Usa '09: il vento del cambiamento è arrivato anche sul Partito Repubblicano

di Ninni Radicini
Orizzonti Nuovi - Periodico di informazione e analisi di Italia dei Valori
28 febbraio 2009


A fine gennaio, pochi giorni dopo l'ingresso di Obama alla Casa Bianca, il vento del cambiamento è arrivato anche sull'altro schieramento politico. Michael Steele, 50 anni, ex-vice governatore del Maryland, è diventato il primo afro-americano eletto presidente del Partito Repubblicano. Oltre a lui erano in corsa Ken Blackwell (ex segretario di Stato dell'Ohio), Saul Anuzis (presidente del partito in Michigan), Chip Saltsman (presidente in Tennessee), Mike Duncan (presidente uscente Rnc), Katon Dawson (presidente in Carolina del Sud). Tutti appartenenti all'area conservatrice del partito. La votazione è stata preceduta da incontri tra il Comitato nazionale repubblicano (Rnc) e ognuno dei candidati, a cui sono state poste una serie di domande su varie questioni politiche, costituzionali e organizzative, con un minuto per ogni risposta. Il procedere dei turni di voto, da parte dell'assemblea dei 168 componenti dell'Rnc, ha ridotto il numero dei concorrenti. Ognuno dei ritirati, a propria discrezione, poteva indicare chi avrebbe appoggiato tra i colleghi rimasti in corsa.

Così, se al quarto scrutinio era in vantaggio Dawson su Steele (62-60) grazie all'appoggio di Duncan ritiratosi prima, il sostegno successivo di Blackwell a Steele ha portato 19 suoi ex votanti a quest'ultimo (7 per Dawson). Già all'inizio Steele, sebbene considerato un outsider, aveva ricevuto l'appoggio di Jim Greer, leader del partito in Florida (dove a novembre hanno vinto i Democratici), ritenuto alla vigilia uno dei possibili concorrenti. Nessuna indicazione di preferenza invece da Anuzis, ritiratosi al quinto turno, sebbene la maggior parte dei sui 31 sostenitori sia poi passata a Steele nel voto finale, il sesto, dove ha prevalso su Dawson (91-77).

Il profilo politico del neopresidente del GOP (Grand Old Party), ottimo comunicatore proveniente da uno stato oggi a maggioranza Democratica, appare in linea con le intenzioni di rinnovamento. A cominciare dall'immagine del partito percepita dall'elettorato attraverso i mass media, che il nuovo leader considera in gran parte determinata dagli avversari e perciò non realistica. Steele promuove una struttura del partito in senso autonomista, con una presenza più capillare anche negli Stati dove c'è una netta prevalenza Democratica, rinunciando alla strategia di concentrarsi solo su una maggioranza di essi. Una svolta considerata funzionale alla ripresa di consensi presso le minoranze, in particolare quella latina e quella afro-americana, il cui sostegno a Obama in alcuni Stati in bilico si è dimostrato decisivo per la sua vittoria.

La nuova concezione gerarchica dovrebbe avere effetti anche nella raccolta di fondi, passando dal sostegno prevalente dei grandi sottoscrittori a quello diffuso su base popolare, come sperimentato con successo da Obama attraverso la partecipazione di sostenitori, militanti simpatizzanti anche con quote minime. Un metodo affermatosi grazie all'ampio uso delle Nuove Tecnologie, che a sua volta ha fatto affluire nel campo Democratico una parte consistente del voto giovanile.

In tal senso, un primo segnale di innovazione è arrivato proprio in occasione della campagna per la leadership: tutti i candidati hanno attivato un proprio profilo su vari social network (Anuzis ha annunciato in anteprima la candidatura su Twitter). La prima verifica sarà nel 2010 quando si voterà anche per quattro seggi al Senato oggi Repubblicani, in Kansas, Ohio, Missouri, Florida. Potrebbe aggiungersi il New Hampshire, dove c'è incertezza circa la nuova candidatura di Judd Gregg (Repubblicano), a cui Obama ha offerto, senza successo, l'incarico di Segretario al Commercio.

Intanto il GOP, minoritario in entrambi i rami del Congresso, ha avuto un primo banco di prova durante i lavori parlamentari per il piano di aiuti economici. Quello di 787 miliardi di dollari passato al Senato (60-38) e alla Camera dei Rappresentanti (246-183) è la versione rielaborata dell'iniziale di 900 miliardi proposto da Obama. Le modifiche apportate a seguito del confronto tra i due partiti (scelta criticata dalla sinistra dei Democratici) non hanno però cambiato l'orientamento complessivo dei Repubblicani, che avrebbero voluto caratterizzare il piano soprattutto sul versante della riduzione delle tasse per imprese e cittadini e hanno criticato la scarsità di tempo concesso per valutare le oltre mille pagine del disegno di legge.

Tutti i Democratici al Senato hanno votato a favore, ma alla Camera in sette hanno votato contro. Dei 219 congressisti repubblicani solo tre, in Senato, hanno sostenuto il piano, consentendo però di raggiungere il minimo di voti necessario per bloccare le procedure ostruzionistiche dell'opposizione. Tra i capitoli principali, lo stanziamento di 100 miliardi per l'Istruzione e di 30 miliardi per progetti relativi alle energie alternative. Secondo le previsioni dell'Ufficio del Bilancio del Congresso dovrebbero essere creati da 1 a 3 milioni di posti di lavoro.



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