorgione. La storia del dipinto, conservato fino a qualche anno fa al Kunsthistorisches Museum di Vienna ed ora custodito nel Castello del Wawel a Cracovia, ha affascinato gli studiosi per il messaggio che cela e per la straordinaria qualità esecutiva. (Estratto da comunicato stampa ufficio stampa Studio Esseci)

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Cesare Borgia
Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli

Articolo




Moses Levy. Luce Marina
Una vicenda dell'arte italiana 1915-1935


05 luglio - 19 ottobre 2014, Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
30 ottobre - 01 febbraio 2015, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron - Firenze

Selezione di opere degli anni 1915-'35 per rievocare la Viareggio cosmopolita, magica e gaia di quel ventennio, eletta a luogo d'ispirazione, di passatempi e svaghi dall'elite culturale. Ed è in questo scenario, dove tutto è armonia, bellezza e "joie de vivre", definito da D'Annunzio "il più bello dell'universo", che la fervida fantasia di Moses Levy si alimenta, facendo rivivere sulla tela le sfumature del mare, il bianco candente degli ombrelloni, e i costumi variopinti delle bagnanti. Analogamente a un Picasso e a un Matisse in Costa Azzurra, egli fissa così la luce di quel mondo, cogliendone con rara percezione gli effetti nel cielo, nelle vele ondeggianti, negli aquiloni attraverso una straordinaria fantasmagoria di riverberi che finisce col farsi stile.

Dal dialogo con Viareggio, città prediletta che più di ogni altra ne ha influenzato la sensibilità visiva, la Fondazione Matteucci ha maturato l'idea della mostra dedicata a quella lunga e felice stagione, durante la quale nessun altro meglio di Moses Levy è riuscito a tradurre l'immagine scintillante e ruggente di una società vacanziera e mondana, al passo con i tempi. Sono gli anni che vanno dal primo conflitto mondiale alla grande depressione, ma ad un quadro tanto drammatico la sua vena creativa reagisce decisamente controtendenza con opere fondamentali, destinate a definirne la fisionomia europea.

Moses Levy si forma nel clima fortemente creativo di una Versilia nella quale spiccano personalità di grande rilievo come Lorenzo Viani, Enrico Pea, Giacomo Puccini e Mario Tobino. Ed è in quel lembo di terra già conosciuto da Rainer Maria Rilke come luogo ideale di meditazione e ispirazione, che egli si afferma come raffinato interprete di una "poetica dell'intimismo" e della "vita vissuta", per riprendere due felici definizioni di Carlo Ludovico Ragghianti.

Mentre s'intensificano i contatti con alcune delle personalità più ricettive dell'ambiente toscano - Plinio Nomellini, Felice Carena, Alfredo Müller, Elisabetta Chaplin - Levy partecipa alle rassegne della Secessione Romana del 1913-'14, e la sua presenza a Viareggio diviene sempre più assidua. Qui è tra i sostenitori, con Carrà, de Chirico, Primo Conti, Depero e l'inseparabile Viani, delle prime esposizioni di "Arte d'Avanguardia". Proprio in occasione di tali manifestazioni e di altre allestite nelle sale del Kursaa l, presenta le radiose marine, caratterizzate da quell'inconfondibile luce e atmosfera d'iridescente fulgore destinata a segnarne la grande fortuna.

La mostra, secondo un disegno monotematico, si concentra in una mirata selezione di circa quaranta dipinti filologicamente affini sia per cronologia, sia per tratto interpretativo. L'obiettivo è collegarli in un intimo dialogo teso ad evidenziare l'eccentrico e ricercato linguaggio formale, prima di quella svolta cruciale che, dalla limpida poetica tra le due guerre, si apre all'inquieto sentimento visivo della metà del Novecento. Nelle sedi di Viareggio e Firenze potranno essere ammirate alcune tra le opere più celebri: Donna in blu (1917), L'ombrellone bianco (1919), Spiaggia (1918), Madre e figlia sulla spiaggia (1919), Anna e l'amica (1920), Spiaggia e figure a Viareggio (1921), Ritratto di Leonida Repaci (1935), nonché testimonianze inedite di collezioni internazionali. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Mikhail Roginsky. Oltre la Porta rossa
termina il 23 novembre 2013
Università Ca' Foscari - Venezia

Prima mostra italiana di Mikhail Roginsky - il cosiddetto "padre della pop art russa" - sulle opere della maturità dell'artista (1978-2003). L'arco di anni in cui Mikhail Roginsky visse a Parigi, con un focus sulla pittura e sui concetti strutturali ad essa immanenti: colore, forma, costruzione. L'esposizione, e non è un caso, prende avvio da un'opera precedente alla stagione parigina. Con quella Porta rossa (1965) che appartiene al periodo sovietico dell'artista e che di lui è certamente una delle creazioni più famose ma anche una delle più ermetiche. La «porta» è idealmente quella che l'artista scavalca, abbandonando il cliché di artista politicizzato, dedito a concezioni complesse, per approdare appunto ai nuovi ambiti della pittura.

Spesso considerata dai critici come un oggetto del ready made, la "Porta" preconizza invece proprio il suo passaggio alla pittura: l'artista stesso sottolineava lo stretto legame di quest'opera con la pittura da cavalletto. Con La porta rossa Roginsky dichiara la volontà di superare ogni convenzionalità del linguaggio artistico dominante. L'opera rappresentò, nell'Unione Sovietica postbellica, uno dei primi tentativi di de-costruzione della bidimensionalità della superficie pittorica. Qui si trovano le premesse del suo manifesto antiestetismo, l'avversione dell'artista per la stessa parola «arte», da lui intesa come un complesso di cose create artificialmente, avvizzite dal secolare uso o oberate dal peso di una ipocrita ideologia. I curatori della mostra propongono di lasciare fuori dalla porta il cumulo delle erronee definizioni, di destituire gli stereotipi che hanno snaturato la percezione dell'opera, tornando alle sue origini.

La mostra si snoda come un racconto del complesso iter evolutivo dell'artista, per questo il motivo conduttore costitutivo è il viaggio come metafora del cammino creativo. Si tratta di un viaggio privo di uno schema consequenziale. L'artista è presentato in tutta la sua ampiezza creativa e l'unità del quadro generale non si basa sull'elemento cronologico ma sul materiale visivo della mostra. Dallo spazio con le nature morte semiastratte sugli scaffali, che superano la figuratività, lo spettatore passa verso una natura morta minimalista rappresentata da semplici «ritratti» di oggetti semplici, incrollabili nella loro plastica certezza, alla sala con i grandi lavori acrilici su carta, che simulano l'imperturbabilità della pittura «alta» e interpretano in modo ironico i suoi generi principali, lo spettatore entra nell'alterato, suggestivo mondo dell'espressionista.

Il tutto lungo 8 sezioni in cui le 120 opere sono presentate insieme ad un ampio corredo di immagini fotografiche e video (molti inediti). A documentare un percorso che prende avvio dal momento in cui l'artista fa nuovamente ricorso all'abc della pittura, ricercando i colori puri e mischiati, le correlazioni tra i volumi, il ritmo compositivo. Per approdare alla fase conclusiva della su ricerca e della sua stessa esistenza. Quando i frequenti rientri in patria stimolano un nuovo cambiamento nella sua pittura. La Mosca sovietica e post sovietica acquisisce lo stesso valore di fatto artistico che ebbe Parigi per gli Impressionisti o la profonda America per Edward Hopper.

La Mosca di Mikhail Roginsky, un mondo ispirato dalla sua memoria e immaginazione, spinge lo spettatore alla «riconoscibilità» di luoghi, situazioni e personaggi concreti. Stimolando chi guarda a percepire le tele bidimensionali come un corrispettivo della realtà. La mostra è organizzata dalla Fondazione Mikhail Roginsky in collaborazione con il Centro Studi sulle Arti della Russia CSAR dell'Ateneo veneziano nell'ambito della 14. Biennale d'Architettura di Venezia. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)




Giovanni Cerri - L'Impero - olio cm.100x80 2014 Giovanni Cerri: The great country

Istituto Italiano di Cultura a Copenaghen, 14 maggio - 06 giugno 2014
Istituto Italiano di Cultura a Colonia, 04 settembre - 27 settembre 2014
Museo del Legno Riva 1920 - Cantù (Como), 22 novembre 2014 (inaugurazione ore 18) - 06 gennaio 2015

La mostra itinerante dell'artista milanese Giovanni Cerri (Milano, 1969) è dedicata allo scenario di crisi epocale che mette in rilievo difficoltà, contraddizioni e disorientamenti. La pittura qui rappresenta l'eredità classica di una civiltà che è stata grande in epoca lontana si è consumata e mostra il suo vissuto eroico e mitico nella condizione di degradata sopravvivenza. Frammenti di antiche statue greco-romane, colonne di tempi, resti di quella remota storia compaiono in lande periferiche, dove l'energia dell'epoca industriale funge da sfondo, a suggerire il nostro contesto contemporaneo. Una "Pompei industriale" potremmo definirla, per la mescolanza delle due archeologie, quella classica e quella delle fabbriche che hanno costruito il Novecento. Siamo ora a un punto di svolta e quella bellezza un po' decaduta, sopravvissuta alle intemperie e ai conflitti, è ancora lì ad imporci il coraggio di una risalita e di una rinascita, un impeto d'orgoglio per una nuova energia di riscatto. Catalogo con testi di: Fabio Ruggirello,Lucio Izzo, Flaminio Gualdoni. Intervista a cura di Paul Kroker.

«(...) Giovanni Cerri constata con occhio lucido il dilavarsi del paesaggio che abbiamo eretto a figura dell'anima e a genere pittorico duraturo, quello su cui far riposare, possibilmente, l'idea tutta di naturale. E' un perdersi fisico, storico. Ma per lui, artista di valori, un perdersi anche e soprattutto etico. Il "bel modo di far paesi" di cui ragionava secoli fa Marcantonio Michiel non ha più luogo, oggi. Il disagio estetico è, tout court, malessere esistenziale, metafora della condizione umana tutta. A partire da qui, Cerri implica nelle sue opere i segni illustri d'un'altra bellezza allarmata, statue e colonne antiche che appaiono anch'esse, in questi scenari, come residui morenici del ritrarsi d'una civiltà. Lavatrici e colonne, pali della luce e teste romane, statue imperiali e graffiti lordanti... non c'è estetica delle rovine possibile in grado di riscattare queste solitudini.» (Flaminio Gualdoni - dal testo in catalogo)

E si rimemora il Pasolini delle Poesie mondane:
"Un solo rudere, sogno di un arco,
di una volta romana o romanica,
in un prato dove schiumeggia un sole
il cui calore è calmo come un mare:
lì ridotto, il rudere è senza amore". (...)

Giovanni Cerri (Milano, 1969) dal 1987 espone in mostre personali e rassegne in Italia e all'estero (Canada, Cina, Croazia, Francia, Germania, USA, Romania, Bolivia). Tra le mostre più recenti citiamo la personale Voyage en Italie tenuta alla Orenda Art International di Parigi nel 2013 e, nello stesso anno Giancarlo e Giovanni Cerri. Due generazioni di artisti milanesi, insieme al padre Giancarlo, alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno. Inoltre è in preparazione un ciclo di dipinti che reinterpreteranno volti classici del Rinascimento Italiano e saranno esposti alla Orenda Art International di Parigi (novembre-dicembre). L'artista poi sarà presente nella rassegna dedicata a Michelangelo alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno (settembre-ottobre). In Germania ha inoltre esposto presso la Verein Berliner Kunstler (Berlino, 1998), la Die Ecke di Ausburg (2002) e la Kuhn&Partners di Berlino (2010). (Comunicato stampa)




Elettrice Palatina Arte e Politica
L' Elettrice Palatina e l'ultima stagione della committenza medicea in San Lorenzo


termina lo 02 novembre 2014
Museo delle Cappelle Medicee - Firenze

La mostra intende presentare la personalità della Elettrice Palatina, l'ultima discendente del ramo granducale mediceo (suo fratello fu l'ultimo granduca Medici Gian Gastone). L'esposizione vuole anche mettere in luce quanto Anna Maria Luisa fece per l'arte e la politica di Firenze dal 1737, ossia dalla morte del fratello Giangastone, al 1743, anno della sua stessa scomparsa, presentando novità e vere rarità emerse da nuovi studi e ricerche successi all'esposizione monografica dedicata all'Elettrice, a cura di Stefano Casciu nel 2006 (La principessa saggia. L'eredità di Anna Maria Luisa de' Medici Elettrice Palatina).

Si articola in cinque sezioni: gli anni giovanili, nella quale saranno brevemente illustrate l'educazione e la prima giovinezza di Anna Maria Luisa trascorsa alla villa medicea di Poggio Imperiale con i fratelli Ferdinando e Giangastone, con lo zio Francesco Maria e con la nonna Vittoria della Rovere; la giovinezza e il matrimonio che si apre con il ritratto di Anna Maria Luisa come Flora, opera di Antonio Franchi, e che illustrerà il matrimonio con l'Elettore Palatino del Reno Johann Wilhelm nel 1691, e il lungo soggiorno in Germania, dove la coppia svolse un intenso mecenatismo, ben rappresentato dalle commissioni a Bartolomeo Van Douven, autore della celebre Allegoria degli Elettori palatini come protettori delle Arti, presente in mostra.

La terza sezione, "Il rientro a Firenze e l'impegno per la chiesa di famiglia", rappresenta il nucleo centrale dell'esposizione e illustra gli anni immediatamente successivi al ritorno a Firenze dell'Elettrice dopo la morte del marito, avvenuta nel 1716. Sono anni che toccano da vicino il complesso di San Lorenzo con commissioni importanti e significative, volute dalla stessa Anna Maria Luisa, che saranno qui presentate alla luce di nuovi documenti "politici". Dopo il "Patto di famiglia", nello stesso 1737, la Principessa dette avvio all'ultima stagione della committenza medicea nella grande fabbrica laurenziana: "furono messe in moto da Anna Maria Luisa iniziative di mecenatismo di ampio respiro concentrate appunto in San Lorenzo: si trattava di tutta evidenza, da parte sua, di concludere un ampio ciclo di interventi avviato dal remoto avo collaterale Giovanni di Bicci tre secoli prima, al servizio della insigne basilica e della magnificenza pubblica della famiglia" (Cristina Acidini). Chiude la mostra la quinta sezione, "Gli epigoni", con la morte avvenuta il 18 febbraio 1743, nella quale incisioni e pubblicazioni dell'epoca illustreranno le cerimonie legate a quell'evento, i commenti e le reazioni della città. (Estratto da comunicato stampa Civita)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




I migliori jazz della nostra vita I migliori jazz della nostra vita
Conversazione, video e musica


27 ottobre 2014 - ore 21.15
Goethe-Institut Palermo
www.goethe.de/palermo

Attraverso il jazz, il genere musicale nato nel Novecento che più di ogni altro è sinonimo di libertà, viene ripercorsa a grandi linee la storia dell'Europa del secondo dopoguerra. Il jazz, considerato una pseudo arte degenerata nei regimi totalitari del secolo scorso, fu sempre osteggiato, quando non bandito, in particolare in Italia e in Germania. Questa distorta visione della storia non impedì che la musica d’origine afroamericana si diffondesse in questi paesi soprattutto a partire dalla fine degli anni Trenta.

Partendo dal Jazzfest Berlin, il regista cinematografico Franco Maresco e il musicologo Stefano Zenni racconteranno come il vento della libertà soffiato dal jazz, ha cambiato in mezzo secolo la faccia della vecchia Europa, fino ad arrivare all'evento più simbolico di tutti, la caduta del Muro di Berlino (1989), di cui ricorrono quest’anno 25 anni.




L'Arte Contemporanea vista da Marte
24 ottobre 2014, ore 17.30
Museo di Castelvecchio - Verona
www.aslcverona.it

ASLC progetti per l'arte - nell'ambito dell'attività di promozione culturale di cui si è fatta promotrice fin dalla sua costituzione, nel 2012 - inaugura un ciclo di appuntamenti dedicati all'arte contemporanea con la conversazione. "L'Arte Contemporanea vista da Marte" vedrà protagonisti due relatori di caratura internazionale: Charles Guarino, editore di Artforum International, la più importante rivista di settore a livello mondiale e Marco Meneguzzo, curatore e docente presso l'Accademia di Brera. Le tematiche affrontate dai due ospiti verteranno sia sulla diversità nel "gusto" e nelle scelte, del mercato americano, sia sugli aspetti economici legati all'egemonizzazione del mondo anglosassone, nei confronti di quello italiano. Le diversità, i punti di forza e di debolezza di queste due realtà così diverse, verranno illustrati dalle testimonianze di vita vissuta di questi due importanti rappresentanti. La conversazione conclude una serie di incontri tenuti da Charles Guarino in alcuni tra i più prestigiosi musei di arte contemporanea in Italia, come il Madre - Museo d'arte contemporanea Donnaregina di Napoli e il Maxxi - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, di Roma.

Charles Guarino (Filadelfia, 1953) nel 1983 ha cominciato a collaborare con Artforum Magazine e negli ultimi 20 anni ha lavorato come editore. E' stato cofondatore di Bookforum Magazine, artforum.com e bookforum.com. Nel 2006 ha fondato artforum.com.cn, il sito web di Artforum in lingua cinese. Prima di collaborare con Artforum, Guarino è stato tra i fondatori del Bricolage Theater di Filadelfia.

Marco Meneguzzo (1954) è critico d'arte, curatore indipendente e docente alla Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove insegna "Storia dell'arte contemporanea" e "Museologia e gestione dei sistemi espositivi". Come "free lance", ha organizzato più di cento mostre d'arte contemporanea e moderna, e ha pubblicato saggi inerenti soprattutto il sistema dell'arte contemporanea. Attualmente collabora continuativamente alla pagina d'arte del quotidiano "Avvenire", alla rivista italiana "Arte", ed è uno dei corrispondenti dell'americana "Artforum".




1914-1918. La Grande Guerra nel cinema
07 ottobre - 16 dicembre 2014
Cinema De Seta - Palermo
www.goethe.de/palermo - www.institutfrancais-palermo.com

Rassegna cinematografica ideata e organizzata dal Goethe-Institut e dall'Institut français di Palermo. In occasione della ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale, i due istituti culturali stranieri, da anni operanti nel capoluogo siciliano, propongono una rassegna di 14 film prodotti tra il 1917 e il 2010, tra cui alcuni classici della storia del cinema, veri e propri capolavori sulla guerra. Se la Prima Guerra Mondiale e l'invenzione del cinematografo sono pressoché coincidenti dal punto di vista temporale, e se il conflitto è stato ampiamente filmato dai notiziari cinematografici dell'epoca, molto presto strumentalizzati a fini propagandistici, è solo più tardi che il cinema se ne è appropriato e, attraverso la finzione, ha espresso una riflessione sulla guerra. Generatrice di storie importanti, di tragici destini e di sentimenti offesi, questa guerra costituisce da cento anni lo scenario ideale per molti film drammatici.

La selezione mira a incrociare le prospettive sulla guerra, concentrandosi su un nucleo di film francesi e tedeschi, completati da due film italiani e due americani. Tra questi ultimi, il primo è un adattamento cinematografico ad un romanzo dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque, il secondo realizzato da Ernst Lubitsch. Il tempo delle commemorazioni e del pacifismo del periodo tra le due guerre è rappresentato in film come J'accuse, La Grande Illusion, Westfront 1918 e All Quiet on the Western Front. Con la sua carica irriverente e la radicale messa in discussione di una visione mitizzata del conflitto, La Grande Guerra di Mario Monicelli può essere collegato all'epoca critica e trasgressiva degli anni '50-'60, che si prolungherà fino agli anni '70 con l'esilarante La Victoire en chantant di Jean-Jacques Annaud.

Il programma dà anche risalto all'epoca contemporanea, che segna un ritorno della Grande Guerra nel cinema. Ma negli ultimi due decenni, insieme a profondi rinnovamenti storiografici, testimoniati in maniera esemplare da un film come Capitaine Conan, la Prima Guerra Mondiale ha visto evolvere il suo "impiego" a cornice storica ed elemento funzionale del racconto cinematografico. Ormai distante da noi temporalmente ed emotivamente, è oggi il contesto ideale per mettere al centro anche altro - l'amore (Die Frau und der Fremde), il fantastico (La France), la fine di un mondo (Poll) - ma anche per offrire spunti inquieti di riflessione sul futuro dell'Europa e del mondo.

Presenti nella rassegna anche tre gioielli dimenticati del cinema muto che saranno proposti con musiche originali composte per l'occasione ed eseguite dal vivo a cura del compositore e musicista tedesco Peter Wegele - che terrà un workshop con gli allievi del Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Palermo - e a cura dell'associazione per la musica contemporanea Curva minore con la Sicilian Improvisers Orchestra. (Comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Contemporanea 2014
Festival di Nuova Musica


18esima edizione, Udine, 06-29 ottobre 2014
www.taukay.it

Consuetudine ormai vuole che Udine in ottobre ospiti espressioni artistiche contemporanee. Quest'anno si inizia con un progetto con i conservatori di Udine e Bolzano e offre l'opportunità a giovani musicisti e compositori di dimostrare le loro qualità. L'appuntamento successivo ospita il M° Marco Stroppa, compositore di fama internazionale, ed il pianista Florian Hoelscher, già vincitore del Diapason d'Or. Proseguono i percorsi paralleli del festival con una videoinstallazione ad opera di Paolo Comuzzi e Alvaro Petricig. Il progetto visivo dei due video-makers si colloca nell'ambito di una precisa idea di interazione tra le arti. Uno dei dati interessanti di questa edizione di Contemporanea riguarda la decima edizione del concorso internazionale di composizione Città di Udine la cui fase finale è ospitata nel festival. I numeri parlano di 495 composizioni pervenute da 50 nazioni: il miglior risultato di sempre a livello di partecipazione all'iniziativa. E' affidato a Interensemble diretto dal M° Beggio, consueto partner, il compito di eseguire il materiale musicale dei vincitori. (Estratto da comunicato stampa TEM - Taukay Edizioni Musicali)




Rinasce il Teatro Continuo di Burri a Milano
www.studioesseci.net

Nel 1973, in occasione della XV Triennale, Alberto Burri ideò per il Parco Sempione il Teatro Continuo. Una volta realizzata, l'opera si presentava come una struttura palcoscenico composta da una piattaforma in cemento e da sei quinte laterali rotanti in acciaio dipinto. Collocata sull'asse ideale che collega il centro di Milano con Corso Sempione, il Teatro Continuo fungeva da cannocchiale prospettico, inquadrando la Torre Filarete del Castello Sforzesco da un lato e l'Arco della Pace dall'altro. Divenendo così parte integrante del Parco Sempione, si offriva come macchina scenica sempre predisposta per l'uso, libera sede nel cuore di Milano sia per attività e spettacoli artistici, sia per un utilizzo indipendente da parte di ognuno. Con quest'opera Burri manifestava una decisa consonanza rispetto alla temperie culturale del momento, caratterizzata da una tendenza al dialogo con il pubblico e da uno spostamento dell'operatività artistica dallo studio al contesto esterno.

L'opera faceva parte di un insieme di particolare valore artistico e urbanistico risalente alla XV Triennale, comprendente i "Bagni Misteriosi" di Giorgio De Chirico e "Accumulazione Musicale e Seduta" di Arman, entrambe tuttora presenti nel Parco Sempione. Nel 1989 l'Amministrazione Comunale di Milano decise di demolire l'opera di Burri. A distanza di venticinque anni, la città torna sui suoi passi e con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri e NCTM Studio Legale Associato, nell'ambito del progetto nctm e l'arte, con la curatela scientifica di Gabi Scardi, promuove il rifacimento dell'opera sulla base dei disegni originali. La Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri e NCTM Studio Legale Associato, nell'ambito del progetto nctm e l'arte, doneranno il rinato Teatro Continuo al Comune di Milano e a Triennale di Milano, che ne curerà la manutenzione. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Centenario di Alberto Burri - Studio Esseci)




Femminile de Villehardouin
termina lo 08 novembre 2014
Chiostro San Domenico Maggiore - Napoli
www.forumculture.org

Femminile de Villehardouin, di Matteo Fraterno, a cura di Teresa Carnevale, Rossana Macaluso, Raffaella Morra e Loredana Troise, progettato da E-M ARTS Associazione Culturale e prodotto dal Forum Universale delle Culture di Napoli e Campania, riflette sulle esperienze storiche della famiglia de Villehardouin che nel XIII secolo si intrecciano con le potenti dinastie Europee. Il percorso espositivo è scandito da tre installazioni-tende in cui l'artista fonde suggestioni linguistiche, visioni e attività laboratoriali, come spazio di conoscenza da attraversare per rileggere le tracce di un passato condiviso e elaborare dei sentieri inesplorati.

Rappresenta idealmente il prosieguo della mostra G. di Villehardouin & figli organizzata presso la Biblioteca del Museo Nitsch nel 2013. La ricerca sulla dinastia de Villehardouin permette di conoscere o riscoprire, attraverso il linguaggio dell'arte, la memoria culturale Europea, adoperando come fulcro Napoli. I progetti di Matteo Fraterno sono spesso incentrati sulla memoria storica che riattualizza questioni ancora oggi centrali; il suo metodo artistico presuppone un lavoro corale nel quale molti tecnici ed esperti si confrontano intorno ad un determinato tema, con l'obiettivo di democratizzare la ricerca, raccogliere esperienze differenti al servizio del fruitore in un unicum coordinato dall'artista.

Femminile de Villehardouin si sviluppa in un percorso espositivo scandito da tre grandi tende artigianali disegnate da Fraterno, ponendo sul medesimo piano regioni lontane, emozioni, ricordi e attualità per alterare le stabili coordinate del tempo e dello spazio. Dedicate a Isabelle, la prima figlia di Guillaume II de Villehardouin, Mahaut Hainaut, figlia di Isabelle e Florent d'Avesnes, e Marguerite, la seconda figlia di Guillaume II, una tenda blu presenta la sezione storico-documentale provando a riformulare il problema dell'immissione di una dinastia in una terra straniera; una seconda tenda verde racconta il viaggio tra le rovine delle fortezze di Chloumoutsi, Kalamata, Mistra e Kelefa nel Peloponneso attraverso un video diretto da Matteo Fraterno, con la presenza attoriale di Domenico Mennillo e filmato da Mary Zygouri; una terza tenda interamente gialla è concepita come area slow news communication / laboratorio, affidato all'associazione Aporema, strumenti innovativi per analizzare una differente visione della storia e per incoraggiare un incremento della sensibilità soggettiva, un apprendimento informale sviluppato attraverso l'alfabetizzazione culturale e la partecipazione attiva per l'attuazione di comportamenti e valori positivi.

Femminile de Villehardouin è il risultato di un dialogo aperto con partners internazionali come il Consolato Francese a Napoli e l'Institut Français de Naples, l'Istituto Italiano di Cultura di Atene e l'Institut Français en Grèce, e le associazioni APOREMA, SudLab e Routes Agency - Cura of Contemporary Arts. E' tra i progetti assegnatari del bando Esposizioni Basic indetto dal Forum Universale delle Culture di Napoli. (Comunicato stampa)




Vent'anni di ACMA
Milano, 25 ottobre 2014
paesaggio.it

ACMA Centro Italiano di Architettura è stata fondata a Milano il 25 ottobre 1994 ed ha operato per vent'anni nell'ambito dell'architettura con finalità sociali e culturali. In collaborazione con il Politecnico di Barcellona (Fondazione UPC) ha istituito il Master in Architettura del Paesaggio, offrendo uno dei più importanti e riconosciuti programmi di formazione europea, ha introdotto fin dagli anni'90 delle forme didattiche sperimentali quali workshop, seminari di progettazione, viaggi e itinerari culturali. ACMA in occasione del suo ventesimo anniversario, il 25 ottobre 2014 presenterà al pubblico "paesaggio.it", la nuova piattaforma editoriale web nata per condividere contenuti sul paesaggio. Attendiamo riscontri, apporti e partecipazione all'evento da parte di tutti coloro che a diverso titolo hanno condiviso in questi anni le finalità delle iniziative di ACMA. (Comunicato stampa)




Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


Documentario prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano.

Presentazione documentario




A Roma dal 10 al 18 aprile 2015 la XIV edizione Rome Independent Film Festival
Termine di partecipazione: 15 dicembre 2014
www.riff.it

Il RIFF offre ai filmakers di tutto il mondo l'occasione per presentare in Italia film originali in anteprima. In particolare, la sezione New Frontiers, che già da otto anni raccoglie e presenta opere prime e seconde, dà specifico rilievo alla produzione italiana e sarà occasione di incontro e scoperta di nuovi talenti cinematografici. Il festival, inoltre, prosegue nella mission di far conoscere e distribuire le pellicole in gara. Per i vincitori, infatti, è prevista una programmazione dedicata presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma. Novità dell'edizione 2015 il nuovo contest SOS (short online streaming), che si svolgerà esclusivamente sul web in simbiosi con il festival. Dedicato ai registi per opere di cortometraggio il contest verrà ospitato sul portale romefilmmarket.com: il cortometraggio più votato si aggiudicherà un contratto per la distribuzione VOD (video on demand).

Tutte le principali opere presentate al RIFF saranno, al termine del festival, visibili in modalità VOD sempre sul portale romefilmmarket.com. Le opere selezionate per il concorso saranno oltre 150. Nell'edizione 2014 sono state inviate al Festival oltre due mila tra pellicole, file e DVD, provenienti da più di 50 paesi. Il programma del RIFF 2015 sarà arricchito da retrospettive e seminari che affronteranno vari aspetti della cinematografia indie. Al termine del Festival verranno assegnati i RIFF Awards. Le sezioni in concorso sono 7: Feature Films (lungometraggio italiano e internazionale); New Frontiers (opera prima); Documentary Films (italiano e internazionale); Short Films (italiano e internazionale); International Student Films (scuole di cinema); Animation (animazione); Screenplays & Subject (sceneggiature & soggetti).




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




Copertina album Parallel Dimensions Parallel Dimensions (serie Just Music vol 36)
di Mac of BIOnighT
Disponibile su Bandcamp (WAV, FLAC, MP3)

«Quest'album è stato ispirato dai dipinti "cosmici" di Sandro Bardelli (www.sandrobardelli.it); mi ci sono voluti anni per trovare i concetti giusti che mi guidassero attraverso la creazione di brani che rappresentassero realmente quello che sento guardando i suoi lavori sognanti ed emotivi. Infine, dopo molti anni e tentativi, ecco l'album dove esprimo esattamente le sensazioni che mi danno i suoi spazi interiori e pittorici. Ho immaginato un universo bianco - la carta - che si riempie di linee che danzano, un cancello che si apre su un viaggio fra dimensioni parallele di colori e forme... ed ho composto e registrato guardando le sue opere. Mille grazie a Sandro Bardelli per avermi permesso di registrare questo album e di usare i suoi dipinti come copertina.» (Mac of BIOnighT)




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

A quels saint se vouer?
di Dominique Pinchi

Presentazione libro
25 ottobre 2014, ore 12.00
Galleria Michela Rizzo - Venezia
www.galleriamichelarizzo.net

Quali sono gli elementi imprescindibili per la valutazione di un quadro e per comprendere l'immagine che un artista vuol far vedere e svelarne i misteri, che molto spesso essa nasconde? Appoggiandosi su un'analisi iconografica e iconologica, l'autore propone di "rileggere" alcune opere tra le maggiori del Rinascimento veneziano, partendo da Bellini per arrivare a Palma il Giovane, passando per Cima, Carpaccio, Tiziano, Giorgione e la sua tanto discussa La Tempesta, Lotto, Pordenone, Bordone, Tintoretto e Veronese e dà nuove chiavi di lettura per "contemplare" alcuni capolavori. Si può quindi utilizzare questo libro come base di riflessione sull' Arte veneziana ed approfondire la nozione di potere dell'immagine nella rappresentazione della committenza religiosa, politica o privata.




Di un giardiniere errante
di Ermanno Casasco, prefazione di Arnaldo Pomodoro, introduzione di Nani Prina, ed. Maestri di Giardino Editori, 184 pagine, €10,00, 2014

Incontro con Ermanno Casasco
29 ottobre 2014, ore 18.30-20.00
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

In molti Paesi del mondo c'è almeno un giardino progettato e costruito da Ermanno Casasco, dagli Stati Uniti ai Caraibi, dall'Australia alla Russia, dal Medio Oriente al Nord Africa. "Quando affronto un giardino mi chiedo sempre sotto che forma si nasconda il serpente. Non è il clima, né il vento, né la pioggia o l'aridità del suolo: gli elementi naturali sono ostacoli che si possono superare. (...)" Di un giardiniere errante, il libro di Ermanno Casasco scorre nel suo caleidoscopio di persone, paesaggi, giardini, talvolta nelle sintesi di uno sguardo che sembra rapido ma che non è mai distratto. Un viaggio nel viaggiare, diviso in tre sezioni e condotto dall'"io" dentro un presente infinito in cui di continuo si scopre, si prova, si progetta e si lavora, dove tutto è sempre nuovo e dove non c'è tempo per lasciarsi commuovere. Almeno per iscritto. Il libro Di un giardiniere errante sarà introdotto da Lucia Valerio.

Ermanno Casasco (1944) si forma in Inghilterra e in California. Diplomato in Chimica Industriale, nel 1977 inizia l'attività come paesaggista per la realizzazione di terrazzi e giardini. Dal 1979 al 1982 frequenta il corso quadriennale di Landscape Design al Merritt College di Oakland, California, U.S.A. Docente di seminari di progettazione del giardino alla Scuola Agraria del Parco di Monza dal 1994; di seminari di progettazione del giardino presso l'Accademia di Brera di Milano.




Copertina libro Alekos Panagoulis. Il dovere della libertà Alekos Panagoulis. Il dovere della libertà
di Samantha Falciatori

Presentazione libro
25 ottobre 2014, ore 18
Biblioteca San Matteo degli Armeni - Perugia
www.umbriagrecia.it

Al dibattito sul personaggio Alekos Panagoulis, il giovane protagonista della Resistenza contro il regime dei colonnelli in Grecia e simbolo indiscusso della lotta per la libertà, interverranno insieme all'autrice, Claudia Minciotti Tsoùkas e Dimitri Deliolanes.




Terrazza. Artisti, storie, luoghi in Italia negli anni Zero
di Laura Barreca, Andrea Lissoni, Luca Lo Pinto, Costanza Paissan, Marsilio Editori, pagg.496 pp, €45
www.civita.it

Il primo atlante della giovane arte in Italia dopo il Duemila: le realtà culturali più dinamiche e gli artisti emergenti. Una miniera d'informazioni e d'immagini, con testi critici di quattro curatori di nuova generazione. Per provare a capire dove sta andando la nostra arte. Una visuale aperta, ampia sul panorama italiano dell'arte contemporanea, nel suo aggregato di realtà, iniziative, esperienze, protagonisti. Questo è il carattere principale del volume appena uscito per Marsilio Editori in una doppia edizione italiano inglese. "Terrazza" presenta gli esiti di due anni di lavoro, reso possibile grazie a una partnership di alto profilo istituzionale.

Il volume è un'iniziativa congiunta Quadriennale di Roma e Associazione Civita. Lo sguardo è affidato a quattro curatori di nuova generazione che, per formazione ed esperienza professionale, hanno contatto assiduo con le emergenze artistiche in ambiti istituzionali e in circuiti più indipendenti: Laura Barreca, Andrea Lissoni, Luca Lo Pinto, Costanza Paissan. Non un catalogo tradizionale di artisti e opere, selezionati secondo criteri di valore assoluti o con un approccio classificatorio. Piuttosto i nomi proposti scaturiscono da un'analisi del contesto della nostra scena artistica, che per gli autori è stato prioritario cercare di ricostruire nella sua trama diffusa, nonostante la ridotta prospettiva storica che li distanzia dal periodo di osservazione.

Dal Duemila in poi, quali sono stati gli spazi maggiormente catalizzatori di energia creativa? Com'è cambiato il percorso di formazione e accreditamento degli artisti? Chi sono oggi i nuovi committenti? Quali formule di produzione si sono rivelate più efficaci? Quali mostre collettive sono riuscite a proporre soluzioni narrative più innovative? Com'è cambiato il modo di informare e comunicare quando si parla e si scrive d'arte? Questi sono alcuni degli interrogativi di Barreca, Lissoni, Lo Pinto, Paissan nella loro conversazione iniziale, che offre le necessarie chiavi di lettura delle altre due sezioni del volume, visivamente distinte ma in realtà in fluida comunicazione tra loro.

La prima sezione, "Storie, luoghi", propone una carrellata scorrevole, in ordine cronologico, di oltre 150 realtà tra accademie, università, studi d'artista, archivi, artist run space, collettivi, associazioni, spazi non profit, borse e premi, case editrici, festival, fondazioni, gallerie, progetti d'arte pubblica, residenze, riviste e blog, mostre collettive, musei, che secondo gli autori hanno segnato un cambiamento di passo nel modo di produrre, creare, offrire arte. La seconda sezione restringe lo sguardo su 60 artisti che, pur nella loro individualità, sono apparsi, per continuità e qualità di proposte, emblematici di nuove inclinazioni, rotte, submovimenti della nostra giovane arte. Il loro lavoro è presentato attraverso la descrizione di alcuni interventi-chiave nel percorso di ricerca di ciascun artista, particolare, questo, che conferisce inusitata chiarezza e leggibilità ai testi pubblicati.




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole (ora esposte alla mostra "Footballspacegallery" a Casa Suardi ex Università di Bergamo fino al 31 ottobre) di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

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La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




La miniatura armena - Libro-calendario 2011 La miniatura armena
Libro-calendario 2011

a cura di Giovanna Parravicini, RC Edizioni «La Casa di Matriona», pagg.50, formato 31x44, Milano 2010, €15,00
Depliant

Per il 2011 il tradizionale libro-calendario di Russia Cristiana propone un tema di straordinario interesse, il mondo delle miniature armene, attraverso una selezione di opere dal VI al XVI secolo. L'opera, a cura di Giovanna Parravicini (ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana) costituisce infatti una raccolta di splendide miniature provenienti dalle collezioni dell'Istituto Matenadaran di Erevan e della Congregazione Mechitarista di San Lazzaro a Venezia, riprodotte in grande formato.

Le miniature sono state realizzate da Sejranus Manukjan e Zaruhi Hakobjan (Istituto Matenadaran, Erevan, Armenia), Alberto Peratoner (Studium Generale Marcianum, Venezia). Ogni miniatura è corredata da una descrizione completa artistica e storica. L'opera è arricchita da un testo monografico (con immagini e foto) sulla storia della miniatura armena con approfondimenti sulle diverse scuole di miniatura, sulla Chiesa Armena, su alcuni tratti caratteristici della spiritualità.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina libro Guerra dei Pazzi Cacciate Lorenzo! La guerra dei Pazzi e l'assedio di Colle Val d'Elsa 1478-1479
di Marco Barsacchi, Protagon Editori, pagg.208, 24,00 euro

La guerra che seguì la congiura dei Pazzi, e che da questa prese il nome, è tipica espressione di quell'epoca inquieta, di cui evidenzia ambizioni, timori, debolezze, ipocrisie che contrassegnavano le relazioni politiche e diplomatiche, riflettendosi poi nella strategia e nella condotta delle operazioni militari. Dopo aver rapidamente delineato il contesto storico in cui nacque, il volume di Marco Barsacchi, segue le vicende del conflitto che ebbe luogo in Toscana ma che coinvolse tutte le potenze del periodo: il Ducato di Milano, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli, Le repubbliche di Venezia, di Firenze e di Siena.

Si sofferma in particolare sull'assedio di Colle Val D'Elsa che, delle ostilità fu l'episodio culminante e decisivo, segnandone la fine. Tale assedio, durato 52 giorni, offre un quadro vivace di guerra quattrocentesca: con gli assalti alle mura, il fuoco terrificante delle bombarde e quello insidioso delle artiglierie minute, gli atti di eroismo, i rancori municipali, le inutili crudeltà, le distruzioni e le sofferenze degi abitanti. I fatti della guerra e dell'assedio sono raccontanti valendosi di documenti e testimonianze dell'epoca, il che conferisce al dettato un sapore di vicende lontane, in qualche nodo viste con gli occhi e rievocate con le parole di coloro che le vissero in prima persona.

Il volume è arricchito da una prefazione di Franco Cardini, numerose tavole a colori con gli alberi genealogici delle famiglie dei Medici, dei Pazzi, Aragona, e Della Rovere Riario, i disegni con i ritratti dei principali protagonisti storici l'elenco dei "Dramatis personae" e un'appendice documentaria che riproduce il Documento della resa di Colle Val d'Elsa e il Trattato di Pace stipulato a Napoli il 13 marzo 1480. E' il primo titolo a inaugurare la collana "Guerre e Cavalieri" diretta da Franco Cardini per Protagon Editori. Il volume sarà presentato mercoledì con gli interventi del sindaco Paolo Brogioni, dell'assessore alla Cultura Alessandra Topini, dell'autore Marco Barsacchi e dello storico Franco Cardini.




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Federico II e gli Ebrei Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza
di Vincenzo Mercante, Edizioni Il Fiorino, pagg.135, €12,00

"Questo breve saggio" scrive Mercante nella prefazione "si presenta come logica conseguenza del mio precedente studio dedicato a I Sefarditi, Saggi Ministri di Califfi e Re, pubblicato recentemente da Alinari. L'Al-Andalus dei secoli X-XIII presentava infatti nella Spagna delle tre culture (musulmana, cristiana ed ebraica), eccettuato il periodo della dinastia degli Almohadi, un clima di tolleranza, floridezza e cultura tali da lasciare un segno perenne nel corso dei secoli. L'eredità non andò perduta per qualche centinaio di anni: infatti la "Reconquista", che si proponeva di riportare sotto le insegne del Cristianesimo la penisola iberica, s'imbattè in un sovrano quale Alfonso X di Castiglia (1221-1284), così illuminato da essere soprannominato "il Savio". Egli si distinse infatti per la sua opera di mecenate, rendendo la sua corte un centro di sapere aperto a ogni ramo scientifico, soprattutto quello giuridico.

Cronologicamente il suo operato si colloca alcuni anni dopo l'avventura di Federico di Svevia, ma i due sovrani presentano alcune caratteristiche comuni, prima fra tutte la tolleranza nei confronti di musulmani ed ebrei. Poco prima infatti nel centro del Mediterraneo la forte personalità dell'imperatore svevo" prosegue l'autore "aveva già instaurato una convivenza tra le tre culture e di conseguenza tra le tre religioni, che lascia ancor oggi stupiti per la modernità del concetto di tolleranza, che lungo i secoli ha tanto appassionato filosofi e saggisti, da John Locke (1632-1704), che scrisse la Lettera sulla tolleranza, a Voltaire (1694-1778), autore del Trattato sulla tolleranza. A tale moderno concetto di liberalità e all'implicito messaggio e invito alla pace contenuto nel libro, si accosta anche l'avanguardia architettonica presente a Castel del Monte in Puglia, trattato in appendice dall'architetto Marianna Accerboni.

Il maniero fu fatto erigere da Federico II tra il 1240 e il 1250 e fu straordinariamente dotato di servizi, quali latrine, camini, condotte idrauliche, e di agi e lussi, inusitati per l'epoca e inseriti in un'architettura densa di riferimenti simbolici, matematici e geometrici: "una dimora possente" - così Accerboni - "in cui s'incontrano il pensiero e l'azione, che sembra concepita, filosoficamente, quale luogo per meditare e non per combattere". Il volume si conclude con gli apporti in appendice di Giorgio Galazzi, che tratta della Scuola Medica Salernitana, e con un accenno al trattato sull'arte della caccia con gli uccelli, composto in latino da Federico II. Vincenzo Mercante, noto studioso, è insegnante, esperto di comunicazione massmediale e collaboratore, in qualità di pubblicista, di varie testate. Federico II e gli Ebrei. Un'epoca di tolleranza e floridezza è il suo diciottesimo libro.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. è un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui "Protagonisti. Arte e scienza a Trieste" (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen, nata ad Isola d'Istria (oggi Slovenia) e triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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