Ue: Assetti futuri e questione Kosovo

di Ninni Radicini
Orizzonti Nuovi - Periodico di informazione e analisi di Italia dei Valori
20 dicembre 2007


Il 13 dicembre '07 i capi di stato e di governo dei 27 paesi dell'Unione europea, riuniti a Lisbona, hanno firmato il nuovo Trattato. Il testo, di 250 pagine, sostituisce quello della Costituzione mai entrato in vigore per la doppia bocciatura nei referendum del '05 in Francia e Olanda. Adesso inizia l'iter di approvazione dei parlamenti nazionali; tranne in Irlanda, dove saranno i cittadini a decidere. Nella previsione favorevole entrerà in vigore l'1 gennaio '09, anno di elezioni europee. Il Trattato istituisce la figura di Presidente del Consiglio Europeo, con mandato di due anni e mezzo al posto della presidenza semestrale. Altra novità è l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, anche vicepresidente della Commissione. Integrerà le funzioni dell'Alto rappresentante per la politica estera, dipendente dal Consiglio europeo, e quelle del Commissario per le relazioni esterne.

Aumenterà il numero di materie, tra cui quelle giudiziarie, le cui decisioni saranno votate a maggioranza qualificata invece che all'unanimità. Il giorno prima, i presidenti delle tre istituzioni europee - Hans Gert Poettering (Parlamento), Josè Barroso (Commissione), Josè Socrates (Consiglio) - hanno firmato la Carta dei diritti fondamentali, composta da sei sezioni (cittadinanza, giustizia, dignità, uguaglianza, libertà, solidarietà) e 54 articoli. Non farà parte del Trattato ma sarà considerata vincolante. Nonostante il nuovo testo, rispetto alla Costituzione, appaia ridimensionato nelle ambizioni, sia nelle finalità meno compiutamente federaliste sia nei simboli (rimossi i riferimenti alla bandiera e all'inno), permane la contrarietà di coloro che temono una estensione eccessiva dei poteri comunitari a svantaggio della sovranità nazionale. Su tutti la Polonia e la Gran Bretagna, il cui premier Gordon Brown non ha partecipato alla cerimonia ufficiale, siglando il Trattato alcune ore dopo, così come non era presente, pochi giorni prima, all'importante summit Ue-Africa.

Da un sondaggio condotto per il Financial Times, il 58% dei britannici è contrario alla prevalenza della legislazione europea su quella statale (in Italia appena 12%) e l'86% vuole esami di lingua e di adesione ai valori nazionali per coloro che chiedono la cittadinanza (su questo punto in linea con Germania, Italia e Francia). Alla riunione del Consiglio europeo dello scorso giugno, Londra ha ottenuto il diritto di scegliere se applicare o meno le decisioni comunitarie su politica estera, fisco, diritti dei lavoratori, politiche assistenziali e, in genere, su quanto può risultare in contrasto con il common law (diritto consuetudinario). Compreso quanto previsto dalla Carta dei diritti fondamentali.

Il più immediato banco di prova è il Kosovo, sotto amministrazione Onu / Nato dal '99. Nell'attesa di una dichiarazione di indipendenza della maggioranza albanese, l'Ue ha predisposto una missione di sostegno al settore giudiziario e per la gestione dell'ordine pubblico. La decisione converge con il progetto di "indipendenza con supervisione della comunità internazionale" dell'inviato Onu Martti Ahtisaari, bocciato dalla Serbia, contraria a cedere la sua sovranità - seppure oggi sostanzialmente teorica - su una regione considerata sua parte essenziale. La Russia si è riservata di esercitare il diritto di veto in sede di Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Per superare la contrarietà di Belgrado, Bruxelles ha prospettato la garanzia di un suo più rapido percorso di adesione alla Ue. La proposta, considerata "particolarmente offensiva" dal primo ministro serbo Vojislav Kostunica, è stata respinta.

All'interno della Ue non mancano dubbi. Riconoscere sovranità a un territorio in virtù della prevalenza etnica, potrebbe rappresentare un cavallo di Troia per altri stati (Spagna, Grecia, Slovacchia, Romania, Belgio, Gran Bretagna) e avviare uguali richieste in altre aree balcaniche (Macedonia, Bosnia). Di grande rilevanza la posizione di Cipro, che dopo l'invasione turca del '74 ha tuttora circa il 40% dell'isola occupato dalle truppe di Ankara e autoproclamato "Repubblica turca di Cipro Nord" nell'83, seppure considerata illegale dall'Onu e non riconosciuta dalla comunità internazionale (tranne che dalla Turchia). Il presidente di Cipro, Tassos Papadopoulos, ha sottolineato che l'Ue, prima di procedere al riconoscimento del Kosovo, dovrebbe promuovere ogni opportunità di accordo tra le parti.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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