Germania 2017: Elezione del Presidente della Repubblica

di Ninni Radicini
22 febbraio 2017


Il 12 febbraio 2017 a Berlino la maggioranza dell'Assemblea Federale (Bundesversammlung) ha eletto Frank-Walter Steinmeier Presidente della Repubblica Federale Tedesca (Bundespräsident). Socialdemocratico, in precedenza Ministro degli Esteri (2005-09 e 2013-17) e Vice Cancelliere (2007-09) nei governi di "Grande Coalizione" formati da CDU-CSU ed SPD, Steinmeier, 61enne, è il 12esimo Presidente nella Storia della Repubblica Federale Tedesca, successore di Joachim Gauck. In carica dal 19 marzo seguente, con il giuramento davanti ai deputati del Bundestag (Dieta Federale) e del Bundesrat (Consiglio Federale), Steinmeier, dopo Gustav Heinemann (1969-74) e Johannes Rau (1999-2004), è il terzo Socialdemocratico ad essere eletto Presidente federale.

L'Assemblea Federale è composta da tutti i deputati del Bundestag (630) e da un uguale numero di delegati dai Parlamenti dei sedici Länder della Germania, eletti in modo proporzionale (possono essere elette anche personalità esterne ai Parlamenti statali). I 1260 elettori dell'Assemblea Federale erano così suddivisi: 539 della CDU-CSU (Unione Cristiano-Democratica e Unione Cristiano-Sociale); 384 della SPD (Partito Socialdemocratico); 36 della FDP (Partito Liberale); 147 dei Verdi; 95 de La Sinistra; 35 di AfD (Alternativa per la Germania); 11 del Partito Pirata; 10 di FW (Elettori Liberi); 1 di SSW (Associazione degli Elettori dello Schleswig del Sud); 1 di BVD/FW (Elettori Liberi / Movimenti Civici Uniti del Brandeburgo).

L'Assemblea - presieduta dal Presidente del Bundestag - è convocata entro e non oltre trenta giorni prima della scadenza del mandato presidenziale. Le votazioni sono a scrutinio segreto: nelle prime due votazioni un candidato è eletto se raggiunge la maggioranza assoluta (50+1 degli aventi diritto: 631 voti), altrimenti alla terza, conclusiva, è sufficiente la maggioranza relativa (maggioranza dei votanti). L'elezione a Presidente della Repubblica comporta per l'eletto le dimissioni dall'eventuale incarico di rappresentante nel Parlamento Federale o statale. Per essere candidato alla Presidenza federale è necessario essere cittadino della Germania e avere almeno 40 anni. Il mandato è di cinque anni e può essere rinnovato consecutivamente solo per il successivo quinquennio.

Steinmeier, candidato di CDU-CSU ed SPD, ha ottenuto 931 voti, Christoph Butterwegge (La Sinistra) 128, Albrecht Glaser (AfD) 42 voti, Alexander Hold (FW e BVD/FW) 25, Engelbert Sonneborn (Partito Pirata, Die Partei), 10 voti. Su 1260 elettori, i voti validi sono stati 1239; 14 voti sono stati dichiarati non validi; 7 elettori assenti. E' da sottolineare che vi sono stati 103 astenuti (8%), quota considerata particolarmente alta.

In virtù della convergenza sulla candidatura di Steinmeier da parte di FDP e di una quota rilevante dei Verdi, si riteneva che il numero dei voti a suo favore avrebbe potuto essere di 1106 invece dei 931 totalizzati (pari al 74% dei votanti). I voti mancati si sono diretti in modo rilevante verso l'astensione e, tra gli altri candidati, soprattutto verso Christoph Butterwegge (+33), che si ritiene abbia ottenuto un parte di consensi dei Verdi. Anche Alexander Hold (+13) e Albrecht Glaser (+7) hanno ottenuto più voti del previsto.

Steinmeier potrebbe anche non aver ricevuto una quota dei voti dalla CSU. Il partito bavarese, alleato tradizionale della CDU, è entrato in attrito con la Merkel sulle scelte in merito alla politica sui rifugiati. Per le elezioni legislative federali del prossimo settembre, il presidente di CSU Horst Seehofer ha confermato che i Cristiano-Sociali della Baviera sosterranno Angela Merkel per la Cancelleria ma chiedono che la prossima coalizione di governo, nel proprio programma, stabilisca un limite massimo di ingressi dei rifugiati.

Il 6 giugno 2016, Joachim Gauck, Presidente della Repubblica dal marzo 2012, ha annunciato che non si sarebbe ricandidato. Gauck fu eletto alla Presidenza Federale dopo le dimissioni del predecessore Christian Wulff. All'inizio del dibattito intorno ai possibili candidati, tra i nomi vi è stato quello di Norbert Lammert (CDU), Presidente del Bundestag, che ha avuto occasione di evidenziarsi in occasione del sostegno alla mozione per il riconoscimento ufficiale del genocidio del popolo armeno approvata dal Bundestag.

Il 14 novembre 2016 è stata annunciata la candidatura di Frank-Walter Steinmeier. Il 20 novembre La Sinistra ha proposto Christoph Butterwegge, professore di Scienze politiche alla Università di Colonia. Alternativa per la Germania ha candidato Albrecht Glaser, il movimento Elettori Liberi ha proposto Alexander Hold, che si è detto a favore della elezione diretta del Presidente Federale senza cambiarne i poteri costituzionali. Per l'elezione di un candidato presidenziale al primo turno (con maggioranza assoluta), la CDU-CSU aveva come unica alternativa un accordo con i Verdi. In merito a tale ipotesi era stato ipotizzato il nome di Winfried Kretschmann (Verdi), Primo Ministro del Baden-Württemberg in un governo formato da CDU e Verdi dopo le elezioni del maggio 2016 (dal 2011 al 2016 è stato Primo Ministro di un esecutivo formato da Verdi ed SPD).

La decisione di CDU-CSU di convergere insieme a SPD sulla candidatura di Steinmeier ha rappresentato un passaggio politico-elettorale rilevante in prospettiva delle Legislative federali del 2017. Sebbene sia CDU sia SPD abbiano avuto perdite di consensi nelle elezioni regionali svolte nel 2016 (caratterizzate dall'affermazione di Alternativa per la Germania), la scelta di Steinmeier è stata considerata una vittoria per la SPD, che infatti nelle rilevazioni pre-elettorali successive ha segnato un incremento, anche in virtù della decisione di candidare alla Cancelleria Martin Schulz, fino al 17 gennaio 2017 Presidente del Parlamento Europeo. Da metà gennaio 2017 a metà febbraio, nelle rilevazioni pre-elettorali la SPD è passata da una quota intorno al 21% a una intorno al 30%.

La Costituzione (Grundgesetz), in vigore dal 1949, tra i poteri presidenziali federali prevede la nomina e la revoca del Cancelliere Federale (Bundeskanzler) e dei Ministri Federali (su proposta del Cancelliere), la promulgazione delle leggi, la convocazione del Bundestag (articolo 39). Con gli articoli 67 e 68 è stabilito che il Presidente della Repubblica può revocare il Cancelliere solo nella eventualità che il Bundestag approvi una mozione di "sfiducia costruttiva", ovvero che a seguito del voto di sfiducia nei confronti del Cancelliere in carica vi sia una maggioranza parlamentare pronta a sostenere la formazione di un nuovo Esecutivo. Questa condizione trova una motivazione storica nella instabilità dei governi durante la Repubblica di Weimar (1919-33), da cui la conseguente attivazione dei poteri di emergenza per il Presidente della Repubblica, i cui decreti potevano però essere annullati dal Reichstag (la Camera Bassa del Parlamento), a seguito di cui il Presidente poteva decidere lo scioglimento del Reichstag e nuove elezioni entro due mesi.

L'articolo 57 prevede che qualora la Presidenza rimanga vacante i poteri siano assunti temporaneamente dal Presidente del Bundesrat che, in conseguenza, non può continuare a esercitare contemporaneamente la Presidenza del Bundesrat. Nel 2012, dopo le dimissioni di Christian Wulff da Presidente della Repubblica, Horst Seehofer, Primo Ministro (Ministerpräsident) della Baviera (dal 2008), da Presidente del Bundesrat assunse i poteri della Presidenza federale nel periodo febbraio-marzo 2012.

L'elezione presidenziale federale tedesca avvia un anno elettorale caratterizzato dal rinnovo dei Parlamenti nei Länder del Saarland (26 marzo), Schleswig-Holstein (7 maggio), Nord Reno - Westfalia (14 maggio), che culminerà nelle elezioni legislative federali del 24 settembre.



Questo articolo è stato pubblicato dal CDE Centro di Documentazione Europea - Università di Catania (www.cde.unict.it)

* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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