Grecia: Syriza e l'Esecutivo alla prova del terzo Bailout

di Ninni Radicini
15 luglio 2015


Il 13 luglio l'approvazione del piano dei creditori della Grecia da parte di Alexis Tsipras - Primo Ministro ellenico e leader di Syriza - ha rappresentato un passaggio determinante nel negoziato tra governo greco e Unione Europea / Banca Centrale Europea / Fondo Monetario Internazionale che da febbraio - dopo la vittoria di Syriza alle elezioni legislative del 25 gennaio 2015 - è caratterizzato dal confronto tra due visioni differenti del modo di affrontare la crisi economico-finanziaria greca in corso da sei anni. La riunione capi di Stato e di governo dei 19 Stati aderenti alla Eurozona è cominciata nel pomeriggio del 12 luglio a Bruxelles, continuando per oltre 15 ore. Le difficoltà sulla realizzazione di un accordo con Atene erano state evidenziate dal Cancelliere della Germania, Angela Merkel, che, prima dell'inizio lo considerava non "a qualsiasi costo".

In discussione la richiesta avanzata dalla Grecia di un sostegno di 74 miliardi di euro dall'ESM - Meccanismo di Stabilità Europea (il fondo di salvataggio della Eurozona) per i prossimi tre anni. La richiesta di istituire un fondo di garanzia di 50 miliardi di euro con il patrimonio dello Stato ellenico, il tentativo di Tsipras di ridurre la rilevanza del Fmi nel terzo piano di salvataggio (bailout), le privatizzazioni, hanno rappresentato punti divisivi nel confronto tra le parti, oltre le richieste alla Grecia di tagli alla spesa pubblica, riduzione delle pensioni e aumenti delle tasse. Alla conclusione dell'incontro, Tsipras ha accettato le condizioni poste dai creditori per poter poi ottenere il nuovo bailout, che è previsto essere di 86 miliardi. La Merkel ha detto che i partner della Eurozona sono pronti a discutere di una estensione dei tempi per restituzione del debito ma la possibilità di una riduzione è "fuori discussione".

Alexis Tsipras era arrivato all'assemblea della Eurozona dopo aver presentato un piano di riforma economica-finanziaria del governo ellenico da sottoporre a Ue/Bce/Fmi per ottenere il bailout da 74miliardi di euro. Il piano, accolto in modo positivo dai creditori, è una lista dei provvedimenti più rilevanti da attuare prima che il bailout sia attivato, in modo da dimostrare alle istituzioni creditrici la determinazione di Atene a realizzare l'accordo. I 74 miliardi di euro sarebbero stati suddivisi in: 58 dall'ESM e 16 dal FMI. Sarebbe realizzato nell'arco di tre anni, con un primo passo consistente nella emissione di un prestito ponte da utilizzare per le banche greche, chiuse dal 29 giugno - quando Atene non ha potuto rimborsare un prestito del FMI - e per fronteggiare la scadenza del 20 luglio, quando per Atene è prevista la effettuazione di un rimborso alla BCE. Componente rilevante del piano del governo Tsipras è il sostegno al rilancio dell'economia e la ristrutturazione del debito, che ha superato il 170% del Pil. Dopo sei anni di recessione, nel 2014 la Grecia ha avuto un primo segnale di ripresa con una stima di crescita dello 0.5% per il 2015.

Il piano dell'Esecutivo, data la previsione di tagli alla spesa pubblica, risparmio sulle pensioni e aumento delle tasse, è stato considerato di orientamento simile a quello presentato da Ue/Bce/Fmi a giugno, respinto dal governo e poi dalla maggioranza degli elettori ellenici con il referendum del 5 luglio. Sebbene Syriza - Coalizione della Sinistra Radicale abbia primeggiato nelle elezioni legislative dello scorso gennaio con un programma incentrato sulla fine dei programmi di austerità, contro la riduzione della spesa pubblica e contro l'aumento delle tasse (come richiesto dai precedenti due piani di salvataggio complessivamente di 240miliardi di euro), Tsipras, a fronte della prospettiva di un default e della eventualità di una uscita dalla Eurozona, ha chiesto al Parlamento di approvare il piano per "responsabilità nazionale".

Questo piano di riforme - sottoposto il 9 luglio alla valutazione della Presidenza dell'Eurogruppo e il 10 al Parlamento Ellenico - è stato approvato l'11 luglio da un'ampia maggioranza dell'Assemblea legislativa greca. Hanno votato a favore 251 deputati (su 300 che compongono il Parlamento). Oltre al gruppo di Syriza e dei Greci Indipendenti (alleato di governo di Syriza), hanno dichiarato il loro voto favorevole i tre partiti europeisti all'opposizione: Nuova Democrazia, Il Fiume e Pasok - Movimento Socialista Panellenico.

Questo passaggio parlamentare ha avuto effetti rilevanti sulla maggioranza di governo. Dei 149 deputati di Syriza, in 17 hanno deciso di non sostenere il piano del governo (tra astensioni e voto di semplice presenza) e 15, pur votando a favore, hanno sottolineato la loro difficoltà nell'approvare le successive richieste dei creditori. Tra loro Nikos Hountis, che il 13 luglio, dopo la firma dell'accordo a Bruxelles, si è dimesso da deputato e da ministro. Per il partito dei Greci Indipendenti si è trattato di un voto a favore maturato con difficoltà poiché come ha detto Panos Kammenos - Ministro della Difesa Nazionale e Presidente del partito - "stiamo andando contro quello che detta la nostra coscienza".

Tra i contrari di Syriza, personalità di rilievo politico e mediatico, come Panagiotis Lafazanis, Ministro per la Ricostruzione Produttiva, Ambiente ed Energia, e Zoi Konstantopoulou, Presidente del Parlamento Ellenico, sostenitrice nei mesi scorsi della iniziativa che ha portato alla richiesta di risarcimento di danni alla Germania - derivanti dalla occupazione compiuta dalle truppe del Terzo Reich durante il Secondo conflitto mondiale - pari a 279 miliardi di euro. Panagiotis Lafazanis, leader di Piattaforma di Sinistra (la corrente euroscettica e massimalista di Syriza) ha detto: "Noi non vogliamo aggiungere ai due passati falliti bailout un terzo bailout di dura austerità che non darà alcuna prospettiva al nostro Stato".

Panagiotis Lafazanis ha chiesto a Tsipras di ritirare l'accordo raggiunto a Bruxelles poiché ritenuto inaccettabile, sia perché la maggioranza degli elettori ellenici che hanno votato "No" al referendum del 5 luglio si sono schierati contro ulteriori misure di austerità sia per l'atteggiamento della Germania che - dice - ha trattato la Grecia come una colonia ponendola nell'alternativa tra l'accordo alle sue condizioni oppure la catastrofe economico-finanziaria. Georgios Stathakis - Ministro dell'Economia, Infrastrutture, Marina Mercantile, Turismo - ha detto che i deputati e i ministri in disaccordo con la linea del governo Tsipras dovrebbero dimettersi. Per Panos Skourletis, Ministro del Lavoro e della Solidarietà Sociale, le condizioni proposte alla Grecia per il nuovo bailout sono impraticabili e dati gli equilibri parlamentari ci potrebbero essere elezioni anticipate nei prossimi mesi (entro il 2015) oppure la formazione di un governo con la partecipazione di partiti fino ad ora all'opposizione, per implementare quanto stabilito a Bruxelles.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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