Trinacria simbolo della Sicilia Hellas Grecia
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di Ninni Radicini
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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia


Copertina catalogo mostra Maria Callas alla Fondazione Giuseppe Lazzareschi Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Catalogo della mostra
Fondazione Giuseppe Lazzareschi, pagg.71, immagini b/n e colore

Recensione
Luigi Pirandello «Pirandello»
Per il celeberrimo scrittore, drammaturgo, poeta. Premio Nobel per la Letteratura.

Poesia di Nidia Robba
 




Dario Zaffaroni - Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni, pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione




Esposizione della "Pietà" di Achille Funi
termina il 25 aprile 2015
Museo San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Opera unica e singolare nel contesto della poetica di Achille Funi (1890-1972), la Pietà (1920, olio su tavola, cm.36,1x31,9) testimonia il debito dell'artista verso le imagines pietatis di Giovanni Bellini (1433 c.-1516), di cui assimila il segno minerale e la traccia dolente evidenti nel Cristo morto sorretto da due angeli del Museo Correr di Venezia, nella Pietà del Museo Poldi Pezzoli di Milano e nel Cristo morto con quattro angeli del Museo di Rimini. L'opera, prestito di una collezione privata, è esposta negli spazi del Museo San Fedele - Itinerari di arte e fede, offrendo un'occasione per meditare sul mistero della morte e risurrezione di Cristo.




Valerio Melchiotti - The trap of the king - oil on canvas cm.30x40 2015 Annalisa Fulvi - Geometrie rurali n.7. - acrilico su tela 2014 Painting as a mindfield
Paolo De Biasi, Annalisa Fulvi, Dario Maglionico, Valerio Melchiotti


02 aprile (inaugurazione ore 18.30) - 05 maggio 2015
Galleria Area B - Milano

Per inaugurare gli spazi della sua nuova sede, la galleria Area B presenta una mostra a cura di Ivan Quaroni. Come spiega il curatore della mostra: "la pittura come campo mentale, per rimarcare che non si tratta più solo di rappresentare la realtà, ma il campo morfico della mente, cioè quella commistione di forme, immagini, concetti che non dipendono più unicamente dalle informazioni sensoriali, ma includono, invece, anche istanze psichiche, stratificazioni mnemoniche, intuizioni". Il campo mentale è quell'ambito che supera l'istanza individuale, per confluire attraverso una serie di interazioni sociali nella dimensione della memoria collettiva. E' anche il non-luogo in cui nascono le forme delle opere di molti artisti, non per forza legate alla realtà come la intendiamo strettamente, ma una zona a metà strada, in qualche luogo tra le forme reali e non.

In Painting as a mindfield, la pittura diventa quindi territorio di rappresentazioni incongrue, scissioni tra significante e significato, forzature di luoghi, tempo e spazio impresse sulla tela. Attraverso le opere esposte, Paolo De Biasi ci fa capire di intendere la pittura come una ricerca di senso, in cui figure, colori e immagini, si ritrovano riunite grazie a strumenti quali metafora, analogia e sineddoche. Si tratta di scene in cui i personaggi occupano uno spazio apparentemente casuale, lasciando perciò allo spettatore il compito di trovare un significato all'insieme. La ricerca dell'artista si muove in un presente caratterizzato da un uso della tecnologia che rende sempre più possibile la rappresentazione della soggettività di ognuno di noi, ma allo stesso tempo, produce una mole infinita di informazioni, che diventano la fonte principale per la scelta dei soggetti rappresentati.

E' così che anche il suo lavoro si inserisce nel flusso quotidiano di nuove immagini e l'attimo di condivisione e interpretazione dell'opera diviene il senso dell'opera stessa. Anche le opere di Annalisa Fulvi nascono dall'accostamento, solo apparentemente casuale, di elementi estranei tra loro; l'artista si basa sullo studio dell'ambiente e del territorio, sia naturale che artificiale, attraversati da cambiamenti sempre più repentini. Si tratta di un lavoro di accostamento di immagini e di forme suggerite dal paesaggio circostante, rappresentato in doppia veste: realtà e spazio virtuale, entrambi in continuo mutamento.

Dario Maglionico punta dritto all'obiettivo di captare l'intimità e la verità dell'individuo. In Painting as a mindfield presenta la serie Reificazioni in cui, nel tentativo di fermare lo scorrere del tempo, ritrae soggetti in contesti domestici, che seppur indaffarati in gesti abitudinari, compiono una ricerca verso il senso più profondo di loro stessi. Le sue opere sono costellate da figure ripetute più volte, ritratte in sequenze che rilasciano frammenti di vita nello scorrere temporale. Si concentra sul racconto per immagini Valerio Melchiotti, i cui lavori non descrivono, ma raccontano, arrivando a suggerire una storia, un prima e un dopo il momento ripreso, come graffianti corti cinematografici. (Estratto da comunicato Ufficio stampa ch2 comunicazione e progettazione eventi culturali)




Opera di Gian Paolo Dulbecco Gian Paolo Dulbecco. Il posto delle favole
termina il 10 aprile 2015
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

«Tutto ciò che è profondo ama la maschera»: quest'affermazione di Friedrich Nietzsche (Al di là del bene e del male) ben esprime la complessità di simboli, di idee, di significati, di sentimenti che si cela dietro l'azione e la raffigurazione del teatro. Certo il filosofo tedesco si riferiva soprattutto al teatro tragico classico, ma la sua considerazione resta validissima anche per la secolare commedia dell'arte italiana. E fra teatro e pittura, si sa, la parentela è molto stretta, in particolare a partire dal Sei-Settecento. Entrambi, teatro e pittura, ci rispecchiano: mettono in scena l'altra realtà, la finzione del visibile, la trama della vita, il sogno e la magia. Non per niente, in quei due secoli d'oro, molti pittori - da Callot a Watteau, dalla grande Scuola napoletana ai veneziani Tiepolo e Pietro Longhi - tessono l'elogio di Arlecchino, di Pulcinella e di Pierrot, che di Pulcinella è la versione francese.

Un elogio che arriva dritto alla modernità - si pensi ai guitti e ai saltimbanchi del primo, sublime Picasso - e, qui da noi, alla Metafisica e al Realismo magico degli anni Venti del XX secolo: a De Chirico, Oppi, Casorati, Severini. (...) Questo retaggio di nobilissima cultura figurativa e di sempre attuali ammonimenti morali nutre oggi l'opera di Gian Paolo Dulbecco, pittore e artista dai mezzi qualitativi straordinari, che - ora nel pieno della sua maturità - rivisita quel vicino passato adeguandolo all'occhio contemporaneo. Nel suo linguaggio pittorico forbito e raffinato, modulato sulle procedure tecniche della più aulica tradizione da cavalletto, fatto di delicatissime, pazienti velature e di impaginazioni sempre studiate anche quando appaiono semplificate, Dulbecco accentua e persino enfatizza la dimensione e l'atmosfera dello spaesamento, dell'interrogativo universale, impersonati dai protagonisti di questi suoi piccoli deliziosi quadri.

Personaggi e mascherine che scrutano il vuoto con espressioni fra l'ansia e la perplessità, leggono il responso delle carte, si stringono in muti conciliaboli, ammansiscono rinoceronti dureriani, innalzano solitari concerti di flauto sulla soglia di architetture misteriose, architetture scenografiche ma incongrue, un po' teatrali un po' circensi, un po' alla Escher un po' alla Fellini. I Pulcinella biancovestiti di Dulbecco sono i pifferai magici del Mistero, i custodi e i mastri di porta della nostra incertezza esistenziale, ma ci additano anche il chiarore della Luna, quella magia della finzione artistica dove le tessere del Caso possono montalianamente ricomporsi, disegnando finalmente un verdetto nitido. Ma c'è un'altra lettura possibile, e forse più sottile, del Pulcinella di Dulbecco.

Nei suoi perfetti dipinti, infatti, questa maschera assurge a figura emblematica, taumaturgica, al pari di quella del mago o del cartomante, dell'istrione oracolare al quale affidiamo la divinazione del nostro futuro, l'esito dei nostri desideri impossibili. Come l'antica e popolare statua di Pasquino a Roma - da millenni fatta segno di speranze e di disillusioni, di invocazioni e di insulti, di aspettative e di amare delusioni -, così il Pulcinella di Dulbecco ascolta la complessità della nostra anima moderna, pronto a esaudirci o forse a farsi gioco di noi. (...)

Con lessico nuovo, la singolare figurazione di Dulbecco, i suoi personaggi in maschera, gentili e insieme sfuggenti, assolvono al sempiterno gioco delle parti, alla funzione propria dell'arte, che è quella di illuderci, ben sapendo però che di una finzione si tratta. La pittura elegante di Dulbecco, il suo notturno Neo-realismo magico calibrato su perfetti accordi di azzurri, di violetti, di prugna, di verdi, di luci teatrali ed opalescenti, documenta le incoercibili e sempre attuali risorse poetiche della pittura, la mirabile alchimia di sensi e di Senso che abita l'immagine". (Domenico Montalto - Milano, novembre 2004)

Gian Paolo Dulbecco (La Spezia, 1941) sviluppa molto presto il suo interesse per il disegno. Durante una delle usuali vacanze estive nella casa materna di Solcio di Lesa è incoraggiato alla pittura da Gianfilippo Usellini; inizia così a lavorare come autodidatta. A Milano, città dove la sua famiglia si trasferisce nel 1958, è allievo di Tommaso Gnone da cui apprende le tecniche d'incisione a puntasecca. Completati nel 1966 gli studi al Politecnico, viaggia molto per lavoro, soprattutto in Europa, e ha modo di visitare vari musei e di avvicinare l'arte contemporanea nei suoi vari aspetti. In particolare a Bruxelles conosce direttamente sia la pittura di Delvaux e di Magritte sia la grande pittura fiamminga.

Nel 1969 è a Roma dove frequenta vari ambienti culturali e artistici; è molto impressionato dalla pittura di Balthus che ha occasione di vedere a Villa Medici. Fa ritorno a Milano nel 1970 e nel 1975 si stabilisce a Monza. Lavora elaborando idee e ricordi (il tema delle Navi di pietra risale appunto al ricordo romano dell'Isola Tiberina), ma inizia ad esporre solo alla fine degli anni '70. Negli stessi anni comincia a sviluppare i temi delle Città ideali e dei Notturni che nel 1983 presenta a Milano alla galleria Baguttino e a Brescia alla galleria San Michele. Conosce Attilio Rossi che, nel 1984, lo presenta alla Permanente di Milano; nello stesso anno vince un premio acquisto di Cartier. Si dedica anche all'Arte sacra presentando dei lavori nelle Rassegne Nazionali di San Simpliciano (1987 e 1988) a Milano (...)

Nei primi anni '90 s'interessa al tema dei Tarocchi, soggetto con cui partecipa alla mostra Art & Tabac itinerante in Europa (1993-1995) sotto la direzione artistica del critico francese Pierre Restany; questa sua serie dei ventidue Arcani maggiori verrà più tardi esposta in varie mostre e, prima della sua inevitabile dispersione finale, sarà interamente riprodotta in un volumetto dedicato. Nella sua pittura inizia a comparire la maschera del Pulcinella, scelta come archetipo di un'umanità, indefinita e indefinibile proprio per la sua sobrietà di colore e di forma.

Nel 1994 viene invitato ad Imaginaria 94 dove presenta l'opera Le ombre della sera. L'anno successivo espone in Germania a Freiburg ed in Portogallo ad Oporto. Negli stessi anni sviluppa il tema delle Lotte con l'ombra (che la critica definisce una sorta di Manierismo dell'inconscio) insieme a quello dei Labirinti e delle Gabbie misteriose. Nel 1996 presenta suoi lavori a Roma (galleria Il Polittico), a Londra (Gerald Moran Gallery), negli Istituti Italiani di Cultura di Lione, Lisbona e Bruxelles e infine a Tokyo (Artesse Gallery). In Giappone esporrà nuovamente nel 1998 a Yokohama e ancora a Tokyo negli anni 1999 e 2001. Sul finire degli anni '90, tra i suoi temi, inizia comparire quello dedicato al mito di Atlantide. (...)

Nel 2003 espone alla Fiera d'Arte di Strasburgo con la bolognese galleria Forni e alla collettiva Carnevalesca di Cento. L'anno successivo è alla Fiera MiArt con la galleria Franco Cancelliere di Messina, galleria presso la quale esporrà con altre personali nello stesso 2004, nel 2005 e nel 2008; nello stesso anno il suo dipinto Storie della Natività entra nella Collezione d'Arte Paolo VI di Brescia. Nel 2005 espone ancora a Ravello con Emanuele Luzzati nella mostra I luoghi di Pulcinella e a Milano presso la galleria Bensi con la quale ha iniziato ad operare regolarmente. Nel 2008 tiene una mostra personale in Olanda, a Laren, nella galleria Zeligman.

Nello stesso anno inizia a collaborare con la galleria Monteleone di Palermo; in questa occasione un suo dipinto entra a far parte delle collezioni della provincia di Palermo. Nel 2010 espone alla galerie Zabbeni di Ginevra ed è per la prima volta a Mantova presso la galleria Arianna Sartori con la personale Il vizio di dipingere. E' del 2011 la sua partecipazione alla mostra Sulle tracce della fantasia del Centro Le Muse di Andria, collettiva dedicata alla pittura fantastica; l'anno successivo il suo dipinto La nave di pietra entra nelle collezioni del Museo d'Arte fantastica del castello di Gruyères in Svizzera. Nell'ottobre 2012 espone in Germania nella mostra Dopo de Chirico, la pittura metafisica italiana contemporanea al Panorama Museum di Bad Frankenhausen.




Ritratto di donne
Alessandra Ariatti | Legami
Chantal Joffe | Moll


termina il 12 aprile 2015
Collezione Maramotti - Reggio Emilia
www.collezionemaramotti.org

Alessandra Ariatti e Chantal Joffe hanno concentrato la loro ricerca artistica nel ritratto, una tradizione figurale che ha percorso ininterrottamente l'arte occidentale (ma non solo) dal Quattrocento a oggi. Il ritratto di una persona o personaggio, risale, ancor prima dell'epoca moderna, ai ritratti in marmo greci e romani. L'opera di molti artisti contemporanei (come Alice Neel, Francis Bacon, Lucian Freud, Andy Warhol, Alex Katz, Chuck Close) è inscindibile dalla pratica e dalla reinvenzione del ritratto.

I ritratti di queste artiste, poste in dialogo in questa mostra, sono ancorati da una parte alle estetiche, o meglio alla cultura, dell'arte contemporanea e dall'altra, forse ancor più intimamente che per gli artisti del passato, al milieu nel quale esse vivono e operano. La loro connessione formale, tuttavia, termina qui. Ariatti dipinge gruppi di figure che hanno una precisione iper-fotografica, funzionale alla possibilità di sondarne la profondità psicologica e l'intensità di interrelazione umana. L'artista si sofferma essenzialmente sui volti e sull'accentuazione del loro costituirsi in un mini-nucleo sociale.

Joffe, nelle quattro opere esposte, rappresenta invece insistentemente, quasi ossessivamente, una sola figura e a tutto campo – intera o quasi, immersa in uno spazio ambientale definito – con pennellate estremamente sciolte, che fondono i dettagli del viso, dei vestiti e dell'ambiente in un unico flusso pittorico. Se stilisticamente Joffe richiama l'all-over, i contorni soft, il valore decorativo dei tessuti in Matisse in una pittura emozionalmente densa e rapida, Ariatti aspira al contrario all'intensità hard-edged dei santi rinascimentali. Questa antiteticità si rivela anche nei tempi di esecuzione delle opere: mentre Chantal Joffe ha impiegato circa cinque mesi nel dipigere i quattro ritratti della nipote Moll, Alessandra Ariatti ha investito quattro interi anni del suo lavoro nel ritrarre i tre nuclei familiari presentati in Legami.




0M/ no place to hide
termina lo 03 maggio 2015
Galleria Comunale di Arte Contemporanea - Monfalcone

0M/ no place to hide è costituito da un'esposizione collettiva composta da opere create site e time specific, 2015, degli artisti italiani Alterazioni Video, Lorenzo Commisso, Francesco Jodice, Masbedo, Marco Mendeni, Marotta & Russo, Ryts Monet, Maria Elisabetta Novello, Elisa Giardina Papa, Antonio Riello, Michele Spanghero, Giuseppe Stampone. La posizione curatoriale è quella di lavorare con artisti italiani per un atteggiamento intellettuale che intende valorizzare i talenti nazionali. 0M/ no place to hide è un dispositivo, una suggestione, uno stimolo di riflessione dei curatori Martina Cavallarin e Stefano Monti che coinvolgono un gruppo di artisti italiani chiedendo loro di muoversi nella cultura contemporanea che ha come mantra: "Produci, condividi, commenta".

Più è meglio, sempre e senza eccezioni. Facciamo di tutto per avere sempre più consenso, pensiamo che sia necessario averlo. Scegliamo la frase giusta, l'hashtag giusto, condividiamo articoli, immagini, rispondiamo ai sondaggi, li allarghiamo, pubblichiamo le nostre foto, la musica che ascoltiamo, le cose che abbiamo acquistato o che vorremmo acquistare, film che abbiamo visto o scaricato, serie TV. L'obiettivo è controllare like e fan. Siamo felici o delusi a seconda che i nostri post siano più o meno seguiti e condivisi. Vogliamo piacere, questo è insito nella natura umana, con la differenza che oggi abbiamo una metrica costante, in continuo aggiornamento di quanto vogliamo piacere e di come fare per ottenere di piacere.

Il meccanismo narcisistico trova nella contemporaneità canali di amplificazione a gettito illimitato. Questo continuo "aggiornamento" crea assuefazione, fino ad arrivare a un punto in cui ci rendiamo conto che avere tanti fan, tante persone che ci seguono, e che conseguentemente in qualche modo ci controllano, ci giudicano e che vogliamo/dobbiamo "accontentare"; spesso condiziona, seppur a livello di subconscio e involontariamente, le scelte che operiamo, portandole verso un processo di normalizzazione. "Siete in troppi". Su questa affermazione 0M/ no place to hide costruisce il suo scarto, afferma una necessità, attiva un'urgenza non ponendosi come una critica sociale, non negando il social, ma interrogandosi e proponendosi come analisi della coscienza individuale e dell'atteggiamento psicologico collettivo, come esercizio di ricerca delle modalità con le quali si abita il mondo e si attraversa la società contemporanea. (...)

Il problema non è quello di smettere di essere on-line, ma quello di esserci con maggiore consapevolezza e, soprattutto, quello di cercare, saper costruire, non aver paura di costruire uno spazio "altro", individuale, privato, una zona nella quale confrontarsi solo con se stessi, dove poter sperimentare in totale solitudine, esprimersi senza tenere in considerazione il giudizio dei "tanti", in cui sbagliare senza che l'errore sia assoggettato a un giudizio planetario. Uno spazio di erranza del fare e del pensare nel quale singolare e plurale possano trovare le contingenze atte ad attivare un più sincero e auspicabile umanesimo. L'impopolare, l'insuccesso, il fallimento, sono fondamentali nel processo creativo. 0M/ no place to hide è il tentativo responsabile dell'arte di attivare una rivalutazione del pensiero individuale, della necessità di ritrovare e costruire dei nuovi spazi di appartenenza, un luogo di libertà. (Estratto da comunicato stampa)




Galleria Ghiggini 1822 - Varese Stampe risorgimentali
100 anni dalla Grande Guerra: Lodovico Pogliaghi illustratore, inviato speciale


termina l'11 aprile 2015
Galleria Ghiggini 1822 - Varese
www.ghiggini.it

Due mostre caratterizzate da un unico filo conduttore: l'omaggio a significativi conflitti bellici, dal Risorgimento alla Grande Guerra. Stampe risorgimentali è un progetto realizzato in collaborazione con l'Associazione "Varese per l'Italia XXVI Maggio 1859" e Sergio Trippini, collezionista ed esperto di stampe antiche. La mostra offrirà l'opportunità di scoprire non solo com'era la città di Varese all'epoca, ma anche di capire come sono stati artisticamente riproposti gli avvenimenti bellici che hanno caratterizzato il periodo risorgimentale a livello locale. L'allestimento sarà arricchito dal filmato dedicato alla Battaglia di Biumo (26 maggio 1859) tratto da un'idea di Luigi Barion e curato da Cesare Gandini.

100 anni dalla Grande Guerra: Lodovico Pogliaghi illustratore, inviato speciale è una mostra monografica a cura di Chiara Palumbo per illustrare l'attività del poliedrico artista il quale, a quasi sessant'anni, viene invitato sul fronte orientale dal Comando Supremo per documentare gli eventi più significativi delle operazioni belliche della Prima Guerra Mondiale. Schizzi, disegni e cartoline aventi come soggetto vedute di soldati all'erta oppure in azione sui fondali alpini saranno pubblicati in un catalogo ricco di nuove scoperte, dettagli e curiosi aneddoti. La pubblicazione sarà accompagnata da uno studio per "Bersaglieri al fronte" riproposto in un'acquaforte d'après, realizzata per l'occasione dallo stampatore d'arte Roberto Giudici.

Entrambe le esposizioni vogliono offrire un evento artistico-culturale che si leghi alle celebrazioni nazionali in occasione del 100° anniversario dall'ingresso dell'Italia nel Primo Conflitto Mondiale (24 maggio 1915). Questa ricorrenza è particolarmente sentita da tutto il territorio della provincia di Varese dalle aree limitrofe per la presenza di diversi tracciati della cosiddetta "Linea Cadorna", il sistema difensivo italiano alla Frontiera Nord verso la Svizzera ed evidenziata dalle molteplici iniziative che quest'anno vengono organizzate dall'Associazione "Varese per l'Italia XXVI Maggio 1859". Inoltre si vuol far emergere l'inusuale operato artistico "a tema militare" di Lodovico Pogliaghi, artista di origine milanese, noto per la porta centrale del Duomo di Milano, ma varesino d'adozione poiché vissuto nella sua "Casa-atelier-museo" a Santa Maria del Monte sopra Varese, recentemente riaperta al pubblico. (Comunicato stampa)

In programma

.. 28 marzo, ore 09.00-12.30, Dal Santuario di Santa Maria del Monte alla Casa-atelier di Lodovico Pogliaghi. Visita guidata a cura di Chiara Palumbo
.. 29 marzo, ore 09.00-13.00, Fuori i Barbari! La Linea Cadorna a Cassano Valcuvia. Visita guidata a cura di Stefano Costa
.. 11 aprile ore 18.00, Pittori-soldato della Grande Guerra. Finissage & conversazione d'arte a cura di Eileen Ghiggini e Chiara Palumbo




Siberiana Di Cocco - Crema Michelle Hold - Keep the secret Michelle Hold: Blue Mood
Siberiana Di Cocco: Slurp!


termina lo 03 aprile 2015
Spazio E | Spazio E2 - Milano
www.zamenhofart.it

Al di là poi degli evidenti significati simbolici dei colori utilizzati, significati di cui la Hold è ben consapevole («Il rosso, per me, è sinonimo di passione ed energia vitale, mentre il blu sta per tranquillità e l'anima» dice lei stessa), a mio modo di vedere i colori della sua tavolozza andrebbero considerati alla stregua di strumenti musicali di una concertazione, decifrando di ciascuno il ruolo preciso assegnato in ogni composizione. Scopriremmo allora che i gialli talvolta squillano come trombe.

«Trombe d'oro della solarità», per dirla con Montale. I rossi a volte sono l'irruzione sontuosa di un'intera sezione d'archi che avvolge sinuosa ogni cosa e altre volte invece le note di un assolo di chitarra. Il nero è un tamburo che batte, la gran cassa di una batteria, e come la batteria in una canzone, così il nero determina il ritmo, la struttura, la base ritmica. E si accompagna perfettamente al blu che spesso suona la linea del basso e proprio come in una rock band, insieme al nero, cioè alla batteria, costituisce la sezione ritmica che è l'asse portante di ogni canzone... pardon: di ogni quadro di Michelle Hold.

Ecco infondo i quadri di Michelle Hold sono semplicemente questo: canzoni. Canzoni rock o blues. Rhytm and Blues, per la precisione. Un mix di ragione e di sentimento, di scienza e di naturalezza («le mie fonti d'ispirazione sono la natura e la scienza», dice lei stessa): di linea ritmica, razionale, e di assoli di chitarra alla Eric Clapton, slow e avvolgenti, sensuali, passionali, o di improvvisazioni alla tromba degne di Miles Davis, folli e imprevedibili.Tutto è musica nella pittura della Hold. (Virgilio Patarini)

Le opere più recenti di Siberiana Di Cocco sono una sintesi felice e originale di contributi diversissimi, attinti dalla più recente tradizione dell'arte contemporanea e reinterpretati in chiave apparentemente ludica e scanzonata: la giocosità corsiva e stilizzata di certa Pop Art americana, la sensibilità materica dell'Informale europeo, l'uso di fitte accumulazioni di oggetti minuscoli come campanellini o pezzetti di liquirizia che richiamano il Nouveau realisme, la ripetizione regolare di forme e segni Minimal: tutto questo è riscontrabile nelle composizioni dell'artista toscana. E il tutto è sorretto da una essenzialità e da una eleganza assoluta delle composizioni sia nella gestione delle forme che nell'approccio cromatico... (Virgilio Patarini)




Opera di Laura Fo Laura Fo: La scatola magica
termina il 22 aprile 2015
Galleria Immaginaria - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

Musica e Poesia, Teatro e Letteratura, passano attraverso la rielaborazione di Laura Fo dalla pagina scritta, dal suono e dalla parola ad una visibilità piena e ultradimensionale, che allarga gli orizzonti e sprigiona sensazioni che denotano nell'artista padronanza del mezzo e una capacità di comunicazione diversa, che arriva contemporaneamente al cuore, agli occhi, alla mente e fino in fondo all'anima, dove trova motivazioni per un approfondimento tematico più consapevole da parte di chi guarda. Perché, certo, ogni pezzo ha una sua storia ed è una storia, un racconto che spiega e rielabora, che motiva origini e motivazioni, punti di partenza, segni e indicazioni d'arrivo come puntini sulla mappa di un tesoro.

Laura Fo (Legnano, 18 aprile 1956) deve la sua formazione tecnica alla grande attrice Edda Albertini. Oltre ad aver lavorato in numerose compagnie private, sotto la direzione di Aldo Trionfo e Maurizio Scaparro e insieme ad attori quali Luigi Vannucchi, Giancarlo Sbragia, Ottavia Piccolo, Andrea Giordana, Giancarlo Zanetti, Giuseppe Pambieri, ha condiviso per molti anni l'attività della cooperativa Gli Associati. Con essa, insieme a Giancarlo Sbragia, Sergio Fantoni, Paola Mannoni, Ivo Garrani, Paolo Giuranna, Virginio Puecher, Valentina Fortunato e molti altri, ha preso parte per lungo tempo alle stagioni dell'Ater (Associazione Teatri Emilia Romagna), oggi Ert.

In seguito ha recitato in una serie di spettacoli prodotti da Veneto Teatro dove ha incontrato il regista Sandro Sequi. Sotto la sua direzione ha preso parte a una serie di allestimenti per i teatri stabili di Catania e di Brescia. Ha lavorato anche per la televisione e per il cinema, ma la sua passione principale è sempre rimasta il teatro e di conseguenza, in età più matura, ha deciso di sperimentarsi come regista. Ha allestito il suo primo lavoro con gli allievi dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, elaborando uno spettacolo costruito con prose e poesie di Angelo Maria Ripellino, cucite da un tessuto d'immagini e filmati.

Ha lavorato sui poeti Anna Achmatova e Fernando Pessoa che ritroviamo nella serie di lavori Le finestre dei poeti a loro dedicati. Nel 2010 è cominciata la sua nuova avventura artistica con il collage debuttando con una mostra al Castello dei Pico a Mirandola. In seguito ha esposto a Roma. La sua prima personale La scatola magica per la galleria Baccina Techne. Ha preso parte a una collettiva per la galleria Tricromia Via di Panico, dal titolo Il teatro immaginato, piéce in cinque atti: Emanuele Luzzati, Laura Fo, Giosetta Fioroni, Tommaso Cascella, Roland Topor.




Opera di Sandro Vadim - cm.30x30 2014 Sandro Vadim: I colori della vita
14 aprile (inaugurazione ore 18.30) - 30 aprile 2015
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Cortina Arte in collaborazione con Frankfurter Westend Galerie, ospita la mostra di Sandro Vadim - a cura di Stefano Cortina - avverandone il desiderio a lungo coltivato di presentare le sue opere in Italia. Sandro Vadim (Roma, 1964), tornato in Germania coi genitori da ragazzino, ha portato dall'Italia il piacere dei colori, fonte della sua pittura. «L'artista ci presenta paesaggi cromatici luminosi, nei quali il colore, come un tappeto di nuvole, si espande, scorre, fruscia, arde - vive. Vadim dipingendo non prende decisioni razionali, non riproduce, non costruisce forme, né comunica messaggi. Piuttosto da libero sfogo a forze inconsce, soggettive, emozionali. Nelle opere si rispecchiano stati interni e fenomeni esterni, calore, freschezza, allegria, una mattina di primavera, una giornata d'estate, un crepuscolo, però anche più concretamente, una superficie d'acqua, un cielo pieno di nuvole e piante mosse dal vento.

Il titolo Farbrauschen della recente mostra alla Frankfurter Westend Galerie è un gioco di parole (Farbe - colore, rauschen - frusciare) e allo stesso tempo un concetto romantico: il fruscio è legato all'acqua, al vento e alla foresta e ricorda le canzoni e le poesie del romanticismo tedesco. Nelle opere di Sandro Vadim ci attende una natura sconfinata e indefinita. Un tripudio di colori dove nessuno sembra mancare all'appello.» (Dal testo in catalogo di Barbara Thurau)




Trasformazioni di stato. La stampa calcografica
termina il 19 aprile 2015
Spazio Officina - Chiasso (Svizzera)
www.maxmuseo.ch

L'esposizione riprende il fil rouge delle mostre promosse nel corso della stagione 2014-2015 dal m.a.x. museo e dallo Spazio Officina di Chiasso all'insegna, appunto, delle "trasformazioni", laddove il significato etimologico invita a una riflessione che va al di là, oltre la forma per dare vita a nuove forme. In questo senso l'esposizione, in collaborazione con l'Associazione Amici dell'Atelier Calcografico (AAAC), valorizza il concetto delle variazioni e trasformazioni dei risultati calcografici ottenuti con i diversi passaggi di "stato" nell'esecuzione dell'incisione. Inoltre viene promossa in occasione dei trenta anni di attività dell'AAAC, che segna quindi una significativa presenza sul territorio ticinese.

Nella mostra sono esposte tutte le 93 stampe realizzate da 70 artisti nel corso dei 30 anni dell'Associazione Amici dell'Atelier Calcografico. In quest'ottica di divulgazione dell'antica arte calcografica, si inserisce, appunto, l'esposizione, poiché il m.a.x. museo e lo Spazio Officina hanno come missione quella di far conoscere l'arte grafica nelle sue diverse forme espressive, dall'informale all'astrattismo geometrico alla figurazione concreta fino alla contemporaneità più spinta.

Le 93 stampe sono affiancate a 15 matrici (quasi tutte in rame, una in cliché-verre e una in ottone), 25 variazioni di stato calcografico e 2 libri d'artista: Alberto Nessi, "Iris viola", Alberto Nessi: incisioni originali di Palézieux, Novazzano, Edizioni AAAC, 2003 (fogli sciolti in una custodia: ill. 24,5cm, tiratura di 30 esemplari numerati, 22 nominativi e alcune copie HC) e Ugo Petrini, "Risguardi", Ugo Petrini: incisioni originali di Pino Sacchi, Novazzano, Edizioni AAAC, 2008 (fogli sciolti in una custodia: ill. 29cm, tiratura di 25 esemplari numerati, 15 nominativi e alcune copie HC).

La collezione dell'AAAC consente di ritracciare un percorso attraverso tutte le tecniche dell'incisione calcografica, da quelle più frequentate come il bulino (e qui si ricordano Albert Flocon, uno dei maggiori incisori a bulino del secolo scorso, o Walter Dohmen, artista tedesco che anni or sono ebbe l'onore di una copertina di Nouvelles de l'estampe, la rivista del Comité national de la gravure française che ha sede nei prestigiosi spazi del Louvre), la puntasecca, l'acquaforte e l'acquatinta, a quelle pur tradizionali ma meno frequentate quali la maniera nera o la ceramolle, ma anche tecniche ormai abbandonate con la stampa eliografica o il cliché-verre.Il mondo della grafica d'arte che riguarda il settore della calcografia, ossia l'incisione effettuata su matrice di metallo, permette di realizzare "un'opera d'arte moltiplicata".

Questo aspetto, che accomuna tutto il settore della grafica d'arte, ne ha fatto la forza in virtù di una produzione di "serie", sia pure eseguita in quantità limitata riferita alla tiratura, inizialmente decisa dall'autore, ma in seguito condizionata dallarichiesta di mercato. L'ampia possibilità di fruizione e condivisione del manufatto artistico ne ha determinato la fortuna. La possibilità di divulgazione delle stampe, della veicolazione di queste in diversi ambiti culturali e l'apprendimento attraverso le stesse delle novità artistiche ne hanno fatto un settore di punta nel corso del XVIII e XIX secolo. La stampa d'arte ha avuto fortune alterne, ma ha da sempre affascinato collezionisti, studiosi, appassionati, disegnatori e artisti.

D'altronde la grafica accompagna le esperienze di sperimentazione artistica di moltissimi maestri dell'arte. L'incisione calcografica è il prodotto di un processo lento e lungo, che richiede grande attenzione e capacità in ogni specifica fase. L'etimologia dello stesso termine calcografia ci riconduce, infatti, a un atto ben definito: l'arte di incidere sopra una lastra di rame. Arte e tecnica sono quindi due fattori inscindibili nell'esecuzione della grafica, e dell'acquaforte in particolare. Se inizialmente si incideva su lastre di rame, oggi sono diffuse anche lastre di zinco, ottone, ferro, microzinco, vetro, benché il materiale più adatto, proprio per la sua duttilità, sia ancora il rame.

La conoscenza della tecnica rende maggiormente possibile la sperimentazione e il raggiungimento dell'idea artistica. In questo l'acquaforte offre uno spettro di possibilità incredibili, dalla battitura della lastra alla differenziazione del segno, dalle molteplici morsure (bagni a immersione in acido nitrico) all'inchiostratura. La scelta della tecnica usata è da intendersi quindi come ricerca, come espressione, nella consapevolezza che non tutte le tecniche sono adatte alla ricerca dello stesso artista. In questo l'acquaforte diventa avventura, scoperta.

L'AAAC riunisce artisti ticinesi o che risiedono in Ticino. Artisti dell'area romanda, in particolare quelli che gravitavano e gravitano attorno all'Atelier de Saint-Prex, sono pure stati una presenza costante nell'attività dell'Associazione. Un numero non irrilevante di artist proviene dall'Italia centro-settentrionale; diversi anche gli incisori provenienti o che risiedono nell'Italia settentrionale. L'AAAC segue sin dall'inizio con coerenza una propria via che privilegia incisori o artisti, indipendentemente dalla loro notorietà, che non praticano solo marginalmente, per non dire occasionalmente, l'incisione, ma che concepiscono e incidono essi stessi l'opera sulla lastra facendo uso dello specifico linguaggio incisorio e di tutte le potenzialità che solo questo linguaggio, e non un altro, può offrire, preferendo per altro opere monocrome, prevalentemente in bianco e nero.

La carta è rigorosamente carta al tino, espressamente fabbricata con procedimento manuale; ogni singolo foglio reca la filigrana dell'Associazione e ha il formato di un in-quarto del Grand Jésus (formato francese, 38x28cm), piccolo e particolarmente adatto alla conservazione in scatole, ma anche per essere incorniciato. L'AAAC decide inoltre di non riconoscere le incisioni, che recano allora solamente il numero di edizione; le lastre (che di regola restano di proprietà dell'Associazione) non sono biffate. La prima incisione viene pubblicata nel marzo 1985 dall'artista Albert Flocon (1909-1994).

Nel corso degli anni vengono promossi numerosi eventi: serate d'informazione sulla storia e le tecniche dell'incisione o su soggetti legati al mondo della stampa, visite ad atelier o a esposizioni e la pubblicazione di libri d'arte. L'AAAC ha anche costituito un importante fondo librario, specifico sull'arte dell'incisione, sulla storia e gli aspetti tecnici delle sue molteplici espressioni e sulle opere di artisti incisori. (Estratto da comunicato Amanda Prada - Ufficio stampa m.a.x. museo e Spazio Officina - Svizzera e Insubria (Como e Varese))




Donatello svelato. Capolavori a confronto
Il crocifisso della chiesa dei Servi a Padova, della Basilica del Santo e di Santa Croce a Firenze


termina il 26 luglio 2015
Museo Diocesano - Padova
www.museodiocesanopadova.it

Credenti o non, sarà difficile non emozionarsi di fronte ai tre Crocefissi di Donatello che verranno posti vis a vis nella mostra. Il termine "svelato" non è affatto casuale. Al centro dell'esposizione sarà infatti un Donatello che va ad aggiungersi al catalogo delle opere certe del maestro fiorentino, il Crocifisso dell'antica chiesa padovana di Santa Maria dei Servi. La mostra ospitata nella scenografica Salone dei Vescovi sarà così l'occasione, storica, di ammirare riuniti per la prima volta tutti e tre i Crocifissi che Donatello produsse nel corso della sua vita: quello realizzato per la chiesa di Santa Croce in Firenze (1406-08) - oggetto di una celebre gara con l'antagonista Filippo Brunelleschi raccontata da Giorgio Vasari nelle sue Vite -, quello dei Servi e quello bronzeo della Basilica di Sant'Antonio (1443-1449) a Padova.

Il Crocifisso ligneo di Santa Maria dei Servi in Padova è stato attribuito a Donatello alcuni anni fa da Francesco Caglioti, dell'Università di Napoli, che sulla scorta delle ricerche di Marco Ruffini ha restituito alla scultura la corretta paternità, attestata dalle fonti più antiche ma ben presto dimenticata. L'oblio del nome di Donatello si spiega con la particolare devozione di cui l'opera ha goduto, e tuttora gode, specialmente in seguito ai fatti miracolosi del 1512, quando l'immagine in più occasioni sudò sangue dal volto e dal costato. Con il passare dei secoli la memoria popolare trasferì la paternità donatelliana alla scultura gotica della Vergine conservata sempre nella chiesa, ma la speciale cura dei fedeli per il Crocifisso ne assicurò la conservazione, preservandolo dalla distruzione o dalla dispersione, sorte molto comune per questo tipo di immagini scolpite.

La rimozione della spessa ridipintura a finto bronzo rivela ora tutta la qualità dell'intaglio e della policromia originaria, in buona parte conservatasi, restituendo a Padova un capolavoro che va ad aggiungersi alle altre opere che Donatello ha lasciato durante la sua permanenza in città (1443-1453) - la statua equestre del Gattamelata, l'altare e il Crocifisso bronzeo per la Basilica di Sant'Antonio - aggiungendo un ulteriore tassello nella vicenda biografica dell'artista. Al termine del restauro, e prima di essere collocato nuovamente sull'altare dedicatogli nella chiesa dei Servi di Padova, il Crocifisso sarà esposto al Museo Diocesano di Padova, in modo da consentire al più vasto pubblico di ammirarla nelle migliori condizioni di osservazione possibili. L'opera restaurata sarà accompagnata da un'esaustiva documentazione attraverso la quale il pubblico avrà modo di avvicinarsi dettagliatamente alle varie fasi del restauro. (Estratto da comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Georgina Spengler - Taint rib.1 - olio su tela cm.150x100 2015 Georgina Spengler: Buone notizie
termina lo 09 maggio 2015
Galleria MAC Maja Arte Contemporanea - Roma
www.majartecontemporanea.com

Quindici dipinti inediti - di vario formato ed eseguiti tra il 2013 e il 2015 - della pittrice Georgina Spengler. Come afferma il critico Roberto Gramiccia nel testo che accompagna la mostra a cura di Daina Maja Titonel: "E' l'esistenza in vita della pittura la buona notizia che ci dà Georgina Spengler. La sua pittura. Che non è più, come accadeva fino a non molto tempo fa, una delle tante. Oggi i pittori che continuano a fare i pittori sono mosche bianche. A farlo come si dovrebbe - intendo - con determinazione radicale, impegno assoluto, direi quasi 'cattiveria', come si direbbe di quei giocatori che vogliono vincere a tutti i costi la partita. In questo caso la partita da vincere è quella di ricondurre la pittura al centro della scena. (...)

Il lavoro della Spengler è una buona notizia, è una novità positiva. E la novità è che lei continua a fare quello che fa da decenni. E lo fa sempre meglio. Dipingendo otto ore ogni giorno come un operaio. Con la stessa sistematicità certosina degli antichi. Alla ricerca della folgorazione ma anche dello scavo metodico che porta il mestiere a diventare arte. Stavolta Georgina va in profondità fermandosi alla superficie. La superficie dell'epidermide che è divenuta l'oggetto della sua ricerca è, infatti, insieme una realtà pellicolare e l'osservatorio attraverso il quale affacciarsi sul profondo. (...) La pelle è la linea di confine fra il fuori e il dentro. Fra il corpo e l'anima.

Laddove - ce lo ricorda Carmelo Bene in uno splendido monologo - l'anima è sempre l'anima 'del' corpo e non l'anima 'nel' corpo destinata a fuggire non appena si libera da esso. Corpo e anima sono inseparabili (...) E questa pittrice ce lo spiega senza parole. Attraverso le velature della sua pittura sistematica e cocciuta. L'occhio che dimostra di avere è clinico e poetico insieme. La clinica della conoscenza e la poesia della compassione che si intuisce muovere le dita abili della pittrice. Compassione per le vicende umane, gagliarde e misere, sempre. Non è la lusinga delle facili seduzioni della bellezza a tentare questa artista ma, al contrario, la riproposizione di un criterio. Il criterio che vede al primo posto l'affermazione della pittura in sé, della pittura in quanto tale. Sembrerebbe una presa di posizione ideologica. E invece no. Perché se ti fermi a osservare le sue tele con l'attenzione che meritano, anche se non ci trovi 'effetti speciali', senti battere il cuore."

Georgina Spengler (Atene, 1959) si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti e successivamente in Olanda dove, a contatto con le opere di Rembrandt, Ruisdael e Vermeer, ha inizio il suo interesse per la pittura. A Parigi frequenta per un anno l'Ecole des Beaux Arts. Tornata negli Stati Uniti studia alla School of Fine Arts della Boston University e alla Corcoran School of Art di Washington Dc dove completa gli studi accademici. Nel 1982 si trasferisce stabilmente a Roma. Da allora espone con continuità partecipando sia a mostre collettive che personali, in Italia e all'estero (Vienna, Lipsia, Monaco di Baviera,...).

Nel 2008 realizza una serie di opere ispirate all'ultimo viaggio di John Keats a Roma (1820). I lavori sono esposti al Museo Keats-Shelley Memorial House (Roma). Nel 2009 collabora con la pittrice Edith Urban e altri quattro poeti al progetto The Silent Space Between and Around Words che sarà presentato nello stesso anno alla Temple University Gallery di Roma e nel 2012 a Lipsia nella seconda edizione di Colonia 210. Nel 2012 fonda, insieme ad un gruppo di artisti, Casa con Vista. Quindici case private ospitano per due giorni il lavoro site-specific di un artista creando un itinerario espositivo - aperto al pubblico - che attraversa il quartiere di Trastevere a Roma. Nel 2014 espone a Roma con Myriam Laplante. Hanno scritto sul suo lavoro: Enrico Gallian, Roberto Gramiccia, Tiziana Musi, Rosa Pierno, Ivana Porcini, Ian Rosenfeld, Edith Schloss, Rachel Spence, Claudio Strinati, Enrica Torelli Landini, Shara Wasserman. (Comunicato stampa)




Yoon Sang-Yuel - Fear Yoon Sang-Yuel - Silence Yoon Sang-Yuel
Optical evidence


termina l'11 aprile 2015
Galleria Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

In collaborazione con la Simyo Gallery di Seul, la Galleria Cortina Arte ospita l'artista coreano Yoon Sang-Yuel. Laureato all'Università di Kyungwon (Dipartimento di Pittura) nel suo lavoro artistico si esprime con una vasta gamma di mezzi espressivi: video, installazioni, disegni, tutti iconograficamente legati ad immagini optical e intellettualmente pensati come rappresentazioni degli stati d'animo dello stesso artista. Innanzitutto la paura e il suo superamento, le false apparenze e le verità negate prendono forma concretamente nel suo linguaggio preciso e raffinato reiterando quasi all'infinito sottili e serrate linee intesi come i caratteri del personalissimo linguaggio che nella volontà di Yoon vogliono esprimere i conflitti psicologici e il loro superamento. Il lavoro è per Yoon Sang-Yuel espressione, performance artistica e allo stesso tempo metodo di guarigione psicologica, di esperienza auto-riflessiva. Mostra a cura di Stefano Cortina.




Le Isole incantate.
Il Grand Tour e la pittura di veduta nei Domini Borromeo: da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton


termina il 25 ottobre 2015
Palazzo dei Principi all'Isola Bella (Lago Maggiore)
www.studioesseci.net

La mostra curata da Alessandro Morandotti con la collaborazione di Fenisia Cennamo, Veronica Drago ed Elisabetta Silvello, è stata anche occasione per un importante intervento di restauro voluto dai Principi. Ne è stato oggetto il gruppo di Delizie, ovvero di vedute settecentesche dei Domini Borromeo di mano di Francesco Zuccarelli. Il restauro, da poco concluso, ha restituito la primitiva leggerezza alle sette tele del maestro, opere dove l'attenzione documentaria si coniuga mirabilmente con l'allegoria, secondo il gusto dell'epoca. Per la mostra il curatore ha scelto di presentare esclusivamente quelle che raffigurano i Domini Borromeo sul Lago Maggiore, in coerenza con il tema dell'esposizione.

A coniare la definizione di "Isola Incantata", riferendosi all'Isola Bella, fu Gilbert Burnet (1643-1715), un pastore anglicano che visitò l'Italia con un occhio molto critico nei confronti della censura ecclesiastica e delle forme di governo assolutista di molti stati italiani. Burnet fu uno dei primi viaggiatori a passare dall'Isola Bella, nel 1686, inaugurando idealmente la stagione delle immancabili tappe sul Lago Maggiore dei viaggiatori europei del Grand Tour. Un giudizio per certi versi premonitore, il suo, dato che il cantiere che trasformò alcuni scogli affioranti in quella meraviglia che è l'Isola Bella, era ancora all'inizio ma: "when all is finished, this place will look like an Inchanted Island", egli preconizzò.

Da allora e sino ai tempi moderni, lo stuolo dei viaggiatori, e con essi, degli artisti che scesero ad ammirare l'Isola Bella e i Domini dei Principi Borromeo sul Lago Maggiore, è diventato ininterrotto, creando la fama di cui le Isole Borromee godono ancora nel mondo anglosassone e nordico in generale. Come avviene nel resto d'Italia, alle testimonianze di viaggio corrisponde un'immediata fortuna visiva delle Isole, subito al centro degli interessi del moderno vedutismo, una seconda faccia della medaglia per seguire il gradimento delle bellezze artistiche e naturali italiane.

La mostra cercherà di restituire questo doppio registro della fortuna delle Isole Borromee, mettendo a confronto documenti figurativi (dipinti, disegni, incisioni, fotografie) e testimonianze letterarie tra la fine del XVII e l'inizio del XX secolo. Come testimonia il sottotitolo della rassegna, "Da Gaspar Van Wittel a Luigi Ashton", Morandotti e il suo gruppo di lavoro propongono un ampio ventaglio di opere e tra esse numerose sono le riscoperte, di opere oltre che di artisti specializzatisi nell'ambito del vedutismo, riscoperte che permettono di arricchire le nostre conoscenze su un capitolo della storia dell'arte in Italia settentrionale ancora molto trascurato dagli studi e dalle occasioni espositive.

L'inchanted Island era stata strategicamente concepita da Vitaliano VI Borromeo (1620-1690) perché "potesse servire alla casa per farsi amici e stima", come ricorda un passo del suo testamento, ed era per questo sempre aperta alle visite di ospiti illustri, per matrimoni e ricevimenti solenni, nonché per le pubbliche 'recensioni' dei forestieri illustri che percorrevano le strade d'Italia nell'età dell'obbligato viaggio di istruzione dei gentiluomini europei, tra Seicento e Settecento.

L'Isola dei viaggiatori è soprattutto quella degli spettacolari giardini che evocano paragoni storico-letterari (tra l'isola di Armida 'cantata' dal Tasso o i leggendari giardini della regina Semiramide) e talvolta stimolano metafore più fantasiose (al tedesco Keyssler sembrava una di "quelle guantiere foggiate a mo' di piramide in cui siamo soliti servire in tavola i dolciumi"); i giardini non lasciano mai indifferenti i visitatori, anche quando si tratta di criticarne l'artificiosa concezione negli anni della progressiva attenzione per il giardino paesaggistico. Secondo schemi consueti nei resoconti di viaggio, le testimonianze rimandano le une alle altre, sancendo convenzioni di lettura che diventano veri e propri 'stereotipi'.

Con la piacevole sorpresa di verificare che improvvisamente Milano, grazie alle bellezze naturali dell'Isola Bella e dell'Isola Madre, divenne la città dei giardini e dei giochi d'acqua, come non era mai stata prima, almeno agli occhi dei viaggiatori. Come naturale appendice della mostra, verranno prese in considerazione non solo le vedute delle altre residenze dei Borromeo sul Lago Maggiore (dalla Rocca di Angera ai Castelli di Cannero) ma anche le vedute di altre proprietà lombarde dei Borromeo (Cesano Maderno, Senago, Peschiera Borromeo) spesso nate in pendant o in serie con opere raffiguranti le Isole. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Muster / Trame - innesti europei
Irmi Aumeier | Kordula Klose | Paola Campidelli | Marisa Zattini


termina il 10 aprile 2015
Foyer del Kreishaus - Kassel (Germania)
www.ilvicolo.com

Tappa teutonica della mostra a cura di Harald Kühlborn e Augusto Pompili, che ha già avuto sede in Italia a Forlì, presso la prestigiosa sede dell'Oratorio di San Sebastiano (15 novembre - 14 dicembre 2014), si pone come ideale collegamento tra le Province gemellate di Kassel e Forlì-Cesena. La mostra, che persegue l'obiettivo di uno scambio culturale e di ampliamento della conoscenza delle diverse "identità artistiche" tra i due Paesi, Germania e Italia, riconferma l'arte quale medium privilegiato. Il titolo prospetta un evento artistico che si fa "tessuto" multiplo di trame diversificate. Muster, che in inglese trova una corrispondenza nel termine Pattern, sta ad indicare la voglia di conoscere più a fondo le diverse componenti strutturali di questo insieme di Stati che è l'Europa. Un incontro/"scambio" fra artiste, diverse per formazione e connotazione, che porta ad una maggiore conoscenza reciproca. Le due artiste tedesche sono Irmi Aumeier (Würzburg, 1950) e Kordula Klose (Kassel, 1955); a loro sono affiancate le due artiste italiane Paola Campidelli (Longiano, 1948) e Marisa Zattini (Forlì, 1956).

Irmi Aumeier presenta un nucleo di raffinate opere pittoriche. Si tratta di trame naturalistiche, di infiltrazioni cromatiche per un sentire che intimamente si sedimenta e prolifera in nuovi rispecchiamenti. Paola Campidelli - artista "necessitata" da sempre alla pittura - propone un ciclo di Alberi molto "terragni", frammenti di tronchi che si fanno ritratto di solitudine vegetale. Qui i colori si fanno personificazione di sentimento, rivelazione di un "altrove" nella convinzione che l'arte non possa essere mai solo una forma di piacere bensì un organo necessario della vita. Kordula Klose opera uno scarto attraverso elementi di matrice architettonica, estremamente essenziali e fortemente totemici.

Le sue sculture geometriche, in ferro, sono intreccio algido in contrapposizione alle sonorità visuali di Paola Campidelli e alle memorie alchemiche delle ceramiche di Marisa Zattini. Si tratta di una selezione di opere ceramiche tratte dalla collezione "Ali", realizzate negli anni Novanta su disegno dell'architetto Augusto Pompili. La tecnica pittorica adottata dall'artista è quella dei "lustri metallici in terzo fuoco" di antica memoria orientale. I personaggi rappresentati appartengono al suo consueto repertorio fantastico. Tempi diversificati, registri multipli di un sentire emozionale e generazionale, forse, modulato in scelte differenti a partire anche dall'uso di materiali dalle cifre oppositive.

Ecco allora che una trama ramificata di materie, forme e superfici, si fa spazio significante dell'esistere nell'oggi, nel consistere differentemente, legando fra loro e scardinando talvolta gli insiemi culturali in modo complesso, per nuove suggestioni e contaminazioni. Il libro-catalogo bilingue (italiano-tedesco), edito da Il Vicolo Editore, documenta tutte le opere oggetto della rassegna e l'allestimento della mostra nella sede di Forlì, a cura dell'architetto Augusto Pompili, con le fotografie di Gian Paolo Senni. (Comunicato Il Vicolo - Società di Servizi Culturali & Progetti Espositivi)




Mario Togliani - Pilota spaziale - olio su tela cm.70x80 1948 Mario Togliani - Figura in rosso - olio su tela cm.50x80 Mario Togliani - Cattedrale - olio su tela cm.70x80 Mario Togliani 1912-1978
termina lo 03 maggio 2015
MAM Museo d'Arte Moderna dell'Alto Mantovano - Gazoldo degli Ippoliti (Mantova)

Poche volte capita di poter comprendere appieno il legame fra un padre e un figlio, quando entrambi hanno dedicato la propria vita all'arte. Mario Togliani e il figlio Victor hanno il rarissimo dono di spingere chi guarda a cogliere il loro universo visionario fatto di immagini e sogni. In Funzioni non verbali (Gilgamesh Edizioni, 2012), Victor Togliani racconta il grande intreccio intellettuale e umano che ha sempre unito lui e suo padre: «... divideva il suo studio con me e passavamo le notti insieme a parlare come vecchi amici mentre lavoravamo». Oggi, a più di trent'anni dalla sua prematura scomparsa, il MAM Museo d'Arte Moderna dell'Alto Mantovano rende omaggio alla forza espressiva del trasgressivo e geniale Mario Togliani con una retrospettiva - a cura di Renzo Margonari e Gianfranco Ferlisi - in quarantacinque opere, un'inedita ricognizione su uno dei protagonisti meno conosciuti della pittura del '900 italiano.

Mario Togliani cresce con i nonni a Marmirolo in un ambiente di marmisti e decoratori. Alla fine degli anni '40 arriva a Milano, e precisamente a Brera in via Fiori Oscuri, dove entra inevitabilmente a contatto con il milieu artistico e letterario della città. Ma sono gli anni '50 che incidono sul percorso di Mario Togliani. Espone alla Biennale di Venezia e in alcune delle principali gallerie di tutta Europa. A Milano riceve l'Ambrogino d'oro, l'Archivio storico Luce si occuperà di lui nel 1962 nella rubrica "Nel mondo dell'Arte", così come alcuni fra i principali critici d'arte dell'epoca, tra i quali De Grada, Balestrieri, Mastrolonardo, Rasi, Millet, Radice, Zorzi, Borghese, Villani, Vargas, Kaisserlian, Ballo, Borgiotti, Hagebeuk, Lepore, Xavier, Munari, Patani, Portalupi, Sauvage, Somarè, Verdet.

Nella Milano dei gruppi e dei manifesti, MAC, Spazialismo, Nuclearismo, in contrasto con l'imperante Neorealismo dei molti, Mario Togliani mantenne una propria esemplare indipendenza. Nel 1963 espone prima a Parigi e poi a Montecarlo i suoi "Eroi viventi", ovvero i ritratti dei sette personaggi che l'artista considerava i più significativi dell'epoca: Picasso, Chaplin, Schweizer, Sartre, Stravinskij, Bertrand Russell e Churchill. Così come l'uomo, così era il tratto di Mario Togliani, che nella scomposizione della figura in piani tonali armonici e misteriosi la manteneva intatta invece di distruggerla. E poi c'è la luce. In opere come L'uomo dei colori, Modella alla stufa, Ricamatrici, così come i molti paesaggi che richiamano la sua Mantova, i giochi di luminosità in alternanza con le diffrazioni cromatiche diventano l'asse dell'impianto narrativo, tanto che non è facile capire quale sia il momento del giorno in cui è ambientata la scena perché vi si trovano tutte le situazioni di luce possibili. (Comunicato Ufficio stampa - Stefano De Angelis)




6 Scultori dalla Mitteleuropa
Scultori contemporanei in Centro Europa


termina il 28 maggio 2015
Associazione Lazzari - Treviso
www.laroggiapn.it

(...) Per questa mostra, per ogni nazione (Austria, Croazia, Italia, Polonia, Slovenia e Ungheria) è stato invitato uno scultore: Profunser, Bozic', Marzuttini, Puczynski, Mirt, e la scultrice Ledersberger-Lehoczky. Ognuno, parlando lingue diverse, si trova a dialogare con l'unico mezzo di comunicazione universale che non ha bisogno di interpreti o traduzioni: il linguaggio dell'arte. (...) Non mi avventuro in analisi critiche dei singoli artisti, lascio ai critici questo compito. Mi limito solo a una considerazione generale: forma, materia, colore, uniti ad una alta perizia tecnica mi sembrano le caratteristiche peculiari che, nella ovvia diversità, unisce questi artisti.

Artisti che, a dispetto delle mode e delle avanguardie concettuali, realizzano per intero le loro sculture. Infatti, altra cosa che li accomuna è che nelle loro opere si percepisce lo sforzo compiuto nel realizzarle. Nel percorso creativo degli artisti è evidente un'attenzione, un amore e un grande rispetto del materiale e della forma. Credo che la forma e la materia (bronzo, ferro, marmo, pietra, legno) finiscano, in questa esposizione, col ribadirci l'importanza e il senso millenario dell'arte, un senso tutto rinnovato e ricreato in una tensione emotiva di grande livello. (Mitteleuropa, di Francesco Stefanini)




Mario Alimede. Opere pittoriche
termina il 30 aprile 2015
Teatro Comunale Pier Paolo Pasolini - Casarsa della Delizia (Pordenone)
www.marioalimede.it

L'iniziativa è la nuova tappa del progetto "Arteatro", curata dal maestro Giuseppe Onesti, che vuole impreziosire gli spazi espositivi del teatro comunale con le opere più significative degli artisti del territorio. Mario Alimede (Riva del Garda - Trento, 1949) espone dal 1970. Dal 1968 e in anni successivi frequenta corsi di grafica sperimentale e grafica contemporanea alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. Aderisce nel 1998 al gruppo M.A.R.T. per esplorare in quegli anni con l'arte digitale, primi sul territorio friulano, nuove frontiere artistiche. E' socio del Club dell'Incisione Venezia Viva. Ha realizzato, su incarico di strutture pubbliche, progetti di allestimento per mostre ed eventi culturali.

Ha diretto corsi di disegno e d'incisione e, in qualità di curatore artistico, ha realizzato progetti di sensibilizzazione creativa all'interno di strutture riabilitative psichiatriche, organizzando eventi collettivi e coinvolgendo artisti del territorio friulano.E' membro del GISM, Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, Accademia di Arte e Cultura Alpina. Nel 2007 pubblica Diciassette passi, una plaquette con una raccolta di sue poesie e incisioni per la mostra omonima e nel 2011 il catalogo di poesie e opere La montagna parallela. Nel 2014 pubblica il suo primo libro di narrativa Racconti effimeri, (Ed. L'Omino Rosso). Alimede ha esposto in numerose mostre personali e rassegne artistiche collettive in Italia e all'estero. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.

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Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
Presentazione




Claudio Cintoli: "una stagione"
opere / works 1961-1963


termina il 20 aprile 2015
Galleria Peccolo - Livorno
mostre-e-dintorni.blogspot.it

Dopo la mostra retrospettiva dedicatagli da Giorgio Cortenova nel 1984 al Palazzo Forti di Verona, l'interesse per l'opera di Claudio Cintoli (Imola, 1935 - Roma, 1978) si è risvegliato recentemente con la mostre del 2010 al Centro Pescheria di Pesaro curata da Ludovico Pratesi e Daniela Ferraria e la recente del 2012 al Museo MACRO di Roma. Mostre in cui è stata riproposta all'attenzione della critica e del pubblico l'opera di questo poliedrico artista che appartenne alla giovane generazione romana di Piazza del Popolo. Insieme con i compagni di strada Ceroli, Pistoletto, Pascali e Kounellis, già dagli inizi degli anni Sessanta, espone i suoi lavori presso la Galleria Sperone a Torino e alla Galleria L'Attico di Fabio Sargentini.

In quegli stessi anni comincia a realizzare performance e installazioni esaltando il mezzo del video e del cinema con pellicole a 35 mm. prodotte dalla Corona Cinematografica. Sarà invitato a partecipare, nel 1967 alle mostre Lo spazio dell'immagine, a Foligno, e l'anno seguente, presso la Galleria L'Attico di Roma, Lo spazio degli elementi: Fuoco Immagine, Acqua, Terra. Mostre che saranno il prologo della famosa Arte Povera organizzata in seguito a Genova da Germano Celant. Nel 1965 una sua grande opera Giardino per Ursula, realizzata con pannelli dipinti e composti da assemblaggi di materiali vari, sarà installata coma decorazione della famosa discoteca Piper Club a Roma. (L'opera purtroppo è oggi perduta).

In mostra a Livorno sono esposti una serie di rari e bellissimi collage polimaterici del periodo 1961-1963, una ristretta "stagione" di intenso lavoro come la definisce Flaminio Gualdoni nella prefazione in catalogo, che ben rappresentano la raggiunta maturità di questo precoce artista. Nella serie dei collage si percepisce la sua personale interpretazione dell'utilizzo degli object trouvé, intrapreso dai suoi contemporanei francesi del Novo Realismo (Arman, Spoerri e gli altri) unita all'omaggio ai due "maestri romani già famosi" Burri e Rotella di poco più anziani e da lui amati. Nel catalogo che accompagna la mostra, a cura delle Edizioni Peccolo, nella prefazione Flaminio Gualdoni introduce alle tappe salienti delle opere di questa breve "stagione" e un testo di Daniela Ferraria che analizza i "collage polimaterici" realizzati da Cintoli tra il 1961 e il 1963.




Opera di Paolo Gubinelli L'opera di Paolo Gubinelli
Accompagna le poesie dei maggiori poeti
Con testi critici che hanno scritto sull'opera dell'artista: Giulio Carlo Argan, Mirella Bandini, Angelo Dragone, Paolo Fossati


termina lo 02 aprile 2015
Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

Paolo Gubinelli (Matelica - Macerata, 1945) si diploma presso l'Istituto d'arte di Macerata, sezione pittura, continua gli studi a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Giovanissimo scopre l'importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nella sua ricerca: conosce e stabilisce un'intesa di idee con gli artisti e architetti: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren. Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero. Le sue opere sono esposte in permanenza nei maggiori musei in italia e all'estero. Nel 2011 ospitato alla 54 Biennale di Venezia Padiglione Italia presso L'Arsenale.

Sono stati pubblicati cataloghi e riviste specializzate, con testi di noti critici; cataloghi di poesie inedite dei maggiori poeti Italiani e stranieri: Adonis, Alberto Bertoni, Alberto Bevilacqua, Libero Bigiaretti, Franco Buffoni, Anna Buoninsegni, Enrico Capodoglio, Alberto Caramella, Ennio Cavalli, Giuseppe Conte, Vittorio Cozzoli, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Eugenio De Signoribus, Gianni D'Elia, Luciano Erba, Giorgio Garufi, Tony Harrison, Tonino Guerra, Emilio Isgrò, Clara Janés, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mario Luzi, Giancarlo Majorino, Alda Merini, Alessandro Moscè, Roberto Mussapi, Giampiero Neri, Nico Orengo, Ko Un, Alessandro Parronchi, Feliciano Paoli, Titos Patrikios, Umberto Piersanti, Antonio Riccardi, Davide Rondoni, Tiziano Rossi, Roberto Roversi, Paolo Ruffilli, Mario Santagostini, Antonio Santori, Frencesco Scarabicchi, Fabio Scotto, Michele Sovente, Maria Luisa Spaziani, Enrico Testa, Paolo Valesio, Cesare Vivaldi, Andrea Zanzotto.

Nella sua attività artistica è andato molto presto maturando, dopo esperienze pittoriche su tela o con materiali e metodi di esecuzione non tradizionali, un vivo interesse per la "carta", sentita come mezzo più congeniale di espressione artistica: in una prima fase opera su cartoncino bianco, morbido al tatto, con una particolare ricettività alla luce, lo incide con una lama, secondo strutture geometriche che sensibilizza al gioco della luce piegandola manualmente lungo le incisioni. In un secondo momento, sostituisce al cartoncino bianco, la carta trasparente, sempre incisa e piegata; o in fogli, che vengono disposti nell'ambiente in progressione ritmico-dinamica, o in rotoli che si svolgono come papiri su cui le lievissime incisioni ai limiti della percezione diventano i segni di una poesia non verbale.

Nella più recente esperienza artistica, sempre su carta trasparente, il segno geometrico, con il rigore costruttivo, viene abbandonato per una espressione più libera che traduce, attraverso l'uso di pastelli colorati e incisioni appena avvertibili, il libero imprevedibile moto della coscienza, in una interpretazione tutta lirico musicale. Oggi questo linguaggio si arricchisce sulla carta di toni e di gesti acquerellati acquistando una più intima densità di significati. Ha eseguito opere su carta, libri d'artista, su tela, ceramica, vetro con segni incisi e in rilievo in uno spazio lirico-poetico.

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Paolo Gubinelli (Matelica - province of Macerata, 1945) received his diploma in painting from the Art Institute of Macerata and continued his studies in Milan, Rome and Florence as advertising graphic artist, planner and architectural designer. While still very young, he discovered the importance of Lucio Fontana's concept of space which would become a constant in his development: he became friends with such artists as: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Umberto Peschi, Emilio Scanavino, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, and Zoren, and established a communion of ideas and work.

His work has been discussed in various catalogues and specialized reviews by such prominent critics; many others have also written about his work. His works have also appeared as an integral part of books of previously unpublished poems by major Italian poets foreigners: Adonis, Alberto Bertoni, Alberto Bevilacqua, Libero Bigiaretti, Franco Buffoni, Anna Buoninsegni, Enrico Capodoglio, Alberto Caramella, Ennio Cavalli, Giuseppe Conte, Vittorio Cozzoli, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Eugenio De Signoribus, Gianni D'Elia, Luciano Erba, Giorgio Garufi, Tony Harrison, Tonino Guerra, Emilio Isgrò, Clara Janés, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mario Luzi, Giancarlo Majorino, Alda Merini, Alessandro Moscè, Roberto Mussapi, Giampiero Neri, Nico Orengo, Ko Un, Alessandro Parronchi, Feliciano Paoli, Titos Patrikios, Umberto Piersanti, Antonio Riccardi, Davide Rondoni, Tiziano Rossi, Roberto Roversi, Paolo Ruffilli, Mario Santagostini, Antonio Santori, Frencesco Scarabicchi, Fabio Scotto, Michele Sovente, Maria Luisa Spaziani, Enrico Testa, Paolo Valesio, Cesare Vivaldi, Andrea Zanzotto.

He participated in numerous personal and collective exhibitions in Italy and abroad. Following pictorial experiences on canvas or using untraditional materials and techniques, he soon matured a strong interest in "paper" which he felt the most congenial means of artistic expression. During this initial phase, he used a thin white cardboard, soft to the touch and particularly receptive to light, whose surface he cut with a blade according to geometric structures to accent the play of light and space, and then manually folded it along the cuts. In his second phase, he substituted thin white cardboard with the transparent paper used by architects, still cutting and folding it, or with sheets arranged in a room in a rhythmic-dynamic progression, or with rolls unfurled like papyruses on which the very slight cuts challenging perception became the signs of non-verbal poetry.

In his most recent artistic experience, still on transparent paper, the geometric sign with its constructive rigor is abandoned for a freer expression which, through the use of colored pastels and barely perceptible cuts, translates the free, unpredictable motion of consciousness in a lyrical-musical interpretation. Today, he expresses this language on paper with watercolor tones and gestures which lend it a greater and more significant intensity. He made white and colour pottery where engraved and relief signs stand out in a lyrical-poetic space. (Comunicato stampa)




Natura Oltre
Visioni di Mario Raciti sul paesaggio dell'Alto Garda


termina lo 01 novembre 2015
Museo di Riva del Garda
www.museoaltogarda.it

Dopo alcune esplorazioni del territorio dell'Alto Garda avvenute nel mese di novembre 2014, Mario Raciti (Milano, 1934) si è dedicato ad un ciclo di opere su carta che restituiscono all'osservatore differenti percorsi immaginativi intorno ai luoghi che lo hanno maggiormente sedotto, sia dal punto di vista naturalistico sia da quello più indeterminato e sfuggente che implica la possibilità di portarsi oltre il visibile, verso le zone instabili della visione sospesa, straniante, errante. Natura Oltre indica lo sconfinamento immaginativo che le morfologie paesaggio hanno suscitato tenendo aperto quel carattere di presenza-assenza dell'immagine che costituisce l'identità costante della sua ricerca, processo d'invenzione e rivelazione dell'invisibile.

Questo ciclo di opere è ancor più significativo in quanto - nel contesto di ricerca che Raciti conduce da diversi decenni intorno alle forme dell'ignoto - esso si pone come una felice digressione, un racconto di molteplici avvistamenti che si apre e si chiude in modo autonomo e compiuto, nel rispetto del referente naturalistico. Attraverso circa sessanta fogli di diversa dimensione (disegni, inchiostri, tempere, tecniche miste) la mostra raccoglie nuclei di immagini relative a luoghi, forme naturali, panorami che da minimi dettagli si aprono verso il respiro dell'altrove, con intuizioni spaziali che affermano l'oltrepassamento delle forme conosciute.

La svettante rocca di Arco, le rocce scoscese del Ponale, le gallerie della gardesana occidentale, la cascata del Varone, le trasfigurazioni del monte Brione, la riscoperta simbolica dei cimiteri, il panorama con le sponde del lago, i crinali dei monti visti da lontano, le vie e i camminamenti dentro le vegetazioni, il profilo degli uliveti e il ritmo spaziale dei cipressi. Sono questi i luoghi ricorrenti che hanno attirato l'artista nel suo viaggio tra le atmosfere evocative della natura gardesana, intuizioni figurali che esprimono lo stupore e l'incanto del paesaggio, ma anche quel senso di sottile smarrimento che Raciti coltiva come valore necessario al suo modo di creare segni e colori.

Si tratta di una sequenza di visioni poetiche che rimandano alle energie profonde dell'inconscio, agli impulsi inquieti dell'immaginazione, alle avventure grafico-cromatiche che sono una preziosa lezione di sguardo che privilegia il flusso della fantasia tra meditazione e trasfigurazione interiore. Per l'occasione verrà pubblicato il catalogo delle opere esposte introdotte da un saggio critico del curatore Claudio Cerritelli, docente di Storia dell'Arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Brera.

«(...) Inseguivo chimere altre, era un viaggio che svolgeva verso un non dove, in una atmosfera visionaria di tensione e dissipazione. Ho pensato sempre alla mia pittura, che viaggia e varia nella psiche profonda del viaggiatore, come a un romanzo di formazione, alla maniera di Enrico di Ofterdingen di cui Klaus Wolbert ha citato per il mio lavoro il fiore azzurro, che è simbolo romantico. (...) I fiori del profondo è l'ultima evoluzione della mia pittura. Dopo le figurazioni fantastiche degli anni '60, le Presenze assenze degli anni '70, le Mitologie degli anni '80, negli anni '90 nascono i Misteri, che evolvono nel 2000 nei Why (drammatico "perché" del Cristo sulla croce). Poi, rivivendo il mito di Proserpina, che, prigioniera nell'Ade, anela a comunicare sulla terra colla madre Demetra, dea delle messi, facendo nascere sul pianeta i fiori a primavera, apro il dramma alla speranza, Speranza, oggi velata dalla privazione di contatti veri, speranza di un nuovo vivere...» (Mario Raciti)

«Ho siglato con P.A.G. (Paesaggi dell'Alto Garda)le opere singolari che mi sono nate da quando ho accettato l'incarico di rappresentare questi bellissimi luoghi. Quest'esperienza,apparentemente fuorviante, mi ha rivelato la disponibilità e l'estensione del mio sentire. La forma è un po' cambiata, sono apparsi (ma un po' come fantasmi?) i referenti del lago,delle strade, delle montagne,ma anche dei romanzi, dei racconti,delle poesie dei grandi che frequentarono questi luoghi: Mann, Kafka, Rilke, assai stimolanti compagni. Lo stile (come a volte avviene nell'effimero di oggi) non deve essere determinato dalla forma, è invece un'ossessione che abbiamo dentro che si adatta coerentemente ad ogni forma che lo possa recepire. in questo caso, anche nei Paesaggi dell'Alto Garda,sono stato portato ad indagare quello che mi assilla da sempre: ciò che si nasconde "verso il dentro" e ciò che si nasconde "verso l'alto". Ritornerò poi ai temi e alle forme consuete (in questo momento a "Una o due figure", che vagano in spazi ignoti) sicuro, convinto, perchè ho sperimentato che, anche nel mondo visionario, tutto si tiene.» (R.)




Racconti privati. Interni 1967 - 1978
Fotografie di Mario Cresci dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea


termina lo 06 settembre 2015
Museo di Fotografia Contemporanea - Milano
www.mufoco.org

La mostra, a cura di Roberta Valtorta, presenta una selezione di fotografie realizzate da Mario Cresci tra Tricarico e Barbarano Romano nel periodo 1967-1978, quando viveva in Basilicata. Cresci (Chiavari, 1942) si forma al Corso Superiore di Industrial Design di Venezia. Tra il 1966 e il 1967 con il gruppo di urbanistica Il Politecnico, nato a Venezia intorno al sociologo Aldo Musacchio, scende a Tricarico, un paese in provincia di Matera. Il progetto è la realizzazione del piano regolatore del paese e il compito di Cresci è quello di occuparsi della grafica degli elaborati e del rilevamento fotografico degli ambienti, degli oggetti e di tutti gli aspetti della vita sociale e produttiva della comunità. E' il tempo in cui sociologi e intellettuali calano nel Mezzogiorno, riscoperto alla luce delle narrazioni di Carlo Levi e delle ricerche antropologiche di Ernesto De Martino.

Dopo questo primo viaggio e dopo alcuni spostamenti, tra 1968 e 1969, fra Roma, Parigi, Milano, Cresci torna in Basilicata e stabilisce la sua casa a Matera, fino al 1988, quando si trasferisce a Milano, e successivamente a Bergamo. La lunga permanenza in Basilicata gli permette di lavorare sui concetti di territorio, memoria, archivio, temi che intreccia in modo "naturale" alle questioni del progetto, dei linguaggi espressivi, della visione, centrali nella sua opera. Nel 1967 realizza la serie Ritratti mossi (ripresa poi nel 1974), figure in interni i cui volti cancella attraverso il mosso fotografico.

Mentre gli oggetti e i luoghi risultano a fuoco e quindi sono descrivibili, le persone si presentano illeggibili: Cresci, appena arrivato, tenta un racconto delle loro identità attraverso i dati fisici dell'ambiente. Tra il 1967 e il 1972 realizza la serie Ritratti reali, riprese di gruppi familiari che posano in interni tenendo in mano fotografie dei loro antenati. Il rapporto fra lo sguardo delle persone riprese e lo sguardo degli antenati rappresentati nelle fotografie crea un corto circuito tempo reale-memoria. Per Cresci Ritratti reali è un lavoro di "verifica" sul sociale e contemporaneamente su se stesso: infatti si autoritrae mentre tiene in mano le fotografie dei suoi antenati.

Fra il 1978 e il 1979 realizza un'ampia serie di ritratti in interni a Barbarano Romano, sempre annullando la fisionomia delle persone attraverso il mosso, e sempre comprendendo anche se stesso fra queste persone. Si tratta di lavori nei quali l'identità dell'individuo e della comunità viene letta attraverso gli oggetti e gli arredi della casa. Scrive: "Mi ha sempre affascinato il rapporto degli oggetti con le persone, soprattutto quelli d'uso, appartenenti alla cultura materiale dell'uomo, quelli della sua storia: dagli utensili più semplici a quelli più complessi, sino ad arrivare alle forme più evolute del design contemporaneo".

Mario Cresci è un indiscusso maestro della fotografia e del graphic design contemporaneo. La sua vasta opera, caratterizzata da una grande libertà di sperimentazione, vede intrecciarsi molti elementi: l'analisi della percezione visiva, la fotografia,il graphic design, il disegno, l'indagine antropologica, lo studio del paesaggio e dei luoghi dell'arte, l'installazione e l'opera site specific. Ha sempre mediato la sua attività artistica con l'impegno didattico. Cresci ha pubblicato innumerevoli libri. Il Museo di Fotografia Contemporanea conserva 280 fotografie dell'autore, che datano dalla metà degli anni Sessanta. Una parte delle opere in mostra è tratta dal Fondo Lanfranco Colombo (Regione Lombardia), una parte è stata gentilmente prestata dall'autore per questa occasione espositiva. (Comunicato stampa)




Modigliani e la Bohème di Parigi
termina il 12 luglio 2015
GAM Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino
www.gamtorino.it

Un itinerario che aiuta a scoprire l'opera di colui che forse più di tutti incarna la figura dell'"artista maledetto", ancora oggi considerato uno dei grandi interpreti della pittura europea del Novecento. Saranno esposte circa 90 opere, tra cui sessanta capolavori provenienti dal Musée National d'Art Moderne - Centre Pompidou di Parigi e da importanti collezioni pubbliche e private d'Europa. La mostra è promossa dalla GAM e prodotta da MondoMostre e Skira editore in collaborazione con il Musée National d'Art Moderne - Centre Pompidou di Parigi. La curatela scientifica è affidata a Jean-Michel Bouhours, accreditato studioso di Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou di Parigi. Catalogo Skira Editore.

Intorno alla figura centrale di Modigliani si presenta la straordinaria atmosfera culturale creata dalla "École de Paris", la corrente che ebbe protagonisti alcuni artisti attivi nel primo dopoguerra, spesso esuli ebrei perseguitati nel loro paese di origine, che si raccolsero intorno a Montmartre e Montparnasse uniti dal desiderio di vivere in pieno il clima artistico e culturale di Parigi, creando una completa simbiosi tra vita e arte e distinguendosi per uno stile personalissimo e una vita dissoluta e priva di regole. Si parte da un significativo corpus di opere del Centre Pompidou di Parigi, nelle cui collezioni Modigliani entrò a far parte già nella metà degli anni '30 del Novecento.

Tra questi gli splendidi ritratti dei suoi amici, delle sue amanti o dei suoi mercanti, affiancati a dipinti, disegni e sculture provenienti da altre prestigiose collezioni pubbliche e private e da un dipinto delle collezioni della GAM, la celebre Ragazza Rossa del 1915. In questi dipinti emerge il noto "Stile Modigliani" caratterizzato da una sintesi estrema, tanto che i personaggi ritratti non si rivelano nella loro identità, se non per alcuni dettagli, come i vestiti o le capigliature. La mostra è costruita in cinque sezioni, che analizzano la vitalità parigina del periodo, con uno sguardo non solo alla pittura, ma anche al disegno che ha dato origine ai capolavori, e con un occhio particolare alla scultura in cui il protagonista, insieme a Modigliani, è Costantin Brancusi, lo scultore nel cui atelier Amedeo lavorerà per molto tempo.

Tra le opere esposte in questa sezione le celebri Principessa X e Mademoiselle Pogany III, accanto a una serie di fotografie originali che Brancusi stesso scattò alle sue opere. Modigliani è raccontato in mostra come il principale testimone della realtà cosmopolita della Bohème parigina, che ha segnato la sua indipendenza dai movimenti ufficiali delle avanguardie artistiche. Un particolare momento storico in cui, alla creazione dei capolavori, si affianca un'esistenza fatta di alcool e miseria che, uniti alla morte prematura, hanno contribuito ad avvolgere il personaggio in un'aura di leggenda.

Le sezioni della mostra:

I - Amedeo Modigliani
I ritratti di Amedeo Modigliani (tra cui il Ritratto di Soutine, Jeanne Hebuterne) sono messi a confronto - in questa prima sezione dedicata alla figura e allo stile inconfondibile e ormai distante dall'espressionismo e dal simbolismo a cui Modigliani guardava nelle prime opere - con un Ritratto di Modigliani di Andrè Derain, e Gotine rosse di Giovanni Fattori che fa parte delle collezioni della GAM.

II - Modigliani/Brancusi e la scultura
Dal 1909 al 1914 Modigliani si dedicò quasi esclusivamente alla scultura applicando il suo modello di sintesi alle celebri teste dalle forme allungate, dai lunghi colli e dagli occhi senza pupille. La sezione analizza principalmente il confronto con le opere del suo grande amico Costantin Brancusi, con cui condivise lo studio e il medesimo interesse per le curve ampie e armoniose delle forme anatomiche.

III- La bohème parigina
Gli artisti che si incontravano nei café e tra le strade di Montmartre e Montparnasse sono rappresentati in questa sezione. Tre importanti opere di Chaim Soutine, un dipinto di Marc Chagall e due paesaggi di Maurice Utrillo sono esposti accanto a dipinti di altri protagonisti del fecondo ambiente parigino dell'epoca.

IV - Il cubismo
Pur restando relativamente distante dalla prorompente rivoluzione cubista introdotta da Picasso e accolta da un gran numero di artisti, Modigliani condivise con il movimento il processo di schematizzazione e lo sguardo rivolto all'arte primitiva e all'arte africana. Accanto a dipinti e disegni del maestro livornese due importanti dipinti di Gino Severini, tra cui Nord-Sud appartenente alle collezioni GAM; il Pane di Pablo Picasso, opere di Juan Gris, Louis Marcoussis e Léopold Survage, insieme ad altri testimoni della stagione cubista.

V - Il nuovo umanesimo della scuola di Parigi
Il meraviglioso Ritratto di Dédie del 1918, immagine guida della mostra è il capolavoro di Modigliani che introduce quest'ultima sezione, dedicata alla cerchia di artisti attratti dal fermento culturale e dalla libertà che Parigi garantiva nei primi anni del Novecento. Tra questi Marc Chagall, Max Jacob, Sonia Delaunay e Susanne Valadon, presenti in mostra con una serie di ritratti. (Comunicato Ufficio stampa Fondazione Torino Musei)




Pier Paolo Mazzon: Friuli Oltre il Muro
termina il 26 aprile 2015
Mont'Albano Agricola - Savorgnano al Torre (Povoletto - Udine)
www.raffaellaferrari.it

La mostra fotografica si concentra nella rivisitazione stagionale di luoghi e incantevoli particolari del territorio friulano estrapolando i colori di una natura madre incantevole, avvolgente ed incontaminata. Il fotografo immortala e insegue attimi in cui la natura e l'uomo trovano all'unisono un punto di contatto non invasivo e irrispettoso, ma sinergico e armonioso. (Comunicato Associazione Culturale QuadranteArte)




Paola D'Antuono - L'Alba di un Nuovo Giorno - cm.150x100 Angela Greco - Irrivelato segreto - foto digitale su dbond cm.37x43 Espressione e sentimento
termina lo 04 aprile 2015
New Mode Gallery - Reggio Emilia

Mostra collettiva curata da Costantino Piazza con opere di Carla Battaglia, Lisa Beneventi, Eugenio Bobisse, Marisa Bottazzi, Mariella Costa, Paola D'Antuono, Alessandra De Giosa, Marcella Giorgetti, Andrea Gorini, Angela Greco (AnGre), Luigi Lai, Aldo Claudio Medorini, Paolo Melò Meloni, Davide Mura, Nicola Obino, Patrizia Palitta, Walter Passarella, Kostia, Fabio Rota, Giuseppe Savoca,Vitantonio Sinisgalli. Una ventina di artisti, provenienti da Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Liguria, Umbria e Sardegna, si confrontano sul tema della rappresentazione del sentimento.

«L'espressione dei nostri sentimenti - spiega il curatore - acquista valore universale quando essi traducono i segreti del mondo, dandogli valenza eterna». In esposizione, una trentina di opere pittoriche, scultoree e fotografiche, accompagnate da versi e brani poetici scritti da Grazia Albanese, Anna Alessandrino, Annalisa Boscia, Mirta De Riz, Sebastiano Patanè Ferro, Loretta Fusco, Maria Grazia Genovese, Daita Martinez, Romeo Raja, Mariangela Ruggiu, Daniela Cattani Rusich, Antonella Troisi. Dal 28 marzo al 18 aprile 2015 una selezione degli artisti invitati a Reggio Emilia esporranno le loro opere anche nella sede distaccata di Adria (Rovigo).

New Mode Gallery, galleria d'arte fondata nel 2015, opera principalmente per progetti, negli spazi di Reggio Emilia, nella sede distaccata di Adria e nelle sale espositive messe a disposizione dalle pubbliche amministrazioni. Promuove mostre d'arte, ma anche conferenze, reading, presentazioni e performance, sostenendo la contaminazione dei linguaggi. La direzione artistica è affidata a Costantino Piazza, da anni attivo in ambito culturale. New Mode Gallery non si rivolge esclusivamente al territorio nazionale ma anche al mercato estero, attivando sinergie con altre gallerie e partecipando a fiere internazionali di settore come "Art Shopping", in programma a giugno 2015 presso il Carrousel du Louvre a Parigi. E', inoltre, in via di definizione un ricco programma di corsi, dedicati a fotografia, disegno e storia dell'arte. (Comunicato CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Rolf Meyer - Natura morta con pesce - 1963 Rolf Meyer - Natura morta sul tavolo rotondo - 1961 Rolf Meyer (1913-1990). Nature morte
termina il 25 aprile 2015
Galleria Mosaico - Chiasso

Retrospettiva dedicata all'artista svizzero Rolf Meyer (Basilea, 1913 - Besazio, 1990), uno tra i più interessanti pittori del panorama elvetico del Novecento. La mostra, a cura di Barbara Paltenghi Malacrida, intende proporre una visione complessiva ma al contempo specifica dell'evoluzione stilistica di Meyer attraverso un'attenta selezione delle opere più significative appartenenti alla collezione privata della famiglia, all'interno di quell'iconografia che più di tutte Meyer approfondì.

L'esposizione conta una quarantina di lavori (30 opere su tela e un nucleo di 12 acquerelli di cui molti mai presentati in precedenza) e costituisce dunque un punto di vista estremamente importante nell'interpretazione dell'arte meyeriana, ancora oggi in attesa di specifici studi e approfondimenti che ne possano valorizzare al meglio la straordinaria portata all'interno dello scenario della pittura ticinese e svizzera in generale. Fin dagli inizi Rolf Meyer si dedicò alla natura morta: inizialmente come terreno fertile per lo studio dei rapporti luce/ombra e campo perfetto di osservazione intima e lontana da influssi esterni. Durante la permanenza a Roma nel 1948 nascono le prime opere ibride: elementi quali bicchieri di vetro, ceramiche e frutta inseriti nel primo piano di dipinti d'ispirazione paesaggistico-architettonica.

Ma è soprattutto negli anni del successivo soggiorno a Firenze (un capitolo fondamentale per la sua crescita artistica, protrattosi dalla fine degli anni Quaranta alla metà degli anni Sessanta) che la natura morta assume un ruolo preponderante all'interno del suo procedere: gli oggetti, nella loro perfetta staticità e protagonisti di sempre nuovi accostamenti, gli consentono infatti di avviare una fase sostanziale di sperimentazione a livello formale, strutturale e cromatico. Le influenze dell'arte italiana antica e a lui contemporanea si traducono in una purezza tecnica e tonale fatta di pennellate uniformi, armonia compositiva, allungamento delle sagome e grande attenzione alla resa luministica. Suggestioni che, nel tempo, si uniscono a quelle per un certo gusto di stampo cubista che negli anni Sessanta lo portò a realizzare una serie di opere dal forte carattere geometrico.

Negli anni successivi al trasferimento definitivo in Svizzera (nel 1966 si stabilisce a Besazio, Canton Ticino, dove resterà fino alla morte) il tema subisce nuove trasformazioni: a una stagione post-cubista e transitoria succede nei primi anni Settanta una fase più minimalista: toni scuri, contorni nitidi e concentrazione nella definizione delle sfumature cromatiche. Anche le dimensioni delle tele subiscono sensibili variazioni attinenti al significato della rappresentazione: negli anni Ottanta piccoli dipinti dal soggetto rigoroso lasciano il posto agli ultimi grandi lavori, il riassunto di un intero percorso: forme dilatate, forti contrasti chiaroscurali, sostanza materica opaca e ombrosa quale sintomo dell'ineluttabilità di un'esistenza che stava giungendo alla sua conclusione.




Un amore asimmetrico - Ricerche per un'identità pittorica
Paola Angelini, Francesco De Grandi, Matteo Fato, Francesco Lauretta, Luigi Massari e Luigi Presicce


termina il 30 aprile 2015
Galleria Bianconi - Milano
www.galleriabianconi.com

Opere di sei artisti contemporanei italiani. Diverse generazioni, ma legate da intrecci biografici comuni e dalla stessa complessità e profondità nell'approccio alla ricerca artistica come identità e linguaggio. La mostra intende offrire uno spunto di riflessione intorno al ruolo della pittura quale recupero di un'identità culturale e di una sapienzialità del "fare arte", riletta e restituita attraverso uno sguardo contemporaneo che si fa carico di quella lezione che, dagli anni ‘50 in poi, supera i limiti di questo linguaggio affrontando nel territorio pittorico questioni proprie di linguaggi scultori o performativi.

Come scrive Andrea Bruciati, nel testo che accompagna la mostra, a proposito degli artisti invitati: "(...) tutti abbracciano l'intenzione di dare un nuovo significato a ciò che quella tradizione comporta: i loro lavori sono prodotti di un'attività scardinata che scompone all'infinito ciò che significa essere unquadro". E' cosi che in Il quadro ha bisogno di un pezzo di muro da difendere: Festa 1&2, di Francesco Lauretta, i dipinti raffiguranti i cavalieri di Scicli sono posti a difesa di un muro in mattoni forati e cemento a sottolineare il valore "struttivo" e fondante della pittura.

Allo stesso modo nelle opere di Paola Angelini e Francesco De Grandi la pittura non è più mezzo, ma scopo ultimo e primo, la tecnica non è più forma ma sostanza: l'immagine di San Giorgio della grande tela Drawing of St.George, di Paola Angelini, altri non è che il pretesto per rappresentare, attraverso una composizione frammentata e unitaria allo stesso tempo,l'universo dei diversi linguaggi espressivi della pittura, divenendo così luogo di ricerca d'identità. Ugualmente gli archetipici paesaggi di Francesco De Grandi divengono, come dice il pittore stesso, "le gemme base della conoscenza", del modo di porsi nel mondo, nonché finestra su quell'atto performativo e misterico che è il movimento che il pittore compie nel suo studio nel momento della creazione. Il ruolo esoterico e misterico della pittura e dell'artista raggiunge la sua sintesi massima nelle figure dei Maghi dipinti da Luigi Presicce.

Maghi questi che, come scrive Davide Ferri in un suo precedente testo al riguardo, "(...) appartengono ad una dimensione di pittura prenarrativa, disincarnata, come le immagini apotropaiche, le icone, o - direbbe l'artista - i dipinti di Malevic (di Malevic mi vengono in mente quegli ultimi, folli, ritratti di contadini. Come descriverli, classificarli?). I maghi di Presicce resistono alla possibilità di essere compresi fino in fondo. Esistono, indipendentemente dal controllo che si è in grado di esercitare su di loro. Emergendo dall'oscurità custodiscono qualcosa, guardano, respingono."

I confini spaziali e territoriali della pittura sono travalicati nei lavori di Matteo Fato e Luigi Massari. Nelle opere di Matteo Fato la pittura si sustanzia e si scompone, metamorfizzandosi, divenendo altro da sé, appropriandosi della terza dimensione: spazio e tela, contenuto e contenitore, pigmento e figura, concorrono tutti allo stesso modo per trovare una possibile risposta ad un'unica e fondamentale domanda "il perché dell'immagine" quale il suo significato ultimo? Quale la sua forma? Contrariamente in Luigi Massari l'immagine pittorica si disgrega, si liquefà, dando vita ad una visione della realtà rarefatta e frammnatria. L'artista trasporta attraverso immagini mitologiche, in una dimensione "ultrasensibile", sonora, della pittura, fino a dar vita, in opere come Vettore, a dispositivi pittorici in cui il suono, la vibrazione musicale diviene insieme strumento e d'immagine, forma e sostanza allo stesso tempo. (Comunicato Ufficio stampa Lara Facco)




Opera di Giorgio Bonilauri Sebastiano Campisi- Catalogo Opera di Giovanna Magnani "Dentro e fuori"
termina lo 08 aprile 2015
Galleria 8,75 Artecontemporanea - Reggio Emilia
www.csart.it

In mostra, una ventina di dipinti realizzati da Giorgio Bonilauri, Attilio Braglia, Antonella Davoli, Gino Di Frenna e Giovanna Magnani: autori diversi per esperienza e linguaggio ma accomunati dall'interesse per la figura e il paesaggio. Giorgio Bonilauri (Reggio Emilia, 1940), pittore che ama la figura ed il corpo, descrive anche paesaggi della pianura caratterizzati da filari di vite. Un approfondimento cromatico che, attraverso i rossi, i gialli e i bruni, introduce lo spettatore ad uno spazio interiore e simbolico. Attilio Braglia (1943) analizza la natura all'interno di partiture definite.

Frammenti, quasi da illustrazione scientifica, nei quali "galleggiano" pesci ed alghe, cavalli e cavalieri. Scene teatrali che si concretizzano in illusioni ottiche che liberamente interagiscono con la tela. Antonella Davoli (Reggio Emilia) da anni si dedica al tema del corpo, oggetto di letture contrapposte che, in un certo senso, si integrano nella scomposizione e ricomposizione del volto. Ritratti vigorosi che nascono dal dramma esistenziale di matrice espressionista, così come da un'indagine psicologica sul soggetto.

La pittura di paesaggio di Gino Di Frenna (Sicilia, 1940) stempera la linearità del tratto in un gioco cromatico fatto di colori ferrosi, quasi metallici, contrapposti a superfici liquide che sfiorano codici visivi astratti. Dirupi con applicazioni di cellophane, retaggio di civiltà industriali. Le tele di Giovanna Magnani (Reggio Emilia), ricche di poesia della vita nella sua componente di fiaba e di sogno, descrivono figure femminili e paesaggi onirici. Un mondo ovattato, vaporoso, morbido che, a contatto con l'atmosfera, quasi si polverizza, sciogliendosi in una cometa di luce. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Piero Guccione
Storie della luna e del mare


termina lo 02 giugno 2015
Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati - Vicenza

Due amici che si ritrovano, in occasione degli ottanta anni di uno dei due, per festeggiare, insieme anche al pubblico degli appassionati, e rivivere un sodalizio culturale, artistico e di comune sensibilità, che data da diversi decenni. I due amici sono Marco Goldin e Piero Guccione, che il 5 maggio festeggia appunto il suo ottantesimo compleanno. Goldin gli ha voluto dedicare una mostra fatta di poche, selezionatissime opere degli ultimi venticinque anni, sedici in tutto, molte tra esse di grande formato. Sintesi di un percorso che dal 1988 è stato camminato insieme. Ma soprattutto il desiderio di mostrare gli esiti, tesi all'assoluto dell'immagine, al suo quasi svuotamento, contenuti nelle opere dell'ultimo quinquennio, molte delle quali inedite e mai esposte.

E' del 1989 la prima mostra, una vasta antologica di 130 tra dipinti e pastelli, che Marco Goldin, all'epoca poco più che un ragazzo, dedicò a Piero Guccione. A ospitarla fu Palazzo Sarcinelli a Conegliano, dove Goldin in quindici anni, fino al 2002, ha dato vita a una lunghissima serie di esposizioni riservate alla migliore pittura italiana del secondo Novecento, sia figurativa, che astratta, che informale. Da allora le esposizioni e i cataloghi, o veri e propri libri, che Goldin ha dedicato al pittore, sono stati una ventina. E assieme a Guccione, Goldin ha fatto scoprire all'Italia gli altri esponenti di quella che è stata classificata come la "Scuola di Scicli", Franco Sarnari in testa.

In questi decenni, tra Goldin e Guccione si è andato consolidando un rapporto che travalica quello tra artista e critico, quasi filiale, di grande, reciproco affetto e rispetto. Fondato su una sensibilità comune che muove dalla descrizione del reale, con la parola e con la pittura, per dilagare nello spazio interiore. Non è quindi un caso se si incontrano ancora una volta, adesso a Vicenza, quasi a fare sintesi di un'amicizia che si è espressa nell'applicazione costante rispetto al proprio ambito di riflessione, pittorica e critica. In occasione delle mostra in Palazzo Chiericati, Goldin ha scelto di realizzare, per le sue edizioni di Linea d'ombra, la più ampia monografia mai dedicata a Guccione, di oltre 250 pagine complessive e comprendente oltre 130 opere illustrate a colori, dal 1957 al 2014.

Essa racchiude tutti i testi, alcuni anche ampi e di ricostruzione storica del percorso, che nei decenni Goldin ha pubblicato sul pittore. Con l'aggiunta di un saggio inedito, scritto per questa circostanza, e dedicato alla produzione degli ultimi cinque anni. Quadri che occuperanno la sala più ampia di Palazzo Chiericati. In chiusura del volume, di grande formato e che sarà il secondo numero della serie iniziata con la monografia recente dello stesso Goldin su Antonio López García, apparati bio-bibliografici daranno conto, in modo aggiornato, di tutte le esposizioni sia personali che collettive. Oltre a una ampia biografia critica. (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Massimo Antime Parietti - Ascoltando Bach - tecnica mista cm.58x78 1993 Massimo Antime Parietti - I nastrini rossi - olio su tela cm.33x24 1939 Massimo Antime Parietti - Ischia - olio su tavola cm.60x70 1976 Massimo "Antime" Parietti
Diario di luce e colori


termina lo 07 giugno 2015
Civico Museo Parisi-Valle - Maccagno con Pino e Veddasca (Varese)
www.museoparisivalle.it

Mostra antologica di Massimo "Antime" Parietti, a cento anni dalla sua nascita, avvenuta nel borgo di Bosco nel Comune di Montegrino. "Diario di luce e colori" ripercorre il viaggio pittorico dell'artista, toccando le tappe fondamentali della sua vita e della sua arte. La mostra vuole sottolineare quelle doti del Parietti che ha saputo raccontare come in un diario il fascino della natura, la dolcezza dei volti delle persone amate e conosciute, i vari aspetti della realtà da lui intensamente vissuta. La luminosità che caratterizza le sue opere è il segno più evidente del suo animo ricco di valori positivi che attingeva alle sue umili radici mai dimenticate, e le infinite sfumature della tavolozza di mille colori personalizzano ogni suo dipinto, aggiungendo movimento e armonia alle composizioni.

La mostra è suddivisa in tre spazi espositivi che seguono a ritroso la sua evoluzione artistica. Si possono dapprima ammirare le opere più moderne, informali, nelle quali Antime ha realizzato, dopo il suo definitivo rientro in Italia alla fine degli anni '80, la sua aspirazione di trovare nuove astrazioni pittoriche, suggerite dalle diverse sensazioni provate nella nuova dimensione della vita quotidiana rinata nella sua amata Bosco come in un "sogno", nell'osservazione dei mutamenti della natura, o semplicemente nell'ascolto della musica che tanto prediligeva.

Una sala successiva è dedicata ai paesaggi e ai fiori, rappresentando al meglio la capacità dell'artista di narrare gli aspetti più piacevoli del suo diario, che ricordano viaggi in città affascinanti, l'amore per il giardino della casa di Bosco, l'incontro con le bellezze della natura che sempre ha saputo cogliere e talvolta amplificare, con un personale realismo. La terza sala raccoglie il diario dei luoghi significativi della sua vita, partendo da Bosco dove è nato e ritornato in età matura, Milano la città dei suoi primi approcci agli studi accademici, Parigi la capitale delle avanguardie artistiche, Solothurn dove ha vissuto a lungo con la prima moglie Marie Louise, che lo ha incoraggiato e aiutato nella sua passione per la pittura.

Il percorso si chiude con i ritratti di persone amate o fortemente stimate, come l'omaggio a Piccio, a Giacometti, a Cuno Amiet. Non manca un ritratto fotografico del Parietti scattato da Bruno Fasola, che ritrae l'artista per il suo ottantesimo compleanno, emblema dell'omaggio alla sua simpatia di uomo e alla inscindibile empatia di artista. Il catalogo della mostra, è stato curato dall'Associazione "Amici del Piccio".

E' Bosco di Montegrino Valtravaglia, la stessa patria di Giovanni Carnovali, detto il Piccio, a dare i natali, il 18 dicembre 1914, a Massimo Ercole Giuseppe Parietti. E' il settimo figlio di Romano Abele e di Melania, una Parietti anche lei. Nel piccolo paese arroccato sopra la valle, sposarsi tra consanguinei è quasi una regola imposta dall'esiguo numero dei suoi abitanti. L'unione, che porta ben otto figli, sarà funestata dalla morte di quattro di loro, tre femmine e un maschio. Il nome Antime, di cui l'artista farà orgoglioso uso nei suoi quadri, è in realtà preso a prestito dal fratellino Antime Giovanni, nato nel 1913, e deceduto due anni dopo. Anche papà Romano se ne andrà presto, vittima della Grande Guerra. Melania, amatissima dal figlio, riuscirà a trasmettere alla smarrita famiglia la serenità necessaria e una grande forza d'animo, rivelata in ogni momento della sua operosa esistenza.

L'amore di Antime per il disegno e i colori si manifesta in età precoce, quando mamma Melania scambia alcuni suoi piccoli quadri con l'ambulante del paese, ottenendone qualche scampolo di tessuto per cucire i grembiuli dei fratellini. In sesta elementare conquista un premio per un quadro a olio, che raffigura una donna intenta a lavorare all'arcolaio, uno dei tanti ritratti delle contadine della Valtravaglia, cariche di figli e di pensieri. E' forse anche questo precoce riconoscimento, unito alla giusta intuizione della madre sui suoi talenti di artista, a condurre Antime a Milano, dove fa apprendistato alla Cooperativa dei Pittori. Il suo maestro è Leonida Biraghi, da lui sempre ricordato quale severo, ma stimatissimo insegnante.

Lo accoglie, come fosse una famiglia, l'istituto per giovani operai di via Benvenuto Cellini, che lo ospita assieme a un centinaio di altri coetanei. Tra loro è anche un ragazzo gentile e timido, spesso impegnato nel cortile dell'istituto a tirar calci al pallone. "El Pepin al g'ha i pée d'or" diceva di lui un monsignore. Di cognome il giovane faceva Meazza. Antime frequenterà anche i corsi serali di Brera, allievo, negli ultimi due anni, di Aldo Carpi. Nel '35, terminati gli studi, è chiamato a lavorare col professor D'Andrea agli affreschi per la chiesa di santa Francesca Romana a Milano, e al Cimitero Monumentale. Qui dà egregia prova delle sue capacità. Nel '37 parte per la Costa Azzurra col professor De Liguori, ed esegue alcuni affreschi al Casinò di Nizza. Inizia contemporaneamente una più intensa pratica al cavalletto, che non smetterà mai più.

Dipinge ogni giorno e fissa sulla tela colori e atmosfere che la terra di Francia gli detta, avvicinandosi ai musei e alle opere degli amati impressionisti. Nature morte, paesaggi marini, scorci di mondi rurali o urbani, ritratti intensi, fiori (da lui stesso coltivati) sono, e saranno per sempre, i soggetti prediletti della sua pittura postimpressionista, che gli varrà l'appellativo di "pittore di luce". Terminato l'impegno con De Liguori, si trasferisce a Saint Raphal e collabora alla ditta di alcuni parenti decoratori. Col cugino Romano gira per la Costa Azzurra, di giorno lavora, di sera si esibisce nei café chantant: suona la chitarra e canta nell'orchestra dei Bluestar. Ne approfitta per spingersi spesso a Parigi, dove si sente subito a casa sua.

E' in questi anni che stringe amicizia con lo scultore Alberto Giacometti, un rapporto destinato a durare nel tempo, che gli consentirà di eseguire alcuni ritratti dell'artista, intento a dar forma alle sue filiformi creature nel famoso studio a Montparnasse. Nel '39 Parietti è richiamato in Italia, non ha la tessera del PNF come i colleghi artisti, e per questo si fa tre giorni di prigione. A toglierlo dai pasticci, sarà, per ironia della sorte, un imprenditore ben introdotto politicamente: Vito Baccarini. Artista a sua volta, prima che uomo d'azienda, il Baccarini ha alle sue dipendenze centoventi operai. E' persona d'onestà intellettuale e, nonostante le iniziali simpatie per il partito fascista, non vorrà aderire nel '43 alla Repubblica di Salò, cosa che gli costerà la deportazione in Polonia e la vita.

Baccarini ingaggia Parietti per alcuni lavori di affresco in San Sepolcro a Milano, poi per la colonia marina della provincia di Cervia. Nel '40 lo farà lavorare anche agli affreschi per il Teatro Impero a Varese con Giuseppe Montanari. "Mi pagarono finalmente e diedi tutto alla mamma. Saldò tutti i debiti e avanzò qualche lira da risparmiare". La guerra lo chiama in Albania. Dipinge a Tirana, nel palazzo di re Zog. Gli esiti tragici del conflitto bellico gli imporranno la quotidianità di momenti drammatici e il confronto con crude vicende umane della buona gente, là conosciuta e apprezzata, che faticherà a dimenticare.

Il rientro in Italia avviene a piedi nel 1942, dopo tre mesi di viaggio in compagnia dell'amico Francini. Ma dovrà riprendere presto la via della Svizzera. Rientra in Svizzera nel Canton di Berna, a Burgdorf, e di quel tempo ricorda quindici giorni di consegna in compagnia del tenore Di Stefano. Gli è concesso poi di cercarsi in territorio elvetico un lavoro di mezza giornata per mandare soldi a casa. Si reca anche nel cantone di Soletta, bussa alla porta di una casa: è la ditta di decoratori della famiglia Riva. Conosce così la giovane Marie Louise che diventerà sua moglie, lo sarà per trentotto anni. La sua seconda, felice vita nella ridente Solothurn, sulle rive del fiume Aar, dopo la triste parentesi della guerra, gli permette di lavorare e produrre intensamente, di stringere amicizie carissime e importanti.

Determinanti quelle con Hans Berger e Hans Müller. Quest'ultimo è imprenditore, ma anche collezionista e direttore del museo locale, colui che donò il principale nucleo delle sue opere, tra le quali dei preziosi Rouault e Renoir, al Kunsthaus Museum della città. Cuno Amiet, noto artista, fu a sua volta nella schiera degli amici di Parietti ed ebbe con lui un'intensa frequentazione. Sono anche queste amicizie ad aprirgli, per la stima meritata, molte porte. I quadri di Parietti vengono particolarmente richiesti; sia da collezionisti privati europei e americani, innamorati della sua eclettica e ricca produzione, sia dalle gallerie e istituzioni museali svizzere e francesi. Espone, oltre che al Kunsthaus Museum di Soletta, anche a Zurigo (Galleria Giacometti), a Berna (Galleria Dobiaschofsky) e Basilea (Basilea Art 83), a Lucerna e Parigi (Galleria Montenay, Pavillon des Arts, Beaubourg).

Il rientro definitivo in patria, alla fine degli anni Ottanta, nella bella villa di Bosco che guarda sulla valle, avviene solo dopo la morte di Marie Louise. E' in questo periodo di riflessione e dolore che concepisce la serie di opere informali, ispirate alla musica e ai sogni, intese forse come ricordo e adieux alla terra elvetica e insieme irresistibile desiderio di recuperare, prima della fine, gli antichi legami. Nel tempo l'amore per una nuova compagna, divenuta la sua seconda moglie, la gallerista luinese Gabriella Badi, gli ridarà la serenità e la voglia di lavorare ed esporre ancora le sue nuove opere in numerose collettive e personali in Italia. Ad Arcumeggia, nel 1996, aggiunge un suo affresco alla Galleria di dipinti all'aperto.

Dona con generosità molte sue opere a chiese del territorio e a istituzioni pubbliche e private. La città di Luino gli ha dedicato diverse mostre, tra le altre la ricca antologica del '94, in occasione dei suoi ottant' anni, a Palazzo Verbania. Massimo Antime Parietti muore nella sua piccola patria, dove è sepolto, il 23 giugno del 2002, dopo una vita tutta dedita all'arte. Una targa, apposta nel 2014 dall' Associazione culturale "Amici di Giovanni Carnovali detto il Piccio" sulla facciata della casa natale, nella sua Ca'd'Maté, a cento anni dalla nascita, lo ricorda al visitatore che transita per Bosco di Montegrino, unificandone la memoria a quella del grande collega Carnovali. (Estratto da presentazione di Luisa Negri)




Zero in the mirror 1
Christian Megert / Nanda Vigo
Berlino / Lugano


termina il 24 aprile 2015
Galleria Allegra Ravizza - Lugano
art@allegraravizza.com

Riferimento all'atmosfera artistica vitale creata dal Gruppo Zero negli anni Sessanta, e all'utilizzo dello specchio come strumento espressivo da parte di Christian Megert e di Nanda Vigo, entrambi partecipi riconosciuti di quell'esperienza, e tuttora legati a quello strumento come una delle principali peculiarità del proprio lavoro. Sia Christian Megert che Nanda Vigo, infatti, in maniera del tutto indipendente l'uno dall'altra - uno in Germania, l'altra in Italia -, hanno iniziato la loro attività matura utilizzando le proprietà dello specchio e dei suoi derivati: riflessione, trasparenza, luminosità, frammentazione dell'immagine, simmetria, sono solo alcuni elementi fisici legati allo specchio, che possono trasformarsi in elementi metaforici e addirittura etici, se si considera l'invito vitalistico - l'unica esortazione costante nel tempo, da parte di Zero e della sua multiforme attività - del Gruppo Zero a cambiare i modi della propria vita attraverso una nuova visione del mondo e viceversa.

Megert e Vigo hanno accolto quell'esortazione e l'hanno portata avanti, diffondendola attraverso il loro lavoro da allora ad oggi, e in questa "mission" hanno utilizzato lo specchio sperimentandone le molteplici possibilità, e contribuendo a fare delle superfici specchianti una presenza consueta e accettata nell'arte contemporanea internazionale. Non sono stati soli, ovviamente, ma sono stati coloro che all'interno della "galassia Zero" hanno scelto questa sorta di "virtualità" e di "moltiplicazione" che lo specchio consente, e che in questo modo si avvicina agli assunti libertari del gruppo, sempre in bilico tra azione e percezione, tra opera e comportamento.

Il pubblico di queste due mostre potrà confrontare i modi differenti con cui i due artisti hanno utilizzato questo strumento, e all'interno del percorso di ciascuno potrà notare le variazioni di ricerca intercorse durante la loro ormai lunga carriera: sono esposti infatti lavori che vanno dai primi, eroici e stoici anni Sessanta ad oggi, passando soprattutto per quel decennio dei Settanta, che andrà sicuramente rivalutato quanto a riflessione teorica e pratica sugli assunti ideali e ideologici intuiti nel decennio precedente.Edito un catalogo con una doppia intervista agli autori, da parte di Marco Meneguzzo, che evidenzierà ancor più affinità e singolarità dei due lavori, nel contesto dell'Europa delle neoavanguardie.

Nanda Vigo (Milano, 1936) dimostra interesse per l'arte fin da quando ha occasione di trascorrere del tempo in compagnia di Filippo de Pisis, amico di famiglia, e di osservare le architetture di Giuseppe Terragni da cui - si può azzardare a dire - ha imparato l'attenzione alla luce. Dopo essersi laureata all'Institut Polytechnique di Lausanne e un importante stage a San Francisco, nel 1959 Vigo apre il proprio studio a Milano. Da quel momento il tema essenziale della sua arte diventa il conflitto/armonia tra luce e spazio, che l'artista utilizza nel proprio lavoro, anche come architetto o designer. Dal 1959 frequenta lo studio di Lucio Fontana prima, e poi si avvicina agli artisti che avevano fondato la galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni ed Enrico Castellani.

In quel periodo tra i diversi viaggi per le mostre in tutta l'Europa (più di 400 mostre collettive e personali), Vigo conosce gli artisti e i luoghi del movimento ZERO in Germania, Olanda e Francia. Nel 1959 inizia la progettazione della ZERO house a Milano, terminata solo nel 1962. Tra il 1964 e il 1966 ha partecipato ad almeno tredici mostre ZERO, compresa NUL 65 allo Stedelijk Museum di Amsterdam e ZERO: An Exhibition of European Experimental Art alla Gallery of Modern Art di Washington D.C. Nel 1965 l'artista ha curato la leggendaria mostra ZERO avantgarde nello studio di Lucio Fontana a Milano, con la partecipazione di ben 28 artisti.

Tra il 1965 e il 1968 ha collaborato e creato con Gio' Ponti la Casa sotto la foglia, a Malo (Vicenza). Nel 1971 Vigo viene premiata con il New York Award for Industrial Design per il suo sviluppo delle lampade (Lampada Golden Gate) e nello stesso anno progetta e realizza uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo Remo Brindisi a Lido di Spina (Fe). Nella sua attività Vigo opera con un rapporto interdisciplinare tra arte, design, architettura, ambiente, è impegnata in molteplici progetti sia nella sua veste di architetto che di designer che di artista. Quello che contraddistingue la sua vivace carriera è l'attenzione e la ricerca dell'Arte, che la spinge ad aprire collaborazioni con i personaggi più significativi del nostro tempo ed a intraprendere sempre progetti volti alla valorizzazione dell'Arte.

Christian Megert (Berna, 1936) ha studiato presso la scuola d'arte Kunstgewerbeschule dal 1952 al 1956. Viaggiando tra la Svezia, la Germania e poi Parigi, Megert sperimenta il suo linguaggio artistico a cominciare dal primo monocromo e, più avanti attraverso le sue opere cinetiche del 1959. La ricerca artistica di Christian Megert si concentra sull'utilizzo della luce, del movimento e del riflesso luminoso, concretizzata nello specchio quale mezzo artistico primario con cui Megert realizza la sua prima opera a specchio nel 1960. Nel 1961 Megert scrive il suo Manifesto Ein Neuer Raum (Un nuovo spazio), sintesi della sua ricerca artistica. Gran parte delle opere di Christian Megert necessitano dell'interazione del pubblico e, similmente alla poetica degli altri del Gruppo Zero, il nesso tra arte, vita e realtà quotidiana, elementi fondanti il suo lavoro.

Kopke a Copenhagen nel 1959, alla Galerie Kaspar nel 1961 e ancora, a Losanna nel 1963. Megert ha preso parte ampiamente alle esposizioni del Gruppo Zero e quelle dell'Arte cinetica in Europa. Le sue opere si trovano oggi in numerose collezioni private e pubbliche, tra cui al Musée des Beaux Arts di Montreal, al Progressive Museum di Basilea e il Museum of Modern Art di New York. Dal 1973 Christian Megert si trasferisce a Düsseldorf, dove insegna fino al 2002 presso la Kunstakademie. In questi anni realizza sculture in pietra esposte ad Amsterdam, Maastricht e Vaduz. Attualmente Christian Megert vive e lavora tra Düsseldorf e Berna. Dal 2014/2015 il lavoro di Megert è presente al Guggenheim di New York e al Gropius-Bau di Berlino nell'ambito delle manifestazioni dedicate a ZERO.




Opera di Carmen Mitrotta Carmen Mitrotta
"... a volte esco di casa con il cielo sotto braccio"


termina l'11 aprile 2015
Galleria foto-forum - Bozen/Bolzano
www.foto-forum.it

"Le mie immagini nascono dall'esigenza di descrivere attraverso gli oggetti le relazioni e le sensazioni che osservo e annoto. Quello che salta agli occhi è l'insistente ricerca del dettaglio, della precisione formale e l'attenzione cromatica. Tutto ciò non è puramente volto a descrivere una forma estetica ma racconta una eterna sensazione di attesa in cui i colori e le atmosfere pacate descrivono quasi sempre spazzi ben circoscritti e auto-costruiti in cui fermarsi e osservare." La mostra sarà accompagnata da un catalogo con fotografie dell'autrice e testi di Roberto Mutti e Giancarlo Maiocchi.

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"Meine Bilder entstehen aus dem Bedürfnis, Eindrücke und Beziehungen, die ich beobachte und notiere, anhand von Objekten zu beschreiben. Dabei fällt die beharrliche Suche nach Details, nach der formalen Präszision und die chromatische Sorgsamkeit auf. Dies alles dient nicht nur dem Übermitteln einer ästhetischen Form, vielmehr erzählt es von einem ewigen Gefühl des Wartens. Die Farben und ruhigen Athmosphären beschreiben Räume, die fast immer genau umschrieben und selbst konstruiert sind, und zum innehalten und beobachten einladen." Zur Ausstellung wird ein Katalog herausgegeben mit Fotografien der Autorin und Texten von Roberto Mutti und Giancarlo Maiocchi.




Francesca Monti. Beauty&Beauty Francesca Monti. Beauty&Beauty
termina lo 07 aprile 2015
IDILL'IO arte contemporanea - Recanati
idillio11@gmail.com

Al centro della mostra è il concetto di Bellezza, declinata secondo diverse sfaccettature che compongono la complessità dell'universo femminile. I manichini vestiti di Francesca Monti, ognuno dedicato a momenti storici diversi o ispirato al cinema, alla letteratura e alla storia dell'arte, compongono un dialogo silente aprendo a una riflessione intorno alla dualità "immagine pubblica/sfera privata" della donna. Da Karen Blixen a Napoleone, da James Ivory a J.J. Winckelmann, si snodano nella storia i ricordi di Francesca Monti. Nikla Cingolani, nel testo di presentazione della mostra, scrive: "Interiore o esteriore, fisica o metafisica che sia, quando la Bellezza si presenta, abbaglia con la sua Luce fino a compenetrare il respiro di chi riesce a coglierla".




Roberto Coda Zabetta - FILM#02 - olio su tela cm.180x120 2014 Roberto Coda Zabetta: Film# 00 - 56
termina lo 08 aprile 2015
Fondazione Mudima - Milano
info@mudima.net

Mostra personale di Roberto Coda Zabetta con venti tele inedite di grande formato che costituiscono l'anteprima di un progetto più ampio composto da cinquantasei lavori. Film# 00-56, introduce alla nuova ricerca artistica di Coda Zabetta: una pittura che, oltre a non essere più figurativa, procede per stratificazioni sottili di materia, impalpabili pellicole, film appunto, di colore. Una materia non più densa, ma fluida e trasparente. Ma anche "film" inteso come sequenza di 56 frame che raccontano la storia del cambiamento di un linguaggio.

Le opere in mostra contengono forme, luci, ombre e colori della natura che si condensano in un flusso atemporale e non figurativo di infinite informazioni. L'occhio scorre veloce, seguendo movimenti orizzontali, concentrici, verticali, emerge in superficie e velocemente si immerge in profondità. La visione è immediata, ma innesca un lento flusso di riconoscimento, di scoperta del processo pittorico, dei riferimenti, delle citazioni, delle fonti. Si produce un inconscio corto circuito: immagini mentali che non svelano, ma ri-velano (velano nuovamente), nel senso che mostrano e insieme nascondono quell'invisibile cui l'immagine rimanda. La ricerca di ciò che è 'irrappresentabile' dell'altro del mondo, un movimento verso l'alto o il basso legato alla necessità di trascendere le condizioni emotive dell'esperienza.

Nelle parole di Ilaria Bonacossa, autrice del testo in catalogo: "I nuovi lavori di Roberto Coda Zabetta sembrano giocare con i limiti dell'astrazione contemporanea attraverso un rapporto tattile e viscerale con i materiali pittorici classici che vengono 'forzati' in futuristiche trame. Queste grandi tele evocano sintetiche immagini digitali della nanotecnologia così come spazi siderali a milioni di anni luce da noi che nelle loro trasparenze sembrano omaggiare una tradizione nipponica millenaria di opere a china e acquarello su carta".

Per Roberto Coda Zabetta la pittura astratta è uno stato della mente che contiene forti limitazioni e infinite libertà: l'astrazione è, insieme, il luogo intimo dove si dimentica la 'mente', si scava negli strati del vissuto, degli insegnamenti, dei riferimenti, dove l'accumulazione dell'informazione si libera nel movimento dell'animo, nella visione, nella somma dei contrari e di tutto ciò che si sottrae alla compiutezza della percezione e della temporalità. E, contestualmente, è il luogo dove agire con infinita libertà riguardo a quei riferimenti, sapendo che, ciascun gesto è denso di riferimenti storici, ma che può essere usato, consapevolmente, al di fuori di ogni classificazione cronologica. Corredano la mostra un catalogo, edito da Allemandi & Co., con testo critico e intervista all'artista a cura di Ilaria Bonacossa, e un video biografico, diretto da Jansen & Rodriguez e ArtAtWork, visibile sul sito www.robertocodazabetta.com. (Comunicato Ufficio Stampa Nora comunicazione)




Opera di Renzo Marinelli Renzo Marinelli
termina lo 04 aprile 2015
Galleria Incorniciarte - Verona
www.incorniciarte.it

Renzo Marinelli (Verona, 1922 - 2003) frequenta il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti "Cignaroli", partecipando a diverse esposizioni collettive veronesi sia prima che dopo la guerra. Dagli anni '50 entra a far parte di quel clima di inesausta sperimentazione e di febbrile confronto culturale che lo vede,insieme agli amici Chiecchi e Rampinelli, esporre presso la Galleria Ferrari, un'arte allora poco compresa e poco accettata. Insieme a questi amici, e in seguito con Degani e Mozzambani dà vita a una sorta di Secessione, a testimonianza di un irripetibile momento di "militanza artistica".

Negli anni Sessanta espone ancora presso Ferrari, la Galleria Zero, partecipa a numerose collettive fuori città: Termoli, Firenze, Lubiana, Torino ed altre. Nel '67 è tra gli organizzatori della 58° Biennale Nazionale d'Arte di Verona, ed è tra i fondatori della Cgil Artisti. Nel '71 espone in una personale alla Galleria Linea 70. Dopo un periodo in cui le sue apparizioni pubbliche si fanno più rade, nell'80 ritorna ad esporre presso la Galleria Novelli e nel '86 presso lo Studio Toni de Rossi. In seguito però preferirà partecipare solo a collettive. A partire dal '90 inventa e realizza "Arte in fabbrica", rassegna di quadri e sculture allestita negli spazi della falegnameria Bissoli, con l'idea di portare l'arte nei luoghi del lavoro, nella convinzione del valore sociale e culturale di ogni manifestazione artistica.




Posta - dalla mostra Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale Lettera con ritratto a pastelli di Emilia cm.21x35 - dalla mostra Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale Portalettere di città - bozzetto dalla mostra Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale Storie di donne nella Prima Guerra Mondiale
termina l'11 maggio 2015
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

1914: gli uomini partono per il fronte, le donne rimangono sole a affrontare a casa la nuova, dura realtà, impegnandosi con forza e tenacia a reggere le sorti familiari. La rassegna organizzata al Museo Postale si pone l'obiettivo di far luce sul ruolo che la donna ha avuto durante l'immane conflitto, e per farlo utilizza alcune documentazioni inedite. Nella rassegna sarà possibile visionare un documento nel quale una donna racconta la partenza del coniuge dal binario n. 8 della Stazione Centrale triestina, un momento straziante. Esposto, poi, un epistolario originale tra una novella sposa e il marito impegnato al fronte - si tratta della famiglia Sevnik, leale all'Impero - che permette al lettore la percezione del clima incerto e teso verificatosi in città l'indomani lo scoppio del conflitto.

Nell'allestimento spicca anche la documentazione dello storico Lucio Fabi (Trieste 1914-1918, una città in guerra) ulteriore elemento per tentare di penetrare l'atmosfera di un periodo storico in cui la guerra, il grande male, viene logicamente percepita da regnicoli e lealisti con occhi diversi. La donna, in quel marasma, è moglie, madre, figlia, lavoratrice e tanto altro ancora. E' pure internata per le sue idee discordanti con il Governo nel campo di Katzenau, in Austria, dove addirittura è costretta a partorire. E soccorre i fanti caduti durante gli assalti in veste di crocerossina: qui i documenti originali raccontano l'esperienza umanitaria sul campo delle sorelle istriane Marinaz.

Le donne sostituiscono gli uomini, sono spazzine e anche postine, lavorano persino nei cantieri e, non poteva essere diversamente, dispensano amore a guerrieri e civili. Di meretricio si legge in una circolare del 1915 del Comando supremo del Regio Esercito Italiano e, stando a alcuni dati, le poverine venivano conosciute quotidianamente da una ottantina di uomini. Nella rassegna è compresa una interessante documentazione sulle donne di etnia slava con un omaggio alla poetessa Ludmilla Prunk. Oltre ai documenti postali, nell'allestimento della rassegna ha trovato posto una divisa di postina del Regno d'Italia degli inizi del Novecento assieme a altri interessanti reperti.

La rassegna coordinata dalla curatrice museale Chiara Simon in collaborazione con Ester Pacor, Rosalba Trevisani e Roberto Todero, rispettivamente per l'UDI, il Centro Unesco e l'Associazione Zenobi. Accanto alla mostra sono previste, nell'ambito museale, un ciclo di conferenze sul tema bellico che avranno luogo nelle date del 12, 19 e 26 marzo con inizio alle ore 17.00. L'iniziativa rientra nel programma di manifestazioni "Primavera di donne" organizzata dalla Provincia di Trieste. (Comunicato Ufficio Comunicazione Territoriale Veneto - Trentino A.A. - Friuli Venezia Giulia)




Giancarlo Bargoni - Nuova alba - cm.110x100 Nel segno del colore
termina il 19 aprile 2015
Libreria Galleria Einaudi - Mantova
www.libreriagalleriaeinaudi.it

Opere di Giancarlo Bargoni, Peter Casagrande, Marino Iotti, Augusto Morari, Aurelio Nordera, Claudio Olivieri, Errika Pontevichi, Mario Raciti, Piero Ruggeri, Renzo Schirolli, Sergio Sermidi, Luiso Sturla. Curata da Alberto Bernardelli, la mostra presenta venticinque dipinti ed una concisa selezione di sculture. Trait d'union - spiega il curatore - «il segno, il gesto, il colore, la materia: elementi costitutivi dell'arte informale, declinati da ogni artista in maniera personale».

Gli autori invitati, per lo più nati in Italia negli anni '30, già verso la fine degli anni '50 elaboravano forme di pittura astratta, vicine alle esperienze informali che maturavano in Europa e all'Action Painting americana. In esposizione, un certo numero di opere di grandi dimensioni realizzate tra il 1990 e il 2000, in un periodo in cui l'esperienza dei singoli era ampiamente collaudata da una lunga consuetudine di pittura di tipo astratto. Le scelte stilistiche degli artisti presenti segnano un passaggio da una rappresentazione che imita il mondo al di fuori di noi ad una rappresentazione del mondo dentro di noi, pur condizionato dalla natura che ci circonda.

Per raccontare gli umori del soggetto gli autori ricorrono a una pittura gestuale e di intensa improvvisazione del segno dipinto. Piero Ruggeri (Torino, 1930-2009) artista informale già presente nella Torino degli anni '50, ospitato con una sala personale alla Biennale del 1962. Giancarlo Bargoni (Genova, 1936), molto conosciuto in Francia, perennemente in ricerca di nuove spazialità e nuove espressioni del colore. Claudio Olivieri (Roma, 1934) artista raffinato che ha passato a Mantova la prima giovinezza. Luiso Sturla (Chiavari, 1930) presente con un'opera di grande formato con la forza espressiva degli azzurri e dei blu, echi ineludibili del mare della sua Liguria. Mario Raciti (Milano, 1934) in mostra con una preziosa opera su carta.

Peter Casagrande (Weilhem - Baviere, 1946), abituato a interventi pittorici di grandissima dimensione, qui presente con un'opera intima declinata sui grigi. Chiudono la carrellata quattro pittori mantovani: il compianto Sergio Sermidi (1937-2011), Augusto Morari (1938), più conosciuto come restauratore, ma che dagli anni '50 ha coltivato la pittura, Aurelio Nordera (Verona, 1933 - Mantova, 2012) e Renzo Schirolli (Mantova, 1935-2000) con uno dei suoi ultimi lavori dedicato alla moglie Mariarosa. Sono presenti anche due artisti emiliani, che si inseriscono nel grande solco della pittura informale storica con loro personali elaborati: Errika Pontevichi (Piacenza, 1979) e Marino Iotti (Reggio Emilia, 1954). (Comunicato Ufficio Stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opera di Monica Bertoli Emanuele Biagioni - giornata nel traffico parigino - acrilico su tavola cm.35x50 2015 Opera di Bruno Carati Esposizione Internazionale d'Arte Contemporanea
termina il 30 marzo 2015
Galleria Sabrina Falzone - Milano
www.galleriasabrinafalzone.com

I percorsi espositivi in programma sono i seguenti: "Universo femminile", "Visioni urbane", "Frammenti di luce" e "Geometrie dell'universo". Nella Saletta Guttuso saranno presentati i dipinti su cartone, appartenenti alla recente produzione artistica di Bruno Carati, che s'ispirano ad una frammentazione dell'unità visiva grazie ad una innata padronanza creativa. La mostra personale "Frammenti di luce" evidenzia significativamente la dominante luministica nelle ricerche pittoriche del maestro milanese, enfatizzata dal preliminare frazionamento della superficie dipinta e successivamente ricomposta in modo da ottenere la massima espressione della luce. Nello spazio Mirò si potranno ammirare le opere selezionate per il progetto "Geometrie dell'universo", accomunate da un efficace linguaggio cosmico e spirituale.

In evidenza, si segnalano le tele realizzate da Roberto Re (proveniente dalla provincia parmense di Casaltone), caratterizzate da una profondità etica e mentale che si dipana grazie ad un'accorata espressività interiore; inoltre, saranno visionabili i lavori eseguiti da Osvaldo Mariscotti residente a New York, dotati di grande temperamento e carisma. Nel lussuoso Salone Bernini si svolgerà una bi personale che vedrà confrontarsi due promesse della pittura contemporanea dagli stili ben distinti: Emanuele Biagioni e Monica Bertoli. Il nucleo di opere proposte da Biagioni, dedicato alle "Visioni urbane", indaga lo spazio della città immersa nella sua quotidianità contrassegnata da ritmi frenetici, dal caos metropolitano e dal traffico urbano.

L'artista toscano, originario della provincia di Lucca (Barga), riesce a cogliere le atmosfere della città in virtù non soltanto di un acuto spirito di osservazione ma anche in virtù di un'interiorizzazione pittorica del contesto circostante. Tale processo di interiorizzazione si evince prevalentemente dall'emozione della luce e dalle eleganti sfumature tonali. La raffinatezza prosegue nei raggianti volti femminili raffigurati da Monica Bertoli, pittrice autodidatta di origine veneziana attualmente residente a Marcon. Esposti in concomitanza con la Giornata internazionale della donna, i suoi quadri intendono rappresentare l'"Universo femminile" sotto una nuova luce moderna tra grazia, sensualità e bellezza. Attraverso la sua pittura figurativa quantomai dinamica Bertoli ci insegna che emancipazione ed eleganza possono viaggiare sullo stesso binario dell'odierna società. (Comunicato stampa)




Nicola Caredda - acrilico su tela 2014 cm.40x30 Paolo Pibi - Il quarto stato della materia - acrilico su tela cm.40x40 2014 Paolo Pibi - Nicola Caredda: "Filling in"
termina il 14 aprile 2015
Galleria Studio d'Arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

La serie di opere che gli artisti presentano sono connotate da un intensa vena lirica ed evocativa che riflettono sul topos del rapporto uomo-natura nell'epoca contemporanea. Un cammino il loro che si tende tra affinità e opposizioni tematiche, prospettive difformi e approcci coincidenti. La peculiarità comune è la critica radicale alla razionalità cosciente, e l'emancipazione delle virtualità immaginative dell'inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo "oltre" la realtà. Le immagini che costruiscono le opere sono il risultato di un ripristino di dati, input, forme, conservate all'interno della memoria visiva,e che generalmente non vengono percepite dall'occhio, poiché situate in una zona di vuoto, priva di informazioni. Ma tuttavia attraverso un elaborato processo denominato filling in il cervello permette di configurare un'immagine.

Gli artisti utilizzano dunque la pittura per rendere visibile il pensiero e la loro memoria, creano immagini dalla forte carica emotiva, con soggetti autonomamente attendibili ma che nel contesto diventano scomposti, kafkiani. Condivisa anche la tecnica con la quale realizzano le loro opere, trattasi di acrilico su tela. In entrambi gli artisti è possibile evidenziare un uso analitico della luce atmosferica, che unifica i vari piani e i soggetti, come un connettivo dorato e avvolgente che le lega allo sfondo. I dipinti sono caratterizzate da un evidente tonalismo dato dalla progressiva sovrapposizione di velature a strati colorati che rendono il chiaroscuro morbido e avvolgente, e permette di ottenere tonalità intense e sature, tanto nelle zone a cromia brillante che in quelle più scure. Un automatismo dunque il loro, che li porta a trasfigurare la realtà ma, non negarla. (Comunicato stampa)




Sandy Skoglund: "Unpublished Works"
termina il 26 maggio 2015
Galleria Paci contemporary - Brescia
www.pacicontemporary.com

Solo Show dedicato alla fotografa americana Sandy Skoglund, artista di fama mondiale e pioniera della Staged Photography. La mostra presenterà in anteprima il ciclo di dodici lavori appartenenti alla serie Reflections in a Mobile Home (1977), attraverso il quale l'artista si focalizza sugli interni e i dettagli domestici della vita quotidiana di una casa mobile americana degli anni Settanta, dimostrando la sua formazione da autodidatta ed iniziando a sviluppare quell'interesse per la messa in opera di veri e propri set da cui trarre lo scatto fotografico che connoteranno le sue opere future. Le opere mostrano, infatti, l'uso non professionale ma piuttosto approssimativo delle tecniche fotografiche della profondita` di campo, della messa a fuoco e dell'illuminazione, poi raffinate nel corso degli anni Ottanta. Il processo di sviluppo dell'immaginario creativo, attraverso l'acquisto o la collezione di oggetti da utilizzare per la messa in opera di veri e propri set da cui trarre lo scatto fotografico, inizia a tutti gli effetti con questa serie.

Ai primi lavori realizzati da Sandy Skoglund è da riferirsi anche il ciclo American Vacation Motel Cabins: scatti realizzati dall'artista durante un viaggio compiuto nell'estate del 1974 guidando da Boston verso Portland, immortalando alcune pittoresche strutture da vacanza. La mostra sarà anche l'occasione per ammirare, in anteprima mondiale, il lavoro The Grey Foxes, originariamente esposto al Centre Pompidou di Parigi come parte integrante della mostra collettiva L'Invention d'un Art. L'installazione, invece, è tuttora parte della collezione permanente del Denver Art Museum.




Daniela Caciagli - acrilico e olio su tela cm.80x120 Daniela Caciagli: "As you like it"
termina lo 06 aprile 2015
Concept store Vela Massimo Rebecchi - Lucca
www.mercurioviareggio.com

In esposizione un ciclo di recenti dipinti ad acrilico e olio su tela. Nelle opere di Daniela Caciagli si uniscono, con originalità, elementi di matrice Pop e Iperrealista, così come spunti tratti dall'illustrazione pubblicitaria e dal fumetto. L'artista crea immaginifiche associazioni di frammenti di vita quotidiana, sfumando i riferimenti spazio-temporali. Vibrante è l'uso dei cromatismi: il colore è l'autentico generatore della forma, la modella e la controlla per sviluppare una non banale riflessione sul destino, imperscrutabile, che caratterizza ogni essere umano.

Daniela Caciagli (Bibbona - Livorno, 1962) vanta un ampio curriculum espositivo, con numerose personali e collettive in Italia e all'estero. Nel 2007 e nel 2010 è finalista al Premio 'Arte Mondadori' di Milano. Nel 2012 viene selezionata dalla Public Enterprise 'Artkomas' di Vilnius per rappresentare l'arte italiana in Lituania, con una serie di mostre nei Musei delle principali città lituane. La mostra, organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio e con Lory Rose Eventi, è corredata di catalogo con testo critico di Chiara Di Cesare.




L'inconscio possibile. Parallelismi in movimento nell'arte fotografica
Andrea Good, Stefania Beretta, Dorothee von Rechenberg, Alessandra Spranzi, Annelies Štrba, Mark Yashaev


termina il 10 maggio 2015
Mact/Cact Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

Esposizione inaugurale della stagione 2015 del Mact/Cact, che vede protagonisti autori operanti prevalentemente con o attingendo dalla macchina fotografica, e rendendo tuttavia labili i confini tra il concetto di 'fotografia' e quello più generico e parallelo di 'arte'. Dagli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento si constata una fascinazione per la tecnologia, tale da concepire - a partire dagli anni Settanta - anche la Fotografia come espressione artistica. Gli influssi che ne derivano sono innumerevoli e sfaccettati: il film, il cinema, il videoclip, il linguaggio della grafica pubblicitaria, il fumetto e l'animazione, la performance, il documentario etc. Ecco che ciò che da un certo punto di vista aveva allora una sua forte identità (cioè lavorare sull'idea di 'fotografia pura'), da quegli anni in poi questo linguaggio perde la sua specifica connotazione per liberarsi e ibridarsi con altre forme produttive e parallele.

Nell'ambito dell'arte più tradizionale rispetto alla fotografia, invece, questo fenomeno si solidificherà più tardi, dando così forma conclamata a quella società artistica trans-mediale e post-contemporanea, meglio riconducibile a manifestazioni sempre più omogenee e unisessuali che hanno contribuito a delineare viepiù i contorni di una società debole e tribale come la nostra. Gli artisti che abbiamo analizzato e scelto si inseriscono a pieno titolo in quel gruppo di autori, che si sono chinati, agli albori di questo processo di rinnovamento all'interno del rapporto arte-tecnologia, sullo studio della macchina come fenomeno da esaminare in relazione a una società che cambia e che vede una pericolosa prevaricazione - anche dal punto di vista della comunicazione e della propaganda o proselitismo economico-politici - del 'mezzo' sul 'messaggio'. (...)

Ogni studio serio sull'estetica dell'arte passa inevitabilmente attraverso la critica e la rimessa in discussione dell'arte 'estetica'. Se nel Golden Age della fotografia, essa stessa assumeva il peso della propria responsabilità, oggi si discute di fotografia per vie bi- o polilaterali, laddove l'artista pone l'accento della sua ricerca sulla trans-medialità del mezzo di produzione, ossia la negazione di qualsivoglia sua predominanza. Così, gli artisti di questa mostra, pur utilizzando la macchina fotografia come il pittore il proprio pennello e la tavolozza, si allontanano dalla tradizione della Fotografia e superano anche l'imbarazzo della macchina come elemento pregnante e di fondamentale produzione estetica. (Mario Casanova, 2014)




Mario Schifano: Orizzonte Nr. 2
termina il 18 aprile 2015
Galleria Alessandro Bagnai - Firenze
www.galleriabagnai.it

Mostra di Mario Schifano (1934-1998), seconda di "Orizzonte", ciclo espositivo curato da Lorand Hegyi, che si prefigge di portare all'attenzione del pubblico alcune grandi figure della storia dell'arte degli ultimi decenni, che possano ancora essere un punto di riferimento per l'arte delle nuove generazioni. La prima mostra di questo ciclo (aprile-giugno 2012) è stata dedicata ad uno dei fondatori del Gruppo Zero, il tedesco Günther Uecker (Wendorf, Germania, 1939). In quella occasione, oltre alla proiezione di un film documentario di Michael Kluth sulla storia dell'artista, Uecker aveva esposto alcune opere storiche e aveva anche realizzato una serie di nuovi lavori appositamente per la galleria.

La mostra nasce dalla volontà di Alessandro Bagnai di rendere omaggio ad un pittore verso il quale, più con lo spirito del collezionista che del gallerista, ha sempre sentito una passionale attrazione. La galleria non intende presentare il complesso universo di questo celebre artista, né vuole ripercorrere la sua storia in maniera esaustiva. Grandi e belle mostre hanno tentato di farlo e altre ancora dovranno cercare di rappresentare la complessa e ricca umanità della sua figura.

La scelta delle opere nasce quindi, prima di tutto, dalla collezione del gallerista e, anche se solo con una selezione, rappresenta vari momenti storici dell'artista. Non solo i primi Sessanta, considerati gli anni importanti, ma anche i successivi anni '70, '80 e '90, volendo quindi porre l'accento sulla straordinaria capacità di Schifano di essere pittore, di rinascere sempre, con lo scatto del genio, in modo diverso; da non poter essere così facilmente incasellato, classificato e racchiuso in uno solo dei suoi numerosi periodi. Per l'occasione sarà pubblicato Il secondo volume di "Orizzonte" che conterrà un saggio di Lorand Hegyi, attualmente direttore del Museo di Saint-Étienne, Francia.

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Galleria Alessandro Bagnai is pleased to announce an exhibition of the work of Mario Schifano (1934-1998), the second in the Orizzonte exhibition series under curator Lorand Hegyi. The series aims to spotlight some of the great figures from the history of art of the past few decades who are still points of reference for new generations of artists. The first exhibition in the series (April-June 2012) was dedicated to one of the founders of Group Zero, the German artist Günther Uecker, (Wendorf, Germany, 1939). On that occasion, the artist exhibited some of his historic works as well as a series of new works created especially for the gallery; a documentary film on his history by Michael Kluth was also shown.

The exhibition dedicated to Schifano, who died in 1998, springs from Alessandro Bagnai's desire to render homage to a painter whose work has always held a special attraction for him, more from the point of view of a collector than as a gallery owner. The gallery does not aim to present an overview of this celebrated artist's complex universe, nor to retrace his history in a comprehensive way; other, much larger exhibitions have attempted to do so, and still others may attempt to represent his rich and complex humanity in the future.

The selection of works shown here, then, is based first and foremost on the gallery owner's own collection, and although highlighting only a few works, represents various historical periods - not just what were considered the artist's "important years", the early 1960s, but also later ones, the '70s, '80s and '90s. The intention is to underscore Schifano's extraordinary capacity to be a painter, to constantly reinvent himself - with a spark of genius - in different ways, so as not to be easily labeled, classified or summed up in any one of his numerous periods. The occasion will be marked by the publication of the second volume of Orizzonte, which will contain an essay by Lorand Hegyi, current director of the Museum of Saint-Étienne, France.




El Greco, architetto di altari
Fotografie di Joaquìn Bèrchez


termina il 14 giugno 2015
Palladio Museum - Vicenza

In occasione del quarto centenario dalla morte di Doménikos Theotokópoulos detto "El Greco" (Candía, Creta, 1541 - Toledo, 1614), questa esposizione fotografica restituisce un capitolo molto importante, ma altrettanto poco conosciuto, dell'attività artistica del grande pittore rinascimentale: il suo lavoro come architetto nell'arte del retablo, ovvero nella progettazione di altari. Una mostra in collaborazione con Istituto Cervantes, Real Academia de Bellas Artes de San Carlos Valencia, Municipality of Heraklion, Generalitat Valenciana, Culturartes IVC+R. El Greco, formatosi prima a Creta e poi a Venezia e Roma, nel 1577 si trasferì a Toledo.

Nella città spagnola il sistema di produzione delle immagini era ben diverso da quello italiano e l'artista realizzava non solo i dipinti ma anche i grandi altari che li incorniciavano, i retablos appunto. Insieme al figlio Manuel, si occupò dell'intaglio dell'assemblaggio e della doratura degli elementi architettonici per le pale. A Toledo, El Greco si fece notare per lo stile personale, per un particolare gusto nell'uso dell'oro brunito, eredità dei primi anni di formazione trascorsi a Creta. Le architetture di avanguardia conosciute durante i soggiorni a Venezia e Roma (in particolare quelle di Andrea Palladio e di Michelangelo) furono reinterpretate da El Greco e adattate agli usi e ai modi dell'architettura spagnola e soprattutto di Toledo.

El Greco architeto de retablos / architetto di altari vuole mostrare il ricco e complesso dialogo tra i dipinti di El Greco e le loro "cornici": da intendersi non limitatamente agli altari che li contenevano ma anche alle architetture in cui questi erano inseriti. Joaquín Bérchez, grazie alla sua peculiare strategia fotografica e a un uso sofisticato del particolare e del frammento, ci svela la profonda conoscenza del linguaggio architettonico utilizzato da El Greco nei suoi retablos e i valori plastici che lo definiscono. Aspetto, quest'ultimo, inedito e poco noto della poliedrica personalità artistica de El Greco. Joaquín Bérchez è uno dei più noti storici dell'architettura spagnoli ma da molti anni è anche un fotografo professionista.

I due aspetti si armonizzano: per Bérchez la fotografia è uno strumento di narrazione e di creazione visiva dell'architettura e del paesaggio. Le fotografie di Bérchez sono state esposte in numerose città spagnole e in diverse gallerie internazionali: New York (Queen Sofia Spanisu Institute), Messico (Colegio de Minería), Vicenza (Palladio Museum), Palermo (Università degli Studi di Palermo), Roma (Real Academia de España), Lisbona (Museu Arte Popular). Le sue fotografie sono presenti su riviste internazionali quali «FMR» di Franco Maria Ricci e da oltre dieci anni illustrano le copertine dei nostri «Annali di architettura». (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Alighiero Boetti - Ordine e disordine - tecnica mista su carta, cm.96x66 1983 Bruno Cassinari - Senza Titolo - olio su tela cm.40x105 1983 Ennio Morlotti - olio su cartone su tela cm.34x47 1967 Ordine e disordine
Astrazione e figurazione nell'arte del Novecento


termina il 19 aprile 2015
Galleria d'Arte 2000 & Novecento - Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

Esposizione collettiva con opere realizzate da alcuni protagonisti della scena artistica italiana, dagli anni '40 ad oggi. L'esposizione fa riferimento all'omonima serie di Alighiero Boetti, uno dei principali rappresentati dell'Arte Povera che nel 1972 decise di inserire una "e" fra il nome e il cognome, evidenziando così il dualismo della sua identità. Un titolo che rimanda anche ad un interessante saggio di Luciano De Crescenzo (Ordine e disordine, 1996) in cui lo scrittore, parlando d'arte, pone l'ordine a metà strada tra il realismo ingenuo e l'astrattismo più sofisticato, il disordine sulle ali piuttosto che al centro. In mostra, oltre a tre carte di Alighiero Boetti, un dipinto di Bruno Cassinari (Senza Titolo, 1958) ed Ennio Morlotti (Senza Titolo, 1967) - uniti nel "Fronte Nuovo delle Arti" -, le liriche astrazioni di Enrico Della Torre (Attenzione, 1980 e Senza tempo, 1986) e le composizioni ritmiche e modulari di Luciano Bartolini. Completano il percorso espositivo, opere di: Capogrossi, Galliani, Gastini, Griffa, Ghirri, Manfredi, Mattioli, Migliori, Morandi, Savelli, Schifano e Valentini, nonché un'incisione ad acquaforte e puntasecca di Antonio Ligabue del 1940 circa. (Comunicato Ufficio Stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Eugenio Tibaldi: Red Verona
termina il 30 aprile 2015
Studio la Città - Verona
www.studiolacitta.it

Per la prima volta a Verona, l'artista espone opere progettate e realizzate appositamente per gli spazi di Lungadige Galtarossa, con forti richiami al territorio veronese e alle sue contraddizioni. Di grande impatto e ricchi di suggestioni, i temi presi in esame dall'artista toccheranno aspetti sia sociali che economico-politici, trasformando Verona in una scenografia inconsapevole nel teatro di conflitti interni dell'animo umano. Le opere in galleria - a cura di Adele Cappelli - si offrono come la struttura di un intenso e sfaccettato racconto. L'artista traccia una linea sulla quale pone, attraverso il suo sguardo, conflitti mentali e politici legati alle trasformazioni in corso.

Sollecitazioni individuali e sociali causate da eventi recenti con un occhio alla storia del passato. Narrazioni letterarie, fantastiche capaci di dissolvere il rigore del vero e del falso per diventare feticci talmente reali da essere ricordati, celebrati, condivisi al pari di fatti accaduti. La linea di Eugenio Tibaldi segna, incrociando fatti e storia della città di Verona con altre realtà, confini geografici che s'incontrano e scontrano con i confini dell'esistenza. Ecco allora, tra le opere esposte, l'orizzonte urbano di Verona Landscape, imponente lavoro nel suo sviluppo lineare oltre 30 metri di lunghezza dove compaiono dipinti edifici trasfigurati e sospesi, isolati e ricontestualizzati, tra reale ed irreale.

Untitled 01, installazione composta da due giradischi che riprodurranno un brano musicale su vinile, appositamente scritto da Eugenio Tibaldi, libera interpretazione delle vicende shakespeariane di Romeo e Giulietta. Sul lato a, nell'adattamento lirico interpretato da un cantante del Conservatorio di Verona, sul lato b, nella versione di una ballata interpretata da un duo di musicisti rumeni. La riflessione sull'identità personale e sociale passa anche attraverso il gioco di finzione e dello stereotipo, nella rappresentazione del labile confine tra reale ed immaginario declinato nell' installazione Maps, ventiquattro opere realizzate con materiali industriali, imitazioni della tipica pietra marmo rosso di Verona, con la descrizione del perimetro urbano di tutte le altre città dal nome Verona sparse nel mondo.




Herbert Hamak: Point Alpha
termina il 30 aprile 2015
Studio la Città - Verona

Nel film La cosa da un altro mondo, del 1951, un essere proveniente dallo spazio resta imprigionato nel ghiaccio, e così viene ritrovato da una spedizione polare: l'essere si intravede nel blocco di ghiaccio, e ogni spettatore sa che sarebbe meglio lasciarlo lì dov'è, e nel contempo non vede l'ora che quella presenza si sveli per far finire la storia iniziata col ritrovamento. Ecco, di fronte a queste nuove opere di Herbert Hamak la nostra condizione - e il nostro sentimento - è quello di quegli spettatori, nel momento in cui intravedono qualcosa nel blocco (di ghiaccio nel film, di resina nel nostro caso): "dobbiamo sapere", e contemporaneamente sappiamo anche che ci affascina di più il mistero che non il suo svelamento, esattamente come nel film - e in tutte le narrazioni di questo tipo -, dove la manifestazione completa di ciò che è seminascosto e appena visibile è sostanzialmente deludente.

Hamak "costruisce" letteralmente il mistero e già in questo mette in atto una capacità che non è comune, perché a rigor di termini, un mistero non si costruisce, ma "è": invece, immergendo qualsiasi "cosa da questo mondo" nella resina, si stabilisce quella "lontananza" che nella realtà è costituita da appena qualche centimetro di resina semitrasparente, ma che nell'immaginario è costituita più dal tempo che dallo spazio e colloca l'oggetto in una regione fantastica.

La mancata identificazione subitanea della "cosa", infatti, consente alla fantasia di costruire più ipotesi sulla sua natura, e molteplici livelli di narrazione su di essa, proprio a partire dal suo stato fisico (...) Hamak ha titolato queste sue nuove opere Point Alpha, indicando così esplicitamente una sorta di "inizio" (Alfa è la prima lettera dell'alfabeto greco), che nel suo caso dovrebbe però essere un "nuovo inizio", vista la sua notevole attività precedente, per altro sempre interpretata - e non c'era motivo per non farlo - come un esempio di minimalismo astratto, concretizzato in una forma e in un colore.

Qui invece sembra tutto stravolto, per la presenza di un oggetto o di un'immagine che apparentemente diventano protagonisti dell'opera, e ciò giustificherebbe la novità di un titolo simile, a sottolineare la frattura con un periodo precedente della propria storia, ma una volta passato il primo momento di sgomento concettuale - che tutti noi, che conoscevamo la sua opera precedente, abbiamo sicuramente provato... -, che lo vedeva rinunciare ai concetti di forma, di colore, di geometria, in favore di immagini, metafore e narrazioni, la considerazione potrebbe andare al vero protagonista di tutto questo rinnovamento, che non è altro che il blocco di resina. E' questo infatti che innesca la metafora, che costruisce il tempo della narrazione, che mette in scena il mistero, molto di più dell'oggetto racchiuso al suo interno. Mostra a cura di Marco Meneguzzo. (Comunicato stampa)




Tommaso Cascella: Illuminato dall'inverno
termina lo 07 aprile 2015
Galleria ZetaEffe - Firenze
www.galleriazeteffe.com

"(...) La sua pittura è una superficie ideale che imprime fisionomia alla concretezza della tela, per mezzo di segni, piani prospettici (...) La coincidenza tra la forma e l'espressione è nell'opera di Tommaso Cascella la risultante di una osservazione introspettiva, che si esterna attraverso l'uso sinuoso di linee lanceolate che percepiamo al pari di suoni silenti, intesi come un profondo silenzio che riecheggia dentro di noi. (...) Per questo motivo la risultante estetica nell'opera d'arte è commisurata alla sua aderenza con i moti dettati dalla sensibilità dell'artista che imprime alla pittura azioni emotive, restituendo al dipinto la definizione ultima di un paesaggio interiore." (Sonia Zampini, curatrice della mostra)

Tommaso Cascella (Roma, 1951) si è anche occupato di una casa editrice e di una stamperia d'arte, in stretta collaborazione con artisti e poeti. Nel 1981 fonda la rivista di Arte e Poesia "Cervo Volante". Nel 1987 restaura un grande edificio cinquecentesco a Bomarzo (VI), dove impianta un nuovo studio. Nel 1995 viene nominato "accademico per la scultura" all'Accademia di S. Luca, e una sua opera in bronzo viene collocata nel quartiere Tachikawa City di Tokyo. E' presente con la scultura Cielo alla XII Quadriennale di Roma, e al Kaohsiung Museum of Fine Arts di Taiwan, con una selezione di opere grafiche.

Dal 1997 al 2011 è protagonista di diverse mostre retrospettive: a Ischia, al Palazzo dei Priori di Certaldo, al Palazzo Orsini di Bomarzo, al Museo Archeologico di Amela e al Consiglio di Stato a Roma. Negli stessi anni si susseguono importanti esposizioni personali all'estero in Svizzera, Germania, Slovacchia, Giappone e Cina. Tra le ultime mostre personali ricordiamo: Fiori d'Autore, nel 2014, presso la Galleria Miralli di Viterbo, nello stesso anno si allestisce la mostra Tommaso Cascella presso la Galleria Comunale di Marina di Ravenna. Nel 2015 la mostra La parola disegnata, presso Bibliothè Art Gallery di Roma, con un'intervento sonoro di Venera Maglia. Ad oggi, Tommaso Cascella, ha esposto con centoventi mostre personali.




Tamas Jovanovics - Nonostante II - 28 pannelli ciascuno cm.20x20 2011 Tamas Jovanovics
termina il 15 aprile 2015
MAAB Gallery - Milano
www.artemaab.com

Il più recente ciclo di lavori dell'artista ungherese Tamas Jovanovics (1974) il cui leitmotiv è l'interazione e reciproca influenza tra luce e colore. Al fine di trasformare il colore in luce, ottenendo da esso il suo valore più puro, la ricerca artistica di Jovanovics si origina dal nero, il colore che racchiude tutti gli altri. Le linee geometriche, realizzate a pastello e disposte sulla tavola, seguendo un ordine composto e calibrato, acquistano una luminosità a loro intrinseca che tuttavia si manifesta attraverso il dialogo misurato con il nero, ossia l'assenza di luce. L'essenzialità astratta delle opere di Tamas Jovanovics, ove il tecnicismo e l'individualismo lasciano spazio al segno primario e alla geometria piana, giunge così all'estasi metamorfica e intangibile del colore che si tramuta in luce.

Tamàs Jovanovics (Budapest, 1974) ha ottenuto il dottorato di ricerca in Belle Arti, prima nel 2004 all'Accademia Ungherese di Belle Arti a Budapest, e in seguito all'Université de Provence Aix-Marseille ad Aix-en-Provence, in Francia. Dal 1999 inizia la sua attività grazie a numerose mostre in gallerie e musei, sia pubblici che privati, a Berlino, a Bruxelles, a Budapest, a Londra, a Milano, a Mosca e a New York. Nel 2007 ha vinto un concorso di arte pubblica, completando, nel 2008, l'installazione permanente e monumentale sulle tre facciate del Föiskola Nyíregyházi campus a Nyíregyháza, in Ungheria. Le strutture tridimensionali - in acciaio e alluminio con un peso di circa 14 tonnellate - sono applicate su facciate e soffitti dell'edificio, fino ad avere un'altezza massima di 23 metri.

La stessa realizzazione vince il Prix Award FIABCI d'Excellence nel 2009 come migliore sviluppo del settore pubblico dell'anno. Nel 2009 è stato selezionato per un "Artist in Residence" di tre mesi a New York (Usa) presso lo Studio Fellowship di Harlem MontrasioArte. Nello stesso anno ha ricevuto una menzione speciale da parte dei curatori della sede di Milano Premio Artivisive San Fedele. Nel 2014 ha avuto l'onore di ottenere una mostra personale nel monumentale Temple space del Kiscell Museum a Budapest. Vive e lavora in diverse città d'Europa, cambiando spesso residenza tra Milano, Budapest, Londra e Vienna. (Comunicato stampa)




Francois Morellet - Contresens n.1 François Morellet
termina il 23 aprile 2015
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Nella prima sala del piano superiore della galleria sono esposte opere recenti, appartenenti alla serie 3D concertant e 3D Bandes décimées, realizzate sovrapponendo all'inteno dello spazio della tela tre differenti schemi in cui le rette tratteggiate si dispongono in modo univoco ma secondo angolature differenti, sino a creare l'illusione ottica della terza dimensione e della geometria del cubo. Nella seconda sala del piano superiore si trova 4 neons 0° - 4 neons 90° avec 2 rythmes interferents del 1972, lavoro in cui la ritmica alternanza dell'illuminazione al neon rosso suggerisce la visione di una griglia ortogonale. Al piano inferiore dello spazio espositivo si trovano opere recenti in cui i neon non si inseriscono ordinatamente all'interno del perimetro delimitato dalla tela - o dalle tele - ma assumono un potenziale costruttivo anche a livello formale. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere in mostra, un saggio introduttivo di Enrico Mascelloni, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Come scrive Enrico Mascelloni, "il percorso di Morellet, sebbene coerente con le proprie premesse, è di straordinaria varietà, (...) e l'ambiguità entra nell'opera come suo elemento costitutivo e con una radicalità che non cessa nemmeno nei lavori recentissimi. Nelle opere in cui compaiono i neon vi è come un allentamento dell'effetto-griglia, al punto che i neon stessi si piegano e diventano flessuosi, quasi danzando sopra la superficie dell'opera. I lavori coevi - organizzati in esili griglie segniche spezzate - suggeriscono un andamento musicale, simulando una dimensione di profondità e persino una sequenza di cubi per poi negarli allo sguardo successivo, riportandoci alla sostanza del lavoro di Morellet (...)". (Comunicato stampa)




Carlo Cane - Mutabile - olio su tela applicata su tavola cm.90x150 2014 Carlo Cane: Ancora possibile
termina lo 06 aprile 2015
Galleria RezArte Contemporanea - Reggio Emilia
www.galleriarezarte.it

Ventidue dipinti inediti, frutto di un'approfondita ricerca che, attraverso il progressivo recupero di paesaggi ideali, giunge ad immagini oniriche e surreali, dominate da una vegetazione rigogliosa e abitate da creature funzionali alla dimensione visionaria. «Una pittura calibratissima - scrive il curatore Alberto Agazzani - controllata sia pure nel saggio uso dell'apparente casualità delle colature e delle macchie, ordinate e ravvivate ed anzi vivificate, in passato più ancora che oggi, dall'ordine quasi matematico di architetture altrimenti possibili e razionali, sospese, appunto, su spazi aerei totalmente impossibili, e che oggi si arricchiscono sorprendentemente di colori tanto vivaci quanto seducenti». Opere ad olio e tecnica mista di nuova produzione nelle quali l'autore traduce la bellezza della natura, testimoniando che è "Ancora possibile" associare alla pittura una funzione estatica, magica, misteriosa, per farci sognare e lenire il malessere generato dalla società contemporanea. «Cos'é, dunque, il Paesaggio - conclude Alberto Agazzani - se non una proiezione. A volte è meglio vivere nei sogni che spegnersi lentamente nella realtà».

Carlo Cane (Valenza - Alessandria, 1951) si forma artisticamente alla scuola privata di Giulia Pace Zelaschi. Frequenta in seguito lo studio del pittore Gian Paolo Cavalli. Per diversi anni svolge attività di mignaturista e orafo. Prende parte a numerose esposizioni in Italia e all'estero, collaborando anche con la galleria Coates & Scarry di Bristol (Gran Bretagna). Tra le recenti personali, si segnalano "Ghiaccio nove" (Romberg Arte Contemporanea, Latina, 2011, a cura di Italo Bergantini e Gianluca Marziani), "Le città irreali" (Spazio Artè, Reggio Emilia, 2012, a cura di Alberto Agazzani), "Oltre il tangibile" (Palazzo della Cultura, Valenza, a cura di Roberto Milani) ed "Il futuro imminente" (Spazio La Skapigliatura, Trino, 2014, a cura di Alessandro Beluardo). Con la Galleria RezArte Contemporanea partecipa alle collettive "RezArte Estate" (2013) e "Tecniche miste" (2014). (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Immaginario negato - Jacob More - Mount Vesuvius in eruption L'immaginario negato della villa dei Vettii a Pompei
termina il 16 aprile 2015
Istituto Italiano di Cultura a Marsiglia

L'istituto Italiano di Cultura a Marsiglia presenta una serie di iniziative dedicate al sito archeologico di Pompei. Un percorso per far conoscere la fiorente città dell'Impero romano, fondata nel VI secolo a.C., che una terribile eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C., distrusse completamente. Il primo incontro sarà con Maria Teresa Caracciolo, storica dell'arte, ricercatrice al CNRS, specialista della pittura europea del XVIII e XIX secolo e delle relazioni franco-italiane all'epoca della Rivoluzione e dell'Impero. La storica parlerà su Pompei e l'Europa (1748-1943) anticipando il contenuto della mostra, che la stessa Caracciolo curerà, per il Museo Archeologico di Napoli alla fine del prossimo maggio.

Un racconto delle vicissitudini vissute da Pompei, dopo la scoperta del sito nel 1738. Avvenimenti strettamente legati anche ai mutamenti politici che visse l'Italia, ma Pompei è stata, come l'Araba Fenice, capace di rinascere non solo dalle ceneri, ma anche dall'oblio. Sarà l'occasione per conoscere Pompei: la grande città che gli archeologi piano piano hanno riportato alla luce, ma anche la città dell'immaginario, quella idealizzata e sognata da pittori, scrittori e musicisti. La rassegna, prodotta da Encloplus edizioni, presenta su cinque grandi pannelli, quasi in dimensione reale, accompagnati da nove ingrandimenti di particolari, alcune riproduzioni degli affreschi di eccezionale suggestione che decorano la Villa Vettii, oggi chiusa al pubblico.

Queste opere, realizzate con una tecnica straordinaria e grazie alla loro dimensione, daranno al visitatore l'illusione di passeggiare lungo le strade pompeiane e tra le meravigliose stanze delle ville che hanno ispirato per secoli viaggiatori, poeti ed artisti del mondo intero. Con l'occasione il pubblico potrà apprendere le tecniche di realizzazione, le tematiche scelte dai committenti e quali fossero gli artigiani scelti per realizzare gli affresci e i mosaici che decoravano e impreziosivano le ricche dimore dei Romani. (Comunicato stampa Roberta Lombardo Hurstel)




Tre oci tre mostre Tre oci tre mostre / Giudecca fotografia
termina il 12 aprile 2015
Casa dei Tre Oci - Venezia
www.treoci.org

Format di successo giunto alla terza edizione, inaugura la stagione espositiva 2015 della Casa dei Tre Oci. Rassegna fotografica capace di attraversare più linguaggi tra foto vintage ed inedite produzioni. Quasi un festival della fotografia, con piccoli saggi di bravura, l'incontro di molti maestri, una retrospettiva di Stefano Robino e una monografica di Francesco Maria Colombo. Un percorso di ricerca articolato su più livelli, che trasforma la Casa in una vera e propria Kunsthalle, proponendo anche quest'anno un percorso visivo di confronto tra i linguaggi contemporanei e la grande tradizione della fotografia veneziana. Tre proposte espositive differenti fra loro che cercano di interpretare l'essenza della fotografia di oggi in una logica che si muove verso il superamento dei generi e la trasversalità.

Al pianterreno: Sguardi privati. Sessanta ritratti italiani. Fotografie di Francesco Maria Colombo esito di un percorso di conoscenza che esplora l'universo culturale, della scienza e della ricerca attraverso l'arte del ritratto: attori, filosofi, musicisti, scrittori e scienziati, tutti colti nel proprio contesto, liberi di scegliere gli ambienti e gli attributi della propria raffigurazione, Toni Servillo, Dario Fo, Bernardo Bertolucci, Peppe Barra, Claudia Gerini, Margherita Hack, Gillo Dorfles, Valerio Mastandrea, Luciana Savignano... Al primo piano: Le gallerie veneziane e la fotografia. Bugno Art Gallery, Ikona Gallery, Giorgio Mastinu Fine Art, La Salizada Galleria, Michela Rizzo Galleria e Galleria Upp. Sei gallerie che mettono in scena ognuna una proprio mostra scegliendosi una stanza del piano nobile affacciato sul bacino di San Marco.

Al secondo piano il Circolo Fotografico La Gondola presenta tre mostre: Quel che resta del giorno, le fotografie di 31 soci del Circolo che si sono ispirati a questo tema. Poi, L'Italia positiva di Stefano Robino. Fotografie 1951-1969. Sessanta stampe originali, con alcuni inediti. La vicenda fotografica di Stefano Robino costituisce una sorta di trait d'union tra la produzione amatoriale dei primi anni '50 fortemente condizionata dalle ultime propaggini del neorealismo e le soluzioni più intimistiche affioranti man mano che si avvertono i primi segnali del boom economico. Infine, una stanza è dedicata a Momenti decisivi, le fotografie dei tre vincitori del Portfolio 2014. (Comunicato stampa)




A occhi spalancati
Capolavori dal Museo dell'Impressionismo Russo di Mosca


termina il 12 aprile 2015
Palazzo Franchetti - Venezia

"A occhi spalancati" è l'anticipazione, meglio l'anteprima di un nuovo grande museo di Mosca, quello dell'Impressionismo Russo che aprirà i battenti nella capitale russa nel prossimo autunno. Per annunciare e far conoscere quello che è destinato ad essere uno dei "musei imperdibili" per ogni turista che si recherà a Mosca, la direzione della futura istituzione ha deciso di anticipare l'apertura al pubblico con due importanti preview: la prima si è svolta in Russia, nel Museo di Ivanovo, all'inizio dell'autunno scorso e ora è la volta di Venezia, unica tappa estera. La rassegna veneziana è curata da Yulia Petrova, direttore del Museo dell'Impressionismo Russo, e da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, responsabili del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell'Università Ca' Foscari e di una serie di prestigiose e apprezzate attività espositive che dal 2010 hanno diffuso in Italia alcuni essenziali aspetti dell'arte russa degli ultimi due secoli.

E' un'indicazione interessante dell'originale politica culturale e della speciale mission dell'istituzione moscovita: favorire, attraverso esposizioni temporanee, in Russia e all'estero, la conoscenza di una rilevante tendenza dell'arte russa, in particolare quella che caratterizza l'epoca tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, una fase ancora poco conosciuta, a parte alcuni grandi nomi, della vicenda artistica e del ruolo internazionale della moderna arte russa. Le 50 opere sono esposte in un percorso che accosta tra loro soggetti tematicamente contigui (il paesaggio, la scena urbana, la figura in un interno), con una dovuta ma non sempre vincolante attenzione alla cronologia.

Il momento di maggior fioritura dell'Impressionismo in Russia è di qualche lustro successivo alla svolta dell'arte francese intervenuta tra settimo e ottavo decennio dell'Ottocento, e comprende soprattutto l'ultimo decennio del secolo e l'inizio di quello successivo. Ma questo non significa che possa essere considerato la variante provinciale di quello francese e nemmeno la sporadica scelta di maniera di qualche pittore. L'Impressionismo era già divenuto infatti il tempestivo punto di riferimento per l'opera di paesaggisti come Fedor Vasil'ev, aveva influenzato la ricerca di Polenov e di Repin, dopo un loro soggiorno in Francia e, grazie a questi maestri, era presto diventato oggetto di studio per gli studenti della Scuola di Pittura, Architettura e Scultura di Mosca, alcuni dei quali destinati - come Konstantin Juon, Petr Petrovicev e Stanislav Zukovskij, tutti presenti in mostra - a un ruolo di primaria importanza prima, durante e dopo l'avvento delle Avanguardie.

La tradizione di dipingere alla maniera impressionista continua poi per buona parte del Novecento, ed è documentata in mostra con opere di Koncalovskij, Grabar', Kustodiev, Baranov-Rossiné, con altri pittori insospettabili, come Sergej Gerasimov o Georgij Savickij, e persino con artisti molto legati al realismo socialista, come Aleksandr Gerasimov e Dmitrij Nalbandjan. D'altra parte l'immagine guida della mostra - i Manifesti sotto la pioggia di Pimenov (1973) - dimostra con ogni evidenza come la matrice impressionistica caratterizzi con un certo rilievo anche il periodo del disgelo post staliniano.

La mostra veneziana allinea insomma le prime esplicite rimeditazioni e rielaborazioni della rivoluzione artistica francese, evidenzia la tenace persistenza, per buona parte del Novecento, di questo approccio alla raffigurazione della vita individuale e dei suoi scenari e sottolinea la perdurante attualità di questa matrice. Per questo l'arco cronologico delle opere in mostra spazia da alcuni rari dipinti giovanili di Konstantin Korovin, il più famoso esponente dell'Impressionismo russo, e di Valentin Serov sino ad anni recentissimi, con pittori come Vladimir Rogozin e Valerij Kosljakov, che non si possono certo considerare "impressionisti" in senso stretto ma per i quali sono risultate fondamentali le ricerche dei loro predecessori alla fine del XIX secolo e che raccolgono oggi, idealmente ed efficacemente, in una chiave contemporanea, la loro eredità.

Il Museo dell'Impressionismo Russo di Mosca nasce dalla collezione privata di Boris Mints, avviata oltre dieci anni fa, anche mediante l'acquisto sul mercato occidentale di una serie di dipinti che sono tornati così in Russia e che tra poco saranno disponibili per i visitatori del Museo. Il Museo dell'Impressionismo non espone tuttavia solo una collezione privata. C'è la ferma volontà di creare, mediante l'impiego di nuove tecnologie (alcune delle quali saranno sperimentate per la prima volta proprio nella mostra di Venezia), uno spazio che coinvolga i visitatori di varie estrazioni e a diversi livelli.

Il museo è pensato insomma come uno spazio dinamico, interattivo, dove l'esposizione permanente verrà accompagnata da strutture e attività educational e di ricerca sulle raccolte del museo stesso. Sono previsti una sala cinema e uno spazio per mostre temporanee. Come abbiamo accennato, quella di "impressionismo russo" è una definizione che ha confini molto vasti. Il Museo raccoglie pertanto opere dei classici maestri del periodo più propriamente riferibile a questa tendenza storica, così come di pittori che hanno trovato nella matrice impressionista, anche solo per un tratto del loro percorso, una referenza insostituibile per la loro ricerca e la loro evoluzione.

Gli storici dell'arte hanno l'abitudine di far risalire al 1863 (l'anno de Le déjeuner sur l'herbe e de l'Olympia di Manet) l'apparizione della nuova arte in Russia. In quell'anno un gruppo di giovani pittori si ribellò all'autorità dell'Accademia delle Arti di Pietroburgo, fino ad allora indiscussa. La principale conseguenza di tale gesto fu la nascita di un secondo polo di influenza artistica, Mosca, dove, nel 1870, con l'aiuto di un mercante appassionato d'arte, Pavel Tret'jakov, si costituì la Società dei Pittori Ambulanti (Peredvizniki), per diffondere la conoscenza artistica al di fuori delle grandi città, con mostre itineranti. La Società rimase attiva fino al 1923, organizzò più di 50 rassegne ed ebbe un ruolo capitale nel dischiudersi di una nuova fase dell'arte russa.

L'estetica degli Ambulanti segnò la generazione successiva, ma provocò anche un completo riorientamento dell'arte russa che fino a quel momento aveva seguito le grandi scuole europee senza mostrare una vera e propria originalità. Gli Ambulanti puntavano decisamente sul realismo e sull'impegno nella vita sociale. Il loro maggiore punto di riferimento culturale era Lev Tolstoj, di cui condivisero le opinioni ben prima che egli le esponesse chiaramente in Cto takoe iskusstvo (Che cos'è l'arte, 1898).

A partire dal 1874 Savva e Elizaveta Mamontov cominciarono a riunire un gruppo più o meno permanente di artisti russi nella loro proprietà di Abramcevo. I fondatori di questo "gruppo" furono Repin, Polenov, e Valentina Serova, insieme al figlio Valentin, e più tardi si unirono a essi i fratelli Viktor e Apollinarij Vasnecov, Korovin e Vrubel'. Si discuteva, si lavorava e si parlava di arte medievale russa e popolare. Si praticavano pittura e scultura ma anche arti applicate (la chiesa di Abramcevo è opera collettiva dei Vasnecov, Polenov e Repin), c'era persino un teatro d'opera privato dove vennero allestiti molti spettacoli, come La fanciulla di neve di Rimskij-Korsakov.

La Corista (1883) di Konstantin Korovin (1861-1939) è probabilmente la prima opera impressionista russa: precorreva i tempi e non fu capita dai contemporanei. E tuttavia vi si percepiscono i due elementi tipici del suo approccio impressionistico: il decorativismo e la tendenza allo studio-bozzetto, evidenti nei suoi paesaggi parigini eseguiti a partire dal 1900. Sono scene serali, la città è inondata di luce, Korovin infonde vita negli episodi che si svolgono per strada, grazie a pennellate ampie, impulsive, quasi rozze. Nei suoi paesaggi si respira un'atmosfera teatrale, e ciò non deve stupire, dato che l'artista era anche un bravo scenografo teatrale, particolarmente famoso per le sue realizzazioni per opere liriche.

L'opera di Korovin occupa un posto centrale nella tradizione moscovita e costituisce un esempio efficace del desiderio dei pittori locali di raggiungere la spontaneità nella loro rappresentazione della vita e della bellezza. Con la fine del XIX secolo molti artisti avevano sviluppato a Mosca uno stile più o meno comune e tale evoluzione portò inevitabilmente alla formazione di un gruppo, l'"Unione dei Pittori russi" che per un breve periodo si unì al pietroburghese "Mir iskusstva" (Il mondo dell'arte), anche se tra i due gruppi esistevano differenze inconciliabili.

I moscoviti, pur in grado diverso, erano dominati dall'Impressionismo, dall'esigenza della rappresentazione della vita individuale e sociale, mentre i membri di "Mir iskusstva" tendevano già al modern (la variante russa dello Jugendstil, del liberty o dell'art noveau, in una sorta di "plurilinguismo stilistico"). In Russia è molto complesso distinguere tra questi orientamenti, in primo luogo perché i due termini sono strettamente collegati tra loro e inoltre perché manca quella forte tradizione romantica alla quale invece si erano potuti rifare gli artisti contemporanei europei. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Giovanni Pulze: "Angeli"
termina il 30 maggio 2015
Trattoria ai Fiori - Trieste

Mostra composta da quattordici opere appositamente realizzate per l'occasione. L'appuntamento triestino segue l'esposizione realizzata l'estate scorsa presso il Centro Biblico "G.Vannucci" di Montefano e anticipa i due appuntamenti istituzionali che l'autore avrà nel corso del 2015. Nell'occasione, agli intervenuti, sarà dato in omaggio l'ultimo catalogo che Juliet Editrice ha dedicato al lavoro di questo mirabolante pittore. I lavori che qui vengono proposti ruotano attorno al tema di una figura angelica inondata di luce e che ritroviamo ambientata anche su fondali architettonici desunti dalla città di Trieste e pervasi da un pulviscolo o da un nevischio o da una pioviggine insistente, un po' come nel film di Blade Runner.

L'artista nei suoi quadri fissa un'istantanea trasognata della realtà, riprendendo le ombre taglienti e le luci artificiali, e creando un'atmosfera di esistenza provvisoria, quasi a partire da un filtro tecnologico, sia questo la memoria digitale di una macchina fotografica o sia questo il filtro pulviscolare dello schermo televisivo. E' un mondo che talvolta può richiamare in superficie la vita moderna, dinamica e contrastata, ma che nel sottofondo nasconde sempre un'indole romantica, incline alla riflessione spirituale e al contrasto dialogico tra uomo e natura. (Comunicato stampa)




Mariana Ferratto - Esercizi per occhi pigri Mariana Ferratto: Esercizi per occhi pigri
termina l'11 aprile 2015
The Gallery Apart -Roma
www.thegalleryapart.it

La mostra inserisce un ulteriore tassello alla ricerca dell'artista italo-argentina, da sempre vocata, anche per motivi biografici, alla definizione dell'identità personale quale strumento di relazione sociale, una ricerca che affonda le sue motivazioni profonde nell'appartenenza a quelle seconde generazioni che in tutte le comunità statuali europee risultano spesso condizionate da vicende personali e fattori ambientali che rendono complessi i processi di integrazione. Concepito in un arco temporale che ha visto l'artista impegnata anche nella realizzazione del video Il capo sono io, presentato a fine gennaio a Milano negli spazi di Careof quale ultimo atto di un percorso creativo condiviso con Elena Bellantoni nel corso di una residenza nella struttura milanese, Esercizi per occhi pigri si presenta come una architettura concettuale che chiede allo spettatore una partecipazione attiva, sollecitata dapprima mediante meccanismi di spaesamento percettivo per poi transitare attraverso un vero e proprio sforzo fisico e mentale, seppure in termini giocosi.

Ferratto si affida in parte al suo medium tradizionale, dando vita a due opere video tra loro complementari. La galleria è invasa da sei proiezioni che mostrano una giovane figura femminile intenta ad eseguire identici gesti quotidiani e domestici. Solo dopo aver superato l'iniziale sgomento e focalizzando meglio le immagini ci si rende conto che si tratta di sei persone diverse seppure tra loro molto somiglianti, quasi sei sosia che ci ricordano la difficoltà di mantenere una propria e originale personalità in una società che, non foss'altro che per motivi di controllo del consenso e di orientamento massificato dei consumi, costringe invece a modelli sempre più spinti di omologazione culturale e comportamentale.

Se da una parte la contemporaneità trova utili alcuni modelli omologanti, dall'altra si affermano condizioni di precarietà esistenziali che impongono a ciascuno l'interpretazione di ruoli diversi, di volta in volta obbligando ad atteggiamenti diversificati secondo schemi multipolari. E' il tema dell'altra opera video che Ferratto propone in mostra, un polittico di ruoli interpretati questa volta da personaggi apparentemente diversi e che invece, ad una più attenta visione, si rivelano essere la multiforme rappresentazione di un'unica identità personale costretta ad un moderno quanto alienante multitasking. Per il secondo capitolo del progetto, Ferratto si affida invece al disegno, già praticato in passato per la realizzazione di animazioni video e che ora invece l'artista utilizza per rendere ancora più esplicito il suo invito a combattere la pigrizia dell'occhio.

La sindrome evocata dalla mostra richiama un disturbo della vista che è possibile correggere solo mediante specifici esercizi a cui l'artista si è ispirata nella realizzazione dei disegni. Già con le due opere video, l'artista richiama lo spettatore ad uno sforzo di attenzione per correggere la prima distorta impressione che può derivare da una visione distratta. I disegni di Ferratto ci appaiono a prima vista come la rappresentazione ravvicinata e accostata di immagini legate da intuitivi nessi di senso, ma ad una più attenta visione (ancora una volta) ci si accorge che il nesso più evidente consiste nel fatto che una immagine è chiaramente e naturalmente destinata ad accogliere l'altra.

Qui scatta il meccanismo relazionale e partecipativo del lavoro dell'artista che invoglia lo spettatore a forzare la propria pigrizia visuale incrociando la visione dei disegni fino a renderli l'uno il contenuto dell'altro. La responsabilità è uno sforzo, la capacità di ricongiungere parti in disgregazione è un requisito per poter contribuire a costruire con giustizia ed equità l'architettura sociale, la reductio ad unum è qui sinonimo di volontà di integrazione nel rispetto delle differenze, di ricerca dell'altro solidale a dispetto delle forze che spingono per la separazione, a dispetto di ogni possibile muro escludente che si riesca ad erigere. (Comunicato stampa)




Salvator Rosa (1615-1673) incisore
Trasformazioni tra alchimia, arte e poesia


termina il 12 aprile 2015
m.a.x. museo - Chiasso
www.maxmuseo.ch

In occasione dei 400 anni dalla nascita e nell'ambito del filone relativo alla "grafica storica", il m.a.x. museo propone una mostra dedicata al grande maestro del Barocco. Conosciuto soprattutto come pittore e poeta "filosofo", a Chiasso viene presentato il Salvator Rosa incisore grazie ai disegni preparatori, alle preziose matrici in rame e alle stampe corrispondenti. Personalità complessa, collerica e al tempo stesso geniale, Salvator Rosa esprime nelle sue pitture stoiche, mitologiche e filosofiche una continua curiosità e spirito di meraviglia che tocca anche l'aspetto esoterico, alchemico e magico fino a quello musicale e poetico. La mostra presenta 66 stampe, 3 matrici, 50 libri, 2 dipinti, 1 tarsia, 3 disegni riprodotti complessivamente. In mostra è inoltre messa in luce la risonanza che ha avuto negli ambienti culturalmente più vivaci in ambito europeo e in particolare la sua fortuna critica con il mondo del Nord (Germania e Inghilterra) tramite la diffusione delle sue stampe ieratiche con iconografie inconsuete e delle sue celebri "Satire" in terzine, pubblicate postume.

Apprezzato pittore dai circoli culturali più aggiornati, la produzione artistica di Salvator Rosa, pur ottenendo un significativo successo in vita, venne minata da forti critiche in concomitanza con il periodo più oscuro della Controriforma. Ciò contribuì a creare il fascino del "personaggio" mitizzato nella storiografia ufficiale tra fine Settecento e inizio Ottocento, in un crescente clima romantico legato anche all'estetica del sublime. Sarà in particolare la cultura mitteleuropea a rivalutarlo con importanti biografie e riproduzioni a stampa delle sue opere fino ad arrivare a Goya. Una sezione dell'esposizione è quindi specificamente dedicata a tale aspetto.

Fra le opere principali esposte: "Il genio di Salvator Rosa", "Alessandro Magno nello studio di Apelle", "Cerere e Fitalo", "Glauco e Scilla", "Apollo e la Sibilla Cumana", "La caduta dei giganti", "Il martirio di Attilio Regolo", "Il sogno di Enea", "Diogene che getta via la scodella", "Democrito in meditazione", "L'Accademia di Platone", "Combattimento di tritoni" e le enigmatiche figure di uomini e soldati da cui l'appellativo di "Salvator delle battaglie".

Il catalogo è a cura di Werner Oechslin e Nicoletta Ossanna Cavadini, con saggi dei curatori e di Claudio Bonvecchio, a corredo un'appendice documentaria con un ricco apparato iconografico (pubblicato da Silvana Editoriale, 2015, bilingue italiano/inglese, cm.24x24, p.196, tutte le immagini in mostra sono riprodotte). In occasione della mostra, come per tutte le esposizioni del m.a.x. museo, la redazione di Ultrafragola (3D Produzioni) ha realizzato un video, visibile in mostra a Chiasso e online sul sito di Ultrafragola (www.ultrafragola.tv). La mostra e il relativo catalogo hanno pertanto l'obiettivo di focalizzare la grandezza del maestro del Barocco, che sta nell'aver trasmesso ai suoi contemporanei, e a chi è venuto dopo di lui, uno spirito critico mosso da grande libertà di pensiero e di indipendenza rispetto a schemi prefissati: in questo si riscontra ancor oggi la sua forte modernità.

Nel 1621 Salvator Rosa rimane orfano di padre. Le condizioni economiche della famiglia, già precarie, precipitano. La madre si risposa quasi subito; con il fratello maggiore viene mandato in collegio, poi sceglie di andare a bottega presso il nonno e lo zio materni, Vito e Domenico Antonio Greco. Nel 1632 la sorella Giovanna sposa Francesco Fracanzano, pittore importante all'epoca in ambito napoletano. Testimone di nozze, Salvator Rosa già allora si dichiara "pittore" e dopo aver lavorato con il cognato, si sposta da Jusepe de Ribera (artista spagnolo, protagonista indiscusso dell'ambiente pittorico locale) di cui risentirà forti influenze.

Incomincia a dipingere le sue prime battaglie che gli varranno l'appellativo di "pittore battaglista". Dipinge anche raffigurazioni con figure in piccolo formato di soldati, pescatori, pezzenti. Dopo un breve soggiorno a Roma e il ritorno a Napoli, nel 1640 è a Firenze, chiamatovi in autunno dal Principe Giovan Carlo de' Medici, fratello del Granduca regnante Ferdinando II, grande collezionista e mecenate. Fra l'entourage mediceo, conoscerà Carlo Gerini, maggiordomo di Giovan Carlo, e Giovan Battista Ricciardi, più tardi lettore di Filosofia morale nello Studio di Pisa. A Firenze conosce anche Lucrezia, una donna fiorentina sposata, modella, musa e sua compagna per tutta la vita.

Salvator Rosa si identifica come pittore filosofo avvicinandosi allo stoicismo. La sua produzione inizialmente legata alle battaglie si sposta così verso la filosofia, con una visione etica della società del tempo e della missione dell'uomo di cultura. A Firenze inizia a incidere e fonda a casa sua l'"Accademia dei Percossi" di cui faranno parte i suoi amici. Nel 1650 si trasferisce a Roma, attirato dalla città santa, in occasione del Giubileo indetto da Papa Innocenzo X. E' ammesso all'Accademia di San Luca. A partire dal mese di novembre del 1660 si dedica con assiduità all'incisione con tecnica all'acquaforte ritoccata a puntasecca. Nel 1661 rifiuta un invito a trasferirsi presso la corte imperiale a Innsbruck. Scrive di aver venduto al Re di Danimarca due dipinti (ora a Copenaghen): il "Democrito" e la "Leggenda della fondazione di Tebe da parte di Cadmo". Ciò attesta il fatto che sia conosciuto in ambito europeo per il livello colto dell'aspetto simbolico che emerge nelle sue opere. Sempre nel 1661 inizia l'esecuzione dei suoi maggiori pezzi all'acquaforte.

Fra il 1661 e il 1662 esegue con certezza le incisioni "I cinque fiumi", "Democrito", "Diogene getta via la scodella", "Alessandro Magno nello studio di Apelle", "Cerere e Fitalo", "Apollo e la Sibilla Cumana", "Glauco e Scilla", "Il martirio di Policrate" e "Il martirio di Attilio Regolo". Sviluppa sempre più temi legati all'Arcadia e ai valori simbolici delle qualità dell'uomo. Se inizialmente incide ciò che aveva dipinto, inizia ora a incidere prima di dipingere, quasi come se la grafica diventasse un veicolo di promozione dell'arte. Nel 1670 disturbi di salute lo costringono sempre più a limitare la sua produzione artistica, nonostante le numerose richieste. Tre anni dopo si ammala gravemente. Prima di morire, benché riluttante, acconsente per l'insistenza di amici a sposare donna Lucrezia, rimasta vedova. (Estratto da comunicato Amanda Prada - Ufficio stampa m.a.x. museo - Svizzera, Como e Varese)




Boldini: Lo spettacolo della modernità
Musei San Domenico - Forlì
termina il 14 giugno 2015

"C'est un classique!". E' questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 - Parigi, 1931), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi a pochi mesi dalla morte. "Il classico di un genere di pittura", ribadì in quella occasione Filippo de Pisis. Dopo la rassegna dedicata nel 2012 a Wildt (che sarà protagonista nel 2015 di una mostra realizzata dal Musée d'Orsay all'Orangerie di Parigi), e le due successive sul Novecento ed il Liberty, la Fondazione e i Musei San Domenico di Forlì proseguono nella esplorazione, attraverso nuovi studi e la riscoperta di opere poco note, della cultura figurativa tra Otto e Novecento, proponendo per la stagione espositiva del 2015 una approfondita rivisitazione della vicenda di Giovanni Boldini certamente il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi. è in questo ideale spazio di rapporto tra Forlì e Parigi che si colloca la nostra nuova iniziativa.

Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia della prima Guerra Mondiale, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica ed il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato negli anni del maggiore successo dalla Parigi più sofisticata, quella dei fratelli Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell'esteta Montesquiou e della eccentrica Colette.

Rispetto alle recenti mostre sull'artista, questa rassegna si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, intendendo valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. Le ricerche più recenti di Francesca Dini (curatrice della mostra insieme a Fernando Mazzocca), consentono di arricchire il percorso con la presentazione di nuove opere, sia sul versante pittorico che, in particolare, su quello della grafica.

Uno dei punti di maggior forza, se non quello decisivo, della mostra sarà la riconsiderazione della prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze a stretto contatto con i Macchiaioli. Questa fase, caratterizzata da una produzione di piccoli dipinti (soprattutto ritratti) davvero straordinari per qualità e originalità, sarà vista in una nuova luce grazie alla possibilità di presentare parte del magnifico ciclo di dipinti murali realizzati tra il 1866 e il 1868 nella Villa detta la "Falconiera", a Collegigliato presso Pistoia, residenza della famiglia inglese dei Falconer. Si tratta di vasti paesaggi toscani e di scene di vita agreste che consentono di avere una visione più completa del Boldini macchiaiolo.

Le prime sezioni, nelle sequenza delle sale al piano terra, saranno dedicate alla immagine dell'artista rievocata attraverso autoritratti e ritratti; alla biografia per immagini (persone e luoghi frequentati); all'atelier; alla grafica così rivelatrice della sua incessante creatività. Le sezioni successive, al primo piano, dopo il ciclo della "Falconiera", ripercorreranno attraverso i ritratti di amici e collezionisti la grande stagione macchiaiola. Seguirà la prima fase successiva al definitivo trasferimento a Parigi, caratterizzata dalla produzione degli splendidi paesaggi e di dipinti di piccolo formato con scene di genere, legata al rapporto privilegiato con il celebre e potente mercante Goupil.

Avranno subito dopo un grande rilievo, anche per la possibilità di proporre confronti con gli altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomenenghi, le scene di vita moderna, esterni ed interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell'arte, della cultura e della mondanità. Seguiranno infine le sezioni dedicate alla grande ritrattistica che lo vedono diventare il protagonista in un genere, quello del ritratto mondano, destinato ad una straordinaria fortuna internazionale. A questo proposito costituirà una novità la possibilità di accostare per la prima volta ai suoi dipinti le sculture di Paolo Troubetzkoy in un confronto interessante sia sul piano iconografico che formale. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Arthur Elgort: The Big Picture
termina lo 06 aprile 2015
Galleria Carla Sozzani - Milano
www.galleriacarlasozzani.org

La Galleria Carla Sozzani, a distanza di 20 anni dalla prima mostra, dedica a Arthur Elgort un'antologica che raccoglie cinque decadi del suo lavoro e comprende molti originali snapshots, un nuovo stile che il fotografo americano introdusse nella fotografia di moda. Nel 1971, quando Elgort produsse il suo primo servizio su British Vogue, fu davvero una svolta sensazionale nel mondo della fotografia di moda. Una ventata di aria fresca con le modelle che si muovevano in assoluta libertà, luci naturali e un pizzico di influenza del reportage. Le sue modelle erano pochissimo truccate, si comportavano con vivacità e semplicità di fronte alla macchina fotografia e con naturalezza negli spazi aperti: strade urbane, piscine e spiagge, luoghi tipici che definirono il suo stile.

Elgort divenne ben presto uno dei più ammirati ed imitati dai fotografi. La sfida che lanciò con le sue innovative fotografie cambiò l'industria della moda. Le sue idee su ciò che una fotografia di moda fosse, schiuse altre prospettive su come avrebbe potuto essere la fotografia di moda per le generazioni future. Arthur Elgort pensa che il suo stile spontaneo derivi dalla passione di una vita per la musica e la danza, in particolare per il jazz e il balletto degli anni Trenta e Quaranta. "Alcune delle mie migliori immagini le ho riprese quando non stavo "lavorando": le modelle che si stavano preparando, la gente nelle strade... ", dichiarò. In mostra anche circa ottanta icone della fotografia di moda che saranno la prima generazione di supermodelle: Naomi Campbell, Kate Moss, Christy Turlington, Patti Hansen, Iman, Linda Evangelista e Karlie Kloss.

Arthur Elgort (New York, 1940) ha studiato pittura all'Hunter College e, quindi, si è interessato di fotografia. Nel corso della sua lunga carriera ha realizzato le più importante campagne pubblicitarie, anche per le case di moda Chanel, Valentino, Yves Saint Laurent. Ha collaborato, e continua a collaborare, per Vogue Francia, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il suo lavoro è parte delle collezioni permanenti dell'International Center of Photography di New York, del Victoria and Albert Museum di Londra e del Museum of Fine Arts di Houston, Texas. Elgort ha anche diretto il film Texas Tenor: The Illinois Jacquet Story (1992), e il documentario Colorado Cowboy (1993) che racconta la storia del leggendario cowboy Bruce Ford. Con questo documentario ha vinto il premio Best Cinematography at the Sundance Film Festival in 1994. Nel 2011, Elgort ha ricevuto il Board of Directors' Special Tribute Award del Council of Fashion Designers of America. Nel 2014, ha pubblicato con l'editore Steidl l'esaustiva monografia Arthur Elgort: The Big Picture. (Comunicato stampa)




Alan Gattamorta - opera dalla mostra Rossi 5 Alan Gattamorta: Rossi 5
termina il 29 marzo 2015
www.alangattamorta.it

Mostra in linea. Sul sito antologico il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 68 acrilici su carta.








Luca Maria Patella
Ambienti proiettivi animati 1964-1984


termina il 26 aprile 2015
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma

Il progetto espositivo - a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi - che prende il titolo della prima mostra personale di Patella tenutasi a Roma nel 1968 alla galleria l'Attico di Fabio Sargentini, intende offrire, attraverso una selezione di alcune tra le opere più significative dei primi due decenni della sua lunga carriera la possibilità di rileggere criticamente gli esordi del percorso dell'artista. In anticipo sulle tendenze artistiche e culturali che sarebbero emerse solo nei decenni successivi, Luca Maria Patella è stato nella prima metà degli anni Sessanta uno dei pionieri in Europa dell'uso artistico di fotografia e film, sovente posti in relazione con lo spazio naturale e l'architettura. Le sue sperimentazioni non solo sondano le nuove possibilità espressive di questi media ma ne esaltano le qualità concettuali e i potenziali allegorici, con la consapevolezza di avere a disposizione linguaggi da articolare e reinventare.

La mostra si snoda attraverso una serie di "ambienti" disposti in un percorso che mette in luce i peculiari procedimenti creativi della produzione degli anni Sessanta e Settanta dell'artista. Le installazioni, le azioni performative, le tele fotografiche, i film e i libri d'artista concorrono a delineare l'immagine di un artista "totale", creando inediti punti di vista da cui osservare i mutamenti del mondo circostante e le trasformazioni dei codici linguistici, in un periodo cruciale delle pratiche artistiche degli ultimi decenni. Per la prima volta dal 1971 vengono presentati al pubblico gli Alberi parlanti, elementi multisensoriali che formano un ambiente sonoro interattivo, simbolo, con il suo duplice valore, onirico e poetico da un lato, scientifico e filosofico dall'altro, del doppio orientamento del lavoro di Patella, culminato nella felice integrazione delle due polarità estetiche.

Mentre le tele fotografiche presentate in mostra dialogano con il cortometraggio Terra Animata, girato da Patella in 16mm nel 1967 (film che la critica ha accostato alle primissime esperienze concettuali e alla land art), la serie originale di oltre trecento diapositive che fanno da sfondo all'azione comportamentale Camminare dialoga con l'installazione Voulez-vous une Aubelière? in uno spazio dal forte impatto sinestetico. Concludono il percorso della mostra due importanti installazioni che compendiano le polarità complementari del lavoro di Patella: Id e Azione, del 1974, e Mysterium Coniunctionis, del 1983-84.

Parte integrante della mostra è il programma di proiezioni di film realizzati negli anni Sessanta, presentato in Sala Cinema. Le pellicole, recentemente restaurate dalla Cineteca Nazionale di Roma, dimostrano un uso sperimentale e proto-concettuale del medium cinematografico. La rassegna di film in mostra è realizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale. Il MACRO pubblicherà in occasione della mostra un catalogo nel quale una serie di testi critici, accompagnati da una ricca documentazione iconografica, compongono il primo studio sistematico sulla prima parte della carriera dell'artista.

Luca Maria Patella è uno dei maggiori protagonisti delle arti visive in Italia degli ultimi cinquant'anni. Svolge una ricerca che si serve di numerosi media espressivi e sperimentali (dalla pittura all'installazione, dalla fotografia al film, dal video al suono, dal libro al computer e alle reti telematiche), senza mai perdere il contatto con una profonda matrice estetica e poetica. Fortemente influenzato dalle nozioni di astronomia, chimica strutturale e psicologia analitica assimilate durante gli anni di formazione a Roma e a Parigi, Patella si è cimentato lungo il suo versatile itinerario artistico in un complesso confronto arte-scienza, che - in stretta connessione con la pratica artistica - implica teorizzazioni psicoanalitiche, filosofiche, linguistiche.

Per quanto concerne la fotografia e il film e più in generale l'ambito dei media, Patella è stato uno dei primi artisti ad affrontare strutturalmente e sperimentalmente questo campo già nei primi anni Sessanta. Le sue produzioni e invenzioni originali sono da intendere in senso "pre-concettuale", oltre che "comportamentale", in un articolato dialogo con la storia. La sua amplissima produzione fotografica comprende le diaproiezioni a colori e le grandi tele fotografiche dei primi anni '60; i Comportamenti (termine che introduce nel 1966), gli Ambienti Proiettivi Animati (sostanzialmente: multimediali, e interattivi), le Immaginazioni globali di Montefolle e più recenti esperienze virtuali e digitali.

Fra le grandi installazioni degli anni '80-'90 (oggettuali e video, spesso accompagnate da pubblicazioni), un posto d'onore occupano Mysterium Coniunctionis (1982-84), un complesso mitologico-cosmico costituito da 17 opere di grande formato e già esposto in importanti musei europei, DEN & DUCH dis-enameled (1982-86), (circa 300 opere e operazioni, riguardanti Diderot e Duchamp), e i Vasi fisiognomici (1982-99), vasi-ritratto torniti su profili di personaggi storici o viventi. (Comunicato stampa Fondazione Morra)




Joseph Beuys Salvatore Scarpitta - Icona per un transito
termina lo 03 aprile 2015
Galleria Montrasio Arte - Milano
www.studioesseci.net

Come per Joseph Beuys così per Salvatore Scarpitta determinante nella loro ricerca artistica è stata la loro biografia, soprattutto l'esperienza della Seconda guerra mondiale che li ha visti drammaticamente coinvolti, anche se su fronti e schieramenti opposti. Entrambi artisti energetici e multidisciplinari hanno in modo totale amalgamato l'arte con la vita nel tentativo di cambiare la società, cercando di andare, attraverso l'ispirazione artistica, oltre la materialità, in un mondo ricco di elevati valori spirituali. Li accomuna inoltre l'amore per la natura, l'uso di materiali organici nei loro lavori (grasso, legno, terra, pezzi di feltro, fasce di cotone), ma soprattutto l'energia creativa e la certezza che le esperienze realizzate attraverso l'arte creino qualcosa che sproni nuovamente ad innalzare in modo edificante il vivere umano.

Beuys e Scarpitta con l'insegnamento, le performance, le installazioni e l'impegno per la difesa dell'ambiente e della natura, hanno ideato un'arte fortemente connessa alla vita, un'arte esperienza, antropologica e sociale. Come per Beuys, per cui l'arte non è più un concetto museale, anche per Scarpitta l'arte è mezzo fondamentale di dialogo tra gli uomini; i due artisti-sciamani, spiriti liberi e anticonvenzionali, hanno portato l'arte al di fuori dalle gallerie e dai musei, per collocarla tra la natura, in un'isola lontana, in un parco di città, in un garage officina, su un circuito automobilistico dove scaturiscono nuove energie creative che permettono allo spettatore coinvolto di interagire con essa

Salvatore Scarpitta (New York, 1919-2007) cresce a Los Angeles dove rimane fino al 1936, anno in cui inizia i suoi studi presso l'accademia di Belle Arti di Roma. Durante il periodo italiano (1936-1958) si avvicina a Leo Castelli, che lo invita ad esporre nella sua galleria di New York; è il 1959 quando la Leo Castelli Gallery espone Extramurals la mostra che presenta le tele di Scarpitta, tra le più famose della sua produzione, realizzate con bende e fasce di tessuto; da quel momento fino al 1992 Scarpitta espone alla Leo Castelli Gallery in dieci personali e diverse collettive.

Qui presenta anche la sua ricerca sulle automobili, elemento ricorrente nella sua produzione scultorea, affascinato dall'idea del movimento come metafora dell'esistenza costruisce le sue sculture con automobili e parti di macchinari, sci, slittini. Si lega a personaggi quali De Kooning, Rothko and Kline, Harold Rosenberg. E' presente con sale personali alla Biennale di Venezia del 1972 e del 1993. Il suo lavoro è presentato nella collezione del Castello di Rivoli Museo d'Arte, Torino, il catalogo ragionato a cura di Luigi Sansone è stato pubblicato da Mazzotta, Milano.

Joseph Beuys (Germania - Krefeld, 1921 - Düsseldorf, 1986) durante la Seconda guerra mondiale si arruola come pilota nell'aviazione tedesca e nel 1943 partecipando all'offensiva nazista contro i russi  il suo aereo viene abbattuto in Crimea.  Beuys è trovato moribondo e semicongelato da un gruppo di tartari nomadi che lo curano avvolgendolo in grasso e feltro. Da questa esperienza Beuys trae i motivi di ispirazione che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua attività, condotta lungo un misterioso filo di rinascita spirituale, "sciamanica", che giunge all'armonia finale dell'uomo con se stesso e con la natura.

Finita la guerra studia arte diplomandosi nel 1952 alla Staatliche Kunstakademie di Düsseldorf dove agli inizi degli anni Sessanta ottiene la cattedra di scultura monumentale. Diventa uno dei membri piu` attivi di Fluxus, mosso dalla volontà di indagare il senso dell'arte in relazione alla sua fruizione sociale. Partecipa attivamente alla fondazione di  molti movimenti politico-sociali. Tra i suoi motti più famosi ricordiamo "La Rivoluzione siamo Noi"; "Difesa della Natura"; "Tutti gli uomini sono artisti"; "Kunst=Kapital". (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Dalla Natura al Segno - From Nature To Sign
Harry Bertoia 1915-2015


termina il 29 marzo 2015
Galleria Harry Bertoia - Pordenone
Casa natale di Harry Bertoia - San Lorenzo di Arzene

Cent'anni fa, esattamente il 10 marzo 2015, a San Lorenzo di Arzene nasceva Arieto (Harry) Bertoia. Il territorio da cui egli partì con la valigia di cartone deciso a realizzare il suo Sogno Americano, ricorda ora coralmente l'importante centenario: il Comune di Pordenone, il Comune di Valvasone Arzene e la Pro Loco di San Lorenzo hanno voluto promuovere una mostra articolata in due sedi (Galleria Harry Bertoia, a Pordenone; Casa natale a San Lorenzo d'Arzene) che rende omaggio a questo artista il cui lavoro rappresenta ancora un'importante indicazione di metodo, di rigore, di costante dedizione alla ricerca.

Emigrato nel '30 verso gli Stati Uniti, Bertoia riuscì a conquistarsi il successo e a raggiungere notorietà internazionale con la linea di sedie Diamond (1952), un'icona del design mondiale. Ma più in generale con la sua multiforme produzione artistica (sculture, incisioni, disegni, gioielli, ecc.) egli seppe imporsi per la spiccata originalità unita ad un'attitudine sperimentale sia nel campo dei materiali che delle forme. Harry Bertoia appartiene alla schiera non foltissima degli artisti friulani del '900 che hanno saputo meritare davvero fama internazionale.

Fino a pochi anni fa era però poco conosciuto nella sua terra d'origine: tale lacuna è stata poi colmata da due mostre in successione (la prima presso la sua casa natale a San Lorenzo, nel 2008, e la seconda, più vasta e particolareggiata, a Pordenone nel 2009). Nel 2014 il Comune di Pordenone ha voluto rimarcare il riconoscimento dell'autorevolezza dell'artista intitolandogli il nuovo spazio espositivo di Palazzo Spelladi, divenuto dunque Galleria Harry Bertoia. Qui il percorso documentario già al centro delle due mostre precedenti è arricchito da materiali prima mai esposti, provenienti dalla collezione personale di Celia Bertoia, figlia del maestro. Si tratta di un importante nucleo di 30 monotipi, raffinate e rare stampe su carta, realizzate in unico esemplare tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '70.

Queste opere offriranno al visitatore l'opportunità di confrontarsi con una parte originale ma ancora poco nota della produzione di Bertoia e pure evidenzieranno i diversi apporti, anche europei, che confluirono nella sua arte, mai del tutto appagata dai risultati sia pure innovativi appena raggiunti. I monotipi in mostra, con il loro accostamento espositivo ad alcune sculture e ad alcune sedie Diamond, consentiranno infatti di ben percepire i molti rimandi e le suggestioni tra i diversi generi artisti praticati dall'artista. Un laboratorio didattico, organizzato per l'occasione, permetterà inoltre di analizzare anche le tecniche insolite e particolari con cui sono stati realizzati questi originali e preziosi lavori su carta che costituiscono una sorta di diario creativo dell'artista.

Una significativa sezione della mostra, grazie alla collaborazione della Knoll, sarà dedicata alla progettazione della celebre poltrona Diamond (1952) e alla sua produzione in serie (nello stabilimento di Foligno, in Italia). Materiali pubblicitari d'epoca metteranno pure in evidenza la qualità della comunicazione per immagini messa in campo negli anni '50 dall'azienda produttrice: e ne verrà ancora un utile suggerimento di metodo per l'oggi. Alcuni filmati d'epoca riprodotti sulle pareti del primo piano dello spazio espositivo accoglieranno il visitatore e lo faranno entrare, virtualmente, nello studio-fienile di Barto, in Pennsylvania, e si potrà vedere Harry Bertoia al lavoro con la saldatrice o mentre ci dimostra la naturale reattività delle sue sculture sonore.

La musicalità cosmica originata da queste celebri opere caratterizzerà comunque, con discrezione, gran parte dello spazio espositivo quasi fosse l'essenza ultima dell'arte di Arieto Bertoia. Nella casa natale di Harry Bertoia a San Lorenzo di Arzene (Pordenone) l'attenzione sarà innanzitutto incentrata su un altro ambito della produzione di Bertoia, quello dei gioielli. Tre di questi oggetti d'arte verranno posti sul tavolo della cucina quasi fossero appena stati portati da Arieto in dono ai suoi familiari. Le fotografie di 19 gioielli degli anni '40-'70 e di un disegno progettuale (appartenenti alla collezione Wrigth) troveranno invece collocazione in un'altra stanza della piccola casa in cornici retroilluminate: l'effetto sarà molto intenso e le opere potranno essere esaminate in tutti i loro più minuti particolari.

Infine nella vecchia stalla un giovane artista friulano, Michele Spanghero, riprodurrà il suo video, Translucide che idealmente recupera l'eredità del lavoro di Harry Bertoia e, in modi propri e originali, ne attualizza il messaggio collegato alla volontà di ricerca e di sperimentazione. Con la partecipazione in mostra di un giovane artista verrà dunque sottolineato un ideale passaggio di testimone tra generazioni: com'è sempre, o dovrebbe essere percepita, l'arte in generale.

Arieto (Harry) Bertoia (San Lorenzo d'Arzene (Pordenone), 1915 - Barto (Pennsylvania) 1978) ben presto rivela una particolare predisposizione al disegno e alla creatività. Tuttavia nel 1930 deve emigrare con il padre negli Stati Uniti e raggiungere a Detroit il fratello Oreste, operaio alla Ford. Grazie a una borsa di studio è ammesso alla Cass Technical High School, dove si diploma nel 1936. Contemporaneamente ha modo di seguire le lezioni della Detroit Society of Arts and Crafts, mettendosi in luce nella ristretta cerchia artistica della città. Nel 1937 viene così accolto alla Cranbrook Academy of Art di Bloomfield Hills, nel Michigan, una vera fucina di talenti: tra i suoi compagni di corso vi sono Charles Eames, Eero Saarinen e Florence Schust (che in seguito sposerà Hans Knoll, con cui darà origine alla Knoll Associates).

Grazie alle sue notevoli capacità, presso la Cranbrook Academy Harry Bertoia ottiene dapprima la responsabilità del Dipartimento di lavorazione dei metalli (1942) e poi la direzione del Laboratorio di stampa. Il 10 maggio 1943 si unisce in matrimonio con Brigitta, figlia dell'autorevole storico dell'arte Wilhelm Valentiner. Tra il 1943 e il 1946 lavora con Charles e Ray Eames in California, ma nel 1950 viene chiamato in Pennsylvania dalla Knoll per creare una nuova linea di sedie: la Bertoia Collection - a cui appartiene anche la poltrona Diamond (1952) - ottiene presto uno straordinario successo che continua tuttora. In seguito Bertoia si dedica prevalentemente alla scultura e alla stretta relazione di quest'ultima con gli spazi architettonici: in tal senso collabora con alcuni importanti progettisti, tra cui lo stesso Eero Saarinen. Nel 1960 inizia a realizzare le sue originali sculture sonore e nel 1968 restaura il fienile nei pressi della sua abitazione dove crea lo studio di registrazione in cui prendono forma gli undici LP intitolati Sonambient. (Comunicato Ufficio stampa nazionale Studio Esseci)




I mondi di Primo Levi I mondi di Primo Levi
Una strenua chiarezza


termina lo 06 aprile 2015
Palazzo Madama - Torino
www.fondazionetorinomusei.it

La mostra è promossa dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi in occasione del settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz. Centrale sarà dunque la descrizione del contributo straordinario che, da Se questo è un uomo a I sommersi e i salvati, lo scrittore ha dato alla conoscenza del Lager. Ma di rilievo eccezionale sono anche altre scoperte, offerte al visitatore: le idee di Levi a proposito della scrittura espresse direttamente attraverso la sua voce in numerose interviste spesso inedite; la sua attività di chimico, illustrata per mezzo di strumenti d'epoca concessi dal Museo dell'Università di Torino; le sue prove di scultore in filo di rame proposte per la prima volta al pubblico; l'intreccio fra i tanti aspetti di una personalità multiforme mostrati in una successione di momenti espositivi di impianto nuovo e originale.

Primo Levi (Torino, 1919-1987) ha esordito come scrittore con il racconto della propria esperienza di deportazione nel campo di sterminio di Auschwitz (Se questo è un uomo, 1947). Le successive opere di narrativa, saggistica e poesia, pubblicate in parallelo con il suo lavoro di chimico, ne hanno poi manifestato compiutamente l'originalitàdi pensiero, lo stile inconfondibile e la pluralitàdi interessi: fra questi, l'impegno prioritario a testimoniare e a ragionare, in particolare con i giovani, sulla Shoah e sui «vizi di forma» della realtà contemporanea; l'attenzione alle peculiarità e ai vari aspetti del mondo ebraico; l'amore per il lavoro ben fatto; la spiccata sensibilitàper il contributo offerto dalle scienze esatte alla conoscenza dell'uomo.

La mostra è stata concepita e pensata per tutti, ma in particolare per i più giovani, data l'importanza che Levi ha nella cultura e nella scuola del nostro e di altri paesi. L'allestimento, di forma del tutto inedita e - nella sua originale essenzialità - particolarmente curato sul piano estetico, è stato realizzato per rendere itinerante la mostra che farà tappa in numerose altre città italiane ed estere. Con "strenua chiarezza" - sono parole sue - Primo Levi ha raccontato la verità sul mondo capovolto del Lager.

Da grande scrittore qual era ha saputo offrire ai lettori di tutto il mondo storie straordinarie fra realtà e fantascienza, come l'avventurosa cavalcata nel tempo e nello spazio di un inafferrabile atomo di carbonio, o, attraverso un libro autobiografico come Il sistema periodico, ha intrecciato la sua esperienza di chimico montatore di molecole con quella dello scrittore che compone universi più o meno immaginari montando una sull'altra le parole. E ancora, nelle pagine de La chiave a stella, ha seguito le orme di Tino Faussone, costruttore di tralicci e di ponti in ferro in vari paesi del mondo di oggi, e ha mostrato ai suoi lettori quanto il lavoro, anche nella società contemporanea, possa costituire una risorsa decisiva per la felicitàdegli esseri umani.

La mostra offre al visitatore l'occasione di di conoscere la personalità multiforme di Levi: la sua inesauribile curiosità per l'animo umano, il suo sguardo spesso ironico e la sua inesausta ricerca del dialogo soprattutto con i più giovani. Illustrazioni inedite, videoinstallazioni, oggetti d'epoca, sculture, audiovisivi, pannelli esplicativi, esperienze di realtà aumentata rendono il percorso particolarmente ricco e interessante, offrendo innumerevoli occasioni per ragionare sulla letteratura e sulla vita.

A latere della mostra, e per una sua maggiore valorizzazione, è previsto un fitto programma di eventi e iniziative di diversa natura (una serata al Conservatorio G. Verdi di Torino, letture multilingue, convegni e dibattiti, presentazioni di libri, proiezione di filmati) rivolte a tutta la cittadinanza, mentre alcuni eventi mattutini saranno rivolti esplicitamente al pubblico delle scuole. A tal proposito, le scuole potranno usufruire di visite guidate condotte da personale specializzato e di percorsi didattici di approfondimento ospitati anche sul sito del Centro Internazionale di Studi Primo Levi. Nel 2015 uscirà a New York l'edizione completa in inglese delle opere dello scrittore torinese, piena e definitiva consacrazione a livello internazionale di Levi, unico autore italiano contemporaneo ad avere avuto un tale riconoscimento.

Il Centro Internazionale di Studi Primo Levi rivolge le sue attività di ricerca a tutti i lettori e studiosi dello scrittore torinese, presenti in ogni parte del mondo. Ha sede a Torino, lacittà dove Levi ha vissuto, e raccoglie le edizioni delle sue opere, le numerose traduzioni pubblicate in decine di lingue, la bibliografia critica e ogni forma di documentazione sulla sua figura e sulla ricezione dell'opera. Il Centro offre inoltre un sostegno alle ricerche degli studiosi e realizza proprie iniziative quali la Lezione Primo Levi, promossa ogni anno per alimentare il dibattito sui temi più cari allo scrittore e sui loro nessi con il mondo di oggi. (Comunicato Ufficio Stampa Fondazione Torino Musei)




Opera dalla mostra Off Loom II - Fiber Art Arte fuori dal telaio Off Loom II
Fiber Art / Arte fuori dal telaio


termina il 12 aprile 2015
Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari - Roma
info@scarlettmatassi.com

A quattordici anni dalla sua prima edizione ritorna a Roma Off Loom, antologia esaustiva della migliore produzione italiana di Fiber Art, uno scenario in cui si muovono personalità di caratura internazionale e giovani di scintillante talento da anni impegnati in una ricerca che porta lustro al nostro paese senza che esso se ne accorga. In mostra trentaquattro artisti, tra essi il gotha della fiber nazionale ma anche i migliori tra gli esordienti. Il risultato è una festa per gli occhi ed il tatto: sculture soffici, la tecnica tradizionale dell'arazzo condotta verso soluzioni imprevedibili, il gusto per il colore e la materia. Senza contare che gli ariosi spazi del MAT hanno stimolato alcuni dei protagonisti della rassegna a presentare opere monumentali con esiti altamente spettacolari.

Ma cos'è la Fiber Art? Pochi in Italia, soprattutto nell'area Centro Sud della nazione, sanno rispondere a questa domanda, anche tra gli appassionati e persino tra gli studiosi d'arte contemporanea. Eppure la Fiber Art - conosciuta anche come Textile Art, Fiber Work, Art Fabric, Nouvelle Tapisserie e Soft Sculpture - si segnala, a livello internazionale, per l'originalità e l'audacia autentiche della sua ricerca, tratti difficili da rintracciare in altre forme dell'odierna produzione artistica. Ora la rassegna presentata dal Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari offre al pubblico la duplice opportunità di conoscere un fenomeno artistico entusiasmante e una struttura museale tra le più affascinanti della capitale, il MAT dell'EUR, la Roma metafisica del Colosseo Quadrato progettata negli anni Trenta per ospitare un'Esposizione Universale mai svoltasi.

La visita alla mostra consentirà di comprendere la natura fluida del movimento Fiber, all'interno del quale opera una vasta e stilisticamente diversificata compagine di artisti portati a raccordo dall'utilizzo di un comune mezzo espressivo, la fibra. I fiber artisti lavorano con le fibre dell'antica e della moderna tradizione tessile: le lane, le sete, i cotoni, i filati sintetici, ma anche con carta, paglia e spago, con le fibre metalliche e con quelle plastiche, oppure con la lana di vetro e via così, sino ad arrivare al concetto immateriale di fibra ottica.

Prevalenti tra le tecniche applicate rimangono quelle tradizionali della tessilità, il telaio, insomma, anche se il Off Loom (fuori dal telaio) sottolinea come, nei suoi avanguardistici sviluppi di arte a forte vocazione sperimentale, la Fiber non sempre utilizzi quell'antico strumento. Infatti nella loro pratica di lavoro gli artisti della fiber concedono accoglienza ad ogni strumento in grado di soddisfare le esigenze di una creatività torrentizia, confrontandosi agevolmente tanto con il ricamo, il nodo, il cucito, i ferri e tutte le altre tecniche off loom impiegate nella lavorazione artigianale dei filati e dei tessuti, quanto con le tecniche proprie dell'arte contemporanea: collage, stampa, ready made e persino il video e il digitale.

L'esordio dell'arte tessile come movimento artistico si colloca all'inizio degli anni Sessanta del '900, il periodo delle prime importanti rassegne espositive, eventi che vanno intesi come atti finali e suggelli di un lungo processo di emancipazione dall'artigianalità. Un processo iniziato, nel segno di un generale sforzo di riqualificazione delle cosiddette arti applicate, già nella seconda metà dell'800 con il movimento inglese Arts and Crafts, proseguito con l'Art Noveau e, soprattutto, con le avanguardie del '900, Futurismo e Bauhaus in primis.

Momento cruciale della genesi del movimento fiber è però la Biennale Internationale de la Tapisserie Ancienne et Moderne di Losanna, un progetto del poliedrico artista-arazziere Jean Lurçat. Le prime tre edizioni della Biennale sono un compendio del processo di fondazione della Fiber Art. Si parte dall'edizione inaugurale del 1963, che espone solo arazzi progettati da artisti contemporanei ma eseguiti da tessitori, e si arriva all'edizione del 1967 con un regolamento che ammette solo opere ideate e realizzate dalla stessa persona e istituisce una sezione di ricerca aperta ad ogni tipo di sperimentazione.

Dal momento in cui ammette l'utilizzo di tecniche alternative al telaio, il nascente movimento fiber intraprende una vertiginosa parabola di ricerca esaltata dall'accoglienza riservata ai risultati delle ricerche promosse dall'industria tessile. Il progresso della Fiber Art appare legato a doppio filo a quello dell'industria tessile, un comparto delle moderne economie industriali che ha attribuito assoluta centralità all'innovazione tecnologica. Non casualmente la Fiber Art conosce il suo massimo radicamento e sviluppo nelle zone industriali. Nel nostro paese, ad esempio, è un fenomeno tendenzialmente legato alle regioni del nord produttivo.

In Italia la Fiber Art è stata sdoganata come forma d'arte solo alla fine degli anni Ottanta. Eppure, come ben evidenzia il percorso espositivo della mostra del MAT, i nostri fiber artisti hanno da subito ben meritato i riconoscimenti che, a livello internazionale, gli sono spesso stati tributati. A remare contro la loro affermazione in patria sono sicuramente state le condizioni socioculturali dell'Italia del dopoguerra: un paese contadino con tanta fretta di industrializzazione che viveva con imbarazzo la sua tradizione artigianale. Ora il clima è cambiato e le curatrici di Off Loom giurano che i tempi sono maturi per scommettere su un nuovo progetto, la Biennale Internazionale di Fiber Art di Roma. Qualcosa di più di una dichiarazione di intenti: una promessa.

Artisti in mostra: Enrico Accatino, Riccardo Ajossa, Giuliana Balbi, Marisa Bandiera Cerantola, Luciana Costa Gianello, Eva Basile, Paola Besana, Renata Bonfanti, Linda Caorlin, Vito Capone, Wanda Casaril, Ettore Consolazione, Elisabetta Diamanti, Laura Guerinoni, Maria Lai, Claudia Losi, Federica Luzzi, Roberto Mannino, Sandra Marconato, Noushin Moghtader, Gina Morandini, Anna Moro Lin, Lucia Pagliuca, Simona Paladino, Raffaele Penna, Lydia Predominato, Maria Savoldi, Marilena Scavizzi, Sarah Seidmann, Franca Sonnino, Maria Luisa Sponga, Mimmo Totaro, Mario Tudor, Roberto Zanello.

Catalogo a cura di Maura Picciau, Edizioni Corraini. Testi in catalogo di Bianca Cimiotta Lami e Lydia Predominato, Mariastella Margozzi, Gina Morandini, Silvana Nota, Maura Picciau, Renata Pompas, Vanna Romualdi, Stefania Severi, Beatrijis Sterk, Mimmo Totaro. (Comunicato Ufficio stampa Scarlett Matassi)




"Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento"
termina lo 02 giugno 2015
Basilica Palladiana - Vicenza

Una mostra, a cura di Marco Goldin, su una una vicenda antica, quella degli Egizi, ma soprattutto poi una seconda storia, dal Quattrocento al Novecento in pittura, lungo il suo versante struggentemente serale e notturno. Quella in cui alcuni artisti raffigurano una manciata di stelle o un chiaro di luna, come profonde corrispondenze dell'anima. Ma anche la notte come luogo nel quale si raccolgono alcuni grandi passaggi della storia dell'arte. Perché la notte in questa mostra non è solo fascino del naturalismo ottocentesco, da Turner e Friedrich fino agli impressionisti e poi Mondrian e Klee all'inizio del nuovo secolo. Non è solo il luogo in cui meravigliose storie sacre si raccontano, da Giorgione a Tiziano, da Caravaggio a El Greco. Ma è anche una notte fortemente spirituale, interiore, che giustifica così la presenza di straordinari pittori astratti da Rothko a De Staël, da Noland a Morris Louis.

Ben centotredici opere, spesso rare, divise in sei sezioni e provenienti da trenta musei e collezioni di tutto il mondo, musicano questo affascinante racconto sinfonico. Un poema che inizia lungo il Nilo, dove si sedimenta l'idea della notte del mondo oltre il mondo. E' la notte abitata nel ventre delle Piramidi. Raccontata in mostra da reperti che, da soli, valgono il viaggio a Vicenza. Dal Museum of Fine Arts di Boston giunge per la prima volta in Italia un nucleo di tesori egizi: dal volto del re Menkaura a quello, celeberrimo, di Tutankhamon re sino ai ritratti del Fayum, quando Egitto e Roma si avvicinano, a partire dal I secolo d. C. Questo il grande prologo.

La seconda sezione, con molti capolavori da Giorgione a Caravaggio, da Tiziano a El Greco, da Tintoretto a Poussin, indugia sulla suggestiva atmosfera delle figure collocate in ambienti notturni, soprattutto seguendo la vita di Cristo dal momento della nascita fino alla crocifissione e alla deposizione nel sepolcro. Opere straordinarie soprattutto del Cinquecento e del Seicento sono al centro di questa parte. La terza sezione tocca alcuni dei vertici dell'incisione di tutti i tempi, in una sala nella quale, con sedici fogli in totale, si confrontano Rembrandt e Piranesi.

La quarta sezione si sofferma invece sul paesaggio, dal momento del tramonto fino a quello in cui nel cielo si levano la luna e le stelle. Ovviamente il secolo raccontato è il XIX, poiché, dal periodo romantico fino all'impressionismo, questo è stato il tempo della natura serale e notturna. Sfilano alcuni dipinti indimenticabili di Turner e Friedrich, di Corot e Millet, dei grandi americani da Church a Homer, fino a Whistler, Monet, Pissarro, Van Gogh e poi Mondrian, Klee e Hopper nella prima parte del Novecento, fino a Kiefer nella seconda.

La penultima sezione entra nel pieno Novecento, dove in due sale vengono disposti alcuni dei grandi della seconda parte del secolo, specialmente per quanto riguarda il versante astratto americano, da Morris Louis a Noland a Rothko. Ma anche pittori che si sono tenuti a cavallo tra figurazione e astrazione, come De Staël, fino a un altro grande americano come Andrew Wyeth, e poi López García e Guccione, per entrare nelle profondità della sera e della notte intesa come fatto soprattutto psicologico. Infine, la sesta e ultima sezione è un riassunto di tutti i temi affrontati e le opere indimenticabili si succedono, da Gauguin a Cézanne, da Caravaggio a Luca Giordano, da Van Gogh a Rothko ancora. Per una chiusura che lascia con il fiato sospeso, tra notti dello spirito, notti della vita e notti della natura. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)




Croce gemmata Museo San Fedele: Itinerari di arte e fede
Parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele - Milano
www.sanfedele.net

Presso alcuni spazi adiacenti alla chiesa di San Fedele, un piccolo «museo» che integra, in una continua dialettica tra antico e contemporaneo, il percorso tra arte e fede realizzato negli ultimi anni dai gesuiti dell'omonima Fondazione milanese. In alcuni spazi recentemente restaurati si sviluppa un itinerario artistico e religioso unico nel suo genere. L'arte cosiddetta «sacra» non è morta, come spesso si è detto nel Novecento, ma necessita di una «conversione» del linguaggio e un'attualizzazione del suo messaggio. Per questo motivo, nella chiesa di San Fedele progettata nel Cinquecento da Pellegrino Tibaldi, dopo che Lucio Fontana nel 1957 realizzò la pala del Sacro Cuore, artisti contemporanei del calibro di David Simpson, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sean Shanahan e Claudio Parmiggiani sono stati interpellati per riflettere su alcuni temi della fede.

Il nuovo percorso, oltre a comprendere la chiesa, si snoda tra alcuni ambienti già restaurati: la cripta secentesca, il sacello, la cappella delle Ballerine; e poi l'imponente sacrestia lignea del Seicento e l'antisacrestia con quadri di Ambrogio Figino e Bernardino Campi. A questi, si aggiungono da oggi tre nuovi spazi, dedicati ad antichi reliquiari, oggetti liturgici (secc. XVI-XIX) e dipinti: opere di Girolamo Romanino, Francesco Cairo, fratelli Procaccini, Giacomo Favretto sono esposte accanto a quelle di Mario Sironi, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Umberto Milani, Lawrence Carroll e altri, in un confronto tra antico e contemporaneo, in un dialogo tra le diverse arti, compresa la fotografia (Joel Meyerowitz).

L'inaugurazione dei nuovi locali espositivi, a cura di Andrea Dall'Asta SJ, direttore della Galleria San Fedele, con l'allestimento dell'arch. Mario Broggi, segna una nuova tappa nel cammino compiuto dal San Fedele in più di mezzo secolo. Il nuovo itinerario tra arte e fede si caratterizza sia come luogo della memoria, sia come stimolo di riflessione per aprire un dialogo fecondo con la cultura e la spiritualità odierne. Per comprendere la fede tramandata dai nostri padri e consegnarla alle generazioni future. (Comunicato stampa)




Andrea Branzi: Heretical Design
termina il 29 marzo 2015
MARCA - Catanzaro
www.museomarca.info

Dopo l'antologica dedicata a Agostino Bonalumi, viene proposto il percorso di un altro grande protagonista dell'arte italiana, il designer e architetto Andrea Branzi che proprio in questi giorni viene celebrato in Francia e nel 2015 approderà negli Stati Uniti all'Università di Harvard. A curare la rassegna è Alberto Fiz che, insieme allo Studio Branzi, ha selezionato 70 opere tra dipinti, disegni, installazioni, mobili, lampade, vasi e oggetti d'arredo datate tra il 1967 e il 2014.

"Quello proposto al MARCA è un percorso relazionale fortemente coinvolgente", afferma Alberto Fiz, "dove l'oggetto, senza mai perdere la propria funzione, diventa metafora del mondo, interprete di una società in profonda trasformazione." In quest'occasione viene presentato il prototipo inedito di una serie di sedute create da Branzi per il Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro che, per la prima volta, coinvolge un designer. Il progetto installativo, di carattere modulare, è concepito come luogo di incontro in stretta relazione sia con la scultura sia con l'architettura. Sono spazi attivi di forte evocazione ed espliciti rimandi all'oriente che interagiscono con l'ambiente assorbendolo e trasformandolo.

"Con il termine Heretical Design si desidera indicare una nuova e particolare categoria della cultura del progetto; una categoria che non fa riferimento né a una commitenza né a una specifica tecnologia. Essa risponde piuttosto all'urgenza di operare al di fuori delle normali pratiche professionali, vivendo direttamente una rifondazione radicale dei contenuti e delle ragioni del mio lavoro", afferma Branzi ribadendo i contenuti della mostra. In questo caso l'opera viene chiamata a confrontarsi con la cultura antropologica ponendosi in stretta relazione con i temi della vita, della psiche, del sacro, dell'eros, della morte e della poesia.

Il percorso si snoda attraverso le fasi cruciali di un'esperienza che si sviluppa a partire dagli anni Sessanta, come dimostrano due opere emblematiche del periodo di "Archizoom" come la "Lampada Sanremo" del 1968 e il divano "Superonda" dell'anno precedente. Proprio quest'ultimo, per la sua composizione variabile sovverte le norme standard dell'abitare borghese introducendo una forma che esprime il movimento, l'instabilità e la libertà del fruitore. La radicalità di oggetti che hanno contraddistinto un'epoca rimane, sia pure in maniera differente, una costante per Branzi anche negli anni successivi.

Se già nel 1985 con la serie degli "Animali Domestici" i tronchi d'albero e i rami nel loro aspetto naturale si innestavano sulle sedute producendo un linguaggio inedito fatto di ibridazioni, con i "Grandi Legni" del 2009 Branzi crea una dimensione archetipale ed enigmatica assemblando le antiche travi provenienti dalla Val Badia. Ne emergono strutture aperte che non rientrano in nessuna categoria prestabilita dove gli oggetti appartenenti a categorie e a epoche differenti trovano una loro collocazione. Come ci ricorda Branzi "è lo spessore oscuro del mondo materiale la cosa che m'interessa di più." Un'arte circolare, insomma, che assorbe il tempo, l'oblio e le continue amnesie dell'essere dove gli oggetti sono transfert, interlocutori dell'anima.

In questa direzione si colloca anche la recente serie dei Solid Dreams, luoghi onirici di contaminazione dove Rosso Fiorentino e Buddha vanno a braccetto, così come Picasso e Giotto. "I sogni solidi", scrive Branzi, "sono visioni di un presente continuo, profondo, inesplorato, ma più credibile delle illusioni della sola realtà materiale." Un design, il suo che lavora sul concetto d'infinito superando ogni vincolo di carattere stilistico o tematico. Non a caso la mostra è inframezzata dagli "Oggetti dell'Ospitalità" che appartengono alle forme architettoniche a scala domestica che vanno a qualificare l'architettura interiore, cristallizzando spazi immaginari.

Basti pensare agli Enzimi, vasi in plexiglass dove i luoghi interni sono diversi e autonomi dai luoghi esterni sviluppando un'energia silenziosa di trasformazione e di sviluppo. In contemporanea con la mostra del MARCA, il Museo di Arti Decorative e del Design di Bordeaux presenta, sino al 25 gennaio prossimo, un omaggio a Branzi attraverso cinquant'anni di creazione raccontando la sua esperienza di designer, architetto e teorico. In marzo, poi, partirà dall'Università di Harvard un'ampia ricognizione del suo lavoro da parte degli Stati Uniti, tanto che è previsto un tour in altre prestigiose sedi universitarie americane.

Andrea Branzi (Firenze, 1938), architetto e designer, dal 1964 al 1974 ha fatto parte del gruppo Archizoom Associati, primo gruppo di avanguardia noto in campo Internazionale. Si occupa di design industriale e sperimentale, architettura, progettazione urbana, didattica e promozione culturale. E' autore di molti libri sulla storia e la teoria della progettazione, pubblicati in molti paesi; negli ultimi anni importanti monografie sono state pubblicate sul suo lavoro. E' stato consulente responsabile del primo Centro Design e Servizi per un'industria di materie prime (Montefibre) dal 1974 al 1979. Nel 1982 ha co-fondato e diretto Domus Academy, prima scuola post-universitaria di design. E' stato direttore della rivista MODO dal 1982 al 1984. Come Professore Ordinario è stato Presidente del Corso di Studi in Design degli Interni alla Facoltà di Design del Politecnico di Milano, dove attualmente continua ad insegnare. Tra gli stati in cui ha tenuto conferenze: Francia, Belgio, Olanda, Germania, Inghilterra, Svizzera, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Giappone. I suoi progetti sono oggi conservati presso molti musei. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Immagine dalla mostra Australian Colors Mostra Australian Colors - immagine Australian Colors - immagina dalla mostra a cura di Giovanna Repossi Australian Colors
termina il 27 aprile 2015 (previo appuntamento)
Studio F&C Associati - Milano
www.fc.it

Selezione di opere dell'arte aborigena contemporanea, a cura di Giovanna Repossi. Le opere provengono dalle varie comunità aborigene distribuite in tutta l'Australia in rappresentanza dell'immensa ricchezza delle diversità culturali di questa terra. Nell'antichità gli aborigeni decoravano i loro corpi, le cortecce dell'eucalipto o disegnavano sulla terra per narrare racconti o quale gesto per celebrare un rito cerimonioso, l'altra era un atto personale, rilegato nell'ambito della tribù e delle sue conoscenze.

Nel 1971 un insegnante di nome Geoffrey Bardon, coinvolse gli alunni e egli anziani di Papunya per dipingere i muri della scuola, riscosse un grande successo e consenso da parte degli abitanti, acquisirono così una nuova visione del "modo" di fare pittura, dalle pareti alla tela il passo fu breve, ebbe inizio così l'arte aborigena contemporanea. Nel 1980 gli artisti si appropriarono di uno stile singolare e individuale, mantenendosi sempre legati ai principi tradizionali e spirituali che sono fondamenta del loro operare, ma soprattutto della loro visione onirica. Le opere sono esplosioni di colori e di forme per diventare un tutt'uno in armonia con lo spazio, cromatismi accesi e caldi, espressione della terra, dei sogni, di credenze e nuove realtà. (Comunicato stampa Susanne Capolongo)




Due manifesti originali con immagini e testi sulle vicende dell'ufficio postale di Trieste 3 Ufficio postale di Trieste 3
La storia del capoluogo regionale attraverso le vicende di uno dei suoi uffici più antichi


Sono oltre 13.000 gli uffici postali che offrono i servizi di Poste Italiane in tutte le regioni del bel Paese. Alcuni di questi sono davvero interessanti da un punto di vista storico: per le loro ambientazioni, per l'architettura e gli arredi, per il ruolo svolto per lo sviluppo di ben determinate aree metropolitane, provinciali e regionali. L'ufficio postale di Trieste 3 di piazza Verdi è uno dei più antichi della regione, situato nel cuore del centro storico, voluto attorno alla fine del XIX secolo dall'allora amministrazione Austro Ungarica, conscia della necessità di potenziare i servizi postali cittadini a sostegno delle contigue istituzioni bancarie, della Camera di Commercio, della Luogotenenza e del Governo Centrale Marittimo. Fondato nel 1872, l'ufficio denominato "Trieste/Tergesteo" si pone immediatamente al servizio di enti e amministrazioni. Alla fine dell'Ottocento, secondo la nuova classificazione degli uffici voluta dal governo imperiale, l'ufficio cambia l'originale denominazione in quella di "Trieste 3", nome conservato a tutt'oggi da uno dei negozi postali più frequentati e apprezzati dai triestini. Attraverso documenti originali e immagini esclusive è possibile intendere come le vicende lavorative di Trieste 3 intersechino quelle cittadine.

Per consentire alla clientela, e non solo, di conoscere le tappe principali di una storia postale particolare che viaggia accanto alla "grande" storia del capoluogo, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, inserito nell'Ufficio Comunicazione Nord Est di Poste Italiane, ha predisposto due manifesti originali che ripercorrono con immagini e testi sintetici le vicende dell'ufficio tergestino. I due manifesti fanno parte del materiale informativo esposto in Trieste 3, a disposizione della clientela (ma anche di scuole e appassionati della Storia) durante gli orari di apertura dell'ufficio postale. L'iniziativa nasce dal progetto "L'ufficio postale di ieri, oggi e domani" ideato dall'Uff. Comunicazione Nord Est di Poste Italiane. Una iniziativa che potrà essere replicata in tutti quei negozi postali protagonisti di vicende e servizi utili alle rispettive comunità locali con le medesime modalità osservate per narrare la storia dell'ufficio tergestino. (Estratto da comunicato stampa Ufficio Comunicazione Territoriale Friuli Venezia Giulia, Trentino A.A., Veneto - Trieste, 29 luglio 2014)




Arte Cinetica e Programmata in Italia 1958-1968

26 aprile - 15 giugno 2014, Yamanashi Prefectural Museum of Art, Yamanashi
08 luglio - 24 agosto 2014, Sompo Japan Museum of Art, Tokyo
11 aprile - 14 giugno 2015, Fukuyama Museum of Art, Hiroshima
04 luglio - 06 settembre 2015, The Museum of Modern Art, Saitama
www.niccoliarte.com

Il Centro Culturale Arte Contemporanea Italia - Giappone prosegue la sua attività di diffusione dei grandi movimenti artistici italiani in Giappone con la mostra itinerante a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, ospitata nei principali Musei nazionali giapponesi, presenta opere di Bruno Munari, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, Morandini, Grignani, dei gruppi T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), N (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi) e MID (Barrese, Grassi, Laminarca, Marangoni), nonché alcuni lavori di artisti cinetici stranieri che hanno avuto rapporti concettuali ed espositivi con l'ambiente italiano (come Garcia Rossi, Morellet, Vasarely, De Marco, Soto, Le Parc, Sobrino...).

L'azione degli artisti cinetici e programmati italiani in ambito internazionale è stata precoce e incisiva: dalla definizione i deologica del "gruppo", alle prime esposizioni "mature" del 1959, al dibattito internazionale iniziato con la mostra "Arte programmata" del 1962 - sponsorizzata dalla Olivetti - fino alla mostra internazionale "Nuova Tendenza 3" (1965), a Lubiana, per concludersi idealmente col gran premio della Biennale di Venezia assegnato a Gianni Colombo e al suo "ambiente" (1968). L'elaborazione concettuale e operativa degli artisti italiani è stata fondamentale in ambito europeo e internazionale e il successo di pubblico e di critica che la mostra sta già riscuotendo in Giappone ne è la giusta riprova. Completa l'esposizione un catalogo edito in lingua giapponese e italiana e corredato da un'ampia antologia fotografica. (Comunicato stampa Galleria d'Arte Niccoli)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

News culturali dalla Grecia di artisti ellenici Grecia moderna e Mondo ellenico
Convegni, iniziative culturali, festival musicali e cinematografici



Cinema. Articoli e notizie




Matera e la musica finlandese
Passeggiata con concerto


Matera, 29 marzo 2015

Una domenica pomeriggio all'insegna della musica e della valorizzazione degli antichi rioni in tufo di Matera: il 29 marzo - a partire dalle 16.30 - nel Sasso Barisano si terrà una passeggiata alla scoperta degli ipogei della Fondazione Sassi e un concerto di musica classica con brani dei più noti compositori finlandesi come Sibelius. Casa Cava, Fondazione Sassi e Onyx Jazz Club sono le tre realtà che realizzano insieme, nell'ambito dei propri progetti culturali, questo pomeriggio: con ingresso al concerto e partecipazione alla passeggiata, gratuiti. La Fontana ferdinandea è il luogo dell'appuntamento con l'Onyx Jazz Club. Gli itinerari alla scoperta di luoghi insoliti o poco noti del territorio e della città, che da 25 anni l'Onyx organizza in collaborazione con guide autorizzate, domenica condurranno il pubblico a scoprire il Sasso Barisano, le edicole votive e la grande cantina ipogea della fine del 1500 della Fondazione Sassi. La passeggiata si concluderà alla Casa Cava.

L'auditorium scavato nel tufo, vero gioiello dell'architettura e del design applicato, ospiterà - con inizio alle 18 - il concerto della pianista finlandese Outi Rahko ospite della Residenza per artisti finlandesi realizzata a Matera dalla Fondazione Sassi e dal Centro di promozione delle arti finlandese. Docente di musica per pianoforte alla Oulu University of Applied Sciences in Finlandia e concertista, Outi Rahko sarà accompagnata da due giovani allieve del Conservatorio di musica "Egidio Romualdo Duni" di Matera: Daniela Pascale, flauto e Lucrezia Orlando, clarinetto.

Il concerto, presentato come fuori programma della rassegna "Caviamo Cultura" di Casa Cava e nell'ambito del progetto "Matera - Finlandia: incontri d'arte" della Fondazione Sassi, si articolerà in un programma interamente dedicato alla musica classica con brani che sapranno conquistare il pubblico. Dalla Tarantella op.6 del compositore francese Charles-Camille Saint-Saëns, autore della celebre Danza Macabra, ad altri brani che noti compositori classici hanno realizzato partendo dalle più celebri danze popolari.

Ampio spazio sarà dedicato ai compositori della Finlandia. Verrà eseguito Cinq morceaux op. 75, composizione in cinque movimenti nota come il Ciclo degli alberi del musicista finlandese Jean Sibelius. Per un pomeriggio rivivrà nel Sasso Barisano il vicinato: il modello sociale su cui si è sviluppata la vita in comune nei Sassi, rinasce guardano alla musica, al rispetto e conoscenza degli antichi rioni in tufo di Matera e alla cultura europea. (Comunicato stampa Sissi Ruggi - Fondazione Sassi)




Iniziative alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste

.. 30 marzo, ore 17.00
Incontro su Giorgio Bassani. La memoria, l'opera, con la figlia del celebre scrittore Paola Bassani, a seguire un filmato inedito con un'intervista fatta all'autore Giorgio Bassani durante una passeggiata nella "sua" Ferrara. Manifestazione organizzata dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, a cura del prof. Elvio Guagnini.

.. 02 aprile, ore 16.30

Nell'ambito degli incontri culturali organizzati dalla Società di Minerva il prof. Claudio Zaccaria, ordinario di Storia romana ed Epigrafia latina all'Università degli Studi di Trieste, illustrerà La contesa per una costruzione stradale sul Carso tergestino: una messa a punto sull'iscrizione romana da Matteria. Inoltre il Presidente Gino Pavan presenterà l'interessante e vario programma del mese, proposto con la collaborazione del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Ateneo e dei Civici Musei di Trieste.




V Premio Nazionale Vittorio Frosini in informatica giuridica e diritto dell'informatica

Fondazione Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei
Termine di partecipazione: 04 maggio 2015
www.fondazionecalamandrei.it

La Rivista Il diritto dell'informazione e dell'informatica, unitamente con la famiglia Frosini, promuove il quinto premio nazionale dedicato alla memoria di Vittorio Frosini e destinato a una tesi di dottorato in informatica giuridica e diritto dell'informatica. Il Premio intende rendere omaggio alla memoria di Vittorio Frosini, ricordando il Suo contributo di fondatore della informatica giuridica in Italia, attraverso la Sua pionieristica opera Cibernetica, diritto e società del 1968, e poi in numerosissimi studi nell'arco di oltre trent'anni.

Il Premio offre, inoltre, occasione per ulteriori riflessioni sul pensiero di Vittorio Frosini, quale straordinario divulgatore della materia, attraverso la Sua opera di Maestro, di docente universitario, di conferenziere e anche di coordinatore del primo dottorato di ricerca in informatica giuridica attivato nelle Università italiane. Il Premio Nazionale Vittorio Frosini è riservato ad una tesi di dottorato dedicata a un tema di informatica giuridica e/o diritto dell'informatica, già discussa, oppure presentata in via definitiva, negli anni 2013-2014-2015. Una parte della tesi premiata potrà essere pubblicata sulla Rivista Il diritto dell'informazione e dell'informatica. In occasione del conferimento del Premio Nazionale Vittorio Frosini, la Rivista Il diritto dell'informazione e dell'informatica promuoverà una giornata di studi in memoria di Vittorio Frosini su di un tema concernente l'informatica giuridica e il diritto dell'informatica.




Il cinema etico di Nanni Loy
24-29 marzo 2015
Cinema Trevi - Roma
www.fondazionecsc.it

«La personalità di Loy non ha una facile caratterizzazione: potrebbe entrare di diritto nel gruppo degli autori della commedia all'italiana, ma ne esce presto con opere di maggiore impegno drammatico. (...) Loy guarda i suoi personaggi con la stessa curiosità di Comencini, sa passare con grande disinvoltura dai registri del comico a quelli fortemente drammatici, ha un forte senso del racconto e del ritmo (sembra averlo appreso più da Germi che da Zampa), è discreto e affettuoso nei confronti dei personaggi (ha l'intelligenza e la sensibilità di Pietrangeli per i personaggi femminili) e in pari tempo distaccato.

Loy però è soprattutto un regista che ama osservare gli altri, che descrive il dibattersi di personaggi comuni (...), tentando di far sentire il senso della propria protesta civile con un tono di voce moderato, ma con pugno fermo. Tra le sue qualità migliori quella di mantenere nelle sue storie il gusto per l'accadimento imprevisto, lo stupore e l'ammirazione sia per la creatività italiana del vivere giorno per giorno che per la stupidità burocratico-istituzionale che assume proporzioni iperboliche. I suoi film mantengono l'imprinting stilistico morale del cinema di Zampa, con cui Loy ha fatto l'apprendistato e come insieme aiutano a ricostruire il ritratto antieroico del viaggio dell'italiano medio lungo la storia di quest'ultimo cinquantennio.

Il tempo lavora a favore dei film di questo regista, accentua il retrogusto amaro delle sue commedie, ma anche il tipo di coinvolgimento e di partecipazione affettive alle avventure picaresche dei suoi personaggi. Se da Zampa ha ereditato la vena di scetticismo, da Eduardo De Filippo il senso di una tradizione profonda, il desiderio di cogliere al di là del gioco delle maschere e degli stereotipi, dei meccanismi della commedia, il senso della perdita dello spirito della napoletanità, del degrado inesorabile dell'anima napoletana» (Brunetta). (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)

Programma

- 24 marzo

.. ore 16.30, Audace colpo dei soliti ignoti, di Nanni Loy (1959, 103')

Il seguito del fortunato film di Monicelli I soliti ignoti. Il regista Nanni Loy, il consacrato maestro della candid camera televisiva, realizza un vero e proprio film jazz, dove gli interpreti e i caratteristi sullo schermo sembrano proprio seguire una partitura fatta di assoli e contrappunti. Colonna sonora di Piero Umiliani. Sui titoli di testa un ottimo cool jazz di Chet Baker.

.. ore 18.30, Le 4 giornate di Napoli, di Nanni Loy (1962, 120')

«E' la cronaca obiettiva, appassionata e commovente di quelle quattro gloriose giornate del settembre '43 in cui il popolo napoletano, da solo, più con la forza della disperazione che non con le armi, riuscì a costringere i tedeschi a lasciare la città prima ancora che gli Alleati la liberassero. Un film corale, dove ogni singolo episodio - ricostruito sempre sulla base di documentazioni rigorosamente autentiche - tende a fondersi agli altri per raggiungere, nella varietà delle situazioni e nella molteplicità dei caratteri, un clima unitario, dettato e ispirato da quell'impeto collettivo che condusse il generoso popolo di Napoli a sollevarsi ed a vincere. L'azione è dosata con molta abilità perché seguendo passo passo la cronistoria di quei giorni, prende prima le mosse lentamente, nel clima euforico dell'armistizio, per cominciare poi ad affrettare le cadenze, in un affannoso crescendo drammatico, via via che i tedeschi occupano militarmente la città» (Rondi).

- 25 marzo

.. ore 17.00, Il padre di famiglia, di Nanni Loy (1967, 110')

«Architetto lui, architetta lei, si sposano negli anni eroici del dopoguerra, hanno quattro figli e sognano una società nuova. A poco a poco il matrimonio si logora, lui cerca distrazioni con un'altra donna, lei finisce in clinica. Il boom degli anni Sessanta ha corrotto anche loro. Uno dei migliori film di Loy (1925-95), scritto con Ruggero Maccari. Concilia il divertimento con l'analisi sociale e l'impegno morale. Una delle migliori interpretazioni di N. Manfredi con un numero memorabile di U. Tognazzi» (Morandini).

.. ore 19.00, Rosolino Paternò soldato, di Nanni Loy (1970, 102')

L'"accoppiata" Loy-Manfredi, che già ci aveva dato il significativo Padre di famiglia, torna qui in un allegra vicenda di satira antimilitaristica. Durante l'ultima guerra, alla vigilia dello sbarco alleato in Sicilia, un prigioniero di guerra viene paracadutato dalla parte di casa sua assieme a quattro americani, incaricati di una missione preventiva assai delicata. Ma la "guida", sentito l'odore del focolare, si mostra tutt'altro che utile, mette nei guai la pattuglia, crea una serie di complicazioni pur di raggiungere la fidanzata e poi, alla fine...

- 26 marzo

.. ore 16.30, Amici miei atto III, di Nanni Loy (1985, 114')

I quattro amici, ormai in età avanzata, ritentano le bravate del passato. «Proprio in un istituto per anziani trova realizzazione la maggior parte delle (ormai patetiche) "zingarate", compresa una gita al Polo Nord. Blier, presente nel primo capitolo, ricompare nei panni di un altro personaggio (ma sempre gabbato). Un ruolo anche per uno dei più grandi caratteristi del cinema italiano del dopoguerra, Enzo Cannavale» (Mereghetti).

.. ore 18.30, Un giorno da leoni, di Nanni Loy (1961, 119')

«A Roma, dopo l'8 settembre, alcuni ragazzi inseguiti dai tedeschi si uniscono a un gruppo di partigiani. Film di formazione ispirato a un episodio realmente accaduto, con una galleria di ritratti emblematici. La prima opera importante di Loy infonde nuovo slancio a un argomento già ampiamente trattato dal cinema italiano» (Mereghetti).




CSCLAB
Centro Sperimentale di Cinematografia
www.fondazionecsc.it

Il Centro Sperimentale di Cinematografia prosegue con successo il progetto CSCLAB. Nato pochi anni fa con l'obiettivo di proporre l'Alta Formazione e Sperimentazione, si rivolge sia a giovani professionisti del cinema sia ad artisti e tecnici, che abbiano già maturato esperienze nei singoli ambiti professionali e che intendano approfondire e aggiornare la propria preparazione.

Presentazione




Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria
3a edizione, 24-27 giugno 2015
Teatro Comunale Ramarini - Monterotondo (Roma)
www.concorsoliricojoledemaria.eu

Concorso dedicato a cantanti lirici di tutti i registri vocali - soprano, mezzosoprano/contralto, controtenore, tenore, baritono, basso - e di tutte le nazionalità. Il Concorso, a cura dell'Associazione Culturale Arcipelago, si articolerà in tre fasi: due giornate di eliminatorie, una semifinale e la finale e metterà a disposizione il pianista per l'accompagnamento dei partecipanti e due professionisti che si occuperanno delle acconciature e del trucco. Per chi attesti di aver vinto il Primo Premio di un Concorso Lirico internazionale, accederà direttamente alla prova semifinale. Termine di partecipazione 18 giugno 2015. (Comunicato stampa Carlo Dutto)




La grande musica per organo: due concerti al Duomo di Monfalcone
15 febbraio e 12 aprile 2015
www.teatromonfalcone.it

Ai quindici concerti della stagione musicale del Teatro Comunale di Monfalcone si affiancano, due appuntamenti dedicati alla musica per organo. Dopo il lungo e accurato lavoro di restauro dell'organo "Zanin", che è stato inaugurato lo scorso dicembre, i concerti offriranno al pubblico la possibilità di ammirare caratteristiche e potenzialità del rinnovato strumento. Il magnifico organo, costruito nel 1935 dalla Ditta Beniamino Zanin e Figli di Camino al Tagliamento, potrà nuovamente far risuonare le oltre 1500 canne di cui è composto.

- Concerto del M° Alessandro Bianchi
15 febbraio 2015, ore 16.00

Musiche di William Spence, Max Reger, Dan Miller, César Franck, Gaston Belier, Lionel Rogg, Gordon Balch Nevin e Max Drischner. Fra i più attivi e affermati organisti italiani, Alessandro Bianchi si è diplomato in Organo e Composizione Organistica al Conservatorio di Piacenza ed è oggi direttore artistico dell'Associazione "Amici dell'Organo di Cantù". Ha tenuto oltre 1800 concerti in 40 paesi diversi, suonando presso i più importanti festival organistici e nelle sale da concerto e cattedrali più prestigiose. Ha al suo attivo numerose incisioni in Europa, Stati Uniti e Brasile ed ha eseguito in prima assoluta diverse opere per organo a lui dedicate da compositori italiani e stranieri.

- Concerto del Coro Multifariam
12 aprile 2015, alle 16.00

Il Coro è diretto da Gianna Visintin, affiancati per l'occasione dal M° Beppino Delle Vedove all'organo e da Beatrice Grassi al flauto. Il Coro Femminile Multifariam (termine che, non a caso, significa "in molti luoghi e dai molteplici aspetti") si è esibito in numerosi concerti in Italia e all'estero e ha all'attivo molte collaborazioni con cori e formazioni strumentali e orchestrali; il Coro ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti anche internazionali (Concorso "Seghizzi" di Gorizia, Concorso "Città di Vittorio Veneto", Concorso di Giessen in Germania, Concorso di Calella-Barcellona in Spagna e altri ancora). Beppino Delle Vedove si è diplomato in Organo e Clavicembalo presso il Conservatorio "Tomadini" di Udine per poi perfezionarsi in Italia, Germania e Svizzera con alcune fra le più grandi personalità del mondo cembalo-organistico.

Già docente presso i Conservatori di Piacenza, Cagliari e Palermo, è titolare della cattedra di Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio di Udine e svolge un'intensa attività concertistica in Italia e all'estero. Beatrice Grassi (Monfalcone, 1973) si è diplomata presso il Conservatorio "Tartini" di Trieste e la sua attività concertistica, dedicata prevalentemente alla musica da camera, prevede anche numerose collaborazioni con cori e organisti. Dal 1992 è titolare della cattedra di Flauto Traverso e Dolce presso le scuole di musica di Latisana e dell'Associazione "Incontro" di Staranzano. Il programma del concerto di domenica 12 aprile prevede pagine di Felix Mendelssohn-Bartholdy, Gabriel Fauré e Jean Alain. (Comunicato stampa)




Sezione Nazionale Scrittori Incontri Letterari della Sezione Nazionale Scrittori
gennaio-giugno 2015, ore 17.00-20.00
Sezione Nazionale Scrittori SLC - Roma
info@scrittori.slc-cgil.it


15 gennaio - Le filosofe Ipazia e Assiotea, la direttrice d'orchestra Antonia Brico, figure di donne "con il peccato originale della libertà" nei romanzi di Adriano Petta. Ne parlano, insieme all'autore, Tiziana Colusso e Diego Zandel.

22 gennaio - Luigi Peruzzi, Le mie memorie e diario di Berlino 1944-45, Edizioni Metauro. Intervengono Maria Luisa Caldognetto, Claudia Pagan Mauro Ponzi. In collaborazione con l'associazione culturale italo-lussemburghese Convivium e con il Centre de Documentation sur les Migrations Humaines

31 gennaio - "... si fa per dire, per indire e scandire...". Nella notte del passaggio tra il 2014 e il 2015 è venuto a mancare Stefano Docimo, narratore e critico romano, per oltre vent'anni dirigente del Sindacato Nazionale Scrittori (oggi diventato Sezione Nazionale Scrittori SLC-CGIL), nonché redattore della web review Le Reti di Dedalus. Per continuare a ricordare la sua opera sono in progetto alcune iniziative: anzitutto un incontro poetico-affettuoso. Si invitano amici, colleghi ed estimatori a leggere suoi testi o testi a lui dedicati, o a recare testimonianze critiche e personali. In tale occasione si decideranno anche i tempi e i modi per un convegno di studi più strutturato, da realizzare prima dell'estate; si valuterà inoltre la pubblicazione in e-book o volume cartaceo degli scritti di Stefano Docimo inediti o apparsi nella rivista.

12 febbraio - "Uscire nella rete", incontro con Michele Fianco, intervistato da Francesco Muzzioli. Interviene Franco Falasca

19 febbraio - Piero Gaffuri "Korallo", EIR. Intervengono Vittorio Castelnuovo, Ilaria Urbano

26 febbraio - Scrittrici italiane e scrittrici straniere di lingua italiana si confrontano sui temi del lavoro, delle politiche culturali e sociali, dei percorsi di genere, della rappresentanza. A cura di Emanuela Bizi e Tiziana Colusso (SLC) e di Daniela Finocchi (Concorso Letterario Internazionale Lingua Madre). Intervengono: Enisa Bukvic, Maria Ciminelli, Leyla Khalil, Stephanie Kunzemann, Hu Lanbo, Claudileia Lemes Dias, Sara Zuhra Lukanic, Dragana Nikolic, Rahma Nur, Renata Pepicelli, Elena Ribet, Maeve Rodgers.

05 marzo - "Orientamenti: scritture, meditazioni e altre visioni del mondo". Intervengono: Giulia Niccolai, Massimo Mori, Leda Palma, M° Mario Thanavaro, coordina Tiziana Colusso. Sarà esposta durante l'incontro un'opera dell'artista croata Mirjana Sara Sophia.

12 marzo - Presentazione dalla collana e-publishing Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono Marco Palladini, Marco Buzzi Maresca.

19 marzo - Mario Lunetta, Campo di carne. Poesie senza attenuanti, Oèdipus 2014. Ne parla con l'autore Tiziana Colusso. Letture di Giuliana Adezio.

26 marzo - Franca Battista, Seropirico e UpupAmica, Edizioni Tracce. Interviene Marcello Carlino.

16 aprile - "Che cos'è l'alternativa letteraria?" Incontro con Francesco Muzzioli. Intervengono Franco Falasca, Aldo Mastropasqua.

23 aprile - In occasione del trentennale della rivista Lettera Internazionale, si propone un percorso attraverso i contenuti e le battaglie culturali della rivista, e le prospettive per il futuro. Intervengono Biancamaria Bruno (direttrice della rivista), Dario Gentili (filosofo) e Aldo Iori (Accademia Belle Arti Perugia).

30 aprile - "L'avanguardia e i giovani", incontro con Giorgio Biferali. Intervengono Francesco Muzzioli e Franco Falasca.

07 maggio - Elda Torres, Lunario dell'anima e del tempo. Vagabondages, DitePars & Convergenze 2014. Intervengono Tiziana Colusso, Emma Ercoli, Elisabetta de Troja.

14 maggio - Anna Santoliquido racconta i Festival e gli incontri letterari nell'Europa dell'Est e in Oriente, in occasione dell'uscita del suo libro bilingue Casa de piatra / La casa di pietra, Editura Tracus Arte di Bucarest. Intervengono Tiziana Colusso e Franca Amendola.

21 maggio - In collaborazione con la Casa Totiana, TOTalità - Gianni Toti "Tutti i versi", Onyx Ebook / Reti di Dedalus. Intervengono: Marco Palladini, Francesco Muzzioli, Marco Gazzano.

28 maggio - Gaetano Delli Santi, Il tramonto s'inferifoca, AbEditore. Si parlerà anche del volume Filippo Bettini - Roberto Di Marco Terza ondata. Il Nuovo Movimento della Scrittura in Italia, AbEditore, in occasione della ristampa dopo 20 anni. Intervengono: Gaetano Delli Santi, Franco Falasca, Francesco Muzzioli e Marcello Carlino.

11 giugno - "Gli scrittori con la valigia". Giornata seminariale sulle residenze letterarie e teatrali.Tiziana Colusso presenta il suo libro Autori in Tour. Writers Houses, Festival, occasioni e incontri per scrittori curiosi in Europa, Robin Ivana Conte (responsabile Sezione Toscana Sez Scrittori SLC) presenta le Residenze Teatrali in Toscana Nadia Nicoletti (resp. Sezione Veneto Sez Scrittori SLC) presenta il progetto della Residenza Road House di Verona.

25 giugno - Giorgio Patrizi, Gadda, Salerno Editrice. Intervengono: Mario Lunetta, Maurizio Barletta. (Comunicato stampa)




Helden wie wir / Eroi come noi
Vite straordinarie nel cinema tedesco


13 gennaio - 31 marzo 2015, ore 18.30
Goethe-Institut Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa)
www.goethe.de/palermo

Nuova rassegna del Goethe-Institut Palermo, per il consueto appuntamento con il cinema tedesco in lingua originale con sottotitoli in italiano e con il cineclub La deutsche vita. "Felice il paese che non ha bisogno di eroi", direbbe Brecht, ma al cinema come potremmo farne a meno? In questa prima rassegna cinematografica del 2015, dedicata agli eroi e agli anti-eroi, il Goethe-Institut Palermo propone una serie di titoli prevalentemente recenti per rivivere le gesta, grandi e piccole, di chi ha saputo combattere per i propri ideali, spesso riuscendo anche a cambiare il corso degli eventi e della Storia stessa. Proprio la Storia tedesca del Novecento offre spunti straordinari sui due fronti opposti dei regimi del Nazismo e della DDR, e, alternando dramma e ironia, ricostruzione documentale e invenzione, tanti film hanno raccontato la resistenza di uomini e donne capaci di fare la scelta giusta nei momenti più difficili.

Ma la rassegna esplora a fondo anche la società di oggi, nei suoi aspetti più quotidiani, perché non si può non considerare un eroe chi resta fedele alle proprie convinzioni combattendo il conformismo dilagante, anche quando in realtà si tratta di veri e propri "antieroi": quei looser ai margini della società che rispondono ai valori dominanti con la sola forza della loro umanità. In un'era sempre più globalizzata, poi, il cinema non dimentica le battaglie tuttora in corso per la democrazia in paesi che ci appaiono lontani e vicini al tempo stesso, dove anche una piccola scelta può essere rivoluzionaria. Perché, con buona pace di Brecht, di eroi ed eroine anche il mondo, oltre al cinema, ha ancora un grande bisogno. (Comunicato stampa)

Programma rassegna

- 13 gennaio, Helden wie wir (t.l. Eroi come noi)
Regia: Sebastian Peterson
Interpreti: Daniel Borgwardt, Adrian Heidenreich, Xenia Snagowski, Luca Lenz, Kirsten Block, Udo Kroschwald
Germania, 1999/2000, 98', v.o. con sott. in italiano

- 20 gennaio, Sein letztes Rennen (Back on track)
Regia: Kilian Riedhoff
Interpreti: Dieter Hallervorden, Tatja Seibt, Heike Makatsch, Frederick Lau, Katrin Sass, Otto Mellies, Reinhold Beckmann, Katharina Lorenz, Heinz W. Krückeberg
Germania, 2013, 110', v.o. con sott. in italiano

- 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, Esther che suonava la fisarmonica nell'orchestra di Auschwitz
Regia: Elena Valsania
Interpreti: Esther Béjarano, Edna Béjarano, Joram Béjarano, Rosario Pennino, Eloisa Perone, Kutlu Yurtseven
Italia, 2013, 44', documentario allegato al libro di Esther Béjarano, La ragazza con la fisarmonica. Dall'orchestra di Auschwitz alla musica Rap, Edizioni SEB27, Torino 2013, v.o. con sott. in italiano
Introduzione a cura della germanista Rita Calabrese

- 03 febbraio, Tore tanzt (Nothing Bad Can Happen)
Regia: Katrin Gebbe
Interpreti: Julius Feldmeier, Sascha Alexander Gersak, Annika Kuhl, Hartmut Lange, Nadine Boske, Christian Bergmann, Uwe Dag Berlin, Til-Niklas Theinert, Daniel Michel, Swantje Kohlhof
Germania, 2013, 110', v.o. con sott. in italiano

- 10 febbraio, Sturm (Storm)
Regia: Hans-Christian Schmid
Interpreti: Kerry Fox, Anamaria Marinca, Stephen Dillane, Rolf Lassgård, Alexander Fehling
Germania, 2009, 110', v. ted. con sott. in italiano

- 17 febbraio, Love Steaks
Regia: Jakob Lass
Interpreti: Lana Cooper, Franz Rogowski, Kerstin Abendroth, Eric Popp, Marcel Gronzka, Ralf Winter, Marcel Herbrich, Ev-Kathrin Weiß
Germania, 2013, 89', v.o. con sott. in italiano

- 24 febbraio, Kohlhaas oder die Verhältnismäßigkeit der Mittel (t.l.: Kohlhaas ovvero la proporzionalità dei mezzi)
Regia: Aron Lehmann
Interpreti: Robert Gwisdek, Jan Messutat, Rosalie Thomass, Thorsten Merten, Michael Fuith, Luise Lähnemann, Christian Lex, Heiko Pinkowski
Germania, 2012, 90', v.o. con sott. in italiano

- 03 marzo, Zwischen Welten (Tra due mondi)
Regia: Feo Aladag
Interpreti: Ronald Zehrfeld, Burghart Klaussner, Felix Kramer, Pit Bukowski, Tobias Schönenberg, Roman-Timothy Rien
Germania, 2014, 103', v.o. con sott. in italiano

- 10 marzo, Heute bin ich blond (La ragazza dalle nove parrucche)
Regia: Marc Rothemund
Interpreti: Lisa Tomaschewsky, Karoline Teska, David Rott, Peter Prager, Maike Bollow, Alice Dwyer, Alexander Held, Jasmin Gerat
Germania, 2000, 91', v.o. con sott. in italiano

- 17 marzo, Oh Boy (Oh Boy - Un caffè a Berlino)
Regia: Jan Ole Gerster
Interpreti: Tom Schilling, Marx Hosemann, Friederike Kempter, Justus von Dohnànyi, Michael Gwisdek
Germania, 2012, 82', b/n, v.o. con sott. in italiano

- 24 marzo, Hotel Lux
Regia: Leander Haußmann
Interpreti: Michael Herbig, Jürgen Vogel, Thekla Reuten, Alexander Senderovich, Valery Grishko, Juraj Kukura
Germania, 2011, 110', v.o. con sott. in italiano

- 31 marzo, John Rabe
Regia: Florian Gallenberger
Interpreti: Ulrich Tukur, Daniel Brühl, Anne Consigny, Dagmar Manzel, Gottfried John
Germania/ Cina/ Francia, 2009, 134', v.o. con sott. in italiano




Valdarno Cinema Fedic 2015 Iniziati i preparativi per la XXXIII edizione del Valdarno Cinema Fedic 2015
San Giovanni Valdarno (Arezzo), 06-09 maggio 2015
www.cinemafedic.it

Insediato il nuovo Comitato Organizzatore che avrà il compito di preparare la 33. Edizione del prestigioso festival, fra le più antiche rassegne italiane dedicate al cinema indipendente. Confermato Stefano Beccastrini Presidente del Comitato. Fabio Franchi e Angelo Tantaro Vice Presidenti. Simone Emiliani è il Direttore Artistico. Serena Ricci Responsabile Scuola del Festival. Tra i membri del comitato confermati Barbara Fabbri, Giacomo Bronzi, Daniele Corsi, Roberto Merlino, Antonio Tosi, Stefano Bonchi, Elisa Naldini, Stefano Pratesi, Giulio Soldani. Nuovi subentri Jacopo Fontanella e Carlo Menicatti. L'organizzazione continuerà ad essere curata da Silvio Del Riccio.

Nelle prossime settimane sarà pubblicato il bando per partecipare al concorso che assegnerà il Premio Marzocco "Marino Borgogni" per la migliore opera in assoluto e tanti altri riconoscimenti oltre all'importante premio alla carriera da sempre conferito a un autorevole personaggio del Cinema. Una giuria giovani affiancherà quella ufficiale e assegnerà anch'essa altri premi. Specifici momenti d'incontro sono previsti per tutti gli autori delle opere presentate. In particolare per gli autori iscritti ai Cineclub Fedic saranno disponibili spazi per discutere delle opere prodotte in ambito della Federazione. Una sezione è riservata agli autori Toscani in rappresentanza della rilevante produzione filmica della regione ospitante. (Comunicato stampa)




Travelling (in)to Fluxus...
regia di Irene Di Maggio


Documentario prodotto e diretto da Irene Di Maggio, in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano. L'idea nasce dal desiderio di ripercorrere un viaggio intrapreso nel 1971 da Viviana Succi e Gino Di Maggio (Fondazione Mudima), i quali, spinti da una curiosità umana ed artistica, decisero di incontrare gli artisti fluxus nei loro studi e nelle loro abitazioni, in Europa e non solo. A distanza di più di quarant'anni si è deciso di fare lo stesso, partire per raggiungerli nei luoghi dove vivono e lavorano.

Presentazione documentario




Thessaloniki Documentary Festival 2014

L'edizione 2014 della rassegna di cinema documentario svoltasi a Salonicco ha presentato un programma di 191 film da 42 Stati con la partecipazione di 52 autori stranieri. Con dieci sezioni competitive e omaggi alla carriera per Peter Wintonick e Nicolas Philibert.

Articolo




Fiab: Ciao Margherita Hack, amica della bicicletta
www.fiab-onlus.it

La Federazione Italiana Amici della Bicicletta esprime sentito cordoglio per la scomparsa di Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica ma soprattutto convinta ciclista e amica della FIAB. La sua passione e il suo impegno, tra gli altri temi sociali e politici, per la bicicletta erano stati ampiamente descritti nel libro autobiografico "La mia vita in bicicletta" dove l'astrofisica racconta gli anni della la sua vita, dal triclo alla bici da corsa. Dichiara la Presidente FIAB, Giulietta Pagliaccio: "Un affettuoso pensiero va alla nostra amica Margherita Hack. Ci piace ricordarla come "amica" perché come noi amava la bicicletta e ci è sempre stata vicina nelle nostre battaglie. Se ne va un altro pezzo importante della nostra storia patria, ma ha lasciato una traccia indelebile per fortuna. Ciao Margherita". Margherita Hack era stata due volte ospite della Fiab nella sua città natale, Firenze, per iniziativa dell'associazione locale Firenzeinbici.




Francesco Anile: la straordinaria storia del tenore che ha conquistato la Scala.
"Cantare è un mestiere che bisogna fare per imparare a farlo"

Intervista di Antonella Neri (Associazione culturale "Cantare l'Opera")




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050
www.fiab-onlus.it

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6 km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)




1974 - Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano dove Levi era al confino nel 1935 Trieste Contemporanea affida il Fondo Sergio Miniussi all'Archivio di Stato di Trieste

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato all'Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d'accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi. Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell'intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un'occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell'opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l'altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi La gioia è dura e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell'opera di Miniussi nel convegno intitolato Ch'abbia una voce questa timidezza. In quell'occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all'evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. E' giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d'Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista Rai prima a Milano e poi a Roma. E' autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il Ferdidurke di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.




- Censimento su luoghi, monumenti, targhe e ogni opera alla "Memoria del genocidio armeno" nelle città e località italiane.
www.comunitaarmena.it

Promosso dalla redazione del sito della Comunità Armena di Roma in occasione del 93esimo anniversario del Genocidio Armeno. La redazione sin da ora ringrazia tutti coloro che aderiranno all'appello e fa presente che il risultato del censimento sarà riportato sul sito per una consultazione pubblica.

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Copertina libro Leonardo - Il genio che inventò Milano Leonardo - Il genio che inventò Milano
di Marina Migliavacca, ed. Garzanti, pagg.200, euro 16,90
In libreria dal 2 aprile

Nel 1482 Leonardo da Vinci entra per la prima volta a Milano. Ha trent'anni, poca esperienza del mondo e tra le mani solamente una spavalda lettera di presentazione per il signore della città, l'ambizioso Ludovico il Moro, in cui si descrive capace ed esperto in ogni campo, dall'arte della guerra all'edilizia. Vuole fare fortuna, è giovane e ha tanta voglia di mettersi gioco. Riuscirà perfettamente nel suo intento, perché quando partirà dopo quasi tre decenni alla volta della corte francese di Francesco i, lascerà una città profondamente mutata, una metropoli moderna e all'avanguardia, fiera delle proprie tradizioni ma già orientata verso l'Europa.

Gran parte di questa trasformazione è merito suo: alla corte sforzesca Leonardo ha infatti potuto sviluppare ed esercitare tutte le sue abilità, dall'architettura all'ingegneria idraulica, dalla pittura dei celeberrimi ritratti alla scenografia di spettacoli teatrali con effetti speciali mai visti prima. Milano, con la vivacità e lo spirito dinamico che la contraddistinguono, è il luogo perfetto per permettere al suo genio eclettico di spaziare senza limiti, lasciando segni che restano ancora visibili a distanza di cinque secoli.

In questo libro Marina Migliavacca accompagna il lettore in un itinerario avvincente tra luoghi ricchi di fascino e storia, raccontando con precisione e gusto l'avventuroso rapporto tra il più grande genio italiano e la città che gli ha dato la fama. Marina Migliavacca, ex manager editoriale, è giornalista pubblicista, traduttrice e sceneggiatrice, autrice di libri di narrativa per ragazzi, di biografie e di romanzi per adulti. Milanese, laurea a indirizzo storico e un grande interesse per il passato della sua città, ha recentemente pubblicato un romanzo di successo dedicato alla Monaca di Monza. (Comunicato Garzanti Libri - Ufficio Stampa)

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Cesare Borgia - Principe italiano del Rinascimento di Niccolò Machiavelli




L'ultima cetra - raccolta di poesie di Nidia Robba Ultima cetra
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, pagg.142, febbraio 2015

Nidia Robba ha iniziato a scrivere poesie già al tempo della scuola superiore. Il suo primo esercizio con parole e versi è stata la composizione di testi che applicava a brani musicali celebri durante recite improvvisate a casa con parenti e amici. Ma sebbene questo esercizio presupponesse un'assoluta libertà nel testo, Nidia fin da allora ha avuto ben in mente la distinzione tra la poesia e la prosa poetica (...). Il libro è stato presentato il 27 marzo 2015 al Circolo della Stampa di Trieste.

Prefazione libro

«ich Nidia». Narrativa e poesia: dal Veneto alla Liguria, una serie di premi per Nidia Robba (Articolo, 01 ottobre 2014)




Copertina libro di poesie Attimi di versi, di Ezio Solvesi, poeta di Trieste Attimi di... versi
di Ezio Solvesi, ed. Talos edizioni, pagg.96, €13.0, 2014

Dai versi di Ezio Solvesi scaturisce, immediatamente, la domanda: da dove viene la poesia? La sua, come quella di tutti i poeti, viene, simbolicamente, da lontano; ovvero dalla nostra profondità, dall'inconscio, dall'intuizione. (...) A buon diritto, va inserito in quel filone che Pasolini ha chiamato "poesia sabiana", contraddistinta da due peculiarità: la limpidezza dell'assunto - e l'autore è leggibilissimo, non ha bisogno nemmeno di commento; la sua poesia è simile a una fonte che zampilla. (Graziella Atzori)

Estratto da prefazione e biografia dell'autore




Catalogo Nella Marchesini Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953)
www.fondazioneferrero.it

La cornice della mostra dedicata a Felice Casorati è l'occasione per conoscere la pittura di Nella Marchesini (1901-1953), sua prima allieva. In anteprima all'uscita del Catalogo generale - promosso dall'Archivi o Malvano - Marchesini ed edito da Silvana Editoriale - Giorgina Bertolino insieme ad Alessandro Botta e a Emanuela Genesio, illustreranno il ricco e singolare percorso dell'artista: dagli anni della scuola casoratiana e della frequentazione della cerchia gobettiana a quelli della seconda guerra mondiale. La pittura, i carteggi, gli scritti, le immagini delle opere e le fotografie d'epoca accompagneranno il pubblico nell'approfondimento dell'intreccio tra arte e vita che ha contraddistinto questa intensa e preziosa ricerca.

L'artista Nella Marchesini inizia a dipingere a vent'anni. Toscana di nascita (è nata a Marina di Massa nel 1901), si trasferisce a Torino con la famiglia intorno al 1916. Con le sorelle maggiori, Maria e Ada, frequenta la cerchia che Piero Gobetti raccoglie intorno alla rivista «Energie nove», un ambiente di giovani intellettuali, coetanei, di cui fanno parte Carlo Levi, Natalino Sapegno, Federico Chabod, Elena Valla, Ada Prospero, Edmondo Rho. E' Gobetti a introdurla nello studio di Felice Casorati, di cui diventa la prima allieva, dando avvio a una scuola destinata a operare e ingrandirsi sino ai primi anni Trenta e di cui saranno allievi Marisa Mori, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Daphne Maugham, Riccardo Chicco, Lalla Romano.

L'apprendistato avviene in una cornice d'eccezione: la giovane artista frequenta le lezioni in atelier, entra in diretto contatto con la ricerca e l'ambiente di Casorati che, nel 1922, la fa posare per Silvana Cenni, la tempera nella quale appare seduta, come un'antica maestà, la fronte alta e gli occhi socchiusi Nella Marchesini - scriverà l'amico pittore Enrico Paulucci - sembra scesa da una tavola di Piero della Francesca. Assomiglia alle figure dell'Orcagna, suggerisce Edmondo Rho; dipinge sopra le porte e le pareti di casa «figure un po' piatte, allungate, leggermente e gentilmente falcate, di tipo 'senese'», come racconterà Lalla Romano nel romanzo Una giovinezza inventata. La prima fase pittorica è improntata allo studio dei maestri antichi, in un confronto vitale e operoso, nutrito dalle visite d'arte (a Firenze, Padova, Ferrara), in una passione condivisa con le sorelle e gli amici.

I costrutti neo quattrocenteschi e i riferimenti alla ritrattistica fiamminga servono a Nella Marchesini per impaginare figure amate e oggetti familiari. Sin dal principio la sua arte si configura come strumento per una meditata riflessione autobiografica, come attesta la frequenza dell'autoritratto, sfera della costruzione del sé, genere entro cui dichiarare le insegne del mestiere (il cavalletto, i pennelli, il camice da pittrice), tanto esibite poiché legate alla necessità di ribadire lo status professionale di un'artista donna. In questo periodo Nella Marchesini partecipa con Casorati e allievi al circuito artistico ufficiale, esponendo alla Promotrice torinese, alla Biennale di Venezia (1928, 1930, 1932) e a una sua selezione ad Atene (1931), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935), alle mostre della scuola, nella nuova sede in via Galliaria Torino e nelle gallerie di Milano, Genova, Firenze. Dal 1929 inizia a far visita all'atelier torinese di Ugo Malvano, che sposerà l'anno seguente.

La ricerca si arricchisce del confronto con il marito, appassionato d'arte francese e di impressionismo, e con il suo fraterno amico Cino Bozzetti. Nascono i figli, Laura, Renzo, Anna. Conciliata con le impegnative responsabilità familiari, la pratica pittorica mantiene costante centralità, intrecciata ai ritmi della vita quotidiana, strumento cerimoniale per annunciare gravidanze e celebrare nascite, utilizzata come potente dispositivo per richiamare come "ritornanti" i familiari scomparsi. Corre in parallelo all'intensa attività di scrittura, con i carteggi, gli appunti diaristici, la poesia. Lungo tutti gli anni Trenta, accanto alle composizioni con figura, l'artista si dedica al paesaggio e alla pittura en plein air, durante i soggiorni in montagna (in Val Pellice, Val Grande di Lanzo, Val d'Aosta), sull'esempio del marito. Il contatto ravvicinato con la natura, studiata dal vero, trasfonde alla sua pennellata già espressiva, nuova vitalità ed energia.

La seconda guerra mondiale allontana l'artista dalle esposizioni e dalla città. La famiglia si trasferisce a Drusacco, nel Canavese. Dopo la guerra avvia un capitolo di profonda autoriflessione, alimentata dal confronto con Matisse in particolare e singolarmente operante attraverso le forme dell'anacronismo, della riscrittura con i rifacimenti delle proprie opere, remote o più recenti. Nella Marchesini torna a esporre in Italia e all'estero, a Londra, dove nel 1950 partecipa alla Jubilee Exhibition 1900-1950 del Women's International Art Club. Nel 1946 ha esposto insieme al marito, avviando un rapporto intenso con la Galleria La Bussola di Torino appena aperta, sede di una prima personale condivisa e poi delle antologiche postume, quella di Malvano nel 1953, l'anno dopo la morte, e quella appena successiva dell'artistastessa, scomparsa a 52 anni.

L'edizione del Catalogo generale - a cura di Giorgina Bertolino con le schede scientifiche di Alessandro Botta - è l'esito di un lungo percorso promosso dai figli di Nella Marchesini, impegnati a diffonderne la conoscenza attraverso lo studio, la conservazione, le donazioni (alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), tramite una serie di personali (realizzate negli anni dalla Galleria Le Immagini e più di recente dalla Galleria Del Ponte di Torino) e dal prestito di opere per importanti rassegne in sedi pubbliche e museali.

Le iniziative che nel tempo hanno visti coinvolti critici e studiosi come Angelo Dragone, Rosanna Maggio Serra, Giovanni Romano, Francesco Poli, Pino Mantovani, Maria Mimita Lamberti, hanno garantito continuità d'attenzione alla ricerca di Nella Marchesini, preannunciando la fondazione dell'Archivio Ugo Malvano e Nella Marchesini, l'Associazione culturale nata nel 2011, dedicata all'arte dei due artisti. Promosso dall'Archivio, Nella Marchesini. Catalogo generale. I dipinti (1920-1953), edito da Silvana Editoriale, raccoglie oltre 800 opere.

E' introdotto dai saggi dedicati al percorso di ricerca, alla scrittura e all'iconografia dell'artista, di cui sono autori Giorgina Bertolino, Emanuela Genesio (autrice dell'Inventario degli scritti e dei carteggi dell'artista e dell'archivio documentario) e Pino Mantovani. Corredato dalle schede storico - critiche delle opere di Alessandro Botta, dalla biografia e dall'ampia sezione degli Apparati, il volume ricostruisce filologicamente l'intero arco della sua attività. Basa to sulla ricerca e sullo studio dei materiali conservati, il Catalogo è accompagnato da un ricco apparato documentario che offre, anche sul piano visivo, uno spaccato fedele dell'ambiente intellettuale in cui Nella Marchesini ha operato per oltre trent'anni.




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2015
225 artisti, pp.240, formato cm.30,5x21,5
info@ariannasartori.191.it

«Puntuali all'appuntamento annuale, salutiamo con soddisfazione l'uscita del terzo volume del Catalogo Sartori 2015 d'Arte Moderna e Contemporanea. Per coloro che possono provare piacere a sfogliare il nostro catalogo, nella concezione dell'opera si è pensato soprattutto ad un pubblico di neofiti, che in numero crescente si avvicina al mondo dell'arte. A loro è destinato questo catalogo e alle loro esigenze si è cercato di venire incontro soprattutto con la scelta degli artisti e con l'estensione delle informazioni fornite su ciascuno di loro. In secondo luogo con l'organizzazione delle singole schede si è cercato di rendere chiara e facilmente comprensibile l'attività artistica dei singoli artisti. Questo sforzo che va verso la chiarezza e la facilità di lettura non è stato spinto all'eccesso per evitare una semplificazione eccessiva.

Da sempre ci poniamo come obiettivo la divulgazione tramite stampa, dell'opera di tanti artisti italiani, noti o già riconosciuti, tutti egualmente impegnati nell'approfondimento di una propria identità artistica. Partendo dallo scorso catalogo, ci siamo nuovamente impegnati a concretizzare nuovi contatti, ad approfondire nuove conoscenze che ci hanno permesso di incontrare artisti ricchi di aspettative e di ispirazioni, capaci di raggiungere il successo e la notorietà. Questa selezione di artisti si aggiunge a quelle operate nelle due edizioni precedenti, cosicché il numero complessivo degli artisti presi in esame dal Catalogo Sartori è assolutamente rilevante e degno d'attenzione.

Riuscire a produrre un libro ricco di informazioni utili alla conoscenza o all'approfondimento dell'arte italiana contemporanea attraverso le schede dedicate ad ogni singolo artista: ogni singola scheda, è caratterizzata dalla biografia, da un aggiornato e preciso curricolo artistico con gli elenchi delle diverse rassegne, quindi i possibili contatti e poi le straordinarie immagini a colori delle opere. Per alcuni artisti sono state inserite alcune note critiche. Anche questo volume si presenta vario, pieno di spunti di riflessione; ciascun artista ci parla con la propria sensibilità e da protagonista, del proprio mondo, del proprio vissuto, di frammenti di storia che insieme concorrono, in una sorta di colorato e fantastico caleidoscopio a dare una complessa visione dell'arte italiana contemporanea.» (Arianna Sartori)

Artisti recensiti

Alborghetti Davide - Amato Maria Agata - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Baglieri Gino - Balansino Giancarlo - Balansino Giovanni - Baldassin Cesare - Baratella Paolo - Barbero Carlo - Barbieri Nicoletta - Bazzani Nilo - Bellardi Franco - Bellini Enzo - Bellini Maria Grazia - Belluti Gianfranco - Benetton Simon - Bertazzoni Bianca - Bertoni Antonella - Blandino Giovanni - Bobò Antonio - Bodini Floriano - Bonaccorsi Miro - Bonato Erika - Bongini Alberto - Borioli Adalberto - Bortoluzzi Milvia - Brizzolesi Sergio - Brozzi Mario - Callegari Daniela - Calvi Cesare - Campanella Antonia - Canestrari Fiorenza - Cannata Matteo - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Cardone Pietro - Cargnoni Giacinto - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cavicchini Arturo - Cazzaniga Giancarlo - Celi Francesco / Pilec - Celli Alfredo - Cerri Giancarlo - Cerri Giovanni - Cesana Angelo - Chillemi Venere

Cinaglia Bruno - Cipolla Salvatore - Cipolletta Pasquale - Coccia Renato - Cortemiglia Clelia - Cortese Franco - Costa Piero - Costanzo Nicola - Cottini Luciano - Crisanti Giulio - Cropelli Fausta - Dal Bò Katja - Daleffe Franco - De Luigi Giuseppe - De Marinis Fausto - De Monte Roberto - De Rossi Antonio - Diazzi Roberta - Difilippo Domenico - Di Giampaolo Roberto - Di Iorio Antonio - Docci Alessandro - Dovera Isabella Clara - Dudley Rod - Dugo Franco Fabri Otello - Falco Marina - Ferraj Victor - Ferraris Giancarlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fonsati Rodolfo - Fornarola Salvatore - Frappa Lucia - Fratantonio Salvatore - Frisinghelli Maurizio - Garuti Giordano - Gauli Piero - Gentile Alfredo - Ghidini Pier Luigi - Ghilarducci Paolo - Ghisi Barbara - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Graziani Alfio Paolo - Gribaudo Ezio - Guala Imer - Gualtieri Ulisse

Lelii Marisa - Lipreri Mario - Loi Di Campi (Invidia Lorenzo) - Lomasto Massimo - Lo Presti Giovanni - Luca (Vernizzi Luca) - Luchini Iacopo - Luchini Riccardo - Madoi Giovanna - Magnoli Domenico - Maiolino Enzo - Mantovani Gianni - Mantovani Licia - Margheri Raffaello - Margonari Renzo - Marini Aldo - Marino Gabriele - Marra Mino - Martino Gabriella - Maspoli Mimma - Masserini Patrizia - Mazzotta Alfredo - Melotto Vito - Menozzi Giuseppe - Merik (Eugenio Enrico Milanese) - Mesini Andrea - Messini Claudio - Miano Antonio - Michelotti Marcello - Migliorati Luciano - Molinari Mauro - Monaco Lucio - Morelli Guido - Moretti Nesticò Lina - Mori Giorgio - Mottinelli Giulio - Nagatani Kyoji - Nastasio Alessandro - Negri Sandro - Negri Simone - Neviani Maria Cristina - Nonfarmale Giordano - Ogata Yoshin - Orlandini Fabrizio - Ossola Giancarlo - Palazzetti Beatrice - Palma Mario - Pancheri Aldo - Pancheri Renato - Paolantonio Cesare - Paoli Piero

Paolucci Enrico - Paradiso Mario - Patriarca Riccardo Giovanni - Pedroli Gigi - Perbellini Flavio - Peretti Giorgio - Perini Sergio - Perone Gennaro - Pesce Antonio - Petros (Papavassiliou Petros) - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pinciroli Ezio - Pizzolante Antonio - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Poli Nino - Polpatelli Carlo - Polpatelli Mario - Pozzi Giancarlo - Previtali Carlo - Puppi Massimo - Raza Claudia - Regazzoni Maria - Reggiani Liberio - Rezzaghi Teresa - Rigato Carla - Ritorno Maria Luisa - Rizzardi Recchia Andrea - Romeo Jorge - Rossato Chiara - Rossi Gianni - Rossi Giorgio - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio -

Salvestrini Edoardo - Santoro Giusi - Sapuppo Umberto - Scandurra Placido - Scaranari Claudio - Sciavolino Enzo - Scotto Aniello - Sebaste Salvatore - Settembrini Marisa - Sfortuniano Antonio - Simeoni Cristina - Soddu Stefano - Somensari Anna - Somensari Giorgio - Somensari Luigi - Terreni Elio - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Titonel Angelo - Tonelli Antonio - Torcianti Franco - Trevisan Franco - Trubbiani Valeriano - Vaccaro Vito - Venditti Alberto - Verga Pierantonio - Viglianisi Dina - Vigliaturo Silvio - Villani Dino - Violi Donatella - Vitale Carlo - Vitale Mario - Vivian Claudia - Voglino Alice - Zanetti Enzo - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zazzeroni Gianfranco - Zelda (Elda Zanferli) - Zerlotti Natalina - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina libro Racconti effimeri - di Mario Alimede Racconti effimeri
di Mario Alimede, ed. L'Omino rosso, pagg. 104, 2014
www.marioalimede.it

Questi racconti brevi si accendono come una fiamma e nello spazio della loro durata effimera appunto, affascinano e coinvolgono, poi quasi repentinamente si spengono in un finale mai scontato; il lettore, per ritrovare quell'emozione, deve necessariamente passare al racconto successivo e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Proprio nella brevità sta la loro forza e intensità; la trama in un attimo vira cambiando direzione e la narrazione si conclude in un altro modo rispetto a quello che il lettore si aspetta, lasciandolo divertito e sorpreso. C'è il sapore delle favole antiche unito al linguaggio pulito e misurato dei racconti di Gianni Rodari.

I racconti vivono dentro il tempo della narrazione e non è importante sapere quando si svolgano le vicende, perché la realtà è sospesa nella lettura ed è proprio bello godersela così. Anche il dove dell'ambientazione potrebbe essere collocato ovunque: una città, un paese, una casa o una soffitta; i luoghi assumono la caratteristica di uno sfondo adatto a contenere i fatti che assumono maggiore rilevanza rispetto al contesto in cui avvengono.

Qui si muovono i personaggi che tratteggiati con tocco leggero, hanno la consistenza del simbolo di ciò che via via rappresentano: l'avidità, l'insoddisfazione, la noia ma anche la tranquillità, il divertimento e la sorpresa. Ma non c'è nessuna morale da insegnare, solo qualche suggerimento dettato dall'esperienza. Il ritmo calmo e sicuro fa scorrere piacevolmente la lettura e la narrazione fluisce semplice e spontanea dalla penna dello scrittore. Tutto ciò rende la raccolta adatta ad un pubblico vario e di ogni età che ritroverà un po' della magia delle storie del passato raccontate di sera attorno al fuoco. (L'Editore De L'Omino Rosso)




Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen- romanzo di Nidia Robba Dalla parte del perdente
Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2013

Wirtschaftswunder, il miracolo economico che ha caratterizzato la storia contemporanea della Germania e in genere dell'area tedesca inizia dai primi anni '50, avendo il suo prodromo alla fine del decennio precedente. Questo romanzo è ambientato nel contesto storico, sociale, culturale, tra il 1943 e i primi del dopoguerra.

L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee - libro di Pompeo Maritati L'Utopia della Ragione - La ginnastica delle idee
di Pompeo Maritati, ed. Edizioni Youcanprint, 2011

Una riflessione articolata su varie componenti sociologiche della società attuale - nel più ampio contesto umanistico - è il filo conduttore di questo libro, un saggio in sedici capitoli.

La Nebbia - realtà-evocazione - romanzo di Nidia Robba La Nebbia - realtà-evocazione
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2012

Semmai fosse possibile razionalizzare il significato dell'amore per una nazione, per un popolo o per un civiltà, questo romanzo segue una strada molto articolata, dove narrazione e tema sono inscindibili, nell'alternanza di scenari reali e mitologici.


Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.


Ugo Carà - catalogo a cura di Marianna Accerboni Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
Catalogo della mostra a cura di Marianna Accerboni

La Trieste dei primi anni di Ugo Carà (nato nella vicina Muggia nel 1908) si avviava, insieme alle altre capitali della Mitteleuropa, a terminare, da lì a poco, un era storica, quella dell'impero asburgico, e una stagione irripetibile per l'Arte.

Fregati dalla Storia - libro di Lodovico Ellena Fregati dalla Storia
di Lodovico Ellena, ed. Solfanelli

Una sequenza di storie, rievocazioni di usanze, dichiarazioni inattese di personaggi celebri, circostanze poco note o, talune, dimenticate. Tasselli che completato la Storia, a volte rafforzandone l'impianto già noto altre volte sorprendendo gli studiosi e, in genere, i lettori.

Breve Storia del Caucaso - saggio storico di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.


Greci e Turchi tra convivenza e scontro - saggio storico di Vincenzo Greco Greci e Turchi tra convivenza e scontro
di Vincenzo Greco, ed. Franco Angeli

Le relazioni tra Grecia e Turchia sono uno dei più articolati e complessi sistemi politici contemporanei. L'analisi storica sviluppata nel libro segue l'evoluzione del rapporto bilaterale e la sua proiezione nell'ambito della questione di Cipro.


Geografia - Le Garzantine Le Garzantine - Geografia

L'opera presenta una informazione molto articolata in virtù dei cambiamenti dello scenario mondiale a partire dalla fine degli anni '80, in particolare dal quel 9 novembre 1989 (la caduta del muro di Berlino) che ha segnato una svolta nella Storia, dati i conseguenti stravolgimenti geografici e geopolitici.


Olocausto armeno - Breve storia di un massacro dimenticato - libro di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.

Mondo ex e tempo del dopo - di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea - di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91.

Idoli di carta Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.


I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby I sogni e le mischie - Storie di vita e di rugby
di Franco Paludetto, ed. Libreria dello Sport

Una carriera nel mondo del rugby, quella di Franco Paludetto, giocatore tra gli anni '50 e '60, per ripercorrere una storia individuale osservando la realtà italiana dagli anni del Secondo dopoguerra a oggi. Per Franco, la svolta ha una data precisa. Il viaggio a Padova per la finale della stagione 1953/54 giocata da Treviso e Rovigo.


Jonah Lomu - La mia storia La mia storia
di Jonah Lomu, Warren Adler, ed. Libreria dello Sport

A poco più di 30 anni Jonah Lomu è già da tempo una leggenda del rugby, sport nazionale nei paesi anglosassoni con popolarità e attenzione da parte dei mass media pari a quanto avviene per il calcio ha in Italia. Con la divisa degli All Blacks, Lomu è diventato ciò che Pelè fu per il Brasile campione del mondo nel 1958.

Recensione libro Te lo do io lo sport Te lo do io lo sport!
di Simone Urbani Grecchi e Dino Meneghin, ed. Libreria dello Sport

Fare sport per migliorarsi come individuo. Non solo per gli immediati benefici fisiologici ma anche come percorso per apprendere una cultura fondata sulla capacità di interpretare i propri limiti e le proprie qualità, sul rispetto delle regole e degli avversari, sull'autocontrollo, sul valore del rapporto con gli altri. In Italia purtroppo il numero di praticanti, di coloro che anche solo a livello amatoriale si dedicano ad una attività sportiva, non è molto elevato. Meno di una persona su quattro fa sport almeno due volte alla settimana. Siamo comunque in ottima compagnia perché questa tendenza si riscontra in tutti i paesi industrializzati.

Recensione di Ninni Radicini al libro Quando spararono al Giro d'Italia Quando spararono al Giro d'Italia
di Paolo Facchinetti, ed. Limina

La mattina del 26 aprile 1945 gli italiani si svegliano sulle macerie di un paese lacerato da terribili drammi personali e collettivi. C'è voglia di tornare alla normalità. Pochi mesi dopo si ipotizza una nuova edizione del Giro d'Italia. Sembra un'idea folle non solo dal punto di vista sportivo (in che condizione sono gli atleti tornati dal fronte e dai campi di concentramento?) ma anche per le carenze logistiche, le strade ad esempio, molte delle quali distrutte o danneggiate dai bombardamenti. Il Giro "della Rinascita", organizzato come tradizione dalla Gazzetta dello Sport, si trasforma in avvenimento comunitario.

Recensione di Ninni Radicini al libro Crepe nel ghiaccio Crepe nel ghiaccio - Dietro le quinte del pattinaggio artistico
di Sonia Bianchetti Garbato, ed. Libreria dello Sport

Quando alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 si verifica lo scandalo nella gara a coppie, il pattinaggio artistico sul ghiaccio diventa argomento di dibattito sui mass media e di riflesso tra l'opinione pubblica, come forse non lo era mai stato prima. Lo scandalo consisteva nell'assegnazione del primo posto alla coppia russa Berezhnaya/Sikharulidze, nonostante quella canadese Salè/Pelletier, secondo parere comune a molti addetti ai lavori, avesse svolto un esercizio migliore. Perchè la giuria aveva deciso in quel modo?

Recensione di Ninni Radicini al libro L'ultima stagione L'ultima stagione
di Phil Jackson e Michael Arkush, ed. Libreria dello Sport

Essere un allenatore di basket che colleziona record nella Nba e scrivere un libro su una delle pochissime stagioni in cui la propria squadra ha perso. Perchè con tante individualità slegate una squadra non arriva a nulla e nella pallacanestro americana l'unica vittoria è quella del titolo NBA. Dal secondo in poi si è uguali nella sconfitta.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulla storia del ciclista Ottavio Bottecchia Bottecchia - Il forzato della strada
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Anche in epoca di ciclismo tabellare, il nome Ottavio Bottecchia conserva un suono da leggenda. Primo italiano a vincere il Tour de France, nel 1924, ripetendosi l'anno dopo, e primo a tenere la maglia gialla dalla tappa iniziale fino all'arrivo a Parigi. Classe 1894, nato a San Martino, in Veneto, vive come la maggior parte degli italiani di quel periodo. Come altri connazionali emigra in Francia, dove sente parlare del Tour de France. Non solo una corsa ciclistica, ma una specie di inferno in terra.

Recensione di Ninni Radicini al libro Derby Days sul calcio e tifoserie in Gran Bretagna Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Recensione di Ninni Radicini al libro biografia del ciclista tedesco Jan Ullrich Jan Ullrich: O tutto o niente
di Jan Ullrich e Hagen Bosdrof, ed. Libreria dello Sport

Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto.

Recensione di Ninni Radicini al libro Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila Un sogno a Roma - Storia di Abebe Bikila
di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni, ed. ACSI Campidoglio Palatino e Libera

Abebe Bikila è il simbolo della maratona. Inizia a 24 anni, allenato dallo svedese Onni Niskanen. Diventa celebre con la vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960, correndo in un percorso che superava la consuetudine - ripristinata dalla edizione successiva in Giappone - che voleva l'inizio e il traguardo nello stadio olimpico.

Recensione di Ninni Radicini al libro sulle origini del Giro di Francia Tour de France 1903 di Paolo Facchinetti Tour de France 1903 - La nascita della Grande Boucle
di Paolo Facchinetti, ed. Ediciclo

Il Tour de France, la più celebre corsa ciclistica a tappe, deve la sua origine alla concorrenza tra due quotidiani sportivi - L'Auto-Vèlo e Le Vèlo -, in particolare tra i due direttori, Henri Desgrange e Pierre Giffard. La sera del 20 novembre 1902, Desgrange disse ai suoi collaboratori, Georges Lefèvre, redattore per il ciclismo, e Georges Prade, responsabile della parte automobilistica, che bisognava trovare una idea per aumentare le vendite del giornale.

Recensione di Ninni Radicini al libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Cipro The Rough Guide - Cipro
di Marc Dubin, ed. Antonio Vallardi Editore

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Grecia continentale The Rough Guide - Grecia continentale
di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz, ed. Antonio Vallardi Editore

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Recensione di Ninni Radicini al libro - guida turistica The Rough Guide Sicilia The Rough Guide - Sicilia
di Robert Andrews e Jules Brown, ed. Antonio Vallardi Editore

Questa guida sulla Sicilia, oltre ad essere uno strumento di grande sostegno per chi viaggia, è anche una pubblicazione con una serie di valutazioni e notizie che rappresentano un valore aggiunto per una conoscenza più approfondita. Gli autori conducono il lettore / turista attraverso la regione, nella sua globalità, evidenziando luoghi (monumenti, chiese, risorse paesaggistiche, etc.), situazioni che rientrano nel rapporto del turista con la popolazione locale e informazioni che possono risultare molto utili, perchè relativi alla quotidianità di una vacanza.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo Castel Rovino di Nidia Robba Castel Rovino
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Il nuovo romanzo di Nidia Robba prosegue la bibliografia dell'autrice caratterizzata dalla descrizione di storie, ambienti, culture proprie della Mitteleuropa. In particolare evidenziando l'area dell'Alto Adige / Südtirol, con personaggi, tra gli altri, provenienti dal Friuli Venezia Giulia (Pordenone), dalla Bassa Baviera e dalla Svizzera.

Prefazione di Ninni Radicini al libro Un uomo di neve Un uomo di neve
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, 2010

Ambientato in Europa, nell'arco di tempo fra la tragedia della Seconda guerra mondiale e gli anni '90, il romanzo è caratterizzato dalla rappresentazione di scenari composti da personaggi in genere ascrivibili al contesto mitteleuropeo e dalla declinazione negativa del protagonista.

Recensione di Ninni Radicini al libro Meltemi - raccolta di poesie di Helene Paraskeva Meltemi
di Helene Paraskeva, ed. LietoColle, novembre 2009

Xenitià=Migrazione; Condizione individuale=Migrazione. Dalla metà degli anni '70, dal momento del suo arrivo in Italia, queste due equazioni sembrano essere diventate tra le più importanti del sistema esistenziale di Helene Paraskeva. Sono i due fulcri di Meltèmi, raccolta di 31 poesie della scrittrice e poetessa di origine ellenica.

Prefazione di Ninni Radicini al romanzo I carati dell'amore di Nidia Robba I carati dell'amore
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera Libri

Se in ogni volto c'è un destino, in ogni esistenza individuale c'è la Storia un popolo. Che di questa realtà ognuno ne abbia consapevolezza non ha importanza poiché finirà comunque per segnarne ogni momento della vita. Come quella di Erika, che insieme ai familiari lascia la città di Fiume alla fine della Seconda guerra mondiale.

Recensione libro L'angelo nello specchio - romanzo di Nidia Robba L'angelo nello specchio
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

L'esistenza terrena è solo una breve sosta nel corso di una vita universale. Riflettere sulle circostanze occorse, su quanto di lieto e di drammatico ne ha scandito il tempo, è una conseguenza dell'antropologia e, per le menti migliori, una necessità naturale di affermare la propria individualità.

Recensione libro La verità falsa - romanzo di Nidia Robba La verità falsa
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Due vicende parallele che finiranno per incontrarsi, anche se forse non in modo definitivo. Intorno a due centri - l'Austria e l'Italia - con diramazioni in Svizzera e in Grecia, e una scansione temporale precisa: dalla fine degli anni '30 alla metà dei Cinquanta.

Recensione libro La cetra d'oro - Nidia Robba La cetra d'oro
di Nidia Robba, ed. Campanotto Editore

Dall'antica Grecia nel periodo della guerra di Troia, a quella intorno agli anni del Secondo conflitto mondiale, fino a oggi. Tre vicende individuali al cospetto del magma esistenziale: il tempo, il destino, la passione.

Recensione libro Lena Lena
di Maricla Di Dio Morgano, ed. Laruffa

La stanza di una casa, in una città lontana dalla terra d'origine, può diventare il palcoscenico della recita di una vita già trascorsa. Come per Lena e per la sua "amica" Bastiana.


Recensione libro Italiae Medievalis Historiae - racconti brevi dal Medioevo italiano Italiae Medievalis Historiae
ed. Tabula Fati

Nel libro sono pubblicati i racconti selezionati per la finale della prima edizione del Premio letterario Philobiblon 2006, concorso letterario per racconti brevi organizzato e promosso dalla Acim - Associazione culturale Italia Medievale.

Recensione libro Nell'uovo cosmico - romanzo di Helene Paraskeva Nell'uovo cosmico
di Helene Paraskeva, ed. Fara Editore

Dora Forti era solo uno dei tanti impiegati di un'azienda che trattava appalti e svolgeva intermediazioni, categorie generiche e non specificate a nessun livello della scala gerarchica, intesa da tutti come una specie di gioco di ruolo. Lì dentro nessuno poteva affermare con certezza di sapere qualcosa di chi gli stava accanto e l'unico imperativo era il culto della esteriorità, esasperata, necessaria e ineludibile.

Recensione libro Il sortilegio della città rosa - di Nidia Robba Il sortilegio della città rosa
di Nidia Robba, ed. Fpe edizioni

Ambientato tra la Germania, Trieste (città della protagonista), la Francia e la Spagna, in un periodo tra la metà degli anni '60 e l'inizio dei Settanta (l'autrice lo suggerisce senza dichiararlo) è la storia di Myriam - per l'epoca una donna quasi di mezza età - recatasi a Heidelberg per tener compagnia alla nipote, Siegrid, durante un corso di tedesco e trascorrere una vacanza.

Recensione libro Nessuno è la mia stella Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettivaeditrice

Quando si parla di categorie sociali svantaggiate o direttamente escluse è molto facile scadere nel buonismo, una delle migliori varianti del ridicolo, in voga da una decina d'anni. In realtà della questione spesso importa poco o nulla, data la distanza abissale che separa chi fa retorica da chi vive in quella condizione.

Recensione libro L'amore scosso L'amore scosso
di Mario Pennacchia, ed. Protagon

Città irripetibile, Siena è il luogo in cui si svolge una storia immaginaria, ma non troppo. Il periodo, che l'autore di sfuggita ci suggerisce collocato nei primi anni del secondo dopoguerra, è poco più di un dettaglio. A parte il riferimento a una canzone e a una automobile, la vicenda scorre in un contesto senza tempo. Una relazione sentimentale complicata da situazioni estranee è argomento di una miriade di romanzi in tutte le epoche. Questo tema nel contesto senese assume però caratteristiche uniche, soprattutto se i due protagonisti osano sfidare la natura della città di Santa Caterina.

Recensione libro The Live Side of Rock The Live Side of Rock - Celebrando un culto profano
di Stefania Mattana, ed. AltroMondo

Il concerto, in particolare quello di musica rock, rappresenta una delle principali manifestazioni di massa contemporanee. Lo svolgimento, comprese le fasi procedenti e successive, per i musicisti e per gli attori sociali - coloro che assistono, partecipando - può essere equiparato a un rito.

Recensione libro Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia Le avventure delle immagini - Percorsi tra arte e cinema in Italia
di Francesco Galluzzi, ed. Solfanelli

L'immagine del mondo classico nella cinematografia italiana ha caratterizzato la produzione e il dibattito critico fin dall'inizio dell'industria della riproducibilità delle immagini in movimento, sulla scia delle novità apportate dalle avanguardie nelle arti visive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e della rilevanza assunta nello stesso periodo dall'archeologia come ricerca delle origini e riappropriazione della Storia.

Recensione libro biografia Mia Martini Mia Martini
di Domenico Gallo, Laruffa Editore

Quando Mia Martini fu annunciata dal palcoscenico del Teatro Ariston, in gara per l'edizione 1989 del Festival di Sanremo, il pubblico si divideva tra coloro la conoscevano e quelli che non la conoscevano ma ricordavano di averne ascoltato il nome in ogni occasione in cui si parlasse di musica italiana d'autore.

Recensione libro Cinema Italiano - Musica e Pittura Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Cd + pubblicazione d'arte

Cinema, musica, pittura: un trinomio, nella sua armonia, in grado di regalare sensazioni esclusive allo spettatore-lettore-appassionato d'arte. E' l'origine e la finalità di questa iniziativa editoriale formata da un cd con quattordici celebri brani tratti da film molti noti, interpretati da Giuppi Paone (voce) e Carlo Cittadini (pianoforte) e da una pubblicazione con le immagini dei dipinti realizzati da Gianni Di Nucci per rappresentare in forma pittorica i temi musicali selezionati.

Recensione libro Graffiti animati - Storia dei cartoni animati Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget
di Marilena Lucente, ed. Vallecchi

Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico.

Recensione libro Un uomo una storia Un uomo, una storia - "La Ville en haut de la Colline" di J.J. Varoujean
di Daniela Baldassarra, ed. Prospettiva

La storia personale e collettiva è un tratto incancellabile nella esistenza di ogni uomo. Si può cambiare vita, luogo, esteriorità ma tutto quanto abbiamo vissuto e quanto hanno vissuto i nostri avi continuerà a essere presente nella nostra mente e in ogni nostra attività. Continuerà a esistere, anche se intorno c'è il silenzio. Come i versi sopravvivono alla morte del poeta, la memoria supera la volontà di elusione volgarmente finalizzata all'interesse materiale.

Recensione libro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due cialtroni alla rovescia. La parodia e la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
di Fabio Piccione, ed. Frilli

Il centro del libro è una analisi del tipo di recitazione di Franco e Ciccio, che l'autore, attraverso una ricerca storica, dimostra avere una origine differente dalla commedia dell'arte. La mimica, la tipologia delle battute superficialmente etichettate volgari, il modo di considerare l'interlocutore, e ogni altra caratteristica derivano dalla vastasata, che era un modo tutto siciliano, e palermitano in particolare, di mettere in scena una rappresentazione in cui il povero, senza nascondere la miseria e la vita disgraziata che conduceva, provava con ironia spesso pesante a rivalersi sul potere.

Recensione libro La lingua in gioco La lingua in gioco. Da Totò a lezione di retorica
di Fabio Rossi, ed. Bulzoni

L'importanza della parola nella comicità di Totò, attraverso un'analisi dei giochi linguistici, delle metafore, degli stravolgimenti di significato: elementi essenziali del personaggio che Antonio de Curtis ha portato in teatro e al cinema.

Recensione libro biografia Atom Egoyan Atom Egoyan
di Alberto Momo, ed. Audino

Atom Egoyan, regista di origine armena, nato in Egitto nel 1960, residente in Canada, è uno degli autori più attivi e brillanti del panorama cinematografico attuale. La sua identità astratta non è uno slogan, utile a ritagliarsi uno spazio promozionale, ma una sintesi particolarmente riuscita di una cultura articolata e coerente.




Presentazione libri da comunicato case editrici /autori

Copertina libro Il viaggio verticale - Breviario di uno scalatore tra terra e cielo Il viaggio verticale
Breviario di uno scalatore tra terra e cielo


di Enrico Camanni, ed. Ediciclo Editore, pagg.144, euro 14.50
www.ediciclo.it

«Per arrampicare bastano poche cose: un soffitto di cielo, una verticale che lo corteggi, qualche ruga su cui stringere le dita e la vertigine del vuoto intorno. Non serve altro. La scalata è un sogno primitivo sotto il grande blu. Il modo più umano per andare su.» Che cos'è la scalata, se non un viaggio verticale? L'uomo o la donna che si sollevano da terra e intraprendono una scalata sono esploratori di uno spazio che non appartiene loro. Scalare e viaggiare nascondono lo stesso segreto, rispondono alla stessa parola d'ordine: leggerezza. Proprio la leggerezza è la cifra di questo libro. Enrico Camanni, con parole che assomigliano ai gesti leggeri e sicuri di chi sale in parete, spiega come l'esperienza di un "viaggiatore verticale" abbia molteplici dimensioni: quella fisica, legata al peso del corpo, all'inesorabile legge di gravità, e alle buone pratiche per affrontarla con successo; quella sensoriale, che allena oltre ai muscoli anche lo sguardo, il tatto, l'udito, e analizza tutte le relazioni con la materia circostante, sia essa la roccia o l'aria; e soprattutto, quella spirituale.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, ha fondato il mensile "Alp" e la rivista internazionale "L'Alpe". Oggi dirige il trimestrale "Turin" e collabora con "La Stampa". Ha scritto Di roccia e di ghiaccio, La storia dell'alpinismo in 12 gradi (Laterza, 2013) e aggiornato La storia dell'alpinismo di Gian Piero Motti (Priuli & Verlucca, 2013). Ha trattato le Alpi contemporanee ne La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri, 2002) e altri volumi. Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. E' vicepresidente dell'associazione "Dislivelli".




Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2014
344 artisti, pag.360, oltre 1000 illustrazioni a colori, formato cm.30,5x21,5

L'opera comprende i nomi di molti Artisti che non erano presenti nell'edizione precedente ed altri, invece, che hanno confermato la loro presenza, riproponendosi con la riproduzione di nuove opere d'arte e con l'aggiornamento dei dati relativi alla loro attività artistica più recente. Ma la vera novità, sta nel fatto che, a differenza della prima edizione (con gli Artisti attivi nell'Italia settentrionale), in questa vi sono gli Artisti impegnati sull'intero territorio nazionale.

Presentazione catalogo




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Dino Zoff - olio cm.100x70 2010 Valerio Bacigalupo - olio cm.100x70 2010 Portieri d'Italia
di Alberto Figliolia, Davide Grassi, Mauro Raimondi, Massimiliano Castellani, Edizioni ACAR
www.cortinaarte.it

Il libro racconta il ruolo del portiere nella storia del calcio, la figura "mitica" del numero 1, dell'estremo difensore, della sua solitudine e della sua responsabilità in campo. Eroe quando salva una partita con una grande parata o colpevole assoluto di una sconfitta per un fatale errore. Gli autori hanno svolto un lavoro di ricerca archivistica negli annali del calcio, recuperando dati statistici e episodi curiosi, aneddoti e ricordi di tempi lontani. Un libro sulla sport ma anche sulla storia italiana, narrata trasversalmente "in parallelo" agli avvenimenti sportivi intorno a "epici" protagonisti del calcio italiano. Si evocano, nei vari capitoli dedicati ognuno a un portiere, i Mondiali vinti, il Grande Torino, il Milan di Nereo Rocco, l'Inter di Helenio Herrera, la Juventus degli anni '70 di Zoff. E molto altro ancora!

L'edizione è illustrata da tredici tavole di Giovanni Cerri, nipote del portiere dell'Ambrosiana Inter degli anni di Giuseppe Meazza e Campione d'Italia della stagione 1929-30, la prima a girone unico. I portieri rappresentati sono: Giovanni De Prà, Gianpiero Combi, Bonifacio Smerzi, Aldo Olivieri, Valerio Bacigalupo, Giorgio Ghezzi, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Dino Zoff, Luciano Castellini, Claudio Garella, Walter Zenga, Gianluigi Buffon.




Copertina libro papa Francesco - di Efrem Ori papa Francesco
Un sogno per restituire alla Chiesa l'entusiasmo evangelico

di Efrem Ori, pagg.100, 2a edizione 2013

Pagina su ilmiolibro.it

La prima idea di questo libretto l'ho avuta il giorno della morte di Paolo VI (6 agosto 1978). Parlando con amici di come avrei desiderato che fosse il successore di papa Montini lo descrissi così: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue la molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra loro, che non si preoccupa nè dei conservatori nè dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s'ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio.» (Dalla prefazione Perchè "papa Francesco", di Efrem Ori)




Archetipi mitici e generi cinematografici
di Luigi Forlai e Augusto Bruni, Dino Audino Editore
www.audinoeditore.it

A distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione (1998), torna nelle librerie questo testo, importante per due ragioni. La prima perchè rappresentava l'inizio di un pensiero italiano autonomo dalle teorizzazioni statunitensi sulla sceneggiatura. Un pensiero che a differenza di quanti rivendicavano l'assoluta spontaneità creativa- frutto in realtà di provincialismo e naïveté culturale - cercava strade originali di ricerca nell'analisi delle strutture narrative. La seconda ragione consisteva nell'approdare, a differenza dei grandi didatti americani, non ad Aristotele o Jung o Propp, ma all'idea che esisteva una pluralità di Eroi, completamente diversi tra di loro, con la conseguenza di una pluralità di narrazioni di base, cui attingere per le storie che si vogliono raccontare.

La novità più interessante è data dal fatto che i generi cinematografici secondo gli autori «non sono entità non definite e ad hoc, ma sono "generati" in modo logico e preciso dalle caratteristiche dei personaggi base che sono alla base dei miti della comunità umana». Joseph Campbell nel suo famoso L'eroe dai mille volti, aveva analizzato le strutture dei miti riscontrando che vi era una convergenza di significato tra le varie manifestazioni mitico-religiose, espressioni comuni alle varie società, che possono essere considerate come degli archetipi: come si sa, il famoso Viaggio dell'eroe di Vogler, ispirato proprio a Campbell, sostiene il cambiamento dell'Eroe attraverso alcune tappe, definite in modo preciso e secondo un ordine preciso.

Il libro di Bruni e Forlai mette al centro invece la possibilità che da diversi archetipi discendano diversi generi: Re, Guerriero, Mago e Amante, manifestazioni dell'Eroe archetipale da cui derivano il fantastico, l'azione-western, il detective, la storia d'amore. Dunque il viaggio dell'eroe non è sempre uguale e non segue sempre lo stesso schema: secondo gli autori la maggior parte delle narrazioni non prevede il "cambiamento" dell'Eroe, soprattutto in alcune narrazioni come l'action e il thriller. Originale nell'elaborazione, il libro di Forlai e Bruni fornisce un altro tassello alla possibilità per autori e sceneggiatori di operare una felice sintesi tra le forme codificate della tradizione e l'innovazione artistica.




Copertina libro Andare a piedi. Filosofia del camminare Andare a piedi. Filosofia del camminare
di Frédéric Gros, ed. Garzanti, pag.280, Euro 14,90
www.garzantilibri.it

- "Si può camminare per ritrovare sé stessi?"
Sì, nel senso in cui, camminando, lei abbandona le maschere sociali, i ruoli imposti, perché non risultano più utili... camminando tutto diventa possibile e si riscopre il senso dell'orizzonte, che è ciò che manca oggi: tutto è piatto. (Dall'intervista a 'Le Monde' del 24 giugno 2011)

Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Frédéric Gros, con un libro originale e delicato, ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri. Andare a piedi propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un'escursione, diventa un'esperienza universale per tornare a impossessarci del nostro tempo e per guardare dentro noi stessi.

Perché camminare non è uno sport, ma l'opportunità di tornare a godere dell'intensità del cielo e della forza del paesaggio. Frédéric Gros è docente di Filosofia all'Università di Parigi-XII e dell'Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell'opera di Michel Foucault, ha curato l'edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente, camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009 è un corso di pubblicazione in sei paesi.




Copertina libro Il lungo inverno di Spitak Il lungo inverno di Spitak
di Mario Massimo Simonelli, ed. Elmi's Word Edizioni
www.comunitaarmena.it

Nel dicembre 1988, un violentissimo terremoto colpì la Repubblica Armena. Una intera regione fu rasa al suolo. Leggere questo testo porta a riflettere sull'entità incalcolabile delle catastrofi così lontane da noi spazialmente ed emotivamente, a considerare i popoli altri non come una massa indistinta, ma come un insieme di volti e di voci. Gli eventi di quei lunghi mesi hanno cambiato per sempre il corso della vita di molti protagonisti, mentre il mondo intorno a loro era in profonda trasformazione. Questa è la storia di una rinascita.




Una tomba principesca da Timmari
di Maria Giuseppina Canosa
* Volume presentato presso Mediateca provinciale "Antonello Ribecco" - Matera (02 ottobre '12)

Incontro pubblico organizzato e promosso dalla Fondazione Zètema di Matera. Il libro illustra lo scavo e il successivo studio sulla sepoltura numero 33 scoperta nel 1984 a Timmari, località a pochi chilometri da Matera. Una tomba principesca che può essere rintracciata come la sepoltura del re dell'Epiro Alessandro I detto "il Molosso".

Presentazione




Copertina libro La passione secondo Eva - di Abel Posse, edito da Vallecchi La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse è nato a Córdoba (Argentina) nel 1934. Diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina libro Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010 Michele De Luca - Appunti di fotografia. 1986-2010
Prefazione di Italo Zannier, Edizioni Ghirlandina (Nonantola - Modena), pagg.216, €.12,00

Nel volume sono raccolte le recensioni apparse nella rubrica "Fotografia" sulla rivista "Rocca" della Pro Civitate Christiana di Assisi nel corso di venticinque anni. Si tratta, di "appunti" che da questo "osservatorio" De Luca ha annotato, riguardo a rimarchevoli eventi espositivi o editoriali che una successione cronologica del tutto casuale ha offerto alla sua attenzione in quest'ultimo quarto di secolo riguardo alla fotografia, al fine di metterli a fuoco, di "raccontarli".

Questi brevi articoli, a rileggerli e riguardarli nel loro insieme, offrono con la loro omogeneità critica e narrativa, concisi approcci con le tante figure di fotografi che mostre e libri gli hanno dato in questo lungo periodo occasione di "incontrare", ma anche tante utili informazioni sull'editoria fotografica, sull'impegno di istituzioni pubbliche e private nella divulgazione della storia della fotografia, sull'attività di studiosi, ricercatori e operatori culturali, sul dibattito teorico nonché sulla fotografia come "bene culturale" e quindi sul lavoro di recupero e di conservazione di archivi, musei, collezionisti.




"Dalle rotaie alle bici"
Le ferrovie dismesse, recuperate e trasformate in strade per le bici e l'utenza non motorizzata.


a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi, ed. FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), pagg.174
Estratto

Dichiara il Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia: "In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie dimesse. Pochissimi i chilometri chiusi per la modifica dei tracciati. La maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di Istituzioni poco lungimiranti che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato a motore. L'obiettivo condiviso è quello di un recupero totale di questo immenso patrimonio ferroviario dismesso per prevenirne l'assoluto degrado e distruzione, puntando preferibilmente alla sua funzione originaria e, in seconda battuta, alla tutela dell'infrastruttura e alla sua riconversione, come parte essenziale di una rete nazionale di percorribilità ciclistica e ciclopedonale secondo il progetto FIAB BicItalia".




Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto - di Rudy Caparrini Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 - Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




Copertina libro La natura morta de La Dolce Vita La natura morta de La Dolce Vita
Un misterioso Morandi nella rete dello sguardo di Fellini


di Mauro Aprile Zanetti, ed. Bloc-notes Edition IIC-New York, 2008, pagg.112, illustrato con dipinti originali da Piero Roccasalvo

Mezzo secolo dopo la realizzazione di uno dei più famosi film di tutti i tempi, La Dolce Vita di Federico Fellini, il giovane film-maker e scrittore, Mauro Aprile Zanetti rivela con autentico empirismo eretico, attraverso un saggio-narrativo interdisciplinare, "l'esile e monumentale presenza" di una natura morta di Giorgio Morandi. Questo elemento, finora praticamente "ignorato" sia dal grande pubblico, sia dalla critica cinematografica ufficiale, appare in una delle più complesse e belle sequenze del film, paradossalmente anche la meno ricordata: il salotto intellettuale di Steiner.

Il libro è letteralmente scritto con parole dipinte, animate dalle "illustrazioni" originali del pittore e graphic designer, Piero Roccasalvo, il quale si è ispirato alla visione umoristica di Zanetti sul film di Fellini, come per uno story-board di un film ancora da girare. Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e Co-curator insieme a Maria Cristina Bandera (Fondazione Roberto Longhi) del Metropolitan Museum of Art per la più grande retrospettiva mai allestita in USA su Morandi (Giorgio Morandi, 1890-1964, 16 sett. - 14 dic. 2008) sottolinea nella sua introduzione al libro, che: "All'autore va il merito di aver approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini". Il 27 febbraio 2009 la pubblicazione è stata presentata in anteprima italiana presso l'Auditorium della RAI di Palermo.




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria: sbsae-cal@beniculturali.it)




Copertina Le stelle danzanti Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare.

Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati. Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio.

Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.




Copertina libro Luoghi di potere normanno-svevi Luoghi di potere normanno-svevi in Calabria Citra - Itinerario di architettura fortificata
di Maria Gabriella Le Rose, ed. Publiepa Edizioni, 2008

La pubblicazione, arricchita da suggestive fotografie, si occupa del fenomeno dell'incastellamento, apertosi con i Normanni e poi ampliato in età sveva. Lo studio, attraverso le fortificazioni presenti a San Marco Argentano, Scalea, Amantea, Cosenza, Morano, Laino Castello, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, evidenzia le relazioni tra la localizzazione di tali architetture e la viabilità antica, con schede, grafici, didascalie e con una felice ricostruzione storica. L'autrice, forte della sua esperienza nel campo dei Beni Culturali, ha sottoposto all'attenzione dei lettori un segmento di architettura difensiva come "una significativa testimonianza superstite della nostra identità storico-architettonica". Presentazione di Pietro Dalena, Prof. ordinario di Storia Medievale, che, fra l'altro, riporta "l'agile libro si carica di valore documentale ed esprime la sua efficacia nella ricchezza di spunti metodologici e nell'intensità dell'approccio di una ricerca condotta con la passione tipica di chi ama la propria terra".




Il nostro Sessantotto. 1968-1973. I movimenti studenteschi e operai in Valsesia e Valsessera
di Alessandro Orsi, pp. 240, 12,00 euro, 2008
www.storia900bivc.it

Pubblicato il 73esimo volume dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli", riedizione ampliata del volume già edito nel 1990. Afferma l'autore: "Sono quarant'anni, dunque. Quarant'anni da quel 1968, mirabolante anno, diventato simbolo di avvenimenti e processi di cambiamento nel mondo, maturati negli anni Sessanta e generatori di effetti prolungatisi nei decenni successivi. Anni di ideali e di brame di libertà. L'anniversario può servire a riflettere, ridiscutere e congetturare su come riaprire un canale di trasmissione di storia autentica e di valori validi. Ecco un obiettivo, allora, del ripubblicare Il nostro Sessantotto: ci saranno pure lettori, spero anche giovani, curiosi di avere notizie sulle vicende del Sessantotto magari in un'area periferica come la Valsesia. Cerchiamo, quindi, di informarli".

Alessandro Orsi (Varallo, 1949) per un ventennio ha insegnato Letteratura italiana e Storia; dal 1993 è dirigente scolastico. Si occupa di istruzione, storia e turismo, degli ideali dell'area progressista, dell'educazione scolastica e della solidarietà. Collabora con riviste e giornali locali, con movimenti e associazioni a favore del territorio valsesiano. Ha scritto testi per volumi di fotografie e per filmati, per diffondere la conoscenza degli aspetti storici, culturali, gastronomici.




Libro Visconti Visconti: Scritti, film, star e immagini
a cura di Marianne Schneider e Lothar Schirmer, con scritti di Luchino Visconti, ed. Electa, pagg. 320, ill.161, 90euro, ottobre 2008
www.electaweb.com

Luchino Visconti (1906-1976) ha segnato un secolo del cinema europeo e sin dal primo film, Ossessione del 1943, rivela subito un eccezionale spessore cinematografico. La sua carriera è costellata da un susseguirsi di capolavori che lo hanno reso tra i più grandi, raffinati e innovativi protagonisti del cinema italiano: Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), fino all'ultimo lavoro, L'innocente, che uscirà postumo pochi mesi dopo la sua morte nel 1976.

Per scelta dei curatori di questa monografia, che include la filmografia e la teatrografia completa, si è voluto lasciare allo stesso Visconti il ruolo di guidare il lettore attraverso un fitto intreccio di scritti autobiografici e teorici sul teatro, sul cinema e sui suoi rapporti con gli autori così che fosse lo stesso Visconti a introdurci alle ragioni e alle idee fondamentali della sua arte drammatica. I testi autobiografici sono raccolti nel Fondo Visconti, Biblioteca dell'Istituto Gramsci a Roma. La seconda componente essenziale del libro è la vasta sezione iconografica, che documenta i diciassette film del regista sia dal punto di vista estetico sia del contenuto. Questa parte visiva deve la sua autenticità alle fotografie conservate dai fotografi di scena, impegnati per anni con Visconti: da Osvaldo Civirani a Paul Ronald, da Giovan Battista Poletto a Rosario Assenza a Mario Tursi...

Wolfram Schütte ha fornito le trame dei film che, insieme alle immagini, fanno di questo libro una guida qualificata alla filmografia di Visconti. Il volume dedica inoltre una intera sezione alle star la cui carriera e fama internazionale sono indissolubilmente legate alle pellicole di Visconti. Da subito il regista ha saputo circondarsi di un tal numero di attori e attrici influenti che gli si potrebbe attribuire la capacità di "creare" le star. Tra gli attori ricordiamo: Alain Delon, Dirk Bogarde, Helmut Berger, Burt Lancaster. Tra le attrici Clara Calamai, Anna Magnani, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Silvana Mangano, Charlotte Rampling e molte altre. Senza dimenticare il caso eccezionale rappresentato da Maria Callas. Nell'ultima parte del libro si ripercorre la storia della vita e delle opere di Visconti che Caterina D'Amico ha scritto, sostenuta dalla diretta conoscenza della famiglia e del periodo.




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina catalogo Georgia O'Keeffe e John Loengard Georgia O'Keeffe/John Loengard. Dipinti e Fotografie
di Johan & Levi Editore
www.johanandlevi.com

Giugno 1966. Il fotografo John Loengard visita la pittrice americana Georgia O'Keeffe nelle sue tenute di Ghost Ranch e Abiquiu, nel New Mexico. Le trentanove foto raccolte in questo volume documentano il forte legame fra i dipinti surreali della O'Keeffe e l'aspra realtà del deserto circostante, dove oggetti di tutti i giorni - ossa, sassi, i sonagli di un serpente - emanano una magia singolare. Fotografie scattate da Loengard alla signora del deserto, affiancate a immagini di opere della O'Keeffe che ne costituiscono una sorta di doppio, svelando come la realtà del deserto sia impressa a fuoco nelle immagini pittoriche dell'artista americana.

A Ghost Ranch Loengard viene sorpreso dalla vitalità di quella meravigliosa signora che tutti ritenevano ormai un'eremita - aveva scelto di lasciare New York per il New Mexico alla morte del celebre marito Stieglitz nel 1946 - e ne ritrae momenti, silenzi, gesti. Alcune di queste fotografie furono pubblicate su Life nel 1967 e nel 1994 l'intero portfolio di Loengard arriva nelle mani di un editore e collezionista tedesco, Lothar Schirmer, che progetta un libro in cui affiancare gli scatti di Loengard a immagini di opere della O'Keeffe realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. Georgia O'Keeffe, nata nel 1888, viene lanciata attorno al 1910 dal futuro marito, il fotografo Alfred Stieglitz, che la introduce negli ambienti dell'avanguardia newyorkese.

Le creazioni degli anni dieci, illustrazioni a carboncino e acquarelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo. Negli anni Venti si dedica a pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche ispirate agli edifici di New York. A metà degli anni venti è riconosciuta come una delle artiste più importanti degli Stati Uniti. Dal 1929 passa diversi mesi dell'anno nel New Mexico, dipingendo alcune fra le sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona. Negli anni trenta e quaranta riceve numerosi riconoscimenti e lauree ad honorem.

Nel 1949 si trasferisce nel New Mexico e negli anni cinquanta produce una serie di dipinti con forme architettoniche ispirate alla sua casa e una vasta serie di pitture di nuvole come viste da un aeroplano. Muore nel 1986. John Loengard, classe 1934, studia a Harvard e dopo l'università lavora come fotografo free-lance. Nel 1961 entra nella redazione di Life e successivamente lavora per altre pubblicazioni del gruppo Time Inc. Ha pubblicato numerosi libri di fotografia, premiati con riconoscimenti quali l'Ansel Adams Book Award e il prestigioso Henry R. Luce Lifetime Achievement Award. Le suo opere sono state esposte in numerose mostre personali e fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei.




Copertina libro Religione a Trieste La religione a Trieste
di Alice Zen, ed. Editreg Trieste, pagg.213

La realtà multireligiosa, e perciò multiculturale, della città di Trieste attraverso più di 400 foto a colori. Il volume della Zen - laureata in filosofia, studiosa di teologia e ricercatrice di storia della fotografia nonchè curatrice di numerose mostre e libri fotografici di prestigio - è frutto di un lavoro di due anni e ha il pregio di entrare nell'anima, nello spirito e nelle consuetudini delle diverse religioni, dopo una breve carrellata sulla loro evidenza architettonica. E' un'opera che va in parallelo, quanto ad approfondimento, con quella realizzata dall'autrice nel 2003 sui Protagonisti. Arte e scienza a Trieste (ed. Mladika), che proponeva un ritratto fotografico e professionale di 118 personaggi, tra i quali Claudio Magris, Fedora Barbieri, Tullio Kezich, Marianna Accerboni, Callisto Cosulich, Franco Giraldi.

In ambedue i casi alla Zen, raffinata artista dell'immagine, va il merito di aver saputo documentare e interpretare realtà diverse, indipendenti ma al contempo correlate, con un filo di tenerezza e tanta umanità, che rende più dolce la sua capacità di analisi. Alice Zen (Isola d'Istria, oggi in Slovenia), triestina da sempre, è stata allieva della fotografa Wanda Wulz, ultima erede della grande dinastia di fotografi triestini dell'Ottocento, con cui ha avuto un profondo legame artistico e affettivo. Ed è stata responsabile fino ai primi anni Ottanta del loro patrimonio fotografico. Da più di un decennio organizza a Trieste, nel proprio atelier di fotografia, degli interessanti e originali incontri culturali, intitolati "Tertulia": termine che nell'antico idioma ispanico allude a un convivio amichevole, condotto su temi artistici e culturali con amabilità, tranquillità e lealtà e accompagnato da cibi e bevande.

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