Marcello Mastroianni: Il passo sospeso della memoria

di Ninni Radicini
16 dicembre 2006


Marcello Mastroianni dal film Il Volo Per il decennale della scomparsa di Marcello Mastroianni è superfluo scandire aggettivi magniloquenti sulle sue tante interpretazioni. La retorica non è il modo migliore per evidenziare le qualità di colui che ancora oggi è il più celebre attore italiano nel mondo. Oltre alle interpretazioni nelle commedie degli anni '50 e '60, diretto da Vittorio De Sica e Federico Fellini, Mastroianni ha saputo costruire nel corso della carriera un prototipo che in modo sorprendente, e forse irripetibile, si applicava a più generi, passando dalla commedia al giallo, dal dramma al surreale, senza necessità di modificarne i tratti caratteristici. A differenza di altri attori, negli ultimi anni di carriera ha collezionato una serie di interpretazioni superlative.

Come in Il passo sospeso della cicogna (1991), film dal ritmo rarefatto diretto da Theo Angelopoulos. Il cronista di una televisione ellenica, impegnato in una inchiesta giornalistica sugli immigrati, un giorno crede di aver intravisto un uomo politico scomparso misteriosamente e di cui si sono perse le tracce. In un'atmosfera crepuscolare, Mastroianni riesce a rappresentare questo personaggio oscuro, non in grado di resistere ai cambiamenti della Storia. E' la prosecuzione verso il dissolvimento definito del protagonista di 8 1/2 (1963, regia di Federico Fellini), che per la paura prematura della vecchiaia e l'impossibilità di sapere cosa succederà dopo di lui, decide di circondarsi - di proteggersi - con i ricordi, i sogni, i suoi cari ormai scomparsi ma con cui si intrattiene.

Nella seconda metà degli anni '80 con Il volo (tit.or. O'Melissokomos, 1986, regia di Theo Anghelopoulos), Ginger e Fred (1986, regia di Federico Fellini), e Oci ciornie (1987, regia di Nikita Mikhalkov), da' corpo a personaggi al bivio della propria esistenza. Nel primo film è Spiros, maestro di scuola che decide di lasciare tutto e diventare apicultore, come lo erano già stati il padre e il nonno. Metafora di chi vorrebbe ritrovare nelle proprie origini la forza per svincolarsi dalla ordinarietà e dal conformismo, considerati strada a senso unico che porta solo alla fine dell'esistenza. Spiros viaggia all'interno della Grecia, dall'Epiro al Peloponneso (due fortezze storico-culturali) ma non riuscirà a tornare alle origini.

Nel suo tentativo sarò sviato dalla curiosità verso un mondo di cui non sa nulla e in cui non può avere posto (la ragazza che incontra nel viaggio) e il dramma di guardarsi attraverso i suoi amici ormai invecchiati. Ha invece perfetta consapevolezza del tempo che passa il protagonista di Ginger e Fred, omaggio di Fellini al teatro popolare e agli attori che su quei palcoscenici sapevano coniugare semplicità e professionalità. A ricongiungere la coppia (Mastroianni e Giulietta Masina), che al tempo dell'avanspettacolo imitava i più celebri colleghi d'oltreoceano, è la televisione, di cui è data una immagine grottesca.

I conti con il proprio passato non si possono rimandare all'infinito. In Oci Ciornie (1987, regia di Nikita Mikhalkov), la cui trama è tratta da racconti di Anton Cechov, la conversazione tra Romano (Mastroianni) e Pavel su una nave da crociera a inizio '900 è per il primo una catarsi: la confessione, da chissà quanto tempo desiderata, di una esistenza piena di errori e ingenuità, segnata dal matrimonio con la donna sbagliata (Silvana Mangano) e dalla perdita, per colpa sua, di quella giusta, da cui non è più tornato. Alla constatazione dell'amico (l'amore non termina mai e vale sempre non rinunciarvi perchè è la massima gioia), Romano può solo piangere la vita che ha perduto. Avrebbe potuto essere felice. Il destino, benevolo forse più di quanto lui meritasse, gli aveva perfino concesso più di una occasione. Lui, ripetendo sempre gli stessi errori, l'ha sprecata.

Marcello Mastroianni - Il Volo Negli anni '60 Marcello Mastroianni e Sofia Loren diventano la coppia simbolo del cinema italiano, in grado di assorgere sulla scena internazionale. Se le scene di Ieri, oggi, domani (1963) e Matrimonio all'italiana (1964), lavori realizzati dalla collaborazione di due grandi maestri del cinema italiano - Vittorio De Sica alla regia ed Eduardo De Filippo alla sceneggiatura - sono quelli più ricorrenti negli spot televisivi, l'interpretazione più intensa l'hanno realizzata ne I girasoli (1970), anch'esso diretto da De Sica, da un soggetto di Cesare Zavattini, l'autore più prolifico del Novecento italiano. La vicenda inizia nei giorni della Seconda guerra mondiale. Antonio, con l'aiuto della donna che ama, fa il possibile per evitare di essere richiamato al fronte africano, Viene però scoperto e inviato in Russia. Alla fine del conflitto è dichiarato "disperso", come migliaia di altri connazionali. La moglie però non si arrende. Si reca in Russia e poi in Ucraina, dove scopre che, dopo aver avuto un amnesia, si è sposato con una ragazza del luogo: colei che lo aveva salvato dall'assideramento. Tornata in Italia, si risposa. Trascorso del tempo, sarà Antonio a tornare in Italia per ritrovarla. Nonostante siano ancora innamorati, la vita li ha ormai separati e loro accettano questa realtà.

Venti anni prima, Mastroianni aveva già interpretato il personaggio di un reduce dalla Russia nel film Atto d'accusa, diretto da Giacomo Gentilomo. Era un melodramma, il genere più popolare del periodo, che ebbe il suo massimo interprete in Amedeo Nazzari. I primi anni di carriera sono segnati anche da ruoli in apparenza secondari. Come in Casa Ricordi (1954) e in Le ragazze di piazza di Spagna (1952), dove è un tassista di cui si innamora una delle tre ragazze protagoniste. Grazie anche alla regia di Luciano Emmer, perfeziona lo stile, al confine tra umorismo e dramma. Emmer è uno dei maggiori registi di quella fase di passaggio dal Neorealismo - affermatosi nella seconda metà degli anni '40 - alla Commedia all'italiana, che si imporrà circa dieci anni dopo e sarà portata alla notorietà internazionale da registi quali, per ricordarne solo un paio, Dino Risi e Mario Monicelli e attori come Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Nino Manfredi. Della fase di transizione fa parte Domenica d'agosto, diretto anch'esso da Emmer, in cui Mastroianni (curiosamente doppiato da Sordi) è protagonista di una delle vicende parallele che compongono la trama. Sono narrate le vicissitudini di una serie di personaggi che, lasciati alle spalle i drammi della guerra guardano al futuro, iniziando a intravedere i primi segni di quel boom economico che avrebbe cambiato il volto dell'Italia tra la fine degli anni '50 e primi anni '60.

La poliedricità di Mastroianni trova una ulteriore conferma in L'assassino (1961), prima regia di Elio Petri, nella parte di un personaggio, con un tratto kafkiano, abituato a vivere in modo dissennato e ritrovatosi a dover rivedere il proprio passato alla ricerca di una possibile colpevolezza. L'assuefazione al lento precipitare verso il baratro sarà raggiunta in La pelle (1981, regia di Liliana Cavani). Nel 1997, dopo la scomparsa, arriva sugli schermi Mi ricordo, sì, io mi ricordo autobiografia che Mastroianni ci regala, ricordando la sua storia, personale e artistica, durante le pause del film Viaggio all'inizio del mondo, di Manuel De Oliveira.

Ripercorre la sua giovinezza, la passione per il cinema, il rapporto con i genitori, l'inizio della carriera, l'amicizia con Federico Fellini. Racconta cosa era l'Italia uscita dalla guerra e cosa è diventata nei decenni successivi. Non poteva mancare l'ironia, come quando parla del suo essere etichettato latin lover. Lui forse si considerava il migliore "signor Max" possibile: il giovane ambizioso e timido intepretato da Vittorio De Sica nel 1937, che da buon provinciale italiano di ogni tempo, vorrebbe arrivare ai piani alti della società ma poi si accorge che non vi potrà mai trovare quei tesori a cui ambisce: la sincerità e l'amore. Con questa pellicola Mastroianni ci lascia la sua storia, quella di un italiano che ha fatto nel migliore dei modi e con grande serietà il mestiere di attore, senza rinunciare nei momenti giusti all'autoironia. Nella tradizione dei più grandi italiani del Novecento.




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Cinema Italiano: Nell'arte di Gianni Di Nucci - Nella musica di Giuppi Paone
Aroldo Tieri: in ricordo di un italiano d'altri tempi




Mostre e iniziative culturali

Gli anni della Dolce Vita
19 gennaio - 21 marzo 2010
Mole Antonelliana - Torino

A cinquant'anni dal celeberrimo film di Federico Fellini, la mostra ricostruisce l'epoca della Dolce Vita attraverso le foto di Marcello Geppetti e Arturo Zavattini. In esposizione anche una serie di ritratti dei protagonisti, realizzati da Arturo Zavattini durante le pause sul set.




Viaggi in Italia. Set del cinema italiano 1941-1959
02-12 settembre 2009
Palazzo del Cinema - Venezia




Immagini perdute - Il cinema di Valerio Zurlini
Rassegna cinematografica in collaborazione con Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale Cinecittà Holding

Cinema Astra d'essai - Parma
02 marzo - 06 aprile 2009




Trilogia: il pensiero, lo sguardo, la parola (60', 2008)
regia di Luciano Emmer


20 gennaio 2009, ore 21
Prima del film, incontro con Luciano Emmer
Cinema Trevi - Roma
www.fondazionecsc.it

Il Centro Sperimentale di Cinematografia, in collaborazione con Officina Film Club, rende omaggio a Luciano Emmer con la presentazione - alla presenza dell'autore, ospite Enrico Ghezzi e moderatore il Conservatore della Cineteca Nazionale Sergio Toffetti - del suo ultimo lavoro. Film di un'ora in tre episodi, di cui Emmer scrive soggetto e sceneggiatura, cura la regia, nonché il montaggio; un'opera di riflessione sui grandi percorsi dell'Umanesimo, che parte dalla filosofia antica, greca e romana, trattata nel primo episodio, passa per la "storia dello sguardo" nelle arti visive, dai graffiti preistorici alle pale medievali, dai dipinti impressionisti e cubisti ai manifesti pubblicitari di oggi, per arrivare, nel terzo episodio, alla dimensione individuale dell'autore, al racconto leggero di una giornata di solitudine nella sua casa di montagna, attraversata dalle parole dei grandi pensatori del passato - Shakespeare, Spinoza o Gogol - quanto dall'eco delle tradizioni orali della cultura popolare.

Il percorso di Emmer era iniziato nel lontano 1938 con Racconto di un affresco, un documentario d'arte dedicato agli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Che avvia, insieme al successivo Paradiso terrestre (1940), sui quadri di Bosch, una fortunata carriera di documentarista, d'arte - Goya (1950), Leonardo da Vinci (1952) e Picasso (1954) - ma non solo, si pensi a Destino d'amore (1942), e Isole nella laguna (1948). Lo sguardo documentaristico si esprime anche nella fiction.

Del 1950 è Una domenica d'agosto, film corale che disegna con acutezza bozzetti di "tipi" italiani; seguono, con cadenza quasi annuale, Le ragazze di piazza di Spagna (1952), Terza liceo (1954) e La ragazza in vetrina (1960). Il nome di Emmer è legato anche al Carosello televisivo, per il quale realizza numerose scenette fra il 1957 e il 1976. Nel 1988 torna al documentario d'arte con La bellezza del diavolo. Viaggio nei castelli trentini, mentre nel 1990 gira il lungometraggio Basta! Ci faccio un film. Nel 2001 torna a cimentarsi ancora con un film di fiction con Una lunga, lunga, lunga notte d'amore, cui segue nel 2003 L'acqua... il fuoco.




15 fotografi per Anna Magnani
17 dicembre 2008 (inaugurazione) - 18 gennaio 2009
Palazzo Valentini - Roma
www.fondazionecsc.it

Dopo la retrospettiva realizzata in collaborazione con il Festival del Film di Roma, il Centro Sperimentale di Cinematografia chiude le celebrazioni del centenario della nascita di Anna Magnani con la mostra curata da Sergio Toffetti, Conservatore della Cineteca Nazionale, e resa possibile dal supporto della Provincia di Roma e della Camera di Commercio di Roma. Le foto esposte provengono dalla collezione di negativi della Fototeca della Cineteca Nazionale (CSC). L'allestimento è a cura della Fototeca.

Il volto e le capacità interpretative di Anna Magnani e il viaggio nella sua filmografia sono affidati agli scatti di 15 tra i più grandi fotografi di scena del cinema italiano - Angelo Frontoni, Osvaldo Civirani, Vincenzo Palmarini, Aurelio ed Ettore Pesce, Raymond Voinquel, Paul Ronald, Rosario Assenza, Francesco Alessi, G.B. Poletto, Nicola Arresto, Franco Vitale, Vittorio Mazza, Divo Cavicchioli, Bruno Bruni -, presenti sui set di tutti i registi, i maggiori, che hanno voluto lavorare con Anna: Alessandrini, Gallone, Mattoli, Camerini, Zampa, Castellani, Rossellini, Visconti, Renoir, Kramer, Monicelli, Pasolini, Fellini. Alcuni tra i titoli di questi set: Avanti a lui tremava tutta Roma (1946), L'onorevole Angelina (1947), Assunta Spina (1948), Una voce umana (1948), Bellissima (1951), La carrozza d'oro (1952), Siamo donne (1953), Nella città l'inferno (1958), Risate di gioia (1960), Mamma Roma (1962), Roma (1972).

Fare il fotografo di scena sui set di Anna Magnani rappresentava una sfida particolarmente impegnativa, perché si trattava non soltanto di catturare nell'istante l'intensità espressiva di uno sguardo o di un gesto, ma di tenere le immagini "aperte", per ricreare, in un attimo, quella sensazione che "la Magnani" riusciva (e riesce) a dare sullo schermo, la sua capacità di plasmare interamente lo spazio attorno al suo corpo. Perché "la Magnani" aveva bisogno di occupare la scena, di attirare l'attenzione con un gesto, una mossa, un vezzo. Gesti che sempre alludevano al fatto che nella vita il comico e il tragico si intrecciano saldamente.

«Ma cos'è questo presentarmi a ogni costo come un'Elettra chiusa, solitaria e delusa? Come ve lo devo spiega' che so' allegra, che c'ho la ruzza, che rido, che essere la Magnani mi diverte da mori', e gongolo tutta se la gente mi riconosce per strada, se il vigile urbano mi dice, continuando a dirigere il traffico: "Ciao Nannare'"? Insomma: è la stessa storia di quando la gente si meraviglia perché la mia casa è piena di buongusto e di libri. Ma quante volte ve lo devo spiega' che non sono stata raccattata per strada, che ho fatto fino alla seconda liceo, che ho studiato pianoforte otto anni, che ho frequentato l'Accademia di Santa Cecilia?». Si descriveva così, non tanto per prendere le distanze dai suoi personaggi popolareschi, quanto per ricordare che un'attrice "interpreta" anche quando sembra "rivivere".




On/Off Stage '50-'60: quando Roma era un set
termina il 30 novembre 2008
Casa del Cinema - Roma
www.agrpress.tv

Oltre 60 immagini in bianco e nero, tra cui una preziosa galleria di 20 ritratti, che immortalano le star del grande schermo passate a Roma negli anni '50 e '60. La mostra, curata da Rosalba Celestini e Noemi de Santis, prodotta dall'Agenzia AGR, offre una selezione di immagini provenienti dallo straordinario archivio fotografico Riccardi (www.carloriccardi.com) contenente circa 1 milione di foto,che mettono in evidenza atteggiamenti ed espressioni legati alla personalità degli artisti, momenti di vita vissuta a telecamera accesa e spenta. Una esposizione che ci riporta ad atmosfere lontane, ad un periodo esaltante e indimenticabile che ha segnato l'esordio dei maggiori protagonisti del cinema italiano e internazionale. Istantanee che Riccardi ha scattato nei back stage di Cinecittà, nei caffè di Via Veneto,...: Sophia Loren che cammina per Via Veneto, Marlon Brando, Aldo Fabrizi che divora un supplì, Totò che scatta una fotografia, Marcello Mastroianni al trucco, Gina Lollobrigida e Rock Hudson che leggono il copione, Walter Chiari che dorme su una sedia durante una pausa.

Per l'occasione è stato anche realizzato un cortometraggio diretto da Erika Barresi nel quale Carlo Riccardi, l'artista oggi 80enne, sottolinea il ruolo delle immagini come strumento di trasmissione di emozioni e per ricostruire un periodo che rappresenta una parte della storia del cinema. Gli anni '50 e '60 il dopo guerra: un turbine alla riconquista della vita quando la gente aveva bisogno di respirare l'aria moderna fatta di stile e moda, di bellezza, risate e provocazione. Le riviste illustrate riportavano la storia di Lucia Bosè che dal bancone della Rinascente era arrivata al cinema, o quella di Sophia Loren, Marisa Allasio, Gina Lollobrigida, Anita Ekberg, tutte ragazze "povere ma belle" diventate attrici per un colpo di fortuna.

E Via Veneto è stata la perfetta passerella tra un mondo antico, a volte polveroso e coperto di muschio, e un presente scintillante, forse frivolo, ma brulicante di umori, di idee, di splendori. 300 metri di strada da piazza Barberini a Villa Borghese, diventata per alcuni anni il salotto buono di Roma. Non solo passerella di divi, intellettuali e nobili in cerca di notorietà ma anche campo di azione del popolo del cinema: comparse, figuranti, attori di una giornata (quelli che facevano la fila a Cinecittà per guadagnare 2000 lire al giorno, partecipando ai colossal storico-mitologici). E sede di lavoro dei paparazzi che scorrazzavano a piedi o in vespa o come Carlo Riccardi in Topolino da una strada all'altra, da un locale all'altro, pronti a fare lo scoop. Hollywood sul Tevere scrivevano le riviste americane e Carlo Riccardi c'era, con la sua macchina fotografica appesa al collo.




Gina Lollobrigida: Vissi d'arte
termina il 16 novembre 2008
Piazza del Duomo e Complesso di S. Agostino - Pietrasanta (Lucca)
www.comune.pietrasanta.lu.it

Dopo le esposizioni internazionali dell'anno 2003 allo State Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca, al Museo Monnet di Parigi e la partecipazione all'Open 2003 di Venezia, Gina Lollobrigida ha deciso di accettare la proposta del Comune di Pietrasanta, scegliendo la nota città d'arte toscana per raccontarsi artisticamente e per presentare la sua prima mostra pubblica di sculture in Italia. Ad introdurre l'ampia antologica saranno due bronzi monumentali di oltre 5 metri, collocati nel centro della Piazza Duomo, che idealmente condurranno per mano il pubblico attraverso un percorso di ben 11 sculture in marmo e bronzo. La rassegna, il cui titolo è un omaggio all'amica Maria Callas, illustrerà, con completezza, l'espressione e la dimensione artistica di Gina Lollobrigida, ripercorrendo le sue carriere artistiche di scultrice, disegnatrice e fotografa.

Diretta da grandi registi come John Huston, Renato Castellani, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Carol Reed, René Clair, Jean Delannoy, Christian Jaque, Vittorio De Sica in più di sessanta film, talvolta recitati addirittura in tre lingue con grandi attori come Humphrey Bogart, Alec Guinnes, Gérard Philipe, Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Yul Brinner, Sean Connery, Marcello Mastroianni, Frank Sinatra, Rock Hudson ed Anthony Quinn. Molto versatile nell'arte figurativa ha prodotto un'impressionante documentazione fotografica sui molteplici aspetti della vita dell'uomo. Ha pubblicato 8 volumi di fotografie e ha diretto tre documentari, uno su Fidel Castro nel 1974, uno su Indira Gandhi nel 1976 ed uno sulle Filippine. Nel 1980 le sue foto sono esposte al Museo Camevalet, a Parigi, dove riceve la medaglia d'oro della città.

Nel 1992 ha rappresentato l'Italia all'Expò di Siviglia con la scultura Vivere insieme. Il Presidente francese Francois Mitterrand si complimentò con lei per quest'opera e la insignì della Legion d'Onore. Nel 1980 in Italia è stata nominata Cavaliere della Repubblica e, nell'ottobre 1996 è diventata Accademica Onoraria dell'antica Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, terza donna a ricevere quest'onore, dopo l'astronoma Margherita Haak ed il Premio Nobel Rita Levi Montalcini. Seguono tanti altri riconosciementi internazionali di grande prestigio.

Nel 2008 ottiene, con decisione unanime, il riconoscimento per la sua vita artistica Life Achivement dalla NIAF, organizzazione Italo-Americana. Nel 2009 effettuerà una mostra fotografica negli Stati Uniti, al Santa Barbara Museum of Art, che aprirà un successivo tour internazionale presso i più prestigiosi musei del mondo. In occasione della mostra uscirà il volume Vissi d'arte, pubblicato da Federico Motta Editore, con presentazione di Philippe Daverio. La mostra è patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Lucca.




Marilyn Monroe - Opera di Angelo Cesselon Angelo Cesselon: Il Manifesto Cinematografico d'Autore (1950-1965)
termina il 26 ottobre 2008
Forum & Gallery - Roma
www.angelocesselon.it

Una importante selezione di opere create da Angelo Cesselon (Cinto Caomaggiore, Venezia 1922 - Velletri, Roma 1992), artista che ha fatto la storia del cinema realizzando migliaia di bellissimi bozzetti per manifesti cinematografici. Inserita nella rassegna Risonanze del Festival del Film di Roma 2008, la mostra, curata dalla figlia Alessandra, comprende una selezione di preziosi dipinti a tempera su carta (1950-65) e rappresentano l'apice della sua produzione. I colori vivaci, la scelta accurata delle scene divengono una chiave per suggerire la storia; i ritratti ricchi d'intensa psicologia, le figure in azione, sono tutti elementi che, concertati abilmente dalla mano dell'artista, sublimano i sentimenti e riescono a dare la sensazione della mobilità della settima arte.

Diffusi in tutto il mondo furono manifesti come La tua bocca brucia con Marilyn Monroe, Notorius e Io ti salverò di A. Hitchcock, L'angelo azzurro di J. Von Sternberg, La Bibbia e Giungla d'asfalto di J. Huston. Per la cinematografia Italiana ricordiamo Fabiola e 1860 di A. Blasetti, Giovanna d'Arco al rogo e Stomboli di R. Rossellini, La signora senza camelie e Cronaca di un amore di M. Antonioni, L'Armata Brancaleone di M. Monicelli, Napoletani a Milano di e con Eduardo De Filippo, Totò nella Luna con Totò e Ugo Tognazzi, Don Camillo con Fernandel e Gino Cervi, La donna più bella del mondo, Anna di Brooklyn, La Romana con Gina Lollobrigida, Il padrone delle ferriere di A.G. Majano con Virna Lisi, Il rossetto di D. Damiani con Pietro Germi, Gastone e Via Padova 46 con Alberto Sordi, Marcellino pane e vino di J. Vaida, La regina della povera gente con Antonella Lualdi e Franco Interlenghi.

Di alcune pellicole di quegli anni, irrimediabilmente perdute, resta soltanto l'immagine pittorica realizzata da Angelo Cesselon. Il fascino discreto e nel contempo sensuale delle sue figure femminili, la rude bellezza dei personaggi maschili, hanno condizionato l'immaginario collettivo del tempo e rappresentano una novità assoluta per le nuove generazioni. Cesselon fu considerato un maestro del genere e dai suoi bozzetti furono tratti manifesti indimenticabili di film che avevano come protagonisti i divi più noti. Recentissimo il ricordo/testimonianza di Mario Monicelli: «Angelo Cesselon io lo ricordo bene, era un personaggio. Dipingeva manifesti ma era soprattutto un artista. Era famoso nel mondo del cinema per la sua capacità di rappresentare il film con le immagini. Noi registi ci tenevamo che fosse lui a dipingere la pubblicità dei nostri film perchè lo stimavamo e conoscevamo il suo valore...»




Marcello Mastroianni - manifesto del film Otto e mezzo
Manifesto di Vratislav Hlavaty
Flashback: Manifesti di film italiani realizzati in Cecoslovacchia tra il 1959 e il 1989
termina il 25 ottobre 2008
Castello di Rivara - Centro d'Arte Contemporanea - Rivara (Torino)
www.castellodirivara.it

In mostra 250 poster realizzati da artisti Cechi per film italiani. Registi come Fellini, Antonioni, De Sica, Rosi, Lizzani, Pasolini, Visconti e storie con protagonisti come Sofia Loren e Gina Lollobrigida, Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, Alberto Sordi, Claudia Cardinale, Gianmaria Volontè, in un incrocio di sguardi tra modelli culturali fortemente diversi tra loro. Il percorso culmina nella personale che racchiude tutti i manifesti cinematografici realizzati dall'artista e disegnatore Vratislav Hlavaty, andando in profondità nel lavoro di un artista eclettico e rappresentativo, per restituire, anche attraverso la ricostruzione del suo studio grafico dell'epoca, un'atmosfera culturale estremamente contestualizzata come quella che si respirava nella Praga degli anni '70-80.

"Erano i favolosi anni Sessanta. Anni in cui l'Italia, con il mito della dolce vita, strizzava l'occhio agli universali culturali americani prodotti dal divismo delle copertine patinate e dal boom economico che pareva non dovesse finire mai. Anni in cui il Cinema Italiano conosceva un momento di grazia, con l'aumento spettacolare delle produzioni, la diffusione capillare delle starlet femminili, icona della bell'Italia dall'anima verace, sanguigna e materna, rappresentata dalle forme della Loren, della Lollo, della Milo.

Anni in cui, nelle sale cinematografiche Cecoslovacche, al di là della cortina di ferro, passavano decine di film italiani scampati al vaglio della censura di regime, che riteneva forse meno eversive le tematiche proposte dalle pellicole nostrane, rispetto a quelle, seppur del tutto simili, in alcuni casi, che arrivavano da oltre oceano. A partire da quegli anni, quindi, e fino al 1989, si intesse un insolito intreccio tra immaginari collettivi di Paesi diversi, attraverso le storie, i personaggi, gli ideali, i sogni rappresentati dal cinema, liberando nelle menti degli spettatori un potere simbolico enorme e detonante forse finora sottovalutato.

In un gioco di sguardi incrociati, la mostra apre al visitatore un percorso iconografico e interpretativo in grado di restituire in termini inediti il filtro di una cultura, quella Cecoslovacca del Socialismo Reale, su di un'altra: quella italiana, rappresentata nei suoi aspetti più metafisici e poetici delle pellicole di Fellini, in quelli più ideologici e politici dei film di Petri, Rosi, Montaldo, o in quelli più scanzonati e goderecci dei numerosissimi b-movies alla Lando Buzzanca o alla Alvaro Vitali. Interessante ancor di più scoprire, attraverso l'analisi dei manifesti di Vratislav Hlavaty, come la sensibilità dell'autore nella realizzazione della locandina, riesca a tratti a sublimare messaggi profondi o slanci onirici potenti, aggirando l'occhio grossolano della censura e caricando di valori ulteriori il manifesto cinematografico, rendendogli una dignità artistica vera e propria." (Diletta Benedetto)




Disegno dalla mostra Fellini e la sua musa Fellini e la sua musa: Disegni inediti della collezione Liliana Betti
termina il 19 ottobre 2008
Palazzo Bargnani Dandolo - Adro (Brescia)

L'esposizione, a cura di Enrico Ghezzi e Domenico Montalto, presenta oltre 100 disegni in bianco e nero e a colori, tutte opere autografe e per la maggior parte inedite di Federico Fellini, finora custodite nella collezione privata di Giuseppe Betti. Un omaggio a Liliana Betti (1937-1998), illustre scrittrice adrense, una fra le più importanti figure del cinema italiano del Novecento, legata a Federico Fellini da un lungo sodalizio professionale ed umano. Collaborò infatti col regista affiancandolo sul set - nelle vesti prima di segretaria di produzione, poi di assistente alla regia - in occasione della lavorazione di quasi tutti i suoi capolavori: Giulietta degli spiriti (1965), Fellini Satyricon (1969), Amarcord (1973), Casanova (1976), La città delle donne (1980). In seguito, Liliana Betti ha firmato come sceneggiatrice molte celebri pellicole, fra le quali le due ultime opere di Marco Ferreri, La carne (1991) e Diario di un vizio (1993).

In mostra, inoltre, sarà proiettato a ciclo continuo un film raro del 1974, scritto da Liliana Betti, dal titolo Diario segreto di Amarcord. E' il racconto della costruzione del film, dei suoi retroscena e del rapporto di Fellini con i suoi attori e collaboratori. Straordinarie le immagini che ritraggono la mano del regista che disegna il volto di un personaggio creato dalla sua fervida immaginazione e che, pochi istanti dopo, vediamo in carne ed ossa sulla scena. Tre i filoni tematici individuati da Domenico Montalto: Liliana Betti, la "Boss" che doveva scrivere; Fantasie fra un ciak e l'altro; Le Maschere del grottesco. La mostra è stata resa possibile grazie a Giuseppe Betti, fratello di Liliana, che ha messo a disposizione la sua collezione di disegni di Federico Fellini.




Alida Valli Alida Valli
08 maggio - 08 settembre 2008
7.24x0.26 Gallery - Milano


Quarta e ultima mostra su alcune delle attrici italiane che hanno contribuito attivamente al successo del nostro cinema nel mondo. Nata a Pola nel maggio del 1921, molto giovane si trasferisce a Roma per frequentare il neonato centro sperimentale di cinematografia. Nel '39 esordisce in due commedie dei "Telefoni bianchi" dirette da Max Neufeld: Mille lire al mese e Assenza ingiustificata. La sua precoce popolarità è legata al volto, agli occhi azzurri, ai capelli "lisci a soffio di vento" che la trasforma nella fidanzata ideale. Il successo giunge con il ruolo drammatico di Luisa Maironi in Piccolo Mondo Antico che Mario Soldati le offre nel 1941, dove è capace di incarnarsi nel dolore materno. Del '42 la famosa scena in cui canta L'amore no, un grande successo dell'epoca in Stasera niente di nuovo di Mario Mattoli. Nel '46 poco prima che Ingrid Bergman sbarcasse in Italia, Alida Valli intraprende il percorso inverso.

Lavorerà con Hitchcock nel Caso Paradine e nel '48, rientrata in Europa, sarà diretta da Carol Reed in The third man affiancata da Orson Welles e Joseph Cotten. Nel '54 ottiene vasti consensi con l'interpretazione drammatica dell'espressione colpevole della contessa Serpieri in Senso di Luchino Visconti. Protagonista nel Grido di Michelangelo Antonioni, affianca alla sua intensa attività cinematografica lavori teatrali che le danno modo di mostrare il suo grande stile e le sue notevoli capacità espressive. Nel '61 è una delle prime dive a capire la potenzialità della televisione, ma a trasformarla in una icona è nel '67 Pasolini che la arruola nell'Edipo Re, poi Bernardo Bertolucci nel '70 per La strategia del ragno e nel '76 con Novecento.

Ma c'è tempo anche per Suspiria di Dario Argento e per i grandi cast internazionali come Cassandra Crossing ('77) e Semana Santa di Danquart nel 2002. Vincitrice del premio Duse, del David alla carriera nel '91 e del Leone d'oro al Festival di Venezia nel '99. Alida Valli, attrice dotata di grande sensibilità e di una bellezza solare e sofisticata, per più di sessant'anni ha attraversato la storia d'Italia dai "Telefoni bianchi" al Neorealismo al decollo della televisione, ha dimostrato un talento e uno stile davvero rari, ha saputo impersonare ruoli molto diversi, che hanno reso famosi il suo volto, la sua delicatezza e la sua grande recitazione mantenendo sempre uno stile comportamentale che l'ha distinta e resa unica, fino alla sua morte avvenuta a Roma nel 2006. In occasione dell'inaugurazione della mostra sarà presentato il volume fotografico che raccoglie l'interno ciclo delle quattro mostre dedicate a Monica Vitti, Virna Lisi, Silvana Mangano, Alida Valli.




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